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INDICE Introduzione. LA CITTA’ E I SUOI INTERLOCUTORI……………………….……3 La città trasforma e si trasforma Abitare in città Gli interlocutori della città 1. LA CITTA’ SOSTENIBILE…………………………………………………………..5 Un mondo insostenibile La sostenibilità ambientale La città, terreno fertile per la società sostenibile 2. LA CITTA’ PARTECIPATA…………………………………………………….......8 Progettare con Alcuni strumenti di partecipazione 3. ESPERIENZE DI PARTECIPAZIONE…………………………………….…......11 Lucien Kroll, Quartiere Persigne, Alencon Giancarlo De Carlo, Nuovo Villaggio Matteotti, Terni 4. PROGETTO URBANO NEI LABORATORI DI PROGETTAZIONE………….15 5. PROGETTO ALDO MORO……………………………….…………………....…16 Descrizione del progetto di Architettura – Restauro Planimetrie, prospetti, viste Osservazione Tre punti di vista Il progetto rispondeva Gli spazi del progetto Un nuovo oggetto urbano BIBLIOGRAFIA……………………………………………………………………….28

2


Introduzione. LA CITTÀ E I SUOI INTERLOCUTORI La città trasforma e si trasforma

l’attenzione sui dettagli delle facciate (in particolare la scansione pieni – vuoti), l’orientamento degli edifici, l’attenzione specifica al valore storico – artistico,

Nel corso dei tre anni di studio dell’architettura e di laboratori di progettazione,

tipico di alcuni edifici e spazi del centro storico.

l’elemento della città è stato la costante principale, attraverso la quale si definiscono le forme, le strutture e le geometrie, oltre alle linee guida definite dalla

3. Le prescrizioni legislative. Nel progetto realizzato durante il laboratorio di

legislazione, dei nuovi progetti. Non solo: anche se non dettagliatamente

architettura – tecnologia, particolare attenzione è stata posta nel rispetto di

approfondita, c’è sempre stata la consapevolezza che la città intervenisse sul

tutte le normative vigenti in materia di urbanistica ed edilizia per la zona di via

progetto anche nel suo aspetto sociale, morale, culturale. L’intenzione di questa

Bologna a Torino. Ne esce un quadro piuttosto definito, che lascia poco spazio

tesi è approfondire lo studio delle relazioni che il progetto di architettura instaura

a un ulteriore ragionamento sul legame con il territorio, sennonché questo

tra la città e alcuni suoi interlocutori, integrando il lavoro già affrontato nei

legame viene espresso proprio dalla legislazione cittadina che impone, in

laboratori e tenendo conto della complessità degli aspetti in gioco che

maniera più esplicita rispetto alle esperienze precedenti, delle regole da

determinano gli esiti di questi incontri, con un’attenzione particolare al punto di

rispettare.

vista del cittadino e al suo modo di vivere la città. Abitare in città Lo studio delle strutture geometriche e architettoniche, del disegno e delle forme fisiche che assume la città è stato, nell’ambito dei laboratori, l’aspetto principale di

Secondo l’Enciclopedia Einaudi (alla voce Città), il termine italiano città deriva

riflessione per la progettazione. In particolare, è possibile riassumere in tre

dall'analogo latino civitas, dalla stessa etimologia di civiltà. Una definizione

concetti il percorso attuato nei tre laboratori.

sintetica di città potrebbe essere: concentrazione di popolazione e funzioni, dotata di strutture stabili e di un territorio.

1. Le regole del territorio. Nell’ambito del progetto di architettura – urbanistica,

Nessun accenno a edifici, forme geometriche, strade, percorsi, spazi pubblici e

sono state identificate delle regole dettate dalle forme presenti nella campagna

privati: una città è tale in quanto composta da persone concentrate in un

moncalierese: il parcellare agrario, la disposizione di strade principali e

territorio. Essa propone uno stile di vita che fin dall’antichità è il segno distintivo

secondarie, la localizzazione degli insediamenti, le tipologie di edifici, la

di una comunità di persone che vivono insieme, regolata da leggi condivise.

disposizione degli edifici rispetto alle strade, le forme definite dal fiume Po.

Il luogo (urbs) in cui queste persone vivono, non è che una parte della città, che

Questi elementi sono stati dunque studiati nella loro ripetitività e utilizzati come

influisce però, in maniera non marginale, sulla vita della comunità (civitas).

linee guida del progetto, che, come espresso dal programma, deve legarsi

Nei tre laboratori ci siamo concentrati maggiormente sull’aspetto formale della

criticamente alle forme degli insediamenti esistenti.

progettazione della città, ma difficilmente siamo riusciti a definire una forma urbis che rappresentasse anche una possibile forma civitatis consapevole. Cioè, solo

2. Il Masterplan. Analogamente all’impostazione del primo laboratorio, cercando

superficialmente i progetti dei laboratori sono riusciti a valutare le conseguenze

cioè di utilizzare le regole fornite dalle forme preesistenti, nel laboratorio di

sociali, politiche ed economiche che derivano dalla trasformazione della città. La

architettura - restauro è stato realizzato un masterplan per definire i percorsi, i

città, nel progetto, dialoga con il territorio circostante, con i suoi quartieri, con gli

volumi, le forme, l’orientamento degli edifici del progetto per una residenza

edifici, ma al centro di questo incontro ci sono gli abitanti, che vivono (e spesso

universitaria in piazzale Aldo Moro a Torino. A differenza dell’esperienza

subiscono) il risultato del dialogo.

precedente, si evidenzia una diminuzione della scala, che porta a focalizzare 3


Per focalizzare l’attenzione sul cittadino, analizzando e deducendo il modo in cui viene vissuta questa forma urbis prodotta dai dialoghi della città con i suoi interlocutori, questa tesi approfondisce la pratica dell’osservazione. Osservare l’ordinario, il banale, quello che non raccontano i giornali1, è un mezzo per conoscere il modo in cui le persone vivono uno spazio: come si muovono, dove si radunano, quali strade percorrono, come utilizzano la loro casa, quali luoghi pubblici frequentano. Analizzando questo lavoro è possibile trovare un approccio diverso alla progettazione di spazi per gli abitanti e un primo passo verso la pratica della progettazione partecipata con gli abitanti. Gli interlocutori della città La prima parte della tesi è una riflessione sulla città contemporanea dal punto di vista della sostenibilità ambientale e sociale, sulle modalità attraverso le quali questa sostenibilità può e dovrebbe essere espressa, a partire dalla sensibilità del singolo progettista, fino ad arrivare ai sistemi amministrativi e politici. In particolare, è posta attenzione alla partecipazione degli abitanti nei processi di progettazione, attraverso la descrizione di alcuni strumenti ed esperienze. La seconda parte della tesi è strutturata come lettura di uno di questi dialoghi della città: partendo dal progetto di architettura – restauro, si analizza la relazione tra la città e un suo quartiere nel centro storico, attraverso l’osservazione delle persone e delle architetture, degli spazi che si creano attraverso questa relazione. Il progetto viene dapprima descritto così come formulato durante l’esperienza del laboratorio. In seguito è esposto il resoconto dell’osservazione dell’area di progetto, attuato con lo scopo di esplorare e dedurre (in modo non esaustivo) il modo in cui gli abitanti vivono questo luogo. Infine viene analizzata e riletta una parte specifica del progetto, legata alle osservazioni fatte.

                                                                                                              1  George

Perec, L’infra-ordinaire, 1989 4


1. LA CITTÀ SOSTENIBILE ma anche una promessa. Le tre conclusioni, rivisitate vent’anni dopo5 dagli stessi

Un mondo insostenibile

autori, a fronte di una conferma dell’analisi precedente, vengono rafforzate e La storia dei disastri ecologici è la storia della razza umana, che ignora i propri

riformulate come segue.

limiti e che sostituisce le società capaci di rigenerarsi con società che non sono più in grado di farlo. L’elemento caratterizzante di questa generazione,

1. L’impiego di molte risorse essenziali e la produzione di molti tipi di inquinanti

comunque, è il fatto che mentre in passato i disastri erano limitati ad una

da parte dell’umanità hanno già superato i tassi fisicamente sostenibili. In

dimensione locale o regionale, quello attuale coinvolge l’intero pianeta.

assenza di significative riduzioni dei flussi di energia e di materiali, vi sarà nei

Garret Hardin, 19682

prossimi decenni un declino incontrollato della produzione industriale, del consumo di energia e della produzione di alimenti pro capite.

