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Mezzoeuro numero 24 - Anno 13 - Sabato 14 Giugno 2014

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settimanale d’informazione del Mezzogiorno d’Europa

CALABRIA

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Sabato 14 Giugno 2014

L’involuzione del credito cooperativo

Piccole banche

TREMANO di Oreste Parise

La crisi calabrese sta lentamente, ma inesorabilmente, assumendo un carattere strutturale. Passata la bufera niente può essere come prima, ma occorre un cambiamento di marcia culturale che dimentichi i vecchi pregiudizi del passato. La grande rivoluzione è decidere finalmente di essere normali, che qui come altrove valgono le regole generali, che non vi sono quelle condizioni di eccezionalità o peculiarità del territorio che possano giustificare eccezioni incongruenti. Un ospedale si deve fare se vi sono le condizioni tecniche e le competenze necessarie per offrire un servizio di altro livello ai pazienti. Non si può concepire un investimento per dare lavoro a quattro infermieri con dubbia specializzazione Mezzoeuro conseguita con corsi di formazione fanFondato da Franco Martelli tasma. Un aeroporto si deve programmare se vi è un bacino di utenza che ne giustifichi l’investimento e non come Ediratio editore uno strumento per carpire qualche voto in maniera fraudolenta. Come, ad Direttore responsabile esempio, il famoso aeroporto di Sibari, Domenico Martelli un’assurdità che non ha alcun fondamento logico se non quello di sprecare Registrazione soldi pubblici per accattivarsi le simTribunale di Cosenza patie del territorio e creare qualche pren°639 cario posto di lavoro per un tempo imdel 30/09/1999 precisato. Redazione La nascita delle bcc costituisce un buon e amministrazione esempio di come in una regione dispevia Strada Statale 19 bis, 72 87100 Cosenza rata come la Calabria è possibile applicare le best practices, e far nascere delResponsabile le iniziative di grande valore etico-sosettore economia ciale che hanno avuto un grande imOreste Parise patto positivo sullo sviluppo e sulla crescita culturale della regione. Questo ocProgetto corre ricordarlo proprio ora che il sie realizzazione grafica stema mostra più di una crepa, in gran Maurizio Noto parte provocate da una situazione di obiettiva difficoltà, e in parte per l’etelefono 0984.408063 mersione di quelle debolezze intrinsefax 0984.408063 che nate per una supposta specificità del territorio. Nel sistema delle bcc è ave-mail: ediratio@tiscali.it venuto un fenomeno analogo a quello che si verifica nei momenti di cambiaStampa menti, come la menopausa, quando l’orStabilimento tipografico ganismo attraversa una vera e propria De Rose, Montalto (Cs) rivoluzione per adattarsi al nuovo equilibrio ed emergono problematiche laDiffusione tenti per l’indebolimento del sistema Media Service immunitario. di Francesco Arcidiaco telefono 0965.644464 La nascita delle bcc ha un sapore quasi fax 0965.630176 miracoloso in una regione considerata Internet relations refrattaria a qualsiasi forma di coopeN2B Rende razione, poiché ogni calabrese costituisce un mondo a parte che rifiuta quasi Iscritto a: istintivamente di associarsi con qualUnione Stampa Periodica cuno per raggiungere un obiettivo coItaliana mune. Le bcc sono li per smentire questo assunto e la manifestazione di comunanza di intenti nell’interesse collettivo è il più grande patrimonio culturale lasciato da questi istituti. n. 12427

La crisi del sistema Calabria si è abbattuta sulle bcc, che costituiscono il tessuto connettivo della regione Più che uno tsunami è un processo evolutivo-involutivo che richiede un intervento rapido e tempestivo, con scelte coraggiose che mirino a rafforzare gli istituti e non a conservare piccoli privilegi locali destinati comunque ad essere travolti dall'accelerazione degli eventi. Il caso, solo l'ultimo, della bcc Brutia di Cosenza La caratteristica comune, che le distingue dalle consorelle operanti in altre regioni, è costituita dall’eccesso di campanilismo e dalla scelta un po’ anomala della governance, che è avvenuta più per gruppi di potere locale che per competenza, capacità e onorabilità delle persone chiamate a dirigere questi istituti. Come in tante altre occasioni, non si è badato troppo se il presidente scelto fosse chirurgo o barbiere, l’importante è che avesse il sostegno di un gruppo dominante della compagine sociale. Questo ha costituito un elemento distorsivo che ha avuto conseguenze molto pesanti nell’evoluzione dei vari istituti. Tutte le relazioni della vigilanza stilate in occasione di visite ispettive hanno messo in evidenza la scarsa professionalità degli amministratori rispetto al compito che erano chiamati a svolgere. Non è certo un caso che la stessa Banca d’Italia chiede oggi al governo poteri di interventi sugli organismi di questi istituti in maniera di poter rimuovere incompetenti ed incapaci dagli organi di gestione. Il secondo importante elemento è costituito dalla compagine dei soci, che deve essere la più ampia possibile per realizzare il radicamento territoriale che costituisce la principale forza di questi istituti. Tuttavia i soci sono una massa di manovra molto importante nei momenti decisivi, per cui è necessario che essi siano attivi e dinamici parteci-

pando alla vita delle bcc in qualità di clienti. In caso di scelte strategiche, come avviene in sede di fusione con altri istituti, questo diventa un problema decisivo, come dimostra il caso della Banca Brutia. La difficoltà di un suo matrimonio con una consorella, come quella ipotizzata con la Bcc Centro Calabria, incontra un serio ostacolo proprio per la presenza di un enorme numero di soci “dormienti”, che detengono quote di capitale, e in quanto tale possono esprimere un voto valido nelle assemblee, ma non hanno altro tipo di rapporti con la banca. In pratica risultano estranei all’attività, ma possono condizionare l’assetto della governance e provocare cambiamenti nella gestione. Per tale motivo, una delle condizioni imposte è che i soci “dormienti” vengano liquidati per impedirgli di influenzare il processo di riordino dell’istituto. Questo è un aspetto considerato secondario, ma è uno dei nodi principali che si frappone alle possibili sinergie tra consorelle, e favorisce l’acquisizione da parte della Banca Sviluppo, che non ha di questi problemi, poiché il suo intervento presuppone la liquidazione della Bcc e l’acquisizione del patrimonio aziendale che viene a fare parte di una società per azioni, in cui il diritto di voto è espresso per quote di capitale e non per capita. Una operazione di rimborso delle quote che dovrebbe avvenire proprio nel momento in

La rubrica “Il legno storto” di Franco Crispini è temporaneamente sospesa


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Sabato 14 Giugno 2014

L’involuzione del credito cooperativo

conto dei gravi danni che arrecano all’evoluzione degli istituti che si ritrovano a dover affrontare quelle problematiche in condizioni di maggiore debolezza e senza la forza necessaria per imporre scelte più favorevoli.

Troppe, piccole e deboli

cui la banca ha un urgente bisogno di ricapitalizzazione per ricostituire il proprio patrimonio di Vigilanza.

La questione

della compagine sociale costituisce un elemento di grande rilevanza anche nel caso della prospettata operazione di fusione tra la Bcc di San Calogero e quella di Maierato, che incontra una forte resistenza da parte di un gruppo molto agguerrito di soci della prima, contraria a questa ipotesi perché non vuole perdere l’autonomia e la possibilità di poter intervenire nelle scelte strategiche dell’istituto. Una condizione molto simile si incontra nella Bcc di Verbicaro (Banca di credito cooperativo Dell’Alto Tirreno della Calabria) che si trova in condizioni molto simili alla Banca Brutia, ma rifiuta qualsiasi ipotesi che possa provocare la sua scomparsa come istituto autonomo. In tutti e due i casi si sottovalutano in maniera drammatica i rischi che la situazione possa precipitare e vedersi imposta una soluzione che certamente provocherà l’adozione di misure draconiane che si ripercuotono pesantemente sul personale, sulla governance che viene ghigliottina di colpo, nonché sulla direzione dell’istituto. Dovrebbe essere chiaro per tutti che è molto meglio un matrimonio combinato, magari con un partner un po’ rude ma deciso a intraprendere un cammino comune, piuttosto che un intervento violento imposto dall’emergenza. Nella maggioranza dei casi, si tratta di ristretti gruppi di agitprop che agiscono in difesa di interessi propri o strettamente localistici, non rendendosi

