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www.flaneri.com - numero zero

Pier Paolo Pasolini Bologna 5 marzo 1922 - Roma (Ostia) 2 novembre 1975

Come devi immaginarmi

Aveva ventitrè anni Carlo Michelstaedter quando, con un colpo di rivoltella, si uccise il 17 ottobre del 1910. Sul tavolo di studio, la tesi di laurea dal titolo La Persuasione e la Rettorica, ultimata il giorno prima, a cui il giovane si era dedicato con assiduo impegno negli ultimi due anni. Sul foglio della prefazione un’ultima lapidaria parola, apesbésthen, in greco antico, «io mi spensi». Essenziale, come solo la lingua degli uomini antichi sa essere. Sono passati cento anni da quel fatidico avvenimento, cento anni precisi. Pier Paolo Pasolini, invece, ne aveva cinquantatré

Carlo Michelstaedter Gorizia 3 giugno 1887 - Gorizia 17 ottobre 1910

anni quando fu ucciso, la notte tra il 2 e il 3 novembre del 1975, all’Idroscalo di Ostia. Dicono si fosse appartato con uno dei “ragazzi di vita” da lui descritti nell’omonimo romanzo e che, per cause ignote, sia stato da costui massacrato di botte. Dicono che, in fondo, se l’era cercata, forse addirittura desiderata, una morte così. Quello che invece è certo, tangibile quasi, è il vuoto intellettuale e culturale che la scomparsa di Pasolini ha lasciato in questo paese.

EDIZIONE SPECIALE

Articoli di: Matteo Alfonsi, Stefano CenUn vuoto incolmabile e mai colmato. Un vuoto tini, Matteo Chiavarone, Dario De Cristofaro, buio, triste, senza via d’uscita, nonostante siano Silvio De Lapa, Paolo Di Paolo, Luigi Ippopassati trentacinque anni precisi da quella liti, Francesco G. Lo Polito, Daniele Mariani, Ornella Spagnulo, Antonio Spagnuolo, drammatica notte.[Continua a pag. 3] Gianni Tetti.


LIBRI

Le classifiche di

1 L’uomo di Praga Umberto Eco Bompiani 2 Appunti di un venditore... Giorgio Faletti Baldini Castoldi Dalai 3 Io e te Niccolò Ammaniti Einaudi 4 Il sorriso di Angelica Andrea Camilleri Sellerio 5 La caduta dei giganti Ken Follett Mondadori 6 Cotto e mangiato Benedetta Parodi Vallardi 7 Le ricette di Casa Clerici Antonella Clerici Rizzoli 8 XY Sandro Veronesi Fandango libri 9 La manomissione delle parole Gianrico Carofiglio Rizzoli 10 L’uomo inquieto Henning Mankell Marsilio Fonte: www.wuz.it

MUSICA

1 Casa 69 Negramaro Sugar Music New 2 Chocabeck Zucchero Universal 3 Segreto amore Renato Zero Indipendente Mente 4 The promise Bruce Springsteen Columbia 5 Work in progress L. Dalla & F. De Gregori Dalla-De Gregori 6 Per niente stanca Carmen Consoli Universal 7 Greatest hits 1992-2010 Nek Warner Bros 8 Il mondo in un secondo Alessandra Amoroso Epic 9 Nelson Paolo Conte Platinum 10 Shakira Sale el sol Epic Fonte: www.fimi.it

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CINEMA

1 Harry Potter e i doni della... David Yates Warner Bros 2 Saw 3D Kevin Greutert Moviemax 3 Maschi contro femmine Fausto Brizzi 01 Distribution 4 The social network David Fincher Sony Pictures Releasing Italia 5 Benvenuti al Sud Luca Miniero Medusa 6 Un marito di troppo Griffin Dunne Eagle Pictures 7 Ti presento un amico Carlo Vanzina Warner Bros 8 Stanno tutti bene Kirk Jones Medusa 9 Unstoppable Tony Scott 20th Century Fox 10 Cattivissimo me Pierre Coffin Universal Pictures Fonte: www.movieplayer.it


L’Editoriale [continua dalla prima pagina]

Cadono, dunque, quest’anno, rispettivamente il centesimo e il trentacinquesimo anniversario della morte di questi due scrittori; due autori così diversi tra loro ma anche così uniti in un fatale destino che li ha visti soccombere entrambi “per il troppo amar la vita”, per quella loro “disperata vitalità”.

Proprio per celebrare questo duplice anniversario Noi di Flanerí (www.flaneri.com), in occasione di “Più Libri più liberi”, abbiamo deciso di realizzare un’edizione cartacea del nostro portale e di dedicare uno speciale a questi due scrittori: Come devi immaginarmi, tratto dal nostro blog, è un originale omaggio a Pasolini, una sorta di “blob letterario” che raccoglie insieme detti e fatti relativi alla vita del poeta bolognese; La melodia che chiede un ascolto, è, invece, un’intervista fatta a Sergio Campailla, esperto conoscitore e “scopritore” di Michelstaedter, autore del libro Il segreto di Nadia B., dedicato alla musa del giovane intellettuale goriziano. Le restanti pagine della rivista vogliono essere una sorta di tra-

sposizione ideale dal sito alla stampa: compaiono, infatti, le principali rubriche del portale Flanerí, come “InLibreria”, “IClassici”, “LeInterviste”, “LaCritica”, “GliEventi”. A queste si aggiungono le sezioni “Flanerí Deb”, una vetrina per gli esordienti che, in questa occasione, propone il racconto Dodici dita, di Luigi Cecchi, vincitore della prima edizione “Premio rac-corti, mini storie per chi va di fretta”, e le migliori rubriche del nostro blog.

Infine, una nota particolare vorremmo dedicarla al significato di Flanerí, perché in molti ci hanno chiesto, in questi mesi, che cosa voglia dire questa parola, cosa ci abbia spinto nella scelta di un simile nome: Flanerí è l’italianizzazione del termine francese “flanerie” e significa “vagabondare”, “andare a zonzo”, “bighellonare”. Flanerí non è una parola qualsiasi. È una parola che rimanda a Baudelaire, in quale, intorno al 1860, non trovando espressioni adatte per definirsi e definire l’arte in un’epoca ambigua come quella moderna, decise di coniare un termine nuovo, anzi due: il flâneur (colui che passeggia) e la flânerie (il passeggiare). Il flâneur è pigro e privo di urgenza, ma è consapevole del suo comportamento. Vuole tro-

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vare il tempo di parlare, di leggere, di scrivere. Anche noi, come il “flâneur”, avevamo voglia di passeggiare, guardandoci bene intorno, e, con curiosità, volevamo, anche noi, fermarci un attimo ed osservare la luna oltre il dito. Questo è ciò che abbiamo cercato di fare in questi primi mesi di vita, sempre attenti a inseguire“affetti e rumori nuovi”. Detto questo, non ci resta che ringraziare tutte le persone che ci hanno aiutato nella realizzazione di questa rivista, augurarvi buona lettura e, qualora non l’aveste ancora fatto, invitarvi a visitare il nostro Flanerí (www.flaneri.com). Dario De Cristofaro Matteo Chiavarone


InLibreria Io e te Niccolò Ammaniti Einaudi 2010 pagine 122 € 10

Lorenzo Cuni, un adolescente problematico, simula la partenza per una settimana bianca con gli amici e si barrica nella cantina di casa. Qui conosce la sorellastra Olivia, anche lei ragazza problematica che si è persa per una strada sbagliata. Ammaniti torna alla storia di formazione, ma la formula del racconto lungo sacrifica l'idea pur buona, la trama e i personaggi, che restano poco più che degli abbozzi. Una lettura fin troppo veloce che lascia il lettore con molte domande e poche risposte. Francesco G. Lo Polito

A cosa servono gli amori infelici Gilberto Severini Playground 2010 pagine 122 € 11

Un semplice intervento al cuore rimandato per un imprevisto. Tre lettere scritte a matita dal letto d’ospedale. Il protagonista mette a nudo il suo animo, raschia il fondo della propria spiccata sensibilità. Lettere che parlano di amore, quello totale, per la vita; quello che può provare solo una persona speciale, avulsa da un contesto da corridoio d'ufficio, estranea al pettegolezzo e al narcisismo. C'è tanta poesia tra le pagine: pezzi di storia d'Italia raccontati con una delicatezza e una tenerezza strazianti. Forse è proprio la scrittura stessa di Severini a commuoverti, troppo perfetta per essere vera. Superate le prime quindici pagine, anonime rispetto al resto, ti innamo-

rerai di tutto, riuscirai persino a ricavarne un nuovo slancio di vita: “C’era un angolo nel mio quartiere dove si affiggevano i manifesti funebri. Spesso persone anziane che conoscevo commentavano scherzando i nuovi decessi, sfidandosi a chi sarebbe sopravvissuto più a lungo. Mi sembrava terribile quello scherzo, terribile che morissero, persino quelli che non salutavo neppure. No, la mia non è una gara di sopravvivenza. È l’attesa indecente […] di una seconda chance. Silvio De Lapa

XY Sandro Veronesi Fandango Libri 2010 pagine 400 € 19,50

Siamo a Borgo San Giuda, piccolo paese di soli quarantadue abitanti, posto dall’autore tra le montagne del Trentino. Il tipico luogo in cui il tempo sembra essersi fermato e tutti sono amici di tutti, anche grazie alla saggia guida di don Ermete, parroco locale. Ma un fatto agghiacciante e un ritrovamento sconvolgente infrangono, tutto ad un tratto, la serenità di San Giuda: undici corpi vengono rinvenuti sotto un albero ghiacciato, meta turistica del paese. Undici cadaveri deceduti per undici cause differenti. Un enigma che non trova soluzione. Saranno don Ermete, con la sua profonda fede, e Giovanna Gassion, giovane psichiatra, a lottare per dare una spiegazione all’indicibile strage. Fede e ragione, come la X e la Y, si incontrano e si scontrano fin quasi a sovrapporsi nel tentavo di dare un senso finale alla vicenda. Un’altra prova magistrale di Sandro Veronesi, capace di suscitare emozioni discordanti tra loro e di tenere il lettore con il fiato sospeso durante l’intera lettura, prendendo in

prestito dal romanzo giallo tradizionale unicamente la carta della suspance che utilizza in modo sapiente, senza mai scadere nella ripetitività o in un logorio della narrazione. Dario De Cristofaro

