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Reg. Trib. di Napoli N. 27 del 6/4/2012

num. 3 - Anno II maggio/giugno 2013


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numero 3 - maggio/giugno 2013

Editoriale La corsa della comunicazione

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Registrazione al Tribunale di Napoli N. 27 del 6/4/2012 Direttore Responsabile: Fabrizio Ponsiglione Direttore Editoriale: Stefania Buonavolontà Art Director: Marco Iazzetta Grafica & Impaginazione: Menthalia Design Hanno collaborato in questo numero: Valeria Aiello, Stefania Buonavolontà, Flaviana Cimmino, Andrea Ponsiglione, Marco Quadretti, Elena Serra, Alice Setafina, Diego Vecchione Menthalia srl direzione/amministrazione 80125 Napoli – 49, Piazzale V. Tecchio Ph. +39 081 621911 • Fax +39 081 622445 Sedi di rappresentanza: 20097 S. Donato M.se (MI) – 22, Via A. Moro 50132 Firenze – 17/A, Via degli Artisti Tutti i marchi riportati appartengono ai legittimi proprietari. La pubblicazione delle immagini all’interno dei “Servizi Speciali” è consentita ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca.

“Uno, due, tre, quattro, nevica lì dove siete signor Thiesen? Se sì, volete telegrafarmi?”. Un breve messaggio vocale, il primo messaggio a viaggiare senza fili. Era il 1906 quando la prima trasmissione radiofonica della storia venne udita sulla costa del Massachusetts, a trasmetterla il canadese Reginals Fessenden. Da quel momento la storia di uno dei principali sistemi di comunicazione si arricchisce di piccole dimostrazioni della sua utilità, passando nel 1912 dal segnale di SOS del Titanic. Nei primi 30 anni di diffusione nascono contenuti e linguaggi, prodotti e consumatori. Fino all’arrivo del fascismo, quando un decreto stabilì che l’informazione fosse gestita dall’agenzia Stefani, organo di stampa ufficiale del regime, attraverso l’EIAR (Ente Italiano Audizioni Pubbliche) che conobbe una diffusione popolare. La gente si recava ad ascoltare nei bar la propaganda fascista che arrivò attraverso gli altoparlanti nelle piazze di tutto il Paese: i discorsi del Fuhrer, le marce ufficiali o le conversazioni sul razzismo erano le informazioni trasmesse, tutto il resto era censura. Lo stesso accadeva per la stampa, i fallimenti economici e la cronaca nera erano censurate per lasciare apparire il fascismo come il modello di governo più efficace, come un vero e proprio modello di pace e moralità. Poi la seconda guerra mondiale. La radio, il mezzo più potente e più veloce per trasmettere le comunicazioni belliche, si diffonde nonostante i tentativi di interferenza da parte dei tedeschi, attraverso l’ascolto clandestino di radio “nemiche” come Radio Mosca, Radio Vaticana e soprattutto Radio Londra. Nonostante l’ascolto fosse proibito anche con la morte, la radio diventa l’unica fonte per conoscere la verità sull’andamento della guerra. Proprio da Radio Londra parte la Résistance Française attraverso la trasmissione Les français parlent aux Français, i francesi parlano ai francesi. Le trasmissioni ridotte a vantaggio di appuntamenti speciali, contenevano messaggi in codice destinati alle forze della Resistenza. Era l’inizio della “guerra delle onde” che si affiancò al progresso tecnologico della radiotecnica. E il risultato fu la messa a punto del radar da parte degli inglesi, lo strumento grazie anche al quale riuscirono a sconfiggere i tedeschi e a liberare il carattere innovativo e istantaneo di uno dei maggiori sistemi di comunicazione mai inventati. Una lunga storia che passa dallo splendore degli anni ‘50 per giungere all’ingresso dei network internazionali impreziosendosi di tecnologie che arrivano fino a noi che siamo abituati ad ascoltarla al mattino, con le cuffiette, attraverso gli smartphone durante il jogging mattutino.

Marco Iazzetta General Manager Menthalia


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Margherita Hack lascia il suo infinito di Andrea Ponsiglione, Events Management

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all’amore per gli animali alla difesa del vegetarianismo; dall’ateismo all’essere presidente onorario dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti); dalle prese di posizione politiche alle candidature nella sinistra comunista; dalla sua passione per la bicicletta all’osservatorio astronomico italiano. Queste sono solo una parte delle cose che tornano in mente leggendo la notizia della scomparsa di Margherita Hack, donna, scienziata e astrofisica ma anche personalità a tutto tondo: con il suo carisma ha avuto successo nella vita e nella carriera, prendendo anche posizioni scomode, spesso controcorrente, ma sempre coerenti con gli ideali che l’hanno portata a essere una delle più famose astrofisiche del mondo. La sua carriera parte dalle cefeidi, le stelle che “pulsano” come lucciole cambiando periodicamente la loro luminosità per poi concentrarsi sulle stelle ad emissione B, alcune delle quali a loro volta cefeidi. E poi tante, tante e tante stelle a scandire la vita della Hack con i loro nomi evocativi a riempire i titoli delle sue prime pubblicazioni: Zeta Tauri, Eta Boo, Zeta Her, Omega Tau, 55 Cygni. “Siamo figli delle stelle”, amava ripetere. Una convinzione che ha portato Margherita Hack a studiare cosmologia e a interessarsi all’origine dell’universo, per ricostruire la storia del passato, presente e futuro. Margherita ha sempre avuto nel sangue l’ateismo e il suo scetticismo nei confronti delle narrative religiose, anche prima di iniziare la carriera scientifica. I suoi genitori, non avendo idee religiose molto precise, avevano permesso a Margherita di formarsi una propria opinione. Erano stati anche molto aperti sul suo desiderio di studiare fisica all’università, dopo il liceo. E così Margherita aveva fatto. Conclusi gli studi senza sostenere gli esami di maturità a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale presso il Liceo Classico “Galileo” di Firenze, la Hack si laureò in fisica nel 1945 con una votazione di 101/110. Avrebbe dovuto specializzarsi in elettrostatica, ma la Hack trovava il tema piuttosto noioso e decise di chiedere la tesi in astrofisica che realizzò a Firenze presso l’Osservatorio astronomico

fiorentino di Arcetri. Qui lavorò alla sua prima ricerca. L’eredità di Galileo Galilei – che lì era morto dopo la condanna agli arresti domiciliari da parte del Sant’Uffizio per le sue idee sull’eliocentrismo – ha avuto un grande peso nel forgiare le opinioni della scienziata, come lei stesso ebbe modo di ammettere. Nel 1954 si trasferì all’Osservatorio di Merate, poi nel 1964 a Trieste, dove iniziò a lavorare alla radioastronomia, lo studio delle stelle nella gamma delle onde radio. La Hack divenne direttrice dell’Osservatorio di Trieste, prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico per poi iniziare la sua carriera nella divulgazione dell’informazione scientifica, diventata negli anni la sua più importante attività ricca di pubblicazioni per il grande pubblico, conferenze, partecipazioni televisive. Tra gli obiettivi della Hack, convincere i giovani a dedicarsi alla ricerca scientifica, facendoli innamorare delle stelle e dei misteri dell’universo e combattere le visioni fideistiche e irrazionali della natura, dalle superstizioni sugli oroscopi alle letture teologiche della creazione. Un tasto sul quale la Hack ha battuto spesso.

