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Arte e cultura del milanese

ANNO IV

artMagazine

Michela Sala

Botticelli nelle collezioni lombarde Amato da Lorenzo il Magnifico e morto cinquecento anni fa nella sua Firenze che già privilegiava l'originalità e il genio di Leonardo o la dolcezza di Filippino Lippi, a Sandro Filipepi, detto il Botticelli, (nato 1445) il Museo Poldi Pezzoli espone le sue opere conservate in Lombardia. Sono soltanto otto capolavori, ma dallo straordinario valore, collocati in un percorso dove studio e meditazione si fondono grazie anche ad un allestimento tutto nero. Le tele "nude" raccontano un Botticelli diverso da quello arcinoto conservato agli Uffizi della Venere o della Primavera. Andrea Di Lorenzo e Annalisa Zanni hanno curato l'esposizione delle opere d'arte provenienti da collezioni pubbliche e private, come quella di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Dai dipinti dell'ultimo dei grandi maestri fiorentini traspaiono bellezza, intensità espressiva e sentimento. Il Museo milanese possiede tre opere del maestro toscano: due dipinti, la Madonna del libro con la Vergine, dall'elegante fisionomia di una bellezza ideale, raffigurata seduta con il capo leggermente chinato, accanto ad una finestra mentre tiene in grembo il Bambino, rivolto verso di Lei, entrambi tendono una mano sul libro aperto. Vale la pena di soffermarsi ad ammirare i particolari: il sorriso malinconico della Madre e lo sguardo tenero del Bimbo, il manto d'oro zecchino e lapislazzuli e le deliziose manine grassottelle. L'altra opera è il Compianto sul Cristo morto. Qui, per coinvolgere maggiormente lo spettatore Botticelli introduce, influenzato dalla lezione savonareliana, il dolore e il pathos. Abbandonati i soggetti mitologici, le forme si fanno più dure e il cromatismo più cupo. A queste due tele si aggiunge un ricamo raffigurante l'Incoronazione della Vergine, eseguito su disegno dell'artista per un cappuccio di piviale. Dalla Carrara di Bergamo provengono il Ritratto di Giuliano de' Medici dalla sopraveste rossa e lo sguardo rivolto in basso, il Cristo dolente in atto di benedire che in origine era la valva di un dittico. Ed ancora La storia di Virginia, rivestimento ligneo di una spalliera, che narrala triste storia della fanciulla e del suo sacrificio a difesa dell'onorabilità. A questi capolavori si aggiungono due disegni appartenenti al celebre Codice Resta, Pallade su un piedestallo e San Tommaso che riceve la cintola entrambi provenienti dalla Biblioteca Ambrosiana. Il primo è uno studio a penna e inchiostro marrone chiaro eseguito con tratti veloci di una figura femminile dal gusto classico, mentre il secondo rappresenta un giovane ammantato e inginocchiato con le braccia e le mani tese verso l'alto. Un insieme d'opere diverse tra loro che dimostrano la molteplicità e la ricchezza delle capacità di un artista a capo di una bottega rinascimentale.

Donna allo specchio - Femme au miroir Ancora una volta la Sala Alessi di Palazzo Marino perde la sua destinazione consueta per trasformarsi in un emozionante luogo d'esposizione. Dopo La conversione di Saulo di Caravaggio e Il San Giovanni Battista di Leonardo è ora la volta della Donna allo specchio di Tiziano (1490 –1576). Un dipinto realizzato nei primi anni del 1500 inserito in un percorso conoscitivo ambizioso, scandito da analisi storiche, estetiche e scientifiche. L'allestimento e le luci esaltano al massimo la tela mettendo in evidenza tutti i particolari. I colori celebrano la bellezza di una giovane donna dall'aria sognante e il volto reclinato, gli occhi azzurri, i capelli biondi e ondulati, le spalle nude dall'incarnato chiaro, mentre la ricercatezza del chiaroscuro comunica in anteprima, il gran talento del maestro che sta per rendersi manifesto. L'affascinante dama è ritratta al tavolo da toeletta mentre si osserva attentamente: una figura maschile le porge con la mano destra uno specchio piano e, per consentirle di rimirarsi davanti e dietro, con l’altra uno più grande e convesso. Tiziano riporta tutti quei dettagli che hanno caratterizzato, nella Venezia del XVI secolo, la bellezza e l'ideale femminile. Quest'opera fa parte della collezione del Louvre, dove era esposta poco distante dalla famosa Monna Lisa di Leonardo mentre il suo arrivo a Milano è frutto della collaborazione tra la città e il museo parigino, al fine di promuovere il patrimonio artistico italiano. La Donna allo specchio resterà esposta fino ai primi giorni del prossimo anno. È un'occasione da non perdere perché offre l’opportunità d'ammirare, gratuitamente, un'opera straordinaria, conoscere la sua storia ed approfondire la conoscenza di uno dei più importanti periodi della storia dell'arte.

