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Giudi iudicarie

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iornale delle

MAGGIO 2014 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 13- N. 5 MAGGIO 2014 - Mensile

Comuni, scocca l’ora delle fusioni

EDITORIALE

Riappropriamoci del sogno europeo

I risultati dei referendum del 13 aprile in Giudicarie aprono la strada a nuove aggregazioni

Europee, alle urne il 25 maggio Alle pagg 10 e 11

di Paolo Magagnotti L’avvio del processo di integrazione europea, avviato dopo due guerre mondiali scoppiate nel cuore del Vecchio Continente, è stato salutato con entusiasmo dagli europei. Un entusiasmo che li ha visti sognare un futuro di pace. Il sogno non è stato un’illusione: da quel lontano 9 maggio 1950, quando il ministro degli Esteri francese Robert Schuman ha proposto una collaborazione franco-tedesca aperta ad altri Stati, fino ad oggi siamo vissuti in pace, con Francia e Germania, due Paesi che erano sempre in guerra, divenuti motore del processo di unificazione in Europa. Oltre alla pace, che da sola sarebbe sufficiente per giustificare il successo del progetto europeo, l’Europa che ora viviamo nell’Unione Europea ha promosso un benessere che solo chi è miope o in malafede non può riconoscere. Non è stato certamente un cammino facile. Si è trattato di non semplici rinunce a sovranità nazionali per trasferire poteri dagli Stati centrali alle Istituzioni europee. È stato necessario trovare faticosi compromessi per portare all’unità diversità spesso molto profonde, radicate in secoli di storia. A pagina 11

Flaim confermato alla guida dei VVFF A pagina 9

Ai primi di aprile il giudicariese Alberto Flaim è stato riconfermato alla guida della Federazione dei corpi dei Vigili del fuoco trentini. L’ingegnere di Ponte Arche è stato rieletto a grande maggioranza, confermandosi per i prossimi cinque anni presidente di un movimento che ha numeri importanti

POLITICA Riforma istituzionale

A pagg.7 e 17 ATTUALITÀ Banda intercomunale di Bleggio. 20 anni di passione A pagina 18 SPORT Valle del Chiese la Mini-Rampinada A pag. 33

Quei giorni in Inserto speciale 24oreValRendena Adamello con Karol Presentata anche la Dolomitica Brenta bike

Una colazione con il Santo Padre

ALL’INTERNO

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A PAGINA 15

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Alle pagg. 4,5,6

Quale futuro per il Liceo della Montagna?

Tonina media una soluzione con la Provincia Per le seconde, terze, quarte e quinte aspiranti maestri di sci, iscritti al liceo scientifico per le professioni del turismo di montagna di Tione, ritorna la possibilità di accedere all’esame di “maestro di sci”, senza passare attraverso i sei mesi di praticantato previsti dalla L.P. n. 22 del 2012. Alle pagg. 28 e 29

Ottimi risultati per il Consorzio elettrico

Ceis, il bilancio sorride A pagina 17

Chiude il 2013 con un utile netto di 1 milione e 100mila euro circa il bilancio del Consorzio Elettrico di Stenico, un patrimonio netto che sfiora i 17 milioni di euro a fronte di ammortamenti per 819.520 euro e un milione e mezzo di risparmi in bolletta garantito ai 3452 soci del consorzio.

Alla scoperta dei forti Nel Chiese, testimonianze della Grande Guerra A PAGINA 13


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Rassegna Stampa

MAGGIO 2014

RASSEGNA STAMPA APRILE 2014

A cura della REDAZIONE

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA 11 maggio:Auguri a tutte le mamme Anni fa era fissata per il giorno 8 maggio, recentemente è stata spostata alla seconda domenica del mese. Qualunque data, però è buona per festeggiare la Mamma, non solo in Italia ma in gran parte dei paesi del mondo. Una ricorrenza che nacque negli Stati Uniti, già a fine ‘800, ma divenne molto popolare quando fu ufficializzata, nel 1914, ad opera del presidente americano Woodrow Wilson. In Italia fu “importata” dal senatore Raul Zaccari, sindaco di Bordighera, nel 1956, ma solo nel 1958 fu presentato un Disegno di legge per renderla ufficiale. Da allora è un significativo momento di affetto e riflessione sul ruolo materno, sulla femminilità associata alla famiglia, di vicinanza fra madri e figli, di tutte le età. Auguri a tutte le mamme. Valle del Chiese - Condino, Brione, Cimego e Castello, quattro comuni festeggiano i loro diciottenni - Ospite speciale Mario Antolini chiamato a portare un messaggio di pace partendo da una riflessione sull’atrocità della guerra. Ventitre diciottenni: 17 di Condino, 3 di Cimego, 2 di Castello e 1 di Brione, hanno fatto il loro ingresso in società, festeggiati dai sindaci dei rispettivi comuni. A diciotto anni, ci si libera della potestà genitoriale. Si diventa giovani donne e giovani uomini pronti ad affrontare le sfide della vita. Da quattro anni, nei quattro comuni chiesani, viene loro dedicata una festa. Alle nuove generazioni si vuole segnare simbolicamente il passaggio all’età adulta. Per questo è stata istituita la “Festa dei diciottenni”: una sorta di iniziazione, che stabilisce ufficialmente l’ingresso dei loro ragazzi alla vita attiva di comunità. Tione - La rapina alle Poste, un gesto dettato dalla disperazione. Il magro bottino: usato per pagare le bollette - Ha lasciato tutti sconvolti a Roncone la notizia dell’arresto di Amedeo Trupia per aver commesso la rapina all’ufficio postale di Tione. In molti si sono chiesti come sia potuta arrivare quella persona calma e mite a fare un gesto del genere. Alla base del gesto una difficoltà economica molto marcata che rendeva la situazione insostenibile. Valle del Chiese - Si arriva in due, ma si paga per uno - Dopo i week-end a 12 euro, ora la val del Chiese propone il 2X1, o il tutto a metà prezzo. Gli sconti al 50% non sono più appannaggio solo di negozi di merci d’uso o di aziende di divani. La crisi, o meglio la fame di clienti, arriva anche negli alberghi della Valle del Chiese, che tramite l’omonimo consorzio turistico pubblicizza il fine settimana, di metà giugno super scontato. “Si arriva in due, ma si pagherà per uno solo”, è la ricetta promo supersuper conveniente. Valenti: Dobbiamo sfruttare ogni opportunità per fidelizzare i clienti alla nostra valle” Tavodo - Dalle Giudicarie all’immensa Australia per raccontare le storie degli italiani oltreoceano. Francesca Novali nel team di Italian Dreamtime - Sognando l’Australia, è

questo il nome del progetto dei giovani italiani di Italian Dreamtime, da parecchie settimane in Australia impegnati in un viaggio «per raccontare storie di emigrati italiani di ieri e di oggi, per scoprire se l’Australia è davvero la nuova terra promessa». Tra i cinque ragazzi anche Francesca Novali, giudicariese doc di Tavodo, un piccolo centro che sarà inglobato nel comune di San Lorenzo Dorsino. Nata l’1 giugno 1987 ha frequentato l’Istituto Tecnico Per Il Turismo Gardascuola ad Arco, per poi proseguire gli studi alla Libera Università di Bolzano dove ha conseguito la laurea in Tourism Management nel 2010. Tione - Il Coro Brenta festeggia i 68 anni a San Francisco - Il coro Brenta di Tione festeggia i suoi 68 anni di attività con una trasferta in terra californiana. Base S. Francisco. Dove è stato invitato dal console generale Mauro Battocchi, giovane diplomatico italiano di origini tionesi. E’ stato lo stesso console a invitare il gruppo corale del capoluogo giudicariese, a vivere un’emozionante tour americano, dove potrà esibirsi in concerti organizzati dal Circolo Trentino di San Francisco, a cui aderiscono i figli di immigrati della nostra regione. Madonna di Campiglio - La migliore stagione di sempre! Funivie Madonna di Campiglio Spa chiude con un +4%. Un milione di persone hanno sciato sulle piste della Perla delle Dolomiti “La migliore stagione di sempre”. A certificare l’andamento della stagione invernale 2013-2014 Francesco Bosco, direttore di Funivie Madonna di Campiglio Spa. Nonostante il clima, che ha fatto perdere notevoli incassi alla maggiore società delle Giudicarie per fatturato e numero di dipendenti, la società impianti di Madonna di Campiglio chiude con un lusinghiero +4%. Straordinario risultato alla luce dei quasi 10 metri di neve caduti, che hanno sicuramente garantito l’innevamento delle piste per tutta la stagione, ma che si sono tradotti anche in parecchie giornate di brutto tempo che non hanno invogliato di certo gli sciatori.

I cattivi pensieri

Trentino – Provincia, approvato il bilancio – Il consiglio provinciale ha approvato, nella seduta del 12 aprile, l’Assestamento del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2014 e bilancio pluriennale 2014-2016, ossia la manovra finanziaria che contiene i contorni delle azioni di sviluppo e di rilancio dell’economia. Ecco alcuni numeri contenuti nel documento: il bilancio della Provincia vale 4,489 miliardi di euro all’interno del quale sono previsti 110 milioni le riduzioni Irap per le imprese, con sgravi maggiori a chi consolida o aumenta l’occupazione; 44,8 milioni destinati al Progettone, 21 miTrentino - L’Upt sceglie Conzatti - Alla fine ha vinto l’outsider. Donatella Conzatti, 40 anni, commercialista roveretana è la nuova coordinatrice provinciale dell’Unione per il Trentino. Nel corso del terzo congresso dell’Upt, svoltosi il 6 aprile a Vezzano, si è infatti imposta di misura, 185 voti a 171, su Corrado Buratti, presidente del partito negli ultimi due anni. A risultare decisivo è stato l’appoggio degli assessori provinciali Tiziano Mellarini e Mauro Scamozzi, entrambi schierati con Conzatti. Trentino – La ripresa c’è, ma è debole - “Fragile e modesta», così è stata definita nel corso del dibattito sull’approvazione del bilancio Pat la prospettiva di crescita per il Trentino per quanto riguarda l’anno 2014. Ma una ripresa c’è, se è vero che le previsioni segnalano un aumento del Pil dello 0,9% nel 2014 e dell’1,5% nel 2015. In questo scenario che può indurre un molto cauto ottimismo, c’è il risvolto negativo del dato che segnala la quota di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale vicina al 20%, circa cinque punti percentuali in più rispetto a tre anni fa. Crescono anche le persone indigenti, che rappresentano il 6% di chi vive in Trentino.

lioni (sul bilancio triennale) per gli ammortizzatori sociali. Per gli investimenti sono previsti 100 milioni all’anno per le opere pubbliche oltre a 30 milioni per i contributi sull’acquisto e ristrutturazione prima casa.Inoltre, sono da segnalare contributi sull’acquisto di impianti antifurto ( 500 mila euro per il finanziamento di impianti d’allarme per le case: spesa ammessa di 2500 euro finanziabile fino al 50% in progressione a seconda del coefficiente Icef), un piccolo giro di vite per gli adempimenti per ottenere il reddito di garanzia e l’estensione da 15 a 20 anni degli aiuti alle giovani coppie per il mutuo prima casa.

