Issuu on Google+

Periodico mensile - ViewPoint anno II n. 5 - euro 2,50 - Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. - 70% DCB PERUGIA

giugno 2011

View P oint l’umbria nel mondo il mondo dell’umbria anno

II numero 5 euro 2,50

Medioevo a Bevagna


La copertina di questo mese è stata scattata dal magico obiettivo di Tiziana Nanni per ViewPoint durante il servizio sulle Gaite di Bevagna

28

PoEtiche La vita in gioco seconda parte

5

Bevagna Un maestro tintore

30

per le Gaite

9

Sinestesie di primavera Villa Taticchi tra gastronomia e cultura

Storia di un gemellaggio

32

Il racconto di Adriana Dalla penna di Pasquale Guerra

37

Fisioterapia Superare il dolore e impostare la rieducazione

38

Sfida ai fornelli I primi tornano protagonisti

02

Malawi

View P oint

13

lungo quarant’anni

Termovana Uno La vecchia stufa va in pensione arriva la idrostufa a pellets

www.viewpointumbria.it SOLOMEO Concerto con la banda “Lo smeraldo” per il Malawi

OLIVARO Premiate le migliori aziende olearie umbre


View P oint E’ un’ edizione

Fat Chicken s.n.c. di La Penna Silvia

Str. Colomba Pecorari, 39 06134 - Bosco - Perugia P. iva 03143490542 Tel. 3296196611 www.fatchicken.it

Periodico mensile Iscriz. Trib. di Perugia n° 36 26/05/2010 Direttore editoriale Silvia La Penna

17

A scuola di burlesque

Sophie Lamour

22

insegna seduzione

Paolo Crepet E le sue lezioni per genitori

25 Arti marziali

Gaspare Mazzeo campione italiano grappling

Direttore responsabile Massimo Pistolesi Staff di redazione Ramona Premoto, Barbara Maccari, Pier Paolo Vicarelli Progetto Grafico a cura di Fat Chicken s.n.c. In questo numero hanno collaborato: Brunella Bruschi, Daniele Calzoni, Floriana Lenti, Federico Boila, Dott.ssa Chiara Paparelli, Luigi Zeppetti e nonna Tina (per la rubrica di cucina) Tiziana Nanni (per le foto) Concessionaria pubblicitaria Fat Chicken s.n.c. Silvia La Penna 329.6196611 Contabilità e diffusione Silvia La Penna 329.6196611 fatchickensnc@legalmail.it amministrazione@fatchicken.it Servizio abbonamenti Abbonamento annuale (10 uscite) Euro 20,00 Intestato a: Fat Chicken s.n.c. Iban.

IT79S 01030 03008 000000 257931 L’OFFICINA Inaugurata la mostra Osmosi dei sensi con Stefano Borgia

FREGELLAE L’Università di Perugia riporta alla luce una città romana

Stampa a cura di Tipografia Pontefelcino S.r.l. www.tipografiapontefelcino.it View P oint

03


di

folk&tradition

Un maestro tintore nel cuore di Bevagna

Barbara Maccari

Claudio Cutuli, nato in Calabria, proviene da una famiglia di tintori e tessitori fin dal 1838. Si è trasferito a Bevagna con la sua azienda dove ha da poco iniziato una collaborazione con la Gaita San Pietro

C

Alcune immagini delle gaite di Bevagna Fotoservizio a cura di Tiziana Nanni

laudio Cutuli è un nome ormai consolidato nel settore della moda, tanto da essere apprezzato dai migliori negozi italiani, europei ed asiatici. Alla base delle sue collezioni c’è la volontà di privilegiare tessuti nobili come canapa, lino, bambù, seta, lana e cachemire. I suoi scialli, le sue stole e le sue sciarpe sono lavorati interamente a mano su antichi telai di famiglia e tinti con selezionate e ricercate materie prime provenienti dal mondo vegetale, animale e minerale. Appena diplomato Claudio è entrato nell’azienda di famiglia, che guida con successo da venticinque anni e col passare del tempo ha deciso di trasferirla in Umbria e recentemente a Bevagna dove ha da poco aperto il suo showroom. Da qui scatta l’idea, il progetto di collaborazione con il Mercato delle Gaite ed in particolare con Gaita San Pietro, nella cui piazza principale si affacciano la bottega dei tintori, quella dello speziale ed un laboratorio per la lavorazione della cera, anche se il mestiere principale del quartiere rimane quello del fornaio. La Gaita deve il proprio nome dalla chiesa di San Pietro di

View P oint

05


L’appuntamento di Bevagna è ormai diventata una manifestazione internazionale, l’obiettivo è cercare di mantenere viva la tradizione delle botteghe Il Mercato trae ispirazione dall’antica divisione di Bevagna in quattro quartieri denominati Gaite

cui non si ha più traccia, ma che sorgeva nei pressi del convento di Sant’Agostino. “Questa collaborazione con Gaita San Pietro - spiega Claudio Cutuli - è nata per caso, un giorno parlando col Console Enrico Galardini ci siamo resi conto che la mia azienda aveva qualcosa in comune con uno dei mestieri della Gaita, la tintoria; io provengo infatti da una famiglia di tintori e tessitori fin dal 1838”. L’obiettivo però è molto più ambizioso e va oltre la semplice collaborazione: “Il progetto è di tenere aperta la tintoria tutto l’anno. Vorrei renderla colorata, viva, promuoverla in tutto il mondo, esportarla ad alti livelli. Vorrei che un turista venisse a Bevagna a vedere la piazza, il museo, il teatro e poi anche i mestieri, in una sorta di percorso culturale”. Da parte sua il Console di Gaita San Pietro, Enrico Galardini, è entusiasta del progetto: “Il Mercato delle Gaite è diventato oramai una manifestazione internazionale, l’obiettivo di tutti gli addetti ai lavori è di far conoscere, esportare il prodotto e cercare di tenere aperte le botteghe con tutti i mestieri, che sono il nucleo essenziale della manifestazione, tutto l’anno, ma finora non ci siamo riusciti, non è facile trovare i fondi necessari per pagare il personale e tutte le altre spese. E’ chiaro che quando troviamo delle collaborazioni interessanti come quella con Cutuli siamo ben felici di accoglierle per cercare di realizzarle insieme”. ● 06

View P oint


Le Gaite di Bevagna

Quattro rioni in gara per una festa della città

I

l Mercato delle Gaite trae ispirazione dall’antica divisione di Bevagna in quattro quartieri denominati Gaite, su cui si basava l’organizzazione amministrativa della città in epoca medievale. Oggi come allora la città si divide in quattro Gaite, ma oggi ognuna rivaleggia con le altre nel tentativo di dare un’interpretazione storicamente fedele del ruolo che rivestiva nel medioevo. Oltre a Gaita San Pietro, le altre tre Gaite di Bevagna sono: Gaita San Giorgio, Gaita San Giovanni e Gaita Santa Maria. Gaita San Giorgio si estende tra la piazza maggiore e la Porta San Vincenzo, a destra della via Flaminia. Il nome San Giorgio deriva da un oratorio donato dal Comune nel 1291 al beato Giacomo che vi costruì la bella chiesa di San Domenico. Tra i vari mestieri realizzati ricordiamo la lavorazione del ferro, la zecca e la liuteria. La lavorazione del ferro necessita di pochi strumenti: l’incudine, il martello e una fucina alimentata da un mantice azionato dal ragazzo di bottega. Insostituibile è invece la mano del fabbro che, con gesti sicuri ed esperti, forgia il ferro incandescente per creare oggetti di pregio o semplici utensili. Il martello che batte sull’incudine ritma la vita della bottega e si avverte lontano nelle strade, diventando perfino strumento musicale nelle molteplici animazioni sceniche organizzate dalla Gaita per allietare il mercato. Procedendo dalla piazza verso l’antica porta San Vincenzo, a sinistra della Flaminia si incontra la Gaita San Giovanni, la più vasta e popolosa della città. La denominazione deriva dall’oratorio di San Giovanni Battista ceduto nel 1275 ai frati minori di San Francesco che vi costruirono l’omonima chiesa. Tra i mestieri si ricorda quello della cartiera, dove la fase centrale della lavorazione della carta è la riduzione in poltiglia degli stracci, già sminuzzati e messi a macerare nella calce, mediante la “pila idraulica a magli multipli”; tale poltiglia viene quindi colata compatta in fogli che vengono torchiati, asciugati ed infine trattati con un collante di origine animale. Altrettanto interessante è la riproduzione della lavorazione del vetro. Davanti alla Gaita San Pietro si apre la Gaita Santa Maria, uno dei quartieri più popolosi della città. Essa prende il nome della chiesa di Santa Maria fatta costruire dal conte Rainaldo d’Antignano e nota fin dal 1198. Nelle scelte relative all’organizzazione della festa, la Gaita ha preferito attenersi con fedeltà rigorosa ai dati storici ed economici locali: così nella realizzazione dei mestieri è partita dalla lavorazione della canapa per giungere alla produzione di tele e dei resistenti cordami. Gli steli di canapa vengono messi a macerare in modo tale da permettere la separazione delle fibre dalla parte legnosa, segue la battitura e, infine, la pettinatura delle fibre, che sono così pronte per essere lavorate da esperte filatrici. A completamento del mestiere è stata poi realizzata la lavorazione della lana, anch’essa seguita in tutte le sue fasi. View P oint

