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SETTEMBRE/OTTOBRE 2016

Conduttore televisivo, attivista, imprenditore sociale: Jon Dee, eletto Australiano dell’anno nel 2010, cela dietro un’ammirevole modestia la grinta di chi crede così fermamente nei suoi ideali da dedicare tutto se stesso. Ha tenuto oltre 270 interventi sui temi ambientali e le sue pubblicazioni più recenti, “Sustainable Growth” e “Energy Cut”, hanno raggiunto le 130.000 copie in Australia. Planet Ark, DoSomething, Rock Aid Armenia sono solo alcuni dei suoi progetti. Ma c’è una sorta di fil rouge che li tiene insieme? “Per tutti i progetti che inizio, ho un obiettivo comune. Devono raggiungere un risultato misurabile. Non credo nel fare una denuncia su un problema se non ho una soluzione nella quale può essere coinvolta una persona comune. È per questo che cerco di utilizzare nomi semplici per le mie campagne, come “Un albero per bambino” o “Giornata nazionale dell’albero”, così si sa subito di cosa si tratta. Troppo spesso quando cerchia-

mo di convincere la gente a sostenere le sfide ambientali usiamo parole e frasi che la persona media non capisce”. L’aspetto innovativo del suo attivismo è promuovere la consapevolezza che ciò che è sostenibile spesso è anche economicamente vantaggioso, come racconta nel suo programma “Smart Money”, in diretta su Sky News Business Channel ogni settimana in Australia, alla sua 58° puntata. “Essendo rispettose dell’ambiente, le imprese possono fare più soldi. Quando si riduce l’uso di energia, non solo si riduce l’inquinamento di carbonio emesso dalle centrali elettriche; si abbassa anche la bolletta dell’energia elettrica. Se si utilizzano meno materiali per realizzare un prodotto, non solo si lasciano più risorse per le generazioni future; si riduce anche la spesa per le materie prime. Se si riciclano i rifiuti, diminuisce anche la bolletta dei rifiuti. E se si mettono i pannelli solari sul tetto, si riduce la bolletta del riscaldamento grazie all’energia gratuita del sole. In Australia abbiamo pannelli solari su 1,5 milioni di tetti e sta diventando sempre più popolare perché è un modo sicuro di ridurre le bollette. Con il mio programma intervisto aziende e piccole imprese ben note che possono dimostrare che l’essere più rispettosi dell’ambiente è un modo sicuro per rendere il finance manager felice!” Intervista a pagina 16/17

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SORPRESA: SI DIVORZIA DI MENO PAGINA 2

DOPO LA FUGA RITORNANO IN ITALIA: IL RESHORING PAGINA 10

NELLE LANGHE LE PANCHINE CHE FANNO TORNARE BAMBINI PAGINA 18


SORPRESA: SI DIVORZIA DI MENO A dispetto di quanto sembrerebbe, il tasso di coppie che interrompe il proprio matrimonio per separarsi definitivamente è in calo. Dopo il picco negativo degli anni ‘ 70 e ‘80 in cui si sfiorava il 50% di fallimenti coniugali, l’istituzione del matrimonio oggi è più forte ed il trend è in miglioramento da circa un trentennio. Le rilevazioni statistiche denotano un aumento della durata media delle relazioni matrimoniali e un tasso di divorzio che tende a scendere. Le ultime rilevazioni sulla popolazione americana (una delle più divorziste del mondo) riportano che, dopo 15

anni di matrimonio, per le unioni registrate negli anni ‘70 solo il 65% era ancora sposato mentre per le coppie unitesi negli anni ‘90 il tasso è salito al 70% e per quelle nate nel 2000 è ancora superiore; continuando di questo passo si può prevedere che due terzi dei matrimoni più recenti durerà nel tempo. Le cause di questo fenomeno inaspettato sono conseguenza di una società in cui ci si sposa più tardi e con maggiore consapevolezza, si sceglie con più libertà e si è più stabili economicamente. “Due terzi dei divorzi sono avviati dalle donne” afferma la terapeuta di coppia William Doherty dell’Universi-

Gli aborigeni australiani hanno di nuovo la loro terra

È stata una delle contese sui diritti della terra più lunghe della storia dell’Australia ed una epocale rivendicazione territoriale che ha coinvolto le tribù aborigene per circa 40 anni. Dal 1979 i Larrakia, aborigeni di una piccola popolazione del nord dell’Australia, hanno subito l’esproprio delle loro terre e l’allontanamento dai loro villaggi tradizionali da parte del governo. Il 21 giugno 2016 il primo

ministro australiano Malcolm Turnbull ha ufficialmente restituito i terreni ai clan proprietari affermando che “la battaglia è finita, il governo intende ora proteggere la sopravvivenza e la resilienza dei nostri indigeni australiani”. I titoli di proprietà di 55.000 ettari di terreni Kenbi sono tornati alle tribù. L’evento di martedì è stata la quarta cerimonia di riconsegna di questo mese, in tutto più di

200.000 ettari. Più del 40% del territorio del Nord, tra cui l’85% delle sue coste, ora appartiene di nuovo ufficialmente ai suoi proprietari tradizionali. Le lunghissime trattative hanno visto molti processi alla Corte Federale e si erano interrotte più volte a causa della disputa sui costi per ripulire la terra dai rifiuti tossici che vi erano stati scaricati nei decenni. “Questo è un grande giorno per noi” ha dichiarato Jason Singh, storico rappresentante delle tribù aborigene. “Finalmente abbiamo aspettato tanto tempo ma ora possiamo ottenere le nostre terre indietro. Noi non siamo nulla senza la nostra terra”. Fonte: The Guardian

tà del Minnesota “quindi quando si parla di cambiamenti nelle separazioni, si parla di cambiamento nelle aspettative delle donne”. L’emancipazione femminile e la maggiore indipendenza economica e sociale delle donne determinano matrimoni più sinceri e più uguaglianza tra i coniugi. Il calo dei matrimoni in generale poi influisce positivamente sul numero dei divorzi in quanto sono proprio le categorie più a rischio separazione che si sposano sempre di meno. FONTE: ISTAT; NEW YORK TIMES

Se sei malata e non puoi, puliamo per te Un gruppo di donne ha fondato negli Stati Uniti un’impresa di pulizie per offrire aiuto gratuito per tutte le donne che stanno fronteggiando il cancro. La fondatrice, Debbie Sardone, ha avuto l’idea quan-

di un impresa, perché stava già sostenendo le cure per il cancro; in quel momento Debbie ha deciso che nessuna donna in cura per il cancro sarebbe mai stata lasciata da sola. All’inizio erano un gruppo

do incontrò una donna che a causa della malattia non aveva le forze per tenere in ordine la sua casa e non poteva permettersi il costo

di amiche organizzate per aiutare altre donne come loro ma poi l’idea ha preso piede e tante altre persone si sono aggiunte all’ini-

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ziativa ed hanno creato Cleaning For A Reason (pulire per un motivo), una associazione senza fini di lucro che oggi conta 1.200 volontari e che finora ha aiutato 21.000 donne in tutto il nord America a non trascurare la propria abitazione. Il servizio si è talmente diffuso da allargarsi negli Stati Uniti e anche in Canada e copre migliaia di case, permettendo alle famiglie delle donne in cura di vivere con meno disagi la malattia e la degenza, coinvolgendo non solo il lor benessere fisico ma anche la qualità della loro vita. I loro motto è “noi ci prendiamo cura della tua casa, così tu ti puoi prendere cura di te”.

Fonte: Cleaning for a Reason


Clint compra terra per restituirla alla natura

L’attore americano Clint Eastwood ha lavorato per oltre 20 anni per acquisire i terreni circostanti la sua città, per salvarli dalla speculazione e dalla cementificazione. Alla fine dello scorso mese di giugno, all’età di 86 anni, li ha donati tutti alla sua comunità. Sono 79 acri (pari 319.000 m2) di terra di sua proprietà che sono stati conferiti ad un progetto per ripristinare la pianura alluvionale del fiume Carmel, nella contea di Monterey in California, per ridurre i problemi delle alluvioni, preservando gli habitat naturali lungo il fiume e favorendo la creazione di nuovi sentieri che collegano gli spazi aperti, permettendo al fiume di espandersi naturalmente lungo il suo corso. Il suo dono ne segue un altro simile di 49 acri avvenuto nel 1997. Ex sindaco di Carmel, Eastwood ha speso gli ultimi anni della sua vita per il progetto che ha comportato la rimozione di una diga, il ripristino di zone umide e convertendo parte di un campo da golf alla natura selvaggia. L’attore ha speso circa 14 milioni di $ del suo patrimonio personale per questa opera e continua ad impegnarsi per raccogliere consensi e volontari per restituire il vecchio fiume e l’area in cui sorge alla natura. Fonte: KSBW; Monterey County Weekly

Il ritorno dei pesci sulle coste

Il gesso cambia e diventa stampabile

Un rimedio fastidioso che presenta diverse controindicazioni e difetti che lo rendono spesso un insopportabile compagno in caso di fratture e slogature. Il gesso medico non lascia respirare la pelle, non può essere bagnato, quando ci si lava bisogna stare molto attenti, in estate rende il caldo ancora più opprimente, se si va in spiaggia o al mare si è fortemente limitati. Jake Evill un laureato alla Victoria University di Wellington ha inventato il Cast Cortex, un prodotto che sostituisce il gesso tradizionale con un innovativo esoscheletro con una struttura a celle che elimina gran parte dei suoi classici difetti. L’esoscheletro è molto resistente, è impermeabile, lascia respirare la pelle e riduce notevolmente le limitazioni, inoltre grazie ad alcune tecnologie all’avanguardia è anche più efficace nel sanare meglio le fratture senza effetti collaterali sulla postura o sulla pelle. L’esoscheletro viene progettato al computer tramite un software che basandosi sulle scansioni dell’arto e sulle radiografie disegna la struttura ideale per ogni soggetto. Una volta finita la progettazione virtuale l’esoscheletro viene stampato tramite una stampante 3D. La startup italiana Holey per questo scopo ha creato una nuova tecnologia sviluppata da Intel che permette la stampa utilizzando un materiale plastico biocompatibile, economico e leggerissimo. Fonte: Holey; Dezeen

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Una situazione che si è verificata in tutto il mondo a seguito della pesca eccessiva, della distruzione degli habitat e del cambiamento climatico. Un fenomeno che per decenni ha causato la diminuzione dei pesci sulle coste e negli oceani. Qualcosa di nuovo sta però accadendo nelle acque dei mari di tutto il mondo. Dopo decenni di contrazione della popolazioni di pesci, alcune tendenze hanno cominciato a cambiare. I dati raccolti negli Stati Uniti rilevano che il numero di specie marine sovrasfruttate in attività di pesca si è ridotto di due terzi, passando da 92 nel 2000, a 29 nel 2015. Nel frattempo il numero di specie ittiche ricostituite è passato da zero a 39. Secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, il 90% degli stock ittici sono stati sfruttati in passato in corrispondenza o oltre i loro livelli di massima sostenibilità. Le nuove tecniche di pesca, quote e regolamenti più strutturati hanno permesso di invertire la tendenza e di riportare i pesci nei mari. Grazie alla collaborazione tra organizzazioni di pescatori, università, associazioni ambientaliste e istituzioni, sono state definite zone per la rotazione della pesca, il ripopolamento programmato e la definizione di stock di pesca regolamentati secondo parametri scientifici che prevedono i tempi di riproduzione di ogni specie, un piano di gestione per aree e per popolazioni ittiche e limiti nella taglia e nella quantità di pesci da pescare. I risultati sono stati immediati. “I nuovi limiti di cattura sono stati determinati dalla scienza, piuttosto che dall’economia o dalla politica, è stata una svolta” afferma Margareth Spring responsabile Scienza e Salvaguardia al Monterey Bay Aquarium. “Molte specie pressoché sparite sono tornate e i mari sono di nuovo ricchi di biodiversità e di vita”. Fonte: National Oceanic and Atmospheric Administration; The New York Times


