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VOCE AMICA

Bollettino Parrocchiale di Zanano-Noboli Gennaio 2019


Appuntamenti 1. CONFESSIONI Ogni sabato e vigilia di solennità dalle 15,00 alle 17,00 2. NASCITE Su comunicazione dei familiari viene dato l’annuncio della nascita dei bambini alla comunità con il suono festoso delle campane. 3. BATTESIMI Per la celebrazione del battesimo dei bambini si stabiliscono queste date in ordine temporale: - Battesimo del Signore; - La seconda domenica di ogni mese eccetto Avvento e Quaresima; - Immacolata Concezione; - S. Stefano martire. Il luogo della celebrazione è la Chiesa Parrocchiale. Si battezza durante la S.Messa con preferenza per l’Eucaristia delle 10,30 e negli stessi giorni anche la possibilità di ricevere il battesimo alle ore 17 senza la S. Messa. 4. MATRIMONI I fidanzati che decidono le nozze sono pregati di rivolgersi al Parroco almeno un anno prima del matrimonio. 5. AMMALATI Per garantire l’assistenza spirituale agli ammalati Don Alberto intende dedicare il venerdì mattina alla visita nelle case o negli ospedali e chiede di essere informato per tempo della situazione dai famigliari. 5. CARITAS Ogni martedì, presso la sede, dalle 15,00 alle 17,30 si effettua la distribuzione dei viveri e dalle 18,30 alle 20 c’è disponibile un centro d’ascolto per chi desidera un momento di dialogo. Ogni primo martedì del mese, presso la sede, alle ore 20 un momento di preghiera.

ORARI DELLE SANTE MESSE SABATO Ore 18.00 in Chiesa Parrocchiale. DOMENICA Ore 8.30 in San Bernardino a Noboli. Ore 10.30 in Chiesa Parrocchiale. Ore 18.00 Vespri e Benedizione. Ore 18.30 in Chiesa Parrocchiale. LUNEDÌ, MERCOLEDÌ E GIOVEDÌ Ore 18.00 in San Martino MARTEDÌ Ore 8.30 in San Martino Ore 17.30 in San Bernardino a Noboli VENERDì Ore 15.00 /18.00 Adorazione Eucaristica con S. Messa conclusiva in Chiesa Parrocchiale. Nel giorno in cui si celebra un funerale non si celebrano altre Eucaristie.

TROVA IL TEMPO Trova il tempo di pensare Trova il tempo di pregare Trova il tempo di ridere È la fonte del potere È il più grande potere sulla Terra È la musica dell’anima.

Trova il tempo di leggere Trova il tempo di essere amico Trova il tempo di lavorare E’ la fonte della saggezza E’ la strada della felicità E’ il prezzo del successo.

Trova il tempo per giocare Trova il tempo per amare ed essere amato Trova il tempo di dare È il segreto dell’eterna giovinezza È il privilegio dato da Dio La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di fare la carità E’ la chiave del Paradiso. (Iscrizione trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta)

Trova il tempo per leggere questa preghiera e senza renderti conto, vedrai che vivere sarà più dolce. 2


PER CONTINUARE A RIPENSARE IL GRANDE MESSAGGIO DEL NATALE DI GESÙ

IL NATALE SVELA IL VALORE DEL’UOMO Pierantonio Tremolada Quanta umanità si respira nel mistero del Natale? Indubbiamente molta. Forse è anche questa la ragione per cui il presepe ci attira tanto. Un misto di tenerezza e di umiltà, ma anche di trascendenza. La semplicità del bambino nella mangiatoia porta in sé la grandezza del Signore dei cieli. Fragilità e onnipotenza: in questo stridente paradosso sta il segreto del Natale. Un segreto simile a quello della stessa nostra umanità. Lo dice bene il Salmo 8: “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne curi ? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato.” Non siamo forse poca cosa di fronte alla natura e all’immensità dell’universo? Non ci sentiamo estremamente fragili di fronte alle malattie e alle disgrazie? Possiamo forse negare che a volte il futuro ci fa paura per l’incertezza che porta con sé? Chi può dominare il tempo o decidere a nostro favore il corso della storia? Eppure una voce misteriosa e tenace, la voce della nostra coscienza, continua a ripeterci che noi veniamo dal cielo e che al cielo siamo destinati, che là i nostri nomi sono scritti, che siamo molto cari a Dio e che perciò il nostro cuore giustamente reclama grandi orizzonti. Il Natale del Signore è così anche rivelazione dell’umano in tutto il suo valore, nella sua ricchezza e dignità. Siamo da sempre predestinati, nell’amore, ad essere santi e immacolati al cospetto di Dio. Nel Messia bambino che è avvolto in fasce nella grotta di Betlemme raggiunge il suo vertice la straordinaria verità che l’intera Scrittura annuncia: l’umano che è in noi è riflesso della gloria di Dio. Riconosciamo dunque la grandezza della nostra umanità. Non perdiamola. Difendiamola. Onoriamola. Siamo corpo e anima, libertà e coscienza, volto e cuore . Non siamo semplicemente clienti e consumatori, fruitori di tecnologia, abitanti spavaldi e spaesati del mondo digitale. La nostra vita vale infinitamente più dei mille prodotti che la pubblicità ogni giorno ci squaderna davanti. L’abbraccio che ci scambiamo in occasioni importanti porta con sè un calore di umanità che Facebook e twitter neanche immaginano. Lo sguardo silenzioso e affettuoso che ci scambiamo in momenti indimenticabili non avrà mai un suo corrispondente tecnologico. E soprattutto: non temiamo di mostrarci deboli. Là dove l’umanità è vera la fragilità non è costretta a nascondersi. Non sarà necessario dimostrarsi sempre perfetti, sempre allegri, sempre in forma. Non sarà indispensabile nascondere i propri limiti, le proprie insicurezze, le proprie ferite. L’umanità è anche accoglienza amorevole delle reciproche debolezze. Anzi è soprattutto questo. Tenerezza e umiltà. Come nel presepe. Il Dio con noi, che nasce nel freddo di una grotta e che un giorno salirà sulla croce ha fatto della debolezza umana il trono della sua gloria. (+ Pierantonio Tremolada)

