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APRILE/MAGGIO 2016

Maurizio Cheli è il secondo astronauta italiano e il primo ad aver ricoperto il ruolo di specialista di missione. La sua carriera ha bruciato le tappe e ha avuto inizio quando aveva 7 anni: dal suo paese sull’alto Appennino modenese vedeva gli aeroplani volare bassissimi e decise che da grande avrebbe fatto il pilota. Con determinazione e grande impegno Cheli è arrivato dove voleva, infilando un obiettivo dietro l’altro senza mai fermarsi. Nel 1978, all’età di 19 anni, entra all’Accademia aeronautica, nell’83 è pilota militare e nell’88 pilota collaudatore. Diventa astronauta nel 1992 e nel ’96 compie il suo primo volo nello spazio a bordo dello Space Shuttle Columbia; nello stesso anno viene assunto da Alenia Aeronautica come Capo Pilota Collaudatore per velivoli da difesa. Adesso è imprenditore: cinque anni fa si è messo in proprio e progetta nuovi velivoli. “Le sfide sono il sale della vita”, sottolinea. Il suo sogno di volare era così forte da non conoscere limiti. Così, tappa dopo tappa, è andato sempre più in alto fino a raggiungere lo spazio. Quello spazio che gli ha insegnato molto e l’ha proiettato su nuovi percorsi. “Ho imparato prima di tutto il lavoro di gruppo - afferma - Le operazioni spaziali sono complesse e nessuno può portarle a termine da solo. è l’esperienza più importante che mi

sono portato dietro, oltre al rispetto del lavoro delle altre persone”. “E poi - continua - mi sono accorto della fragilità della terra. Il veicolo spaziale era l’unico nostro mezzo di sopravvivenza e dovevamo prendercene cura. Ma anche la terra è il nostro unico veicolo, eppure ce ne occupiamo ben poco. Guardando il pianeta dallo spazio, siccità, deforestazione e inquinamento si traducono in immagini che sono più potenti di qualunque parola. Ecco perché, nei miei incontri e conferenze, il rispetto dell’ambiente è un argomento che affronto sempre”. Maurizio Cheli condivide volentieri la sua esperienza, traendone anche spunti per lanciare messaggi. Lo fa attraverso vari canali, tra cui il suo sito Internet e i social network. Lo scorso anno ha pubblicato il suo primo libro. Nelle 300 pagine di “Tutto in un Istante - Le decisioni che tracciano il viaggio di una vita”, Cheli dice alle nuove generazioni che è importante darsi da fare per raggiungere i propri obiettivi. “Vado spesso nelle scuole e mi sono fatto l’idea che molti giovani si aspettino che tutto arrivi in modo facile o che tutto sia dovuto - dice - Noi siamo i maestri della nostra vita, molto dipende da noi, da ciò che vogliamo fare e dall’impegno che ci mettiamo. Dietro ogni storia di successo c’è tanto lavoro. Il successo è il matrimonio tra preparazione e opportunità. Non possiamo cogliere un’opportunità se non siamo preparati. Forse l’opportunità non arriverà mai, ma è sempre meglio che non poterla coglierla perché non siamo pronti”. mezzopieno 1 APRILE-MAGGIO 2016

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L’Europa unita dalla bici

Si chiama EuroVelo ed è la grande rete completamente ciclabile che collega tutti i Paesi europei senza interruzione, passando da città e centri storici, sentieri e parchi. pagina 2

La svolta storica per la sclerosi multipla

Il 16 febbraio scorso la Food and Drug Administration ha riconosciuto l’efficacia ed approvato il primo farmaco per la cura completa della sclerosi multipla: l’Ocrelizumab. pagina 10

Il primo ufficio postale multilingue del Piemonte

In corso Giulio Cesare 7, nella multietnica Porta Palazzo, gli utenti sono oggi accolti da 4 operatori che parlano inglese, arabo, spagnolo e francese. pagina 18


L’Europa unita dalla bici L’idea di EuroVelo, la pista ciclabile che

collega tutti i Paesi europei, è venuta all’European Cyclists Federation, che dal 2007, grazie ai finanziamenti della Commissione Europea, ha già realizzato oltre la metà dei circa 70 mila chilometri progettati, per un totale di 15 percorsi di cui 3 attraversano l’Italia.

Il ministero della felicità

Lo ha creato per la prima volta uno stato musulmano: gli Emirati Arabi Uniti. Il ministro è la 22enne Ohood Bint Khalfan Al Roum, la più giovane a guidare un dicastero e membro del nuovo governo voluto dallo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Un governo formato da molti giovani e da cinque donne su 29 ministri. Lo sceicco, che ha trasformato un gruppo di tribù in conflitto fra loro in uno dei Paesi più benestanti al mondo, ha voluto un esecutivo che si occupi del più grande cambiamento nella storia degli Emirati “in un momento di così grande importanza come

L’ultimo tratto da realizzare, il numero 8, sarà terminato nel settembre 2016 e passerà anche nelle città di Torino e Venezia. Si tratta dell’”itinerario Mediterraneo”, lungo circa 5 mila chilometri, che parte dallo stretto di Gibilterra e attraversa Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia.

questo che stiamo vivendo”, ha detto. Nel nuovo parlamento sono stati inseriti anche il ministero per la Tolleranza, quello per il Futuro e quello per il Cambiamento Climatico. Il primo paese ad inserire l’indice di felicità nei programmi del governo è stato il Buthan con il concetto di Felicità Interna Lorda, quale alternativa al Prodotto Interno Lordo. I criteri presi in considerazione sono tra gli altri la qualità della vita, la possibilità di esprimersi e di scegliere, la percezione di benessere, la ricchezza dei rapporti sociali e il rapporto con le istituzioni.

L’imponente progetto valorizza uno stile di vita all’aria aperta e stimola il turismo nel vecchio continente, promuovendo la bicicletta come mezzo di trasporto alternativo ed ecologico. Fonte: Eurovelo Volonwrite per Mezzopieno

Ferma l’erosione del suolo con l’arte Brian Fischer è un contadino che vive nei pressi di Adelaide, nell’Australia del Sud. Quello che ha realizzato nei suoi terreni è un’opera degna della “Land art”, il movimento artistico che incorpora elementi del paesaggio naturale all’interno delle sue installazioni e creazioni.

Quando un vasto incendio ha bruciato tutta la vegetazione presente sulle sue terre, Brian Fischer ha trasformato i suoi campi in un

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enorme patchwork per evitare l’erosione del suolo. Senza la vegetazione, infatti, i forti venti che soffiano sulla regione avrebbero lentamente deteriorato la terra; Brian ha perciò arato i terreni in spirali, creando dei solchi sulla superficie che, secondo la sua stima, hanno evitato la perdita di almeno 15 centimetri di profondità del suolo che altrimenti il vento avrebbe spazzato via. Brian ha imparato la tecnica da suo papà, che l’aveva già applicata nel 1944, durante una delle peggiori siccità del Sud Australia, quando gli incendi devastarono oltre un milione di ettari di terra ed i contadini della zona inventarono l’innovativa tecnica anti erosione.


Diventato ricco e famoso, riscatta i debiti dei suoi concittadini Nemanja Matic, 28 anni, è centrocampista del Chelsea, una delle squadre di calcio più importanti d’Inghilterra. Cresciuto nel piccolo villaggio serbo di Vrelo, che oggi conta 1.600 abitanti, non ha mai dimenticato le sue origini umili e ha scelto di condividere la sua ricchezza. Prima ha fatto realizzare una fontana di acqua potabile nel suo paese, poi un piccolo parco giochi per i bambini, scuole e palestre, quindi ha deciso di pagare di tasca sua i debiti di tutti gli abitanti. “La prima cosa che Nemanja fa quando è in visita al nostro negozio è chiedere l’elenco dei debiti delle persone del posto che acquistano solitamente prodotti base - ha raccontato il responsabile di un negozio di

alimentari - Paga lui per tutti quanti”. Matic ha incominciato a giocare per la squadra serba fin da giovanissimo ed è poi stato ceduto al Chelsea nel 2009 per oltre 1,5 milioni di euro; nel 2014 il suo cartellino ha raggiunto la quotazione di 21 milioni di sterline. Oggi, ogni volta che torna a casa porta scarpette, palloni e magliette per incoraggiare i ragazzi del suo paese a fare sport e a realizzare i loro sogni.

Mai più spose bambine in Zimbabwe

Il 20 gennaio scorso l’Alta Corte Costituzionale dello Zimbabwe ha dichiarato illegittima la legge che consentiva alle donne di sposarsi prima dei 18 anni. La decisione è il risultato del coraggio e della determinazione di due ex spose bambine, Loveness Mudzuru e Ruvimbo Tsopodzi, sposatesi rispettivamente a 16 e 12 anni. Le giovani, supportate da alcuni avvocati locali impegnati nella tutela dei diritti umani, hanno denunciato i loro casi alla Corte Costituzionale per evitare che la loro stessa sorte potesse toccare ad altre bambine, avviando nel Paese

un processo e un dibattito culminati con la storica legge. In Zimbabwe, Paese dell’Africa Orientale fra i più poveri al mondo, i matrimoni precoci sono molto diffusi. Un terzo delle ragazze si sposa prima dei 18 anni, il 4% ha meno di 15 anni. La povertà è alla base del fenomeno delle spose bambine. Per le famiglie indigenti dare in sposa le proprie figlie a volte rappresenta l’unica soluzione per avere meno bocche da sfamare in casa, mentre per la famiglia che riceve la dote significa guadagnare un po’ di denaro. Nel mondo, ogni anno 13,5 milioni di bambine e ragazze minorenni sono costrette a sposarsi, spesso anche con uomini molto più vecchi di loro.

Fonte: Daily Mirror

Fonte: Reuters; Amnesty International

La chiesa in rovina diventa casa dei ragazzi di strada A Llanera, in Spagna, una chiesa gotica abbandonata dopo la guerra civile è rinata grazie ad un progetto voluto dai giovani del quartiere. Un gruppo di artisti e skaters di strada si è organizzato, ne ha chiesto l’assegnazione al Comune e ha realizzato un’innovativa operazione di restauro e riqualificazione. Dopo oltre due anni di lavoro, centinaia di metri di muri ornati con opere artistiche

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eccentriche ed il montaggio di una grande rampa per la pratica dello skate, è nata la Church Brigade, un luogo di aggregazione per i giovani riconosciuto dalla comunità locale come occasione di arricchimento sociale e di prevenzione del disagio giovanile. Il progetto di riqualificazione, auto-finanziato dai ragazzi anche coinvolgendo la rete e il crowdfunding, ha visto il lavoro volontario

di decine di artisti e di giovani writer di strada.

Fonte: Elchino Pomares


Crea un giardino profumato per la moglie cieca I coniugi giapponesi Kuroki, sposati da 56 anni, per tutta la vita hanno allevato mucche e coltivato verdura con il sogno di viaggiare per il Paese non appena fossero andati in pensione. Ma dopo 30 anni di matrimonio e di duro lavoro nella loro fattoria a Shintomi, all’età di 52 anni la moglie perde la vista a causa di complicazioni dovute al diabete: perde anche l’allegria e la voglia di vivere, cade in depressione e si chiude in casa.