Bianca come il latte, rossa come il sangue Alessandro D’Avenia Mondadori 2010 pagine 254 € 19

Bella copertina, bel titolo. Ma il romanzo non vale molto. Se la storia che racconta Alessandro D’Avenia fosse uscita come un libro per bambini, gli farei i complimenti. Il dramma è che, con un linguaggio pressoché infantile e semplificato, concetti ripetuti allo sfinimento, la fabula che avanza a ogni capitolo lentamente, senza intreccio, con dialoghi, contenuto e personaggi (alcuni ragazzini di terza media) stereotipati, il libro è presentato come un romanzo vero. Sembra piuttosto una parabola sull’amore da raccontare ai bambini. Ornella Spagnulo

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Scavare una buca Cristiano Cavina Marcos y Marcos 2010 pagine 208 € 14,50

Il nuovo libro di Cavina sorprende sin dal colore della copertina. Il nero è una variazione cromatica non contemplabile per i romanzi del giovane, e bravissimo, scrittore emiliano. Per questo capiamo sin da subito che la colta leggerezza che lo contraddistingue dovrà lasciare spazio a qualcos’altro. Scavare una buca non è il racconto delle case popolari spazi che fagocitano giovinezze e vecchiaie in un turbinio di storie e personaggi surreali - ma uno squarcio di vita da osservare, per una volta, non in prima persona. È una storia che sa di antico, che odora di antracite e di polvere. Una storia di miniere e di lavoro, di fatica e di morte. Una storia che ha il sapore della Storia; la piacevolezza di un racconto sussurrato sottovoce, una sorta di inno al “lavoro”, col garbo e l’ironia che solo chi sa maneggiare bene la scrittura può regalare. Matteo Chiavarone


IClassici

Le notti bianche Fëdor Dostoevskij Einaudi 2006 pagine 200 € 12

Uno dei batticuori più potenti che si siano mai registrati nella storia della letteratura, sta nelle pagine di Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij. Pubblicato dallo scrittore ventisettenne in un anno-simbolo, il 1848, racconta di un sognatore che parla “come un libro stampato” e va dicendo in giro di non avere mai amato in vita sua. Nel frattempo, si innamora. Siamo a San Pietroburgo, durante “una di quelle notti che succedono solo se si è giovani”. Può capitare di incontrare, in una notte simile, una ragazza che piange, appoggiata alla ringhiera di un canale: “Si reggeva con i gomiti sull’inferriata fissando con molta attenzione, mi parve, l’acqua torbida”. Il ragazzo senza nome, all’istante, si innamora di lei. Che sembra molto saggia o, almeno, più saggia di lui. È lei che dovrebbe essere protetta, affranta com’è; e invece è lei a proteggere. Ha qualcosa di materno nella voce, anche quando sospira, anche quando si confida. Perché in effetti il sognatore diventa un confidente: lei gli racconta le sue pene d’amore, gli chiede consigli, gli chiede aiuto. E lui non fa che innamorarsi più a fondo, più disperatamente. “Come sei cieca, Nastenka!”. Nastenka non vede l’amore di lui, non se ne accorge, finché lui non si dichiara. Però, lì per lì, la ragazza finge di non avere capito: “Oh, Dio mio! Dio mio! […] Che cosa vuol dire tutto ciò? Non capisco nemmeno una parola.” C’è un momento, verso il finale, in cui sembra che Nastenka abbia rinunciato all’altro (all’amore faticoso e crudele), e che sia finalmente decisa ad accettare l’amore del sognatore. Però, come sempre, accade l’inaspettato. Passeggiano sul lungofiume, tenendosi per mano. Alle loro spalle arriva una voce gio-

vane: “Nastenka! Nastenka! Sei tu!”. È l’altro. Lei, evidentemente, non l’ha dimenticato. Senza pensarci troppo, infatti, gli corre incontro. Le notti bianche così finiscono. Che doloroso amore, questo amore incompiuto. È una sorpresa e una ferita, che fa sentire il sognatore profondamente inadeguato all’ipotesi di un amore solido e felice. Perché così spesso ci sembra di non essere “giusti” per l’amore di qualcuno?

Novità in libreria!

Paolo di Paolo

Il giovane Holden Jerome David Saliger Einaudi 2008 pagine 248 € 12

Intanto Il giovane Holden non si intitola Il giovane Holden ma si intitola The Catcher in the Rye, che vuol dire “quello che salva i bambini, prendendoli un momento prima che cadano nel burrone, mentre giocano in un campo di segale”. E vacci a capire qualcosa, però mi sembra un titolo molto più bello. Ma anche Il giovane Holden è un bel titolo alla fine. E ci sarebbero potuti essere altri cento titoli diversi e belli uguali e cose così. Comunque lo sanno tutti che l’ha scritto J. D. Salinger. E tutti sanno che J. D. Salinger dopo non si è mai fatto vedere in pubblico. E questo è un peccato. Quando ho letto il libro la prima volta avevo sedici anni. Come Holden. Avevo una sorella di dieci anni, come Holden, e un fratello morto tanto tempo prima, come Holden. Insomma quando ho letto Il giovane Holden pensavo che J. D. Salinger l’avesse scritto per me, il suo libro. Poi ho capito che l’aveva scritto per una marea di gente. E mi piaceva proprio, questo giovane Holden Caulfield a spasso per la città di New York. E un giorno o l’altro vorrei andarci a New York. Allora, Holden racconta quello che gli è successo, e non dice molto di più. Ma quello che gli succede basta. Dice non scrive. Perché Holden

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racconta e tu devi ascoltare, non leggere. Allora Holden è un bravo ragazzo e tutto ma non ha voglia di studiare e così lo bocceranno. Lui se ne va da scuola tanto lo cacciano. Ma è la quarta scuola da cui lo cacciano e questo è un problema. Perché se lo scoprono i genitori si incazzano. Allora Holden sembra uno a cui non frega un cazzo di niente. E invece non è così. A Holden gli interessa di tutti. Soprattutto dei suoi. E gli sembra che il mondo sia un po’ finto, anche se non lo conosce neppure bene. Però si fa i suoi giri. Prende le sue fregature eccetera. Incontra vecchi amici, fa piangere una tipa. E va a trovare la sorella Phoebe, per parlare. E quando se ne sta per andare all’Ovest per trovare un lavoro e mettere su famiglia, Holden cambia idea. E torna a casa. E forse a settembre si rimette a studiare, ma chissà. Quando ho letto questo libro l’ho capito tutto, subito. Perché è un libro limpido, che ha la semplicità dell’acqua. E forse J. D. Salinger si è spaventato perché tutti capivano. E tutti sapevano di lui perché dentro Holden c’era soprattutto lui. E allora non ne ha quasi voluto più sapere di vedere altra gente e di pubblicare altri libri. E questo è un peccato. Ma insomma, Il giovane Holden ha cambiato la mia vita di lettore. Perché dopo un libro del genere, se ti è piaciuto,

non torni indietro a certa robaccia. Ha cambiato la mia vita di ragazzo. Perché tutto mi è sembrato più semplice, e io sentivo di sapere davvero qualcosa in più. Ero cresciuto. Come Holden. Gianni Tetti

Novità nel mondo dell’editoria!


Flanerí Blog

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Firmato DB Memorie da Formosa Cinema segreto Storia di una groupie La Terra vista dalla Luna Origami I luoghi delle eterotopie-/ Le nostre chiare primavere [dal blog - Memorie da Formosa]

...e con il tempo abbiamo perso il desiderio di credere nel nostro futuro, o di credere che un futuro ci fosse. Ce l’eravamo immaginato, costruito parte dopo parte, e ci avevamo convissuto come una pianta cresciuta con cura nel nostro giardino. Allevandolo, non abbiamo mai creduto che sarebbe potuto un giorno sfiorire. Poi gradualmente è arrivato l’inverno nei nostri cortili, non in una burrasca, ma silenzioso come il sibilo del vento ghiacciato che lo accompagnava. Era inverno solo in apparenza, perché è stato chiaro poco dopo che non era una stagione passeggera, ma forse un’epoca che sarebbe magari durata a lungo. E ci siamo rinchiusi nelle nostre sicurezze, ci siamo protetti, o abbiamo creduto di farlo, semplicemente senza più uscire da quelle stanze note. In quella cornice dorata, il mondo sembrava così per-

fetto: un insieme armonico e ordinato; pareva che nulla avrebbe potuto agitare quella calma sopita. Tutto era silenzio, e ogni parola restava al chiuso, serrata fra un mare d’oggetti che non si sapeva più come chiamare. Dev’essere stato allora che hanno cominciato a pensare di partire, a disperdersi per ritrovarsi come nei romanzi d’avventura o nei racconti di viaggio, dove ogni compagno che si incontra è un consiglio da tenere a mente durante la prossima tappa. E se oggi parto anch’io è con quello spirito che vado alla sua ricerca. Immagino la sensazione dei lettori di questo resoconto di un viaggio di riscatto, e vagheggiando mi prefiguro la loro sorpresa nello scoprire di questa mia donchisciottesca crociata. Dovrà essere, così me la raffiguro, gli occhi increduli e la bocca un poco aperta, simile a quella che noi per primi abbiamo assunto cominciando a capire che la fuga di cervelli di cui si parlava sui giornali non era più la metafora che avevamo conosciuto un tempo. I nostri cervelli stavano scappando davvero – e come dar loro torto – da un torpore soffocante al quale li avevamo costretti. Ma la cosa peggiore è che ad adoperarci per recuperarli eravamo davvero in pochi. Anche perché, senza di loro, ci si poteva adoperare

