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LE MERAVIGLIE DELLA CALABRIA

territorio dell’odierna Monasterace Marina è merito dell’archeologo di Rovereto Paolo Orsi durante la campagna di scavi eseguita tra il 1912 e il 1915. Il Parco Archeologico si estende su una fascia parallela alla linea di costa, a pochi km dalla spiaggia, e comprende un ampio settore dell’abitato antico e l’area sacra del tempio dorico. L’area degli scavi è accessibile attraverso il sottopasso della SS Jonica 106, in prossimità del Museo. Come le altre colonie della Magna Grecia, anche Kaulon era organizzata secondo un preciso impianto urbanistico. In età ellenistica, a seguito della distruzione della città operata nel 389 a.C. dal tiranno di Siracusa Dionisio I, lo

spazio urbano fu riorganizzato secondo l’impianto regolare “ippodameo” (dal nome dell’architetto, Ippodamo di Mileto): uno stretto reticolo stradale (stenopoi), disposto da monte a valle per facilitare lo scorrimento delle acque, che si intersecava ortogonalmente a strade larghe (plateiai). Risultavano così degli isolati divisi in lotti mediante strettissime intercapedini, ogni lotto era poi suddiviso in due case quadrangolari. Un percorso basso, parallelo alla linea di costa, che ricalca l’andamento di uno degli assi viari principali di Kaulonia (plateia S2), permette di prendere visione dei resti dell’abitato con il suo impianto regolare e le sue case, conservate a livello delle fondazioni dei muri. Il tratto terminale del percorso sfocia nell’area sacra del tempio dorico, con il basamento del tempio stesso e dell’altare, la gra32 | Medinbus | Numero 12 | Marzo/Aprile/Maggio 2019

dinata e altre strutture di carattere sacro. Ritornando indietro, una stradella alta conduce a una delle case più lussuose dell’antica Kaulonia, la Casa del Drago, dal nome del mostro marino raffigurato nel mosaico policromo che decorava uno dei pavimenti, opera scoperta nel 2013 dall’archeologo Francesco Scuteri ora custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. La casa del Drago si estende sulla superficie di un intero lotto, 17 metri per trentacinque, in genere occupato da due abitazioni, bipartita da un lungo muro divisorio: a nord il settore di rappresentanza, a sud quello residenziale. L’ingresso immetteva in uno stretto corridoio che dava accesso a un ampio cortile, accuratamente pavimentato in cocciopesto con tessere bianche e nere sistemate in modo da formare strisce di colore alternato. Attorno al cortile correva un porticato (pastás), sul quale a ovest si affacciavano tre sale da banchetto con i letti conviviali, due delle quali dotate di un pavimento a mosaico. Il mosaico del drago decorava la soglia del vano più esteso, all’interno del quale compare un riquadro centrale a onde stilizzate, impreziosita al suo interno da un tappeto musivo bianco bordato da una fascia decorata in tessere di basalto nero. Le ricerche archeologiche nell’abitato a Nord del tempio dorico hanno condotto al rinvenimento di un edificio di particolare interesse, compreso fra la grande strada parallela alla linea di costa, plateia, e due strade strette, stenopoi. Si tratta delle Terme di Nannon. Di grande interesse archeologico e visitabili all’interno del parco archeologico nell’estremità Nord-Est dell’abitato di Kaulon si trovano i ruderi di una chiesa, detta di S. Marco dalla tradizione locale, mentre il tempio dorico, che fu scoperto negli anni 1912-13 da Paolo Orsi, lo ritroviamo entro una complessa e articolata area sacra indagata a più riprese nella seconda metà del secolo scorso e oggetto, dal 1999, di ricerche in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa.

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