Come evidenziato dai partecipanti alla Conferenza ONU sugli Insediamenti Umani del 1996 a Istanbul (HABITAT II)3, gli attuali processi di sviluppo e gestione

2. Questo declino non è inevitabile, per non incorrervi sono necessari due

urbana sono marcatamente insostenibili e alterano la capacità dei sistemi naturali

cambiamenti. Il primo è una revisione complessiva delle politiche e dei modi di

di supportare i processi che consentono la vita sul pianeta. Il principio della

agire che perpetuano la crescita della popolazione e dei consumi materiali. Il

sostenibilità urbana, concetto cardine della conferenza, richiama la capacità

secondo è un drastico e veloce aumento dell’efficienza con la quale materiali

delle città di assicurare il miglioramento della vita delle persone che vi abitano,

ed energia vengono usati.

attraverso

il

raggiungimento

dell’autonomia,

dell’autosufficienza,

dell’indipendenza, senza compromettere il mantenimento dell’ambiente globale,

3. Una società sostenibile è, dal punto di vista tecnico ed economico, ancora

per non limitare le opportunità delle generazioni future di beneficiare delle risorse

possibile. Potrebbe essere molto più desiderabile di una società che tenta di

naturali, sociali economiche e culturali.

risolvere i propri problemi affidandosi a un’espansione costante. La transizione

La disattenzione dell’uomo verso quelli che sono i limiti e le ricadute future delle

verso una società sostenibile richiede un bilanciamento accurato tra mete a

proprie azioni ha una lunga storia. Fin dalla sua comparsa sulla Terra l’uomo ha

lungo e a breve termine, e una accentuazione degli aspetti di sufficienza,

sfruttato le risorse naturali per sopravvivere, e ha trasformato l’ambiente allo

equità, qualità della vita, anziché della quantità di prodotto. Essa vuole più che

scopo di abitare.

produttività, o tecnologia; vuole maturità, umana partecipazione, saggezza.

Nel 1972 un gruppo di scienziati sotto la guida di Dennis e Donella Meadows

Le preoccupazioni riguardo al futuro del nostro pianeta, stando alle cifre, sono

raccoglie nel libro I limiti dello sviluppo4 gli esiti di un’analisi molto accurata che,

dunque preoccupanti. Le città, sia quelle dell’Occidente industrializzato, sia quelle

attraverso un modello per calcolatore chiamato World 3, arrivava a definire una

dei Paesi in via di sviluppo, sono prossime al collasso, in tutti i settori

ipotesi realistica delle condizioni (economiche, ambientali, sociali,..) del mondo

fondamentali: popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di

nel prossimo futuro. Il libro, che scatenò varie reazioni nella comunità scientifica

alimenti e consumo di risorse naturali.

proponeva sostanzialmente tre conclusioni che racchiudevano un avvertimento,

Solo negli ultimi anni, sulla base di queste conoscenze scientifiche, i governi hanno attivato politiche a favore dell’ambiente stipulando numerose convenzioni

                                                                                                             

internazionali: Agenda 21 nel 1992, la Carta di Aalborg nel 1994, HABITAT II nel

2

Garret Hardin, The tragedy of the Commons, in “Science”, n.162, 1968 UNCED, The Habitat Agenda, 1995 (http://www.onuitalia.it/calendar/habitat/habitat.html) 4 Donella H. Meadows et al., I limiti dello sviluppo, 1972 3

                                                                                                              5

Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers, Oltre i limiti dello sviluppo, 1992 5


1996, il Protocollo di Kyoto del 1998 (entrato in vigore dal 2005), 20 – 20 – 20, il

stesso tempo, non impoveriscano il capitale naturale che verrà trasmesso alle

pacchetto di direttive della Commissione Europea del 2008 e la convenzione di

generazioni future.

Copenaghen del 2009. I leader mondiali si sono così impegnati ad intraprendere politiche in favore di uno sviluppo ecosostenibile (spesso prevedendo

La difficoltà principale di un approccio progettuale realmente ecosostenibile è

cambiamenti a lungo termine poco efficaci).

proprio questa attenzione globale a tutte le azioni che in qualche misura disturbano i

cicli naturali: la scelta dei materiali, le tecnologie utilizzate, le

Il problema più grande da affrontare per completare questa inversione di

tecniche di costruzione adottate, l’attenzione per le aree verdi, le emissioni dovute

tendenza, è, a prescindere dalle buone intenzioni dei governi internazionali, la

ai trasporti, senza contare l’energia prodotta e utilizzata nel ciclo di vita del

scelta (più o meno) consapevole di ogni cittadino di vivere in modo sostenibile.

prodotto, sia esso architettonico o di altra natura.

Infatti, il richiamo dei governi ai principi di sostenibilità, non produce direttamente cambiamenti negli atteggiamenti e nelle azioni delle persone. E non bastano le

In questo campo la direzione delle tecniche della progettazione architettonica e

leggi che disincentivano le azioni dannose e premiano quelle meritevoli. La

delle tecnologie utilizzate per costruire edifici è molto chiara. Sono infatti molte le

condivisione di principi e conoscenze, soprattutto da parte dei cittadini, è una

prescrizioni di carattere fisico – tecnico da seguire per la progettazione degli

parte essenziale del cambiamento culturale necessario per costruire strategie

edifici e dei manufatti da costruzione. Si pensi alle norme energetiche che

durature e azioni a breve termine, utili ad avviare processi propedeutici allo

impongono determinati valori di trasmittanza termica dell’involucro edilizio, e per

sviluppo di città ecosostenibili.6

la riduzione dei ponti termici; gli incentivi per l’installazione di pannelli solari fotovoltaici o serramenti ad alta efficienza energetica; l’attenzione al riutilizzo e

La sostenibilità ambientale

alla diminuzione degli sprechi; la certificazione energetica degli edifici.

Lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza

John Thackara, nel suo libro In the bubble8, descrive sinteticamente alcuni

compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni

approcci concreti e idee innovative per il progetto di un futuro sostenibile,

Prima definizione di Sviluppo sostenibile, Rapporto Brundtland, 1987

rivolgendosi a progettisti di tutti i livelli. Questi temi sono trattati a partire da alcune parole – chiave, molte delle quali riguardano più da vicino architetti e urbanisti.

La parola sostenibilità nel Glossario di Cultura tecnologica dell’architettura di

La parola leggerezza, in particolare, si lega in maniera significativa ai progetti

Andrea Bocco e Gianfranco Cavaglià, è descritta come la capacità di un sistema

svolti nei tre anni di studio, sia dal punto di vista puramente formale ed estetico, o

di mantenersi senza perdite di funzionalità per lunghi periodi di tempo.

da quello dell’utilizzo di diversi materiali, o ancora, letteralmente, applicata alla

Concettualmente, continua la definizione, non v’è quindi alcuna rilevante

progettazione delle strutture. Nel libro, Thackara porta una riflessione sull’utilizzo

differenza rispetto al termine durevolezza, se non per l’ambito di applicazione: il

delle

secondo a manufatti e prodotti, il primo a sistemi complessi, anche viventi, capaci

comunicative che si stanno tuttavia sommando alla pesantezza della società

di autoregolarsi per mantenere nel tempo la possibilità di adattarsi all’ambiente.7

industriale, incrementandone l’intensità. Anzi, proprio questa leggerezza è il frutto

nuove

e

apparentemente

leggerissime

tecnologie

informatiche

e

di uno sforzo energetico di gran lunga più pesante, in termini di emissioni e rifiuti. In particolare la sostenibilità ambientale corrisponde alle condizioni sistemiche per

In linea con quanto accennato sopra, l’autore presenta il concetto di Embergy, o

cui, a livello globale e regionale, le attività umane non disturbino i cicli naturali su

energia incorporata. Questa energia è la storia nascosta e non documentata di

cui si basano più di quanto la resilenza dell’ecosistema stesso lo permetta, e, allo

ogni prodotto, l’elenco invisibile delle materie prime sprecate o andate perse nel

