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numero 42 - Anno 12 Sabato 19 Ottobre 2013

settimanale d’informazione regionale

Voce ai giovani Uici a Reggio Luce sul buio della cecitĂ www. mezzoeuro.it

Fortugno, quel piombo non inatteso del 2005

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Il legno storto

Renzi va al galoppo Pd in agitazione

Mezzoeuro Fondato da Franco Martelli

Ediratio editore Direttore responsabile Domenico Martelli Registrazione Tribunale di Cosenza n°639 del 30/09/1999 Redazione e amministrazione via Strada Statale 19 bis, 72 87100 Cosenza Responsabile settore economia Oreste Parise Progetto e realizzazione grafica Maurizio Noto telefono 0984.408063 fax 0984.408063 e-mail: ediratio@tiscali.it Stampa Stabilimento tipografico De Rose, Montalto (Cs) Diffusione Media Service di Francesco Arcidiaco telefono 0965.644464 fax 0965.630176 Internet relations N2B Rende Iscritto a: Unione Stampa Periodica Italiana

n. 12427

Cosa potrebbe indurre a credere che tutto il tramestio che in queste settimane attraversa il Pd sia un travaglio di pensiero per capire fino in fondo dove portano le idee di Renzi, quali aperture esse danno per venire fuori dalle difficoltà del Paese e dalle proprie contraddizioni ed incertezze? Probabilmente niente, se si considera il suo Dna dove sono stampate inclinazioni e deviazioni; molto invece se si guarda a quel che succede nel Paese, nel quadro politico che è in pieno sbandamento dovuto al tremendo dubbio se Berlusconi ancora c’è o è seriamente in via di sparire dalla scena, e quindi diventa urgente sapere bene che fare. Il Partito democratico comincia a vivere queste settimane fino alle primarie dell’8 dicembre non in modo tranquillo come la vede Epifani, ma con reazioni di partecipazioni diversificate nelle varie aree del Paese, tumultuose o pigre qua e là, farraginose o silenziosamente pianificatrici delle mappe del potere in questa o quella regione secondo il livello di cultura politica e la gamma degli interessi individuali consolidati dei gruppi dominanti. In ogni caso, dappertutto il clima creatosi attorno a Renzi soprattutto risulta mobilitante, e gli altri candidati destano meno entusiasmi, anche su alcuni di essi, Cuperlo, Civati, si appunta la strategia antirenziana di alcuni dei capi supremi. Benché si ricorra a tutto (si spia anche nella sua biografia) per sbarrare o rallentare il passo all’artefice della “rottamazione” (ora però non la sventola più, la mette da canto), al prossimo “asfaltatore”, Renzi ha messo le ali, tiene quasi tutto il Partito sul filo di una frenesia di sottrarsi alla stagnazione, cominciare a fare del pensiero uno strumento della politica riconsegnata ai valori. Un impegno altissimo cui non è detto che i programmi di Renzi non vogliano richiamare come una precondizione per aspirare a governare il Paese

di Franco Crispini

Sta riuscendo Renzi, riuscirà a portare il Pd fino a questo punto di scuotimento interno, fino cioè a far convergere verso nuove e forti idealità la adesione al suo progetto? È sicuro da altro lato che all’interno del Pd l’eco del progetto renziano pur con margini di indefinitezza, stia suscitando una attenzione critica che ne sappia estrarre quanto di più vitale vi è contenuto? Vitalità che deve poter significare un selezionamento di energie umane dentro il Partito, innanzitutto, premessa per candidarsi a guidare il cambiamento del Paese. Epifani presenta un quadro ottimistico. In vista delle primarie e del congresso; non è da escludere che potrà esservi una “discussione profonda” di tutte le questioni più delicate, dalla legge elettorale alla amnistia al voto sulla decadenza di Berlusconi, che qua e là vi prenderanno parte gli iscritti che solitamente vengono chiamati solo a formare le squadre dei tifosi di uno a altro dei candidati. È certo che vi sarà più agitazione per le caselle di potere da occupare che per una messa a punto delle idee da mettere al centro del tanto pubblicizzato progetto del cambiamento: nella previsione non difficile di un successo di Renzi per la segreteria del Partito (il premierato verrebbe dopo) si farà a gara per salire sul suo carro (altro che metterglisi dietro a spingerlo, come vorrebbe Renzi!), ma nè il Partito cambierà i suoi costumi, la sua etica, né verranno raggiunti traguardi identitari chiari significativi per sottrarre il Paese ad altri illusionismi. La partita che Renzi vuol far giocare al Pd è di quelle che hanno dei risvolti difficilissimi, e c’è poco da pensare con salti della quaglia a salvaguardare e conservare (sarebbe una mummificazione vera e propria) rendite di posizione acquisite da un ceto dirigente obsoleto sulle rovine del Partito. Renzi può dare un scossone salutare, ma è l’anima profonda del Pd che da un capo all’altro della penisola deve rendersi seriamente partecipativa e non semplicemente aperta a seduzioni effimere con cambi di casacca che servono solo ad alcuni per mantenersi a galla in tutte le stagioni.


Mezzoeuro Le eccellenze per sperare

Si corre per la prevenzione Partecipa anche Annalisa Minetti alla NeuroMarathon, passeggiata non competitiva domenica 20 ottobre fra Venafro e Pozzilli, organizzata dalla Fondazione Neuromed per sensibilizzare i cittadini e giovani sulla importanza di stili di vita salubri per cuore e cervello Anche Annalisa Minetti parteciperà alla prima edizione di NeuroMarathon, la passeggiata non competitiva organizzata dalla Fondazione Neuromed a ridosso della Giornata mondiale contro l’Ictus cerebrale, per sensibilizzare i cittadini, ed in particolar modo i giovani, sull’importanza della prevenzione e dell’adozione di stili di vita salubri per cuore e cervello. La manifestazione, in calendario per domenica 20 ottobre tra i comuni di Venafro e Pozzilli, prevede infatti l’allestimento di Punti Salute che offriranno consulti gratuiti con gli specialisti dell’Irccs Neuromed. Prevenzione e informazione saranno dunque i primi protagonisti della giornata, non solo per le malattie cerebrovascolari, ma anche per altre diffuse patologie: all’arrivo saranno infatti presenti, tra gli altri, gli stand di Parkinzone onlus e della Lirh (Lega italiana ricerca huntington e malattie correlate onlus), per la distribuzione di informazioni e materiale informativo a pazienti e familiari. L’appuntamento, realizzato anche grazie al contributo dell’Atletica Venafro, è in Corso Campano a partire dalle ore 9.00; alle 10.00 comincerà la passeggiata diretta al piazzale antistante l’Irccs Neuromed dove, oltre agli stand informativi, ci saranno giochi e intrattenimenti per i bambini. Un servizio navette ricondurrà i partecipanti al punto di partenza. Maggiori info su www.fondazioneneuromed.it e sui social network. La NeuroMarathon vuole diffondere la cultura della prevenzione attraverso lo sport, uno strumento essenziale per prenderci cura della nostra salute e per migliorare la qualità di vita. Forse proprio per questa sua “vocazione” ha ottenuto, oltre ai patrocini della Regione Molise e dei Comuni interessati, il sostegno diretto del Coni, delle associazioni sportive del territorio che hanno già comunicato la loro adesione alla partecipazione e di due sportivi molisani illustri: Siro D’Alessandro, ex calciatore originario di Campobasso, e Stefano Ciallella, pluricampione italiano di mezzofondo il cui ultimo successo risale al mese di luglio, proprio in veste di atleta guida di Annalisa Minetti che ha conquistato con lui l’oro ai Mondiali di Lione sugli 800 metri.

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Per non dimenticare di Franco Martelli

L’irrompere sulla scena della ‘ndrangheta, questa volta con un ruolo prepotente e inequivocabile persino a prescindere dalla persona che è stata colpita, rappresenta una novità sconvolgente per chi da anni segue la nascita, l’affermarsi e l’espandersi della criminalità organizzata calabrese, con tutta la sua “originalità”. Il punto di svolta che ora apre scenari inquietanti è rappresentato da quell’incappucciato che ha osato agire fra la gente colpendo il bersaglio e lasciando una scia di terrore. In sostanza è arrivato il momento di mettere un punto fermo su una cosa: la ‘ndrangheta non vuole stare ai margini del tavolo aspettando di incassare quella percentuale su tutto che fino ad ora sembrava essere ancora un obiettivo appetibile. Batte i pugni e vuole sedersi al centro del tavolo e partecipare direttamente alla divisione della torta. Ovviamente tutto questo ragionamento tiene doverosamente a distanza la vicenda Fortugno e nessuno, prima ancora dei pronunciamenti degli inquirenti, è in grado di collocare questa vicenda nell’ambito dei grandi giochi di cui stiamo parlando.

Francesco Fortugno

È cresciuta in libertà come la gramigna Sappiamo che negli Anni settanta avvengono le prime grandi trasformazioni e la ‘ndrangheta dei picciotti e dei vecchi contadini scende dalla montagna e dalle colline seguendo le linee della modernizzazione del territorio che concentra nei centri urbani il proprio piccolo boom, o sviluppo forzato, ma pur sempre un tentativo di modernizzazione. Nascono nuove leve che, dopo aver succhiato il latte ai vecchi uomini d’onore, cominciando ad infrangere le regole, si lega ai primi appalti, al controllo del nascente commercio di massa, mentre si incammina già in direzione dei traffici illeciti di ogni tipo. Fino ad arrivare alla droga, passando prima attraverso i lucrosi sequestri di persona che fecero convergere in Calabria fior di miliardi, tanto da rappresentare il cemento necessario per irrobustire ed estendere le cosche. In quegli anni il fenomeno veniva assolutamente trascurato ad ogni livello. La politica e l’amministrazione pubblica si divideva sostanzialmente fra chi non tenne in alcuna considerazione la pericolosità del fenomeno e chi cominciava a stringere piccoli patti e piccoli compromessi anche se con gli occhi sbarrati sui pericoli di tali commistioni crescevano man mano che si manifestavano opportunità di sviluppo. Seguirono gli anni in cui la ‘ndrangheta cominciò a proiettarsi all’esterno e ad internazionalizzarsi. E qui le cose cominciarono a cambiare ancor più distintamente. Le grandi famiglie si sono arricchite ancor più che con i vecchi sequestri, ponendo saldamente il loro controllo sui crescenti traffici di droga, di armi, di speculazioni edilizie in tutta l’Europa. Tutto questo, d’altra parte, si riverberava sulla base del potere delle cosche rimasto sempre saldamente in Calabria, se non negli stessi paesi dove le cosche erano spuntate. E qui un altro errore di valutazione da parte di una classe dirigente che ha immaginato che ormai la ‘ndrangheta non avesse più interesse a mantenere il proprio controllo sulla realtà regionale. Tutto ciò è stato reso possibile da una sub-cultura che ha sempre destinato scarsa attenzione ai fenomeni degenerativi e ha immaginato che si potesse convivere

Il 16 ottobre del 2005 l’assassinio di Franco Fortugno. Sono passati otto anni e molte ombre rimangono intatte Pubblichiamo l’editoriale che in quei giorni scrisse il fondatore e primo direttore di “Mezzoeuro” Franco Martelli in eterno con la ‘ndrangheta. In realtà un fenomeno così infettivo e pericoloso si muove sempre più in profondità fino ad arrivare a toccare e ad intaccare le radici della società. Nell’ultimo decennio la ‘ndrangheta è entrata a pieno titolo nei meccanismi decisionali e ha imposto i propri condizionamenti. Sarebbe stato sufficiente tenere gli occhi aperti e superare gli interessi senza sottovalutare ma anche senza accettare quello che è una filosofia subalterna, violenta, sprezzante. L’indebolimento dei partiti tradizionali e l’irrompere sulla scena di tante mezze figure che non hanno in testa neanche il valore simbolico di certe scelte, di certi comportamenti ha permesso ai nuovi ‘ndranghetisti messi a lucido e ben camuffati di insediarsi nei punti vitali dei poteri che contano, a cominciare dei poteri che contano, a cominciare dalla Regione per arrivare ad ogni altro meccanismo pubblico. Oggi, dietro quegli spari di Locri, un lampo: la ‘ndrangheta vuole di più, vuole tutto perché si è resa conto che la classe dirigente indistinta-

mente, è lontana dall’avere compreso il vero pericolo o, viceversa, è già finita abbondantemente nella trappola. Il vero dramma, in sostanza, deve ancora cominciare e non è detto che si debba consumare con cinque colpi di pistola in pieno giorno. Loro sanno che è come colpire perché i loro “analisti” sono all’altezza di esaminare minuto per minuto e monitorare la realtà, mentre la politica si divide ancora in mille pezzi di personaggi che si muovono fra retorica, ritualità, generiche e rivoltanti affermazioni di principi che ormai sono sotto gli occhi di tutti. Quanto è accaduto dopo l’assassinio di Locri, al di là delle reazioni di umano dolore e alle solennità dello Stato, a nostro parere, rappresenta il segnale inequivocabile di quella che è la debolezza del sistema. I ragazzi che si sono esposti nei cortei, è vero, sono la faccia pulita e profondamente estranea al sistema politico-mafioso. Ma come è possibile non accorgersi o far finta di niente, che dietro di loro non c’era nulla, che la società della Locride, come dell’intera Calabria, è rimasta come paralizzata, nascosta, rifugiandosi dietro quei visi puliti e le dichiarazioni di impegno dei politici. Ricordiamo un altro gravissimo episodio avvenuto oltre trent’anni fa a Cittanova mentre infuriava la guerra fra i Raso e i Facchineri. Fra le vittime c’era stato un bimbo bruciato dal fuoco delle prime armi micidiali. Per settimane Cittanova e le località vicine furono in mano ai ragazzi che manifestavano per la vita con cortei e striscioni. Sembrava la primavera della Piana di Gioia Tauro. Passarono le settimane e quei ragazzi hanno dovuto riporre ogni illusione. La ‘ndrangheta è sempre lì, spietata più che mai. Neanche oggi, purtroppo, potranno farcela gli studenti della “primavera locrese”. Ci vorrà ben altro. Prima di tutto una presa di possesso del potere, laddove c’è realmente, da parte dei grandi uomini dello Stato, come certi prefetti in passato. Sì, perché siamo a questo: tutti gli insediamenti di oggi sono o paralizzati, o intimiditi, o retti da persone inadeguate. A cominciare dalle piccole stazioni o commissariati per arrivare alle procure. Accanto a questo gesto di forza, servirà che la politica si fermi un attimo per fare freddamente quell’esame di coscienza che da tempo non fa. Nessuno potrà più giocare con il fuoco. Ci sono dei limiti da ricostruire e rafforzare e se qualcuno sente di non potercela fare è meglio che si metta da parte prima che sia troppo tardi. Alla Regione, come nei Comuni e nelle Province, per arrivare fino all’ultimo ente della catena, la porta non potrà essere aperta sempre e a tutti. Così la prepotenza comincerà ad autofrenarsi e a evitare di pensare che davanti agli interessi, ai metodi mafiosi non c’è alcun ostacolo. La prova del fuoco spetta al neo presidente Agazio Loiero che ha dimostrato più realismo e consapevolezza di tanti altri, proprio in questa fase, lasciando intendere che sa di che cosa parla. Forse ora è il momento dei grandi gesti e delle grandi scelte, sulla Regione va posto un timbro, quello che in quella sede non ci potrà essere più possibilità di accesso per i portatori degli interessi della ‘ndrangheta. Che sono tanti e che sono, magari, seduti anche dentro quel Palazzo e sono pronti ad aprire la porta degli uffici, senza lasciare bussare. Ripetiamo, nessuno è Cuor di Leone. Chi sente di non poter reggere l’urto è bene che si faccia da parte. Solo così, quegli sguardi commoventi dei ragazzi di Locri potranno non offuscarsi. Ma la guerra sarà dura e lunga. E la si vincerà non a destra o a sinistra, ma spegnendo gradualmente nel cuore del sistema quell’infezione che ormai qualcosa di vitale ha tolto a ogni calabrese. C’è il tempo per bloccare l’infezione e costruire il cuore di un sistema che deve essere in funzione solo per gli interessi di un grande popolo, fin troppo maltrattato, qual è quello calabrese.


