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Morire di carcere”: dossier maggio 2009 Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, episodi di overdose Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di maggio registra 8 nuovi casi: 5 suicidio, 2 decessi per cause da accertare e 1 per malattia. Nome e cognome Graziano Iorio Ion Vassiliu Nabruka Mimuni L.P. (italiano) Detenuto marocchino Detenuto marocchino Samir Mesbah Detenuto italiano

Età 41 anni 21 anni 44 anni 27 anni 30 anni 25 anni 36 anni 40 anni

Data morte 1 maggio 2009 1 maggio 2009 7 maggio 2009 15 maggio 2009 15 maggio 2009 19 maggio 2009 27 maggio 2009 30 maggio 2009

Causa morte Suicidio Suicidio Suicidio Da accertare Da accertare Suicidio Suicidio Malattia

Istituto Poggioreale (Na) Pisa Roma (C.I.E.) Campobasso C.C. Padova Bergamo Firenze Terni

Suicidio: 1 maggio 2009, Carcere di Poggioreale (Napoli) Graziano Iorio, 41 anni, si uccide la mattina del primo maggio nel carcere napoletano di Poggioreale. È il quarto suicidio nel corso del 2009 in questo istituto, il sesto nella regione. “In poco più di quattro mesi - ha dichiarato Dario Stefano Dell’Aquila portavoce di Antigone Campania - abbiamo superato il numero di suicidi (5) dell’intero 2008. È una tragedia prevedibile. Il sistema penitenziario della Campania conta 7.425 presenze a fronte di una capienza si 5.348 posti. Poggioreale, che ha una capienza ufficiale di 1.387 posti e che registra oltre 2.500 presenze, è solo il simbolo più evidente di un sistema in forte crisi che progressivamente da un lato perde risorse e dall’altro vede incrementare la presenza di detenuti.” “Di fronte - conclude Dell’Aquila - a questo scenario bisogna intervenire subito. Rinviare la soluzione dei problemi al piano di edilizia penitenziaria significa rassegnarsi a lasciare le cose così come sono”. (Ristretti Orizzonti, 5 maggio 2009) Napoli: un detenuto si impicca e la Garante scrive a Napolitano La mattina del primo maggio si è impiccato, annodando le lenzuola alle sbarre della sua cella. Nel carcere di Poggioreale. Si chiamava Graziano Iorio, aveva quarant’anni e due figli. Era dentro per aver violato le consegne degli arresti domiciliari. Graziano è stato il quarto, quest’anno: quattro suicidi in quattro mesi nell’imponente penitenziario borbonico, che ha una capienza di 1387 detenuti e ne ospita invece 2646. Lo denuncia Adriana Tocco, garante regionale delle persone sottoposte a misure di privazione della libertà personale. Il caso viene segnalato anche dall’associazione Antigone. “Intendo richiamare l’attenzione del presidente della Repubblica e del ministro della Giustizia”, dice Adriana Tocco. Denunciando uno stato di cose in contrasto con l’articolo 27 della Costituzione, che recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il detenuto impiccatosi il Primo Maggio era stato arrestato per possesso di un grammo di cocaina. Condannato agli arresti domiciliari, aveva violato la consegna recandosi a tarda ora, racconta Adriana Tocco, in un bar di proprietà di alcuni parenti, a trenta metri da casa sua. Tradotto in carcere l’11


