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Presentazione Pensata e voluta per i numerosi turisti che ogni anno affollano la nostra splendida Regione Campania. L’obiettivo è quello di accompagnare sia coloro che non hanno mai visitato le bellezze della Campania ne si sono immersi nel limpido mare, ne hanno passeggiato sul lungomare di via Caracciolo, sia coloro per cui il Castello Aragonese, la Costiera Amalfitana e la Grotta Azzurra non hanno alcun segreto. Questa è una Italia Minore fatta di terre di grotte e ninfei, di antri sotterranei e reliquie, di tradizioni antiche e incredibili devozioni popolari. Questa è Napoli: un popolo generoso, gioviale conosciuto nel mondo per “genio e sregolatezza”. Ringraziamenti Ora che stiamo ultimando questa pagina, che evoca in noi bellissimi ricordi, temiamo di aver dimenticato alcune delle persone che ci hanno aiutato a realizzare il nostro piccolo progetto. Ne siamo sinceramente rammaricati e ringra ziamo ognuna di loro molto calorosamente. Un pensiero va a tutti gli “anonimi” che hanno contribuito nell’ombra a questa piacevole ed emozionante impresa. Buona Vacanza.

Credit’s Da un’idea di Ottorino Mattera Un Ospite in Campania coordinatore testi Prof. Sebastiano Monti testi di Gennaro Sangiuliano, Giovannino Di Meglio, Raffaele Castagna, Ambrogio Mattera, Don Pietro Monti, Pasquale Balestrieri, Peppe Barra, Annamaria Orso, Isabella Marino, Nunzia Sena, Chiara Tani, Vincenzo Di Meglio. si ringrazia Fred Bongusto, Luigi Muro, Fabio Merolla, Annamaria Boniello, Simona Barbieri. ufficio stampa e relazioni esterne Vittorio Bufi fotografie di Franco Tomasello, Valentina Buono, Francesco Di Meglio, Archivio mediter®, Giardini la Mortella, D’Ambra Vini progetto grafico serpicoadv - Chiara Tani stampa Tipolito Epomeo


Sommario | Chiave di lettura

Isola d’Ischia, il paradiso all’improvviso, 8 Un’isola ricca di storia, 10 Ischia, Aenaria o Pithecusa, 14 L’invenzione del turismo, 16 Ischia: un set naturale, 18 Le sorgenti minerali, 20 L’arte dell’ospitalità, 23 L’isola con la più alta concentrazione di terme d’Europa, 24 La gemma climatica d’Italia, 28 Shopping d’autore, 30 I caffè,le torte, l’aperitivo, 31 La magia delle notti ischitane, 33 Sant’Alessandro: rivivono i fasti di epiche gesta, 34 Il Palio di Sant’Anna: dal 2006 Lotteria Nazionale, 36 Il caporale dà inizio alla danza, 38 L’architettura: materiali e colori, 40 I parchi pubblici, 41 Il Museo del mare, 42 Prodotti tipici ischitani, 44 Il Castello Aragonese, 46 Tra musei, castelli e antichi borghi, 50 Eventi e feste, 56 Cucina tipica, 58 Vini: enoteche e degustazioni, 59 Il monte incantato, 60 Le case di pietra, 61 Poseidonia Marina, 63 Escursioni consigliate, 64 Orari Autobus, 66

Isola di Procida, selvaggia e naturale, 68 L’isola delle fanciulle, 70 I love Procida, 72

Isola di Capri, l’eterna mondana, 74 L’isola dove mito e storia si parlano, 76 Le dimore di personaggi eccentrici e stravaganti, 78 Grotta Azzurra, piccolo eden mediterraneo, 81 Tenera è la notte, 83 Le dimore delle celebrità, 84 Le meraviglie della natura, 85 4


Sommario | Chiave di lettura

Napoli, una città dai mille colori, 86 Unica al mondo, 88 Storia e anima di una grande città, 90 Napoli, un palcoscenico di artisti, 98 Colori, profumi e sapori della cucina partenopea, 100 Sua Maestà la Pizza, 101 Un popolo votato alla scaramanzia, 102 All’ombra del Vesuvio, 103 Napoli e la stampa, 104

Pompei ed Ercolano, le città dell’antichità, 106 Tra archeologia e mistero, 108

Sorrento, una città da cantare, 110 Sorrento dove il presente ha la poesia del passato, 112 Dalla pittura del Cinquecento alle ceramiche di Capodimonte, 114

Costiera Amalfitana, la magia è di casa, 116 Positano. Al calar del sole le case ti tingono d’incanto, 118 Li Galli, l’isolotto della seduzione, 119 Ravello, una grande e naturale opera d’arte, 120 Amalfi, l’antica Repubblica Marinara, 122 L’arte della carta, 124 Da Maiori a Vietri uno slalom perfetto, 125

Paestum, una città antica, 126 La città del mondo antico, 128 Le sorgenti di Capodifiume, 129

Numeri Utili, 130


Come consultare la guida.

Fascia Località di diverso colore. Identifica subito la località agevolando la ricerca.

La guida Un Ospite in Campania si propone di accompagnarvi alla scoperta dei luoghi più belli della Regione attraverso notizie storiche, curiosità, suggerimenti per rendere più interessante il vostro viaggio. Un tour virtuale che vi mostrerà, in una nuova prospettiva, il fascino di un popolo dalle antichissime tradizioni.

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Ischia

Pompei ed Ercolano

Procida

Sorrento

Capri

Costiera Amalfitana

Napoli

Paestum

Box Informativo Approfondimenti in pillole per chi vuole sapere qualcosa in più.

Curiosità Curiosità e suggerimenti per rendere più interessante la visita.


Cinque occasioni da non perdere

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Visitare il Castello Aragonese, un luogo che riserva scenari da fiaba.

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Sorgeto, una baia 3 famosa per le acque calde che sgorgano in mezzo al mare.

Il Santuario del Soccorso a Forio con gli ex-voto e la balaustra maiolicata.


Ischia

Isola d’

Il paradiso all’improvviso

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Una giornata in un 5 parco termale isolano, immersi in piscine termali tra 15 e 40 C°.

Escursione dell’Isola d’Ischia alla scoperta dei sei comuni, sei villaggi diversi tra loro in modi, panorami, stili e culture.


La storia

I SCH I A

Cronologia 3500 a.C.

VIII sec. a.C.

VI sec. a.C.

474 a.C.

I sec. a.C.

Presenza documentata dell’uomo a Ischia

Inizio della colonizzazione greca (Pithekoussai), che prosegue nella metà dello stesso secolo con la fondazione di Cuma ad opera dei Greci di Ischia

Nasce Neapolis

Nuovo tentativo Etrusco di conquistare Cuma da mare. Cuma si allea a Siracusa (Gerone), vince gli aggressori e cede Ischia ai Siracusani che restano, forse, fino alla fine del V secolo.

Probabile insediamento di Aenaria nella zona dell’attuale Ischia

Un’isola ricca di storia.

L’antico Maniero sulle vecchie cento lire. Ve lo ricordate? E’ proprio lui il “vecchio e caro” francobollo da 100 lire con il Castello Aragonese d’Ischia.

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Ischia fu abitata sin dalla preistoria e conserva scritti sulle sue pietre 4.000 anni di civiltà mediterranea, dall’età neolitica all’epoca del turismo di massa e della globalizzazione dei mercati. In diverse località dell’isola, specialmente nelle parti interne, sono stati ritrovati strumenti di selce e ossidiana del III millennio a.C.. Sulla collina del Castiglione sono stati scoperti frammenti di ceramica micenea, databili tra il XV e XIV a.C. (età del bronzo) che provano i legami col mondo egeo-anatolico. Intorno al 770 a.C. (età del ferro) fu fondata Pithekoussai ad opera dei Greci dell’Eubea (Calcidesi ed Eretriesi). Questa colonia segna il più antico stanziamento greco d’Occidente, crocevia del mondo antico dell’Età Geometrica, l’Alba della Magna Grecia. Come ricorda Giorgio Buchner, «attraverso gli Eubei di Pithekoussai, le popolazioni etrusche, latine ed italiche sono venute per la prima volta in contatto con la civiltà ellenica e con i prodotti dell’artigianato artistico orientale... La conquista più significativa fu l’apprendimento della scrittura». Celeberrimi documenti dell’epoca sono la Coppa di Nestore, con i suoi famosi tre versi, che segnano la data di nascita della scrittura alfabetica (725 a.C. ca) ed il Cratere del Naufragio,


29 a.C.

558 d.C.

661-1130

1134

Ischia si tacca da Napoli e passa sotto il controllo di Roma

Tiberio cede Ischia a Napoli in cambio di Capri

I Bizantini, dopo le invasioni barbariche riconquistano l’isola che, ricongiunta a Napoli, ne segue le vicende

Ducato di Napoli.

Ischia diventa Normanna

I SCH I A

82 a.C.

La storia

primo esempio di pittura vascolare nel mondo occidentale. Successivamente i Romani cambiarono il suo nome in Aenaria, vi costruirono le loro ville e valorizzarono le acque termali ed in particolare quelle di Nitrodi, dove sono stati ritrovati diversi bassorilievi, rappresentanti le ninfe di Nitrodi. Dopo il disfacimento dell’Impero Romano, Ischia fu invasa dai vari popoli barbari scesi in Italia. Nel Medioevo, in una lettera inviata dal papa Leone III all’imperatore Carlo Magno nell’813, per la prima volta Ischia viene chiamata con il nome di «Insula» (isola per eccellenza), corrottosi nel tempo in Insla, Isla, Iscla e infine Ischia. Con la fine del ducato di Napoli, l’isola d’Ischia ne seguì le sorti . Passò sotto il dominio dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi. In seguito all’eruzione del Monte Trippodi del 1301, gli abitanti fuggirono in terraferma e dopo quattro anni si raccolsero sull’isolotto del Castello. Dopo un periodo di oscurantismo, nel Settecento l’isola d’Ischia riacquistò importanza con la nuova dinastia dei Borboni. Carlo III attuò una politica di risanamento sociale, sia abolendo il regime feudale dei d’Avalos e sia emanando editti contro i briganti sparsi tra i monti dell’isola. Con la prima riforma, l’isola d’Ischia passò direttamente al Regio Demanio e venne amministrata da governatori di nomina 11


1194-1265

1265-1282

1283-1438

1501 18 agosto 1509 27 dicem.

Dominio svevo.

Dominio angioino. Edificazione della fortezza sull’isolotto.

Lotte tra Angioini e Aragonesi. Alfonso d’Aragona inizia il suo dominio attraverso la famiglia d’Avalos.

Ferdinando I d’Aragona dichiara Ischia “fedelissima“, includendola nel demanio reale.

La storia

I SC H I A

Cronologia

Pithekoussai Per alcuni deriva da Pithu Esu, piccoli pozzi, per le numerose pozzolane presenti sull’isola, oppure da Pithos, grande vaso, per la diffusa lavorazione dell’argilla. Un’interpretazione suggestiva lo fa derivare da Pithecos, scimmia, in relazione ad un mito che racconta di due ciclopi tramutati da Zeus in scimmie.

Ferrante d’Avalos sposa la poetessa Vittoria Colonna nel Castello Aragonese.

reale, che risiedevano sul Castello. Nel Marzo 1799, all’epoca della Repubblica Partenopea, gli intellettuali ischitani, principalmente sacerdoti di cultura illuministica, parteciparono attivamente al movimento giacobino. Ma le speranze dei patrioti vennero soffocate in un bagno di sangue.Tra i martiri impiccati va ricordata la figura di Francesco Buonocore, nipote del protomedico Buonocore, che aveva ricevuto dal comandante Championnet l’investitura dell’isola. Sotto il dominio di Gioacchino Murat, i Francesi occuparono l’isola e resistettero tra le mura del Castello Aragonese agli attacchi della flotta anglo-borbonica. A Ferdinando II di Borbone, invece, si devono la costruzione del porto (che fino ad allora era un lago), inaugurato solennemente il 17 Settembre 1854; l’edificazione della chiesa di Portosalvo, la realizzazione della strada «Borbonica», che ancora oggi unisce i vari centri isolani interni. Con l’Unità d’Italia, lo sfruttamento intensivo delle acque termali sviluppò un turismo di élite sull’isola, che si concentrò principalmente a Casamicciola, sede di importanti sta-

La coppa di Nestore Nel Museo Archeologico di Pithecusa è esposta la “Coppa di Nestore”, una tazza importata da Rodi che accenna alla coppa citata nell’Iliade: reca incisi tre versi, due dei quali sono perfetti esametri. Uno dei più antichi esempi di scrittura greca e unico esempio di poesia contemporanea alla composizione dell’Iliade.

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1534-1544 1552

1734 20 feb.

1854 17 sett.

1883 28 luglio

Ischia passa sotto il dominio austriaco.

Carlo I di Borbone occupa Ischia e Procida.

Inaugurazione del nuovo porto di Ischia e della VIa Borbonica.

Disastroso terremoto su tutta l’isola con effetti particolarmente devastanti su Casamicciola.

La storia

bilimenti balneo-termali, tra cui il Pio Monte della Misericordia. Bisogna infine ricordare la fondamentale opera di valorizzazione turistica, realizzata negli Anni ‘50 e ‘60 dal Comm. Angelo Rizzoli con la costruzione del complesso alberghiero-termale della «Regina Isabella» e dell’ospedale «Anna Rizzoli» a Lacco Ameno. La speranza ed insieme l’augurio è di riuscire a progettare il futuro, sulla base di questa ricchissima memoria storica, viva e palpitante nel presente ischitano.

I SC H I A

Incursioni dei corsari Khair-ed-Din e Dragut-

1708

Associazione culturale Pithekoussai Voluta e fondata dal prof. Sebastiano Monti, ordinario della cattedra di Geografia Economica e dal dott. Ambrogio Mattera, pioniere delle istituzioni scolastiche non statali ad Ischia, l’associazione Culturale Pitekoussai ha lo scopo di diffondere la cultura e la storia dell’isola a livello Europeo. Tra le iniziative organizzate, il Master post-laurea “Turismo e Territorio” al quale hanno partecipato allievi provenienti da tutta Italia. Numerosi gli incontri che ogni mese l’Associazione promuove. Ricordiamo l’incontro con il presidente Nazionale dell’Antitrast, Giuseppe Tesauro e con il teologo della Santa Sede, Bruno Forte. Per informazioni: tel. 081 994680.

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La storia

I SC H I A

Ischia, Aenaria o Pithecusa.

Garibaldi Nel 1864, per curare la ferita subita in Aspromonte, Garibaldi soggiornò a Casamicciola per circa un mese. Il suo soggiorno fu turbato dalle continue manifestazioni con cui gli isolani lo festeggiarono. Furono tali e tanto eclatanti che le forze dell’ordine spesso intervenirono per reprimere “l’eccesso di affetto”.

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Il più antico nome attribuito ad Ischia fu quello di “Pithecusa”. Esso possiede due possibili radici etimologiche: da una parte “Pithecos”, scimmie, ad indicare dunque “l’isola delle scimmie”, e dall’altra “Pithoi”, che indica in greco i grandi vasi di argilla dei quali gli Eubei erano abili produttori e dunque “l’isola dei vasai.”Secondo alcuni ambedue le interpretazioni possono essere valide, ma in tempi diversi. L’isola delle scimmie, abitata dai circopi (scimmie) o da indigeni dai comportamenti scimmieschi, ben lontani dai più progrediti comportamenti degli Elleni, nel periodo pre-ellenico. L’isola dei vasai, dopo la colonizzazione degli Eubei. Testimonianze lasciate da Plinio, Strabone e Ovidio descrivono il nome Pithecusa. Con l’arrivo dei Romani l’isola venne chiamata “Aenaria”, poiché al riferir di Plinio, vi si rifugiò l’eroe Enea. Altri lo fanno derivare da “Oinaria”, ossia luogo delle viti e del vino. Omero, Pindaro ed Esiodo chiamarono l’isola con il nome di “Arime,” mentre Virgilio ed Ovidio la descrissero col nome di “Inarime,” vite.


L’invenzione del turismo.

L’invenzione del turismo

I SC H I A

Il Papa ad Ischia. “Ascolta, Accogli, Ama”. Le tre “A “ del Santo Padre agli isolaniIl 5 maggio del 2001 l’isola d’Ischia ha avuto l’onore di ricevere la visita del Santo Padre Giovanni Paolo II.Un evento che ha sicuramente scosso gli animi e i cuori degli isolani e dei numerosi turisti che in quel periodo l’affollavano.Le immagini di un evento che ha segnato per sempre la Chiesta isclana e quanti, credenti e non, hanno lasciato che le parole di vita del Santo Padre gli inondassero di nuova luce il cuore. Da quel maggio del 2001 l’isola non sembra più la stessa. Una linfa vitale è stata trasmessa all’intera comunità ed oggi gli stessi abitanti, orgogliosi, la trasmettono al turista che la visita.

Nella foto: Sua Santità durante la celebrazione della Santa Messa nel piazzale Aragonese ad Ischia Ponte.

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L’Isola d’Ischia occupa uno dei primi posti in Italia e nel mondo - relativamente alla sua estensione territoriale – sia per la capacità ricettiva e l’entità del suo moviIl Cav. Angelo Rizzoli mento turistico, sia per la peculiarità della sua funzione turistica prevalente e per la consolidata tradizione nel campo del termalismo e dei soggiorni terapeutici. La grande svolta verso uno sviluppo al tempo stesso termale e balneare si è verificata dopo la seconda guerra mondiale in seguito alla costruzione negli anni ’50 dello stabilimento termale annesso ai grandi alberghi di Lacco Ameno, grazie ai cospicui capitali di Angelo Rizzoli, che hanno contribuito ad avviare una profonda trasformazione del volto geografico dell’Isola, facendone uno dei principali poli di richiamo internazionale dell’Italia e dell’intero bacino mediterraneo. Sin da allora Ischia ha visto quasi quintuplicare il numero delle sue strutture ricettive e ricreative, crescere e migliorare la condizione della sua popolazione residente, ridurre l’emigrazione e incentivare l’immigrazione, dilatare in maniera vistosa sul proprio territorio un intenso processo di urbanizzazione, estrinsecatosi con la costruzione, non solo di alberghi e seconde case, ma anche di infrastrutture civili e ricreative, come strade, piscine, approdi, campi da tennis, ristoranti, ritrovi e così via, che


hanno visto tra il 1961 e il 2002 la superficie urbanizzata registrare incrementi eccezionalmente elevati in tutti i Comuni ischitani. Il turismo ischitano accoglie attualmente l’80% dei flussi turistici convergenti nell’arcipelago partenopeo, e più propriamente ben 587.503 arrivi (dei 724.712 complessivi) e 5.480.000 presenze (delle 6.369.727 totali) (media biennio 2001-2002), e interessa in genere l’intero anno solare, anche se si concentra principalmente nel periodo tra Aprile e Ottobre, con gli italiani, di gran lunga più numerosi negli alberghi - per gli arrivi - e nettamente predominanti nel periodo estivo, e gli stranieri, prevalenti nei mesi primaverili e autunnali, ospiti per lo più di alberghi con stabilimenti termali per i loro soggiorni terapeutici, che contribuiscono altresì a mantenere più alta la loro permanenza media. In merito alla utilizzazione delle strutture ricettive, si può dire che gli stranieri scelgono sia i grandi alberghi, sia quelli decorosi di Categoria intermedia, mentre gli italiani o fruiscono dei servizi di alberghi di categoria superiore o si contentano delle strutture ricettive inferiori, a testimonianza di una maggiore compattezza e omogeneità sociale del turismo straniero, rispetto a quello italiano, alimentato in genere da persone dalle ampie disponibilità finanziarie o dalle modeste condizioni economiche. Il quadro distributivo dei turisti nell’ambito dei sei comuni presenta una tal quale proporzionale equità complessiva che vede le stazioni tradizionali di Ischia, Lacco Ameno e Casamicciola Terme posizionarsi con percentuali di arrivi leggermente superiori alle presenze, al contrario di Forio, Serrara Fontana e Barano, a dimostrazione del fatto che il versante nord-orientale dell’Isola si presenta contrassegnato da una maggiore mobilità rispetto a quello sud-occidentale dove si rimane per periodi più lunghi. Ciò è dovuto anche alla diversa composizione del flusso turistico dei due versanti dell’Isola, dal momento che gli stranieri prevalgono nettamente a Forio, sia in termini di presenze che di arrivi. 17


Cinema a Ishia

I SC H I A

Ischia: un set naturale.

Cleopatra Il colossal “Concepito in stato d’urgenza, girato in isteria e terminato nel panico” fra Londra, Cinecittà e Ischia, fu segnato da imprevisti continui: l’avvicendarsi di due registi, due set, la nascita della travolgente passione fra Burton e la Taylor (che subì una tracheotomia durante le riprese), le spese incontrollate.

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La fabbrica dei sogni è passata da qua. Del resto non poteva essere altrimenti: questi luoghi magi- Burt Lancaster sul set ci non potevano restare lontani dallo sguardo di registi e produttori che la bellezza non solo sanno riconoscerla ma anche la cercano. E certamente fra questi il vero scopritore di Ischia, colui che la svelò al mondo, fu Angelo Rizzoli, non solo produttore ma amante di questi posti all’epoca selvaggi. Chi ne fu lo scopritore silenzioso fu invece Luchino Visconti che la scelse come buen retiro e qui, nella Colombaia, scrisse con Suso Cecchi D’Amico il suo “Senso”. Molti anni sono passati e forse Ischia è oggi più lontana dalle pellicole cinematografiche, ma resta comunque testimoniata in film troppo importanti perché possa sparire dalla memoria dei cinefili. Ad esempio nel delizioso “Che cosa è successo tra mio padre e tua madre” del grande Billy Wilder, abilissimo a giocare con i luoghi comuni legati all’Italia e in particolare al sud, caustico e irriverente verso i bacchettoni bigotti e attento a salvare quello che davvero rende il sud il paese delle meraviglie: l’Otium, la capacità di prendersi tutto il tempo, di riposare e rilassarsi che il suo protagonista riuscirà ad imparare nella sua “vacanza” ischitana. Perfino un film ambientato ai caraibi è stato girato qui ad Ischia: “IL corsaro dell’isola verde” con l’impetuoso Burt Lancaster. E durante le riprese di Cleopatra nel mare di Ischia navi romane ed egiziane riportavano indietro di quasi duemila anni. Dagli anni ’50 ad oggi molti sono v-


Uno delgi ultimi successi cinematografici del regista - attore Leonardo Pieraccioni, “Il Paradiso all’improvviso”, è stato quasi interamente girato ad Ischia e dopo quel casuale incontro, Pieraccioni come per magia è stato “stregato“ dall’isola divenendone un frequentatore abituale.Tra i protagonisti del film, Alessandro Haber, Annamaria Barbera e l’incantevole e sensuale Angie Cepeda.

Cinema a Ischia

Ischia strega Pieraccioni

I SC H I A

nuti ad Ischia in cerca di un set magico e lo hanno trovato, Ischia invece ha trovato Una scena dal film: “Il talento di Mr. Ripley“ in loro nuovi corteggiatori, forse non all’altezza di Rizzoli e Visconti, ma personaggi così fanno parte del mito e della leggenda e in mito e leggenda hanno trasformato Ischia. Tra gli ultimi film girati ad Ischia, “Il Talento di Mr. Ripley” con Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Fiorello, Stefania Rocca per la regia di Antony Minghella. Per quella occasione sono state utilizzate circa 500 comparse con Il Premio Visconti personaggi del luogo. intitolato Sicuramente da non dimenticare l’ul- Ila Premio Luchino Visconti timo film di Leonardo Pieraccioni gi- e posto sotto l’Alto rato in gran parte ad Ischia nel 2003 patronato del e che ha ottenuto un grande successo Presidente della Repubblica, assume al cinema obbligando più volte i bot- sempre più rilievo teghini ad esporre il cartello “tutto internazionale. La Colombaia, esaurito”. storica residenza estiva del grande regista, custodisce anche le ceneri del Maestro e si consacra quale principale luogo della memoria viscontiana in Europa. Un vasto programma che ha il suo fulcro nella Scuola di Cinema e Teatro che, nel 2004, ha compiuto un salto di qualità decisivo con la nascita del primo Master italiano in Scienze e Tecniche dello Spettacolo in partnership con l’Università di Parma.

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Le sorgenti minerali.