Il signor Kuroki soffre a vedere l’amata moglie in quello stato. Così decide di farle un regalo speciale: un enorme giardino di fiori rosa profumatissimi, il muschio “shibazakura” tipico dei prati giapponesi. Spera che il profumo faccia ritrovare il sorriso alla consorte e che i visitatori attratti da quel rosa acceso aiutino la signora a uscire dallo stato di isolamento. In due anni il signor Kuroki pianta migliaia di fiori attorno alla casa creando un paesaggio rosa inebriante che ogni primavera attrae 7 mila curiosi desiderosi di ammirare la splendida fioritura e conoscere la coppia. E passeggiando in quel tripudio di rosa e profumi la signora ha finalmente scacciato la tristezza e ritrovato la voglia di vivere.

Lo zainetto che aiuta a fare i compiti

Si chiama Soular Bakcpack lo zaino realizzato da Salima Visram, una giovane imprenditrice sociale cresciuta in Kenya. Lo zainetto è composto da un pannello solare, una batteria ed una lampadina a LED ed è in grado di fornire cinque ore di illuminazione dopo una sola ora di esposizione al sole. Nelle zone rurali del Kenya, la maggior parte delle famiglie alimenta le sue lampade con il cherosene, un combustibile costoso oltreché dannoso per la salute. Sono perciò numerosi gli studenti che non possono fare i compiti quando scende la sera perché le loro famiglie non hanno le risorse per acquistare il cherosene. Salima ha distribuito gratuitamente il Soular Backpack a 500 studenti di una scuola elementare di Mombasa, lanciando così la sperimentazione del suo prodotto che sarà venduto al prezzo calmierato di 20 dollari. Lo zainetto accumula energia solare mentre gli studenti camminano da casa a scuola e funziona da lampada dopo il tramonto, quando studiano e preparano i compiti a casa. “Se avrà successo, voglio estendere il progetto a centinaia di scuole del Paese nel prossimo anno e mezzo. Questo in conformità al Kenya Vision 2030 ‘Masomo Bora’, l’impegno collettivo per raggiungere l’educazione universale e la piena realizzazione del potenziale di tutti i bambini”, ha affermato Salima. Fonte: The Soular Backpack

Per le strade a lavare i panni dei senzatetto Gli australiani Nic Marchesi e Lucas Patchett, 21 anni, vanno a cercare chi non ha una casa e gli lavano i panni gratuitamente. Hanno iniziato con un vecchio furgoncino su cui hanno caricato due macchine lavatrici e due asciugatrici, arrivando a fare oltre 350 bucati alla settimana per le strade della loro città, Brisbane in Australia. Dopo poco tempo si sono uniti a loro molte persone ed oggi sono più di 270 i volontari che cercano di restituire decoro e dignità ai senzatetto, migliorando la loro igiene e le condizioni di salute. L’attività consente inoltre di trascorrere molto tempo con le persone in strada facilitando le relazioni e la trasmissione della positività. mezzopieno 4 APRILE-MAGGIO 2016

Dopo il primo anno di attività, i due ragazzi sono riusciti ad attrezzare 5 furgoni e hanno esteso il loro servizio ad altre 4 città australiane. Il 31 gennaio scorso sono stati nominati australiani dell’anno 2015.


Il villaggio-ospedale per non dimenticare la vita vera

Raccoglie 100 mila dollari con i punti e li dona ai poveri

Hannah Steinberg, 20 anni, intraprendente studentessa del Massachusetts, ha imparato da un reality televisivo a raccogliere sistematicamente i buoni e le offerte che i prodotti contengono e con punti, sconti e concorsi a premi ha messo insieme in 11 mesi oltre 110 mila dollari di valore di prodotti, che ha donati interamente a senzatetto, ospedali e orfanotrofi della sua città. Extreme Couponing è il programma che negli Stati Uniti racconta storie di persone che riescono a comprare enormi quantità di prodotti utilizzando buoni acquisto o coupon. “Dopo un po’ si impara e si capiscono alcuni meccanismi e i trucchi che permettono di trovare e ricevere cose incredibili - racconta Hannah - Sono diventata bravissima e tanti amici hanno cominciato a seguirmi, insieme abbiamo creato un gruppo fortissimo”. Fonte: Hannah Steinberg

All’interno di un’innovativa casa di cura olandese, che ospita persone colpite da demenza e Alzheimer, medici e infermieri si fingono cassieri, commessi, postini, giardinieri… Si tratta del villaggio-ospedale di Hogeweyk, non lontano da Amsterdam, nei Paesi Bassi. Ai 152 pazienti ricoverati è permesso di condurre una vita normale e autonoma, in un ambiente sicuro creato su misura per loro. Il paesino dispone di 23 case, ristoranti, caffè, negozi, un salone di bellezza, l’ufficio postale, un teatro e un cinema, costantemente sorvegliati. Il villaggio è collegato al mondo esterno da un’unica entrata attraverso la quale parenti e amici degli ospiti possono accedere liberamente in qualunque momento. I pazienti vivono in case costruite nello stile del periodo storico che ricordano:

Il numero di farfalle nel mondo è quadruplicato Erano oltre un miliardo negli anni ‘90 le grandi farfalle monarca, ma l’uso intensivo di pesticidi e l’inquinamento le avevano decimate, riducendo drasticamente il loro numero fino ad arrivare a poco meno di 35 milioni nel 2013. Le cose sono cambiate e le farfalle sono tornate ad aumentare. La dichiarazione è stata rilasciata dalle autorità ambientali messicane che in seguito ad un censimen-

to hanno rilevato un deciso incremento della popolazione di farfalle di tre o quattro volte superiore al biennio precedente. L’incremento delle zone protette, il maggiore controllo del disboscamento illegale e la creazione di zone libere dai pesticidi sono gli elementi che hanno permesso di ristabilire il fragile equilibrio naturale di cui questi piccoli insetti

necessitano per riprodursi e per sopravvivere. Le farfalle effettuano ogni

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ci sono così abitazioni anni Cinquanta, Settanta e più moderne. I negozi vendono i prodotti senza incassare denaro, tutto è compreso nella retta. Esistono anche aree dedicate alle attività artistiche, musicali, alla coltivazione dell’orto e alla preghiera. Il centro è attivo dal 2009 ed alcuni Paesi d’Europa ne stanno seguendo l’esempio, con sperimentazioni rivolte anche a pazienti con patologie diverse. Fonte: Vivium; Ilvy Njiokiktjien Volonwrite per Mezzopieno

anno una lunghissima migrazione di 4 mila chilometri dal Canada al Messico; il loro viaggio è fatto in stormi di decine di milioni di insetti che si muovono insieme colorando il cielo quasi fino ad oscurare il sole al loro passaggio.


MEZZOPIENOpensiero

Mezzopieno è innanzitutto un modo di pensare, un approccio alla vita ed una maniera di essere. Il pensiero Mezzopieno è sempre pro, mai contro. Mezzopieno si pone come alternativa costruttiva al vittimismo, alla polemica e al disfattismo. Il modo di essere Mezzopieno collabora con tutti per offrire delle alternative costruttive e positive ai pessimisti, ai complottisti e a quelli che cercano sempre dei capri espiatori da colpevolizzare. Chi vive Mezzopieno non ha timore di caricarsi delle responsabilità ed è impegnato nell’individuare le alternative alle dinamiche distruttive e al modo di fare che delega agli altri le scelte. Il cambiamento è responsabilità di chi costruisce con intelligenza ed umiltà, collaborando e coinvolgendo il maggior numero di persone possibile. Piuttosto di cercare di demolire ciò che è ritenuto sbagliato, Mezzopieno propone alternative positive e costruttive, buone pratiche ed atteggiamenti che ricercano l’armonia, che non indirizzano energia per contrastare il male, ma che si vanno a sostituire ad esso. La scelta buona scaccia quella cattiva. Chi si identifica nel Mezzopieno non esalta il buonismo ma ha un approccio positivo e aperto al diverso ed al nuovo. Il cambiamento è un processo che va condiviso da tutti e può avvenire soltanto lentamente, con la presa di coscienza e la partecipazione costruttiva di ogni elemento della società. L’alternativa alla rivoluzione è l’evoluzione. La vera forza che manda avanti il mondo da sempre e che lo ordina attraverso la crescita e la collaborazione di tutti. Chi giudica questo modo di pensare come naif… ha ragione! Non è obiettivo del pensiero Mezzopieno produrre utili o generare profitto. è dimostrato che i buoni esempi “sono in grado di suscitare emozioni positive e di spingere le persone a seguire gli esempi presentati e addirittura provocare reazioni fisiche tali da lasciare un’impronta duratura capace di influenzarne le azioni future. Questo fenomeno, che in psicologia prende il nome di “elevazione morale’” può provocare cambiamenti comportamentali e predisporci all’empatia e all’interazione sociale”. Fonte: Journal of Personality and Social Psychology

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MEZZOPIENOcosafacciamo

La comunità Mezzopieno è un movimento formato da persone, gruppi e associazioni che credono nell’importanza di promuovere ed interpretare un approccio costruttivo ed armonioso nella società e nella vita, nel rapporto con gli altri e nella gestione delle sfide e delle difficoltà.

Indice di benessere

L’IMPORTANZA DELLA SALUTE PER UNA VITA DI QUALITà

La salute, considerata sia in termini fisici che psicologici, è una delle dimensioni fondamentali del benessere. Lo confermano anche i risultati del sondaggio “Il benessere indichiamolo noi”, promosso dall’Ufficio Studi Mezzopieno. Secondo gli intervistati, infatti, la salute è l’indicatore più importante della qualità della vita, a pari merito con la sicurezza (di cui si è già discusso nello scorso numero di Mezzopieno). La salute, oltre ad avere un’importanza intrinseca nella qualità della vita delle persone, comporta numerosi altri vantaggi, come sottolinea l’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Per una persona sana è molto più semplice accedere a tutta una serie di altre dimensioni fondamentali del benessere come l’istruzione, il lavoro, l’amore, le relazioni sociali ecc. Attualmente, l’indicatore più utilizzato per rilevare la qualità della vita delle persone è la speranza di vita, che rappresenta anche una delle dimensioni dell’Indice di Sviluppo Umano redatto ogni anno

dalle Nazioni Unite. La speranza di vita va a misurare la lunghezza della vita delle persone in un dato Paese senza però considerare tutti i fattori che hanno contribuito a determinare tale lunghezza, come la qualità dell’ambiente, l’istruzione, la presenza o meno di guerre, la qualità del sistema sanitario pubblico… Nell’ultimo rapporto Ocse, l’Italia si trova al quarto posto per quanto concerne l’aspettativa di vita che, in via generale, sta aumentando in tutti i Paesi considerati. Altri indicatori che vengono utilizzati per misurare la salute sono lo stato di salute percepito, la percentuale di spesa sanitaria pubblica e, nel caso dei bambini, il tasso di mortalità al di sotto dei cinque anni, il tasso di vaccinazioni e altre variabili antropometriche come il peso e l’altezza alla nascita. Benché tutti questi indicatori rappresentino una buona sintesi dello stato attuale della salute delle persone, si avverte ormai la necessità di un cambio di rotta verso indicatori più complessi, in grado di cogliere gli aspetti oggettivi e soggettivi della salute. Fonte: Ocse 2015

Partecipano alla comunità Mezzopieno: Semi Onlus International, Voluntas Foundation, Fondazione Arbor, Gruppo di ricerca Valori, Etica ed Economia dell’Università di Torino, associazione Volonwrite. Il gruppo di lavoro Mezzopieno è aperto a chiunque voglia partecipare: nei primi due lunedì di ogni mese ci incontriamo alle 19 alla Casa del Quartiere di via Morgari 14 a Torino, in zona San Salvario.