Il paradigma da cui partire è che le bcc calabresi sono troppe, troppo piccole e troppo deboli per resistere da sole, ma devono necessariamente riorganizzarsi per trovare un nuovo equilibrio riducendosi a tre, quante erano le vecchie e gloriose province. È un processo inevitabile, un cammino che possono intraprendere da sole e volontariamente ricercando le condizioni ottimali, oppure in breve tempo dovranno sottostare a processi ben più pesanti imposti dal mercato. Nessuno ricorda più le manifestazioni carnascialesche organizzate in difesa della Bcc di San Vincenzo La Costa, alla quale hanno partecipato solennemente sindaci e amministratori provinciali chiedendo il salvataggio della banca senza neanche preoccuparsi di conoscere le reali condizioni e la strumentalizzazione posta in essere dal “bos(s) primigenius” dell’Istituto che lo aveva portato al tracollo e pretendeva di governarne il futuro. Alla fine hanno dovuto riconoscere che non vi erano le condizioni tecniche per salvare una banca che si era affondata da sola. La conclusione è stata che piuttosto che occuparsi di trovare una soluzione concordata e cercare di salvare anche l’investimento dei soci, hanno dovuto cedere tutto alla Banca Sviluppo con l’azzeramento del capitale e gravi perdite per tutti coloro che avevano deciso di investire sul futuro del proprio territorio. Un fenomeno analogo si sta verificando a San Calogero dove uno sparuto gruppo di soci si oppone a una operazione che risponde a sani principi di gestione e può garantire il proseguimento dell’attività con benefiche ricadute sul territorio, senza alcuna considerazione sul futuro del proprio istituto che non ha la struttura, il patrimonio e le potenzialità per affrontare da solo la difficile coda della crisi, che può risultare letale perché avviene nel momento in cui l’intera economia della regione risulta indebolita da questi difficili anni di congiuntura sfavorevole. In cauda venenum, avvertivano i latini. Un motto che rappresenta ancora oggi una grande verità. Un aspetto particolarmente increscioso è rappresentato dalla stampa locale che cavalca sempre e soltanto l’onda della protesta, senza preoccuparsi dei motivi sottostanti e quali sono gli

interessi in gioco. Non sempre, o per meglio dire quasi mai, chi urla più forte ha ragione. In qualche caso si tratta di giuste proteste per torti i ingiustizie subite, ma la maggior parte delle volte è sono sola urli di prepotenza in difesa di interessi particolari. Rispetto a qualche anno fa, la condizione è più complicata poiché le numerose crisi che hanno colpito le piccole banche locali hanno finito per assottigliare il patrimonio del Fondo di Garanzia, che non ha più le disponibilità “infinite” di cui poteva disporre jadis. Non bisogna dimenticare che il problema più importante resta la definizione del futuro della Bcc dei Due Mari, ancora in sospeso sul ciglio di un burrone e si tratta di una delle maggiori banche del settore che richiede una robusta iniezione di liquidità. Questo significa che le possibilità di intervento sono molto limitate e soggette a richieste di pesanti sacrifici alla struttura. Ogni resistenza a questo processo costituisce un grave danno che ricadrà sugli stessi che oggi inscenano queste manifestazioni incuranti delle possibili conseguenze. La fusione tra Isola e Scandale che ha visto nascere “La Bcc del Crotonese” e quella che già è operativa della Mediocrati che ha incorporato la Bcc di Albidona costituiscono due esempi di grande lungimiranza. Forse sarà necessario un ulteriore sforzo, ma il segnale è molto positivo. La Mediocrati non solo ha ben digerito l’operazione, ma ha ripreso il suo cammino di crescita, ha irrobustito il proprio patrimonio, allargato il campo di competenza territoriale ed è pronto per ulteriori salti. Le due banche di credito cooperativo che operavano nella provincia di Crotone sono unite dando vita alla “Bcc del Crotonese”, una delle più grandi Bcc della Calabria. È sorta da pochi giorni e non è possibile alcun riscontro pratico degli effetti della fusione, ma ha acquisito un assetto molto più razionale e funzionale tanto in termini territoriali che di dimensioni operative. Per quanto riguarda la Banca Brutia paga oggi l’errore strategico di non aver saputo intravedere per tempo gli squilibri gestionali e formulare un piano di intervento con la ricerca di un partner in grado di assicurargli condizioni di redditività e patrimoniali per superare questo delicato momento territoriale. Le ridotte disponibilità del Fondo di Garanzia, impongono oggi scelte draconiane. Si parla di decurtazione di compensi del personale del 30-40%, dell’azzeramento della dirigenza e della governance per andare sposa alla Bcc Centro Calabria. Sacrifici necessari ma non sufficienti, perché a questo bisogna aggiungere l’intervento del Fondo per l’integrazione del patrimonio. Un apporto che risulta indispensabile per consentire alla incorporante di digerire il piccolo rospo. Benché si tratti di una delle bcc calabresi più strutturata, organizzate e ben gestita il patrimonio è fondamentale per la gestione dell’istituto, e impedire una paralisi dell’attività. Una possibile soluzione potrebbe essere il ricorso alla generosità dei soci, che potrebbero essere chiamati a sottoscrivere un prestito subordinato che darebbe il respiro necessario per affrontare la situazione. Pur nella difficoltà congiunturale in cui si dibatte, il risparmiatore italiano si è dimostrato il più parsimonioso e attento a tesaurizzare le proprie ricchezze finanziarie. La Calabria in questo non è da meno, a condizione che si risolva la questione dei soci “dormienti”, che costituiscono una massa di manovra per azioni di disturbo o per assicurarsi il controllo del nuovo istituto con un modico sforzo. Nonostante le difficoltà, il sistema del credito cooperativo è ben solido e le energie e la capacità di superare questo momento di difficoltà. La strada è in salita e impervia, ma vi sono tutte le condizioni per arrivare fino alla cima e ritrovare un nuovo equilibrio.

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E se arrivasse il “papa Rossi”? Una ne fa, cento ne pensa

La pazza idea (ma non troppo) di Tonino Gentile Da quando ha scoperto che s’è infilato dentro un partito che non c’è, o per meglio dire che c’è nella misura in cui vive e vegeta Matteo Renzi, Tonino Gentile non ha più dormito la notte. A metà tra la sparizione e il rilancio muove tutte le sue pedine, che non sono poche, per mettere in salvo il cognome. Archiviata in un’alba l’esperienza in comune con Peppe Scopelliti (per la verità senza mai amarsi oltre misura) un istante dopo Tonino Gentile ha puntato le antenne verso il futuro del potere, un gioco al rialzo che non può vederlo fuori dal tavolo che conta, per mille ragioni. Lui è uno di quelli che può cambiar pelle mille volte, ma è razza che non può estinguersi, deve stare dentro per forza. E allora occhi aperti a 360 gradi, il gioco è senza esclusione di colpi ma anche senza barriere alcune. E in questo è abile il senatore, non si preclude niente e niente lascia al caso. Con mezz’occhio punta a seminare veti e zizzanie dentro Forza Italia, disegnando un ipotetico identikit del candidato del centrodestra che deve aver avuto valide ed esigibili esperienze amministrative (in realtà deve bloccare le velleità, se ci sono, di Jole Santelli e di Roberto Occhiuto, tutto il resto poi è “trattabile” a cominciare da Wanda Ferro). Con l’altro mezz’occhio della stessa parte lascia circolare docilmente il nome di Gianpaolo Chiappetta dell’Ncd, ma senza eccessi. In realtà, fatta salva la stima e la sinergia con il capogruppo regionale, è un nome spendibile che gli serve in questa fase più per far intendere ai naviganti che è affare di Cosenza la partita, che Reggio intenda insomma. C’è un occhio intero però, l’altro, che il senatore Gentile non dedica più da un pezzo a quel che è rimasto del centrodestra. È rivolto tutto a Tonino Renzi, all’area di governo, al poGentile tere del momento insomma. Non è dato sapere quanto in cuor suo Gentile aspiri ancora alla poltrona di sottosegretario dalla quale s’è dovuto alzare nel pieno dell’inverno a causa dell’Oragate. È proprio di queste ore la notizia che nell’inchiesta la posizione del figlio Andrea è stata stralciata mentre rimane completamente dentro quella del tipografo Umberto De Rose. Dovrebbe essere un successo “giudiziario” questo per Gentile, che si è sempre professato innocente al punto da rinviare l’appuntamento con il suo ingresso nel governo. Circolano però a tal proposito (sul Corriere della Calabria) tabulati telefonici che dimostrerebbero che in quella notte in realtà Gentile senior si sentì eccome con De Rose, magari per parlare d’altro visto che la procura ha stralciato quel cognome dall’inchiesta. Si vedrà. Certo è che la notizia dell’estraneità del figlio in quel fascicolo dovrebbe ringalluzzire il senatore in chiave governativa eppure più di un elemento dice che Tonino sa bene che non può puntare più alla poltrona di sottosegretario. È andata ma c’è altro nei suoi progetti. Se continua infatti a tirare la stessa aria a Roma, con Renzi che sente di aver più bisogno del previsto di Alfano per governare (a meno che non decida di tornare al voto) l’asse Ncd-Pd potrebbe replicarsi anche in Calabria. È questo il pertugio che s’è aperto il senatore Gentile. Lasciar perdere Forza Italia al suo ineffabile destino e stabilire un patto federativo, di collaborazione, con il Pd per le regionali. Ognuno con il proprio simbolo, ci mancherebbe. Ognuno con i suoi volti. Ma con un solo candidato alla presidenza, quello del Pd ovviamente. All’Ncd la vicepresidenza, se proprio dovesse sbocciare l’amore. Il nome poi si trova, an- Sandro Principe zi uno viene subito in mente a pensarci bene... e Marcello Manna

