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GIORNALE DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE DI CASTELLO N. 02 - Luglio 2017

Nessuno è fuori dalla salvezza, o Signore


APPUNTAMENTI

DOMENICA

17 SETTEMBRE 2017

Festa del SS. Crocifisso Ore 10.00 S. Messa

DOMENICA 29 OTTOBRE 2017 ore 10.00 S. Messa per il

25° di ordinazione sacerdotale di don Domenico Sirtori


SOMMARIO SOMMARIO SOMMARIO SOMMARIO EDITORIALE SOMMARIO EDITORIALE SOMMARIO CHIESA EDITORIALE EDITORIALE

Carissimi amici EDITORIALE CHIESAsoddisfatto Il pescatore

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CHIESA CHIESA SOMMARIO EDITORIALE

CHIESA VITA PARROCCHIALE

Don Contardo Mauri: da sessant’anni sacerdote CHIESA Fiera VITA di Castello 2017 PARROCCHIALE EDITORIALE SOMMARIO VITA VITA PARROCCHIALE PARROCCHIALE Prima Comunione 2017

SOMMARIO

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VITA PARROCCHIALE SCUOLA DELL’INFANZIA

CHIESA SOMMARIO

VITA PARROCCHIALE Don Milani - seconda parte EDITORIALE SCUOLA DELL’INFANZIA ORATORIO Don SCUOLA Milani e don Mazzolari: una sintonia a distanza EDITORIALE SCUOLA DELL’INFANZIA DELL’INFANZIA Lettera del Card. Scola alla Diocesi al termine della Visita Pastorale SCUOLA DELL’INFANZIA In cammino ORATORIO EDITORIALE CHIESA VITA PARROCCHIALE ORATORIO ORATORIO CHIESA SCUOLA DELL’INFANZIA ORATORIO CHIERICHETTI CHIESA Oratorio estivo 2017 ORATORIO Professione di Fede con Papa Francesco CHIERICHETTI VITA PARROCCHIALE Professione di Fede SCUOLA DELL’INFANZIA PALLADIUM CHIERICHETTI CHIERICHETTI VITA PARROCCHIALE Firma della Pergamena

CHIERICHETTI PALLADIUM VITA PARROCCHIALE ORATORIO MONDO PALLADIUM PALLADIUM CHIERICHETTI SCUOLA DELL’INFANZIA PALLADIUM Un sacco di... Maccagno!! MONDO SCUOLA DELL’INFANZIA MONDO MONDO PALLADIUM ZANETTI ORATORIO CHIERICHETTI SCUOLA DELL’INFANZIA MONDO ORATORIO A scuola con le emozioni ZANETTI TERRITORIO MONDO ZANETTI ZANETTI ORATORIO PALLADIUM ZANETTI TERRITORIO CHIERICHETTI TERRITORIO TERRITORIO Via Seminario CHIERICHETTI ZANETTI MONDO TERRITORIO

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CHIERICHETTI PALLADIUM

TERRITORIO PALLADIUM Bilancio di un anno

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ZANETTI MONDO PALLADIUM MONDO PadreTERRITORIO Giorgio

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MONDO Anagrafe ZANETTI ZANETTI TERRITORIO ZANETTI TERRITORIO

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TERRITORIO

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EDITORIALE

Carissimi amici Vi raggiungo nelle vostre case con il Giornale della Comunità della Parrocchia di Castello dal titolo esigente “Parole di Vita”. Nel turbinio delle molte parole che attraversano l’etere o che ci giungono stampate su carta, i cristiani sanno e sono consapevoli su quali Parole contare: su quelle di Gesù, quelle scritte nel suo Vangelo; quelle sono Parole di Vita. La Comunità cristiana è un organismo che si nutre della Parola di Dio e vive e cresce, facendo riferimento ad essa. Siamo ormai alla fine di questo anno pastorale, guidati dalla Parola del Signore Gesù, che ci ha dato la possibilità di camminare nella fede, di crescere come credenti e di porre in essere tante iniziative a favore di tutti i membri delle nostre famiglie. È molto bello in questi giorni osservare il brulichio di tanti ragazzi nel nostro oratorio, dove per un mese questi bambini, aiutati da adolescenti e giovani, da adulti, suor Lucy e don Paolo, stanno vivendo l’esperienza di scoprire la bellezza del creato, che ci rimanda alla strabiliante notizia che tutto è dono del buon Dio, di cui dobbiamo stupirci e meravigliarci in ogni momento. Tra le moltissime iniziative e attività che hanno caratterizzato l’anno che si sta chiudendo, il lavoro pastorale più significativo è stato fatto dal Consiglio 1

Pastorale Parrocchiale, che ha preparato la visita pastorale feriale del Vicario Mons. Maurizio Rolla. In quella occasione abbiamo analizzato la vitalità ed anche i limiti del cammino spirituale della Parrocchia e individuato i punti principali su cui riflettere nel nuovo anno. Il Vicario Generale della Diocesi, Mons. Delpini ci ha poi consegnato un messaggio, al termine di queste Visite, che diventerà programmatico per il cammino futuro nella nostra parrocchia. 1. Il primo punto è quello dell’Eucaristia. Anche se la partecipazione alla S. Messa - Eucaristia da molti cristiani non è più sentita come necessaria per la propria vita cristiana, non esiste Comunità cristiana che non senta la necessità di riunirsi attorno al Signore Gesù Eucaristia. L’Eucaristia è sempre l’incontro con il Signore, il luogo dell’ascolto e della conoscenza della Parola di Dio e della condivisione con i fratelli. È lui che ci fa essere Chiesa e popolo di Dio sul territorio. 2. La pastorale giovanile. E’ il secondo aspetto evidenziato da Mons. Delpini. L’attenzione al mondo giovanile e a questo particolare momento della vita deve

