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1892 Giuseppe Di Vittorio nasce a Cerignola (Foggia) l’11 agosto.


1898 Émile Zola scrive una lettera aperta al presidente della repubblica francese in cui attacca lo stato maggiore dell’esercito per aver nascosto importanti prove dell’innocenza di Dreyfus. La lettera passerà alla storia come J’accuse.

1899 Nasce la Fabbrica Italiana Automobili Torino, la FIAT. A soli sette anni Di Vittorio è costretto, dalla morte del padre, a lasciare la scuola.

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Il giovanissimo Di Vittorio inizia la militanza nel movimento contadino. Fonda un circolo giovanile socialista.

1907 Negli Stati Uniti, l’industriale Henry Ford inizia la produzione automobilistica di serie, con il modello T.

1908


Di Vittorio, dopo la dirigenza della Lega dei braccianti, assume quella della Camera del lavoro di Minervino Murge. In occasione di uno sciopero viene arrestato.

1911 Affonda il transatlantico Titanic dopo la collisione con un iceberg.

1912


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1914 Gravi disordini nelle Marche e in Emilia a seguito di manifestazioni e scioperi antimilitaristi repressi con violenza (“Settimana rossa”). Di Vittorio è costretto a espatriare in Svizzera, dove rimarrà per alcuni mesi. Di Vittorio è interventista (interventismo democratico). Arruolato, verrà ferito al fronte.

1921 Nasce il Partito comunista italiano (PCI) guidato da Amedeo Bordiga e Antonio Gramsci. Il Partito aderisce alla III Internazionale. Negli Stati Uniti vengono condannati a morte gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, suscitando l’indignazione internazionale. Saranno giustiziati sei anni dopo.


1921 Di Vittorio viene eletto alla Camera dai socialisti. Grazie all’immunità può riprendere l’attività sindacale e politica interrotta dopo l’arresto per aver organizzato uno sciopero regionale antifascista. Fu tra i promotori dell’Alleanza del lavoro e aderí agli Arditi del Popolo.

1 1922 Durante lo sciopero legalitario organizzato dall’Alleanza del Lavoro, Di Vittorio organizza con successo la difesa di Bari vecchia dall’assalto delle squadre fasciste.


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1924 Il deputato socialista Giacomo Matteotti viene ucciso dai fascisti per averne denunciato le violenza e i brogli elettorali. Di Vittorio entra nel PCI e dirige l’Associazione di difesa dei contadini del Mezzogiorno.

1925/ 1926 2 Di Vittorio viene arrestato. Detenuto fino alla metĂ  del 1926, per disposizione del suo partito. Nel 1926 espatria in Francia e subito dopo subisce una condanna in contumacia a dodici anni di carcere.


Di Vittorio è a Mosca come rappresentante italiano nel gruppo dirigente dell’Internazionale contadina; vi rimarrà sino al 1930, quando andrà a Parigi dove, nell’apparato illegale del PCI, svolgerà attività antifascista, per lo piú occupandosi di questioni sindacali. Sarà inoltre responsabile della CGIL clandestina.

1928/ 30 1934 Hitler assume la carica di capo dello Stato (Führer).

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In Germania entrano in vigore le Leggi di Norimberga sulla “purezza del sangue�: inizia la sistematica discriminazione degli ebrei che vengono privati della cittadinanza.

1935

1936

Di Vittorio partecipa alla guerra civile in Spagna.


Di Vittorio è di nuovo a Parigi dove diventa direttore della “Voce degli italianiâ€?. In Francia vengono assassinati i fratelli Nello e Carlo Rosselli, antifascisti esuli.

1937 1940

Esce Il grande dittatore di Charlie Chaplin. Apre in Polonia il campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau.


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1941 Di Vittorio viene arrestato e mandato al confino a Ventotene.

Grande sciopero operaio antifascista a Mirafiori. Si estenderĂ  presto in tutte le fabbriche del nord Italia.

