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Tutta la vita in un colpo di dadi, la rincorsa alla fortuna mette le ali e alimenta la speranza. di Riccardo Monaco

La buona sorte S

e mi chiedessero a bruciapelo cosa mi resta di questo 2009, anche lui al rush finale, non direi la crisi globale, né i terremoti e le alluvioni, né il ventennale del muro di Berlino, né l’influenza suina, né altri fatti privati o pubblici, ma la corsa della gente alle lotterie, ai gratta e vinci, a tentare insomma la sorte. Sarà stata la crisi finanziaria internazionale, sarà stato, nell’ultima ora, un pizzico di fatalismo indotto dalle pandemie annunciate che subdolamente ha infiltrato un microclima da fine del mondo, ma gli italiani in massa si sono dedicati all’astrologia, alla numerologia, alla divinazione, alla ricerca disperata di un accidente qualsiasi a cui aggrapparsi per risolvere la vita purché indipendente dalla loro volontà, purché risalente ad una forza superiore in grado di premiare ad occhi chiusi, al di là di ogni classifica, come se il merito di ciascuno non fosse La gente tiene duro ma più un valore ha realizzato da tempo ma un’amache di suo non ce la fa ra zavorra: il caso. Cosa vuol dire? A mio parere vuol dire che la gente tiene duro

ma ha realizzato da tempo che di suo non ce la fa, che lo sforzo non è premiato (parliamo di quelli che possono permettersi il lusso di sforzarsi), che “del doman non v’è certezza” e che piuttosto che fidare sullo sviluppo delle attività umane è meglio investire qualche soldo nel tentativo, indipendente da tutto, di portare a casa il colpo giusto, quello da Ocean’s eleven, o almeno una cosa così, anche un premio di consolazione. Insomma lavorando non si vive abbastanza e questa sindrome da paese sudamericano, questa febbre tropicale da gioco e lotteria ha contagiato un po’ tutti. Ho visto puntare al Superenalotto gente dalla solida posizione bancaria, o almeno con tale fama; all’inseguimento di una pietra filosofale capace di cambiare in oro qualunque ciottolo di fiume nessuno rinuncia. Non è un bel segnale, anche se concordo che è bello sognare e che i sogni aiutano a vivere (Marzullo dixit!), ma se guardo indietro lungo gli anni che hanno fatto la mia e la nostra vita mi vien da pensare che sì, si è sempre giocato, al lotto, alla lotteria di fine anno, alla schedina, a tombola a casa di amici, ma come fatto marginale, geografico (il lotto a Napoli è da sempre un cespite di sopravvivenza), folcloristico come il panettone e l’uovo di Pasqua. Bastava il lavoro e ne avanzava, la vita era spesa dignitosamente, almeno a partire dai favolosi Sixteens, gli anni Sessanta, e la fortuna era guardata con gentile indifferenza perché non era proprio indispensabile. Purtroppo lo è oggi, anche per chi non dovrebbe farvi caso, figuratevi per i pensionati al minimo, i lavoratori a progetto, i collaboratori saltuari, i disoccupati cronici passando per gli occupati con il fiato corto e gli ex-abbienti. Il fatto è che in questo Paese girano due economie nazionali, quella ufficiale, con le gambe corte, e quella ufficiosa, fatta di sprechi e malaffare. La differenza? Sono sempre soldi nostri. Basta, a che serve predicare nel deserto? Il 2010 ci porterà ancora a votare e noi ci andremo, con le tasche leggere, il nostro Win for life di giornata e una speranza sempre più messicana di raddrizzare la vita, una sola, la nostra, con un colpo di fortuna. Buone Feste!


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A suon di gol!

di Michele Santi

Alta classifica che non sembra mettere paura al Calcio Este. Mentre stendiamo queste note, in attesa che giunga il periodo di Natale, con la sosta tanto sospirata per far riposare le gambe dei nostri beniamini, la squadra si è appena confermata prima nella classifica del campionato di serie D, dove si è dovuta misurare con avversari di tutto rispetto. Difficile individuare quale sia la marcia in più dei giocatori giallorossi, e in ogni caso, beninteso, né l’allenatore né lo staff dirigenziale sono pronti a svelare i propri segreti. Di certo possiamo dire che la coppia d’attacco di quest’anno - Filippo Fabbro e Giacomo Moresco - sta dando delle grandi soddisfazioni, mentre ci permettiamo inoltre di ricordare due nomi nella rosa: capitan Agostini per la ormai pluriennale permanenza nella società e Ferronato per il suo apporto esperienzale da professionista in un gruppo ben affiatato. Lo spogliatoio, assicurano dalla società, è ben unito, e tutti sono consapevoli della propria forza e delle proprie potenzialità, anche se il primo obiettivo rimane sempre la salvezza. Sarà, ma se in questo momento la classifica ci dice che l’Este marcia a 34 punti, e l’ultima squadra veleggia a 4, un pensierino migliore è possibile sperarlo. La speranza, che i molti sostenitori non si nascondono, è quella di poter rivedere prima o dopo la squadra dell’Este in altri campionati, anche se naturalmente il passaggio a una serie superiore non può che aumentare gli impegni per tutti, a partire dal-

la maggiore bravura richiesta ai giocatori, per proseguire con i tanti problemi da gestire per lo staff dirigenziale. Per il resto c’è da dire che la carta d’identità della società è come sempre di tutto rispetto, a partire dalle 10 squadre impegnate nei diversi campionati di categoria, per un totale di 180 ragazzi. Un segnale fra l’altro dell’importanza e della stima di cui gode tutta la compagine, ma pure del ruolo educativo che ricopre la società per tanti ragazzi. Fra l’altro la scuola di calcio dell’Este ha presentato le credenziali per essere riconosciuta come qualificata, con una serie di requisiti che garantiscono sulla validità del lavoro svolto, come il patentino federale per gli allenatori, e la presenza nello staff di uno psicologo e del medico sociale. D’altro canto, mentre i numerosi appassionati si stringono sempre più con forza attorno ai propri beniamini, in attesa di altre soddisfazioni, sono invece da ricordare i problemi di sempre per lo sport in città, come la cronica mancanza di spazi per l’allenamento e le partite, che per le giovanili sono spesso in campi di comuni vicini, mentre la stessa prima squadra si allena nel campo in località Deserto. Ma visto l’approssimarsi delle feste natalizie, chi desidera trascorrere un momento tutto speciale, unendo la festa alla soddisfazione, può unirsi alla squadra per una festa di scambio degli auguri di Natale. L’appuntamento è a Bresega di Ponso, presso il Centro parrocchiale, dalle ore 19.30 del giorno 18 dicembre. Si consiglia di prenotare, a causa dei posti limitati. Rosa giocatori campionato 2009/2010 Seduti da sinistra: Cristiano Cannella, Alessandro Ferronato, massaggiatore Andrea Feltre, preparatore atletico Fabio Michielon, mister Francesco Feltrin, magazziniere Paolo Fulici, Fusco Di Domenico, Pietro Michelotto; Al centro da sinistra: accompagnatore Nereo Saravalle, Daniele Moroni, Matteo Bedin, Michele Bianchi, Michele Agostini, Manuel Zamarian, Gianluca Salvato, Michael Ballardin, Stefano Pastrello, preparatore dei portieri Francesco Conte; In piedi da sinistra: Marco Gallo, Fabio Niero, Filippo Fabbro, Emmanuel Romero e Giacomo Moresco, Riccardo Marchetti, Johnny Pozzi, Federico Bertazzo.


