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Dieci itinerari per scoprire Asti, il Monferrato e le Langhe, ma anche le Residenze Sabaude e molte altre zone che fanno da corollario alle Terre d’Asti. Una guida originale, ricca di indicazioni e suggerimenti, con approfondimenti di carattere storico-artistico, note di costume e citazioni letterarie. Oltre 200 immagini a colori che documentano paesaggi incontaminati, città ricche di arte e storia, luoghi letterari, prodotti tipici di grande prestigio. Uno strumento indispensabile per chi vuole, partendo da Asti, andare alla scoperta di un territorio ricco di fascino e storia, fiore all’occhiello del Piemonte.

Terre d’Asti on the road

a cura di Carlo Cerrato

Una guida insolita, una sorta di carnet di viaggio che ha il suo cuore nella città di Asti, epicentro dal quale partire alla scoperta di dieci itinerari. Ecco allora che Asti e le Terre d’Asti diventano il pretesto per avventurarsi nel paesaggio del Monferrato e delle Langhe, oppure per ammirare le Residenze Sabaude di Venaria e Racconigi, o ancora per spingersi in direzione del mare. Un’occasione per scoprire una zona del Piemonte ad altissima vocazione turistica.

Terre d’Asti a cura di Carlo Cerrato

CARLO CERRATO Giornalista professionista dal ’78 e dirigente Rai Tv dal ’92. Caporedattore centrale del Tgr Piemonte, dopo aver diretto le redazioni di Aosta e Genova. È stato presidente dell’ATL di Asti dal 1998 al 2007.

on the road IN COPERTINA: foto del Palio di Asti da Archivio anViagi NEL RETRO: immagini di Franco Bello

€ 18,00


Carola, i suoi occhi il più bel paesaggio

Terre d’Asti on the road Progetto editoriale: LiberLab - Servizi editoriali, Savigliano (CN) Impaginazione e fotolito: Gimac Grafica, Savigliano (CN) Testi a cura di: Carlo Cerrato Collaborazione editoriale: Andrea Cerrato, Chiara Cerrato, Sara Zuccotto Immagini: Archivio Terre d’Asti, Franco Bello, Archivio anViagi Giulio Morra, Pasquale Mingo, Vittorio Ubertone, Archivio Gente&Paesi, Giuseppe Prosio e Christian Sappa Prima edizione ©2009 Scritturapura Editore Seconda edizione ©2012 Scritturapura Casa Editrice soc. coop. Via XX Settembre, 26 - 14100 Asti www.scritturapura.it Tutti i diritti riservati Seconda edizione 978-XX-XXXXX-XX-X


Terre d’Asti a cura di Carlo Cerrato

on the road


… introduzioni …

“Terre d’Asti on the road”

non è una guida turistica in senso classico, ma una specie di quaderno di appunti. Guardando il nostro territorio, ci piace richiamare la sottile differenza che c’è tra un turista e un viaggiatore. Il turista è uno che “trova”, si accontenta di “scoprire” ciò che altri gli fanno trovare. Il viaggiatore invece è colui che “cerca” e quindi di conseguenza trova ciò che la sua sensibilità lo porta a trovare e quindi a scegliere. Convinti più che mai che quello delle Terre d’Asti sia un territorio da scoprire e da amare, vi proponiamo un semplice quaderno di appunti di viaggio, non pedante, forse incompleto. Frutto di scelte, ci auguriamo, stimolanti e capaci di attrarre amici nuovi con cui condividere sapori, colori, atmosfere, suggestioni, memoria di un territorio che noi amiamo e vorremmo che altri amassero. La struttura del libro è volutamente innovativa. Abbiamo immaginato di suddividere il territorio della Provincia di Asti in nove settori, individuando in ciascuno una direttrice che collega in poche decine di chilometri a una meta significativa non astigiana: ne vien fuori una sorta di stella a nove punte di cui Asti “antiqua città” è il nucleo, il centro: punto di partenza per escursioni a Residenze Sabaude come Racconigi, alla Reggia della Venaria Reale, a Torino, toccando Moncalieri, Chieri, Superga, Chivasso, a Casale Monferrato, a Valenza Po, città dell’oro e dei gioielli, alla rinata Acqui Terme oppure ad Alba, mai abbastanza celebrata griffe del Piemonte che cambia. Ci rivolgiamo a chi ci legge da lontano. Asti per sua fortuna è in una posizione invidiabile. È giusto affermare di essere comunque al centro: del triangolo Torino-Milano-Genova oppure Ginevra-Portofino-Montecarlo, così come possiamo considerarci nel cuore dell’Euroregione Alpi Mediterraneo che comprende Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Rhône-Alpes, PACA Provence-Alpes-Côte d’Azur che sta muovendo i primi passi in Europa. Se per chi vive a Los Angeles tutto il Sud del Piemonte si identifica con il concetto di Langa, come succedeva già al novelliere Matteo Bandello per il quale le Langhe andavano da Asti a Savona, e quel territorio così identificato è vissuto come il Paradiso dei buongustai, e a noi sta bene. Vi diciamo soltanto che le Terre d’Asti sono la porta di questo Paradiso e l’antica Asti è il cuore di quella stella a nove punte che questo libro vuole disegnare: una stella per viaggiare, cercare, gustare, scoprire, amare. Una stella che ha le Terre d’Asti nel cuore.

Sbandieratori del Palio in Piazza della Cattedrale.

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… introduzioni …

“Terre d’Asti, un mare verde” di colline che sconfina all’orizzonte con la luce e il profumo d’avventura che sale di là dall’Appennino, e porta fin qui mistero e fantasia per noi “che stiamo in fondo alla campagna” e il sole “è un lampo giallo al parabrise…”. Dove respiri, come a Genova, “Macaia, scimmia di luce e di follia…” in estati dai giorni sempre uguali, tra prati e vigne nel silenzio interrotto solo da cicale. C’è poco da aggiungere. Paolo Conte è arrivato per primo a toccare alte vette raccontando a modo suo i caratteri di questa terra un po’ selvatica, ma che sa ancora sognare. E adesso sogna davvero in grande. Chiede che le sue vigne, le sue colline, torri, castelli e campanili, segni di un tempo lontano che non va perduto, siano riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Un grande sogno che vorremmo vivere con voi.

Non voglio più regolare i miei giorni sui bilanci e le statistiche, né le primavere sui moduli né l’autunno sui consuntivi. Non voglio che la calda estate Mi porti solo arene e mare e carni Sulle spiagge spietate. Il mio tempo erano le stagioni, i miei anni erano vendemmie, campi da arare, seme fecondo, vigne in risveglio, primavere, estati,raccolti, messi mature, foglie ingiallite e nebbie morbide.

