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ADRIANO MATTEO_FSH2


INDICE _ IdentitĂ (4/5) _Storia e Sfilate (6/15) _etichette (16) _Untitled Parfum (17) _Decostruzione (18/19) _Bidimensione (20/21) _Bianco

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_SartorialitĂ al Contrario (23) _ Maison Martin Margiela 20: The Exhibition (24/27) _ Artisanal (28/29) _T-shirt AIDS (30/31) _Conclusioni (32/33)

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IDENTITA’ Sin dall'inizio (definito il “genio invisibile”) la strategia di marketing di Margiela si fonda sul culto dell'impersonalità, ovvero la

"mancanza di un designer di riferimento da osannare", tanto che gli unici suoi ritratti esistenti sono foto scattate in attimi rubati durante i backstage delle sfilate. Una filosofia in netto contrasto con il mondo dell'apparenza e che in un certo senso ha nobilitato il concetto stesso di moda innalzandola ad arte colta, sciolta dalle leggi del mercato di massa grazie anche ad una sorta di ironico e pungente snobismo.

Basti solo pensare che le boutique del marchio non sono registrate sugli elenchi telefonici e non hanno insegne; la divisa per il personale dei negozi e degli uffici è il camice bianco da laboratorio; tutti i negozi sono caratterizzati dal colore bianco così come il packaging è anonimo e senza logo.

Martin Margiela - portrait

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1997

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S/S 1989 Women’s show

S/S 1989 Women’s show

Come nelle migliori storie dei creativi di moda, il suo peculiare talento si manifesta già durante la formazione, presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa (1977-1980). Ha infatti la fortuna di frequentare il Fashion department negli anni di maggior fermento creativo, in concomitanza con gli “Antwerp Six”, il gruppo di stilisti diplomati tra il 1980 e il 1981 che conquistarono l’attenzione della stampa irrompendo nella fashion week londinese del 1988. Nonostante Margiela non faccia fisicamente parte del gruppo composto da Walter Van Beirendonck, Ann Demeulemeester, Dries van Noten, Dirk Van Saene, Dirk Bikkembergs e Marina Yee, ne viene generalmente considerato il settimo membro simbolico, poiché molto vicino alla loro poetica, già ispirata alla stilista giapponese Rei Kawakubo (fondatrice del brand Comme des Garçons) che influenzò la moda degli anni ‘70 con tagli asimmetrici e collezioni in bianco e nero.

Su una passerella di cotone bianco propone uno show al confine con la performance artistica, in cui modelle “bagnate” di vernice rossa sfilano con il volto completamente coperto da una maschera di stoffa, un giusto escamotage per focalizzare l’attenzione unicamente sugli abiti. La visione fu shockante e sbalordì tutti i presenti, ma la decostruzione e la ricomposizione di capi vintage come i grembiuli da macellaio trasformati in abiti da sera, le giacche ottenute da un vecchio abito di tulle e gli stivaletti con tacco cilindrico ispirati ai Tabi giapponesi divennero presto leggenda.

Margiela è affascinato dall’idea di poter dare una seconda vita agli abiti vintage rimodellandoli grazie alla sua abilità sartoriale e si offende quando i giornalisti lo etichettano come de-costruttore, perché la sua moda non ha una valenza distruttiva/negativa, ma anzi, è legata al concetto di rinascita. Si diverte a giocare con le proporzioni mettendo in discussione la portabilità e la percezione degli abiti mostrando fodere e orli sfilacciati o utilizzando il rovescio dei tessuti nella parte esterna dei capi.

Nell’estate del 1988, dopo alcune esperienze da stylist freelance e come assistente di Jean Paul Gaultier (1985-87), Martin Margiela debutta al Café de la Gare di Parigi con la sua prima collezione di abbigliamento femminile Maison Martin Margiela Primavera Estate 1989.

S/S 1989 -Tabi boots

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S/S 1989 - silk tattoo top

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Con il telo macchiato di vernice rossa usato come passerella nella prima sfilata cuce dei gilet per la collezione Autunno Inverno 1989/1990 che lo consacrano definitivamente come stilista concettuale al di sopra delle logiche e degli schemi della moda conformista degli anni 80. La scelta di materiali imperfetti ed usati, è infatti un palese gesto di ribellione al diffuso consumismo dell’epoca.