Diffusione di Mezzopieno News: il cerchio della gratitudine

Mezzopieno News è un veicolo di condivisione per diffondere la cultura della positività, per sensibilizzare e motivare le persone a mettere in gioco le proprie capacità e la propria intelligenza propositiva. Il “cerchio della gratitudine” è il progetto che prende vita dalle relazioni di gratuità e di gratitudine che si vengono a creare intorno a Mezzopieno News: il periodico, nella sua forma cartacea, viene consegnato di mano in mano nel cerchio delle conoscenze e delle persone vicine ai membri della comunità e diventa uno strumento di relazione e di condivisione. I volontari della comunità Mezzopieno sono attivi nella distribuzione di Mezzopieno News in: Ospedali - Case di cura e di degenza - Centri di accoglienza per anziani - Carceri ed istituti penitenziari - Scuole - Parrocchie - Associazioni - Aziende - Circoli - Comunità.

L’Ufficio Studi Mezzopieno

L’attività di ricerca è lo strumento attraverso il quale il movimento Mezzopieno approfondisce la sua capacità di interpretare ed analizzare la società e le sue evoluzioni. I programmi di ricerca del movimento sono un laboratorio permanente che coinvolge università, ricercatori, associazioni e gruppi di lavoro. In particolare, Mezzopieno svolge l’attività di studio e analisi in collaborazione col Gruppo di Ricerca Valori, Etica ed Economia dell’Università di Torino, di cui è membro. mezzopieno 7 APRILE-MAGGIO 2016


mezzopienofocus di ogni cosa. Sebbene la logica della produzione e del profitto debbano rispondere a principi di efficienza e di sostenibilità di un’impresa, l’equilibrio tra utilità ed equità, in termini di utilità sociale, rappresenta la sfida di cui un’impresa deve farsi carico per essere giusta, equa e buona.

L’impresa etica

Nell’”impresa etica” il capitale diventa

strumento per creare benessere ponendo al centro l’uomo, la società e l’ambiente. Il numero di aziende certificate con questi criteri è in continuo aumento nel mondo, l’Italia è in testa alla classifica.

Il capitalismo umanistico Il capitalismo, inteso come insieme di attività, prassi e comportamenti in cui il capitale rappresenta lo strumento di riferimento, è strettamente correlato con il mercato e con la proprietà; la sua manifestazione più concreta e viva è l’impresa. Le imperfezioni e gli abusi del sistema economi-

co e finanziario, le lotte di classe e la sensibilità per un’equa distribuzione della ricchezza hanno spesso dato motivo di individuare nel capitale e nell’impresa alcune delle cause di ingiustizia, di miseria e di soprusi nella società. L’impiego del capitale in un’impresa inserita nel mercato, tuttavia, è uno strumento dalle forti potenzialità che ha dimostrato anche di essere un fondamen-

tale veicolo per la diffusione di pratiche etiche e di giustizia e per il miglioramento della qualità della vita di persone e comunità. Il mercato è lo strumento per eccellenza per l’allocazione delle risorse ma è anche una metafora del mondo, delle relazioni e della misura del valore

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Quando il capitale perde il suo ruolo di strumento per creare benessere, escludendo l’uomo, la società e la natura, nasce un conflitto di interesse tra il tornaconto dell’imprenditore, il mondo e la morale. Il perseguimento dell’eticità di un’impresa può passare da scelte diverse che coinvolgano differenti approcci come la qualità del lavoro, l’eticità dei beni o dei servizi prodotti, la crescita o il benessere del personale, dei clienti o dell’ambiente in cui si opera, la diffusione di valori o la redistribuzione del reddito e dei benefici. Non può esistere una definizione univoca o una sola modalità considerata buona, ma solo esperienze operate da attori economici che ritengono necessario agire per rendere armonioso l’equilibrio tra impresa e società. Il rischio di strumentalizzazione di questi strumenti con il solo fine di migliorare la reputazione dell’impresa è tuttavia reale ed evidente. L’autoattribuzione di eticità non può essere lasciata alle aziende stesse o a linee di prodotti definiti come etici. L’impresa non può più essere concepita come un sistema chiuso ma è sollecitata ad aprirsi al mondo, alle sue esigenze e al suo giudizio. La valutazione dell’eticità di un’attività risponde a parametri soggettivi e può essere resa possibi-


le soltanto dalla sua trasparenza, a disposizione del giudizio libero del mercato e dei suoi attori.

La responsabilità sociale Dal 1997 il Social Accountability International ha introdotto uno standard internazionale per la certificazione etica delle imprese denominato SA8000; dal 2010, l’ISO26000. Questa certificazione unisce i fondamenti della Dichiarazione dei Diritti Umani con le convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dell’agenzia delle Nazioni Unite contro le discriminazioni. Divenuta il criterio più diffuso a livello mondiale per valutare la responsabilità sociale di un’azienda, la certificazione considera fattori come l’equità della retribuzione, la conformità degli orari di lavoro, la tutela di impiego

delle categorie svantaggiate, la libertà di associazionismo, la sicurezza e la salubrità sul luogo di lavoro e l’assenza di discriminazioni. La norma coinvolge tutta l’azienda con metodi di verifica che prevedono la partecipazione della proprietà, della direzione, dei dipendenti, dei fornitori e anche dei clienti. Il numero di imprese certificate con questi criteri è in continuo aumento, nel 2015 erano 3490 in tutto il mondo, in 67 Paesi. L’Italia è prima nella classifica. La Toscana, in particolare, è la prima regione per numero di imprese certificate: dal 2001 il programma Fabrica Ethica della Regione promuove la cultura della responsabilità sociale delle Imprese, anche grazie a misure concrete a favore delle imprese virtuose, come l’abbattimento dell’Irap dello 0,5% o maggiori pun-

teggi di partenza nell’assegnazione dei bandi pubblici. Il World’s Most Ethical Companies è una classifica che valuta e riconosce ogni anno le organizzazioni che hanno saputo promuovere cultura etica e trasparenza ad ogni livello aziendale. In questa graduatoria, per il terzo anno consecutivo, appare l’azienda italiana Illy caffè. In Italia la promozione e il supporto alle imprese che perseguono obiettivi etici è svolta da alcune Camere di Commercio. In Piemonte, l’azione congiunta di Unioncamere e della Regione ha dato origine al progetto Csr Piemonte che promuove collaborazioni e formazione sul tema dell’etica e della responsabilità, coinvolgendo 1.106 aziende del territorio.

L’AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA DI GANDHI Il mistico indiano M. Gandhi è stato nella sua rivoluzione morale il primo a mettere in pratica la dottrina dell’economia non-violenta. Il suo principio di Amministrazione Fiduciaria nacque per superare i fenomeni di alienazione ed i conflitti derivanti dalla gestione egoistica della proprietà e dell’impresa. Gandhi introdusse il principio che affermava che i detentori di capitali e di proprietà dovevano considerarsi come depositari di un dono divino che, insieme alla capacità di condurre e gestire l’impresa, è stato loro donato dall’alto per essere messo al massimo frutto a favore della società. L’amministratore fiduciario gandhiano non possiede nulla per sé ma impiega le sue capacità, l’ingegno e il suo potere (economico, politico o carismatico) per il benessere degli altri e al servizio dell’intera comunità. Questi amministratori agiscono non come padroni ma come depositari fiduciari, per conto degli altri che lavorano insieme a loro e che gli sono stati affidati dalla vita. In un sistema di questo tipo ognuno ha un suo ruolo ugualmente importante, in ogni impresa, da chi deve organizzare a chi è delegato a compiere le altre attività, tutte fondamentali al processo produttivo e sociale. mezzopieno 9 APRILE-MAGGIO 2016

IMPRENDITORI OLTRE L’UTILE Negli anni ’50 Adriano Olivetti realizzò nella sua impresa un equilibrio tra crescita sociale e profitto, ponendo le basi per un’organizzazione del lavoro che contribuiva alla felicità collettiva. Gli operai dell’Olivetti vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti, avevano asili ed abitazioni confortevoli vicino alla fabbrica che rispettavano la bellezza dell’ambiente, avevano biblioteche, partecipavano a dibattiti, concerti e mostre d’arte. Olivetti introdusse il principio di una comunità di lavoratori, azionisti ed enti pubblici, per eliminare le differenze economiche e con il fine di superare la divisione tra produzione e cultura. Oggi vi sono imprenditori che sostengono modelli aziendali di quello che è un “capitalismo umanistico”. L’azienda di moda di Brunello Cucinelli prevede per i suoi dipendenti orari di lavoro limitati e utilizza parte dei suoi utili per migliorare la qualità della vita nel borgo in cui sorge, costruendo parchi, musei e teatri. Leonardo del Vecchio di Luxottica ha donato parte della sua azienda ai suoi dipendenti. Renzo Rosso, fondatore del marchio Diesel, destina buona parte dei suoi utili per creare opportunità di lavoro in Africa. Dal 1991 la rete di Economia di Comunione fondata da Chiara Lubich coinvolge oltre 800 aziende nel mondo, 263 in Italia, per aiutare e coinvolgere i poveri nell’economia, per valorizzare le persone nell’impresa che punta a generare un impatto sociale positivo. Nel Regno Unito Richard Branson, del gruppo Virgin, concede ferie libere ed illimitate ai dipendenti delle sue aziende. L’azienda Google è stata nominata da Fortune, per 5 anni di seguito, il luogo di lavoro migliore al mondo, secondo parametri che valutano retribuzioni, soddisfazione dei lavoratori e opportunità di crescita. Per ogni 5 ore di lavoro dedicate ad impegno sociale l’azienda dona 50 dollari al dipendente che le ha prestate.