Provincia – Donne e impresa, numeri ancora bassi Al convegno “Fare impresa al femminile, strumenti ed opportunità(?)”, organizzato a inizio aprile dalla Camera di Commercio di Trento, di scena i numeri che certificano un protagonismo rosa nell’impresa trentina ancora troppo modesto: oggi siamo al 20% del totale delle aziende attive (specificatamente 9490 imprese) contro il 21% dell’Alto Adige ed il 24,3% nazionale. Nel quarto trimestre 2013, le nuove imprese femminili iscritte in provincia di Trento sono state 187, con un aumento pari al 23,8% rispetto al dato delle iscrizioni relativo allo stesso trimestre dell’anno precedente. Nell’ambito del convegno l’assessore provinciale Sara Ferrari ha annunciato l’adozione di due importanti modifiche all’attuale legge che finanzia le imprese di genere: l’anticipo di parte delle spese da sostenere per avviare e mantenere l’attività; il cosiddetto congedo parentale, oggi è cosa quasi impossibile per un’imprenditrice. Provincia – Iniziative per favorire il lavoro giovanile - Sono 37 le nuove iniziative imprenditoriali in fase di avvio grazie all’ultimo bando dell’iniziativa “Seed Money” (Bando FESR 1/2013). Si aggiungono ai 53 attualmente operanti. Riceveranno assistenza finanziaria per un periodo di 18 mesi

in modo da facilitare la fase di avvio dell’attività di impresa. Sono stati selezionati nello specifico 14 progetti di innovazione tecnologica, 20 di innovazione sociale e 3 di incubatori specialistici. Rafforzare la competitività del sistema economico trentino attraverso l’avvio di nuove attività economiche, il sostegno all’imprenditorialità, la creazione e lo sviluppo di imprese innovative: su questo si concentra il Programma Operativo provinciale del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2007- 2013. Trento – Musei, ottime performances – Ottimi risultati nel week end di Pasqua e di Pasquetta per i musei trentini. La performance migliore è quella del Muse che ha totalizzato circa 8.500 ingressi. Alla struttura delle Albere, inaugurata il 27 luglio dello scorso anno, la coda è iniziata fin dall’orario di apertura, con attese anche di due ore, nonostante la pioggia. Tante famiglie del nord Italia, ma anche da Alto Adige e dall’Austria; il bilancio della sola giornata di Pasquetta di ieri è di 3.129 ingressi, ai quali vanno aggiunti i 2.300 Pasqua e i 3.100 di sabato 19 aprile. Bene anche i castelli Buonconsiglio, Castel Thun, Castel Beseno e Castel Stenico insieme hanno staccato nei tre giorni ieri 5.500 biglietti.

di Eta Zeta

AL LICEO DELLA MONTAGNA Al Liceo della Montagna di Tione è stato tolto l’accesso diretto all’esame di maestro di sci. Pettorale n. 1 di slalom, questa volta, alla Provincia. Che prima fa una legge. Poi la dribbla. D’altronde, quando si fa una cosa giusta, è bene porci subito rimedio! QUANDO SI DICE LUCIDITÀ. I Comuni, alle prese con le unificazione dei Comuni, vogliono una Comunità di Valle al servizio del Comuni, suddivisa in sub-ambiti di competenza di alcuni Comuni, per dare alle Valli maggior rappresentatività, in funzione dell’autonomia dei Comuni e nell’esclusivo interesse della Comunità. Chiaro?

Interno del Muse


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Primo Piano

MAGGIO 2014

Fusioni, bene i refe di Roberto Bertolini

È stata una domenica a suo modo storica per le Giudicarie quella del 13 aprile, giorno che ha consacrato la volontà dei cittadini dei comuni di Praso, Daone, Bersone da una parte, San Lorenzo e Dorsino dall’altra, di fondersi in due entità comunali uniche, Valdaone e San Lorenzo-Dorsino. Nella stessa domenica, in Val di Non, i comuni di Taio, Coredo, Tres, Smarano e Vervò, si sono uniti, formando il nuovo comune, di quasi 7.000 abitanti, di Predaia.

Un risultato significativo che, forte di affluenze ovunque sopra il 60%, segna la strada per future aggregazioni, in Giudicarie ma in generale in tutto il Trentino, sottolineando come ormai i cittadini, anche sulla spinta della crisi economica e della necessità di razionalizzazione emersa nell’amministrazione pubblica a vari livelli, abbiano superato la logica del campanile e siano aperti e disponibili a discutere e votare processi di aggregazione di questo tipo.

InValle del Chiese nasce il comune diValdaone Poi, una parte importante, l’hanno fatta i cittadini domenica 13 aprile, confermando con i numeri quello che era un sentore avvertito dagli stessi sindaci dei tre comuni, ovvero che i tempi “fossero maturi” per impostare il rush finale del percorso di fusione e di creazione del nuovo comune di Valdaone. Molto positivi i dati sull’affluenza a Bersone, dove hanno votato 171 cittadini (il 70,66% degli aventi diritto) e Daone, 379 (78,65%). Buoni a Praso, che ha fatto registrare 175 votanti (il 61,19%). Bene in proporzione anche il numero di voti favorevoli: a Bersone

N

on è stato un percorso semplice, questo è certo e va dato atto agli amministratori dei comuni di Praso, Bersone e Daone di aver creduto in questo risultato e di aver lavorato per superare le diffidenze verso la fusione. Specie negli anni passati, non sono infatti mancati momenti dif-

ficili in questo percorso, basti pensare a quando due anni fa non si raggiunse il quorum a Praso in una pre-consultazione, oppure, guardando due comunità vicine, il recente naufragio fra i banchi del consiglio comunale della fusione tra Cimego e Castel Condino. Nulla di scontato, dunque.

i voti pro fusione sono stati 140 contro 26 pareri contrari, a Daone i si sono stati 332 mentre i no 47 e a Praso i voti favorevoli hanno superato i contrari con un 133 a 41. Il referendum segna un positivo risultato per le amministrazioni e la chiusura ideale della prima parte di un lungo ed impegnativo percorso burocratico; ora ne inizia un altro, che porterà il comune unico ad iniziare

Veduta dei tre paesi da Daone

ufficialmente la propria esistenza a decorrere dal primo gennaio 2015 per poi essere completamente operativo dalle prossime elezioni amministrative previste per il maggio del prossimo anno. Intanto, nella Giunta regionale del 23 aprile, l’assessore agli enti locali Josef Noggler (quella dell’ordinamento dei comuni è una competenza regionale) ha varato il disegno di legge che istituisce il comune di Valdaone (insieme ad altri due ddl che istituiscono quelli di Predaia e San Lorenzo Dorsino, che saranno sottoposti all’attenzione e al voto del Consiglio Regionale nelle prossime sedute.

Valdaone, la soddisfazione dei tre sindaci I primi cittadini di Praso, Bersone e Daone: “percorso impegnativo, può essere di stimolo per altri comuni” C’è soddisfazione tra i sindaci dei tre comuni Daone, Praso e Bersone, che andranno a formare il nuovo agglomerato di Valdaone. Soddisfazione per un risultato che premia il loro impegno, mettendo in luce come i cittadini abbiano colto in pieno lo spirito di grande collaborazione instaurato tra le tre amministrazioni e l’istanza di aggregazione che gli amministratori hanno sostenuto in questi anni con un notevole impegno personale. La pensa così Ugo Pellizzari, sindaco di Daone, il più popoloso dei tre comuni, e quello che ha fatto segnare l’affluenza più elevata, sfiorando l’80%: “il Risultato è stato positivo, oltre ogni più rosea aspettativa. Avevo chiesto ed auspicato che vi fosse un’espressione netta da parte dei nostri cittadini per non non dare adito poi a dubbi o ripensamenti e abbiamo avuto il

riscontro atteso. A Daone c’è stata un’affluenza notevole ai seggi, ora occorre dar seguito a questo risultato, portando avanti gli adempimenti necessari per sciogliere a dicembre i consigli comunali e partire con il comune unico a gennaio”. C’è la consapevolezza che, probabilmente, il successo di questo referendum potrebbe aprire la strada ad altre fusioni? “Ci sentiamo un po’ precursori di un percorso che faranno altri comuni nei prossimi mesi e anni. Noi partivamo da una situazione molto buona, con ufficio tecnico e tributi gestiti in forma associata e collaborazioni importanti in altri campi teleriscaldamento; speriamo che la nostra esperienza possa essere un esempio per altre realtà. Un ringraziamento va fatto ai cittadini, che hanno dimostrato maturità; come amministratore avevo qualche ti-

more e incertezza sul risultato, ma abbiamo dovuto constatare come oggi la gente sia molto avanti su questo percorso e forse a volte pure di più degli amministratori stessi.” Sulla stessa lunghezza d’onda Lener Bugna, sindaco di Bersone: “siamo soddisfatti per questo importante risultato, che, devo dire, non è frutto del caso ma dell’impegno delle tre amministrazioni che ritengo abbiano saputo spiegare le ragioni di questa unione ed i vantaggi, stando fra la gente. E poi frutto della consapevolezza dei cittadini che avevano maturato la convinzione della bontà di questa fusione, capendo che era la cosa giusta da fare. L’impegno ora è quello di trovarsi con i tre tre consigli comunali, con il segretario, con personale per informare e programmare insieme”. Una data a suo modo storica per le

Giudicarie. “Penso che, anche grazie al successo di questa fusione, assieme a quella di San LorenzoDorsino e Predaia, il processo sia avviato, certo nella libertà di ogni singolo comune, ma penso che nella prossima legislatura vi saranno altre fusioni. Comunque la consapevolezza di qualcosa di inevitabile c’è, così come , perchè la consapevolezza che comuni di 300 abitanti sono difficili da tenere in piedi.” Roberto Panelatti, sindaco di Praso si augurava una percentuale ancora maggiore. Anche se, spiega: “se pensiamo che il Plebiscito del 1946 per la Repubblica o la Monarchia fu deciso con una percentuale del 53%, penso che nel nostro piccolo possiamo essere contenti così. Battute a parte, c’è soddisfazione per il risultato di insieme, anche perchè quando si arriva al

compimento di un percorso così impegnativo c’è sempre un po’ di timore che possa andare male al fotofinish. Le sensazioni, però, erano buone e sono state confermate nelle urne. Un ringraziamento va a tutti quelli che si sono impegnati con entusiasmo per spiegare ai cittadini le motivazioni della fusione, un messaggio che è giunto a destinazione”. Avete avvertito l’importanza dell’occasione? “Diciamo che ci sentivamo osservati, non solo noi ma anche Predaia e San Lorenzo-Dorsino. Certo ora anche la stampa ha dato spazio positivo alla fusione, indicando quella come la strada giusta, che potrà essere seguita anche da altri nel prossimo futuro. E’ chiaro che il referendum ha dimostrato che la gente non è contraria alle aggregazioni di comuni, se viene preparata correttamente con serate informative e coinvolgimento”.


Primo Piano

rendum I cittadini hanno premiato i percorsi di aggregazione dei comuni di Praso-Daone-Bersone e San Lorenzo-Dorsino. E in val di Non nasce Predaia

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Solo una perdita di tempo? Ma queste fusioni tra comuni, servono o non servono? Se sì, non si comprendono tanti tentennamenti. Se non servono, o i loro risultati sono poco apprezzabili, che cosa stiamo a perder tempo? E’ da anni che se ne parla. E’ da anni che si stanno facendo prove tecniche di fusione (a freddo). Ma il processo va troppo a rilento. Di questo passo, ammesso che si possa arrivare ad una razionalizzazione accettabile, ci vorranno anni. I mali di quest’Italia inconcludente si vedono anche da qui. Da una classe politica - a tutti i livelli - che esita e tergiversa. Che non sa assumersi le proprie responsabilità con la forza e la tempestività necessaria. Tutto è vincolato al consenso. Quindi, alla convenienza di questo o di quel amministratore. Di questo o di quel politico. Di questo o di quel partito. A partire dal basso, fino alla vetta della piramide. Se devo esprimere una mia opinione personale, ancora una volta la classe politica trentina sta perdendo una grande occasione di dimostrare di meritare la propria Autonomia. Anche in questo caso, avendo la possibilità di legiferare, potrebbe fare scuola. Ma, non lo fa. Realtà amministrative con meno di cento o duecento abitanti, sono appannaggio solo di regioni come la nostra. E, di questi tempi, sono un lusso che non possiamo più permetterci. E, allora, che ci vuole? Basterebbe una legge ben fatta: un preciso progetto di accorpamento che razionalizzi in modo omogeneo l’assetto istituzionale dei nostri paesi. Non dal basso come si sta tentando di fare. Ma dall’alto. Molto più su delle cime dei campanili. Dove è possibile vedere le cose con maggior equilibrio e lucidità. Il chirurgo, quando è in presenza di una cancrena - e la crisi economica che stiamo vivendo lo è - non tentenna. Si assume le sue responsabilità: prende il bisturi, e taglia. Questo è quanto dovrebbe fare una Provincia avveduta. In certi casi, aspettare che le mele maturino sulla pianta da sole, non serve. A nessuno. Tantomeno a una Provincia che, dal 2010, ha perso 1 miliardo e 477 milioni di trasferimenti da parte dello Stato (in Lire, quasi 3 mila miliardi). E che ha altri ”salassi” all’orizzonte. Ettore Zini

San Lorenzo-Dorsino, via libera al nuovo comune Prima la paura per l’affluenza, poi la netta presa di posizione dei cittadini a favore della fusione

