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Cos'è Mente Critica Un Web Log nasce per essere la condivisione sulla rete di un diario. Un diario è una cosa molto personale e condividerlo sulla rete planetaria è cosa rivoluzionaria. Con queste pagine, i fondatori hanno voluto andare oltre la fase di condivisione di un diario in pubblico. Si è inteso creare un diario collettivo, dove le persone possano esprimere liberamente la loro opinione sulle questioni che, da cittadini, vivono continuamente. Rifuggendo l’idea che l’arena della politica sia quella sguaiata e spettacolare della televisione. Questo è un foro pubblico dove l’unica regola è proporre le proprie opinioni con metodo civile e razionale. Non è importante trovarsi d’accordo, l’importante è ritrovare l’amore per la discussione garbata ed informata.

Speciale Omosessualità Pagare tutti Pagare meno.

Tutti i Cittadini Sono Uguali Davanti alla Legge…Fesserie! Posted By redazione On 17 Febbraio, 2008 @ 18:00 Provate ad immaginare, solo per un attimo, di essere vegetariani. In un mondo dove la gran parte delle persone si ciba di carne e derivati, voi e qualche vostro amico preferite l’insalata, i pomodori e una bella zuppa di legumi e cereali.

Qui non c’è spazio per urla, fondamentalismi e persone certe di quello che dicono. Questo è il posto dove si incontrano persone che hanno dubbi, vogliono capire e trarre arricchimento dalle opinioni degli altri. Se vi piace litigare andate altrove. Non mancano alternative. E’ opinione dei fondatori che la più grande ricchezza di questo paese è sempre stata la cultura. Lo scopo è evitare facili quanto inutili indottrinamenti favorendo la libertà di espressione di ognuno, garantendo sempre il rispetto per le opinioni altrui e cercando di dar vita al vero, costruttivo dialogo. Solo in questo modo si può ritenere di possedere, sempre più, una mente critica, dove non esistono questioni di principio.

www.mentecritica.net Tu sei libero: di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest'opera, di modificare quest'opera alle seguenti condizioni: Attribuzione. Devi attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ti ha dato l'opera in licenza. Non commerciale. Non puoi usare quest'opera per fini commerciali. Condividi allo stesso modo. Se alteri o trasformi quest'opera, o se la usi per crearne un'altra, puoi distribuire l'opera risultante solo con una licenza identica a questa. Ogni volta che usi o distribuisci quest'opera, devi farlo secondo i termini di questa licenza, che va comunicata con chiarezza.

Voi non avete nulla contro chi mangia carne. Vi mangiate le vostre verdurine insieme ai vostri amici vegetariani e non pretendete di imporre la vostra dieta a chi non condivide i vostri gusti. Eppure, sin da bambino, vi hanno detto che mangiare verdure è uno schifo. Chi le mangia è un debole, un diverso. Una persona contro natura.Vi hanno fatto vergognare. Avete cercato di mangiare carne, ma non ci siete riusciti. Alla fine avete preso a mangiare verdure di nascosto, sentendovi in colpa e nascondendovi come dei ladri. Perché vi piacciono le verdure e non la carne? Non si sa. Alcuni, senza nessun supporto scientifico, parlano di devianza, di alterazione delle capacità cognitive. Voi però sapete che anche alcuni animali sono vegetariani. Come fanno ad essere deviati o a soffrire di alterazione delle capacità cognitive quelle povere bestie? Vivono la loro condizione nella naturalezza. A voi, invece, è negata. www.mentecritica.net

massima

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Se poi decidete di andare a vivere con un’altra persona vegetariana come voi, le leggi del paese del quale siete cittadini non vi consentono di assistervi reciprocamente in ospedale o di ereditare il diritto di proprietà su ciò che avete costruito insieme. Finirete col dire a mezza voce ciò che vi piace mangiare solo agli amici più intimi e passerete la vita a cercare di accettare voi stessi mentre i vostri diritti di cittadino saranno dimezzati anche se pagherete le tasse per intero.

cinque giorni di questa settimana con uno speciale MC dedicato alle persone omosessuali e all’amore. Amore, sì. Perché il sentimento non è una prerogativa dei carnivori. Anche i vegetariani si amano. Non bisognerebbe dimenticarlo. Mai. Da lunedì 18 a venerdì 22 febbraio MenteCritica diventa “vegetariana”. Seguiteci per capire. Seguiteci per farvi capire.

Assurdo vero? Come si fa a essere discriminati per i propri gusti alimentari? Eppure qualcosa di simile accade tutti i giorni sotto i nostri occhi. Altri cittadini di questo paese vengono discriminati per i loro gusti sessuali. Sesso e alimentazione sono due attività naturali di pari importanza per la salute e l’equilibrio di un una persona. Eppure nessuno trova niente da dire sui vegetariani, mentre la legge discrimina, di fatto, gli omosessuali. La cosa avrebbe un senso, anche se terribile, se questo paese fosse una teocrazia come l’Iran o la Città del Vaticano, ma per fortuna non lo è. Allora, perché in gran parte del mondo laico occidentale le coppie omosessuali sono riconosciute dallo stato e in Italia no? Di questo e di altro ci interesseremo nei primi www.mentecritica.net

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Omosessualità: Chiarezza, di Questi Tempi ne Sentiamo il Bisogno Posted By marco il buono On 18 Febbraio, 2008 @ 11:00 In Informazione, Democrazia e Diritti | Attraversiamo tempi in cui tutti parlano, questo non è un male, ma se si dicono falsità è meglio fare un po’ di chiarezza, quindi proviamo a porci delle domande e a darci delle risposte( guardo troppa tv la notte).Cos’è l’omosessualità? Quando una persona può definirsi omosessuale? Perché si nasce o si diventa omosessuale?

valore o nelle generali abilità sociali o motivazionali di un individuo”. Già da molto tempo, dunque, è ingiustificato considerare l’omosessualità come una malattia, ma nonostante questo le persone comuni continuano ad avere questo pregiudizio e gli omosessuali continuano ad essere vittime dell’omofobia! La società in cui la persona omosessuale vive, infatti, è ancora fortemente omofobica ed eterosessista e ciò influenza enormemente lo sviluppo individuale ed il comportamento di gay e lesbiche. A causa dell’omofobia e dell’eterosessismo, infatti, la persona omosessuale, fin dall’adolescenza, sperimenta sensazioni di diversità e di sofferenza emotiva, che la spingono verso l’isolamento sociale e che le impediscono di venire allo scoperto (coming out).” [1] Fonte L’omosessualità è contro natura?

“Una persona si definisce omosessuale quando prova sentimenti di innamoramento, desideri ed attrazione erotica nei confronti di altre persone dello stesso sesso. Sul perché e sul come si diventi omosessuale si è molto parlato. Nonostante ciò, non esiste ancora uno studio scientifico o un’ipotesi ufficiale che possa, con assoluta certezza, spiegare il perché una persona diventi omosessuale ed un’altra eterosessuale. L’unica cosa di cui si è certi è che l’omosessualità non sia una malattia, ma semplicemente una variante normale della sessualità umana. La parola omosessualità è stata tolta definitivamente dal Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM; Diagnostical and Statistical Manual of Mental Disorder, manuale dove psicologi e psichiatri possono trovare le linee guida con cui stabilire la presenza o meno di un disturbo mentale) già dal 1973. Il documento dell’Associazione Psichiatrica Americana (APA), che sanciva questa modifica, dichiarava: “L’omosessualità in sé non implica un deterioramento nel giudizio, nell’adattamento, nel

La Chiesa cattolica condanna le unioni civili sostenendo che l’omosessualità è contro natura. Naturalmente su questa affermazione potremmo discutere a lungo (ad esempio, chiedendoci cosa intendiamo qui con la parola ‘natura’, e se ciò che è conforme a natura sia sempre preferibile a ciò che non lo è). Ma atteniamoci, per ipotesi, a quella affermazione: l’omosessualità è contro natura. In verità sono molti i casi in cui la Chiesa stessa ammette o prescrive comportamenti non naturali: si pensi all’astensione dall’attività sessuale ai propri ministri, al digiuno, alla penitenza, al martirio. Ma allora viene fatto valere un altro principio, cioè la superiorità dello spirituale sul corporeo. Tra le unioni omosessuali lo spirituale invece non può esserci secondo la Chiesa: così il richiamo alla ‘natura’ serve ad eludere, insomma, la domanda (molto più cristiana) se fra persone dello stesso sesso ci possa avere amore vero. Mario Barenghi, Università di Milano Bicocca Fonte: uaar.it “There are things that are more contrary to nature than homosexuality, things humans alone do such as having religion or sleeping in pyjamas” [2] Magnus Enquist, a professor of ethology at Stockholm University Come cresce un ragazzo omosessuale nella nostra società? “L’ostilità nei confronti dell’omosessualità (omofobia) è così diffusa nella nostra società che la www.mentecritica.net

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maggior parte dei giovani omosessuali ha avuto per genitori persone omofobiche e, nel corso della propria infanzia e adolescenza, ha frequentato insegnanti, compagni di scuola, amici di famiglia, ecc., omofobici. Durante il periodo di esplorazione della propria identità, quindi, gay e lesbiche sono già consapevoli della mancanza di approvazione del comportamento omosessuale da parte della società e hanno già appreso, dal loro contesto culturale, che provare sensazioni omoerotiche è meritevole di vergogna. Ecco perché è spesso inevitabile che durante l’adolescenza gli omosessuali si percepiscano come diversi e inadeguati e che molti di loro scelgano il ritiro sociale e l’isolamento. L’isolamento della persona omosessuale avviene secondo un modello ciclico. In un primo momento l’adolescente gay o lesbica non riesce a spiegare a se stesso la propria diversità ed è solo con il trascorrere del tempo che diventa consapevole di provare attrazione e sentimenti di amore nei confronti di persone dello stesso sesso. Tale consapevolezza, dal momento che viviamo in un contesto omofobico, può compromettere in modo serio la conduzione della vita sociale di alcuni, che preferiscono isolarsi e vivere la propria omosessualità nella segretezza. Altri, invece, si nascondono dietro uno stile di vita convenzionale, aumentando il divario tra “identità pubblica” e “identità privata o omosessuale”. Inoltre, durante l’adolescenza, tutti gli omosessuali, o quasi, hanno paura che le altre persone vengano a conoscenza del proprio orientamento sessuale e sviluppano, per questo, una maggiore attenzione nei confronti del contesto sociale di appartenenza, quindi diventano più sensibili alle offese dei loro coetanei. Lo sviluppo di una rete di amicizie per i giovani gay e lesbiche, per questo motivo, avviene molto lentamente, soprattutto a causa della paura di essere rifiutati dai loro compagni. La paura del rifiuto fa sì che spesso molti giovani omosessuali diventino dipendenti da una piccola rete di persone ai quali hanno rivelato (coming out) il loro orientamento sessuale. Così, durante l’adolescenza, si trovano a parlare di sé e dei propri problemi con poche persone e, nello stesso tempo, a nascondere la propria sessualità a tutti gli altri (inclusi genitori e fratelli). Tale situazione intensifica la percezione della loro diversità. Infine, la difficoltà di parlare con gli altri di sé

favorisce nei giovani gay e lesbiche l’interiorizzazione acritica degli assunti omofobici ed eterosessisti della società, che sono causa dell’isolamento stesso.” [3] Fonte

Cerchiamo di vedere le cose in maniera oggettiva, solo in questo modo potremo cercare di capire il motivo di [4] questi comportamenti, o [5] questi. “Il termine omofobia (che deriva dal greco όμός = stesso e φόβος = timore, paura) significa letteralmente “paura nei confronti di persone dello stesso sesso” e più precisamente si usa per indicare l’intolleranza e i sentimenti negativi che le persone hanno nei confronti degli uomini e delle donne omosessuali. Essa può manifestarsi in modi molto diversi tra loro, dalla battuta su un una persona gay che passa per la strada, alle offese verbali, fino a vere e proprie minacce o aggressioni fisiche. In seguito all’omofobia, ad esempio, alcuni eterosessuali, raccontano di sentirsi a disagio in presenza delle persone gay o lesbiche, altri si mettono a ridere quando le incontrano per strada. Altri ancora dicono di essere disgustati dai loro comportamenti, arrabbiati o indignati. Anche la parola “frocio” può essere considerata come espressione di omofobia, perché di solito viene usata con una connotazione negativa. Come nasce l’omofobia? L’omofobia deriva dall’idea che siamo tutti eterosessuali e che è normale e sano scegliere un partner del sesso opposto (eterosessismo). Tale considerazione è basata anche sulla falsa credenza che in natura www.mentecritica.net

