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Giudi iudicarie

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OTTOBRE 2016 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 14 - OTTOBRE 2016 - N. 10 - MENSILE

EDITORIALE

La famiglia e il cambiamento di Adelino Amistadi Il cambiamento sembra essere diventato lo stigma del tempo in cui viviamo. Tutto corre, tutto cambia, velocemente e senza ripensamenti e noi ne siamo spettatori inermi. Volenti o dolenti, così è, accettiamo supinamente la modernità con tutti i suoi pregi e le sue storture. Niente si può fare contro l’avanzare di un mondo diverso da quello di ieri. Perchè questo e altro ancora sarà il mondo di domani. In una società in continua evoluzione, in cui tutto si rinnova senza che si possa obiettare, non ci sarà più niente che si confermerà “per sempre”. Pensiamo alla famiglia. Ultimamente si fa un gran parlare sul senso della famiglia e sul valore del matrimonio. Ormai non si parla più di Sacramenti, di valori, discorsi che puzzano di muffa. Ormai tengono banco le unioni civili, le unioni di fatto, i “Pacs”, i “Dico”, il “mettiamoci insieme poi vedremo...”, tutte formule alternative al “focolare” tradizionale che reclamano i propri diritti. Eppure nessuno riesce ad indicare un’idea precisa su quel che sia giusto o meno giusto, su quale sia oggi il significato di famiglia e quale potrà essere quello futuro. Continua a pag. 8

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Ospedale,okilprotocolloperilrilancio

Procede il completamento dell’organico di anestesia, ortopedia e radiologia. Il Presidente della Comunità Giorgio Butterini: “Un nuovo inizio” A pagina 6

Solidarietà trentina ad Amatrice

Agricoltura e Zootecnia Intensiva VS Treno Economico del Bello di Stefano Carloni Spenderò la prima riga per mettere le mani avanti e spiegare che non si tratta di una lettera di attacco, ma di speranza, e quindi in una certa misura di futuro. Nel mondo agricolo il cambio generazionale è una lotta: il vecchio rinfaccia al giovane -magari già trentenne- di essere un “bociaza” sognatore che si perde nelle stupidaggini, ed il giovane che accusa il vecchio del fatto che sta soffocando sul nascere gli istinti di rinnovamento perché non sa “leggere il futuro”. In aggiunta, il prolungamento dell’aspettativa di vita trasla inesorabilmente il momento del passaggio di consegne, impedendo un rinnovamento al passo coi tempi.

A PAGINA 4

Continua a pagina 39

A Campiglio bilancio positivo

Funivie, utile da record

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I nuovi sindaci/ Franco Bazzoli

“Impegno salvare il lago”

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SCUOLA Comunità, le mense puntano sul biologico A pag 13 OPERE Valvestino, ecco il tunnel A pag . 22 POLITICA Un Ddl per il pane artigianale A pag. 16

In Valle del Chiese

Agricoltura e allevamento protagonisti A LLE PAGINE 27-28-29

I dati del lavoro in Giudicarie

Occupazione, luci ed ombre

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Rassegna Stampa

OTTOBRE 2016

RASSEGNA STAMPA SETTEMBRE 2016

A cura della REDAZIONE

PROVINCIA DALLE GIUDICARIE DALLA E DALL’ITALIA

Debora Andreolli

Pinzolo - Giovenche di razza Rendena: un’edizione da incorniciare! La Reginetta 2016 è Visitor Aosta di Mauro Polla di Caderzone - Con la sfilata del mondo contadino rendenese per le vie di Pinzolo e l’elezione serale della “Reginetta 2016”, la settimana “Giovenche di razza Rendena, Sfilata e dintorni” ha raggiunto il momento culminante. La più bella è stata proclamata Visitor Aosta dell’allevatore Mauro Polla di Caderzone Terme che ha ricevuto, nel rispetto di un preciso cerimoniale, la scintillante corona dalla vincitrice dello scorso anno di proprietà di Flavio Masè di Strembo. Storo - Questa Asuc non s’ha da fare. Poca affluenza alla consultazione per il ripristino dell’ente per la gestione degli usi civici e delle proprietà collettive - A Storo solo il 25,2 per cento degli aventi diritto di voto ( 2.250) si è recato alle urne per richiedere il ripristino dell’ent di gestione degli usi civici. Un dato sin troppo chiaro e fallimentare considerato che per rendere valida la consultazione servivano circa 900 voti pari al 40 per cento. Roncone - Festeggiati i 20 anni della Böhmische Judicarien - Grande festa a Roncone per i vent’anni della Böhmische Judicarien, con un concerto in riva al lago d’assieme che ha visto coinvolti e protagonisti i componenti attuali e di una volta. A fare da cornice anche altre fo-

mazini strumentali tra cui il corpo musicale di Vigo Darè, la banda sociale di Ragoli e i Waltner Bòhmischen della Val Passiria. Val Rendena - Il ghiacciaio restituisce i resti di due soldati della Grande Guerra a quasi 3.000 metri in quota - Una segnalazione della presenza di resti umani apparentemente risalenti al periodo del primo conflitto mondiale nei pressi del Crozzon di Lares, ad una quota di 2910 slm nel territorio del comune di Spiazzo, ha richiamato l’intervento dei tecnici dell’ Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali, insieme ai Carabinieri della Stazione di Carisolo, coadiuvati dal museo di Pejo “1914-1918 la guerra sulla porta” e dalla Cooperativa Guide Alpine del Trentino.

Il Giornale delle Giudicarie

mensile di informazione e approfondimento Anno 14 n° 10 ottobre 2016 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Comitato di redazione: Roberto Bertolini, Matteo Ciaghi, Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Denise Rocca Hanno collaborato: Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Francesco Brunelli, Alberto Carli, Umberto Fedrizzi , Enrico Gasperi, Marco Maestri, Elisa Pasquazzo, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3335988772) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 29 settembre 2016 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

La segnalazione, avvenuta da parte del signor Massimo Chizzoni di Brescia, ha permesso il recupero di resti umani scheletrizzati appartenenti a due distinti individui che, ad una prima analisi, potrebbero essere stati soldati dell’esercito austrungarico. L’intervento si è avvalso del supporto logistico del Nucleo Elicotteri della Provincia. Storo - Grande festa per i cinquant’anni della Casa di riposo Villa San Lorenzo - «La casa di riposo Villa San Lorenzo di Storo è e resta un “gioiello “ nell’ambito dell’intera comunità». Questo il messaggio chiaro e netto emerso durante la grande festa per i cinquant’anni della Casa di Riposo di Storo. Molte le rappresentanze istituziuonali presenti per l’occasione: dal consigliere provinciale Mario Tonina al presidente della comunità di Valle Giorgio Butterini, dal sindaco di Storo Luca Turinelli alla sua vice Loretta Cavalli, dall’assessore Stefano Poletti alla vice presidente del consiglio comunale Ersilia Ghezzi, nonché gli ex sindaci Pippo Olimpio Scaglia e Vigilio Giovanelli. Comano Terme - In arrivo la nuova biblioteca, appalto entro l’anno, anche negozi alla Masera - È in dirittura di arrivo il progetto esecutivo della nuova Biblioteca di valle delle Giudicarie Esteriori, approvato dalla giunta comunale. Sorgerà al posto di una parte - l’ala destra che una volta fungeva da essicatoio - dell’edificio ex Masera Tabacchi, nel cuore della località di Ponte Arche, da anni in abbandono: si punta a riuscire, entro fine 2016, a demolire l’ala dell’edificio che la società di proprietà della famiglia Bleggi ha donato al comune.

Trentino – Bicicletta, passione salutare - In occasione della Settimana europea della mobilità sostenibile l’Osservatorio per la salute della Provincia autonoma di Trento ha messo a disposizione dati sull’impatto su salute e ambiente dell’uso della bicicletta per gli spostamenti abituali in Trentino. Emerge che circa il 19% dei trentini usa la bicicletta per spostamenti abituali almeno una volta al mese (in media per 4,2 giorni a settimana e per 32 minuti al giorno). Aver utilizzato la bici, anziché l’automobile, ha evitato complessivamente l’emissione di 18.100 tonnellate di CO2 in un anno. Grazie agli effetti positivi dell’attività fisica praticata si stima siano stati evitati 19 decessi all’anno. Il programma HEAT (Health Economic Assessment Tool) dell’OMS ha permesso di stimare la riduzione della mortalità (in età 18-69 anni) in base ai giorni e ai minuti di mobilità in bicicletta; pari al 13%, per un risparmio complessivo di 19 decessi annui, ossia 28 decessi ogni 100.000 ciclisti. Provincia – Porfido, si svolta - La Giunta provinciale ha approvato un disegno di legge che impone una svolta netta al settore porfido. Si cambia, all’insegna della qualità e della responsabilità dell’impresa; queste le parole chiave del disegno di legge, approvato preliminarmente dalla Giunta provinciale a metà settembre, che impone una svolta al settore estrattivo. Gli obiettivi principali del provvedimento si possono riassumere in quattro punti: nuove regole per la lavorazione del materiale grezzo, per attuare una vera e propria filiera produttiva; competenze provinciali su politiche di indirizzo e di coordinamento, per garantire misure di sistema finalizzate ad alzare gli standard qualitativi dell’attività estrattiva; qualità e sicurezza del lavoro; nuovi rapporti tra Comuni e Asuc, per una più efficace gestione delle concessioni. Trento - Quo vadis Europa? – Si è tenuto dal 16 al 18 settembre a Trento il 54º congresso internazionale dell’European Journalists Association, l’associazione di giornalisti europei costituita a Sanremo nel 1962 da un

gruppo di 70 giornalisti provenienti dagli allora sei Paesi della Comunità europea. Principali scopi associativi sono la promozione del processo di integrazione europea, la difesa della libertà di stampa e la promozione degli ideali che stanno alla base del progetto europeo. Negli ultimi cinque anni i congressi si sono svolti in Romania, Bulgaria, Croazia, Polonia e Ungheria. Tema del congresso: “Ripensare le finalità interne ed esterne dell’Unione europea: Quo vadis Europa?”. Ospiti d’onore Maria Romana De Gasperi, figlia dello statista italiano padre d’Europa Alcide De Gasperi, Sven-Georg Adenauer, nipote dello statista tedesco padre d’Europa Konrad Adenauer, il sindaco di Lampedusa e Linosa Giuseppina Maria Nicolini, simbolo della solidarietà nei confronti del fenomeno migratorio e Manfred Swarovski, componente del noto gruppo austriaco Swarovski Crystal. Amatrice – Scuola trentina consegnata a tempo di record - Seicento metri quadrati complessivi, suddivisi in 12 aule da 35 metri quadrati ciascuna più altri spazi dedicati ai servizi, un tetto in legno e un piccolo parco giochi su un prato verde perché, accanto al comfort e alla funzionalità è importante “ricreare” la giusta atmosfera. È questa la nuova scuola di Amatrice dove tanti bambini provano a ritornare alla normalità dopo il devastante terremoto del 24 agosto. Ad augurare loro buona fortuna martedì 13 settembre il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, l’assessore alla protezione civile Tiziano Mellarini e il sindaco Sergio Pirozzi, il commissario Vasco Errani e il capo della Protezione civile nazionale Fabrizio Curcio. La scuola è stata realizzata in pochissimo tempo dal “sistema” trentino che ha utilizzato strutture dell’Università di Trento poi adattate, ed ha consegnato la struttura con i suoi arredi interni ed esterni all’amministrazione locale a tempo di record. Un vero lavoro di squadra, frutto della col-

laborazione tra molte anime del Trentino: il Dipartimento provinciale della Protezione civile che ha coordinato le operazioni, i Vigili del Fuoco permanenti e volontari, la Croce Rossa, diversi servizi della Provincia e tanti altri volontari (architetti, ingegneri, psicologi), senza dimenticare i NuVolA che hanno assicurato i pasti a questo grande cantiere della solidarietà. Provincia - Progetto Leader: via libera alle graduatorie delle strategie di sviluppo locale - 17.788.000 di euro per progetti di sviluppo rurale ideati e condivisi a livello locale con l’intento di rivitalizzare il territorio, creare occupazione e migliorare le condizioni generali di vita delle aree rurali. E’ quanto prevede la Misura 19 – Sostegno allo sviluppo locale Leader. Due le macroaree rispetto alle quali sono stati selezionati i gruppi di azione locale, organismi misti pubblico-privati, designati a raccogliere i progetti presentati sul territorio: la Macroarea 1 comprende la Comunità di Primiero, la Comunità Valsugana e Tesino, la Comunità Alta Valsugana e Bersntol e la Comunità Altipiani Cimbri; la Macroarea 2, comprende la Comunità della Valle dei Laghi, la Comunità Rotaliana-Konigsberg e la Comunità Valle di Cembra. Provincia - Incentivi energetici estesi a soffitte e abitazioni A/7 - Gli incentivi per la riqualificazione energetica e la ristrutturazione saranno allargati non solo agli edifici, ma anche ad interventi che riguarderanno soffitte e abitazioni classificate A/7. Le nuove fattispecie sono state approvate in via definitiva dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore Carlo Daldoss. Nelle scorse settimane la stessa giunta aveva destinato ulteriori 5 milioni di euro per sostenere un’iniziativa che sta registrando un’ottima risposta da parte dei cittadini proprietari di case. Dal 1° luglio ad oggi sono 1111 le domande presentate agli uffici provinciali; ne sono state esaminate 852 e 727 di esse sono state ammesse a contributo.

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Primo Piano

OTTOBRE 2016

Inaugurata la scuola trentina di Amatrice I volontari trentini e giudicariesi realizzano la scuola a tempi di record nelle zone sconvolte dal terremoto Si avvia immediatamente la macchina dei soccorsi e come sempre in questi casi il Trentino si distingue per generosità ed organizzazione. Rispetto al terremoto di qualche anno fa che colpì l’Aquila, per fortuna la zona è più circoscritta e quindi i soccorsi sono più celeri ed efficaci. Dopo la prima settimana al Trentino viene affidato un compito delicato e simbolico: costruire una scuola provvisoria ad Amatrice, il Comune più colpito dal sisma con oltre 200 vittime. Tra gli immobili distrutti l’edificio scolastico recentemente ristrutturato proprio per resistere al terremoto. Parte quindi immediatamente l’organizzazione a cura del Dipartimento della Protezione Civile della Provincia di Trento. Una cinquantina di persone, in maggioranza volontari, da Trento affluiscono ad Amatrice: Forestali, operai dei Bacini Montani, tecnici della Provincia, vigili del fuoco e alpini dei Nuvola. Tra di loro diversi giudicariesi nella prima settimana di settembre: Massimo Ballardini, comandante del Corpo dei Vigili del Fuoco di Preore, Michele Parolari vigile del fuoco di Tione, Davide Capelli, vigile del fuoco di Spiazzo, coordinati dalle Giudicarie dall’Ispettore Giampietro Amadei, Guido Armani di Tione appartenente ai vigili del fuoco permanenti, Bruno Todeschini Comandante stazione Forestale di Spiazzo, Gelindo Collini, forestale di Spiazzo, Paola Compostella e Francesco Rossi della Croce Rossa delle Giudicarie…. sperando di non aver dimenticato nessuno. In pochi giorni di frenetico lavoro l’area viene predisposta con un ampio sbancamento e poi si provvede a realizzare la grande platea in cemento che dovrà ospitare la scuola elementare e media. Già dopo pochi giorni si inizia il montaggio degli oltre 20 moduli prefabbricati che vengono inviati dal Trentino. In meno di dodici giorni la scuola è pressoché terminata e per renderla più bella si provvede a colorarla e a realizzare un tetto in legno in tipico stile alpino. Martedì 13 settembre suona la campanella e la scuola è realtà non più vuota ma riempita di un centinaio di bambini e ragazzini di Amatrice che possono tornare a respirare, per quanto

di Enzo Ballardini 24 agosto 2016 ore 3.36 la terra trema in centro Italia; una scossa interminabile di magnitudo 6 che distrugge diversi comuni tra Lazio, Marche e Umbria. Quasi 300 vittime, molti di più i feriti, quasi 5.000 sfollati. Amatrice, Accumuli, Arquata e Pescara del Tronto, Norcia, paesi per lo più sco-

nosciuti fino ad allora diventano improvvisamente famosi e rimbalzano dalle pagine dei giornali e dalle tragiche immagini della TV. Piccoli nuclei di case vecchie vengono rasi al suolo travolgendo tutto: vite umane, storie personali, cultura, arte, economia.

Lo sbancamento per realizzare la scuola

Il gruppo giudicariese ad Amatrice

possibile, aria di normalità. Una giornata in cui il ritorno alla normalità delle giornate scolastiche ha fatto riacquistare a piccoli e genitori serenità e speranza, e che ha rappresentato il ringraziamento più bello e sincero per gli sforzi profusi dai trentini. Sorrisi che sono stati il miglior «grazie» a Bruno, Gelindo, Massimo, Michele, Davide, Guido, Paola e Francesco… e tanti, tanti altri, in una lunga lista di nomi: quella delle oltre 150 persone che in questi ultimi venti giorni, a vario titolo, con diverse mansioni e con differenti ruoli, hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro energie per far sì che per i ragazzi potessero ritornare a scuola e trovare momenti di normalità e serenità dopo tante tragedie. A seguire il taglio del na-

stro insieme ai bambini c’erano le autorità, come il protocollo impone in queste occasioni. Dalla Ministro all’Istruzione Gelmini, al Sindaco di Amatrice, Pirozzi, al Presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi che con l’Assessore alla Protezione Civile, Tiziano Mellarini, hanno presentato con orgoglio questa nuova struttura e l’hanno

affidata ai bambini e ragazzi di Amatrice. Ma il lavoro sta ancora proseguendo, si è deciso di affiancare alla scuola elementare e media anche un edificio che accoglierà i ragazzi del liceo. La tipologia sarà simile e i lavori saranno terminati entro il mese di settembre. Una settimana di straordinario lavoro e di intense emozioni per i volonta-

ri giudicariesi. Massimo Ballardini, comandante di Preore nei pochi momenti di riposo serale ha voluto rendersi conto dei danni provocati dal sisma. Il centro storico di Amatrice non esiste più, racconta, la via principale è sommersa di macerie dalle quali emergono brandelli di vita quotidiana: indumenti, mobili, documenti, fotografie. E’ molto strano constatare come la forza del terremoto si sia scatenata sulle case più vecchie distruggendole completamente, mentre a poca distanza alcune case sono rimaste intatte. Altre ancora sono state danneggiate magari solo su un lato o ad un piano, risparmiando la vita delle persone. Da qui sorge spontaneo un richiamo all’importanza di prestare la massima attenzione, nel caso di ristrutturazione degli edifici, alla sicurezza delle strutture che devono resistere alle scosse sismiche. Molte volte si pone più attenzione, per motivi urbanistici, al mantenimento dei vecchi muri e magari si pone minore interesse alla valutazione della resistenza strutturale dell’edificio. La Provincia di Trento insieme ai Comuni, alle Associazioni di categoria e ai Sindacati hanno aperto un conto corrente per creare un fondo da utilizzare per gli interventi a favore delle persone terremotate.

Per alimentare il fondo di solidarietà è stato individuato il conto corrente di tesoreria della Provincia, sul quale potranno essere versate le donazioni da parte dei soggetti pubblici e privati e nel quale confluiranno anche i contributi volontari dei lavoratori e l’equivalente contributo volontario dei datori di lavoro. I contributi potranno essere versati - indicando la causale “FONDO DI SOLIDARIETÀ TERREMOTO CENTRO ITALIA 2016” - a mezzo di: - bonifico bancario sul conto corrente di tesoreria intestato alla Provincia autonoma di Trento, presso il Tesoriere Capofila della PAT UniCredit S.p.A., utilizzando il seguente codice IBAN: IT 12 S 02008 01820 000003774828; - versamento diretto sul conto di tesoreria della Provincia autonoma di Trento, esclusivamente presso gli sportelli del Tesoriere capofila della Pat - UniCredit S.p.A., specificando i seguenti codici: codice filiale: 5079 - codice ente: 400. Per informazioni si può scrivere a serv. centraleunica@provincia. tn.it. o telefonare allo 0461.495250. Le iniziative da finanziare con le somme raccolte verranno individuate congiuntamente tra i sottoscrittori dell’accordo di solidarietà attraverso una commissione tecnica incaricata di valutare le proposte progettuali e gli interventi da realizzare. L’iniziativa è coordinata dall’assessore competente in materia, tramite il Dipartimento protezione civile della Provincia; l’Ufficio stampa della Provincia attuerà una campagna di comunicazione per farla conoscere, di cui sarà data informazione anche ai dipendenti provinciali. L’accordo prevede che il contributo volontario dei lavoratori sia pari al compenso spettante per una o più ore di lavoro. I datori di lavoro effettueranno la trattenuta sulla base di un’espressa dichiarazione di adesione all’iniziativa da parte dei lavoratori interessati. Il contributo volontario dei datori di lavoro sarà indicativamente pari alla somma complessivamente versata dai propri dipendenti. Nel fondo potrà inoltre confluire il contributo volontario degli amministratori dei soggetti pubblici e privati che aderiscono all’iniziativa e degli amministratori e dei lavoratori degli enti pubblici strumentali e delle società controllate appartenenti al sistema pubblico della Provincia.


Primo Piano Il periodo confrontato è quello dei primi sei mesi di quest’anno con l’analoga parentesi temporale del 2015: le assunzioni al 30 giugno 2016 rispetto alla stessa data del 2015 sono in calo di 3765 unità, -5,7% il dato in valore percentuale. Un dato che indica indiscutibilmente un calo della domanda di lavoro, anche se va valutato tenendo presente la sostanziale positività del dato di saldo – cioè la differenza fra assunzioni e cessazioni di lavoro – che alla fine di giugno 2016 è stazionario. Cosa significa? “Che è reale la minore disponibilità di posti lavoro, come indicato dal calo delle assunzioni che segnala un calo della domanda di lavoro – spiega Parisi - ma al contempo sono diminuite anche le cessazioni di lavoro, cioè le uscite dal lavoro per licenziamento, come indica un saldo praticamente pari a zero. Meno richiesta quindi ma anche meno licenziamenti, una sostanziale stabilità che va vista come un dato confortante rispetto alla criticità del calo nelle assunzioni”. Un calo della domanda di lavoro che si riscontra trasversalmente in vari settori, ma quello dove il dato è più marcato è l’industria-artigianato che rispetto al 2015 fa segnare un -22,2% di assunzioni,

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Ma ci sono anche timidi segnali positivi

Lavoro, ancora una fase di incertezza I dati dell’Agenzia del lavoro dipingono un quadro in chiaroscuro per le Giudicarie

Come va la situazione occupazionale e del mercato del lavoro giudicariese? I dati forniti dall’Osservatorio del Mercato del Lavoro, organismo dedicato proprio al monitoraggio del mercato occupazionale dell’Agenzia del Lavoro, non sono confortanti: “I dati rivelano proprio in un settore che aveva visto dati invece positivi nel 2015. Conforta invece la ripresa, +12,1% per un dato in cifre di 88 assunzioni, per il settore edile che invece negli ultimi anni aveva registrato dati molto negativi. Sempre restando in tema di assunzioni, un valore negativo è anche il -7,3% riscontrato nel settore terziario che è quello di punta dell’economia giudicariese: un dato che, scomposto, mostra un calo concentrato nei pubblici esercizi, quindi in quell’ambito turistico che è il settore più caratterizzante dell’economia giudicariese. “Anche se il dato sulle assunzioni turistiche subisce più fluttuazioni di altri ambiti – specifica Rosanna Parisi – e una valutazione andrebbe quindi sempre fatta a fine anno”.

Spostando l’attenzione al dato demografico delle assunzioni, il calo più vistoso è nella componente femminile della popolazione, -12,4% rispetto al 2015, un dato che va di pari passo con il calo fatto segnare nel settore turistico, dove tradizionalmente viene impiegata maggiormente forza lavoro femminile. Si conferma la dinamica, già vista lo scorso anno, di un maggiore calo di assunzioni nella componente italiana rispetto a quella straniera della forza lavoro. Un altro trend che si sta verificando regolarmente è il dato sempre positivo dei lavoratori senior, cioè over 54, che fanno segnare anche questa volta un +8,3%: si tratta di nuove assunzioni, di persone che da qualche anno erano fuori dalla

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ancora una fase di incertezza e difficoltà del mercato del lavoro giudicariese – fornisce una prima sintesi dei rilevamenti Rosanna Parisi, responsabile del Centro per l’Impiego di Tione - anche se non va dimenticata la confortante presenza di qualche segnale positivo”. forza lavoro che si rimettono sul mercato e hanno un riscontro positivo dall’offerta. “Sulle assunzioni un altro aspetto da considerare è il netto aumento dell’uso dei voucher – commenta Parisi – questi non sono però contati nei dati dell’Agenzia del Lavoro, essendo in capo all’Inps, quindi è un canale che non viene rilevato dai sistemi del lavoro ma si può immaginare che vi sia stato un trasferimento da contratti più classici a voucher che certamente influenza i dati”. In tema di tipologie contrattuali, niente di inatteso: forte il calo degli indeterminati, fisiologico dopo il dato positivo dello scorso anno dovuto al Jobs Act e alle consistenti agevola-

zioni che la legge offriva per l’assunzione con un contratto a tempo indeterminato. Dopo l’aumento dello scorso anno a giugno 2016 il dato registra un -29,5%; in parallelo aumentano però i contratti di apprendistato (+24,7%) perchè evidentemente ora che gli sgravi sull’indeterminato vanno esaurendosi, l’apprendistato è tornato ad essere più conveniente per le aziende. Cala il lavoro interinale, un aspetto legato al dato sulla diminuzione fatta registrare dal settore industriale dove questa tipologia di contratto è più usata rispetto ad altri. Il polso della situazione del mondo lavorativo si intuisce anche dai dati sugli iscritti al Centro per l’Impiego di Tione. Da qualche tempo le iscrizioni calano e i primi mesi

del 2016 non fanno eccezione facendo segnare un -24,3% di iscritti rispetto allo scorso anno: aumentano solo i lavoratori over 54, se ne sono iscritti il 25,3% in più rispetto allo scorso anno, mentre sono calati – e questo è un aspetto positivo - i lavoratori che si iscrivevano in seguito alla perdita di un posto di lavoro a conferma del saldo stabile fra assunzioni e cessazioni visto sopra. Si conferma anche nei dati degli iscritti al Centro per l’Impiego la difficoltà del mercato del lavoro giudicariese, poiché è calata la percentuale di coloro che escono dalle liste di collocamento per aver trovato lavoro. In estrema sintesi, un mercato del lavoro che dopo qualche segnale di ripresa diffuso lo scorso anno, in Giudicarie ritorna a soffrire, in particolare in industria e artigianato, anche se in presenza di qualche significativo segnale positivo. Denise Rocca

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Sanità

OTTOBRE 2016

Ospedale di Tione, Protocollo in attuazione Procede il completamento dell’organico di anestesia, ortopedia e radiologia. Butterini: “Un nuovo inizio”

Nei giorni scorsi il Presidente ha incontrato, con il Consigliere Provinciale Mario Tonina, l’Assessore Zeni ed i vertici dell’Azienda sanitaria e ha potuto constatare con soddisfazione che gli impegni sottoscritti ad aprile vengono rispettati in maniera puntuale, tenendo conto delle fisiologiche disfunzioni che possono verificarsi nelle procedure di assunzione del personale. Con il dott. Egidio Dipede, Direttore della Struttura Complessa presso l’Unità operativa Medicina Interna presso l’Ospedale di Tione di Trento, è stato possibile avere un quadro preciso rispetto ad ogni reparto e ad ogni impegno assunto nel Protocollo d’intesa. Andando nello specifico, per quanto riguarda il servizio di Anestesia, è imminente il ripristino di una copertura per tutte le 24 ore con guardia attiva diurna e pronta disponibilità notturna, a differenza di questi mesi in cui il servizio era assicurato solo fino alle ore 20. Risultato molto importante, ottenuto con la nomina di un Primario e l’assunzione di un ulteriore anestesista. Con queste presenze da ottobre all’Ospedale di Tione si ritornerà alla piena efficienza e sicurezza. Notizie molto positive anche per il reparto OrtopediaTraumatologia, l’Azienda ha completato l’organico assumendo un nuovo Ortopedico, il dott. Cannella, ed ha acquistato nuove attrezzature per garantire prestazioni potenziate e con la massima qualità. A testimonianza dei livelli di specializzazione raggiunti dal Servizio dell’Ospedale di Tione, la no-

Presso la sede della Comunità delle Giudicarie si è tenuto nel pomeriggio del 19 settembre il Consiglio della Salute, rinnovato completamente in seguito alle elezioni comunali del 2015/16, presieduto dal Presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini. Presente la dott.ssa Maria Pia Perlot, Direttore del Distretto Centro sud dell’Azienda Sanitaria e il dott. Pier Luigi Gardini, Direttore dell’Unità operativa cure primarie del Distretto. Argomento principale, presentato dal Presidente Butterini, lo stato di attuazione del “Protocollo d’intesa di

materia di sanità”, sottoscritto nel mese di aprile con l’Assessore Zeni e il Direttore dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Frutto di un lavoro di diversi mesi tra gli amministratori locali e principalmente tra il Presidente della Comunità, Giorgio Butterini, il Consigliere provinciale, Mario Tonina, il Sindaco di Tione, Mattia Gottardi, i vertici dell’Azienda Sanitaria provinciale e l’Assessore alla Salute e Politiche sociali, Luca Zeni, prevede impegni puntuali per il rilancio ed il potenziamento dei servizi erogati dall’Ospedale di Tione.

