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Carissimi, il mio lungo silenzio si interrompe per portarvi nuove notizie dal Centrafrica: non un racconto personale, questa volta, ma quello di un amico, padre Beniamino, rientrato a Bouar da poco, dopo il suo periodo di congedo in Italia. Un racconto che credo possa spiegare perché non sono più ripresi i miei racconti di vita tra i miei malati, ma che spero soprattutto apra almeno i vostri occhi amici a quanto sta accadendo in quella terra tra l'indifferenza del Mondo, dopo il colpo di stato dello scorso 24 marzo che mi ha costretto a rientrare. Due giorni fa la popolazione di un intero quartiere di Bangui, esasperata, si è rifugiata nell'aeroporto, accampandosi sulla pista dove hanno trascorso la notte e hanno bloccato il traffico aereo per un'intera giornata: un tentativo disperato di farsi ascoltare dal Mondo. Sconfortata, mi chiedo cosa si possa fare per aiutarli… e intanto inizio da qui. Mi auguro che questo racconto faccia riflettere e susciti indignazione almeno in voi: se potete fatelo girare a conoscere ad altri, perché il mondo sappia. Un abbraccio! Fra Venerdì 30 agosto 2013

E così rieccomi qui, in Repubblica Centrafricana. Certo, di situazioni difficili, ne ha passate questo Paese, ma questa proprio passa i limiti. Che impressione mi ha fatto venire da Bangui a Bouar: all'inizio e all'uscita dei centri più importanti vedere militari stranieri armati e minacciosi che, se a noi chiedono solo chi siamo e dove andiamo, fanno invece scendere dai camion i centrafricani, li perquisiscono uno a uno e fanno pagare la tassa di passaggio. Fa impressione e ti sale l’indignazione nel vedere un cittadino che non è più libero di circolare nel proprio Paese perché degli stranieri con forza e violenza li ostacolano e minacciano. Appena arrivato, vengo abbracciato dall'accoglienza calorosa della gente (anche i miei cani qui a Fatima mi hanno fatto una mega festa e non finivano più di saltarmi addosso), che allo stesso tempo mostra nel volto e nelle parole smarrimento e indignazione. Sentono molto vicina la chiesa e noi missionari. Sentono che la parrocchia è ora l'unico luogo in cui sentono ancora di vivere. Pian piano mi sto rimettendo in tutte le attività. La prima notizia è stata quella degli sviluppi della situazione del villaggio di Bohong, a 70 km da Bouar. Là i ribelli si sono installati tra mille violenze sulla popolazione. Ieri ho incontrato sr. Felicité (centrafricana, delle Sorelle della Carità) la quale, con una buona dose di coraggio, è andata a Bohong dove l'aria è irrespirabile. Medicus Mundi Italia – Via Martinengo da Barco 6\a – 25121 Brescia – Tel. +39 030 3752517 – CF: 98011200171 www.medicusmundi.it – info@medicusmundi.it


Infatti, dopo che alcuni seleka, i ribelli, sono stati uccisi – tra essi un colonnello molto famoso, già sfuggito ad attentati in Libia e in Sudan -, questi ribelli si sono presi la loro vendetta. Sono tornati là e hanno ucciso un buon numero di persona. Presi di mira sono in particolare i cristiani: li hanno buttati nelle latrine, nei pozzi dell'acqua o fatti coprire solo con un piccolo strato di terra. Così ora questi corpi in putrefazione emanano un odore irrespirabile. La gente è fuggita nei campi e i ribelli hanno fatto razzia, portato via quello che potevano dalla casa delle suore e del parroco, compreso il tabernacolo della chiesa con il S. Sacramento, pensando che si trattasse di una cassaforte. Lo hanno consegnato ad un sindaco musulmano e, dopo averlo aperto, hanno trovato le ostie. Un muezzin ha detto loro di non toccare quelle cose lì, se no sarebbero incorsi n una grave punizione di Dio; così lo hanno riportato a Bohong: Oggi il vicario generale della diocesi e la suora sono andati a verificare il tutto. Delle cose portate via da Bohong sono state viste dalla stessa suora al mercato musulmano di Bouar. Lei ha fatto delle foto di nascosto - compreso il gruppo elettrogeno -; ora dice che farà il possibile per recuperarle. Qui a Bouar la situazione sembra apparentemente abbastanza tranquilla, ma la gente ha paura e si chiede fino a quando andrà avanti così. Anche questa mattina il mio saldatore stava facendo dei lavori di saldatura per il progetto agricolo (stiamo costruendo delle macchinette manuali per sgranare le arachidi per le associazioni contadine) e, al rumore del motore, sono arrivati ben tre volte i ribelli a chieder cosa stessimo facendo e di lavorare per loro; per fortuna il saldatore ha avuto la prontezza di rispondere che il motore è il gruppo elettrogeno che alimenta il centro internet... Il problema è che questi ribelli sono davvero sparsi su tutto il Paese ed è davvero difficile controllarli. A Bangui spesso si verificano scontri. Non si vede una via di uscita vicina. Questa mattina il Progetto Alimentare Mondiale ha chiamato le Caritas di Bouar e ci ha chiesto di metterci all'opera poiché possono offrire sostegno agli sfollati. Abbiamo così deciso di iniziare con un censimento degli sfollati, giunti qui a Bouar da diverse zone del Paese, in vista di un sostegno materiale... p. Beniamino Gusmeroli, Betharramita

La pediatra Francesca Pezzolo era in Centrafrica fino a marzo; si occupava della gestione medica dei pazienti sieropositivi presso l'Ospedale Siriri Na Ngia, gestito dalla Diocesi di Bouar di Maigaro. E’ possibile inviare un sostegno o mettersi in contatto, scrivendo una mail alla dott.ssa Francesca Pezzolo - mail to: pezzopazza@libero.it Medicus Mundi Italia – Via Martinengo da Barco 6\a – 25121 Brescia – Tel. +39 030 3752517 – CF: 98011200171 www.medicusmundi.it – info@medicusmundi.it

Notizie dal Centrafrica  

Ci scrive la dott.ssa Pezzolo sulla drammatica situazione nella Repubblica Centrafricana

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