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numero 12 - Anno 13 Sabato 22 Marzo 2014

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settimanale d’informazione regionale

Tsipras, l’altra Europa

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Sabato 22 Marzo 2014

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Il legno storto

Voto europeo

I populismi premono le difese appaiono deboli Mezzoeuro Fondato da Franco Martelli

Ediratio editore

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n. 12427

Quasi che finora non si fosse fatto caso, o non si fosse data troppa importanza alla invasione dei populismi nei Paesi europei (ne abbiamo però delle mappe piuttosto precise, vedi ora un recente servizio de l’Espresso, “Quelli che l’EuroNo”; così come siamo in possesso di “visualizzazioni” degli “ingredienti e ricetta del populismo”: v. “La lettura”, Corriere della Sera), con l’avvicinarsi delle elezioni europee, tutta la aggressività polemica di quei movimenti che dalla Francia, all’Austria, all’Inghilterra, all’Olanda, vanno demolendo le ragioni più profonde di una democrazia europeista, si sta facendo sentire in forme sempre più plateali e preoccupanti. Nel populismo “vagante”, si cerca tutto ciò che gli procura sempre maggiore consenso tra la gente o, viceversa, ne fa una provvisoria carta vincente in mano a chi lo usa come un deterrente, come una arma per spiazzare gli avversari. E certo, poiché non è sempre chiaro ed acclarato il materiale che compone quella spinta populista, si è attenti ai tanti ammiccamenti ai vocabolari di una psiche sociale di cui ci si vuol fare interpreti. A costituire la domanda politica di stampo populista, è, per così dire un dato fisso cioè una supposta appropriazione di aspirazioni collettive, e diversi contenuti variabili che vanno dalla contrapposizione tra poteri forti e poteri deboli, tra economie egemoni, banche, mercati finanziari, e sudditanze prodotte, tra nazioni ricche e stati poveri, etc., al dualismo potenti_reietti della storia. Sono questi temi, in una Europa in crisi di idea, con società nazionali senza sviluppo,che imprimono ai populismi la forza di veicolare rabbie, furori collettivi, illusioni di ricostruire l’Europa su misura di una radicale palingenesi

di Franco Crispini

C’è in atto una contrapposizione europeisti-antieuropeisti, che, non tenuta a bada, sta diventando sempre più aspra rischiando di travolgere il sogno nutrito da una vasta area dell’opinione pubblica, di una grande comunità unita di valori e di speranze. La crisi economica, più pesante in alcuni Paesi europei, addebitata alla moneta unica, all’euro, di cui si vorrebbe fare a meno, va saldando in un unico tronco le avversioni al disegno europeista, radice di tutti i mali. Un malessere profondo si è venuto a creare e diventa sempre più difficile spegnerlo: la giusta limitazione delle spinte espansive delle singole realtà nazionali a danno delle altre, è venuta a prendere l’aspetto di un centralismo europeista che imporrebbe sottomissioni a regole e direttive esterne a ciascuno degli Stati. Certo, l’Europa unita non può consistere in una politica di assoggettamento di ciascun Paese a organismi di direzione e di controllo che dettino minutamente tutte le politiche da adottare per restare dentro ad una misura comune prestabilita di ritmo economico Sarà necessario ridisegnare il vincolo unitario, renderlo espressione di valori condivisi, strumento per agevolare non l’egemonia dei stati più ricchi e forti bensì per equilibrare quanto più possibile i dislivelli di base delle economie nazionali. Intanto, in questi ultimi anni, il sentimento diffuso nelle popolazioni europee è quello, da un lato, di una unione che ha portato i maggiori vantaggi in termini di accrescimento di forza economica solamente ad alcuni Stati che sono riusciti a far prevalere i propri criteri di crescita, dall’altro, di una penalizzazione per quelle nazioni per le quali stabilità ed austerità sono state come un cappio al collo e sono parse uno sbarramento per ogni possibile ripresa. È certo che ci si avvia alla formazione di un nuovo Parlamento europeo non nelle migliori condizioni, con nazioni nelle quali venti di crisi spirano sulle rispettive democrazie rappresentative, in cui l’eversione populista si è già aperto un varco, per cui si apriranno scenari imprevisti per fare prendere quota ad una idea “altra” di Europa. Il Parlamento europeo che uscirà dal voto di maggio dovrà rispecchiare innanzitutto Paesi in cui si è saputo frenare l’onda populista, perché altrimenti non gli riuscirà di adempiere ad compito divenuto urgente di ridisegnare cioè una comunità europea che bloccando tutte le spinte egoistiche, tutti gli spericolati radicalismi, si renderà più vicina e solidale con i genuini bisogni dei popoli rappresentati.


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Un uomo solo (e da solo) in pista

Può darsi che ha spiazzato tutti, alla fin fine. Nel senso che partendo prima di ogni altro ha potuto fare a meno di “autorizzazioni” formali e complicate da parte del partito, evidentemente con altri punti e altre idee in testa in agenda. Ma col passare dei giorni l’immagine di Mario Oliverio che gira in lungo e in largo la Calabria in attesa delle primarie va tingendosi di giallo prima ancora che di grigio. Perché l’effetto sorpresa è un conto, anche suggestivo. Ma poi alcuni punti vanno chiariti altrimenti il tutto diventa ambiguo, se non proprio deleterio. Il primo a rendersene conto, del resto, è stato lo stesso Oliverio che s’è fiondato a Roma nei giorni scorsi dove ha incontrato un uomo del cerchio magico strettissimo di Matteo Renzi, Guerini. Ovviamente top secret il contenuto analitico del rendez-vous, ci mancherebbe altro. Quel che si può ipotizzare, in ogni caso, è un quadro che rimane a tinte non forti con l’entourage di Renzi che non avrebbe dato garanzie certe circa una vera e propria investitura di Oliverio per la presidenza della Regione.

Campagna d’autoascolto Non pare siano venuti dinieghi, ci mancherebbe. Ma nemmeno caselli autostradali gratuiti per usare una metafora già utilizzata dal compagno Nicola Adamo in ben altre vicende. Né sì, né no, né ni, né niente. Lo scenario è in evoluzione e considerato in leggero anticipo nonostante la vicenda Calabria sia costantemente monitorata e giudicata a rischio, cioè con possibilità di precipitare da un giorno all’altro. Ma è sul percorso che il cerchio magico di Renzi non si pronuncia né in un senso né in un altro. Ufficialmente le primarie non dovrebbero essere messe in discussione ma tra il dire e il fare, e tra i principi e la prassi, si sa che può accadere di tutto.

Mario Oliverio

Mario Oliverio passa dallo Jonio al Tirreno dall'entroterra alle montagne in vista delle primarie per la presidenza della Regione A tratti sembra surreale la corsa in assoluta solitudine ma nessuno, né in un senso né in un altro, ha nulla da ridire Nel mentre cerca "agganci" a Roma

Nel frattempo nessun nome è “pregiudicato” e quindi, per controaltare, nemmeno benedetto a meno che non lo cali direttamente Renzi tirandolo fuori dal cilindro. Dunque Oliverio fa bene a passare dallo Jonio al Tirreno, dall’entroterra alle montagne. Nessuno può dirgli niente di ufficiale in questo momento. Un turno di primarie, o semplicemente un miraggio di primarie, non si negano a nessuno. Fintanto che si navigherà nel buio e senza barriere protettive ogni nome, e a maggior ragione uno della caratura di Oliverio, ha buon gioco e campo libero. Altro poi è chiedersi cosa accadrà quando si comincerà a fare sul serio e soprattutto quando Renzi darà delle direttive ben precise a Ernesto Magorno. A quel punto può darsi che le tentazioni e le aspirazioni coincideranno. Ma potrà anche accadere il contrario e allora della corsa solitaria e coraggiosamente prematura di Mario Oliverio per la presidenza della Regione non potrà che restare il book fotografico al suo entourage che sicuramente starà facendo tesoro di una Calabria che è sempre più bella ogni qual volta la si gira.

ni sul tema “Per una Calabria nuova e proiettata verso il futuro”. Erano presenti, tra gli altri, il segretario provinciale del Pd Seby Romeo, numerosi segretari di circolo della Piana, amministratori, dirigenti e militanti dl Pd e del cntrosinistra».

Per il momento «va avanti senza sosta - così come recita una nota stampa dello staff di Mario Oliverio - la campagna di ascolto avviata dal presidente della Provincia di Cosenza in vista delle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato alla presidenza della Regione Calabria. Su invito del circolo del Pd di Polistena, Oliverio ha preso parte ad un affollato incontro-dibattito con i cittadi-

«Ho deciso di affrontare questo nuovo impegno ha detto il presidente della Provincia di Cosenza non per orgoglio o per un’ambizione personale, ma perché voglio mettere al servizio della mia terra e della mia gente l’esperienza acquisita in questi anni. So che l’impresa non è facile, soprattutto in un momento in cui la nostra regione è profondamente segnata da una sofferenza drammatica

che evidenzia una disoccupazione dilagante, un sistema delle imprese in grave difficoltà e che vede i servizi primari nel caos totale. Basti pensare allo stato comatoso in cui versano settori importanti come la sanità, la gestione dell’acqua e dei rifiuti, solo per citarne alcuni, la cui responsabilità è certamente da individuare nel fallimento clamoroso di Scopelliti e del centrodestra». «Di fronte a questa situazione - ha aggiunto Oliverio - non abbiamo più un minuto da perdere. Il Pd e il centrosinistra hanno il dovere politico e morale di mettere al servizio della Calabria migliore la propria funzione per una radicale svolta. Non possiamo più attardarci in discussioni e in atteggiamenti laceranti di contrapposizioni precostituite e personalistiche. Dobbiamo costruire, invece, un progetto forte, credibile, ispirato da un forte riformismo che dovrà vedere il protagonismo diretto dei diversi sistemi territoriali, superando biechi campanilismi e beceri interessi particolari, e dovrà partire dai problemi e dai bisogni reali dei calabresi. Un progetto per indicare un percorso concreto per l’affermazione dei diritti e della legalità e per creare nuove opportunità di lavoro e di crescita di questa regione. In tal senso ha aggiunto - vanno create, ad esempio, le condizioni perché l’utilizzazione delle risorse pubbliche, a partire dai fondi comunitari, non sia più guidata dai nomi dei soggetti beneficiari o dei progettisti, ma dalla qualità delle proposte. Dobbiamo dar vita ad un progetto veramente innovativo, capace di scrivere le pagine di una nuova storia della Calabria proiettata verso il futuro e di archiviare definitivamente la triste e fallimentare stagione firmata, in questi anni, da Scopelliti e dalla destra. Un progetto forte ed unitario per vincere le elezioni - conclude Oliverio - e governare bene con prestigio, credibilità e affidabilità, capace di ridestare l’orgoglio della calabresità e di restituire ai nostri corregionali, soprattutto alle nuove generazioni, la speranza verso il futuro».