“Chi non accetta la fede e quindi non accetta la mediazione col mistero della vita da parte di nessuna casta, ritiene che il credere in Dio sia un modo infantile di spiegare tutto ciò a cui la scienza non è in grado di dare risposte” scrive a conclusione di uno dei suoi ultimi libri, “Il mio infinito”. Un pensiero che basa sul valore della conoscenza, sul desiderio continuo di scoprire il come e il perché delle cose, sul rifiuto dei dogmi e delle caste, quell’amore per le stelle e per l’universo. Quell’universo che può anche non essere stato creato da un Dio, ma che si trova lì per ben altro che “narrare la gloria del Signore”, come recita la Bibbia, in un enigma infinito che ci stimola a continuare a indagare, a studiare, a farci domande e cercare risposte. Questa è l’eredità che Margherita Hack ci ha lasciato: bella e luminosa come una stella dell’universo.

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I pianoforti itineranti di Jerram di Elena Serra, Events Management

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ar risuonare le città. Questo deve aver pensato Luke Jerram, l’artista britannico che ha dato vita a “Play me, I’m yours”, un progetto innovativo di street art che ha portato oltre 800 pianoforti negli angoli di 36 metropoli. Da Londra, passando per New York, Los Angeles, Sao Paulo, Sydney, Barcellona e in questi giorni Parigi: un’iniziativa che ad oggi ha coinvolto oltre tre milioni le persone. Il progetto dei pianoforti itineranti di Jerram parte nel 2008 e man mano che una nuova città decide di ospitare “Play me, I’m yours”, le opere d’arte decorate da artisti emergenti diventano parte di un’eredità internazionale crescente. “L’idea di ‘Play me, I’m yours’ mi è venuta in lavanderia” spiega Jerram, “Vedevo le stesse persone lì ogni fine settimana ma nessuno parlava con l’altro. Improvvisamente mi sono reso conto che all’interno di una città, non dovrebbero esistere centinaia di queste comunità invisibili che regolarmente trascorrono il tempo in silenzio. L’installazione di un pianoforte nello spazio è la mia soluzione al problema, che agisce come un catalizzatore per

la conversazione, modificando le dinamiche dello spazio stesso”. Da allora le opere d’arte hanno girato il mondo agendo come un evento di alto profilo. Progettati per coinvolgere la gente, i pianoforti permettono di rivendicare la proprietà del proprio paesaggio urbano in una risorsa interconnessa con il pubblico capace di esprimere se stesso. E l’esecuzione finalmente fuori dalle mura del conservatorio, accende questo meraviglioso strumento musicale. In città come Londra, sono centinaia i pianoforti usati che vengono gettati nonostante siano perfettamente funzionanti. Jerram li recupera e li trasporta ogni anno, a decine, nei Paesi in cui lo strumento è raro e più apprezzato. Dopo essere presentati come parte integrante del tour, le opere d’arte vengono donate alle scuole e ai gruppi di quell’area locale. “Play me, I’m yours” crea momenti bellissimi e degni in ogni città, collega le diverse comunità, mappa nuovi i percorsi e promuove eventi speciali. Tutto a cura del pubblico che ha così l’opportunità di condividere la propria creatività.


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LivesOn, vita virtuale dopo la morte di Stefania Buonavolontà, Marketing & Communication

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pesso ci si domanda cosa accade quando un utente dei social network viene a mancare. Facebook ci aveva pensato già qualche anno fa, dando la possibilità di rendere l’account di una persona deceduta commemorativo. Ma c’è dell’altro. Da oggi è possibile inviare tweet dall’oltretomba o post di Facebook dal Paradiso. Pare proprio che non basti più l’irruenza dei social media nella vita terrena. In pratica quando il Signore dovesse decidere di richiamarci a sè, la nostra vita virtuale andrebbe avanti, grazie a degli account ad hoc. Il Twitter per chi non c’è più si chiama LivesOn e il suo claim recita:

“When your heart stops beating, you’ll keep tweeting” (Quando il tuo cuore smette di battere, continua a twittare)

Chi crea un account su LivesOn permette al social afterlife di prendere atto della propria routine su Twitter: i followers, la sintassi dei tweet, la frequenza, i retweet e quant’altro per continuare l’esistenza come se si fosse ancora vivi. Nel momento in cui si passa a miglior vita, il decesso può essere stato segnalato da una persona incaricata e i tweet cominciano a popolare lo streming. Tutto in mano a un esecutore testamentario dell’account LivesOn. L’account da zombie è decisamente inquietante e fa discutere.

“Alcuni né sono offesi, altri deliziati. Divide la gente per una questione di pancia, prima che filosofica o etica” commenta, sul Guardian, Dave Bedwood, uno dei creatori del progetto, sviluppato dalla compagnia britannica Mean Fighting Machine. “Immaginate se cominciasse ad essere considerato come un parziale ma legittimo metodo per continuare a vivere. La criologia costa una fortuna, questo servizio è gratis e scommetto che funzionerà meglio di una testa congelata”, conclude. Chi invece preferisse l’immortalità su Facebook si può affidare a DeadSocial, un servizio che permette di postare status e

notifiche su un profilo che verrebbe attivato dopo la nostra morte. Da vivi avremmo la possibilità di inserire messaggi, dichiarazioni, note, auguri di compleanno, e di post-datarli ad anni o mesi a venire in modo che il destinatario possa riceverli mentre noi bazzichiamo per i campi Elisi. Dietro ai due progetti c’è una buona dose di autoironia e di desiderio di esorcizzare la morte. Secondo alcuni, in particolare, l’idea di continuare ad avere virtualmente vicino il proprio caro permetterebbe addirittura di diluire meglio l’elaborazione del lutto e di accettare con più dolcezza la scomparsa della persona cara. Secondo altri, invece, si tratta solo un gioco di cattivo gusto che lucra sulla morte; questo è ancora più vero se si pensa che il creatore di DeadSocial avrebbe già pensato di coinvolgere nel progetto anche le major musicali per creare profili di cantanti famosi in modo da continuare a farli vivere e guadagnarci su migliaia di dollari anche dopo la morte. “La Sony e la Univesal”, sostiene l’imprenditore che ha progettato il social dei defunti, “potrebbero volere che i loro artisti si iscrivano, così da mantenere viva la loro eredità dopo la morte. Pensate se Amy Winehouse l’avesse fatto. Avrebbe potuto pubblicare materiale inedito o rivelare particolari segreti della sua relazione con Pete Doherty”. Un’idea che non è solo un modo di esorcizzare la morte ma una strategia che nasconde un’idea di marketing ben precisa. Anche questo è il macabro mondo dei social network.