Stretta di mano tra i sindaci Libera e Rigotti

Se il risultato è stato alla fine netto, la giornata non è stata priva di emozioni, né nel Chiese né nelle Esteriori. La mattinata di voto è partita a rilento: alla prima comunicazione sull’affluenza alle urne, alle 11 del mattino, a San Lorenzo avevano votato in 111, a Dorsino una trentina di persone, appena qualcuna in più di Bersone, Daone era su un tiepido 15% di affluenza e solo Praso faceva un exploit (19%) rispetto almeno a come era andata la consultazione informale di un anno fa dove l’ipotetico quorum non era stato raggiunto proprio lì. Un doccia fredda per i primi cittadini che per promuovere il sì avevano messo in campo lunghi mesi di riunioni e incontri. La giornata è andata in crescendo,

S

di Denise Rocca

ono stati tutti affermativi i referendum per le fusioni indetti per il 13 aprile scorso e il Trentino è passato da 217 a 210 comuni, le Giudicarie sono scese da 39 a 36: dal 1 gennaio 2015 saranno ufma un certo patema d’animo c’era anche al secondo rilevamento, quello delle 17 del pomeriggio: se nel Chiese i daonesi erano usciti di casa e già avevano superato il quorum, facendo registrare un 54% di affluenza, Praso aveva retto il passo e Bersone si era ripreso dalla deludente mattinata, San Lorenzo tremava con un’affluenza ancora sotto il 40% e 125 voti da trovare per superare la fatidica soglia del quorum che nei referendum, di fatto, significa anche la vittoria dei sì. Dorsino nel pomeriggio si era ripreso, d’altronde pare

che il sindaco Giorgio Libera avesse lanciato fulmini e saette dopo quei solitari trenta voti mattutini, prima di chiudersi nel suo ufficio ad attendere l’esito del voto. Il quorum è alla fine arrivato quasi in contemporanea per entrambi gli ambiti: fra le 19 e le 19.30 sono squillati parecchi telefoni fra primi cittadini e amministratori e la voce si è sparsa come un lampo. Ottimismo cauto, ma nonostante non si ricordi referendum con quorum superato finito in con un rigetto, nessuno si è fidato a cantare vittoria prima dello spoglio del voto, che pure ha riser-

ficiali i due nuovi comuni di Valdaone e San Lorenzo Dorsino con una netta presa di posizione dei cittadini degli ormai ex comuni della Valle del Chiese e delle Giudicarie. vato qualche brivido. A Dorsino, proprio nel finale, una lunga lista di “no” ha fatto trattenere il fiato fino all’ultimo, ma alla fine uno schiacciante 62,25% dei votanti ha barrato il “sì” in quello che era il comune più indeciso alla vigilia. L’affluenza più alta è stata quella fatta registrare a Daone, dove il 78,64% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne, seguito da Dorsino (73,45%), Bersone (70,66%), San Lorenzo (61,82%) e infine Praso (61,19%). I sindaci hanno tirato un sospiro di sollievo, e pure qualche collega di territori limitrofi al quale una

bocciatura della popolazione avrebbe spento ogni possibilità di dibattito sull’argomento per parecchio tempo. Dopo un esito così palesemente favorevole il tema fusioni ha ripreso forza ed è tutto un dare disponibilità al dialogo da parte dei primi cittadini, ma di sbilanciarsi a un anno dalle elezioni con un pro o un contro chiari non ha voglia nessuno. Tanto che in Provincia si sta pensando di togliere le castagne dal fuoco a chi sarà a breve impegnato nella campagna elettorale per le comunali del 2015 e indire un sondaggio informale fra i cittadini sul tema, i cui esiti

possano fornire il polso della situazione ai futuri amministratori. In Provincia di Trento l’unica valle con un solo comune e’ quella di Ledro, con il solo comune di Ledro nato da una grande fusione: nelle Giudicarie, al momento, dei quattro ambiti quello dove appare più credibile – aggettivo più spinto non è il caso di azzardarlo - una futura unificazione è quello delle Esteriori che già hanno accolto una doppia fusione negli ultimi anni e qualche tentativo abortito negli scorsi decenni ha provato a coinvolgere sia Stenico che Bleggio Superiore, fuoriusciti poi in corso di trattativa sia prima della formazione di Comano Terme che prima del recente Dorsino-San Lorenzo. Fiavè, pare quello, al momento, più distante da ipotesi unitarie.


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Poco meno di dieci mila abitanti hanno dato vita a tre nuove realtà comunali, rispettivamente di 6.500, 1.600 e 1.200 abitanti. Realtà ancora microscopiche rispetto alla maggioranza dei comuni italiani. Ma, un passo importante, che dopo la fusione apripista dei comuni della valle di Ledro e di Comano Terme spiana la strada a nuove salutari unificazioni. E, che i tempi delle unificazioni siano mutati, si percepisce dalle dichiarazioni di quel vecchio volpone della politica che è il sindaco di Storo, Vigilio Giovanelli. Già all’indomani degli ultimi referendum, prodigo di dichiarazioni sulla necessità di unire Storo con Bondone. E di fare presto. “Perché, non vorrei – ha detto – che ci obbligassero, perdendo i vantaggi economici che ci sono offerti”. Ecco: un primo spunto, per analizzare le convenienze di una fusione, parte proprio da qui. Con la legge n. 142 del 1990 sulle autonomie locali che stabiliva la possibilità per i comuni di arrivare a fondersi, sono stati messi sul piatto contributi straordinari annui, per i dieci anni successivi alle nozze. Quindi, alla base possono esserci una serie di considerazioni sull’incentivazione economica. An-

Avanti con le fusioni, ma quali sono i reali vantaggi?

Primo Piano

A parte quelli fiscali previsti dalla legge, ecco perché conviene unire

Q

di Ettore Zini

uali i veri vantaggi derivanti dalle fusioni? E’ un interrogativo che bisogna porsi, ora che, per il processo di accorpamento dei comuni, sembra sia arrivata l’ora del disgelo. Un segnale forte lo hanno

dato i tre referendum che, nel mese di aprile, hanno consacrato le unioni di ben dieci amministrazioni trentine, dando origine ai comuni di Predaia in val di Non, San Lorenzo-Dorsino nel Banale e Valdaone in Val del Chiese.

Un momento della votazione nel seggio di Daone

che perché, il portafoglio è sempre stato un argomento sensibile per ogni ammi-

nistratore. Le decisioni di aderire a possibili progetti di “accorpamento tra realtà

omogenee”, però, sono dettate soprattutto dal nostro futuro quadro economico.

Sempre più incerto, e con trasferimenti sempre meno cospicui per le amministrazioni pubbliche. Il che, rende le razionalizzazioni di ambiti comunali come quelli trentini, non utili ma necessarie. Negli anni a venire sarà sempre più difficile sostenere i costi degli apparati amministrativi. Quindi, se invece di tre o quattro segretari comunali ce ne sarà uno solo, se invece di ottanta amministratori ce ne saranno venti, tutto va a vantaggio del risparmio e dell’efficienza amministrativa. “Un sistema amministrativo più efficiente – di-

I comuni: ieri e oggi. Da 64 a 16. Oggi 39. Domani 36

Dall’Impero Austrungarico ad oggi, come è cambiata la geografia amministrativa locale Un briciolo di memoria storica non guasterebbe. Quanti sono i Giudicariesi che conoscono la storia dei nostri comuni? Probabilmente pochi, nonostante che da poco sia stato distribuito in tutte le famiglie il libro: “Le Giudicarie”, pagine sparse fra storia e geografia edito dalla Comunità di Valle, scritto da Mario Antolini e Bruno Parisi. Lì, a pagina 83, c’è un capitoletto che racconta appunto la storia dei comuni della valle, dopo l’annessione all’Italia. Nel 1918 i comuni giudicariesi riconosciuti dal Regno d’Italia hanno la stessa consistenza di quando sottostavano all’ex Capitanato austriaco, allora Prefettura di Tione. I comuni erano ben 64. Agrone, Andògno, Borzago, Campo, Cologna, Creto, Darzo, Fisto, Lundo, Por, Massimeno, Mortaso, Premione, Sclemo, Saone, Strada, Sèo, Stumiaga e Verdesina, per esempio facevano comune a sé. C’erano pure quelli della Valvestino: Magasa e Turano. Nel 1923 i primi decreti legislativi del “Regno”, istituiscono la Provincia di Trento. Il Circondariato di Tione è suddiviso in tre Distretti o Mandamenti Giudiziari: Tione, Condino e Stenico. Nel 1928 gli oltre sessanta comuni sono ridotti a sedici, cosicché i paesi aggregati ai nuovi comuni diventano semplicemente frazioni. In

val Rendena e Busa di Tione i comuni diventano sette: Arnò (con Bondo e Breguzzo); Pinzolo (con Carisolo, Giustino, Massimeno); Ragoli (con Preore e Montagne); Spiazzo (con Borzago, Mortaso e Fisto); Strembo (con Bocenago e Caderzone); Tione di Trento (con Zuclo, Bolbeno e Saone); Vigo Rendena (con Darè e Pelugo); Villa Rendena (con Javrè e Verdesina). In val del Chiese e Valvestino diventano cinque: Condino (con Brione, Castello e Cimego); Pieve di Bono (con Agrone, Bersone, Cologna, Creto, Daone, Por, Praso, Prezzo e Strada); Roncone (con Lardaro); Storo (con Bondone, Baitoni, Darzo e Lodrone); Turano in Valvestino (con Armo, Bollone, Magasa, Moerna, Persone – dal 1934 aggregati alla provincia di Brescia. In Giudicarie Esteriori, quattro: Bleggio (con Bleggio Superiore e Bleggio Inferiore, capoluogo a Santa Croce); Lomaso (con Campo, Lundo, Stumiaga e Fiavè, capoluogo a Campo); San Lorenzo in Banale ( con Andogno, Dorsino, Tavodo); Stenico (con Premione, Sclemo, Sèo, Villa Banale). Nel 1948 i comuni diventano quaranta. Con l’attuale suddivisione. Con Bleggio Inferiore e Comano, poi fusi in Comano Terme. (e.z.)

cono gli esperti in materia – non solo raggiunge maggiori economie di scala, ma migliora la qualità dei servizi erogati ai cittadini e rende complessivamente più forti i territori disagiati e dotati di scarse risorse”. Per assurdo, sono proprio i comuni più piccoli a beneficiare maggiormente di matrimoni con altre realtà limitrofe. Le migliorie si misurano, non solo in termini di risparmio economico e di razionalizzazione, ma anche in una maggior forza contrattuale da mettere sul piatto con Regioni e Province. In proposito va detto che, a volte, sono proprio le realtà più minuscole a offrire la maggior resistenza alla perdita di una propria identità. Inconsapevoli, talvolta, che sono proprio gli abitanti dei comuni minori a trarre maggior vantaggi, da un processo ormai irreversibile. “In tempi di austerity, o di recessione economica, la fusione mostra tutta la sua attualità, offrendo la possibilità di tagliare i costi e ottimizzare le risorse”. Come al solito, l’Italia arriva sempre troppo tardi nel predisporre riforme che altri Stati hanno già attuato da anni. E anche l’autonomo Trentino, su questo fronte, ha dimostrato una restiità incomprensibile. Dato che i suoi più di duecento comuni - tolti gli abitanti dei cinque centri maggiori (Trento 116 mila, Rovereto 38 mila, Pergine Valsugana 20 mila e Riva del Garda 16 mila) - hanno una densità media inferiore ai 1.500 abitanti, con piccoli centri di poco superiori alle cento unità. Basti pensare che i 39 comuni della nostra Comunità di Valle (35, dopo i referendum) non raggiungono la media dei 1.000 abitanti, con comuni come Massimeno (117) e Brione (151) o Prezzo (219) tra i più lillipuziani della provincia. In tutti i paesi europei nell’ultima parte del Novecento c’è stato un grande fervore di riforme. In Danimarca da 1.388 si è passati a 275, in Belgio da 2.500 a 600, nel Regno Unito da 1.830 autorità locali si è scesi a 486. Mentre, in Italia, si è pensato al taglio delle Province, ma non a quella dei comuni. Su 8.100 comuni, alla fine del 2013 se ne contavano ancora 8.072. Un processo lungo, pensato “dal basso”, mentre sarebbe necessario un intervento normativo consistente e autorevole proveniente dalla istituzioni, che abbandonato ogni calcolo di consenso, si decidano a imporre e a snellire le procedure di unificazione, senza lasciare che per una riorganizzazione così delicata si proceda solo a colpi di referendum. Anche perché, essendo in molti casi sono affidati a cittadini disinformati, o esasperatamente campanilisti, hanno insito la componente della casualità.


