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Notiziario del MOSCA CLUB TREVISO

Anno di fondazione 1971

2° TRIMESTRE 2018

ANNO 44 N° 162

Mosca Club Treviso c/o Circolo Sportivo “La Gemma”, via Marie, 1 - 31030 Dosson (TV) tel. 0422490294 Direttore responsabile: Rizzo Sebastiano Registrazione al Tribunale di Treviso n° 55 del 01/03/2007 Presidente: Fabio Calore, via Alleghe, 2 - 30175 Marghera (VE) tel. 335 6245002 H.U. Segretario: Nicola Sacchetto 3403608828 Sito internet: www.moscaclubtreviso.it

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IL PUNTO (a cura del Presidente)

MEMORIAL MARINELLI - FURLAN

L’8 aprile ci siamo trovati ai cementifici di Pederobba per la Giornata del Pescatore “Memorial MarinelliFurlan”,consueto ritrovo che da diversi anni viene fatto per ricordare due vecchi amici. Anche questa volta ci siamo ritrovati in diversi soci, ottima la giornata………..unica nota dolente la mancanza del socio cambusiere Michele. Piccolo passo indietro e siamo ritornati ai vecchi panini, pazienza, ci rifaremo il 23 settembre in occasione della giornata di chiusura sul Piave a Caorera ,e vedremo come Michele si fara’ perdonare. Qualche bella cattura è stata fatta,in particolare da Stefano Dupre’,ma l’importante come al solito era passare una bella giornata in compagnia. Alla sera poi tutti a cena da Cialt. Come di consueto nel periodo luglio e agosto al club ci saranno serate informali, per poi riprendere a settembre con le serate a tema. A presto e buone vacanze a tutti Fabio Calore

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Acqua

Negli ultimi mesi siamo stati soggetti ad un continuo bombardamento mediatico sull’acqua ed il famigerato Deflusso Ecologico: Consorzio di Bonifica Piave in prima linea seguito da sindaci, politici. Nei scorsi numeri del Notiziario abbiamo pubblicato molti di questi articoli tratti dai quotidiani locali (Il Gazzettino e Tribuna di Treviso). Un nostro contributo alla discussione.

Al fine di cercare di capire le interconnessioni legate al mondo dell’acqua è necessario fare una piccola introduzione sulla idromorfologia dei fiumi e della Piave in particolare. Ci tornerà utile nel prosieguo dell’articolo.

La Piave alcuni cenni

La Piave nasce in (ahimè) Friuli Venezia Giulia a Sappada alle pendici del monte Peralba ( a 2037 m. s.l.m.) e sfocia a Cortellazzo dopo 220 km; la superficie del bacino imbrifero è di circa 4500 km2. Le formazioni geologiche maggiormente esposte nel bacino del fiume Piave sono le coperture di materiali sciolti nelle loro differenti strutture di deposizione tra cui: detriti di falda, depositi glaciali, depositi alluvionali, accumuli di frana, coltri di degradazione di substrati rocciosi. Le formazioni rocciose più diffuse sono calcari e dolomie; le lunghe azioni di degradazione ad opera delle pioggie e delle glaciazioni, ha comportato la formazione di imponenti cumuli di materiali sciolti. La litologia della zona di pianura, in particolare dell’alta pianura trevigiana è fortemente legata all’evoluzione tardo pleistocenica e olocenica del fiume Piave. Esso ha infatti ripetutamente cambiato percorso a valle del suo sbocco montano interessando aree molto ampie, fino a coprire centinaia di km2. Si è così formato un sistema sedimentario, esteso fino alla costa, che in pianta presenta una morfologia a ventaglio, mentre nelle tre dimensioni possiede una forma simile a un settore di cono appiattito il cosiddetto Conoide Alluvionale (ora più propriamente detto megafan alluvionale) Questi conoidi sono costituiti da materasso alluvionale costituito in prevalenza da depositi grossolani, ghiaiosi e molto permeabili localmente, a rilevante profondità, sono presenti letti cementati che vanno a costituire i conglomerati. L’alveo fluviale è costituito da ghiaie e sabbie con ciottoli depositate dal fiume Piave in epoca recente e sono ancora oggetto di rimaneggiamento da parte dei (continua a pag. 3)

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flussi idrici, perlomeno in occasione delle piene più significative. Si tratta quindi di sedimenti sciolti con bassa densità e pseudostratificazione quasi indistinta. I sedimenti, spesso imbibiti completamente di acqua a volte drenano le piene del fiume grazie all’alta permeabilità. Ecco quindi spiegato l’intimo legame tra le acque superficiali (della Piave) ed il complesso delle acque sotterranee: freatiche (a pressione atmosferica) o artesiane ( a pressione).