La svolta storica per la sclerosi multipla

“Questo è un giorno che resterà nella storia”: così il prof. Giancarlo Comi, direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale dell’Ospedale San Raffaele di Milano e uno dei massimi esperti mondiali della sclerosi multipla, ha commentato l’approvazione del farmaco Ocrelizumab per la cura della

Libri al posto delle slot

La diffusione delle slot machines nei bar e nei centri di gioco sta subendo una battuta di arresto in tutta Italia. Sono sempre più numerose le iniziative che propongono alternative a questo business che può provocare dipenden-

malattia. “Si tratta di un anticorpo umanizzato che ha rivelato caratteristiche sorprendenti anche per noi: pensavamo che con la maggiore efficacia rispetto all’interferone ci sarebbe stato un prezzo da pagare sulla sicurezza, ma così non è stato. Ocrelizumab ha un effetto amplissimo non solo sugli attacchi ma anche sulla riduzione della disabilità, comporta una riduzione

za ed assuefazione. In Toscana, nello storico Bar Nazionale di Pistoia, da qualche mese al posto delle slot machine ci sono degli scaffali pieni di libri. L’iniziativa ha destato interesse e forte sostegno in città, tanto

che tramite il passaparola i libri sono aumentati fino a occupare un’intera parete. Dopo il successo dell’iniziativa anche Viareggio ha incominciato a fare lo stesso: la gente adesso mentre beve il caffè legge, invece di giocare e perdere soldi, poi si porta a casa il libro e ne porta un altro che ha già letto. Anacapri, in Campania, è il primo comune senza slot in Italia. Dal 1° gennaio 2016 chi aveva le macchinette le ha dovute togliere, anche se non era d’accordo. Il regolamento è stato sottoposto ad un referendum popolare e oltre nove cittadini su dieci sono stati favorevoli al divieto. Il risultato popolare ha dato una mano anche nelle aule dei tribunali dove tutti i ricorsi sono stati vinti dal Comune, sia davanti al Tar che al Consiglio di Stato. Fonte: InToscana; Napoli Today

del 90% dell’attività infiammatoria”. L’agenzia americana di controllo dei medicinali FDA ha riconosciuto al farmaco lo status di “svolta terapeutica”. La casa farmaceutica svizzera che lo ha scoperto, la Roche, dichiara che l’Ocrelizumab arriverà sul mercato il prossimo anno. Fonte: Reuters; Osservatorio Malattie Rare

Anastasia, il grande riscatto dopo Chernobyl Anastasia “Nastia” Tonelli è vice campionessa mondiale di ju jitsu. Nata in Russia 29 anni fa con le mani deformate a causa delle radiazioni di Chernobyl, ha trascorso 9 anni in orfanotrofio prima di essere data in adozione a una famiglia italiana di La Spezia. Da subito la mamma adottiva la porta sul tatami per insegnarle l’arte di difesa giapponese. Grazie a questo sport Anastasia, sostenuta dalla sua nuova famiglia, ha saputo riscattarsi dando prova di grande carattere e forza di volontà. “La mia è stata una rinascita - racconta la ragazza - Già al mio secondo giorno in Italia sono stata portata sul tatami, io non sapevo una

mezzopieno 10 APRILE-MAGGIO 2016

parola d’italiano e i miei genitori non una parola di russo, e così mia mamma ha utilizzato il ju jitsu per farmi crescere, imparare l’italiano, inserirmi in una nuova comunità”. Con un’infanzia difficile alle spalle e 6 operazioni alle mani per salvarle le dita, oggi l’azzurra Anastasia vince una medaglia dietro l’altra, si allena tutti i giorni, lavora presso l’impresa di un amico, insegna il ju jitsu a bambini e ragazzi. “Lo sport alla fine aiuta in tutti i sensi - continua

- fa crescere il carattere e non solo, basta volerlo fare. E fa capire che non importa da dove si viene, l’importante è credere in quello che si fa”. Fonte: La Repubblica


Sono italiani i primi corridoi umanitari privati per i profughi

Parte dall’Italia un progetto interamente finanziato da fondi privati per l’apertura di corridoi umanitari per l’arrivo in sicurezza dei profughi, senza che questi debbano affrontare il pericoloso e costoso viaggio in mare. L’operazione – la prima nel suo genere in Europa – è frutto della cooperazione tra la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, la Chiesa valdese e la comunità di Sant’Egidio che, insieme, hanno sottoscritto un accordo con il ministero degli Esteri. L’obiettivo dell’operazione è quello di sottrarre i rifugiati al traffico criminale degli scafisti e consentire ingressi legali e verificati in Italia. I profughi potranno raggiungere il nostro Paese muniti di un regolare visto: il progetto è in via sperimentale e per adesso prevede mille visti, ma vuole soprattutto indicare un percorso per

Il più buon gelato al mondo

spingere altre chiese e le stesse istituzioni europee a lanciare iniziative analoghe. I beneficiari vengono identificati in appositi uffici aperti in Marocco e Libano e vengono scelti tra le categorie più vulnerabili (donne incinte, donne con bambini, disabili, anziani). è prevista l’apertura di un altro ufficio in Etiopia, per richiedenti asilo eritrei, somali e sudanesi. Dal Libano sono già arrivate 93 persone. I ministeri degli Esteri e dell’Interno italiani forniscono i visti, validi solo sul territorio nazionale, mentre l’operazione è gestita e finanziata dai promotori dell’iniziativa con i fondi dell’otto per mille o le donazioni private.

L’Italia ha confermato di essere il migliore produttore di gelato al mondo aggiudicandosi per la quarta volta il primo posto nella competizione “La Coppa del Mondo della Gelateria”, che nel 2016 è giunta alle settima edizione. L’evento, con cadenza biennale, coinvolge i professionisti della gelateria, pasticceria, cioccolateria e alta gastronomia dei 5 continenti. Il team italiano guidato da Diego Crosara ha vinto contro le 13 squadre dei Paesi finalisti, selezionate tra i migliori gelatieri e pasticcieri al mondo. Ogni équipe era composta da un gelatiere, un cuoco, uno scultore del ghiaccio e un pasticcere. La gara si è articolata in sette diverse prove: il gelato gastronomico, il mignon di gelato al cioccolato, la coppa decorata, la torta gelato, il pezzo artistico in croccante, la scultura in ghiaccio e infine la valutazione del Gran Buffet Finale. La competizione si è svolta nel gennaio scorso al Sigep di Rimini, Salone internazionale della gelateria e pasticceria artigianali, ed è stata trasmessa in diretta streaming in tutto il mondo. Il Sigep è partner della Coppa del Mondo della Gelateria ed è la fiera più vasta e completa del dolciario artigianale dal 1979, impegnata per la valorizzazione dell’eccellenza del made in Italy. Fonte: Coppa del Mondo Gelateria

Fonte: Sant’Egidio, Fede Evangelica, Chiesa Valdese

Volonwrite per Mezzopieno

Gli italiani campioni di donazioni di organi Gli italiani sono i primi in Europa per la donazione di cornee e tra i più generosi nelle donazioni di cuore, fegato, tessuti e cellule staminali. Grazie alla nuova modalità di registrazione della dichiarazione di volontà in occasione del rilascio o rinnovo della carta d’identità, nel 2015 le dichiarazioni sono balzate

da poche centinaia all’anno a circa mille al giorno. Aumentano quasi tutti i tipi di donazione, comprese quelle da pazienti ancora in vita. Lo scorso anno è cresciuta complessivamente l’intera attività trapiantologica, con alcune peculiarità: cuore e fegato hanno registrato un buon incremento, arrivando rispettivamente a 246 (19 in più rispetto al 2014)e 1067 interventi (10 in più rispetto al 2014).

mezzopieno 11 APRILE-MAGGIO 2016

I trapianti di rene sono stati 1.877, in aumento grazie agli interventi eseguiti da donatori viventi. Le regioni che hanno avuto più donatori sono state la Toscana e il Friuli. I pazienti in lista di attesa per una donazione di organi alla fine del 2015 in Italia erano 9070. Fonte: Rete Nazionale Trapianti


L’Italia che funziona: una rete in Comune

A Pisa nasce il primo vino senza solfiti I ricercatori del Dipartimento di Scienze agrarie alimentari ed agro-ambientali dell’Università di Pisa sono riusciti a brevettare un innovativo metodo di produzione del vino che ne permette la conservazione senza aggiunta di solfiti ed altri additivi chimici. Il protocollo “Only Wine” consente di produrre un vino al 100% naturale che può essere consumato anche da soggetti allergici o con intolleranze alimentari e da quanti non condividono l’utilizzo di prodotti sintetici nel processo di vinificazione. Il progetto è stato ospite ad Expo 2015 all’interno del Vivaio delle Idee, lo spazio dedicato all’innovazione e alle eccellenze italiane nel settore agroalimentare.

Il coro di africani che canta in piemontese

Musa, Moustapha, Michael, Yunus, Boto, Maurice, Aliu, Omar, Saiku, Idrissa provengono da Senegal, Gambia, Ghana e Costa d’Avorio, hanno tra i 20 e 30 anni e sono richiedenti asilo ospitati in centri di accoglienza nelle Valli di Lanzo, nel torinese. Sono protagonisti di una singolare esperienza di integrazione: fanno parte del “Coro Moro”, nato nel novembre 2014, che si esibisce

Dopo i primi test condotti presso la cantina sperimentale dell’Università di Pisa, “Only Wine” ha raggiunto un accordo con uno storico produttore di vini senese per proseguirne la produzione su ampia scala ed entrare nel mercato mondiale. Fonte: Università di Pisa

con un repertorio di canzoni in dialetto piemontese o in franco provenzale. La band è nata per iniziativa di due volontari di Ceres, Luca Baraldo e Laura Castelli, che con l’arrivo di numerosi profughi in valle hanno improvvisato per loro lezioni di italiano iniziando dalle canzoni. Di lì a cantare in piemontese, in una valle dove si parla prevalentemente il dialetto locale, il passo è stato breve. Il Coro Moro oggi riscuote grande successo in giro per il Piemonte e non solo, invitato da parrocchie, associazioni, proloco e Comuni. Il 31 ottobre scorso Coro Moro si è esibito anche a Cascina Triulza per la chiusura di Expo, mentre il 27 gennaio 2016 al Palaruffini di Torino, in occasione del Giorno della Memoria, ha cantato “Bella ciao” con i sopravvissuti dei lager nazisti. Nel repertorio, canti piemontesi come “La Bergera”, “8 calderai” e “Fija mia pijlo pa’”.

mezzopieno 12 APRILE-MAGGIO 2016

A Sassello, nell’entroterra ligure, non esistono istituti scolastici superiori e la distanza da percorrere per raggiungere la scuola più vicina spesso scoraggia i ragazzi e provoca l’abbandono scolastico. Il Comune ha quindi introdotto un sistema di insegnamento a distanza attraverso lezioni in videoconferenza. è una delle buone pratiche amministrative che da circa un anno sono diventate patrimonio comune grazie a una rete di sindaci, assessori e consiglieri che periodicamente si incontrano per condividere, scambiarsi e “copiare” soluzioni innovative. L’idea è venuta al sindaco di Cerveteri, in provincia di Roma, dove si è svolto nel marzo 2015 il primo incontro di “Italia in Comune”, un laboratorio

di buon governo che vuole andare oltre le lamentele e la rassegnazione e far emergere esperienze positive concrete e già in atto. L’unica condizione posta ai Comuni per partecipare è, infatti, la reale esistenza del provvedimento, documentato da delibere. Il successo del primo incontro ha portato all’organizzazione di un secondo evento a giugno a Verbania, in Piemonte, e di un terzo a novembre a Poggio a Caiano, in Toscana. Il prossimo si svolgerà nel Sud Italia. Nelle tre date hanno partecipato 200 Comuni con oltre 400 amministratori locali provenienti da tutte le regioni italiane. Sono state condivise oltre 40 buone pratiche. Fonte: Italia in Comune


La fattoria che salva gli asinelli Obi Wan aveva danni neurologici, Sheila uno squarcio nella pancia, Luca vagava nelle campagne pieno di piaghe, Madalina e Misu erano stati abbandonati dalla loro anziana padrona… Adesso stanno bene, ospitati insieme a tanti altri asini, muli e bardotti nel Rifugio degli Asinelli collocato in una zona immersa nel verde tra Biella e Ivrea, in Piemonte. Il Rifugio è una fattoria ristrutturata che provvede alla cura, sicurezza e protezione permanente di oltre 140 animali malati e maltrattati. E’ recente la firma dell’accordo per la cessione degli oltre 200 equini sequestrati 3 anni fa a Colleferro, fra Roma e Frosinone, perché abbandonati a se stessi e lasciati morire di stenti: dal 2013 il Rifugio ne ospitava 52 e adesso potrà adottarli definitivamente.

