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2 Marzo/aprile 2009 – Anno X 

Reg. al Trib. di Napoli n. 5112 del 24/02/2000. Spedizione in abbonamento postale 70% Direzione Commerciale Imprese Regione Campania

CONFRONTO DI IDEE E PROGRAMMI PER IL FUTURO DELL’EUROPA

Periodico della Fondazione Mezzogiorno Europa – Direttore Andrea Geremicca – Art director Luciano Pennino

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Sommario le sfide dell’europa Di fronte alle nuove sfide l’Europa non può dare risposte tradizionali Marco Plutino – Ivano Russo�������������� 2

integrazione Conversazione di “Mezzogiorno Europa” con Emma Bonino. Dalla crisi si esce con maggiore integrazione�������� 8

Sullo scorso numero della Rivista, nel recensire il libro di Gianni Pittella “L’Europa indispensabile”, si

due principali raggruppamenti europei, il Partito del socialismo europeo e il Partito popolare europeo, non

DI FRONTE ALLE NUOVE SFIDE L’EUROPA NON PUò DARE RISPOSTE TRADIZIONALI

documenti Manifesto PSE: Prima le persone. Una nuova direzione per l’Europa ������������13 Manifesto PPE: per le elezioni europee 2009 Forte per i Cittadini ����������������� 24 Manifesto della Confederazione europea dei sindacati ������������������� 27 Manifesto di Confindustria per le elezioni europee 2009 Per un’Europa più forte: il ruolo dell’Italia �������� 29 Il decalogo di ANCI IDEALI������������ 35

euronote Andrea Pierucci ������������������ 46

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auspicava che la campagna I DOCUMENTI elettorale per le elezioni poCHE SI DOVREBBERO CONOSCERE litiche europee avvenisse CON LE POSIZIONI attraverso la presentazione DEI PRINCIPALI ai cittadini europei di piatPROTAGONISTI taforme programmatiche DELLA fatte di opzioni credibili, COMPETIZIONE comprensibili e realizzaELETTORALE bili. Possibilmente frutto di EUROPEA riflessioni maturate nelle famiglie politiche europee. Di seguito presentiamo una serie di documenti dei protagonisti avrà difficoltà a rilevare una certa delle prossime elezioni che, pur “non standardizzazione di toni, argomeninediti” si è deciso di riprendere, sia ti, obiettivi. Segno non solo o non perché adottati in tempi recentissimi, tanto dell’assenza ormai di opzioni sia, soprattutto, perché esprimono for- ideologiche alternative e dirompenti, malmente e con chiarezza le posizio- quanto di una questione che attiene ni dei maggiori protagonisti politici e al Parlamento europeo e che è non sociali in questa competizione elet- solo istituzionale ma “politica”. Sebtorale e tuttavia appaiono ancora del bene sia ormai un co-decisore importutto ignorati dal grosso dell’opinione tante di tutte le politiche dell’Unione, quest’organo non riesce ancora a pubblica europea. Il lettore leggendo, tra gli altri svolgere un ruolo propulsore. In ciò documenti proposti, i contributi dei non è aiutato certamente dal modo


in cui continua a funzionare, essenzialmente consociativo, tale da non consentire la formazione di una maggioranza e di una opposizione politica tipiche di contesti bipolari. Da parte nostra, continuiamo ad auspicare con l’ottimismo della volontà quanto meno lo sviluppo di un vivace confronto pubblico sul futuro dell’Europa, anche se le prime settimane di campagna elettorale ufficiale si rivelano come assai deludenti. In ciò la realtà italiana amplifica solo un dato complessivo. Già le elezioni del 1999 e del 2004 si risolsero in poco più che consultazioni sul gradimento del governo in carica e sull’agenda politica nazionale. O come tali vennero percepite da sistema dei partiti e opinione pubblica. Sfortunatamente entrambe precedevano di poco le consultazio-

ni politiche (2001, 2006), intervenendo in un quadro di dissoluzione delle maggioranze politiche che faceva dell’appuntamento elettorale un’ideale occasione di polemica politica contingente. Le condizioni di oggi sono diverse. E tuttavia paradossalmente proprio questo si rivela un fattore di accentuazione del relativo disinteresse verso le elezioni europee, schiacciate tra altri appuntamenti – il referendum sulla legge elettorale e il test delle elezioni amministrative – percepiti con ben maggiore interesse dal sistema politico. Ne è testimonianza l’ultimo contributo di idee dello scomparso Baget Bozzo (“il voto conta ma non per l’Europa”, Il giornale 5 maggio 2009) teso a ribadire, come una constatazione piuttosto che una opinione, il significato “esclusivamente nazionale” delle elezioni del 6 e 7 Giugno. In effetti vi sono due ragioni reali di interesse della politica italiana verso gli esiti delle elezioni, ma in verità esse non sono estranee – anche se tale pertinenza non viene colta dal dibattito – al tema del futuro dell’Europa. Da un lato la verifica dello stato di salute del progetto del Partito democratico, una cosa che in Europa non c’è “in natura” e che in queste ore pare stia conducendo ad una soluzione interlocutoria (non federazione con il Pse, ma gruppo unico con alcune zone

DAGLI ESITI ELETTORALI LA VERIFICA DELLO STATO DI SALUTE DEL PARTITO DEMOCRATICO E DELLA CAPACITà DI SOPRAVVIVENZA DELLE FORMAZIONI MINORI

franche di autonomia). Dall’altro la di una crisi profonda di idee e concapacità di sopravvivenza delle for- tenuti, valori e visioni, su cui pure mazioni politiche minori già escluse abbondantemente si è scritto, anche su questa rivista. L’esperienza deldal parlamento nazionale. Due questioni peraltro intreccia- la Terza Via blairiana, unico nuovo te. Che chiamano con molta serietà contributo strutturale di idee a siniil modo (debole) in cui l’Italia sta in stra dai tempi di Bad Godesberg e Europa. La prima e più importante è dell’Epinay, è stata rapidamente acla questione della collocazione del cantonata come se, il pur grave erPartito democratico nel Partito del rore della partecipazione di Londra socialismo europeo, oggetto di for- al conflitto in Iraq, avesse trascinato mule compromissorie di ogni tipo, in un sommario giudizio di stroncalinguistiche, organizzative al limite tura tutto il portato di temi, proposte della dissociazione mentale. Sebbe- e politiche di governo promossi dal ne le identità europee siano in tra- New Labour tra il 1996 e il 2007. Lo sformazione vi è ancora chi rinun- stesso “Socialismo dei cittadini” di ciando ad un lavoro di costruzione Zapatero, che ha in parte offerto una dell’identità del nuovo Pse, resiste risposta ad alcuni grandi temi della rispetto all’ovvietà del dato che rac- modernità – diritti civili, etica, libertà coglie i partiti del centro-sinistra nel individuale, rapporto tra fede e policontenitore socialista. Si potrebbe a tica, tra dimensione privata e scelte lungo parlare delle ragioni che conducono a tale soluzione, ma resta indiscutibiMACROSCOPICA SPROPORZIONE le il passo indietro rispetto NELLA al limpido approdo al soLEGITTIMAZIONE DI cialismo europeo di cui UN PARLAMENTARE fu protagonista l’iniziativa ITALIANO “diplomatica” di Giorgio RISPETTO AD UN Napolitano a cavallo tra gli COLLEGA EUROPEO anni ’80 e i ’90 (che resta documentato nel suo “Al di là del guado”). Con questo non si vuole certo sostenere che pubbliche, pari opportunità – non è il socialismo europeo sia in buona riuscito a diventare base comune di salute. Dopo la stagione d’oro della un nuovo manifesto dei valori del sometà degli anni Novanta – con Gran cialismo in Europa. Così l’Europa di Bretagna, Italia, Francia e Germania fronte a grandi interrogativi e nuove governate da schieramenti progressi- sfide sembra trovare più rassicuransti – la sinistra riformista europea ha ti le risposte tradizionali – pur assai decisamente segnato il passo. Non diverse da Paese a Paese – delle forè qui il caso di tornare sulle ragioni ze conservatrici aderenti al rinnovato PPE. E però proprio lo stato di “cantiere” del socialismo europeo renderebbe assai più costruttivo e fecondo un contributo progettuale di tutti “dall’interno”. Tanto più – ed ecco la seconda questione nazionale ed europea  –  che mentre si fa strada la soluzione

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EDITORIALE

SEBBENE SIA UN CO-DECISORE IMPORTANTE DI TUTTE LE POLITICHE DELL’UNIONE IL PARLAMENTO EUROPEO NON RIESCE ANCORA A SVOLGERE UN RUOLO PROPULSORE


Le sfide dell’Europa

ropea e di quasi nulla funzionalità potenziale. Di ciò in Italia non si parla, ed anzi si opta per il grottesco. Nei giorni scorsi il parlamento nazionale si è impegnato in una seduta dedicata alla determinazione di linee di indirizzo politico volte ad orientare il governo in sede europea su tre semestri di presidenza dell’Unione: il primo di questi – quello francese – era già concluso da vari mesi, il secondo è ormai anch’esso in via di conclusione. Perché sottoporci a esercizi di stile, peraltro atti a coprirci di ridicolo in tutta Europa, nel momento in cui vi è più bisogno di affermare che i parlamenti nazionali sono – dovrebbero essere – ancora a fondamento della democrazia europea? L’art. 10 del Trattato di Lisbona dice che i governi sono democraticamente responsabili davanti al proprio parlamento e davanti ai cittadini delle posizioni assunte UNA SCELTA nelle sedi europee. Non è CORRETTA forse il parlamento nazioIN  PUNTO  DI ETICA PUBBLICA nale ad essere irresponsaCHE  PERò RISCHIA bile davanti ai cittadini per DI ESSERE le posizioni assunte dal goPENALIZZATA verno senza alcun mandaDAL VOTO to specifico presso le istituzioni europee? Sempre l’art. 10, ci Trattato di Lisbona è nato attraverso ricorda  –  ormai un po’ stancaassai consuete procedure inter-go- mente  –  che “il funzionamento vernative dopo la doccia fredda del dell’Unione si fonda sulla democraquinquennio “costituzionale” che si zia rappresentativa”. Il funzionamenè aperta con l’approvazione della to dell’Unione, e non solo degli StaCarta dei diritti fondamentali. Quella fase si è conclusa con un Trattato-costituzionale nato con grandi ambizioni ma, in verità, dotato, a fronte di qualche indubbio passo avanti sulla via dell’integrazione, di scarso potere di fascinazione in una congiuntura tra le più difficili di tutto il processo di integrazione euche abbiamo definito interlocutoria, un nuovo cartello elettorale che aspira a divenire un soggetto politico – “Sinistra e libertà” – già annuncia, contraddicendosi, che dividerà i propri futuri deputati europei in ben tre gruppi. Ma a quella parte del Pd che in passato era parte integrante, senza distinguo, del socialismo europeo, non può non far specie che alcuni deputati di questo soggetto si iscriveranno a pieno titolo al gruppo Pse, costituendo un interlocutore, certamente assai debole, ma oggettivamente “ufficiale” più di altri del socialismo europeo in Italia. Siamo in una fase quanto mai aperta dell’integrazione europea, in un momento in cui è evidente che stare fermi non si può. Abbiamo un nuovo trattato in bilico, tra ratifiche effettuate e un futuro in sospeso. Il

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ti che la compongono. Allora viene un dubbio sull’essenza della democrazia rappresentativa: sgombrato il campo alle questioni – invero molto teoriche – della configurabilità di un demos europeo, basterebbe arrivare ad applicare quella disposizione dei trattati che consente al Parlamento europeo di elaborare progetti volti a permettere l’elezione dei suoi membri al suffragio universale diretto, sulla base di una procedura uniforme in ciascuno Stato membro o conformemente a principi comuni. In tanti anni nessun passo avanti significativo è stato compiuto in tal senso, fatta eccezione per qualche “illuminata”, e isolata, anticipazione dal sapore un po’ velleitario: pochi ricordano il politologo francese Duverger eletto al parlamento europeo in Italia come indipendente dell’allora PCI-PDS a cavallo tra gli anni ’80 e ‘90. Attualmente sul sistema che conduce alla composizione del Parlamento europeo c’è una Babele: alla distribuzione dei seggi su base nazionale si affianca quella, invalsa altrove, su base regionale. Le soglie di sbarramento sono le più varie, alcune, come quella italiana finora prevista, praticamente inesistenti. Perfino le date delle elezioni differiscono, un dato che forse appartiene alla cultura istituzionale di altri sistemi (dove resta, però, molto problematico) ma che in Europa denuncia solo la natura secondaria, o almeno così avvertita, dell’appuntamento.

Sbarramenti a parte, giustamente alti quelli utili al seggio, ma aggirabilI con “listoni” – altrettanto saggiamente quasi minimi quelli relativi al finanziamento dei partiti, per ragioni connesse alla prudente tutela della parità di opportunità nell’accesso alla competizione politica (anche a costo di consentire sprechi e distorsioni), il punto vero almeno per l’Italia resta un altro. È quello che caratterizza la presenza della preferenza, normalmente plurima, e del livello della competizione, la circoscrizione. Alla fine tutto è rimasto com’era. Il nostro sistema prevede mega-circoscrizioni, grandi quanto piccoli o piccolo-medi pesi dell’Unione, attraverso le quali i nostri candidati sono costretti a muoversi freneticamente, con comprensibili difficoltà di gestione del collegio anche nel corso dello svolgimento del futuro mandato. Ma soprattutto a raccogliere per essere eletti, in particolare nei partiti maggiori, montagne di preferenze. Centinaia di migliaia. Ciò rende il nostro sistema, sulla carta, tra quelli maggiormente democratici e partecipati. Di conseguenza dovrebbe risultarne una notevole caratura della nostra rappresentanza a Bruxelles nei posti-chiave rispetto a parlamentari di altri stati che sono eletti con sistemi anche non dissimili da quelli invalsi da noi per le elezioni politiche. Ma tale criterio non esiste perché ovviamente sopravanzato dalla necessità di garantire equilibri politici fondati sulla rappresentanza per Stati di provenienza. Resta così una sproporzione nella legittimazione (e nella fatica) di un parlamentare italiano rispetto ad un collega europeo. E, guardando alla assenza di qualsiasi omogeneità tra i sistemi elettorali nazionali, rispetto ai colleghi “nominati” al parlamento nazionale, purtroppo, anche qui, non trova


Questa sub-cultura incide in modo assai negativo sul peso e sulla qualità del sistema politico italiano presso le istituzioni comunitarie. Il sistema non funziona a dovere, apparendo troppo dispendioso per alcuni, dotati di una immagine meno forte o meno sostenuti da organizzazioni in modo ufficiale, e inefficace in generale. Bisognerebbe adottare regole in grado di moltiplicare spazi per coloro che vogliono investire qualche lustro ad accumulare expertise per muoversi nella incredibile complessità della macchina comunitaria. Anche così, oltre a migliorare la qualità della deputazione meridionale, si costruisce il partito europeo. La evidente debolezza di alcune liste lascia trasparire che sarà invece il capo carismatico ad attrarre la gran parte dei voti necessari a trasformarsi in un numero congruo di seggi, realizzando in modo surrettizio un meccanismo di “lista bloccata” non dissimile da quella nazionale. differenziando i pochissimo capaci di raccogliere consenso personale per tenere le posizioni di testa della lista, e i tanti “riempitivi” che saranno altrimenti e in altri tempi cooptati. In ogni caso il partito – anche stante l’assenza in lista di leader riconosciuti (meglio se effettivamente disponibili poi ad optare per il seggio europeo) – ha perso, confezione delle liste a parte, qualunque capacità di orientamento nella selezione della classe politica. Determinando una competizione dove l’unico elemento di flessibilità e l’unico momento di condensazione di rapporti politici resta la preferenza plurima. L’Italia insomma si muove in controtendenza rispetto ad una importante novità di queste elezioni. Finora poco più di una sommatoria di partiti nazionali accomunati da un’aria di famiglia. Mentre le prossime elezioni dovrebbero – il condizionale è d’ob-

EDITORIALE

adeguato riscontro leggendo gli organigrammi dei partiti. Anche questo attiene al futuro dell’Europa e al modo in cui ad essa si guarda. Quale rappresentanza ne consegue? Il passato ci ricorda che i nomi in lista di maggiore richiamo (sia politici che new entry, come uomini e donne del mondo dello sport e dello spettacolo) sono in grado di sfiorare il milione di voti in una sola circoscrizione, e, dal momento che non è vietata la candidatura in una pluralità di circoscrizioni, numeri ancora maggiori. Ciò ha consentito livelli di partecipazione alle elezioni drogati – ennesima variante dell’ambiguo europeismo all’italiana  –  e peraltro non corrispondenti ai risultati ultimi in termini di composizione della rappresentanza. Sussistendo una incompatibilità tra il mandato di parlamentare europeo e quello nazionale troppi nomi hanno avuto un ruolo di puro traino rispetto alla lista, optando poi immancabilmente per il mantenimento del seggio nazionale. Tale strategia è stata pubblicamente denunciata e ora ufficialmente ricusata dal neo segretario del Partito democratico, in nome di una scelta corretta in punto di etica pubblica, ma che rischia, in assenza di un accordo bipartisan, di essere penalizzata eccessivamente dal voto, evidenziando ancora una volta un cortocircuito tra etica e sovranità popolare. Una scorsa delle varie liste elettorali non è purtroppo incoraggiante. Ne risulterà comunque una delegazione nazionale variopinta e improbabile, al netto di poche eccezioni, prevalentemente distratta o assente rispetto ai grandi dossiers in discussione a Bruxelles, con continue dimissioni o avvicendamenti non appena si renda disponibile una carica istituzionale ritenuta più appetibile, talvolta anche di livello regionale o locale.

bligo – vedere da protagonisti i partiti dei gruppi parlamentari, ha indubbiamente accompagnato e favorito la europei propriamente detti. I Trattati commettono ai partiti parlamentarizzazione dell’Unione e europei la funzione di contribuire a senza questi svolgimenti difficilmente formare una coscienza politica eu- la Commissione europea si sentirebbe ropea ed esprimere la volontà dei oggi così responsabile verso il Parlacittadini dell’Unione (art. 10 già cit.). mento europeo (ciò che ha condotto Negli ultimi anni si è proceduto final- a dimissioni dell’intera Commissione, mente ad attuare l’art. 224 del Trat- a scelte di gradimento sulle nomine di tato di Lisbona (ex art. 191, secondo commissari, etc.). La stessa perdita di comma, del TCE), secondo cui è pos- identità, e il trascoloramento in contesibile adottare regolamenti che deter- nitori – processo visibile soprattutto nel minino lo statuto dei partiti politici a partito popolare europeo – da un lato livello europeo, ivi comprese norme riflette le inquietudini dei sistemi politirelative al loro finanziamento. Sono ci nazionali investiti da una inedita tradisposizioni inattuate, che rimonta- sformazione delle società e dal conseno alla stagione d’oro di Maastricht guente superamento o ri-modulazione e alle importanti appendici di Niz- delle antiche linee di frattura politiche, za, precedenti al presente, sfortuna- dall’altro ha reso paradossalmente più importante l’affiliazione di tutti i parto decennio. Le forze politiche riunitesi su basi titi continentali in contenitori di livello di affinità culturale, in coordinamen- europeo. In questo quadro è emersa ti già tra gli anni ’40 e ’50 e poi, negli anni ’70, in Confederazioni (salvo il UNA COMPETIZIONE più precoce esempio del DOVE L’UNICO Partito popolare), hanno ELEMENTO DI FLESSIBILITà dato vita negli anni ’90 a RESTA sedicenti “Partiti” (tra cui LA PREFERENZA il “partito del socialismo PLURIMA europeo”, nome europeo: Pes, dal 1992). Ciò, ma in verità ancor più l’attivismo