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essere grande, perchè è lì che nascono le vocazioni ai diversi stati di vita: le decisioni definitive alla vita matrimoniale e alle forme di speciale consacrazione. 3. L’ultimo invito è quello di favorire la crescita di una mentalità e di una cultura che rispecchi i sentimenti di Cristo e la cultura del Vangelo. In particolare i credenti in Cristo condividano e approfondiscano quella visione dell’uomo e della donna, del mondo e della vita che si ispira al Vangelo, che si lascia istruire dal magistero della Chiesa e della ricerca personale. Queste sono le linee che ci vengono consegnate al termine di un anno, ma che devono diventare linee programmatiche per il futuro anche della nostra Comunità

cristiana. In conclusione ringrazio, anche a nome di tutta la nostra Comunità, l’Arcivescovo Card. Angelo Scola, in procinto di lasciare l’incarico e la guida della Diocesi, per la dedizione e l’impegno profuso in questi anni per tutti noi. Gli auguriamo ogni bene. Un cordiale augurio di buone vacanze a tutti voi amici della parrocchia. Godetevi, se potete, un meritato riposo. Un saluto particolare anche a chi, per mille motivi, resterà nella nostra bella e amata terra di Castello. Cordialità don Egidio

Il pescatore soddisfatto di Anthony De Mello, tratto da “Il canto degli uccelli” Il ricco industriale del nord rimase inorridito trovando il pescatore del sud pigramente sdraiato accanto alla sua barca a fumare la pipa. “Perchè non sei in mare a pescare?”, gli chiese l’industriale. “Perchè ho preso abbastanza pesce per oggi”, disse il pescatore. “Perchè non ne prendi più di quanto te ne serve?” chiese l’industriale. “Cosa ne dovrei fare?”, domandò il pescatore. “Potresti guadagnare più soldi”, fu la risposta. “Così potresti dotare la tua barca di un motore. Allora potresti spingerti in acque più profonde e prendere più pesce. Allora avresti abbastanza soldi per comprare reti di nylon. Queste ti frutterebbero più pesce e più soldi. Ben presto avresti abbastanza denaro per possedere due bar-

che... magari un’intera flotta di barche. Allora saresti un uomo ricco come me”. “Cosa farei allora?”, chiese il pescatore. “Allora potresti sederti e goderti la vita”, rispose l’industriale. “Cosa pensi che stia facendo in questo preciso momento?”, disse il pescatore soddisfatto. 2


VITA PARROCCHIALE

Don Contardo Mauri: da sessant’anni sacerdote La comunità ecclesiale di Castello quest’anno vive un momento di gioia e di gratitudine al Signore per il dono del sacerdozio di don CONTARDO, il quale ricorda quest’anno il sessantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale. Sessant’anni di servizio testimoniati da una presenza costante, resa manifesta soprattutto nella celebrazione quotidiana della Santa Messa, momento culminante della sua giornata, ma anche dalla singolare disponibilità nei confronti di tutti. Un traguardo importante, un’occasione per ripensare ed essere grati a coloro che nella semplicità e nell’umiltà hanno costruito nel passato le fondamenta del nostro presente e che con il loro operato hanno saputo trasmettere alle giovani generazioni i valori umani e cristiani della vita. Il dono più prezioso che Dio possa fare all’umanità è un sacerdote santo capace di donare la propria vita per portare tutti a Cristo e Cristo a tutti. A don Contardo auguriamo forza, grazia e salute per poter continuare ad essere seme fecondo nella nostra comunità con la sua preghiera e con la sua testi3

monianza di sacerdote genuino e umile nella vigna del Signore. E lo ringraziamo di cuore per tutti questi anni trascorsi con noi in semplicità, facendoci apprezzare i valori della nostra fede e permettendoci di conoscere sempre meglio il messaggio evangelico. Grazie don Contardo e tanti cari auguri per questa felice ricorrenza unitamente alla preghiera, perché il Signore ti conservi ancora a lungo tra noi. don Paolo

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28 giugno 1957 Prima S. Messa -Chiesa parrocchiale di Castello

21 giugno 2017 S. Messa per il sessantesimo di sacerdozio in famiglia PAROLE DI VITA N. 02 - Luglio 2017 - www.parrocchiadicastello.it

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Prima Comunione 2017

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CHIESA

Don Milani - seconda parte -

Dalla piccola Barbiana, utilizzando gli strumenti allora disponibili (corrispondenza e visite di persone che si recavano da lui) iniziò ad intessere relazioni non solo con tutta l’Italia, ma anche con l’Europa. Dopo le “Esperienze Pastorali” e il nuovo catechismo di San Donato Calenzano è dalla microscopica Barbiana che partono le battaglie civili per l’obiezione di coscienza, temerariamente definita dai cappellani militari in congedo come “un atto di viltà”. “L’obbedienza non è più una virtù” costa al priore una lunga battaglia giudiziaria che terminerà solo dopo la sua scomparsa e con una sentenza definitiva che proclamava “l’estinzione del reato per morte del reo”. E’ a Barbiana dove è stato esiliato che viene messo in pratica un modello di scuola impossibile da ripetere altrove, perché inteso come donazione totale e integrale dell’insegnante ai suoi alunni/figli, provenienti da famiglie contadine e montanare, un comportamento che nessun maestro saprebbe solo lontanamente imitare. Don Lorenzo era follemente geloso dei suoi ragazzi, pronto a “fare alle fucilate” con chiunque si fosse frapposto nella sua relazione, a volte possessiva ed esclusiva, con loro. Ma pronto anche a mandarli in giro per l’Europa perché imparassero l’inglese e crescessero come persone e come cittadini. Risulta molto difficile ripetere esperienze simili, improntate ad un coinvolgimento totale con i propri alunni, anche se molte scuole popolari e di quartiere, espressioni delle comunità di base riconducibili al “dissenso cattolico”, hanno attinto a piene mani dalla scuola di Barbiana in termini di didattica e di strumenti culturali.