Recensioni Al via il Campus dei Martinitt Dalla cura degli orfani a sostegno per gli studenti: è stato inaugurato 13 dicembre 2010 il nuovo Campus dei Martinitt, ubicato in Via Pitteri 56 a Milano, in zona Ortica, alla presenza delle autorità per il taglio del nastro, della "banda dei Martinitt" e della storica associazione "Ex Martinitt". Gli edifici occupati sin dal 1934 dall’istituto Martinitt, dopo 32 anni, riaprono con una funzione importante per la cultura italiana, un nuovo campus universitario, un vero modello internazionale per gli studenti del Politecnico e dell'Università degli Studi. Due anni di lavori, 17 milioni di euro di investimento (10 a carico di Aler e 7 della Regione), sono il risultato della convenzione trentennale siglata tra Aler e Pio Albergo Trivulzio. Un totale di 440 posti per giovani universitari fuori sede: 82 stanze singole, 170 doppie, 8 minialloggi, un centro sportivo, biblioteca, mensa, servizi compresi di pulizia camere e cambio biancheria, portineria, sorveglianza e lavanderia interna. Il tutto a costi contenuti, tra i 370 e i 425 euro al mese, per giovani universitari meritevoli e con basso reddito. Proprio il Comune (ha aggiunto Emilio Trabucchi, presidente dell'Azienda di servizi alla persona, istituti milanesi Martinitt e

Gennaio 2011 Stelline e Pio Albergo Trivulzio) ha imposto che la nuova struttura ospiti solo studenti a basso reddito, con voti alti e per un periodo non superiore a quello del proprio corso di laurea. Il Campus, in sostanza, ha riportato l'istituto dei Martinitt alla sua vocazione originaria, ma aggiornandola ai tempi, proponendo così una scuola di eccellenza, con i corsi più avanzati. Il professor Emilio Trabucchi, ha fatto di tutto per i tempi di realizzazione: sono stati i più rapidi possibili. Letizia Moratti sottolinea -"Continuiamo a scommettere sul capitale umano", perché in questi anni di progressiva globalizzazione della cultura e dell'economia, la chiave dello sviluppo è rappresentata sempre più dalle risorse umane, ponendo l'accento sull'importanza dell'internalizzazione dell'università, fattore chiave, che contribuisce alla competitività, basata sui talenti, patrimonio delle imprese italiane. Le persone producono sempre meno beni materiali e sempre di più producono, comunicano, integrano conoscenza; quindi, le scelte e le politiche della formazione delle risorse umane sono strategiche per lo sviluppo sociale. Docenti provenienti da tutto il mondo, usufruiranno della struttura, modello della formazione e della cultura per l'innovazione e il presidente di Aler Loris Zaffra ha fatto notare che gli ex Martinitt saranno il primo campus in stile americano su suolo italiano. Una nuova concezione per un'importante istituzione milanese, come sottolinea il presidente della Regione Roberto Formigoni – "una seconda vita a una struttura che ha fatto la storia del Paese". Il campus Martinitt, grazie all’accordo siglato con il Politecnico, e per il quale l’ateneo assegnerà, tramite bando gli alloggi, offrirà agli studenti un'esperienza formativa finalizzata alla loro crescita culturale, professionale e umana, proponendo l'ideale dell'eccellenza in spirito di servizio. L’assessore Domenico Zambetti parla proprio dell'importanza di questo spirito di servizio come centro d'attenzione per il diritto di percorso e benessere della persona, necessario in un periodo economico difficile, indicando come le sinergie e partnership tra Regione, Comune, Aler e Pio Albergo Trivulzio abbiano creato un vero sistema di "costruttori di socialità". L’ex rettore del Politecnico di Milano, Giulio Ballio, ricorda che a Milano è sempre più sentita la necessità di residenze per studenti, giacché la nostra città attrae sempre più iscritti provenienti da altre città o paesi. Roberto Formigoni specifica che "gli studenti stranieri o provenienti da altre regioni sono 40mila, pari al 17% degli iscritti, nei 13 atenei lombardi, ma l'offerta di alloggi è insufficiente e per far fronte a ciò, negli ultimi anni, sono stati stanziati 53 milioni di euro con l'obiettivo di offrire 1878 posti letto in più di cui 720 solo a Milano, oltre ai 1939 già realizzati". Il progetto CAMPUS, dunque, rappresenta un salto qualitativo, è, infatti, l'espressione della volontà di lavorare assieme per affermare una linea di formazione per alte professionalità in condivisione di responsabilità e partecipazione. Sonia Bonvini Pordenone Montanari La scoperta d'un "orso" Grazie ad un magnate indiano coniugato con una signora del Biellese, l'arte italiana può annoverare un altro artista se non maledetto, certamente fuori dal coro, che ha riscosso più successo all'estero che nel proprio paese. Figura assolutamente originale, sin dal nome, viene da dire, diplomato a Brera, si trasferisce poi a Parigi dove incontra altri artisti italiani, come Tamburi e Guttuso. continua a pag. 3

MILANO mda3DGallery Le opere sono visitabili on-line per tutto febbraio 2011 w w w . m d a r te . i t