L’oro di Ischia - Le sorgenti

I SC H I A

Cento e più sorgenti o polle d’acqua, fredde e calde, a diverso grado di mineralizzazione, aveva rinvenuto sul territorio isolano e classificato in un suo la- La “miracolosa” acqua della sorgente di Nitrodi voro, malauguratamente non edito, il cav. prof. Francesco Iovene, ottimo matematico e grande esperto di scienze naturali, autore, tra l’altro, di un aureo libretto, “Flora e fauna nel dialetto ischitano” (Liguori, Napoli, 1964), che non dovrebbe mancare in alcuna casa isolana. Cento e più sorgenti in un territorio poco più vasto di 46 kmq. Al loro alto numero non corrisponde però adeguata abbondanza di acque, giacché in molti casi si tratta di polle assai modeste nella portata e, per di più, parecchie sono inglobate in ville private. Ma, per un attimo, cediamo la parola all’esperto: «le sorgenti che scaturiscono ad altitudine superiori ai m.400 sono tutte fredde e potabili; quelle tra i 400 e i 100 metri sono generalmente semiminerali e sub-termali; quelle tra i 100 metri e il livello del mare sono minerali, termali e ipertermali. Non mancano però delle sorgenti fredde anche a questo livello, poiché la termalizzazione di esse è data dalla loro distanza dai focolai termici» (M. Caccioppoli).Vale la pena di indicare le più importanti tra quelle che danno acqua potabile, ricordando a chi legge che le sorgenti termali e ipertermali, invece, sono tante e rinomate (praticamente ogni albergo isolano ha captato la sua vena...aurifera) e danno grande giovamento a chi ha problemi fisici. Acqua potabile, dunque. A circa 450 m. di altezza rampolla la più elevata sorgente dell’isola, quella di Buceto, che alimenta fontanini a Fiaiano e ad Ischia e fornisce un’acqua fresca ottima. Acque potabili e gradevoli forniscono anche le sorgenti di Pezza Piana a Panza, di S. Ciro al Ciglio, di Piellero a Forio, della Fontana, dell’Ervaniello e del Pozzale a Casamicciola, per non parlare di tante altre che di acqua ne danno poca ma buona. Qualche cenno in più meritano le acque delle sorgenti di Nitrodi e di Olmitello. Quest’ultima, che sgorga a 26-27 gradi nell’omonimo val20


I SC H I A L’oro di Ischia - Le sorgenti

lone a qualche centinaio di metri dalla spiaggia dei Maronti, è stata per un certo periodo di tempo usata per produrre sali minerali venduti in farmacia. Si tratta di un modestissimo ma preziosissimo rigagnolo di acqua minerale (bicarbonato - solfato - alcalina) che favorisce la diuresi, migliora la digestione, stimola la funzionalità epatica, ha spiccate proprietà antiuriche ed effetti positivi nelle gastriti e gastroduodeniti. L’acqua di Nitrodi (bicarbonato - solfato - alcalina - e alcalino-terrosa), che scaturisce a 27-28 gradi nei pressi della frazione di Buonopane (dove, tra l’altro, è custodita l’antichissima e splendida danza della ‘Ndrezzata), ha le medesime prerogative dell’acqua di Olmitello; in più agisce in modo mirabile su piaghe e ferite infette, rinnovando i tessuti e favorendo il processo di guarigione. Come se non bastasse quest’acqua ha avuto grande fama nell’antichità, come attestano i rilievi marmorei ritrovati verso la metà del ‘700 in prossimità della fonte e ora conservati nel Museo Nazionale di Napoli: essi risalgono all’epoca che va dal I sec. a.C. al III sec. d.C. e recano scritte di ringraziamento, in latino e addirittura in greco, ad Apollo e alle Ninfe Nitrodi per l’ottenuta guarigione. Acque miracolose, che chi viene ad Ischia non può né deve trascurare!

Le fonti ci circondano Per comprendere quanto sia diffusa l’acqua termale ad Ischia basta fare attenzione alle macchie color ruggine che spesso vedete sull’asfalto: sono provocate dalle acque termali; anche i vapori caldi dall’inconfondibile odore sulfureo che spesso escono dai tombini sono un segno riconoscibile della presenza di una sorgente.

Sorgeto: un miracolo della natura L’isola d’Ischia vanta tradizioni e notorietà millenarie per le proprietà terapeutiche delle sue acque e dei fanghi termali.Tappa obbligatoria anche in una giornata nuvolosa è la baia di Sorgeto situata a Panza, una frazione del comune di Forio.Potrete immergervi nelle acque calde che sgorgano in mezzo al mare.

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L’arte dell’ospitalità.

I SC H I A

Da generazioni sull’isola d’Ischia si coltiva la tradizione dell’ospitalità. Il turismo nell’isola esiste dagli anni ’50 e qui l’hotellerie ha fatto passi da gigante e raggiunto livelli ottimi: è possibile trovare strutture semplici e allo stesso tempo convenienti e strutture degne di gran nota. La peculiarità di Ischia è che difficilmente troviamo alberghi concepiti come tali; per lo più trattasi di antiche residenze nobiliari o incantevoli ville trasformate in accoglienti alberghi. E forse proprio questa è la peculiarità dell’”Isola Verde”! L’identikit dell’ischitano? Un popolo generoso, gioviale, comunicativo e molto ospitale. Facchini, taxisti loquaci, portieri d’albergo, artigiani, baristi, ristoratori, barcaioli, sono sempre “a vostra ‘esposizione” (trad. a Vostra disposizione) e pronti a porgere una mano in caso di necessità. L’alta stagione va, ufficialmente, dal 1° giugno al 30 settembre: i prezzi aumentano e l’isola è più affollata, ma questi sono i mesi migliori per gli amanti del caldo e della vita di mare (se potete evitare il mese di agosto, tanto meglio). Durante l’inverno e nei mesi di marzo, aprile, maggio, ottobre e dicembre Ischia assume un fascino particolare. Le temperatura media è intorno ai 13°C, ma può anche capitare di trascorrere dicembre in camicia. In questi mesi, se prendete i ritmi locali, gli isolani vi tratteranno come gente di famiglia.

L’oro di Ischia - L’ospitalità

Charme, discrezione e ospitalità. Mediter® come Mediterraneo. Un nome che si collega direttamente alle località di destinazione. Il Tour Operator Mediter nasce sull’Isola d’Ischia a marzo del 1999. Più di 270 gli alberghi presenti nei suoi due cataloghi: Campania e Isole Minori d’Italia. Alberghi con terme, beauty farm, lusso e grandi tradizioni. Si può scegliere tra alberghi leggendari, di gran lusso, oggi ancora più eleganti; tra alberghi di una volta che hanno acquistato la raffinatezza che spesso contraddistinguono gli hotel di charme e gli alberghi convenienti che si mostrano comodi e allo stesso tempo accoglienti. Dai consigli della clientela, Mediter ha selezionato le migliori strutture per creare una vacanza su misura: ha scelto i luoghi più belli dove la natura e comfort si sposano perfettamente e trasforma un semplice turistica in vacanza in un viaggiatore Mediter®. Gli uffici Mediter sono situati in un fascinoso palazzo del 1800 e dall’ottobre 2005 vanta una filiale nella centralissima via Turati a Milano. Uno dei più accreditati quotidiani economici dell’Italia del Sud, “Il Denaro” ha dedicato un ampio servizio a Mediter definendola la “Griffe italiana del turismo in Campania”.

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L’oro di Ischia - Le acque minerali

I SCH I A

L’isola con la più alta concentrazione di terme d’Europa.

Il parco termale Poseidon a Forio.

La Natura è stata prodiga con l’isola d’Ischia. Uno straordinario patrimonio di bellezze naturali cui va ad aggiungersi un tesoro nascosto nelle viscere della terra, quelle sorgenti termali dalle comprovate virtù curative che hanno reso famoso il nome di Ischia nel mondo. Una consolidata esperienza nel settore termale, il continuo adeguamento degli stabilimenti ed una rigorosa attività di ricerca scientifica garantiscono l’alto livello qualitativo dei servizi offerti a quanti scelgono di usufruire dei benefici di quelle acque che hanno regalato ad Ischia l’appellativo di “isola dell’eterna giovinezza”. Dal punto di vista terapeutico, le acque minerali vengono impiegate prevalentemente per bagni, fanghi, trattamenti inalatori ed applicazioni ginecologiche. Il bagno rappresenta una delle tecniche termali più antiche. Impiego terapeutico: consiste nell’immersione parziale o completa in vasca o in piscina contenente acqua minerale tra i 37 ed i 39 C per un periodo di tempo di 15-20 minuti, dopo i quali il paziente viene asciugato e lasciato riposare coperto per 20-30 minuti, il cosiddetto periodo di reazione. Il ciclo comprende 12, 15 o 21 bagni, praticati a digiuno. Al bagno possono essere associate tecniche idrocinesiterapiche con massaggi, movimenti attivi e passivi, docce, ecc. Indicazioni: malattie della pelle, reumatiche, ginecologiche; affezioni del sistema nervosoe dell’apparato circolatorio; perivisceriti e malattie del ricambio, in particolare la gotta. L’isola d’Ischia è però nota a livello mondiale soprattutto per i fanghi, settore nel qualepuò vantare un primato a livello europeo. Il fango usato a scopo terapeutico è una melma Castiglione 10 piscine, 8 delle quali termali. Piscine Kneipp, sauna, idromassaggio, reparto per cure termali, piscina olimpionica alimentata da acqua di mare.

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ipertermale, formata da argilla di origine vulcanica lasciata a maturare per almeno sei mesi in apposite vasche contenenti acqua minerale. In taluni stabilimenti i fanghi sono radioattivi, una peculiarità, questa, esclusiva dell’isola d’Ischia, dove le acque radioattive sono molto ricche di sali e molto calde. Impiego: l’applicazione dura 20-30 minuti a seconda della malattia e della sua localizzazione. Al termine, il fango viene asportato ed il paziente sottoposto ad un bagno minerale, al quale segue una fase di reazione accompagnata da abbondante sudorazione. Il ciclo di fangoterapia comprende 12, 15 o 21 fanghi quotidiani, in giorni successivi. Indicazioni: trattamento di reumoartropatie e sindromi dolorose collegate; malattie ginecologiche; perivisceriti e malattie del ricambio, soprattutto gotta; malattie cutanee e arteriopatie periferiche. Controindicazioni sia per la fangoterapia che per la balneoterapia: fasi acute delle malattie, cardiopatie scompensate, manifestazioni emorragiche, neoplasie maligne (anche so-

L’oro di Ischia - Le acque minerali

La sorgente di Sorgeto a Forio.

Poseidon 20 piscine termali a temperatura costante, reparto sanitario ed estetico, spiaggia, sauna, piscine Kneipp, percorso circolatorio giapponese.

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I SCH I A L’oro di Ischia - Le acque minerali

Le acque termali

Le sorgenti. Pontano

(Ischia Porto)

Fornello e Fontana (Ischia Porto)

Buceto

(Casamicciola Terme)

Gurgitiello (Casamicciola Terme)

Castiglione (Casamicciola Terme)

Cappone

(Casamicciola Terme)

Bagno Fresco

(Casamicciola Terme)

La Rita

(Casamicciola Terme)

Santa Restituta e Regina Isabella

(Lacco Ameno)

San Montano

(Lacco Ameno)

Paolone

(Forio)

Citara (Forio)

Nitrodi

(Barano)

Olmitello e Cava Scura (Barano)

spettate), tubercolosi in atto o guarita di recente. I trattamenti inalatori: rappresentano l’utilizzazione più recente delle acque minerali e consentono di agire direttamente sull’apparato respiratorio. Indicazioni: tutte le forme infiammatorie croniche delle vie aeree (tranne quelle tubercolari). In particolare: forme tracheobronchiali, asma, bronchite cronica catarrale, varie malattie respiratorie dell’infanzia. Inalazioni: si utilizza la parcellizzazione dell’acqua minerale e la formazione di nebbie più o meno dense in ambienti in cui il paziente deve respirare (nebulizzazioni). Impiego: un ciclo di inalazioni comprende 18-20 applicazioni. Il trattamento può essere ripetuto più volte durante un anno; replicandolo per piùanni consecutivi, si rivela utile ai fini della prevenzione e della riabilitazione. Aerosol: l’acqua viene suddivisa in particelle tanto piccole da raggiungere anche i siti respiratori profondi, fino

Tropical 10 piscine, una delle quali con acqua di mare, una termale con idromassaggio, una piscina termale coperta, centro di cure termali, centro estetico, saune naturali, discesa a mare.

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agli alveoli polmonari. Impiego: un ciclo di cura comprende 12-18 applicazioni, ripetibili più volte in un anno e per più anni consecutivi. Trattamenti ginecologici. La tecnica più classica è quella delle irrigazioni vaginali, con l’immissione di acqua a 37-38 C. Impiego: un ciclo terapeutico prevede 12-15 applicazioni della durata di 7-15 minuti ciascuna. Per le modalità di applicazione e la durata delle sedute e dei cicli di cura vale quanto detto per le irrigazioni ed i trattamenti inalatori corrispondenti. Indicazioni: affezioni infiammatorie dell’apparato genitale femminile e sua ortogenesi.

Il parco termale Negombo a Lacco Ameno.

Negombo 15 piscine tra marine e termali, spiaggia, centro cosmesi con bagno turco, Miniclub.

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L’oro di Ischia - Il clima

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La gemma climatica d’Italia.

Climatoterapia Grazie alla presenza di microclimi fra loro diversi e alla possibilità di passare dal mare alla premontagna a Ischia si può praticare anche la climatoterapia. Nella foto in basso e nella pagina accanto, i giardini la Mortella, con oltre 184 varietà di piante. Il clima è stato fondamentale per la loro crescita.

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L’isola d’Ischia è caratterizzata da un classico clima marino, che presenta una temperatura relativamente costante, escursioni giornaliere, stagionali e annue meno pronunciate rispetto a quello dell’entroterra, piogge copiose che però non hanno una lunga durata, una stabile pressione atmosferica, brezze e venti con direzione alterna terra-mare, un’elevata quantità di ossigeno e, infine, forte elettrizzazione dell’aria.Non vi è dubbio che il clima può essere considerato uno dei fattori fondamentali che rende Ischia un’isola così speciale e, soprattutto, così ambita da una crescente e variegata domanda turistica. In effetti, il clima ischitano è di tipo mediterraneo, determinato da una pluralità di fattori: la posizione rispetto al Continente, la morfologia estremamente varia e mossa, e la vegetazione che, nonostante sia diminuita a causa della pressante e continua costruzione edilizia, risulta ancora ricca e lussureggiante. Se si confronta il clima dell’isola, sia d’estate che


d’inverno, con quello di Napoli, risulta chiaramente che ad Ischia è presente un clima molto più mite d’inverno e decisamente più fresco d’estate, grazie essenzialmente all’azione moderatrice prodotta dal mare che riesce a mitigare alquanto gli eccessi termici stagionali. La morfologia dell’isola, articolandosi in modo così vario, oltre ad offrire un paesaggio peculiare, favorisce una particolare circolazione dell’aria locale, provocando “interessanti fenomeni di differenziazione nelle precipitazioni”. In effetti, a tal riguardo, C. Mennella, uno dei tanti studiosi che si sono interessati degli effetti climatici dell’isola, nel suo libro “L’isola d’Ischia: gemma climatica d’Italia”, ha opportunamente messo in evidenza il fatto che Ischia è caratterizzata da tanti “microclimi”. In pratica, su tutto il territorio dell’isola è possibile rilevare da una zona all’altra una differente temperatura che influisce in maniera distinta sulla stessa coltivazione della vite, la coltura dominante e peculiare del paesaggio agrario ischitano.

Le Spiagge dell’Isola Ischia Spiaggia degli Inglesi sabbia Spiaggia dei pescatori sabbia Cartaromana rocce e ghiaia San Pietro sabbia Casamicciola Terme Spiaggia del Lido sabbia Bagnitielli rocce e ghiaia Fundera rocce e sabbia Spiaggia di Suorangela rocce e sabbia

Spiaggia della Marina sabbia Lacco Ameno San Montano sabbia Forio Citara sabbia Cava dell’isola sabbia Spiaggia del Fortino rocce e sabbia

San Francesco rocce e sabbia Spiaggia di Chiaia sabbia Sorgeto rocce Barano Maronti sabbia Le Fumarole sabbia Cava Grado sabbia

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Shopping d’autore.

Vita ischitana - le strade

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Le strade di Ischia hanno molto da offrire: dallo shopping ai panorami, dalle grandi firme al piccolo artigianato fino ai tramonti più suggestivi. Ad esempio la passeggiata sul lungomare Cristoforo Colombo a Ischia Porto è allietata dai giardini Telese, mentre il nuovo corso pedonale, sul lungomare di Casamiciola è ricco di negozi di artigianato locale e vecchie botteghe. Oppure potete ammirare un meraviglioso tramonto sul mare dalla passeggiata che parte dalla Chiesa del Soccorso a Forio e che arriva fino a Citara; se sarete fortunati, vedrete comparire, pochi minuti dopo il tarmonto, il famoso “raggio verde”. Se volete portar via un souvenir potete scegliere in una delle tantissime botteghe artigiane che vendono ceramica oppure le particolarissime bambole in rafia. Se cercate le grandi firme fate un salto a Via Roma o a Corso Vittoria Colonna, le strade più chic di Ischia Porto. Ovunque Ischia vi offre la possibilità di curiosare fra boutiques e botteghe artigiane, di acquistare prodotti tipici dai liquori alle creme a base di acqua termale. Basta avere la voglia di passeggiare e guardarsi intorno e magari inoltrarsi nei vicoletti alla ricerca di piccoli negozietti ancora da scoprire. Gioiellieri per passione. Il cognome Bottiglieri ad Ischia è sinonimo di Gioielli. Il fondatore Mario Bottiglieri 40 anni fa ha aperto la sua prima gioielleria. Oggi nei suoi cinque negozi di gran classe situati uno ad Ischia (via E. Cortese, 9 tel. 081 981445), due a Forio (entrambi sul C.so Umberto I tel 081 997544) e due a Sant’Angelo (entrambi in piazzetta tel. 081 999838), propone gioielli di ottima fattura e pregiata argenteria. Anche nel settore dell’orologeria, Bottiglieri ha una vasta scelta. Di gran fascino i gioielli Calgaro di cui è concessionario esclusivo e, da quest’anno, al nome Bottiglieri si affianca Dodo di Pomellato.

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I caffè, le torte, l’aperitivo.

I SC H I A Vita ischitana - i caffè

Ischia è un’isola allegra e gioiosa, che respira con un ritmo diverso, un ritmo gaudente e festoso, il ritmo della vacanza. Ecco perché è facile girarsi e trovare un bar in cui ristorarsi durante una passeggiata, da quello in cui entrare e bere velocemente qualcosa prima di andar via a quello in cui spendere un po’ di tempo in compagnia. Al Calise di Piazza degli Eroi bisogna fermarsi almeno il tempo di apprezzare il bellissimo giardino, che non solo è ricco di piante locali ma anche di più rare piante tropicali. Oppure potete assaggiare un buon caffè al bar Cocò ad Ischia Ponte e ammirare la vista del Castello Aragonese, se invece desiderate dissetarvi davanti al panorama di Casamicciola fatelo in uno dei baretti della nuova isola pedonale, è un bellissimo spettacolo. Per l’aperitivo andate ad Ischia Porto: da Ciccio, nella piazzetta Antica Reggia, dove c’è sempre un ricchissimo buffet, oppure al Turbo Play se avete voglia di navigare un po’ in internet. Poi spostatevi sulla Riva Destra, la serata comincia lì, fra baretti e ristoranti dove si raduna chi ama la movida, e concludete la nottata mangiando una deliziosa torta nella piazzetta di Sant’Angelo dal Pescatore, oppure ancora al porto da “Mommolone” famoso per i cornetti caldi. Questi sono solo piccoli suggerimenti, ma tanti sono i caffè da scoprire, in ogni strada e ogni vicoletto, basta cercarli.

Le Taverne Giardino degli Aranci C.so Vittoria Colonna Ischia Porto

Taverna Verde da Morzariello Via Ciglio, 62 Serrara Fontana

Taverna Antonio Riva Destra, Ischia

Taverna La Vecchia Napoli Riva Destra, Ischia

Taverna del Maggiore P.zza Bagni Casamicciola Terme

Taverna del Pirata Sant’Angelo

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La magia delle notti ischitane.

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Le notti ischitane? Non finiscono mai.... Sono a 360 gradi. La ruota del divertimento gira sempre, ed è un mix tra il divertimento targato Ibiza e quello caprese. Le banchine dei porti ed i corsi principali sono ricchi di taverne, ristoranti, American-bar, di Vip e piccole star. Ad Ischia dalla intramontabile Rive Droite per bere, mangiare, ballare, parlare o...farsi vedere, alla Rive Gauche, dove troviamo la discoteca Jane (ingresso e consumazione euro 20) con disco-music. Nella piazzetta troviamo l’Ecstasy, un piacevole American bar, ritrovo obbligatorio di comitive di habitué dell’isola. Musica live, house, piano bar e tanti vip al Valentino (ingres. e consum. 25 euro), sotto la Piazzetta dei Pini, dove trascorrere almeno una serata è obbligatorio. Dall’altro versante, Forio, c’è il Dolce Vita (ingres. e consum. euro 20) con musica da discoteca alternata con pianobar. Non lontano da Forio si fa largo la sempre affascinante Sant’Angelo con la celebre piazzetta: dedicata ai romantici, a chi ama la tranquillità ed agli spiriti più delicati. E’ la “Regina” dell’isola, ed incontrare Vip hollywoodiani non è difficile.Trovare un posticino a sedere per mangiare qualche specialità o semplicemente una pizza, se non si prenota, è impossibile.

Vita ischitana - Ischia by night

Un tuffo in pista Situato sotto la Piazzetta dei Pini il Valentino Club (tel. 081 992653) è un tempio del by night targato Ischia.Sotto la guida trascinante dei fratelli Luciano e Marcello Bondavalli ogni sera (da giugno a settembre) la musica da discoteca è intercalata con musica da piano-bar. Amatissimo dai vip di tutto il mondo, vi sono passati Matt Damon, Diego Armando Maradona, Leonardo Pieraccioni, Raz Degan, Natalia Estrada, Rocco Barocco, Gerry Calà, Vincenzo Montella, Sabrina Ferrilli. Sopra al Valentino Club c’è l’Ecstasy con apertura dalle 21,00 per ascoltare seduti ai tavolini un pò di buona musica con repertorio di canzoni della tradizione partenopea.Dalle 23,00 fino a notte inoltrata il pianobar è contagioso così il locale si trasforma in un vero e proprio spettacolo musicale con giovani che ballano e cantano in perfetIl patron del Valentino Luciano ta sintonia. Bondavalli con Gwyneth Paltrow

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Vita ischitana - S. Alessandro

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S. Alessandro: rivivono i fasti di epiche gesta.

Vittoria Colonna

La Famiglia Gonzaga

Laura Sanseverino

Nella foto nella pagina accanto: l’Imperatore Carlo V ed Eleonora di Portogallo con il vescovo Giovanni d’Aragona

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Parlare della festa di S. Alessandro è sinonimo della collina di S.Alessandro, il borgo medioevale posto sul lato destro dell’ingresso del porto di Ischia, dove una svettante palma ed una bianca chiesetta trecentesca ne indicano l’ubicazione. Nell’anno 1179 la famiglia Di Manso, venuta da Benevento la scelse come dimora sia perché dominava il mare fino alle isole di Procida e di Ventotene, sia perché la stradina di S. Alessandro, essendo l’unica via di collegamento tra la foce del lago (l’attuale porto di Ischia) ed il casale di Casamicciola, rappresentava una fonte di guadagno. Ogni viandante doveva pagare la gabella per il transito: lo stemma del casato ed una misura romana, posti sull’ingresso della stradina, ne indicavano il dovuto. L’Imperatore Carlo V nel 1520 conferì il titolo nobiliare di Conte alla famiglia che conobbe fasti, glorie e nefasti con l’alternarsi delle vicende del dominio dei Durazzesco, Aragonese, Colonna nel regno di Napoli. Attualmente ne testimoniano gli antichi splendori il portale durazzesco (unico esempio sul territorio isolano), lo stemma del casato, la misura romana per la gabella e la chiesetta di S.Alessandro. Quest’ultima, dedicata al vescovo martire, fu per secoli il luogo di aggregazione delle famiglie per lo svolgersi delle funzioni religiose (la chiesetta di Portosalvo è dell’anno 1857) specie il 3 maggio, giorno del rinvenimento della S.Croce. Conobbe anch’essa l’abbandono fino all’anno 1981, epoca in cui un comitato costituito da residenti e villeggianti volle restaurarla per riproporre ai giovanissimi un autentico simbolo del passato rimasto inalterato nelle sue linee architettoniche dell’anno 1179.


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Furono riaperti armadi, bauli, cantine, custodi per secoli di oggetti i più vari e furono riproposti per far rivivere usi e tradizioni degli isolani prima del boom turistico.Così il 26 agosto di ogni anno la piccola collina fa rivivere con la maestosa sfilata di costumi, all’isolano ed al turista la storia del suo passato, dai coloni greci ai dominatori spagnoli e francesi, fino ai Borbone che tanto lustro e progresso diedero all’isola intera.

Vita ischitana - S. Alessandro

La sfilata.

L’associazione culturale Pro S.Alessandro, nata ad Ischia nel 1981 è impegnata nella sensibilizzazione di Ischitani e ospiti, Italiani e stranieri, che scelgono l’isola quale meta di vacanza, alla riscoperta di una parte significativa della propria storia anche attraverso la rievocazione di momenti e fasi delle dominazioni che si sono succedute sull’isola, considerata da sempre vero e proprio baluardo del vicino regno di Napoli, per la sua strategica collocazione. Con queste finalità la Pro S.Alessandro promuove ed organizza ogni anno il 26 agosto un superbo corteo di costumi storici con la partecipazione di oltre 200 figuranti che, attraversando le strade dell’isola, dal castello aragonese giunge sulla collina di S.Alessandro, posta sullo specchio d’acqua che Re Ferdinando di Borbone trasformò in porto. Aprono il corteo i colonizzatori greci che nel VII secolo a.c fecero dell’isola la prima colonia del Mediterraneo, poi con un percorso che si snoda tra i secoli, ricchi di storia, si incontrano i protagonisti del rinascimento italiano e napoletano con le famiglie ed i personaggi che lo resero popolato di leggende: i d’Avalos, i Colonna, gli Aragonesi, i marchesi del Vasto, re e regine, principi e dignitari di corte, i cui costumi rielaborati dopo accurati studi su stampe e ritratti del tempo, ripopolano per un giorno le vie dell’isola d’Ischia. Per informazioni contattare: Associazione Culturale Pro S. Alessandro: tel. 081 991535

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Vita ischitana - Festa di Sant’Anna

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Il Palio di Sant’Anna: dal 2006 Lotteria Nazionale.

