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Anno 38 - 8 Marzo 2014 - Numero 10

Settimanale indipendente di informazione

euro 0,50

di Oreste Parise

Una piccola comunità nasconde tesori che vanno valorizzati Alla riscoperta di cose perdute tra una chiacchiera e l’altra PAROLA DI DONNA

FEDERPARCHI BUSSA...

Rosse emozioni L’8... ogni giorno della mia vita

Alberi in fila perché il verde è uguale per tutti

di Francesco Fotia

Il Circolo “Sessa” parla agli studenti del ruolo femminile nella società

Priorità per i finanziamenti Ue ai Comuni che ricadono in un Parco


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sabato 8 marzo 2014

Un percorso difficile Il 12 marzo sarà presentato il dossier statistico 2013 dell'Unar all’Unical

L’incontro inizierà con i saluti del professore Pietro Fantozzi, poi ci sarà il dottore Luca Di Sciullo e la dottoressa Roberta Saladino, entrambi redattori del dossier

Migranti il travaglio dell’inclusione sociale Il 12 marzo 2014 sarà presentato il dossier statistico 2013 dell'Unar, presso la sala "Consiglio" del dipartimento di Scienze politiche dell'Università della Calabria (piano terra, cubo 0B). La presentazione ufficiale del dossier è avvenuta il 13 novembre 2013 presso la Sala "Caldora" dell'Università della Calabria. Questa seconda presentazione all'UniCal è stata voluta dal professore Pietro Fantozzi, docente ordinario di Sociologia politica, con la prospettiva di organizzare una tavola rotonda avente come obiettivo quello di ripresentare il dossier dell'Unar, cercando di approfondire il seguente tema: "Migranti: il difficile processo di inclusione sociale". L'incontro inizierà con i saluti del professore Pietro Fantozzi, poi ci sarà il dottore Luca Di Sciullo (ricercatore del Centro studi e ricerche Idos) e la dottoressa Roberta Saladino (dottore di Ricerca in Storia economica, Demografia, Istituzioni e Società nei Paesi del Mediterraneo" presso l'UniCal) che sono entrambi i redattori del dossier dell'Unar, essi presenteranno i dati dell'immigrazione a livello nazionale e regionale. La professoressa Donatella Loprieno, la professoressa Anna Elia e la dottoressa Enza Papa faranno degli approfondimenti del fenomeno migratorio, di natura socio-giuridica. A moderare sarà il professore Iaquinta, docente di Demografia presso l'UniCal. Parteciperanno al convegno non solo gli studenti (italiani e stranieri), i docenti e i ricercatori dell'UniCal ma tutti coloro che si occupano direttamente e indirettamente del fenomeno dell'Immigrazione. Inoltre sarà distribuito a tutti i partecipanti il Dossier, fino ad esaurimento copia.

Calcetto in via Popilia a Cosenza

Cosenza, i diritti dei deboli dal vicario generale

A primavera si scende in campo

Senzatetto ma non senza voce

Anche un campo di calcetto per i ragazzi di via Popilia, dopo la collocazione, lo scorso mese di dicembre, di una serie di giochi per bambini in piazza Salvatore Spiriti. Proprio in quella occasione, il sindaco Mario Occhiuto, accogliendo una specifica richiesta delle famiglie residenti, aveva promesso che il Comune avrebbe presto provveduto a realizzare un campetto nel popoloso quartiere. Sono seguiti, nelle scorse settimane, diversi sopralluoghi dei tecnici comunali, che stanno ora valutando la migliore sistemazione da dare al suolo individuato in via Salvatore Spiriti. Si intende creare un’area attrezzata con i sistemi più moderni e con ogni garanzia di sicurezza. È stato stilato il progetto definitivo sul quale procedere a gara. Seguirà l’aggiudicazione dei lavori e già entro aprile il rettangolo di gioco potrà essere pronto per ospitare le prime partite primaverili dei ragazzi.

Il vicario generale, monsignor Salvatore Bartucci, ha ricevuto una delegazione dei “senza tetto” che attualmente sono nell’istituto delle Suore Canossiane in viale della Repubblica che desideravano colloquiare con l’arcivescovo. I senza tetto hanno presentato la loro vicenda umana, descrivendo la situazione delle loro famiglie e dei tanti minori che con loro vivono tale emergenza. In un clima molto disteso i membri della delegazione hanno potuto raccontare la loro vicenda umana e i diritti tante volte negati a causa della discriminazione e della paura dell’altro. Hanno voluto affidare alla Chiesa il loro appello affinchè si faccia voce delle istanze di dignità e dei diritti inviolabili alla vita, ad una casa, ad un dignitoso futuro. Monsignor Salvatore Nunnari, attualmente fuori sede, è stato informato di tutto e ha annunciato che telefonerà il prima possibile al sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, per fissare un incontro nel Palazzo comunale con quanti sono preposti per la risoluzione di tale problematica facendosi portatore delle istanze presentate alla Chiesa cosentina.


sabato 8 marzo 2014

Dissetiamoci di conoscenza Il primo Quaderno dei biologi cosentini La fontana dei Tredici canali uno dei simboli della città bruzia

Cosenza città dell’acqua di Pietro De Leo

Per iniziativa della delegazione provinciale di Cosenza dell’Ordine nazionale biologi ha visto la luce di recente il I Quaderno che raccoglie le relazioni svolte al seminario “Cosenza: città dell’acqua” accompagnato dalla mostra bibliografica- documentaria, svoltosi il 19 aprile 2013 nella Biblioteca nazionale di Cosenza. Si tratta di un pregevole volumetto che in maniera sintetica, ma rigorosa dal punto di vista scientifico, e di gradevolissima lettura, illustra l’acqua “risorsa e benessere della vita”, che prosegue quel tavolo di confronto avviato nel giugno 2012 tra amministrazione e tutte le realtà cittadine, attente al “futuro dell’acqua a Cosenza”. Un bene inestimabile che continua a rarefarsi sempre più per incuria, dispersione e desertificazione. Il I° Quaderno si apre con la prefazione del presidente Giovanni Misasi, che enuclea gli elementi fondamentali per un corretto utilizzo di un alimento indispensabile, il quale deve essere monitorato e certificato con estremo rigore. Nell’introduzione Eugenio De Rose, esperto cultore di storia, impegnato per diversi anni nell’Unical e in iniziative culturali internazionali, tratteggia a partire dalla Bibbia la simbologia dell’acqua: “principio cosmico”’, anima del mondo e della vita fisica, oltre che spirituale, non solo nel battesimo dei cristiani, ma già prima nei riti di purificazione del mondo pagano. Un panorama che egli analizza puntualmente da Talete di Mileto a Platone, per poi passare al pensiero medioevale e moderno, soffermandosi sia sul pensiero dantesco, tema da lui prediletto, come sui dati scientifici, che a partire da Henry Cavendish stabilirono la composizione di idrogeno e ossigeno dell’acqua, alimento essenziale di vita nel bere, bagnarsi e pulirsi. Il delicato problema della gestione delle risorse idriche è affrontato da Carlo Federico Calaro. Si tratta dell’insieme dei vari servizi: dalla captazione alla distribuzione dell’acqua potabile, dalle fognature alla depurazione delle acque reflue, che presentano tutti notevoli difficoltà e vanno perciò conosciuti per essere superati con metodi appropriati. Su tali metodiche interviene Francesco Piluso, enucleando in particolare i “metodi analitici per le acque”, mentre Luigina Pugliese in

Si tratta di un pregevole volumetto che in maniera sintetica ma rigorosa dal punto di vista scientifico illustra l’acqua come “risorsa e benessere della vita”

“L’acqua come alimento” indica le caratteristiche fondamentali indispensabili per la sua immissione nel mercato e per una corretta utilizzazione . Concludono il Quaderno i contributi di Rita Fiordalisi e Massimo De Buono della Biblioteca nazionale, che disegnano per mezzo di splendide raffigurazioni “Cosenza città dell’acqua” con i suoi fiumi e le sue fontane, dove per secoli i cittadini giornalmente si degustavano e approvvigionavano, che con il loro scroscio fanno ancora sentire la voce della storia, ampiamente illustrata dalle mappe e dai testi esposti nella mostra, indicati alfabeticamente nell’annessa bibliografia, alla quale va aggiunto il piacevole ritratto delle “Piccole fontane di Cosenza” di Gianluca Vivacqua, pubblicato da Falco editore. Si può, perciò, ribadire - come ricorda l’adagio -: chi ben comincia e alla metà dell’opera. Non resta che attendere il prossimo quaderno, al quale ci auguriamo che ne seguano tanti altri da proporre specialmente alla lettura degli allievi delle scuole di ogni ordine e grado, con l’auspicio che fontane e fontanelle, tasselli importanti anche sotto il profilo artistico della storia delle città e dei centri rurali, vengono riscoperte e recuperate non solo a Cosenza, ma in tutti i comuni della Provincia, prima che vengano demolite e /o trafugate, come talora è avvenuto negli ultimi decenni, quando la speculazione edilizia e l’incuria degli addetti al controllo hanno contribuito a cancellare quelle fonti di vita, così care ai nostri antenati, per essere sorgenti di vita.

