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IL

BAR SOTTOIL MARE

di Carmelo Maiorca

Pippo Gennuso vuol fare bingo!

D

avvero un bel colpo di fortuna imprevista a beneficio di circa ottomila cittadini dei comuni di Pachino e Rosolini che, il 6 e il 7 aprile prossimi, potrebbero tornare a votare – non aspettavano altro - per le elezioni regionali. Per l’esattezza ad essere baciati con voluttà dalla dea bendata (si sa, a futtùna Jé uòbba) sono le persone iscritte in 6 sezioni elettorali di Pachino e in 3 di Rosolini. 9 sezioni nelle quali il Consiglio di giustizia ammin i st r at iva (Cga) di Paler-

mo ha stabilito si debbano ripetere le operazioni di voto, poiché in quelle effettuate a ottobre del 2012 ci sarebbero state gravi irregolarità. Una sentenza che ha dato ragione a un politico, esponente di sé medesimo al quadrato, che della regolarità ha fatto una scelta di vita: il limpido, trasparente, anzi diafano, Pippo Gennuso. Il quale, sin dal giorno dopo le consultazioni regionali e la mancata rielezione, affermò che c’erano stati dei brogli a suo danno. Caparbio quanto l’Alfieri del volli fortissimamente volley, Gennuso ha ottenuto che fosse accolto il suo ricorso. Ed è giusto notare come, secondo l’adagio “non lo fo per piacer mio ma per far piacere a dio”, il suo sobrio de-

siderio (appena un accenno di bava alla bocca) di poter ritornare all’assemblea regionale non è mosso da interessi personali – figuriamoci! – ma, testuale: “dall’opportunità che ha Rosolini e l’intera Zona Sud di riconquistare un deputato espressione di questo territorio negli ultimi due anni dimenticato”. Un’opportunità su cui stanno certo meditando, chi spremendosi le meningi chi strizzandosi i cabbasìsi, tutte le popolazioni dell’estremo sud del siracusano, compresi la volpaca, il mestolone, il moriglione e le altre specie di volatili migratori che vanno a svernare nell’oasi di Vendicari. Di Gennuso macàri i pettri – come si suol dire – ricordano il diuturno ruolo parlamentare che in qualche caso gli ha valso doverose attenzioni giornalistiche; ad esempio per essere stato uno dei più assidui deputati-viaggiatori impegnato in missioni istitu-

zionali a spese della Regione Sicilia: 122 giorni di trasferte fuori dall’isola solo nel 2009. Un vero e proprio recordman, distintosi durante la legislatura scandita dai vari governi presieduti dall’allora amico Raffaele Lombardo. Le elezioni regionali parziali di Rosolini e Pachino potrebbero riconsegnare all’assemblea di Palazzo dei Normanni questo dinamico imprenditore (tra l’altro già apprezzato nel ramo delle sale bingo) prestato in comproprietà alla politica e nel 2012 non rieletto per appena 93 voti in meno rispetto a Pippo Gianni, il coriaceo politico priolese esponente di sé medesimo al cubo, al momento stanziale nel Centro Democratico. Ma quali brogli furono organizzati, e da chi, per impedire a Gennuso di tornare – arf arf – all’Ars? I giudici del Consiglio di giustizia amministrativa hanno ritenuto verosimile quanto da

lui denunciato, ossia che nelle sezioni coinvolte sull’asse Pachino-Rosolini loschi individui avrebbero fornito a elettori compiacenti schede indebitamente vidimate e precompilate con il nome di un candidato. In base a questa ricostruzione, ogni elettore corrotto avrebbe infilato la scheda precompilata nell’urna e consegnato ai suoi corruttori la scheda regolare ricevuta da presidente e scrutatori. Ai giudici del Cga non è stato però possibile controllare le schede perché i plichi che le contenevano sono scomparsi dai locali dov’erano conservati all’interno del Palazzo di Giustizia di Siracusa (non più tribunale dei veleni ma dei volatilizzati). Insomma, un bell’intreccio a tinte giallo-merdolino di cui si aspetta di conoscere i nomi dei presunti mandanti, esecutori, ecc. Nel frattempo la sentenza del Consiglio di giustizia ammi-

nistrativa ha causato anche la reazione degli attuali deputati regionali eletti nel collegio siracusano, non proprio entusiasti della prospettiva che si torni a votare. Tra i più imbufaliti, il deputato del Pd Bruno Marziano recatosi con gli altri colleghi a Palazzo di Giustizia (non più tribunale dei veleni ma dei verba volant) che ha chiesto l’arresto dei testimoni che avrebbero assistito alle operazioni fraudolente di voto a Pachino e Rosolini senza però denunciare subito i reati, l’arresto di chi ha fatto sparire i plichi con le schede e augurato, fra sé e sé, l’arresto dell’automobile di Gennuso a secco senza un goccio di benzina di notte in mezzo a una strada provinciale deserta, sotto un temporale, con un branco di cani arraggiati fuori dalla vettura, e lui costretto a stare dentro per lunghissime ore col telefono cellulare scarico.


Il bar sotto il mare