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VITTORIO RAINIERI

L’artista di Giuseppe Verdi ANNO VI

Novembre 2013


La seconda tappa del tour milane Una grande partecipazione di pubblico per l’appuntamento del 10 ottobre del tour milanese di ‘Spirito Verdi’, il giorno della ricorrenza del bicentenario verdiano. Iniziato con la visita a Casa Verdi, è poi proseguito all’accademia Ottavanota di Milano, dove ha preso il via nel pomeriggio per proseguire fino a tarda sera, con presentazioni, concerto, interventi, e simpatici

raccontato la nascita, il tour, il messaggio culturale, storico e sociale del progetto. A seguire il maestro Vittorio Rainieri ha con grande passione illustrato le sue opere, in mostra fino al 30 novembre presso l’accademia Ottavanota. Si tratta della collezione completa delle rivisitazioni pittoriche di tutte le ventisette opere di Verdi, pren-

momenti d’incontri a suon di prelibati prodotti del buffet Verdiano. Proddotti originali forniti dalla famosa Parma & co di Milano. Un perfetto connubio tra arte pittorica, ascolto musicale e degustazioni di prodotti cari al maestro Verdi. Ha aperto la serata la presentazione dello ‘Spirito verdi’ da parte del cav. Anna Poletti Zanella che ha

dendo spunto dallo storico monumento dell’Architetto Cusani, che in passato era posto davanti alla stazione ferroviaria di Parma. Il dott. Marco Ronchi ha poi fatto un excursus biografico di Giuseppe Verdi, facendo emergere lo stato d’animo del compositore, lo spirito che ha sempre accompagnato la tormentata vita dell’artista.


ese. Dopo un intervallo culinario proposto da Parma & co. con le prelibatezze dei territori verdiani, come prosciutto crudo e parmigiano, ma soprattutto una fantastica spalla cotta e un ottimo strologhino, si è giunti al momento della rappresentazione concertistica con l’esecuzione di famose arie e duetti operistici. L’organico musicale, composto da Carmen Claure, soprano, Alessandro Civili, baritono, Alessandro Marino, pianoforte ha allietato il pubblico presentando alcune famose arie e duetti tratti dalla Traviata e da Rigoletto. Un appuntamento importante che il pubblico ha saputo cogliere nel migliore dei modi, decretando la fine della serata con un grandissimo applauso all’interprete pittorico, ai

relatori, ai cantanti e al pianista. I festeggiamenti verdiani si concluderanno in Ottavanota il 29 novembre alle h.21 con l’evento “Prima della prima”, presentazione, spiegazione, contestualizzazione e racconto della Traviata. Il prof. Fabio Sartorelli, docente dell’Accademia alla Scala, illustrerà il capolavoro verdiano prima della grande rappresentazione scaligera del 7 dicembre.


L’evoluzione dell’ambizioso progetto ‘Sp

Il percorso e la genialità di Vittorio Rainieri, artista parmense, è quella di e di continuo nuove forme rivelatrici, verità nascoste, attingendo sempre a ispiratrici e rivelatrici. Artista colto, nelle sue rappre lico, deducendone verità, inte me istanti, frame che passa per poi essere rimandati alla lo conducono verso molteplic po e spirito prendono forma Giuseppe Verdi.

Cav. Anna Poletti Zanella L’amore e il profondo interesse p rale della propria città nel raccon saggio culturale, storico e social

La rappresentazione all’appu stimonia l’evoluzione di ‘Spiri Eventi sempre piu completi a Arte, parole, musica, interpre na fra le più significative del p Dott. Marco Ronchi Laureato in Filosofia presso l’Università Statale di Milano. Un profondo, preciso e dettagliato excursus biografico di Giuseppe Verdi, facendo emergere lo stato d’animo del compositore, lo spirito che ha sempre accompagnato la tormentata vita dell’artista.


pirito Verdi’ ideato dal maestro Rainieri.