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sabato 8 marzo 2014

Alla riscoperta di cose perdute Quello che i giovani devono ricordare

Tradizioni popolari in Calabria su di Francesco De Ge

Interessante serata di cultura organizzata dalla associazione culturale “LiberaMemte” e dall’Istituto comprensivo statale “Ludovico Docimo” di Rose (Cs) in occasione della presentazione del libro di Luigi De Rose

Con vasto pubblico, tipico delle grandi occasioni, presso l’auditorium dell’Istituto comprensivo statale “Ludovico Docimo” di Rose è stata tenuta una interessante serata di cultura, organizzata dall’associazione culturale “Libera-Mente” e dall’Istituto comprensivo statale “Ludovico Docimo” di Rose (Cosenza). L’occasione è stata la presentazione del libro Tradizioni popolari in terra di Calabria di Luigi de Rose. Ha aperto i lavori la professoressa Teresa Mancini, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo, che ha fatto emergere il meritorio aspetto socio-antropologico e didascalico del testo - la dirigente ha così puntualizzato. «L’opera di Luigi De Rose è importante perché ricorda ai giovani il loro passato, il loro dialetto, i loro antichi costumi ed i detti/proverbi di un tempo». Esaustivamente e con plauso ha moderato e commentato i vari interventi, la dottoressa Rosanna Labonia, presidente dell’associazione culturale “Libera-Mente”. Ha curato il coordinamento “tecnico” il maestro Marco Patrick Sangermano. Con il sottofondo musicale del maestro Aldo Pietramala, davvero con elevata arte è stato il recital curato dalla professoressa Piera Smeriglio con gli alunni Valentina Panza e Melissa Fuoco. Del recital sono stati pure emozionanti le declamazioni di Andrea Crispino per la poesia di De Rose La mulattiera; e di Natale Pignataro per la poesia L’emigrante. Simpatica anche la scena interpretata da Matilde Baldino ed Eva Infante relativa alla “tradizione” della “fattucchiera”. È seguito l’intervento di Francesco Nigro Imperiale. Egli si è soffermato sul dialetto, sui proverbi e sulle superstizioni ed ha così puntualizzato: «È magnifica ricchezza la memoria e la calabresità. Guardare al passato significa guardare all’avvenire; ma significa, soprattutto, comunicare l’uomo nei suoi vari aspetti dell’uomo cosmologico e dell’uomo teologico. È un libro prezioso,quello di Luigi de Rose, perché non solo ha ricostruito l’etnia della Destra Crati rosetana-cosentina, ma ha espresso una bella pagina di letteratura, in quanto ha fatto avvertire l’ispirazione buona dell’animo e del cuore». Con la cura del maestro Gianbattista Graziadio e con la collaborazione della professoressa Rachele Iazzolino e del maestro Giuseppina Conti pure l’esecuzione musicale con flauti, percussioni, violini e coro, operata da parte degli alunni del laboratorio di Musica antica dell’istituto. Sono vibrate le note di “Petit Vriens”, “Bransle des Lavandieres”, “Spagnoletta”, “A lieta vita”. Insomma un flash che ha richiamato gli echi antichi dei “melici”, dei “clerici vagantes” e dei “girovaghi troubador”. Anche esaustiva e precisa la relazione del critico, professoressa Mariolina Cucunato Santelli, la quale, nell’illustrare l’importanza della riscoperta degli antichi proverbi di Calabria, ha sottolineato il grande amore di Luigi De Rose per la sua terra natale. Un plauso particolare, per la grande peculiarità socio-antropologica va all’intervento conclusivo dell’autore, Luigi de Rose, che, nel ringraziare la dirigente dell’istituto e la presidente dell’Associazione culturale “Libera-Mente”, ha focalizzato, con alto prestigio, la saggezza della tradizione popolare della terra di Calabria e di Rose. Inoltre ha raccomandato ai giovani di «conservare la memoria storica del patrimonio di conoscenze, nonché l’identità di nobile appartenenza alla terra natìa». Melodie antiche cosentine e stornellate (testo e musica di Francesco Nigro Imperiale) sono state magistralmente eseguite da Enzo Scaglione. Insomma è da registrare, all’albo d’oro della città di Rose, una serata davvero emozionante, che ha fatto tanto vibrare le corde del cuore e del sentimento.

Oreste. «Luì, siamo arrivati» Luigi. «Finalmente!» O. «La strada è piena di buche, ma alla fine conviene venire da Altomonte. Il percorso da Lungro è più lungo di cinque o sei chilometri». L. «Bene, ora sbrighiamoci chiediamo dove è la canonica così torniamo subito». O. «Ci vuole pazienza, il papàs mi ha dato appuntamento per mezzogiorno, siamo in largo anticipo». L. «Perché siamo venuti con tanta fretta, allora. Che ci facciamo qui per due ore». O. «Quanta impazienza. È la prima volta che vengo ad Acquaformosa, facciamo un giro di ispezione per il paese. Il tempo passa in fretta». Passa un ragazzo. O. «Ju falem, dini ku ësht zoti?» Vincenzo. «Flitni arbëresh? Kaha jini?» O. «Veramente lo parlo solo io. U jam nga Qana. Il mio amico ha solo sposato una gjegja. Che disgrazia!» V. «Perché disgrazia? Cosa gli è successo?» O. «Scherzo. Per i calabresi, i gjegji sono pericolosi più del lupo! Ma le donne arbëresh sono un patrimonio inestimabile». V. «Ah! Non so dov’è zoti Rafeli ora. È in giro a visitare le famiglie dove c’è qualche malato o anziano che non può frequentare la chiesa. Sta un po’ con loro e somministra la Comunione a coloro che lo desiderano. Ma possiamo chiamarlo». L. «Tu lo conosci?» V. «Certamente, lo aiuto pure in parrocchia. Ma che fate qua, andiamo in piazza». O. «Vieni, Luigi. Seguiamolo». V. «Io sto andando al negozio a prendere un po’ di latte, e devo passarci davanti». L. «Ma la chiesa con i mosaici dov’è?» V. «Proprio in piazza». O. «Lasciamolo in pace a zoti Rafeli. Noi siamo molto in anticipo perché ci aveva dato appuntamento a mezzogiorno. Ne approfittiamo per fare un giro per il paese. Tu come ti chiami?» V. «Vincenzo. Se volete vi accompagno. È la prima volta che venite in paese?» O. «Per me sì, non ho avuto occasioni di venirci prima». L. «Io lo frequentavo tanti anni fa, perché venivamo a trovare i parenti di mia moglie. Erano anni che non venivo più. È cambiato parecchio da allora. Le strade sono lastricate e pulite, ma sembra che vi sia poca gente». V. «Come tutti i paesi interni anche Acquaformosa si sta spopolando, ma per fortuna il sindaco si sta dando da fare». O. «Per essere un paese interno, è stato stravolto dalla speculazione edilizia, magari quella che voleva far passare come abuso di ne-


sabato 8 marzo 2014

Alla riscoperta di cose perdute Una piccola comunità che nasconde tesori che attendono di essere valorizzati

Il gioiello bizantino di Acquaformosa cessità, ma qui ha lasciato un segno molto rilevante. Cosa sta facendo Giovanni Manoccio?» V. «È vero che nel passato si sono fatti tanti scempi, ma ora c’è una diversa consapevolezza. Oggi le regole le rispettano tutti. C’è in atto un programma di accoglienza per i rifugiati politici, che ha già portato in paese alcune famiglie straniere ed altre arriveranno. È una straordinaria occasione per ridare un po’ di vitalità e di freschezza giovanile. Ma ecco Zoti Rafeli». O. «Diten e mirë, zot». Papàs Raffaele. «Buon giorno. Siete già qui? Dovete scusarmi, ma devo ancora completare il mio giro pastorale. I miei parrocchiani mi aspettano per fare quattro chiacchiere e dire qualche preghiera. Sarò da voi tra poco più di un ora». Zoti Raffaele è un papàs giovane, con un viso radioso che ispira fiducia ed è molto disponibile con tutti. L. «Non vi preoccupate per noi. Stiamo in buone mani. Vincenzo è un bravo ragazzo e ci sta facendo da guida». Papas. «Bene, io vado allora, ci vediamo più tardi». O. «Andiamo a prendere un caffè, il bar è proprio di fronte. Vincè è buono qui il caffè?» Si avvicina un signore che aveva assistito al dialogo. Antonio. «Se permettete ve lo offro io il caffè. Qui gli ospiti sono sempre graditi, e poi il caffè di mio zio è ottimo». Al bar sorseggiando il caffè, Antonio racconta la sua storia. La Svizzera, la Germania, i tanti sacrifici per far studiare i figli. Ora sono tutti fuori, chi a Roma, chi a Milano. O. «E tu, Vincenzo, studi?» V. «No. Tanto è inutile, perché neanche con la laurea riesci a trovare lavoro. Ma frequento un corso di liuteria a Bisignano, con la nipote del maestro De Bonis morto alcuni mesi fa». O. «Bisignano è lontano da qui, come ci arrivi? Ci sono dei pullman? E cosa vi insegnano a questo corso?» V. «Impariamo a costruire strumenti a corda, come la chitarra battente. La nipote ha voluto continuare la tradizione di famiglia. È una attività che mi piace molto e per frequentare il corso abbiamo bisogno della macchina. Non ci sono servizi di trasporto pubblico. Vogliamo entrare in chiesa a vedere i mosaici?» L., O. «Si andiamo». L. «Che meraviglia! È proprio un gioiello, non ricordavo niente di simile». V. «Sono anni che ci stanno lavorando e gradualmente tutta la superficie interna verrà ricoperta di mosaici. Noi siamo molto orgogliosi della nostra chiesa che è la più bella della provincia, per non andare oltre. Proprio ora sono in corso i lavori per il completamento della navata laterale sinistra. È un vero e proprio laboratorio per il Maestro Biagio Capparelli che ci sta dedicando una vita».

I mosaici della chiesa di San Giovanni Battista; la clinica per uccelli rapaci e la Biblioteca parrocchiale Scopriamoli facendo due chiacchiere tra le vie del paese...