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I conti che non tornano

Ci manca un pezzo La faida che travolge Cosenza e la Calabria e che guadagna agevolmente il palcoscenico nazionale rischia di semplificare un po' troppo la partita Eludendo la posta in gioco E soprattutto omettendo di raccontare tutta la verità All'impero i Gentile, impegnati all'ultimo sangue nell'intifada con quello dei Citrigno, non ci sono arrivati da soli. Ma con connivenze, trasversalismi, silenzi. Ne sa qualcosa il socialismo cosentino e più in generale il centrosinistra calabrese che s'è sempre girato dall'altra parte... Da sinistra: Tonino Gentile, Piero Citrigno, Pino Tursi Prato, Paolo Palma, Nicola Adamo, Giacomo Mancini senior

di Domenico Martelli

I più smaliziati lungo il Crati si saranno fatti una risatina da dentro il pigiama. Dovevano arrivare Piero Citrigno, Pino Tursi Prato e Vincenzo Cesareo a suonare la rivincita in prima serata. La “rinascenza”, la ribellione dal grande male che ingoia la città e la Calabria passa, nel seratone di Santoro, dalle voci consolidate di tre dal pelo duro sullo stomaco. Dieci anni di prigione insieme per i primi due e con sentenze di Cassazione sul groppone (e sorvolando sulle inquietanti interrogazioni che Angela Napoli spediva in commissione Antimafia proprio su Cesareo) non sono sufficienti a giustificare però lo sghignazzo sornione del cosentino che ne ha vista tanta acqua passare da sotto il ponte. Ci dev’essere un problema degenerativo più serio alla fonte se le cose stanno andando così. Non basta una battuta. All’origine della faida finita in tv e che è del tutto privata e interpersonale tra il gruppo Citrigno e la famiglia Gentile, un tempo sodali e industrialmente produttivi gli uni per gli altri, c’è forse una miopia strutturale se non proprio seriale, cercata, inseguita come progetto. Come se il “clan” Gentile fosse venuto fuori tutto da solo negli anni e soprattutto all’improvviso. E d’altra parte come se tra le prin-

cipali vittime lasciate sul campo dal “clan” di cui sopra ci fossero appunto Piero Citrigno, Pino Tursi Prato e Vincenzo Cesareo. Il costruttore delle ville dei Gentile in cambio della prima autorizzazione sanitaria (parole sue), l’intestatario fittizio dei terreni su cui i fratelli hanno edificato il benessere del futuro (Tursi Prato) e un medico che, a dar retta ad Angela Napoli, ha più amici a Rosarno e Africo che tra i letti dei malati (Cesareo). Sergio Leone in una situazione del genere avrebbe affilato e affidato le armi, sgombrato il set, riscaldato la sigla e buona visione a tutti. Ne avrebbe ricavato uno di quei film western all’italiana in grado di fare fortune in giro per il mondo. Pistole, fagioli e rutto libero. Ma mai e poi mai si sarebbe sognato di dare un titolo alla pellicola accarezzando concetti più ingombranti come libertà di stampa, difesa dei diritti dei malati, rinascimento della società calabrese. Per roba del genere ci vogliono anche megafoni all’altezza e non deve passare inosservato, nella sua miserevolezza, il dato che in prima serata e in tv la “rivincita” la cantano e la suonano uomini che si sono occupati d’altro fin qui.

Ma ormai il muro del silenzio s’è squartato e prima che passi la linea giusta mediaticamente ce ne vuole. L’attacco frontale di Citrigno ha passato abbondantemente il confine e su un punto s’è mostrato infallibile. Il problema “Gentile” s’è imposto, ora fa notizia, è fenomenale nelle sue movenze. È tempo questo che il circo mediatico cerca più merda possibile di Calabria e non è dato sapere se è questa più un’esigenza editoriale, industriale o se non è altro ancora e cioè magari un progetto politico sostitutivo. Lo sapremo non fra molto ma oggi non è possibile, il quadro è fosco, troppo fosco. Ci sguazzano dentro anche i veleni tra partiti e da dentro lo stesso partito ma è indubbiamente il vento editoriale e nazionale che è cambiato. Il letame di Calabria può guadagnare facilmente l’apertura, o il taglio basso, o una mezza puntata di Santoro. Vuol dire che buca, paga, o più probabilmente pagherà. Ma a noi quaggiù non può bastare il dipinto e su certe cose siamo costretti a ritornarci con il sale in mano. Tanto per cominciare, e in qualche modo proprio Citrigno e la sua storia imprenditoriale ne sono testimonianza, la famiglia Gentile e la sua strapotenza sono spuntati fuori come funghi a Cosenza?


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I conti che non tornano

Nessuno li ha visti mai aggirarsi tra i quartieri con fare “produttivo”? Perché spuntato fuori solo oggi? Quanti si sono girati dall’altra parte facendo finta di niente o, peggio, rimediandoci pure qualche pezzo di pane? Si chiama (il titolo è più lungo e lo accorciamo un po’) “Doppio gioco all’ombra dell’Ulivo”. È un libro che l’ex deputato Paolo Palma ha scritto di getto come lo può scrivere un giovane in camera sua quando qualcuno l’ha fatto incazzare di brutto. È un documento, se vogliamo pure uno spartiacque. Nel pamphlet si puntano i fari sulle elezioni politiche del 2001 che per svariate ragioni consideriamo ancora attuali e persino strategiche per la distribuzione del poter che ne è venuto fuori d’appresso. Tanto per capirci, le elezioni che hanno portato per la prima volta in Parlamento (al Senato) Tonino Gentile ma anche quelle che hanno spedito clamorosamente alla Camera e in quota centrosinistra Giacomo Mancini junior. È il turno elettorale di Achille Occhetto messo in mezzo e fatto fuori lungo le rive del Crati. Il turno di Marco Minniti che senza voti nell’uninominale di Reggio becca il seggio su base proporzionale. Il

turno di chi non è candidato, come Nicola Adamo, ma che per una volta e forse l’unica e ultima gioca di sponda con Giacomo Mancini senior e soprattutto da le carte del vecchio mondo post comunista a Cosenza. Oltre a Occhetto, tra i trombati, c’è naturalmente proprio Paolo Palma altrimenti non avremmo avuto il libro denuncia. È il turno del Senato con le schede gialle o rosa e della Camera di colore grigio. È il turno di alcune schede trovate già compilate come fac simile e che portano, per lo stesso votante, alla Camera un partito e al Senato un altro. Il turno del grande ponte trasversale di Cosenza che due mission deve confezionare. Produrre il miracolo per Giacometto, se possibile. Non far passare lo “straniero” nel centrosinistra nel senso che per Roma è preferibile un conterraneo, così si libera un posto. E di riflesso, ma mica tanto, dare una mano al fratello fino a lì minore dei Gentile. Tonino fa il botto dei voi e vola spedito al Senato ridicolizzando e umiliando la storia del Pci e di Achille Occhetto. Gli incroci perversi dei numeri che non tornano si sprecano, ci sarebbe da impazzire. Paolo Palma mette tutto su carta e racconta il grande inganno che è poi

quello di aver fatto fuori consapevolmente Occhetto a vantaggio, ovviamente, di Mancini junior da una parte e di Tonino Gentile dall’altra. Ma il “pacco” non si può confezionare senza il gran lavoro di buona parte del consenso post comunista cosentino in simbiosi con l’entourage di Mancini. Paolo Palma ha solo commesso un errore probabilmente. Ha scritto il libro con troppa fretta nel senso che solo dopo, post mortem, è venuto a sapere di altre e più inquietanti dettagli. Come dire che il libro è niente rispetto a quello che ha da raccontare e che ha raccontato negli anni. Come quelle voci “comuniste” che s’infilavano casa per casa a raccomandare di non votare per lui nel centrosinistra, non era quello il nome da far passare così come non lo era quello del compagno Occhetto. Il perché lo abbiamo capito dopo, tutti quanti. È questo il pezzo che manca al dipinto di Ruotolo, Santoro, Travaglio, Mentana, De Bortoli. Un pezzo importante. Tonino Gentile da allora non s’è più fermato. Mai più. È stato un crescendo. E chissà come sarebbe andata la storia se al Senato ci fosse andato Achille il filosofo al posto suo. Forse neanche il “cinghiale” sarebbe mai venuto fuori...

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Mezzoeuro Guardie e ladri Nicola Gratteri e Maria Carmela Lanzetta

Altro che relazioni L’occasione l’ha fornito l’ennesimo rapporto presentato sulla criminalità mafiosa e, di conseguenza, un’intervista su Radiouno. Il protagonista assoluto è lui, Nicola Gratteri. Sferzante, deciso, padrone della materia, competente come pochi il magistrato s’è mosso tra le domande come può fare per solito chi sa bene dove andare a parare. Deve passare la linea che delinquere non conviene economicamente e tecnicamente, ha detto. E dobbiamo smetterla di pensare che con i rapporti, le relazioni, i convegni risolviamo il problema. Occorre una legislazione nuova, dice Gratteri. Che insegua e incrimini le mafie senza ricorrere alle rivoluzioni del pensiero. Proprio l’esatto contrario di quello che solitamente dice, in simili occasioni accademiche, il tipico consulente. Già, il consulente. Gratteri al momento in questa veste è stato indicato dagli uomini di governo ma è chiaro a tutti ormai che la “pratica” gli sta stretta, molto stretta. Il procuratore aggiunto è tipo troppo dinamico e diretto per svolgere compiti collaterali nell’emisfero della giustizia che confina con la politica. Nel senso che è e padrone della prima sfera, o della seconda ma nel senso pieno del termine. Altre vie non se ne intravedono di razionali per lui e basta solo ricordare che in settimana ha appena confezionato il più grande sequestro di droga della storia recente per farsene un’idea appropriata. È come se Gratteri avesse voluto mandare messaggi chiari ai naviganti della politica che regna. Con me, se volete averci a che fare, o si fa sul serio o è meglio lasciar perdere del tutto. «La politica? Sinora, ahinoi, è stato fatto poco, poteva essere fatto molto di più: noi in Italia non siamo all’anno zero, abbiamo la legislazione antimafia più evoluta al mondo però questo non basta, bisogna cambiare le regole del gioco in modo tale che non sia conveniente delinquere» ha affermato tra l’altro su Radioraiuno. «Penso - ha aggiunto - che ci siano tante cose da fare, tante modifiche da apportare dal punto di vista normativo e spero, mi auguro, anche perché ne ho parlato pure un poco, che Renzi e Delrio continuino a fare quello che stanno dicendo in