La più grande operazione ecologica di tutti i tempi Si tratta del più grande impegno coordinato a favore della natura ed è stato realizzato in un solo giorno. 800.000 volontari hanno preso parte ad una enorme operazione di massa per piantare 50 milioni di alberi in 24 ore nello stato indiano settentrionale dell’Uttar

esemplare in questo impegno ecologico senza precedenti. Il primo ministro dell’Uttar Pradesh, Akhilesh Yadav ha dichiarato ai volontari riuniti nella città di Kànnaugi: “Il mondo deve capire che sono necessari seri sforzi per ridurre le emissioni di carbonio e per mitigare gli effetti

Avevamo un cancro

Le terapie per affrontare il cancro sono sempre più efficaci ed i nuovi trattamenti scoperti dalla scienza riescono a curare un numero sempre crescente di persone. Milioni di persone sopravvivono a tumori un tempo incurabili e molte di queste hanno scelto di utilizzare la propria esperienza a favore degli altri. Una grande rete internazionale si è formata ed è impegnata nel condividere e far conoscere le buone pratiche ed i risultati conseguiti, per cercare di scambiare consigli e per aiutare ad affrontare la sfida della malattia oncologica in maniera più efficace e diffusa. I Had a Cancer (Avevo un Cancro) è già stato definito “il social dei sopravvissuti” ed è uno spazio virtuale in cui le persone che sono passate dalla malattia, mettono a disposizione tutti i dettagli delle proprie battaglie, foto comprese, ed aiutano gli altri a trovare modalità e accorgimenti per affrontare il tumore e la vita prima e dopo i trattamenti e le operazioni. In un collettivo di persone che hanno provato le medesime esperienze, i membri trovano fiducia ed ispirazione per non lasciarsi scoraggiare e per non sentirsi soli nelle fasi della patologia e della degenza. I partecipanti si conoscono, scambiano idee e diventano amici, tra di loro si confidano espedienti per affrontare i disagi della vita quotidiana e i piccoli e grandi successi; alcuni di essi si cominciano anche a frequentare e non pochi incontrano l’anima gemella e si sposano. “Non vergognarti di una cicatrice” scrive Pamela J. “è il segno della tua vittoria su ciò che voleva abbatterti”. “Dai un nome alla tuo tumore e prova a diventarci amica” suggerisce Jessy T. Negli ultimi due decenni il tasso di mortalità per cancro è diminuito nei soli Stati Uniti del 23%. Fonte: I Had Cancer; American Cancer Society

Pradesh. L’India ha stanziato un capitale di 6.2 miliardi di $ per far crescere una grande quantità di alberi in zone aride del Paese, con l’obiettivo di aumentare la forestazione in linea con gli accordi assunti in occasione del vertice sui cambiamenti climatici di Parigi dello scorso dicembre 2015. La popolazione ha risposto con grande coinvolgimento e con volontà

del cambiamento climatico globale. L’Uttar Pradesh ha dato il via”. La commissione del Guinness World Record sta lavorando per contare tutti gli alberi e per verificare il record che si candida a battere la precedente maggiore opera di piantagione che spetta al Pakistan nel 2013 con 847.000 alberi piantati. Fonte: The Telegraph 15/07/2016

In cima al Cervino senza braccia nè gambe Jamie Andrew al medico che gli amputò gambe e braccia disse “Ci tornerò”. Il 4 agosto ha raggiunto la cima del Cervino, la montagna per eccellenza, a 4.480 metri. Lo scozzese nel 1999 restò bloccato per cinque notti sulla parete nord del monte e dopo aver perso l’amico compagno di cordata dovette subire l’amputazione di tutti gli arti. Dopo 17 anni Jamie ci è ritornato ed ha completato la scalata in sei ore. Per salire e per darsi equilibrio si è legato due bastoncini telescopici agli avambracci d’acciaio, metodo già sperimentato anche sul Monte Bianco, quando mancò la cima per duecento metri a causa del maltempo. Nel 2004 ha realizzato un’altra impresa eccezionale raggiungendo MEZZOPIENO 4 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016

la vetta del Kilimangiaro a 5.885 metri, senza gli arti. Per lungo tempo in passato il Cervino fu considerato inviolabile per l’arditezza delle sue pareti. Molti alpinisti nella storia si sono cimentati con questa montagna senza riuscire a conquistarla. L’impresa di Jamie Andrew è un record che scaturisce da una grande sfida con la natura ma soprattutto con se stesso e con la concezioni dei propri limiti. Fonte: Jamie Andrew


Le donne che volano più in alto

Riparare le strade con il microonde La mancanza di manutenzione e il degrado delle strade della Striscia di Gaza hanno spinto tre giovani ingegneri palestinesi recentemente laureate presso l’Università di Gaza a concentrare i loro sforzi su come trovare una soluzione in un paese isolato da molti anni a causa dell’embargo. Il loro progetto è nato come parte del programma universitario per la ricerca di soluzioni alle strade sconnesse e il 9 maggio ha vinto il primo premio per l’innovazione scientifica della Nasser Bin Hamad Creativity Award, tra circa 6.000 partecipanti provenienti da 111 paesi del mondo. “Le crepe divorano sempre di più l’asfalto a Gaza. La soluzione tradizionale sarebbe rifare la strada ma è un’opzione molto onerosa a causa del costo elevato delle materie prime risultante dalle restrizioni imposte sulle importazioni.

La compagnia area del piccolo stato del Brunei-Darussalam, la Royal Brunei Airlines, è la prima ad avere un equipaggio di bordo composto da sole donne. Non solo le assistenti di volo, dunque, ma anche le pilote. L’insolito equipaggio è stato presentato ufficialmente il 23 febbraio scorso, in occasione dell’anniversario dell’indipendenza del Brunei dal Regno Unito ed è guidato da Sharifah Czarena, comandante, Sariana Nordin e Dk Nadiah Pg Khashiem, entrambe primo ufficiale. Significativa anche la scelta dell’aeroporto in cui l’aeromobile pilotato dalle tre donne ha effettuato il suo primo atterraggio. Si tratta di Jeddah, in Arabia Saudita, uno stato islamico, proprio come il Brunei, dove però le donne sono fortemente discriminate. Un’azione significativa per promuovere l’emancipazione della donna laddove è più discriminata. Fonte: The Brunei Times

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Qui 1 chilometro di asfalto costa circa 1 milione di dollari” hanno dichiarato le ragazze. “La nostra idea si basa su un processo di auto-guarigione delle crepe con miscela di bitume e ghiaia e l’aggiunta di fibre di ferro estratte da rottami metallici recuperati che proteggono l’asfalto dal degrado e dall’eventuale cedimento strutturale” ha detto Aisha. Hadeel Abu Aisha, Khadija Ramlawi e Nour Hassan sono tre ragazze di 21 e 22 anni con una grande determinazione ed hanno dichiarato “All’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà, soprattutto la mancanza di alcuni strumenti come la macchina necessaria per fare l’asfalto che è introvabile a Gaza. Abbiamo quindi usato un forno a microonde per generare calore ed ha funzionato” Fonte: Islamic University of Gaza; Al Monitor - 9 maggio 2016


MEZZOPIENOpensiero

Mezzopieno è innanzitutto un modo di pensare, un approccio alla vita ed una maniera di essere. Il pensiero Mezzopieno è sempre pro, mai contro. Mezzopieno si pone come alternativa costruttiva al vittimismo, alla polemica e al disfattismo. Il modo di essere Mezzopieno collabora con tutti per offrire delle alternative costruttive e positive ai pessimisti, ai complottisti e a quelli che cercano sempre dei capri espiatori da colpevolizzare. Chi vive Mezzopieno non ha timore di caricarsi delle responsabilità ed è impegnato nell’individuare le alternative alle dinamiche distruttive e al modo di fare che delega agli altri le scelte. Il cambiamento è responsabilità di chi costruisce con intelligenza ed umiltà, collaborando e coinvolgendo il maggior numero di persone possibile. Piuttosto di cercare di demolire ciò che è ritenuto sbagliato, Mezzopieno propone alternative positive e costruttive, buone pratiche ed atteggiamenti che ricercano l’armonia, che non indirizzano energia per contrastare il male, ma che si vanno a sostituire ad esso. La scelta buona scaccia quella cattiva. Chi si identifica nel Mezzopieno non esalta il buonismo ma ha un approccio positivo e aperto al diverso ed al nuovo. Il cambiamento è un processo che va condiviso da tutti e può avvenire soltanto lentamente, con la presa di coscienza e la partecipazione costruttiva di ogni elemento della società. L’alternativa alla rivoluzione è l’evoluzione. La vera forza che manda avanti il mondo da sempre e che lo ordina attraverso la crescita e la collaborazione di tutti. Chi giudica questo modo di pensare come naif… ha ragione! Non è obiettivo del pensiero Mezzopieno produrre utili o generare profitto. È dimostrato che i buoni esempi “sono in grado di suscitare emozioni positive e di spingere le persone a seguire gli esempi presentati e addirittura provocare reazioni fisiche tali da lasciare un’impronta duratura capace di influenzarne le azioni future. Questo fenomeno, che in psicologia prende il nome di “elevazione morale’” può provocare cambiamenti comportamentali e predisporci all’empatia e all’interazione sociale”. Fonte: Journal of Personality and Social Psychology

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MEZZOPIENOcosafacciamo Indice di benessere

CONDIVIDERE PER ESSERE PIÙ FELICI

L’uomo è un animale sociale – affermava Aristotele. Ne deriva che le relazioni sociali sono un aspetto cruciale del benessere e della qualità della vita degli esseri umani. Quasi la totalità (96,22%) delle persone intervistate nel sondaggio dell’Ufficio Studi Mezzopieno “Il benessere indichiamolo noi” ha dichiarato che le relazioni sociali sono fondamentali (46, 28%) o importanti (50,94%) nella loro esistenza. Le relazioni sociali hanno ricadute positive sia sul benessere dei singoli che della società in senso più ampio. Per quanto concerne l’aspetto personale, secondo alcuni studi, le persone che possono contare su una fitta rete relazionale soffrono di stress minore, sono più sane, vivono più a lungo e trovano lavoro più facilmente. Per quanto riguarda invece l’aspetto comunitario, le società in cui le relazioni sociali sono più forti tendono ad avere un’economia più solida, livelli di criminalità più bassi e una partecipazione democratica più spiccata. Questo si verifica perché l’inserimento in reti rela-

zionali rafforza i valori condivisi innescando meccanismi virtuosi e comportamenti reciprocanti. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico utilizza un numero molto vasto di indicatori per misurare l’intensità delle relazioni sociali: la soddisfazione per le relazioni familiari e amicali, la presenza di persone su cui poter contare (indicatore di cui si è già parlato nello scorso numero di Mezzopieno per rilevare la dimensione del benessere dell’amore e della cura), la possibilità per i bambini di poter trascorrere del tempo con i genitori, il numero degli aiuti gratuiti forniti, la partecipazione sociale, le attività di volontariato, il finanziamento alle associazioni e alle istituzioni no profit, la presenza di cooperative sociali e la percezione della fiducia. Gli ultimi dati OCSE sulla partecipazione sociale disponibili per l’Italia, quelli del 2014, dimostrano che nel nostro paese stanno aumentando (seppur lentamente) la fiducia negli altri, la percezione di poter contare su qualcuno in caso di necessità, il sostegno alle associazioni e il tempo speso per il volontariato. Fonte: Ocse 2015

La comunità Mezzopieno è un movimento formato da persone, gruppi e associazioni che credono nell’importanza di promuovere ed interpretare un approccio costruttivo ed armonioso nella società e nella vita, nel rapporto con gli altri e nella gestione delle sfide e delle difficoltà. Partecipano alla comunità Mezzopieno: Semi Onlus International, Voluntas Foundation, Fondazione Arbor, Gruppo di ricerca Valori, Etica ed Economia dell’Università di Torino, associazione Volonwrite. Il gruppo di lavoro Mezzopieno è aperto a chiunque voglia partecipare: nei primi due lunedì di ogni mese ci incontriamo alle 19 alla Casa del Quartiere di via Morgari 14 a Torino, in zona San Salvario.