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Le sfide dell’Europa

anche una preferenza per le affiliazioni espressioni di una logica bipolare (popolari-socialisti), magari nella prospettiva futura di un funzionamento competitivo della dialettica parlamentare europea. Il presidente Napolitano, con discorsi e scritti, da anni richiama l’importanza di questo processo per formare in modo pragmatico ma sostanziale e radicato (cioè senza ricorrere ad improbabili “surrogati“ dei popoli), un’opinione pubblica prima che un sistema di partiti continentale. Ebbene, mentre finora soltanto i Gruppi del Parlamento europeo – in teoria proiezione “istituzionale” dei partiti, in pratica relativamente autonomi – avevano un chiaro status giuridico e finanziario, ora anche i partiti possono contare su una base giuridica chiara e su risorse proprie. Nel frattempo, per inciso, resta aperta la questione dello status dei parlamentari, oggetto di pugnaci campagne giornalistiche queste sì continentali. Tralasciando la ricostruzione puntuale di un lungo e faticoso processo durato quasi un decennio (in parte ricostruito in “Partiti europei e gruppi politici nel nuovo Europarlamento dell’Unione a 25”, volumesaggio della Delegazione italiana del Gruppo socialista al Parlamento europeo, a cura di G. Pittella e M. Esposito, 2005), va almeno ricordato che un regolamento adottato congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 4 novembre 2003 (reg. Ce n. 2004), relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici a livello europeo e un recente nuovo regolamento (reg. Ce n. 1524 del 2007) recante modifiche, hanno creato uno scenario giuridico nuovo rispetto alle elezioni precedenti. Le ricadute politiche e istituzionali di tale nuovo quadro giuridico sono rimesse alla capacità dei

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partiti nazionali e dei leader europei di prendere sul serio la sfida della costruzione graduale di un sistema politico a livello europeo, secondo il principio che tende a far collimare il livello delle responsabilità, del controllo e del consenso, a quello delle decisioni. I partiti godono ancora di una certa capacità di mettere ordine nella moltitudine degli interessi e dei valori, avvicinando governanti e governati. È la sfida dei nascenti partiti europei che deve tradurre in atto la logica del sistema rappresentativo cui si ispira formalmente l’Unione. Le principali novità attengono ad una inedita, netta distinzione di funzioni – e di accesso alle risorse pubbliche e private – tra i “gruppi parlamentari”, che operano nelle istituzioni, e i “partiti politici europei” propriamente detti, ai quali è affidato esplicitamente di entrare in rapporto con la società europea, costruendo canali autonomi di comunicazione, dialogo, dunque rappresentanza rispetto alla presenza finora ingombrante dei partiti politici nazionali. Questi ultimi hanno finora pressoché monopolizzato i processi di decisione. Come si è visto non

mancano segnali di una inversione di tendenza, almeno nei limiti in cui la dirigenza dei partiti europei non sia il semplice specchio di quelli nazionali ma acquisti una consistenza autonoma. Si richiede una classe politica ad hoc, non semplicemente fiduciaria dei leaders dei partiti politici nazionali ma che si riveli in grado di conquistarsi sul campo una indipendenza e uno spazio di azione che nel tempo possano rendere appetibile agli stessi leader dei partiti nazionali un ruolo attivo nei suddetti partiti operanti a livello europeo in alternativa ai classici ruoli comunitari istituzionali “governanti” (in particolare la Presidenza della Commissione). La nuova disciplina non ha ricadute solo organizzative e finanziarie, ma anche sui processi di elaborazione culturale e politica. Se è vero che d’ora in poi i gruppi politici si occuperanno solo del lavoro parlamentare e della sua divulgazione (comunicazione politica, da intendere come “politico-istituzionale”), i partiti si occuperanno propriamente di predisporre programmi politici, di organizzare le attività delle campagne elettorali e ben oltre il voto di operare con continuità al di fuori delle istituzioni, nei rapporti con la società, oltreché cercando di orientare maggiormente l’attività istituzionale dei gruppi stessi, per ora piuttosto autoreferenziale. Gran parte di questo lavoro è di impostazione culturale, altra parte di organizzazione politica. I partiti saranno perciò affiancati, secondo il modello tedesco, ritenuto generalmente tra i più validi del continente,

da “Fondazioni politiche a livello europeo”, anche costituite in reti, le quali svolgeranno “attività di osservazione, analisi e arricchimento del dibattito sulle politiche pubbliche europee e sul processo di integrazione europea”. Il nuovo scenario offre un ulteriore spunto al livello nazionale: vige la massima trasparenza nella pubblicazione dei bilanci e dei donatori, il divieto di ottenere risorse dai gruppi parlamentari e di trasferirne ai partiti nazionali, la forte limitazione alla possibilità di contribuzioni provenienti dai partiti nazionali “azionisti”, ma anche la garanzia della stabilità finanziaria dei partiti. Vuol dire che i partiti possono contare su risorse pubbliche e private, ma le risorse pubbliche devono essere tali da consentire lo svolgimento continuativo dell’attività politica in un quadro di stabilità e sicurezza. Si tratta di una cifra assai esigua, 10,6 milioni di euro per il 2008, ma che crescerà se i partiti acquisteranno concretezza. Quanto all’Italia giunge ancora una volta una lezione di trasparenza dalla “opaca” Europa: necessità della personalità giuridica, risorse pubbliche certe perché la politica deve potervi contare per operare con il respiro lungo, pur tuttavia vincolate ai principi su cui si fonda l’Unione (democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo, etc.), bilanci trasparenti e “certificati”, divieto assoluto di donazioni anonime. Il cammino è appena segnato, la strada lunghissima. Per ora, in verità, di questo affiancamento dei partiti politici europei a quelli nazionali nella difficile campagna elettorale per il rinnovo del parlamento europeo non v’è traccia, anche perché, del resto, latitano gli stessi partiti nazionali. E i candidati sono costretti ad arrangiarsi come possono. Gli interessi deboli, come quelli espressi dal Mezzogiorno d’Italia, pure. E così non va bene.


integrazione

Conversazione di “Mezzogiorno Europa” con Emma Bonino

Dalla crisi si esce con maggiore integrazione

Nelle sue esperienze di Commissario europeo e di Ministro per le Politiche Europee, riferendosi alla lotta al terrorismo internazionale, ha più volte denunciato la deriva di un’Europa che vuole essere una grande potenza civile, attivando strumenti e procedure di “soft power”, ma che rischia poi di essere ripiegata su sé stessa, “un’Europa della paura”. Ancora un rischio o, qualcosa di più? Ammetto che è sempre stato difficile, da federalista convinta quale sono, controbattere ai detrattori dell’Europa quando sostengono che “l’Europa è un gigante economico, un nano politico, e un verme militare”. Ma personalmente non demordo nella mia battaglia per un’inversione di tendenza verso un’Europa meno ombelicale e più consapevole delle proprie potenzialità nel momento in cui non può sottrarsi dalle responsabilità che si deve assumere a livello internazionale. I padri fondatori – penso a Schuman, De Gasperi, Monnet, Spinelli – avrebbero colto l’occasione di questa crisi economica che ci ha investito per esortarci ad andare

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avanti nella direzione di una maggiore integrazione, diversamente da coloro che oggi pensano che nazionalismi e localismi vari siano una risposta capace di reggere la sfida della globalizzazione, penso anzitutto agli inevitabili flussi migratori che assumeranno proporzioni sempre maggiori. L’attuale assenza dell’Europa, della sua voce e delle sue potenzialità, è avvertita come una delle cause dell’instabilità, dell’inquietudine, delle difficoltà che il mondo intero sta attraversando. Quante possibilità restano all’Europa di riscattarsi, di esserci nel mondo globale e di ripartire dal Trattato di Lisbona per definirsi e farsi valere come potenza civile globale? Se l’Europa vuole davvero svolgere un ruolo di peso a livello internazionale dovrebbe innanzitutto dotarsi una politica estera comune e abbandonare l’attuale situazione, in cui ventisette ministri degli Esteri agiscono in ordine sparso e sempre in base alle prerogative e agli interessi dei singoli Stati. Qui però rileva il dato della

sovranità nazionale, di cui la politica estera e di difesa è considerata l’espressione più tipica. Da questo punto di vista il Trattato di Lisbona compie un piccolo passo avanti prevedendo la figura di un rappresentante per gli Affari esteri dotato di un proprio servizio diplomatico, ma si tratta di una figura che risponderebbe ancora ad una visione intergovernativa dell’Europa. Più in generale si può dire che il Trattato di Lisbona, sebbene abbia sostanzialmente mantenuto la maggior parte delle innovazioni che facevano parte del trattato “costituzionale” messo in soffitta dopo il no referendario di Francia e Olanda, ha perduto quel carattere costituzionale, tanto è vero che esso non è interamente sostitutivo dei trattati preesistenti ma si limita ad emendarli. Guardando al nostro Paese: la drammatica vicenda dell’Abruzzo ha riproposto il problema dell’assetto geologico del territorio e del patrimonio abitativo come una delle più grosse fragilità italiane. L’immane tragedia che ne è scaturita è anche frutto di “irresponsabilità diffuse” come sostenuto

dal Capo dello Stato. Come evitare -pro futuro- di ritrovarci in situazioni simili? Questa deriva ormai sessantennale di diffusa illegalità e mancato rispetto non solo delle leggi dello Stato ma anche della Costituzione, è proprio la situazione che come Radicali abbiamo voluto denunciare attraverso il dossier dal titolo La Peste Italiana, presentato pochi giorni fa. Dal momento immediatamente successivo al varo della Carta fondamentale della Repubblica, il sistema dei partiti, lungi dallo svolgere la funzione costituzionale di consentire ai cittadini di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, si è subito messo all’opera per sottrargli strumenti di partecipazione, come la scheda referendaria e quella per le elezioni politiche regionali, rese effettive solo nel 1970, a distanza di venti anni dall’entrata in vigore della Costituzione. Questo è solo un esempio delle storture che da subito hanno minato le fondamenta della democrazia e dello Stato di diritto nel nostro Paese, ma potremmo andare avanti parlando del ruolo della Corte costituzio-


nale, del Parlamento etc. L’Italia può sperare in un cambio di passo solo se riuscirà a smantellare l’attuale sistema oligarchico e partitocratrico, erede diretto del regime fascista del Partito-Stato. Lo scorso 8 aprile il Governo è stato battuto alla Camera sull’articolo 5 del decreto sicurezza, la norma che autorizzava il fermo di 180 giorni per gli immigrati nei Centri identificazione ed espulsione. È passato, infatti, il doppio emendamento di Pd e Udc che chiede di sopprimere la norma sui clandestini. Secondo il ministro dell’Interno Maroni, ciò “mette in discussione tutto l’impianto delle politiche di contrasto all’immigrazione”. Anche se il clima resta non favorevole, il voto sul doppio emendamento Pd-Udc è da interpretare come un segno che le cose possano cambiare? E che l’approccio -tipicamente italiano- all’immigrazione quale “demone” possa essere almeno temperato? Intanto la formula usata dal ministro Maroni mi sembra inquietante. Se mai si tratta di varare misure in grado di contrastare l’immigrazione clandestina, che alimenta le mafie e la criminalità organizzata, ma non certo l’immigrazione regolare, di cui l’Italia come sappiamo ha assoluto bisogno. Quanto al clima e alla percezione negativa diffusa nel Paese, è ormai chiaro che le principali forze politiche hanno fatto della “caccia all’immigrato” uno strumento politico, cercando di inasprire anziché smorzare la tensione nel Paese e lo hanno potuto fare grazie alla complicità dei media, incluso purtroppo il servizio pubblico radiotelevisivo.

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- LABORATORIO CHIMICO MERCEOLOGICO Analisi e certificazioni merceologiche ed ambientali Palazzo Borsa Medici - C.so Meridionale, 58 - Napoli Tel. +39 081.5547757 - Fax +39 081.5633740 E-mail: laboratorio@na.camcomna.camcom.it

- PROTEUS Centro per la protezione e lo sviluppo tecnologico delle imprese artigiane Via S. Aspreno, 2 - 80133 Napoli Tel. +39 081.4971180 - 081.4971188 - Fax +39 081.5527887 E-mali: info@proteusonline.com

- CAMERA ARBITRALE - CAMERA DI CONCILIAZIONE Per la risoluzione non contenziosa delle controversie tra imprese e tra imprese, enti e consumatori e/o utenti E-mail: conciliazione@na.camcom.it


Prima le persone Una nuova direzione per l’Europa lismo Europeo è la vostra voce che promuove i vostri interessi e sostiene le vostre cause. Ci im­ pegniamo a: Rilanciare l’economia e preve­ nire nuove crisi finanziarie Un patto sociale più giusto nel­ la nuova Europa Far sì che l’Europa sia la for­ za che guidi la lotta contro il cambiamento climatico Realizzare l’uguaglianza di genere in Europa Sviluppare un’efficace politica migratoria europea Valorizzare il ruolo dell’Euro­ pa come partner per la pace, la sicurezza, e lo sviluppo

• • • • • •

I partiti progressisti, di sinistra e centrosinistra, quando sono al governo a livello regionale o na­ zionale, migliorano concretamen­ te la vita delle persone. Negli ultimi cinque anni i con­ servatori hanno avuto in Europa la maggioranza –  nella maggior parte degli stati membri e nelle istituzioni dell’Unione Europea. Cosa hanno fatto? Sono riusci­ ti a fronteggiare la crisi finanzia­ ria? Si sono dedicati al problema dell’aumento dei prezzi alimentari e dell’energia? Hanno combattuto la povertà e le diseguaglianze? La società oggi è più giusta di cinque anni fa? Hanno sostenuto le no­ stre iniziative per offrire maggiori e migliori opportunità di lavoro? Loro hanno seguito il mercato. Noi seguiamo le nostre convinzioni. I conservatori parlano spes­

so di crisi sociali ed economiche come se fossero avvenimenti inevitabili, una legge di natura. Ma non sono affatto inevitabili. È una questione di scelte politiche. Così come viviamo in un periodo di cambiamento e rischio globa­ le, viviamo anche in un periodo di enormi opportunità. Dobbia­ mo promuovere una miglior co­ operazione in Europa per gestire la globalizzazione a beneficio di tutti. Loro dicono di adattarsi al mercato. Noi diciamo che i cittadini devono poter decidere il proprio futuro. Abbiamo bisogno di una forte maggioranza di progresso in Eu­ ropa perché introduca le riforme essenziali per assicurare il futu­ ro benessere dei cittadini europei e della società nel suo insieme. Queste riforme sono vitali per li­ berare le persone dall’angoscia che le colpisce in tutta l’Unione Europea, dove si affronta una lotta quotidiana per arrivare alla fine del mese, a causa della recessione economica, dell’aumento del co­ sto della vita, della disoccupazio­ ne (con 17 milioni di disoccupati e un numero maggiore di lavora­ tori precari colpiti per primi dalla crisi economica), del rischio sem­ pre presente di perdere la casa e dalle profonde diseguaglianze so­ ciali (con oltre 78 milioni di perso­ ne – molti dei quali bambini – che vivono al limite o sotto la soglia di povertà). La crisi finanziaria globale ha messo in luce le debolezze di

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I

cittadini d’Europa do­ vranno fare una scelta politica determinante in occasione delle prossime elezioni europee. In un momento in cui le perso­ ne, in tutta Europa, stanno affron­ tando sfide senza precedenti – la recessione economica e la disoc­ cupazione crescente a causa della crisi finanziaria globale, gli aumen­ ti dei prezzi dei generi alimentari e dei carburanti, la diminuzione del potere d’acquisto e l’aumento del rischio di povertà, il cambiamento climatico e le minacce alla sicu­ rezza, dal terrorismo alla criminali­ tà – è in gioco una scelta tra partiti politici con idee molto diverse per il futuro dell’Unione Europea. È una scelta tra la nostra visio­ ne di un’Europa di progresso nella quale i cittadini, gli Stati membri e le istituzioni lavorano assieme per risolvere le questioni che più preoccupano i cittadini europei; o un’Europa conservatrice nella quale il futuro dei nostri Paesi e della persone viene lasciato nelle mani del mercato. II Partito del Socialismo Eu­ ro­peo è impegnato a creare una società più giusta e più
sicura, affrontando le sfide che noi tutti abbiamo di fronte mettendo in primo piano le
persone.

Nel mondo di oggi, sempre più interconnesso, nessun Pae­ se è in grado di risolvere proble­ mi globali agendo da solo. La cri­ si finanziaria e la recessione eco­ nomica dimostrano chiaramente che gli avvenimenti in una parte del mondo possono avere un im­ patto devastante che arriva fino a noi. L’azione concertata degli europei ha dimostrato la sua uti­ lità dandoci modo di affrontare la crisi finanziaria. Se si fosse dato ascolto ai reazionari che combat­ tono contro l’Unione Europea, i nostri paesi si sarebbero trovati in balìa della crisi, senza interlo­ cutori né mezzi per trovare una risposta coerente. Per noi l’Unione Europea è la connessione vitale nell’era del­ la globalizzazione. Pone i nostri Paesi in una posizione più forte per risolvere problemi globali che hanno un impatto locale. Abbiamo bisogno di una cooperazione eu­ ropea più attiva per affrontare le nostre sfide comuni e migliorare la vita delle persone. L’entrata in vigore del trattato di Lisbona, sot­ toposto a ratifica da tutti gli Stati membri, renderà l’Europa meglio in grado di fronteggiare queste sfi­ de comuni in modo democratico, trasparente ed efficace. Sono passati trent’anni dalle prime elezioni dirette del Parla­ mento Europeo, che ha un ruolo chiave nella realizzazione della nostra visione di un’Unione Eu­ ropea che mette le persone in primo piano. Il Partito del Socia­


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un’economia di mercato non re­ golata. Sono tempi molto difficili per l’economia globale. L’anno passato ha visto due shock sen­ za precedenti – la peggiore restri­ zione del credito dagli anni ’30 e un record nell’aumento dei prez­ zi dell’energia e delle derrate ali­ mentari. Abbiamo bisogno di una cooperazione attiva in Europa e a livello globale per iniziative co­ ordinate che affrontino i problemi nei sistemi finanziari nazionali ed internazionali; e c’è bisogno di un’azione fattiva per trasformare l’economia  –  attraverso investi­ menti nelle priorità-chiave  –  per assicurare un futuro prospero e sostenibile per tutti in Europa. I conservatori hanno persegui­ to una politica di fiducia cieca nel mercato, al servizio degli interessi di pochi e non della collettività ed oggi vediamo i danni che possono causare i mercati mal regolati. Ma sappiamo che si può fare qualco­ sa. Possiamo rilanciare l’econo­ mia in Europa e creare una socie­ tà più giusta e più sicura per tutti in una nuova Europa sociale. Il nostro programma di riforme di progresso ha il fine di migliorare significativamente la cooperazio­ ne europea – sulla base dei nostri valori di uguaglianza, democrazia, dignità umana, solidarietà, liber­ tà e giustizia – e può produrre il cambiamento di cui i cittadini eu­ ropei hanno così disperatamente bisogno.

Noi socialisti, socialdemocratici e democratici progressisti condividiamo valori comuni ed una comune visione. Lavoreremo insieme per una Europa più giusta, sicura e rispettosa dell’’ambiente. Insieme siamo la forza per il cambiamento.