07


alla

cuore verde

savana

umbria4africa

Dal

Umbria - Malawi storia di un gemellaggio lungo quarant’anni di

Pier Paolo Vicarelli

T

Alcune immagini della missione in Malawi Foto di Claudio Vicarelli e Anna Castellani

utto cominciò un giorno di primavera del 1970, quando una stella guidò due sacerdoti ad incontrarsi nello stesso scompartimento di un treno che correva sulla pianura padana. Il primo, padre Aristide Stefani, era un pragmatico missionario Comboniano di neanche quarant’anni, in procinto di partire per l’Africa. Il secondo, don Gino Vicarelli, un vulcanico sacerdote intraprendente evangelizzatore, con quattro lauree ed il sogno di fare il missionario. I due diventano subito amici si scambiano il loro sapere e soprattutto il comune intento di aiutare il prossimo bisognoso. Provengono entrambi dalla scuola teologica di Venegono Superiore dove insegnavano luminari della filosofia come Federico Moretti Costanzi. La buona stella che li fece incontrare non tardò ad illuminare le menti ed il cuore di questi due pastori della Chiesa che insieme tracciarono un lungo ponte di solidarietà fra l’Umbria ed il Malawi. Nel 1973 Padre Stefani viene inviato a seguire il poverissimo villaggio malawiano di Muloza. Don Gino Vicarelli promette di assisterlo nella nuova “sospirata” missione. Nasce il gemellaggio fra il paese di Ponte Felcino e Muloza. Dall’Italia partono con cadenza mensile pacchi pieni di indumenti e materiale di ogni tipo, confezionati con cura nei locali sotterranei della chiesa dai volonterosi del paese. Nel 1980 padre Stefani viene trasferito a Chipini, un villaggio ancora più povero e don Gino Vicarelli lo segue anche lì gemellandosi con quello sperduto villaggio della savana africana. Nel gennaio 1982 mons. Gino Vicarelli muore improvvisamente. Il paese non si perde d’animo, al suo posto arriva View P oint

09


Un’idea nata nei primi anni ottanta, ha visto la luce il pomeriggio del 28 aprile 2011, quando nel villaggio malawiano di Pirimiti addobbato a festa, è stato inaugurato il “Solomeo Rural Hospital Pirimiti” La costruzione dell’ospedale ha dato lavoro a circa 250 persone locali che in 30 mesi hanno spianato, scavato, innalzato muri di mattoni fatti a mano, costruito e montato travi, infissi e porte

mons. Mario Ceccobelli che continua l’opera di aiuti ed assistenza con il prezioso apporto di mons. Remo Bistoni. Il sogno di don Gino Vicarelli viene coronato nel settembre 1983 dal fratello maggiore Andrea che, con diciassette volonterosi, amici, sacerdoti e laici, affronta un fortunoso viaggio fino a raggiungere la missione africana di Padre Stefani. Quando i volontari perugini arrivano in Malawi, trovano padre Duccio che sta correndo da una capanna all’altra con la sua Jepp, sempre pronto con la provvidenziale borsa degli attrezzi a soccorrere di giorno o di notte bambini affamati, anziani malati o donne che stanno per partorire. Nasce l’idea di creare un ospedale sotto la guida della Caritas diocesana e nazionale. Nel 1985 il Ministero degli Esteri italiano approva un “project” di 700 milioni di lire per la costruzione della “Chipini clinic”, un ospedale che garantirà assistenza sanitaria e salverà la vita a centinaia di persone sprovviste delle più basilari medicine, che non riescono a garantirsi due pasti al giorno. Il Vescovo della diocesi di Zomba, mons. Allan Chamgwera, accoglie con grazia la provvidenziale iniziativa. Nel 1985 viene avviata una fabbrica a cielo aperto dove si costruiscono un milione di mattoni e nell’agosto 1989, durante l’offertorio di una solenne celebrazione avvenuta nella chiesa di Chipini, un sacerdote di Perugia e un rappresentante della Caritas italiana consegnano le chiavi dell’ospedale a mons. Chamgwera che insieme al ministro del Malawi, Edward Bwanali, tagliano il nastro della nuova “Chipini clinic”. Nel 1991 una delegazione guidata da mons. Ennio Antonelli, Arcivescovo di Perugia e Città 10

View P oint

della Pieve, si reca in Malawi a visitare il nuovo ospedale dove operano medici, suore e volontari. Nasce il gemellaggio fra la diocesi di Perugia e quella di Zomba, antica capitale del Malawi. Nel maggio 1992 padre Duccio Stefani si prepara a rientrare in Italia per un periodo di riposo. I suoi affezionati parrocchiani di Chipini come sempre organizzano, con le loro povere ma bellissime cose, una festa di saluto. Non sanno che sarà l’ultimo addio. Il mattino del 30 novembre, nella clinica Gemelli di Roma, nel corso di una visita di controllo, il missionario padre Duccio Stefani muore per un collasso cardiocircolatorio senza potere più rivedere i suoi amati fratelli africani. Oggi, grazie alla dedizione dei volontari dell’Associazione Amici del Malawi, alla generosità illuminata dell’imprenditore umbro Brunello Cucinelli ed all’impegno

istituzionale della Regione Umbria, un altro grande progetto è stato realizzato per aiutare la popolazione africana. Dopo tre anni di lavori, il pomeriggio del 28 aprile 2011, nel villaggio malawiano di Pirimiti addobbato a festa, l’Arcivescovo di Perugia e Città della Pieve, Mons. Gualtiero Bassetti ed il Vescovo della diocesi di Zomba, Mons. Thomas Msusa, hanno tagliato il nastro di inaugurazione del “Solomeo Rural Hospital Pirimiti”, alla presenza del presidente della Repubblica del Malawi. La struttura sanitaria L’ospedale avrà un’ attività assistenziale garantita da 92 operatori con 113 posti letto, ed una valenza rivolta ai reparti di Maternità, Ginecologia, Pediatria; una sezione è stata dedicata alla Malnutrizione per la cura e l’assistenza dei bambini denutriti del distretto di Zomba. Al


Che succede oggi in Malawi Il Malawi è un piccolo stato dell’Africa Orientale senza sbocco sul mare, con poco più di 11 milioni di abitanti. Dal 1964 ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito. E’ governato da una Repubblica presidenziale. La capitale è Lilongwe. E’ bagnato dal lungo lago Niassa che occupa circa un quinto della superficie del paese, il terzo lago più grande dell’Africa. La metà della popolazione ha meno di 18 anni. L’aspettativa di vita media non supera i 46 anni di età. Circa tre quarti della popolazione vive con meno di un 1,25 dollari al giorno. Attualmente la principale causa di morte è rappresentata dall’infezione da HIV, che colpisce la popolazione giovane-adulta. La mortalità infantile è di 103 su 1000 nati, con un milione di orfani di cui 700.000 a causa dellHIV. Il Chichewa è la lingua parlata in tutto il paese. L’Inglese è la lingua ufficiale. Il 75% della popolazione professa la religione cattolica, il 15% è musulmana, quest’ultima localizzata nella zona nord del paese. Sono ancora molto praticati i riti tradizionali. La diocesi di Zomba, antica capitale, ha celebrato nel 2009, il 50° anniversario dalla sua fondazione. E’ una Chiesa giovane, come gran parte delle Chiese africane.

progetto sanitario è stata affiancata anche una attività di assistenza sociale svolta in asili di nuova costruzione nei villaggi di Lita, Chalera, Kunsiya, Mayaca e Lisanjala, tutti dislocati nello stesso distretto di Zomba. L’ospedale di Pirimiti è composto da: Laboratori di analisi, Odontoiatria, Radiologia e Farmacia, che potremmo paragonare ai nostri Day-Hospital; un reparto Maternità di ampie dimensioni, un reparto dedicato alle Malattie infettive purtroppo diffuse come, Colera, TBC, HIV, AIDS. L’area dei Relatives, servirà ad ospitare i parenti dei malati che venendo da lontano e con le proprie gambe, hanno bisogno di un posto dove dormire, mangiare e lavarsi. Nella parte sud, l’area della Malnutrizione; 250 mq. con attiguo asilo per i figli dei dipendenti. All’entrata del complesso

è stato posto un Ward di 562 mq. che servirà da reparto degenza. Vi sono inoltre l’edificio per l’amministrazione, le staffhouse che ospitano le famiglie dei medici e del personale infermieristico ed i servizi di lavanderia e sartoria. In sintesi si tratta di 7 macro aree dislocate secondo un criterio logistico-funzionale, per una spesa complessiva di oltre 1 milione di euro. “L’impegno maggiore, riferisce l’architetto Lorenzo Pierini, direttore dei lavori del progetto Pirimiti, è stato quello di portare acqua e corrente elettrica nella zona, con la creazione di due nuovi pozzi utili alla raccolta di 20.000 litri di acqua, dentro quattro grandi tank a 7 metri di altezza, per garantire una distribuzione a caduta nelle varie strutture dell’ospedale. La stessa cosa si può dire per la linea elettrica trifase, in alcune ore del giorno assente e garantita da

un gruppo elettrogeno”. La costruzione dell’ospedale ha dato lavoro a circa 250 persone locali che in 30 mesi hanno spianato, scavato, innalzato muri di mattoni fatti a mano, costruito e montato travi, infissi e porte. Sono stati distribuiti pasti giornalieri, si è creata una squadra di calcio per il dopo lavoro ed una classe d’insegnamento per la lingua inglese. Tutti i materiali per le costruzioni sono stati acquistati nella provincia di Zomba, supportando la crescita dell’economia locale con qualche “Kwacha” in più da spendere per i giovani lavoratori, fra i banchi variopinti del mercato cittadino. Un piccolo segnale di speranza per i sessantamila fratelli africani che vivono nei villaggi della savana intorno all’ospedale di Pirimiti. Ilpolitecnico arti e mestieri Dal 1998 a Thondwe, località a 12 km da Zomba, funziona una scuola denominata “Politecnico”, formalizzata con atto scritto dall’allora Vescovo di Zomba, Allan Chamgwera., con finalità di insegnamento delle arti e dei mestieri ai giovani locali, che seguono corsi di “falegnameria”, “muratura” e “cucito” Moni Malawi Questo saluto in lingua africana, ci introduce in una realtà così diversa da quella occidentale che solo chi ha visitato quella terra può comprendere. I gesti valgono più delle parole, ed è con questo intento che gli “amici del malawi” uniti intorno al loro presidente don Saulo Scarabattoli, hanno voluto portare il loro aiuto con spirito di fratellanza, accolto gioiosamente dai fratelli africani. “noi abbiamo dato alcune cose, loro ci hanno dato il cuore” (Brunello Cucinelli). ● View P oint

