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Mille e non più mille? Catastrofisti e finemondisti prosperano in attesa di dimostrare un teorema che, per fortuna, non è dato.

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onfesso tutto intero il mio imbarazzo del momento: stando alle profezie maya l’anno che verrà ci porterebbe dritti dritti, il 21-12-12, verso un gigantesco, generale e inevitabile game over, la fine di ogni gioco per tutti. Se le cose stessero veramente così questo sarebbe il nostro vero ultimo anno compiuto, il prossimo passerebbe nell’agonia sottopelle dell’attesa e non sarebbe un tempo definito né completo. Passeremmo gli ultimi mesi a stilare bilanci più o meno impietosi della nostra e delle altrui vite, ancora una volta, nonostante tutto, pronti a giudicare, condannare, assolvere. Saremmo impegnati a sagomarci un destino post con il metro a tracolla e gli spilli in bocca come sarti consumati, ma insicuri sul risultato finale, un gran bell’abito o uno straccio tagliato malamente? Sarebbe la sagra dell’ovvio e del “l’avevo detto, io!” (e se l’avevamo detto perché non lo abbiamo fatto?).

Lasceremmo messaggi in bottiglia, rimpianti e buoni propositi disattesi, e perché no? qualche piccola vendetta incompiuta. E ci porteremmo accanto tanta, tanta paura. Maddài! La fine del mondo: per quanti umani ogni giorno arriva la fine del mondo? E lo stesso vale per animali e vegetali. Perfino una grossa delusione è una temporanea fine del mondo. E allora? Io credo che a nessuno sia stato dato di sapere con tanto largo anticipo quando si dovrebbe spegnere la luce e troppo poco sappiamo su certi popoli antichi e sulle loro conoscenze per poter valutare con efficacia affermazioni così perentorie e definitive. È certo che il nostro mondo, giunto alla fine di un’era antropologica sembra vagheggiare un’onda gigantesca capace di portarsi via tutto quello che non funziona senza peraltro riuscire a salvare quel poco che va bene. Cupio dissolvi, vorrei sparire (grosso modo) per i latini, mille e non più mille in pieno Medioevo, il “bug” del millennio nel 2000, passando per il recente 11-112011 senza neppure un graffio in più rispetto a quelli di ordinaria amministrazione e stendendo un velo pietoso sulle profezie-croissant di Nostradamus. Poche sere fa due asceti con barba bianca di ordinanza, abiti dimessi e croce del tau al collo, presidiavano con dei tazebao fitti di prediche al limite della scomunica e previsioni esattissime sulla collera divina il nobile Ponte degli Alpini di Bassano, ad un passo, anzi confusi, fra una folla di giovani festanti con il bicchiere in mano per il rito dell’aperitivo. Non promettevano niente di buono a nessuno, tranne il gladio divino sulla terra presto e velocemente, per riassumere con un concetto di frà Gerolamo Savonarola che i fiorentini fecero arrosto. Questo è il punto a mio parere, la paura (immotivata) fa arretrare e invece dovremmo pensare ad una auspicabile fine di questo mondo per farne nascere uno nuovo, migliore, meno inquinato in tutti i sensi e grondante meno veleni, anche pseudo religiosi e più degno di essere vissuto: in fin dei conti non è quello che ci auguriamo (abbastanza inutilmente, per la verità) ogni fine d’anno? Auguri! Riccardo Monaco


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Altri pezzi d’Italia vanno in briciole, come da noi un anno fa. di Michele Santi

Alluvione: un anno dopo N ella mente e negli occhi di molti di noi sono rimaste a lungo le immagini forti, amplificate dai tanti strumenti messi a disposizione della tecnologia, di quanto vissuto agli inizi del mese di novembre nella città di Genova. La cronaca fa registrare che si tratta di una delle prime emergenze nazionali, non semplice da paragonare con la situazione delle nostre campagne. Ma uno sguardo d’insieme ci permette, dopo che la cronaca locale ci ha segnalato l’ennesimo rischio di piena per il Bacchiglione e quindi per il sistema idraulico collegato, con il conseguente allarme nel capoluogo berico, di ricordare alcune annotazioni di buon senso. Innanzitutto che l’idrografia veneta è un insieme collegato ed altamente delicato. Quindi una difficoltà, una criticità in un’area si ripercuote, prima o dopo, con buona sicurezza, negli spazi vicini. In secondo luogo, che oltre agli interventi urgenti, nei momenti difficili del dopo alluvione, è necessario porre mano a delle soluzioni non solamente puntuali, ma che possano dare garanzia nel tempo. Ancora, che per ridurre i rischi legati alle precipitazioni improvvise, si deve prevedere un programma organico e continuo, o quasi, di pulizia delle reti minori, ossia dei fossati e dei fiumi che spesso sono conosciuti solo a pochi, ma che possono esondare come i grandi corsi d’acqua. Senza dimenticare, come pure sta già avvenendo, che non si può attendere ancora a lungo nel realizzare dei bacini di laminazione. Se non vi sono risposte certe a queste necessità dettate dal buon senso, sarà difficile non doversi trovare, al momento dello scioglimento delle nevi montane, oppure in occasione di qualche forte nubifragio al quale le bizzarrie del clima ci hanno abituato, a dover ancora gridare al rischio

alluvione oppure a doverci nuovamente commuovere di fronte alle immagini dei terreni in precedenza fertili coperti dall’acqua e delle abitazioni pure invase dal fango. Sono momenti nei quali la radicata solidarietà veneta sa muoversi con decisione. D’altro canto invece la cronaca ci richiede di raccontare delle sorprese non piacevoli, visto che gli interventi sulla falla dell’argine del Frassine sono stati rapidi ma inadeguati, e d’altro canto si continua a lavorare a rilento sullo stesso corso d’acqua. Le ormai conosciute “palancole”, ossia le paratie d’emergenza utilizzate per frenare la forza delle acque contro l’argine ricostruito hanno fatto il loro dovere, ma qualche settimana prima sarebbe bastata un’ondata di piena di poco più forte per superare la barriera e trovarsi ancora nella situazione tragica di un anno fa. Il viaggio di alcuni canoisti per passione, dalla bassa padovana sino a Cavarzere, via Frassine e altri corsi d’acqua, svoltosi qualche mese fa porta a conoscere risvolti impensati nella natura delle nostre terre. Vegetazione selvaggia, lussureggiante, con zone ricche di natura quasi incontaminata, dove la mente trova occasione per rilassarsi. Scendendo lungo il corso della corrente si viene immersi in un ambiente che non deve essere devastato, o sacrificato a interessi miopi di guadagno veloce. A riportare però alla cruda consapevolezza della realtà basta subito notare come gli argini dei canali non siano curati, nel solito grottesco balletto delle responsabilità e delle competenze. Difficile per il cittadino stabilire dove stia la ragione, o a chi spetta la gestione del territorio debba reperire i fondi per far fronte alla situazione, ed assicurare un controllo puntuale sui canali e sui corsi d’acqua. Di certo è però consapevole di una cosa: non tollera che si risparmi sulla propria pelle, e chiede pure tutela per i luoghi nei quali vive.


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Brevi notizie dal territorio: appuntamenti, mostre, manifestazioni, novità. Tutti i colori del nostro quotidiano e le ultime curiosità.

Le brevi, le news

a cura di Michele Santi

Este - Memoria, incuria

Padova - Omaggio a Cortelazzo

Due luoghi legati alla memoria che sembrano essere uniti nell’incuria, forse in una società troppo veloce e tecnologica che sembra non trovare, se non in rari momenti, tempo per ricordare i propri defunti. La piccola cappella all’interno del famedium di Este, il fabbricato centrale che ospita le persone che hanno compiuto nella propria vita atti di forte senso civico o di dedizione per la comunità, spesso chiusa al pubblico, mostra in maniera impietosa i gravi problemi dovuti all’umidità. Le piccole volte che sostengono il tetto sono prossime alla rovina, e l’intonaco è ormai scomparso, tanto da rivelare l’interno costituto da “arelle”, il famoso graticcio di canne utilizzato diversi decenni fa come copertura nel sottotetto. Situazione simile nel piccolo e raccolto cimitero di Borgo San Marco a Montagnana, dove da anni si attende la conclusione di alcuni lavori per consentire la chiusura completa del muro che racchiude il fabbricato, per eliminare i conseguenti rischi di furti fra le tombe. Se non basta, in uno dei porticati all’aperto, si intuiscono i primi segnali di infiltrazioni causate dal’umidità.

Ricordo per un artista poco conosciuto che però ha dato un’impronta importante per la scultura italiana del’900. Ricordato sino alla metà del mese di novembre con una mostra, presso il Centro culturale San Gaetano, l’artista Gino Cortelazzo, originario di Este, spesso poco compreso nella sua opera, che pure ha saputo creare lavori di grande espressività e rappresentatività. In passato il comune di Este aveva ricordato lo stesso scultore con due importanti iniziative per la conoscenza della sua opera: nel 1987 una Giornata di studio su Gino Cortelazzo e nel 1995 una grande mostra retrospettiva.