Gigi Monticone Da I miei anni erano stagioni Poesia inedita, agosto 1967


… introduzioni …

“Asti porta del Paradiso” Asti e le sue terre sono il cuore del Piemonte più autentico. Un cuore che si impara facilmente ad amare appena lo si conosce un po’ più da vicino. I geografi dicono che si trova nella media valle del fiume Tanaro, alla confluenza con il torrente Borbore, proprio come raccontano nei loro diari molti viaggiatori dei secoli passati che sostarono ad Asti durante il loro gran tour alla scoperta dell’Italia, della sua bellezza, della sua cultura. Oggi suona meglio dire che si trova a pochi chilometri a ovest dell’incrocio tra le principali direttrici autrostradali del Nord Ovest d’Italia, la A21 Torino-Piacenza e la A26 Voltri-Sempione, sulla linea ferroviaria internazionale che collega Roma a Parigi, poco a ovest dalla direttrice Genova-Rotterdam e a poco più di cento chilometri da tre aeroporti internazionali: Torino Caselle, Genova Cristoforo Colombo e Milano Malpensa. Una posizione splendida che dal punto di vista logistico fa di Asti il cuore più verde e più buono del Piemonte dei grandi vini e della gastronomia, il Piemonte delle colline del vino che abbraccia i territori di tre Province (Asti, Alessandria e Cuneo) e tre aree geografiche i cui nomi sono entrati ormai nella mitologia del buono, da scoprire e apprezzare lentamente (Langhe, Roero, Monferrato). Tre nomi che hanno un che di magico e nei secoli si intersecano, affiorano, scompaiono e riappaiono nella storia delle Terre d’Asti, città di mercanti, guerrieri e poeti che è stata nei secoli crocevia importante. E ora, se è vero che le colline del vino di Langhe, Roero e Monferrato sono un autentico Paradiso, Asti ne è la porta più naturale. Dunque, con le sue bellezze vi attende: Asti, porta del Paradiso.

Asti, la romantica chiesa di Viatosto. Colori e bandiere del Palio in Piazza San Secondo.

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La storia Breve viaggio alle radici Il villaggio destinato a diventare l’attuale Asti fu fondato con ogni probabilità dai Liguri Statielli. Poi arrivarono i Galli, gli Unni e, tra il 134 e il 125 a.C., i Romani. Più tardi fu la volta dei Longobardi che vi costituirono un Ducato, quindi dei Franchi. Al 1095 risale la nascita del libero Comune, uno dei primi. E per Asti fu l’inizio dell’epoca più gloriosa della sua storia, caratterizzata da una forte espansione territoriale ed economica, favorita dall’alleanza con l’Imperatore Federico Barbarossa. Verso la fine del XIII secolo Asti era ormai ricca e fiorente, una delle città più importanti dell’attuale Piemonte, crocevia di traffici importanti, tra i porti liguri e le fiere di Francia e Paesi Bassi, dove i banchieri astesi portavano le merci e aprivano le loro “casane”. Nella seconda metà del XIV secolo, l’inizio del declino e il passaggio sotto il dominio di Gian Galeazzo Visconti, che nel 1387 assegnò Asti e le sue terre in dote alla figlia Valentina, andata in sposa a Luigi d’Orleans.

Nelle pagine precedenti: Piazza San Secondo. In alto: un’antica mappa della città. In basso: Piazza Alfieri e corso Dante dall’alto.


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La città passò poi nel 1531 in eredità ai Savoia, e nei secoli successivi fu coinvolta nelle guerre per la successione del Monferrato, di Spagna (1703) e d’Austria (1745). Dopo la pace di Acquisgrana (1748) visse un lungo periodo di tranquillità, fin verso la fine del secolo. Nel 1797, proprio durante la campagna napoleonica in Italia, visse l’esperienza della Repubblica Astese (27 luglio 1797), proclamata da un gruppo di cittadini che si ispiravano a principi giacobini, che ebbe vita brevissima e fu soffocata nel sangue. Inserita da Napoleone nel Département de Marengo, con il ritorno del Piemonte ai Savoia fu capoluogo del Circondario inserito nella Provincia di Alessandria. Nel 1935, la nascita della attuale provincia, disegnata quasi come un grappolo d’uva. Poi gli anni della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. Una pagina di storia che grazie al sacrificio di molti suoi figli valse alla Provincia di Asti la Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana.

In alto: antichi vessilli del Palio, conservati nella Collegiata di San Secondo. In basso: un reperto del Museo Lapidario.

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Curiosità

Asti, tra mercanti e viaggiatori Non è semplice definire Asti e le sue Terre. Non è una città grande, ma con poco meno di 75 mila abitanti è il quarto capoluogo del Piemonte. Il territorio del suo Comune è vasto quasi quanto quello di Milano, e la città e tutti i suoi borghi, chiamati “ventine”, lasciano molto spazio al verde e all’agricoltura. Nel Comune di Asti ci sono numerose aziende vitivinicole, tra le quali una delle più grandi del Piemonte per estensione di vigneti. Ma è anche una città di industrie, sebbene negli ultimi anni molte delle sue imprese abbiano perso parte dell’antica importanza, specie nel settore dell’automotive. E poi è una città di antica tradizione commerciale e bancaria. I suoi mercanti e banchieri erano presenti sulle principali

piazze d’Europa. E Asti era città di transito per i traffici tra Genova e la Francia, ricca di osterie e locande, fiere e mercati. A testimoniare quell’antica predisposizione all’accoglienza, ancora oggi vi sono due mercati settimanali, il mercoledì e il sabato, che durano tutto il giorno. E, naturalmente, Asti accoglie sempre più viaggiatori curiosi di scoprire queste terre: i cibi della tradizione piemontese e i grandi vini delle colline del territorio. Ci sono ristoranti celebrati dalle più importanti guide internazionali e locali, semplici ma validi e accoglienti. Cantine, enoteche pubbliche e private, botteghe del vino che offrono vini di grande prestigio, ma anche di piccoli produttori. Sempre comunque prodotti di altissima qualità.

Il tradizionale mercato del mercoledì e del sabato in Piazza Alfieri.


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Una città da scoprire Asti è una città che sa farsi amare, se la sai scoprire a poco a poco. Una prima visita, anche breve, al suo prezioso centro storico non può che partire dalla grande ottocentesca Piazza Alfieri, che da vent’anni ormai è diventata anche “Campo del Palio”, in quanto la terza domenica di settembre vi si disputa lo storico Palio di Asti. Di concezione ottocentesca, a forma di trapezio, è delimitata sui quattro lati da portici, e ospita nelle giornate di mercoledì e sabato mercati di antica tradizione. Simbolo della piazza e dell’intera città, il monumento (1862) a Vittorio Alfieri (1749-1803), grande poeta e viaggiatore, aristocratico irrequieto, cittadino d’Europa nel Settecento. Su tre lati si affacciano palazzi ottocenteschi ricchi di bei negozi, sul lato sud il Palazzo della Provincia (1961) che ospita anche la Prefettura e l’ufficio informazioni. Alle spalle l’inequivocabile mole della torre stile Anni Trenta e poi la grande Piazza Campo del Palio, teatro della corsa dal 1967 al 1987, tuttora sede di mercato, parcheggio e, in settembre, del grande Festival delle Sagre. Tra il Palazzo della Provincia e l’imbocco della bella Via Garibaldi che porta al cuore del centro storico, Piazza della Libertà con i palazzi della Banca CR Asti, la sede di Palazzo Ricci-Armandi

Il Capitano del Palio con il suo seguito durante la sfilata.