È a suo modo sferzante Nicola Gratteri a commento dell'ennesimo rapporto presentato sulla criminalità mafiosa. «Occorre un sistema giudiziario nuovo, i teoremi non servono più Non dev'essere più conveniente delinquere» Proprio quello che non dice per solito un consulente e che dice, al contrario, uno che si vuole mettere in prima fila... queste ore di voler fare. Ormai basta, dobbiamo finirla di scrivere relazioni, si sa tutto delle mafie: ci vuole la volontà, la libertà, il coraggio di creare un sistema giudiziario tale che non sia più conveniente delinquere, sempre nel rispetto della Costituzione». Intanto il ministro per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta si sta occupando della riscrittura delle norme che regolano l’attività delle commissioni straordinarie che gestiscono i Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa. Lo afferma durante un suo intervento a Roma alla pre-

sentazione del Rapporto 2013 “amministratori sotto tiro. Intimidazioni mafiose e buona politica”, realizzato dall’associazione Avviso pubblico. «La mafia c’è, si è trasformata, ma c’è ancora», sottolinea Lanzetta osservando tuttavia che accanto a questo fenomeno «c’è anche una magistratura che lotta sempre con più coraggio, raggiungendo sempre maggiori risultati e c’è anche una politica che si impegna contro le mafie». «In ogni Comune - ha proseguito il ministro - ogni amministratore onesto sa quali sono i problemi ed è lì che la politica deve rispondere», ha concluso, ricordando gli atti di intimidazione di cui fu vittima da sindaco in Calabria. Alla presentazione del Rapporto c’era anche la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi che afferma: «Siamo alla vigilia di tornate elettorali importanti e voglio rivolgere un appello a tutte le forze politiche: avere particolare attenzione sul nome dei candidati. Lo dobbiamo a tutti coloro che hanno perso la vita per non piegarsi alla criminalità organizzata». «I partiti - ha proseguito Bindi - devono essere molto esigenti nei confronti dei candidati per i quali si chiede la fiducia dei cittadini e in alcuni territori penso che ci vorrebbe una dichiarazione esplicita che i voti della mafia non interessano». «Bisogna anche avere una particolare attenzione - ha concluso l’esponente del Pd - nei confronti delle liste civiche che possono diventare una copertura per le infiltrazioni mafiose». La parola passa al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho: «Le mafie utilizzano imprenditori puliti presentandoli nelle varie gare di appalto. Sarebbe quindi opportuno creare una banca dati per capire quali sono quelli che si presentano sempre e dietro ai quali c’è la criminalita’ organizzata. Cosi’ - ha spiegato - si potrebbero avviare delle indagini sulle imprese che si presentano a tante gare di appalto». Il magistrato ha anche sottolineato che ridurre le risorse destinate alla magistratura e alle forze di sicurezza «sarebbe come deporre le armi di fronte alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni di tipo mafioso».


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La new generation azzurra Se tanto mi dà tanto, ogni tassello pare si stia mettendo al proprio posto E per la presidenza della Regione Forza Italia potrebbe calare uno degli assi più giovani che ha a disposizione L’elemento da cui non si può prescindere è che al momento, a meno di cadute verticali sempre possibili se non probabili, per il voto delle politiche ne passerà ancora acqua sotto i ponti. Tanta acqua. Troppa per Giacomo Mancini e troppa soprattutto per Roberto Occhiuto che scalpita in panchina per un turno di riposo dai grandi giochi che non aveva né preventivato né tantomeno meritato.

Giacomo Mancini (a sinistra) e Roberto Occhiuto

Il cerchio si sta chiudendo Sono loro le due punte di diamante al maschile della new generation di Forza Italia, i due cosentini che pare proprio siano stati presi a cuore Silvio Berlusconi. Per di più il primo, Mancini, sponsorizzato dalle grazie di Capezzone e Verdini e cioè da due del cerchio strettissimo dell’ex premier. E il secondo, Roberto Occhiuto, accompagnato con “fidejussione” da Jole Santelli che se non stiamo sbagliando pare essere in ottimi rapporti anche con la compagna di Berlusconi, Pascale. Di questi tempi più che una garanzia. Poi la vita è strana nel senso che quando il giovane Roberto era in Forza Italia, tra la fine degli anni Novanta e il Duemila, Giacomo Mancini era ovviamente socialista con la prospettiva di un lieve e mai amato passaggio nei colori dei Ds. Ma sono dettagli questi per una new generation che poi s’è ritrovata appassionatamente nella Forza Italia 2.0, la ri-creatura di Silvio Berlusconi che ambisce a pescare nell’antipolitica e nel disinteresse quello che la politica, e gli interessi, non riescono a cogliere. Un’operazione complessa, terribilmente più difficile di quella del ‘94, ma alla portata di gran parte degli attori in gioco specie se si considera poi che negli altri partiti il rinnovamento per ora è stato solo annunciato. E così Forza Italia, molto più che il Nuovo centrodestra e certamente in anticipo rispetto allo stesso Pd, gioca anche la carta dell’antagonismo riuscendo persino nel miracolo di far recitare a Giacomo Mancini schegge di lotta e di governo. Fino a un certo punto uomo di punta della giunta Scopelliti. Ma poi anche elemento di spicco di quello che si profila, Forza Italia appunto, come lo scoglio maggiore che lo stesso governatore deve superare se, magistratura a parte, vuole puntare alla ricandidatura. La sensazione nel centrodestra è insomma quella che stavolta possa davvero toccare a Forza Italia indicare un nome forte per la sfida con il Pd per la prossima presidenza della Regione. Ed è qui che comincia il giochino dei non detti, delle mosse a sorpresa o nascoste a metà, della partita a scacchi che nessuno vuole scoprire del tutto. Ma una traccia c’è e non può prescindere dal ruolo stesso che ricopre Giacomo Mancini nell’organigramma del partito regionale. Dovrà occuparsi dell’organizzazione delle campagne elettorali con tutto quello che questo vuol dire in termini di peso specifico. Un ruolo strategico e centrale per tutte le partite future. Anche, e soprattutto, per Palazzo Alemanni naturalmente. Ora, come abbiamo anticipato nelle scorse settimane, le strade sono due per Berliusconi. O sceglie di pescare nel mondo dell’imprenditoria o delle professioni illuminate (strada che gli sconsigliano in molti, a cominciare proprio da Verdini e Capezzone). O pescherà nella giovane politica, o la politica dei giovani fatta dai giovani. E se una donna (Santelli) è coor-

dinatrice regionale la corsa per la presidenza, con ogni probabilità, potrebbe toccare a un maschietto. Diamo un’occhiata ai vicecoordinatori regionali e teniamo sempre d’occhio che il turno per le politiche nazionali s’allunga con tutto quello che questo significa. Wanda Ferro non dispiace, tutt’altro. Ma dopo Jole potrebbe essere un azzardo il potere assoluto al femminile. Ci può stare ma fino a un certo punto. Pino Galati non è giovane anche se è potente in casa Berlusconi. Non rinnova però e punta, per sua stessa ammissione, all’Europa. Se ci riesce libera il posto in Parlamento a Nino Foti, il grande arrabbiato e fedele di Reggio. E così il loro cerchio si chiude. Rimane il quarto vice, che è Roberto Occhiuto. E la corsa per la presidenza. Il resto viene da sé…

Giampaolo Latella

Responsabile comunicazione in Calabria Il giornalista Giampaolo Latella è il nuovo responsabile della comunicazione dell’ufficio di presidenza di Forza Italia in Calabria. Latella, 35 anni, iscritto all’elenco Professionisti, è direttore dell’agenzia di comunicazione e marketing Labecom. «Per chi, come me, svolge la professione di spin doctor - ha affermato - questo incarico rappresenta un grande riconoscimento ma al tempo stesso una grande responsabilità. Silvio Berlusconi ha rivoluzionato la comunicazione politica in Italia e, con essa, cambiato le dinamiche di questa professione e del Paese. Ringrazio la coordinatrice regionale di Forza Italia, Jole Santelli, per il delicato incarico che mi ha affidato e che, assieme al mio staff, assolverò con il massimo impegno».

Comune di Catanzaro

Santelli, Pd ai limiti del sovversivo «Irrituale e antidemocratica, ai limiti del sovversivo». La coordinatrice regionale di Forza Italia, Jole Santelli, definisce così la richiesta del segretario del Pd Calabria che si è rivolto al prefetto di Catanzaro per chiedere le dimissioni del sindaco capoluogo Sergio Abramo. «Il Pd, nel corso degli ultimi anni, ha provato in tutti i modi possibili a impedire che la democrazia a Catanzaro facesse il suo corso. Oggi, di fronte a una vicenda per la quale i singoli responsabili certamente pagheranno dinanzi all’opinione pubblica, Magorno e i suoi compagni hanno messo seriamente in imbarazzo il prefetto Cannizzaro, chiedendogli qualcosa che non è in suo potere: costringere alle dimissioni un primo cittadino eletto dal popolo con consensi altissimi e peraltro per una vicenda che non tocca la sua persona». Ad avviso della parlamentare azzurra, «sarebbe interessante sentire da parte dell’onorevole Magorno cosa ne pensa del fatto che stiano uscendo trascrizioni di intercettazioni non penalmente rilevanti. Chi le fa uscire. Non accettiamo lezioni di etica politica - aggiunge Jole Santelli - da chi ancora non ha recitato il mea culpa per le troppe assunzioni “particolari” nella sanità del Tirreno cosentino o non ha ancora trovato il coraggio di dire una parola su quello che la stampa sta rivelando sull’amministrazione di Rende. L’indignazione del Partito Antidemocratico - conclude la coordinatrice di Forza Italia - è sempre più strabica. Per quanto mi riguarda, sono disponibile a un confronto pubblico con Magorno su questi e tanti altri temi. E spero vivamente che accetti la sfida».

