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«Pisapia può andare ai cortei ma Milano fa schifo per tutti»

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Giannino della Frattina - Lun, 01/07/2013 - 07:12

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Giuliano Pisapia «è libero di andare al corteo del Gay pride», ma il sindaco di Milano «non sta facendo una mazza né per gli omosessuali, né per gli eterosessuali». Un attacco durissimo quello fatto ieri mattina dal vice segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini parlando a margine dell'assemblea nazionale del Movimento giovani padani che si è tenuta nella giornata di ieri al Teatro Nuovo di piazza san Babila. «Pisapia va ai cortei - ha aggiunto - però Milano fa schifo. È grigia, squallida e insicura. E questo vale per i gay come per gli eterosessuali». Un giudizio perfettamente in linea con quello di Stefano Bolognini, l'assessore leghista alla Sicurezza della Provincia che sulla partecipazione alla sfilata dell'orgoglio omosessuale di sabato ha detto che «il sindaco invece di occuparsi di case popolari, periferie, mezzi pubblici o anziani deve occuparsi di carnevalate offensive e inutili. Povera Milano mia, come sei ridotta». Critico anche il consigliere comunale del Carroccio Luca Lepore. «Invece di perdere tempo a patrocinare queste esibizioni sguaiate - il suo attacco - Pisapia e accoliti si diano da fare per tutelare i veri valori di una società sana. Si ingegnino per sostenere chi fa fatica ad arrivare a fine mese: le famiglie, i lavoratori, chi esprime le proprie opinioni e il proprio modo di concepire la sessualità con serenità, costumatezza, dignità e senso del decoro». Perché «dietro il morboso sostegno a queste parate, si cela il totale fallimento del refolo arancione e della politica pisapiana, espressione di un degrado morale degno degli ultimi tempi della Roma imperiale». Ma nel pomeriggio al congresso dei giovani padani è arrivato anche il governatore Roberto Maroni che non ha perso l'occasione per fare il punto sui primi mesi della sua legislatura e soprattutto sui rapporti con il governo centrale. «C'è un modo molto semplice per diminuire la spesa pubblica - l'ennesimo diktat del governatore lombardo - ed è applicare i costi standard. Se non verranno applicati subito, prenderemo adeguati provvedimenti». E a chi gli ha chiesto cosa questo possa significare, Maroni ha risposto minacciando di essere «pronto a violare il Patto di stabilità. Il governo Letta è avvisato: o applica i costi standard o la Lombardia farà come le altre Regioni». Perché «la nostra - ha detto - è la regione più virtuosa in materia sanitaria, mentre la meno virtuosa è il Lazio». Ma se essere virtuosi «vuol dire tagliare i costi, chiudere ospedali e prenderlo in quel posto perché il governo rimborsa le regioni non virtuose, allora anche la Lombardia comincerà ad essere meno virtuosa di adesso». L'assemblea ha eletto Matteo Mognaschi coordinatore federale e il bergamasco Simone Parigi coordinatore lombardo dei giovani padani. Sul palco lo sfregio alle bandiere dell'Unione europea oltraggiate con una svastica e una falce e martello. A significare che per i leghisti in erba l'antagonista più che Roma ormai è l'Europa «dei banchieri e dei finanzieri. Il nuovo regime da abbattere è Bruxelles», ha detto Salvini. Ma le idee del congresso «offrono a Maroni un'energia positiva: nessuna divisione e nessun litigio, come è accaduto fra qualcuno degli adulti, ma tanta voglia di spaccare il mondo».

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