DIFFUSIONE DI MEZZOPIENO NEWS: IL CERCHIO DELLA GRATITUDINE

Mezzopieno News è un veicolo di condivisione per diffondere la cultura della positività, per sensibilizzare e motivare le persone a mettere in gioco le proprie capacità e la propria intelligenza propositiva. Il “cerchio della gratitudine” è il progetto che prende vita dalle relazioni di gratuità e di gratitudine che si vengono a creare intorno a Mezzopieno News: il periodico, nella sua forma cartacea, viene consegnato di mano in mano nel cerchio delle conoscenze e delle persone vicine ai membri della comunità e diventa uno strumento di relazione e di condivisione. I volontari della comunità Mezzopieno sono attivi nella distribuzione di Mezzopieno News in: Ospedali - Case di cura e di degenza - Centri di accoglienza per anziani - Carceri ed istituti penitenziari - Scuole - Parrocchie - Associazioni - Aziende - Circoli - Comunità.

L’UFFICIO STUDI MEZZOPIENO

L’attività di ricerca è lo strumento attraverso il quale il movimento Mezzopieno approfondisce la sua capacità di interpretare ed analizzare la società e le sue evoluzioni. I programmi di ricerca del movimento sono un laboratorio permanente che coinvolge università, ricercatori, associazioni e gruppi di lavoro. In particolare, Mezzopieno svolge l’attività di studio e analisi in collaborazione col Gruppo di Ricerca Valori, Etica ed Economia dell’Università di Torino, di cui è membro. MEZZOPIENO 7 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016


mezzopienofocus

A partire dagli anni sessanta, tuttavia, è emerso un nuovo modo di fare cooperazione. Le trasformazioni sociali e culturali di quegli anni, infatti, hanno portato diversi attori “non statali” ad intervenire, su base volontaria e con un’iniziale impronta caritatevole, nel settore della cooperazione internazionale, introducendo lo strumento progettuale e con una presenza personale sul campo di migliaia di volontari. L’idea che la cooperazione fosse prerogativa degli Stati sovrani è stata così superata. L’oggetto di questo approfondimento è, appunto, la cooperazione non governativa che affianca e sostiene quella istituzionale come legittima rappresentanza della società civile.

La cooperazione internazionale, nata dopo il

secondo conflitto mondiale, si pone l’obiettivo di ridurre le ineguaglianze fra le cosiddette economie avanzate ed i Paesi sulla via dello sviluppo

Lavorare insieme per un futuro di pace Cooperare significa letteralmente operare insieme per il raggiungimento di un obbiettivo comune. In un’ottica transnazionale, la cooperazione è quell’insieme di relazioni che un Paese, insieme a tutti i soggetti che operano al suo interno, intrattiene con un altro Paese generalmente riconosciuto come

in “via di sviluppo”. La cosiddetta cooperazione internazionale è nata in seno al sistema delle Nazioni Unite, a seguito del solenne impegno assunto dalla comunità internazionale di non ripetere “mai più” le atrocità ed i crimini di guerra avvenuti durante il secondo conflitto mondiale. Con le prime conferenze internazionali del dopoguerra, la co-

operazione è diventata lo strumento per gestire il trasferimento di risorse finanziarie, assistenza tecnica, servizi e beni da un governo o da un organo pubblico di una nazione a quello di un’altra. In questo senso, le attività realizzate dalla cooperazione istituzionale mantengono come obiettivo primario lo sviluppo economico del Paese destinatario.

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IL SISTEMA DELLA COOPERAZIONE IN ITALIA Il 29 agosto 2014 è entrata in vigore la Legge n. 125 per la “Disciplina Generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”, in riforma della L. 49 del 1987. La riforma, a lungo attesa, ha definito la cooperazione come “parte integrante e qualificante della politica estera” ed ha istituito a tale scopo un ente apposito, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Nella cooperazione non governativa, i principali attori impegnati in progetti di sviluppo sono le ONG (organizzazioni non governative), libere associazioni tra privati accomunate da un fondamento etico rappresentato dalla volontà di operare per superare le differenze tra il Nord e il Sud del mondo, instaurando rapporti equi tra i popoli e promuovendo uno sviluppo che favorisca la piena autosufficienza economica. In Italia, le ONG riconosciute dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sono 256, molte delle quali riunite in aggregazioni o federazioni di base, mentre a livello


mondiale le Nazioni Unite contano oltre 37.000 organizzazioni non governative. Secondo i dati raccolti dal progetto Open Cooperazione, la cooperazione italiana occupa circa 35.000 persone, di cui 11.553 professionisti e 24.665 volontari.

GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE Lavorare nel mondo della cooperazione internazionale significa fare propri gli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 sottoscritta dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu e, in particolare, i diciassette Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile che nei prossimi 15 anni, fino al 2030, guideranno il mondo sulla strada da percorrere per eliminare la povertà, proteggere il pianeta ed assicurare la prosperità per tutti i suoi abitanti. Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile seguono gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio che li hanno preceduti e rappresentano traguardi comuni su un insieme di questioni ritenuti essenziali e sono: sconfiggere la povertà, eliminare la fame, garantire il diritto alla salute, consentire a tutti di accedere ad un’istruzione di qualità, raggiungere la parità di genere, garantire la disponibilità di acqua pulita e di servizi igienicosanitari, assicurare la disponibilità di energia rinnovabile ed accessibile, promuovere una crescita economica inclusiva, costruire infra-

A SCUOLA DI COOPERAZIONE. L’ECCELLENZA DI TORINO Lavorare nel mondo della cooperazione richiede competenze, impegno, etica e dedizione. Questo è fondamentale per evitare i fallimenti che hanno caratterizzato alcune fasi della storia della cooperazione allo sviluppo. L’Università degli Studi di Torino da anni è impegnata nella formazione di ricercatori e tecnici della cooperazione internazionale. In particolare, i dipartimenti di Economia e Statistica Cognetti de Martiis e di Culture, Politica e Società offrono il corso di laurea triennale in Scienze internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione e quello di laurea magistrale in Cooperazione, Sviluppo e Innovazione nell’Economia Globale. Si tratta di corsi di laurea fortemente multidisciplinari che mirano a fornire ai futuri cooperanti le conoscenze storiche, economiche, antropologiche, giuridiche, sociologiche e politologiche per comprendere i complessi meccanismi che innescano le strutture solide e favorire l’innovazione, ridurre le diseguaglianze all’interno dei Paesi, creare città sostenibili, utilizzare le risorse in maniera responsabile, combattere il cambiamento climatico, conservare gli oceani, utilizzare la Terra

forme di povertà, disuguaglianza e ingiustizia sociale, per permettere agli operatori di agire sempre nel rispetto dei bisogni e delle culture locali. La visione dell’economia che viene presentata in questi corsi di laurea è molto ampia e olistica, un’economia dal volto umano, attenta ai veri bisogni delle popolazioni, totalmente altra rispetto alla visione classica. Il movimento Mezzopieno dal 2007 partecipa e contribuisce alla realizzazione dei corsi magistrali di Etica ed Economia e di Finanza Etica e Microcredito nell’ambito di questi percorsi di laurea. Sempre a Torino le Nazioni Unite hanno scelto di assegnare la sede mondiale per la formazione permanente dei Caschi Blu della Cultura, super esperti da inviare nelle zone di conflitto o colpite da disastri naturali (come il terremoto) per la protezione e la conservazione del patrimonio culturale ed artistico di tutto il mondo. in modo sostenibile, promuovere la pace e la giustizia e rafforzare le partnership per lo sviluppo sostenibile.

DALLA TEORIA ALLA PRATICA: IL PROGETTO UNI.COO Da 5 anni, l’Università di Torino offe a circa 45 laureandi ogni anno, neolaureati, dottorandi e assegnisti di ricerca, la possibilità di mettere la propria esperienza a servizio di università, organizzazioni e popolazioni del Sud del mondo. Questo programma si concretizza attraverso delle borse di ricerca nell’ambito del progetto denominato Uni.Coo. La maggior parte dei progetti finanziati prevede attività di ricerca sul campo, nell’ambito della cooperazione internazionale in senso stretto, vale a dire sotto forma di valutazioni ex-ante o in itinere di progetti di carattere internazionale inerenti dinamiche differenti ed eterogenee come l’empowerment delle donne, il recupero dei bambini di strada, la situazione degli immigrati. Non mancano inoltre l’applicazione anche a progetti di natura pratica, come quelli medici o veterinari, di appoggio alla produzione agricola, ecologici o ambientali. MEZZOPIENO 9 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016

I PROGETTI DI COOPERAZIONE I diversi attori della cooperazione non governativa sono dunque impegnati nel perseguimento degli Obiettivi di cui sopra. Ma che cosa è, in concreto, un progetto di cooperazione? I progetti realizzati dalle ONG interessano ambiti molto vasti, di seguito si riportano alcuni degli esempi di maggiore successo: sostegno a distanza di bambini in difficoltà, micro credito in favore di soggetti esclusi dal sistema bancario tradizionale, formazione professionale dei giovani, gestione di cliniche Dagli anni ’90 il mondo ha per l’assiridotto di 200 milioni il numero stenza sanidi persone che soffrono la fame taria in zone di conflitto, Fonte: World Food Program costruzioni di strutture come abitazioni e scuole e sistemi di distribuzione p e r l’acqua potabile. Sebbene diversi tra loro, tutti i progetti di cooperazione si pongono l’obiettivo di sviluppare le capacità degli individui e delle comunità perché, come ha scritto Albert Einstein “tutto ciò che ha valore nella società umana dipende dalle opportunità di progredire che vengono accordate ad ogni individuo”. Fonte: Carriere Internazionali, Wikipedia, Nazioni Unite


DOPO LA FUGA RITORNANO IN ITALIA: IL RESHORING La fuga di cervelli ed

aziende all’estero è un fenomeno che ha colpito negli ultimi anni l’economia dell’Unione Europea e di buona parte del sistema produttivo occidentale. Meno conosciuta tuttavia è la tendenza contraria, il cosiddetto reshoring, ovvero il ritorno di produzioni ed imprenditori nei propri paesi di origine. Si tratta di un fenomeno in atto da alcuni anni a livello globale: l’Italia è il secondo Paese al mondo interessato da questa tendenza, dopo gli Stati Uniti e prima della Germania e della Gran Bretagna. Il reshoring interessa in parti-

colare alcuni settori trainanti; tra le aziende che ritornano in Italia il 43% è costituito da industrie tessili e d’abbigliamento, seguite da alimentari, elettronica e macchine utensili. I motivi sono legati alla crescente richiesta di prodotti di qualità e alle garanzie di pregio del made in Italy, riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. Un osservatorio realizzato da Technical Hunters, ha rilevato che in questi settori un’azienda italiana su tre chiude i propri stabilimenti esteri, dove il costo del lavoro era meno gravoso, per ottimizzare e implementare al massimo quelli presenti in Italia. Tra i casi più recenti di rientri quelli