La Piave Interazione con l’uomo

Dal primo dopoguerra è iniziata la corsa all’idroelettrico che nel giro di qualche decennio ha visto la costruzione di molte dighe sulla Piave ed affluenti tute collegate tra loro tramite canali e condotte. Tutti gli sbarramenti a monte di Soverzene (appena a sud di Longarone) sono interconnessi mediante condotte con la logica conseguenza che l’acqua viene sottratta all’alveo. Con la costruzione del canale Cellina che collega la traversa di Soverzene con il lago di santa Croce parte dell’acqua della Piave viene dirottata sul bacino del Livenza (tranne una piccola parte che ritorna in Piave a Nervesa tramite il canale Castelletto). Vi sono inoltre altre due traverse, Fener e Nervesa della Battaglia dalle quali l’acqua viene derivata per scopi irrigui e di produzione di energia idroelettrica. Gran parte dell’acqua del fiume e dei suoi affluenti scorre in un fiume artificiale parallelo e sotterraneo composto da più di 200 Km di canali. Tutte queste derivazioni fanno siche il fiume Piave sia uno dei /corsi d’acqua più sfruttati in Italia con derivazioni per usi civili, industriali ed agricoli (cit. Lineamenti di Ecologia Fluviale – Stefano Fenoglio Tiziano Bo ed Città Studi) per circa due miliardi e cinquecento milioni di metri cubi d’acqua all’anno (equivalenti ad una media di circa 80 mc al secondo).

DMV DE C’è differenza?

In questi mesi c’è stata un grande tam tam sul fatto che l’Europa impone un aumento della portata nei fiumi, veramente è così? Andiamo per ordine in nessuna Direttiva Europea viene definito il DMV e tanto meno il DE, non viene nemmeno nemmeno un valore limite, il perché è presto detto, tutte le direttive di riferimento (Habitat 92/43/CEE e direttiva acqua WFD 2060/00 CE) mirano più che alla definizione di un valore di portata alla salvaguardia delle specie animali e vegetali legate al mondo dell’acqua. Il DMV se ne è parlato per la prima volta nella legge 18 maggio 1989 n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo) dopo qualche anno a seguito dell’emanazione del decreto 152/99 viene istituito il Piano di Tutela Acque che era lo strumento di pianificazione della risorsa idrica. Qualche anno prima era stata emanata la Direttiva cosiddetta Habitat che mira a salvaguardare ecosistemi che ospitano specie animali e vegetali di interesse comunitario (si badi bene le specie vengono definite dai singoli stati, non dalla Comunità), anche il DPR di recepimento della direttiva, n° 357 del 8 settembre 1997 fissava che per le zone SIC e ZPS (caso del Piave) deve essere salvaguardato l’habitat (acqua) per specie animali e vegetali. L’Autorità di Bacino (ora Distretto delle Alpi Orientali) ha adottato il “Piano stralcio delle risorse idriche del Piave” (Piano di Tutela Acque PTA) nel febbraio 2001 e recepito DPCM nel maggio 2008. Nelle norme attuative del piano stesso all’articolo 5 viene definito il modello per il calcolo del Minimo Deflusso Vitale (DMV) mediante (continua a pag. 4 ) Notiziario dei soci del Mosca Club Treviso