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Brevi notizie dal territorio: appuntamenti, mostre, manifestazioni, novità. Tutti i colori del nostro quotidiano e le ultime curiosità.

Le brevi, le news a cura di Michele Santi

Montagnana - Nuovi internauti

Montagnana - Sulle orme di Sant’Antonio Abate

Possibilità e rischi dati dalle nuove tecnologie. Se ne è discusso in un incontro a Montagnana, dal titolo “Nuovi internauti - Rischi@potenzialità”, che ha visto coinvolte diverse agenzie educative, su proposta dell’Assessorato alle Politiche Sociali, Istruzione e Formazione del Comune. Dopo la presentazione dell’Assessore Federica Morello, la relazione sull’argomento così attuale importante è stata tenuta dal dottor Ciro Pellone, Dirigente della Polizia Postale e delle Comunicazioni del Veneto. Nel corso dell’incontro è stata sottolineata l’importanza dell’attenzione che deve essere posta dalle famiglie nell’utilizzo, da parte dei più giovani, delle nuove tecnologie nel campo informatico.

Riscoperta e conoscenza di un personaggio religioso di cui Montagnana conserva una traccia materiale. L’Istituto di Ricerche Mediterranee Atlantis, con sede nella città murata, ha dedicato un convegno alla figura del santo fondatore del monachesimo egiziano, dal titolo “Sulle orme di sant’Antonio Abate - Alla scoperta del monachesimo cristiano nei deserti d’Egitto”, in collaborazione con la banca cooperativa Crediveneto e con il patrocinio del comune di Montagnana. All’incontro, che ha avuto come attenzione sia la figura del fondatore che la situazione attuale del monachesimo copto, era presente un rappresentante della massima autorità religiosa dei cristiani egiziani.

Montagnana - Protagonisti della cultura locale

Monselice - Cemento: confronto con la cittadinanza Strada diversa percorsa dal Comune di Monselice per individuare i relatori a un prossimo convegno su un tema delicato e sentito. In un incontro in data da destinarsi il confronto è sul tema “Produzione del cemento. Esperienze in ambito europeo, tecnologie, controlli e rischi per la salute”, e l’Amministrazione comunale ha deciso di chiedere agli stessi cittadini di Monselice di proporre delle candidature per i relatori. Naturalmente le persone individuate e proposte devono rispondere ai requisiti di competenza sull’argomento. All’ombra della Rocca vi sono due stabilimenti che producono cemento, a cui si può aggiungere nell’area anche un’industria analoga con sede a Este.

Doppio appuntamento per conoscere più da vicino dei protagonisti della cultura locale. È come sempre la Sala Veneziana di Castel san Zeno a Montagnana che ha fatto da cornice ai 2 incontri di presentazione per altrettanti lavori. Il primo appuntamento, nel pomeriggio del 28 novembre, ha visto Luciana Gatti protagonista con il suo lavoro “Poesia minore”, che fra l’altro gode della prefazione della poetessa Alda Merini, di recente scomparsa. Sabato 19 dicembre, è invece la volta di Claudio Mantoan, con il suo libro “Psicologia per conoscersi e comprendersi”. Il breve ciclo è organizzato dall’editrice Fratelli Corradin in collaborazione con il Comune di Montagnana.

Montagnana - Mostra di Luca Bellandi Prende avvio a Montagnana da sabato 12 dicembre la mostra personale del pittore Luca Bellandi. Si tratta dell’esposizione del lavoro portato avanti da un autore che sa esprimere la propria arte attraverso un linguaggio pittorico caldo ed avvolgente, con netto contrasto cromatico e una pennellata decisa. La mostra, allestita all’interno del centrale Palazzo Valeri, affacciato sulla piazza Vittorio Emanuele, sede della filiale della banca Crediveneto, rimane aperta sino a giovedì 24 dicembre, con questi orari: dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30, e dalle 14.30 alle 16. chiuso il sabato e giorni festivi. Ingresso libero.


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Monselice - Il suono che racconta È giunto alla premiazione il concorso musicale “Il suono che racconta” indetto da “Giovani in Forum” a Monselice. La competizione è stata vinta dal gruppo musicale “Girodila”con il brano “Dacci dentro 07/11/09”, mentre hanno partecipato alla gara altre sette formazioni musicali locali. La stessa attività per i giovani ha pure premiato il concorso per il “messaggino” veloce, dal titolo “160 caratteri per fare”. Senza nulla togliere a nessuno, uno dei più ricchi di espressione, pur nella brevità dello strumento è il secondo classificato: “ A MONSELICE VORREI: che i sussurri diventassero grida, le critiche consigli e le promesse realtà, per questo preferisco i fatti alle parole”.

Noventa Vic. - Teatro per ragazzi Spettacoli per ragazzi ma pure per chi ha voglia di sentirsi nuovamente bambino, o per rivivere le favole sempreverdi di un tempo. Sono cinque le proposte nella rassegna del teatro per ragazzi a Noventa Vicentina, che si snodano dalla fine di novembre sino agli inizi della stagione primaverile. L’inizio è stato con la tenera “Storia di una gabbanella e del gatto che le insegnò a volare”, mentre a ridosso delle festività natalizie sul palcoscenico del teatro Modernissimo va in scena “La leggenda del coniglio volante”. La fine del mese di gennaio porta con sé la ennesima riproposizione del classico “Cappuccetto Rosso”, a cui segue dopo un mese “Il volo di Icaro”. Conclusione del ciclo alla fine di marzo con “I tre porcellini”.

Monselice - 26a edizione del premio Brunacci Conferma dell’importanza e del valore della promozione della cultura locale. Taglia un traguardo non indifferente, come quello della 26a edizione, il Premio Brunacci a Monselice. Diverse e numerose la categorie di premiati, fra cui il Sigillo Monsilicis per la storia e la cultura veneta, che è stato assegnato quest’anno a 2 lavori: “Trissino nel Novecento” e “Lucrezia Gonzaga. Lettere. Vita quotidiana e sensibilità religiosa nel Polesine di metà Cinquecento”. Per la sezione libro padovano il premio ad Alberto Espen, per “Uomini e territorio fra passato e presente. I primi duecento anni del comune di Cervarese Santa Croce”. La tesi in dottorato che viene invece ricordata è quella di Gianni Buganza, con uno studio sulla cultura europea e la giustizia penale a Padova nel 18° secolo. Ricca l’attenzione alle diverse realtà scolastiche del territorio. Un primo riconoscimento è andato alla III A della Poloni di Monselice, mentre la scuola Bussolin di san Bortolo ha portato a casa 2 premi, con la classe quinta e come plesso. Premi speciale, pure alle scuole, per le classi II B e C di Anguillara Veneta, per la “Cini” di Monselice, per Sant’Elena, per la III e IV B di Solesino e per Vescovana. Infine il premio per “Monselice città della bambola” è stato assegnato alle classi II A e B pure della Cini. In conclusione del premio presentata pure l’opera dedicata a “Le carte monselicensi del monastero di san Zaccaria di Venezia” a cura di Gionata Tasini.