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“Possiamo costruire una società più giusta dando priorità agli interessi dei cittadini Nel giugno del 2009 diamo un nuovo senso all’Europa”

Le sfide

L’Europa è una delle regioni più ricche del mondo. C’è chi so­ stiene che non siamo più in grado di permetterci elevati livelli di si­ curezza sociale, ma l’Europa è il più grande mercato economico e lavorativo al mondo e abbiamo la possibilità di garantire che sia un mercato al servizio delle persone, dei lavoratori e delle imprese. Tutti i cittadini europei devo­ no avere un lavoro di qualità e ri­ spettato che li metta in condizio­ ne di condurre una vita dignitosa. Dobbiamo agire per promuovere una crescita economica reale e per investire nei lavori di qualità e nelle nuove tecnologie. Al con­ trario dei conservatori, rigettia­ mo il concetto che l’occupazione e i diritti sindacali rappresentino soltanto costi che devono esse­ re ridimensionati. All’opposto, si tratta di fattori vitali per il nostro successo economico, poiché con­ tribuiscono a motivare i lavoratori, aumentando la qualità del lavoro,

promuovendo l’armonia sociale e incentivando la partecipazio­ ne dei dipendenti alle decisioni aziendali. I conservatori dichiarano che la globalizzazione rende necessario lavorare di più e più a lungo. Noi progressisti sappiamo che non è la globalizzazione ma solo la cattiva politica che porta a conseguenze sociali negative. Non si tratta di lavorare di più, ma in modo più intelligente. La crisi finanziaria globale e la recessione economica hanno colpito duramente le persone. La crisi finanziaria ha mostrato che mercati globali mal regolati possono avere un impatto diret­ to sulla vita delle persone: la più grande disparità tra dirigenti su­ per pagati e lavoratori sottopaga­ ti, e il rischio crescente di perdere il lavoro o la casa. Dobbiamo aiu­ tare coloro che ne hanno bisogno a risollevarsi. E dobbiamo preve­ nire crisi economiche future stabi­ lendo regole più adeguate per tut­ ti gli attori finanziari. Questa crisi segna la fine dell’era conservatri­ ce dei mercati mal regolati. I conservatori credono in una società di mercato dove il ricco diventa più ricco, a discapito di tutti gli altri. Noi crediamo in un’economia sociale di mercato che permetta a ciascun membro della società di cogliere le migliori opportunità che la globalizzazione offre. Noi

crediamo nella solidarietà tra generazioni, non nell’individualismo della destra. Il cambiamento climatico è la più grande minaccia a lungo termine che il mondo si trova a dover affrontare. È un problema globale che richiede una soluzio­ ne globale. I conservatori parlano di cambiamento climatico, ma noi crediamo più nelle azioni che nelle parole. Noi vogliamo azioni realistiche e concrete per proteggere l’ambiente, e per riorientare la nostra economia verso una nuova crescita ecologica, innovatrice, creatrice di occupazione. L’energia è ora per l’Europa una fondamentale questione di sicurezza. Già importiamo il 50% della nostra energia, e potremmo salire al 70% per il 2030. Dob­ biamo lavorare insieme a livello europeo per aumentare la nostra indipendenza energetica attra­ verso lo sviluppo di fonti energe­ tiche rispettose dell’ambiente e prodotte in Europa. I conservatori credono che questo compito vada lasciato al mercato. Alcuni conservatori addirittura negano il cambiamento climatico, ignorando perfino evidenti prove scientifiche e si comportano in modo irresponsabile di fronte alla serietà di questa minaccia. Ci impegniamo a fare dell’Europa il protagonista nella lotta al cambiamento climatico. L’Unione Europea sta com­ piendo degli sforzi per governare l’immigrazione, ma abbiamo biso­ gno di fare di più e meglio. Le mi­ grazioni ci hanno portato innega­ bili benefici, contribuito al nostro benessere e alla nostra prosperi­ tà. Per assicurarci di continuare a godere dei benefici di una società più produttiva, prospera e plurale, ci impegneremo a fermare l’im­


vestiamo tutte le nostre energie per tradurli in realtà. Lavorando insieme in Europa siamo più forti perché: Condividiamo la più grande economia al mondo – e possiamo quindi creare maggiore e migliore occupazione e ridurre la povertà sviluppando gli scambi nel qua­ dro di norme comuni; Le sfide ambientali non si fer­ mano ai confini nazionali, pos­ siamo perciò combattere il cam­ biamento climatico e i suoi effetti solo se lavoriamo insieme per lo stesso obiettivo; Possiamo promuovere soli­ darietà e coesione, capisaldi del progetto europeo dal quale tutti abbiamo da guadagnare. La li­ bertà di circolazione deve dare a tutti i lavoratori europei più liber­ tà e opportunità, beneficiando le economie di quei Paesi nei quali questi lavoratori si sono stabiliti, ed evitando la fuga di cervelli dal­ le regioni meno prospere. Ma non deve mai portare alla riduzione dei livelli di protezione sociale o a tagli salariali destinati a creare un vantaggio competitivo a spese dei lavoratori; Le nostre forze di polizia e au­ torità giudiziarie possono coope­ rare per combattere la criminalità e il terrorismo.

Noi vogliamo un’Europa forte e progressista. Il nostro manifesto delinea le politiche di cui abbiamo bisogno per costruirla e per trasformare le sfide in opportunità per tutti.

Le proposte 1. Rilanciare l’economia e prevenire nuove crisi finanziarie

La crisi economica e finanzia­ ria globale sta colpendo duramen­ te le nostre economie e la gente comune in tutta Europa. I salari reali e il potere d’acquisto sono stati messi a repentaglio. Noi non staremo fermi a guardare passiva­ mente queste vicende. L’euro ha giocato un ruolo molto efficace nel proteggere le economie europee nel contesto della crisi finanziaria globale. Adesso bisogna fare più, per riformare i mercati finanziari, neutralizzare la recessione e rilan­ ciare l’economia per creare nuova crescita e posti di lavoro. La minaccia di un catastrofico cambiamento climatico cresce: se non interveniamo adesso, colpirà ulteriormente il pianeta e toccherà direttamente le nostre vite. Siamo convinti che la lotta al cambiamen­ to climatico possa trasformare l’economia europea e possa crea­ re nuova crescita e posti di lavoro e prosperità per tutti in Europa, in un’ottica nuova, “verde” e repon­ sabile. Crediamo fermamente nei principi di sviluppo sostenibile, ba­ sati su politiche economiche, so­ ciali e ambientali coerenti. L’Unione Europea è il più grande mercato economico e del lavoro del mondo. Lavorando in­ sieme, saremo in una posizione

più forte per rilanciare l’economia attraverso il nostro piano per la crescita e il lavoro “verde e intelli­ gente”. I sindacati e gli imprendi­ tori hanno un ruolo importante nel contribuire alla realizzazione della crescita ecologicamente sosteni­ bile in tutta Europa. Le persone dovrebbero esse­ re aiutate durante questa trasfor­ mazione delle nostre economie. È imperativo che i nostri cittadini – di tutte le età – abbiano l’opportuni­ tà di ampliare le proprie capaci­ tà, trovare posti di lavoro nuovi e migliori e che siano messi in con­ dizione di lavorare e studiare in Europa. Noi crediamo che questa azione a livello locale, regionale, nazionale ed europeo debba es­ sere mirata ad aiutare le perso­ ne ad attraversare la transizione e ad aprire opportunità nuove e migliori. Il bilancio europeo dovrebbe essere riconvertito sulla crescita ecologicamente sostenibile in pre­ visione delle sfide future. Poiché è un bilancio solidale, deve servire a migliorare gli standard di vita e fa­ vorire la coesione sociale e la cre­ scita in tutta l’Europa, così come a sostenere la convergenza delle regioni dell’Unione Europea meno sviluppate, non da ultimo nei nuovi Stati membri.

Riformare i mercati finanziari a servizio dell’economia reale, dell’occupazione e della crescita Il tumulto dei mercati finanzia­ ri ha messo in luce l’importanza della cooperazione europea per prevenire il collasso del sistema bancario e per stabilizzare i mer­ cati. L’azione coordinata a livello di UE ha aiutato a proteggere i ri­ sparmi delle persone, le pensioni

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migrazione clandestina ai nostri confini e combatteremo il traffico di esseri umani. I migranti lega­ li devono avere gli stessi diritti e doveri degli altri lavoratori. L’asi­ lo è un diritto umano fondamen­ tale per coloro che fuggono dalla persecuzione, per questo motivo garantiremo un sistema rigoroso e giusto, che protegga chi è vul­ nerabile e sfruttato, e che non sia soggetto ad abusi. Il cambiamen­ to climatico rischierà di provoca­ re inoltre una nuova migrazione dalle regioni più povere, che dob­ biamo saper prevedere. Dobbia­ mo anche rendere gli immigrati in grado di integrarsi, per il loro bene e a beneficio delle comunità nelle quali vivono. I conservatori hanno giocato sul “fattore paura”. Noi vogliamo risposte umane alle sfide dell’immigrazione legale e illegale. Le minacce alla democrazia e ai diritti dei cittadini non sono scomparse. Il terrorismo, il cri­ mine e l’estremismo attraversa­ no i confini europei. Dobbiamo migliorare l’iniziativa europea per prevenire minacce alla vita e alle libertà dei cittadini all’inter­ no dei nostri confini, senza com­ promettere libertà fondamentali come la libertà di espressione o la protezione dei propri dati per­ sonali. L’Unione Europea deve anche agire al di fuori dei propri confini per promuovere la pace e lo sviluppo. Questo aumenterà la nostra sicurezza benefician­ do chi vive nei Paesi più poveri. Agendo insieme a livello di UE, gli Stati membri rafforzeranno la loro voce e la loro influenza nel contesto mondiale. I conservatori non fanno che parlare di questi principi di democrazia, di diritti dei cittadini, sicurezza e sviluppo, senza far nulla di concreto. Noi in-


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e gli immobili. Ma la crisi finanzia­ ria ha rivelato errori profondamen­ te radicati nel sistema dei mercati che bisogna affrontare per far sì che una crisi del genere non pos­ sa avvenire di nuovo. Tutti gli attori finanziari dovrebbero avere chia­ re responsabilità quando operano nei nostri Paesi. In futuro vogliamo assicura­ re che i mercati finanziari serva­ no l’economia reale, il lavoro, e la crescita. Sulla base delle riflessioni che già hanno avuto luogo nell’UE e a livello globale, proponiamo di riformare i mercati finanziari. La regolazione deve riguardare tutti gli attori finanziari. Abbiamo biso­ gno di nuovi standard per la tra­ sparenza e per l’informazione. Devono esserci requisiti obbliga­ tori di capitale per tutti gli attori fi­ nanziari e limiti sull’eccessivo in­ debitamento e i “bad loans” al fine di prevenire eccessi di rischio e di debito. Devono essere fissati limiti sulle retribuzioni e sui bonus dei dirigenti, in modo che i loro com­ pensi riflettano sia le perdite che i profitti. Sono necessarie nuove regole per prevenire conflitti d’in­ teresse. Dobbiamo garantire che i lavoratori abbiano pieno diritto all’informazione e alla consulta­ zione nelle eventuali cessioni di azienda, e che i dipendenti che contribuiscono a fondi pensione sappiano dove e come vengono investiti i loro soldi. Inoltre il si­ stema europeo di supervisione deve inoltre essere ulteriormen­ te migliorato. Gli istituti finanziari devono dichiarare tutti i rischi nei loro bilanci. Dannose vendite allo scoperto hanno peggiorato la cri­ si e dovrebbero essere moderate da autorità di regolazione. I Fondi speculativi e i fondi privati di inve­ stimento devono essere sottoposti

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a un controllo e a una regolazione più efficace, i cui principi-chiave saranno l’obbligo di trasparenza dei propri investimenti, disposizio­ ni vincolanti d’informazione agli in­ vestitori sui rischi, una limitazione dell’indebitamento. Proponiamo di mettere fine ai paradisi fiscali, agli schemi di elusione fiscale e all’evasione, e di incrementare la lotta contro il ri­ ciclaggio di denaro, sia nell’Unio­ ne Europea che a livello interna­ zionale, così che tutti gli attori del mercato paghino la loro giusta quota di imposte nei Paesi nei quali operano. Proponiamo di lavorare con tutti i nostri partner a livello globa­ le per una riforma dell’architettura della finanza mondiale con lo sco­ po di prevenire il ricorrere di crisi finanziarie e di sottomettere il po­ tere delle istituzioni finanziarie al controllo democratico.

Una strategia europea per una crescita ecologica innovativa e creatrice di occupazione Proponiamo una strategia eu­ ropea ecologica e innovativa ca­ pace di creare 10 nuovi milioni di posti di lavoro entro il 2020 –  di cui due milioni solo nel settore delle energie rinnovabili – e che contribuirà a fare dell’Europa il leader mondiale nell’innovazione, nonché nelle nuove tecnologie e nei prodotti orientati all’ambien­ te. Questo anche sulla base della strategia comunitaria di Lisbona, per fare dell’Europa la più dinami­ ca e competitiva economia della conoscenza al mondo, capace di crescita economica sostenibile con sempre maggiori e migliori po­ sti di lavoro e una grande coesio­ ne sociale. Nell’Unione Europea tutti i livelli di governo possono

lavorare insieme per stimolare la crescita ecologicamente sosteni­ bile, in particolar modo attraverso riforme strutturali e politiche fisca­ li. I progetti di investimento finan­ ziati dall’UE dovrebbero essere resi rapidamente effettivi per rag­ giungere questi obiettivi. Le pro­ poste seguenti sono il centro della nostra strategia: Trasformare i trasporti in Eu­ ropa nei più efficienti, economici e ‘puliti’, sia per le persone che per le merci. Ciò attraverso la co­ struzione di una rete di ferrovie ad alta velocità che siano competitive ed economiche e che colleghino le maggiori capitali e regioni eu­ ropee, rendendo semplice il pas­ saggio dal treno ad altri mezzi di trasporto; creare uno spazio ae­ reo integrato per ridurre i tempi di volo, permettendo agli aerei di percorrere rotte più dirette; rende­ re più puliti i trasporti via mare e nelle acque interne, più efficienti e sicuri per i lavoratori e i passeg­ geri; trasformare i nostri sistemi di trasporto cittadino. I sindaci socia­ listi e progressisti stanno aprendo la strada con il loro manifesto per la Mobilità Urbana del 2008, pro­ ponendo nuove iniziative per ri­ sparmiare tempo e costi e ridurre l’inquinamento. Proponiamo che sia la cooperazione europea a diffondere queste buone pratiche e a promuovere una mobilità ur­ bana sostenibile in tutta Europa, continuando a impegnarci per mi­ gliorare la sicurezza su tutti i tipi di trasporto. Proponiamo una iniziativa eu­ ropea per espandere le infrastrut­ ture energetiche e di trasporto di dati a banda larga, indispensabili all’economia europea di doma­ ni. Le piattaforme a energia eoli­ ca offshore, per esempio, hanno bisogno di nuove reti elettriche

che attraversino i confini nazio­ nali. Lo sviluppo delle aree rurali dipende dall’accesso alla banda larga in ogni angolo d’Europa. Investimenti multimiliardari nello sviluppo delle reti sono necessa­ ri in tutta l’Europa. La Banca Eu­ ropea per gli Investimenti, che è già impegnata nel finanziamento di infrastrutture energetiche e di telecomunicazioni, deve aumen­ tare il suo impegno. Dovrebbe an­ che essere previsto un maggiore uso dei Fondi Strutturali Europe in questi settori strategici. L’efficienza energetica è uno dei modi migliori per far abbassa­ re le bollette dei cittadini e creare nuovi posti di lavoro, per esempio nel settore dei materiali isolanti. Proponiamo una cooperazione at­ tiva tra l’UE, i governi, le autorità regionali e locali per aiutare i cit­ tadini a far fronte all’aumento dei prezzi dei carburanti riducendo il loro consumo energetico, finan­ ziando il miglioramento dell’effi­ cienza energetica delle abitazioni, e garantendo che i prezzi richie­ sti dai fornitori di energia siano giustificati e che la protezione dei consumatori sia effettiva. Un aumento sostanziale degli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione è essenziale per una crescita ecologicamente sosteni­ bile e per la nostra prosperità a lungo termine. Attualmente, gli Stati Uniti spendono una volta e mezzo in più rispetto all’Europa nel suo complesso. L’Europa deve guadagnare terreno e diventare protagonista. Proponiamo un Patto Europeo per il Futuro dell’Occupazione. Tutti i programmi europei dovreb­ bero essere riesaminati per valu­ tare quanta occupazione possa essere salvaguardata e creata. I progetti di investimento finanzia­


plificato il quadro giuridico delle PMI attraverso uno statuto dell’ impresa europea, con un acces­ so più semplice all’insieme del Mercato Interno, ai finanziamenti e agli incentivi per l’innovazione. I fondi propri, e quindi la capacità di concedere crediti. della Ban­ ca Europea per gli Investimenti e della Banca Europea per la Rico­ struzione e lo Sviluppo dovreb­ bero essere aumentati, e sem­ plificata la concessione di credito per le PMI. La Banca Centrale Europea deve incoraggiare la crescita e l’occupazione mantenendo la sta­ bilità dei prezzi.

Mettere la modernizzazione dell’economia al servizio dei lavoratori e degli imprenditori Proponiamo di aiutare gli im­ prenditori ad anticipare i cambia­ menti legati alle sfide climatiche e alle innovazioni tecnologiche. È questo il modo di preservare e di creare occupazione, aiutan­ do i lavoratori ad acquisire nuove qualifiche se il loro lavoro è mi­ nacciato da questi stessi cambia­ menti. Ciò può essere realizzato in particolare attraverso il Fondo Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione. Promuoveremo anche il dialogo sociale a livel­ lo europeo per fare in modo che le imprese siano in grado di anti­ cipare i cambiamenti e di parte­ cipare alla riqualificazione della forza lavoro. Sosterremo la creazione di posti di lavoro assicurando che le imprese abbiano accesso al cre­ dito per investire e crescere, per esempio attraverso la Banca Eu­ ropea degli Investimenti. Soster­ remo inoltre lo sviluppo dell’eco­ nomia sociale in Europa, che at­

tualmente impiega oltre 5 milioni di persone, soprattutto nelle coo­ perative, promuovendo l’adozio­ ne di uno statuto Europeo delle organizzazioni senza fine di lucro, adeguato alle associazioni, mutue e fondazioni.

Una nuova agenda europea di riforme di progresso è essenziale per estendere le opportunità della globalizzazione a tutti i cittadini e per migliorare le loro condizioni di vita.

2.

Un patto sociale più giusto nella nuova Europa Non importa chi siamo o dove siamo nati, in Europa condividia­ mo gli stessi valori di base rispetto al tipo di società che vogliamo e nella quale vogliamo vivere: una Europa più sicura, con alti livel­ li di vita, con un lavoro decente e stabile, in un ambiente sicuro e pulito. Le diseguaglianze esistenti e le nuove sfide globali sottopongo­ no a nuove pressioni le persone e creano il rischio di fratture sociali permanenti nelle nostre società: tra i figli di famiglie povere e ric­ che; tra i lavori ben pagati e quel­ li precari e di bassa qualità; tra i poco e i molto qualificati; tra chi ha e chi non ha accesso a Internet; tra gli immigrati e i nati in Europa; tra donne e uomini. Possiamo fronteggiare que­ ste diseguaglianze indirizzando la cooperazione europea nel mi­ gliorare la vita dei cittadini di tutta Europa. Dobbiamo promuovere politiche migliori per proteggere le persone più vulnerabili durante

e oltre la recessione economica. Vogliamo costruire una nuova Eu­ ropa sociale insieme con le parti sociali, lavorando in particolare a stretto contatto con i sindacati, che condividono il nostro impegno nel mettere gli interessi e la dignità delle persone prima di tutto. Pensiamo che la democrazia e i diritti dei cittadini nell’Unione Europea siano essenziali per ga­ rantire un patto sociale più equo. La cittadinanza deve essere inclu­ siva, basata su diritti e responsa­ bilità, come elemento di un futuro condiviso nel nostro continente. Vogliamo che tutti coloro i quali vivono e lavorano in Europa par­ tecipino alle decisioni sul proprio futuro. Crediamo che sia bene dare potere alle nuove genera­ zioni, incoraggiando la parteci­ pazione politica e sociale. Sia­ mo molto attenti ai punti di vista dei giovani europei, soprattutto quando si tratta della costruzio­ ne di una nuova Europa sociale, del miglioramento del dialogo in­ terculturale, del cambiamento cli­ matico, del ruolo dell’Europa nel mondo e nella globalizzazione. Crediamo nella consultazione e nella partecipazione democratica attiva, così come abbiamo dimo­ strato con l’ampia consultazione su questo manifesto. L’Unione Europea è fondata sui diritti umani, la non discrimina­ zione e il rispetto per tutti. Consi­ deriamo la diversità nelle sue più diverse forme – culturali, linguisti­ che e religiose – come una delle più grandi risorse dell’Europa. L’economia europea ha inoltre portato molti benefici ai consuma­ tori. Continueremo a batterci per i diritti dei consumatori in Euro­ pa nel solco del nostro successo nell’assicurare cibo e giocattoli più sicuri, viaggi e telefonate più

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ti dall’UE devono essere messi in atto rapidamente. Devono esse­ re sfruttate le possibilità offerte dal Fondo Sociale Europeo per integrare i disoccupati nel merca­ to del lavoro e nella formazione. In una economia globale investire nell’educazione è fondamentale per la crescita e per la creazione di posti di lavoro pagati meglio e di miglior qualità. Proponiamo di finanziare un Programma per l’ac­ crescimento di competenze con il bilancio corrente dell’UE, per formare lavoratori in tutta Europa nel settore, tra gli altri, dei lavo­ ri ‘verdi’ del futuro, e delle ener­ gie rinnovabili. Ci impegneremo anche per un accesso pieno ed eguale all’istruzione permanen­ te, con speciale attenzione per l’educazione della ‘seconda pos­ sibilità’ e alla formazione per co­ loro che sono senza diploma. Ciò può essere sostenuto dalle politi­ che europee, nazionali e regionali. Proponiamo di espandere i finan­ ziamenti, nell’ambito del bilancio europeo corrente, per scambi a fini educativi e formativi, che inclu­ dano, per esempio, apprendisti e lavoratori anziani, costruiti sul suc­ cesso del programma ERASMUS, e dando a più giovani possibile la possibilità di studiare all’estero. La mobilità dovrebbe essere la rego­ la non l’eccezione. Ogni giovane dovrebbe avere la possibilità di usufruirne. Se vogliamo stimolare l’attività e gli scambi in Europa, e creare più lavori con alti livelli di norme sociali e ambientali, il Mercato In­ terno dell’UE deve essere comple­ tato e le procedure burocratiche per le imprese devono essere ri­ dotte. La piccola e media impresa (PMI) è la spina dorsale dell’eco­ nomia europea e la più grande fonte di posti di lavoro. Va sem­


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convenienti. Aumentando i diritti e la protezione dei consumato­ ri, possiamo aiutare a costruire un’Europa più sicura e giusta per i nostri cittadini.