Daniele Rossi

La disfatta di Rende

Le colpe del Principe e le imboscate per Manna

Ci sono bombe e bombe. “Vittime” e vittime. E momenti e momenti. Daniele Rossi, il giovane presidente di Confindustria Catanzaro e alla guida dello storico marchio Guglielmo, suo malgrado conosce gli uni e gli altri. L’odore acre e malsano della polvere da sparo artigianale ritrovata davanti il ristorante di Copanello ma anche l’immenso (e mediatico) abbraccio dell’intero circo della politica e dei suoi sottobanchi. Ma c’è di più nel rapporto involontariamente perverso che s’è instaurato, sempre suo malgrado, tra Rossi e gli attentati che subisce. Già, gli attentati. Un anno fa una bomba un po’ meno artigianale di quella di ieri arrivò a far saltare in aria mezzi del caffè appena un mese prima della sua nomina a presidente degli industriali catanzaresi. Oggi si spara ancora, del domani poi si vedrà. Ma una bomba è una bomba e nessuno vorrebbe mai riceverla sull’uscio della sua fabbrica. Anche quando porta bene, anche quando ti va lievitare. Anche quando con sincronismo quasi perfetto si piazza a metà tra un’incursione studiata a tavolino e l’oceano delle dichiarazioni di circostanza. Che saranno pure vuote e ripetitive, ma fanno rumore.

La disfatta del Pd a Rende, nelle ultime consultazioni amministrative del 8 giugno 2014, ha origini lontane. Si può partire dal 2006 quando venne imposto a sindaco Umberto Bernaudo, non eletto a consigliere nelle precedenti consultazioni, ma eletto alla guida della città con il 50,5 % dei voti contro il 72,9 delle liste. Bernaudo insieme a Principe ha costituito probabilmente la peggiore giunta comunale della città che ha contribuito al periodo più buio della storia politica di Rende. Durante il quinquennio Bernaudo i debiti sono saliti alle stelle con la situazione debitoria sancita dai dati del periodo di commissariamento. Dopo l’evidente errore delle scelte nel 2006 si è voluto continuare nel 2011, aprendo un periodo di discontinuità con la precedente amministrazione a sua volta commettendo un altro macroscopico errore con la candidatura dell’avvocato Vittorio Cavalcanti, che ha immobilizzato il Comune per 2 anni e di-


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E se arrivasse il “papa Rossi”?

A prova di bomba Daniele Rossi, anche suo malgrado, sale agli onori della cronaca con prepotenza all'interno dello scenario politico. Il presidente di Confindustria Catanzaro prima scrive una lettera-appello alle forze sane della Calabria inneggiando alla rivoluzione, poi "incassa" un altro brutto attentato contro una delle sue aziende cui fa seguito un'inondazione di attestati di solidarietà. In mezzo, prima e dopo, un flirt con il Pd in vista delle regionali Suo principale competitor su questo terreno, resta Florindo Rubbettino Mentre c'è ancora chi aspetta le primarie... Daniele Rossi non più di due giorni fa esce sul web con una lettera appello alle forze sane della Calabria perché prendano il coraggio in mano e agiscano come coinvolte dal sacro furore della rivoluzione. Un appello apparentemente incolore, trasversale ma non casuale. Un appello che piace a Loiero ma anche a Sergio Abramo, al presiden-

Florindo Rubbettino

te degli industriali Speziali ma anche alla Cgil. Poche ore dopo la bomba nella conca di Copanello, sull’uscio del ristorante che porta il marchio del caffè. E poche ore dopo ancora l’inondazione di attestati a incoraggiamenti. Il primo sulle agenzie che batte nota non è casuale nemmeno lui, nel gesto e nella sostanza. È di Ernesto Magorno la prima carezza mediatica. Seguono più o meno tutti ma si notano e si distinguono per contenuti Agazio Loiero, Peppe Speziali, Mario Maiolo, ancora la Cgil. Bomba o non bomba, allora, il progetto esce allo scoperto. Daniele Rossi non ha “sparato” a salve quando ha puntato al bersaglio grosso della rivolta delle coscienze civili. È da un pezzo che il Pd che cerca un “papa” segue questa strada. La segue certamente Magorno, non si sa fino a che punto su mandato. E la segue nonostante tutto anche buona parte della segreteria nazionale, enunciazione di primarie a parte (da concordare nelle modalità e consumo ma dal 30 di giugno, senza fretta). Il “papa nero” però deve arrivare dalla strada, dal terreno della vulgata, secondo i voleri di parte della regnanza del Pd dalle situazioni che si impongono. E allora spazio

mostrato la sua totale negligenza amministrativa nella gestione della cosa pubblica. Dopo i due disastri del 2006 e del 2011 Principe e il suo gruppo dirigente hanno voluto compiere il “capolavoro” finale nelle recenti amministrative del 25 maggio e ballottaggio del’8 giugno esprimendo candidato a sindaco il medico chirurgo Pasquale Verre che si è dimostrato lontano anni luce dalla città, dai suoi problemi e dai suoi abitanti. La responsabilità è, e qui non sbaglia il pur “errante” Nicola Adamo, di Sandro Principe e del suo gruppo dirigente che viene totalmente bocciato e disintegrato dagli elettori. Sandro Principe, che ha il merito di aver contribuito alla grandezza di Rende dopo Francesco Principe, negli ultimi dieci anni circondato dai soliti noti, non ha percepito in tempo il vento del cambiamento, non ha saputo creare un nuovo gruppo dirigente (quello attuale oltre a rassegnare le dimissioni dovrebbe chiedere asilo politico in uno dei paesi dell’Africa più lontani), non ha saputo aggregare le forze politiche del centrosinistra e non ha saputo disporre di un partito e di un’organizzazione in grado di affrontare una campagna elettorale che si preannunciava difficile e pericolosa. Ha aperto all’interno del Pd lacerazioni insanabili con Nicola Adamo, Mario Oliverio, Carlo Guccione e a Rende con l’ex assessore Fabrizio Totera, l’ex consigliere Francesco Mirabelli e tanti altri dirigenti che ora si trovano dall’altra parte.

agli eventi. Quelli meditati, come una lettera-appello. E quelli che purtroppo si subiscono in una regione come questa, le bombe appunto. Sono questi drammatici incidenti di percorso (a Rossi arrivi, se serve, tutta la solidarietà di Mezzoeuro). Ma a volta possono pure portare bene. E Rossi un pensierino alla scalata in quota Pd lo stava già facendo. Certo non da solo. Certo pescando trasversalmente anche nel mondo incolore dell’imprenditoria, da quella del cemento a quella del carrello della spesa. Ma lo stava facendo. Su un terreno però, quello della “pesca” civica e impegnata, dove la prima corsia è impegnata da Florindo Rubbettino. È questo il primo nome che il Pd ha fatto circolare quando s’è trattato di depistare la politica. Anche lui giovane e a capo dell’azienda florida di famiglia con qualche quid in più però rispetto alle chances di Rossi. Intanto perché il suo nome lo sta facendo il ministro Guidi, particolarmente legata a Rubbettino sin dai tempi della sua presidenza nazionale di Confindustria (risale a quel tempo la commessa di stampa a Soveria Mannelli della rivista degli industriali). Poi perché un po’negli ambienti della politica ci stava già Rubbettino, vista la sua parentesi a fianco di Montezemolo. E poi, rispetto a Rossi, Rubbettino pesca ancora di più a destra, diciamo così, grazie alla quarantennale amicizia con Mario Caligiuri, assessore regionale alla Cultura e in quota Alfano. Anche per Rubbettino poi, visto che è particolarmente attivo di questi tempi, come non sottolineare che non dispiace ad Agazio Loiero, sempre lui. Sono dettagli in più (o in meno, dipende dai punti di vista) che possono fare la differenza. Si vedrà. Certo è che il Pd non ha affatto chiuso la pratica delle primarie (virtuali). Con una mano le ufficializza, senza organizzarle però. Con l’altra continua a pescare in altre realtà. Nel mentre Minniti si augura di arrivare al 30 giugno (se mai si terrà l’assemblea) con un nome condiviso da tutti. E se poi si dovessero proprio tenere le primarie siamo sicuri che i concorrenti saranno quelli circolati fin qui sulla stampa? Si fronteggeranno nomi o idee? Progetti e visioni o poltrone? Perché se dovessero essere chiamate queste ultime a gareggiare sappiamo bene come potrebbe andare a finire. E Renzi, il Renzi che sbatte la porta ai senatori che se la lasciano socchiusa per rientrare, cambierà programma al cospetto dei colonnelli del consenso in Calabria? Difficile immaginarlo. Tra primarie in riva al mare o in costume da bagno, “papi” neri o Rossi, la sensazione è che sia ancora tutto in gioco. Che però non vuol dire gioco per tutti. Domenico Martelli