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Sabato 19 Ottobre 2013

La salute vien “mangiando”

Prima che sia “Fortugno” È il solito mistero di Calabria c'è poco da fare. Questa volta, per l'ennesima volta va aggiunto, spalmato persino sulla salute. A dar retta al senso criptico delle carte del Programma operativo regionale 2013-2015 (il contratto d'onore che poi equivale al piano di rientro e al conseguente commissariamento della sanità calabrese) ognuno finisce per leggersela come vuole la storiella. Scopelliti, al vertice della struttura commissariale, fa circolare capitoli dove si evincerebbe che i due sub non possono fare altro che navigare alle dipendenze del dipartimento regionale, che poi è guidato sempre da lui, dal presidente della Regione. E i due sub invece, che si sono autosospesi per le ragioni opposte, sostengono senza dirlo che un conto è la collegialità della struttura commissariale altro è quella sorta di "dittatura gentile" che avrebbe messo in campo sempre lui, il commissario supremo nonché il regnante del dipartimento alla sanità di Calabria. Ora è la logica del senso comune che deve venirci in soccorso per capirci qualcosa, per venirne a capo. Luigi d'Elia e il generale Luciano Pezzi (rispettivamente indicati e rispondenti al ministero dell'Economia e della Salute) non sono evidentemente venuti qui per svernare sulle sponde del Mediterraneo una stagione difficile. Sono qui, per ragioni governative, per marcare a uomo il percorso pratico del Piano di rientro sottoscritto tra la Regione e il governo centrale. Seguirne i passaggi, verificare quotidianamente se ogni atto amministrativo e politico va in quella direzione e cioè fornire servizi essenziali da un lato senza maggiorare il disavanzo e dall'altro, ovviamente, impiantando il rientro dal deficit colossale che è poi la ragione sociale stessa della loro presenza in Calabria. Ora è credibile che due tecnici inviati da due ministeri possano mettersi alle dipendenze di un dipartimento regionale che è chiamato a rientrare nel tempo da un buco clamoroso costruito negli anni? Certamente no e va in questa direzione il senso di smarrimento che provoca leggere tra le righe le posizioni ufficiose della Regione in materia. È del tutto evidente che è vero semmai il contrario e che cioè i due sub commissari, nel pieno del rispetto della "virilità" amministrativa e politica del commissario e governatore Scopelliti, sono qui non solo per coadiuvarlo ma anche per rappresentare quella sorta di ultima istanza prima di ogni azione da intraprendere. Che poi in sé la struttura dell'ufficio del commissario sia compo-

C'è del misterioso dietro le clamorose "autosospensioni" dei due sub commissari alla Sanità D'Elia e Pezzi Più di qualcosa non quadra e a poco servono le rassicurazioni formali del dipartimento sta da tre membri con al vertice Scopelliti non fa altro che confermare questa tesi che poi equivale alla mission originaria del governo. Lasciare che il vertice della Regione ci metta faccia e coraggio nel Piano di rientro non prima però d'aver informato e consultato i due sub commissari governativi. Tutto fila secondo logica del senso comune e invece l'autosospensione in un colpo solo di D'Elia e Pezzi squarcia con una lama il giocattolo. Troppa libertà d'azione di Scopelliti, lasciano intendere i due. Che evidentemente non consulta, non chiede, lascia ombre e non usa nella sua collegialità la struttura commissariale. Ma è solo per rigurgito da esclusione di potere che è successo tutto questo? Hanno interessi e gelosie personali i due tecnici inviati da due ministeri diversi? Probabilmente no, anzi certamente no. E c'è da credere che lo avrebbero pure lasciato fare il governatore, contravvenendo all'itinerario formale, se non avessero valutato che è fortemente a rischio la tenuta del Piano di rientro. E allora, che c'è davvero di sotto? Il gesto dei due sub commissari è forte, dirompente. E non sono più di due le bombe termonucleari che a questo punto si possono nascondere sotto il cuscino della sanità di Calabria. La prima, la più ovvia ma non per questo la più probabile, è che D'Elia e Pezzi in realtà puntino alle dimissioni di Scopelliti da commissario straordinario del Piano di rientro. I perché non mancherebbero, gli stessi che poi sono alla base delle due autosospensioni. Il Piano di rientro sottoscritto tre anni fa non ha minimamente ridotto il debito, se si esclude quella parte di "risalita" che però attiene all'aumento locale dell'Irpef e dell'Irap. A pochi passi dal quarto anno dalla sottoscrizione del Piano poi non solo non c'è traccia della riduzione del deficit ma nemmeno della bozza del nuovo Piano, che pure dovrebbe essere approntato da qui a poco. I Lea, i livelli minimi di assistenza parti-

Peppe Scopelliti al centro Alla sua destra D’Elia e a sinistra Pezzi

colarmente attenzionati dal ministero, non sono assolutamente garantiti. Terza ciliegina, il governatore e commissario straordinario si starebbe specializzando in questi mesi in una sorta di campagna di promesse senza limiti in materia, prefigurando inaugurazioni a tutte le latitudini o assunzioni nel campo sanitario di difficile se non impossibile attuazione pratica. Colma la misura i due sub commissari avrebbero deciso di staccare la spina puntando a fare saltare l'intero banco, l'intero ufficio del commissario, naturalmente commissario compreso. Ma c'è un'altra ipotesi che potrebbe nascondersi dietro il gesto, l'altra e più inquietante bomba termonucleare. A furia di firmare cambiali in bianco in campo sanitario la partita sarebbe vicina al collasso, al default. Cambiali del passato ma anche del presente e qualcuna anche con prospettive future. Una sorta di ipoteca micidiale ingestibile per tutta la sanità calabrese starebbe lì a volare sopra la testa della salute con conseguenze inenarrabili. Le "cambiali", firmate dal vertice della Regione, ormai sarebbero così tante e incontenibili che le dimissioni di De Rose a Cosenza dal vertice dell'azienda ospedaliera (quota Gentile, non so se è chiaro) entrerebbero nella logica di smarcamento dalle scelte di Scopelliti, timido ma deciso accenno di smarcamento periferico da quello che accade e si decide a Reggio. Ed ecco la "bomba" vera che toglie il sonno ai due sub commissari prima che la salute al resto dei calabresi. Più dei dissapori sulla fondazione Campanella (risibile come causa). Più dei probabili avvisi di garanzia che sarebbero già stati emessi a Cosenza sulla vicenda nefasta delle trasfusioni. Il vero incubo dei due sub commissari sarebbe il quadro d'insieme, le "cambiali" scoperte firmate dalla Regione. Una "pillola"? Qualche tempo fa la procura di Reggio ha inviato la Finanza a perquisire l'ospedale di Reggio. Alcuni macchinari acquistati per il reparto di terapia del dolore (costosi, forse troppo costosi) non convincono. Non convincono affatto. "Pillole", segmenti di cambiali scoperte firmate a gente che poi le deve per forza portare all'incasso. Gente con cui non si scherza. Ne sa qualcosa Fortugno che proprio in questi giorni è stato anche ipocritamente ricordato per l'ottavo anno. Un motivo in più per D'Elia e Pezzi per iniziare a riempire le valigie. Vorrebbero fuggire, hanno solo iniziato a farlo.

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Sabato 19 Ottobre 2013

Si spara sulla Croce rossa

Quando si vince prima di gareggiare Pensavamo di aver visto tutto in questo Paese, la crisi economica che coinvolge tutti i cittadini, lavoratori buttati fuori dal circuito lavorativo, la disperazione per non riuscire a portare avanti la famiglia, il dramma del lavoro, le pensioni da fame, il precariato e la disoccupazione di giovanile che supera il 42%. Ma, evidentemente, non era così. Infatti, non bastassero i tagli alla sanità e la chiusura di ben 17 ospedali, in Calabria dobbiamo combattere anche con le inutilità di burocrati che dall’alto della loro posizione non riescono o non vogliono scrivere una semplice delibera per l’affidamento di servizi sostituiti con ambulanza. Grazie alla loro inettitudine, il Volontariato, quello con la V maiuscola, arranca mesi e mesi dietro a questa incompetenza. O meglio, al momento riteniamo si tratti di incompetenza, poi sarà la magistratura ad accertare se ci sono estremi di reato, visti gli esposti in merito presentati. E’ stato richiesto, infatti, alle Associazioni di volontariato di partecipare ad una gara per l’affidamento dei servizi del “Mater Domini” con una autolettiga ed una auto medica; la gara, appena vinta regolarmente da una associazione, viene subito integrata con altra delibera e quindi con i costi raddoppiati se non triplicati: potrebbe trattarsi dei soliti giochetti di favoritismi? Il risultato è che altre associazioni di volontariato si rivolgono alla Procura della Repubblica e, guarda caso, in sole 24 ore, il bando viene annullano, ma, dopo una “grande” indagine di mercato, appena il giorno successivo viene bandita una nuova gara. Miracoli della sanità italiana? Mica tanto, perché l’aver prodotto un nuovo in un solo giorno, grazie al copia-incolla, vengono fuori dei refusi macroscopici: all’oggetto chiedono 1 ambulanza ed 1 autovettura, mentre poi nel capitolato e successive richieste di chiarimento, si parla di ben 25 ambulanze e 30 vetture, un numero indefinito di autolettighe che neanche Marchionne con tutta l’azienda Fiat detiene. Siccome si dice che a “pensar male spesso ci si indovina”, l’impressione è che la gara abbia già un vincitore designato e che la debba vincere, non chi è in possesso dei requisiti, ma bensì altro soggetto, anche se per aver fugati questi dubbi occorrerà aspettare pazientemente le decisioni della magistratura. E sì! Perché nel frattempo anche questo nuovo, ennesimo bando viene ritirano in “autotutela” dai magnifici direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi (in che mani è la sanità pubblica!), dichiarando di procedere ad una non aggiudicazione. Come finirà, indiranno una nuova gara domani? ...E nelle more l’assistenza sanitaria si blocca? E poi si continua a pagare il doppio e triplo delle spese previste dal primo bando per fare un favore a chi? La Usb chiede alla Regione Calabria, assessorato alla sanità, di fornire le risposte a questi interrogativi e, nel frattempo, propone un premio per questi alti dirigenti per i quali, siamo certi, si prospetta una promozione in altre e più alte sfere. Federazione provinciale Catanzaro Usb

Azienda ospedaliera Mater Domini Catanzaro: quando al dramma sociale si aggiunge l'incompetenza

L’ultima vergogna del Poliambulatorio di Cassano allo Jonio

Reparti senza sbocco

Interrogazione a risposta scritta al presidente della Giunta regionale della Calabria, onorevole Giuseppe Scopelliti, anche nella sua qualità di commissario ad acta al Piano di rientro dal debito sanitario Al Presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Talarico

Premesso che: -a Cassano allo Jonio funziona ed opera un Poliambulatorio, ospitato nei locali dell’ex ospedale, che eroga le seguenti prestazioni specialistiche ambulatoriali: otorino-laringoiatria, dermatologia, neurologia, oculistica, fisiatria, ortopedia, cardiologia, endocrinologia, diabetologia, odontoiatria, geriatria, chirurgia, psichiatria infantile; -tali attività di specialistica ambulatoriale si svolgono in ambienti che necessitano di una urgente ed adeguata ristrutturazione edilizia sanitaria e mancano di attrezzature elettromedicali e del materiale sanitario necessario per completare le visite e le diagnosi, che rendono difficile il raggiungimento di uno standard qualitativo accettabile delle prestazioni; -all’interno della struttura si registra un grave deficit di attrezzature sanitarie. Mancano: un’autoclave per la sterilizzazione dei ferri chirurgici, un elettromedicale “detto riunito” per otorino, un aspiratore per otorino, un elettrocardiografo portatile, un ecocardiografo, un holter, un ecografo con multisonda (per endocrinologia, cardiologia ed altre branche specialistiche ambulatoriali), la ferristica ambulatoriale per piccoli interventi ambulatoriali, il materiale didattico e diagnostico per la psichiatria infantile; -oltre al Poliambulatorio, nei locali dell’ex ospedale di Cassano allo Jonio è ospitato anche l’Hospice che, con la presenza del dottor Nigro Imperiale, ha avuto un importante impulso come centro di cure palliative del dolore ma, purtroppo, ancora non sono stati attivati tutti i posti letto previsti e sono stati riconosciuti numero 10 posti letto per anoressia e bulimia e 10 per autismo. Si registra, inoltre, la mancanza di personale sanitario e di operatori socio-sanitari oltre che di strumentazioni tecnologico-sanitarie; -negli stessi locali dell’ex ospedale di Cassano allo Jonio è presente anche il Consultorio familiare ospitato in locali che necessitano di una immediata ristrutturazione interna per rendere più accoglienti e decenti le stanze adibite ad attività mediche. Occorrono, inoltre, attrezzature mediche per evitare che le pazienti vengano dirottate al Poliambulatorio di Trebisacce per completare o approfondire alcuni esami medici; -il laboratorio di analisi, ubicato presso lo stesso Poliambulatorio, implementato nel 2009 quale unico laboratorio di primo e secondo livello di Tossicologia per l’intera Asp, da circa cinque anni, con circa 100.000 esami di Tossicologia/anno, che sono l’ 85% dell’intera esigenza aziendale, ha svolto egregiamente il suo compito. Il laboratorio di esami ha, però, bisogno di aggiornamenti tecnologici che gli permettano di operare e completare l’iter diagnostico che le esigenze cliniche e forensi impongono per questa tipologia di esami; -è urgente, a tal proposito, che il laboratorio venga immediatamente dotato di: un Cromatografo (GC/MS o LC/MS) con auto-campionatore + rivelatore, iniettore, preparatore per estrazione Spe, che permetterebbe di confermare la “positività” di tutti i campioni, a valutazione medico legale, con una seconda tecnica analitica secondo le linee guida internazionali. Ciò permetterebbe di eseguire anche i seguenti esami (non solo di Tossicologia), che spesso vengono richiesti ma a cui il laboratorio e l’intera Asp non sono in grado di fornire una benché minima risposta: dosaggio di terapie farmacologiche (trapianti, antidepressivi, antirigetto), monitoraggio di farmaci terapeutici, alterazione del metabolismo degli amminoacidi, difetto dell’ossidazione degli acidi grassi, marcatori biologici clinici (omocisteina, acido metilmalonico, 25OHvitamina D, analisi di steroidi, catecolamine e metanefine), analisi chimiche delle acque, esame di gas medicali, ricerca di sostanze in caso di avvelenamento, (da arsenico, piombo, mercurio); -nel corso del 2012 gli esami effettuati presso il laboratorio di analisi di Cassano allo Jonio, oltre a quelli di tossicologia, sono stati 254.086. Complessivamente, ad oggi, ammontano ad oltre 300.000; -attualmente nell’area dello Jonio Cosentino non sono garantiti i Lea (livelli essenziali di assistenza) e la continuità assistenziale e il diritto alla salute previsto dalla Costituzione italiana; Tutto ciò premesso, si chiede alla S.V.: - di sapere quali iniziative urgenti e immediate si intendono adottare per rimuovere gli ostacoli che impediscono al Poliambulatorio di Cassano allo Jonio, all’Hospice, al laboratorio di analisi e al consultorio familiare di erogare servizi sanitari necessari alle esigenze di una vasta popolazione che rispettino gli standard qualitativi previsti dalla normativa vigente. Carlo Guccione


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Sabato 19 Ottobre 2013

Carteggi democratici

Caro amico ti scrivo Da buoni amici Mario e Oliverio e Guglielmo Epifani l’hanno consumato per intero il loro intimo e inedito carteggio e va dato atto al presidente della Provincia d’aver individuato l’unico canale pubblico-privato per dialogare in una sorta di diretta mediatica col segretario del suo partito. Carta, penna e calamaio ma non è cambiato il corso delle cose. Il congresso regionale non si fa ora, se ne parla nel 2014 anche se non è chiaro quando. Forse Oliverio quando ha iniziato l’invio delle missive sapeva bene quale sarebbe stato poi l’esito finale della faccenda ma ad un certo punto deve aver giocato un ruolo prioritario mostrare in pubblico d’avercela messa tutta, provando semmai ad addossare sull’altra cordata (banda) la responsabilità della mancata celebrazione immediata del congresso regionale.