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un algoritmo (simile di quello adottato dal autorità di bacino del fiume Po) specificando tuttavia “In via transitoria ed in attesa di ultimare i necessari rilievi sperimentali rivolti a determinare l’effettiva dipendenza funzionale tra deflussi minimi e la predetta tutela dell’ecosistema acquatico.” Tra le altre cose all’articolo 8 comma 1 si specifica: “installazione di idonei dispositivi di misura delle portate in corrispondenza dei punti di prelievo e restituzione, secondo le modalità e le indicazioni impartite dall’Amministrazione regionale competente per territorio.” Ecco dunque che i valori di portata minima del DMV erano fissati in via transitoria e sottoposti a verifica sperimentale. Va da se che nelle aree SIC e ZPS ove sono state indicate dallo stato Italiano specie di interesse comunitario legate all’acqua (pesci, uccelli e piante) un DMV (fissato in via transitoria) che non permette lo scorrimento dell’acqua (come documentato innumerevoli volte nel nostro notiziario) non consente la vita dei pesci. Lapalissiano! L’entrata in vigore della direttiva Acqua WFD 2060/00/CE (recepita dal dlgs 152 del 3 aprile 2006) ha focalizzato l’interesse sulla tutela della risorsa idrica, limitandosi non solo alle zone SIC ZPS. E’ utile far notare che l’approvazione del piano è avvenuta nel 2008 2 anni dopo l’entrata in vigore del decreto attuativo della WFD. (nel Notiziario 3 trimestre 2011 viene illustrata la direttiva acqua.). La direttiva non dice nulla in merito alla definizione del DE ne alla sua quantificazione perché è orientato al mantenimento dello stato ecologico buono che è dato dall’insieme dei paramenti: 1. Elementi biologici (Fitoplancton per i laghi, macrofite e diatomee per i fiumi, macroinvertebrati bentonici, fauna ittica) 2. Elementi idromorfologici a sostegno degli elementi biologici (regime idrologico, continuità fluviale, le condizioni morfologiche più le condizioni dell’habitat) 3. Elementi chimico ( fiumi: nutrienti e O2 ,laghi: P totale, O2 e trasparenza) e fisico-chimici (sostanze rilasciate nel corpo idrico in quantità significanti tav 1/B del dm 56/09) a sostegno degli elementi biologici A parte aver specificato nel dettaglio cosa ogni stato deve controllare (tanto per evitare le scorciatoie escogitate dai soliti stati “furbetti”), nulla di diverso rispetto alle acque ricadenti nelle zone SIC e ZPS della Direttiva Habitat.

Rispondiamo.

Vediamo di rispondere punto per punto agli articoli dei giornali riportati negli scorsi numeri del notiziario. 1. Lo vuole l’Europa. Purtroppo in questo periodo in cui tutti cavalcano l’antieuropeismo, questa affermazione ha facile presa. Ma ribaltiamo il concetto: occorre aspettare l’Europa per tutelare le nostre risorse idriche ambientali e faunistiche (pesci compresi?). Ricordo che la tutela dell’ambiente è sancito nella nostra costituzione. Ed ancora, dobbiamo sempre e per aspettare che l’Europa ci tiri le orecchi perché non tuteliamo il

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nostro patrimonio naturale? Appare risibile l’obbiezione fatta da un politico che asserisce che la direttiva è fatta prendendo riferimento i grandi fiumi del nord Europa. Sbagliato. I corpi idrici sono suddivisi in varie tipologie che dipendo da idroecoregioni, da tipo di scorrimento da portata distanza dalla sorgente etc etc. Quindi per esempio il Piave sarà confrontato con un corpo idrico simile. 2. Le nuove direttive impongono una aumento della portata dei fiumi (da DMV e DE). Premesso che la direttiva non stabilisce alcun valore è chiaro che per le zone SIC e ZPS soggette alla direttiva Habitat in cui c’è l’obbligo di tutela degli habitat che ospitano specie di interesse il DMV non può che essere lo stesso del DE, se così non fosse vorrebbe dire che il valore fissato del DMV non era corretto (non per niente era fissato in via transitoria). 3. La diminuzione delle derivazioni lasciano scoperti gli scarichi fognari delle città. Tra tutte le considerazioni questa ha dell’incredibile: come è possibile che nel 2018 ci siano ancora interi centri abitati privi di impianti di depurazione. D’altra parte non è un caso se dopo molti anni di inadempienza (la scadenza era il 31 dicembre del 2000, cioè quasi diciotto anni fa), la Corte di Giustizia dell’Ue ha condannato l’Italia a pagare una