Marcello Manna è dall’8 giugno 2014 il nuovo sindaco di Rende con un risultato che va al di là delle sue aspettative. Manna, politico di breve corso, ma con grandi e provate capacità, inizia, dopo 62 anni, un nuovo corso politico insieme al suo laboratorio civico. Marcello Manna sa che in questi giorni è strattonato e circondato da personaggi poco illustri, cercatori di prebende, trasformisti, ex assessori ed ex dirigenti che hanno avuto responsabilità dirette nel declino di Rende. Manna sa che a questi personaggi, che lo marcano ad uomo, non può affidare nulla, sa che a Rende, come da lui proclamato durante la campagna elettorale, si deve aprire una nuova fase politica che veda protagonisti non certamente i citati personaggi ma il suo laboratorio civico e la cittadinanza tutta. E sa anche che questo è un momento delicato, c’è da firmare carte o non firmarle, assegnare o meno poltrone. A proposito, il presidente del consiglio comunale quasi certamente sarà De Rose. Infondo è un riconoscimento leale a uno dei due “cancri” che hanno ucciso il Principato dietro le urne. L’altro di “cancro”, Mimmo Talarico, è foriero invece di consigli e suggerimenti in queste ore per il nuovo sindaco. L’obiettivo sono nuove poltrone da occupare con volti che potrebbero non entusiasmare il primo cittadino. Che è fresco di politica, ma per niente fesso e difficilmente ci cascherà vista l’esperienza nei tribunali. Al nuovo sindaco Manna in ogni caso auguri di buon lavoro.

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Mezzoeuro La mafia nei boschi

Il quadro si complica

Gli indagati

Michele Trematerra (a destra) e Pierpaolo Bruni

Potrebbe diventare più seria del previsto l'inchiesta che ha coinvolto l'assessore regionale all'Agricoltura Michele Trematerra L’interrogatorio durato cinque ore non è dato sapere se ha convinto il sostituto antimafia Pierpaolo Bruni. Certo l’assessore regionale all’Agricoltura Michele Trematerra s’è reso molto disponibile a fornire tutta una seria di spiegazioni ma da qui a stabilire se poi sono risultate convincenti ce ne vuole. Nello stesso tempo senza soluzioni di continuità è proseguito il lavoro della Dda di Catanzaro che ha cominciato ad analizzare l’immensa mole di documenti sequestrati l’altro giorno in occasione della consegna dei decreti di perquisizione e avvisi di garanzia, negli uffici regionali ma anche nelle abitazioni dei singoli indagati. Il quadro che ne starebbe venendo fuori non si delinea come confortante. Alcune posizioni potrebbero addirittura aggravarsi così come l’impianto stesso dell’inchiesta non è detto che rimarrà confinato in un perimetro geografico o in un determinato filone istituzionale. L’inchiesta, in parole povere, potrebbe riservare anche altre sorprese. Il fascicolo, lo ricordiamo, verte su appalti e commesse dell’assessorato regionale all’Agricoltura che sarebbero stati indirizzati a vantaggio di ditte e soggetti legati tra loro dall’appartenenza presunta al clan Lanzino, il più forte dei clan nel Cosentino. Associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, usura, corruzione e detenzione d’armi i reati contestati a vario titolo ai diversi indagati. Figura centrale dell’inchiesta Angelo Gencarelli, ritenuto elemento chiave nel congiungimento tra le commesse e gli affari a destinazione. Il tutto, lo

ricordiamo, si sarebbe “consumato” ad Acri e dintorni. Interventi per spalamento neve, lavorazione del legno e disboscamento di alcuni perimetri silani sarebbero stati assegnati a uomini e a ditte direttamente facenti capo all’organizzazione criminale Lanzino. Non solo. Una vera e propria cosca interna, diciamo una sottocosca se confrontata a quella egemone, sarebbe nata proprio tra i soggetti in questione con l’esclusivo scopo di incassare, con il pieno consenso dei vertici dell’assessorato regionale, più lavori possibili da parte della Regione. Altra figura di spicco Giuseppe Perri, 58 anni, condannato in via definitiva nel processo “Twister”. Sarebbe il capo dell’organizzazione criminale insieme ad Angelo Gencarelli. Nel provvedimento di perquisizione si evidenzia come detto il ruolo centrale di Angelo Gencarelli, ex consigliere comunale di Acri, nonché presidente della commissione comunale urbanistica ed attuale componente della segreteria di Trematerra. Sarebbe stato lui ad organizzare direttamente la cosca di ‘ndrangheta attiva su Acri insieme a Giuseppe Perri, ritenuto il capo del sodalizio legato a doppio filo con la potente cosca Lanzino di Rende. Secondo le ipotesi avanzate nel decreto di perquisizione l’assessore Trematerra avrebbe avuto il «ruolo di elemento di congiunzione tra l’ associazione mafiosa e le istituzioni pubbliche, quali la Regione Calabria e gli enti ad essa collegati ed il Comune di Acri». Trematerra sarebbe stato, inoltre, «soggetto in grado di condizionare, grazie al rapporto collusivo instaurato con pubblici funzionari, le scelte amministrative degli enti e di orientarne le procedure amministrative riguardanti gli appalti pubblici di seguito indicati a favore di società o "cartelli" di società facenti capo ad imprenditori organici alla cosca». I militari hanno anche perquisito gli uffici dell’assessorato regionale all’Agricoltura, a Catanzaro, e quelli con sede a Cosenza ed in uso allo stesso Trematerra ed a Gencarelli. Perquisizioni hanno riguardato anche lo studio legale dell’ex sindaco di Acri Luigi Maiorano, avvocato, e le abitazioni di tutti gli indagati. I reati ipotizzati dal pm Bruni riguardano il periodo compreso tra il 2010 e il 2013.

1. Perri Giuseppe, nato ad Acri 22/02/1956, ivi residente in contrada Duglia n. 230; 2. Gencarelli Angelo, nato ad Acri 26/01/1956, ivi residente in contrada Croce di Baffi n. 75; 3. Burlato Giuseppe, nato a Cosenza 07/10/1977, ivi residente, contrada Cuta n. 210; 4. Tarsitano Giuseppe, nato a Fagnano Castello (Cs) 20/06/1956, ivi residente, via Antonio Gramsci n. 84; 5. Greco Massimo, nato a Cosenza 06/01/1982, residente a Mendicino, via Pasquali Santa Croce; 6. Ferraro Angelo, nato ad Acri 26/10/1961, ivi residente in contrada Conca; 7. La Greca Giorgio, nato ad Acri 30/06/1943, ivi residente, contrada Cuta; 8. Gencarelli Salvatore, nato a Luzzi 01/11/1964, ivi residente in contrada Fosso D’Olmo n. 57; 9. Gencarelli Antonio, nato a Cosenza 29/11/1986, residente a Luzzi, contrada Fosso d’Olmo n. 57; 10. Pedace Carmine, nato a Cosenza 06/11/1970, residente ad Acri, c.da Croce di Greca; 11. Terranova Luigino, nato ad Acri 13/10/1980, ivi residente, contrada Serralonga n. 157/A; 12. Maiorano Luigi, nato ad Acri 02/01/1965, ivi residente, via Giovanni Rodari n. 63; 13. Trematerra Michele, nato ad Acri 27/09/1964, ivi residente, c.da Dietro L’Utro; 14. Abbruzzese Elio, nato a Luzzi (Cs) 10/07/1962, ivi residente in via Muri n. 30; 15. Caruso Franco, nato a Lattarico (Cs) 02/02/1959, residente a Bisignano (Cs), contrada Forestella n.123;