                                                                                                              6 7

Cfr. Raymond Lorenzo, La città sostenibile. Partecipazione, luogo, comunità, 1998 Andrea Bocco, Gianfranco Cavaglià, Cultura tecnologica dell’architettura, 2008

processo di produzione, trasporto, uso e smaltimento. Già nel 1995 alcuni                                                                                                               8

John Thackara, In the bubble, 2008 6


scienziati nel rapporto annuale del Factor 10 Institute affermavano che si possono

3)

Il nodo della crisi ecologica: le città sono le fonti più significative

considerare sostenibili solo quei sistemi produttivi e di consumo il cui impiego di

dell’inquinamento dell’ambiente.

risorse ambientali per servizio reso sia almeno del 90% inferiore a quello

4)

attualmente riscontrabile nelle società industriali mature9. Più embergy significa

che tendono sempre più a sfuggire al controllo politico.

meno leggerezza. L’attenzione a questo fattore, volta a ridurne il valore, o a una

5)

Il nodo della crisi di senso, del sentimento di comune appartenza.

sensibilizzazione al consumo consapevole dei prodotti, è uno dei più importanti

6)

Il nodo dell’insicurezza crescente, sia come incertezza sul futuro, sia come

passi verso un futuro sostenibile, anche se necessita di alcuni presupposti, che

perdita di sicurezza a causa di fenomeni di illegalità crescenti.10

Il nodo della crisi della democrazia, a favore dell’economia e della finanza,

non riguardano solo i progettisti, ma la sensibilità dell’intera società. Queste considerazioni sono alla base di quella che Castells chiama città duale, La città, terreno fertile per la società sostenibile

legata all’economia duale che aumenta la distanza tra centro e periferia, tra ricchi e poveri, all’interno della stessa società urbana11.

Solo nella città si può lavorare per aiutare gli uomini a vivere meglio. Giancarlo De Carlo, Michele Gandin, Elio Vittorini, La città degli uomini,

Una risposta a queste questioni aperte e generalizzate, ovvero che riguardano la

documentario, X Triennale di Milano, 1954

nostra società nella sua interezza, è l’azione locale. “Think global, act local”, recita la massima di Patrick Geddes: bisogna partire dal piccolo. Dunque, per costruire

La sostenibilità sociale, sempre dalla definizione del Glossario di Bocco e

città sostenibili è necessario partire dalla gente, come protagonisti diretti delle

Cavaglià, si riferisce alle condizioni sistemiche in base alle quali non siano

decisioni progettuali, from the bottom up. Le esperienze di progettazione e

contraddetti i principi di equità e di responsabilità nella distribuzione attuale e nella

pianificazione urbana partecipata realizzate negli ultimi trent’anni hanno

disponibilità futura di opportunità di realizzazione per i propri membri.

contribuito, oltre che alla riqualificazione di numerosi spazi urbani, a ricostruire i

La società dunque, nell’ottica della sostenibilità, non può più avere come obiettivo

legami tra i singoli individui e tra le persone e i luoghi. E’ possibile riconoscere in

quello dello sviluppo illimitato e incontrollabile, ma quello della stabilità: deve

tre elementi l’essenza della creazione di nuove città sostenibili: partecipazione,

saper distinguere e valorizzare ciò che già possiede da ciò che è in eccesso.

luogo, comunità.12

Ritorna anche (e soprattutto) in questo aspetto sociale della sostenibilità il concetto di limite, e della necessità di superarlo in un’ottica di sviluppo. Ora come ora, quest’ottica di sviluppo e “miglioramento”, di superamento dei limiti non fa che minare i sistemi fisici e sociali su cui la società stessa poggia. Una “buona società” ovvero una società giusta o decente, si realizza nella città e nel territorio. Con questa frase Luigi Fusco Girard riassume il suo ragionamento sul potenziale (tendenzialmente inespresso) della città nel diventare il luogo privilegiato per lo sviluppo di una società sostenibile. Nella città si concentrano i grandi nodi della nostra epoca: 1)

Il nodo delle disuguaglianze crescenti: la crisi del lavoro, il divario tra ricchi

e poveri. 2)

Il nodo della perdita dei legami sociali, l’aumento dei legami virtuali e

l’egoismo dell’attuale generazione nei confronti delle generazioni future.

                                                                                                             

                                                                                                             

11

9

Factor 10 Club, Carnoules Declaration, 1995 (http://www.factor10-institute.org/publications.html)

10

Luigi Fusco Girard, Bruno Forte (a cura di), Città sostenibile e sviluppo umano, 2000 Manuel Castells, End of Millennium, 1998 12 Raymond Lorenzo, La città sostenibile. Partecipazione, luogo, comunità, 1998 7


2. LA CITTÀ PARTECIPATA Progettare con

La scala di Arnestein oltre ad avere un approccio descrittivo al problema della partecipazione, sembra offrire anche un giudizio di valore, in quanto connota

I significati della parola partecipazione comprendono i comportamenti dell’agire

"negativamente" il livello intermedio delle forme di consultazione e informazione.

comunicativo e relazionale tra individui allo scopo di esprimere e condividere

Infatti la "poca partecipazione" viene intesa come "falsa partecipazione", tanto

esperienze, interessi, informazioni ed opzioni. Indica un rapporto tra l’individuo, gli

che nella versione inglese della scala, iI livello veniva denominato con iI termine

altri e gli oggetti. Sottolinea l’importanza per l’individuo di decidere per la propria

tokenism, che in italiano si avvicinerebbe alla nostra espressione di "dare il

vita e la vita collettiva insieme agli altri.

contentino". Questa modalità di analisi dei livelli partecipativi denuncia un giudizio

In sociologia sono considerati tre significati che corrispondono a processi diversi

politico, che ben rappresenta il contesto culturale e sociale in cui viene elaborata

di partecipazione:

la scala: alla luce dell'approccio ideologico al tema della partecipazione,

1. Essere parte: implica un processo di identificazione e di appartenenza alla

caratteristico del decennio tra gli anni '60 e 70, la scala sembra affermare gli

collettività; 2. Avere

parte:

obiettivi del movimento libertario del Sessantotto, orientato al conflitto sociale e significa

avere

un

interesse

rispetto

all’oggetto

della

alla costruzione di una società antigerarchica.

partecipazione. Concezione della partecipazione che è alla base dei

Nelle successive rielaborazioni di questa scala, non è riscontrabile questo

movimenti collettivi di rivendicazione e che trova spazio nel campo del

giudizio in quanto descrivono i diversi livelli di intensità senza attribuirvi un

mercato e dei consumi. Coincide con una mobilitazione al fine di una più equa

giudizio, anche perché in alcune circostanze livelli "bassi" di partecipazione

distribuzione delle risorse;

possono costituire nella pratica primi passi compiuti in direzione di un processo di

3. Prendere parte: la partecipazione ai processi decisionali.

cambiamento graduale, verso l'introduzione di meccanismi più significativi di

Nell’ambito dei processi di trasformazione urbana si aggiunge il significato che

coinvolgimento attivo.

indica la possibilità di influire sui processi che riguardano il proprio ambiente di vita e sui loro esiti, da parte del cittadino o della comunità locale.

Giusti individua tre modelli teorici di partecipazione: conservatore, progressista

Tale partecipazione potrà avvenire secondo diverse modalità, potrà significare

e libertario.

una condivisione di conoscenze, di scelte o di azioni.

Nel primo caso la partecipazione degli abitanti è intesa come consultazione su decisioni già prese, dove le possibilità di modifica sono limitate o comunque

Nel 1969 Sherry R. Arnstein definisce la scala della partecipazione.13 POTERE AI CITTADINI

PARTECIPAZIONE

NON PARTECIPAZIONE

Controllo dei cittadini

consenso, predomina la comunicazione monodirezionale.