Non basta la corrispondenza tra Oliverio ed Epifani a cambiare il corso delle cose. Il congresso regionale non si fa ora, se ne parla nel 2014 anche se non è chiaro quando. Difficile stabilire chi ha vinto, più facile forse individuare chi ha perso

Epifani per quanto gli è stato possibile è stato al gioco, rispondendo nel merito dopo una premessa nella quale ha persino dato sfogo e ragione al presidente Oliverio, e poi da buon segretario di un partito che non c’è ha preferito non muovere una foglia. Difficile del resto immaginare che sarebbe potuta andare diversamente e in pochi francamente si aspettavano qualcosa di diverso da Epifani. Per essere il segretario di un partito che deve parcheggiare la “ditta” nell’atrio del congresso tutto si poteva chiedere all’ex segretario della Cgil tranne che decidesse di incidere con il cemento la spaccatura di Calabria, con tutte le conseguenze del caso. E i “nostri” qui, Oliverio compreso, questo lo sapevano benissimo. Altre, e in altre circostanze, sono state le occasioni nelle quali le cose sarebbero potute andare diversamente al punto da poter permettere a questo benedetto partito di celebrare il congresso che aspetta da anni. Ma nessuno ha Ernesto Magorno e Mario Maiolo funzionalmente agito avendo a cuore le Sopra, Guglielmo Epifani e Mario Oliverio reali sorti del Pd (e dei calabresi, ovviamente). roga straordinaria rispetto a quanto previsto dal Da un lato, come abbiamo avuto modo di spiepartito. garlo nei numeri precedenti, la cordata (banda) Dall’altra la cordata (banda) che immaginando una che strumentalmente, cavalcando la fase compasseggiata di Renzi il giorno dell’Immacolata missariale permanente del partito, chiedeva un voleva spostare fortissimamente tutta la resa dei congresso prima del nazionale ottenendo una surconti all’anno nuovo sperando così di raccoglie-

re “cadaveri” di Calabria al momento del congresso. Due esigenze speculari e contrarie ma esattamente una uguale all’altra nel senso della distruzione di massa del Pd calabrese, ormai peraltro abituato a queste performance. Poi il carteggio tra Oliverio ed Epifani a fornire ultima istanza e sostanza a un tentativo al quale ormai non credeva più nessuno. Come minimo, questo pensa di aver ottenuto Oliverio, chi ha fretta di celebrare il congresso crede di aver ottenuto la data del 26 gennaio ma anche questa rischia di essere un’illusione. Bisogna vedere come vanno i congressi provinciali e poi bisogna vedere che strada e che piega prende il posizionamento di D’Attorre che come è noto non è uno che ama stare dalla parte di chi se la passa male. Se il congresso nazionale va come molti si immaginano non è fantascientifico prefigurare un D’Attorre che d’improvviso si mette a parlare fiorentino, magari insieme a Nico Stumpo. Può succedere di tutto e nessuno si meraviglierebbe più di niente in questo partito. Oggi dare per scontato che il congresso regionale si terrà a gennaio vale come una puntata alle scommesse, né più né meno. Ce n’è di strada prima e poi non bisogna nemmeno dimenticare che a marzo ci sono le amministrative, a maggio le europee e poi fa troppo caldo. Da qui a settembre del 2014, a pochi mesi dalle regionali, potrebbe passare un soffio per cui si capisce bene che è puro esercizio della fantasia tuffarsi in analisi precostituite sulla sabbia. Quel che è certo è che un partito assassinato dalle divisioni carrieristiche ha impedito ancora una volta la celebrazione del suo naturale congresso con buona pace di chi ha lottato per una banda come per l’altra. Formalmente brindano, si fa per dire, Mario Maiolo ed Ernesto Magorno e con loro il resto della compagnia. Non è ancora chiaro poi alla fine cosa li unisce nel profondo e soprattutto cosa li unirà nel futuro, il campo d’azione è aperto ad ogni soluzione. Quel che è certo è che pur rimanendo nella concezione dell’autodistruzione del partito hanno visto prevalere il loro intendimento. Se può bastare questo per stappare una bottiglia, non è sbagliato fargli i complimenti.

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Sabato 19 Ottobre 2013

La grande conta può iniziare Onorevole Laratta alla fine l’ha accettata la candidatura. Sono stati più bravi gli altri a convincerla o più abile lei a tenere alta la posta e la tensione? Perché non era convinto di scendere in campo? E perché poi l’ha fatto? La pressione è stata fortissima; come la convinzione e le motivazioni sostenute dalla tutta l’area Renziana. Ho resistito a lungo, perché non avevo previsto questo impegno e non mi sentivo pronto. Poi la pressione è diventata richiesta di sacrificarsi. Messo a davanti alle proprie responsabilità, un dirigente che vuole bene al suo partito, non ce la fa a tirarsi indietro. Soprattutto quando non c’è nulla da guadagnare, ma c’è solo un grande sacrificio da fare per il partito. Devo dire che sul mio conto ho sentito fortissimo l’incoraggiamento a “scendere in campo” da tanta parte dei dirigenti territoriali del Pd, da tantissimi giovani. Le parole usate nei miei confronti sono state davvero belle. E venivano sinceramente da tutti.

Da Cosenza può nascere il Pd Si è accorto, o magari lo sapeva già, che questo congresso provinciale, quello di Cosenza, si sarebbe trasformato in scala nel congresso regionale che non s’è potuto ancora celebrare? Gira e rigira finisce qui la partita delle partite, come in un film western di Sergio Leone. Si sente pronto? La federazione provinciale di Cosenza vale da sola circa la metà della Calabria, quindi anche del congresso regionale. Che ovviamente, quando sarà celebrato, avrà una forza e un valore diverso e ancora più grande. È da Cosenza che parte la sfida per far nascere finalmente il Pd. Perché il Pd in Calabria non è mai nato. Anzi, non appena ha cominciato a muovere i primi passi, c’è stata una gara ad ucciderlo nella culla! Sulla carta lei può contare su uno schieramento di forze non indifferenti in provincia, ben al di là della cosiddetta corrente renziana. Poi però bisogna fare i conti con le tessere e i tesserati, votano solo quelli e il discorso, come sa, si complica. Si sente tranquillo su questo argomento? L’ultima volta che è stato toccato è finito, pare, sulle scrivanie degli inquirenti... I tesseramenti nei partiti storicamente sono stati un mistero doloroso! Nel Sud, in Calabria in particolare, già nella Prima Repubblica i congressi dei partiti finivano in rissa. Figurarsi nella Seconda! Poi il Pd ha fatto le ...falsarie, cioè le primarie per i parlamentari. E abbiamo toccato il fondo! Io sento forte l’affetto e la vicinanza dei democratici calabresi. Da ogni parte arrivano attestati di stima e di sostegno, da ogni circolo del Pd, ma soprattutto dagli elettori giungono parole di sostegno. Questo conta molto per me. Io non sono mai stato un uomo di apparati, non ho mai fatto la corsa al tesseramento, non ho mai amato i giochi di potere e quelli delle correnti. Ma il congresso provinciale si svolge con le tessere. Ovvio che i “signori delle tessere” abbiano vita facile. Ma noi faremo una bella battaglia, per vincerla, privilegiando il confronto e la discussione, il desiderio di cambiamento e la voglia di mandare tutto all’aria per ricostruirlo. Il Pd di Franco Laratta, quello che immagina, quello che forse non c’è mai stato... Un partito forte, moderno, coraggioso, aperto a tutti, trasparente, che sta nei territori ma anche in rete, che dialoga, discute, propone. Un partito fresco, giovane, dinamico. Un partito che rompa con il passato, che guardi al futuro, che smantelli posizioni di potere che durano da decenni e investa su una classe dirigente trasparente e competente,

Franco Laratta

Franco Laratta rompe le (proprie) resistenze e accetta la candidatura alla segreteria provinciale In quota Renzi, quota allargata ovviamente «Non temiamo i “signori delle tessere”, ce la giochiamo sui temi» «Se il segretario regionale deve anche essere il candidato alla presidenza della Regione? Assolutamente no, la confusione dei ruoli sarebbe deleteria» «Chi è più “giovane” tra me e Guglielmelli? Ma io naturalmente I ragazzi devono avere più coraggio, non possono essere accomodanti» fresca e di avanguardia, coraggiosa nel saper rifondare un modello di partito che è ormai morto e sepolto.

Non le chiedo un giudizio sullo sfidante, non sarebbe carino. Le chiedo però se la convince la designazione dell’altra mozione che passa dai Giovani democratici. È sincero secondo lei questo percorso? È genuino? Curioso! I Giovani democratici dovrebbero essere una cosa a sé stante. Una forza di rottura e di cambiamento. Ne conosco e stimo tantissimi giovani democratici calabresi. Spesso faccio iniziative con loro. E Luigi è stato un massimo dirigente dei Giovani democratici, con il quale mi sono spesso sentito. Ma un giovane in politica deve saper essere forza di contrasto e di ribellione! Mai accomodante o docile! Onorevole Laratta, lei ne ha viste già tante per poter riassumere a sufficienza la genesi dei veleni, quelli veri. Perché non se ne esce in questo partito? Che razza di odio incrostato e incrociato s’è sedimentato in questi anni? Chi sono gli attori principali del dissenso, con quali moventi? Il Pd ha avuto un travaglio lungo e complicato. Non riesce ancora oggi a togliersi la “maledizione degli ex”. Al suo interno c’è tanto carrierismo e tanto spirito di conservazione. Ci sarebbe bisogno di un radicale cambiamento, di una forza che smantelli tutto e ricominci daccapo: via agi e comodità, rendite e carriere garantite e autoblù. Si torni all’essenziale, si scenda tra la gente. Tutto questo finora è mancato. Ma nonostante tutto, solo il Pd potrà salvare l’Italia dal declino; solo un nuovo Pd potrà dare una speranza ai giovani di questo Paese. L’ha letta la risposta di Epifani a Oliverio e la relativa controrisposta? Ma è così cruciale per il potere futuro governare il partito a livello regionale? Era proprio così giusto celebrare il congresso regionale dopo il nazionale e perché? Il congresso accelerato, da celebrarsi in tre settimane, senza coinvolgere gli iscritti e la base, sembrava tanto una fastidiosa pratica burocratica da sbrigare rapidamente. Abbiamo atteso quattro anni, abbiamo visto sospendere, improvvisamente e senza motivazione, le primarie per il segretario regionale. È poi passato un altro anno e qualcuno ha fatto incetta di seggi in Parlamento, il partito è stato distrutto, e improvvisamente si è provato a celebrare il congresso in anticipo rispetto a tutti gli altri congressi regionali. Ha fatto bene Epifani a decidere che si tenesse entro marzo, per come previsto. Ma secondo lei il segretario regionale deve anche essere il candidato alla presidenza della Regione? Assolutamente no: il partito deve rimanere separato dalle istituzioni. Il segretario regionale dovrà essere incompatibile con la carica di presidente della Regione. La confusione dei ruoli sarebbe un fatto assai deleterio. In tutto questo, per il momento, Scopelliti se la ride. E dire che ne avrebbe ben poche cosa da ridere. Chi vedrebbe bene del suo partito sul ring a sfidarlo nel 2015? Il Pd è oggi molto debole, quasi fuori dai giochi. Per sfidare Scopelliti o altri del centrodestra o di Cinquestelle (non dimentichiamoli!) dovrà puntare su una figura forte, fortissima, inattaccabile, credibile, che conosca i problemi e li sappia affrontare, che sappia fare squadra, che punti su un fortissimo cambiamento. Che cancelli rapidamente i disastri che ci lascia Scopelliti. Ma è vero che Renzi comincia a preoccuparsi un po’ del carro, del suo carro, che va riempiendosi a vista d’occhio... C’è “crisi di ...abbondanza”! Renzi mi è piaciuto quando ha detto: sul carro non si sale, il carro si spinge! Al momento opportuno, si dovranno fare scelte! E credo che saranno fatte presto. Il segno di una fortissima rottura con quello che è stato, non può venire meno, non deve sbiadire. Onorevole Laratta, è più “giovane” lei o Guglielmelli? Che domanda: io ovviamente! (Scherzo. O no?) d.m.

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Mezzoeuro Scrutando nel cielo azzurro...

Onorevole Chiappetta volevo parlare subito del suo partito ma l'attualità, come sempre, s'impone. E l'attualità qui da noi vuol dire salute, sanità. Che è successo tra i due sub commissari e il governatore Scopelliti? Guardi, questa ennesima vicenda testimonia come la sanità in Calabria sia in assoluto il settore più complicato da gestire ed addirittura eroico riformare; ormai siamo a più di tre anni di impegno senza sosta, con scelte difficili ed a volte impopolari, abbiamo avuto la forza di non farci distrarre dalle facili e sempre in agguato lusinghe del clientelismo fine a se stesso ed improduttivo rispetto agli interessi generali. Per una serie di ragioni era impossibile non affrontare radicalmente il problema del debito, la sua quantificazione, ad inizio consiliatura, ha di fatto tracciato un percorso obbligato, bisognava risparmiare, razionalizzare, riprogrammare; ora la si può pensare come si vuole ma sta di fatto che i numeri e la realtà testimoniano come la sanità calabrese dal punto di vista della sua sostenibilità attuale ed in prospettiva sta decisamente meglio rispetto a quattro anni fa. E vengo alla concretezza della sua domanda; riorganizzare un sistema, rientrare dal debito, razionalizzare la spesa sono azioni che comportano sacrifici, ci siamo assunti la responsabilità di queste scelte ma mai avremmo consentito e consentiremo che interpretazioni esclusivamente ragionieristiche, formalismi orientati da una logica distante dalla sofferenza dei cittadini, interpretazioni eccessivamente burocratiche condizionino l'azione di governo in questo difficile e delicato settore. La struttura commissariale ha una logica se in uno col commissario ed attraverso il sostegno del consiglio regionale si autoassegna una precisa funzione nell'interesse non di qualche contabile romano ma della collettività calabrese; da tempo ripeto che questa regione per uscire dalla sua condizione di bisogno e ritardo ha necessità di concordia, le asprezze ed i rigori fuori misura non portano alcun beneficio anzi producono solo danni. Non entro nel merito delle posizioni personali espresse dai subcommissari ma penso di averle risposto ampiamente. Non ho bisogno di ricordarle che la sanità qui da noi è il centro degli interessi, il miele ma anche il piombo. Proprio in questi giorni si ricorda l'omicidio Fortugno... Corriamo su questi fili di tensione? Francamente penso che la situazione sia radicalmente mutata, l'omicidio del vicepresidente Fortugno è stata una delle pagine peggiori nella storia recente della Calabria ed il segno più evidente come su alcuni argomenti ed in alcuni contesti esistono logiche barbare e criminali oltre ogni previsione. Ma oggi, se parliamo di sanità, siamo distanti anni luce, è cambiato il contesto e sono mutate quelle condizioni che consentivano di scatenare irresistibili appetiti criminali; guardi che non sto formulando un giudizio di ordine politico sul passato ma se - come dice il tavolo Massicci - per tanto tempo in Calabria i bilanci delle aziende sanitarie erano onirici era inevitabile che nelle pieghe di queste oscurità spadroneggiassero criminali e soggetti senza scrupolo alcuno. Tuttavia - e lo dico con franchezza - nonostante sia mutata la situazione generale, le procedure siano rigorose e la gestione improntata alla razionalità e sostenibilità delle scelte bisogna sempre tenere alta l'attenzione, il bilancio della sanità è mostruosamente grande ed è tale da suscitare protagonismi illeciti e criminali. Lei è capogruppo del Pdl che doveva o dovrà diventare Forza Italia salvo poi, dopo la fiducia al governo, alzare il freno a mano. Secondo lei hanno agito correttamente i senatori azzurri di Calabria

