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Anno 37 - 12 Ottobre 2013 - Numero 4a

Settimanale indipendente di informazione

euro 0,50

di Federica Montanelli

Si è svolto a Cosenza un incontro relativo al recente varo delle misure ad opera del governo Letta in materia di lavoro I DIRITTI DEL DISABILE

APPUNTAMENTO CON LA STORIA

Paese incivile se una carta vale più della dignità

L’esperimento calabrese della Controriforma

Usb Pi Calabria

Richiesta di ritiro della circolare sul sostegno ai disabili del 30 /11/ 2011

di Pierfrancesco Greco

Le stragi anti-valdesi del 1561 furono una sorta di “laboratorio”...


II

sabato 12 ottobre 2013

Solidarietà a tinte forti Sarà dedicato alle vittime di Lampedusa uno dei Murales ispirati al Mediterraneo realizzati nel centro storico di Diamante

Ferite pennellate sui muri Alle vittime di Lampedusa, ultime delle tante vittime di quel tratto di mare che si chiama Canale di Sicilia sarà dedicato il murale realizzato proprio in questi giorni dal pittore Francesco Bulzis nel centralissimo corso Garibaldi, nel cuore del vecchio borgo marinaro di Diamante. Si sta completando infatti, nella cittadina tirrenica l’Operazione Murales 2013 che annualmente arricchisce di nuove opere il patrimonio artistico distribuito sui muri della città. L’assessore Franco Maiolino che ha organizzato l’evento culturale, che oltre alla realizzazione di nuove opere prevede il trattamento conservativo di una ventina di vecchi murales, la riscrittura di alcune poesie e l’illuminazione sperimentale di un murale realizzato in un sottoportico, aveva affidato agli artisti invitati il tema del “Mediterraneo”, mare dove Ulisse inseguì la conoscenza e i migranti inseguono la speranza. «Colpito dalla notizia del naufragio di Lampedusa - ha detto Maiolino - ho notato che l’opera del pittore Bulzis era drammaticamente attuale ed ha voluto subito compiere un gesto simbolico che testimoniasse la solidarietà e la partecipazione della città di Diamante a questa enorme tragedia della povertà e della guerra. Diamante e la Calabria terra di emigranti - ha detto ancora l’assessore - non può rimanere insensibile di fronte a quanto accaduto ieri a Lampedusa o nella scorsa settimana a Scicli e negli ultimi anni in tutto il canale di Sicilia. Queste enorme massa di gente che dall’Africa sub-sahariana, dal Magreb e dal Medio Oriente devastati dalla guerra, preme alle porte dell’Europa opulenta rappresenta un problema immane che non può riguardare soltanto L’Italia, che deve comunque approntare più adeguati strumenti legislativi, ma deve investire la responsabilità di tutta l’Europa che deve fornire risorse e mezzi per fronteggiare questa grande emergenza umanitaria. A Diamante, - conclude Maiolino,- compiremo un gesto simbolico apponendo una targa commemorativa sul murale di Bulzis nell’ambito di una giornata che insieme alle associazioni e alle comunità parrocchiali dedicheremo all’accoglienza e all’integrazione dei numerosi extra-comunitari presenti nel nostro territorio».

Realizzato dal pittore Francesco Bulzis nel cuore del vecchio borgo marinaro Rientra nella Operazione murales 2013 che annualmente arricchisce di nuove opere il patrimonio artistico della città

L’artista Francesco Bulzis intento nella realizzazione della sua opera

Cercasi creativi

Murales monumentali primavera-estate-autunno Artisti da tutto il mondo sono invitati a progettare e realizzare monumentali murales con colori acrilici (no spray) sui piloni (alt. 4/8 metri - circonferenza 12 metri), che attraversano il parco d'arte del Musaba a Mammola (Rc). Il tema è libero, incentrato sull'arte, architettura, archeologia e paesaggio; un connubio tra antico e moderno. L'artista dovrà trasmettere a info@musaba.org la bozza del progetto, che verrà valutato dalla fondazione, accompagnato da cv e immagini dei propri lavori. Se selezionato, l'artista sarà ospitato (vitto e soggiorno) nella foresteria del Musaba per la durata di 7 giorni. La fondazione fornirà il materiale necessario alla realizzazione dell'opera. Musaba - Parco museo laboratorio Santa Barbara v.le Parco museo Santa Barbara 89045 mammola (Rc) Italy ue tel./fax +39 0964 414220 mobile +39 333 2433496 info@musaba.org www.musaba.org


sabato 12 ottobre 2013

I diritti del disabile Al direttore generale regionale Urs Calabria Francesco Mercurio e all'Usp di Catanzaro

Storia di un Paese incivile

La circolare dell’Ufficio scolastico provinciale di Catanzaro del 30 novembre 2011, a firma dell’ispettore Blandino, assegna il docente di sostegno solo agli alunni in possesso della certificazione Inps comma 1 e comma 3 della L. 104/92, orientamento che pare condiviso da codesta Usr. Malgrado le precedenti note non abbiano avuto risposta e ritenendo comunque tale disposizione fortemente discriminatoria ed inaccettabile, la Usb Scuola Calabria chiede l’immediato ritiro della circolare in questione, con la quale vengono lesi i diritti degli studenti diversamente abili, riconosciuti tali in virtù di una diagnosi e non di una mera certificazione Inps. È già deplorevole infatti che agli alunni in possesso della certificazione 104/92 siano state ridotte le ore di attività con i docenti di sostegno (in alcuni casi anche la metà delle ore scolastiche), ma è davvero da Paese incivile non garantire affatto l’insegnante di sostegno a tutti quegli altri alunni disabili, ma non in possesso del certificato 104/92 anche se in possesso comunque di altre certificazioni mediche attestanti disturbi, patologie e ritardi, lasciandoli così abbandonati a loro stessi ed al loro destino. In tutta Italia i docenti di sostegno vengono assegnanti secondo le vigenti leggi nazionali sulla disabilità e non sulla base di inique ed arbitrarie disposizioni locali, che contribuiscono a creare disparità di trattamento nel sistema dell’istruzione pubblica. A dare forza alla nostra richiesta c’è anche una sentenza storica e decisiva, con cui pochi giorni fa il Tar del Lazio, riconoscendo le ragioni di un gruppo di 22 genitori, ha stabilito che è necessario assegnare un insegnante di sostegno per ogni alunno disabile. In esecuzione della sentenza, il Tar ha chiesto ai singoli istituti della regione Lazio, di integrare il proprio organico per adeguarsi ai bisogni dei ragazzi disabili. Alla luce di tutto ciò, la Circolare in questione è assolutamente anacronistica ed in contrasto con la normativa vigente e con la giurisprudenza e pertanto Usb Scuola Calabria ne chiede l’immediata revoca e la relativa pubblicazione sul sito istituzionale. Il coordinatore regionale Usb Pi Calabria Unione sindacale di base Federazione Pubblico impiego Calabria Federazione regionale Calabria Pi

Consegnati gli attestati di frequenza

Assistenti domiciliari dell’infanzia

Richiesta di ritiro circolare sul sostegno ai disabili del 30 novembre 2011

Sono stati quindici gli attestati che l’assessore alla Formazione professionale, Giuseppe Giudiceandrea, ha consegnato nella Sala degli Stemmi di Piazza XV Marzo, nella sede della Provincia di Cosenza, alle giovani donne che hanno frequentato il primo corso di Formazione professionale per Assistenti domiciliari all’anfanzia e, contestualmente, è stata presentata dall’associazione “Mammachemamme”, che ha tenuto la prima e si appresta ad attivare anche la seconda edizione del corso. «La qualifica di assistente domiciliare all’infanzia -si è detto nel corso della conferenza stampa- è una qualifica molto richiesta, soprattutto in un contesto dove molte mamme lavorano ed hanno, quindi bisogno, di una serie di supporti per crescere i loro figli. Già alcune delle assistenti domiciliari per l’infanzia formate hanno avuto dei contatti lavorativi ed altre si sono collocate e lavorano». «Le novità del corso per la seconda edizione -è stato evidenziato ancora- saranno l’Albo per le assistenti, che verrà pubblicato sul sito della Provincia e dell’associazione “Mammachemamme”, ed il conseguimento di attestato di partecipazione/certificazione PlbsD Aisace secondo linee guida Ilcor 2010 valido ai sensi della normativa vigente e, infine, anche un tesserino identificativo che riporta la foto e i dati del discente e gli estremi della certificazione». C’è tempo fino al 10 novembre prossimo per le iscrizioni ed il bando è scaricabile sul sito web www.mammachemamme.org. Per i contatti sono utili i numeri 3935150628 e 3392284461. L’assessore provinciale alla Formazione professionale, Giuseppe Giudiceandrea, ha inteso evidenziare quanto sia importante la Formazione professionale e quanto la Provincia di Cosenza sia sempre più propensa ad autorizzare corsi di formazione innovativi che vanno ad ampliare l’offerta formativa con una ricaduta palese in termini di occupazione. Questo Corso di formazione mira a rispondere a due importanti bisogni: quelli espressi da giovani che intendono inserirsi nel mondo del lavoro, qualificando la propria professione di assistente domiciliare all’infanzia, e quelli delle famiglie, in particolare delle madri lavoratrici, che sempre più spesso richiedono l’aiuto di figure esterne alle reti informali, per l’accudimento del proprio bambino. Le motivazioni che inducono le famiglie a ricercare la risorsa assistente domiciliare all’infanzia sono varie, tra cui: i particolari orari di lavoro dei genitori, la necessità di coprire gli orari immediatamente precedenti o seguenti l’orario dei servizi educativi (nido, scuola dell’infanzia), le malattie dei bambini che frequentano le strutture educative, la necessità dei genitori di assentarsi per brevi periodi. Questa figura professionale va ad interagire in modo stretto con più membri della famiglia, innanzitutto con il bambino, poi con i genitori, ma anche con i fratelli, i nonni e altre figure all’interno dell’ambiente domestico; tutto ciò richiede competenze specifiche, grandi abilità relazionali e organizzative. Emozionanti sono state, inoltre, le testimonianze di tre allieve che, oltre a sottolineare la professionalità acquisita, hanno voluto sottolineare l’arricchimento personale che il corso ha permesso loro di conseguire.

III


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sabato 12 ottobre 2013

Figure molto richieste Un’importante novità nell’offerta formativa dell’Università della Calabria per quanto riguarda i master rivolti a giovani laureati alla triennale

Turismo e web marketing C’è un’importante novità nell’offerta formativa dell’Università della Calabria per quanto riguarda i master rivolti a giovani laureati alla triennale! È stato istituito - presso il dipartimento di Scienze aziendali e giuridiche - il primo master universitario sul web marketing dal titolo “Strumenti e tecniche di web marketing per il turismo”: alta formazione specialistica su temi innovativi e di cruciale importanza per la competitività di tutte le imprese, in particolare quelle del settore turistico, il comparto trainante dell’economia calabrese e dell’intero Paese. Il master è rivolto a giovani laureati (con qualsiasi titolo di laurea triennale, Magistrale e di vecchio ordinamento) interessati a cogliere questa opportunità formativa con ottime prospettive di placement, divenendo professionisti della net economy, figure molto richieste e difficilmente reperibili ad oggi sul mercato del lavoro. Per i contenuti trattati, il master è di particolare interesse per tutti gli operatori del settore che intendono acquisire competenze sulle nuove strategie ed i nuovi strumenti del marketing online per migliorare la promozione delle proprie aziende e delle destinazioni turistiche ad esse orientate, gestendo in autonomia progetti web di successo. Direttore del master è Sonia Ferrari, docente di marketing del turismo e del territorio presso l’Unical, dove presiede i corsi di laurea in Scienze turistiche e in Valorizzazione dei sistemi turistico- culturali, mentre il coordinatore è Orlando De Pietro, docente di Progettazione e Valutazione delle tecnologie educative e di e-learning. La qualità del percorso formativo è garantita dall’affidamento, all’interno di macro raggruppamenti tematici, di numerosi ed approfonditi moduli a docenti universitari dell’Unical e di altre prestigiose università italiane e straniere (Università di Genova, Università La Sapienza di Roma, Università di Bari, Università ItaloSvizzera, etc.) e da esperti del settore. Questi ultimi daranno un taglio pratico ed operativo alle attività formative, facendo sperimentare ai partecipanti un lavoro “sul campo” per quella che sarà la futura professione dei giovani laureati o, per gli operatori del settore, per una gestione dell’attività imprenditoriale secondo nuove logiche e metodologie. Sono previsti stage presso imprese del settore. Termine presentazione domanda 25 ottobre 2013 Riferimenti sul portale www.unical.it alla sezione dedicata ai master.

Alta formazione specialistica su temi innovativi e di cruciale importanza per la competitività di tutte le imprese, in particolare quelle del settore turistico, il comparto trainante dell’economia calabrese e dell’intero Paese

Riaperti termini per Lifelong learning - Erasmus

Unical europea Riaperti i termini all’Unical per la presentazione delle domande per l’assegnazione dei posti di scambio rimasti vacanti nell’ambito del Programma comunitario di mobilità studentesca Lifelong learning programme (Llp)-Erasmus per l’anno accademico 20132014. Sono ancora 79 i posti disponibili e c’è tempo fino alle ore 12.00 del 18 ottobre prossimo per presentare domanda online, compilando l’apposito modulo disponibile al seguente link: http://unicz.llpmanager.it/studenti. I posti disponibili riguardano le sedi riservate a studenti iscritti ai corsi di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, Farmacia, Odontoiatria e Protesi dentaria, Biotecnologie mediche veterinarie e farmaceutiche, Biotecnologie applicate alla nutrizione, ai corsi di laurea in Biotecnologie, Dietistica, Ortottica, Fisioterapia, Infermieristica, Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia, ai corsi di laurea triennale e magistrale dell’area giuridica ed economica, ai corsi di laurea triennale e magistrale in Ingegneria Informatica e Biomedica, al corso di laurea magistrale in Medicina veterinaria e a quello triennale in Scienze e Tecnologie delle produzioni animali, agli iscritti ai dottorati di ricerca in Scienze farmaceutiche e in Teoria del diritto e ordine giuridico europeo, agli iscritti alle Scuole di specializzazione dell’area medica con sede amministrativa presso l’ateneo catanzarese ed a quella in Farmacia ospedaliera. Per poter presentare domanda gli studenti interessati a partecipare alle selezioni per ottenere una borsa Erasmus, che darà loro l’opportunità di trascorrere un periodo di studio in una delle numerose università europee convenzionate, devono essere regolarmente iscritti all’anno accademico 2013/2014 presso l’Università Magna Graecia.


sabato 12 ottobre 2013

V

Grecia e Spagna non sono così lontane A Cosenza l'incontro valutativo dei provvedimenti sul Lavoro