Garantire un patto sociale più giusto Vogliamo promuovere un Patto Europeo per il Progresso Sociale, che stabilisca obiettivi e standard per le politiche sociali, sanitarie ed educative nazionali, al fine di lot­ tare contro la povertà e l’inegua­ glianza, così come di sostenere lo sviluppo sociale ed economico dell’UE. Noi chiediamo che, in tut­ ti i paesi dell’UE. si garantiscano benefici sociali, per pensionati, disoccupati ed invalidi, adeguati ai loro bisogni e che gli permettano di vivere in dignità. Proponiamo di includere una clausola di progresso sociale in ogni atto legislativo europeo e di tenere conto di valutazioni di im­ patto sociale e ambientale quando si pone mano a norme europee. Le politiche di liberalizzazione già adottate devono essere oggetto di una valutazione sociale. Propo­ niamo che l’UE compia una valuta­ zione dell’impatto sociale delle sue politiche ambientali ed energetiche per sviluppare misure che evitino che queste politiche possano colpi­ re più duramente i più poveri. Proponiamo di costituire un quadro europeo per i servizi pubbli­ ci, che garantisca ai cittadini acces­ so uguale e universale, la qualità, l’autonomia locale e la trasparenza dei servizi pubblici, mantenendone l’integrità prevista a livello naziona­ le. In tal modo le norme europee in materia di concorrenza e di di­ ritto d’impresa non si contrappor­ ranno ai diritti dei cittadini. I criteri sociali ed ambientali per attribuire

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contratti e appalti pubblici a livel­ lo europeo devono essere estesi e rinforzati. Proponiamo un Accordo euro­ peo sui salari, che preveda salario eguale per lavoro eguale e ricono­ scendo la necessità di minimi sala­ riali decorosi in tutti gli Stati mem­ bri, secondo la legge o il contratto collettivo di lavoro, da applicare sia ai lavoratori locali che a quelli immigrati. I lavoratori non devono vedere i loro diritti sociali limitati dalla concorrenza. Intendiamo affrontare i pro­ blemi creati dalla fuga dei cervelli provocata dalla migrazione di pro­ fessionisti altamente qualificati e di lavoratori specializzati all’interno dell’Europa e da paesi terzi. Agiremo in tutti gli Stati membri per promuovere una politica fiscale più equa, che garantisca il finanzia­ mento della protezione sociale dei cittadini europei. Opereremo per evitare lo sfrut­ tamento dei lavoratori e per raffor­ zare il diritto alla contrattazione collettiva. Le recenti sentenze della Corte Europea hanno creato incer­ tezze sui diritti dei lavoratori e sulla contrattazione collettiva. Insieme con le parti sociali esa­ mineremo l’impatto dei casi Viking, Laval ed altri al fine di assicurare che tali diritti non siano messi a re­ pentaglio. È’ essenziale un riesa­ me della Direttiva UE sulla mobili­ tà dei lavoratori. Per incoraggiare il contratto collettivo di lavoro a li­ vello europeo vogliamo sviluppare un quadro giuridico europeo per la contrattazione collettiva transna­ zionale. Inoltre, agiremo affinché si determini un massimale dell’ora­ rio di lavoro, che sia coerente con i diritti alla salute e alla sicurezza e con un equilibrio normale tra tempo di lavoro e tempo di vita. Intendiamo rafforzare il dirit­

to dei lavoratori all’informazione e alla consultazione. La parteci­ pazione dei lavoratori a livello eu­ ropeo e globale è un argomento chiave per il futuro, un elemento vitale per un’Europa sociale e una precondizione per un lavoro digni­ toso. Agiremo per aumentare la partecipazione dei lavoratori nel­ le decisioni aziendali in tutta Eu­ ropa. A questo scopo, i diritti dei lavoratori all’informazione e alla consultazione devono essere pre­ visti nelle Direttive sul diritto d’im­ presa a partire dal modello della Società di diritto europeo e i diritti dei comitati d’impresa europei de­ vono essere rafforzati. Vogliamo inoltre promuovere un dialogo so­ ciale più approfondito tra sindaca­ ti ed organizzazioni imprenditoriali a livello europeo ed estenderlo ad altri settori. Proponiamo di sviluppare una strategia a livello di Unione Euro­ pea sui diritti dei bambini per sra­ dicare la povertà e garantire l’ac­ cesso all’educazione, compresa l’educazione prescolare. Proponiamo di promuovere una Carta Europea dei Tirocini, per dare ai giovani che iniziano la loro vita lavorativa il riconoscimento dei loro diritti sociali e per assicurare loro condizioni soddisfacenti di la­ voro sin dalle prime esperienze. Proponiamo il consolidamento dei diritti individuali e collettivi dei consumatori, garantendo strumen­ ti efficaci affinché siano rispettati nell’Unione Europea. Proponiamo di stabilire obietti­ vi a livello europeo per il sostegno agli anziani, modellata su quella già in atto per l’infanzia, alla luce dell’invecchiamento della nostra popolazione e del bisogno di rag­ giungere gli obiettivi della piena occupazione e dell’uguaglianza di genere.

Proteggere i diritti dei cittadini La democrazia, la trasparenza e la responsabilità devono esse­ re le pietre miliari di tutte le rifor­ me delle istituzioni europee. Ad esempio, proponiamo di raffor­ zare la trasparenza prevedendo che i lobbisti e le agenzie di lob­ by si debbano registrare presso le istanze comunitarie, esplicitando i loro interventi, le entità per con­ to delle quali agiscono ed i loro contatti con i rappresentanti delle istituzioni. Ci impegniamo a garantire che la legislazione dell’UE rispetti i diritti dei cittadini come è dichia­ rato nella Convenzione Europea sui Diritti Umani e nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Rafforzeremo la legisla­ zione antidiscriminazione al fine di rendere effettiva l’eguaglianza di trattamento quali che siano le dif­ ferenze di genere, origine etnica, disabilità, età, orientamento ses­ suale e religione. Proponiamo che venga garan­ tita parità di trattamento per tutti i cittadini dell’UE, senza discrimi­ nazioni, quando questi si sposti­ no nell’Unione, andando nella di­ rezione del riconoscimento in tutti i Paesi dell’UE dei matrimoni, del­ le unioni civili e dei diritti parentali legalmente riconosciuti in un al­ tro stato membro. 28. Vogliamo un ruolo maggiore delle regioni e delle collettività locali nella vita dell’Europa, che rifletta il loro ruolo crescente nel mettere in atto le po­ litiche europee e nella promozione del dibattito sull’Europa tra i citta­ dini. Sosteniamo il riconoscimento e l’incoraggiamento della diversità linguistica e culturale dell’Europa, come une delle sue più grandi ric­ chezze e un aspetto fondamentale delle sua identità.


Possiamo costruire una società più giusta mettendo prima le persone. Nel giugno del Far sì che l’Europa sia 2009 diamo una nuova direziola forza che guidi la lotta necontro all’Europa il cambiamento

3.

climatico

Dobbiamo affrontare adesso il cambiamento climatico per il bene dei nostri figli e dei nostri nipoti. Entrare in azione ora consentirà all’Europa di prendere la guida mondiale nello sviluppo di nuove tecnologie ambientali e di ridurre il rischio di una futura perdita di prosperità a causa del cambia­ mento climatico. Non fare niente metterà a rischio la vita sul piane­ ta. L’Europa deve quindi supera­ re la sua dipendenza dal petrolio e dal carbone e mettersi alla gui­ da di un nuovo accordo mondiale sul clima per il periodo successi­ vo al 2012, andando oltre il trat­ tato di Kyoto.

pati dovranno compiere uno sfor­ zo rilevante. Proponiamo di aumentare il sostegno dell’UE ai paesi in via di sviluppo affinché combattano e al tempo stesso si adattino al cam­ biamento climatico. L’UE deve garantire massicci trasferimenti di tecnologie per assicurare che questi Paesi possano combat­ tere la povertà e crescere eco­ nomicamente senza peggiorare la situazione del riscaldamento globale. Inoltre, dobbiamo garan­ tire che le politiche europee non conducano a più alte emissioni di gas serra in Paesi terzi, evitando che le industrie ad elevato consu­ mo energetico si spostino in altre parti del mondo dove i requisiti sul cambiamento climatico sono meno vincolanti. Partendo dalle iniziative prese dai governi progressisti d’Europa, l’UE deve agire per la costituzio­ ne di un forum mondiale dell’ener­ gia e dello sviluppo, che riunisca l’insieme dei paesi del mondo, al fine di definire un progetto globale e a lungo termine per le politiche energetiche e per lo sviluppo so­ stenibile del Pianeta.

Dare il buon esempio – una poCondurre con successo un ne- litica più ambiziosa dell’Uniogoziato internazionale per un ne Europea sull’energia e sul accordo globale sul clima clima

L’UE deve guidare i negoziati internazionali per ottenere un ac­ cordo al summit delle Nazioni Uni­ te alla fine del 2009 con l’obiettivo di ridurre le emissioni globali del 30% entro il 2020. Nostro obietti­ vo comune è assicurare che tutte le economie, sviluppate ed emer­ genti, tra cui USA, Cina e India, sottoscrivano l’accordo. Siamo impegnati in un approccio globale e solidale, nel quale i Paesi svilup­

Proponiamo di introdurre una direttiva europea globale sul cli­ ma, che definisca gli obiettivi e i piani di azione per tutti quei setto­ ri non ancora contemplati dai testi esistenti (energia, agricoltura, ali­ mentazione, costruzioni e traspor­ ti) e che dia coerenza a tutte le azioni affinché l’Unione raggiunga i suoi obiettivi globali in materia di emissioni. Tutto il resto della legi­ slazione che abbia un’incidenza

sul clima deve essere adattata per ottenere l’obiettivo di riduzione del 30% delle emissioni. Proponiamo di elaborare una Politica Energetica Comune Eu­ ropea basata sulla sostenibilità, sulla sicurezza energetica e l’in­ dipendenza, sulla diversificazione delle fonti energetiche e la solida­ rietà tra gli Stati membri in caso di crisi energetiche. L’UE deve, per esempio, aumentare l’offer­ ta di energie rinnovabili favoren­ do la costruzione di una Rete per la Trasmissione Elettrica ad Alto Voltaggio affinché si possa distribuire l’elettricità prodotta da centrali eoliche marittime dal nord e dall’ovest dell’Europa e l’elettricità solare proveniente dal sud dell’Europa e dall’Africa del nord. Sosterremo una moderna Po­ litica Comune sull’Agricoltura che promuova uno sviluppo comples­ sivo e coerente delle zone rurali e dia valore al ruolo fondamentale degli agricoltori, riconoscendo il ruolo dell’agricoltura nel difendere l’ambiente, assicurare qualità del cibo e sicurezza delle scorte, pre­ servare il paesaggio, e proteggere la salute di piante e animali. I bio­ carburanti possono aiutare a di­ minuire le emissioni nei trasporti, ma ciò non deve avvenire a spese della produzione alimentare euro­ pea e mondiale, della protezione dell’ambiente e della biodiversità. La direttiva UE sui biocarburanti deve essere rivista per garantire il rispetto di questi principi. Sta a ogni Stato membro deci­ dere se usare o no l’energia nucle­ are. Comunque, vista l’importanza della sicurezza nucleare per tutti i Paesi europei, il monitoraggio del­ le centrali nucleari già esistenti e di nuova costruzione deve essere coordinato a livello europeo.

Un programma europeo di riforme progressiste è essenziale per condurre la battaglia al cambiamento climatico.

4.

Realizzare l’uguaglianza di genere in Europa Significativi passi in avanti sono stati fatti negli anni recenti per il raggiungimento di una autentica uguaglianza tra donne e uomini, specialmente grazie agli sforzi dei socialisti, dei socialdemocratici, dei democratici progressisti in col­ laborazione con le organizzazioni delle donne. Persistono comunque le dise­ guaglianze: le donne in media gua­ dagnano ancora il 15% in meno degli uomini a parità di lavoro; ed è molto più frequente che siano di­ soccupate, emarginate dal merca­ to del lavoro per mancanza di posti di lavoro adeguati, o siano impe­ gnate in lavori sottopagati, o di bas­ so livello, o a tempo parziale. Milioni di donne al mondo de­ vono ancora affrontare lo sfrutta­ mento e la violazione dei diritti, che si manifestano nelle forme del traf­ fico di esseri umani, della violenza domestica e di altri abusi. Oltre mezzo secolo dopo aver acquisito il diritto di voto e l’eleggi­ bilità, le donne non hanno ancora uno spazio politico adeguato sulla scena politica europea. In alcuni paesi d’Europa gli uo­ mini non hanno quasi alcun diritto al congedo parentale alla nascita dei loro figli. Le donne si trovano spes­ so a dover decidere tra avere dei bambini e proseguire la propria car­ riera. Le coppie che lavorano tro­

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manifesto pse

Il nostro programma europeo di riforme di progresso è essenziale per costruire la nuova Europa sociale e per far progredire la giustizia e l’equità nella vita dei cittadini.


manifesto pse

vano difficile tenere in equilibrio le loro responsabilità personali e pro­ fessionali. Noi possiamo cambia­ re questo: quei Paesi europei che hanno fatto di più per aumentare i diritti e le opportunità delle donne hanno adesso i più alti tassi di par­ tecipazione femminile nel mercato del lavoro e i più alti tassi di natalità. Noi abbiamo promosso incessante­ mente a livello locale, regionale e nazionale la creazione di strutture di assistenza per l’infanzia. Continueremo a combattere gli stereotipi di genere e crediamo che rafforzare i diritti e le opportu­ nità delle donne porterà significativi benefici economici, sociali e demo­ cratici per tutti i cittadini europei.

Rendere l’uguaglianza di genere una realtà per tutti Proponiamo di creare una Car­ ta Europea dei Diritti delle Donne, per migliorare i diritti effettivi e le opportunità delle donne in tutta l’Unione Europea e per promuo­ vere meccanismi che garantiscano l’uguaglianza di genere in tutti gli aspetti della vita sociale, economi­ ca e politica. Proponiamo che venga istituito e accresciuto il diritto al congedo per maternità e paternità per i cit­ tadini in tutta Europa secondo gli standard più alti. Ci batteremo per una uguale rappresentanza politica di donne e uomini in tutte le istanze deci­ sionali a livello europeo. In parti­ colare opereremo per avere una rappresentanza paritaria di donne e uomini nella Commissione e nel Parlamento Europeo e chiediamo l’istituzione di un commissario eu­ ropeo per l’eguaglianza donneuomini. Lavoreremo per sostenere i genitori a conciliare le proprie

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responsabilità familiari e profes­ sionali. Per raggiungere questo scopo, proponiamo che gli Stati membri raggiungano l’obiettivo già fissato a livello dell’UE di garantire almeno che il 33% dei bambini di meno di tre anni abbiano accesso ai servizi per l’infanzia e il 90% di scolarizzazione per quelli da 3 anni all’età scolare e che si diano inoltre obiettivi di qualità ai più alti livelli in tali servizi. Porteremo avanti la battaglia per eliminare i divari salariali tra donne e uomini, condizione essen­ ziale per migliorare gli standard di vita, combattere la povertà e acce­ lerare la crescita economica. Incoraggeremo e sosterremo l’imprenditoria femminile, le donne scienziate e le ricercatrici, pemet­ tendo loro l’accesso ad opportunità accresciute. Garantiremo e difenderemo i diritti delle donne alla salute ses­ suale e riproduttiva in tutta l’UE. Proponiamo di sviluppare gli strumenti di lotta contro il traffico di esseri umani e lo sfruttamento sessuale, attraverso una raffor­ zata cooperazione giudiziaria e di polizia. Proponiamo di incoraggiare e sostenere l’UE e i suoi Stati mem­ bri nella lotta per l’eliminazione del­ la violenza domestica e delle vio­ lenze contro le donne, tra le quali quelle perpetrate ai danni delle donne appartenenti a minoranze etniche, attraverso tutti i program­ mi e i fondi dell’UE che possano essere utilizzati.

Un programma europeo di riforme di progresso è essenziale per affermare, continuando il lavoro che abbiamo compiuto, l’eguaglianza tra i sessi a beneficio delle donne e degli uomini.

5.

Sviluppare una efficace politica migratoria europea Le migrazioni sono una delle sfide chiave che devono affron­ tare gli Stati membri dell’Unione Europea. Come progressisti eu­ ropei abbiamo il dovere di affron­ tarla sulla base dei nostri valori di giustizia, democrazia, diritti umani e solidarietà. La sfida è quella sia di impe­ gnarsi contro l’immigrazione clan­ destina e la tratta di esseri umani che di garantire una politica corret­ ta di accoglienza dei rifugiati per coloro che fuggono dalle persecu­ zioni, di organizzare una immigra­ zione legale equa e responsabile, rispondente ai bisogni economici dell’Europa e rispettosa dei diritti degli immigrati e di facilitare l’inte­ grazione degli immigrati nella loro nuova comunità con gli stessi di­ ritti e doveri. Capiamo le preoccupazio­ ni espresse dai cittadini di fronte all’immigrazione. Questo è anche il motivo per cui vogliamo delle ri­ forme. La risposta non è nei ghetti o nella xenofobìa, ma nelle vere ri­ forme che assicurino integrazione, combattano l’immigrazione clande­ stina, il lavoro nero e il traffico di esseri umani, e operino per creare una vita migliore per le persone nei Paesi più poveri al di fuori dell’Eu­ ropa prevenendo la fuga di cervelli dai Paesi in via di sviluppo.

Gestire l’immigrazione in modo efficace Proponiamo di stabilire stan­ dard comuni per l’immigrazione legale nei paesi dell’Unione Euro­

pea, basati sulla solidarietà e sulla ripartizione dei pesi, pur nel pieno rispetto delle competenze degli Stati membri. Proponiamo che si stabilisca una Carta Europea per l’Inte­ grazione dei Migranti, basata su eguali diritti e responsabilità e sul mutuo rispetto, pienamente coe­ rente con le politiche di ingesso e soggiorno. Vogliamo una poli­ tica di integrazione che stabilisca un processo continuo d’inclusio­ ne che preveda diritti di cittadi­ nanza e di espressione, dando ad ognuno gli stessi diritti e do­ veri. Attenzione speciale va data all’integrazione delle donne, dei giovani e della popolazione dei rom europei. Proponiamo dunque di promuovere iniziative a livel­ lo appropriato (locale, regionale, nazionale o europeo), come l’in­ segnamento della lingua e della cultura, che sostenga la piena in­ tegrazione dei migranti nelle loro nuove comunità. Proponiamo di aumentare lo sforzo europeo per arrestare l’im­ migrazione clandestina attraverso una comune politica di controllo delle frontiere esterne, una coope­ razione migliorata per combattere il traffico criminale di esseri uma­ ni e accordi di collaborazione con i Paesi terzi, incluse le procedure di riammissione. Siamo impegnati nel raffor­ zare la cooperazione con gli sta­ ti terzi (incluse le procedure di ri­ ammissione) allo scopo di gestire l’immigrazione più efficacemente promuovendo al tempo stesso lo sviluppo economico e sociale di questi Paesi. Proponiamo di ap­ profondire i meccanismi esistenti e di crearne di nuovi, per rispon­ dere alle conseguenze per i Pae­ si in via di sviluppo della perdita di lavoratori specializzati nei settori


La cooperazione europea è essenziale per una politica efficace sull’immigrazione. Questa può essere ottenuta soltanto con una forte maggioranza di progresso in Europa.