ben poco. Ci si dava appuntamento su internet per organizzare gruppi di ricerca, ma senza neanche un cervello passavamo ore ed ore senza arrivare a nulla. Non trovando nessuna strada utile, qualcuno si era rivolto a “Chi l’ha visto” ma siccome gli encefali erano tutti emigrati all’estero, dove il programma non veniva trasmesso, continuavamo a restare senza alcuna traccia. Finché un giorno non cominciarono ad apparire le foto, che qualche obiettivo più lesto riusciva a cogliere. Vedevamo i nostri ricordi, le nostre paure e i nostri affetti trasferiti di colpo, ognuno secondo la sua specialità: i cervelli dei biologi marini si erano involati verso la barriera australiana, e quelli dei più abili pittori si nascondevano nei giardini delle Tuileries cercando di organizzare un piano per sgattaiolare nel Louvre mentre diversi cervelli di scalatori avevano organizzato una cordata ed erano stati fotografati da uno sherpa in un campo base sul K2. Ed è grazie a un obiettivo Altek, di fabbricazione nella bella isola di Formosa, che ho ritrovato il mio. Lo ammetto, è arrivato il momento di farlo, che fin dalle mie chiare primavere - con questo epiteto si traduce la giovinezza nella lingua cinese di essere sempre stato tentato dal trasferirmi per qualche tempo in Asia, e di aver sfo-

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gliato con diverso interesse guide e romanzi che parlavano di Cina. E allora perché il mio cervello è finito proprio qui? Cos’è Taiwan? Perché inseguo fin qui il mio cervello in fuga? Forse in questo luogo noi possiamo essere vivi, forse, ci dobbiamo credere. Da qui possiamo impegnarci, per il nostro futuro. Da qui possiamo camminare. Perché abbiamo dalla nostra le nostre chiare primavere. Stefano Centini


LaCritica

Sempre e ancora poesia

Parlare sempre di poesie è veramente cosa ardua per diverse ragioni. Innanzi tutto perché non si sa se il pubblico che legge, con tanta pazienza ed attenzione, è veramente interessato alla poesia, argomento questo che, nel mondo contemporaneo, tutto teso all’approssimazione, alla fretta, al menefreghismo, all’incultura, alla scostumatezza (e chi più ne ha più ne metta!), non sembra essere seguito con quella diligenza necessaria, sia per la comprensione dei testi, sia per il godimento intrinseco delle metafore. Ciò specialmente in Italia, a differenza degli altri paesi come la Russia o la Francia o anche la Germania, dove i poeti hanno un seguito di notevole spessore, con distribuzioni di centinaia e centinaia di volumi. Parlare ancora di poesia sembra allora, per noi, voler entrare in una dimensione alienante o iperuranea, nella quale ogni pensiero, ogni dettato, ogni frase cade nel nulla o nel fatiscente, perché il linguaggio si fa aperto e non evidenzia nulla di costruttivo o di tangibile, quasi che il poeta si allontani volontariamente dalla realtà quotidiana, per assentarsi in un limbo tutto personale, desideroso di aprire uno spiraglio profumato nel rimosso psicologico. È chiaro invece che nel grande serbatoio del rimosso si scoprono tutte le implicazioni dell’esperienza sociale e storica, tanto che il raccordo tra privato e pubblico si mantiene praticabile ed efficace ai livelli più profondi e forse decisivi per una comprensione e distinzione da altro orizzonte, ove l’immaginazione si isola e si contestualizza in alchimie deformanti. L’immaginazione accoglie sulla pagina tutto quello che viene pensato o, meglio, intuito, e apre dinanzi al poeta l’immensa distesa di una pianura dove uno possa scorazzare con estrema libertà , felice come un bambino che possa giocare con la parola o il suono che gli piace, senza dover rendere conto di quanto accade intorno. Che cos'è la poesia? Facile a dirsi! A me piace immaginarla come un virus, ancora sconosciuto alla scienza, che si insinua nella psiche e corrode giorno dopo giorno le circonvoluzioni cerebrali, per penetrare nel subconscio e dettare quelle visioni

ritmiche che il comune mortale non riesce ad elaborare se non nel verso. Una malattia capace di rendere immortale ogni pensiero e capace di manifestarsi nel caleidoscopico fulgore del fantastico.La poesia quindi è legata all’inconscio e l’inconscio è il luogo della poesia. Ma una così esplicita professione di fede psicoanalitica non si limita affatto al regime della poetica. Essa comporta da parte dello scrittore una vera e propria assunzione di contenuti e mitemi anch’essi di origine psicoanalitica: che a dirlo più chiaramente, entrano massicciamente nei versi, fino a diventarne radice e sostanza, nel ben noto binomio di eros e thanatos, l’endiadi-opposizione di libido e morte, assunti per via di una estrema semplificazione, con un’intensità quasi aggressiva e sofferti per converso fino allo spasimo e allo sgomento: lo spasimo che si aggrappa all’eros in nome della vita, lo sgomento di chi da esso regredisce, per stanchezza magari e sazietà, verso immagini vertiginose. Il poeta cerca di nobilitare l' esperienza attraverso la poesia, andando alla ricerca di un senso. Ci riesce? Sì, ci riesce, perché il rapporto tra la sua esistenza e le "parole" viene offerto al lettore con sincerità, con dolore, con forza. Temi e lingua sono quasi "basici", in altre parole il poeta non ha la pretesa di scrivere cose di grande impatto. Una quotidianità , che continua ad apparire irrimediabilmente destinata a corredare una vita senza alte vette concettuali o di sentimento. Nell’idea che siamo tutti scrittori oggi si entra in una terrificante alterazione letteraria, mentre invece la letteratura è luminoso specchio della vita di tutti i giorni, una cosa seria, altrimenti non varrebbe la pena che ci fossero cattedre universitarie e facoltà in cui si formano i giovani, per studiarla e coltivarla. L’aspetto industriale delle edizioni dalle più piccole editrici alle più importanti, conferma che si stampa in eccesso, un numero esagerato di copie, che rimangono in giacenza invendute, proprio perché purtroppo ancora oggi metà degli italiani legge appena appena un libro all’anno. Ecco lo spunto per parlarne e sottolineare che al giorno d'oggi non si fa più poesia vera, perché troppe sono le proposte che vengono offerte da un sottobosco incapace, e la preparazione ad una poesia alta è trascurata specie nella scuola, ove i giovani in

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particolar modo sono sempre meno stimolati e sensibilizzati in tal senso. È un'occasione, allora, per il tramite di queste riunioni e presentazioni, di creare la possibilità di una chiacchierata da parte di esperti e studiosi verso gli esordienti, verso i giovanissimi e verso i profani in materia ma che,in qualche modo, ci auguriamo possano, almeno per brevi ore, essere toccati dalla nostra illusione poetica. Desiderio e o solo speranza di trovare un appiglio, prima o poi, con questa cruda e spietata realtà. Ma questo è un discorso che ci porta lontano… Candide sono, infatti, le prospettive della poesia: la sua trasparenza, la sua obiettività, la sua mancanza di finalità che siano diverse dall’azione culturale, la sua purezza, il suo candore, la sua ingenuità, perfino, non sono in discussione. I poeti non sanno (o non dovrebbero sapere) che cos’è la malizia e la mancanza di lealtà, dovrebbero essere i bianchi paladini di una visione della cultura e della scrittura che non appaia insidiata né dalla corruzione morale né dalla macchia di azioni interessate e fraudolente. Il poeta è colui che si limita a riprendere, tematizzare, interpretare, chiarire, inquadrare orizzonti diversi, quegli che altri non riesce a puntualizzare. La scoperta di un senso ulteriore intorno a temi che sfuggono al dispersivo. Le vecchie idee in relazione ad una nuova idea cambiano in una sorta di entropia tendente a nuovo equilibrio che, pur contenendo quello precedente lo trasforma nella sua essenza. Le parole della poesia sono candide e la nerezza dell’inchiostro con cui sono stampate dovrebbe essere soltanto il loro segno tipografico, non spirituale. Le parole del poeta sono candide e la loro natura ancora virgo intacta dal loro contatto con alcunché di negativo. Esse sono bianche e tali vogliono restare. Il sacrificio più intelligente che possa chiedersi a un poeta: quello della rinuncia all’autocontemplazione, della riduzione assoluta dell’esibizione della propria maestria, della consapevolezza che ogni intelletto ha un limite oltre il quale non bisogna agognare. I cristalli sono ormai schegge di vetro, puntute e laceranti, e non gli appartengono più: appartengono al deserto paesaggio della illusione, ne costituiscono i residui fatiscenti. Egli deve proporsi come gioco testamentario, e come gioco furioso, giocoso, egli potrebbe essere luminoso programma

