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Antonio Girardi Redazione CN

Celiaci senza tutele in Europa? Non proprio

Prodotti senza glutine fuori dal Regolamento sulle diete speciali. Ma a Bruxelles si apre un nuovo fronte

È rimandato a primavera (probabilmente maggio) il voto del testo, ormai definitivo, del nuovo Regolamento riguardante gli alimenti destinati a diete speciali. Con queste norme l'Unione Europea vuole tutelare, attraverso la composizione e l'etichettatura dei prodotti alimentari posti in commercio, le cosiddette “categorie vulnerabili” della popolazione, come i lattanti, i bambini piccoli e le persone affette da patologie specifiche. Dopo un lungo iter, il 18 giugno dello scorso anno il Parlamento europeo aveva suggerito che anche i celiaci figurassero tra le categorie vulnerabili contemplate dal Regolamento. La proposta non è però riuscita a far breccia nel passaggio decisivo del testo, in occasione del confronto tra gli organi europei – la Commissione, il Consiglio e il Parlamento – avvenuto il 14 novembre a Bruxelles. Il vertice ha infatti sancito lo stralcio dei prodotti senza glutine dal Regolamento che era stato elaborato dalla Commissione: il COM 353. I celiaci sono stati così declassati a pazienti “di serie B” e considerati meno a rischio, dal punto di vista alimentare, di coloro che devono perdere peso, vale a dire di soggetti sicuramente degni di attenzione, ma la cui condizione è diversa e comunque transitoria. Le richieste di tutela ridotte a una “questione italiana” Purtroppo per questo risultato negativo si è rivelato determinante l'appoggio accordato dalla Federazione delle Associazioni dei celiaci europee (AOECS), favorevole alla regolamentazione dei prodotti senza glutine nella norma sull'etichettatura dei prodotti alimentari (FIC - Food Information to Consumers). Nettamente diversa la posizione di AIC, affiancata in AOECS da alcune altre associazioni, francese, austriaca e danese. AIC si era impegnata fin dall'inizio in un'intensa campagna di sensibilizzazione degli Europarlamentari, affinché gli alimenti per celiaci fossero inseriti nel nuovo Regolamento. Per questa campagna AIC aveva ottenuto anche il sostegno delle massime istituzioni democratiche del nostro Paese, dell'Unione Nazionale Consumatori (UNC) e delle Associazioni di categoria dei produttori sia italiana (AIIPA) che europea (IDACE). Ciò nonostante, la richiesta è sta-

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ta strumentalmente ridotta a una “questione italiana”, ignorando che il problema interessa tutta la popolazione celiaca europea. Che non vedendo riconosciuti i propri diritti alimentari in sede comunitaria, rischia di perdere le garanzie e le tutele relative alla sicurezza e alla qualità dei prodotti dietetici senza glutine. Resta però aperto uno spiraglio: il FIC A questo punto la domanda è: AIC e i celiaci devono rassegnarsi alla sconfitta? No, perché la battaglia portata avanti dall'associazione è servita almeno a tenere aperto uno spiraglio. Infatti, nei cosiddetti “Considerando” – che nel gergo tecnico sono criteri interpretativi delle norme inseriti nella premessa al testo – si accenna, anche se in modo piuttosto vago, all'esigenza (si utilizza il condizionale “dovrebbe”) di trasferire le tutele che oggi sono previste per i celiaci nel Regolamento sulla composizione ed etichettatura degli alimenti - il “vecchio” 41/2009, che sarà abrogato dal COM 353 - in un altro Regolamento, denominato “Food Information to Consumers”, il cosiddetto “FIC”, n°1169/2011. Quest'ultima normativa riguarda “le informazioni da fornire sulla presenza in tutti gli alimenti, inclusi quelli non preconfezionati, di ingredienti, come quelli contenenti glutine, che presentino effetti scientificamente dimostrati di induzione di allergia o di intolleranza”. “Tali informazioni – prosegue il 'Considerando' – devono essere idonee a mettere in condizione i consumatori, specialmente coloro che presentano allergie o intolleranze alimentari come ad esempio i soggetti intolleranti al glutine, di poter scegliere consapevolmente gli alimenti sicuri per la loro salute”. Conclusione: il compito di AIC è ora quello di vigilare attentamente a Bruxelles – insieme ai politici e ai soggetti istituzionali nostri alleati in questa battaglia, ma anche continuando a cooperare con l'Unione Nazionale Consumatori – affinché le indicazioni contenute nel Regolamento 41/2009 vengano effettivamente trasferite, in modo coerente e completo, nel Regolamento 1169/2011 relativo alle informazioni alimentari rivolte ai consumatori (il FIC), così da garantire il mantenimento delle tutele riconosciute sino ad oggi ai celiaci in materia di prodotti dietetici.