Bassa Padovana - Misteri e fantasmi Ritornano gli spettacoli sui luoghi di mistero, con una proposta di spettacolo che utilizza questo tema così caro alla mentalità di oggi per proporre occasioni diverse di incontro, anche in chiave turistica. Nell’area che ci riguarda ricordiamo gli appuntamenti svoltisi presso l’agriturismo Campagna Saline a Sant’Elena d’Este, con i racconti del filò in un itinerario fra ville e barchesse, mentre a Montegrotto Terme è stato rivissuto il mito monselicense della crudele Avalda, il fantasma di una nobildonna che si aggirerebbe all’interno del castello Cini, dopo essere morta in circostanze misteriose. Da non dimenticare ancora l’appuntamento presso l’ex monastero a San Salvaro di Urbana, con i misteri dello stesso luogo, mentre alla fine del mese di novembre uno spettacolo ha permesso di rievocare “Il ritorno di Laura” nell’allestimento dell’oratorio ad Arquà Petrarca.

Ospedaletto Euganeo - Teatro ed altro Decimo anniversario all’insegna della franca risata e della ricca tradizione del teatro in dialetto veneto. Ritorna a Ospedaletto Euganeo, con il gruppo locale “Ospedaletto ci prova”, la rassegna di teatro dialettale, ma non solo. Sabato 7 e domenica 8, con “Dove manca natura, arte procura”, della compagnia El Zinquantin di Urbana, e “La bottega di Merlino”, del gruppo Panta Rei. Venerdì 13 incontro con don Giuseppe Stoppiglia, della associazione Macondo, per una riflessione su “Ma che in tempi viviamo?”, mentre il 14 è la volta di “Donna Canasta”, commedia messa in scena dal gruppo “I Lusiani”. Domenica pomeriggio ritorna invece Panta Rei con “Il principe sulle nuvole”. Venerdì 20 gennaio incontro con Rosaria Longoni, che presenta il suo libro “Ho incontrato Dio in una baracca. La mia avventura fra i diseredati di Fratel Ettore”. Si torna al sorriso con “Mai dire pension”, in chiave forse tragicomica, con “C’era…c’è” di Albignasego. Per i ragazzi il giorno dopo c’è “Arlecchino e il segreto del carnevale”. Conclusione venerdì 27 gennaio con “Dolce che azzanna”, spettacolo messo in scena dall’associazione Diabetici Area Berica. Il giorno seguente, invece l’occasione di passerella per il gruppo organizzatore che mette in scena la sua nuova commedia “Vojo stare ben”. Per i più piccoli, “La bella addormentata”. Gli spettacoli, a ingresso libero, si svolgono presso il patronato “Guido Negri” di Ospedaletto Euganeo.


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Noventa Vicentina - La prosa Teatro da gustare in un programma che riserva sempre piacevoli sorprese nel programma della stagione di prosa per il Teatro Modernissimo a Noventa Vicentina. Si inizia, come spesso da tradizione, con la compagnia locale, gli Amici del Teatro Dino Marchesin, che hanno messo in scena “La zattera dei comici”, un lavoro ricavato dai Mémoires di Carlo Goldoni. Ha fatto seguito un classico di Shakespeare, con “Le allegre comari di Windsor”, e ancora, agli inizi del mese di dicembre, uno spettacolo con i noti comici Gaspare e Zuzzurro. Ricco e stuzzicante il programma per il nuovo anno, con un altro lavoro goldoniano, “Il Ventaglio”, a cui segue una rivisitazione della commedia dell’autore latino Plauto, con il “Miles gloriosus” con la partecipazione di Vanessa Incontrada. A concludere altri tre lavori teatrali, per una stagione che sembra riservare diverse gradite sorprese.

Noventa Vicentina - Ragazzi e teatro Appuntamento mensile che si dilunga per una domenica pomeriggio a Noventa Vicentina con l’ormai tradizionale rassegna “Un sipario tra cielo e terra”, con la rappresentazione sul palcoscenico di classici e rivisitazioni per ragazzi presso il teatro Modernissimo. Se l’inizio è stato con “Un concerto per bolle di sapone”, la prosecuzione ha visto mettere in scena la fiaba “Rosaspina”. In gennaio, l’appuntamento è per domenica 22 con il classico “Aladino e il genio della lampada”, a cui segue, il 12 febbraio, una rivisitazione di un altro racconto caro alla memoria dei piccoli di ogni tempo, e cioè “Pollicino non ha paura dell’orco”. Conclusione domenica 4 marzo con “Clown in libertà”.

Monselice - Istituzioni e giovani Doppia proposta per conoscere da vicino il funzionamento delle nostre istituzioni e per sviluppare il senso civico e la voglia di partecipare alla cosa pubblica. L’assessorato alle politiche giovanili del comune di Monselice ha messo in cantiere dapprima una visita a palazzo Ferro - Fini a Venezia, sede del consiglio regionale, nel mese di novembre. Nel mese di dicembre inoltre è stata organizzata una visita alle istituzioni della nostra Repubblica: la Camera dei Deputati, il Senato e il palazzo del Quirinale. Occasione speciale non solo per turismo, ma anche per vedere da vicino dove si decidono le sorti della nostra regione e del nostro paese.

Montagnana - Cinque sere

Monselice - Patavinitas

Monselice - Scuola Sacro Cuore

Si intitola Patavinitas, con titolo evocativo,l’occasione espositiva che ha visto mettersi in mostra cinque artisti per altrettante tecniche,legati all’ambito della produzione e della tradizione padovana. Si tratta di Baschierato, De Poli, Fasan, Morato e Zancanaro, che sono stati ospitati sino alla metà del mese di novembre nel complesso di San Paolo   a Monselice, in un’iniziativa promossa dall’assessorato alla cultura in collaborazione con l’associazione Fond’Arte Tono Zancanaro.

Giornata di festa e di soddisfazione a Monselice per l’inaugurazione della sede rinnovata della scuola primaria parificata Sacro Cuore. A tagliare il nastro il sindaco e il vicesindaco della città, ma anche il vescovo di Padova monsignor Antonio Mattiazzo e l’arciprete di Santa Giustina monsignor Sandro Panizzolo, accolti dalla dirigente del plesso Virginia Kaladich. Due anni di attesa per riavere un edificio moderno e adeguato alle esigenze dei piccoli allievi per l’avvio dell’anno scolastico o quasi, con le dovute migliorie nell’impiantistica in genere.

Ritorna il teatro a Montagnana sotto gli auspici della rassegna Cinquesereteatro. Da novembre sino a dicembre, breve ma ricca serie di appuntamenti, che vanno a condire un panorama di varie proposte sul palcoscenico. Si è iniziato da “La Barcaccia” di Verona, che mette in scena “Caviale e Lenticchie”, mentre ha fatto seguito “L’uomo, la bestia, la virtù” nell’allestimento della Piccola Ribalta. Da Venezia la proposta è quella de “Il romanzo della rosa”, di Teatro Immagine, a cui segue il lavoro del veronese Estravagarioteatro con “Leggero-leggero & Patapin-patapum”. La conclusione è affidata alla locale, ma nota a livello nazionale, compagnia Prototeatro di Montagnana, con il suo ultimo lavoro “Angiolo. Quel diavolo di Caravaggio”.


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Morti di sete

I bevitori incalliti sono fra noi e sono tanti.

di Ferdinando Garavello

Un fiume di alcol attraversa impetuoso la bassa padovana e in particolar modo l’estense. A dirlo non sono genitori allarmati o benpensanti dallo sguardo severo, ma gli stessi abitanti. Che si sono “confessati” con gli esperti del dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria locale. La struttura, diretta dal dottor Antonio Ferro, sta infatti portando avanti da tempo il progetto di monitoraggio della salute denominato “Passi”. E pochi giorni fa sono stati diffusi gli ultimi dati riguardanti il consumo di alcolici nella zona. L’inchiesta è stata effettuata su un campione di circa 1000 residenti: maschi e femmine di tutte le fasce d’età statisticamente rilevanti. Dall’inchiesta risulta che il 65 per cento della popolazione beve. Fin qui niente di strano o di particolarmente allarmante. I problemi arrivano quando si va a fare chiarezza su quanto e come bevono le persone. Il 21 per cento degli intervistati può essere definito un bevitore a rischio e uno su dieci è addirittura un forte bevitore. Oppure assume regolarmente alcolici lontani dai pasti. Il 7 per cento, infine, ha ammesso di avere bevuto grandi quantità di alcolici in un’unica occasione, almeno una volta nel mese precedente alla raccolta di dati. I gruppi che presentano un comportamento ad alto rischio sono quelli degli uomini e dei giovani, con un alto livello di istruzione e minori difficoltà economiche. La nota più dura da mandar giù riguarda infine la guida sotto l’influsso di alcol: 8 intervistati su cento non hanno problemi a guidare ubriachi. E tanti saluti alla sicurezza. “Al di là degli incidenti stradali, va sottolineato come l’alcol sia un’importante causa di traumi anche in altri contesti, come incidenti sul lavoro e violenze domestiche - sottolineano gli addetti ai lavori - la sua assunzione prolungata in quantità eccessive è inoltre associata ad

oltre 60 patologie”. La lista fa venire la pelle d’oca: malattie cardiovascolari, tumori, epatopatia alcolica, diabete mellito, malattie neuropsichiatriche, basso peso alla nascita e altre patologie fetali, malattie a trasmissione sessuale e dipendenza.