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IMPARARE A CERCARE LA MAGIA DEL NATALE Magia del Natale! Si per questa festa la parola calza bene. Forse oggi rischiamo di perderlo, MA CERTO QUESTA MAGIA ESISTE. Qual è il suo segreto? Non credo vada cercato lungo le strade che conducono ai centri commerciali. Il tentativo di mantenerla viva attraverso gli spot pubblicitari mi pare piuttosto patetico, anzi un po’ indisponente, perché non del tutto sincero. La logica commerciale non è capace di suscitare quel senso di magia del Natale che il cuore percepisce. La mia sensazione è che tenda piuttosto a mortificarla. Dove cercare allora il segreto di questa magia del Natale? Quando e come se ne può sperimentare la bellezza? Provo a rispondere. Per esempio quando ti siedi a tavola con i tuoi cari e insieme si pranza parlando amabilmente di tante cose; poi si taglia il panettone e insieme si fa il brindisi di rito. Quando, sorridendo, ci si scambia i doni, sperando di aver indovinato o di vedere apprezzato il segno (perchè non è da tutti poter spendere molto!) Quando si vedono i bambini emozionati e felici perché è stato esaudito il loro desiderio ed è arrivato il dono – non esagerato per qualità e quantità. Quando si rimane stupiti nel sentirsi dire da loro che bisogna in questo giorno ricordarsi anche di chi è povero. Quando squilla il telefono e una voce che chiama da lontano augura affettuosamente Buon Natale. Quando, se ancora è uso ma sarebbe bello mantenerlo, i bimbi che frequentano la scuola delll’infanzia o le prime classi della primaria salgono sulla sedia e, fieri ed emozionati, recitano una poesia imparata con impegno. Quando si decide di andare subito dopo il pranzo a trovare in ospedale o a casa chi è malato e si fissa in anticipo chi deve stare con lui anche prima. Quando ti giunge notizia che in qualche luogo più o meno vicino a casa tua è stato organizzato un pranzo di Natale per tutti quelli che non se lo possono permettere o che non saprebbero con chi farlo. Questo fa Natale. Qui sta il segreto della sua 4


magia: nell’armonia delle relazioni, nell’affetto tra le persone e nel giusto uso delle cose. L’atmosfera deL Natale è fragranza di un profumo che non è in vendita. Nessuno dei grandi magazzini che frequentiamo, nemmeno i più recenti ce lo potrà offrire. I suoi ingredienti, ben miscelati, sono accoglienza, tenerezza e serenità. Un’atmosfera simile, non è del tutto identica, perché vi si deve aggiungere il senso del mistero, la si percepisce quando si guarda con gli occhi giusti un presepe, magari ascoltando in sottofondo le tradizionali melodie natalizie. Non è facile, anzi è molto difficile, descrivere ciò che si prova. E non si tratta semplicemente di emozione. E’ piuttosto la sensazione di trovarsi molto vicino a ciò di cui il nostro cuore ha bisogno. Si intuisce allora che forse qui è custodito il segreto della magia del Natale: in questo umile spettacolo del “Dio con noi” che entra con discrezione nella storia del mondo per diventare il cardine della sua speranza e della sua pace. Come dice bene l’annuncio del coro celeste rivolto in quella notte ai pastori: “Gloria a Dio nell’ alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”. Auguri di un magico Natale,

Pierantonio Tremolada - Vescovo si Brescia

2018: UN ANNO È PASSATO Un anno è passato carico di eventi felici, di novità e come costatiamo ELENCO SACRAMENTI guardando la bellezza delle rose ci sono delle spine, come in quest’anno CONFERITI NELL’ANNO ci possono essere stati momenti tristi, di incomprensioni, momenti difficili 2018 per far quadrare il bilancio famigliare con un lavoro precario. Magari BATTESIMI 15 abbiamo dovuto affrontare una malattia, lottato con un tempo tiranno che non ci ha permesso di fare tutto ciò che dovevamo o potevamo fare. PRIME COMUNIONI 45 Abbiamo anche affrontato la tristezza della morte e pianto per i nostri CRESIME 46 fratelli. Anche questo fa parte del tempo scritto nel libro della vita in questo FUNERALI 39 anno 2018. MATRIMONI 6 Stasera davanti a Te Signore del tempo e della storia, alfa e omega e alla tua Madre Maria santissima, ricca di Misericordia e Regina della pace, non nascondiamo niente di questo anno. Umilmente ti chiediamo perdono per le occasioni sprecate e il tempo scialbo che abbiamo vissuto, ma con tutto noi stessi e ricchi della fiducia che abbiamo in Te, vogliamo rivolgerti un enorme GRAZIE. Grazie per la vita che ci hai dato, il dono più importante, grazie per la nostra vocazione, per la famiglia, per la comunità parrocchiale, per il paese, per l’Europa e il mondo intero. E’ stato un anno di cambiamenti per la parrocchia, l’avvicendarsi del “pastore” in una parrocchia crea sempre un po’ di scompiglio ma nello stesso momento questo è segno di vitalità, la stessa che c’è in una coppia di giovani sposi che hanno intrapreso una vita nuova, per il bambino che è nato alla vita ed è diventato figlio di Dio con l’acqua del Battesimo, anche la morte è vita, quella più vera di tutte perché è vita eterna. GRAZIE SIGNORE, A TE LA LODE E LA GLORIA NEI SECOLI! Don Alberto 5


FRASI DI PAPA FRANCESCO SULLA PACE “Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo.” “Il coraggio è il prezzo che la vita esige per assicurare la pace. L’anima che non lo sa, non conosce sollievo dalle piccole cose, conosce solo la livida solitudine della paura.”  “Il desiderio di pace, di sicurezza e di stabilità è uno dei desideri più profondi del cuore umano, poiché esso è radicato nel Creatore, che fa membri della famiglia umana tutti i popoli. Tale aspirazione non può mai essere soddisfatta soltanto da mezzi militari, e meno che mai dal possesso di armi nucleari ed altre armi di distruzione di massa. ”

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA CELEBRAZIONE DELLA LII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE – 1° GENNAIO 2019

LA BUONA POLITICA È AL SERVIZIO DELLA PACE 1. “Pace a questa casa!” Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi» (Lc 10,5-6). Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine. Sia questo dunque anche il mio augurio all’inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”. 2. La sfida della buona politica La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione. «Se uno vuol essere il primo – dice Gesù – sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35). Come sottolineava Papa San Paolo VI: «Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità». In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le

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condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità. 3. Carità e virtù umane per una politica al servizio dei diritti umani e della pace Papa Benedetto XVI ricordava che «ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. […] Quando la carità lo anima, l’impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell’impegno soltanto secolare e politico. […] L’azione dell’uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana». È un programma nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà.