La chiesa di San Giovanni Battista dà l’impressione di una grande maestosità, risplendente di raffigurazioni sacre che coprono ogni angolo della navata centrale. L’opera è dovuta all’impegno e alla tenacia del papàs Vincenzo Matrangolo. Acquaformosa è un paese montano soggetto a grandi sbalzi di temperatura tra estate ed inverno, per cui il maestro Biagio ha scelto il mosaico come forma artistica che meglio resiste alle escursioni termiche e risponde altresì alla tradizione storico-culturale bizantina. Le tessere di smalto vetroso e marmo non subiscono alterazioni né nel tempo né per le variazioni termiche. Il lavoro di mosaicamento è iniziato nell’ormai lontano 1988 e durerà ancora del tempo, ma già ora si intravede il quadro d’insieme. O. «Non ci aspettavamo di trovare un tesoro così. Acquaformosa ci ha piacevolmente colpito». V. «Vi piacciono gli uccelli? Vorrei farvi vedere la clinica dei rapaci, ma dobbiamo andare un po’ fuori paese a 900 metri di altezza». L. «Cosa significa, come mai una clinica?» V. «Si fa per dire, ma è un’area in montagna dove si sono delle grandi voliere dove vengono tenuti i rapaci vittime di qualche incidente, degli uccelli con qualche forma di handicap che gli impedisce di tornare in libertà perché non saprebbero come sopravvivere. Chi ha un’ala rotta, chi un occhio, altri una o più zampe amputate. Sono quasi tutti vittime di cacciatori. Quando vengono ritrovati si curano e poi si rinchiudono in queste voliere». L. «Ma sono tutte specie stanziali?» V. «Quasi tutte sono specie che nidificano in Calabria, qualcuna viene colpita nel momento in cui migrano. È una occasione unica per vedere dal vivo la grande varietà di rapaci che abbiamo nei nostri cieli». O. «Ma come mai proprio qui? Chi ha realizzato questa struttura?» V. «Qui siamo nell’area del Parco nazionale del Pollino, e la Direzione del Parco, insieme al Comitato italiano per la Protezione degli uccelli rapaci hanno deciso di realizzare questa “clinica”. Questo è stato anche favorito dalla disponibilità del sindaco a mettere a disposizione un’area gratuitamente!» L. «Interessante. Non ne sapevo niente. Ma ne vengono di visitatori?» V. «Qualche scuola, e molti forestieri. Si direbbe che la maggioranza dei calabresi ne ignorino proprio l’esistenza». L’area è recintata, pulita e ordinata. Vi è un Centro di accoglienza, e le voliere dove si possono ammirare la poiana, il falco pecchiaiolo, il nibbio, lo sparviere e altri splendidi esemplari. Benché siano portatori di qualche forma di handicap sono molto vivaci, guatano con il loro occhio vigile, planano veloci da un lato all’altro della loro gabbia. Una pena per specie abituate ad ampi spazi, a voli rapidissimi. C’è anche una specie in grado di raggiungere e superare i duecento chilometri all’ora in picchiata dice Vincenzo. Si è fatto tardi, le lunghe ore sono passate in fretta e non sono state sufficienti a visitare anche il vecchio monastero segnalato nei cartelli. Papàs Raffaele ci attende in canonica per quello che lo scopo del viaggio. La visita a una incredibile biblioteca ricca di più di diecimila volumi, anche molto preziosi. Un gioiello che nessuno si aspetta di trovare in una sperduta località della montagna calabrese. Una biblioteca specializzata che la rende unica nel suo genere. Lì è possibile trovare preziosi libri nell’iconografia, Religione e simbolismo religioso; storia generale del mondo antico fino al 499 ca., cristologia; e pedagogia. Di particolare interesse sono la calabrologia, l’albanologia, la musicologia e teologia bizantina. I volumi sono raccolti nei fondi antichi: il Fondo Patrimoniale Parrocchiale, il fondo Giuseppe Ferrari e il fondo Vincenzo Matrangolo, che che sono dovuti alla paziente opera di collezione dei due importanti personaggi acquaformositani. Ma le sorprese non finiscono qui. La canonica non è una minuscola casina dove si immagina il curato con la perpetua. Troviamo una struttura enorme, con una grande capacità di accoglienza. Oggi è vuota, ma fino a qualche decennio fa pullulava di giovani, ospitati nel Centro assistenza preventiva giovanile, che per oltre un trentennio si occupati degli orfani, degli indigenti e di quanti si trovano in stato di sofferenza e di rischio ed hanno bisogno di cura e di speranza. Sembra fatta apposta oggi per realizzare il sogno di accoglienza di Giovanni Manoccio. Peppone potrebbe riprendere la grande opera caritatevole di Vincenzo Matrangolo con la politica dei accoglienza dei rifugiati politici. Una speranza di risveglio di una comunità gravemente colpita dalla progressiva decrescita della popolazione. (Oreste Parise)

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sabato 8 marzo 2014

Parola di donna Il Circolo della Stampa “Maria Rosaria Sessa” parla agli studenti del ruolo femminile nella società

L’8... ogni giorno di Francesco Fotia

Si tiene sabato 8 marzo, presso l’Istituto “Leonardo Da Vinci” di Cosenza, il convegno “Rosse Emozioni. L’8... ogni istante della mia vita”, organizzato dal Circolo della Stampa “Maria Rosaria Sessa”, in collaborazione con il centro “Ascolto donna” dell’Asp di Cosenza. Protagonista dell’evento è il ruolo della donna nella società contemporanea: una figura su cui spesso grava il peso della famiglia e al tempo stesso del lavoro; stella polare del focolare domestico e impegnata in ambito professionale, dove troppo spesso fa fatica a vedere rispettati a pieno i propri diritti. Da questa constatazione è nato il sottotitolo della manifestazione, che ha voluto così mettere l’accento sull’energia di cui deve disporre ogni madre, ogni moglie, ogni lavoratrice, e sulla necessità di vederne riconosciuto il valore non solo in occasioni speciali, come appunto è la Giornata internazionale della donna, ma ogni giorno. Nell’arco della mattinata, inoltre, si affronta il tema sempre urgente della violenza di genere; un argomento particolarmente caro al Circolo dei giornalisti di Cosenza, che ha scelto di prendere il nome di una vittima di femminicidio, la collega Maria Rosaria Sessa. In memoria sua e di tutte le donne uccise da uomini che dicevano di amarle, sul palco saranno presenti le sagome femminili che ne ricordano il nome. Simboli, ideati dalla Adt group press di Cosenza, testimoni di forte vicinanza al problema, e che già erano stati al centro della seconda edizione del Premio Sessa. Rosse Emozioni si apre con la piccola ma importante performance preparata dagli studenti della scuola, per poi proseguire con l’analisi dei risultati di un questionario sulla violenza di genere, preparato dai professionisti del centro “Ascolto donna”, che nella scorsa settimana era stato distribuito agli studenti del “Leonardo Da Vinci”. L’idea è quella di avere dei dati riguardanti la percezione del fenomeno da parte degli studenti, così da potere anche sviluppare dei percorsi che possano aiutarli a carpirne fino in fondo la complessità e la diffusione. Ma la violenza di genere, di cui il femminicidio, lo affermano psicologi e criminologi, è solo la punta dell’iceberg, è perpetrata in modalità differenti e ugualmente devastanti: umiliazione fisica e psicologica, sottrazione di denaro, pretese sessuali. Il questionario proposto dal circolo della stampa e dal Centro “Ascolto donna” intende quindi accertare quanto sia forte la percezione del problema da parte degli studenti, e quale tipologia di violenza ritengano essere quella più diffusa. Si fa attenzione anche al reato di stalking, in Italia introdotto nel 2009, e ai “luoghi” della violenza sulle donne: la strada, la discoteca, il lavoro, la scuola e la famiglia. Fondamentale capire anche chi sono, secondo lo studente, le persone violente e che tipo di persone sono le vittime: nel questionario, a ragione, si fa riferimento alla condizione socioculturale di entrambi i soggetti, a eventuali disturbi psichici e a problematiche quali l’assunzione di sostanze stupefacenti. Si domanda, inoltre, “Cosa ne pensi della vittima?” e “Cosa può fare una donna che subisce violenza?”, sottolineando la possibilità di denunciare l’aggressore alle forze dell’ordine e/o quella di rivolgersi ai servizi socio-sanitari presenti sul proprio territorio. Dopo la domanda riguardante la frequenza delle discussioni sulla violenza di genere all’interno delle aule scolastiche, il questionario si conclude con la stimolante richiesta: “Cosa si può fare secondo te per fermare o limitare questo fenomeno?” Rosse Emozioni vuole essere un evento sul ruolo della donna a tutto tondo; sulla scia di questa scelta va letta la presenza figure professionali provenienti da diversi ambiti della società, che con la loro testimonianza vogliono raccontare agli studenti il grande coraggio di cui ogni donna ha bisogno, in una società che le ha richiesto, e alla quale ha saputo rispondere con grande forza d’animo, una

Puntare a mettere l’accento sull’energia di cui deve disporre ogni madre, ogni moglie, ogni lavoratrice, e sulla necessità di vederne riconosciuto il valore quotidianamente


sabato 8 marzo 2014

Parola di donna

moltiplicazione costante dei suoi sforzi, senza però pienamente garantirla sul piano della parità dei diritti. Dopo l’introduzione di Graziella Cammalleri, dirigente scolastico dell’Istituto “Leonardo Da Vinci - Itas Nitti”, di donne e giornalismo parla Gregorio Corigliano, giornalista e presidente del Circolo della stampa “Maria Rosaria Sessa”, un professionista che anche nella veste di guida dell’associazione cosentina si è sempre schierato in prima linea in favore del riconoscimento dei diritti, dimostrandosi particolarmente sensibile al problema della violenza di genere. Un argomento che è sempre stato a cuore anche a Maria Francesca Corigliano, assessore alle Politiche giovanili e femminili; donna e figura istituzionale sempre particolarmente attenta al bisogno di valorizzare la cultura e di metterla a disposizione dei più giovani, l’assessore discute con gli studenti sul tema “Femminile. La politica delle donne”. Nel parterre degli ospiti che intervengono figura anche Manfredo Piazza, assessore alla solidarietà e coesione

sociale del Comune di Cosenza, che anche in questa occasione ha voluto testimoniare la sua vicinanza alle donne vittime di maltrattamenti. Piazza relazione sull’importanza dell’ascolto, dell’accoglienza e dell’aiuto da prestare alle donne che subiscono violenza, perché il coraggio di denunciare passa anche dalla vicinanza delle istituzioni. Conclude la serie di interventi Patrizia Nicotera, responsabile del progetto Free - Fly del centro “Ascolto donna” dell’Asp. La psichiatra, sostenuta da quattro audiovisivi, spiega agli studenti quanto sia fondamentale imparare a conoscere a fondo le emozioni. Le proprie e quelle degli altri, perché solo così si diventa capaci di capire quali sono i meccanismi che muovono le dinamiche dei maltrattamenti e della violenza psichica e fisica. I giovani, è questo il messaggio lanciato dal circolo della stampa e dall’Asp cosentina, sono il nostro futuro più prossimo. Un futuro che bisogna illuminare con la cultura del rispetto del prossimo e della certezza dei diritti, a partire da subito.