Oltre che dall’Italia, gli animali provengono da Grecia, Romania, Francia, Svizzera. Il personale, che dai 3 volontari iniziali è salito a 16 persone regolarmente retribuite, è specializzato nella cura degli animali e nella pet-therapy. Le naturali caratteristiche degli asini (docilità, pazienza, dimensioni solitamente ridotte, andatura lenta e costante) li rendono infatti compagni ideali nel rapporto con persone diversamente abili; tali attività sono gratuite per gli utenti. La fattoria, che organizza anche percorsi didattici per le scuole, assicura che nessun animale di sua proprietà sarà mai venduto, ceduto, prestato o fatto riprodurre (tutti i maschi sono sterilizzati). Gli animali completamente riabilitati possono però essere affidati a famiglie che ne facciano richiesta.

mezzopieno 13 APRILE-MAGGIO 2016

Le città dei bambini felici A Pesaro ogni mattina oltre mille bambini si incontrano con i loro amici e vanno a scuola insieme, non accompagnati dai genitori ma assistiti da anziani volontari che presidiano i punti più critici del percorso e dai negozianti che mettono a disposizione i loro servizi. A Pontevedra, in Spagna, il sindaco ha adattato la città alla mobilità pedonale scoraggiando il traffico delle auto: strade e piazze sono piene di bambini e da alcuni anni non ci sono morti per incidenti stradali. Sono due esempi di amministrazioni comunali che già da diversi anni hanno aderito al progetto internazionale “La città dei bambini” promosso nel 1991 in Italia dall’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Un progetto che propone ai Comuni una nuova filosofia di governo della città promuovendo l’autonomia e la partecipazione dei

bambini. “A scuola ci andiamo da soli” è, nell’ambito delle attività proposte, la pratica che più si sta diffondendo in Italia (nei centri più piccoli) e all’estero: l’obiettivo è di permettere ai bambini dai 6 anni in su di uscire di casa senza essere accompagnati perché possano vivere con i loro amici l’esperienza dell’esplorazione, dell’avventura e del gioco, indispensabili per la loro crescita. Una delle forme più gettonate di partecipazione è invece quella del “Consiglio dei bambini”, al quale sindaci e amministratori chiedono di contribuire per cambiare l’ambiente urbano. Il progetto ha creato in tutto il mondo un’estesa rete che coinvolge oggi centinaia di Comuni in Italia (oltre 80), Spagna, Argentina, Uruguay, Colombia, Messico, Perù, Cile e recentemente Libano e Turchia. Fonte: La Città dei Bambini


MEZZOPIENO52passi 52 passi è un percorso di impegno personale che ha l’obiettivo di affrontare insieme piccoli propositi settimanali, uno per ogni settimana dell’anno. Le quattro aree di impegno sono:

Vuoi fare il primo passo? • Offri gratuitamente un servizio per cui solitamente

- Il rapporto con se stessi e con il proprio inconscio

riceveresti un compenso

• Scrivi un elenco delle tue passioni

- Le relazioni

• Riutilizza tutto il cibo avanzato, senza sprecarne

al

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• Trova un pregio in una persona che mal sopporti

• Accendi la radio e canta o balla da solo oppure con

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chi hai vicino

“Ogni lungo viaggio comincia con il primo passo” (Lao Tzu) Superare la paura Alle volte una o due esperienze negative possono portarci ad avere paura di situazioni che razionalmente non abbiamo motivo di temere; altre paure, invece, non derivano affatto dall’esperienza personale. In entrambi i casi, per superare queste paure è necessario sviluppare un’associazione più positiva – o meno negativa – con le situazioni che temiamo. Ecco come: 1) Inizia a piccole dosi. Il primo passo consiste nell’esporsi a piccole dosi all’attività che ti spaventa, in un contesto sicuro. Ad esempio, se parlare in pubblico ti rende nervoso, potresti iniziare a ricercare un’opportunità di discorso senza pressioni, di fronte ad un pubblico ridotto ed incoraggiante, in un contesto dove non devi preoccuparti troppo dell’eloquenza – magari il brindisi per il compleanno di un amico. Oppure se tu volessi imparare ad arrampicare su roccia ma fossi spaventato dall’altezza, potresti trascorrere del tempo ad osservare ed assistere altri scalatori.

Ogni lunedì, chi desidera mettersi in cammino sperimenta le t

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• Per un’ora al giorno, spegni il cellulare

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• Fermati a parlare con chi ti chiede l’elemosina.

- Il rispetto dell’ambiente

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2) Ripeti l’attività fino a che non sentirai la paura svanire. Nel corso del tempo, la ripetuta esposizione ad una versione sicura e non pericolosa di ciò che ti spaventa può ridurre l’associazione negativa e sostituirla con un’associazione neutrale o positiva. Ad esempio, osservare spesso altre persone che scalano senza cadere può cancellare l’associazione negativa con l’altezza. Allo stesso modo, più si vola e si atterra in sicurezza e meno pericoloso ci sembrerà volare. 3) Aumenta gradualmente la sfida. Quando inizi a sentirti a tuo agio con le piccole dosi, prova ad alzare l’asticella. Ad esempio, puoi passare dal guardare gli altri scalare allo scalare una breve distanza tu stesso. Oppure puoi offrirti volontario per presentare il risultato di un lavoro di gruppo ai tuoi colleghi o ai tuoi compagni di studio. A questo punto puoi continuare ad aumentare la sfida fino a raggiungere il tuo obiettivo, che sia scalare l’Everest, parlare davanti a centinaia di persone o volare verso un altro continente. La tua paura potrà non svanire del tutto ma si spera che essa eserciterà un minore influsso su di te e non ti ostacolerà più nel raggiungere i tuoi risultati e goderti la vita. Per dirla con Mark Twain: “Il coraggio non è l’assenza di paura ma il dominio su di essa”. Fonte: Università della California, Berkeley

mezzopieno 14 APRILE-MAGGIO 2016


MEZZOPIENOlafotografia

LA TUA FOTO QUI inviaci la tua foto di come tu vedi il mondo mezzopieno redazione@mezzopieno.org

“Non c’è la TV? Qual è il problema?” mezzopieno 15 APRILE-MAGGIO 2016

Foto di Raju Panderan


MEZZOPIENOintervista fiuta di credere e far credere che quando non si può guarire non ci sia più niente da fare. Silvana Sabbaa, torinese, medico specialista in ematologia, da quasi 30 anni accompagna pazienti oncologici in fase terminale. Già negli anni 80, quando la nuova disciplina è stata introdotta in Italia, aveva cominciato a frequentare corsi di formazione sulle cure palliative. Ma è dal 2000, dopo che un tumore ha minacciato la sua vita, che si dedica con passione a questo programma terapeutico che ha saputo darle la risposta che le mancava come operatore sanitario.

Com’è iniziato questo tuo percorso e quali risposte hai trovato?

Esserci. Fino alla fine SPAGNOLO

PATRIZIA

Si può curare anche quando non si può guarire. Così le cure palliative possono migliorare la qualità dell’ultimo tratto di vita: intervista al medico Silvana Sabbaa, responsabile dell’Hospice di Lanzo, la prima struttura di ricovero per malati terminali nata in Piemonte. Il pallio, dal latino “pallium”, era il caldo mantello che avvolgeva i pellegrini proteggendoli nel loro cammino. Quell’ideale mantello che oggi avvolge i malati terminali attraverso le cure palliative, cioè l’insieme degli interventi rivolti ai

pazienti in fase avanzata di malattia per migliorare la qualità della vita che resta loro. Tali interventi, effettuati a casa del paziente, negli ospedali o negli Hospice (strutture sanitarie pubbliche o convenzionate che offrono assistenza in regime di ricovero), non si limitano

alla somministrazione di farmaci per controllare i sintomi fisici e sollevare dal dolore: il sostegno psicologico, sociale e spirituale - non solo del paziente, ma anche dei suoi familiari - sono parte integrante di una terapia che vuole affermare la curabilità delle persone inguaribili, che si ri-

mezzopieno 16 APRILE-MAGGIO 2016

La malattia mi ha costretta a fermarmi. Questa esperienza di vita è stata per me una grande ricchezza, mi ha permesso di vedere con occhi nuovi. Quando una malattia ti ferma, ti accorgi di quante poche siano le situazioni per le quali vale la pena di arrabbiarsi e discutere e quanto sia importante godere appieno delle piccole cose che si hanno. Impari a non sprecare il tempo in cose inutili, come ad esempio la ricerca del successo a tutti i costi. Impari a godere la strada che percorri per arrivare agli obiettivi, con tutte le sue tappe, andando piano. Ecco, andare piano, è questo il trucco più importante: toglierci dall’autostrada e godere di più delle passeggiate nei boschi. In questa pausa di riflessione ho capito l’importanza di lavorare in un ambito, quello


dell’assistenza ai pazienti in fase avanzata, in cui c’è un grande bisogno di noi medici.

Eppure, ancora oggi, i medici curano per guarire, fanno fatica ad accettare la morte di un paziente… In un mondo impegnato a sconfiggere le malattie, pensare di non poter guarire può diventare quasi insostenibile, al punto da dimenticare la persona che ospita, suo malgrado, la malattia. La morte, la non guarigione sono viste come una sconfitta. I medici fanno fatica, nella relazione con il paziente, a gestire un momento così critico. E anche chi cura un malato terminale difficilmente pensa che ci si possa adattare a una vita con la malattia. In realtà l’essere umano ha

straordinarie capacità di adattamento, non bisogna quindi sottovalutare la capacità del paziente di adattarsi.

Molti familiari e operatori sanitari sono convinti che la consapevolezza dello stato di malattia induca il paziente a perdere la speranza. è così?