11


Graphic by Fat Chicken

Un click e scopri quanto stai risparmiando

con un semplice click saprai cosa sta facendo il tuo impianto, quanto sta producendo, quanto stai risparmiando e se ci sono anomalie. Il tutto in tempo reale

Next Power E N E R G I A N AT U R A L E D A L P I A N E TA T E R R A

by

IMPIANTI SICUREZZA s.n.c.

Next Power realizza impianti energetici da fonti rinnovabili per info 075.5171771 - 335.6647689 - 335.6647690 - info@impiantiesicurezza.net - www.impiantiesicurezza.net


di

L

factory

stufa va in pensione arriva la idrostufa a pellets

La vecchia

Barbara Maccari

a Termovana Uno nasce come azienda di progettazione e costruzione di gruppi termici per il riscaldamento, nel corso degli anni si è sviluppata ed è cresciuta tanto che nell’arco di pochi decenni, ha raggiunto un ruolo di assoluto rilievo nell’ambito nazionale ed internazionale e da piccola impresa familiare è passata ad azienda che si affaccia in Europa con un prodotto diversificato e sempre all’avanguardia. L’ultima novità in casa Termovana Uno sono le idrostufe a pellets, che possono essere considerate l’evoluzione tecnologica tecnologica delle tradizionali View P oint

13


Innovativa anche nei confronti dei dipendenti Per essere un’azienda di successo non basta saper rispondere alle esigenze della clientela, ma è necessario anche creare rapporti positivi con i propri dipendenti. Così la Termovana Uno Srl, da un lato ha puntato su prodotti innovativi e di qualità, con investimenti spesso, apparentemente in controtendenza rispetto all’andamento del mercato, che invece hanno portato ad una crescita esponenziale. Dall’altro lato, proprio questo premere sull’ acceleratore, ha portato ad una responsabilizzazione dell’intero organico che si è tradotta in una massima disponibilità agli straordinari e nel rispetto dei tempi standard per la produzione di ogni singolo articolo. Tale atteggiamento non ha lasciato indifferente la direzione che ha ritenuto opportuno premiare i propri collaboratori con un adeguato premio di produzione. E’ così che anche in un momento difficile per l’economia mondiale, la Termovana Uno è riuscita ad avere una crescita, anche grazie ad un’intesa raggiunta tramite la firma di un accordo integrativo di secondo livello, legato alla produttività e alla qualità delle lavorazioni, contrariamente a quanto avviene altrove, in Termovana Uno i sindacati sono divenuti partner nei rapporti tra impresa e lavoratori. Gustinicchi dott. Maurizio consulente manageriale

stufe, ma con tutte le funzioni e i vantaggi di una caldaia. Grazie all’ampio focolare, chiuso da uno sportello vetrato, evocano l’atmosfera propria di un caminetto, ma il vero vantaggio delle termostufe è la possibilità di produrre acqua calda per il riscaldamento degli ambienti e,in alcuni casi per uso sanitario. Il fondatore di Termovana, Renato Vaiani, ci spiega di cosa si tratta nello specifico. Quando è nata l’azienda e come si è sviluppata? “L’ azienda è nata nel 1967 e si è sviluppata sull’idea della costruzione di gruppi termici per il riscaldamento. In seguito brevettai un gruppo termico completo, ricevendo dal mercato locale segnali più che positivi. Nel ‘68 decidemmo di presentarci a Milano alla mostra convegno del mercato di riferimento, facendoci conoscere con tale prodotto da tutti i maggiori costruttori del periodo. da lì siamo partiti come veri e propri costruttori costruendo il nostro piccolo stabilimento. Ci siamo via via affermati nell’intero panorama europeo e, pur avendo investito in risorse produttive e di ricerca negli anni a venire, per nostra decisione abbiamo preferito

14

View P oint

mantenere la nostra realtà familiare. In questo senso abbiamo avuto modo di ampliarci tecnologicamente costruendo alleanze non solo con i principali produttori mondiali ma anche con vari enti di ricerca quali il C.N.R. l’E.N.E.A. ed ISPRA. Sotto questo aspetto, abbiamo sì tralasciato quello che è il mercato inteso nel significato più stretto del termine, ma di riflesso abbiamo continuato ad acquisire credenzialità sempre maggiori nei confronti degli enti di ricerca citati e, conseguentemente, nei confronti delle maggiori case costruttrici europee del settore. A conferma di ciò l’azienda è divisa equamente in reparto di progettazione ricerca e sviluppo e reparto produttivo. Il laboratorio, gestito direttamente dal reparto di ricerca, è stato realizzato interamente dai nostri tecnici con il risultato di poter testare quasi la totalità dei prodotti atti a generare calore sia di tipo tradizionale che fonti alternative.” Quali sono state le difficoltà più grosse che avete incontrato nel corso degli anni? “Noi siamo una piccola realtà, la difficoltà più grossa è stata quella di realizzare una struttura di grande versatilità per non dover competere

con le prime aziende del mondo. Dunque la nostra scelta è stata quella di progettare e realizzare prodotti speciali e di nicchia che le grandi case produttrici, vuoi per la loro rigidità organizzativa, vuoi per la complessità strutturale, non potevano realizzare in


convogliatore dei fumi Al di sopra della camera di combustione è stato inserito uno speciale sistema di convogliamento fumi costituito da un vano vuoto in acciaio INOX (facilmente accessibile ed estraibile per la sua pulizia) che raccoglie la quasi totalità delle ceneri.

camera fumi Le camere fumi laterali delle NPW e NPBW sono dotate di uno speciale sistema di turbolazione (anche questo di nostra concezione) realizzato in acciaio INOX che permette uno scambio termico all’acqua superiore ed il massimo bilanciamento della combustione: il risultato, come ben visibile dai dati tecnici, è un altissimo rendimento ed un bassissimo impatto ambientale grazie alla minima emissione di sostanze inquinanti. La pulizia delle camere (già peraltro ridotta al minimo dal sistema di raccoglimento precedentemente menzionato) si realizza semplicemente attuando un movimento verticale sui turbolatori.

tempi e costi accettabili. Siamo diventati in pratica loro fornitori ma soprattutto partner. Continuando a eseguire nel contempo indagini di mercato accurate per mantenere ed ampliare un nostro canale commerciale, abbiamo deciso di metterci in gioco creando

Ogni singola stufa viene testata secondo i termini di certificazione quindi il cliente acquista un prodotto che ha passato un severo controllo di funzionalità La bassa temperatura di utilizzo permette un’alta resa del sistema e una maggiore pulizia sia della stufa che delle emissioni in atmosfera

una linea di prodotti a pellet (Idrostufe) che è diventato attualmente il nostro fiore all’occhiello della produzione. E’ da chiarire un concetto: non abbiamo inventato le idrostufe ma ne abbiamo creato un tipo che in questo momento è all’avanguardia rispetto a tutta la concorrenza mondiale per rendimenti e certificazioni. La certificazione più importante è quella per il mercato CE, quindi tutta l’Europa, in più abbiamo ottenuto speciali certificazioni per la Germania, Svizzera, ed Austria e questo ha determinato la altissima qualità del prodotto. Addirittura in regola con le polveri sottili e rendimenti secondo le direttive “BAFA” (Germania) che entreranno in vigore nel 2015. Praticamente in anticipo di 5 anni sui tempi. Un ruolo fondamentale è stato svolto dal nostro laboratorio interno” Cosa ha di particolare la vostra idrostufa che la rende unica al mondo? “Le particolarità della nostra idrostufa sono essenzialmente due: lo scambiatore e la facilità di pulizia da parte del cliente finale senza rivolgersi sempre al centro assistenza. Per quanto riguarda il primo, il particolare rivestimento a profilo variabile della camera

combustione permette di aumentare notevolmente la superficie di scambio; questa soluzione oltre a facilitare lo scambio di calore con l’acqua di riscaldamento, permette di poter lavorare con basse temperature di mandata, senza avere così problemi di condensa nei passaggi di fumo. I particolari diaframmi studiati per far circolare l’acqua, sia in modo circolare che ascendenziale, permettono uniformità di temperature ed assenza di punti freddi evitando rugiade dannose per la durata del corpo in acciaio. Per quanto riguarda la pulizia ordinaria è particolarmente facilitata: il sistema adottato permette infatti di asportare il cassetto cenere insieme al braciere. Si evita in questo modo di far cadere residui di cenere ed inoltre si può pulire il vano ventilatore senza effettuare ulteriori operazioni con il beccuccio di qualsiasi aspirapolvere. La semplicità di modulazione della nostra stufa consente di tenere sempre sotto controllo sia le emissioni nocive sia i rendimenti effettivi. Tutto ciò si traduce in un maggior riscaldamento con un minor costo di approvvigionamento annuo della materia prima. ●