Per tutte le informazioni del caso ci si può rivolgere ai numeri 0429 788.398 e 0429 788.399, oppure alla mail sert.monselice@ulss17.it.


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Tutti giù per terra!

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Cadute in casa e incidenti domestici: l’Ulss17 stampa un libretto per evitarli.

di Ferdinando Garavello

Ferite e traumi riportati negli incidenti domestici sono ai primi posti nelle classifiche nazionali. E pure in bassa padovana non si scherza. Un esempio per tutti: delle 976 persone che nel 2010 sono state ricoverate con diagnosi da frattura nelle unità operative dell’Ulss17, molti erano anziani caduti in casa. Il numero preciso non è disponibile, ma si tratta di una percentuale molto consistente. Gli addetti ai lavori segnalano come nella gran parte dei casi la caduta si risolva con un brutto spavento e qualche botta. Però fratture ed emorragie sono spesso in agguato, con tutte le conseguenze immaginabili. Partendo da questa base l’azienda sanitaria, in collaborazione con l’associazione Salus Euganea onlus e con il sostegno della Banca di Credito Cooperativo Atestina, ha dato alle stampe una guida anti-cadute. Il volumetto è stato realizzato dal neurologo Lino Pasqui a braccetto con i fisioterapisti del servizio domiciliare e le logopediste del dipartimento di riabilitazione, neurologia

e lungodegenza. Nella guida si possono trovare consigli fondamentali e dritte sugli indumenti e le calzature da utilizzare fra le mura domestiche. Qualche pillola? Eliminare i tappeti, lasciare sgombri gli spazi in cui ci si muove ed evitare la cera sui pavimenti. Non mancano altri consigli relativi alla dieta da seguire e ai possibili effetti collaterali degli alcolici o dei farmaci. La guida è già stata inviata alle farmacie del territorio, ai medici e ai Comuni. “Con l’avanzare dell’età sono molte le malattie croniche neurologiche, come Parkinson, sclerosi multipla ed esiti di ictus cerebrale, od osteoarticolari - fanno notare gli esperti dell’azienda sanitaria della bassa padovana - che possono peggiorare la deambulazione e l’equilibrio e rendere più probabile una caduta accidentale. E spesso queste avvengono in casa, dove sono presenti diversi pericoli nascosti, ai quali l’anziano non presta attenzione sentendosi erroneamente al sicuro”.

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Il viaggio È la vera metafora della vita, anche nei casi più drammatici; in ogni caso, fortifica. di Mariagrazia Parigi

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oco tempo fa venne a trovarmi una signora; mi raccontò come tempo addietro fosse stata molto preoccupata perché al nipote avevano diagnosticato un tumore. La cosa le era sembrata impossibile perché era sempre stato un tipo atletico e sportivo, un ragazzo tra l’altro straordinario per la sua simpatia e la sua generosità. Ma dopo ulteriori esami, la realtà non era cambiata. Si era così subito adoperata per aiutare la madre del ragazzo, che era rimasta completamente scioccata dalla diagnosi; il giovane invece era stato quello che aveva reagito meglio di tutti, infatti non si era perso mai d’animo e aveva affrontato le varie fasi che la situazione richiedeva con una forza interiore straordinaria. La signora era rimasta profondamente colpita dall’atteggiamento positivo del nipote, anzi era stato per lei una vera lezione di vita. Egli infatti aveva continuato a svolgere le attività della sua esistenza, anche se in maniera un po’ rallentata; e a volte la signora si era chiesta se fosse proprio quello l’atteggiamento giusto per affrontare la malattia; ma poi aveva visto il nipote così soddisfatto delle cose che faceva, che il suo cuore si era messo in pace. I familiari invece vivevano nella disperazione più totale perché sapevano che sarebbe stata una dura battaglia; ed erano sconvolti al pensiero di ciò che sarebbe potuto succedere. La signora quindi si impegnò a fondo perché il giovane non percepisse quegli stati d’animo, soprattutto perché ammirava profondamente quella sua serenità e quella sua gioia di vivere. Poi un giorno il

ragazzo annunciò la sua decisione di fare un viaggio, un viaggio che aveva sempre desiderato di fare. Ovviamente si trovò tutti i familiari contro, anche se i medici non lo sconsigliavano completamente dal farlo. La signora, dopo una lunga riflessione, decise di appoggiare la scelta del ragazzo. E si ritrovò inevitabilmente in un conflitto profondo con tutti i parenti. Soffrì tantissimo, giunse anche a delle discussioni aspre e crudeli, ma non cambiò idea, perché pensava che poteva essere l’ultima occasione che il nipote aveva per farlo. Il ragazzo quindi fece il viaggio, anche grazie a lei, e risultò per lui un’esperienza straordinaria. In seguito la battaglia per lottare contro quel “male oscuro” è durata a lungo, ma oggi sta meglio, e sembra che la situazione stia volgendo verso un esito positivo. La signora non è ancora riuscita a riconciliarsi con i parenti, per la scelta di appoggiare il nipote; ma sente di aver fatto la cosa giusta, in quanto ella aveva compreso come fosse importante per lui, in quel periodo, continuare a vivere la vita, nelle piccole cose come nelle grandi. Ed ora avverte che anche lei è cambiata, grazie a questa esperienza così particolare; sente di essere una persona migliore, più serena e positiva. Nonostante tutta la sofferenza vissuta, ora la vita le regala una gioia immensa: quella di essere contenta di se stessa.

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Non sempre occorre comprarle, spesso basta una accurata riparazione da Calzoleria Atestina.

Le scarpe La professione artigianale del calzolaio torna a essere un bisogno di prima necessità in questo periodo di crisi e molte persone fanno riparare le proprie calzature. In un sondaggio fatto, si è constatato che è un mestiere necessario sul territorio nazionale e servirebbe almeno un calzolaio per ogni comune e per svolgere questa attività servono persone che oltre ad avere manualità devono conoscere i materiali e le tecniche per la riparazione. Non è certo un lavoro in cui ci si può improvvisare. Quello del calzolaio, è tra i mestieri più antichi. Già in epoca romana i centurioni calzavano sandali di cuoio con strisce dello stesso materiale intrecciate in fondo alla gamba. Caligola, imperatore romano, veniva così denominato perché usava le calighe, un tipo di calzatura indossata dai soldati romani. Le calighe erano progettate per evitare il rischio di vesciche durante le lunghe marce, così come di altre malattie dei piedi come la dermatotifosi, un’infezione micotica. Per molti il dover andare dal calzolaio significa entrare in un ambiente piccolo e sporco, in cui le proprie calzature vengono aggiunte sopra a una montagna di numerose scarpe. Girando l’Europa, però, ci si rende conto che il calzolaio è un lavoro di tutto rispetto. Con qualche accorgimento può essere un negozio piacevole da visitare. Questa è stata l’idea di Stefano Quaglio, titolare della Calzoleria Atestina che ha voluto dare una svolta a questa immagine. Questo grazie alla sua pluridecennale esperienza nel campo. Per molti anni ha messo la sua conoscenza a favore di giovani avviando loro negozi, a iniziare dall’arredamento, alla fornitura di macchinari e materiale in buona parte del territorio nazionale. Chi entra nel suo negozio trova un ambiente pulito e ordinato, con macchinari all’avanguardia per la riparazione della calzatura. Tantissimi gli accessori per le calzature sia classiche che tecniche (suolette, lacci, lucidi, ecc.) e la piccola pelletteria (portafogli e cinture di qualità e soprattutto di produzione italiana), Inoltre svolge il servizio della sostituzione delle cerniere nelle giacche in pelle e tessuto, rivestimento dei bottoni per abbigliamento e applicazione di bottoni a pressione. Fornisce anche il servizio del tacco rapido. Il cliente trova comodamente da sedere con l’angolo lettura. Mentre la propria calzatura viene riparata il cliente tranquillamente legge. Insomma, un piacere per chi entra in questo luogo.


Si veste di normalità e spesso appare scontata, ma la solidarietà è sempre un evento eccezionale, anche nelle piccole storie di tutti i giorni.