1943


1944 Inizia la ricostruzione della CGIL. Di Vittorio firma il patto di unitĂ  fra sindacati comunisti, socialisti e cattolici.

D c la

1945 Il 6 agosto viene sganciata una bomba atomica su Hiroshima; il 9 agosto su Nagasaki. Vittime dirette: tra le 100.000 e le 200.000. L’evento causa la resa incondizionata del Giappone: finisce la seconda guerra mondiale. Di Vittorio viene nominato segretario della Cgil.


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1946

Col referendum del 2 giugno, il Regno d’Italia cessa di esistere e nasce la Repubblica Italiana. Di Vittorio è eletto membro dell’Assemblea Costituente. Sarà poi deputato nella prima legislatura (dal ’48 al ’53).

Di Vittorio viene eletto presidente della Federazione sindacale mondiale, carica riconfermata nel ’53 e nel ’57. Durante il congresso di Genova, lancia la proposta del Piano del lavoro.

1949


Di Vittorio viene eletto deputato, carica che manterrĂ  fino alla morte.

1953 Firmato accordo bilaterale tra Germania e Italia sul reclutamento della manodopera: parte l’emigrazione di massa verso la Germania, soprattutto dal Mezzogiorno.

1955


1956 Di Vittorio esprime il suo dissenso verso l’invasione dell’Ungheria, in contrasto con la posizione ufficiale del PCI.

L’URSS lancia lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale al mondo. Lo stesso anno viene lanciato lo Sputnik 2 con a bordo la cagnetta Laika.

1957


1957 A Lecco, il 3 novembre, Di Vittorio muore dopo una manifestazione per l’inaugurazione di una nuova Camera del lavoro.


Perché questo progetto e suoi cinque protagonisti di Fabrizio Barca, Leandra D’Antone, Renato Quaglia

II dialogo con i “padri fondatori” Storie interrotte è il tentativo di diffondere attraverso “dialoghi possibili” scritti da studiosi e affidati al teatro, alla radio, al libro, a questa audiorivista e ad altre forme di comunicazione, la conoscenza oggi circoscritta, sfocata o distorta, di cinque figure-chiave della storia italiana: Francesco

Crispi, Francesco Saverio Nitti, Donato Menichella, Luigi Sturzo e Giuseppe Di Vittorio. Il progetto nasce dalla constatazione che è oggi debole, debolissima, la consapevolezza del contributo di idee e di azione degli uomini e delle donne che hanno concretamente lavorato a disegnare il paese.

La prima motivazione del progetto è dunque quella di riportare all’attenzione diffusa, soprattutto dei giovani, alcuni padri della storia italiana, le loro posizioni, i loro fondamenti culturali e di conoscenza, i tratti esemplari, anche sotto il profilo dell’esperienza umana e personale che ne hanno caratterizzato il percorso. Si tratta di figure che hanno

coperto ruoli politici e pubblici rilevanti nel nostro paese, contribuendo alla sua solidità interna e alla sua credibilità internazionale, delineando personalissime traiettorie per la costruzione e il consolidamento delle istituzioni. Sono figure di cui è possibile riconoscere il valore non tanto nei singoli atti, quanto negli interi, complessi e talvolta drammatici, percorsi esistenziali.

Il nostro intento è di andare oltre il “medaglione” in cui, nel sentire comune, esse sono rimaste imprigionate: attraverso dialoghi possibili (nel senso della verosimiglianza delle circostanze e dei contenuti) con uomini della stessa epoca ma di diverse idee, miriamo a restituire il senso dei loro convincimenti e delle loro motivazioni, ma anche dei loro travagli, incertezze, errori. I nostri personaggi testimoniano una storia lunga, non lineare, non sempre luminosa, ma per lunghissimi tratti segnata da riconosciuti successi dell’azione politica, economica, culturale e civile. Fino agli anni del nostro “miracolo economico”, nonostante interruzioni drammatiche violente (crisi della democrazia, crollo dell’economia, guerre mondiali), nonostante note difficoltà strutturali e passi indietro, la costruzione dell’Italia intera si rivela frutto di intelligenza politica e competenze, di sinergie tra