È Scopelliti il cavallo da corsa Il capogruppo in consiglio regionale del Pdl, Gianpaolo Chiappetta, non ha dubbi «È il miglior candidato possibile per il 2015. Puntiamo a un risultato storico, in Calabria nessun presidente della Regione è mai stato riconfermato o perché non ricandidato o perché bocciato dai cittadini» Il tandem con Alfano? «Il governatore in questa complessa e caotica vicenda politica nazionale ha giocato un ruolo di primo piano, forse è la prima volta - a mia memoria - che la Calabria è cosi determinante negli assetti della politica italiana» a schierarsi con Alfano ben prima che Berlusconi decidesse di appoggiare il governo? Condivido la scelta fatta dai senatori calabresi del Pdl e trovo le ragioni che l'hanno indotta sensate e responsabili; questo non è il momento di fughe in avanti ne di comportamenti segnati troppo dall'animosità e da quella logica dell'un contro l'altro armati, per il Paese intero - ed a maggior ragione per la Calabria - c'è bisogno di una politica responsabile e non più rinchiusa nel recinto di quelle diatribe, ripicche e ritorsioni politiche che forse hanno avuto un senso ma in tempi ormai lontani. Questo è il tempo del fare, delle cose concrete, delle emergenze che richiedono risposte immediate; se lo immagina lei ora un Paese con una crisi di governo in atto? A chi parlavamo dei precari calabresi? Con chi ragionavamo dei sostegni necessari per l'infrastrutturazione della Calabria? Con quale interlocutore politico sarebbe stato possibile im-

pedire ulteriori, dannosi e drastici tagli alla sanità? La politica non è un gioco, ogni nostro comportamento ha effetti sulla vita concreta dei cittadini. Che il governo non sia caduto è un bene ma io penso sia anche positivo - per il governo e per il Paese - che il Pdl ritrovi per intero le ragioni della sua unità e proceda nel rappresentare la maggioranza dei moderati italiani; da questo punto di vista la scelta fatta dal presidente Berlusconi è stata in assoluto la più sensata. E il governatore? L'ha giocata bene e di fino la partita a favore esclusivo del viceministro Alfano o ha azzardato troppo? Oggi lo vede obiettivamente più forte o più vulnerabile di prima? Guardi, il presidente Scopelliti in questa complessa e caotica vicenda politica nazionale ha giocato un ruolo di primo piano, forse è la prima volta - a mia memoria - che la Calabria è cosi determinante negli assetti della politica italiana; questo passaggio è stata l'occasione nella quale si è reso ancor più evidente il protagonismo e la forza della classe dirigente del centrodestra regionale. Dico che si è resa più evidente ma ho anche l'obbligo di dire che non è - in questo caso - la prima volta; non l'ho letto tra i commenti e le analisi e dunque a più d'uno è sfuggito un elemento essenziale, la Calabria ha già fatto scelte autonome nel centrodestra ed imposte a livello nazionale, qualcuno ricorda per caso lo stato dei rapporti tra Pdl e Udc a livello nazionale mentre in Calabria abbiamo scelto di procedere e mantenere l'alleanza? Lei non si offenderà se nel gioco degli incastri la inquadriamo come "assai vicino" alle posizioni di Pino Galati, corrente molto robusta in consiglio regionale. Galati che pure, l'altro giorno, l'ha ribadito: sto col Cavaliere e Scopelliti pensi a risolvere i problemi della Calabria. È della stessa opinione? L'onorevole Galati - che ha ben precisato le ragioni della sua vicinanza a Berlusconi - è un politico di indiscutibile esperienza, conosce come pochi le dinamiche romane ed è - in virtù di questa sua esperienza - una risorsa per chi in Calabria è alle prese con problemi le cui soluzioni richiedono sostegni romani ed attività politica nella Capitale. Quanto all'invito rivolto al presidente Scopelliti lo considero un incoraggiamento, ho notato che in tanti hanno sottolineato questo aspetto senza considerare le considerazioni più che positive espresse da Galati all'indirizzo di Scopelliti per il quale ha indicato - come una cosa scontata visto il suo percorso - futuri ruoli nazionali. Alla fine secondo lei come si risolverà la faccenda? Resterete sotto lo stesso simbolo o arriverà il capodanno della scissione? E se riprendesse tutto in mano Berlusconi si dimenticherà di quella "lista nera" di senatori che erano pronti a votargli contro? Fare una previsione non è semplice, viviamo come partito un momento assai delicato e ciò richiede un co-


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Sabato 19 Ottobre 2013

Scrutando nel cielo azzurro...

mune impegno; non so se qualcuno pensi e voglia causare una scissione, di certo non l'ha voluta il segretario Alfano e nessuno di coloro che ne hanno condiviso la linea. Non sono nati gruppi parlamentari e soprattutto si è sempre riconosciuto come punto di riferimento unitario e fuori discussione il presidente Berlusconi; penso che la scissione non sia una scelta intelligente, non è utile a nessuno dei protagonisti e rischia di indebolirci tutti. E soprattutto penso non convenga a Berlusconi; quanto alla "lista nera" voglio dirle che il consenso deriva certamente dalla leadership nazionale ma anche da quei protagonisti che sul territorio interpretano esigenze diffuse e si impegnano quotidianamente per rendere il Pdl un grande ed apprezzato movimento politico. Ritorniamo in Regione, dove forse si gioca la partita più seria. Vede altri nomi in prospettiva oltre a quello del governatore per il 2015? Le rispondo di getto, penso che il miglior candidato possibile sia Scopelliti e lo è per ragioni evidenti ed elementari; siamo convinti che il lavoro che stiamo svolgendo sia giusto, la sua guida politica ed amministrativa è stata ferma e sicura in una regione per niente semplice, è corretto pensare ad una continuità che rappresenti un segno di maturità politica. E sarebbe anche un risultato storico, in Calabria nessun presidente della

Regione è mai stato riconfermato o perché non ricandidato o perché bocciato dai cittadini. La cosa fatta meglio fin qui dalla maggioranza, dal governo regionale, e quella obiettivamente che ha imbarcato più acqua... Ne elenco qualcuna, taglio ai costi della politica, riduzione delle commissioni, riforma e taglio degli enti subregionali, dialogo proficuo con Anas, investimenti a sostegno delle famiglie, delle aziende e dei lavoratori, aggressione del debito sanitario e riforma della sanità, risorse per la riqualificazione dei centri storici, fondi per i progetti integrati di sviluppo locale. La cosa che imbarca più acqua è ancora la gestione dei fondi comunitari e non mi riferisco alla spesa perché quella è in linea con i target fissati dall'Unione europea ma i programmi operativi sono troppo complessi e spesso alla spesa non corrispondono risultati apprezzabili sul fronte dello sviluppo e dell'occupazione. Tre sono gli elementi, la qualità della spesa e dunque i risultati concreti che derivano dall'impiego delle risorse, una maggiore trasparenza dei bandi, la necessità di diminuire il livello di burocratizzazione delle procedure; recentemente ho incontrato a Reggio Calabria i dirigenti regionali della Confederazione Italiana Agricoltori ed anche loro - con riferimento ai sostegni destinati all'agricoltura, evidenziavano proprio questi tre aspetti - in uno con le difficoltà di accesso al credito - come i punti di crisi della gestione delle risorse comunitarie. Su questo occorre un impegno più marcato e deciso. Un'occhiata all'altro campo, da

"alleati" nazionali più che da spioni. Perché s'ammazzano tanto nel Pd di Calabria secondo lei? Lei auspica un clima collaborativo anche qui ma ci crede davvero? C'è un interlocutore serio e credibile e autorevole più degli altri con cui trattare? Purtroppo no, io ho auspicato e continuo a farlo un clima collaborativo ma finora gli appelli - fatta eccezione per qualche personalità del centrosinistra - sono caduti nel vuoto. Il Pd - come dimostrano gli ultimi avvenimenti è costantemente dilaniato al suo interno, esistono delle irrisolte contraddizioni ed a volte ho la sensazione che il protagonismo politico in quel partito non venga misurato dalla validità della proposta ma dal tono di chi la spara più grossa. Non lo dico con approccio solo critico perché penso che un partito d'opposizione più lineare, coeso ed equilibrato farebbe bene anche alla maggioranza. Onorevole Chiappetta, un giorno è in pole per fare il sindaco di Rende e il giorno appresso per andare in Europa. Si muove troppo o sono solo "abbagli" editoriali? Cosa ci dobbiamo aspettare in verità dal suo futuro? Io non mi muovo troppo, penso di fare il giusto sulla base di un preciso mandato ricevuto dagli elettori; sono uno di quelli che pensa e considera la politica come impegno quotidiano e sul territorio. In una terra dove le risorse sono poche ed i problemi tanti le uniche cose che non possiamo consentirci il lusso di perdere sono la competenza, la passione, l'impegno e la speranza. Francamente non mi sono posto il problema del futuro inteso come collocazione personale, sono stato invece fino ad ora estremamente attento al percorso politico ed amministrativo della maggioranza, c'è una frase che descrive il senso di un impegno privo di retropensieri e progetti esclusivamente personali "fai ciò che devi, accada quello che può". Alla fine ciò che conta veramente è aver fatto ciò che era obbligo morale, civile e politico fare; il resto è una conseguenza che il più delle volte non può essere ne preordinata, ne orientata. d.m.

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Mezzoeuro Cambia solo il nome?

Il gioco delle tre tasse La deputata tropeana Dalila Nesci del Movimento Cinque Stelle ha diffuso un comunicato stampa per contestare l’introduzione delle nuove tasse Tares e Trise che dovrebbero sostituire l’attuale tassa sui rifiuti e l’Imu. «Soprattutto per una regione come la Calabria, commissariata per 16 anni a causa dell’emergenza rifiuti ma ancora allo sbando totale, benché lo Stato abbia speso più di un miliardo di euro». In una interrogazione sottolinea che: «Il punto diabolico è nella legge, la quale prevede che con la Tares i comuni coprano il 100% del costo dello smaltimento. È una cosa pazzesca, i cittadini dovranno cacciare sempre più soldi, per colpa di scelte perverse della politica, piegata alle lobby europee». «L’inganno sta nel fatto che lo Stato sta versando 90 miliardi di euro per la stabilizzazione finanziaria imposta dall’Europa. Ciò significa che davvero non ha più un centesimo, per cui chiede ai comuni di pagare tutto, aumentando vertiginosamente i tributi locali». «Per causa di questo sistema di prestiti, che nessuno sa se e come rientreranno, lo Stato non ha più risorse per la spazzatura e fra poco manco per gli stipendi pubblici». «Al presidente del Consiglio Letta e al ministro dell’Economia Saccomanni ho chiesto risposte precise. Fino a quando credono che possiamo campare così? Vogliono addossare ai calabresi la responsabilità degli sprechi del commissariamento

Tutto questo giro di valzer non serve ad alleggerire il peso dell'imposizione fiscale, che è destinato a crescere. Ma costituisce una modifica profonda che potrebbe provocare un ulteriore approfondimento della dicotomia Nord-Sud o ritengono di dover rivedere la Tares e la futura Trise, sulla base della realtà? Oggi le persone non ha più nemmeno le lacrime per piangere». Al di là degli acronimi e delle denominazione che servono a creare solo confusione, il nuovo sistema fiscale è la conseguenza e il completamento dello sciagurato disegno di fiscalità intesa in senso federale, con il trasferimento della capacità impositiva agli enti locali. In questa logica appare inevitabile che si verifica

una grave disparità tra le realtà più dinamiche e quelle che presentano delle debolezze strutturali. In Calabria è noto il grave stato di crisi in cui versano le aree interne, laddove i comuni sono interessati da fenomeni di progressivo e veloce spopolamento. La piramide demografica è caratterizzata da un’altissima concentrazione di popolazione anziana, il cui reddito è costituito da pensioni spesso pari al minimo vitale e che non sono in grado di sopportare il carico fiscale. La conseguenza inevitabile è la caduta verticale del gettato, con l’incapacità dei comuni di assicurare l’erogazione dei servizi minimi con l’accentuazione dell’abbandono di questi centri. Il rapporto Svimez segnale il grave stato di crisi in cui versa l’intero Mezzogiorno e il pericolo che la recessione si traduca in un impoverimento complessivo della gran parte della popolazione con una divisione di fatto del Paese. Le differenze non rappresentano più un carattere dicotomico, ma si stanno trasformando in una faglia profonda e instabile che potrebbe provocare gravi conseguenze sotto il profilo sociale. L’idea che un comune spopolato dove vivono poche anime possa garantire un livello di servizi civili, è al di fuori della realtà. La scellerata politica pseudo-federalista provocherà un accentuazione della faglia e un rallentamento della crescita. Se il Mezzogiorno diventa una zavorra trascina nel baratro l’intero Paese.


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Rapporto Svimez - Una situazione drammatica Numeri ma anche prospettive

Ci giochiamo tutto con i fondi europei

Andrea Guccione

L’imprenditore Andrea Guccione, presidente di Assud: dobbiamo diventare piattaforma per i mercati internazionali «Il rapporto Svimez non ci sorprende, non ora almeno. Ci mortifica, ci umilia, ma nessuno può dire che ci coglie di sorpresa. Bastava dare un’occhiata in giro negli ultimi mesi per accorgersene, siamo in ginocchio e per tante ragioni ma non è questo il momento di scavare tra le colpe, è il momento di programmare una clamorosa quanto invitabile risalita». L’imprenditore Andrea Guccione, fondatore e presidente dell’associazione Assud, non è tra quelli che perde del tempo a raccogliere le lacrime da coccodrillo che la regnanza versa ogni qual volta viene dato alle stampe un rapporto Svimez. Quest’anno il documento, più impietoso e raggelante del solito, è la foto d’insieme d’un fallimento annunciato e cresciuto nell’inevitabile clima depressivo che nasconde le colpe che ci portiamo dal passato. Ma ora, dice Andrea Guccione, questo non basta più. "Serve a qualcosa in questo momento piangersi addosso e gettarsi del fango? No, non serve a niente. Questo è un momento cruciale, oserei dire definitivo. O riparte il Mezzogiorno, o coliamo tutti a picco nessuno escluso. E la nostra regione, ovviamente, la metto in cima alla classifica delle rivincite da non mancare. Il ragionamento può anche essere semplice nella sua drammatica essenzialità. Il fondo, forse, lo abbiamo toccato anche se non c’è limite al peggio come è noto. Ed è da qui, dal profondo rosso dell’occupazione e degli investimenti che può e deve prendere corpo una risalita. I soldi ci sono, lo sappiamo tutti che ci sono e sappiamo dove sono. Sono in Europa, anche se non ancora per molto. Sono i fondi europei che fin qui non abbiamo saputo né voluto intercettare per svariate ragioni. Con quei fondi il Mezzogiorno e la Calabria possono diventare piattaforma logistica e di servizio per i più grandi mercati internazionali trainando l’intero Paese fuori dalle secche. Badate bene, è l’ultima sfida che ci possiamo giocare, il finale di partita. Ma per farlo - conclude Andrea Guccione - occorre che una nuova e più competente classe dirigente prenda il comando delle operazioni. Di tutte le operazioni".