In Sicilia tornano le tartarughe marine

Dopo anni di assenza le tartarughe marine tornano a nidificare sulle spiagge italiane ed in particolare sulle coste meridionali della Sicilia. Il raro evento si è verificato in questi mesi estivi sulle spiagge di Realmonte, in provincia di Agrigento, nei pressi della Riserva Naturale di Torre Salsa e sull’isola di Lampedusa. Le tartarughe marine sono una specie a forte rischio di estinzione e la specie Caretta caretta non tornava più a riprodursi e non si avvistava più da tempo in Italia, se non di rado nelle aree naturali protette. “La nidificazione avvenuta a Cala Pisana, in un’area antropizzata, costituisce un evento di straordinario interesse” ha dichiarato il Sindaco Giusi Nicolini “siamo già a 5 nidi, 2 a Lampedusa e 3 a Linosa”. I nidi delle tartarughe sono stati immediatamente messi al sicuro con recinzioni e sono piantonati ventiquattro ore su ventiquattro dai volontari del WWF giunti da tutta la penisola. I luoghi delle deposizioni sono stati inseriti nel “Progetto Tartarughe” del WWF Italia il cui obiettivo è di contribuire alla conservazione delle tartarughe marine nel Mediterraneo tramite la riduzione dell’impatto antropico nelle acque e nelle coste italiane, monitorando gli spiaggiamenti e le catture accidentali con gli attrezzi da pesca. La tartaruga marina comune è una specie diffusa negli Oceani Atlantico, Indiano e Pacifico e nel bacino del Mediterraneo e del Mar Nero. I siti di deposizione delle uova sono localizzati nella parte orientale del bacino Mediterraneo e in particolare in Grecia, Turchia, Cipro, Libia, mentre nella parte occidentale le nidificazioni sono da ritenersi eccezionali. Le tartarughe sono sensibili a molte delle attività umane tra cui il turismo e la pesca. Si stima che ogni anno circa 150.000 tartarughe marine finiscano catturate nelle reti nel Mediterraneo e che di queste oltre 40.000 muoiano.

di Natuzzi (divani, dalla Romania), Ciak Roncato (valigeria, dalla Cina), Fiamm (accumulatori ed energia, dalla Repubblica Ceca), Danfoss (oleodinamica, dalla Slovacchia), Argo Tractors (macchine agricole, da Francia e Regno Unito), And Camicie (abbigliamento, dalla Cina). A Torino l’Azienda Bacardi, proprietaria dello storico marchio Martini&Rossi, ha deciso di riportare tutta la produzione del Vermouth destinato al mercato europeo nello stabilimento di Pessione di Chieri. FONTE: IL SOLE 24 ORE; DISTRIBUZIONE MODERNA; MARTINI E ROSSI; IMPRESA E TERRITORI

Dopo 300 anni tornano le cicogne in Italia

Erano sparite dall’Italia e sono tornate. Le cicogne bianche che nidificavano già ai tempi dei romani sui cornicioni dei templi, avevano abbandonato dal 17° secolo i comignoli e le torri del nostro Paese, spostandosi in Nordafrica, Turchia, Caucaso, Iran e Asia centrale. Oggi fra Piemonte, Lombardia e Veneto vivono e nidificano regolarmente circa 300 coppie di cicogne, mentre oltre sessanta coppie hanno preso dimora fissa nella zona di Gela in Sicilia. Il lavoro per riportare questo grande uccello nel nostro Paese è stato avviato, dopo secoli di assenza dal nostro territorio nazionale, con un progetto di reintroduzione nato nel comune di Racconigi, in provincia di Torino, da un agricoltore appassionato di volatili, Bruno Vaschetti. Da allora, dopo aver portato i primi esemplari dalla Svizzera, in pochi anni le coppie nidificanti hanno incominciato a moltiplicarsi e a ritornare ad ogni stagione dopo lo svernamento nei caldi paesi del sud. Centinaia di volontari, di gruppi e di associazioni in Italia sono impegnati in una campagna per la protezione e la conservazione dell’habitat della cicogna, per facilitare l’osservazione e la segnalazione delle coppie nidificartici e per contrastare la caccia e il bracconaggio alla cicogna e alle sue grandi e ricercatissime uova.

Fonte: Giornale di Sicilia; WWF

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Fonte: Lipu


Il miglior cuoco al mondo per i poveri a Rio Le olimpiadi di Rio non sono solo un evento di sport ma sempre di più un’occasione per sperimentare lo spirito olimpico della condivisione e della partecipazione. Lo chef modenese Massimo Bottura, nominato nel 2015 il miglior cuoco al mondo, ha aperto una grande mensa nel cuore delle favelas di Rio de Janeiro dove gli scarti alimentari degli alberghi, dei ristoranti e del villaggio olimpico vengono trasformati in cibo per chi non ne ha. RefettoRio porterà ai poveri delle favelas cibo per oltre 19.000 persone e recupererà almeno 12 tonnellate di cibo altrimenti destinati al macero, in tutto il periodo delle olimpiadi. “Non è beneficenza, è cultura” dice. “Ho imparato da mia nonna, che il pane raffermo me lo riproponeva pucciato nel latte e zucchero”. RefettoRio rimarrà e continuerà la sua attività una volta terminate le Olimpiadi. Parallelamente al progetto di recupero del cibo in surplus, verranno realizzati corsi di cucina e programmi sulla nutrizione rivolti soprattutto ai giovani delle favelas, cercando di educarli al consumo di frutta e verdura fresca invece che di cibi già pronti. Per la realizzazione di questo progetto ambizioso sono stati coinvolti, oltre che 45 dei migliori chef al mondo anche dei giovani cuochi brasiliani formati nelle favelas e nelle comunità povere del Paese. Bottura non è nuovo a queste iniziative, nel 2015 aveva già aperto un refettorio per trasformare gli avanzi di cibo provenienti dall’esposizione universale di Milano in piatti d’alta cucina per dare da mangiare alle persone indigenti. Fonte: O GLobo; Corriere della Sera

Nuovi carburanti: l’Italia fa scuola Salva l’azienda che lo ha licenziato e zione”, ha commentato il fondatore Il 15 di Luglio un Boeing di linea riassume i colleghi di Sunchem. “Ingegno e risorse della compagnia South African Airways è volato da Johannesburg a Città del Capo alimentato per il 50% da biocarburante. È un’azienda con sede ad Arma di Taggia (Imperia) ad avere inventato il metodo per ricavare carburante dai semi di tabacco, con la collaborazione dei ricercatori dell’Università Cattolica di Piacenza. L’azienda ligure ha prima brevettato un processo per l’estrazione del biocarburante dai semi e, nel 2011, ha ottenuto il seme Solaris, ideale per questo scopo. Un seme non geneticamente modificato, non alimentare e senza nicotina. Da quel momento ha lanciato la sperimentazione della tecnologia con partner industriali in Italia, Sudafrica, Brasile e Stati Uniti. “Questo primo volo è per noi motivo di orgoglio e grande emo-

totalmente italiane sono alla base di questo successo mondiale”. Dal Piemonte, invece, arriva un metodo innovativo per produrre carburanti da plastica riciclata. La start-up che lo ha brevettato, Sintol, è stata lanciata da tre neolaureati vincitori del bando Start Cup Piemonte e Valle D’Aosta nel 2015. Nata dalla constatazione che “molta della plastica consumata non viene adeguatamente riciclata”, Sintol punta alla produzione di carburanti sintetici avanzati, per riscaldamento e autotrazione, ottenuti da materie plastiche riciclate ed ha scelto come sede una vecchia centrale termoelettrica a Front (Torino) che sarà riconvertita a tale scopo.

Fonte: Sunchem; Sintol

“Il sistema è crudele: se perdi il lavoro a cinquant’anni sei finito. È un’assurdità e l’abbiamo dimostrato”. Inizia così il suo racconto Enzo Muscia, ex direttore commerciale della filiale italiana di Anovo, multinazionale specializzata nei servizi post vendita di apparecchiature elettroniche, con oltre 5.000 dipendenti in tutta Europa. Nel 2011, il fallimento della filiale di Saronno e l’affidamento al curatore fallimentare il quale, in assenza di acquirenti interessati alla ricapitalizzazione, licenzia i 320 dipendenti. È allora che Enzo Muscia decide di mettersi in gioco e, in assenza di banche disposte a

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fargli credito, ipoteca la sua casa ed investe la liquidazione per riacquistare la sua vecchia azienda dove ha iniziato a lavorare 26 anni fa come tecnico elettronico. “Siamo così riusciti a ricomprare le attrezzature, ottenere le certificazioni e riaprire la sede operativa”, dice Muscia, oggi amministratore unico della nuova società. La nuova impresa è ripartita con 8 dipendenti, ex colleghi richiamati da Muscia, che oggi sono diventati più di 40. Il fenomeno dei cosiddetti workers buyout, ovvero l’operazione di acquisto di una società realizzato dai dipendenti dell’impresa stessa, è nato negli Stati Uniti e si sta diffondendo in Italia. Sono già 36 i casi di piccole aziende “salvate” dai dipendenti. Per lo più localizzate in Toscana ed Emilia, occupano vari settori del manifatturiero e dei servizi e, per ripartire, adottano sovente lo strumento della cooperativa. Fonte: A Novo Italia; Il Corriere della Sera


La Sicilia prima a produrre energia dalla sabbia Conservare nella sabbia l’energia accumulata durante le ore di sole per convertirla, sotto forma di elettricità, anche quando il Sole non c’è. È il primo impianto realizzato al mondo ad utilizzare la sabbia per produrre energia. È stato inaugurato a San Filippo del Mela, in Sicilia ed è il sistema termodinamico Stem Magaldi che riesce a sfruttare con una buona efficienza una superficie fluida di sabbia per

accumulare il calore fino a 6 ore ed utilizzarlo per produrre vapore ad alta pressione, come una vera e propria batteria solare. Una storia di riconversione pulita ed una alternativa per un’area gravemente danneggiata in passato dagli impianti petrolchimici di Milazzo, grazie al nuovo polo energetico nato nell’area in seguito alla collaborazione tra enti di ricerca, università e aziende

come A2A. Questa nuova forma di generazione di energia è estremamente pulita e non ha impatto ambientale, non inquina e non produce particolari effetti collaterali sulla natura e sul paesaggio. Fonte: A2A

Riprendersi la città in silenzio Alberta e Cesare sono due normali cittadini, la prima pensionata, il secondo barista. Alberta vive nella provincia di Piacenza, Cesare a Milano. Due realtà urbane diverse, ma con molti punti in comune. Uno di questi è la sporcizia, il degrado, più accentuato in una grande città, ma visibile anche nel piccolo comune. Così Alberta e Cesare hanno deciso di donare parte del proprio tempo per aiutare la città dove vivono e chi la abita. Hanno deciso di rendersi utili nel loro anonimato, senza far rumore, ma dando un po’ di sé ogni giorno. Alberta lo fa ogni lunedì e giovedì, puntualmente. Veste una pettorina arancione, da volontaria, prende una ramazza e comincia a pulire le strade del suo paese. È pensionata e potrebbe impegnare il suo tempo a godersi il meritato riposo invece ha scelto di dedicarsi per fare del bene alla sua comunità. Qualcuno in paese la guarda con aria interrogativa, ma lei prosegue per la sua strada. D’altronde, come ricorda anche Alberta, è stato proprio il sindaco a chiedere una mano ai cittadini per conservare il decoro del paese. Lei lo ha preso subito in parola. Cesare, invece, fa il barista la sera e quando di giorno ha più tempo libero, con pennello e vernice, gira per Milano a ripulire i muri pieni di scritte. La sua ultima “opera” è la ri-pittura delle mura che delimitano il carcere di San Vittore: “Lo faccio perché amo la mia città e mi piace vederla pulita”.