Politica

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I primi cittadini giudicariesi chiedono i sub-ambiti e una Comunità gestore dei servizi

Riforma istituzionale, arriva il documento del sindaci

Conferenza dei sindaci

di Ettore Zini

“L’intento – scrivono – è quello di dare il proprio contributo al dibattito sulla revisione della riforma istituzionale del Trentino”. Per questo nella riunione del 14 aprile, hanno approvato, all’unanimità dei presenti (27 primi cittadini su 39) il documento con il quale, sulla scorta dell’esperienza maturata dall’istituzione delle Comunità di valle e ai cambiamenti in atto, anche a livello nazionale, intendono evidenziare le seguenti peculiarità”. “L‘ottica – specificano – è quella della semplificazione amministrativa, della sburocratizzazione e della riduzione dei costi della politica”. Visto l’importanza e l’ufficialità del documento, riteniamo opportu-

Riforma istituzionale. Se ne discute in Provincia. Ne discutono le segreterie dei partiti. Anche in Giudicarie, i sindaci hanno detto la loro. Nell’ultima confeno pubblicare integralmente il testo. Eccone i punti chiave: 1Abolizione dell’elezione diretta, a suffragio universale, degli organi della Comunità di Valle (Presidente e Assemblea), con conseguente eliminazione dell’Assemblea stessa, sostituita nelle funzioni dall’attuale Conferenza dei Sindaci. 2 -Nomina del Presidente e della Giunta di Comunità da parte della Conferenza dei Sindaci (composta dai Sindaci o delegati di ogni Comune). 3 - Nessuna incompatibilità, tra la carica di Sindaco, Assessore e Consigliere

Liceo della montagna, si cerca una soluzione concessionario

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Comunale con quella di Presidente o Assessore di Comunità, lasciando comunque libertà alla Conferenza dei Sindaci di scegliere per tali ruoli, anche nella cosiddetta “società civile”. 4 - Adozione di un sistema flessibile, concordato e commisurato alle dimensioni ed esigenze di ogni singola Comunità, nell’esercizio delle competenze, delle funzioni e delle risorse finanziarie che la Provincia dovrà concretamente trasferire. “Si tratta naturalmente di proposte “costruttive”, indirizzate a vari referenti istituzionali, Presidente Rossi e Assessore Daldoss in primis, aperte ad approfondimenti e integrazioni che, nel corso del dibattito a livello provinciale. Auspichiamo possano portare quel miglioramento del quadro istituzionale da tutti atteso”. “Ciascuna Amministrazione Comunale – poi specificano riconosce la necessità di trovare tavoli di coordinamento e di definizione dello sviluppo sociale ed economico del territorio, in un ambito più ampio di quello dei propri confini amministrativi. Negli ultimi anni l’abitudine a ragionare come sistema e a dialogare e collaborare fra amministrazioni pubbliche è diventata una buona pratica in tutto il Trentino. I cittadini italiani chiedono a gran voce di ridurre i costi del sistema pubblico e di semplificare. Il Governo è chiamato a rispondere a tali istanze, non può più indugiare. A tal fine il Presidente Matteo Renzi ha dato avvio alla riforma istituzionale prevedendo fra l’altro di eliminare l’elezione per il Senato trasformandolo in un “tavolo dei territori” e prevedendo di abolire le Province. Le strategie e gli obiettivi da raggiungere sono dunque: semplificare i livelli amministrativi e quindi ridurre la burocrazia; ridurre i costi diretti della politica e quelli legati allo svolgimento delle funzioni proprie di ogni Ente. La nostra proposta deve tenere conto dell’ambito nazionale, e altresì della possibilità che abbiamo, quale Provincia autonoma, di recepire questi indirizzi adattandoli alla nostra specifica realtà. Detto ciò, condividiamo quanto segue: a) Rivedere l’ente Comunità di Valle quale strumento operativo e decisionale dei Comuni. La Comunità di valle avrà funzioni di: analisi dei problemi

renza, hanno redatto un proprio documento, con cui hanno messo, nero su bianco, i punti fermi della loro proposta. generali dell’ambito, individuazione delle strategie di sviluppo socio-economiche del territorio e partecipazione alla loro attuazione; esercizio delle competenze, delle funzioni e delle risorse finanziarie che la Provincia deciderà di trasferire concretamente, in accordo con i singoli territori; erogazione, su delega dei Comuni, di alcuni servizi a favore dei cittadini o dei Comuni stessi. b) Necessità di cambiare radicalmente la “governance” delle Comunità. In particolare il sistema “elettivo misto”, con il quale si sono eletti gli attuali organi delle Comunità ha comportato la nascita di un Ente politico intermedio che, oggi non è coerente con gli indispensabili obiettivi di “spending review” e di sburocratizzazione e che si è dimostrato altresì fonte di tensione fra i vari Enti. Per

tanto si ritiene indispensabile che gli organi della Comunità siano formati dai rappresentanti dei Comuni dell’ambito, con l’abolizione dell’elezione diretta. c) Revisione dell’assemblea della Comunità. L’assemblea dovrà essere sensibilmente sfoltita rispetto a oggi, con massimo un rappresentante per ogni Comune. d) Revisione della Giunta della Comunità. La proposta è di confermare le previsioni normative attuali rispetto ai numeri di componenti dell’organo lasciando la piena libertà all’assemblea di scegliere sia il Presidente che gli assessori senza quindi alcun particolare vincolo. Quindi, Presidente e/o assessori potranno essere Sindaci, Assessori o Consiglieri Comunali oppure persone esterne alle Amministrazioni Comunali. e) Possibilità per le

Comunità di valle particolarmente estese di adattare la propria organizzazione e il proprio funzionamento per tener conto dell’esistenza di “sub-ambiti” omogenei. f) Opportunità di agevolare e promuovere le “gestioni associate” di servizi fra i Comuni. La necessità è che si possano fare gestioni associate a “geometria variabile”, con la partecipazione o meno della Comunità, a seconda dell’opportunità sempre nell’ottica di migliorare l’efficienza del sistema. g) Necessità di sostenere, nel rispetto dell’autonomia dei singoli comuni, eventuali percorsi per raggiungere l’Unione finalizzata anche alla “Fusione” fra Comuni. h) Necessità di rivedere la composizione del Consiglio delle Autonomie. Si propone di superare l’attuale rappresentanza per “fasce di abitanti”, sostituendola con una rappresentanza territoriale”. La firma è del Presidente Attilio Maestri

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Economia

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Sossi: «Così risanerò i conti della Sapes» Storo, l’amministratore spiega il piano di riorganizzazione della maggiore industria giudicariese Perciò, tenendo conto del mercato automotive in ripresa e di 120 posti di lavoro altrimenti destinati a scomparire, ha chiesto alle banche di sospendere eventuali azioni di revoca e di esaminare il nuovo piano di ristrutturazione aziendale. E’ di questo che si parlerà nell’incontro che, pur esplorativo, ha tutta l’aria di essere un passaggio decisivo per il futuro del gruppo Lunafin. «Il vento è cambiato ed il mercato ha ricominciato a girare», assicura l’amministratore Sapes, Giuliano Sossi. E precisa: «Quanto alla liquidità, fornitori e, anzitutto, dipendenti sono sempre stati pagati. Non solo: dal 2010 ad oggi con il nostro piano di riorganizzazione abbiamo investito in robotizzazione 2,5 milioni di euro, tutti pagati cash. Possiamo superare le difficoltà. Chiediamo solamente fiducia e tempo». Certo, 40 milioni di debito, di fiducia e tempo ne richiedono

L

di Roberto Colletti* a liquidità c’è, gli banche convocato in Proordini anche, manca una tregua sul debito. Que- vincia da Alessandro Olivi. L’assessore aveva dichiarasta, in buona sostanza, la posizione che domani to il suo obiettivo giorni fa: dar vita, se possibile, ad Marzia Buccio, titolare di Lunafin sas, la società che una task force per consentire all’azienda del Chiese di controlla al 100% Sapes spa di Storo e O.G. Officine continuare a lavorare, senza restare schiacciata sotto il Giudicariesi srl di Condino, illustrerà al tavolo con le peso dei suoi 40 milioni di debiti.

Storo, lo stabilimento della Sapes

parecchi. Ma le condizioni perché le banche non diano la prima spinta per chiudere l’azienda, paiono esserci. Si tratta di definire un percorso comune tra istituti di cre-

dito, Provincia (impegnata con un lease back di 4,4 milioni ed un bond sottoscritto da Tecnofin da 2,1 milioni), azienda ed anche sindacato. Il quale sino ad oggi, magari

con fatica, ha accompagnato il piano di riorganizzazione che, a fronte degli investimenti in capitale fisso, ha portato l’occupazione dalle 170 unità del 2008 alle 120 attuali ricorrendo a prepensionamenti e casse integrazioni. «L’azienda oggi ha una capacità produttiva di 30 milioni di pezzi l’anno e stiamo definendo buoni contratti con nuovi clienti dice Sossi – nei prossimi 4 anni riusciremo a triplicare la produzione e già oggi l’incidenza del costo del lavoro sull’unità di prodotto è passata dal 27% del 2010 al 17%. A robotizzazione completata puntiamo al 15% del clup (il costo del lavoro per unità di prodot-

to, ndr.). La crisi è stata una dura lezione, ma ora siamo più competitivi». Un quadro, quello illustrato dall’amministratore, valutato da enti terzi (il caso è sotto l’occhio della Scouting) che hanno apprezzato le ulteriori potenzialità della Sapes, azienda ben quotata tra i produttori di componenti auto e con grandi marchi tra i clienti finali – Mercedes, Porsche, Ferrari, Bmw, Jaguar... - cui fornisce pezzi prodotti con la sua tecnologia di stampaggio a caldo ed a freddo. Capacità produttiva, prodotti, contratti di fornitura sono tutti elementi che possono essere misurati. Resta il nodo del debito che spetta alle banche valutare. Btb

stava per chiedere la revoca per i suoi 10 milioni, il che probabilmente avrebbe indotto Bnl-Paribas a fare altrettanto e così, a seguire, Popolare Trento, Valsabbina, Cassa Adamello Brenta, Giudicarie Valsabbina, Ing Lease... per approdare, infine, al tribunale. Tuttavia, rivalersi su 10 milioni di patrimonio aziendale sarebbe stata ben poca cosa per 40 milioni di debiti. E, rammentiamolo, una sciagura per i 120 licenziamenti. Forse è meglio sospendere le azioni e ragionare con calma, ha suggerito Olivi ai banchieri. Magari – l’ipotesi di un nuovo direttore generale è già da tempo sul tavolo – suggerendo un cambio di gestione in fabbrica ed un riassetto del controllo. Vedremo cosa saprà partorire l’atteso incontro di domani. * pubblicato sul quotidiano Trentino del 13 aprile 2014