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di Chiara Scavazza

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Tre gesti semplici

l giorno che Gabriella ha smesso di camminare era di giovedì. Quel mattino aveva lasciato sul tavolo della cucina due bollette da pagare, la lista della spesa, un libro da leggere. Quando torno aveva rimuginato, sì, dopo ci sarebbe stato il tempo per portare a termine le commissioni quotidiane, riporre la biancheria stirata e continuare la lettura. Ma quel giovedì qualcosa andò storto e mentre si recava al lavoro inciampò, che poi non era proprio un inciampare ma un accasciarsi, simile a un sacco di patate vuoto. Lì, tra il marciapiede e la strada, accanto a un pino marittimo. La gente intorno, una leggera bava che le fuoriusciva dalla bocca, gli occhi chiusi, le mani abbandonate sull’asfalto quasi non le appartenessero. A poter scegliere avrebbe voluto un’uscita meno spettacolare, più intima

perché la cosa brutta è questo essere violati da sguardi indiscreti. La gente che spintona per vedere, il volto tirato e quel corpo atletico che non sa più che farsene della perfezione. La portarono in ospedale, era ancora viva, ma, forse, era già morta. Per semplificare, Gabriella è immobile su un letto e l’unica parte del corpo che risponde agli stimoli esterni sono gli occhi. Aperti stanno a significare sì, chiusi un semplice no. Una storia come tante, certo. Ma un dettaglio cattura l’attenzione. Accanto al suo letto d’ospedale c’è una donna anziana, Carla. Arriva presto il giovedì mattina, con passo frettoloso percorre il corridoio asettico, saluta qualche infermiera, e non guarda l’orologio. Sa di caffè. Si siede accanto a Gabriella. Una lieve carezza sul volto e un sorriso. Prima dell’incidente non si conoscevano, ora sono


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amiche. Carla, con voce dolce ma ferma, parla e mentre lo fa apre il cassetto e prende il libro. È da un po’ che sono ferme su Ceckov. A Gabriella sembra piacere. Sono trascorsi tre anni da quel giovedì e da allora Carla le dedica ogni giovedì mattina. E così Gabriella stesa, con gli occhi aperti, ascolta Carla che, a una giusta distanza, le legge racconti che le regalano una tregua di serenità. Lily e Maddison, due grossi alani, entrambi esemplari femmina, con la loro storia d’amicizia hanno commosso il Regno Unito. Lily, un alano di sei anni, a diciotto mesi diventa cieca a causa di una rara malattia per cui le sue ciglia iniziano a crescere verso l’interno del bulbo oculare. I veterinari sono perciò stati costretti a rimuoverle gli occhi. Ma con l’aiuto di Maddison, la compagna, Lily riesce a condurre una vita piena e attiva, infatti quando si sente insicura, comincia a tastare dietro a Maddison e poggia il muso sulla sua schiena, così da farsi guidare. Tutto sarebbe rimasto nell’anonimato se i padroni dei due alani non si fossero trovati in una condizione tale da non poter più badare ai cani. E così li hanno portati allo Shrewsbury Dogs Trust dove i responsabili si sono impegnati a trovare loro una nuova e dignitosa sistemazione. La notizia trasmessa dai telegiornali ha fatto sì che ora le due amiche abbiano già trovato casa e, per fortuna, la loro è una storia a lieto fine. Matt Wright, un ragazzo australiano di 32 anni, di professione fa il traslocatore su e giù per l’Australia. Detto anche il “cowboy volante” munito di elicottero, e talvolta di jeep e camion, affronta i luoghi più impervi per traslocare, non mobilio, ma animali, coccodrilli, elefanti, bufali, cavalli. Con l’aiuto di biologi, aborigeni, autorità locali e proprietari di ranch, sposta gli esemplari selvatici da contesti imprudenti a luoghi più tranquilli. Succede spesso che tali animali si trovino in situazioni in cui diventano pericolosi sia per sé sia perché minacciano il lavoro degli agricoltori o allevatori. Ecco che interviene Matt da appassionato naturalista qual è ricollocando in un diverso ambiente animali che finirebbero con l’essere uccisi. La notizia potrebbe passare in secondo piano, certo è che l’argomento fa riflettere e rappresenta un impegno concreto per far incontrare il mondo della natura e quello degli esseri umani.


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Bernardo Bellotto, il Canaletto delle corti europee.

La gran vista

Il Canaletto - Rio dei Mendicanti con la Scuola di San Marco

Piazza San Marco - Venezia

Inaugurata l’11 novembre a Conegliano a Palazzo Sarcinelli la mostra su “Bernardo Bellotto, il Canaletto delle corti europee”, curata da Dario Succi e aperta al pubblico fino al 15 aprile 2012. Iniziato all’arte pittorica nella bottega dello zio Antonio Canal, conosciuto come il Canaletto, Bernardo Bellotto (1721-1780) fu uno dei protagonisti del vedutismo settecentesco e uno dei più richiesti pittori di corte. La sua carriera artistica lo portò dalle residenze nobiliari italiane a quelle europee. La mostra espone una quarantina di opere accostandole alle tele di altri grandi vedutisti quali Canaletto, Carlevarijs, Guardi e Marieschi, anch’essi brillanti esponenti del vedutismo veneziano, il fenomeno artistico più innovativo e caratterizzante dell’arte europea del XVIII secolo. Data la carriera itinerante del Bellotto, presente, tra le altre, alle corti di Sassonia, d’Austria e di Polonia oltre alle splendide città italiane, le opere esposte a Palazzo Sarcinelli giungono da tutta Europa con prestiti internazionali che hanno coinvolto dall’Accademia di Brera alla Galleria Nazionale di Parma, dal Castle Howard Estate di York al Castello Reale di Varsavia. Quando nel 1747 Bellotto giunse in Sassonia per operare al servizio della più illuminata corte europea, Dresda era diventata il centro di irradiazione dell’arte e della cultura tardo barocche e il suo aspetto aveva subìto un profondo cambiamento per la politica urbanistica e architettonica di Augusto il Forte e di Augusto III. Sarà possibile ammirare a Conegliano quindi una serie di spettacolari vedute di città europee caratterizzate, oltre che dalle grandi dimensioni, da una eccezionale finitezza nei dettagli architettonici, con la possibilità di soffermarsi sui particolari più curiosi della vita quotidiana della nobiltà e della gente del popolo. Conegliano (TV) - Palazzo Sarcinelli - Via XX Settembre, 132 Orario: dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 19.00 venerdì e sabato dalle 9.00 alle 21.00 domenica dalle 9.00 alle 20.00 La mostra resterà chiusa nei giorni 24, 25 e 31 dicembre. Domenica 1 gennaio 2012 sarà aperta dalle 13.00 alle 21.00

Campo San Giovanni e Paolo

s.n.c.

INFORTUNISTICA STRADALE E DEL LAVORO

di Balbo Emanuele & Baldo Paolo

Via P. Amedeo, 47/b - 35042 ESTE (PD) Tel. 0429.603403 - Fax 0429.611162 www.isbesnc.it - e-mail: isbesnc@tiscali.it


