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“Morire di carcere”: dossier gennaio 2009 Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, episodi di overdose Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di gennaio registra sette nuovi casi: 3 suicidi, 2 morti per cause da accertare, 1 omicidio e 1 morte per overdose. Nome e cognome Aziz, detenuto marocchino Salvatore Mignone Rocco Lo Presti Detenuto croato Francesco Lo Bianco M.B., detenuto italiano Gaetano Sorice

Età 34 anni 37 anni 72 anni 37 anni 28 anni 60 anni 38 anni

Data morte 03 gennaio 2009 04 gennaio 2009 24 gennaio 2009 26 gennaio 2009 27 gennaio 2009 30 gennaio 2009 31 gennaio 2009

Causa morte Suicidio Omicidio Da accertare Suicidio Da accertare Suicidio Overdose

Istituto Spoleto Secondigliano (Na) Torino Poggioreale (Na) Ucciardone (Pa) Sollicciano (Fi) Teramo (scarcerato)

Suicidio: 3 gennaio 2009, Carcere di Spoleto Un suicidio in silenzio è avvenuto nel carcere-modello di Spoleto. Era giovane (34 anni), sconosciuto e pure marocchino. Quindi non interessa a nessuno, non c’è bisogno di parlarne, non fa notizia. Un detenuto in meno da mantenere a spese dello Stato (e quindi anche a spese nostre, vero?), in quegli hotel a 5 stelle che sono le carceri italiane. Abbiamo avuto l’occasione di conoscere e parlare con l’on. Fleres, il Garante per i Diritti dei detenuti, che ci ha fornito una visione d’insieme della situazione delle carceri siciliane, quelle che lui conosce perfettamente e che visita quotidianamente. Un esempio tra tutti: nel carcere di Catania ci sono anche 12 persone in una sola cella che dormono per terra in mezzo ai topi: questa è rieducazione, questo è far diventare il detenuto un uomo migliore per quando avrà finito di scontare la sua pena! Siccome in Italia non esiste la pena di morte (che molti vorrebbero di nuovo) ci pensano i detenuti stessi a “sparire” da soli togliendo il disturbo: suicidandosi uno a uno, lentamente. (Italia Notizie, 12 gennaio 2009) Lettere: Aziz, morto suicida nel silenzio del carcere di Spoleto Addio Aziz! Non sappiamo nulla di te! Sappiamo solo il tuo nome, che eri allocato al quarto piano nella sezione di media sicurezza, che sei extracomunitario, che sei giovanissimo e che sabato tre gennaio 2009 nel carcere di Spoleto ti sei tolto la vita impiccandoti. Un’altra vittima della violenza della giustizia! Il carcere è vigliacco, forte con i deboli e debole con i forti e tu eri solo un extracomunitario, la vittima ideale. Una nuova vittima del terrorismo istituzionale e mediatico sul tema della sicurezza della nuova classe dirigente politica. E d’altronde non c’è più nessuna sinistra garantista che visiti i carceri e che si interessi di chi vive in carcere. Non c’è più nessuno che s’interessi di noi! Da poco tempo abbiamo messo in atto uno spettacolo teatrale e un detenuto e una psicologa hanno recitato queste due battute premonitrici: - Cosa pensi di quei detenuti che invece si tolgono la vita? - Ammiro il coraggio che io non ho… l’uomo ha così paura di morire che si è inventato l’idea di Dio per sfuggire al destino della morte; me se fossi disperato vorrei avere quel coraggio. Tu eri proprio disperato ma nessuno si è accorto di nulla. E la colpa è anche nostra, dei tuoi compagni che non hanno capito, che non ti sono stati vicini abbastanza, perdonaci! Ma il carcere, qualsiasi carcere anche quello modello di Spoleto, rimane pur sempre una mostruosa creatura di cemento armato. Una creatura che assassina e che mangia la vita di chi c’è dentro. Una creatura che odia la felicità, la speranza e la vita. Tutti noi siamo appesi ad un filo. Un filo chiamato speranza. Di sicuro per te la speranza, se ma l’hai avuta, è finita ieri, per noi è ancora viva ma chissà per quanto. Probabilmente, domani nessuno si ricorderà di te, forse, se sei fortunato almeno da