Finanziaria, emendamenti e odg “giudicariesi” In occasione della manovra provinciale, sono diverse le iniziative promosse dal consigliere giudicariese Tonina Nell’arco dell’amministrazione della Provincia è centrale la discussione della finanziaria, momento nel quale la votazione del bilancio annuale e pluriennale 2014-2016 diventa occasione di rivedere e tarare provvedimenti amministrativi, leggi e assetti. In quest’ottica ha operato il consigliere giudicariese Mario Tonina che, attraverso emendamenti ed Ordini del Giorno, è andato a operare significative migliorie legate ad alcuni aspetti economico-sociali di rilevanza. Nello specifico, con un Ordine del giorno ha impegnato la Giunta provinciale a risolvere la questione del Liceo della Montagna di Tione (di cui diamo conto a pagina 28). Poi, sempre attraverso un Odg è stata affrontata la questione del sostegno ai negozi di prossimità, ossia ai piccoli punti vendita che svolgono un importante servizio, economico e sociale, nelle piccole comunità del Trentino, spesso in frazioni isolate. «Con questo Odg – spiega Tonina – abbiamo impegnato la Giunta a mettere a dispo-

sizione del fondo di sostegno ai piccoli punti vendita cooperativi e privati di consumo, maggiori risorse. La dotazione del capitolo di bilancio è stata aumentata di 200.000 euro per permettere la sopravvivenza di questi importanti presidi, che consentono di garantire l’attuale livello occupazionale con relative conseguenze sulle possibilità di spesa delle famiglie e sull’indotto locale, al fine di mantenere un livello di vitalità e attrazione dei paesi montani. Inoltre abbiamo introdotto il principio secondo il quale – vista comunque la contrazione delle risorse generali - viene privilegiato il sostegno della permanenza delle attività rispetto al sostegno di nuovi insediamenti». Attraverso un emendamento, Tonina è invece intervenuto in favore delle attività rurali, nella fattispecie consentendo agli immobili iscritti al catasto urbano come rurali, di godere di una detrazione dell’imposta in misura fissa pari ad 300,00 euro. Ciò consentirà di esentare le aziende frutticole e viticole dal pagamento della TASI

oltre che ridurre sensibilmente o nella maggior parte dei casi di esonerare dal pagamento dell’imposta, le aziende zootecniche, per «non penalizzare ulteriormente questo importante settore produttivo che, accanto al significativo apporto in termini di produzione, assomma la funzione, imprescindibile per una provincia alpina come il Trentino, di mantenimento e difesa del territorio e della nostra montagna». Infine, un argomento più tecnico, che i nostri amministratori locali ben conoscono: il Me-Pat. A molti questa sigla non dirà molto, ma trattasi del mercato telematico provinciale attraverso il quale, a termini di legge, debbono approvvigionarsi per i loro acquisti le pubbliche amministrazioni. Questo sistema è nato con lo scopo di razionalizzare la spesa di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni, semplificare e rendere più rapidi e trasparenti i procedimenti di approvvigionamento pubblici e abbattere i costi legati alla gestione dei contenziosi. Non potendo agire diversamente la

Il consigliere provinciale Mario Tonina

Provincia di Trento ha dovuto istituire un proprio Mercato Elettronico (Me-Pat), un sistema che già nei primi tempi di applicazione, ha mostrato luci ed ombre. «Infatti – spiega Tonina - è stata avanzata da numerosi comuni l’esigenza di introdurre elementi di maggiore flessibilità nel sistema elettronico degli acquisti a fronte dei rigidi automatismi che lo connotano. Rigidità e difficol-

tà di accesso infatti penalizzano i comuni e rendono più farraginosa l’azione della pubblica amministrazione. Si è perciò concordata la possibilità di derogare l’utilizzo del ME-PAT per acquisti inferiori ai 1000,00 euro che in sede di discussione dell’assestamento di bilancio in Consiglio provinciale, sono stati elevati ai 2000,00 euro”. Inoltre l’Odg impegna la Giunta provinciale a costituire, entro un mese, un gruppo di lavoro, composto dai responsabili delle strutture interessate della Provincia e da componenti indicati dal Consiglio delle Autonomie Locali, segretari comunali e funzionari degli enti locali, per rivedere, correggere e migliorare questo inevitabile strumento. «La volontà - prosegue Tonina - è quella di ottimizzare l’iter di approvvigionamento che oggi risulta molto complesso, attraverso una semplificazione del sistema applicativo al fine di velocizzare le procedure di acquisto on-line che, stante la normativa attuale, non si possono evitare anche al fine di valorizzare il mercato locale».


Attualità

Flaim riconfermato presidente della Federazione

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Il Servizio Antincendi

L’ingegnere di Ponte Arche sarà alla guida dei vigili del fuoco volontari per i prossimi cinque anni. «Proseguiamo sulla strada della formazione e la valorizzazione dei corpi» di Roberto Bertolini

Ai primi di aprile, precisamente l’8, il giudicariese Alberto Flaim è stato riconfermato alla guida della Federazione dei corpi dei Vigili del fuoco trentini. L’ingegnere di Ponte Arche è stato rieletto a grande maggioranza, confermandosi per i prossimi cinque anni presidente di un movimento che ha numeri im-

portanti: sono infatti 239 i corpi dei vigili del fuoco, con ben 7.800 volontari, di cui 1.200 allievi, distribuiti in maniera capillare su tutto il territorio trentino. Un fiore all’occhiello della nostra provincia, un modello ammirato fuori dai confini provinciali e preso ad esempio da tante altre realtà regionali.

Alberto Flaim

Allora Flaim, contento per questa importante conferma? Sì, poiché lo ritengo un significativo attestato per il lavoro svolto in questi anni e anche della capacità di relazionarmi con le varie sfaccettature di questo mondo così composito, cercando di dare a tutti attenzione e risposte. Per questo sono molto grato a chi ha voluto la mia riconferma, per avermi dato ancora l’opportunità di lavorare in prima linea per i Vigili del fuoco volontari. Come sono stati i cinque anni trascorsi e quali sono stati i provvedimenti che ha messo in campo? Al mio insediamento ho trovato una Federazione in buono stato di salute, a livello organizzativo e di partecipazione. Da subito ho in-

teso lavorare sulla gestione, introducendo un livello di informatizzazione maggiore, con il monitoraggio e la schedatura di tutte le realtà del territorio in appositi database e sulla preparazione del personale, creando così basi importanti anche per il futuro. Poi c’è tutta la parte della formazione dei vigili del fuoco, che abbiamo rivoluzionato ed implementato. Come? Le esigenze del settore sono sempre più elevate e richiedono una conoscenza teorica importante che deve andare di pari passo a quella pratica, la quale rimane il caposaldo della formazione pompieristica. Ecco allora che abbiamo impostato una serie di corsi di formazione di grande significato e concretezza, che i nostri allievi

devono frequentare prima di poter diventare “effettivi”; questi incontri sono fondamentali per dare una base uniforme di conoscenze tecniche e comportamentali in un’ottica di fornire standard di intervento elevati. Si tratta di un lavoro notevole, che sta ricevendo apprezzamenti unanimi da altre realtà regionali e a livello nazionale, che ci chiedono di esportare questo modello. Allo stesso modo pensiamo a percorsi di formazione continua (ogni cinque anni) per tutti i volontari, comunque tenendo conto della loro natura volontaristica e dunque commisurando l’impegno e i tempi che andremo a richiedere. Parlando di giovani, come stanno i vigili del fuoco volontari in termini di ri-

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cambi? Lo stato di salute da questo punto di vista è ottimo, siamo l’unico ente volontaristico in continua crescita in termini di numeri ed entusiasmo, con tanti giovani allievi che, a diciotto anni, entreranno a far parte effettiva dei corpi fornendo continuamente nuova linfa. Una predisposizione che si spiega, secondo me, con il fatto che l’istituzione Vigili del fuoco volontari viene percepita come utile alla comunità, sana, e rappresenta un motivo d’orgoglio per la nostra terra. Quali sono le prospettive per il futuro? La Federazione intende portare a compimento i tanti progetti messi in campo in questi anni di valorizzazione e coordinamento del lavoro dei singoli corpi. Penso ad esempio alla formazione continua, al sistema generale di allertamento degli interventi sul territorio, penso, infine, alla questione della Centrale unica della protezione civile, che permetterebbe una migliore pianificazione degli interventi in loco. Riguardo alla Protezione civile, recentemente a livello nazionale si è evocato il ridimensionamento di questa istituzione. Cosa ne pensa? Più che ridimensionamento si sente parlare di smantellamento, mi pare: vedre-

Il servizio antincendi, nella Provincia autonoma di Trento costituisce un fiore all’occhiello, in termini di organizzazione e di partecipazione e trova i suoi presupposti normativi in particolare nelle leggi regionali N. 24 del 1954 e N. 17 del 1978. Esso comprende il corpo permanente nella città di Trento, i corpi dei Vigili del fuoco volontari nei comuni della Provincia, le unioni distrettuali dei corpi dei Vigili del fuoco volontari, la Scuola provinciale antincendi e le squadre aziendali antincendi. La Federazione provinciale rappresenta tutti i Corpi Vigili del Fuoco Volontari e le Unioni Distrettuali del Trentino verso gli enti e le istituzioni a carattere regionale nazionale e internazionale. Essa provvede anche ad organizzare e coordinare i Corpi volontari e le Unioni Distrettuali.E composta dalle Unioni Distrettuali di Fassa, Fiemme, Primiero, Borgo Valsugana, Pergine Valsugana, Vallagarina, Giudicarie, Malè, Riva del Garda, Mezzolombardo, Trento, Fondo ed ha conmpiti di promozione e di consolidamento dello spirito di corpo, di formazione, di addestramento dei gruppi giovanili, di allocazione dei mezzi, di supporto burocratico e informativo ai vari corpi. mo quali saranno le scelte del governo. Va detto che si tratta, a livello nazionale, di una struttura molto complessa ed articolata e quindi con dei costi e che, nel passato, non è stata utilizzata al meglio. Un modello molto

distante dal nostro che poggia invece le proprie basi su una solida tradizione volontaristica e sulla diffusione capillare in tutti i paesi del Trentino, ed in questo trova la sua legittimazione e la sua ricchezza.


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Elezioni europee

MAGGIO 2014

Sarà però domenica 25 la giornata decisiva, visto che vedrà impegnati alle urne i cittadini di Italia, Germania, Francia, Spagna, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Svezia e Ungheria. Si vota anche, per la prima volta, in Croazia. Possono votare tutti i cittadini aventi diritto al voto di tutti gli stati membri dell’Unione Europea. Questa sarà l’ottava elezione per eleggere i rappresentanti del Parlamento Europeo, dalle prime elezioni che si sono tenute nel 1979. Il 25 maggio, nel nostro paese, si vota anche per eleggere i sindaci di oltre 4mila comuni, tra cui quelli di Levico e Vermiglio. Si vota nella sola giornata di domenica 25 maggio 2014, dalle 7 alle 23. Ogni elettore avrà a disposizione una

Europee, si vota il 25 maggio

Quasi mezzo miliardo di cittadini alle urne. Si parte da Gran Bretagna e Olanda il 22 maggio

I

di Roberto Bertolini primi votare per le Europee 2014 saranno gli elettori di Gran Bretagna e Olanda, giovedì 22 maggio. Il giorno dopo toccherà a Irlanda e Re-

scheda di colore diverso a seconda della macro-circoscrizione di appartenenza, (sono 5 in totale) che per noi è quella del Nord Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna). Si esprime il voto segnando una croce sul partito che si

vuole sostenere e, se si desidera, si possono indicare fino a tre preferenze. I nomi dei tre candidati scelti si possono scrivere all’interno delle apposite righe, posizionate al fianco del contrassegno della lista votata. Bisogna scrivere nome e cognome, oppure soltanto il

cognome del candidato o dei candidati scelti. Ogni paese elegge un numero di eurodeputati in proporzione alla propria dimensione e popolazione. All’Italia spettano 72 eurodeputati, così suddivisi: 19 per il Nord Ovest, 13 per il Nord Est, 14 per il Centro, 18 per il Sud e

8 per le Isole. Il sistema per l’assegnazione dei 73 seggi spettanti all’Italia è di tipo proporzionale, con una soglia di sbarramento al 4% su base nazionale. Dopo il riparto nazionale dei seggi tra le liste ammesse, si divide il totale nazionale dei voti

I candidati trentini

Sono 11 i trentini in lizza per le Europee, distribuiti nelle dodici liste che si presenteranno nella circoscrizione Nord Est. Si parte da Walter Ferrazza, unico giudicariese candidato. Il sindaco di Bocenago, dopo l’esperienza di alcuni mesi da sottosegretario nel governo Letta in seguito alla sua candidatura alle politiche del 2013 con la lista del Mir, gioca ora la carta europea, questa volta con Forza Italia. Il Pd schiera invece Andrea Pradi, ricercatore, in un Parti-

Andrea Pradi

Cristiano Zanella

Alessandra Betta Pedrazzoli

Erminio Boso

Lorenza Torresani

to Democratico che vede come capolista Alessandra Moretti. Il Movimento 5 Stelle mette in campo Cristiano Zanella, già candidato a Trento per il Senato nelle politiche 2013.

pubblica Ceca, dove le urne rimarranno aperte anche sabato 23, quando si voterà anche in Lettonia, Malta e i Territori francesi d’Oltremare.

validi, cioè la somma dei voti ottenuti dalle medesime liste nelle cinque circoscrizioni, per 73. Il quoziente così ottenuto indica il numero dei voti necessari per ottenere un seggio. Per conoscere il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista si divide la somma dei voti ottenuti da ogni lista, cioè la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, per il quoziente elettorale nazionale. Si assegnano così i seggi a quoziente intero.

