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Periodico d’informazione sulla comunicazione e dintorni N. 8 - ANNO IV SETTEMBRE 2015

IN QUESTO NUMERO California Dreaming: il mondo delle startup La Terra sott’attacco. Si salvi chi può, o forse no... L’insurrezione di Dublino: arriva in Italia l’opera di James Stephens del 1916 Alfa Romeo, il ritorno di un mito Trionfo Latino al Festival di Venezia Leonard Cohen: il senso di gratitudine di un cd composto a 80 anni Alimentazione Vegana: migliora la tua vita ma… Da Kepler al ‘cuore’ di Plutone Hollywood è ancora dei supereroi


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numero 8 - settembre 2015

Editoriale La riscossa dello sport italiano

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Registrazione al Tribunale di Napoli N. 27 del 6/4/2012 Direttore Responsabile: Fabrizio Ponsiglione Direttore Editoriale: Stefania Buonavolontà Art Director: Marco Iazzetta Grafica & Impaginazione: Diego Vecchione Hanno collaborato in questo numero: Michele Botti, Enrico De Pompeis, Mark Ludwig Milano, Mariarosaria Marcucci, Elena Mittino, Mangiamo Naturalmente, Stefano Rossi Rinaldi, Alice Setafina. Menthalia srl direzione/amministrazione 80125 Napoli – 49, Piazzale V. Tecchio Ph. +39 081 621911 • Fax +39 081 622445 Sedi di rappresentanza: 20097 S. Donato M.se (MI) – 22, Via A. Moro 50126 Firenze – 20, Via Cardinal Latino Tutti i marchi riportati appartengono ai legittimi proprietari. La pubblicazione delle immagini all’interno dei “Servizi Speciali” è consentita ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca.

È stata un’estate di grandi soddisfazioni per lo sport italiano. Con il calcio che fatica a tornare ai fasti di un tempo, nonostante la finale di Champions League della Juventus, gli sport cosiddetti minori continuano a regalare grandissime gioie. L’ultima, che arriva dal mondo del Tennis, è senza ombra di dubbio la conquista degli US Open da Marco Iazzetta parte di Flavia Pennetta nello storico derby con Roberta General Manager Vinci, amica da sempre e straordinaria protagonista della Menthalia memorabile vittoria in semifinale contro la leggenda Serena Williams. Undicesimo titolo in carriera per la Pennetta, compreso quello prestigioso a Indian Wells, e primo slam in assoluto che le è valso, a 33 anni, l’ottavo posto nel ranking mondiale. Per una tennista che ha fatto innamorare New York, un ciclista che ha conquistato la Spagna. Parliamo di Fabio Aru che, a soli 25 anni, vince la sua prima grande corsa a tappe laureandosi campione della Vuelta di Spagna, edizione numero 70. Un successo storico per il sardo, capitano del team Astana, che ha avuto la meglio su avversari del calibro di Joaquim Rodriguez, Tom Dumoulin, Alejandro Valverde e Nairo Quintana. Le soddisfazioni nazionali arrivano però anche dal mondo dei Mondiali di Ginnastica Ritmica di Stoccarda, dove l’Italia ha conquistato l’oro nella specialità dei 5 nastri con le azzurre Marta Pagnini, Sofia Lodi, Alessia Maurelli, Camilla Patriarca e Andrea Stefanescu. Un risultato senza precedenti considerato che, quello conquistato dall’Italia, è il primo oro di questi mondiali non vinto dalla Russia. A questi non si non possono non aggiungere, sebbene ci abbiano abituato a più di una gioia nel corso degli anni, i successi arrivati nel mondo del nuoto con Federica Pellegrini e Gregorio Paltrinieri protagonisti dei Mondiali di Kazan. Fede è stata ancora una volta infinita: medaglia d’argento dei 200stile libero, a meno di due decimi dall’extraterrestre Ledecky, e sesto podio consecutivo ai mondiali, impresa mai riuscita a una donna nella storia. L’emiliano, invece, si prende un argento di peso negli 800 ed è semplicemente perfetto nei 1500 con la conquista dell’oro e del record europeo. Peccato non poter aggiungere anche l'Italia del basket che, dopo le imprese compiute nella fase a gironi, è stata eliminata dalla Lituania ai quarti di finale di EuroBasket 2015. Nella speranza di scrivere presto, sulle pagine del nostro magazine, della decima meraviglia del "Dottore" Valentino Rossi che, a 36 anni suonati, è in testa al mondiale di MotoGp a +23 sul rampante Jorge Lorenzo, era nelle mie intenzioni avviare questo nuovo ciclo di Menthalia Magazine con un qualcosa che rappresentasse l'eccellenza italiana nel mondo lontano dai classici stereotipi, fin troppo inflazionati nel corso delle vacanze estive, della pasta, della pizza o del sole!