Non può esserci più buio della mezzanotte Non vi sono più parole per descrivere la condizione di crisi del Sud che non è più una questione economica, ma è diventata un dramma sociale: la paura del futuro si ripercuote in una incredibile diminuzione del tasso di natalità sceso al di sotto del tasso di natalità con un declino demografico inesorabile aggravato dalla fuga dei giovani e dalla disoccupazione che investe la quasi totalità della popolazione giovanile. Che fare? Era il grido della Rivoluzione d’ottobre. Eppure passa da qui, dal Mezzogiorno e dalla Calabria l’unica rivincita possibile È pericoloso continuare a leggere i rapporti sull’economia del Mezzogiorno. Possono essere considerati una istigazione al suicidio di massa, poiché le condizioni dell’intera area meridionale non è seria, ma drammatica. Ci vorrebbe una folta equipe di psicoterapeuti per diffondere una dosa di antidepressivi ed evitare che allo stato di crisi si aggiunga uno stato di prostrazione psicologica. Nel panorama meridionale, la Calabria si distingue per gli innumerevoli primati negativi che la contraddistinguono, e che è utili sintetizzare in poche linee essenziali. Partiamo dal movimento demografico. Chiunque

non sia nel fiore della sua età ricorda facilmente il quadro di una terra povera, misera, con mille problematiche, ma allietata dalle grida gioiose dei bambini di tutte le età. Cenciosi, sporchi, affamati ma allegri ed eternamente alla rincorsa di una felicità condita di piccole cose. La vitalità demografica ha consentito ai calabresi di conquistare il mondo, di occupare posizioni di prestigioso in ogni più sperduto angolo della terra. Una terra dannata ma bellissima che è rimasta sempre nel cuore dei milioni di migranti che sono stati costretti ad abbandonarla. In pochi decenni è cambiato tutto. Un intero mondo è andato in frantumi, lasciando dietro di sé so-

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Rapporto Svimez - Una situazione drammatica lo un cumulo di maceri, morali e materiali. Si è completamente sgretolato la struttura sociale e sta venendo a mancare la colonna portante dell’intero sistema costituito dalla famiglia. Non si fanno più figli perché non si ha più alcuna fiducia nel futuro. Il Tasso di mortalità (9,9 per 1.000 ab.) ha superato il Tasso di natalità (8,7 per 1.000 ab.), segno di un inesorabile declino demografico. La popolazione complessiva è scesa al di sotto dei due milioni di abitanti con una perdita secca di 150.000 individui negli ultimi cinque anni. Un deficit demografico che neppure l’afflusso degli immigrati - e sono migliaia - è riuscito a colmare. Questa è diventata la terra dei diseredati, dove gli ultimi della terra arrivano a frotte nella speranza di poter sopravvivere quanto basta per trovare fortuna altrove. Non si cerca lavoro, perché la rassegnazione ha preso il posto della disperazione. Paradossalmente neanche la ‘ndrangheta riesce più a trovare soluzioni nella precarietà e nella gestione dell’illegalità. Non riesce ad essere attrattiva per le condizioni di contesto, per il decadimento del vivere civile, l’assenza di infrastrutture, dai trasporti ai telecomunicazioni qui non funziona più niente. E la scuola comincia ad essere un discrimine negativo, poiché tutti gli indicatori internazionali, tipo Ocse-Pisa indicano un arretramento del livello di preparazione del sistema scolastico regionale. I giovani scappano e quando restano ciondolano disperati nelle lunghe serate senza speranza. Non si programma neanche più. Gli indici di utilizzo dei fondi europei sono deprimenti. Arrivati alla fine del settennio 2007/2013 si è arrivati a spendere meno di un decimo delle somme disponibili. Ci si è stancati persino delle truffe e ruberie che hanno caratterizzato l’utilizzo di tutti i fondi statali, europei, regionali... Lo Stato ha abbandonato l’intero Sud in questo lungo regno berlusconiano, seguendo le geniali intuizioni di una lungimirante classe politica leghista. Il suo merito è quello di aver pilotato la nave in un inchino simile a quello che ha affondato la Concordia. Altro che il gran capitano Schettino! Quali fini politici ed economisti abbiamo avuto in Calderoli, Bossi e il Circo Massimo. Gli investimenti pubblici sono crollati, provocando un decadimento delle infrastrutture che pur tra errori e approssimazioni erano state costruite nel periodo della tanto deprecata Cassa per il Mezzogiorno, l’unico ente “inutile” che ha lasciato qualcosa di positivo sul territorio. L’imprenditoria calabrese è stata totalmente incapace di rispondere alla sfida dello sviluppo. Ha perso la sua scommessa. Certamente è molto più difficile operare in una realtà caratterizzata da tante debolezze strutturali. Ma l’atteggiamento più diffuso è quello di aver appreso subito l’arte dell’accaparramento delle risorse trasformandosi in “prenditori” che assieme ad uno stuolo di “magnager” (consulenti, commercialisti, politici, intermediari...) hanno sperperato centinaia di miliardi (di euro) per realizzare inutili e stabilimenti industriali improduttivi. Nella condizione in cui si è ridotto, senza una politica industriale, il Sud non può farcela. Ma l’illusione leghista di mantenere sul territorio la ricchezza prodotta si rivelerà un totale fallimento.. Poiché nella sua deriva, il Sud finirà per trascinare a fondo l’intero paese. Il suo declino è frutto di una totale assenza di politica, dalla sciagura di un ventennio che si è cullato dietro illusioni e falsi miti. Il rischio è che questo cancro leghista abbia invaso come una metastasi il corpo politico invadendo l’intero arco istituzionale. L’esempio della tassazione degli immobili è un esempio di una miopia che continua la sciagura stagione che abbiamo alle spalle. Si carica il peso dei servizi pub-

blici sugli enti locali, con la conseguenza di perpetuare una ingiustizia e accentuare le divisioni territoriali. Qualcuno dovrebbe spiegare in che modo un piccolo comune interno della Calabria in via di spopolamento può chiedere ai cittadini di finanziare in toto i servizi pubblici. Siamo alle demenza senile di una classe politica che ha perso la bussola del governo dell’economia. In un lungo documento firmato da numerose associazioni, fondazioni e centri di ricerca si esprime scetticismo e perplessità per le dichiarazioni mirabolanti dove qualcuno “favoleggia ancora di un Nord vivo e vegeto e di un Sud da curare con una dose di federalismo responsabilizzante e moralizzatore”. La vera sciagura dell’Italia sono state le Regioni, centri di spesa senza controllo, responsabili della paralisi decisionale, e delle più assurde decisioni che hanno caratterizzato questa assurda stagione politica. Non esiste possibilità di sviluppo senza un’adeguata politica per il Sud, abbandonando cliché e slogan che ci hanno condotto alla rovina. Va rottamata la politica industriale basata sulla concessione di contribuito a fondo perduto. La principale emergenza è la diseguaglianza di reddito e di ricchezza che si sta riportando ad un nuovo Medioevo. Bisogna «individuare strumenti di intervento adeguati a contenere l’allargarsi delle differenze nel reddito e nella ricchezza e - soprattutto - il rischio di povertà (in forte aumento nell’ultimo biennio), diviene una esigenza politica primaria», si legge nel documento citato. «Cinque anni di crisi segnati, in particolare, da crescenti fenomeni di disagio sociale, dall’aumento delle aree di povertà, dal montare della disoccupazione giovanile e dalla fortissima segregazione femminile nel mercato del lavoro in un quadro di una crescente e generalizzata instabilità e di discrepanza tra qualità del lavoro e competenze acquisite. Su questi aspetti si registrano proclami e dichiarazioni più o meno enfatiche, ma nessuna iniziativa concreta». Il Paese non è più unitario, poiché le differenze economiche sociali, si sono riprodotti nei comportamenti civili, il sistema burocratico, la percezione della realtà giuridica. «L’evoluzione dei fatti ha già ampiamente intaccato la norma costituzionale. Il Mezzogiorno ha subito più intensamente le conseguenze della crisi economica, con una caduta maggiore del prodotto e una riduzione ancora più pesante dell’occupazione». La risposta non può più essere affidata ai fondi europei, alle risorse destinate ad alimentare altre catene di Sant’Antonio, a finanziare opere inutili. «La politica regionale di sviluppo non deve aggiungersi, bensì farsi parte integrante ed essenziale delle politiche nazionali», come sostiene il documento richiamato. Serve «un progetto per

l’Italia che incroci gli interessi e i bisogni del Sud con quelli dell’intero Paese (industria, infrastrutturazione, welfare, politiche di welfare, offerta di servizi adeguati a cittadini e imprese, innovazione e ricerca)». Il problema più urgente è ripristinare la presenza dello Stato nel Mezzogiorno, con una investimento in sicurezza, legalità e infrastrutture. In questo sono d’accordo tutti i principali osservatori. «Il recupero di un più adeguato livello di investimenti pubblici richiede, tra l’altro, che venga ripristinato il ruolo di quel vasto aggregato costituito dalle imprese pubbliche nazionali Ferrovie, Enel, Eni, Poste, aziende ex Iri e Cassa Depositi e Prestiti - la cui gestione privatistica le porta a privilegiare investimenti con maggiore ritorno economico di breve periodo, spesso - ovviamente - localizzati nelle aree già sviluppate piuttosto che quelli, più problematici del Mezzogiorno». Lo Stato, recuperando una reale capacità di indirizzo, dovrebbe farsi carico di perseguire un intervento strutturale, anche redistributivo tra le aree del Paese, esente da intenti meramente assistenziali ma funzionale a reali opzioni strategiche. Ripristinare il ruolo degli investimenti pubblici è oggi ancor più indispensabile in attesa che l’Unione europea divenga davvero un significativo fattore “esogeno” della ripresa, con un mutamento di approccio al quale dobbiamo autorevolmente concorrere in tema di golden rule, di coordinamento delle politiche fiscali e di destinazione di risorse dedicate allo sviluppo e alle grandi infrastrutture. Lo Stato deve ritornare ad essere il motore della spesa pubblica, e assicurare la realizzazione di un contesto civile ed efficiente che dia ai privati la possibilità di programmare i propri investimenti in un clima moderno ed efficiente attraverso la un piano industriale per la realizzazione dei drivers dello sviluppo per rilanciare la capacità di attrazione che si è spenta da anni e di coinvolgere la funzione del sistema universitario e di ricerca, e il patrimonio ambientale e culturale del Mezzogiorno. Questo consente di «dare nuove opportunità al tessuto produttivo locale, riapre prospettive di lavoro anche nel breve periodo, frena l’emorragia del capitale umano più qualificato e consente di attrarre risorse preziose per alimentare la trasformazione». Sul versante della “società civile” questa prospettiva dà un concreto contributo all’opera di infrastrutturazione sociale (università, scuola, inclusione sociale, cultura della legalità) quale condizione indispensabile per lo sviluppo. Gli ambiti di intervento individuati non sono parti separate di un’azione di sviluppo, bensì qualificazioni fortemente interconnesse di quella Politica Industriale Attiva il cui rilancio rappresenta la necessità prioritaria per dar corpo alla politica di sviluppo. O.P.


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Il rapporto (terribile) dello Svimez

Addà passà ‘a nuttata Sud a rischio povertà e desertificazione industriale Calabria in coda Ma c'è una via d'uscita

Quasi il 20% Nel 2014 Pil

delle famiglie siciliane guadagna meno di mille euro al mese. a +0,1% al Sud,

+0,9% al Centro-Nord

Città, fonti rinnovabili, infrastrutture e logistica i principali drivers dello sviluppo.

La fotografia

dell’economia del Mezzogiorno nel Rapporto Svimez 2013 Un Mezzogiorno a rischio desertificazione industriale, dove i consumi non crescono da cinque anni, si continua a emigrare al Centro-Nord, la disoccupazione reale supera il 28%, crescono le tasse e si tagliano le spese, ma una famiglia su 7 guadagna meno di mille euro al mese, e in un caso su quattroil rischio povertà resta anche con due stipendi in casa. Secondo la Svimez occorre rilanciare una visione strategica di medio-lungo periodo, che veda nella riqualificazione urbana, energie rinnovabili, sviluppo delle aree interne, infrastrutture e logistica i principali drivers dello sviluppo. Questa la fotografia che emerge dal Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2012 in presentazione a Roma giovedì 17 ottobre. Pil e Mezzogiorno - In base a valutazioni Svimez nel 2012 il Pil è calato nel Mezzogiorno del 3,2%, oltre un punto percentuale in più del Centro-Nord, pure negativo (-2,1%).Per il quinto anno consecutivo, dal 2007, il tassodi crescita del Pil meridionale risulta negativo. Dal 2007 al 2012, il Pil del Mezzogiorno è crollato del 10%, quasi il doppio del Centro-Nord (-5,8%).A livello regionale, l’area che nel 2012 ha segnato la flessione più contenuta del Paese è stata il Centro (-1,9%), seguita da Nord-Ovest (-2,1%) e da Nord-Est (-2,4%). Più in particolare, pur essendo le regioni italiane tutte negative, la forbice oscilla tra il risultato della Sicilia (-4,3%) e quello di Lazio e Lombardia (-1,7%).Nel Mezzogiorno si registrano cadute più contenute in Campania e Molise (-2,1%),seguono Puglia e Calabria(rispettivamente -3 e -2,9%), Abruzzo (-3,6%) e Sardegna (-3,5%). In coda la Basilicata (-4,2%) e la Sicilia (-4,3%). Pil per abitante e divari storici - In termini di Pil pro capite, il gap del Mezzogiorno nel 2012 ha ripreso a crescere, con un livello arrivato al 57,4% del valore pro capite del Centro-Nord. In valori

assoluti, il Pil a livello nazionale risulterebbe pari a 25.713 euro, quale media tra i 30.073 euro del Centro-Nord e i 17.263 del Mezzogiorno. Nel 2012 la regione più ricca è stata la Valle d’Aosta, con 34.415 euro, seguita da Lombardia (33.443), Trentino Alto Adige (33.058), Emilia Romagna (31.210 euro) e Lazio (29.171 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.244 euro). Seguono il Molise (19.845), la Sardegna (19.344), la Basilicata (17.647 euro), la Puglia (17.246), la Sicilia (16.546) e la Campania (16.462). La regione più povera è la Calabria, con 16.460 euro. Il divario tra la regione più ricca e la più povera è stato nel 2012 di quasi 18mila euro: in altri termini, ad un valdostano si può attribuire un prodotto nel 2012 di quasi 18mila euro superiore a quello di un calabrese. Giù consumi e investimenti - In netta flessione sia consumi che investimenti; e le esportazioni, pur in crescita, non riescono ad incidere sull’andamento negativo del Pil meridionale. I consumi finali interni nel 2012 sono crollati al Sud del -4,3%, oltre mezzo punto percentuale in più rispetto al Centro-Nord (-3,8%). In forte calo anche i consumi delle famiglie, -4,8% al Sud, contro il -3,5% dell’altra ripartizione. Nel complesso, negli anni della crisi, dal 2008 al 2012, i consumi della famiglie meridionali sono sprofondati del 9,3%,oltre due volte in più del Centro-Nord (-3,5%). Particolarmente in contrazione al Sud la spesa delle famiglie per i consumi alimentari (-11,3%) e per vestiario e calzature (-19%). Giù anche gli investimenti: - 8,6% al Sud, rispetto al pur negativo -7,8% dell’altra ripartizione, che segue al -3,9% dell’anno precedente.

Negli anni della crisi, dal 2008 al 2012, gli investimenti sono crollati al Sud del 25,8%, con un peso determinante dell’industria (-47% dal 2007 al 2012), cifra che rende bene la dimensione epocale della crisi. Le previsioni: continua la recessione - Secondo stime Svimez aggiornate a settembre 2013, nel 2013 il Pil italiano dovrebbe calare dell’1,8%, quale risultato del -1,6% del Centro-Nord e del -2,5% del Sud. A causare la contrazione dell’attività produttiva il forte calo dei consumi (stimato in -2,9% al Centro-Nord, che diventa - 4,4% al Sud) e il crollo degli investimenti, -11,5%,a fronte di un calo nazionale del -6,7%. Giù anche il reddito disponibile, -2% al Sud, -1,3% al Centro-Nord, una contrazione preoccupante, poiché si verifica da due anni consecutivi. Da segnalare, a testimonianza della gravità della crisi, l’ulteriore perdita di posti di lavoro, -2% al Sud, -1,2% al Centro-Nord, che porterebbero, se confermate, in cinque anni, dal 2008 al 2013, a 560mila posti di lavoro persi nel Sud (pari al 9% dello stock) e nel Centro-Nord a 960mila posti persi, pari al 5,5%dell’occupazione totale. In un panorama fortemente negativo, “tengono” le esportazioni: nel 2013, a fronte della stazionarietà del Centro-Nord (0%), il Sud segnerebbe 0,1%. Nel 2014 secondo stime Svimez il Pil nazionale è previsto a +0,7%, invertendo la tendenza recessiva dell’anno precedente. In questo contesto il Pil del Centro-Nord dovrebbe trainare l’inversione di tendenza con +0,9%,mentre quello del Mezzogiorno resterebbe inchiodato allo 0,1%.

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IL DESERTO INDUSTRIALE DEL SUD Il sistema produttivo troppo frammentato e sbilanciato verso produzioni di beni tradizionali a basso valore aggiunto e poco propense all’innovazione, ha pagato lo scotto soprattutto in termini di esportazioni, livelli di produttività, redditività. Nel 2007, il livello di valore aggiunto dell’industria meridionale era fermo ai valori del 2001, mentre dal 2001 al 2007 nelle aree arretrate della Germania e della Spagna è cresciuto rispettivamente del 40% e del 10%. Dal 2007 al 2012 secondo valutazione Svimez il manifatturiero al Sud ha ridotto il proprio prodotto del 25%, i posti di lavoro del 24% e gli investimenti addirittura del 45%. Il valore aggiunto del manifatturiero sul totale al Sud è sceso dall’11,2% del 2007 al 9,2% del 2012,un dato ben lontano dal 18% del Centro-Nord e dal target europeo del 20%.