essere animo inquieto che insegue rinnovate fonti culturali e storiche

esentazioni indaga il Cosmo simboerrogativi, paradossi, che ferma coano attraverso il filtro della mente pittura Lunghi anni di elaborazioni ci esperienze e temi affrontati: cora nel progetto Dedica al Maestro

per il patrimonio artistico e cultunto della nascita, il tour, il mesle del progetto ‘Spirito Verdi’.

untamento della celebrazione della ricorrenza del bicentenario verdiano teito Verdi’. rappresentare la Cultura Verdiana nei suoi aspetti piu profondi. etazioni e testimonianze a rappresentare l’immagine di una cultura verdiapanorama culturale italiano ed internazionale.

Prof. Franco Migliaccio Docente in storia dell'arte all'accademia di Brescia e critico d'arte. Una particolarissima interpretazione dello 'Spirito Verdi' e del suo ideatore.


L a c u l t u r a Ve r d i a n a r a p p r e s e n t a t a d a i p r o d o t t i d e l l ’ e c c e I sapori dei territori Verdiani. L’allegra cittadina Emiliana, incorProdotti dell’eccellenza parmense niciata dalle verdi colline arieggiatanto cari a Verdi, ne rappresenta- te, è infatti rinomata per la sua lunga tradizione culinaria da cui notoriamente provengono alcuni prodotti eccezionali. Col passare del tempo le logiche moderne si sono però spesso allontanate dalla vera tradizione, sia nella qualità che nello spirito. Questa distanza crea oggi confusione, ma sono un aspetto culturale, interpre- prattutto non rende giustizia ad tato con sapiente maestria dall’or- alcuni uomini d’altri tempi che, a mai famosa Parma&co di Milano. differenza di tanti altri, continuaLa genuina passione per il buon no a lavorare come cento anni fa. cibo ed il convivio, che lega oltre- Parma&Co nasce dal profondo rimodo Carmignani Padre e Figlio, spetto per questi uomini, per il lonon sarebbe potuta essere altret- ro lavoro, per il loro spirito, e natanto prospera fuori Parma. sce per passione. Nasce per proporre in un contesto speciale, o forse solo adeguato, i migliori prodotti della tradizione di Parma, raccontandone la storia con la doverosa modestia e semplicità.


llenza parmense .

CONCORSO ABBINATO ALL’EVENTO I premi in concorso abbinato all’evento, offerti da ‘Spirito Verdi’, sono stati assegnati per estrazione fra i partecipanti alla serata, a: I° - Daniela Piciocchi - Riproduzione su tela del maestro Rainieri. II° - Viviana Perrone - Confezione vini etichettata bicentenario. III° - Francesco Gnocchi - N. 2 abbonamenti accademia Ottavanota


A LT E R A Z I O N I P E R C E

M o r e l l e t , C o l o m b o , Ve r j u x , C a n d e l o r o

La galleria A arte Studio Invernizzi presenta in occasione di FIAC 2013 un re dell’artista francese François Morellet, caratterizzate da una continua verse possibilità espressive della linea come mezzo di rottura della regola ta e dello spazio delimitato dalla tela, dialogheranno con quelle scelte del Colombo, che ha posto particolare attenzione nell’indagare e modificare la percezione dello spettatore attraverso il coinvolgimento sensoriale visivo aperto ad una costante sperimentazione. L’artista francese Michel Verjux realizzerà per questa occasione una proiezione luminosa che stimola l’osservatore a interrogarsi su una nuova immagine, ora messa in evidenza. L’opera dialogherà con le sovrapposizioni architettoniche in plexiglas di Francesco Candeloro, che svelano i particolari di diverse città in una nuova percezione visiva, e creerà uno straniante spaesamento anche in relazione alle pitture di Nelio Sonego, appartenenti al ciclo “Orizzontaleverticale” Galleria: A arte Studio Invernizzi Via Domenico Scarlatti 12, Milano orari: da lunedì a venerdì 10.00/13.00 15.00/19.00