Eppure don Milani ha influito in modo marcato sul modo di insegnare e di interloquire con gli alunni, anche nel mondo della scuola. Ancor oggi la sua “Lettera ad una professoressa”, esempio di scrittura collettiva, nel suo nitore e nella sua tagliente critica alla scuola pubblica e ai suoi operatori mantiene un’esplosiva carica di profezia, di voglia di lavorare duramente e tanto, con metodi nuovi fino allo sfinimento pur di raggiungere l’obiettivo del riscatto sociale e dell’emancipazione. Adele Corradi, insegnante fiorentina di quasi novant’anni, è stata dal 1963 al 1967, anno della morte di don Lorenzo, una delle più strette collaboratrici della scuola di Barbiana e solo adesso ha voluto raccogliere i ricordi del suo rapporto con il priore (“Non so se don Lorenzo” – Feltrinelli). Si tratta di pezzi di vita raccolti in modo disorganico, tant’è che l’autrice invita il lettore che cercasse un’opera ordinata e descrittiva della vita e dell’operato di don Lorenzo a rivolgersi altrove. Ma si tratta di vita autentica e quotidiana, composta da rapporti ed episodi anche taglienti che ricostruiscono un rapporto improntato sempre al rispetto, se vogliamo anche formale, dato che i due si sono sempre dati del lei; non mancano gli spigoli vivi, gli aspetti urticanti che lasciano lividi o abrasioni dell’anima. Un profeta dalle lucide provocazioni, dalla rigorosità feroce con se stesso e con gli altri. Sono trascorsi cinquanta anni dalla sua scomparsa, ma il suo messaggio rimane attuale e lievito per tutti gli uomini di buona volontà. Claudio

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Don Milani e don Mazzolari: una sintonia a distanza Pubblichiamo parte dell’articolo pubblicato su Famiglia Cristiana del 19.6.17 in cui Elisa Chiari ha chiesto a Mariangela Maraviglia, storica della Chiesa, nel comitato scientifico della Fondazione don Primo Mazzolari, un aiuto per capire la “storicità” della visita di Papa Francesco ai luoghi dove hanno vissuto don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani. AFFINITÀ ELETTIVE Don Milani e don Mazzolari non si sono mai incontrati ma in vita si sono conosciuti, scambiandosi poche lettere; da queste si colgono una consonanza profonda e alcuni innegabili elementi comuni pur appartenendo a generazioni diverse: Mazzolari era nato nel 1890 e morto nel 1958, don Milani è morto il 26 giugno del 1967 a 44 anni. «Li accomuna», continua Mariangela Maraviglia, «il metodo, per dirla con Mazzolari, dell’incarnazione: la convinzione che il cristianesimo nasca dall’incarnazione di Cristo nella storia, che non possa ridursi a uno “spiritualismo disincarnato”. Li accomuna la convinzione, sintetizzata nell’I care (“mi interessa”) milaniano, che un cristiano che prenda sul serio il Vangelo non possa che tradurlo nello spendersi per una società più giusta. Li accomuna il fatto di credere nel dialogo con i lontani, cosa che portò 9

entrambi a prese di posizioni costose in epoca di scomunica dei comunisti. Mazzolari sul quindicinale “Adesso”, da lui fondato, a quel proposito scrisse: “Il Vangelo mi chiede di condannare l’errore ma di amare l’errante: condanno il comunismo, amo i comunisti”». Don Milani, con pragmatismo, negli stessi anni, a San Donato a Calenzano, fondò una scuola laica, ponendosi il problema di non imporre ai figli degli operai comunisti scelte laceranti tra la scuola popolare e la famiglia: «Nella sua visione credenti e atei devono dialogare senza preclusioni per la ricerca della verità». SEMPRE DENTRO LA CHIESA Anche nei momenti di massima amarezza, di fronte a una Chiesa non pronta a comprendere le urgenze pragmatiche dei contesti sociali in cui operavano: «Don Mi-

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lani e don Mazzolari non pensarono mai che la Chiesa potesse essere abbandonata, neppure quando li colpiva con durezza. Nessun dubbio per loro che il primato del Vangelo e della coscienza debbano essere affermati dentro la Chiesa, non contro. A questo proposito Mazzolari parlava di “servire in piedi”, concetto che anche Milani ha applicato vivendo». Una sintonia a distanza la loro che si è nutrita anche di significative differenze: «Mazzolari, figlio di contadini, era entrato in seminario a 12 anni, Milani, di famiglia facoltosa, colta e laica, folgorato dalla vocazione a 23 anni». LA PAROLA AI POVERI Lo stesso concetto, fondamentale nel ministero di entrambi: “Dare la parola ai poveri”, non a caso titolo di una rubrica mazzolariana su Adesso, che ospitò anche scritti di don Lorenzo Milani: «È declinato in modi diversi: per Mazzolari significò riconoscere

l’esistenza dei poveri e incalzare con i suoi scritti la Chiesa e la politica perché si facessero carico dell’emergenza sociale. Milani affidò alla scuola, prima a San Donato poi a Barbiana, il compito di dare ai poveri il dominio della parola, con l’idea, forse utopica, che cittadini consapevoli potessero raddrizzare il mondo». Nemmeno Bozzolo e Barbiana sono la stessa cosa: «Bozzolo è un grosso borgo in cui Mazzolari, che si definiva prete rurale, ha potuto esprimersi dentro una comunità. Barbiana è stata un esilio. Ma mi sembra significativo che queste visite alla periferia, in cui, diceva Mazzolari, “maturano i destini del mondo”, avvengano nello stesso giorno. E non credo che sia senza peso, alla base, l’esperienza personale e pastorale di Bergoglio, sacerdote e vescovo a contatto diretto con la povertà in Argentina e ora Papa dalla scelta di vita semplice».