La consapevolezza di dover morire e la speranza non sono inversamente proporzionali. La speranza in realtà può accompagnare il paziente, la consapevolezza del suo stato può rendere possibile il processo di adattamento e fargli riscoprire la vita, viverla più intensamente, riformulando progetti ancora realizzabili. Il paziente avrà bisogno di essere curato nel suo fisico ma avrà anche bisogno, se lo vorrà, se gli verrà permesso di esprimerlo, di essere accompagnato in questo ultimo tratto della sua vita con il “passo” che la malattia gli permetterà e che il linguaggio del suo corpo gli suggerirà. Forse il capo un po’ reclinato, la lentezza del passo possono far scoprire la bellezza di quei piccoli fiori nascosti fra i sassi che mai si sono osservati perché il passo era troppo veloce.

Da quale presupposto nascono, quindi, le cure palliative?

Che si può curare anche quando non si può guarire. Le cure non intervengono sulla malattia ma migliorano la qualità della vita che rimane controllando i disturbi fisici e sostenendo i bisogni psicologici, sociali e spirituali del paziente e dei

suoi familiari. Aver accompagnato per tanti anni pazienti oncologici in fase terminale, insieme con le loro famiglie, mi ha insegnato che non esistono in questa fase protocolli di cura universali, che non ci sono le “cose giuste” da fare, ma che è importante esserci, “stare” e cercare di capire che cosa è meglio per quel paziente, consapevoli dei nostri limiti. Ho imparato in ambito professionale l’importanza dell’ascolto, della sospensione del giudizio su tutti e su tutto. Ognuno (paziente, familiare, operatore) fa quello che può e non bisogna caricare troppo l’altro con le proprie aspettative.

Quali sono le figure coinvolte nelle cure palliative? Medici, infermieri, operatori socio sanitari, psicologi, fisioterapisti, educatori, assistenti spirituali e tanti volontari. I volontari sono indispensabili perché sono tante le cose di cui il paziente ha bisogno: pratiche burocratiche, bimbi da accompagnare a scuola se la mamma è in terapia, supporto pratico… Il mantello avvolge anche i familiari, che vengono sostenuti durante e dopo, quando il loro caro non c’è più.

Ancora oggi le cure palliative sono poco conosciute sia dalla popolazione che nel mondo sanitario… Sì, anche se sono presenti nel nostro Paese da quasi 40 anni. Il Piemonte è tra le prime regioni ad aver regolamentato la materia. In Italia non esiste ancora una scuola di specializzazione universitaria, ma solo un iter formativo in cure palliative. Attualmente queste cure trovano la loro maggiore espressione nella fase terminale della vita. Probabilmente questo è il motivo per cui se ne parla poco. Così come poco si vuol parlare della morte o di come si può vivere la fine della vita. Ma il mantello dovrebbe esistere sempre.

mezzopieno 17 APRILE-MAGGIO 2016


Il primo ufficio postale multilingue del Piemonte

Due marocchini, una ecuadoregna e una svizzera: sono gli operatori del primo ufficio postale multietnico del Piemonte, nel cuore della città. Un ufficio la cui utenza è costituita per il 90% da stranieri, soprattutto magrebini. La recente iniziativa si colloca nell’ambito di un ampio progetto con cui il

gruppo Poste Italiane sta aprendo in tutta Italia analoghi sportelli. I locali di corso Giulio Cesare 7 sono stati ristrutturati, gli utenti sono accolti con un “welcome” in evidenza e non devono più schiacciare i pulsanti in base ai servizi che richiedono ma in base alla lingua. Nell’ufficio postale tutti gli sportelli sono abilitati ai servizi di “Sportello

Amico”: i cittadini possono quindi richiedere, oltre ai tradizionali servizi come il pagamento dei bollettini e la spedizione della corrispondenza, la documentazione per la richiesta e il rinnovo dei permessi di soggiorno. Fonte: ANSA

Balon Mundial, lo sport che crea relazioni Balon Mundial, il torneo di calcio per migranti che si svolge a Torino, compie 10 anni. Per migliaia di persone provenienti da oltre 40 nazioni e residenti in Piemonte è un’occasione di incontro molto attesa. Il linguaggio universale dello sport crea nuove relazioni “capaci di sconfiggere i pregiudizi alla base di ogni forma di discriminazione e di costruire insieme una società coesa e ricca di diversità”. La Coppa del mondo delle comunità migranti è molto più di un torneo di calcio a 11 maschile e (dal 2011) di calcio a 5 femminile: tra i progetti di inclusione sociale più partecipati d’Italia, è un evento che prevede anche appuntamenti culturali, convegni, campagne di comunicazione, ricerche sociali, momenti di dibattito e di convivialità. L’onlus sportiva “Balon Mundial”, costituitasi nel 2012 a Torino come evoluzione del progetto, utilizza il calcio come strumento per favorire l’aggregazione e la partecipazione ma anche come strumento educativo e formativo finalizzato al reinserimento scolastico e lavorativo. Il calcio come primo passo, insomma, per

raggiungere obiettivi al di fuori dei campi da gioco. Già dalla prima edizione, nel 2007, il pubblico si presentava con borse frigo piene di bevande e cibi tipici del proprio Paese per poi condividerli a fine partita. Un gesto spontaneo da cui è nato, tra le tante iniziative, Food Mondial: veri e propri banchetti in cui tutti possono assaggiare cibi di tradizioni culturali diverse. Balon Mondial sta preparando il torneo 2016, che si svolgerà a giugno. Ai vincitori non andranno premi, ma la gloria di alzare la Coppa del mondo delle comunità migranti. Fonte: Balon Mundial

Via Baltea 3, la “piazza” di Barriera Un’ex tipografia di 900 mq, nel quartiere torinese Barriera di Milano, dal 2014 è diventata uno spazio multifunzionale con laboratori artigianali, un’attività di ristorazione e spazi dedicati ai servizi per i cittadini e per il quartiere. “Via Baltea 3 - Laboratori di Barriera” è un progetto di rigenerazione urbana e sviluppo locale realizzato dalla cooperativa “Sumisura” composta da architetti e operatori sociali. La struttura è stata recuperata e rimessa in sesto e oggi ospita spazi per la produzione di beni e servizi, ma anche per promuovere il riciclo, l’autoriparazione, il risparmio dei consumi, lo scambio. E il recupero e il riciclo passano attraverso le azioni più quotidiane e semplici: il cibo, la riparazione di oggetti di consumo, l’arredo e l’architettura degli spazi e le

mezzopieno 18 APRILE-MAGGIO 2016

relazioni fra le persone che attraversano e vivono via Baltea tutti i giorni. Cuore pulsante dei Laboratori di Barriera è la caffetteria, dove è possibile tenersi aggiornati su cosa succede in città e imparare a riparare oggetti domestici invece di rottamarli o a costruirli con pezzi recuperati. Si può anche imparare a fare cesti in salice con Mario il cestaio, artigiano di una volta in Barriera di Milano. Altri spazi sono la cucina condivisa, attrezzata, dove è possibile organizzare corsi di cucina e preparare cene, un dehor, un salone per le feste, un panificio che recupera l’antica filosofia di produzione del pane (con un processo di lievitazione naturale 100% con pasta madre), spazi per la musica, il teatro, il lavoro (con un ufficio coworking), il gioco.


I Giardini Reali Superiori riaperti al pubblico I caschi blu della cultura si formano a Torino

L’Unesco ha affidato all’Italia la formazione dei caschi blu della cultura. La sede è il Campus delle Nazioni Unite che già ospita il Centro Internazionale di Formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, lo Staff College delle Nazioni Unite e l’Unicri, l’agenzia ONU per la lotta alla criminalità. Verrà formata un’unità specializzata, la task force denominata “Unite for Heritage”, composta da carabinieri e civili italiani, soprattutto esperti, storici dell’arte e restauratori, con il compito di intervenire in situazioni di guerra e di disastri naturali che minacciano il patrimonio culturale di un Paese. I caschi blu della cultura non entreranno in azione direttamente sui fronti di guerra ma interverranno, su specifica richiesta dell’Onu, in situazioni di gravi disastri naturali per affrontare emergenze legate al patrimonio, oppure per verificare i danni successivi a un conflitto. Come esplicita il Protocollo d’intesa, firmato nel febbraio scorso, il Centro Unesco nasce nel capoluogo piemontese per “la consolidata e riconosciuta esperienza formativa e di ricerca nell’ambito del patrimonio culturale che già si svolge a Torino da più di un decennio grazie alla collaborazione tra soggetti locali e Nazioni Unite”. Fonti: Unesco Italia

Quasi ultimati i lavori di riqualificazione per la riapertura al pubblico dei Giardini Reali Superiori di Torino nel contesto del Polo Reale e della ex Cavallerizza Reale. Dallo scorso marzo i visitatori hanno accesso ai 5 ettari già restaurati, mentre l’intero parco (per un totale di 7 ettari) sarà restituito al pubblico a giugno. L’intervento è stato finanziato dalla Regione Piemonte. Per anni rimasta inaccessibile, l’area sarà inserita nel circuito culturale e turistico della città, recuperando le sue caratteristiche paesaggistiche e architettoniche sia come parco urbano sia come collegamento pedonale tra vari punti della zona. Vengono infatti ripristinati anche i collegamenti pedonali della vietta Roma con la via Rossini e con i Giardini Reali, ristabilendo la continuità e la percorribilità dell’intero sistema dei Giardini dalla Cavallerizza alla piazza Castello e all’area delle Porte Palatine.