Il Palio di Sant’Anna Il Palio di Sant’Anna che viene conferito alla barca vincitrice è disegnato ogni anno da un artista diverso. Quello assegnato nel 2002 è stato creato da Carlo Rambaldi, il papà di ET e di King Kong.Nel 2003 è stato creato dallo stilista Rocco Barocco, nel 2004 è stato affidato allo stilista Anton Giulio Grande. Nel 2005 il disegno del Palio è stato affidato all’artista Giuseppe Maraniello.

La sfilata delle barche addobbate agli scogli di Sant’Anna del 26 luglio è forse la manifestazione più popolare, lo spettacolo turistico più avvincente, l’appuntamento estivo più atteso e seguito nell’isola. Certamente da 65 anni è la festa folkloristica che maggiormente sollecita la “vis polemica” degli ischitani. Anzi si può serenamente affermare che la polemica, montata dalla calorosa partecipazione popolare, convive con gli aspetti più suggestivi della festa, fino a raggiungere l’apice nel momento della sfilate delle barche addobbate: un po’ come accade tra le contrade di Siena in occasione del Palio. La festa ha origini antichissime e nasce dalla consuetudine dei pescatori del borgo di condurre sulle barche addobbate con frasche, bandiere e lanterne, le spose incinte alla chiesina di Sant’Anna a Cartaromana per chiedere a quella santa, protettrice delle puerpere, un parto felice. Durante la traversata si faceva a gara per mostrare la barca più riccamente addobbata. Al ritorno dalla cerimonia religiosa, si era soliti consumare sulla barca, con i parenti e gli amici, la cena a base di co-

Una delle barche allegoriche che sfilano durante la festa di Sant’Anna.

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“L’incendio” del Castello Aragonese durante la festa di Sant’Anna.

niglio, parmigiana di melanzane e cocomero. Poi, 65 anni fa, si decise di premiare la barca più bella. Ma la festa assunse i caratteri attuali negli anni cinquanta, allorché personaggi popolarissimi (come “Nerone” e Vincenzo Funiciello) idearono dei veri e propri “carri scenici”, scivolanti lungo lo specchio d’acqua antistante il Castello Aragonese, tra lo sfavillio di migliaia di “lampetelle” sospese sul mare o adagiate pigramente sui tetti e sui balconi delle antiche case dei pescatori. Assegnati i premi alle barche vincenti, da sempre il momento magico della manifestazione è costituito dalla simulazione dell’incendio del Castello e dai fuochi pirotecnici annunciati dalla cascata argentea dei “bengala” dalla Torre di Michelangelo. Con il finale mozzafiato si spengono anche le ultime polemiche, che poi riesploderanno, con rinato vigore, l’anno successivo. Alla riuscita della festa, che vede ogni anno la presenza di almeno 30 mila persone, contribuisce senz’altro l’incanto della cornice paesaggistica, dal Castello Aragonese (già residenza e cenacolo letterario della poetessa rinascimentale Vittoria Colonna) alla baia di Cartaromana, celebre per le sorgenti minerali e per l’ambientazione della novella del Boccaccio sulla storia d’amore tra Giovanni da Procida e Restituta Bulgari. Ma l’elemento vincente di ogni manifestazione è l’impegno di tanti volenterosi, che rinunziano con piacere alle ore libere per dedicarsi con abnegazione e partecipazione alle laboriose e faticose fasi di allestimento delle barche, vere macchine sceniche dove la perizia e la fantasia si fondono in uno spettacolo di sicuro richiamo. Dal 02 gennaio 2006 il Palio di Sant’Anna è abbinato alla Lotteria Nazionale. Per Ischia un traguardo storico. 37


Vita ischitana - A ‘ndrezzata

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Il Caporale dà inizio alla danza.

Per le gite dei turisti. L’Apecar, meglio conosciuto come Microtaxi, è uno dei mezzi di trasporto più usati dell’Isola per accompagnare turisti e stanziali. Microtaxi Ischia tel: 081 992550 081 984998 Microtaxi Casamicciola tel: 081 900234 081 900369 Microtaxi Sant’Angelo tel: 081 999899

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La “’Ndrezzata” (intreccio) è una danza le cui origini si perdono nel tempo ma che potrebbero essere legate ad antichi riti propiziatori della terra. E’ un ballo sposato a canzoni, in dialetto locale “Mascherata” e per essere più precisi “’’Ndrezzata”. Viene eseguita il lunedì di Pasqua e il 24 giugno (festa di San Giovanni). E’ il più bello di tutti i tipi di tarantella, rappresentante un ballo rusticano tutto particolare, tenuto geloso dai locali e ballato solo da quelli che sono di Buonopane piccola frazione del comune di Barano. Avendo avuto il paese diverse invasioni, forse nel corso dei secoli due tipi di danze si sono fuse in una mostrandoci della “Intrecciata” un carattere montano-italico-arabesco. A Buonopane, come a Barano e Casamicciola, vivevano nei tempi lontani alcuni pescatori spinti nell’interno dell’isola da invasioni barbaresche. Un pescatore baranese aveva regalato alla propria fidanzata una cintura di corallo, ma questa un giorno venne trovata nelle mani di un giovane di Buonopane. La lotta che ne seguì non si limitò soltanto ai due, ma fece scendere in lizza la popolazione di ambo i paesi. Dopo lotta cruenta, la pace avvenne ai piedi della statua della Madonna della Porta. Il patto di fratellanza fu fatto il lunedì in Albis. Oggi si festeggia la Madonna della Porta in quel giorno, nella piccola frazione di Buonopane. Per ricordare la riappacificazione, anticamente ogni anno in detta occasione si danzava la “’Ndrezzata” simbolo di esplosione di una gioia rusticana, ritrovata ai piedi della Madonna.


I SC H I A Vita ischitana - A ‘ndrezzata

La danza

La danza consiste nell’alternato incrocio tra numerosi gruppi di coppie. I danzatori sono tutti maschi, anche quelli che nella danza assumono la parte femminile. Tutti impugnano in una mano un bastone corto e robusto e nell’altra un bastone più lungo “mazzarelli”, a modo di lancia. Il “caporale” (una specie di regista della danza che impartisce ordini e segna il ritmo percuotendo un grosso tamburo) dirige le battute, suggerisce il primo verso di ogni strofa cantata (l’amore per la donzella, la paura dei saraceni, il rifugio sul Monte Epomeo, le difficoltà del lavoro, le speranze per una vita migliore), impone le cadenze in un vortice di bravura e di agilità che richiede ritmi e tempi sempre più svelti. I danzatori indossano il costume tradizionale, consistente in pantaloni stretti al ginocchio, camicia e giubbino in uso nel Seicento; in testa calzano il berretto che ancora nel secolo scorso usavano i pescatori dell’Isola.Tuttora si balla nelle feste più importanti e d’estate, su richiesta di Enti, in ogni dove.

I numeri della ‘ndrezzata. Alla danza partecipano dai 16 ai 18 ballerini più i suonatori. Comanda il gruppo un “Caporale” che batte strofe e tempi. Per informazioni tel. 081 905733 081 905470

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L’architettura

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L’architettura: materiali e colori.

Il tufo verde Il tufo verde è molto diffuso ma la particolarità di quello ischitano è di essere in superficie, affiorato probabilmente a causa degli sconvolgimenti geologici.

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Le case ischitane sono tipiche costruzioni mediterranee e restano abbastanza simili sia in prossimità del mare che nelle zone rurali. In genere sono costruite su due piani collegati da una scala esterna, caratterizzate da cellai e palmenti, locali adibiti alla conservazione e lavorazione dell’uva, che si trovano nei piani bassi o nei seminterrati. Soprattutto nella zona occidentale le case sono state costruite con il caratteristico tufo verde, mentre nella zona di Sant’Angelo è stato usato quello giallo (meno resistente). La caratteristica peculiare delle case isolane consiste nei tetti: un impasto di pozzolane, lapilli e calce viene steso dal padrone di casa sul tetto e con l’aiuto dei “pentolari” viene battuto con i “pentoloni”, grandi bastoni con l’estremità ingrossata. L’operazione viene accompagnata da tamburello, clarino e canti improvvisati. Questa usanza è nota come “Battuta ‘e lastrico”, al termine della quale i partecipanti si riuniscono per mangiare e bere, dando luogo ad una vera e propria festa.


I parchi pubblici.

• Pinete costiere (degli atleti, delle orchidee, degli incontri culturali) tre frammenti della colata lavica del 1302 tagliati dalle strade comunali, tra i centri abitati di Ischia Porto e Ischia Ponte. • Pineta di Fiaiano, nel cratere dell’ultima colata lavica. • Pineta e Lecceta della Maddalena. • Parco pubblico nazionale con percorsi interni guidati. • Parco pubblico verde protetto Pio Monte della Misericordia. • Parco Museo Villa Arbusto.

L’architettura

Parchi Pubblici

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Le lave delle numerose estrusioni che hanno interessato l’isola raggiunsero quasi il mare. Nel 1854 Ferdinando II affidò l’incarico del rimboschimento delle zone più colpite al botanico di corte, Giovanni Gussone, direttore dell’Orto Botanico di Napoli, il quale impiegò i pini marittimi, i quali hanno trovato terreno fertile e ben attecchito. Le pinete d’Ischia Porto ( Villari e Nenzi Bozzi) costituiscono un consistente polmone di verde. Ancor oggi, girovagando tra le pinete, è possibile incontrare grandi ammassi di pietra lavica, che rendono ancora più suggestivo lo spettacolo. A dispetto della presenza di questi grossi ammassi di pietra lavica, i pini hanno vegetato bene e vegetano tuttora bene, in virtù anche della loro caratteristica frugalità. Nella pineta centrale del comune di Porto d’Ischia, che può ancora vantare alberi di grande sviluppo e grande bellezza, veri e propri monumenti della natura, si possono osservare, nel sottobosco, altre essenze quali: mirto, fillirea, lentisco, graminacee varie, alaterno.

I principali artisti Espressione di una forte creatività pittorica sono gli artisti del semplice Bar internazionale di Maria Senese di Forio degli anni ‘50, punto d’incontro di intellettuali, che oggi trovano in questo lembo di terra la madre ispiratrice. Gabriele Mattera, Mario Mazzella , Macrì, Raffaele Iacono e tanti altri giovani talenti come Malaspina, attraverso le pennellate talvolta tenui, talvolta solari, ricevono dall’ambiente una incredibile varietà di stimoli, di spunti e di ispirazione.

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Il Museo del Mare.

Il Museo del Mare

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Il Museo del Mare dell’isola d’Ischia è stato realizzato grazie all’impegno di un gruppo di amici uniti dalla passione per il mondo della marineria, ma soprattutto dal desiderio di raccogliere tutto ciò che è appartenuto agli uomini di mare a testimonianza per le future generazioni. Il Museo è stato inaugurato nel dicembre del 1997 ed è ospitato in un Palazzo Settecentesco, denominato “Palazzo dell’Orologio”, situato nel centro storico d’Ischia Ponte. I tre piani di cui è costituito il Palazzo sono state allestiti con cimeli di vecchie navi, collezioni di una filatelica tema mare, carte nautiche, una collezione di conchiglie e brocche d’argento appartenute al transatlantico Rex e Andrea Doria. La visita

La polena custodita nel Museo

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Il primo piano ospita la sala “Agostino Lauro” in cui a una prua di un veliero è collocata una polena che rappresenta una sirena che culla un piccolo delfino, la sala della Navigazione con varie vetrine contenenti oggetti appartenuti a vecchi capitani quali pipe, scatole di fiammiferi, diario di bordo, occhiali. Sullo stesso piano la sala dedicata ai “fratelli Gennaro e Nino Basile” nella quale sono esposti i modelli delle barche ischitane che portavano il vino al Continente, ritornando con mercanzie che mancavano sull’isola; troviamo i modelli dei gozzi che i pescatori si facevano costruire

I Love Ischia di Fred Bongusto Ischia è un’isola da sogno, è l’isola che mi ha dato la tranquillità per scrivere nuove canzoni, oggi successo in tutto il mondo. Ischia è l’isola dove, quando posso, mi rifugio per riposare, per trascorrere qualche momento di relax. Indimenticabili le passeggiate in tardo pomeriggio sulla spiaggia del “villaggio” di Sant’Angelo dove il piacevole soffio del venticello e la leggera brezza in riva al mare dominano assieme ai mille colori delle insegne, delle luci e dei palazzi, la bellezza del piccolo, tradizionale e caratteristico paese.

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I SCH I A Il Museo del Mare

a Sorrento o a San Giovanni, con i quali, muniti della sola vela latina e dei remi, riuscivano a giungere sino alla costa Africana e Sarda. Al secondo piano si trova la sala intitolata all’armatore “Nicola Monti” in cui sono esposte grosse bit- La facciata del Museo te di legno e barre di timone di quasi due metri; al centro della sala vi è una vecchia Iole del 1930, restaurata di recente, pronta a solcare il mare. Si entra poi nel “Regno” dei pescatori ischitani, la sala intitolata al pescatore “Domenico Di Meglio”, con le foto del tempo; gli attrezzi da lavoro come le crucelle, ossia aghi di legno utilizzati per riparare le reti; ami da loro stessi realizzati ed usati per vari tipi di pesca; i foconi, lanterne con tre fori che servivano per attirare i totani; nasse di vimini, gli attrezzi dei maestri d’ascia che costruivano le barche senza disegno ma con sagome tramandate da generazioni in generazioni, lanzaturi (fiocine) e altri “strumenti” che i pescatori ordinavano presso gli zingari, una volta valenti artigiani. C’è infine il terzo piano dedicato alla biologa “Lucia Mazzella”, che con i suoi studi sulla Poseidonia ha dato un notevole contributo scientifico a livello mondiale. Appena entrati si può ammirare una vetrina contenente due divise appartenute ad un Ammiraglio di marina degli anni ’30; c’è lo scafandro e la tuta da palombaro oltre a numerosi reperti recuperati in fondo al mare: la chiesuola ed altri reperti di un rimorchiatore trovati e recuperati da un giovane sub ischitano.

Il palazzo del Museo

Il Palazzo dell’Orologio ha sempre espletato la funzione di Casa Municipale. Nei primi del ‘900, verso gli anni ‘20, la sede municipale traslava nel dirimpetto “Palazzo Mazzella”. I locali della Torre, finirono per essere adibiti ad aule di scuola elementare e lo sono stati fino al 1967. Il 15 dicembre 1996, è stato inaugurato il Museo del Mare. L’attuale conformazione del palazzo comunemente denominato “Palazzo dell’Orologio”, risale al 1759.

Uno dei modelli in legno

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Prodotti tipici ischitani.

Prodotti tipici

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Legata al mondo contadino è la produzione dei cestini di rafia e dei canestri di canna che ancora oggi si vedono in qualche negozio o per le strade, venduti dai contadini insieme ai Produzione di cestini in rafia. prodotti agricoli. Tradizione suggestiva come quella dei ricami su tela di lino e di canapa, che erano il corredo delle donne ischitane. Sapore antico ha anche il pane panificato a legna che si trova al Ciglio, da Filippo Di Costanzo, da Boccia a Ischia, o quello lievitato con criscito (pane di pasta inacidito) dei fratelli Angelo e Salvatore Florio in un minuscolo laboratorio nella località dei Pilastri. Dai profumi degli orti ischitani nasce il limoncello, liquore dolce aromatico che ha offuscato la fama del più antico “Nocillo”, estratto dalle noci, ancora preparato in molte case ischitane. I fratelli Savastano hanno lanciato una ricca gamma di “Sapori di Ischia” attraverso essenze Il rucolino profumate, saponi, candele, spezie. Vi È un liquore fruttato a base di ruassicuriamo che vale la pena visitare cola, o rughetta, e questa fabbrica! C’è persino l’“Aria di bucce di agrumi. Ischia”, essenza del profumo dei fiori Ormai è diventato di Ischia. il liquore ischitano per eccellenza Prodotti cosmetici estratti dal faned è ottimo go termale, antichi quelli della Ischia come digestivo Thermae di Roberto Morgera, la più e per correggere il caffè. Potete antica fabbrica dell’isola. acquistarlo nei Ottimi gelati, dai gusti più vari, sono negozi di prodotti prodotti artigianalmente da Ciccio ad tipici dell’isola. 44


I SC H I A Prodotto tipici

Ancora oggi è possibile incontrare i gelatai con il tradizionale carrretto.

Ischia, Bar Elio a Forio e Calise ad Ischia e Casamicciola. Dall’influenza della prima colonia della Magna Grecia nasce la ricchissima produzione delle ceramiche; un’attività rifiorita oggi con l’impegno di tanti giovani. Dall’antica fabbrica dei Fratelli Mennella di Casamicciola a Taki Calise (Forio) con le solari donne mediterranee, a Cianciarelli (Barano), pittore prestato alla ceramica grazie alla freschezza delle sue creazioni; Camillo Mattera e il giovane Coppa che tenta nuove esperienze usando il verde ramino della tradizione in maniera suggestiva. TAKI: il maestro greco La ceramica è per Ischia una tradizione antica quanto le origini della sua storia. Taki, maestro ceramista di origine greca di recente scomparso, ha gestito un laboratorio di ceramica a Forio, tra i più famosi dell’isola. Maioliche con i colori del mare, soggetti di carattere religioso, sculture originali, vasi e lampade disegnate a mano su terracotta. A predominare sono i colori e l’originalità delle creazioni.

Il Fischio d’Ischia A Casamicciola Terme in piazza Marina, Luigi Mennella, antico ceramista isolano, ha inventato il “Fischietto” interamente in terracotta. Un vero e proprio portafortuna per chi lo suona. I fischietti. realizzati a mano, vengono proposti in molteplici forme e colori e sono un simpatico ed inusuale souvenir.

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Il Castello Aragonese.

Il Castello Aragonese

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«L’occhio umano, che coglie il fiore della bellezza, resta ugualmente conquistato davanti all’attuale Castello d’Ischia, sebbene l’ultima configurazione sia quella di un carcere con tanta desolazione attorno. Ma se uno degli abitanti dell’antica Città d’Ischia potesse vedere questa abiezione certamente si porterebbe le mani al volto per bagnarle di lacrime: non vedrebbe più la meravigliosa bellezza della sua Città, che un affresco della Torre di Guevara, fortunatamente sfuggito all’incuria di generazioni, permette all’uomo di oggi di ammirare in tutto il suo eloquente splendore». Così lo storico ischitano Giovan Giuseppe Cervera nel suo libro “Cronache del ‘700 ischitano” “vede” il Castello Aragonese com’è oggi con l’animo di un abitante di Ischia del XVIII secolo. Il Castello è un “isolotto” con una superficie di 543 are ed un’altezza massima di 115 metri. Un tempo era la “Città d’Ischia” e nel suo periodo di massimo splendore, intorno al XVI secolo, era abitato da 1892 famiglie. La Storia

L’isolotto, sul quale Gerone di Siracusa fece edificare nel 474 a.C. una cittadella fortificata, è il prodotto di un’eruzione vulcanica sottomarina avvenuta agli inizi dell’era neozoica. Lo scoglio, distante duecento metri dalla antica città di Ischia Ponte, fu successivamente collegato ad essa con un ponte di legno e definitivamente in muratura intorno al 1440 ad opera del re Alfonso I di Aragona. I primi cenni storici sul Castello d’Ischia li troviamo nelle testimonianze di Strabone, il quale riferisce che l’isolotto fu cintato con potenti mura ed adibito a Fortezza da Gerone nel periodo in cui i Siracusani dominavano l’intero golfo partenopeo. Con l’espansione del dominio romano, 46


I SC H I A Vita ischitana - i caffè

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Il Castello Aragonese

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avvenuta nell’Italia meridionale intorno all’anno 83 a.C., il Castello divenne meta della nobiltà romana che frequentava l’isola grazie alle miracolose acque minerali. Con l’incursione dei Visigoti, degli Unni e dei Vandali, il Castello d’Ischia conobbe un triste periodo di devastazione e di lutti. Le orde barbariche prima ed i Saraceni dopo si accanirono con violenza contro l’isolotto fortificato che offriva rifugio alle popolazioni indigene. Costituitosi il Regno di Napoli nel 1130, il Castello d’Ischia fu da principio occupato dai Normanni e successivamente dagli Svevi e dagli Angioini. Solo nel 1438 il Castello attraversò un periodo di quiete con l’avvento degli Aragonesi. Alfonso I scacciò la guarnigione angioina dalla fortezza ed iniziò una serie di restauri alle mura ed al Maschio. Fece edificare diversi edifici e congiunse l’isolotto alla terra madre con un ponte lungo 220 metri. Il Castello raggiunse in questo periodo il massimo splendore. Offerto in regalo a Lucrezia D’Alagno, la cittadella divenne ben presto una corte in miniatura dove si tenevano conviti e feste principesche. Ma la pace del Castello non doveva durare a lungo. Nel 1494 scendeva in Italia Carlo VIII il quale invase il Regno di Napoli e costrinse alla fuga re Ferdinando. Questi si rifugiò nell’isola d’Ischia per qualche tempo ed infine partì per la Sicilia lasciando a guardia del Castello pochi fedelissimi, fra i quali Inigo d’Avalos, Iacopo Sannazzaro e Gioviano Pontano.Inutilmente Carlo VIII tentò di espugnare la roccaforte difesa con raro valore dal Giovane Inigo. Gli assediati seppero rintuzzare gli attacchi francesi fin quando re Ferdinando, ritornato con un forte esercito, non ebbe ragione di Carlo VIII. Inigo fu largamente ricompensato per la sua fedeltà verso gli Aragonesi ed ebbe il titolo di governatore dell’isola d’Ischia. La casa d’Avalos per circa due secoli reggerà le sorti del Castello, che rappresenterà il nucleo principale dell’intera isola, appunto “la città”. Vittoria Colonna La presenza a Ischia di questa poetessa e mecenate illuminata è motivo di grande vanto per l’isola. Il nome di Vittoria Colonna è scritto nelle pagine migliori della storia italiana, quelle sul Rinascimento e su Michelangelo Buonarroti, col quale intrattenne un lungo carteggio nel periodo in cui la poetessa era la “regina” del Castello.

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La visita I SC H I A Il Castello Aragonese

Vi si accede percorrendo a piedi la galleria scavata nella viva roccia da Alfonso I d’Aragona intorno al 1447 o a mezzo di un moderno ascensore. Giunti sulla sommità della rocca si visitano: la Chiesa dell’Immacolata (XVIII sec.) la cui cupola domina l’intero castello, il Convento delle Clarisse con il suo cimitero (XVI sec.), i terrazzi panoramici del Convento e dell’Immacolata che si aprono sul versante nord-occidentale, la Cattedrale dell’Assunta (XIV sec.) che vide nel 1509 le fastose nozze tra Ferrante d’Avalos e Vittoria Colonna, la Cripta della Cattedrale (XIV sec.) con affreschi della scuola di Giotto, la Chiesa di S. Pietro a Pantaniello (XVI sec.) dalla caratteristica pianta esagonale attribuita all’arch. Iacopo Barozzi detto il Vignola, il Sentiero del Sole, la Chiesa di S. Maria delle Grazie (XVI sec.), il terrazzo panoramico degli ulivi che si apre sul versante orientale, le carceri politiche (XVIII sec.) che ospitarono gli eroi del Risorgimento italiano. Si vedono inoltre dall’esterno il Maschio, gli Archi gotici di accesso all’Abbazia dei Basiliani di Grecia, i resti del Tempietto del Sole, i bastioni difensivi, le fucilerie e la piazza d’armi con la chiesetta di S. Barbara.Tutto il Castello è costantemente animato da manifestazioni culturali ed in particolare da esposizioni d’arte contemporanea, concerti di musica classica e rappresentazioni teatrali.

Eremo di San Nicola Prima ritiro per monache voluto dalla nobildonna Beatrice Quadra, poi eremo per il capitano Giuseppe D’Argout che, divenuto frate, volle ritirarvisi con dodici asceti, lo ampliò e modificò, infine donò all’eremo i suoi averi, piuttosto cospicui, per garantire il sostentamento ai compagni anche dopo la sua morte.

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Da vedere

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Tra musei, castelli e antichi borghi.

L’Acquedotto I maestosi archi, conosciuti anche come Pilastri, sono stati realizzati per portare l’acqua dalla sorgente di Buceto agli abitanti del Castello Aragonese e del Borgo di Celsa. È rimasto in funzione fino agli anni ‘30. L’acquedotto fu realizzato per volontà di monsignor Girolamo Rocca nel 1672, che attinse ai soldi ottenuti con una tassa sulla farina.

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Museo del Mare - Ischia Ponte Linee bus: 15, 7. Sette sale su tre piani, fotografie con immagini di vita marinaresca, cartoline dal 1880 al 1960, attrezzature nautiche e da pesca, ex voto marinari, conchiglie, antiche ancore, anfore ritrovate nel mare intorno all’isola, quadri, modelli di navi e barche ed una sezione dedicata al mondo sommerso. Orario di visita 10,30-12,30; 15,0019,00; da novembre a marzo: 10,3012,30; luglio ed agosto: 10,30-12,30 18,30-22,00. Tel: 081 981124, 081 902319. Torre di Guevara - Ischia Ponte Linee bus: C12, C13 La torre dei Guevara, duchi di Bovino, è situata sulla baia di Cartaromana. Costruita alla fine del XV sec. formava con il Castello Aragonese un unico sistema difensivo di avvistamento. Al primo piano si conserva un affresco del XVI sec., attribuito ad un allievo di Raffaello. All’interno della torre, ogni anno si allestiscono numerose mostre. Chiesa della Madonna delle Grazie - Ischia Linee bus: 1, 15, 2, 3, 5, 6, 7, 8, C12, C13, CD, CS Comunemente chiamata chiesa di San Pietro, sorge su un ampio sagrato e si distingue subito per la sua singolare architettura. A pianta centrale con cappelle aterali. Notevole è la decorazione a stucco realizzata negli anni ‘70 del XVIII sec. Sugli altari si ammirano 5 tele di Carlo


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Borrelli Ponticelli mentre la cupola è coperta da mattonelle smaltate, rutilanti al sole.