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La Ruzzle mania di Flavia Cimmino, Account Office

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ltre la smania. Di più. Forse una persecuzione. Questo il rischio di Ruzzle, il popolarissimo gioco creato da creato da Mag Interactive, che parte dalla Svezia e che diverte oltre 30 milioni di persone in 150 Paesi. I numeri del fenomeno Ruzzle parlano chiaro: dell’esercito di utenti registrati, almeno 10 milioni sono attivi ogni giorno per giocare oltre 100 milioni di partite. E se sommiamo le ore passate dagli utenti su questo Paroliere 2.0 dalla data del suo lancio si superano i diecimila anni. Ma perché tutti amano tanto Ruzzle? Una possibile risposta viene anche dal fatto che l’app consente di giocare l’uno contro l’altro quando abbiamo tempo, in modalità asincrona, e per questo “rispecchia molto bene l’utente moderno, sempre di corsa, ma con tanti tempi morti impossibili da pianificare”, spiega Daniel Hasselberg, 39 anni, co-fondatore dell’azienda e product manager di Ruzzle. Daniel e altri due fondatori di Mag lavorano insieme dal 1999. Nel 2003 creano un’azienda che produce sistemi di distribuzione per la musica digitale adottati tra gli altri da Mtv. Nel 2010 decidono di fare qualcosa che sia solo loro e nasce Mag Interactive.

“Ci piaceva, ma eravamo anche convinti di poter fare molto meglio. Così è nato Rumble”. Inizialmente Ruzzle si chiamava proprio così. Poi qualcuno ha pensato di pubblicare un’applicazione con lo stesso nome su Google Play e incassare a sbafo 500mila download di utenti che cercavano l’originale Made in Sweden. Per i ragazzi di Mag Interactive non c’è stato altro da fare che cambiare nome: “Un’esperienza complicata e dolorosa se hai già tre milioni di utenti”, sintetizza Hasselberg. L’app debutta a marzo e per mesi resta un fenomeno tutto svedese. Il successo locale, però, è abbastanza per attirare l’attenzione di Apple: “Una loro

delegazione è venuta a trovarci e a darci consigli”, conferma Hasselberg. Secondo Mr Ruzzle le app che hanno successo nei Paesi scandinavi fanno subito accendere una spia in qualche ufficio di Cupertino. Daniel osserva che le app del nord Europa hanno spesso dimostrato un gigantesco potenziale globale (la finlandese Angry Birds ha fatto scuola). Il successivo incontro con iTunes ha promosso Ruzzle in oltre cento Paesi e da lì le cose sono andate di bene in meglio. Da dicembre 2012 a gennaio 2013 gli utenti di Ruzzle sono quintuplicati. Il successo si deve molto all’integrazione dei social media nell’app e al rendere sempre più facile per gli utenti condividere quello che succede nel gioco, sfidare amici e follower sui social, commentare. La formula vincente prevede poco o niente marketing, “perché non funziona” e perché di soldi per farne non ce n’erano: Mag Interactive non ha ricevuto finanziamenti ed è completamente indipendente. In Italia si comincia a parlare di Ruzzle a novembre, ma il botto vero arriva tra dicembre e gennaio, quando il picco di interesse si traduce in sei milioni di download effettuati in appena tre settimane. Oggi, con otto milioni di utenti – il 25 per cento del totale – e 30 milioni di partite quotidiane, l’Italia è il secondo mercato per Ruzzle dopo gli Stati Uniti. E per l’Italia un altro primato. “Siete il territorio con la maggiore percentuale di bari al mondo”, commenta Daniel Hasselberg. In Italia infatti sono in tanti a usare Ruzzle Cheater, la web app dove puoi inserire lo schema di lettere della tua partita per avere subito l’elenco delle parole che si possono comporre sullo schermo. Oppure Ruzzle Help, app per Android, che suggerisce in tempo reale soluzioni al giocatore disonesto”. La Mag Interactive ha pensato come risolvere il problema e ha in serbo un’update dell’app che renderà Ruzzle a prova di furbo.


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Bruce Springsteen a Napoli: “È bell di Valeria Aiello, Project Manager

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rande carica e altissima dose di energia. L’artista americano regala un grande spettacolo in una piazza Plebiscito gremita di gente. 210 minuti di concerto senza pause, sotto una pioggia battente che non ha spento il calore del pubblico. “È bello essere al Sud Italia, è bello essere a casa”, si presenta così Bruce Springsteen al pubblico di Napoli aprendo il concerto con le note di un mandolino che intona “O Sole Mio”, omaggio del Boss alla città di Napoli. Bruce Springsteen, nato e cresciuto in America, ha un particolare legame con la Campania: la famiglia di sua madre, Adele Ann Zirilli, è di origine italiana, proveniente da una famiglia emigrata negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento da Vico Equense, in provincia di Napoli. In 20mila sono arrivati ad applaudire il Boss e la E Street Band al primo appuntamento del tour italiano che vedrà Springsteen esibirsi anche in altre date tra cui il 3 giugno a San Siro a Milano e l’11 luglio a Roma, all’Ippodromo delle Capannelle.