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Gold news

A cura di Fabrizio Ferro

Continua l’espansione di Damiani in America, con l’apertura di una nuova boutique a Città del Messico. Damiani ha inaugurato una boutique presso il nuovo department Store Palacio de Hierro Interlomas, prestigiosissimo quartiere residenziale di Città del Messico. Il grande magazzino propone alla clientela locale tutti i grandi marchi del lusso europeo. La nuova boutique offre una vasta scelta delle collezioni più rappresentative di Damiani a un pubblico, quello latino americano, che si sta mostrando molto interessato al settore della gioielleria e dei prodotti made in Italy in generale. La qualità artigianale e il design innovativo del brand riscuotono un grande successo in Messico. Con l’apertura di Città del Messico, Damiani consolida la propria presenza in America dove ci sono già boutique a Los Angeles, New York, Honolulu e Monterrey. Damiani è presente con le sue boutique nelle principali vie dello shopping globale. Un life style che parla tutto italiano, dove la grande artigianalità italica spadroneggia. Su questo fattore vincente si sta investendo molto nelle nuove generazioni, difatti se fino a pochi anni fa il gioiello veniva dapprima creato su un foglio di carta, mettendo giù un bozzetto, ora lo si crea a computer, con programmi specifici che ci fanno vedere in anteprima il monile nelle sue più piccole sfumature. Ferro Gioielli si rigenera Domenica 27 novembre si è inaugurato nella centralissima via Matteotti a Este il restyling della Ferro Gioielli, dal 1954 presente nella nostra splendida città. Il lavoro di ristrutturazione è stato curato dall’architetto Osmar Zanin della Haus di Thiene che in soli diciotto giorni ha permesso allo storico negozio di gioielli e orologi di riaprire i battenti. È stato un progetto dai forti connotati emotivi dal momento che si è voluto dare un segnale di “rigenerazione” più che di solo rinnovamento, cominciando dal colore inusuale degli arredi e dell’impatto espositivo delle vetrine finendo con un gioco cromatico delle luci interne che emanano una piacevole e rilassante luminosità di cromoterapia. I parametri che sono stati rispettati dal progetto hanno il compito di valorizzare ciò che la famiglia Ferro ha sempre coltivato negli anni: il valore del lavoro, il servizio al cliente e un rapporto qualità prezzo che ora, più che mai, rappresenta un punto focale. Sempre presenti all’interno i marchi di gioielli e orologi delle più prestigiose aziende mondiali, Damiani, Bicego, Salvini, Tag Heuer, Hamilton, Swatch. Solita attenzione al servizio di post vendita che va dalla semplice sostituzione della pila alla misura di un anello, dalla revisione totale del movimento alla creazione del gioiello. Alla giornata di festa si sono uniti amici e clienti con una vivace presenza, circa 400 le persone intervenute che hanno avuto la possibilità di ritrovarsi in un ambiente famigliare e visionare, al contempo, le proposte per gli imminenti regali di Natale. Il diamante più grande del mondo (tratto da Il sole 24 ore) Il diamante più grande del mondo è stato trovato in sud Africa, nella north west province. Lo riferisce Brett Jolly, un imprenditore di Città del Capo, dalle pagine del quotidiano di Durban Natal Mercury. Jolly, per motivi di sicurezza, non ha voluto svelare il nome della miniera nella quale è stata effettuata la scoperta. La straordinaria gemma, di un colore verde pallido, pesa circa 7.000 carati (pari a 1,4 chilogrammi) ed è poco più piccola di un pallone da calcio. Il diamante è stato messo al sicuro nel caveau di una banca di Johannesburg e sarà esaminato dagli esperti: secondo le prime indiscrezioni il suo valore potrebbe essere superiore ai 15 milioni di sterline (22 milioni di euro).


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Crisi e dintorni Frammenti quotidiani e scrostature.

Tra la Stazione Termini di Roma e l’Altare della Patria, a metà percorso circa, si vede sulla destra il palazzo del Quirinale. Posso garantire che per arrivarci la salita non è affatto proibitiva. Allora perché i telegiornali ripetono che il premier è salito sul Colle più alto, nemmeno si trattasse dello Stelvio o del Col de l’Iseran? Certo è suggestivo paragonarlo a Fausto Coppi e Gino Bartali che trionfano al Giro d’Italia o al Tour, ma, specialmente se si reca al Quirinale con l’auto blu di servizio, è proprio il caso di ripetere “salire”? Chissà perché le dimissioni si rassegnano, beh, magari uno deve rassegnarsi, “nelle mani” del Presidente della Repubblica; la cosa non sa di medio evo e di omaggi vassalleschi? perché nelle mani o non invece, che so io, nel taschino della giacca, o sulla scrivania? E se ci fosse un Presidente che ha perso una mano in guerra o in un incidente sul lavoro? In ogni caso il nuovo governo è salito al Colle più alto e ha giurato “nelle mani” del Presidente della Repubblica: le liturgie laiche evidentemente sono più irriformabili delle liturgie religiose. Imperversano i “malpancisti” all’interno dei partiti. Non si potrebbe dire gli scontenti, i dissidenti, gli oppositori interni, o perché no? i dissonanti? No, malpancisti prevale. A chi adopera questo neologismo sfugge evidentemente l’assonanza con “panciafichisti”, espressione quest’ultima coniata da un Presidente del Consiglio di alcuni decenni orsono: quello nativo di Predappio… Scoperte dell’acqua tiepida: “Roma faccia di più per

riprendere a crescere!” intimano i virtuosi d’Europa: davvero basta volerlo? Il Presidente francese Sarkozy, nel solito fuori onda invariabilmente captato, ha definito il Primo ministro israeliano Netanyahu “un bugiardo”: fino ad ora ha incontrato solo politici schietti e sinceri? Il professor Lorenzo Bini Smaghi si è finalmente dimesso dal board della BCE, mettendo con ciò fine a dissapori con la Francia. Perché board e non presidenza, consiglio d’amministrazione, o, se non fosse a sua volta una parola straniera, Oberkommando? In ogni caso il sullodato professore non resterà disoccupato, perché lo attende una cattedra ad Harvard. Siamo sinceramente contenti per lui; facevamo fatica a immaginarlo in cattedra di ragioneria all’Istituto Tecnico di Ponte nelle Alpi. Di fronte però ai catastrofisti che prospettano la fine dell’euro, ci prende non l’angoscia per una moneta la cui vita è stata malinconica, ma una strana euforia: tornano i bei vecchi tempi della lira, l’inflazione a due cifre, i pingui interessi - almeno sulla carta - sui conti correnti bancari e sui titoli di stato, i debiti scaricati spensieratamente sulle generazioni future, le assunzioni clientelari, le cattedrali nel deserto, la scala mobile, i miniassegni, i film con “messaggio” da dibattito, i film con la Fenech, magari un ottavo governo Andreotti: è inevitabile, invecchiando si diventa nostalgici! Fabio Orpianesi


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Francesco e il presepe

Risale al Santo da Assisi il primo presepe vivente allestito fra le rupi di un borgo medievale, Greccio di Rieti.

A circa due chilometri dal borgo di Greccio, arroccato sulla roccia di un costone boscoso, si erge maestoso uno dei monumenti più importanti della storia del francescanesimo: il  Santuario del Presepe, il luogo nel quale San Francesco, nella notte di Natale del 1223 rappresentò con personaggi viventi la natività. Si tratta di un complesso di costruzioni il cui nucleo primitivo risale agli anni in cui vi dimorò il poverello di Assisi. Dopo aver percorso una lunga scalinata si arriva alla chiesina di San Luca. La rappresentazione storica del Presepe di Greccio del 1223 vede la partecipazione di personaggi in costumi medievali ed è realizzata in sei quadri viventi. Essa fa rivivere la nascita del primo presepe della storia realizzato da San Francesco di Assisi con l’aiuto del nobile signore di Greccio, Giovanni Velita. Scena prima: 1246. I frati francescani di Greccio tornano al loro romitorio dopo la dura giornata di lavoro nei campi, non prima di essere passati nella chiesetta del borgo per la consueta preghiera della sera. Il piccolo borgo di Greccio si anima. Le case si illuminano, i giovani festeggiano in taverna mentre popolani e bambini accorrono in piazza. I tre frati, uscendo dalla chiesa, si fanno incontro alla popolazione del borgo e conversano con gli abitanti. Scena Seconda: frà Silvestro e frate Egidio raccontano come Francesco fu accolto e amato dai grecciani, definita da lui stesso, “gente rozza e selvaggia”. Frate Leone, dietro richiesta dei grecciani, racconta uno dei tanti episodi della vita di Francesco nel luogo di Greccio “l’incontro con un bimbo e del leprotto preso vivo al laccio”. Scena Terza: il signore di Greccio, Giovanni Velita con i suoi

araldi, fanno visita a Francesco sul Monte Lacerone. Costui prega il frate ed i suoi confratelli di scendere al borgo per vivere più vicino alla gente e portare la parola di Cristo. Scena Quarta: novembre 1223. Su preghiera della nobildonna Jacopa dei Settesoli e del Cardinali Ugolino, Papa Onorio III riceve alla corte papale in Roma Francesco ed il suo gruppetto di fraticelli. Il poverello di Assisi ormai quasi cieco, dopo aver contratto in Oriente una grave malattia agli occhi, chiede l’autorizzazione alla predicazione del Vangelo e la bolla papale che riconosca le norme di vita dei frati raccolte in una Regola scritta dal Santo e dettatagli dal Signore stesso a Fonte Colombo, nei pressi di Rieti. Francesco richiede, inoltre, l’autorizzazione per realizzare un presepe a Greccio in una grotta del tutto simile a quella di Betlemme che ricordi la povertà in cui nacque il Bambino Gesù. Il Papa acconsente e consegna la tanto sospirata Regola Bollata “Solet Annuere” a Francesco. Scena Quinta: di ritorno al borgo di Greccio, Francesco malridotto ma felice, incontra Giovanni Velita. Costui interroga il santo uomo sulle vicende romane e promette di aiutarlo a realizzare il presepe che verrà allestito proprio la notte di quel Natale. La grotta dove Francesco si raccoglieva sempre in preghiera, verrà animata dalla presenza dell’asino e del bue, mentre una povera mangiatoia accoglierà il bambin Gesù. Scena Sesta: madonna Alticama, moglie di Giovanni Velita, ha confezionato con le sue mani un’immagine del bambino. All’annuncio dell’araldo, tutti gli abitanti di Greccio in quella notte santa, si preparano alla processione che condurrà alla grotta per venerare Gesù nell’umile mangiatoia.