Sempre più nel baratro nelli di Federica Monta

Si è svolto lo scorso mercoledì, presso la biblioteca del consiglio dell’ordine degli avvocati “M. Arnoni” di Cosenza, un importante incontro relativo al recente varo delle misure per il lavoro ad opera del governo Letta. Presenti al dibattito Michele Tiraboschi, ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, Vincenzo Ferrari, presidente del Centro nazionale studi di Diritto del lavoro “Domenico Napoletano” di Cosenza, Giuseppe Spadafora, ordinario di Pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi della Calabria e Claudio De Luca, consigliere segretario dell’Ordine degli avvocati di Cosenza. Drammatiche le cifre che fanno da corollario all’evento: disoccupazione generale al 17,2%, quella giovanile al 50%, eserciti di trentenni inoccupati e non considerati dal decreto-legge 28 giugno 2013, precari, esodati e cassintegrati. L’Italia è sempre più nel baratro, tanto è vero che lo spauracchio della Spagna, o peggio, quello della Grecia, non appare più un parametro così lontano. Secondo Ferrari «nuove opportunità sono all’orizzonte. Sono previsti incentivi per le giovani imprese. Nonostante qualcosa già si era tentato di fare in questa direzione già tempo fa, senza ottenere grandi risultati. Queste misure - ha proseguito il presidente - in questo momento equivalgono a dare una mano ai giovani disoccupati. Le riflessioni giuridiche - ha inoltre osservato - sono sicuramente importanti e utili nella ricerca delle risposte a questa violenta crisi. Ma, da sole, non sono sufficienti. È necessario che ad esse si affianchino misure economiche, perché è l’economia ad essere in fase di depressione. Il mercato - ha continuato Ferrari - segue logiche finalizzate al profitto ed è per questo che la creazione del lavoro non può prescindere da interventi decisi di carattere economico». Nonostante l’austherity, gli imbarazzanti numeri sulla disoccupazione giovanile, che al Sud raggiungono poi cifre che potrebbero

Si è svolto presso la biblioteca del consiglio dell'Ordine degli avvocati “M. Arnoni” un importante incontro relativo al recente varo delle misure ad opera del governo Letta

indurre alla disperazione, Ferrari suggerisce di «sforzarsi a guardare il bicchiere mezzo pieno». Michele Tiraboschi ha poi affrontato il problema da un punto di vista di preparazione, di età e dell’esperienza all’estero come opportunità lavorativa: «In molti altri Paesi d’Europa - ha osservato - lo stato tende ad inserire i giovani nel mondo del lavoro già a partire dai sedici anni, mentre in Italia si è considerati giovani fino a venticinque anni». A questa anomalia italiana, il professore unisce il problema delle università, che dovrebbero mettere in condizione lo studente, ormai prossimo a completare gli studi, di trovare occupazione grazie al suo grado di preparazione, e non soltanto attraverso il raggiungimento di un bel voto. «Si potrebbe osservare - ha proseguito Tiraboschi - che se nessuna azienda offre lavoro sia difficile “imparare” a lavorare. Forse un’opportunità potrebbe essere quella dell’esperienza all’estero. Non una fuga. Perché occorre tornare e mettere qui in pratica quanto appreso». In riferimento poi al pacchetto lavoro appena approvato, il docente considera che «ci saranno incentivi per le imprese per chi ha meno di ventinove anni, senza reddito o con figli a carico o, ancora, senza qualifica. Si risponde - ha concluso - a una regola, non a un provvedimento punitivo». L’incontro presso la biblioteca è stato anche occasione di presentazione delle sede distaccala della Scuola dottorale di Bergamo che, come ha spiegato De Luca, «ha scelto il sud come sezione in un’ottica di profonda riflessione giuridica».

Michele Tiraboschi Sopra, un momento dell'incontro


VI

sabato 12 ottobre 2013

Appuntamento con la nostra Storia Prima parte Tra il XVI e il XVII secolo, le vallate cosentine insanguinate dalle stragi anti-valdesi del 1561 costituirono una sorta di laboratorio del Cattolicesimo moderno

eco di Pierfrancesco Gr

L’esperimento calabrese nell’età della “riconquista cattolica”: una svolta epocale, per la Chiesa universale, sulle macerie di una “intollerabile diversità”. Tempo fa, in queste pagine, abbiamo focalizzato la nostra attenzione in merito alla tragica vicenda inerente ai Valdesi di Calabria, ovvero gli Ultramontani, che per tanto tempo, ovvero tra la fine XIII e l’inizio del XVIII secolo, popolarono alcune vallate del cosentino, comprese nei territori di San Sisto, Guardia Piemontese e Montalto Uffugo; quei Valdesi martirizzati nel 1561, distrutti, derubati della loro identità di esseri umani e di cristiani. Un episodio, quello concernente il massacro del 1561, costituente la pagina più nota, nella sua tragicità, della storia calabro-valdese, che può essere vista come paradigma di quelle tendenze anticonformistiche, alternative rispetto all’autoritarismo ecclesiastico, che si svilupparono ancora prima della Riforma e che, successivamente, in essa trovarono le condizioni più adatte al loro sviluppo e alla loro definitiva affermazione. Un anticonformismo, quello degli Ultramontani, che catalizzò l’attenzione della gerarchia ecclesistica romana e di quella politica del vicereame napoletano, impegnate nella più rigida e radicale lotta alla Riforma protestante.

L’esperimento calabrese Era il tempo della Controriforma, la cui spada, che Roma, dalla fondazione del Sant’Uffizio e dal Concilio di Trento in poi, iniziò poderosamente a brandire contro i “cinghiali”, invasori della vigna del Signore (parafrasando l’espressione verbale con cui Leone X, nella famosa bolla di scomunica del 1520, definì Lutero), si abbattè tosto su ogni voce di dissenso, esplicitando fatalmente la strategia di chiusura totale e di contrasto radicale del papato rispetto alle nuove confessioni; strategia, che trovò, restringendo nuovamente il nostro campo d’analisi alla tematica in merito a cui vogliamo discorrere, in Filippo II, e nel formidabile apparato politico, economico e militare di cui egli disponeva, un ligio e fedele accolito. È in tale scenario, come già evidenziato poco fa, che si consuma il martirio delle colonie valdesi di Calabria; una vicenda, che, se, nella logica controriformistica, costituì (oltre che una vittoria militare) un passo avanti verso quell’uniformità religiosa dottrinariamente pianificata a Trento, in seguito si rivelò, per l’intolleranza e il fanatismo ivi palesato, una sconfitta sul campo della propaganda religiosa per i suoi ispiratori ed artefici: fattore, questo, che, probabilmente contribuì ad indurre i “mandanti” romani e spagnoli della strage, negli anni seguenti, ad usare, nel proseguimento dell’opera di sradicamento della cultura religiosa valdese e di completa imposizione del credo cattolico in quelle zone, accanto ai soliti strumenti eufemisticamente “persuasivi” dell’istituzione inquisitoriale vera e propria, alcune nuove “strategie” d’approccio, di cui furono alfieri i gesuiti; metodi, quelli introdotti dai seguaci di Sant’Ignazio di Loyola, tendenti (pur essendo parte delle istruttorie inquisitoriali) a fare breccia nel cuore e nello spirito degli “erranti” attraverso l’ascolto, per mezzo della confessione senza punizione, secondo i canoni del metodo missionario, di cui quelle realtà socio-territoriali, reduci dall’esperienza valdese e dalla repressione che la colpì, costituirono una sorta di laboratorio sperimentale, un caso esemplare, nell’universo cattolico, di una nuova dimensione evangelizzatrice. Un “caso” di importanza epocale, e tuttavia, poco conosciuto: in effetti, il massacro del 1561, costituente la pagina più nota, nella sua tragicità, della storia calabro-valdese, sovente, ha catalizzato in maniera troppo esclusiva l’attenzione degli osservatori, sottraendo la dovuta considerazione dagli altri capitoli, dagli altri aspetti nel quale s’è sviluppata la storia dei calabro-valdesi, il cui cammino costituisce un modello di diversità, rispetto al conformismo dominante e che, proprio per questo, fu oggetto di diuturne pulsioni persecutorie; quelle persecuzioni che hanno costantemente accompagnato, nell’età medievale, il cammino degli eredi di Valdo e in relazione alle quali si sviluppò quella Diaspora che sparse il seme del valdi-

Ritratto di Pio IV Papa dal 1559 al 1565 Nella pagina accanto porta con spioncino apribile dall’esterno a Guardia Piemontese

smo in tante parti d’Europa, tra cui in Calabria, ove la presenza ed il credo valdese germogliarono rigogliosi, e sostanzialmente indisturbati, fino agli anni cinquanta del XVI secolo, quando iniziarono a palesarsi i rigurgiti d’intolleranza verso la diversità di vivere il Vangelo, incarnata dai Valdesi, divenuta, con l’adesione al credo Riformato da parte di questi ultimi, ormai intollerabile per quelle istituzioni, ecclesiastiche e secolari, impegnate ormai in una spietata offensiva verso le nuove tendenze. Offensiva che, in Calabria, culminò nella Crociata del 1561; un intervento di pulizia etnico-religiosa, che disarticolò gli insediamenti valdesi calabresi, senza, tuttavia, nel breve e medio periodo, riuscire a sradicarne totalmente la cultura e la spiritualità, che sopravvisse ancora a lungo dopo la strage, resistendo fino al XVIII secolo. Al riguardo, la necessità di completare l’opera di pulizia religiosa iniziata con le armi, senza, però, dar luogo ad ulteriori episodi di rivoltante ferocia, che dovevano, per inciso, essere il più possibile accompagnati nel dimenticatoio, determinò le condizioni ideali per l’adozione, da parte della Chiesa, di una nuova metodologia, più morbida e articolata, di lotta all’eresia e della, conseguente, “riconquista cattolica” di quelle terre. Chiaramente, quello che Adriano Prosperi ha definito «l’esperimento calabrese», non riuscì comunque a celare l’orrore di un massacro destinato a diventare, almeno nella fase più rigida della Controriforma, un modello idealtipico d’intervento contro le dissidenze religiose, nell’ambito della cristianità cattolica, e, nel contempo, un esempio di eroico martirio, nel contesto protestante, assurgendo immaginificamente a sinistro ponte tra le lugubri manifestazioni d’odio religioso dell’epoca medievale e i rivoltanti eccidi che punteggiarono, in Europa, la genesi e l’enucleazione delle guerre di religione e degli altri “interventi” anti-ereticali (similari a quelli effettuati in Calabria), registratisi in quei decenni. In ogni caso, “il caso calabrese” gettò le basi per una nuova strategia di approccio verso la diversità, destinata ad affermarsi nei secoli successivi. Ma andiamo per ordine. All’indomani della strage, in tanti, tra coloro i quali erano a conoscenza dell’accaduto, di fronte all’immane tragedia, cominciarono a temere per le centinaia di prigionieri valdesi, sulla cui sorte le autorità religiose e civili s’erano riservate di decidere in un secondo tempo. Divenuti oggetto di sempre più pressanti critiche, le autorità riconsiderarono alcune strategie: se il vicerè di Napoli raccomandò


sabato 12 ottobre 2013

Appuntamento con la nostra Storia

per iscritto ai capi della crociata di contenere le condanne a morte e di utilizzare l’opera missionaria dei gesuiti, lo stesso pontefice Pio IV, al fine d’evitare che venissero commessi ulteriori eccessi ai danni dei valdesi superstiti ed in attesa di esecuzione (che si aggiravano tra i 1400 ed i 1600 individui), diede incarico e potestà all’arcivescovo di Reggio Calabria Del Fosso (che negli ambienti vaticani godeva fama di mentalità aperta e conciliante) di recarsi sui luoghi degli eccidi con mandato di pacificazione, per frenare altre esecuzioni e soprattutto «fiaccare la prepotenza di fra’ Valerio Malvicino (l’aguzzino frate domenicano, che, inviato in Calabria dal sant’Uffizio, fu il vero pianificatore delle stragi)» e curarsi che i valdesi superstiti fossero recuperati nell’ambito della Chiesa cattolica, senza ricorrere più a metodi cruenti. Giunto nel Cosentino il 14 giugno, si adoperò, col consenso delle autorità politiche, di adempiere alla sua missione, curando che partissero da Montalto i Commissari governativi e gli inquisitori, pensando di giovarsi esclusivamente dello zelo evangelico della compagnia di Gesù: aveva inizio il cosidetto esperimento calabrese, ovvero l’azione congiunta, sui resti della comunità valdese calabrese, di procedura inquisitoriale e di zelo missionario, avente nella confessione il suo cardine. Si apriva una nuova pagina, in cui prendeva forma il cattolicesimo moderno, il quale iniziò a camminare in una realtà, quella del cosentino, ancora ferita, ed in cui le misure varate dai responsabili della strage, ossia gli inquisitori e i commissari governativi, prima di lasciare quelle ormai desolate terre, permisero, per lungo tempo, la continuazione della repressione con altri mezzi; mezzi, che, in qualche caso, furono opprimentemente “perfezionati” negli anni seguenti dalle gerachie ecclesiastiche locali, ai fini di un’ottimizazzione dell’attività inquisitoriale, in cui, nel cosentino e altrove, i gesuiti ebbero un ruolo primario, anche nelle fasi più dure, introducendo, però, come detto il “diversivo” missionario, che completò, con l’ascolto e la sottile compresenza di minaccia sanzionatoria, di pene più blande e di conforto confessionale, la cancellazione della chiesa valdese nel mezzogiorno e il riassorbimento nelle braccia della Chiesa Romana dei suoi fedeli, i quali, già duramente provati, non poterono, comunque, sottrarsi alle conseguenze civili della confisca dei beni propri e dei loro familiari, periti nelle stragi. E così, «...gli abitatori di Guardia et San Sisto, essendo scoperti per luterani, ne patirono, quei stolti et ostinati, oltre alle confiscationi dei beni, l’istessa morte». Come prescriveva la legge, infatti, i beni dei Valdesi giustiziati vennero confiscati dal governo a vantaggio della Regia Camera. Deputato alla confisca, fu inviato da Napoli, quale Regio Commissario, il giudice della Vicaria Annibale Moles, il quale giunse in Calabria il 17 settembre 1561, con il compito di censire, secondo le disposizioni vicereali, «tutte le robbe delli predetti, stabili mobili, nomi di debitori, et ogni altra cosa che tenevano». La Curia romana, che adesso (dopo aver caldeggiato, avallato e con-

