Page 1

S.M.S. G. Girardini Viale Europa, 31045 Motta di Liv. (Tv)

info@mediamotta.it

DAL QUADERNO DELLA 1E a cura di S.M.

a.s. 2010-2011


Paura del fiume Di E. S. Cominciò tutto in una giornata normale di novembre. Io, come sempre alla mattina, stavo andando a prendere la mia amica Luna. Ci stavamo avviando a scuola, quando una nostra conoscente ci disse di tornare a casa perché le scuole quel giorno erano chiuse. La nostra felicità era immensa, ma non sapevamo ancora a cosa ciò era dovuto. Le informazioni che giravano parlavano di un pericolo d'inondazione del fiume Livenza. Restai a casa di Luna per circa due ore, quando mia madre mi venne a prendere con uno sguardo triste e mi portò a raggiungere mia sorella a Portogruaro. In quel momento ho provato paura di non poterla più vedere. Ormai non c'era più tempo, si diceva che il fiume poteva straripare intorno alle 12.30. Era tardi per ritornare a casa a raccogliere qualcuna delle cose a cui sono affezionata. Mentre mio papà e i suoi colleghi facevano evacuare i pazienti dall'ospedale, mia mamma, mia sorella ed io ci avvicinavamo malinconiche a Treviso, a casa di mia nonna ormai disabitata. Eravamo tutte e tre ansiose di sapere cosa ci aspettava e cosa avevamo lasciato. Nell'andare a Treviso, ci siamo fermate per acquistare del pane, che era già quasi esaurito perché la gente aveva paura di rimanere senza cibo. Le persone che abitavano al piano terra facevano i bagagli per migrare verso posti più sicuri. Tre ore dopo, quando erano circa le 15.30, mio padre ci disse che il fiume non era ancora straripato, ma che era al limite. Lui sarebbe rimasto a casa per trasportare qualche mobile al piano superiore, nella casa di due nostri cari amici: T. ed E. Mi sembrava un vero incubo, non sapevo se avrei più rivisto i miei amici se avrei potuto ritrovare le mie cose più care. Quella notte arrivarono chiamate su tutti i cellulari, tutte persone impaurite da questa situazione. Mancavano, infatti, solo cinque centimetri alla catastrofe. Non si poteva fare più niente. Mi sforzavo di addormentarmi per poi risvegliarmi e vedere che tutto era passato. Al risveglio il fiume si era abbassato di poco, ma era sufficiente a farci tirare un sospiro di sollievo: la mia casa non era stata ancora inondata. Il giorno dopo, mercoledì, ritornammo a Motta; quella notte mia sorella ed io dormimmo dai nostri amici del piano superiore, mentre i miei genitori rimasero a casa. Ma quella sera stessa un nostro vicino ci informò che il comune aveva previsto un'altra piena e che se durante la notte il fiume straripava ci saremmo avvisati l'uno con l'altro. Andai a dormire con una grande paura. Quando mi risvegliai, il giorno dopo, tutto stava tornando come prima. Il fiume si abbassava a vista d'occhio e noi ci sentivamo molto più tranquilli. Saltavamo dalla gioia. Da questo avvenimento ho capito che la gente in una situazione di paura è unita, che non si deve pensare alle cose materiali, ma alla propria vita e a stare assieme a chi si ama.


#

La paladina della giustizia Di G.C. Mi chiamo Carina Gedali, ho gli occhi azzurri ed i capelli rossi e sono nata nel pianeta Mercurio. I saggi che appartengono al Consiglio della pace dell'Universo hanno scelto quattro bambine da inviare sulla Terra, per cercare di migliorare la vita di quel pianeta ormai devastato da malvagità, disagi, guerra e catastrofi naturali. Tutto iniziò nel 1999 quando arrivai sulla terra sotto le spoglie di una bebè orfana. Sono stata adottata da una coppia Italiana. Mia mamma si chiama Gabi, mio papà Lele ed hanno rispettivamente quarantadue e quarantasette anni. Loro sono molto carini con me. Ho anche due sorelle: una di 14 anni che si chiama Carlotta, l'altra di 7 anni e si chiama Natascia. Abito in Veneto, a Motta di Livenza, in via Primula n. 6. Ho scoperto di essere una delle quattro paladine della giustizia all'età di nove anni. Ora ne ho 12. Le altre paladine sono anche mie amiche e si chiamano Marta, Lara e Giulia. Ora frequento l'Accademia Britiferl, dove ho moltissimi amici. Con me ho sempre Luna, una cagnolina che mi protegge e che mi vuole bene. Noi paladine della giustizia insieme abbiamo combattuto contro molti malvagi e abbiamo affrontato molte avventure emozionanti e pericolose. #