multa forfettaria di 25 milioni, cui si aggiungono 30 milioni per ogni semestre di ritardo nell’adeguarsi alle norme in materia di raccolta e di trattamento delle acque reflue urbane. 4. Troppa acqua nel Piave Sile e canali a secco. Anche questa affermazione merita una risposta un poco più articolata. Che la faccia il consorzio di bonifica Piave è nella logica delle cose, che lo asserisca il presidente del Parco del Sile è quantomeno bizzarro! Andiamo per ordine: Il Sile e molti dei canali che cingono le nostre città sono fiumi di RISORGIVA. Orbene caratteristica di questi fiumi è proprio di essere formati dall’acqua di risalita dal dal sottosuolo attraverso i letti di ghiaia e sabbia affioranti. Classico esempio erano (sob) i “fontanassi” del Sile. Ma fiumi di sorgiva erano anche Zero, Dese, Storga, Melma, Limbraga, Musestre, Vallio e tutto il dedalo di piccole e piccolissime rogge che si dipanano sulla fascia delle sorgive. Il Consorzio fa bene ad accennare al fatto che oramai le sorgive ricevono un contributo idrico dai canali di irrigazione. Ma questo è frutto di un dissesto del territorio acconsentito dalla classe politica nostrana. Indubbiamente le mutate condizioni climatiche contribuiscono alla riduzione della portata delle risorgive, non meno deleterie sono: la riduzione della portata del fiume Piave che

Stampato con il contributo della Regione Veneto Contributi a favore delle Associazioni di pesca sportiva-amatoriale del Veneto per iniziative di valorizzazione, informazione e promozione del settore.

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limita la ricarica delle falde (non è estranea la derivazione della portata del fume Piave in condotte forzate), le escavazioni in alveo, le cave le cui escavazioni hanno interessate le falde e l’emungimento dovuto agli utilizzi industriali e civili (acque minerali). Il fatto che le risorgive siano purtroppo legate alle acque di derivazione del Piave si evidenzia dalle analisi effettuate dall’ARPAV che classifica stato sufficiente (quindi inaccettabile) il limite LIMequ nella totalità dei fiumi. Le acque dei fiumi di sorgiva invece erano pure e cristalline in quanto provenienti da infiltrazioni dal grande Fiume a nord scorrenti su letti di ghiaia e sabbia. 5. Pianura a secco per salvare il Piave. Anche questo titolo lascia interdetti! Si giustifica la morte del Fiume Sacro alla Patria per a favore delle derivazioni, quando una fra le cause della carenza d’acqua nella pianura sono oltre, al massiccia irrigazione delle colture agricole anche una dissennata politica del territorio perpetrata negli ultimi decenni.

La questione delle portate.

C’è un grande clamore intorno alla decisione del Distretto delle Alpi Orientali nel aver fissato valori di Deflusso Ecologico significativamente più elevati di quanto previsto dall’Autorità di Bacino. Ma quest’ultimi valori erano fissati e dovevano essere sottoposti a sperimentazione! Sperimentazione che non c’è mai stata, certo non doveva farla i Consorzi; ma il mondo politico, al governo e all’opposizione avevano l’obbligo di farlo e verificare che fosse eseguita. Un piccolo inciso per il Deflusso alla traversa di Nervesa è stato proposto un deflusso di 29 mc/secondo (contro i quasi 12 fissati dal DMV), eppure prima dell’entrata in vigore della direttiva acqua, questo valore era stato già fissato (COINCIDENZA?), nei Piani di Gestione della SIC ZPS del Piave, documento dimenticato in quale scaffale e criticato da: Consorzio, Enel, Sindaci e (purtroppo) anche da alcuni movimenti “ambientalisti”.

Conclusioni.