di comunicazione, per saper dire l’indicibile, al di là di una poetica del frammento, rintronata e dentellata, urtante e folgorante, che va informando, con una prospettiva inconsueta,sulla relazione opera - industria culturale - produzione, sull’enorme buco, nero e profano, da cui escono guizzi, scintille dell’adorazione, dell’allegoria o del rifiuto. La parabola stilistico esistenziale che riusciamo a carpire tra verso e verso dovrebbe sempre esere di una attualità sorprendente, che riflette con luminosi cambiamenti un percorso attento e sottile, una disincantata stesura capace di suggestionare ad ogni pagina: nulla di complicato o sfuggente che metta al rischio di immaginari attraversamenti degli spazi. La scrittura poetica, con una intensità del tutto personale e sensibilmente fascinosa, rompe l’isolamento dell’io ed invita al recupero del tempo, un’alterità che può essere mantenuta dal rapporto, nei confini di ogni brano, ove suoni e voci allestiscono la scenografia del tempo che trascorre, scomponendo lo scivolare delle polveri tra senso e senso. La poesia in genere è sempre il frutto di un incontro o di uno scontro tra l’io sprovveduto e assetato ed il mondo, agguerrito o sonnolento, tra l’io e la storia, con le occasioni multiple che ci condizionano o ci disorientano. Un dato di coscienza della sostanziale solitudine dello scrittore, per il quale nessuno riesce ad attraversare una tessitura tale che lo scenario possa realizzarsi senza polverizzarsi in segregazioni o scommesse inconsistenti. Continuità del flusso del linguaggio e densità della rete, che si dispone tutto intorno al foglio bianco, propongono il mistero sempre vivo della poesia, che vive del fecondo narrarsi, scandendo l’isolamento o il deserto che l’autore incontra, entrando ed uscendo con disinvoltura dal sipario di ogni testo, per portare alla luce gli accordi scelti con preziosa cura ed essere costantemente sul filo delle pieghe. Vivere nella poesia allora potrà consolidare ogni tipo di riconoscimento filosofico della personalità. Antonio Spagnuolo


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LeInterviste

Intervista a Simone Perotti, autore di Adesso basta e Uomini senza vento. Uomini senza vento è un noir mediterraneo e ambientalista, come lei stesso lo definisce. Ma è anche la storia di Renato, un uomo al bivio, diviso tra la carriera di manager a Milano e il mare, la sua grande passione. Tornano, dunque, in forma narrativa i motivi di Adesso basta, quasi come se volesse usare a pieno il potere didascalico della narrazione. È con questa intenzione che nasce Uomini senza vento?

Questo romanzo è nato prima di Adesso Basta. Io sono uno scrittore di storie, di romanzi, e il tentativo che fa uno scrittore è sempre quello di mistificare, cambiare, allontanare da sé per incontrare l’universale, ciò che chiunque possa leggere vedendo se stesso, sentendosi e ascoltando i propri suoni. In questo romanzo l’allontanamento è stato minimo, perché la storia che avevo da raccontare, per una volta, era vicinissima a me. Renato come personaggio, non sono io, ma la sua storia mi riguarda, è simile alle mie, a quelle di milioni d’altri. Per una volta un mio romanzo nasce vicino, nel tempo e nello spazio, nel cuore e nella psiche, invece che lontano. Anche per me è stata una scoperta, anche paurosa.

La storia prende spunto da un episodio realmente accaduto. Purtroppo, a differenza di quanto accade nel romanzo, i media italiani sembrano prediligere maggiormente notizie relative a scandali sessuali e a fatti di cronaca nera piuttosto che informarci dei crimini che frequentemente vengono perpetrati nei nostri mani. Qual è stato l’avvenimento specifico che le ha ispirato la storia di Uomini senza vento e cosa pensa di questo disinteresse

dell’opinione pubblica verso episodi che ci riguardano così da vicino?

La notizia di una balena grigia che entrava nel Mediterraneo invece che starsene negli oceani l’ho letta un giorno mentre ero a Torino e sfogliavo “La Stampa”, che è un ottimo giornale, con un grande direttore. Improvvisamente quella notizia ha fatto fare corto circuito a persone, luoghi, storie che conoscevo e avevo sotto pelle. I giornali raramente riferiscono notizie che riguardano il mare. È come se un morto in mare valesse meno, come se una nave che affonda fosse cosa inferiore a un incidente d’auto, mentre la sua drammaticità è assoluta, quasi spirituale. Il mare, che occupa i sette decimi del pianeta, è la norma, mentre l’eccezione è la terra. Solo che noi siamo tutti ammassati sulla crosta solida, e il mare è come se non esistesse per noi. Anche per questo la nostra vita è un po’ sbilanciata. Noi veniamo dal mare. Dimenticarlo è grave.

Sovente, nelle pagine del suo libro, c’è una sorta di denuncia della sua generazione: Renato è la personificazione “dell’homo faber del disimpegno”, del quarantenne che anni di pace e di benessere hanno reso atarassico e privo di coraggio, incapace di usufruire della propria libertà. Cosa ci può dire di più al riguardo e quanto crede veramente che il suo pensiero, quello espresso in Adesso basta e Uomini senza vento, possa fare breccia nelle menti delle persone?

La breccia è stata aperta. Migliaia, decine di migliaia di persone si incontrano su facebook, sul mio blog www.simoneperotti.com, sul Fatto, su Voglio Scendere, e comunicano molto sul tema del cambiamento. Come sempre, le evoluzioni sono lente, ma certo quella del cambiamento di vita verso maggiore equilibrio e sobrietà è una radicale modifica delle nostre abitudini, un sovvertimento abbastanza netto delle regole del gioco. Come diceva André

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Breton “Io non voglio cambiare le regole. Io voglio cambiare il gioco”. Ed è quello che sta avvenendo. Poi, vedi, non è affatto detto che il cambiamento debba essere necessariamente radicale. Può essere di modi, toni, sfumature assai diverse, ognuno le sue. Quel che conta è che questa generazione immobile si metta in movimento, almeno ora che è all’ultima chance. Passata questa età sarà molto dura, sarà forse impossibile. Non si cambia a sessant’anni, ma a quaranta si deve tentare. Ed è quello che attrae molto dei miei libri, che sono sempre storie sul cambiamento. Sull’identità.

Il suo amore per il mare, che a sprazzi compariva già tra le pagine di Adesso Basta, in Uomini senza vento trova il suo spazio ideale, la sua migliore espressione, al punto da diventare contagioso per il lettore più sensibile. Quanto conta, sul piatto della bilancia del cambiamento, avere una passione così forte da contrapporre alla routine quotidiana? Non ritiene che stia proprio nell’assenza di vere passioni la causa principale della passività degli individui di questo tempo?

Esatto. Un uomo che non ha una passione (che non sa di averla…) è malato, deve curarsi. Non è normale che un uomo non sia propenso, non sia orientato, non sia dedito, non sia incline, non sia proiettato verso un suo personale destino. Senza questa disposizione, senza questa consapevo lezza, un uomo non può essere autentico, perché non ha un cammino da compiere verso ciò che vuole diventare, verso l’uomo che sa di poter essere, che ancora non è, che certamente diventerà se si muove, se lavora, se si sviluppa. Questa dinamica è la vita, semplicemente. Senza movimento, questo genere di movimento, non c’è azione, dunque non c’è vita. Un uomo prima deve immaginare, e poi agire. Per me tutto questo ha molto a che fare col mare.

Tra le pagine più emozionanti e ben scritte del libro, a mio parere,

vi sono quelle in cui descrive la fuga di Renato per i vicoli di Bastia: lega assieme, magistralmente, Mennea, Haruki e Zenone riuscendo a mantenere la tensione della fuga pur accennando a letteratura e filosofia. Ma non è l’unico caso in cui cita autori a lei cari. A quali scrittori o pensatori può dire di rifarsi tanto per la scrittura quanto per filosofia di vita?

Una marea… “Dove c’è da rubare, io rubo” diceva Picasso. Io faccio lo stesso. Seneca e Pasolini, il Leopardi delle Operette Morali, e poi tutto ma proprio tutto Calvino, l’immenso Marquez, Fenoglio, Bianciardi, Saba, Omero, Virgilio – i due re – e poi ancora tanti altri Cortazar, Bauman, Che Guevara, Proust, ma certamente il principe Tolstoj, Turgenev, e però anche gente minore come Zafòn può dirci qualcosa, e perché no Garibaldi, con il suo bel Manlio. Il tutto innaffiato di Conrad, Stevenson, Melville, Defoe, Kipling, oltre al maestro London e al suo discepolo Hemingway. Se volete continuo volentieri…

La ringrazio e in bocca al lupo per la promozione del libro.

Dario De Cristofaro


EzioPanzaVSSpiderJerusalem. [dal blog - Origami] Ezio Panza entra nell'ufficio del Direttore che lo accoglie con un sorriso smagliante. «Vieni Panza, intendo sottolineare che tu sei il migliore dello staff!»

Imbarazzato il giornalista prova ad intervenire, ma viene prontamente interotto dal Direttore.

«Proprio per questo caro Panza, ho pensato, alla luce delle tue grandi qualità, di affidarti un incarico di grande responsabilità: Spider Jerusalem.»

Proprio lui, il protagonista di Transmetropolitan, giornalista pazzo in un futuro più pazzo di lui, tanto pazzo da sembrare il presente. Ezio tace.

«Prego Panza, la macchina del tempo è pronta.»

Il giornalista si avvia a capo chino verso l'oscuro macchinario. ZWAPP!

Ezio Panza appare in una stanzetta. Si guarda intorno: è tutto sobrissimo, non sembra quasi il futuro.

Nessuno ad accoglierlo. Si avvia timoroso verso una porta alla sua destra. La apre lentamente, ma non abbastanza da evitare di essere travolto da una strobo multicolore che lo stordisce alcuni secondi. Si fa coraggio ed entra ugualmente.

Su ogni parete della piccola stanza ci sono decine di canali televisivi che cambiano all'unisono, vittime di uno zapping impietoso. Al centro della stanza un uomo calvo e tatuato sembra osservare un punto fisso davanti

a sé. Il giornalista del ventunesimo secolo cerca di carpire qualche stralcio informazione nel caos primigenio che lo circonda: tra spot che reclamizzano filetti di panda, e gruppi religiosi che propongono la vaporizzazione come unica via di salvezza, Ezio Panza sente che qualcosa non va. La pubblicità gli entra direttamente nel cervello, imprimendo immagini nella sua memoria. Si sente strano, turbato.