Pericolo scampato Di D.B. Un comune martedì mattina... In realtà, dovrei dire: un giorno, che sembrava un comune martedì mattina sono andato a scuola, mentre mia sorella veniva portata ad una normale visita di controllo dal medico. Arrivato a scuola, ho incontrato subito le nostre care bidelle che ci avvisavano che l'istituto era chiuso. I ragazzi naturalmente erano contenti, ma in me c'era un dubbio: perché questa chiusura improvvisa? Così sono risalito in auto con un pensiero che non riuscivo a togliermi dalla testa. Tutto mi fu chiaro solo quando parlando con i miei amici scoprii che il fiume Livenza era in piena. Infatti, cominciavo a vedere girare le auto della protezione civile e gente agitata per il paese. Ero un po' ansioso e mentre aiutavo i miei a cercare di mettere in salvo più cose possibili in casa tenevo le dita incrociate. Verso le tredici ho ricevuto un messaggio da una amica che aveva appena parlato con un pompiere, il quale diceva che era meglio lasciare le proprie case perché il Livenza presto poteva


esondare. Dopo questo messaggio la tensione in me salì. Verso le tre del pomeriggio il paese era deserto e così siamo partiti anche noi. Io avevo paura, perché se il fiume usciva avrebbe allagato la mia casa e non solo, tutto il paese: migliaia di euro persi e persone senza casa. "Dove saremmo andati a vivere ?" pensavo preoccupato! La sera andammo a dormire a San Stino , tenendoci in contatto con alcuni nostri amici che abitavano al quinto piano e che perciò erano rimasti a casa nonostante il pericolo. Quella notte nessuno di noi dormì tranquillo. La mattina seguente però siamo ritornati a casa. In piazza Luzzati c'era poca gente ma quella che c'era non eri lì per bere il solito caffè, bensì per leggere il bollettino, che però non diceva quello che speravamo. Siamo andati molte volte a vedere il Livenza e il Monticano, siamo rimasti un altro giorno con questa paura, ma per fortuna il quarto giorno il livello dei fiumi cominciò a scendere e insieme a questo anche la paura. Siamo potuti così rientrare nelle nostre case e rimettere le cose a posto: finalmente la mia vita era tornata normale. #

Una persona particolare Di E.M. Mio zio C. ha 86 anni, è alto 1,90 centimetri e pesa circa cento chili: è un omone grande! Alla sua età ha ancora la forza e la voglia di fare tante cose. Giochiamo sempre a carte e mi porta sempre con sé a pescare. Da piccolo andavo sempre tutti i pomeriggi a giocare con lui a briscola o a scopa e così a cinque anni ho imparato a contare. Quando ero stanco, mi faceva guardare la televisione. Io vado spesso da lui perché abita nella stessa casa dei miei nonni. La casa è divisa in due, una scala porta dai nonni e l 'altra dallo zio. Con lui andavo a pescare. Mi portava quando ero piccolo, mi caricava nella canna della bici e mentre andavamo cantavamo una canzone: fin che la barca va, lasciala andare, la cantavamo ogni volta perché a me e a lui piaceva moltissimo. Quando pescavo lui mi aiutava a tenere la canna, perché per me era troppo pesante, e quando il pesce abboccava tiravamo insieme. Prendevamo pesciolini piccoli e li prendeva in mano sempre lui. Oltre a questo mi divertivo quando tagliavamo la legna insieme, mi faceva rompere i bancali e quando avevamo finito mi faceva accatastare la legna in ordine nella legnaia. Quando vado da lui non si può parlare perché tiene il volume della televisione altissimo perché ha problemi di udito. Lo zio porta l’apparecchio, ma a volte si dimentica di metterlo e di conseguenza non sente più nulla. E’ sposato con la zia T., non hanno figli, però vogliono tanto bene a tutti i nipoti, e soprattutto a me perché vado spesso a fargli visita. Dimenticavo, mi diverto anche quando andiamo insieme nell'orto. Lo zio mi fa fare dei buchi in terra così lui può seminare nuove piantine. E poi sempre insieme si prende la


canna di gomma e si va ad annaffiare le piantine. E’ stupendo! Adesso non vado più tanto spesso come una volta quando ero bambino, perché ho molti impegni e compiti. Ma appena arriva l’estate... Mio zio mi piace così com'è. Spero che mi insegni e che mi faccia fare tante altre cose belle. E’ una persona molto divertente e buona, ed io gli voglio tanto bene. #