Trovò sperimentazione una commistione di orientamenti contro-riformistici nell’ambito dell’incontro-scontro fra le strategie inquisitoriali tradizionali, perorate dai domenicani, e quelle alternative dei missionari gesuiti, attorno a cui trovò strutturazione l’impianto di una realtà nuova

sentito gli omicidi dei loro fratelli e i successivi scempi) aveva, sopra ogni altra cosa, a cuore la conversione dei superstiti, temette che gli atti di requisizione potessero esasperare gli animi dei coloni; incaricò, quindi, il nunzio apostolico a Napoli di convincere il Vicerè a desistere da ogni operazione, ma senza alcun risultato. Il Moles iniziò, così la sua fredda attività (che portò avanti per sette mesi, fino al 25 aprile 1562, ricevendone un compenso di 484 ducati) di confisca, procedendo ad una registrazione accurata dei beni sottratti agli Ultramontani, che mise, tra l’altro, in evidenza disparità sociali ed economiche all’interno delle comunità, segno di differenti capacità di mediazione con le autorità locali. Parte del ricavato degli espropri, valutabile intorno alla cifra di 5.000 ducati, fu devoluto da Filippo II (decisione di cui non si conoscono con precisione le ragioni e che appare strana, considerata la fiscalità del governo spagnolo) alla Confraternita della Redenzione degli Schiavi, occupantesi del riscatto dei cristiani imprigionati dai turchi. Tuttavia i beni ceduti alla suddetta confraternita, non furono utilizzati per lo specifico suddetto scopo, e successivamente ceduti a prezzo di favore al feudatario di Fuscaldo Spinelli, “promosso” nel frattempo al rango di marchese; titolo ottenuto quattro anni dopo la strage valdese, forse in grazia dei meriti acquisiti presso il governo spagnolo in quella occasione. Un desolante intreccio compromissorio e corruttivo, che sembrava riverberarsi anche sul territorio, ove il panorama dei borghi, dopo le stragi, appariva desolante, a causa delle distruzioni (accanto alle macerie di San Sisto e La Guardia ve ne furono anche a Vaccarizzo), dei saccheggi (compiuti anche da chierici, come rilevò il Moles) e del calo della popolazione, come nel caso di Montalto, che nel 1580 fu ripopolata facendovi insediare coloni albanesi di rito greco. In questo contesto, l’opera dei missionari gesuiti si rivelò, afferentemente al riordino “socio-religioso” delle colonie valdesi, decisamente efficace, in un quadro di desolante oppressione, paragonabile a quella con connotante i sistemi totalitari. Le autorità, in linea con l’intendimento “convertitore” (che seguì a quello “sterminatore”) del Re Filippo e del Papa, si interessarono, tra le altre cose, a riorganizzare la vita degli Ultramontani rimasti e ad indirizzarla verso la corretta disciplina cattolica, affrontando il problema concernente il gran numero di “relapsi”, ovvero dei condannati (in particolare quelli di Guardia) liberati in seguito all’abiura e, successivamente, ricaduti in eresia, i quali erano tenuti a portare l’abitello. A vigilare su tale questioni furono deputati i missionari gesuiti, giunti appositamente per la riconciliazione degli eretici già durante le fasi più cruente della repressione. Le missioni dei gesuiti (a cui, più avanti, è dedicato uno specifico sottoparagrafo) si succedettero a più riprese negli anni successivi, quando furono inviati Niccolò Bobadiglia e Cristoforo Rodriguez, mentre già nella seconda metà degli anni sessanta il “negocio delli ultramontani” rientrò nelle incombenze dei vescovi, coadiuvati dal vicario arcivescovile di Napoli (in quel momento Giulio Antonio Santoro, uomo particolarmente intransigente), incaricato della Inquisizione romana per il Regno. Da allora, i valdesi continuarono, nonostante la repressione culminata nel 1561, ad essere avvertiti come un problema sempre vivo; talvolta la loro presenza diventò anche pretesto per una disputa di potere nel governo della diocesi. Negli Anni ottanta e soprattutto nel decennio successivo, mentre la Congregazione del Sant’Uffizio iniziò a dedicare minore interesse alla minoranza ultramontana, i poteri locali ripresero la strada dello stretto controllo sulla vita delle popolazioni ad essi sottoposte, a partire dalle ordinanze emesse prima della strage, che avevano notevolmente limitato gli spazi di libertà a disposizioni dei Valdesi. Quegli spazi che erano stati distrutti dalle stragi e le cui rovine sarebbero state praticamente spazzate via successivamente dalle ulteriori ingiustizie e angherie, che non si limitarono alla confisca dei beni. Prima ancora di essa, ed immediatamente dopo gli eccidi, i valdesi superstiti di Guardia e San Sisto avevano dovuto sopportare altre umiliazioni, divieti e restrizioni della libertà personale. Infatti, onde prevenire il risorgere di nuovi eventuali focolai di eresia, l’inquisitore Valerio Malvicino, con l’avallo dell’Arcivescovo di Cosenza Gaddi, e del suo Vicario Greco, aveva imposto alle mutilate comunità locali valdesi diverse imposizioni, alcune delle quali decisamente umilianti ed alienanti, tra cui l’obbligo di indossare “l’habitello” giallo con la croce rossa, per indicare la condizione di valdese convertito e l’obbligo di mandare i figli a scuola a cinque anni, per essere istruiti nella dottrina cattolica. continua...

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sabato 12 ottobre 2013

Moonwatch party Importante iniziativa a cui aderisce anche il Planetario provinciale Pythagoras Sezione Calabria Società astronomica italiana

Le notti della Luna La bellissima esperienza che dal 2010 ha portato tutto il Mondo ad osservare la Luna nella stessa serata, viene riproposta anche quest’anno il giorno 12 di Ottobre. L’evento, denominato “In.Omn.” (International Observe the Moon Night), è promosso a livello mondiale dalla Nasa, l’agenzia spaziale americana. In Italia la “Notte della Luna” è supportata dall’Istituto nazionale di astrofisica, in collaborazione con l’Unione astrofili italiani e la Società astronomica italiana. Per l’occasione organizzati una serie di eventi che culminano la sera del 12 ottobre: la Notte della Luna, importante iniziativa a cui aderisce anche il Planetario provinciale Pythagoras-Sezione Calabria Società astronomica italiana (Moonwatch party). «...io aspetto tutto il dì la sera che l’ sol si parta e dia luogo a la Luna» scriveva Petrarca, a voler sottolineare l’enorme influenza che la pallida Selene ha sugli uomini. Inseparabile compagna della Terra, la Luna è il corpo celeste più vicino a noi e dopo il Sole è l’oggetto più luminoso. Si comprende pertanto come la Luna abbia stimolato, fin dall’antichità, l’interesse e la fantasia dell’uomo. Non solo ispiratrice di poeti, ma ausilio fondamentale della nostra cultura fin dalla notte dei tempi. Ad essa si deve l’istituzione del calendario con tutto quello che ne consegue, la comprensione graduale di fondamentali concetti astronomici e terrestri, la realizzazione di uno dei più grandi sogni dell’uomo: camminare su un mondo alieno. Mitologie lunari si ritrovano in tutte le culture: la sua misteriosa luminosità e la mutevolezza periodica del suo aspetto hanno da sempre spinto gli uomini a immaginare una possibile correlazione tra le vicende terrene e il nostro satellite. Ancora oggi, a più di quaranta anni dagli storici passi di Neil Armstrong, la Luna continua ad alimentare mitologie e sogni. Come ormai consuetudine, lo star party internazionale sarà un’occasione per proporre osservazioni al telescopio dedicate alla Luna e per approfondire temi quali la genesi e le caratteristiche fisiche, le missioni spaziali passate e in programmazione, la mitologia, la poesia, la musica e le diverse espressioni artistiche ispirate al nostro satellite naturale. Di seguito il programma allestito dal Planetario Provinciale Pythagoras.

Programma Sabato 12 ottobre 2013, ore 21,00 EVENTO INTERNAZIONALE: MOONWATCH PARTY OCCHI PUNTATI SULLA LUNA Conferenza: “Luna, grazie di esserci!” Prof.ssa Angela Misiano (Responsabile Scientifico Planetario Pythagoras) Osservazione della Luna e del Cielo a cura dello Staff del Planetario (Rosario Borrello, Marica Canonico, Carmelo Nucera) La sera dell’11 ottobre gli assessori Giovanni Arruzzolo (assessore Politiche del lavoro e Formazione) ed Eduardo Lamberti Castronuovo (assessore alla Cultura Provincia Reggio Calabria) consegneranno gli attestati di qualifica ai giovani che hanno frequentato il corso di “Guida turistica area metropolitana”. Gli obiettivi e le finalità del corso saranno illustrati da Antonietta Cardona (Settore Formazione della Provincia). La serata del 12 ottobre - “Moonwatch party” - sarà allietata dalle “Macchine parlanti” di Giuseppe Nicolò (esperto di musica e collezionista di grammofoni).

L’evento, denominato “In.Omn.” (Internation al observe the Moon night), è promosso a livello mondiale dalla Nasa, l’Agenzia spaziale americana

Compiacimento da parte dell’Infn di Cosenza

Questione di Nobel Il Nobel per la Fisica 2013, assegnato a Peter Higgs e François Englert per la «scoperta teorica del meccanismo che contribuisce alla comprensione dell’origine delle particelle subatomiche confermato recentemente al Large Hadron Collider da Atlas e Cms» è motivo di vivo compiacimento per tutto il Gruppo Infn di Cosenza, la cui componente di fisici sperimentali delle alte energie partecipa all’esperimento Atlas e ha contribuito alla realizzazione dell’apparato di rivelazione dei muoni. La costruzione di questo apparato, durata diversi anni, è stata possibile anche grazie al lavoro e alla dedizione di molti giovani laureande/i, dottorande/i e borsiste/i, a cui va la dedica di questo riconoscimento, insieme all’augurio di un brillante futuro nel mondo della ricerca. Alessandro Papa docente di Fisica dell’Unical e responsabile Gruppo Infn (Istituso nazionale Fisica nucleare)


sabato 12 ottobre 2013

IX

Accurate selezioni la prima con la musica dei Soul Pains

I venerdì del Teatro Morelli di Francesco Fotia

È tornato di scena il Teatro Morelli di Cosenza. Lo ha fatto inaugurando la nuova stagione del “More fridays”, curato da Scena verticale, che presenterà al pubblico ogni venerdì, fino al 6 dicembre prossimo, una selezione accurata di alcune delle migliori produzioni di teatro contemporaneo. L’evento è coinciso con la presentazione di “The bitter day”, primo album dei cosentini Soul Pains, prodotto dalla Udedi. Una band nata nel 2009, dall’incontro e dalle reciproche influenze di ben undici membri, che portando nel progetto le rispettive peculiarità hanno dato vita a un sound che spazia dal soul al blues-gospel, passando per il rhythm and blues e il funk. La sonorità della band, che si avvale della voce di Mattia Tenuta e dei cori formati dalle Soul Kiss, spazia dalle atmosfere metropolitane a quelle reggae, immergendosi ora nei tempi incalzanti ora in ovattate sospensioni ritmiche, all’interno delle quali trovano spazio e verve la chitarra e il basso, i sax, le tastiere e le percussioni. Deciso l’impatto sul pubblico, evidente la capacità tecnica e culturale di allacciarsi alla tradizione, e al tempo stesso la volontà di sperimentare, di giocare con le note e con le armonie, con le voci e con la commistione tra generi: cifra stilistica preponderante per una band che ha dato spettacolo già dal primissimo impatto. Nel corso del concerto, la band ha ospitato sul palco artisti del calibro di Aldo D’Orrico, i componenti del Soul Sight gospel choir e Roberto Risorto.

ILaprossimi spettacoli… programmazione di More fridays al Teatro Morelli prosegue il 18 con Invidiatemi come io ho invidiato voi, scritto e diretto dal siciliano Tindaro Granata e già vincitore del Premio Fersen alla regia del 2013, e del Premio Mariangela Melato 2013 come miglior attore emergente. Il plot affronta, anche con l’ausilio di allegorie e riferimenti indiretti, il tema della pedofilia. Lucido, di Rafael Spregelburd, è l’opera che andrà di scena il venticinque: con protagonisti Roberto Rustioni e Milena Costanzo. Premio Ubu 2011 al nuovo testo straniero, affronta il delicato argomento della donazione, prendendo spunto dalla reale vicenda di una bambina che ha donato un rene a suo fratello. Spregerlburd, attore e regista argentino, ha infarcito l’opera, drammatica e toccante, di uno spiazzante ma affascinante humor nero, in grado di farne uno spettacolo assolutamente imperdibile.

Il teatro cosentino torna in scena inaugurando la nuova stagione del “More fridays”, curato da Scena verticale, che presenterà al pubblico fino al sei dicembre prossimo

Il primo novembre sarà la volta di Alexis. Una tragedia greca; anche questa volta, lo spunto arriva dall’amara cronaca. Presentato dai Motus, e con la direzione di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, Alexis racconta della tragica scomparsa di un giovanissimo ateniese nel corso degli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nel 2008. Una vicenda che nell’opera è collegata a quella di Polinice, il figlio di Edipo che, dopo essere stato privato del suo diritto a regnare per mano del fratello Eteocle, decise di muovere guerra alla sua stessa patria. A.H. è l’appuntamento per la settimana a seguire: uno stravolgimento degli ultimi giorni di guerra in Europa, nel corso del secondo conflitto mondiale, e della morte di Adolf Hitler, che uccidendosi ha sepolto per sempre il segreto che lo accompagnava sin dalla nascita. Pinocchio, e con lui tutta la galassia del mondo collodiano, dal Grillo Parlante al Gatto e la Volpe, passando per Mangiafuoco e Lucignolo, sarà protagonista del More fridays del 15 novembre. Si prosegue con Due passi sono, che ha già avuto riconoscimenti al Premio Scenario per Ustica 2011 e del Premio In-Box 2012: tenera narrazione di un uomo e una donna dalle sembianze minuscole nel corso di una giornata come tante, che si conclude con la possibilità di vivere una vita vera. Egidia Bruno porta W l’Italia.it... noi non sapevamo il 29 novembre. Una piece che, come lascia intuire il titolo, ruota attorno al Belpaese, alla sua storia e alla sua evoluzione, con particolare attenzione a quei problemi che solo apparentemente appartengono esclusivamente al Mezzogiorno. Il More fridays chiude il sei dicembre con Totò e Vicè, portato in scena dal duo Enzo Vetrano e Stefano Randisi, scritto dal drammaturgo e poeta Franco Scaldati, venuto a mancare poco tempo fa.