S/S 2003 - A/W 2003

A/I 1989 - Schizzo di spiegazione per un outfit della sfilata ed il gilet realizzato con il tessuto macchiato di rosso usato come passerella per la sfilata P/E 1989

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Nella seconda metà degli anni ‘90 una particolare tendenza colpisce i vertici delle maison più importanti d’Europa: è il momento di cambiare i direttori creativi puntando sulle nuove leve. In quegli anni nascono impensabili abbinamenti che portano una ventata d’aria fresca in un sistema moda già vecchio: Tom Ford stravolge il concetto di lusso di Gucci, rendendolo un marchio sexy e sfrontato; Marc Jacobs inizia la lunga liaison con Louis Vuitton; l’hooligan della moda Alexander McQueen approda da Givenchy sconvolgendo la poetica del marchio; John Galliano è il bizzarro ed eccessivo nuovo interprete di Christian Dior, mentre Martin Margiela dalla stagione Autunno/Inverno 1998/99 fino al 2003 passa a capo della maison Hermès. Un’accoppiata controversa, inizialmente schernita e non capita dalla stampa, ma che dà modo a Margiela di confrontarsi con la lunghissima tradizione artigianale del brand francese

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S/S 1990 - Backstage

La sfilata Primavera Estate 1992 si tenne nella stazione della metropolitana SaintMartin di Parigi, chiusa dal 1939 e illuminata appositamente per lo show con la luce di 1600 candele.

P/E 1992 Sulla pelle delle modelle erano dipinti motivi decorativi tratti dai capi indossati e sul naso, vicino all’angolo interno degli occhi erano applicati due brillanti. P/E 1990 - Una canottiera ingrandita in scala del 200% e costretta sotto una maglia di rete aderentissima si trasforma in drappeggiato abito lungo da sera

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A/W 1998

P/E 1996 - Le fotografie di alcuni capi di abbigliamento sono state stampate su tessuti leggeri e fluenti successivamente usati per costruire abiti semplici e minimali con l’effetto trompe-l’oeil.

A/W 1998

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A/W 2008

A/W 2009

Il successo di nicchia acquisito negli anni 90 da un marchio controverso come Maison Martin Margiela è la testimonianza di come non tutti i clienti del lusso fossero schiavi del logo o dell’immagine dei designer-celebrità. Sin dall’inizio infatti la strategia di marketing di Margiela si fonda sul culto dell’impersonalità, ovvero la “mancanza di un designer di riferimento da osannare”, tanto che gli unici suoi ritratti esistenti sono foto scattate in attimi rubati durante i backstage delle sfilate. Una filosofia in netto contrasto con il mondo dell’apparenza e che in un certo senso ha nobilitato il concetto stesso di moda innalzandola ad arte colta, sciolta dalle leggi del mercato di massa grazie anche ad una sorta di ironico e pungente snobismo.

Di lì a qualche anno le voci diventano sempre più insistenti finché un insider dell’azienda afferma che già dal 2007 Martin Margiela aveva delegato la progettazione delle linee ai vari team creativi, dedicandosi solo a pochissimi progetti speciali come la realizzazione del profumo e la sfilata del ventesimo anniversario della maison. Il segreto di Pulcinella viene rivelato ufficialmente solo nell’Ottobre 2009 quando lo stesso Renzo Rosso conferma che Martin Margiela non disegna più per il brand da molto tempo e che non vi è intenzione di sostituirlo, puntando invece sulla forza di un nuovo team creativo e giovane.

A tutti gli aspetti legati al marketing si aggiungono anche le peculiarità riguardanti le sfilate come: le modelle con il volto o gli occhi coperti; le location sporche, in edifici dismessi e decadenti, in netto contrasto con i luoghi solitamente deputati al lusso; la mancanza di gerarchie dei posti a sedere, per i quali vige la logica del chi prima arriva, meglio alloggia (first-come, first-served); le interviste rilasciate solo ed esclusivamente via fax e infine, l’aspetto fondamentale, per enfatizzare il senso di collaborazione viene sempre usato il plurale, non focalizzando l’attenzione sul singolo designer, ma sull’intero gruppo di persone che costituisce il team Maison Martin Margiela.