Spider Jersualem si alza, schiocca le dita e le pareti televisive si spengono. Si accende una sigaretta e va verso quello che sembra un frigorifero, prende due lattine di Ebola Cola e ne porge una al collega del passato. Ezio Panza accetta riluttante realizzando che gliela sta porgendo un uomo completamente nudo.

«Si, sono nudo. In fondo ero in casa per cazzi miei. Dunque, iniziamo questa intervista? Può sedersi dove vuole, al massimo qualche elettrodomestico le offrirà della droga. Lo ignori.» EP «Dunque, lei è Spider Jerusalem, giornalista d'assalto»

SJ «D'assalto? Se vogliamo metterla così...» «Come preferisce definirsi?»

«Sono necessarie le definizioni? Una definizione allontana dalla verità eliminando drasticamente ogni sfumatura.»

«Già, in effetti non ci avevo mai pensato. Lei fa uso abituale di sostanze stupefacenti, inoltre fuma una quantità incalcolabile di sigarette ogni giorno, non crede che sia dannoso per il suo organismo?» «Faccio uso di droghe perché è l'unico modo che mi resta per osservare lucidamente questa fottuta realtà; le imma-

gini, i suoni, gli odori... è tutta finzione, c'è bisogno di una pausa o di uno stimolo, a seconda dei casi e io mi prendo talvolta l'una, talvolta l'altro. Per quanto riguarda le sigarette: crede che l'aria che ci costringono a respirare faccia meno male? Ho visto ragazzini con le pelle che gli si staccava dalla faccia solo per essere cresciuti vicino a un centro di smaltimento di rifiuti tossici, per non parlare poi degli alcaloidi che le multinazionali diffondono nell'ambiente per indurre i cittadini di ogni specie, razza e colore a consumare i loro merdosi prodotti - punta la sigaretta verso Ezio Panza - Se creperò, non sarà certo per questa.» «È vero che con i suoi editoriali ha influenzato le elezioni presidenziali?»

«Ho semplicemente esposto il mio punto di vista, e messo sotto gli occhi di tutti la merda che siamo stati abituati a mangiare in silenzio e la gente ha fatto una scelta.»

«Quindi dietro la facciata di immoralità si nasconde un baluardo della giustizia?»

«È questo l'unico baluardo - alza il dito medio - Basta saperlo alzare al momento giusto.»

«Lei è solito insultare i suoi lettori negli editoriali, ma questo sembra portare un costante aumento di vendite. È una mossa commerciale?»

«Oh no, quando dico ai miei lettori che se davvero mi amano dovrebbero suicidarsi, dico sul serio, dico sul serio anche quando dico che odio tutti. Odio anche lei signor Panza, e sa perché? Se tutto fa schifo, se il mondo sembra partorito da una baldracca sifilitica e abbandonato in un cassonetto, la colpa è di tutti. È una responsabilità comune che nessuno si vuol prendere. Dal tetto di un fottuto strip club ho sbattuto sotto gli occhi di

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tutti un massacro perpetrato dalla polizia e l'unica cosa che ho ottenuto è stato sdegno e disappunto. Ficcatevelo nel culo il vostro sdegno! Prima o poi butterò una bomba su questa cazzo di città! Una bomba contraccettiva! Così finalmente terminerà questo strazio.»

«Non capisco se è più l'amarezza o la rabbia.»

«Entrambe. Una alimenta l'altra e così si va avanti. C'è una cospirazione in atto. Chi governa vuole tenere tutti all'oscuro e per farlo ci sottopone ogni puttanata in grado di distrarre l'attenzione e limitare la nostra capacità critica. La gente non ha idea di cosa sia la verità, eppure è lì, cazzo, proprio sotto tutta quella merda, ma non può vederla! È questo che odio di questa fottuta città... mi capisce? Le menzogne sono notizie e la verità è obsoleta!» «Resta il fatto che la sua condotta non sia delle migliori. Fa discorsi sulla morale, poi dove è la sua morale?»

«Fumo, mi drogo, mi lavo ogni sei settimane, mi masturbo costantemente alla finestra solo per vedere il mio sperma velenoso finire nei piatti e sui capelli di chi passa di sotto, eppure sono un giornalista ricco e rispettato, che scrive su uno dei quotidiani più venduti e vivo con due donne bellissime in uno dei quartieri più costosi e rinomati della città. Essere un bastardo paga. Questa è la sopravvivenza caro Panza, e non toglie nulla al messaggio che sto cercando di comunicare alla popolazione cerebrolesa.»

«Personalmente non avrei fiducia di chi ha una condotta così lontana dalla morale comune.»

«E allora, perché lo voti?»

ZWAPP! Tempo di permanenza nel futuro scaduto. Daniele Mariani

Una poesia nel cassetto Associazione Culturale Darmatan Mentre un’altra pagina si volta poesie per un anno Perrone Lab Rac-corti, mini storie per chi va di fretta - volume III Perrone Lab Per informazioni e per acquistare i volumi scrivi a: info@flaneri.com


Cliff

Quando ho amato i Metallica

[dal blog - Storia di una groupie]

Seduta sul divanetto, mentre l’autista stava preparando le ultime cose per la partenza, osservavo i ragazzi distrutti dal concerto. Per una sera, Stoccolma andò a fuoco. Sentivo ancora le vibrazioni scorrere lungo tutto il mio corpo.

“Fanculo Kirk, ho vinto di nuovo. Il letto è mio!”Cliff e Kirk avevano deciso di giocarsi, a carte, il posto in alto del letto a castello, accanto al finestrino. Dopo una lunga partita, Cliff, più lucido di Kirk, aveva vinto. Il premio era tutto per lui.

Cliff si buttò sul letto mentre l’autista gettava una birra nel cestino, imitando i movimenti di un giocatore di basket. Esultò come se avesse segnato il canestro più importante della sua carriera.

In quel momento la porta del bagno si aprì e Sandy si diresse verso di me. “Potresti prestarmi un’assorbente? Ho finito i miei”, mi chiese. “Certo”, le risposi.

“Ah, senti - disse. - Mi sa che stasera sarai sola, io passo. Mi dispiace ma non ce la faccio, sono distrutta.” “Ok, tanto non penso che vorranno fare chissà cosa, guarda come sta Jimbo.”

Dopo aver afferrato l’assorbente, Sandy mi ringraziò e tornò in bagno.

Kirk, completamente ubriaco, facendo finta di essere triste per aver perso la sfida, si gettò ai miei piedi, leccandoli.

“Lascia stare Kirk, sei strafatto. Mi fai schifo quando stai così, lo sai.” Emanava una puzza nauseante che mi fece ribaltare lo stomaco. Decisi allora, dopo aver scansato quella testa riccioluta con il piede oramai pieno di bava, di aprire il finestrino. Da fuori, il vento freddo della Svezia entrò senza chiedere il permesso, avvolgendomi del tutto.

“Fanculo, puttana”, mi disse Kirk.

“Vai a dormire, stronzo”, risposi.

Kirk si alzò, mugugnò qualcosa e si buttò sul letto, sotto a quello di

Cliff che, in quel momento, stava fumando una sigaretta. L’autobus partì.

Parlai con Cliff a proposito di Kirk e ridemmo. Poi il discorso si spostò sul concerto. Mentre stavamo parlando del suo incredibile solo di basso, mi avvicinai al suo letto. Stavo per baciarlo quando lui mi bloccò dicendomi che avrebbe preferito continuare a chiacchierare. Si addormentò mentre mi raccontava della sua prima band.

Dal bagno uscì Sandy, visibilmente contratta. Si mise accanto a me e mi abbracciò. La strinsi forte tra le braccia. Pochi minuti dopo dormiva.

Il pullman viaggiava velocemente sulle strade svedesi. Il clima era rigido, il cielo di un nero che non avevo mai visto in tutta la mia vita e il paesaggio, da una parte e dall’altra, offriva alberi e piccole case di legno, tutte uguali, come se qualcuno avesse impostato uno sfondo che andava ripetendosi in continuazione.

Il pullman sterzò bruscamente ed io riemersi dai miei ricordi. Nessuno era in grado di alzarsi, così mi diressi verso l’autista chiedendogli di andare più piano. La sua testa calva era piena di sudore che scendeva prima sulla faccia e poi sul collo, bagnando quindi il colletto della camicia e poi tutto il resto. “Zitta, zoccola”, rispose. “Cosa cazzo hai detto?”

“Zitta, io sono l’autista e io decido come guidare. Mettiti seduta e non rompere i coglioni. Vai a fare i pompini!”

Cercai aiuto da parte degli altri, tuttavia nessuno sembrava rendersi conto di ciò che stava accadendo. Mentre un cartello stradale indicava “Ljungby”, l’autista accelerò vertiginosamente. “Cosa sta succedendo? Cosa cazzo sta facendo questo qua?” Sandy si era svegliata e ora fissava con gli occhi sbarrati la strada.

“Non lo so, è pazzo. James! Kirk! Lars! Cliff! Qualcuno si svegli e vada a dire a quella testa di cazzo di fermarsi!” Nessuno dava alcun segno di vita. Mi alzai e corsi barcollando al posto di guida.

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“Stronzo! Fermati, cazzo! Fermati!” Gridai.