Pubblichiamo la preghiera integrale di Don Primo Mazzolari letta da papa Francesco durante la sua visita a Bozzolo Signore Gesù, sei venuto per tutti: per coloro che credono e per coloro che dicono di non credere. Gli uni e gli altri, a volte questi più di quelli, sperano perché il mondo vada un po’ meglio. O Cristo, sei nato “fuori dalla casa”. E sei morto “fuori della casa” e sei morto “fuori della città” per essere in modo ancor più visibile il crocevia e il punto d’incontro. Nessuno è fuori dalla salvezza, o Signore, perché nessuno è fuori del tuo amore, che non si sgomenta né si ritira per le nostre opposizioni o i nostri rifiuti. Tu, o Cristo, non hai bisogno di passare dall’altra parte, perché sei di qua e di là, sei il Salvatore degli orientali e degli occidentali; sei con tutti, non per dare ragione a tutti, ma per amare tutti. O Gesù, facendoti uomo, non hai scelto la strada dritta, né quella che arriva prima, hai preso la strada che arriva secondo il passo dell’uomo. Per salvarci, per la fretta di salvarci, non hai voluto rischiare di spaccare l’uomo. L’infinita tua pazienza può irritare, o Signore, ma solo coloro che preferiscono il giudizio alla misericordia, la lettera allo spirito, il trionfo della verità alla esaltazione della carità, lo schema all’uomo. 10


Lettera del Card. Scola alla Diocesi al termine della Visita Pastorale Carissime e carissimi, con questa lettera desidero raggiungere tutti i battezzati, le donne e gli uomini delle religioni e di buona volontà, per esprimere la mia gratitudine per il dono della Visita Pastorale Feriale giunta ormai alla sua conclusione. Nelle sue tre fasi, essa ha consentito a me e ai miei collaboratori di toccare con mano la vita di comunione in atto nella Chiesa ambrosiana, non certo priva di difficoltà e di conflitti e tuttavia appassionata all’unità. La preparazione della Visita, svoltasi in modo forse un po’ diseguale nei vari deca11

nati, l’atteggiamento di ascolto profondo in occasione dell’assemblea ecclesiale con l’Arcivescovo, la cura nell’accogliere nelle realtà pastorali il Vicario di Zona o il Decano, e la proposta del passo da compiere sotto la guida del Vicario Generale, hanno confermato ai miei occhi la vitalità di comunità cristiane non solo ben radicate nella storia secolare della nostra Chiesa, ma capaci di tentare, su suggerimento dello Spirito, adeguate innovazioni. Questa attitudine di disponibilità al cambiamento l’ho toccata con mano sia nelle parrocchie del centro, sia nelle grandi parrocchie di periferia, esplose negli ultimi sessant’anni, sia nelle città della nostra Diocesi, sia nelle parrocchie medie e piccole. È stata però la Visita del Papa a farmi cogliere nitidamente l’elemento che unifica le grandi diversità che alimentano la nostra vita diocesana. La venuta tra noi del Santo Padre è stata, infatti, un richiamo così forte da rendere visivamente evidente che la nostra Chiesa è ancora una Chiesa di popolo. Certo, anche da noi il cambiamento d’epoca fa sentire tutto il suo peso. Come le altre metropoli, siamo segnati spesso da un

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cristianesimo “fai da te”: ce l’hanno testimoniato gli arcivescovi di grandi Chiese in tutto il mondo che in Duomo hanno raccontato l’esperienza delle loro comunità. Non manca confusione su valori imprescindibili; spesso non è chiaro il rapporto tra i diritti, i doveri e le leggi… Ma è inutile insistere troppo sull’analisi degli effetti della secolarizzazione su cui ci siamo soffermati in tante occasioni. Più utile, anzi necessario, è domandarci – con ancora negli occhi il popolo della Santa Messa nel parco di Monza, l’incontro con i ragazzi a San Siro, l’abbraccio al Santo Padre degli abitanti delle Case bianche e dei detenuti di San Vittore, e soprattutto la folla che ha accompagnato la vettura del Papa lungo tutti i 99 km dei suoi spostamenti – che responsabilità ne viene per noi? Come coinvolgere in questa vita di popolo i tantissimi fratelli e sorelle battezzati che hanno un po’ perso la via di casa? Come proporre con semplicità in tutti gli ambienti dell’umana esistenza la bellezza dell’incontro con Gesù e della vita che ne scaturisce? Come rivitalizzare le nostre comunità cristiane di parrocchia e di ambiente perché, con il Maestro, si possa ripetere con gusto e con semplicità a qualunque nostro fratello “vieni e vedi”? Come comunicare ai ragazzi e ai giovani il dono della fede, in tutta la sua bellezza e “convenienza”? In una parola: se il nostro è, nelle sue solidi radici, un cristianesimo di popolo, allora è per tutti. Non dobbiamo più racchiuderci tristi in troppi piagnistei sul cambiamento epocale, né ostinarci nell’esasperare opinioni diverse rischiando in tal modo di far prevalere la divisione sulla comunione. Penso qui alla comprensibile fatica di costruire le comunità pastorali o nell’accogliere gli immigrati che giungono a noi per fuggire dalla guerra e dalla fame. Ma, con una limpida testimonianza, personale e comunitaria, con gratitudine per il dono di Cristo e della Chiesa, siamo chiamati a lasciarlo trasparire come un invito affascinante per quanti quotidianamente

