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I Paesi da cui la produzione di coca è originaria sono Perù e Bolivia. Negli anni ’80 il decollo del traffico di cocaina negli Stati Uniti porta alla nascita dei quattro Cartelli colombiani di Medellín, Cali, Bogotá e della Costa, che prendono la coca in Perù e Bolivia, la raffinano in cocaina e la vendono negli Stati Uniti. I due più importanti erano quello di Medellín di Pablo Escobar, che a un certo punto aveva tentato la scalata diretta al potere politico, e quello di Cali dei fratelli Gilberto e Miguel Rodríguez Orejuela, che invece tentava piuttosto di comprare l’acquiescenza dei politici. A un certo punto tra la fine del blocco sovietico e l’inizio della minaccia jihadista divenne il narcotraffico il principale nemico strategico degli Usa, e nella guerra alla Droga che ne seguì a un certo punto si realizzò una sorta di alleanza tattica tra Washington, governo colombiano e Cartello di Cali contro Escobar. Dopo la sua morte, però, anche il Cartello di Cali, finì nel mirino, e fu smantellato a sua volta. In seguito a questi eventi, però, negli anni ’90 la Colombia piuttosto che uscire dalla rotta della coca verso gli Usa cambiò posizione: non più Paese di smercio ma Paese di produzione della coca, in un affare che passò in mano ai gruppi armati con retroterra politico. Da una parte le Farc, di estrema sinistra; dall’altra le Auc, paramilitari di estrema destra nati dai gruppi di “ausiliari” che erano stati costituiti per combattere le stesse Farc. La cocaina prodotta in Colombia viene dunque smerciata negli Usa dai Cartelli messicani: di Juárez, di Tijuana, del Golfo, di Guadalajara, Los Zetas. E il principale teatro della Guerra della Coca diventa così il Messico. Nel contempo, però, da Perù e Bolivia inizia una nuova rotta verso l’Europa. Protagonisti ne sono da una parte i Cartelli Brasiliani, anch’essi a volte composti da ex-guerriglieri: Primeiro Comando da Capital, Amigos dos Amigos, Comando Vermelho. Dall’altra c’è la nuova Mafia Nigeriana. Col tempo però anche la maggior parte della cocaina consumata in Europa inizia ad arrivare dalla Colombia. Mentre da una parte i Cartelli messicani estendono sempre più la loro influenza in America Centrale secondo i Servizi Usa inizia ad avere un ruolo sempre più importante il Venezuela, dove i narcos godrebbero di importanti complicità all’interno dell’apparato militare del regime chavista, in particolare attraverso le connessioni con le Farc. E il cosiddetto “Cartel de los Soles”, dal simbolo delle uniformi venezuelane. Tra i sospettati il vicepresidente Tareck El Aissami e l’ex-presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello. La guerra che si è scatenata tra i cartelli brasiliani corrisponde a un nuovo interesse per la rotta della coca alternativa a quella che va negli Usa via Colombia-Messico-Caraibi, e che si dirige invece attraverso il Cono Sur per l’Africa Occidentale e l’Europa. “Narcosur”, lo chiamano. L’offerta di coca è quasi raddoppiata e secondo il rapporto del governo Usa ciò sarebbe dovuto in gran parte al fatto che il governo colombiano ha smesso di fumigare le coltivazioni: un’evoluzione imposta dalla nuova politica anti-narcos concordata nel Trattato di Pace con le Farc. È stata questa nuova rotta verso l’Europa che ha permesso alla ‘Ndrangheta di soppiantare Cosa Nostra, più legata alla vecchia rotta Usa. In effetti nei primi anni ’90 c’era stato un compromesso in base al quale la ‘ndrangheta si occupava di eroina e la mafia di cocaina. Ma poi dal 1992-93 anche per la cocaina la 'ndrangheta è divenuta un partner perfetto grazie alla sua rete capillare che le consente di "piazzare" la droga su tutto il continente europeo. L’organizzazione calabrese è stata dai messicani preferita a quella siciliana perché ritenuta più solida e affidabile - stante il legame familiare che lega tutti gli affiliati e che riduce notevolmente il pericolo di collaboratori di giustizia. C’è stato però anche un importante collegamento con la Colombia attraverso Salvatore Mancuso Gómez: il figlio di un oriundo di Sapri che era divenuto il capo delle Auc. I dati 2017 della Direzione centrale per i servizi antidroga confermavano la posizione di assoluto predominio della 'ndrangheta nella commercializzazione della cocaina. Veniva definita con “una connotazione, oltre che transnazionale, marcatamente imprenditoriale, forte dei collaudati rapporti con i Paesi produttori, una


ramificata presenza in territori interessati dal transito ed una disponibilità finanziaria praticamente illimitata, che garantisce investimenti nei principali mercati illegali”. Altre organizzazioni criminali erano giudicate “ad un livello più basso. I sodalizi campani e pugliesi, favoriti, i primi, dalla storica e rinnovata capacità, specie delle organizzazioni camorriste più radicate, di relazionarsi con consorterie straniere; i secondi, invece, versatili e flessibili verso affari sempre diversi, dalla particolare posizione geografica della regione, si trovano al centro delle principali rotte del Mediterraneo, in particolare di quella balcanica, sembrando ultimamente focalizzati sulla commercializzazione della marijuana proveniente dall’Albania”. Stando sempre alle risultanze investigative, la ‘ndrangheta avrebbe sviluppato la rotta della cocaina attraverso l’Africa Occidentale spostando il punto di passaggio dalla Nigeria alla Costa d’Avorio e anche alla Guinea-Bissau e al Ghana, da cui poi è smistata attraverso il triangolo Anversa-Rotterdam-Duisburg attraverso società di export-import. Dalla Colombia all’Olanda la cocaina arriva anche attraverso il business della floricoltura, ma i porti africani sono comunque considerati meno sorvegliati, e con i custodi più corrompibili. Tra i cartelli che meglio sfruttano questo percorso è quello dei Commisso di Siderno, che assieme a Crupi e Figliomeni e con gli Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica costituiscono il cosiddetto Siderno Group of Crime. Di recente un sindacato di polizia olandese ha accusato il Paese di essere una sorta di narcostato, per il modo in cui trascurerebbe la lotta alla droga. Ma un importante punto di arrivo della cocaina in Europa è anche il porto di Gioia Tauro, dove pure la cocaina arriva direttamente dal Sudamerica nascosta tra casse di frutta e altra merce. Nel solo 2016 ne sono stati sequestrati 1700 chilogrammi, ma secondo gli inquirenti non sarebbe che il 10% di quanto viene spedito. In risposta all’intensificarsi dei controlli su Gioia Tauro la ‘Ndrangheta avrebbe diversificato le spedizioni anche verso i porti di Genova e Napoli. Una volta arrivati i panetti di cocaina in Italia, i clan calabresi si sarebbero occupati di distribuirla alle altre mafie in Sicilia e Campania. Mafia e camorra dunque fanno da dettaglianti, mentre la ‘ndrangheta ha acquisito il monopolio dell’ingrosso.

Mafie italiane in America Latina  

Appunto per il mio intervento fatto al convegno “La collusione tra criminalità organizzata e potere politico: una minaccia alla sicurezza...

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