Guardie mediche, via Tione, arriva PonteArche La presenza alla riunione del Consiglio della dott.ssa Maria Pia Perlot, Direttore del Distretto Centro sud dell’Azienda Sanitaria e del dott. Pierluigi Gardini Direttore dell’Unità cure primarie del Distretto, è stata richiesta per l’illustrazione della riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale riguardante le guardie mediche sul territorio delle Giudicarie. Il progetto prevede una riduzione da quattro a tre delle sedi delle guardie mediche e una contemporanea riqualificazione del loro ruolo. Verrà soppressa la sede di Tione, tenuto conto della presenza dell’Ospedale, e per la zona della Busa di Tione e Giudicarie Esteriori vi sarà un’unica sede a Ponte Arche con lo spostamento dell’attuale situata presso la Casa di Riposo di S. Croce. tizia che Eusebio di Francesco, allenatore del Sassuolo squadra di serie A, si è ricoverato proprio a Tione per un intervento chirurgico da parte dell’equipe del dott. Luigi Umberto Romano. A breve vi sarà inoltre il trasferimento nei nuovi locali al piano superiore che permetterà di migliorare ulteriormente il livello di assistenza ai pazienti ricoverati. Nuove assunzioni di medici anche per il servizio di Medicina Interna e Pronto

soccorso. Si tratta di tre nuovi medici che vanno a potenziare il servizio e che completano l’organico fissato in 15 unità. L’Ospedale di Tione, in questo modo ha sempre in servizio, giorno e notte, almeno due medici, uno per il Pronto soccorso e uno per i reparti interni, cosa che non è avvenuta fino ad ora, garantendo la massima sicurezza nel caso di situazioni di emergenza intraospedaliera ed in Pronto soccorso. Un altro importante obiettivo raggiun-

Il Presidente Butterini con l’assessore Zeni e Franco Debiasi

to, che conferisce all’Ospedale di Tione una situazione di buona sicurezza. Anche il servizio Radiologia è stato potenziato, da settembre è stato assunto il terzo radiologo il dott. Pellegri, che va a completare l’organico diretto dal dott. Marsilli. Da subito sarà possibile aumentare le prestazioni, diminuire i tempi di attesa ed utilizzare con più efficacia l’attrezzatura tecnologica a disposizione del reparto. Gli ambulatori specialistici sono già stati potenziati in questi mesi ed il miglioramento proseguirà anche nei prossimi soprattutto per quanto riguarda i servizi di Otorinolaringoiatria, Neurologia ed Eco-cardio.

L’annosa questione dei locali del Pronto soccorso sta per essere conclusa in maniera positiva. I lavori termineranno prima del previsto, entro la fine dell’anno e l’inaugurazione dei nuovi spazi potrà avvenire nei primi mesi del 2017, come previsto. Un risultato positivo che era atteso da molti anni e che garantirà all’Ospedale di Tione di fornire servizi migliori in questo delicato reparto. Buone notizie anche per quanto riguarda il servizio infermieristico che è ben strutturato garantendo servizi adeguati. Per quanto riguarda il percorso nascite si registra un sostanziale rispetto degli impegni presi con il Protocollo con riferimento al potenzia-

mento della funzione consultoriale, l’attivazione della pronta disponibilità notturna dell’ostetrica a supporto del percorso nascita ed il potenziamento dell’attività specialistica ostetrico-ginecologica. E’ stata richiesta all’assessore Zeni un’ulteriore attenzione per garantire la massima sicurezza delle gestanti valutando tutte le casistiche possibili. “Questi ottimi risultati raggiunti in pochi mesi – sottolinea Butterini – devono essere considerati come un buon punto di inizio, ma richiedono scelte coerenti anche in futuro per arrivare ad un consolidamento e potenziamento definitivo del nostro Ospedale. Le scelte fatte e concordate con l’Assessore provinciale Luca Zeni, si sono dimostrate valide e stanno dando i risultati positivi che tutti auspicavamo. Un ringraziamento va a tutti quelli che hanno creduto e si sono impegnati in questo importante percorso, dagli Amministratori locali, all’Assessore Zeni, al Consigliere provinciale Tonina, al direttore dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Bordon, al dott. Dipede, ai primari e a tutti i medici, infermieri ed operatori dell’Ospedale di Tione”. Gli amministratori presenti alla riunione del Consiglio della Salute hanno apprezzato la relazione del Presidente e hanno condiviso la soddisfazione per i risultati raggiunti in pochi mesi. Spetta adesso ai Giudicariesi riprendere con fiducia il rapporto con il proprio Ospedale territoriale, verificando nel concreto i risultati raggiunti e la qualità dei servizi erogati. (d.r.)

Parla il primario Eugenio Marsilli

“Ora riduciamo i tempi e puntiamo su radiologia green” Fra gli arrivi di nuovi medici all’ospedale di Tione in ottemperanza la protocollo siglato fra Comunità delle Giudicarie, Azienda Sanitaria e Provincia di Trento, anche l’arrivo di un nuovo medico radiologo: è un giudicariese, originario di Condino, Pietro Pellegri il nuovo entrato nella squadra del primario Eugenio Marsilli. E il Primario vuole togliersi delle soddisfazioni ora che l’organico è completo: da una parte ridurre i tempi di attesa e di risposta ai pazienti, ma anche un’ambizione che va oltre i numeri e tempi, pur importanti per l’utente. Quella di riuscire a fare di Tione una radiologia “green”, per usare un termine di moda: attenta cioè alla quantità di radiazioni alle quali il paziente

viene sottoposto nell’ambito degli esami. “L’arrivo del terzo radiologo – conferma Marsilli - vuol dire una continuità di servizio che fino ad ora in due non poteva esserci, questo permette di avere una costante offerta agli esterni che prima non era

garantita, senza considerare quando si sarà in tre in servizio: quindi due sono gli obiettivi, da una parte ridurre i tempi di attesa, ma soprattutto dare più attenzione alla qualità nell’interesse del paziente”. Ma torniamo alla radiologia green: “ Per tutta una serie di motivi medico legali – spiega Eugenio Marsilli – il numero delle Tac richieste è esploso negli ultimi dieci anni nel mondo medico, con una richiesta di indagini Tac assurde se relazionate allo stato di salute del paziente. Non ce l’ho con la Tac che è un esame completo e molto chiaro, ma è anche un esame altamente radiante, l’equivalente di due anni di rx torace tutti i giorni, per dare una stima di cosa significa. Con green intendo l’attenzione al benessere

del paziente nella sua globalità, anche quindi l’attenzione all’aspetto dell’esposizione”. L’iper prescrizione di esami è una conseguenza della cosiddetta Medicina Difensiva, la pratica cioè di prescrivere più esami degli strettamente necessari per non incorrere in problematiche con il paziente, ovvero non rischiare denunce e cause legali (peraltro molto frequenti nel mondo medico). “Io vorrei invece fare di radiologia di Tione una radiologia clinica e non un esamificio – ha spiegato il primario Marsilli - Saranno i miei venticinque anni di radiologia pediatrica, campo dove l’attenzione all’esposizione ai raggi del paziente è massima, ma io ho sempre avuto

grande attenzione per questo aspetto. Il mio sogno è portare Tione ad una radiologia più naturale e vicina alle effettive esigenze del paziente. Con l’arrivo del terzo medico radiologo, e la possibilità quindi di essere in turno in due invece che solo alternati come era fino ad ora, abbiamo il tempo di ri-valutare il paziente che arriva con una richiesta di esami (per esempio dopo un incidente prescrivere una tac addominale è diventato quasi la norma anche davanti alla mancanza di ogni indicazione di possibile danno nell’area, ma nella grande maggioranza dei casi è inutile). Avere il tempo di valutare le condizioni del paziente all’arrivo da noi permette di evitare esami inutili, con tutti i benefici che ne derivano”. (d.r.)


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Sanità

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I primo settembre un fiocco blu... in Pronto Soccorso

La storia di Pietro, che aveva “fretta” di nascere di Denise Rocca La sua nascita è una storia di disorientamento all’inizio, circondata dalle ansie di questo momento di passaggio per l’ospedale, di elicotteri che fanno ancora paura ma anche, e soprattutto, è una storia di serenità e ringraziamenti, umanità e naturalezza. Una mamma giudicariese vicina al termine è andata al Santa Chiara perché pareva giunto il momento del parto: era il 31 agosto ma il suo bambino non aveva deciso di nascere quel giorno. Al Santa Chiara la mandano quindi a casa. Venti ore dopo ricominciano i dolori, memore del falso allarme del giorno prima la signora chiama il consultorio di Tione per poter avere un parere dalle ostetriche che già conosce e le danno fiducia perché l’hanno seguita con i suoi primi due bambini: il posto non ci sarebbe ma Wanda e Mara la fanno venire comunque, quando arriva al consultorio la donna è già dilatata di otto centimetri. Come da protocollo parte la chiamata all’elicottero

Glielo racconteranno quando sarà abbastanza grande per capirlo, a Pietro, che la sua nascita è arrivata come una ventata di aria fresca ad alleviare la stanchezza di un piccolo ospedale periferico tra troppo tempo in mezzo alla tempesta. Una tempesta

che arrivi con l’ostetrica da Trento, arriva anche l’ambulanza per accompagnarla alla piazzola dove l’elicottero arriva velocissimo. Ma Pietro è

più veloce, ormai le contrazioni sono quelle decisive e la decisione è quella di dirottare mamma e nascituro verso i locali del pronto soccorso inve-

di critiche, paure, insicurezze, battaglie politiche e ideologiche, nella quale del personale che ci lavora quotidianamente un po’ ci si era dimenticati tutti, impegnati ad agitare le acque del mare di chiacchiere e parole che circonda da anni l’ospedale di Tione, privato di recente del suo Punto Nascite. Eppure si è tornato a sentire il primo vagito di un bambino: al pronto soccorso, non nel suo reparto maternità ormai chiuso. E’ quello di Pietro, nato a Tione il primo settembre: il giorno dopo un fiocco blu cobalto, impertinente perfino sulla parete bianca del pronto soccorso, e un bigliettino strappato ad un quaderno ne celebravano l’arrivo. ce che verso l’elicottero. E’ nato così, poco dopo, il piccolo Pietro, primo nato all’ospedale di Tione dalla chiusura del punto nascite giudicariese. “Ci tenevo a ringraziare le ostetriche, le infermiere, il personale del pronto soccorso e dell’ambulanza perché c’è grande disagio dalla chiusura del punto nascite – racconta mamma Cristina, mentre allatta il suo bimbo – se non ci fosse stato il consultorio sarei stata sola ad affrontare il parto, se fossi partita in auto verso Trento sicuramente avrei partorito in macchina. Ecco, mi premeva dire che l’umanità delle per-

sone, conoscerle perché ti hanno seguita tutta la gravidanza, è fondamentale per una partoriente: perché si sta affidando la vita del proprio bambino e il sentirmi con persone che mi conoscevano mi ha aiutato tantissimo. E’ prezioso il personale di Tione e del consultorio, c’è valore nel nostro ospedale e ci tenevo a dirlo in questo momento nel quale si vive malissimo la perdita, reale, di un punto di riferimento che si è creata con la chiusura del punto nascite”. Un’amica accompagnava Cristina, quel giorno: “E’ stata un’emozione grandissima alla quale hanno parteci-

pato tutti coloro che erano al pronto soccorso e il personale è stato attentissimo, una professionalità e un’attenzione anche ai dettagli meravigliosa”. La storia di Pietro non sarà quella di un parto regolare e tranquillo, piuttosto è una grande avventura finita bene, non restituirà certo il Punto nascite alla vallata, ma insegna che è possibile guardare con fiducia alle risorse e alle potenzialità che ancora ci sono sul territorio e sul ruolo di punto di riferimento che l’ospedale può ricoprire per i futuri genitori e tutti gli atri. Ben arrivato al mondo Pietro, in un punto nascite che non c’è più, in un piccolo e bistrattato pronto soccorso di un ospedale di valle in perenne ristrutturazione, ben arrivato con la tua mamma a riportare l’esempio di quella fiducia che molto prima della chiusura del Punto nascite gli adulti di questa valle avevano tolto al loro ospedale e al personale che ne è il cuore pulsante.

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Continua dalla Prima Una volta era tutto più chiaro, più semplice, ma più definito, c’erano regole antiche, valori sociali condivisi, magari imposti, e i ruoli erano stabiliti una volta per tutto. La donna a casa ad accudire i figli e preparare da mangiare, l’uomo al lavoro per guadagnare i soldi con cui andare avanti. Ognuno era rigorosamente educato a stare al suo posto e tutto quello che deviava, magari di poco, veniva considerato scandaloso, non era concepibile e quindi condannabile. Il tempo è passato e comunque nessuno può vantare diritti di puntare il dito, era così per tutti e tutti l’accettavamo. Le generazioni, poi, negli anni, si sono evolute e ribellate ad un sistema che imponeva le cose senza spiegazioni e puniva ad ogni trasgressione. Il problema è che questa rivoluzione, forse, è andata a sconfinare nel-

La famiglia e il cambiamento l’eccesso opposto. La troppa libertà ha portato all’egoismo e sappiamo che amare troppo il proprio “io”, mal si coniuga con gli altri, con il “noi” in particolare. Se un tempo si facevano anche troppi sacrifici per la famiglia, se le nostre nonne accettavano di tutto, anche maltrattamenti, per il bene dell’unione, oggi sono quasi del tutto cancellati termini come “pazienza”, “comprensione”, “condivisione” e “costanza”, virtù essenziali per garantire la continuità. Bisogna ottenere tutto e subito, si scappa dalle difficoltà e le responsabilità fanno paura. La donna non ha più il valore dell’integrità e della freschezza e l’uomo neanche se ne preoccupa più di

tanto. Il sesso non è più un tabù e la Chiesa non ricopre, oggi, quel ruolo di guida indiscussa di una volta. I propri affari non si raccontano più al prete, ma all’amico, all’amante o all’analista, forse perché si cerca comprensione e condivisione, più che

assoluzione. Forse perché non va più di moda credere in Dio. Dio e Chiesa. Altro problema dei tempi che cambiano. “Credo in Dio, ma non nella Chiesa...” oppure “Vivo la fede a modo mio...”, “ Non si sa mai...!” mi disse un mio parente quando l’ho

scovato in Chiesa dopo cinquant’anni che non ci andava…quante volte si sentono discorsi di questo genere. E così il matrimonio, non si sa più che cosa sia: unione per tutelarsi legalmente? O unione sacramentale? Oggi la scelta non è solo fra convivenza e matrimonio, oggi non si sa riconoscere quale significato dare al matrimonio, civile o religioso? Ormai, negli ultimi anni, il Comune ha visto sempre più persone e la Chiesa sempre meno. Forse perché il civile unisce senza richiedere grandi impegni, una carta, un atto e buona notte, il religioso è molto più impegnativo e conclude la sua formula con “fin che morte non vi separi”, accada quel che accada.

Il primo rientra nella più scialba delle faccende burocratiche, il secondo richiede consapevolezza, impegno e responsabilità. Le nuove generazioni non si pongono il problema, hanno pareri discordi, ma di solito scelgono la strada più corta, quella meno impegnativa. Ma è questa la scelta giusta? Ho l’impressione che fra qualche tempo, quando si raccoglieranno i frutti di decisioni affrettate, dettate dall’immaturità e dal conformismo, il mondo dovrà rifletterci e trovare la strada che confermi e rilanci i valori della famiglia che nessuna moda, nessuna visione salottiera, nessun delirio di modernità potrà mai cancellare dall’indole e dalla coscienza umana.


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Referendum

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Il senatore Giorgio Tonini promuove la riforma: “Autonomia trentina garantita col meccanismo dell’Intesa”

“Un sistema più snello ed efficiente” Dopo la prima “puntata” dello scorso numero, continua l’approfondimento sulla riforma costituzionale che ci porterà fino al referendum costituzionale, che si terrà domenica 4 dicembre Senatore, quali sono i tratti più importanti di questa riforma? Partiamo dal presupposto che lo Stato italiano è “pesante” e per la sua attività ai vari livelli spende circa 800 miliardi, quasi la metà del Pil complessivo; a fronte di questa mole enorme di risorse impegnate, il livello di efficacia ed efficienza del settore pubblico è oggi insoddisfacente. Con la riforma costituzionale si alleggerisce la macchina statale, si semplificano le procedure legislative, si va ad abolire il bicameralismo perfetto, elemento anacronistico e fonte di lungaggini legislative. Con la riforma avremo dunque uno Stato più funzionante, efficiente e moderno, capace di favorire la crescita e promuovere maggiori opportunità di eguaglianza sociale. Già, ma la riforma ha attirato anche delle critiche. Che cosa risponde? Dico che si tratta di critiche generiche e non puntuali, su singoli provvedimenti. Alcuni dicono: si doveva fare di più e meglio. Vorrei ricordare però che nel referendum i cittadini non sono chiamati a scegliere tra la riforma Renzi-Boschi e il “meglio”; ma tra la proposta di riforma e la situazione attuale, quella degli ultimi 70 anni, che ha attirato critiche e richieste di riforma da parte dei cittadini e

Parliamo dunque di riforma con Giorgio Tonini, senatore molto vicino a Renzi e suo consigliere, che ha di certo avuto voce in capitolo sulla riforma e ce la può descrivere “da dentro”. Tonini, senatore di “adozione” trentina (è romano, ma ha lavorato per anni a Trento come giornalista ed è il senatore del collegio Valsugana) uomo influente nella politica ro-

mana promuove decisamente la riforma costituzionale e si schiera per il sì nel prossimo referendum, ritendendolo un punto di svolta storico per il nostro Paese. “Si tratta di un passaggio fondamentale, che può ridisegnare in senso più moderno ed efficiente il sistema istituzionale del nostro paese”.

delle categorie economiche per la sua inefficienza. A quali fattori in particolare è dovuta questa poca efficienza del sistema-Stato? Si tratta ovviamente di un contesto complesso e multifattore, ma ci sono in particolare due elementi importanti su cui la riforma va ad intervenire. Il primo è quello del sistema di produzione legislativa che, nell’ambito di un bicameralismo perfetto impostato sul modello italiano ha creato lungaggini e frequenti (basti pensare alla “navetta” parlamentare, ossia il reiterato passaggio di un testo di legge tra Camera e Senato). Oggi con la riforma togliamo il secondo passaggio a molte leggi, ma soprattutto introduciamo tempi certi per la loro approvazione. In secondo luogo altro elemento di scarsa efficienza è legato alla frequenza con la quale il Senato ha rappresentato un fattore di ingovernabilità politica proponendo maggioranze risicate o addirittura diverse da quelle della Camera. In un processo di modernizzazione e di

Il senatore Giorgio Tonini

riforma del Paese è chiaro che la governabilità rappresenta un valore assoluto. Cosa cambia per l’Autonomia del Trentino con la nuova riforma? Diciamo subito che l’articolo 39 della riforma prevede e riconosce le Autonomie speciali e questa è già di per sé una cosa nien-

te affatto scontata, rispetto all’aria che tira nel Paese negli ultimi anni riguardo alle specialità. Di più, la riforma introduce il principio di “Intesa” fra stato e Province autonome rispetto alla definizione delle competenze delle stesse dunque riconoscendo un ruolo specifico a queste entità. Inoltre mette in grande ri-

lievo il ruolo dello Statuto di autonomia, ribadendo in questo modo attenzione a questa realtà. Si tratta a mio modo di vedere di garanzie importanti. Ok, ma i promotori del no sostengono che questa riforma sia centralista. In realtà il nuovo testo opera sulle competenze concorrenti fra Stato e regioni, mettendo ordine al caos creato dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, che ha portato a tantissime impugnazioni di provvedimenti presso la Corte Costituzionale, che peraltro si sono risolti 8 volte su 10 a favore dello Stato. Inoltre la nuova configurazione dell’art. 116 della costituzione prevede che le Regioni possano chiedere allo Stato la devoluzione di singole competenze tramite una legge ad hoc, dunque direi che non si tratta di centralismo, solo di riordino. Certo oggi il dibattito sul referendum non è molto sereno e tutti questi fatti rischiano di passare in secondo piano. La personalizzazione della

politica di questi anni spinge in molti a presentare il referendum come un modo per mandare via Renzi, fra l’altro aprendo una fase di instabilità poco auspicabile. Bisogna dire chiaramente che il referendum non è un’elezione ed è importante approfondire le sue tematiche e scegliere per il bene dell’Italia e non per fare un dispetto al presidente del consiglio; se poi i cittadini vorranno mandare via Renzi potranno farlo nelle prossime elezioni politiche. Il referendum è uno strumento importante che oggi i cittadini hanno in mano per scegliere il proprio futuro e non va sprecato per ripicche politiche. Col senno di poi forse era il caso di votare a favore della riforma Berlusconi del 2006. Di certo conteneva molti elementi che andavano nella stessa direzione della riforma attuale e si sarebbero risparmiati dieci anni di tempo: anche lì si preferì caricare di coloriture politiche il referendum e fu un’occasione persa. Però va detto che su alcune scelte non si ebbe il coraggio della riforma attuale, e mi riferisco in particolare al fatto che l’allora Senato delle Regioni era ancora previsto a suffragio universale, dunque creando a parer mio un ulteriore elemento di confusione. (r.s.)

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Economia

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La società impiantistica traina l’economia della zona: oltre 10milioni di passaggi, quasi 4 milioni di utile

Funivie Madonna di Campiglio, bilancio top di Enrico Gasperi Il successo dell’ultimo anno d’esercizio di Funivie Madonna di Campiglio paradossalmente è legato alla situazione meteorologica disastrosa di dicembre e gennaio. La piena disponibilità dei 200.000

Sergio Collini, Presidente di Funivie Madonna di Campiglio Spa

Altro dato interessante da esaminare è quello dei passaggi totali (superiori ai 10 milioni) e quello dei primi ingressi (1 milione di persone distinte rilevate al primo passaggio della giornata): questo ci rivela che lo sciatore medio a Campiglio fa un po’ più di 10 discese al giorno, che c’è stato un sostanziale pareggio nel numero di persone salite sugli impianti quest’anno, ma che queste hanno sciato di più Legata a questo aspetto c’è anche una novità che dovrebbero arrivare a breve, risolti alcuni dettagli legati all’ormai annoso problema connesso alla privacy. In un’epoca dominata dalla necessità più o meno indotta di misurare ogni istante della propria esistenza, ogni skipass sarà associato con un codice a un account cui accedere per esaminare tutti i dati, luoghi, dislivelli , piste percorse, tempi, date ed altro delle giornate sulla neve. Dal punto di vista strategico, emerge inoltre come Funivie Campiglio dia grande importanza alla Ski Area complessiva, che comprende la zona di Folgarida-Marilleva e Pinzolo: a livello promozionale e commerciale il vantaggio di un’area di gravitazione così vasta non è ancora stato esattamente

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quantificato e tradotto in numeri, ma è indubbio che il turista guardi con interesse anche all’ampiezza del comprensorio e che questo sia uno dei principali fattori di scelta. Altro tema di notevole importanza è quello collegato al fallimento di Aeroterminal Venezia Spa, con l’asta che, entro il 31 ottobre 2016, vedrà in oggetto la cessione di circa il 70% delle quote di Funivie Folgarida e Marilleva. Sulla carta Campiglio sembra l’unico operatore realmente interessato, per posizione e capacità economiche, ma pare che il prezzo base fissato dal curatore Mandrioli (38 milioni di euro) sia giudicato troppo elevato: il CdA sta esaminando con attenzione la questione e soprattutto sta cercando di capire quale sia il livello di prezzo congruo e quale il reale stato della società, ormai da 8 anni impegnata a tentare di sopravvivere e a ridurre i debiti, di fatto rinunciando alla possibilità di effettuare cruciali investimenti di mantenimento e sviluppo. In definitiva da questo, come dai precedenti bilanci, emerge la soddisfazione degli amministratori e la convinzione del ruolo di principale operatore economico del territorio, che nella sua crescita genera come un volano continue e positive ricadute anche sul benessere della zona, oltre che costituire un’importante bacino di posti di lavoro.

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valori dello sci sono circa 20 volte superiori a quelli della stagione calda). Tali dati appaiono tanto più soddisfacenti se confrontati con la maggior p arte delle stazioni sciistiche dell’arco Alpino, che hanno registrato dati in flessione o faticosamente stabili. Questi valori hanno prodotto un utile d’esercizio pari a 3.950.248 euro (contro i 2.811787 del 2014/15), che è il primo dato di riferimento su cui si posano tradizionalmente gli occhi di soci e lettori del bilancio.

metri cubi di acqua del bacino dei Montagnoli e un collaudato e intelligente sistema di innevamento artificiale hanno infatti garantito un vantaggio competitivo notevole sulla concorrenza.