Noventa Vic. - Stagione del teatro Modernissimo Stagione di prosa che rinnova una tradizione di garanzia per gli appassionati presso il teatro Modernissimo di Noventa Vicentina. Un cartellone ricco di spettacoli che ha visto i protagonisti del teatro locale in scena con il gruppo Gli Amici del teatro “D. Marchesin” che hanno proposto “Quando il marito va a caccia”. Da segnalare altre proposte per un pomeriggio domenicale di risate e divertimento, a partire da Dixplay, lo spettacolo di Gioele Dix, per continuare con un classico, come “Sogno di una notte di mezza estate”, il capolavoro di Shakespeare nell’allestimento della compagnia La Piccionaia. Da non dimenticare, in un crescendo ricco e vario, “L’incredibile storia del medico dei pazzi”, di Eduardo Scarpetta, mentre la conclusione del ciclo è affidata a Natalino Balasso e Stefania Felicioli, con un’altra opera del grande commediografo inglese: “La bisbetica domata”.


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“Boldini nella Parigi degli Impressionisti” questo è il tema della rassegna in esposizione a Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dal 20 settembre 2009 al 10 gennaio 2010.

Le donne di Boldini G

iovanni Boldini (1842 -1931). Dalla rassegna emerge la complessità della personalità boldiniana in quella fase che lo conduce dall’esperienza macchiaiola ai grandi ritratti della piena maturità. A Parigi, tra il 1871 e il 1886, prima di affermarsi come uno dei più contesi ritrattisti del bel mondo, Boldini si è già distinto come artista poliedrico, capace di realizzare quadri di tutti i generi: schizza le città, la vita moderna, carrozze, cavalli, paesaggi, interni d’atelier, nudi e ritratti. Tuttavia, in seguito, il successo come ritrattista è tale da far cadere nell’ombra la sua attività precedente con la quale, al pari dei colleghi impressionisti, si impone con uno stile decisamente personale come uno dei protagonisti della rappresentazione della vita moderna basando ogni sua creazione sullo studio attento, talvolta ostinato, “del vero”. L’esposizione, organizzata da Ferrara Arte e dal Clark Art Institute di Williamstown è composta da una novantina di capolavori provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, mostra la complessità nonché il fascino della personalità boldiniana in quel quindicennio cruciale che porta l’artista alla piena maturazione, avvenuta negli anni Novanta, di quelle doti di ritrattista che da allora in avanti lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Le donne di Boldini sono creature flessuose, disinibite pienamente consapevoli della propria femminilità, nel ritrarle egli ne esalta le caratteristiche migliori, allunga gambe, mani, piedi per celebrare il fascino naturale. L’artista riesce a cogliere al volo il momento in cui la loro bellezza è folgorante proprio perché disinvolta. E in alcuni ritratti entra con preponderanza il movimento, il gesto, l’attimo, l’originalità compositiva, la sensualità e il dinamismo delle linee che gli permettono di imporsi come indiscusso innovatore di questo antico genere pittorico. A cura della Redazione Info e orari: 20 settembre 2009 - 10 gennaio 2010, aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso: 9.00-19.00 orario continuato; aperto anche: 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio. La mostra: Palazzo dei Diamanti , Corso Ercole I d’Este, 21 - 44100 Ferrara Il biglietto della mostra Boldini nella Parigi degli Impressionisti consente fino al 10 gennaio 2010 l’ingresso anche al Museo Giovanni Boldini a Palazzo Massari (Corso Porta Mare 9, orario: 9.00-13.00 / 15.00-18.00; chiuso il lunedì, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio). Intero: euro 10,00, Ridotto: euro 8,00

Ritratto di Giuseppe Verdi col cilindro, 1886

Lady Colin Campbell, 1984

Cléo de Merode (part.), 1901


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Malato di cancro, parla della paura e della solitudine, dei tanti vuoti e del rientro in famiglia

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Il crepaccio

uesta volta sono io ad andare a trovare una persona, una persona molto coraggiosa. È un uomo che amava la montagna. Qualche anno fa è stato colpito da una malattia terribile e molto aggressiva. A causa della debilitazione è costretto in casa, tra le mura fatte di silenzio e vuoto. Negli occhi e nelle parole dei dottori comprese che “le speranze erano poche”. Ma lui non si è mai arreso. Tutto cominciò con uno svenimento e non fu facile diagnosticare la malattia, perché si presentò in maniera anomala. All’inizio i medici si concentrarono su dei problemi cardiaci e quando emerse cosa lo affliggeva davanti a lui si aprì un percorso durissimo: l’intervento chirurgico, la rianimazione, la terapia intensiva; in seguito molti cicli di chemioterapia, sempre più pesanti; quindi il trapianto autologo, poi di nuovo chemioterapia, radioterapia; attualmente immunoglobuline e anticorpi monoclonali. Sono così passati degli anni, con mesi e mesi trascorsi in ospedale, ma è ancora vivo; qualcosa ha funzionato per il verso giusto, e un po’ ci ha messo sicuramente “di suo”. Dell’assistenza ospedaliera è stato molto contento, ma una volta uscito dalla fase acuta si è trovato ad affrontare una nuova realtà, a cominciare dal vuoto che, piano piano, gli si è creato intorno. Egli dice: “Un po’ alla volta tante amicizie si sono dissolte. Quelle rimaste sono sicuramente sincere, però mi mancano tanto i compagni con i quali ho condiviso tante esperienze, prima che mi succedesse questo. Alcuni, per giustificare il distacco, mi hanno detto che preferiscono ricordarmi com’ero. Ma è così difficile affrontare una persona che ha il cancro? Evidentemente sì. Probabilmente ci vorrebbero più informazione e preparazione. Un’altra cosa di cui ho sofferto: i tempi di questa patologia sono lunghi e, nel mio caso di lavoratore dipendente, sono decorsi i tempi previsti di malattia; non è stato piacevole vedersi recapitare a casa la lettera di licenziamento. È vero

che ci sono le pensioni d’invalidità, le accompagnatorie ecc. Ma sono venuto a sapere tutto ciò per caso, dai “tam tam” di altri che, come me, stavano vivendo gli stessi problemi; ma perché non c’è un “addetto” che informa su tutto quello che c’è da fare, limitando così l’ulteriore sofferenza? Nel frattempo avevo vissuto in un’angoscia orribile, perché non ero più in grado di mantenere la mia famiglia. Un altro fatto che mi ha addolorato è questo: in regime di ricovero ospedaliero, visto che è piuttosto normale che, in seguito ad una malattia oncologica subentri una depressione reattiva, avevo degli incontri con uno psico-oncologo; io la sentivo come un’esigenza, per tutto quello che mi stava capitando e, su indicazione del reparto di Padova dov’ero in cura, una volta dimesso e tornato a casa, mi sono rivolto alla mia U.L.S.S. per rendere concreto questo supporto; ero sicuro che ci fosse questa figura professionale, visto che c’è anche l’Hospice, invece non c’è. Per fortuna, dopo qualche anno “l’Associazione Riprogettare la vita”di Este, ha saputo del mio caso e mi ha offerto il suo aiuto. Io paragono la mia malattia ad un’esperienza che ho provato: la caduta in un crepaccio. Quando si va in un ghiacciaio, si procede legati in cordata. Se si cade, ti fermi e resti lì, appeso al vuoto, impreparato ma fiducioso, perché sai che hai dei compagni che ti trattengono dal precipitare; e qui è indispensabile l’aiuto di quelli che ti tengono e di quelli che ti tirano fuori. Quando sono in Day Hospital per le terapie, tra noi pazienti parliamo così, in modo figurato: come in cordata, vorremmo una mano a cui affidarci, ma a volte facciamo fatica a trovarla; forse non cerchiamo nel posto giusto, perché manchiamo di esperienza e non sappiamo che fare. Un altro problema importante: il rientro in famiglia, dopo tanto tempo in ospedale, avrebbe dovuto essere felice; scoprivo invece che, in seguito alla mia lunga assenza, la famiglia si era quasi “abituata” alla mia “non presenza”; loro malgrado, avevano dovuto arrangiarsi per cui dovevo riconquistare il mio posto, anche se avevo ancor più bisogno del loro aiuto. Un impegno pesante, per loro, che veniva, e viene fatto con amore. E anche oggi sto lottando per quel “posto”… E che dire dei “tempi morti”, delle notti insonni, quando la fantasia corre a quel che sono stato e non sono più? Io lotto contro un nemico che detta le regole, regole che sono costretto ad accettare; non posso che aspettare le sue subdole mosse, per mettere in campo le mie”. Maria Grazia Parigi Associazione Riprogettare la vita: tel.0429 618138