Unico appuntamento del sud Italia per il 63enne che omaggia la piazza partenopea precipitandosi a raccogliere un cartello a forma di sole con su scritto “O Sole mio. Bruce burnin’ love!” che le fan delle prime file gli offrono. Con il primo pezzo “Long walk home”, il Boss da il via a uno spettacolo ricco di suoi pezzi storici, nuove hit, cover e fuori programma vari. Poi seguono “My Love Will Not Let You Down”, “Out In The Street”, “Hungry Heart” e “We Take Care Of Our Own”, sino ad arrivare a “Wrecking Ball” dall’omonimo più recente album. Sotto al palco, i fedelissimi lanciano regali che Springsteen accuratamente raccoglie come tutti i cartelloni a lui dedicati, che sistema in un angolo. Il contatto con il pubblico è diretto e fraterno: lui cerca i fans, li abbraccia come fratelli, amici, è sinceramente parte di loro. Sotto un cielo non clemente il Boss prosegue con le magiche “Death To My Hometown” e “Spirit In The Night”, e regala un piccolo show inatteso dedicando “Rosalita” ad una ragazza presente, a testimonianza di quanto sia diretto e personale


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lo essere a casa” il contatto con il pubblico. Bruce corre, salta e infiamma i suoi fan sulle note di “Prove It All Night” e l’immortale “The River” in cui ritroviamo il Boss del passato, quello che piace ancor di più al pubblico. Intanto la pioggia incessante fa spuntare sul palco ombrelli colorati che riparano la band, trasformando una notte piovosa in un clima festoso e folk, mentre si balla e si canta su “Pay Me My Money Dawn” e “Shackled And Drawn”. Springsteen invoca e prega il cielo sulle note di “Who’ll Stop The Rain” e “Waitin’ On Sunny Day”, brano durante il quale un giovanissimo fan sale sul palco e canta insieme al protagonista dimostrando di conoscere tutto il testo a memoria tra lo stupore e l’entusiasmo di tutti che ribattezzano il piccolo “Little Bruce”. La pioggia cessa di battere, e in piazza risuonano “The Rising, Bad lands” e “Land Of Hope And Drawn”. Poi, spazio ai saluti, per un ritorno alle sue origini. Dal pubblico gli passano una gigantografia del vecchio Gran Caffé Zerilli, appartenuto a suo nonno Antonio. Bruce si commuove, “It’s my restaurant” dice emozionato e in napoletano rivela:

“Vulesse dedicà sta canzone agli amici di Vico Equense, la mia città”. E parte “My Hometown”, la canzone dedicata proprio al paese della mamma. Dopo l’immancabile duo “Born to run” e “Born in the USA”, il saluto della E Street Band sulle note di “Twist and shout”. Il Boss resta da solo sul palco e decide di chiudere le circa tre ore del concerto napoletano imbracciando una chitarra acustica sulle note di “Thunder road”. Il ricordo va all’ultimo concerto acustico di Napoli: “Quella sera ho chiuso il concerto con questa canzone e così farò stasera”. Ora come allora tutti sono incantati. Il miglior finale che si potesse aspettare dal Boss, soprannome sulla cui nascita ci sono due filoni di pensiero. Uno legato al fatto che, nei primi tempi, lui era quello che pagava lo stipendio agli altri, l’altro che daterebbe il nomignolo ai tempi dell’Upstage, quando Springsteen condivideva un piccolo appartamento a Asbury Park con amici, tra i quali Steve Van Zandt e John Lyon con cui era solito giocare a una versione modificata del Monopoli. Pare che sia

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SCALETTA BRUCE SPRINGSTEEN NAPOLI – 23 MAGGIO 2013 • ‘O Sole Mio • Long Walk Home • My Love Will Not Let You Down • Out in the Street • Hungry Heart • We Take Care of Our Own • Wrecking Ball • Death to My Hometown • Spirit in the Night • Rosalita (Come Out Tonight) • The River • Prove It All Night • Radio Nowhere • The Promised Land • Pay Me My Money Down • Shackled and Drawn • Waitin’ on a Sunny Day • Who’ll Stop the Rain? • The Rising • Badlands • Land of Hope and Dreams • My Hometown • Born in the U.S.A. • Born to Run • Dancing in the Dark • Tenth Avenue Freeze-Out • Twist and Shout • Thunder Road

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stato lo stesso Springsteen ad attribuirsi il soprannome perché lui era quello che in poco tempo, vista la sua arguzia nell’interpretare il gioco, riusciva ad acquisire tutte le proprietà sconfiggendo gli avversari. Rimasto confinato all’interno del circolo dei suoi amici più stretti, dei musicisti e dello staff, il nomignolo nel 1974 venne alle orecchie di qualche giornalista che lo sentì usare probabilmente da un membro della E Street Band e iniziò a diffonderlo pubblicamente. In alcune occasioni Springsteen arrivò a modificare un verso del suo cavallo di battaglia “Rosalita”. “You don’t have to call me lieutenant, Rosie/And I don’t want to be your son” diventò “You don’t have to call me lieutenant, Rosie/ Just don’t ever call me Boss!” un’esplicita richiesta di Bruce sul non usare quel soprannome.

Sono gli anni del suo terzo disco, “Born To Run”, considerato il più grande successo dell’intero decennio. Nel 1984 il suo più glorioso album registrato in studio, “Born in the USA”, che contiene ben sette hit entrate nelle top ten di tutto il mondo e, come se non bastasse con l’album seguente, “Tunnel of Love” del 1987, Springsteen ha vinto due volte il disco di platino. Bruce è anche il primo artista rock ad aver vinto l’Academy Award come “Best Original Song” (Miglior colonna sonora originale) per il meraviglioso film “Philadelphia”. Ma non è tutto, perché Bruce Springsteen è stato accolto anche nella “Hall of Fame” nel 1999: è proprio una leggenda vivente che attraverso la sua musica continua a dare gloria al rock, portandolo in giro per tutto il globo.


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Discografia 1973 Greetings From Asbury Park, N.J. 1973 The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle 1975 Born to Run 1978 Darkness on the Edge of Town 1980 The River 1982 Nebraska 1984 Born in the U.S.A. 1987 Tunnel of Love 1992 Human Touch 1992 Lucky Town 1995 The Ghost of Tom Joad 2002 The Rising 2005 Devils & Dust 2006 We Shall Overcome: The Seeger Sessions 2007 Magic 2009 Working on a Dream 2012 Wrecking Ball


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iOS7 la più grande rivoluzione di Marco Quadretti, Web Development Autunno 2013, questa è la data approssimativa del lancio del nuovo sistema operativo made in Cupertino. iOS7 è la più grande rivoluzione per i dispositivi Apple dai tempi del primo iPhone. È il cambiamento più grande che il sistema operativo mobile ricordi. Dal 2007, anno in cui Steve Jobs ha presentato il primo iPhone, Apple ha cambiato il modo di vedere ed utilizzare il telefono, introducendo il primo vero e proprio smartphone. Da quella data l’azienda di Cupertino ha registrato numeri incredibili nella vendita dei dispositivi mobili. L’intero iOS 7 sarebbe attualmente “underconstruction” e sarà la prima versione mobile ad essere sviluppata senza Scott Forstall, licenziato nell’ottobre del 2012 a causa di un rilascio prematuro della prima versione delle mappe di iOS; mappe del tutto incomplete rispetto a Google Maps e ricche di bugs. A prendere il suo posto Craig Federighi già a capo della divisione OS X. Anche lui, come Scott Forstall, prima di lavorare in Apple ha lavorato per la NeXT, società fondata nel 1985 da Steve Jobs.