ETTIVE

o, Sonego

na mostra in cui le opericerca relativa alle dia geometrica consolidall’artista italiano Gianni

FIAC 2013 24-27 ottobre 2013 Grand Palais Stand 0.CS2 Vernissage: 23 ottobre ore 17-22 Apertura al pubblico: 24-27 ottobre ore 12-20 Press Office Alessandra Valsecchi Mobile: 0039 340 3405184 ale.valsecchi@gmail.com

Courtesy A arte Studio Invernizzi


Perché la creatività piace ma le pers Scrive Federico: mi piacerebbe discutere con te dell’antipatia che le persone creative e fantasiose si tirano dietro. Del conflitto aperto o nascosto che si genera, anche in casa (esperienza personale…). Spesso dunque la creatività viene sconfitta, castrata, perché essere fantasiosi sembra essere male. Bel quesito, no? Ma non so se si può affermare così,

dea di “creatività” comincia a delinearsi con l’Illuminismo ed è figlia del Novecento. Oggi l’importanza delle attività creative è ampiamente riconosciuta. Un recente studio finanziato da Adobe ed esteso a USA, Regno Unito, Germania, Francia e Giappone ci dice che 8 persone su 10 ritengono che liberare la

generalizzando, che le persone creative sono (… tutte? …sempre? …a tutti?) antipatiche. In realtà i temi impliciti nelle affermazioni di Federico sono più di uno. Provo a ordinarli in una lista che parte dal generale e arriva al particolare. A pensarci bene, la creatività non è mai stata valorizzata e apprezzata quanto lo è oggi. Per dire: ancora ai tempi di Galileo, e nonostante già si fosse in pieno Rinascimento, un’illuminazione creativa poteva significare la galera, o anche peggio. L’i-

creatività sia fondamentale per lo sviluppo economico, e che oltre 6 su 10 pensano che la creatività abbia un valore sociale. Nel 2008 l’esplosione mondiale della crisi economicofinanziaria ha provocato una caduta della domanda globale e una contrazione del 12% nel commercio internazionale. Tuttavia, le esportazioni mondiali di prodotti e servizi creativi hanno continuato a crescere, raggiungendo i 592 miliardi di dollari nel 2008 e più che raddoppiando


sone creative sembrano antipatiche? il valore del 2002, con un 14% di crescita continuativa per sei anni consecutivi. A dirlo (pag XXIII) è il Creative Economy Report 2010 delle Nazioni Unite. Il quale aggiunge che…… la creatività è strategica per i paesi in via di sviluppo. Che è multidisciplinare. Che è connessa con l’istruzione e l’identità culturale. Che ogni paese è però differente, e che ciascuno dovrebbe quindi individuare la propria via per sviluppare imprese creative e prodotti che abbiano uno specific touch and splendor. Per inciso: nell’indice globale delle città creative del Martin Prosperity Institute, oggi Roma è al 53° posto, Milano al 43°, New York al 10°, Londra al 7°, Seattle al 2°, Ottawa al 1°. Ora, consideriamo che la creatività consiste nell’unire elementi esistenti in nuove combinazioni utili. Un bell’articolo di BrainPickings offre una serie di esempi di che cosa significhi, nella pratica, “combinare elementi”. Grazie anche alla diffusione dell’istruzione (più persone che sanno più cose) e all’avvento del web (più informazione, più facilmente disponibile, almeno per chi sappia cercare e selezionare) oggi coltivare la creati-