Da vedere

Chiesa di Portosalvo - Ischia Tutti i bus che giungono al capolinea Fatta costruire in seguito alla trasformazione dell’antico lago in porto (1854-1856) dal re Federico II di Borbone. Sulla collina, a sinistra della chiesa, vi è lo stabilimento Termo-Militare «F. Buonocore», in quello che fu il palazzo del protomedico del regno di Napoli, che lo fece costruire nella prima metà del XVIII sec. Osservatorio Geofisico - Casamicciola località Sentinella) Linee bus: 1, 2, 3, 4, 14, CS, CD. Conserva strumenti antichi per la rilevazione dei terremoti ed una singolare vasca sismica ideata dallo scienziato Giulio Grablovitz. Per le visite telefonare all’addetto comunale (081 5072522). Piazza Marina - Casamicciola Linee bus: 1, 2, 3, 4, 14, CS, CD. Centro Economico e sociale del comune. Monumento ai caduti e statua a Vittorio Emanuele II; epigrafe marmorea dedicata al norvegese Enrico Ibsen (a Casamicciola scrisse il famoso dramma Peer Gynt). Congregazione S.Maria della Pietà - Casamicciola Linee bus: 1, 2, CD, CS. Sull’altare di marmo interessante tela ad opera del Vaccaro. Da ammirare le statue di San Giovanni, della Madonna, di San Gabriele, del Cuore di Gesù, di san Giuseppe, di Cristo Risorto e dell’Addolorata in sacrestia. Sulle pareti, in alto, tele raffiguranti i sette dolori di Maria. Piazza Bagni - Casamicciola Linee bus: 3, 4, 14. Al centro di numerosi stabilimenti balneo-termali e vicino al bacino termale del Gurgitello.Alla via Ombrasco, è situata una cappella dedicata a San Francesco d’Assisi.

Ischia dall’alto Dove andare per ammirare l’isola dall’alto? Il panorama più suggestivo si ammira dal monte Epomeo. Il Castello Aragonese, così come il Belvedere di Serrara Fontana, è un altro punto panoramico dal quale si può assistere ad uno spettacolo unico.

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Villa Arbusto - Lacco Ameno Linee bus: 1, 2, 4, CS, CD. Villa costruita da Carlo d’Acquaviva, Duca D’Atri, nel 1785, sui luoghi di antichissimi insediamenti umani risalenti all’età neolitica e all’età del bronzo. Tel: 0813330942

Da vedere

Piazza Santa Restituta - Lacco Ameno Linee bus: 1, 2, 4, CS, CD. È la piazza principale del paese, molto accogliente e con al centro un piacevole parco pubblico. Lì sorge, sui resti della Necropoli pagana e cristiana, la prima chiesa, che risale al IV sec. d.C. Chiesa di Santa Restituta - Lacco Ameno Linee bus: 1, 2, 4, CS, CD. Lungo le pareti, tele di Ferdinando Mastroianni; l’Altare Maggiore è sovrastato da una tela raffigurante la Madonna del Carmine, Sant’Agostino e Santa Restituta sulla barca spinta da angeli. Ai lati della tela, quadri di Filippo Balbi. Sulla sinistra troviamo l’altare e relativa statua del Cuore di Gesù; altare e tela della Santissima Trinità (sec. XVII); tavola raffigurante la Vergine del Carmelo con il Bambino Gesù (1560). Sulla destra tela di Sant’Agostino, altare con tela della Presentazione al Tempio (sec.XVII); altare con statua di San Giuseppe; Crocifisso (1500). Accanto alla chiesa, cappella con statua lignea di Santa Restituta e cippi marmorei con iscrizione in latino e greco. Scavi e Museo di Santa Restituta - Lacco Ameno Linee bus: 1, 2, 4, CS, CD. Gli scavi permettono al visitatore di ammirare le tracce lasciate dall’uomo nel succedersi delle culture del passato. Il museo deve la nascita e lo sviluppo all’attuale rettore della chiesa, don Pietro Monti. All’interno sono conservati numerosi cocci, un telaio casalingo con pesi originali, giocattoli in argilla, statuette votive e vasi dipinti con fiori e frutta, brocche per il vino ed ampolline di profumo. (Tel: 081980538)

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Chiesa di Santa Maria Della Neve - Forio Linee bus: 1, 2, 14, CS, CD. È più conosciuta come la Chiesa del Soccorso; è un meraviglioso e solare esempio di archi- La chiesa del Soccorso a Forio. tettura mediterranea spontanea. Ricca di maioliche del ‘700 (all’interno e all’esterno del sagrato) con scene della passione di Gesù e vari Santi, fu riedificata nel 1791 su precedente tempio del ‘500. L’interno è anch’esso di grande interesse per il succedersi dei tipi di volta.

Da vedere

Chiesa di S.Carlo Borromeo - Forio Linee bus: 1, 2, 14, CS, CD. La chiesa è a croce latina con una sola navata ed è singolare per l’uso particolare del tufo verde adoperato per la realizzazione del portale esterno, degli archi e del cornicione che corre lungo tutta la chiesa dei pilastri. Gli affreschi che si trovano nelle quattro nicchie, sotto i due archi centrali della navata e nelle metope e sui pilastri sono stati realizzati tra il 1620 circa ed il 1635, mentre le tavole e le tele vanno dal 1614 al 1635. Basilica S.Maria di Loreto - Forio Linee bus: 1, 2, 14, CS, CD. È ricca di opere d’arte non solo pittoriche ma anche scultorie e di preziosi oggetti di culto. La sacrestia risale al 1684 e conserva molte tele e tavole, tra cui il ritratto del cardinale Gustavo Adolfo principe di Hohenlohe (sec.XIX), protettore dell’arciconfraternita dal 1868. La Mortella - Forio Linee bus: 1, 2, 14, CS, CD. Piacevole è la visita a “La Mortella” con le sue 184 varietà di piante tropicali e mediterranee. Nella villa ha vissuto per circa 30 anni Sir William Walton, uno dei più grandi compositori inglesi contemporanei, e le sue ceneri, per sua volontà, riposano qui. Il giardino, dove oggi vive la moglie Susanna, e la casa museo dove il maestro componeva le sue opere sono aperti al pubblico da Pasqua a novembre, dalle 9.00 alle 19.00 del martedì, giovedì, sabato e domenica. (Tel: 081 986220) Le Torri - Forio Linee bus: 1, 2, 14, CS, CD. Le torri “superstiti” sono 10: Torrino (1480), Quattrocchi (‘700), Nocera (sec.XVI), Sferratore (sec.XVI), Casa Patala53


no (sec.XVI), Milone (sec.XVI), Pertesta, Torone, Cierco e la torre Cigliano. Le più antiche sono di forma circolare, le più recenti di forma quadrangolare. Servirono per l’avvistamento dei saraceni e per il ricovero degli abitanti.

Da vedere

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Museo Civico “Il Torrione” - Forio Linee bus: 1, 2, 14, CS, CD. Sorge nella via omonima, ha svolto le funzioni di torre di avvistamento e di difesa. Era fornito di diversi cannoni, uno dei quali vi rimase fino al 1787, usato per sparare a salve nei giorni delle maggiori festività religiose. Vi sono esposte le opere dello Una delle torri di Forio. scultore Giovanni Maltese. Il museo può essere visitato, oltre che nei giorni fissati nelle ore pomeridiane, ogni sera dalle 20,30 alle 22,30 durante il periodo estivo, dal 1 giugno al 30 settembre. Sant’Angelo. Linee bus: 1, CS, CD. Un bellissimo borgo di pescatori, una vera e propria oasi di tranquillità. L’isolotto è alto 106 metri e legato all’isola da un istmo lungo 119 metri. In seguito vi fu costruita una torre di vedetta, della quale si vede ancora la parte inferiore e che fu distrutta dalle cannonate del 1809. L’accesso alle auto è vietato. Santa Maria del Carmine - Forio Linee bus: 1, 2, 14, CS, CD. Si compone di due navate. Di particolare interesse le tele della Madonna del Carmine e di santa Lucia, nonché il marmoreo altare maggiore del XVIII sec. Dalla piazzetta si può osservare un bellissimo panorama.

Monte Epomeo, Eremo di San Nicola

Eremo Di San Nicola - Serrara Fontana Linee bus: 11, 9, CS, CD. Sotto la vetta del monte Epomeo si trovano l’eremo e la chiesetta di San Nicola del XV sec., interamente scavati nella roccia. La chiesa è dedicata a S. Nicola di Bari. Sull’altare vi è un bassorilievo del santo del 1504.

Chiesa San Sebastiano Martire - Barano Linee bus: 11, CS, CD. Eretta intorno alla fine del XVI sec. Dal 1610 al 1653 fu un convento agostiniano. La chiesa presenta tre navate, con una bella decorazione a stucco di gusto neoclassico. Vi sono alcune tele di Alfonso Di Spigna e si può ammirare una statua 54


a mezzo busto di San Sebastiano, risalente al sec. XVIII. Il campanile fu costruito nel 1704. San Sebastiano è considerato il patrono del comune.

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Sorgente di Nitrodi - Barano Linee bus: 11, CS, CD. Obbligatoria è la visita alla sorgente dalle acque salutari già ben nota agli antichi romani.

Da vedere

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli - Barano Linee bus: 11, CS, CD. La chiesa è stata fondata nel 1748 e presenta una facciata moderna, rifatta nel corso di questo secolo a causa di un improvviso crollo di quella originale. Di particolare interesse sono la tela che pende sull’altare e quella sotto il soffitto e le statue lignee. Chiesa di San Rocco - Barano Linee bus: 11, CS, CD. È il patrono del centro abitato di Barano. La chiesa risale al XVII sec., all’interno si conserva una tela raffigurante la Madonna del Rosario. S. Giuseppe - Ischia Linee bus: 1, 2, 3, 5, 6, 7, 12, C13, 15, CS, CD. La chiesa, volgarmente detta di S.Anna, sede della parrocchia di Maria SS. Madre della Chiesa, è stata fondata nel secolo scorso. All’interno vi si ammira una tela raffigurante S.Giuseppe del secolo XVIII, attribuita a Nicolò De Simone. Chiesa di San Giovanni Battista - Barano Linee bus: 11, CS, CD. È, quasi certamente, la più antica parrocchia del Comune (1537). L’attuale chiesa sorge sul luogo di una antichissima cappella e al suo interno si può ammirare lo splendido quadro di San Giovanni attribuito alla scuola del Caravaggio.

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Eventi e feste.

Comune di Ischia

Da vedere

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17 maggio: S. Antonio Abate, loc. S. Antuono. 31 gennaio: S. Ciro, Ischia Porto. 5 marzo: S. Giovan Giuseppe della Croce, loc. Ischia Ponte. Periodo di Pasqua: processione del Venerdì Santo, loc. Ischia Ponte. Maggio (terza domenica): Maria Madre del Divin Pastore, loc. Ischia Ponte. Maggio (ultima domenica): Maria Rifugio dei Pescatori, loc. Ischia Ponte. 13 giugno: S. Antonio, loc. Ischia Ponte. 29 giugno: S. Pietro e Paolo, loc. Ischia Ponte. 16 luglio: Madonna del Carmine, loc. Ischia Ponte. 26 luglio: “Palio di S. Anna” abbinato alla Lotteria Nazionale. Processione per mare, sfilata di barche allegoriche,”incendio” del Castello Aragonese, fuochi pirotecnici. 15 agosto: Festa della Madonna della Assunta. 26 agosto: Festa di S. Alessandro, sfilata di abiti d’epoca, loc. Ischia Porto. Agosto/settembre (ultima domenica di agosto o prima domenica di settembre): S. Giovan Giuseppe della Croce (patrono del comune di Ischia), loc. Ischia Ponte. Settembre: Ischia Jazz e Festival Ugo Calise 08 dicembre: Immacolata Comune di Barano

20 gennaio: S. Sebastiano. 19 marzo: S. Giuseppe, loc. Fiaiano. 23 aprile: S. Giorgio, loc. Testaccio. Periodo di Pasqua (lunedì dopo Pasqua): Madonna della Porta, loc. Buonopane – esibizione della ’Ndrezzata, antica danza armata di grande ritmo e complessità. 24 giugno: S. Giovanni Battista, loc. Buonopane – esibizione della ’Ndrezzata, antica danza armata di grande ritmo e complessità. 15 agosto: Festa della madonna della Assunta, loc. Piedimonte. 16 agosto: Festa di S. Rocco, patrono di Barano. 8 settembre: Madonna di Montevergine, loc. Schiappone. 08 dicembre: Immacolata Comune di Serrara Fontana

31 gennaio: Festa di S. Ciro, loc. Ciglio. 13 giugno: Festa di S. Antonio da Padova, loc. Fontana. 16 luglio: festa della madonna del Carmine, loc. Serrara.

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Prima domenica di agosto: Sagra della Salsiccia e Vino, loc. Fontana. Seconda domenica di agosto: Sagra della Salsiccia e del Vino, loc. Serrara. 15 agosto: Festa della madonna della Assunta. Terza domenica di agosto: Festa della Madonna della Mercede, loc. Fontana. 8 settembre: Festa della Madonna di Montevergine, loc. Succhivo. 29 settembre: Festa di S. Michele Arcangelo con processione a mare e fuochi pirotecnici. 08 dicembre: Immacolata

Da vedere

Comune di Forio

Periodo di Pasqua (venerdì santo): Sacra rappresentazione dell’atto tragico della passione e morte di Gesù. Periodo di Pasqua (domenica di Pasqua): Sacra rappresentazione della corsa dell’Angelo. Maggio (prima domenica): festa S. Francesco di Paola. 15 giugno: Festa di San Vito (patrono del comune). Spettacolo con fuochi pirotecnici. 2 luglio: Festa della Madonna delle Grazie, loc. Panza. Luglio (ultima domenica): Festa di S. Maria di Loreto. 5 agosto: Festa della Madonna del Soccorso. 7 agosto: Festa di S. Gaetano. 15 agosto: Festa della madonna della Assunta. 12 settembre: Festa di S. Maria al Monte. 15 settembre: Festa di San Leonardo, loc. Panza. 19 settembre: Festa di S. Michele Arcangelo. 04 ottobre: Festa in onore a San Francesco d’Assisi Novembre (seconda domenica): madonna della Libera. 08 dicembre: Immacolata. Comune di Lacco Ameno

31 gennaio: Festa di San Ciro, loc. Fundera. 19 marzo: Festa di S. Giuseppe, loc. Fango. 17 maggio: Festa di Santa Restituta, patrona del comune. Rievocazione dello sbarco del corpo della santa (16 maggio) sulla spiaggia della baia di San Montano. Fuochi pirotecnici. 02 luglio: Festa in onore della Madonna delle Grazie. 15 agosto: Festa della Madonna della Assunta. 08 dicembre: Immacolata. 13 dicembre: Festa in onore di Santa Lucia, loc. Fundera. Comune di Casamicciola Terme

27 febbraio: Festa di San Gabriele della Addolorata, loc. Marina. Periodo di Pasqua (giovedì e venerdì santo): Festa di S. Addolorata, loc. Piazza Bagni. Domenica di Pasqua: Resurrezione in piazza. 13 giugno: Festa di Sant’Antonio. 22 luglio: Festa di Santa Maria Maddalena Penitente (patrona del comune), loc. piazza Bagni 15 agosto: Festa della Madonna della Assunta. Settembre (terza domenica): Addolorata, loc. piazza Maio. 04 ottobre: Festa in onore di San Francesco d’Assisi, loc. piazza Bagni. 08 dicembre: Immacolata.

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La cucina tipica.

Gastronomia

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La cucina locale è specchio della contraddizione interna fra mare e montagna che caratterizza Ischia: pesce e coniglio sono alla base della tradizione gastronomica insieme ad ortaggi, olio d’oliva e vino. La cucina dell’isola non differisce particolarmente da quella tipica della campania fatta eccezione per alcuni piatti e in particolare il piatto tipico per eccellenza: il coniglio all’ischitana, col cui sugo si condiscono i bucatini e nella cui preparazione è indispensabile il vino Ischia bianco d.o.c.. Se volete mangiarne uno davvero speciale andate a Serrara Fontana al ristorante “Bracconiere” oppure da Peppina di Renato a Forio. Una menzione speciale nella cucina locale la meritano le erbe aromatiche, che crescono spontanee e in grande varietà. Il timo è presente in alcune versioni della ricetta del coniglio all’ischitana, ricetta che cambia a seconda delle zone dell’isola. Molto diffusi sono l’origano e il rosmarino, il cui impiego in cucina è vastissimo, così come il peperoncino e il basilico, usato soprattutto per le conserve di pomodori. Un uso più specifico lo hanno la salvia, che sull’isola è molto sfruttata nella preparazione delle patate e la menta, impiegata in piatti a base di pesce. A proposito di pesce non si possono non menzionare alcuni ristoranti dove non solo si mangia benissimo, ma anche la sceografia conquista: cominciamo da Forio con “Umberto a mare” che si trova su una splendida terrazza che affaccia sul mare. Grande atmosfera al ristorante “Melograno”, che nasce in un’antica villa e conserva con grande cura un parco di ulivi secolari. Spostiamoci a Barano e raggiungiamo la “Vigna di Alberto”, un tempo cantina la cui memoria resta nelle botti e nel torchio. Una volta lì chiedete di Ciccio, il titolare: vi accoglierà e vi tratterà come vecchi amici. A Sant’Angelo, frazione di Serrara Fontana, lasciatevi coinvolgere dalla strepitosa simpatia di Don Peppino al “Neptunus” che è pari solo alla bontà dei suoi piatti di pesce. Coniglio all’ischitana Ingredienti: Olio, aglio, lardo battuto, coniglio, pomodorini, basilico, timo, mezzo bicchiere di vino bianco. Soffriggere il lardo battuto con olio e aglio. Aggiungere il coniglio e farlo rosolare aggiustando di sale e pepe. Bagnarlo con il vino e lasciare che quest’ultimo evapori, quindi aggiungere i pomodorini, il basilico, il timo e mezzo bicchiere d’acqua. Lasciar cuocere ancora mezz’ora.

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I vini: enoteche e degustazioni.

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L’isola d’Ischia ha una tradizione contadina. La vocazione turistica è esplosa in modo dirompente solo negli anni ‘50, mutando in parte la fisionomia di un territorio che tuttavia trova la sua peculiarità nel verde delle colline, nella vulcanicità fertile della sua terra. Ancora oggi l’ischitano coltiva il suo piccolo appezzamento di vigneto, tramandandolo di padre in figlio. Dopo il turbinio estivo l’operatore turistico si trasforma in contadino, in produttore artigianale del “suo” vino. Tanti piccoli produttori da che gli Eubei, sbarcando nel 700 a.C. a Ischia, nella Baia di San Montano, introducevano nell’isola la coltivazione della vite. Ischia vanta uno dei primi riconoscimenti italiani di vino d.o.c. che fu attribuito all’Ischia bianco nel 1966. Altri vini protetti vennero dopo come l’Ischia rosso, il Per ‘e Palummo, il Biancolella e il Forastera. A Forio le cantine Pietratorcia producono degli ottimi bianchi come il Vighe di Chignole e il Vigne del Cuotto due ottimi DOC Superiore. Se si preferisce il Rosso consigliamo il Vigne di Ianno. Tutti questi vini deliziosi si possono gustare nelle enoteche presenti sull’isola: ad esempio sull’incantevole Riva Destra ci sono “Appuntamento vino” dove potete chiedere di Marco e Christian Savastano. Se siete nella zona di Ischia Ponte, fate un salto da “Oh X Bacco”. Oppure potete scegliere di degustare i vini direttamente presso le aziende vinicole che aprono al pubblico e permettono di assaggiare i loro preziosi prodotti: fermatevi ad esempio nell’azienda vinicola “D’Ambra” per una degustazione se siete a Forio potete visitare “Pietratorcia “, una delle migliori dell’isola. Ci preme inoltre citare un altro produttore di vini dell’isola, che pur non aprendo al pubblico merita una menzione per la qualità del vino prodotto: Pasquale Cenatiempo che oltre ai già citati d.o.c. produce anche il Leukos, un ottimo bianco.

Gastronomia

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Il monte incantato.

Monte Epomeo

I SC H I A

Il monte Epomeo (787 m.) colpisce per la selvaggia bellezza del paesaggio che lo circonda, per il vasto silenzio, per l’incomparabile visione che da esso si gode e che accomuna coste, isole, mare, cielo e monti partenopei, anzi campani e laziali; ma più ancora affascina perché è un eremo (una volta abitato da frati), e come tale ancora pervaso di spiritualità e misticismo. L’Epomeo, denominato anche Monte Forte nel ‘700, è il rilievo più importante dell’isola. Furono contadini, probabilmente, quelli che in tempi antichi cominciarono a scavare nella roccia, a colpi di piccone, grotte o ripari per difendersi da pioggia e freddo; tali anfratti vennero ampliati e rifiniti nel corso del tempo, ricavando dalla massa tufacea cunicoli, gallerie e la chiesetta dedicata a San Nicola di Bari. Sulle verdeggianti pendici dell’Epomeo, in grotte e dirupi, si

rifugiavano gli abitanti dei dintorni al tempo delle invasioni ed in caso di pericolo; lì, in fosse profonde, si ammassava neve d’inverno per trarne ghiaccio d’estate; sulla cima del monte si accendevano i fuochi per segnalare i pericoli agli isolani. Il turista che sale sull’Epomeo incontra lungo il percorso e sulla cima diversi caratteristici punti di ristoro, e può gustare, volendo, tipici piatti locali. La strada, partendo da Fontana, è asfaltata e di facile percorso, benché piuttosto erta; nella parte più elevata diventa una mulattiera, ma sufficientemente comoda. Chi può è bene che faccia a piedi l’intero tragitto: ne trarrà grande giovamento fisico, mentale e spirituale. 60


Le case di pietra.

I SC H I A Case di pietra

Questi massi, caduti dall’Epomeo e scavati con mano sapiente, per ricavarne un’abitazione o un cellaio, rappresentano una testimonianza di perfetto connubio tra l’uomo e l’ambiente, raro esempio di architettura rupestre e significativa testimonianza di sfruttamento “ecologico” della natura. Scavate nel tufo più o meno dolce, verde o di altro colore, sono principalmente adibite ad abitazioni rurali, talvolta addirittura permanenti, hanno forme e dimensioni diverse, e testimoniano l’abilità e l’inventiva dell’artefice. La denominazione “Case di pietra” è impropria o almeno riduttiva, perché non dice con completezza l’architettura rupestre dell’isola d’Ischia: si tratta certo di abitazioni rurali, a volte complete di pertinenze, come cellai, palmenti, cisterne per la raccolta di acque piovane; ma si rinvengono, anche piccoli ricoveri provvisori, vasche e pozzi (famosa la “Pietra dell’acqua”, che ha dato il nome alla zona in cui è situata) , atti a rendere meno onerosi i lavori agricoli. “Case di pietra” possono essere ammirate in tutto il territorio isolano, soprattutto nella zona che va da Serrara a Forio, tutt’intorno al massiccio dell’Epomeo.

Gli Scogli Circumnavigando l’isola d’Ischia non è difficile imbattersi in questi incredibili giochi della natura: Scogli S. Anna Elefante La nave Pietra Nera Pietra Bianca Pietre del Cavallone Pietre Rosse Scogli Innamorati Lorio Camerata Il Fungo Becco dell’Aquila Piede di Maradona

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La Posidonia Marina.

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La Posidonia oceanica è una “pianta” marina facilmente visibile sulle spiagge: lunghi nastri di colore marrone (le foglie morte) che formano cumuli sui litorali sabbiosi causando il disappunto dei bagnanti. Eppure la sua presenza, apparentemente molesta, riveste una grande importanza per il nostro mare. Innanzitutto si tratta di una “fanerogama”, un termine difficile da ricordare per i non addetti ai lavori che significa che è una pianta a tutti gli effetti: ha un fusto, delle radici, foglie e persino fiori e frutti. In un habitat idoneo si sviluppa in vere e proprie praterie e diventa un’enorme risorsa per le zone che hanno la fortuna di accoglierla. Questo perché la Posidonia sviluppa il fusto in orizzontale e in verticale, trattenendo sabbia e detriti e formando delle “terrazze”; in questo modo impedisce che la costa venga “erosa” dal mare. In più essa permette lo sviluppo di un complesso ecosistema, costituendo un habitat preferenziale per altri organismi vegetali e animali e “conservando” la vita marina nelle coste in cui si sviluppa. Il mare di Ischia e delle isole vicine, Procida e Vivara, è molto ricco sia di Posidonia, (e quindi di tutte le forme di vita animale e vegetale che vivono dentro e nei pressi della prateria), sia di altre specie che meriterebbero protezione, come ad esempio il corallo. Per questo motivo la zona rientra, col nome “Regno di Nettuno”, nelle aree di “reperimento”, cioè quelle zone candidate a diventare parco marino. Il Regno di Nettuno è stato oggetto di studio e ricerca da parte della Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha rilevato quali sono le zone di interesse che hanno i requisiti per essere protette. Lo studio, consegnato nel 2001, è ancora al vaglio del Ministero dell’Ambiente e si attende che venga presa una decisione.

La flora

Stazione zoologica Nata dalla volontà di Anton Dohrn di offrire a scienziati di tutto il mondo un posto ideale per le loro ricerche, la stazione zoologica a lui intitolata è oggi un ente pubblico che ha mantenuto la sua vocazione internazionale e continua ad essere un luogo privilegiato per le ricerche. Purtoppo non può essere visitata, ma resta per l’isola un fiore all’occhiello.