C AT E R I N A S PATA F O R A www.mdarte.it

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Artisti Paolo Ober Vive e lavora a Trento, dove è nato il 30 giugno 1960. La sintesi visiva di Paolo Ober trova nella figuretta dell'uomo la sua più efficace espressione, un ovoide o una sfera per testa, arti superiori e inferiori in cui sono fusi mani e piedi, un corpo duttile che può allungarsi ed accorciarsi a suo piacimento secondo i dettami di una fervida immaginazione fresca di invenzioni da terzo millennio eppure ricchissime di connessioni con auliche preziosità medioevali e bizantine. Dosando con grande maestria la sua vivacità ludica, Ober muove il suo "uomo" in uno scenario incantato ove i colori sono accesi e luminescenti come quelli impiegati dalla "video-grafica": la "figuretta" si moltiplica e galleggia in uno spazio alieno ed improbabile contorcendosi come quella di un "cartoon" televisivo. Se "l'omino radioattivo" di Keith Haring recuperava la pregnanza espressiva del graffitismo "pop" ed anonimo dell'America contemporanea, la figura umana di Ober subisce l'influsso dell'immagine creata al computer per la TV e si "disumanizza" entro una dimensione virtuale che gli si offre come paradiso protetto ma che può anche divenire un inferno della mente. Rischi e vantaggi offerti all'uomo d'oggi si mischiano come le carte da gioco in questa pittura sofisticata e gravida di messaggi: un mix di sogno e realtà. Alvaro Spagnesi Se Paolo Ober non si accontenta di rappresentare l'informe e di esprimere l'incosciente, ma intende dare forma all'informe e sostanza all'inconsistente, esempio felice di questa volontà formativa sono i suoi recenti lavori pittorici, nei quali il gusto per le associazioni folgoranti, le deformazioni oniriche e le scenografie iperreali è saldamente sorretto da una qualità inventiva, da una mano duttile, precisa e sorprendente. Capace del grottesco e dell'inquietudine, di ironia e sommesso pensiero, Ober riesce a fare partecipi di quel magico stupore che sanno suscitare le figure e gli oggetti che sembrano venire incontro da un altro mondo, con pochi e forti tocchi distratti e insieme pronti a lanciarsi in divagazioni cromatiche imprevedibili, a partire da qualsiasi pretesto. Combinazione di timbri e registri, tra sonorità solare e gioiosa o melanconica e meditativa, la sua pittura - un itinerario, un deposito di immagini, un catalogo di simboli, un collage di sogni, paesaggi, interni, appunti di favole e fantasticherie, accesi, tutti, da una fosforescenza che sa di visione, aneddoto e mistificazione - è un'avventura trascinante, nella quale una pellicola di visioni sorprendenti e di metafore spinte fino ai confini dell'immaginazione, cattura e deforma nelle trappole dello sguardo e della memoria, situazioni improbabili e dimore inverosimili. Provocazione e comicità, camuffate nella finzione mitico scenico narrativa, animano i segreti pittorici, buttati a piene mani, con la convinzione di solidificare plasticamente storie difficili e accidentate, argomentate con vigore e necessità di sottoporre il reale all'apparenza di un virtuale figurare colorato, dentro la cornice acrobatica di una pièce incantata, grottesco metafisica, che sa percepire mito, fantasia e gioco senza diminuirli. Il suo modo di raccogliere i frammenti più vari del reale e dell'immaginario, entro una formulazione unificante di qualità tattili e visive, trova piena e coerente condensazione nelle tematiche e negli strumenti. La ribadita intenzionalità narrativa dedita allo sviluppo delle trame in un fraseggio sinuoso e alternato, cerca e trova una propria organizzazione, anche quando fondata su caotiche discontinuità. La proposta visiva alterna, tra inclementi fantasmi e sbilanciate prospettive oniriche ed emblematiche, piani gremiti ad altri che contengono solo uno o due particolari. Un'istanza è riferita al segno e un'altra è tesa ad affermare il colore: entrambe obbediscono interamente ad una disciplina che rende limpida la materia pittorica mentre viene conclamato un geometrismo che non concede eccezioni. al di là dei frantumi o della corposità coloristica di un sotteso surrealismo, appaiono echi derivanti dall'art nouveau, dalla pop art, si salutano Kandinskij e Chagall, e viene riverito imprescindibilmente Savinio. L'umanità, la quotidianità, gli interni, gli oggetti sono elementi, nei quali la poetica di Paolo Ober si rende riconoscibile: ansie ottagonali e cubici tremori solidificano quell'inconscio nel quale coesistono tutte le date, le epoche, i prima e i dopo, e cedono volentieri alla tentazione mobile, instabile e fluida di essere avventura e di alludere sempre al contrastato rapporto con l'avventura, pura elaborazione concettuale o suadente precisione coloristica che sia. Nella sua pittura, teatro del contemporaneo e della visione, qualche elemento inusuale o abnorme o imprevisto si insinua, stravolge e spezza momenti e segmenti canonici della realtà raffigurata, sconvolge l'ordine dei segni, generando l'enigma e il mistero. Nell'evenienza dell'arte fantastica, il caso e l'ambiguità sono allegorie indecifrabili ma l'immagine può essere disvelata. la chiarificazione è nel ricorso alle idee svolte in ogni figurazione, specchio coperto di vita e fantasia. Elisabetta Rizzoli

Le sue inconfondibili figure antropomorfe tendono le loro appendici di plastelina colorata per condurci in quella sorta di dimensione parallela e fantastica che ci attende come dietro allo specchio di alice. (…) Sono omini semplificati, con un tondo al posto della testa e corpi nastriformi elastici e sinuosi. In realtà la semplificazione è solo apparente, si tratta piuttosto della volontà di rendere queste figure il più universali possibile e il più possibile affini alla materia onirica dei suoi racconti. Le opere di Ober nascono da una lunga elaborazione ideativa e grafica e seguono una loro evoluzione che dalla metà degli anni ’80 le ha portate sempre più lontane dalla figurazione tradizionale verso quello che altrove è stato efficacemente definito “un mix di sogno e realtà” (A. Spagnesi, Firenze 1995), senza per questo rinunciare alla ricchezza di particolari ed alla complessità di una tessitura pittorica certosina. In un mondo siffatto, dove le emozioni non possono essere affidate all’espressione dei volti o alla mimesi comunemente intesa, l’impatto cromatico gioca il ruolo decisivo nella seduzione esercitata dalle tele di Ober: sono colori forti ed artificiali, usati volutamente puri per sottolinearne i contrasti. Il colore riempie lo spazio inconsistente in cui galleggiano figure, brani di architetture o di natura, ed è un colore che si fa a volte materia, mescolandosi con la sabbia, la iuta e la pasta. Lo spazio/ colore tende a travalicare i confini della tela, invade la cornice e sembrerebbe voler andare ancora oltre, inseguendo la luce che si irradia dal centro verso l’esterno, esplosa in migliaia di piccole pennellate. Questo frazionamento del colore e la forza centrifuga della luce fanno sì che la plasticità di corpi e oggetti, seppur evidente e insistita, sembri dissolversi in virgole luminose e metterne in dubbio la consistenza, rilevando la loro natura di sogno. Da alcuni anni anche la cornice è coinvolta in queste esplorazioni cromatiche e diventa essa stessa superfice pittorica, sempre più spesso modulata su più piani e sagomata in forme inattese o funzionali al racconto. Le figure sono in continuo movimento in questo spazio luminoso, un movimento mai anarchico o casuale, ma sempre sotteso ad una simmetria compositiva che preferisce di gran lunga il ritmo musicale alle rigide leggi fisiche, nel nome di una regolarità matematica che non si avverte nel prodotto finito. E così molti dei racconti visivi di Paolo Ober hanno un sottofondo sonoro: In-Canto, Blues, Echi, Voce notturna… Altri titoli evocano invece momenti di introspezione, legati a sensazioni o accadimenti personali, ma che sono anche tappe di un vissuto comune. Sono quadri dove il movimento della composizione segue un ritmo spiraliforme regolato da un moto rotante e ascendente che esprime graficamente uno sforzo tortuoso verso la libertà e la spiritualità. In quest’ottica un’opera come Nuovo programma si può quindi considerare un vero e proprio manifesto artistico: rappresenta una sorta di schermo televisivo munito di tre manopole indicanti i canali musica, colore, e libertà, capisaldi della poetica di Ober. Se dovessimo risalire alla, o meglio alle paternità artistiche di Ober, l’elenco sarebbe lungo e riunirebbe stili anche lontani cronologicamente e diversissimi fra loro, ma quello che conta è che questo sincretismo ci venga restituito in forme rinnovate e sostanzialmente personali. Quello che ne risulta è una razionalità geometrica piegata all’irrazionalità del sogno, una materia che si smaterializza nella musica e nella luce, un’arte che non vuol essere né criptica né inquietante, ma semmai evocativa di un mondo immaginifico capace di coinvolgerci tutti nel suo colorato girotondo vitale. Elisa Aneggi

