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Oracle, verso un cloud pragmatico Niente di nuovo per Oracle, si continua sulla stessa strategia impostata un anno fa, sia dal punto di vista software sia hardware. Un segnale di forte determinazione e coerenza, perché la spinta sull’innovazione da parte delle aziende ha bisogno di continuità. I quattro pilastri di Oracle – Best of breed, Cloud, Industry e Vertical integration – sono confermati per il 2014 tanto quanto l’impegno in Ricerca e Sviluppo (5 miliardi di dollari lo scorso anno) e in acquisizioni (6 miliardi negli ultimi due anni). “Nessuna azienda investe così tanto in acquisizioni per cercare nuove realtà da inglobare al fine di fare crescere l’offerta e il business”. E’ Mario Derba, Sales VP South Europe Systems, a commentare la strada intrapresa da Oracle e ribadita dal ceo Mark Hurd lo scorso settembre a Oracle OpenWorld. Nel segno della continuità, in un mondo in cui i trend di mercato danno ragione allo spostamento verso il cloud delle proposte dei vendor.

Mario Derba, Sales VP South Europe Systems di Oracle “Sulla nostra offerta cloud ci sono oggi dati incoraggianti, 25 milioni di utenti collegati a Oracle Cloud Cloud, e l’impressione che Oracle fosse in ritardo negli scorsi anni è stata colmata con investimenti e acquisizioni, che ci hanno permesso di incrementare la strategia annunciata nel


2012 – sottolinea Derba -. Quando acquisiamo, noi non integriamo, noi assimiliamo, senza perdere tempo e guardando alla profittabilità della nostra azienda. La nostra forte execution, ribadita anche da Hurd, fa si che si tengano le persone migliori di ogni team, che vengono assimilate in Oracle, che l’azienda acquisita si uniformi velocemente all’uso delle nostre tecnologie, senza perdere tempo nel risistemare i processi”. Alcune dinamiche che spingono l’innalzamento del livello di attenzione delle aziende verso il cloud: l’esplosione dei dati è avvenuta negli ultimi due anni (90%) e ci si aspetta crescerà di 50 volte entro il 2020, i 9 miliardi di device Internet in circolazione diventeranno 50 miliardi entro il 2020, l’87% della popolazione mondiale è mobile e i social network guidano l’esperienza utente con forti ripercussioni sui business delle aziende. “L’attenzione L’attenzione ai dati nelle aziende a noi torna utile perché Oracle si occupa fondamentalmente di gestire dati e dobbiamo fare in modo di fare dialogare anche il mondo Machine to Machine con i dati strutturati – sostiene Derba-. In questo scenario, stanno giocando a nostro favore le spinte verso big data e mobile. Si ritorna alla centralità del dato, strutturato, alla pressione sui budget divorati per immagazzinare dati, allo spinta verso soluzioni integrate. A tutte queste pressioni noi rispondiamo con le macchine Exa e con lo sviluppo di progetti ad hoc per ogni singolo cliente” sottolinea Derba. Una offerta che vede la famiglia Exadata ottimizzata per la data center consolidation e la famiglia Exalytics per la gestione degli analytic e della BI e che viene proposta ai clienti anche in un approccio graduale: esistono modalità contrattuali che, nel caso il cliente non se la senta di abbracciare l’innovazione, permettono di procedere per soluzioni via via scalabili con il supporto di un team europeo – Insight – che offre consulenza al cliente. “Disegniamo scenari in cui il cliente si possa ritrovare, anche confrontando la sua realtà con le nostre best practise in ambito data center” precisa Derba. In Italia si è superata la vendita di cento Exadata ma – scherza


Derba – “un Exadata non fa primavera” perché il suo utilizzo può essere diverso: chi lo implementa per consolidare il database, chi per posizionarsi sul private cloud, chi come primo passo verso una visione infrastrutturale. Pochi sono coloro che scelgono il cloud in modalità completa, con clienti ancora preoccupati di tattiche di riduzione dei costi ma senza che queste siano accompagnate da una vera tattica di innovazione. Mentre in Spagna Oracle ha già visto adottare importanti soluzioni di Iaas (Zara ne è un esempio) e di Paas, in Italia rimane per molti ancora difficile delegare fino all’infrastruttura e alla piattaforma. “Per il prossimo anno ci aspettiamo che anche mondi più conservatori, con applicazioni mission critical, possano valutare soluzioni di cloud privato in modo significativo – precisa – tenendo conto che anche le applicazioni stanno subendo una profonda trasformazione”.

Giovanni Ravasio, Application Country Leader di Oracle Un tema toccato questa settimana a Milano alla Oracle Cloud Application Day 2003 dove Giovanni Ravasio, Application Country Leader di Oracle, nel presentare gli annunci di Oracle OpenWorld alla platea italiana (l’offerta Oracle Cloud e l’Oracle MarketPlace) ribadisce quanto sia alta l’attenzione al cloud delle aziende, con il 70% delle realtà che pensa al cloud come un abilitatore del business. “Il cloud deve essere integrato nelle aziende, per questo rendiamo disponibili applicazioni di business fruibili via browser e presto ci troveremo in realtà miste, che hanno data center evoluti, offerte on premise, processi di cloud integrati e soluzioni


di private cloud realizzate anche con il supporto dei nostri partner. E’ un dato di fatto che serva modernizzare le applicazioni vecchie di almeno vent’anni in molti settori settori, e tutto quello che è sulle nostre applicazioni on premise può dialogare con le nostre applicazioni in cloud, un esempio di come il nostro cloud voglia essere pragmatico pragmatico”. Una affermazione che va di pari passo con le aspettative di Derba. Articoli correlati I contenuti di Techweekeurope.it sono disponibili su Google Currents: iscriviti adesso!


Intervista di Emanuela Teruzzi (Techweek) a Mario Derba