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San Geminiano MARTEDÌ 31 GENNAIO 2012

a cura di A. MANZONI & C. PUBBLICITA’

Modena in festa: è il giorno di San Geminiano La Fiera, le bancarelle, il Duomo gremito, la Corrida: lo stupore per una giornata che continua a rimanere nella tradizione dei modenesi. Un appuntamento che si rinnova tra folklore e aspetti religiosi

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e bancarelle e la gente che, come un fiume sempre in piena, popola festosamente il centro storico; la processione delle autorità cittadine dietro la banda che attraversa via Emilia per rendere omaggio al santo Patrono; ‘il giro del santo’, ovvero la folla che accede alla cripta del Duomo

per un saluto alla tomba di San Geminiano e per fermarsi qualche istante davanti alle ossa di Geminiano rivestite dell’abito da episcopale; la Corrida che vede per le strade cittadine e fino a Cognento (il luogo in cui Geminiano nacque e in cui è particolarmente venerato) migliaia di persone che corrono in bra-

E ALLA FINE È UN GIORNO DAVVERO FESTIVO Era il dubbio di molti, fino a poche settimane dal 31 gennaio, un dubbio che è stato sciolto per la gioia di tanti: oggi è giorno festivo non solo per gli studenti delle scuole modenesi, ma per tutti i lavoratori che sono impiegati sul territorio del Comune. Il decreto del Governo Berlusconi che doveva togliere il Patrono tra i giorni di festa, infatti, non è stato convertito in legge e il Governo Monti non è intervenuto sulla materia. Quindi, dopo gli appelli tra gli altri del sindaco di Modena, Giorgio Pighi e del vescovo di Modena, mons. Antonio Lanfranchi, il 31 gennaio è rimasto festivo per tutti i modenesi che possono così, senza problemi, festeggiare con tutti gli onori il loro santo.

ghette e maglietta, sfidando il clima rigido di fine gennaio e non di rado pioggia o neve, per rincorrere semplicemente la soddisfazione di poter dire agli amici ‘ho fatto la Corrida’. Modena è la città di Geminiano o, se volete, Geminiano è il santo di Modena. E questa simbiosi (non a caso i modenesi sono ancora conosciuti con l’appellativo di ‘geminiani’, appunto) è davvero particolare ed emerge come un fiume carsico, o meglio come una cometa che ogni 365 giorni si ripresenta, proprio nel giorno del 31 gennaio. Il clima di festa e di allegria che si respira a Modena colpisce sempre chi modenese non è, ma si presenta in città in occasione della festa: non si tratta di una ‘semplice’ festa religiosa, né di rimanere a casa da lavorare per un giorno, ma di un momento in cui i modenesi riscoprono le loro radici comuni e le trasmettono anche ai nuovi cittadini. La tradizione è antica, tanto che un tempo tutti i capi famiglia del ducato, dalla Bassa fino alla Garfagna-

na, erano tenuti a ritrovarsi a Modena nel giorno di San Geminiano per festeggiare col mercato, un mercato che durava una settimana intera. Oggi la fiera è l’occasione per un acquisto ‘pazzo’, per il regalo degli uomini alle loro donne (mentre per Sant’Antonio, sempre giorno di fiera, è previsto il contrario), per gli scherzi dei ragazzi che anni fa erano abituati a ‘schiumare’ i passanti e che oggi, un po’ demoralizzati dai controlli, si limitano a qualche botto rimasto dall’ultimo dell’anno. Ma il dato è sempre quello: i modenesi e chi viene da fuori per un giorno di relax, in fiera ci vanno eccome: migliaia e migliaia di persone affollano il centro cittadino, i venditori di piadine e di panini vengono presi d’assalto a ora di pranzo (e ognuno ha il suo preferito, da cui puntualmente torna a distanza di un anno dall’ultima piadina con la salsiccia o la porchetta) e le bancarelle con più curiosi sono quelle degli ‘imbonitori’ che fanno roteare pentole o padelle, scope multiuso o

UNA DEVOZIONE CHE CIRCONDA LA PROVINCIA San Geminiano è un santo venerato in diverse realtà, soprattutto in Emilia e in Toscana (nei territori del Ducato di Modena), ma anche a Venezia. Senza entrare nel dettaglio, ne parliamo in altra pagina, vale la pena sottolineare come il santo dei modenesi sia ricordato in luoghi significativi che ‘cingono’ idealmente la provincia. Presso Frassinoro, nell’estremo sud in pieno Appennino, ci sono infatti i ‘Prati di San Geminiano’, mentre il santo Patrono è venerato anche a Magrignana (presso Montecreto), a Verica, presso Pavullo, e a Guiglia, oltre che a Savoniero nei dintorni di Palagano. Ma Geminiano è ricordato anche nella Bassa, ovvero a Massa Finalese che è l’estrema propaggine a nord della provincia e della diocesi di Modena. Come a segnare un confine dei luoghi dove il santo fa sentire la sua protezione.

magici prodotti per la pulizia di tutto quello che è possibile immaginare (dalle piastrelle del bagno ai bicchieri da vino rosso). Si tratta, in fondo, dei cantastorie di oggi, che hanno la capacità di ipnotizzare i passanti e di far mettere mano ai portafogli, spesso e volentieri per prodotti di dubbia utilità ma di sicuro successo quando vengono mostrati ad amici e parenti in visita (“ma dove l’hai trovato?

Ah, in fiera, peccato io non l’ho visto...”). Infine ci sono le ‘occasioni’: borse, giacche, calzature... vendute a prezzi di saldo con banchi letteralmente presi d’assalto da casalinghe speranzose, e con a tre passi di distanza gli uomini rassegnati ad aspettare ancora qualche minuto per poter azzannare l’agognata piadina. Anche questo è il fascino, senza tempo, di San Geminiano.


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San Geminiano, l’uomo oltre il santo La fede, i timori, il potere sui demoni: tutto ciò che c’è da sapere sull’uomo che ha condotto Modena al culto

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ato nel territorio modenese da famiglia romana intorno al 310, San Geminiano fu vescovo dagli anni tra il 342 e il 344 fino al 396, data della sua morte. Diacono del vescovo Antonio e poi suo successore secondo la tradizione, Geminiano fu designato all’unanimità dai suoi concittadini, ma ritenendo il compito troppo gravoso fuggi da Modena, per poi piegarsi al volere divino una volta raggiunto. Tanti ed importanti risultati sono stati raggiunti durante il suo episcopato, in primo luogo la conversione totale della città al Cristianesimo e la consacrazione dei templi pagani al nuovo culto. Negli stessi anni il Cristianesimo divenne preminente sul Paganesimo, e l’imperatore romano Teodosio I proclamò la religione cristiana come culto ufficiale dell’impero e bandì quello pagano. Geminiano, uomo di preghiera e pietà, viene anche ricordato per il suo potere sui demoni, ed è per questo che venne chiamato alla corte di Costantinopoli, dove si recò per ridonare la salute alla figlia dell’imperatore Gioviano, come racconta la leggenda. È storicamente accertata invece la presenza del vescovo Geminiano nel 390 al concilio dei vescovi dell’Italia settentrionale, presieduto

da sant’Ambrogio, per condannare l’eretico Gioviniano (presenza certificata dalle sottoscrizioni della lettera sinodale di sant’Ambrogio a papa Siricio). La Relatio translationis S. Giminiani, manoscritto del secolo XII conservato nell’archivio capitolare, descrive la traslazione e la ricognizione del corpo di san Geminiano avvenute rispettivamente il 30 aprile ed il 7 ottobre 1106, alla presenza di papa Pasquale II, Matilde di Canossa e di tutta la cittadinanza modenese. Dopo la ricognizione del 1106 ne seguirà un’altra per opera di Lucio III, il 12 luglio 1184, quando, mentre era in viaggio in direzione Verona, si fermò a Modena per consacrare il duomo. Dopo il 1184 nessun’altra ri-

cognizione fu compiuta fino al 1955 e ciò si deduce, oltre che dal silenzio delle cronache sull’argomento, dagli oggetti ritrovati nel sarcofago: due piccole croci d’argento, un anello e circa settanta monete d’argento dell’epoca comunale di data anteriore al 1184, con l’esclusione di qualsiasi moneta modenese in circolazione solo dopo il 1200. L’intera storia modenese è permeata del ricordo del suo santo patrono. I più antichi documenti dell’archivio capitolare fanno continua menzione della Ecclesia s. Geminiani, il duomo di Modena nel rifacimento iniziato nel 1099 è la Domus clari Geminiani, il sigillo antico della comunità modenese e dell’Università portano