Una giornata stratosferica Di K.Z. Ciao, sono Vik Azione, ed oggi vi descriverò la bellissima giornata che io e la mia famiglia abbiamo trascorso con la famiglia N***. Correva il giorno martedì 8 marzo quando mi alzai alla ore 6:00 di mattina, mi lavai, mi preparai e partii con i miei genitori per andare dai nostri amici con i quali dovevamo andare in montagna a Moso (una località in Val di Sesto al confine orientale con il Trentino-Alto Adige). Arrivati, dopo due ore di viaggio in macchina, facemmo un'abbondante colazione, poi andammo subito al centro affitto dove acquistammo i biglietti per entrare nella pista, nove slittini e tre caschi (questi ultimi erano obbligatori solo per i ragazzi di età inferiore ai tredici anni). Per divertirsi, però, non c'era il solito percorso di pochi metri da fare avanti e indietro portandosi lo slittino a mano, bensì bisognava salire con la cabinovia che poteva portare sei persone. Si poteva scendere per un percorso di cinque chilometri con lo slittino in una pista apposita, dove bisognava sempre stare dalla parte della montagna, altrimenti si rischiava di cadere nel precipizio. La pista era molto larga, quindi andavamo a valle in più persone contemporaneamente. Inoltre, per divertirsi al massimo, non andavamo piano, ma sfrecciavamo a tutta velocità. Utilizzammo infatti un solo giro come prova per capire la difficoltà del percorso e poi dal secondo si accese una vera e propria gara. La maggior parte delle gare, anche se equilibrate, vennero vinte da mio papà che era il più spericolato, mentre la mia migliore posizione fu sull'ultimo gradino del podio! Verso le 13:00 ci fermammo a valle per mangiare un panino, ma solo uno ed in velocità, perché avevamo fretta di ritornare a slittare e sfruttare al massimo quella bellissima giornata di sole. Finito di pranzare ricominciarono le sfide e alla fine le statistiche dicevano che solo una gara venne vinta da un bambino e fu Davide che all'ultimo giro prevalse sugli altri. Man mano che passavano le gare, per nostra fortuna passava anche il tempo che forse, con il


grandissimo divertimento, finì troppo presto. Così arrivò la sera e tutti ritornammo alle nostre case, stanchi morti, ma felici dopo aver trascorso una bellissima giornata sulla neve. #

I mercatini di Merano Di V.P. Una bella domenica di dicembre, l'anno scorso, io e la mia famiglia siamo andati a Merano con il camper. Siamo partiti da casa a mezzogiorno e siamo arrivati alle 16:30. Un bel viaggio! La strada è stata abbastanza lunga per colpa della neve e della pioggia, ma, tranne questo, tutto il resto è andato bene! Quando siamo arrivati abbiamo parcheggiato il camper in un campeggio vicino al centro di Merano. Il campeggio non è molto grande, ma è attrezzato più che bene, e soprattutto è a quindici minuti di passeggio dal centro. Siamo andati subito a vedere i celebri mercatini di Natale e a visitare un po' tutta la città. Faceva molto freddo, così ci siamo vestiti con i guanti, sciarpa, cappello, un bel giubbotto imbottito e scarponi da neve. Arrivati ai mercatini, la neve cadeva e tutto sembrava meraviglioso, c'era proprio un vero clima natalizio. Il mercato aveva più di ottanta bancarelle, una diversa dall'altra: tanti vendevano addobbi natalizi, ma alcuni anche pantofole di lana cotta, oppure avevano marmellate tipiche. Ma quella che mi è piaciuta di più è stata la bancarella del pane fresco, perché vendevano anche i Brezel, il pane tipico di quelle parti che ricorda il gusto dei nostri salatini. Ne abbiamo comprati un po' e per la strada gli abbiamo mangiati tutti! La neve cadeva, io e mio fratello Giulio stavamo con la bocca spalancata verso il cielo per lo stupore. Abbiamo camminato e camminato, e stavamo morendo dal freddo. Poi per strada abbiamo incontrato degli strani mostri chiamati: Crampus! La leggenda racconta di questi mostri dal pelo lungo e con delle campane giganti al collo, che rapiscono i bambini e li portano sottoterra per poi riportarli l'anno dopo, più buoni, alle loro famiglie. Questa naturalmente è solo una leggenda perché quasi tutti sappiamo che San Nicolò non esiste... Tornati al camper abbiamo mangiato e subito dopo ci siamo "ficcati" sotto le coperte, sprofondando nel sonno fino alle 10:00 della mattina seguente. Io e Giulio ci siamo svegliati con il mal di gola perché la sera prima siamo stati tutto il tempo con la bocca aperta! Nel pomeriggio siamo tornati a casa molto dispiaciuti, ma soddisfatti di aver visto un luogo così bello, particolare e soprattutto NATALIZIO. Spero proprio di tornarci il prossimo anno!


Dal quaderno dei temi  

temi scelti della classe 1E (a.s. 2010-2011)

Advertisement
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you