e l’adiacente succursale, già antico tempio della gastronomia locale, il vecchio Salera di buongustaia reminescenza. Ed ecco il cuore della città che riporta alle gloriose memorie dell’età comunale: la Piazza del Santo con il Palazzo del Comune e l’Insigne Collegiata di San Secondo, dedicata al Patrono, sorta nel IX secolo e profondamente modificata nella seconda metà del XIII. Verso sud si apre poi Piazza Statuto, l’antica piazza delle erbe: d’angolo i resti di Palazzo dei Tribunali (XIII secolo) e sullo sfondo la Torre dei Guttuari (XIII secolo). Di qui si aprono le vie Cavour, con la Chiesa della Confraternita della SS. Trinità riedificata nella seconda metà


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del XVIII secolo, ma con facciata del 1855, e XX Settembre, con la barocca chiesa parrocchiale di San Paolo e, più avanti, il Palazzo Catena (XIII secolo). Proseguendo si incontra Piazza San Giuseppe, con la secentesca chiesa omonima ora sconsacrata e trasformata in sede di attività culturali. Poco oltre la nuova sede del Palazzo di Giustizia, quindi il Santuario della Madonna del Portone. Nelle vicine vie Roero, San Martino, Quintino Sella, numerose testimonianze di edifici appartenuti a potenti famiglie astesi come Palazzo Roero di Cortanze-Calosso, la Torre dei Roero di Monteu, la casaforte dei Roero di Cortanze, Palazzo Gazelli, i resti della Torre Ponte di Lombriasco. In Piazza San Martino l’omonima chiesa parrocchiale tardo-barocca, ricordata In alto: Piazza San Secondo, il salotto di Asti, con l’Insigne Collegiata e il Palazzo del Comune. In basso: portale (particolare)


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nella Vita di Vittorio Alfieri e ricca di notevoli opere d’arte, tra cui affreschi dell’Aliberti. Di fronte la sconsacrata Chiesa dell’Arciconfraternita di San Michele, oggi sede di attività culturali. Fatti pochi passi lungo Via San Martino arriviamo in corso Alfieri. In un tratto di poche centinaia di metri troviamo alcuni dei più importanti palazzi della città. Palazzo Mazzetti, in corso di restauro, che ospita la Pinacoteca Civica (riaperta nell’aprile del 2009), Palazzo Ottolenghi e poco oltre, sempre verso ovest, la Torre De Regibus, poi di fronte il Liceo Ginnasio Vittorio Alfieri, costruito sui resti della Chiesa di Sant’Anastasio, di cui rimane la bellissima cripta recentemente restaurata, visitabile con l’annesso Museo Lapidario. A pochi metri, sempre verso ovest, Palazzo Alfieri, la casa natale del poeta, sede di diverse istituzioni culturali. In corso di riallestimento il Museo della Fondazione Centro Nazionale di Studi Alfieriani. Oltre Palazzo Alfieri, gioiello settecentesco, Piazza Cairoli, detta “del cavallo”. Vi si affaccia la Chiesa di San Giuseppe e, dal lato opposto, si apre Via Caracciolo che porta alla sorprendente Piazza della Cattedrale (vedi approfondimento sulla Cattedrale), bellissima e riservata, punto di partenza dello storico corteo del Palio e suggestiva sede di grandi spettacoli estivi. Sempre in corso Alfieri, poco oltre Piazza Cairoli, il rinato complesso del Michelerio e poi l’antica Torre Rossa o di San Secondo, accanto alla bella Chiesa di Santa Caterina. Nella vicinissima Via Marrone sono

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In alto: la Torre Troyana. In basso: dettaglio di Palazzo Catena.


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In alto: Palazzo Alfieri. Il cortile con il busto del poeta. In basso: Particolare di un Palazzo Medievale.

da ricordare i resti della Domus Romana, risalente al I secolo, con un bellissimo mosaico policromo e, poco oltre, la trecentesca Casa Pelletta con pregevoli monofore ogivali, quindi, svoltando in Via Cardinal Massaia, si incontra il rinascimentale Palazzo Mazzola, sede del ricchissimo Archivio Storico Comunale. Tornando verso Piazza Alfieri vale la pena una passeggiata lungo le vie minori del centro storico, su cui si affacciano torri e case appartenute ad antiche famiglie astesi: da Palazzo Zoia in Via Carducci a Palazzo Asinari Verasis, oggi sede del Civico Istituto di Musica, in Via Natta, e poi Palazzo Falletti in Via Gioberti e Palazzo Della Rovere in Via Cattedrale.


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In Via Carducci il Palazzo Vescovile e di fronte l’austero complesso del Seminario Vescovile, con preziose opere d’arte e una ricca biblioteca. Attraverso Via Monsignor Rossi si raggiunge Piazza Roma (vedi approfondimento Casa delle Bollicine) con il monumento al Risorgimento italiano, il neogotico Palazzo Medici del Vascello e il liberty Palazzo Gastaldi. A pochi passi, oltre il bel palazzo sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Via Ottolenghi con la Sinagoga, costruita ai primi dell’Ottocento. Suggestive e ricche di memoria, oltre che di botteghe e curiosità artigianali, le altre vie tra cui Via Alberti, l’antico ghetto degli ebrei, dove una targa ricorda anche il regista Giovanni Pastrone, uno dei Battistero di San Pietro.

pionieri del cinema. Poi Via dei Cappellai con, d’angolo a Via Incisa, il medievale Palazzo del Podestà e sullo sfondo San Secondo e il Comune. Una segnalazione d’obbligo, infine, per la medievale Torre Troyana in Piazza Medici, che è possibile visitare, e all’estremo est di corso Alfieri il prezioso complesso medievale di San Pietro con Battistero, Chiostro e Chiesa di San Pietro in Consavia (sede di mostre e museo). A poca distanza, attraverso Via Monterainero e Strada Valmanera, l’antica Certosa di Valmanera (sede dell’Arazzeria e del Museo degli Arazzi Scassa) e, qualche chilometro più avanti, in località Viatosto, la chiesetta romanico-gotica di Santa Maria.

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Curiosità

Un gioiello gotico. Tra Gandolfino e Caccia Il cuore più antico di Asti racchiude un autentico gioiello. Veramente grande, e tutto da scoprire. Il monumento gotico più importante che il Piemonte possa vantare. È la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che si rivela improvvisa e imponente al visitatore che si affaccia sulla piazza appartata e silenziosa. La si trova a poche decine di metri da corso Alfieri, l’antica Via Maestra, lasciata alle spalle attraversando la cosiddetta Piazza del Cavallo, cui fanno corona due austeri e preziosi palazzi come la settecentesca casa natale di Vittorio Alfieri e il rinato Michelerio. La Cattedrale di Asti venne costruita nella prima metà del secolo XIV, sui resti di una precedente chiesa romanica. Le sue origini sono tuttora oggetto di ricerca e dibattito tra gli storici, che ne fissano l’inizio della costruzione tra il 1323 e il 1327. La prima Cattedrale di Asti venne consacrata solennemente nel 1095 da Papa Urbano II, di passaggio ad Asti di ritorno dalla Francia, dove si era recato per predicare la prima Crociata. Nel 1266 venne costruito il campanile romanico. Negli anni Venti del XIV secolo si verificarono cedimenti e crolli, poi l’avvio della nuova costruzione secondo i canoni dell’architettura gotica. Alla seconda metà del secolo XV risalgono significativi interventi nella facciata e nel portichetto meridionale. All’inizio del secolo XVIII, per volere del vescovo Milliavacca, l’interno della grande chiesa subì profonde trasformazioni. Alle forme architettoniche gotiche venne sovrapposta una complessa decorazione di gusto barocco, realizzata dai pittori