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E che a Campiglio ci fosse la neve prima di Natale lo ha saputo il mondo intero, grazie a un altro evento certamente insolito che poteva avere effetti drammatici ed invece è rimbalzato su tutti i canali televisivi e su tutti i social di internet, con un tam tam che ha garantito una diffusione immediata e virale della notizia. L’immagine del drone precipitato sulla pista durante la discesa del campionissimo Hirscher all’ultima 3tre ha fatto il giro del mondo. Dopo un’ora e mezza era già stato visto su internet da 1,5 milioni di persone, oltre che da tutte quelle che erano davanti allo schermo per la diretta televisiva e per i telegiornali successivi. Un pizzico di fortuna, che ha consacrato una macchina oliata e perfettamente messa a punto e confermato ancora una volta che il grande investimento dei Montagnoli (una spesa vicina agli 8 milioni di euro) è stato strategicamente decisivo, assicurando la possibilità di innevare tutte le piste nel giro di una settimana. Discorrendo di bilancio e dovendo addentrarci nel mondo dei numeri emersi durante l’affollata assemblea del 3 settembre scorso, è necessariamente da evidenziare il record dei ricavi, vicini ai 30 milioni di euro, raggiunto grazie all’ottima stagione invernale (24,5 milioni) e anche a un’eccellente estate (+34% i passaggi rispetto al 2014/15 anche se, per consentire un raffronto, i

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Economia

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Mentre nel Friuli, l’autonomia permise una rapida ricostruzione saltando a piè pari schiere di burocrati e commissioni create ad hoc, all’Aquila la militarizzazione del territorio ha letteralmente spento la libera iniziativa dei singoli, a favore d’interventi imposti anche con la forza dall’alto. Il tentativo d’imporre il rispetto delle norme di sicurezza in quel momento eccezionale, ha favorito l’intervento d’imprese esterne generando un distacco della popolazione locale delle loro case. Il risultato dell’intervento governato centralmente è stata la desertificazione della città dell’Aquila che oggi è sotto gli occhi dell’opinione pubblica sia nazionale che internazionale. Anche in quel capitolo le imprese che si distinsero furono quelle trentine, proprio grazie alla snellezza e alla capacità organizzativa che il modello autonomista concede alle sue forze più vive. Dunque, mentre ricordiamo localmente il 70° anniversario dell’Autonomia, le cronache nazionali ricordano le esperienze positive della ricostruzione nel Friuli del 1976 e le case di legno costruite a tempo di record dalle imprese trentine a l’Aquila. Ancora una volta appare evidente come il profondo strato di retorica giornalistica e politica in cui è immersa la cultura italiana, si rompe in superficie solo sulla

Una riflessione sul futuro di questa terra, mentre si sta scrivendo il nuovo Statuto

L’Autonomia che verrà di Marco Zulberti

La Giornata dell’Autonomia in ricordo degli accordi De Gasperi-Gruber del 1946, del 4 e il 5 settembre suggerisce, in questi giorni tragici del post-terremoto di Amatrice, una seria riflessione sul senso profondo del concetto di autonomia utile ai poposcia di drammi sociali come quelli dei terremoti, o delle tragedie come il Vajont o Seveso. Il valore dell’autonomia come modello da applicare nelle calamità se da una parte ispira un sentimento positivo di orgoglio, dall’altro genera un sentimento di rammarico, perché proprio in questo preciso periodo storico, il modello delle autonomie regionali con il referendum rischia di essere cancellato e accentrato a livello romano. La domanda allora è questa: perché di fronte all’evidenza provata del modello autonomista regionale in regioni come il Friuli, la Val D’Aosta e il Trentino, invece che essere applicato e ampliato a tutte le regioni come prevedeva in origine il modello regionale oggi viene attaccato e smontato

da una volontà nuovamente accentratrice? Il fatto che regioni come il Lazio o il Piemonte, dopo la riforma dell’articolo 21 sulle autonomie, siano naufragate nei debiti, non è ragione sufficiente per invocare il centralismo e smontare le più che collaudate autonomie esistenti come quella del Trentino. La volontà di limitare le autonomie speciali per il fallimento di quella siciliana, non può essere presa come riferimento per dire “Sì al referendum, sulla riforma della Costituzione Italiana, riportandoci ad un modello obsoleto del centralismo sostenuto per combattere la deriva comunista d’alcune regioni rosse del centro Italia negli anni Cinquanta. Non possiamo andare contro la storia con un’economica globale che mette sotto scacco proprio i

li. I ricordi e le esperienze seguite ai terremoti in Friuli nel 1976, regione autonoma, rispetto a quello dell’Aquila, indicano chiaramente qual è il modello di cui hanno necessità le regioni italiane nei casi d’emergenza.

Accordo De Gasperi Gruber

modelli nazionalistici. Questo sembrano dirci indicarci i drammi generati dal terremoto di Amatrice, che chiede al governo il modello friulano e trentino per risolvere rapidamente una emergenza drammatica, senza ripetere gli errori commessi con il terremoto dell’Aquila. A questo è dovuto il rammarico che scaturisce in queste ore di confronto tra modelli delle autonomie regionali

efficienti: pensare che il ritorno al neo-centralismo sia la soluzione ai problemi locali in uno stato come quello italiano che per la sua diversità tra nord, centro, sud, est e ovest e isole, necessità invece di un federalismo di tipo tedesco. La storia dell’unità d’Italia è estremamente simile a quella tedesca: due popoli frammentati da secoli dove le autonomie regionali erano la caratteristica predominante, al pun-

to che uno storico inglese come Perry Anderson indicò l’Italia come il popolo dalle cento capitali. La Giornata dell’Autonomia trentina, coincidente con i drammi di Amatrice, suggerisce proprio l’idea che la complessità di una società regionale come quella italiana, non potrò mai essere governata in modo efficiente da un governo centrale come prevedevano gli ambigui disegni politici negli anni settanta, e come oggi si vorrebbero riproporre con la revisione della Costituzione tramite il referendum. Un passo indietro per nascondere l’incapacità di farne uno in avanti verso le singole responsabilità, anche finanziarie e politiche, dei singoli governi autonomi regionali. Le forme dell’autonomia che verrà nel futuro, anche trentina, saranno comunque dettate più da eventi straordinari e dalle crisi, che dalle leggi molto spesso inapplicabili, dettate dalle lobby politiche.

Quo vadis Europa?Agli Stati nazionali la maggiore responsabilità Il futuro dell’Unione Europea discusso in un congresso internazionale promosso a Trento dal direttore del nostro giornale Paolo Magagnotti, presidente dei giornalisti europei

“Quo vadis Europa”, si, insomma, dove sta andando questa nostra cara Europa? Quest’Europa che dopo essere stata segnata nel corso dei secoli da guerre d’ogni sorte, al termine del secondo conflitto mondiale ha visto uomini coraggiosi e lungimiranti che le hanno impresso una svolta storica, lungo una via di pace, libertà e benessere per i popoli del Vecchio continente. E’ a questo interrogativo che, in un momento di estrema fragilità nella tenuta dell’Unione Europea, ha tentato di dare qualche risposta un evento organizzato Trento nei giorni 16-17 settembre scorsi sul tema” Ripensare le finalità interne ed esterne dell’Unione Europea: Quo vadis Europa”? Si è trattato del 54° congresso internazionale della “European Journalists Association-The Communication Network”, di cui è presidente

il direttore del nostro giornale Paolo Magagnotti, promotore dell’evento. L’associazione è stata costituita a Sanremo nel 1962 da un gruppo di giornalisti degli allora sei Paesi della Comunità Europea ed ora riunisce operatori dell’informazione dei vari Paesi europei, 90 dei quali hanno partecipato all’evento trentino. Sono intervenuti relatori in rappresentanza di istituzioni ed organismi dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa e docenti universitari di diversi Paesi con relazioni su vari aspetti interni ed esterni relativi alle prospettive future del processo di integrazione europea; giornalisti provenienti da varie realtà europee ed asiatiche hanno testimoniato posizioni e aspirazioni dei rispettivi Paesi nei confronti del Progetto europeo. Erano presenti e sono intervenuti con loro riflessioni

Il tavolo dei relatori. Da Sinistra: Maria Romana De Gasperi, Paolo Magagnotti, Sven-Georg Adenauer, Richard Neumann

sul futuro dell’unità europea come ospiti d’onore Maria Romana De Gasperi, figlia dello statista Trentino padre italiano d’Europa Alcide De Gasperi; Sven-Georg Adenauer, nipote del padre tedesco d’Europa Konrad Adenauer. Il sindaco di Lampedusa e Linosa Giuseppina Maria Nicolini, impedita ad intervenire causa emergenza migranti, è stata rappresentata dal vicesindaco Damiano

Massimiliano Sferlazzo in un commovente collegamento video, mentre Manfred Swarovski, fondatore e CEO di Swarco è stato rappresentato dal direttore della comunicazione della holding mondiale Richard Neumann. Per indirizzi di saluto iin rappresentanza delle nostre istituzioni autonomistiche sono intervenuti il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi ed il presidente

del Consiglio regionale Thomas Widmann. Il presidente del Consorzio dei Comini Trentini Paride Gianmoena ha portato il saluto del amministratori comunali della nostra provincia. Significativa è stata la partecipazione di oltre 250 studenti di varie scuole superiori trentine, diversi dei quali in preparazione dell’evento hanno svolto lavori di gruppo coordinati dalla professoressa del Liceo Linguistico Scholl Michaela Girschik e due loro rappresentanti, Chiara Ferrari e Silvia Cotta, hanno presentato al congresso i risultati dei propri lavori per rapporto alle aspettative dei giovani nel futuro dell’Unione Europea. Particolare attenzione è stata riservata alle migrazioni dei nostri tempi ed alle sue possibili pericolose conseguenze se non si riuscirà a gestire con coraggio e lungimiranza tale epocale fenomeno.

Unanime è stata la preoccupazione per il grave momento che sta attraversando l’Unione Europea, con la conclusione che vi possono essere tre scenari: consolidamento del sistema attuale, seppur con necessari adeguamenti; ritorno agli Stati nazionali, il che avrebbe conseguenze disastrose; confusione e disorientamento con grave incertezza di evoluzione e prospettive. Certo è che dove andrà l’Europa dipenderà in larga misura dalla volontà e dalle decisioni degli Stati nazionali, i quali purtroppo in questi gravi frangenti storici non stanno dimostrando tutti quello spirito di unità richiesto per il bene dei popoli europei e la stabilità internazionale. Nei prossimi numeri del nostro giornale approfondiremo riflessioni ed orientamenti emersi dal congresso su vari fronti. (F.C.)


Attualità

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Qualità e biologico nelle mense scolastiche giudicariesi

Riaprono le 24 mense gestite dalla Comunità delle Giudicarie. 315.000 i pasti annuali per alunni e studenti Tale servizio è improntato alla qualità e alla salubrità del menù proposto che predilige l’utilizzo di prodotti biologici e del territorio trentino, così da garantire ai ragazzi giudicariesi un’alimentazione sana e rispettosa delle loro esigenze, rispondendo così alle legittime richieste delle famiglie. Il prezzo base è stato fissato in 4,10 euro a carico delle famiglie, ridotto a seconda del calcolo dell’Icef e del numero dei figli frequentanti la mensa. La gestione sarà garantita dalla Cooperativa Risto 3 di Trento, che si è aggiudicata l’appalto concluso nell’autunno dello scorso anno e che riguarderà i prossimi due anni scolastici, con la possibilità di proroga per altri tre anni. L’appalto è stato aggiudi-

Sono riprese lunedì 12 settembre le lezioni scolastiche per gli oltre 4.000 studenti iscritti agli Istituti scolastici giudicariesi. Gli alunni frequentanti le lezioni pomeridiane potranno accedere alla mensa la cui organizzazione è affidata alla Comunità; si tratta di un servizio delicato ed imcato sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa, tenendo conto in particolare della qualità delle prestazioni erogate. Il servizio è stato appaltato ad un prezzo di Euro 4,60 + IVA a pasto per gli alunni delle Scuole elementari e medie e di Euro 5,69 + IVA per gli studenti della Formazione professionali (Enaip e Upt), per un totale complessivo nel triennio di circa 4.300.000 euro. “La qualità del servizio è migliorata rispetto al passato, – precisa l’Assessore all’Istruzione della Comu-

nità Michela Simoni – sia per quanto riguarda i prodotti che le modalità di erogazione. La percentuale di prodotti biologici sarà mediamente del 30-35% per quanto riguarda l’utilizzo di frutta, verdura, carne, pesce, pasta, riso, patate, formaggio, latte, uova, olio extravergine, ecc., mentre saranno del 40% i prodotti IGP e DOP. Inoltre, le carni bovine e le trote proverranno tutte da allevamenti trentini, così come di origine trentina sarà anche la maggior parte di frutta e verdura fresca, tutto il lat-

portante, per il supporto offerto alle famiglie nell’alimentazione equilibrata dei figli ed anche per i numeri di rilievo che caratterizzano le Giudicarie: oltre 315.000 pasti all’anno forniti nelle 24 mense gestite dalla Comunità per dare risposta a più di 2.700 famiglie.

te, i formaggi e lo yogurt. Oltre a questo, un occhio di riguardo verrà posto nei confronti dell’ambien-

te, cercando di ridurre al minimo le emissioni per i trasporti con l’utilizzo di mezzi euro4 e cercando di

Sui tornanti di Daone per trovar le Funne

Prendendo la strada da Trento verso le Giudicarie per andare a Daone si susseguono una serie di gallerie e salite; guardo a destra e sinistra dal finestrino, mi meraviglio ancora della semplice bellezza di questa valle. Katia sta guidando in questa valle,delle sue donne sta facendo una storia meravigliosa, sta rendendo tutto una favola. Siamo in ritardo ogni curva diventa utile per fare l’ordine del giorno delle riprese e delle cose da fare. Katia:“Irene tesoro mi guardi se abbiamo preso il mazzo di fiori da portare a Armida, si è rotta il naso inciampando su un bolognino, non ha guardato bene e si è inciampata in piazza. Tu hai le batterie ca-

riche della macchina foto? Gesù, Irene siamo sempre in ritardo.” Irene: i larici stanno iniziando a perdere gli aghi, sta arrivando l’autunno, Katia, ieri abbiamo lavorato fino alle tre di notte, poi abbiamo portato Caterina all’asilo e ora stiamo ricapitolando, cosa manca. Hai chiamato alla Valle per il pranzo? Vorrei mangiare la carbonera. Mancan ancora venti chilometri, forza Katia che arriviamo. Sono le dieci, dovevamo essere lì al Rododendro un’ora fa, saranno tutte arrabbiate con noi. Finalmente arriviamo a Daone. Katia, fermati un attimo, devo respirare, ho sofferto la macchina mentre veni-

vamo in su. Ho le guance paonazze, faccio uno o due respiri in più e poi è il momento di entrare per girare la scena al circolo rododendro. Katia: Buongiorno Funne, come state, avete notizie dell’Armida? è arrivato Massimo?

Preseglie

Lavenone

Agnosine

Il resto delle troupe si sta preparando, è incredibile come oramai tutto sia diventato normale, io in questo piccolo paese mi sento di aver trovato improvvisamente non una ma dodici nonne. Irene Dorigotti

Bagolino

Storo

Stenico

spingere al massimo la raccolta differenziata e limitando gli imballaggi”. All’interno del progetto di educazione alimentare, che ha come obiettivo quello di sostenere stili di vita corretti mediante una sana alimentazione, la Cooperativa Risto3 si impegna per effettuare un servizio particolarmente ricco e vario, assicurando la massima salubrità dei cibi, così da evitare soffritti, margarine, grassi ed i prodotti confezionati. Durante l’anno scolastico verranno realizzati degli incontri con i genitori e gli alunni, tenuti da esperti e dietologi, tesi ad illustrare una corretta alimentazione nell’età evolutiva. Dallo scorso anno è stato attivato il sistema di accesso al servizio mensa tramite i buoni pasto elettronici, che hanno sostituito gli ormai datati buoni cartacei. Pertanto, grazie all’informatizzazione, si può accedere direttamente da casa utilizzando il computer, oppure presso gli sportelli bancomat. Per rendere operativo di tale sistema, tutte le famiglie sono state dotate di un codice con il quale si può effettuare la ricarica del credito, da cui viene detratto il costo per ogni pasto consumato. Sul sito web della Comunità – www.comunitadellegiudicarie.it – si può accedere allo sportello “Mensa online” che permette di verificare i propri dati e di interagire con la Comunità in modo veloce ed efficiente.

Molveno

Andalo

Nozza di Vestone

Le buone azioni per la crescita del nostro territorio Siamo vicini a te ogni giorno, per realizzare i tuoi progetti e costruire il tuo domani

San Lorenzo in Banale Sabbio Chiese Odolo

Condino

Villanuova sul Clisi

7237 soci

127 collaboratori

Vobarno

2 sedi

Fai della Paganella

Ponte Caffaro

Treviso Bresciano

(sport. tesoreria)

22 sportelli

DARZO

10 amministratori

Cavedago

PONTE ARCHE

4

Gruppi Operativi locali

Godenzo

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Raccolta milioni

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Mezzolombardo

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Impieghi milioni

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Patrimonio milioni pari a

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Il Saltaro delle Giudicarie

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Questo è il clima che si respira all’osteria, fra i miei sodali, gente per bene, che quando apre bocca sputa sentenze degne dei tribunali di Pol Pot. E’ un modo per passare la serata, una volta si giocava a carte, o alla “morra”, adesso si parla di politica. Si comincia sorridendo per poi sbracare con urla canine perché c’è sempre qualcuno che non capisce o non vuol capire. Così l’Abele giustifica i suoi improperi contro quel zucco dell’Archimede che invece le cose le dice sensate, ma cosa c’è di sensato nella politica di oggi? “E’ tutto un casino, ne fanno di tutti i colori, in questi giorni ho letto che addirittura i sindacati, - anche quelli! - cominciano a sgarrare, alcuni dirigenti dell’Uil sono andati in crociera a spese del sindacato, per discutere in santa pace dei problemi dei lavoratori….ma chi credono di prendere in giro quelli...strappo la tessera oggi stesso!” prende impegno l’Osvaldo Coccola. “Adesso non si parla che di referendum, si, no, forse, io non ci capisco niente, ma una cosa mi è chiara, con il sì qualcosa si cambia, con il no, resteremo come siamo, che peggio non si può... quando poi vedo ancora il Berlusca incartapecorito che ritorna in politica, mi vien da piangere...” dice l’Alfredo, sghignazzando. “Quello ci ha stufato, io non lo sopporto più, se l’è appena cavata in giudizio perché il reato è caduto in prescrizione, porca vacca, si dice che quello abbia comprato politici e politicanti, ma la fa franca, con i soldi che ha, può riuscire a fregare anche il tribunale...e poi vuol venire ad insegnare l’onestà a noi...” dice l’Abele. “E’ quello che mi fa incazzare di brutto, se sei ricco puoi pagarti dieci avvocati che trovano il trucchetto per

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Ah, la politica… Ah la politica! Comunque la si guardi, eccita gli animi, risveglia i livori, inacidisce gli umori, apre la bocca agli insipienti, esaspera i complessati, esalta i tromboni e gli imbonitori e tacita chi non ci sta. La moda è quella di parcavarti dai guai, se sei povero in prigione ci vai anche per aver rubato un pollo... e poi dicono che la giustizia è uguale per tutti; sarà... ma non la giustizia italiana, a me non sembra proprio!” finalmente dice una cosa giusta Gustavo, non del tutto sobrio. “A me fa tenerezza quella povera sindaca di Roma, la Raggi, buon dio, è ben sfigata...non sa neanche da dove cominciare...tutti i giorni ne combina una...col Grillo che le dice cosa fare, prima o poi finirà nei guai... intanto ha detto no alle Olimpiadi, credo non si renda neanche conto della stupidata che ha fatto...e Roma, ma soprattutto l’Italia ha fatto come al solito una figura di mer...ne avevamo proprio bisogno!” dichiara a chiare lettere il Sostene, grande e grosso, atletico, olimpionico, oserei dire, ma sgherlo di una gamba. “ Quella non sa fare neanche l’o con il bicchiere, dura poco...ci scommetto!” sentenzia impietoso il Santi, che si è aggiunto da poco alla comitiva. “Lascia stare la Raggi che è una donnina così graziosa...voi, tori da monta, come al solito ve la prendete con le donne...” interviene arcigna l’Orsolina,

che quando si parla di donne non riesce a tener la bocca chiusa, solidarietà di genere, si direbbe oggi. “Le donne... eh...eh...le donne...a proposito, a Trento vogliono cambiare la legge elettorale per obbligarci a votare le donne? Voi che ne dite?” cerca di dirigere la barca l’Archimede il dotto. “Ci sarà ben altro da fare e di più urgente...con tutta la gente disoccupata che c’è...e quelli ancora con la sega dei voti da spartire... se siamo in democrazia, io voto chi voglio, due uomini, due donne, due gay, io non guardo il sesso, io guarda la fiducia che mi ispira chi mi ha chiesto il voto...” dice l’Ottavio. “Giusto, il problema non è votare un uomo o una donna, il problema è votare chi merita di essere votato, per onestà, capacità, e passione...tutto il resto sono cazz..., se ci sono due brave donne perché non posso votarle?” chiede l’Abele. “ E non è una questione di fiducia...si, lo ammetto, non è che a me le donne in politica piacciano molto, se guardiamo alle ultime che abbiamo avuto, la Caterina, nonesa, e la Margherita, di non so dove sia, che Dio ce ne scampi e liberi, ma le donne stesse

larne e di parlarne male, non si salva nessuno. In tutto il mondo, a dir il vero, ma ancor più in Italia e nel Trentino, che pur essendo noi quattro gatti, facciamo ridere la nostra parte. non si fidano delle donne, potrebbero votarle, sono in maggioranza, e porterebbero in Consiglio un sacco di bellezze (sic!)...e invece non le votano proprio, ma se non hanno fiducia loro, perché dovrei essere obbligato ad averne io?” la voce stentorea del Filippo non lascia spazi a dubbi di sorta. “Stendiamo un velo pietoso...e lasciamo stare, spero proprio che non si vada fino in fondo e che la cosa finisca li perché sta diventando una commedia con attori scalcinati...” dice l’Arrigo, uno del popolo, di passaggio, e voce del popolo voce di dio. “E’ la solita tiritera che va avanti da anni, le più scaldate sono quelle che oggi sono in Consiglio Provinciale perché vogliono essere rielette, non tanto per quello che hanno fatto (poco) ma per il voto obbligato che vorrebbero imporci. Così commentò a sua tempo le quote rosa la sen. Palmieri, donna di sinistra tutta d’un pezzo, e diceva giusto” l’Abele ha più che ragione e continua: “Anche perché poi mica sarebbe finita, passata questa legge, arriverebbero i gay che pretenderebbero le quote azzur-

re, oggi vanno di moda, ce ne sono a decine in parlamento a Roma, a Trento, non credo, anche se qualche dubbio ce l’ho, reclamerebbero i loro diritti, e i trans, perché no? E poi quelli di colore, sempre più numerosi anche da noi, i Mussulmani, i Geoe, i Rom, i nonni, le suocere...e via dicendo! Io non avrei problemi a votarli se dimostrassero d’essere preparati e capaci, ma votarli solo perché lo dice la legge, è una stupidata grande come una casa!” “Adesso finiamola, le vostre considerazioni dimostrano serenità di giudizio e conoscenza del problema, non tocca a noi risolverlo, ma se c’è un po’ di giudizio in quel di Trento i nostri rappresentanti non faranno sciocchezze e ci lasceranno libertà di voto, se no che democrazia sarebbe la nostra? Si occupino invece di cose molto più importanti e urgenti...ma si sa quando si intromettono le donne...la cosa si fa lunga a non finire...con tutto il rispetto per le donne, s’intende!” e così il saggio Archimede ha cercato di smorzare i toni per evitare eccessi e ed esondazioni. Di fronte a tanta perspicacia

il vostro Saltaro si riempie d’orgoglio. Altro che Consiglio, le osterie rimangono gli unici luoghi deputati dal popolo a discutere con pacatezza e lungimiranza i problemi della comunità, le osterie sono custodi da sempre delle nostre tradizioni, della nostra storia, dei nostri atavici costumi, molto più del Muse o del Mart, artificiosi luoghi della venalità culturale. Nelle osterie si discutono e si risolvono con dignità le faccende quotidiane, le questioni di più ampio respiro, la politica grande, ne sono testimoni i miei sodali che anche oggi hanno dato prova di grande equilibrio, buon senso, spudoratezza e prudenza. L’auspicio mio e del popolo trentino è che i politici ritornino all’osteria, ritornino fra la gente, abbandonino i salotti ambigui della gente bene(?), lascino gli scranni incorniciati, licenzino i cerchi magici (idioti) alla Bossi di cui si cingono, tornino alle sedie spagliate dai tanti sederi ospitati, ai tavolini maculati, sporchi di vino sparso, tornino attorno alla vecchia stufa a legna che riscalda il cuore e la mente, tornino a parlare con la gente che i problemi non li discute, ma li vive giorno per giorno, con difficoltà e stenti d’ogni genere, e di certo qualcosa cambierà per loro e per noi che dipendiamo da loro.

Dal 3 ottobre la Famiglia Cooperativa delle Giudicarie abbandona definitivamente Sait e completa il passaggio a Dao Un passaggio a suo modo storico, che ha creato anche dibattito all’interno del mondo cooperativo trentino e dello stesso Sait, visto che ci sono altre realtà locali che stanno valutando di percorrere la stessa strada della Coop Giudicarie. Il gruppo Dao, peraltro, utilizza il marchio Conad per i negozi sopra i 600 mq, dei Conad City (da 200 a 600 mq) e, sotto i 200 mq, del marchio Margherita; di fatto dunque le piccole cooperative diverranno punti vendita Margherita, mentre il supermercato di Tione diventerà Conad mentre l’Eurospin resterà come è attualmente. Ai 10 punti vendita della Famiglia Cooperativa delle Giudicarie (8 negozi di vicinato, il supermercato di Tione e l’Eurospin, appunto) si aggiunge il Conad di Cimego, che – essendo già patrimonio del gruppo Dao – sarà affidato in gestione proprio alla

Sullo scaffale della Cooperativa arriva il marchio Conad

Settimane di grandi cambiamenti per la Famiglia cooperativa delle Giudicarie. Dal 3 ottobre i Supermercati trentini di Tione passeranno sotto il marchio Conad. Lo scorso anno, di questi tempi, scrivevamo della decisione da parte della Famiglia Cooperativa delle Giudicarie di Coop Giudicarie, così come il negozio a marchio Upim, sempre a Cimego. Che cosa comporterà per i clienti questa rivoluzione? Secondo i responsabili della Famiglia Cooperativa, il presidente Mattia Pederzolli e il direttore Oreste Bonenti, “un miglioramento dal punto di vista dei prezzi di vendita soprattut-

uscire dal giro Sait, abbracciando il distributore Conad. Decisione formalizzata nella assemblea straordinaria del marzo 2016, nella quale i soci cooperatori hanno avallato la decisione del consiglio di amministrazione di passare con la cooperativa Dao. to a livello di supermercato (questa è stata peraltro la motivazione principale della scelta di abbandonare Sait) – spiega il direttore Bonenti - ma anche dal punto di vista del servizio, con prodotti di qualità, anche nell’ottica di migliorare sia la convenienza per i consumatori che la redditività dei negozi. In più ci sarà tutta la parte promozionale, con un volantino

importante al supermercato, e con un volantino dedicato ai punti dei piccoli paesi con insegna Margherita. Il cliente che arriverà nei prossimi giorni nei punti vendita troverà dunque un’insegna diversa da quella “classica” del Sait-Famiglia cooperativa: l’insegna Conad ai supermercati trentini e la Margherita nei piccoli negozi. Sugli scaffali troverà

prodotti non più a marchio coop ma a marchio Conad, con “qualità equivalente ma – spiega Bonenti – con prezzi più convenienti ed un assortimento più ampio per il cliente finale. Ad esempio in questo periodo c’è la promozione nazionale “Bassi e Fissi” fino al 31 dicembre che comprende circa 270 prodotti a marchio Conad a prezzi molto interessanti e convenienti”. Allo stesso modo, la produzione del salumificio “Antiche bontà” di Saone, sarà distribuito sulla rete Dao del nord Italia.


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Adriano Alimonta nuovo presidente di Apt Campiglio

Pe Il Consorzio punt


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Attualità

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La propone Mario Tonina: “Valorizziamo il lavoro dei nostri panificatori”

Unaleggepertutelareilpaneartigianale Infatti, a seguito delle innovazioni tecnologiche – spiega Tonina - delle abitudini alimentari e dell’entrata in vigore di nuove normative che hanno inciso profondamente sulle modalità di produzione e di vendita dei prodotti panari, si ritiene opportuno fornire agli operatori del settore le giuste garanzie a tutela della loro attività, nonché offrire al consumatore la certezza di un prodotto sano, genuino e naturale. In questo modo si vogliono garantire quelle risposte che le aziende del settore richiedono in un periodo in cui sono messe a dura prova; la crisi, infatti, è entrata pesantemente anche nella categoria delle imprese di panificazione trentine. Attualmente accanto al metodo più tradizionale, vale

Tutelare i consumatori e le imprese tradizionali di panificazione trentine, garanti della continuità di una cultura millenaria che si riconosce anche nei prodotti tipici panari, attraverso un quadro legislativo che consenta sia di disciplinare l’attività di produzione e

vendita del pane che di valorizzare le peculiarità artigianali dei loro prodotti.Questo il significato di un disegno di legge recentemente presentato dal consigliere giudicariese Mario Tonina per la promozione e la tutela dell’attività di panificazione. a dire a partire da un impasto di acqua, farina sale e lievito, che prevede la cottura nell’apposito forno, è possibile acquistare quotidianamente sia pane ottenuto per completamento di cottura, effettuata direttamente nel punto vendita, sia pane ottenuto per cottura di impasti congelati o surgelati che vengono anch’essi cotti all’ultimo minuto nel punto vendita i cui ingredienti farinacei sono di incerta provenienza. Prodotti di cui non si conosce il processo produttivo, con tracciabilità non sempre chiare, aggiunta di con-

servanti e che non devono competere con l’elevata qualità del prodotto alimentare che ogni giorno viene preparato in modo tipico, esclusivo, caratteristico e naturale che solo le aziende di panificazione, attraverso l’abilità e la professionalità dei fornai, riescono a produrre. Fondamentale a questo proposito – conclude il consigliere Tonina nella relazione al disegno di legge - diventa quindi la corretta informazione che deve essere data al consumatore sulla tipologia e sull’origine del pane che va ad acquistare, mettendolo in condizione di comprendere se sta comprando un prodotto realmente fresco o un prodotto che è stato semplicemente cotto nel punto vendita.