Società e persone fisiche coinvolte nell’inchiesta 1. Impresa "FAI SRL", sita in Acri, contrada Conca n. 93; 2. "AZIENDA AGRICOLA PERRI ROSA", sita in Rose, contrada Monticello; 3. Impresa "F.LLI TERRANOVA", sita in Acri, via Amendola n.139; 4. Impresa "PEDACE CARMINE", sita in Acri, contrada Croce di Greca; 5. Impresa "LA FUNGAIA DI MOLINARO GABRIELA", sita in Luzzi, contrada Fosso d’olmo n. 57; 6. Impresa "INERTI PETRINI SAS", sita in Luzzi, contrada Petrini; 7. FERRARO Angelo, nato ad Acri il 26/10/1961, ivi residente in contrada Conca; 8. LA GRECA Giorgio, nato ad Acri il 30/06/1943, ivi residente, contrada Cuta; 9. GENCARELLI Salvatore, nato a Luzzi il 01/11/1964, ivi residente in contrada Fosso D’Olmo n. 57; 10. GENCARELLI Antonio, nato a Cosenza il 29/11/1986, residente a Luzzi, contrada Fosso d’Olmo n. 57; 11. PEDACE Carmine, nato a Cosenza il 06/11/1970, residente ad Acri, contrada Croce di Greca; 12. TERRANOVA Luigino, nato ad Acri il 13/10/1980, ivi residente, contrada Serralonga n. 157/A; 13. ABBRUZZESE Elio, nato a Luzzi (Cs) il 10/07/1962, ivi residente in via Muri n. 30; 14. CARUSO Franco, nato a Lattarico (Cs) il 02/02/1959, residente a Bisignano (Cs), contrada Forestella n.123.


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Mezzoeuro Le eccellenze per sperare

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i documenti al tumore Al Neuromed la biologia molecolare per la guida delle terapie contro il cancro cerebrale

«È stata una lunga strada quella percorsa dalla medicina nella conoscenza dei meccanismi genetici e molecolari dei tumori cerebrali. Anche se, purtroppo lo sappiamo bene, molta ce n’è ancora da percorrere». A parlare è Antonella Arcella, ricercatrice del Laboratorio di Neuropatologia molecolare, nell’ambito dell’Unità di Neuropatologia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) diretta dal professor Felice Giangaspero. «Negli Anni ‘70, quindi in un passato non molto remoto - continua Arcella - praticamente si conosceva molto poco della biologia dei tumori, soprattutto di quelli cerebrali. E fino a pochi anni prima, diciamo fino agli Anni ‘60, i pazienti, anche quelli con tumori cerebrali benigni, per la mancanza di un supporto diagnostico di “imaging” potevano finire addirittura in manicomio. Oggi, invece, molte cose sono cambiate. È uno sguardo diverso quello che possiamo avere, fondamentale per curare meglio i pazienti». Si potrebbe dire che nell’immaginario popolare i laboratori di patologia sono visti quasi come tribunali senza appello, dove da microscopi e strumenti escono verdetti di vita e di morte, ed i giochi sono chiusi. «Naturalmente non è così. - commenta la ricercatrice - Dalla biologia molecolare applicata alla patologia è arrivato un grande contributo per le terapie. Prendiamo il caso dei tumori cerebrali, di cui ci occupiamo in questo laboratorio. Dopo lo studio al microscopio dei vetrini, allestiti dalle biopsie del paziente, si definisce la patologia ed il grading. A questo punto entrano in campo gli oncologi che ci richiedono un ulteriore livello di indagine: indagini molecolari che vanno a scavare nel codice genetico. Tutto questo ci permette di conoscere a fondo il tumore, sapere i suoi punti di forza e le sue debolezze. Il risultato è di guidare le terapie, portandole ad essere più “personalizzate”, disegnate su misura del paziente e della sua specifica patologia». Conoscere a fondo un tumore cerebrale, significherà prima di tutto scegliere le armi giuste per affrontarlo. «La biologia molecolare, con la sua capacità di analizzare le caratteristiche genetiche delle cellule tumorali, è una grande aiuto per gli oncologi. Un tumore può essere più vulnerabile ad un certo farmaco, oppure può essere resistente. Faccio un esempio: c’è un gene, chiamato Mgmt che possiamo studiare nelle cellule di glioblastoma, la forma più aggressiva di tumore cerebrale. Il gene può essere metilato o no (la meti-

La dottoressa Antonella Arcella


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Le eccellenze per sperare

Proprio questo rapporto più vicino con il paziente ha spinto la dottoressa Arcella verso un approccio diverso da quello con cui aveva iniziato. «È vero. Inizialmente ero impegnata sostanzialmente solo nella ricerca. Ma questa prospettiva mi ha affascinato. Quello che facciamo in laboratorio, tutte le complesse analisi, rappresentano sacrifici che aiutano direttamente pazienti e medici. E sono la porta per quella medicina “disegnata per ogni paziente” che sempre più sappiamo essere la strada del futuro».

lazione è un processo biochimico che regola l’espressione e la funzionalità dei geni contenuti nel Dna, ndr). Sappiamo che se Mgmt non è metilato, la cellula tumorale sarà più protetta dall’azione di alcuni farmaci, sarà quindi resistente a quelle terapie. Questo è un dato clinico molto importante, perché in quel caso l’oncologo saprà che quei farmaci non agiranno, e potrà evitare al paziente inutili effetti collaterali. Altri esami che effettuiamo qui al Neuromed riguardano poi la perdita di alcuni tratti cromosomici. Anche queste indagini sono utilissime per guidare la terapia e stabilire con precisione il futuro della prognosi dei pazienti».

È una medicina personalizzata quella che la biologia molecolare punta a creare. Un paziente è diverso da un altro, un tumore è diverso da un altro. Guidare le cure è un passo importante per avere la massima efficacia dei farmaci diminuendo effetti collaterali inutili. «È un momento - commenta Arcella - in cui vediamo lo stretto rapporto tra il laboratorio e la clinica, in cui ciò che facciamo con le nostre tecnologie diventa qualcosa di concreto per le persone malate. Ed è anche un momento di grande responsabilità. Le nostre analisi avranno conseguenze precise sul decorso di una terapia, e quindi su un paziente così vulnerabile come quello colpito dal tumore».

Ma la ricerca al Neuromed non si è certamente fermata, soprattutto nel cercare nuovi bersagli per aggredire le cellule tumorali con nuovi farmaci. «Lavoriamo - spiega la ricercatrice - su alcuni geni che ci appaiono promettenti. Uno di essi ad esempio, non molto conosciuto, è stato oggetto di un lavoro pubblicato sulla rivista Nature communications. Bloccando questo gene in animali da esperimento siamo riusciti ad ottenere una riduzione della crescita tumorale. Un altro settore su cui abbiamo concentrato la nostra attenzione è la ricerca di molecole biologiche in grado di bloccare la crescita tumorale. Attualmente stiamo studiando gli effetti della lattoferrina, una sostanza già presente nel nostro organismo e della quale abbiamo dimostrato in vitro ed in vivo capacità di bloccare le cellule in una determinata fase del loro ciclo cellulare e potenziare l’effetto dei convenzionali farmaci chemioterapici. Con le nuove conoscenze che si accumulano nel campo genetico e molecolare, ci si può chiedere come sarà la terapia del tumore cerebrale da qui a, per dire, dieci anni. Stanno cambiando molte cose, anche nel concetto stesso di evoluzione del tumore. Prima si pensava che la genesi del tumore cerebrale fosse nella trasformazione neoplastica delle cellule gliali. Oggi sappiamo che esistono cellule staminali alla base della proliferazione tumorale e responsabili delle recidive. Possiamo presumere che queste nuove informazioni e questi nuovi concetti, porteranno ad affinare farmaci chemioterapici più precisi ed efficienti, capaci di colpire bersagli genetici ben determinati. La sfida è la precisione, e la biologia molecolare sarà tra i protagonisti di questo cammino».