UN SANTO MODENESE (E NON SOLO) I devoti a San Geminiano non sono solo modenesi. Il culto si è infatti diffuso in Toscana, a San Gimignano, che dal patrono prende addirittura il nome, a Potremoli in Lunigiana e a Venezia, dove sorgeva in fondo a piazza San Marco una chiesa rifatta da Sansovino intitolata a San Geminiano ed in seguito abbattuta. Si hanno notizie di antichissima origine del primo nucleo di questa chiesa veneziana, voluta da Narsete nel VI secolo, ma demolita nel XIII. L’altare maggiore della chiesa di San Geminiano è stato conservato e fa oggi da altare alla chiesa di San Giovanni di Malta. Alcune parti superstiti di questa chiesa state inoltre utilizzate per l’edificazione della Chiesa del Nome di Gesù, di pochi anni successiva all’abbattimento dell’opera del Sansovino.

la sua immagine e così pure nelle monete modenesi costantemente viene effigiato il santo patrono. Due sono i giorni che ricordano San Geminiano: il 31 gennaio, giorno dell’anniversario della deposizione, e il 30 aprile, anniversario della traslazione del corpo. Nel 1955 la rico-

gnizione delle sue reliquie ha permesso di constatare che il sarcofago, che tutt’oggi le contiene, è certamente quello in cui è stato deposto il corpo del santo dopo la sua morte, dal momento che rispecchia tutte le condizioni di decadenza della fine del IV secolo a cui fa cenno sant’Ambrogio

in una lettera nella quale descrive lo stato di abbandono in cui si trovano le città dell’Emilia da lui visitate, tra cui Mutina. Questa desolazione fa da sfondo alla grandezza di Geminiano ed è il principale motivo di culto verso di lui, difensore contro le avversità.


San Geminiano

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a cura di A. MANZONI & C. PUBBLICITA’

Oltre 500 ambulanti lungo le vie del centro storico Fino alle 20 si potrà passeggiare tra bancarelle di artigianato, gastronomia, abbigliamento e molto altro

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ono oltre 500, per la precisione 520, gli ambulanti che nella giornata di oggi animano le vie del centro storico: dalle 8.30 alle 20 le bancarelle saranno disposte in piazzale Sant’Agostino, piazzale degli Erri, piazza Grande, via Emilia Centro, piazza Muratori, piazza Mat-

teotti, piazza Mazzini, corso Canalchiaro, corso Duomo, corso Canalgrande, via Università, via Castellaro, via Scudari, via Canalino, piazzale San Francesco e calle di Luca. Come ogni anno i numerosissimi visitatori, modenesi e non, hanno la possibilità di passeggiare in un inedito

e vivacissimo centro storico e acquistare prodotti di ogni tipo: dalla gastronomia, con specialità non solo locali ma provenienti da ogni angolo dello stivale, all’artigianato artistico, dall’abbigliamento ai casalinghi. Numerosi sono i posti macchina a disposizione di chi si reca alla fiera: piazzale Tien An Men;

parcheggio ex Amcm in via Sigonio; parcheggio del parco Ferrari in Via Emilia Ovest; parcheggio antistante l’area dell’ex mercato bestiame di via Canaletto (bus per il centro linee 7 e 11); parcheggio Fiat in via Pico della Mirandola; parcheggio Palapanini in via Divisione Acqui (da cui è possibile raggiungere le zone più vicine alla fiera con gli autobus del trasporto urbano della linea 8, che parte ogni 10 minuti all’altezza del centro commerciale I Portali). Disponibili anche il parcheggio del centro commerciale La Rotonda (collegato alla linea 5 che arriva in autostazione e alla linea 3 con arrivo in largo Garibaldi o alla stazione centrale delle Ferrovie dello Stato) e il parcheggio di via Gottardi, zona universitaria (linee del bus 2,7 e 9). Il parco Novi Sad non potrà essere utilizzato come parcheggio perché luogo d’arrivo della Corrida. Nella giornata di oggi il personale della Polizia municipale sarà in servizio su più turni, coadiuvato dai volontari civici e della sicurezza. Come sempre, particolare attenzione sarà riservata al contrasto dei borseggiatori, dei venditori abusivi e degli imbonitori attraverso l’impiego di pattuglie in divisa e in borghese. Rimane il divieto di vendere e detenere bombolette spray di schiuma da barba e manganelli.

OLIO E CERI IN DONO AL PATRONO Questa mattina, alle 10.30 il sindaco Pighi e le autorità comunali, accompagnati dal gonfalone della città, partecipano come ogni anno, in forma ufficiale, alla celebrazione della festa di San Geminiano. Nel rispetto di un’antichissima tradizione, alle 10.30 dallo scalone del Palazzo comunale si muove un corteo con i valletti comunali in livrea giallo blu che porta in offerta al Santo i ceri e l’olio per la lampada che arde perennemente nella cripta del Duomo davanti al sepolcro del patrono. Alla Messa pontificale sono presenti, come ormai tradizione, anche delegazioni con gonfalone delle città di Pontremoli e San Giminiano, anch’esse affidate alla protezione di San Geminiano. Alle 17 una delegazione modenese, guidata dal sindaco Giorgio Pighi, parteciperà alle cerimonie dedicate al santo in programma nella città di San Giminiano, mentre una delegazione composta da Francesca Maletti, assessore ai Servizi sociali, e dalla consigliera comunale Elisa Sala si recherà a Pontremoli.


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Duomo, il programma delle celebrazioni eucaristiche La messa pontificale sarà alle ore 11, presieduta da monsignor Lanfranchi, la vespertina alle ore 18

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icco il programma delle celebrazioni eucaristiche nella giornata del santo patrono. Oggi le messe in cattedrale saranno officiate alle ore 7, alle ore 8, alle ore 9, alle ore 11 e alle ore 18. Alle ore 8 mons. Giacomo Morandi, vicario episcopale, celebrerà la santa messa episcopale, a seguire sarà mons. Lino Pizzi, pastore della diocesi di Forlì-Bertinoro, a presiedere la santa messa episcopale delle ore 9. Alle ore 11 il duomo ospiterà la solenne messa pontificale presieduta da mons. Antonio Lanfranchi. Il cerimoniale prevede che alle 10.40 i canonici del capitolo della cattedrale si rechino a ricevere gli arcivescovi e i vescovi nella residenza arcivescovile e che alle 11 si dia inizio alla celebrazione eucaristica, preceduta dalla tradizionale benedizione alla città ed all’arcidiocesi con la reliquia del braccio di san Geminiano. La messa, presieduta da mons. Lanfranchi, sarà concelebrata da altri arcivescovi e vescovi, i vicari episcopali, i canonici di Modena, il priore del capitolo abbaziale don Paolo Notari, l’arciprete della collegiata di Finale Emilia mons. Ettore Rovatti, i vicari foranei, i sacerdoti del seminario e il segretario dei religiosi. Il servizio liturgico sarà

LA MUSICA DEL DUOMO Dopo la terza rassegna corale di san Geminiano, tenutasi sabato scorso in Duomo con le musiche tra gli altri di Perosi, Bach, Liszt, Haydn, Rossini, Schubert e Mozart, alla quale hanno partecipato il coro di Redù, la cappella musicale dell’abbazia di Nonantola, il coro Annoni Campori di Spezzano, il coro Beata Vergine Assunta di Casinalbo, la corale Madonna delle Grazie di Soliera, la corale spilambertese e la corale polifonica Agape di San Felice, la musica sarà protagonista anche nel giorno del santo patrono. La Cappella musicale del Duomo di Modena, storica istituzione nata nel 1453 e anch’essa presente sabato scorso alla rassegna corale, presterà servizio liturgico in cattedrale con le sue diverse Scholae. Alle ore 11 la messa pontificale sarà preceduta da diversi brani musicali eseguiti dal quintetto di ottoni del duomo e a seguire la celebrazione sarà accompagnata da tutte le Scholae della Cappella musicale con l’esecuzione della Missa brevis di Andrea Gabrieli. Nel pomeriggio, alle 17 i secondi vespri capitolari vedranno protagoniste le sezioni femminili della Schola polifonica, come la messa vespertina delle 18.

affidato ai seminaristi e quello di accoglienza e d’ordine al personale dell’Unitalsi. Sacerdoti, diaconi e incaricati del servizio liturgico si dovranno trovare in sagrestia alle 10.30 con i loro abito liturgico. Sempre oggi, martedì 31 gennaio, sarà possibile venerare la tomba del santo patrono e la reliquia del braccio di san Geminiano dalle ore 14 alle 17. I secondi vespri pontificali sono in programma per le ore 17.15, infine alle 18 messa vespertina, celebrata da mons. Giuseppe Verucchi, arcivescovo di Ravenna-Cervia.