incontriamo. A queste poche e incomplete righe vorrei aggiungere una parola su quanto la Visita Pastorale ha dato a me, Arcivescovo. Lo dirò in maniera semplice: durante la celebrazione dell’Eucaristia nelle tante parrocchie e realtà incontrate, così come nei saluti pur brevi che ci siamo scambiati dopo la Messa, e, in modo speciale, nel dialogo assembleare cui ho fatto riferimento, ho sempre ricevuto il grande dono di una rigenerazione della mia fede e l’approfondirsi in me di una passione, quasi inattesa, nel vivere il mio compito. Ma devo aggiungere un’altra cosa a cui tengo molto. Ho appreso a conoscermi meglio, a fare miglior uso dei doni che Dio mi ha dato e, nello stesso tempo, ho imparato un po’ di più quell’umiltà (humilitas) che segna in profondità la nostra storia. Ho potuto così, grazie a voi, accettare quel senso di indegnità e di inadeguatezza che sorge in me tutte le volte che mi pongo di fronte alle grandi figure dei nostri patroni Ambrogio e Carlo. Se consideriamo la Visita Pastorale Feriale dal punto di vista profondo che la fede, la speranza e la carità ci insegnano, e non ci fermiamo a reazioni emotive o solo sentimentali, non possiamo non riceverla come una grande risorsa che lo Spirito Santo ha messo a nostra disposizione e che ci provoca ad un cammino più deciso e più lieto. Seguendo la testimonianza di Papa Francesco, la grande tradizione della Chiesa milanese può rinnovarsi ed incarnarsi meglio nella storia personale e sociale delle donne e degli uomini che abitano le terre ambrosiane. La Solennità della Santissima Trinità che oggi celebriamo allarga il nostro cuore e rende più incisivo l’insopprimibile desiderio di vedere Dio: «Il mio cuore ripete il tuo invito: “Cercate il mio volto”. Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto» (Sal 27 [26] 8-9a). Angelo Card. Scola Arcivescovo

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In cammino Quando Sigerico di Canterbury nel 990 fu nominato arcivescovo, ricevette da Papa Giovanni XV l’invito di recarsi a Roma a ricevere il pallio arcivescovile. Aspettò che finisse la stagione invernale e da Canterbury intraprese il lungo viaggio che lo condusse ad attraversare dapprima il Canale della Manica e poi Francia, Svizzera, entrare in Italia dal Gran san Bernardo e, scendendo per Val d’Aosta, Piemonte, Liguria,Toscana e Lazio giungere a Roma. Come? Ma naturalmente a piedi! Un viaggio di 1600 chilometri eseguito in 79 tappe che costituiscono la base dell’attuale Francigena. Nell’ambito di una riscoperta del viaggiare lento ed ecosostenibile in questi ultimi anni si sono rivalutati antichi tracciati medievali, fra cui spicca il pluriseco13

lare Cammino di Santiago di Compostela, che porta alla tomba di San Giacomo in terra spagnola e anche la nostra Francigena, ricca di paesaggi e di bellezze notevoli, nonché di luoghi di intensa spiritualità. Claudio e Mario, nel mese di aprile, hanno percorso 325 km di questa strada (di cui 95 nel 2016) e sono giunti alla Città Eterna, partendo dallo splendido borgo senese di Monteriggioni. “Arrivare a Roma e raggiungere piazza San Pietro è stata una forte emozione, ancor più quando è alla fine di un tragitto percorso a piedi”. E’ il primo commento a caldo dei due camminatori, entrambi soci del CAI di Lecco e appartenenti al Gruppo Seniores del GEO (Gruppo Età d’Oro). I due non sono nuovi a questo tipo di

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esperienze, dopo aver calcato più volte in passato il suolo delle strade spagnole che conducono a Santiago de Compostela con il classico Camino Francés a cui hanno fatto seguito il Camino Aragones e il Camino del Norte. Questa volta hanno scelto la Francigena e, sostenuti da condizioni climatiche favorevoli (la pioggia li ha sorpresi solo nell’ultima tappa), in compagnia dello zaino e degli scarponi hanno attraversato dapprima la Toscana (Siena, Abbazia di Sant’Antimo, Radicofani, San Quirico d’Orcia) e successivamente il Lazio con le suggestive tappe fra le quali meritano una particolare menzione, Acquapendente, Bolsena, Montefiascone, Viterbo e Sutri. Due i laghi sfiorati (il lago di Bolsena e il lago di Vico di evidente natura vulcanica), fino all’attraversamento della campagna romana e l’arrivo nella capitale, nella splendida piazza San Pietro, invasa da turisti di tutto il mondo. Come sempre numerosi gli incontri con

altri viandanti/pellegrini durante il percorso; oltre ad alcuni stranieri (svedesi e danesi) spiccano Laura, la pellegrina di Cesano Maderno dai polpacci tatuati, Filippo, il giovane partito da Roma che ha promesso ai suoi due bambini di raggiungere Santiago de Compostela per la Festa di San Giacomo (25 luglio) e Siloe (come la piscina della Bibbia) un israeliano/brasiliano partito alcuni mesi fa da Israele, entrato in Italia dalla Slovenia e che, dopo aver raggiunto Roma, si è rimesso in cammino verso Santiago de Compostela. Ognuno con il suo zaino di pensieri, di aspirazioni e di vita. Un cammino ricco di spiritualità, di bellezze naturalistiche e paesaggistiche, non privo di risvolti enogastronomici che confermano l’assoluta bellezza della nostra Italia. Riposti gli zaini e data una bella pulita agli scarponi i due stanno meditando sul prossimo tragitto da affrontare. Claudio

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ORATORIO

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Professione di Fede con Papa Francesco Siamo due ragazze di terza media, che dal 17 al 19 Aprile sono andate a Roma per la “Professione di fede” con il gruppo adolescenti, accompagnati dalla nostra catechista Giulia e da papà Angelo; appena arrivati a destinazione ci hanno accolto le suore del convento dove abbiamo alloggiato. La nostra esperienza a Roma ci è piaciuta molto, anche se è stata un po’ stancante: svegliarci ogni giorno alle 6:00 del mattino e camminare sotto il sole per 5 ore di seguito, non è stato così entusiasmante, ma quando ti trovi faccia a faccia con Papa Francesco la felicità è incontenibile e non si sente più la fatica. La cosa che c’è piaciuta di più è stata la visita alla Cupola di San Pietro, i 550 gradini non sono stati affatto facili da salire, ma una volta arrivati in cima, la vista su Roma è a dir poco magnifica. Ciao Shanti e Valentina