vità sembrerebbe per chiunque, almeno in teoria, facile come non mai. …e allora, perché non è così? I motivi sono diversi: da una parte, per avere idee creative (qualcosa di diverso sia dalla fantasticheria, sia dalla trasgressione fine a se stessa) bisogna essere esperti nel proprio campo e darsi da fare per continuare a migliorare. Dall’altra, le persone creative hanno bisogno, per esprimersi al meglio, di operare in ambienti favorevoli, cioè tali da offrire tutti gli strumenti necessari e da riconoscere il valore del contributo creativo. E non tutti, non sempre, i singoli ambienti (familiari o professionali o sociali) sono così. Inoltre: un comportamento creativo è per definizione destabilizzante. Intuizioni e prodotti creativi possono, prima di venir valorizzati socialmente, essere individualmente percepiti come minacciosi (e suscitare reazioni conflittuali e aggressive) o risultare incomprensibili. Guardatevi questo elenco di errori di giudizio, dal 1400 ai giorni nostri. Il déjeuner sur l’herbe di Manet, che ora consideriamo uno dei capolavori dell’Ottocento, suscita scandalo e viene rifiutato dalla critica. La Madama Butterfly viene sonoramente fischiata alla Scala (ma Puccini non demorde, la modifica e la ripresenta a Brescia: trionfo). Infine: non credo che gli individui creativi vengano di norma percepiti come antipatici (anzi: molti sono amati, onorati… e qualche volta invidiati). Sta di fatto che, nonostante molti di loro siano dotati di uno spiccato sense of humour (uno dei tratti più caratteristici e affascinanti della personalità creativa), in genere non hanno un carattere facile e interagirci può risultare piuttosto complicato. Qui sette consigli dalla Harvard Business Review per gestire persone creative in azienda. Non ho trovato online un elenco altrettanto convincente di consigli per risultare creativi e simpatici a colpo sicuro. Ma, magari, potremmo scriverlo insieme.

Te s t i e i m m a g i n i t r a t t i d a ‘N u o v o e u t i l e ’ F o n t e : w w w. n u o v o e u t i l e . i t C o n c e s s i o n e ‘N u o v o e Ut i l e ’ - r e d a zi o n e @ n u o v o e u t i l e . i t .


Spazio: ultima frontiera! E' arrivato il tempo che la gen Come disse l'astrofisico Labeque al palazzo dell'UNESCO, durante il congresso mondi E I TEMPI SONO MATURI per farsene una ragione. La Non sono dèi. Il termine “Anunnaki” significa “Coloro che dal cielo scesero sulla Terra”. Gli Annunaki sono diventati celebri grazie al controverso studioso russo Zecharia Sitchin che ha ipotizzato una colonizzazione della Terra per opera di alieni provenienti da Nibiru, il pianeta dell’attraversamento. Secondo Sitchin e qualche altro autore, gli Annunaki selezionarono geneticamente l’homo sapiens, usando il materiale cromosomico della specie homo erectus. Ciò avvenne circa 300.000 anni or sono, in Africa australe. Tale intervento genetico portò alla creazione di lavoratori sterili, i lulu, impiegati soprattutto come minatori nei giacimenti auriferi dell’attuale Zimbabwe, l’Abzu (letteralmente “mondo inferiore”) dei Sumeri. La decisione di dar vita a questa specie, in cui il D.N.A. dell’homo erectus fu mescolato a quello degli “dèi”, fu presa in seguito alla ribellione, narrata in antichi miti, per opera degli Igigu, una classe di extraterrestri subalterni agli Anunnaki. Gli Igigu erano, infatti, stati costretti a lavorare nelle miniere africane in condizioni assai difficili. Questa, in estrema sintesi, la ricostruzione di Sitchin, accusato da alcuni di essere un millantatore o un fantasioso romanziere, più che un sumerologo e conoscitore delle lingue mesopotamiche. Circa le sue traduzioni, è lecito pure nutrire qualche dubbio: il sumero è un idioma agglutinante non imparentato con alcuna parlata semitica dei popoli che si insediarono, avvicendandosi, nella ferace regione tra il Tigri e l’Eufrate. E’ quindi una lingua pressoché isolata la cui interpretazione è, però, resa possibile dalla conoscenza degli idiomi semitici, in primo luogo l’accadico. I Semiti (Accadi ed Amorrei), infatti, che si installarono nell’area ebbero cura di studiare e di trasmettere il sumero, considerata lingua classica, dal valore sacro. Accanto a questa facilitazione, non bisogna dimenticare una notevole difficoltà rappresentata dalla scrittura cuneiforme e derivante dalla polivalenza di parecchi segni. Tale polivalenza può essere di due specie: lo stesso grafema può avere significato ideografico, determinativo, sillabico; il medesimo segno può veicolare valori sillabici del tutto diversi. Spetta all’interprete stabilire, volta per volta, con la sua conoscenza del contesto, di quale valenza sillabica si tratti. Ad ogni modo, riscontri archeologici, iconografici e mitologici avvalorano la resa del vocabolo “Anunnaki” proposta da Sitchin: “Anu”, infatti, vale “cielo”. An (o Anu) era il dio del cielo e re degli “dèi”. Ki era la sua sposa: “ki” significa “terra”. “Anu” e “ki” sono i morfemi contenuti nel vocabolo Annunaki che sem-