San Geminiano è anche l’occasione per i credenti di ottenere l’indulgenza plenaria. Come fare? Visitando la cattedrale in devoto pellegrinaggio, come durante l’Anno Santo, dal pomeriggio di ieri fino all’intera giornata di oggi e compiendo le opere prescritte (confessione e comunione, anche in un giorno vicino, professione di fede Padre Nostro, preghiera mariana e preghiera per il Santo Padre) sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria, ovvero la liberazione totale delle pene dovute ai peccati.



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“Comportatevi da saggi, perché i tempi sono cattivi” Nel messaggio di mons. Antonio Lanfranchi alla città l’appello a vedere nella crisi l’opportunità per una vita buona

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a strada che vorrei tracciare brevemente è ancora una volta quella della speranza e più precisamente quella di porsi di fronte alla crisi lasciandosi provocare positivamente, in altre parole cogliendola come un’opportunità per un cambiamento che conduca ad una condizione di vita forse ineluttabilmente più povera ma più umana”. Con queste parole inizia la lettera alla città di mons. Antonio Lanfranchi, tradizionale messaggio inviato dall’arcivescovo di Modena-Nonantola in occasione della solennità di san Geminiano. La crisi e le opportunità che offre. È questo il chiaro ed efficace significato del mes-

saggio rivolto a tutti i cittadini da mons. Lanfranchi, il quale non nega la situazione di crisi che coinvolge non solo Modena, ma l’intero Paese, e va alla ricerca degli elementi positivi che emergono in questo contesto complicato per molti. La crisi non è solo economica, ma di sistema, e parte dal profondo. Per uscirne occorre un mutamento nello stile di vita: in questo senso la crisi diventa l’opportunità per una vita buona. “Siamo immersi nella crisi. – scrive mons. Lanfranchi – I suoi effetti sono drammatici anche nel nostro territorio. Modena raggiungeva fino a pochi anni fa la piena occupazione e poteva permettersi l’accoglienza di imponenti

flussi immigratori. Leggendo oggi i dati sull’occupazione non possiamo non comprenderne la ricaduta non solo in termini economici, ma di crollo di aspettative e di speranze per tante famiglie che avevano compiuti grandi sacrifici per inserirsi nel nostro territorio”. Parla della crisi e dei suoi effetti a Modena il pastore della Chiesa geminiana: la precarietà, l’assenza del lavoro, le difficoltà nell’accesso al credito, i tagli al sistema di welfare che potranno essere attuati. Il primo invito di mons. Lanfranchi è quello di fare buon uso del tempo: visto che i tempi sono cattivi, ovvero lontani dalla vita bella e buona a cui aspiriamo, occorre recuperare la saggezza, per lasciarsi guidare dalla sapienza di Dio. Anche se, da sempre, il mondo ha sperimentato “tempi cattivi”, non ha perso la sua caratteristica di cosa buona, creata da Dio. Da qui l’invito a considerare la realtà come positiva: essa non si rivela così automaticamente, ma solo a chi accoglie la sfida, prende sul serio le domande che pone e non retrocede davanti alle urgenze del vivere. Serve quindi far emergere gli aspetti positivi di questa realtà: quali sono i percorsi per un cambiamento positivo? Occorre seguire percorsi di vita virtuosa, cambiando in direzione di

una maggiore solidarietà, purificando in primo luogo il nostro cuore. La condivisione deve diventare uno stile di vita quotidiano. Fondiamo la ricerca dei segni positivi anche nella consapevolezza di essere popolo, con la volontà di dare ciascuno il proprio contributo. Viene poi la ricerca di nuove forme di impegno: il coraggio di intraprendere nuove strade, anche per darsi nuove regole che assicurino a tutti una vita dignitosa e lo sviluppo delle proprie capacità a beneficio dell’intera comunità. In conclusione l’arcivescovo

dedica un tributo al simbolo di Modena, la Ghirlandina, che “dopo un paziente e laborioso lavoro di restauro è stata restituita ai modenesi in tutta la sua imponenza e bellezza. La torre è nel cuore della nostra città e inevitabilmente ne subisce tutti i condizionamenti nel bene e nel male… La nostra torre, – scrive in chiusura mons. Lanfranchi – con il suo peculiare intreccio di funzioni religiose e civili, invita tutti a guardare in alto perché in una comunione e fraternità ritrovate e vissute si costruisca insieme la civiltà della verità e dell’amore”.


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Tutti gli illustri vincitori della Corrida Da Bordin a Baldini non mancano atleti che hanno vinto anche la maratona olimpica

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na storia modenese, italiana e internazionale. L’albo d’oro della Corrida di San Geminiano racconta una tradizione lunga 38 anni che ormai è entrata nel cuore della città, di chi corre per professione e di chi invece lo fa per passione. Ma la storia di questa gara internazionale, organizzata ogni anno da La Fratellanza, trae il suo fascino anche dai nomi dei suoi vincitori: i più grandi campioni del fondo e del mezzofondo italiano e, in anni recenti, il dominio incontrastato della scuola keniota. E illustre è il nome del primo vincitore: Giuseppe Cindolo, considerato tra i pionieri della grande tradizione italiana di fondo e mezzofondo. Insieme a lui, negli anni a venire, i migliori atleti italiani si misurarono con la Corrida: tutti nomi scolpiti nell’elenco dei vincitori, tutti atleti che nelle loro carriere hanno saputo conquistare allori su allori, anche oltre i confini nazionali. Come Venanzio Ortis, vincitore della medaglia d’oro nei 5000 e di quella d’argento nei 10000 agli Europei del 1978 o Franco Fava, due ori alle Universiadi di Roma del 1975 e tanti altri titoli nazionali. O come Mariano Scartezzini, tra i migliori specia-

listi al mondo nei primi anni ’80 nei 3000 siepi, Franco Arese, che, prima di diventare presidente della federazione italiana di atletica, aveva conquistato un oro agli europei sui 1500 e Stefano Mei, vincitore alla Corrida nel 1989 e plurimedagliato agli Europei e alle Universiadi.

Giusto per restare in Italia, l’elenco dei grandi vincitori della gara dedicata al patrono modenese si completa con Stefano Baldini, che, qualche anno prima di laurearsi campione olimpico, tagliò per primo il traguardo su un percorso molto familiare per lui, che a Modena è

cresciuto sportivamente sotto la guida attenta di Luciano Gigliotti. Nel 1994 la Corrida incoronò un altro grande, Salvatore Antibo e, pochi anni prima, Gelindo Bordin. Il maratoneta veneto vinse la corsa modenese nel 1986 e nel 1987: l’anno successivo, a Seul, sarebbe diventato

il primo italiano a vincere la maratona olimpica, imitato ad Atene proprio da Stefano Baldini. E nel 1988, nell’anno in cui Bordin entrava nei libri di storia dell’atletica leggera, alla Corrida si registra la prima vittoria di un atleta keniota, Joseph Kipsang.

Un evento a suo modo storico, perché scorrendo l’albo d’oro degli anni a venire, gli atleti kenioti hanno saputo costruire un dominio pressoché incontrastato alla Corrida: nelle ultime 10 edizioni, ben 8 vincitori sono nati e cresciuti tra Nairobi e il Kilimangiaro.


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Scatta la Corrida numero trentotto

Previste anche la Corrisangeminiano e la Minicorrida per soddisfare tutte le esigenze

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’ l’evento clou per tutti i podisti modenesi, un classico che anche quest’anno – per l’edizione numero 38 - metterà in pantaloncini e scarpe da ginnastica migliaia di atleti accanto a tantissimi appassionati - che celebrano il lato sportivo della festa del patrono modenese. Per la Corrida di San Geminiano e le manifestazioni collaterali – Corrisangeminiano e Minicorrida - gli organizzatori della Fratellanza si aspettano un migliaio di iscritti, ma saranno molti di più i dilettanti e gli appassionati che parteciperanno alla corsa non competitiva: in totale, Modena sarà attraversata da almeno 5-6 mila corridori. E questo nonostante sulla festa del Patrono aleggi il rischio neve: i fiocchi potrebbero scendere proprio durante la gara, regalando così una cornice ancora più suggestiva alla corsa e alle celebrazioni di San Geminiano. Della manifestazione ha parlato con orgoglio, nella conferenza stampa di presentazione ufficiale, il presidente de La Fratellanza Ansaloni: “Per la 38a volta ci ritroviamo al via della Corrida, gara che con passione la Fratellanza 1874 organizza in collaborazione con l’Amministrazione. Una

cosa è sempre stata certa: con festa del patrono o senza, la Corrida era da fare il 31 Gennaio. Questo è stato il messaggio forte e chiaro che il Comune ci ha sempre mandato, prima che fosse ripristinata la festa del patrono: e la ricetta di questa manifestazione è ormai consolidata e vincente” “ “La Corrida non è solo un evento agonistico- ha chiosato l’assessore allo sport Antonino Marino - ma soprattutto un momento in cui la città si ferma e festeggia il suo patrono. C’è chi lo festeggia in fiera ma molti lo celebrano prendendo parte a questa corsa che è entrata nel Dna dei modenesi” Il percorso è quello noto: 13,350 km che da via Berengario riportano al parco Novi Sad, passando per Cognento, terra natale del santo modenese. Dal punto di vista agonistico, l’attesa è per i tanti atleti internazionali che si sfideranno sulle strade cittadine: nelle ultime edizioni, la Corrida è stata dominata dai kenioti e anche quest’anno il primo posto sembra destinato ad una contesa tutta africana. Due le novità per il 2012. La prima riguarda l’orario della partenza della corsa, che ritorna alle 14.30, dopo che l’anno scorso era

stato posticipato alle 15. Quest’anno, poi, l’attesa tra l’arrivo dei top runner e le premiazioni sarà accompagnata dalla Red House Blues Band, la band composta dai dipendenti della Ferrari,

che suonerà per solidarietà: dopo la felice esperienza del 2011, continua infatti la partnership tra la Corrida e Telethon che quest’anno ha deciso di essere accanto alla corsa dei modenesi.