morto, qualche giornale locale scriverà poche righe sulla tua morte. Per questo gli ergastolani in lotta per la vita, i detenuti dell’alta sicurezza e i detenuti dell’elevato indice di vigilanza ti augurano buon viaggio nell’aldilà con la speranza che Dio, qualsiasi Dio, ti dia quella giustizia sociale che non ti hanno dato su questa terra. Condoglianze alla tua famiglia. Con affetto, a nome dei detenuti del carcere di Spoleto, Ivano Carmelo Rapisarda, Carmelo Musumeci. (www.informacarcere.it, 10 gennaio 2009) Omicidio: 4 gennaio 2009, Carcere di Secondigliano - Napoli (semilibero) Ucciso mentre rientrava in carcere. Salvatore Mignone, 37 anni, è stato ucciso da due sicari davanti all’ingresso del carcere di Secondigliano, a Napoli. L’uomo, che era in semilibertà e stava rientrando per la notte in carcere, appena sceso dalla sua macchina, una Fiat Multipla, è stato raggiunto da due sicari che hanno esploso diversi colpi di pistola. I sicari, in sella ad una moto e con il volto coperto dai caschi, si sono allontanati precipitosamente. Mignone, denunciato in passato per reati contro il patrimonio, era residente a Melito, comune che si trova a breve istanza dal carcere di Secondigliano. Mignone è stato soccorso e portato all’ospedale “San Giovanni Bosco”, dove però i medici non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso. Sono stati gli stessi agenti di guardia al portone a dare l’allarme. (Ansa, 5 gennaio 2009) Morte per cause da accertare: 24 gennaio 2009, Carcere di Torino Torino: la condanna diventa definita, Rocco Lo Presti, 72enne, muore di infarto. Per decenni magistratura e forze dell’ordine avevano indagato su di lui, sospettando che fosse un boss della ‘ndrangheta trapiantato in Piemonte: ieri è diventata definitiva la sua prima (e unica) condanna per associazione mafiosa, e oggi Rocco Lo Presti è morto nel reparto detenuti dell’ospedale torinese delle Molinette. Aveva 72 anni ed era malato da tempo. Un attacco cardiaco lo ha stroncato poche ore dopo il trasferimento (eseguito da personale della polizia e dei carabinieri) dall’ospedale di Orbassano. Nato a Marina di Gioiosa Ionica, Lo Presti si era insediato in alta Valle di Susa negli anni Sessanta. Secondo un pentito era uno dei capi dell’articolazione territoriale dell’organizzazione (in gergo chiamata il “Locale”), nato nei primi anni Settanta e controllato dal clan Mazzaferro e, da Bardonecchia, dove aveva un negozio, gestiva e controllata il settore dei lavoro edili. Solo nel 1995, però, gli inquirenti riuscirono a raccogliere indizi sufficienti per mandarlo sotto processo. Alcuni anni fa, dopo la condanna in primo grado per mafia, era incappato anche in un procedimento per usura. (La Stampa, 24 gennaio 2009) Suicidio: 26 gennaio 2009, Carcere Poggioreale di Napoli Napoli: detenuto croato 37enne si suicida, era nella Sezione Eiv. Alle ore 7.00 del mattino è stato trovato impiccato nella sua cella (nella sezione speciale Venezia Eiv - Poggioreale). L’accaduto è stato scoperto da un detenuto mentre distribuiva il latte dando subito l’allarme. Quando sono corse le guardie e il medico e l’infermiere era troppo tardi. Domenica sera il detenuto aveva chiesto alla guardia di poter parlare con il medico, però la guardia gli ha risposto che il medico di sera non c’era e che doveva segnarsi alla visita la mattina. Lunedì 26 gennaio alle ore 7.00 del mattino è stato trovato impiccato. Forse se il detenuto avesse parlato con il medico non sarebbe arrivato a tanto. Questo detenuto fino ad un anno fa all’interno della cella faceva ginnastica. Poi dovette smettere perché all’improvviso sputava sangue dalla bocca e più volte accusava dolori al petto e ai polmoni (era fumatore), così venne ricoverato in ospedale per quasi un mese. Come disse, qui sembra che non gli avessero trovato niente di sospetto e lo ricoverarono al Centro Clinico del carcere che però lo stesso detenuto rifiutò solo perché all’interno della cella veniva a mancare la tv e non poteva fumare né cucinare. Delle volte non prendeva nemmeno il cibo dell’amministrazione, dormiva sempre, usciva dalle celle solo per la doccia. Il detenuto era seguito da uno psichiatra del carcere,