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California Dreaming: il mondo delle startup di Michele Botti

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ella continua evoluzione che vive il mondo economico, uno dei fenomeni più diff usi ed in voga negli ultimi 20 anni è sicuramente quello delle Startup. Ma cosa è una startup? Si definisce startup un’azienda di recente formazione attraverso la quale, si prova a rendere redditizia un’idea innovativa e riproducibile. Per i Ceo, founder e cofounder delle startup, la vera e propria “Mecca” per sviluppare le proprie idee e cercare di rendere concreto il tutto è la Silicon Valley, e precisamente la sua capitale, San Francisco. In questa parte degli Stati Uniti infatti sono nate e si sono sviluppate tutte le più grandi aziende della tecnologia attuale. Nella vicinissima Stanford University infatti, nel 1998, due giovani studenti crearono un semplice algoritmo dando vita a Google che, in pochi anni, dal piccolo garage di Palo Alto è arrivata a superare i 53.000 dipendenti ed a fatturare 66 miliardi di dollari annui. Gli startupper che si recano a San Francisco, oltre a venire a contatto con uno stile di vita totalmente diverso da quello italiano, ma persino europeo, hanno l’obiettivo di incontrare le due categorie che possono rappresentare la svolta per i loro progetti: i VC (Venture Capitalist) e i Business Angel. Si tratta infatti di imprenditori che, valutate le potenzialità, il mercato, e le criticità delle varie startup, investono cifre anche molto considerevoli - si parte da una base di centinaia di migliaia di dollari - per permettere lo sviluppo, sia dal punto di vista tecnologico che di marketing, delle aziende che, in un lasso di tempo inferiore ai 5 anni, potranno raggiungere guadagni esponenziali. I requisiti fondamentali che una startup deve possedere per avere successo in California e, dunque, poter godere dell’attenzio-

ne dei ricchi investitori, sono pochi ma essenziali. Il primo, l’azienda deve essere in continua crescita e portare risultati in un brevissimo lasso di tempo. La sede dell’azienda, deve essere negli Stati Uniti e seguire quindi tassazione e leggi USA. Questo aspetto rende obbligatorio, per le startup europee, cercare di raggiungere numeri importanti da questa parte dell’oceano prima di tentare il grande salto in riva al pacifico. La cosa più interessante ed emblematica però, è che gran parte delle Startup che ricevono incentivi e fondi spesso non riescono nella grande scalata e son costrette a chiudere battenti prima ancora di aver superato la fase iniziale. Gli imprenditori mettono in gioco il proprio capitale sapendo che su 100 aziende, solo 2-3 si struttureranno ed avranno successo, ma come dimostrato nell’esempio di Google, se si investe sull’azienda giusta i guadagni assumono proporzioni inimmaginabili.

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La Terra sott’attacco. Si salvi chi può, o forse no... di Stefano Rossi Rinaldi

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e sotto il cielo c’è qualcosa di speciale, passerà di qui, prima o poi” intona in un brano il noto cantautore italiano Luciano Ligabue. Ecco, di speciale probabilmente ne ha le caratteristiche e l’aurea mistica, ma gli effetti sarebbero alquanto infausti. No, non parliamo di gusti e fascino musicale, bensì di asteroidi e conseguenti cataclismi. Ora che abbiamo attirato la vostra attenzione, non scappate a cercare riparo e soluzioni estreme, mettetevi comodi e rilassatevi dinanzi all’ennesima bufala. Solite stupidaggini nostrane direte? Nient’affatto. Questa volta la miccia è stata innescata direttamente dal Regno Unito tramite il periodico “Metro”, che a inizio estate ha annunciato l’imminente fine dei giorni, con data di scadenza fissata tra il 22 e il 28 Settembre. La notizia è stata ripresa anche dal “Mirror”, fino a giungere nel Belpaese con tutta la sua carica energetica e funerea. Peccato che la fonte, passata inosservata, corrisponda a un non meglio identificato gruppo di teorici del complotto, convinti di ciò sulla base di alcuni studi effettuati sulla Bibbia, nella quale si narrerebbe dell’imminente giunta di un inferno sulla Terra. Ma si sa, le prove scientifiche son solo dettagli. In pochi giorni la profezia ha avuto una cassa di risonanza mondiale, arricchendosi pian piano di ulteriori particolari. Il temuto asteroide, a quanto pare, si dovrebbe abbattere vicino a Puerto Rico, causando un’irrefrenabile distruzione delle regioni che si affacciano sull’Atlantico, compresa l’America Centrale e Meridionale. Dalla distruzione di massa della Terra, alla malcapitata America. I soliti egocentrici americani, che vogliono tutto per loro, lasciandoci solo le briciole. Ma

d’altronde, con tutti i film di questo genere che hanno prodotto, chi meglio di loro sarebbe preparato ad affrontare una situazione del genere? Bando alle ciance, è giunta immediata la risposta della NASA, attraverso il manager del NearEarth Object office, Paul Chodas. “Non vi è alcuna evidenza scientifica, neanche un brandello di prova, che un asteroide o qualsiasi altro corpo celeste colpirà la Terra durante quei giorni. Se ci fosse un oggetto abbastanza grande da provocare un qualche tipo di devastazione nel corso del mese di Settembre, noi lo avremmo già visto”. Passo e chiudo. Il “prima o poi” a cui si riferiva Ligabue è evidentemente più poi che prima. Ora potete pure prendere fiato e organizzare una bella festa scacciapensieri per fine Settembre. Tutto il mondo è paese.