AL SUD PIÙ TASSE E MENO SPESE Negli ultimi quattro anni, dal 2007 al 2011, la riduzione delle entrate correnti complessive è stata dell’1,67% medio annuo, minore nel Mezzogiorno (-1,55%)rispetto al Centro-Nord (1,8%): per effetto soprattutto dei piani di rientro sanitario, si è verificato un aumento della pressione fiscale nell’area meridionale, dovuto a Irap e addizionale Irpef. In base alle rilevazioni Siope del 2012, nelle regioni a statuto ordinario del Mezzogiorno la pressione fiscale derivante dai tributi regionali sarebbe aumentata dal 3,9% del 2011 al 4,6% del 2012, a fronte di un incremento più contenuto nell’altra ripartizione (3,4%). Alla più elevata pressione fiscale si accompagna una spesa pro capite più bassa, sia corrente che in conto capitale. Escludendo la spesa degli enti previdenziali, la spesa pro capite al Sud nel 2011 è risultata pari al 92% del livello pro capite del CentroNord: non hanno quindi consistenza le affermazioni secondo cui il volume di spesa pubblica del Mezzogiorno sarebbe elevato. Anzi: guardando alle regioni a statuto ordinario, emerge che le spese correnti sono diminuite al Sud del 2,1% medio annuo dal 2007, mentre nel Centro-Nord dell’1,2%.

GLI OCCUPATI AL SUD MENO DI SEI MILIONI, COME NEL 1977 Nel 2012 gli occupati in Italia sono stati 22 milioni 899mila unità, 69mila in meno rispetto al 2011, con una flessione dello 0,3% (-0,6%nel Mezzogiorno, -0,2% nel CentroNord). Circa 2 milioni 750mila in Italia le persone nel 2012 in cerca di occupazione (di cui 1 milione 280mila nel Mezzogiorno e 1 milione 460mila al CentroNord). Mentre crescono gli stranieri occupati: + 83mila rispetto al 2011, concentrati soprattutto al Nord, dove sfiorano il 12% del totale. Il mercato del lavoro italiano continua a deteriorarsi: ancora nel primo trimestre 2013 il Sud ha perso 166mila posti di lavoro rispetto all’anno precedente, 244mila il Centro-Nord. Gli occupati nel Mezzogiorno scendono quindi nei primi mesi del 2013 sotto la soglia dei 6 milioni: non accadeva da36 anni, dal 1977. Nel 2012 il tasso di occupazione in età 15-64 è stato del 43,8% nel Mezzogiorno e del 63,8% nel Centro-Nord. A livello regionale il tasso più alto si registra in Abruzzo (56,8%),il più basso in Campania, dove lavora solo il 40%della popolazione in età da lavoro. In valori assoluti, la Sicilia perde 38milaoccupati, 11mila la Calabria, 6mila la Sardegna, 3mila la Basilicata.

Nel Sud l’occupazione in agricoltura cala nel 2012 dell’1% e del 3,2% nell’industria, mentre tiene nei servizi (+0,3%). A livello regionale, cala l’occupazione agricola in Abruzzo (-23,8%), Molise (7%), Basilicata (-6,4%), Calabria (-5,6%), mentre cresce in Campania (+4,1%) e Sardegna (+5%). Segno negativo per l’industria in tutte le regioni del Sud, a eccezione dell’Abruzzo (+3,9%), con le punte della Sardegna (-11%), della Sicilia (6,9%) e del Molise (-5,6%). Positivo invece il settore dei servizi, soprattutto in Molise (+3,2%), Campania (+2,5%), Sardegna (+1,1%). In valori assoluti, nel 2012, rispetto al 2011, il Sud ha perso oltre 4mila posti di lavoro in agricoltura, 42.800 nell’industria e ha registrato un incremento di 11.600 unità nei servizi.

IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE REALE AL SUD SUPERA IL 28% Nel 2012 il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 17 % al Sud e dell’8% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro. I livelli raggiunti ci riportano indietro di oltre venti anni, agli inizi degli anni 90. In aumento anche la durata della disoccupazione: nel 2012 al Sud il 60% dei disoccupatisi trova in questa situazione da più di un anno. Nel Centro-Nord la perdita di posti di lavoro ten-

de a trasformarsi quasi interamente in ricerca di nuovi posti di lavoro; nel Mezzogiorno solo in minima parte diventa effettivamente ricerca di nuova occupazione. Il tasso di disoccupazione ufficiale rileva però una realtà in parte alterata. La zona grigia del mercato del lavoro continua ad ampliarsi per effetto in particolare dei disoccupati impliciti, di coloro cioè che non hanno effettuato azioni di ricerca nei sei mesi precedenti l’indagine. Considerando questa componente, il tasso di disoccupazione effettivo nel Centro-Nord sfiorerebbe la soglia del 12% (ufficiale: 8%) e al Sud passerebbe dal 17% al 28,4% (era stimato al 22,4% nel 2008).

MENO DI 1.000 EURO AL MESE NEL 20% DELLE FAMIGLIE SICILIANE La diversa distribuzione dei redditi fra Nord e Sud fa emergere come è nel Mezzogiorno che si concentrano le sacche di povertà più grandi. Nel 2012 il 14% delle famiglie meridionali guadagna meno di mille euro al mese, quasi tre volte più del Centro-Nord (5%), in particolare il 12,8% delle famiglie calabresi, il 15% delle campane, il 16,7% delle lucane e il 19,7% delle siciliane. Adottando invece la divisione in quintili, dividendo cioè 100 famiglie in cinque classi da 20 l’una dalle più ricche alle più povere, emerge che il 62% delle famiglie meridionali, cioè due su tre, appartengono


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oltre dieci punti a quello misurato dal divario di Pil pro capite (-32%).Nel campo “salute” ad esempio il divario è del 55%, nell’istruzione del 73% (ma Campania e Puglia presentano livelli di istruzione superiori rispetto alla media), nella “politica” il Sud giudica più negativamente le istituzioni locali ma ha un atteggiamento più positivo verso l’idea di politica. In generale, comunque, Abruzzo, Sardegna e Molise registrano valori dell’indicatore superiori alla media nazionale.

IN VENTI ANNI DAL SUD DUE MILIONI 700MILA EMIGRANTI Negli ultimi venti anni sono emigrati dal Sud circa2,7 milioni di persone. Nel 2011 si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord circa 114 mila abitanti. Riguardo alla provenienza, in testa per partenze la Campania, con una partenza su tre (36.400); 23.900 provengono dalla Sicilia, 19.900 dalla Puglia, 14,200 dalla Calabria. In direzione opposta, da Nord a Sud, circa 61mila persone, che rientrano nei luoghi d’origine, soprattutto Campania (16mila), Sicilia (15mila) e Puglia (10mila). La regione più attrattiva per il Mezzogiorno resta la Lombardia, che ha accolto nel 2011 in media quasi un migrante su quattro, seguita dal Lazio. Nel 2011 i cittadini italiani trasferiti per l’estero sono stati circa 50mila, 10mila in più rispetto al 2010, in decisa crescita rispetto a dieci anni fa, quando erano 34mila. Ma ad emigrare all’estero non sono i meridionali: solo il 30%,di cui circa uno su tre è laureato. Gli italiani si sono diretti soprattutto in Germania, oltre uno su quattro (26,6%), in Svizzera (12,8%) e Gran Bretagna (9,5%). In dieci anni, dal 2002 al 2011, i meridionali laureati emigrati per l’estero sono stati oltre 20mila. Nel 2012 i pendolari di lungo raggio da Sud a Nord sono stati 155mila, 15mila in più rispetto al 2011.

SUD LEADER INDISCUSSO NELLE ENERGIE RINNOVABILI alle classi più povere. In Sicilia, Calabria, Campania e Basilicata il 40% delle famiglie è poverissimo. Ad aggravare la povertà delle famiglie concorrono sia la disoccupazione che il numero dei familiari a carico. Quasi il 50% delle famiglie meridionali è infatti monoreddito, con punte del 58% in Sicilia, e il 15% (con punte del 18,5% in Basilicata) ha un disoccupato in casa, il doppio del Centro-Nord (8%). Il 12% delle famiglie meridionali ha inoltre tre o più familiari a carico, il triplo del Centro-Nord (4%), che arrivano in Campania al 16,5%. Ma al Sud i problemi non si limitano alle famiglie monoreddito; anche se lavorano due persone in famiglia, nel Mezzogiorno il rischio povertà interessa ben il 23% delle famiglie, quattro volte di più del Centro-Nord (6,5%). In valori assoluti, nel 2012 790mila famiglie meridionali sono a rischio di povertà assoluta. Gli anni della crisi, hanno portato una crescita della povertà assoluta di quattro punti percentuali (dal 5,8 al 9,8% della popolazione).

GLI INATTIVI CRESCONO DI PIÙ AL CENTRO-NORD Per le nuove generazioni del Mezzogiorno continuano a essere sbarrate le porte d’accesso al lavoro, la durata della disoccupazione si è allunga-

ta, così come la transizione scuola-lavoro. Il tasso di disoccupazione degli under 35 è salito nel Mezzogiorno al 28,5%, dieci punti in più rispetto al 2008. Dei 3 milioni 337mila Neet registrati nel 2012, 2 milioni sono donne e 1 milione e 850mila si trovano al Sud. Anche se nel 2012 il 55% dei Neet italiani è al Sud, dal 2007 al 2012 nel Centro-Nord i Neet sono cresciuti del 38,5%, cinque volte più del Sud (7%). Inoltre fra gli inattivi al Sud i diplomati sono il 33,7% e i laureati il 27,3%. Peggiora poi il processo di transizione scuola-lavoro: i giovani residenti al CentroNord lasciano la scuola un anno dopo i loro coetanei meridionali, ma entrano nel mercato del lavoro sei anni prima di loro. In relazione ai tipi di contratto, la flessibilità sembra funzionare più per trovare posti di lavoro precari e poco formativi piuttosto che favorire il recupero del gap esperienziale.

BENESSERE: AL SUD SI STA PEGGIO MA NON PER TUTTO Il Rapporto Svimez 2013 presenta la prima formulazione di un indicatore di sintesi del benessere frutto di 134 indicatori raggruppati in 12 domini, dalla salute alla sicurezza, dal paesaggio alla qualità dei servizi. L’analisi ha evidenziato come, rispetto alla media nazionale, il Sud registri un gapsocio-economico del 42,8%, superiore di

Il Sud presenta a livello nazionale un vantaggio competitivo in termini di potenza prodotta dalle nuove rinnovabili (solare, eolico e biomasse) già oggi del 55% (Puglia 16,9%, Sicilia 11,5% e Campania 7,3%), con punte del 97% per l’eolico, e con un enorme potenziale non sfruttato in campo geotermico. Lo sviluppo geotermico in particolare, soprattutto al Sud, potrebbe offrire importanti opportunità nella produzione di energia termica (per riscaldare e raffreddare). Per favorire uno sviluppo di questi impianti però occorrerebbe passare da un approccio basato sulla incentivazione individuale ad uno collettivo, rivolto a comunità più che a soggetti, e per fare ciò va promossa la nascita di operatori che organizzino e realizzino progetti a tale scala. Per caratteristiche tecniche, tale produzione si presta a essere più facilmente realizzabile nel breve periodo. Quanto al fotovoltaico, il 29% degli impianti, circa 139mila, si trova nel Mezzogiorno, a fronte di una produzione di potenza pari al 38% del totale nazionale, con la Puglia leader fra le regioni meridionali (44% del totale Sud).Per caratteristiche orografiche, inoltre, il Sud è leader indiscusso nel settore eolico, con quasi 6mila impianti, di cui il 60% concentrato in Puglia, Sicilia e Campania. Riguardo invece alle bioenergie, l’87% degli impianti si concentra nel Centro-Nord, ma il Sud concorre alla produzione nazionale per oltre il 35%.

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Sabato 19 Ottobre 2013

Mezzoeuro Il rapporto (terribile) dello Svimez

LE POLITICHE E LE MISURE PER LA CRESCITA: COSA DICELA SVIMEZ Secondo la Svimez per scongiurare il rischio concreto di consolidamento del calo dei consumi e della perdita dei posti di lavoro occorre una forte azione di policyche proceda con azioni di contrasto degli effetti congiunturali da un lato e di strategie di crescita di medio e lungo periodo dall’altro. Povertà - Esiste una chiara correlazione tra disuguaglianze dei redditi e crescita economica. Paesi diseguali come l’Italia crescono meno. Pertanto l’insufficiente sostegno ai carichi familiari, il disegno individualistico dell’imposta sui redditi, l’assenza di una misura specifica di lotta alla povertà e di ammortizzatori sociali contro la disoccupazione rivelano lo scarso orientamento redistributivo del sistema di tasse e benefici. Rispetto al reddito di cittadinanza, che prevede una detrazione di importo uguale per tutti i cittadini, una proposta di “minimo vitale” dovrebbe concentrarsi sulle famiglie povere o a rischio. Risorse - Pur nella difficoltà economica generale, occorre individuare una ripartizione delle risorse nazionali distinte tra interventi ordinari e interventi per il recupero del deficit esistente, che superi le vecchie percentuali fissate per il Mezzogiorno (30% di spesa ordinaria e 45% di spesa complessiva). In questo senso sarebbe opportuno coinvolgere nelle strategie di intervento anche gli investimenti nel Mezzogiorno delle imprese pubbliche nazionali. Politiche di coesione - Riguardo invece alle politiche di coesione, non va dimenticato che sono inserite in un quadro strategico nazionale, in cui andrebbero individuate poche direttrici significative (riqualificazione urbana, energie rinnovabili, sviluppo delle aree interne, infrastrutture e logistica) e specifici progetti fondati sulle potenzialità dei territori in stretto raccordo con le politiche ordinarie. Infrastrutture - Nonostante inoltre i progressi degli ultimi anni, andrebbe potenziato il coinvolgimento dei privati nel settore delle infrastrutture, attraverso partenariati pubblico-privati o project financing, con l’obiettivo di ridurre la perifericità territoriale dell’area. Nelle grandi infrastrutture la pianificazione sta evidenziando un difetto di impostazione ai danni del Mezzogiorno che andrebbe corretto, anche attraverso l’individuazione di quattro settori chiave: porti (specializzazione degli scali, riduzione delle autorità portuali, misure di incentivazione e di attrazione di investimenti), aeroporti (razionalizzazione degli scali definiti regionali, potenziati con project financing), interporti (vantaggi fiscali, agevolazioni doganali, snellimento burocratico delle procedure) e Ict. Tra gli interventi principali auspicati, le connessioni plurimodali di “ultimo miglio” e dei grandi corridoi transeuropei; gli assi logistici dedicati nelle aree urbane più congestionate; la costituzione delle Zes, zone economiche speciali, in prossimità dei principali porti del Mezzogiorno; il recupero di aree industriali dismesse. In questo senso, si potrebbero incentivare bonifiche e riconversioni di aree industriali dismesse retroportuali, utilizzando persone in cassa integrazione in deroga del settore edilizio e delle costruzioni, con conseguente impatto positivo sia sul piano occupazionale, sia sulla valorizzazione dei beni immobiliari delle aree oggetto di intervento. Rigenerazione urbana - Infine, un’azione coordinata e vigorosa per favorire la rigenerazione urbana può rappresentare un driver per le politiche

di sviluppo, essendo quello delle costruzioni uno dei settori a maggiore intensità di lavoro e con impatti più significativi per l’economia italiana. Secondo la Svimez servirebbe un’Agenzia specifica per la rigenerazione urbana, quale coordinamento di un’attività di assistenza strategica, procedurale e tecnica vicina ai problemi del territorio ma indipendente da logiche localistiche. Energie rinnovabili - Riguardo alle energie rinnovabili, occorre rilanciare una visione strategica di medio-lungo periodo di politica sia energetica che industriale. In particolare, si rileva la necessità di passare gradualmente da una indiscriminata incentivazione “atomistica” a una politica di programmazione dell’energia verde a Km zero che privilegi il versante riscaldamento-raffreddamento rispetto all’esclusiva produzione di energia elettrica. Soprattutto in campo geotermico, sarebbe opportuno un adeguato supporto pubblico a sostegno degli ingenti investimenti necessari, da concentrare in quattro direzioni: semplificazione di norme e autorizzazioni normative per lo sfruttamento delle risorse geotermiche; realizzazione di impianti pilota con soluzioni innovative, anche attraverso cofinanziamenti comunitari; affidamento dei servizi di monitoraggio a soggetti terzi rispetto alle società coinvolte nella produzione; cofinanziamenti di grandi progetti di esplorazione per ridurre il rischio minerario.