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Nella pagina precedente e sopra: esterni della Cattedrale.

milanesi Francesco Fabbrica e Giovan Battista Rocca. La facciata presenta un basamento entro il quale sono inserite le cornici che decorano i portali, alternate a due serie di archetti ciechi. La zona superiore, suddivisa da lesene, presenta tre rosoni, sormontati da due oculi e da una finestra a croce. Il coronamento dell’edificio è costituito da una cornice formata da archetti pensili, tra loro intrecciati, e motivi a losanghe. La parete meridionale è caratterizzata da contrafforti alternati a finestroni ogivali, decorati con fasce bicrome in laterizio e arenaria. Su questo lato si trova il prezioso portichetto dei Pelletta, antica nobile famiglia astese, il cui stemma è visibile nella chiave di volta. Le statue angolari raffiguranti i santi Gerolamo, Pietro, Paolo e Biagio sono databili al tardo Quattrocento. L’in-

terno merita una visita approfondita. Tra le opere d’arte più preziose, nella Cappella del SS. Sacramento o di San Filippo Neri, il polittico di Gandolfino da Roreto con la Genealogia della Vergine, nella tavola centrale, e ai lati, i santi Secondo, Biagio, Dalmazio e Gerolamo. Altre preziosissime opere di Gandolfino da Roreto si trovano nella Cappella dello Sposalizio della Vergine e nella Cappella di San Giovanni Battista. Tra le opere custodite nella Sacrestia dei Canonici, arredi lignei ottocenteschi di G. Ivaldi e una pala cinquecentesca raffigurante l’Adorazione dei Magi di Francesco da Ponte detto il Bassano. Nella Sala del Capitolo, tra gli altri, il capolavoro di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, raffigurante la Resurrezione di Cristo e risalente all’inizio del Seicento.

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Il Palio, Douja d’Or, sagre, tartufi, spettacoli Il Palio di Asti è la manifestazione storicamente più importante di cui la città va giustamente fiera. La tradizione ha radici molto antiche: la prima testimonianza scritta risale al 1275 e rimanda a una consuetudine di gran lunga precedente. Dopo alterne vicende attraverso i secoli, dal 1967 si corre regolarmente la terza domenica di settembre. La corsa, riservata a cavalli purosangue montati a pelo, cioè senza sella, si disputa, dal 1988, in Piazza Alfieri su una pista realizzata nei giorni precedenti in terra battuta. Vi partecipano i cavalli e i fantini dei tredici Rioni (centro città) e Borghi (frazioni periferiche) del Comune di Asti e di alcuni paesi della provincia (un numero che varia di anno in anno). La corsa è preceduta la mattina dalle cerimonie propiziatrici sui sagrati delle chiese di ciascun Rione, Borgo e Comune, e nel pomeriggio da un grandioso corteo storico che parte dalla Piazza della Cattedrale e raggiunge il Campo del Palio, dopo aver attraversato gran parte del centro tra due pittoresche ali di folla. Al vincitore viene assegnato il Palio, un prezioso drappo raffigurante San Secondo a cavallo, interpretato ogni anno da un grande artista. Nel 2007 è stato firmato da Paolo Conte. Nei giorni precedenti si svolgono molteplici iniziative connesse alla disputa

Sopra e nella pagina successiva: il Palio di Asti. Suoni, colori, azioni.


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del Palio: di particolare significato le cene propiziatrici della sera della vigilia e il Paliotto del giovedì sera. Il Paliotto è una splendida festa di suoni, colori e abilità nei giochi di bandiera, che assegna alla fine il titolo di campione al miglior gruppo di sbandieratori. Cerimonie legate al ciclo annuale del Palio di Asti si svolgono anche in maggio in occasione delle feste patronali di San Secondo. L’intero mese di settembre è ricco di altri appuntamenti di grande interesse per il visitatore, in particolar modo il ciclo della “Douja d’or – Festa del vino” (dal secondo fine settimana di settembre per dieci giorni), con iniziative di livello nazionale. Unica nel suo genere e particolarmente curiosa e pittoresca, la grande festa del mondo contadino in programma nel secondo fine settimana di settembre: il Festival delle Sagre. Si tratta di una gran festa della cucina contadina di un tempo, con la partecipazione dei gruppi di oltre

quaranta Pro Loco di paesi della Provincia, che propongono in un villaggio contadino, ri-costruito appositamente nel cuore della città, il meglio della tradizione enogastronomica astigiana. La domenica mattina ha luogo una grande sfilata, che diventa suggestiva rappresentazione di teatro di strada, rievocando personaggi e situazioni del mondo contadino di ieri. Dopo la Douja d’or e il Festival delle Sagre iniziano in molti Comuni e anche in città manifestazioni come le Fiere del Tartufo, che proseguono fino alle soglie dell’inverno. Per tutta l’estate non mancano in Asti e provincia appuntamenti di spettacolo, con nomi di grande richiamo nazionale e internazionale. Numerose le rassegne consolidate non solo a livello locale, come Asti Teatro, Asti Musica, Terre d’Asti Festival (Contro, Teatro e Colline, PortacomaRock, Blue Notti Blues), A Sud di Nessun Nord, Passepartout e Osvaldo-A Cultural Blend.

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Da degustare

La casa delle bollicine In Piazza Roma, d’angolo con il maestoso neogotico Palazzo Medici del Vascello, un castello falso medievale con una splendida Torre Comentina, autenticamente medievale, c’è uno scrigno liberty che racchiude un tesoro. È Palazzo Gastaldi, la Casa dell’Asti. In questo bel palazzo di fine Ottocento, cui lavorarono diversi artisti tra cui Giuseppe Rizzolo (attivo a Roma a Palazzo del Quirinale), si trova la sede di rappresentanza del Consorzio per la tutela dell’Asti, organismo fondato nel 1932 e impegnato nella difesa e valorizzazione di prodotti tra i più importanti dell’agroindustria piemontese: l’Asti e il Moscato d’Asti. Vini a denominazione di origine controllata e garantita, derivati dalle uve mo-

scato prodotte in 52 comuni delle Province di Asti, Alessandria e Cuneo. Due gioielli dell’enologia italiana prodotti e diffusi in tutto il mondo in circa novanta milioni di bottiglie l’anno. In particolare l’Asti docg è lo spumante aromatico più diffuso del mondo. La Casa dell’Asti ospita un piccolo museo che testimonia dell’evoluzione dell’immagine dell’Asti e del Moscato d’Asti nell’arco di tutto il Novecento. A Palazzo Gastaldi ha sede anche il Distretto dei vini di Monferrato Langhe e Roero. Nel centro storico della città i grandi vini delle Terre d’Asti sono in vendita in enoteche private, mentre è in fase di allestimento nella ristrutturata sede della Vetreria, nota come ex Enofila, il futuro Palazzo dei Vini.

Sotto: interno di Palazzo Gastaldi. A fianco: particolare del Teatro Alfieri.