Il cemento che trattiene la luce e illumina le città Illuminare le città grazie alla luminescenza prodotta dal cemento e dalle superfici del manto stradale e degli edifici. È una nuova tecnologia sviluppata da alcuni gruppi di ricercatori che sono riusciti a creare materiali che producono illuminazione assorbendo l’energia solare di giorno e restituendola sotto forma di luce alla notte. Si tratta di fotoluminescenza, un insieme di processi grazie ai quali determinate sostanze assorbono, sotto l’effetto di una radiazione elettromagnetica, fotoni per poi riemetterli in tutte le direzioni.

Fonte: La Repubblica; Il Corriere della Sera MEZZOPIENO 12 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016

Un’azienda di Costabissara, in provincia di Vicenza, la Ecobeton, ha inventato un materiale ottenuto da una miscela di aggregati fotoluminescenti e di cemento che permette di assorbire le radiazioni ultraviolette della luce solare e produrre un effetto di irraggiamento luminescente durante le ore notturne. Due ore di esposizione diretta alla luce solare garantiscono da 8 a 12 ore di irradiazione e di illuminazione. Altri ricercatori come quelli della Decking Quartz di Campodarsego (PD) sono riusciti a creare un pavimento luminoso creato con graniglia di vetro e fosforo che

restituisce la luce diurna per circa 5 ore ad energia zero. Nei Paesi Bassi invenzioni del genere sono già state sperimentate su una pista ciclabile e su una strada nazionale. Si tratta di sistemi d’illuminazione pensati per essere autonomi, rinnovabili, duraturi e in grado di funzionare senza elettricità. Al crepuscolo, il fondo della pista ciclabile di Nuenen, nei Paesi Bassi, si accende e permette ai ciclisti di pedalare su un sentiero luminoso. Un modello di auto elettrico della Nissan, la Leaf, funziona come una lucciola e brilla nella notte grazie ad una vernice che, immagazzinando raggi ultravioletti durante il giorno, restituisce l’energia sotto forma di luce che si accende con il buio. Fonte: Ecobeton; Decking Quartz; CNN; Holland


L’Italia è il paradiso delle farfalle

L’Italia è il Paese che ospita la più alta ricchezza di farfalle in Europa, arrivando a contare 289 specie, alcune di esse endemiche e molto rare. È il primato italiano rilevato da Legambiente e diffuso in un rapporto frutto di due anni di lavoro e di in censimento sulle specie endemiche del nostro paese. Il nostro Paese, per la posizione geografica e per la diversità di ambienti di montagna, di pianura, d’acqua dolce e costieri, è un luogo privilegiato per le farfalle. Secondo Legambiente: «Sull’isola di Montecristo sono anche state individuate 2 nuove specie ed è stata confermata la presenza della Pararge Aegeria, avvistata l’ultima volta 40 anni fa». Alcune specie si trovano solo in Italia, come la Zerynthia Cassandra, la Melanargia Arge e la rarissima falena Acanthobrahmaea europea, che vive soltanto alle pendici del Vulture. Negli ultimi anni sono nati diversi progetti di ricerca, coordinati da Legambiente, come il Santuario delle Farfalle Ornella Casnati all’Isola d’Elba, dove dopo più di 70 anni è stato possibile riscoprire la presenza di almeno due specie. L’Arcipelago Toscano è infatti uno dei luoghi di eccellenza per lo studio delle farfalle, grazie alla sua posizione di ponte tra la Corsica e l’Italia. La presenza di potenziali nuove specie è stata documentata all’Isola d’Elba, a Giannutri e Montecristo

Donarsi fino alla fine Le donazioni di organi non hanno età. Anzi, da una recente analisi del Centro trapianti dell’ospedale Niguarda di Milano, risulta che, se il progressivo aumento dell’età dei donatori dovesse continuare con i ritmi attuali, entro i prossimi 9 anni oltre la metà degli organi proverrà da donatori con più di 80 anni. Riguardo le donazioni c’è poi un dato ancora più specifico e significativo. Secondo una recente casistica (realizzata dal gruppo dell’Unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Aoup di Pisa, diretta dal professor Franco Filipponi, e pubblicata sulla rivista specializzata “Transplantation”), sono in costante aumento anche i trapianti di fegato che utilizzano organi di donatori ultranovantenni. Se una volta, quindi, era più difficile pensare che una persona anziana potesse donare degli organi, oggi il quadro è completamente cambiato. O almeno sta mutando con il tempo. Da casi sporadici, le donazioni di ultraottantenni o novantenni stanno diventando casi di routine clinica. Sempre per quanto riguarda il fegato, secondo i dati registrati, l’incremento dell’uso di donatori anziani non ha determinato un cambiamento dei risultati in termini di sopravvivenza sia dell’organo che del paziente. È proprio il fegato ad essere un organo longevo, capace di sopravvivere a determinati stress e a mantenersi in forma. Così come il suo “padrone” che, anche superata una certa soglia di età, può rendersi protagonista di un gesto unico e, spesso, di vitale importanza. Ad oggi, infatti, in Italia sono ancora tantissimi i pazienti in attesa di un trapianto di fegato.

Fonte: AdnKronos

Fonte: Consiglio Regionale Piemonte

Il solare diventa invisibile Uno dei maggiori problemi nella produzione di energia solare attraverso i pannelli fotovoltaici è l’impatto visivo e ambientale degli impianti e la loro l’integrazione nel paesaggio. La nuova tecnologia che supera questo limite, soprattutto nei centri storici dove esistono rigidi vincoli paesaggistici, è la innovativa tegola fotovoltaica. Sviluppato da una società vicentina, si tratta di un coppo ultra tecnologico che integra un elemento architettonico fotovoltaico ed un processore fotocatalitico. La luce del sole produce energia elettrica ed attiva al contempo un processo naturale e infinito che purifica l’aria mentre pulisce la superficie del coppo, svolgendo un’azione disinquinante e purificando l’aria dallo smog.

I coppi si incastrano tra di loro e trasformano il tetto dell’edificio in un generatore di energia elettrica senza modificarlo nell’aspetto. Le celle di silicio sono inglobate nelle tegole realizzate in composto polimerico caricato con polveri naturali e risultano alla vista del tutto analoghe al materiale tradizionale. La costruzione con polveri naturali consente inoltre di creare diversi caratteri cromatici tipici delle tradizioni costruttive locali in relazione alle argille disponibili nei differenti ambiti territoriali Per produrre 1 Kilowatt (kWp) di energia con questa nuova tecnologia è sufficiente un tetto di 15 metri quadri.

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Fonte: Dyaqua


MEZZOPIENO52passi 52 PASSI È UN PERCORSO DI IMPEGNO PERSONALE CHE HA L’OBIETTIVO DI AFFRONTARE INSIEME PICCOLI PROPOSITI SETTIMANALI, UNO PER OGNI SETTIMANA DELL’ANNO. LE QUATTRO AREE DI IMPEGNO SONO:

VUOI FARE IL PRIMO PASSO? • Impara a memoria il testo di una delle tue canzoni/poesie preferite

- IL RAPPORTO CON SE STESSI E CON IL PROPRIO INCONSCIO

• Prima di un pasto, dedica un pensiero a chi ha cucinato per te

- LE RELAZIONI

• Chiedi scusa dopo esserti alterato con qualcuno

- IL RISPETTO DELL’AMBIENTE Pe

- LA SPIRITUALITÀ

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• Spegni il cellulare quando incontri i tuoi amici e preparati ad ascoltarli senza distrazioni

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• Scegli un vestito che non utilizzi più e donalo a qualcuno che ne ha bisogno • Contempla in silenzio ciò che hai fatto durante la tua giornata

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Ogni lunedì, chi desidera mettersi in cammino sperimenta le t

per almeno 10 minuti prima di coricarti

“Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina” - Friedrich Nietzsche Assapora una camminata Nella nostra routine, non sempre notiamo o riconosciamo le cose piacevoli e positive intorno a noi. Può capitare che siamo di corsa, distratti da altro, o impegnati a controllare il nostro cellulare. Come risultato, perdiamo delle opportunità di fare esperienze positive o provare emozioni piacevoli che rappresentano i “blocchi di partenza” per la felicità a lungo termine. La ricerca suggerisce che possiamo massimizzare i benefici del bello intorno a noi assaporandolo in maniera consapevole, anziché lasciarlo passare o darlo per scontato. Questo esercizio offre un modo semplice per iniziare ad assaporare l’abbondanza di quanto c’è di buono, senza bisogno di andare verso destinazioni esotiche ma facendo più attenzione al paesaggio, agli odori ed ai suoni che spesso trascuriamo. Ritaglia 20 minuti per una passeggiata da solo ogni giorno, per una settimana. Cerca di rispettare il programma,

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salvo che il tempo sia davvero brutto. Mentre cammini, cerca di notare quante più cose positive ci sono intorno a te. Può trattarsi di paesaggi, suoni, profumi o altre sensazioni. Ad esempio, potresti concentrare l’attenzione sull’altezza mozzafiato di un albero che non avevi mai notato prima, sull’architettura complessa di un palazzo nel tuo isolato, sulla danza della luce solare su una finestra o in una pozzanghera, sul profumo dell’erba o dei fiori oppure sul modo in cui le persone fanno attenzione le une alle altre quando camminano per una strada affollata. Mentre noti ciascuna di queste cose, pensaci su, non lasciare che scivolino via. Fai un momento di pausa ogni volta che senti o vedi qualcosa ed assicurati di registrarlo in maniera consapevole, portalo davvero dentro di te. Cerca di identificare cos’è che rende piacevole per te quella situazione. Cerca di fare un percorso diverso ogni giorno così da non abituarti a nessuna di queste situazioni ed iniziare a darle per scontate. In collaborazione con Università della California, Berkeley http://ggia.berkeley.edu - http://greatergood.berkeley.edu

MEZZOPIENO 14 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016


MEZZOPIENOlafotografia

PREMIO FOTOGRAFICO MEZZOPIENO INVIACI LA TUA FOTO DI COME TU VEDI IL MONDO MEZZOPIENO redazione@mezzopieno.org Il regolamento sul sito mezzopieno.org/attività/premio

“Creatura vivente, società senza stato. I Rom in cammino in Europa” Lavoro fotografico di Andrea Ciprelli

MEZZOPIENO 15 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016


MEZZOPIENOintervista

Jon Dee Le nostre azioni per la Terra Cosa significa per te “mezzopieno”? È un atteggiamento che ti è stato utile per i tuoi progetti e, più in generale, nella vita?