Maria, gioia per il mondo intero Maria, tu sei l’annuncio Maria, tu il preludio, Maria, tu l’aurora, Maria, tu la vigilia, Maria, tu la preparazione immediata, che corona e mette termine al secolare svolgimento del piano divino della redenzione; tu il traguardo della profezia, tu la chiave d’intelligenza dei misteriosi messaggi messianici, tu il punto d’arrivo del pensiero di Dio, «termine fisso d’eterno consiglio », come Dante si esprime. La tua apparizione, o Maria, nella storia del mondo è come l’accensione d’una luce in un ambiente oscuro; una luce del mattino, ancora pallida e indiretta, ma soavissima, ma bellissima; la luce del mondo, Cristo, sta per arrivare; il destino felice dell’umanità, la sua possibile salvezza, è ormai sicuro. Tu, o Maria, lo porti con te.

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XXVII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 11 FEBBRAIO 2019

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8)

L’11 febbraio 1858 la Madonna apparve per la prima volta a Bernardette tra i Pirenei francesi. Da allora, questo luogo è divenuto meta incessante di pellegrinaggi da ogni parte del mondo. In questa giornata, memoria dell’apparizione di Lourdes, la Chiesa, per volontà di San Giovanni Paolo II, celebra la Giornata Mondiale del malato. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito. È l’amore gratuito il tema scelto per la Giornata Mondiale del Malato 2019, che si caratterizzerà per la solenne celebrazione in India alla luce della gloriosa figura di Santa Teresa di Calcutta. …In occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, l’11 febbraio 2019, la Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione… Ogni uomo è povero, bisognoso e indigente. Quando nasciamo, per vivere abbiamo bisogno delle cure dei nostri genitori, e così in ogni fase e tappa della vita ciascuno di noi non riuscirà mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui, non riuscirà mai a strappare da sé il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa. Anche questa è una condizione che caratterizza il nostro essere “creature”. Il leale riconoscimento di questa verità ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarietà, come virtù indispensabile all’esistenza (dal messaggio di Papa Francesco). In questa giornata mondiale del malato, Papa Francesco ricorda con gioia una santa donna, modello di carità capace di rendere visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati: Madre Teresa di Calcutta, che nella sua vita si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato. Santa Madre Teresa ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. Il suo esempio continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono. Un giorno Madre Teresa parlò con un seminarista. Guardandolo con i suoi occhi limpidi e penetranti gli chiese: “Quante ore preghi ogni giorno?”. Il ragazzo rimase sorpreso da una simile domanda e provò a difendersi dicendo: “Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?”. Madre Teresa gli prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettergli ciò che aveva nel cuore. Poi gli confidò: “Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega; pregando, Dio mi mette il suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!” E allora, sull’insegnamento di Santa Madre Teresa di Calcutta, eleviamo la nostra preghiera al Signore e facciamo in modo che la giornata mondiale del malato sia uno stimolo a sentirci più vicini a coloro che, nella sofferenza di ogni giorno, cercano il volto di Dio riflesso in ciascuno dei suoi figli.

Preghiera per la XXVII Giornata Mondiale del Malato «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt10,8) 11 febbraio 2019

Padre di misericordia, fonte di ogni dono perfetto, aiutaci ad amare gratuitamente il nostro prossimo come Tu ci hai amati. Signore Gesù, che hai sperimentato il dolore e la sofferenza, donaci la forza di affrontare il tempo della malattia e di viverlo con fede insieme ai nostri fratelli. Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, suscita nei cuori il fuoco della tua carità, perché sappiamo chinarci sull’umanità piagata nel corpo e nello spirito. Maria, Madre amorevole della Chiesa e di ogni uomo, mostraci la via tracciata dal tuo Figlio, affinché la nostra vita diventi in Lui servizio d’amore e sacrificio di salvezza in cammino verso la Pasqua eterna. Amen. Lavanda dei piedi. Chiesa della Beata Vergine Maria del Monte del Carmelo - Snagov (Romania)

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PELLEGRINAGGI E PROPOSTE DI VITA CRISTIANA

COMUNITÀ DI BOSE

VENERDÌ 8, SABATO 9, DOMENICA 10 MARZO 2019 Prima domenica di Quaresima Predica fratel Enzo Bianchi

ASSISI

I ragazzi delle medie sono caldamente invitati a partecipare. sono accompagnati dai catechisti e dal don. Per chi volesse ancora iscriversi sono disponibili 6 posti. Iscrizioni entro il 10 febbraio.