Una immagine dell’Alexis A sinistra, i Soul Pains


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sabato 12 ottobre 2013

Progetto appassionante Ufficializzato il programma della seconda edizione del “Tropea festival Leggere&scrivere”

Appuntamento con i libri

Ufficializzata la seconda edizione del Tropea festival Leggere&scrivere, uno dei sei eventi che fa parte dell’esclusivo cartellone Calabria Terra di Festival, iniziativa che ha dato un taglio rispetto al recente passato e che rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’assessorato alla Cultura della Regione Calabria. L’evento, pur mantenendo la sede centrale dei suoi tanti appuntamenti a Tropea, si aprirà ancora una volta al territorio circostante, con un occhio di particolare riguardo per Vibo Valentia, sede del Sistema bibliotecario vibonese, capofila del progetto, nonchè eletto a qualificato Polo regionale per la politiche della lettura. Dal 4 al 10 novembre prossimi, il Tropeafestival Leggere&scrivere si snoderà attraverso una ricca sequenza di eventi fra incontri, dibattiti, focus, approfondimenti, itinerari e molto altro, abbinate a scrittori di fama, intellettuali, giornalisti, musicisti ed artisti di varia origine e formazione. Molte intelligenze chiamate a un confronto fra lettura e scrittura nell’epoca dei nativi digitali, per un percorso che non è solo quello di un tradizionale festival di letteratura ma che vuole essere un momento importante nelle strategie di promozione della lettura. Da Tropea, perla del Tirreno, prediletta da un flusso ininterrotto di turisti provenienti da ogni dove, gli appuntamenti del suo fitto programma, al quale ha dato una gradita consulenza artistica lo scrittore Mimmo Gangemi, quest’anno diviso è in tre sezioni (“Una regione per leggere”, “Carta canta” e “Calabria, fabbrica di cultura”), andranno a toccare anche alcuni luoghi imprescindibili del suo circondario ricco di storia e consapevolezze, con gli Itinerari culturali vibonesi che, partendo proprio dal suo capoluogo, riallacceranno i fili di una memoria ancora vivida, allargandone la prospettiva a Serra San Bruno e Soriano, con degli speciali laboratori artistici e letterari. Venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 novembre il festival culminerà nelle serate conclusive della settima edizione del Premio Tropea nazionale letterario, a cura della Accademia degli Affaticati, l’associazione culturale tropeana che lo ha ideato e promosso nell’anno 2006. Il Premio Tropea, dalla cui storia si è sviluppato il progetto-Festival, è stato il primo, in Italia, ad aver adottato il formato e-book per veicolare i libri che formano la terna dei finalisti. Anche quest’anno, la

Dal 4 al 10 novembre fra Tropea, Vibo, Soriano e Serra San Bruno

giuria tecnica presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e della quale fanno parte tra gli altri i rettori delle tre Università calabresi, ha scelto dei testi di oggettivo valore nelle firme di Edoardo Albinati (per Vita e morte di un ingegnere, ed. Mondadori), Benedetta Palmieri (per I funeracconti, ed Feltrinelli) Vito Teti (Il patriota e la maestra, ed. Quodlibet). Il vincitore assoluto sarà decretato dal voto di tutti e 409 i sindaci calabresi - altra caratteristica che rende il Premio Tropea unico nel suo genere - affiancati da una giuria popolare di 41 componenti, allargata anche a studenti. La proclamazione e la consegna del Premio avverranno nel corso della cerimonia ufficiale fissata per domenica 10 novembre 2013. Particolarmente stimolante il programma della rassegna, sul quale ancora si stanno limando i dettagli conclusivi, che prevederà una full immersion di letteratura, riflessioni e linguaggi letterari abbinati a cinema, teatro e musica, autentica novità di questa seconda edizione. Il Tropeafestival Leggere&scrivere è un progetto appassionante e aperto ad ogni stimolo creativo, che vuole arrivare a veicolare un immagine della Calabria quasi ideale, che si impegna a fare le cose per bene in nome di un ideale costruttivo, nel propagandare la lettura ed il suo numero di possibili fruitori, aprendo una corsia preferenziale fra la sua affezionata platea e quella degli addetti ai lavori, desiderosi di scambiarsi opinioni e condividere spazi, per stimolare le proprie conoscenze, accrescendo nel contempo la capacità di interpretare la realtà attuale attraverso le forme tradizionali della lettura e scrittura, che debbono obbligatoriamente aggiornarsi alle necessità dei tempi moderni. Una proiezione ideale di quanto seminato nel verde ma già significativo palmarès dal Premio letterario Tropea, che con umiltà ma altrettanta determinazione ha visto riconoscere scopi e valore, ben oltre gli angusti confini regionali. La conferenza stampa ufficiale di presentazione si svolgerà lunedi 21 ottobre a Catanzaro, presso la sede di rappresentanza della Presidenza regionale, sita presso lo storico Palazzo Alemanni, alle ore 10.


sabato 12 ottobre 2013

XI

Lamezia Jazz

Appuntamento col sax

Quattro gli eventi, concentrati nell'arco di un mese 19/20/26 ottobre e 3 novembre

La XI edizione del Lamezia Jazz 2013 organizzata dal Comune di Lamezia Terme in collaborazione con l’associazione musicale Bequadro, quest’anno sarà concentrata in un arco temporale di 15 giorni, sono 4 i grandi eventi che il Festival presenta in cartellone, che ripropone con successo le creative sonorità di questa musica, nelle sue varie forme, e con una rinnovata volontà di scandagliare meglio le grandi realtà musicali che il jazz è capace di offrire. Infatti, i vari appuntamenti che la rassegna di quest’anno ci ha proposto, convergono tutti verso un unico scopo: accrescere la capacità di pensare e di immaginare la musica e quindi ampliare la portata culturale ed educativa di chi ne fruisce. Gli artisti che in tutti questi anno vi hanno preso parte, con la loro storia e le loro performance sonore, ci hanno invitato a cercare in questa musica, al di là della pura esperienza dell’ascolto che ne costituisce il tessuto prioritario, quell’intimo insegnamento che forse non ci aiuta a vivere, ma che ci può aiutare a cogliere sempre meglio il nucleo, la sostanza della nostra condizione di uomini. Lamezia Jazz rappresenta quello status culturale indispensabile per comprendere meglio lo sviluppo storico ed antropologico del rapporto tra il suono e le coscienze collettive; un progetto serio, fatto di eventi concertistici che nell’insieme rappresentano quel flusso di narrazioni storiche e sociali che, attraverso questa musica e le sue migliori contaminazioni, si pongono come elemento aggregante in grado di dare un apporto energico alla costruzione di nuove identità, come ad esempio quelle giovanili. La programmazione di questa undicesima edizione, che sarà concentrata tutta in un mese, non vuole essere solo una vetrina concertistica, una sequenza di abilità interpretative, o un semplice momento di ascolto musicale, ma vuole anche presentarsi come una forma di riflessione sistematica ed innovativa sul jazz come forma di linguaggio artistico, e come forma di status culturale, storico ed antropologico, come sintesi di culture, fenomeno sociale che ha condizionato e suggestionato le coscienze collettive, non solo di tante generazioni di musicisti ma anche di tanta gente comune. La manifestazione concertistica avrà inizio sabato 19 ottobre - Teatro Politeama - ore 21,00 con il concerto di Hbc Super Trio. Il “supertrio” formato dal leggendario chitarrista Scott Henderson, dal batterista di fama mondiale Dennis Chambers e dal virtuoso del basso Jeff Berlin, Tutti e tre questi musicisti provengono dal mondo del jazz/rock e dal 2009 si sono uniti per dar vita agli Hbc. Scott Henderson è un chitarrista blues - rock che nei suoi primi anni di vita professionale ha suonato con Chick Corea Elektric Band, i Weather Report di Joe Zawinul, Jeff Berlin è considerato come il miglior bassista elettrico del pianeta e ha suonato con artisti del calibro di Frank Zappa, John Mc Laughlin, Billy Cobham, George Benson, Mike Stern e Dennis Chambers è un batterista molto richiesto nel campo rock e funk e ha suonato con Carlos Santana, Steely Dan e con il grande sassofonista Maceo Parker. In ambito jazz e jazz fusion ha lavorato con una serie di incredibili chitarristi tra cui John Scofield, John Mc Laughlin, Bireli Lagrene, e Mike Stern, un appuntamento imperdibile per ogni appassionato di musica e della tecnica dello strumento. Si prosegue il giorno seguente domenica 20 ottobre - Teatro Politeama - ore 21,00 con Joey De Francesco trio, il campione del funky jazz,

L’evento ripropone le creative sonorità di questa musica, nelle sue varie forme, e con una rinnovata volontà di scandagliare meglio le grandi realtà musicali che il jazz è capace di offrire

che con l’organo si muove nel solco del leggendario Jimmy Smith, si esibirà in trio con due musicisti straordinari, il fuoriclasse Steve Cotter - Guitar e Ramon Banda - Drums. Joey De Francesco, per le sue straordinarie doti tecniche, espressive e di fantasia, è considerato a buon diritto il musicista ideale per traghettare nel terzo millennio le sorti di questa affascinante tastiera. Non a caso a incoronarlo re dell’ Hammond è stato proprio Jimmy Smith, massimo interprete che lo strumento abbia mai avuto in tutta la storia del jazz, allorché cedette al giovane talento il suo B3, uno storico esemplare del 1959, accettando poi di partecipare alle registrazioni di “Legacy”, disco che DeFrancesco ha pubblicato nel 2005. Sabato 26 ottobre si ritorna al Teatro Umberto. Alle ore 21,00 salirà sul palco il duo Gambardella/Scannapieco - A Tribute to Duke Ellington - con Leonardo Gambardella - actor e Daniele Scannapieco - sax. Questo dialogo tra Duke Ellington e il suo autista è uno dei testi che verranno recitati in occasione del concerto-spettacolo tratto dal bestseller di Geoff Dryder “Natura morta con custodia di sax”, in cui la musica del sassofonista Daniele Scannapieco (senza dubbio uno dei migliori sassofonisti italiani, collaboratore di artisti del calibro di Dee Dee Bridgewater, Joe Lavano, Gregory Hutchinson, Mario Biondi e Nicola Conte) farà da colonna sonora alla performance teatrale di Leonardo Gambardella, talentuoso attore calabrese diplomatosi presso l’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’Amico” e specializzatosi a Londra e New York. Lo spettacolo, produzione originale del Pjf, è un dialogo tra sax e voce recitante; un concerto jazz che ripercorre, rivisitandoli, i classici di Ellington, intervallandoli con note biografiche e aneddoti che aiutano a comprendere la grandezza della musica del leggendario pianista e, al contempo, un monologo sostenuto dalla potenza gioiosa e drammatica del jazz. Conclude la rassegna il concerto di domenica 3 novembre - Teatro Umberto - ore 21,00 con Opus 5, una formazione ispirata dalle atmosfere dei celebri quintetti di Art Blakey e Miles Davis degli Anni ‘60 che vengono reinterpretate alla luce di una sonorità del tutto personale. Opus 5 è un nuovo gruppo di co-leader, ideato da Alex Sipiagin che ha coinvolto altri musicisti che come lui fanno parte della Mingus family (Mingus Dynasty e Big Band). Un imperdibile line-up formata dal tenor sassofonista Seamus Blake, dallo stesso Sipiagin alla tromba e una ritmica stellare con Dave Kikoski al piano, Boris Kozlov al contrabbasso e Donald Edwards alla batteria. Un imperdibile ensamble di musicisti che popolano la attuale scena jazzistica newyorkese. Sfida e obiettivo di fondo dell’amministrazione comunale e dell’associazione Bequadro, è la costruzione di un sistema culturale che favorisca la promozione dell’incontro tra musica e territorio; che favorisca la relazione, lo scambio e il vicendevole arricchimento. Un produrre occasioni, luoghi, forme di centralità urbana e periferica. Un sistema capace di essere motore progettuale dell’innovazione culturale, sociale e civile. Una manifestazione artistica che in questi anni ha saputo sostenere e promuovere la centralità storica-culturale del Jazz e della musica del ‘900; l’identità culturale di una città; la partecipazione di un pubblico vasto ed articolato; l’intersezione multiculturale e la multifunzionalità culturale.

La formazione Opus 5


XII

sabato 12 ottobre 2013

Torna la satira Si chiama Katya non c'è il nuovo spettacolo con cui Nunzio Scalercio sarà al Teatro dell'Acquario di Cosenza il 19 ottobre 2013

Il gioco del linguaggio Torna la satira a Cosenza. Si chiama Katya non c’è il nuovo spettacolo con cui Nunzio Scalercio sarà in teatro il 19 ottobre 2013. Al Teatro dell’Acquario di Cosenza, alle 21.00, si cercherà di giocare con il linguaggio, dialetto cosentino misto ad italiano, tentando la strada meno ovvia per poter ridere catarticamente di noi stessi. Scalercio proverà a dare le giuste risposte a quelle domande che tutta l’area urbana sta cercando da tempo, perché non tutti i mali vengono per nuocere. Avremmo mai avuto la possibilità (c’è chi dice ‘libidine’) di “tagliare” con i nostri “mezzacci” Corso Mazzini in controsenso se a Piazza Fera non avessero iniziato i lavori? Avremmo mai potuto imparare i fondamenti della Migrazione (senza l’ausilio di Quark o studi approfonditi) se non ci fossero stati regalati i cerchi colorati? Nel corso della serata, saranno proiettati i video-doppiaggi di Spigaweb, molto noti all’area urbana e i nuovissimi “Pulp Piccio” (John Travolta e Samuel L. Jackson disquisicono sulla natura del panzerotto), “Le confluenze” (il grande Eduardo De Filippo si impovviserà cosentino) e “Lagana e ciciari, te m’hai provocato e mo ti mangiu!” (in cui Alberto Sordi dovrà fare una scelta difficile: mangiare Murseddu o un piatto tipico della cucina cosentina?). Assieme alle canzoni “Portami a Pagare (Ciao Mario Ciao)”, “Maleditta chira fera (Voglia di spingersi e poi)”, “Obiettivo lavorativo” e il medley alla chitarra acustica, sono previste alcune ghiotte sorprese: Nunzio proporrà due nuovi brani legati al momento politico che stiamo vivendo in città. Sul palco saliranno come ospiti gli attori Annarita Laganà, Manolo Muoio ed Ernesto Orrico. Il cantautore Antonello Anzani sarà presente nelle vesti insolite di vignettista. Con Katya non c’è si conclude la serie di spettacoli che compongono la quadrilogia elementale del Diario Bruzio (Diario Bruzio/acqua, ottobre 2012; Incontri Ravvicinati del Quarto Lotto/aria, dicembre 2012; Cosenza Road/terra, maggio 2013). L’elemento legato a Katya non c’è è il fuoco come rappresentazione della passione, dei sentimenti ancora caldi e mai sopiti in procinto di divampare da un momento all’altro. Scalercio commenta così: «Con i miei spettacoli celebro Cosenza. Ma non è mai il cosentino medio il protagonista dei miei spettacoli, anche perché trovare un denominatore comune “a spanna” e presentarlo come risultato scientifico è cosa difficilissima e, molto probabilmente, presuntuosa. Celebro il cosentino sui generis, particolare, forse di nicchia; un prodotto geneticamente modificato dalle nuove tecnologie e dagli accidenti politici/urbanistici che lo colpiscono. È questo il cosentino che porto sul palco, un cosentino che gli altri non trattano, di cui raramente scrivono, non la macchietta di un qualunque cittadino che potremmo ritrovare in una qualsiasi provincia». Katya non c’è di e con Nunzio Scalercio Assistente di regia: Maria Macchione Fonica: Geppino Canonaco Luci: Eros Leale Fotografo di scena: Raffaele Del Monaco Inizio previsto: ore 21:00 Prezzo del biglietto: euro 12,00 Riduzioni previste per bambini, studenti Unical muniti di libretto/tesserino e over 65: euro 8,00 Per info e prenotazioni: Teatro dell'Acquario 0984 73125 email: cratcs@tin.it Per info Nunzio Scalercio 3492612999 email teatro@spigaweb.org