tanto è vero che il pomeriggio e la sera gli venivano dati degli psicofarmaci tipo tranquillanti e sonnifero. Di solito quando un detenuto viene seguito da uno psichiatra, scatta automaticamente una sorveglianza particolare se c’è un sospetto di un tentativo di suicidio. Ma con questo detenuto ce l’avevano un po’ perché credo che avesse esposto una denuncia contro il carcere. (www.informacarcere.com, 29 gennaio 2009) Morte per cause da accertare: 27 gennaio 2009, Carcere Ucciardone di Palermo Palermo: detenuto impiccato in cella, un indagato per omicidio. È indagato per omicidio uno dei compagni di cella di Francesco Lo Bianco, il detenuto di 28 anni che era stato trovato impiccato tre giorni fa nel carcere palermitano dell’Ucciardone. Si tratta di un albanese di 36 anni al quale questa sera la squadra mobile ha notificato un avviso di garanzia in cui si ipotizza appunto il reato di omicidio. L’albanese sarà interrogato probabilmente domani. Secondo quanto si apprende, l’impiccagione di Lo Bianco sarebbe stata inscenata dopo la sua morte per far pensare a un suicidio. Questa ricostruzione però non aveva convinto la famiglia della vittima, che aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Non è ancora chiaro in quale contesto sia maturato il delitto, se una lite oppure una punizione. Lo Bianco, che era in carcere per una vicenda di reati sessuali, era recluso assieme ad altre sei persone, tra le quali l’albanese ora indagato. Famiglia presenta esposto: i familiari di un detenuto, Francesco Lo Bianco di 28 anni, trovato impiccato tre giorni fa nel carcere palermitano dell’Ucciardone, hanno presentato un esposto alla magistratura perché non credono alla tesi del suicidio. Per i parenti del recluso, che era stato arrestato il mese scorso per una vicenda di reati sessuali, Lo Bianco sarebbe stato picchiato nel corso di una “spedizione punitiva”. L’autopsia, però, non ha rilevato segni di violenza sul cadavere. “Al di là delle ipotesi riguardanti le motivazioni e le modalità che avrebbero determinato il fatto, su cui auspico la tempestiva apertura di un’accurata inchiesta - ha detto il garante regionale dei detenuti, Salvo Fleres - un giovane di appena 27 anni ha perso la vita, ed è necessario porre in essere i dovuti accertamenti ed il mio ufficio, in tal senso, ha già avviato le relative procedure”. (Ansa, 30 gennaio 2009) Palermo: forse è stato ucciso il detenuto morto all’Ucciardone “Un assassinio camuffato da suicidio”. è questa l’ipotesi sulla quale indaga la Procura per la morte di Francesco L. B., il ragazzo di 22 anni dello Zen che è stato trovato impiccato con le lenzuola alla finestra del bagno della sua cella dell’Ucciardone, nella notte tra lunedì e martedì. Un avviso di garanzia è stato emesso per un detenuto che divideva - insieme con altri quattro uomini - la cella con la vittima. Si tratta di un albanese pluriomicida e che adesso è sospettato anche della morte del giovane. Il padre di Francesco, che era in attesa di giudizio, ha presentato una denuncia alla polizia dopo avere ricevuto la salma in casa. L’uomo avrebbe dichiarato di avere notato dei lividi in diverse parti del corpo, incompatibili con un suicidio architettato con un cappio. Inoltre, la convivente del giovane ha anche raccontato che proprio lunedì, durante il colloquio in carcere, Francesco le aveva raccontato di alcuni diverbi con un compagno di cella e di avere subito alcuni soprusi da personale dell’istituto. Queste dichiarazioni sono al vaglio degli investigatori. Oggi sul corpo sarà effettuata l’autopsia nell’istituto di Medicina legale dell’ospedale Policlinico diretto da Paolo Procaccianti. Il caso, in un primo momento, era stato inquadrato come suicidio. Secondo le prime ipotesi, il giovane, che si trovava in carcere dal 17 dicembre con l’accusa di violenza sessuale sui figli minori della compagna, non avrebbe retto all’umiliazione di quell’indagine così infamante: i bambini che avrebbero subito gli abusi hanno 4 e 5 anni. Su di loro non è stata effettuata alcuna perizia medica. Insieme con Francesco in carcere erano finiti anche il suocero e la sorella. è l’avvocato della vittima, Giacomo Sparacino, a dire che proprio il giovane poche ore prima della morte gli aveva confidato che “con quelle cose non c’entro niente. Se mi capita mio suocero tra le mani lo strozzo”. Anche la compagna ha sempre sostenuto l’innocenza di Francesco. Il corpo è stato trovato senza vita intorno alle 3 e mezza della notte. Ad avvertire un poliziotto penitenziario è stato un compagno