CORRIDA, COME CAMBIA LA VIABILITÀ Con la 38esima Corrida di San Geminiano, la viabilità subirà alcune modifiche. Al parco Novi Sad – dove sono fissati partenza ed arrivo della corsa - e in piazzale Molza la circolazione stradale sarà sospesa, con divieto di sosta e rimozione dei veicoli in sosta abusiva, dalla mezzanotte del 30 gennaio. Oggi, martedì 31 gennaio, la circolazione sarà sospesa dalle 6 alle 22 in via Emilia centro, corso Canalgrande e Canalchiaro e si potranno verificare disagi in tutta la zona del centro storico. Il divieto scatta dalle 6 del 31 anche in via Berengario e via Bono da Nonantola. Completa sospensione della circolazione stradale, esclusi i veicoli dell’ organizzazione e di servizio, dalle 14.30 e per tutta la durata della Corrida nelle vie della manifestazione: Bono da Nonantola, Berengario, Emilia centro, corso Duomo, Canalchiaro, piazzale San Francesco, piazzale Risorgimento, Vittorio Veneto, Riccoboni, Luosi, Marconi, Corassori, da Vinci, D’Avia sud, Cavalcavia tangenziale, Campagna, strada di Cognento, da Porto, Contorno di Cognento, Formigina, Cascariolo, sottopasso tangenziale Neruda, Scaglia, Formigina, Corassori, Marconio, Luosi, Barozzi, Storchi, Bacchini e parco Novi Sad.


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Esorcista e protettore, i miracoli del santo San Geminiano è stato un vero baluardo per Modena, tanto che numerosi miracoli attribuitigli sono a protezione della città

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an Geminiano e i suoi miracoli. Non pochi e nemmeno banali. Da quelli in vita, come l’esorcismo con cui liberò la figlia dell’imperatore Gioviano dal maligno, a quelli dopo la morte, come il celebre ‘contra Gallos’, ovvero contro il tentativo di conquista della città nel ‘500 da parte di Carlo d’Amboise, miracolo ripetuto pochi anni dopo contro un altro tentativo di conquista sempre transalpino. Andiamo con ordine. Il miracolo in vita più noto e documentato è, senza alcun dubbio, la guarigione dal demonio della figlia dell’imperatore Gioviano. Geminiano fu chiamato a Costantinopoli e, nonostante le resistenze dei modenesi (che non volevano lasciar partire il loro vescovo) raggiunse via nave la corte di Gioviano e, semplicemente con il segno della croce, guarì la giovane. La leggenda narra che il demonio avesse tentato in precedenza il vescovo modenese e, da lui allontanato, si fosse accanito proprio contro la figlia di Gioviano. Fatto sta che la fama di esorcista di Geminiano si diffuse e fino ad anni molto posteriori alla morte Modena fu tappa di pellegrinaggio verso Roma, proprio per chiedere al santo protettore la guarigione dal demonio e da malattie psicologiche e mentali. Dopo la morte, invece, Ge-

miniano fu autore di prodigi di protezione della città. Di quello contro Attila e gli unni parliamo nel box a fianco, ma Geminiano secondo la tradizione protesse Modena dagli Ungari e, successivamente, dai francesi per due volte. Sia Carlo d’Amboise nel 1511 che, dieci anni più tardi, un altro cavaliere di ventura francese: San Geminiano sarebbe apparso ai due alle porte di Modena, intimando di non entrare in città. A distanza di pochi giorni entrambi i militari sarebbero poi morti. Ma non solo di miracoli di difesa si parla: molto noti sono anche i salvataggi (due, anche se uno solo è realmente famoso) di bambini lette-

ralmente ‘presi per i capelli’ da San Geminiano e salvati da cadute dalla Ghirlandina o dal tetto del Duomo. Con ogni probabilità si tratta di due cadute dal Duomo di ragazzi che poi si sono salvati. In occasione della festa del santo, infatti, i giovani modenesi erano soliti gettare dalla sommità di Duomo e Ghirlandina farina e gesso quando non era nevicato nell’occasione della giornata festiva. In una circostanza, nel ‘600, si rovinò la statua del santo che dà ancora oggi su piazza Grande e che è posta proprio a lato del Duomo, la statua fu poi rapidamente restaurata dai modenesi stessi.

IL RAPPORTO TRIBOLATO CON GLI ESTENSI Il rapporto tra il culto di San Geminiano e gli Estensi, signori di Modena a più riprese, è stato particolarmente tribolato. Basti pensare che il celebre miracolo di San Geminiano che protegge la città di Modena dagli Unni, in realtà è stato ‘inventato’ per rispetto proprio agli Estensi. Infatti i modenesi attribuirono all’inizio all’intercessione del Patrono la cacciata di Azzo VIII d’Este (detto Azzone) un sovrano affatto amato. Modena divenne comune per una trentina d’anni, fino al ritorno degli Estensi nel 1336. In quell’occasione i ‘miracolo’ di San Geminiano contro un Este fu tramutato in miracolo contro Attila, re degli Unni. Ma una sorta di ‘tiepidezza’ rimase per centinaia di anni, tanto che i modenesi non ‘invitavano’ i duchi Estensi alle celebrazioni per San Geminiano il 31 gennaio e nemmeno per la settimana di festa e di mercato che seguivano. Gli Estensi festeggiarono quindi il Patrono solo il 7 febbraio, nell’ottava della festa.


San Geminiano

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La leggenda del ‘santo cittadino’ I modenesi sono da sempre chiamati ‘geminiani’: il legame tra la nostra città e il suo Patrono è sempre stato strettissimo, al di là della visione semplicemente religiosa e devozionale

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an Geminiano a cavallo, con una grande bardatura gialloblù e la croce, simbolo di Modena. Un tipo di iconografia tutto sommato strana per un santo vescovo, e che invece è tra le immagini classiche del Patrono di Modena. L’immedesimazione tra il santo e la città è, da sempre, una caratteristica peculiare di Modena, tanto è vero che tuttora la festa di San Geminiano nella nostra città rappre-

senta una sorta di ‘unicum’ pensando ad altre realtà italiane. Il primo Statuto di Modena che ci è giunto, datato 1327, è corredato proprio da questa immagine ed è soltanto una delle numerose prove del rapporto del tutto particolare che i modenesi hanno sempre avuto con il ‘loro’ santo. Geminiano è raccontato come vescovo e al tempo stesso come governante della città, una città che era caduta in profonda depressione dopo anni fio-

renti. Proprio a partire dagli anni di Geminiano la Mutina romana ritrova gradualmente spazio e brillantezza e i modenesi restano così legatissimi al loro Patrono. La sua intercessione è sempre stata invocata in periodi di difficoltà (malattie, inondazioni, guerre) e non a caso a Modena la ‘casa di Geminiano o casa clari Geminianae’ ovvero il Duomo e la casa

dei cittadini, ovvero il palazzo comunale, si affaccino sulla stessa piazza. All’interno dello stesso palazzo del Comune c’era una cappella dedicata proprio al santo e lo stesso Geminiano è raffigurato quasi sempre con la città in mano, città che abitualmente porta in dono simbolico alla Madonna (e proprio a Maria è dedicato il Duomo modenese).