View P oint

15


con Sophie di

Lamour

art&job

A scuola di burlesque Ramona Premoto

A Perugia un corso per imparare un’arte nata nel XIX secolo in America

S

icure sui tacchi ma ossessionate dalla linea. La lentezza non sappiamo più cos’è, la cellulite invece la conosciamo benissimo. Ci chiamano donne moderne, ma tutto questo forse non lo volevamo. Colpa dei modelli che ci propina la tv? Della poca autostima o dei ritmi che cambiano? Fatto sta che forse dovremmo cominciare ad arrenderci

all’idea che siamo “femmine”, e che in fondo non è poi così male. “Se solo riuscissimo a non prenderci troppo sul serio, a ridere di più. Magari indossando piume di struzzo e reggicalze”. Sophie Lamour mi stampa un bacio sulla guancia e sbatte le ciglia. Di così lunghe, giuro, non ne avevo mai viste. Labbra carnose, scarlatte. Poi eccola che sorride dolce. Mi spiega che cos’è il burlesque e come piano

piano sta conquistando il cuore dell’Umbria. Comincio a prendere i primi appunti e ho come il sospetto che mi serviranno. La ‘pin up blogger’ sciorina entusiasta il suo progetto: “Un corso di burlesque e portamento per donne di ogni età che si terrà l’ultimo week end di giugno. Garantisco, risveglierà il fuoco nella splendida città di Perugia”. Non faccio in tempo a chiederglielo e già sfata il mio

View P oint

17


Ora è diventato fenomeno commerciale ma è un’arte che nasce oltreoceano sottoforma di parodia “Insegno alle donne di ogni età ad essere finalmente fiere della nostra femminilità e felici del nostro corpo”

primo pregiudizio: “Intendiamoci, burlesque non è spogliarello. Ora è diventato fenomeno commerciale ma è un’arte che nasce nel XIX secolo in America, sottoforma di parodia”. Dunque spettacolo e ironia, non solo nudo. “Certo, era una sorta di rivalsa dei poveri sui ricchi – spiega Sophie. Si metteva in scena uno show satirico che rappresentava tutti i vizi della società benestante. E a mano a mano che la crisi economica cavalcava il suo tempo, i pezzi di ‘pelle’ in scena diventavano sempre più visibili. Ma attenzione, parliamo di altri tempi, il ‘senza veli’ di allora era molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Pensa, le donne portavano i mutandoni!”. Poi colpo di spugna alle culotte e spazio ai tanga. “Negli anni ’20 arriva la censura, i locali diventano fuori legge, e i teatri, a poco a poco, lasciano il posto al cinema. Un piccolo recupero del burlesque c’è poi stato negli anni ’40 ma ben presto soppiantato dallo striptease e poi dalla pornografia esplicita. E’ tanto buffo constatare come oggi siamo costretti a fare un passo indietro. Con il new burlesque impariamo a rivestirci e a riscoprire il gusto di metterci a nudo lentamente, il piacere perduto del ‘vedo e non vedo’”. Ma perché il burlesque in Umbria? “E’ un regalo per le donne. Per imparare a essere finalmente fiere della nostra femminilità, e soprattutto a essere felici del nostro corpo”. E poi tira in ballo l’icona di bellezza femminile per eccellenza: Monica Bellucci: “Il corso verrà interamente dedicato a lei, l’ultima diva italiana. Nata in Umbria, e più precisamente nello splendido borgo di Città di Castello, Monica ha dimostrato come la sensualità sia una vera e propria arte, diventando simbolo di fascino non solo nella sua regione ma a livello internazionale”. Ma torniamo in scena, Sophie mi spiega che nella

18

View P oint


valigia della perfetta burlesquer non devono mai mancare tacchi alti e sorriso. Si perché gli artifici sono importanti per apparire impeccabili ma il saper amare se stesse viene prima di tutto. “Il burlesque è bigodini, ciglia finte e guanti da sfilare lentamente. Bisturi e diete sono assolutamente fuori discussione. Il burlesque ci insegna l’energia positiva, il sorridere alle cose belle della vita come la buona tavola e lo stare bene insieme agli altri, aldilà di fisicità ed età. Il silicone lo trovo davvero fuori luogo”. Più andiamo avanti nella nostra conversazione e più mi accorgo che la parola ‘nudo’ non è mai venuta fuori, allora capisco che per essere un’ottima performer, in scena e nella vita, non importa cosa mostri

bensì quanto ti diverti a giocare con i tuoi difetti, fino a farli diventare preziosi compagni. “Io dico burlesque come terapia. Le mie allieve non hanno un’età ben definita. Insegno a studentesse, casalinghe, professioniste e donne in pensione. Tutte incuriosite dal burlesque che ti rende protagonista e non oggetto, tutte vogliose di recuperare la loro femminilità”. Concludo dando un’occhiata al programma del corso che si terrà il 25 e il 26 di giugno presso l’Antica Salsamenteria Italiana, in via Bruschi, a Perugia. Leggo: elogio della lentezza: come sfilare i guanti e le calze e come slacciare il bustier, allora ci si spoglia sul serio? “Impareremo ad avere dimestichezza non solo con trucco, parrucco e camminata sui tacchi

ma anche con la guepiere. Diciamoci la verità, quanto sono scomode le calze autoreggenti? Quelle che stringono e trasformano la gamba in una salsiccia? Vi svelerò che alcuni accessori ‘retrò’ no solo sono molto più comodi ma posseggono un fascino tutto particolare. E l’affinità di coppia ne avrà giovamento, assicuro”. E i pasties? Quei cerchietti di stoffa applicati sui capezzoli sfoggiati da Dita Von Teese a Sanremo? “Beh, per quelli c’è tempo – conclude ammiccando – ma ci arriveremo”. Saluto Sophie Lamour. Mentre mi allontano dal locale scorgo sulla sua caviglia destra due ciliegie tatuate, una è leggermente mozzicata, simbolo della vita che va assaporata con gusto. ●

View P oint

19


Graphic by Fat chicken s.n.c

“La saggezza è un Pun

Siamo presenti in tutte e in abbonamento d Per saperne di più

www.viewpo


nto di Vista sulle cose� Marcel Proust

e le edicole dell’Umbria direttamente a casa. visita il nostro sito.

ointumbria.it


social troubles

Paolo Crepet e la scuola per genitori di

Floriana Lenti

L’iniziativa sbarca anche in Umbria perchè non ci sia più nemmeno “Un’anima divisa”

L

a Scuola per Genitori è arrivata anche in Umbria. L’idea è partita dallo psichiatra e sociologo Paolo Crepet che ha da qualche mese pubblicato l’ultimo libro “Un’anima divisa”. Dalla trama del suo testo, che parla della difficile adolescenza di una ragazza succube di un padre che detesta e di un contesto familiare scomodo e soffocante, si evince l’importanza del progetto che ha l’ambizione e l’obiettivo di salvaguardare la famiglia e fare cultura della famiglia, riconoscere valori e dignità ai legami 22

View P oint

parentali, responsabilizzare i ruoli di genitori e figli, favorirne una comunicazione efficace che porti beneficio alla società moderna, troppo spesso basata sui canoni della superficialità e dell’immagine. Da cosa nasce l’idea di “Un’anima divisa”? Dall’esigenza di raccontare la vita di Sara, una ragazza che vive la cattiveria, la grettezza, l’aridità di cui sono capaci gli uomini quando si tratta di tenere le donne nel ruolo che per secoli hanno costruito per loro. La storia di Sara, che a tratti desta tenerezza, ci fa attraversare questo inferno

domestico, affascinati da una ragazza che ne porta le stimmate. C’è, nel libro, una distorta visione del potere e del ricatto, metafore dell’oggi. In troppe famiglie ormai si vivono questi drammi e serve il coraggio per parlarne e affrontarli. Che nesso c’è tra la storia di Sara e i fatti di cronaca attuali? Le cronache parlano di famiglie che non sanno più essere luogo di conforto, di crescita, di passaggio di valori. Nelle famiglie italiane oggi i rapporti si basano sui soldi, che sono causa maggiore di liti e


discussioni. L’amore di parentela, quello tra genitori e figli, quello tra fratelli, quello tra nonni e nipoti, dopo aver tolto il coperchio che grava sul nucleo familiare, si tramuta spesso in odio, che definirei peggiore di quello ottocentesco. Cos’è la Scuola per genitori? E’ un progetto nato a Vicenza otto anni fa, che registra attualmente oltre 30mila persone iscritte. Questa rete formidabile è nata dal nulla, in modo spontaneo, e sarà portata anche a Perugia ed in altre città dell’Umbria. La Scuola per genitori

nasce proprio in risposta a quello che si denuncia nelle cronache degli ultimi tempi: siamo diventati dei bancomat senza spina dorsale. Cresciamo i giovani con l’idea che tutto è dovuto; ci sono genitori che se i figli chiedono, danno. Ci sono dinamiche ormai radicate di odio che vanno smantellate. E’ urgente intervenire nel sostegno delle nuove generazioni. Il problema è culturale, e il cambiamento richiede tempo. Lo Stato è assente. L’unico ministero che ha cercato di fare qualcosa con Giovannardi non ha avuto fondi. L’agenda politica si dovrebbe

impegnare per la famiglia, ma non è così. Ciò che si rischia è il futuro del Paese. E’ necessario intervenire sulla scuola, ma la situazione, come è noto, è in netto declino. Quale confine c’è tra odio e amore? Credo che l’opposto dell’amore non sia l’odio, ma l’indifferenza. L’odio è una forma di amore malato che sfocia in risentimento e rabbia. Quale consiglio dà ai giovani? Crescere nella libertà, seguendo le proprie passioni, credendo in se stessi e soprattutto non rimanendo a casa. ● View P oint