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Curiosità

Alfieri, questo sconosciuto Asti antiqua città Asti antiqua città, che a me già desti la culla, e non darai (pare) la tomba; poich’è destin che da te lunge io resti, abbiti almen la dottrinal mia fromba.

ne’ tuoi figli il saper che l’uom dispiomba. Né in dono già, ma in filial tributo, spero, accetto terrai quest’util pegno d’uom che tuo cittadin s’è ognor tenuto.

Quanti abb’io all’insegnarmi presti, fatto poi spirto a guisa di colomba tanti ten reco, onde per lor s’innesti

Quindi, se in modo vuoi d’ambo noi degno contraccambiar un dì ‘l mio cener muto, libri aggiungi ai miei libri; esca all’ingegno. Vittorio Alfieri

Tutte le città amano ricordare le proprie glorie. Asti non sfugge alla regola. Al suo figlio più famoso ha dedicato di tutto e di più, cominciando dalla piazza e dalla via principale della città. Il bel palazzo in cui nacque il 16 gennaio 1749, progettato da Benedetto Alfieri, oggi è proprietà del Comune e sede di diverse istituzioni culturali: Biblioteca Astense, Istituto Storico della Resistenza, Fondazione Eugenio Guglielminetti e, naturalmente, la Fondazione nata dalla trasformazione del Centro Nazionale di Studi Alfieriani, istituito nel 1935 per favorire gli studi, conservare documenti e cimeli, pubblicare l’opera omnia e tenere i contatti con gli studiosi dell’Alfieri in tutto il mondo. Il Museo alfieriano è in corso di riallestimento. Ospiterà opere e documenti preziosi, tra cui il famoso ritratto del Fabre, manoscritti e una preziosa biblioteca. Grande trageda, Alfieri è un classico oggi poco amato e sempre meno rappresentato. Eppure il suo messaggio è di grande attualità. Aristocratico controcorrente, grande viaggiatore, nemico di

ogni tirannide, irrequieto amante dell’avventura, uomo di grandi passioni: ci piace pensare a Vittorio Alfieri soprattutto come uomo libero, cittadino d’Europa, insofferente di ogni retorica. Si dice che non abbia avuto un gran rapporto con la sua città. Basta un suo verso per smentire questo luogo comune. Esprimendo la volontà di donare ad Asti la propria biblioteca e i propri libri, alla sua morte (Firenze, 1803) finiti e tuttora conservati a Montpellier, scrisse: “libri aggiungi ai miei libri; esca all’ingegno”. Un invito cui la città ha corrisposto dedicando la sua casa natale ai libri, alla memoria, alla pittura e al teatro. In attesa della riapertura del Museo, il bel cortile dominato dal busto del poeta e il rinato giardino dedicato allo scenografo Eugenio Guglielminetti, ospitano frequenti iniziative culturali.


Da Asti

a Casale


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… da Asti a Casale …

Da Asti a Casale Le colline del Grignolino Le strade che partono da Asti per Casale Monferrato sono più di una. Dal casello Asti Est della Torino Piacenza si può imboccare direttamente la tangenziale che porta a Portacomaro Stazione. Uscendo dalla città invece si può imboccare il corso Casale che si dirama dal corso Alessandria, quasi ad evocare la meta finale del nostro viaggio. Poi il corso Casale, dopo il ponte della A21 si dissolve nella vecchia strada statale 457 che attraversa la Valle del Versa. Dopo pochi chilometri, a Portacomaro Stazione (che è ancora Comune di Asti) Nelle pagine precedenti: il centro storico di Portacomaro.


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si presentano diverse alternative. Lasciando la strada principale si può salire a Portacomaro paese, terra di elezione, con la frazione Migliandolo, del vino Grignolino, doc dal 1973. Di particolare interesse a Portacomaro il centro storico con le antiche mura del Ricetto e il Torrione che dal 1972 ospita una caratteristica piccola enoteca con Ristorante tipico. Entro le mura, ciò che resta del Ricetto, la Parrocchiale di San Bartolomeo, risalente a fine ‘500, la settecentesca Confraternita dell’Annunziata che si affaccia sui bastioni della Rosa, il Palazzo del Comune e due antiche case destinate a centro culturale che conservano un prezioso soffitto in gesso del ‘600. Caratteristica la piazza utilizzata tuttora come sferisterio per il gioco del tamburello a muro, della pallapugno e del pallone con il bracciale, sport popolari praticati da diversi secoli a Portacomaro come testimoniano il cronista del Settecento Stefano Incisa e lo scrittore Edmondo De Amicis. Proseguendo sulla strada verso Scurzolengo, a destra, si trova la Chiesa romanica di San Pietro, risalente all’undicesimo secolo, con preziosi affreschi del ’400 restaurati in occasione del Giubileo 2000. Proseguendo per qualche chilometro, la vista si allarga su splendidi vigneti ad anfiteatro. Caratteristico l’abitato di Scurzolengo, con le antiche fortificazioni del castello che fu dei Conti Cotti di Ceres. In direzione opposta la strada si snoda in cresta alla collina e rivela, guardando

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In alto: Moncalvo, il teatro. Nella pagina precedente: vedute di Portacomaro e Castell’Alfero.

a San Desiderio di Calliano, uno dei panorami più belli del Piemonte in assoluto: da un lato vigneti meravigliosi che degradano dolcemente a sud ovest, dall’altro colline che si aprono verso il Monferrato Casalese e la piana del Po in una scansione di vigne, campi e prati tra cui spiccano i borghi, con Parrocchiali e castelli, di Grana, Montemagno e Castagnole Monferrato e poco oltre Vignale Monferrato. Ed eccoci all’abitato di Calliano dove la strada panoramica si congiunge con quella di fondovalle proveniente dalla fonte della Pirenta, e arriva a Castell’Alfero, altro paese che merita senz’altro una deviazione e una sosta per il suo bel centro storico accogliente in posizione panoramica eccellente ed il suo possente castello, anticamente dei Conti Amico ed ora di proprietà comunale, è sede del


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Da degustare

Il Grignolino, vino testa balorda Il Grignolino è una passione da scoprire, un vino prezioso da imparare ad amare. Per raccontarlo abbiamo scelto solo parole di poeti e scrittori. E cantoma ‘l profum del Grignolin: el vin dle paste dose e dle fumele, ch’a fan drisè i barbis ai moscardin, ch’a ‘nvisca j’eui dle fiette moscatele el vin ch’a là ‘n color come i rubin el vin ch’a l’è bocant come ‘n basin

E cantiamo il profumo del Grignolino il vino delle paste dolci e delle donne che fanno drizzare i baffi ai giovanotti che accende gli occhi delle ragazze sbarazzine il vino che ha il colore dei rubini il vino che è stuzzicante come un bacio. Nino Costa, Tera Monfrin-a Terra Monferrina

“...S’è fatto tardi e bisogna che risalga. Non prima d’essersi provvisto d’un paio di bottiglie per l’arrosto, però: Raboso o Grignolino? Il primo è un vino di gran carattere e fuori del comune per pulizia e decisione; ma il secondo è così vivo e acceso con quella sua sottile trasparenza porporina. Inoltre si tratta di un vino asciutto, privo di cedimenti, e la cui lievissima insistenza erbacea contiene un fondo amarognolo di grande eleganza, che giunge a ricordare quello del pepe bianco. Sugli arrosti di penna produce degli affondo esemplari. Ha deciso, per gli arrosti proporrà il Grignolino: un vino testa balorda, anarchico e individuale; com’è Conti, se ben ricorda. Il Brunello no, proprio no…” Carlo Villa, Vino testa balorda, in La scrittura cerca l’assassino, Greco e Greco, 2003