PELLEGRINAGGIO SULLE ORME DI PAOLO VI GIOVEDÌ 11 APRILE

Santuario delle Grazie e Abbazia di Rodengo Saiano partenza con pulman ore 14.30

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IL BELLO DEL VIVERE DALLA LETTERA PASTORALE

LA SANTITÀ DEI VOLTI E I VOLTI DELLA SANTITÀ Il volto di Gesù La gloria del Dio invisibile si è manifestata nel volto di Gesù. Lo splendore della carità di Dio, cioè la sua santità, si è fatto visibile in lui. È questa l’essenza dell’annuncio cristiano. L’apostolo Giovanni lo afferma con entusiasmo quando, all’inizio del suo Vangelo, scrive: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14). La stessa convinzione viene da lui ribadita all’inizio della sua prima lettera: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita... noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi (16v1, 1-3). «Tu se il più bello tra i figli dell’uomo» recita il salmo (Sal 45,3). Nella rilettura cristiana queste parole possono ben riferirsi al Cristo di Dio, l’atteso delle genti, il Messia redentore. In lui trova compimento quella bellezza essenziale e non mondana che affonda le sue radici nel mistero trinitario. Egli è infatti il Figlio amato sui cui discende nel battesimo al Giordano lo Spirito Santo (Cfr. Mc 1,10). Sul monte della trasfigurazione egli è avvolto di luce sfolgorante. I tre discepoli presenti sono conquistati da questo spettacolo meraviglioso e vorrebbero fermare il tempo. Pietro dice: «Rabbi, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne!» (Mc 9,5). Ciò che nel vivere quotidiano di Gesù rimane abitualmente nascosto, per un istante si manifesta: è la luce della santità che è propria di Dio. Gesù è infatti parte del mistero d’amore che sta all’origine di ogni cosa. Lo sanno bene i demoni, suoi avversari implacabili e nemici mortali dell’umanità. Quando nella sinagoga di Cafarnao per la prima volta Gesù si imbatte in uno di loro, la situazione si fa subito critica. L’uomo posseduto dallo spirito impuro gli urla: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? lo so chi tu sei: il santo di Dio» (Mc 1,24). Il santo di Dio! Ecco ciò che i demoni sanno e non possono tacere; ecco ciò che gli uomini devono sapere e che scopriranno via via nel cammino della fede. La gloria che si svela per un momento fugace in tutto il suo splendore sul monte della trasfigurazione si manifesta nell’ordinario del vissuto del Messia come amore misericordioso. La sua santità è annuncio della grazia divina che diviene, in ogni suo atto, perfezione di bene, mansuetudine e tenerezza. L’amore per i sofferenti e i peccatori è la testimonianza più evidente della sua santità: il lebbroso toccato e guarito, il paralitico rialzato, la vedova di Nain consolata dal figlio riavuto vivo, il capo della sinagoga ugualmente felice di riabbracciare la sua figlioletta risuscitata, il cieco di Gerico che torna a vedere, il pane moltiplicato e donato alla folla che da giorni lo segue. E poi la chiamata di Matteo il pubblicano, il perdono alla donna peccatrice, la visita in casa di Zaccheo, la grande pazienza di fronte all’ostilità di Scribi e Farisei. Finché si giunge al culmine e - come afferma Giovanni nel quarto Vangelo - «avendo [Gesù] amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv13,1). La fine è qui anche il fine, cioè il culmine e la meta. L’amore di Gesù per la nostra umanità ferita dal male trova il suo vertice e il suo compimento nella sua morte sulla croce. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» aveva detto Gesù ai suoi discepoli durante 10


l’ultima cena (Gv15,13). La morte in croce di Gesù è anzitutto il suo morire per noi, l’offerta della sua vita per amore nostro. Ma poi vi è l’orrore del patibolo. Il Signore della gloria non muore da eroe: egli subisce l’onta di una fine che è la pena di un condannato, infamia e disonore. Appeso al legno tra due briganti, il Cristo è trattato come un malfattore (Cfr. Lc 22,37). E oltre a ciò, la tortura fisica: i colpi di flagello e i chiodi della crocifissione. Dice bene Isaia: «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia» (Is 53,3). Quella del calvario è una scena che non avremmo mai voluto vedere. Proprio il contrario del bello. Eppure questa è la bellezza della santità, che in Gesù trova il suo pieno compimento. «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto», dice Giovanni ricordando le parole del profeta Zaccaria (Gv 19,37). Guarderanno e saranno conquistati. «E io, quando sarò innalzato da terra - aveva annunciato Gesù - attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Ma come è possibile venire attratti da tanto dolore e umiliazione? Come riconoscere in tutto questo la bellezza della santità? Occorre affinare lo sguardo e riconoscere ciò che non è immediatamente visibile. Occorre cioè raggiungere il cuore di Cristo, entrare nei suoi sentimenti, scoprire ciò che lo muove interiormente ad accettare il tormento e l’obbrobrio della crocifissione. La decisione di Gesù di muovere verso il calvario fu anticipata nell’ultima cena con il memoriale dell’Eucaristia - come ci raccontano i Vangeli sinottici (Cfr. Mc 14,22-24) - e nel gesto della lavanda dei piedi - come riferisce il quarto Vangelo (Gv13,1 ss.). La decisione porta in sé l’intenzione e questa il sentimento e il desiderio. Qui va cercato il segreto della bellezza della croce, cioè della santità di Dio rivelata in Gesù. «Fino a questo punto, Signore, tu ci hai amati!». Amore di misericordia che afferra il perduto nel vortice del male, accettando di immergersi nel gorgo che lo ha inghiottito. Scrive bene il card. Martini: «La Bellezza è l’Amore crocifisso, rivelazione del cuore divino che ama: del Padre sorgente di ogni dono, del Figlio consegnato alla morte per amore nostro, dello Spirito che unisce Padre e Figlio e viene effuso sugli uomini per condurre i lontani da Dio negli abissi della carità divina»6.

BATTESIMI

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zapping zapping

CANNABIS:

QUEL MALE MAI “LEGGERO”

Droga leggera, che male c’è nella droga leggera?

No, la cannabis in casa, nel giardino o nel vaso sul balcone, non sembra un buon regalo per i nostri figli. Gli anni dell’adolescenza, in cui di solito cade il primo consumo di cannabis, sono una fase cruciale per lo sviluppo cerebrale, che raggiunge il suo picco. Una fase vulnerabile. I guasti, i disagi psicofisici, le difficoltà cognitive di chi ci passa e ci resta sono descritte in innumerevoli studi. L’illusione di disinnescare la dipendenza mediante un consumo “leggero”, con ridotta concentrazione di Thc, è una strada obliqua e pericolosa, che facilita l’iniziazione; è la spinta su un declivio che può farsi ripido e divenire precipizio. Allo ssteso modo è micidiale l’iniziazione all’alcol dei ragazzini invogliandoli a bere bevande a gradazione ridotta: non è questo che scongiura il rischio del successivo binge drinking (abbuffata alcolica) nel tempo. Dunque il nocciolo del problema è educativo, in radice.