23


grappling

Mazzeo una vita da

lottatore

Il 30enne judoka perugino è campione italiano di grappling

O

ttico per lavoro, lottatore per passione, questo è in sintesi Gaspare Mazzeo, attuale campione in carica di Grappling. Il trentunenne si è infatti recentemente imposto tra i più forti d’Italia in questa nuova tipologia di lotta che raccoglie e mette a confronto atleti provenienti da diverse arti marziali. Arti marziali che Gaspare inizia a praticare da piccolo “Nel 1984

di

– ricorda Mazzeo – avevo cinque anni ed un carattere un po’ vivace, così i miei genitori per darmi un po’ di regole mi iscrissero alla palestra di judo, il Sakura, davanti casa, dalla quale non sono più uscito”. Un rapporto particolare con il Sakura Judo di Ponte San Giovanni per Gaspare che va avanti ancora oggi: “Lì sono cresciuto insieme ad uno splendido gruppo di amici, Andrea, Antonio, Gianni, Roberto,

Daniele Calzoni

Fesal e Daniele, tutti che praticano judo ancora oggi e con i quali ci siamo sempre frequentati anche fuori dalla palestra. Inoltre ho un rapporto bellissimo anche con Roberto Sabatini, il nostro maestro e con Luciano Todini il nostro presidente, per noi la palestra è come una seconda casa”. Prima atleta ed ora insegnante di judo, ma nel 2009 arriva la nuova esperienza nel grappling: “Nella nostra palestra View P oint

25


26

View P oint


“Ho iniziato a praticare le arti marziali da piccolissimo poi nel 2009 è arrivata l’esperienza nel grappling che mi ha portato al titolo tricolore” “Il grappling mi ha permesso di rimettermi in gioco alla soglia dei 30 anni. Anche i miei allievi lo praticano con successo”

prediligiamo la lotta a terra rispetto a quella in piedi, così quando ho saputo dell’esistenza di questa nuova disciplina che si sviluppa lottando prevalentemente al suolo ho deciso di mettermi in gioco, anche se differentemente dal judo si pratica senza kimono”. La prima esperienza è subito importante: “Nel 2009 partecipai alla seconda edizione del campionato italiano, in seconda serie alla quale erano iscritti settanta atleti, arrivai secondo, vincendo sei incontri e perdendo la finale al golden point”. Un ottimo trampolino di lancio per tutto il Sakura: “Esattamente, molti miei allievi si sono cimentati nella pratica del grappling con risultati importanti, voglio ricordare Michele Baldassarri, Federico Sabatini, Luca Renga, Lorenzo Armino e Maura Pizzichini che si sono imposti a livello nazionale

conquistando titoli e piazzamenti importanti”. Ma la vera escalation Gaspare la compie in questa stagione: “Ho cominciato con un successo a fine settembre. Durante uno stage di judo con il campione olimpico Inoue ad Aix En Provance, era stata organizzata una gara di lotta a terra con il kimono con i partecipanti che provenivano da svariate discipline di lotta. Io fui l’unico judoka a salire sul gradino più alto del podio, vincendo quattro incontri”. Davvero un inizio con i fiocchi: “Mi ha dato una carica importante per la stagione. A dicembre ho vinto la Coppa Italia di seconda serie, e da lì ho preso la decisione di passare in prima”. A Marzo è arrivato subito il titolo italiano in prima serie: “E’ stata un’esperienza bellissima, durante la quale ho disputato incontri tiratissimi contro atleti davvero esperti, ma alla fine sono riuscito

a conquistare la medaglia d’oro della categoria -70 kg”. Cosa questa che ha permesso a Gaspare di entrare nel giro della nazionale: “Agli inizi di Maggio ho partecipato ad uno stage per confrontarmi con l’atleta titolare della mia categoria, la -70 kg, il plurimedagliato Ciro Ruotolo per un posto agli Europei di questo mese, lui ha molta più esperienza di me, ma non è andata male, anche se non mi hanno scelto come titolare c’è sempre la possibilità di una chiamata dell’ultimo minuto”. Insomma l’Umbria ha modo di farsi conoscere a livello italiano anche con questi nuovi sport magari meno conosciuti, da ricordare che Gaspare è l’unico umbro in possesso del titolo di Allenatore di grappling e che il Sakura Judo è iscritto alla Figmma, la federazione ufficiale per quanto riguarda questa disciplina. ● View P oint

27


poetiche

“La vita in gioco” di Mic di

Brunella Bruschi

(segue dal numero porecedente)

I

n un altro testo amoroso, “Cuore sottovuoto”, analogamente concepito nell’idea di un impulso a liberarsi da una costrizione, si accentua il ritmo festoso, eppure il motivo della sofferenza è palpabile, si racconta un patimento d’amore come una claustrofobia che conduca all’ossessione. Nella lirica “Il trenino dell’amore” sorprendentemente ancora questo sentimento, alluso nel caleidoscopio di giochi sempre più inquietanti e ipercinetici, è accostato alla morte, dissimulata nella giostra (“il giro della morte”), che in realtà richiama la sofferenza inaudita di una tortura da crocifissione (“sussultano ai colpi le giunture”). Così in “Cuore e controcuore” l’innamoramento è rappresentato tra un gioco di scherzose pseudo-patologie cardiache e naturalistiche connotazioni dell’immaginario amoroso, in un contrappunto delizioso, che annunciano uno sgomento, una fragilità insanabile. E ancora molte altre sono le poesie che, quasi ossessivamente, rappresentano questo tema in una molteplicità di circostanze, per così dire, minori e meno evidenti: aggiungo solo “Vetrina a prova di proiettile”, in cui il cuore viene immerso “in una bara di cemento”, “gettato nella calce” e “in una vasca di bitume” da chi, in amore, compie un’operazione cruenta che conduce alla “morte”, quasi un omicidio o un suicidio che sottragga alla sofferenza di affrontare situazioni difficili. In particolare, in una miriade di testi ispirati variamente al cuore, si può attingere la complessità di una vera e propria fenomenologia amorosa mai scontata e indagata nel dettaglio più profondo, a cui l’apparente distacco ludico e umoristico presta un corpo concreto e vivo. Per inciso trovo ancora più efficace il verso di Pascale quando narra l’ambiguità di un rapporto a due che può celare, nelle pieghe di un quotidiano tranquillizzante e consolatorio, gli indizi crescenti dell’indifferenza e del dolore (vedi “Cuore in vetroresina” e “I piaceri della vita domestica”). Il gioco si profila, così, non tanto come simulazione 28

View P oint

quanto come dissimulazione a fini antiretorici e “antiletterari” sul piano espressivo, a fini investigativi veri e propri in ordine ai contenuti rappresentati. Se, dunque, focalizzare un ambito come quello analizzato può fornire, per così dire, un campione della profondità meditativa, è necessario d’altra parte ribadire la ricchezza delle varianti tematiche, che comprende anche soggetti più particolari ed originali, come ad esempio l’evoluzione della specie, già presente nel libro preceden-

te, la cronaca nei suoi eventi più significativi del costume e della “cultura dominante”, la stessa riflessione metapoetica: fra gli altri cito “Quinario triste e solitario”, un non sense dalla rima insistente e un po’ ossessiva, che parafrasa una vecchia canzone degli anni ’50, in cui l’autore confessa di essere stanco di un esercizio formale, che, peraltro, riesce comunque a colorare di sensi estemporanei, non ultimi quelli di una riflessione su alcune dinamiche linguistico-espressive e sulle


helangelo Pascale pensieri e parole

PRIGIONIERO DI TE Voglio che mi tolga la buccia irta di mallo spinoso dentro c’è un sasso lucente l’ippocastano dorato voglio che tu rompa la scorza rugosa di noce moscata dentro ci sono pinoli leggeri immersi nel nero profondo voglio che fonda il mio guscio con dolci occhi nocciola dentro ci sono frutti canditi gelati dal freddo polare. CUORE SOTTOVUOTO Devo aprire la scatola del cuore le sardine guizzano dentro allineate all’olio d’oliva boccheggiando supine in carenza d’ossigeno

sonorità poetiche. In sostanza mi sembra di notevole rilievo il fatto che Michelangelo consegni alla sua poesia la precipua finalità di mostrare come un presunto gioco di parole possa aprire, in realtà, l’orizzonte del pensiero, moltiplicare lo sguardo, verso immagini caleidoscopiche, ragionamenti al limite della follia, che solo a volte hanno la gratuità del Limerik, ma che quasi sempre ci parlano delle cose, dei fatti della storia, della società, della guerra e persino, come si è visto, della morte,

sempre prendendo le distanze da ogni assioma, e irridendo al luogo comune ed al pregiudizio. E’ stato detto che la poesia è sempre una domanda che chiede al lettore di ipotizzare risposte: in questo caso mi sembra che ciò accada in maniera particolarmente evidente. In più questo gioco incessante a sperimentare una personale espressività si rivela denso di valori etici, di un tessuto emotivo ed esistenziale che costituiscono la sostanza discreta, ma salda della poesia. ●

devo aprire il bidone dell’amore le aringhe schizzano fuori pigiate sotto sale di gemma soffrendo annoiate per la coabitazione forzata devo aprire il barile del dolore i salmoni saltano in alto rosati e argentei nell’acqua colpendo furiosi col capo il coperchio. View P oint