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Sabato 22 Marzo 2014

Mezzoeuro Problemi politici e ingorghi giudiziari

Catanzaro, caput mundi Intercettazioni al vento A giudicare dai dibattiti sui giornali e dalle polemiche politiche, l’amministrazione comunale di Catanzaro appare sull’orlo di una crisi di nervi, un sistema di governo che sta per implodere travolto dal fiume di indagini giudiziarie che ha investito molti componenti della cerchia abramitica. In un recente incontro svoltosi a Lamezia Terme, i nuovi membri dell’esecutivo regionale del Pd hanno emesso un duro comunicato per stigmatizzare, «la crisi politica sta investendo l’amministrazione comunale di Catanzaro», come ha dichiarato il segretario. «Unanime è stata la preoccupazione per l’increscioso scenario che sta emergendo dalle inchieste in corso». L’attenzione è ancora rivolta all’indagine che ha portato all’annullamento del voto in otto sezioni elettorali. Per chiarezza è necessario ripercorrere gli ultimi avvenimenti che hanno interessato la città capoluogo. Nel maggio 2011 si sono svolte le elezioni che hanno visto tra loro contrapposti il sindaco uscente Rosario Olivo e Michele Traversa, con una travolgente vittoria di quest’ultimo che godeva del privilegio di un unanime consenso sulla conduzione dell’amministrazione provinciale. Per motivi non ancora del tutto chiariti, Traversa si è dimesso dopo solo otto mesi, forse solo per rincorrere ambizioni personali che per motivi più strettamente legati alle vicende cittadine. Nelle elezioni svoltesi a maggio dell’anno successivo, la nuova competizione ha registrato una risicata vittoria di Sergio Abramo, che ha provocato una scia di polemiche e un ricorso elettorale che ha visto l’annullamento di otto sezioni, il cui esito avrebbe potuto provocare un ribaltamento del risultato. Nel gennaio 2013 si sono svolte le elezioni suppletive che non solo hanno confermato l’esito per precedente responso, ma il consenso del sindaco è risultato addirittura maggiore in termini percentuali. L’indagine giudiziaria sul voto amministrativo ha rilevato un comportamento illegittimo per la raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste e la loro autenticazione, con l’addebito di reati penali a coloro che erano stati incaricati di predisporre gli atti burocratici. Appare del tutto evidente la strumentalizzazione della magistratura e delle sue indagine per fini di valutazione politica, utilizzando persino i pettegolezzi che emergono, dalle intercettazioni telefoniche emerge in maniera molto chiara che i comportamenti di tutti nelle procedure elettorali siano degli episodi di semplice malcostume, irrilevanti sotto il profilo penale. «La legge elettorale prevede che invece di firmare prima come facciamo noi, deve andare al comune, capito con la tessera deve andare dall’impiegato, questo dice la legge. Cu cazzu ‘u fa? Nessuno». È quanto afferma uno degli indagati in una conversazione telefonica. Siamo ancora alla chiamata di correo di craxiana memoria, una dichiarazione che le norme sono talmente farraginose che la loro applicazione concreta è possibile solo ricorrendo ad espedienti semplificativi a volte per superare oggettive difficoltà, ma il più delle volte che concretizzano veri e propri comportamenti criminali percepiti come peccati veniali dalla dall’intera classe politica. Tutti hanno

Sergio Abramo e Mimmo Tallini Sullo sfondo, la città di Catanzaro

Una campagna di stampa devastante per omologare il sistema Catanzaro come uno dei tanti esempi di malamministrazione Una indagine giudiziaria obsoleta condita da una marea di intercettazioni che hanno più interesse per il gossip che per il loro contenuto. Una lotta fratricida che investe la maggioranza di centrodestra alla ricerca di una nuova identità ben presente il monito evangelico: “Chi è senza peccato scagli la pietra”. Lungi dall’aver intrapreso un percorso di moralizzazione della vita pubblica, il ventennio berlusconiano ha esasperato il concetto di lievità delle norme, che devono essere adattate alle circostanze e alle convenienze della politica, poiché i rappresentanti del popolo trovano la legittimazione del loro comportamento nel consenso popolare, che li rende “legibus soluti”, un privilegio che si estende a tutti co-

loro che si adoperano per la buona riuscita della causa politica. La vicenda elettorale è giunta alla sua conclusione con le elezioni suppletive che hanno sanato il vulnus rilevato dalle sentenze del tribunale amministrativo. Resta la questione penale, che interessa i singolo individui accusati dei reati previsti nella legge elettorale, una questione che sarà risolta in sede giudiziaria nei modi opportuni. Il vero nodo non è più collegato alle vicende giudiziarie, ma ha un carattere squisitamente politico, poiché sono riemerse le stesse cause che hanno portato alla fine precipitosa dall’esperienza traversina, legate alle feroci guerre sotterranee tra i gruppi dominanti della città bizantina. «Il centrodestra calabrese, ancora una volta, sta dando dimostrazione di malgoverno, nelle città come nell’intera regione, con gravi ripercussioni sui cittadini e sullo sviluppo dei territori», prosegue il documento diramato dal Pd, che come principale partito oppositore tenta di sfruttare politicamente le tensioni emerse nella maggioranza. Sono, infatti, le tensioni derivanti dalla spaccatura prodottosi nella maggioranza tra berlusconiani e alfaniani a provocare questa instabilità. Sullo sfondo vi è lo scenario regionale, con l’attesa della scossa che dovrebbe arrivare dal processo in corso a Reggio Calabria sulla vicenda dell’amministrazione comunale di quella città. Le prossime elezioni europee potrebbe rivelarsi decisive non tanto per gli interessi diretti in gioco, ma per la determinazione della griglia di partenza del prossimo Gran Premio di palazzo Campanella dell’anno prossimo. La Confindustria e l’Ance, due stanze di compensazione del potere del capoluogo, dove si scontrano gli interessi più rilevanti e si compongono le alleanze per la spartizione del potere, si dimostrano molto preoccupate per le fibrilla-


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Mezzoeuro Problemi politici e ingorghi giudiziari

munitari, statali e regionali, non possiamo, a mero titolo esemplificativo, e, certamente, non esaustivo, evidenziare quanto segue. Lungomare firmato dall’artista Mendini, Centro fieristico nell’area Magna Graecia, riqualificazione di piazza Montegrappa, ristrutturazione del palazzo Fiorentino - Scoppa - cd. Educandato, ristrutturazione stadio Ceravolo, Avvio, dopo decenni!, dei lavori del porto di Catanzaro Lido, riqualificazione dell’area ex-Gaslini, rinascita del Teatro Politeama, recupero del centro storico, allocazione della facoltà di Sociologia in centro città, riqualificazione impianti sportivi, centro anziani Umberto I, recupero del parcheggio del Politeama, perfezionamento degli atti formali propedeutici per la realizzazione della metropolitana e tanto altro». «Non dimentichiamo, inoltre, l’avvio di una strategia politica concreta per affrontare, con serietà, l’intero ciclo di gestione e smaltimento dei rifiuti. Questi sono i fatti e queste sono le vere cose che dovrebbero interessare i cittadini, i giovani, gli anziani e l’intera comunità territoriale, al fine di non interrompere l’inizio di un percorso di crescita e sviluppo, che è stato concretamente avviato dal sindaco Sergio Abramo. Ribadiamo, ovviamente, che, chi ha sbagliato e chi ha commesso fatti di rilevanza penale, è giusto si faccia da parte e si difenda con tutte le possibilità che uno Stato di diritto consente. In questa direzione, sarebbe auspicabile, pertanto, evitare confusione, consentendo alla giustizia di fare il proprio corso e, nello stesso tempo, al sindaco di andare avanti con rinnovata determinazione, affiancato da una squadra di qualità, al fine di perseguire gli interessi di carattere generale dei cittadini, vero obiettivo che sovraintende alla gestione della cosa pubblica». o.p.

zioni che si registrano a palazzo Alemanni. Non preoccupa la mozione di sfiducia al sindaco preparata dal Pd, quanto la difficoltà di mediare tra le due anime del centrodestra. In una nota firmata congiuntamente dal presidente di Confindustria Catanzaro, Daniele Rossi e del presidente di Ance Catanzaro, Alessandro Caruso, si legge quanto segue. «Da alcuni giorni si susseguono notizie sugli organi di stampa circa vicende e situazioni che interesserebbero l’amministrazione comunale della città di Catanzaro. La fondatezza e la rilevanza di alcune questioni, inerenti singoli comportamenti e coinvolgimenti personali, saranno oggetto di valutazione da parte dell’autorità giudiziaria, che, come sempre, con rigore ed attenzione, svolgerà il proprio ruolo istituzionale, a salvaguardia dei principi di legalità, a cui deve essere sempre improntata la gestione della “cosa pubblica”, perseguendo eventuali fattispecie di rilevanza penale». La nota prosegue con un elogio sperticato e insolito per organizzazioni di categoria. «Non entriamo, quindi, negli approfondimenti, che non ci competono, e, tantomeno, vogliamo addentrarci nel merito delle questioni, ma non possiamo evitare di esprimere le nostre doverose considerazioni di cittadini prima, e di imprenditori, dopo, in ordine alla qualità ed alla quantità delle tante azioni ed iniziative, molte già tradotte sul piano concreto e tangibile, promosse dal sindaco Sergio Abramo in questa prima parte di legislatura». Il prosieguo del comunicato sembra più un manifesto elettorale con un lungo elenco di quanto realizzato dalla giunta Abramo nella prima parte della consiliatura. «In particolare, oltre agli sforzi ed alle energie poste in essere, sin dall’insediamento, per evitare rischi di default finanziario, rispettando il patto di stabilità, nonché alle azioni esperite per il reperimento ed il recupero di ingenti finanziamenti co-

Tre colli bastano e avanzano

Ma Reggio e Cosenza sono ben altro... Ormai è chiaro che tira un vento da mucchio selvaggio. Un po’ generato dalla concorrenza interna che è tipica dei partiti. Un po’ da un’editoria affamata e nevrotica che confonde spesso euro con puttane. Un po’ per il malcostume goliardico e da basso impero che ormai fuori esce dai Palazzi tanto è stato consumato senza freni fatto sta che il grande rischio diventa ogni giorno realtà. Si raccoglie l’erbaccia e se ne fa un unico fascio. Uguale per tutti e a tutte le latitudini e soprattutto senza distinzione di euro o crimini. “Catanzaropoli”, così l’hanno battezzata i cronisti d’assalto d’ultima generazione, altro non sarebbe che la grande abbuffata del potere di Catanzaro dentro la stanza dei bottoni. Ogni giorno ne esce una, una origliata che deve sorprendere più della precedente. Ogni giorno su spulcia tra multe da non pagare, permessi di soggiorno in cambio del sesso orale, depravazioni, famiglie da aggiustare nei concorsi, lottizzazioni e via così. Vi siete mai chiesti cos’altro poteva venire fuori dai microfoni nascosti dentro uno qualsiasi dei Comuni di Calabria? Piccolo o grande che fosse? Di destra, di centro, di sinistra o di segno civico? Cos’altro poteva venire fuori da un municipio che è capoluogo dell’ultima regione d’Europa in termini di civiltà, senso democratico e civico, progresso, benessere collettivo? Preghiere con il vangelo in mano? Sedute spiritiche? Studi evangelici? Siamo seri, ogni tanto. Più di un anno a spiare un Comune così ingombrato da pratiche anche clientelari è andata bene se finisce che se la passa così. Abramo non è il miglior sindaco e lo sa anche lui ma forse non è neanche il peggiore e ci deve essere un perché se in questi giorni tace Rosario Olivo, che lo ha preceduto, e che nessuno rimpiange a viso aperto (saltiamo la parentesi Traversa che fa capitolo a se e per mille ragioni). Quando gli altri sonnecchiavano Mezzoeuro è stato forse l’unico giornale a prefigurare trappoloni micidiali e pieni di euro all’ombra dei colli di Catanzaro. Con patti trasversali sull’edilizia e alle spalle dell’ex sindaco Traversa che ha finito poi col dimettersi per non mettere la faccia su documenti di indubbia oscenità in materia di speculazione industriale. I nomi sono lì, i fatti pure, ce ne siamo già occupati per primi e potremmo anche rifarlo ma ora non è questo il punto. Dietro la “masturbazione” di Lomonaco al solo pensiero della escort, dietro le raccomandazioni per parenti e affini, dietro le multe da strappare a mogli e figlie, dietro l’autobotte sotto casa del potente non ci sono forse poi moltissimi euro. E neanche forse poi tantissimi reati penali. Solo un perverso e irrefrenabile dipinto decadente colorato con clientelismo in dialetto, faciloneria, mediocrità, cialtroneria, depravazione. Tipico di casa nostra, di un Comune come di un altro. Qualcuno sta provando in queste ore a chiudere Catanzaropoli nella stessa valigia con i fatti di Reggio (il caso Fallara e la ‘ndrangheta dietro il collo) e con quelli di Cosenza (la sanità in ginocchio e in mano a clan e raggiri truffaldini). È un errore. Fatale errore. Che pagheremo.