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L’insurrezione di Dublino: arriva in Italia l’op di Redazione Menthalia

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Irlanda si appresta a celebrare i cento anni della Rivolta di Pasqua del 1916, l’atto di nascita della moderna Repubblica d’Irlanda nonché il colpo di grazia al decadente Impero britannico. La Rivolta di Pasqua – che devastò la città di Dublino dal 24 al 30 aprile del 1916 – rappresenta ancora oggi uno dei momenti più alti di resistenza contro il potere coloniale. Tra le numerose opere ispirate dai tragici fatti accaduti per le strade di Dublino, “The Insurrection in Dublin” (1916) di James Stephens è sicuramente la più significativa. L’autore, ricordato per la sua amicizia con Joyce e per essere stato tra i fondatori dell’Irish Academy of Letters, è considerato uno dei grandi della letteratura irlandese del XX secolo. Stephens pubblicò l’opera per la prima volta poche settimane dopo la conclusione della rivolta. Un racconto in prima persona, di tutti e sette i giorni di battaglia, di un uomo che assistette terrorizzato alla guerra scoppiata per le strade della sua città. Edito dall’agenzia di comunicazione Menthalia, a cura di Riccardo Michelucci, e con la traduzione del professo-

re Enrico Terrinoni, “L’Insurrezione di Dublino” arriva finalmente in Italia. Il libro, già ordinabile sul sito ufficiale www.menthalia.com/insurrezionedidublino, sarà in vendita, in libreria e online a partire dal prossimo 30 settembre. “L’idea di portare il libro in Italia è nata dall’esigenza di far conoscere meglio, anche nel nostro paese, un tema di grande importanza storica attraverso la voce di una figura di spicco della letteratura irlandese ha detto Riccardo Michelucci, in esclusiva per i lettori di Menthalia Magazine -. Questo libro è un piccolo capolavoro letterario nel suo genere, una testimonianza in prima persona di un evento epocale che si svolse sotto gli occhi dell’autore, nella Dublino d’inizio ‘900. È una storia fatta di grandi ideali universali che possono avere una valenza non soltanto in Irlanda. Da sempre la rivolta del 1916 è considerata un momento storico che, pur nella limitatezza geopolitica del contesto irlandese, è entrata a pieno titolo nel novero della Grande Storia. Sia perché da lì ebbe inizio il crollo


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pera di James Stephens del 1916 definitivo dell’Impero britannico, sia perché fornì un modello e un punto di riferimento a tutti i paesi sottomessi che da quel momento in poi trovarono la forza per iniziare a ribellarsi contro le grandi potenze coloniali. A che pubblico si rivolge il libro? Agli appassionati di temi storici ma anche a tutti gli amanti della letteratura contemporanea. Dunque a un pubblico generalista, e sono certo che potrà essere apprezzato sia da chi conosce quel piccolo-grande capitolo della storia europea, sia da chi ne è completamente all’oscuro”. Nonostante sia passato un secolo, l’evento è tutt’ora molto sentito da tutta la popolazione irlandese, nel ricordo di chi si è sacrificato per garantire un’Irlanda libera alle nuove generazioni: “Il tema è ancora di grandissima attualità soprattutto in questi mesi - aggiunge Michelucci -, e lo sarà ancor di più a partire dal 2016, visto che sarà l’anno del centenario della Rivolta di Pasqua, l’atto fondativo della moderna repubblica irlandese. Per celebrare degnamente un momento che si preannuncia storico sia per le istituzioni che per l’opinione pubblica in tutta l’Irlanda, sono in programma grandi celebrazioni, eventi accademici, spettacoli e pubblicazioni di ogni genere. L’eco di tutto ciò sta cominciando ad arrivare anche nel nostro paese, dove sono già in programma convegni universitari e altri appuntamenti. E anche questa pubblicazione farà la sua parte in tal senso”. In circa due settimane, il libro ha già riscosso un discreto consenso con un importante numero di copie pre-acquistate, a testimonianza della bontà del progetto.

Intanto, notizia in anteprima per i lettori di Menthalia Magazine, nel corso del mese di ottobre il libro sarà ufficialmente presentato con diversi eventi sul territorio nazionale. L’invito pertanto a continuare a seguire i canali ufficiali del “L’Insurrezione di Dublino” per essere costantemente aggiornati sugli sviluppi.