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Natale & Mercati

Dalla stazione centrale di Zurigo all’Austria: proposte di mercatini fra addobbi, luci e artigianato locale. A cura della Redazione Se è vero che la tradizione dei mercatini di Natale è nata ammirare, si fa una scorpacciata di regali e giocattoli e al centro dell’Europa nei paesi di lingua tedesca (i Chrisi respira un’aria di reale divertimento come solo questa stkindlmarkt sono documentati in Germania nel corso del città sa offrire. L’Austria non sta a guardare e sfrutta al 1300), allora tanto vale andare alla fonte e approfittare meglio le possibilità del suo territorio e delle sue città, di un eventuale breve viaggio oltre confine per riscoprire tutte molto a misura d’uomo se facciamo eccezione per le città e le piazze che hanno fatto da sfondo a questa la capitale che è da sempre una vera metropoli internatradizione ormai entrata stabilmente anche nel nostro zionale. costume, in modo particolare nell’area alpina ma non Ma il suggerimento è quello di scegliere città mediosolo, adeguandosi ai luoghi e ai gusti locali. piccole: a Spittal, ad esempio, il mercatino di Natale si In Svizzera ad esempio da non mancare c’è il mercatino svolge nel cortile del castello, mentre a Seeboden viene della stazione centrale ferroviaria di Zurigo: 160 chalet di allestito un bosco di Natale galleggiante sulle acque del legno attorno ad un albero di Natale alto quindici metri e lago, dove l’ospitalità locale offre vino caldo, castagne, decorato con migliaia di figurine in dolci e pane fatto in casa. Siamo Nei fine settimana di nella zona dei laghi fra Stiria e Cacristallo Swarowski, un spettacolo dicembre, tante incredibile sotto le volte della starinzia, il maggiore è il Woerthersee zione con il via vai dei passeggeri proposte a non troppa che tocca Klagenfurt: A Velden, la e il movimento dei treni come in cittadina più grande, il mercatino distanza da casa. un enorme gioco fuori misura che si svolge sulle rive in una festa di ognuno vorrebbe poter allestire nel salotto di casa. angeli piccoli e grandi che sono un po’ la cifra di queste Nella raffinata Montreux, sulle rive del lago di Ginevra, gli festività. Una barca “angelica” vi porterà al centro del lago artigiani locali offrono nelle loro casette di legno decorate dove brilla una corona di decine di migliaia di luci che il meglio dell’artigianato locale e degustazioni di prodotti incendiano l’acqua, il cielo e le rive. Molto belle anche enogastronomici, mentre Losanna si segnala per il suo le manifestazioni previste al vicino Millstaettersee, con i pittoresco presepe vivente. Senza andare lontano addensuoi piccoli centri rivieraschi fatti di boschi, castelli, stube trandosi in Germania la sosta è Monaco di Baviera; la dove assaggiare la generosa cucina locale ricca di offerte centralissima Marienplatz, accanto allo shopping di tutto stuzzicanti e a prezzi abbordabili. l’anno offre un assaggio dei tanti mercatini che, quartiere Il presepe più grande della Carinzia lo trovate a Radenper quartiere, animano la già vivace città bavarese. Si thein, figure a grandezza naturale e un albero letteralmangia, si brinda fra addobbi, luci, oggettistica ispirata mente ricoperto con centinaia di addobbi proprio nel a Santa Klaus che in ogni casa e in ogni giardino si fanno centro del paese.


Gold news

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A cura di Fabrizio Ferro

di New York, un certo Henry Graves Junior, battuto in un’asta da Sothebys per 11 milioni di dollari. Ma scorrendo tra marchi blasonati e il portale, ho scoperto che il record assoluto per l’orologio più costoso appartiene alla maison CHOPARD, che se lo è conquistato creando un favoloso “201-carat Chopard” da 25 milioni di dollari, composto da minuscolo quadrante sommerso da una cascata di diamanti gialli, rosa e blu, per un totale di 201 carati. Da Harrods barre d’oro in vendita I magazzini Harrods offrono ai clienti la possibilità di acquistare dei lingotti d’oro come opzione di investimento. Il tempio dello shopping di lusso di Mohamed Al Fayed, con sede nel quartiere di South Kensington a Londra, mette in vendita delle barre da 12.5 kg, al prezzo di 466 mila dollari. Facile immaginare il successo dell’iniziativa, in un periodo di crisi in cui il metallo aureo rafforza l’immagine di bene rifugio. Ovviamente sono disponibili anche dei tagli più piccoli, per chi dispone di risorse minori o preferisce altre forme di impiego dei capitali. I costosi pezzi sono stati lavorati dal raffinatore svizzero Produits Artistiques Metaux Precieux. Perla perfetta Da poco più di un secolo in Giappone si è scoperto il metodo di coltivazione delle perle che, prima, venivano reperite esclusivamente attraverso la difficile e pericolosa pesca a notevoli profondità delle ostriche selvatiche. Questo non significa che la preziosa gemma sia reperibile in grande quantità rotonda, bella e lucente. Difatti dopo la coltura, in media solo il 50% delle ostriche perlifere sopravvive e di queste solo il 20% crea perle commerciali, le altre sono troppo imperfette per essere usate in gioielleria. Una perla perfetta è un evento raro. Meno del 5% delle ostriche produce perle molto belle. Occorrono migliaia e migliaia di perle per fare una collana nella quale le sfere sembrano tutte uguali, e non lo sono. Pensate da quante perle si è ottenuta una collana di 80 sfere che sembrano identiche!! La statistica dice ventimila. Un regalo milionario Recentemente un amico mi ha chiesto una curiosità: che marca detenesse il record mondiale per l’orologio più costoso al mondo. Il mio sapere era rivolto a uno stupendo orologio da tasca della Pateck Philippe costruito nel 1932 con ben 24 complicazioni per un banchiere

Il Buddha di smeraldo La storia di questa statua comincia all’alba dei tempi, nel 43 a.C. creato dal maestro Phra Nagasena Thera in India, viaggiando nei secoli a destra e a manca fino ad arrivare nel tempio del “Buddha di Smeraldo”. È il tempio buddista più importante della Thailandia e si trova all’interno del complesso del Gran Palazzo di Bangkok, nel centro storico della capitale thailandese. Si tratta dell’unico e leggendario Buddha di smeraldo (anche se in realtà è fatto di giada). Incrocia le gambe nella postura seduta, la statua misura 48,3 centimetri in larghezza ed è alta 66 cm. Per ammirare il Buddha bisogna però mantenersi a una certa distanza, perché solo il re vi si può avvicinare. Questa statua, che si erge su una serie di pedane, dispone di vesti differenti che i monaci cambiano durante l’anno. Al Buddha viene fatto indossare un abito differente a ogni stagione, e quando viene cambiato si celebra un rituale alla presenza del re con lo scopo di portare fortuna a tutto il paese. Il Buddha di Smeraldo è ricavato da un blocco di giada verde e fu scoperto nel 1434 in uno stupa a Chiang Rai. A quel tempo l’immagine era coperta di intonaco e si pensava fosse una statua del Buddha ordinaria. Più tardi, tuttavia, l’abate che aveva trovato la statua aveva notato che sul naso c’erano delle scaglie di intonaco che si levavano rivelando la pietra verde sottostante. L’abate inizialmente pensò che la pietra fosse smeraldo e quindi la leggenda dell’immagine Emerald Buddha cominciò.