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non esistano comportamenti omosessuali (“L’omosessualità è contro natura”); molti animali, invece, presentano comportamenti omosessuali, tra cui topi, criceti, porcellini d’India, conigli, porcospini, capre, cavalli, maiali, leoni, pecore, scimmie, e scimpanzé. L’omofobia, inoltre, si alimenta in vari modi. Innanzitutto la società è spesso diffidente nei confronti delle diversità, fino al punto di considerarle pericolose. Tale mancanza di fiducia riguarda tutte le minoranze portatrici di valori nuovi o diversi (es. anche i primi cristiani) perché minacciano quelli convenzionali. Il pregiudizio anti-gay, inoltre, è rinforzato dall’ignoranza e dalla mancanza di contatti con la comunità omosessuale. Gli individui omofobici, di fatto, non conoscono la realtà gay e lesbica e ne hanno un’idea astratta basata su ciò che hanno sentito dire dagli altri. Infine, noi tutti tendiamo ad agire in modo coerente con ciò che viene ritenuto desiderabile e giusto in base alle convenzioni sociali dominanti. Questo meccanismo, ad esempio, è alla base del fatto che si è soliti deridere i gay perché è consuetudine farlo. Le credenze negative nei confronti dell’omosessualità, inoltre, sono così diffuse nella nostra società che anche gay, lesbiche e bisessuali tendono ad essere omofobici. In questo caso l’omofobia prende il nome di omofobia interiorizzata.” [6] Fonte Alla luce di quello che abbiamo letto, cosa possiamo fare per rendere “normale” una cosa normale? Di chi è la colpa se la nostra società è omofobica? E nel resto del mondo come viene vissuta l’omosessualità? Alle prime due domande dovrete rispondere voi, alla terza, giusto per darvi un idea, vi sottopongo questa tabella. PAESI E LEGGI CHE CONDANNANO IL RAPPORTO OMOSESSUALE NB: sono considerate le pene per il rapporto omosessuale fra adulti consenzienti

Arabia Saudita,Sharia,pena di morte Bahrain,c.p. art. 377,reclusione fino a 10 anni Bangladesh,c.p. art. 377,reclusione fino a 10 anni Benin,c.p. art. 88,reclusione da 1 a 3 anni e un’ammenda Bhutan,vario,la pena varia a seconda della situazione ed arriva fino alla reclusione a vita Botswana,c.p. art. 164 …,reclusione per un periodo non inferiore a 7 anni Brunei,c.p. artt. 292 … e 377,reclusione fino a 10 anni ed un’ammenda Burma/Myanmar,c.p. 33 A,reclusione fino ad un anno Burundi,non specificato,l’omosessualità è punita come “atto immorale” Caimano, Isola del,c.p. art. 142,reclusione Camerun,c.p. art. 347,reclusione da 6 mesi a 5 anni, più un’ammenda Capo Verde,c.p. art. 390…,reclusione da stabilirsi, per rapporti “contro natura” e “contro la decenza pubblica e personale” Cina,c.p. art. 106,reclusione fino a 5 anni, anche se non è un articolo esattamente anti-omosessualità Cook, protettorato NZ,c.p. art. 155,eclusione fino a 7 anni, ma in genere viene associato l’art. 104 ( 5 anni reclusione) Cuba,c.p. art. 303,reclusione da 3 mesi ad un anno per la manifestazione pubblica dell’omosessualità. Gibuti,non specificato,reclusione di durata da stabilirsi Egitto,pubblica morale,reclusione o lavori forzati fino a 5 anni Emirati arabi uniti,vari (per emirato),per alcuni emirati fino a 7 anni di reclusione, per altri 14.

PAESE,LEGGE,PENA

Etiopia,c.p. art. 600,reclusione da 10 giorni fino a 3

Afganistan,Sharia,pena di morte - in fase di

anni

cambiamento dopo la fine del potere talebano

Fiji,c.p. art.175,reclusione fino a 14 anni

Algeria,c.p. art. 388,reclusione fino a 3 anni e

Gambia,c.p. art. 144,reclusione fino a 14 anni

un’ammenda

Giamaica,c.p. art. 76 …,reclusione e lavori forzati fino www.mentecritica.net

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a 10 anni

la reclusione fino a 14 anni

Ghana,c.p. art. 105,reclusione da stabilirsi, ma ci

Porto Rico,c.p. art. 103,reclusione fino a 10 anni

sono testimonianze di torture

Qatar,c.p. art. 201,reclusione fino a 5 anni

Granada,c.p. art. 377 ?,è illegate (Ilga), ma non si

Samoa Ovest,c.p. art. 58,reclusione fino a 5 anni

hanno notizie sulle pene

Senegal,c.p. art. 319,reclusione da 1 a 5 anni, più

Guiana,c.p. art. 351,reclusione fino a 2 anni

un’ammenda

Guinea,c.p. art. 325,reclusione da 6 mesi fino a 3

Sierra Leone,n.p.,non si hanno notizie di

anni e un’ammenda

reclusioni

India,c.p. art. 377,reclusione a vita

Singapore,c.p. art. 377,reclusione a vita

Iran,c.p. art. 108 …,pena di morte

Siria,c.p. art. 520,reclusione fino ad un anno

Kenia,c.p. art. 162 …,reclusione da 5 fino a 14 anni

Solomone,c.p. art. 153,reclusione fino a 14 anni

Kiribati,c.p. art. 153,reclusione fino a 14 anni

Somalia,c.p. art. 409,reclusione da 3 mesi a 3 anni

Kuwait,c.p. art. 193,reclusione fino a 7 anni

Sri Lanka,c.p. art. 365 A,reclusione fino a 10 anni

Libano,c.p. art. 534,reclusione fino a 1 anno

Sudan,c.p. art. 316,pena da 100 fustigate alla pena

Liberia,c.p. art. 14.74,reclusione di un periodo da

di morte

determinate in base alla volontarietà o all’involontarietà

Swaziland,non tollerata,non si hanno notizie di

Libia,c.p. art. 407,reclusione da 3 a 5 anni

reclusioni

Liberia,c.p. art. 153,reclusione fino a tre anni

Tagikistan,c.p. art. 125,reclusione

Malawi,c.p. art. 153 …,reclusione; il cittadino

Tanzania,c.p. art. 154

occidentale viene allontanato e ritenuto “indesiderato”

… ,reclusione fino a 14 anni

Malesia,c.p. art. 377,reclusione da 2 a 20 anni

Togo,c.p. art.,reclusione fino a 3 anni

Maldive,c.p. art. 377,reclusione

Tokelau, protettorato NZ,c.p. art. 170,reclusione fino a 10

Mauritania,Sharia,pena di morte

anni

Marshall,Tit. 31.1.XXV.53,reclusione fino a 10 anni

Tonga,c.p. ert. 136,reclusione fino a 10 anni

Mauritius,c.p. art. 250,reclusione fino a 5 anni

Trinità e Tobago,sess. 13,reclusione fino a 10 anni

Marocco,c.p. art. 489,reclusione da 6 mesi a 5 anni

Tunisia,c.p. art. 330,reclusione fino a 3 anni, ma

Mozambico,c.p. art. 70,reclusione fino a 3 anni

viene tollerata

Namibia,non tollerata,non è tollerata, ma non ci sono

Turks e Caicos,c.p. art. 41,reclusione anche a vita, a

leggi contro l’omosessualità.

discrezione del giudice

Nepal,c.p. art. 377,reclusione

Tuvalu,c.p. art. 153,reclusione fino a 14 anni

Nicaragua,c.p. art. 205,reclusione fino a 3 anni

Uganda,c.p. art. 140

Nigeria,c.p. art. 214,reclusione prevista fino a 14

… ,reclusione, anche a vita

anni, ma si applica anche la pena di morte (Sharia)

Uzbekistan,c.p. art. 120,reclusione fino a 3 anni

Niue, protettorato NZ,c.p. art. 170,reclusione fino a 10

Yemen,Sharia,pena di morte

anni

Zambia,Carta 87 e 15,reclusione fino a 14 anni

Oman,c.p. art. 33,reclusione da 6 mesi a tre anni

Zimbabwe,c.p. art.,reclusione fino a 3 anni

Pakistan,c.p. art. 377,reclusione fino a 2 anni e 100 frustate

Tabella: [7] www.oliari.com

Papua, Nuova Guinea,c.p. art.,il rapporto anale è punito con www.mentecritica.net

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Fonti [8] Asylum Law [9] Behind The Mask [10] Ilga [11] Radio Nederland [12] Sodomy Laws

[10] Ilga: http://www.ilga.org [11] Radio Nederland: http://www.rnw.nl/ [12] Sodomy Laws: http://www.sodomylaws.org/world/world.htm [13] The Data Lounge: http://www.datalounge.com/datalounge/news/record. html?record=3633 [14] Fonte: http://www.touristime.it/index.php?method=section& action=zoom&id=1430

[13] The Data Lounge

A dispetto di quanto prova la scienza, oggi essere omosessuale nel mondo significa ancora rischiare la vita. E i pregiudizi non risparmiano neppure i bambini e le bambine. In Iran - ad esempio - recentemente sono stati giustiziati pubblicamente due minorenni per aver ammesso di aver fatto sesso tra loro quando avevano meno di 16 anni. Prima sono stati torturati e poiì impiccati in Piazza Edalat (della Giustizia) nella città di Mashad, a nord est dell’Iran. Le bambine di nove anni e i ragazzi di 15 possono essere impiccati. [14] Fonte

Article printed from MenteCritica: http://www.mentecritica.net URL to article: http://www.mentecritica.net/omosessualita-chiarezzadi-questi-tempi-ne-sentiamo-ilbisogno/informazione/yena/3076/ URLs in this post: [1] Fonte: http://www.ipsico.org/omosessualit%C3%A0.htm [2] Magnus Enquist, a professor of ethology at Stockholm University: http://www.arcigaycremona.it/index.php?option=com _content&task=view&id=45&Itemid=2 [3] Fonte: http://www.ipsico.org/coming_out.htm [4] questi comportamenti: http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i= 5399 [5] questi: http://www.gayaweb.it/sito/index.php?option=com_co ntent&task=view&id=612&Itemid=537 [6] Fonte: http://www.ipsico.org/omofobia.htm [7] www.oliari.com: http://www.oliari.com [8] Asylum Law: http://www.asylumlaw.org/docs/liberia/ins0801_liber ia_homosexuals.pdf [9] Behind The Mask: http://www.mask.org.za/SECTIONS/AfricaPerCountry /ABC/malawi/malawi_index.html

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Lettera Aperta ai Gay Posted By cruman On 18 Febbraio, 2008 @ 13:00 In Democrazia e Diritti, Meccanica delle Cose | Allora ditelo che vi piace cacciarvi nei guai. Alcune premesse: io non ho niente in favore dei gay (scusate ma mi stanno antipatici quelli che dicono “io non ho niente contro gli omosessuali, anzi ho tantissimi amici gay”, che già il fatto che uno abbia tantissimi amici è sospetto), in generale non capisco perché bisogna avere qualcosa a favore o contro. Non so nemmeno che cosa pensino loro di me.

Va bene da un punto di vista evolutivo bisogna ammettere che gli omosessuali fanno un po’ di fatica a procreare, ma la faccio anche io ve lo assicuro. L’unica cosa che davvero non sopporto sono i gay che dopo 5 minuti che mi conoscono scuotono la testa con compassione avvertendomi del fatto che per tutta la vita mi sono ingannato non capendo niente di me stesso. Questo gli uomini, le donne mi sputano direttamente in faccia. Per il resto capisco tutto. L’altro giorno ho sentito parlare un tizio che si è operato, è diventato donna e ora è lesbica. Siamo onesti, ha realizzato il sogno segreto di tutti noi maschietti e del tizio che diceva “se fossi donna starei sempre a toccarmi le tette”. Fatte queste premesse, ho bisogno di capire una cosa. Gli omosessuali, dalla fine del mondo antico, hanno subito le peggiori persecuzioni sociali, psicologiche e fisiche che la storia ricordi. Hanno dovuto lottare di nascosto contro le religioni, la politica, l’emarginazione, hanno dovuto persino liberarsi dell’accusa di untori dell’aids. Senza

contare le lotte intestine, per esempio, tra chi non si sente rappresentato dall’orgoglio gay strombazzato in piazza con abiti bizzarri e chi invece vuole una rivoluzione sessuale senza limiti. Insomma una vitaccia. Tutta la mia comprensione. Ma ragazzi….ma come accidenti vi è venuto in mente adesso di volervi sposare??? Allora siete masochisti. Lo fate apposta. Eravate gli unici immuni da questa piaga sociale di dimensioni catastrofiche. Intendiamoci, ci sono matrimoni che funzionano e che non creano alcun tipo di problematica, come, del resto, ci sono parti plurigemellari….succede. Adesso io non voglio parlare di implicazioni socio economiche. Ci sono sicuramente molte questioni legate a eredità, comunione di beni, salute eccetera eccetera. Ma allora lottiamo per queste cose. Lasciate perdere il matrimonio. Certo qualcuno potrebbe dire che desidera almeno la possibilità di scegliere, di decidere se sposarsi o meno. E’ questo l’errore. Il matrimonio è lì che vi svolazza sulla testa come un avvoltoio affamato: al primo momento di debolezza vi piomba addosso senza pietà e quel momento di debolezza lo rimpiangerete tutta la vita. Ora gli omosessuali hanno un vantaggio enorme. In quel drammatico momento possono solo dire “mi piacerebbe poterti sposare” e via… .tutto finito. Ma sapete quanta gente eterosessuale ora pagherebbe per aver avuto allora qualcuno che gli impedisse di fare questo passo?? Miliardi, miliardi di gente. Pensateci bene. Ancora oggi la gente si sposa per i motivi più stupidi: per uscire di casa, per non stare solo, a volte solo per fare la cerimonia o perché “le mie amiche sono tutte sposate”. Voi non li avete questi problemi. Tanto il giorno che avete deciso di parlare alla vostra famiglia di come siete davvero, a farvi uscire di casa ci avranno pensato loro. Come diceva un mio amico di colore “meglio essere negri che gay, se sei negro non devi dirlo a tua madre”. Non avete nemmeno il problema di aver messo incinta qualcuno per sbaglio e dover riparare se no il padre vi gambizza. E poi sapete sempre dove andare. Ci sono posti organizzati. E’ vero può sembrare una forma di ghettizzazione, ma la gente ghettizza per molto meno. Perché sei grasso, brutto o disabile. E a volte vi invidio: di gay bar è pieno il mondo, ma di disadattat bar non ne ho ancora visti.