La direttiva acque WFD 2060/00/CE è stata emanata del 2000, recepita nel 2006 e doveva entrare in vigore nel 2015, vi è stata una proroga: non è quindi una cosa inaspettata. La grande novità rispetto alla direttiva habitat è l’introduzione degli indicatori biologici (macrofite, diatomee e pesci), ma anche la precedente direttiva imponeva la conservazione degli habitat in cui si trovano specie di interesse, e di pesci in questa lista ce ne sono. Indubbiamente in gioco ci sono molti interessi e tutti si stanno muovendo per consolidare le proprie rendite di posizione, non meraviglia il fatto che amministratori pubblici (sindaci ed assessori nello specifico) prendano per oro colato gli articoli dei giornali. Spiace invece il silenzio tombale delle opposizioni fatto salvo rare eccezioni. Torneremo sicuramente sull’argomento, ci saranno sviluppi, speriamo positivi Enos Bortolozzo

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Stjørdal e Namsen 2018

Due giorni in Stjørdal il 7 e 8 luglio e poi dal 9 fino al 15 nel fantastico fiume Namsen , tutto ciò per i pochi che non lo sanno in Norvegia ovviamente.. Gruppo formato da Aurelio ( Aurix ) Mauro ( spaghetti ) dottor Maurizio ( doc Muscoril ) e il sottoscritto ( Ubbi ).. In Namsen avremmo trovato i nostri amici svedesi Lasse ( Jijietto ) e Birgitta ( Bigga )..

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Tutta la Scandinavia da mesi è preda di una forte siccità e anche lo Stjørdal ne ha risentito molto.. Con il record come livelli bassi fa sempre.. Noi siamo specializzati nei record.. Non c'è niente da dire.. Che giorni quindi di pesca infruttuosa, anche se a dire il vero ho avuto un bel take da un Grilse che poi si è slamato con un salto. Era un bel grilse oltre i due chili.. Ma pazienza..

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Arrivati in Namsen la situazione era probabilmente addirittura peggiore...ai livelli bassi c'era pure un caldo Mediterraneo. Le due migliori settimane per pescare il Namsen e cioè l'ultima di giugno e la prima di luglio, di solito contraddistinte da livelli ottimali e da grandi run di salmoni, sono state un vero disastro a causa della siccità presente in modo importante già dal mese di Maggio.. Quindi livelli molto bassi del fiume che sono

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sempre stati durante la scorsa settimana attorno ai 50/60 mcs quando di solito dovrebbero essere attorno ai 300/350 .. In più le giornate molto calde hanno influito anch'esse in modo molto negativo portando di giorno la temperatura dell'acqua attorno ai 18 gradi.. Quindi se si voleva avere almeno qualche minima chances bisognava pescare per forza di notte. Vedere, nel periodo che avrebbe dovuto essere il migliore, molte beat deserte da pescatori, è stato alquanto avvilente. Il bottino del gruppo in una settimana di pesca è stato quindi solo di due Grilse e due Sea trout..e ci è andata anche bene.. i salmoni non volevano saperne di attaccare le nostre mosche in qualsiasi modo le presentassimo.... Comunque location super , in una antica casa del periodo vittoriano costruita dai British durante le loro missioni per la pesca al salmone . Stare in quella casa intrisa di storia della pesca al salmone è stato molto affascinante .. Vaerem beat è sicuramente una bellissima beat per la pesca a mosca, ottima e con varie tipologie di pool su entrambe le sponde.. Compagnia fantastica come sempre ..grazie a Lasse , Birgitta, Maurizio, Aurelio e a Mauro per le belle ore trascorse in compagnia e a Mauro in modo particolare per l ottima cucina . By by Namsen spero un giorno di rivederti finalmente con le condizioni ottimali per la pesca.

Tesseramento Sociale 2018 (((( AVVISO AI SOCI )))) ... E’ tempo di rinnovare la tessera Rivolgiti a Alessio o Nicola ...