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Disastri di casa nostra

Salute da cani La sanità in Calabria si conferma terra di paradossi e contraddizioni inverosimili. Agli sprechi, alle inefficienze e allo sperpero di danaro pubblico eravamo abituati ma adesso negli uffici della sanità regionale succedono cose stranissime Dall'Asp di Cosenza arriva un altro incarico, questa volta riguarda l'area medica e veterinaria

Calabria It, in 131 a casa

Disperazione a tempo indeterminato Scatteranno giovedì prossimo, 19 giugno, i licenziamenti per i 131 lavoratori di Calabria It, società “in house” controllata dalla Regione attraverso la finanziaria Fincalabra, specializzata in promozione imprenditoriale. L'azienda è in liquidazione da mesi e, secondo quanto stabilito da una legge regionale, il personale sarebbe dovuto essere trasferito alle dipendenze di Fincalabra. I vertici di quest'ultima società, decaduti il 14 aprile scorso, non hanno però ottemperato a quanto stabilito dalla legge e, secondo sindacati e dipendenti, avrebbero posto in essere una serie di atti nulli ai loro danni, essendo scaduto il loro mandato. Al riguardo, il presidente della commissione vigilanza del Consiglio regionale, Aurelio Chizzoniti, ha presentato tre esposti alla Procura competente. Da mesi è in atto un vero e proprio braccio di ferro con i vertici di Fincalabra ingaggiato dai lavoratori che il 19 marzo scorso hanno ricevuto le lettere con il preavviso di licenziamento e che lamentano “il colpevole silenzio” dell'assessore regionale alle Attività produttive, Demetrio Arena. Quest'ultimo,,sempre secondo i sindacati, anziché porre in essere gli atti amministrativi necessari per la soluzione della vertenza, avrebbe lasciato ampia discrezionalità al presidente ed al vice presidente di Fincalabra che avrebbero dato mandato al commissario liquidatore, Attilio Funaro, di procedere ai licenziamenti.

La sanità in Calabria si conferma terra di paradossi e contraddizioni inverosimili. Agli sprechi, alle inefficienze e allo sperpero di danaro pubblico eravamo abituati ma adesso negli uffici della sanità regionale succedono cose stranissime. L’Asp di Cosenza, con delibera n.206 del 30 gennaio 2014, affida l’incarico di responsabile di area medica e veterinaria al dottor Maurizio Anastasio a seguito - leggiamo da una missiva firmata dal dg Scarpelli - «di apposita valutazione dei curricula prodotti dagli aspiranti all’incarico». Subito dopo lo stesso Scarpelli si preoccupa di chiedere all’ufficio del sub commissario delegato al Piano di rientro, Andrea Urbani, un parere circa la presunta incompatibilità con l’incarico espletato dal dottor Anastasio presso la task force Veterinaria istituita dalla Regione Calabria per la risoluzione delle criticità del settore. La risposta del sub commissario arriva dopo pochi giorni. E certifica che «non sussistono motivi d’incompatibilità tra l’attuale incarico ed eventuali nuovi incarichi attribuiti al dottor Anastasio» che, anzi, era già direttore facente funzioni «del servizio veterinario nell’ex As di Paola». Questione chiarita, dunque? Neanche per sogno. Un rigo più giù, infatti, prima di licenziare il pa-

Tagli Fs, Abramo non ci sta

Catanzaro con le rotaie a terra «La scelta di sopprimere il servizio sulla tratta ferroviaria Catanzaro-Lamezia è incomprensibile e gravemente penalizzante per Catanzaro e l’intera area centrale della Calabria». È questa, secondo quanto comunicato, la motivazione per la quale il sindaco Sergio Abramo ha indetto una riunione, per lunedì prossimo, 16 giugno, alle 9,30, a palazzo De Nobili, invitando l’assessore regionale Domenico Tallini, il presidente di palazzo Campanella, Francesco Talarico, i consiglieri regionali eletti nella Provincia, Claudio Parente, Gabriella Albano, Mario Magno, Piero Amato, Antonio Scalzo, Vincenzo Ciconte e il commissario straordinario della Provincia Wanda Ferro. «La riunione - spiega la nota - alla quale prenderanno parte anche il presidente del Consiglio comunale Ivan Cardamone e il presidente della commissione trasporti Tommaso Brutto, servirà a mettere a punto ogni iniziativa utile per evitare la chiusura della tratta su ferro che collega la fascia ionica con quella tirrenica, impedendo una normale mobilità a migliaia di cittadini. Nella riunione di lunedì verrà riproposta, infatti, l’esigenza di potenziare il tracciato, garantendo un collegamento più veloce e funzionale fra il capoluogo di regione e Lamezia Terme».

rere, Urbani inserisce una postilla farsesca. Scrive: «Il dottor Maurizio Anastasio, ovviamente, si asterrà dalle attività di audit e verifica dell’efficacia di competenza del Servizio veterinario regionale, svolte sull’Asp di Cosenza». Il livello di contorsione mentale è qui notevole. L’ufficio del sub commissario autorizza Anastasio a svolgere un incarico a valenza regionale pur sapendo che sul territorio di competenza dell’Asp di Cosenza lo stesso sarebbe in palese conflitto di interessi. Lo fa con la giustificazione, risibile, che Anastasio si dovrà astenere dalle valutazioni inerenti la provincia di Cosenza, che tra l’altro rappresenta la metà del territorio calabrese. La vicenda è fortemente significativa della mancanza di serietà e competenza dimostrata da parte di chi è chiamato a svolgere un compito delicatissimo e di vitale importanza per il futuro della Calabria. Al punto in cui siamo questa politica sciatta e inconcludente - e nel caso di specie palesemente ridicola - non è in grado di produrre nessun effetto positivo circa la soluzione dei problemi della sanità. Non si possono conferire ruoli di altissima responsabilità senza tenere conto della competenza e dell’esperienza. Non si può giocare con la salute dei cittadini e meno che mai si può giocare sporco quando la medicina viene assoggettata alle convenienze della politica. Rimane un ultimo aspetto da chiarire: il dottor Anastasio si asterrà dal percepire anche tutto lo stipendio? Carlo Guccione

Vibonese, pronta “task force”

Scorie di tutti i giorni Il prefetto di Vibo Valentia, Giovanni Bruno, ha deciso di istituire una task force per studiare in maniera approfondita la vicenda dei fusti contenenti scorie radioattive e rifiuti tossici che, secondo le informative del Sisde desecretate di recente dalla Camera dei deputati e contenute negli atti della commissione parlamentare d’inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti, si presume siano stati interrati, oltre che in provincia di Reggio Calabria, anche nelle Serre vibonesi. Il prefetto - fa sapere dall’ufficio territoriale del governo - è quindi intenzionato ad andare a fondo sulla questione, evitando inutili allarmismi attraverso l’avvio di opportune verifiche che saranno svolte in tempi brevi insieme alla Procura ed alla Forze dell’ordine. Il prefetto ha inoltre assicurato di aver preso contatti a Roma con diversi ministeri al fine di avere in brevissimo tempo risposte certe e concrete sulle zone interessate dal presunto interramento dei rifiuti (Serra San Bruno, Mongiana e Fabrizia) e sulla tipologia degli eventuali rifiuti tossici che la ‘ndrangheta potrebbe aver nascosto nel corso degli anni.

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Ondata di ottimismo P.a., sfatare un mito

Il turismo naviga in buone acque I giovani imprenditori di Confindustria Calabria e Costa Crociere hanno avviato una collaborazione sinergica concretizzando un progetto di fortissimo impatto economico per il territorio regionale. Un road show di quattro eventi in quattro diverse città calabresi, Crotone, Reggio Calabria, Tropea, Corigliano, sarà l’occasione per presentare questa sinergia agli operatori economici e per esporre il grande potenziale di sviluppo che l’arrivo delle navi da crociera Costa rappresenta per le economie locali I giovani imprenditori di Confindustria Calabria e Costa Crociere hanno avviato una collaborazione sinergica concretizzando un progetto di fortissimo impatto economico per il territorio regionale. «Un road show di quattro eventi in quattro diverse città calabresi - Crotone, Reggio Calabria, Tropea, Corigliano, s’è scritto in un comunicato stampa - sarà l’occasione per presentare questa sinergia agli operatori economici e per esporre il grande potenziale di sviluppo che l’arrivo delle navi da crociera Costa rappresenta per le economie locali. A trarre vantaggio dall’arrivo dei croceristi saranno oltre alle località marittime dove le navi attraccano, anche tutto il territorio limitrofo, sia sulla costa sia nell’entroterra, dove sono programmate escursioni e visite guidate». Mario Romano, presidente regionale dei Giovani di Confindustria Calabria sostiene: «Abbiamo una grande responsabilità, accogliere una clientela internazionale di alto livello offrendo qualità ed ec-