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Gli omosessuali hanno sempre lottato per poter essere semplicemente quello che sono, per esprimersi con la loro vera personalità, senza dover sottostare ai dettami della moralità costituita e, accidenti, hanno faticato come una balena stanca. E ora? Vogliono anche loro il contratto sociale più normalizzante, spersonalizzante e limitante che sia mai stato progettato? Così mi fate crollare un mito, non avete mai accettato le regole imposte da altri esattamente come cerco sempre di fare io e ora volete entrare in un mondo in cui tutto è già codificato. Come si certifica l’amore e come finirà. Dite la verità, avete un accordo con le lobby degli avvocati divorzisti, ditelo su, io vi capirò, ma non potete crollare anche voi, non mi lasciate solo vi prego.

piccolo spazio che ci rimane, lo spazio del nostro tempo, del nostro intimo, dei sentimenti, non possiamo anche lì farci condizionare da regole scritte da altri, non possiamo farci dire anche lì come si fa e come non si fa. Se no è finita. Decidiamo noi come viverci e come smettere di viverci e non pensiamo di non avere le risorse per farlo. E anche se fosse così, non servirebbe utilizzare i modi preimpacchettati da altri. Può essere che il sistema matrimoniale così com’è strutturato oggi, calzi a pennello per qualcuno, può essere anche (molto più raro) che calzi perfettamente per due persone che casualmente si sono anche innamorate. Ma non può andare bene per tutti. Evoluzione, dobbiamo evolverci. Non può essere che ancora oggi una donna non sposata dopo i 30 anni venga considerata come un cavallo zoppo e un uomo un puttaniere o un disadattato. Fate attenzione quindi. Quando anche gli omosessuali cominceranno a desiderare di sposarsi perché i genitori di lei preferiscono così… .sarà la fine, avranno raggiunto la considerazione sociale che volevano, ma saranno tristissimi.

Scusate, mi sono lasciato un attimo trasportare dalle emozioni. Vi sembrerà strano, ma io non voglio demonizzare il matrimonio, voglio innalzare l’uomo. Passiamo un buon 80% del nostro tempo a fare cose che, dipendesse da noi, non faremmo. Cose che ci dicono altri di fare e come fare. In quel www.mentecritica.net

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La Memoria di Tutte le Vittime. L’Olocausto Omosessuale Posted By Lameduck On 19 Febbraio, 2008 @ 13:00 In Democrazia e Diritti, Storia e Memoria | Mi ha fatto molto piacere che al TG1, finalmente, sia stata presentata [1] la Giornata della Memoria citando, oltre alla Shoah, la persecuzione degli altri gruppi caduti vittime della barbarie nazista, tra i quali: omosessuali, zingari, oppositori politici, testimoni di Geova, asociali, prostitute, disertori e immigrati. Speriamo sia l’inizio del completo riconoscimento di tutte le sofferenze di quegli anni. Per troppi anni questi compagni di viaggio in treno piombato avevano rappresentato un tabù ed erano stati rimossi dal ricordo, perché non si era riusciti a superare l’imbarazzo di averne condiviso il destino e perché in fondo il pregiudizio nei loro confronti non era mai morto, come dimostrano il perdurante odio per gli zingari e l’omofobia. Eppure il buio nazista della ragione si comprende solo pensando al ricco banchiere che viene bruciato nello stesso forno assieme al ladruncolo nomade.

meschinità del nazismo, rende bene il suo vero intimo significato. Hitler era psicotico molto probabilmente ma riuscì a dominare la Germania solo perché si sintonizzò sulle frequenze di una mentalità collettiva negativa, depressa, paranoide e maniaco-ossessiva il cui scopo ultimo divenne ripulire, eliminare i rifiuti della società. L’unico problema era non tanto stabilire chi doveva essere eliminato ma chi doveva essere risparmiato. A guardar bene ne rimanevano ben pochi. Era la risposta patologica ad una logica borghese che sarebbe errato considerare un’anomalia limitata agli anni trenta in Germania. Oggi non partono più i treni per Treblinka ma nel retrobottega di una certa mentalità fondante la nostra cultura e società, il disgusto per il diverso, chiunque egli sia, è come un reattore nucleare fuso che non è mai stato spento, che ancora brucia e brucerà forse in eterno.

Il nazismo è stato per troppo tempo idealizzato come un’ideologia nobile nel suo genere, volonterosa nel riscattare il popolo tedesco. La realtà è che fu un movimento igienico, ossessionato dalla purezza, dal bianco che più bianco non si può e dalla sporcizia come una massaia psicotica, che vede scarafaggi e topi ovunque e decide che solo il fuoco purificatore può rendere la sua casa linda. Infatti la massaia impazzita alla fine non trovò di meglio che bruciare la casa, direttamente. Questa visione terra terra, questa riduzione alla www.mentecritica.net

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C’è un bellissimo documentario sull’olocausto omosessuale, “[2] Paragraph 175“, premiato come miglior documentario al Festival di Berlino 2000 e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, già autori di un documentario sull’omosessualità nel cinema americano, dal titolo “[3] Lo schermo velato”. Il [4] paragrafo 175 era un articolo della legge tedesca, risalente al 1871, che prevedeva l’arresto e la perdita dei diritti civili per i gay. Durante la repubblica di Weimar negli anni ’20, nonostante la legge repressiva, soprattutto a Berlino vi era una grande tolleranza verso la diversità e gli omosessuali di entrambi i sessi potevano esprimersi molto più liberamente di quanto fosse mai stato loro concesso in Germania. Con l’avvento del nazismo, non solo il paragrafo 175 fu applicato ancora più duramente ma iniziarono le retate e le [5] deportazioni di omosessuali verso i campi di concentramento, come Dachau e Mauthausen. Per le lesbiche l’atteggiamento era in apparenza più tollerante, ma in realtà il non rispettare il dettato di fare figli a dozzine per il Fuehrer poteva essere sufficiente per inviarle nel lager, dove venivano marchiate con il [6] triangolo nero destinato anche alle prostitute o alle donne che usavano contraccettivi, ai Rom e ai vagabondi, mentre il [7] triangolo rosa era per i gay . Si calcola che tra il 1933 e il 1945 circa 100.000 gay furono arrestati in Germania e di questi 1015.000 furono deportati nei lager. Non crediate che fosse necessario essere sorpresi in flagrante con qualcuno. Bastava il sospetto, il “si dice”, il chiacchiericcio dei vicini su quel signore “un po’ così”, magari il desiderio di vendetta o la delazione di un debitore per finire all’inferno. Nella atroce scala gerarchica dei lager i gay erano considerati appena un gradino sopra le bestie. Umiliati, torturati e sottoposti a violenze sessuali dagli aguzzini e dai kapò, erano i più deboli e per loro il tasso di sopravvivenza non superava il 40%. Dopo la guerra risultarono soltanto 4000 sopravvissuti. Epstein e Friedman in “Paragraph 175” hanno raccolto le testimonianze di cinque protagonisti di quel terribile periodo storico, i pochi che hanno avuto il coraggio di raccontare ciò che era loro accaduto. Perché bisogna raccontare tutta la storia e dire che, caduto il Nazismo e liberati i prigionieri dei lager, gli omosessuali furono considerati ancora

dei criminali a causa del paragrafo 175, e che la legge rimase in vigore fino al 1969 e definitivamente abolita solo nel 1994, dopo la riunificazione tedesca. Nessuno parlò del loro dramma a Norimberga, non fu riconosciuto il loro status di ex-deportati e addirittura gli anni trascorsi nei lager venivano dedotti dalle loro pensioni.

Ecco perché anche i protagonisti del film dichiarano di non aver parlato, di essersi tenuti tutta quella sofferenza dentro. Fa malissimo vedere, alla fine del film, un vecchio di novant’anni piangere per un dolore che, nato sessant’anni fa, brucia ancora con la stessa intensità di allora. E fa male anche considerare che l’ipocrisia, il senso di superiorità di chi “non ha vizi” e non si rende conto che essere eterosessuali non è un merito ma è una condizione che ci troviamo addosso per caso sono ancora tra noi in questo nuovo millennio. Bisogna parlare di queste mostruosità, farle nostre, condividerle, non lasciarle ricordare solo agli amici omosessuali un giorno all’anno con una coroncina di fiori portata al monumento in ricordo delle vittime. E’ una cosa che ci riguarda tutti perché nessuno deve sentirsi al riparo dalla barbarie dell’intolleranza. La società che partorì il nazismo ha un ventre fertile. Hitler fu solo il suo figlio più deforme. URLs in this post: [1] la Giornata della Memoria: http://www.mentecritica.net/lanno-prossimo-agerusalemme/storia-e-memoria/redazione/2866/ [2] Paragraph 175: http://it.wikipedia.org/wiki/Paragraph_175 [3] Lo schermo velato: http://www.culturagay.it/cg/schedaLibro.php?id=787 [4] paragrafo 175: http://wikipedia.sapere.alice.it/wikipedia/wiki/Paragrafo_175 [5] deportazioni di omosessuali: http://www.arcigaymilano.org/dossier/nazismo/ost_presentazi one.htm [6] triangolo nero: http://it.wikipedia.org/wiki/Triangolo_nero [7] triangolo rosa: http://it.wikipedia.org/wiki/Triangolo_rosa

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One Posted By marco il buono On 19 Febbraio, 2008 @ 18:00 In Democrazia e Diritti | 1 Comment

- Ciao, come stai? - Bene, ma tu che ci fai qui? Sei venuto a biasimarmi? Sono anni che non ci vediamo, l’ultima volta che abbiamo parlato non è stato un gran dialogo, c’eri tu che mi massacravi con la cinta, e quando hai finito, hai fatto preparare la valigia da mamma per cacciarmi di casa.

promiscui e contro natura sappi che non è così, facevo il volontario in un centro per i tossicodipendenti, una sera uno di questi mi ha minacciato con una siringa usata perché voleva lo sciroppo, come lo chiamano loro, il metadone. In ufficio lo avevamo finito, ma lui non ci ha creduto, e adesso eccomi qui, pochi giorni all’alba, nessuna terapia ha funzionato. - Lo so, ho parlato con il dottore prima, ma dimmi cosa posso fare per te. - Niente, tornatene nel tuo paesello borghese e lasciami morire in pace, ciao papà.

- Lo so, ho sbagliato, sono qui anche per chiederti scusa, io e tua madre ti abbiamo dato la vita e nonostante tutto ti abbiamo anche amato. - Amore e vita? I tuoi sono solo bisogni, l’amore è una cosa da condividere che ti lascia se tu non te ne preoccupi, mi dispiace di non essere mai stato quello che volevi, ma adesso è troppo tardi per tirare in ballo il passato. - Non dire così, sei mio figlio ed ora che siamo rimasti soli dobbiamo sostenerci a vicenda. - Quindi sei venuto a chiedere il perdono, o pensi che la tua presenza riesca a non farmi morire? Sembri Gesù e come vedi in questo reparto ce ne sono molti di malati terminali di AIDS, ne hai di lavoro da fare. - Ma io.. - Mi dispiace, chiedi troppo, non mi hai mai dato niente e adesso è tutto quello che ho, anche se siamo padre e figlio, noi sappiamo solo ferirci a vicenda e quando abbiamo finito, lo rifacciamo. - No, non è così. - Tu hai sempre parlato di amore, di famiglia, ti riempivi la bocca, ma l’unico modo per starti vicino era strisciare ai tuoi piedi, come pretendi che io possa sopportare il modo in cui ti comporti se l’unico modo che conosci è ferire? - E tu allora, ti rendi conto di cosa ci hai fatto? - Anche se non lo capisci non ho scelto io di essere omosessuale, ci sono nato, e se credi che la malattia me la sono meritata con i miei rapporti www.mentecritica.net

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Cosa Vuol Dire Essere Gay? Te lo Sei mai Chiesto? Posted By Alessandro On 20 Febbraio, 2008 @ 13:00 In Democrazia e Diritti, Meccanica delle Cose | La risposta è semplice se dovessi dare la mera definizione: provare attrazione sessuale e affettiva verso altri del proprio [1] sesso; come concetto sembrerebbe semplice, e per me che sono gay lo è. Nell’affrontare questo argomento mi trovo quasi spaesato, non perché non abbia argomenti da discutere, ma proprio per l’esatto contrario.