Potere delegato

Secondo

Partenariato

coinvolgimento dei soggetti locali (abitanti, associazioni, comitati ecc.) nel

Consultazione

processo di trasformazione del territorio corrisponde alla costruzione di un alleato

Informazione

ulteriore alla coalizione orientata verso la trasformazione delle strutture sociali.

Smorzamento

Spesso queste forme di partecipazione hanno origine extra-istituzionale, come

Trattamento terapeutico Manipolazione

                                                                                                              13

riservate ad aspetti marginali. In questi casi, dove l'obiettivo è la costruzione del

Sherry R. Arnstein, A ladder of citizen participation in the USA, in “Journal of the American Institute of Planners”, 1969

un'interpretazione

progressista

del

"fare

partecipazione"

il

nel caso dei centri sociali autogestiti o di alcuni comitati locali che si organizzano in strutture autonome. La "terza via" alla partecipazione è quella che Giusti chiama libertaria, caratterizzata da un approccio costruttivo, che usa l'interazione sociale in senso 8


creativo. Secondo questa terza modalità, che è anche quella a cui fa riferimento

Conduce sempre a soluzioni nuove e creative in grado di soddisfare i committenti.

Bobbio quando nel suo testo, A più voci, descrive i possibili approcci al progetto

Questo metodo funziona focalizzando la discussione del gruppo su un problema,

partecipato, la partecipazione acquista significato per far emergere e mettere in

necessariamente reale, semplice e noto ai componenti e poi lasciando libero

discussione i bisogni, sospendendo il giudizio sulle coalizioni di interesse già in

scambio comunicativo senza prefissare l’ordine degli interventi. Lo scopo è quello

campo. La peculiarità di questa visione culturale è proprio I'interattività. Nella

di trovare il maggior numero di idee possibile sull’argomento.

versione libertaria c'è una vera comunicazione, un apprendimento reciproco, una

Gli effetti che si posso ottenere dall’utilizzo della tecnica del brainstorming sono

forte interazione sulle informazioni e sulle modalità di conoscenza, tra

principalmente:

cittadinanza e amministrazione pubblica. Qui torna in primo piano l'ascolto attivo,

-

proprio perché si tratta di coinvolgere il più ampio spettro di attori in un processo di costruzione pubblica delle scelte.

favorire lo spirito del gruppo, miglioramento delle relazioni e della comunicazioni interpersonale;

-

Per attuare questo processo, Bobbio propone una classificazione delle

favorire la rottura delle modalità classiche a vantaggio della creatività e della fantasia;

tecniche utilizzabili:

-

incentivare il rispetto delle idee altrui;

1. Tecniche per l'ascolto, ossia metodi che aiutano a capire come sono

-

ridurre la tendenza a ripetersi;

-

stimolare la reinterpretazione e la capacità di sfruttare i contributi altrui per la

percepiti i problemi dagli stakeholder e dai comuni cittadini; 2. Tecniche per l'interazione costruttiva: metodi che aiutano i partecipanti a

realizzazione di una esperienza comune.

interloquire tra di loro e arrivare a conclusioni condivise interessanti; 3. Tecniche per la risoluzione dei conflitti, ossia metodi che aiutano a

2) Focus Group

affrontare questioni controverse, in caso in cui si ripropongano situazioni di

Un focus group è una forma di ricerca qualitativa, in cui un gruppo di persone è

conflitto radicali.14

interrogato riguardo all’atteggiamento personale nei confronti di un prodotto, di un concetto, di una pubblicità, di un’idea, di un imballaggio o di un personaggio. Le

Alcuni strumenti di partecipazione

domande sono fatte in un gruppo interattivo, in cui i partecipanti sono liberi di comunicare con altri membri del gruppo. Nelle ricerche di mercato il focus può

I metodi attualmente in circolazione sono molti (Wates ne individua 53), e altri

essere utilizzato:

ancora sono in fase di sperimentazione. Sono presentati di seguito alcuni

-

esclusivamente nelle fasi esplorative e preliminari di ricerche standard

strumenti che hanno riscosso successo in esperienze italiane, riportati da Luigi

(acquisire familiarità con un tema), permette di formulare delle ipotesi da

Bobbio15 e da Marianella Sclavi16.

sottoporre poi a controllo empirico, permette di costruire il questionario quantitativo, trovare concetti vicini alla vita dei soggetti, includere aspetti

1) Brainstorming Il Brainstorming è un processo decisionale che, come si intuisce dalla traduzione letterale “tempesta celebrale”, utilizza la creatività di un gruppo di persone come

importanti del tema per il target, utilizzare il linguaggio utilizzato dal target; -

come strumento di ricerca autonomo e indipendente per sollevare domande, ma anche fornire risposte.

mezzo per trovare soluzione ad un determinato problema.

La differenza tra brainstorming e focus group è che nel primo si richiede ai

Questo procedimento è basato sulla libera espressione delle idee dei singoli

membri del gruppo di esprimere liberamente le idee in merito alla questione posta

partecipanti senza alcuna censura da parte del moderatore, che interviene in un

inizialmente, scoraggiando discussioni e commenti, mentre nel focus group, è il

secondo momento per selezionare le proposte, o degli altri membri del gruppo.

moderatore stesso a sollecitare il confronto interpersonale e lo scambio di

                                                                                                             

opinioni.

14

Luigi Bobbio, A più voci, 2004 15 Luigi Bobbio, Ibid. 16 Marianella Sclavi et al., Avventure urbane. Progettare la città con gli abitanti, 2002

9


3) Planning for real

questa immagine, ribalta questa relazione corrente e “abbassa la soglia” di

Planning for real é una metodologia sviluppata negli anni '70 da alcuni

accesso dei soggetti a un’istituzione, a un processo di progettazione, a un

ricercatoridell'Università di Nottingham (GB) e diffusa dalla Neighbourhood

servizio. Come dire: non è il cittadino che si muove verso lo sportello ma è lo

Initiatives Foundation con successo nel Regno Unito e recentemente in altri stati

sportello (l’istituzione) che si muove verso il cittadino.

europei per facilitare la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali per la

Marianella Sclavi, 2002

pianificazione del territorio e il miglioramento del proprio ambiente. La metodologia,

applicabile

in

contesti

diversi

scuola,

comunità

locale,

E’ un processo già sperimentato in molti ambiti della pubblica amministrazione,

progettazioni partecipate, laboratori di quartiere – fornisce gli strumenti per

come quello della polizia municipale di quartiere, ed è legato al decentramento e

cogliere i problemi nella loro complessità, agire con il sostegno e la

alla territorializzazione dei servizi.

partecipazione di esperti ed amministratori e concentrare le proprie risorse in un programma di sviluppo realistico, radicato nella comunità e quindi potenzialmente

5) Camminata di quartiere

dotato di maggiori possibilità di successo di altre iniziative attivate senza una

La camminata di quartiere è un metodo partecipativo che può essere utilizzato

condivisione preliminare con gli stakeholder.

come tecnica di "ascolto attivo" del territorio. -

Conoscenza di cui non si può fare a meno (una conoscenza che il

Il punto di partenza è sempre una rappresentazione dell’area di intervento

professionista non può possedere): alla base di questa tecnica c'è l'idea che

attraverso un modello tridimensionale, il cui scopo è quello di aiutare gli abitanti a

sia fondamentale riconoscere e valorizzare la competenza degli abitanti

identificare ogni elemento del proprio quartiere e a individuare più facilmente su

riguardo al proprio ambiente di vita: conoscenza ordinaria, non professionale e

di esso le opere migliorative che ritengono necessarie.

non tecnica, ma che deriva dal fatto che essi quotidianamente vivono quel

Marianella Sclavi, 2002

territorio, ne fruiscono in quanto "ambiente" in cui abitano o lavorano, o intessono reti di relazione e di socialità.