Da colore al grigio della vita ordinaria, la condisce di qualche sogno, di qualche emozione. Certo, un poco ti strania, ti porta fuori; ma non è forse questo il suo segreto, la sua magia? La temporanea ebbrezza dell’essere altrove, in fuga o in rifugio, in lucido stordimento, in desiderato inganno. Una tregua al mal di vivere, forse, un temporaneo artificio di gioia simulata. Una bandiera di libertà, senza lacci, senza divieti. E poi, in fondo, non si fa così anche con l’alcol, che non è proibito e che pure sbronza e fa delirare anche peggio, e che per giunta rovina il fegato, e che si può comperare per pochi spiccioli nei supermercati? E allora perché la cannabis è proibita? Non è forse il proibizionismo che produce l’effetto di impinguare la criminalità che si arricchisce con il commercio clandestino? Così sento dire, e recitare, e anche un poco vociare, nei giorni in cui l’elogio della cannabis light risuona in varie parti del mondo, (e chissà che i colossi del mercato voluttuario non aguzzino le orecchie fiutando l’affare). Da noi vi si insinua una recente proposta di legge depositata da un senatore 5stelle, che vorrebbe legalizzare la coltivazione in casa, il possesso, il consumo di certe quantità e qualità di cannabis. Incauta, almeno a confronto con quanto si legge sul sito della Presidenza del Consiglio (Dipartimento politiche antidroga) circa gli “effetti collaterali che possono derivare dall’uso” (nota: non dall’abuso, ma dall’uso): “distorsione della percezione, tachicardia, ipertensione arteriosa e aritmie, vertigini, alterazioni dell’orientamento spazio-temporale, alterazione della coordinazione motoria, irritabilità, attacchi di ansia e di panico, episodi psicotici di natura paranoidea, alterazioni della memoria e difficoltà di apprendimento, deficit cognitivi”.

Si tornerà a discutere, sono sicuro, sulla riduzione del danno che la legalizzazione della droga vorrebbe procurare: si ripeterà il già detto e il già sentito sulla sottrazione del turpe mercato ai trafficanti, per rimetterlo in ordine dentro i recinti della legge e così farne disciplina. Ma è il percorso dei rassegnati, è il ripiego dei disperati, è l’abbandono dei disertori. Ogni droga è schiavitù: non è libertà sostituire i ceppi della droga criminale con i manicotti fasciati della droga legale. Dalla droga bisogna liberarsi. Il discorso sulla libertà di fronte ai “paradisi artificiali” ha senso proprio perché si intreccia con la nostra volontà e il nostro capire. Sono queste ultime che ci umanizzano, che ci fanno diversi da ogni creatura, che ci fanno liberi. Se si capisse infine che c’è una sapienza della libertà che non è divieto ma guida, che non è sbarra ma corsia, che non è limite ma pienezza. Quella pienezza di umanità che la verità della vita chiede, e che la droga falsifica. (Giuseppe Anzani – Avvenire)

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IL 50° DELL’HUMANAE VITAE:

ALCUNE RIFLESSIONI PER LA PREPARAZIONE E L’ACCOMPAGNAMENTO DEI MATRIMONI L’attualità dell’Humanae Vitae a cinquant’anni dalla promulgazione.

un ideale per pochi, nonostante i moderni modelli centrati sull’effimero e sul transitorio, ma come una realtà che, nella grazia di Cristo, può essere vissuta da tutti i fedeli battezzati”.

Nel 50° anniversario dell’Humanae Vitae sono state tante le riflessioni dedicate a interrogarsi sull’attualità di questa fondamentale Enciclica rivolta agli sposi cristiani. Si tratta sicuramente di uno dei più importanti documenti di Papa Paolo VI frutto di una riflessione profonda e complessa, che prendiamo come spunto per una riflessione sulla preparazione e l’accompagnamento degli sposi cristiani nelle nostre parrocchie.

È in questa occasione che il Santo Padre fornisce la soluzione su cui intendiamo riflettere: “E perciò, a maggior ragione, l’urgenza pastorale, che coinvolge tutte le strutture della Chiesa, spinge a convergere verso un comune intento ordinato alla preparazione adeguata al matrimonio, in una sorta di nuovo catecumenato – sottolineo questo: in una sorta di nuovo catecumenato – tanto auspicato da alcuni Padri Sinodali.”. Inoltre, il Santo Padre sottolinea in Amoris Laetitia che non serve pretendere e imporre norme con la forza dell’autorità ma dobbiamo chiederci se i nostri corsi di accompagnamento non rischiano di diventare una specie di lezioni di Magistero capace di fornire solo norme e prescrizioni. È necessario cambiare prospettiva: non possiamo dare “pesi e imporre regole” se non abbiamo cristiani formati, ma è necessario premettere una formazione di base, magari ripartendo proprio da una lettura del Vangelo inteso come “grazia”, come “Buona notizia” che libera l’uomo, non lo incatena in nuove regole.

Una delle critiche che viene più spesso avanzata all’Enciclica di Paolo VI, ovviamente collegata al tema della procreazione nel matrimonio, è infatti di prospettare un ideale coniugale troppo esigente, impossibile da raggiungere per la maggior parte delle coppie che vivono in una mentalità ormai secolarizzata, forse un ideale riservato a quella minoranza di cristiani che vivono una fede profonda, alimentata da un impegno ecclesiale non alla portata di tutti. Se così fosse, però, vorrebbe dire creare due forme di sacramento, la prima per la generalità dei cristiani, l’altra per una elité: in altre parole, si può correre il rischio di mettere in dubbio la validità della dottrina sacramentale sul matrimonio, frutto di due millenni di storia della Chiesa. Dottrina che troviamo ovviamente confermata nell’Esortazione Apostolica Post-sinodale Amoris Laetitia di Papa Francesco: “Come cristiani non possiamo rinunciare di proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano” (nr.35).