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Rotary Este, il club, la storia Mezzo secolo di lodevole attività per un sodalizio retto da un costante impegno verso gli altri. Il 20 dicembre p.v. il Rotary Club di Este terrà la consueta e tradizionale conviviale per lo scambio degli auguri natalizi e di buon anno presso il Collegio Manfredini di Este, ospiti graditi dei Padri Salesiani, i quali faranno preparare la cena dagli allievi dei corsi Professionali Alberghieri. Il Rotary ha voluto così essere vicino e valorizzare questi giovani ragazzi del nostro territorio e premiare, in quella serata, alcuni di loro, quale segno di apprezzamento e di incitamento a fare sempre meglio e di più. È nel DNA del Rotary essere protagonisti nel servizio verso la Comunità con dei “services” mirati a valorizzare l’uomo e il suo ambiente. È da più di 50 anni che esiste il Rotary Club di Este (che si estende anche sui territori di Montagnana e Monselice), sorto, tra i primi del Triveneto, per la volontà di personaggi importanti del nostro territorio; uomini che hanno saputo affermarsi nella vita e nella professione con serietà e autorevolezza e nel contempo essere protagonisti di services significativi per quei tempi. Basti pensare ai prestiti d’onore elargiti a studenti meritevoli, ma non abbienti; alla acquisizione di alloggi per studenti universitari presso la Casa dello Studente di Padova; al recupero e alla salvaguardia della pineta sopra villa Benvenuti; all’acquisto di due barche per i pescatori in Senegal; in tempi più recenti alla realizzazione di pozzi protetti e alla costruzione di due porti in Etiopia e in Eritrea; al restauro di opere d’arte locali; alla sponsorizzazione di un corso di teatro per giovani, e altro. Ma cos’è il Rotary? È una associazione nata nel lontano 1905 a Chicago dalla mente di un giovane avvocato, Paul Harris, per creare un clima di amicizia, di sostegno e di solidarietà tra i soci e tra gli uomini, senza distinzione di credo politico e religioso. Oggi nel mondo ci sono più di 2 milioni di rotariani che, quotidianamente, si impegnano con serietà, sobrietà, competenza nel proprio ambiente quale stimolo per la società in cui sono inseriti, perché ogni rotariano quando agisce deve porsi le semplici, ma impegnative domande: ciò che penso, dico o faccio è vero? È giusto per tutti? Promuoverà comprensione o rapporti amichevoli? Sarà vantaggioso per tutti? È questa la molla che ha fatto scattare la campagna plu-

riennale per la eradicazione della poliomelite, del morbillo, della difterite, della pertosse, del tetano e della tubercolosi, campagna appoggiata dall’O.M.S. e dall’ONU e oggi possiamo dire di essere quasi riusciti (mancano solamente alcune zone dell’Afganistan e della Nigeria). “… il nostro è un mondo che cambia, e noi dobbiamo essere pronti a cambiare con lui. La storia del Rotary non potrà mai cessare di essere scritta e riscritta ...” così si esprimeva Paul Harris e i Rotariani di oggi, uomini e donne, ne sono convinti perché l’amicizia, il rispetto, la comprensione, la serietà e l’autorevolezza sono valori che coltivano da sempre. Il Club di Este è aperto, disponibile ad accogliere idee dei giovani del nostro territorio, di ambo i sessi perché portino le loro problematiche e siano motivati a “fare” e a profondere le migliori energie a tutto vantaggio delle multiformi attività che il Club porta.

I bambini di Shanto (Etiopia) festeggiano l’arrivo dell’acqua dalle sorgenti ai rubinetti. Service effettuato dal Rotary Club Este per la captazione di sorgenti, tramite il Gruppo Missione Asmara di Montagnana.


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Viaggi brevi, escursioni, scoperte per week-end e tempo libero di Lamberto Cicognani

Il giardino della Serenissima Va bene che è Natale e che le festività di fine anno ci hanno abituato a delle ritualità “pagane” apparentemente irrinunciabili, ma per una volta, per una gitarella domenicale, via dalla pazza folla dei mercatini dell’Avvento e di Natale, con le loro robine tutte uguali e fatte in Cina, ormai c’è poco di caratteristico in queste kermesse dove tutto sa di abusato e di finto. E allora dove andare? Stupitevi, basta andare a Sacile, provincia di Pordenone, là dove il Veneto orientale cede luogo al Friuli in terre d’acque e di colline. Non a caso la cittadina sorge sul fiume Livenza e non a caso fu definita “giardino della Serenissima”. Si dà il caso infatti che così come la vediamo, Sacile abbia cominciato a svilupparsi attorno al primo ventennio del 1400, con una nuova urbanizzazione, voluta dall’amministrazione della Serenissima Repubblica di Venezia, cancellando tutte le tracce precedenti e cioè medievali e poi più antiche. Sicuramente la città era appartenuta al potente patriarca di Aquileia, poi dall’VIII secolo ha visto la dominazione dei Longobardi, posta sulla via principale che univa Pavia, la loro capitale, con Cividale del Friuli. Proprio per essere un luogo così strategico venne deviato il corso del fiume che grazie ad un ramo artificiale, creò un’isola, o meglio un “sacco” (da cui Sacil), avamposto militare e luogo di mercati e fiorenti commerci. A quei lontani secoli risale la tradizionale “sagra dei osei” che si tiene ancor oggi tutti gli anni in primavera e che è conosciutissima. L’aspetto odierno della città è decisamente salottiero, con il suo listòn, le sue piazze, i ponti sui rami del fiume, i palazzi eleganti e merlettati di portici sotto i quali si

mescolano piacevolmente antiche botteghe e negozi fiammanti di acciaio e cristallo. Veramente gradevole passeggiare per le sue vie raffinate e ordinatissime, gettare lo sguardo oltre un ponte per godere prima di quello che si andrà a vedere poi, ritornare sui propri passi e scoprire nuovi angoli che erano sfuggiti all’occhio che tutto vorrebbe vedere e subito. L’aspetto è rinascimentale e quindi naturalmente elegante, se andate per chiese troverete il duomo di San Nicolò, le chiese di San Gregorio e Santa Maria della Pietà, se vi soffermate a guardare i palazzi non vi sfuggirà Palazzo Ragazzoni, costruito sull’acqua, alla veneziana, appartenuto ad una famiglia di mercanti e diplomatici che nel ‘500 ha svariato da Londra (alla corte di Enrico VIII) a Costantinopoli, con incarichi importantissimi e accumulando vere e proprie fortune su e giù per il Mediterraneo a trasportare ogni ben di Dio. Dell’ultimo rampollo della famiglia si dice un gran male: pare che fosse un autentico debosciato e che, in compagnia di altrettanti mascalzoni, passasse il tempo a gozzovigliare nel bel palazzo da cui sovente pare provenissero le grida disperate di giovani fanciulle rapite e gettate nella mischia di quei bravacci contro la loro volontà. Ma il tocco noir nulla toglie alla raffinatezza di Sacile: davvero un peccato ignorarla, la città offre una visita veramente molto gradevole e dispone di qualche buon locale dove gustare i vini della zona, giustamente ben conosciuti, e una cucina che tiene conto delle tradizioni venete coniugate con le proposte friulane, forse più robuste ma altrettanto solleticanti. Via dalla pazza folla dei mercatini di Natale, a Sacile non manca niente!


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In gioco tra i fornelli alla ricerca del meglio del gusto di Lamberto Cicognani

Gonfio d’orgoglio

Feste, pranzi e dessert, volenti o nolenti è un po’ questo il percorso che ci aspetta dai primi di dicembre ai primi di gennaio dell’anno nuovo. E allora non sarà un po’ ripetitivo riproporre e riproporsi l’eterno panettone, l’eterno pandoro anche se rivisitati in tante chiavi diverse? È una vera e propria tirannide della tradizione alla quale è bene tentare di sottrarsi. Proviamo a farlo con un tipo pieno di vento e un po’ borioso, ma sicuramente magico: il soufflé. Il soufflé al cognac per l’esattezza, dunque francese come poche altre cose, ma con l’Europa unita non si guardano più certe sottigliezze. Alors ci serviranno 6 uova, 50 gr. di farina, 90 gr. di zucchero, 4 cucchiai di cognac, 7 dl. di latte, 80 gr. di burro, 4 cucchiai di fecola, limone, sale. Procediamo così: in una casseruola facciamo fondere il burro senza che prenda colore, vi stemperiamo la farina e a composto omogeneo vi uniamo il latte versandolo poco alla volta. Sempre mescolando portiamo ad ebollizione e non appena il composto sarà pronto, uniamoci lo zuc-

chero, la fecola e il cognac. Amalgamiamo energicamente e lasciamo riposare. Adesso le uova: dividiamo i tuorli dagli albumi, incorporiamo i primi alla crema ottenuta in precedenza e montiamo a neve ben ferma gli albumi aggiungendovi un pizzico di sale e qualche goccia di limone per stabilizzare il tutto. Se l’impasto precedente si sarà raffreddato uniamoci anche gli albumi montati e versiamo in uno stampo alto e cosparso di zucchero. Via in forno preriscaldato a 200° per circa 30 minuti e comunque fino a quando si sarà ben alzato e gonfiato (forse a metà cottura bisognerà salire a 220°). Vietatissimo in cottura aprire il forno per qualunque motivo, e una volta fuori, servire subito in tavola perché il soufflé non aspetta né re né regine ma conferisce la berretta da chef pasticcere a chi lo gonfia di orgoglio. Raggiungete la perfezione con uno spumante Malvasia senza limiti di origine e qualcosa cambierà nella vostra vita: o almeno nelle vostre feste.