Dialetto cosentino misto ad italiano, tentando la strada meno ovvia per poter ridere di noi stessi

Tornare@Itaca - VII edizione

“Luci e ombre” E' stata inaugurata presso il Museo delle Arti e dei Mestieri a Cosenza, la Mostra Tornare@Itaca "Luci e ombre". La mostra è dedicata a Mattia Preti, pittore caravaggesco "cavalier calabrese", Taverna (CZ) nel 1613 - Malta, La Valletta 1699) nel 4° centenario della nascita e coinvolge 33 autori visivi d'arte contemporanea, sei poeti, un attore e un musicista, provenienti dalla Calabria e dal mondo, che hanno lavorato sul tema "Luci e ombre". L'evento è ideato e curato da Mimma Pasqua, in collaborazione con Maria Rosa Pividori/10.2! Milano. Gli enti sostenitori sono il Comune di Grimaldi e l'assessorato alla Cultura della Provincia di Cosenza. Gli artisti partecipanti sono: Ilaria Beretta - Max Bottino - Marina Buratti - Giulio Calegari - Isora Caprai - Ivana Margherita Cerisara Loretta Cappanera - Albino De Francesco - Luce Delhove - Carlo Delli - Teo De Palma - Anna Finetti - Rebecca Forster - Nadia Galbiati - Alessandro Gordano - Nicola Labate - Anna Lambardi Alessio Larocchi - Pino Lia - Ugo Locatelli - Marco Magrini Luigi Negro Barquez - Lorena Pedemonte - Antonio Piga - Enrico Pozzoli - Davide Ratti - Mireille Saliba - Antonio Sormani Stefania Scattina - Giulio Telarico - Giorgio Tentolini - Alessio Tibaldi - Franco Tripodi. Testi poetici di: Loretta Cappanera - Carlo Delli - Franco Gordano - Anna Lauria - Mimma Pasqua - Andrea Zuccolo. Tornare@Itaca nata a Grimaldi (Cs) nel 2007, nel suo lungo percorso ha fatto tappa a Cosenza (Museo dei Brettii e degli Enotri); Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Arnone; a Milano (Fondazione Mudima); Auditorium della Fondazione Cariplo; Biblioteca di Palazzo Sormani. Tornare@Itaca si ispira al tema del viaggio e il senso del ritorno è visto come desiderio di dare un senso a ciò che si è vissuto al fine di immaginare il futuro, l'uso della @ è il simbolo di questa proiezione in avanti. La dedica alla Calabria e a Mattia Preti, "cavalier calabrese", che segue le orme di Caravaggio, trovando un suo percorso originale, nasce dall'esigenza di far conoscere aspetti della cultura calabrese, al di là dello stereotipo che vuole la Calabria solo terra di 'ndrangheta. In questo senso le luci e le ombre sono riferibili oltre che alla cultura del seicento, che drammatizza la vita trasformandola in rappresentazione teatrale, alla Calabria, terra che cerca il suo riscatto fra momenti luminosi di una possibile rinascita e ricadute nel buio di un passato che non passa mai. Ma tutto questo è, al di là del contingente motivo storico/geografico, una metafora della vita.


sabato 12 ottobre 2013

XIII

Buona volontà internazionale Il Rotary club Sibari Magna Grecia - Cassano all'Ionio è stato ospite al Palazzo di città di Cassano

Il presidente De Luca con il sindaco di Cassano Papasso

Volontariato compatto Papasso ha accolto positivamente la richiesta di un incontro da parte del presidente del Rotary club Sibari Magna Grecia - Cassano all’Ionio Angelo De Luca e dei componenti del direttivo ospitando i rappresentanti del club cassanese nell’ufficio del sindaco. «Il Rotary club Sibari Magna Grecia-Cassano all’Ionio - ha sottolineato il presidente De Luca - si unirà alla rete di volontari impegnati a migliorare le condizioni di vita nelle rispettive comunità e a promuovere la buona volontà internazionale tramite progetti, borse di studio, scambi culturali e sovvenzioni per iniziative umanitarie e di sviluppo». Il sindaco Papasso, che aveva già rappresentato la Città di Cassano in occasione della cerimonia di consegna della Carta costituzionale al nuovo club cassanese al teatro comunale, ha dato il benvenuto al Club: «Il Rotary è un club molto radicato in tutta Italia e non solo, il fatto che sia nato anche nel comune di Cassano, ha sottolineato Papasso, rappresenta un motivo di soddisfazione, l’associazione contribuisce ad elevare il livello di confronto democratico in città». Appello del sindaco alla collaborazione «per superare conflitti e divisioni per remare tutti insieme a favore del progresso e del bene comune di Cassano. Auspico che con il Rotary si possa avviare un percorso di confronto serio, costruttivo e di stimolo anche per migliorare l’azione amministrativa». L’incontro sobrio e cordiale si è concluso con gli scambi dei gagliardetti del Rotary e dell’amministrazione comunale e la richiesta di iscrizione del Rotary club Sibari Magna Grecia-Cassano all’Ionio nell’albo comunale delle associazioni.

L’incontro sobrio e cordiale si è concluso con gli scambi dei gagliardetti e la richiesta di iscrizione del Rotary club nell’albo comunale delle associazioni

Le poesie di Caterina Stillo

Granelli di sabbia Caterina Stillo pubblica la raccolta di poesie, dal titolo Granelli di sabbia edita da edizioni Il Ponte Italoamericano di New York, che prefigura la sperimentazione di una libera teoria asemantica del verbale, che, però, non vuole essere rispetto della tradizione europea, e rivela un’attenta decostruzione con gli strumenti della psicologia. La precarietà e l’inconsistenza dei processi materiali, dice la poetessa, aleggiano e penetrano in tutte le sue composizioni. La Stillo, quindi, evidenzia con maggiore fermezza il titolo della sillogge. Le sue parole sono cariche di messaggi simbolici, hanno un’onda musical-figurativa, che lascia nell’animo emozioni indelebili, riflessioni. I “granelli di sabbia”, in effetti, siamo noi stessi, il formicaio umano che popola la terra, che l’inflessibile fluire del tempo trasfigura e rinnova, secondo la quale, Dio ha destinato sin dall’eternità agli uomini, per la loro salvezza, per altri, la dannazione. In sostanza, le poesie di Caterina Stillo, sono ricche di pathos e contrassegnano, allegoricamente, la verità e la menzogna. Ma Caterina Stillo non demorde, pur sapendo che l’amore e la morte sono, in verità, le sole cose che ha questo mondo, e non dimentica, quindi, che l’uomo vive anche di esperienze, le quali giustificano le ragioni del dolore. Le formulazioni dei concetti, rintracciabili in diversi luoghi ne fanno, proprio di essi, la ragione di tutte le altre cose, la ricchezza stessa dell’uomo, che rivive, proprio in questa nobilitazione, fino alla salvezza dell’anima, libera delle cose terrene e materiali. Pino Veltri


XIV

sabato 12 ottobre 2013

Progetti di successo

Sportelli in sintonia

Prosegue l'intesa tra Agenzia delle entrate e Università della Calabria. Riapre lo sportello nel campus

Riprende l’attività dello sportello informativo e di assistenza all’interno del campus universitario, inaugurato lo scorso 27 giugno, a seguito dell’accordo di collaborazione sottoscritto da Entrate e Università della Calabria. Dopo la breve pausa estiva, il personale messo a disposizione dai quattro uffici territoriali della direzione provinciale di Cosenza è tornato a fornire, dalla postazione ubicata al piano terra dell’edificio che ospita l’Area didattica dell’Unical, informazioni fiscali generali, registrazioni dei contratti di locazione, rilascio di codici fiscali, tessere sanitarie e codici Pin, necessari per l’accesso ai servizi telematici dell’Agenzia. La ripresa dell’attività è stata caratterizzata da un buon afflusso, non solo di studenti, e dalla richiesta di numerosi servizi e informazioni, tra cui il rilascio di codici fiscali e la registrazione e il rinnovo dei contratti di locazione. Nel corso della conferenza stampa tenutasi nella sala stampa dell’Ateneo di Arcavacata, il direttore regionale della Calabria, Antonino Di Geronimo, e Giovanni Latorre, hanno dichiarato di voler proseguire nella direzione intrapresa, precisando che di fatto questa iniziativa traduce in concreto la missione comune dell’Agenzia e dell’Istituzione accademica, di rafforzare la legalità investendo sul progresso culturale e sociale. Si ricorda che lo sportello è attivo ogni giovedì, dalle ore 9 alle ore 13, e che per agevolare l’accesso ai servizi dell’Agenzia delle entrate, è stata istituita una casella di posta elettronica dedicata: dp.Cosenza.unical@agenziaentrate.it.

Attivo ogni giovedì dalle 9 alle 13 Per agevolare l’accesso ai servizi dell’Agenzia è stata istituita una casella di posta elettronica dedicata

Premio “Tarantelli” per De Paola e Scoppa

Saggi da podio Il saggio di Maria De Paola e Vincenzo Scoppa studia l’effetto dei corsi di recupero di un’univesità italiana su varie misure di perfomance accademica: il numero di crediti ottenuti dagli studenti, la probabilità di rinuncia agli studi, i voti medi ottenuti agli esami. I corsi di recupero sono una politica molto sensibile poiché le università italiane stanno ancora subendo un rapido incremento degli iscritti dopo la riforma 3+2. Dal punto di vista della policy questo paper ci aiuta a rispondere alla domanda cruciale se il rapido aumento della quantità dei laureati possa essere accompagnata da un’attività di mentoring e formazione mirata a migliorarne la qualità. Questo è uno dei pochi scritti su questa importante questione e il primo a fornire evidenza empirica in Italia. Per identificare l’effetto causale dei corsi di recupero gl autori usano una tecnica di Fuzzy regression discontinuity design. Essa si basa sul fatto che agli studenti la cui performance è appena sotto una soglia definita al test di ingresso è stato offerto un corso di recupero (e quindi essi sono assegnati a un gruppo di trattamento). Gli autori usano questa tecnica con rigore e accuratezza utilizzando come variabile strumentale l’assegnazione al gruppo di trattamento. I risultati mostrano che gli studenti che hanno seguito i corsi di riparazione acquisiscono un maggior numero di crediti, hanno un minore probabilità di rinunciare agli studi ma non hanno in media voti diversi agli esami. In ultimo, gli autori dimostrano che è possibile affrontare importanti domande di ricerca disegnando esperimenti con poche risorse e tanta creatività. Il direttivo dell’Aiel ritiene questo saggio meritevole del premio Tarantelli per l’uso esperto delle tecniche econometriche e la creativa strategia di identificazione nell’analisi di una rilevante questione di policy.


sabato 12 ottobre 2013

Calabria al passo... Incontro l'istruttrice d Rossella Muscolino

Zumba... che stai meglio

Vince il progetto “Lightness road” etti di Carmelita Brun

La Muscolino è una donna semplice e molto dinamica, istruttrice di danza moderna e di zumba fitness, insegna da più di un decennio presso la palestra del maestro Domenico Francomano, “Shotokan sport club” a Francavilla Marittima. In palestra la incontro per farle qualche domanda sulle attività aerobiche e in particolare su quest'ultima la zumba fitness che sembra davvero diventare la nuova moda praticata non solo dalle teenager, pronta a sostituire nel giro di poco tempo l'aerobica. Lei pensa che anche in Calabria la zumba sia molto praticata? Quali sono i benefici? Sembra proprio di sì, basti pensare che soltanto nella provincia di Cosenza ci sono 150 istruttori riconosciuti. Io sono stata abilitata a Salerno grazie all'istruttrice Angela Verrelli, la quale, mi ha conferito l'attestato firmato dal maestro Beto Perez; con lui è nata la zumba in America negli Anni '90 e subito è stata un successo diffusasi rapidamente in 150 Paesi. Anche in Calabria da qualche anno è molto praticata. In estate si fanno delle esibizioni all'aperto richiamando l'attenzione di molte persone che incuriosite, subito dopo si iscrivono al corso. Nella palestra Shotokan sport club, sono già partiti i corsi serali tenuti dall'istruttrice Teresa Caputo. I benefici sono tanti ad esempio oltre alla perdita di peso e quindi riacquistare una buona forma fisica si riequilibra il sistema psicofisico. In conclusione possiamo dire che con questa attività si liberano nel corpo le endorfine che aiutano a ritrovare il buonumore. Chi fa zumba può sconfiggere anche la depressione, sostituisce i farmaci? Direi di sì, come tutti gli sport, si deve praticare seguiti da un buon maestro.

Sembra davvero diventare la nuova moda praticata non solo dalle teenager pronta a sostituire nel giro di poco tempo l’aerobica

Catanzaro si veste di nuovo Ai catanzaresi non è detto che piacerà, anzi, da abitudinari probabilmente daranno vita a dei comitati contro la novità, fatto sta che corso Mazzini cambia veste. Si tinge o meglio, si veste di nuovo. Il progetto ormai è noto a tutti, anche se è la novità con cui i cittadini del capoluogo dovranno fare i conti in questo autunno. Su Facebook, già sono nate diverse discussioni al riguardo. C’è chi preferisce la vecchia corso Mazzini, chi, invece, è propenso ad un ammodernamento della via principale della città. Diverse le idee presentate alla commissione giudicatrice, ma alla fine, a vincere è stato il progetto “lightness road” che prevede la creazione di un percorso coperto da piazza Grimaldi a piazza Santa Caterina. Oltre a ciò saranno installate diverse opere scultoree d’arte contemporanea e sarà realizzata una piazza telematica. La novità più sorprendente è la totale copertura del corso con una cupola di plexiglas, forse la più difficile da far digerire, che riparerà dalla pioggia e dal vento. I cittadini potranno, dunque, passeggiare tranquillamente senza preoccuparsi delle condizioni atmosferiche. una sorta di struttura anacronistica, così come saranno le sculture moderne, rispetto ai palazzi antichi che incorniciano il corso. obiettivo dell’amministrazione, rendere il centro più attraente. Per questo motivo, è intenzione del sindaco, aprire anche delle botteghe artigianali che siano attrattive per i consumatori.