S/S 2011

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S/S 2012

S/S 2010

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E T I C H E T T E I loro capi si riconoscono grzie ad un’etichetta bianca, che può essere completamente bianca o contrassegnata da cifre da 0 a 23, dove la cifra cerchiata indica la linea di appartenenza del capo. L’etichetta è fissata con 4 punti di filo bianco. L’idea originale era permettere al cliente di scucirli una volta acquistato il capo, per appropriarsene totalmente. Ma non sempre questo avveniva e con il tempo i 4 punti si sono trasformati in una sorta di firma, riconoscibile sul retro dei capi. Le creazioni sono suddivise per linee di abbigliamento e di accessori che spaziano dal pret a porter alle creazioni uniche.

UNTITLED Untitled vuol dire “senza nome”e ricorda il titolo di tanti quadri e opere di artisti contemporanei. Contiene ingredienti come GALBANO, lentisco, arancia amara e incenso. La bottiglia si ispira ai flaconi utilizzati anticamente dagli speziali e in perfetto stile MM, ha un’etichetta interamente bianca.... come una PITTURA BIANCA simbolo di decostruzione ed elementi grezzi. Questa essenza introduce la nuova Linea 3 - Fragranze, e rappresenta la quintessenza della Maison Martin Margiela.

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Decostruzione E’ il termine che meglio potrebbe definire il suo lavoro. Decostruire vuol dire smembrare un capo e riassemblarlo dandogli una nuova forma, vuol dire studiare nel dettaglio com’è costruita una giacca, scucire le maniche e attaccarle in modo più creativo, modificare il collo, aggiungere/ togliere della stoffa, portare alla luce fodera e cuciture interne. Vuol dire reinventare una forma nel modo più creativo possibile al 100%. Naturalmente tutto il lavoro di Margiela non si concentra solo su come attaccare le maniche in modo diverso, ma il concetto è essenzialmente questo.

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BIDIMENSIONE I capi hanno perso la terza dimensione sul davanti e sono ridotti a semplici pannelli sui cui, dal drappeggio alle zip, alla lavorazione del tessuto, sono disegnati tutti i dettagli dell’abito. E così, tutto perde volume, tutto è a due dimensioni, anche gli accessor i. E’ come se lui volesse che vediamo solo quello che c’è, ovvero il davanti e il dietro, senza sorprese.

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B

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A

N

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Conosciuto nel mondo per l’uso insistito del bianco. La Maison Martin Margiela ha fatto del bianco il suo colore feticcio, elemento distintivo. Un non colore, chiave espressiva dello spirito indipendente di Maison Martin Margiela, utilizzato in una vastissima gamma. Tutto è bianco: le pareti, le sedie, i mobili e le etichette dei capi, i bicchieri, su cui al massimo compare un numero, mai un nome stampato.

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SARTORIALITA’

AL

CONTRARIO

Si può dire “AL CONTRARIO” perche alla fine lui mette in mostra quello che gli altri cercano semopre di nascondere. Cuciture, tagli e cerniere diventano elementi importanti ed incisivi per il capo stesso. Sartorialità perchè alla fine ci si mette una cura infinita per ogni dettaglio, facendo diventare il capo un oggeto prezioso.

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Maison Martin Margiela 20: The Exhibition, che celebra i 20 anni del brand Margiela. Allestita alla Somerset House, la location della settimana della moda londinese, la retrospettiva racconta i 20 anni dello straordinario stilista belga che negli anni ‘80 ha rovesciato i clichĂŠ della moda attraverso decostruzioni e tagli innovativi. La mostra curata da Kaat Debo in stretta collaborazione con la Maison Margiela, ripercorre la storia del brand attraverso installazioni, video, fotografie e naturalmente con capi iconici delle collezioni, tra tutti la bellissima serie di nove busti che rappresentano l’evolversi della spalla nella casa di moda.

