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BRINDISI MALATA DI CARBONE IL SILENZIO NON CURA

Laddove fino a qualche decennio fa c’era il bosco di Cerano con la sua bellissima macchia mediterranea, a ridosso della spiaggia, oggi si può ammirare l’imponente centrale a carbone Federico II.

Entrata in funzione nel 1990, nonostante il rifiuto dei cittadini limitrofi, con una potenza complessiva di 264 MW, occupa 270 ettari tra le campagne 12 Km a sud di Brindisi, produce 60 GW di corrente elettrica al giorno (di cui buona parte rivenduta alla Grecia) e possiede un camino alto ben 200 metri. La centrale da sola produce ben 1/3 di tutto il biossido di carbonio emesso in atmosfera dell’intera economia nazionale, e circa 15 milioni di tonnellate per anno di CO2. È la più grande centrale termoelettrica d’Europa e anche

la più inquinante del mondo per tipologia. Su 288 impianti italiani che nel 2007 hanno dichiarato emissioni di NOx la Federico II di Brindisi sud si colloca al terzo posto con 9.090 t e al quarto su dichiarazione di SOx con 10.400 t . Se considerate solo le 12 centrali a carbone è al primo posto sia per gli ossidi di azoto sia per gli ossidi di zolfo. È al 25esimo posto riguardo le emissioni relative ma al nono se si considera i dati presi in assoluto. Fattura più di 1 miliardo all’anno, ma solo meno di 100 milioni sono destinati al lavoro locale.

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EFFETTI NOCIVI DELLA COMBUSTIONE DEL CARBONE

La combustione del carbone produce CO2, oltre a quantità di anidride solforosa che se reagisce con l’acqua forma acido solforoso, e se rilasciata nell’atmosfera reagisce con il vapore acqueo, ricade sulla terra sotto forma di pioggia acida. Inoltre il carbone contiene tracce di arsenico, mercurio, uranio e isotopi radioattivi. Una centrale a carbone può emettere nell’aria più radioattività di quella che emette una centrale nucleare di pari potenza.

Striscione che evidenzia la presenza di altre due centrali a carbone tra le più inquinanti in Italia, quella in Liguria e quella nel Lazio

Attualmente il sindaco ha disposto il divieto di coltivazione e l’obbligo di distruzione delle colture in atto delle aree agricole circostanti il comune di Cerano a causa delle sostanze contaminanti nel suolo, nel sottosuolo e nella falda idrica lungo il percorso dei nastri trasportatori che collegano la centrale Enel di Cerano al porto di Brindisi. Inoltre l’acqua di raffreddamento viene prelevata dal mare per poi essere direttamente rigettata sporca a temperature molto più elevate nello stesso a poche centinaia di metri dai bagnanti. Un disastro ambientale vero e proprio si palesa davanti agli occhi di tutti, mentre proprio agli occhi di tutti

si cela un’associazione a delinquere finalizzata all’ attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi, la quale però non è sfuggita alle indagini del Corpo forestale dello Stato che hanno portato all’arresto di 10 persone, tra cui anche funzionari interni della centrale stessa di Brindisi. I rifiuti tossici venivano occultati in una cava di argilla adiacente un’industria di laterizi nella preziosa area sottoposta oltretutto a vincolo idrogeologico e paesaggistico, per poi, declassificati e trasformati, con certificati di analisi ad hoc, venivano dichiarati non pericolosi e smaltiti in modo illecito nella provincia di Reggio Calabria.

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In difesa del territorio e dell’aria, ma in attacco alla cancerogenicità della centrale si è costituito da qualche anno un movimento apolitico “NO AL CARBONE” costituito da liberi cittadini della provincia brindisina, il quale si propone in primis di ridimensionare gli impianti e di alimentare la centrale con energie alternative meno inquinanti come ad esempio il metano. Nonostante gli ingenti finanziamenti europei le bonifiche non sono mai state avviate e i cittadini non ne possono più. Daniele Pomes, portavoce del movimento ambientalista chiede che l’Enel si comporti in maniera responsabile avviando un confronto con gli enti locali. Il movimento ha presentato da tempo le proposte per la convenzione tra Enel, Regione Puglia, Provincia e Comune di Brindisi che vertono su quattro punti: riduzione del carbone bruciato nella centrale, Istituzione di un osservatorio sulla salute e l’ambiente, sviluppo dell’imprenditoria locale e compensazioni. Proposte che hanno un obiettivo finale: la riconversione della centrale Enel di Cerano ed il ridimensionamento della produzione energetica del territorio. La produzione di energia in Puglia, infatti, supera eccessiva-

