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Ottobre/Novembre 2015

Fin da bambino Ernesto voleva abbattere la fame nel mondo perché la considerava una grande ingiustizia. Era questo il sogno che gli frullava nella testa, così all’età di 16-17 anni ha cominciato a individuare in alcuni progetti la possibilità di recuperare soldi per donarli ai più poveri. E non ha fatto altro per tutto il resto della sua vita, con una tappa fondamentale nel 1964, quando ha fondato a Torino il Sermig – Servizio missionario giovani – individuando proprio nei giovani la leva per cambiare il mondo. Siamo andati a trovare Ernesto Olivero nel suo quartier generale, nell’ex arsenale militare sulle rive della Dora che a partire dal 1983 è riuscito a trasformare in un luogo di pace e solidarietà, di arte e musica, trampolino di lancio di oltre 3 mila progetti che hanno coinvolto 154 nazioni. Una grande opera che il fondatore del Sermig ha realizzato con tenacia e passione, con quel coraggio di osare, di volare in alto che ha attratto e ha saputo coinvolgere una moltitudine di persone, tra cui anche molti “grandi” della terra. ”Ma i veri protagonisti - sottolinea Ernesto - sono stati e sono il lavoro gratuito dei giovani e la

generosità della gente comune”. Gli chiediamo cosa spinge i ragazzi, in particolare, a bussare alla porta dell’Arsenale della Pace. “Sono in cerca di persone che abbiano un sogno e lo vivano – risponde -. Ci hanno messi alla prova e si sono appoggiati a noi perché i sogni li avevamo. Qui trovano persone della loro età e adulti che hanno fatto un patto con la vita, con la serietà. Se stanno con noi devono fare una scelta, dire sì o no, per crescere. In loro è forte la speranza, la voglia del cambiamento”. Gli uomini generosi possono cambiare il mondo, afferma Ernesto. “Però bisogna impegnarsi – dice -. Se vuoi scalare l’Everest vai prima da un dottore e gli chiedi se col tuo corpo e la tua età puoi compiere questa impresa. Il medico ti visita e ti dice che puoi, ma che prima devi allenarti per alcuni anni. Se sei impreparato prima o poi ti arrendi; se vuoi cambiare una cosa devi conoscerla, studiarla. E, soprattutto, se vuoi andare sull’Everest, devi farti aiutare da tante persone: questa opera lo dimostra”. Già, perché in questi 50 anni la più grande conquista del Sermig è forse proprio questa: la certezza che il mondo si può cambiare. Ernesto tira fuori dalla tasca un biglietto, plastificato, che custodisce gelosamente perché riporta le parole di Luca, 16 anni: “Ho visto la grandezza nelle persone. Ho visto cosa vuol dire sentirsi realizzati. Ho visto che il mondo può cambiare ed essere cambiato”. mezzopieno 1 ottobre-novembre 2015

LA SPAGNA ABOLISCE LE CORRIDE

Dopo 600 anni di storia, la spettacolarizzazione così controversa del coraggio e della prova di forza con i grandi tori trova il suo epilogo. pagina 2

TUTTA L’ISOLA PER SALVARE UN BAMBINO

Molti turisti e visitatori dell’isola di Vulcano, nell’arcipelago delle Eolie in Sicilia, si interrogano di fronte ad un cartello che vieta la coltivazione di fave e piselli.

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I PROFUGHI SI RENDONO UTILI

Parte da Settimo Torinese l’impiego di profughi in attività socialmente utili, su base volontaria. pagina 14


LA SPAGNA ABOLISCE LE CORRIDE è la fine di una delle più anti-

che e crudeli tradizioni spagnole. Dopo anni di discussioni e di campagne a favore dell’abolizione della corrida, le grandi città che storicamente hanno ospitato lo spettacolo hanno sancito la fine dei combattimenti tra uomo e toro e lo stop definitivo ai finanziamenti destinati alla pratica. La prima è

stata Barcellona già nel 2011, ma ora sono le grandi arene come Madrid, Saragozza, Mallorca, Siviglia ed Alicante a chiudere le arene e a trasformarle in stadi o in piste per la corsa delle biciclette. Fonte: Ufficio Studi Mezzopieno; La Stampa

L’Africa “coltivata” dal digitale

Il Mozambico è finalmente senza mine Il Governo del Mozambico ha dichiarato nel settembre scorso che dopo 22 anni di lavoro il Paese è stato completamente ripulito ed è ufficialmente libero dalle mine antiuomo. Il Mozambico, in seguito alla guerra civile durata due decenni che ha provocato la morte di un milione di persone e migliaia di mutilati, era uno dei Paesi più minati al mondo: sono stati impiegati 1.600 mozambicani per la campagna di bonifica, grazie alla quale sono state

distrutte oltre 171 mila mine nascoste nel terreno. Il lavoro di sminamento restituisce alla coltivazione migliaia di ettari di campi in un Paese dove l’agricoltura è la principale attività. Le organizzazioni impegnate nel processo di pulizia dalle mine anti-uomo sono al lavoro in molti altri Paesi del mondo, con risultati positivi in Sri-Lanka, Laos, Colombia, Angola e Cambogia. Fonte: Halo Trust

In Africa è in atto una rivoluzione: una nuova generazione di leader sta cambiando dal basso le sorti dei propri Paesi con innovazioni tecnologiche digitali applicate al settore primario, il più importante per lo sviluppo locale. Giovani africani stanno rilanciando i settori dell’agricoltura, della pesca e dell’allevamento risolvendo una serie di problematiche storiche attraverso la tecnologia mobile e digitale. Storie di impegno, talento e creatività che raccontano un’Africa decisamente diversa da quella cui siamo abituati, con scenari di partecipazione prima inesistenti

che vedono i contadini protagonisti di un cambiamento sempre più sganciato dall’assistenza occidentale. Un mondo pressoché sconosciuto che oggi viene però illuminato da una piattaforma di ricerca giornalistica – Agritools - sulle realtà africane innovative che sviluppano Icts (Information and communication technologies) nel settore primario. La piattaforma digitale mette in rete le esperienze raccolte nel corso di un’indagine sul campo volta ad esplorare l’impatto delle nuove tecnologie e del web sul cambiamento rurale in Africa. Fonte: Agritools

I supereroi dell’Islam combattono per la pace In momenti di grande difficoltà anche i fumetti diventano portavoce del desiderio di pace e di cambiamento. Ecco i nuovi alleati di Batman, Spiderman, Iron Man… Nel mondo arabo le nuove generazioni si ispirano alle supereroine Qahera, Malaak e Jinnrise, icone di giustizia e di coraggio, frutto della fantasia di giovani fumettisti che hanno scelto figure femminili per andare oltre gli stereotipi e le discriminazioni. Qahera si batte contro i molestatori

delle donne in Egitto, Paese con un elevato tasso di abusi sessuali. Malaak è l’Angelo della Pace che lotta contro gli spiriti del male della cosmologia islamica, evocando la realtà in Libano dove si combatte una lunga guerra che dura dagli anni ‘70. La più iconica è la delicata ma potentissima Jinnrise, che protegge il pianeta dagli alieni che vogliono distruggerlo e ha i poteri straordinari che il Corano assegna a Maometto.

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Fonte: Arab Comics; Vision; La Stampa Volonwrite per Mezzopieno News


Sentirsi accolti aiuta a crescere

Una ricerca pubblicata dal prof. J. Palacios, esperto mondiale di adozioni che lavora presso l’Università di Siviglia, ha dimostrato la grande capacità di recupero dell’essere umano. Numerosi studi hanno già evidenziato in passato che i bambini adottati, che inizialmente mostrano parametri di sviluppo inferiori ai loro coetanei a causa delle situazioni avverse vissute, sono in grado di “riscattarsi”. Una volta inseriti in un contesto famigliare protettivo, amorevole e stimolante, i bambini adottati sono in grado di recuperare in modo tangibile: in pochi anni spesso anche il ritardo della crescita fisica si annulla ed i bambini raggiungono i loro coetanei nei parametri standard di peso ed altezza (dato testato su un campione totale di quasi 3.500 bambini).

Il recupero avviene, con gradienti e velocità differenti, anche a livello psicologico: i bambini adottati riescono ad accrescere il loro quoziente intellettivo, nonché la capacità di relazionarsi agli altri e di gestire le proprie emozioni. (Marta Casonato) Fonte: Child Development Perspectives

Più forti del tempo: i nonni delle meraviglie

Dopo i World Master Games che si sono svolti a Torino nel 2013, sta crescendo in Italia e nel mondo il movimento di nonni che stabiliscono performance e record sensazionali in competizioni sportive ad altissimo livello. L’indiano Fauja Singh (classe 1911) è campione del mondo di maratona over 90 e protagonista di molti record nell’atletica. Nel 2011 ha completato la maratona di Toronto diventando il più anziano di sempre (100 anni compiuti) impiegando 8 ore e 25 minuti per percorrere gli oltre 42 km. A 104 anni continua a correre e a battere record per scopi benefici. Nella disciplina dei 100 metri, il detentore del record del mondo nella categoria 70/75 anni è l’americano Bobby Whilden che è riuscito a correre in 12,77 secondi, solo 3 secondi in più del record di Usain Bolt. Jaring Timmerman a 104 anni ha stabilito quattro record mondiali nel nuoto. Il suo medico gli ha consigliato di smettere a causa della sindrome della spalla del nuotatore. Jaring ha cambiato stile e continua a stabilire nuovi record. L’Italia è protagonista in questa singolare graduatoria con il record del mondo master nel lancio del peso con nonno Mario Riboni che all’età di 100 anni esatti ha lanciato i 7,26 kg a 5,50 metri. Fonte: International Master Games; Alex Rotas