Portacomaro, qui sei “nel” Grignolino … la vite del grignolino dà qui uve che d’altre parti mai. Vini testabalorda, anarchici, individualisti: rossi chiari, vivi di trasparenza porporina alla nascita, subito asciutti senza cedimenti e asprezze, vogliono esser bevuti giovani; uno, due, cinque anni secondo volontà loro (capaci in certe annate di andare avanti, a dispetto); si fanno color rossorubino (se ne han voglia), si smorzano (se ne han voglia) nell’aristocrazia; solo se ti riconoscono amico, per come li accosti, per le cure che gli dai, svelano tutto il bouquet sottile di verde nocciola ed il gusto lieve – amarognolo – vinoso, pacato e attento, controllato e armonico. Luigi Veronelli, Guida all’Italia piacevole, Garzanti, 1972


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Curiosità

Tamburello. Campioni sotto i bastioni Molto praticato in questa parte del Monferrato il gioco della palla con il tamburello nella variante tradizionale a muro: uno sport tradizionale che si pratica nella piazze. In molti paesi è lo sport dell’estate e della festa. Radicata anche la tradizione della pallapugno e quella del pallone con il bracciale. Edmondo De Amicis riservò un intero capitolo del suo libro dedicato a questo sport al mitico Battista da Portacomaro. Tra gli altri campioni dell’Ottocento e del Novecento entrati nel mito Bassotto, Gabri e i fratelli Gay di Scurzolengo, Bevilacqua di Calliano, Pentore e Franco Calosso di Castell’Alfero, Carlo Verrua detto Il mancino di Portacomaro e tanti altri di cui narra le gesta la tradizione orale.

Un testo dedicato ai campioni del Tamburello con un’immagine di Carlo Verrua, il “mitico mancino”.

Municipio. Di struttura settecentesca, sviluppata su fortificazioni risalenti al 1290, dispone di bei saloni affrescati utilizzati spesso per attività culturali, di un piccolo museo ed ospita un affermato ristorante ed una gradevole Vineria. Sulla stessa piazza si affaccia la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo, di origine barocca, la facciata ricostruita nel 1933 in cotto curvilinea. Pregevole all’interno una statua lignea della Madonna del Rosario di Carlo Giuseppe Plura. Da ricordare, poco lontano dal centro storico la Chiesa della Madonna della Neve che conserva l’abside semicircolare romanica. Sempre in territorio di Castell’Alfero

da ricordare la frazione Callianetto, di recente forte sviluppo urbanistico, nota come patria, secondo la tradizione, di Gianduia, la maschera simbolo del Piemonte risorgimentale, di cui esiste tuttora il Ciabot, la casa in cui visse. Da diversi anni il nome di Callianetto brilla anche nel mondo dello sport con la squadra pluricampione d’Italia di palla tamburello. Detto di Castell’Alfero torniamo sulla strada che da Calliano porta a Moncalvo. Incontriamo prima le deviazioni per Penango da una parte e per la sua frazione Cioccaro dall’altro. A Penango notevole la Parrocchiale di San Grato attribuita al Magnocavallo, con una

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In alto: particolare del centro di Casorzo. Sopra: la chiesa di San Francesco a Moncalvo.

slanciata e movimentata facciata barocca in cotto e un elegante campanile: all’interno due pale d’altare di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo. Legata all’accoglienza e alla gastronomia invece la fama della piccola frazione Cioccaro, in posizione panoramica invidiabile. Ed eccoci a Moncalvo, meno di cinquemila abitanti, ma fiera del titolo di Città (in assoluto la più piccola d’Italia) conferitole da oltre trecento anni. È considerata una delle capitali piemontesi del tartufo bianco cui dedica da decenni una fiera, ora nazionale, che si svolge in ottobre su due fine settimana. Gradevole il centro storico con piazze spaziose e accoglienti che ospitano mercati pittoreschi e vivaci manifestazioni nel corso dell’anno. Grazioso il teatro comunale, bei negozi, locali pubblici accoglienti, spiccata vocazione all’accoglienza turistica sottolineata dalla presenza di buoni ristoranti, agriturismi e cantine visitabili. Patria adottiva di Guglielmo Caccia, nato a Montatone verso il 1568 e morto nel 1625, detto il Moncalvo, la città custodisce varie opere del grande pittore. Da ricordare in particolare l’affresco raffigurante San Rocco e l’angelo ora custodito nel Palazzo del Municipio e le tele conservate nella Chiesa di San Francesco dove si trova anche la sua tomba. Nella stessa chiesa opere lignee attribuibile a Gabriele Capello e una magnifica tavola della Madonna col Bambino e i SS. Rocco e Martino attribuibile a Macrino d’Alba. Tra gli altri edifici notevoli la Chiesa della Madonna delle Grazie del Magnocavallo, la gotica


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Da degustare

Il bollito e la regola del sette Bue grasso e dintorni Tra tartufi e gran bolliti, buoi grassi e vini fini la regola non scritta è molto semplice da queste parti: guai a farci mancare qualcosa. E, ad esempio d’autunno, ma va bene tutto l’anno, il suggerimento del grande Accademico della Cucina Italiana Avvocato Giovanni Goria a proposito di bollito misto alla piemontese viene applicato come un Comandamento. Il gran bollito misto va composto così: sette tagli di polpa (tenerone, scaramella o grasso-magro, muscolo di coscia, muscoletto o stinco, spalla, fiocco di punta, sottopaletta o capello da prete), sette ammennicoli od ornamenti (lingua, testina, musetto, zampino, gallina, cotechino, rolata

o tasca ripiena, più un richiamo lonza arrosto), sette bagnetti (bagnetto verde rustico del mezzadro, bagnetto verde ricco del padrone, bagnetto rosso o di tomatiche, bagnetto delle caccie reali, cren o rafano e senape gialla, saossa d’avije con miele noci e senape, mostarda d’uva o cognà). Il tutto va poi accompagnato da tre contorni: patate bianche lesse, spinaci brasati al burro e aglio, famiole o chiodini trifolati oppure insalata di cipolle lesse. A conclusione del banchetto una tazza di brodo di tutti i tagli di carne, molto ristretto. Come dessert si consiglia uno zabaglione caldo al barbera o al grignolino detto anticamente “arsumà”.

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Veduta panoramica di Grana.

Casa De Maria, in cotto con eleganti decorazioni. Viva la tradizione del gioco del tamburello a muro praticato su uno sferisterio molto suggestivo per i suoi possenti torrioni. Una bella variante al percorso fin qui delineato può essere rappresentato da una deviazione, dopo San Desiderio di Calliano, verso Grana Monferrato, quindi Casorzo, centro di produzione della Malvasia di Casorzo doc, e poi Grazzano Badoglio, lungo una strada panoramica e con poco traffico. Grazzano è il paese d’origine del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio,

presidente del Consiglio dei Ministri dopo la caduta del fascismo nel 1943. Degne di nota in tutti e tre i centri le chiese parrocchiali arricchite da preziose opere d’arte tra cui diverse tele del Moncalvo. Oltre Moncalvo, prima di raggiungere Casale Monferrato, tra le varianti consigliate, già in provincia di Alessandria, merita una puntata il Santuario di Crea e il suo Sacro Monte inserito in un bel parco, meta di migliaia di pellegrini. Il culto della Madonna nera di Crea è molto radicato in tutto il Monferrato.