Fonte: Polo Reale Torino

Volontari per la lettura negli ospedali torinesi

“Ti leggo perché” è il progetto con cui da 6 anni il Circolo dei lettori è presente negli ospedali torinesi con circa 60 volontari che portano conforto e svolgono un servizio di lettura ad alta voce per i degenti e le loro famiglie. Momenti di socialità per superare la solitudine, creando spazi di comunicazione attraverso la condivisione dell’ascolto e dell’immaginazione. mezzopieno 19 APRILE-MAGGIO 2016

Grazie alla collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi, nei vari reparti delle Molinette, del Mauriziano, del Gradenigo e del CTO ogni settimana - in orari concordati con i direttori sanitari - gira un carrello di libri che vengono dati in prestito a tutti coloro che ne fanno richiesta, senza limiti nel numero e nelle tempistiche di restituzione. Nelle salette di attesa, invece, i volontari leggono brani corti e “leggeri”, adatti a tutti. Il progetto è attivo anche presso la sede dell’Unione nazionale italiana volontari ciechi (Univoc), dove l’attività di lettura si svolge una volta al mese: “Per mantenere alta la soglia di attenzione dei ciechi – spiega la volontaria Fabiana Marzotto – durante la lettura proponiamo stacchi musicali suonando dal vivo pianoforte e chitarra, a volte anche il flauto”. Ai volontari, di tutte le età, viene richiesto un impegno di 1-2 ore a settimana. “è previsto ogni anno un corso di formazione sulla lettura ad alta voce – dice la responsabile del progetto Francesca Alessandria – Altri corsi di formazione si svolgono negli ospedali, dove medici e infermieri spiegano come rapportarsi ai pazienti e alla loro malattia e quale comportamento tenere, soprattutto con i degenti dei reparti di psichiatria delle Molinette”. Fonte: Circolo dei lettori


Il Politecnico s’illumina di meno

Il toret intelligente I tradizionali “toret” del capoluogo piemontese, che costituiscono la rete di fontane pubbliche iconiche più estesa al mondo, diventano interattivi e dialogano con i passanti rivelando informazioni sulla città, sul quartiere che li circonda e sulla qualità dell’acqua che erogano. Grazie all’associazione “I Love Toret”, alla Città di Torino e alla

Smat Spa, le fontanelle torinesi con la testa di toro propongono notizie di pubblica utilità semplicemente connettendosi con lo smarthfone e la app “love toret” da installare sul proprio telefono. Si tratta di un progetto di promozione del territorio che sfrutta una tecnologia innovativa, iBeacon, basata su una piccola antenna Bluetooth Low Emission che, emettendo un segnale identificativo univoco, interagisce con l’app installata e permette di accedere alle informazioni in modo semplice e intuitivo. Un progetto che pone Torino all’avanguardia in Europa dal momento che è tra le prime città a dotarsi di una sperimentazione di marketing territoriale e turistico di questo genere. Per adesso, nella fase sperimentale, le antenne sono installate in 5 toret collocati in zone centrali della città (piazza Castello, piazza San Carlo, Porta Susa FS, piazza Vittorio Veneto e piazza Bernini) con l’obiettivo di estendere nel tempo la rete a un numero più ampio di toret. Sono oltre 700 le caratteristiche fontanelle presenti a Torino.

Anche quest’anno il Politecnico di Torino ha ricordato l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto sull’ambiente aderendo a “M’illumino di meno”, la campagna radiofonica promossa da Rai Radio 2. L’iniziativa per la sensibilizzazione sui consumi energetici e la mobilità sostenibile, giunta alla dodicesima edizione, ha raccontato in diretta radiofonica le migliori pratiche nell’ambito del

risparmio energetico in Italia e all’estero. Il Green Team che monitora ed indirizza le iniziative per la sostenibilità energetica del campus di Torino, ha completato nell’anno 2015: l’installazione di porte e finestre ad alta efficienza energetica, la realizzazione di un nuovo impianto fotovoltaico che si aggiunge a quello già esistente, la sostituzione di circa 550 lampade con LED ad alta efficienza e la sperimentazione di Powerman, un sistema per la riduzione dei consumi dei personal computer. Il Politecnico di Torino fa parte del Network ISCN (International Sustainable Campus Network) e nel settembre 2015 ha pubblicato il suo primo Rapporto di Sostenibilità. Fonte: Politecnico di Torino; Rai Radio 2

Rinascere con una nuova pelle

“BenEssere make-up therapy“ è un progetto con il quale l’associazione torinese Verba, in collaborazione con il Servizio Passepartout del Comune e le Aziende sanitarie del territorio, insegna a prendersi di nuovo cura del corpo in contesti di disabilità, deturpazioni o amputazioni, traumi, incidenti e malattie che richiedono lunghi interventi medico-riabilitativi e che compromettono in modo incisivo la percezione dell’immagine. La make-up therapy diventa così uno strumento terapeutico: attraverso tecniche evolute di maquillage, le persone vengono accompagnate in un processo di gestione del proprio aspetto estetico, favorendo la loro autoaccettazione, un lento recupero dell’autostima e l’inserimento sociale. Il team opera anche negli ambulatori di chirurgia plastica attraverso la tecnica del camouflage, laboratori all’interno dei reparti di oncologia, dell’unità spinale e nei reparti grandi ustionati. Fonte: Progetto BenEssere

Fonte: Comune di Torino

Volonwrite per Mezzopieno

mezzopieno 20 APRILE-MAGGIO 2016


MEZZOPIENOprogetti POVERTÀ SALUTE FINANZA ETICA ECOLOGIA APPROVVIGIONAMENTO IDRICO SOSTEGNO ALL’INFANZIA COSTRUZIONE DI STRUTTURE HIV/AIDS TERAPIE SANITARIE INSERIMENTO LAVORATIVO RICERCA SCIENTIFICA DIALOGO INTERRELIGIOSO DISABILITÀ CULTURA DELLA POSITIVITÀ CRESCITA PERSONALE SPIRITUALITÀ CULTURA / CONOSCENZA

LA MICROFINANZA ARBOR IN INDIA La Fondazione Arbor, con sede a Lugano, è membro del movimento Mezzopieno e opera nel mondo con progetti umanitari, interculturali e interreligiosi. A partire dal 2005, ha avviato nella regione indiana dell’Andhra Pradesh (oggi Telangana) un programma di concessione di piccoli prestiti a soggetti esclusi dal sistema finanziario tradizionale per mancanza di un profilo “bancabile”, con l’obiettivo di appoggiare la loro capacità imprenditoriale e restituire dignità e fiducia. Il progetto è nato dalla convinzione che la qualità di una società non si misura dalla ricchezza materiale che ha accumulato ma sulla base del grado di eguaglianza e dignità che ha saputo diffondere tra i suoi componenti. Il dialogo tra sistema finanziario e povertà può così superare le barriere della redditività per sfociare in un’armoniosa forma di collaborazione tra istituzioni finanziarie e solidarietà. Questo, in una sola parola, è la microfinanza, portata alla ribalta internazionale dall’economista Muhammad Yunus, fondatore della Grameenbank e premio Nobel per la pace nel 2006. Nel programma di Arbor, il prestito non è mai individuale ma viene concesso a gruppi di donne formati spontaneamente che restituiscono, senza alcun interesse, le somme ricevute nei successivi dodici mesi. Per potere accedere al programma, le donne dei villaggi devono risparmiare mensilmente una cifra simbolica che viene depositata sui loro libretti di risparmio; il microrisparmio prosegue poi in parallelo per tutta la durata del programma di micro prestiti. Lo staff di Arbor India, composto esclusivamente da operatori indiani, coinvolge le donne beneficiarie dei prestiti in un programma mensile di “awareness” (consapevolezza) e formazione continua su tematiche quali la prevenzione sanitaria, la gestione delle risorse naturali, il ruolo della donna nella società e la crescita comunitaria. Il progetto impiega oggi uno staff locale di 45 persone e coinvolge 7 mila donne in oltre 150 villaggi del distretto di Khammam (Telangana). Il tasso di restituzione dei microprestiti è superiore al 95%. PARTECIPANTI: Fondazione Arbor Lugano, Gruppo di ricerca Valori, Etica ed Economia dell’Università di Torino, Arbor India Maggiori informazioni su www.mezzopieno.org (sezione progetti)

mezzopieno 21 APRILE-MAGGIO 2016


MEZZOPIENOtralagente

Un’idea che ha portato armonia nel tuo lavoro

Le testimonianze di questo numero sono state raccolte tra i membri dell’”Economia di Comunione”, una comunità, una scuola di pensiero economico che coinvolge imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, studiosi, operatori economici a diversi livelli in una prassi ed una cultura economica improntate alla comunione, alla gratuità e alla reciprocità, secondo uno stile di vita alternativo a quello dominante del sistema capitalistico tradizionale. La rete, nata 25 anni fa, è diffusa in tutto il mondo ed è composta da oltre 850 membri che condividono quella che loro stessi definiscono la“cultura del dare”. Tra gli obiettivi principali: formare imprenditori nuovi che liberamente condividano gli utili per contrastare la miseria e l’esclusione, che promuovano lo sviluppo dell’azienda e creino posti di lavoro, che vivano la loro attività come vocazione e servizio al bene comune. La qualità delle relazioni, la crescita non solo professionale ma anche spirituale ed etica e una comunicazione che favorisca lo scambio e la condivisione delle responsabilità sono tra i principi espressi nello statuto. CORNEILE B. - Amministratore policlinico Sono amministratore responsabile di un policlinico a Kinshasa. Noi dimostriamo sempre una grande considerazione per ogni persona che incontriamo, la rispettiamo molto e questo è molto concreto. Quando ognuno si sente rispettato e considerato nasce un clima di armonia. Tutto dipende da come ci trattiamo e trattiamo gli altri, chiunque essi siano, con gentilezza e il sorriso. ANDREA C. - Amministratore delegato Sono amministratore delegato di una azienda che produce software per sistemi informatici. Una cosa che ho notato è che quando c’è tanto lavoro si tende a dare per scontati i rapporti con le persone. Invece ultimamente ho riscoperto questi rapporti, dedicando tempo a parlare con i miei collaboratori non solo di lavoro. In particolare con un socio c’era tensione, non ci si capiva mai; un giorno l’ho invitato a pranzo, ci siamo parlati e da quel giorno si è risolto tutto.

PIERRE C. - Carpentiere Ho una ditta con 11 dipendenti . Ho capito che il cuore di un’azienda, il suo bene più prezioso è l’uomo. Tutte le mattine saluto personalmente ognuno, do qualche consiglio, si prende il caffè assieme e si parla di lavoro ma anche di altri argomenti che riguardano la nostra vita. A volte si va insieme al ristorante, oppure vengono a mangiare a casa mia e si passa insieme un bel momento. Cerco anche di vigilare sulla loro formazione, di elevare le competenze per una crescita professionale. ANASTASE N.K. - Direttore ditta di sicurezza Sono direttore generale di una ditta di controllo e di sicurezza a Kinshasa, dove oggi lavorano 4 mila persone. Quello che ho potuto portare all’interno dell’azienda conoscendo l’Economia di comunione è la consapevolezza che il capitale, la materia prima della mia azienda, è l’uomo. Ho messo l’uomo al centro; bisogna dare fiducia, ognuno si sente responsabile perché si sente considerato e valorizzato. mezzopieno 22 APRILE-MAGGIO 2016

notizieflash AUTO ELETTRICHE +70% RISPETTO AL 2014 EV Volumes – 10 marzo

IN ITALIA SEMPRE MENO INFORTUNI SUL LAVORO Inai – 14 febbraio

IL MONDO CRESCE, LE EMISSIONI NO International Energy Agency – 16 marzo

DOPO 65 ANNI TERMINA LA DITTATURA IN BIRMANIA Myanmar Times – 10 marzo

SCOPERTO IL TALLONE D’ACHILLE DEI TUMORI Science – 25 marzo

IL VILLAGGIO DEL’EXPO DIVENTA UN QUARTIERE SOCIALE Comune di Milano – 22 febbraio

IL GRIZZLI ESCE DALLA LISTA DEGLI ANIMALI IN VIA DI ESTINZIONE U.S. Fish and Wildlife Service – 5 marzo

ITALIANO IL GRATTACIELO MIGLIORE AL MONDO, PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO Building of The Year 2016 – 9 febbraio

L’ITALIA GUIDA LA CLASSIFICA UE PER PROGETTI INFRASTRUTTURALI FINANZIATI Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici – 26 marzo