6.

Valorizzare il ruolo dell’Europa come partner per la pace, la sicurezza, e lo sviluppo L’UE deve essere all’avan­ guardia nel promuovere la pace e lo sviluppo sociale ed economico sostenibile in tutto il mondo, con­ dizioni necessarie per quella si­ curezza a cui hanno diritto tutti gli esseri umani. Nel mondo instabile di oggi troppe donne e uomini de­ vono far fronte a minacce di ogni tipo. Gli Stati membri dell’UE de­ vono quindi lavorare assieme per garantire la sicurezza dei nostri Paesi e dei nostri popoli. Credia­ mo che l’Europa debba esprimer­ si con una voce comune ed agire così per costruire un futuro miglio­ re per i nostri cittadini e per il pia­ neta. Dobbiamo lavorare insieme per la pace e per una coopera­ zione internazionale attiva, con la volontà di sradicare la povertà, e sviluppare la solidarietà con i cit­ tadini di tutto il mondo.

L’Europa è già un attivo attore della politica mondiale, ma dobbia­ mo aumentare la nostra influenza e il nostro peso coordinando le nostre posizioni e parlando il più possibile con una sola voce. Il rafforzamento del ruolo dell’Alto Rappresentante dell’Unione per la politica estera e per la sicurezza comune potrà con­ tribuire a ciò in maniera consisten­ te. Se non riuscissimo ad unirici, l’UE e i suoi Stati membri divente­ rebbero sempre meno importanti negli affari internazionali. Le istitu­ zioni internazionali attuali si sonoo rivelate poco capaci di affrontare le sfide globali contemporanee. L’Europa deve quindi impegnarsi con forza – in collaborazione con la nuova amministrazione demo­ cratica degli Stati Uniti – per pro­ muovere e riformare gli strumenti di governante mondiale, con un approccio multilaterale e per raf­ forzare la cooperazione. L’UE deve elevare il profilo della sua azione nella risoluzio­ ne dei conflitti, nel mantenimento della pace e nello sforzo umanita­ rio nelle zone di crisi, e sviluppare la propria capacità di assistenza ai Paesi che hanno affrontato cri­ si civili o ambientali. Dobbiamo ri­ muovere alla radice la cause dei conflitti e del terrorismo nel mondo. La politica di sviluppo verso i Pae­ si poveri deve essere appropriata, innovativa e basata sul coinvolgi­ mento della società civile. In par­ ticolare, si deve sostenere il ruolo delle donne come motore per lo sviluppo di questi Paesi, per esem­ pio estendendo l’accesso al siste­ ma del microcredito.

sulla risoluzione dei conflitti, miglio­ rando le capacità congiunte dei Pa­ esi europei e assumendo respon­ sabilità condivise nelle missioni di pace nelle zone di crisi, definite nel quadro delle Nazioni Unite. Proponiamo di rafforzare la co­ operazione di polizia, giudiziaria e dei servizi di sicurezza nel combat­ tere il traffico di droga, il crimine e il terrorismo. La lotta al terrorismo dev’essere una priorità essenziale ed essere affermata come obietti­ vo fondamentale dell’Unione, nel quadro della legalità e del rispetto delle libertà fondamentali. Conti­ nueremo a promuovere una po­ litica europea comune in questo campo, compresa una piena ap­ plicazione della strategia europea contro il terrorismo e sostenendo la figura del Rappresentante Spe­ ciale della UE. Proponiamo che l’UE garanti­ sca mezzi efficaci per la preven­ zione delle catastrofi. Proponiamo di intensificare gli sforzi a favore del disarmo inter­ nazionale, in particolare perfezio­ nando gli accordi internazionali sul controllo degli armamenti e sulla non-proliferazione, e rendendo il Codice di Condotta Europeo sulle esportazioni di armi più stringen­ te e trasparente. Noi vogliamo un mondo senza armi nucleari. Proponiamo che l’UE agisca in seno alle Nazioni Unite per pro­ muovere un’ Alleanza di Civiltà che abbia la missione di rafforzare il partenariato tra i popoli e le cultu­ re, come strumento per la promo­ zione della pace e della sicurezza mondiale. Proponiamo di aumentare la cooperazione in materia di difesa Promuovere la pace tra gli Stati membri dell’Unione, e la sicurezza rispettando le opzioni proprie alle Proponiamo che l’Ue lavori politiche di difesa e di sicurezza sempre di più sulla prevenzione e di ciascun Stato. Lo sviluppo delle

iniziative dell’Unione Europea per la propria difesa deve trovare un coordinamento con la NATO. Noi sosteniamo la riforma delle Nazioni Unite, in particolar modo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, così come la revisione delle regole di decisione, del man­ dato e del funzionamento dell’Or­ ganizzazione Mondiale del Com­ mercio, della Banca Mondiale, delle banche regionali e del Fondo Monetario Internazionale. L’asse­ gnazione dei diritti di voto nel FMI deve riflettere meglio gli interessi dei Paesi in via di sviluppo, in par­ ticolare di quelli più poveri. Sosteniamo, nell’ambito delle Nazioni Unite, la moratoria della pena di morte.

Promuovere la collaborazione Riteniamo che il futuro dei Bal­ cani Occidentali sia nell’Unione Europea, e che la stabilità ritrova­ ta possa portare prosperità e sicu­ rezza nella regione. Sosteniamo i negoziati per l’ingresso della Cro­ azia così come l’inizio di negoziati con tutti gli altri Paesi dei Balcani Occidentali, una volta che i criteri stabiliti siano rispettati. Crediamo che l’UE debba riconoscere i diritti fondamentali di tutti i popoli così come debba sostenere il carattere multiculturale e multireligioso del­ le società europee. Sosteniamo un processo aperto di negoziato con la Turchia nella prospettiva di adesione all’UE, basato su criteri chiari; la Turchia, così come l’UE devono mantenere i loro rispetti­ vi impegni. La stabilità nei Paesi vicini all’UE è importante quanto l’allar­ gamento. Vogliamo rafforzare la partnership europea con gli sta­ ti vicini. Proponiamo la creazio­

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chiave a causa della migrazione verso l’UE. Sosteniamo l’ulteriore svilup­ po di un Sistema Comune di Asilo Europeo, basato su eque regole di asilo per coloro che sono in fuga dalle persecuzioni, sulle conven­ zioni internazionali per i diritti uma­ ni e sulla divisione dei pesi tra gli Stati membri dell’UE.


manifesto pse

ne di una Unione del Mar Nero e una Partnership dell’Europa orientale per rafforzare la coope­ razione con i nostri vicini dell’est europeo. L’UE deve condurre un dialogo strutturato con la Russia, soprattutto sulle questioni della democrazia, dei diritti umani, della sicurezza energetica e dell’esten­ sione degli ambiti della coopera­ zione, che potrebbero includere una iniziativa regionale per il mar Baltico. Continueremo a sostenere lo sviluppo delle relazioni Euro-Me­ diterranee. L’Unione per il Medi­ terraneo è uno strumento e un ambito utile per promuovere la democrazia, lo sviluppo sociale ed economico e i diritti umani. Vo­ gliamo inoltre che l’UE giochi un ruolo attivo nella risoluzione dei conflitti in Medio Oriente, contri­ buendo alla coerenza delle azio­ ni della comunità internazionale, per pervenire alla soluzione “due popoli, due stati” per Israele e la Palestina. Vogliamo che l’UE sviluppi le sue relazioni con il continente La­ tino Americano per creare un par­ tenariato effettivo e globale su tutti i temi importanti e per sostenere il suo processo di integrazione regionale. Continueremo a costruire una forte collaborazione transatlantica con i nuovi leaders democratici degli Stati Uniti d’America. L’UE deve approfondire le sue relazioni con la Cina, incoraggian­ do il rispetto dei diritti umani, degli standard sociali ed ambientali, pa­ rallelamente all’approfondimento delle relazioni commerciali. Sosteniamo il rafforzamento delle relazioni con l’India come attore globale emergente, basati sul reciproco rispetto e sul dialo­ go aperto. Proponiamo di dare piena ap­ plicazione alla Strategia Africa-UE per rafforzare le relazioni tra i due continenti, risolvere le sfide comu­ ni e concludere Accordi di Colla­

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borazione Economica al servizio ne di norme sociali ed ambienta­ dello sviluppo a lungo termine li più forti. Di fronte alla crisi alimenta­ dell’Africa. re proponiamo di cooperare per evitare la speculazione sui prezzi Sradicare la povertà delle derrate alimentari, e di pro­ La nuova legislatura europea muovere la sicurezza alimenta­ 2009-2014 coincide praticamente re di tutti i pasei sviluppando una con il tempo rimanente per la rea­ nuova generazione di politiche di lizzazione degli Obiettivi di Svilup­ aiuto e di sostegno alla produzio­ po del Millennio delle Nazioni Uni­ ne agricola. Dobbiamo garantire che tut­ te, all’orizzonte del 2015. Fino ad oggi i progressi si sono registrati ti gli accordi commerciali stipulati principalmente nelle aree ad alta dall’UE prevedano clausole ap­ crescita dell’Asia –  in particolare propriate a favore dei diritti umani, la Cina – mentre l’Africa continua sociali e ambientali, la cui applica­ a soffrire degli effetti devastanti zione possa essere verificata e che dell’estrema povertà. L’aumento tutti gli accordi commerciali con i dei prezzi degli alimentari e dei Paesi in via di sviluppo – come gli carburanti stanno anche minando Accordi di partenariato economico i progressi fatti fino ad ora in mol­ in corso di negoziazione  –  siano te regioni. Abbiamo intenzione di dei veri strumenti di sviluppo socia­ usare questa legislatura per au­ le ed economico dei Paesi e delle mentare gli sforzi per riuscire ad regioni interessate. Lavoreremo per promuovere ottenere dei risultati entro il 2015. Proponiamo di mettere gli obiettivi la diffusione del commercio equo internazionali di sviluppo al centro e solidale in Europa. La sensibiliz­ delle politiche della UE, che si trat­ zazione e la promozione di questo ti dell’aiuto allo sviluppo, del com­ tipo di commercio contribuiranno mercio o della riforma delle istitu­ allo sviluppo sostenibile e aiute­ zioni mondiali. Occorre mettere in ranno a garantire retribuzioni più campo, oltre ai programmi di aiu­ giuste per coloro che lavorano nei to dell’UE già esistenti, delle fonti Paesi in via di sviluppo, contribuen­ innovative di finanziamento, allo­ do a migliorare la vita di milioni di cando almeno lo 0.7% del nostro persone in tutto il mondo. Il lavoro dignitoso deve diven­ prodotto nazionale lordo alla poli­ tica di sviluppo, realizzando questi tare un obiettivo globale per il qua­ programmi in modo più coordina­ le devono impegnarsi tutti i Paesi, to, efficace e mirato. Sosteniamo le istituzioni e organizzazioni in­ la cooperazione decentrata come ternazionali. Questa nuova agen­ strumento di sviluppo, valorizzan­ da globale farà progredire i diritti do il contributo importante che pos­ fondamentali, quali condizioni di sono fornire le collettività locali eu­ lavoro decenti, salari adeguati, si­ ropee. Appoggiamo la creazione di curezza sociale e un dialogo so­ un Corpo di volontari europei per ciale effettivo. le iniziative umanitarie. L’UE deve sostenere il siste­ Una nuova agenda europea di ma di commercio multilaterale ed riforme di progresso è essenorientarlo a beneficio dei Paesi in ziale per valorizzare il ruolo via di sviluppo nell’ambito del Doha dell’UE come partner per la Development Round dell’Organiz­ pace, la sicurezza e lo svilupzazione Mondiale del Commer­ po, sia a beneficio degli altri cio, ed agire per una distribuzione paesi e popoli che per il nopiù equa dei benefici dell’apertura stro stesso sviluppo e per la commerciale e per l’introduzio­ nostra sicurezza.

In queste elezioni europee, il voto di ogni cittadino sarà decisi­ vo. Donne e uomini in tutta Europa dovranno scegliere tra un’Unione Europea progressista che lavora con gli stati per affrontare le sfi­ de nell’interesse di tutti i cittadini e una UE dominata dalla destra che vuole lasciare l’avvenire dei nostri paesi e dei nostri popoli solo nelle mani del mercato. Per promuovere le grandi ri­ forme di progresso che mettono in prima fila le persone e che sono es­ senziali per assicurare il benessere futuro dei cittadini e della società europea abbiamo bisogno di una forte maggioranza progressista nel Parlamento Europeo. I nostri partiti socialisti, socialdemocratici, laburi­ sti e democratici progressisti sono imepgnati a creare questa mag­ gioranza, allo scopo di realizzare gli obiettivi del nostro Manifesto e le nostre sei priorità di riforma per un’Europa di progresso: 1. Rilanciare l’economia e preve­ nire nuove crisi finanziarie 2. Un patto sociale più giusto nel­ la nuova Europa sociale 3. Far sì che l’Europa sia la forza che guidi la lotta contro il cam­ biamento climatico 4. Realizzare l’uguaglianza di genere in Europa 5. Sviluppare un’efficace politica migratoria europea 6. Valorizzare il ruolo dell’Europa come partner per la pace, la sicurezza, e lo sviluppo Abbiamo ascoltato i cittadini attraverso un’estesa consulta­ zione pubblica sulle priorità da definire. Ora vogliamo lavorare in sintonia con le speranze che ci sono state affidate, sulla base delle proposte presentate in que­ sto Manifesto di cittadinanza eu­ ropea. Assieme siamo la forza per il cambiamento, e assieme possia­ mo migliorare la vita dei cittadini.


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manifesto PPE

Il 2009 è un anno di sfide senza precedenti per l’Europa. Ecco perché le prossime elezioni del Parlamento Europeo costituiscono una tappa fondamentale per il nostro futuro. Innanzitutto, stiamo vivendo una crisi economica che richiede competenza, determinazione e lungimiranza, non ideologia. In secondo luogo, dobbiamo difendere l’Europa dalle minacce del terrorismo e della criminalità, combattere efficacemente il cambiamento climatico e rispondere all’invecchiamento della nostra società con soluzioni intelligenti e non ricorrendo a palliativi. Per affrontare le crescenti sfide di instabilità globale insieme ai nostri partner, abbiamo bisogno di un’Unione Europea più forte e più efficace, non debole e incapace. L’Europa ha già fatto molta strada. Il Partito Popolare Europeo ha contribuito allo sviluppo dell’Unione Europea più di qualsiasi altra forza politica. I padri fondatori dell’Europa unita erano Cristiano Democratici. Ispirati da profonde convinzioni radicate nella civiltà giudaico-cristiana e nell’Illuminismo, hanno sempre agito promuovendo la libertà, la responsabilità e la dignità dell’essere umano. Forti di questi valori, gli uomini e le donne del Partito Popolare Europeo sono stati, negli ultimi 50 anni, sempre in prima linea per rafforzare e successivamente allargare l’Unione, e per promuovere l’introduzione dell’Euro. È anche grazie a questo impegno se negli ultimi 5 decen-

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Forte per i Cittadini Manifesto del PPE Elezioni Europee 2009

ni abbiamo vissuto in pace, in sicurezza, incrementando il nostro benessere. Mentre altri parlavano, noi abbiamo agito. Di fronte alle nuove sfide del 2009, siamo pienamente coscienti delle proposte altrui. I socialisti vedono nella crisi economia e finanziaria la possibilità di riciclare il loro vecchio programma basato sulla nazionalizzazione, sul protezionismo e sul perenne disavanzo di bilancio. Noi invece, ci impegniamo per preservare un’economia sociale di mercato competitiva e per renderla ancora più sostenibile. I nazionalisti sfruttano la crisi per rivendicare i loro ben noti progetti contro un’Europa forte che ci impedirebbero rapidamente di affrontare adeguatamente le sfide del XXI secolo. Noi invece, siamo determinati a portare avanti la ratifica del Trattato di Lisbona, a modernizzare e a rafforzare l’Unione. In altre parole, queste elezioni rappresentano una scelta cruciale: tra le pericolose formule dei socialisti e dei nazionalisti da un lato, e un futuro sicuro, basato su valori veri, responsabilità, competenza e un’azione coordinata, dall’altro.

Generare prosperità per tutti Per il Partito Popolare Europeo, l’economia non è fine a sé stessa, bensì a servizio della gente. Crediamo in una società fondata sull’individuo, sulla libertà,


nismo non è certo la soluzione giusta. I governi europei devono continuare a coordinare in modo più efficace le politiche monetarie e fiscali. • L’architettura finanziaria internazionale deve essere ridisegnata. La regolamentazione europea da sola non è sufficiente per gestire i mercati finanziari globali: dobbiamo accrescere il livello generale di trasparenza e di controllo. Le banche devono tornare a concentrarsi sulle loro funzioni essenziali per custodire i risparmi dei cittadini e fornire liquidità alle nostre economie. • L’attuale recessione economica rappresenta un’opportunità per aumentare i nostri investimenti nelle “tecnologie verdi”. Vogliamo che l’Europa diventi il leader mondiale in questo settore, per potenziare la nostra crescita economica, creare più posti di lavoro e, allo stesso tempo, allentare la dipendenza europea dai combustibili fossili.

Fare dell’Europa un posto sicuro Il terrorismo, soprattutto se di matrice jihadista, minaccia i nostri valori fondamentali. Per questo l’Unione Europea deve potenziare costantemente la cooperazione e l’efficienza nella lotta globale al terrorismo, tenendo conto del fat-

to che in quest’ambito la vecchia distinzione tra “internazionale” e “domestico” è quasi del tutto scomparsa. Un futuro più sicuro per l’Europa comprende anche azioni più efficaci contro il crimine organizzato, l’immigrazione illegale, senza dimenticare la sicurezza e la qualità degli approvvigionamenti alimentari. • La priorità assoluta del programma di sicurezza dell’UE è la lotta al terrorismo. L’Unione dovrebbe creare legami formali di stretta collaborazione tra il Commissario per la Libertà, la Giustizia e la Sicurezza, il Coordinatore UE antiterrorismo e il direttore di Europol e migliorare il coordinamento tra il loro lavoro e le attività globali dell’UE e degli Stati membri. Le capacità operative di Europol devono essere notevolmente rafforzate. • Per vincere la lotta contro l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani è necessaria un’azione più coordinata che includa, tra l’altro, un potenziamento delle capacità operative e delle risorse dell’agenzia di controllo frontaliero FRONTEX, l’applicazione di una politica di asilo comune, • l’accelerazione dell’applicazione del sistema Blue Card per gli immigrati regolari e uno stretto partenariato con i paesi d’origine dell’immigrazione clandestina. • Una politica agricola rinno-

vata deve saper affrontare con efficacia la volatilità dei mercati, nonché trovare il giusto equilibrio tra sicurezza di approvvigionamento, sostenibilità e competitività, garantendo l’accessibilità e la qualità degli alimenti.