Accanto al titolo, la locandina dell’evento Qui a sinistra, le sagome delle donne vittime di femminicidio Sopra, Gregorio Corigliano e Maria Francesca Corigliano Qui sottoIl programma della giornata

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sabato 8 marzo 2014

A proposito dell’8 marzo Per rendere omaggio all'universo femminile, vi racconterò di un amore meraviglioso e leggendario

Compagne, figlie, sorelle, madri ca di Giuseppe Maior

Otto marzo, festa della donna: un lieto giorno, checché se ne dica. Oggi, ogni uomo dovrebbe rivolgere un pensiero di gratitudine alla donna che ama, e poi mettersi da parte, lasciandola sola almeno per 24 ore, senza affaticarla con la sua presenza, quella stessa che pretende e occupa lo spazio vitale dell’amata per tutto l’anno. Compagne, figlie, sorelle, madri: le nostre donne hanno bisogno di questa leggerezza, di questo senso di unicità, che si festeggia nel giorno delle mimose. Per rendere omaggio all’universo femminile che ci trae verso l’alto, vi racconterò di un amore meraviglioso e leggendario, molto segreto, insospettabile, tra un grande musicista, ed una donna che fece parlare di sè tutta l’Europa all’inizio del 1800. Il grande musicista: Franz Liszt. La donna: Alphonsine Rose Plessis, che avrebbe cambiato nome a soli 16 anni in Marie Duplessis. A dire il vero, questo nome dice ben poco: forse sarebbe meglio ricordarla come Alexandre Dumas giovane, dopo essersene perdutamente innamorato, la avrebbe chiamata nel celebre racconto La Dame aux camélias, ossia Marguerite Gautier, o come Verdi la avrebbe chiamata nell’opera Traviata: Violetta Valery. Non solo la amò Dumas: molti altri furono gli amanti della giovane, che doveva essere veramente bella. La sua figura era minuta, e quel che colpiva gli uomini era il suo incantevole sorriso: tanto incantevole, quanto di contro era sconveniente e proibito il mestiere che Marie decise di fare dai suoi 16 anni di età, quando comprese che poteva facilmente diventare ricca sorridendo agli uomini con quei suoi occhi luminosi. Da allora divenne una “donna di mondo”: condusse una vita brillante e disincantata nella migliore società parigina, dotata com’era di una straordinaria sensibilità artistica, e vedendo le cose senza alcuna prevenzione morale o ideologica. Concedeva la sua compagnia a uomini socialmente altolocati, e aveva una grande predilezione per i giovani artisti che pullulavano nella Parigi della Restaurazione post-napoleonica. Era una cortigiana d’alto borgo, insomma: ma sempre disposta ad affinare il suo spirito. Era giunta analfabeta a Parigi: tuttavia, dopo pochi mesi, non solo aveva appreso a leggere ed a scrivere, ma anche studiava intensamente per essere capace di dialogare degli eventi del mondo più disparati con i suoi nobili e ricchi corteggiatori. Alcuni anni fa un anziano commediografo francese, Jean Darnel, che per tutta la vita aveva raccolto documenti e ricordi di questa giovane ragazza, all’ombra di un vero e proprio culto nei suoi riguardi, mi raccontò la storia d’amore tra Marie Duplessis e Franz Liszt. Subito dopo che Marie aveva troncato i suoi turbolenti rapporti con Dumas, incontrò l’allora trentacinquenne Franz: se lei era molto ben conosciuta per le sue vicende amorose, lui era uno degli uomini più famosi d’Europa sia come grande virtuoso del pianoforte, che come grande compositore ed intellettuale. Ebbene, l’amore che sconvolse la vita del musicista ebbe un tratto diverso, e fu anche l’ultimo per Marie, che sarebbe morta di lì a poco. Liszt avrebbe voluto prenderla come compagna stabile della sua vita: uomo totalmente privo di remore morali, la avrebbe voluta sposare. Ciò, nei bigotti quanto controversi costumi dell’epoca, sarebbe anche stato possibile: purtroppo, però, vi era un problema insormontabile. A parte quel “Du”, che Marie aveva messo di fronte al suo cognome originale Plessis, quasi a mo’ di titolo nobiliare, la giovane donna non possedeva alcuna traccia di nobiltà; e Liszt, solo per la fama che aveva, e per essere ospite prediletto di tutte le corti reali più importanti del tempo, non avrebbe potuto mai sposare una donna che, in fin dei conti, era appena una popolana: sarebbe stato un insostenibile scandalo! Altro sarebbe stato se Liszt avesse soltanto accettato di convivere con la Duplessis: nessuno avrebbe obiettato nulla. D’altra parte, Liszt aveva già convissuto per circa cinque anni con una donna, la contessa Marie d’Agoult, ed aveva avuto addirittura tre figli da lei.

Ritratto di Alphonsine Rose Plessis la Dame aux camélias

Un grande musicista e una donna che fece parlare di sé tutta l’Europa all’inizio del 1800 Franz Liszt e Alphonsine Rose Plessis

Secondo il mio amico commediografo, il grande pianista ungherese voleva proprio sposare la Duplessis, darle il suo cognome: si trattava di un grande amore, insomma, e probabilmente Liszt avrebbe voluto riabilitare la giovane donna. Tuttavia l’insormontabile difficoltà imposta dalla società del tempo all’unione ufficiale tra il più grande pianista del mondo (all’epoca, significava possedere una fama pari a quella che oggi potrebbero avere Messi e Cristiano Ronaldo uniti in una sola persona...) e quella che era una prostituta, seppure di alto borgo, logorò questa relazione, ed i due, dopo alcuni mesi di passione, si lasciarono tristemente. Marie Duplessis d’impulso si gettò tra le braccia del conte Edouard de Perrégaux, quasi per rimuovere l’amore conclusosi ineluttabilmente con il pianista, e lo sposò nel 1846 a Londra: ma il matrimonio fallì in pochi mesi. Marie rientrò a Parigi dove si sfinì in una vita sempre più tumultuosa e disordinata, quasi a voler esorcizzare la malattia che avanzava inesorabilmente. E proprio sopraffatta dalla tubercolosi, si ritirò in un appartamento al numero di 11 di Rue de la Madeleine, dove morì 3 febbraio 1847. Franz Liszt parlerà molti anni più tardi di Marie, confessando da vecchio che avrebbe voluto sposarla, tenerla tutta la vita per sé. Jean Darnel mi disse che, in un diario della governante di Franz Liszt di quando egli visse a Roma gli ultimi anni della sua vita prendendo i voti ed entrando in convento, aveva trovato una pagina molto toccante, in cui la donna scriveva che il Maestro quel giorno si era svegliato molto triste, piangendo, e ripetendo più volte il nome “Alphonsine, Alphonsine...”. Ma la maggior prova di questo commovente quanto intensissimo amore è una riflessione che tutti possono fare su un fatto assolutamente musicale. Come si sa, Franz Liszt fu il maggior trascrittore per pianoforte dei melodrammi di Giuseppe Verdi. Egli compose delle straordinarie parafrasi per pianoforte sui temi delle opere verdiane che prediligeva: Rigoletto, Simon Boccanegra, Aida, Trovatore... Vi è una sola opera di Verdi che Liszt non trascrisse per pianoforte, pur amandola infinitamente: Traviata. Quell’opera che Verdi compose sulla trama del racconto di Alexandre Dumas giovane, La Dame aux camélias, che fu pubblicato un anno dopo la morte di Marie Duplessis, una donna che in soli 23 anni di vita aveva avuto il gotha della cultura europea ai piedi della sua bellezza. Il musicista ungherese, forse per riserbo e per discrezione, non se la sentì mai di mettere in musica il grande amore che lo travolse; lo tenne per sé, nel suo cuore, sino agli ultimi suoi giorni, ed evitò di lasciarci la più piccola testimonianza scritta di questa vicenda, che avrebbe certamente interessato gli storici, ma che avrebbe privato quell’amore del fascino e della suggestione che solo una grande passione romantica è in grado di suscitare.


sabato 8 marzo 2014

Una mano alle imprese Presso la Camera di Commercio di Cosenza il Servizio di orientamento gratuito per la tutela della Proprietà industriale

Ventiquattrore allo sportello Per fornire servizi specialisti e ad elevato valore aggiunto in materia di tutela della Proprietà industriale, in esecuzione del Programma promozionale della Camera di Commercio di Cosenza e della Convenzione stipulata fra l’Unioncamere Calabria e CalabriaInnova, dallo scorso mese di novembre 2013 è operativo presso la Camera di Commercio di Cosenza il servizio di orientamento gratuito in materia di marchi e brevetti. Il personale dell’ufficio Studi, Promozione economica e Innovazione della Camera di Commercio e quello di CalabriaInnova, è a disposizione di imprese e di singoli richiedenti per l’erogazione di servizi di analisi e studio, propedeutici al deposito delle domande di registrazioni e/o di brevetto, o, comunque, relativi alla tutela della proprietà industriale. In particolare sarà possibile scoprire se i risultati della propria attività innovativa e creativa sono tutelabili e brevettabili, se il proprio marchio è nuovo ed originale, ricevere informazioni sullo stato legale di un brevetto e sullo stato dell’arte di un settore tecnologico, effettuare monitoraggio sulla concorrenza per l’analisi dei docu-

Il servizio sarà disponibile l’ultimo giovedì di ogni mese, dalle ore 9.00 alle ore 12.30, per tutto l’anno 2014

menti di proprietà industriale (marchi e brevetti) da questa depositati. L’attivazione del servizio si inserisce nell’ambito di un più ampio programma di interventi teso a incentivare l’innovazione tecnologica per il tramite degli strumenti di proprietà industriale, nella convinzione che la loro diffusione presso le imprese della provincia di Cosenza possa costituire una leva importante per agevolarne i processi innovativi e creativi, per incentivarle ad essere più competitive e a favorirne l’uscita dalla crisi. Il servizio sarà disponibile l’ultimo giovedì di ogni mese, dalle ore 9.00 alle ore 12.30, per tutto l’anno 2014. Per usufruire della consulenza è necessario prenotare contattando Giuseppe Palopoli dell’Ufficio Studi, Promozione economica e Innovazione della Camera di Commercio di Cosenza, tel. 0984/815267, fax 0984/815284, email giuseppe.palopoli@cs.camcom.it.

I bandi di Confindustria Cosenza

Sos turismo Presentati in Confindustria Cosenza i bandi per i regimi di aiuto nell’ambito dei Progetti integrati di sviluppo locale (Pisl) per gli interventi nel campo del turismo, alla presenza del numero uno degli Industriali cosentini Natale Mazzuca, dell’Assessore regionale alla Programmazione Giacomo Mancini, degli imprenditori iscritti e dei tecnici regionali. Il presidente di Confindustria Cosenza Mazzuca ha richiamato l’importanza del settore turistico, che ha definito «il nostro petrolio», per lo sviluppo dell’economia della regione ed ha plaudito all’iniziativa dell’assessore Mancini in merito alle opportunità offerte dai bandi da poco pubblicati. Sono 51 i milioni di euro messi a disposizione delle imprese calabresi attraverso i due bandi: uno dedicato alle azioni per la qualificazione, il potenziamento e l’innovazione dei sistemi di ospitalità delle destinazioni turistiche regionali; l’altro riservato alle azioni per il potenziamento delle reti di servizi per la promozione e l’erogazione dei prodotti/servizi delle destinazioni turistiche regionali. «Per l’area della provincia di Cosenza sono destinati quasi 20 milioni di euro, di cui 16 milioni per la prima linea d’intervento e 3,6 milioni di euro per il potenziamento dei servizi turistici. Non si tratta di somme che cambieranno il volto dell’economia regionale - ha sottolineato l’assessore regionale Mancini - ma se utilizzati in maniera efficace potranno certamente migliorare l’offerta turistica territoriale. Spero che il mondo imprenditoriale sappia sfruttare questa opportunità, dimostrando di saper crescere anche in un momento di difficoltà. Ringrazio il sistema Confindustria per l’attenzione e l’affidabilità che dimostra sempre nell’interlocuzione e per le proposte che avanza, che il nostro Dipartimento tiene in dovuta considerazione». Commentando i bandi presentati, il presidente degli Industriali ha auspicato che possano rappresentare l’occasione per invertire la tendenza. «Oggi si parla di sviluppo! Nessuno di noi desidera che resti una parola da convegno senza concreta realizzazione - ha concluso Mazzuca -. L’impegno di tante politiche comunitarie, flussi finanziari ed iniziative specifiche, deve essere mirato a produrre benessere per i cittadini e crescita per le imprese, anche facendo tesoro dei tanti errori del passato. Iniziative come quelle di oggi servono ad invertire una condizione che ci vede purtroppo come una regione dai parametri macroeconomici abbondantemente negativi. Non possiamo far finta di non vedere. Dobbiamo reagire. Non possiamo più sopportare che le imprese chiudano, che si registrino tassi di disoccupazione pari al 23% in generale e del 50% per la realtà giovanile». Relativamente alla realizzazione delle infrastrutture connesse e che dovranno essere realizzate dagli Enti Locali proponenti, per un ammontare di circa 200 milioni di euro per la regione e 100 milioni di euro per la sola provincia di Cosenza, il Presidente Mazzuca ha chiesto all’Assessore Mancini