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I SC H I A

Escursioni consigliate

Escursione dell’Isola d’Ischia in Bus con guida prelevamento dall’hotel il lunedi

Escursione Sorrento, Positano, Amalfi, Ravello

prelevamento dall’hotel il martedi e il giovedi

Escursione Isola di Capri con guida

prelevamento dall’hotel il martedi, mercoledi, giovedi e domenica

Escursione Isola di Procida

prelevamento dall’hotel il martedi e venerdi

Escursione Pompei e Vesuvio

prelevamento dall’hotel il mercoledi, venerdi e domenica

Serata folkloristica

prelevamento dall’hotel il mercoledi

Escursione Caserta, Montecassino

prelevamento dall’hotel il giovedi

Escursione Napoli “Ieri e oggi”

prelevamento dall’hotel il venerdi

Minicrociera dell’Isola d’Ischia tutti i giorni

Minicrociera Amalfi e Positano Per informazioni contattare l’ufficio escursioni al numero 081 3330340 oppure 328 6030981

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martedì, govedi e domenica. Sono escursioni che vengono effettuate da personale specializzato e qualificato che vi seguirà nell’itinerario scelto fornendo e comunicando tutte le informazioni necessarie.


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Orari bus.

I SC H I A

Linea CD: Ischia Porto - Barano - Fontana - Serrara - S.Angelo - Forio Lacco Ameno - Casamicciola - Ischia Porto. Partenza da Ischia Porto alle ore 4.20 - 5.00 - 5.30 - 5.50, dalle ore 6.30 alle 22.30 ogni 30 minuti, alle ore 23.10 - 00.00 e 1.00

Informazioni utili

Linea CS: Ischia Porto - Casamicciola - Lacco Ameno - Forio S.Angelo - Serrara - Fontana - Barano - Ischia Porto. Partenza da Ischia Porto alle ore 4.20 - 5.00 - 5.30 - 5.50, dalle ore 6.30 alle 23.00 ogni 30 minuti, poi 00.00 - 00.30 - 1.00 Linea 1: Ischia Porto - Casamicciola - Lacco Ameno - Forio - Panza S.Angelo e ritorno. Partenza da Ischia Porto alle ore 5.05 - 5.45 - 6.15 - 6.45 - 7.15 7.45 - 7.55 - 8.10 - 8.25 - 8.40 - 9.10 - 9.35 - 9.55 - 10.10 - 10.25 10.40 11.10 - 11.40 - 11.55 - 12.10 - 12.25 - 12.40 - 13.10 - 13.40 - 14.10 14.25 - 14.40 - 14.55 - 15.10 - 15.45 - 16.10 - 16.25 - 16.40 - 16.55 17.10 - 17.40 - 18.10 - 18.25 - 18.40 - 18.55 - 19.10 - 19.40 - 20.15 20.45 - 21.15 - 21.45 - 22.15 - 22.45 - 23.15 - 23.45. Partenza da S.Angelo: 5.40 - 6.35 - 7.10 - 7.40 - 8.15 - 8.40 - 8.55 9.10 - 9.25 - 9.40 -10.10 - 10.35 -10.55 - 11.10 - 11.25 - 11.40 - 12.1012.40 - 12.55 - 13.10 - 13.25 - 13.40 - 14.10 - 14.40 - 15.10 - 15.2515.40 - 15.55 - 16.10 - 16.40 - 17.10 - 17.25 - 17.40 - 17.55 - 18.10 18.40 - 19.10 - 19.25 - 19.40 - 19.55 - 20.10 - 20.40 - 21.05 - 21.35 22.05 - 22.35 - 23.05 - 23.35 - 00.05 - 00.35 Linea 2: Ischia Porto - Casamicciola - Lacco Ameno - Forio - Citara (Giardini Poseidon) e ritorno. Partenza da Ischia Porto alle ore (8.10 - 8.40 - 12.25 - solo giorni scolastici) - (8.20 - 8.35 solo giorni non scolastici) alle 8.50 - 9.05 9.20 - 9.50 - 10.20 - 10.50 - 11.20 - 11.50 - 12.20 - 12.50 - 13.20 13.50 - 14.20 - 14.35 - 14.50 - 15.20 - 15.40 - 15.50 - 16.05 16.2016.50 - 17.20 - 17.35 - 17.50 - 18.20 - 18.50 - 19.05 - 19.20 -19.50 Partenza da Citara alle ore: (9.12 - 9.17 solo giorni non scolastici)(9.37 - 13.07 solo giorni scolastici) alle 9.42 - 9.47 - 10.12 - 10.4211.12 - 12.12 - 12.42 - 13.12 - 13.42 - 14.12 - 14.42 - 15.12 - 15.2715.42 - 16.12 - 16.18 - 16.42 - 16.57 - 17.12 - 17.42 - 18.12 - 18.27 18.42 - 19.12 - 19.42 - 19.57 - 20.12 - 20.42 Linea 3: Ischia Porto - Piazza Marina - P.Bagni - La Rita - P.Maio Fango e ritorno. Partenza da Ischia Porto alle ore 5.25 - 6.50 dalle ore 8.05 alle ore 23.05 ogni 60 minuti. Linea 4: Piazza Marina - P.Bagni - La Rita - P.Maio - Fango - 167 Lacco e ritorno. Partenza da P.Marina alle ore 7.55 - 9.00 - 9.40 - 10.35 - 10.5511.45 - 12.10 - 13.15 - 14.00 - 14.05 - 14.50 - 15.30 - 15.50 - 17.0017.50 - 18.00 - 18.40 - 19.40 - 20.50 - 22.05 - 22.45 - 23.50 Linea 5: Ischia - Pilastri - Piedimonte -Testaccio - Maronti e ritorno. Partenza da Ischia alle ore 5.45 - 6.30 - 7.00 - 7.50 - 8.30 - 9.10 dalle ore 9.50 alle ore 20.30 ogni 20 minuti, poi alle ore 21.00 - 21.30 21.50 - 22.10 - 23.00 - 00.15

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I SC H I A

Partenza dai Maronti alle ore 6.05 - 6.55 - 7.30 - 8.20 - 9.00 alle ore 9.40 alle 20.00 ogni 20 minuti, poi alle 20.40 - 21.00 - 21.3021.55 - 22.15 - 22.35 - 23.25 - 00.40

Informazioni utili

Linea 6: Ischia Porto - Pilastri - Piedimonte - Fiaiano e ritorno. Partenza da Ischia Porto alle ore 5.50 - 7.15 - 8.10 - 8.50 - 9.20 9.50 - 10.20 - 10.50 - 11.20 - 11.50 - 12.30 - 12.50 - 13.30 - 13.50 14.30 - 15.20 - 15.50 - 16.20 - 16.50 - 17.20 - 17.50 - 18.20 - 18.4019.05 - 19.40 - 20.05 - 20.40 - 21.05 - 22.05 - 23.05 Linea 7: Ischia Porto - Ischia Ponte - Ischia Porto. Partenza da Ischia Porto alle ore 6.30 - 7.00 - 7.30, dalle ore 8.00 alle ore 00.00 ogni 15 minuti. Linea 8: Ischia Porto - P.Eroi - Palazzetto - S.Michele - S.Antuono Campagnano e ritorno. Partenza da Ischia Porto alle ore 6.55 - (7.45 nei giorni scolastici transita per i Pilastri) - 8.50 - 9.50 - 10.50 - 11.45 - (12.30 solo giorni scolastici) - 13.30 - 14.30 - 15.45 - 16.45 - 17.45 - 18.40 Linea C12: Ischia Porto - P.Eroi - Cartaromana - S.Michele - Campagnano - S.Antuono - Pilastri - Porto. Partenza da Ischia Porto alle ore 7.10 - 8.05 - 8.55 - 9.50 10.5011.50 - 12.50 - 13.05 - 14.00 - 14.50 - 15.55 - 17.00 - 17.55 - 18.4519.25 - 20.15 - 21.05 - 22.20 - 23.20 - 00.10 - 01.00 Linea C13: Ischia Porto-Via delle Terme-Pilastri S.Antuono Campagnano - S.Michele - Cartaromana - P.Eroi - Ischia Porto. Partenza da Ischia Porto alle ore 5.45 - 6.35 - 7.30 - 8.20 - 9.1510.20 - 11.15 - 12.25 - 13.20 - 14.15 - 15.15 - 16.15 - 17.25 - 18.0518.55 - 19.45 - 20.40 - 21.35 - 22.35 - 23.45 Linea 14: P.Marina - P.Bagni - La Rita - P.Maio - Fango - Forio e ritorno. Partenza da P.Marina alle ore 7.20 - 8.40 - 10.00 - 11.20 12.4013.40 - 15.00 - 16.20 - 17.40 - 19.00 - 20.25 - 21.45 - 23.05 - 00.25 Linea 15: Ischia Porto - Palazzetto - Ischia Ponte - Via Pontano - Palazzetto - S.Antuono - Pilastri - Porto - Via Quercia - Ischia Porto. Partenza da Ischia Porto alle ore 7.15 - 8.25 - 9.35 - 10.45 11.5012.55 - 13.55 - 15.05 - 16.15 - 17.25 - 18.30 - 19.25 - 19.35 - 20.30 21.35 - 22.40. Linea 16: Casamicciola (Piazza Marina) - Salita S.Pasquale - Cretaio - Via Pricipessa Margherita - P.Marina: 7.15 - 7.50 - 8.25 - 10.10 11.20 - 12.30 - 13.20 - 13.40 - 14.15 - 14.50 - 16.15 - 17.25 - 18.3519.25 Tariffe autobus S.E.P.S.A. - numero verde 800 00 16 16 Biglietto 90 minuti EURO 1.20 Biglietto dalle ore 6.00 alle ore 6.00 EURO 4.00 Abbonamento valido 2 giorni EURO 6.00 Abbonamento valido 7 giorni EURO 15.00 Abbonamento mensile intera rete EURO 36.00

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Cinque occasioni da non perdere

1

Visitare l’eden naturalistico dell’isolotto di Vivara.

2

La processione dei 3 dodici Apostoli che si svolge il Venerdi Santo.

Marina della Corricela col caratteristico anfiteatro delle case dei pescatori.


Isola di

Procida

Selvaggia e naturale

4

Gli alti faraglioni di roccia della spiaggia di Ciracciello, sul litorale di ponente.

5

La Sagra del Mare, dove competono le varie contrade tra gare sportive, sfilate di gozzi e l’elezione della Graziella, la piÚ bella tra le fanciulle.


Procida, un’isola selvaggia

PR O CI D A

L’isola delle fanciulle: magica e naturale.

Corricella Benché la cupola della Chiesa di Santa Maria delle Grazie fosse stata progettata già nel ‘600, fu possibile costruirla solo dopo l’unificazione nazionale. Questo perché la nobile famiglia De Iorio non voleva che la Cupola ostruisse la vista panoramica godibile dai loro balconi.

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Procida è un’isola piccola ma bellissima: grande meno di 4 kmq e conta 10800 abitanti. Il suo nome deriva da Prochyo, vuol dire eruttata e osservandola dall’alto si notano ancora le forme degli antichi crateri. Unito a Procida da un ponte c’è l’isolotto di Vivara, oasi naturale non visitabile, regno incontrastato della macchia mediterranea. Procida non è stata contaminata dal turismo di massa, non vi sono grandi strutture alberghiere ma pensioni e appartamenti da affittare. Proprio per questo offre l’occasione di una vacanza diversa: a stretto contatto con la natura e le tradizioni. La sua storia è ancora visibile nel borgo di Terra Murata, nato dall’esigenza di difendersi dalle scorrerie saracene e splendido esempio di architettura naturale: case unite fra loro a costruire una muraglia, sembra quasi che siano state progettate da un’unica mente e invece nascono dalla necessità di stare uniti per essere meno deboli. Da non perdere l’abbazia di San Michele Arcangelo, risalente almeno al 1026 e la splendida Corricella, dove le case sono coloratissime, tutte diverse eppure armoniose. Procida è l’isola dei pescatori e dei marinai, ma anche “l’isola di Arturo” e di Elsa Morante, alla quale è stato dedicato un premio letterario, l’isola di “Graziella” di Alphonse de La Martine, tanto che in occasio-


6 1

5

2 3

PR O CI D A

4

Procida, un’isola selvaggia

In questa ampia veduta panoramica dell’isola di Procida vi indichiamo alcune delle principali attrazioni turistiche.

1

L’isola di Vivara;

2

La spiaggia di Ciracciello;

3

L’abbazia di San Michele Arcangelo e il villaggio di Terra Murata;

4

Il porticciolo di Sancio Cattolico;

5

Punta di Pioppeto;

6

La sagoma dell’Isola d’Ischia.

ne della Sagra del mare viene eletta fra le ragazze procidane la Graziella dell’anno. È l’isola de “Il Postino”, ultimo dolcissimo film di Massimo Troisi. Un’isola di tradizioni vive e suggestive, come le processioni pasquali: quella degli apostoli incappucciati e quella del Cristo Morto con tanto di carri allegorici. L’antico borgo, Chiaia e la chiaiolella, il Sancio Cattolico, l’abbazia, il borgo della Corricella: quest’isola merita attenzione per la sua bellezza e la sua incontaminata spontaneità.

L’isola di Arturo L’eroe - ragazzo Arturo, protagonista del romanzo “L’isola di Arturo” di Elsa Morante pubblicato da Einaudi nel 1957 e vincitore del Premio Strega, continua ad essere ricercato dai giovani soprattutto nelle biblioteche. Quelle memorie di un fanciullo riguadano la maturazione di un “giovanetto”, quasi segregato nell’incanto fermo dell’isola di Procida.

Abbazia Anticamente la facciata principale dell’Abbazia era esposta ad occidente, secondo la disposizione tipica delle prime chiese cristiane, la quale prevedeva a est, punto da cui sorge il sole e nasce la luce, l’altare e ad ovest, punto in cui il sole tramonta e quindi luogo delle tenebre, i fedeli. Nel ‘500 la chiesa fu dotata di un nuovo ingresso sul lato orientale: la fiducia rinascimentale nella ragione aveva preso il sopravvento sulle credenze medioevali.

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I love Procida

PRO CI D A

I love Procida.

I limoni giganti Un prodotto tipico dell’isola di Procida sono i limoni giganti. Si possono mangiare con sale o zucchero oppure condire e farne un’insalata: si tagliano a cubetti e si condiscono con olio, sale, pepe, menta, peperoncino e cipollina fresca.

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di Peppe Barra “Sono molto legato, nei ricordi, alla mia isola, Procida: tutto ciò che ho avuto la fortuna di realizzare nella mia lunga carriera artistica, in 35 anni in giro per il mondo, lo devo a quest’isola, con la quale ho avuto però un rapporto difficile, strano. E’ molto cambiata Procida, perché ai miei tempi, negli anni ’50, c’era il carcere, c’erano tante feste popolari, molte tradizioni che poi sono andate scomparendo; quel clima genuino mi ha aiutato nella crescita personale e professionale. Nonostante tutto, mi ritengo una persona molto fortunata: sono riuscito nel mondo dello spettacolo, soprattutto perché ho vissuto in una famiglia d’arte, con papà ma soprattutto con mamma Concetta che, a quei tempi, per le esibizioni che faceva con le sue sorelle, destava scandalo nel piccolo paese. Mi porto dentro, in ogni angolo del mondo, la mia procidanità, ed ogni volta che ritorno sull’isola rivivo un momento magico, assaporando questo clima mediteraneo. Da qualche anno poi rivedo, con piacere, che si sta ridando importanza alla riscoperta delle radici storico culturali: vedo un amorevole stimolo culturale che mira a rinverdire quelle antiche tradizioni secolari. Quest’anno ho ricevuto dai Procidani una grande gioia, una manifestazione d’affetto nei miei confronti e soprattutto nei confronti di mamma: ho avuto il piacere di avere la residenza a Procida, proprio in concomitanza con la intitolazione di una stradina di Terra Murata a Concetta Barra, quella


PRO CI D A

strada dove mamma viveva da bambina. Mia madre ci teneva molto alle sue origini, e questo sentimento me lo ha trasmesso. Ed io nei miei concerti porto sempre con me un pezzo di Procida, soprattutto in una favola che porto in scena, che è ambientata proprio qui...”.

I love Procida

La processione dei dodici Apostoli

Un altro aspetto caratterizzante di Procida e sicuramente quello folkloristico e religioso. Nel corso dell’anno sono varie le manifestazioni di questo genere, e tra queste la più suggestiva rimane il corteo dei Misteri celebrato durante la Settimana Santa di Pasqua. Nelle otto parrocchie vengono celebrati antichi riti religiosi. Il Giovedì Santo c’è la processione degli apostoli incappucciati. Il Venerdì Santo il Cristo Morto velato e l’Addolorata sono portati in processione per le strade dell’isola preceduti dai carri costruiti dai giovani procidani, raffiguranti gli episodi della vita e della morte del Cristo. È un evento suggestivo ed emozionante che richiama sull’isola migliaia di turisti. D’estate invece c’è la Sagra del Mare, una festa popolare in cui tra giochi e concerti viene eletta la Graziella, la ragazza procidana che più di ogni altra, vestita in abiti antichi e ricamati in oro, impersonifi ca il mito di bellezza mediterranea semplice e solare creata dallo scrittore de Lamartine.

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Cinque occasioni da non perdere

1

Una minicrociera intorno a Capri con visita ai Faraglioni.

2

Godere del pano- 3 rama da monte Solaro. Un’attrazione senza eguali.

Esplorare la Grotta Azzurra, un ninfeo marino a misura d’imperatore.


Isola di

Capri

L’eterna mondana

4

Passeggiare per via 5 Camerelle, la strada della vanità, fino alla celebre Piazzetta.

Percorrere via Krupp, un “serpentone” sinuoso e panoramico che va dai Giardini di Augusto a Marina Piccola.


La storia

C A PRI

L’isola dove mito e storia si parlano.

Torre cinquecentesca La Casa Rossa fu fatta ergere per volontà del generale americano J. C. MacHowen, che si stabilì a Capri dopo la guerra civile americana. Fu edificata inglobando una torre cinquecentesca all’interno della quale, secondo una leggenda, gli anacapresi che dovevano recarsi a Napoli per lavorare inchiudevano le loro donne per timore che venissero molestate dai capresi.

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Capri è l’isola di tutto il mondo dove mito e storia si parlano ancora e che vanta due millenni di mondanità. Capri sorge di fronte alla penisola sorrentina della quale, dal punto di vista geologico, è un prolungamento. Ha una superficie di circa 10 Kmq, un perimetro costiero di 17 Km ed è divisa in due comuni: Capri e Anacapri. I porti commerciale e turistico sono situati sul versante settentrionale, a Marina Grande, che presenta una costa rocciosa ed è fortemente esposta ai venti. Fu abitata fin dall’età Paleolitica ed era già nota a Greci e Fenici. Nel 29 a.C. Augusto la acquistò da Napoli in cambio di Ischia. E Tiberio se ne innamorò, vi fece costruire dodici ville in onore di altrettante divinità e si trasferì in quella dedicata a Giove. A Capri trascorse gli ultimi undici anni della sua vita e da qui governò l’impero romano. Passata sotto il Ducato di Napoli fu soggetta alle scorrerie saracene e ai domini di Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Spagnoli. Durante il periodo napoleonico fu teatro di scontro fra gli Inglesi, istallati a Capri, e i Francesi che avevano occupato Anacapri. La “città” nacque nel 1200, arroccata là dove oggi sorge la celebre piazzetta, in una zona che consentiva riparo dalle incursioni corsare. Agli stessi scopi nel 1600 fu costruita la Certosa, tutt’oggi visitabile se si vuole ammirarne lo stile barocco. Fu tra le tappe predilette del Grand Tour e, quando nel 1826 il pittore Arthur Kopisch scoprì la Grotta Azzurra, cominciò per Capri quel turbinio turistico che ancora oggi la rende il punto d’incontro di artisti, scrittori, nobili e celebrità d’ogni sorta e di tanti, tantissimi turisti che d’estate la invadono.


CA PRI La storia

Quello che sorprende nella conformazione dell’isola è proprio la quantità e varietà dei percorsi che consente, e la caleidoscopica sequenza dei punti panoramici che offre. C’è una Capri fatta di rocce e balze da cui sembra di poter veder spiccare all’improvviso il volo di un rettile alato, modello Jurassic Park, e una Capri marina fatta di grotte e insenature dove sembra ancora possibile veder nuotare le sirene del mito. C’è una Capri agreste con una vegetazione infuria e il lavoro del contadino è ancora visibile nei gesti antichi, e una Capri cittadina di strade e case e negozi griffati. C’è una Capri artistica, di chiese e certose e ville da visitare, e una Capri archeologica di rovine imponenti. Tutto questo è concentrato in uno spazio incredibilmente piccolo rispetto alla varietà che offre e a volte pare di trovarsi in un mondo virtuale, da videgame, dove basta premere un tasto - così come a Capri basta muovere un passo - per cambiare del tutto la prospettiva.

L’isola dei cinghiali L’etimologia del nome Capri è stata individuata da alcuni nel latino Capreae (capre), ma è più accreditata la teoria che la fa derivare dal greco Kapros (cinghiale), teoria avvalorata dai reperti fossili ritrovati che attestano la presenza dei cinghiali.

I Conquistatori Francesi Quando nel 1808 i francesi conquistarono Capri, confiscarono tutti i beni della Certosa. I documenti che vi erano conservati furono venduti alle botteghe locali come carta da pacchi.

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Le dimore di personaggi eccentrici e stravaganti.

Da vedere

C A PRI

Villa Jovis Eretta nel primo secolo d.C., ha un’estensione di 7000 mq. Lo stato di distruzione della villa rende molto difficile individuare la disposizione degli ambienti. Vi si trovavano le stanze imperiali, le terme, gli ambienti di rappresentanza e quelli di servizio. Inoltre era dotata di faro, il quale costituiva un sistema di comunicazione veloce insieme ad altri situati a Sorrento e a Capo Miseno, sede della la flotta imperiale. Nella parte settentrionale del complesso si trova

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Certosa di San Giacomo

lo strapiombo denominato “Salto di Tiberio” (297m). Esso era il luogo da cui l’Imperatore, secondo alcune leggende, lanciava le sue vittime, in seguito a sevizie e torture. La Certosa di San Giacomo. Fu costruita verso il 1371 grazie al conte Giacomo Arcucci, il quale lo dedicò all’apostolo San Giacomo. Attualmente ospita una biblioteca e il liceo classico intitolato a Virgilio. All’interno della chiesa si trovano un affresco trecentesco, il rosone e i finestroni in stile gotico. Sono inoltre presenti due chiostri e gli edifici che anticamente ospitavano la farmacia e la cappella delle

donne fuori clausura. Villa San Michele di Axel Munthe Fu costruita per volontà di Axel Munthe che vi dimorò fino al 1910. Ingloba i resti di una villa imperiale romana e quelli di una cappella medioevale. Fu conepita come cornice delle collezioni del proprietario e vi si trovano oggetti di epoca romana, etrusca ed egizia fra cui una testa di Medusa, una sfinge egizia ed un busto di Tiberio. Capri in Miniatura Riproduce in ceramica tutta l’isola da Villa Jovis alla Grotta azzurra, sono presenti non solo i monumenti e le bellezze naturali, ma anche momenti legati alla


CA PRI Da vedere

Villa Damecuta

vita degli isolani, come la vendemmia e il mercato. Faro di Punta Carena Sorge sul promontorio di Punta Carena ed è il secondo faro in Italia per importanza e

capacità di illuminazione. È anche una splendida località balneare poiché da qui si

gode il sole dall’alba al tramonto. Villa Damecuta Una delle dodici ville costruite da Tiberio, che la scelse come residenza estiva. La zona più singolare è l’alcova sottostante la torre medioevale, con vestibolo e belvedere a strapiombo sul mare.

do la compattezza e la difficoltà di accesso, fu conquistata e distrutta dal corsaro Khair-edDin, detto Barbarossa.

La Scala Fenicia Si trova alla sinistra della chiesa di San Costanzo. Un tempo unico collegamento tra Marina Grande e Anacapri, fu eseguita in età greca scalpellando Castello la roccia. di Barbarossa Intorno al 1800 Fu costruito tra il X e il XII sec a di- si contavano 533 fesa dell’accesso ad gradini ma in Anacapri. Malgra- origine dovevano essere molti di più.

F a ro d i P unta Ca ren a

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Grotta Azzurra, piccolo eden mediterraneo.

CA PRI

La Grotta Azzurra, a nord di Anacapri, è così chiamata per la suggestiva colorazione delle pareti, dovuta alla luce del giorno che, per rifrazione, penetra da una apertura sottomarina. Gli antichi romani ne fecero un ninfeo marino decorato con incantevoli mosaici e suggestive statue. Due di queste, Nettuno e Tritone, sono oggi visibili alla Certosa di San Giacomo a Capri. Per esplorare la grotta, bisogna entrarci con barche a remi La Grotta Azzurra che portano i turisti al suo interno. L’ingresso è largo due metri e alto uno, pertanto al momento del passaggio bisogna sdraiarsi sull’imbarcazione. Si viene poi condotti nel cosiddetto Duomo Azzurro, ma in realtà la grotta prosegue con la Galleria dei Pilastri, la Sala dei Nomi e la Sala della Corrosione. La Grotta Azzurra è una delle 55 grotte sparse lungo il litorale dell’isola (quelle interne sono 12). La profondità in prossimità dell’ingresso è di circa 22 metri, con un fondo di sabbia bianca. Si riduce a 20 metri nel centro e a 14 nella parte meridionale.