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Tavola rotonda con due europarlamentari: Salvini e Pittella Sulla vicenda del nuovo Regolamento e sulle possibilità di tutelare i celiaci con norme precise in merito agli alimenti senza glutine in campo comunitario, abbiamo raccolto il punto di vista di due rappresentanti italiani nel Parlamento Europeo che, insieme ai parlamentari membri delle commissioni ENVI, ITRE ed IMCO, si sono dimostrati sensibili alla battaglia di AIC: il vicepresidente vicario, on. Gianni Pittella, del Gruppo dell'Alleanza Progressista di socialisti e democratici; e l'on. Matteo Salvini, presidente della Lega Lombarda e membro del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia. Salvini e Pittella hanno risposto alle stesse domande che abbiamo rivolto loro in questa sorta di virtuale tavola rotonda. L'esclusione dei prodotti per celiaci dal testo finale del Regolamento quadro sugli alimenti dedicati a diete speciali, scaturita dal vertice europeo del 14 novembre a Bruxelles tra Commissione, Consiglio e Parlamento, ha sancito la parziale sconfitta di quest'ultimo che, il 18 giugno, aveva invece inserito nella norma un'esplicita tutela delle persone affette da intolleranza al glutine. Vi aspettavate che andasse a finire così, con la “sostituzione” di coloro che devono perdere peso come “categoria” vulnerabile al posto dei celiaci? Cos'è accaduto a livello politico tra giugno e novembre perché si arrivasse a questo risultato? Quali iniziative avevate intrapreso in quel periodo? On. Salvini: Sì, ahinoi, ce lo aspettavamo. La vicenda, io credo sia riconducibile ad una questione di differenza culturale. I relatori di tutti i gruppi politici che hanno seguito il provvedimento sono del nord Europa e, come hanno candidamente ammesso all'incontro dello scorso Dicembre a Strasburgo, il tema non è mai stato affrontato in termini medico-scientifici. Per loro erano ben altri i punti strategici da difendere nel negoziato con il Consiglio, per cui le norme sugli alimenti per celiaci, pur recepite nella posizione iniziale del Parlamento grazie ad una decisa opera di persuasione da parte dei deputati italiani in primis, sono state usate come merce di scambio e fatte cadere, accontentandosi della promessa della Commissione - coincidente con la posizione del Consiglio - di farle tornare nell'ambito del regolamento 1169/2011 sulle informazioni alimentari ai consumatori.