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TREVISO CITTA’ D’ARTE, CITTA’ DA STREET FISHING Da parecchi lustri sono appassionato di pesca e, come molti pescatori, ho fatto tutta la trafila iniziando a pescare con le esche naturali, una sorta di scuole elementari, per passare allo spinning, scuole superiori e arrivare alla pesca a mosca, l’università. Quello che appassiona molti di noi è, oltre all’adrenalina della cattura e alla soddisfazione del rilascio del pesce, l’ambiente in cui siamo immersi, il silenzio e la pace che ci circonda, in poche parole lo spettacolo della natura, troppo spesso oscurato dall’ignoranza e arroganza dell’uomo che la deturpa e la offende. Con questa premessa, forse qualcuno storcerà la bocca nel leggere il prosieguo di questo articolo che potrebbe sembrare in antitesi con quanto affermato, ma, a mio giudizio, non necessariamente una cosa esclude l’altra. Diciamo che, anche a seconda delle possibilità, c’è chi va sempre al ristorante e c’è chi a volte si accontenta di un panino. L’argomento che tratterò è la pesca in città oggi nota come street fishing e più in particolare la pesca a Treviso conosciuta anche come città d’acqua, in quanto attraversata oltre che dalla risorgiva più lunga d’Europa, il Sile, anche da una miriade di canali, derivazioni e affluenti: il Cagnan, il Limbraga, lo Storga. Tutte le acque cittadine,cioè il Sile da Ponte Ottavi fino alla centrale di Silea, il fiume Pegorile e il Botteniga sono in concessione all’Associazione Dilettanti Pescatori Sile (ADPS), il cui regolamento di pesca è fruibile dal sito www.pescatorisile.com unitamente alla cartina delle acque in Concessione. Da novembre dello scorso anno si è insediato un nuovo Consiglio Direttivo, di cui faccio parte unitamente ad altri Consiglieri sotto la Presidenza di Roberto Ongaro . L’inizio è stato subito in salita in quanto abbiamo dovuto rivedere il vecchio regolamento e le precedenti zone di pesca per rispettare nuove norme imposte dal Parco del Sile . In sostanza chi desidera pescare nella nostra Riserva ha le seguenti opzioni : ZONA 1 in cui si può pescare solo con esche artificiali dotate di un solo amo privo di ardiglione o con ardiglione schiacciato e scegliere se pescare NO KILL (cattura e rilascio immediato) o TROFEO (prelievo di un solo capotrofeo > di 45 cm);

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La ZONA 1 , nell’asta principale del Sile e alcune sue derivazioni ,dove sono presenti trote anche oltre i 3 kg, all’apertura ne è stata catturata una da 4,5 kg. e altre da 2/3 kg, siamo in pieno centro città dove si è in presenza di un fiume con portata sempre costante, acqua pulita e bei pesci, ma con il disturbo dei passanti e il rumore dei veicoli che comunque sono ridotti se si pesca nelle prime ore del mattino o nelle ultime del pomeriggio.

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ZONA 2 in cui si può pescare massimo 2 salmonidi con esche naturali,spinning e mosca; La ZONA 2 denominata “la Restera”, famosa per la passeggiata lungo la sponda del Sile consentita solo a persone e bici, è più adatta agli amanti della tranquillità, diciamo è più “ naturale “.

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ZONA 3 in cui si può pescare massimo 3 salmonidi con esche naturali,spinning e mosca. Per ulteriori e approfondite notizie si rimanda al sito sopra citato. La ZONA 3 che comprende il fiume Pegorile e il Botteniga è la più incontaminata e naturale al punto che in certe sponde è impossibile pescare a causa della fitta vegetazione ed inoltre il fondo del fiume pur con un’acqua cristallina di risorgiva è in certi punti sporco di plastiche, lattine, ecc.