Grotta Azzurra

I Fortini

Nel corso dell’800, periodo in cui Capri fu teatro degli scontri fra Inglesi e Francesi, furono costruiti sull’isola tre fortini, che vanno dalla Grotta Azzurra a Punta Carena. Prendono i nomi di Pino, edificato sulle rovine di una costruzione medioevale, Mesola, costruito dagli inglesi (ma nei lavori di restauro sono stati rinvenuti pietre di tufo e lava in uso presso i Romani) e Orrico, più facilmente raggiungibile dal mare dal quale i Francesi e gli Inglesi attaccarono l’isola .

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Tenera è la notte.

CA PRI Capri by night

Il glamour caprese è nato nel tempo, ha una tradizione ed è unico per questo. Mondanità, cultura, Guido Lembo con Naomi Campbell arte, moda si incontrano qui da secoli. Difficile dire se sia l’isola ad avere un credito di notorietà con i divi di ogni epoca o sia piuttosto il contrario. Fatto sta che basta andare in piazzetta per l’aperitivo e guardarsi intorno: sembra di essere alla prima di un film hollywoodiano. Per immergersi ancor di più in questo clima cinematografico bisogna fare una passeggiata per via Vittorio Emanuele e via Camerelle. Fendi, Gucci, Hermès e tutto il meglio della moda internazionale; ma anche negozi molto speciali: Canfora, per i famosi sandali realizzati a mano; Moda Caprese, per gli scialli sfrangiati che hanno fatto il giro del mondo; La Parisienne, dove sono nati i pantaloni alla pescatora e molti altri. Infine un accenno al momento glamour per eccellenza: la notte caprese offre momenti romanticissimi, a Tragara o alla Migliera e momenti di divertimento scatenato al Number Two, il santuario dei nottambuli o all’Anema e Core, dove i vip si danno appuntamento.

I sandali K Jacqueline Kennedy faceva shopping anche da Canfora. In suo onore fu creato il modello “K”: un sandalo infradito con tre anelli di metallo. Tra le principali botteghe a Capri c’è Costanzo che dal 1972 produce i sandali con accurata lavorazione. Tra i clienti abituali Sofia Loren, Clarke Gable (nella foto in alto).

I Fortini Non lontano dai giardini di Augusto si trova Carthusia, laboratorio di profumeria nato nel 1948, quando il priore della Certosa trovò le formule dei profumi create da un suo predecessore alla fine del 1300. Qui si trovano profumi per uomo (realizzati soprattutto con essenze del Rosmarino) e per la donna.

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C A PRI

Le dimore delle celebrità.

Le dimore

Villa San Michele Diceva Axel Munthe a proposito della sua Villa San Michele: “la mia casa deve essere aperta al sole, al vento, alla luce del mare come un tempio greco e luce, luce, luce ovunque”. Fu colpito da una malattia agli occhi che lo costrinse a trasfersi a Torre Materita, dove la luce era più soffusa.

Molti personaggi illustri che hanno visitato Capri hanno finito per innamorarsene a tal punto da sceglierla come luogo in cui affondare le radici e al quale tornare. Alcuni di loro hanno costruito sull’isola delle splendide ville, spesso progettandole da sé: come se in questo posto la casa immaginata e desiderata potesse finalmente prendere forma. È il caso di Axel Munthe, che pensò Villa San Michele come una cornice per le sue collezioni, inondata dalla luce, aperta al vento, al sole e al mare. Anche Curzio Malaparte, personaggio scontroso, costruì la sua “Casa come me” a picco sul mare in una zona rocciosa e impervia, come forse era lui. Un capitolo a parte lo meritano quelle ville che hanno ospitato grandi personaggi per periodi più o meno lunghi; una fra tutte Villa Behering: ospitò Maksim Gorkij e la sua comunità di esuli e Norman Douglas, l’autore di “South Wind”. Capri ha dato molto a questi personaggi, si può dire che essi l’abbiano ripagata. Il Quisisana L’albergo caprese per eccellenza fu costruito nel 1845 dal medico scozzese George S. Clarke come casa di cura: il nome significa infatti “qui si sana”. Il prezzo per una stanza era di circa 8 lire e comprendeva la pensione completa.

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Le meraviglie della natura.

C A PRI

Il fascino magnetico di Capri è visibile già da lontano: essa appare come il profilo di una donna languidamente distesa. Chi raggiunge quest’isola che come una Venere sorge dalle acque, non resta deluso. Il fascino è ancora integro: la natura ha giocato, fatto i capricci, si è divertita a scavare grotte, a tormentare scogliere fino a separarne scogli giganteschi, a inondare ogni spazio lasciato libero con una vegetazione rigogliosa e sfrontata. C’è, a Capri, un Arco Naturale sospeso a 18 metri dal suolo e c’è una grotta più famosa delle altre: la Grotta Azzurra, che assume questo colore grazie ad una seconda apertura, completamente sommersa, che lascia filtrare la luce dal basso. C’è, a Capri, una caletta, Marina Piccola, incastonata in una conca fra il Castiglione e il Monte Solaro. E ci sono i titani di Capri, i Faraglioni che si stagliano verso l’alto belli e maestosi, con fondali ricchi di vita e colori. E ci sono tutte le passeggiate scavate o costruite dall’uomo, che a questo fascino non sa resistere. Quella che porta a Tragara, quella della Migliera, la cui origine risale ai Romani, la via Krupp, miracolo ingegneristico e opera d’arte insieme. Ci sono posti che non sono diventati celebri, magari perché nessun artista ci ha vissuto o ne ha scritto, magari perché amati da artisti così tanto da volerli proteggere dall’assalto dei turisti o non volerli condividere con altri. È il bello del mediterraneo, questo, dove isole e città vi accolgono con una faccia e ve ne nascondono altre mille, dove bisogna cercare con passione e tenacia angoli e stradine e alla fine, dopo la ricerca, ci si può gustare il premio: la bellezza, quella che non ha bisogno di artifici, quella che parla direttamente all’anima.

La Via Krupp.

La lucertola azzurra Sul Faraglione più esterno, Scopolo, e su quello di Mezzo abita la lucertola azzurra, che ha assunto questo colore, (il dorso è nero e la pancia azzurra), per adattarsi alle difficile condizioni di caccia sullo scoglio.

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Cinque occasioni da non perdere

1

Godere dello spettacolare panorama del Golfo da San Martino.

2

Passeggiare lungo via Caracciolo da Castel dell’Ovo a Mergellina.

3

Girare per Spaccanapoli e scoprire i presepi di San Gregorio Armeno.


Napoli

Una città dai mille colori

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Napoli è la capitale 5 della pizza. Consigliamo di gustare la “Margherita”.

Aggirarsi tra le statue conservate nelle sale del Museo Archeologico Nazionale, scrigno dell’arte immortale del mondo antico.


N A PO LI

Cronologia X sec. a.C.

VII sec. a.C.

79 d.C.

500 d.C.

536 d.C.

Fondazione di Partenope ad opera di coloni di Rodi o calcidesi.

Neapolis viene fondata da coloni cumani.

Un’eruzione del Vesuvio distrugge Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis.

Il vescovo Severo fonda la prima parrocchia dove oggi si trova San Giorgio Maggiore.

Attraverso l’acquedotto Belisario penetra nella città e la conquista.

La storia

Afrodite, Museo Archeologico Nazionale

Unica al mondo.

La Tomba di Virgilio Iscrizione murata nel 1455, sulla parete di fronte all’ingresso attuale della tomba vi si legge: Siste viator pauca legito hic vergilus tumulus est.(Fermati viandante e leggi queste poche parole: questa è la tomba di Virgilio).

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La storia di Napoli affonda le radici in un passato molto antico. Non si hanno notizie certe sulla sua fondazione ma il primo nome della città, Partenope, fa pensare che vada attribuita ai Rodiesi, che intorno al X sec. a.C. si insediarono sull’isolotto di Megaride. La nuova città, Neapolis, fu invece fondata dai Cumani (VII sec. a.C.) e coinvolta negli scontri fra questi ultimi e gli Etruschi. Fu proprio per proteggersi dai continui nemici pressanti, (ad esempio i Sanniti), che Napoli si alleò con Roma (I sec. a.C.) e ne divenne municipio. Se politicamente fu sempre fedele all’impero, culturalmente rimase greca fino al medioevo inoltrato: poeti, filosofi, artisti resero Napoli un centro culturale importantissimo, tanto da attirare i maggiori intellettuali romani, per non parlare di Virgilio, (la cui tomba si trova proprio qui) e Nerone, che nei teatri della città si esibì prima di partire per la Grecia. La sua posizione, centrale nel mediterraneo e protetta alle spalle dalle colline, la rese un punto strategico e così, fatta eccezione per i pochi secoli del ducato (dal 763 al 1139 d.C.), periodo di quasi totale indipendenza, Napoli fu sempre terra di conquista: Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Austriaci e Borboni si sono avvicendati nei secoli in questo regno


1137 d.C.

1194 d.C.

1224 d.C.

1266 d.C.

Ducato di Napoli.

Inizia la dominazione normanna con Ruggiero il Normanno, re di Palermo.

Napoli passa a Enrico IV di Svevia, genero di Ruggiero.

Federico II di Svevia fonda l’Università che ancora oggi porta il suo nome.

Napoli passa sotto il dominio angioino. Carlo I d’Angiò trasferisce la capitale del regno da Palermo a Napoli.

N A PO LI

661-1137

La storia

Sigillo di Federico II

che fu più florido di quanto si crede: fino all’unificazione nazionale il debito pubblico del regno era il più basso, poi fu il tracollo. L’imposizione di leggi e tasse non studiate per la nuova situazione, ma estese semplicisticamente dal Piemonte al Sud, mortificarono le risorse di quest’ultimo. Ogni conquistatore ha lasciato alla città monumenti, chiese ed opere d’arte di ogni stile e gusto. Napoli è una città ricca di elementi tanto diversi tra loro che dovrebbero inevitabilmente scontrarsi: invece si armonizzano e creano un episodio unico al mondo. Certo occorre spirito di adattamento per apprezzarla fino in fondo, perché è una città profondamente anarchica e caotica, eppure la sua storia di conquiste subite l’ha resa estremamente disponibile ad accogliere la straniero. A chiunque si sforzi di andare un po’ incontro a questa città, ne verrà rapito e non potrà fare a meno di sentirsi a casa. Il Castel dell’Ovo

Deve il suo nome alla leggenda secondo cui Virgilio nascose nelle fondamenta del maniero un uovo magico, il quale avrebbe protetto la città finché fosse rimasto integro. Il Castello sorge sulle rovine della villa di Lucullo e fu oltre che dimora reale, anche monastero e prigione. Dopo gli ultimi restauri del 1994, la visita è molto più agevole.

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N A PO LI

Cronologia 1279

1442

1503

1536

1600

Inizia la costruzione del Castel Nuovo, anche detto Maschio Angioino

Alfonso d’Aragona entra a Napoli. è il periodo d’oro del Rinascimento napoletano.

Inizia il periodo del viceregno spagnolo.

Apertura di Via Toledo

Inizia la costruzione di Palazzo Reale su progetto di Domenico Fontana

Da vedere

Arco di Trionfo di Alfonso d’Aragona a Castel Nuovo

Storia ed anima di una grande città. Duomo (via Duomo). Inaugurato nel 1315 alla presenza di Roberto D’Angiò e dalla regina Sancia. Di grande interesse storico e artistica la cappella del tesoro di San Gennaro, in cui sono custodite le ampolle col sangue miracoloso del Santo Patrono, il quale due volte l’anno si scioglie, in maggio e settembre. Incorporato al Duomo c’è anche la cappella di Santa Restituta, prima basilica napoletana, da cui si accede alla zona archeologica visitabile. Santa Chiara (via Benedetto Croce). Costruita nel ‘300 in stile gotico provenzale, fu rinnovata all’interno nel ‘700 in stile barocco. Danneggiata da un incursione aerea nel 1943 venne ricostruita nel suo stile originario, gotico provenzale. Alle spalle dell’altare maggiore è custodita la tomba di Roberto I d’Angiò, grandioso monumento trecentesco. Da visitare nell’annesso convento il coro, con antichi affreschi, e il chiostro maiolicato restaurato nel ‘700 da Domenico Vaccaro. Gesù Nuovo (piazza del Gesù) Sorta alla fine del 1500 sull’area destinata alla costruzione del palazzo Sanseverino,principe di Salerno. Al suo interno i pavimenti e i rivestimenti delle pareti sono in marmo policromo, e contiene pregevoli opere di scultura e pittura. Splendide le decorazioni degli altari e delle cappelle. 90


1656

1707-1734

1734

1738

Rivolta di Masaniello

Una terribile epidemia di peste colpisce un terzo della popolazione di Napoli

Napoli è viceregno austriaco

Con Carlo di Borbone Napoli diventa finalmente un regno autonomo

Iniziano gli scavi di Ercolano

N A PO LI

1647

Da vedere

Santa Maria di Piedigrotta (adiacente alla stazione ferroviaria di Mergellina). È tra le più popolari chiese di Napoli ed è legata una famosa festa (7 settembre); l’altare maggiore fu disegnato nel 1633 da Cosimo Fanzago. San Domenico Maggiore (Piazza San Domenico). Edificata in forma gotica alla fine del ‘200, ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli, diventando barocca nel ‘600 e ritornando, a seguito di restauri nell’ 800, al suo stile originario. Nel suo interno, sono conservati i resti di un’antica chiesa romanica (navata destra), e splendidi sono il Cappellone del Crocifisso e la sagrestia. Nell’annesso convento visse e insegnò San Tommaso D’Aquino. San Giovanni a Carbonara (via Carbonara). Costruita tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400 e ampliata poi nel ‘700. Di grande interesse tre opere di scultura: il monumento di re Ladislao, il sepolcro di ser Gianni Caracciolo e il monumento dei Miroballo. Il Maschio Angioino Fu costruito negli ultimi anni del tredicesimo secolo per volontà di Carlo d’Angiò e modificato dagli Aragonesi che vollero cancellare la memoria dei predecessori. Oltre alla Sala dei Baroni, meritano una visita le anguste prigioni sotterranee e la Cappella Palatina, per decorare la quale fu chiamato Giotto i cui affreschi sono purtroppo andati distrutti.

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N A PO LI

Cronologia 1799

1806-1815

1815

1839

1860

Nasce la Repubblica partenopea. Dopo soli sei mesi i suoipromotori vengono giustiziati a Piazza Mercato

Decennio Francese. Napoli vive un periodo di grandi opere pubbliche e di riforme

Murat, che aveva governato Napoli durante il Decennio, viene fucilato. Torna a Napoli Ferdinando di Borbone

Inaugurata la Napoli -Portici, la prima ferrovia italiana

Arrivo di Garibaldi. Con il plebiscito del 21 ottobre Napoli entra a far parte del Regno d’Italia

Da vedere

San Lorenzo Maggiore (Piazza San Gaetano). La sua costruzione risale alla fine del ‘200, per poi essere trasformata nel ‘600. Sotto la chiesa sono stati ritrovati reperti di epoca greca e romana, visitabili. In questo tempio si rifugiò in preghiera Francesco Pertrarca, e Giovanni Boccaccio incontrò Fiammetta. Al suo interno sono custoditi i sepolcri di Caterina d’Austria, Carlo di Durazzo e Roberto d’Arois.visitabile. San Pietro a Majella. Dedicata all’eremita Pietro da Morone (papa Celestino v), in stile gotico provenzale. In seguito all’incendio del 1407 fu restaurata, ampliata di due cappelle e la facciata fu spostata in avanti. Notevoli i due cicli pittorici di Mattia Preti. San Paolo Maggiore (Piazza San Gaetano). Venne eretta nel ‘500 sulle rovine di un tempio romano dei Dioscuri risalente al IX sec. Spettacolare è la scalinata a doppia rampa disegnata dall’architetto Francesco Grimaldi, maestro del barocco napoletano. Nel suo interno, diviso in tre navate, troviamo dipinti di Massimo Stanzione, Paolo De Matteis e Francesco Solimena. Sant’Anna dei Lombardi (Piazza Monteoliveto). Eretta nel 1411, subì diverse tasformazioni nel ‘600. Viene definita un museo del Rinascimento per il numero e la bellezza delle sculture che contiene, tra le quali di particolare interesse un gruppo di otto figure in terracotta raffiguranti la Pietà eseguita da Guido Mazzoni nel 1492. Il Palazzo Reale Fu costruito a partire dal 1600 su progetto di Domenico Fontana. Sono visitabili le stanze reali di etichetta con gli arredi d’epoca e i bellissimi giardini reali. All’interno del palazzo si trova il Teatrino di Corte, allestito nel 1768 da Ferdinando Fuga.

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1891

1940

1943

1944

Legge Speciale per il Risanamento. L’apertura di Corso Umberto sventra i Quartieri bassi.

Entra in funzione la prima funicolare che collega il centro con il quartiere collinare del Vomero

Si inaugura il complesso espositivo della Mostra d’Oltremare

Nelle “Quattro Giornate” di Napoli la città insorge e caccia i tedeschi.

Ultima eruzione del Vesuvio

N A PO LI

1885

Da vedere

Santa Maria del Carmine (Piazza del Carmine). Esisteva già nel XII sec. ma venne rifatta nel ‘300. Domina la zona che fu teatro della rivoluzione di Masaniello(1647). Alla destra della facciata sorge un campanile con una singolare cuspide a mattonelle di maioliche, risalente alla prima metà del 600. Ogni Anno il 15 luglio alla ricorrenza della Madonna del Carmine, si svolge uno spettacolare “incendio” di fuochi pirotecnici dal campanile. Cappella Sansevero (via De Santics nei pressi di P.za San Domenico Maggiore) Fondata nel 1590 contiene capolavori scultorei del ‘700, tra cui il Cristo velato del Sammartino, e esemplari di macchine anatomiche e i progetti del principe di Sangro. Chiuso il martedì. Piazza del Plebiscito. Un salotto della memoria. Aperta ai piedi della collina di Pizzofalcone, è chiusa a Est da Palazzo Reale, Piazza del Plebiscito prende il nome dal voto popolare del 1860 sull’annessione di Napoli al regno piemontese dei Savoia. La chiesa fu progettata dall’architetto luganese Pietro Bianchi (1787-1841) su incarico di Ferdinando I di Borbone e la sua facciata è preceduta da un pronao su sei colonne e due pilastri ionici.

Piazza del Plebiscito

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Da vedere

N A PO LI

San Giacomo degli Spagnoli (Piazza Municipio). Eretta nel 1534 per volontà del viceré Don Pedro de Toledo. La porta d’ingresso fu intagliata alla fine del ‘500. I monumenti in marmo ai lati e quello che si trova nell’abside provengono dalla distrutta chiesa della Concezione. San Gregorio Armeno (Via San Gregorio Armeno). Sontuosa chiesa barocca, fu fondata da un gruppo di suore nel 725 ma l’attuale pianta della chiesa risale al XVI secolo.Vi si trovano affreschi di Luca Giordano. Museo archeologico nazionale (P.zza Museo). Tra i più importanti musei europei, in esso sono esposti: la collezione che Carlo di Borbone ereditò dai Farnese di Parma; bronzi, marmi, pitture e suppellettili rinvenuti durante gli scavi effettuati a Pompei, Ercolano e altre località campane; collezioni di antichità etrusche e egizie. Chiuso il martedì. La strada dei Presepi San Gregorio Armeno, con le sue botteghe, con le sue bancarelle, con i suoi artigiani è il luogo del Natale napoletano, la meta obbligatoria di una passeggiata sentimentale alla ricerca di un pezzo nuovo da collocare sul presepio. San Gregorio Armeno è il crocevia della meraviglia natalizia. Anche molti giovani si sono accostati all’antica arte. Le tecniche sono quelle di una volta, ma sono cambiati i sistemi di propaganda. E’ vero, il presepe continua ad essere un giudice infallibile dell’affetto dei napoletani: soltanto chi è molto amato, come Totò, Eduardo, Massimo Troisi, ha diritto di comparire accanto a Razzullo e Sarchiapone, a Benito, ai musicanti. Negli ultimi anni sono apparse nelle vetrine e sulle bancarelle le figurine di Madre Teresa di Calcutta e di Lady Diana, perfino dello stilista Versace; niente da scandalizzarsi, il presepe tollera tutto. La famosissima via S. Gregorio Armeno che deve il proprio nome all’omonimo complesso monasteriale . Qui è il centro di produzione e vendita dei pastori. La stradina è ricca su entrambi i lati di negozi/laboratori che invadono la sede stradale con bancarelle ed esposizioni varie. Ci si può trovare di tutto: dagli “scogli” preconfezionati (scoglio, come si sa, è nel lessico presepiale napoletano la struttura delle grotte, il paesaggio) in corteccia di sughera al motorino per i “fiumi” e le fontane; dal lampioncino a batteria alla bascula di bronzo; dal balconcino in metallo alla frutta in cera; dal pastore minuscolo (moschella) al pastore vestito in stile ‘700 da mezzo milione e più... un vero paradiso per i presepisti.

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Titolo del paragrafo: seconda riga

N A PO LI

Consigliamo una gustosa granita di limone.

Santa Maria la Nova (Piazza Santa Maria la Nova) L’attuale complesso risale al 1600. Notevole la volta della navata con soffitto in legno dorato. Museo nazionale di San Martino (Vomero) All’interno della Certosa. Comprende le sezioni: chiesa e ambienti annessi; presepiale; Quarto del Priore; immagini e memorie delle città. Chiuso il lunedì. Castel Sant’Elmo

Fu edificato nel 1329 per volontà di Roberto D’Angiò, fu ricostruito ex novo su iniziativa di Don Pedro de Toledo e dotato della attuale pianta stellare a sei punte, ideale per gli scopi difensivi. Nelle sue prigioni furono rinchiusi Mario Pagano e Tommaso Campanella, che scrisse qui la “Città del Sole”. Faro d i P unta Ca re na

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Da vedere

N A PO LI

Museo Duca Di Martina (nel parco della villa Floridiana al Vomero). Ricca collezione di porcellane e di maioliche europee, cinesi e giapponesi. Chiuso il lunedì.

Arte Card Consente, a seconda della soluzione scelta, di avere sconti o libero accesso a siti archeologici, musei e trasporti pubblici. Le possibilità di prezzo variano da 8 a 28 euro. Sono previsti sconti per i giovani al di sotto dei 25 anni. Prevendita al numero verde: 800600601 (da cellulare: 0639967650)

Pio Monte della Misericordia (via Tribunali). Chiesa seicentesca all’interno della quale si può ammirare il rilievo della Madonna della Misericordia eseguito dal Caravaggio.Visita su prenotazione. Tel 081446944. Quadreria dei Girolamini (via Duomo) Opere dal ‘500 al ‘700, aperta dal lunedì al sabato fino alle ore 13.00. Acquario (Villa Comunale) Napoli vanta il più antico acquario d’Europa, che è stato infatti inaugurato il 2 gennaio 1874. Progettato al’Inglese Alford Lloyd, possiede 23 vasche allestite con pietra vulcanica, illuminate in gran parte daluce naturale e cobntenenti le specie del Golfo, dalle Gorgonie alle murene. L’acquario, ricavato nella Villa comunale (tel 081 5833263) è aperto dalle 9 alle 18 nei giorni feriali dalle 10 alle 18 in quelli festivi. Museo dell’Osservatorio di Capodimonte (salita Moiariello). Strumentazione astronomica utilizzata dalla fondazione dell’Osservatorio (1819).Visita su prenotazione. Tel 0815666010.

In alto: Pulcinella in Piazza del Plebiscito. A destra: tifosi dopo la vittoria dello scudetto

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N A PO LI

Museo dell’attore napoletano (sottopassaggio di p.za Municipio). Feriali dalle 9.00 alle 19.00, festivi chiusura alle 13.00.

Da vedere

Museo e Galleria Nazionale di Capodimonte (Parco di Capodimonte). Comprende la galleria nazionale, il cui nucleo fondamentale è costituito dalla collezione Farnese ereditata dai Borbone, la galleria napoletana, con opere del ‘200 e del ‘700, l’appartamento storico, le collezioni di porcellane, l’armeria e altre raccolte. Chiuso il lunedì. L’altra Napoli

C’è una Napoli che non compare nei percorsi turistici tradizionali; che si nasconde nei vicoli e che richiede un po’ d’intraprendenza per essere svelata. Ad esempio c’è l’Ospedale delle bambole, a via San Biagio dei Librai, dove bambole e peluches vengono curati con amore da due secoli. C’è una vecchina che fa dei bellissimi fiori di carta in un “basso”, in un vicolo sotto l’arco di San Gregorio Armeno. C’è tutta la Napoli sotterranea, cunicoli che si incrociano sotto tutta la città e che servivano da ricovero durante i bombardamenti della II guerra mondiale. E c’è la Napoli dei mercati, chiassosa e colorata, popolare al Borgo di Sant’Antonio, nei pressi di Porta Capuana, più chic a via Posillipo il giovedì mattina, assonnata la mattina presto al mercato dei fiori a piazza Municipio. Poi la Napoli devota: a Santa Maria Francesca se non si riesce ad avere figli, a San Gennaro che protegge la città, alla Madonnina di Don Placido, alla quale si chiedono le grazie il primo gennaio e perfino devota a Maradona, cui era dedicata in piazzetta Nilo un’edicola votiva con tanto di reliquia: un capello incorniciato e la scritta “Capello di Maradona”. La Napoli che di fronte a un fatto strano gioca i numeri al lotto. La Napoli che è sempre pronta ad elargire un sorriso al turista.

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Napoli, un palcoscenico di artisti.