Emanuele Bonafini, presidente dei panificatori trentini

“Valorizziamo qualità e freschezza del nostro pane” Emanuele Bonafini, titolare del Panificio Pistoria Val Rendena srl, è stato riconfermato lo scorso febbraio presidente della Associazione dei Panificatori trentini. Come valuta il nuovo disegno di legge sulla panificazione da rappresentante di questo settore? Penso che il ddl vada nella giusta direzione di cercare di valorizzare il lavoro dei panificatori artigianali che, attraverso la professionalità e la conoscenza dell’arte bianca, garantiscono giornalmente un prodotto di qualità, sicuro e fresco. Una professione che ha una storia millenaria, che ha ad oggetto un prodotto profondamente legato anche a significati sociali e culturali, che affonda le proprie radici nella storia dell’umanità e che con essa ha viaggiato nel corso dei secoli. Il pane, infatti, non è solo un prodotto alimentare. Il pane è l’essenza stessa dell’alimentazione e, di conseguenza, della vita stessa, della convivialità per eccellenza, la tavola, e di molte altre occasioni di condivisione e di familiarità. Perché occorre una legge che tuteli questo settore? Perché negli ultimi anni abbiamo assistito all’arrivo sul mercato di una grande quantità di prodotti “non freschi”, come ad esempio il pane surgelato e poi “ravvivato” nei

mente additato come uno degli imputati principali. In verità i consumi di pane si sono progressivamente contratti e nella spesa delle famiglie italiane l’acquisto di pane incide in maniera irrisoria. L’altro grande problema è la guerra mediatica che le grandi industrie fanno a livello di pubblicità specialmente alla TV, cercando di far credere al consumatore che i loro prodotti sono come il pane fresco prodotto giornalmente nei nostri panifici.

Emanuele Bonafini

forni ai supermercati, oppure il pane a lunga scadenza nei sacchetti sigillati. Si tratta di prodotti che per loro stessa costituzione non possono avere le caratteristiche organolettiche e nutritive del pane fresco prodotto dai nostri panettieri, quello impastato e sfornato giornalmente e libero da conservanti e additivi vari.

Quali sono oggi i problemi della panificazione trentina? Abbiamo detto che il pane è un prodotto fondamentale nella nostra alimentazione, tanto da considerarlo quasi un “diritto”, un bene comune. Questo, inevitabilmente, porta alle incomprensioni e ai problemi legati, ad esempio, alle polemiche sul caro prezzi, dove quasi sempre il pane viene erronea-

Che cosa può fare concretamente una legge per valorizzare il vero pane fresco? Non può certo bandire i prodotti industriali venduti dai nostri supermercati: si tratta invece di informare il consumatore sul valore dal prodotto fresco, sulle sue caratteristiche e sulla diversità strutturale da altri prodotti “non freschi”, che io chiamo surrogati del pane, che spesso arrivano da grandi multinazionali o catene estere. Dico invece che è opportuno preferire prodotti locali, sfornati giornalmente dai nostri fornai, a chilometri zero, freschi e senza conservanti. La normativa intende favorire una sensibilizzazione del consumatore su queste tematiche e rilanciare l’attività dei nostri panificatori anche attraverso un marchio di qualità del prodotto che possa essere una attrattiva anche per il turista che cerca prodotti locali.


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90.000 euro dalla Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella per progetti formativi, culturali e sociali ma anche per investimenti materiali “Con questo nuovo intervento intendiamo sostenere progetti capaci di offrire una risposta ben strutturata e precisa ad esigenze altrettanto puntuali”, spiega Andrea Armanini Presidente della Cassa. “Per questo alle risorse economiche necessarie per realizzare poi i progetti, abbiamo affiancato un corso che aiuterà le associazioni e gli enti interessati a definire al meglio la proposta e, più in generale, acquisire nuove competenze da spendere anche in altre occasioni”. Attraverso i due bandi verranno complessivamente destinati alle associazioni del territorio 90.000 euro con cui sostenere progetti formativi, culturali e sociali ma anche investimenti di carattere materiale. Più precisamente, attraverso un

Nonostante però tutto questo, le nuove generazioni, molto più demotivate delle precedenti, stanno diventando la colla di questa Europa, perché sono quelle che si spostano di più. Ci chiamano spesso la “generazione Erasmus”, proprio perché la caratteristica dei nuovi universitari è quella di avere la possibilità di poter studiare e vivere per almeno qualche mese in un altro stato europeo. Questa denominazione viene però estesa a tutti quei ragazzi della mia età, che ormai fanno parte di una generazione che per crearsi delle opportunità si deve spostare. Molti vengono spinti quasi a lasciare il proprio paese, sia per studiare che per trovare lavoro. Rispetto ai nostri genitori, siamo più motivati, se non in molti casi costretti, a spostarci in un altro posto perché, soprattutto in Italia, ci sembra di non poter più avere un futuro a casa.

Supportare un’associazione nell’individuare in modo chiaro gli obiettivi di un progetto così da programmare ed attuare iniziative che possano dare risposte puntuali ai bisogni rilevati e, al contempo, stanziare importanti risorse economiche per consentire la realizzazione di questi interventi, è un modo concreto per dimostrare primo bando la Cassa erogherà un contributo dedicato a progetti formativi-culturali e di utilità sociale come percorsi formativi, iniziative di qualificazione e aggiornamento delle figure professionali, attività educative e azioni rivolte a persone bisognose o svantaggiate; con il secondo, invece, si sosterranno opere di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, storico ed ambientale, interventi di costruzione e ristrutturazione di edifici, l’acquisto di attrezzature e automezzi.

In concomitanza con questa nuova iniziativa, si diceva, La Cassa Rurale ha deciso di organizzare un percorso formativo dal titolo “Dall’idea al progetto”: una serie di 3 incontri (17, 24 ottobre e 7 novembre) ideati per favorire una progettazione il più possibile aderente ai bisogni del territorio. “Cercheremo di dare alle associazioni del nostro territorio alcune indicazioni su come progettare, come individuare gli stakeholder e, prima ancora, come analizzare i bisogni e individuare la strategia

ancora una volta la propria vicinanza al territorio e ai soggetti che lo animano. È con questa convinzione che la Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella promuove anche per il 2016 due nuovi bandi di mutualità progettuale che saranno accompagnati quest’anno da un percorso formativo. di intervento”, spiega il vicepresidente Luca Martinelli. “Durante gli incontri – aggiunge – i nostri esperti daranno alcune concrete indicazioni su come costruire l’albero degli obiettivi, stendere il cronogramma e impostare il budget, fornendo utili indicazioni anche per quanto concerne il monitoraggio, la valutazione e l’attività finale di rendicontazione”. La partecipazione al corso consentirà di acquisire un punteggio maggiore in fase di valutazione delle proposte progettuali formulate e per le quali si chiede un con-

tributo attraverso i due bandi. Le associazioni interessate a ricevere informazioni a tal proposito possono rivolgersi alla segreteria di direzione, contattando il numero 0465/709360 oppure scrivendo un’email all’indirizzo risorseattive @lacassarurale.it. La documentazione relativa ai due bandi sarà scaricabile dal sito internet della Cassa Rurale (www.lacassarurale.it) a partire dal 03/10/2016 ed i progetti dovranno essere presentati entro il 16/11/2016.

IL BANDO 2015 L’uscita dei bandi per gli investimenti materiali e per i progetti formativi, culturali e sociali è l’occasione per fare il punto sui progetti sostenuti lo scorso anno. Alla chiusura del bando erano pervenute 50 domande: il Consiglio ha stabilito quali domande accogliere tenendo conto non solo dei criteri di valutazione esplicitati nel regolamento del bando ma anche e soprattutto delle indicazioni espresse dai Gruppi Operativi Locali. Per l’ambito formativoculturale-sociale sono stati finanziati 13 progetti, per un totale di 38.500 euro. Per quanto riguarda il bando per investimenti materiali, sono state accolte 10 domande, per un totale di 36.500 euro di contributo erogato.

La crisi non fermerà la “generazione Erasmus”

S

icuramente stiamo vivendo un triste periodo in Europa, sia dal punto di vista politico che sociale. L’economia stenta a riprendersi e la crisi umanitaria dei profughi non viene gestita nel migliore dei modi. Stiamo tutti pagando un prezzo Siamo cresciuti con un’altra mentalità, e ci troviamo davanti a molte altre sfide rispetto al passato, come la precarietà e contratti a tempo determinato. L’idea di trovare un lavoro ci spaventa e non sempre abbiamo le idee chiare; spesso si sceglie anche il percorso di studi in base alle possibilità di lavoro. Viviamo in un mondo diverso, che però

ha i suoi vantaggi: siamo più liberi e più disposti a viaggiare, il che significa che non per forza ci immaginiamo il nostro futuro esattamente dove siamo cresciuti. Ci possiamo spostare senza troppi problemi, anche economicamente senza spendere troppo. Tanti di noi si immaginano la propria vita e il proprio futuro all’estero, mentre tanti

salato per ciò che abbiamo fatto in passato, ed ora ci ritroviamo di fronte a problemi che nel tempo si sono ingigantiti. Ma chi davvero paga le conseguenze sono le nuove generazioni, ovvero noi giovani che ci troviamo a vivere in un’Europa quasi distrutta. altri ancora già lo sono. Non siamo più così legati al nostro paese d’origine. Siamo disposti, purtroppo

o per fortuna, ad andarcene, in molti casi già appena usciti dalle superiori. Forse la “generazione

Erasmus” sarà svantaggiata sotto molti punti di vista, ma la libertà di poter viaggiare e spostarci ormai nessuno ce la può togliere. E con o senza barriere all’interno dell’Europa, questa generazione ormai non è più disposta a fermarsi. Francesca Cristoforetti


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Attualità

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Questi sono derivanti da sbarramenti naturali derivanti da sovralluvionamenti ad opera di corsi d’acqua laterali. Infatti, Il Lago di Roncone si è formato a causa dello sbarramento naturale che la conoide alluvionale del Torrente Adanà, proveniente dalla Valle di Bondone, ha prodotto allo sbocco nella valle principale del Fiume Chiese, dove ostruì il deflusso del rivo che già la percorre. Il lago si presenta con una forma allungata con asse NESO con una lunghezza massima di circa 300 m e una larghezza massima di circa 100 m. Il quadro geolitologico è caratterizzato dalla presenza di un substrato roccioso formato da calcari dolomitici risalenti al Ladinico superiore (circa 230 milioni di anni fa) sormontato da sedimi alluvionali recenti prodotti dall’interdigitazione tra i sedimi distali di conoide del Torrente Adanà e i sedimi lacustri limososabbiosi. In passato il lago è sempre stato caratterizzato dalla presenza di vaste aree paludose con fitti canneti ed ha raggiunto, nel periodo di massima estensione, una superficie anche doppia rispetto a quella attuale. Nella bibliografia esistente è riportato che già prima del 1300 venne realizzato un canale di scolo per guadagnare terreno coltivabile, a cui seguirono successivamente altre opere di canalizzazione volte a diminuire il suo livello idrometrico. Gli ultimi interventi, di una certa consistenza, risalgono alla fine degli anni’80 e sono stati finalizzati alla realizzazione di un nuovo emissario per lo scolo delle acque e il recupero di vaste aree intorno al lago, soprattutto nella parte

Lago di Roncone, facciamo il punto della situazione Le scarse precipitazioni forse all’origine dell’abbassamento del bacino di circa 1,30 metri

Il Lago di Roncone è situato a valle del paese omonimo e a poco a sud dallo spartiacque tra la Valle del Fiume Chiese e la Valle del Fiume Sarca, chiamata anche Sella di Bondo. I laghi, in genere, sono classificati in base al

tipo di evento geologico responsabile della loro formazione. Di conseguenza, il Lago di Roncone è classificato come lago di sbarramento alluvionale.

Il lago di Roncone

meridionale, ai fini di un possibile sfruttamento turistico della risorsa lacustre. Purtroppo quest’anno è sotto gli occhi di tutti, a partire dal mese di maggio, un abbassamento del livello del lago a dir poco cospicuo, si parla

di un abbassamento medio di circa un centimetro al giorno. Ciò ha provocato l’emersione, soprattutto a settentrione di vaste aree paludose e melmose dall’aspetto turistico non certo invitante. Inoltre, nella parte meridionale il livello si è abbassato al di sot-

to della quota di sfioro dell’emissario antropico. Tutto ciò ha portato ad una mobilitazione dell’opinione pubblica con numerose sollecitazioni nei confronti dell’Amministrazione Comunale al fine di trovare del-

le possibili soluzioni al problema. Di conseguenza sono stati mobilitati i competenti uffici provinciali, tra i quali SUAP, Bacini Montani e Servizio Geologico in primis, che si sono subito attivati per studiare la problematica. Attualmente il rio immissario

ha una portata di circa 7-8 l/s. Gli unici dati certi al momento sono: 1) le precipitazioni atmosferiche degli ultimi due anni, anche se il dato non è stato molto percepito, sono state notevolmente inferiori alle medie annuali previste per questo settore geografico; 2) il corso d’acqua immissario da nord del lago che al momento ha una portata di circa 7-8 l/s, anche questa si è nel tempo dimezzata; 3) le ultime due annate fatte di inverni miti ed estate con buon temperature e molta irradiazione solare hanno portato ad una elevata evaporazione dello specchio d’acqua. Tutti questi fattori, concomitanti unitamente ad altri elementi, ora allo studio degli esperti provinciali, ha certamente contribuito in maniera sostanziale alle dinamiche che hanno portato a questo abbassamento anomalo. Rimaniamo, pertanto, in attesa delle indagini e delle successive valutazioni che i competenti servizi provinciali, incaricati allo scopo, produrranno nelle prossime settimane. Germano Lorenzi lorenzi@ geologi.it

La lettera

“L’evaporazione alla base del fenomeno” Spett. redazione, vorrei intervenire sull’argomento “lago di Roncone” in quanto frequentatore del luogo dall’infanzia a tutt’oggi, anche se con intensità differente. In questi giorni ho visto e sentito parlare dell’abbassamento del livello dell’acqua cercando spiegazioni e soluzioni. Ebbene ho una personale convinzione ovvero che l’evaporazione sia alla base del fenomeno. L’apporto dell’acqua è invariato ( le piogge e l’innevamento incidono solo temporaneamente sul livello dell’acqua); la rimozione del canneto che occupava la metà a sud e l’innalzamento artificiale

Il lago di Roncone

del livello di deflusso ha determinato l’aumento di circa 3 volte della superficie di esposizione diretta

al sole e quindi all’evaporazione. A ciò si aggiunge l’aumento generale della tempera-

tura negli ultimi decenni. Riguardo alle soluzioni credo che dipendano dal risultato voluto. Se l’in-

tenzione è avere un bacino di acqua artificiale con livello costante, non ho idee né proposte. Se l’obiettivo è riportare alle condizioni di stagno (una delle forme di biotopo: le alghe utilizzano luce per crescere e sono cibo per i pesci che a loro volta producono fertilizzante per le alghe)ed evitare l’eccesiva evaporazione allora è necessario ridurre la superficie libera di esposizione e non intervenire con dragaggi del fondo. Un primo modo sarebbe quello di riportare al livello originale la profondità di deflusso nello scavo a sud (“scao”:che era stato fat-

to per evitare che l’acqua invadesse i campi circostanti in primavera, periodo di scioglimento della neve che sicuramente era più abbondante). Le sponde sarebbero lentamente invase dal canneto; le alghe avrebbero più luce, necessaria alla loro crescita, perché più superficiali. Si può intervenire assecondando le necessità naturali con le esigenze del turismo ovvero creando aree per la balneazione e altre per l’osservazione. I tempi sarebbero lunghi. Ringrazio e saluto cordialmente. Stefano Oliana


I nuovi sindaci/13

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I nuovi sindaci/Franco Bazzoli, Sella Giudicarie

“Impegno persalvare il lago di Roncone” Franco Bazzoli, sindaco di Sella Giudicarie fa il punto sullo stato del lago e sui progetti di legislatura “C’è preoccupazione – spiega il sindaco Bazzoli, anche presidente del Bim del Chiese – per le condizioni del lago e l’amministrazione da subito si è data da fare e si sta impegnando a fondo per trovare una soluzione. Per tale motivo abbiamo richiesto un supporto tecnico agli uffici preposti della Provincia, servizi che si sono fin da subito attivati. Sul posto sono intervenuti il Servizio dei Bacini Montani, delle Foreste, il Servizio di Geologia e di Ripristino Ambientale. E’ stata installata un’apposita strumentazione per monitorare lo stato del lago, sono stati effettuati anche dei sondaggi di ispezione nel sottosuolo. Da una prima analisi nessun particolare problema è stato riscontrato. Un dato è certo, quest’estate un generale calo dei livelli si è riscontrato in diversi laghi trentini, la causa più plausibile è certamente correlata alle scarse precipitazioni degli ultimi due anni, particolarmente marcate nell’ultimo inverno. Dunque come agirete? Appena avremo conoscenza certa delle cause, cercheremo di metteremo in campo tutte le azioni necessarie per riportare il livello dell’acqua alla normalità, anche pensando a nuove fonti di alimentazione del bacino se necessario. Tali azioni necessitano di essere valutate e supportate sotto l’aspetto tecnico dagli uffici preposti della PAT. Il lago per noi è una risorsa strategica, sia a livello ambientale che turistico; in questi anni sono stati fatti investimenti importanti e altri ne abbiamo in progetto, a partire dalla realizzazione di un parco del lago con servizi ed opportunità per cittadini e turisti. Facciamo un passo indietro, alla notte delle elezioni comunali dell’8 maggio 2016 E’ stata una serata vissuta con una tensione positiva, fino a tarda notte, visto che il verdetto è arrivato solo alle 2 e mezza e tutto si è giocato su una manciata di voti. Ricordo che ho vissuto questa cavalcata insieme agli altri componenti del nostro gruppo in un clima di attesa e spirito di amicizia e per questo è stata una doppia soddisfazione. Lei ha iniziato a fare “politica” solo recentemente, a quasi 50 anni. Come è giunto alla guida di quello che oggi è uno dei più popolosi comuni delle Giudicarie? Un po’ per caso, in realtà: ero stato contattato dal gruppo di minoranza di allora in occasione della controversa questione del rinnovamento

Incontriamo Franco Bazzoli, sindaco di Sella Giudicarie, una domenica pomeriggio di fine settembre che sembra ancora estate - con la zona del Lago di Roncone affollatissima per la sesta edizione di Mondo Contadino - ed è proprio un bel vedere, con tante famiglie

e bambini che si avvicinano all’agricoltura e al rurale. L’unica cosa che stride è proprio… il lago. Da maggio il bacino idrico è sceso infatti di circa 1 metro e 30 centimetri ad un livello davvero basso, tanto che nella zona della sorgente è affiorata la palude.

LA SCHEDA DI FRANCO BAZZOLI Nato il: 6/5/1962 Professione: Perito industriale Hobby: Lettura, anche se c’è poco tempo perché “la sera l’orologio biologico prevale su quello analogico” Ultimo libro letto: “La fine del mondo storto” di Mauro Corona, in fase di lettura Musica preferita: tutta italiana Indennità da sindaco: 2.040 euro della centrale idroelettrica di val d’Arnò, vicenda che mi ha indotto a candidarmi con Erminio Rizzonelli proprio per seguire tale progetto. Cosa che ho puntualmente fatto, una volta eletto e delegato dal Sindaco a ricoprire la carica di assessore ai lavori pubblici ed energia. Un progetto che abbiamo portato a termine nel migliore dei modi visto che l’impianto idroelettrico oggi rappresenta un patrimonio fondamentale per la nostra comunità. Poi, nel 2016 dopo il forfait da parte di Erminio mi è stata chiesta la disponibilità a candidarmi come sindaco. In quei giorni io ero in partenza per l’Africa: la condizione da me posta per accettare la candidatura era quella di non dover rinunciare a questa esperienza. Al mio ritorno ho trovato un gruppo coeso e motivato al quale mi sono convintamente unito. Il resto è storia dei nostri giorni. Poi c’è stata la delicata formazione della giunta.. Non è stato semplice, perché occorreva garantire la rappresentanza agli ex comuni che hanno dato vita a Sella Giudicarie (Bondo, Breguzzo, Lardaro, Roncone), tenendo conto delle indicazioni che i cittadini ci hanno dato attraverso le preferenze e della rappresentanza di genere. Alla fine abbiamo trovato la quadra, sono molto soddisfatto, giunta, consiglieri e gruppo stanno lavorando molto. Devo dire che il lavoro per la formazione della giunta è stato certamente facilitato dal grande senso di responsabilità e dall’intelligenza dimostrata dai consiglieri eletti. Come giudica i primi mesi del post-fusione. La rifarebbe? La rifarei con convinzione e noto che anche alcuni contrari si stanno lentamente ricredendo. E’ un percorso impegnativo che va costruito con

costanza e condivisione: però alla fine sarà premiante per i cittadini. L’alternativa, peraltro, era la gestione associata dei servizi, che – lo vediamo in altre realtà – sta mettendo in difficoltà tante amministrazioni. Sella Giudicarie oggi rappresenta una realtà certamente più attrezzata per affrontare le sfide future: il domani dobbiamo costruirlo tutti insieme, con impegno, partecipazione e determinazione. Difficile gestire un comune nato da quattro ex-comuni? E’ di certo un impegno importante, oggi siamo il quarto comune delle Giudicarie per dimensioni con quasi 3.000 abitanti (dopo Storo, Tione, Pinzolo), 25 dipendenti, uno straordinario patrimonio in

termini di territorio (84 kmq), oltre 90 km di strade comunali, un importante comparto zootecnico di oltre 600 capi di bestiame, sei malghe monticate, numerose piccole medie imprese, un importante comparto turistico ricettivo. Una buona gestione passa poi dalla riorganizzazione degli uffici comunali, cosa che stiamo facendo; l’obbiettivo è quello di avere un’amministrazione ben organizzata che sappia rispondere ai bisogni dei cittadini e delle nostre imprese con servizi efficienti ed efficaci. In merito, voglio fare un ringraziamento ai nostri dipendenti per l’impegno e la disponibilità dimostrata in questi primi mesi di legislatura.

Riesce a conciliare questo impegno col lavoro? Sì, grazie alla sensibilità della società in cui lavoro Hydro Dolomiti Energia (Bazzoli è addetto all’esercizio e alla manutenzione delle centrali idroelettriche dell’asta del Sarca, con base a Santa Massenza) che mi ha permesso di svolgere un part-time verticale su due giorni, in modo da avere il tempo necessario da dedicare al comune. In quali progetti vi state impegnando e cosa farete da qui al 2020? I primi mesi sono dedicati a terminare e appaltare opere o lavori che erano rimasti in sospeso rispetto alle scorse amministrazioni comunali, come è fisiologico accada in questi casi. Ora stiamo iniziando a mettere in cantiere nostri progetti. Puntiamo a valorizzare le opportunità culturali ed ambientali del nostro comune, dall’area di forte Larino alla rinnovata Chiesa di San Luigi a Breguzzo, al parco Lago - per il quale stiamo studiando una sistemazione in collaborazione con la Facoltà di architettura dell’Università di Venezia – al parco avven-

tura Breg, alla valorizzazione della Val di Breguzzo, delle malghe, in primis l’intervento per la sistemazione della strada di accesso a malga Avalina-Stabolfess. Puntiamo poi sulla messa in sicurezza dei nostri centri abitati, lavori previsti in tutti gli ex-comuni, in particolare c’è il nodo di Breguzzo (la “stretta” sulla Statale del Caffaro) problema che stiamo affrontando con convinzione; in cantiere interventi di arredo urbano e sistemazione delle pavimentazioni stradali. Particolare attenzione poi agli impianti sportivi, strutture importanti non solo per i giovani ma anche per valorizzare l’offerta ricettiva. Stiamo portando a termine i lavori ed i collaudi necessari per poter aprire entro l’anno la palestra di Bondo, opera molto attesa. Poi ancora, energie rinnovabili ed efficienza energetica, elettrificazione rurale. Infine il nuovo sito internet del comune, che sarà strumento di trasparenza e luogo di incontro di istanze, suggerimenti e anche di critiche se necessarie e costruttive. Voglio però concludere ringraziando le tante associazioni, le Pro loco in primis, per l’impegno e il grande lavoro svolto a favore della nostra comunità, l’associazionismo e il volontariato che lo anima è un bene prezioso e insostituibile.


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Attualità

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Sulla struttura di Zuclo, proposta da Escasa, occorrono valutazioni ulteriori

Biodigestore, momento interlocutorio Sulla struttura di Zuclo, proposta da Escasa, occorrono valutazioni ulteriori

L’area della discarica

La conferenza dei servizi tenutasi a Trento il 13 settembre – momento nel quale le varie aree di attività della provincia (es. geologico, urbanistica, Azienda per la protezione ambientale, ecc…) esprimono una valutazione sulla compatibilità del progetto e formulano eventuali richieste di chiarimenti –ha sviscerato a fondo il progetto presentato da Escasa, segnalando alcuni passaggi che necessitano di particolare attenzione ed ulteriori approfondimenti e richiedendo allo stesso promotore nuova

Momento interlocutorio per la richiesta da parte della società Escasa srl di localizzazione di un’area per la costruzione di un biodigestore per il trattamento deldocumentazione a riguardo. Alla conferenza dei servizi hanno partecipato anche – oltre ai rappresentanti di Escasa – il comune di Borgo Lares, con il sindaco Giorgio Marchetti e il vice Roberto Bertolini, accompagnati dall’esperto nominato dal comune Sergio Bazzoli e la comunità delle Giudicarie, rappresentata dal presidente Giorgio Butterini e dal

responsabile del Servizio tecnico Ivan Castellani. Entrambi gli enti, per mezzo dei propri rappresentanti, hanno richiesto ulteriori spiegazioni e approfondimenti rispetto ad alcuni aspetti di compatibilità dell’impianto con il contesto ambientale, logistici, e di inserimento rispetto alla già esistente discarica, oltre che alla sua sostenibilità dal punto di vista finanzia-

la Forsu (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) e dei reflui zootenici a fianco dello spazio di trattamento della raccolta differenziata di Zuclo. rio e all’impatto odorigeno, aspetto sul quale è stata più volte richiamata l’attenzione e sul quale si innestano anche le 7 osservazioni giunte alla provincia da privati cittadini o da associazioni che hanno manifestato perplessità sull’opera. Va ricordato che la conferenza dei servizi del 13 settembre rappresenta il primo passaggio di screening preliminare in merito

alla possibile localizzazione di un’opera come il biodigestore; dunque si tratta di un primo step, nel quale sono stati richiesti al proponente diversi approfondimenti per chiarire questioni e passaggi. In seguito, ma ancora non c’è una data, ci saranno ulteriori passaggi della conferenza dei servizi, pure in sede decisoria. Durante la conferenza la Comunità delle Giudica-

rie, peraltro in accordo col comune di Borgo Lares si è detta disponibile a favorire un momento di confronto fra i comuni giudicariesi – specie quelli della Busa di Tione – sulla questione. Poi ad esprimersi sarà il consiglio comunale di Borgo Lares; un parere non vincolante ma evidentemente molto importante, visto che poi sarà la Giunta provinciale con sua delibera a dire se l’area può essere o no adibita al trattamento della Forsu ed il parere del comune difficilmente potrà essere ignorato.