C’è chi mi invidia perché sono il cosiddetto ragazzo trentenne che si è laureato bene, ha subito trovato un lavoro, ha avuto la fortuna di avere già una propria casa che volendo è “per tutta la vita”, brutto non sono. Ho un fidanzato, che amo con tutto me stesso. Sapete quando sin da piccoli uno guarda i film, quelli mielosi sulle storie d’amore e uno sogna e si chiede “ma arriverà anche a me quella persona così speciale? Come farò a riconoscerla?”. Passano gli anni e eccolo, subito mi cambia tutto, vengo rapito completamente da quella persona. Forse chi ha trovato l’amore riesce a capire quello che intendo, ossia quando una persona riesce a diventare più importante della tua stessa vita, quando un suo malessere diventa più sentito che se fosse un proprio malessere, quando ogni giorno ti alzi col suo pensiero e ti addormenti con il solito pensiero, quando preferisci far a meno te stesso di alcune cose per darle alla persona che ami, quando aspetti solo un suo complimento, quando ti senti solo se non c’è quella persona.

E così son tre anni che ho questa fortuna. Se fossi eterosessuale sarei uno come tanti, o forse neppure, visto come va l’Italia oggi sarei un fortunato direi. E di fatto lo sono. Però il punto dolente è l’esser gay. Dolente non tanto per come io vivo il mio essere perché io sto bene così e trovo la mia completezza in questo status. È la società il problema. L’omofobia. La gente si diverte tanto a fare la caccia al gay, un po’ come una caccia alla strega, alla ricerca di quella persona su cui poter sfogare le proprie depressioni additando nei gay, il pervertito, il malato, il debole, la persona da escludere, da tenere lontano o da usare come giullare sfogando più o meno palesemente le proprie cattiverie.Già il termine stesso, “gay”, che viene usato con accezione negativa. Forse non è un’offesa dire “sei un frocio”? quante volte al giorno viene detto? Se non lo sapete ve lo dico io, molte, troppe. E chi è lì, chi è gay, che si nasconde, fa finta di nulla, ma dentro soffre. Pensate di essere in un posto di lavoro, di vedere che uno ha a che fare con omofobi, tu gay, che faresti? Lo dico io: sopporti, perché il pane serve. Non solo però: sopporti e ti nascondi perché la probabilità che la situazione peggiori se i colleghi scoprono ciò che sei è forte. Poi arrivano le domandine fatidiche: ma sei single? Poi la gente piano piano si fa avanti, insinua, magari ridendo, magari godendo nel metterti in imbarazzo di fronte a tutti i colleghi. E cosa mi rimane? Dire “no, assolutamente, figurati se son gay!” ossia devo rinnegare me stesso. Oppure abbozzare una battuta, consapevole che ora ho superato la tassa del giorno in attesa della prossima. Poi magari accendi la televisione e ti ritrovi il Papa che si diletta a difendere la “famiglia” additando nel gay il “contro natura”, quindi un qualcosa che non è nella Strada segnata da Dio, ma una deviazione, una perversione. Poi magari senti i politici: Forza nuova magari, che – riportando il manifesto forse abusivo della mia città diceva “ partecipate al family day contro i froci”. Sapeste come è bello camminare e leggere queste affermazioni. Oppure leggere i ricordi di www.mentecritica.net

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Andreotti, di quando la sua mamma si raccomandava a lui bambino di non andare in un certo posto perché c’erano dei ragazzi malati, ossia gay.

Ma basta anche andare in rete, vedere un qualunque forum su tematiche che in qualche maniera si ricollegano all’omosessualità e lì leggere frasi tipo “froci di merda”, “pervertiti”, “bruciate froci”, sono ben frequenti. E la famiglia? Sapeste come si gode a sentirsi dire “non sai quello che stai compiendo” alludendo chiaramente a difficoltà di vita nella società. Ma fosse mal di questo forse sarei già ottimista, perché se alcune famiglie riescono ad accettare il figlio, altre no. Come nel mio caso, in cui io da ormai otto anni sono un estraneo in casa mia. Io posso parlare di tutto ma non di chi sono, con chi esco, cosa desidero. Non mi addentro sulle specifiche vicende avvenutesi ma il mio status mi ha costretto ad andarmene di casa a meno di volermi sentir ogni giorno ripetere che dovevo andare dall’ennesimo psicologo, oppure dover subire i ricatti subdoli tipo trovare impedimenti improvvisi quando sapevano che sarei uscito dal mio nuovo compagno. Il movente finale della mia uscita di casa è l’esser stato additato più di una volta come motivo della morte di una persona di famiglia, “perché tutti sanno che il dolore porta alla morte”.

sentire, di poter capire. Magari poi ci sentiamo, ma non sempre si risolvono subito le situazioni e così, anche dopo aver concluso la telefonata mi trovo una giornata intera davanti, a sperare che in qualche maniera accada qualcosa o riesca a fare qualcosa che lo faccia tornare più leggero. Quante volte penso a questa ingiustizia. Non faccio male a nessuno, ma non posso vivere in santa pace. Non solo non ho un minimo diritto convivendo col mio compagno, ma ho la società contro. La stessa società che però pretende da me le tasse come una qualsiasi altra persona. Spesso mi domando: cosa pensa un eterosessuale dei gay? Di sicuro c’è chi pensa che siano macchine da sesso sfrenato, orgiastici, depravati. Tutto questo perché magari esistono gay che sono tali. Eppure esistono le prostitute, esistono i privé, gli scambisti, ma pare che gli eterosessuali, ossia come esistono eterosessuali ossessionati dal sesso, non vedo perché non debba accadere nei gay. Poi c’è che confonde gay e pedofilo. Mi domando se le bambine stuprate siano gay a farlo. Oppure sono malati, peccati che per pagare le tasse malati non sono mai. quasi mai invece sento dire: sono come noi. Neppure l’Europa che ha affrontato a livello medico l’argomento e ha dichiarato che l’omosessualità è solo una questione di gusto è riuscita a debellare l’italiana omofobia.

Come vivreste? Io cosa faccio di male? Lavoro come tutti, pago le tasse come tutti, ho fatto anche volontariato, sono fedele. Il mio scopo sarebbe solo di poter vivere con chi amo e fare quella vita da cani come tutti gli esseri di questa terra. Un giorno magari il mio compagno mi dice che è giunta l’ora di vivere insieme, io arrivo all’ennesima potenza di felicità e poi magari accade qualcosa e offusca tutto. E io mi ritrovo di nuovo solo, in casa mia. Alcuni, tra i pochi che sanno di me, mi dicono che lui è più debole, e con ciò? Io amo lui, non un altro. Se fossimo accettati, se esser gay fosse una cosa normale, io già abiterei con lui, sarei finalmente felice, avrei già iniziato la mia vita a due. E invece magari quando sono a lavorare mi arriva un sms dove capisco che qualcuno si è divertito con il mio compagno. E lì la mia giornata cambia, perché aspetto di poterlo www.mentecritica.net

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Ma nessuno si chiede mai chi mi ripaga la mia vita. Chi mi ridà le giornate passate soffrendo? La gente si alza, magari va a lavorare, si diverte col giullare, e poi magari torna a casa bello sfogato, va a farsi la sua partitella al bar, torna a casa, cena, si riposa e così via. Il gay invece si alza, va al lavoro, come tutti lavora e cerca di scherzare finché poi viene attaccato, cova rabbia e depressione, esce da lavoro e non ha quella serenità dell’eterosessuale, e questo non per colpa sua. E il giorno dopo al lavoro non torna più con la serenità di prima. Quella persona che ha offeso neppure conosce chi sono veramente i gay, neppure si è mai posto il problema di chiedersi perché torturare una persona, neppure si pone il problema di chiedersi quanto fa star male quella persona. Lo fa semplicemente, perché altri lo fanno. Ma anch’io ho diritto a vivere come tutti. Esser giudicato per le mie capacità. Scrivo a MenteCritica, in chissà quale speranza. Mi dico che se non faccio nulla per cambiare non posso neppure lamentarmi. Ma io e il mio compagno così come tutti gli altri gay abbiamo bisogno ora di esser lasciati in pace. Abbiamo bisogno ora di vivere serenamente. Io vivo ora.

The Sickness Formerly Known as GRID Posted By Neottolemo On 20 Febbraio, 2008 @ 18:00 In Meccanica delle Cose, Cazzotti | All’inizio era roba per scimmie. Magari la colpa potrebbe essere di qualche ipotetico Piteco e di un suo amico, che non avendone più notizie da tempo, mette un annuncio sul giornale: AAA - Cerco Piteco. Così costui dopo una settimana avrà sentito bussare alla sua porta, ed immaginate il suo stupore quando aprendo la porta si è trovato davanti una checca di cercopiteco che aveva (forse maliziosamente) travisato quel messaggio. Si sa che intrattenere un cercopiteco che non si è mai visto prima risulterebbe difficile per chiunque. Ora non stiamo qui a fare le pulci sul come e sul perché, vuoi che il cercopiteco sia stato rifiutato dall’amico di Piteco e l’abbia quindi morso stizzito, vuoi per altro, ecco che un misterioso virus si attacca all’uomo come un mutuo. E come un mutuo piano piano inizia a minare la salute e l’anima del malcapitato amico di Piteco. Potrebbe essere andata così, d’altronde voi che ne sapete, non avete mica mezzi per contraddirmi. La mia è un’ipotesi come un’altra. L’amico di Piteco fu trovato morto qualche anno dopo quest’incontro parazoologico. Siamo a Los Angeles in un momento imprecisato intorno al 1980. Quella che è appena iniziata è una giornata come tante altre; una radio si accende urlando “Good morning America!”. Quell’uomo che la sera prima aveva puntato la sua radiosveglia sulle sette si sente anche oggi poco bene. Ormai è una settimana che prova un pesante fastidio ai polmoni e oggi decide che sia il caso di farsi delle analisi. Ma di questo parleremo dopo. Siamo nel 1976, un marinaio norvegese viene trovato cadavere. Su di lui verrà svolta un’autopsia. Atlanta, quindici giugno 1981. Al Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie dei ricercatori stanno per ufficializzare un’importante pagina dell’epidemiologia. www.mentecritica.net

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Ma torniamo al nostro marinaio norvegese. Questo marinaio è morto e su di lui è stata fatta un’autopsia. Siamo nel 1976 e all’epoca la medicina non conosceva ancora cosa avesse ucciso questo marinaio norvegese. Gli indizi ci dicono che in quanto marinaio e in quanto norvegese il nostro uomo non poteva essere altro che gay.

Non possiamo nemmeno escludere che il nostro marinaio non conoscesse Piteco e che magari anche lui avesse provato a cercarlo. Non possiamo nemmeno escludere che Piteco fosse gay così come siamo sicuri che il cercopiteco che rispose a quel famoso annuncio era una checca. Siamo in Congo, è il 1959. Un uomo muore. Non abbiamo sufficienti indizi che quest’uomo sia gay, ma possiamo avere una buona probabilità che in Congo sia facile entrare in contatto con cercopitechi. Anche con cercopitechi checche. Ad Atlanta quei campioni dei cinque uomini gay che i ricercatori stanno analizzando presentano tutti la stessa anomalia. E’ una coincidenza troppo strana perché non possa trattarsi di una certezza. I ricercatori credono di aver trovato qualcosa di grosso. Quell’uomo che a Los Angeles provava fastidio ai polmoni aveva appena finito di fare le sue analisi ed aveva lasciato la struttura sanitaria. Quell’uomo con il fastidio ai polmoni, circa un mese prima ebbe un appuntamento: doveva vedere il suo ragazzo. Quell’uomo era gay. Il ragazzo di quell’uomo gay di Los Angeles era in ritardo all’appuntamento. La sera prima era stato in un locale per soli uomini ed aveva fatto tardi. Il fidanzato gay in quel locale aveva bevuto molto, si divertiva; aveva anche conosciuto un tipo strano.

Tutti in quel locale conoscevano quel tipo strano e lo evitavano, dicevano che se la faceva con chiunque, anche con i cercopitechi. Ma il fidanzato gay era nuovo del posto e questo non lo sapeva. Quella notte le persone del locale ricordano tutte che il fidanzato gay ebbe un rapporto sessuale con il tipo strano. Quell’uomo gay con il fastidio ai polmoni venne a sapere del tradimento e lasciò il fidanzato gay. Quello che l’uomo gay non sapeva era che il fidanzato gay da due settimane era in ospedale e che nessun medico riusciva a curarlo.