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I ragazzi di terza media durante il momento della

Professione di Fede

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I ragazzi di seconda media durante il momento della

Firma della Pergamena

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CHIERICHETTI

Un sacco di... Maccagno!! L’1 e il 2 aprile noi chierichetti ci siamo recati a Maccagno, in provincia di Varese, dove abbiamo trascorso un weekend all’insegna del divertimento. Siamo stati ospitati presso ‘’Casa Emmaus’’, una struttura sorta nel 1994 per ospitare gruppi giovanili provenienti dalle parrocchie. L’esperienza è stata memorabile e il divertimento assicurato grazie anche ai giochi organizzati e a quelli non previsti nel programma (tutti ricordiamo le bellissime e divertentissime partite di lupus in fabula e di assassino!). Per quanto riguarda l’arrivo eravamo tutti un po’ storditi, forse a causa del viaggio durato circa quattro ore o dall’improvvisa voglia di scappare perché la stazione di Maccagno sembrava quella di un film horror! Durante la notte, invece, qualche gruppo dormiva (o cercava di dormire) mentre altri gruppi parlavano e giocavano finché, stanchi e felici, crollavano nei propri letti (e qualcuno anche

durante la Messa). È stato bello per me rivivere un’esperienza passata in un luogo stupendo e condividerlo con voi nuovi chierichetti. Spero vi siate divertiti e alla prossima due giorni!! Sara

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SCUOLA DELL’INFANZIA

A scuola con le emozioni Quest’anno alla scuola dell’infanzia Don G. Pozzi tutti a “scuola di emozioni”, l’avventura è stata toccarle con mano, vederle da vicino…conoscerle! Le emozioni sono l’arcobaleno che colora il cielo dentro di noi. Sono nuvole, sono il sereno, sono il sale, il pepe di ciò che fai. C’è la rabbia che non riesci a capire E non sai se poi ti passerà Ma davvero basta solo parlare E la soluzione si troverà. Se le cose nuove fanno un po’ paura, tira fuori la curiosità. Ogni giorno è davvero un’avventura, Il domani ti sorprenderà! Prendi un’emozione, chiamala per nome, trova il suo colore e che suono fa. Prendila per mano, seguila pian piano, senti come nasce, guarda dove va. Prendi un’emozione e non mandarla via, se ci vuoi giocare, fai cambio con la mia. 21

Puoi spiegarla a chi non la sa E tutta la tua vita vedrai, Qualche volta (Qualche volta) Non capisci (Non capisci) L’emozione che c’è dentro di te (Dentro di te), Forse è solo (Forse è solo) Perché Cresci E con occhi sempre nuovi il mondo scoprirai! Prendi un’emozione, chiamala per nome Trova il suo colore e che suono fa. Prendila per mano, seguila pian piano, Senti come nasce, guarda dove va. Prendi un’emozione e non mandarla via, Se ci vuoi giocare, fai cambio con la mia. Puoi spiegarla a chi non la sa e tutta la vita vedrai Un’emozione sarà!

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TERRITORIO

Via Seminario La località che attualmente e comunemente definiamo «Seminario», per via della pur breve presenza del Seminario Arcivescovile, in realtà è storicamente antichissima, ma con il nome di «Arlenico», che compare nei documenti la prima volta nell’anno 854 con la voce di «vico Aurolinigo» poi nel 1144 come «loco Arlenego» e ancora nel 1224 semplicemente come «Arlenego». È in questa località che – probabilmente – nel 1127 va a rifugiarsi l’Arcivescovo di Milano Anselmo da Pusterla nel corso delle lotte che opponevano la Chiesa al Comune di Milano. Il cosiddetto «Palazzo dell’Arcivescovo» è sopravvissuto alle demolizioni che degli antichi convento e seminario ha lasciato ben poco e ancora oggi fa bella mostra di sé, con gli archi che mettono in comunicazione la via Gerenzone con la via Pozzoli. Le monache benedettine di S. Maria Maddalena, che avevano il loro monastero vicino al lago in prossimità della Malpensata, furono sfrattate da Gian Giacomo de Medici,

Signore di Lecco, che intendeva migliorare le fortificazioni di Lecco. Egli stesso di adoperò per trovare terreno e fondi per la ricostruzione ad Arlenico e nel 1532 era già costituito il nucleo del nuovo monastero. Fu scelto Arlenico, perché già sul finire del XIII sec. esisteva una chiesa dedicata all’apostolo Bartolomeo. Di questa chiesa sappiamo solo che nel 1569 aveva un altare, quando però da tempo doveva esistere già un’altra chiesa, dedicata alla Maddalena, secondo lo schema in uso per le costruzioni monastiche: S. Bartolomeo, chiesa esterna, poteva essere aperta al pubblico. Per la sua rozzezza venne ricostruita tra il 1570 e l’80. Il monastero fu soppresso il 30 agosto 1784 dall’imperatore austriaco Giuseppe II e fu avanzata la richiesta che l’edificio fosse trasformato in ospedale a servizio dei malati valsassinesi. A questo punto il prevosto di Lecco Benedetto Volpi si mosse per impedire che l’edificio fosse venduto a Giuseppe Arrigoni e al genero Cesare France-