“Biodigestore, troppi pregiudizi” Parla Franco Esposito titolare di Escasa, che vuole realizzare la struttura a Zuclo Dopo la conferenza dei servizi interlocutoria di inizio settembre Franco Esposito, titolare della Escasa, rompe gli indugi e risponde a qualche domanda. Premesso che il biodigestore, per Esposito “è un’occasione e un passo avanti per la comunità, una chance di risparmio e miglioramento ambientale”. Inutile dire che le posizioni del Comitato Busa Pulita sono diametralmente opposte, e anche il mondo del turismo con il presidente del Consorzio Turistico Giudicarie Centrali Daniele Bertolini non condividono l’entusiasmo di Esposito. Vantaggi economici, sulla tariffa rifiuti per esempio, dice, ci dia qualche numero

concreto per i cittadini. Sicuramente 100mila euro per il trasporto cui aggiungere altre decine e decine di migliaia di euro per costi diretti che la Comunità deve sostenere per l’acquisto di sacchetti biodegradabili attualmente indispensabili per conferire l’organico presso impianto di Bergamo incapace di smaltire lo stesso raccolto in sacchetti di plastica. Perché la scelta di trattare anche i reflui zootecnici, che non era per esempio nel progetto provinciale di biodigestore che nel 2012 la Provincia ipotizzava nell’area di Storo? Scelta suggerita dai tecnici della Provincia e altri, poiché con

un modesto investimento in più si sarebbe aumentata la redditività dell’impianto ed inoltre si avrebbe contribuito a risolvere un problema ambientale, forse oggi non ancora molto evidente ma, che in futuro emergerà su tutto il territorio della Comunità. Roberto Tonezzer, già presidente del Consorzio Turistico Giudicarie Centrali e con lui Daniele Bertolini, l’attuale presidente, hanno già espresso la contrarietà del mondo turistico. Che ne dice? Le rispondo affermando che due impianti che consiglierei a tutti di andare a vedere,

Biodigestore di Gargazzone in Alto Adige

simili al nostro, dimostrano esattamente il contrario. Quello di Gargazzone/Lana è immerso in un meleto, si sviluppa in un’area altamente turistica come confermato dalla presenza nelle vicinanze di una quarantina di strutture ricettive. L’altro, a Innsbruck, sorge a circa 150/200 metri

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da un laghetto alpino, zona di interesse nel tempo libero per molte famiglie. La Comunità delle Giudicarie per tre anni ha un contratto con una ditta di Bergamo, rinnovabile per ulteriori due anni. Poi si va comunque a bando. Se non lo vincete, che succede, rimanete una cattedrale nel deserto? Avendo due zone principali di influenza, Giudicarie e Valle dei Laghi, che hanno due bandi strutturalmente diversi, comunque si può partire tranquillamente, in ogni caso i tempi tecnici di realizzazione si aggirano sui due anni, due anni e mezzo, quindi al termine del contratto della Comunità delle Giudicarie e davanti ad un costo minore non vedo perché non dovremmo essere competitivi. Dopo le considerazioni economiche, parliamo di considerazioni olfattive. Ovvero, la puzza temuta dagli abitanti. Rispetto alla situazione attuale le assicuro che portere-

mo un deciso miglioramento ambientale. Attualmente la sostanza organica viene raccolta nei vari paesi da piccoli autocarri compattatori, confluisce nella discarica di Zuclo in un deposito di raccolta in cui resta depositata per 24/48 ore. Da qui viene ricaricata su camion compattatori più grandi e portata negli stabilimenti di smaltimento a Bergamo. Con questo nuovo impianto si elimina il deposito di raccolta che rappresenta il punto di attuale maggiore emissione odorigena e si elimina anche il trasporto a Bergamo. In pratica il materiale raccolto nei vari paesi entra subito nel nuovo impianto e subito trattato. Pensi che la sostanza organica di un camion compattatore viene lavorata ed eliminata nel giro di circa 20 minuti. L’impianto progettato è interamente in depressione per evitare la formazione di odori. Peraltro è anche stata dimostrata una maggior emissione di sostanze odorigene da attività industriali comuni rispetto al nostro biodigestore. Perché a Zuclo? Perché ho il terreno a Zuclo e combinazione vicino alla discarica e al centro integrato. Questa l’impostazione programmatica seguita anche dall’Alto Adige. A Gargazzone/Lana troviamo la discarica, il centro integrato e il biodigestore tutti assieme in un’unica zona.


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Il rendering della piscina esterna

Quest’autunno poi, fra le proposte messe in campo dal Centro, c’è anche la novità del Jumping-bar, un’attività a coppie che presenta numerosi vantaggi: permette di bilanciare movimenti di lancio che avvengono sulla pedana, innesca meccanismi psicologici importanti quali il senso di appartenenza al gruppo di lavoro e la gratificazione di riuscire a realizzare un’attività in sincronia con altri. Proprio in autunno e inverno si apprezza di più un ambiente caldo, confortevole e sganciato dai capricci del tempo. Aquaclub diventa quindi un “rifugio” per trascorrere da soli, in compagnia ed in famiglia qualche ora oppure una giornata di divertimento e relax. Proprio in quest’ottica, la suddivisione in vasca sportiva e fitness, vasca ricreativa, acqua scivolo, piscine relax, baby pool garantiscono una permanenza ideale per nuotatori, famiglie e bambini. La presenza di una zona riservata al consumo di cibi e bevande, di uno snack-bar direttamente accessibile dal pia-

Di nuovo in acqua! Con la riapertura del Centro Aquaclub di Condino nuovi servizi agli utenti e novità: la vasca calda esterna E’ tornato l’autunno e con esso riapre dopo la pausa estiva il Centro Acquatico di Borgo Chiese e riprendono le varie attività in esso proposte. no vasca e di un’area allestita con lettini rendono la struttura adatta anche per una permanenza medio-lunga. Proprio per questo il Centro nei giorni festivi e prefestivi e nei pe-

riodi delle ferie scolastiche è sempre aperto con orario continuato per offrire un servizio il più possibile completo agli utenti. Anche nella prossima stagione in Aquaclub

Ripartono dunque i corsi di nuoto per varie fasce di età e livelli, acquagym soft, acqua fitness e Babyssimi per i più piccoli. saranno organizzati corsi nuoto per enti e scuole della Valle del Chiese e di valli vicine. Verranno programmati corsi di aquagym per Terza Età ed altre istituzioni e messi a dispo-

sizione spazi acqua per riabilitazione. Troverà inoltre spazio la Chiese Nuoto per le attività di propaganda, agonismo e master. Il Centro Aquaclub, peraltro, non si ferma

qui, ma continua gli investimenti per offrire un prodotto sempre più all’altezza delle aspettative degli utenti. In questo periodo infatti vengono completate alcune opere di sistemazione delle aree antistanti la struttura per migliorare la logistica e la fruizione dei posteggi. Inoltre è in fase di realizzazione la nuova vasca ricreativa che permetterà di accedere ad uno spazio acqua esterno riscaldato anche nei mesi freddi. Questa sarà disponibile per gli utenti a fine autunno. Per informazioni ed iscrizioni telefonare al n° 0465-622076 e info@aquaclubcondino. com www.aquaclubcondino. com


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Attualità

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Valvestino: terra giudicariese

Valvestino, via libera al tunnel 4 km di galleria per “riportare in Trentino” il territorio tra i laghi di Garda e d’Idro Dopo anni di dibattito si sta avvicinando la risoluzione della questione del “ritorno” della Valvestino al Trentino. Per tanti secoli questa terra aveva fatto parte del Principato Vescovile di Trento, poi dell’Impero Austroungarico Oggi lo “strumento” per tornare a ricongiungere le due terre è rappresentato dal tunnel, che la Provincia autonoma di Trento si accinge a realizzare tra Bondone/Baitoni e Valvestino, sottraendo quelle zone dall’isolamento e – nelle intenzioni dei due sindaci – dallo spopolamento. Fortemente voluta dalle amministrazioni di Magasa e Valvestino e dalla locale popolazione, l’opera ha infatti anche come obiettivo quello di fermare la caduta di residenti, passati dagli oltre 2.000 degli anni ’60 ai 350 attuali: “colpa” dell’isolamento della zona, basti pensare che per gli abitanti dei due comuni debbono percorrere 27 km di strada tortuosa tutta curve per raggiungere il primo centro abitato che è quello di Gargnano da una parte o quello di Idro dall’altra. Significa, per i residenti, oltre 40 minuti di auto per raggiungere i primi servizi, le prime scuole (ma i bambini in pullman impiegano oltre un’ora e mezza), la prima pompa di benzina ecc.. La nuova galleria a canna unica di circa 4 chilometri che partirà da Bondone (a poca distanza dalla Statale del Caffaro) permetterà di raggiungere la valle in circa 7-10 minuti, riducendo dunque i tempi di percorrenza di circa il 70% rispetto ad oggi; il costo dell’opera è di circa 32.400.000 euro. Fra i critici

e del Tirolo ed, infine, della Provincia di Trento; nel 1934 Valvestino (oggi Comuni di Magasa e Valvestino) passò a quella di Brescia, ma ancora essi sono sotto il Libro fondiario di Riva del Garda.

Il tracciato del tunnel che collega Bondone con la Valvestino

al progetto c’è Legambiente che lo ha definito inopportuno, contestando l’effettiva utilità della galleria. L’opera è inserita nel piano d’investimenti previsto dalle province autonome di Trento e di Bolzano per i Comuni di confine, beneficiando così dei finanziamenti previsti dall’ex fondo Odi (o anche Fondo Brancher): esso è stato istituito con la legge finanziaria per il 2010 del 23 dicembre 2009 n. 191 e dovrebbe gestire un fondo di 80 milioni annui per il finanziamento di progetti “per lo sviluppo economico e sociale dei territori confinanti con le province autonome di Trento e Bolzano” in ottica di riequilibrio e perequazione tra province autonome e regioni ordinaria. Tra i 21 progetti finanziati,

per un importo complessivo pari a euro 107.969.155, considerata la disponibilità finanziaria del Fondo per le annualità 2010-2011, rientra appunto il progetto denominato “Realizzazione collegamento Trentino–Valvestino”, presentato dal Comune di Valvestino, in qualità di capofila della forma associata composta dai Comuni di Magasa, Tignale, Capovalle e Gargnano. In data 8 agosto 2013 è stata stipulata tra il Comune di Valvestino e l’Odi la convenzione relativa alla realizzazione del tunnel, a favore del quale l’Odi riconosce un finanziamento pari ad euro 18.792.000,00 a fronte della spesa complessiva ammessa di 32.400.000 euro. I restanti 13.608.000 saranno impegnati dalla Provincia

autonoma di Trento – come confermato con delibera del 7 marzo 2014, che fungerà anche da soggetto unico attuatore dell’opera su delega dei comuni interessati. Un’opera che dovrebbe partire verosimilmente nel 2017 e che farà da prodromo per il ritorno in Trentino della Valvestino. In questo senso ricordiamo che il 14 aprile del 2015 il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione che esprimeva parere favorevole al passaggio al Trentino dei due comuni di Magasa e Valvestino, sulla scia di una del maggio 2010 votata dal Consiglio regionale Trentino-Alto Adige. Ora occorre un disegno di legge approvato dal Parlamento. (r.s.)

Valvestino: da sempre terra retica, terra tirolese, terra trentina, terra giudicariese. Solo la dittatura fascista - nel 1934 - ha potuto strapparla dalle proprie antiche radici ed annetterla obbligatoriamente alla Lombardia. Ecclesiasticamente la libera organizzazione interna della chiesa cattolica - nel 1964 - ha ritenuto bene di trasferirla dalla diocesi da Trento (alla quale fin dall’antichità ha sempre dipeso con clero formato al seminario di Trento) alla diocesi di Brescia. Anche la “Guida delle Giudicarie” di Cesare Battisti è chiara: «È una valle formante parte del Trentino e quindi dell’Austria. Allorché nel 1860 si venne alla delimitazione dei confini fra Austria e Italia la prima lasciò ai paesi della Valvestino il diritto d’opzione; ed essi, sperando di aver presto delle comunicazioni stradali - che a tutt’’oggi (1909) non furono ancora costrutte - dichiararono fedeltà al governo austriaco». Altrettanto chiare le pagine del Brentari nella sua “Guida” del 1882: «La Valle di Vestino fa parte del Trentino, distretto giudiziale di Condino, capitanato distrettuale di Tione; al Trentino è annessa per il nesso politico ed ecclesiastico (decanato di Condino». Quindi quando la popolazione della Valvestino è stata chiamata liberamente a scegliere se tornare alle origini trentine o rimanere legata alla Lombardia, con regolare referendum ha scelto il Trentino. La pratica governativa sta facendo l’ultimo tratto del necessario lungo percorso legislativo e burocratico. Nel contempo fra la Provincia Autonoma di Trento e la Regione Lombardia è stato concordata la costruzione di un tunnel che - da Persone a Baitoni - riunisse la Valvestino alle Giudicarie come era stato promesso nel 1860 dall’Austria, per ovviare ai difficili collegamenti montani per giungere in Trentino o attraverso Tremalzo e la Valle di Ledro, o mediante i sentieri che dalla cima Tombea giungevano a Bondone-Baitoni-Condino. Il previsto nuovo tunnel, quindi, non è che la benefica conclusione di un progetto più che secolare e conferma una realtà storica fondata sul cammino di popolazioni nei secoli, le cui ultime generazioni hanno scelto di mantenere viva come l’hanno vissuta i propri avi. Ovviamente il mondo moderno alle comunicazioni viarie ha dato altre soluzioni conseguenti al progresso tecnico ed economico, e pertanto i Pubblici Amministratori non stanno facendo altro che dare ai cittadini del presente, dei quali hanno il sacrosanto dovere di interessarsi, le opportune e necessarie risposte ai loro sacrosanti bisogni secondo le opportunità e le possibilità dell’attualità storica che stiamo attraversando. Per noi Giudicariesi, andare in Valvestino è andare a sentire “él saór de cà’”: vi ho portato i frequentanti i corsi della Terza Età i quali, con sensibile entusiasmo, hanno sentito l’atmosfera di Rango e di Brióne, di Bìnio e di Pimónt, di Sèo e di Lùndo: quel senso del “buon tempo antico” che rimane ancora nelle radici dell’identità giudicariese. A tunnel realizzato sarà bello ed entusiasmante accogliere i nostri cari vicini con un gioioso: «Bentornati a Casa». Mario dei Musón

Delegazione ACI di TIONE

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OTTOBRE 2016 - pag. Per far fronte alle tantissime richieste ricevute, si è reso necessario il prolungamento delle attività nel corso delle giornate seguenti all’evento. Il Direttore delle Terme di Comano Giorgio Onorati ha ricordato che per la scelta del tema sono stati coinvolti i medici di base ed i pediatri giudicariesi, che nel corso della primavera hanno espresso le loro indicazioni attraverso la compilazione di un questionario. La scelta è ricaduta su “Postura e Movimento”: una tematica che coinvolge bambini, adulti ed anziani. Presenti al convegno anche esponenti della politica trentina, in particolare il Presidente della Comunità di Valle Giorgio Butterini che ha sottolineato che eventi come questi sono emblematici del saper fare rete fra enti dello stesso territorio e il consigliere provinciale Mario Tonina che ha marcato sulla importanza della presenza delle Terme per il territorio considerati i molteplici servizi rivolti alla salute dei cittadini. A completare i saluti iniziali, il Presidente delle Terme Val Rendena Tiziano Amadei. Un ringraziamento è stato fatto anche ai Consorzi BIM del Sarca Mincio Garda e del Chiese che hanno appoggiato l’iniziativa e alla neo nata Associazione provinciale Terme del Trentino. I giudicariesi che hanno aderito all’iniziativa sono stati sottoposti a check up diversi per ogni fascia d’età: per la pediatria ci si è concentrati su dismorfismi della colonna vertebrale e piede piatto, per gli adulti è stata effettuata la valutazione posturale globale e il bilancio articolare mentre per gli anziani l’attenzione del medico si è concentrata sulla valutazione della capacità motoria generale. Ad ogni paziente visitato è stata rilasciata una scheda con delle indicazioni generali e in alcuni casi anche prenotando il colloquio gratuito con fisiatra e fisioterapisti. I partecipanti all’iniziativa hanno potuto approfondire

Giornata Terme aperte 2016: “postura e movimento”

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Edizione da record con 450 check up gratuiti riservati ai residenti delle Giudicarie Si è svolta alle Terme di Comano la sesta edizione della Giornata Terme Aperte, organizzata in collaborazione con le Terme Val Rendena. Edizione da record con più di 300 check up alle Terme di Comano, ai quali si aggiungono i 150 delle Terme Val Rendena. Già nei primi giorni di apertura delle prenotazioni, è risultato l’argomento durante il seminario tenuto da esperti del settore. L’apertura, è stata affidata al dott. Marco Ioppi, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trento che ha portato i ringraziamenti ed i saluti dell’Ordine. Per la pediatria ha relazionato il dott. Roberto Ghezzi, specialista in chirurgia pediatrica e chirurgia d’urgenza e di pronto soccorso mentre per l’adulto e l’anziano, l’argomento è stato presentato dal dott. Maurizio Loris Cau, Specialista in Medicina fisiatrica e collaboratore delle Terme di Comano. Moderatore del seminario il Direttore Sanitario delle Terme di Comano, la dott.ssa Serena Belli. Al termine del convegno gli ospiti hanno potuto degustare un aperitivo Vital organizzato per l’occasione dal Grand Hotel Terme: un buffet ricco e tutto all’insegna della salute, la dimostrazione che mangiare bene non significa rinunciare al gusto. Presentato in anteprima il nuovo servizio offerto dalle Terme di Comano: il check up della pelle con gli ultra tecnologici macchinari per l’analisi e la valutazione della pelle. Più di 100 i test della pelle eseguiti nel corso della

giornata. Importanti anche i risultati dei questionari di valutazione dell’evento consegnati ad ogni partecipante:

subito evidente il grande interesse nei confronti dell’iniziativa gratuita riservata ai residenti nei comuni della Comunità delle Giudicarie. più del 90% l’indice di gradimento con un picco del 95% per il check up medico.

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Cooperando

OTTOBRE 2016

Verso il Gruppo Bancario Cooperativo Periodo di grandi cambiamenti nel mondo del credito dopo le modifiche normative a livello nazionale ed europeo Va avanti a tappe serrate il difficile e complesso percorso di trasformazione, meglio sarebbe chiamarlo di passaggio epocale, che coinvolge il credito cooperativo nazionale e in particolare quello trentino. Dopo il Decreto Legge 49/2016 del 14 febbraio scorso, si è aperta il 15 Luglio per 60 giorni, la consultazione disposta dalla Banca d’Italia inerente le “disposizioni attuative” in tema di Gruppo Bancario Cooperativo emesse dalla Banca d’Italia stessa. Nel frattempo è stato anche costituito il Fondo temporaneo, creato per gestire le crisi all’interno del sistema delle 360 banche sul territorio nazionale in attesa che si costituiscano uno e più grandi gruppi bancari. La riforma stabilisce che ogni BCC dovrà aderire al Gruppo Bancario Cooperativo, il quale dovrà sottoporre alla Banca d’Italia il progetto di costituzione entro 18 mesi dall’entrata in vigore delle “Dispo-

di Alberto Carli

E

voluzione della normativa internazionale ed europea, maggiore attenzione ai requisiti dei componenti dei consigli di amministrazione, irrobustimento dell’attività di vigilanza, diminuziosizioni attuative” emanate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla stessa Banca d’Italia; Quindi entro 18 mesi a partire da adesso, Ottobre 2016. L’adesione al Gruppo Bancario Cooperativo è condizione per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria. Per aderire al Gruppo Bancario Cooperativo, le BCC sottoscriveranno un contratto di coesione (che disciplinerà il funzionamento del Gruppo stesso e ne regolerà i rapporti con le singole BCC). Il periodo è molto caldo se non bollente, le decisioni dovranno essere prese in breve tempo al fine di consentire la piena operatività nei tempi dettati dalla legge. Una decisione che deve tenere conto di molti aspetti e che non può essere condi-

zionata dalla volontà della politica locale, il cui auspicio condivisibile è quello delle soluzione territoriale, nella fattispecie il Gruppo alternativo intorno a Cassa Centrale Banca. La questione però è più complessa, in quanto combina dinamiche a diverso livello (provinciali, nazionali, internazionali) e un settore nel quale in Europa si è optato per un modello a “taglia unica” a differenza ad esempio dagli Stati Uniti che adottano un “modello a strati” riconoscendo sostanzialmente validità alle biodiversità bancarie. Questo un primo elemento importante nell’analisi dei fattori in campo che riflette la prima domanda da porsi: Riuscirà il credito cooperativo nazionale a concorrere a livello Europeo se si divide al suo interno?

ne della redditività, richiesta di maggiore efficienza e adeguamento alla sfida tecnologica. Sono queste le principali ragioni alla base della riforma del Credito Cooperativo. Un altro aspetto fa riferimento al tipo di rapporto che caratterizzerà le casse rurali e il Gruppo Bancario Cooperativo. Le disposizione della Banca d’Italia sono molto chiare in questo senso. Un ipotetico gruppo provinciale dovrebbe limitare la propria competenza territoriale esclusivamente ai comuni della provincia, che per il trentino significherebbe uno smantellamento del proprio “assetto industriale” con tutte le conseguenze del caso. Un ipotetico Gruppo Unico Nazionale, per certo operando nell’interesse del credito cooperativo nel suo insieme, necessariamente comporta un agire che superi le logiche localiste e di fatto lavori per il rafforzamento di un modello di impresa bancaria, quello cooperativo dentro una cor-

nice europeista. La terza via, quella del Gruppo Nazionale intorno a Cassa Centrale Banca, se da un lato riporta al centro il modello della cooperazione trentina, dall’altra prevede una soglia minima di patrimonio netto di 1 Miliardo. Un patrimonio che potrà arrivare solo attraverso l’adesione al gruppo da parte di BCC extra provinciali. Ulteriore elemento di analisi deve necessariamente contemplare il tema delle competenze, sia in riferimento alla valorizzazione di quelle in essere, per il trentino prima fra tutte quella informatica, e al contempo quelle necessarie al mantenimento di un rapporto diretto con la BCE, in quanto il Gruppo Bancario Nazionale dovrà essere garante della stabilità, della liquidità e della conformità alle nuove

MeTe da leggere

regole dell’Unione Bancaria. Un percorso complesso che vede nel 13 Ottobre prossimo una data importante, in cui si terrà un incontro decisivo tra le oltre 100 BCC che si raccordano alla visione trentina, per decidere verso quale delle 2 opzioni, Gruppo Bancario Nazionale Unico o Gruppo Bancario Nazionale alternativo, andare. Certo è che prima condizione per il futuro, indipendentemente dall’opzione che verrà scelta, è la coerenza al metodo cooperativo, nei documenti e nei comportamenti, nelle parole e nei fatti. La riforma infatti introduce alcuni meccanismi che se utilizzati senza accortezza potrebbero lentamente deviare la traiettoria della cooperazione di credito. Una cooperazione che sbiadisce la sua identità e indebolisce la sua missione, perde il vantaggio competitivo specifico dell’impresa mutualistica e democratica e finisce (spesso in coda) nel gruppo indistinto delle imprese tradizionali.

Rubrica mensile a cura di viale Dante, Tione

MOTIVAZIONE, ENERGIA E CONSAPEVOLEZZA PER ORIENTARSI NEL MONDO DEL LAVORO Nella complessità della contemporaneità che oggi viviamo, il problema della disoccupazione è un fattore rilevante che contribuisce al disorientamento del cittadino. Qualcuno ha osato in più occasioni affermare che la crisi economica è passata, qualcuno gridare che le imprese hanno ripreso ad assumere, ma tuttavia, dati alla mano – è sufficiente andare sul sito dell’ISTAT – il tasso di disoccupazione è del 12%. Ciò che pochi affermano è che il mercato del lavoro ha cambiato radicalmente forma negli ultimi anni, vestendo le sembianze di un camaleonte che provoca disorientamento e incertezza nei giovani che cercano lavoro, o in chi ha perso il proprio posto e si ritrova a rimettersi in gioco, magari dopo 20 anni di lavoro nella stessa azienda. Siamo di fronte ad una tendenza crescente a semplificare la complessità del nostro mondo; tuttavia per svolgere un’analisi obiettiva sugli strumenti che sono stati messi in atto per fronteggiare la disoccupazione va

fatta un po’ di pulizia rispetto ad affermazioni distruttive come: “non servono a nulla”, “si potrebbero spendere i soldi diversamente”, “è il solito magna magna”. Questo tipo di convinzioni sono fondate sul presupposto che dato A dovrebbe seguire B o, in altri termini, se partecipi a un corso per la ricerca attiva del lavoro, a una serie di incontri di coaching o a un tirocinio, allora troverai il lavoro oggi. In realtà richiamando un proverbio cinese, ci si deve chiedere se le azioni messe in campo si propongano di fornire la canna da pesca e il pesce (il lavoro), oppure se intendano insegnare a pescare (come alzare la probabilità di successo rispetto a una sfida frustrante e faticosa). Per correttezza va sottolineato che spesso la demagogia politica rende tutto più torbido sovrastimando l’effetto implicito ad alcune azioni. La conseguenza è alimentare la confusione e la rabbia di chi si trova in una situazione difficile come la disoccupazione.

Un esempio di quanto sopra è dato da Garanzia Giovani. Percorso strutturato che prevede un periodo di tirocinio – dalle 4 alle 8 settimane – previo un breve corso di formazione sugli strumenti di ricerca attiva del lavoro, e un incentivo alle aziende che assumono il tirocinante fino a 6.000 euro. Era stato presentato come lo strumento in grado di risolvere la disoccupazione giovanile. In realtà solo in alcune regioni la progettualità ha avuto risultati positivi. In particolare Garanzia Giovani ha funzionato dove si è provveduto a costruire alcuni prerequisiti come promuovere un incontro fra domanda e offerta di lavoro che sia complementare, ma non solo. Infatti le condizioni materiali non bastano a innescare un circolo virtuoso della ricerca del lavoro. Manca ancora un fattore x: la proattività dei partecipanti. Essere proattivi significa prendere il controllo e far accadere le cose piuttosto che adattarsi a una situazione o attendere che qualcosa accada. E’ una condizione psicologica che richiede

motivazione, energia e capacità di immaginare ciò che non c’è. Se da una parte le progettualità messe in atto dovrebbero facilitare le condizioni economiche e strutturali, dall’altra hanno lo scopo proprio di riattivare le persone ampliando la loro sfera di influenza. In molte occasioni basta infatti un aumento di consapevolezza associato a delle strategie per raggiungere obiettivi prima percepiti come impossibili. Proprio per questo, anche sul nostro territorio, c’è chi ha investito nell’attivazione di servizi che supportino e orientino al mondo del lavoro. La sfida oggi è quella di fornire alla comunità uno spazio dedicato alla dimensione psicologica e motivazionale ormai determinante per affrontare sia il presente che il futuro. Massimo Ravasi, coach e orientatore Luca Salvaterra, consulente e formatore

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Attualità La storia di questa attività potrebbe essere raccolta e raccontata in un libro di narrativa, di vicende reali, nel quale i protagonisti sono le persone e la natura che le circonda. Ubicato in posizione panoramica sulla valle del Chiese, all’inizio della terra trentina, sulla strada per Madonna di Campiglio, l’Agritur prese il nome dalla vicina Rocca di Santa Barbara che la residenza sontuosa dei Conti di Lodrone. Fu nonna Alice, donna energica e determinata, che, unendo la sua esperienza di cuoca (famosa in tutto il Trentino) e uno spirito imprenditoriale invidiabile, decise con la figlia Marcellina, di inaugurare uno dei primi agroturismi nella zona della Val del Chiese e Giudicarie. Trascinate dalla passione e dal desiderio di consolidare le tradizioni locali, iniziarono un percorso per reintrodurre e far conoscere i piatti più tradizionali, dagli antichi e insuperabili sapori, ormai per gran parte dimenticati. Una ricerca e una proposta che a tutt’oggi viene apprezzata non solo dalla clientela locale e italiana, ma sempre più anche da quella straniera. Materie prime e prodotti che la famiglia seleziona, coltiva ed alleva nei propri terreni, garantendo quotidianamente la filiera della genuinità. Dagli ortaggi alla selvaggina, conigli, galline, faraone, al grano da cui si ricava la famosa farina di Storo per la preparazione della polenta. Tra le varie pietanze, ricche di gusto e di profumi, l’Agritur S.B. propone alla propria clientela primi piatti come gli strangolapreti e le tagliatelle, fatte in casa, con ragù di funghi, e deliziosi risotti. Non può mancare la polenta carbonera, vera icona della cucina locale, e la polenta di patate, poco conosciuta, ma eccezionalmente saporita. I secondi piatti come lo spiedo, il coniglio arrosto o in umido, e il gulasch, con finale di torte casalinghe, lo

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L’agritur Santa Barbara torna.. in ottima forma La struttura ricettiva di Darzo riapre dopo l’incendio del novembre 2015

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assione, qualità, genuinità e determinazione accompagnate da un’ottima cucina ed una cordiale accoglienza. Sono queste le principali peculiarità della famiglia

Rinaldi che gestisce dall’anno 1991 l’Agritur Santa Barbara di Darzo (Storo) e che ora ritorna dopo l’incendio del novembre 2015 che distrusse gran parte della struttura.