Afferrai il volante. Cercai di tirarlo in direzione opposta a quella dell’autista. “Vai via, puttana, non mi rompere il cazzo”, disse urlando e sbavando. “Via!” E mi diede un calcio sul ginocchio. “Cazzo! Vaffanculo!” Urlai, piegando la gamba “Frena! Cosa cazzo stai facendo?”. Mi scaraventò a terra ma mi rialzai subito, come una molla. Il mio corpo era pieno di adrenalina. “Vuoi ucciderci?” urlai ancora più forte di prima.

“Devi morire, zoccoletta!”, disse con un sorriso mefistofelico. Era completamente ubriaco.

Con il corpo provai invano a spostare quell’omone calvo ma riuscii solamente a farlo imbufalire ancora di più. Ero disperata, non sapevo cosa fare. Stavo per crollare. Il tempo iniziava a dilatarsi.

“Stronzo, fermati!” Disse James da dietro le mie spalle: mi scansò come se fossi un manichino e tirò un pugno sui denti dell’autista, il quale, dopo aver bestemmiato, sputò i due incisivi sulla mano, in una pozza di sangue. “Pezzo di merda, ti rompo il culo!” Gridò e, come una bestia feroce, si gettò sul collo di James urtando il volante: il pullman sbandò finendo fuori strada, ribaltandosi. Per un istante fu come trovarsi in assenza di gravità.

Dopo aver sbattuto con la schiena sulla custodia di una chitarra e la testa sul tetto, roteai in aria sbattendo la faccia su uno spigolo. L’autobus si fermò.

Finalmente riaprii gli occhi e, dopo aver capito di trovarmi sotto un cumulo di oggetti, mentre la testa pulsava come un tamburo durante una decapitazione, due mani mi afferrarono riuscendo a tirarmi fuori da quella situazione. Erano le mani di James. Avevo il corpo a pezzi ma riuscivo a stare in piedi.

Sandy uscì da dietro il divanetto che si era capovolto, mi abbracciò e mi strinse forte, premendo il viso sul mio seno. “Ragazze, svegliamo gli altri – disse James. – Dobbiamo uscire”. Poi,

riferendosi all’autista, aggiunse: “Appena siamo fuori, ti ammazzo definitivamente!” Il sole stava facendo capolino da dietro delle colline, gettando dei fasci di luce sull’erba attorno al pullman. Per strada non c’era nessuno. Automobili, uomini, animali. Nulla.

Controllai che fossimo al completo. Mancava qualcosa. Mi girai verso James: il suo viso aveva assunto una forma che non avevo mai visto prima, neanche mentre gridava sul palco. Guardava in un punto indefinito di fronte a lui. Improvvisamente iniziò a correre. Fece il giro del pullman e si bloccò: emanava una forza sovrumana. Tutti insieme lo seguimmo. Appena ci trovammo dall’altra parte, fu come se un fulmine ci avesse colpito in pieno, carbonizzandoci. Ci fermammo dietro a James, contemporaneamente.

Sandy corse verso di me e iniziò a piangere. La strinsi forte cercando di bloccare la marea che stava per inondare la mia faccia. Non ce la feci. Le lacrime sgorgavano come un mare di lame affilate, facendomi a pezzi. James, come una furia, corse verso quelle due gambe che uscivano dalle lamiere e le afferrò, cercando di tirare fuori il corpo di Cliff. Provò con tutte le forze ad alzare il pullman, da solo. La faccia, rossa come i suoi occhi iniettati di sangue, era completamente deformata. Le vene del collo, grandi come dei fiumi in piena, stavano per esplodere. Dagli occhi iniziarono a scorrere delle lacrime. Stava singhiozzando. Aveva capito che non c’era nulla da fare. Prese a pugni il pullman fino a farsi sanguinare le mani. Disperato, si buttò sulle gambe di Cliff, le strinse a sé, alzò la testa e gridò, squarciando il cielo svedese. Luigi Ippoliti


Come devi immaginarmi [dal blog - Firmato DB Speciale Pasolini]

L’autunno era arrivato così in fretta. Il lungomare di Sabaudia era spazzato da un vento sottile che giocava con le lunghe dune di sabbia, strusciava sui fili d’erba cresciuti dove la spiaggia saliva verso la strada. Erano scesi giù lungo il sentiero di fianco a quella casa perfettamente cuboidale: grigia, austera, severa. Oggi, sembra ammonire le case che sorgono tra il verde, sulla spiaggia: il cottage di Cecchi Gori, la piscina sul tetto dell’astronave delle sorelle Fendi. Erano scesi verso mezzogiorno, il sole era alto e nonostante gli ultimi temporali il tempo sembrava reggere. Passa quella palla – l’uomo che correva scalzo sulla sabbia, aveva il viso scavato sotto gli zigomi, i capelli erano accarezzati dal vento. – Ah Se’, passa, – gridò ancora al compagno che teneva il pallone tra le mani. Quell’uomo era più giovane, i capelli neri ricci, il sorriso di un ragazzo semplice. Il mare si allungava a fronteggiare la terra giù verso Saporetti e la Dolce Vita, gli ombrelloni ormai chiusi, si scagliava forte poi contro Torre Paola. L’autunno era arrivato troppo in fretta. Sergio lasciò il pallone e gridò – pija questa Pierpa’. Colpì il pallone al centro, con un tiro preciso, col collo degli stivaletti; il pallone si sollevò nell’aria, viaggiava senza rotazioni, fermo, volando verso le nuvole che stracciavano il cielo. * Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un «prosatore realista»; Riva gioca un calcio in poesia: egli è un «poeta realista». Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un «poeta realista»: è un poeta un poeta maudit, extravagante. Rivera gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da «elzeviro». Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul «Corriere della Sera»: ma è più poeta di

Rivera; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti. Si noti bene che tra la prosa e la poesia non faccio distinzione di valore; la mia è una distinzione puramente tecnica. Tuttavia intendiamoci: la letteratura italiana, specie recente, è la letteratura degli «elzeviri»: essi sono eleganti e al limite estetizzanti: il loro fondo è quasi sempre conservatore e un po’ provinciale: insomma, democristiano. Fra tutti i linguaggi che si parlano in un Paese, anche i più gergali e ostici, c’è un terreno comune: che è la «cultura» di quel Paese: la sua attualità storica. Così, proprio per ragioni di cultura e di storia, il calcio di alcuni popoli è fondamentalmente in prosa: prosa realistica o prosa estetizzante (quest’ultimo è il caso dell’Italia): mentre il calcio di altri popoli è fondamentalmente in poesia. Il calcio è un linguaggio con i suoi poeti e prosatori * Per gli eventuali procedimenti di competenza, si segnala l’acclusa pubblicazioneRagazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, editore Aldo Garzanti, Milano. Nella pubblicazione si riscontra carattere pornografico. Il capo del servizio. Segnalazione inviata Il 21 luglio del 1955 alla procura di Milano dalla presidenza del Consiglio dei Ministri * Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. 19 Gennaio 1975 Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza dei poteri, il conformismo dei progressisti * La tolleranza, sappilo, è solo e sempre puramente nominale. Non conosco un solo esempio o caso di tolleranza reale. E questo perché una «tolleranza reale» sarebbe una contraddizione in termini. Il fatto che si «tolleri» qual’uno è lo stesso che lo si «condanni». La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata.

Gennariello, Paragrafo terzo * E v’è danza e gioia e vino stasera: - per chi non pranza nelle stanze abbuiate del Vaticano. A. Rosselli, A Pier Paolo Pasolini * - Signor Antonio Vece, maestro elementare collocato ad Avellino, lei è sicuro che la macchina era proprio una Giulietta e che quello era il noto scrittore e regista Pasolini? - Era certamente lui. – rispose Vece. – Io sono Maestro, io. - Va bene – riprese il Commissario – e quindi conferma di essere salito sulla macchina dello scrittore ed aver raggiunto la piena campagna per esporgli il suo romanzo, di cui – leggo – ne aveva anche una copia con sé. Dico bene? - Il primo capitolo. - Il primo capitolo, – disse annotando qualcosa sul margine dei fogli che teneva in mano – va bene, allora il Pasolini era molto interessato al soggetto e le ha intimato di lasciarglielo… Mi insultava. - Sì la insultava, l’ho scritto e poi… - Poi mi ha picchiato con una mossa di quell’arte marziale che conosce Pasolini, io sono svenuto subito. - Arte Marziale? - Sì. Centocelle aveva cominciato ad animarsi. Grida e bestemmie arrivavano dalla strada. Il Commisario lasciò cadere i fogli sulla scrivania e guardò quell’ometto negli occhi. - Senta signor Vece qual è il titolo del suo romanzo? - Il titolo del romanzo? Probabile, ma sicuramente falsa, deposizione rilasciata alla procura di Roma il 25 Ottobre 1961 da Antonio Vece che, due giorni dopo l’accusa tornò sulle sue parole confessando di aver inventato tutto. Sarà denunciato per simulazione di reato. * Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri.

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Il Pci ai giovani! * Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. 14 Novembre 1974. Il romanzo delle stragi * Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere con te e contro di te; con te nel cuore, in luce, contro te nelle buie viscere. Le ceneri di Gramsci * Dell’Utri: ho io il Pasolin scomparso. La Stampa, 2 marzo 2010

Ma Dell’Utri che c’entra? il Fatto quotidiano, 3 marzo 2010 Pasolini: Dell’Utri, a Mostra del libro antico il capitolo inedito di Petrolio non c’è. Adn Kronos, 11 marzo 2010 Dell’Utri sarà ascoltato dai giudici per la morte di Pier Paolo Pasolini. Corriere.it, 29 marzo 2010 * Comunque, quella sera il ragazzo, Pelosi, che non avevamo mai visto prima ordinò un petto di pollo. A quei tempi non si serviva come si serve adesso, ma con la pelle e con l´ala. Il ragazzo protestò un po´ quando se lo vide davanti, poi Pasolini, che aveva ordinato solo una birra, lo convinse dicendogli che era più buono, più saporito. Pelosi mangiò il pollo e alla fine se ne andarono, mio marito accompagnò Pasolini fuori dal cancello, fino alla sua automobile. Ricostruzione della sera del 1 Novembre 1975, rilasciata dalla proprietaria del Biondo Tevere in «“Al Biondo Tevere”, ultima fermata» di Rocco Carbone, Repubblica.it * (Vi consigliamo di approfittare dell’intervallo, per pensare a tutt’altro. Non c’è niente di più faticoso che parlare di sesso – e il peggio deve ancora venire!) * A cura di DB, titolo: Pasolini; le citazioni sono state reperite senza lo sfruttamento di alberi protetti, panda o bambini asiatici costretti a lavorare per 20 ore in lager disumani.