Combattere il cambiamento climatico Il riscaldamento globale è una realtà. Il futuro dell’umanità dipende dalla nostra capacità di sviluppare modi più sostenibili per gestire le risorse della Terra. Inoltre, tagliare le emissioni di gas a effetto serra riduce la nostra dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas. Il PPE si è impegnato a ridurre le emissioni di gas serra e a promuovere il ricorso a fonti di energia prive di carbonio. • Una scelta coraggiosa e tempestiva che privilegia le tecnologie moderne ed efficienti non andrà solo a beneficio del nostro clima, rappresentando un primo passo per una soluzione globale, ma sarà un asso in più per la nostra economia, poiché farà dell’Europa il leader mondiale delle nuove tecnologie. La crisi economica e finanziaria non deve essere una scusa per non agire, al contrario! Deve servire da sprone per modernizzare le nostre economie e creare nuovi posti di lavoro sostenibili. I mecca-

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manifesto PPE

sulla solidarietà e la coesione sociale. Questa è l’economia sociale di mercato. Senza uno sviluppo economico sostenibile, non potranno esserci neanche la coesione sociale e la stabilità politica. L’attuale crisi è il frutto di un atteggiamento imprudente e di una mancanza di controllo del sistema finanziario globale. Ora dobbiamo ridefinire il ruolo della regolamentazione nei mercati finanziari e nelle nostre economie in generale. Inoltre, non possiamo permettere che il settore finanziario goda dei profitti e lasci al cittadino l’onere di sostenere i costi delle perdite. Non abbiamo intenzione di abbracciare il socialismo. Vogliamo una regolamentazione migliore, più efficace e funzionale. La nostra posizione è lontana dalle idee dei fondamentalisti del mercato, che vorrebbero far governare il mondo dalle forze di mercato. La situazione critica in cui ci troviamo richiede una maggiore spesa pubblica che però deve essere limitata nel tempo. Non possiamo vivere alle spese delle future generazioni. • La creazione di nuovi posti di lavoro rimane la nostra priorità assoluta. Dobbiamo continuare le riforme, investire nell’educazione, nella formazione permanente e nell’occupazione per creare opportunità per tutti. • È necessario prevenire una recessione economica mondiale. Ricorrere al protezio-


manifesto PPE

nismi di mercato possono e devono essere utilizzati per ridurre le emissioni. L’Europa deve diventare il leader del mercato delle tecnologie pulite, ampliando e approfondendo la propria politica di ricerca e di sviluppo. La quota di energie rinnovabili deve rappresentare almeno il 20% del mix energetico entro il 2020. L’energia nucleare deve restare un’opzione aperta agli Stati membri che vogliono ridurre le emissioni. Deve essere messo in atto un sistema funzionante di scambio di quote di emissione come incentivo di mercato per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Affrontare la sfida demografica L’Europa sta af frontando grandi cambiamenti demografici: bassi tassi di natalità, una popolazione anziana in aumento e una speranza di vita più lunga. Per questo l’Unione Europea deve adottare e applicare un nuovo programma di politiche e pratiche che stimolino l’occupazione, l’imprenditorialità e le attività di volontariato per i meno giovani. In questo contesto, il PPE considera la famiglia il centro della società e il difensore dei nostri valori. Per questo deve poter beneficiare di incentivi ad hoc. Il nostro obiettivo finale è di crea-

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re un’Europa migliore, prospera e più sicura per i nostri figli e nipoti. • Le politiche nazionali devono migliorare l’efficacia dei sistemi di previdenza sociale. È necessario riformare il sistema pensionistico europeo per adattare l’età di pensionamento agli sviluppi demografici. È inoltre necessario incentivare i sistemi pensionistici privati. • Le politiche della famiglia devono essere maggiormente integrate nelle politiche nazionali. Sono urgentemente necessarie politiche destinate alla famiglia che migliorino la flessibilità dei genitori che lavorano. È inoltre necessario fornire migliori politiche abitative e di assistenza all’infanzia, politiche fiscali che favoriscano le famiglie e iniziative che promuovano i congedi parentali per entrambi i genitori che lavorano. • L’istruzione è un fattore determinante per la nostra crescita e la nostra prosperità in futuro. Un alto grado di istruzione aumenta le possibilità di assunzione per i disoccupati. La formazione permanente è essenziale per affrontare le nuove sfide imposte dal progresso tecnologico e dalla globalizzazione. Mentre i costi del settore pubblico continuano ad aumentare, è necessario esplorare nuove

vie di cooperazione con il settoil rafforzamento delle Nare privato. zioni Unite. L’Unione Europea deve adot- • Sono necessari: una coopetare una strategia a lungo termine razione più stretta nell’amper stimolare e attirare lavoratori bito della difesa che incluabili e qualificati da tutto il monda un accordo strategico do in modo tale che l’economia con gli Stati Uniti e gli altri europea diventi più competitiva, alleati, una migliore condipiù dinamica e sempre più fondavisione di strutture militari, ta sul sapere. Corsi di lingua, infinanziarie e di ricerca, una centivi all’imprenditorialità, cenforza comune di difesa retri di formazione e di avviamento golata da condizioni stanprofessionale sono necessari per dardizzate di intervento e assistere gli immigrati regolari nel di ingaggio per le missioni processo di integrazione nella sointernazionali. cietà e nel mercato del lavoro. • L’Unione Europea deve differenziare la propria politica Un’Europa unita di vicinato per andare inconsulla scena tro alle specificità dei singomondiale li paesi e, allo stesso tempo, Oggi l’Europa vive in un mondeve stabilire standard codo frammentato e pericoloso muni sui diritti umani e lo come mai si era visto negli ultistato di diritto in una “Carta mi 20 anni. È quindi nell’interesse per il vicinato”. dell’Unione Europea accrescere il proprio ruolo sulla scena interEcco la scelta che dobbiamo nazionale. Nel 2009 l’UE deve fare: un’Unione Europea forte per migliorare le proprie capacità il bene del suo popolo, fondata d’azione, rinnovare il partena- su valori condivisi e guidata dalla riato con gli Stati Uniti, guardare famiglia politica più forte, oppure con più attenzione ai suoi vicini un’Unione debole, dal futuro inmeridionali e orientali, e rivolger- certo che utilizza soluzioni di ieri si a partner in tutto il mondo per per risolvere i problemi di oggi. Il preservare la pace e la prosperità Partito Popolare Europeo è pronin Europa e contribuire a fare del to a raccogliere questa sfida. Ci mondo un posto migliore. serve solo il tuo voto. • Le istituzioni mondiali devono essere adattate al nuovo contesto. In particolare, Manifesto è una sintesi del doquesto implica un migliore cumento elettorale del PPE in vicontrollo dei mercati finan- sta delle elezioni europee 2009. ziari mondiali da parte di orVersione originale: testo inganizzazioni come il Fondo glese. Traduzione solo per inforMonetario Internazionale e mazione.


manifesto dei sindacati

Manifesto della Confederazione europea dei sindacati Le

elezioni europee che si terranno nel giugno del 2009 riguardano ogni lavoratore europeo. L’Europa ha adottato più di 60 leggi di contenuto sociale a vantaggio dei lavoratori, in particolare nel campo della salute e della sicurezza, dell’uguaglianza, del trasferimento d’impresa, dell’informazione e della comunicazione. L’ultimo step concerne la concessione di eguali diritti per i lavoratori interinali e il rafforzamento dei comitati d’impresa europea. L’Europa può anche essere una minaccia. Le recenti decisioni delle Corte di Giustizia europea sulla libera circolazione dei servizi hanno attentato ai diritti sindacali fondamentali riguardanti le contrattazioni collettive e gli scioperi. Il Parlamento europeo può fare la differenza. Ha anche aiutato i sindacati europei a combattere la direttiva Bolkestein sui servizi, la deregolamentazione del lavoro nei porti e l’indebolimento della direttiva sui tempi del lavoro. I lavoratori devono dunque utilizzare il loro diritto democra-

tico di voto e sensibilizzare i can- di una forte regolamentazione dei didati sulle grandi questioni poste mercati finanziari – i lavoratori non di seguito. devono pagare il prezzo dell’incompetenza dei banchieri.

Ecco il manifesto in forza 3.  Una politica sociale europea più forte e una politica fiscale codel quale reclamiamo: ordinata al fine di mettere in piedi 1. 

Misure destinate a rafforzare i diritti dei lavoratori e dei sindacati per l’adozione di un “Protocollo di progresso sociale” e una revisione della direttiva sui distacchi al fine di correggere la recente giurisprudenza della Corte di Giustizia (Laval, Viking, Ruffert, Luxembourg). Queste misure sono volte a ristabilire nostri diritti fondamentali in tema di libera circolazione della manodopera e dei servizi. Tutti i candidati che rifiutano ciò non meritano il sostegno dei sindacati.

2. 

Un new Deal sociale nella crisi economica, con la piena partecipazione dei sindacati e dei lavoratori, in vista di un piano di pieno impiego, d’impiego di qualità, di migliori salari e pensioni, di provvidenze sociali più forti e contribuzioni più elevate, di uno sviluppo durevole e

una Unione europea sociale.

4.  Un accordo equo sui tempi del lavoro, proteggendo i lavoratori contro il rischio degli eccessi di lavoro, salvaguardando il ruolo particolare delle contrattazioni collettive nell’organizzazione dei tempi di lavoro, e garantendo a tutti i lavoratori il diritto di poter conciliare il lavoro con la vita familiare.

vazione, sulla ricerca e lo sviluppo, l’investimento, l’educazione e la formazione, e lo sviluppo durevole. Vogliamo assicurare un passaggio rapido ed equo verso un’economia a debole sfruttamento di carbone, con una tassa sul carbone sulle importazioni provenienti dai paesi industrializzati che non rispettano i tassi di emissione di carbone fissati dall’Unione europea ed altre norme ambientali.

7. 

Una nuova iniziativa sull’uguaglianza delle opportunità destinata a combattere la discriminazione persistente, in particolare le differenze salariali, e a garantire che le donne possano beneficiare di misure destinate al contrasto del5.  Delle protezioni più forti la crisi economica. contro l’aumento del lavoro precario e in favore dei lavoratori oc- 8.  Protezioni più forti e paricupati in impieghi caratterizzati tà di trattamento per i lavoratori da precarietà, che offra loro una migranti e mobili e un impegno migliore copertura attraverso il forte contro il razzismo, il naziodiritto al lavoro e alla sicurezza nalismo e la xenofobia. sociale, e il passaggio ad impie9.  Il rispetto dei servizi pubblighi di qualità. ci e una migliore protezione sta6.  Una nuova strategia indu- tutaria, degli investimenti e degli striale europea basata sull’inno- impieghi di qualità.

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LE PRIORITÀ DI CONFINDUSTRIA 1. M ercato interno più aperto e competitivo Il mercato interno è un grande successo dell’Unione europea. Da quando è stato istituito, cioè dal 1992, è stato stimato che abbia creato circa 3 mi­lioni di nuovi posti di lavoro e aumentato del 2,15% il PIL dell’UE. Tra il 1995 e il 2005 il commercio intra-comunitario è aumentato di oltre il 30%. Gli investimenti intra-comunitari sono invece cresciuti dal 53% al 78% del totale degli investimenti diretti esteri nell’UE. Il mercato interno ri­veste, inoltre, un ruolo di particolare importanza per le imprese italiane: conta per quasi il 60% delle nostre esportazioni (da sole, Germania, Fran­cia e Spagna pesano un terzo del totale), mentre la Cina rappresenta ap­pena il 2%.

izi erv s a tiv t e di r la

L’approvazione della direttiva sui servizi nel mercato interno, il cui rece-pimento dovrà essere ultimato entro la fine del 2009, costituisce un’im­portante opportunità per migliorare la libera circolazione dei servizi, con significative conseguenze sia in termini di accesso a servizi migliori e a minor costo, che di opportunità di crescita in altri Paesi per le imprese di servizi più competitive.

tà ali c fis Tuttavia, molto rimane ancora da fare per permettere al mercato interno di sviluppare pienamente il proprio potenziale, sia in termini di crescita economica che di creazione di posti di lavoro. Sono

Confindustria per le elezioni europee 2009

delle politiche comunitarie. Tuttavia, l’industria mette in guardia dal prendere iniziative senza aver condotto le necessa­rie analisi fondate su casi concreti. Ciò vale in particolare per le azioni col­lettive risarcitorie, rispetto alle quali l’industria ha già avviato un dialogo costruttivo con le istituzioni comunitarie, che deve continuare tenendo pienamente conto del principio di sussidiarietà.

per un’europa più forte: il ruolo dell’italia

necessari passi avanti sul fronte dell’armonizzazione e del coordinamento fiscale, a partire dalle basi imponibili delle imposte societarie e dall’IVA.

co ie t l a app

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i

Occorre ridurre la pratica dell’affidamento diretto dei servizi pubblici lo­cali da parte delle pubbliche amministrazioni e promuovere il ricorso a gare d’appalto in regime di effettiva concorrenza che premino qualità e competenze, favorendo la partecipazione delle imprese, ad esempio at­traverso la costituzione di partenariati pubblico-privati, fornendo ai cit­tadini servizi migliori ed a minor costo.

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Nel settore della libera circolazione delle merci sono stati fatti molti passi avanti, ma continuano a sussistere delle barriere tecniche che spesso na­scondono la volontà di chiudere i mercati nazionali alle merci straniere. I principi della libera concorrenza e del mutuo riconoscimento vanno per­tanto difesi e rafforzati, senza imporre alle imprese procedure o regole in modo arbitrario.

ri to a m

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La tutela dei consumatori ha legittimamente assunto un ruolo di primo piano nell’orizzonte

le ua t t e ell int

Inoltre, in un’economia sempre più basata sulla conoscenza, la protezione della proprietà intellettuale deve essere semplice e poco costosa. Questo sarà possibile solo se l’UE si doterà di un brevetto comunitario – sul­l’esempio di quanto fatto per i marchi – e di un sistema unico di risolu­zione delle controversie. Il dibattito su questi temi dura da più di trent’anni: i progressi fatti negli ultimi tempi rendono possibile il rag­giungimento di un accordo finale, ma occorre superare gli ultimi ostacoli e dotare le imprese di questi strumenti, essenziali per il loro sviluppo.

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vi ati v no

Infine, è essenziale spingere il processo di accelerazione della transizione al digitale, eliminare le barriere all’utilizzo dei contenuti e dei dati pub­blici, sviluppare il mercato di servizi innovativi e contenuti creativi a be­neficio di cittadini, consumatori ed imprese. Nell’ambito della revisione della direttiva 2003/98/CE sul riutilizzo dei dati della PA è oppor­tuno rafforzare e precisare questi principi così come, per quanto riguarda la revisione della normativa IVA, sarebbe utile prevedere aliquote ridotte sui contenuti digitali.

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manifesto di confindustriA

Manifesto di

LA LEGISLATURA 2009-2014


manifesto di confindustriA

2. Regole sane e politiche a favore della competitività delle imprese

L’imprenditorialità e le PMI rappresentano la principale fonte di crescita ed occupazione. È attraverso lo sviluppo delle imprese e la loro capacità di fornire risposte innovative che l’Europa potrà superare la crisi e rilan­ciare l’economia. Per questa ragione, è essenziale che le imprese siano poste al centro della futura agenda politica dell’UE.

ne zio are a t ic a plif men rativ m a se ol nist reg mmi ea In questo senso, l’UE avrà la responsabilità di incoraggiare la definizione di politiche coerenti ed efficaci, atte a stimolare lo spirito imprenditoriale ed a sostenere le piccole e medie imprese, riducendo gli oneri amministrativi e fiscali, migliorando l’accesso al credito, creando le condizioni per incentivare l’assunzione di rischio. Essa dovrà quindi favorire l’instaurazione di un contesto regolamentare sano e trasparente, che stimoli la capacità imprenditoriale senza tradursi in inutili vincoli al “fare impresa”. L’UE ed i suoi Stati membri dovranno pertanto proseguire ed intensificare il proprio impegno nei confronti di una migliore regolamentazione e di una seria riduzione degli oneri di ogni natura. Le istituzioni comunitarie dovranno, in particolare, evitare legi­slazioni eccessivamente complicate e vincolanti, assicurare il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità in ogni nuova legislazione ed incoraggiare lo svolgimento di analisi dell’impatto economico, ambientale e sociale di ogni nuova proposta legislativa durante l’intero iter

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decisio­nale. Altrettanto importante è il controllo da parte delle istituzioni del­l’UE del rispetto della normativa comunitaria in tutti gli Stati membri.

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t ac s s e sin bu

Ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, UE e Stati membri dovranno, inoltre, dare concreta attuazione alle misure previste nello Small Business Act. In particolare, occorrerà accelerare l’adozione dello Statuto sulla società privata europea, al fine di stabilire un quadro comune e ar­ monizzato di regole societarie che faciliti le attività transfrontaliere delle piccole e medie imprese. In secondo luogo, dovranno essere rafforzate le regole contro i ritardi di pagamento, soprattutto da parte delle pubbliche amministrazioni. Infatti, a fronte di una media europea di 30/60 giorni per l’effettuazione dei pa­gamenti, la legislazione italiana prevede un termine di 90 giorni, ma i ri­tardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni arrivano fino a 600 giorni. La proposta di revisione della direttiva comunitaria sui ritardi di pagamento, che deve essere adottata rapidamente, rappresenta quindi un primo passo nella giusta direzione e contribuirà ad assicurare una maggiore liquidità delle imprese.

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L’UE avrà, infine, il compito essenziale di aiutare l’industria europea, e in modo particolare le piccole e medie imprese, a sostenere la pressione della concorrenza globale. Ancor più in questo momento di recessione,

il ruolo di un settore “tradizionale” come quello manifatturiero, la sua ca­pacità di generare prodotti e processi innovativi ad alto valore aggiunto dovranno essere riconosciuti. In questa direzione, adeguate politiche in­d ustriali, volte ad incrementare la base tecnologica delle imprese, me­ diante lo sviluppo e l’integrazione di tecnologie e servizi avanzati, contribuiranno a far sì che i nostri settori produttivi diventino nuova­mente trainanti per l’economia europea.

3. Potenziamento delle infrastrutture materiali e immateriali

ee op r eu ns a r i t to ret spor e l ra dit

Lo sviluppo delle Reti Transeuropee di Trasporto costituisce uno stru­m ento prioritario per supportare le imprese italiane nel mercato comu­nitario, attraverso una più efficace interconnessione con i partner ed i mercati europei e una più facile circolazione delle merci e dei passeggeri. Precondizione per la massimizzazione dei benefici derivanti dallo sviluppo delle reti TEN è una rete nazionale efficiente e distribuita in maniera ca­pillare sul territorio, nel rispetto di una gerarchia delle reti che tenga conto delle esigenze di infrastrutturazione nazionale. Il Libro Verde, pubblicato nel febbraio scorso, con il quale la Commissione ha individuato gli indirizzi della politica comunitaria in materia di reti TEN-T, offre l’occasione per una riflessione sulla progettazione delle reti stesse, che consenta di superare l’approccio di pura “sommato-

ria” delle progettualità nazionali, promuovendo una reale ed efficace integrazione tra livello nazionale e comunitario e collegando le reti ferroviarie con porti e aeroporti. È inoltre importante che sia accelerata la realizzazione dei progetti prioritari TEN non ancora completati.

el i n rti n zio spo za i tra z i l de ra libe tore set In tale ottica, è fondamentale proseguire e rafforzare a livello europeo i pro­cessi di liberalizzazione che interessano i trasporti, come ad esempio il tra­sporto ferroviario di passeggeri  –  in Italia già aperto alla concorrenza  –  al fine di rendere effettivamente concorrenziali i diversi settori e garantire l’accesso ai privati. Ciò consentirebbe un miglioramento dei servizi per l’utenza, privata ed industriale, mediante l’apporto di know-how impren­ditoriale e lo sviluppo dell’intermodalità in chiave logistica, con un note­ vole contenimento dei costi, riduzione dei tempi e maggiore penetrazione nei mercati di interesse strategico.

ile ni b e t s so à t bili mo

Nell’ottica del prossimo Libro Bianco della Commissione sulla politica dei trasporti dopo il 2010, sarà importante proseguire il lavoro già avviato sulla mobilità sostenibile, che concilia sicurezza, ambiente e competiti­vità, in un approccio integrato supportato dallo sviluppo tecnologico e dal­ l’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi.


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Non meno strategiche sono le infrastrutture di comunicazione a banda larga, che dovranno essere rafforzate. Tali infrastrutture rappresentano strumenti indispensabili per la crescita economica e sociale e sono un ele­mento essenziale per l’utilizzo dei servizi ICT, costituendo una compo­nente imprescindibile per adeguare il nostro paese alle future sfide della globalizzazione.