“iOS 7 è l’aggiornamento più significativo di iOS dall’introduzione del primo iPhone. Per crearlo, abbiamo messo insieme un team con un’ampia gamma di competenze, dal design all’engineering. Visto quello che siamo riusciti a ottenere insieme, consideriamo iOS 7 come un nuovo, fantastico inizio”. A curare l’interfaccia grafica invece è Jonathan Ive, capo designer di Apple e ideatore delle forme di tutti i dispositivi Apple. Ha deciso di ridisegnare completamente tutte le applicazioni native e le schermate del sistema, creando una grafica più minimalista e abbandonando totalmente lo “scheumorfismo” delle versioni precedenti, come il legno di iBooks la e la pelle del calendario.

“C’è una profonda e duratura bellezza nella semplicità, nella chiarezza e nell’efficienza. La vera semplicità è molto più che semplice assenza di confusione e fronzoli – si tratta di portare ordine nella complessità. iOS 7 è una chiara rappresentazione di questi obiettivi. Ha una struttura totalmente nuova che è coerente e applicata all’intero sistema”. Apple quindi ha apportato tantissime e minuziose modifiche al software rendendo migliore l’esperienza dell’utente. Il centro notifiche è stato completamente rivisto e finalmente tutte le informazioni si sincronizzano tra i dispositivi, quindi non riceveremo gli stessi messaggi sul nostro iPhone, su iPad e iMac. Ci sarà un centro di controllo per accedere alle funzionalità di sistema più utilizzate senza dover entrare ogni volta nelle impostazioni. In particolare si potrà settare la modalità aereo, non disturbare, controllo luminosità, wi-fi e molto altro. Con il nuovo sistema AirDrop sarà possibile condividere e trasferire foto video e documenti con utenti vicini senza utilizzare reti wi-fi e connessioni ad internet. Per non parlare del nuovo sistema di immagini, con filtri fotografici e feature di fotoritocco. Altra nota interessante è la nuova gestione del multitasking, infatti è possibile passare da una applicazione ad un’altra non più vedendo solo l’icona dell’app attiva, ma anche il suo contenuto. Inoltre il nostro dispositivo, grazie a sofisticati algoritmi, impara le nostre abitudini e riesce a farcele trovare aggiornate al momento dell’utilizzo. Anche il sistema di navigazione on-line viene rivoluzionato. Con il nuovo Safari infatti sarà possibile utilizzare l’interfaccia a schermo pieno e vedere molti più contenuti. Siri sarà più versatile e riuscirà a cambiare le impostazioni del telefono, come la luminosità, il volume, il wi-fi e molto altro. Inoltre avrà sistemi di integrazione con wikipedia, facebook, twitter e non solo.


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Riuscirà ad interagire con iTunes Radio, suonandoci un po’ di jazz, dandoci il nome della canzone o informazioni sull’autore.

Le novità • Nuova funzione Activation Lock in Trova il Mio iPhone, che richiede l’Apple ID e la password dell’utente per la disattivazione di Trova il mio iPhone, la cancellazione dei dati o la riattivazione di un dispositivo dopo un ripristino a distanza • Night Mode in mappe, che reagisce alla luce ambientale quando si usa l’app al buio • Audio FaceTime per chiamate di alta qualità su rete dati • Sincronizzazione delle notifiche, così quando una notifica viene dismessa su un dispositivo lo sarà anche su tutti gli altri • Blocco di telefono, FaceTime e messaggi, per impedire a determinate persone di contattare l’utente • Supporto per Tencent Weibo per gli utenti in Cina, un dizionario bilingue cinese-inglese e un’immissione migliorata della lingua cinese, incluso il riconoscimento della scrittura manuale per caratteri multipli • Possibilità per le imprese di utilizzare e gestire più efficacemente gli iPhone e gli iPad • Integrazione ottimizzata per le automobili, che porta per la prima volta un’ esperienza innovativa firmata Apple anche al volante

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Topolino 3000 Disney festeggia l’anniversario con un’edizione da collezione di Alice Setafina, Writer

N Editore The Walt Disney Company Italia Formato brossurato, 324 pagine a colori Prezzo euro 2,40 Autori Tito Faraci, Giorgio Cavazzano, Francesco Artibani, Corrado Mastantuono, Casty, Marco Bosco, Andrea Freccero, Teresa Radice, Stefano Turconi, Silvia Ziche, Bruno Sarda, Massimo De Vita, Roberto Gagnor, Claudio Sciarrone, Augusto Macchetto, Lorenzo Pastrovicchio, Carlo Panaro, Marco Gervasio, Fabio Michelini, Francesco D’Ippolito, Enrico Faccini, Riccardo Secchi, Alessandro Perina, Bruno Enna, Roberta Migheli. Copertina di Andrea Freccero.

on siamo più bambini ma uno degli eventi fumettistici più attesi di questa stagione è l’uscita del numero 3000 di Topolino. Il settimanale è in edicola con un numero da collezione per festeggiare la cifra tonda della storica rivista. Dal 1932, quando a venne assegnato a Walt Disney un Oscar speciale per la creazione di Mickey Mouse, da noi noto come Topolino, protagonista dei celebri cortometraggi animati, le storie Disney hanno accompagnato intere generazioni. Sull’onda di quella scia, il Natale successivo esordì in Italia un settimanale in formato giornale, intitolato al topo più amato al mondo, che raccoglieva le storie a fumetti originali di Floyd Gottfredson insieme ad altre di fattura nostrana. Nel ‘1935, la pubblicazione passò dalle mani della casa editrice Nerbini alla Mondadori. Dopo il quinquennio di crisi, dovuto alla censura fascista e alla Seconda Guerra Mondiale, Topolino tornò in edicola con il nuovo formato libretto e ripartì dal n. 1. Da allora, da quel lontano aprile 1949, la corsa della testata Disney non si è più fermata. Il numero 3000 di Topolino, il fumetto che da oltre 80 anni viene letto in Italia da grandi e piccoli, è già esaurito nelle edicole a 3 giorni dall’uscita. Un record per il giornalino che è già in vendita su ebay con quotazioni che vanno da 20 a 50 euro. Il settimanale ha festeggiato l’uscita dei 3000 numeri con un’edizione da collezione: un numero doppio, dalla foliazione extra, con una copertina ricca di effetti speciali disegnata da Andrea Freccero e ben 14 storie dei più popolari disegnatori e sceneggiatori Disney, da Giorgio Cavazzano a Silvia Ziche, da Tito Faraci a Francesco Artibani, fino a Claudio Sciarrone e Corrado Mastantuono, solo per citarne alcuni. Insieme all’albo in edicola e all’app