Sekem: il miracolo nel deserto

Oggi Ibrahim Abouleish ha quasi 80 anni e ciò che ha realizzato ha cambiato la vita di tante persone e migliorato il pianeta. All’età di 18 anni lasciò l’Egitto e si trasferì in Germania, dove si laureò in medicina e ingegneria e lavorò per oltre 20 anni. Ritornato nel suo Paese devastato da 3 guerre, nel 1977 avviò un progetto rivoluzionario che ha trasformato il deserto in un giardino

della biodiversità. Fu ispirato dalle parole di Maometto: “Quando si avvicina la fine del mondo, coltiva la terra e vedrai che non ti abbandonerà. La terra è una madre dal grande cuore, anche quando i suoi figli la maltrattano lei perdona e offre altre possibilità”. L’obiettivo di Ibrahim era di cambiare la condizione del suo villaggio e creare posti di lavoro, così comprò 70 ettari di deserto e creò Sekem, un’azienda biodinamica che oggi

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esporta in tutto il mondo, con 85 aziende agroalimentari che coltivano e lavorano cotone bio, tè, erbe officinali (da cui si ricavano farmaci, tisane e prodotti di bellezza) su 20 mila ettari di ex deserto, dando lavoro a 10 mila lavoratori, il 40% donne. Cura della terra, rispetto della natura, impegno sociale e lotta contro gli sprechi sono le caratteristiche di una realtà che è riuscita ad operare grandi cambiamenti. L’impegno di Ibrahim Abouleish ha infatti

portato anche alla costruzione di una scuola, di un’università, di un ospedale, di un centro di formazione professionale, di un teatro, di un centro di ricerca e di ambulatori. La scuola, in particolare, è frequentata da allievi sia cristiani che islamici, così come il progetto fa lavorare insieme impiegati e operai arabi e israeliani: un altro grande miracolo di Sekem, che in egiziano significa “vitalità del sole”. Fonte: Sekem


Il mondo ha di nuovo lo strato d’ozono

Il 16 settembre scorso le Nazioni Unite, in occasione della Giornata mondiale della protezione dell’ozono, hanno dichiarato che il buco nell’ozono è praticamente richiuso e che la sua riduzione è prossima al 98% del suo valore storico. La violenza delle radiazioni UVA è calata notevolmente e con essa l’impatto sull’effetto serra e sul cambiamento climatico. Grazie alle politiche di protezione dell’atmosfera, concretizzate negli anni in tutti i Paesi del mondo, è diminuita l’immissione nell’atmosfera di clorofluorocarburi, freon e altri gas dannosi per l’ozono. Le malattie della pelle si sono ridotte di circa 2 milioni ogni anno. Nell’oceano il plancton, così importante per la vita dei mari e per la mitigazione dell’effetto serra, ha ricominciato a generarsi più rapidamente, risultato della diminuzione di raggi ultravioletti, dannosi per la sua riproduzione. Fonte: United Nations - 16 settembre 2015

Nasce il diritto all’istruzione anche in guerra Gli attacchi alle scuole durante i conflitti e l’uso degli edifici scolastici per finalità belliche negano il diritto allo studio ed espongono bambini e ragazzi al rischio di essere uccisi o arruolati come soldati.

47 paesi di tutto il mondo riuniti nel cosiddetto Geneva Call hanno sottoscritto nel giugno scorso ad Oslo la Dichiarazione Internazionale per le Scuole Sicure, in cui definiscono impegni concreti e condivisi per proteggere l’istruzione dagli attacchi anche in caso di guerra. Altri Paesi si sono aggiunti successivamente alla lista. Il documento definisce impegni concreti e condivisi per impedire che scuole

e università vengano utilizzate per fini militari o diventino obiettivi di attacco. I Paesi aderenti si impegnano anche ad avviare azioni internazionali per assistere le vittime e proteggere la continuazione degli studi durante i conflitti armati. Tra i paesi che hanno aderito figurano anche l’Afghanistan, la Nigeria, la Palestina, la Repubblica Centraficana e il Sud Sudan. “Gli attacchi mirati alle scuole depredano un’intera generazione del loro potenziale, con costi altissimi in termini sociali” ha dichiarato Diya Nijhowne, direttrice della Protecting Education from Attack, la coalizione globale per proteggere l’educazione dagli attacchi. Fonte: Geneva Call; Protecting Education

è tornato il fiore più grande del mondo

Non fioriva da anni e si pensava che stesse per estinguersi a causa della deforestazione. Si chiama Titan Aurum, è nativo dell’isola indonesiana di Sumatra, supera i due metri di altezza e fiorisce due o tre volte nella sua vita che è di circa 40 anni. Allo stato naturale è molto raro e in cattività è stato possibile farlo ricrescere in pochi giardini botanici nel mondo, dove è in corso un programma di protezione che sta ottenendo successi inaspettati.

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Il suo nome scientifico, Amorphophallus Titanum, significa “fallo dei titani”. Oltre che per dimensione e forma, il fiore è particolare anche per il profumo delle sue spore: il Titanum, infatti, emana un forte odore di carne in decomposizione che attira gli insetti da forti distanze e impedisce allo stesso tempo che gli animali si cibino della sua chioma. Un gioiello della natura che è tornato a rendere ancora più bello il nostro mondo. Fonte: Ufficio studi Mezzopieno; Cambridge University


MEZZOPIENOchisiamo con intelligenza ed umiltà, collaborando e coinvolgendo il maggior numero di persone possibile.

Mezzopieno è innanzitutto un modo di pensare, un approccio alla vita ed una maniera di essere. Il pensiero Mezzopieno è sempre pro, mai contro. Mezzopieno si pone come alternativa costruttiva al vittimismo, alla polemica e al disfattismo. Il modo di essere Mezzopieno collabora con tutti per offrire delle alternative costruttive e positive ai pessimisti, ai complottisti e a quelli che cercano sempre dei capri espiatori da colpevolizzare. Chi vive Mezzopieno non ha timore di caricarsi delle responsabilità ed è impegnato nell’individuare le alternative alle dinamiche distruttive e al modo di fare che delega agli altri le scelte. Il cambiamento è responsabilità di chi costruisce

Piuttosto che cercare di demolire ciò che è ritenuto sbagliato, Mezzopieno propone alternative positive e costruttive, buone pratiche ed atteggiamenti che ricercano l’armonia, che non indirizzano energia per contrastare il male, ma che si vanno a sostituire ad esso. La scelta buona scaccia quella cattiva. Chi si identifica nel Mezzopieno non esalta il buonismo ma ha un approccio positivo e aperto al diverso ed al nuovo. Il cambiamento è un processo che va condiviso da tutti e può avvenire soltanto lentamente, con la presa di coscienza e la partecipazione costruttiva di ogni elemento della società. L’alternativa alla rivoluzione è l’evoluzione. La

vera forza che manda avanti il mondo da sempre e che lo ordina attraverso la crescita e la collaborazione di tutti. Chi giudica questo modo di pensare come naif… ha ragione! Non è obiettivo del pensiero Mezzopieno produrre utili o generare profitto. è dimostrato che i buoni esempi “sono in grado di suscitare emozioni positive e di spingere le persone a seguire gli esempi presentati e addirittura provocare reazioni fisiche tali da lasciare un’impronta duratura capace di influenzarne le azioni future. Questo fenomeno, che in psicologia prende il nome di “elevazione morale’” può provocare cambiamenti comportamentali e predisporci all’empatia e all’interazione sociale”. Fonte: Journal of Personality and Social Psychology

INDICE DI BENESSERE ARMONICO Gli indicatori di benessere utilizzati a livello internazionale, come il Pil, spesso non colgono tutti gli aspetti del benessere a cui le persone attribuiscono realmente importanza. La comunità Mezzopieno sta elaborando un indicatore per valutare il benessere percepito dalla gente, calcolato attraverso un modello matematico sviluppato dall’ufficio studi Mezzopieno assieme ai membri del movimento. L’indice, creato sulla base delle indicazioni della gente, sintetizza l’armonizzazione di diversi elementi sociali ed individuali mettendo in relazione le principali variabili oggettive e soggettive presenti nella vita della comunità mondiale e calcolandone il grado di evoluzione. Se vuoi aiutarci a compilare l’indice, partecipa al sondaggio online sul nostro sito www.mezzopieno.org

mezzopieno 5 ottobre-novembre 2015


mezzopienofocus

gliente, vivibile e viva. In un Paese come l’Italia dove l’immigrazione internazionale è un fenomeno piuttosto recente, si tratta di iniziative rivolte soprattutto a favorire l’inclusione sociale di connazionali o persone provenienti dalla stessa area linguistica. Non mancano, tuttavia, casi in cui l’utenza dei servizi offerti dagli stranieri sia mista, composta cioè da persone straniere di diversa provenienza geografica e anche da persone italiane.

I servizi che offrono

Sono tantissime le iniziative di stranieri o cittadini italiani di

origine straniera che contribuiscono a rendere il capoluogo piemontese una città più accogliente, vivibile e viva

Gli stranieri che “fanno bene” ROSSELLA

Albert Jacquard, il grande biologo umanista francese scomparso qualche anno fa, affermava che l’”altro” ci è prezioso proprio nella misura in cui ci è diverso. Il valore della diversità dovrebbe essere lo zoccolo duro delle società multiculturali che caratterizzano la cosiddetta epoca postmoderna. Tuttavia, il bombardamento mediatico sulla fan-

TISCI

tomatica immigrazione di massa a cui l’opinione pubblica è costantemente sottoposta ha generato, complice anche la crisi economica, un malcontento popolare che si sta traducendo in un razzismo sempre più dilagante. In via generale, lo straniero viene visto come un delinquente, protagonista di fatti di cronaca deplorevoli o, nella migliore delle ipotesi, colui che ci ruba il lavoro e quanto rimane

dei servizi socio-assistenziali. Non solo questi stereotipi non sono supportati da dati attendibili, ma i fatti che emergono dall’analisi della realtà sembrano andare addirittura nella direzione contraria. A Torino, per esempio, sono tantissime le iniziative di stranieri o cittadini italiani di origine straniera che contribuiscono a rendere il capoluogo piemontese una città più giusta, acco-

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Una della aree in cui gli stranieri sono più attivi a Torino è quella dei servizi di informazione e di intermediazione culturale. Persone che hanno alle spalle storie di migrazione offrono parte del loro tempo e della loro esperienza ai nuovi arrivati, ripercorrendo con loro il cammino ingarbugliato delle pratiche burocratiche da sbrigare per accedere a diritti e servizi. Qualche esempio. Dal 2012 è attivo nella Circoscrizione 8 di Torino il progetto “Madri di quartiere”, promosso dall’associazione “Il Mondo di Joele” onlus. Otto donne, provenienti da Congo, Italia, Marocco, Moldavia, Nigeria, Perù, Romania e Russia, dopo un breve percorso di formazione sono andate alla ricerca nel quartiere di San Salvario di famiglie emarginate - soprattutto migranti, ma non solo - per metterle al corrente delle risorse e dei servizi offerti sul territorio torinese e cercare con loro una via d’uscita dall’isolamento. Nato completamente dal basso, da un’idea di alcuni studenti universitari peruviani, il progetto “EsperTo” è invece un punto di riferimento per i ragazzi che scelgono di studiare a Torino e che sono in difficoltà con le pratiche per l’iscrizione all’università e agli esami, con la ricerca della casa o


di una residenza universitaria e così via. EsperTo, pensato inizialmente da studenti peruviani per altri studenti peruviani, di fatto è diventato un servizio per tutti gli studenti, soprattutto quelli provenienti dai Paesi dell’America Latina.