Troviamo poi, per Fratelli d’Italia Manfred De Eccher, figlio dell’ex-consigliere provinciale e senatore Cristano e consigliere comunale a Trento; Enzo Erminio Boso sarà invece in lista per

la Lega Nord. Per lui sarebbe un ritorno a Bruxelles. Il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano mette in campo Nicola Giuliano, avvocato e consigliere nel comune di Trento. Poi la Svp,

Manfred de Eccher

Marco Boato

che schiera come capolista l’uscente Herbert Dorfmann e nelle sue liste la trentina Lorena Torresani, segretaria del Consorzio Costruttori trentini ed espressione del Patt. Per l’Idv c’è Alessandra

Nicola Giuliano

Walter Ferrazza

Oktavia Brugger

Stefania Pintarelli

Betta Pedrazzoli, manager rivana. Passando più a sinistra c’è una vecchia conoscenza della politica trentina, Marco Boato, che si trova come secondo nella lista dei Verdi, alle spalle della conduttrice

televisiva Syusy Blady; con lui in lista anche Stefania Pintarelli, romana di padre trentino. Infine, Oktavia Brugger, ex- giornalista Rai sarà candidata con la lista Altra Europa-Tsipras.

Europee,conchistannoipartititrentini? Herbert Dorfmann

Vi sono i partiti come il Pd, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Ncd, Fratelli d’Italia, Lega Nord che non hanno problemi. La loro scelta è vincolata e gli esponenti trentini sosterranno, chi più chi meno, il “listone” di circoscrizione. Alcuni di essi, vedi il partito di Meloni-Crosetto, quello di Umberto Bossi, quello di Alfano, quello di Matteo Renzi, hanno il proprio esponente trentino in lizza, così anche i Verdi ed il partito di Grillo (vedi articolo sopra). La questione di quale lista sostenere

Per i partiti nazionali voto “obbligato”, fra i territoriali Patt e Upt sostengono Dorfmann. Progetto Trentino lascia libertà di coscienza alle Europee del 25 maggio è invece molto più complessa per i cosiddetti partiti locali, o territoriali, come Upt, Patt, Progetto Trentino, esperienze politiche radicate nella nostra provincia (basti pensare che insieme assommano circa il 40% dei voti delle ultime elezioni provinciali dell’ottobre 2013), ma che non hanno uno “sbocco” diretto a livello nazionale, essendo espressione particolare di questo territorio. Il Patt ha confermato lo storico legame con la Svp e - per consolidarlo

ulteriormente - ha inserito nella lista del partito di raccolta altoatesino una propria rappresentante, Lorena Torresani, con l’indicazione di sostenere lei ed il capolista, l’europarlamentare uscente Herbert Dorfmann. Orientata su Dorfmann è anche l’Unione per il Trentino che, attraverso il consigliere provinciale giudicariese Mario Tonina, organizzerà l’11 maggio alle 20.30 al Grand Hotel Terme di Comano un incontro con la presenza dell’europarlamentare. “Il suo impegno in questi

anni a Bruxelles è stato costante; ha saputo difendere bene le istanze dei nostri territori, uno su tutti il riconoscimento del ruolo strategico dell’agricoltura di montagna nella nuova politica agricola comune (PAC), il mondo della cooperazione e delle piccole e medie imprese della nostra Regione” - ha detto Tonina “inoltre, è evidente che, con il calo di risorse che registriamo, occorre guardare sempre di più all’Europa per riuscire a cogliere sia importanti occasioni di sviluppo, sia

consistenti risorse economiche comunitarie per la nostra terra. Continuare quindi ad avere un interlocutore autorevole come Dorfmann nel prossimo futuro, potrà essere strategico per l’intero territorio alpino e di conseguenza anche per il Trentino”. Infine, Progetto Trentino, ha lasciato libertà di coscienza ai propri iscritti, precisando che la collocazione del partito è evidentemente nel solco del Partito Popolare Europeo ed in quell’alveo saranno concentrate le preferenze.


Elezioni europee L’avvio della campagna elettorale, con la difficoltà di Forza Italia a presentare candidature credibili, l’affidamento ai servizi sociali di Berlusconi con i limiti conseguenti alla sua attività politica (dovrà rinunciare all’attacco diretto ai giudici, suo cavallo di battaglia in ogni elezione), la fuga all’estero del suo compare Dell’Utri ed il suo arresto a Beirut, conferma il disorientamento di un partito che da vent’anni domina la scena politica, più nel male che nel bene, del nostro paese. Può anche darsi che il Berlusca sia in grado di tirar fuori all’ultimo momento il classico coniglio dal cilindro, ma gli spazi sono ormai angusti anche per le sue capacità di affabulatore. Dando per scontata l’inanità dei vari partitini e movimenti più disparati che hanno scarse possibilità di riuscita, al momento la partita elettorale per le europee sembra limitata a due soli protagonisti: il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle . Dunque più si avvicina la data delle elezioni e più la vera sfida si conferma quella fra il Premier Renzi e il burrascoso Grillo. Cadute le ideologie, ormai è l’idea

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Euro o non-euro, questo il dilemma Si tratta di un passaggio storico importantissimo. L’Europa vivrà solo se cambierà di Adelino Amistadi Fra poco si andrà a votare per le europee, e, causa la crisi, sembra che su questa tornata elettorale si giochi l’avvenire dell’Italia. Di certo è in gioco l’avvenire del governo Renzi, dato che dal suo successo o meno ne ricaverà legittimazione di quale possa essere l’Europa del domani a dividere gli schieramenti. A parole tutti vogliono cambiare, ma c’è chi come Renzi non mette in discussione i principi fondanti e chi come Grillo con il suo sodale Salvini della Lega punta ad uscire dall’euro e a buttare tutto per aria, in combutta con i principali partiti antieuropei presenti nel continente. L’idea del Presidente Renzi è che bisogna cambiare le regole e fare in modo che l’Europa sia quella delle famiglie, della gente e non quella delle Banche e della burocrazia. Renzi, come la maggioran-

za degli economisti, è sicuro che uscendo dall’euro le cose andrebbero peggio, anche se bisognerà cambiare registro, l’austerità esasperata impo-

ad andare avanti nella sua cavalcata “rottamatoria”, e nel suo confronto con l’Unione Europea nel segno del cambiamento. Facciamo un po’ il punto della situazione per capire quali sono i nodi cruciali di queste elezioni.

staci dall’Europa ha contribuito non poco ad aumentare la disoccupazione in Italia. Il leader dei Cinque Stelle Grillo gira invece il Paese con il suo

Tour a pagamento e prosegue la sua battaglia contro tutti e tutto, continua a minacciare, a fare la voce grossa, e soprattutto a delegittimare ogni potere ed ogni Istituzione. Sull’Europa non sembra avere idee chiare, vuole uscire dall’euro ed è pronto a indire un referendum nazionale per la sua abolizione, e vuole che si metta in comune i debiti, cosicché i debiti italiani dovrebbero essere condivisi dagli altri stati europei, non male come idea, peccato che gli altri stati europei non l’abbiano apprezzata. Io sono pienamente d’accordo su quanto

ha scritto, in proposito, recentemente, un noto economista: “ I populisti (5Stelle, Lega e quant’altro!) si illudono di riportare le lancette dell’orologio al tempo dei vecchi Stati nazionali: la globalizzazione non si ferma e, senza Europa, ciascuno sarà ancora più debole. L’Europa vivrà solo se cambierà. Questa è la durezza del passaggio storico che stiamo vivendo. Sarà una partita elettorale spietata. Le società europee sono stanche, provate. La paura induce a chiudersi in sé stessi. Il populismo e le tecnocrazie si alimentano a vicenda, riducendo gli spazi della democrazia e delle politiche sociali. Solo restando uniti c’è spazio per un futuro diverso per tutti gli europei, italiani compresi.” Parole sante!

EDITORIALE

Riappropriamoci del sogno europeo Continua dalla Prima Vi sono stati momenti in cui questo processo sembrava doversi arrestare per incapacità di convergenza su obiettivi comuni. Negli anni Settanta sembrava che la Comunità europea fosse prossima alla morte, con un continuo rinvio di “vertici” che non lasciava presagire un futuro di unità. Invece non è andata cosi’, e ce l’abbiamo fatta. Ora l’Unione Europea, nata a Parigi il 18 aprile 1951 con la firma da parte di sei Paesi, fra cui l’Italia del trentino Alcide De Gasperi, del trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone dell’Acciaio(CECA), è divenuta grande e vi partecipano 28 Stati, che, assieme, contano mezzo miliardo di cittadini. Nel corso dei decenni trascorsi gli europei hanno avuto percezioni talvolta oscillanti del processo di unificazione. Le Istituzioni chiamate a portare avanti accordi e processi per far crescere l’unità europea non sono sempre state vicine ai propri cittadini; rinchiuse nei palazzi di Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo non sempre sono uscite fra la gente per farla sentire e renderla partecipe delle loro decisioni. Tuttavia, pur in presenza di quello che è stato chiamato “deficit democratico”, carenza purtroppo tutt’ora presente, vi sono stati molti risultati positivi. Talvolta possiamo dire che questo o quel settore non ha avuto ciò che si aspettava, e forse meritava. Ma sarebbe ingeneroso valutare solo ciò che ci interessa direttamente, senza ricononoscere i grandi benefici avuti. Talvolta valutiamo e diamo importanza solo

a ciò che lo spirito dell’egoismo, che pullula nelle vene di tutti noi, ci suggerisce essere vantaggioso in termini diretti per noi. E’ il quadro d’insieme che dobbiamo considerare e analizzare. Troppo spesso, forse, apprezziamo solo progetti e programmi che fanno giungere mezzi finanziari nelle “nostre” tasche, sia in termini diretti sia come riflesso di benefici accordati alla comunità di cui facciamo parte, come può essere per noi la realtà provinciale. A parte i notevolissimi vantaggi che anche il Trentino ha avuto in termini di contributi finanziari - consideriamo ad esempio alle opere realizzate grazie al “Piano verde” per l’agricoltura ed ai Fondi strutturali europei in generale - pensiamo alla libera circolazione di beni, persone, servizi e capitali. Qualcuno potrebbe dire che le aperture dei confini hanno portato in casa nostra concorrenti che ci disturbano e creano difficoltà. E’ vero, la concorrenza è una politica voluta e sostenuta dall’Unione europea. Tale politica, tuttavia, è stata promossa per contenere i prezzi e migliorare i servizi; insomma per avvantaggiare i consumatori. Al tempo stesso, tuttavia, l’Unione Europea mette a disposizione di chi voglia impegnarsi e ne abbia i requisiti, strumenti di varia natura, suprattutto mezzi finanziari e regole per consentire alle imprese di essere competitive. È certamente necessario impegnarsi ed attrezzarsi adeguatamente, sia culturalmente, soprattutto con la conoscenza delle lingue, sia professionalmente, per essere preparati nel reggere alla

1952, Adenauer, De Gasperi e Schuman. Padri dell’Europa

concorrenza. D’altra parte sono i processi di globalizzazione e di interdipendenza che nessuno può arrestare ad imporre nuovi modi e modelli di vita e di lavoro. Di fronte alle sfide di oggi e di domani solo un’Europa unita e non certo la chiusura degli Stati nazionali potrà esserci di aiuto per reggere agli urti di una sempre piu’ agguerrita ed inarrestabile competizione sui mercati. Lo stesso Euro va iscritto nelle liste dei successi dell’Unioine Europea. Il fatto che con la sua introduzione vi sia stata una lievitazione dei prezzi non è colpa della moneta unica europea. Responsabilità vanno attribuite semmai ad una mancata azione governativa in termini di controlli consentti anche nell’ambito di un libero mercato e l’assenza, gravemente responsabile, di una incisiva campagna informativa e di sensibilizzazione. Vi sono veramente meccanismi economici che non potevano essere del tutto controllati, ma chi oggi, anche in Italia, auspica l’uscita dall’Euro per ritornare alla Lira lo fa senza competenza o con irresponsabile malafede per fini populistico-elettorali.