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sabato 12 ottobre 2013

Sport a tutto campo

Campionati regionali e dodici pugili reggini sul ring

Ottobre a suon di pugni Continuano senza sosta a Reggio Calabria i preparativi per i Campionati regionali di pugilato Schoolboys, Junior e Youth, organizzati dal team Amaranto boxe Rc- Shanti Vibo in collaborazione con il promoter Carmelo Regolo. La manifestazione è programmata per i giorni 12 e 13 ottobre a Reggio con inizio alle ore 16:30. L’evento inizierà con le semifinali che si svolgeranno giorno 12 ottobre, mentre il giorno successivo (domenica 13 ottobre) si disputeranno le finali. Oltre ai match di Campionato sono in programma altri combattimenti “fuori torneo” che vedranno impegnati ben 12 pugili reggini (9 tesserati con l’Amaranto boxe e 3 con la Reggio boxe) unitamente a pugili di altre società provenienti dalla Calabria e dalla Sicilia. Nei Campionati Junior, per l’Amaranto boxe salirà sul ring nei kg.63 Francesco Arena che troverà sul suo cammino, per il titolo regionale e per l’accesso alle fasi nazionali in programma in Piemonte dal 23 al 27 ottobre, Luca De Masi della Kroton boxe e Riccardo Bova della Boxe popolare Cosenza; mentre - sempre per l’Amaranto Boxe - nella categoria youth 64 kg Stanislav Bragutsa, nato in Ucraina e ora cittadino italiano, tenterà di conquistare il titolo calabrese e l’accesso alle finali in programma dal 6 al 10 novembre in Umbria, ma troverà sul suo cammino Alessandro Mazzotta della Boxe popolare Cosenza e Giuseppe Pullia della pugilistica Eagles Catanzaro. Nella categoria Schoolboys il giovanissimo cosentino dell’Amaranto boxe Giuseppe Osnato, preparato del maestro Raffaele Destefano, è già qualficato per la fase finale della sua categoria (Schoolboys kg.48) dal 23 al 27 ottobre. Oltre agli incontri valevoli per i Campionati regionali saliranno sul ring altri 10 pugili reggini: Rocco Calabrò kg.128 - Amaranto boxe, Angelo Trimboli kg.110 - Amaranto boxe, i vibonesi Lorenzo Sisinni kg.91- Amaranto boxe e Filippo Corello kg.75 - Amaranto Boxe, entrambi allenati dal tecnico Aldo Facciolo, il messinese Mario Argento kg.69 - Amaranto boxe, Antonino Vazzana kg.69 - Amaranto boxe e Giuseppe Osnato kg.48 - Amaranto boxe; mentre calche-

Programma previsto per i giorni 12 e 13 ottobr a Reggio L’evento inizierà con le semifinali mentre il giorno successivo si disputeranno le finali

ranno il ring per la Reggio boxe: Sagar Kumar kg.60 - Reggio boxe, Francesco Di Giorgio kg.105 - Reggio boxe e Giovanni Arfuso kg.75 - Reggio boxe. È di notevole importanza l’impegno dei pugili nelle due giornate per affinare l’esperienza in vista del Campionati italiani assoluti, le cui fasi regionali sono previste nel mese di novembre e le fasi nazionali sono programmate nel mese di dicembre. In definitiva saranno due grandissime giornate di gare con oltre 20 combattimenti e con la presenza di ben 14 società calabresi e siciliane a Reggio Calabria. Notevole lo sforzo tecnico in casa Amaranto boxe del maestro Peppe Fedele ben coadiuvato dal tecnico Salvatore Pace per allestire una due giorni di pugilato & galà dello sport. Oltre a Campionati regionali di pugilato, nella giornata di domenica ci saranno spettacolari esibizioni di altre discipline sportive, saranno impegnati gli atleti della società Dekaju kombat & fitness che proporranno attraverso delle scenette che riproducono delle situazioni di pericolo reali e quotidiane non solo le tecniche di difesa personale per difenersi ma puntualizzando le circostanze. Tra le “scenette” citiamo: “Rapina al bancomat”, “il Drogato”, “il Bullo”, “Borseggiatore sul tram”, “Una coppia la bar”, “Fare amicizia in chat”, “il valore della vita”, momenti di sport che vedranno impegnati oltre agli allievi anche l’istructor Demetrio Rosace ed il trainer Gianclaudio Aiossa. Ci sarà anche un momento in cui saranno impegnati gli allievi della società Judo Yamashita con i tecnici Francesco Foti e Maurizio Crea che proporranno tematiche di judo, krav maga e difesa personale. Ancora spettacolari esibizioni con alcuni atleti della società Kichaly boxe fight club e Karate club Melito Porto Salvo, impegnati in bunkay di karate, incontro di kick light, incontro di chanbarà e performance di nuncha ku, con le direttive dell’istruttore Carlito la Russa. Sul sito www.amarantoboxe.it è possibile trovare tutti gli aggiornamenti.

In alto, Stas Brahutsa A sinistra Antonino Vazzana e Angelo Trimboli A destra Filippo Corello e Rocco Calabrò


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sabato 12 ottobre 2013

Sport a tutto campo Francesco Infortuna si aggiudica lo slalom Santo Stefano-Mannoli

Rombi in vetta

È calato il sipario anche sull’ottava edizione dello Slalom Santo Stefano-Mannoli “Memorial Giuseppe Lucisano”. La manifestazione è stata egregiamente organizzata dalla Scuderia Aspromonte del presidente Lello Pirino con la collaborazione del Team Palikè ed in sinergia con il Comune di Santo Stefano in Aspromonte ed il supporto della Provincia di Reggio Calabria. L’evento è stato possibile grazie alla fattiva collaborazione dell’amministrazione comunale di Santo Stefano in Aspromonte con in testa il sindaco Michele Zoccali e l’infaticabile assessore allo Sport e consigliere provinciale Francesco Cannizzaro con il proficuo supporto della locale ProMannoli. Il successo ha arriso al reggino Francesco Infortuna tesserato per la Catania Corse, impeccabile con la sua Radical SR4 giungendo al traguardo in 2’18” e 20 (2’56” e 09 nella disastrosa prima manche a causa di un “tocco” al muretto e conseguente abbattimento di 4 birilli che gli hanno fatto perdere per penalità ben 40” relegando all’undicesimo posto), alle sue spalle a 4” e 99 ancora una Radical stavolta una Pro Sport con un altro reggino Giuseppe Cuzzola tesserato per la Jonia Corse (Cuzzola nella prima manche era primo con il tempo di 2’ 23” e 19 - ovvero 2’ 13” e 19 con l’aggiunta di 10” di penalità per un birillo - sfortunatamente non ha concluso la seconda manche per un problema tecnico a 100 dal traguardo, il terzo posto è stato conquistato dal sempre più sorprendente ed ammirato Bruno Fallara con la sua mitica FIAT 127 Sport con soli 10” e 20 dal vincitore, al quarto posto assoluto si è piazzato Domenico Chirico nuovamente in gara con la Peugeot 106 Rallye. Brillante quinto posto per Salvatore Longo su A112 Abarth, che ha preceduto - per le prime dieci posizioni - nell’ordine Modesto Sollima, Domenico Tramontana, Maurizio Anzalone, Michele Ferrara e Salvatore Licitra. Tutti i vincitori di Classe: Antonio Lipari (RS1), Giorgio Vangeri (RS2), Fausto Viteritti (RS3), Salvatore reale (RS4), Fernando Roperto (RSD2), Antonio Gramaglia (N2), Giuseppe Morena (N3), Antonino Frascati (N4), Patrizia Torregrossa (A1), Sebastiano Megale (A3), Salvatore Licitra (A4), Antonino Materia (S1), Salvatore Longo (S2), Bruno Fallara (S3), Silvestro Fucile (S4), Camelo Barillà (S5), Michele Ferrara (S7), Domenico Chirico (GTI2), Maurizio Anzalone (GTI3), Francesco Infortuna (SPS1), Giuseppe Cuzzola( SPS2) Mentre questi i vincitori di Gruppo: Fernardo Roperto (RS), Salvatore Licitra (A), Giuseppe Morena (N), Bruno Fallara (S), Domenico Chirico (GTI), Francesco Infortuna (SPS). Il trofeo “dame” è andato a Patrizia Torregrossa su Fiat 500 S della Catania Corse.

Le autovetture del vincitore Francesco Infortuna (sopra) e di Bruno Fallara terzo classificato

Un evento organizzato dalla Scuderia Aspromonte del presidente Lello Pirino con la collaborazione del Team Palikè e in sinergia con il Comune di Santo Stefano in Aspromonte e il supporto della Provincia di Reggio

Qui accanto la consegna della targa alla famiglia Lucisano (foto © Carmelo Fiore)

Primo posto assoluto nella speciale classifica di Scuderia per la Jonia Corse di Giarre. L’evento ha avuto - anche - un toccante momentio di solidarietà: in piena sinergia con lo sport dei motori, la gara è stata dedicata alla memoria di Giuseppe Lucisano, giovanissimo e solare cittadino di Santo Stefano prematuramente scomparso. La direzione della gara è stata affidata al dottor Massimo Minasi di Castrovillari, che per l’occasione è stato coadiuvato dal solito impeccabile staff di ufficiali di gara (molti dei quali sono del versante aspromontano).


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sabato 12 ottobre 2013

Auto d’epoca Tutto è pronto per la XXVI edizione della 24.a Coppa d'oro delle Calabrie.

I motori della storia

Ormai è diventato un appuntamento fisso nel panorama automobilistico della regione per gli appassionati Partenza da Pizzo e ultima tappa a Catanzaro il 13 ottobre

Ormai è diventato un appuntamento fisso nel panorama automobilistico della Calabria per gli appassionati di auto d’epoca. Ma il “Giro delle Calabrie storico - il Gigantesco Otto”, giunto alla XXVI edizione, non è soltanto questo. La gara visita, infatti, ogni anno i posti più incantevoli della Regione. Dal 1990 il Camecs (carrozze, auto, moto d’epoca, Calabria e simpatizzanti) ha preso in mano le redini dell’organizzazione rispolverando quella che era diventata la più affascinante gara automobilistica del meridione, dandole una nuova veste. Lo scopo dell’evento, al di là della gara, è la procedura tipica che ha ogni raduno, cioè quella di soddisfare l’esigenza di tutelare il patrimonio culturale delle macchine d’epoca e di scoprire territori e paesi nuovi, oltre a quello, più sentimentale, di creare momenti di forte aggregazione fra persone che, vivendo la stessa passione, hanno la possibilità di arricchirsi vicendevolmente, scambiandosi le diverse esperienze. Negli ultimi anni il percorso ha interessato diverse zone della Calabria, scelte appositamente per la loro attrattiva turistico-culturale e per le sconfinate bellezze della natura e del panorama. Quest’anno il giro, organizzato dal Camecs, si terrà fino al 13 ottobre. Gli equipaggi si raduneranno a Pizzo presso il “Popilia Resort” e dopo le consuete verifiche tecniche, si muoveranno per visitare il caratteristico centro storico del paese. Il giorno seguente inizierà la competizione vera e propria con la tappa Pizzo-Taverna di 82 chilometri complessivi. Prima della pausa per il pranzo è prevista la visita al Museo Civico di Taverna dove sono esposte alcune delle opere di Mattia Preti, il più grande artista calabrese del ‘600. Nel pomeriggio i partecipanti alla manifestazione si muoveranno alla volta di Soveria Mannelli percorrendo 50 chilometri. Al termine della prima prova tecnica si raggiungerà il “Lanificio Leo”, la più antica fabbrica tessile attiva in Calabria (fondata nel 1873) per visitarne il Museo. In serata gli equipaggi si sposteranno a Decollatura per la cena e il pernottamento. L’ultima tappa è prevista per domenica 13, con partenza da Decollatura e arrivo a Catanzaro. Dopo la visita del capoluogo di Regione, si procederà all’ultima prova tecnica, alla fine della quale ci sarà il pranzo seguito dalla premiazione dei vincitori. Come ogni anno il Giro delle Calabrie viene organizzato per riscoprire e dare il valore che merita ad una Regione che, seppure ricca di contraddizioni, è stata sempre poco valorizzata dal punto di vista storico-culturale pur possedendo un’attrattiva misteriosa capace di incuriosire i più grandi viaggiatori del passato e che forse persino chi abita questa terra non conosce fino in fondo.

A Praia a Mare il “Primo torneo nazionale”

Intramontabili scacchi L’Assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri, commentando la conclusione del primo Torneo nazionale di scacchi “Riviera dei Cedri”, inserito all’interno dell’omonimo Festival cofinanziato dalla Regione Calabria e promosso dall’Arca (Associazione albergatori Riviera dei Cedri), ha sottolineato come «in Calabria, in uno dei borghi più belli d’Italia, si sono dati appuntamento tante scuole italiane per sfidarsi nel gioco degli scacchi che esalta la capacità di ragionare». La fase eliminatoria del torneo, ad eliminazione diretta - informa una nota dell’ufficio stampa della giunta regionale -, si è disputata al Borgo di Fiuzzi di Praia a Mare, mentre la finale si è tenuta nel suggestivo Palazzo Rinascimentale di Aieta. La vittoria del torneo è andata al liceo “Cannizzaro” di Palermo che ha battuto in finale l’Istituto “Fermi” di Bagnara Calabra. Le sedici scuole superiori partecipanti al torneo provengono da nove regioni italiane (Basilicata Abruzzo, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Sardegna, Sicilia e Calabria). «Nel diluvio delle nuove tecnologie, che pure sono indispensabili - ha aggiunto Caligiuri - il gioco degli scacchi è più attuale che mai. È indispensabile esercitare sempre di più le facoltà cerebrali per riabituarci a pensare. La valenza educativa e formativa di questo gioco è importante, ed è nostra intenzione favorirne l’introduzione nelle scuole calabresi».