Percorsi di interazione L’impegno degli stranieri che vivono a Torino è notevole anche nella promozione del dialogo interculturale e interreligioso attraverso iniziative di vera e propria contaminazione culturale. Da un lato gli stranieri si impegnano a conoscere la cultura e la lingua del Paese di accoglienza per potervisi inserire appieno, dall’altro cercano di mantenere la propria identità e le loro tradizioni e di condividerle con gli italiani. La comunità arabamusulmana, oggetto di pregiudizi legati all’escalation di violenza da parte dell’Isis, si sta prodigando per decostruire lo stereotipo dell’arabo terrorista che non giova affatto né agli arabi, sovente guardati con sospetto e dunque discriminati, né agli italiani, che vivono un sentimento di paura irrazionale. Al contrario, per tradizione, gli arabi sono molto ospitali. Come recita un detto del profeta Maometto, infatti, “laddove c’è cibo per due c’è cibo per tre e laddove c’è cibo per tre c’è cibo per quattro”. A Torino questa ospitalità è lampante. La moschea Taiba, gestita dall’Associazione Islamica delle Alpi, è aperta alle scuole, alle associazioni e a tutti i cittadini musulmani e non, così come sono aperti a tutti gli eventi organizzati in occasione delle principali festività islamiche: l’Eid al- Fitr e l’Eid al-Hada. Lo scorso anno, la moschea Taiba ha ospitato anche la giornata del dialogo cristiano – islamico, che

per la prima volta si è tenuta in un centro di culto islamico. Anche il centro culturale italo-arabo “Dar alHikma”, con il suo Hammam e il suo ristorante, si propone come un luogo di incontro fra la comunità araba e i torinesi. Il centro organizza inoltre numerosi dibattiti e un corso di lingua e cultura araba. Anche i cinesi organizzano eventi per promuovere la cultura e le tradizioni cinesi nella città di Torino e corsi di lingua cinese per italiani. L’associazione Zhisong promuove incontri con gli italiani per superare i pregiudizi nei confronti della popolazione cinese, mentre l’Associazione Nuove Generazioni Italo-Cinese (ANGI) offre corsi di formazione ai piemontesi che lavorano nel settore del turismo, per preparali a gestire al meglio il turismo cinese, in costante aumento. L’ANGI ha promosso anche la nascita del Centro Scambio Economico Italo-Cinese (CeSEIC), volto a favorire lo scambio di merci e know-how fra Italia e Cina. I cittadini albanesi hanno lanciato un’iniziativa simile attraverso VATRA, una piattaforma virtuale di incontro fra istituzioni e organizzazioni che operano in Albania e in Italia pensata per lo scambio di idee volte a promuovere lo sviluppo economico e sociale dei due Paesi.

Un calcio al razzismo Lo sport rappresenta un potente strumento di inclusione sociale. A Torino, nel 2012, è stata fondata Balun Mundial, la prima onlus sportiva del Piemonte che ogni anno organizza l’omonimo torneo di calcio multietnico, una festa della solidarietà e della convivenza pacifica. Sui campi da calcio del parco della Colletta si rincorrono sogni di pace che passano attraverso gesti semplici come una stretta di mano fra giovani provenienti da Paesi storicamente nemici.

Da gennaio la Circoscrizione 7, nell’ambito del progetto “2015, sport senza frontiere”, ha affidato gratuitamente i campi di calcetto di via Carmagnola al Sermig e all’associazione marocchina Amece, da anni impegnata nell’erogazione di servizi sportivi, ludici e di supporto scolastico ed emotivo per l’infanzia disagiata sul territorio di Torino. è la pri-

ma volta che la gestione di una struttura pubblica viene affidata ad un’associazione straniera. E bisogna dire che Amece non ha deluso le aspettative, riqualificando un complesso sportivo in pieno degrado e oggetto di frequenti atti di vandalismo.

“Lasciateci Taleb!”

L’accoglienza, quella vera, non è fatta di grandi numeri ma di attenzione e cura per l’altro. Taleb è un ragazzo del Bangladesh ospitato gratuitamente (quindi senza costi per lo Stato) da una famiglia di Passerano, in provincia di Asti. Svolge attività di volontariato a Castelnuovo Don Bosco tenendo aperta una mostra allestita dai bambini per il bicentenario di don Bosco. Tutti gli sono affezionati, ma la richiesta di asilo non è stata accolta, nonostante un’accorata lettera del sindaco, così il permesso di soggiorno gli è stato negato e adesso rischia di dover andare via dall’Italia. Il 25 novembre ci sarà il ricorso e la comunità che lo accoglie si sta mobilitando perché ciò non accada. A volere che Taleb resti non è un solo paese ma una grande rete di 72 Comuni i cui sindaci sono riuniti nell’associazione Basso Monferrato Astigiano (BMA), nata diversi anni fa per promuovere eventi culturali sul territorio e impegnata attualmente anche a favorire l’inserimento e l’integrazione di profughi. “Taleb è il nostro ‘Forrest Gump’, un puro, ama le cose semplici e il paese lo vuole”, spiega il presidente dell’associazione Elisabetta Serra. Prima di essere ospitati in famiglie o in piccole strutture comunali, Taleb e altre decine di ragazzi e nuclei familiari sono stati ospiti di due centri di accoglienza, a Capriglio e Dusino, creati dall’associazione per insegnare loro la lingua italiana e favorire con diverse attività il processo di inserimento. Ognuno di loro restituisce l’ospitalità aiutando le famiglie che li accolgono, soprattutto anziani, e svolgendo piccoli lavori per le amministrazioni comunali. Anche Ali viene dal Bangladesh, anche lui ospite di una famiglia. è un ragazzo sveglio e desideroso di imparare, inserito perfettamente. Ma come Taleb rischia di doversene andare. L’associazione BMA ha fatto ricorso. “In un anno e 3 mesi Ali ha preso la licenza di terza media e si è iscritto al liceo – dice Elisabetta Serra – Va a scuola tutti i giorni, per non perdersi nemmeno un giorno di studio prima che venga allontanato. Anche per lui ci stiamo mobilitando”. Fonte: associazione “Basso Monferrato Astigiano”

mezzopieno 7 ottobre-novembre 2015


TUTTA L’ISOLA PER SALVARE UN BAMBINO Il divieto di coltivare

fave e piselli nell’isola di Vulcano è stato disposto da un’ordinanza comunale emessa dal sindaco di Lipari nel maggio 2013. Un divieto che in realtà è un gesto d’amore di tutta la comunità per uno dei suoi membri. “Mio figlio Mattia di quattro anni – spiega Antonio Tripi, uno

Gli amici allungano la vita

Avere molti amici e relazioni sociali intense e serene è una grande ricchezza, ma la scienza ha dimostrato che è anche un rimedio all’invecchiamento e un elisir di lunga vita.

degli 800 abitanti dell’isola - è gravemente favatico, noi viviamo a Vulcano da sempre, ma da quando è nato Mattia qualcosa è cambiato”. L’isola, che vive principalmente del commercio delle proprie coltivazioni, si è infatti adattata – dimostrando senso civico e una rara sensibilità - all’esigenza di un singolo abitante per preservarne la vita. Antonio Tripi spiega

– dice - sono mentalmente attivi anche dopo i 90 anni e vivono relazioni amicali e rapporti famigliari intensi e continui. L’amicizia rallenta l’invecchiamento e il declino intellettivo, migliora il benessere e contrasta le malattie cardiovascolari. Le persone che vivono rapporti sereni e che condividono trovano maggiore possibilità di superare le vicissitudini ed i problemi della vita, quindi vivono meglio e più a lungo”. Come diceva Madre Teresa di Calcutta: “Trova il tempo di essere amico: è la strada della felicità”. Fonte: Susan Pinker

che ad oggi non esiste cura per la patologia di suo figlio Mattia, se non la prevenzione. Il decreto comunale è rispettato in tutta Vulcano, perché anche la sola inalazione dei pollini di queste piante potrebbe mettere a rischio la vita del Fonte: Volonwrite per Mezzopieno piccolo. (Manuela Jana Pavia)

L’app che spiega cosa stai mangiando Le etichette sulle confezioni dei cibi sono difficili da interpretare e spesso lacunose. “Edo”, un’applicazione gratuita per il telefono nata in Italia, è capace di spiegare immediatamente tutti i contenuti di un cibo confezionato dopo aver fotografato con il proprio Smartphone il codice a barre. Le etichette poco chiare e trasparenti vengono segnalate con: “A Edo non piacciono i furbetti”.