Le prossime elezioni del Parlamento Europeo, che viene eletto a suffragio universale diretto dal 1979, avranno un’importanza di gran lunga maggiore rispetto alle precedenti tornate elettorali per il futuro dell’Unione. Di grande importanza è già il fatto che per la prima volta l’esito elettorale indichi chi sarà il prossimo presidente della Commissione Europea, motore dell’Unione e unica Istituzione che può presentare proposte legislative che per essere approvate devono ottenere il voto positivo sia del Parlamento sia del Consiglio dell’Unione, il quale si compone di un rappresentante per ogni Governo degli Stati membri. Tenuto presente che, pur avendo il Parlamento forti poteri, sono i Governi nazionali con le loro maggioranze parlamentari che in ultima analisi decidono l’avanzamento o meno del processo di integrazione europea, un esito elettorale segnato da scarsa afflunenza al voto o da un significativo consenso a forze politiche euroscettiche (o addirittura favorevoli ad un destino “titanic” dell’Unione), avrebbe una

precisa influenza sulle stesse posizione governative nei confronti del progetto europeo. Purtroppo sono lontani i tempi in cui, grandi statisti come De Gasperi, nel loro agire politico pensavano piu’ alle future generazioni che alle elezioni. Anche questo deve essere tenuto presente nell’andare al voto. Purtroppo la disaffezione nei confronti del progetto europeo, complice anche la crisi economica e finanziaria, registra oggi i minimi storici. Per evitare di compromettere risultati di unità di popoli che non hanno pari nella storia dell’universo, serve un nuovo scatto di orgoglio e di fiducia. Anche se difficile da chiedere nella presente situazione, si tratta di un imperativo per evitare il peggio. Solo una robusta Unione Europea potrà confrontarsi con i nuovi scenari di geopolitica mondiale che hanno negli eventi ucraini e nello spostamento verso il Pacifico del centro di interessi economici del nostro Pianeta segni inequivocabili dei cambiamenti epocali in corso. Le pur pesanti difficoltà dei difficili tempi che stiamo attraversando potranno essere superate essendo uniti in una Europa forte e non rifugiandoci sulle sempre piu’ deboli piattaforme nazionali. Quella che noi europei stiamo attraversando è una fase storica nella quale può essere deciso il nostro futuro nel Vecchio Continente e nel mondo. Non dobbiamo scoraggiarci ed ascoltare le cassandre. Cerchiamo invece di riappropriarci del sogno europeo. Paolo Magagnotti


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Focus Centenario Grande Guerra

La guerra “sconosciuta” delle donne Quando si pensa alla prima guerra mondiale, le prime immagini che ci giungono alla mente sono quelle dei soldati al fronte, delle baionette, dei reggimenti, delle fortificazioni estreme sulle vette delle nostre montagne. E, di riflesso, pensiamo anche ai tanti morti, agli ospedali da Eppure, a ben guardare, l’esperienza tragica della guerra – se da un lato ha portato all’attenzione generale il sacrificio degli uomini al fronte – ci porta a focalizzare il nostro interesse sull’altra metà del genere umano, quella femminile, che in fin dei conti è stata altrettanto centrale ed importante nel delineare un corso della storia quanto mai difficile e aspro. Ma – si diceva –mentre il ruolo dell’uomo è stato decantato in moltissima pubblicistica e nelle memorie dei sopravvissuti e vive di una sua dimensione straordinaria ed eroica fatta di azioni al limite dell’umano coraggio e resistenza, quello della donna appare invece in tutta la sua importanza proprio in relazione alla quotidianità del vivere. Una quotidianità – beninteso- completamente sconvolta dall’esperienza totalizzante della guerra, (e non potrebbe essere altrimenti), ma che ha in sé una sua dimensione eroica di grande impresa, che ha in ultima istanza un valore sopra tutti gli altri: quello della vita. Allo scoppio della prima guerra mondiale (1914), le nostre donne vivevano ancora nettamente ai margini della società patriarcale, relegate fra il lavoro in cucina e quello dei campi, senza diritto di voto, condizione esempli-

ficata al meglio dal detto tedesco – utilizzato anche nelle nostre valli – “Kuche, Kinder, Kirche” (cucina, bambini e Chiesa) . Pratiche, pragmatiche attente all’ economia domestica, “use ad ubbidir tacendo” sanno benissimo, quando i venti di guerra iniziano a spirare e la spirale del conflitto inizia a girare su se stessa, che si va incontro alla sciagura e i loro modi di vita – già rigorosi e molto parchi - sono destinati ad essere sconvolti e a peggiorare ulteriormente, a dispetto di quella pubblicistica nazionalista che dipingeva la guerra come un’occasione per l’Italia di riavere quel prestigio e quelle terre che le spettavano di diritto. Una situazione di partenza senza dubbio difficile, aggravata dalla partenza degli uomini verso il fronte così vicino e così incombente;

campo, ai cimiteri e ai monumenti ai caduti presenti in tutti i nostri comuni. Un universo di sensazioni ed esperienze che siamo soliti però considerare esclusivamente al maschile; quale monumento alla memoria è stato mai dedicato ad una donna? Nessuno, verrebbe da dire.

da quel momento le aziende familiari restavano senza il punto di riferimento per quanto riguarda la forzalavoro e il coordinamento delle risorse. E allora ricordo le testimonianze dei miei paesani come memorie nitide; donne costrette a sdoppiarsi fra il lavoro dei campi e del bestiame e l’accudire i figli e gli anziani, tutti a loro carico; sveglie all’alba per mungere e raggiungere gli alpeggi poco distanti da dove si sparava, lunghi pomeriggi per fare da manodopera al fronte, con lunghe file di donne e bambini inerpicate su sentieri di alta montagna per portare assi e generi di conforto ai soldati. E, in mezzo a tutto questo, una quotidianità a cui si cercava di rimanere aggrappati fino all’ultimo per non perdersi definitivamente; la messa alla mattina presto,

quando si poteva, e le processioni coi Santi e il parroco che restava l’unico punto di riferimento sicuro, vera anima della comunità. E poi vecchi e bambini a cui badare, e fare di necessità virtù per portare a casa qualcosa di dignitoso da mangiare entro la sera; con il peso - e la paura - di vedersi arrivare un giorno quella cartolina tanto temuta con scritto che da qualche parte, lassù sul fronte, qualcosa era andato male e che qualcuno non sarebbe più tornato a casa. E – se succedeva – (e quante volte è successo) non c’era manco il tempo per piangere e fermarsi un po’, ché la fame a volte è più forte di qualsiasi pietà umana. Tanti spunti, dunque, tante storie e sentimenti e esperienze, tutte importanti, rese speciali nel Chiese e nelle Giudicarie dalla prossimità del fronte che divideva i giudicariesi in italiani e austriaci, e li costringeva a lasciare i paesi e disperdersi sui monti vicini. Credo che il modo migliore per fare una riflessione veramente fattiva su un argomento importante come questo sia proprio quello di partire dalle testimonianze di chi quel periodo ha vissuto, capire il contesto storico e restituire così al ruolo delle donne l’importanza e la dignità che merita nella storia di questo Paese, cosa che pubblicazioni come questa contribuiscono, con merito, a fare. Per capire – infine - come nelle situazioni di necessità le donne riescano a fare alla grande anche la parte del cosiddetto sesso forte, assumendosene le responsabilità, cosa che, a ruoli invertiti, ci riuscirebbe difficoltoso immaginare. Adelino Amistadi

Iniziative Centenario Grande Guerra

La Banda di Ragoli propone uno spettacolo sul Conflitto mondiale A Tione il 17 maggio

Sono sempre più numerose le iniziative promosse da Enti ed Associazioni giudicariesi per ricordare il centenario dall’inizio della Prima Guerra mondiale. Le Giudicarie sono state coinvolte pesantemente nel conflitto essendo attraversate dal confine tra l’Impero Autro-Ungarico e l’Italia, la Valle del Chiese da una parte ed il resto delle Giudicarie dall’altra. Il conflitto ha lasciato segni profondi sia sul territorio sia nella coscienza popolare con vicende umane e familiari che hanno segnato pesantemente le comunità locali. Giovani giudicariesi inviati sui fronti più lontani del conflitto e soldati stranieri a presidiare le nostre trincee e le fortificazioni. Per coordinare le decine e decine di iniziative che stanno per essere organizzate la Comunità delle Giudicarie ha organizzato diversi incontri molto partecipati. Dall’Ecomuseo della Valle del Chiese a quello della Judicaria, dal museo della Grande Guerra della Valle del Chiese di Bersone a quello della Guerra Bianca Adamellina di Spiazzo, dalla Sat, ai Bim del Sarca e del Chiese, dal Parco Naturale Adamello Brenta ai consorzi turistici, dalle Apt al Centro Studi Judicaria senza dimenticare le moltissime associazioni che hanno aderito e le amministrazioni comunali coinvolte». Obiettivo, valorizzare il contributo di ciascun soggetto territoriale in un progetto di sistema, integrato nel quale ognuno possa sentirsi parte ed essere funzionale alla realizzazione di un progetto complessivo e articolato come ha precisato la Presidente Patrizia Ballardini coadiuvata dall’Assessore Paolo Pasi e dal Consigliere delegato Loreta Failoni. Uno dei primi spettacoli è quello promosso dalla Banda Sociale di Ragoli in collaborazione con il Coro Monte Iron, Associazione Pensionati di Ragoli, Gruppo Alpini Monte Spinale e Filo Bastia. Sabato 17 maggio 2014 presso l’Auditorium delle Scuole Superiori di Tione alle 20.45 andrà in scena una rappresentazione che vuole essere un omaggio a coloro che hanno combattuto e patito le sofferenze di una guerra che i potenti hanno voluto e che i più umili hanno subito. Una narrazione scritta e diretta da Riccarda Albertini, Presidente della Banda di Ragoli, che racconterà attraverso brani musicali interpretati dalla Banda e i canti di guerra presentati dal Coro una storia di sofferenza e di dolore con i giovani soldati da una parte e le mamme a casa ad attendere il ritorno dei loro figli. La narrazione inizia con l’attentato di Serajevo del 28 giugno 2014 che dette l’innesco al conflitto fino alla battaglia di Caporetto e poi al termine della guerra. Le lettere scritte alle mamme a casa dai figli al fronte ci fanno vivere momenti di intensa umanità e commozione, la lettura di poesie di Ungaretti accanto ad un drammatico dialogo tra il soldato e un personaggio che inpersonifica la Guerra completano una rappresentazione che va a toccare il senso più profondo della condizione umana. Una iniziativa che ricordando le gravi conseguenze del conflitto mondiale subite dai giudicariesi vuole testimoniare a tutti ed in particolare ai giovani l’importanza della pace e della concordia tra i popoli. Enzo Ballardini

La Banda di Ragoli


Focus Centenario Prima Guerra Mondiale

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I monumentali forti, all’avanguardia per i tempi, rappresentavano la prima linea di difesa Austroungarica

La storia della guerra passa dalla Valle del Chiese

Mortaio in uso al forte Corno

di Lamberto Amistadi*

I forti Larino, Danzolino e Revegler erano, a detta del Rolf (autore del monumentale Festungsbauten der Monarchie) “sbalorditivamente simili”. Vengono costruiti negli stessi anni tra il 1860 e il 1861 dallo stesso ingegnere del Genio, capitano Oskar Meiss von Taufen come reazione alla perdita della Lombardia nella Seconda guerra di indipendenza italiana (1859), quando la Rocca d’Anfo passa in mani nemiche. Dal punto di vista tipologico, si tratta di corpi casamattati ad “L” per lo più ad un solo piano, con gli angoli arrotondati, le volte in mattoni ricoperte di calcestruzzo di calce e i fori cannonieri aperti in blocchi di granito finemente lavorati a scalpello. Per curiosità, “corpi casamattati” significa corpi costituiti da casamatte. “Casamatta” è un termine che deriva dallo spagnolo “casa” e “matar”, cioè “uccidere”, da cui il tedesco “Mörderkeller”, che tradotto assume i toni un po’ macabri di “locale che uccide”. Per la verità, questi primi tre forti dello sbarramento di Lardaro non uccisero proprio nessuno, i loro bellissimi cannoni M61 (“M” sta per “Modell” e 61, per l’anno del brevetto, 1861) da 150 mm di calibro non spararono un colpo e allo scoppio della Grande Guerra i tre forti erano già stati declassati a magazzino. Nel 1881, il direttore del genio Julius Vogl rimette mano all’intero piano per la difesa dei territori del Tirolo e nel suo Denkschrift über die Landesbefestigung Tyrols prevede, tra lealtre cose, la costruzione di un nuovo forte sulle pendici del Doss dei Morti, a quota 1.082 m s.l.m, il Forte Corno. Tra la prima genera-

Originariamente, i forti dello sbarramento di Lardaro erano cinque: il Forte Larino, Danzolino e Revegler, il Forte Corno e il Forte Carriola. Essi costituivano

nel loro insieme i forti di un cosiddetto “sbarramento di vallata”, con lo scopo di vigilare sulla via di accesso ai territori dell’Impero dalla Lombardia.