“La melodia che chiede un ascolto” - intervista a Sergio Campailla. [speciale Michelstaedter]

Intervistiamo Sergio Campailla, autore di opere molto apprezzate come Romanzo Americano, Una stagione in Sicilia o Paradiso terrestre. È tra i più noti studiosi di letteratura italiana. A lui va il merito di aver portato in auge la figura di Carlo Michelstaedter: ed è proprio dalle carte dell’autore di La persuasione e la rettorica che nasce il bellissimo volume Il segreto di Nadia B. (Marsilio, 2010).

Innanzitutto grazie per l’intervista. Ho avuto la fortuna anni fa di essere un suo studente (ndr: Campailla insegna Letteratura Italiana presso la facoltà di Lettere e Filosofia “Roma TRE”) e leggendo i suoi volumi Controcodice e I paesi in cui sono nato ricordo che, giovanissimo, rimasi affascinato da due “personaggi”: Malaparte e Michelstaedter. Con il primo ho finito laureandomici, con il secondo è iniziato un amore mai assopito. Quest’anno si è parlato molto dell’autore goriziano anche per ricordarne il centenario dalla morte. Lei stesso ha prima curato La melodia del giovane divino proposto da Adelphi e poi ci ha condotto in quella sua ricerca personale che è Il segreto di Nadia B. (Marsilio, 2010). Secondo lei perché ancora oggi Michelstaedter suscita tanto fascino? Michelstaedter è un giovanissimo e un postumo. La sua opera principale è una tesi di laurea, mai discussa: un rifiuto radicale dell’ingiustizia e dei compromessi di una società alla vigilia della prima guerra mondiale. Ma a distanza di tanto tempo, ci accorgiamo che quel rifiuto non ha perso

forza nella realtà contemporanea e che anzi si carica di un formidabile valore simbolico. Michelstaedter è un simbolo: il fratello che ci manca.

destino, dopo un lungo viaggio. Era, all’origine, un libro di realizzazione molto improbabile. Dopo cento anni, una giovane donna, che ha subito la violenza della famiglia, della società e della storia, diIn fin dei conti Michelstaed- menticata e ignorata, riaffiora, ter era giovanissimo quando quasi per miracolo, dal passato e ci si è suicidato. Eppure è citato fa sentire le sue ragioni e il suo strain tutte le antologie come ordinario fascino. Un caso che ha poeta, scrittore, filosofo. Ne una valenza di metodo. Che cosa La melodia del giovane divino nasconde il passato? Quali verità, vengono accorpati molti testi senza cui il nostro presente è falso (pensieri, racconti, critiche). e inaccettabile? Io ho apprezzato molto il Discorso al popolo e La giustizia. La letteratura di confine (mitQuali tra questi testi sono, a teleuropea, siciliana, ebraica) suo avviso, quelli più “com- è sempre stata, se non sbaglio, pleti” ed “attuali”? Esiste la direzione dei suoi studi. In davvero questa “melodia” questo volume si unisce ad un leggendo Michelstaedter? suo grande amore, quello per la Russia (o forse soltanto per Non cercherei la completezza, né la letteratura russa?): leggenla sistematicità. Questi testi sono dolo ho subito pensato a frammenti, che danno bagliori. quanto amore aveva messo Presuppongono una illuminazione, per scrivere questo libro. Io in chi li ha scritti e forse in chi deve credo che sia stato un libro leggerli. Nello stesso tempo, suo- molto sentito. Mi sbaglio? Io nano definitivi, nel senso che dopo le confesso che mi stavo innon c’è nulla, il tempo si è fermato. namorando di Nadia, questo Da questa condizione visionaria “mito” intorno a lei mi ricornascono il Discorso al popolo dava un certo stilnovismo vio La via della salute. Ma le pa- sivo con sapore moderno. gine di La melanconia sembrano Non si rischia, procedendo in nascere da un esperto della dottrina una ricerca come questa, di ridei quattro umori e potrebbero es- manere così affascinato da sere il manifesto di un gruppo ini- personaggi del genere (che sia ziatico, che sofffre il male di vivere. Carlo o Nadia poco importa) Persino l’apologo di Paolino, da perdere l’obiettività? nella sua essenzialità, coglie in maniera struggente un problema fon- Il segreto di Nadia B. si svidamentale della crescita e luppa su un orizzonte internaziodell’educazione. È questa la melo- nale, da Pietroburgo a Odessa a dia che chiede un ascolto. Berlino a Londra a Firenze. La vena ebraica e quella russa sono deIl segreto di Nadia B. intrec- cisive nella mia formazione; e il cia figure su figure trasfor- personaggio di Nadia chiedeva mando quasi in un romanzo questo doppio interesse e queste una ricerca personale imma- competenze preliminari. Il mio gino durata molti anni. Cosa libro è la fusione postmoderna del l’ha colpita di questa Nadia B. genere romanzo e del genere saggio, e soprattutto può spiegare ai per ragioni interne e non per scelta nostri lettori cosa “gira” in- intellettualistica. Il racconto è la forma più efficace, e avanzata, torno a questa figura? della comunicazione e della storiIl segreto di Nadia B. nasce per cità. 13

Si è chiusa la “due giorni” di lavori su Michelstaedter presso il dipartimento di Italianistica della facoltà di Lettere e Filosofia (Roma TRE). È soddisfatto di come si è svolto il convegno? Si è giunti a qualcosa di interessante? Organizzando un Convegno internazionale all’Università di Roma, dal titolo emblematico “Un’altra società”, non ho inteso addomesticare Michelstaedter. Al contrario, nelle modalità perseguite, ho cercato di richiamare l’istituzione a una maggiore consapevolezza dei suoi compiti, dei suoi limiti e delle sue contraddizioni. Già questo mi sembra un obiettivo apprezzabile.

Un’ultima domanda. Quali sono i prossimi viaggi? È in cantiere qualcos’altro? Sicuramente. Viaggi e altro.

La ringrazio davvero di cuore, è stato un onore per me intervistarla. Matteo Chiavarone


GliEventi

InFiera [selezione] Sab 4 dic | 12:30 Sala Diamante Il denaro e le parole Marino Sinibaldi intervista André Schiffrin. Sab 4 dic | 15:00 Sala Rubino Il gusto del cinema presentazione del libro [Cooper]. Sab 4 dic | 16:00 Sala Smeraldo Fedrigoni Signora Ava presentazione del libro di Francesco Jovine. Con Francesco D’Episcopo, Goffredo Fofi e Paolo Mauri. Sab 4 dic | 18:00 Sala Diamante Elvira Sellerio il ricordo di Andrea Camilleri e Adriano Sofri. Sab 4 dic | 18:00 Sala Smeraldo Fedrigoni Nelmare cisono i coccodrilli presentazione del libro di Fabio Geda. Sab 4 dic | 19:00 Sala Diamante Storie di Amore e Psiche con Massimo Fagioli. Dom 5 dic | 11:00 Caffè Letterario Pronto Soccorso e Beauty case con Stefano Benni e David Riondino. Dom 5 dic | 12:00 DigITAL Cafè Dal consiglio del libraio al consiglio di Facebook. Dom 5 dic | 14:00 Sala Diamante Incontro con Luis Sepulveda coordina Gianni Minà. Dom 5 dic | 18:30 Caffè Lettarario ConversAZIONI con Simone Cristicchi. Dom 5 dic | 19:00 Sala Ametista Attorno a questo mio corpo con Paolo Di Paolo ed Elio Pecora. Lun 6 dic | 16:00 Sala Diamante La voce di Boris Pahor tra... Lun 6 dic | 19:00 Sala Smeraldo Fedri-

goni Francesco De Sanctis con Tullio De Mauro. Mer 8 dic | 11:00 Caffè Letterario Premiazione “Quaderni di Linfera”. Mer 8 dic | 16:00 Sala Smeraldo Fedrigoni Schiave del potere con Lydia Cacho. Mer 8 dic | 17:00 Sala Diamante La ragazza di Berlino con Anne Wiazemsky e Muriel Barbery. Mer 8 dic | 17:00 Sala Turchese Raccontare la Storia con Carlo De Amicis e Lorenzo Pavolini. Mer 8 dic | 17:00 DigITAL Cafè Politica e Social Network. Beba do Samba [San Lorenzo - via de' Messapi, 8] Gio 16 dic | ore 19:00 Mentre un’altra pagina si volta poesie per un anno presentazione e lettura poesieLib. Argonauta [via R. Emilia, 89] Sab 4 dice | ore 18:00 Il ragioniere della mafia con Donald Vergari.

Ass. Cult. Trasecoli Dom 5 dic | ore 12 Basilica e sotterranei di San Clemente Visita guidata [10 euro]. Dom 12 dicembre | 10:30 Una giornata a Palestrina Visita guidata all’area archeologica del Santuario della Fortuna Primigenia e Museo Archeologico Nazionale; Museo diocesano di Arte Sacra e Duomo di Sant’Agapito. [appuntamento a Palestrina in via Roma, 23

- 20 euro/intera giornata].