con quattro speciali storie interattive, sarà online anche il nuovo sito di Topolino, che presenterà la sua nuova veste grafica, tra notizie, giochi e nuovi spazi di interazione tra gli utenti. Proprio sul sito i lettori potranno dedicarsi alla “caccia” alla tavola scomparsa del numero 3000 insieme a DoubleDuck (investigativo alterego di Paperino) e completare con il loro beniamino l’avventura celebrativa. Il numero 3000 è dedicato a tutti i personaggi della banda Disney – un patrimonio creativo assolutamente unico – che, con le loro avventure, da oltre 80 anni divertono adulti e bambini: veri e propri amici che si aggirano per Paperopoli, Topolinia e dintorni (per non parlare dei mondi paralleli), esprimendosi attraverso nuvolette e onomatopee che in poche lettere, a volte, dicono più di un romanzo. Sono loro, infatti, gli impareggiabili protagonisti delle 14 storie, legate fra loro dal comune denominatore del richiamo nel titolo o nella trama al “fatidico” 3000, che fanno parte del Topolino celebrativo. Proprio dal sito www.topolino.it parte la “grande caccia alla tavola scomparsa”: una vera e propria caccia al tesoro sul web in sei tappe, per permettere ai lettori di recuperare la pagina del numero 3000 dedicata a DoubleDuck misteriosamente scomparsa e completare così il proprio Topolino 3000 da collezione. I festeggiamenti per il numero 3000 quest’anno hanno dato vita anche ad una mostra al PAN, Palazzo delle Arti di Napoli (fino al 26 maggio 2013) e ad un volume evocativo: “Magica Disney. 3000 volte Topolino” (Comicon Edizioni) che ha raccontato la storia della rivista settimanale sempre al passo con i tempi, che ha fatto nel tempo un pezzo di storia nell’immaginario e nel costume della nostra società.


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numero 3 - maggio/giugno 2013

Da Microsoft alla marijuana Ex dirigente Microsoft lancia catena esclusiva per conquistare il mercato di Diego Vecchione, Graphic Designer

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reare un marchio e una rete di punti vendita sul modello di Starbucks tutto “Made in USA”, solo che invece del caffè e cappuccini, si parla di cannabis e marijuana. È l’ambizioso progetto di un ex dirigente Microsoft, Jamen Shively, che è pronto a far diventare “Diego Pellicer” (così il nome del suo brand) la prima azienda di produzione e commercializzazione della marijuana sia come espediente ricreativo che medico. Shively, 45 anni, di cui sei passati come lavoratore alle dipendenze di Microsoft lasciata poi nel 2009, ha deciso di inventarsi una nuova startup decisamente particolare e che al momento nessuno ha mai pensato di creare. Parliamo di una vera e propria attività di produzione e commercializzazione della cannabis, chiaramente in modo assolutamente legale. Lo stesso Shively ha già “stuzzicato” alcuni investitori per riuscire a trovare circa 10 milioni di dollari per inizializzare la propria avventura. L’uso, la vendita e il possesso di marijuana resta al momento illegale negli Stati Uniti ai sensi del diritto federale. Solamente due Stati hanno, tuttavia, legalizzato il consumo della cannabis per uso ricreativo mentre sono diciotto quelli che lo consentono per uso medico. È un mercato enorme in cerca di un marchio. Saremmo felici se riuscissimo ad ottenere il 40 per cento di questo immenso mercato mondiale. Si pensi che nel 2005 un rapporto delle Nazioni Unite riuscì a stimare come il commercio di marijuana globale poteva essere valutato sui 142 miliardi di dollari. Una cifra enorme che non può chiaramente non far gola a molti che, in un modo o in un altro, hanno sempre rinunciato come è lecito attendersi. Lo stato di Washington e quello del Colorado sono diventati i primi due stati americani a legalizzare la marijuana per un uso esclusivamente ricreativo dopo un vero e proprio referendum dove

gli elettori stessi hanno deciso di approvare tale legalizzazione. Durante una conferenza stampa avvenuta a Seattle, Shively ha dichiarato che il materiale da produrre verrà importato legalmente dal Messico. Durante la conferenza, lo stesso manager era affiancato dall’ex presidente messicano Vicente Fox, grande sostenitore proprio della depenalizzazione della marijuana stessa. Un numero maggiore di Paesi ha depenalizzato o legalizzato la cannabis per uso medico. Proprio per questo l’ex dirigente riconosce come la sua nuova startup possa andare in conflitto con la legge federale degli Stati Uniti, ma si è detto interessato a comprare dispensari conformi alle norme locali e statali proprio per riuscire a legalizzare al massimo la situazione. Il nuovo imprenditore non si presenta sicuramente come uno spacciatore di strada: sempre in giacca e cravatta, indossa occhiali spessi e ha un taglio impeccabile di capelli con la riga di lato. Ma è il primo a dire con orgoglio di avere “la cannabis nel cuore”. L’ approccio di Shively alla sostanza stupefacente è stato però piuttosto tardivo. La prima volta è stata un anno e mezzo fa, quando un collega di Microsoft lo ha convinto a provare. “L’ho subito amata”, ha raccontato al Puget Sound Business Journal, “ho iniziato quindi a consumarla una volta al mese e a condividere l’esperienza con altre persone”.

“Offriremo un prodotto di qualità massima, preparato a mano” si legge nel sito della società. Gli acquirenti, non saranno ragazzini, ma persone adulte disposte a pagare un po’ di più per un prodotto di qualità superiore.

“È un’industria miliardaria ancora alla ricerca di un brand; un fenomeno unico nella storia del capitalismo”.

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numero 0 febbraio 2012

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Tutto PD è comunicazion JD]LQH e

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numero  - Anno

di Stefania Stefanelli, Autrice e Sceneggiatrice Televisiva

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rediamo che il mondo della comunicazione sia quello della carta stampata, della tv, del cinema, della pubblicità, della rete, dei social network, del marketing aziendale, delle case editrici e delle radio. Ma non è mica tutto qui. Questi sono solo settori specifici. Nonché rami in cui gli studiosi hanno voluto suddividere la materia per farne un corso di laurea, l’ennesimo.