L’applicazione, studiata da un team di ricercatori italiani insieme con l’Università di Bologna, segnala gli additivi e i prodotti controindicati per il proprio profilo, suggerisce i cibi più idonei e assegna un punteggio ad ogni prodotto che permette di migliorare le proprie abitudini alimentari. Per chi soffre di intolleranze alimentari, segnala i prodotti da scartare e controlla quelli che contengono glutine, lattosio o altri agenti allergenici indicando i prodotti alternativi migliori.

Adesso anche i sordi possono andare ai concerti La straordinaria longevità degli abitanti del piccolo paese di Villagrande Strisiali in Sardegna è stata per lunghi anni oggetto di lunghe ricerche. Gli scienziati hanno rilevato una fitta rete di relazioni sociali che hanno reso questo centro il luogo con più centenari al mondo. La psicologa canadese Susan Pinker, che ha condotto approfonditi studi sul paesino del Gennargentu, ha definito il fenomeno ”Effetto villaggio”. “Molti abitanti

Si chiamano “Sensitive Spheres” e sono un ingegnoso prodotto della tecnologia applicata al servizio dell’uomo. Le ha sviluppate la Toyota nell’ambito della ricerca nella Human Innovation che da tempo svolge. Si tratta di una superficie vibrante retroilluminata in forma di semisfera che consente di percepire la frequenza del suono attraverso il tatto, posandoci sopra le mani. Il progetto è stato realizzato con il supporto dell’Ente Nazionale Sordi, che ha fornito indicazioni e feedback sensoriali dei nuovi dispositivi multisensoriali in grado di creare per la prima volta una sintesi perfetta tra udito, tatto e vista. Le sfere sensitive sono state lanciate all’ultima edizione di Torino Jazz Festival con replica a Umbria Jazz.

Fonte: Toyota; Studio Nebula

mezzopieno 8 ottobre-novembre 2015

Fonte: Edo App


La festa dei vicini

La Festa dei Vicini, lanciata nel 1999 a Parigi, è una manifestazione che si è sviluppata in tutta Europa e con oltre 25 milioni di partecipanti è diventata un appuntamento annuale per rafforzare e favorire i rapporti di buon vicinato, soprattutto nelle grandi città. Negli ultimi anni hanno aderito all’iniziativa anche Paesi fuori dall’Europa, come Canada, Messico e Giappone. All’iniziativa aderiscono ormai diversi Comuni italiani, compresa la Città di Torino, che anche quest’anno, in collaborazione con l’Agenzia Territoriale per la Casa ATC, Federcasa e le Circoscrizioni, ha organizzato la consueta festa il 12 settembre scorso, nella Giornata europea dei vicini.

Cittadini organizzati per ripulire i muri imbrattati

Dopo molti anni in cui la moda del “writing” ha invaso pareti, finestrini, carrozze dei treni e persino panchine e pensiline, i cittadini per primi si stanno organizzando in attività di pulizia dei muri imbrattati. Gruppi di volontari armati di spazzole e pennelli sono all’opera da qualche tempo un po’ in tutte le città. Una reazione pacifica e attiva che ha coinvolto gente di ogni età e che ha dato il via alla nascita di un vero e proprio movimento e di gruppi stabili sul territorio. L’Associazione Italiana Antigraffiti raccoglie decine di gruppi attivi con iniziative di ripristino, di gestione delle aree vandalizzate e di sensibilizzazione. Negli anni anche le municipalità si sono attivate, spesso in collaborazione con le associazioni: sono nate iniziative come i cleaning day, i pool antigraffiti, gli Angeli del Bello, i No-Tag. Il “writing ufficializzato”, l’affidamento delle superfici ad artisti selezionati secondo il principio “alleati con il tuo rivale”, raccoglie inoltre sempre più consensi per l’attenzione al bisogno giovanile di libertà di esprimersi e di apparire.

La rivoluzione della scuola capovolta

L’iniziativa ha l’obiettivo di aprire alla convivialità, rafforzare i legami di prossimità e di solidarietà per lottare contro l’isolamento e favorire politiche di prevenzione, sicurezza urbana e assistenza. Le amministrazioni comunali offrono la possibilità di utilizzare spazi cittadini gratuitamente, mettono persino a disposizione tavoli, sedie e ombrelloni, permettono di eseguire musica dal vivo dispensando dal pagamento dei diritti, garantiscono assistenza, materiale divulgativo ed un decalogo con i suggerimenti per una buona riuscita della festa. In alcuni comuni sono persino attivi dei seminari. Fonte: Anci

Si chiama “Scuola Senza Zaino” ed è un nuovo modo di fare scuola partito dalla Toscana: non si limita ad abolire i libri tradizionali (con i conseguenti benefici per la schiena dei ragazzi), ma rivede i parametri classici dell’insegnamento. Sono già un centinaio oggi gli istituti in tutta Italia e oltre 15 mila studenti ad adottare il modello che punta a valorizzare l’intelligenza e non il nozionismo, a sviluppare e apprezzare le differenze e a restituire rilevanza ai sensi. Il sistema si basa sulla regola delle 4R: riflettere e progettare (ascoltare e mettersi in gioco), realizzare (dalla teoria alla pratica), revisionare e valutare (saper imparare dagli errori) e redigere (il valore della memoria). Ispirato dall’Approccio Globale al Curricolo del prof. Mario Orsi, nelle Scuole Senza Zaino non ci sono mezzopieno 9 ottobre-novembre 2015

libri né banchi né cattedre, i ragazzi sono impegnati in molte attività che li mettono in gioco, motivati ad usare la propria testa, mettere in ordine la classe, distribuire la merenda, prendersi cura di animali e condividere in gruppo. Tutti sono stimolati a sviluppare relazioni di empatia e di aiuto. Fonte: Senza Zaino


Uniti per fermare l’odio sui giornali

“No Hate Speech” (discorsi senza odio) è la campagna creata dal comitato Carta di Roma, assieme alle principali organizzazioni del giornalismo in Italia e in Europa, che si basa sul postulato che impedire la diffusione dell’odio sia un atto di responsabilità civile ed un principio di deontologia per chi è giornalista.

La campagna intende promuovere la diffusione a tutti i livelli di norme etiche: – AI GIORNALISTI si chiede di non restare passivi di fronte ai discorsi d’odio. I discorsi d’odio non sono “opinioni”: trovando il loro fondamento nel razzismo, sono brutali falsificazioni della realtà e contraddicono non solo i principi basilari della convivenza civile, ma tutte le acquisizioni scientifiche. – AI LETTORI E AGLI ASCOLTATORI si chiede di isolare chi esprime discorsi di odio, di non intavolare con loro alcun dialogo, nemmeno attraverso risposte indignate, e di evitare qualunque atto che possa anche parzialmente legittimarli come soggetti di un confronto. – ALLE TESTATE GIORNALISTICHE italiane ed europee e ai loro editori si chiede di attuare procedure di moderazione che consentano di sopprimere tempestivamente i commenti d’odio e di bandire i loro autori. – AI PROPRIETARI E AGLI AMMINISTRATORI DEI SOCIAL NETWORK si chiede di adottare procedure semplificate per sostenere le redazioni giornalistiche e gli utenti nel segnalare i discorsi d’odio ed escludere i loro autori dalla comunità della rete. Fonte: #nohatespeech; Carta di Roma; European Federation of Journalists

L’arte di inventarsi un lavoro: il codista Giovanni Cafaro, laureato in Scienze della Comunicazione con un master alla Bocconi, è diventato il primo “codista” italiano. Dopo aver perso il lavoro a causa del trasferimento della sua azienda, ha inventato una nuova professione: fare la coda

per chi non ha tempo da perdere. Con la sua idea, che ha provveduto a brevettare, Giovanni ha così creato una nuova categoria professionale registrata con un Contratto Collettivo riconosciuto a livello nazionale. Un “contratto a chiamata” che comporta anche sgravi fiscali per le aziende e permette in brevissimo tempo di poter assumere i codisti per reinserirli immediatamente del mondo del lavoro. L’intraprendente Giovanni oggi tiene anche corsi per codisti e ha aperto una agenzia di collocamento per dare lavoro a persone disoccupate che sta riscuotendo un grande successo. Il contoterzista della coda prende 10 euro all’ora nette e la sua dote principale è sicuramente la pazienza. Fonte: Giovanni Cafaro , per gentile concessione

Il pomodoro “funky” le suona al caporalato

In Puglia e Basilicata associazioni attive nel sociale e imprese che operano nel settore agricolo e della comunicazione si sono messe insieme per provare, nel loro piccolo, a ricostruire la filiera del pomodoro dalla raccolta alla trasformazione, creando un prodotto di qualità: biologico e buono ma soprattutto non “inquinato” dallo sfruttamento dei braccianti, dal caporalato e dalle irregolarità contrattuali. Un team di italiani e stranieri ha quindi deciso di provare a raccontare una storia diversa con “Funky Tomato”, un progetto di filiera etica partecipata in cui il consumatore, che preacquista il mezzopieno 10 ottobre-novembre 2015

prodotto, segue e supporta le varie fasi. Agricoltori, agronomi, braccianti, artisti, cuochi e artigiani sono impegnati a produrre una salsa di pomodoro condita di musica, immagini, storie… : il progetto coinvolge infatti anche artisti che raccontano ciò che accade nelle campagne dove il pomodoro “funky” viene coltivato. I pomodori vengono coltivati in Puglia, a Palazzo San Gervasio e Cerignola, con le pratiche dell’agricoltura naturale (dalla semina alla raccolta a mano), e trasformati a Potenza. L’impresa “Funky Tomato” aderisce alla rete “Sfrutta Zero” insieme con altre realtà analoghe che si stanno diffondendo nel Sud Italia con l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento del lavoro e cambiare le relazioni tra datori di lavoro e dipendenti ma anche tra produttori e consumatori, tra campagna e città. Fonte: Funky Tomato


MEZZOPIENOcosafacciamo L’Ufficio Studi Mezzopieno

La comunità Mezzopieno è un movimento formato da persone, gruppi e associazioni che credono nell’importanza di promuovere ed interpretare un approccio costruttivo ed armonioso nella società e nella vita, nel rapporto con gli altri e nella gestione delle sfide e delle difficoltà. Partecipano alla comunità Mezzopieno: Semi Onlus International, Voluntas Foundation, Fondazione Arbor, Gruppo di ricerca Valori, Etica ed Economia dell’Università di Torino, associazione Volonwrite. Il gruppo di lavoro Mezzopieno è aperto a chiunque voglia partecipare: nei primi due lunedì di ogni mese ci incontriamo alle 19 alla Casa del Quartiere di via Morgari 14 a Torino, in zona San Salvario.