Pensiamo che proprio nel discorso della Montagna del Vangelo di Matteo si possa trovare un interessante e concreta chiave di lettura dell’Enciclica di Paolo VI, alla luce di quanto afferma ai giorni nostri Papa Francesco in Amoris Laetitia. Si possono infatti leggere i tre capitoli di Matteo come una serie di prescrizioni severe, una legge così esigente che schiaccia, impossibile d attuare oppure, meglio, come una promessa, una chiamata a qualcosa di così grande che solo il Signore può realizzare proprio attraverso la nostra fragilità umana. Così, quando Gesù dice “Non pensate che io sia venuto ad abolire Legge o Profeti, non sono venuto ad abolire ma per dare compimento”, parla di un dono, un regalo che si compie nella vita dell’uomo che confida il Lui. Così avviene nel matrimonio, vissuto alla luce della fede, come lo delineava Paolo VI. Le più grandi difficoltà

Papa Francesco anche in precedenza, nell’Allocuzione al tribunale della Rota Romana, tenuta il 22 gennaio 2016, aveva affermato nella stessa direzione che: “La Chiesa, dunque, con rinnovato senso di responsabilità continua a proporre il matrimonio, nei suoi elementi essenziali – prole, bene dei coniugi, unità, indissolubilità, sacramentalità -, non come 13


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IL 50° DELL’HUMANAE VITAE

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al ripensamento. Per questa ragione riteniamo che la celebrazione del 50° dell’Enciclica di Paolo VI, anniversario che ci invita alla rilettura dell’Humanae Vitae alla luce dei tempi cambiati, non debba rassegnarsi al secolarismo in cui siamo immersi, ma possa invece divenire un’occasione per interrogarci su come poter aiutare le coppie e le famiglie cristiane. Un compito che, come indica l’Enciclica, ci chiama a far scoprire ai giovani come, attraverso il sacramento del matrimonio, l’uomo e la donna non adempiono un dovere ma realizzano un desiderio nascosto nel loro cuore; la Chiesa ha il ruolo di accompagnare gli sposi in questo meraviglioso cammino di santità, non conformandosi alla mentalità anticristiana in cui viviamo.

oggi nella lettura dell’Enciclica nascono infatti da un approccio superficiale e riduttivo, che tende a considerare l’Humanae Vitae solo come un documento morale o giuridico, che detta severe norme sulla vita matrimoniale: da qui l’ “idealizzazione eccessiva” – di cui ancora parla Papa Francesco nell’esortazione post-sinodale – soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia (nr. 36). Ecco perché nell’Humanae Vitae correttamente letta non troviamo un “peso insopportabile e irrealizzabile” per gli sposi, ma al contrario un conforto e un’esortazione a vivere la loro chiamata nella fede, per scoprirne e testimoniare la fecondità dell’amore vissuto con Cristo: allora non conta più la legge ma la donazione, che è il “compimento della legge”, come ha mostrato Gesù, e quindi anche dell’amore coniugale.

Come scrive Paolo VI, è attraverso la fiducia nelle promesse di Cristo che gli sposi trovano il senso profondo della vita coniugale, non sempre facile: la fedeltà, la capacità di perdonarsi, la disponibilità alla volontà creativa di Dio. Riscoprire la fede, significa riattualizzare questo tesoro abbandonato, perché sepolto da tante altre “preoccupazioni mondane”.

Per concludere, alla radice delle tante crisi matrimoniali a cui assistiamo oggi si trovano non solo la mancanza di fede ma la crescente banalizzazione del sacramento matrimoniale, non più vissuto come una vocazione, voluta e condotta da Dio, ma troppo spesso anche tra chi si sposa in Chiesa, considerata come una scelta soltanto umana e come tale soggetta alle fragilità personali, al cambiamento e

(Mons. Antonio Interguglielmi)

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VIVERE UNA SINFONIA La vita è dono di Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può esse considerata possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’ “albero della vita” cfr Gen 3,24). Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture. Il dialogo, che si pone come presupposto del dono, apre spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società. Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare sé stessi. (Papa Francesco). Sembra che Novarese (fondatore del centro volontari della sofferenza di cui faccio parte) sia in perfetta sintonia con il papa. Pur non avendolo conosciuto. Significativa riflessione sul concetto di “dignità”, richiamando le parole stesse del beato Luigi Novarese: “Bisogna sempre reagire contro qualsiasi legge che soffoca la dignità e la libertà dell’uomo, lasciato indifeso nel momento in cui ha maggior bisogno di sostegno e di protezione. Ma non basta biasimare, occorre, con tutte le forze, con l’apporto di ogni anima di buona volontà, seguire una linea pastorale che richiami il senso del giusto e del bello e scuota gli animi, ricostruendo il piano del vero amore, come sorto dalla mente di Dio Padre”. Il valore delle emozioni, dimensione fondamentale del formare “Sinfonia”: donando parole, gesti, sguardi, sorrisi… una mano perché la “sinfonia” sia finalizzata, a portare benessere, a rinforzare legami, a promuovere scambi e idee. La nuova umanità desidera un amore che guardi oltre il sentimento e abbracci una vita più degna e libera. Gloria Salvi

RITIRO DI AVVENTO 2018 – BOVEGNO

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DON GREGORIO

CONCESIO

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SCUOLA DELL’INFANZIA PARITARIA “MARIA IMMACOLATA” E intanto l’anno scolastico scorre con i suoi ritmi assecondando i tempi a volte lenti e a volte rapidi della crescita dei bambini; le proposte educative si fanno più complesse e stimolanti, i bambini anche quelli inseriti a settembre vivono la scuola come fosse la propria casa, le relazioni tra bambini e bambini, bambini e adulti, adulti e adulti, sono sempre più intense e significative; e tutto ciò contribuisce alla creazione di un clima sereno e proficuo per il benessere dei bambini e delle loro famiglie! Ci piace condividere il nostro lavoro con la comunità di Zanano, perché riteniamo che il “dentro” debba “uscire” e rendersi visibile alla comunità, perché si colga il valore educativo e relazionale di una scuola dell’infanzia del territorio, qualificata sul piano pedagogico, che mantenendo la propria specificità di scuola di ispirazione cristiana punta costantemente alla qualificazione dell’offerta formativa. Diverse sono le proposte educative per i bambini e le famiglie, descritte anche all’interno del nuovo Documento “ Piano triennale dell’offerta formativa 2019-2021”, consultabile sul sito della scuola: www.scuolainfanziazanano.it Infatti, nella nostra scuola dell’infanzia i bambini vivono una quotidianità intensa mai monotona, per loro vengono progettate numerose e diversificate attività educative e didattiche di sezione e di intersezione per età, inoltre è attivo da diversi anni per i bambini di 3, 4 e 5 anni il progetto di psicomotricità. Per questo anno scolastico, la scuola ha coinvolto le Professioniste del Progetto Calliope, le quali hanno delineato un percorso laboratoriale denominato “Piccolo bagaglio per grandi viaggiatori”, riguardante “Lo sviluppo dell’identità”, rivolto ai bambini di 5 anni con dei laboratori al mattino e al contempo ai genitori, attraverso la realizzazione di tre serate per approfondire in modo interattivo le seguenti tematiche: - La costruzione dell’identità del bambino dai 3 ai 5 anni, attraverso la scoperta di sé, del proprio corpo e delle proprie emozioni. - Il rapporto con le regole. - La scoperta del mondo esterno. Il percorso appena concluso ha raccolto l’entusiasmo sia dei bambini che degli adulti che hanno partecipato. Da febbraio sarà attivato un nuovo percorso espressivo musicale rivolto ai bambini di 5 anni. Anche per questo anno scolastico prosegue, inoltre, l’offerta degli Atelier espressivi svolti in orario extra scolastico… Questo spazio, fatto di parole e immagini, rappresenta una piccola “finestra” per guardare dentro alla nostra realtà educativa, per cogliere l’impegno professionale, la motivazione che ci guida nel nostro lavoro. Sul fronte delle iscrizioni all’anno scolastico 2019-2010 Informiamo che le iscrizioni sono aperte fino ad esaurimento dei posti disponibili e come previsto dalla normativa si possono iscrivere: - i bambini che compiono 3 anni entro il 31 dicembre 2019 - i bambini che compiono 3 anni entro il 30 di aprile del 2020. Per informazioni o per visitare la scuola telefonare allo 030 801533 La Coordinatrice d.ssa Doris Marchetti 17