territori e tra istituzioni centrali e locali, di mobilitazione virtuosa di risorse di ogni tipo e regione. Si rivela frutto della forte attenzione, mai acritica, alle esperienze di altri paesi e dell’impegno per valorizzare le risorse nel contesto internazionale. Protagonista di questa progressiva costruzione nazionale è stata


una classe dirigente diffusa, attiva, nel mondo della politica e della cultura, del lavoro e dell’impresa, delle professioni e del volontariato, una classe dirigente che ha interpretato aspirazioni e spinte di masse e interessi piú ampi. In questo processo, le figure di cui vogliamo riprendere il filo interrotto hanno radicato un’azione che rimane tra le espressioni piú alte della storia delle nostre classi dirigenti.

La scelta dei personaggi: pragmatismo, pubblico e privato, locale e globale, e... I cinque protagonisti dei nostri dialoghi non sono certo i soli padri fondatori ai quali si poteva guardare per ritessere i fili interrotti. Li abbiamo scelti per alcuni importanti tratti che, nella diversità delle impostazioni culturali e politiche, li accomunano. Il primo tratto comune è la capacità di decidere affidandosi al lume di un impianto concettuale, ma sempre sotto la guida di una conoscenza storica e dei fatti alimentata dall’indagine e dalla ricerca empirica nel territorio. Visione, pragmatismo e ricerca dei fondamenti conoscitivi delle decisioni pubbliche e dei loro effetti hanno caratterizzato i loro contributi, che conservano, nel metodo quando non anche nel merito, una straordinaria attualità. Ad accomunare i cinque personaggi

è poi il fatto che, in ruoli istituzionali assai diversi e con impostazioni teoriche anche contrastanti, essi hanno esplorato forme originali di intervento dello Stato nella società; hanno disegnato e attuato soluzioni di governo dei rapporti fra pubblico e privato che sfuggono a ogni povera schematizzazione statalista o liberista. Sono soluzioni che rivelano la profonda comprensione del ruolo del mercato e dell’impresa nel capitalismo come strumenti di diffusione dell’informazione e di innovazione, ma anche l’individuazione dei loro limiti nello svolgimento di quelle stesse funzioni, e della missione che per lo Stato ne consegue.

Comune ai nostri protagonisti è, ancora, la capacità di combinare nell’analisi e nelle decisioni la considerazione delle dimensioni locale, nazionale e internazionale. Indagare i fatti, i dati, le preferenze e le opinioni nei singoli territori, non diviene chiusura ai metodi, alle sollecitazioni del contesto nazionale e internazionale. Disegnare strategie globali, ricercare il dialogo e la contaminazione con esperienze internazionali, non diviene distacco

dalle specificità nazionali e locali. Crispi, Nitti, Menichella, Sturzo e Di Vittorio, pure cosí diversi, si distinguono insomma per la determinazione e la prassi delle decisioni, per il metodo con cui affrontano due apparenti dicotomie – pubblico-privato e locale-globale – che giocano un ruolo centrale nell’attuale stallo dell’Italia. Proprio l’incapacità di decidere e di unificare le volontà sulla base delle conoscenze, la difficoltà nell’accettare le sfide della competizione internazionale, le con-


trapposizioni sterili fra statalismo e liberismo, o fra localismo ed esaltazione acritica di modelli esteri, costituiscono oggi un freno allo sviluppo del paese e una debolezza delle sue classi dirigenti. La ripresa della riflessione, di un confronto ampio sul pensiero e sull’operato di queste figure, può concorrere a rimuovere questi ostacoli, a far maturare nel paese un comune sentire.

È questo il secondo obiettivo del progetto.

... e il Sud Il terzo obiettivo del progetto ha a che fare con il Sud del paese. Tutte le figure rappresentate sono originarie del Sud; non è evidentemente un caso. Con la scelta compiuta abbiamo voluto porre l’accento su un’altra grave rimozione: quanto sia stato “nazionale” l’impegno della migliore classe dirigente espressa da questa parte del paese. È un impegno che ha tratto idee, impulso, passione politica dalla terra di provenienza, dalla consapevolezza delle sue risorse e dalla possibilità di utilizzarle al servizio di un progetto nazionale.