brerebbe quindi indicare un legame tra cielo e terra, sebbene tale nesso si possa intendere in modo convenzionale, nell’ambito della tradizionale interpretazione religiosa riferita alla mentalità “primitiva”, in cui il padre cielo feconda, con la luce, il calore e le piogge, la madre terra. Prescindiamo comunque dall’attendibilità della tesi ventilata dall’autore russo circa l’esistenza di Nibiru, inteso come gigantesco pianeta (credo che si potrebbe trattare di un’astronave o di un pianeta artificiale); pare certo, come confermato da recenti indagini, che il D.N.A. umano contenga geni esogeni. Si deve quindi ritenere plausibile che il corredo cromosomico umano sia misto, terrestre-extraterrestre. I lulu dunque furono creati dagli “dèi” affinché lavorassero nelle miniere d’oro. “L’amore per l’oro è una costante della vita dell’uomo fin dagli albori della civiltà e della religione” - nota Sitchin - e risale ai contatti dell’uomo con gli dèi antichi. Gli dèi di Sumer volevano essere serviti con vassoi e brocche d’oro e d’oro dovevano essere i loro abiti…. L’oro, che noi chiamiamo metallo reale, era in realtà il metallo degli dèi…. La stessa adorazione dell’uomo per questo metallo affonda le sue radici nel gran bisogno di oro che i Nefilim avevano e che li aveva spinti, a quanto pare, a venire a cecarlo sulla Terra. Forse essi cercavano anche altri metalli rari, come il platino, abbondante nell’Africa australe, che ha il potere di alimentare le batterie in maniera straordinaria. Non si può escludere che la possibilità che essi cercassero anche minerali radioattivi, come l’uranio ed il cobalto, le pietre azzurre che causano mali, di cui parlano antichi testi”. L’oro, di colore giallo, è morbido, malleabile e duttile. E’ stabile all’aria e difficilmente attaccabile dagli agenti chimici. Inoltre è un ottimo conduttore di calore e di elettricità. Viene usato per la monetazione, in gioielleria, ma trova applicazione anche nell’elettronica (fabbricazione di componenti di dispositivi elettronici). Occorre chiedersi ora a quale scopo i Nefilim usavano l’oro estratto dall’oceano e nelle miniere del Mondo inferiore, l’Abzu. Ammesso