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Punto di arrivo

Tra Duomo e Sinagoga Visita a Casale Monferrato

Città ricca di storia e monumenti, Casale Monferrato fu capitale del Marchesato del Monferrato dopo il 1305 sotto i Paleologi di Bisanzio, nel 1559 passò ai Gonzaga di Mantova. Tra i monumenti più importanti il Duomo dedicato a Sant’Evasio, risalente al XII secolo e rimaneggiato nel XIX secolo: è una delle più interessanti cattedrali in stile romanico lombardo esistenti in Piemonte. All’interno, di particolare interesse, la Cappella di Sant’Evasio di Benedetto Alfieri. Di grandissimo rilievo la Sinagoga, considerata una delle più interessanti d’Europa, sede di un importante Museo Ebraico in cui sono conservati pezzi di grandissimo pregio

Due interni della Sinagoga di Casale Monferrato.

come le Tavole della Legge risalenti al secolo XVIII, vari Rimonim (terminali per rotoli della Legge) e Atarot (corone per i rotoli della Legge) cesellati, sbalzati o in filigrana d’argento. Tra gli altri edifici di pregio sono da ricordare Palazzo Di Anna d’Alencon, risalente al XV secolo, il barocco Palazzo Treville dall’imponente facciata, Palazzo San Giorgio, sede del Comune, Palazzo Sannazzaro e Palazzo Magnocavallo. Notevoli la Torre Civica e la Chiesa di San Benedetto. Nell’antico Convento di Santa Croce il Museo Civico, ricco di opere di artisti monferrini tra cui il Guala e il Caccia, detto il Moncalvo, e la Gipsoteca Bistolfi.

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Da Asti

a Valenza

Po


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Da Asti a Valenza Po Dalle colline del Ruché alla città dell’oro Uscendo da Asti diretti ad Alessandria possiamo scegliere tra diversi itinerari. Arrivati, percorrendo la ex Statale 10, in località Quarto (assai nota per la tradizionale corsa degli asini che si svolge ai primi di giugno) svoltiamo a sinistra e raggiungiamo Valenzani poi proseguiamo lungo la strada di fondovalle per poi salire a Castagnole Monferrato, paese che grazie a produttori e amministratori illuminati in pochi anni ha saputo far crescere la propria immagine nel mondo del vino riscoprendo e rilanciando il prezioso Ruché, un vitigno autoctono ora Nelle pagine precedenti: Montemagno e il suo castello. Veduta aerea di Castagnole Monferrato.

molto apprezzato e ricercato. Gradevole e curato il centro storico con la Parrocchiale del XVIII secolo che conserva preziose tele del Moncalvo, sculture lignee e un’acquasantiera del Quattrocento, la Chiesetta di San Rocco e la Confraternita dell’Annunziata in stile barocco piemontese. Tra le curiosità da segnalare la passeggiata che affianca la strada d’accesso al paese dalla Cantina Sociale dedicata al pittore a scultore Mino Rosso (1903-1963) che qui nacque e fu con Marinetti tra i fondatori del Futurismo; sulla piazza principale una


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Da degustare

Il Ruché ripartito da Castagnole Il miracolo di sindaco e parroco Si dice un miracolo. Ma neppure un miracolo accade per caso. A Castagnole Monferrato il miracolo lo hanno fatto insieme, alla metà degli anni ‘80, il Parroco e il Sindaco, don Giacomo Cauda e Lidia “Rina” Bianco. Il primo lavorando la vigna della Parrocchia, la seconda dando mano alle carte, ma soprattutto alla fantasia e al cuore, hanno resuscitato un vino già morto, sepolto e dimenticato: il Ruché. Il riconoscimento della denominazione di origine controllata “Ruché di Castagnole Monferrato” risale alla fine del 1987. Si produce in sette comuni della zona. Oltre a Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo, Viarigi. Si produce con uve Ruché al 90 per cento e piccole aggiunte di Barbera o Brachetto, la gradazione minima è di 12 gradi, non è prescritto invecchiamento. Di colore rosso rubino con troppo carico, con leggeri riflessi violacei talvolta tendenti all’aranciato, rivela un profumo intenso, persistente leggermente aromatico, fruttato. Di sapore armonico a volte leggermente tannico, si rivela spesso un’autentica sorpresa. È un vino secco, ma il disciplinare prevede anche la versione amabile in omaggio all’antica tradizione contadina. Un gioiello ancora da scoprire di queste colline che dalle Terre d’Asti si affacciano verso l’Alessandrino e non intendono tradire l’antica vocazione enologica.

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Da degustare

Montemagno, città del pane Il pane della tradizione “… A Montemagno nei mesi estivi compresi tra il 1927 e il 1937 ho quasi soltanto lavorato alla figura. Il mio studio è una grande stanza con un unico finestrino altissimo esposto a Nord.

Essendo il castello situato sull’alto di una collina la luce proviene soltanto dal cielo: né alberi, né case, né riflessi…” Gregorio Calvi di Bergolo, Montemagno 1974

Montemagno da qualche anno si è ritagliato una certa notorietà tra i centri italiani più attenti alla valorizzazione della tradizione della panificazione cui dedica in estate una bella manifestazione. Tra Asti e Monferrato resistono ancora, in pochi paesi, produzioni di pane artigianali non omologate a modelli e pezzature imposti dalla grande distribuzione. Tra i tipi di pane dai nomi tipici di questi luoghi da ricordare la grissia, la monferrina di pasta dura, la biova e la mica, sinonimo quest’ultimo semplicemente di pagnotta. DifTipiche forme di pane astigiano e monferrino.

fusa la produzione di grissini nelle due versioni stira e rubata. Il primo è caratterizzato da colore dorato aroma fragrante e sapore delicato, estremamente friabile, il secondo ha colore pallido-dorato e presenta numerose gobbette dovute alla lavorazione manuale. Tra i prodotti di antica tradizione che hanno avuto un recente successo le lingue, sorta di sfoglia di pane molto sottile e friabile. Famose quelle lanciate dal panificio Fongo di Rocchetta Tanaro e chiamate Lingue di suocera.


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grande meridiana che celebra il vino Ruché. Appena fuori dal centro, a lato di una strada che tra i vigneti porta verso Scurzolengo e San Desiderio, il complesso della Mercantile, con edifici di pregio e vigneti didattici, utilizzato per eventi culturali e di promozione. Ma lasciamo Castagnole per raggiungere in pochi minuti Montemagno, cui si accede percorrendo un lungo rettilineo in salita detto “la braja” da cui il nome di uno dei più noti e affermati ristoranti dell’intera provincia. Di singolare effetto scenografico la parte più interna del centro storico sovrastato dal castello tuttora abitato e di proprietà dei Conti Calvi di Bergolo. Alle mura esterne di origine medievale fa riscontro un interno barocco affacciato su un cortile a pianta ellittica che conferisce all’intero complesso un fascino particolare. Racchiuso dalle mura anche un vasto parco. Molto particolare dal lato sud ovest lo sviluppo a ventaglio di tredici vicoli con case molto antiche e di notevole

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Due immagini di Montemagno e del suo castello.