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La giacca

di Chiara Scavazza

Il bambino Joseph vive l’attimo dell’intuizione e “crea” la sua vita; dopo, potrà raccontarla...

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i sono due coccodrilli gettati a terra, sul tappeto rosso amaranto. Due coccodrilli sfiniti, hanno lottato. Soffici come cuscini, strapazzati come uova in padella. A uno manca un occhio, all’altro una zampa. Il tappeto è un ring. Tira di destro, sfodera un sinistro. Questo vedono gli occhi di Joseph Down, uno verde simile all’erba di primavera, l’altro azzurro come il cielo dopo un violento temporale. I coccodrilli sono suoi. Il tappeto, no. Quando guarda davanti a sé non vede il tappeto, ma un ring. Ne sente l’odore aspro, ne ode il clamore scomposto. Lui e i due peluche s’incontrano in un mondo dove il profumo delle cose non gli impedisce di respirare la magia dei suoi pochi anni. E nel ring c’è una strada. E nella strada c’è un cavallo che lo aspetta. Lui ci sale. Parte al galoppo. Sente sotto di sé vibrare i muscoli dell’animale, ammira la potenza del corpo scolpito che si agita dentro un blocco di marmo. Qualcosa di vivo. Come gli occhi di suo padre che lo osservano. Immobili, anche se tutt’intorno c’è energia. Joseph, lo sa. Sa di dover lisciare dei sassolini, i pesi che un giorno attaccherà al suo corpo per impedirgli di perdersi nel vuoto. Lo riporteranno sempre a casa, come le briciole di pane di Pollicino o la zucca di Cenerentola. Per lui ci saranno i sassolini nella giacca. Ora c’è che Joseph possiede una giacca blu, un po’ logora, con qualche macchia di troppo, ma è una giacca come quella del suo babbo. La giacca ha tre bottoncini. Ne mancano due. A dire il vero, uno l’ha sostituito con l’occhio del coccodrillo e dove ci dovrebbe essere il quinto bottone c’ha attaccato un sassolino. È una giacca originale, certo, però non vede l’ora di poterla indossare. Deve ancora crescere di una

spanna perché gli cade male sulle spalle, glielo ripete con gli occhi luminosi suo padre. Che se ne sta seduto a gambe incrociate e ora gli sorride, senza dire nulla perché sa che il suo bambino deve sentirsela addosso la giacca e deve capirla da solo questa cosa del sentirsi a proprio agio. In un cassetto Joseph ha intravvisto un angioletto di ceramica: gli viene un’idea. Nella tasca destra c’è un buco, non uno qualsiasi ma uno di quelli in cui puoi ritrovarti dopo esserti perso, così per nasconderlo decide di cucirci come pendaglio l’angioletto: a lui chiederà in prestito le ali che spunteranno dalle sue scapole magre, un giorno. Nella tasca di sinistra c’è una brutta macchia in bella vista, allora Joseph prende un pezzo di strada e visto che la strada è lunga la srotola con le case, le persone, pure un gatto che miagola c’è sopra la macchia. Sembra quasi di vederci un film. E nella macchia ci sfoglia pure un libro ed è così che ammira gli affreschi di Michelangelo, la pienezza delle forme, il possente senso di smarrimento e la leggerezza della perfezione. Si gira versa la sua giacca e capisce che le manca un dettaglio. Ma, pur se bambino, si chiede se sia giusto imitare la perfezione o sia preferibile camminarle a fianco. Sfiora con la manina i soggetti del Caravaggio, l’intensità accecante del colore bianco, la profondità della grazia e capisce. Sì, capisce che la vita si riassume in un unico attimo. Non di più dura l’intuizione. È qui, in questo preciso istante che tutto si ferma. Tutto. Un’idea nasce. Inizia a formarsi, respira e trova il posto in cui deve arrivare. C’è da non dormirci a pensare a questa cosa, si dice tra sé il piccolo. L’istante dopo non è più creazione ma vita. Da raccontare. Lui ha l’intuizione che per rendere perfetta la giacca deve infilare nell’occhiello la zampa del coccodrillo a mo’ di telescopio per scrutare il futuro. Ecco l’attimo in cui nulla vibra. Neppure il muscolo del cavallo. L’idea è un vuoto pieno. Lo capisce ora, Joseph. Poi riprende a esplorare il cielo, ora che gli appartiene. La giacca scivola dalla sedia dove l’ha appoggiata e si ammucchia su se stessa. Non è nulla più che un pezzo di stoffa. Neppure pregiata. Normale.


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La Rocca degli Alberi

Lo stato di salute delle mura medioevali; salva la sede dell’Ostello della Gioventù a rischio il trasloco.

Mura medievali che a buona ragione tutto il mondo invidia o quasi. La cinta di Montagnana suscita sempre un’impressione speciale in chiunque la contempla, da qualunque direzione la si osservi. Una linea di mura che si staglia infatti possente, e che costituisce lo stupore e a volte pure la malcelata invidia dei turisti e anche di qualche studioso. Ma nonostante questo biglietto da visita sia ritenuto da tutti un ben sicuramente prezioso, la sua manutenzione si rivela una volta di più un problema non facile da gestire, visto il palleggio di competenze che spesso caratterizza la nostra società e la nostra nazione. La proprietà delle mura è infatti del demanio statale, e quindi le proposte e le realizzazioni pratiche per gli interventi passano attraverso i ben noti canali burocratici, mentre al comune di Montagnana sembrano spettare gli interventi ordinari. Un onere ben difficile da affrontare per l’amministrazione, che infatti solo da qualche giorno ha raggiunto un accordo per la gestione di uno dei gioielli particolari all’interno della cinta, e cioè la possente Rocca degli Alberi, che ospita al suo interno la prima e storica sede dell’Ostello della Gioventù. Per La sua manutenzione la soddisfasi rivela una volta di zione degli più un problema non abitanti di Montagnafacile da gestire na e degli amanti di un turismo più ruspante e sanguigno rimane quindi la possibilità di poter soggiornare in una torre trecentesca. Dopo un restauro che ha coinvolto una parte

della cinta di mura rimangono comunque aperti alcuni problemi ben noti alla cronaca, a partire dall’annosa questione del passaggio, attraverso le porte medievali dei moderni furgoni, con il rischio di compromettere parte delle strutture. Di tanto in tanto purtroppo si è costretti a registrare la caduta di qualche frammento di cornicione, mentre non mancano pure le segnalazioni di allarme per i ponti che permettono di attraversare il fossato che contorna il centro storico. Orma definiti invece i sensi unici per la circolazione, che hanno permesso di ridurre in parte le pericolose vibrazioni per i manufatti medievali. Le mura di Montagnana, come inizio, risalgono al 13° secolo, dopo la conquista ezzeliniana della città, quando venne realizzato il primo nucleo, l’attuale complesso di Castel san Zeno, accanto a Porta Padova, che ha subito poi interventi diversi. Accanto alla Rocca degli Alberi sorge Porta Legnago, resa celebre, assieme al vallo dove si svolge la competizione del Palio dei 10 Comuni, nel film “Antonio guerriero di Dio”, mentre le strade che costeggiano dall’interno la cinta mantengono ancora intatto il fascino del manufatto medievale. Michele Santi