L’attività di ricerca è lo strumento attraverso il quale il movimento Mezzopieno approfondisce la sua capacità di interpretare ed analizzare la società e le sue evoluzioni. I programmi di ricerca del movimento sono un laboratorio permanente che coinvolge università, ricercatori, associazioni e gruppi di lavoro. In particolare, Mezzopieno svolge l’attività di studio e analisi in collaborazione col Gruppo di Ricerca Valori, Etica ed Economia dell’Università di Torino, di cui è membro.

Diffusione di Mezzopieno News: il cerchio della gratitudine

Mezzopieno News è un veicolo di condivisione per diffondere la cultura della positività, per sensibilizzare e motivare le persone a mettere in gioco le proprie capacità e la propria intelligenza propositiva. Il “cerchio della gratitudine” è il progetto che prende vita dalle relazioni di gratuità e di gratitudine che si vengono a creare intorno a Mezzopieno News: il periodico, nella sua forma cartacea, viene consegnato di mano in mano nel cerchio delle conoscenze e delle persone vicine ai membri della comunità e diventa uno strumento di relazione e di condivisione. I volontari della comunità Mezzopieno sono attivi nella distribuzione di Mezzopieno News in: OSPEDALI - CASE DI CURA E DI DEGENZA - CENTRI DI ACCOGLIENZA PER ANZIANI - CARCERI ED ISTITUTI PENITENZIARI - SCUOLE - PARROCCHIE - ASSOCIAZIONI - AZIENDE - CIRCOLI - COMUNITÀ mezzopieno 11 ottobre-novembre 2015

10 PASSI del cammino MEZZOPIENO 1 Fai meno cose e falle con più attenzione 2 Esercitati ad immedesimarti in chi hai davanti 3 Condividi le cose più belle che hai 4 Se una cosa è veramente giusta, falla subito 5 Guarda le persone negli occhi 6 Cerca la bellezza e fatti contagiare 7 Impara a separare ciò che è nella tua sfera di influenza da ciò che non lo è

8 Abbassa le aspettative 9 Datti obiettivi piccoli ed intermedi per costruire con solidità 10 Nulla ti dovrebbe far arrabbiare se non lo decidi tu


MEZZOPIENOintervista degli attrezzi attraverso cui oggi mi prendo cura delle persone che si rivolgono a me.

Lei ha lavorato alle Molinette accogliendo e supportando i pazienti oncologici. Cosa le hanno insegnato queste persone?

Il miglior “farmaco” al mondo Intervista allo psicologo e psicoterapeuta Mirko La Bella*, torinese: “La mia esperienza in oncologia è stata un grande privilegio: ho visto l’amore puro condiviso tra malati, familiari, medici ed infermieri. La cura passa dalla relazione umana prima che dalle terapie”. Lei sottolinea spesso, anche sul suo sito Internet, che “ogni viaggio è fatto di incontri durante i quali è possibile imparare ‘cosa’ essere, da maestri illuminati e illuminanti”… Tengo molto a questa frase. La vita è fatta di incontri. E non “per dire”. Pensiamoci, il nostro

cervello per creare le connessioni che formeranno la nostra personalità, il nostro carattere, la capacità di regolare le nostre emozioni e regolare la fisiologia che determinerà la nostra salute ha bisogno proprio di incontri ed esperienze. Dai nostri genitori in avanti saranno proprio gli

incontri a formare la nostra coscienza, l’idea di noi stessi e del mondo in cui viviamo. Personalmente ho avuto due grandi fortune: incontrare maestri da cui imparare cosa non fare e, per fortuna, molti altri che hanno riempito con buone teorie, buone tecniche e tanto amore la cassetta

mezzopieno 12 ottobre-novembre 2015

Durante tutto il lungo percorso di formazione per diventare psicoterapeuta, coloro che mi hanno insegnato di più sono stati, e continuano ad essere, i miei pazienti. Ho incontrato persone che si trovavano ad affrontare uno tra gli eventi più drammatici: una diagnosi di tumore. La prima cosa che ho appreso da loro è sostare nel dolore. Viviamo in tempi in cui si cerca la pastiglia per tutto. Una pastiglia che in fretta e bene tolga ogni male. Nessuno ha tempo di ascoltare, tutti corriamo dimenticandoci di chi siamo, di cosa ci fa star bene e delle persone che ci amano. Esistono però dimensioni ed eventi di vita in cui emozioni come vergogna, rabbia, colpa e tristezza non vanno “silenziate” ma accolte e attraversate con dignità. Il cervello è plastico, si adatta a tutto. Dopo un iniziale momento di shock, a seguito di una diagnosi di tumore, la mente passa in rassegna tutte le opzioni per affrontare al meglio la situazione. Questo meraviglioso processo, tuttavia, può avvenire solo con un ingrediente: una relazione umana, vera ed empatica con un altro essere umano di cui ci si può fidare. Un mio paziente, qualche tempo dopo la diagnosi di tumore, mi disse: “Dottore, mi ci voleva il cancro per fermarmi dal mio lavoro, comprendere che ho un figlio con cui non ho


mai trascorso del tempo e farmi pensare al fatto che non gli ho mai detto quanto lo amo”.

La malattia può quindi aiutare a recuperare la vita…

Per la mente anche il cancro può essere “riletto” e rielaborato scoprendo valori e offrendo nuove occasioni, anche in quelle condizioni, per provare gioia. Se ne può uscire migliori, più forti ed in grado di riattribuire il giusto valore alla vita ed alle esperienze che ci danno gioia. Pensiamoci: quante volte ridiamo? I bambini 400 volte al giorno. Noi no. Quante volte evitiamo la dolcezza di un abbraccio perché ci hanno insegnato che chiedere vicinanza sia un segno di debolezza? Quante cose “vorremmo fare” ma “non abbiamo mai il tempo”? Esperienze come il cancro possono aiutare a recuperare la vita. Perché molti oggi vivono come fossero già morti. Affrontare una malattia come il cancro significa percorrere un percorso arduo ma ce la si può fare. Quando si intravede la reale possibilità che la vita finisca, solo allora, si smette di ragionare al passato e di essere in ansia per il futuro. Si inizia invece a vivere quel prezioso dono chiamato “qui ed ora”: ci si permette di fare solo quello che sentiamo essere il meglio per noi e di tempo non se ne perde più. Passa la paura di esprimersi, si diventa autentici e veri vivendo nella piena dignità fino alla fine. Ho imparato dai malati che non si può decidere “quanto” vivere ma solo “come” farlo. Personalmente ritengo sia meglio farlo sempre con ironia, senza smettere mai di divertirsi. Per

i latini “divèrtere” significava “volgere altrove”, “allontanare”, “distogliere”, questo è l’obiettivo da raggiungere: distogliere l’attenzione dalla paura che paralizza per riuscire a combattere non solo il tumore in sé ma ciò che rappresenta per noi. Condivido quel detto che ci avverte di non prendere la vita troppo sul serio visto che nessuno, in fondo, ne è mai uscito vivo. La mia esperienza in oncologia è stata un grande privilegio: ho visto l’amore puro condiviso tra malati, familiari, medici ed infermieri. Sono queste esperienze, che le parole faticano a descrivere, che mi hanno fatto comprendere davvero quanto scritto sui libri quando si dice che “la cura passa dalla relazione umana prima che dalle terapie”.

Cresce il consumo degli antidepressivi e pare che negli ultimi dieci anni sia più che raddoppiato il numero di coloro che soffrono di disturbi affettivi, di ansia, di abuso di sostanze… Cosa succede? Il nostro cervello non sopporta l’incertezza rispetto al futuro. L’infelicità, generata dalle attuali condizioni socio-economiche, porta molti di noi a credere che la soluzione ai sintomi di ciascuno risieda solo nelle cure mediche. Si cerca con le pillole di evitare quel sentimento di impotenza che questo mostro chiamato “crisi” infligge quotidianamente a tutti noi. Nella mia attività troppo spesso vengo in con-

tatto con persone colpite da “alessitimia”. Si tratta della profonda difficoltà a riconoscere e gestire i propri stati emotivi. Un vero e proprio congelamento delle emozioni, una sorta di anestesia che ci permette di essere fredde macchine che lavorano e corrono tutto il giorno per non sentire rabbia, tristezza e dolore per tutto ciò che ci accade intorno. Ormai ci si abitua a tutto. Nessuno reagisce più alle orrende notizie che la televisione ci propina e troppo spesso restiamo prigionieri in quella rete invisibile chiamata Internet. Il cervello umano è fatto per interagire con altre persone in carne ed ossa. Siamo animali da branco. I nuovi dispositivi elettronici, al contrario, ci allontanano gli uni dagli altri anche quando siamo nella stessa stanza. La mente così vive in un sogno nel quale perde la capacità di rapportarsi con gli altri nella vita reale.

Quali sono secondo lei i “farmaci” più efficaci contro il malessere?

è importante agire sul nostro stile di vita. Non dobbiamo rassegnarci a quel bruciore di stomaco o quella palpitazione che il medico ci dice essere “stress”. Non basta solo prendere gli psicofarmaci. Il primo vero “farmaco”, a mio parere, è culturale. è necessaria una riscoperta della biochimica delle emozioni, un ritorno all’ascolto del nostro corpo e allla cura dell’ambiente in cui viviamo. La Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) è la nuova scienza che studia come “curare l’essere umano nella sua interezza”. L’approccio PNEI prevede un’integrazione multidisciplinare tra diversi professionisti della cura (neurologi, psicologi, immunologi, endocrinologi ma anche filosofi, artisti ed educatori finanziari) proprio

mezzopieno 13 ottobre-novembre 2015

per dare una risposta forte al bisogno di integrazione multidisciplinare, di cura globale e di promozione della salute attraverso lo studio scientifico di nuove terapie integrate per la gestione dello stress come la psicoterapia, meditazione, attività fisica, arte, alimentazione e attenzione all’ambiente. Promuovere nuovi stili di vita potrebbe portare anche molte ricadute positive in termini economici.