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Le eccellenze per sperare

Linfologia, più collaboriamo e meglio stiamo Il via per un potenziale partenariato multicentrico tra l'Irccs Neuromed di Isernia e l'Iiccs S. Martino di Genova Seconda edizione al Neuromed del convegno scientifico intitolato “Linfologia oggi” organizzato da Guido De Filippo, chirurgo vascolare linfologo dell’Irccs di Pozzilli. Durante l’evento scientifico che ha registrato una massiccia partecipazione di addetti ai lavori sono stati approfonditi tutti gli aspetti relativi alla presa in carico dei pazienti con linfedema ed approfonditi gli aspetti di diagnostica strumentale, il trattamento chirurgico nonché la riabilitazione nel post operatorio. Il convegno, alla sua seconda edizione, ha consolidato la potenziale collaborazione tra l’Irccs Neuromed e l’Irccs Azienda ospedaliera universitaria San Martino, una colla-

borazione che farà dell’Istituto molisano un punto di riferimento e di eccellenza per tutti i pazienti del Centro-Sud Italia per patologie legate alla linfologia. «Il commento sull’evento rappresentato dal corso/convegno organizzato dal dottor De Filippo dell’Irccs Neuromed di Isernia è molto lusinghiero, afferma il professor Corradino Campisi. A differenza dello scorso anno, in questa edizione abbiamo potuto approfondire alcuni aspetti concre-

ti per realizzare una collaborazione tra l’Irccs di Genova, Azienda ospedaliera universitaria San Martino, Istituto nazionale per la ricerca sul can-

cro dove io svolgo la mia attività come ordinario di chirurgia generale e direttore dell’Unità operativa di chirurgia generale dei linfatici e l’Irccs Neuromed di Pozzilli. A distanza di un anno, possiamo dire di avere concretamente definitivo i rapporti di collaborazione che saranno certamente utili per i numerosi pazienti affetti da malattie dei linfatici, che nell’area del Centro Sud, certamente afferivano a Genova e che invece, ora, troverebbero presso il Neuromed, un centro di riferimento comunque collegato a Genova. Un altro aspetto importante è che questo rapporto di collaborazione prevede: non solo la stretta correlazione fra i due centri sul piano dell’attività assistenziale sia medico fisico riabilitativa che chirurgica, ma prevede anche una stretta correlazione fra i due centri per quanto concerne la formazione, in particolare per master universitari (che abbiamo attivato da circa 10 anni con i corsi di perfezionamento) e la ricerca. Lo scambio periodico che riguarderà sia i clinici che gli allievi dei master, sarà bidirezionale. Questo è molto bello e sarà un bel modello di collaborazione tra Istituti a carattere scientifico quali sono l’Irccs Neuromed e l’Irccs di Genova». In ultimo Francesco Pompeo, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia vascolare e endovascolare dell’Irccs Neuromed, ha manifestato il suo vivo compiacimento per il successo dell’evento non nascondendo soddisfazione, per la possibile integrazione del trattamento di pazienti affetti da disturbi del circolo linfatico con l’attività già in corso sul sistema arterioso e venoso. Ora l’auspicio è che il Neuromed raggiunga una tridimensionalità operativa sui pazienti affetti da disturbi circolatori.

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Un Nobel al Neuromed «Possibili collaborazioni» «La medicina - ha detto Luc Montagnier - ha fatto molto per prolungare la vita delle persone, ma ora si trova davanti a nuove sfide, costituite non solo dalla cura, ma soprattutto dalla medicina preventiva e della medicina predittiva. È la sfida della Personalizzazione verso il paziente. Il campo in cui queste sfide saranno giocate è quello dei nuovi fattori emergenti che oggi sono presenti nel nostro ambiente. Come le onde elettromagnetiche, i cambiamenti climatici e lo stress ossidativo, comune a patologie come cancro e malattie cardiovascolari. Dobbiamo inoltre considerare l’azione di quegli agenti infettivi che si installano in maniera cronica nell’organismo». Continua il Premio Nobel: «Siamo circondati da virus e batteri. C’è molto lavoro da fare in medicina in questo campo. Dobbiamo individuare le cosiddette “infezioni fredde”, che persistono per mesi ed anni e che possono causare malattie molto gravi». In questa caccia alle infezioni latenti, Montagnier ha posto un particolare accento su una tecnologia completamente nuova: l’individuazione di onde elettromagnetiche provenienti dal Dna. Lo scienziato ha esposto i suoi studi nei quali sono state rilevate onde elettromagnetiche in filtrati di colture batteriche, dove i microrganismi erano assenti, ed anche nel plasma di sangue umano diluito ad un livello in cui non può esserci più Dna, ma solo acqua. Le onde si generano, secondo lo scienziato francese, in risposta ad emissioni radio, un fenomeno comunemente conosciuto come risonanza. «Sottoposte a onde elettromagnetiche a bassa frequenza - ha specificato Montagnier - queste diluizioni producono segnali ad una frequenza più elevata, nei quali è possibile individuare i segni specifici di una particolare sequenza genetica. Considerando che le diluizioni sono tali da non avere più presenza di Dna, dobbiamo ammettere che ad indurre quelle emissioni siano strutture costituite dalle sole molecole dell’acqua. Ciò che può essere successo è che il Dna abbia indotto nell’acqua o nel plasma del sangue la formazione di pseudocristalli, capaci di risuonare». Sono concetti estremamente nuovi nel mondo scientifico, che pongono molte domande, come ha sottolineato lo stesso Montagnier: «Ciò che osserviamo è un artefatto di laboratorio? Esistono veramente queste strutture? E che ruolo hanno? Sarà necessaria una stretta collaborazione tra fisici, matematici e biologi per approfondire questi temi». Le prospettive, secondo il premio Nobel, sono estremamente interessanti. Prima di tutto nuove opportunità di diagnosi per le malattie croniche attraverso una migliore identificazione degli agenti patogeni. E poi la possibilità che le strutture dell’acqua individuate dal suo gruppo possano avere un’azione diretta nel causare patologie. «Naturalmente - ha specificato Montagnier - sono ancora solo ipotesi. Ma potrebbero innovare la medicina con diagnosi più sensibili e nuovi approcci terapeutici».

Alla presenza di autorità politiche, medici e ricercatori, il professor Luc Montagnier ha tenuto al Neuromed una conferenza scientifica dal titolo “La Biologia alla luce delle teorie fisiche: Nuove frontiere in medicina” «L’obiettivo di questa visita - afferma Mario Pietracupa, presidente della Fondazione Neuromed - è quello di realizzare una Fondazione a nome Montagnier a Pozzilli. Sarà un progetto internazionale di ricerca con cui si possano integrare i due saperi. Offriamo un progetto internazionale che supera la logica del richiedere fondi

sulla base di uno storico, bensì basando i finanziamenti sulla reale attività e i risultati ottenuti. Se saremo bravi arriveranno anche i finanziamenti, noi ci confrontiamo con la qualità della ricerca». L’Ordine dei giornalisti del Molise ha donato a Luc Montagnier il gagliardetto ufficiale della categoria, il volume Diario dell’insigne uomo di cultura molisano Giambattista Masciotta e la pubblicazione Il Palazzo della Prefettura di Campobasso, curato dal consigliere dell’ Ordine Sergio Bucci. A consegnare i doni sono stati il presidente e il vicepresidente dell’Ordine, Antonio Lupo e Domenico Bertoni. A Montagnier hanno detto di aver appreso con orgoglio la decisione del premio Nobel di essere nel Molise e di aver scelto il posto giusto per farlo, l’Istituto Neuromed, fiore all’occhiello della medicina e della nostra terra.


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Le eccellenze per sperare L’incontro con il Presidente della Regione Molise In basso a destra, un momento della conferenza di Montagnier e il pubblico presente in platea

Il Premio Nobel ha lodato le strutture dell’Irccs di Pozzilli e ha presentato la collaborazione in Regione Nel corso della seconda giornata in Molise Luc Montagnier ha trascorso l’intera mattinata in visita nelle strutture sanitarie dell’Irccs Neuromed: la clinica e il centro ricerche. Accompagnato dal direttore sanitario, dottor Edoardo Romoli, l’illustre virologo si è soffermato nei diversi reparti dell’ospedale apprezzandone le numerose attrezzature all’avanguardia. «Un ospedale - ha affermato Montagnier nel corso della visita - tecnologicamente avanzato che fa del rapporto con il paziente, e quindi del rapporto umano, l’obiettivo principe della propria attività». Come ha avuto modo di affermare anche nel corso della conferenza stampa di giovedì, infatti, il professor Montagnier ritiene che la medicina debba essere attivata prediligendo il rapporto medico-paziente, al fine di personalizzare la stessa e supportare la ricerca di nuove e migliori cure.