Da destra, il presidente Mazzuca e l’assessore Mancini

l’impegno della Regione Calabria perché dia un indirizzo preciso circa le procedure relative ai sistemi di appalto dei lavori e di vigilare con attenzione perché lo stesso sia rispettato. «Sarebbe opportuno - ha sottolineato Mazzuca allargando lo spettro visuale al settore degli appalti pubblici- rilanciare la proposta della Sua provinciale per la gestione delle gare d’appalto e dei contratti, anche per venire incontro alle esigenze di tanti piccoli comuni che non hanno le strutture per gestire il tutto. In un momento così delicato, di crisi lunga e persistente, è necessario garantire le stesse condizioni a tutte le imprese, con procedure chiare e trasparenti che garantiscano quella concorrenza leale che è l’anima dello sviluppo e della crescita». Ha illustrato i bandi Laura Tucci del Nucleo regionale di valutazione che ha spiegato come i bandi si attuino attraverso i Pacchetti Integrati di Agevolazione che consentono la richiesta dei contributi attraverso la presentazione di Piani di Sviluppo aziendale, in particolare Piani di investimento produttivi, Piani di servizi reali e Piani di formazione. «Con un’unica domanda - ha precisato l’asssessore regionale al Bilancio ed alla Programmazione Giacomo Mancini - si possono richiedere più interventi che fanno capo a piani diversi. Termine per la presentazione delle domande è il 25 marzo. Proporrò l’istituzione di una Cabina di regia in seno al Dipartimento programmazione per consentire il rispetto dei tempi, dal momento che tutte le procedure, compresi l’erogazione dei fondi e la rendicontazione, devono concludersi entro la fine del 2015». A margine del convegno il Presidente Natale Mazzuca si è dichiarato «fortemente preoccupato per come la vicenda dei rifiuti stia andando avanti, con enormi disagi per tutta la cittadinanza. La mancanza di programmazione sta impedendo una corretta gestione che avrebbe consentito l’utilizzo di qualificate aziende locali, garantito il decoro delle città e la salubrità dei luoghi. Ricordo che un circa un anno fa come Confindustria ci rendemmo protagonisti di una iniziativa pressi il Ministero dell’ambiente, presente il Ministro Clini, abbiamo presentato una proposta organica che purtroppo è ancora lettera morta, senza che si sia dato corso a nessun progetto alternativo».

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sabato 8 marzo 2014

Dottori per l’ambiente Ecco gli esperti in gestione integrata e sostenibile del ciclo acqua-energia nei sistemi di drenaggio urbano Una figura creata attraverso un master universitario di II livello grazie al progetto di ricerca e formazione “Servizio di gestione integrata e sostenibile del ciclo acqua-energia nei sistemi di drenaggio urbano”, approvato dall’Unione europea, nell’ambito del Pon “Ricerca e competitività 2007/2013”, con il sostegno del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica, nonché del ministero dello Sviluppo economico, il tutto coordinato dalla professoressa Patrizia Piro, responsabile scientifico Pon01_02543, del dipartimento d’Ingegneria civile dell’Università della Calabria.

Dall’Unical i nuovi professionisti del verde Il master, che si è sviluppato attraverso lezioni teoriche in aula, seminari e presentazioni di casi di studio, laboratori e lavori di gruppo, nonché visite guidate e tirocini con lezioni tenute da numerosi studiosi provenienti da università italiane ed estere, per una durata complessiva di 1.500 ore in 12 mesi, è stato seguito da 15 laureati in Ingegneria ed altre materie tecnico-scientifiche. È stato un percorso di studio finalizzato a formare figure professionali in grado di supportare settori quali la pianificazione, la gestione del territorio e la tutela ambientale di enti pubblici locali, enti di ricerca ed imprese. Sono state fornite, tra le altre, conoscenze specifiche in merito al controllo degli afflussi e del carico inquinante alla rete di drenaggio, alle tecniche e ai processi per il trattamento delle acque meteoriche, ai benefici termo energetici (controllo del micro clima urbano e riduzione del consumo energetico negli edifici), alle potenzialità di riuso delle acque meteoriche, alla gestione e all’ottimizzazione delle prestazioni acqua-energia di sistemi a verde pensile in clima mediterraneo, e alla componente ecologica delle innovative soluzioni del drenaggio urbano sostenibile. A conclusione di questo percorso di studio e delle ricerche in materia, previste dal progetto Pon, di durata quadriennale (2011/2014), è stata organizzata, nella sede dell’University Club dell’Università della Calabria, una cerimonia di consegna del diploma del Master ai quindici allievi ed una intera giornata di discussione, che dopo una introduzione della prof.ssa Patrizia Piro e i saluti del rettore, Gino Mirocle Crisci, nonché dell’assessore regionale alla Cultura, Mario Caligiuri, si è entrati nel merito attraverso un collegamento in video conferenza con il dottor Fabrizio Cobis, del Miur, che ha parlato dell’azione del suo ministero a sostegno della nuova imprenditorialità innovativa, non trascurando una grande attenzione verso tutto quello che l’Università della Calabria produce in materia di ricerca scientifica utilizzando i fondi strutturali dell’Unione europea. Investimenti e riscontri positivi riconosciuti dalla stessa Regione Calabria, che secondo l’assessore Caligiuri è impegnata a predisporre una nuova programmazione prevista nell’ambito dei fondi strutturali per il periodo 2014/2020, con forte ricaduta in termini di occupazione giovanile; mentre per il rettore, Gino Crisci, è fortemente apprezzabile il dato scaturito dai concorsi nazionali per l’abilitazione dei ricercatori il cui dato nazionale si è attestato attorno al 56%, a differenza di quello dell’Università della Calabria che si è collocato sul 66% degli abilitati. La giornata di discussione, prima della consegna delle pergamene agli allievi del master, è entrata nel vivo con una relazione della professoressa Patrizia Piro, responsabile scientifico del progetto Pon in questione, trattando il tema “Servizio di gestione integrata e sostenibile del ciclo acqua-energia nei sistemi di drenaggio urbano”, in cui sono stati focalizzati tutti i percorsi di realizzazione del progetto, sia dal punto di vista scientifico che formativo, creando le condizioni di un rapporto stretto di collaborazione con il mondo delle imprese con ricadute occupazionali per i giovani coinvolti, nella prospettiva di una nuova forma di collaborazione più ampia con un nuovo progetto denominato “Unicalmente sostenibile”, al cui interno gravitano la confluenza di tante

Col sostegno del Ministero di Istruzione Università e Ricerca scientifica, nonché del Ministero dello Sviluppo economico Il tutto coordinato dalla professoressa Patrizia Piro

Scatti dal master Qui sopra, la consegna delle pergamene

esperienze legate all’acqua-energia, cibo-salute, ambiente-rapporti sociali, nella prospettiva di trasformare il campus di Arcavacata in un laboratorio sperimentale trasferibile di convivenza sociale, civile e democratica, avendo nuovi strumenti e forme di governo con servizi tecnici - amministrativi legati all’innovazione tecnologica con in primo piano una rete sinergica di collaborazione. Sono poi seguiti gli interventi di Antonio Cenedese, del dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università “La Sapienza” di Roma, che ha trattato il tema “L’isola urbana di calore”, facendo riferimento ad un altro progetto Pon in corso di svolgimento nel Lazio, ma legato alle forme di sperimentazione del progetto Pon coordinato da Patrizia Piro nell’Università della Calabria; nonché di Giacomo Martirano, della società Epsilon Italia srl, che in poche parole ha spiegato il significato dell’imprenditorialità innovativa, passando dalla teoria alla pratica, con la creazione di uno specialista dell’informazione geografica. Il momento della consegna della pergamena agli allievi del master è stato quello più gioioso che ha coinvolto anche i familiari di: Michele Turco, Giuseppe Brunetti, Serena Francesca Salamone, Stefania Dramisino, Olga Caruso, Mariannunziata Mazza, Riccardo Vergari, Mauro Bonifacio Giuliano, Domenico Pucci, Annalisa Caccione, Carla Esposito, Domenico Ferraro, Simone Veltri, William Cimitile Cortese. Come sottolineato si sono qualificati dal punto di vista professionale acquisendo conoscenza in grado di supportare settori quali la pianificazione, la gestione del territorio e la tutela ambientale di enti pubblici locali, enti di ricerca e imprese. Sono state fornite, tra le altre cose, conoscenze specifiche in merito al controllo degli afflussi e del carico inquinante alla rete di drenaggio, alle tecniche e ai processi per il trattamento delle acque meteoriche, ai benefici termo energetici, alle potenzialità di riuso delle acque meteoriche, alla gestione e all’ottimizzazione delle prestazioni acqua-energia di sistemi a verde pensile in clima mediterraneo, e alla componente ecologica delle innovative soluzioni del drenaggio urbano sostenibile. Tutti argomenti ed analisi formativi oggetto di approfondimento nella sessione pomeridiana con relazioni ad opera degli stessi allievi del Master, con rapporti di lavoro sia all’interno dell’Università della Calabria, che in imprese private, quali la Epsilon Italia srl, la Zecca Spa (Servizi progettazione appalti), la SM&S srl, la Sering ingegneria srl. Obiettivo del Pon - è stato sottolineato deve essere la coniugazione tra il mondo dell’impresa e il mondo della ricerca, da realizzarsi attraverso una sintesi, difficile ma indispensabile, tra quelle che sono le buone pratiche dell’impresa con le buone pratiche dell’accademia. E quanto abbiamo visto durante questa esperienza e giornata di lavoro ne rappresenta una cartina di tornasole a vantaggio di questi giovani e non solo, dal momento ch’è in gioco una nuova immagine dell’Università quanto lo sviluppo reale della Calabria. Franco Bartucci


sabato 8 marzo 2014

Alberi in fila Federparchi Calabria scrive al presidente Scopelliti in vista della programmazione comunitaria 2014-2020