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SI FA PRESENTE CHE IN TUTTA LA RISERVA E’ VIETATO TRATTENERE TROTE MARMORATE, IBRIDI DI MARMORATE E TEMOLI. E’ OBBLIGATORIO TRATTENERE EVENTUALI CATTURE DI TROTE IRIDEE (vedi dettagli nel Regolamento 2018). All’inizio ho fatto il paragone con il panino, in pratica mi riferivo al fatto che, se si è residente in zona, pescare nella nostra riserva è vantaggioso per chi ha poco tempo a disposizione, per chi non vuole o non può spendere soldi in benzina e altre spese vive. Per chi pesca a mosca è indicato per il coup de soir vicino a casa. Per il turista che viene con la famiglia è indicato in quanto, i familiari visitano la città per vedere Piazza dei Signori resa famosa dal film “Signori e Signore”di Pietro Germi nel lontano 1965 oppure visitare Cà dei Carraresi sede di importanti mostre o il Museo Bailo recentemente ristrutturato. Nel frattempo il pescatore può provare questa nuova esperienza in attesa di ricongiungersi con la famiglia per concludere la vacanza e assaggiare le specialità culinarie proposte dagli ottimi ristoranti brindando con un buon Prosecco DOCG senza dimenticare l’assaggio del famoso “Tiramisu” di cui Treviso rivendica la paternità. Ricordo infine che, per chi non è socio, vi è la possibilità di acquistare il permesso giornaliero al costo di € 25,00 e, solo per pesca NO KILL, è possibile pescare tutto il giorno , mentre per chi pratica “pescare e trattenere il pesce”, il permesso è valido per la sola mezza giornata (mattino o pomeriggio). Vi ringrazio per l’attenzione e, come diceva un noto presentatore : “ provare per credere “ vi aspettiamo e non esitate a contattarci per eventuali necessità o chiarimenti. Gabriele Giuseppucci

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IDRICA Un paio di giorni trascorsi in Idrjica con Matteo De Falco e Nicola Sacchetto..

Mercoledì 29 Aprile in compagnia di Matteo e Sabato 2 Maggio in compagnia di Nicola. Obbiettivo marmorata e basta.. quindi abbiamo evitato di andare in zone trofeo e no kill perché sempre molto imballate anche di iridee, preferendo la zona libera con meno presenza di pesce ma sicuramente più rustico.Purtroppo sia il Mercoledì e ancora di più ieri i livelli erano troppo bassi per i miei gusti..a questo, se si aggiunge il caldo fotonico e la giornata assolata di entrambi i giorni , non c'era sicuramente la convinzione di poter sperare di vedere molta attività. Ma, visto l'impossibilità di pescare nei miei fiumi preferiti come il Piave, per intenderci, a causa della massiccia presenza di acqua da neve e per il forte desiderio di assaporare la bellezza del fiume sloveno eravamo sicuramente più che felici di essere in Idrjica.. Mercoledì mattina io ho optato per una pesca in caccia a secca con grandi mosche mentre Matteo mi seguiva pescando con grandi streamer.. praticamente appena partiti lo sento imprecare alle mie spalle, una bella trota aveva mancato lo streamer di un soffio, bene , ho pensato, forse qualcosa oggi si muove anche in queste condizioni. Di lì a poco Matteo mi chiama, ha la canna piegata e non sembra affatto un pesce trascurabile. Un bellissimo ibrido a maggioranza marmorata ( praticamente una livrea da marmorata da manuale con dei puntini rossi molto piccoli ) era quindi caduto vittima dello streamer sapientemente manovrato. Tutta la mattina la trascorriamo così , Matteo ha un altro attacco andato a vuoto mentre io a secca non muovo assolutamente niente. Nel primo pomeriggio cambiamo zona e monto anch'io lo streamer e muovo subito tre bei pesci in pochi minuti uno insegue solo mentre gli altri due li attacco, ma si slamano entrambi. Per farla breve da lì in avanti facciamo a gara io e Matteo a chi slama più pesci, anche di taglia molto importante .Una cosa incredibile , abbiamo avuto più di una decina di pesci incannati ma tutti si sono slamati, senza contare i vari inseguimenti o attacchi andati a vuoto. E tutti erano marmorate o ibridi , quindi il nostro obiettivo lo avevamo comunque raggiunto.Alla fine Matteo riesce comunque a portare a guadino un altro bellissimo ibrido.. La giornata finisce così ma siamo comunque contenti. Crediamo che le trote attaccavano per aggressività ma non per fame e questo sicuramente spiega in parte i numerosi pesci slamati, oltre al fatto di pescare con streamer anche di 15/20 cm ad amo singolo.. Sabato con Nicola livelli ancora più bassi e caldo e sole insopportabile, Nicola preferisce tentare la pesca in caccia Notiziario dei soci del Mosca Club Treviso