Raccontare alcune esemplari “storie interrotte” nate nel Sud è obiettivo importante del nostro progetto, perché il contrasto fra lo spessore del filo interrotto e l’autostima dei cittadini è oggi nel Sud ancora piú grave che per l’insieme del paese. Qui piú che altrove, non ci sono padri; o, se ci sono, vengono vissuti come eroi locali. Non è dunque un caso che l’idea del progetto sia in realtà nata proprio nel Sud, assistendo a uno spettacolo su Nitti portato in teatro da una giovane e brillante compagnia lucana per la regia di Gianpiero Francese; e che sia proseguita per l’azione di un’amministrazione pubblica, il Dipartimento per le politiche di sviluppo, che ha come principale missione la crescita di questa parte del paese.

È comune opinione che il Sud d’Italia abbia costituito sin dagli anni dell’unificazione non una risorsa ma un “problema” della nostra storia nazionale. È opinione dovuta a una rappresentazione storica che permea l’educazione scolastica e le comunicazioni di massa. Il Sud è stato e continua a essere rappresentato solo come “problema” nei manuali di storia e negli studi storici specialistici, con una comprensibile presa anche sulla storiografia estera. Il Sud continua a esse-

re rappresentato solo come “problema” nel dibattito politico e nell’informazione.

Eppure, basterebbe riflettere sull’inesistenza di un Mezzogiorno uniforme (come di un Centro o di un Nord) e sulle evidenti trasformazioni in esso avvenute in età liberale, nel secondo dopoguerra e, di nuovo, nell’ultimo decennio, per mostrare come sia infondata la definizione di

un’unica e permanente “questione meridionale”, definizione a sua volta a rischio di agire negativamente sulle

politiche che a essa si sono schematicamente ispirate o volessero ispirarsi. Eppure il Sud ha prodotto dal corpo delle proprie specificità una vera classe dirigente che non si è chiusa in sé, non ha agito per esaltare o rinnegare le proprie origini, ma in esse ha radicato la prospettiva di costruzione della nazione, dandole credibilità internazionale. Si tratta di figure in tutto e per tutto ricon-


ducibili nella provenienza sociale ai prototipi con i quali viene caratterizzata l’immagine negativa del Sud: un avvocato di origine albanese, un figlio di piccola borghesia meridionale, un figlio di proprietari terrieri benestanti, un prete di provincia, un bracciante precario. Anche sulla natura “ordinaria” di queste figure vorremmo che si tornasse a pensare.

La memoria storica potrebbe aiutare a costruire un ponte fra la classe dirigente del passato e la nuova classe dirigente del Sud che, dopo una lunga fase buia, tenta con fatica di affermarsi in modo innovativo. All’inizio del lavoro sta la scrittura da parte dei team di storici ed esperti. I dialoghi e i monologhi sono stati redatti con rigore di riferimenti documentari e bibliografici, riportando in moltissimi casi espressioni e giudizi effettivamente pronunciati dai soggetti dialoganti; ma anche con libertà espressiva e interpretativa radicata nel possibile: per Francesco Crispi da Giuseppe Astuto e Raffaele Romanelli; per Francesco Saverio Nitti da Fabrizio Barca, Leandra D’Antone, Gianpiero Francese e Maria Teresa Imbriani; per Donato Menichella da Alfredo Gigliobianco; per Luigi Sturzo da Anna Lucia Denitto e Salvatore Lupo; per Giuseppe Di Vittorio da Giuseppe Berta, Francesco Giasi e Luigi Masella.