Ad Atlanta i ricercatori sono certi che quei campioni che stanno analizzando sono tutti ricollegabili a qualcosa che colpisce i gay. I ricercatori chiamano GRID quel qualcosa (in italiano GRID vuol dire immunodeficienza dei gay). Anche il marinaio gay è morto per colpa della GRID. L’uomo gay con i dolori ai polmoni aveva la GRID. L’uomo del Congo probabilmente aveva la GRID, ma non siamo sicuri che fosse gay. Ora siamo sempre in America. Questo novo morbo appena scoperto ad Atlanta sta mietendo vittime in tutto il paese. Ogni giorno ci sono casi di gay che presentano i sintomi della GRID. La medicina non ha una cura e la ricerca per ora non sembra aver voglia di trovarne una. La malattia per ora, sebbene contagiosa, è una malattia esclusiva dei gay e non sembra essere così preoccupante. E’ passato poco tempo da quando è stata scoperta la GRID. Altre persone hanno contratto la malattia, gente insospettabile, alcuni eroinomani. La GRID si sta velocemente espandendo ed adesso è arrivata anche nel nuovo continente. La gente insospettabile e gli eroinomani però non sono gay. E la maggior parte di loro non sa nemmeno cosa www.mentecritica.net

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sia un cercopiteco. Quando a questi viene fatto notare che la GRID è ad esclusivo appannaggio dei gay rispondono “ma io sto male e non ho mai preso nulla di più grande di una tachipirina”. In Francia altri ricercatori scoprono che la GRID può colpire chiunque. In America alcuni ricercatori scoprono che la GRID può colpire chiunque. Dalla sua scoperta quel virus ha fatto circa 25 milioni di morti. Quei francesi e americani chiamarono quel virus AIDS.

Tutto il Tempo del Mondo Posted By Lexi Amberson On 21 Febbraio, 2008 @ 13:00 In Oltre le Righe, Il Futuro è nei Giovani, Democrazia e Diritti, Strange Days, Leggere |

I. Può capitare. Tre persone (due uomini e una donna) seduti al tavolino di uno Starbucks con davanti i loro bei bicchieroni di iced coffee, come ogni altro avventore lì intorno. Ma non è proprio così. Perché, anche se nessuno ci fa caso, qualcosa di speciale sta accadendo tra di loro. L’uomo, diciamo quello un po’ più maturo, apre un libro davanti a sé e legge qualcosa. Ma non la tira lunga, solo poche frasi. Poi l’altro uomo, quello più giovane, si rivolge alla ragazza e, guardandola negli occhi, pronuncia quella che sembra essere una dichiarazione d’intenti o una promessa. Lo stesso fa lei, ma con parole diverse. Subito dopo lui tira fuori dalla tasca una scatolina di raso, l’apre, prende un anello e lo infila al dito della ragazza. Lei fa lo stesso con l’altro anello. Saranno passati 15 minuti da quando sono entrati nella cafeteria. Nel momento in cui escono, lui e lei sono marito e moglie. Legalmente e a tutti gli effetti.

Quando si vuole pensare all’idea del matrimonio “facile” o istantaneo in genere si fa riferimento alla città di Las Vegas. Eppure se c’è un luogo dove, tecnicamente, ci si può sposare nel giro di un’ora da quando lo si decide è proprio la California. Lo si può fare in ogni momento e in qualsiasi luogo. Senza la necessità di presentare documentazioni particolari né di avere testimoni con sé. La cosa più facile da farsi in California, dopo respirare, è sposarsi. www.mentecritica.net

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Perché non è che per sposarsi sia obbligatorio rivolgersi a qualche wedding planner che ti organizza il tutto, dal catering alla musica, dal servizio fotografico agli inviti, per la più sontuosa delle cerimonie. C’è chi, per motivi suoi, preferisce farlo in forma quasi anonima. Magari perché intende il matrimonio come un patto privato che vada sancito nel modo più intimo possibile. E agli occhi della legge un matrimonio concluso in dieci minuti vale quanto uno che sia stato organizzato per mesi interi. Basta presentarsi con la patente per ottenere la licenza matrimoniale e con questa recarsi da un wedding officiant, che è un signore che racchiude in sé le cariche di notaio e di ministro (non confessionale). Ogni coppia può decidere come e dove sposarsi. Può farlo, come detto, in una cafeteria, su una spiaggia al tramonto, all’aeroporto mentre si aspetta di partire, a casa propria, al country club. Dove vuole. Può farlo alla presenza di testimoni oppure senza testimoni, con pochi invitati, nessun invitato o duecento invitati, con musica dal vivo o con un disco infilato nel cd player. Può scegliere il discorso da pronunciare, che sia una poesia famosa o un proprio pensiero originale, una breve dichiarazione o un trattato fiume. L’unica cosa che non è consentito dalla legge è sposarsi solo per permettere ad uno straniero di ottenere la Green Card. C’è chi lo fa. Non per spirito samaritano ma magari per pagarsi gli studi al college. Solo che nel caso di unioni “sospette” le autorità possono effettuare controlli improvvisi e se si scopre l’inganno scatta la sanzione: espulsione immediata per lo straniero e carcere per l’americana che si è prestata alla frode. A parte questo, direi che ognuno può organizzarsi il proprio matrimonio come vuole, anche nel modo più strambo possibile, e nel pieno della legge. Ma non è che, d’un tratto, io sia diventata un’esperta matrimonialista. E’ solo che, per motivi personali, mi sono dovuta interessare alla cosa.

II. E’ stato circa sette mesi fa che Jeff mi ha chiesto ufficialmente di sposarlo. Non che non me lo aspettassi ma mi ha fatto comunque il suo bell’effetto. Intanto mi sono presa il tempo di finire l’anno scolastico però avevo già capito che era arrivato il momento di delineare bene la mia vita e di darle un senso secondo quello che è sempre stato il mio desiderio più profondo. Quello che io, sopra ogni cosa, ho sempre voluto è avere figli. Chi mi conosce bene lo sa. Per questo dico che cinque minuti dopo che avrò finito i miei studi mi farò mettere incinta. Ed è stato qui che sono entrata in collisione con me stessa. Anche se io credo che una coppia formata da due donne possa garantire ad un bambino di crescere in maniera serena ed equilibrata, nello stesso tempo so che ci sono molte complicazioni da affrontare, anche all’interno della stessa coppia. E se questa non dimostra di avere una solidità e un senso di responsabilità che siano doppie rispetto a quelle di una coppia eterosessuale, il danno per il figlio è assoluto. Tempo fa sono rimasta disgustata dalla vicenda di Julie Cypher (di cui scrissi [1] qui). E, pensando a quei bambini, molto disorientata. Qualcuno potrà pensare che quella vicenda faccia parte di una casistica legata agli eccessi www.mentecritica.net

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dell’ambiente dello spettacolo, dove la gente pensa di poter fare ciò che vuole solo perché è ricca e famosa e anche la vita dei figli diventa uno show. Ma è vero solo in parte. Casi di quel tipo sono accaduti anche tra persone comuni.

dovuto soltanto provvedere all’azione meccanica e poi sparire dalla mia, dalla nostra vita. Ero molto stupida a pensare una cosa del genere e un po’ me ne vergogno. Lo so che una coppia eterosessuale non è di per sé garanzia sufficiente a creare una famiglia equilibrata. Semmai ne esistano ancora. Qui siamo tutti figli e figlie di divorziati. Questo quando va bene. Perché altrimenti si vedono padri assenti, che scappano, spariscono oppure sono violenti e maneschi e bastardi. Ci sono madri ubriacone, che si comportano da puttane, e figli non ancora adolescenti che si riempiono di pillole solo per tamponare il vuoto che hanno intorno e dentro di sé. E tuttavia, nonostante questo deserto che c’è in noi, credo si debba dare ad un bambino che nasce l’opportunità di partire nel modo giusto nella vita, almeno il tempo di potersi difendere con le proprie forze, e di fornirgli figure certe e un ambiente equilibrato.

E’ successo per esempio che una coppia di lesbiche si sia separata subito dopo aver “ordinato” un figlio in provetta e quando è nato il bambino nessuna delle due lo ha voluto più. Scartato come merce avariata nel supermarket dei sentimenti. Purtroppo temo che la società americana, che sa essere spietata, cinica e dura come nessun’altra, anche in questo “settore” sia un passo avanti alle altre. Però non è un bel primato. Non vorrei mai che nella smania di arrivare ad ogni tipo di riconoscimento e di pretesa di diritti fossimo portati a pensare che tutto è lecito, in nome di una libertà senza limiti. Mentre io ho imparato a credere che la mia libertà ha valore ed è effettiva finché non danneggia i diritti di chi mi sta accanto. Le azioni non hanno tutte lo stesso valore morale, altrimenti quella che noi sbandieriamo come la nostra libertà diventa prevaricazione, abuso o, nel migliore dei casi, irresponsabilità.

Nei mesi appena trascorsi, nella solitudine della mia cameretta del college, ho preso l’abitudine di mettere su carta tutto quello che mi angustiava, così come i miei sogni e le mie speranze. Questi miei pensieri si sono trasformati in lettere che, ciclicamente, ho spedito a Jeff. Lettere dove mi mettevo a nudo nei miei sentimenti, anche quelli più scomodi, dove esprimevo le mie paure ma anche le mie richieste specifiche su quelle che sono sempre state le mie necessità. E non sto banalmente parlando di libertà sessuali bensì del mio bisogno di libertà in assoluto.

C’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui pensavo che il futuro padre di mio figlio avrebbe

Lui sa perfettamente quali sono i miei difetti, le mie storture, le mie febbri improvvise ed io non www.mentecritica.net

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conosco nessun altro che saprebbe accettarmi così come sono. Per me è importante che mi abbia amata subito, pur conoscendomi. E lui, per me, è la persona giusta. E’ un punto fermo, mi dà sicurezza, mi permette di abbassare la guardia e di lasciarmi guidare quando sono stanca di andare a sbattere la faccia contro il muro. Quello che vedo nei suoi occhi quando mi guarda è qualcosa che mi scalda e che mi dà forza ed entusiasmo. Lui è quello che farà di me una persona migliore e che mi aiuterà a far nascere il mio sogno, vivendolo con me. E così, sette mesi dopo la sua richiesta, gli ho detto: “o.k., facciamolo”. E il 18 luglio scorso l’abbiamo fatto. A Santa Monica, lui, io e un wedding officiant di nome Chris. Una volta ho chiesto a Jeff per quanto ancora sarebbe stato paziente con me. “Per tutto il tempo del mondo”, è stata la sua risposta. E questa è la cosa più bella che potessi sperare di sentire.

Omosessualità e Omofobia: Intervista a Vittorio Lingiardi su Citizen Gay Posted By Chiara Lalli On 21 Febbraio, 2008 @ 18:00 In Democrazia e Diritti | Vittorio Lingiardi è psichiatra, psicoanalista, docente della Facoltà di Psicologia 1 della “Sapienza”. Ha da poco pubblicato un libro dal titolo [1] Citizen Gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale (Il Saggiatore, Milano). Già nel titolo emergono alcuni temi centrali della sua riflessione. L’omofobia è oscena come il razzismo, però è socialmente molto più accettata: da dove cominciare per invertire la rotta? Penso che bisognerebbe partire proprio da una legge che riconosca le persone omosessuali nell’integrità della loro fisionomia giuridica e sociale. Come psichiatra, sono sicuro che un effetto collaterale positivo dell’approvazione di una buona legge sul riconoscimento delle unioni civili sarebbe un drastico prosciugamento della palude, psicologica e sociale, in cui prolifera l’omofobia. Non è evidente come l’omofobia, compreso il fenomeno in crescita del bullismo omofobico, si alimenti anche del mancato riconoscimento di un pieno diritto di cittadinanza alle persone omosessuali? Non vengono forse legittimati pensieri come: «Se la Chiesa considera queste persone indegne di formare una famiglia, e se lo Stato ne tollera la convivenza, purché senza celebrazioni e senza diritti e tutele, allora vorrà dire che in fondo, davanti a Dio e agli uomini, questi omosessuali non sono proprio cittadini come gli altri…»?