Mato Grosso, una mostra per conoscere A Forte Larino fino al 23 ottobre i volontari presentano i mobili prodotti sulle Ande

L’agritur Santa Barbara

strudel, la crostata di frutta e le frittelle di mele. In questa bella storia vi sono anche note tristi come la scomparsa nel 2009 di nonna Alice, che ha lasciato un grande vuoto, sia come cuoca, ma soprattutto come donna “d’altri tempi”. Nonna Alice ha saputo essere coraggiosa e lungimirante, con visione imprenditoriale di prim’ordine. Altra nota triste è stato poi l’incendio del novembre 2015 che ha praticamente distrutto gran parte della struttura ricettiva con la conseguente inevitabile chiusura. Nonostante tutto ciò e nonostante le difficoltà della crisi imperante con un turismo sempre più “mordi e fuggi”, la figlia Marcellina con i figli Dino e Marcel-

lo, dimostrando una forza d’animo ed una volontà eccezionale degne della nonna Alice, ha saputo far fronte alla tragica situazione ricostruendo il tutto nel migliore dei modi tanto che oggi l’Agritur Santa Barbara è pronto per riprendere la sua attività, come prima, meglio di prima. Alla cucina tradizionale e genuina, l’Agritur offre accoglienza con pernottamento in sette camere, tutte arredate con gusto in stile montano. Travi di legno abbelliscono i soffitti con geometrie e colori diversi. Ognuna con il proprio bagno. Disponibilità di rete WIFI e parcheggi completano l’offerta. Segnaliamo inoltre che

l’Agritur si trova in una posizione strategica, nelle vicinanze si possono trovare piste ciclabili, zone di pesca sportiva, il lago d’Idro e il lago di Ledro con le loro acque particolarmente azzurre, passeggiate sui sentieri di montagna e le tante altre opportunità che un territorio ben attrezzato può offrire. A conclusione di questa bella storia, vorremmo essere riusciti a trasmettere ai lettori gli aromi della cucina tornata al lavoro e i profumi di una natura circostante davvero impressionante per bellezza ed originalità. Con l’invito di passare a conoscere questa bella struttura ricettiva.

Per chi è abituato a riconoscere l’Operazione Mato Grosso dai furgoni un po’ malandati che sfrecciano per le nostre valli carichi di ferro, carta, legno o dai ragazzi che d’estate puliscono sentieri o strade, forse sarà una sorpresa vedere l’esposizione di mobili che l’OMG propone dall’1 al 23 di ottobre 2016 Forte Larino. I mobili esposti sono pezzi di artigianato in legno massiccio, con incastri solidi e precisi, una linea semplice e funzionale e soprattutto con una bella storia. Vengono infatti prodotti sulle Ande del Perù, a più di 3000 m di altezza, dove sono costruiti con pazienza e precisione da artigiani peruviani che grazie a questo lavoro possono continuare a vivere nei paesi sperduti di montagna dove sono nati. Hanno tutti imparato l’arte del costruire e dello scolpire il legno nelle scuole professionali “Don Bosco” che Padre Ugo De Censi, il fondatore dell’OMG, ha voluto nascessero in questi piccoli paesi delle Ande per dare un futuro ai bambini che incontrava per strada. Tutti i ragazzi, gli uomini che ora lavorano in falegnameria hanno avuto la fortuna di essere presi nelle scuole di Padre Ugo, perchè erano i più sfortunati: i più poveri, i figli delle vedove, gli orfani abbandonati. In questa scuola infatti si riceve tutto gratuitamente: l’istruzione, un letto, il cibo. E le scuole di falegnameria, dove tra l’altro hanno insegnato i maestri scultori di Ortisei, perchè la carità si può fare anche con arte e amore, sono state aperte e ci sono ancora, perchè tanti qui da noi, in Italia, nelle nostre valli, si spendono affinchè chi è povero possa avere un futuro più roseo. Questi mobili nascondono un filo che partendo da loro stessi unisce gli artigiani, i bambini campesinos, a tanti volti e tante fatiche del volontariato, che qui nelle nostre valli ha una lunga tradizione. Non è la prima volta che questi pezzi vengono esposti nel comprensorio insieme anche all’artigianato femminile (maglioni, tappeti, ricami), che giunge a noi percorrendo le stesse strade, ma è sempre un orgoglio poter mostrare come “sono stati investiti” e hanno dato frutto la carta e il ferro raccolti in tanti anni. L’occasione di visitare questi pezzi che coniugano Arte e carità è l’esposizione di Omg che sarà inaugurata sabato 1 ottobre alle 18.30 con la partecipazione del coro “Cima Uccia” e con la testimonianza di Fabrizia Salvadori di Roncone che da più di dieci anni vive in Perù in una casa che accoglie bambini orfani e rimarrà aperta fino a domenica 23 ottobre con i seguenti orari: giovedì e venerdì 16.00 19.00 e sabato e domenica 10.00 19.00.


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Rubrica Legale

OTTOBRE 2016

Fino a che punto possono arrivare le azioni di recupero coattivo dei crediti?

Debiti e pignoramenti: rischio anche la pensione? Buongiorno Mauro, uno degli strumenti più diffusi mediante i quali i crediti vengono recuperati è rappresentato dal pignoramento dello stipendio (o della pensione) del debitore accreditato sul conto corrente o addirittura alla fonte. Proprio perché fra le varie azioni di recupero crediti il pignoramento dello stipendio/pensione è uno di quelli che maggiormente incide sulla vita quotidiana dei debitori, il legislatore ha negli anni fissato dei limiti che individuano gli importi che possono essere pignorati. L’ultimo intervento legislativo è del 2015 ed ha previsto che le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rap-

Buongiorno Avvocato, in questi periodo sto attraversando delle difficoltà economiche. Ho vari creditori e non mi resta che la mia pensioporto di lavoro o di impiego (quindi anche nel caso della pensione), in caso di accredito su conto bancario o postale intestato al

debitore, possono essere pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito è anteceden-

ne per mantenermi. Cosa può succedere se dovessero pignorarmi anche quella? Ci sono delle regole o dei limiti? Grazie mille, Mauro te la data del pignoramento. Quando, invece, l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o suc-

cessivamente, in generale il pignoramento è possibile per massimo 1/5 dell’emolumento versato sul conto corrente. L’intervento del 2015 ha certamente chiarito i limiti entro i quali è possibile procedere al pignoramento dello stipendio o pensione: prima di questa legge, ogni somma presente sul conto corrente intestato al debitore poteva essere pignorata, anche se proveniente esclusivamente dal suo lavoro.

CURIOSITÀ DAL MONDO Ad Omaha (Nebraska - USA) è vietato radere il torace degli uomini e se un bambino rutta durante una Messa in chiesa, i suoi genitori possono essere arrestati.

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Inoltre, sono state stabilite nel caso della pensione, delle soglie di impignorabilità assoluta (in caso il pignoramento venisse notificato all’ente previdenziale) corrispondenti all’importo mensile della pensione cosiddetta sociale. L’importo dell’assegno sociale è stato fissato dall’Inps per il 2016 nella misura pari a 448,07 euro per tredici mensilità per un totale di euro 5.824,91 euro annui. Con riferimento al pignoramento delle pensioni, l’art. 13 del D.L. n. 83/2015 ha introdotto un nuovo comma all’art. 545 c.p.c. prevedendo che “le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge”. Ciò significa che la parte di pensione, pari ad una

fatto in Trentino

volta e mezzo la misura dell’assegno sociale, sarà assolutamente impignorabile, rimanendo invece assoggettato al pignoramento, nei limiti del quinto, l’importo residuo risultante dalla differenza tra la somma globale del trattamento e quella corrispondente all’assegno sociale aumentato della metà. Per semplificare il calcolo, cercherò di fornire un esempio pratico. Se una persona percepisce una pensione di 800 euro al mese, il limite impignorabile sarà pari 672,10 euro (pari all’assegno sociale di 448,07 euro aumentato della metà), pertanto, a poter essere pignorata sarà soltanto la somma eccedente, ossia 127,89 euro, ma non per l’intero, bensì nei limiti del quinto, quindi euro 25,58. Semplificando ancora, se la sua pensione è inferiore ad € 672,10 non può essere pignorata, lasciandole la possibilità di disporre almeno di una somma mensile per le sue necessità. Per approfondire o per fissare un colloquio su questo o su altri temi l’avv. Mattia Gottardi riceve presso il suo Studio in Tione di Trento, via N. Sauro n. 2, previo appuntamento, chiamando il numero 0465/324667 oppure 349/2213536 o scrivendo all’indirizzo mgottardi1@yahoo.it


Arte e tradizione Grande successo e molta soddisfazione per la mostra dedicata a Don Dario Marzadri, indimenticato prete ed artista del paese, scomparso ad inizio anno, organizzata a Por, piccola frazione del Comune di Pieve di BonoPrezzo nello scorso mese di agosto. All’inaugurazione, organizzata in occasione della Sagra di San Lorenzo e curata ottimamente da Marcello Salvini, che ha effettuato una breve introduzione, sono intervenuti le autorità locali presenti tra cui Attilio Maestri, sindaco di Pieve di Bono-Prezzo, Severino Nicolini, vicesindaco di Valdaone e Mafalda Maestri, assessore alla cultura del Comune di Pieve di Bono-Prezzo. La mostra, allestita nella sala dell’oratorio, comprendeva una serie di pannelli fotografici ed anche la ricostruzione di un angolo dello studio di Don Dario con la sua scrivania, il suo cavalletto ed alcuni suoi quadri. «Il Consiglio pastorale ed il Gruppo teatrale e culturale di Por – afferma Marcello Salvini - hanno pensato di organizzare una mostra per ricordare Don Dario, un sacerdote,

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Don Dario, il Prete , artista indimenticato La comunità di Por ricorda il Religioso con una mostra in sua memoria

che tanto si è impegnato nel suo ministero, ma anche per animare questa e tutte le comunità nelle quali ha vissuto. Fin dal suo arrivo a Por nel lontano 1981 – prosegue Salvini - ha cominciato a riorganizzare il coro parrocchiale, ha fondato la Filodrammatica ed ha attuato una serie di altre iniziative, come ad esempio il Presepio vivente, che hanno creato momenti di incontro e collaborazione anche con altri paesi, in particolare con Bersone.» Gli organizzatori hanno quindi pensato di rivolgersi alle parrocchie dove don Dario ha operato per avere materiale fotografico o di altro genere da inseri-

Don Dario Marzadri

re nella mostra. Stenico, Fondo, Albiano, Zortea e Bersone, paesi in cui Don Dario ha operato, hanno risposto generosamente alle richieste. Oltre a questo sono stati coinvolti i familiari e varie persone che potevano fornire documentazione di diverso tipo. «Tutto il materiale raccolto – conclude Salvini - è stato accuratamente analizzato e, con qualche difficoltà, data la mole, abbiamo scelto di allestire una serie di pannelli con delle fotografie che documentano alcuni momenti significativi: il periodo giovanile di don Dario, le attività con i ragazzi, le molteplici gite organizzate ed alcune cerimonie, senza dimen-

ticare un riferimento ad un luogo a lui molto caro dove aveva una baita in Località Cocol.» Non poteva infine mancare un richiamo alla sua intensa attività di pittore, documentata dalla presenza di alcuni quadri. Per l’occasione Marcello Villa, che da anni trascorre le vacanze a Por, ha realizzato un ritratto di Don Dario esposto in sala. Durante la mostra, è stato possibile visionare in sala anche dei video che documentavano l’intensa attività di Don Dario, prete ed artista che è rimasto nel cuore della piccola comunità di Por. Marco Maestri

Desmalgada, una grande festa popolare

Oltre tremila persone presenti sull’Altopiano di Boniprati. La manifestazione arriva fino su Rai News 24 Grandissimo successo, sicuramente oltre le più rosee previsioni della vigilia, per la seconda edizione de “La Desmalgada” che si ad inizio settembre sull’altopiano di Boniprati. La manifestazione, organizzata dall’omonimo comitato in collaborazione con il Comune di Pieve di BonoPrezzo, il Comune di Castel Condino, l’Asuc di Cologna, i gestori della Malghe Baite, Table, Clef, Clevet, Clebà ed alla Pro Loco di Prezzo, ricalca una tradizione già presente in numerose valli trentine ma è stata una piacevole riproposta per la Valle del Chiese. Una prima stima parla di oltre 3000 persone che hanno presenziato ai vari momenti della giornata, iniziata al mattino con la sfilata degli animali provenienti dalle circostanti malghe, addobbati a festa e accompagnati da pastori e aiutanti vestiti con costumi tradizionali. La parte ufficiale è stata coordinata e raccontata da Giacomo Salvagni con la competenza e la conoscenza di chi ha vissuto in gioventù l’esperienza della vita di malga. Presenti an-

Un momento della Desmalgada

che le autorità locali tra cui: il consigliere provinciale, nonché grande esperto del settore agricolo e zootecnico, Mario Tonina, il sindaco di Pieve di Bono-Prezzo, Attilio Maestri, il presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini, il presidente del consorzio Turistico Valle del Chiese Massimo Valenti ed il Vice Sindaco di Castel Condino Ivan Pozzi. Spazio quindi

fino a sera a tutte le iniziative di contorno a cominciare dalla mostra del gruppo “Amici della Pittura” e delle erbe spontanee aromatiche e officinali di montagna allestita da Luciano Bugna, mentre lungo il percorso erano stati posizionati attrezzi agricoli, casette di legno con possibilità di degustazione e acquisto dei prodotti tipici preparati direttamente in malga. Il tutto è stato accom-

pagnato dalle note musicali della Banda Musicale di Castel Condino, della Böhmische Judicarien e del gruppo Antichi Valori. Nel pomeriggio, oltre alla possibilità di qualche passeggiata a cavallo sotto la guida esperta del gruppo Equitrek e alcuni giochi e attrazioni legati al lavoro nei boschi, si sono date dimostrazioni della famosa “Casarada”, l’arte di lavorazione del latte per produrre

formaggio e i suoi derivati. «Un riscontro così importante – afferma il promotore principale e presidente del nuovo comitato “La Desmalgada” Paolo Franceschetti – era impensabile alla vigilia. L’altopiano abbellito e preparato al meglio con alcune decorazioni tipiche che hanno reso ancora più accogliente la zona, è stato magnifica. Anche i gestori dei due ristoranti della zona, che hanno proposto il tipico “menù del contadino”, sono rimasti soddisfatti e hanno avuto un ottimo riscontro dall’iniziativa». Prezioso per il risultato finale il contributo di tanti volontari, così come i Vigili del fuoco di Prezzo che, con l’aiuto anche dei Carabinieri in forza alla stazione di Pieve di Bono-Prezzo, che hanno gestito il massiccio afflusso di mezzi e persone, garantendo che il tutto si svolgesse in sicurezza. Durante l’intera giornata erano attive le telecamere della Rai con la Desmalgada che ha avuto ampio spazio sul Tg3 regionale e una ribalta nazionale sul canale Rai News 24. Marco Maestri


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OTTOBRE 2016 Oltre 5.000 persone alla due-giorni del Lago di Roncone, con il gradito ospite Raspelli

“Mondo contadino” edizione da record di Marco Maestri Al tradizionale concorso bovino – organizzato dalla locale Unione allevatori trentini - che è stato uno dei momenti più seguiti della manifestazione, erano presenti 170 bovini tra cui: 100 brune, 40 frisone, 20 rosse e dieci razza Rendena. Per la Razza Frisona il titolo è andato a Bitta dell’Azienda agricola Falda di Antonello Ferrari con l’argento a Geisha e il bronzo a Selva, entrambe dell’Az. agricola Carlo Amistadi; Per la razza Bruna Alpina ha vinto Petra dell’Az. agricola Thomas Valenti davanti a Cindy dell’Az. agricola Eugenia Bazzoli Eugenia e a Neve dell’Az. agricola Carlo Amistadi; Per Razza Rendena successo di

Il tradizionale appuntamento di “Mondo Contadino”, organizzato da sei anni dal Consorzio Turistico della Valle del Chiese presieduto da Massimo Valenti, va in archivio con un’edizione da record. All’evento, andato in scena nel weekend del 24 e 25 settembre sulle rive del Lago di Roncone in due giornate meravigliose baciate dal sole, hanno Annie dell’Az. agricola Daniela Salvadori che ha preceduto Achi dell’Az. agricola Angelo Maestri; Per la Pezzata Rossa medaglia d’oro a Melinda dell’Az. agricola Nillo Pelanda davanti a Fiore dell’Az. agricola Alberto Valenti. La giornata di sabato ha visto protagoniste anche le casette di Mondo Contadino che hanno messo in mostra il meglio della produzione tipica

ed artigianale locale. Moltissimo interesse nella giornata di domenica c’è stato per il confronto sulla Spressa Doc con il dibattito moderato da Giuliano Beltrami, e con protagonisti il noto conduttore televisivo Edoardo Raspelli e Giampaolo Gaiarin (delegato Onaf del Trentino Alto Adige) che hanno parlato di questo gioiello locale e dei “formai da mont”. Grande interesse per la “Caserada”

partecipato in moltissimi, circa 5.000 persone in totale. Non solo i residenti nei vari della Valle del Chiese ma anche gli ultimi turisti estivi presenti in Valle e molti appassionati si sono recati a Roncone per prendere parte alla manifestazione che per due giorni ha messo in mostra le peculiarità della ruralità e delle produzioni di montagna della Valle del Chiese. e tanti bambini alla fattoria didattica ed in groppa ai cavalli. Ma il momento clou della giornata di domenica è stato sicuramente lo “Show cooking” di Alfio Ghezzi di Locanda Margone, presentato appunto da Edoardo Raspelli. Grande soddisfazione dunque per il record di visitatori nella due giorni dedicata al mondo rurale della Valle del Chiese che ha rinforzato

ulteriormente la consapevolezza rispetto all’importanza dei prodotti locali a km zero e alla possibilità della loro valorizzazione. Tra le iniziative di contorno va segnalata l’uscita con E-bike (pedalata assistita) promossa dal Comune di Valdaone e dall’ASD Mountain Live fino a Malga Stabolone, un balcone panoramico mozzafiato che si affaccia sulla bella e suggestiva Valle di Daone.

Un momento della Fattoria didattica

Si archivia così un’importante manifestazione proposta in Valle del Chiese che si aggiunge ai successi estivi de “La Desmalgada” di Boniprati, dei ritiri calcistici di squadre professionistiche (tra cui le giovanili del Bayern Monaco) e dell’ultima tappa del rally storico Adac Trentino Classic grazie a cui, nelle settimane scorse, sono transitate sulle strade della Valle del Chiese ben 115 auto d’epoca di circa 30 case costruttrici diverse. Un’ottima vetrina ed una nuova importante azione di promozione per la Valle del Chiese che si prepara così ad ospitare i rinomati mercatini di Natale.

Un momento della mostra bovina

Molta Germania in Valle del Chiese e Giudicarie

La Valle del Chiese ha ospitato assieme alle Giudicarie Centrali l’ultima tappa del rally storico Adac Trentino Classic. Ben 115 auto d’epoca di circa 30 case costruttrici diverse hanno portato eleganza e charme d’altri tempi sull’asse Baitoni Quartinago-. E gli equipaggi hanno potuto scoprire con piacere le eccellenze turistiche di questo piccolo ambito turistico posto tra il Lago d’Idro e le Dolomiti di Brenta. E’ stata, insomma, un’occasione ideale per portare nuovamente in Germania l’immagine turistica della Valle del Chiese che - grazie al lavoro sinergico tra assessorato al Turismo, Trentino Marketing e Consorzio Turistico – in poche settimane ha ospitato due tra le top realtà tedesche, con importanti ritorni sul piano promozionale. Così come in l’Italia è avvenuto

con il ritiro di Hellas Verona e Ac Pisa. E altri progetti sono nel cassetto.

I Mercatini di Natale delle Dolomiti in Trentino di Cimego e Tione, con tutte le proposte turistiche del

Chiese e delle Giudicarie, si sono così trasformati nei protagonisti dell’ultima tappa del 13/o Adac

Un passaggio della carovana dell’Adac in valle del Chiese

Trentino Classic. E per l’occasione i due Consorzi turistici hanno operato in stretta collaborazione e sinergia per promuovere concretamente le rispettive proposte di vacanza attraverso gli strumenti di comunicazione dell’Adac, ovvero l’ACI tedesco, che raggiungono 19 milioni di soci in tutta la Germania. Dopo le soste a Baitoni e Quartinago-Cimego, il rally storico ha fatto tappa a Borgo Lares, al ristorante la Contea dove i driver hanno potuto assaggiare le delizie locali: dalla carne biologica al formaggio Spressa super invecchiato. E nuovamente sono arrivati i complimenti di Horst Lichter, per la soddisfazione dei presidenti dei consorzi turistici delle Giudicarie centrali Daniele Bertolini e della Valle del Chiese Massimo Valenti. (d.d.)


Il Progetto

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Il 9 ottobre torna il secondo Festival della polenta di Storo

Polenter del Chiese pronti a sďŹ darsi all’ultima.. trisa


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Attualità

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Significativo l’impegno per una sinergia tra le reti di riserva: tutela ambientale e ecosostenibilità gli obiettivi principali

Le reti di Riserva dell’Alto e Basso Sarca con l’aiuto del Bim del Sarca progettano il turismo sostenibile

Le varie Reti di riserve presenti sul territorio provinciale hanno dunque ritenuto che fosse importante dotarsi di una certificazione di tipo europeo: essa dà garanzie di affidabilità e di sicurezza, oltre che di visibilità a livello internazionale e dunque può costituire un ulteriore elemento di qualificazione per le riserve. L’idea è quella di lavorare in sinergia, dunque le riserve sono d’accordo per richiedere congiuntamente una Carta europea per il turismo sostenibile, che si sostanzia in una serie di comportamenti e progetti virtuosi, di buone pratiche ambientali, di tutela e di programmazione da mettere nero su bianco e poi da applicare nella concreta realtà gestionale dei territori. “Le varie Reti – spiega Gianfranco Pederzolli, presidente del Bim del Sarca – si sono trovate d’accordo nell’intento di valorizzare questo prodotto, perché ambiente e turismo rappresentano attrattive a livello internazionale e dunque era giusto agire a livello trentino per ottenere un riconoscimento uniforme e di prestigio: per questo abbiamo incaricato la Federparchi di organizzare riunioni e momenti di ascolto degli operatori”. Occorre però farlo in tempi brevi: le riunioni – alle quali partecipano cittadini, associazioni, istituzioni - sono iniziate a Tione il 26 settembre e poi proseguiranno ad Arco, a Pinzolo a Sarche e Ponte Arche; durante le serate si raccolgono le istanze, le proposte, le idee per migliorare e valorizzare l’ambiente in ottica di turismo sostenibile. La Carta europea del turismo sostenibile è infatti uno strumento di certificazione metodologica a livello eu-

E’ ufficialmente partito il tavolo di lavoro che porterà alla redazione di una Carta europea per il turismo sostenibile, mettendo in sinergia tutte le reti di riserva del trentino. L’obiettivo è quello di rafforzare l’offerta turistica ecosostenibile puntando su fattori qualificanti come ambiente e territorio. La prima riunione del tavolo si è tenuta a Tione il 26 settembre, grazie all’azione di promozione e sostegno del Bim del Sarca

che da subito ha creduto nelle potenzialità di questo progetto; non a caso proprio l’ente guidato da Gianfranco Pederzolli ha proposto, condiviso e attivato l’importante iniziativa della Rete di riserve del Parco fluviale del Sarca, un progetto ambientale ambizioso e di alto profilo che vuole valorizzare il territorio seguendo il percorso del fiume che collega il ghiacciaio dell’Adamello al Garda.

Un’immagine pittoresca del Sarca

ropeo che punta a conservare l’ambiente in ottica sostenibile, attraverso iniziative, progetti finalizzati alla tutela ambientale e alla sua migliore conoscenza da parte delle associazioni e dei cittadini. Ad esempio – idee uscite nella prima riunione - pensiamo a giovani che vogliono coltivare prodotti particolari, magari andati fuori produzione; oppure, azioni di recupero di terreni incolti, da destinare a nuove coltivazioni: per farlo occorre creare un link

fra i produttori e gli albergatori mettendo il territorio al centro del progetto perchè diventi il vero e proprio elemento qualificante della produzione.

“L’obiettivo – spiega Pederzolli - è quello di creare alleanze tra pubblico e privato, sviluppare sinergie, perché è indubbio che la crescita arrivi dall’inizia-

tiva privata ma il ruolo del pubblico è favorire questa iniziativa mettendo a disposizioni reti e strumenti. Nel concreto le due Reti di Riserva Alto e Basso Sarca,

che costituiranno in futuro il Parco della Sarca, si propongono di sviluppare opportunità legate al trekking, al cicloturismo, all’E-bike, alla biodiversità con gli obiettivi di protezione dei paesaggi e di supportare la conservazione ambientale”. Idee già sul tavolo? Oggi è di moda l’outdoor, e in quest’ottica di parla della valorizzazione del Sentiero di San Vili: questo tracciato unisce Trento a Madonna di Campiglio e si snoda per quasi 100 km lungo percorsi alternativi a piedi come sentieri antichi e ciclopedonali esso ha anche importanti significati storici: poiché ricalca l’antica via romana che la tradizione vuole percorsa nel 400 d.C. da Vigilio, il Vescovo Patrono di Trento, e dalle sue spoglie, dopo il martirio in Rendena. “Su quei quasi 100 km – spiega Pederzolli – si possono ammirare bellezze naturalistiche importanti; per valorizzarlo appieno occorre però anche dotarlo di servizi, di una completa offerta di b&b, di strumenti di informazione, di ostelli per giovani, di punti di ristoro. L’impegno del Bim – come peraltro in altri ambiti, vedi l’iniziativa Pedala Trentino - è mettere in rete operatori e istituzioni, e sostenere le loro iniziative. Tante iniziative che vanno in un’unica direzione, il Bim le fa perchè crede in un discorso di tipo ambientale.


Memoria

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Cronaca di una fase storica

Le operazioni militari italiane in Giudicarie (Parte II) Da qui partiva poi una continua linea difensiva sulle creste a settentrione della Val di Concei, adibite ad osservatori e a postazioni di artiglieria, dalle quali gli imperiali potevano tenere sotto controllo i movimenti nemici in Val di Ledro.