Il verde è uguale per tutti

Il coordinamento di Federparchi Calabria, guidato da Sonia Ferrari (presidente dell’ente Parco nazionale della Sila), in una lettera indirizzata al presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, e agli assessori al Bilancio e alla Programmazione nazionale e comunitaria e all’Agricoltura e Foreste, rispettivamente Giacomo Mancini e Michele Trematerra, pone l’accento su alcune questioni ritenute molto rilevanti e urgenti. In vista della nuova programmazione comunitaria, ed in particolare in relazione alla nuova programmazione dei fondi Psr (Piani di sviluppo rurale), Federparchi Calabria sottolinea come la legge Quadro sulle aree protette, n. 394 del 1991, prevede all’art. 7 che ai comuni il cui territorio è compreso entro i confini di un parco nazionale sia attribuita priorità nella concessione di finanziamenti dell’Unione europea, statali e regionali, richiesti per la realizzazione, sul territorio compreso entro i confini del Parco stesso, di alcuni interventi, impianti ed opere. Nella programmazione regionale comunitaria 2000-2006 i Parchi sono stati considerati soggetti beneficiari solo nell’ambito della misura relativa alla Rete Ecologica. Successivamente, con la programmazione 2007-2013, è stato possibile beneficiare in particolare delle misure del Piano di rviluppo rurale. È per questo che le aree protette calabresi, guidate dal Coordinamento regionale della Federazione dei Parchi, auspicano che la Giunta regionale emani una declaratoria di recepimento del dettato normativo al fine di indirizzare i prossimi strumenti di programmazione economica regionale in tal senso. La prossima programmazione comunitaria 2014-2020, come è noto, sarà rivolta principalmente alle aree interne e marginali. Con la ricollocazione del “Poin (Fesr) Attrattori culturali, naturali e turismo” e, si spera, con il “Pain (Fas) Attrattori culturali, naturali e turismo”, i 90 comuni calabresi i cui territori ricadono nei tre grandi Parchi nazionali potrebbero ottenere significativi benefici econo-

La legge prevede che ai comuni il cui territorio è compreso entro i confini di un Parco nazionale sia attribuita priorità nella concessione di finanziamenti dell’Unione europea, statali e regionali

mici. In tale programma, infatti, i territori dei tre Parchi nazionali calabresi, e comuni contigui, sono stati individuati quali poli attrattori su cui investire risorse e gli enti Parco potrebbero essere soggetti candidati a coordinare tali finanziamenti, secondo queste emergenze da valorizzare: il Polo delle Montagne blu il Parco dell’Aspromonte; il Polo degli Alberi bianchi il Parco del Pollino; il Polo dei Giganti e delle Fate il Parco della Sila. In più, considerando l’importanza della candidatura del Parco nazionale della Sila al riconoscimento MaB (“Man and biosphere”) dell’Unesco, rafforzata dal coinvolgimento di una considerevole parte del territorio regionale (66 Comuni) e di ben 45 partner privati e pubblici (associazioni di categoria, sindacali, ambientaliste, centri di ricerca, università, etc…), sarebbe opportuno - si scrive nella lettera - prevedere di destinare apposite misure a sostegno di questo ambizioso progetto. Ciò in virtù delle opportunità che il programma MaB offre rispetto alle future ipotesi di sviluppo regionale e, dunque, alla possibilità che lo stesso venga inserito tra le priorità del prossimo Por Calabria. Federparchi Calabria segnala, inoltre, altri interventi strategici per lo sviluppo sostenibile delle aree protette della regione, da realizzarsi nell’ambito della nuova programmazione comunitaria, quali lo sviluppo di forme di ospitalità diffusa, la valorizzazione delle risorse enogastronomiche del territorio come attrattive turistiche, quella dei musei dei parchi, la realizzazione di una rete museale delle aree protette, anche informatica, il miglioramento dei servizi di accoglienza e d’informazione sul territorio con la creazione di punti informativi, l’implementazione dei servizi di guida ed altro ancora. È per tutte queste ragioni che il coordinamento regionale di Federparchi in conclusione auspica la nascita di un tavolo tecnico tra la presidenza, la direzione generale della programmazione regionale e i tre presidenti dei Parchi nazionali calabresi, al fine di definire modalità e tempi di attuazione di tutto quanto evidenziato.

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sabato 8 marzo 2014

Il racconto Si svegliavano perché dormivano col pensiero che l'indomani sarebbero andati in comitiva a Polsi

Devozione e folklore per la Madonna di Giuseppe Aprile

Si svegliavano quando ancora ci sarebbero state almeno quattro, cinque ore di notte. Si svegliavano perché avevano cominciato a dormire col pensiero che l’indomani sarebbero andati in comitiva a Polsi. E la gita a Polsi, alla Madonna della Montagna, pur essendo un fatto di passione religiosa, era dominata dalle scene tra comitive che godevano dello stare assieme in grande felicità e divertimento al suono di tamburi, organetti, zampogne e fisarmoniche, ballando e cantando, senza mai stancarsi e sempre avendo dimenticato ogni tristezza e guaio della vita quotidiana. Andavano a piedi. Alcuni, i meno arditi, all’inizio viaggiavano sul cassone di un camion. L’appuntamento, dopo tanti anni, è rimasto sempre lo stesso per la gente di Fossato e Cardeto, di Bagaladi e di Motta, di Montebello e Condofuri, di Bova, di Palazzi che, dopo ore di cammino, s’incontravano con i provenienti dei paesi di tutta la Piana tirrenica, e dei centri aspromontani ionici e tirrenici, al casello della Forestale. Lì, da Taurianova (una volta chiamata Radicena), Cittanova, Molochio, Rosarno, Palmi, Gioia Tauro, Rizziconi, come da usanza consolidata da anni ed anni di tradizione, si ritrovavano assieme in piena montagna, dove adesso sorge la diga del Menta, e si mettevano a ballare, a suonare, ad usare tutti i loro strumenti musicali e la loro passione di persone in pellegrinaggio, verso la Madonna di Polsi che veneravano da tanto tempo e nessuno mai dimenticava. La festa ricorre il due Settembre, ma le comitive vi andavano molti giorni prima e restavano, tra quelle montagne, per venerare la Vergine Maria della Montagna, in quelle zone sperdute, “in capo al mondo” come dicevano, e nessuno si curava del tempo se qualche rara volta, tendesse ad essere minaccioso. Solitamente, il tempo era sereno perché, alla fine di agosto e per metà settembre vi erano giornate di sole, di caldo e quasi mai di pioggia. Il primo momento di adunata si verificava in un punto, tradizionalmente ritenuto adatto, del proprio paese o di una certa campagna. Si partiva da tanto lontano, per come recitava una bella canzone, per “adorar la vergine Maria” portando un dono, il proprio amore, la propria porzione di affetto e di riconoscimento verso il Santuario e la statua che per la circostanza, proprio il due Settembre, giorno della festa, veniva portata in processione dai devoti, nelle campagne circonvicine, piene anche di case che per il resto dell’anno sarebbero rimaste quasi vuote. Erano giorni di grandi agitazioni e a Polsi s’incontravano comitive provenienti da mille altre parti. I pastori procuravano gli agnelli e i capretti da fare arrosto per i festanti. Sotto gli alberi lo spazio era pieno di capannelli di amici che si divertivano, si assiepavano attorno a coloro che ballavano, impegnando uno spiazzo a ruota nel centro, mentre tutti stavano attorno come in un teatro romano. Gente che andava da una parte all’altra; che guardava chi ballava e “faceva ruota”. Ogni ballo aveva un organizzatore detto “mastro di ballo”e chi voleva ballare doveva avere il suo consenso. Nella parte vicina alla chiesa era un pienone di gente: grandi, vecchi, giovani e bambini erano lì per un voto e per portare doni alla Madonna alla quale in molti chiedevano un miracolo. “Si voliti vui, nchianai cu scecccu e mindiscndu a pedi” o Madonna mia, diceva chi aveva bisogno di un miracolo per guarire da una malattia, magari alle gambe. Molti vi andavano a piedi o con l’asino se dovevano portare un ammalato da più tempo che non riusciva a camminare, o che aveva qualche malattia dichiarata inguaribile, e dopo avere sperimentato ogni forma di medicina e consultato medici di tanti paesi. Molti si erano rivolti perfino a specialisti di città dell’alta Italia. Avevano portato in giro, sperando nella guarigione, i propri cari sofferenti delle malattie più disparate; senza risultati ed avendo in tanti perso pure la speranza. Rimaneva però a loro la fede di potere usufruire di un miracolo della Madonna della Montagna. E la pregavano, la imploravano. Si rivolgevano a lei con preghiere commoventi, pianti, voti. C’era chi faceva il voto di trascinarsi a piedi per tutta la chiesa, magari strisciando la lingua per terra; chi

La gita pur essendo un fatto di passione religiosa, era dominata dalle scene tra comitive che godevano dello stare assieme in grande felicità e divertimento al suono di tamburi, organetti, zampogne e fisarmoniche

camminava scalza per tutta la processione; chi portava in voto un simbolo della parte ammalata del corpo. Un piede di cera, una gamba, un cuore, una qualunque cosa che potesse testimoniare l’ammalato, magari non presente per una grave malattia di cui soffriva e per la quale non aveva potuto nemmeno presenziare a quell’andata devota per invocare la Madonna perché facesse il miracolo di una guarigione. La pregavano perché intercedesse presso Dio perché operasse un miracolo. Tutti erano commossi dinanzi a tanta fede. Si ritrovavano paesani ed amici di ogni dove. E tutti si sentivano felici, contenti, appartenenti allo stesso mondo di credenti e di devoti senza fine. Non mancavano comitive provenienti da grandi paesi del Centro e del Nord d’Italia. Qualcuno veniva anche dall’estero. Tanti emigrati tornavano al paese natio proprio nel periodo che avrebbe consentito loro di partecipare ad una comitiva di pellegrini devoti. Esiste anche un’immensa produzione di musicassette con canzoni in dialetto, al suono di tamburello e zampogna, e tanti arrivavano a Polsi con la propria motoape o con un camion attrezzato per vendere le musicassette, i cd e i dvd e attorno ai punti vendita si assiepavano per comprare, ascoltare, di sentire una delle tante muttette e canzoni appassionate di pellegrini in cerca di un miracolo, invocanti anche con canti personali, un aiuto alla Madonna, un intervento perché qualcuno della propria famiglia venisse guarito o allontanato da ogni male che imperversava tra il popolo impotente e protetto solo dal manto divino. Si passavano giorni e notti in piena allegria e sempre con balli continui, interrotti solo per entrare nella chiesa per adorare la Vergine Maria della Montagna. E si salutavano, si volevano bene durante i giorni di festa, tra quelle montagne che, da una parte e dall’altra della valle dove sorgeva il Santuario, si ergevano lasciando libero il luogo in una valle dove, su un carro, per come si narra, era stata portata la Madonna che doveva mostra-