Un palcoscenico di artisti

N A PO LI

Pochi sanno che all’inizio del secolo scorso, al Vomero, è stata fondata una delle prime case cinematografiche d’Italia: la “Lombardo film”. Sono gli anni di un cinema ai primi passi e nessuno immaginava che Napoli diventasse la capitale italiana dello spettacolo. Nessuna altra città sforna tanti eccellenti artisti. Qui nasce Libero Bovio, autore di Reginella e di Tu ca nun ‘chiagne, Salvatore Di Giacomo, poliedrico scrittore a cui si deve A Marechiaro del 1886. Nell’ultimo ventennio dell’800 nacquero le più belle canzoni napoletane interpretate da personaggi come Enrico Caruso, il più applaudito esecutore di O Sole Mio (1898). Ma i più celebri “teatranti” che hanno fatto conoscere al mondo questa città immortale, con i vizi e le virtù dei napoletani, sono i due fratelli Edoardo e Peppino De Filippo. Il primo, attore e commediografo, è ormai un mito. Tra i suoi testi più conosciuti Napoli in casa Cupiello, Adda passà ‘a nuttata e Napoli Milionaria. Il secondogenito, Peppino, fu soprattutto attore comico, anche di cinema e tv (ha interpretato il personaggio di Pappagone in ben 16 film con Totò) e autore di commedie come Non è vero ma ci credo e Cupido scherza e spazza. Il varietà è stato un’inesauribile fucina di grandi talenti a cominciare dal grande Antonio De Curtis in arte Totò che inizia nel 1917 all’Orfeo per poi girare i teatri di tutta Italia con le sue macchiette prima di diventare protagonista di 97 film. Altro grande del palcoscenico fu il cantante-macchiettista Nino Taranto, famoso nei teatri di varietà anche per la paglietta a tre punte. Come Totò anche l’attore-regista Massimo Troisi ha calcato per anni i modesti palcoscenici di provincia prima di approdare nel grande schermo con la Smorfia, con Lello Arena e Enzo De Caro. Articolata e colta è la produzione del musicologo Roberto De Simone (La Gatta Cenerentola, Mistero napoletano, L’Opera buffa del giovedì Santo) che spazia tra prosa e musica. Molti sono ancora i protagonisti eccellenti e storici del teatro napoletano che continuano con successo la lunga tradizione, tra questi: Sofia Loren, Lina Sastri,Vincenzo Salemme, Mario Martone, Mariano Sigillo, Aldo e Carlo Giuffré, Luca e Luigi De Filippo, Massimo Ranieri, Enzo Cannavale, Peppe Barra. 98


N A PO LI Edoardo Romano Tra gli illustri personaggi s’inserisce un’altro attore che, nell’arco degli anni che vanno dal 1973 a tutt’oggi, ha inciso il proprio nome nella storia del teatro partenopeo: Edoardo Romano. Chi può dimenticarlo nel comico trio dei Tre Tre, nella fortunata trasmissione televisiva Drive In, nel TG delle vacanze o nel film “Francesca e Nunziata” con Sophia Loren e Giancarlo Giannini? In questi anni si è calato in molti ruoli, comici e drammatici, affinando sempre più le sue innate capacità interpretative fino a significare un importante momento storico del teatro italiano. Molti i riconoscimenti: quattro Telegatti, il premio Antonio De Curtis e il Premio Totò alla carriera.

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Un palcoscenico di artisti

Si candida al ruolo di custode di capolavori del teatro napoletano il versatile Gino Rivieccio, attore-cantante-macchiettista con un carattere di recitazione tutto suo, fatto di mimica, improvvisazione e professionalità. A metà tra teatro e canzone, la sceneggiata, genere popolare nato all’inizio del ‘900 e riscoperto negli anni ’70 anche dal pubblico colto. Interpreti indiscussi Rosalia Maggio, Angela Luce e Mario Merola. La musica è inarrestabile con la “bacchetta” internazionale di Riccardo Muti, la pianista Laura De Fusco, il violinista Salvatore Accardo. Parte essenziale dell’immagine e della cultura di Napoli è la canzone napoletana. Le melodie più celebri sono quelle del repertorio classico come ‘O sole Mio, Maruzzella, Reginella, ‘Na sera ‘e maggio, Malafemmena. Roberto Murolo è “il traduttor dei traduttori”, il maestro di questa tradizione. Poi arrivano le “contaminazioni” rock del gruppo Napoli Centrale, guidato dal riccioluto sassofonista James Senese. Negli anni ’70 esplode Massimo Ranieri, interprete di U surdato ‘nnammurato e Pino Daniele. Al filone classico si possono affiancare i canti e le tammorriate popolari, riscoperti negli anni ’90. Esiste anche un vasto repertorio “tradizionale-moderno-neomelodico” che è stato rivalutato a livello nazionale che gode di inter preti come Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio.


La gastronomia

N A PO LI

Colori, profumi e sapori della cucina partenopea. Una premessa è indispensabile: è davvero molto difficile mangiare male a Napoli. Soprattutto è una città nella quale si mangia con qualunque cifra: le friggitorie sono ottime per uno spuntino veloce così come per placare la fame vera, se potete andate in quella delVomero, a piazzetta Fuga,“la friggitoria” per eccellenza e assaggiate le paste cresciute e i crocché. Oppure se avete già provato la pizza di Michele a Forcella, andate in una trattoria e assaggiate la cucina tradizionale: ad ora di pranzo chiedete le braciole, (involtini di carne al sugo), da Vini e oli a via San Pasquale e a cena andate all’Antica Osteria, all’angolo fra via Duomo e via Tribunali e fatevi preparare i ciurilli fritti, fiori di zucca in pastella fritti e ripieni di ricotta e un’alice. Se volete assaggiare piatti di pesce nella discesa di Marechiaro, alla fine di via Posillipo, troverete ottimi ristoranti e un favoloso panorama. Per l’aperitivo o se vi piace dopo cena prendere un digestivo con gli amici, il Borgo Marinari è molto suggestivo: i tavolini dei bar sono ai piedi del Castel dell’Ovo e a pochi metri dal mare. Ancora qualche consiglio su ciò che non potete perdere: il Babà, un dolce che richiede maestria e pazienza lo potrete gustare al Bar Gambrinus, così come il caffè; le sfogliatelle, ricce e frolle, da Pintauro a Via Roma. Chi vuole mangiare alla napoletana ha a disposizione piatti semplici che esigono, però, ingredienti di qualità impeccabile, e piatti elaborati che derivano dalla cucina aristocratica di un tempo: timballi, paccheri al ragù, lasagne, zuppe di legumi, pasta e patate con provola, il sugo col pomodorino fresco. Molte di queste ricette le potete assaggiare in tutta Italia, eppure qui, a Napoli, ne scoprirete il sapore. La minestra maritata La minestra maritata è un piatto tipico della tradizione pasquale. Si fa così: preparare un brodo di carne con un pezzo di muscolo, uno di corazza, un osso di ginocchio, nervetti, erbe aromatiche. A parte scaldare separatamente le verdure: Scarola, Cicoria, Broccoletti, Bietola, Verza, Borraggine. Quando la carne del brodo sarà cotta, tagliarla a pezzettini e unire nel brodo tutte le verdure e la carne eliminando l’osso di ginocchio che ovviamente serve solo per dar sapore al brodo.

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Sua Maestà la Pizza.

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La gastronomia

La mozzarella Se volete acquistare della mozzarella da portare in viaggio avete due possibilità: ordinarla in una qualunque salumeria con un giorno di anticipo, oppure se andate di fretta, acquistarla all’aeroporto o nei negozi attrezzati: ad esempio D’Angelo, in una traversa della “Torretta” (via Giordano Bruno), oppure Mandara, in piazza Santa Caterina alla fine di via Chiaia.

N A PO LI

Un cibo popolare che stuzzicò anche nobili appetiti. Basta un pò di acqua, lievito naturale, farina, sale e olio di oliva, la mano maestra di un buon pizzaiolo che con con movimenti veloci quanto delicati la lavora di palmo e polpastrelli (è vietato il mattarello). La vera pizza è con la mozzarella, il pomodoro San Marzano, l’olio di oliva e, infine, Parmigiano Reggiano o Grana Padano grattugiato. Nota finale, un tocco verde regalato dal basilico fresco. E’ la versione più conosciuta e più cara ai napoletani, poco incline alle varianti: la Margherita, così battezzata nel 1889 in onore della omonima regina. Nella primavera di quell’anno, la sovrana era in vacanza in compagnia del marito Umberto I nella reggia di Capodimonte e qui le giunse la notizia del successo che alcune pizze riscuotevano in città. Curiosità e gola fecero il resto: i sovrani chiamarono a palazzo don Raffaele Esposito titolare della pizzeria “Pietro il pizzaiolo” situata sulla salita Sant’Anna di Palazzo. Il 9 giugno don Raffaele arrivò alla residenza reale, accompagnato dalla moglie Rosa Brandi e preparò tre pizze diverse: una, la più antica, detta “alla mastunicola”, ossia al basilico, condita con erba profumata, strutto e formaggio; la seconda, denominata “marinara”, condita con pomodoro, aglio e olio; l’ultima pizza era senza nome, in circolazione da qualche tempo, sulla quale padroneggiava pomodoro, olio, basilico e per la prima volta la mozzarella e Parmigiano. Senza dubbio il giudizio della Regina influì non poco sul nome della pizza. Quel colore bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro, il verde del basilico era proprio il tricolore. Don Raffaele il giorno dopo battezzò la pizza con il nome di sua Maestà, e divenne subito la regina delle pizze e la più amata dai napoletani.


Costume e folklore

N A PO LI

Un Popolo votato alla scaramanzia.

Campania in rete Possiamo partire da www.napoli chespettacolo.it una vera e propria guida. Cosa fare, i giardini, i parchi, i musei e addirittura su cosa fare in città nel tempo libero. Per chi vuole essere sempre aggiornato, www.napoli.com il primo quotidiano online della città dove trovare ristoranti, cinema, teatro, shopping e tutte le informazioni utili. Su www. ischiaphoto.it potrete divertirvi in uno spettacolare tour fotografico. Per trovare un albergo, essere sempre aggiornati su offerte, eventi e shop in Campania basta cliccare su www.mediter.it

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La maschera di pulcinella, il busto di Totò e i corni rossi sono tra i temi più ricorrenti nella iconografia popolare napoletana.I Corni, poi, possono essere di ogni dimensione e colore. Il corno portafortuna è, senza dubbio, il più diffuso amuleto napoletano. Esso trae le sue origini per via della forma. Si pensa infatti che gli oggetti a punta, specialmente se aventi forma di corno, difendono da cattive influenze e malasorte se portati con se. Si dice anche che il corno per portare fortuna deve essere Rosso e fatto a mano; rosso perchè già nel Medioevo ogni talismano rosso aveva doppia efficacia e il rosso simboleggiava la vittoria sui nemici. Il motivo per il quale il corno deve essere fatto artigianalmente è che ogni talismano fatto a mano acquisisce poteri benefici dalle mani che lo producono. Sacro e Profano

“Napul’è mille culure” canta Pino Daniele, ed è proprio così: Napoli è la città dalle mille sfumature e dai mille contrasti, come lo sono i napoletani, nei quali convivono quotidianamente il sacro e il profano, la religiosità delle numerose edicole votive e la superstizione.


All’ombra del Vesuvio.

Il Vesuvio, costantemente monitorato dalle sofisticate strumentazioni dell’Osservatorio Vesuviano di Napoli, è il vulcano più studiato al mondo. Si stima che le prime eruzioni risalgano a 27 mila anni fa, e che da allora si siano succedute ben sette grandi eruzioni esplosive. La prima eruzione documentata, di cui resta la testimonianza di Plinio il Giovane, fu quella del 79 Terziario Pompei d.C. in cui furono distrutte Pompei, Cretaceo Ercolano, Stabia e Oplontis. L’ultima Triassico risale al 1944, in cui furono distrutti San Condotto vulcanico Sebastiano e Massa. Dal ‘44 in poi non si sono rilevati segni di ripresa dell’attività vulcanica

Camera magmatica

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Le Ville Vesuviane

Un vulcano ancora attivo

N A PO LI

Fin dai tempi di Nerone la spendida posizione del vulcano ha indotto a sceglire le sue pendici per fondarvi sontuose residenze. Oggi si contano almeno 120 ville costruite soprattutto a partire dal XVIII secolo. Per la tutela e la valorizzazione di questi monumenti è stato fondato nel 1971 l’Ente per le Ville Vesuviane (www.villevesuviane.net), che ha sede nella splendida Villa Campolieto ad Ercolano. Un tour tra queste meraviglie architettoniche, alcune sapientemente restaurate, altre ancora in attesa di interventi, non può prescindere da una visita alla Villa di Poppea, nel sito archielogico dell’antica Oplontis, oggi Torre Annunziata. In questa Villa abitò, appunto, la moglie di Nerone. Da vedere anche la Villa delle Ginestre (Torre del Greco), che fu ultima dimora di Giacomo Leopardi. A Ercolano, oltre agli scavi, non si può tralasciare di visitare il parco della settecentesca Villa Favorita, opera dell’architetto Ferdinando Fuga, la vanvitelliana Villa Campolieto, e Villa Signorini, attribuita a Domenico Antonio Vaccaro.


La stampa

N A PO LI

Napoli e la stampa.

Napoli è anche una piccola “capitale della stampa”. Offre una vasta scelta di libri, giornali e riviste. La storia dell’editoria è lunga e gloriosa e i nomi di molte case editrici riassumono questo lungo percorso: basta pensare alla Liguori, alla Grimaldi, alla Pironti, alla Marotta e Cafiero Editori, alla Loffredo, alla Guida Editore i cui fondatori hanno fatto la storia dell’”industria culturale”. Se qualche aspirante scrittore o appassionato lettore vuole conoscere i santuari dell’editoria napoletana, proponiamo un piccolo itinerario, tralasciando, per questioni di spazio, l’editoria minore, che pure in questi anni ha guadagnato grande autorevolezza. Le case editrici

Liguori Editore in via Posillipo, 394 è stata fondata nel 1949. attraverso la progressiva maturazione di un progetto editoriale multidisciplinare la Casa editrice ha sempre meglio definito il suo ruolo di punto di riferimento per la ricerca avanzata nelle scienze sociali, umane e tecniche. Notevole la Casa Editrice Grimaldi al 215 della Riviera di Chiaia dove tutte le le edizioni sono a tiratura limitata, e testimoniano la volontà di realizzare veri e propri capolavori editoriali, come le ristampe di varie opere del ‘700 e dell’800. L’editore mantiene sempre inalterata sia l’impaginazione che l’elevatissima qualità grafica delle raffigurazioni. La casa editrice Guida in via Port’Alba, 20/23 è stata fondata nel 1920 da Alfredo, capostipite della famiglia. La casa editrice, vide, nella prima metà del Novecento, accrescersi sempre più il prestigio culturale grazie alla preziosa collaborazione e apprezzato consiglio di autori quali Benedetto Croce, Francesco D’Ovidio, Fausto Nicolini. Libri antichi e d’occasione

Napoli offre un’autentica miniera per i libri antichi, capolavori editoriali, stampe rare e gouaches che possono interessare i collezionisti. La Libreria Colonnese (via San Pietro a Macella, 33) offre un’ampia scelta di volumi dedicati alla cultura partenopea, fra cui anche qualche rarità. La Libreria Luigi Regina dispone di due filiali: la prima, aperta nel 1920, è in via Santa Maria di Costantinopoli al civico 103. Sembra un lungo corridoio e conserva opere rare sulla storia meridionale d’Italia. Rifornisce alcune biblioteche nazionali prestigiose, tra le quali la biblioteca del Quirinale. L’altra filiale è in via Santa Maria di Costantinopoli, 51.Vasta 104


N A PO LI

la selezione di libri: la storia del Regno di Napoli, delle eruzioni del Vesuvio, del passato di Posillipo, della vita di Ischia, dei costumi di Procida. La Libreria Casella (via Carlo Poerio, 92) è quasi un museo dedicato alla letteratura della Campania che raccoglie anche stampe rare e gouaches.

La stampa

I quotidiani.

Napoli ha un quotidiano di media tiratura, Il Mattino, quattro quotidiani locali di piccola tiratura e due inserti di quotidiani nazionali (Repubblica e Corriere della Sera). Il Mattino, situato nella storica sede di via Chiatamone, 65 è il più importante ed autorevole quotidiano di Napoli e del Sud Italia (ha una tiratura giornaliera di 145 mila copie). Il Corriere del Mezzogiorno nasce a Napoli nel giugno del 1997 come edizione locale di Corriere della Sera. Il direttore, Marco Demarco è attento a dare voce alla Napoli più moderna ed innovativa, ma anche allo scambio culturale con il resto d’Italia. Il Denaro è il quotidiano economicofinanziario di Napoli fondato da Orazio Mazzoni e diretto da Alfonso Ruffo. E’ di colore rosa come il londinese Financial Times e Il Sole 24 ore ed è divenuto un punto fermo di riferimento per tutto il territorio della Campania: per i risparmiatori, le imprese, i professionisti, gli enti locali e il mondo della cultura. Il “Roma” nasce il 22 agosto del 1862. Per decenni il quotidiano è la voce dei garibaldini e dei mazziniani. Dal 1996 il Roma è tornato in edicola in tandem con il Giornale di Napoli.

La stampa sulle isole Il Golfo fondato e diretto da Domenico Di Meglio con l’intento, riuscito, di fare del quotidiano “la voce dei cittadini” di Ischia e Procida. Di Meglio è stato l’ideatore in Italia della formula “panino”, l’abbinamento dei giornali nazionali con quelli locali. Gli altri quotidiani ne hanno seguito l’esempio. E’ il quotidiano più letto nell’isola. Pubblica ogni giorno ampie sezioni dedicate alla cronaca, all’attualità, allo sport, al turismo, agli eventi naturalmente tutto rigorosamente locale. Ogni settimana, nelle case degli isolani, arriva anche l’inserto “Scuola”, l’inserto “Giovani” e l’inserto “Economia e Turismo”. Nel 1992 nasce “Il Golfo Auf Deutsch” il primo quotidiano italiano in lingua tedesca che accompagna i turisti in vacanza sull’Isola d’Ischia.

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Cinque occasioni da non perdere

1

Godere delle meraviglie riemerse dagli scavi dell’antica Pompei.

2

L’incredibile ciclo di affreschi della Villa dei Misteri a Pompei.

3

L’anfiteatro nell’area sud-est della città. Era sede dei giochi circensi e gladiatorii.


Pompei ed Ercolano

Le città dell’antichità.

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Il sito archeologico di 5 Ercolano: alla scoperta delle più belle case del mondo antico.

L’ingresso della Casa dell’Atrio a Mosaico. Le ondulazioni dei pavimenti furono causate dal terremoto che colpì Ercolano nel ‘62 d.C.


PO MPEI ED ER C OLANO Ieri ed oggi

Tra archeologia e mistero.

Villa dei Misteri La Villa dei Misteri prende nome dagli affreschi che rappresentano probabilmente l’iniziazione della padrona di casa ai misteri dionisiaci.

Gli Scavi I primi scavi nella zona vesuviana furono quelli di Ercolano, cominciati per volontà di Carlo di Borbone che desiderava marmi per la Reggia di Portici; gli scavi proseguirono negli anni grazie all’eco che ebbero i ritrovamenti.

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Il 79 d.C. segna la fine delle città di Pompei ed Ercolano e l’inizio del loro mito. Due città profondamente diverse e accomunate allora soltanto dal legame con Roma e dalla posizione alle falde del Vesuvio, oggi dall’essere centri archeologici fra i più importanti al mondo. La nascita di Pompei risale al VII sec. a.C., la sua fortuna è dovuta alla posizione: alle falde del Vesuvio che rendeva la terra fertilissima, affianco al fiume Sarno che la collegava al mare. Ricca e vitale, Pompei era posta al crocevia fra le maggiori arterie stradali della zona e aveva scambi con i Fenici, dai quali aveva tratto le tecniche per estrarre la porpora dai molluschi: il vino e le stoffe erano le maggiori fonti di ricchezza per questa città che era passata dalla dominazione dei rudi Sanniti a quella romana. Come spesso capitava ai Romani, i conquistatori vennero conquistati: molti ricchi patrizi costruirono a Pompei le loro case e la amarono non solo per la sua bellezza ma soprattutto per la sua vitalità (a Pompei c’erano un teatro grande, un Odeon e un anfiteatro). Verrebbe voglia di ringraziare il Vesuvio, che ne interruppe violentemente lo sviluppo, per avercela consegnata così come era allora, con le tracce della vita quotidiana interrotta all’improvviso, con le anfore ancora nei banconi dei termopolia, (i bar dell’epoca), con le pentole e gli utensili nelle cucine, con gli slogan elettorali scritti sui muri, perfino con i suoi morti,colti all’improvviso dai gas venefici che giunsero dopo l’eruzione. Questo è il fascino di Pompei: la storia ci parla con immediatezza; non di eroi e uomini illustri ma della vita quotidiana di una città fatta di commercianti, schiavi e anche prostitute.


POM PEI ED ER C O LA N O Ieri ed oggi

Di Ercolano si sa ancora poco, rispetto a Pompei ne è emersa solo una piccola parte poiché sui suoi resti sorgono case moderne e spesso gli scavi si sono interrotti, oppure si sono scavati cunicoli sotterranei. Eppure è evidente che rispetto a Pompei era un posto più tranquillo, agricolo, dove i ricchi patrizi costruivano ville per godere la pace della campagna. La scoperta di Ercolano fu sofferta, perché a lungo si erano fatte ipotesi sulla sua posizione, sconosciuta dopo che 20 metri di fango le erano piovuti sopra. Poi il principe d’Elboeuf, in cerca di marmi di scavo per arredare la sua casa, seppe di un contadino che aveva ritrovato nella sua terra diversi reperti: sotto quella terra fu finalmente ritrovata la città di Ercole. Molto c’è ancora da cercare, ma sono già ventue alla luce testimonianze straordinarie: 1800 papiri sono stati trovati, svolti e trascritti; erano parte della biblioteca di un discepolo di Epicuro. Pompei ed Ercolano offrono al turista un’esperienza unica al mondo: passeggiare nella storia della nostra civilità. L’Anfiteatro Nel 59, durante uno scontro di gladiatori nell’anfiteatro di Pompei al quale assistevano anche spettatori Nocerini, scoppiarono violenti tafferugli tra i tifosi, tanto che il senato romano decretò la “squalifica del campo” per la durata record di dieci anni.

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Cinque occasioni da non perdere

1

Il Museo Correale di Terranova con il suggestivo giardino.

2

Il pittoresco portic- 3 Visitare la costa delciolo dei Pescatori la Penisola Sorrenticon le caratteristina via Mare. che reti.


Sorrento

Una cittĂ  da cantare

4

Un Tour a bordo di una carrozzella a cavallo, per una romantica visita.

5

La cupola del Sedile Dominova, rivestita in maioliche, domina i vicoli disseminati di negozi e botteghe artigianali.


Ieri ed oggi

SO RR EN TO

Sorrento: dove il presente ha la poesia del passato.

L’arte dell’intarsio Sorrento è famosa anche per l’artigianato: i maestri intarsiatori furono ingaggiati da Francesco I di Borbone per restaurare gli arredi di Palazzo Reale. Le tecniche di intarsio si sono evolute col tempo, ma resta la maestria degli artigiani a coniugare tradizione e innovazione.

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Sulle origini di Sorrento non vi sono certezze, ma l’impianto urbanistico e la presenza dell’Athenaion a Punta Campanella farebbero presupporre un’influenza greca. Una leggenda riferita da Diodoro Siculo narra che a fondarla fu Liparo, figlio di Ausone a sua volta figlio di Ulisse e Circe; quindi secondo questa leggenda la fondazione della città sarebbe da attribuire alla popolazione italica degli Ausoni. È certo che intorno al 420 a.C. fu conquistata dai Sanniti per poi entrare nell’orbita di Roma alla quale si ribellò durante la guerra sociale, ribellione cui pose fine Silla nell’89 a.C. Fu eletta a luogo di villeggiatura già dai patrizi romani che vi costruirono ville bellissime, la più famosa delle quali è certamente quella di Pollio Felice, cantata da Stazio nelle Silvae, i cui resti si trovano affianco ai bellissimi Bagni della Regina Giovanna, che ne erano il ninfeo. Dopo la caduta dell’Impero d’Occidente fu sottoposta a Bisanzio e agli inizi del IX sec. si costituì ducato autonomo, lottò contro Amalfi per difendere la propria indipendenza ma cadde poi sotto Salerno nel 1039 e sotto Ruggero II fu annessa al Regno di Napoli. Dell’antica Sorrento restano pochi frammenti delle mura, di alcune ville e dei templi di Artemide e di un’altra divinità del foro. Molto di più resta di quella medievale: a cominciare dal Sedile Dominova, con la cupola coperta da maioliche e gli interni affrescati è il luogo della discussione politica. Il gioiello per eccellenza è il chiostro di San Francesco, che risale al 1300 dove si incontrano stile gotico e gusto arabo. Poi il Palazzo Correale (XIV sec.) con bifore gotiche in tufo scuro; il Palazzo


Ieri ed oggi

Torquato Tasso

SO RR EN TO

Verniero (XIII sec.) di gusto tardo bizantino e arabo fusi insieme. Sorrento è anche la città natale di Torquato Tasso. A rendere famosa Sorrento sono stati anche i suoi ospiti illustri: Lord Byron, John Keats e Goethe nel periodo del Grand Tour. Enrico Caruso in tempi più recenti, per essere stato interprete di “Torna a Surriento”e averla resa celebre in tutto il mondo, è tutt’oggi “onorato” nella suite dell’Excelsior Vittoria in cui soggiorò, che porta il suo nome e nella quale sono esposti i cimeli che lo ricordano. È in questo posto che Lucio Dalla scrisse la sua “Caruso” ed è per questa canzone che egli è diventato cittadino onorario della città. Meritano una visita anche: il Museo Correale, inaugurato nel 1924, con una collezione privata che comprende, tra le altre, una sezione dedicata alle arti pittoriche e decorative napoletane dal ‘500 all’800, una dedicata alla tarsia sorrentina e un’altra all’archelogia.