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Villa Manin a Passariano

di Lamberto Cicognani

Viaggi brevi, escursioni, scoperte per week-end e tempo libero

Metti un giorno d’inverno in villa a ripercorrere i fasti di un peschiere a introdurvi nell’emiciclo della Piazza Rotonda. grande passato e il profumo dell’arte del tardo Ottocento. Da qui (passando la strada che taglia la proprietà) si entra Nel medio Friuli c’è Passariano, ad un respiro da Codroipo, nella Piazza Quadra in fondo alla quale si trova il corpo con il complesso monumentale di Villa Manin, una delle gentilizio, e dietro, l’immenso parco che meriterebbe una residenze più scenografiche del Rinascimento veneziano visita a parte. Dall’ingresso visiterete cappelle, sacrestie, in Friuli. Provenienti da Firenze nel tardo Duecento a searmerie, scuderie, saloni superiori, di rappresentanza e guito delle lotte fra guelfi e ghibellini i Manin si stabilirono per la famiglia stupendamente affrescati. C’è anche la in Friuli e cominciarono fin da subito a coltivare un legame camera di Napoleone: il futuro imperatore nel 1797 qui, di fedeltà a Venezia mai interrotto, fino a figurare nell’albo in questa villa, firmò il trattato di Campoformio con cui d’oro della nobiltà veneta dal 1651. cedeva la Serenissima Repubblica di Venezia all’Austria, Dopo le scorrerie dei turchi, a partire dal 1578 i Manin actogliendole la libertà dopo mille anni di storia gloriosa corparono proprietà terriere intorno e provocando la disperazione di a Passariano e lì decisero di erigere Villa Manin: il meglio un giovanissimo Ugo Foscolo che, una testimonianza della loro potenza della sapienza edilizia sul tradimento di Campoformio, destinata a durare, la Villa Manin. veneziana fra Seicento avrebbe scritto “Le ultime lettere Su una costruzione precedente, nel di Jacopo Ortis”. Il giardino, bello e Settecento. corso del Seicento la villa fu ingranancor oggi, doveva essere un luogo dita, dotata delle barchesse, più tardi dei portali e del di meraviglie, a firma ultima di Giuseppe Ziborghi. Una solenne emiciclo che le dà quell’aria irripetibile che non vasta estensione che comprendeva essenze rare, viali, trovi neanche alla Villa Reale di Strà. Architetti e artisti laghetti, montagnole, statue, giochi d’acqua, padiglioche vi lavorarono esprimevano, fra Seicento e Settecenni, ambientazioni grottesche fra Barocco e Arcadia, un to, il meglio della progettualità e della sapienza edilizia luogo unico in tutte le stagioni da cui non uscire mai e veneziana; se si vuole avere completa testimonianza di dove passare giornate deliziose. Villa Manin ospita fino cosa fosse Venezia sulla terraferma bisogna venire qui. alla prima settimana di marzo 2010 una bella mostra di Autostrada o Pontebbana, raggiungete Codroipo e seguite impressionisti, da Courbet a Monet; metteteci sopra un le indicazioni, trovare Villa Manin è facile. L’aspetto attuale bel piatto di “frico” e un bel bicchiere di refosco e avrete risale a metà Settecento per mano dell’architetto Giorgio una domenica d’inverno intelligente e piacevole. Massari (Palazzo Grassi, Ca’ Rezzonico…) Entrando da sud troverete due torri quadrangolari e due Per info 0432 905914.


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In gioco tra i fornelli alla ricerca del meglio del gusto

Il pan pepato È molto più antico dell’ormai obsoleto panettone il dolce di Natale chiamato pan pepato e che molti conoscono solo come panforte. Le prime notizie di fonte incerta risalgono infatti fino al Mille, quando nei primi documenti viene chiamato “pane aromatico” o “pane di Natale”. Se ne occupavano a quel tempo gli speziali, che sarebbero stati i nostri farmacisti, perché la preparazione prevedeva l’uso di spezie, tra l’altro costosissime; il dolce pertanto era destinato ai ricchi e al clero, che potevano permettersi di vivere largamente,in particolare sotto le feste. L’area di origine si colloca fra l’Umbria e la Toscana, dove appunto viene chiamato panforte. La ricetta: in un pentolino d’acqua mettere a bollire 300 gr. di zucchero, mezzo cucchiaino di noce moscata grattugiata, un trito di mandorle e alcune anche intere; mescolare e aggiungere i canditi di arancio e cedro; mescolando versare 300 gr. di farina e amalgamare bene fino ad impasto omogeneo. Stendere l’impasto ben incorporato su un vassoio tondo foderato di ostia, spolverare di zucchero a velo e far raffreddare bene prima di servire. Domanda, che c’entra il pepe se si chiama anche pan pepato? Ebbene il pepe c’entrava, almeno fino al 1879, anno in cui la regina Margherita di Savoia andò in visita a Siena. Le prepararono un pan pepato senza melone e spolverato di zucchero anziché di pepe nero e così lo conosciamo noi oggi. In realtà il pan pepato, comune a tutta l’Italia centrale, veniva preparato anche in una variante che dettava così: noci, mandorle, nocciole, uvetta sultanina in dose di 150

di Lamberto Cicognani

gr. ciascuna, 300 gr. di miele, 150 gr. di canditi di frutta, un cucchiaino di pepe nero, 300 gr. di farina, mezzo cucchiaino di noce moscata grattugiata. Sminuzzare la frutta secca e il cioccolato, mescolare a freddo e aggiungere i canditi e l’uvetta, più il pepe e la noce moscata; scaldare in un pentolino il miele e aggiungervi tutto il composto appena lavorato incorporandovi adagio la farina fino ad ottenere un impasto omogeneo. Con questo formare 3 o 4 panetti e cuocerli in forno a 170 gradi per quindici, venti minuti. Raffreddato, il pan pepato si mangia dopo tre o quattro giorni e così esalta tutta la sua profumata dolcezza. Altro che! A fronte di un panettone e assimilati che ormai hanno inflazionato non solo lo stomaco ma anche l’immaginario collettivo attraverso una pubblicità concentrata nel tempo e assillante, vale la pena di riscoprire questi dolci antichi che hanno avuto la forza di arrivare fino a noi senza minimamente sfigurare, anzi ritagliandosi una fetta di pubblico appassionato e fedele. Potrà sembrare un attentato al fegato e alla linea, ma crediamo che sia molto più assimilabile di prodotti ormai industrializzati e pieni di additivi chimici, vale a dire che se proprio dobbiamo esagerare, facciamolo con le nostre mani e così sia! Al pan pepato abbinerei un bollicine, italiano o francese, piuttosto secco vista la ricchezza degli ingredienti, insomma un grande brut del Trentino o lo champagne della Vedova, che per me rimane un “haut de gamme”, insomma una prima scelta. Alla salute!