IL PALIO DI MODENA Cavalli berberi che corrono per le vie del centro storico di Modena, in premio un palio di 25 metri e un quadro di San Geminiano oltre ad altri doni per il vincitore. Modena come Siena? Un tempo era effettivamente così. Il 30 aprile, in occasione dell’anniversario della traslazione del corpo di San Geminiano in Duomo e approfittando della clemenza del tempo, e fino agli inizi del 1800, Modena e le sue strade erano attraversate da cavalli rigorosamente berberi lanciati a tutta velocità. Il Palio di Modena, surrogato ora dalla Corrida, era un appuntamento irrinunciabile e aveva premi molto ambiti, forse fin troppo. Uno dei principali motivi della scomparsa di questa tradizione era dovuto ai costi ingenti, da una parte per la preparazione delle strade e delle piazze dove si correva e dall’altra per il costo dei premi. Il Palio fu dapprima sospeso per alcune edizioni, proprio a causa della crisi economica (un raffronto coi nostri tempi?) e poi definitivamente accantonato.


San Geminiano

MARTEDÌ 31 GENNAIO 2012

a cura di A. MANZONI & C. PUBBLICITA’

I confratelli laici di San Geminiano La Confraternita del santo ha festeggiato, nel 2011, i 500 anni dal miracolo contro i Galli di Carlo d’Amboise

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ntorno alla figura del Santo è nata la Confraternita di San Geminiano, che è una fra le più antiche e conosciute Confraternite dell’Italia settentrionale, di origine quasi millenaria. Si tratta di un’associazione di fedeli laici che anticamente presentavano ogni anno in Duomo i ceri e l’olio per la lampada votiva (devozione poi trasferita nel sec. XVI dagli Este alla Comunità con apposito Decreto). Nel 1348, quando la Peste dilagò in tutta Europa, i Confratelli aprirono in Modena un ospedale per il ricovero e la cura dei poveri malati. Nel 1492 il vescovo di Modena approvò i primi statuti della Confraternita, ancora ben conservati in un prezioso incunabolo. I Confratelli - che oggi sono una settantina - promuovono soprattutto iniziative culturali e religiose legate alla devozione nei confronti del santo e alla conservazione e al decoro della chiesa delle Grazie, ricevuta in uso perpetuo nel 1877 dal marchese monsignor Giulio Campori. Tra le iniziative la Confraternita anima la festa del miracolo cosiddetto ‘contra Gallos’: nella “Historia dell’antichissima Città di Modena”, si racconta infatti come durante le guerre d’Italia tra Francia e Spagna, il Vicerè di Francia Charles d’Amboise, al comando delle sue truppe, assediava Modena. La not-

te tra il 17 e 18 febbraio 1511 proprio quando la città stava per essere saccheggiata, San Geminiano gli apparve “in sembianza di vecchio” persuadendo il francese a ritirarsi, e anche in questo caso Modena fu salvata. Tra le iniziative della Confraternita del 2011, 500esimo anniversario del miracolo, ce ne è stata una molto particolare: Antonio “Rigo” Righetti”, musicista modenese, ha infatti scritto una canzone dedicata proprio al santo. Il musicista, cantante e bassista già al fianco di Ligabue per diversi anni,

ha presentato il cd “San Geminiano 2011”, da lui composto, il cui ricavato è stato devoluto in beneficenza.

RIGHETTI E LA SUA CANZONE «Scrivere quel brano è stata una sfida. Emilio Bertoni delle Confraternita mi aveva chiesto di scrivere un brano sul patrono. Ho iniziato a documentarmi e ho trovato una preghiera dell’800 che è diventata la prima strofa. Non canto mai in italiano. A suo modo, quel brano è un miracolo». Così ha commentato la canzone su San Geminiano Antonio ‘Rigo’ Righetti, storico bassista di Luciano Ligabue e modenese doc. Una canzone che nasce proprio dal lato ‘geminiano’ di Righetti e che è diventato un cd che compie un anno proprio in occasione di questa edizione di San Geminiano. Un altro pezzo di modenesità che si rinnova, a partire dalla creatività di un artista di casa nostra. Antonio “Rigo” Righetti: bassista e cantante, inizia la sua carriera nel 1986 all’interno del gruppo dei ‘Rocking Chairs’, con i quali incide 4 album. Nel 1994 comincia la collaborazione con Luciano Ligabue, che gli affida la formazione del suo nuovo gruppo. Rigo coinvolge Robby Pellati e Mel Previte dei ‘Rocking Chairs’ e altri membri che lavoreranno con Luciano Ligabue, sia in studio che nei live, fino al 2007. Negli ultimi anni inizia a produrre da solista, con due album all’attivo.


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“Tra maccheroni e zampetti con i fagioloni” Il popolare ristoratore modenese Ermes racconta com’era il suo San Geminiano

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er chi ci entra la prima volta, è un’esperienza indimenticabile. Per gli affezionati, invece, ogni volta è un ritorno a casa. Per qualcuno il segreto del successo di Ermes, l’ultimo oste di Modena (nel 2013 compirà il mezzo secolo di attività, un traguardo che in pochi possono vantare), è nel clima familiare, divertente e assolutamente informale che si respi-

ra nel piccolo locale di via Ganaceto, a un passo dalla Pomposa. Ma per Ermes in persona (e, probabilmente, per la maggior parte dei suoi clienti) il segreto è uno solo: “La cucina di mia moglie, la Bruna: la gente torna da noi solo per quello”. Siamo andati ad incontrare Ermes a pochi giorni da San Geminiano: è meta mattina, l’impareggiabile Bruna è già al lavoro e la cucina sprigio-

na un odore che promette meraviglie. Ad Ermes, icona di modenesità, abbiamo chiesto di raccontarci come vive e come ha vissuto quello che per tanti modenesi è un appuntamento irrinunciabile, una festa, religiosa e laica allo stesso tempo, che unisce ogni anno tutta la città. Ermes, come sono i tuoi ricordi di San Geminiano? “Io ho aperto 49 anni fa e già allora, per la Fiera, c’era tantissima gente che veniva, non solo da Modena. C’erano sicuramente meno banchi e i venditori in prevalenza proponevano prodotti alimentari: più frutta e meno abbigliamento, ma la sostanza non è cambiata. Quella Fiera lì assomigliava molto a quella di oggi”. E tu proponevi un menù particolare per l’occasione? “Tenete conto che questa era un’osteria, che è una cosa diversa da una trattoria o da un ristorante: quindi anche a San Geminiano si mangiava un piatto di maccheroni e un secondo, magari degli zampetti con i fagioli, senza neanche il purè. Tutto molto semplice ma secondo me molto buono”. E chi veniva da te? “Tutti, sia i visitatori della Fiera che gli ambulanti, avevo l’osteria piena! I venditori arrivavano da tutta Italia, cominciavano a montare i banchi alle 3 di mattina. Prende-

vano un sacco di freddo e così mi chiedevano un piatto di minestra in brodo (all’epoca però non facevo ancora i tortellini!) e un bicchiere di vino per scaldarsi un po’”. Come mai la festa del patrono, secondo te, ha ancora questo successo? “Perché i modenesi vogliono bene al loro santo, che come sai è esposto solo in quel giorno. E per tutti, soprattutto per chi viene da fuori, dai pa-

esi intorno e non solo, è l’occasione per scoprire il nostro Duomo, l’Accademia e il Palazzo dei Musei, che sono le mete preferite dei turisti. Ed è giusto così: non si può venire a Modena solo per fare un giro in fiera, bisogna anche visitarla un po’!”. E ora non apri più per San Geminiano? “Per la Fiera c’è tantissima gente e non riuscirei ad accontentare tutti, e sapete

quanto mi dispiace non dare da mangiare a chi viene da me. Sarebbe bello anche fare un banco con il gnocco fritto, insieme agli Amici di Ermes (l’assocazione che ha creato e che si occupa di diversi progetti di solidarietà, ndr) ma come si fa? Troppa gente! Così, ormai da 10-15 anni, festeggiamo San Geminiano tenendo chiuso, così anche la Bruna riposa un po’!”