di cella. Ma ciò che non convince la Procura è anche il tempo intercorso tra la morte del giovane e l’allarme lanciato dai reclusi. Quando l’agente ha soccorso il detenuto ormai non c’era più nulla da fare. Per i magistrati che indagano è improbabile che in una cella che ospita sei persone possa passare inosservato un suicidio. Gli inquirenti non escludono nemmeno che la convivenza all’interno della stanza ad un certo punto sia diventata insopportabile e - come la stessa convivente della vittima ha dichiarato - aggravata da alcune pesanti discussioni proprio con l’albanese. Si teme che il giovane sia stato vittima di uno strangolamento, che poi è stato contrabbandato per suicidio. Intanto il detenuto albanese si trova in isolamento in un’altra sezione dell’Ucciardone. Ieri i poliziotti della Omicidi hanno interrogato la convivente della vittima. Il senatore del Pdl Salvo Fleres, garante dei diritti dei detenuti, ha inviato una nota sull’accaduto puntando l’accento sulla carenza di psicologi. “In Sicilia ci sono 25 carceri per adulti, 4 per minorenni e un istituto per malati di mente. L’organico degli psicologi conta dieci unità: di cui due in servizio e una in forza presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Poi ci sono psicologi con contratti a ore. Nelle carceri siciliane i detenuti sono oltre settemila. Se facciamo la media di uno psicologo per due reclusi, sono solo duemila coloro che ricevono assistenza. E gli altri cinquemila?”. (La Repubblica, 31 gennaio 2009) Suicidio: 30 gennaio 2009, Carcere di Solliciano (Fi) Un altro suicidio nel carcere di Sollicciano. Ed è subito polemica. A darne notizia ieri, Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze. Il tragico episodio è avvenuto venerdì 30 gennaio, intorno alle 18 della sera. Un detenuto di 60 anni, M. B., in carcere da undici anni, si è tolto la vita impiccandosi alle sbarre di ferro della cella, sfuggendo al controllo degli agenti e del suo compagno di cella, una persona molto anziana che non si è neanche accorta di quello che stava accadendo in quel momento. Il dramma si è svolto all’interno del Centro Clinico, dove il detenuto era ospitato per problemi di ordine psichico. L’ultimo controllo degli agenti era stato effettuato proprio pochi minuti prima del drammatico gesto. “Un episodio che conferma - secondo quanto scritto in una nota dal garante - la situazione di sovraffollamento e di carenza di personale che rende più insicure e precarie le condizioni di tutti”. Non è certamente il primo caso, infatti, di suicidio all’interno di un istituto penitenziario. E quello di Sollicciano rimane tra i più problematici: secondo i dati del 2008, il 66% della popolazione carceraria di Sollicciano è costituita da stranieri, per lo più extracomunitari. A parte questo, il 38% di chi è dietro le sbarre fiorentine è tossicodipendente, il 43% è in attesa di giudizio, mentre l’8% dei detenuti sta scontando pene lievi ed inferiori ai due anni. A queste presenze si aggiungono quelle registrate nell’Istituto Minorile Meucci, che durante il 2007, sono oscillate dalle 8 alle 14 unità, con punte di 22 unità a novembre, e nella quasi totalità si è trattato di immigrati. Il problema più grosso da gestire consiste anche nel reinserimento sociale, spesso difficile. Questo porta più facilmente alla reiterazione del reato, e quindi a tornare in carcere una volta usciti. (Corriere di Firenze, 14 febbraio 2009) Overdose: 31 gennaio 2009, Teramo, appena scarcerato Teramo: muore per overdose, prima d’arrivare alla Comunità. L’autopsia conferma: Gaetano Sorice, 38 anni, è morto per overdose. Ma chi, due giorni fa, nel bagno della stazione di Giulianova, gli ha ceduto la dose mortale di droga ha lasciato un indizio. Accanto al corpo di Sorice, ex detenuto, appena uscito dal carcere di Castrogno, c’erano due siringhe sporche di sangue. Una era dell’amico-spacciatore che gli ha passato la dose killer. L’anatomopatologo Giuseppe Sciarra ha eseguito, ieri pomeriggio l’autopsia su Serice, originario di Nocera Inferiore ma, fino a qualche tempo fa, residente a Corropoli con la moglie polacca. Venerdì pomeriggio era appena uscito dal carcere di Teramo e si accingeva a salire sul treno che lo avrebbe portato in una comunità di


recupero per tossicodipendenti nel Viterbese. Ma alla stazione giuliese ha incontrato il misterioso amico-spacciatore sul cui nome indagano in queste ore gli uomini della squadra mobile guidati da Gennaro Capasso. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Davide Rosati cerca di ricostruire il giro di amici e conoscenti del salernitano, ex pizzaiolo, allontanato dalla famiglia proprio per quella maledetta droga che, in passato, lo aveva spinto a commettere reati per i quali è finito in carcere. (Il Centro, 2 febbraio 2009)

Morire di Carcere dossier Gennaio 2009  

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