I materiali

che in forma “pre-teatrale” gli storici e gli esperti hanno prodotto sono stati poi “drammatizzati” da Paolo Patui, lo scrittore cui è stato affidato il compito di dare vita a testi teatrali, per altrettanti spettacoli affidati a cinque compagnie del Sud d’Italia in gran misura individuate da Marco Balsamo, e per una speciale produzione radiofonica a cura di Radio3-Rai, con una serie di cinque dirette radiofoniche dall’Auditorium di Napoli curate da Michele Dall’Ongaro, Monica Nonno, Anna Antonelli e Lorenzo Pavolini. Alla messa in scena di Opera, Set Artisti Associati, Vesuvio Teatro, Teatro Kismet OperA e Scena Verticale (le compagnie che produrranno le messe in scena da rappresentare non solo nei teatri e non certo come teatro “d’occasione”, ma come lavori da repertorio) Maurizio Scaparro dedica uno sguardo esperto. Dai lavori radiofonici si ricaveranno i testi fonografici per le cinque audioriviste destinate alle librerie. Questa che avete in mano è la quinta.

Una componente importante per l’esito del progetto sono le scuole, gli insegnanti, gli studenti. Coinvolti dalla rete innovativa che il ministero della Pubblica Istruzione ha creato nel Sud grazie al Programma per il Mezzogiorno (finanziato con fondi comunitari), gli insegnanti di circa cento scuole secondarie (istituti tecnici e licei), dopo avere preso parte con gli altri protagonisti del progetto a seminari di confronto in otto luoghi del Sud – Napoli, Bagheria, Lamezia Terme, Matera, Acireale, Cagliari, Bari e Salerno – portano nelle loro scuole i contenuti e gli spunti maturati attraverso la lettura dei “dialoghi possibili”, per costruirvi forme originali di didattica, per partire da qualcuna delle facce del vero che quei dialoghi propongono e sotto-


porla a critica, o per esplorarne il contesto territoriale, o per interrogarsi sugli esiti, o altro ancora. Lo fanno non in attività speciali, ma nel cuore dell’insegnamento curricolare, al quale i cinque personaggi pienamente appartengono. Si tratta di un test importante, in presa diretta con i giovani, per misurare la capacità del progetto di raggiungere i propri ambiziosi obiettivi.

Si compone cosí, per chi vorrà dedicare attenzione a queste “storie interrotte”, la possibilità di una visione plurale e complessa, modellata su una stessa materia iniziale (la storia di alcuni personaggi decisivi per l’ammodernamento del paese) trattata attraverso la competenza e la sensibilità di molti esperti, appartenenti ad ambiti e discipline che raramente interagiscono fra loro. Si tratta di un’impostazione metodologica che la descrizione della declinazione teatrale può ben catturare.

La declinazione teatrale Il destino dei testi prodotti dagli storici diventa emblematico di una caratteristica distintiva di questo progetto, dove nessuno dei protagonisti coinvolti nelle diverse fasi di realizzazione assume una posizione dominante nel processo complessivo. Quella delle compagnie è una delle versioni conclusive a cui approda il testo, che troverà ora la propria sostanza scenica: le parole diventeranno percezioni visive, il dialogo scritto sarà incontro di personaggi, le connessioni d’ambiente o di tempo innestate sui testi storici diventeranno contesti verosimili di esistenze reali. Le parole ascoltate, ordinate in modo diverso, si arricchiranno, non daranno solo conto del procedere della Storia, ma racconteranno una storia, da “far vedere” a un pubblico, “dove si racconta quello che in esso si vedrà” (Cervantes). Questa parte di percorso approda a uno spettacolo teatrale (che, come si diceva, è solo una delle forme in cui riprendono storia le storie interrotte) nel solco di un genere che in questi anni è stato definito “teatro-narrazione”.