on. Matteo Salvini

on. Gianni Pittella

On. Pittella: Con il voto in plenaria del 14 giugno 2012, il Parlamento Europeo aveva preso la sua posizione sulla proposta dell'etichettatura dei prodotti alimentari adottando il Rapporto Ries: si era così schierato a favore dell'introduzione nel testo dei prodotti per celiaci al fianco di quelli per lattanti e bambini, fini medici speciali, diete a basso e bassissimo contenuto calorico. La posizione del Parlamento è sempre stata a favore di una tutela estesa della categoria di celiaci, categoria considerata “vulnerabile”: i prodotti gluten free sono infatti essenziali e indispensabili nella dieta del celiaco, la cui esposizione a prodotti contaminati potrebbe arrecare gravi conseguenze nello stato generale di salute. Come da trattato, al voto in plenaria del 14 giugno è seguita la fase dei negoziati per trovare un accordo congiunto con la Commissione e il Consiglio sul testo. A quel punto però sono emersi interessi contrari di quei Paesi che ignorano la necessità di dare piena tutela e attenzione ad una patologia in forte crescita ed espansione soprattutto nei Paesi meridionali. Sicuramente l'attenzione verso l'istanza dei celiaci da parte della relatrice Frederique Ries e dei rappresentanti degli altri gruppi politici è stata piena anche durante i negoziati. Da parte nostra ci auguriamo e ci impegniamo affinché non vengano fatti altri passi indietro su un tema così sensibile e delicato che coinvolge una larga parte della popolazione europea. Sebbene il COM 353 escluda i prodotti senza glutine come oggetto di tutela, non bisogna trascurare il valore del più preciso richiamo agli alimenti senza glutine ottenuto nella premessa al testo del Regolamento, e del previsto trasferimento delle indicazioni riguardanti le necessità dei celiaci contenute nel Regolamento 41 del 2009, ora abrogato, all'interno delle norme sulle informazioni ai consumatori (Food Information to Consumers). A quali condizioni, secondo voi, questi due sia pur limitati riferimenti potranno “pesare” perché le nuove regole europee non penalizzino, alla fine, le persone che soffrono di celiachia? On. Salvini: Ciò che conta è in che misura le norme del regolamento 41/2009 saranno trasferite. Durante i negoziati, la Commissione ha fatto circolare una bozza della modifica che intenderebbe apportare al regolamento 1169/2011, tramite un atto delegato seguito da un atto di esecuzione. Si tratta di una procedura che richiederà un anno circa, e sulla quale Parlamento e Consiglio hanno limitatissime facoltà d'intervento. Le "informazioni sull'assenza o presenza ridotta di glutine negli alimenti" saranno disciplinate dall'articolo 36 del regolamento FIC (Informazioni volontarie). Secondo la Commissione, ciò avrebbe il vantaggio di estendere l'attuale alto livello di protezione per i celiaci anche agli alimenti non preimballati. Insomma, siamo nella classica situazione del "piuttosto che niente, meglio piuttosto". È innegabi-

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le, e noi lo denunciamo senza timore di essere smentiti, che si tratta dell'ennesima vittoria di certe multinazionali dell'alimentazione, che traggono vantaggio più di altri dalla standardizzazione delle norme in materia, a scapito della qualità e della trasparenza. Lo stesso regolamento FIC, del resto, è da configurarsi come tale. I Parlamentari Europei della Lega Nord sono stati tra i pochissimi a uscire dal coro e a votare contro quest'accordo. On. Pittella: Sicuramente il richiamo agli alimenti senza glutine nei 'Considerando' (norme introduttive che forniscono dei criteri da tenere presente nell'interpretazione degli articoli, ndr) del Regolamento, è utile ai fini dell'interpretazione del testo per capire e valutare l'intenzione del legislatore. Pertanto, seppur privo di specifico peso normativo, il riferimento ai detti alimenti sottolinea una volontà da parte dei poteri decisionali europei di riconoscere e tutelare la categoria dei celiaci dal punto di vista dell'etichettatura dei prodotti gluten free. L'obiettivo della Commissione con la proposta del regolamento 353 è andato nel senso di armonizzare, semplificare e aggiornare le norme sulla composizione ed etichettatura di specifiche categorie di alimenti: sarebbe preferibile se il legislatore europeo assicurasse ai consumatori europei il diritto di indirizzarsi ai prodotti aventi valori nutrizionali e ingredienti conformi ai propri regimi alimentari.