mente il fabbisogno della regione dove si continuano a costruire, senza alcuna regolamentazione, impianti fotovoltaici che danneggiano l’agricoltura e i paesaggi, senza che vi sia alcuna riduzione nel consumo di carbone nella centrale di Cerano. Il protocollo di Kyoto prevede che si continuino a tenere in vita le centrali a carbone, basta essere corredati di Certificati Verdi. Assolutamente impensabile è prevedere l’incenerimento dei rifiuti, bensì, basandosi su una strategia “Rifiuti Zero”, si deve attuare un’oculata raccolta differenziata con realizzazione di impianti di compostaggio e riuso.

Manifestazione a Brindisi tenutasi il 19 giugno 2010 insieme ad associazioni civiche, gruppi pro-ambiente e partiti politici

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Bagnanti in spiaggia sulla costa poco distante dalla centrale in uno dei lidi piĂš belli del posto

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Manifestanti di uno dei paesi più esposti ai fumi della centrale. I valori delle polveri di PM10 contenute nell’aria sono quasi sempre al di sopra della norma, superando il limite dei 35 s for am e nt i annui stabilito dalla legge dei 50 microgrammi per metro cubo di aria.

Il territorio di Brindisi è un territorio fortemente industrializzato e allo stesso tempo presenta pessimi indicatori socio economici quali tasso di disoccupazione, emigrazione di giovani, degrado ambientale. I danni alla salute implicano un notevole disagio sull’economia familiare del territorio, ma evidentemente un aumento di denaro nelle ASL della Puglia. Pertanto il gruppo “No al Carbone” ha stilato un documento in cui vengono presentate delle proposte da porre agli Enti locali ed Enel, proprietaria della “Federico II”. Per tutte le emissioni, in aria, acqua ed al suolo occorre fare riferimento ai livelli di concentrazione degli inquinanti previsti dall’applicazione delle Migliori Tecnologie Dispo-

nibili previste dai documenti della Commissione Europea, Large Combustion Plant. La qualità del carbone da bruciare deve essere quella con il minor contenuto di zolfo, cioè pari allo 0,1%. ENEL dovrebbe impegnarsi ad adottare le migliori tecnologie disponibili per ambientalizzare la centrale di Cerano: sistema di combustione del carbone gasificato, filtri a manica elettrostatici, impianto di cristallizzazione per l’ eliminazione dello scarico dei reflui liquidi, denitrificatori, desolforatori, ecc… altresì a realizzare, un carbonile coperto interamente automatizzato e depressurizzato per la movimentazione del carbone. Ottenere la chiusura di un gruppo sui quattro tutt’oggi in esercizio significherebbe ridurre non poco le emissioni nocive. Stesse tesi ma con modalità differenti ed intenzioni

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medico-scientifiche sono sostenute dal dott. Maurizio Portaluri, laureatosi all’Università Cattolica di Roma, ex Direttore Generale Asl di B.A.T. e medico per undici anni dell’ospedale Padre Pio di San Giovanni Rotondo, attualmente Direttore della U.O. di Radioterapia della ASL brindisina dell’ osp. Perrino e ricercatore presso il CNR. Sostenendo che molte delle sostanze emesse hanno caratteristiche di elevata tossicità, cumulabilità nell’ambiente e negli organismi, bassa degradabilità ambientale e metabolica, sono bio-accumulabili e si concentrano nella catena alimentare tornando all’uomo attraverso il cibo. Indagini epidemiologiche segnalano danni sulla salute dei brindisini intorno alle centrali, con conferma della nocività del carbone.