Essere sconfitti non è così grave in Irlanda, ma se non si combatte, allora sì che importa. James Stephens

L’AUTORE Stephens fu uno scrittore, giornalista, poeta e attore irlandese la cui data di nascita è incerta, infatti, alcuni ritengono che sia il 9 febbraio del 1880 e altri il 2 febbraio del 1882. Tra le sue opere più note vi sono Fiabe irlandesi in cui, tra le righe, è possibile leggere la sua filosofia panteistica e il romanzo La pentola d’oro (Crock of Gold), rimasto, finora, il suo scritto più letto e conosciuto. Come molti dei suoi contemporanei, Stephens è stato fortemente influenzato dalla Rivolta di Pasqua (1916), la ribellione di repubblicani irlandesi contro gli inglesi, di cui scrive ne The Insurrection in Dublin. In questo testo, lo scrittore irlandese si cala nel ruolo di casuale reporter della Storia, cimentandosi in una delle prime forme di citizen journalism basata sul passaparola.

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Alfa Romeo, il ritorno di un mito di Mark Ludwig Milano

© www.alfaromeo.it

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er la gioia degli appassionati del mondo automobilistico, l’orizzonte di febbraio del prossimo anno vedrà la ricomparsa di un mito, l’Alfa Romeo Giulia, che per i vertici del gruppo FCA sarà il sinonimo della rinascita della casa milanese. Concentrato di tecnologia e bellezza, unite ad un glorioso passato fanno della nuova Giulia la degna erede della leggenda, icona del cinema poliziesco all'italiana, da cui tutto è cominciato. Come l’antenata, la nuova Giulia avrà una motorizzazione tale da permettere velocità e potenza indiscutibili, con dotazioni caratterizzate da tecnologie all’avanguardia che la porteranno a posizionarsi nel segmento delle berline sportive ormai dominato dalle tedesche, così da interrompere questa sorta di monopolio e portare una ventata d’aria tutta italiana, mancante da tempo sul mercato dell’auto. La Giulia sarà prodotta, come annunciato, nello stabilimento di Cassino, in accordo alle linee del progetto targato FCA che promette di riportare gradualmente la produzione in Italia e rilanciare il marchio Alfa. Trazione posteriore, nuovo pianale che non ha niente in comune con le auto che l’hanno preceduta

come la 159, la Giulia è un’auto sportiva capace di trasmettere emozioni nuove. Sarà disponibile anche la versione Quadrifoglio, la più scatenata, dotata di un bi-turbo Ferrari da ben 510 cavalli combinato ad una carrozzeria ultraleggera, caratterizzata dalla presenza diff usa di alluminio ed una distribuzione ottimale del peso sugli assi che permetterà, come nell’antenata, una tenuta di strada perfetta. La passione con cui è stata progettata, anche con l’aiuto della galleria del vento, e l’entusiasmo con cui verrà accolta, la renderanno un’auto speciale, un altro dei simboli che contraddistinguono l’Italia e il Made in Italy. La concorrenza con cui si dovrà confrontare, ovvero berline come la BMW M3, la Mercedes C 63 AMG e l’Audi RS4 sul mercato europeo, e la Cadillac ATS-V sul mercato americano, dove l’Alfa farà la sua prima comparsa, sarà agguerritissima, visto che i modelli di cui sopra sono già affermati, eredi di auto presenti da decenni sul mercato. Tirando le somme, la Giulia sarà di sicuro un’auto capace di sorprendere ed entusiasmare, fondendo il piacere della guida all’emozione di farsi coinvolgere dal mito.


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Trionfo Latino al Festival di Venezia

L'Italia festeggia con Valeria Golino, sua la Coppa Volpi

di Mariarosaria Marcucci

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a 72a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è giunta alla conclusione. Una rassegna caratterizzata da numerose anteprime, storie vere e naturalmente dal glamour, che mai come quest’anno ha indossato i panni di Johnny Depp. In un’edizione contrassegnata dal gran numero di titoli dell’America Latina, è stata una sorpresa l’assegnazione del Leone d’oro al fi lm ‘Desde allà’, dell’esordiente regista venezuelano Lorenzo Vigas. Una storia di amore e perversione, ambientato nella caratteristica Caracas, che racconta dell’ossessione di un uomo per giovani maschi e con la pervesione di off rire loro dei soldi per vederli nudi, senza mai toccarli; è però l’incontro con un ragazzo difficile a scombussolare l’equilibrio, dando il via ad un rapporto prima violento e poi intimo. Va in America Latina anche Il Leone d’argento, aggiudicato da Pablo Trepero per il fi lm ‘El Clan’. Il fi lm, dal più alto incasso di sempre nella storia del cinema argentino, ispirato a fatti realmente accaduti all’inizio degli anni ‘80 nella cittadina di San Isidro, provincia di Buenos Aires, racconta la storia di una famiglia malavitosa. L’Italia vince comunque con la Coppa Volpi, premio per la miglior attrice, conquistata dalla nostra Valeria Golino per l’interpretazione in “Per amor vostro” di