stigiacomo ha scritto… “La pittura è musica e la musica è anche poesia; la pittura racchiude stati d’animo, è poesia e musica insieme, espresse attraverso il linguaggio iconico e per mezzo di un funzionale bilanciamento ritmico-cromatico degli elementi costitutivi di ciascun’opera”. In questa tridimensionale visione dell’arte si colloca la produzione di Caterina Spatafora che sembra attingere alle vaste dinamiche delle partiture musicali delle più intime “sinfonie del cuore”. Essa sembra ispirarsi ai “pentagrammi musicali”dai ritmi dettati dal più sottile sentire, affondati, con le loro radici, nell’infinita gamma dei colori dell’anima, ricco caleidoscopio di variegati sentimenti che prendono corpo sulle tele (sfaccettature cromatiche del sentire) trasferite, imprigionate e suggellate per mezzo della materia (l’olio e l’acrilico) nello spazio canonico del quadro di forte energia vitale. Ecco, dunque, dalle mani di artista, autodidatta, di Caterina Spatafora, nascere opere informali, astratte; tele giocate su un ventaglio di possibili nuances cromatiche che, la passione o l’amore, l’affetto, l’amicizia o altri stati d’animo, suggeriscono all’autrice che compone in una gradevole armonia d’insieme. In altre opere astratte, l’artista tenta di “inquadrare il mondo” attraverso la rappresentazione di figure geometriche che occupano la centralità della tela, evocano diaframmi di macchine fotografiche, assurgendo, la stessa forma geometrica, a dignità d’arte. Inoltre, l’artista allarga i suoi confini sul genere figurativo che assume, quali elementi di rappresentazione simbolica, il cavallo, simbolo di libertà, la finestra o il balcone, anch’essi simbolici “tentativi di inquadrare il mondo” per carpirne i più intimi segreti…

Caterina Spatafora Nata a Messina, dopo aver vissuto a Roma, adesso vive ed opera a Milano. L’artista, autodidatta, ha al suo attivo diverse estemporanee, allestite nella Provincia di Roma, ricordiamo la sua partecipazione ad una mostra collettiva al Teatro Euclide nell’omonima piazza della capitale. Di recente, per la pittrice dello Stretto, è stata allestita una mostra personale al Museo Archeologico di Villa Genovesi nella provincia di Messina. Attratta, in particolare dalla sua pittura informale, riguardo la produzione della pittrice Maria Teresa Prewww.mdarte.it

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Anche scrittore, con opere dal titolo alquanto malizioso, ritorna in Italia e si rinchiude per circa 18 anni in una bella villa vicino Biella. Da cui pare sia uscito non più di 10 volte. Lavora sia ad opere pittoriche (anche affreschi dell'abitazione) sia alla scrittura, in prosa ed in poesia. 60 delle sue opere sono state esposte di recente all'Istituto italiano di cultura a Londra. Il giudizio degli esperti inglesi è netto: "questa è una scoperta italiana, un tesoro nascosto, innovativo, capace di suscitare meraviglia". Il magnate indiano che l'ha scoperto ha acquistato casa e opere, con un investimento molto forte, per un pittore sconosciuto. Figurativo, con richiami al primo Picasso, per poi evolvere versi forme astratte, è stato paragonato anche a Cézanne ed a Bacon (forse più per il disordine dello studio che per gli esiti artistici). Per qualcuno le opere di Montanari sono "capaci di ridisegnare la storia della pittura italiana" (Edward Lucie-Smith). Forse un po' esagerato, di sicuro è straordinario il passaggio dalla tenebrosa villa biellese alle sale di Belgravia sq. Roberto Curione

le opere dei futuristi torinesi, risulta invece chiaro che non ci fu da parte loro connivenza con il regime e che anzi nei loro lavori emerge la totale assenza di propaganda. Al contrario di quanto accadeva, in anni coevi, in URSS, ove si passa da geniali avanguardie al becero realismo stalinista". I Futuristi hanno rinnovato gli ambiti estetici portando avanti una ricerca spasmodica e collettiva, che non sarebbe più apparsa sulla scena artistica non solo italiana. Davvero capaci di guardare al futuro, più di quanto non dicesse il loro stesso Manifesto e volesse il fondatore Marinetti. Naturalmente, come detto, a Torino, il ricordo del Movimento non ha trovato riscontro a livello di politica culturale pubblica. Roberto Curione