Se sei un attivista, devi avere un atteggiamento “mezzopieno”. Altrimenti in breve tempo ti scoraggi e non sei efficace. Una volta ho sentito in un discorso queste parole: “Se qualcuno apre la finestra al cambiamento, non guardare

sta a cuore. È per questo che ho dato vita al sito FoodWise: con tutte le persone che muoiono di fame nel mondo, è quasi criminale che molti di noi gettino via così tanto cibo. Questa cosa deve cambiare. Per le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese e che fanno affidamento sull’assistenza alimentare e relativa al vestiario, ho iniziato qui in Australia la settimana nazionale dell’Op Shop, mercatini dell’usato di proprietà di un ente di beneficenza dove abbigliamento e altri articoli sono venduti per raccogliere fondi e sostenere così le attività sociali. La settimana è diventata un grande successo e vi prendono parte organizzazioni di beneficenza che rappresentano più di 1.000 negozi. Penso anche che dovremmo fare più volontariato. Ecco perché ho ideato il sito Do Something Near You: digitando il loro codice postale, gli australiani possono trovare opportunità di volontariato in oltre 16.000 periferie. È un sito molto popolare. fuori per vedere cosa c’è dall’altra parte. Salta fuori dalla finestra più veloce che puoi perché arriverà sicuramente qualcuno che vorrà chiudere quella finestra e porre fine al cambiamento”. Se sei positivo e mostri quali sono i vantaggi del cambiamento, è probabile che più persone ti diano il loro sostegno per quello che stai cercando di cambiare.

Quali sono i temi di tuo interesse come imprenditore sociale?

La mia preoccupazione più grande è che l’ambiente sia in grado di prendersi cura dei miei figli. Ciascuno di noi deve fare la sua parte. Ci dimentichiamo che a noi, come parte del

“pubblico”, spetta il controllo finale. Se non ci piace, ad esempio, il modo in cui un’impresa si comporta, possiamo sempre decidere di fare il nostro acquisto dalla sua concorrente più vicina. L’altra mia preoccupazione è la capacità dell’ambiente di prendersi cura delle altre specie. Diamo l’ambiente troppo per scontato e sfortunatamente molti politici non ne sanno abbastanza per prendere decisioni meditate e consapevoli che proteggano la capacità dell’ambiente di prendersi cura di noi e nutrirci. Lo spreco di cibo è un’altra questione che mi

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Qual è stata la tua più grande sfida?

Rispettare la promessa fatta al giornalista Ara Tadevosyan nel 2009 di costruire la scuola di musica per bambini nella zona del terremoto in Armenia. Ha richiesto una quantità enorme di lavoro, ma grazie all’aiuto di altre persone e organizzazioni, ce l’abbiamo fatta. La scuola è stata inaugurata dal Presidente dell’Armenia nel 2013 ed è frequentata ogni anno da 220 bambini.

Quale progetto ti ha coinvolto di più?

Quello a cui sto attualmente lavorando, “Un


albero per bambino” (“One Tree Per Child”). Ho cominciato con l’attrice Olivia NewtonJohn e mia figlia Estelle, di 12 anni. Il nostro scopo è che ogni bambino pianti almeno un albero all’anno. Il progetto sta andando molto bene e abbiamo piantato alberi in 7 paesi. Siamo molto entusiasti di come si è sviluppato in Kenya. A Bristol, poi, ci sono 36.000 bambini delle scuole elementari e 130 scuole primarie, tutte coinvolte nel progetto: abbiamo piantato 39.000 alberi in soli 15 mesi. In Australia quest’anno pianteremo 100.000 alberi, ma il nostro obiettivo è di arrivare al milione. Ci piacerebbe coinvolgere una città italiana e far sì che tutte le sue scuole primarie piantino alberi. Quando si ottiene come risultato che un bambino pianti anche un solo albero, si crea un importante cambiamento nel suo atteggiamento verso l’ambiente e la comunità in cui l’ha piantato. È una situazione vantaggiosa per tutti. Con Olivia ho iniziato in Australia anche il Giorno nazionale dell’albero, un evento che ho curato per i primi 10 milioni di alberi che abbiamo piantato con la comunità. Sono molto orgoglioso perché ho visitato molte realtà dove gli alberi che sono stati piantati negli anni ‘90 hanno davvero “Una persona anche senza trasformasoldi può determinare un to quelle cambiamento reale che comunità interessi ogni singolo e aiutato individuo” l’ambiente allo stesso tempo.

nel 1992 ed è andata molto lentamente per molti anni. Poi, nel 2012, ho deciso di mettere una certa pressione alle aziende perché facessero a meno dei fosfati che causano inquinamento e cianobatteri nei nostri fiumi. Non avevo soldi e nessun sostegno politico. Tuttavia, a sostegno della mia campagna ho avuto i mezzi di comunicazione e così, una per una, tutte le principali aziende hanno assunto l’impegno di eliminare gradualmente l’uso dei fosfati. Come risultato, 1,9 miliardi di bucati all’anno in Australia sono ora privi di fosfati. Questo dimostra che una persona senza soldi può determinare un cambiamento reale che interessi ogni singola persona nel paese in cui vive. Se credi abbastanza in qualcosa e sei gradevole nel chiedere alle persone di cambiare, sarai sorpreso

da quanto sia facile a volte elettriche, questa graduale ottenerne l’aiuto. eliminazione ha fatto rispar“Ciascuno di noi deve fare la Ora sto gestendo una cammiare miliardi di dollari. sua parte. A noi spetta il pagna simile per eliminare controllo finale” gradualmente l’uso di microSecondo te, qual è un esemsfere di plastica. Ancora una volpio di comportamento etico? ta, non ho soldi, ma stiamo facendo Qui in Australia c’è un’impresa chiamata Blackmores che recentemente ha grandi progressi. Un’altra campagna in cui ho creduto davvero tan- dato ai suoi 900 dipendenti un bonus corrisponto è stata spingere l’Australia a eliminare le lam- dente allo stipendio di 6 settimane come premio padine a incandescenza nel giro di 3 anni. Con per una crescita del profitto. Il profitto, infatti, mia grande sorpresa, il governo australiano ha non dovrebbe essere spartito solo tra i membri accettato e siamo stati il primo paese sviluppato a dell’alta direzione, ma condiviso tra tutti coloro eliminarle. L’Europa e altri paesi hanno seguito che hanno contribuito a quel successo. Molte l’esempio australiano. Oltre a ridurre l’inquina- aziende dovrebbero seguire questo esempio! mento di carbonio da parte delle nostre centrali

Un progetto in cui credi molto? Forse più di uno... Eliminare i fosfati nei prodotti per il bucato qui in Australia. Ho iniziato quella campagna

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NELLE LANGHE LE PANCHINE CHE FANNO TORNARE BAMBINI

Come il professor Keating, il celebre personaggio interpretato dall’attore Robin Williams che nel film L’attimo fuggente sale sulla cattedra per ricordare a se stesso che bisogna sempre guardare le cose da angolazioni diverse, l’artista e designer Chris Bangle invita gli abitanti delle Langhe, dove ha stabilito la sua residenza, ad osservare il mondo dalle sue panchine giganti. La “Grande Panchina Rossa #1” è un’installazione artistica realizzata da Bangle nel 2010, che riproduce la panchina

tipica di un giardino pubblico ma fuori scala. “L’idea delle panchine fuori scala non è inedita, ma lo è il contesto” dice l’artista, “Il cambio di prospettiva dato dalle dimensioni della panchina fa sentire chi vi siede come un bambino, capace di meravigliarsi della bellezza del paesaggio con uno sguardo nuovo. Siamo così ossessionati dallo scoprire cose sempre nuove che spesso ci neghiamo l’interessante esperienza di sperimentare cose ben conosciute ma in un contesto diverso”. Dalla prima installazione, altre otto panchine ufficiali sono state realizzate in Piemonte, nella zona

Porta Nuova svela l’antica facciata

Al ritorno dalle vacanze, i torinesi possono nuovamente ammirare la facciata della stazione Porta Nuova che, dopo un lungo restauro, è tornata a mostrarsi nel suo colore originario, il rosa violaceo con cui era stata tinteggiata nel 1861. La copertura storica della stazione presenta una caratteristica comune a pochissimi altri edifici a Torino, come ad esempio la Mole Antonelliana, essendo caratterizzata da manti in lose denominate “bargioline” di 1mq di superficie e di due o tre cm di spessore ora non più reperibili, per le quali si è proceduto ad un complesso restauro conservativo. Tali restauri, basati su precise indagini diagnostiche e condotte con una metodologia tradizionale, sono stati realizzati con gli stessi artifizi impiegati nel restauro del 1901 di cui si sono ritrovate le testimonianze in sito. Grazie alle indicazioni fornite dal progettista dei lavori di costruzione - Ingegner Alessandro Mazzuchetti - e sulla base di precise stratigrafie, il restauro ha ricostituito i colori originari della stazione, fra cui la tinta “rosea violacea scura” che rappresenta il colore principale, ed i colori dei materiali lapidei impiegati a vista o simulati. Porta Nuova, costruita nel 1861 ed aperta al traffico ferroviario nel 1864, è fra le prime stazioni ferroviarie in Italia per flusso di passeggeri. Oltre al restauro delle facciate, è stato condotto un importante restauro nell’atrio principale che è stato arricchito dall’illuminazione architettonica per mettere in luce le particolarità spaziali e decorative dell’ambiente. Fonte: Ferrovie dello Stato

di Langhe e Roero. Chris Bangle fornisce gratuitamente disegni e indicazioni ai costruttori delle panchine, chiedendo come unica condizione che siano poste in un punto panoramico, su un terreno accessibile al pubblico e che rispettino lo spirito social con cui è nata la prima: non un’installazione privata, ma parte di un’esperienza collettiva che tutti possono condividere e sperimentare. FONTE. BIG BENCH COMMUNITY PROJECT

I bimbi ripuliscono le sponde della Dora per creare il giardino delle farfalle Hanno raccolto le plastiche, tappi, bottiglie e tutto quello che non aveva niente a che fare con la natura. Poi hanno zappato, rastrellato per prevenire la ricrescita delle erbacce e proteggere il terreno, dipinto le panchine, piantato fiori e realizzato degli spazi adeguati, con l’obiettivo di facilitare il ritorno delle farfalle in città. Erano circa un centinaio di bambini, di tutte le nazionalità, dalla prima elementare alla terza media ed hanno lavorato nel mese di luglio per il recupero delle sponde del lungo Dora Firenze, nei pressi del ponte Mosca a Torino; il loro slogan è “Piantala con la rabbia. Agisci nel tuo quartiere”. Un’iniziativa dei ragazzini dell’Estate Ragazzi e della collaborazione di più associazioni torinesi come Asai, Ser-

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mig, ClenUp Vanchiglia, con l’aiuto dei volontari di Torino Spazio Pubblico e con l’appoggio della Lavazza che nella borgata ha anche il suo centro direzionale. La trasformazione delle sponde della Dora, nel quartiere Aurora, rientra nel contesto di un progetto più ampio denominato “I luoghi del bello” di cui il lavoro sul lungo Dora è la prima fase dell’opera, effettuata con la pianificazione dell’architetto Barbara Bimbatti. “Il giardino delle farfalle è un’area verde sulla quale abbiamo piantato e ci prenderemo cura di diverse specie botaniche, fiori ma anche ortiche, indispensabili al ciclo vitale uova-bruco-farfalla” spiegano i partecipanti. Fonte: Asai; Cronacaqui