di Gianfranco D’Atri

Grillo ha torto quando ha ragione Ha ragione Grillo a sostenere che i parlamentari 5 Stelle si sentono novelli Stranamore, che vogliono imporre il loro punto di vista rispetto a quello delle migliaia di attivisti e milioni di elettori. Tutta l’attività fin qui svolta dai gruppi 5 Stelle ha sistematicamente ignorato le istanze provenienti dai territori e dai soggetti proponenti interpretazioni moderne e realistiche dei principi enunciati nel programma. In tutta Italia è prevalsa la posizione degli eletti (grazie porcellum!) di ignorare completamente gli elettori: cittadini normali e qualunque, spesso con problemi gravi e comunque con impegni quotidiani. Il gruppo degli eletti - selezionato a suo tempo da un ristretto numero di amici fidati e parenti - ha preferito rapportarsi con loro piuttosto che confrontarsi con la cittadinanza. Hanno quindi elaborato una propria interpretazione del programma 5 Stelle, spacciandolo per Grillopensiero, e portando avanti la propria attività parlamentare pensando alle future elezioni ed alla possibilità di assicurarsi il posto in lista. Dal momento che solo Grillo detiene il potere del simbolo depositato, ecco avviarsi la battaglia per essere più vicini al capo, anche se questo li allontanava dalla gente. Ecco la necessità di rappresentare al "padrone" ( che però né si sente nè lo è tale) una realtà artificiale e diversa. Il sussulto di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio avviene in questo contesto: sbagliano tempi e temi, perché i signorsì che li circondano non osano parlare. Ed ora che il pateracchio immigrazione è stato fatto, cosa succederà? Una ipotesi vede le menti pensanti del movimento - fra gli eletti molti - e tutti gli attivisti, preoccupati di essere bannati, espulsi, messi all’indice e forse diffamati e insultati. E quindi fine delle speranze di rinnovamento, perché il silenzio e la prudenza non sono le armi di questi tempi difficili. La sconfitta sarà di tutti perché i principi e le idee del movimento sono una risorsa di tutti, anche di chi non vuol più votare 5 Stelle o si è messo ad amare Renzi. Ma un’altra ipotesi è possibile e perseguibile. Grillo si è presentato agli italiani come garante del movimento, non come " padre padrone", quindi il potere resti nel movimento, eletti ed elettori prendano il controllo delle iniziative e del progetto politico. Si elabori un nuovo e dettagliato programma che dinamicamente si aggiorni nel dibattito di mille meetup e di mille iniziative, dove anche i senatori e deputati partecipino come semplici attivisti, rinunciando al comodo ruolo di utenti privilegiati della rete e dei diritti. E come sempre la Calabria è laboratorio. Spaccata in due la rappresentanza parlamentare sulle questioni di metodo (circa una procedura di stampo fascista adottata da alcuni), si confrontano in molti. Da una parte centinaia di cittadini che esprimono le loro esigenze e proposte, dall’altra un Comitato Centrale di fedelissimi (ai Principi Assoluti ed Inviolabili) . Qualcuno propone la raccolta di firme contro i privilegi della casta in Calabria? Ma non ha concesso il ruolo di primo firmatario al deputato di riferimento: non siamo più contro la casta. Un manipolo di cassaintegrati, senza soldi e senza lavoro, propone la difesa della Costituzione manifestando in parlamento? Ma non hanno ricevuto l’invito su carta intestata e marca da bollo mantenendo comportamenti irresponsabili e politically uncorrect. Un altro attivista è invitato in televisione e sostiene le tesi del Movimento? Ma non ha fatto il corso di dizione e bella presenza da Casaleggio: usurpatore! Forse, però, Grillo vuole che cessino questi atteggiamenti da parte degli eletti. E le parole sul caso immigrati sono solo l’ennesima provocazione, questa volta, interna.


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Sabato 19 Ottobre 2013

I lussi della Calabria

Senza il direttore non si batte cassa

«In un momento di gravissima crisi economica e finanziaria che colpisce tutti i settori vitali della nostra regione ed in cui continua ad allargarsi a macchia d’olio la fascia di povertà e la sofferenza dei ceti meno abbienti, la Calabria non può assolutamente permettersi il lusso che da oltre quattro mesi il dipartimento Lavori pubblici sia privo del dirigente della Uoa Politiche della casa ed Edilizia residenziale pubblica che di fatto ha paralizzato l’attività amministrativa dell’assessorato provocando un grave danno al sistema delle imprese e delle autonomie locali e rischia di non poter utilizzare risorse per centinaia di milioni di euro fondi ex Gescal giacenti presso la Cassa depositi e prestiti e che altre regioni più virtuose della nostra sono pronte a spendere e ad utilizzare immediatamente». Da queste considerazioni scaturisce una interrogazione a risposta immediata che i consiglieri regionali del Pd Antonino De Gaetano e Carlo Guccione ha presentato al presidente della giunta regionale calabrese Giuseppe Scopelliti e all’assessore regionale ai Lavori pubblici Pino Gentile. Al Presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Talarico

Oggetto: interrogazione a risposta immediata al presidente della Giunta regionale calabrese onorevole Giuseppe Scopelliti e all’assessore regionale ai LL. PP onorevole Giuseppe Gentile sul mancato utilizzo dei fondi ex Gescal destinati alla Calabria.

Da oltre quattro mesi il dipartimento Lavori pubblici è privo del dirigente della Uoa Politiche della casa ed Edilizia residenziale pubblica che di fatto ha paralizzato l'attività amministrativa dell'assessorato provocando un grave danno al sistema delle imprese e delle autonomie locali e rischia di non poter utilizzare risorse per centinaia di milioni di euro fondi ex Gescal giacenti presso la Cassa depositi e prestiti

Premesso che: - da oltre 4 mesi il dipartimento Lavori pubblici, Edilizia residenziale, Politiche della casa, Autorità di bacino è privo del dirigente della Uoa Politiche della casa, Edilizia residenziale pubblica, riqualificazione e recupero dei centri urbani e storici; - a tutt’oggi non si conoscono i motivi che impediscono la nomina del dirigente della Uoa Politiche della casa; - tale situazione ha di fatto paralizzato l’attività della Politica della casa e dell’Edilizia residenziale pubblica con grave danno al sistema delle imprese e delle autonomie locali; - appare grave che tale paralisi amministrativa rischia non solo di bloccare gli investimenti in corso ma di non poter utilizzare i fondi giacenti presso la Cassa depositi e prestiti pari a oltre 134 milioni di euro di fondi ex Gescal assegnati alla nostra Regione e che potrebbero essere dirottati verso le altre Regioni più virtuose; Si chiede alla S.V. quali iniziative urgenti ed immediate si intendono adottare al fine di procedere alla nomina del dirigente della Uoa Politiche della casa per impedire la totale paralisi di un settore nevralgico per lo sviluppo della nostra Regione e di impedire la perdita di centinaia di milioni di euro destinati alla nostra Regione per l’edilizia sovvenzionata. Antonino De Gaetano Carlo Guccione

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Mezzoeuro Le chiavi che non ti aspetti

Il rischio dell’abusivismo abitativo, unito all’emergenza sociale da cui questo rischio deriva, quando possibile va evitato attraverso azioni amministrative equivalenti a soluzioni immediate e di prevenzione. In base a questo preciso indirizzo, il sindaco Mario Occhiuto ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente che dispone provvisoriamente l’assegnazione di alcuni alloggi di edilizia residenziale pubblica ubicati in via Gaeta, all’interno del noto palazzo Virginia Bombini.

Solidarietà in Comune Grazie al provvedimento del primo cittadino, sei nuclei familiari potranno disporre per tre mesi dell’immobile messo a disposizione dell’Aterp tutelandolo così da occupazioni illecite, conformemente all’invito rivolto dall’Aterp al Comune lo scorso 19 settembre, nell’individuare cioè i destinatari. Questi ultimi, sono provvisoriamente beneficiari con l’utilizzo della graduatoria definitiva a suo tempo redatta dalla commissione Aterp. Fino a poco tempo fa, gli appartamenti di Palazzo Bombini, nel centro storico, erano stati destinati a residenze per studenti universitari. Dal momento che l’Università della Calabria non ha inteso rinnovare la convenzione esistente, il Comune di Cosenza e l’Aterp hanno chiesto alla Regione Calabria di revocare la propria delibera n. 137 del 21/2/2008 con cui era stata variata la tipologia d’intervento da “edilizia residenziale pubblica” a “strutture destinate ad alloggi universitari”, rappresentando così la necessità di procedere al perfezionamento dell’iter di assegnazione degli alloggi in oggetto. Detto fatto. Fra l’altro, l’importante passaggio darà

Per l’emergenza abitativa il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ordina l'assegnazione di sei alloggi a palazzo Bombini per sei nuclei familiari svantaggiati ora modo di attuare una sanatoria anche per l’uso di altri alloggi da destinare ad abitazioni. Nel novembre del 2012, come si ricorderà, Mario Occhiuto aveva firmato un’ordinanza analoga per la permanenza temporanea della durata

di dodici mesi (e comunque sino al cessato rischio e pericolo per la collettività) per cinque nuclei familiari in alloggi di proprietà dell’Aterp situati in via Salita Sant’Agostino N.10 e in via Gaetano Argento N.33. Il nuovo atto prosegue l’indirizzo avviato allora. «Il grave disagio economico ed abitativo di molte famiglie della nostra città - afferma il sindaco Occhiuto - è sempre in cima alle priorità dell’amministrazione. Quando ci è consentito dalle leggi e dalle risorse a nostra disposizione, come in questo caso, non tentenniamo nel dare quelle risposte che difendano la dignità di persone meno fortunate. Non appena sarà completata l’indagine del settore Welfare del Comune - conclude Occhiuto - comunicheremo la successiva assegnazione provvisoria dei rimanenti 5 alloggi disponibili nello stesso immobile di palazzo Bombini, secondo i criteri della massima trasparenza e dell’ordine di graduatoria».


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Sabato 19 Ottobre 2013

Un’aula per il leone socialista

Quel ruggito che ha lasciato il segno

Una sala dell’Istituto musicale “Donizetti” di Mirto Crosia dedicata alla memoria di Giacomo Mancini «L’istituto musicale “Donizetti” ha voluto dedicare un’aula alla memoria di Giacomo Mancini, mio nonno. È bello che una scuola abbia avuto questo pensiero. Ed è bello che gli allievi, che qui studieranno e si formeranno, possano porre il loro pensiero verso chi si è speso tanto per la Calabria». E’ quanto ha dichiarato l’assessore regionale al Bilancio e alla Programmazione nazionale e comunitaria, Giacomo Mancini, intervenendo all’inaugurazione dell’anno scolastico 2013/2014 dell’Istituto musicale “Donizetti” di Mirto Crosia. Nel corso della cerimonia, infatti, è stata installata una targa commemorativa - realizzata dal maestro orafo Michele Affidato - dedicata alla memoria del leader socialista Giacomo Mancini, al quale è stata dedicata l’aula destinata alle lezioni di “lettura e teoria”. Oltre all’assessore regionale, all’evento hanno preso parte altri ospiti illustri. Tra questi: Salvatore Magarò, consigliere regionale della Calabria e presidente della commissione contro la ‘ndrangheta; il commissario del conservatorio di Vibo Valentia, il maestro Antonella Barbarossa; Vincenzo Russolillo, presidente di Casa Sanremo; l’assessore provinciale Giovanni Forciniti e il sindaco di Crosia, Gerardo Aiello. Gli ospiti sono stati accolti dal direttore dell’Istituto Musicale Donizetti Giuseppe Greco. La celebrazione si è poi spostata al Palateatro di Mirto per la conferenza di inaugurazione in cui si sono alternati gli interventi e le esibizioni musicali degli alunni dell’istituto musicale Donizetti. L’intera cerimonia è stata, infatti, accompagnata dalle note dell’orchestra di fiati “G. Puccini”. Sono trascorsi 11 anni dalla scomparsa del leader socialista Giacomo Mancini, e i ragazzi del suo Mezzogiorno non vogliono e non possono di-

menticare chi ha segnato profondamente la vita del nostro Paese e in particolare della Calabria. Giovani che guardano al futuro senza voltare le spalle a quegli uomini che rimboccandosi le maniche la storia l’hanno fatta. Chissà cosa direbbe ora a questi ragazzi, certamente non farebbe mancare la sua voce e i suoi insegnamenti, e forse si sentirà fra le mura della scuola la presenza non certo leggera di uno statista che avrebbe avuto ancora molto da dire, adesso più che mai. Magari le giovani generazioni sentono la mancanza di quelle presenze forti che con pochi salotti e molti fatti avevano come parola d’ordine la passione per la politica. Una nostalgia canaglia, di quei tempi, di quegli uomini statuari che sicurezza e spalle forti, hanno scritto il passato e forse anche il futuro.

. Giacomo Mancini

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Sabato 19 Ottobre 2013

Il grido disperato

Signor Presidente della Repubblica, signor Presidente del Consiglio, Da responsabili dell’Azione cattolica calabrese vorremmo condividere la sofferenza che da tempo viviamo, come cittadini di questa bella Regione, rispetto alla tenuta sociale e istituzionale dei nostri territori; sofferenza acuita dall’ultimo, drammatico abbandono di un sindaco, quello di Benestare, un piccolo centro della Locride. La sua rinuncia, e la sua denuncia, sono state offuscate in questi giorni dalle drammatiche notizie di Lampedusa e dal consueto gossip politico; ma non possiamo non riportarlo, anche con questo piccolo gesto, alla Vostra attenzione, per la sensibilità che contraddistingue la Vostra azione istituzionale. Oggi Rosario Rocca, come ieri Maria Carmela Lanzetta a Monasterace, Elisabetta Tripodi a Rosarno, Caterina Girasole a Isola Capo Rizzuto e tanti altri: seppure da storie e percorsi differenti, il grido dei Sindaci vittime di attentati e intimidazioni della ‘ndrangheta si è unito a un forte allarme sulla stessa capacità delle Istituzioni di essere presidio di legalità e di coesione sociale sul territorio. A questa piaga si aggiunge l’ulteriore vergogna dei tanti Comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, a partire dal Comune di Reggio Calabria. Le responsabilità della Politica locale sono evidenti: questa oscilla troppo facilmente tra l’eroismo di tanti amministratori locali, spesso proprio nei centri più piccoli, e l’indifferenza, o peggio ancora lo sprezzo dei veri problemi delle popolazioni, e in particolare dei più poveri. Quest’ultimo aspetto è tra i più odiosi: sotto il peso di tagli nazionali e regionali, del patto di stabilità e delle sofferenze, quando non della cattiva gestione, delle tesorerie comunali e regionali, è a rischio esistenza tutto il terzo settore che nel nostro territorio annovera delle storie esemplari nel servizio agli ultimi e agli emarginati; senza contare lo stato dei servizi sanitari su tutto il territorio. Siamo certamente consapevoli delle nostre responsabilità e come di tutti i cittadini calabresi, nel momento in cui assistiamo nel silenzio all’affermarsi, nei piccoli come nei grandi centri, e a tutti i livelli istituzionali, di scelte e logiche clientelari, dell’acquiescenza alla ndrangheta, della corruzione e del malaffare. Le forze sociali calabresi sono però ancora vive. L’associazionismo e il volontariato svolgono un vero e proprio ruolo di supplenza istituzionale in condizioni proibitive, e non solo nel privato sociale. La Chiesa, pur con le ferite della condizione umana, continua ad essere preziosa e quotidiana presenza nelle nostre comunità , testimonianza di misericordia e speranza e denuncia del male in tutte le sue forme. Benedetto XVI a Lamezia disse ai Calabresi: «Non cedete mai alla tentazione del pessimismo e del ripiegamento su voi stessi. Fate appello alle risorse della vostra fede e delle vostre capacità umane; sforzatevi di crescere nella capacità di collaborare, di prendersi cura dell’altro e di ogni bene pubblico». Per fede, non intendiamo cedere. Sappiamo che lo Stato siamo prima di tutto noi calabresi, abitanti di paesi difficili da raggiungere anche in condizioni ottimali e di città dove la bellezza per esprimersi spesso deve farsi largo tra buche e spazzatura; e sappiamo che è sempre più urgente che questa terra sappia esprimere una nuova classe dirigente, non compromessa con le logiche che finora l’hanno guidata, e che abbia a cuore davvero il bene comune; e che in primo luogo i cristiani debbano, per dirla con Papa Francesco, “immischiarsi in politica” per “amare e servire con umiltà” la comunità che è loro affidata. Ma chiediamo intanto maggiore attenzione alla