Come docente di un corso di psicologia all’Università popolare di Torino qual è il messaggio positivo che cerca di trasmettere? Cosa ha avuto modo di rilevare da questo osservatorio? La Fondazione Università Popolare di Torino è una realtà magnifica. Un’oasi meritocratica che muove più di 4500 allievi ogni sera tra Palazzo Campana e l’Istituto Avogadro. La particolarità è che non ci sono esami e non ci si iscrive per il “pezzo di carta”. Gli allievi arrivano spinti dalla passione più pura. Il messaggio positivo che cerco di trasmettere è far percepire la complessità del “sistema umano” ed il valore profondo non solo di una mente in salute ma anche di relazioni affettive di qualità. Il cervello è in grado di fare miracoli e di aiutarci anche quando la vita diventa difficile. Il primo “farmaco” quindi è la cultura: un piccolo bagliore, in un momento storico difficile, che sono certo ci porterà in futuro verso la compassione, l’empatia e l’armonia.

*Mirko

La Bella, Specialista in Psicoterapia Cognitiva. EMDR Practitioner. Responsabile Regionale SIPNEI Piemonte. Docente Fondazione Università Popolare di Torino.


I profughi si rendono utili Come già avvenuto in altre parti d’I-

talia, anche nel torinese diversi Comuni hanno sottoscritto con la Prefettura un protocollo d’intesa - “Io sono volontario in tutte le lingue del mondo” - per consentire ai profughi di prestare la loro opera volontaria in lavori socialmente utili. Il via è partito il 23 settembre scorso da Settimo, primo di

Arte accessibile a tutti: a Torino è realtà

A Torino, nel Borgo Vecchio Campidoglio, quartiere operaio di fine ‘800 collocato tra i corsi Svizzera, Appio Claudio e Tassoni e le vie Fabrizi e Cibrario, si snoda il Museo d’Arte Urbana (MAU): un museo a cielo aperto, gratuito, che tra opere murarie e installazioni ospita 143 lavori realizzati nel corso degli anni da 93 artisti più o meno famosi. Il Mau, unico nel suo genere, adesso è acces-

8 Comuni in provincia di Torino che hanno siglato l’accordo: 44 richiedenti asilo ospiti del Centro Fenoglio, prima di mettersi all’opera, hanno seguito appositi corsi di formazione. Integrazione, dignità personale e restituzione alla comunità sono gli obiettivi di un’iniziativa a costo zero che avrà positive Fonte: Ansa, Repubblica ricadute sul territorio.

Librai fantasiosi: Rocco e i suoi amici

sibile anche alle persone con disabilità grazie al coinvolgimento dei ragazzi di Volonwrite, associazione di volontariato che collabora con Mezzopieno. è stata resa possibile la creazione di un percorso alternativo ridotto, più agibile per chi ha difficoltà di spostamento, ideato dal Museo tenendo conto delle osservazioni dell’associazione, che ha sperimentato sul posto i limiti che il percorso espositivo presentava per i disabili. Torino è una delle realtà più attente al rapporto tra arte e disabilità: dal 2010 numerosi musei sono coinvolti nel progetto “Cultura accessibile” che nel corso degli anni ha messo in rete persone e realtà sensibili al tema e si è tradotto in buone pratiche, spesso ancora sconosciute, che Volonwrite è attualmente impegnata ad esplorare, sperimentandole in prima persona e portandole allo scoperto attraverso i suoi canali di comunicazione sociale.

Le librerie indipendenti stanno uscendo dalla crisi (lo rileva un recente rapporto Nielsen realizzato per l’Associazione italiana editori) e il loro ruolo è sempre più sociale. Un esempio è rappresentato da Rocco Pinto, libraio da una vita che tre anni fa ha aperto a Torino in via Pisa 46, a due passi dal centro, “Il ponte sulla Dora”. è a lui che si deve l’iniziativa “Portici di carta”, la libreria più lunga del mondo sotto i portici di via Roma a Torino; ma anche “Pralibro”, rassegna letteraria estiva che si svolge nel tempio valdese di Prali (in Val Germanasca) da 13 anni, o “Invito a bozze”, che seleziona libri ancora in bozze per proporli in anticipo. O ancora “Dieci lettori per…”, appuntamento dedicato alla scoperta di un editore indipendente, con il coinvolgimento di dieci lettori che si sfidano su libri di cui sono appassionati. Rocco, forte della sua pluriennale esperienza come libraio (19 anni alla libreria del Gruppo Abele in via Pietro Micca e prima ancora alla Celid), nonché della sua intraprendenza e creatività, i lettori se li è andati a cercare nei luoghi di passaggio, davanti alle chiese, nei mercati, nelle palestre, nelle scuole… Libraio ambulante imitato, in Italia, da tanti altri piccoli librai che hanno messo in moto la fantasia per non soccombere alla grande distribuzione.

Fonte: Volonwrite per Mezzopieno

Fonte: Il Ponte sulla Dora

mezzopieno 14 ottobre-novembre 2015


Un incidente lo paralizza, ma lui continua a operare

Ospedale San Giovanni Bosco a Torino, chirurgia ortopedica. ll medico Marco Dolfin arriva in pronto soccorso, ma è lui il paziente. Dopo un frontale con la sua moto, a 34 anni, quindici giorni dopo il rientro dal viaggio di nozze, perde l’uso delle gambe. Il lento recupero, la riabilitazione e la scelta di ricominciare. “Per fortuna io e mia moglie, la persona più importante del mondo in questa battaglia, gettavamo la spugna a tempi alternati – racconta -. Anche oggi quando uno cede l’altro trascina”. “Ho lavorato sodo sull’equilibrio del tronco e all’unità spinale di Torino ho incontrato Alessio Ariagno, un tecnico dell’Officina Ortopedica Maria Adelaide, a cui ho chiesto di inventarsi una carrozzina su misura per le mie esigenze”. La stessa carrozzina che oggi gli permette di operare in posizione eretta in sala operatoria.

Le mucche da cacca non vanno al macello

A Cavour, in provincia di Torino, una grande fattoria dove si allevavano mucche per il macello si è convertita in azienda agricola chiudendo con il commercio della carne e del pellame: le mucche non vengono più uccise, ma utilizzate per produrre materiale organico per fertilizzare in maniera biologica i campi in cui coltivare frutta e ortaggi. L’allevatore, proprietario della Farm Serenity Cow, è impegnato inoltre in un’attività che va oltre la produzione agricola. Per far conoscere gli animali “fuori dal piatto”, organizza iniziative per aiutare a conoscere gli animali e i loro sentimenti e a prendersi cura di quelli in difficoltà, anche con un progetto di adozione a distanza di mucche. A coloro che vivono in città e ai bambini delle scuole viene quindi offerta la possibilità di trascorrere un po’ di tempo con gli animali recuperando l’equilibrio tra uomo e natura. mezzopieno 15 ottobre-novembre 2015

Il medico, ogni giorno, dopo l’ospedale, si allena due ore in piscina dove macina record e medaglie e si sta anche preparando per le olimpiadi di Rio del 2016. “Ognuno reagisce in modo diverso – continua - c’è chi ringrazia l’incidente perché gli ha fatto scoprire la vita vera e chi è disperato per sempre. Io diciamo che non ringrazio, ma le cose succedono e prima te le fai andare bene e meglio è”. Fonte: Avvenire

La scoperta che rivoluzionerà la cura della Sla La medicina personalizzata, cioè la cura dei singoli pazienti tarata ad personam, è sempre più realtà. La Città della Salute di Torino ha contribuito alla scoperta di un meccanismo regolatorio fondamentale di neuro-ossidazione (NOX) nel processo patologico di malattie quali la Sla, l’epilessia e la sclerosi multipla. Sono questi i risultati scientifici di un progetto che è durato 5 anni e che ha portato importanti novità nella conoscenza dei meccanismi delle patologie studiate, correlati

alla neurossidazione. Lo studio è stato condotto da ”Neurinox”, consorzio internazionale di ricerca finanziato dall’Unione Europa dedicato a meccanismi e nuovi trattamenti della neurodegenerazione e focalizzato su Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), epilessia e sclerosi multipla. L’unico gruppo

italiano partecipante è stato il Centro Regionale Esperto per la Sla dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, diretto dal professor Adriano Chiò. Gli altri partner sono importanti centri di ricerca scientifica di Svezia, Svizzera, Germania, Francia ed Australia.

Fonte: Quotidiano Sanità


La “Scialuppa” che salva i cani abbandonati La “Scialuppa dei 4 zampe” è un’associazione no profit di Torino che porta in Piemonte – da tutt’Italia, soprattutto dal Sud, ma anche dall’estero - cani e gatti abbandonati, maltrattati, randagi, feriti o gravemente malati: vengono curati, monitorati, vaccinati, sterilizzati e sistemati in pensioni a pagamento fino all’adozione. Più il caso è disperato e più Marinella Bruno, che ha creato l’associazione, trova la forza e la voglia di occuparsene. Anche quando gli animali vengono adottati,

Marinella valuta attentamente le famiglie richiedenti tramiti pre-affidi e continua a seguirli per essere sicura che i nuovi padroni li amino e li trattino come membri della loro famiglia. Un’intensa attività finanziata solo dalle donazioni di privati e dalle varie cene, lotterie e banchetti che la responsabile organizza mensilmente con l’aiuto di volontari e simpatizzanti. Per Marinella non esistono più i fine settimana né le vacanze, ogni minuto del suo tempo libero è dedicato agli animali della sua scialup-

CHI è IL MISTERIOSO MECENATE CHE STA TRASFORMANDO I PALAZZI DI TORINO IN OPERE D’ARTE GIGANTESCHE?