Nel teatro-narrazione, ancora diversamente da quanto accade in questo progetto, la pratica narrativa è frutto di un processo complesso di costruzione di senso, che contempla spesso caratteri storici e caratteri autobiografici, necessità di tecniche narrative utili alla immedesimazione dello spettatore nella vicenda narrata, codici comunicativi che confondono il narratore con il testimone che riporta e che, nel fare ciò, racconta nuovamente la sua esperienza (ciò che ha vissuto o che ha ascoltato da chi ha vissuto). Lo spettacolo nasce spesso da un lungo esercizio di laboratorio guidato dal narratore, impegnato nell’elaborazione e nella sperimentazione diretta di materiali (scelti su ampie basi documentarie) presentati al pubblico sin dalla loro forma piú grezza, ancora aurorale, se confrontata con quella che poi risulterà conclusiva (o “consuntiva”). È però il narratore a esercitare questo polemòs, questa dialettica emozionale irrisolvibile oltre che nell’indignazione. E a esercitarlo con tecniche narrative che riprendono la struttura della narrazione testimoniale (diretta o indiretta), facendo diventare il narratore parte della narrazione stessa e portando lo spettatore a un grado alto di esperienza emozionale, per-


ché a contatto diretto con la testimonianza e quindi col fatto stesso. In questo genere teatrale il narratore, invece di testimoniare in senso proprio, mira a includere lo spettatore in una rete di esperienze che si dipana a partire dall’argomento narrato.

Nel teatro-narrazione il narratore (la sua vita narrata che sarebbe pretesto per la narrazione del fatto storico) tende a diventare, talvolta anche inconsapevolmente, il protagonista primo della narrazione, a tal punto da far divenire il fatto storico quasi un pretesto della narrazione di se stesso (e non solo perché la sua presenza solitaria sulla scena ne accresce il soggettivo potere seduttivo). In questo, il teatro-narrazione è prosecuzione e approdo (temporaneo) di una importante tradizione teatrale, fatta di padri nobilissimi e di traiettorie artistiche, anche recenti, particolarmente originali ed eclettiche. Le molte declinazioni in cui questo progetto si dipana (teatro, radio, libro, audiorivista, sperimentazione in ambito scolastico...) e le valenze che caratterizzano ulteriormente quelle declinazioni (il coinvolgimento di compagnie innovative e di istituzioni teatrali del Sud Italia; il lavoro sulla divulgazione degli spettacoli in forma di cicli-rassegne; la conferma dell’uso della forma-dialogo anche per le pubblicazioni di carattere storico economico politico destinate alle librerie; la scelta della diretta radiofonica per il ciclo di serate dedicate alle cinque personalità; la scelta dell’Auditorium di Napoli come sede della declinazione radiofonica del progetto; le introduzioni con cui gli

storici hanno partecipato all’avvio dei progetti delle scuole nelle regioni del Sud Italia) si giu-

stificano e si segnalano anche per la scelta di assegnare a ognuno degli attori-chiave di questo progetto un ruolo non semplicemente esecutivo, ma co-produttore di senso e di valori.

Ogni passaggio – come nell’esemplificazione fatta per la declinazione teatrale – è un “tradimento” preventivato e anzi richiesto, un passaggio di testimone che imprime al momento successivo un’addizione di valore, che cumula, non sottrae né sostituisce quelli precedenti. In questo modo, nessuna fase e nessun attore è dominante, non è lo spettacolo teatrale o la diretta radiofonica, o il libro o l’audiorivista, l’oggetto del progetto: il progetto è anche nel processo del suo declinarsi. E tutte le persone coinvolte nel rendere visibili alcuni dei fili che collegano il passato al nostro presente, come nel linguaggio giudiziario, sono “persone informate sui fatti”.

Nel chiudere queste pagine, noi che abbiamo provato ad annodare la rete fra storia, amministrazione e teatro, ci auguriamo che questa iniziativa editoriale, rappresentata dalle audioriviste, che segue un primo testo redatto solo per le scuole e a circolazione interna e un libro diffuso in libreria, susciti reazioni e dibattiti che ci aiutino a innovare e proseguire il progetto. Ci auguriamo dunque che altre forme di comunicazione, altri modi di impiego dei mattoni costitutivi dei dialoghi, possano seguire.