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Il colore che domina la mostra, distribuita su tre piani, è il bianco che viene ad indicare sempre più il passaggio del tempo e dell’autorialità. Come le grinze o i segni di sfregamento, tutto è visibile su una superficie bianca. Tutti i pezzi iconici sono presenti nelle cinquanta mini-installazioni, gli stivali tabi ricoperti di graffiti e gli occhiali da sole “da censura”, ma c’è anche una fantastica serie di nove busti che rappresentano l’evolversi della spalla nella casa di moda. Nella stanza delle proiezioni, alcuni fedelissimi di Margiela hanno modellato il proprio personale guardaroba Margiela. Un cappotto di pelliccia per Bless, la serie “Flat” con le scollature fuori centro e un’invidiabile collezione di trench distrutti fungono tutti da esempi paradigmatici di un design intelligente e sovversivo.

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SPRING 2013

FALL 2012

ARTISANAL Fin dalla sua fondazione nel 1989, Maison Martin Margiela ha presentato le sue collezioni prêt-à-porter fatte di abiti, accessori e oggetti d’arte con il nome di “Artisanal” ovvero artigianale. Come in un museo virtuale, una selezione di capi Donna e Uomo provenienti dalla Maison Martin Margiela Artisanal Collection sono disponibili per la prima volta online, in esclusiva su yoox.com. “Le nostre più importanti fonti d’ispirazione sono sempre state gli eccessi e le trasformazioni della vita quotidiana”, ecco la filosofia alla base dell’Artisanal Collection secondo la Maison Martin Margiela. La ricerca di materiali usati, di ogni provenienza e utilizzo rivivono in capi esclusivamente lavorati a mano, in un’ottica di eco-compatibilità e di riciclo, portando alla luce creazioni impensabili e straordinarie allo stesso tempo, in grado di mantenere le tracce del tempo e dell’uso, una delle principali espressioni della creatività della Maison.

Caroline

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Andrieu.

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Tilda Swinton, in White on Red AIDS Charity T-shirt by Martin Margiela, with Haider Ackermann

T-SHIRT for AIDS La t-shirt è infatti stata creata non tanto per celebrare una ricorrenza ma per stimolare il flusso di informazioni su questa terribile malattia nonchè per cercare di annientare i pregiudizi riguardanti le persone affette da questo problema. Per fare ciò la maison ha stampato, su una semplice maglietta bianca, un’ incomprensibile slogan che è visibile soltanto in parte quando la t-shirt è indossata. Questo nella speranza che le persone chiedano il significato dello slogan e che quindi parlino di questo problema che affligge tutto il mondo. La T-shirt a favore della lotta contro l‘Aids è presente in tutte le collezioni Maison Martin Margiela ed è stata venduta in oltre 170.00 esemplari. “Ci sono più cose da fare per combattere l’Aids che indossare questa maglietta, ma è un buon inizio” questa è la traduzione dello slogan che appare sulla tshirt in limited edition numerata.

Karen Mok per Maison Martin Margiela - Chinese AIDS T-shirt

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Alla fine penso che ad oggi, la Maison Martin Margiela sia coperta da una nube di mistero, perchè nonostante 20 anni e passa di moda, riesce ancora a parlare di sè. Il che dovrebbe essere anche strano, dal momento che al contrario di tutti, lui è sempre rimasto nell’ombra dietro le quinte. Parto dal presupposto che prima di questo lavoro non ero molto ferrato su cosa realmente la maison fosse, ma pian piano che mi addentravo nella ricerca, per ogni cosa sono rimasto colpito. Tante sono le cose che a pensarci mi viene da dire: “ma perche non le sapevo?”. La cosa che ammiro di più è quanto tutto sia ben organizzato, collegato e che abbia sempre un filone logico. Bisogna davvero riconoscergli che nella moda, ha portato un grande cambiamento, non solo nei capi in sè, ma anche di aver cambiato la prospettiva in un periodo in cui si aveva proprio bisogno di quello.

ADRIANO FSH MODA

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MATTEO 2 CONTEMPORANEA

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maison martin margiela  

maison martin margiela  

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