NEVERCREW - V. Bidone, Torino

pa. Si alza all’alba tutti i giorni per avere il tempo di portare a passeggio i cani prima di andare al lavoro e spesso la sera è su Facebook per caricare le foto dei cani che cercano adozioni o di quelli che l’hanno appena trovata, o per raccontare le loro storie e chiedere finanziamenti ed aiuti economici senza i quali non potrebbe fare nulla di tutto ciò. Fonte: Scialuppa dei 4 Zampe

Torino riparte dall’arte Malgrado i pesanti effetti della congiuntura economica, a Torino non mancano iniziative di ampio respiro rivolte al mercato culturale in generale e dell’arte contemporanea in modo particolare. Iniziative che, pur avendo caratteristiche innovative, fanno leva sulla tradizione e sulla storica presenza di artisti, musei, gallerie e istituzioni qualificate. Dopo la costituzione nel settembre 2014 del Comitato promotore per le Fondazioni Italiane d’Arte Contemporanea, che raccoglie le principali realtà del settore attive in Italia, Torino torna ad accogliere uno dei più importanti appuntamenti dedicati all’arte contemporanea. A novembre all’Oval del Lingotto è in programma la ventiduesima edizione di Artissima (5-8 novembre), fiera internazionale di arte contemporanea molto

mezzopieno 16 ottobre-novembre 2015

apprezzata a livello nazionale e con importanti ambizioni. Anche in questa edizione l’evento mette in campo la propria riconosciuta capacità di proporre continua sperimentazione, ricerca e competitività, con 207 gallerie partecipanti provenienti da 31 Paesi. In parallelo arriva anche Paratissima (4-8 novembre), nata come manifestazione off di Artissima ma diventata in poco tempo una delle iniziative di punta del programma Contemporary Art. Rivolta ad artisti, creativi, fotografi, illustratori, pittori, stilisti, scrittori, registi e designer emergenti, ma anche ad artisti affermati che desiderano sperimentarsi, Paratissima è diventata in pochi anni uno degli eventi di riferimento nel panorama artistico a livello nazionale. Fonte: Artissima, Paratissima


Appuntamento in stazione con gli amici di strada Di associazioni che portano conforto e aiuto ai senza dimora, andandoli a cercare per le strade, ce ne sono tante. Torino, in particolare, è un vero e proprio “laboratorio” di accoglienza in cui, sulla scia dei santi sociali, si sperimentano progetti di gratuità e condivisione che spesso hanno aperto la via a iniziative analoghe in altre città italiane. “Bartolomeo & C”, “Opportunanda”, “City Angels” sono alcune delle realtà impegnate a sostenere persone in situazione di completa esclusione sociale. Ma noi abbiamo scelto, su queste pagine, di raccontare un’esperienza in particolare. Innanzitutto perché i circa 80 volontari che ogni settimana vanno con i loro mezzi a trovare prostitute e clochard sono tutti molto giovani, sotto i 30 anni. E poi perché questi ragazzi – studenti, lavoratori, disoccupati – sono attratti dalla dimensione dell’amicizia che stringono con le persone che incontrano sulla strada.

contro di preghiera e ascolto con i senza casa nella stazione Porta Nuova. “Il discorso dell’amicizia piace molto ai nostri giovani, perché li aiuta a vivere il servizio in modo più leggero. Conoscono per nome le persone che incontrano, le trattano non come ‘assistiti’ ma come amici, così tutto diventa più semplice”. “Al centro dei nostri corsi di formazione – prosegue Paolo - poniamo la gratuità: chi è in strada può rifiutare il nostro aiuto

e se non c’è gratuità ti scoraggi, patisci le delusioni. Donare gratuitamente, senza aspettarsi risultati o ringraziamenti è un aspetto su cui insistiamo molto. è un messaggio che riusciamo a far passare, rafforza il volontario e lo spinge a continuare”.

L’ascolto

E così, una volta a settimana, i ragazzi, divisi in gruppi, si recano in alcune zone di Torino (soprattutto le stazioni) ad approfondire l’amicizia e le relazioni di aiuto con chi non ha più fiducia in se stesso. “Ogni anno – continua Paolo - incontriamo un centinaio di persone molte delle quali non hanno più interesse

per la vita. Alcuni hanno perso il lavoro e si vergognano a chiedere aiuto. Stando loro vicino, andandoli a trovare costantemente, ricominciano a prendersi cura di sé, frequentano le mense e i dormitori, si tirano su. Sanno che siamo lì per loro, ci conoscono come persone, non come associazione”. Un libro, un cioccolatino e due buone orecchie per ascoltare: sono questi, soprattutto, gli “strumenti” di lavoro degli “Amici di Lazzaro”, che ogni anno incontrano anche circa 350 prostitute nigeriane. Ma perché proprio le nigeriane? “Perché nessuno le controlla a vista e possiamo avvicinarci a loro più facilmente – risponde Paolo Botti – anche se è più difficile aiutarle perché temono ritorsioni sui familiari lontani e i riti woodoo”.

Gli aiuti concreti

Oltre che dall’aspetto dell’amicizia, i giovani volontari sono attratti anche dalla varietà delle attività proposte ogni giorno nella sede dell’associazione, in via Bibiana 29, quartiere Borgo Vittoria: corsi di italiano per le ragazze sfruttate e le donne straniere in generale, doposcuola elementari e medie, iniziative di svago e animazione per bambini e famiglie disagiate, distribuzione di viveri…, in rete con supermercati, parrocchie, aziende, associazioni. “In tutte le attività che proponiamo – conclude Paolo – l’amicizia si intreccia con gli aiuti concreti. Qui c’è spazio per chiunque sappia e voglia fare qualcosa”.

L’amicizia

Ci spiega meglio Paolo Botti, fondatore dell’associazione torinese “Amici di Lazzaro”, nata nel 1997 da un inmezzopieno 17 ottobre-novembre 2015


MEZZOPIENOtralagente

L’Italia che ti piace Abbiamo chiesto a persone straniere provenienti da ogni angolo del mondo che cosa apprezzano del nostro Paese, dove risiedono. Guardando l’Italia con i loro occhi, si scopre quante cose belle diamo per scontate… Alonso, Costa Rica

Pravisek, Mauritius

Sono da poco tempo in Italia, non la conosco tantissimo, però quel poco che conosco mi piace molto: c’è una bellezza particolare, mi piacciono l’arte, la storia e la cultura, i paesaggi di campagna, le case, gli animali… Mi colpisce l’amore degli italiani per i loro cani e gatti: questo è bellissimo. Mi piace l’educazione della gente, quando le automobili si fermano per far passare i pedoni, mi dà un senso di sicurezza. Mi piace la gentilezza degli italiani, sempre un “grazie”, un “prego” e un “scusi”…. E poi mi piace tantissimo il cibo italiano, siamo nel Paese del buon cibo, ogni regione ha tanti piatti diversi, tutti molto buoni. La pasta è squisita. Amer, Iraq Mi piace il fatto che gli italiani trovino sempre una soluzione creativa ai problemi. Quando chiedi qualcosa alle persone e ti dicono che non si può fare, senza aggiungere la parola “mai”, alla fine queste persone trovano sempre il modo per farla. E poi… beh, vogliamo mettere il fatto che in Italia ci sia il bidet? Grandissima cosa! Alex, Venezuela Quando stavo in Venezuela volevo venire in Italia per conoscere la sua storia, volevo vedere i suoi monumenti. Adesso che sono qui da tre anni quello che mi piace veramente dell’Italia è la sua cultura, il modo di essere degli italiani che mi fanno sentire come a casa.

Ho lasciato il paradiso in cui vivevo per venire in Italia. Qui avevo già i miei zii da qualche anno e mi raccontavano di un Paese dove se ti impegni puoi farcela, c’è meritocrazia, da noi se non hai spintarelle non fai niente. La gente qui è di tante nazionalità differenti ed è piena di interessi; alla sera si può uscire fino a tardi e c’è sempre qualcosa da fare. Dell’Italia mi piace anche che si può bere l’acqua dal rubinetto, nel mio Paese se lo fai ti prendi ogni tipo di malattia.

notizieflash DOPO 50 ANNI FINISCE LA GUERRA CIVILE IN COLOMBIA Reuters - 23 settembre

6 MILIONI DI VITE SALVATE IN 15 ANNI: LA MALARIA RECEDE Organizzazione Mondiale della Sanità - 17 settembre

LA PENA DI MORTE ABOLITA NELLO STATO DEL CONNECTICUT Washington Post - 13 agosto

L’EBOLA È AL CAPOLINEA: IL VACCINO FUNZIONA Organizzazione Mondiale della Sanità - 31 luglio

L’EUROPA BANDISCE L’IMPORTAZIONE DI AVORIO European Commission - 2 luglio

Susan, Stati Uniti Sono arrivata in Italia per amore, e per amore dell’Italia sono rimasta. è proprio l’“amore”, il legame fra amici, fra parenti e fra persone, che mi piace di più dell’Italia. Vengo da una famiglia tipica america dove oggi i quattro figli si trovano ovunque – un fratello a LA, una sorella a Seattle, un altro fratello a Minnesota e io qui a Torino. Gli americani si spostano spesso, perciò è molto difficile tenere i rapporti a distanza. Invece qui c’è gente della mia età che frequenta gli stessi amici della scuola media o del liceo. Pure io, nonostante sia separata, voglio un mare di bene ai miei suoceri e loro a me. Sono ancora molto amica col mio ex e con gli amici con cui lui è cresciuto. Questo senso di famiglia allargata, la sensazione di essere parte di una vera rete di supporto è una cosa bellissima, molto italiana, e uno dei motivi per cui amo questo Paese.