GEMINIANO C. - Rivenditore alimenti Lavoro in una azienda famigliare: vendita di prodotti di nicchia e di qualità nel settore alimentare. Ogni giorno cerco di fare la mia parte nel mio lavoro, cercando di essere attento negli orari, attento alle persone, attento agli alimenti che offro ai miei clienti; voglio che quando una persona esce dal mio negozio vada a casa a mangiare cose buone, voglio offrire un’alimentazione sana e di qualità. Vedo che i clienti sono contenti e per questo noi andiamo avanti serenamente. Vorremmo crescere per dare ad altri la possibilità di fare questo lavoro. Anche da noi ci sono grandi strutture, ipermercati, centri commerciali; io credo però che sia anche importante offrire un punto di riferimento, un negozio, dove poter acquistare prodotti buoni. BEATRICE C. - Insegnante Insegno a Torino in una scuola che posso definire di frontiera, perché ci sono tanti ragazzi di provenienza non italiana o di famiglie italiane piuttosto disagiate. Cerco di vedere negli alunni, nei colleghi e in coloro che ho di fronte prima di tutto persone con tutto il loro vissuto, tutta la loro umanità, tutta la loro fragilità. STANISLAO D.P. - Direttore di banca Un giorno mi è venuta a trovare una giovane imprenditrice che ha avuto 2 bimbi e a seguito di questo ha dovuto interrompere l’attività produttiva: era una ceramista in un paese siciliano. A causa della maternità non ha potuto ricostruire il forno per la ceramica e aveva bisogno di un piccolo prestito. Le banche dove lei si era recata non glielo avevano concesso perché non aveva garanzie. Decisi di utilizzare dei fondi di garanzia che avevamo come banca e concederle un prestito grazie al quale ha potuto ristrutturare il forno, produrre le ceramiche e venderle, sentendosi realizzata come donna, come imprenditrice e come mamma. GIOVANNI F. - Imprenditore Sono amministratore di una azienda di 80 persone che opera nel settore medicale in provincia di Verona. Da un po’ di anni abbiamo preso la decisione di rendere partecipi tutti i collaboratori dell’andamento dell’azienda condividendo gli aspetti economici, le difficoltà, le problematiche, i successi. Questo ha creato un clima più aperto e favorevole. Tutti si

sentono coinvolti e corresponsabili del buon andamento della ditta. Mi sono reso conto che questo ha anche fatto cadere quelli che prima erano considerati dei problemi e che ora, alla luce di un maggior coinvolgimento, risultano essere piccoli o marginali. ORNELLA S. - Titolare società assicurazioni Quando sono arrivata in questa agenzia di assicurazioni c’era tra i lavoratori delle filiali una situazione abbastanza conflittuale. Una cosa che ho pensato potesse essere di grande aiuto è stata quella di fissare ogni mese almeno un incontro in cui tutti gli uffici dislocati sul territorio vengono chiusi e tutti ci ritroviamo per mettere in luce le positività che ognuno porta nel proprio lavoro ma anche per riconoscere le criticità. Questo ha fatto si che dopo 15 anni (ogni mese abbiamo fatto fedelmente questi incontri) le persone si conoscano e i rapporti siano migliorati. IRENE G. - Consulente del lavoro La sfida che raccolgo ogni giorno al lavoro è quella di non mandare via nessuno senza che abbia ritrovato il sorriso. Una piccola storia. La mia terza figlia, quando aveva 3 anni, era una bimba sempre sorridente e solare e pretendeva questo sorriso anche da noi. Un giorno il lavoro era stato proprio faticoso e quel tentativo di lasciare tutti con il sorriso non era riuscito; alla fine avevo perso anche il mio. Stavo caricando la lavatrice e lei era accanto a me e continuava a chiedermi:“Mamma sorridi, mamma sorridi”. Io le ho detto: “Alida, mi sono finiti i sorrisi”. Allora lei si è passata le dita sulle labbra e ha detto:“Te ne do uno mio”. Questa è l’armonia che cerco di ritrovare ogni giorno. EVA G. - Presidente CdA dell’EdC Per risolvere i problemi è importante prendersi il tempo giusto e aspettare il momento giusto per me o per l’altro. Questo lo faccio invitandolo magari a prendere un tè e quindi ci si confronta raccontandosi che cosa succede. Da questi momenti sono sempre uscita arricchita ma soprattutto ne siamo usciti insieme: mi è successo con diverse persone. È una cosa che mi porto come un dono di crescita della mia vita e del mio lavoro. mezzopieno 23 APRILE-MAGGIO 2016

IL LIVELLO DI MERCURIO E SOSTANZE TOSSICHE NEL PESCE AI MINIMI DA 40 ANNI L.A. Times – 8 febbraio

GLI INVESTIMENTI NELLE FONTI RINNOVABILI NEL MONDO AI MASSIMI DI SEMPRE Bloomberg New Energy – 16 marzo

LE BICI IN CONDIVISIONE NEL MONDO SUPERANO Il MILIONE Bike SharingMap – 28 marzo

UNA NUOVA TECNICA PERMETTE TRAPIANTI DI FEGATO SENZA RIGETTO DA QUALSIASI DONATORE N.Y. TIMES – 9 marzo

GLI ARSENALI NUCLEARI NEL MONDO SONO AI MINIMI DA 50 ANNI Arms Control Association – 18 marzo


MEZZOPIENOeditoriale L’indole dell’essere umano è quella di un animale sociale dominante che vive in branco e che mantiene la sua disposizione a conquistare, proteggere il territorio e a prevaricare. La nostra società è evoluta ed organizzata ma l’attitudine a superare gli altri e allo scontro rimane estremamente forte. I conflitti sono espressione atavica della nostra animalità e ripercorrono meccanismi che ci riportano al nostro essere istintivo. Non esiste vita senza scontri, tuttavia questi sono spesso vissuti con sofferenza e come causa di divisione, rallentando il progresso civile. I conflitti possono bloccare, ferire ed essere motivo di forte stress ma possono anche far evolvere. La presenza degli altri e le loro idee possono essere vissuti come un peso o un fastidio e alimentare insofferenza o irrequietezza, alla base della nascita della conflittualità. Il fatto che sorga un confronto su valori diversi, sui obiettivi e interessi differenti non è sempre un segno di cattiva convivenza ma può anche essere sintomo di una partecipazione vitale e appassionata. Molti fanno fatica ad accettare e ad affron-

Mezzopieno News è pubblicato ogni due mesi dal movimento Mezzopieno. Gli articoli riportati sono frutto della ricerca e del lavoro giornalistico del comitato editoriale, dell’ufficio studi, del gruppo di ricerca, dei volontari e dei membri della comunità Mezzopieno. Ogni articolo è un’elaborazione originale e riporta fatti e situazioni reali. Le fonti originali sono verificate e citate per esteso. SE CREDI NELLA BELLEZZA E NELLA POSITIVITà, CONDIVIDILA Mezzopieno News è scritto dalla gente e riporta le notizie dei suoi lettori e dei simpatizzanti del pensiero Mezzopieno. Articoli, lettere, suggerimenti e collaborazioni sono inseriti nella pubblicazione secondo i parametri della linea

tare i conflitti, sono congelati, indeboliti e prevenuti nei confronti di chi la pensa in modo diverso. Spesso ferite personali, rabbia, sensi di colpa e gelosie non permettono di vivere con serenità un contraddittorio o una diversa visione della realtà. Esistono però diverse modalità per affrontare un conflitto, alcune arricchenti, altre indebolenti. Le reazioni più istintive allo scontro, la fuga e il contrattacco, sono tipicamente anche quelle che più ci impoveriscono e che creano sospesi che nel tempo tenderanno a ripresentarsi. Eludere o ignorare un conflitto, spesso, non ne permette il superamento ma gli offre spazio per rinvigorirsi. Attaccare invece crea competizione con chi ha originato il conflitto e ne alimenta l’aggressività. I contrasti possono nascere dalla paura del cambiamento, dal timore di essere sottovalutati, dalla mancanza di fiducia negli altri o in se stessi o dal bisogno di controllo. La parola conflitto deriva da fligere, urtare; il suo approccio alternativo è il confronto, da frontem, mettere di fronte. Nel conflitto le posizioni sono contrastanti ed incompatibili, non esiste il desiderio di com-prendere la posizione altrui. Il confronto pone invece le parti su un livello comune e si svolge attorno ad un dialogo conoscitivo che di per sé è già arricchente, mentre rinuncia ad imporre una convinzione

editoriale condivisa. L’applicazione per inviare scritti, fotografie ed articoli è consultabile nelle pagine dedicate del sito del movimento. Mezzopieno News è gratuito – nessuno può richiedere denaro o compensi per la sua distribuzione. Il movimento Mezzopieno è un gruppo di pensiero che non ha obiettivi di profitto ma la diffusione dell’approccio positivo e della capacità creativa e collaborativa. Mezzopieno News è distribuito con il contributo volontario dei membri, degli amici e dei simpatizzanti del movimento Mezzopieno. Come frutto della volontà di condividere il proprio pensiero, la pubblicazione è distribuita attraverso il sistema del passaparola, di mano in mano, con la consegna diretta e personale.

preconfezionata. L’equilibrio tra l’imposizione di sé e l’accoglienza dell’altro è la vera discriminante. Volere il bene dell’altro non significa chiedergli di essere come noi vogliamo ma riconoscere ciò che egli è e rappresenta. Senza rinunciare ai propri valori, l’affermazione del proprio pensiero non perde forza quando si manifesta, anche con determinazione, senza tuttavia bisogno di doversi imporre. Per uscire dal conflitto occorre gestire gli stati d’animo che lo originano, come la rabbia, la tristezza e la frustrazione, le logiche di potere, l’attaccamento alle proprie convinzioni e agli stereotipi e desiderare sinceramente il raggiungimento di un traguardo comune, che esuli dagli interessi personali e dal ruolo che ci si è configurati, per trovare la giusta combinazione di elementi, come in una formula chimica. Il compromesso non è un figlio povero della battaglia, ma il re che viene partorito nella pace. Nella nostra civiltà così competitiva, cedere e sbagliare sono spesso vissuti come fallimenti, vincere però non è il risultato più soddisfacente per la somma delle parti perché lascia sempre dei perdenti. La pace non si conquista ma si raggiunge, quando tutti sono in pace.

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mezzopieno 24 APRILE-MAGGIO 2016

Luca Streri

Mezzopieno News: Iscrizione al n° 19 del 24/7/2015 del registro del Tribunale di Torino Proprietario ed Editore: Semi onlus, piazza Risorgimento 12, Torino Direttrice responsabile: Patrizia Spagnolo Comitato editoriale: Maura Fornero, Diego Mariani, Patrizia Spagnolo, Luca Streri, Rossella Tisci Progetto grafico e impaginazione: Giancarlo Viani Il blog di Mezzopieno News www.mezzopieno-news.tumblr.com Il movimento Mezzopieno è su internet al sito www.mezzopieno.org Per comunicare con noi, per ricevere la newsletter, per unirsi al movimento Mezzopieno info@mezzopieno.org

MEZZOPIENO News - Aprile/Maggio 2016  

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