Mondadori [via Piave, 18] Ven 17 dic | ore 18:00 L’Italia s’è mesta [saggio di Mariano Sabatini] con l’autore, Paolo Di Paolo, Barbara Alberti, Franca Leosini e Michele Mirabella.

Felt Music Club [San Lorenzo via degli Ausoni, 84a] dom 19 dic | 21:30 Cordevive 2... Un anno dopo Evento organizzato da Arte2o [ingresso 5 euro comprensivo di tessera].

Libreria Altroquando [via del Governo Vecchio, 80] dom 12 dic | 21:00 I cani là fuori Presentazione libro di Gianni Tetti. Organizzato da Flanerì. Feltrinelli [Fiumicino - aeroporto Leonardo da Vinci - terminal T3] ven 17 dic | ore 17 Spacecake presentazione del libro. Presenti i MaDam.

MangiaParole [via Manlio Capitolino, 7/9 - Roma] [Corso] mer 1 dic | 19:30 - 21:30 Lavaggio emozionale - La vergogna Chiacchierando e facendo esercizi con Enza Carifi aiuteremo il nostro corpo a vivere meglio, usando le emozioni a nostro beneficio. [Libro] gio 2 dic | 18:30 - 19:30 Libro Acquarelli | Poesie di Loretta Burelli. [Libro] ven 3 dic | 18:00 - 20:30 Delitti & Diletti Racconti di Patrizio Pacioni - sette scrittori (più uno) alle prese con le debolezze e gli errori del proprio passato

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “IL FARO” INDICE il 1° Concorso Nazionale di poesia e narrativa “L’ARMA E LE SUE DONNE”

Amore, attesa, ansia…famiglia, essere donna accanto ad un carabiniere, essere donna nell’Arma. Le esperienze di vita parlano! CON IL PATROCINIO DEL COMANDO GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI E DELLA PRESIDENZA A.N.C. Per consultare il bando: www.associazione-ilfaro.org

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e un inflessibile inquisitore: il commissario Leonardo Cardona. [Libro] ven 3 dic | 21:00 - 22:30 Supermarket24 e Boing Generation. [Libro] gio 9 dic | 18:30 - 20:30 Pupino, Monologo in versi dalla nascita in su. [Libro] ven 10 dic | 18:30 - 19:30 Fuori dalla tana di Maurizio Centi. Con Cristobal Munoz. [Libro] sab 11 dic | 19:00 - 19:30 Gioco estremo di Mario Ricotta con Cristina Dell'Omini. [Teatro] dom 12 dic | 19:00 - 20:00 Pasolini ancora... Serata evento condotta da Marco Masolin per riflettere sull’irrisolto problema del conformismo e dell’anticonformismo. Aperitivo 10 euro. [Libro] ven 17 dic | 19:00 Dar trapezzio vocalico al sonetto di Claudio Porena. [Libro] sab 18 dic 18:00 - 20:00 Col tempo di Massimo Tirinelli. [Teatro] sab 18 dic | 21,00 L'antologia di Spoon River Serata dedicata all'interpretazione dell'opera di Edgar Lee Master. Aperitivo 10 euro [Libro] dom 19 dic | 18:00 La donna e la sessualità di Erika Fontana. [Libro] mar 21 dic 21,30 L’odore del male di Orlando Trojani

Se vuoi organizzare o promuovere un evento scrivi a o.spagnulo@flaneri.com


Flanerí DEB PRIMO CLASSIFICATO PREMIO RAC-CORTI, MINI STORIE PER CHI VA DI FRETTA Dodici dita di Luigi Cecchi

“Al saggio non può capitare niente di male. È più forte di tutto ciò che lo circonda.” Lucio Anneo Seneca

Dodici dita si guardò le mani. Aveva solo dieci dita, come tutti. Con calma e dedizione si abbandonò ai gesti automatici che lo avrebbero condotto a rimontare la sua vecchia pistola.

Per prima cosa, il popolo. Quella massa di esseri brulicanti che schiamazzavano nelle strade attorno a lui. Mercanti, artigiani, contadini... Vecchi e giovani, uomini e donne. Scendendo nello specifico qualcuno di loro poteva essere interessante, forse abbastanza da condividere con lui qualche pena, ma bastava salire un po' più in alto sulla torre, allargare un po' la visuale, defocalizzare, rifocalizzare, e cosa si otteneva? Marmaglia. Si può imparare a vedere tutto dall'alto, basta abbandonare ogni curiosità, e tradire la fantasia. Improvvisamente sono tutti uguali. Così li percepiva, Dodici Dita. Dodici dita incastrò velocemente tutti i pezzi dell'arma. Una serie di click lo rassicurò sul giusto posizionamento degli ingranaggi, ma non ce n'era bisogno. Aveva smontato e rimontato la pistola centinaia di volte, centinaia.

Il punto di vista delle pietre. Le pietre che lastricavano l'intera via erano state posizionate lì dai grandi re del passato, e avevano attraversato i secoli, in parte sepolte dalla terra, in parte spaccate dal tempo, in parte levigate dal continuo passaggio. Ognuna di quelle pietre era un testimone logoro dell'insignificanza dell'esistenza. Quante volte avranno ascoltato i discorsi delle persone che distrattamente le calpestavano? Discorsi sulla politica, sulla famiglia, sul bene e sul male, ogni volta pronunciati come se fossero cose importanti, fondamentali, addirittura cose vitali. Sorrise. Vitali, ma non per le pietre. Forse per quelle brevi esistenze. Secoli dopo qualcuno rifarà gli stessi discorsi, e le pietre restano lì, costrette a risentirli. Spinse il cristallo nella canna. Energia luminosa si sprigionò dalle superfici lisce della scheggia vetrosa, prima che scomparisse nel buio del cilindro di essedreel. Senza quel cristallo, l'arma non avrebbe sparato. Il cristallo era il cuore dell'arma.

La via religiosa alla salvezza. Alcuni religiosi si muovevano tra la folla, il corpo ammantato di vesti costose, nonché di sicurezze inventate. Lungo la strada incontravano altra gente, anime impaurite e riverenti, che elargivano sorrisi in cambio di benedizioni. Buone maniere in cambio di serenità. Non è male come scambio. L'arma vibrò in maniera quasi impercettibile. Il metallo che assorbiva l'energia del cristallo. Dodici dita infilò una mano in tasca e ne estrasse una manciata di proiettili, grossi pallettoni argentati. Un paio caddero a terra, scivolarono seguendo le spaccature nelle assi del pavimento e finirono per infilarsi sotto il mobilio spartano della stanza. Dodici dita vuotò la mano in una ciotola di legno, su uno sgabello, vicino alla finestra. La sordità alle grida del mondo, laceranti e stridule, acute e altissime, angoscianti e terribili.

Perché le orecchie delle altre persone non sanguinavano? Dodici dita lo sapeva. Perché erano nati sordi. Tutti quanti. E per non sentirsi inadeguato Dodici dita aveva cercato di sfondarsi i timpani con un chiodo da staccionata all'età di diciassette anni. Ora ne aveva trentasette, era sopravvissuto per tanti anni a quei lamenti strazianti grazie al fatto che ci era riuscito, anche se solo a metà. L'orecchio destro non ascoltava più, nulla. Nemmeno il fragore della sua arma, quando l'avvicinava al volto per fare fuoco.

I proiettili scorrevano all'interno della pistola, come cubi d'acqua congelata in una gola di ferro. Dodici dita distese il braccio e sfiorò col dito il grilletto. Uno scatto, il ritrarsi istantaneo di una molla, una cuspide di essedreel avrebbe scalfito il cristallo, l'energia avrebbe percorso la canna, il proiettile sarebbe stato vomitato fuori dal buio. Una pallina lucente che schizza nell'aria incurante di tutto quello che attraversa. PAM. Cielo azzurro, drappo di una bandiera, ancora cielo azzurro, lembo di una tunica, pelle, cranio, cervello, cranio, pelle, cielo azzurro... pietra angolare della torre. Così sarebbe andata. E infine il denaro. Le monete d'oro, i lingotti d'argento. Gemme, pietre preziose, diamanti. Stoffe pregiate, vesti di lusso, vini speziati, portate deliziose, droghe esotiche, cortigiane e feste senza calendario. Dodici dita aveva rinunciato a tutto questo tanto, tanto tempo fa. Strisciava tra i vicoli, come un grosso topo carognoso, per non essere visto e non vedere. Sapevano dove trovarlo, all'occorrenza, sapevano come chiamarlo, se avevano bisogno di lui. Lui non aveva bisogno di niente, di niente e di nessuno. Solo di una sentenza di condanna. Perché le persone emarginate come lui potevano permettersi di giudicare la società, ma non di condannarla. Era sempre stato così, e così sarebbe stato per sempre. Tirò il grilletto con forza. Dodici dita.

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Un camper sgangherato. Tre disoccupati. Una meta: capodanno a Amsterdam! Il primo libro dei MaDam... NOVITÀ ASSOLUTA IN LIBRERIA! L’appuntamento è presso lo Stand Creativa-Dissensi Edizioni - T16 Flanerí www.flaneri.com A cura di Matteo Chiavarone, Dario De Cristofaro & Andrea Careri Responsabile sezione eventi: Ornella Spagnulo Responsabile sezione blog: Matteo Alfonsi Realizzazione grafica: Matteo Chiavarone

Tutte le collaborazioni con Flanerí sono a titolo gratuito. La proprietà intellettuale di ciò che è pubblicato è dei rispettivi autori. Per il loro utilizzo rivolgersi alla redazione.

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Flanerì  

Flanerì, numero zero. Edizione speciale per la fiera "più libri più liberi 2010". In cartaceo.

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