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UNA FREGATA GAETANA PER I PIRATI BARBARESCHI

Nel 1535 l’imperatore Carlo V d’Asburgo, sollecitato dalle insistenti richieste dei suoi sudditi spagnoli ed italiani oppressi e terrorizzati dalle continue scorrerie di Chair-ed-Din1 signore di Algeri, intervenne di persona con una spedizione militare contro Tunisi, per colpire il nemico in casa. Inizialmente il sovrano riuscì a sconfiggere i corsari, ma non per questo cessarono le scorribande che dalle regioni del nord-Africa continuavano a diffondersi per tutto il Mediterraneo. Nell’estate del 1536 il pericolo di incursioni si presentò anche nel golfo di Gaeta, suscitando grande preoccupazione nei governanti cittadini che si affrettarono a prendere alcune decisioni, a difesa del territorio e dei suoi abitanti. Le voci insistenti di imminenti incursioni barbaresche avevano indotto il Governo cittadino ad emanare ordinanze per organizzare servizi di sorveglianza continua, notturna e diurna, oltre che per nominare un comandante militare a Formia, all’epoca costituita dai due rioni di Castellone e Mola, fornito dei soliti poteri e di un’ampia credibilità. Era suo compito provvedere a tutto quanto potesse servire per un’eventuale guerra e predisporre adeguati servizi di guardia in quel territorio. Il compenso spettante era di otto ducati al mese, ma se il servizio fosse terminato prima, sarebbe stato retribuito solo per i giorni di effettivo lavoro. Gli uomini assoldati per questo servizio, reclutati sul posto fra gli abitanti di Castellone, avrebbero avuto letto e stanza gratis, il resto a pagamento. Come comandante fu scelto messer Bonaventura Gattola, gentiluomo di Gaeta. Queste iniziative avevano cominciato a creare ansia e timori fra la popolazione e i Giudici si affrettarono a tranquillizzare i cittadini, rassicurandoli sull’assenza totale di pericolo immediato. All’occorrenza, li avrebbero assistiti pienamente nel rifugiarsi entro le mura di Gaeta con tutte le loro cose. I mesi successivi trascorsero senza allarmi, fino alla metà dell’anno seguente (1537). Fra i Giudici lo stato di allerta non era mai cessato per cui si ritenne opportuno provvedere a nominare di nuovo, anche per il periodo in corso, un comandante militare per Castellone e Mola, che guidasse la guarnigione di servizio in quella zona. La scelta cadde nuovamente su Bonaventura Gattola, cui si offrì una paga mensile di cinque ducati. L’abitato di Castellone, benché ancora fortificato, non era adatto a resistere ad eventuali incursioni barbaresche: presentava diversi punti deboli che andavano rinforzati. Se ne occupò il Commissario cittadino preposto a questa nuova situazione, ordinando il rifacimento di un tratto delle mura, di una porta di accesso ed altri interventi per rinforzare le difese di Castellone. Per le spese necessarie Gaeta sarebbe intervenuta con dieci ducati, il di più lo avrebbero pagato i Castellonesi. Nel mese successivo furono completate le opere difensive a terra, con tutti gli accorgimenti ritenuti necessari e bastevoli all’occorrenza, ma bisognava fare di più. Risale a questo periodo, con l’incombere di un tale pericolo, la costruzione di torri di avvistamento lungo le coste del litorale pontino, per conoscere in anticipo l’eventuale avvicinarsi di navi corsare. Per migliorare e completare la sorveglianza del golfo e dei mari prospicienti si pensò anche di armare per pochi mesi una fregata: imbarcazione veloce e manovriera particolarmente adatta all’esplorazione in mare2. I suoi marinai, arruolati solo finché fosse durato il pericolo, avrebbero ricevuto la paga di 30 carlini al mese. La città di Gaeta, non avendo casse particolarmente pingui, pensò bene di chiedere per questo scopo un prestito di 20 scudi ciascuno ai suoi cittadini ricchi. Il prestito sarebbe stato restituito con i primi guadagni affluiti nelle casse cittadine. I Giudici della città furono incaricati di attuare questi interventi, rivelatisi ben presto molto provvidenziali. Sul finire del mese di agosto 1537 si diffusero a Gaeta notizie circa l’avvicinarsi alle coste tirreniche di bande corsare, tanto allarmanti da indurre il Consiglio della città ad emettere un’ordinanza secondo cui gli abitanti delle contrade Piagia e Borgo dovevano rifugiarsi subito entro 1

Ammiraglio della flotta turca di Solimano il Magnifico. Fino al XVI secolo per “fregata” si intendeva un’imbarcazione molto veloce con più remi, più piccola della feluca, senza coperta e con vela latina, manovrata da otto o dieci uomini (n. d. A.). 2


le mura di Gaeta, mentre quelli di Mola si sarebbero ritirati, analogamente, dentro Castellone, per motivi di sicurezza. Si diede anche ordine alla fregata di prendere il largo per verificare la situazione. Fortunatamente, a quelle notizie non seguì alcuna azione da parte dei pirati barbareschi e la tranquillità tornò nei centri abitati del golfo. Il 10 settembre il Consiglio si riunì di nuovo per esaminare la situazione. Il pericolo di incursioni, saccheggi e devastazioni si era allontanato e non c’era più motivo di preoccuparsi e mantenere attivi i provvedimenti di emergenza adottati nei mesi precedenti, che avevano un peso economico per la comunità. Per questo fu deciso di “licenziare” la fregata con i suoi marinai e anche tutte quelle persone assoldate a Castellone e Mola per fare la guardia al territorio formiano. Le buone notizie che di continuo arrivavano a Gaeta rassicuravano Governanti e popolazione: “actento le bone novelle” riferiva un cronista del tempo. Potevano rimanere in servizio solo le guardie nelle torri di Scauri e Sant’Agostino. Seguirono alcuni anni di relativa calma, fino al 1552, quando i pirati barbareschi guidati da Dragut Rais sbarcarono sul litorale formiano operando devastanti saccheggi e colpendo duramente anche l’antico monastero di Sant’Erasmo nel quartiere formiano di Castellone. Una tragica circostanza in cui fu distrutta gran parte del materiale documentale conservato nell’Archivio di quella millenaria istituzione monastica.

Scritto il 22 ottobre 2007

Una fregata gaetana per i pirati barbareschi.  

Le iniziative intraprese nel golfo di Gaeta, nella metà del XVI secolo, per contrastare le incursioni dei pirati barbareschi.

Una fregata gaetana per i pirati barbareschi.  

Le iniziative intraprese nel golfo di Gaeta, nella metà del XVI secolo, per contrastare le incursioni dei pirati barbareschi.

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