N

di Aldo Gottardi

ell’estate del 1915 gli austro-ungarici avevano creato a sud delle Giudicarie una linea di difesa continua e pesantemente presidiata che, partendo dal Carè Alto, si snodava sui rilievi orientali della Val di Fumo e Val di

Daone arrivando al caposaldo del Dosso dei Morti. Da qui scendeva a toccare il forte Corno e i forti dello sbarramento di Lardaro, per poi risalire al forte Carriola e più su all’altro caposaldo del Cadria.

Alla linea principale austriaca della Val del Chiese si aggiungevano due presìdi avanzati: uno sul monte Melino all’imbocco della Val di Daone e, dall’altra parte della valle, sul monte Palone. Le truppe italiane, dopo la prima avanzata a sud della valle e l’occupazione dei primi paesi, ai primi di giugno arrivarono fino al ponte di Cimego, distrutto nella ritirata dagli austro-ungarici. Ma la zona, esattamente sotto il Melino e il Palone, era troppo vulnerabile e indifendibile fino a quando non si fossero neutralizzati i due avamposti nemici. Per questo iniziarono ad arrivare rinforzi di reparti alpini, per dare man forte ai bersaglieri che per primi avevano varcato il confine nemico e nuovi pezzi di artiglieria. Si prepararono intanto le strade della bassa Valle del Chiese allargandole, sistemando il manto stradale e puntellando i ponti per il previsto arrivo degli enormi obici da 280 e 305 mm. Nel frattempo dal Comando di Storo iniziarono a partire pattuglie in esplorazione delle linee nemiche spesso a costo di pesanti perdite. Ma il loro lavoro sarà essenziale per la preparazione di più ar-

Costruzione di una trincea a Condino

dite e decisive operazioni: il 20 ottobre 1915 si riuscirà ad espugnare, grazie anche alle informazioni del disertore cecoslovacco Rudolph Dolèzen (che portò con sé le mappe delle difese e degli schieramenti austriaci) il monte Palone e tutte le sue fortificazioni facendo ricco bottino. Il giorno dopo, in seguito ad un aspro combattimento, si conquistò anche il monte Melino ed entrambi gli avamposti furono riadattati, girando fuciliere e feritoie verso nord. Da questo momento le linee italiane sul fondovalle poterono finalmente irrobustirsi, specialmente sulla linea avanzata di fondovalle: furono create a più livelli trincee corazzate (una delle quali fu rinvenuta l’estate del 2015 a Cimego da parte del Gruppo Culturale Quatar Sorele), sbarramenti stradali e il grande trincerone a nord di Cimego, realizzato con la spalla in metallo del ponte fatto saltare dagli imperiali. Iniziò così anche in Valle del Chiese, dopo i primi mesi di combattimenti, un lungo periodo di guerra “immobile” di presìdi fissi, missioni esplorative e massicci bombardamenti. Questi ultimi, spesso, aventi come obiettivo i paesi abbandonati della Valle del Chiese. I cannoni e gli aerei austro-ungarici avevano fin da subito dato un sinistro benvenuto agli avversari

italiani, specialmente le batterie di obici da 100 mm del forte Carriola e dell’avamposto corazzato del Lager Peschiera, ma a partire dall’autunno 1915, quando le artiglierie pesanti del Regio Esercito arrivarono a Storo e furono posizionate, anche gli italiani iniziarono a rispondere. Spaventosi a vedersi per la mole e la capacità distruttiva gli obici da 280 e da 305 mm sistemati in postazioni mimetizzate alla periferia del paese. Il cappellano militare a Storo Don Primo Discacciati così li descrive in azione nel suo “Mio Diario di Guerra”: “5 dicembre 1915, Domenica mattina. Dico Messa in mezzo ai miei ammalati, poi al galoppo verso la batteria. Per oggi mi devo accontentare così: un altro giorno troverò modo di recarmi all’Osservatorio. Sparano i 149, è un concerto in regola abbastanza impressionante; ogni tratto alzo gli occhi a scrutare il cielo, si teme l’arrivo di qualche aeroplano per riconoscere le batterie. Alle 9 incominciano i 280. Io sono a meno di 180 m., vedo la fiamma, il colpo secco, il fruscio del proiettile (carica massima 370).Dopo 62 secondi si ode l’esplosione sul forte Porro (Carriola) a m.8350 circa. A occhio nudo ieri sera si vedeva anche la fiammata provocata dall’esplosione.” I bombardamenti continueranno ininterrotti fino alla fine del conflitto. (continua nel prossimo numero...)


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Centenario Grande Guerra

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L’elenco, dolorosamente, spazia da Verdun ai Balcani, dalle Alpi alla Galizia con un’infinità di perdite umane. «1 ottobre 1916. Fronte dei Balcani: i Romeni risospinti nei loro confini. Dopo aver occupato nei giorni antecedenti la città di Hermannstadt (odierna Sibiu) nella regione della Transilvania, l’armata di Falkenhayn arriva a Petrosani, ricacciando così i Romeni oltre la loro frontiera. - 9 ottobre. Fronte italiano: offensiva italiana sul Pasubio. Fronte dell’altopiano di Asiago, studiata per rimediare alle posizioni perdute durante la Strafexpedition e non riconquistate nella controffensiva di luglio. Alpini avanzano sotto il cosiddetto Dente austriaco, cima di 2.206 metri, occupando la prima linea di trincee nemiche. - 10/12 ottobre. Fronte italiano: inizia l’ottava battaglia dell’Isonzo. Gli Italiani bombardano le postazioni austriache sul Carso, attaccano, guadagnano in alcuni casi qualche centinaio di metri, poi subiscono la controffensiva austriaca. - 13 ottobre. Fronte italiano: gli Italiani guadagnano poco terreno, forti perdite. Termina l’ottava battaglia dell’Isonzo. Il tempo avverso (da qualche giorno ha cominciato a nevicare) e la resistenza delle

Guerra 1914-18 mese per mese -- Ottobre 1916

Continua la strage: le battaglie dell’Isonzo e del Pasubio Da Verdun ai Balcani si accaniscono le cruente offensive tra nemici

di Mario Antolini Muson Nell’ottobre 1916 si intensifiva tregua. A chi stende ca l’attenzione dell’opinione queste quasi solo “ropubblica - anche trentina - sul fronte italo-au- manzesche” pagine di eventi bellici oggi impenstroungarico. Siamo già al 27° mese di guerra, il sabili, non resta che continuare la raccolta e la mese che, senza saperlo, segnava soltanto quasi stesura del solo elenco di battaglie e di morti, con la metà di un impensabile conflitto bellico, che un particolare riferimento ai tragici avvenimenti stava proseguendo ancora senza alcun evidente avvenuti cent’anni fa sull’Isonzo, sul Carso e sul segno di una desiderata ma impossibile definiti- Pasubio. truppe austriache ben difese hanno fatto guadagnare poco terreno agli Italiani, che comunque hanno catturato alcune centinaia di uomini. Alte le perdite, anche nella rigida difesa austriaca: il comandante Boroević chiede cospicui rinforzi. Combattimenti, senza successi da parte italiana, anche nel settore settentriona-

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Dal 1° gennaio 2016 Poste Italiane ha sospeso la distribuzione tramite Postazone, la tariffa per la spedizione di posta non indirizzata con la quale veniva recapitato, fra gli altri, anche il Giornale delle Giudicarie in tutte le utenze del nostro territorio. Si tratta di un provvedimento che ha creato non pochi problemi per una realtà come la nostra, che basa proprio sulla capillarità e sulla copertura delle Giudicarie, uno dei motivi del suo successo, che dura da 12 anni. Questo non significa certo che il Giornale delle Giudicarie abdichi dal proprio ruolo di informazione locale porta a porta. Come avrete avuto già modo di apprezzare, cambiano, invece, le modalità di spedizione, che sono state affidate ad una cooperativa locale e che avranno comunque bisogno di un po’ di tempo per essere completamente rodate. In ogni caso il Giornale delle Giudicarie continuerà ad essere distribuito in 16.500 a tutte le utenze giudicariesi. Da gennaio il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.

le del fronte dell’Isonzo, sul Rombon e sul Monte Nero, sulle montagne tra Plezzo e Tolmino. - 15 ottobre. Fronte italiano: il generale Boroević, al Comando supremo austriaco, loda i soldati italiani: «Le ultime tre battaglie hanno dimostrato che il nemico è diventato un altro dallo scorso anno: esso ha molto imparato, si è giovato di tutte le esperienze della moderna tecnica di guerra». - 19 ottobre. Fronte balcanico: sul fronte romeno inizia la seconda battaglia di Cobadin, conclusasi il 25 ottobre con una importante vittoria degli Imperi centrali che conquistano il porto di Costanza. - 20 ottobre. Fronte italiano: la neve ferma la battaglia sul Pasubio. Una tremenda bufera di neve pone fine alla battaglia sul Pasubio, iniziata il 9 ottobre e continuata nei giorni seguenti con alterne fortune (gli Italiani hanno preso l’Alpe di Cosmagnon, hanno conquistato, perso, riconquistato e di nuovo perso il Dente austriaco). Circa 4.000 le perdite per ciascuna delle parti. Continuerà a nevicare per tutto l’inverno. - 22 ottobre. Fronte dei Balcani: Tedeschi e Bulgari continuano ad avanzare in Romania. L’armata di Mackensen, che tre giorni fa ha sfondato le difese in Dobrugia, entra a Costanza, principale porto della Romania, sulla sponda occidentale del Mar Nero. Grandi quantità di grano e petrolio. - 24 ottobre. Fronte occidentale: successi francesi a Verdun. Offensiva francese a Verdun: le truppe del generale Robert Nivelle, assistente di Pétain, riconquistano il forte di Douaumont e poi, il 2 novembre, il forte di Vaux e catturano 6.000 soldati tedeschi. - 31 ottobre. Fronte orientale: l’esercito russo stremato, si arresta l’avanzata. L’avanzata russa in Galizia si è arrestata, anche per una lunga serie di scioperi che hanno coinvolto circa 200.000 operai e hanno messo in forse la capacità della Russia di intraprendere ulteriori iniziative militari. Forte il malumore tra i soldati. Stime

delle perdite russe dall’inizio del conflitto a oggi: morti e feriti 4 milioni 670.000, dispersi un milione, prigionieri 2 milioni 78.000». L’ottava battaglia dell’Isonzo è un evento della prima guerra mondiale: l’offensiva italiana iniziò tra il 10 ed e il 12 ottobre 1916 nella zona di Doberdò, a est di Monfalcone. Dopo il consueto bombardamento distruttivo, l’esercito italiano uscì dalle trincee e attaccò il nemico. A sera sul Carso, in alcuni punti gli Italiani erano riusciti ad oltrepassare le posizioni austriache di poche centinaia di metri, poi le truppe erano state costrette a fermarsi sotto il fuoco nemico. Lungo il fiume Vipacco erano stati conquistati dei tratti della prima linea nemica, senza poter andare oltre. L’11 ottobre la battaglia riprese: contemporaneamente le artiglierie italiane ed austriache iniziarono un furioso bombardamento, mentre le truppe si scontravano sul campo di battaglia. A sera gli Italiani erano riusciti a conquistare altri tratti di trincee nemiche. Il 12 gli Austriaci tentavano una serie di contrattacchi per riconquistare le posizioni perdute ma furono sempre respinti, con perdite elevate, e centinaia di Austriaci furono fatti prigionieri. Ciò fu a causa della cessazione degli scontri con lo scopo di consentire il rafforzamento sulle nuove posizioni. Dal 10 al 12 ottobre si ebbero circa 24.500 perdite tra gli Italiani, e 40.500 tra gli Austriaci. Con l’ottava battaglia dell’Isonzo, la linea del fronte era arrivata a pochi chilometri dalle difese della città di Trieste. Gli Austriaci, per restringere il fronte ed avere più truppe sulle nuove linee, arretrarono di centinaia di metri, abbandonando la zona di Gorizia e ritirandosi su una nuova linea che andava dal monte Santo verso il mare, nei pressi delle colline dell’Hermada. L’offensiva è una delle cosiddette spallate militari lanciate dal generale Cadorna per logorare gli Austroungarici. Ma il tempo avverso, la resistenza

delle truppe imperiali, gli errori tattici, la scarsità di mezzi e materiali fanno guadagnare poco terreno alle truppe italiane che poi vengono costrette a bloccarsi sulle posizioni guadagnate dalla controffensiva austriaca. Le perdite sono alte da entrambe le parti. Le azioni sul Massiccio del Pasubio. Mentre si stava concludendo la Sesta Battaglia dell’Isonzo, sul fronte dell’Altopiano di Asiago si stava preparando una nuova operazione per rimediare alle posizioni perdute durante la Strafexpedition e non riconquistate nella controffensiva di giugno. Gli obiettivi individuati dal generale della Prima Armata, Guglielmo Pecori Giraldi, erano lo sfondamento del Massiccio del Pasubio, ad ovest dell’Altopiano, e il raggiungimento della linea Monte Roite-Buse di Bisorte-Sogli Bianchi in Vallagarina. L’inizio delle operazioni venne previsto per metà settembre: l’attacco principale doveva essere condotto verso il Pasubio mentre due secondari avrebbero coinvolto la Vallarsa e le cime settentrionali della Val Posina, a sud della Tonezza del Cimone. Il tempo però era pessimo e le manovre vennero subito sospese. Le giornate seguenti servirono per ripensare alla strategia e concentrare l’attacco verso un solo obiettivo, considerato la chiave di volta di tutta la difesa austro-ungarica sul Pasubio. Questo punto venne individuato sul Dente Austriaco, una cima di 2206 metri d’altezza sulla prima linea, a poche decine di metri dalla prima linea italiana costituita da Dente Italiano. Nelle postazioni vennero così concentrati 20 pezzi di grosso calibro, 87 di medio e 108 di piccolo. L’8 ottobre il tempo migliorò e la battaglia ebbe inizio: le bocche di fuoco lanciarono una quantità di munizioni impressionante sul Dente Austriaco che, ben difeso, rispose con altrettanta violenza. Le due montagne si trasformarono, secondo le testimonianze dei soldati, “in un vero e proprio vulcano in eruzione”. Nel po-

meriggio del giorno seguente la fanteria italiana riuscì ad avanzare ad ovest conquistando l’Alpe di Cosmagnon, le torri del Sogi ed i Roccioni della Lora. A quel punto si crearono le condizioni favorevoli per un aggiramento del Dente Austriaco da occidente ma tutti i tentativi dei battaglioni Alpini Monte Berico e Aosta fallirono. Il 20 ottobre una tremenda bufera di neve pose termine a questa operazione che fece perdere ad entrambi gli schieramenti circa 4 mila uomini. Allo stesso modo l’arrivo dell’inverno bloccò anche il generale Mambretti e del Corpo Truppe dell’Altopiano, che avrebbe dovuto tentare la riconquista della Cima Portule, all’estremità settentrionale dell’Altopiano. Secondo il modo di pensare degli Occidentali nel 2016 viene da chiedersi: «Perché, allora, gli uomini continuarono a combattere?». Ferguson, nel suo “Il Grido dei Morti”, così risponde: «Le condizioni di vita al fronte erano indubbiamente spaventose. Ogni giorno mitragliatrici, cecchini, granate, baionette e tutto il resto dell’armamentario bellico mietevano morti e feriti. Oltre alla sofferenza di essere “colpiti”, gli uomini provavano paura, orrore, dolore, fatica e sconforto: le trincee erano più umide, sporche e piene di parassiti dei peggiori sobborghi metropolitani, Ciononostante si ebbe poca fraternizzazione con il nemico: la diserzione fu, tutto sommato, rara per quasi l’intero corso della guerra e gli ammutinamenti ancora meno. Per molti versi sarebbe rassicurante poter dimostrare che gli uomini combatterono perché furono costretti a farlo dalla gigantesca burocrazia di Stato sviluppatasi prima e durante il conflitto; alcuni lo furono senz’altro, ma i dati in nostro possesso dimostrano chiaramente che gli uomini costretti a combattere furono un’esigua minoranza. La disciplina militare non mirava a costringere i soldati a combattere, ma semplicemente ad incoraggiarli: per questo erano estremamente importanti i rapporti tra gli ufficiali e gli uomini della truppa». Considerazioni che ci obbligano - specie oggi e da parte soprattutto delle nuove generazioni - a serie riflessioni dati i diversi condizionamenti del terzo Millennio!


Centenario Grande Guerra - 4 ottobre. Sul monte Palone gli Italiani vi hanno trasferito la batteria che prima era a quota 1534. - 7 ottobre. Tempo splendido così che con il binocolo si distinguono le nostre posizioni sul fronte dalla Presanella al Dosso dei Morti: baracche sotto il filo di cresta, teleferiche, sentieri e piste. Altrettanto si nota nel versante nemico, ove osservo una colonna di muli avanzare verso il Bruffione (m 2147). - 8 ottobre. Viene in visita sul Nòzzolo il tenente Kargruber dei Landsturm che a suo tempo aveva contrattaccato, ma senza successo, gli Alpini italiani che avevano occupato il Dossón di Genova sui ghiacciai dell’Adamello. - 9 ottobre. Una batteria italiana spara alcuni shrapnels contro il nostro avamposto e quello del Nòzzolo Grande a cui fa seguito la solita sparatoria tra gli avamposti. / È stato ora costituito il sottosettore del Carè Alto, detto “A”, affidato al maggiore Handel e dipendente dal settore di Pinzolo. - 10 ottobre. Mi viene comunicato che la mia compagnia andrà a Tione in riserva, e vi si dovrà trovare il 15 mattina presto; esistono, purtroppo, anche qui delle spiacevoli animosità tra gli ufficiali. - 11 ottobre. Devo redigere delle scritture penose al Tribunale militare per la diserzione di un mio kaiserjäger. - 12 ottobre. È giunto l’ordine di andarcene da questo settore per raggiungere quello fortificato di Riva del Garda». Da questo momento mi mancheranno notizie relative a quanto stava accadendo cent’anni fa sul fronte austroungarico in Giudicarie per mancanza di debita documentazione a portata di mano. Vedrò il da farsi; tuttavia potrò invece continuare a riportare le notizie che il decano di Tione, don Perli, continuerà meticolosamente a lasciare scritte sul suo diario, dal quale trascrivo quello che lui ha scritto nel mese di ottobre di cent’anni fa. «16 Ottobre - Il governo ordinò

Nata nel 2009 sotto la guida di Alessio Hueller nelle Giudicarie Esteriori, in breve tempo ha saputo crescere e consolidarsi fino ad arrivare a oggi, sotto la presidenza di Fabio Parisi e il vice Stefano Zanoni, ad un totale di oltre sessanta soci tesserati. I progetti proposti ed attuati da questa giovane Associazione, dedicati sempre alla cultura del territorio e a una gestione consapevole del patrimonio naturale nel quale tutti viviamo, rendono merito all’impegno e alla passione dei soci. Nel 2015 le attività sono state ispirate dal riconoscimento delle Giudicarie Esteriori quale Riserva della Biosfera UNESCO, mentre il 2016 ha avuto come leit motiv il cambiamento climatico. Per questo durante l’agosto e settembre scorsi è stato organizzato dall’Associazione un ciclo di conferenze dedi-

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Ottobre 1916 - Ripercussioni in Trentino e in Giudicarie

Tione: la “sanguinosa” requisizione di quattro campane 1916: un anno di assestamento. Dal Nòzzolo l’addio del tenente Hecht

Nelle cronache trentine relativamente al mese di ottobre 1916 non trovo, fra i testi che ho sottomano, particolari annotazioni su quanto avvenuto in quel mese in Trentino. Mi riportano, invece, sui fronti militari giudicariesi le pagine del già citato diario del tenente Hecht dal la raccolta di denaro per vedove e orfani di guerra. / Il giorno 12 ottobre furono gettate dal campanile di Tione le quattro campane per farne cannoni! Abbiamo salvata la maggiore. Pesate diedero: la “quarta” chilogrammi 915; la “terza” chilogrammi. 667; la “seconda” chilogrammi 532; la “prima” chilogrammi 386; quella sopra la sacrestia chilogrammi 79; quella nella chiesetta di San Vigilio chilogrammi 36... al prezzo fissato dal governo in corone 4 al chilo; quindi per il complessivo importo di corone 10.472. Per rimetterle a nuovo occorreranno oltre 10.000 corone. Le nuove noi non le vedremo certo. Alla partenza delle campane la popolazione provò una ferita sanguinosa al cuore. / I papaveri non han fatto buona prova perché seminati troppo tardi e mal coltivati in generale. Dove furono rincurati riuscirono ottimamente. Il governo li requisisce per ritirarne l’olio. / Da un mese ci arrivano farine di orzo e di segala (anche lo zucchero è scarsissimo) ma in misura ridotta ai 200 grammi appena. I 300 grammi ci furono accordati per sole 3 settimane. Riguardo al caffè adesso lo si vuole requisire a corone 6,40.

Monte Nòzzolo, sul fronte austroungarico in Valle del Chiese, il quale il annota: «2 ottobre 1916. Stamane gli Italiani lavorano protetti da mascheramenti; spariamo facendo sospendere loro i lavori. Due ufficiali d’un battaglione ungherese sono disertati alle Porte di Danerba.

Grande guerra in quota

Quindi con una perdita da parte nostra di almeno 5 corone per quintale. Donde questo sproposito di gravissime e disastrose conseguenze per certi negozi? / L’”Eco del Liberale” - giornale di Gorizia -, passato ora come profugo a Vienna, pubblicò un’appendice intitolata “Caddero gli idoli” che merita di essere letta. La guerra fece, cioè, cadere gli idoli ammirati e adorati dal secolo nostro: la libertà, il piacere, la dea scienza. Il vitello d’oro, però, è ancora sul suo altare; vi resterà? «17 Ottobre - Quest’anno col brascato andò malissimo per la mancata coltura regolare. È tutto incamerato dal governo. Qualche ettolitro, però, scappa di qua e di là a 120-140 corone

com’è, ed in generale è molto scadente. Negli anni di pace ne arrivavano in questa vallata, oltre la Scaletta, almeno 10.000 ettolitri all’anno (e quest’anno nemmeno 200) che poi venivano moltiplicati fuor di misura con acqua e zucchero per abbeverare il gran pubblico e parare la sete agli adoratori di Bacco: uomini e donne si erano abbandonati al vino e all’acquavite; le feste erano i giorni consacrati alle bettole e alle orge; adesso siccità generale. Così sta bene, e Dio voglia farla continuare per sempre. Senza farine non si può vivere, ma senza vino si vive e si sta meglio nel corpo e nell’anima. «26 Ottobre – Terminò, sul fronte italiano, anche l’ottava

offensiva italiana. / Alle Somme, in Francia, continuano le stragi. / La Rumenia s’avvicina alla sua agonia. / Nella popolazione locale e valligiana serpeggia il malcontento, la rabbia, il nervosismo perché le famiglie sono tutte miseramente provvedute ex propriis (da se stesse), e poco possono sperare d’altronde; e più ancora per le aumentate severità nel controllo dei mulini e delle farine. Il potere militare requisì quanto ha potuto». Sulla situazione ambientale di questo periodo di “transito” nel pieno della guerra in corso - ossia il 1916 - vi è una pagina del Mognaschi (In “Due paesi e una storia” / 1985) - che va letta e confrontata alla luce delle testimonianze del Perli: «1916: un anno di assestamento. L’esistenza di un clima relativamente disteso nelle Giudicarie è stato anche merito dei Capitani distrettuali austroungarici che si sono succeduti a Tione considerati fior di galantuomini anche a giudizio, non sospetto, del Marchetti. I Capitani conte Lodovico d’Arsio ed il dott. Felice Gabòs precedettero nella carica il dott. Carlo Ebner che la assunse nel 1916 mantenendola sino al termine della guer-

ra e che si dimostrò funzionario imparziale mai infierendo sulla popolazione. L’Ebner, nella interpretazione ed applicazione delle disposizioni superiori, si dimostrò sempre umano e comprensivo. Valga il caso dell’uso della lingua tedesca, sia verbalmente che per iscritto, nei rapporti dei civili con il Capitanato. Ebner mitigò la norma con la precisazione che doveva essere osservata “in quanto possibile” mentre i suoi colleghi di Cles e di Mezzolombardo la imposero come tassativa; questi stessi, inoltre, per diverso tempo maltrattarono i cittadini imponendo, sia pure non molto legalmente, il sistema degli ostaggi su cui infierire in caso di danneggiamenti di impianti militari o di presunte connivenze con il nemico (gli Italiani!), rimettendo anche in onore il sistema del bastone per correggere i portatori di idee non ortodosse. Nulla di tutto questo in Giudicarie». Situazioni che apparentemente restano a margine delle cruente carneficine su tutti i fronti, ma che pure fanno parte di un “centenario” che comprende una gamma infinita di situazioni e di condizionamenti fra loro anche del tutto diversi, ma tutti ugualmente sostanziali di un evento che nell’esplicarsi e nelle sue conseguenze dovette tener conto anche di quanto momentaneamente poteva essere considerato quasi secondario. Mario Antolini Musón

Associazione Giovane Judicaria 2016: un’ottima annata!

U

na associazione giovane per i giovani e soprattutto per il territorio: questa è l’Associazione Giovane Judicaria, vivace e prolifico gruppo che si occupa di promuovere cate a questo importante ed attuale tema, con particolare riferimento alle zone montane. Con “Sulle tracce del cambiamento climatico”, l’Associazione Giovane Judicaria in quattro diverse serate ha analizzato a 360 gradi un problema che sta diventando via via più evidente e i cui effetti secon-

dari stanno iniziando ormai a manifestarsi. Per ognuno di questi incontri, ospitati presso il teatro parrocchiale Don Bosco di Ponte Arche dal 10 agosto al 2 settembre, sono stati chiamati per l’occasione studiosi ed esperti di settori che andavano dalla glaciologia alla biologia, dalla storia all’agricoltura

la conoscenza del proprio territorio sotto ogni aspetto e di valorizzarne le tipicità attraverso proposte di grande spessore e il coinvolgimento attivo. che hanno esposto secondo i loro ambiti di ricerca gli aspetti più evidenti del cambiamento climatico in atto. A conclusione di questa kermesse, l’Associazione Giovane Judicaria ha organizzato due diverse escursioni guidate al fine di “tastare con mano” quanto appreso durante i convegni:

il 10-11 settembre lungo il ghiacciaio dell’Adamello accompagnati da guide alpine e il 25 settembre lungo la Marocchera di Dro. Una Associazione veramente dinamica, vitale e che fa della propria passione per il territorio la propria forza e grazie alla quale vedono la luce altri interessanti pro-

getti: “Benvenuti nella nostra valle”, attività innovativa di accoglienza turistica negli hotel di zona e “Officina Comano”, un momento di tavola rotonda dedicato ai giovani per la discussione di problematiche inerenti alla vita di valle, economia, cultura e turismo. Per saperne di più e per essere costantemente informati sulle attività dell’Associazione, è online il sito http://giovanejudicaria.altervista.org/ Aldo Gottardi


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Attualità

Un’estate in musica con la Famiglia Rigotti

info@bimsarca.tn.it - www.bimsarca.tn.it


Società

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45° Premio di Solidarietà alpina a Pinzolo

«Dopo il terremoto eravamo tutti distrutti, ma ci siamo rialzati..» Emozionante consegna della Targa d’Argento a Pasang Lhamu Sherpa Akita in nome della Solidarietà Alpina Lo scorso anno, in mezzo alla catastrofe del terremoto, Pasang Lhamu, umile, modesta e generosa si è prodigata anima e corpo, dimenticando sé stessa, con spirito di solidarietà e di sacrificio straordinari, a soccorrere tante persone in difficoltà e organizzare iniziative di notevole spessore umanitario per alleviare le sofferenze della sua gente. Insieme a lei, a Pinzolo, Piergiorgio Rosati, il pilota del Nucleo elicotteri della Provincia autonoma di Trento al quale è stato assegnato un riconoscimento del Comitato per l’impegno generoso nel soccorrere la gente del Nepal all’indomani del terrificante sisma che sconvolse quella terra il 25 aprile e il 12 maggio del 2015.