Durante il processo, i partecipanti realizzano un modello 3D del loro territorio e

-

Conoscenza attiva: un aspetto caratterizzante della camminata di quartiere

danno suggerimenti sul modo in cui vorrebbero vedere sviluppare la loro

consiste nel riconoscimento dell'importanza di una conoscenza non solo

comunità. Il modello di un quartiere è spesso fatto da persone locali stesse, al fine

ordinaria, ma anche percettiva, attiva, spaziale, che emerge e si configura a

di creare un senso di proprietà del processo. Poi queste priorità vengono

partire dall'"andare a vedere di persona". Percorrere insieme un luogo,

suddivise in gruppi per creare un piano d'azione per i responsabili delle decisioni.

attraversandolo e cercando di riconoscere e mettere in evidenza il proprio modo di vivere quello spazio, significa valorizzare modalità di stare assieme e

4) Outreach

di comunicare basate sul riferire esperienze, osservazioni specifiche, elementi

L'outreach è una metodologia utilizzata nei processi di progettazione partecipata

che colpiscono ciascuno e che sono ritenute rivelatrici, "sintomatiche" di

in ambito anglosassone, che Nick Wates definisce "andare a consultare le

tendenze in atto.

persone piuttosto che aspettare che esse vengano da noi".

-

L’intelligenza reciproca: la camminata di quartiere presuppone, e afferma nella pratica, un rapporto di reciprocità tra professionisti e abitanti, che esclude

L’outreach è una tecnica che può trovare molte applicazioni nei processi di

relazioni di dominanza-dipendenza, sia da una parte che dall'altra, che

progettazione partecipata e nell’ambito delle politiche pubbliche.

riconosce piuttosto un'intelligenza reciproca, una possibilità di apprendimento

La struttura corrente delle istituzioni pubbliche, del governo locale, della

da entrambe le parti.

burocrazia prevede un sistema di relazioni strutturato in modo tale che ci si aspetta che il cittadino / utente acceda ai servizi offerti. […] L’outreach ribalta 10


3. ESPERIENZE DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA Giancarlo De Carlo, Nuovo Villaggio Matteotti, Terni, 1969 – 75 Gli architetti contemporanei dovrebbero fare di tutto perché l’architettura dei prossimi

stesse Acciaierie; -

La quarta e la quinta soluzione prevedevano un sistema più complesso costituito

anni fosse sempre meno la rappresentazione di chi la progetta e sempre più la

da tre piastre sovrapposte che includevano la residenza, i servizi di diretta

rappresentazione di che la usa.17

pertinenza

dell’abitazione

e

i

canali

del

movimento

pedonale.

Giancarlo De Carlo, 1972

Il Villaggio Matteotti sorge a partire dal 1934 col nome di “Villaggio Italo Balbo” su un’area appartenente alle Acciaieri Terni, ma resta incompleto fino alla fine della guerra. Dopo la guerra, oltre al cambio di nome, che servì a sottolineare l’avvento di tempi nuovi, venne frettolosamente completato, seguendo il vecchio progetto urbanistico, che prevedeva un vero e proprio ghetto per operai, in aperta campagna, del tutto isolato dal contesto urbano e facilmente controllabile. Nel 1960 la situazione del quartiere cambiò, insieme al Piano Regolatore, in quanto l’espansione della città raggiunse il villaggio e lo incapsulò in un tessuto urbano più complesso. Il Prg decretò anche l’aumento della densità edilizia nella stessa area, incrementandone il valore potenziale e rendendola possibile oggetto di speculazione edilizia, fatto che indicava implicitamente la necessità di una sua ristrutturazione radicale. Queste riflessioni arrivarono sul tavolo della direzione delle Acciaierie e dei Consigli di Fabbrica. De Carlo fu chiamato nel 1969 perché studiasse le molteplici possibilità di recupero dell’area: le due posizioni predominanti erano la ricostruzione totale del villaggio, o la vendita degli edifici per allontanare il problema. L’architetto formulò cinque diverse ipotesi di intervento: -

La prima prevedeva il risanamento integrale del villaggio secondo la sua configurazione originale, dotandolo di servizi collettivi necessari e ristrutturando gli edifici residenziali;

-

La seconda e la terza ipotesi prevedevano la ricostruzione con edifici a torre o in linea simili ad alcuni progetti di edilizia convenzionata degli Enti Pubblici e delle

                                                                                                              17

Giancarlo De Carlo, L’architettura della partecipazione, 1973 11


De Carlo si dimostrò interessato alla progettazione dell’intervento solo se le Acciaierie

Da questa fase conoscitiva si intendevano far emergere i bisogni reali degli utenti per far

avessero optato per la quarta o la quinta soluzione.

nascere le prime ipotesi relative alle cellule edilizie. Nel processo di progettazione, e soprattutto nel momento in cui furono definiti gli utenti reali, vennero identificate 45

Grazie alle larghe vedute politiche di alcuni membri del vertice delle Acciaierie, si

soluzioni diverse da inserire nella griglia tridimensionale pensata da De Carlo.

scelse di procedere lungo la quarta o la quinta alternativa e di accettarne le condizioni tecniche (diversi tipi di movimento, pedonale e automobilistico, bassa altezza edilizia,

Il ruolo assunto da De Carlo nel processo di partecipazione è stato variamente

e quindi alta densità urbanistica, alto livello di attrezzature collettive e verde),

interpretato - in alcuni casi si è parlato di progettazione verificata dal consenso degli

economiche (maggior costo a carico dell’Acciaieria) e di procedura.

utenti, piuttosto che effettivamente partecipata - ma bisogna considerare che all’epoca

Quest’ultima condizione proponeva la partecipazione degli utenti all’intero processo di

non vi erano ancora strumenti definiti e sperimentati e normati come quelli descritti in

progettazione, clausola che venne interpretata come un’astuzia dell’architetto per

molti testi odierni.

portare l’utenza a decidere su aspetti di dettaglio, facendo passare inosservate le decisioni di fondo prese da chi finanzia e amministra. L’intenzione di De Carlo fu molto più seria, e intendeva la partecipazione in architettura come stimolo per la sua diffusione anche nelle sfere della gestione del potere economico e politico. L'interesse dell’architetto verso il significato sociale del progetto urbano e d'architettura, si inserisce perfettamente nell'acceso dibattito politico e culturale di quegli anni, che si articolava principalmente attorno a due questioni chiave: l'egualitarismo e la pratica antigerarchica. Il contesto politico e culturale a partire dal 1968, evidenziava un panorama di gruppi di pressione politica, portatori di interessi particolari, che rivendicavano il loro ruolo di attori nella trasformazioni della società, dell'economia e della politica di governo.

Nella progettazione dell’intervento, De Carlo coinvolse nel progetto tutti i 1800 operai (a 250 dei quali sarebbero stati assegnati gli alloggi), oltre all’amministrazione comunale, la direzione delle Acciaierie e le organizzazioni operaie e sindacali. Inizialmente venne allestita una mostra documentaria di progetti di edilizia residenziale considerati esemplari, indipendentemente dal loro costo: De Carlo cercò di eliminare il principio secondo cui edifici di edilizia sovvenzionata non potessero essere di qualità, anche estetica, e rispondere in modo soddisfacente ai bisogni degli abitanti. Inoltre, durante l’orario di lavoro, vennero svolti colloqui con gli operai, a piccoli gruppi o con le loro famiglie, per far scaturire la discussione. 12


Lucien Kroll, Quartiere Perseigne, Alençon 1978 - 79 L'esperienza ad Alençon fu la prima occasione in cui Lucien Kroll ebbe l’opportunità di sperimentare le sue teorie sulla partecipazione. L'architetto belga fu convocato dagli stessi residenti del quartiere di edilizia sociale di Perseigne, in rivolta contro la propria condizione urbana. In quell'occasione Kroll attivò un processo di collaborazione molto stretta con gli abitanti del quartiere, sia nelle fasi di studio e conoscenza del luogo, sia nelle tesi successive di elaborazione del progetto. Il risultato è un paesaggio composito, popolare, quasi vernacolare, totale espressione della cultura prettamente locale degli abitanti. La scelta metodologica dell'architetto fu quella di porsi al servizio degli abitanti, di condividere con loro il proprio modo di vivere. Attraverso un ascolto aperto e critico e un processo di osservazione attenta Kroll sviluppò un progetto espressione sia di quella quotidianità, sia della conoscenza popolare del luogo: riscopre sentieri persi, ridisegna il verde urbano, rallenta il traffico e ristruttura gli edifici seguendo la libera creatività degli abitanti. La resa architettonica finale è di un "gioioso disordine", che nasce dalle relazioni sociali che si sono costruite durante il processo di progettazione, espressione della complessità e dell'unicità del vivere. A Perseigne Kroll sperimenta approcci progettuali volti a superare quell’ideologia Il pensiero di Kroll relativo al valore dell'architettura e al metodo con cui progettare le città e i territori muove da una critica radicale al Movimento Moderno, a partire dai suoi fallimenti visibili nelle grandi periferie urbane del Secondo Dopoguerra. 18