Per i nostri associati, ma anche dal punto di vista di moltissime persone e famiglie che ben conoscono le implicazioni sociali della patologia di cui ci occupiamo, sarebbe incomprensibile ed inaccettabile qualunque ipotesi di arretramento rispetto alle conquiste raggiunte e consolidate in Italia grazie alla legge 123 del 2005, dovuto a scelte “calate dall'alto”, in questo caso dall'Europa. Che iniziative pensate di adottare per impedire che questo Regolamento comunitario sugli alimenti possa indebolire le tutele assicurate oggi ai celiaci in Italia, amplificando la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni europee? On. Salvini: Questa domanda sarebbe da rivolgere soprattutto a coloro che vorrebbero imporre a tutti un'idea di Europa come un dogma indiscutibile, secondo cui chi, come me, è su posizioni molto critiche, vorrebbe tornare ai tempi della Seconda Guerra

Perché per il riconoscimento della celiachia l'Italia ha espresso una posizione decisamente più compatta e forte di altri in campo europeo, al punto che alcuni sono riusciti ad accreditare questa battaglia come un prevalente interesse del nostro Paese? Che supporto può essere ancora dato dalla politica, cioè da voi, per evitare il rischio di un nostro ulteriore isolamento in questa cruciale fase per la salvaguardia delle esigenze dei celiaci in tutta Europa? On. Salvini: Sicuramente la nostra battaglia è stata erroneamente interpretata come a difesa di un interesse prettamente italiano per quello che dicevo prima: è prevalsa la valutazione superficiale della celiachia, intesa più come stile di vita, un tipo di dieta di moda tra i vip, pochissimi hanno dimostrato di sapere che si tratta di una malattia che, come unica terapia ha, per adesso, l'assoluto divieto del consumo del glutine. Io credo che vi siano due strade da percorrere. Prima di tutto occorre indubbiamente che i celiaci siano rappresentati di più a livello Europeo. È evidente che, ad oggi, in nessun altro Paese nessuno fa il lavoro che sta facendo da anni AIC in Italia. Serve una vera AIC Europea in grado di rivolgersi continuamente ai politici di ciascuno dei 27 Stati Membri. Credo che l'esperienza Italiana sia semplicemente da esportare. Inoltre, e questo dovremmo farlo noi eletti nelle istituzioni, occorrerebbe stimolare, finalmente anche in Italia, un dibattito sull'Europa basato sulle cose concrete e non solo, come in questi ultimi anni, in riferimento a questioni macroeconomiche. Io faccio parte dell'unico Gruppo Politico di opposizione al Parlamento Europeo, ed uno dei miei compiti è quello di denunciare che molta della mastodontica produzione legislativa di Bruxelles è inutile se non dannosa per i nostri cittadini e per il nostro sistema produttivo. On. Pittella: In Italia la tutela della categoria dei celiaci è nettamente all'avanguardia rispetto agli altri Paesi europei: sia nel pubblico che nel privato c'è un'attenzione molto più intensa rispetto a questi soggetti vulnerabili, il che dimostra anche la posizione fortissima che la società civile italiana ha espresso durante questa battaglia. In particolare l'AIC, anche in accordo con l'Unione Consumatori (UNC), hanno messo in atto un'attività di sensibilizzazione e di attenzione dell'opinione pubblica molto importante mediante i loro canali di comunicazione e durante la prima fase del negoziato.

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Mondiale. Io ogni settimana a Bruxelles cerco di combattere la mia battaglia contro provvedimenti che non fanno l'interesse dei cittadini, ma per avere successo in questo occorre, però, che anche il nostro Governo faccia la sua parte al Consiglio Europeo. Troppo spesso i nostri Ministri, quando si degnano di partecipare ai lavori di Bruxelles, si limitano a dissociarsi dalle scelte dei loro colleghi. Occorre invece fare uno sforzo in più per portare dalla propria parte anche gli altri paesi. È esattamente il lavoro che fa la Germania e che ha permesso loro di creare, di fatto, una coalizione di Stati Membri dell'Unione che sta eliminando, per esempio, certi elementi importantissimi dell'etichettatura della carne bovina o che ha imposto alla Commissione Europea il ritiro di una proposta legislativa molto cara al nostro sistema produttivo, ovvero quella sul "made in".