La Targa d’Argento del Premio internazionale della Solidarietà alpina, giunto alla 45esima edizione, è stata assegnata ad una giovane nepalese, prima guida alpina donna di etnia sherpa, il popolo montanaro colpito lo scorso anno da un immane e tragico terremoto. Pasang La giovane nepalese ha al suo attivo scalate sull’Everest, sul K 2, sulle montagne dell’America e dell’Europa. Il giorno del terremoto si trovava ai piedi dell’Everest e appena possibile si è prodigata per soccorrere e aiutare il suo popolo. Pasang e Piergiorgio Rosati hanno incontrato gli alunni dell’Istituto Comprensivo Val Rendena e la popolazione locale condividendo le loro coraggiose esperienze di aiuto verso gli altri con lo spirito del Premio di Solidarietà alpina nato nel paese di Pin-

Pasang Lhamu Sherpa Akita e il Comitato del Premio Solidarietà Alpina

zolo dove nel 1952 è nata la prima stazione italiana del soccorso alpino. “Il Premio – ha affermato il

Banca Valsabbina, cambio al vertice Ezio Soardi rassegna le dimissioni, il Consiglio nomina presidente Renato Barbieri Nella seduta del Consiglio di Amministrazione del 21 settembre 2016, il cav. Ezio Soardi, dopo 55 anni di onorato servizio in vari incarichi, ha rassegnato le dimissioni da Presidente della Banca Valsabbina, che guidava dal 2010 quando era subentrato al Prof. Caggioli. Il cav. Soardi ha così motivato le sue dimissioni nella lettera semestrale al Socio che verrà a breve distribuita: “La sensibilità personale, l’attaccamento alla Banca e i segnali di un fisiologico cedimento delle energie, normale per l’avanzare degli anni, mi dicono che questo, ora è il mio tempo; imito quindi l’indimenticabile saggezza del Professor Caggioli e rassegno le mie dimissioni al Consiglio di Amministrazione che ringrazio infinitamente per la fiducia riposta in me”. Il Consiglio di Amministrazione nel ringraziare il cav. Soardi dell’impegno e della dedizione dimostrata negli anni, ha deciso di conferirgli il titolo onorifico di Presidente Onorario. Nella stessa seduta, il Consiglio ha nominato il rag. Renato Barbieri, già Vice

Lhamu Sherpa Akita il suo nome, così forte e così coraggiosa da mettersi al completo servizio del suo popolo nel momento del bisogno, così determinata e con la montagna nell’anima da sfidare le consuetudini del suo Paese, imparare a scalare e diventare una guida alpina.

Il nuovo Presidente Renato Barbieri

Direttore Generale della Banca Valsabbina dal 2003 e Direttore Generale dell’Istituto dal 2013, come nuovo Presidente. In un’ottica di continuità con il lavoro svolto in questi anni, il Consiglio ha nominato il sig. Tonino Fornari, già Vice Direttore Generale dell’Istituto, come nuovo Direttore Generale ed il rag. Marco Bonetti, già Direttore Area Mercato, come Vice Direttore Generale.

presidente Angiolino Binelli – vuole dare voce e volto alle donne e agli uomini di montagna che in

silenzio, senza clamore, mettono a rischio la loro vita per salvare quella degli altri”.

“È per me una grande gioia e un grande onore ricevere questo riconoscimento”, ha detto la Sherpa nepalese ricordando poi il suo legame con la montagna. “Essendo una donna – ha spiegato – quando ho iniziato ad arrampicare non è stato facile. Alle volte ho pensato di smettere, ma quello era il mio sogno e non ho mai smesso di pensarlo”. Il sindaco di Pinzolo Michele Cereghini ha preso lo spunto dalle parole di un volontario impegnato ad Amatrice e dall’affermazione di Angiolino Binelli “salvare una vita umana dà una gioia immensa” per evidenziare il valore del volontariato fatto di “persone qualunque che si spendono per gli altri”. “


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Associazioni

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Laboratorio del vivere in montagna: pensare il futuro delle nostre comunità L’evento dell’8-10 settembre ha messo in luce le potenzialità positive delle Giudicarie Vi sono tanti modi per raccontare un evento culturale: mettere in evidenza i numeri di partecipazione, spesso incrementati rispetto al reale perché i numeri fanno sempre effetto, cercare qualche filo di polemica per rendere l’articolo più accattivante o “esaltare” qualche intervento per farsi belli verso i protagonisti; in ogni caso sempre esagerando un po’ rispetto a quello che è accaduto. Per evitare questo pericolo, ammesso che sia possibile, abbiamo chiesto un contributo ai giovani che hanno promosso il “Laboratorio del vivere in montagna” e che per la prima volta si sono cimentati in un’iniziativa pubblica impegnativa confrontandosi con il difficile rapporto fra il desiderio di proporre qualcosa di interessante e la complessità nell’organizzare un evento culturale. Ecco quello che ci hanno detto: “Il fine settimana dall’8 al 10 settembre 2016, è stato rilevante per alcuni giovani che hanno organizzato interamente il Laboratorio del vivere in montagna. Chiamarlo Laboratorio cioè luogo di lavoro e non festival ovvero momento di festa non è stata una scelta casuale, ma è nata dalla necessità di trasmettere ai Giudicariesi, la consapevolezza dell’importanza di una buona conoscenza del loro territorio e di ciò che esso può ancora offrire alla Comunità”. La serata introduttiva che ha

Un momento del Laboratorio della Montagna

visto la presenza del Presidente della Provincia Ugo Rossi, dell’Europarlamentare Herbert Dorfmann, del consigliere provinciale Mario Tonina e del responsabile Euregio della PAT Giuseppe Zorzi, al contrario di quanto molti pensavano, non è stata una campagna politica dove venivano solo elogiati il Trentino o le Istituzioni in carica, ma è stato un momento in cui si sono evidenziati i punti di forza e non, sia a livello Provinciale che Europeo relativamente alla vita in montagna e per esprimere parole di fiducia e di incoraggiamento ai giovani delle Valli Giudicarie. La partecipazione e l’interessamento hanno fatto nascere l’idea di rendere permanente il Laboratorio con iniziative durante tutto l’anno. Il Presidente della Provincia Ugo Rossi e l’Europarlamentare Herbert Dorfmann hanno accettato di ritornare. Infatti saranno presenti entro fine anno per un confronto domanda-risposta su temi legati al Vivere in Montagna.

Il secondo incontro, svoltosi a Saone presso la Cooperativa Ascoop ed organizzato dalla Federazione Trentina della Cooperazione, ha messo in luce grazie alle testimonianze dei due relatori: Oscar Kiesswetter, che ha illustrato la situazione in provincia di Bolzano e Giovanni Teneggi, che ha mostrato le realtà esistenti nella sua Regione, l’Emilia Romagna, come vi siano nuovi modi di intendere la cooperazione orientandola allo sviluppo delle comunità. Infatti queste cooperative sono definite cooperative di comunità e sono particolarmente effi-

caci nei piccoli comuni che rischiano di perdere tutti i servizi collettivi. Le esperienze portate dai relatori hanno dimostrato che queste realtà di cooperazione sono avverabili e non sono solo parole o auspici. Sabato 10 settembre c’è stato il momento clou del Laboratorio. Al mattino vi è stata la presentazione di studi sul diverso sviluppo della pianura e della montagna nel corso

degli ultimi decenni. L’incontro era aperto ad un numero limitato di persone e, contro ogni aspettativa, ha visto una numerosa presenza dei giovani, che hanno dimostrato il loro interesse sull’argomento e non hanno perso l’occasione per discutere sul futuro delle nostre valli. Il Workshop pomeridiano ha visto invece la partecipazione di sei giovani imprenditori delle Giudicarie, cinque dell’Arco Alpino, tutti under 35 anni con una grande creatività e voglia di lavorare. Questo appuntamento ha rappresentato l’anima dell’evento, che non voleva limitarsi a

un luogo di dibattito, ma anche essere esposizione di fatti concreti. Infatti il pubblico ha avuto la possibilità di parlare e confrontarsi con tutti gli standisti, i quali erano a disposizione per rispondere alle loro domande e dare i propri consigli. La presentazione dello studio sull’imprenditorialità giovanile in Giudicarie ha confermato quanto dimostrato durante questi 3 giorni, ovvero che le Giudicarie sono un luogo che può ancora offrire molto ai giovani. Sono più di 50 le esperienze di giovani che hanno attivato un’iniziativa imprenditoriale molte volte senza aiuto pubblico, a dimostrazione che è vero che molti giovani se ne vanno, ma è altrettanto vero che vi è chi rimane interessato a spendere la propria vita nei luoghi di residenza. Molte delle persone coinvolte in questa prima edizione sono stati giovani Giudicariesi; rappresentano una parte di tanti ragazzi che tra queste Valli vorrebbero lavorare e vivere. “Un ringraziamento – spiega il comitato promotore – va alle realtà che hanno creduto in noi fin dall’inizio: il BIM del Sarca, la Comunità di Valle, la Federazione Trentina della Cooperazione, la Presidenza della Giunta Provinciale e la Trentino School of Management e a tutte le persone che hanno accettato di mettersi un po’ in gioco nel pensare al futuro delle nostre comunità.”

JobYoung, supporti allo sviluppo della professione 1. Presupposti: Lo sviluppo della professionalità in vista di una collocazione nel mercato del lavoro, rappresenta una preoccupazione per ogni giovane, indipendentemente dal suo percorso formativo. In un decennio (indicativamente dai 20 ai 30 anni) una persona effettua scelte che condizioneranno tutto il resto della sua esistenza. In particolare deve decidere: - lo spazio professionale in cui intende impegnarsi - il percorso formativo per acquisire competenze necessarie alla realizzazione del suo “sogno” - la collocazione nel mercato locale ovvero altrove 2. Obiettivo: Job Young si inserisce in questo conte-

sto offrendo supporti ai giovani giudicariesi nello sviluppo della professionalità e nell’individuazione di uno spazio professionale attraverso l’attivazione di servizi ai quali ogni giovane può accedere gratuitamente sulla base delle proprie esigenze. 3. Attività: In particolare saranno attivati i seguenti supporti: - indicazione di percorsi formativi post diploma e post laurea ed accompagnamento per quanto riguarda l’individuazione della sede, gli aspetti logistici ed eventuali finanziamenti - accoglienza in un centro di coworking a Tione di Trento di giovani operatori autonomi che cercano una sistemazione logistica a basso

costo, in uno spazio condiviso con altri (disponibili 6 postazioni) - consulenza per favorire un passaggio sereno nella conduzione dell’azienda di famiglia dai genitori ai figli - collaborazione nella costruzione di una idea imprenditoriale con particolare attenzione a: a) declinazione della business idea b) predisposizione del business plan, c) costituzione dell’azienda d) ricerca di mercato e) predisposizione di eventuali domande di contributo - aiuto nella ricerca di lavoro da parte di giovani e collaborazione nella ricerca di giovani operatori da parte delle imprese - percorsi formativi su tematiche specifiche per le quali vi è richiesta da parte del mondo giovanile locale

4. Chi fa questo: Il progetto è coordinato da Tiziano Salvaterra e vede la collaborazione di professionisti giudicariesi, alcuni dei quali operano fuori dalle Giudicarie, interessati a dare il loro contributo 5. Quanto costa: come già ricordato i servizi sono svolti gratuitamente ad eccezione del coworking, che prevedere tariffe agevolate, e di quelli che hanno un contributo pubblico o altre forme di finanziamento. 6. A chi rivolgersi Associazione di Promozione Sociale PIAZZA VIVA Via Nazario Sauro 1, Tione di Trento, Tel. 0465 326370, www.piazzaviva.it, info@piazzaviva.it


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Opinioni a confronto

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BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

I miei amici del Bar sono in allarme. Hanno avuto il sentore che ritorni d’attualità la battaglia dei soliti perbenisti, vegani, ambientalisti, ecologisti, rosso-verdi che intendono chiudere con la carne per impedire l’uccisione di animali a scopo alimentare. Basta bistecche, basta spezzatino, basta salumi, basta mattanze, basta caccia, e, soprattutto, basta polenta e “osei”. La cosa va avanti da alcuni anni, per fortuna senza grande successo, la maggioranza degli Italiani fanno onore

All’interno di un partito, l’un contro l’altro armati

Se ora si vieta pure la “polenta e osei”…

al buon gusto patrio e non aderiscono. Adesso, però, l’attacco sembra essere contro uno dei piatti più tradizionali di tutta l’alta Italia e del Trentino in particolare: lo spiedo di uccelli con polenta. Sotto la spinta dell’Europa si è ripescata una norma, che già esisteva, ma sulla quale, all’italiana, si chiudeva un occhio, che proibisce di cucinare “polenta e osei” nei ristoranti se non con la presenza del cacciatore che abbia fornito l’uccellagione da spennare. Roba da matti. I miei sodali sono in-

dignati. E non tutti sono sfegatati cacciatori. Ma quando si esagera si esagera. In effetti mi trovo perfettamente d’accordo

con loro. Mario Rigoni Stern, grande scrittore della montagna, spiegava: “L’uomo da quando esiste ha imparato due

cose: a far l’amore e a cacciare. La caccia non è uno sport è una passione.” Io spero che i ristoratori, per aggirare il divieto, non assumano falsi cacciatori, per regolamentare la cosa. Di testimoni falsi ce ne sono anche troppi in giro, e invece cerchino di continuare di garantirci una “polenta e osei”, nostrana, saporosa, deliziosa, come per secoli hanno fatto le nostre nonne. Capisco che l’intenzione sia quella di combattere il bracconaggio ed il commercio di frodo e magari l’im-

portazione dalla Cina di uccellagione passata (e pagata!) per nostrana, ma per salvare la “polenta e osei” sono pronto anch’io alla guerra: non si può, non si deve arrendersi e rinunciare al nostro piatto storico senza combattere. Forse, se invitassimo a cena, uno alla volta, politici, funzionari, burocrati europei e ministeriali per gustare “polenta e osei”, cambierebbero idea e si rimangerebbero il divieto. Ne sono sicuro. Adelino Amistadi

Olimpiadi 2024, perché rinunciare? Caro Adelino, ho seguito tutto il casino che i “grillini” hanno combinato e stanno combinando a Roma. La Sindaca Raggi che sembra impacciata e non sa più che fare, da due mesi cerca di mettere insieme una Giunta Comunale credibile, ma non trova nessuno disposto a collaborare. Quei pochi personaggi sinora nominati, hanno dato le dimissioni ancor prima di essere insediati. Più una farsa che una commedia. Ma tutto sommato sono affari loro, i romani li hanno votati ed ora se li tengano. Quel che invece non capisco è la loro ormai dichiarata rinuncia alle Olimpiadi del 2024, una grande occasione per

Virginia Raggi

Roma e per l’Italia sprecata dalla supponenza di Grillo e compagni. Non capisco tanta contrarietà. Tu che ne pensi? Fabrizio

Sono anch’io rimasto basito da quanto sta succedendo a Roma. L’amministrazione di una grande metropoli è una cosa seria e bisogna affrontarla con convinzione, intelligenza, competenza e lungimiranza, qualità apparse non del tutto solide nei primi passi della Raggi. Ma lasciamole il tempo d’imparare il mestiere di Sindaco, che non è per niente facile. In quanto al “no” alla candidatura delle Olimpiadi del 2024, sinceramente, anch’io non ne ho capito le motivazioni. Credo che una grande

città come Roma abbia tutto l’interesse ad organizzare un evento mondiale di tanta importanza. Roma le ha già avute nel 1960 e mi pare che alcuni benefici si possano godere ancora oggi: lo stadio, il villaggio, la circonvallazione, strade rinnovate, e tante altre opere, seppur minori. Nessuna città al mondo, della caratura della nostra capitale, si lascerebbe scappare una simile occasione. Certo bisognerebbe essere vigili perché corruzione, mafia e cementificazione selvaggia, sono dietro l’angolo, ma non è scappan-

do dalle sfide del futuro che si affronta con intelligenza la modernità. D’altronde dire no, non assumersi l’onere e la responsabilità di una scelta impegnativa è la strada più semplice e meno pericolosa. Ma da una Sindaca che non riesce neanche a mettere insieme una Giunta, possiamo attenderci che abbia il coraggio e la forza di accettare una sfida olimpica? Così l’Italia non avrà le Olimpiadi. E non sapremo neanche il perché. (a.a.)

Abbiamo perduto il senso di comunità? Ero in questi giorni al mare a Fregene e nello stabilimento Blu, dove di solito vado, trascorreva una giornata di festa la popolazione terremotata della Frazione Preta di Amatrice: si erano messi d’accordo per incontrarsi lì tutti assieme, festeggiare la vita e programmare il loro nuovo futuro. Vi era nel loro incontro un senso di umanità ed ancor più di comunità incredibile: si sono abbracciati tutti, hanno parlato tutti, hanno festeggiato veramente assieme. Mi hanno raccontato che il senso di comunità da loro è veramente fortissimo: non hanno un bar ed allora se lo sono creato (senza i contributi pubblici, vedasi PAT da noi…), gli adulti controllano i piccoli nella via del paese, le porte delle case non si chiudono, la sera si sta veramente insieme a chiacchierare ed a bere

qualcosa nel “circolo” che si sono creati e che auto-gestiscono ! Io, come ben sai, sono a Roma per lavoro e spesso vengo a Tione per la mia professione, ma sopra tutto per rivedere i miei amici e “ricaricare le pile”; ed ogni volta che vengo rimango sempre più sconfortato da ciò che vedo e che apprendo: nessun vero controllo sulla criminalità (tanto continuiamo ad affermare che siamo un paradiso…), nessun controllo sociale su ciò che avviene, addirittura amici che devono portare i figli a scuola (a 500 mt. da casa) per paura incontrino pessime persone, accessi stradali disastrati, politiche turistiche minime e comunque mal tolleranti l’arrivo della buona borghesia italiana e straniera (meglio far venire tutti piuttosto che pochi ma con grandi possibilità monetarie: evviva la demago-

gia…), un servizio sanitario ed assistenziale-sanitario eccezionale (lo ho potuto appurare di persona in questa estate; e sì che i trentini proprio non si rendono conto di quanto fortuna hanno: stando io a Roma, al contrario, posso accertare l’enorme differenza. Ad esempio lo sapete che in città si paga l’arrivo dell’ambulanza in quanto essendo quelle pubbliche sempre occupate, si devono chiamare quelle private ?) ma destinato ad un sensibile decurtamento data l’incapacità di gestire le risorse pubbliche in Provincia (e sì che ve ne sono tantissime; ma è meglio dare contributi a tutta quella pletora di associazioni tanto inutili quanto utili a far sentire alcuni politici di “statura nazionale”… che provincialismo). Ma mi chiedo: è possibile che da noi si sia invece perso questo senso di comuni-

tà vero e profondo? E’ possibile che non vi sia più controllo sociale? Possibile che si debba supinamente accettare l’accoglienza di tutti, di ogni peggior genere di gente senza nemmeno poterli cacciare via quando agiscono contro le nostre regole e contro i nostri diritti? Ma veramente nessuno è più in grado di ri-creare un clima effettivamente sereno, pacifico, di rispetto reciproco e dei reciproci diritti? E sì che l’opinione che tutti hanno di noi trentini è veramente lusinghiera. Non parliamo poi delle gente di Amatrice: considerano la scuola costruita dal Trentino un dono meraviglioso. Forse che siamo capaci di fare ed essere trentini solo nelle avversità? Un saluto, Roberto Perghem


Le Lettere

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L’auspicio di Giuseppe Ciaghi, direttore responsabile di Cooperazione tra Consumatori

Il nuovo presidente della Federazione… speriamo sia un galantuomo Oggi purtroppo il movimento, rimasto senza una guida, si trova in crisi profonda, allo sbando come non lo era stato mai, con una credibilità e un’immagine in continuo calo, vittima di lotte intestine proprio nel momento in cui si trova a dover affrontare pesantissimi attacchi provenienti dal mondo della finanza, dal regime politico e dal mercato senza regole. Comportamenti interessati che hanno creato una disaffezione e una sfiducia preoccupanti nella base sociale, avvertibili sia nei diversi settori sia sul territorio. “Chi semina vento, raccoglie tempesta!” L’adagio è sempre attuale. Quando si deroga dai princìpi, modificando statuti e regole per raggiungere de-

N

ella sua lunga storia - un percorso che attraversa tre secoli - la cooperazione trentina ha dimostrato di saper superare ostacoli e situazioni difficili grazie al valore dei princìpi cui si ispiterminati obiettivi, discostandosi dai valori fondanti, quelli che hanno reso la cooperazione funzionale e indispensabile al benessere della nostra terra, prima o poi i nodi vengono al pettine. L’aver tradito il rapporto di uguaglianza fra i soci “una testa un voto”, che sta alla base della società cooperativa, concedendo più potere a chi più possiede doveva per forza finire col mettere in crisi il sistema, come purtroppo è accaduto, ed esporlo agli attacchi di chi propugna la società fondata sul censo. Gli ibridi sono

sterili. Lo insegna la natura. Aberrante è per esempio il fatto che ai Consorzi di secondo grado, nati come strumenti tecnici, e sottolineo il termine “tecnici”, a

ra, alla lealtà, all’intelligenza e alla generosità dei suoi uomini, sorretta dal vincolo di fedeltà dei soci, dalle capacità imprenditoriali dei presidenti e dalla dedizione dei dipendenti.

supporto delle cooperative di base dalle quali sono costituiti, sia stato concesso di votare gli organi politici della Federazione, e per di più con un peso sempre maggiore e determinante.

Questo ha permesso il formarsi di gruppi di potere e di logiche di gestione che hanno portato allo sfacelo attuale e a tenere i soci lontani dai centri decisionali. Di fatto i manager e l’apparato, invece che mettersi al loro servizio, hanno sostituito i soci e si sono impossessati arbitrariamente delle loro prerogative. Che occorra un sano ritorno alle origini, una rifondazione del movimento con una revisione dei vincoli in essere e un recupero del protagonismo dei soci è nelle attese di quanti credono ancora, in cuor loro, e sono

tanti, nella necessità di una società cooperativa per salvare il mondo dalla distruzione verso cui lo stanno indirizzando la società dei consumi, le multinazionali e la finanza. Decisivi per noi saranno gli avvenimenti di quest’ottobre con la scelta e la nomina del nuovo presidente della Federazione. L’auspicio è che sia un “galantuomo”, come lo intendeva don Lorenzo Guetti, e che abbia la sensibilità, la volontà e la forza di avviare un discorso nuovo, rigeneratore, ascoltando tutti, ma decidendo con la barra del timone ben ferma su quei princìpi e su quei valori che hanno dato vita e vigore al nostro movimento. Giuseppe Ciaghi

Fiavè-Lomaso: Agricoltura e Zootecnia Intensiva VS Treno Economico del Bello (T.E.B.) Continua dalla Prima Questo accade in tutti i settori ma nell’agricoltura maggiormente, visto che spesso i passaggi generazionali aziendali avvengono in casa con una totale mescolanza tra quello che sono le questioni lavorative ed i rapporti famigliari; una commistione che, quasi mai, riesce a produrre un cambio senza dure lotte intestine. Mi colpisce molto l’incapacità ancestrale (direi tramandata) di favorire i cambiamenti o comunque le successioni. Il rapporto giovane-vecchio sfocia in rivalità invece che in propositività e quasi sempre il vecchio “inizierà a mollare” soltanto quando costretto dal fisico. Questa incapacità (reciproca) alla collaborazione costruttiva, che può durare anni, è totalmente disarmante. Ed ora arrivo all’oggetto della lettera, alla provocazione che contiene l’idea di cambiamento: ho avuto la fortuna di una vita agiata, ricca di esperienze e di studio; con questo bagaglio sono tornato a casa e ho iniziato a guardare il paesaggio (in termini ambientali e paesaggistici) ed i paesi (in termini di persone, attività economiche e strutture) con occhi più maturi e consapevoli. Da quel momento ho capito che l’agricoltura e la zootecnia intensive devono impegnarsi a cambiare approccio. A sostegno di questo mio pensiero, tra il resto diffuso tra tutti i non addetti ai lavori (ovviamente), è giunto un discorso di un grande imprenditore italiano che esponeva un ragionamento

basato sull’essere in grado di intuire il potenziale economico del bello: il bello non è frivolo, il bello è una fortuna sfacciata che va letta, aiutata e tradotta in economia nel modo adeguato a tutelarla. Quando guardo il nostro territorio penso che dobbiamo ringraziare i vecchi agricoltori per averci permesso di arrivare ad oggi con delle potenzialità di bello enormi, ma che dobbiamo velocemente staccarci dal loro modello e cambiare per poter cogliere il Treno Economico del Bello (T.E.B). Sorrido amaro pensando a quanti di voi dopo queste righe inizieranno a borbottare dicendo che il bello è soggettivo o che il bello è superfluo. Invece, il bello a cui mi riferisco, è l’opportunità economica del futuro per i nostri piccoli paesi, non è il superfluo, è la concretezza. Quanto alla soggettività del bello è facilmente confutabile perché non parlo del bello secondo il parere del singolo (che dovrà essere sempre libero e rispettato, oltre che soggettivo per definizione), ma ad un bello matematico, così lo definirei! provate ad immaginare due foto postate su un social, una che ritrae un giardino di casa incolto e l’altra che ritrae lo stesso giardino con erba a raso e fiori sui bordi. Nessuno avrebbe dubbi su quale sia l’esito dei like che le due foto riceverebbero. Ecco quello è il bello a cui mi riferisco, un bello misurabile, concreto. Infatti ci saranno alcune persone che preferiranno il giardino incolto perché in esso vedono

ciò che loro cercano dal bello, ma la maggior parte dei like sarà per il giardino curato, è matematico (appunto). La campagna del comune di Fiavé coltivata pressoché solo a mais è piacevole, ma non è paragonabile alla bellezza sublime della stessa campagna se fosse coltivata con varietà diverse alternate a prati pascolati dalle vacche. I fienili e le stalle in cemento svolgono la loro funzione ma non sono paragonabili alle strutture in legno. E mi fermo subito qui perché la lista di proiezioni immaginarie potrebbe diventare lunga. Anzi, aggiungo un elemento che per contrasto rafforza ancor più il concetto: i prati in costa, come quelli di Favrio, sono un esempio di bello ed infatti per il modello agricolo di oggi risultano un peso anziché una dote traducibile in valore aggiunto. Ecco l’assurdo. Allora mi domando: se il modello zootecnico e agricolo di oggi ci impone, per stare in piedi, di coltivare mais a iosa e di correre come dei matti verso il “di più”, il tutto a discapito del bello, questo modello è adatto a produrre futuro per il territorio? No, anzi tale modello sarà ostativo al concretizzare le enormi potenzialità economiche legate al T.E.B. che questo territorio ha in grembo. Ed è chiaro come ho già scritto che c’è della provocazione nelle mie parole, perché è evidente che le enormi potenzialità di bello esistono soprattutto grazie a coloro che sto provocando,

ossia coloro che hanno tirato avanti la carretta dell’agricoltura e della zootecnia anche quando, dagli anni ‘80 ai ’10, erano chiaramente considerati lavori sporchi e non auspicabili per sé o per i figli. Però è altrettanto chiaro che la ricerca continua ad aumentare la capacità di produzione, pur avendo un senso economico per la singola azienda, sarà l’elemento boomerang che impedirà un propizio sviluppo economico del territorio in un senso più diffuso e, addirittura, contribuirà allo spopolamento. Ecco si, sto dicendo esattamente il contrario di quello che il grande produttore pensa, mentre si sentirà aggredito leggendo questa lettera (interpretazione più che sbagliata). Un’ultima cosa importante che vorrei mettere in evidenza, è che la fortuna di poter salire sul Treno Economico del Bello (T.E.B.) dovrebbe essere interpretata come una responsabilità e non come un’opportunità. In questa responsabilità è compreso anche il ringraziamento a quegli stessi agricoltori che provoco, e la comprensione che cambiare è difficile e fa paura, ma è obbligatorio -esattamente come è stato obbligatorio passare ad un modello produttivo 30-40 anni fa-. Questa responsabilità, già da domani, deve essere presa in carico da un grande progetto politico di sviluppo locale che faciliti il cambiamento, e consenta agli operatori agricoli l’acquisto dei biglietti per il T.E.B.! Stefano Carloni


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