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Finché l’omosessuale chiede di essere compatito è abbastanza “tollerato”; ma quando chiede e rivendica i suoi diritti la reazione cambia: è quasi considerata una pretesa tracotante, come se l’omosessuale fosse una persona che merita meno attenzione e meno rispetto dei cosiddetti “normali”. L’espressione “cittadinanza morale”, da lei usata, sembra possa funzionare anche come risposta a quanti hanno un atteggiamento di questo tipo. Sia come atteggiamento psicologico alimentato dalla cultura sia come attitudine patologica, l’omofobia è nel DNA delle nostre tradizioni sociali, religiose e politiche. Non lo rivelano solo gli anatemi continui, ma anche le cautele, gli imbarazzi e talora anche quell’atteggiamento di “tolleranza” di cui lei parla. Nelle Lettere luterane Pasolini dice: «Io sono come un negro in una società razzista che ha voluto gratificarsi di uno spirito tollerante. Sono cioè un “tollerato”». Di nuovo, qui, il valore di una legge. Senza riconoscimento sociale, senza cittadinanza morale, è più difficile che una rappresentazione si consolidi nella mente come legittima e convalidata. Viceversa, nel suo costituirsi come «possibile» e «legittima», questa stabilizzazione toglierebbe alla realtà discriminata il suo contenuto «minaccioso» e implicitamente disincentiverebbe le azioni violente e persecutorie (bullismo, omofobia sociale). Inoltre ridurrebbe l’effetto dell’assimilazione della negatività sociale, cioè l’omofobia interiorizzata, causa della difficoltà ad accettarsi, dell’autodisprezzo, e di comportamenti inconsciamente autodistruttivi in una persona omosessuale. Sono argomenti molto semplici, alla base di qualunque percorso di integrazione delle differenze individuali, culturali, sociali.

famiglia patriarcale (e non “naturale” o giusta, come direbbero in tanti)? Un attentato al potere maschile nel senso deteriore di sopraffazione? Credo che uno dei motivi per cui l’omosessualità tout court (e ancor più un suo riconoscimento sociale) crea avversione, paura, diffidenza, derivi dalla preoccupazione per un disordine psicologico che diventa poi sociale. Una sorta di disagio all’idea che vi sia qualcosa di «femminile» in un uomo e di «maschile» in una donna. Da qui anche il bisogno di darsi una rassicurazione riguardo alla propria «mascolinità» o «femminilità». Un fondamento psicologico dell’omofobia, infatti, consiste in una polarizzazione difensiva dei ruoli di genere, che porta a temere/disprezzare i fantasmi di passività e dipendenza nell’uomo e di attività e autosufficienza nella donna. Si tratta di una difesa abbastanza primitiva, ancorata a un’idea ingenua e concreta dell’anatomia e della scena dell’accoppiamento – ma efficace nel lasciare le cose «al loro posto». Una donna che ama un’altra donna stravolge la regola patriarcale per cui è il rapporto con il pene che la penetra e la feconda a offrirle la possibilità di essere «completa». È una donna che tradisce la sua missione di madre e di moglie. Un uomo che ama un altro uomo evoca il fantasma della passività, si «femminilizza» e rinuncia alla sua «vocazione» patriarcale. In questo senso possiamo dire che le persone omosessuali implicitamente contribuiscono a decostruire gli stereotipi di genere. Il che però non significa che, come le persone eterosessuali, esse non possano esprimere in mille modi diversi i ruoli di genere e ciò che comunemente si intende per “maschile” e “femminile”. Rimane il fatto che una donna senza un uomo al suo fianco è facilmente ridicolizzata: è una suora, una zitella o una lesbica. E ridicolo o inutile è l’uomo che non si porta a letto una donna (un imbranato, un impotente o un finocchio). In entrambi i casi si tratta di uno spreco, una stranezza, una sovversione improduttiva. Il legame tra maschilismo e omofobia è evidente.

I rapporti omosessuali possono essere considerati come un vero e proprio motore di evoluzione sociale, di egualitarismo, di parità: potrebbe essere proprio questo ad irritare i fautori della www.mentecritica.net

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Noi e gli Altri in un Immaginario Gay TG Posted By marco il buono On 22 Febbraio, 2008 @ 13:00 In Cronache Italiane, Informazione, Democrazia e Diritti Buonasera e ben trovati al gaytg delle tredici, anche questa sera daremo le gaynotizie della settimana:

Linea al nostro inviato Auto Vox che ci parlerà dei diritti concessi in [1] Irlanda e in Francia: Entro i prossimi mesi, la cattolicissima Irlanda avrà una legge che riconosca e tuteli giuridicamente le coppie gay. E’ la posizione ufficiale del governo di Dublino resa nota dal Ministro all’Eguaglianza. Con l’entrata in vigore di questa nuova legge, che sarà portata al vaglio del parlamento prossimamente, anche le coppie sposate all’estero saranno automaticamente riconosciute come tali. Oggi, l’84% degli irlandesi è favorevole alle unioni civili gay, mentre ben il 53% non sarebbe contrario neanche all’ipotesi del matrimonio. I tempi, dunque, sembrano decisamente maturi per il riconoscimento delle unioni civili.

diventate madri dopo essere ricorse alla fecondazione assistita. Dal momento che in Francia non è consentita l’adozione a coppie omosessuali, le due donne avevano fatto richiesta per ottenere l’autorità parentale congiunta e incrociata, motivandola con la necessità di poter prendere decisioni in caso di malattia o assenza o morte del genitore. La domanda dell’autorità parentale incrociata è stata accolta per tutto quello che riguarda le esigenze quotidiane, dalla scuola alle pratiche amministrative, ma è stata respinta per il caso di morte della madre. In quella circostanza dovrà essere aperta una procedura di tutela. Il pubblico ministero si era opposto alla richiesta della coppia. Politica estera, guardiamo cosa accade negli U.S.A. e come, chi è molto ricco possa fare a meno dei diritti: Mary Cheney, [2] la figlia lesbica di Dick, ha scelto: starà con Mitt Romney. La figlia del vicepresidente degli USA, che ha una compagna ed ha recentemente avuto anche una bambina, si e’ schierata con il candidato repubblicano ultraconservatore e mormone che ha fatto della battaglia contro i diritti ai gay una delle insegne della sua campagna. Ricordiamo, se qualcuno non avesse ancora fatto mente locale, che Romey all’unisono con gli altri candidati repubblicani, si è recentemente dichiarato contrario all’ingresso di gay, lesbiche e bisessuali nelle forze armate statunitensi. Secondo fonti vicine alla famiglia Cheney, Mary, che ha lavorato al Dipartimento di Stato come responsabile del programma per la democratizzazione dell’Iran, sarà consigliera di Romney in politica estera.

Arriva intanto dalla Francia la notizia della prima concessione dell’autorità parentale per due donne lesbiche la cui unione è stata ufficializzata nel 2002 grazie ai Pacs. Entrambe, infatti sono www.mentecritica.net

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San Pietro per ascoltare Benedetto XVI, di conoscere i dati documentati e verificati della realtà”.

Vaticano, vediamo chi tappa la bocca a chi: Per rispondere alle accuse di “avere negato il diritto di parola a Benedetto XVI” che ha rinunciato a parlare all’inaugurazione dell’anno accademico de ‘La Sapienza’ di Roma, [3] i Radicali avrebbero voluto portare in piazza i dati sulla presenza del Papa e del clero sulla televisione pubblica. E avrebbero voluto farlo in piazza Pio XII, vicinissima a piazza San Pietro, nella giornata in cui il cardinale Ruini ha chiamato a raccolta tutti i cattolici romani in segno di solidarietà al Pontefice. Ma la questura ha negato l’autorizzazione all’iniziativa.”Da radicali, laici, liberali, nonviolenti quali siamo - dichiarano la segretaria dei Radicali Rita Bernardini e Marco Cappato segretario dell’associazione Luca Coscioni -, intendevamo onorare nella giornata di domenica prossima, in occasione dell’Angelus, la realtà del Vaticano in Italia, manifestando e distribuendo ai cittadini i dati raccolti dal Centro d’Ascolto sull’informazione radiotelevisiva sulle presenze (o per meglio dire, letteralmente e incontestabilmente, sull’occupazione) del sistema dell’informazione da parte di esponenti del clero. La Questura centrale di Roma, dobbiamo presumere nella veste di facente funzioni delle Guardie Svizzere, ha negato l’autorizzazione necessaria, con la motivazione, a quanto ne sappiamo, che nell’attigua piazza San Pietro sarà contemporaneamente in corso un’altra ‘manifestazione. Si conferma quindi il diktat per cui deve essere impedito ai cittadini, e innanzitutto a coloro che si sono recati in piazza

Torniamo in America, visto che non possiamo festeggiare i diritti nostri almeno festeggiamo quelli degli altri: E’ stato un inizio di anno davvero unico quello di gay e lesbiche statunitensi. [4] Nel New Hampshire, per la precisione, decine di coppie omosessuali hanno cominciato il 2008 celebrando le loro nozze, approfittando della norma che rende legali i matrimoni tra persone dello stesso sesso proprio dal primo gennaio. Nella piazza del parlamento che ha approvato la legge nel 2007, 37 coppie si sono unite in matrimonio sfidando le temperature polari tipiche di questa stagione in quell’area. “Non credevamo che saremmo riusciti a vedere la fine della nostra battaglia, ma tutto è successo in un solo anno”, ha dichiarato Jim Splaine che ha fortemente creduto nelle unioni civili. “Una cosa che dobbiamo tenere bene in mente è che c’è ancora molto da fare. Dobbiamo continuare il nostro viaggio per assicurare che le unioni civili daranno gli stessi diritti del matrimonio tradizionali a partire da subito”. Tra le coppie che sono convolate a nozze, anche Gail Morrison, rappresentante del Partito Democratico che ha promosso la norma e coorganizzatore del matrimonio collettivo e il suo compagno di sempre.

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“Abbiamo una legislazione a proposito dei diritti di cittadinanza e abbiamo legiferato attenendoci a questi principi”, ha dichiarato Morrison riferendosi alla legge appena approvata che dà alle coppie omosessuali uguali diritti, doveri e responsabilità delle coppie etero, anche se non le definisce ‘matrimoni’. La previsione è che nel 2008 saranno riconosciute da 3500 a 4000 unioni omosessuali grazie a questa legge. Uruguay, si avete capito bene, il nostro giro del mondo [5] giunge in Sudamerica: E il 2008 è cominciato decisamente bene anche per la comunità [6] LGBT uruguayana, dove ieri è entrata in vigore la nuova norma sulle unioni civili, gay ed etero, denominata ‘Ley concubinaria’. La norma garantisce alle coppie conviventi da almeno cinque anni diritti e doveri simili a quelli delle coppie sposate. L’unica eccezione è che alle coppie di fatto non è ancora permessa l’adozione di minorenni. Non stiamo certo parlando di matrimonio omosessuale, ma certamente è un grande passo avanti in termini di diritti rispetto al passato. Adesso l’Uruguay è il primo stato del Sud America a riconoscere le coppie dello stesso sesso, cosa che finora aveva riguardato solo alcune zone del territorio latinoamericano come le grandi città di Buenos Aires e Città del Messico che permettevano la registrazione delle coppie omosessuali. E in Ungheria? Linea a Mirko Mongiorius: Il parlamento ungherese [7] ha approvato, con i

una coppia, sia eterosessuale sia tra persone dello stesso sesso, di essere registrata in quanto tale godendo così di maggiori diritti civili. La registrazione avviene con iscrizione al registro dello stato civile presso l’ufficio dell’anagrafe, ma non ha valore di un matrimonio, perché non viene riconosciuto il diritto all’adozione, neanche dei figli del convivente. Per quanto riguarda le questioni di patrimonio e di eredità, i conviventi registrati hanno invece gli stessi diritti dei coniugati. Per sciogliere la convivenza basta una dichiarazione congiunta davanti al notaio e per il patrimonio comune valgono le stesse regole applicate in caso di divorzio. “E’ una soluzione anche per gli omosessuali che da tempo stanno chiedendo gli stessi diritti degli eterosessuali”, ha detto Peter Gusztos, vicepresidente del gruppo liberale del parlamento. Secondo i dati statistici, in Ungheria, come in altri paesi dell’Europa, il numero dei matrimoni è in calo, oggi quasi il 10% sceglie la convivenza invece delle nozze. Parlando di estero non possiamo non farvi vedere [8] cosa accade in Svezia, consigliandovi di non fare paragoni con il nostro paese, ne va della vostra salute. La chiesa protestante luterana in Svezia si è ufficialmente pronunciata oggi positivamente sull’unione religiosa tra omosessuali, acconsentendo alla proposta avanzata dal governo di riunire sotto la stessa legge il matrimonio e le convivenze tra persone dello stesso sesso. Il comunicato diffuso dalla chiesa ha però esortato le autorità politiche a riservare la parola ‘matrimonio’ esclusivamente alle coppie eterosessuali. La decisione sancisce un processo già iniziato di fatto dal gennaio di quest’anno con la celebrazione in chiesa di unioni omosessuali. La Svezia riconosce dal 2005 il partenariato civile tra persone dello stesso sesso, riconoscendo gli stessi diritti del matrimonio, unione che può essere contratta secondo una legge del 1987 solo tra uomo e donna. Gli omosessuali si battono da tempo per il riconoscimento religioso delle loro unioni. La chiesa svedese, separata dallo stato a partire dal 2.000, conta 7, 2 milioni di fedeli su 9,1 milioni di abitanti.

voti della maggioranza di centrosinistra, il disegno di legge del governo sull’istituzione della ‘convivenza registrata’, ovvero la possibilità per www.mentecritica.net

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Bene, dopo aver dato un sguardo all’evoluzione dei diritti nel resto del mondo vediamo [9] cosa accade in Italia, linea al nostro inviato Emanuele Silente: E’ successo ieri durante una riunione dell’assemblea comunale di Trento, proprio mentre le agenzie diffondevano la notizia della giovane trans siciliana suicidatasi ad appena 16 anni. Ecco le parole usate dal capogruppo di AN, Antonio Coradello per lanciare la sua invettiva contro i transessuali: “Materiale umano indefinibile che un giorno si presenta vestito da donna e il giorno dopo da maschietto, in una mascherata folle da carnevale dei dementi. Pagliacci. È l’Italia di Prodi, un nuovo passo verso il totalitarismo e il pensiero unico imposto dalle lobbies omosessuali e di tutto il variegato mondo di invertiti e deviati sessuali che alberga a sinistra”. Nei banchi della sinistra qualcuno (come Maurizio Agostini) si alza, Lucia Coppola (Prc) sdegnata: “Sono persone anche loro”. Per il resto un imbarazzato silenzio.