marzo, rifiutava il cibo e l’ora d’aria. “Dai racconti dei familiari - riferisce il garante regionale dei detenuti - emerge il quadro di un uomo con evidenti fragilità psicologiche, aggravate da una storia di dipendenza da sostanze stupefacenti e da un tentativo pregresso di suicidio. Sempre i familiari riferiscono che fosse in trattamento con psicofarmaci. Un quadro che, se rispondente al vero, porta a interrogarci se il carcere fosse il luogo più idoneo per saldare il suo debito con la giustizia”. Nei primi quattro mesi dell’anno, prima di Iorio, altri tre detenuti si sono uccisi. Il terzo, un ragazzo di 27 anni, era appena entrato in carcere: elusa la sorveglianza, si è gettato da un pianerottolo. “L’assistenza psicologica ai detenuti è stata ridotta, dopo i recenti tagli, a venti ore al mese: che peso può avere in un carcere che conta cento ingressi al giorno?”, si chiede la Tocco. “I casi di suicidio sono indicativi della condizione disumana in cui vivono i reclusi, ma è solo la punta dell’iceberg. Si potrebbe parlare per esempio anche dei casi di autolesionismo. O di infermi che non possono nuocere a nessuno ma restano dentro. Salvando il principio della certezza della pena, che è sacrosanto, in questo carcere si consuma un’evidente violazione dei diritti costituzionali. Sono sicura che Napolitano sarà sensibile a questa problematica”. (La Repubblica, 6 maggio 2009) Napoli: consiglieri comunali intervengono sui suicidi in carcere I dati allarmanti denunciati dal presidente dell’associazione Antigone, Dario Dell’Aquila, sul preoccupante numero di suicidi di detenuti nel carcere di Poggioreale e della Campania, chiamano tutte le istituzioni all’assunzione di responsabilità. Così, in una nota, i consiglieri comunali Francesco Nicodemo (Pd) e Francesco Minisci (Mps). Oltre duemilacinquecento detenuti per 1387 posti disponibili sono di per sé un segnale immediato della drammaticità delle condizioni di detenzione nella casa circondariale di Poggioreale - spiegano - Di fronte a tale situazione già da alcuni mesi il Consiglio comunale, su proposta dell’assessore Giulio Riccio, ha votato l’istituzione della figura del garante dei diritti delle persone detenute, che nelle sue funzioni avesse innanzitutto il compito di segnalare alle autorità competenti le violazioni di diritti, garanzie e prerogative dei detenuti con particolare attenzione alle condizioni dei luoghi di detenzione. Chiediamo ora all’Amministrazione comunale e all’assessore Giulio Riccio di accelerare la definizione e la chiusura delle procedure amministrative - concludono - affinché il Consiglio Comunale possa eleggere quanto prima il Garante dei diritti dei detenuti. (Ansa, 8 maggio 2009) Suicidio: 1 maggio 2009, Carcere di Pisa Si è ucciso nella notte di ieri Ion Vassiliu, romeno di 21 anni, dopo che era stato arrestato il pomeriggio di giovedì per una presunta violenza sessuale ai danni di una ragazza romena. L’ordinanza di custodia cautelare all’interno del carcere delle Sughere di Livorno è stata firmata dal giudice Rinaldo Merani dopo le denunce della fidanzata. Stamani gli agenti della polizia penitenziaria hanno trovato il cadavere del ventunenne appeso al soffitto della cella dove dormiva da solo. Il giovane si è impiccato con il lenzuolo dopo una sola notte trascorsa in prigione. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo di inchiesta con “atti relativi a” per far luce sull’accaduto. Il pm di turno, Antonella Tenerani, ha inoltre disposto l’autopsia della salma incaricando il dottor Bassi Luciani. Il ragazzo aveva un precedente per un piccolo furto per il quale aveva scontato 2 mesi e 20 giorni di arresti domiciliari. (Ansa, 2 maggio 2009) S’impicca in carcere a 21 anni Era in cella da appena 24 ore, quando la sera del primo maggio, un detenuto rumeno di 21 anni si è tolto la vita impiccandosi nel carcere delle Sughere. Su di lui pendeva un’accusa pesantissima: era