Torino leader nell’innovazione del quotidiano Torino si conferma città dell’innovazione e fucina di progetti destinati a fare scuola. Al centro di questo nuovo e importante successo per la città, c’è l’internet delle cose, “Internet of things”. L’internet delle cose è l’applicazione di internet agli oggetti di uso quotidiano, con l’obiettivo di dotarli di una tecnologia che sia in grado di migliorare la qualità della vita. Ad esempio, alcune applicazioni possono essere: le sveglie che suonano prima in caso di traffico, i vasetti delle medicine che avvisano il paziente nel caso in cui si dimentichi di prenderle e così via. In pratica, gli oggetti prendono vita grazie al web e ci aiutano in modo puntuale e costruttivo. Torino è stata scelta come città pilota e si è aggiudicata un finanziamento europeo di 370mila euro nell’ambito del Programma Horizon 2020 (Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione 2014 – 2020) con il progetto MONICA (un acronimo che sta per “Management Of Networked IoT Wearables – Very Large Scale Demonstration of Cultural Societal Applications”). Nello specifico, questo progetto vuole utilizzare l’internet delle cose per migliorare la gestione delle questioni ambientali e di sicurezza associate agli eventi che si svolgono nei centri urbani. Torino ha portato come casi pilota la “movida”, che, ad esempio, coinvolge quartieri come San Sansalvario, e il “Kappa Future Festival”, il festival di musica elettronica che si tiene ogni anno al Parco Dora. Grazie a questo finanziamento saranno sviluppate tecnologie, che saranno anche sperimentate, per controllare e gestire il rumore e migliorare la sicurezza di chi frequenta questi eventi. Fonte: Horizon 2020

Muri ripuliti. L’AMIAT vicina alla gente L’estate è tipicamente periodo di pulizia e le scritte che imbrattavano i muri della città, dal classico insulto calcistico a quello più ricercato o legato alla politica ma anche monumenti ed edifici storici, sono sparite. Così Torino, attraverso l’Amiat, non è rimasta a guardare e durante l’estate ha messo in campo una squadra di tecnici per ripulire gli edifici. Questi interventi nascono dalla collaborazione tra il Comune e i cittadini: molti infatti sono stati portati a termine dopo le segnalazioni inoltrate dai torinesi stessi agli uffici comunali. In questo caso, infatti, è stato il Comune stesso, sempre tramite l’Amiat, a farsi carico delle esigenze dei cittadini. I lavori sono andati avanti per tutto il mese di agosto e hanno coinvolto anche luoghi ed edifici fuori città, come ad esempio il Mausoleo della Bela Rosin a Torino. In città, invece, sono stati ripuliti diversi muri ed

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edifici, come quelli della scuola Elementare Parini, in corso Giulio Cesare, oppure quelli della Tesoriera in via Asinari di Bernezzo. Nell’elenco ci sono anche il monumento a Galileo Ferraris in corso Montevecchio, i servizi igienici di viale Mattioli, il sottopasso di corso Mortara, il Parco Peccei e anche la passerella olimpica, storico ostaggio dei vandali. Gli interventi di pulizia

riguardano solo quelle scritte che imbrattano i muri della città, ma non quelle dei writer, paladini della street art. Sempre ad agosto, i tre artisti contemporanei Nox, Scorie e Orma, con l’autorizzazione di Atc, hanno realizzato alcuni dipinti per abbellire le pareti dell’androne di un edificio di edilizia sociale in via Nizza. Fonte: Amiat


La prima piazza intelligente di Torino Piazza Risorgimento è la prima piazza intelligente della città. La storica piazza al centro del quartiere Campidoglio fu sede di un rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale ed è oggi diventata oggetto di un intervento umanizzante ed ingegnoso, arricchita di servizi per i cittadini per coniugare innovazione tecnologica e inclusione sociale: dall’illuminazione al controllo dei consumi, dai parcheggi alle aree relax, dal car sharing elettrico alla pulizia dell’aria; tutti gli spazi e i servizi sono stati ripensati con le moderne tecnologie per essere più sostenibili, economici e coinvolgenti. Il 29 luglio è stato inaugurato l’orto urbano come il primo dei 33 cambiamenti che stano trasformando la piazza e tutto il quartiere

in modo radicale e profondamente innovativo, come l’aspiratore elettronico per pulire le strade (Spazio Verde), un sistema innovativo di parcheggio per le biciclette private (Cyclock), la polvere per divorare l’odore della raccolta organica (Bioops) o la creazione di “isole” di aria pura, priva di polveri sottili, grazie all’utilizzo di un sistema biologico di purificazione dell’aria (U-Earth). Questa prima sperimentazione è nata da Torino Living Lab, programma scaturito dal bando della Città di Torino nato nello scorso gennaio e di una start up torinese, Planet, che progetta sistemi urbani per rendere le città più moderne, vivibili e sostenibili, sia dal punto di vista sociale che ecologico ed economico. Fonte: Torino Living Lab; Planet

I cervelli di ritorno scelgono Torino

Erano andati a lavorare e a fare ricerca all’estero ma grazie ad un progetto in memoria di Rita Levi Montalcini ora possono rientrare in patria. Sono i cervelli in fuga italiani e torinesi che dagli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania e da tanti altri Paesi stanno facendo ritorno. Il Programma Rita Levi Montalcini è destinato a portare in Italia giovani ricercatori di eccellenza internazionale, impegnati da almeno un triennio in attività didattiche o di ricerca

all’estero. Il bando annuale prevede 24 posti e non si limita ad una semplice borsa ma ad un posto da ricercatore e, dopo tre anni, gli atenei possono convertirlo in un ruolo da professore associato. L’Università di Torino detiene un piccolo primato positivo. I ricercatori che vincono il bando possono scegliere gli atenei in cui far rientro e tre su ventiquattro a livello nazionale hanno indicato Torino. Media che è rimasta costante negli ultimi tre anni, nove in tutta Italia

hanno infatti scelto Torino. La selezione delle proposte è affidata ad un Comitato composto dal Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e da quattro studiosi di alta qualificazione scientifica in ambito internazionale, con il compito di esprimere pareri sulla qualificazione scientifica dei candidati e sulla valenza scientifica dei progetti di ricerca. Fonte: Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

Nasce la sorprendente Isola di Margherita

A Torino è nata l’Isola di Margherita, il nuovo strabiliante Hospice oncologico pediatrico inaugurato all’ospedale Infantile Regina Margherita. L’Isola è stata fondata per supportare i bambini e i ragazzi affetti da patologie rare ed incurabili, ma anche per i loro genitori, per permettergli di essere presenti nella vita dei propri figli in difficoltà. Si tratta di un reparto all’avanguardia unico nel suo genere, diretto da un luminare dell’oncologia, Franca Fagioli, prima donna eletta alla presidenza dell’Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica e Direttore Dipartimento di Pediatria e Specialità Pediatriche. Gli spazi dell’Isola, di 700 metri quadri, sono stati pensati per facilitare la convivenza tra pazienti, genitori e personale sanitario. Sono presenti sei camere singole con un’area di svago, una cucina per la famiglia e una sala comune per condividere con altre persone le proprie esperienze e la collaborazione. Gli ambienti sono colorati con le sfumature del mare, per trasmettere una sensazione di benessere e tranquillità, ma ne celebrano anche la forza. Le linee morbide e la grafica a tema accompagnano i pazienti lungo il corridoio in un percorso intervallato da oblò digitali dove poter giocare o ammirare le profondità del mare, fino al fulcro del progetto, dove si trova il mondo subacqueo: l’acquario, in cui seguire le evoluzioni dei pesci multicolori nel loro habitat, luogo di incontro e di osservazione, motivo di passeggiata e meta ambita da tutti i bambini dell’ospedale e non solo. Il tesoro inestimabile di quest’Isola risiede nel suo essere un punto di incontro, di formazione e di dialogo per tutti coloro che direttamente o indirettamente vivono l’esperienza della malattia. Al nuovo Hospice pediatrico L’Isola di Margherita è l’ennesima dimostrazione di eccellenza dell’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, che si conferma al top in Italia ed il fiore all’occhiello della Città di Torino. Fonte: Città della Salute Torino “Volonwrite per Mezzopieno”

MEZZOPIENO 20 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016


MEZZOPIENOprogetti POVERTÀ SALUTE FINANZA ETICA ECOLOGIA APPROVVIGIONAMENTO IDRICO SOSTEGNO ALL’INFANZIA COSTRUZIONE DI STRUTTURE HIV/AIDS TERAPIE SANITARIE INSERIMENTO LAVORATIVO RICERCA SCIENTIFICA DIALOGO INTERRELIGIOSO DISABILITÀ CULTURA DELLA POSITIVITÀ CRESCITA PERSONALE SPIRITUALITÀ CULTURA / CONOSCENZA

SCACCIAPENSIERI, POESIA CHE COLORA I GIORNI NERI Non tutti i libri, quando bussi, ti rispondono. Scacciapensieri è un orecchio che ti ascolta, l’amico che in tasca per te ha sempre almeno una poesia che colora i giorni neri. Scacciapensieri è un’antologia di poetry therapy pensata per bambini dagli 8 anni in su: è composta da 64 poesie suddivise in 7 medicine, più 1 medicina speciale. Quattordici poeti (tra cui Vivian Lamarque, Roberto Piumini, Bruno Tognolini, Chiara Carminati) hanno composto per questo libro i loro “unguenti e intrugli” in forma di versi, grazie ai quali hanno potuto mostrare la propria idea di poesia che cura. Sulle pagine bianche prendono vita, nelle belle illustrazioni di Deka, paesaggi colorati e bamboline danzanti che hanno esse stesse potere terapeutico e calmante ed accompagnano il lettore con la loro leggiadria da una poesia all’altra. La musica magica di questo scacciapensieri è l’aroma buono che viene diffuso grazie alla lettura nelle scuole e negli ospedali, ovunque ci siano bambini a cui serve somministrare amore e tutte le altre medicine incluse (e non ancora incluse!) nel primo Scacciapensieri. L’Operazione scacciapensieri, che ha come sua prima azione il libro Scacciapensieri. Poesia che colora i giorni neri, si inserisce nell’ambito degli studi e del lavoro sulla poetry therapy che l’associazione culturale Mille Gru (Monza) – in cooperazione con Fondazione Arbor (Lugano), membro del Movimento Mezzopieno – sta indagando dal 2009 grazie ad alcuni progetti e spettacoli sviluppati negli Ospedali, negli Hospice e nelle scuole. Nei buoni propositi di questa operazione, non manca il desiderio di approfondire studi, pratiche e racconti di esperienze di guarigione, anche complete, attraverso la poesia.

MEZZOPIENO 21 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016


MEZZOPIENOtralagente

Che cambiamenti ha portato la cooperazione internazionale nei Paesi in cui hai lavorato? SI PARLA MOLTO IN QUESTI TEMPI DELLE CONDIZIONI DEI PAESI DA CUI PROVENGONO TANTI IMMIGRATI, DELLA POVERTÀ E DELL’IMPORTANZA DI AIUTARLI A CASA LORO. ABBIAMO CHIESTO A CHI LAVORA NELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE DI SPIEGARCI CHE EFFETTI HA IL LAVORO PER QUESTE POPOLAZIONI. DAISY

PAUL

Credere nelle persone e nella loro spiritualità

Capire le cause e farsene carico

In tanti anni di servizio ai poveri ho capito che non ci sono rose senza spine. In mezzo a tante difficoltà ho realizzato che per andare avanti non ci si deve scoraggiare ma essere concentrati e credere molto nelle persone e in Dio. Le donne nei villaggi hanno lentamente imparato il valore del risparmio e della collaborazione in gruppo. Adesso costruiscono insieme agli uomini dei villaggi, pozzi, depuratori, impianti per l’irrigazione e cooperative. C’è un entusiasmo diffuso nel voler costruire dei bagni per tutto il villaggio. Incoraggiamo sempre le persone ad essere fedeli al loro Dio e a vivere con profondità la loro spiritualità, qualsiasi essa sia.