29


poetiche

Enogastronomia e cultura a Vil di

C

hi pensa che una dicotomia incolmabile separi attività artistiche e mondo della ristorazione fondata sulla genuinità e la qualità, potrà essere smentito dalla singolare, raffinata esperienza che Francesca e Novello Taticchi conducono nella accogliente villa degli avi, nei cui preziosi spazi allestiscono di tanto in tanto eventi di notevole interesse culturale declinati con l’impegno e la ricerca nell’ambito culinario. L’ultimo appuntamento si è verificato il 21 marzo, in coincidenza con l’Equinozio di primavera e la Giornata Mondiale della poesia, due scadenze solo apparentemente diverse, in realtà anche potenzialmente affini nel rappresentare entrambe un rigoglio di vita e pensiero, una rinascita di energie creative dell’uomo e del suo contesto biofisico. Se, da una parte, l’arte in tutte le sue forme è creazione immaginaria sempre radicata nel mondo, di cui fornisce continuamente prospettive, incarnando le più costanti e significative domande sull’esistenza, dall’altra, l’elaborazione di cibo non intesa solo a “sfamare” (del resto intrinseca alle relazioni sociali in tutte le culture umane), ma attenta ad un’armonia tra uomo e ambiente, fra natura e ispirazione, quindi anche ad importanti equilibri non esclusivamente nutrizionali, può acquistare il senso di vera e propria espressività artistica. La cena del 21, “Sinestesie di primavera” è stata concepita in una convivialità dal tono semplice e consapevole, nell’osmosi fra le sollecitazioni dei diversi sensi e delle sensibilità che musica, poesia, grafica e cibo suscitano in una fruizione interattiva e colloquiale. Visibilità della parola e del segno hanno incrociato ascolto di trame sonore poetiche che confluivano nelle variegate, incisive tonalità e nei peculiari timbri di una musica che ha spaziato da Debussy a originali brani moderni, secondo la raffinata scelta ed esecuzione del maestro Ceccomori. Nulla, dunque di scontato e prevedibile, ma l’alchimia di ampi spazi d’ascolto, d’emozione e riflessione. Il dinamismo sottile e teneramente cromatico che percorre i disegni di Vittoria Bartolucci ha narrato, sulle note della musica e delle letture, i sensi connotativi più ineffabili della parola poetica, illustrando liriche

30

View P oint

Brunella Bruschi

note e meno note di poeti contemporanei. L’ispirazione che ha dato vita all’iniziativa ha attinto ai miti del firmamento equinoziale, in particolare a quelli che riguardano le sue costellazioni, riportati nelle “Noctes Atticae” di Aulo Gellio: Orsa Maggiore e Minore (Cynosura, o coda del cane), stella di Arturo (costellazione di Boote). L’ antica tradizione vuole che in Orsa Maggiore fosse mutata Callisto, amata da Zeus, ad opera di Era, e che suo figlio sia divenuto, appunto, Arturo, la stella più luminosa della costellazione di Boote, che si trova proprio davanti al carro, come se tenesse d’occhio perennemente la madre per proteggerla. I Latini chiamavano l’Orsa Maggiore Septentriones, da septem e triones, crasi di terriones, cioè buoi che sanno arare e coltivare la terra, ma anche perché le stelle che la compongono sono vicine a tre a tre. Altre versioni del mito narrano che il figlio sia il Piccolo Carro, cosi come ad Arturo gli antichi attribuirono di volta in volta l’identità di cacciatore o di suscitatore di pioggia e tempeste. Come si vede una singolare rappresentazione del cielo proiettato verso la terra a suscitarne la vita e la rinascita. Così abbiamo nel menù rappresentato, anche attraverso la suggestione dei titoli poetici d’ogni portata, questa preziosa continuità cielo-terra nella prospettiva della fertilità che produce primizie e cibi rigogliosi e genuini. Le liriche proposte alludevano ai vari temi connessi: il valore del binomio vita-poesia, la sinestesia, che della poesia stessa è un’occorrenza fondamentale, il mito, che è immaginazione del reale e linfa della poesia, la natura, il cibo. Molteplicità di riferimenti, dunque, ma anche di timbri, di atmosfere: i versi trascoloravano dal calembour giocoso al non-sense scoppiettante ed eversivo di Michelangelo Pascale, ai toni pacati, ma tramati di fili ironici e malinconici di Vittoria Bartolucci, alla vena cromatica e passionale di Gladys Basagoitia, alla rastremazione della parola poetico-filosofica di Marco Viscomi, al mondo onirico e a volte inquietante, a volte ludico di Letizia Giontella, alla palpitante inchiesta esistenziale fra elementi e memoria della sottoscritta (Brunella Bruschi), almeno nell’altrui giudizio. ●


la Taticchi

L’intervista Cultura e tradizione a Villa Taticchi “Il mio sogno è far diventare questo posto un punto di riferimento per tutti coloro che come me, amano la vita in tutte le sue più originali manifestazioni”

A

fine serata doni di libri, allegria e un papiro speciale con la poesia di Michelangelo dedicata a Villa Taticchi, subito affisso alla parete dagli ospiti che, lieti per il generale apprezzamento, mi hanno rilasciato la seguente intervista. Quando e come è nata l’esigenza di corollare l’attività primaria con le diverse iniziative culturali e ludiche durante le cene (penso anche all’idea curiosa delle cene col delitto)? La storia di “Villa Taticchi” è un po’ particolare, tutto si svolge all’interno di casa nostra e noi della famiglia siamo impegnati in prima persona ognuno secondo le proprie capacità: passione per la musica, per l’arte, il teatro, amore per la natura e per il territorio. Per noi fare solo ristorazione sarebbe veramente riduttivo, e poi sono proprio queste mura a chiedercelo, la biblioteca, il salotto con il grande camino, gli affreschi che rappresentano i miti, per non parlare del parco secolare Cosa fa si che cucinare diventi un piacere che mette in gioco fantasia, immaginazione, curiosità? Ogni azione che noi facciamo dovrebbe essere il mezzo di comunicazione per capire e poi testimoniare chi veramente siamo. Nella mia vita cerco di esprimere fantasia, immaginazione e curiosità e, visto che il mio lavoro è cucinare, i fornelli diventano la mia tavolozza e gli ingredienti i colori... In cucina poi tutti i sensi vengono coinvolti e questo rende il gioco ancora più divertente. Qual è la situazione generale della ristorazione nel nostro territorio, che a me, profana, appare un po’ affollata e in genere poco attenta alla qualità dei cibi, all’accoglienza, alla genuinità? Innanzi tutto dipende dagli obiettivi che ci si pone, oggi c’è molta concorrenza e la battaglia dei prezzi è feroce, poi c’è la tentazione di seguire le mode, di andare con la corrente. Questo nel breve termine può anche ripagare ma poi si rischia di perdere la propria identità. Dovremmo essere noi ristoratori ad accompagnare nel percorso del gusto i nostri ospiti e non noi ad andare dietro all’ultima moda del mercato! Ci sono progetti da sviluppare in futuro?

Solo cenni, non si può rovinare la sorpresa. Credo che in cucina più che in altri settori possiamo accorgerci del ritmo delle stagioni, dello scorrere del tempo con le sue festività e ricorrenze, possiamo essere attenti alle nostre tradizioni.... attraverso il cibo possiamo esprimere tutto ciò ed è proprio intorno ad una buona tavola che possono partire interessanti e piacevoli situazioni. Per esempio posso citare il proseguimento di serate a tema sulla natura (preparatevi al solstizio e alle affascinanti tradizioni della festa di S. Giovanni…), sulla musica, sulla poesia, sul commercio etico, sulla danza, e su interessanti temi di attualità ancora…” top secret”. A proposito sapevate che abbiamo organizzato una lezione di fisica quantistica? In che misura le vostre iniziative, che danno nuovi sbocchi alle attività dei nonni e dei bisnonni, contribuiscono a farvi ulteriormente radicare nell’armonia con la natura e quindi con un passato che diventa meno oggetto di nostalgia, perché in una proficua continuità col presente? In una società sempre più globalizzata e massificata, il rischio più grande può essere quello di perdere il grandissimo bagaglio culturale e storico delle nostre origini. Il mio sogno è far diventare questo posto un punto di riferimento per tutti coloro che come me, amano la vita in tutte le sue più originali manifestazioni. Vivere e lavorare in questa casa comporta un grande bagaglio di responsabilità: grande amore per la terra, passione per le innovazioni e comportamento etico, questo abbiamo imparato dai nostri avi, mio nonno Peppino, proprio qui fra queste mura, ebbe la geniale idea di fondare la centrale del latte Grifo, quando ancora l’idea del latte a lunga scadenza era ben lontana, e tutti a Ponte Pattoli ancora ricordano quando arrivò con una delle prime mietitrebbie immesse sul mercato... Oggi per me essere innovativa significa riproporre con forza questi valori facendo si che attraverso la convivialità, passi quella cultura che anima da sempre la nostra terra. I nostri gentili lettori sono invitati il 23 giugno, festa di san Giovanni, all’incontro di Villa Taticchi. ● View P oint