appena stato arrestato dalla squadra mobile livornese con l’accusa di stupro. Dopo alcune settimane di indagini, gli agenti lo avevano arrestato nei giorni scorsi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla procura di Livorno e accolta dal Gip. Il giovane, Ion, ha lasciato alcuni biglietti, scritti in rumeno, che sono stati sequestrati: aiuteranno a capire i motivi del suo gesto, e cioè se alla base ci sia il senso di colpa per essersi macchiato di un reato tanto odioso o se invece Ion, innocente, non potesse accettare l’idea di doversi difendere da una simile accusa. Il giovane era rinchiuso in una cella singola e si è ucciso nel bagno con un cappio al collo fatto con le lenzuola. A fare la macabra scoperta è stato un agente della polizia penitenziaria durante un normale giro di controllo nella sezione penale dove era rinchiuso. Non vedendo l’uomo all’interno della cella, ha aperto ed è entrato trovandolo in bagno. Le operazioni di soccorso sono partite subito, ma Ion era già morto. Il giovane era stato denunciato da una ragazza romena, che aveva raccontato di essere stata oggetto di violenza sessuale. Nei giorni scorsi, il gip del tribunale di Livorno Rinaldo Merani aveva firmato l’ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere. L’autopsia sarà effettuata domani dal medico legale Alessandro Bassi Luciani, aprendo un fascicolo sull’accaduto. (Il Tirreno, 5 maggio 2009) Suicidio: 7 maggio 2009, C.I.E. di Ponta Galeria (Roma) Si chiamava Nabruka Mimuni e aveva 44 anni. Ieri sera le hanno comunicato che sarebbe stata espulsa e questa mattina le sue compagne di cella l’hanno trovata impiccata in bagno. Da quel momento le recluse e i reclusi di Ponte Galeria sono in sciopero della fame per protestare contro questa morte, contro le condizioni disumane di detenzione, contro i maltrattamenti e contro i rimpatri. Nabruka lascia un marito, e un figlio. Era in Italia da più di 20 anni. È stata catturata due settimane fa dalla polizia mentre era in coda in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno. Se dobbiamo dare un nome a chi l’ha uccisa, non basterebbero le poche righe che abbiamo a disposizione. (Ansa, 7 maggio 2009) Immigrata tunisina si suicida nel Cie di Ponte Galeria Il Garante dei detenuti Angiolo Marroni: “ormai i C.I.E. sono veri e propri centri di detenzione senza quel poco di buono a livello di assistenza ed accoglienza psicologica che può trovarsi all’interno delle nostre carceri”. “Il vero problema è che i C.I.E. come quello di Ponte Galeria sono sempre meno centri di accoglienza e sempre più centri di reclusione mascherata che, con la possibilità di protrarre la permanenza degli immigrati fino a 180 giorni, oggi sono molto peggiori delle carceri”. È questo il commento del Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni alla notizia del suicidio di un’immigrata tunisina di 49 anni ospite del C.I.E. di Ponte Galeria. “Oggi i Centri di Identificazione ed Espulsione - ha proseguito Marroni - sono affollati all’inverosimile; al loro interno le famiglie, appena arrivate, vengono divise nei settori maschile e femminile e le condizioni di vita sono difficili nonostante il prodigarsi degli operatori che vi lavorano”. Attualmente nel C.I.E. di Ponte Galeria sono ospitate 221 persone, 137 uomini e 84 donne. Oltre al Garante dei detenuti operano nel Centro quattro associazioni di volontariato. “In più in quello di Ponte Galeria, dove noi operiamo grazie ad un accordo con Provincia di Roma, Prefettura e Croce Rossa, non c’è un grande appoggio esterno della società civile volontariato. E, a ben vedere, l’opera dei volontari è una delle cose buone che si ritrovano in carcere. In queste condizioni è assai facile che possa prendere piede la disperazione, che porta a gesti terribili come quello compiuto questa notte da questa donna. (Ristretti Orizzonti, 7 maggio 2009) Non voleva tornare nel suo paese


Una cittadina tunisina di 49 anni, rinchiusa nel Cie di Ponte Galeria dallo scorso 24 aprile, sì è suicidata nelle prime ore di questa mattina. “Purtroppo alle ore 06.45 il medico della Cri in servizio presso il Centro, chiamato d’urgenza dalle nostre operatrici, non ha potuto far altro che constatarne la morte”, afferma Claudio Iocchi, direttore del Comitato provinciale di Roma della Croce Rossa Italiana. “Il vero problema è che i Cie come quello di Ponte Galeria - ha aggiunto il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - sono sempre meno centri di accoglienza e sempre più centri di reclusione mascherata che, con la possibilità di protrarre la permanenza degli immigrati fino a 180 giorni, oggi sono molto peggiori delle carceri”. Le 140 donne rinchiuse nel centro hanno cominciato uno sciopero della fame. E la protesta sta arrivando anche al padiglione maschile, dove molti uomini hanno smesso di mangiare. “Ho appreso la notizia drammatica del suicidio della donna di origine tunisina nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, nel quale era detenuta dal 24 aprile scorso, in attesa di espulsione”. È quanto afferma la consigliera di Sinistra e Libertà alla Regione Lazio, Anna Pizzo.”Tale episodio - continua - è la riprova di quanto ho sempre sostenuto sui Cie, anche a seguito di numerose visite effettuate presso la struttura di Ponte Galeria: si tratta di luoghi della sospensione del diritto, dove le persone immigrate vengono recluse pur non avendo colpe, se non quella di non avere i documenti”. “Il gesto estremo commesso da una persone che, a quanto sembra, non aveva mai dato segnali in tal senso, dimostra con tutta evidenza lo stato di sconforto e di disperazione in cui cadono gli immigrati una volta all’interno dei Centri. Questa donna - conclude Anna Pizzo - ha dovuto compiere un doppio salto nel buio: il primo quando è stata rinchiusa nel Cie, dove i diritti umani vengono negati; il secondo quando ha ricevuto l’obbligo di espulsione in un paese, la Tunisia, che ormai da tempo sentiva estraneo e quindi ostile”. È in arrivo una “immediata verifica sulle condizioni di vita nel Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria”. La annuncia Peppe Mariani, presidente della commissione Politiche Sociali della Regione Lazio in una nota. “Apprendo con sgomento - scrive - la notizia del suicidio verificatosi questa mattina presso il Cie di Ponte Galeria ed ho prontamente recepito l’invito del vicepresidente Battaglia di convocare quanto prima una seduta di commissione. Sarà mio compito effettuare una verifica immediata - prosegue Mariani - sulle reali condizioni di vita del soggiorno obbligato e l’effettiva capacità di ricezione in rapporto al numero della gente ospitata, nonché l’adeguatezza dei servizi sanitari e psicologici”. “Ci recheremo direttamente sul posto - aggiunge Mariani - per accertare in loco la situazione di malessere e tensione derivante dal confermato dilatamento del periodo di permanenza disposto dal nuovo pacchetto sicurezza. Alla presenza della Croce rossa convocheremo i dirigenti responsabili del centro di identificazione ed espulsione per chiedere conto sulle condizioni degli stranieri condotti in tale struttura. Questo episodio - conclude rischia di rappresentare il punto di non ritorno all’interno di un contesto di estrema frustrazione”. (La Repubblica, 8 maggio 2009) Morte per cause da accertare: 15 maggio 2009, Carcere di Campobasso L.P., 27enne, muore nel carcere di Campobasso. La scoperta è stata fatta ieri mattina dal detenuto che condivideva la stanza con il giovane. Il 27enne, un pregiudicato con precedenti per droga, è morto nella notte. Il compagno di cella, quando si è accorto che era senza vita, immediatamente ha allertato la sicurezza. Gli agenti di polizia penitenziaria hanno chiamato quindi i soccorsi. Ma una volta sul posto, non c’è stato nulla da fare, poiché l’uomo era morto da tempo. Sul posto, come detto, anche il magistrato di turno che ha disposto l’esame autoptico per accertare le cause del decesso. (Ansa, 16 maggio 2009)