dobbiamo stare tutti zitti, aveva sedici anni [10] e nessuno la voleva. URLs in this post: [1] Irlanda e in Francia: http://www.gaysicilia.eu/index.php?option=com_content&task =view&id=134&Itemid=2 [2] la figlia lesbica di Dick: http://gaychat.it/channel/attualita/24051/La-figlia-lesbica-diCheney-si-schiera-con-l-omofobo-Romne y.html [3] i Radicali avrebbero voluto portare in piazza i dati sulla presenza del Papa e del clero sulla televisione pubblica: http://www.uaar.it/news/2008/01/20/pannella-fandoniechiesa-zittita/ [4] Nel New Hampshire: http://it.notizie.yahoo.com/gayit/20080102/ten-uruguay-enew-hampshire-il-2008-iniz-ef693a4_1.html [5] giunge in Sudamerica: http://it.notizie.yahoo.com/gayit/20080102/ten-uruguay-enew-hampshire-il-2008-iniz-ef693a4_1.html [6] LGBT: http://it.wikipedia.org/wiki/LGBT [7] ha approvato, con i voti della maggioranza di centrosinistra: http://it.notizie.yahoo.com/gayit/20071218/ten-ungheria-ilparlamento-approva-le-un-ef693a4_1.html [8] cosa accade in Svezia: http://ansaegretel.blogspot.com/2007/12/gay-svezia-via-liberachiesa-luterana.html [9] cosa accade in Italia: http://it.notizie.yahoo.com/gayit/20071219/ten-transmateriale-umano-indefinibile-ef693a4_1.html [10] e nessuno la voleva.: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/palmamontechiaro/palma-montechiaro/palma-montechia ro.html

Ed è con il silenzio che chiudiamo perché www.mentecritica.net

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13 Gennaio 1998: la Storia del Rispetto che Chiedeva e Sognava Posted By marco il buono On 13 Gennaio, 2008 @ 14:00 In Cronache Italiane, Informazione, Democrazia e Diritti, Cazzotti | 13 Gennaio 1998, Roma. L’agente di Polizia Maurizio C. si prepara in attesa dell’arrivo del collega, bella giornata a Roma, fredda, ma c’è uno splendido sole. Subito vanno a prendere un meritato caffè, oggi devono fare pattugliamento in piazza San Pietro, giapponesi, macchinette fotografiche, suore e poco più, i due sperano almeno nel passaggio di qualche bella turista. Maurizio ha una splendida moglie, due figli, uno stipendio decente ed un appartamento in affitto in periferia. Per lui la vita scorre senza troppi scossoni, senza che le cose che vede possano cambiargli la vita. Le prime ore di pattugliamento passano senza affanni, qualche zainetto da controllare, qualche faccia sospetta da seguire con lo sguardo e due chiacchiere scambiate con il collega. Maurizio era convinto, era certo che anche quella giornata sarebbe trascorsa come il capodanno da poco festeggiato. Era in piedi vicino all’obelisco, quello che tutti pensano sia stato fatto dal Bernini, parlottava fitto fitto con il collega quando all’improvviso sente delle urla, una signora con abiti strani, per il luogo in cui si trovano, si sbraccia, corre, richiama la sua attenzione, ma lui non capisce, la signora probabilmente addetta alla pulizia dei bagni, è straniera ed in più agitata. Maurizio si incammina in direzione della donna, ma lei comincia a fare dei grandi gesti con le braccia come se volesse dire ai due agenti di guardare in un’altra direzione.

incominciano la loro corsa disperata per tentare l’impossibile. Maurizio è più giovane e più svelto del suo collega, mentre tenta di raggiungere l’uomo torcia, che nel frattempo ha iniziato a rallentare, incomincia a togliersi la giacca e quando finalmente lo raggiunge usa quel pezzo di stoffa della sua divisa per spegnere le fiamme. Maurizio non credeva che la carne bruciata potesse avere quell’odore così acre, non si capacitava di come una cosa simile potesse essere accaduta proprio li nel centro della capitale, si guardava intorno, cercava di capire. Quel corpo ancora fumante ebbe la forza di mormorare un ultima frase, e Maurizio era l’unico che poteva udirla:”Non sono neanche stato capace di morire”. Maurizio chiama i soccorsi, che arrivano subito, così ha il tempo di controllare il giubbino che l’uomo si è tolto prima del folle gesto. Nelle tasche trova due lettere, le legge, ne rimane sconvolto e senza dire una sola parola comincia a piangere, adesso anche lui ha capito. Subito viene avvicinato da funzionari del Vaticano che gli strappano di mano le lettere in questione e gli dicono che daranno conto ai suoi superiori. Maurizio si informa sulle condizioni dell’uomo, nel frattempo trasportato all’ospedale Sant’Eugenio, ma gli dicono che non ci sono speranze, l’uomo muore dopo dieci giorni di atroce agonia. Le voci cominciano a rincorrersi, ma vengono stoppate con astuzia da chi di dovere. Le lettere che [1] Alfredo (così si chiamava quel folle suicida)

I due obbediscono, volgono lo sguardo verso il centro della piazza e rimangono sconvolti da quel che vedono. Una figura, probabilmente un uomo, corre in direzione del Vaticano, completamente avvolto dalle fiamme. Si accorgono subito che non si tratta di un attentatore, semmai di un folle ed www.mentecritica.net

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si era portato appresso non vengono pubblicate, solo dopo alcuni giorni il Vaticano rilascia un comunicato stampa, dichiarando che Alfredo Ormando non si è suicidato a causa della sua omosessualità o in protesta contro la Chiesa Cattolica, ma perché ha seri problemi in famiglia. Pochi giorni dopo la sua morte l’ANSA riceve due lettere con la posta, il mittente era Alfredo Ormando: PER I POSTERI Chiedo scusa al mondo intero per i miei nefandi crimini contro quella natura tanto cara e dissacrata dalla cristianità. Chiedo scusa per essere venuto al mondo, per aver appestato l’aria che voi respirate con il mio venefico respiro, per aver osato di pensare e di agire da uomo, per non aver accettato una diversità che non sentivo, per aver considerato l’omosessualità una sessualità naturale, per essermi sentito uguale agli eterosessuali e secondo a nessuno, per aver ambito diventare uno scrittore, per aver sognato, per aver riso, per aver ucciso mia madre e un’altrettanta persona cara con la soppressione cruenta della mia inutile esistenza. Il mostro se ne va per non recarvi più disturbo e offesa, per non farvi più arrossire e imbarazzare e vergognare con la sua ignobile presenza, per non farvi schifare e voltare le spalle quando lo incontrate per strada. Non permettete che io abbia una illacrimata tomba, che io diventi un appestato anche da morto. Se la benzina non avrà fatto il suo dovere, riducendomi in cenere, crematemi e spargete le mie ceneri nella campagna romana. Vorrei essere utile almeno come concime. Faccio un accorato appello alla vostra comprensione e generosità. Ho vissuto una vita da inferno che quello dei cristiani, a confronto, mi sembra una favola per far addormentare i bambini. L’unica valvola di sfogo erano i miei scritti. Volevo riscattarmi attraverso la narrativa, ma l’editoria non me l’ha permesso, e poi chi segnalerebbe mai un finocchio? Non riuscivo più ad ingannare la mia biologica voglia di vivere, a farmi una ragione della mia emarginazione, della mia sconfinata solitudine. Alfredo Ormando

ad un amico non è mai stata inviata: Palermo, Natale 1997 Caro Adriano, quest’anno non sento più il Natale, mi è indifferente come tutte le cose; non c’è nulla che riesca a richiamarmi alla vita. I miei preparativi per il suicidio procedono inesorabilmente; sento che questo è il mio destino, l’ho sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico è là ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha dell’incredibile. Non sono riuscito a sottrarmi a quest’idea di morte, sento che non posso evitarlo, tantomeno far finta di vivere e progettare un futuro che non avrò; il mio futuro non sarà altro che la prosecuzione del presente. Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia. Alfredo Maurizio C. ha seguito tutta la vicenda da vicino, si è informato su chi fosse Alfredo, sulla sua vita, sulle sue origini per tentare di giustificare un gesto tanto folle e tanto coraggioso, ma senza riuscirci. Da quel giorno la vita di Maurizio è in parte cambiata, la domenica non accompagna più sua moglie a [2] messa. Nota: Il nome e la ricostruzione che riguardano il poliziotto sono di fantasia; [3] tutto il resto è realmente accaduto. [1] Alfredo : http://www.gaynews.it/view.php?ID=72007 [2] messa: http://www.gaynews.it/view.php?ID=71864 [3] tutto il resto è realmente accaduto: http://www.january13.org/index.asp?id=38

La seconda lettera, datata Natale 1997 indirizzata www.mentecritica.net

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diventato una data-simbolo, una ricerca di abbraccio e di riconciliazione nella lunga vicenda d’un odio inveterato. Da quel giorno si celebra, in tutt’Italia, la Giornata per il Dialogo tra Religioni e Omosessualità, cui hanno fatto seguito iniziative analoghe, come le veglie contro l’omofobia, organizzate dalla comunità valdese e alle quali hanno aderito cristiani di diverse confessioni. La prossima si terrà [2] 4 aprile 2008 a Firenze, e a Firenze incontro [3] Daniele Bausi (anche [4] autore per MC) “Sono impiegato in un negozio di calzature – esordisce – ma le mie vere ‘passioni’ sono la fotografia, il cinema, il teatro, la musica (in particolare Renato Zero) e, su tutto, il volontariato. Naturalmente sono gay. E credente” soggiunge con un sorriso.

Il Dovere dell’Ottimismo. Colloquio con Daniele Bausi, Gay e Cattolico Posted By Daniela Tuscano On 22 Febbraio, 2008 @ 18:00 In Democrazia e Diritti, Meccanica delle Cose | Si fa presto a dire suicidio. Mi è sempre stato difficile definire tale quello di [1] Alfredo, poeta siciliano, credente ma, soprattutto, omosessuale. Sia per la scelta del luogo (piazza san Pietro) sia per le modalità del gesto: un’immolazione? Un autodafè? Una protesta disperatamente ecumenica, cattolico-buddista? Alfredo si è dato fuoco. Per protestare contro l’oppressione della Chiesa verso quelli come lui. Da allora sono trascorsi dieci anni. Un’eternità. E gli “Alfredo” come le “Sara” sembrano più perseguitati che mai. Esecrati dalla gerarchia vatican-ratzingeriana, ignorati e incompresi anche da una buona parte dei militanti gay, gli omosessuali cristiani non compaiono in televisione, non assomigliano a tante “maschere” di cui ci credevamo liberati e che sono invece risorte dai nostri media come grottesche anticaglie. Eppure esistono, lottano, non smettono di sperare. E quel fatale 13 gennaio 1998 è

Vuoi parlarmi un po’ più approfonditamente del tuo volontariato? In cosa consiste? Il mio servizio si svolge all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Il nostro compito è intrattenere i bambini che, per un motivo o per l’altro, non possono alzarsi dal letto. Permettiamo anche ai genitori presenti di prendersi una pausa, rilassarsi un attimo, concedersi un giro per la città. Perché lo faccio? Non lo so, non conosco la risposta. Semplicemente, ne sento il bisogno. Voglio regalare un po’ del mio tempo a chi ne ha bisogno. Un sorriso, una carezza, una parola, una

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risata.

Ritieni utili queste iniziative?

Quali sono i tuoi valori?

Certamente. E’ un modo come un altro per dimostrare che esistiamo e abbiamo gli stessi diritti di tutti gli altri.

L’amicizia, innanzi tutto. Con un amico puoi ‘osare’ tutto, senza scendere a compromessi. Sentirti libero nel pensiero e nelle azioni agire nel quotidiano. Rispettando sempre la libertà altrui. Con sincerità e la lealtà. In ogni rapporto, del resto, devono coesistere questi due componenti, sennò si tratta di una relazione falsa e disonesta. Come valorizzi l’alterità? Tutto ciò che viene messo in secondo piano, per me diventa importante. Non condivido la filosofia dei ‘due pesi e due misure’: una cosa è di serie A e un’altra di serie B. Specialmente se si tratta di diritti umani o simili. Anche per questo odio le etichette: gay, etero, bisex, ecc. anche se siamo costretti ad usarle. Innanzi tutto siamo persone e come tali ci dobbiamo raffrontare e rapportare. Sarai presente all’incontro di domenica? Lavoro permettendo – spesso sono impegnato anche nei festivi – dovrei esserci, assieme a un amico.