sabato 8 marzo 2014

Il racconto

Anticamente la festa del santo patrono e i pellegrinaggi presso santuari e santi da venerare, costituivano il solo momento di svago collettivo, un momento quasi unico dell’anno, dove tutti vestivano a nuovo, si incontravano, si divertivano, facevano giochi e schiamazzi, usavano i momenti di raccoglimento e di preghiera per un santo cui si erano rivolti per protezione da ogni malattia. Anche il nome che ognuno ha è il nome di un santo. Persino i paesi portano spesso il nome di un santo. Ci sono paesi e luoghi che sono conosciuti e ricordati da gente esterna solo perché luoghi di culto, perché in essi si venera un santo o c’è una chiesa particolarmente bella, antica, che testimonia tradizioni del luogo che non devono morire. I paesi sono ricordati, a volte, per l’importanza delle feste che in essi si fanno ogni anno. In terre come la Calabria la religione è pane per i denti di tutti. Non c’è quasi persona che non abbia a che fare con il sentimento religioso. In ogni paese c’è un prete, una chiesa, un Santuario, una ricorrenza per l’arrivo del vescovo, per la celebrazione di una festa particolarmente voluta e celebrata con contributi anche di emigranti oramai da una vita residenti in Australia, in Argentina, in America o nei centri di Europa come la Germania, la Francia, il Belgio.

re, dove si sarebbero fermati i buoi di quel carro, avrebbe gradito la costruzione della sua chiesa. È stato proprio un carro, su cui vi era la Madonna, che, fermandosi in quel luogo, dopo avere superato ogni forma di ostacolo, aveva indicato il volere divino perché si costruisse la sua chiesa e dove un giorno sarebbero arrivati i pellegrini per venerarla e adorarla. Questo narra la fantastica rievocazione dei credenti che si spiegavano così il perché in montagne, in terre sperdute, sorgevano santuari e luoghi di preghiera, di feste, di invocazione a Dio tramite l’intercessione di un santo. Si hanno, per queste tradizioni, tanti Santi miracolosi in altrettanti posti di pellegrinaggio. Vi sono i santuari in aperte campagne, tra monti lontani, in luoghi disparati. Così si hanno, da molte generazioni, i santi più miracolosi e venerati, che ricevono le maggiori compagnie di pellegrini. La Madonna del santuario di Bombile che ha voluto addirittura la chiesa scavata dentro una roccia grandissima e vastissima, a cui si giungeva dopo aver sceso una scala di cento e più gradini scavati, anch’essi, nella roccia e resistenti nel tempo fino a che, nei tempi moderni, i gradini di roccia sono stati sostituiti da gradinate di cemento. Noti sono i santuari della Madonna di Seminara, dei Santi Cosimo e Damiano a Riace dove si celebra una delle più grandi feste paesane di tutto il meridione d’Italia. Tutti i paesi della nostra terra di Calabria hanno momenti di festa e di venerazione per un santo. Si celebra ovunque la festa di un santo che si ritiene il Patrono. Ed ogni anno si festeggia con processioni, musiche, divertimenti vari, fuochi di artificio, i giganti, tamburi, complessi di ballo, orchestre. Non c’è paese che non abbia il suo Santo patrono. Anche nelle contrade meno abitate e più sperdute si hanno le chiese, il luogo dei festeggiamenti.

Andavano a piedi. Alcuni, i meno arditi, all’inizio viaggiavano sul cassone di un camion Dopo tanti anni l’appuntamento è rimasto sempre lo stesso per la gente di Fossato e Cardeto, di Bagaladi e di Motta, di Montebello e Condofuri, di Bova e di Palazzi

Attorno alle tradizioni popolari particolarmente legate a fatti religiosi, s’è costruito il folklore fatto di musiche con chitarra, mandolino, zampogna, tamburi, ciaramelle, lazzarino, fisarmonica e cantanti quasi sempre dotati di una voce assai piacevole. La storia di queste zone è spesso testimoniata dalle canzoni e dal folklore così come ogni gesto umano ed ogni carattere delle popolazioni indigene. Anche nella vita contemporanea, nel comportamento della gente, nel linguaggio, nei caratteri si manifesta la derivazione dalle antichità delle zone e dei popoli. Si studiano i comportamenti attuali, spesso per capire la storia passata e la provenienza della gente. Inoltre, in occasione delle feste si tenevano i mercati che si dividevano in due forme particolari: quelli dei prodotti alimentari e di abbigliamento e quelli degli animali (maiali, pastorizia, pollame, asini. cavalli, buoi). Molti luoghi e molte feste erano anche ricorrenze per questi tipi di mercato, detti fiere. Il mercato era il punto dove si manifestavano le caratteristiche della vita delle intere famiglie locali. Si vendevano attrezzi di campagna, ruote di carro e carrozzino, pertiche per l’abbacchiatura delle olive, tridenti per l’aia, falci. Oggi abbiamo le macchine agricole ed il relativo mercato dove ognuno si reca per attrezzarsi di mezzi in uso nel mondo dell’agricoltura, per quel poco che è rimasto. Molti, però, dicono: “Non va trascurata la campagna; ad essa tutti ci dobbiamo ritornare. Dobbiamo ricordare che ogni bene viene dalla terra. La terra è sempre un bene di Dio, la nostra forza, la nostra storia. Dalla terra si ricava tutto. E prima o poi dobbiamo ritornare ad essa”. Si dice questo perché l’attuale economia, su base industriale, ha costretto la gente ad allontanarsi dalla terra e a dedicarsi al lavoro dell’industria metalmeccanica, chimica, tessile, di costruzioni. Il mondo ha bisogno maggiormente di beni da consumo, e a basso costo, oltre che di prodotti puramente industriali in base alle caratteristiche della vita di oggi e dei suoi tempi basati sulla rapidità e sull’uso particolarmente intenso del tempo, oltre che sulle abitudini nuove che hanno investito la vita della nostra gente. Anticamente, per avere un frutto della terra, che era comunque meraviglioso e genuino, dovevi aspettare il tempo della sua maturazione. Si viveva di abitudini e usi locali. Oggi, in tutte le stagioni hai i prodotti più disparati. Ci sono “le serre” e grossi capannoni che ti consentono di fare frutti in ogni stagione perché dentro c’è il clima adatto. Sono poche le produzioni agricole che restano legate alla propria stagione. Con il fatto pure che i commerci sono internazionali e i prodotti viaggiano da paese a paese, dentro e fuori l’Europa, in campo mondiale, puoi avere frutti che provengono da lontani paesi dove è estate quando da noi è inverno. Di questo rimane estasiato l’antico contadino. Ciccio Abruzzese, uomo di oltre la novantina, dice: «Una volta per mangiare la melanzana dovevi aspettare l’estate, coltivarla con sudore e sacrificio. Oggi la puoi trovare in qualunque mese dell’anno e con pochi euro hai quanto non producevi in una intera stagione di lavoro e di sacrifici. Lo hanno fatto anche per stravolgere vecchie e antiche abitudini. Ma i prodotti non sono più genuini e saporiti». «Ma la cosa migliore» incalza Pietro, «è quando mangi nella stagione giusta il frutto del suo tempo». «Anche per il mangiare» aggiunge Cosimo, «ogni frutto ha il suo tempo e i frutti vanno mangiati secondo tradizione. Così non fanno mai male» finisce.

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sabato 8 marzo 2014

Versi e tradizione La poesia vernacolare di Gaetano Caira

‘a Speranza. Per migliorarsi È stato presentato nei giorni scorsi presso la sala convegni della parrocchia della Beata Vergine di Lourdes di Rende, il libro di poesia vernacolare di Gaetano Caira dal titolo ‘a Speranza. Nella quarta di copertina si legge: «La poesia è l’unico modo che conosco per metabolizzare i fatti della vita (...) con la semplicità e l’immediatezza propria del dialetto». Il libro che è stato introdotto dalla poetessa Anna Laura Cittadino e esposto dagli interventi di Fabio Liparoti, Franco Calomino, Maria Chiovarelli, Angela Gallo e Ciccio de Rose e stato intermezzato dalle canzoni della cantautrice Raffaella Scarpelli e con la presenza di Gaetano Caira, l’autore che abbiamo incontrato nei minuti che hanno preceduto la presentazione e ci ha stupito per la sua calma e serenità di animo e di sguardo forse dovuto agli anni passati nella chiesa come presidente dell’Azione cattolica della parrocchia Madonna di Lourdes. Tra il pubblico tutto il mondo dell’associazionismo cattolico e culturale tra cui il professor Intrieri, direttore dell’Archivio diocesano e tantissimi poeti noti ed emergenti del Cosentino. Una sala stracolma di amici, simpatizzanti e amanti del bel canto poetico, soprattutto di lingua madre, il dialetto. Nel testo anche un omaggio al poeta delle Serre cosentine, Ferruccio Greco tra i maestri del “parlar materno” e alla sua famiglia, in particolare al nipote Ferruccio Jr. Il poeta ci ha spiegato che la speranza nel gergo ricorrente è la semplice parola che accompagna ogni nostro agire; ognuno di noi, aggiunge, nutre la speranza di migliorarsi. Gli abbiamo chiesto il perché della scelta di fare poesia vernacolare: «Perché esprime meglio ciò che è il mio poetare. Amo scrivere di tutto, tutto ciò che ho sotto agli occhi è stimolo per creare e trarne una lirica e metterla sui fogli. Nel libro c’è un poco di tutto dall’amore, ai personaggi che ho conosciuto e hanno rappresentato qualcosa per me, però c’è anche tanta fantasia. La poesia che uso è un’osservazione accurata della vita sociale, religiosa, della famiglia e della comunità. Ciò che è sotto gli occhi oggi è davvero tanto per cui non trovare stimoli e spunti è impossibile tanto nello scrivere, quanto anche con gli amici». Il verso usato dal nostro poeta vernacolare è la rima baciata, che ancora resiste in un ambito poetico in cui la rima è stata quasi sostituita completamente dal verso libero; perché questa scelta? «Tante volte le parole non riescono a soddisfare ciò che lo spirito vuole trasportare sulla carta, le parole sono difficili a esprimere ciò che è veramente dentro, cerco gli aggettivi antichi, che ho conosciuto da piccolo che nel dialetto odierno sono scomparsi o mutati, ma che io da sempre trasporto nella mia poesia».