L’assessore Caligiuri è stato presente alla cerimonia ad Aieta, dove si è recato per salutare i partecipanti e per una visita istituzionale alla città accompagnato dal Sindaco Giovanni Ceglie. Alla manifestazione finale erano presenti anche il vicepresidente della Federazione scacchistica italiana Luigi Troso e i componenti del comitato organizzatore Angelo Napolitano dell’Arca), il pluricampione regionale Luigi Forlano e Michele Capalbo di “Didascalabria”.


sabato 12 ottobre 2013

“Ricicrea le artigiane del riciclo” Il progetto creativo delle maestre e artiste del riciclo in esposizione alla Casa delle Culture di Cosenza

Solidarietà fatta a mano

È stato inaugurato, nei giorni scorsi, nella cornice della Casa delle culture di corso B. Telesio, nel centro storico di Cosenza, il progetto dedicato alle Case famiglia della città con la mostra dei lavori realizzati dai ragazzi, bambini e adolescenti, di suddette strutture e con l’opera di “Ricicrea le artigiane del riciclo”. La serata di presentazione è stata appoggiata dalla Fidapa, sezione di Cosenza, ha relazionato l’aderente, già presidente, Carmela Mirabelli, e l’assessore alla Solidarietà e Coesione sociale, Manfredo Piazza con la già assessora, per lo stesso ufficio, la dottoressa Alessandra De Rosa, era presente la responsabile del gruppo Ricicrea, Debora Falcone. Il progetto, ha affermato la Falcone, con una carriera di attrice all’attivo, è stato portato avanti da molto tempo e supportato da persone di buona volontà. Nella sua prima parte che si titola “Solidarietà nella solidarietà” per le case famiglia del territorio si è rivolto ai più piccini ospitati nelle strutture e attuato con la creazione di oggetti non solo per loro stessi, ma anche per i loro compagni, che non hanno preso parte al laboratorio creativo. L’altro laboratorio è stato portato avanti con gli adolescenti nel fare lavori più complessi e che sono stati esposti nella mostra a evidenziare di quanto impegno si può dare davvero con poco e con l’auspicio che ciò possa continuare appoggiati dalle istituzioni e volontari. Carmela Mirabelli, ha impostato il suo intervento sull’opportunità, che un laboratorio offre alla comprensione dei giovani sull’importanza del riciclo e del non sfruttamento dell’ambiente con l’inquinamento. L’eccessiva produzione ha portato, dice l’avvocato Mirabelli, a un elevato inquinamento ed ecco che riciclare il possibile contribuisce a una cultura positiva verso la tutela del Creato. Fa riferimento a Clemente Nicolucci, ricercatore industriale che ha ideato come ricavare carta dalla natura, dal mais ad esempio. Ideatore della Città della solidarietà apprezza l’attività del riciclo creativo, arte antica che sta accanto all’uomo fin dalla creazione. I prodotti da Nicolucci presi ad esempio sono: l’acqua sorgiva, la stessa ritorna sfocia e si getta nuovamente; altro elemento, che insegna il riciclo è l’ape, che con la sua opera trasforma la linfa di un fiore in un nettare prelibato, il miele e non inquina ricercando il suo sostentamento a contrario dell’uomo. Alessandra De Rosa ha pun-

Progetto dedicato alle case famiglia della città con la mostra dei lavori realizzati da ragazzi, bambini e adolescenti

tato sul ruolo importante delle istituzioni nel terzo settore e nella solidarietà, che devono contribuire a dare speranza ai giovani anche con la presenza in questi avvenimenti di solidarietà. In sintesi e chiarezza, il progetto nasce dell’associazione culturale “Artes mundi” (si legge anche in una nota diffusa dall’ufficio stampa del gruppo) e mira alla trasformazione oggettuale e concettuale dei rifiuti come plastica, vetro, bottoni etc. I quali con creatività, arte e manualità diventano oggetti preziosi, borse, collane, accessori per la casa e per la persona: la moquette, ormai in disuso nelle abitazioni, può diventare un paio di orecchini trend. Le eco-artigiane cercano di trasmettere il valore delle cose sollecitando gli occhi e la mente, ché ogni oggetto può assumere una nuova identità e diversa funzionalità e avere il proprio legittimo proprietario, secondo la filosofia delle artigiane del dare un’anima anche a ciò che non serve più. Le creazioni sono realizzate all’80% con materiale di recupero: barattoli, cerniere, bottoni, bottiglie di plastica, cialde del caffè, stoffe. Le artiste, le chiameremo da qui innanzi, che collaborano sono delle volontarie, che conservando la loro identità offrono un servizio gratuito al sociale. All’interno del negozio si possono trovare varie linee e materiali più svariati, perché tutto può essere utilizzato. Qualche nome: Ricicrea edf, Fatti a mano, Luciano Chandra, Sibilla Puteri, Steffy Schlueter, Vetro e sale, Quartier Latin. Una novità: dal nuovo anno di progettazione, sono in programma, una serie di iniziative dedicate agli adulti e non solo ai più piccoli. Workshop sul pop up, sugl’intrecci di carta, come creare i pupazzi riciclati, i giardini di plastica, la favola riciclata, il quadro-albero. E poi corsi di scrittura creativa sul tema dell’ambiente, corsi di educazione ambientale, teatro e marionette dal mondo. Durante la serata anche un video di presentazione su ciò che si è fatto con i ragazzi delle case famiglia, fra l’altro presenti all’incontro e gioiosi di vedere quanto da loro realizzato. La regista del video e Maria Raffella Morimanno, anche lei artista e creatrice di oggettistica di arredo e della persona. LdC

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sabato 12 ottobre 2013

Il racconto Quarta parte

Ho potuto constatare in mezzo ai lavoratori la differenza oceanica tra la loro volontà

Nella terra di origine a qualsiasi costo di Giuseppe Aprile

Per impegno lodevole e determinante della solerte dirigente della biblioteca del Centro studi della Cisl di Firenze, su mia richiesta, ho ricevuto per e-mail, le pagine dell’annuario del corso annuale Cisl (1970-’71) curato, a suo tempo, dal caro amico Elio Corrente, su cui veniva pure riportato tanto sui ventuno allievi (nome, cognome, struttura sindacale di provenienza, destinazione successiva) di quel “corso lungo” come veniva definito il corso annuale generale. Di pochi dei quali stavo quasi dimenticando il nome , ma i cui volti e la cui persona ed in molti atteggiamenti e conversazioni, mi sono rimasti impressi nella mente. Ecco tutti i nomi che voglio scrivere per onorare il ricordo del loro impegno teso sempre ad operare, riflettere, agire per il migliore andamento di quello che contribuiva a migliorare la vita ed il ruolo della cisl in quella che stava come la fase migliore dell’intero sindacalismo italiano. Esso era preso tra una realtà comunista che tendeva a privilegiare i rapporti con il Pci (non tutti, ovviamente) e quella cattolica nella quale si incuneava la componente democristiana (da non confondersi con la spiritualità cristiana e laica dominante, che tendeva senza riserve a fare avanzare maggiormente il processo unitario sotto la spinta del settore metalmeccanico e industriale, in genere) che pensava di contrapporsi difendendo la strada maestra di quasi tutta cisl che voleva il sindacato unico, ma libero da ogni vincolo con i partiti. I miei compagni di corso erano stati Bruno Abbate (proveniente dalla Fim di Caserta), Mario Annoni (dalla Filta di Como), Antonio Antonuzzo (dalla Fim di Milano), Luigi Barbieri (dalla Filca di Lecco), Nunzio Berlingieri(dalla Filta di Napoli), Felice Corti (dalla Fim di Como), Luigi Cuviello (dalla Fisba di Potenza), Antonio Del Re (dall’unione zonale cisl di Campobasso) Mario Di Legge (dalla Fulpia di Latina), Carlo Ercolani (dalla Federpubblici di Pesaro), Luciana Fiorenti) dalla Fisascat di L’Aquila), Aldo Giocosa (dalla Fulpia di Cuneo), Paolo Giardi (dal sindacato della Repubblica di S.Marino), piretro Iacobitti (dalla Silp di Milano), Vito Labalestra (dalla Federchimici di Bari), Franco Lucchini (dalla Fiuta di Vicenza), Bruno Lucidi (dalla Fils di Terni), Francesca Malara (dalla Flaei di Roma), Agoistino Manni (dalla Usp di Roma) e Gerardo Pavin (dalla uisba di Venezia). Io provenivo da una delle strutture zonali (Locri) della Unione provinciale di Reggio Calabria. Tutti, proprio nessuno escluso, questi giovanissimi dirigenti sindacali hanno avuto un grande ruolo nella mia formazione non solo sindacale, ma di cultura in genere. Erano il fiore del sindacalismo cislino di quell’anno. Operai, impiegati, militanti che la vita aveva davvero formato come uomini e sindacalisti. Operai meglio preparati di gente uscita dalle scuole medie superiori, quindi diplomati, giovani dotati di semplice scuola elementare ma che aveva fatto un grande lavoro sociale in fabbrica a difendere i diritti propri e dei propri compagni contro lo strapotere di dirigenti laureati e di altri pieni di esperienza aziendale e commerciale; ragazzi e ragazze la cui la vera scuola era stata la vita e il posto di lavoro. Ah! se avessero potuto evitare, successivamente, la sicura influenza che il mondo politico, sindacale, culturale e sociale, avrebbe successivamente esercitato sulla loro sincerità e sul loro valore di allora che racchiudeva un passato ed un presente di vera giovinezza ed ardore di giovani di lotta e di passione sociale. Tutti, proprio tutti interessati a operare per fare del sindacato un luogo e una organizzazione dove uno lottava per l’altro e nessuno si sarebbe fatto indietro, dove davvero “dove sputava uno, leccava l’altro” come si dice spesso per dimostrare cinicamente e ipocritamente che tutti si è uguali e si vuole dimostrare che uno da solo non fa niente mentre tutti uniti si vince. Erano inseriti nel proprio posto di lavoro e di attività sindacale, che testimoniavano davvero valori inestimabili per il futuro sindacale. Non dimenticherò mai il loro contributo alla mia edu-

Dalle mie parti non c’erano fabbriche e i lavoratori, quasi tutti, vivevano in solitudine nelle campagne spesso poco produttive

cazione ed il loro autentico insegnamento. Esibivano saperi, poesia, filosofia, conoscenza concreta di cose di fronte alle quali ogni altra forma di sapere, soprattutto quella delle scuole nostrane, sarebbe apparsa nana. I nostri dibattiti, i nostri colloqui, i confronti in cui ci misuravamo quotidianamente, anche nelle ore di pranzo e cena, o di relax -tempo libero in cui ci affacciavamo al cortile del Centro Studi, il parlare con i tanti sindacalisti protagonisti di allora -Storti, Carniti, Morelli, Marini, Ciancaglini, Scalia, Sartori- erano autentica fonte di saperi e di conoscenze per l’intera formazione di ognuno di noi, per la vita e l’attività futura, per la conoscenza completa di saperi sindacali. Dico subito, senza anticipare giudizi e opinioni future anche sul futuro del sindacalismo reale, che ho l’impressione che ad un certo momento sono avvenuti cambiamenti radicali per cui il futuro del sindacato e di ognuno di noi avrà subito mutamenti spesso per nulla positivi. Importanti sicuramente si, come testimonianza, ma a volta di certo di diverse sensibilità. La formazione di quegli anni è stata definitivamente determinante perché sapessi, in futuro e per sempre, avere una chiave di lettura dei fenomeni politici e sociali del paese e per sviluppare al massimo il mio talento sindacale, giornalistico e di scrittore oggi. La lettura di quanto avviene nel cuore sociale e politico del mio Paese, risente positivamente di quanto ho imparato in quegli anni durante i quali non trascuro di ritenere i compagni di corso autentici miei maestri. Favoriti dal fatto che il sindacato tutto viveva, in quegli anni, la più importante e significativa fase della sua storia. Era il tempo del processo unitario (Firenze uno, Firenze due, Firenze tre... etc) dell’autonomia del sindacato dai partiti politici (tanti sindacalisti hanno scelto di lasciare il posto alla camera dei deputati per dedicarsi al solo sindacato e favorire il processo unitario che aveva, nella più assoluta autonomia del sindacato e dei sindacalisti, l’espressione più autentica della volontà di unire tutti i lavoratori, passando per la unificazione del tre sigle esistenti e che formavano la confederazioni (cgil-.cisl e uil) e le unificazioni delle federazioni di categoria (Flm metalmeccanici, Flc edili e costruzioni in genere, etc.) Si stavano costruendo, al posto dei sindacati di categoria appartenenti alle tre confederazioni, le federazioni unitarie aderenti alla federazione unitaria cgil.cisl e uil. Altri tempi! Ovviamente. Ma devo procedere con un minimo di ordine storico per arrivare alla crisi irreversibile del processo unitario ed ai nostri giorni. Dentro il mio lavoro ho trascorso, penso, il massimo dei ruoli in mezzo ai lavoratori ed ho potuto constatare la differenza spesso oceanica tra la volontà dei lavoratori e i bisogni della gente che erano davvero il ri-


sabato 12 ottobre 2013

Il racconto e i bisogni della gente

per goderci la vita, per stare felici, per avere tutte le comodità e per sempre. Ed invece io dico che siamo nati per costruirci la vita, per vivere di sacrifici, di dolori, di sofferenze. Non dobbiamo confondere lo stare bene con lo stare felici e senza problemi. Il dolore nobilita la vita, non la rende brutta. A meno che non vogliamo fare come sarebbe giusto; vale a dire, considerate come felicità la pace della nostra coscienza che nasce dalla certezza che ogni giorno ed ogni ora facciamo il nostro dovere di uomini e di lavoratori; quindi amici dei calli alle mani, del sudore sulla fronte, impegnati seriamente per il bene di tutti noi e dei nostri figli e dei nostri simili. La vita è solo sacrificio. Il problema è di avere la salute di ferro e la volontà di fare e di non amare il risposo ed il sonno». Anche qui va detto «continuò senza sosta e molta certezza, la salute non coincide con quello che spesso s’intende. Cioè la mancanza di ogni forma di dolore. La salute è quando si è forti, capaci di sopportare, quando con la pioggia o con il sole, di notte e di giorno, si è sempre dediti a produrre ed a fare bene per sé e per gli altri. Quando il dolore non ti abbatte, non ti fa rinunciare, ti fa continuare a togliere le pietre dalla via». A proposito di volontà di fare e di combattere per la giustizia verso tutti i lavoratori e la gente onesta, ricordo il dire degli operai di una fabbrica. Uno, richiamava, mi sembra, Pino Modafferi, recitava: «Non è la natura che ha fatto ingiusta e di diseguali la società. È il potere di pochi che solitamente tradisce le aspettative dei più. Quando ero piccolo, ricordo sempre che mio padre diceva di stare molto attenti nella vita, una volta grandi, perché spesso i tuoi simili di guardano bene e ti fanno male. Nella fabbrica, poi, è come nei campi, a volte. Tu lavori ed i padroni mangiano». Un altro, Mico delle Serre: «Nella mia zona il sudore dell’operaio veniva sfruttato ad padrone delle terre. I contadini sgobbavano dalla mattina alla sera e tornavano a casa stanchi, pieni di pensieri, e si univano al resto della propria famiglia che attendeva e si passavano la serata, prima di andare a letto, con poco da mangiare e pochissimo da bere. I proprietari di terra, invece, avevano tutte le comodità e non facevano alcunché per sporcarsi le mani e darsi da fare. Amavano vedere al lavoro gli altri e godersi la vita».