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a secca come avevo fatto all' inizio io il primo giorno con Matteo e io comincio subito a streamer.. Incredibile Al primo lancio attacco subito un gran bel ibrido e questa volta non scappa ed è pronto per la foto di rito, ma è un fuoco di paglia, il pesce non è inchiodato, di più.. Trascorrono le ore e non si vede niente neanche gli inseguimenti che erano stati abbastanza numerosi due giorni prima.. Nicola idem non muove un pesce sia a secca sia tentando ogni tanto con piccoli streamer. A metà pomeriggio finalmente sento un forte scossone e dopo un gran bel combattimento una magnifica Marmorata pura mi ripaga alla grande di tutte le ore trascorse a lanciare con streamer oversize . Mi dispiace molto per Nicola che avrebbe sicuramente meritato altrettanto , ma la pesca è così è spesso spietata. Notiziario dei soci del Mosca Club Treviso


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COSTRUIAMO COSTRUIAMO INSIEME INSIEME “Mosche bru�e e mal fa�e”

Chissà quante volte vi sarà capitato di utlizzare in pesca imitazioni belle e ben fatte senza positivi risultati, al contrario di mosche mezze stracciate brutte e di non chiara imitazione. Ovviamente ognuno di noi ha le sue certezze (o quasi), certamente imita un’effimera sfuggita all’assalto di una trota che gli è riuscita a strappargli solamente un’ala oppure ha la testa sfilacciata perché in un giro di corrente l’ha battuta su un sasso. Mahh sicuramente una risposta c’è in ogni caso solo che noi tecnicamente non abbiamo risposte certe…ed è anche questo il bello della pesca a mosca. Di mosche brutte e mal fatte ne ho fatte tante nel mio percorso di costruttore, alcune utilizzate in pesca con scarsi risultati, ma altre che mi hanno regalato soddisfazioni inaspettate. Una di queste ultime l’ho sperimentata in seguito ad un ritrovo della SIM a Castel di Sangro. Non ricordo (son passati sicuramente 20 anni) chi l’aveva costruita, ma mi fu confidato che aveva una sua grande efficacia in pesca. L’imitazione grossolana sull’amo del 10 si presentava senza code, senza ali e con delle hackles sproporzionatamente lunghe rispetto al corpo. Nulla di nuovo. Troviamo questi modelli di costruzione nel libro del 1939 di L. De Boisset (Les mouches du pecheur de truites) quando tratta la serie del dottor Massia e del dottor Baigent. Il suo impiego in pesca mi ha dato risultati alterni con cappotti clamorosi, ma anche come inaspettato jolly salvagiornata. Leggermente ingrassata per farla andare sottacqua e poi rifarla galleggiare immediatamente nelle vicinanze della trota è la sua migliore resa. In dimensioni e tonalità di colore diverse copre una varia gamma di famiglie d’insetti, dai grandi Ecdyonurridi ed Heptageniidae alle più piccole Baetis. Imitazione n1 (Ecdyonurus e Baetis Pumilus) Amo 10 – 16 dritto filo di montaggio marrone scuro code no ribbing no corpo fibre coda di fagiano tenebroso ali piuma del petto fagiano esageratamente lunghe testa filo di montaggio Imitazione n1 (Rhithrogena e Baetis Rhodani) Amo 12 – 16 dritto filo di montaggio nocciola code no ribbing no corpo fibre coda di fagiano mongolia ali piuma del petto fagiana esageratamente lunghe testa filo di montaggio Franco Pistolato Notiziario dei soci del Mosca Club Treviso


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Programma attività e serate Luglio Agosto 2018

Ogni venerdì Aperto per ferie

Settembre 2018

Venerdì 07

Serata costruzione: “Mosche per la chiusura” a cura di Marco Cason

Venerdì 14

Serata video: serata video a cura di Alessio Berti

Venerdì 21

Serata discussione: “ I social del MCTV”

Domenica 23 Giornata chiusura a Caorera Venerdì 28

serata discussione “ programmi , organizzazione e proposte “

Memorial Marinelli: Serata da Cialt

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Notiziario del Mosca Club Treviso 2° Trimestre 2018  

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