LE COMPAGNIE PETROLIFERE ABBANDONANO L’ARTICO Shell - 28 settembre

STOP ALLA VENDITA DI ARMI D’ASSALTO NEI SUPERMERCATI AMERICANI Reuters - 27 agosto

LA FUSIONE FREDDA È REALTÀ. IL BREVETTO È ITALIANO An Impossible Invention, Andrea Rossi - 25 agosto

IL PESCE È MENO INQUINATO DAL MERCURIO: DIMEZZATO IN 40 ANNI National Center for Biotechnology Information - 4 agosto

mezzopieno 18 ottobre-novembre 2015


Hoda, Marocco

Abdullhai, somalia

Sono in Italia da quattro anni e ammiro e adoro questo Paese. La sua storia, la sua cultura, l’eccellenza nell’arte, la posizione geografica, il clima… tutto è bello qui. Per non parlare della moda, della cucina, del cinema, delle auto… è impossibile sentirsi straniero in Italia perché gli italiani sono affettuosi, comprensivi, socievoli e disponibili. Quando sono appena arrivata qui e avevo bisogno di aiuto, persino persone che non conoscevo mi hanno aiutata. Husam, Siria In Italia mi sento a casa. Gli edifici, il clima, i visi amichevoli delle persone, tutto mi ricorda la mia Aleppo. Mi ha colpito la gentilezza con cui il personale del Politecnico di Torino, nonostante l’inglese un po’ stentato, abbia fatto più dell’oltre per aiutarmi a risolvere qualsiasi tipo di problema in modo tale che i miei sogni potessero realizzarsi. è un bel Paese l’Italia. C’è la pace e la gente è semplice e felice. Auguro all’Italia e agli italiani ogni sorta di bene in ogni ambito, soprattutto in quello economico. Mariana, Romania Quando sono venuta in Italia, a Torino, mi sembrava di essere in un altro mondo. Sono tante le cose che mi piacciono: l’architettura, con le strade e i palazzi ordinati, il cibo, il mare più pulito, il clima… Ma soprattutto ho incontrato persone meravigliose a cui mi sono affezionata: mi hanno aiutata, capita, con tanti piccoli gesti di affetto e di gentilezza per cui sono molto grata. In Romania questo non capita così spesso. Un’altra cosa che mi ha colpito quando sono venuta qui è che nei supermercati i prezzi sono più bassi di quelli nel mio Paese.

L’Italia mi ha accolto, salvato e ospitato. Devo tanto agli italiani che mi hanno fatto sentire a casa.

L’INDIA È LIBERA DAL TETANO Unicef - 27 agosto

C’ È ACQUA SU MARTE: È POSSIBILE LA PRESENZA DI ALTRA VITA Nasa - 28 settembre

Randa, Regno Unito (di origini siriano-libanesi) Ogni stagione in Italia è quella che dovrebbe essere… Fa caldo in primavera, molto caldo in estate, freddo in inverno e fresco in autunno. Non c’è una strada o un palazzo che non abbiano qualcosa di artistico. E gli Italiani sono molto accoglienti e ospitali nei confronti di tutti gli stranieri.

LE FONDAZIONI EUROPEE DONANO 53 MILIARDI DI € ALL’ANNO PER IL SOCIALE Donors and Foundations Network Europe - 1 ottobre

LA BANDIERA PALESTINESE APPARE PER LA PRIMA VOLTA ALLE NAZIONI UNITE United Nations - 30 settembre

Ding Fan, Cina Adoro la cultura e l’arte italiana, sono molto importanti in tutto il mondo. In Cina per esempio sono famosissime l’opera italiana e le canzoni della tradizione napoletana. In Italia ci sono poi tante bellissime città: Roma, Milano, Venezia, ma anche città più piccole come Siena od Ascoli. Fare turismo in Italia è un sogno per qualsiasi cinese!

Severo, Brasile Cosa mi piace dell’Italia? A parte le cose ovvie come il cibo, l’Italia mi piace perché è un Paese dove si respira arte ovunque. E anche per il grande valore che si dà all’amicizia. mezzopieno 19 ottobre-novembre 2015

GLI ALBERI NEL MONDO SONO MOLTI DI PIù DI QUANTO SI PENSASSE. 7,5 VOLTE FAO - 7 settembre


MEZZOPIENOeditoriale

Si parla molto di politica, di Stato e di giustizia. Una quota traboccante dei dibattiti sui media e nei salotti è occupata dai commenti sui rappresentanti dei governi, dalle polemiche sui partiti e dai giudizi sui costi e gli errori dell’apparato statale. La politica tuttavia, anche etimologicamente, non è soltanto la scienza che regola il governo e l’amministrazione di un Stato, ma nel suo significato più ampio riguarda tutte le pratiche e le prassi che interessano la comunità e la molteplicità (dal greco pòlys, molti). Lo Stato non è semplicemente l’insieme degli organi che lo dirigono, ma l’intera collettività. Perché quindi limitare pratiche che riguardano tutti ad una responsabilità dei soli nostri rappresentanti? Praticare questa riduzione della realtà è uno degli errori in cui è molto facile cadere ed è responsabile di buona parte della sensazione di malessere percepita nelle società moderne. La democrazia è tutt’oggi la più recente forma di governo raggiunta. Sebbene non sia perfetta, questa rappresenta oggi il più

Mezzopieno News è pubblicato ogni due mesi dal movimento Mezzopieno. Gli articoli riportati sono frutto della ricerca e del lavoro giornalistico del comitato editoriale, dell’ufficio studi, del gruppo di ricerca, dei volontari e dei membri della comunità Mezzopieno. Ogni articolo è un’elaborazione originale e riporta fatti e situazioni reali. Le fonti originali sono verificate e citate per esteso. SE CREDI NELLA BELLEZZA E NELLA POSITIVITà, CONDIVIDILA Mezzopieno News è scritto dalla gente e riporta le notizie dei suoi lettori e dei simpatizzanti del pensiero Mezzopieno. Articoli, lettere, suggerimenti e collaborazioni sono inseriti nella pubblicazione secondo i parametri della linea

evoluto sistema elaborato dall’uomo per regolare la vita di uno Stato. Addossare la responsabilità di ciò che accade in una nazione democratica all’élite di persone che la amministra può essere un atteggiamento superficiale e una forma di disfattismo, che svia da un’analisi sincera, delegittimando la parte più rilevante della nazione stessa, il popolo. Attribuire ai governanti, e più in generale ai rappresentanti di ogni forma di potere, l’andamento di un Paese è un atteggiamento che rischia di alimentare l’invidia e può diventare una scappatoia per alleggerirsi la coscienza, non considerando il concetto comprensivo di Stato e privando di dignità i suoi abitanti. Il benessere in una società è responsabilità di tutti i suoi partecipanti e dell’insieme dei loro comportamenti. La diligenza e l’impegno chiesti ai politici di professione non è diversa da quella necessaria da parte di tutti i membri della comunità. Ogni elemento di una collettività è chiamato a contribuire alla crescita armoniosa di questa in maniera direttamente proporzionale alla sua capacità e al suo ruolo. Il debito pubblico in Italia, per esempio, è la somma degli impegni presi dallo Stato (noi tutti). Lo Stato Italiano è tra i primi al mondo per l’assistenza prestata ai cittadini e ai deboli e per la spesa socia-

editoriale condivisa. L’applicazione per inviare scritti, fotografie ed articoli è consultabile nelle pagine dedicate del sito del movimento. Mezzopieno News è gratuito – nessuno può richiedere denaro o compensi per la sua distribuzione. Il movimento Mezzopieno è un gruppo di pensiero che non ha obiettivi di profitto ma la diffusione dell’approccio positivo e della capacità creativa e collaborativa. Mezzopieno News è distribuito con il contributo volontario dei membri, degli amici e dei simpatizzanti del movimento Mezzopieno. Come frutto della volontà di condividere il proprio pensiero, la pubblicazione è distribuita attraverso il sistema del passaparola, di mano in mano, con la consegna diretta e personale.

le (welfare). In pochi Paesi del mondo esistono una cura del malato ed una protezione delle categorie in difficoltà evolute e organizzate come nel nostro. Queste eccellenze costano molto e si accumulano nella spesa pubblica. Sono poi le tasse e le imposte che hanno il compito di fornirne le risorse economiche necessarie. Ogni volta che chiediamo protezione, sicurezza e garanzie andiamo ad incidere sulle spese della nostra amministrazione e obblighiamo a legiferare in proposito. Ogni evasione, ogni infrazione, pretesa di tutela, ogni spreco o privilegio comporta dei costi, un aumento della burocrazia e un appesantimento dell’apparato di controllo. Tanto più si chiede, tanto si dovrà dare; la differenza diventa debito pubblico.La lamentela di chi si sente soltanto spettatore e vittima si smarrisce nell’inseguimento di capri espiatori e nel complottismo, si alimenta della rabbia e delle polemiche e si allontana da un atteggiamento politico individuale capace di costruire benessere e unità. L’impegno personale, il rispetto del contratto sociale, la responsabilizzazione, l’onestà e la partecipazione alla vita dello Stato in ogni scelta e comportamento sono la risposta positiva e creativa al nostro bisogno di giustizia e la vera arma di cambiamento che onora il ruolo di ognuno di noi, inteso come agente politico a tutti gli effetti.

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mezzopieno 20 ottobre-novembre 2015

Luca Streri

Mezzopieno News: Iscrizione al n° 19 del 24/7/2015 del registro del Tribunale di Torino Proprietario ed Editore: Semi onlus, piazza Risorgimento 12, Torino Direttrice responsabile: Patrizia Spagnolo Comitato editoriale: Maura Fornero, Diego Mariani, Patrizia Spagnolo, Luca Streri, Rossella Tisci Progetto grafico e impaginazione: Giancarlo Viani Il blog di Mezzopieno News www.mezzopieno-news.tumblr.com Il movimento Mezzopieno è su internet al sito www.mezzopieno.org Per comunicare con noi, per ricevere la newsletter, per unirsi al movimento Mezzopieno info@mezzopieno.org

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LE BUONE NOTIZIE CHE CAMBIANO IL MONDO. Ernesto Olivero | Mirko La Bella | Rossella Tisci

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