Successivamente il Premio Nobel si è spostato presso il Centro Ricerche dove, accompagnato dal direttore scientifico Luigi Frati, ha visitato i dipartimenti di ricerca apprezzando, anche qui, l’alta specializzazione tecnologica e scientifica dei laboratori. I ricercatori hanno seguito il professore illustrando le diverse attività di ricerca in via di sviluppo nonché i risultati attesi dalle stesse. Nel pomeriggio l’incontro con il presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, presso il Palazzo della Giunta regionale, dove il Premio Nobel accompagnato dal presidente della fondazione Neuromed, Mario Pietracupa, ha presentato il progetto di collaborazione di alto valore scientifico. In quell’occasione Montagnier ha affermato quanto il progetto in via di sviluppo con l’Irccs Neuromed «trasformerà questa piccola Regione in un modello per una nuova ricerca, più efficace per il benessere delle persone. Oggi viviamo molto più a lungo dei nostri predecessori - ha continuato Montagnier - e spesso conviviamo gli ultimi anni con numerose patologie. Io spero di contribuire, con la mia ricerca, ad annullare questo paradosso e spero che anche tutti i cittadini di questa regione possano vivere in salute. Vorrei ringraziare, quindi, per la vicinanza morale di tutta la regione Molise al progetto che stiamo sviluppando con il Neuromed sperando che esso possa espandersi presto su vasta scala». Il presidente della Fondazione Neuromed, Mario Pietracupa, nel ribadire la gratitudine nei confronti di Montagnier ha evidenziato come di «istituire una Fondazione da lui diretta a Pozzilli è motivo di orgoglio non solo per l’intera comunità scientifica del Neuromed ma anche di tutto Molise. Grato al presidente della Regione, Paolo di Laura Frattura, per aver colto con immediatezza l’importanza dell’iniziativa - ha continuato Pietracupa che ha sottolineato - come sia sufficiente che l’istituzione sia vicina a chi ha voglia di fare dando semplicemente un contributo di sburocratizzazione e senza alcun impegno di carattere economico. Ben vengano tutti coloro che vorranno essere coinvolti - ha concluso Pietracupa - purché mettano da parte ogni pregiudizio e abbiano voglia di mettersi in discussione lanciando una sfida basata sulla competizione ed innovazione ad altissimo livello».

La conferenza

La biologia alla luce delle teorie fisiche: nuove frontiere in medicina La biologia alla luce delle teorie fisiche: nuove frontiere in medicina Dal 2005 il mio gruppo di ricerca studia un nuovo fenomeno associato con il Dna: l’emissione di segnali elettromagnetici a bassa frequenza da parte di Dna appartenente a batteri e virus patogeni disciolto in acqua. Nel caso di infezioni acute o croniche, i segnali elettromagnetici vengono osservati provenire dal plasma fresco dei pazienti oppure dal Dna estratto da diverse frazioni del sangue e da altri fluidi corporei. Ma le emissioni elettromagnetiche sono correlate anche con malattie croniche considerate fino ad ora non di origine infettiva, come le malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla), l’artrite reumatoide, l’autismo, alcuni tipi di cancro, l’Aids. Nel caso dell’autismo, un trattamento specifico con antibiotici è associato con una diminuzione dei segnali elettromagnetici nel plasma ed un significativo miglioramento delle condizioni cliniche del bambino. Luc Montagnier

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Virologo di fama mondiale, il professor Luc Montagnier è stato insignito del Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nel 2008 assieme a Françoise Barré-Sinoussi per la scoperta del virus Hiv. Montagnier ha studiato sia Medicina che Scienze biologiche nell’Università di Parigi. Dopo aver lavorato come post doc in due laboratori inglesi, ha passato gran parte della sua carriera in due importanti istituzioni scientifiche francesi: l’Istituto Curie e l’Istituto Pasteur, dove ha fondato l’Unità di Ricerca in Oncologia virale. Nel 1983 ha guidato il gruppo che per primo ha isolato il virus dell’Immunodeficienza umana, Hiv1, ed ha dimostrato che questo virus è la causa dell’Aids. Nel 1985 ha poi isolato un secondo virus, l’Hiv2, presente soprattutto in pazienti africani. Il laboratorio di Montagnier è stato anche il primo a dimostrare che una grande percentuale dei globuli bianchi presenti nei malati di Aids morivano attraverso un meccanismo di apoptosi (la cosiddetta morte cellulare programmata) causata dallo stress ossidativo. Le ricerche su cui è concentrato attualmente il professor Montagnier sono rivolte all’uso di tecnologie innovative per la diagnosi e la cura del cancro, delle malattie neurodegenerative e delle patologie che colpiscono le articolazioni. Da sempre forte sostenitore della medicina preventiva, è particolarmente impegnato nel prolungare la vita attiva negli anziani.

Qui a sinistra, Luc Montagnier (photo Pasteur) e, in apertura, presso l’Irccs Neuromed di Pozzilli Qui sopra, dall’alto, Montagnier insieme al presidente della Fondazione Neuromed Mario Pietracupa e il presidente della Regione Molise Paolo di Laura Cosegna tavola Osca: il presidente Neuromed Erberto Melaragno, Montagnier e il presidente della Fondazione Neuromed Mario Pietracupa

Un altro dei punti fondamentali della sua carriera è l’impegno nell’aiutare i Paesi emergenti ad avere un migliore accesso alle risorse della medicina moderna. Come presidente della Fondazione mondiale per l’Aids, ha contribuito alla fondazione di due centri per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la ricerca su questa malattia, uno in Camerun e l’altro in Costa D’Avorio. Luc Montagnier è stato insignito - oltre che del Nobel - del prestigioso Premio Lasker per la medicina ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo. All’odierna missione a Pozzilli (Molise) partecipano due importanti collaboratrici del professor Montagnier: la Dottoressa Christiane Binot, Chargée de Mission, e Suzanne Mac Donnell, Collaborateur Executif.


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Un “bivio” a più uscite

L’Europa e le false alternative L’Europa, l’Unione e gli Stati europei, sono oggi “a un bivio”: così si annuncia da tutte le tribune, e attraverso tutti i media, in vista delle elezioni del prossimo 24 e 25 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo. O l’Europa così com’è, l’Europa della Troika (Fmi, Bce, Commissione europea), dell’austerità, dell’egemonia economicista e neoliberista, debole e recessiva sui diritti politici, sociali e civili, che gli Stati costituzionali pure hanno inventato e difeso dopo le due guerre mondiali. Oppure l’Europa dei muri e dei centri di detenzione, delle tante “Guantanamo” per migranti, dei razzismi biologisti e culturalisti, dei “populismi”, come spesso si dice, senza distinguere, confondendo tutto ciò che non si comprende, o non si vuole comprendere, in un termine generico, usato come spauracchio per neutralizzare ogni pensiero e ogni pratica alternativi. O l’Europa del fiscal compact, senza storia, senza avvenire, senza alternative, in cui a pagare in tutti i sensi sono i lavoratori, garantiti e precari, i disoccupati, giovani e meno giovani, i deboli e i vulnerabili, a nord e a sud del continente. Oppure l’Europa della competizione economica e culturale tra egoismi contrapposti in cui a valere e a vincere è, e sarebbe pur sempre, la legge del più forte.

Per un’altra Europa

È vero l’Europa è a un “bivio”, ma le possibili vie d’uscita dalla crisi non si riducono a questi due poli apparentemente opposti, in verità funzionali l’uno all’altro: austerità neoliberale e chiusura neonazionalista. È giunto il momento di superare questa falsa alternativa e di impegnarsi, con la Lista-Tsipras, per un’altra Europa: per una Europa più democratica e sociale degli Stati che ne sono membri; per una Europa dove si affermino, a tutti i livelli e a tutte le latitudini, condizioni di vita e diritti (al contempo civili-politici-economici-sociali) più ampi e diffusi di quanto non lo siano entro i confini delle democrazie nazionali, sempre più impotenti di fronte all’onnipotenza del “Dio-mercato”; per una Europa della redistribuzione verso il basso delle ricchezze e delle opportunità, nella prospettiva di una universalizzazione del reddito;

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Da più voci si sente parlare o di Unione o di muri Per il Comitato Unical “L’altra Europa con Tsipras” ci sono altre vie praticabili · ·

per una Europa dell’innovazione e della riconversione ecologica dell’economia, oltre i dogmi dello sviluppo e della crescita ad ogni costo ambientale e umano; last but not least, per una Scuola e una Università europee che si mobilitino per riformare radicalmente il “processo di Bologna” e, in Italia, le pseudo-riforme Berlinguer-MorattiGelmini.

Come Alexis Tsipras ci ricorda nel suo documento La mia idea per l’Europa, «mentre le politiche neo-liberiste trascinano indietro la ruota della Storia, è il momento che la sinistra spinga avanti l’Europa». Per sostenere questa visione di un’altra Europa, è nata in Italia la Lista-Tsipras, sostenuta da cittadine e cittadini indipendenti, da militanti di organizzazioni politiche e movimenti sociali, da docenti, studenti e lavoratori delle Scuole e delle Università. La lista si presenta, per la prima volta, a sostegno della candidatura di Alexis Tsipras alla Presidenza della Commissione europea, ma si propone come una possibile nuova pratica di aggregazione e unità della sinistra. Arcavacata di Rende (Cosenza), 12 marzo 2014 Comitato Unical “L’altra Europa con Tsipras”

Primi firmatari: Elma Battaglia (studentessa), Giuseppe Bornino (dottore di ricerca), Fortunato M. Cacciatore (docente), Paolo Caputo (docente), Francesco Caruso (assegnista di ricerca), Giancarlo Costabile (docente), Andrea De Bonis (operatore culturale), Roberto De Gaetano (docente), Marino De Luca (dottorando di ricerca), Gina Donatiello (assegnista di ricerca), Daniele Dottorini (docente), Marco Fama (dottorando di ricerca), Valentina Fedele (assegnista di ricerca), Marcello Fiore (personale tecnico-amministrativo), Nicola Fiorita (docente), Claudia Fortino (personale tecnicoamministrativo), Silvio Gambino (docente), Franca Garreffa (docente), Giorgio Giraudo (docente), Daniela Ielasi (giornalista), Guido Liguori (docente), Giuseppe Lo Castro (docente), Elena Musolino (dottoranda di ricerca), Monica Nardi (assegnista di ricerca), Walter Nocito (docente), Fabrizio Palombi (docente), Mario Parretta (studente), Raffaele Perrelli (docente) Marta Petrusewicz (docente), Oreste Pezzi (dottorando di ricerca), Sandra Plastina (docente), Dante Prato (studente), Enrico Prete (studente), Bruno Roberti (docente), Alfonso Senatore (assegnista di ricerca) Per aderire, scrivere a fortunatomaria.cacciatore@gmail.com

Alexis Tsipras leader di Syriza e candidato per il Partito della Sinistra europea alla Presidenza della Commissione Ue nelle Elezioni europee del 2014

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Ci potevano pensare prima

Prosegue l’impegno dell’Associazione fra ex consiglieri regionali della Calabria, rivolto ad animare ed incentivare il dialogo ed il dibattito sullo sviluppo dei settori di maggiore significato per il divenire della Calabria e per il futuro dei suoi abitanti. L’ufficio di presidenza dell’associazione ha programmato l’attività per l’anno 2014 in continuità con il lavoro fin qui svolto. Un lavoro avviato con i seminari realizzati nel 2013 a Cosenza (Difesa, organizzazione e valorizzazione del territorio e dell’ambiente calabrese), a Lamezia Terme (Il futuro delle politiche di coesione territoriale e sociale. Risorse nazionali e comunitarie: fattori e settori produttivi da sviluppare in Calabria) ed a Reggio Calabria (La Calabria che vogliamo: istruzione. Alta formazione. Cultura e Beni culturali), «per meglio focalizzare i rilevanti temi affrontati, contestualizzandoli con il dispiegarsi delle politiche nazionali ed europee, attenti ad individuare, e se possibile a cogliere, talune concrete opportunità».