31


books

Il racconto di

dalla penna di Pasquale

Un libro ricco di ricordi, rimorsi, riflessione e voglia di sorridere ancora Da leggere e rileggere di

S

Floriana lenti

ognare, amare, vivere, lottare e sperare: ci sono tutte queste componenti nel romanzo di Pasquale Guerra, docente del Liceo Classico Mariotti di Perugia. “Giunse veloce l’alba” è un lungo racconto ambientato negli ultimi anni del ‘900. L’autore omaggia la figura femminile tracciando un’immagine vivida, tenera e appassionata di un’epoca ancora troppo vicina, forse, per essere svelata in libri contemporanei e anche molto lontana dall’attuale situazione socio-culturale. Adriana, così si chiama la protagonista del romanzo, arrivata all’età di quarant’anni, rilegge la sua storia, si interroga sulle scelte fatte che a volte sono perdenti (come quelle affettive) ed altre vincenti (in particolare quelle lavorative; cura, infatti, la magistratura per minorenni con grande successo). Sono molte le persone che ruotano intorno alla figura di Adriana e su di lei hanno grande influenza, spesso lasciano la propria impronta: i professori del liceo e dell’università, l’amica con cui condividere gioie e dolori, le figlie, l’ex marito; non mancano personaggi conosciuti del mondo dello spettacolo e della cultura. E poi ci sono i luoghi, che il lettore osserva attraverso gli occhi della protagonista, senza doversi addentrare in descrizioni analitiche ma solo in poche spennellate eloquenti e nitide. Città della Puglia, del Piemonte, ed ancora Pinerolo, Torino, Roma. Senza ombra di dubbio il posto a cui ci si affeziona di più è Ventotene, è lì che si consumano vicende d’amore tra vacanze e rientri fugaci, è lì che molti incontri si aprono e si chiudono. 32

Adriana

View P oint

Guerra


Nel romanzo spicca l’uso di un linguaggio fluido, sobrio ed elegante

“Giunse veloce l’alba” potrebbe davvero essere un itinerario di educazione sentimentale, considerate le grandi pause del sentimento identitario di Adriana. Nel libro ci sono numerosi punti di svolta che portano a riflessioni capaci di scuotere l’animo dei lettori (anche quelli più distratti), ma a creare un vero e proprio momento di rottura è l’immenso dolore per la perdita di una figlia. Come può essere descritta questa tragedia? Cosa si nasconde nel cuore di una mamma di fronte ad una situazione come questa? Cosa rende la vita così crudele? Pasquale Guerra con tatto e dimestichezza letteraria affronta la vicenda, non appesantisce la scena, non aggiunge altro dolore. Spiega, analizza, fa parlare Adriana e le fa vivere sconforto e poi rinsavimento fino a quando non si troverà nuovamente a dover prendere altre decisioni, ad andare avanti. Il romanzo è scritto abilmente, con passione. Spicca l’uso di un linguaggio fluido, sobrio ed elegante; ciò che però è molto più importante è che sa trasmettere emozioni. L’autore Pasquale Guerra vive a Perugia. Insegna lettere nel Liceo Classico della sua città. Cura progetti e corsi di aggiornamento su libri e lettura. Collabora con la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia e con Umbrialibri. Dal 2008 cura la rassegna UmbrialibriNoir con Silvia Rampini. E’ membro dell’IRDAU (Istituto di ricerca sugli antichi umbri). Il romanzo “Giunse veloce l’alba!” è edito da Robin nella collana La biblioteca del tempo. ● View P oint

33


Sabato 11 giugno

Grande inaugurazione del giardino d’estate.

venerdì 24 giugno

Concerto musicale con la Big Band

venerdi’ 1 luglio

Aperitivo in musica con i nostri antipastini offerto a tutti con musica dal vivo dalle 19.00 Alle 20.00 La festa continua con la musica Blues degli Electric Devils.

Serata musicale con il gruppo rock dei Nem

Continuano le serate con la musica dal vivo dei Pyramid Jazz Quartet (smooth jazz)

Cena con delitto (serata all’aperto) Tutte le serate sono ad ingresso gratuito (ad eccezione della cena con delitto) Aperitivo musicale prima dell’evento dalle 19 alle 20. Gradita la prenotazione.

Sabato 18 giugno

giovedi’23 giugno

Cena delle erbe di San Giovanni

venerdì 22 luglio

Enzo Mattioli in concert musica tradizionale italiana

Sabato 23 luglio

Str. Fratticiola, 2 - Ponte Pattoli (PG) - tel. 075.69.45.03


Prendere il sole senza sorprese di

L’

ritagiare per estrarre la scheda

esposizione solare produce benefici per l’organismo (stimolazione alla sintesi di vitamina D, produzione della serotonina, nonché la tanto amata “tintarella”). Non va però sottovalutato che il sole può essere causa di danni. I principali problemi indotti dalle radiazioni solari sono dovuti alle onde uvb e uva. I primi sono poco penetranti ma molto forti (possono causare l’eritema solare e i tumori della pelle). Gli uva (responsabili dell’abbronzatura) sono meno potenti ma più penetranti, passano anche attraverso i vetri e hanno la stessa intensità tutto l’anno: sono causa del danno alle fibre di collagene ed elastina producendo il fotoinvecchiamento. Per quanto la pelle abbia a disposizione 2 strumenti di protezione, l’ispessimento cutaneo e la produzione di melanina, questi sono insufficienti ad annullare completamente il danno. Per questo dobbiamo ricorrere all’uso di prodotti solari. La capacità protettiva contro gli uvb viene espressa nell’etichetta del prodotto da un valore che è SPF (sun protection factor) che si esprime in una scala tra 6 e 50+ oppure da una categoria descrittiva (es. alta protezione). Il grado di protezione anti uva deve essere almeno pari a un 1/3 di quello uvb e viene espresso in etichetta da un simbolo che è UVA cerchia-

Dott.ssa Chiara Paparelli Farmacista specializzata in dermocosmesi responsabile di reparto

Farmacia Bolli 1833

to. Un buon solare per garantire una protezione completa e sicura deve contenere sia filtri “chimici” (sostanze di sintesi che reagiscono chimicamente con le radiazioni) che “fisici” (polveri bianche che creano una barriera) così da coprire tutto lo spettro di radiazioni. Non esiste prodotto che garantisca un blocco totale ma bisogna rispettare delle regole: Identificare il proprio fototipo e scegliere i solari più adatti; non esporsi tra le 11 e le 15 (anche se nuvoloso); ripetere

l’applicazione ogni 2-3 ore e dopo il bagno; proteggere i bambini; in caso di attività sportive il solare va applicato più frequentemente; attenzione alle superfici riflettenti (neve, acqua, sabbia bianca...); attenzione ai farmaci o ai cosmetici che si usano sotto al sole, molti sono foto sensibilizzanti; può essere utile usare in associazione sostanze antiossidanti come vitamina C; a fine esposizione usare sempre prodotti doposole che hanno un’ azione lenitiva e riparativa.

abbronzati

promozione solari

in sicurezza

15% di sconto

non perdere

presentando il coupon presso la FARMACIA BOLLI 1833 riceverai uno sconto del 15% su tutti i solari per tutta la famiglia FARMACIA BOLLI 1833 - Via dell’Ala, 15-d - 06134 - Ponte Felcino (Pg)

l’occasione scheda 3 View P oint Expert division


e impostare la rieducazione

wellness

Superare il dolore

Nella cura di ogni patologia l’unione tra le discipline aumenta la riuscita del trattamento di

Federico Boila

Questa rubrica dedicata al benessere e alla salute con l’aiuto del nostro esperto Federico Boila da oltre quindici anni all’interno dello studio fisioterapico e riabilitativo POLIS svolge la sua professione avvalendosi delle più moderne tecnologie per soddisfare ogni richiesta. Boila sarà lieto di rispondere alle domande dei nostri lettori scrivendo a: polis.f.boila@gmail.com o all’indirizzo dello studio Polis in Via Mascagni, 39 - 06132 San Sisto Perugia tel 075.5292185

Massaggi, terapia fisica strumentale, ginnastica riabilitativa e lavoro di concerto con le altre discipline mediche. Ma alla base di tutto ci deve essere la preparazione del professionista a cui ci rivolgiamo.