Giuseppe M. Gaudino. Il fi lm, girato in bianco e nero, è ambientato in una Napoli dalle due facce che racconta la storia di Anna (Golino, ndr), una donna che, alle prese con un marito usuraio e tre figli da crescere, uno dei quali sordomuto, percorre un cammino di liberazione per ritornare a vedere la luce. Per l’attrice napoletana si tratta della seconda Coppa Volpi in carriera, dopo quella conquistata nel 1986 per “Storia d’amore” di Citto Maselli, e lo ha ricordato pure durante la premiazione: “Sono contenta per me, ed anche per le persone che mi vogliono bene, e per i miei amici non udenti che mi hanno aiutato in questa avventura. Nonostante sia passato tanto tempo, con una consapevolezza diversa, ma provo le stesse sensazioni di allora. Non è cambiato niente e spero sia sempre così”. Il premio al miglior attore è stato assegnato a Fabrice Luchini, protagonista di 'L’hermine', commedia francese di Christian Vincent. Il 64enne attore francese, interpreta il glaciale presidente di una corte d’assise, messo in crisi dall’estrazione, come giudice popolare, di una donna di cui si era innamorato sei anni prima, l’unica che abbia mai amato. Tra gli altri premi spicca il Leone d’oro alla Carriera per il regista Bertrand Tavernier, il Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker a Brian De Palma ed il Persol Tribute a Jonathan Demme.

Leone d’Oro per il miglior film a: DESDE ALLÁ (FROM AFAR) di Lorenzo Vigas (Venezuela, Messico) Leone d’Argento per la migliore regia a: Pablo Trapero per il film EL CLAN (Argentina, Spagna) Gran Premio della giuria a: ANOMALISA di Charlie Kaufman e Duke Johnson (USA) Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a: Valeria Golino nel film PER AMOR VOSTRO di Giuseppe Gaudino (Italia) Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a: Fabrice Luchini nel film L’HERMINE di Christian Vincent (Francia) Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore emergente a: Abraham Attah nel film BEASTS OF NO NATION di Cary Joji Fukunaga (USA) Premio per la migliore sceneggiatura a: Christian Vincent per il film L’HERMINE di Christian Vincent (Francia) Premio speciale della giuria a: ABLUKA (Follia) di Emin Alper (Turchia, Francia, Qatar) Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” THE CHILDHOOD OF A LEADER di Brady Corbet (Regno Unito, Ungheria) (ORIZZONTI) Premi Venezia classici Leone d’Oro alla Carriera 2015 a: Bertrand Tavernier Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker Award 2015 a: Brian De Palma Persol Tribute to Visionary Talent Award 2015 a: Jonathan Demme Premio L’Oréal Paris per il Cinema a: Valeria Bilello

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Leonard Cohen: il senso di gratitudine di un C di Elena Mittino

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n dono per gli altri e per se stesso. Una notizia su cui far ricadere ulteriormente l’attenzione vista l’abitudine, sua e della sua famiglia, nel non soffermarsi particolarmente su date ricorrenti. Però questa volta il pensiero è arrivato. “E oggi, a disco finito, provo un senso di gratitudine”: ha detto così, ormai un anno fa, in un’intervista, Leonard Cohen, cantautore canadese di Montréal, inserito nella Rock And Roll Hall of Fame dal 2008, che lo scorso anno per i suoi 80 anni ha pubblicato un nuovo disco, ‘Popular problems’, il tredicesimo in studio della sua carriera. “Fare canzoni è sempre un processo misterioso, a volte lento, doloroso; in questo caso immediato, torrenziale, gratificante”: parole di un cantante che definire però con solo questo sostantivo risulterebbe riduttivo. Cohen è un maestro di scrittura, talento che nei suoi anni ha saputo calare in differenti vesti, opere letterarie, tra cui racconti e poesie, testi di sapore cinematografico e chiaramente, nella musica, alla

quale è approdato dai vent’anni con la fondazione di una band. Scrittura, mezzo per comunicare: “Scrivere è più di un linguaggio. È un modo di vivere, di gioire, di piangere, di lottare. Le sue parole prorompono e fluiscono dalle sincerità invisibili e più recondite”, parole del professor Duccio Demetrio (Perché amiamo scrivere, 2011), che ben si addicono all’anima del cantautore. Il disco, che è uscito il 23 settembre 2014, due giorni dopo il compleanno del suo demiurgo, a distanza di due anni abbondanti dall’ultima creatura (Old Ideas, 30 gennaio 2012), si appresta quindi a spegnere la sua prima candelina. ‘Popular problems’: ennesimo capolavoro, 36 minuti distribuiti in nove canzoni, testi definiti in varie recensioni ipnotici, a metà fra speranza e disperazione. Questi i titoli contenuti nell’album: Slow, Almost Like The Blues, Samson in New Orleans, A Street, Did I Ever Love You, My Oh My, Nevermind, Born In Chains, You Got Me Singing. Blues, country, rock and roll, folk, diverse le sfumature da