Se potessimo tornare indietro «I settori indagati - afferma il presidente dell’associazione Stefano Arturo Priolo - sono vitali per la nostra regione. L’organizzazione e la cura del territorio e dell’ambiente, la valorizzazione delle risorse naturali e dei cospicui beni culturali, la progettazione efficiente ed innovativa dell’istruzione e dell’alta formazione per le nuove generazioni, costituiscono il solido fondamento su cui far leva per conquistare un futuro di speranza per la nostra terra, afflitta da un’endemica condizione di arretratezza; tutto questo, in stringente connessione con l’efficace, trasparente e completo utilizzo delle risorse nazionali e di quelle comunitarie, nel pieno rispetto della legalità». È per questa ragione - continua il presidente - che l’associazione ha già commissionato la stampa degli atti dei tre Seminari, quanto prima disponibili, programmando al contempo le sue attività per il 2014, «in maniera da rappresentare una risorsa per l’intero sistema democratico-istituzionale al quale competono le responsabilità decisionali». «Nel corso del 2014 - sottolinea ancora Priolo saranno organizzati alcuni importanti appuntamenti, vere e proprie occasioni per ritornare sui problemi trattati nel 2013, socializzando con le istituzioni e le parti sociali, le sensibilità e le intuizioni presenti nell’Associazione, anche con il coinvolgimento degli organismi meridionali e nazionali che svolgono attività di studio e ricerca convinti che occorra restare collegati al sistema del sapere, per conquistare la frontiera dell’efficienza e dell’innovazione». L’Associazione avverte come suo primario dovere «il concorrere - in costante contatto con la società ed in ascolto della domanda che proviene dai cittadini - ad aiutare la Calabria a praticare, in maniera sistematica, la partecipazione responsabile, per rendere un servizio al sistema democratico che vive uno dei momenti più complessi e delicati della sua storia Repubblicana». L’Ufficio di presidenza ha fissato per giugno il primo appuntamento, dedicato alla presentazione di un lavoro - che verrà prodotto assieme al Censis - «mirato ad incidere in profondità sulla determinante questione del migliore, tempestivo e totale utilizzo dei fondi strutturali europei, che costitui-

Post-mortem, e cioè da ex, i consiglieri regionali di un tempo si guardano le mani e vorrebbero dare un contributo oggi alla rinascita della politica scono la risorsa economica più importante e cospicua su cui far leva per costruire la Calabria del futuro». A fine estate, l’Associazione, a conclusione di un complessivo ragionamento sul sistema dei Parchi e delle Aree protette che ricoprono cospicua parte del territorio regionale e che costituiscono una delle più rilevanti ed importanti ri-

sorse della Calabria, organizzerà un seminario specifico sul Parco nazionale dell’Aspromonte. Accanto a questi appuntamenti, è stato programmato, in ottobre, di concerto con l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria e con la partecipazione degli altri Atenei calabresi, un’iniziativa che dia il via alla progettazione di uno stabile osservatorio civile, economico, sociale ed istituzionale sul bacino del Mediterraneo, «al quale guardare con interesse e passione per formulare idee e progetti in grado di concorrere alla crescita della Calabria e del Mezzogiorno; a ben vedere, un tema nuovo ed affascinante per provare, dopo oltre 100 anni di storia di sottosviluppo di questo territorio, a considerare anche nuove vie, capaci di cambiarne il destino». Il programma 2014 si completerà con un seminario sulle riforme costituzionali, da collocare in una data utile per partecipare al dibattito nazionale già iniziato e che verterà sia sulla fine del bicameralismo che sulla riforma del Titolo V della Costituzione.

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Sabato 22 Marzo 2014

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Rubrica a cura dell’Ente di Patronato e di Assistenza sociale Epas-Fna (Federazione nazionale agricoltura)

IN COLLABORAZIONE CON

SEDI ZONALI ALTOMONTE FRANCAVILLA MARITTIMA PRAIA A MARE SCALEA

C.DA PANTALEO, 7/A VIA MAZZINI, 64 VIA TRIESTE, 20 VIA FIUME LAO, 253

0981/946193 0981/992322 0985/777812 0985/90394

SEDI COMUNALI ACRI ALTOMONTE BELVEDERE MARITTIMO CASTROVILLARI CERCHIARA DI CALABRIA CETRARO COSENZA FAGNANO CASTELLO GRISOLIA LAUROPOLI DI CASSANO IONIO MALVITO MOTTAFOLLONE PAOLA SAN MARCO ARGENTANO SCALO SAN SOSTI SANTA MARIA DEL CEDRO SARACENA SARTANO DI TORANO CASTELLO SPEZZANO ALBANESE TERRANOVA DA SIBARI TREBISACCE VILLAPIANA LIDO VILLAPIANA LIDO

VIA DUGLIA, 486 VIA SAN FRANCESCO, 62 VIA GIOVANNI GROSSI, 33 C/O STUDIO LEGALE CORDASCO VIALE PADRE F. RUSSO CONTRADA PIANA VIA G. DE GIACOMO, 4 VIA DE RADA, 24 VIA SAN SEBASTIANO CORR. BELLUSCI ANGELO PIAZZA CAPOLANZA, 8 CONTRADA VADITARI CORR. BORRELLI ANTONIETTA VIA NAZIONALE, 134 C/O CEDEFIN VIA ALCIDE DE GASPERI C/O STUDIO PERRONE-NOVELLO VIA PIANO DELLA FIERA, 14 VIA SAN MICHELE, 10 PIAZZA XX SETTEMBRE, 21 CORSO UMBERTO I PIAZZA DELLA REPUBBLICA, 49 CORSO MARGHERITA, 365 VIA PARIGI, 16 VIA DELLE AZALEE C/O STUDIO MELITO VIA DELLE ROSE, 28 C/O TEAM SERVICE

333/9833586 0981/948202 0985/84661 0981/483366

0982/999654 349/5842008 346/8569600 347/9433893 0981/70014 349/5438714 0982/621429 346/8569600 0981/60118 0985/5486 340/9692335 0984/521251 345/1337465 0981/956320 0981/51662 0981/56414 0981/56423

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Sabato 22 Marzo 2014

Note che fanno onore È il giovane maestro calabrese Francesco Stillitano il vincitore del secondo concorso internazionale di composizione di musica sacra “Papa Benedetto XVI”, dedicato alle celebrazioni del 90° anniversario della morte di Giacomo Puccini (1924-2014). Quella di Stillitano, musicista e compositore di indiscusso talento, nato a Isola di Capo Rizzuto (Kr) e residente ormai da tempo a Catanzaro, è stata giudicata da una giuria del massimo calibro la migliore opera fra quelle presentate da oltre quaranta compositori provenienti da ogni parte del mondo: Stati Uniti, Filippine, Uruguay, Svizzera, Francia, Germania, Venezuela, Sud Africa, Italia e tanti altri Paesi. Dietro il giovane calabrese, in ex aequo, il canadese Stephen Fraser e un altro italiano, Fabrizio Callai; mentre la terza posizione è stata guadagnata dallo statunitense James Cristopher Padrini. Tutte le composizioni premiate recano il medesimo titolo Requiem, e sono state valutate da una prestigiosa giuria composta dal presidente, Lorenzo Palomo; il direttore artistico del concorso, Angelo Inglese; ed inoltre Alfredo Rugeles Asuaje, direttore musicale dell’Orchestra Simon Bolivar,Venezuela; Jennifer Pascual, direttore musicale della Cattedrale di St. Patrick, New York; Angelo Cavallaro, direttore d’orchestra di fama internazionale.

Musica per le nostre orecchie «È il concorso delle diversità: il livello di preparazione dei partecipanti è molto alto ed ho trovato davvero interessante il diverso modo di interpretare la musica religiosa da parte dei concorrenti ha detto Palomo -. Compositori di varie nazionalità che hanno in comune l’amore per la musica, la passione per la composizione di musica sacra, oltre che la fede che alimenta la devozione artistica al tema religioso sapendo esprimerla in maniera personale e dunque diversa». «Partecipare a questo concorso - ha affermato Stillitano - è stata per me una grande opportunità. Misurarmi con compositori di tutto il mondo, senza dubbio, una grande sfida che, a dire il vero, non avrei mai sperato di vincere. Porto nel cuore un’enorme soddisfazione. La mia composizione - ha aggiunto il giovane calabrese - mira a ricreare la suggestione di sentimenti quali dolore, paura, rassegnazione, serenità, alternatisi a livello emozionale e conflittuale nel contatto con l’esperienza della morte, di fronte alla quale ci si sente impotenti. Attraverso la disperazione della morte e il vuoto devastante che intorno alla vita essa genera, l’opera intende ripercorrere la conflittualità di quei sentimenti che attraverso la preghiera si dissolvono gradualmente nel ritrovamento della pace agognata: il percorso emozionale dolore, paura, rassegnazione, serenità si compie attraverso la fede e l’anima si placa seppure nel silenzio della solitudine umana». Da Catanzaro a Roma passando per il mondo, quello del maestro Stillitano è stato un cammino desiderato e perseguito con incrollabile volontà e amore incondizionato per la musica, che gli ha consentito di ottenere un risultato lusinghiero non solo per lui stesso ma anche per una terra, quella calabrese, che egli porta costantemente nel cuore, e per la quale questo grande talento rappresenta certamente un vanto. Grazie allo straordinario esito del concorso, la partitura vincitrice del maestro Stillitano sarà pubblicata dalla casa

Il giovane maestro calabrese Francesco Stillitano è il vincitore del secondo concorso internazionale di composizione di musica sacra Papa Benedetto XVI, dedicato alle celebrazioni del 90° anniversario della morte di Giacomo Puccini (1924-2014) editrice “Sillabe” di Livorno e sarà eseguita durante la stagione 2014 - 2015 in una delle chiese più importanti dell’Arcidiocesi di New York, New York City, Stati Uniti d’America. Il 16 aprile 2014 (ore 20), giorno del compleanno di Papa Benedetto XVI, presso la Basilica Sant’Andrea della Valle luogo d’azione nel primo atto della pucciniana Tosca, il Coro Giuseppe Verdi e i solisti dell’Accademia Romana dell’Opera diretti da Angelo Cavallaro, eseguiranno il Requiem di Giacomo Puccini e i quattro Requiem premiati. Francesco Stillitano si è diplomato in pianoforte conseguendo il massimo dei voti al Conservatorio di musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, in composizione presso il Conservatorio “Santa