Mostra Israele Laboratorio Creativo Israelab - Viaggio nella creatività del Paese

Il Natale dei Martinitt Cittadini speciali e Istituti speciali

È stata inaugurata, Martedì 14 Dicembre 2010 presso l’Aula Consiliare Comune di Milano Zona 3, "Israelab - Viaggio nella creatività del Paese" a cura di Maurizio Turchet in collaborazione con l'Associazione Amici d'Israele e con il finanziamento e patrocinio del consiglio di zona 3 per proposta della Commissione Cultura e del suo Presidente Gianluca Boari, Vicepresidente Consiglio di Zona 3, Milano. Israele, culla del giudaismo ma anche dell'islamismo e del cristianesimo, Israele paese ricco di storia, miscellanea di culture e genti ricche d’espressioni creative in ogni settore culturale, medico e tecnologico. L'uso dei materiali innovativi, fine art prints, leggeri e duttili, dalle forme morbide e avvolgenti, ricordano le atmosfere calde, misteriose e cangianti di Tel Aviv. Scorrendo tra le foto si è quasi portati ad elaborare una percezione, dove non è l'immagine bensì la sensazione a provocare tensione, immagini quasi istantanee, fortemente evocative, dove prevale la ricerca del particolare e delle espressioni della vita più autentica. Scatti che scandiscono un Paese che si esprime in forme artistiche innovative, nelle arti visive, nell'architettura, nella musica e nei più svariati stili di vita. Israele, insieme multietnico di culture diverse, arabi israeliani, palestinesi dei territori contesi e di Gaza, scenari sconosciuti e inediti, creatività che invade e pervade, terra che scandisce un tempo meno frenetico, meno denso e rumoroso. Negli scatti l'arte visiva prende vita con movimenti impercettibili, saggiamente centellinati, un laboratorio Israelab, scandito dal colore, dalle forme e dalle dimensioni d'architetture avveniristiche, da stili di vita che respirano al calar del sole, Complesse e cangianti realtà che rivelano "mondi sul mondo". Immagini che non vogliono rinunciare al piacere di scoprire e raccontare più di una storia. Elaborare, percepire, creare immagini senza rinunciare al racconto, anzi partendo proprio da un tema, le cose fotografate, che restano e sono appunto le matrici che danno vita alla mostra, diventano punto d'incontro di culture ed esperienze dal mondo. Culture poco note ed esperienze distanti dalla routine quotidiana. La mostra resterà aperta al pubblico da mercoledì 15 dicembre 2010 a lunedì 10 gennaio 2011, da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.00. Da Martedì 11 Gennaio 2011, le foto saranno contesto scenografico di una serie d'eventi che proseguiranno presso la Biblioteca Civica Valvassori Peroni Via Valvassori Peroni 56 e si concluderanno in data 11 Febbraio 2011. Sonia Bonvini

Nello spirito della valorizzazione del volontariato e dell'attività sociale, si è svolto domenica, 19 dicembre 2010, il "NATALE dei MARTINITT", l'appuntamento organizzato ininterrottamente, dal 1922, dalla storica Associazione ex Martinitt in collaborazione con la Direzione degli Istituti Martinitt e Stelline. Ultimamente, durante gli anni di non agibilità del teatro, la manifestazione si svolgeva prima nell'ex refettorio dell’Istituto e recentemente presso l'aula magna del Liceo Manzoni. Con i cambiamenti e le ristrutturazioni avvenute negli ultimi anni presso l'Istituto dei Martinitt, che hanno portato prima all'inaugurazione del teatro, lo scorso mese di ottobre con una nuova, ricca stagione teatrale, e il 13 dicembre all'inaugurazione del Campus, finalmente questa storica e importante manifestazione ha potuto riprendere nei locali del teatro. Erano presenti il Prof. Emilio Trabucchi, Presidente dell'Azienda di servizi alla persona, Istituti milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio, Alessandro Bacciocchi, Presidente associazione Ex Martinitt, Irene Lué, Presidentessa associazione Ex Stelline, Francesca Zanconato Vicepresidente IMMESPAT, che tiene i rapporti con i ragazzi extracomunitari ospitati ai Martinitt, Stefania Bartoccetti, presidente dell'associazione "Telefono Donna" e consigliera IMMESPAT, Arnaldo Scazzoli, Presidente associazione Lazzaro Chiappari di Cremona e Luigi Casalino presidente associazione ex Ciudin di Vercelli. Per le autorità civili, il Sindaco Letizia Moratti e il Vicepresidente del Consiglio di Zona 3, nonché Presidente Commissione Cultura, Gianluca Boari. Il prof. Emilio Trabucchi ha rilevato fin da subito, l'importante funzione sociale e aggregativa del teatro Martinitt, aggiungendo che si tratta di "un vero gioiello di teatro che grazie al contributo della Regione Lombardia ha potuto riaprire". Il ringraziamento lo estende anche a Letizia Moratti portando a conoscenza dei presenti la cospicua donazione, per azioni sociali, ricevuta dall'Istituto proprio da parte del Sindaco. Ad aprire il Natale con i migliori auguri in musica è stata, ancora una volta, la Banda dei Martinitt con la melodia appositamente ideata per il sindaco. Il discorso del presidente dell'associazione ex Martinitt, Alessandro Bacciocchi evidenzia che il bene comune viene servito attraverso l'influenza di persone dotate di chiara visione morale e di coraggio, portando così, al rispetto imparziale degli altri e del loro benessere. Valori essenziali al bene di qualsiasi società, che stabiliscono un clima di fiducia nel quale ogni relazione umana, religiosa, economica, sociale e culturale, o civile e politica, acquista forza e sostanza, con un chiaro invito ai giovani presenti, per la maggior parte stranieri, a manifestare sempre solidarietà, spirito di fratellanza, dedizione e spirito di sacrificio, elementi che determinano le scelte e azioni di futuri cittadini responsabili e attivi, sentimenti che sono considerati il fondamento stesso dei Martinitt e che ancora oggi educano alla legalità, alla salvaguardia del senso civico e responsabilizzando i giovani che sono la chiave essenziale per poter far crescere una società responsabile. Sottolinea Letizia Moratti, che si è fermata per quasi tutta la durata della manifestazione e durante la consegna delle borse di studio ai ragazzi, che quella dei Martinitt è una storia antica, che da quasi cinquecento anni procede di pari passo con quella della città di Milano. Una città e un'istituzione che, insieme, hanno affrontato avversità, guerre, epidemie ma, soprattutto, sono state e sono unite dallo spirito di solidarietà, dalla fiducia nel domani, dalla disponibilità dei cittadini e dalla continuità dei valori. Ora i bisogni sono altri, dare luoghi e spazi ai giovani per studiare, dare un'opportunità a tutti e il Campus e il teatro dei Martinitt dimostrano proprio questo, stabiliscono una relazione tra e con i cittadini, diffondendo una cultura europea nel territorio di Milano, città delle opportunità per tutti, guardando, però, a chi ha più bisogno come testimonia la presenza al Natale dei Martinitt, di Emilio Trabucchi e delle associazioni che perseguono i risultati di una Milano operosa, solidale, generosa e di cultura anche grazie alla banda dei Martinitt come strumento sociale. Va aggiunto ai Martinitt qualcosa di assolutamente privo di consistenza materiale e senza alcun valore economico e tuttavia tanto potente da avere la forza di muovere non solo le montagne ma anche i cuori degli uomini: la carità. Tanti i ragazzi ospitati e seguiti, oltre 100 giovani nelle comunità dei Martinitt, assistiti e accompagnati verso l'indipendenza nella vita, perché un titolo di studio conseguito e un mestiere diventino il