La razionalità ha messo per anni in ombra la ragionevolezza . Lucien Kroll, 2001

della meccanicizzazione industriale e orientati a recuperare un rapporto proprio con quel passato, inteso come identità locale e storia personale, che il Movimento moderno aveva voluto cancellare. Con questo obiettivo Kroll opera contemporaneamente Interventi di demolizione del “nuovo diventato vecchio” e di conservazione totale, secondo un approccio progettuale che egli stesso definisce demolition-remolition: una demolizione mirata che consenta il rimodellamento. Tutto il processo di demolizione, aggiunta,

L'architetto si pone in opposizione rigida alle modalità razionaliste di concepire lo sviluppo urbano e la forma architettonica, fondate su principi astratti e utopici e sulla convinzione di poter applicare i valori dell'industrializzazione e della produttività anche alla forma urbana stessa. La crescita e lo sviluppo urbano avrebbero seguito le regole dello sviluppo industriale: un lavoro orientato

sovrapposizione, è guidato dagli abitanti e cerca di rispondere alle reali esigenze abitative di questi importanti attori sociali: la frantumazione dei volumi, ad esempio, risponde ad una reale esigenza di ferie comunicabilità di vicinato, impossibile

da

realizzare

nell'edilizia

razionalista

pensata

non

a

scala

dell'abitante, ma "a scala delle istituzioni".

all'oggetto (il prodotto) e fondato su una razionalizzazione del processo.                                                                                                               18

Lucien Kroll, Luigi Cavallari (a cura di), Ecologie Urbane, 2001 13


Kroll cerca con il suo lavoro di rendere possibile “ciò che gli abitanti vorrebbero se

Si tratta di un approccio fortemente libertario, in una scienza che storicamente ha

fossero liberi di scegliere”19(Cavallari), se potessero creare il proprio ambiente in

fondato la sua pratica sui principi della tradizione razionalista: la scienza è il

autonomia, seguendo specifiche regole di efficacia e appartenenza.

prodotto di un processo di costruzione teorico cognitivo "puro", caratterizzato dalla rigida osservanza di principi procedurali fissi, determinati (il "metodo"), valutabili attraverso il riferimento a criteri teorici "puri” e universali. La proposta dell'architetto belga per uscire dall'epistemologia razionalista della prima metà del XX secolo è quella di assumere un metodo libertario per il progetto urbano, un approccio utopico radicale e minimalista alla realtà dei contesti locali e regionali: "rifare il mondo ogni giorno, riorganizzare e riadattare l'ambiente a partire dal piccolo gesto quotidiano" (Kroll, 2001). L'approccio alla base è sia ideologico, quindi ispirato a principi anarchico-libertari, sia pragmatico, in quanto muove da specifiche necessità di rendere efficienti e vivibili luoghi, che si sono dimostrati totalmente inadatti e inospitali poiché prodotto di un astrattismo e un'indifferenza verso i contesti sociali e antropologici. L'aspetto sicuramente più interessante dell'esperienza di Kroll a Perseigne è la scelta di valorizzare le relazioni piuttosto che I'oggetto, nell'orientamento specifico del lavoro progettuale. Cosi facendo l'architetto belga denuncia una forte consapevolezza relativa alla complessità del tessuti urbani e delle regole che ne determinano lo sviluppo. La decisione di fondare le proprie scelte progettuali sullo studio e sull'ascolto critico di questa relazioni, piuttosto che su principi razionali astratti, rispecchia un forte approccio pragmatico al progetto. Se il paesaggio, urbano o naturale, è prodotto dell'azione antropica, spontanea dell'abitante, allora "fare paesaggio" significherà seguire e studiare quella spontaneità, non impone una regolazione rigida e autoritaria. Ecco le uniche regole urbane che conosco: mentre camminiamo sì forma una strada: quando ci fermiamo diventa una piazza. Gironzoliamo? E un giardino; se ci sediamo è un cortile. Queste forme sono profondamente incise nell'inconscio degli abitanti. In opposizione a questa urbanizzazione di disposizione ordinata e inospitale, rivendichiamo il disordine vivo come unico modo razionale che possa far nascere il paesaggio.20 Lucien Kroll, 1996

                                                                                                              19

Lucien Kroll, Luigi Cavallari, Ibid.

                                                                                                              20

Lucien Kroll, BIO, PSYCHO, SOCIO / ECO, Ecologie urbaine, 1996 14


4. PROGETTO URBANO NEI LABORATORI DI PROGETTAZIONE Nell’ambito dei laboratori di progettazione, il problema del dialogo del progetto

Questa tesi approfondisce il lavoro iniziato durante il laboratorio di Architettura –

con la città, come anticipato nell’introduzione, è uno dei principali elementi di

Restauro in quanto si tratta di un progetto più concreto (dal punto di vista della

definizione dello spazio. Ovviamente non c’è spazio, all’interno del corso, per

fattibilità), che mette in gioco molti aspetti della relazione con la città: il tema del

sperimentare un contatto vero con gli abitanti attraverso le dinamiche

quartiere, del centro storico, il tema della residenza, il tema dei servizi agli

partecipative di cui si tratta nel precedente capitolo, dunque la progettazione è

studenti. Sono percepiti come problemi più concreti che presuppongono

maggiormente legata a dei confronti geometrici, strutturali e legislativi, più che

un’interazione tra diversi tipi di utenza.

sociali o politici. approfondimento su questi argomenti, data la loro complessità (o il loro inserimento in contesti complessi). Il bando del laboratorio di Architettura – Urbanistica proponeva la progettazione di un quartiere residenziale per mille abitanti, nella piana fluviale di Moncalieri., un progetto sicuramente complesso, in un territorio che già subisce una massiccia urbanizzazione. La mancanza di servizi dovuta alla repentina trasformazione del territorio da prevalentemente agricolo a residenziale, implica una situazione delicata

(aumento

della

popolazione,

cambiamento

delle

Laboratorio Architettura - Urbanistica

Nonostante ciò, i tre progetti offrono notevoli spunti di riflessione e

abitudini,

differenziazione delle esigenze) che potrebbe essere affrontata sottostando ai principi della sostenibilità sociale con lo strumento della partecipazione. Gli attori in gioco nelle dinamiche progettuali sarebbero molti: il comune, i costruttori, le

Il laboratorio di Architettura – Restauro è stato svolto con lo scopo di progettare un polo multifunzionale per l’Università degli Studi di Torino, in piazzale Aldo Moro. Un luogo molto interessante, in cui l’architettura dialoga con preesistenze storiche importanti e con un’utenza folta e molto differenziata. Il laboratorio di Architettura – Tecnologia si poneva come obiettivo la

Laboratorio Architettura – Tecnologia

associazioni della zona, gli agricoltori, la scuola, i nuovi abitanti,…

progettazione di un piccolo edificio residenziale in via Bologna, a Torino. L’area di progetto sarà nei prossimi anni al centro del programma di riqualificazione dell’area nord di Torino. Anche questo tema offriva molti spunti di riflessione sulla trasformazione della città e il ruolo degli abitanti, ma è stato trattato su una scala molto piccola, in cui il dialogo con la città era espresso principalmente nel confronto con la legislazione. 15


5. PROGETTO ALDO MORO Descrizione del progetto del laboratorio di Architettura – Restauro

calcestruzzo armato e vetro, formando una L lungo tutto il fronte strada della

Proff. Emanuele Levi Montalcini, Monica Fantone, Gianni Giacomo Robba,

nostra area. Essendo un edificio pubblico abbiamo pensato che dovesse essere

Rossella Maspoli, Filippo De Pieri

alla portata di tutti e abbiamo preferito tenere all’interno le zone di residenza più

Gruppo: Andrea Assandro, Agim Kercuku, Matteo Lotrionte

private. La nostra intenzione era di rapportare questo edificio con il contesto esistente, e abbiamo quindi deciso di partire dal muro antico dell’ex-cavallerizza.