Cecilia” di Roma sotto la guida del Mº Teresa Procaccini, in Didattica della Musica, con il massimo dei voti e la lode, presso il Conservatorio “Ottorino Respighi” di Latina. Successivamente ha conseguito il Diploma Accademico di II livello per la formazione dei docenti. Ha inoltre studiato Direzione d’orchestra a Roma con il maestro Aprea. Come pianista ha seguito corsi di perfezionamento con i maestri C. Bruno, N. Delle Vigne, K. Bogino e A. Ciccolini. Attivo nel campo della didattica musicale, collabora con la rivista di musica corale “La cartellina” Edizioni musicali europee - con la quale dal 2006 pubblica diversi lavori per il coro di voci bianche e per quello a voci miste - con la Feniarco e, come autore di saggi, con la rivista di musica classica on-line Biblio-net. Ha ottenuto riconoscimenti partecipando a vari concorsi di composizione quali “Tim Competition” XIII Edizione (Diploma d’onore), III edizione del premio letterario-musicale “Le ninnananne” (secondo premio e Menzione speciale), VII Rassegna Primesecuzioni presso il Centro attività musicali Aureliano. Ha al suo attivo lavori di musica orchestrale, corale, didattica e cameristica. Le sue composizioni sono state eseguite ottenendo sempre un ampio consenso da parte del pubblico. È consulente musicale della Rai dal 2003. In qualità di pianista ha vinto diversi premi partecipando a vari concorsi. Si è esibito in concerto sia da solista che in formazioni cameristiche, sia con l’orchestra che con il coro in diverse città. Si dedica alla musica leggera ricevendo in quest’ambito numerosi riconoscimenti. Collabora dal settembre 1998 con la casa Discografica ed Edizioni musicali “Amarcord” di Mauro Lusini e dal 2007 con le Edizioni Paoline. Attualmente è docente di pianoforte nella scuola secondaria di primo e di secondo grado.

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Sabato 22 Marzo 2014

Legnate su legnate Questo taglio non s’ha da fare

L’albero della discordia Dopo i dissidi di questi giorni l’amministrazione comunale di Serra San Bruno sottolinea che intende tutelare e salvaguardare le piante monumentali, in primis un bellissimo esemplere di abete bianco di Giovanni Perri*

L’amministrazione comunale di Serra San Bruno intende tutelare e salvaguardare le bellezze naturalistiche ed ambientali del Parco naturale delle Serre, portando avanti una serie di iniziative, finalizzate a non abbattere le piante monumentali che esistono nel proprio territorio, in primis un bellissimo esemplare di abete bianco che, per i dissidi di questi giorni, viene considerato come l’albero monumentale della discordia, oltre che un bene prezioso che conferisce, fra l’altro, un eccellente aspetto paesaggistico di notevole valore ambientale. Il sindaco Bruno Rosi, unitamente al naturalista Pino Pisani e al comandante regionale del Corpo forestale dello Stato della Calabria, Giuseppe Graziano, i quali animati da buoni propositi ambientali e da visione e sensibilità naturalistica, sono fortemente impegnati non solo a non sostenere, bensì a contrastare quanti intendano abbattere l’abete bianco monumentale, unitamente ad analoghi esemplari presenti nel territorio comunale. È senz’altro una iniziativa valida e condivisibile, in considerazione del fatto che il territorio calabrese, e non solo quello di Serra San Bruno, può vantare un patrimonio arboreo e forestale, anche dal punto di vista storico e botanico degno della massima attenzione. È assolutamente opportuno, quindi, che dette risorse ambientali vengano valorizzate con efficaci norme di salvaguardia, affinché il valore storico e monumentale che detto patrimonio può assumere non venga abbattuto e danneggiato, sperperato e devastato, bensì meritevole della massima attenzione botanica e forestale e pertanto essere catalogato come “autentico monumento vivente della natura e del paesaggio calabrese”. È augurabile che l’iniziativa in questione venga presa come esempio per altre amministrazioni comunale e che in tutti Comuni della Calabria vengano costituiti appositi “comitati tecnico-scientifici”, composti da esperti di comprovata esperienza tecnica e scientifica utile ad elaborare le necessarie “linee guida” ed esprimere gli opportuni pareri per la migliore e più efficace tutela dell’intero patrimonio monumentale vegetazionale che è presente nel nostro territorio regionale.

Il monito di Legambiente

La tutela degli alberi monumentali, previo accurato censimento degli enti locali, della loro individuazione di esemplari particolari, diventa necessaria nel porre la necessaria dovuta attenzione, al fine di vietarne l’eventuale abbattimento, anche qualora dovessero risultare di proprietà privata. Le operazioni di tutela e valorizzazione sono aspetti molto delicati, in quanto la loro individuazione e catalogazione da parte dell’ente, potrebbe suscitare diffidenza se non ostilità da parte dei proprietari, per cui tale aspetto, anche in mancanza di specifica norme al riguardo potrebbero ingenerare confusione e comportamenti non sempre in regola con la legislazione vigente. In considerazione del fatto che nell’ambito del territorio calabrese, non tutti gli alberi monumentali sono stati individuati, proposti e catalogati come tali, ai sensi della L.R. n. 47 del 7.12.2009. che riguarda specificatamente la “Tutela e valorizzazione degli alberi monumentali e della flora spontanea della Calabria”, è augurabile che ciò avvenga quanto prima e possibilmente nei prossimi anni. Per raggiungere tale obiettivo tutti gli enti territoriali della Calabria possono esercitare poteri di vincolo in tale direzione e contribuire così, significativamente non solo per il rispetto della legislazione regionale vigente, di portare avanti concrete iniziative progettuali, al fine di tutelare, salvaguardare e valorizzare gli alberi monumentali in qualsiasi zona essi possano trovarsi. La legge in questione è bene articolata, poiché tesa a favorire, fra l’altro una nuova politica forestale sostenibile, nell’ambito della quale si possono attivare e concretizzare una serie di iniziative progettuali, al fine di valorizzare le risorse forestali ed in modo particolare gli alberi monumentali, in perfetta sinergia con la filosofia della legge nazionale n. 1497/39 che intende privilegiare, tutelare e valorizzare gli alberi di interesse scientifico e monumentale. In virtù di ciò è bene applicare rigorosamente la “Legge forestale della Regione Calabria”, che nella fattispecie detta le norme e le linee guida per la tutela degli alberi monumentali di pregio naturalistico, storico, paesaggistico e culturale, sia su proprietà pubblica sia su proprietà privata, unitamente al regolamento forestale che indica le modalità per l’individuazione e conservazione degli alberi monumentali ed infine di segnalare presso il competente Assessorato all’Agricoltura e Forestazione, diretto da Michele Trematerra, affinché si proceda all’iscrizione all’apposito elenco degli alberi monumentali da proteggere ai sensi della legge regionale della Regione Calabria. In tal modo per alberi monumentali una volta inseriti nel suddetto elenco regionale, agli enti locali, agli Ordini professionali, alle associazioni ambientaliste e di categora, non resta altro che attuare iniziative in tale direzione finalizzate alla pubblicizzazione e valorizzazione dell’enorme patrimonio arboreo monumentale esistente in tutta la Calabria, a beneficio del paesaggio e dell’ambiente. * agronomo

«La notizia del taglio di alcuni alberi nel bosco Archiforo delle Serre, tra cui alcuni di particolare pregio, desta inquietudine e pone interrogativi sulla gestione del patrimonio boschivo che, soprattutto in Calabria, rappresenta una risorsa unica sia dal punto di vista ambientale che di potenziale sviluppo turistico, e Legambiente si attiverà in ogni sede, nazionale e comunitaria, per impedire che questo scempio venga compiuto». È quanto sostiene Legambiente Calabria che con una nota a firma di Francesco Falcone, presidente regionale, e di Franco Saragò della segreteria regionale, interviene sulla clamorosa notizia apparsa sulla stampa circa la decisione del Comune di Serra S. Bruno di tagliare, 2.600 piante di abete bianco presenti nel Sic “bosco Archifòro” (codice IT9340121) di 4.913,61 ettari sito quasi interamente all’interno del Parco regionale delle Serre, anche un esemplare secolare di abete bianco che, con i suoi 55 metri d’altezza e 5,5 metri di circonferenza, è classificato tra gli esemplari più alti d’Europa. «La vicenda - continuano Falcone e Saragò - ha giustamente creato clamore in tutto il paese poiché rappresenta una risposta sbagliata alla reale esigenza di valorizzare economicamente il patrimonio forestale di una regione che, nonostante sia tra le più forestate d’Italia, manca dei più elementari strumenti di programmazione forestale e di pianificazione dell’uso del bosco che in altri contesti territoriali hanno garantito un reale sviluppo socio-economico». La Calabria, infatti, non ha una legge forestale regionale e si affida alle prescrizioni minime di polizia forestale per gestire e programmare gli interventi forestali che rappresenta un’assurdità se si pensa agli interessi economici, legali e non, che ruotano attorno al settore forestale regionale. «Le difficoltà economiche che vive il paese e in particolar modo i piccoli comuni, - aggiungono Falcone e Saragò - spingono questi ultimi a fare cassa e la vendita di legname spesso diventa una concreta occasione per fare fronte alle esigenze di bilancio. Un rischio che non possiamo e non dobbiamo correre. Siamo convinti che i territori montani, dalla tutela del loro patrimonio ambientale, possano ricevere guadagni, anche in termini concreti ed immediati, imparagonabili a quanto incassato dalla vendita del legname». È necessario, soprattutto in Calabria, rivedere i confini delle aree di pregio destinandole a riserve ma è altrettanto necessario che i Comuni, diano attuazione alla Legge n. 10 del 14 gennaio 2013 che li obbliga a censire gli alberi monumentali e di particolare interesse naturalistico adottando tutte le misure necessarie alla loro salvaguardia. È inconcepibile, poi, che la Regione Calabria, nonostante adottato nel lontano 2008, non abbia ancora approvato il Piano del Parco regionale delle Serre, strumento indispensabile per l’attuazione piena della tutela del territorio. «Riteniamo - conclude Legambiente - necessario implementare il numero degli agenti del Corpo forestale al fine di poter consentire un maggiore controllo del territorio, spesso teatro di illeciti in materia ambientale. Non vogliamo essere più spettatori inermi di disastri ambientali che hanno caratterizzato la storia della nostra regione e non vogliamo che si ripeta l’oscuro periodo dell’immediato dopoguerra, allorché per fare fronte ai debiti di guerra, la Calabria con il disboscamento di vaste aree che videro il taglio anche di alberi secolari di enorme pregio, pagò un prezzo altissimo».

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