Morte per cause da accertare: 15 maggio 2009, Carcere di Padova Un detenuto è stato trovato morto nel carcere “Due Palazzi” di Padova, probabilmente a causa di un arresto cardiaco. Sono stati i compagni di cella ad allertare i soccorsi nell’edificio del penale dove un uomo di nazionalità marocchina di 30 anni è stato trovato esanime. In un primo momento si era pensato un suicidio, poi con l’arrivo del medico legale la verità è venuta a galla. L’uomo potrebbe essere morto per cause naturali. L’allarme per un suicidio era stato lanciato perché nei giorni scorsi un detenuto aveva tentato di togliersi la vita. Sull’onda emotiva quando è stato scoperto il cadavere dell’extracomunitario si è subito pensato a una morte provocata volontariamente dalla stessa vittima. Il cadavere è stato trasportato in obitorio ed è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria che probabilmente disporrà l’autopsia. (Il Mattino di Padova, 16 maggio 2009). Suicidio: 19 maggio 2009, Carcere di Bergamo Un detenuto marocchino di 25 anni si toglie la vita, impiccandosi in cella. Era detenuto nella Sezione di Isolamento. Un episodio analogo si è ripetuto a distanza di 48 ore, nella notte fra mercoledì e giovedì: in questo caso, però, il detenuto è stato salvato dall’intervento degli agenti. (L’Eco di Bergamo, 25 maggio 2009) Suicidio: 27 maggio 2009, Carcere di Firenze Samir Mesbah, 36 anni, nato in Palestina ma di nazionalità egiziana, si è tolto la vita mercoledì scorso, intorno alle 24, nel carcere fiorentino di Sollicciano: l’uomo si è impiccato legando le lenzuola alla finestra della sua cella. La notizia è stata resa nota ieri dalla senatrice Donatella Poretti e confermata da Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze. “Il detenuto - ha spiegato Corleone - era stato arrestato a Lodi nel 2005 per una rapina finita in omicidio. Era stato a Milano, a Porto Azzurro, a Sollicciano, a Volterra e dal 5 maggio scorso era tornato a Sollicciano: ha sempre avuto problemi di comportamento e di relazione. Era stato messo in una cella singola gli erano stati tolti tutti i lacci e le sue lenzuola erano quelle monouso, fatte di un materiale non resistente, ma lui si è suicidato arrotolando queste”. (Ansa, 30 maggio 2009) Malattia: 30 maggio 2009, Carcere di Terni Un detenuto 40enne è morto ieri nel carcere di Terni. in seguito ad un attacco cardiaco. Inutile è stato il tentativo di prestargli i soccorsi da parte di un compagno di cella e da parte degli agenti della polizia penitenziaria. L’uomo, che era di Terni, si trovava recluso in carcere per reati connessi allo spaccio e all’uso di sostanze stupefacenti. Era noto alle forze dell’ordine come tossicodipendente. (Ansa, 31 maggio 2009)

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