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La cultura al centro della giornata del santo Patrono Oggi è possibile visitare gratuitamente i Musei comunali,da quello della figurina alla Galleria civica

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an Geminiano è anche cultura: per tutta la giornata dedicata al santo patrono è infatti possibile visitare, a ingresso gratuito, i Musei comunali, il Museo della figurina, la Galleria civica e le sale storiche del Municipio in piazza Grande. Alla Palazzina dei Giardini e a Palazzo Santa Margherita (corso Canalgrande) è allestita la mostra dedicata a Josef Albers, prorogata al 12 febbraio. La retrospettiva, a cura di Marco Pierini, presenta 175 opere che ricostruiscono, a 35 anni dalla morte, la vicenda di Albers dagli anni del Bauhaus di Weimar a quelli del Black Mountain College e della Yale University, fino a quelli in cui, lasciato l’insegnamento, l’artista si dedicò esclusivamente alla pittura. Oggi la mostra è aperta dalle 10.30 alle 19. Il Museo civico d’arte, in largo Porta Sant’Agostino 337, ospita la mostra “Eroiche visioni: storie di duchi e di patrioti”, allestita in una nuova sala ricavata negli spazi dell’ex ospedale Estense. L’esposizione, curata dal Museo con il contributo della Camera di commercio, conclude e rilancia le celebrazioni legate al 150esimo dell’Unità italiana e rimane aperta fino al 3 giugno. La ricostruzione d’ambiente ricrea il clima alla corte dei duchi austro-estensi Francesco IV e Francesco V. Il museo è aperto dalle 10 alle

13 e dalle 15 alle 18. Si muove sul filo interculturale, che collega la proprietà collettiva dei pascoli nelle culture tradizionali al modello della Partecipanza agraria di Nonantola, la mostra “This land is your land”, aperta anch’essa dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Allestita al Museo civico archeologico etnologico di Modena, in largo Porta Sant’Agostino 337, nasce da un progetto che ha coinvolto 11

comunità straniere e celebra la terra in tutte le sue forme. Al Lapidario Romano, al piano terra del Palazzo dei Musei, si può inoltre visitare la mostra “Novi Sad: Archeologia di uno spazio urbano”, dedicata agli scavi archeologici che hanno portato in luce la grande strada romana che conduceva a Mantova. Sarà possibile visitare anche, dalle 10.30 alle 18, il Museo della Figurina: la mostra “Sfere invisibili: all’interno

APERTA ANCHE L’ACETAIA COMUNALE

Oggi sarà possibile anche visitare un altro luogo di interesse della nostra città: l’Acetaia comunale, che si trova nel sottotetto del Palazzo Comunale. Dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30 è infatti possibile partecipare a visite guidate gratuite dalla durata di mezz’ora, con ritrovo nel loggiato al primo piano del Palazzo Comunale. L’Acetaia, creata nel 2003 a cura della Consorteria dell’Aceto balsamico tradizionale di Modena, ospita tre batterie: due più piccole, da sei botticelle ciascuna, che hanno preso i nomi dai fiumi Secchia e Panaro e una da dieci botticelle intitolata alla Torre Ghirlandina. Le tre batterie di botti cominceranno a produrre l’aceto cosiddetto “affinato” nel 2015, mentre per un aceto che possa fregiarsi dell’aggettivo “stravecchio” si dovrà aspettare almeno il 2028. L’Acetaia ospita anche tre grandi botti barrique, le botti madre da 100 e 200 litri che servono ad alimentare le batterie e che hanno preso il nome di Rezdore, e diversi oggetti legati alla cultura dell’aceto, tra cui quattro tragni, i tradizionali vasi in terracotta smaltata per conservare l’aceto. Il progetto di sviluppo dell’Acetaia, messo a punto dal Comune di Modena per celebrare la cultura dell’Aceto balsamico tradizionale, prevede anche l’acquisizione di una batteria di botticelle più antica e già avviata e la ristrutturazione di due sale del sottotetto della Residenza municipale, dove troveranno spazio pannelli espositivi e percorsi didattici.

degli habitat animali” propone una riflessione tra biologia e filosofia attraverso oltre 200 figurine d’epoca, nidi, insetti e animali imbalsamati provenienti dal Museo di zoologia e anatomia comparata di Modena e una serie di videodocumentari realizzati dalla Bbc. L’esposizione, realizzata grazie al sostegno della Fondazione cassa di risparmio di Modena, rimane aperta dalle 10.30 alle 18. Saranno infine aperte al pubblico dalle 11 alle 19 le sale storiche del Palazzo: nel Camerino dei confirmati, saletta decorata nel 1770 da Antonio Carbonari e Girolamo Vannulli, è conservata la Secchia rapita, sottratta, secondo la tradizione, dai modenesi ai bolognesi nel 1325 e ispiratrice del poema eroicomico di Alessandro Tassoni. Dal Camerino si accede alla Sala del Fuoco, adornata dagli affreschi di Nicolò dell’Abate (realizzati nel 1546) che raffigurano la guerra di Modena del 43 a.C. La seicentesca Sala del Vecchio Consiglio ospita gli stalli dei Conservatori e il gonfalone dipinto da Ludovico Lana nel 1633. I dipinti del soffitto narrano episodi della vita di san Geminiano. Dalla Sala del Vecchio Consiglio si raggiunge la Sala degli Arazzi con le sue settecentesche tele che raffigurano la preparazione e la firma del Trattato di pace di Costanza.


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L’altro patrono: Sant’Omobono, che sconfisse la peste La storia del santo cremonese che è venerato nella nostra città a partire dal miracolo del 1630

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alvò Modena dall’ epidemia di peste e i modenesi, per ringraziarlo, lo “affiancarono” nella devozione al più noto San Geminiano. Forse non tutti sanno che, insieme al patrono celebrato ogni anno il 31 gennaio, Modena vanta anche un compatrono, Sant’Omobono, che si festeggia il 13 novembre. Chi era Omobono e perché si guadagnò l’eterna gratitudine dei modenesi? Omobono Tucenghi nacque e visse a Cremona nel XII secolo. Sposato ma senza figli, si dedicò con partico-

lare con successo al commercio della lana, una delle attività economiche principali della città lombarda nel Medioevo. Già in vita la sua generosità era proverbiale: le sue ricchezze finivano in gran parte per opere di carità destinate ai meno abbienti e la sua bontà gli conferiva una grande autorevolezza presso i concittadini. Era, insomma, un punto di riferimento per la comunità, nonostante non avesse cariche pubbliche vere e proprie da vantare. La sua morte, avvenuta il 13 novembre del 1197, suscitò grande commozione e subito si diffusero le voci sui miracoli realizzati da Omobono, la cui canonizzazione avvenne meno di due anni più tardi, nel 1199: fu il primo santo laico della storia e, naturalmente, alcuni secoli più tardi venne proclamato patrono della città lombarda e protettore dei mercanti e dei sarti. Il legame con Modena è da collocare al 1630, diverse centinaia di anni dopo la sua morte. La nostra città in quell’anno è attraversato da una tremenda epidemia di peste. Processioni solenni e funzioni religiose non sembrano placare il morbo che dall’estate colpisce la città. Il primo novembre di quell’anno i membri del Consiglio dei Conservatori, gli amministratori del tempo, fecero

UNA CITTA’ COL NOME DEL SANTO Un autentico gioiellino medievale, meta ogni anno di migliaia e migliaia di turisti: San Gimignano, in provincia di Siena, deve il suo nome proprio al vescovo di Modena, un nome soltanto leggermente modificato da Geminiano a Gemignano, appunto. La cittadina domina la Val d’Elsa ed era, fino al X secolo, semplicemente un villaggio di origine etrusche. Proprio a cavallo dell’anno mille la città prende il nome di San Gimignano, a causa del salvataggio dalle orde barbariche, attribuito proprio al santo modenese. San Gimignano, detta anche la città delle torri, ebbe grande sviluppo in epoca medievale grazie alla via Francigena che attraversa la cittadina. E’ tra i paesi dove è venerato il Patrono di Modena, che in Toscana è anche venerato in Garfagnana, terra del Ducato di Modena e luogo dove si narrano altri miracoli e segni prodigiosi compiuti da Geminiano. voto, su suggerimento dello stesso Duca, di costruire una chiesa in onore della Beatissima Vergine se la peste fosse sparita da Modena. Poco dopo il voto solenne espresso, il 13 novembre del 1630, nel giorno di Sant’Omobono, per la prima volta dopo molti mesi non si registrarono morti. Da allora, il 13 novembre di ogni anno, i Conservatori si recarono in rappresentanza di tutta la comunità modenese a rendere grazie per la protezione ottenuta alla Beata Vergine e a Sant’Omobono, all’altare dedicato alla Vergine nella chiesa di S. Pietro, poi, dal 1636, nella nuova Chiesa del Voto,

una chiesa molto amata dai modenesi proprio a causa dell’importanza della sconfitta della peste che, in quegli anni, rappresentava la piaga per eccellenza. La chiesa fu eretta proprio vicino al Duomo, in via Emilia, e tuttora è meta di turisti e di pellegrini Più di mezzo secolo dopo, nel 1698, Sant’Omobono venne proclamato compatrono di Modena, su proposta dell’Arte dei Sarti, che già avevano nel santo cremonese il loro protettore. Da allora sono rimaste vive, ogni anno il 13 novembre, le celebrazioni per ringraziare il santo che sconfisse la peste.