4. Società della conoscenza fondata sull’innovazione e sul capitale umano

Il futuro dell’economia europea dipenderà in misura sempre maggiore dal rafforzamento della sua capacità di promuovere la ricerca e l’innovazione. L’UE è ancora in forte ritardo rispetto ai massimi concorrenti mondiali in materia di investimenti pubblici in R&S, che rappresentano l’1,9% del PIL in Europa, il 2,6% negli Stati Uniti e il 3,3% in Giappone. La situa­zione è ancora più preoccupante sul fronte degli investimenti privati che ammontano all’1,17% del PIL in Europa, all’1,87% negli Stati Uniti e al 2,4% in Giappone.

ti en za m i est len nv ccel orte i i ior di e n f gg ntri ri co rcato a m ce me i tto ne ei se le di e n enzia t po I cambiamenti radicali nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dei modi di produzione dei beni e di fornitura dei servizi rendono ne-

cessario un incremento e una concentrazione degli in­vestimenti nei centri di eccellenza affinché essi siano in grado di compe­tere con i paesi concorrenti. L’Unione europea dovrà inoltre indirizzare i fondi verso settori caratterizzati da un forte potenziale di mercato, come il settore energetico ed ambientale, dell’alimentazione e della scienza della vita, nonché quello delle ICT, dei nuovi prodotti, servizi e processi produttivi.

e rm che logy o i f tta og no pia nol tech tec oint es e j tiativ ini Vanno proseguiti i lavori diretti alla semplificazione dei meccanismi eu­ropei ed alla sperimentazione di nuovi strumenti, come le Piattaforme Tecnologiche Europee e le Joint Technology Initiatives, che hanno mo­strato risultati positivi nel coinvolgimento delle imprese fin dall’indivi­duazione delle tematiche prioritarie.

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L’Unione europea deve ulteriormente promuovere il ruolo dei distretti come motore dello sviluppo sul territorio. L’istituzione di “distretti pro­duttivi funzionali” a livello europeo dovrebbe essere considerata attenta­mente per superare le difficoltà derivanti dallo squilibrio fra potenziale di filiera, da un lato, ed esiguità del territorio dall’altro. i

mm ra g pro ai erca o ic ess i di r c ac ope eur

È importante esplorare ulteriormente la possibilità di promuovere pro­grammi congiunti tra la Commissione europea e gli Stati

membri inco­raggiando il perfezionamento degli strumenti nazionali. Per sostenere il rafforzamento e l’aumento della capacità delle imprese, in particolare Pic­cole e Medie, di partecipare ai programmi europei di ricerca, è necessario un impegno comune promosso dall’Unione europea per razionalizzare e migliorare il sistema di servizi di supporto nazionali ed europei, stimo­lando la partecipazione di tutti gli Stati.

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Maggiori sforzi andranno rivolti al rafforzamento dei rapporti tra università ed imprese ed al miglioramento delle condizioni di lavoro per i ricercatori. La collaborazione tra il mondo universitario e quello aziendale, oggi non ancora sfruttata appieno, contribuisce infatti a facilitare il tra­sferimento di sapere e know how.

e e ion zion z u a r ist orm f e Infine, l’Unione europea dovrà ricoprire un ruolo più incisivo nell’orien­tamento dei sistemi nazionali di istruzione e di formazione affinché, nel rispetto delle specificità di ciascun paese, siano identificate politiche di formazione in grado di rispondere alle esigenze proprie di un mercato del lavoro in costante evoluzione e di dotare la forza lavoro di livelli elevati di qualifiche e di competenze. Occorrerà, in particolare, migliorare le con­dizioni per l’accesso all’apprendimento permanente, presupposto impre­ scindibile per permettere un aggiornamento costante delle proprie conoscenze e rafforzare così la propria “occupabilità” e capa-

cità di adat­tamento ai continui cambiamenti. In tal senso, sarà necessario aumentare gli investimenti nel campo della formazione intervenendo soprattutto sul fronte di una maggiore qualità ed efficacia della spesa.

ali lle de ltur o u upp rie c l i Sv dust in

La crescita del capitale umano è interconnessa con lo sviluppo delle in­dustrie culturali, punto di forza della struttura produttiva europea e ita­liana, e che trova nuove occasioni di ulteriore sviluppo grazie alle tecnologie digitali. La funzione delle imprese private nella valorizzazione della cultura, nella produzione di strumenti (contenuti, servizi e infra­strutture) per l’educazione e la formazione continua dovrà essere soste­nuta con politiche adeguate.

5. Mercati del lavoro più moderni e politica europea dell’immigrazione più efficace Nella seconda metà del 2008 e all’inizio di quest’anno, le prospettive eco­nomiche hanno subito un’alterazione drammatica e le turbolenze finan­ ziarie ed economiche hanno prodotto un impatto negativo sull’economia reale, con serie ripercussioni sul mercato del lavoro. Secondo le previsioni intermedie della Commissione europea del mese di gennaio, quest’anno l’occupazione registrerà una crescita negativa che si tradurrà per l’UE in una perdita di 3 milioni e mezzo di posti di lavoro; il tasso di disoccupa­ zione dell’UE (che nel 2008 si è attestato al 7%) dovrebbe salire all’8,7% nel 2009 per aumentare ancora nel 2010.

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manifesto di confindustriA

io e ur icaz t t u n str omu a r in f l a c per


manifesto di confindustriA

e li ion ocia z a s izz he n c r i lit de mo le po l de

Nel campo delle politiche sociali l’iniziativa spetta principalmente agli Stati membri; tuttavia, oggi più che mai, l’Unione europea ha la responsabilità di promuovere, in stretta cooperazione con gli Stati membri e con le parti sociali, politiche sociali moderne, che sappiano rispondere ai mu­ tamenti in atto con soluzioni innovative e che siano in grado di far fronte alle sfide che l’Europa si trova a dover fronteggiare. In questo quadro, l’UE avrà il compito fondamentale di incoraggiare la riforma e la modernizzazione dei mercati del lavoro e di stimolare l’at­tuazione di politiche integrate di flexicurity incentrate su misure attive di rafforzamento dell’adattabilità ed occupabilità dei lavoratori, di riquali­ficazione e upgrading delle competenze, di innalzamento della produtti­vità. Tali interventi dovranno necessariamente coniugarsi con una riforma dei sistemi di welfare che è diventata imprescindibile per tutti gli Stati membri. Un’attenzione particolare sarà necessaria anche per un’attuazione equi­librata della strategia europea in materia di salute e sicurezza, con l’obiet­tivo di favorire soprattutto lo sviluppo di una rinnovata “cultura della sicurezza” nei luoghi di lavoro.

go lo a i l d eo de rop o eu ol ru ciale so Nel perseguire questi obiettivi, è essenziale che l’Unione europea continui a riconoscere il ruolo che il dialogo sociale europeo riveste nell’elaborazione-

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delle politiche sociali; grazie alle loro conoscenze e alla loro espe­ rienza, le parti sociali sono infatti nella condizione migliore per individuare le risposte più appropriate ai cambiamenti.

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Le riforme sopra indicate vanno necessariamente coniugate con una ri­forma delle pensioni, che è diventata imprescindibile per tutti gli Stati membri e che va affrontata nel rispetto delle logiche di innalzamento dei livelli di protezione sociale e di ridistribuzione della spesa sociale.

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L’immigrazione contribuisce in misura rilevante all’occupazione, alla cre­scita e alla prosperità dell’Unione europea. L’immigrazione rappresenta una risorsa per l’economia europea: forza produttiva e motore potenziale per la creazione di nuove imprese. L’adozione del Patto europeo per l’im­migrazione da parte del Consiglio europeo nell’ottobre 2008 costituisce un primo passo verso il riconoscimento dell’importanza di un’azione co­mune a livello dell’UE per affrontare i problemi legati all’immigrazione e all’integrazione. Nei prossimi anni, occorrerà assicurare un’effettiva attuazione delle misure in esso contenute e la definizione di una vera e pro­pria politica comune europea dell’immigrazione. 6. Leadership europea nell’energia e nell’ambiente La tutela dell’ambiente è un obiettivo imprescindibile per la salute dei cittadini, la protezione dell’ecosistema e lo sviluppo economico. Come tale, deve

continuare ad essere una priorità dell’agenda politica dell’Unione europea che ha il compito di elaborare un quadro regolatorio chiaro, sta­bile ed armonizzato. In questi anni si sono registrati importanti progressi nella direzione di uno sviluppo sostenibile, a cui il sistema industriale ha contribuito at­traverso importanti misure quali il miglioramento dell’efficienza energe­tica, l’ammodernamento dei cicli produttivi, l’introduzione di nuove tecnologie di processo, di abbattimento e di depurazione, l’applicazione delle migliori tecniche disponibili. Notevoli progressi si sono registrati anche sul fronte della riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra: nell’UE a 15 le emissioni sono, infatti, diminuite dello 0,8% a fronte di un aumento del PIL del 2,5% tra il 2005 e il 2006, mentre nell’Unione a 27 esse sono diminuite del 7,7% rispetto al 1990. Si tratta di un risultato im­portante cui il comparto industriale ha dato un notevole contributo con una riduzione, tra il 1990 e il 2006, del 18,8% delle emissioni ascrivibili al settore manifatturiero e dell’edilizia e del 5,5% al comparto delle in­dustrie energetiche.

re ilia ilità à c n it ib co sten etitiv so omp ec In futuro, l’azione dell’UE dovrà continuare ad essere orientata verso obiettivi ambiziosi, supportati, però, da strumenti legislativi e finanziari che non penalizzino la competitività dell’Europa, traducendosi unicamente in maggiori oneri per imprese e cittadini, ma che sostengano pra­tiche virtuose, innovazione e miglioramento tecnologico. Solo così le politiche a tutela dell’ambiente potranno tradursi in uno strumento di in­

coraggiamento e supporto allo sviluppo competitivo delle imprese italiane ed europee.

a” tto ergi e ch en pac ima “cl

A titolo di esempio, il pacchetto clima ed energia, adottato nel dicembre 2008, con i suoi obiettivi ambiziosi non deve rappresentare solo una sfida per le imprese europee, ma deve anche poter costituire un’opportunità di innovazione e sviluppo di nuovi comparti produttivi, una “eco industria” dedicata in particolare all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili. Le misure di attuazione e i dispositivi di sostegno del pacchetto avranno, di conseguenza, un ruolo cruciale durante la prossima legislatura. Gli Stati membri e gli operatori economici dovranno essere indirizzati ed in­coraggiati verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati per la ridu­zione delle emissioni e la diffusione delle fonti rinnovabili, nonché per la promozione della tecnologia della cattura e stoccaggio dell’anidride car­bonica (CCS).

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Rea

Un altro esempio riguarda il regolamento REACH (registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche), adottato durante l’at­tuale legislatura europea, che sarà soggetto ad un processo di revisione nel 2012. Considerando l’impatto che questa normativa ha su tutto il com­ parto manifatturiero, direttamente o indirettamente, sarà necessario pon­derare ogni intervento supplementare che possa mettere a rischio la competitività dell’industria. Lo sviluppo sostenibile è un obiettivo che deve essere mantenuto, tenendo però sempre in


lle de e n i zio vabil a iv no t en in inc nti r fo

Considerato l’impatto sulla bolletta energetica dell’incentivazione alle fonti rinnovabili, sarebbe appropriato valutare l’opportunità di trasferire gli schemi di supporto alle rinnovabili alla fiscalità generale. Infatti, con­siderando che la tutela dell’ambiente è un valore del quale beneficiano tutti i cittadini, i costi legati a questo obiettivo non dovrebbero gravare esclusivamente sui consumatori di energia elettrica. Inoltre, sarà necessario tradurre rapidamente in strumenti legislativi le recenti proposte in materia di efficienza energetica, considerato l’enorme potenziale di riduzione delle emissioni che essa offre. Dal 1997 ad oggi, l’industria è stata il settore che più ha creduto ed investito nel risparmio energetico, migliorando notevolmente la sua efficienza. Tuttavia, per­mangono ancora molti ostacoli, in particolare per le piccole e medie im­prese che spesso si trovano a dover fronteggiare investimenti redditizi nel lungo periodo ma che richiedono importanti esborsi iniziali.

to en i d m a na ezz igio r u v sic rov p p a

Sarà essenziale progredire verso una reale politica energetica comune che permetta di arginare la dipendenza energetica dell’UE, che si stima raggiungerà i due ter-

zi del fabbisogno europeo entro il 2030 a fronte di una dipendenza attuale del 50%

mi tti ra ter t n o co ung l a

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Al contempo, occorrerà incoraggiare un’effettiva diversificazione delle fonti energetiche, esplorando tutte le alternative disponibili – per quanto riguarda l’Italia specie alla luce del nostro penalizzante mix energetico  –  e rafforzare la rete infrastrutturale europea, anche lavorando ad una sem­plificazione dei processi autorizzativi. In questo contesto, sarebbe importante far prevalere il principio di effi­cienza in materia di restrizioni verticali, al fine di consentire la stipula di contratti a lungo termine volti alla costruzione di nuove capacità di ge­nerazione elettrica. 7. Europa più forte nello scenario globale Si stima che nel 2020 i paesi cosiddetti BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) raggiungeranno una quota pari a circa il 30% del PIL mondiale, mentre la quota dell’UE sarà pari a circa il 20% (era al 30% nel 1980). Lo scenario di riferimento sta quindi cambiando radicalmente e l’Europa dovrà contare di più nel contesto internazionale, parlare con una sola voce, promuovere standard europei, creare nuove opportunità per le imprese.

e d i on u n s o u l r a nc co doh l de

La priorità dovrà rimanere quella di raggiungere accordi a livello multi­laterale in sede OMC così da garantire identiche regole

del gioco in tutto il mondo e il rispetto del principio di reciprocità. Il successo dei negoziati sul commercio multilaterale attualmente in corso –  Doha Round  –  costi­ tuirebbe un segnale estremamente positivo per i mercati internazionali e avrebbe importanti riflessi sulla crisi in corso. In tale contesto, l’UE può e deve acquisire una leadership negoziale più forte, sia come possibile me­diatore tra gli altri grandi attori mondiali, sia nell’ottenimento di risultati ambiziosi. La conclusione del Doha Round è molto importante per le imprese ita­liane. Va tuttavia sottolineato che i parametri negoziali oggi sul tavolo non corrispondono ad un risultato realmente ambizioso, poiché, se da un lato determinerebbero una riduzione marcata delle tariffe in vigore nei paesi industrializzati, senz’altro positiva per il nostro export, dall’altro non garantirebbero un reale accesso ai mercati nei paesi emergenti.

li ra e t a bil di iali r co rc ac mme co In questa prospettiva vanno seguiti con particolare attenzione i negoziati bilaterali con alcune aree geo-economiche strategiche (tra cui la Corea del Sud, l’India, i paesi del Sud Est Asiatico o il Mercosur). La conclusione di tali accordi costituirebbe un segnale positivo anche e soprattutto per la conclusione del Doha Round. Per sfruttare pienamente l’apertura degli scambi è necessario che vengano superati anche ostacoli, spesso meno visibili ma non meno importanti, quali le barriere non tariffarie. Questo si può ottenere anche attraverso l’adozione di regolamenti globali che si basino su accordi di mutuo riconoscimento.

esa di f i id nt iale e um rc str mme co

Un altro tema di estrema importanza è l’efficace funzionamento degli strumenti di difesa commerciale, tra cui l’antidumping. In assenza di un regime internazionale sulla concorrenza, tali strumenti sono necessari per proteggere il mercato da comportamenti sleali. Non si tratta di pro­tezionismo, ma di tutela della libera concorrenza. L’UE ha il sistema an­tidumping più equo e moderato del mondo e dispone già di una normativa basata su regole trasparenti. È quindi necessario continuare a garantire all’industria strumenti di difesa commerciale funzionali ed efficaci per tutelarsi da pratiche sleali e da altre misure distorsive che impattano ne­gativamente sugli operatori economici. Tali dispositivi dovrebbero essere utilizzati nel modo più trasparente e più prevedibile possibile.

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Si dovrebbero, inoltre, attivare specifiche azioni per garantire la libertà Materie prime d’acquisto sui mercati e l’eliminazione delle restrizioni all’esportazione delle materie prime. Il loro approvvigionamento costituisce oggi una delle maggiori criticità per le imprese che si trovano a dover fronteggiare due problemi significativi: l’andamento altalenante dei prezzi e le numerose restrizioni imposte dai paesi produttori alla loro commercializzazione. Ciò pone ovviamente numerosi settori industriali in una situazione concor­renziale svantaggiosa. L’UE deve opporsi fermamente a qualsiasi forma di

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manifesto di confindustriA

considerazione i pilastri che ne rappresentano il cuore: mantenere uno sviluppo economico com­ patibile con l’equità sociale e gli ecosistemi, operando in un regime di equilibrio ambientale.


manifesto di confindustriA

barriera imposta dai paesi terzi ed impegnarsi maggiormente nell’assicurare un adeguato livello di reciprocità nell’accesso al mercato delle materie prime.

n a all fazio a t f lot ntra co

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Un altro tema di particolare rilevanza è quello della contraffazione, che rappresenta un rischio per la salute dei cittadini e per la sicurezza pub­blica, oltre che un danno enorme per le imprese: nel 2007 il numero di casi di merci sequestrate alle frontiere dell’UE è aumentato del 17 % e tale fenomeno ormai intacca tutti i settori, dalla farmaceutica all’ali­ mentare, dal tessile ai giocattoli. Tenuto conto delle dimensioni del pro­blema, le risorse impiegate per contrastarlo non appaiono sufficienti: bisognerà, pertanto, migliorare i controlli alle dogane e sul territorio, pro­muovere accordi internazionali contro la contraffazione, organizzare una campagna di sensibilizzazione ed un migliore accesso alla protezione della proprietà intellettuale. Già da tempo questi sono obiettivi perseguiti in sede nazionale da vari paesi comunitari, Italia in testa, ma non sono an­cora percepiti come di interesse comune in ambito UE. L’Italia ha maturato una significativa esperienza per combattere il feno­meno, monitorarne l’evoluzione e predisporre adeguati interventi. Tale esperienza potrebbe essere riproposta a livello comunitario. È quindi au­spicabile che il tema trovi una sua precisa collocazione istituzionale nella definizione degli assetti della prossima Commissione europea, affinché operi un centro di riferimento unitario, che coordini ed indirizzi l’azione dell’Unione europea nella lotta alla contraffazione. In tal modo, sarà inol­tre valorizzato

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lo sforzo che le Amministrazioni doganali nazionali già da tempo svolgono per un efficace contrasto del fenomeno.

ne i gi r o di rio o to g lo bliga in” ob ade “m Infine, non va dimenticato il processo di adozione della proposta di regolamento sul “Made in”, dossier di estrema importanza e di notevole valore simbolico. Il servizio giuridico della Commissione europea ha condotto significative analisi comprovanti che tale disposizione è pienamente com­ patibile con le regole dell’OMC, non costosa e non protezionista, anche considerando che essa già viene applicata da altri paesi (ad esempio Stati Uniti, Canada, Giappone, Cina). La discussione su tale proposta è in corso ormai dal 2003, ma le divergenze tra gli Stati membri non hanno con­ sentito sinora di arrivare ad una conclusione dell’iter decisionale. Il Par­lamento europeo, che si è già favorevolmente espresso sul progetto di Regolamento, potrebbe continuare a ricoprire un ruolo di stimolo e di per­suasione nei confronti degli Stati membri riuniti nel Consiglio per arri­vare al più presto ad una sua approvazione.

8. Bilancio comunitario al servizio della crescita

e ch ro o i c utu f an bil a al n u ard gu

Il bilancio comunitario può svolgere un ruolo importante per promuovere la crescita e l’occupazione in Europa. Tuttavia, le

dimensioni limitate che lo caratterizzano –  130 miliardi di euro annui, pari a circa l’1% del PIL dell’UE – e l’insufficiente concentrazione delle risorse sulle spese più fa­vorevoli alla crescita, rappresentano grandi limiti: a titolo di esempio, meno di un miliardo all’anno è destinato al finanziamento delle reti tran­seuropee di trasporto e di energia, infrastrutture fondamentali per una reale integrazione dell’Europa. Il bilancio comunitario dovrà pertanto essere ampliato e focalizzato sulle politiche legate alla strategia di Lisbona e, in particolare, sulle politiche che comporteranno il maggior valore aggiunto: i grandi progetti di ricerca e sviluppo, le iniziative di formazione che promuovono la mobilità dei la­voratori in Europa e le infrastrutture di collegamento transeuropee in materia di energia, di trasporti e di banda larga. L’UE finora non ha fatto abbastanza per le sue infrastrutture che devono invece diventare una priorità di primo piano nelle prossime prospettive finanziarie.