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Er nell’us io ad mun rson e ul , en so ecc on e c into lla c i e re e div , pro una nan per e ci wr dall si e perc prat da de a sia an e ità , o al de m ez la olo i he se d id p sc zia la della Ed dei tre in ch orre tutto lle lla o gl itin 'occ ce am m io sc ro fi no rla! di o A rv i se ua ri arp ri a, ni, ia tà oggi, qu tv e radio, i anni mezzi perso- e lo zio pli g & hio cont del su ch ri, q ndy izi h nti un o qu a e, Con indicatip ro n a de di as ri ro de q i velo em e i co cine trol in lla lla pri uell pers e la uell W a e rsi, o sta ella o Co dei d cord esp dei viv lare netw cità de porane me a ma… cart grande co o a titi sn a c arh tic qu tu Ne , m qu i co i, eri con e a st c le h s nsu e e o h o h n l lo di ork... lle no a, ec suggel e M A d e m e am i, la e sa ch ell su e n su de tt lla c bb e c l, un la tta a c un’e e qu tizie covi m “u sso lon esp e c ’im mo lle lo ze mer lle p m dett he n ano ond senz ato poca el lo all’i lo sture la so er ica m os bo n n ciati tan ara m , fi ro e arc a er, . o a e iz o d ci . 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È vie in ine di e v u po la m a ch i diff . arn ua ac l ro 3 d oc e ll’orm ca ga re nd d ne evico og nil rta a e - giu e lche nfi lio ate to rc co ere la ire iato Go a ch vis co en ivert pergno l’a ne no ra re a. Q nn nzia 2012 cl’in me del a ogle i fa e re to me tem en m c ch a tu le, di ue ota rs ll e Pro num ma n p te e li tt qu un st olo ra te sim a p sia oso ita com il lo nte d c ero rc M il i la . se i i ello pu o, p si ca dei bolo aro ista sfo “dro e u go m em edia 4 - a p a Q pa co la e te n n n n g u c rò Tu arc ici. mo lugl er cos go on L “C ta do a a ra sti de to d est co tto a n L’a a io 20 i c a si ria su ac e ne b on da m i p di , co icato o o rc a i c arc ro ge m p asc ssu nco 12 onsu gn ti nsu c avv m mato ste a”, me leu, on are a erc ri c e nte n tto e ta uò e n nto ra ali d tolo m osì ien m ifica th co en eo id he ch Q ella di le co ell fo co ato rM d end n i c a fo e q © lo e n e u uin de un vie stit a m nd n ri co ific o il ell’i olle nd ua ri? gic nti elch na v di p finiz in ne p uire ente am feri è sì arn si mm ttiv o n ndo ! a fic ® e le ita o io si erc o d en m de a b div che e la gnifi ag i, ell un ss di Ro e lle az pro iam ne fo me ep div el c tale enti ch eva en p pe ca ina da e a b bert ien p a CUP n on è rn di ito, eAMERICA’S oG eq iere nda uto er m rce to d rio entr bitu rand de ria: o aff SPECIALE ita pe se ire sum che ccaaudi din è uiv d d si o zio i c a e o o is re in oso, ale i C se no ltis ne ma m i e ra E te ltre rma poc rcez div bra ato la Poet nd a re o io ie nd re I po ad oca tan nim sim ne rca une a p ne sc no a e sc on tr c pri ni, ne se . un Co te c o i lla fin , e ien i d hia n p all’in eti difen o c asm he m c og ritto re o ste o em to la e orr di fa i qu ccia ensa il a om alt a m nre – o della tuizion dono ta d is Fa tern pi Fin paginmu ette bra . è p te p este nte te à. Afric e l p il e, c u o d lu lo o re n po a paro sono m o tu et uri Ed ce”, m erc art ca , se di 3nica q d h anist rta ok na nd ebo qu ai la a p tti! li ch en h e d teg n sca p è a– esia le dure il loro coragg le che re uell a firm cors e a ok, Attiv ,e o d no ale sc och Arc sta er i w an te a é il ell ori on mp larm è l’arte e plas compi iosi “g conduc ssd ato a in un un ista c eb ov q v a m e. ri a al scer ch iato issi het met nost oi to è m uerr e in H lib bic a M n osa add istic uello ostro ass Bad entr re a BTTF ente sin di utili arne Fin ias e/ e iacc ch mi ipi ten ri aff ® uman adu ell di ic o sn m a d ate ate qu ert DPOE tetico zzare il sens errare ieri ce o o il n hie e u ann e pau do arch sua e BO à allriz a m vo ted di o oo i F b in o. Righ le co più tto ad ar nick ostro ravamno “s i fa re a du etip [… ’odio a i sa ?! L bis d ac en in q sta La po stituzioEP MB 'P ed espr modo La po ts . si g. ri nam ra i, oreImrca rà Nie ink tic si eb e c ua log re o Re in qu ] Qua è Tr v v o co no c h guag esia fa ne pe SNB  essivo partico pro Inre ssi, mnu de padell scri nte edin o di on ook e se lcu ica MB b m co ib.ardie es. ero in nosc n av esto ndo tr la va, e m gio sp della linr lo più RVBMF lingu al l v ra e tto p . T fà , m n na Dic si d lav ra eerom3p Na no rete iuto re Fan ec eta vo , au E wit m a on to isp oro m le-ta l’epo o scav una mio sil ovo li N. m m ra st l’a ev fanno foric iale, un gua qu in ritm  USPWB a A pre ta o e. po ��� co m paro enzi ata ro , Tstrare che ra, se ter, agg gari “s 27 MB ie a, cio ot se mic a A nib e istero mnn a o eno o de Tu tess n o ger p stic lingu con pro insc lo ma no o iorè fa costr idian suon com è nella la i tti e co il an nza izia rist ili per . D te I/cigialug l 6/4/20 a vo g n st pat i co iù p o, p Que fu in ste, aggio loro “m quell uzione a un lin i. e un mia 12 so 1, che am è fo otele a tu sino at rib ” dno m rpg e glia ari q sie ao un co to n ote oss o 20 ferm sto scav abiss vita o. &o te u te strumperò, il iversa ezzi” che le ritmica N 115 se ici nd nel tti g re i per alta ve 12 tto ca n la di i qu nti iam eCm o alre o poes a le pa o inter za on co 5 a, po nes am l’E li “a lazi so to, il co lingu ento mezzo le. A di ndendoaltre ar oaan no Par del “n aver ali e se o av ro più ti ff cehrà , per zio n 1-1 ssed sun enta tica mic oni nali nie nche ia mod le di Ba iore tes ver la clo uvo e il fare mp ere Rolan a. infl che us erenza il loro in aff No ch ne: tenti 0sg esse o sc le Nic i”. fam , in nte azio a es re ndo ud, la”. co se re p ag la vi onda erna. Il rthes timon g pa scrit d Barth eg alla om nato la po di quen è... do si g.) ia a gin ilia tead oteri bbe di “co Ecc llegammp iù p geg più ta, e po nell’abi poeta m propos tre tu del esia è cotte pag ma ve so am . Si tutti liereb vit ach a re ic g «Dav tura co es de ri un co da et nn o la de mon 3 lo av n5H le hi qu n o ar rife gli b a, ea n es en più coli ini se .. “Por nse o rta alla sso de oderno ito de er p fu do: p er di sce anti all queste scrive . o g n si llasa o di es , ri ri al e d ia ch ar to ll’e nu J7 to se lu tu ed ensa e lu la il e oni” ola dir cose e leg mro m ULE polto minos ce paro sistenz è colui nd stre aver to sa con vati va a tri i viv cch e con gliere a pagin parole: dram .  G po anch re a co . o u “i ma m etto a e. La ” de le pi a, de rà ch alla Fac ben er é m n ria chiarez le paro a bian ag c - A L1 n de st lla ste prim ù nu lna ti osa N i e, lla es u i, g . e q qual nes e ca ile nn DSR ov nu mit so n al man eolo eboo (7, ssa Tu a scritt attesta za la su che de , nel ui co sio sta el te o OL1 racc Wstr m ov à” a tro ca ca k? tto ikipofa deCe,os’ n ri 1/ ce sa te ciò ore av re che a posiz vono omen olt i fa  m a ad e po su mp lu  l e’ q to ch fase es tto post solo lizseg ve eg an di m rvel bel gli G no rmainreed i torn Vi cce o cit mon e fa e rte un li ne ione ne nalar do ue Il C o-a HO . so st r co . Saa azio lon lo, il m nu e in iaa:sc ac ciò de pre a al arriva st e” g tu n e quest do civile che a tragic cetta lla Sto- e m  lo v S re iam u oc u ost  nd se i m d ola gle riv tt ve e li la luce ild po enet i te  o lou d.. o? nte el stit (soft rice che i co da cu a Natu forma de; so a disp i dati, o ne disp 20  tea cn in se cl e: “I lo attto i ar nn in abo uisce wa vute ci d? .  erde coarnchai usu le su i lo scr ra parla ora un n sott olo form ou n in suoi ità tra L’aut do can rata la re a d elab essi o occh g at d iv poi ro cao deco e mani, ittore è , elabo a vera fo più entica In po tin . 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In ienza, profon no pa pora poesia. anze ris ambigu a crea ponent u-n sori ne al o- m dop fort ito g lenta st” e rvizLo to ortcia co ielo di p o u li i è an sepp aticit i e pr questo si tratta tà e gend neo ten Ed è co iede la o, in ndo un i, ensi ali e Il alit qual na i Stati tem C“Net dui “IRstat -le ec la à, se conc o o og ta di U nA co er sì fo “Come Unga i versi isi, no nso se dell’arte ch da U pesonflix nste a po ciel à. o ni ac calar che il rza “p luso; m zr nosta mbr e o ta Cnit ta ” a a-ed del n rtat o d miat retti, poeta olitic cu si le b A po i. an m a ce nt sa ne i ra ca ta o” in ne eta o e r a” ag p u . U di as lla re co , tu nteur m noi rici Inte L’ Al lla seco italia la loro netin sa tratte altà, ntem e e (Speil d rn n ia J Nuh nte tto r io legria h nda no Gi ican resp zza. co le i no et nei cia è to ansnit : efe nu nell’i Nau instrof ue,e a vit azz ch co mpGit ue vità è qu a di rn oà“t v fu n nel qu ntimo frago ne lori o rrille in ato en di di cil a sa 201 dic ole lm ale il della ch di ima Kn alla uto” uoin pie e p m nitt e e lva 2 pens foresta are de no e, iù ag vag) no d l sogn are se ch v d rta ci i in e it a. nu pia ar oc Euph nza ag s’infitti o vo cc le n ire sc rase ch dal le ion el Kezil è tradi e R ia o. le fo re. ahab li.. oc ri k