nte prenda coscienza che non siamo soli nell'universo. iale del SETI di Parigi del Settembre 2008, " SOMETHING IS HERE", "Qualcosa è qui". CIA, l'FBI e la NSA, e non solo, lo hanno confermato! che questi esseri fossero extraterrestri evoluti sul piano tecnologico, non si può escludere che impiegassero il metallo per i componenti di apparati elettrici e forse elettronici. Sitchin, insieme con qualche altro studioso, ha, però, congetturato che finissime polveri d’oro fossero diffuse nel pianeta d’origine dei “creatori” per stabilizzarne l’atmosfera: è difficile esprimersi su questa supposizione, probabilmente fantasiosa, anzi azzardata. Eppure a distanza di molte migliaia di anni (1), assistiamo allo spargimento, attraverso le scie chimiche, di metalli (nonché alla diffusione di vari altri elementi ed agenti patogeni) nell’atmosfera di Gaia. Di fronte all’assurdo, è lecito formulare un’ipotesi eccentrica: la dispersione di metalli come l’alluminio, oltre ad essere spiegabile con il perseguimento dei differenti scopi sin qui accertati, potrebbe essere inscritta anche in un piano di modificazione della biosfera terrestre in modo da renderla adatta ad esseri che terrestri non sono? La composizione chimica dell’atmosfera, adeguata alla vita di piante ed animali, tra cui la specie homo sapiens sapiens, è forse repulsiva per creature con un metabolismo ed un genotipo diversi? “Gli stessi “dèi” sumeri - ritiene l’autore dell’articolo Tempi moderni, sarebbero ancora tra noi, rigenerati, trasformati e, necessariamente, “nascosti” nella nostra era”.

Le spinose questioni riguardanti le scie chimiche, i black projects, le nanotecnologie, le nuove patologie come il Morgellons, le tecniche di controllo della mente, i black projects, i pittogrammi nel grano, le mutilazioni animali, i rapimenti alieni (?), il Nuovo Ordine Mondiale promosso dai Gesuiti, la massoneria e gli Oscurati… trovano degli addentellati con un popolo venuto da lontano ed insediatosi sulla Terra circa 400.000 anni fa? Le vera domanda non è la seguente: “Esistono?. I veri quesiti sono altri: “Chi sono? Che cosa vogliono?” (1) Si ritiene che gli Annunaki sbarcarono sulla Terra circa 450.000 anni fa. (2) Friends or foes? Amici o nemici? Semplificando, ci dobbiamo domandare se questi Nefilim erano e sono benevoli o malvagi? Non si può scartare l’idea che siano esistiti ed esistano diversi gruppi, alcuni maldisposti, altri non del tutto ostili oppure indifferenti al destino dell’umanità: stando ad Alford ed a Sitchin, i vari “dèi” si combatterono tra loro, anche con armi molto distruttive (nucleari tattiche?). Ciò depone, per lo meno, a favore dell’ipotesi che furono una civiltà bellicosa, incline a contendersi il controllo di regioni strategiche manu militari. Se l’albero si vede dai frutti… Ritengo che gli Annunaki siano tutti o quasi dei conquistatori spregiudicati. (Tratto da: www.sciechimiche-zret.blogspot.com)


Il primo novembre, oltre alla consueta festività dedicata a tu se per molti il termine “vegan” non ha ancora alcun significato, i Il primo novembre, oltre alla consueta festività dedicata a tutti i Santi, sarà celebrata la giornata mondiale dei vegani e, se per molti il termine “vegan” non ha ancora alcun significato, i dati Eurispes del 2013 parlano di 3.720.000 vegetariani in Italia, cioè il 6% della popolazione di cui l’1,1% vegano, segnalando un notevole incremento tra le fila di coloro che scelgono, volontariamente, di non consumare alcun tipo di prodotto di origine animale: né carne, né pesce ma neppure derivati, come latte, uova o miele. Una scelta che potrebbe sembrare avere dell’irrazionale o, peggio ancora, potrebbe suonare affetta dal più trito estremismo (e che, come ogni ideologia forte a volte, forse, ha davvero ceduto alla lusinga della degenerazione: si veda l’attacco da parte di un gruppo di vegani alla festa dell’arrosticino nel torinese) ma che necessita, invece, per essere compresa, di una riflessione non superficiale su quanto e come abbiamo voglia di cambiarci, partendo dagli impulsi più semplici, come la resistenza al dolore. Si mettano quindi da parte i discorsi sull’uomo come animale onnivoro, sul «va bene non mangiare carne