Risotto ai porcini e mirtilli Ingredienti per 4 persone: 350 gr. di riso, 200 gr. di funghi porcini, 100 gr. di mirtilli, 1 bicchiere di vino bianco, 40 gr. di burro, 1 cipolla, brodo, formaggio grattugiato. Fate sciogliere in un tegame il burro e lasciatevi appassire la cipolla tritata finemente, quando ha preso colore unite il riso e mescolate con un cucchiaio di legno per fare assorbire il condimento. Spruzzate con il vino, fate evaporare. Aggiungete i funghi porcini, precedentemente mondati e tagliati a lamelle, bagnate con un mestolo di brodo e continuate ad aggiungerne a mano a mano che viene assorbito. A metà cottura unitevi i mirtilli. In ultimo aggiungete due cucchiai di formaggio grattugiato e una noce di burro. Mantecare bene e servire. Vini consigliati: Alto Adige Pinot Nero Rosè DOC - Regaleali Rosato DOC. Ricetta a cura di Stefano Pavan


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Sullo scaffale: novità in libreria, titoli e trame. All’ombra del mio amore Primo libro per Maria Grazia Parigi, psicoterapeuta di grande spessore umano come hanno potuto apprezzare in questi anni i lettori di Celeste. Qui propone ventinove casi raccolti in più di dieci anni di lavoro. Stesso stile preciso e delicato nell’esporre le varie storie a cui fanno seguito delle considerazioni e informazioni psicologiche alla portata di tutti. Pensare la realtà in maniera diversa da come si è abituati a vederla fa scoprire quante direzioni possano esserci per intraprendere una soluzione. E la comprensione di questo il più delle volte rappresenta la strada per uscire dallo stato di sofferenza. (“All’ombra del mio amore” di Maria Grazia Parigi, Grafica Atestina, 91 pagg., 9,00 euro) Strane creature È la storia di una meravigliosa amicizia tra donne. Tre sorelle sbarcano a Lyme nel 1811, un piccolo villaggio del Sussex portando scompiglio per il loro modo di comportarsi dal momento che lottano contro le ottuse convenzioni di un’epoca per aprire la via al progresso. Ecco quindi la tenera amicizia tra Elizabeth Philpot e la giovane Mary Anning, la ragazza che trova sulla spiaggia le ossa di gigantesche creature. (“Strane creature” di Tracy Chevalier, Neri Pozza, 287 pagg., 16,50euro) Pianoforte vendesi È la storia di un ladro e sullo sfondo il paese di Bellano, in notturna. È la notte dell’Epifania quando il Pianista, ladro di professione, scende dal treno. Piove e la gente non abbandona le calde case impedendogli di portare a termine il proprio lavoro così il Pianista entra in un appartamento disabitato incappando in un cartello “Pianoforte vendesi”. (“Pianoforte vendesi” di Andrea Vitali, Garzanti, 88 pagg., 13,60) La mano di Fatima È il 1568 nei villaggi delle Alpujarras. I moriscos si battono contro i cristiani, il paese è diviso fra due religioni. Hernando nato da un vile atto di brutalità ha sangue misto e con la ribellione coglie l’occasione per il suo riscatto. S’innamora di Fatima, una ragazzina dagli occhi a mandorla. Un amore ostacolato da mille traversie. (“La mano di Fatima” di Ildefonso Falcones, Longanesi, 911 pagg., 22,00 euro) Il giardino dorato È la storia d’amore tra Harry, l’autore, e Ruby, la moglie morta di leucemia. Da quando si sono conosciuti a un ballo alla Webster Hall di New York fino a quando Harry rimane solo. Una storia d’amore durata settan’anni vissuta con grande intensità tra momenti duri e momenti felici. Poi Harry resta solo e si mette a scrivere. (“Il giardino dorato” di Harry Bernstein, Piemme, 233 pagg., 17,00 euro) Il sorriso dei demoni Alex Morse è un agente dell’FBI che in incognito indaga su un avvocato divorzista dal momento che i coniugi di nove facoltosi clienti dell’avvocato in questione sono morti in circostanze misteriose pur essendo giovani e in salute. Il dottor Chris Shepard potrebbe essere la prossima vittima. (“Il sorriso dei demoni” di Greg Iles, Piemme, 526 pagg., 22,00 euro) Buio Alma ha diciassette anni e in preda a un’inspiegabile trance scrive su un quaderno dei racconti che si trasformano in una serie di efferati omicidi. Tutto ciò che affida alla scrittura anticipa le mosse dell’assassino. (“Buio” di Elena P. Melodia, Fazi, 415 pagg., 18,50 euro)


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Il canto delle manére Quando si taglia un albero bisogna sapere dove cade e farlo andare al posto giusto altrimenti torna indietro con una forza che rompe il mondo. Questa è la storia di Santo Corona della Val Martin, il più grande dei boscaioli che usa con maestrìa e perfezione la manéra, l’ascia che per i taglialegna è come la spada per il samurai. L’epica di Corona è la voce di un mondo in via d’estinzione, ma che con decisione vuole affermare la propria identità. (“Il canto delle manére” di Mauro Corona, Mondadori, 409 pagg., 20,00 euro) 365 finestre aperte sull’eterno Questo è il breviario di don Tonino Bello, uno che non è stato alla finestra a guardare, ma ha incarnato la fede nell’impegno di ogni giorno con lo sguardo rivolto al Regno di Dio. Brevi e intense riflessioni sui temi che vanno dalla vita alla morte, dalla preghiera al servizio e dalla Parola alla testimonianza. Storica resta la sua frase: “Dissipiamo un equivoco. La Parola non si annuncia con le parole soltanto. Si annuncia con la vita”. (“365 finestre aperte sull’eterno” di Tonino Bello, Elledici, 432 pagg., 22,00) La madre perfetta Protagoniste di quattordici racconti sono donne e madri, ragazze, figlie e bambine. Questo libro racconta storie di bugie e di speranze, di tradimenti e redenzioni. Nulla è come sembra e tutto ruota attorno a donne che amano e odiano. Il loro obiettivo è la ricerca della propria libertà. (“La madre perfetta” di Kim Edwards, Garzanti, 300 pagg., 17,60 euro) Morga Anno 500 al pianeta Emiòs. Morga ha dodici anni e legge il cielo guardando le nuvole e le stelle. Sul pianeta delle tre lune è l’unica imperfetta perché porta con sé DNA umano. Per questo costituisce la minaccia peggiore per l’Imperalegge e l’unica speranza per il popolo di Emiòs che da troppo ha dimenticato le proprie origini terrestri. (“Morga - La maga del vento” di Moony Witcher, Mondadori, 419 pagg., 16,00 euro) La mia rosa di Gerico Amore, amicizia, solidarietà sono solo alcuni dei temi che fanno da sfondo a questo libro. Una romantica storia d’amore tra Silvia e Giacomo vissuta con la consapevolezza dell’età matura. E sarà così che i protagonisti cercheranno di far luce dentro di sé per superare le ferite del passato. Un cammino necessario per Silvia, per riscoprirsi ancora bella e piacente, con tanta voglia di vivere e occhi pieni di curiosità per il futuro. Fa da sfondo uno straordinario paesaggio montano con le sue vette e i suoi silenzi. (“La mia rosa di Gerico” di Giovanna Montagner e Carla Gittoi, Orizzonti libri, 121 pagg., 14,00 euro)

A cura di Chiara Scavazza in collaborazione con Libreria Gregoriana - Este


Beauty, salute e benessere a portata di mano.