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Al tempo di Modena “cadavere di città”

La situazione della Mutina romana tra il 200 e il 300 dopo Cristo, dalla decadenza alla rinascita

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ntorno al 200 a.C. Modena era già un’importante colonia romana cinta da mura, con il nome di

Mutina, nella quale le legioni romane trovarono rifugio durante un’insurrezione dei Galli. Ma la sua importanza è destinata a crescere con la costruzione della Via Emilia, su iniziativa del console Emilio Lepido: la strada romana unisce Modena agli altri grandi centri della regione, favorendo le operazioni militari, ma anche il traffico delle merci. La fortuna della città è indissolubilmente legata a questa strada, che dà il nome alla regione e che è ancora oggi uno degli assi principali del traffico in Italia. Nel 78 a.C. la città vide la sconfitta dei rivoltosi antisillani guidati da Marco Emilio Lepido ad opera di Quinto Lutazio Catulo, poi, nel 43

a.C. quella di Marco Antonio per opera di Ottaviano Augusto. Nelle Filippiche Cicerone la elogia come Firmissimam et splendidissimam populi Romani coloniam: “fedelissima e floridissima colonia romana”. All’indomani della morte di Gaio Giulio Cesare, lungo la via Emilia si consuma un episodio destinato a cambiare le sorti di Roma: lo scontro tra Marco Antonio, luogotenente di Cesare, e i consoli della Repubblica. Ma il vero vincitore della contesa è il giovane Ottaviano, nipote di Cesare, futuro primo Imperatore col nome di Augusto. Nel periodo di maggiore floridezza, Mutina aveva un’estensione di circa 700.000 m2 ed una popola-

MUTNA, MOUDEN, MUTINA Un nome, quello della nostra città, che porta dentro di sé secoli e secoli di storia. Nell’età del Bronzo fiorisce in territorio modenese la ‘civiltà delle terramare’: il primo nome della città ovvero Mutna, era di origine etrusca e allude forse a un antico insediamento terramaricolo (da Mut = “luogo rialzato”). Altri studiosi fanno invece risalire l’origine del nome della città al termine celtico Mouden, dal significato molto simile a quello etrusco, che pure fa riferimento alla posizione della città ai piedi delle colline. Gli Etruschi colonizzarono la Pianura Padana nel VI secolo a.C., per cederla tre secoli più tardi alla pressione dei Galli Boi. La dominazione dei Galli (che ha lasciato un’impronta notevole nel dialetto modenese) termina nel 183 a.C., quando la regione cade sotto il dominio romano, con il nome di Mutina.

zione stimabile fra i 15.000 e 20.000 abitanti. Modena trascorre placidamente i primi secoli dell’Impero, ma non è indenne dalle guerre che a partire dal III secolo sconvolgono l’Occidente. Nel 387, durante una guerra civile, Sant’Ambrogio, attraversando la via Emilia, parla di Modena, Bologna e Reggio come di “cadaveri di città semidistrutte”. Eppure proprio in quegli anni è attivo in città il personaggio destinato a incarnare, nei secoli a venire, la speranza dei modenesi: il vescovo Geminiano, acclamato Santo e patrono della città sin dalla sua morte (nel 397). In un’epoca di frequenti devastazioni, dovute a calamità naturali e alle incursioni barbariche, più volte i modenesi dimostreranno di confidare nell’aiuto del Santo: il caso più celebre è quello dell’invasione degli Unni. In realtà non risulta che le orde di Attila transitassero nella zona – il che non impedisce di immaginare un fondo di verità dietro la leggenda: la nebbia autunnale intorno a Modena è davvero impenetrabile, e può aver risparmiato alla città qualche scorreria, se non degli Unni, dei Goti, degli Eruli, dei Longobardi o degli Ungari: tante furono le popolazioni barbariche che per due secoli e più percorsero la penisola saccheggiandola.

L’Ara di Vetilia Egloge – Fine del I secolo d.C. – ritrovata a Modena lungo la via Emilia Est nel 2007 nella necropoli orientale


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Quando le cattedrali erano bianche: il Duomo Costruito nel 1099 per custodire la tomba di san Geminiano, dal 1997 è patrimonio dell’umanità

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na storia lunga oltre 9 secoli, quella del Duomo di Modena. Fu nel lontano 1099 che il popolo modenese prese la decisione di ricostruire il tempio per custodire la tomba di san Geminiano, suo patrono. È per questo che il Duomo è chiamato “casa di san Geminiano” ed è subito entrato nel cuore dei cittadini modenesi, diventando caposaldo della cultura italiana ed europea. Nel 1997 il Duomo, tassello fondamentale per la storia delle fede cristiana nelle terre emiliane e della cultura romanica in Europa, è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, l’Organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura. La prima tappa della storia del Duomo è proprio la morte di Geminiano, il principale

evangelizzatore delle terre modenesi, datata 397. Nel 570 l’epigrafe di Gundeberga dà testimonianza di una prima basilica, mentre è datata 883 la testimonianza di una seconda basilica dedicata al culto del santo e patrono Geminiano. È del 1099 la fondazione della cattedrale, che ha visto la proficua collaborazione di due giganti dell’arte medievale come l’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo. Pochi anni dopo, nel 1106, alla traslazione delle spoglie del santo nella nuova cripta erano presenti anche papa Pasquale II e la granduchessa Matilde di Canossa. Nel 1184 la cattedrale fu consacrata alla presenza di papa Lucio III. È invece dei secoli XII e XIII la costruzione della Ghirlandina, la torre campanaria, recentemente restaurata e riconsegnata agli occhi dei cittadini,

diventata con il passare degli anni autentico simbolo della città. Nel 1319 la torre venne completata con la costruzione della guglia. Nel 1529 un’altra visita eccellente per la cattedrale modenese è quella di Carlo V, un anno prima dell’incoronazione a Bologna come imperatore del Sacro Roma-

no Impero. Compiendo un ampio salto nel tempo si passa al 1897, anno in cui sono cominciati i lavori di restauro del Duomo promossi da Tommaso Sandonnini e durati fino al 1925. Nel 1956 fu restaurata anche la cripta e venne aperto il museo del Lapidario, mentre

negli anni tra il 1975 a il 1990 venne portata avanti la campagna completa dei restauri esterni. È del 1988 l’ultima visita di un pontefice in terra emiliana. Fu Giovanni Paolo II, il papa polacco proclamato beato lo scorso anno, a visitare la diocesi di Modena. Nel 1997 il Duomo, insieme alla piazza Grande, è stato inserito dall’Unesco nella lista dei capolavori patrimonio mondiale dell’u-

manità. Le ultime tappe della lunga storia del Duomo portano al 2000, anno del grande Giubileo, nel quale venne aperto il museo del Duomo e riaperto il museo del Lapidario, infine nel 2006 sono iniziati i nuovi lavori di restauro degli esterni, in particolare della facciata e delle coperture, fino al completamento del restauro della Ghirlandina alla fine dello scorso anno.

GLI ORARI DEI MUSEI DEL DUOMO Il museo del Duomo, allestito in occasione del grande Giubileo del 2000, raccoglie un ricco patrimonio di opere d’arte, parati e suppellettili liturgiche, che testimoniano la vitalità della Chiesa modenese lungo i secoli. Ben più antica invece è la storia del museo del Lapidario, sorto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento per ospitare rilievi e sculture recuperati durante la campagna di restauri che in quegli anni interessò la cattedrale. Il Lapidario si è poi arricchito di materiali scoperti casualmente e di opere che rischiavano di andare perdute se avessero continuato a rimanere all’aperto. Il museo del Duomo e il museo del Lapidario, realizzati grazie al contributo dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola, del capitolo metropolitano del Duomo, del Comune e della Provincia di Modena, della Regione Emilia Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, si trovano in via Lanfranco 6 e rispettano i seguenti orari di apertura: da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30, con chiusura tutti i lunedì e la domenica di Pasqua. Il costo del biglietto d’ingresso è di 3 euro per gli adulti e di due euro per i bambini. All’interno dei musei è possibile fare visite guidate, contattando ModenaTur allo 059/220022, oppure l’associazione Arianna al numero 329/6198421.