Desideriamo ringraziare a nome nostro e degli autori tutti, e ovviamente senza che ciò li renda responsabili del contenuto dei dialoghi: Antonio Cassina e Marco Balsamo per aver partecipato alla migliore organizzazione del progetto; Giuseppe Giarrizzo, con il quale abbiamo cercato e trovato il dialogo nel corso del nostro lavoro; Gianni Toniolo, con cui abbiamo maturato alcune rilevanti scelte; Luciano Barca, che è stato con noi generoso della sua lettura e di una limpida e libera testimonianza.

Ringraziamo anche, per la lettura del testo, gli spunti o le reazioni di incoraggiamento e interesse per il progetto, Franco Amatori, Piero Bevilacqua, Franco Bonelli, Giovanni Bruno, Marcello Colitti, Franco Cotula, Bruno Dente, Gabriele De Rosa, Paolo Macry, Stefano Magagnoli, Luisa Menazzi Moretti, Giuseppe Pennisi, Letizia Ravoni, Gilberto Seravalli, Carlo Trigilia, Alberto Versace. Siamo grati

al direttore dei Programmi Radiofonici Rai, Sergio Valzania, per avere compreso e sostenuto il progetto, consentendone la versione radiofonica; e ad Annamaria Leuzzi, che ne ha voluto cogliere il ruolo e l’uso nelle scuole.

Inoltre desideriamo ringraziare

anche Matteo Di Figlia, Francesco Giasi, Johannes U. Müller e Laura Schettini per la ricerca documentaria.

Un grazie infine a tutti coloro che, pur se qui non citati, hanno permesso con la loro dedizione e la loro passione che questo progetto prendesse forma e iniziasse passo dopo passo il proprio cammino realizzativo.


I realizzatori del progetto Si riportano di seguito i nomi degli autori, curatori, registi e compagnie che hanno partecipato alla realizzazione del progetto sino al momento di chiudere questa audiorivista.

Autori e curatori Giuseppe Astuto Università di Catania, Storia contemporanea Marco Balsamo Nuovo Teatro Fabrizio Barca Ministero dell’Economia e Finanze Giuseppe Berta Università Bocconi di Milano, Storia contemporanea Antonio Cassina Studiare Sviluppo Michele Dall’Ongaro Radio 3-Rai Leandra D’Antone Università di Roma “La Sapienza”, Storia contemporanea Anna Lucia Denitto Università di Lecce, Storia contemporanea Gianpiero Francese regista Francesco Giasi Università di Teramo, Storia del movimento sindacale Alfredo Gigliobianco Banca d’Italia, Divisione storia economica e finanziaria Maria Teresa Imbriani Università degli Studi della Basilicata, Critica letteraria Annamaria Leuzzi Ministero della Pubblica Istruzione Salvatore Lupo Università di Palermo, Storia contemporanea Luigi Masella Università di Bari, Storia contemporanea Annamaria Mastrovito Ministero della Pubblica Istruzione Stefano Michetti Ministero della Pubblica Istruzione Monica Nonno Radio 3-Rai Paolo Patui scrittore Lorenzo Pavolini scrittore e regista Renato Quaglia Teatro Festival Italia, Fondazione Campania dei Festival Raffaele Romanelli Università di Roma “La Sapienza”, Storia contemporanea Maurizio Scaparro regista

Compagnie teatrali Opera (Melfi) F. Saverio Nitti, Paradossi nelle vicende della mia vita, regia di Gianpiero Francese Scena Verticale (Castrovillari) Luigi Sturzo, Le tre male bestie, regia di Dario De Luca Set Artisti Associati (Palermo) Giuseppe Di Vittorio, Questi fiori li ho raccolti stamattina, regia di Alfio Scuderi Teatro Kismet OperA (Bari) Donato Menichella, Questa volta ci sono i denari, regia di Mariano Dammacco Compagnia Teatroscalo (Modugno) Donato Menichella, Questa volta ci sono i denari, regia di Michele Bia Vesuvio Teatro (Napoli) Francesco Crispi, Io sono Crispi, regia di Claudio Di Palma



Storie interrotte. Giuseppe Di Vittorio