La Pasqua a Sorrento Durante la Settimana Santa, gli eventi tradizionali più coinvolgenti sono le processioni penitenziali degli Incappucciati e il rito dei Sepolcri che si svolge all’interno dei luoghi sacri. Il sepolcro è un’apparato scenico entro cui viene racchiusa la statua del corpo di Cristo in attesa della Resurrezione.Al fulcro si giunge percorrendo un tappeto di segatura bordato da ciuffi di germogli di grano.

Purtroppo la casa dove nacque Torquato Tasso è franata in mare nal XVII sec., ma i resti dell’antico palazzo sono inglobati nell’Hotel Imperial Tramontano, mentre è ancora in buono stato il palazzo in cui abitò Cornelia, sorella del poeta, Casa Sersale, con portale a bugnato e la volta dell’atrio affrescata.

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Ieri ed oggi

SO RR EN TO

Dalla pittura del Cinquecento alle ceramiche di Capodimonte.

Agrumeti Sorrento è terra di agrumeti. Non a caso uno dei prodotti tipici è proprio il Limoncello. Altro prodotto tipico è il provolone dolce, noto appunto come Bebé di Sorrento.

Vedi il mare quanto è bello Alta e a picco sul mare, la costa delle Penisola Sorrentina non offre molte spiagge sabbiose ma fiordi a cavità incuneati nella roccia.

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Il Museo Correale di Terranova costituisce una testimonianza “viva” della cultura internazionale della Sorrento fine secolo. Alfredo e Pompeo Correale, conti di Terranova, amanti dell’arte, donarono alla città di Sorrento lo splendido edificio settecentesco circondato da un giardino di agrumi con terrazza a picco sul mare con tutte le loro collezioni, per farne un Museo aperto al pubblico. Il Museo si articola su tre piani e, vagando tra le sue 24 stanze, vi sembrerà di tornare indietro nel tempo, immersi nelle atmosfere di un’antica casa patrizia dove si respira arte e cultura. Sono presenti collezioni di pittura ed arti decorative napoletane e straniere dal XVI al XIX secolo; raffinati ventagli, vetri, orologi ed una delle più prestigiose collezioni di porcellane del XVIII secolo, fanno da sfondo alla splendida architettura dello scalone monumentale e alle grandi finestre attraverso le quali si fissano mutevoli dipinti: gli scorci della costa sorrentina. Il percorso è articolato per sezioni e seguendo un criterio cronologico: passerete dalla sontuosa arte barocca, alle forme leggere ed eleganti del ‘700. Il piano terra ospita due importanti collezioni relative alla storia della nostra penisola: oggetti dalla straordinaria manifattura, realizzati dai maestri della tarsia sorrentina ed un’intera sezione archeologica, con resti del periodo greco e romano rinvenuti in Penisola e nell’antica cattedrale di San Renato. Su questo stesso piano potrete ammirare anche una stanza dedicata al poeta Tasso, con le sue preziose opere e la sua maschera funebre.


SO RR EN TO Ieri ed oggi

Il primo piano ospita dipinti e arredi sontuosi del XVIII secolo, porcellane orientali ed un’intera sala dedicata ai pittori fiamminghi, è qui che potrete immergervi nei dipinti di Rubens, Van Kassel e Grimmer.Il secondo piano è dedicato alle nature morte del XVII e XVIII secolo e agli splendidi paesaggi della “Scuola di Posillipo”. Su questo piano c’è un’intera sala che ospita gli orologi italiani ed europei del XVIII secolo, in mezzo a queste opere uniche al mondo potrete davvero “viaggiare nel tempo”. Il terzo piano è interamente dedicato alle porcellane e maioliche italiane e straniere; pezzi rarissimi realizzati da grandi maestri e provenienti da ogni parte del mondo. È qui che si fondono stili e colori diversi: le porcellane francesi di Marsiglia con quelle bianche e blu della Cina, quelle tedesche e quelle inglesi... Il fiore all’occhiello restano le porcellane di Capodimonte, capolavori di straordinaria bellezza di fronte alle quali ci si può incantare per ore.Nel 2003 il Museo ha aperto alla musica le sue porte. Puntando sullo straordinario connubio tra opere d’arte e musica classica, è stata inaugurata la I edizione de “I Concerti di Mezzogiorno al Museo” (Gennaio - Maggio), che prevede un concerto l’ultima domenica di ogni mese.

Le case dei Tasso In via Vittorio Veneto, che collega piazza Gargiulo a piazza della Vittoria, sorgeva la casa dove nel 1944 vide la luce Torquato Tasso, autore della Gerusalemme Liberata. Quel che resta dell’antico palazzo di tufo, rovinato dal mare nel corso del XVII secolo, è stato incorporato dall’Hotel Imperial Tramontano, nel cui giardino un’iscrizione commemora il poeta.Al n. 11 di via San Nicola si trova Casa Sersale dove abitò Cornelia Tasso, sorella di Torquato.Si narra che nel 1577 il letterato, in fuga dal castello di Ferrara, si presentò qui in incognito, fingendosi un messaggero, prima di partire per Roma.

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Cinque occasioni da non perdere

1

Scoprire le magni- 2 fiche case barocche che si ergono contro il monte.

L’elegante e aristocratica Ravello. Sarà un piacere scoprirla.

3

Le maioliche a mosaico, le piazze e il Duomo di Amalfi.


Costiera

Amalfitana

La magia è di casa

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Assistere ad un 5 concerto di musica classica a Villa Rufolo a Ravello.

La Grotta dello Smeraldo, raggiungibile da un ascensore o attraverso una scalinata nella roccia, è collegata al mare da un tunnel sottomarino.


Ieri ed oggi

A MA LFI

Positano: al calar del sole le case si tingono d’incanto.

Tradizioni Positano ha una sua moda tipica fatta di sandali in cuoio e stoffe fiorate dai colori vivacissimi, con le quali si confezionano i famosi “costumi Positano”. Se ne trovano nei vicoletti che circondano la spiaggia grande, dove abbondano i piccoli negozietti tipici.

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Per godere Positano davvero bisogna vederla dal mare, incastonata tra le rocce appare bella e lontana dal resto del mondo. È questo carattere isolato che l’ha resa meta di artisti e intellettuali, insieme al fascino dei suoi tramonti e dei suoi panorami, nei quali compaiono Li Galli, un tempo proprietà di grandi artisti, ultimo dei quali Rudolph Nureyev. Anche Eduardo De Filippo aveva acquistato un isolotto di fronte al paese ma una notte fu svaligiato dai ladri e da allora non vi tornò più; oggi fra gli artisti più celebri che visitano Positano c’è Franco Zeffirelli, proprietario di villa Tre Ville nella quale ha ospitato personaggi di grande prestigio: Tennessee Williams, Litz Taylor, Laurence Olivier. La storia di questo paese nasce con l’imperatore Tiberio che ogni giorno faceva arrivare da un mulino di Positano farina e pane, per essere certo che non fossero avvelenati. La zona del mulino, restaurato e rimodernato ma ancor oggi attivo, prende il nome da Arienzo, il mugnaio che era forse l’ex amante dell’imperatore. Il paese vero e proprio pare si sia sviluppato nell’XI sec. intorno ad una potente abbazia, della quale oggi resta solo la Chiesa di Santa Maria Assunta. Intorno al XVI sec. divenne un porto fiorentissimo, al quale approdavano mercanti di tutto il mondo, tanto da fare concorrenza a quello di Amalfi. Da tali ricchezze e scambi deriva il fasto delle ville barocche aggrappate all’altura che porta al Monte Pertuso. Positano non è infestata dal turismo di massa, forse per questo è rimasta ancora l’atmosfera di quando era terra di artisti e intellettuali, eppure date le ridotte dimensioni è sempre molto affollata, specie nell’ultimo tratto prima di arrivare alla piazzetta e al mare, dove i negozietti locali vi accolgono in un tripudio di stoffe e colori.


Li Galli: l’isolotto della seduzione.

Anticamente i pescatori di Positano avevano stretto un accordo con quelli di Praiano: se un’imbarcazione riusciva a circondare con le sue reti un branco di pesci prima che giungessero gli altri pescherecci aveva diritto a tutto il pescato, altrimenti andava diviso con tutti gli altri. Ogni battuta di pesca diventava così una gara con regole rigorose.

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Ieri ed oggi

I pescatori

PO SI TA N O

I tre isolottiscogli chiamati Li Galli, situati davanti Positano, furono descritti da omero come i luoghi L’isolotto di Lì Galli che avrebbero ospitato le sirene ammaliatrici di Ulisse. Il loro culto e la loro origine si perdono nelle leggende, nei miti. Come nel VII libro dell’Eneide, dove Virgilio narra di Télon, signore dei Teléboi e di Capri, unito, ormai vecchio, in matrimonio con la ninfa Sebetide. Da questa unione nacque un figlio, Ebalo, che estese il dominio del padre sulle popolazioni stanziate nella zona del fiume Sarno. La tradizione mitologica sui nomi delle sirene che vissero sugli isolotti è divergente. Thelxiope è l’incantatrice, Pasinoe è la seduttrice, Aglapoe è la voce saudente e ammaliatrice che ha conquistato nei secoli marinai e uomini dediti alla pesca. Il fascino di questi luoghi non lasciò indifferenti neanche il ballerino russo Rudolof Nureyev e Luca de Filippo, entrambi ex proprietari degli scogli.


Ieri ed oggi

RAV ELLO

Ravello: una grande e naturale opera d’arte.

L’origine del nome Furono gli amalfitani a dare il nome a Ravello: in seguito al rifiuto di affiancare la Repubblica nella lotta ai Normanni la città fu chiamata Rebello in senso dispregiativo, additandone appunto gli abitanti come ribelli.

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La tradizione ne fa risalire la fondazione al VI secolo, ma si hanno notizie certe di Ravello solo a partire dal IX secolo, quando viene menzionata come possedimento amalfitano in occasione degli scontri tra la repubblica e il normanno Guiscardo, quando invece i Ravellesi vollero appoggiare i Normanni. Per questa fedeltà la città fu premiata diventando sede vescovile per volontà di Ruggero che intercesse presso il Papa Vittore III. Per la resistenza opposta ai Pisani durante il sacco di Amalfi, che consentì a Ruggero il Normanno di sconfiggere gli invasori fu duramente punita nel 1137, quando i Pisani la devastarono. Fu allora che cominciò il declino di Ravello, in coincidenza con quello di Amalfi, del cui benessere aveva goduto. Risale alla seconda metà del Duecento la bellissima Villa Rufolo, in stile arabo-siculo, che prende il nome da una delle più illustri famiglie di Ravello. Qui Wagner trovò l’ispirazione per il secondo atto del Parsifal e qui, ogni estate, si tiene il Festival Wagneriano, appuntamento immancabile per gli appassionati di musica classica. Si gode un magnifico panorama anche da Villa Cimbrone e bisogna assolutamente fare visita alla chiesa di Santa Maria a Gradillo, romanica del XII secolo, luogo in cui avveniva la cerimonia con cui si prendeva possesso del ducato; alla Cattedrale di San Pantaleone, eretta nel 1087 per volontà della famiglia Rufolo e cattedra vescovile fino al XIX secolo; alla Chiesa di San Francesco, rifatta nel ‘700 ma con l’originale struttura gotica e il convento annesso, fondato da San


R AV ELLO

Francesco nel 1222; alla Chiesa di Santa Chiara, con uno splendido pavimento settecentesco in maioliche e il monastero del 1333. Infine fate un salto al Museo del Corallo: fondato nel 1986 raccoglie oggetti in corallo e camei dall’epoca romana a oggi.

Ieri ed oggi

Musica, architettura e antiche memorie Le architetture arabo-sicule, il chiostro moresco, la terrazza sul mare e il giardino di piante esotiche di Villa Rufolo sono visitabili da ottobre a maggio dalle 9:30 alle 18:00; nel periodo da giugno a settembre l’orario viene prolungato fino alle ore 20:00. Il biglietto, che si acquista all’Ingresso, costa 4 euro. La villa, che affascinò numerosi misicisti, da Wagner - che qui trasse ispirazione per la musica e la scenografia del secondo atto del Parsifal - a Giuseppe Verdi, ospita un festival musicale annuale a cui partecipano le più celebri orcheste e solisti provenienti da tutto il mondo. Per informazioni e prenotazioni: Società dei concerti di Ravello, tel. 089 857657.

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Ieri ed oggi

A MA LFI

Amalfi, l’antica Repubblica Marinara.

La bussola A testimonianza dell’importanza della Repubblica Amalfitana sta la leggenda che attribuisce a Flavio Gioia di Amalfi l’invenzione della bussola.

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Secondo una leggenda fu fondata da patrizi romani che, dopo la morte di Costantino, si recavano a Costantinopoli in nave, fecero naufragio nella zona di Policastro e fondarono una città di nome Melphes, l’attuale Melfi, di lì a qualche anno ne fondarono un’altra cui diedero il nome di A-Melphes (la città di quelli che vengono da Melfi). Una grande abilità nello stabilire alleanze con i nemici di ieri contro quelli di oggi le permise per lungo tempo di essere di fatto indipendente, anche se formalmente dipendeva da Costantinopoli. Amalfi fu la prima repubblica marinara, potentissima aveva colonie in tutto l’impero: Siria, Palestina, Egitto. Fu per circa due secoli la città più ricca della Longobardia, (così veniva chiamata l’Italia all’epoca) e capitolò definitivamente nel 1113 sotto Ruggero II, che la annetté al Regno di Napoli. Quattro anni dopo subì dai rivali Pisani un tremendo saccheggio, in seguito furono un maremoto nel 1343 e un’epidemia di peste nel 1348 a segnare la fine degli splendori della repubblica. Amalfi fu la prima ad importare la tecnica araba per la lavorazione della carta. Oggi restano attive una decina delle diciassette cartiere; per chi volesse è visitabile nella Valle dei Mulini il Museo della Carta a Mano, mentre è possibile assistere al processo della lavorazione presso la Carteria Amatruda.Traccia del passato glorioso di Amalfi sono anche le rovine dell’Arsenale, unico esemplare medievale visitabile, dove venivano costruite le navi note fra i contemporanei per le grandi dimensioni che consentivano carichi maggiori. Inotre, testimonianza delle glorie antiche è il Duomo, dedicatao a Sant’Andrea, costruito nel IX secolo e totalmente ricostruito nel 1203 in forme normanno-arabeggianti. La porta in bronzo ri-


A MA LFI

sale al 1066. La cripta, che conserva le spoglie del santo è del 1253. Le sole strutture che conservano l’impianto originale sono il campanile, ultimato nel 1276, caratterizzato da bifore e trifore e il Chiostro del Paradiso, di stile arabeggiante, costruito nel 1266 per ospitare le spoglie dei cittadini illustri. Il 30 settembre si festeggia Sant’Andrea, patrono della città e la statua in argento del Santo (esempio del barocco napoletano) viene portata di corsasulla scalinata del Duomo. I cittadini attendono il miracolo del Santo: dalla tomba fuoriesce una sostanza oleosa, la manna; in caso contrario si preparano pessimi eventi per la città. Amalfi risplende anche per le bellezze naturali: il mare incantevole e la Grotta dello Smeraldo. Quest’ultima un tempo era in superficie e per questo vi sono stalattiti e stalagmiti, introvabili in una grotta sottomarina, poi per fenomeni bradisismici sprofondò e la luce filtrata dalle rocce le dona il particolare colore. A Natale i sub depositano nella grotta un bellissimo presepe sottomarino.

Ieri ed oggi

Le Tavole Amalfitane Gli Amalfitani furono i primi a stilare un codice marittimo: le Tavole Amalfitane furono il primo documento a regolare i rapporti fra armatori e marinai e a stabilire norme per la navigazione. Al Museo Civico è esposta una trascrizione quattrocentesca dell’originale di epoca normanna, della fine dell’XI secolo.

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L’arte della carta.

Le cartiere

A MA LFI

Gli amalfitani vennero a conoscenza della carta grazie agli scambi con il mondo arabo e ne intrapresero la fabbricazione carpendone i segreti dai mori. Favorita dalla presenza di numerosi corsi d’acqua e dalla crescente necessità di redigere scritture sia da parte delle Curie vescovili che dai notai, la carta cominciò ben presto a diffondersi. L’arte del fare la carta si diffuse ovunque lungo la costiera, soprattutto dopo che il Concilio di Trento che obbligò tutte le parrocchie a trascrivere gli atti dei sacramenti, delle morti e degli eventi religiosi. Dopo i notai e la chiesa, anche le università prima ed i vari uffici del regno poi, richiedevano carta per i loro atti; ben presto la carta di Amalfi, di qualità particolarmente pregiata, si diffuse rapidamente. Nel XV secolo, la carta di Amalfi raggiunse tale fama che molti autori stranieri pubblicavano le loro opere a Napoli pur di utilizzare tale pregiato prodotto. Attualmente in Amalfi sono funzionati due cartiere e, di queste, una produce attivamente la famosa carta (Cartiera Amatruda). Nella Valle dei Mulini esiste un Museo della Carta a mano di Amalfi (visibile dalle 9 alle 13, escluso lunedi e venerdi). E’ costituito da un’antica Cartiera e da una biblioteca con circa 3.000 testi sulle origini della carta. Le Repubbliche Marinare

L’origine del nome Secondo una leggenda Ercole era innamorato di una ninfa di nome Amalfi, ma il suo amore morì e per commemorarla Ercole decise di darle sepoltura nel posto più bello del mondo, cui diede il nome della sua amata.

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Ogni anno le quattro repubbliche marinare, Amalfi, Pisa, Genova e Venezia si sfidano in una gara remiera. Le quattro città ospitano a turno la Regata Storica, che solo nel 1961 si è svolta sul Po, a Torino, per commemorare l’unificazione nazionale.


Da Maiori a Vietri, uno slalom perfetto.

A MA LFI La costiera

Maiori è la località turistica della costiera amalfitana che vanta il maggiore patrimonio ricettivo alberghiero. Ha la forma di un anfiteatro ed una lunga spiaggia di sabbia finissima. Fu contesa dal Duca di Benevento, dai Pisani e in ultimo da Filippo IV che la nominò Città Regia. A testimonianza di questo passato vi sono i resti delle antiche mura e i ruderi del Castello di San Nicolò da Toro Plano, della Torre Milo e della Torre dei Saraceni. La chiesa di Santa Maria a Mare fu edificata nel XII secolo ed è caratterizzata dalla cupola maiolicata, sull’altare c’è una scultura lignea della Madonna col Bambino che risale al Quattrocento. Il santuario dedicato a Santa Maria delle Grazie è invece di origine medievale ma fu rifatto in tempi recenti, il campanile e la facciata sono settecenteschi ma la fonte battesimale e l’acquasantiera sono del Duecento. La cittadina di Minori ha origini più antiche, già i patrizi romani vi soggiornavano spendendovi il tempo dedicato all’otium. Vi si trova infatti la bellissima Villa Romana del I secolo d.C., un complesso archeologico di 2500 mq con splendidi mosaici musivi. Nel medioevo Minori fu sede di un arsenale della Repubblica di Amalfi fino al 1039. Agli inizi del secolo vantava una solida tradizione pastaia agevolata dall’abbondanza di acqua del torrente Farinola.Vietri ha invece origine etrusca e successivamente subì la dominazione sannitica, lucana e romana. Fin dal Medioevo l’industria più fiorente è quella della ceramica. All’inizio del 1920 un gruppo di ceramisti stranieri si trasferì a Vietri coniugando tradizione e cultura proprie con quelle locali. Meritano una visita la chiesa di San Giovanni Battista del X secolo, che si trova nel punto più alto del centro storico, al cui interno è un polittico cinquecentesco di autore ignoto e il Museo della Ceramica Vietrese.

La Grotta Sulfurea A Maiori, per chi desidera fare una gita in barca, c’è la Grotta Sulfurea, ricca di acqua sulfureo-magnesica con proprietà curative riconosciute.

Tradizioni All’interno della chiesa di Santa Maria a mare (Maiori) si celebra il 15 agosto di ogni anno un episodio del 1204, quando alcuni pescatori trovarono in mare una statua della Vergine e parte del carico abbandonati da una nave che tentava di scampare un naufragio.

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Cinque occasioni da non perdere

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Il Museo Nazionale.

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I Templi

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L’anfiteatro.


Paestum Una città antica.

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Il Comune di 5 Il Parco Nazionale del Cilento e Valle di Capaccio, una meraDiano che rappresenta uno dei più viglia ed una scoperta importanti complessi bio-geografici del forse inaspettata. l’Italia Meridionale.


Ieri ed oggi

PA ESTU M

La città del mondo antico.

L’origine del nome Il nome greco della città era Poseidonia. Con la dominazione lucana fu cambiato in Paiston, poi adattato in Paestum in età romana.

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Paestum sorge nel comune di Capaccio, in provincia di Salerno. Fu fondata nel VII sec. a.C., secondo alcuni da Achei di Sibari, secondo altri da Tessali che già si erano stabiliti nella piana del Sele e ai quali si erano aggiunti esuli da Sibari. Alla fine del V sec. a.C. fu conquistata dai Lucani e nel 273 a.C. fu colonia di Roma. Grazie alla fedeltà dimostrata durante le guerre puniche divenne municipio. Con la fine dell’impero fu abbandonata perché troppo esposta ad eventuali attacchi e perché la piana del Sele era diventata paludosa e si era diffusa la malaria. Con la dominazione lucana si verificò un sincretismo culturale e artistico greco-lucano, che diede luogo ad un’arte unica nel suo genere. Paestum è luogo suggestivo per il suo litorale, ma soprattutto perché è un sito archeologico fra i più importanti al mondo. Gli scavi, iniziati nel XVIII secolo con i Borbone, hanno portato alla luce la città greco-romana, circondata da mura e con impianto ortogonale di epoca romana che ha inglobato gli edifici greci preesistenti. Più importanti sono i tre templi costruiti con calcare locale e con decorazioni in arenaria, in ottimo stato di conservazione. Sono noti come Basilica, Tempio di Nettuno e Tempio di Cerere, ma in realtà erano dedicati a Era i primi due e ad Atena il terzo. In particolare il Tempio di Nettuno è in perfetto stile dorico ed è il più luminoso esempio del genere: raffinatissima, l’architettura presenta correzioni prospettiche sia in verticale che in orizzontale.Vi sono poi il Tempio Italico, che fu ultimato in età sillana e la Tomba del Tuffatore, scoperta nel 1968 è l’unico esempio di tomba del V sec. a.C. Nel Museo Nazionale sono esposti i reperti rinvenuti nel recinto della città, le metope dei templi e i reperti delle necropoli preistoriche.


Le sorgenti di Capodifiume.

Gli scavi che riportarono alla luce l’antica Paestum divennero una delle tappe obbligate del Grand Tour e di fatto influenzarono tutta l’architettura neoclassica, non solo nel vecchio continente ma anche in quello americano.

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Le Sorgenti

Gli scavi

PA ESTU M

Alle sorgenti perenni di Capodifiume, immediatamente sotto lo sperone del monte di Capaccio, ancora si vedono, al centro del bacino, colonne e strutture che sorgono dall’acqua. La zona è già abitata agli inizi del IX sec. a. C., ma solo nel corso del IV sec. a.C. la peculiarità del luogo, la presenza dell’acqua sorgiva e del fiume favoriscono la nascita di un santuario. I doni votivi e le immagini in terracotta fanno presumere una devozione ad una divinità femminile, legata al ciclo naturale della vita e della natura, forse Persefone, figlia di Demetra, protettrice delle messi e sposa di Ade, il re degli Inferi. La giovane Persefone, secondo la mitologia, simbolo della primavera, rapita da Ade e condotta sottoterra, ritorna ciclicamente sulla terra portando con sé l’abbondanza dei raccolti e la fecondità nelle nozze. Agli inizi del III sec. a.C., al momento della fondazione della colonia latina di Paestum tutta la zona intorno alle sorgenti del Capodifiume viene abbellita e riorganizzata, con la costruzione di un piccolo tempio in pietra locale, una strada che conduce verso la città e tutta un’altra serie di monumenti e strutture, attualmente ancora nell’acqua.


Note di viaggio.

Numeri Utili C omp a g n i e d i N a vi g a zi o ne Al i la u r o : 0 8 1 7 6 1 1 0 0 4 Care m a r : 0 8 1 5 5 1 3 8 8 2 M e d m a r : 0 8 1 5 5 2 2 83 8 S na v : 0 8 1 4 2 8 5 5 5 5 L i n e e m a r i t t i m e P a rte n o p e e : 0 8 1 8 0 7 1 8 1 2 A u t o b u s , m e t ro p o l i ta ne e funi co l a ri a Na p o l i Metronapoli: 800 568866 Cum a n a / C i r c u m f l e g re a : 0 8 1 5 5 1 3 3 2 8 Ci r c u m v e s u v i a n a : 0 8 1 7 7 2 2 1 1 1 Per b l o c c a re l a c arta d i cre d i to Di n e r ’s C l u b : 0 6 3 5 75 3 3 3 Ame r i c a n E x p r e s s : 0 6 7 2 9 0 0 3 4 7 Cart a S i ( E u r o c a r d e VISA) : 0 2 3 4 9 8 0 0 2 0

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Un Ospite in Campania