Questi due piccoli esempi ci fanno capire che non è certo solo verso i celiaci che questa Europa sta muovendosi in maniera scomposta! Oggi colpisce i celiaci, domani le guide turistiche, dopodomani gli infermieri o gli operatori balneari. Compito di noi Parlamentari Europei è cercare di correggere proposte presentate da altri (la Commissione), ma spesso il nostro lavoro è vanificato da compromessi al ribasso che trovano l'accordo delle due grandi "famiglie" politiche di Popolari e Socialisti. Molte volte i miei colleghi che fanno parte di questi Gruppi Politici sono costretti a votare cose che vanno contro l'interesse dei loro concittadini. La Lega, per fortuna, fa invece parte di un Gruppo dove ciascuna delegazione nazionale pensa prima di tutto all'interesse della sua gente. Io, comunque, nonostante questo quadro assai deprimente, sono convinto che l'azione delle nostre Regioni possa, in qualche modo, permettere di andare incontro ai celiaci, anche se questo non sarà facile e me ne rendo benissimo conto. On. Pittella: La legge 123/2005, di cui è stata prima firmataria la collega On. Patrizia Toia, da sempre attentissima a queste istanze, prevede delle norme a tutela delle persone malate di celiachia nettamente superiori rispetto agli altri sistemi legislativi e sanitari europei. Chiaramente il nostro impegno in quanto eurodeputati italiani è di evitare un indebolimento della suddetta tutela a favore dei consumatori vulnerabili e di far adottare i sistemi più avanzati ed efficaci come il nostro quale modelli da perseguire a livello europeo. Per fare ciò il lavoro di sensibilizzazione portato avanti dalle associazioni come l'AIC deve continuare mediante una rete di comunicazione europea che aggiorni i paesi meno informati ed interessati dal fenomeno patologico. In conclusione, come a vostro parere le politiche europee potranno tener adeguatamente conto dei progressi compiuti dalla ricerca scientifica in campo internazionale sui temi della celiachia, e adottare decisioni conseguenti e trasversali ai diversi gruppi e schieramenti? On. Salvini: Molto denaro dei contribuenti viene speso in valutazioni sull'impatto delle norme europee. Sarà compito nostro, continuare a stimolare l'attività della Commissione affinché analizzi meglio i fatti, si aggiorni e giunga, perché no, a modificare le norme. In questo senso, la collaborazione con associazioni come AIC può dare un contributo importante e condurre a dei risultati. Il problema principale, a mio avviso, è che finché le proposte legislative potranno essere presentate solamente da un organo non eletto dai cittadini come il Collegio dei Commissari, sarà facile che questo agisca nell'interesse di pochi. È per questo motivo, infatti, che faccio parte di una coalizione "euro-critica" e che chiede a gran voce un'Europa diversa e fondata, prima di tutto, sulle reali esigenze dei suoi cittadini e non su quelle di un piccola élite di banche e multinazionali. On. Pittella: Il lavoro dei legislatori europei ha sempre cercato di tenere in massimo conto l'opinione della comunità scientifica soprattutto nelle politiche che toccano così da vicino i consumatori europei. Nel caso del regolamento 353, il lavoro maggiore di sensibilizzazione da parte della comunità pubblica e scientifica internazionale deve essere fatto sui governi dei Paesi più restii all'etichettatura dei prodotti senza glutine, a causa dei quali il testo attuale prevede una tutela inferiore rispetto a quella corrispondente alla posizione espressa dal Parlamento il 14 giugno scorso.

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La battaglia della Lega a tutela dei celiaci  

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