Recensioni

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Futurismo atto secondo La Torino privata non dimentica d'aver avuto un ruolo importante nella storia del Futurismo italiano, un nome oggi banalmente scippato in chiave politica da un giornalismo privo di fantasia. Nell'anno che si chiude ricorre il centenario della prima forte alleanza fra Marinetti, Boccioni, Carrà ed il meno noto L. Russolo. Da quest'incontro nasce lo slancio che porterà il movimento a grandi traguardi. Il futurismo visse nella città sabauda una stagione importante, con un elenco quasi sterminato d'artisti che aderirono all'innovative idee di Marinetti. Fa quasi tenerezza e sorpersa ricordare che venne costituito il gruppo torinese con tanto di sede, tessera e statuto. Proprio loro, i Futuristi, che guardavano con disprezzo alle regole, innovativi per vocazione, amanti della velocità, si chiudono in regolette da bocciofila. A loro merito va però ascritta l'assoluta mancanza di connivenza con il regime, in una città, poi, ove dominavano le idee di L. Venturi, lontanissime, quindi dal loro modo e mondo creativo. Torino, allora culla dell'industrializzazione, fu però una fucina d'idee per tutti i Futuristi locali, da Fillia a Diulgheroff, da Pippo Oriani a Ugo Pozzo, per continuare con Mino Rosso, Spazzapan, Sturani e molti altri, comprese figure femminili (Alba Giupponi, Marisa Mori) che nell'universo futurista, in generale ipermaschilista, sono viste molto sullo sfondo. I Futuristi torinesi ebbero la capacità di scendere al livello della grafica, anche pubblicitaria, della progettazione architettonica e talora artigianale, non chiudendosi in un torre eburnea. Nonostante ciò furono sempre sviliti dalla critica paleo-marxista, per i presunti legami con il fascismo. Eppure, come fa notare Guido Curto, direttore dell'Accademia Albertina di Torino, "vedendo e e ammirando