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Lo è quello che diciamo, ovviamente. Ma anche il tono che usiamo nell’esprimerci, gli occhi che fissano l’interlocutore o che teniamo bassi per nasconderli e nasconderci, le mani che tormentiamo per l’ansia o che usiamo per gesticolare e dare forza al pensiero che stiamo esternando, le gambe liberamente accavallate o di contro in buon ordine una accanto all’altra, il volume della nostra voce, le gote che si colorano di rosso contro la nostra volontà. Sì, anche il nostro corpo comunica. A volte La comunicazione da solo, per istintive reazioni che tradisconon è solo questo. È molto di più: no le nostre emozioni, altre volte col nostro aiuto, quando lo usiamo per affermare la è tutto il resto. nostra personalità. Sono i segnali di fumo, quelli stradali, il Perché un nuovo taglio di capelli dice che modo in cui è disposta la merce al super- abbiamo voglia di aria nuova. E se il taglio mercato, i colori scelti per le pareti di un è drastico o stravagante, che quella vecchia ufficio pubblico o di un negozio, il layout di proprio non la tolleriamo più. un sito internet, l’arredamento di una casa, Provate a farci caso, a guardare le cose digli accordi di una chitarra, le parole, i si- versamente, a chiedervi se c’è una scelta lenzi, il design di un’auto, la formazione di precisa o semplicemente dell’altro dietro una squadra di calcio, gli abiti delle nuove ad ogni singola cosa su cui posate gli occhi collezioni, i rifiuti nei sacchetti, il colore dei nelle vostre giornate. Fosse anche un sasso che ha spaccato una vetrina. confetti, i fiori sulle lapidi. Chiedetevi cosa significa veramente ciò che Anche? Certamente. Perché una rosa rossa lasciata su una tomba avete davanti. al posto di un crisantemo rivela che qual- E vi scoprirete vostro malgrado novelli cuno ancora ricorda l’amore, la passione, Sherlock Holmes, capaci di interpretare tutto, di cogliere i segnali di ogni cosa, di che chi non c’è più gli ha donato in vita. vedere oltre, semplicemente guardando a Così come il colore blu di una parete o di un abito trasmette tranquillità e distende lo fondo il mondo. sguardo, mentre il rosso cattura l’attenzione Salvo poi capire, probabilmente, che quee centrifuga il cervello, mettendolo in moto sta innata e profonda capacità non volete ogni volta che prova ad entrare in stand-by, godervela né usarla, perché in grado di sopraffarvi, rubando magia all’apparente senza dargli tregua. E le informazioni che leggiamo in primo mistero dell’universo. piano in una pagina web o cartacea sono Molto meglio lasciarsi sorquelle su cui ci viene implicitamente chie- prendere, certe volte. sto di concentrare l’attenzione, mentre ciò E rinunciare a capire. che è ai margini, lo dice proprio il termine, Ma questo, che lo voè un contorno del quale in primo momento gliate o no, svelerebbe di voi si può fare a meno. anche la pigriTutto è comunicazione. Nel senso che rende partecipi di informa- zia che preferizioni, sottotesti; che significa molto altro reste nascondere. rispetto a quello che si legge in superficie. E anche noi lo siamo.

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Menthalia Magazine - Maggio Giugno 2013