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sco Ticozzi, di cui abbiamo già parlato in passato, che erano interessati sia all’edificio in sé, ma soprattutto ai terreni che si affacciavano sul Gerenzone. Volpi propose di trasformare l’edificio in Seminario, coinvolgendo anche la Comunità Generale di Lecco. Furono trovati i soldi necessari grazie all’intervento personale dell’Arcivescovo. Ricordiamo che Lecco mancava di qualsiasi scuola e, quindi, l’istituzione del seminario con annessa scuola avrebbe consentito un’educazione adeguata, almeno ai

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più facoltosi. Finalmente, nel 1795 il progetto di ristrutturazione del convento per trasformarlo in Seminario fu affidato all’architetto Pollack, che a Castello eseguì anche la villa Badoni. Fu così che la millenaria Arlenico cominciò ad essere chiamata Seminario ed, in effetti, il seminario ebbe pure vita breve. Quando nel 1839 fu chiuso, il compratore Giovan Battista Sala, che lo trasformò in stabilimento serico, promise e cedette poi nel 1845 la chiesa alla Fabbriceria della parrocchia. Essendo

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la manutenzione troppo costosa, si dovette attendere fino all’ottobre 1869 perché Arlenico riavesse il suo oratorio. Nella pur breve vita del Seminario diocesano alcune persone illustri ebbero modo di studiare lì. Tra di essi i più famosi sono senz’altro Tommaso Grossi, Antonio Stoppani, Carlo Cattaneo e Antonio Ghislanzoni. In questa breve storia, però voglio ricordare uno studente meno famoso: Carlo Birago. Nato nel 1792 da nobile famiglia milanese, studiò nei seminari di Lecco e Monza, per poi passare all’università di Pavia, dove approfondì gli studi per l’amata matematica. Iscritto alla scuola militare di Pavia, dopo la Restaurazione passò al servizio austriaco, cominciando una carriera con incarichi legati alla geografia e alla matematica. Si occupò di disegnare mappe e divenne insegnante nel corpo dei Pionieri, dove mise a frutto la sua passione matematica realizzando un prototipo di pontone, cioè di struttura adatta a superare fiumi e che potesse essere messa in opera in breve tempo da militari specializzati. La sua invenzione fu adottata dall’Esercito

Imperiale e trovò applicazione pratica nell’alluvione che colpì Vienna nel 1830.Birago con i suoi pontoni e i soldati al suo comando salvò migliaia di persone e riuscì ad evacuare dalla propria caserma, che rischiava l’allagamento, un’intera divisione di cavalleria. Fu acclamato come eroe e la sua buona reputazione si diffuse in tutta Europa. Continuò ad occuparsi di mappe e di ponti. Nel 1845 fu creato Barone dell’Impero d’Austria e morì il 29 dicembre di quello stesso anno. La società anonima “Laminatoio di Arlenico”, fondata nel 1902, così si chiamò perché aveva la propria sede in Arlenico, ma gli stabilimenti stavano altrove. Così il toponimo si trasferì in tutt’altra parte della città, lasciando campo libero alla denominazione attuale. Notizie tratte da: «Le antiche chiese minori del rione di Castello in Lecco» in Pagine di vita lecchese, 1969, di Angelo Borghi; «Castello», 1967, di Borghi-Delsante; «ARLENICO – un secolo di storia», 2007, di Marco Maggioni e altri.

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Matteo

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PALLADIUM

Bilancio di un anno Ai primi di giugno è terminata la stagione 2016/2017 del Palladium, la terza che ci trova ad essere l’unica sala operativa in città. Giovedì 15 giugno si sono incontrati i volontari che, con varia gradazione di impegno e di responsabilità, consentono al Palladium di continuare ad esistere. Il dato non deve sorprendere poichè le sale operative sul nostro territorio (Galbiate, Calolziocorte, Valmadrera, Bellano, Casatenovo, Dervio) sono tutte gestite da volontari. Si è tracciato un bilancio della stagione che ha registrato un calo di presenze rispetto alla precedente: 30.075 contro le 40.800 e in linea con l’andamento generale del settore. I numeri sono influenzati da due fattori: l’effetto dopante del film di Checco Zalone (da solo lo scorso anno 25

aveva cifrato 8600 presenze) e una stagione cinematografica complessivamente debole e priva di titoli interessanti, se rapportata alla precedente. Da rilevare, comunque, che la stagione 2014/2015 aveva segnato 22.000 presenze. La tendenza esce confermata dal calo degli accessi al nostro sito web (gestito in modo efficace da Paolo P.) che passano da 42.000 circa a 37.000. In crescita, invece, le interazioni con i social, curati da Elena S. con i profili presenti su Facebook (1756 i “mi piace” contro i 1000 circa del marzo 2015) nonché su Instagram e Twitter, sempre più utilizzati dalle persone per essere informate sulla programmazione della sala. Carlo F. ha avuto anche modo di illustrare gli interventi tecnici resisi necessari sul

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server di proiezione e che consentono alla nostra sala di proiettare in digitale e di usufruire del Dolby, in modo da essere sempre aggiornata e valida. Misia, che da sempre si occupa della turnazione dei volontari, ha segnalato la necessità di avere più volontari nelle giornate del fine settimana (sabato/domenica), come Carlo aveva ribadito la necessità di nuove entrate nel delicato compito di Responsabile di sala. Claudio S. ha fornito alcune cifre sulla rassegna del giovedì che complessivamente ha realizzato più di 6.000 presenze con 20 titoli, con un buon indice di gradimento. A fine mese i volontari si troveranno per definire titoli e date per la prossima rassegna autunnale. Giovanni B., invece, ha parlato del buon successo della Compagnia del Domani che quest’anno, grazie a una riedizione del musical “Aladdin” ha superato le 2500 presenze con ben nove rappresentazioni; l’incasso di due rappresentazioni è stato devoluto a favore di associazioni benefi-

che. Con un’altra parte degli incassi, invece, si è proceduto ad alcuni interventi di ammodernamento tecnologico (impianto luci in particolare). Da Silvano T., invece, abbiamo appreso dell’utilizzo della sala verso iniziative (convegni, dibattiti, saggi, proiezioni di film) a conferma del ruolo a servizio della città del Palladium. Con l’occasione – come si è potuto constatare per la Santa Messa al parco di Monza di Papa Bergoglio o per la Via Crucis del Venerdì santo – il Palladium adesso è in grado di proiettare sullo schermo immagini provenienti dal satellitare o dalla TV. La conclusione a don Egidio che ha colto l’occasione per ringraziare tutti i volontari per il loro impegno e la loro dedizione sempre contraddistinta da generosità, stile e passione che consentono al cinema di godere di un grosso patrimonio di simpatia e di un’immagine sicuramente positiva. La riapertura, come di consueto, sarà alla fine del prossimo agosto. Claudio