cellenza, rendendo la loro crociera bella e indimenticabile. Così facendo i croceristi diventeranno ambasciatori del brand Calabria in tutto il mondo, posizionandoci come una meta turistica desiderabile e di qualità a livello internazionale». Il flusso di croceristi è assicurato, starà poi alle agenzie di viaggio, a commercianti e imprenditori saper cogliere questa occasione offrendo prodotti e servizi all’altezza, dimostrandosi capaci di arricchire le esperienze di viaggio dei croceristi con tutto il meglio che la Calabria sa offrire. Questo può innescare - sostiene ancora Romano - un potente ritorno di immagine da sfruttare per il rilancio dell’economia regionale in un settore, quello dell’indotto del turismo da crociera, con grandi margini di crescita. Gli operatori economici locali sono chiamati a una tempestiva collaborazione, per avviare un rapporto strategico di medio e lungo periodo tra i promotori dell’iniziativa e i territori di riferimento. Un’occasione da non perdere per commercianti, imprenditori e agenzie di viaggio, che avranno la responsabilità di rendere le proprie città sempre più accoglienti e appetibili per i croceristi. I giovani imprenditori di Confindustria Calabria si impegnano a garantire la riuscita del programma, sensibilizzando i propri associati e tutto il tessuto imprenditoriale ed economico ad un movimento coordinato per cogliere l’opportunità. In quest’ottica gli eventi del road show itinerante nelle quattro località calabresi sono l’occasione per esporre al meglio l’opportunità di crescita e sviluppo e per creare le sinergie utili per non perdere una chance di sviluppo. La ricaduta di ogni scalo sull’economia della Calabria e i benefici a livello di immagine e comunicazione in Europa possono essere enormi. Gli imprenditori locali sapranno certamente cogliere questa chance. «La Calabria con la sua straordinaria ricchezza paesaggistica e culturale ancora poco svelata al pubblico internazionale, è la destinazione ideale per il nostro nuovo prodotto di punta Costa neo Collection, sul quale stiamo investendo in termini promozionali, che propone un nuovo ritmo di viaggio con itinerari inediti, per una vacanza che sia soprattutto esperienza e scoperta - ha dichiarato Carlo Schiavon, direttore commerciale e marketing per l’Italia di Costa Crociere - A partire da settembre 2014 e per tutto il 2015 la compagnia italiana effettuerà in totale 18 scali con 3 navi nei porti di Reggio Calabria, Crotone e Corigliano Calabro. In particolare Costa neoRomantica e Costa neoRiviera effettueranno in totale nove scali a Reggio Calabria, mentre Costa neoClassica farà cinque scali a Crotone e quattro a Corigliano Calabro. La definizione del programma di scali sicuramente darà un contributo alla promozione e al turismo della Calabria e genererà un ritorno sull’intera economia locale».

Svimez, più addetti al Nord che al Sud «Non è vero che al Sud il settore pubblico è elefantiaco: su circa 3 milioni di addetti nella Pubblica amministrazione a livello nazionale, solo poco più di 530mila si trovano nel Sud, mentre oltre 800mila sono nel Nord». È quanto emerge dallo studio “Pubblica amministrazione e Sud: i nuovi contenuti del divario” di Giorgio Miotti e Andrea Salustri pubblicato sull’ultimo numero della Rivista economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez diretto da Riccardo Padovani, in cui si evidenziano anche i forti divari tra le aree per quanto riguarda giustizia, sanità e gestione dei rifiuti. In rapporto alla popolazione, si legge nello studio, «la pubblica amministrazione occupa nel Mezzogiorno circa 26 addetti su mille abitanti contro circa i 30 del Nord. E se in dieci anni il personale occupato nelle Regioni meridionali è sceso di oltre il 9%, nel Centro-Nord è aumentato di oltre il 28%». Inoltre «a livello di variazione, in dieci anni (2001-2011), gli addetti alla Pubblica amministrazione sono calati del 6% nel Sud, rispetto al 3% del Nord». Un ruolo chiave al Centro-Nord, segnala Svimez, lo ha il “no profit”, che ha un boom proprio grazie alla contrazione di addetti nella P.a.: «In dieci anni gli occupati nel terzo settore al Centro-Nord sono cresciuti di oltre il 50%, da quasi 3 a 4,6 milioni, tre volte più del Sud, cresciuto comunque dalle 932mila unità alle 1.138mila (+22,1%)». Nel dettaglio, poi, «nelle Regioni il Sud perde 4mila occupati mentre il Centro-Nord ne acquista quasi 10mila». In calo gli occupati nei Comuni: -5,1% al Sud, -8,9% al Centro-Nord. Per quanto riguarda lo Sportello Unico per le imprese, è forte il divario tra le varie aree registrato nel 2012 sulla valutazione dell’utilità e fruibilità del servizio: nel Nord-Ovest hanno avuto valutazione positiva il 69% degli Sportelli Unici, nel Nord-Est il 56%, per crollare all’11% al Centro e soltanto al 3% nel Mezzogiorno. Sul fronte della giustizia, sono 1.352 i giorni di attesa al Sud per un processo civile di primo grado, e 948 al Centro-Nord. «In dieci anni le performances del settore sono peggiorate, soprattutto in termini di durata media dei processi. In media al Sud nel 2011 un processo di primo grado termina dopo 1.352 giorni, quasi quattro anni. Meglio al CentroNord: 948 giorni, circa 2 anni e mezzo. Con forti differenze regionali: dai 1.120 giorni dell’Abruzzo ai 1.400 della Puglia per arrivare ai casi estremi della Calabria (1.642 giorni) e della Basilicata (1.905 giorni, cioè 5 anni e tre mesi)». L’Italia è spaccata nella sanità: nel 2012 nel Centro-Nord su 100 ricoverati si dichiaravano soddisfatti dei servizi ospedalieri quasi uno su due (43%, con punte del 56% nel Nord-Est), al Sud meno di 1 su 5 (19,6%). Il “turismo sanitario”, che misura la percentuale di emigrati in altra regione, flette in dieci anni, passando al Sud dal 10,7% a 9,4%; ma è sempre una cifra doppia rispetto al CentroNord (5%). In miglioramento la diffusione degli asili nido, usufruiti al Sud da 4,2 bimbi su 100 del 2004 a 5 del 2010; al Centro-Nord oltre 18 bambini su 100 possono godere dei servizi per l’infanzia.

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L’organizzazione dell’evento

Calabria etica e Acsa, intesa

Barriere rase al suolo Realizzare iniziative congiunte che abbiano come punto focale l’inclusione sociale di soggetti che, a causa della loro disabilità, quotidianamente affrontano situazioni di disagio; attuare azioni integrate che impediscano il sorgere e il diffondersi di barriere architettoniche e culturali; organizzare e realizzare giornate ed eventi ad hoc con l’obiettivo primario di diffondere la cultura dell’integrazione. Sono questi i punti cardine del protocollo d’intesa siglato tra la fondazione Calabria Etica, presieduta da Pasqualino Ruberto, e l’associazione catanzarese per gli studi auxologici e per gli studi delle talassemie ed emoglobinopatie. La firma del protocollo «conferma - si legge in una nota - le aspettative del dottor Raiola, di un anno 2014 particolarmente attivo, in cui sono stati già stipulati altri importanti rapporti collaborativi con professionisti del sud e centro America; particolarmente interessante si sta rivelando la collaborazione con la Codajic (Confedarcio’n de Adolecencia y Juventud de Italia, Iberoame’rica Y El Caribe) che si concretizza in un reciproco scambio culturale. Sono stati programmati, inoltre, - spiega la nota - alcuni incontri di aggiornamento scientifico che riguarderanno tematiche di grande attualità quali la malattia cronica in età pediatrica e adolescenziale, le malattie reumatiche giovanili, le talassemie, problematiche auxoendocrinologiche, recenti acquisizione in pediatria. Inoltre, viene confermata la vicinanza dell’associazione ai reparti pediatrici dell’azienda ospedaliera “PuglieseCiaccio”; sono infatti previsti progetti che permetteranno di supportare l’assistenza ai pazienti. Il presidente dell’Acsa & Ste Onlus ha anche confermato la realizzazione dell’oramai entusiasmante e collaudato progetto insieme a canestro, giunto alla 5* edizione, che proprio grazie alla sinergia con la fondazione Calabria Etica, potrà avere una maggiore diffusione sul territorio regionale. Il progetto verrà presentato alla stampa entro il mese di luglio e la partenza è prevista per il mese di settembre. Un programma ambizioso che, sicuramente, verrà realizzato in toto».