Il monitoraggio della qualità dell’aria in seguito all’incontro tra il presidente della prov. Ferrarese, il sindaco di Brindisi Mennitti, il responsabile dell’ Unità Business di Brindisi di Enel Assione e il direttore generale di Arpa Puglia Assennato è affidato in comodato d’uso proprio a quest’ultima. I dati divulgati nel 2010 risultano inesatti, come hanno fatto notare i “ NO AL CARBONE”, in seguito ad un accurato controllo della documentazione richiesta dagli stessi, in quanto i valori si riferiscono solo ad uno dei generatori senza però tener conto che la centrale ne sfrutta ben quattro contemporaneamente. In realtà se le centraline superassero i limiti di legge ci sarebbe una intossicazione di massa. I limiti delle centraline mettono al riparo da effetti gravi ed immediati. Non mettono al riparo da effetti gravi ed a lungo termine come i tumori, le malattie da metalli pesanti, le tiroiditi, le malattie respiratorie dei bambini, i nati di basso peso,

Il sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti, e il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola

tutti effetti sanitari che in ogni parte del mondo si riscontrano con maggior frequenza intorno alle centrali a carbone. L’uso del carbone è conveniente per le aziende elettriche ma non per le popolazioni che risiedono vicino alle centrali. Quello che il gruppo ambientalista cerca di fare è divulgare il più possibile gli studi che i medici fanno sul tema degli inquinanti, utilizzando un linguaggio accessibile a tutti, senza azioni di forza o di violenza, con proteste e manifestazioni

rumorose e ben visibili si ma pur sempre pacifiche e rispettose verso le Istituzioni. Come ed esempio, contro ENEL quando nel luglio 2009 e poi nell’agosto 2010, ha organizzato dei concerti all’interno dell’impianto a cui hanno preso parte artisti come Renzo Arbore e Arisa il primo anno e Irene Grandi e Patty Pravo il secondo. Ostili a tale iniziativa e ancor più alla centrale termoelettrica è il gruppo musicale che da anni si batte attivamente per la rimodernizzazione dell’impianto, i Sud Sound System.

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“Non dobbiamo dirci artisti solo quando ci conviene. L’ artista non mantiene le distanze. Posso capire se si tratta di politica, ma questa è ecologia, che non è né di destra né di sinistra”. Non contro Enel ma contro la combustione del carbone a Brindisi e l’immobilismo degli enti locali nella ricerca dei suoi effetti sui cittadini di questa città e nella pretesa di differenti combustibili.

Nel 2007 a pochi giorni dall’apertura del vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climaici che si è tenuto a Bali, il carbone continua ad essere il nemico principale del clima globale. Anche Legambiente si è mobilitata, sebbene non fisicamente, ha pubblicato un dossier intitolato “Stop al carbone per salvare il Pianeta”. Recentissima è la realizzazione del primo impianto su scala nazionale, secondo in Europa, “Cattura CO2” con il sistema “Ccs” costato inizialmente 20 milioni di euro, ma che a partire dal 2012 permetterà la cattura di 8 mila tonnellate di anidride carbonica (ritenuta da alcuni non inquinante ma esclusivamente come causa dell’effetto serra) l’anno, fino ad arrivare negli anni alla totale scomparsa.

Veduta della centrale Federico II dal mare

Simone Cristicchi, inizialmente chiamato a salire sul palco, ha ritirato la sua partecipazione all’ evento definendosi non sereno nell’ambiente che si era venuto a creare; ora invitato, forse, come ospite di una delle serate musicali dell’ estate torchiarolese. Da quest’anno il movimento “NO AL CARBONE” ha bandito la prima edizione del concorso fotografico “I mostri in mostra”. Aperto a tutti i fotografi e le fotografie che hanno come “obiettivo” l’assetto industriale sul territorio nazionale. Immediata la risposta dei cittadini, amatori e fotografi professionisti: promuovere la sensibilizzazione attraverso un linguaggio artistico ma anche meramente documentaristico. Nel luglio 2009 Greenpeace, in concomitanza con il G8 tenutosi a L’Aquila e dopo l’ azione alla centrale di Civitavecchia e la protesta nei confronti della politica energetica in Sardegna, è intervenuta direttamente nell’eco-mostro con un sit-in perenne, striscioni (il più grande di circa 500 m2 accanto al logo dell’Enel “1st climate killer in Italy”) e scritte (di cui una molto visibile sulla canna fumaria che cita “STUPID”) . Il gesto è stato apprezzato dagli operai della centrale e salutato a loro volta da uno striscione di benvenuto.

Testo e foto di Mattia Morelli

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Brindisi malata di carbone