Reiki, il tocco delle mani

di Sonia Lunardon

Risalgono ad almeno 2500 anni fa il termine Reiki, giapponese, e la tecnica di manipolazione che ne deriva; esso significa energia vitale universale, riscoperta sempre in Giappone nel corso del 1800 dal dottor Mikao Usui e dai suoi continuatori Hayashi, Tarata, e, più recentemente, da Phyllis Lei Furomoto, tutt’ora vivente maestra di Reiki che ha diffuso e fatto conoscere in tutto il mondo il messaggio di questa straordinaria tecnica. Grande Spirito, Forza Universale, Energia Vitale, con tutti questi appellativi è conosciuto il Reiki, capace di placare il dolore e indurre ad uno stato di sonno come anestetizzato; considerato anche un’onda cosmica, irradia vibrazioni e predispone a sentimenti di gioia che permettono alla persona di raggiungere uno stato di perfetta armonia. Come funziona? In maniera semplicissima, l’esperto di Reiki appoggia le mani sul corpo del ricevente e lo “legge” attraverso muscoli, organi, scheletro. Le mani imposte sulla parte dolente alleviano il dolore e tendono a farlo scomparire, le ferite si chiudono più rapidamente, gli stati di stress approdano ad una profonda calma. Ovviamente il Reiki non è Come migliorare dentro una terapia, per essere più belli agli è il supporto e l’integraocchi di tutti. zione alle terapie mediche, ci aiuta a dissolvere i nostri blocchi energetici per riportarci ad un equilibrio naturale di mente, corpo, spirito. Con questa tecnica è più facile ad esempio

disintossicarsi ed eliminare le tossine, alzare la barriera immunitaria, armonizzare i sistemi circolatorio, linfatico, endocrino, gli apparati digerente, urinario, nervoso. Portare le mani là dove qualcosa fa male è gesto antico come l’istinto, perciò il Reiki si applica anche a se stessi per raccogliere l’energia vitale, il qi dei cinesi, e sentire meno il dolore. Questa tecnica antichissima si affianca alla medicina ufficiale con grande efficacia: il medico cura la malattia, il Reiki la causa psicosomatica. In campo estetico il Reiki trova interessanti applicazioni: dopo un colloquio esplorativo ma amichevole, il soggetto stressato e scontento sceglie di sottoporsi ad alcune sedute per l’apertura dei canali energetici. A questo punto il corpo e lo spirito sono pronti a ricevere al meglio qualunque trattamento. Ottimo per i massaggi, per gli impacchi, per il ripristino fisico facendo leva su uno stato spirituale fatto di fiducia, autostima, ricerca naturale del senso di benessere. Se ne avvantaggia la circolazione, la muscolatura risulta più tonica sotto il massaggio, gli organi interni sono meglio disposti e più rilassati, ogni cellula del corpo collabora per star bene e apparire migliore. Anche l’uso di sostanze di valenza estetica dà buoni risultati, perché la “ricezione” è decisamente migliore su un corpo risanato prima dall’interno e poi esternamente. Ricordiamoci che il nostro corpo muta di giorno in giorno a seconda dello stato d’animo; il Reiki “apre lo stato d’animo” ed energizza le nostre cellule, per cui ogni trattamento darà i massimi risultati per rendere più gradevole il nostro aspetto.


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La redazione informa L’Artificio e Usate Rarità A Este è nato il cenacolo di cultura e di artigianato “l’Artificio”, nuova realtà nel panorama dell’associazionismo. La sua sede si trova in via Zanchi 6, a fianco del cinema Farinelli, nello stesso contesto architettonico che ospita Moira Facciolo e la sua innovativa bottega Usate Rarità. In tale spazio l’associazione culturale “l’Artificio” ha dato il via al proprio operato presentando sabato 19 settembre la mostra “Armonie di tratti e ritratti” di Maria Rosa Lissandrin, artista da decenni dedita alla pratica del lavoro con la ceramica. Domenica 4 ottobre il professor Paolo Bottaro ha presentato il libro “Pendolari della memoria” di Alessandra Magro docente universitaria a Padova; toccanti le recitazioni di alcuni passi del testo proposti dal Gruppo Teatrale “I mentalmente instabili”. Domenica 25 ottobre si è avuta la mostra di pittura “Studio delle forme” dell’artista Ferdinando Michelini ad un anno dalla sua scomparsa. Il ricordo di un artista sublime attraverso uno straordinario lavoro che Michelini stesso regalò personalmente a Roberto Bevilacqua, presidente de “L’Artificio”. La mostra de L’Artificio e di Usate Rarità è stata una delle uniche due organizzate in tutta Italia, l’altra era a Milano.

Ospedaletto ci prova: teatro in dialetto veneto. Sano e divertente teatro in puro dialetto veneto, e con attività varie, per dare spazio al tema della promozione umana e dell’universo femminile. Il cammino si incrocia e si interseca, come da anni, con l’attività del gruppo “Ospedaletto ci prova”, che mette in scena un bel programma di commedie in dialetto veneto. Tutti gli appuntamenti si svolgono presso il patronato “Guido Negri” della parrocchia di Ospedaletto Euganeo. Si inizia da venerdì 8 gennaio, alle 21.00, con “Strap-

po… Stupro: è solo questa la violenza alle donne?”, con la partecipazione di un avvocato dell’associazione “Donne insieme contro la violenza” di Pieve Emanuele. Sabato 9 gennaio, alle 21.00, va in scena la commedia in 3 atti “Semo tuti paroni”, scritta e diretta da Silvio Olin, con il gruppo Teatro Vecchio Veneto proveniente da Bresega di Ponso. Domenica 10 gennaio, dalle 16.00, spettacolo per ragazzi e famiglie, “Pinocchio”. Una delle ospiti di venerdì 15 gennaio è Valeria Marigo, ricercatrice presso l’università di Modena, inserita nel programma Telethon, e chiamata a illustrare il suo lavoro per la salute. Segue poi l’intervento dell’operatrice sanitaria Clementa Dos Oliveiras, proveniente dalla Guinea Bissau, che spiegherà il suo progetto per salvare da morte quasi sicura, nel suo villaggio natale, i bambini nati disabili, in quanto ritenuti indemoniati. Sabato 16 gennaio, con “Zente refada”, di Giacinto Gallina, nell’allestimento del gruppo “I Lusiani” proveniente da Lusia. La stessa serata si unisce con l’iniziativa “Salamiamoci”, a cura del Gas di Ospedaletto Euganeo. Domenica 17 gennaio, con lo spettacolo “Ecofiaba”. Si affronta il tema della vita che deve riprendere dopo un’operazione delicata come l’intervento al seno, venerdì 22 gennaio, con un incontro dal titolo “Mi riprendo il biglietto. Un nuovo ciclo dopo la chemio”. A raccontare la propria esperienza, confluita nel libro con lo stesso titolo, è la giornalista Milena Bidinost. Sabato 23 gennaio, alle ore 21.00, palcoscenico invece per la compagnia “La tartaruga” di Lendinara, che propone “Il profumo di mia moglie”. Nel pomeriggio domenicale, spettacolo, “Il gatto con gli stivali”. Conclusione fissata per l’ultima settimana di gennaio, a partire dal venerdì 29 gennaio, con un momento di cabaret al femminile, con Giusy Zenere, che propone appunto “Cabaret: il bello delle donne”. La sera seguente spazio per la compagnia locale, “Ospedaletto ci prova”, che mette in scena il suo ultimo lavoro, “Lo dise anca me mama”, da un’idea di Luigi Galli, con testo e regia di Francesco Chiodin. La serata è realizzata in collaborazione con il gruppo locale dell’Avis. Domenica 31, alle 16.00, lo spettacolo per i piccoli ha invece il titolo di “Baule magico”.



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