Inquadramento generale

Infatti l’edificio è ancorato fisicamente al muro e ne riprende i caratteri salienti: le cornici marcapiano, visibili in questa parte di muro più alta, diventano i solai del

Il progetto per residenza universitaria e uffici per piazzale Aldo Moro a Torino è

nuovo edificio. Essendo la piazza in pendenza, i blocchetti del basamento di

frutto di un ragionamento che parte da diversi elementi presenti in quest’area. Il

questo edificio si trovano a quote diverse, ma l’altezza dell’edificio rimane

primo elemento preso in considerazione è la forma dell’edificio dell’ex

costante. A fianco del muro antico in via Verdi, c’è l’ingresso per il parcheggio

cavallerizza: questo edificio,demolito nel , era costituito da un sistema di due corti

sotterraneo del complesso: la posizione dell’ingresso è dettata da motivazioni

comunicanti tra loro, una di forma quadrata, verso via Verdi, e una di forma più

funzionali, in quanto, nella previsione di lasciare via S.Ottavio completamente

allungata, con le maniche delle scuderie verso l’attuale Palazzo Accorsi.

libera dal traffico, come zona esclusivamente pedonale, i flussi automobilistici

Ci siamo concentrati sulla funzione di queste due corti, sulla loro forma e sulla

arriverebbero da corso S. Maurizio e si fermerebbero prima dell’incrocio di via

relazione che possono avere con il contesto. In una prima ipotesi progettuale, il

Verdi con via S. Ottavio. Questo edificio è quindi composto da una sala studio con

nostro edificio riprendeva la forma dell’ex cavallerizza, ma veniva tagliato in

biblioteca, una segreteria per studenti, un’area espositiva per l’università, degli

diagonale da una strada che permetteva il collegamento tra l’incrocio di via Verdi

uffici e una mensa.

con Via S.Ottavio e l’edificio dell’ex-vetreria, ora biblioteca dell’Università degli Studi di Torino. L’ evoluzione del nostro progetto è avvenuta attraverso la diversa

La residenza per studenti

caratterizzazione dei percorsi pubblici che attraversano la nostra area: era importante comprendere come poter sfruttare lo spazio vuoto, attraverso la

La residenza universitaria riprende le maniche delle scuderie dell’ex cavallerizza e

disposizione degli edifici e la traccia dei percorsi. L’idea definitiva parte da un

va a formare una corte chiusa verso il cortile di palazzo Accorsi. La parte della

sistema a griglia che definisce una grande piazza, con delle piastre rialzate

corte che affaccia sulla piazza individua al primo piano fuori terra i due ingressi,

adibite a verde pubblico. Attraverso questa griglia si è formato un sistema di

definiti in precedenza dal sistema dei percorsi, e una grande hall/sala comune con

percorsi che buca l’edificio che dà sulla strada e chiude quell’angolo tra via Verdi

reception e accoglienza. Negli altri due piani, questa zona è invece adibita alle

e via S.Ottavio che in origine volevamo tenere aperto.

aree comuni degli utenti della residenza, come le cucine, le zone relax e i vani

Si vengono così a creare tre edifici distinti per forma e funzione: l’edificio per i

scala.

servizi e gli uffici, l’edificio della residenza per studenti e la foresteria per i

Le due maniche sono dedicate, al piano terra, ai servizi agli studenti, come sala

professori in visita.

studio, sala internet, palestra e agli uffici dell’amministrazione della residenza; al primo e secondo piano sono invece situate le stanze per gli studenti, che

I servizi

affacciano verso il cortile interno e sono servite da un corridoio. Queste due maniche sono divise in due parti non uguali da una passerella che le unisce

L’edificio per i servizi è composto da un basamento molto permeabile, costituito

attraversando il cortile interno. Questo segno forte, oltre che essere un punto di

da piccoli edifici in vetrocemento sul quale appoggia un edificio continuo in

collegamento tra le due maniche, segna il passaggio tra differenti tipologie di 16


stanze: nella zone verso la facciata principale troviamo solo camere semplici,

progetto, anche l’ingresso della vetreria, che diventa così parte del complesso

mentre nella pare rimanente ci sono camere doppie.

universitario, e non un edificio isolato e a sé stante.

In questo edificio abbiamo utilizzato tipi di facciate diverse, mantenendo però costante il materiale. Infatti, trattiamo le facciate con pannelli di PIZ, che

Il tetto/portico

permettono la ventilazione, ma il ritmo delle aperture varia a seconda della funzione interna all’edificio: nella zona delle stanze per gli studenti la facciata è

Un elemento costante del nostro progetto è dunque il portico. Questo portico

ritmica, con finestre verticali, sfalsate ad ogni piano. In corrispondenza dei

regge un tetto piano che unisce fisicamente tutti gli edifici interessati a questo

corridoi, invece, la trasparenza delle facciate è minima, e si riduce a delle semplici

nuovo insediamento. A causa della diversa altezza degli edifici, questo tetto,

bucature. La facciata principale della residenza, che individua le aree comuni, è

mantenendo un’altezza costante di 13,80 metri, diventa, nel caso degli edifici di

invece trattata con delle grandi superfici vetrate, come anche la facciata

residenza, una tettoia che ripara delle terrazze, ed è interrotto da una parte in

corrispondente rivolta verso l’interno della corte.

corrispondenza della residenza per professori, mentre dall’altra, scendendo di quota, copre il fianco della manica est dello studentato, fino a creare la terza corte del nostro progetto.

La residenza per professori Il quarto edificio Il terzo edificio del nostro progetto è quello della residenza per i professori in visita all’Università. Questo edificio conclude la piazza, in continuità con l’edificio per

Nel ragionamento sulla definizione di una nuova corte, a est della residenza per

uffici, a ridosso del muro antico dell’ex cavallerizza. Abbiamo ragionato sul tema

studenti, abbiamo pensato di creare degli spazi coperti e attrezzati, per gli

della residenza, cercando quindi di creare delle analogie tra la residenza per

studenti che volessero studiare all’aperto. Un luogo simile esiste, anche se molto

studenti e quella per i professori, anche se le esigenze funzionali dell’utenza

ridotto, nella corte dell’ex vetreria, dietro il muro antico, dove una tettoia copre

richiedono spazi diversi, essendo una residenza provvisoria. L’edificio è a pianta

alcuni tavoli utilizzati dagli studenti per studiare. Abbiamo quindi pensato di far

centrale, con l’ingresso delle stanze rivolto verso il centro dell’edificio. Le facciate

continuare, appunto, il nostro portico, fino a formare una terza corte tra la manica

sono trattate con gli stessi materiali della residenza per studenti, come anche le

est dello studentato, e il muro antico dell’ex-cavallerizza. A chiudere questa corte

aperture, che hanno un ritmo simile a quello dell’interno della corte residenziale.

abbiamo quindi pensato di rinfunzionalizzare l’edificio a “L” situato sul retro di palazzo Accorsi, che diventa parte integrante del nostro progetto. In questo

La piazza

edificio sono situati gli appartamenti per gruppi o famiglie di studenti, una tipologia quindi ancora diversa da quelle dello studentato. Gli alloggi sono distribuiti dai

Riguardo al progetto, abbiamo avuto modo di ragionare sull’idea di piazza, in

ballatoi esterni, e, al terzo piano, gli spazi sono dedicati ai servizi più pubblici della

relazione alle piazze di Torino e alle loro caratteristiche salienti. Siamo quindi

residenza, come sala studio/internet, sala relax. Il ballatoio del terzo piano è

arrivati a ricercare una certa uniformità negli edifici che circondano la piazza,

anche raggiungibile da una passerella che parte dal tetto della corte residenziale,

attraverso l’inserimento di un portico, che definisse lo spazio. Questo portico non

in corrispondenza di quella già presente che unisce le due maniche dell’edificio.