Bocconcini di ricotta e acciughe Ingredienti per 8 persone: 400 gr. di ricotta romana, 600gr. di acciughe fresche, 1 mazzetto di prezzemolo, 3 uova, olio di oliva extravergine, sale e pepe q.b. Pulite le acciughe, eliminate testa e lisca centrale, lavate bene, asciugate e apritele a libro. Mettete in una terrina la ricotta, incorporarvi, uno per volta, le uova, prezzemolo, una presa di sale e una manciata d pepe, mescolate bene. Ungete d’olio una teglia rettangolare, stendete sul fondo metà del composto, distribuite sopra metà delle acciughe, copritele con l’altra metà del composto di ricotta e distribuite sopra le rimanenti acciughe, premendo bene. Mettete in forno a 200° per 25 minuti finchè la superficie risulterà dorata. Togliete dal forno e lasciate riposare la preparazione per qualche minuto, sformate, tagliate in trancetti regolari. Vino consigliato: Fiano di Avellino bianco.


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Pesce spada di aromi Ingredienti per 4 persone: 4 fette di pesce spada (150 gr. l’una), 1 cipolla, 3 foglie di menta, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 rametto di rosmarino, origano, timo, basilico, 3,5 dl di birra, 2 dl di olio extra vergine, sale, 4 grani di pepe. Lavate le fette di pesce spada, asciugatele bene. Mondate e tritate cipolla e prezzemolo. Tritate insieme tutti gli aromi. Versate in un recipiente olio e birra, unite il trito di erbe aromatiche, un pizzico di sale, origano e i garni di pepe pestati, quindi mescolate bene la salsa ottenuta. Versate metà della salsa in una terrina e adagiate sopra il pesce spada, aggiungete la cipolla e il prezzemolo, lasciate marinare per trenta minuti in frigorifero. Fate sgocciolare bene il pesce e cuocetelo su una griglia calda per quattro minuti per parte, spennelandolo con la marinata per insaporirlo bene. Togliete dal fuoco e servirlo subito. Ricette a cura di Marina Gallo Croccante di mandorle Ingredienti: 2 cucchiai di acqua, 1 cucchiaino di succo di limone, 250 gr. di mandorle, 300 gr. di zucchero. Sbollentate le mandorle per un paio di minuti. Dopo averle pelate e tamponate con carta assorbente, disponetele su una placca da forno e tostatele per 5 minuti a 180°. Intanto versate in una casseruola lo zucchero, l’acqua e il succo di limone e scioglieteli a fuoco lento, girando spesso finchè lo zucchero diventa di un bel colore biondo. Tritate grossolanamente una parte delle mandorle, lasciando intera invece un’altra metà. Quando lo zucchero sarà pronto, spegnete il fuoco e versate nella casseruola le mandorle continuando a girare. Versate il composto su un foglio di carta oleata (o carta forno) posto in un teglia. Livellate bene il composto per dargli lo spessore desiderato aiutandovi con la lama di un coltello. Lasciate raffreddare qualche minuto e prima che si solidifichi tagliatelo a barrette. Infine lasciatelo indurire.


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Sullo scaffale: novità in libreria, titoli e trame. A cura di Chiara Scavazza in collaborazione con Libreria Gregoriana - Este Un giorno mi troverai Regione dei Finger Lakes, stato di New York. Lucy Jarrett torna a casa dopo un lungo periodo all’estero. Sono trascorsi diversi anni dalla morte di suo padre. Tra le vecchie cose di famiglia, ritrova alcune lettere risalenti ai primi del Novecento e un lenzuolo da neonato con un ricamo di lune e fiori. Un motivo identico a quello delle vetrate della chiesa del paese dove compare sempre una donna misteriosa con in mano un mazzo di iris della stessa varietà che cresce nel giardino di Lucy. Chi è questa donna? E chi è Rose, colei che firma le lettere misteriose? (“Un giorno mi troverai” di Kim Edwards, Garzanti, 430 pagg., 18,60 euro) Cose che nessuno sa Margherita ha quattordici anni e sta per iniziare ill liceo. Margherita si sente come ogni adolescente: un’equilibrista su un filo sospeso nel vuoto. Solo l’amore dei genitori, della nonna Teresa, del fratellino le consentono di lanciarsi e provare a diventare grande con le sue forze. Ma un giorno Margherita ascolta un messaggio in segreteria telefonica di suo padre che dice che suo padre non tornerà più a casa. Per Margherita si spalanca il vuoto sotto i piedi eppure sarà proprio attraversando questo doloroso smarrimento che a poco a poco si trasformerà in una donna. (“Cose che nessuno sa” di Alessandro D’Avenia, Mondadori, 332 pagg., 19,00 euro) Io e Dio “Ma che cos’è vero, alla fine, di questa vita che se ne va, nessuno sa dove? Rispondere a questa domanda significa parlare di Dio.” Per ogni uomo che viene sulla terra, cristiano o no, la partita della vita è sempre tra lui e Dio. Tuttavia oggi tenere insieme un retto pensiero di Dio e un retto pensiero del mondo è molto difficile: così qualcuno sceglie Dio per disprezzo del mondo, qualcun altro sceglie il mondo per noia di Dio, mentre molti non scelgono né l’uno né l’altro, forse perché non avvertono più quell’esigenza radicale dell’anima che qualcuno chiamava «fame e sete di giustizia». (“Io e Dio” di Vito Mancuso, Garzanti, 488 pagg., 18,60 euro) L’isola dei due mondi America settentrionale, 1660. Bethia Mayfield ha quindici anni quando a casa sua arriva Caleb della tribù wampanoag, da anni suo grande amico, dopo essersi convertito alla religione cristiana. Bethia è nata e cresciuta in una piccola comunità inglese di pionieri puritani insediatisi sull’isola di Martha’s Vineyard. È una bambina seria e silenziosa, inquieta e curiosa che subisce a malincuore quello che è il destino di una ragazzina del XVII secolo: non accedere all’istruzione. Ma la profonda amicizia che si instaura tra i due ragazzini fa incontrare due mondi lontani. (“L’isola dei due mondi” di Geraldine Brooks, Neri Pozza, 335 pagg., 17,50 euro) Mr. Gwyn Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e all’età di quarantatrè anni decide di smettere di scrivere, nonostante sia discretamente conosciuto. Ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra, semplicemente, voler cambiare prospettiva, e dopo un periodo di pausa inizia a scrivere ritratti di persone. Gli fa da spalla, da complice, da assistente Rebecca, una ragazza grassa dal volto molto bello, che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr. Gwyn. Sarà proprio lei a ricomporre, come in un puzzle, la giusta sequenza dei tasselli per arrivare a una luminosa verità. (“Mr. Gwyn” di Alessandro Baricco, Feltrinelli, 158 pagg., 14,00 euro)