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MARTEDÌ 31 GENNAIO 2012

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Ghirlandina, simbolo della Modena di ieri e di oggi Dal novembre 2011 la torre civica, dopo quattro anni di restauri, è tornata a risplendere. Proprio come 700 anni fa

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stato uno dei più bei regali del 2011 per tutti i modenesi. Dopo quasi 4 anni al buio, la torre civica di Modena, meglio nota col nome di Ghirlandina, è tornata a risplendere al centro di piazza Grande, ripulita e tirata a lucido al termine di una laboriosa opera di restauro. Da sempre uno dei simboli che caratterizzano la città di Modena, dal 1997 la Ghirlandina è stata dichiarata dall’Unesco, insieme a Duomo e piazza Grande, patrimonio artistico dell’umanità, un riconoscimento che ha inorgoglito e riempito di gioia l’intera cittadinanza modenese. Costruita in due momenti successivi, la torre è alta oltre 86 metri. Una prima fase costruttiva è cominciata nel XII secolo ed è attribuita a Lanfranco e Wiligelmo, l’architetto e lo scultore che avevano già lavorato a Modena alla costruzione del Duomo. A questa fase corrispondono i sei ordini inferiori, i quali per austerità e vigore ricordano lo stile delle torri romane. Una seconda fase costruttiva ha riguardato il tamburo ottagonale e la cuspide, che furono realizzati tra il 1261 e il 1319 secondo il disegno dell’architetto e scultore Arrigo da Campione, uno dei maestri campionesi che

aggiornarono lo stile della cattedrale al nuovo gusto gotico. Infatti nel 1319 la torre venne completata con la costruzione della guglia, elemento decorativo tipico dell’architettura gotica. Particolare la genesi del suo nome così particolare. L’appellativo “Ghirlandina” venne dato alla torre campanaria per il doppio ordine di ringhiere metalliche, come due “ghirlande”, che le fanno da corona. La Ghirlandina fu innalzata insieme alla cattedrale, struttura alla quale fu collegata da due archi. È accertato che, fin dai primi tempi, essa ha svolto funzioni di torre di vedetta in virtù della sua altezza: dalla sua sommità venivano segnalate l’apertura delle porte di Modena e le eventuali situazioni di pericolo per i cittadini; inoltre, dalla torre si sorvegliavano i forzieri comunali che contenevano gli atti dell’Amministrazione. Recentemente la Ghirlandina è stata protagonista di una importante opera di restauro, iniziato nell’anno 2008 e promosso dal Comune di Modena che ha tenuto nascosta la torre fino a pochi mesi fa. I lavori di restauro, che hanno coinvolto anche il Duomo, si sono resi necessari per alcune lesioni presenti in diverse parti della torre. Il velo dell’artista campano Mimmo Paladino,

che con le sue forme geometriche ha coperto la torre durante tutto il periodo dei restauri, è stato tolto nel set-

tembre dello scorso anno e l’11 novembre 2011 la Ghirlandina è stata finalmente restituita ai modenesi.

LA SALVATRICE DELLA TORRE Un vera e propria ‘angelo della Ghirlandina’, la curatrice del restauro della torre dei modenesi è Rossella Cadignani. Architetto e dirigente del settore edilizia storica del Comune di Modena, la Cadignani è stata portata agli onori della cronaca e alla conoscenza di tanti modenesi proprio per questo restauro che, tanto atteso, ha riportato la Ghirlandina all’antico splendore, coi suoi marmi policromi e con la sua capacità di tenere insieme il ruolo religioso di campanile a quello laico di torre civica. L’architetto spiega così l’intervento: «I lavori effettivi sono durati oltre due anni e mezzo su 3mila metri quadri cui si è aggiunta una parte interna della scala elicoidale del ‘600. Durante i lavori abbiamo consolidato la struttura, pulito le pietre con vapore e impacchi chimici limitati. Siamo intervenuti con il laser pulendo un millimetro alla volta e le stuccature che abbiamo realizzato sono milioni».

GHIRLANDINA GRATIS E AD ORARIO CONTINUATO Ghirlandina accessibile a tutti con orario continuato per san Geminiano. È questa la principale novità tra le proposte culturali promosse dal Comune di Modena in occasione della festa del patrono. Oggi si potrà salire sulla Torre civica dalle 9.30 alle 19, senza soste, ad ingresso gratuito. Opportunità speciale e assolutamente da cogliere per grandi e piccoli per visitare una prima volta il simbolo per eccellenza della città di Modena, o per accedervi nuovamente. Ricco il panorama di proposte ai cittadini all’insegna della cultura. Oltre a quella relativa all’apertura della Ghirlandina, dal 1997 dichiarato patrimonio artistico dell’umanità ed entrato nella lista dei beni protetti dall’Unesco, sono tante le iniziative culturali promosse dall’Amministrazione comunale per questo 31 gennaio, tra cui l’apertura dei Musei comunali, del Museo della Figurina, della Galleria civica e delle sale storiche del Municipio in piazza Grande.


San Geminiano

MARTEDÌ 31 GENNAIO 2012

a cura di A. MANZONI & C. PUBBLICITA’

La tradizione di San Geminiano a Pontremoli La località della Lunigiana e la sua suggestiva ‘Disfida dei falò’: un intero paese si infiamma per celebrare il suo patrono

S

an Geminano non è festa solamente per i modenesi. Tra le tante località italiane che condividono con noi la venerazione per il santo taumaturgo un posto speciale occupa Pontremoli, comune fiore all’occhiello della Lunigiana. E’ ormai consolidato e divenuto ‘tradizione’, infatti, lo ‘scambio’ di rappresentanze tra il comune di Modena e quello di Pontremoli nel corso della giornata di oggi. Stamattina alla Santa Messa pontificale in Duomo sono presenti infatti con gonfalone il vescovo della diocesi di Massa-Carrara monsignor Santucci e il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini. Anche una delegazione modenese, composta da Francesca Maletti, assessore ai Servizi sociali, e dalla consigliera comunale Elisa Sala si recherà a Pontremoli sarà presente alla santa messa che si tiene oggi alle 18 nel Duomo di Pontremoli, presieduta da monsignor Santucci. Fiore all’occhiello delle celebrazioni per la festa di San Geminiano di Pontremoli è sicuramente la famosissima ‘Disfida dei falò’ che prende il via alle 19, al termine della santa messa: l’eterna sfida che vede contrapposte le parrocchie pontremolesi di San Nicolò e San Geminiano. “Lingue di fuoco che s’innalzano e guizzano verso il cie-

lo dalle acque cristalline dei fiumi a riscaldare e ad illuminare le gelide notti invernali: questa è l’immagine cara che infiamma ogni gennaio il cuore e gli occhi di Pontremoli da centinaia di anni – scrive Paolo Lapi, studioso e collaboratore della Biblioteca Comunale di Pontremoli -. Sono i falò che vengono accesi per le feste di S. Antonio Abate (17 gennaio), titolare dell’ospedale, e di S. Geminiano (31 gennaio), patrono della città, rispettivamente nei greti del fiume Magra e del torrente Verde. In realtà sono le due parrocchie, “eterne rivali”, di S. Nicolò e di S. Geminiano,

distese ai piedi del Piagnaro e costituenti l’antico sommoborgo, che si scontrano in una vera e propria disfida in cui alcuni vedono la reliquia di antiche rivalità tra guelfi e ghibellini, ma che sono sicuramente il segno di quelle fazioni caratteristiche dell’oppidum pontremolese nel corso dei secoli. Giovani e vecchi si ritrovano insieme fin dai mesi estivi per perpetuare una suggestiva sfida: la raccolta dei “bochi”, l’apprensione per la tenuta del tempo, la preparazione della pira attorno al palo, la “guardia” per evitare le intrusioni notturne degli avversari finalizzate ad

accendere le preziose fascine in anticipo, le mangiate di salcicce e di carne alla brace riscaldate dal vino novello fonte di allegria. Alla sera, dopo le funzioni vespertine – per S. Geminiano al termine del solenne pontificale a cui partecipano anche i cari amici modenesi con cui condividiamo il Patrono –, i ponti si riempiono di gente che si fa stretta stretta per conquistare una piccola visuale mentre si alternano le grida dei tipici sfottò tra i “rivali”: “lò, lò, lò, evviva S. Nicolò, evviva il Vaticano, abbasso S. Geminiano”, “lò, lò, lò, abbasso S. Nicolò, abbasso il Vaticano,

evviva S. Geminiano”. Poi ecco il grande momento atteso da tutti: i fuochisti, con in mano una torcia ciascuno, si avvicinano e accerchiano la pira dandole, all’unisono, fuoco: lo spettacolo inizia. Il falò brucia crepitando e le fiamme, più o meno veloci, più o meno dritte, sono oggetto di analisi da parte di tutti: è allora che presagi e auspici si mescolano alle grida sciogliendo tensioni, paure, speranze e sospiri. “Brucia bene”, “era meglio quello dello scorso anno”, “è tutto fumo”, “guarda come sale dritto”, “non ci siamo”: frasi che si dissolvono nello

sguardo silenzioso, attonito ed estasiato dei bambini. Sì il silenzio è il vero giudice della vittoria: il silenzio soddisfatto dei fuochisti, il silenzio gioioso delle grida di incitamento e il silenzio amareggiato degli sfottò dei rivali. Comunque, alla fine, mentre le fiamme lentamente si smorzano, tutti sono appagati in cuor loro che la magia della tradizione si è ancora una volta ripetuta in quella fiamma omogenea dissolventesi in un vortice di faville che si confondono con le stelle. Per vivere il falò bisogna vederlo, per vederlo bisogna venire a Pontremoli.



Speciale San Geminiano Gazzetta di Modena