Cosa significa credere per te? Molto, anzi, tutto. E’ una forza che mi aiuta ogni giorno nelle mie scelte, nel mio modo di vedere le cose, di parlare e pensare. Mi aiuta ad amare ancor di più, con più forza e con più coraggio. Posso sembrare presuntuoso ma mi aiuta a cercare di essere un uomo migliore; a capire di più il mio prossimo; a tollerare e forse un giorno anche a perdonare; ad essere più disponibile con chi è meno fortunato di me. Ritieni possibile conciliare omosessualità e religione? E se sì, in che modo? Certo che sì. Il viaggio in Terra Santa, l’estate scorsa, ne è stata la prova. Sono partito in un modo e sono tornato trasformato. Lo dico senza retorica alcuna. Il mio caso dimostra la vacuità delle sentenze di Papa e alti prelati a proposito degli omosessuali. Non è Gesù che non ci accetta, sono loro. Gesù, in quei giorni in Israele, mi ha

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dato un segno della sua presenza. A me che sono gay. Se mi respingesse non mi si sarebbe mai rivelato. Per questo affermo che dobbiamo superare gli ostacoli, guardare oltre, dentro di noi, dentro al nostro cuore, alla nostra anima e amare gli altri, avere il cuore aperto.

ostilità e chiusura, sia inutile continuare a cercare un dialogo… Mi giungono notizie sempre più numerose di persone allontanate dalla Chiesa. Ma la fede è ben altra cosa. Queste persone non si sentono rappresentate, accettate dagli uomini di Chiesa. E finiscono per cercare Dio nel loro privato, nella loro quotidianità. Ma non basta. Io penso che se davvero ci sentiamo cristiani, dobbiamo superare questo ostacolo, senza chiuderci in un eccessivo quanto deleterio personalismo. Non ci si può costruire un Dio su misura. Consiglio semmai di accettare quei pochi segnali positivi che ci vengono elargiti, confidando sempre nell’amore di Cristo che è più forte delle grettezze umane. Tieni alla famiglia? Sì, molto. Credo sia davvero un punto sicuro per tutta la nostra esistenza, anche se non sempre è così. Molti politici sembrano aver fatto dell’omofobia, e del moralismo in generale, il loro cavallo di battaglia. Essi sostengono che, con le vostre rivendicazioni, mirate a distruggere la famiglia tradizionale? E io gli rispondo come Gesù sulla Croce: non sanno quello che fanno (e dicono). Per questo bisogna lottare per ottenere tutti i nostri diritti civili.

Eppure il Papa vi accusa di incarnare un relativismo morale in cui tutto è permesso. Come reagisci a queste parole? Gli do il giusto peso. Anche lui, lo ripeto, parla per sé e non per quella che è la parola di Cristo. Io continuo per la mia strada cercando di non ledere il rispetto per gli altri e offrendomi totalmente a chi sa veramente valorizzarmi. Questo per quanto riguarda il mondo gay. Io sono un uomo libero, con la mia gaiezza e con tutto il resto. Vivo in questo mondo nel migliore dei modi e con quanta gioia e serenità riesco a cogliere, senza censure. Se agli altri do fastidio, mi riferisco a Chiesa e simili, non cambio certo le mie abitudini per loro. Io sento di essere nel giusto perchè il mio peccato non è diverso dal loro. Il mio peccato abita nelle mie mani come abita nelle loro. Alcuni affermano che, di fronte a tanta

Cos’hai provato alla notizia che un gruppo di parlamentari e senatori clericali, appoggiati dal Vaticano, si è opposto alle norme antiomofobia argomentando che, con la scusa di difendervi dalle aggressioni, intendevate diffondere ‘uno stile di vita omosessuale’? Molto sgomento e delusione. Piuttosto che affrontare seriamente il problema e mettersi in discussione, preferiscono concedere il via libera alla violenza e alle discriminazioni. È il discorso di prima, sui due pesi e le due misure. Di recente è scoppiato lo scandalo di alcuni [5] “guaritori” di gay, sostenuti in particolare da Binetti e Volonté. Cosa rispondi a questa gente che ti considera malato, deviato e vorrebbe “guarirti”? Non li considero nemmeno. Di sicuro, la loro malattia è più grave della mia perché risiede nei www.mentecritica.net

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loro cervelli. Non mi sembra però che siate sempre correttamente rappresentati dall’attuale movimento gay. Quest’ultimo sta impiegando, anch’esso, una strategia aggressiva, talora avalla comportamenti riprovevoli, si pubblicizza attraverso personaggi mediaticamente sovraesposti e alquanto discutibili… Per prima cosa ritengo ognuno libero di essere sé stesso fin quando non danneggia il prossimo. Purtroppo i personaggi famosi influenzano la menti, specie quelle più giovani. Dovrebbero rendersi conto del male che compiono, anche perché essi agiscono per tornaconto personale e non per difendere dei diritti. Forse, però, qualche piccolissimo segnale positivo arriva dai media; non certo dai movimenti o dallo Stato. Il problema di fondo degli italiani, di qualsiasi credo, cultura e orientamento sessuale, è l’ignoranza e il bigottismo. Non parliamo della Spagna, ma addirittura in Israele esiste una legislazione che garantisce i diritti agli omosessuali. Qui da noi non si può nemmeno discuterne.

Omosessualità: Guarire si può! Posted By diabolicomarco On 28 Marzo, 2008 @ 9:00 In Democrazia e Diritti Gli omosessuali sono malati. Le persone che vogliono curarli, aiutarli a guarire ci sono. Solo che non sono liberi di agire. Paolo Calabresi, durante una puntata del suo programma “Italian Job” si finge il professor Joseph Nicolosi, psicologo clinico presidente della NARTH, “Associazione Nazionale per la Ricerca e Terapia dell’Omosessualità”. Incontra un altro prelato cattolico italiano. Per il monsignore l’[1] omosessualità è una malattia che va curata. Solo che non lo può dire. Colpa della lobby.

Non tutti concordano per una regolamentazione delle unioni di fatto; hanno anch’essi le loro ragioni, non credi? Credo tutto, ma continuo a ribadire che non vedo neppure la volontà di mettersi attorno a un tavolo per discutere, senza preconcetti e condanne preventive. Da ogni parte. Lo confesso, sono molto pessimista a questo proposito. Come convincere certi eterosessuali impauriti che l’omosessualità non è “contagiosa”? Non penso si debba convincere nessuno. Gli etero che ci conoscono da vicino si stanno abituando a questo “fenomeno” e ci temono sempre meno. L’importante è non renderci ridicoli e rispettare la nostra e l’altrui dignità. Purtroppo l’omofobia non si combatte. Va combattuta, invece, la mentalità con le uniche armi valide per qualsiasi lotta: il rispetto e la tolleranza.

E’ senza dubbio l’ideologia che anima il movimento gay ad impedire ai poveri “malati” di rendersi conto della loro situazione. Il problema è che qui non siamo in America, in Italia non si può alzare tanto la testa. In Italia ci sono degli psicologi che cercano di curare o meglio “riparare” ai danni che l’omosessualità causa. Ma devono agire nell’ombra, in silenzio. Perseguitati come i cristiani ai tempi dell’Impero. L’omosessualità è una malattia per la Chiesa che non ha mai rinunciato a far passare questa idea. Ma al momento non si può buttare benzina sul fuoco, per non creare disordini non si può creare troppo clamore sui media. Quindi si dice “aiutiamo i gay ad uscire dalla loro condizione” quando si intende “curiamo i gay”. Il prelato si dice disponibile a collaborare con il professor Nicolosi ma avverte: la struttura deve essere segreta. www.mentecritica.net

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I genitori, gli educatori e i sacerdoti delle scuole cattoliche hanno l’obbligo di vigilare i comportamenti dei ragazzi e di segnalare i malati che devono essere curati. Non è che si vuole curare questi poverini per forza. E’ ovvio però che i malati che non si rendono disponibili alla terapia non possono continuare a frequentare il seminario.

Povera Paola. Poveri medici cattolici costretti a lavorare nell’ombra, in solitudine, in clandestinità. Dobbiamo assolutamente fare qualcosa per loro. Dobbiamo farli emergere, dobbiamo permettere loro di operare alla luce del sole. Dobbiamo conoscere i nomi, di questi medici. Non credete? Soprattutto ora, che le elezioni si avvicinano.

Guarire si può

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato da tempo l’omosessualità dalla lista delle malattie mentale. L’APA, la maggiore associazione degli psicologi americani (150.000 associati, la più grande al mondo) ha dal 1973 condannato la cosiddetta terapia “riparativa”. Eppure c’è chi sostiene che dall’omosessualità si può guarire. Lo fa Nicolosi in America. Lo fanno, cautamente e segretamente, altri medici in Italia. Ogni tanto qualcuno come ad esempio la senatrice e neuropsichiatra Paola Binetti, [2] che nel tempo libero ripara i gay alza la voce, ma viene messo a tacere in fretta. Perché “[3] l’omosessualità è una condizione patologica. Dalla quale, se si vuole, si può uscire. Ma l’azione di una potente lobby gay mira a nascondere questa verità“.

Il modo più semplice e diretto per guarire dell’omosessualità è pregare il Signore. “Per 30 anni, [4] Exodus ha aiutato uomini e donne che erano affetti da omosessualità a guarire. La libertà è possibile attraverso Gesù”. Certo la via della guarigione non sempre è facile. Il fallimento di alcuni gruppi è stato catastrofico. Come giudicare lo scandalo causato [5] dalla fuga d’amore dei fondatori stessi del coordinamento che “si sono innamorati l’uno dell’altro ed hanno abbandonato l’organizzazione, divorziato dalle rispettive mogli, e tenuto una cerimonia per ufficializzare la loro unione, prima di andare a vivere assieme”? Meglio tentare l’approccio medico, scientifico. [6] Scrive chiaramente Mario Palmaro sul NARTH: “l’omosessualità è una condizione patologica, che ostacola la piena realizzazione della persona[…]. Il vero scoop, in termini giornalistici, è proprio questo: che dalla omosessualità è possibile liberarsi.” Ma chi impedisce a questi poverini di “liberarsi”? “Giornali, TV, film, situation comedy sono pesantemente condizionate da questa lobby omosessuale, che ogni giorno muove qualche piccolo passo per “normalizzare” l’immagine dei gay agli occhi del pubblico. Le tecniche utilizzate sono molto simili a quelle messe in campo dalla lobby femminista negli anni Settanta, quando film e telefilm furono invasi da donne-giudice, donnewww.mentecritica.net

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poliziotto, donne-soldato, allo scopo di suscitare processi di immedesimazione nel pubblico femminile. Oggi, le fiction Tv e i film si riempiono di personaggi che non nascondono, e anzi ostentano la loro omosessualità, come affermazione di una categoria socialmente rilevante: il pubblico assimila così il messaggio subliminale che non c’è proprio nulla di strano ad assumere pubblicamente il “ruolo” di omosessuale, felice e contento della propria condizione.”

ex-gay e ex-ex-gay a confronto Una testimonianza di un[7] ex-gay italiano. A tratti in evidente difficoltà nonostante sia intervistato da una giornalista estremamente compiacente: http://www.youtube.com/watch?v=cM5uuDnvlWE

Da non perdere: il mondo gay si è scagliato in modo violento contro di lui e contro tutti coloro che scelgono volontariamente di liberarsi da questo peso. Le associazioni gay sono di una violenza inaudita. Per esempio la campagna in cui viene rappresentato un neonato con un braccialetto con su scritto omosexual gli ricorda [8] il campo di concentramento di Auschwitz.

dovuto sborsare ma la mia fede in Dio. Queste associazioni, come ad esempio Exodus, vogliono riavvicinare gli omosessuali a Dio (facendoli diventare eterosessuali). Ma nel mio caso, e in quello di molti altri come me, è accaduto esattamente il contrario”. Fonti: La puntata di [10] Italian Job è disponibile qui. Nel dicembre 2007 esce un articolo su Liberazione in cui [11] il giornalista Davide Varì si è finto gay in cerca di cure, racconta dei suoi 6 mesi di terapia. Un [12] dossier a cura di Stefano Bolognini che nel 2005 finse di di voler essere curato. Questo [13] post di Mauri Live 2.0 per le immagini e le storie inquietanti. URLs in this post: [1] omosessualità: http://www.mentecritica.net/index.php?tag=omosessu alit%C3%A0 [2] che nel tempo libero ripara i gay: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=71707 [3] l’omosessualità è una condizione patologica. Dalla quale, se si vuole, si può uscire. Ma l’azione di una potente lobby gay mira a nascondere questa verità: http://www.genitoricattolici.org/lobby%20gay.htm [4] Exodus : http://www.exodus.to/ [5] dalla fuga d’amore dei fondatori: http://it.wikipedia.org/wiki/Exgay#Insuccesso_dei_gruppi_di_ex-gay [6] Scrive chiaramente Mario Palmaro sul NARTH: http://www.narth.com/docs/omos.html [7] ex-gay italiano: http://www.narth.com/menus/translations.html#Italia n [8] il campo di concentramento di Auschwitz: http://www.mentecritica.net/la-memoria-di-tutte-levittime-lolocausto-omosessuale/democrazia-e-dirit ti/lameduck/2887/ [9] ex-ex-gay: http://www.exgaywatch.com/wp/ [10] Italian Job è disponibile qui: http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop =italianjob&video=9700 [11] il giornalista Davide Varì: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/gay -inchiesta-liberazione/gay-inchiesta-liberazione /gay-inchiesta-liberazione.html

Una testimonianza di un [9] ex-ex-gay (!) che racconta dei sui anni di “terapia riparatrice” e i motivi che lo hanno spinto a raccontare la sua esperienza sul sito dell’associazione ex ex gay. http://www.youtube.com/watch?v=f0fHtCaubd8

Da non perdere: “Questi due anni e mezzo di terapia mi hanno tolto non sono i soldi che ho www.mentecritica.net

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