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MONDO

Padre Giorgio Giovedì 8 Giugno abbiamo incontrato Padre Giorgio, missionario in Etiopia da oltre 25 anni, che sta trascorrendo un periodo di riposo e cure in Italia e che, da qualche anno, ad ogni rientro viene a Castello per un saluto al nostro gruppo missionario. Ci ha parlato della situazione della sua missione di Pugnido, rendendoci subito partecipi della preoccupazione per i bambini che vengono rapiti da predoni e razziatori che piombano sui villaggi uccidendo anche i genitori che cercano di proteggere i figli. Questi drammi terribili si ripetono ogni anno quando è possibile guadare il fiume che fa da confine col Sudan e purtroppo non ci sono mezzi per contrastare questi assassini. Ha poi raccontato dei grandi campi profughi della zona che ospitano migliaia di persone provenienti dal Sudan che ormai da molti anni vivono lì grazie agli aiuti dell’Agenzia delle Nazioni Unite UNHCR. 27

I missionari possono entrare, muniti dei necessari permessi, per i sevizi religiosi. Nella missione l’asilo e l’Hostel funzionano bene e sono motivo di soddisfazione per quanti collaborano. In particolare quest’ultimo è frequentato da ragazzi che continueranno gli studi superiori nel villaggio di Pugnido pur essendo molto lontani dalle loro abitazioni. Auguriamo a don Giorgio un buon rientro e un arrivederci! Il gruppo missionario

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ANAGRAFE

BATTESIMI Colnago Giulia di Valerio e di Lorenzo e Parravicini Monica Mante Gioia di Daniele e Viola Jessica Blasi Martina di Blasi Chiara Pisati Nicolò di Jacopo e Spreafico Marta Giovari Daniele di Matteo e Molteni Michela Bonaiti Pedroni Stefano di Giacomo e Gennaro Caterina Salcedo Saire Marco Antonio di Policarpo e Ana Sacre Rojos Salcedo Alison Dayana di Policarpo e Gina Alison Chocon Valarade Sormani Filippo di Michele e Negri Federica Rotasperti Andrea di Francesco e Attanese Roberta Castellani Matteo Claudio di Davide e Bertarelli Gaia Camino Salcedo Mattia di Adan Jesus e Aana Dayal Salcedo Saire Camino Salcedo Giaria di Adan Jesus e Aana Dayal Salcedo Saire Camino Salcedo Gioia di Adan Jesus e Aana Dayal Salcedo Saire

MATRIMONI Marai Giorgia e Panzeri Giordano Castelli Marianna e Vilei Luca

FUNERALI Brusa Alessandro Sangalli Aurelia Fezzo Ada Panzeri Ennio Colombo Teresina Piantanida Virginia

di anni 90 di anni 89 di anni 88 di anni 88 di anni 88 di anni 77


ORARI PARROCCHIA

S. MESSE FERIALI dal 03/07 al 08/09 compresi ORARIO ESTIVO Lunedì - Mercoledì - Venerdì: h. 8.30 Martedì - Giovedì: h. 18.30

S. MESSE FESTIVE dal 18/06 al 10/09 compresi p ORARIO ESTIVO Sabato: h. 18.30 (vigiliare) Domenica: h. 8.00 - 10.30 - 18.30 (Normalmente, prima delle S. Messe i Sacerdoti sono disponibili per le confessioni)

BUONA STAMPA Sabato: dalle 19.00 alle 19.30 Domenica: dalle 8.30 alle 12.30

SEGRETERIA PARROCCHIALE da Lunedì a Venerdì: h. 16.00 - 17.00

SERVIZIO SEGRETARIATO SOCIALE Per problematiche familiari, assistenza alimentare, richieste di lavoro, patronato sociale Martedì: h. 9.30 - 10.00 e Giovedì: h. 14.30 - 15.30 in casa parrocchiale servizio medico, consulenza giuridica solo su prenotazione

SAN VINCENZO Mercoledì: h. 9.30 - 10.30 in oratorio CINETEATRO PALLADIUM Tel. e Fax 0341.361533 www.cinemapalladium.com NUMERI UTILI Don Egidio (Parroco) Don Mario Don Contardo Don Paolo Scuola Materna Abitazione Suore

Tel. e Fax Tel. Tel. Tel. Tel. e Fax Tel.

0341.364138 0341.368921 0341.285557 339.5629229 0341.369337 0341.283724

E-mail: segreteria@parrocchiadicastello.it - donegidio@parrocchiadicastello.it Sito internet: www.parrocchiadicastello.it

La redazione Don Egidio Casalone, Santo Caruso, Stefano Ghislanzoni, Mariolina Mauri, Chiara Pizzi, Matteo Possenti, Umberto Riva, Claudio Santoro. Si ringraziano tutti coloro che hanno collaborato alla stesura dei testi e alla distribuzione del Giornale della Comunità Parrocchiale.

Bollettino giugno 2017 numero 2  

Bollettino parrocchiale - Giugno 2017 numero 2

Bollettino giugno 2017 numero 2  

Bollettino parrocchiale - Giugno 2017 numero 2

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