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D composto a 80 anni assaporare nel susseguirsi delle canzoni, con note che penetrano dalle prime battute e predispongono ad un ascolto molto più attento di parole e voce del profondo degli abissi. ‘Popular problems’, problemi popolari, che riguardano il popolo, le persone, quelli che Cohen racconta cantando. Paura, indifferenza, disperazione, ansia: quei sentimenti che appartengono alla società odierna e che vengono narrati con lo sguardo di chi gran parte della vita l’ha già vissuta e può permettersi se non di giudicare, quanto meno di fornirne un’interpretazione personale prendendo come spunto anche il proprio vissuto: la religione ebraica della sua famiglia fortemente credente, il padre morto quando Cohen aveva solo nove anni. Sentimenti contrastanti, inquietudine generale mista però all’ottimismo, un guerriero romantico. Pensando alla figura di Cohen, al suo nome che dà i natali a tanti capolavori, quasi non appare strano come si possa decidere a 80 anni di pubblicare un nuovo disco, che comunque richiede un notevole dispendio di energie, eppure per chi se lo dovesse chiedere il maestro letterario ha spiegato che non ci si può stancare a cantare quando intorno c’è sofferenza, quando persone muoiono di fame, oppure faticano in miniere o conducono un tipo di vita che forse non avrebbero desiderato; è un messaggio forte, che ancor di più indica quanto quegli occhi che osservano, quella mente

che elabora e quella mano che crea siano fortemente legati alla realtà ‘popular’. E a questo tredicesimo, se ne è da poco (maggio) aggiunto un altro, che rappresenta il nome nella categoria dei dischi dal vivo: ‘Can’t Forget. A souvenir of the grand tour’, che ripercorre i brani del tour del penultimo cd e che contiene anche due inediti. Cohen ‘italiano’. Che sia un maestro non c’è più motivo di ribadirlo. Che sia un importante maestro per la nostra di musica, quella italiana, forse non è così noto per coloro che non masticano pane e note musicali quotidianamente. Il Cohen del continente americano, il Cohen che ha esordito ufficialmente con un cd il 27 dicembre 1967 con ‘Songs of Leonard Cohen’, è stato ripreso da autori diversi autori stranieri, ma anche da quelli dello Stivale, quali ad esempio Fabrizio De André e Francesco De Gregori, cantautori anch’essi inscrivibili nell’albo di maestri musicali. Il primo ne traduce alcune canzoni, facendole sue, entrando nell’anima del pezzo e traducendola andando oltre l’aspetto letterale, mentre del secondo se ne risentono influssi in più brani, senza però una traduzione integrale. «Le mie facoltà critiche restano come sospese. Ogni volta non vedo l’ora di sentire il risultato», ha dichiarato Cohen un po’ di mesi fa (RollingStone): le sue traduzioni e rifacimenti sono ancora argomento attuale, da parte di diversi musicisti.

Discografia 1967 – Songs of Leonard Cohen (Columbia Records) 1969 – Songs from a Room (Columbia Records) 1971 – Songs of Love and Hate (Columbia Records) 1974 – New Skin for the Old Ceremony (Columbia Records) 1977 – Death of a Ladies' Man (Columbia Records) 1979 – Recent Songs (Columbia Records) 1984 – Various Positions (Columbia Records)

1988 – I'm Your Man (Columbia Records) 1992 – The Future (Columbia Records) 2001 – Ten New Songs (Columbia Records) 2004 – Dear Heather (Columbia Records) 2012 – Old Ideas (Columbia Records) 2014 – Popular Problems (Columbia Records)

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Alimentazione Vegana: migliora la tua vita ma… a cura di Mangiamo Naturalmente