Gaetano Caira

Presentato il libro presso la sala convegni della parrocchia della Beata Vergine di Lourdes di Rende

Cresciuto nell’ambito ecclesiale, la presentazione del testo nella parrocchia della Madonna di Lourdes non è quindi un caso; iscritto all’Azione cattolica dei ragazzi dal 1943, sono tantissimi anni che ha sempre praticato con regolarità l’ambito della chiesa locale e ancora oggi offre collaborazione e servizio nel Consiglio pastorale e Affari economici della parrocchia e ci dice che presentare le sue poesie alla Madonna di Lourdes comporta più che un semplice motivo di soddisfazione, ma un grande senso di appartenenza e di forte fede. La sua passione per la poesia nasce quasi per gioco tra i compagni delle scuole elementari, riuscendo a mettere nero su bianco quegli accenti dialettali che provenivano da altre parti del territorio. La passione è andata maturando nel tempo e l’autore ha scritto ben 496 poesie anche se le prime non le ha mai pubblicate sono con meno carattere rispetto alle ultime, come il poeta Caira afferma, ma incomincia a pubblicare dal 2002, tutti testi che hanno come soggetto un elemento o un modo di dire del vivere quotidiano come Pampuglie, Stiddri; e anche elementi della vita culinaria povera della cucina calabrese come A Vitarva. E adesso arriva ‘a Speranza e, aggiunge Caira, «con la speranza di andare avanti e di produrre qualche cosa ancora». È iscritto ad alcune associazioni culturali di poeti: la Bottega degli Hobbies di Castrolibero, La GueCi di Rende e Tradizione e Futuro ancora di Rende. Nella quarta di copertina Caira non si definisce un poeta, ma piuttosto la poesia è sfogo e luce, che, soprattutto, arrivato all’anzianità rischiara come barlume nel buio di alcune giornate. Nel testo però non mancano alcuni riferimenti alla poesia impegnata come A muntagna vrùscia in cui il riferimento ai roghi estivi che danneggiano le terre calabre porta come in un volo subitaneo il poeta alla bruttura della guerra agli aeroplani, che lanciavano bombe sulle città indifese e ora sono i soli a poter spegnere la cattiveria, la stessa, dell’uomo che cambia le scene ma non i personaggi. Così come i riferimenti politici alla figura più chiacchierata degli ultimi cinque anni e forse anche prima, che è il “Cavaliere nazionale” che tra processi e Tv vuole, e ci riesce con successo, mostrare a tutti come stare a galla forse, secondo il poeta Caira, l’unico modo per dargli quel merito che si è attribuito da solo anni prima come un nuovo Messia sarà quello della Croce, che possa passare però solo attraverso «il cacciargli la voce». Il testo è arricchito da alcune tele dipinte dallo stesso Caira che rappresentano luoghi della sua infanzia e dei suoi affetti più cari. Lucia De Cicco


sabato 8 marzo 2014

Pillole di fede Scout di Calabria: il coraggio di educare

Strade che puntino al futuro

di Lucia De Cicco

“Strade di coraggio... diritti al futuro!” è il titolo delle due giornate trascorse nella diocesi lametina dagli scout dell’intera Calabria, sul tema del coraggio di educare. Sabato 1 e domenica 2 marzo, nelle strade più centrali di Lamezia Terme, 650 scout calabresi dell’Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) hanno raccontato storie ed esperienze sul coraggio di amare, essere cittadini attivi, liberare il futuro e farsi ultimi con umiltà e azione. Un forum regionale delle comunità R/S che rappresenta, inoltre, un’occasione per lanciare i giovani verso la Route Rs nazionale, evento che il prossimo agosto vedrà coinvolti circa 30.000 giovani. I gruppi rover e le scolte calabresi (giovani tra i sedici e i venti anni) hanno condiviso, attraverso la presentazione di cortometraggi da loro elaborati, le letture critiche del proprio territorio per tradurle, poi, in esperienze di coraggio. Come affermano, in una nota lanciata prima dell’evento, alla stampa gli incaricati alla branca RS, Marina Giglietta e Gianfranco Schirripa (che hanno coordinato il percorso formativo a livello regionale): «L’incontro è esperienza di confronto fra giovani che hanno scelto di vivere da protagonisti il loro tempo, spendendosi in percorsi d’impegno per la propria terra. Una particolarissima occasione di contaminazione culturale, nell’intento di generare energie nuove e di costruire un’idea condivisa su come possa essere concretamente incarnata la virtù del coraggio nei nostri territori». Il tutto accompagnato dalla conferenza stampa, alla quale hanno partecipato l’assessore alle Politiche giovanili del Comune ospitante, Rosario Piccioni, importante è stato l’incontro con don Giacomo Panizza da sempre a fianco dei ragazzi e del suo territorio e con i responsabili regionali, l’assistente ecclesiastico Agesci Calabria, Concetta Greco, Fabrizio Marano e don Massimo Nesci. Abbiamo intervistato tre responsabili dell’organizzazione delle due giornate, Gianfranco Schirripa, Marina Giglietta e un capo scout del Cosentino Silvia Reda. Gianfranco Schirripa (incaricato regionale e referente riguardo alla fascia tra i 16 e i 20 anni condivide l’incarico con Marina Giglietta, lavorano su mandato regionale dell’associazione) ci dice: «L’evento è stato promosso dall’Agesci Calabria all’interno di un percorso nazionale, ispirato alla linea guida sul coraggio, per invogliare i ragazzi della fascia di età adolescenziale a individuare nei loro territori azioni di coraggio per percorsi di cambiamento. L’evento vissuto a Lamezia si volgeva in contemporanea alle altre Regioni d’Italia, in sostanza la stessa esperienza vissuta in modo differente secondo le tipicità territoriali. Abbiamo chiesto alle comunità scout della Regione di individuare le caratteristiche del loro territorio, sui quali elementi principali impostare un percorso di impegno e attraverso una serie di cortometraggi mostrarceli. Un festival del corto nel pomeriggio di sabato primo marzo, evento che era anche aperto al pubblico e alla partecipazione dei cittadini di Lamezia Terme, Cz. Attraverso questa norma abbiamo elaborato una sorta di mappatura del disagio per valorizzare i percorsi positivi. Un lavoro di confronto per concludere sul come si diventa coraggiosi nel territorio Calabrese». Il coraggio è la riflessione cui il percorso associativo è stato chiamato a riflettere; allargando la stessa riflessione al movimento perché diventi elemento di stimolo per sviluppare energie nuove e positive capaci di generare strategie per il cambiamento, teso alla co-

Importante a Lamezia è stato l’incontro con don Giacomo Panizza da sempre al fianco dei ragazzi e del suo territorio

struzione di buoni cittadini per una Cittadinanzattiva. Il fatto di ritrovarsi assieme per tutti questi giovani ha realizzato un bel colpo d’occhio, corredato con le associazioni del territorio che sono state invitate a intervenire. Il palazzetto dello sport di Lamezia Terme ha ospitato la tavola rotonda per comprendere da chi vive il coraggio nella propria missione e professione quotidianamente il come fare. La mattina del 2, ci racconta ancora Gianfranco Schirripa, si è chiesto ai ragazzi di condividere un’idea di coraggio e di come essa possa diventare una virtù, in un canalizzare in un percorso condiviso del coraggio. L’evento nazionale atteso per l’estate nel Pisano sarà il momento del confronto con l’Italia intera, idee che potranno raccordarsi e commutarsi in un manifesto comune che possa essere una sorta di carta dell’impegno ispirata dai giovani scout italiani. Marina Giglietta ci racconta del suo compito nelle due giornate: «Incaricata regionale alla Branca Rs, con Schirripa abbiamo raccolto così come si è fatto a livello nazionale le considerazioni dei giovani, legate al percorso, iniziato da un anno e dal titolo Sulle strade del coraggio, Agesci. Chiedendo ai giovani la realizzazione dei films brevi, che raccontassero le esperienze vissute da loro stessi e con l’invito aperto alla cittadinanza far vedere ad altri ragazzi le esperienze dei loro coetanei. Abbiamo costruito anche un villaggio di stand di carattere locale e regionale descrivendo cosa fanno molti giovani coraggiosi nella loro quotidianità. C’era il Progetto Policoro, l’associazione antiracket lametina e altre associazioni organizzate del territorio che hanno raccontato ai visitatori la loro esperienza; incisiva la testimonianza di don Giacomo Panizza, che da tempo da voce a queste iniziative con la sua associazione sul fronte coraggio. Nello specifico il mio incarico è stato quello di curare i vari passaggi tra il locale e il regionale. La bella cosa del percorso è quella che un’associazione sta chiedendo a 30mila giovani italiani, che cosa vogliono per il futuro e che cosa chiedono per la sua realizzazione. Occasione da cogliere, nel fatto che qualcuno sta chiedendo i desideri e i pensieri degli adulti del domani». Lamezia Terme non è solo il centro raggiungibile facilmente da tutta la regione, ma anche perché è da qualche tempo che un uomo come don Giacomo Panizza sta a fianco di queste iniziative, la scommessa sul suo intervento era scontato anche altrove, ma il luogo in sé è aperto alle tematiche della Cittadinanzattiva. Abbiamo raccolto la testimonianza di Silvia Reda, uno dei capi scout dell’associazione del Cosentino: «Un evento molto partecipato, grande tappa di un percorso nazionale. Ci tenevamo a una larga partecipazione della cittadinanza lametina, e delle associazioni e per sensibilizzare il territorio. Personalmente è stata una bella esperienza, una maniera di confrontarsi con una grande opportunità per i giovani e raccontarsi attraverso strumenti anche importanti come il cortometraggio. Un arricchimento, che ha dimostrato l’importanza di essere coraggiosi attraverso l’amore, attraverso l’essere veri cittadini. È stato utile vedere i due livelli su cui si è svolto il tutto. Io ho vissuto il livello del capo, che ha organizzato poi, c’era il livello di chi ha recepito la proposta. La mia esperienza di organizzatore, è stata entusiasmante, perché ho visto giovani con la voglia di confrontarsi e vissuto un percorso precedente che è nato da novembre all’apertura degli occhi sul loro territorio, diventando giovani pionieri e di come la loro azione può essere utile anche per altri, magari più inconsapevoli della realtà e di come essa può essere cambiata nella sua criticità. Un ringraziamento all’amministrazione comunale di Lamezia Terme, che non si è tirata indietro in nessun caso, sia nella messa a disposizione delle strutture che nella qualità delle stesse, sia per le attività che per il dormire».

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Voce ai giovani  

Sabato 08 marzo 2014

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