è però un percorso obbligato, in quanto ci sono anche altre tracce a terra che attraversano la piazza, ma le persone possono scegliere, in base alle loro esigenze di fruizione di questi spazi o alle condizioni atmosferiche, di spostarsi da un punto all’altro in modo libero, come succede in altre piazze di Torino come piazza San Carlo. Si affaccia su questa piazza, oltre agli edifici del nostro 17


Planimetria piano terra

18


Planimetria piano primo

19


Prospetto su Via Sant’Ottavio

Prospetto su Via Verdi

20


Viste

21


Osservazione

come uno sfondo. Per questo, nel mio resoconto, ho volutamente escluso il punto di vista del residente, ma ho cercato di immaginarlo per il futuro.

Nel centro storico Nei dintorni di piazzale Aldo Moro C’è sempre un quartiere chiamato Ipocrisia, in cui viene conservato un minimo di passato.

La difficoltà di questo resoconto è la consapevolezza di non essere un

La Città Generica, una volta, aveva un passato. Nella sua tensione alla

osservatore esterno e obiettivo: conosco questo luogo, lo frequento spesso,

dilatazione, vaste sezioni di esso in un modo o nell’altro sono sparite, prima senza

dunque il mio sguardo ricade sia sugli aspetti generali e “scontati” (almeno per il

rimpianti (il passato era sorprendentemente poco igienico, perfino pericoloso); poi,

mio occhio), sia su alcuni dettagli, sulla ricerca e la scoperta di aspetti a me nuovi.

senza preavviso, il sollievo si trasformò in rimpianto. Certe catapecchie scelte a caso sull’immacolato piano euclideo vengono salvate, restaurate a uno splendore che non hanno mai posseduto…

21

Rem Koolhaas

Arrivando con l’autobus da via Po, la prima cosa che balza all’occhio è la concentrazione, in un giorno feriale qualsiasi, delle persone all’angolo con via Sant’Ottavio: gli anziani sul mezzo tirano un sospiro di sollievo e possono finalmente stare comodi, almeno per qualche fermata, conquistando il sedile più

E’ possibile riconoscere il “quartiere Ipocrisia” anche a Torino? E’ vero che in

vicino. La maggior parte degli avventori del 56, del 15, del 13 e del 61 sono infatti

molte città europee e americane, il culto per un passato quasi inesistente o quasi

studenti di Palazzo Nuovo e delle sedi limitrofe, dei licei Gobetti e Gioberti, o

totalmente cancellato dalle ultime guerre, è fortemente riscontrabile in alcuni

dell’Accademia. I turisti invece si fermano prima, in piazza Castello, e arrivano

quartieri, in cui ogni edificio con più di cinquant’anni viene marchiato con la

nella zona a piedi, attratti dal profilo della Mole…

targhetta turistica di spiegazione e venerato e rispettato come “simbolo” della città. A Torino ci sono tante targhette turistiche, e forse il quartiere intorno a piazzale Aldo Moro rispecchia la cronologia descritta da Koolhaas: la distruzione e la ricostruzione senza rimpianti (Palazzo Nuovo, la Cavallerizza che diventa un rifugio per immigrati e poi un parcheggio, la Bottega di Erasmo,..); poi, il rimpianto e la ricerca di una nuova identità storica (i restauri dei palazzi, dei monumenti, via Po, piazza Vittorio,…). Probabilmente, però, questa Storia esiste davvero, nel disegno urbanistico della città, nelle tracce dei bastioni, nell’intoccata maestosità dei grandi palazzi dei Savoia. Ciò che manca della Storia, sono gli abitanti. Il centro storico si è trasformato attraverso processi di riqualificazione molto importanti per la città di Torino, diventando uno spazio commerciale, turistico, culturale, studentesco e, in minima parte, residenziale. E’ stato infatti molto difficile, nel lavoro di osservazione, identificare i residenti senza declassarli a semplici passanti disinteressati, che vivono questo luogo                                                                                                               21

Rem Koolhaas, S, M, L, XL, 1997 22


23


24


Tre punti di vista

Il progetto rispondeva

Dal lavoro di osservazione si possono individuare dunque due punti di vista

Sebbene non sia stato fatto lo stesso lavoro di osservazione affrontato da questa

“visibili” e uno più nascosto. I primi sono stati descritti nelle tavole precedenti,

tesi, il progetto elaborato durante il laboratorio risponde ad alcune delle esigenze

quello dello studente e quello del turista, il terzo, di più difficile identificazione, è il

delle persone che vivono questo luogo.

punto di vista del residente.

La piazza al centro del complesso è lo spazio aperto più importante dell’intervento e, grazie ad alcuni elementi, come il portico intorno e i percorsi non obbligati,

La storia recente di questo quartiere, infatti, riconosce la vocazione di quest’area

ricorda la struttura delle piazze torinesi.

a polo culturale / universitario, senza tener conto del fatto che, a tutt’oggi, i

Il portico / tetto è l’elemento che accompagna le persone ai vari servizi, fino alle

residenti (coloro che dormono in una casa del quartiere) sono solo in minima

vetrerie, che diventano nel progetto, un luogo facilmente raggiungibile, fruibile e

parte studenti.

meno nascosto.

Il problema di quest’area è che, a differenza di altre strutture universitarie, come

Sulla residenza universitaria è stato fatto un lavoro molto approfondito, attraverso

quella del Politecnico di Torino, l’Università degli Studi è molto frammentata, gli

l’osservazione di altre sedi della città e la conoscenza degli studenti che vi

edifici che la compongono sono inseriti singolarmente nel tessuto urbano dello

abitano, utile per definire la composizione di camere e spazi comuni fruibili e

stesso quartiere e si confrontano con preesistenze importanti dal punto di vista

interessanti.

culturale, nonché da edifici a destinazione residenziale. Non è, insomma, una

Il progetto, però, riprendendo caratteri storici dell’area, come il disegno della

“cittadella”, chiusa in se stessa e circondata da mura e recinti, in cui sono assolte

piazza e della corte torinese, non risponde in maniera puntuale alle esigenze delle

tutte le funzione al servizio degli studenti, dunque la vocazione universitaria di

persone. Molti aspetti del complesso sono stati approfonditamente studiati nella

questa parte di città avrà difficoltà a realizzarsi appieno. C’è bisogno, quindi, di

loro analogie con le forme tradizionali, ma limitano alcuni comportamenti delle

un’integrazione tra la città antica, fatta di case e abitanti, e la città nuova, fatta di

persone, fino a creare spazi potenzialmente inutilizzabili.

università e turisti.

Per quanto riguarda lo spazio esterno, in particolare, non è stato pensato un luogo si incontro statico, esigenza importante soprattutto per gli studenti che

I residenti hanno bisogno di spazio per muoversi nella frenesia universitaria, di

frequentano l’università e i servizi, ma il ragionamento si è soffermato sui percorsi

angoli di pace e di quiete, di servizi comodi (non di bar e boutique), di non sentirsi

e il movimento.

espropriare il quartiere da giovani rumorosi.

Le nuove aree verdi, inserite a fronte di una mancanza forte in quest’area, sono state progettate come delle aiuole e inserite all’interno del disegno per definire i

Gli studenti usano molto questo luogo, lo conoscono profondamente, sono legati

percorsi della piazza, ma sono, in realtà, spazi poco utilizzabili.

in particolar modo agli spazi di relax all’aperto, alle gradinate. La reazione al

Sulla base delle osservazioni fatte e del progetto di laboratorio, nasce l’esigenza

futuro abbattimento delle gradinate (prevista anche dal progetto in fase di

della realizzazione di un nuovo oggetto urbano, inserito criticamente nel contesto

realizzazione) non sarà sicuramente positiva.

e rispettoso delle esigenze emerse.

I turisti possono essere incuriositi da questo luogo “vivo”, ma anche pieno di storia, devono essere accompagnati da questo spazio alle Antiche Vetrerie, pezzo importante del passato di Torino, oltre che, naturalmente, ad alzare gli occhi e guardare la Mole da un luogo suggestivo.

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Sostenibilità sociale e progetto urbano  

Tesi di laurea. Politecnico di Torino