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tica, salute o salvaguardia dell’ambiente. Chi sceglie di diventare vegano fa una scelta indirizzata al totale rispetto di ogni forma di vita senziente: non solo una dieta ma uno stile di vita che coinvolge diversi ambiti oltre quello alimentare. Se i vegetariani si rifiutano di mangiare carne animale perché lo considerano un omicidio, i vegani ritengono che consumarne i derivati possa promuovere l’industria animale allo stesso modo. La dieta vegana, con le diverse varianti (crudista, granivora, fruttariana e macrobiotica) prevede infatti l’esclusione di tutti gli alimenti di origine animale, quindi oltre carne e pesce, anche latte e derivati come formaggi e latticini, uova, miele e prodotti che utilizzano animali per la lavorazione come alcuni vini, lo zucchero bianco raffinato o la caffeina. Il libro The China Study  è diventato negli anni, soprattutto per via della grande esposizione mediatica dei suoi autori, una sorta di “bibbia dei vegani”. Lo studio identifica alcune “malattie dell’abbondanza” (infarto, ictus, ipertensione, cancro, diabete e osteoporosi) legate ai comportamenti individuali e in particolare all’alimentazione. Sotto accusa principalmente la carne, i latticini e i grassi di origine animale, che provocherebbero, tra l’altro, uno sviluppo puberale precoce e una più prolungata esposizione agli ormoni endogeni. Gli effetti negativi si vedrebbero soprattutto nello sviluppo del cancro della mammella, un tumore la cui incidenza in Cina sarebbe cinque volte inferiore a quella degli Stati Uniti. La pubblicazione si basa sulla ricerca epidemiologica, avviata nel 1983 e svolta dalla Cornell University, dall’Accademia cinese di Medicina preventiva, dall’Accademia cinese di Scienze mediche e dall’Università di Oxford, discrimina fra cibi benefici

e nocivi analizzando le abitudini degli abitanti di 128 villaggi e 65 contee, raccogliendo ben 367 diversi tipi di dati. La scelta della Cina come laboratorio di osservazione dipendeva dalla disponibilità di informazioni, legata anche al livello di controllo sociale tipico del Paese. Le conclusioni dello studio non sono del tutto condivise dalla comunità scientifica, per difetti di metodo e perché mescola indicazioni validate con altre fantasiose: per questa ragione viene ritenuto un testo insidioso e non del tutto affidabile, ma al di là delle diatribe scientifiche sul possibile ruolo preventivo nel cancro, le ragioni salutistiche della scelta di una dieta vegana le attribuiscono un’attività sicuramente salutare per il sistema cardiovascolare, grazie allo scarso apporto di colesterolo e all’abbondanza di antiossidanti. Tuttavia esistono dei rischi: è fondamentale assicurarsi un buon apporto di vitamina B12, essenziale per la salute delle cellule nervose ma quasi assente al di fuori del regno animale, se escludiamo alcune alghe, come la spirulina. In secondo luogo, una fonte proteica molto utilizzata negli alimenti vegani è il seitan, glutine ricavato dai cereali: negli ultimi anni, si sta osservando una costante crescita delle persone intolleranti a questa proteina e spesso la comparsa dei sintomi è legata al suo abuso. Ultimo, ma non per importanza, l’uso massiccio di soia quasi sempre proveniente da coltivazioni in Paesi orientali, con normative diverse e controlli meno rigidi di quelli Europei in materia di OGM ed Agricoltura Biologica. In buona sostanza, si può seguire una dieta vegana in tutta sicurezza e senza incorrere in carenze, ma sarebbe meglio farsi seguire da Professionisti competenti e preparati, per evitare errori che potrebbero ridurre i benefici di questa condivisibile scelta.


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Studio della Composizione Corporea – Intolleranze Alimentari – Integratori Studio del Metabolismo – Profilo Lipidomico – Anamnesi Alimentare

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Da Kepler al ‘cuore’ di Plutone di Alice Setafina

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1400 ANNI LUCE

iacere, Terra»; «Ah piacere, Terra». Ma come? Già, potrebbe non essere l’unica la nostra Terra e se a dirlo è la Nasa, è lecito crederci. A 1400 anni luce da noi c’è qualcosa al di sopra del quale potrebbe esserci vita. Tutti verbi al condizionale, perché di certezze ancora ce ne sono ben poche, ma gli studi sono in pieno svolgimento. ‘452-b’, questo il nome dato alla nuova scoperta, effettuata da Kepler, il telescopio mandato in orbita nel 2009. Il dubbio che non fossimo solo noi unica realtà in cui pullula vita non è dell’altro giorno, ma 452-b appare ora il migliore candidato a indossare la fascia di altra Terra esistente. La notizia è stata diramata il 23 luglio, sul Twitter della Nasa alle 18.28: da segnare allora sul calendario come data non sicuramente di nascita (ha circa 6 ) ma di consapevomiliardi di anni), lezza della sua esistenza. In molti stan stanno cercando stab di stabilire un grado p di parentela fra le du terre, ma due poco importa, importa che potrebbe esserci vita, vita e ancora vita. È grande una volta e mezza la Terra, h ha un anno di 385 giorni con rregolare alternanza giorno g e notcolloca nella zona te, è collocato Goldilocks, area di un sistema