ferimento indiscutibile per quanto andavamo imparando, facendo, costruendo per arrivare a far procedere alla costruzione del sindacato unitario, adeguato a sconfiggere i nemici dei lavoratori e la politica avversa. Che il sindacato avesse un ruolo determinante ai fini della democrazia e della crescita generale della società con a base il mondo del lavoro e dei saperi, era assolutamente fuori da ogni dubbio. I lavoratori mai avevano avuto ancora il posto riconosciuto che ad essi spettava nella struttura sociale e nell’esercizio dei poterei dentro il fattore pubblico. Erano ancora deboli, indifesi, sfruttati, per una atavica condizione di sudditanza. Ognuno di noi, di buon senso e di buone capacità, si sentiva destinato a collaborare, a fare del proprio meglio per andare a identificare la via del progresso socio-economico della società che non poteva prescindere dal potere di crescita e di partecipazione dei lavoratori. La società non poteva che avere nei lavoratori e nel lavoro, la sua colonna vertebrale ed il suo cuore insieme. Era questo il compito della organizzazione dei lavoratori che dovevano avere nel sindacato il punto unitario per i problemi del salario, della partecipazione alla vita nello Stato, per la tutela dei loro interessi che erano fondamentali per l’interesse generale di un territorio da amministrare. Un giorno un mio amico disse: «Ma perché tante ingiustizie nel mondo? Perché esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e non si può essere nella retta via?» Gli rispose un compagno di discussione: «Perché il denaro divide, i ricchi vogliono comandare e sanno che per comandare devono avere i sudditi e chi si rompe le ossa per creare i beni». Aveva ragione anche se deduceva valutazioni che erano bisognevoli di una motivazione che solo gli economisti o comunque tanta sapienza poteva affrontare. Io mi permisi solo di aggiungere, nel discorso tra noi, le seguenti considerazioni: «Sono del parere, a tutto oggi, che il progresso della società va costruito per avere nel futuro più giustizia e più benessere e più sapere. Penso che il lavoro sia alla base di ogni forma di progresso e che il sindacato serve proprio per aiutare i lavoratori a difendersi ed a costruire la strada verso la partecipazione alla vita del proprio paese». Ma capivo subito che poteva sembrare utopia il mio dire. Un giorno, un contadino di una campagna, in uno di questi paesi del Sud, dove un fazzoletto di terra si ricava a furia di sudore e di calli alle mani, selezionando le pietre da cacciare dall’erba da falciare, mi disse: «Io non riesco a stare fermo. Se non lavoro non sto tranquillo. Mi pare che quando uno non ama la fatica, non è un uomo. Io amo il lavoro, l’ho sempre amato. E non mi spaventano i sacrifici, le lacrime agli occhi, il sudore sulla mia fronte. Molti pensano che siamo nati

Il denaro divide, i ricchi vogliono comandare e sanno che per comandare devono avere i sudditi e chi si rompe le ossa per loro

Chi stava al Comune stava nell’oro. I partiti di governo procuravano beni e privilegi per i loro rappresentanti e la povera gente dava i voti in cambio di qualche favore o di qualche promessa. I più a proprio agio, nella vita di paese, erano il medico condotto di cui tutti avevano bisogno sempre, l’impiegato postale che veniva ritenuto colui che collegava idealmente il paese con gli emigrati, il Prete che curava le anime, sposava, benediceva ogni cosa, diceva Messa, governava le feste patronali, aveva un rapporto di confidenza tramite le confessioni e sapeva di tutto e di tutti ed era venerato come il Dio in terra, il sindaco che stava al comune avendo a disposizione il servizio degli impiegati che sbrigavano ogni forma di documento e di bisogni vari dei cittadini, il collocatore comunale, i ricchi padroni della terra che avevano i coloni sotto le loro dipendenze. Tutti gli altri erano comuni lavoratori o pensionati o disoccupati o giovani in vista di un domani che appariva sempre poco chiaro e poco convincente. Era così composta la cittadinanza di un paese. Tra i giovani c’era chi brillava perché andava bene a scuola e si costruiva così un avvenire quasi assicurato da un possibile guadagno. L’aspirazione maggiore era di avere doti per fare bene a scuola o frequentare la bottega di un artigiano e proseguire un’arte nel campo del legno del ferro, per diventare barbiere o calzolaio o sarto. Era una grande aspirazione, di tanti genitori, vedere assicurato l’avvenire del proprio figlio perché amava un’arte di quelle in voga; ricercate da tutti. Io mi sono cresciuto in un ambiente di questi che erano davvero quasi uguali. I nostri paesi erano vissuti da contadini attorno ad un mondo che dalla campagna traeva il proprio sostentamento economico. C’era chi aveva un gregge e portava al pascolo capre e pecore e montoni. C’era chi aveva il padre commerciante e poteva tenere bottega per vendere ogni bene che i cittadini compravano: pane, pasta, vino, verdure, cereali. Per l’abbigliamento dovevano servirsi solitamente nei paesi più grandi perché i negozi appositi erano di maggiore importanza e solo nei grossi paesi, come per le scarpe, dove si vendeva di più e talvolta all’ingrosso, oltre che in minuto, e i guadagni consentivano il tenere negozi più grandi, costosi, con roba che richiedeva capitali di grande rilevanza e nei piccoli paesi, dove spesso le botteghe erano più numerose dei compratori, stavano a disposizione dei compratori. Dalle mie parti non c’erano fabbriche e i lavoratori, quasi tutti, vivevano in solitudine nelle campagne spesso poco produttive. continua...

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sabato 12 ottobre 2013

Trent’anni di attività musicale Per i festeggiamenti della Signora del Santo Rosario a Cerisano, l'autore di "Signora mia", Sandro Giacobbe

Pregare in musica

di Lucia De Cicco

Sopra, il beato Bartolo Longo nel ritratto di Andrea Perrotta Qui sotto Sandro Giacobbe

Inserito nel cartellone dei festeggiamenti della Beata Vergine del Rosario di Cerisano, nel Cosentino, che si sono chiusi con il concerto bandistico “Città di Melicucco”, centro del Reggino, e la donazione di un quadro che ritrae Bartolo Longo, opera di Andrea Perrotta, anche un autore con più di 36 anni di carriera musicale sulle spalle, come cantante e musicista che ha vissuto momenti di grande successo, soprattutto, a cavallo degli anni settanta e ottanta, arrivato nel 1971 con la canzone Per tre minuti e poi... Parliamo di Sandro Giacobbe, di origini lucane, naturalizzato ligure, trova la conferma del suo successo con il primo 45 giri che è del 1974 dal titolo Signora mia, che partecipa al Festivalbar e dà il nome anche al suo primo album. Dopo la prima parte della serata del 5 ottobre scorso, che l’ha visto durante le prove del concerto, che sarebbe seguito più tardi, Giacobbe, passa salutando nella piazza principale le persone, che cordialmente gli si avvicinano e qualcuno ricordando le passate canzoni. Ci ha accolto, con la compagna, nella sua momentanea abitazione messa a disposizione dalla Congrega dei Rosarianti di Cerisano, “Le notti del Duca”. Tanti anni di attività musicale e arriva un disco nel 2011 dedicato alla musica dal titolo Sei musica edita dall’ etichetta Airone Music... È una canzone che è nata tra Marina Peroni e me, mia compagna e una musicista bravissima, scrive testi e quindi sentendo questo in particolare, lei ogni tanto si diverte a scriverne, io l’ho musicato. Esso rispecchia ciò che è stata tutta la mia vita con la musica. La mia grande passione fin da quando ero un bambino è sempre stato cantare e

L’artista passa salutando nella piazza principale le persone che cordialmente gli si avvicinano Ci ha accolto, con la compagna, nella sua momentanea abitazione messa a disposizione dalla Congrega dei Rosarianti di Cerisano

suonare. Ho fatto ciò che sentivo dentro, la voglia di fare musica e di continuarla a fare. Questo brano è l’ultimo in ordine di tempo adesso ne arriverà un altro. Che cosa ci aspettiamo dal prossimo: contaminazioni, immagini, viaggi? Le canzoni nascono da una serie di emozioni ed esperienze, che soprattutto si esprimono nel corso del tempo e della vita. Nel senso che ti carichi di emozioni ed esse per quanto mi riguarda sono poi tradotte nella mia attività primaria, che è quella di scriverle. In questo LP che uscirà il 19 novembre, tra l’altro anche in tutte le edicole con Sorrisi e Canzoni, sarà allegato al giornale, un doppio Cd. Con canzoni inedite e un altro con i miei maggiori successi. Tra le canzoni inedite, c’è una che è l’inno del Cinquantesimo anno d’attività del “Piccolo Coro dell’Antoniano”. Infatti, il 4 ottobre ero proprio con loro a Piazza Maggiore di Bologna e abbiamo presentato l’inno a un pubblico fantastico. Quali sono gli altri brani? Un brano con il tenore Piero Mazzocchetti, un duetto. Poi della stessa canzone del Coro dell’Antoniano ne ho fatta una versione, che prevede la partecipazione di Irene Fornaciari, dei Nomadi, Vallesi, Pupo, i Sonora, quindi, una partecipazione di tanti artisti, che fanno parte del panorama musicale. Poi ancora altri brani, che nell’ascoltarli si capirà quanta voglia c’è di essere presente, di scrivere e migliorarmi. E sulla Nazionale cantanti... i ricordi più belli? Mi divertivo a giocare a calcio ogni tanto, ma è stato attraverso la nazionale cantanti che trentadue anni fa ho preso in modo serio fare sport e, soprattutto, il calcio. Ne faccio parte ancora, fino a dieci anni fa ho sempre giocato e partecipato a circa 290 partite. Da dieci anni a questa parte ne sono, invece, l’allenatore e mi diverto ad esserlo, soprattutto continuo nello scopo principale della Nazionale cantanti, che è fare beneficienza e solidarietà ovunque ci chiamino e c’è bisogno di intervenire. Il suo concerto è inserito nella solennità religiosa della Vergine del Rosario... la mia domanda riguarda la fede. Ha un credo religioso? Sì, io sono cattolico credente, anche se non sono purtroppo praticante, ma questo non esclude il fatto che io sia un credente. Si può essere credenti senza essere tutte le domeniche in chiesa, però sono assolutamente cattolico.


sabato 12 ottobre 2013

Pillole di fede Il racconto di fede di Albano Michele Angiocchi

Sulla via per Damasco

Albano Michele Angiocchi

La storia di crescita, nella fede, del signor Albano Michele Angiocchi, oggi diacono a San Giuseppe di Serra Spiga Cosenza, mi fa riaffiorare alla mente la conversione di Paolo sulla via di Damasco. Certo, ognuno di noi dovrebbe poter avere tale opportunità nella vita, che sia laica o di qualsiasi fede religiosa, ma che essa rappresenti la possibilità di essere ciechi davanti alla Verità. Così da riuscire a vedere con gli occhi del cuore. Lo si dice anche nel libro della favola di tutti i tempi, la più affascinante: Il Piccolo Principe di Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry, ché non si vede bene che con gli occhi del cuore, l’essenziale è invisibile. In fondo, la Bibbia, lo sappiamo, deve essere sempre attualizzata e lasciata parlare ai nostri cuori, secondo il messaggio, che è quello del dilemma, forse eterno, del giusto e del merito; della misericordia e della tenerezza. La folgorazione di San Paolo sulla via di Damasco non è un misero modo di dire applicabile a tutto ciò che ci sta attorno, ma solo a ciò che con sorpresa vediamo o scopriamo. Quel qualcosa che si celava, ma è sempre stato lì, davanti ai nostri occhi. La conversione di Paolo è un episodio ben preciso, che narra di un viaggio. Il viaggio che intraprende Paolo è quello che ha come scopo smascherare i nuovi apostoli della fede cristiana e proprio mentre si stava recando in quella città, fu avvolto da una luce ed udì una voce... Perché signor Angiocchi ha scelto di offrire un servizio alla Chiesa cattolica, nel diaconato? La mia storia inizia nel lontano aprile del 1994, allorché nelle vesti di accompagnatore di una persona sofferente fatta a san Giovanni Rotondo da Padre Pio (allora non era ancora Santo), tale persona con gentilezza mi chiese di accompagnarlo con l’automobile in pellegrinaggio. Lì, mi sono diretto da non cattolico praticante. Non andavo in chiesa né a Pasqua e né a Natale. Così entrando nella cripta di padre Pio sentii scendendo quei gradini una forte commozione e che mi stringeva il cuore. Davanti alla tomba rimasi immobile non ricordando neanche una preghiera. Tornato a Cosenza, un incontro con altra persona di fede. Incominciò a parlarmi della chiesa, della confessione, del seguire Cristo Gesù. Nell’ascoltare le sue parole sentii, nuovamente, quella stessa contrizione del cuore, che avevo provato scendendo i gradini nella cripta di San Giovanni Rotondo. Una commozione, che mi fece capire che il Signore mi stava chiamando e volli iniziare il cammino di spiritualità cattolica nella parrocchia di appartenenza di Sant’Aniello, accompagnato dall’allora sacerdote, oggi vescovo, don Leonardo Bonanno. Ci sono episodi particolari da ricordare nel suo percorso di fede ? Si concludeva il mese di maggio e una persona mi invitò nella chie-

«Una persona mi invitò nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Cosenza Incontrai il gruppo del Rinnovamento nello Spirito Santo e da lì è iniziato il vero percorso di totale conversione»

sa dei Santi Pietro e Paolo di Cosenza. Incontrai il gruppo del “Rinnovamento nello Spirito Santo”, che terminavano il mese mariano e il Padre che allora celebrava ci fece promettere davanti alla statua di Maria un qualcosa, che volevamo e da lì, dalla mia promessa è iniziato il vero percorso di totale conversione. Da questo episodio ho iniziato il mio cammino, di fede, nel movimento. Dopo il diaconato però non si può avere appartenenza ai movimenti, ma li si può seguire come diacono. La mia appartenenza piena è alla Chiesa cattolica. Altro ricordo particolare è quello del giorno di ordinazione, l’8 dicembre 2004, stessa data di nascita del mio primo figlio, che fu battezzato proprio nello stesso giorno nel 1989. Il servizio del diaconato in che cosa si manifesta? Il diaconato è un servizio, che la persona svolge alla comunità come suo servo nella carità. Si dimostra nel fare visita agli ammalati, agli indigenti della propria parrocchia e nella celebrazione, invece, nella liturgia della proclamazione del Vangelo e distribuzione dell’Eucarestia con il celebrante, Quindi il diacono distribuisce la comunione come ministro. Per diventare diacono quanti anni occorrono di formazione? Gli anni sono quattro, ma per essere ordinato diacono si devono avere i ministeri istituiti quali il lettorato e l’accolitato. Cioè la proclamazione della Parola e il servizio sull’altare. Per il nuovo anno pastorale diocesano si attiveranno percorsi di formazione? Ci saranno corsi di formazione per i ministri straordinari della comunione in tutte le foranie della diocesi di Cosenza a partire dal giorno 15 e 16 ottobre, curati dai diaconi presenti, in comunione del vicario foraneo e vicario episcopale don Santo Canonico, responsabile del centro diocesano del diaconato e ministeri istituiti. Per gli accoliti e lettori, invece, i corsi saranno in febbraio per coloro, che hanno terminato il secondo anno di preparazione, presso l’Istituto di Scienze religiose di Cosenza. Cosa si sente di consigliare a chi va nella direzione del diaconato o comunque verso tutti i ministeri istituiti? Ci deve essere alla base una chiamata, nasce da una vocazione e non dall’essere un protagonista o da una ricerca di potere. Ogni servizio è per i fratelli affinché il Regno di Dio possa manifestarsi in mezzo al suo Popolo con l’amore alla base di ogni cosa. Lucia De Cicco

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Voce ai giovani  

Sabtao 12 ottobre 2013