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vero passaporto, quello della libertà. La giornata, animata con un intermezzo, spettacolo, dagli attori di Zelig, ha visto numerose premiazioni, con borse di studio e regali, rese possibili anche grazie a General Electric, che contribuisce anche alle ristrutturazioni di case Aler da assegnare ai ragazzi che escono, Eni che ha elargito 4 borse di studio per il proseguo degli studi ai ragazzi maggiorenni, l'associazione Ex Martinitt, ex Stelline e le consorelle di Cremona e Vercelli che, come ogni anno, assegnano un contributo in denaro ai più meritevoli. Tanti ragazzi e ragazze, la quasi totalità extracomunitari, ognuno con la propria storia alle spalle, accomunati tutti dai sorrisi sulle labbra, da una gioia infinita e da una speranza nel futuro, mentre commossi ringraziano, sottolineano, tutti, uno ad uno, l'importanza di un tetto e un lavoro come base primaria nell'integrazione sociale. Il Natale dei Martinitt, come il Campus, diviene l'espressione della volontà di lavorare assieme, in condivisione di responsabilità e partecipazione. Sonia Bonvini Phil, Filosofo o Pusher? di Carlo Mario Cerroni Grande successo e soddisfazione per la prima presentazione ufficiale del romanzo di Carlo Mario Cerroni, lo scorso giovedì a Milano presso il Club Casablanca con il celebre scrittore Andrea G. Pinketts come conduttore della serata. Pinketts non ha lesinato complimenti all'opera dello scrittore lecchese sottolineando l'originalità del personaggio protagonista del libro, e lo stile fresco e accattivante con cui ha saputo narrare le vicende. Un'ottima analisi del testo che ha saputo toccare tutti i punti più importanti dell'opera di Cerroni. Phil, filosofo o pusher? si avvia ad essere un caso letterario, in poco più di un mese infatti è andato letteralmente a ruba raggiungendo un numero di copie vendute che portano il libro prossimo alla ristampa. Il libro è diventato ormai difficilmente reperibile. Una situazione che inorgoglisce e che testimonia il valore artistico-letterario di Carlo Mario Cerroni. Roberto Brambilla è studente modello e giovane perfetto, ma cela una seconda oscura personalità. Di giorno impegnato con ottimi risultati alla Facoltà di Filosofia e la sera, con il soprannome Phil, fornitore di droga nelle discoteche e nei locali della Milano "bene". Phil, così definitosi in quanto futuro filosofo, ha una sua teoria di vita. Non si considera spacciatore , ma "angelo dei sogni proibiti", in quanto offre ai suoi clienti la possibilità di uscire dalla routine quotidiana. Si sente inoltre predatore, poichè non si accanisce più sui deboli, ma rivolge il suo cinismo e la sua "cattiveria" contro chi opprime e approfitta dei "babbioni" (gente indifesa). La sua doppia vita trascorre tranquilla e senza incidenti di percorso, fino a quando, per una fatalità, è costretto a servirsi di un innocente e inerme ragazzo pieno di voglia di vivere. Da questo momento la sua dura corazza si incrina e il dubbio del suo non propriamente corretto stile di vita inizia a corrodere la sua sicurezza. Romanzo duro, cinico e in alcuni punti persino troppo caustico e fastidioso, sicuramente voluto per meglio rappresentare la realtà odierna, ipocrita e finto-perbenista. I dialoghi sono perfetti e accompagnano in giusta misura la storia di questo giovane dalle due facce. Letto con occhio attento e non solamente come puro passatempo, traspare senza ombra di dubbio la critica dell'autore verso la società odierna, dispensatrice di futilità e apparenza e molto povera di insegnamenti positivi e ideali in cui crescere e credere Da un punto di vista tecnico letterario si può affermare che traspare in modo evidente un'approfondita ricerca stilistica dell'autore che approda al duplice risultato di una piacevolissima fruibilità del testo scritto, scorrevole, idoneo a ogni tipo di lettore e facilissimo da comprendere, e alla qualità impeccabile dei dialoghi di rara padronanza e di livello letterario davvero elevato. I personaggi sono ben studiati, proposti in chiave credibile e assai gradevole; di varia natura così da consentire una completa esplorazione dell'universo contemporaneo in cui si muove e agisce il protagonista. La figura del protagonista è poi originale, accattivante e sotto certi aspetti affascinante. Roberto Brambilla, dopo questo primo romanzo è già pronto per fare la sua comparsa nel mondo del cinema o della televisione anche se, il finale aperto e la piacevolezza della lettura lasciano presagire e auspicare fortemente altre nuove vicende norie di questo ragazzo dal doppio volto. La copertina, ispirata alla storia, è stata appositamente realizzata da M. Falsaci, un noto artista contemporaneo. Edito da Editrice Nuovi Autori; Prezzo di copertina Euro 14,00 ; pagg. 125. Carlo Mario Cerroni. Nasce nel luglio del 1956 a Sassari. Fin dalla primissima infanzia viaggia spesso e a lungo con i genitori e gli studi lo portano con passione ad approfondire molti aspetti della realtà quotidiana economica e sociale e a plurilaurearsi con lode in giovane età. Trascorre quindi lunghi anni lontano dall'Italia e pubblica i suoi studi prima negli USA e poi nella Repubblica Federale Tedesca, dove ne vive in prima persona la grande riunificazione ed il successivo boom economico degli anni '90. Nel 1998 ritorna in Italia e si stabilisce nella manzoniana Lecco dove, nella più assoluta privacy , si dedica alle sue grandi passioni che sono la letteratura, le arti figurative e la finanza internazionale come espressioni primarie di una società ormai globale. Proprio nella sintesi di questi interessi nascono una serie di composizioni letterarie di narrativa che solo ora cominciano ad essere gradualmente presentate al grande pubblico. Sonia Bonvini pag. 3


Lesley Foxcroft - ”M.D.F. works” Mostra personale 16dicembre2010 - 4febbraio2011

A Arte Studio Invernizzi MILANO

INAUGURAZIONI Elena Arzuffi - personale 8 gen/20 feb Galleria Muratcentoventidue, Bari Stefania MT Pellegatta - personale 10 gen/6 feb Colombo Caffè, Busto Arsizio VA Creatività ceramica italiana - collettiva 15 gen/3 feb Art Gallery Santa Teresa, Fano PU Matisse. La seduzione di Michelangelo - mostra 11 feb/12 giugno Museo Santa Giulia, Brescia Antonella Masetti Lucarella - personale 25 feb/20 mar Villa di Donato, Napoli Vittorio Veneto - Festival Intern. Cinema per Ragazzi 2/5 mar Cinema Multisala Verdi, Vittorio Veneto

PROSECUZIONI Il Fantastico e la Meraviglia - collettiva 22 dic/9 gen Teatro Tendastrisce, Roma Sacralità e tolleranza - collettiva 23 dic/7 gen Vista Arte e Comunicazione, Roma Pietro Ricca - personale 26 dic/3 gen Palazzo Grimaldi, Modica RR Premio Arte X 2010 - collettiva 11 dic/2 gen Hotel Vedute, Le Vedute, Fucecchio Carte...dalla scrittura al segno - collettiva 3 dic/6 gen Ass. Maestri D'Arte, Bagheria PA