solare, con Sole simile al nostro ma più vecchio, che gli fornisce maggiore energia ma non esclude la possibilità di sopravvivenza. Secondo Jon Jenkins, capo analista del telescopio 452-b, essendo più anziano, potrebbe essere il cugino maggiore che mostra ciò che sarà, ovvero la Terra potrebbe evolversi. Tra due anni inoltre, nel 2017, un altro telescopio sarà spedito nello spazio; obiettivo, sempre il medesimo: studiare i pianeti vicini, possibili parenti. Ma il mese di luglio è da ricordare anche per le più rare fotografie di sempre scattate. Fotografie che una volta analizzate potranno dare informazioni di rilievo. Anzi, una notizia la rivelano già: pare che Plutone abbia un cuore, o almeno dall’immagine, frutto della composizione di quattro fotografie combinate con colori ad alta risoluzione e più forti rispetto a quelli naturali, si nota proprio quella forma. Pare inoltre che l’area di sinistra sia in movimento verso quella di destra e tenderebbe a una sovrapposizione. È un cuore pianeggiante, senza crateri, formatosi probabilmente 100 milioni di anni fa. Una scoperta notevole, soprattutto se si pensa che per queste informazioni New Horizons, la sonda protagonista lanciata sempre da Nasa, ha viaggiato per nove anni e mezzo ed è stata vicino a Plutone, (12.500 chilometri), per solo una mezz’ora: incontro breve ma intenso, da annotare il 14 luglio alle 13.49. Non che in questi nove anni la sonda abbia solo macinato cieli: per stemperare l’attesa dell’incontro LORRI, Long Range Reconnaissance Imager, ha misurato il diametro in chilometri di Plutone, 2370, e dei suoi satelliti Caronte (1208), Hydra (45), Nix (35); le due lune, Kerberos e Styx, tanto più piccole da non stabilirne la misura.


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numero 8 - settembre 2015

Hollywood è ancora dei supereroi di Enrico De Pompeis

TICKET

scino del caso, è sempre stato di nicchia. Qual è allora la chiave vincente che ha consentito ai cinecomic di impadronirsi del mondo del cinema? Batman, Superman e Spiderman sono da sempre più i supereroi più famosi e con più fan ma allora c’è da chiedersi del perché la vera e propria svolta al cinema è probabilmente arrivata grazie ad Iron Man, supereroe decisamente di ‘secondo livello’ rispetto ai tre Big già citati. Può da solo il fascino di Tony Stark, simpaticamente interpretato da Robert Downey Jr., aver fatto tutto il lavoro? Fascino, divertimento, sagacia che però onestamente non spiegano 2 miliardi e 424 milioni incassati dalla trilogia di Iron Man, con “Iron Man 3” campione d’incassi con $ 1.215.439.994. Nell’era del Web 2.0, dei social media, l’unica spiegazione plausibile allora è da ricercare nel famoso concetto di “trend” nel quale cercheranno di inserirsi le pellicole “Batman v Superman: Dawn of Justice” e “Suicide Squad” in uscita nel 2016. Che siano le due ultime maestose produzioni del fenomeno cinecomic?

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on incassi stellari, cast da sogno e produzioni imponenti, l’industria del cinema è sempre più dei supereroi. Il 2015 di Hollywood è stato di nuovo nel segno degli Avengers che, dopo il clamoroso successo della pellicola del 2012, ha sbancato ancora i botteghini di tutto il mondo incassando la bellezza di $ 1.401.544.064 piazzandosi al sesto posto nella classifica dei film con maggiori incassi nella storia, distanziato di due posizioni rispetto al predecessore “The Avengers” che nel 2012 registrò la bellezza di 1 miliardo e mezzo di $. Quella dei cinecomic non è una semplice moda. La presa dei supereroi al cinema ha reinventato la figura stessa di nerd, presentandosi al mondo come il fenomeno “Western 2.0” polverizzando record su record. È da sempre che i supereroi sono presenti sul grande schermo ma l’inizio del fenomeno vero è proprio è da ricondurre allo Spider-Man di Sam Raimi che nel 2002 stupì il mondo con un incasso di $ 821.708.551. Numeri addirittura superati dalla terza, ed ultima, pellicola della trilogia che sfiorò i 900 milioni (890.871.626) nel 2007. Un successo senza precedenti e che fu da preludio per la nascita di altre grandi “saghe” tra le quali spicca la trilogia de “Il Cavaliere Oscuro” di Christopher Nolan che, dopo il debutto in sordina di “Batman Begins” (2005) con ‘appena’ $ 374.218.673 incassati, scrisse la storia con il miliardo di dollari conquistato da “Il Cavaliere Oscuro” (2008) – con la conquista del premio oscar postumo al memorabile Joker di Heath Ledger - e ancora con il miliardo e cento registrato da “Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno” (2012). Numeri da capogiro ma difficilmente immaginabili per un settore che, seppur con tutto il fa-

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A cura di Riccardo Michelucci Traduzione di Enrico Terrinoni

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Magazine settembre 2015  

Menthalia Magazine è un periodico d'informazione sulla comunicazione e dintorni. In questo numero (Settembre 2015) sono stati trattati i se...

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