Dopo 10 anni di lavoro con le tribù rurali, le donne nei villaggi sono responsabilizzate del loro destino, di quello del loro comunità e della loro famiglia. Ora sanno che il loro futuro è nelle loro mani e sentono che il futuro della società dipende dalla loro partecipazione. Le donne hanno imparato ad analizzare i problemi, a riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e ad affrontare i problemi della povertà e dell’ignoranza. Ho visto grandi miglioramenti nell’educazione dei loro bambini, nella lotta alle malattie endemiche e nell’igiene.

DIEGO

NOTIZIEflash FRUTTA E VERDURA SUPERANO LA CARNE NEL BILANCIO DEGLI ITALIANI Coldiretti - 28 luglio

SLA: SCOPERTO IL GENE CHIAVE Nature Genetics / University Medical Center Utrecht 26 luglio

BOOM DI COMPRAVENDITE CASE IN ITALIA (+17,9% E NUOVI MUTUI +29,2%) Ansa - 25 luglio

20 ISOLE NEL MONDO SONO RINNOVABILI AL 100% Legambiente - 25 luglio

IL RECORD DELLA CALIFORNIA: 6 MILIONI DI CASE ALIMENTATE DAL SOLE San Francisco Chronicle - 15 luglio 2016

LE EMISSIONI DI GAS SERRA IN EUROPA AI MINIMI DAL 1990 Agenzia Europea dell’Ambiente - 21 giugno

TUTTI I NEGOZI DI ELETTRONICA RITIRANO I PICCOLI RIFIUTI ELETTRONICI GRATUITAMENTE Ministero dell’Ambiente - 7 luglio

Dialogo e relazione per condividere il futuro

La cooperazione internazionale, quella autentica, porta dialogo prima che risorse finanziarie, è relazione prima che aiuto. La cooperazione che conosco ha reso il mondo un posto più piccolo, in cui le difficoltà di un contadino indiano sono diventate anche le mie. Perché la costruzione di un mondo più giusto ed equo ha una sola strada: condividere il futuro del prossimo che, per farsi conoscere, ci chiede di avvicinarci a lui.

SCOPERTA LA GEMELLA DELLA TERRA Ansa - 24 agosto

L’ITALIA VARA LA LEGGE ANTISPRECO ALIMENTARE 2 agosto - Camera dei Deputati

MEZZOPIENO 22 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016


PREMA

CHIRANJEEVI

Disciplinare noi stessi e i rapporti con gli altri

Aiutare le persone del mio villaggio mi ha fatto tornare a vivere

Abbiamo imparato a darci una disciplina, con noi stessi, con la nostra famiglia e con i nostri vicini. Tutto questo lavoro ha dato più responsabilizzazione alle donne e più rispetto nella società. Non solo il miglioramento della condizione economica ma soprattutto la formazione del carattere, imparare ad ascoltare, affrontare i problemi e risolverli insieme. Molti altri aspetti sono anche migliorati come la moralità, la spiritualità e anche alcuni aspetti psicologici. Attraverso il lavoro con i gruppi di auto aiuto abbiamo imparato a gestire i soldi e ad utilizzarli per aprire delle piccole attività, come banchetti di frutta e verdura, macchine da cucire, piccoli ristoranti di strada, comprare degli animali ecc.

In questi anni come animatrice ho avuto modo di incontrare tanta gente e anche “bianchi”, ascoltare i problemi e farmi ascoltare, questo ha accresciuto molto la mia autostima. Dopo la morte di mio marito sono caduta in depressione ma quando mi è stato chiesto di lavorare per aiutare le persone del mio villaggio sono tornata a vivere. Ho imparato ad aprire un conto in banca, fare versamenti e prelievi e aiutare le altre donne a fare lo stesso. Oggi ho imparato a parlare con i funzionari e spiego alle altre donne i progetti governativi, creo coscienza in loro.

KUMARI

Ho visto crescere la loro dignità Dare un senso al proprio impegno

Lavorando con le animatrici e coordinatrici di villaggio sono diventata più socievole ed ho imparato ad ascoltare le persone e a capire i loro problemi e le loro difficoltà e a mettermi a disposizione. Sono molto grata a questo lavoro perché mi ha resa una persona nuova attraverso le persone con cui ho a che fare ogni giorno. A volte ho ancora problemi di salute ed economici ma riesco a trovare soddisfazione in quello che faccio e a dare un senso alla mia vita, grazie a Dio.

GLORIA Quello che ho visto cambiare è tanto. Le donne dei villaggi fanno molti sforzi per riuscire ad educare i propri figli e spesso si trovano mariti alcolizzati che rendono la loro vita difficile. Con il passare del tempo e parlando con loro, le donne si accorgono che un mondo diverso è possibile, magari non subito per loro ma per i loro nipoti e questo le rende felici e volenterose. Insieme lavoriamo in gruppi e ci rispettiamo, loro onorano i loro vicini e diventano amici e fanno molti progressi. Soprattutto mi accorgo che la dignità delle donne viene messa in risalto e celebrata ogni giorno. MEZZOPIENO 23 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016

IN SICILIA TORNANO LE FOCHE MONACHE Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - 2 agosto

PANTELLERIA DIVENTA PARCO NAZIONALE Ministero dell’Ambiente - 29 giugno

TORNA IL CAMOSCIO SUGLI APPENNINI Camoscio Day - 29 luglio

COMPLETATO IL GIRO DEL MONDO CON UN AEREO ALIMENTATO SOLTANTO DAL SOLE Solar Impulse / Ansa - 26 luglio

LA SARDEGNA PRIMA AD APPROVARE L’INCLUSIONE SOCIALE Consiglio Regionale della Sardegna - 2 agosto


MEZZOPIENOeditoriale

La fiducia ci salverà “La bellezza salverà il mondo” diceva Dostoevskij ma cosa potrebbe succedere se non fossimo pronti ad accorgercene? Il mondo è un complesso di bene e male, luci ed ombre, illusioni e delusioni, non si può stabilire univocamente quale delle due metà prevalga ma si può scegliere da che parte stare e come gestire l’opposto. Senza un atto di consapevolezza e di accoglienza, la negatività può prendere il sopravvento mentre la bellezza rischia di rimanere pura estetica e di non riuscire a produrre i suoi effetti benefici di ispirazione del bene, senza svelare la sua imprevedibile forza creativa. Ciò che tuttavia può dare un senso a ciò che non si conosce è la fiducia, un atteggiamento che sceglie di deporre le armi della difesa e della superbia per abbracciare la forma dell’accoglienza e dell’umiltà, quella dell’acqua nel suo contenitore. Ogni giorno compiamo una serie continua di atti di fiducia inconsapevoli. Ci affidiamo all’autista che guida il mezzo su cui viaggiamo, al cuoco che prepara il nostro pasto, al muratore

Mezzopieno News è pubblicato ogni due mesi dal movimento Mezzopieno. Gli articoli riportati sono frutto della ricerca e del lavoro giornalistico del comitato editoriale, dell’ufficio studi, del gruppo di ricerca, dei volontari e dei membri della comunità Mezzopieno. Ogni articolo è un’elaborazione originale e riporta fatti e situazioni reali. Le fonti originali sono verificate e citate per esteso. SE CREDI NELLA BELLEZZA E NELLA POSITIVITÀ, CONDIVIDILA Mezzopieno News è scritto dalla gente e riporta le notizie dei suoi lettori e dei simpatizzanti del pensiero Mezzopieno. Articoli, lettere, suggerimenti e collaborazioni sono inseriti nella pubblicazione secondo i parametri della linea

che ha costruito la nostra casa ma paura e delusioni passate ci guidano sempre più con l’avanzare dell’età, nel ricusare la fiducia, nel timore di esserne traditi o sopraffatti. La convivenza civile tuttavia si basa proprio sul fidarsi e questa scelta etica è il collante sociale che permette alle società di vivere in armonia. La fiducia ci permette di innamorarci, di lavorare, di fare figli, di inventare e di scoprire, di condividere, di passare al semaforo col verde sicuri che gli altri rispetteranno il rosso e di un’infinità di altre cose che non ci potrebbero essere se ogni volta ci chiudessimo in un atteggiamento di timore. Quando non ci fidiamo non ci coinvolgiamo e ci priviamo della possibilità di realizzare i frutti di una scelta di collaborazione e di meravigliarci. Un atteggiamento fiducioso si fonda sul fatto che non ci sono persone buone o cattive ma individui che decidono di comportarsi bene o male, di fidarsi oppure no. Esiste poi un potente potere sovversivo della fiducia, quello che ha la capacità di generare la fedeltà e la lealtà degli altri. A partire dal momento in cui si concede la fiducia a qualcuno, si scommette su di lui e chi riceve questo gesto oblativo viene mosso a responsabilizzarsi e a sentirsi degno dell’offerta ricevuta; un atto che

editoriale condivisa. L’applicazione per inviare scritti, fotografie ed articoli è consultabile nelle pagine dedicate del sito del movimento. Mezzopieno News è gratuito – nessuno può richiedere denaro o compensi per la sua distribuzione. Il movimento Mezzopieno è un gruppo di pensiero che non ha obiettivi di profitto ma la diffusione dell’approccio positivo e della capacità creativa e collaborativa. Mezzopieno News è distribuito con il contributo volontario dei membri, degli amici e dei simpatizzanti del movimento Mezzopieno. Come frutto della volontà di condividere il proprio pensiero, la pubblicazione è distribuita attraverso il sistema del passaparola, di mano in mano, con la consegna diretta e personale.

ha la forza di generare una trasformazione che ha il potere di innescare l’imprevedibile circolo virtuoso della fiducia. La fiducia permette ai soggetti coinvolti in una relazione di realizzarsi reciprocamente. Affidarsi infatti implica sempre uno sforzo di comprensione, di adattamento e non dovrebbe essere mai una scelta acritica o passiva ma una stima consapevole, un atteggiamento morale che opta per la positività e la leggerezza del vivere. La fiducia è lasciar perdere il bisogno di conoscere tutti i dettagli prima di aprire il proprio cuore, accettare l’imprevisto e rinunciare ad esercitare il controllo sugli altri. La fiducia è la sola cura conosciuta per vincere la paura e l’antidoto migliore per crescere nell’autostima e nella capacità di costruire le relazioni; ogni volta che chiediamo fiducia dovremmo quindi essere pronti a concederla nello stesso modo, il dubbio o la fiducia che abbiamo nel prossimo sono strettamente connessi infatti con quelli che abbiamo per noi stessi. E quando poi arrivano le delusioni pensiamo che è ben più misero non fidarsi del mondo che esserne ingannati perché in fondo vivere senza fidarsi è un po’ come stringere la vita senza abbracciarla.

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MEZZOPIENO 24 SETTEMBRE-OTTOBRE 2016

Il movimento Mezzopieno utilizza stampe Carbon Balanced Printing Programme e carta prodotta con processi eco sostenibili. Mezzopieno compensa interamente il CO2 che produce per la sua attività. I dettagli su www.mezzopienonews.tumblr.com/Compensazione

Luca Streri

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MEZZOPIENO News - Settembre/Ottobre 2016  

LE BUONE NOTIZIE CHE CAMBIANO IL MONDO Berkeley University | Jon Dee | Elisabetta Gatto

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