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Inoltre, l’adeguamento della struttura di bilancio dovrà riflettere l’evolu­zione dei grandi obiettivi dell’Unione europea: il nuovo Trattato di Lisbona ha infatti riconosciuto che l’energia e il cambiamento climatico costitui­scono alcune delle sfide maggiori che l’Europa si troverà a fronteggiare e ha rafforzato il ruolo dell’Unione europea nelle relazioni esterne.

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ità ibil s s fle

In generale, dovranno essere esplorate soluzioni per garantire una mag­giore flessibilità del bilan-

cio comunitario. L’esistenza delle prospettive fi­nanziarie pluriennali rappresenta un forte vincolo alla capacità dell’UE di reagire tempestivamente all’emergere di nuove priorità o di crisi im­provvise. Potrebbero essere istituite consistenti riserve senza vincoli di destinazione da utilizzare per far fronte ad interventi imprevisti o sotto­stimati al momento della definizione del quadro pluriennale. Andrebbero inoltre sfruttate pienamente le opportunità del partenariato pubblico-pri­vato per la realizzazione delle grandi reti transeuropee. La Banca euro­pea per gli investimenti svolge già un ruolo significativo che potrebbe essere ampliato.

la ico rali r g tu a a trut c i is lit po ond ef La politica agricola comune, che continua a rappresentare la principale voce del bilancio UE, dovrà essere ulteriormente riformata, innanzitutto introducendo il principio del cofinanziamento nazionale delle misure. Sui Fondi strutturali, che nel nostro Paese non hanno portato tutti i benefici attesi, si dovranno garantire maggiore qualità degli interventi ed una semplificazione delle procedure per i beneficiari, anche sfruttando le op­portunità offerte dalle sovvenzioni globali.


Circa l’80% dei cittadini europei vive nei contesti urbani ed è lì che si concentrano maggiormente gli effetti della crisi economica e si giocano le sfide della lotta al cambiamento climatico, della creazione di posti di lavoro, del benessere e della qualità della vita. Ogni politica europea, per la sua realizzazione e gli effetti che comporta, chiama in causa le città e le responsabilità dei governi locali. Ciò è ancora più significativo se consideriamo la situazione specifica dei contesti urbani italiani, che hanno assunto negli ultimi anni competenze e responsabilità sempre più ampie, non adeguatamente accompagnate da risorse nazionali. Pur tenendo conto del principio di sussidiarietà, dalle istituzioni europee possono provenire nuovi stimoli e strumenti che consentano di pensare le città del futuro, fornendo così anche ai governi locali quella visione lungimirante che permette di agire oggi per migliorare la qualità dei contesti urbani in cui i cittadini vivranno fra dieci o venti anni. In vista delle prossime elezioni europee, la Fondazione Anci Ideali presenta un decalogo di idee e proposte per animare il dibattito elettorale e orientare l’azione degli europarlamentari italiani nella prossima legislatura europea. ANCI IDEALI Fondazione europea delle città Avenue des Arts, 39 1040 – Bruxelles Tel: 0032 2 2133080 Fax: 0032 2 5135227 www.ideali.be

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Politiche urbane: far diventare le politiche urbane una vera e propria politica dell’Unione europea, dando seguito ai risultati della presidenza di turno francese che ha avviato i lavori per un quadro comune di riferimento sui progetti urbani nei ventisette paesi dell’Ue. Ogni testo legislativo europeo deve chiaramente indicare la dimensione urbana degli interventi proposti, individuare il ruolo delle città rispetto al raggiungimento degli obiettivi e definirne gli strumenti finanziari.

Nuova politica di coesione e Fondi strutturali: evitare ogni tentazione di svuotamento delle politiche di coesione, come sostenuto da quanti vorrebbero ridurre la politica regionale a mero strumento d’aiuto per i nuovi Stati membri. Prevedere che la nuova politica di coesione territoriale non sia soltanto un elenco di principi, ma costituisca lo strumento cardine dell’Europa politica, capace di promuovere il riequilibrio sociale ed economico in tutti i territori dell’Unione a partire dalle città. Lotta al cambiamento climatico e risparmio energetico: stabilire un quadro di riferimento europeo per le emissioni nei contesti urbani, in grado di misurare gli obiettivi raggiunti dalle singole città e il valore economico dei loro risultati in termine di riduzione delle emissioni. Mobilità urbana: coinvolgere direttamente le città nelle politiche europee riguardanti la mobilità urbana, per individuare strumenti e inter-

paesi dell’Unione interventi di riqualificazione energetica del patrimonio abitativo obsoleto e la creazione di nuovi alloggi sociali in favore venti adeguati alle esigenze di mobili- delle fasce più deboli ma anche dei tà delle varie tipologie di centro urba- ceti medi. no. Fornire nuovi approcci e soluzioni per affrontare il problema dell’inqui- Ricerca e creatività: stannamento urbano, promuovendo una ziare più fondi per finanziare la rinuova cultura del trasporto pubblico cerca scientifica e quella applicata e mezzi ecologici che sostituiscano per qualificare i sistemi produttivi locali, attraverso una forte coopeil patrimonio esistente. razione tra università, centri di riRecessione economica, oc- cerca, imprese e Comuni, facendo cupazione e crescita: creare emergere il potenziale creativo e di strumenti specifici, finanziati dal Bi- innovazione presente nei contesti lancio Ue e direttamente assegnabili urbani italiani. alle città, affinché esse diventino incubatori di crescita per creare nuovi Turismo sostenibile e patrie migliori posti di lavoro soprattutto monio culturale: promuovere nelle aree urbane a rischio e nei una politica europea del turismo che quartieri in difficoltà, con l’obiettivo valorizzi il ruolo delle città come eledi contrastare gli effetti dell’attuale menti di crescita del territorio, luoghi attrattivi e accoglienti per un turismo crisi economica. responsabile e in grado di valorizzaCittadinanza europea e par- re il patrimonio culturale, ambientale tecipazione dei cittadini: pro- e economico dei territori. muovere modelli di partecipazione democratica di tutti i cittadini nei Cooperazione fra città e processi decisionali, da quelli locali scambio di esperienze: rafa quelli europei, realizzando concre- forzare la cooperazione fra realtà tamente il concetto di cittadinanza urbane dell’Unione europea per proeuropea. L’attuazione di tali princi- muovere una migliore integrazione a pi costituisce un elemento decisivo partire dalle città, favorendo il trasfeper affrontare le sfide della società rimento di conoscenze e lo scambio multiculturale, rafforzando il senso di di esperienze attraverso programmi appartenza alla comunità e la fiducia d’azione innovativi, come l’Erasmus nelle istituzioni, contrastando l’esclu- degli amministratori locali. sione sociale, rendendo le città più Potenziare gli strumenti per la cooperazione nell’area mediterranea, sicure, aperte e tolleranti. valorizzando il ruolo delle città come Housing sociale: prevede- motori di crescita, innovazione e dere che i fondi strutturali dell’attuale mocrazia sulle due sponde del Meprogrammazione finanzino in tutti i diterraneo.

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DECALOGO DI ANCI IDEALI

Il decalogo di


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Conclusa la sesta

che non implichi l’accordo fra i principali gruppi. Questo nasconde un po’ lo scontro politico che pure esiste ed è importante in legislatura seno al Parlamento europeo, ma che si del arlamento europeo concretizza di più nel lavoro delle commissioni parlamentari e nel gioco degli trent anni dopo emendamenti, che non nelle pronunce solenni del Parlamento. In sostanza, si vede di più l’aspetto “consociativo” del Il 7 maggio si è conclusa la 6a legiParlamento che non la lotta politica. slatura del Parlamento europeo. La diIn altre parole, in seno al Parlamento chiarazione di chiusura del Presidente di Andrea Pierucci sono effettivamente rappresentati gli interessi Pöttering chiude i primi trent’anni ed i punti di vista delle famiglie politiche e di vita dell’istituzione parlamendei relativi elettori, ma è assai complicato darne tare democraticamente eletta da conto in forma semplice. Come spiegare che i sotutti i cittadini europei. In questi cialisti abbiano votato una legge con norme dubbie trent’anni il mondo e l’Europa in in materia sociale o che i popolari abbiano accettato una particolare hanno probabilmente norma “di sinistra” perché questo era il miglior equilibrio che avuto, dal punto di vista scientifico, ciascuna parte considerava possibile? Per un deputato europeo tecnologico, culturale e politico, i è ben chiaro, in breve tempo, che egli non si trova lì per fare solenni cambiamenti più radicali in un tempo dichiarazioni, ma per votare delle leggi per 500 milioni di europei. Ma è così corto. Il contributo del Parlamento, complesso farlo capire al cittadino, abituato nel suo Stato membro ad assidal progetto Spinelli in poi, è stato fondastere alla rissa permanente, sovente sterile, sempre fondata su una semplice mentale per consentire all’Europa e ai suoi Stati membri di partecipare e contrapposizione maggioranza/opposizione. di adattarsi a tali cambiamenti. Quanto alle istituzioni dell’Europa, siamo D’altra parte, si ha l’impressione che i deputati europei siano consci del passati dalla assoluta centralità del binomio Commissione/Consiglio alla loro potere legislativo, poiché le leggi europee definiscono le prospettive e le evidente centralità, almeno in materia legislativa, del Parlamento. Oggi regole per gli anni a venire, spesso sormontando le insidie della contingenza, possiamo dire con sicurezza che il legislatore europeo è, per l’essenziale, mentre i politici nazionali, sempre meno liberi nelle loro determinazioni in il Parlamento, poiché la procedura di codecisione, da un lato, ed il radicale un mondo che non è più quello nel quale hanno affermato il loro potere, aumento del numero di Stati membri del Consiglio, dall’altro, gli hanno strillino nell’arena gladiatoria della plolitica perché, altrimenti, i cittadini se conferito il potere di proporre e talora imporre i compromessi principali. E ne accorgerebbero ed il re sarebbe nudo. gli hanno anche dato un potere forte d’interdizione, che esercita certamente con grande senso del limite. Ma oggi non si può che esprimere grandissima soddisfazione per l’azione politica del Parlamento che ha condotto a bloccare un progetto di direttiva che fissava a sessanta ore il massimo dell’orario di lavoro settimanale (“se otto ore vi sembran poche…, ricorda  l voto europeo te?). L’accanimento di alcuni governi aveva spinto il Consiglio ad accettare una scelta antagonista questa proposta, aggravando quella presentata dalla Commissione, che già sembrava eccessiva. La posizione espressa dal Parlamento ha fatto crollare Da qui nasce una critica sul modo nel quale le forze politiche tratil “compromesso” raggiunto in Consiglio fra gli Stati membri. Peraltro, il tano le elezioni europee, sottolineando la rissa nazionale, rispetto alle Parlamento ha mostrato grande lungimiranza contrastando fin dall’inizio questioni che i deputati saranno chiamati a trattare, sia non presentando questa proposta: oggi si chiede a gran voce, per affrontare la crisi, di ridurre la rispettiva posizione sui temi europei, che la maggior parte dei nostri l’orario di lavoro. capi politici […] non conoscono, sia riproducendo, appunto, una rissa che Certo, il Parlamento resta uno strano animale, ove la regola del compoi in Europa non potranno continuare. Questo aspetto contribuisce a promesso, come ho più volte sottolineato, è sovrana. Il potere parlamentare limitare la partecipazione dei cittadini ad un voto percepito più come una ne è tributario, sia dal punto di vista delle procedure, sia dal punto di vista verifica intermedia per maggioranze e opposizioni, che come l’esercizio propriamente politico. La codecisione funziona solo con l’accordo popolaridi un diritto che riguarda le principali questioni del nostro futuro. E la socialisti. Le altre istituzioni aspettano sempre con apprensione proprio scarsa partecipazione al volto rende abbastanza felici i nostri, appunto!, che il Parlamento fornisca un compromesso adeguato, che esse, specie capi politici, che possono attaccare la democrazia europea, nonostante appunto il Consiglio, non sono in grado raggiungere. Questo comporta tutto crescente, rispetto ai riti nazionali che suonano un po’ stantii. Il una dialettica parlamentare assai diversa da quella nazionale. I Parlamenti voto europeo, perlomeno il mio voto europeo, è prima di tutto un’azione nazionali, tradizionalmente divisi fra maggioranza e opposizione si fondano antagonista rispetto alle attuali tendenze: vorrei tanto che i soliti capi ci essenzialmente sullo scontro e sulla prevalenza di una parte sull’altra, reledicessero la verità sull’Europa, ma credo che l’ignoranza e, soprattutto, la gando fra le eccezioni le decisioni consensuali. Il Parlamento europeo non paura glielo impediscano. Votiamo: facciamoli uscire dal tunnel dell’ignoconosce il concetto di una maggioranza e di un’opposizione permanenti: ranza e della paura! dunque è l’eccezione rarissima che vi sia una decisione legislativa definitiva

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INFO Ma, si badi bene, il voto europeo concerne anche questioni di fondo essenziali per il nostro futuro. Mi limiterò a farne una breve lista. In primo luogo, il problema energetico ed il problema del riscaldamento climatico. C’è poi l’immigrazione, oggi preda di biechi (termine non scientifico, ma abbastanza realistico) risentimenti etnico‑securitari, fortemente stimolati da politici, a mio avviso, di dubbia moralità. Proviamo con l’immigrazione legale, visto che quella illegale è stata un vero fallimento: questo appello viene dall’Europa, ma molti governi, spesso nati anche sull’onda del razzismo e della fobia per gli altri (nonché sulla garanzia di una buona quantità di lavoro nero, talora in forme di vera schiavitù, garantito ai propri amici e grandi elettori senza scrupoli) fanno di tutto per evitare una tale soluzione. E ciò avviene con buona pace delle nostre dichiarazioni sui diritti fondamentali, che chiediamo ormai soprattutto agli Stati terzi di rispettare. E c’è dell’altro. La sicurezza degli alimenti, la sicurezza delle frontiere, la sicurezza contro la grande criminalità non sono più materie nelle quali i singoli Stati possano farci molto da soli. La ricerca assume delle dimensioni tali che essa non può essere sviluppata adeguatamente dentro le barriere nazionali: ahimé, la spinta dell’Europa a fare di più si è scontrata contro le barriere del clientelismo politico accademico e del relativo disprezzo di molti governi per la ricerca. Eppure la strategia di Lisbona, moderno idolo, certo, ma ancora fra i meno falsi, è stata gentilmente approvata da tutti gli Stati membri a più riprese. Insomma, il voto per l’Europa è in sè un voto antagonista, è un voto perché si diano risposte alle inquietudini dei nostri tempi, è un voto per l’Europa unita, l’unica idea realizzata che sia stata capace di darci un sì lungo tempo di prosperità e di pace.

Un Parlamento non basta:

la società civile deve dire la sua Il Parlamento è eletto ogni cinque anni, il mondo cambia ogni giorno. Il Parlamento definisce sintesi e compromessi finali, come si diceva per 500 milioni di abitanti, la realtà è fatta di interessi e di valori senza la cui tutela lo stesso Parlamento non avrebbe materia per le sue decisioni. Oggi, specie dopo il Trattato di Lisbona (ci manca ormai solo il secondo referendum irlandese) si riconosce la necessità di rafforzare la democrazia partecipativa, in particolare attraverso le organizzazioni della società civile, quelle attraverso i quali i cittadini fanno valere i loro punti di vista. Con i partiti, sostanzialmente totalizzanti, della democrazia post‑bellica, questo problema era meno sentito, perché ciascun partito era o si sentiva capace di trovare una linea valida per tutti quelli che ne condividevano l’ideologia. Oggi, si sa, non è più così; bisogna trovare altre vie per rappresentare i cittadini giorno per giorno e per creare una dialettica fra i problemi quotidianamente posti e la politica. Non per niente, in questi ultimi tempi si ha una presenza più forte del Comitato economico e sociale europeo al livello europeo. Non per niente lo stesso Comitato rivendica il suo ruolo di tramite della società civile nel quadro del sistema istituzionale e, diversamente dagli anni passati, stimola il voto parlamentare. Gli serve infatti, oltre alla Commissione, un interlocutore politico forte che incarna la democrazia rappresentativa per svolgere un lavoro utile. Da qui nasce il “Programma per l’Europa: le proposte della società civile”, un vero vademecum di proposte legislative e politiche concrete per la prossima legislatura

parlamentare e per la prossima Commissione europea. Partendo dai propri pareri e dai confronti diretti ed immediati con i diversi settori della società civile, il Comitato ha lanciato un vero manifesto elettorale indipendente dai partiti che si candidano a favore di un voto europeo cosciente. Tornerò su questo dossier e su altre questioni relative alla democrazia partecipativa in un’altra occasione. Mi basterà ricordare, per ora, che il Comitato è stato l’unico capace di proporre elementi di risposta alla crisi sociale al vertice sull’occupazione del 7 maggio.

Il vertice sull’occupazione, poche proposte, una buona idea  

Si deve riconoscere che il Presidente Barroso, contro venti e maree, ha insistito per tenere un vertice sull’occupazione, cosciente che l’autunno sarà estremamente duro dal punto di vista sociale, se è vero che ogni mese in Europa negli ultimi tempi sono andati perduti cinquecentomila posti di lavoro: una coscienza poco condivisa da molti governi che avrebbero preferito lasciar perdere l’iniziativa di affrontare da subito questo problema per tentare di lenire i problemi che si affacciano. Così da un Consiglio europeo in buona e debita forma, come avrebbe voluto la Commissione (e con essa le parti sociali, il Parlamento e lo stesso Comitato economico e sociale), si è giunti ad un vertice (?) con la partecipazione di due soli capi di governo e dei ministri del lavoro degli altri venticinque, sotto l’egida di una troika composta dall’attuale presidenza ceca (il governo era già caduto e sarà rimpiazzato da un governo più o meno tecnico il 10 maggio) e dalle future presidenze svedese e spagnola. Il vertice non ha concluso molto; d’altra parte non sono molti quelli che lo hanno aiutato, non certo le parti sociali che, alla fine, dopo aver tanto insistito sulla loro implicazione, non sono state capaci di presentare proposte comuni che sarebbero state determinanti per il vertice (un vero peccato anche per la loro credibilità istituzionale). Solo il Comitato economico e sociale europeo, che ha tenuto un vertice con i comitati nazionali (organi simili all’italiano CNEL) il giorno prima della riunione fra i governi, ha presentato a Barroso proposte unitarie, approvate dai gruppi dei datori di lavoro, dei lavoratori e degli “altri interessi”, che sono riprese dalla decisione finale dei governi: mantenere il più possibile i lavoratori nelle imprese, a costo di ridurre l’orario di lavoro e d’integrarlo con azioni di formazione, per limitare la disoccupazione e la distruzione del tessuto socio-professionale del nostro sistema e favorire il finanziamento delle piccole e medie imprese che, con la crisi, stanno massicciamente chiudendo. La crisi in corso è un’altra ragione per votare il più massicciamente possibile per il Parlamento europeo. Diceva giustamente la rappresentante del governo svedese alla riunione del Comitato economico e sociale, che la crisi sociale sarà inevitabilmente seguita da una crisi politica, dalla perdita di fiducia di molti cittadini rispetto alla democrazia. Ho paura che abbia proprio ragione. Tuttavia io non voglio fare a meno della democrazia, non voglio persone “illuminate” che mi guidino - di solito, si veda Mussolini - verso la catastrofe. Non voglio che la democrazia sia sostituita dai sondaggi o dalle veline (e non mi riferisco alle splendide ragazze che fanno semplicemente il loro mestiere - in genere mi riferisco a maturi signori che cercano di farci ballare al suono delle loro ammaliatrici trombette). Anche per questo voto per il Parlamento europeo.


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Numero 2/2009  

Rivista Mezzogiorno Europa

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