UNA SCUOLA CHE NON GIUDICA Il testo riportato di seguito è tratto da Lettera ai giudici, la memoria difensiva scritta da don Mi­lani per difendersi dopo avere redatto e diffuso la sua Risposta ai cappellani militari che si opponeva alle loro affermazioni circa l’obiezione di coscienza considerata, da questi «una viltà e un insulto alla patria». Don Lorenzo viene processato per apolo­gia di reato. Non potendo partecipare alla udienza perché già malato, scrive la sua `difesa”. E parla; ancora, dell’amore, della pace, di una scuola che `non giudica”. Sono i ragazzi, cresciuti su bene, i migliori testimoni a suo favore, afferma don Milani in queste righe toccanti. Barbiana, 18.10.1965 Signori giudici, vi metto qui per scritto quello che avrei detto volentieri in aula. Non sarà infatti facile ch’io possa venire a Roma perché sono da tempo malato. Allego un certificato medico e vi prego di procedere in mia assenza. La malattia è l’unico motivo per cui non vengo. Ci tengo a precisarlo perché dai tempi di Porta Pia i preti italiani sono sospettati di avere poco rispetto per lo Stato. E questa’è proprio l’accusa che mi si fa in questo processo. Ma essa non è fondata per moltissimi miei con­fratelli e -in nessun modo per me. Vi spiegherò anzi quanto mi stia a cuore imprimere nei miei ragazzi il senso della legge e il rispetto per i tribu­nali degli uomini. [...] La mia è una parrocchia di montagna. Quando ci arrivai c’era solo una scuola elementare. Cinque classi in un’aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare. Timidi e disprezzati. Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa. Così da undici anni in qua, la più gran parte del mio ministero consiste in una scuola. Quelli che stanno in città usano meravigliarsi del suo orario. Dodici ore al giorno, 365 giorni l’anno. Prima che arrivassi io i ragazzi facevano lo stesso orario (e in più tanta fatica) per procurare lana e cacio a quelli che stanno in città. Nessuno aveva da ridire. Ora che quell’orario glielo faccio fare, a scuola dicono che li sacrifico. La questione ap­partiene a questo processo solo perché vi sarebbe difficile capire il mio modo di argomentare se non sapeste che i ragazzi vivono praticamente con me. Riceviamo le visite insieme. Leggiamo insieme: i libri, il giornale, la posta. Scriviamo insieme. [...] Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (umili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati cento anni di sto­ria italiana in cerca d’una “guerra giusta’. D’una guerra cioè che fosse in regola con l’articolo 11 della Costituzione. Non è colpa nostra se non l’abbiamo trovata. [...] Da quel giorno a oggi abbiamo avuto molti dispiaceri. Ci sono arrivate decine di lettere anonime di ingiurie e di minacce firmate solo con la svastica o col fascio. Siamo sta­ti feriti da alcuni giornalisti con “interviste” piene di falsità. Da altri con incredibili illazioni tratte da quelle “interviste” senza curarsi di controllarne la serietà. [...] A questo punto mi occorre spie­ gare il problema di fondo di ogni vera scuola. E siamo giunti, io penso, alla chiave di questo pro­cesso perché io maestro sono accusato di apologia di reato cioè di scuola cattiva. Bisognerà dunque accordarci su ciò che e scuola buona. La scuola è diversa dall’aula del. tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita. La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. È l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall’altro la volontà di leggi migliori cioè il senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione). . Del resto ho già tirato su degli ammirevoli figlioli. Ottimi cittadini e ottimi cristiani. Nessuno di loro è venuto su anarchico. Nessuno è venuto su conformista. Informatevi su di loro. Essi testimoniano a mio favore.

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CALENDARIO LITURGICO PASTORALE Febbraio 2019 2 sabato ore 10.30 Messa PRESENTAZIONE DEL SIGNORE (Candelora) 3 Domenica Benedizione della gola a fine messa Ore 10.30 festa degli Alpini 11 Lunedì giornata mondiale del malato Ore 17.00 rosario meditato di Lourdes Ore 18.00 santa messa e benedizione dei malati 14 giovedì ore 20.00 Confessioni ragazzi cresima con i genitori, padrini e madrine 16 sabato ore 14.30 Prove cresimandi 17 domenica ore 10.30 CELEBRAZIONE DELLA CRESIMA E PRIMA COMUNIONE 21 giovedì ore 10.00 Congrega dei preti zona pastorale Marzo 2019 3 domenica CARNEVALE 5 martedì ore 15.00 Carnevale per i bambini in oratorio 6 MERCOLEDI’ DELLE CENERI Inizio del tempo di quaresima Ore 15.30 Liturgia della Parola per tutti i ragazzi e i bambini Ore 17.30 messa a Noboli Ore 20.00 messa in parrocchiale per la comunità 7 Giovedì ore 14.30 confessioni ragazzi medie 8 venerdì ore 15.00 Via Crucis segue adorazione Ore 18.00 s. messa Un gruppo della parrocchia partecipa a tre giorni di spiritualità a Bose 9 sabato Ritiro dei fidanzati dalla mattina a Bovegno 10 domenica prima di quaresima Ore 18.00 canto del vespro 17 domenica Seconda di quaresima Ore 18.00 canto del vespro 24 domenica terza di quaresima Ore 18.00 canto del vespro 31 domenica quarta di quaresima Ore 18.00 canto del vespro Aprile 2019 7 domenica 13 sabato

quinta di quaresima Ore 18.00 canto del vespro ore 20.00 il vescovo incontra i giovani Confessioni Mattina 9.00 - 11.00 Confessioni Pomeriggio 15.00 – 17.30