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Dall’alto al basso: vedute aeree di Viarigi, Refrancore, Castello d’Annone.

pregio che conferiscono all’intero centro del paese un fascino insolito. Molto interessante anche la chiesa Parrocchiale dell’Assunta che si affaccia su una lunga scalinata che scende alla piazza da un protiro a pinta circolare. All’interno, sull’altar maggiore una preziosa tela di Pier Francesco Guasle dedicata ai Santi Michele, Evasio e Giorgio. Tra gli altri edifici di pregio da ricordare i resti dell’abside e della torre della Chiesa romanica dedicata ai Santi Vittore e Corona su un’altura poco distante dal centro. Tra i personaggi da menzionare, monsignor Luigi Lasagna, missionario inviato in America Latina da Don Bosco, poi vescovo in Uruguay e il pittore Gregorio Calvi di Bergolo che qui soggiornò e lavorò per molti anni. Lasciato l’abitato di Montemagno, mentre all’orizzonte si profila l’agglomerato di Vignale Monferrato, raggiungiamo Viarigi con la sua torre medievale, ultima testimonianza di un’antica fortificazione. L’antica parrocchiale di Sant’Agata di impianto trecentesco conserva un trittico raffigurante la Madonna del Gandolfino da Roreto. Qui nacque un altro dei primi missionari inviati da Don Bosco in America Latina: don Luigi Variara, organizzatore di lebbrosari in Colombia. Negli anni settanta visse a lungo a Viarigi l’amazzone inglese Gay Preston, finora unica donna ad aver corso il Palio di Asti. La sua casa è oggi una bella locanda, molto apprezzata da una clientela internazionale. E con Viarigi siamo arrivati al limite delle Terre d’Asti, verso la piana che porta


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ad Alessandria da un lato o verso Vignale e il Monferrato Casalese dall’altro. Noi preferiamo invece trattenervi ancora invitandovi a indugiare ancora a cavallo delle nostre colline per raggiungere Refrancore, verso cui avremmo potuto svoltare già a Valenzani e poi ancora dalla piazza di Castagnole Monferrato. Refrancore, il Rivus francorum, dove nel 663 secondo quanto narra Paolo Diacono i Longobardi sconfissero i Franchi, deve notorietà oggi ai suoi diffusi frutteti, alla tradizione dei “Finocchini” dolci resi famosi dalla dinastia dei pasticceri Maggiora e a personaggi come Massimo Quaglino, pittore protagonista del Novecento piemontese e Dino Piana, musicista tuttora attivo a livello internazionale. Tra gli edifici di rilievo da ricordare l’antica chiesa Parrocchiale di San Martino un Sebastiano, unico resto dell’antica chiesa campestre demolita, oggi considerato un po’ il simbolo del paese. Da Refrancore in pochi chilometri si può raggiungere la ex statale 10 per Alessandria all’altezza di Quattordio. Volendo trattenere il visitatore ancora nell’Astigiano, consigliamo a questo punto un ritorno all’indietro per non dimenticare Castello d’Annone, antico centro sulla “via Fulvia”. Da ricordare: per il passato, l’importante sito archeologico del castello, aperto nel ’94, di eccezionale rilievo per la ricchezza di reperti; per il presente, uno dei ristoranti che hanno contribuito a rendere famosa la gastronomia astigiana. Detto di Castello d’Annone torniamo in direzione di Alessandria e svoltiamo ben presto verso il Tanaro. Prima incontriamo

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Terre d’Asti, anche terre di frutteti.

il bivio per Cerro Tanaro poi, superato il fiume che nel ‘94 portò in questi paesi distruzione e morte, eccoci a Rocchetta Tanaro: un paese che non si può raccontare secondo i canoni angusti della guida turistica. Rocchetta Tanaro è tante cose insieme: prima di tutto simbolo di rinascita dopo una disastrosa alluvione. Ma un posto che vale la pena conoscere per ciò che è fisicamente e per ciò che può offrire, ma soprattutto per ciò che hanno lasciato nell’immaginario collettivo diversi personaggi che qui sono nati o vissuti. Intanto Rocchetta Tanaro è sede di un Parco naturale, con tanto di strutture e servizi di accoglienza. Doveroso omaggio all’ambiente ma anche alla memoria dell’abate domenicano ed economista Mario Incisa della Rocchetta (1899-1983) fondatore e primo presidente del WWF italiano. Ben dotato di strutture ricettive di ottimo livello e di apprezzati produttori di vino,


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Veduta aerea di Rocchetta Tanaro e un’immagine dei vigneti di Barbera d’Asti.

Rocchetta Tanaro è un nome ormai scolpito nel firmamento del vino e del cibo grazie a un grande personaggio scomparso troppo presto: Giacomo Bologna, imprenditore e artista del vino, comunicatore geniale. Una griffe oggi senza confini impreziosita dagli eredi e dai diversi rami della famiglia, nel mondo del vino come in quella della gastronomia. Una firma preziosa per Rocchetta Tanaro, paese dell’ambiente, del vino e del cibo, ma anche della musica, legato in particolare alla memoria di Bruno Lauzi. E adesso possiamo tranquillamente puntare su Alessandria e poi su Valenza, città dell’oro e dei gioielli.


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Punto di arrivo

Baudolino e la città dell’oro Alessandria e poi Valenza Alessandria, in posizione strategica nel cuore del Piemonte meridionale, crocevia di traffici internazionali in crescente sviluppo è capoluogo di una vasta provincia ricca di centri di notevole interesse anche dal punto di vista artistico e turistico. Tra gli edifici e i monumenti di maggiore rilievo da segnalare il Palazzo della Prefettura e della Provincia, noto come Palazzo Ghiaini edificato intorno al 1730 da Benedetto Alfieri, il Palazzo del Municipio progettato da Giuseppe Caselli e realizzato tra il 1775 e il 1824. Di rilievo la Cattedrale dalla grandiosa facciata neoclassica opera di Edoardo Arborio Mella. Nel centro storico, in una vivace area pedonale ricca di bei negozi, si affaccia poi Palazzo Monferrato, spesso sede di importanti mostre d’arte. Ma il nostro itinerario si conclude a Valenza Po, la città dell’oro, capitale internazionale dell’oreficeria e della gioielleria. I primi laboratori orafi nacquero a Valenza Po nella

prima metà dell’Ottocento. Oggi le aziende del settore sono circa 1500 e occupano diverse migliaia di persone altamente specializzate. Gli orafi valenzani sono noti in tutto il mondo per la qualità artistica delle loro creazioni, vendute con i marchi più famosi. Da poco la città dispone anche di un importante e moderno complesso fieristico sede di mostre orafe visitate da operatori di tutto il mondo. Tra i monumenti, di rilievo il Duomo di Santa Maria Maggiore, la Chiesa della SS Annunziata, di San Bernardino e di Santa Caterina. Notevole il Teatro Sociale risalente alla seconda metà dell’Ottocento, caratteristico il centro storico con suggestivi portici che testimoniano l’origine medievale del nucleo antico dell’abitato. In regione vecchio Porto un Belvedere sul Po accanto a parco Mugolino.

Veduta aerea di Alessandria.

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Asti  

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