Terra amara e sempre più sola Oggi Rosario Rocca, come ieri Maria Carmela Lanzetta a Monasterace, Elisabetta Tripodi a Rosarno, Caterina Girasole a Isola Capo Rizzuto e tanti altri: seppure da storie e percorsi differenti, il grido dei Sindaci vittime di attentati e intimidazioni della 'ndrangheta si è unito a un forte allarme sulla stessa capacità delle Istituzioni di essere presidio di legalità e di coesione sociale sul territorio. A questa piaga si aggiunge l'ulteriore vergogna dei tanti Comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, a partire dal Comune di Reggio Calabria

Calabria dal livello nazionale, e segnali concreti perché gli amministratori locali che pagano un prezzo per esercitare il governo dei territori nella legalità siano messi nelle condizioni di poterlo fare in sicurezza. E attendiamo con ancora più impazienza segnali di inversione di tendenza rispetto ad atti che impoveriscono il nostro territorio. Si va dal taglio di treni, aerei, alla viabilità autostradale e stradale, a improbabili piani industriali, al mancato sostegno ai pochi e reali volani di sviluppo del territorio; fino alla mancanza di reali e concrete azioni di contrasto ad un esodo dei nostri giovani che fa impallidire i fenomeni di emigrazione del secolo scorso. Non vogliamo assistenzialismo ma giustizia, per essere messi nelle stesse condizioni di sviluppare al meglio le nostre potenzialità al pari delle altre realtà più sviluppate e più ricche d’Italia. E chiediamo con forza che la Politica nazionale sia sempre più concentrata sui veri problemi del Paese. Il dramma degli ultimi giorni a Lampedusa non ci è estraneo: in Calabria conosciamo bene la realtà degli sbarchi, anche in questi giorni, ed alcuni centri costruiscono con sempre maggiore fatica autentici modelli di integrazione. Ma occorre sostegno, occorre sentirsi dentro una comunità nazionale e a una politica che non pensi solo a paracadutare i propri leader in prossimità delle elezioni. Il nostro impegno di responsabili regionali e diocesani sarà sempre più orientato, secondo la nostra vocazione associativa, alla formazione di ragazzi, giovani e adulti che da cristiani maturi vivano e scelgano il bene comune nei nostri paesi e nelle nostre città. Dobbiamo fare la nostra parte: ma chiediamo che anche le Istituzioni reagiscano con forza al degrado che si sta sempre più impadronendo dei livelli di governo locale. Su specifiche azioni e provvedimenti che il livello nazionale volesse intraprendere con efficacia troverà sempre in noi sostegno e partecipazione convinta. la Delegazione regionale e il Comitato presidenti di Azione cattolica della Calabria

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Mezzoeuro Soldi in campo

Sostenibilità a braccetto con lo sviluppo

di Giovanni Perri

La spesa comunitaria per l’agricoltura italiana per il prossimo settennio 2014-2020 assommerà a circa 52 miliardi di euro, pari a 8 miliardi di euro per ciascuno esercizio finanziario annuale. In particolare, 26 miliardi saranno erogati come pagamenti diretti, ovverosia versati ai titolari di aziende agricole per ogni ettaro di superficie agricola posseduta, 7 miliardi sono finalizzati agli interventi di mercato a favore della riorganizzazione delle varie filiere e 19 miliardi, comprensivi della quota di cofinanziamento nazionale, sono destinati alle misure di sviluppo rurale. I primi 26 miliardi di euro costituiscono, quindi, la somma finanziaria più cospicua dell’impegno finanziario della Politica agricola comune (Pac) e verrà spalmata sull’intera superficie agricola di ogni singolo Stato membro, sulla base di un importo fisso per ettaro uguale per tutto il territorio nazionale. Per l’Italia è prevista una somma di circa 200 euro per ettaro distinto per aree omogenee, eventualmente suddiviso in regioni con pagamenti differenziati. A detta somma si aggiungerebbe un ulteriore importo di euro 100, come premio suppletivo di riconoscimento per gli interventi di “inverdimento”, afferenti a tre impegni di natura ecologica ed ambientale che gli agricoltori dovranno rigorosamente osservare e che verranno espletati con la messa in colture di due o tre essenze seminative, rispettivamente per le aziende agricole la cui dimensione territoriale è compresa tra 10 e30 ettari o superiore. A detti importi unitari ad ettaro, possono ancora essere ulteriormente sommati premi nella misura massima del 25% del pagamento base, per i soli giovani agricoltori con meno di 40 anni di età per i primi cinque anni di conduzione aziendale a partire dalla data di primo insediamento Altro importante aspetto da sottolineare riguarda la selet-

Gli impegni comunitari per l’agricoltura con la nuova riforma della Pac per il periodo 2014-2020 tività dei pagamenti che saranno erogati agli “agricoltori attivi”, ovverosia a chi gestisce con una minima manutenzione le superfici agricole vocate alla coltivazione e alla produzione foraggera. Ultima novità riguarda infine l’erogazione a beneficio dei “piccoli produttori”, senza obbligo di inverdimento o greening, con pagamenti di piccola entità, con un importo forfettario fissato dal singolo Stato membro tra 500 e 1250, possibilità diversamente non consentita dalla soglia di pagamento minimo nella misura di 100 euro per singola domanda, elevabile per l’Italia fino a 400 euro. I 7 miliardi di interventi di mercato a favore della riorganizzazione delle varie filiere, nell’ambito della nuova Pac sono destinati a dare risposte alla domanda di sostenibilità e tracciabilità, a beneficio dei consumatori ed utilizzatori finali. La sostenibilità è perciò destinata a camminare a braccetto con lo sviluppo, non solo per soddisfare le esigenze ed i bisogni della popolazione presente, ma anche e soprattutto per non compromettere le possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri. Sviluppo sostenibile diventa sinonimo della possibilità di far coesistere la perpetuità della risorse naturalistiche e ambientali e contribuisce positivamente alla riorganizzazione delle filiere produttive improntate alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica, capace di innescare meccanismi e comportamenti virtuosi con l’utilizzo delle produzione vegetali agricole, forestali, della zootecnica e dell’ortofrutta.

Le misure per lo sviluppo rurale ammontano a 19 miliardi, comprensivi della quota di cofinanziamento nazionale. Gli obiettivi dello sviluppo rurale sono essenzialmente incentrati al raggiungimento dei traguardi strategici di “Europa 2020” per una crescita intelligente, sostenibile, per la tutela dell’ambiente e della biodiversità, con una serie di iniziative in sinergia con le altre attività economiche produttive, non prescindendo dalla ricerca e dell’innovazione applicativa riferita ai processi della produzione, trasformazione e vendita dei prodotti del territorio. Diverse azioni dovranno permettere di adattare l’intero sistema agricolo al cambiamento climatico, nonché di attuare scelte strategiche per fronteggiarlo adeguatamente. Altra importante rilevante novità della riforma Pac riguarda il finanziamento delle azioni della “gestione del rischio”. Vi è la previsione, a partire dall’anno 2015 in poi di attuare azioni, misure e contributi di assicurazioni agevolate per far fronte alle calamità naturali, ancora oggi finanziate dalla legge nazionale 384 e/o da strumenti simili. In tal modo gli imprevisti danni, cali di produzione e penalizzazione reddituali degli agricoltori ed imprenditori agricoli, verranno risarciti dai fondi previsti dalla Pac nell’ambito dello sviluppo rurale. Agli accordi politici di cui sopra, dovranno seguire ora gli opportuni affinamenti riguardanti i relativi testi normativi, per dare seguito poi all’adozione dei regolamenti applicativi ed infine alle delicate procedure di recepimento a livello nazionale e regionale. L’entità della cifra complessiva è, dunque, considerevole. L’auspicio è che i vari interventi vengano gestiti con efficacia, attraverso iniziative progettuali adeguate, al fine di far compiere all’agricoltura italiana quel balzo in avanti, capace di generare, secondo le previsioni dell’Ue, un valore aggiunto di circa 250 miliardi di euro all’anno nel settore. agronomogperri@virgilio.it


Mezzoeuro Moda Movie 2014

In preparazione il nuovo calendario votato alla creatività e ai giovani talenti dell’ultima edizione “Nature’s glamour” Ultimi preparativi per il calendario Moda Movie 2014 che sarà presentato a Cosenza a fine novembre. Per il settimo anno l’associazione “Creazione e immagine” decide così di promuovere, e al tempo stesso di omaggiare, l’estro degli stilisti vincitori della passata edizione del festival dei talenti della moda e del cinema. Suggestioni e immagini si alternano nel rincorrersi dei mesi mentre creatività e sartorialità s’intrecciano nell’interpretazione del tema scelto in occasione della diciassettesima edizione, dal titolo “Nature’s Glamour” (andata in scena lo scorso giugno). La complessità della natura è stata indagata nei suoi tanti frammenti, esaltata nel suo fascino e celebrata in quanto entità da proteggere, prendendo forma in abiti dallo stile eclettico tipico della natura stessa, capace di essere bucolica e selvaggia, ribelle e romantica, madre e matrigna.

Giorni da passerella Il nuovo calendario si fa così sintesi di quest’ultimo progetto firmato Moda Movie, grazie al contributo di Ivan Patitucci (grafica), di Francesco Tosti e Francesco Greco (fotografi), di Francesco Orrico (setting) e grazie soprattutto a Sante e Paola Orrico, rispettivamente ideatore e project manager. Per un prodotto in definitiva esclusivo e dalla grafica accattivante che presenta rispettivamente le creazioni di: Maria Rosa Petrungaro (primo premio) con i suoi capi dalla natura sognante e decisa in un gioco di forme e geometrie equilibrate e d’impatto, Marina Vespa (secondo premio) ideatrice di capi che strizzano l’occhio ad una spiccata creatività, declinata in intrecci floreali su abiti basic e infine Maria Elisabetta Mazzuca (terzo premio) con modelli che lasciano spazio al dialogo tra l’innovazione e la classicità, tra scale cromatiche decise e dettagli sofisticati. Altri scatti del calendario presentano, inoltre, alcuni delle creazioni nate dell’estro dello special guest di Nature’s Glamour: Nino Lettieri, autore di una collezione che indaga ed esalta la bellezza senza tempo della terra. Il calendario è uno dei tanti progetti speciali ideati da Sante Orrico nel susseguirsi delle diverse edizioni di Moda Movie, che quest’anno compie il suo diciottesimo anno di vita. Un traguardo importante per l’associazione Creazione e Immagine, che anima le trame del festival, ma soprattutto per i giovani creativi del mondo delle arti che hanno avuto così occasione di condividere con il grande pubblico il proprio talento e allo stesso tempo di avvicinarsi in modo concreto al proprio sogno. Vetrina ma anche laboratorio, Moda Movie, valorizza così i giovani designers, coinvolgendo anche il territorio nei suoi aspetti naturalistici, artistici e culturali.

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Rubrica a cura dell’Ente di Patronato e di Assistenza sociale Epas-Fna (Federazione nazionale agricoltura)

IN COLLABORAZIONE CON

SEDI ZONALI ALTOMONTE FRANCAVILLA MARITTIMA PRAIA A MARE SCALEA

C.DA PANTALEO, 7/A VIA MAZZINI, 64

0981/946193 0981/992322

VIA TRIESTE, 20 VIA FIUME LAO, 253

0985/777812 0985/90394

SEDI COMUNALI ACRI ALTOMONTE CASTROVILLARI CERCHIARA DI CALABRIA CETRARO COSENZA FAGNANO CASTELLO GRISOLIA LAUROPOLI DI CASSANO IONIO MALVITO MOTTAFOLLONE PAOLA SAN MARCO ARGENTANO SCALO SAN SOSTI SANTA MARIA DEL CEDRO SARACENA SARTANO DI TORANO CASTELLO SPEZZANO ALBANESE TERRANOVA DA SIBARI TREBISACCE VILLAPIANA LIDO VILLAPIANA LIDO

VIA DUGLIA, 486 VIA SAN FRANCESCO, 62 C/O STUDIO LEGALE CORDASCO VIALE PADRE F. RUSSO CONTRADA PIANA VIA G. DE GIACOMO, 4 VIA DE RADA, 24 VIA SAN SEBASTIANO CORR. BELLUSCI ANGELO PIAZZA CAPOLANZA, 8 CONTRADA VADITARI CORR. BORRELLI ANTONIETTA VIA NAZIONALE, 134 C/O CEDEFIN VIA ALCIDE DE GASPERI C/O STUDIO PERRONE-NOVELLO VIA PIANO DELLA FIERA, 14 VIA SAN MICHELE, 10 PIAZZA XX SETTEMBRE, 21 CORSO UMBERTO I PIAZZA DELLA REPUBBLICA, 49 CORSO MARGHERITA, 365 VIA PARIGI, 16 VIA DELLE AZALEE C/O STUDIO MELITO VIA DELLE ROSE, 28 C/O TEAM SERVICE

333/9833586 0981/948202 0981/483366

0982/999368 349/5842008 346/8569600 347/9433893 0981/70014 349/5438714 0982/621429 346/8569600 0981/60118 0985/5486 340/9692335 0984/521251 345/1337465 0981/956320 0981/51662 0981/56414 0981/56423

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Sabato 19 Ottobre 2013

Rubrica a cura dell’Ente di Patronato e di Assistenza sociale Epas-Fna (Federazione nazionale agricoltura)

«La Legge di Stabilità del 2014 è sicuramente uno degli appuntamenti cruciali per il nostro Paese -afferma Denis Nesci, presidente nazionale del patronato Epas- non solo per quel che riguarda la delicata situazione attuale, ma anche per il modo in cui certe decisioni influenzeranno i prossimi anni, visto che i cambiamenti e gli interventi necessari aggiunge il presidente Epas- dovranno essere proiettati anche verso l’immediato futuro».

Pronta la bozza della legge di stabilità 2014

Stabilizzare il flessibile preferendo il tempo indeterminato Per adesso è solo una bozza di legge, di conseguenza dovrà essere valutata, esaminata ed eventualmente corretta e ridisegnata prima di produrre effetti concreti: indubbiamente però, il testo relativo alla Legge di Stabilità del 2014 è già oggetto di grande interesse per gli attori del mondo politico ma, soprattutto, per i cittadini, ansiosi di valutare le possibili novità che tale documento si propone di introdurre nella vita del Paese. Come è facile immaginare, non mancano riferimenti ai settori che presentano ad oggi le maggiori criticità e che richiedono per forza di cose un intervento urgente e di un certo spessore. Tra le varie problematiche, ovviamente, un posto di enorme rilievo spetta al lavoro, per cui appare con sempre maggiore evidenza la necessità di affrontare in maniera seria e decisa la piaga della disoccupazione. Il primo passo in tal senso è l’idea di incentivare la stabilizzazione dei contratti flessibili mediante la conversione degli stessi in assunzioni a tempo indeterminato, operazione da concretizzare attraverso la restituzione del 100% dell’addizionale Aspi, pari all’1,4% delle retribuzioni erogate ai lavoratori nel corso del rapporto flessibile: tale restituzione al 100% è prevista per le stabilizzazioni poste in essere dal 1° gennaio 2014. Accanto alle soluzioni inerenti al mondo dell’occupazione, grandissimo interesse destano le misure destinate al settore della previdenza, in particolar modo al capitolo delle pensioni, continuamente nel mirino delle riforme attuate negli ultimi anni. A tal proposito, la bozza di legge inserisce una specifica disciplina per la rivalutazione per il triennio 2014-2016, possibile fino alle pensioni superiori a 6 volte il minimo Inps (tale rivalutazione percentuale cambia in base all’importo della pensione stessa) ma bloccata, anche se solo per il 2014, per quelle il cui importo è superiore a 6 volte il minimo Inps. Non trascurabile il nuovo tentativo di inserire un contributo sulle pensioni d’oro, inquadrato stavolta come contributo di solidarietà da versare agli istituti previdenziali per concorrere al mantenimento dell’equilibrio del sistema pensionistico, e non come imposta di natura tributaria, come accaduto in precedenza, cosa che ne aveva decretato l’incostituzionalità. «Lavoro e previdenza continuano a monopolizzare l’attenzione di media e cittadini -dice ancora Denis Nesci- e per i politici diventa sempre più urgente la necessità di soddisfare esigenze così importanti e avvertite come prioritarie dagli italiani. Adesso bisognerà attendere fiduciosi le valutazioni di rito -conclude il Presidente Epas- e sperare che questi interventi, unitamente ad altri ancora più decisi, possano imprimere una svolta importante alla realtà economica del Paese».

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