ma il latte cosa c’entra?» e si scorrano le immagini che appaiono digitando la voce “allevamenti intensivi” su un qualsiasi motore di ricerca virtuale. Ed ecco che la scelta vegana pretende rispetto davanti a mucche stipate in celle che non permettono alle bestie neppure di voltarsi su se stesse, celle che saranno la loro unica casa giorno dopo giorno, mese dopo mese, in una vita scandita solo dal suono dei macchinari per raccogliere il latte. Si vedano le scrofe destinate alla riproduzione e ridotte a vivere -se di vivere si parla- in gabbie da conigli, impossibilitate ad alzarsi in piedi, anzi, le cui zampe escono dalle sbarre diventate parte dell’animale stesso, in una congiunzione oscena in cui la bestia e il metallo si fondono creando mostri, vittime inconsapevoli di ingranaggi di mercato per cui l’animale è un numero: il dolore, che urla per chi lo vuole ascoltare negli occhi intravisti dietro ai ferri, resta lontano dai meccanismi di una economia che potrebbe ma non vuole trovare soluzioni alternative (l’allevamento a terra, il


utti i Santi, sarà celebrata la giornata mondiale dei vegani e, dati Eurispes del 2013 parlano di 3.720.000 vegetariani in Italia. pascolo, la produzione cosiddetta biologica) perché una mucca non piange, o, se piange, non fa rumore. A questo, alle galline ovaiole e alle loro prigioni di produzione, ai prodotti cosmetici testati su animali, i vegani dicono no e impongono, con una scelta di spaventosa rigidità morale, di pensare un attimo in più prima di giudicare, di etichettare come “setta” o come oltranzisti coloro che, semplicemente, si chiedono cosa capiti nei loro piatti, coloro che per primi, e su loro stessi, producono una rivoluzione quotidiana contro il dolore non necessario, a favore di un’economia più rispettosa. E non importa se questa rivoluzione è oggi condotta da pochi, se dall’altra parte le pale del mercato girano violente come quelle del mulino contro cui combatteva Don Chischiotte, non importa. Ciò che conta è la bellezza di poterci credere, dell’avere ancora la forza di voler cambiare, in primo luogo se stessi. Quando quella forza manca, basta un minuto in più di riflessione, il gesto banale con cui si può leggere sul cartone delle uova se le galline che le hanno prodotte

sono allevate a terra o fanno parte di allevamenti intensivi, se le sigarette fumate sono testate su animali o meno; basta leggere di più per capire che il mercato gira nel verso che i consumatori permettono che abbia, e che, se tutti compissimo pochi gesti banali, forse, il vento cambierebbe. I vegani, con una scelta che espone solo loro stessi, ci ricordano tutto questo e, forse, con un minimo d’ informazione in più anche

le loro idee risulterebbero meno estreme. In un periodo di lassismo e di piattume, nel tempo del “particulare” ben venga, quindi, chi sceglie l’altro, fosse anche l’ultimo degli animali, chi trova il coraggio, chi si informa, chi dice di no senza imporre condizionamenti, chi chiede rispetto, chi prova ancora pietà. Asteria Casadio


La cultura del territorio rappresentata nelle vetrine di Milano dalle innovazioni creative di ‘Happy Crea’.

Eccellenze creative attive sul territorio per arricchire la proposta culturale in grado di unire tradizione e innovazione nel campo diffuso dell'arte creativa, nel contesto di una Cultura Sostenibile nel rispetto di ambiente e territorio Esposizione di creazioni artistiche. L'arte del riuso a supporto culturale di sicuro interesse nel rispetto dell'ambiente. Presentazioni e interventi di carattere sostenibilità, ambiente, vivibilità. Un'intera giornata tra creatività e sostenibilità, a Milano.


L ’ E C C E L L E N Z A PA R M E N S E A M I L A N O

L’intera collezione delle 27 opere Verdiane di Rainieri in un elegante cofanetto cartoline.


Regalati la collezione dei 27 vini Verdiani creati in occasione del Bicentenario dedicati al grande maestro GIUSEPPE VERDI


Novembre2013  

Edizione novembre di mdarteRivista 2013

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