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SETTIMANA SANTA 2019 14 APRILE 2019 - DOMENICA DELLE PALME: Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato? 8:30 Eucaristia in S. Bernardino 10:30 Benedizione degli ulivi ed Eucaristia solenne per tutta la comunità 18.00 Vespri della domenica di Passione 18:30 Eucaristia serale in chiesa parrocchiale 15 aprile 2019 - LUNEDÌ SANTO: La cena del profumo 7:30 Preghiera del mattino 18:00 Vespri solenni ed Eucaristia 16 aprile 2019 - MARTEDÌ SANTO: Gli ulivi e il tempio verso cui andare 7:30 Preghiera del mattino 8:30 Lodi solenni ed Eucaristia 17:30 Vespri ed Eucaristia in S. Bernardino 17 aprile 2019 - MERCOLEDÌ SANTO: Che cosa lo spingeva… 7:30 Preghiera del mattino 18:00 Vespri solenni ed Eucaristia 18 aprile 2019 - GIOVEDÌ SANTO: Celebrare con un cuore grande, li amò sino alla fine Dalle 15 alle 18 confessioni in Chiesa 21:00 Inizio del Triduo Santo: Eucaristia nella Cena del Signore 19 APRILE 2019 - VENERDÌ SANTO: Appeso al legno, Padre nelle tue mani consegno il mio spirito 9:00 Ufficio di lettura e Lodi Mattutine 10:30 Preghiera dei bambini e ragazzi 11:00 Incontro ministranti e animatori in chiesa 15:00 Solenne Via Crucis Dalle 16 alle 19 Confessioni 21:00 Solenne Azione liturgica 20 aprile 2019 - SABATO SANTO: Al Sepolcro nel silenzio 9:00 Ufficio di lettura e Lodi Mattutine 10:30 Preghiera per i bambini e i ragazzi 11:00 Incontro ministranti e animatori 14:30- 19 Confessioni per tutti NOTTE DI PASQUA: Vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa (1Pt 2,9) 21:00 Solenne Veglia pasquale 21 aprile 2016 - DOMENICA DI PASQUA: Perché cercate tra i morti colui che è vivo 8:30 Eucaristia in S. Bernardino 10:30 Eucaristia solenne in chiesa parrocchiale 17:45 Vespri solenni 18:30 Eucaristia solenne in chiesa parrocchiale 22 aprile 2019 - LUNEDÌ DELL’ANGELO: Cammino della fede e della libertà 8:30 Eucaristia in S. Bernardino 10:30 Eucaristia in chiesa parrocchiale I RAGAZZI DELLE MEDIA PARTECIPANO ALL’INCONTRO CON IL VESCOVO AD ASSISI 20


SPETTACOLO IN ORATORIO SUL BULLISMO

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SITUAZIONE ECONOMICA Mese di novembre 2018 Entrate: elemosina 2.978,00 – sacramenti 200,00 – abb. Voce Amica 55,00 – rimb. assicurazioni 784,50 – Fond. S. Messe Cimitero 1.723,00 – affitti 600,00 – varie 59,00 Uscite: sacerdoti e laici 1.400,00 – utenze 148,41 – spese bancarie 39,33 – abb. riviste 69,00 – libri 161,63 – varie 86,00 Mese di dicembre 2018 Entrate: elemosina 3.771,00 – sacramenti 920,00 – da Gruppo ricamo 250,00 – abb.Voce Amica 20,00 – affitti 450,00 – candele 634,00 – varie 100,00 Uscite: sacerdoti e laici 650,00 – utenze 1.142,02 – spese bancarie 113,09 – Voce Amica 750,00 – manutenzioni 914,04 – varie 379,78 SITUAZIONE DEBITORIA AL 31.12.2018 Banche - 37.347,00

Anagrafe Parrocchiale Rinati dall’acqua e dallo Spirito VERNALI MARIA di Stefano e Stallone Isabella Nata il 25.5.2018 battezzata l’ 8.12.2018 MAROCCHI STEFANO di Michele e Giambarda Cecilia Nato il 7.3.2018 battezzato il 26.12. 2018 PAGLIA VITTORIA di Mirko e Cippini Francesca Nato l’8.9.2018 battezzato il 26.12.2018

Affidati alla misericordia del Padre Anno 2018

GARAFFA GIOVANNI * 25.2.1948 † 2.12.2018

GOZIO CATERINA * 23.1.1928 † 3.12.2018

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SCARAMUCCIA ROSA * 28.11.1928 † 25.12.2018


Affidati alla misericordia del Padre Anno 2019

1. BORGHESI FRANCESCO ANNIBALE * 7.11.1935 † 7.1.2019

2. ASSISI RAUL * 11.4.1952 † 10.1.2019

Inno al Crocifisso Dalla liturgia spagnola

O Cristo, tu non hai lo sguardo cupo della morte; i tuoi occhi non si chiudono: sono acqua pura che mi fa da specchio. O Cristo, tu non vuoi si cicatrizzi la piaga del costato: da essa un Cuore notte e giorno mi sta aspettando. O Cristo, tu conosci l’occulta intimità della mia vita; tu comprendi i miei segreti: te li voglio palesare a cuore aperto. O Cristo, tu aleggi con le braccia unite al legno: sei forza che invita a levarmi puro dalla terra. O Cristo, tu sorridi se ti feriscono le spine; quando la testa mi ribolle fà o Signore che ti guardi e sorrida. O Cristo, tu che attendi Il mio ultimo bacio nella morte, prendi ora questo piccolo bacio, riposo in te dall’incessante lotta. Amen. 23


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Voce amica Gennaio 2019  

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