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cultura

pagina 20 • 21 maggio 2009

cosmico e il 27 ottobre 1960 entrano a far parte del Nouveau Réalisme benedetto da Pierre Restany. Alla Galerie J di Parigi, viene esposto Autoritratto. In un fotomontaggio lacerato, veste i panni di Napoleone. È il colpo a effetto di un inguaribile narciso che Giosetta Fioroni ricorda impegnato in performance come il Canto del pesce muto alla luna («Solo con un faretto puntato sul viso fece una serie di boccacce e torsioni facciali in totale serietà») e Concerto per macchina da scrivere («Una bella ragazza che si sedeva impettita con una macchina da scrivere sulle ginocchia, tempestando i tasti a più non posso. (…) Mimmo, in piedi, sempre serissimo, emetteva suoni alterni intrecciati con quelli che produceva la ragazza». I décollages, fra Parigi e New York, a un soffio dalla Pop Art, si caricano di forme e colori.

trappavo i manifesti di notte, li arrotolavo e li nascondevo sotto al letto, nel piccolo studio affittato vicino a piazza del Popolo. Una sera venne a trovarmi il critico d’arte e filologo Emilio Villa, li scoprì e mi disse: “Forse non te ne sei accorto, ma stai inventando un nuovo linguaggio espressivo: come i tagli di Fontana e i sacchi di Burri”. Da lì, è cominciata la mia avventura». Nella primavera del 2004, Mimmo Rotella mi raccontò la sua arte. Disse di avere avuto un’illuminazione Zen, quando lacerò i primi manifesti. Nel suo laboratorio milanese, in una pausa dell’intervista ne strappò uno, fissato sulla tela, dal basso verso l’alto. In quell’istante, rinnovò l’energia gestuale del décollage. Prima di congedarmi, gli confidai di possedere una grafica con Elvis Presley che riproduce in formato ridotto L’assalto, vincitore nel 1962 del Premio Apollinaire. Sorridendo, mi strinse le mani dicendomi: «Conservala. Ti porterà fortuna».

«S

Sfogliando Mimmo Rotella. Roma Parigi New York, ripenso all’incontro con l’artista calabrese scomparso l’8 gennaio 2006 a 87 anni. E rivedo i suoi occhi, pieni di stupore infantile, quando srotolò memorie di Cinecittà: dallo strappo pubblicitario, a quello cinematografico. Il décollage, frutto d’una multipla e simultanea visione derivata dal Futurismo di Giacomo Balla e Umberto Boccioni, è il nocciolo del libro edito da Skira (75 euro), curato da Alberto Fiz, ideato da Piero Mascitti e realizzato con la Fondazione Mimmo Rotella e la Galleria Tega di

Libri. Le edizioni Skira mandano in stampa l’arte del décollage di Mimmo Rotella

L’uomo che strappava i manifesti di notte di Stefano Bianchi rono in queste pagine. «Nella vita di tutti i giorni, con gli amici – dichiara Gino Marotta – era sempre ironico ed eccitato per compensare la banalità del

Roma, emigrato dalla Calabria, frequenta l’Âge d’Or, galleria-libreria fondata da Piero Dorazio, Achille Perilli e Mino Guerrini. Come dire: la “crema” di

«Il lavoro di Rotella, pur rimanendo nella prevalenza della radice espressiva, ovvero esperienza ancora “pittorica” - spiega Agostino Bonalumi - era già, e tuttavia, prova di un “oltre” possibile». Un “oltre”che dal recupero di immagini pubblicitarie“invade”il cinema lacerandone le icone. Marilyn Monroe, soprattutto: rigenerata, la sua, dopo il trauma dello strappo. Algida e mortuaria, quella di Andy Warhol, quasi contemporanea. E continua a stupire, l’istrionico Mimmo, dal ’65 al ’67: reintegrando la materia coi “riporti”su tela d’immagini a colori e in bianco e nero. Gli scatti con la Polaroid a se stesso e a Lucio Fontana, e al Chelsea Hotel di New York a Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg e Robert

dei quadri interessanti». La svolta radicale, sottoforma di décollage, è cruda e monocroma: retro d’affiche che scandiscono un’identità diametral-

Una scrupolosa ricerca corredata da oltre 400 immagini e da documenti inediti che proietta l’artista nel cuore culturale del dopoguerra, dal 1948 al 1970, in tre differenti città che lo videro grande protagonista: Roma, Parigi e New York

Milano. Rotella avrebbe apprezzato questa scrupolosa ricerca corredata da oltre 400 immagini e da documenti inediti che lo proietta nel cuore culturale del dopoguerra, dal 1948 al 1970, in tre città che lo videro protagonista. Mimmo lo sperimentatore, il performer, l’ingordo di vita, a Roma, Parigi e New York ha lasciato un segno. Incancellabile. Lo testimoniano i fruttuosi rapporti e i raffronti coi notabili dell’Astrattismo, del Nouveau Réalisme, della Pop Art. E le testimonianze affettuose di Giosetta Fioroni, Christo e Jeanne-Claude, Agostino Bonalumi e altri artisti che si rincor-

quotidiano lavoro alle Poste che frustrava, per metà della sua giornata, i legittimi entusiasmi di un artista rivoluzionario». Debutta da astratto, Rotella. A

Forma 1. Prima personale nel ’51, alla Galleria Chiurazzi, ispirato a Kandinskij e Mondrian: «Vi partecipai con quadri a olio in stile neo-plastico. Non erano

mente opposta ai manifesti lacerati dai francesi Dufrêne, Hains e Villeglé. Come i tagli e i buchi di Fontana, le lacerazioni di Rotella oltrepassano il vuoto In alto, uno scatto che ritrae l’artista di décollage Mimmo Rotella. Nelle altre foto, alcune opere di Rotella contenute nel nuovo volume “Mimmo Rotella Roma Parigi New York” (nella foto piccola, a sinistra, la copertina)

Indiana, che gli dedica l’opera Yield Brother dove compare il nome Mimmo. Gli Artypo, elaborati con prove di stampa tipografiche, dove messaggi della pubblicità si sovrappongono casualmente. Il 29 novembre 1970, al ristorante Biffi di Milano, si consuma l’azione simbolica dell’Ultima cena. Banchetto funebre del Nouveau Réalisme. La torta ispirata al Piccolo Monumento a Rotella viene fatta a pezzi e divorata. Lui, petto in fuori, si fa fotografare da André Morain come fosse sul Titanic. Cala il sipario su un’epoca irripetibile. L’arte, d’ora in avanti, non sarà più la stessa.

L'uomo che strappava i manifesti di notte  

Pubblicato a pagina 20 del quotidiano nazionale Liberal il 21 maggio 2009 a firma di Stefano Bianchi