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Quando dio era un coniglio Sono gli anni Settanta e la piccola Eleanor comincia a scoprire il mondo con il coniglio che le ha regalato il fratello Joe. La vita familiare è arricchita dalla presenza di zia Nancy. Quando il papà vince un sacco di soldi, trasferisce l’intera famiglia in una casa in campagna che diventa un bed & breakfast. Questo renderà più divertente il suo mondo. Trascorrono trent’anni e quando il fratello sparisce nel crollo delle Twin Towers l’11 settembre, tutto sembra andare in pezzi. Ma dopo settimane Joe ricompare privo di memoria, il compito di Eleanor sarà ricostruire il suo delicato e tenerissimo tessuto di ricordi. (“Quando dio era un coniglio” di Sarah Winman, Mondadori, 337 pagg., 17,50 euro) La mano che teneva la mia Nella vitale Londra del secondo dopoguerra, la giovane Lexie Sinclair cerca di realizzare il sogno di diventare giornalista e viene in contatto con un mondo pervaso da uno straordinario fermento culturale: la Soho degli anni Cinquanta. Qui trova l’amore. Nella Londra di oggi, Elina, una giovane artista finlandese, ha in comune con la sua coetanea di cinquant’anni prima la grande attrazione per questa città e la voglia di affermarsi. Ma Elina è diventata mamma da poco. Ted, il padre del bambino, guardando il figlio, corre alla propria infanzia e riaffiorano ricordi, pensieri che non coincidono con quello che lui sa del proprio passato. (“La mano che teneva la mia” di Maggie O’Farrell, Guanda, 379 pagg., 18,50) Cose da salvare in caso di incendio Vaclav ha dieci anni e un sogno: diventare un mago famoso e fare di Lena, una compagna di scuola, la sua incantevole assistente. Nasce così l’amicizia che cambierà la vita dei due ragazzini. Vaclav vive con i genitori, ebrei russi emigrati a Brooklyn. Stesse origini ha Lena, che non ha i genitori e abita con la zia. Un giorno la madre di Vaclav scopre un segreto sconvolgente sulla piccola Lena. E da quel giorno la bambina sparisce. Cosa le è successo? Dopo sette anni Vaclav riceverà una telefonata che gli rivelerà ogni cosa e cambierà per sempre la sua vita. (“Cose da salvare in caso di incendio” di Haley Tanner, Longanesi, 326 pagg., 16,60 euro) L’estate alla fine del secolo Nell’estate del 1999 un nonno e un nipote si incontrano per la prima volta, dopo che una lunga serie di incomprensioni li ha tenuti distanti. Il nonno, ebreo, nato nel 1938, ha trascorso la propria vita senza sentirsi autorizzato a esistere. Andato in pensione si ritira nella borgata di montagna dove vuole morire. Il ragazzino, un preadolescente sensibile ed estroverso, appassionato di fumetti, che viene affidato a lui perché il padre, malato, deve sottoporsi a una delicata terapia, entra in quella che potrebbe essere la sua ultima stagione in modo imprevisto. (“L’estate alla fine del secolo” di Fabio Geda, Dalai Editore, 285 pagg., 17,50 euro) Era il mio paese Il predicatore finanziario più famoso d’Italia descrive e analizza come è cambiato il nostro Paese negli ultimi venticinque anni, una mutazione dalle conseguenze decisamente critiche sia per il mondo del lavoro sia per la stabilità e la coesione sociale. Nulla viene risparmiato, dal sistema bancario al sistema scolastico, dall’immigrazione alla televisione, dalla crisi della famiglia alla nascita del precariato giovanile. (“Era il mio paese” di Eugenio Benetazzo, Baldini&Castoldi, 134 pagg., 12,90 euro) I salvadeghi 2 Una raccolta di storie divertenti, scritta con gusto e passione in dialetto veneto da Danilo Montin. Alcune delle vicende narrate sono vere, altre inventate ma basate ugualmente su vicende quotidiane, giocate sui doppi sensi, sul desiderio di recupero di espressioni che altrimenti corrono il rischio di essere dimenticate, il tutto condito con un gusto innato per lo scherzo. Per stimolare il buon umore. (“I salvadeghi 2” di Danilo Montin, Proget Edizioni, 85 pagg., 5,00 euro)


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Momenti unici da ricordare


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Beauty, salute e benessere a portata di mano. di Sonia Lunardon

Il trucco c’è...(e si vede) vanno trattati in rosa freddo appena accennato. Le labbra le vediamo supernude, trattate con un lipstick color carne. Passando agli occhi, matita nera per la rima palpebrale, e ombretti porpora sulla palpebra e color melanzana sulla coda dell’occhio, senza risparmio sul versante mascara e ciglia finte. Voilà, il gioco dovrebbe essere fatto ma se volete ottenere una maggiore cromatura, usate ombretti in crema e avrete tutta una notte per scintillare fino all’alba! Esistono poi i grandi classici del trucco, quelli che sembrano non tramontare mai e che risultano anche di facile esecuzione basandosi su pochi, essenziali, aspetti. Prendete ad esempio il look alla Marylin (Monroe, s’intende) tanto semplice quanto inconfondibile: se ne siete il tipo vi basterà il biondo platino con acconciatura anni Cinquanta e labbra rosse e lucide come un incendio, ovviamente su un minimo di base di preparazione. Attenzione però, perché se è vero che un trucco così riconoscibile può valere molto per l’autoironia della citazione, espone inevitabilmente anche a dei confronti non richiesti e non auspicabili, quasi automatici, direi. Per cui se scegliete questa opzione dovete essere sicure di saperla “indossare” con molta semplicità, direttamente, in modo spiritoso e disinvolto, come si deve fare con qualunque cosa che non ci appartenga e che prendiamo dichiaratamente in prestito per una sera e non per altro tempo. Buon divertimento! Qualunque sia la vostra mise per una sera di festa o per l’ultimo dell’anno, ricordate che quello che resterà negli occhi (e quindi nel cuore) di chi incontrerete, sarà la luce del vostro volto, l’espressione degli occhi, della bocca, la luminosità della pelle, in una parola il vostro trucco. Allora, come affrontare al meglio una serata di fine anno? Partendo dal make-up, orientatevi verso un look moderno e sbarazzino, quasi roccheggiante ma senza essere aggressivo. Si comincia con una base levigante per ottenere una pelle antishine, cioè senza riflessi, liscia, levigata e compatta, lavorando di pennello con un fondotinta fluido, un po’ più chiaro della vostra pelle. Sfumato il fondotinta sul collo, passiamo agli zigomi che


Università senior

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Redentore Pallavolo e Avis Comunale di Este: insieme si vince. Venerdì 28 ottobre 2011, per la Redentore Pallavolo, sezione della Polisportiva SS Redentore di Este, resterà una data indimenticabile. Le squadre con i loro allenatori, a partire dalla neo promossa in seconda divisione, la Redentore Isbe, le Under 18, 16 e 14, i genitori, familiari e i dirigenti si sono trovati presso la Chiesa del Patronato di viale Fiume per partecipare alla celebrazione eucaristica ufficializzata da Don Daniele. Poi è stato consegnato a tutte le atlete il materiale necessario per la stagione sportiva 2011/2012. Al contempo, dopo aver mostrato ai presenti il nuovo logo della sezione Pallavolo, sono state fatte le foto ufficiali a ogni squadra. Un grazie particolare va a tutti gli sponsor che con il loro prezioso contributo hanno reso possibile l’acquisto del materiale. Un grazie speciale all’Avis Comunale di Este che da qualche anno ormai collabora con la Redentore Pallavolo e che la Sezione di Este è ben orgogliosa di rappresentare con il logo su ogni divisa. La speranza è che anche lo sport contribuisca a far conoscere e avvicinare più persone alla donazione del sangue. Info: www.pallavoloredentore.it info@pallavoloredentore.it Presidente: Galante Eugenio - cell. 3468549382

Cultura e Terza età Autunno e parte dell’inverno dedicato agli incontri culturali per la Terza età a Monselice. I corsisti sono chiamati a misurarsi nelle proprie conoscenze da approfondire e migliorare con la presenza di alcuni maestri, nell’ambito sia dell’arte che della storia del costume, come pure dei fondamenti delle diverse religioni, per proseguire con alcune utili nozioni di salute, di diritto e di storia.

Buone Feste

Riprendono a Noventa Vicentina i corsi dell’università per adulti ed anziani. L’inizio delle attività si è svolto in forma simpatica e giocosa, con la rappresentazione della commedia “Tuti in campagna” di Giacinto Gallina. Accanto a questo primo spettacolo sono seguite altre due occasioni di incontro che hanno visto invece il gruppo teatrale di Noventa Vicentina recarsi in trasferta a Costabissara e in seguito ad Asiago per dare inizio alle lezioni in quelle località. L’università per adulti ed anziani, collegata all’istituto vicentino Rezzara, si pone come obiettivi sia la crescita culturale delle persone, attraverso argomenti condotti da insegnanti qualificati, come pure la crescita da un punto di vista delle relazioni umane.

Este - Gospel Choir

Un concerto per ricordare i dieci anni di attività dell’Amazing Gospel Choir di Este, guidato con maestria e bravura da Marica Fasolato, e l’uscita del primo CD. Un concerto ricco di sonorità particolari, con tanto di suoni legati al mondo animale, in un sottile gioco fra passione per il bel canto e la simpatica e giocosa voglia di stare insieme. Occasione speciale per ricordare la messa in vendita del primo compact disc inciso dalla formazione corale, che ha voluto destinare una parte dei proventi all’attività di un missionario estense, padre Gianni Girardi, attivo da molti anni in prima linea, attualmente nella regione sudanese di Lomin. Sorto un po’ per gioco e con tanta voglia di musica, il coro ha saputo nel tempo caratterizzare il proprio repertorio con suoni legati sia alla tradizione degli spiritual americani come anche del gospel vero e proprio, trovando all’interno del mondo del canto corale afroamericano una collocazione particolare e diversa.

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Celeste 68  

Celeste numero 68 - Dicembre 2011

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