Elogio dell'arte - collettiva 1 dic/7 gen Museo Fond. L. Matalon, Milano Giovanni Venuti - personale 11 dic/7 gen GAMeC CentroArteModerna, Pisa Nessundorma - collettiva fotografica 17 dic/7 gen Dolce Vita cafè, Battipaglia Linea di confine - collettiva 11 nov/8 gen Camera16, Milano Elena Carozzi - personale 2 dic/8 gen Galleria Antonia Jannone, Milano Rabarama e Salvo - doppia personale 8 dic/8 gen Galleria d'Arte Genus, San Benedetto del Tronto La pittura in Italia dal Futurismo all'Informale - collettiva 11 dic/8 gen CAMeC, La Spezia Alberto Giovannini - personale 11 dic/8 gen Ex chiesa del S.Spirito, Tarquinia L'unico tratto - collettiva 12 dic/8 gen Galleria Lo Magno, Modica RG Lucca e l'Europa. Un'idea di Medioevo - mostra 25 set/9 gen Fond. Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, Lucca Transmandala e Devi Dance - personale pittura e performance danza 2 dic/9 gen Mudra Natural Cafè & Lifestyle, Milano Moreno Panozzo - performance 2 dic/9 gen Millenium Gallery, Al Garhoud Road, Sharjah U.A.E. Andrea Guerzoni - personale 7 dic/9 gen Mag Cafe, Meriggi, Milano Voci silenzi di Lomé - mostra fotografica IED Torino 8 dic/9 gen Piazza Carignano, Torino

“Apparizioni Cosmiche”

10 nov/30 gen Gli eroici furori Arte, Milano Collezione Bellini/Pezzoli - mostra 18 nov/30 gen Museo Bagatti Valsecchi, Milano Scambio artistico Italia e Lituania - collettiva 18 nov/30 gen Art Gallery Santa Teresa, Fano PU Natura Picta - collettiva 4 dic/30 gen Galleria Zanini, San Benedetto Po MN Antonietta Reschiglian - personale 17 dic/30 gen Galleria la Rinascente, Padova

Sironi, Guttuso, Vedova. Arte e ideologie politiche a confronto mostra 9ottobre2010/9gennaio2011 Palazzo Salmatoris - Cherasco (Cuneo)

La collezione Garda di Ivrea al Mao mostra 28settembre2010 - 16gennaio2011 MAO Torino

“Piccolo formato” mostra collettiva

Michele Zara 18dicembre2010 - 22gennaio2011 Salotto dell’Arte - Torino

Sentiero Segreto Mostra collettiva 10dicembre2010 - 3febbraio2011

Spazio Misael VICENZA

mostra personale

Michele Zara 18dicembre2010 - 15gennaio2011 Galleria Allegretti - Torino L'immortale dell'arte - collettiva 11 dic/9 gen Palazzo dei Provveditori, Salò Art to design to art - Inaugurazione nuovo spazio e collettiva 26 nov/10 gen Spazio Anna Breda, Padova Ignazio Fresu - installazione scultorea 8 dic/10 gen Corte coperta, Casole d'Elsa SI

Christian Zanotto Mostra personale 25novembre2010 - 20gennaio2011

Galleria Famiglia Margini MILANO "Alberi": rassegna Arti visive - collettiva 8 dic/12 gen Merlino Bottega d'Arte, Firenze Ileana Paolicelli - personale 16 dic/12 gen Dynamo, Milano Mario Dal Molin - personale 18 dic/12 gen Le Bistrot De Venise, Venezia Circuiti Dinamici - collettiva 20 dic/13 gen Circolo Bertolt Brecht, Milano Arte Per Regalo - collettiva 20 dic/13 gen Circolo Bertolt Brecht, Milano Boo Saville - personale 15 set/14 gen Studio Visconti, Milano Giorgio Fedon - mostra di design 10 dic/14 gen Galleria Embrice, Roma Yuliya Mikahilouskaya - personale 1 nov/15 gen Gelateria Riva Reno, Milano Numerozero - collettiva 18 nov/15 gen Circoloquadro, Milano Andrea Socrati - personale 3 dic/15 gen Museo Santuario Loreto Sebastiano Benegiamo - personale 14 dic/15 gen SpaziArti Ungallery, Milano Semplicemente inverno - collettiva 18 dic/15 gen Biblioteca "Primo Levi", Torino Michele Zaza - personale 18 dic/15 gen Galleria Allegretti, Torino Christmas Collection 2010 - mostra 5 dic/16 gen Ab Ovo Gallery, Todi PG Unconventional Chandeliers - installazione 27 nov/19 gen The Style Outlets, Vicolungo NO La modella nel ritratto contemporaneo - collettiva 19 dic/19 gen Cantina "47 Anno Domini", Roncade TV Hugo Wilson - personale 17 nov/20 gen ProjectB, Milano Isabella Bona e Alessandra Guolla - Doppia personale 12 nov/21 gen Ristornate Gellius, Oderzo TV Tana libera tutti - collettiva 12 dic/22 gen Il Sole Arte Contemporanea, Roma Vasomania: La purezza della forma - mostra di ceramica 11 dic/23 gen MIDeC, Cerro di Laveno Mombello VA Douglas Henderson/Elisa Monaldi - doppia personale 17 dic/24 gen Museo San Francesco, Rep. San Marino Inside/OUTSIDE - collettiva 13 nov/29 gen Metronom, Modena Omar Galliani - personale 20 nov/23 gen ED Contemporanea, Prato Sergio Unia - personale 7 dic/29 gen Galleria Fogliato, Torino Attese - F. Pozzoli dialoga con G. Ferroni - Bipersonale www.mdarte.it

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gennaio 2011