D

opo la valutazione e la diagnosi del cliente, in riabilitazione, il passo successivo è quello dell’impostazione del piano del trattamento. In alcuni casi l’intervento del fisioterapista non è possibile se siamo in presenza di un paziente che ha una patologia in atto, in forma particolarmente acuta. Questo vuol dire che dobbiamo aspettare per intervenire in una fase successiva dove il sintomo del dolore acuto ha lasciato spazio ad una condizione di minore severità. Lo scopo del trattamento quindi deve essere mirato alla risoluzione del dolore e, soprattutto, ad una rieducazione del cliente che gli consenta di prevenire eventuali ricadute. Per l’intervento dei sintomi possono essere utili delle applicazioni di terapia fisica strumentale come la tens, la ionoforesi o il laser che vanno applicati nelle zone dolenti. Se ci troviamo in situazioni di dolore cronico possiamo utilizzare anche altri elettromedicali come la magnetoterapia, gli ultrasuoni o la tecar, ma in tutti i casi, il nostro supporto fondamentale nell’approccio al paziente rimangono le mani. Tra i metodi

più antichi ovviamente tutti conoscono il massaggio che resta tra gli strumenti di base del fisioterapista. Il massaggio ha lo scopo principale di intervenire direttamente sui tessuti muscolari per migliorarne la condizione di contrattura e di tensione. Ne esistono di diversi, da quello muscolare decontratturante, più o meno profondo, a quello per riattivare la corretta circolazione, da quello per rilassare il cliente a quello di porlo nelle migliori condizioni per essere riabilitato. In secondo luogo possiamo intervenire con l’ausilio di trattamenti di ginnastica riabilitativa, facendo fare al paziente dietro la nostra guida degli esercizi mirati alla sua condizione per poi insegnargli come farli da solo, con la rieducazione posturale, correggendo i suoi vizi di posizione della colonna, o con tecniche

di mobilizzazioni delle articolazioni cercando di riattivare il movimento degli arti che alle volte possono essere bloccati o possono avere una limitazione del movimento. In tutti i casi sopra descritti dobbiamo comunque essere in grado di “costruire”, con gli strumenti a nostra disposizione, un piano di trattamento altamente specifico al paziente, come fa una sarta quando cuce il suo vestito addosso al proprio cliente! Per curare al meglio ogni singola persona poi, non dobbiamo mai dimenticare il lavoro di concerto con le altre discipline mediche le quali possono migliorare l’indirizzo della terapia. Infine per una buona riuscita della cura consiglio a tutte le persone di rivolgersi sempre ad un professionista del settore, per evitare spiacevoli situazioni e soprattutto danni peggiori di quelli già esistenti. ● View P oint

37


food&wine

Sfida ai fornelli: P

rimi piatti. E’ su questo appetitoso tema che si incentra la sfida culinaria tra lo chef e nonna Tina.

Da un lato il professionista ha scelto dei malfatti. Dall’altro la nonna che scende in campo con degli strangozzi

il sommelier consiglia

di

Luigi Zeppetti

Chef della Trattoria del Borgo di Perugia Malfatti di ricotta e ortica Ingredienti: Ortica g. 150 – Farina g. 250 – Ricotta fresca g. 400 – Uova n. 2 Parmigiano g. 120 – Una noce di burro – Noce moscata q. b.

Procedimento: Una volta pulita e lavata l’ortica, scottarla in acqua leggermente salata, raffreddarla rapidamente e strizzarla; quindi frullarla insieme alle uova, versarla in una bastardella e lavorarla con la ricotta, metà del parmigiano e la noce moscata ottenendo una crema. Di seguito disporre la farina setacciata a fontana, versarvi al centro la crema precedentemente ottenuta, ed impastare, formando un panetto. A questo punto preparare i malfatti usando lo stesso metodo degli gnocchi di patate. Una volta pronti i malfatti vanno cotti in acqua bollente, raffreddati e conservati in frigorifero leggermente oleati. Al momento dell’utilizzo andranno gratinati in forno in apposite fondine monoporzione conditi con il burro ed il parmigiano restante. A questo piatto possono essere abbinate la salsa al pomodoro, al tartufo ed i ragù di cacciagione.

38

View P oint

Via Madonna del Pia, 44 Bevagna (Pg) Italy tel. 0742.360395 fax 0742.369147 info@cantinadionigi.it www.cantinadionigi.it


il primo è in tavola ai sapori umbri. Come sempre due ricette tra le quali non c’è da scegliere, ma c’è solo da provarle entrambe.

A confronto la tecnica di uno chef e i segreti e l’esperienza di una casalinga

Gabrino Merlot i.g.t. Umbria Denominazione Merlot i.g.t. Umbria Nome del Vino Gabrino Zona di produzione Bevagna Vitigno 100% Merlot Esposizione vigneto Sud Ovest Età dei vigneti Circa10 anni Altitudine 260 m s.l.m. Sistema di allevamento Cordone speronato Numero ceppi per ettaro 5.500 Caratteristiche terreno Calcareo Argilloso Produzione per ettaro 80 q. li Vinificazione Viene lasciato macerare con le bucce 15 giorni Maturazione L’80% della produzione matura per 24 mesi in botti di legno grande, il restante 20% matura in barrique di 1°,2° e 3° passaggio per 12 mesi in fine viene assemblato al resto Affinamento in bottiglia Minimo 6 mesi Bottiglie prodotte Circa 4.000 Particolarità Questo vino è volutamente non filtrato Caratteristiche Gran vino pieno di colore, dal bouquet leggermente erbaceo, con sentori di frutta matura e confettura, dal gusto pieno, caldo e molto sapido Abbinamenti Carni rosse alla brace e brasati in genere Temperatura di servizio 18° C.

L’azienda

S

i trova in una delle più suggestive zone del territorio umbro, nel Comune di Bevagna, in una zona collinare circondata anche da boschi e produce principalmente vino e olio di oliva dal 1896. Lontano dal traffico cittadino e dai rumori, produce con tecniche all’avanguardia il vino che ha reso famose queste terre. L’azienda è di piccole dimensione ed è a conduzione familiare, quasi la totalità del prodotto viene venduta in azienda instaurando cosi un rapporto diretto con il consumatore che in questo modo ha la possibilità di constatare direttamente la bontà dei prodotti offerti. Produciamo circa 60.000 bottiglie di vini D.O.C. e D.O.C.G. come il Grechetto dei Colli Martani, il Motefalco Sagrantino, oltre ad altri vini eccellenti; una delle nostre passioni è il vino passito, infatti ne produciamo quattro tipologie. Inoltre nella nostra azienda è possibile acquistare dell’ottimo vino sfuso ed un altrettanto squisito olio di oliva. LA CANTINA, recentemente ristrutturata, ospita al suo interno una accogliente SALA DEGUSTAZIONE. Sarete accompagnati in una visita guidata nella nostra cantina, potrete vedere le botti dove il nostro vino si affina, assaggiarlo ed infine acquistarlo direttamente. Capirete il percorso che affronta l’uva, dalla vite, la sua lavorazione, al prodotto finito e potrete apprezzare il lavoro che facciamo con passione da sempre.

di

Nonna Tina

Sfama da oltre 30 anni marito e tre figli Strangozzi ai sapori umbri Ingredienti : Pensiamo a un po’ di prodotti umbri. Pasta? Strangozzi. Poi, vediamo… Umbria, Norcia, il maiale. Allora lardo. Ah sì, non posso dimenticare le mie origini di Cannara, per cui cipolle. Il rosmarino cresce in giardino, orti e terrazzi. E un po’ di vino bianco che le nostre vigne produce. Gli ingredienti ci sono, passiamo alla preparazione. Procedimento: Sbucciate le cipolle, affettatele al velo e fatele appassire insieme con il lardo tritato in due cucchiai di olio extravergine. Per evitare che friggano e prendano colore aggiungiamo un mestolino di acqua calda. Per dare un po’ di profumo aggiungiamo degli aghi di rosmarino e bagnati con il vino bianco. Il tutto va fatto cuocere per circa 20 minuti, comunque fino a quando le cipolle saranno quasi disfatte. Lessiamo gli strangozzi e scoliamo al dente. Saltateli rapidamente nella padella con il preparato di cipolle, lasciando insaporire il tutto a fuoco vivace per un paio di minuti, quindi cospargete di pecorino, pepe e tutti in tavola.

La nostra storia

L

a Cantina Dionigi produce vino fin dal 1896 quando Gabriele si trasferì assieme alla sua famiglia, da Assisi a queste suggestive colline situate nel comune di Bevagna. Individuò da subito i tipi di colture più adatte a queste terre: l’ulivo e la vite; sussiste, infatti, un particolare equilibrio tra altitudine, clima e terreno che rendono molto apprezzati i prodotti che ne provengono. Nel corso degli anni sono state selezionate le varietà che meglio si sono adattate e quindi le tecniche per trasformare i prodotti in olio D.O.P. e vini D.O.C.G. dal corpo e sapore inconfondibile. Il rosso di Montefalco, il Sagrantino di Montefalco nelle versioni passito e secco, ma anche il generoso Grechetto dei colli Martani, oltre ad altri vini eccellenti. Tuttora i discendenti di Gabriele coltivano queste colline con lo spirito di sempre, volto a migliorare costantemente la qualità dei propri prodotti, per il loro ed altrui piacere.

View P oint

39


il matrimonio delle eccellenze

Trattoria del Borgo

La passione per il buon mangiare umbro

Salumi produzione propria, prodotti freschi di stagione, carni umbre garantite pasta fresca fatta in casa, vieni a scoprire i piatti della tradizione umbra

Trattoria del Borgo Via della Sposa, 23/a - Tel.075.5720390


Graphic by Fat Chicken

Dal 1953 partner dei vostri successi Ogni giorno unisce l’Italia

SUSA S.p.A. Via Jury Gagarin, 39 06074 Ellera di Corciano (PG) Tel. 075.518421 Fax 075.5178400 www.susa.it - www.susatrasporti.eu - susa@susa.it


Prodotti e attrezzature per piscine Sistemi di dosaggio automatico Analisi e trattamento acqua Via C. Cecci - 06088 S. Maria degli Angeli Z.I. (Assisi - PG) Tel 075 8044475 - Fax 075 8048266E-mail: info@saciprofessional.com www.saciprofessional.com


Viewpoint_Giugno_2011_ARCH