Francesco

sta

arrivando Sono 80.291 i pass richiesti al 5 giugno per poter accedere ai settori allestiti in occasione della messa che il Papa celebrerà a Sibari il pomeriggio del 21 I residenti nel territorio diocesano, che hanno presentato domanda attraverso i rispettivi parroci potranno ritirare il pass direttamente nella parrocchia di appartenenza I residenti nel territorio extradiocesano, invece, potranno farlo all'Infopoint attivo a Cassano Sono 80.291 i pass richiesti alla data del 5 giugno per poter accedere ai settori allestiti in occasione della messa che Papa Francesco celebrerà a Sibari il pomeriggio del 21 giugno. Lo comunica la Diocesi. «I residenti nel territorio diocesano, che

hanno presentato domanda attraverso i rispettivi parroci, - spiega una nota - potranno ritirare il loro pass direttamente nella parrocchia di appartenenza. I residenti nel territorio extradiocesano, invece, anche in gruppo o attraverso un loro referente potranno ritirare i pass all’Infopoint (attivo a Cassano, nei pressi della Cattedrale, in piazza sant’Eusebio), nei giorni ed agli orari seguenti: sabato 14 giugno: dalle 15 alle 18; domenica 15 giugno: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19; da lunedì 16 a venerdì 20 giugno: dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20. Il pass - è precisato nella nota - consentirà l’ingresso solo nel settore contraddistinto dal colore del pass assegnato. Nelle aree dedicate si potrà parcheggiare liberamente seguendo le apposite indicazioni. Saranno circa 33.000 i posti a sedere, messi prioritariamente a disposizione dei fedeli diocesani. Le prime file saranno riservate alle persone con disabilità ed agli ammalati ospiti delle strutture sanitarie attive nel territorio diocesano. I posti nei vari settori saranno assegnati secondo l’ordine cronologico di presentazione della richiesta dei pass. Doverosa precisazione: la partecipazione all’evento sarà garantita anche a chi fosse sprovvisto di pass, nell’apposito settore unico ad ingresso libero. Nella giornata del 21 giugno l’accesso all’area della Santa messa sarà consentito a partire dalle 11 e fino alle 15». La Diocesi ha diffuso anche delle indicazioni utili per i fedeli sottolineando che «essendo prevedibili alte temperature, si suggerisce di portare con sé necessariamente un cappello ed un ombrello parasole, crema protettiva solare, spray antizanzare, acqua in abbondanza secondo il proprio fabbisogno personale, integratori, bustine di zucchero e caramelle. Si consiglia di indossare indumenti di cotone e calzare scarpe comode. Per rimanere costantemente aggiornati, si invita a consultare il sito internet www.papafrancescoacassano.it, dal quale sarà possibile scaricare anche l’apposito vademecum informativo, stampato in 100.000 copie la cui distribuzione avverrà congiuntamente a quella dei pass».


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Sabato 14 Giugno 2014

Il verde la nostra speranza

Riconoscimento Unesco al Parco nazionale della Sila con l’inserimento nella Rete mondiale delle Riserve della biosfera del Programma Mab/Unesco

La natura ringrazia Il Consiglio internazionale di coordinamento del programma Mab, nel corso della sua 26° sessione in corso di svolgimento a Jönköping in Svezia, ha approvato l’iscrizione della Sila come 10° riserva della Biosfera italiana nella Rete mondiale dei siti di eccellenza dell’Unesco. Tale risultato è il frutto dell’intenso e lungo lavoro di coordinamento avviato dal Parco nazionale della Sila con la presidenza di Sonia Ferrari, un lavoro fatto insieme agli enti territoriali (Regione Calabria, Province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, 68 Comuni) e con tutti gli attori della Comunità silana (università, istituzioni scientifiche, Ong, associazioni di categoria, rappresentanti del mondo produttivo, ecc.). Il partenariato coinvolto è molto ampio e comprende 113 soggetti diversi. Il processo di candidatura è stato guidato dal Comitato nazionale tecnico Mab, che ha preso parte all’incontro con una delegazione formata dal ministero dell’Ambiente, dal Corpo forestale dello Stato e dal coordinatore del progetto, nonché direttore del Parco, Michele Laudati. La Riserva della biosfera della Sila include il Parco nazionale, come aree “core” e “buffer” del sito Unesco (290.000 ha), e si estende al di fuori del Parco nell’area di “cooperazione”, non sottoposta a vincoli e volta invece a dimostrare il rapporto equilibrato tra attività umane e natura, per un totale complessivo di circa 400.000 ha. Con la decisione arriva il primo riconoscimento Unesco in Calabria, dovuto all’ampia varietà di ambienti naturali e agli habitat che fanno della Sila un hot-spot di primo rilievo nella Regione biogeografica mediterranea e luogo selezionato da Iucn e Wwf come centro di diversità vegetale mondiale. I rappresentanti degli Stati intervenuti alla sessione di lavoro svedese hanno espresso il loro forte apprezzamento, all’unanimità, per il lavoro preparatorio alla candidatura svolto dal parco, so-

prattutto per l’ampio processo di coinvolgimento degli stakeholder pubblici e privati, per la qualità delle produzioni locali e del turismo, nonché per il partenariato promosso tra tutte le autorità responsabili per la gestione e la promozione di azioni e progetti di sviluppo sostenibile per l’intera comunità silana. Appresa la notizia la vice-presidente del Parco e presidente della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro, ha dichiarato: «L’importante obiettivo raggiunto premia il forte impegno dell’ente Parco, di Sonia Ferrari e dell’intera struttura, ed è il frutto di un intenso lavoro preparatorio sul quale c’è stata grande sinergia tra tutti gli enti coinvolti. Il riconoscimento Unesco dimostra che il Parco della Sila, con il suo preziosissimo patrimonio paesaggistico e di biodiversità, ha tutte le carte in regola per essere promosso al meglio nei circuiti internazionali del turismo naturalistico. Il Parco potrà quindi rafforzarsi nel suo ruolo di forte attrattore turistico, da cui partire alla scoperta delle ricchezze della Calabria, dalla montagna al mare, ai borghi, agli straordinari tesori artistici, storici e culturali, alle eccellenze enogastronomiche». Altrettanta significativa è la dichiarazione del presidente della Comunità del Parco e presidente della Provincia di Crotone, Stano Zurlo, che dice: «È una vittoria importante per la Calabria ed anche per l’intera Italia, che dimostra l’ottimo livello del lavoro svolto in questi anni per l’ottenimento dell’ambizioso riconoscimento Unesco. Essere inseriti nella rete Mab dell’Unesco, se da un lato vuol dire che la Sila rappresenta concretamente un luogo di pregio e di eccellenza dal punto di vista ambientale, ci deve responsabilizzare tutti. Ciò significa che il nostro impegno deve essere ancor maggiore per quanto attiene la tutela e la salvaguardia del territorio. Onore al merito, quindi, alle competenze espresse e in modo particolare a Sonia Ferrari, nella sua qualità di presidente del

Parco, ed al direttore generale, Michele Laudati. La Calabria ha certamente un motivo in più per rappresentare un luogo dell’ospitalità e del turismo naturalistico». Intanto sullo straordinario riconoscimento ottenuto, Sonia Ferrari, che non ha nascosto a caldo la sua emozione, ci ha dichiarato: «Si tratta di un importantissimo riconoscimento da parte dell’Unesco, che proietta il Parco della Sila, tutte le aree limitrofe coinvolte e l’intera regione nel panorama internazionale. Grazie ad esso il nostro territorio diventa un modello di gestione e un’area di sperimentazione di programmi strategici di sviluppo, da condividere con tutti gli stakeholders. Sono felice che il brand Unesco sia attribuito al Parco della Sila anche come riconoscimento del duro, impegnativo ed entusiasmante lavoro svolto in questi anni dal direttore, Michele Laudati, da tutto il personale, dal consiglio direttivo, dal comitato della Comunità del Parco, con il supporto fattivo del ministero dell’Ambiente per valorizzare un territorio bellissimo e ricchissimo di risorse. Mi dispiace non essere più in carica e non aver potuto partecipare a questo momento di grande gioia ed emozione in Svezia presso il comitato Unesco». Ma il lavoro non finisce qua per quanto riguarda i riconoscimenti Unesco. «Infatti in questi giorni - ci dice il direttore generale del Parco, Michele Laudati - è attiva la campagna di web marketing per raccogliere le adesioni di sostegno alla pratica di riconoscimento del Parco nazionale della Sila per la “World Heritage List” dell’Unesco, quale patrimonio dell’umanità, i cui risultati si conosceranno nella primavera del prossimo anno». È il caso, quindi, di aderire a tale campagna sottoscrivendo il format specifico presente nella home page del sito www.parcosila.it. Franco Bartucci

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Sabato 14 giugno

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