Forte Larino

zione di forti e questa seconda generazione molte cose sono cambiate, dal punto di vista strategico, tecnologico e tipologico, tre cose che nell’architettura militare vanno di pari passo. Innanzitutto, si era decisamente e stabilmente passati dalla difesa ravvicinata alla difesa a distanza (“Fernkampf”) con un fronte di tiro ben indirizzato su determinati obiettivi. Ciò era dovuto ad un notevole miglioramento delle capacità balistiche degli armamenti sia in termini di gittata che di precisione, ottenuto grazie alla rigatura e alla cerchiatura delle canne, nonché ad un miglioramento dei materiali e delle polveri da sparo. Ciò comportò sia una diversa collocazione dei forti, che vennero posti a quote più elevate, sia la necessità di migliorare la loro resistenza alle bombe. Non a caso venne introdotto un uso massiccio

del calcestruzzo di cemento, che nella copertura delle casamatte del Forte Corno ricopre i blocchi in pietra calcarea delle volte. Gli esperimenti avevano anche dimostrato l’inefficacia di ricoprire le fortezze con ampi strati di terra, che lasciavano penetrare i proietti nelle coperture, imprigionando la carica esplosiva ed aumentando il suo effetto dirompente. Per questo motivo il fronte di tiro del forte Corno è protetto da grossi blocchi di granito. Ma la novità principale di questa seconda generazione di forti fu sicuramente l’introduzione, mutuata dall’ingegneria navale, delle corazze in acciaio, per cui le fortezze possono essere chiamate “Panzerfortification”, forti corazzati. Le nuove casamatte corazzate per i nuovi cannoni M80 prodotte dalla ditta morava Witkowitz erano protette

da una corazza in acciaio, così come erano completamente in acciaio (più precisamente in ghisa temperata, “Hartguss”) le torri per i mortai M80 da 150 mm (“Panzermörser”) prodotte dalla ditta Skoda. Ma la rivoluzione più sorprendente dal punto di vista degli armamenti e della tecnica costruttiva era di là da venire. L’occasione per la costruzione di un forte di ultima generazione nello sbarramento di Lardaro venne dai nuovi piani militari del Capo di Stato Maggiore dell’Impero Franz Conrad, che a partire dal 1907, ripensa il piano di rafforzamento della cosidetta “seconda linea”, che avrebbe dovuto coprire le spalle all’Impero nel caso di conflitto con l’Italia. Un documento del Ministero della Guerra di Vienna del 1908 indica la collocazione di un nuovo forte sopra l’abitato di Por,

sul versante orografico sinistro della Valle del Chiese: il Forte Carriola (che nei primi documenti è chiamato anche “Werk Por”). Esso rappresentava quanto di meglio e di più avanzato offrissero le tecnologie militari fino a quel momento. Le volte a botte delle casamatte erano sostituite da solai in cemento armato da oltre 2 metri di spessore gettati su una fila di putrelle di acciaio da 50 cm di altezza. Gli armamenti erano posti in cupole corazzate “bombersicher und drehbar”, ossia resistenti alle bombe e girevoli per evitare l’imbocco del foro cannoniero da parte dell’artiglieria nemica. Mai come in queste opere, la tipologia architettonica coincide con la meccanica esatta degli armamenti: il disegno del forte era determinato dalla posizione delle batterie di obici e di mortai e dalle quattro casamatte corazzate per mitragliatrice. Le macerie del Forte Carriola, che fu fatto implodere dopo la guerra, custodiscono probabilmente il maggiore atto di eroismo di un presidio fortificato dello sbarramento di Lardaro. Dall’inizio della primavera del 1916, fu bersagliato e circondato dall’artiglieria italiana, che ciononostante lo occupò solo dopo l’armistizio del 3 novembre 1918. I forti dello sbarramento di Lardaro, insieme alle opere campali (postazioni di artiglieria, bunker, gallerie, trincee, punti di osservazione, ecc) costituiscono le tracce più evidenti del passaggio della storia nell’Alta Valle del

Chiese. Le vicende della loro costruzione sono fortemente intrecciate con la vita della popolazione e con trasformazioni profonde del paesaggio della valle. A partire dagli inizi degli anni 2000 le amministrazioni locali e la Provincia Autonoma di Trento hanno cominciato un percorso di collaborazione per recuperare e valorizzare questi manufatti. Nel settembre 2003 la Giunta Provinciale approva le linee guida del cosiddetto “Progetto Grande Guerra”, la cui missione è proprio quella di “proporre, attraverso la lettura e il recupero attento delle fortificazioni austroungariche, la storia della vita dei trentini in un momento difficile ma significativo della loro esistenza.” Nel 2009, l’Ecomuseo della Valle del Chiese – Porta del Trentino e la Soprintendenza PAT si fanno promotori di una campagna di censimento delle opere campali presenti sul territorio della Valle del Chiese e di alcune aree adiacenti delle Giudicarie (www. trentinograndeguerra.it). I segni e le tracce presenti sul territorio, l’ingegneria delle opere belliche, le tecnologie costruttive, l’evoluzione delle tattiche e delle strategie militari, la storia socio-economica delle relazioni tra la vita della popolazione e le presenze militari, i diari di guerra e gli altri documenti d’epoca che illustrano la tragedia del conflitto e le violenze della guerra costituiscono nel loro insieme parte dell’universo simbolico di cui si compone l’identità di una comunità. *Ricercatore e docente del Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna


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Il Saltaro delle Giudicarie

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Un tempo l’orgoglio italico era esaltato dall’essere, il nostro, “un paese di santi, poeti e navigatori”. Da alcuni anni, invece, le cose sono cambiate, al posto dei santi, poeti e navigatori, s’è fatto largo una classe di governanti truffaldini, lestofanti e disonesti, conosciuti per la sfrontatezza di sparare cazzate a gogò. Non c’è colore che sia diverso, nel calderone delle ignominia ci sono, chi più chi meno, un po’ tutti. A pagarne le spese è Berlusconi ed il suo partito, che sembra trovarsi nella m... non sapendo più a che santo votarsi. Ohibò, la cosa si fa seria, simili parolacce, lassù, sono da sempre vietate, si vede che quando ci vogliono, ci vogliono! Con il Berlusconi decapitato, chi potrebbe prendere in mano la situazione da quelle parti? Quel Toti, lì, voluto da Silvio in persona, ha tanto del tonno, con quella faccia non ispira granché fiducia, sembra che da un minuto all’altro si addormenti. Allora il Brunetta, oh quello no! E’ come la gramigna, strisciante, che viaggia bassa e ti rovina il raccolto se non l’estirpi. Imperversa sulla scena politica, proprio come la gramigna fa nei prati, è continuamente ostile a tutti e a tutto. Ultimamente ce l’ha perfino con le donne, soffre di un complesso di inferiorità, si fa per dire, e lo si è visto da come si è battuto contro le sue stesse colleghe disponibili a votare la legge della “parità di genere”. Ha il terrore di sparire, di cadere nell’oblio politico. Sarebbe la sua rovina personale. Già lo si vede poco, poi sparirebbe dalla circolazione. Allora la Santanchè, per l’amor di Dio, con quella bocca può dire e fare quel che vuole, ma l’Italia è abituata a bene altre donne, questa neanche te la sniffano. C’è ben poco da fare, lo sconforto da qualche settimana ha preso tutta la dirigenza del partito e i più deboli se ne sono andati, che facciamo in un partito che sta morendo?

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Il contratto con.. cani e gatti Se la politica (e la campagna elettorale) si perde dietro a... Dudù

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n cielo s’è discusso molto, negli eterei consessi, fra i sapienti provenienti da ogni parte del globo terrestre, assunti nell’empireo per l’occasione dovendo discutere dei problemi della terra ed in particolare dei problemi dell’Italia, terra diletta, a cui era stato assegnato, fin dalla creazione, ogni ben di Dio, ma che ultimamente sembra essere caduta

Ma, quando meno te l’aspetti, a cambiare le cose, è arrivato lui, il grande, geniale, simpatico Dudu, non confondiamolo con la sua padrona, la Francesca, no, proprio lui, Dudu, il cagnolino di Berlusconi. Questa bestiolina, carina, carina, salverà la situazione, se ne sono convinti un po’ tutti nella villa di Arcore dove Dudu alloggia e pensa. Vedendo il suo padrone afflitto e i suoi sodali sull’orlo della disperazione, è bastato che Dudu sussurrasse alle orecchie del Berlusca alcuni consigli rivoluzionari, perché scoppiassero mortaretti e stelle filanti. E così, immediatamente, le

Il Giornale delle Giudicarie

mensile di informazione e approfondimento Anno 12 3 n° 5 - maggio 2014 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Roberto Bertolini Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Aldo Gottardi, Denise Rocca Hanno collaborato: Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Claudia Brunelli, Alberto Carli, Arianna Foglio, Alessandro Togni, Andrea Tomasini, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Ettore Zini, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3335988772) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato l’29 aprile 2014 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

strategie elettorali sono state affidate a Dudu, cagnolino, di nobile lignaggio, in realtà di lui si conosce poco o niente, ma ad Arcore, dove c’è stato anche il Mangano, stalliere, ci può stare anche lui, con molto più diritto. Semplice il ragionamento: in Italia ci sono distribuiti nelle varie famiglie da nord a sud, più di venti milioni di cani e gatti, di solito, amati e coccolati quasi come figli, è talmente alto il legame degli Italiani per questi animali, che c’è già chi chiede per loro la cittadinanza, e la possibilità di matrimonio. Dice il Dudu: se noi riusciamo ad entrare nelle case di tutti questi amanti

nelle stracce. Unanime il giudizio scaturito da quelle menti eccelse e a me, povero Saltaro, tocca l’onere di diffondere quanto s’è detto nel bene e nel male. Più male che bene, anche se a sorpresa, il Berlusca sembra avere in serbo la carta vincente per risorgere dalla ceneri e tornare a trionfare anche nelle elezioni europee.

degli animali, è fatta, ce li facciamo arrosto con qualche promessa in tema, e quelli voteranno per noi e noi torneremo sulla cresta dell’onda! Tocca a Berlusconi, con la sua nota abilità di raccontare frottole in ogni campagna elettorale, prendere in mano la strabiliante innovazione. Per la prima volta in Italia ci si impegnerà sugli animali, che sugli uomini hanno fallito un po’ tutti. Dudu ne sarà il regista alle sue spalle. E allora sotto, invece di promettere di abbassare le tasse, tanto non ci crede più nessuno, Silvio dovrà promettere la distribuzione gratuita ed illimitata per cani e gatti di

provata fede berlusconiana di crocchette e prelibati bocconcini. I veterinari saranno a disposizione dei proprietari degli animali giorno e notte a titolo gratuito, negli ospedali civili sarà riservato un reparto per il ricovero di cani e gatti, malati o in fase terminale, questa come riforma della sanità non è niente male. Se poi ci fosse anche un cimitero appositamente attrezzato per la loro sepoltura, sarebbe il massimo, Faremo anche quelli in tutta Italia, anche se purtroppo difficilmente la Chiesa concederà la terra consacrata. Pazienza! Dudu poi suggerisce che al posto del poliziotto di quartiere anch’esso promesso, ma mai concesso, il Berlusca prometta la costruzione, in ogni rione cittadino, di meravigliosi parchi ove cani e gatti possano dare sfogo, nel giusto ambiente, alle loro necessità corporali. Lasciamo stare la ricostruzione fallita dell’Abruzzo, è meglio alloggiare cani e gatti in comode cucce, acquistabili con consistenti contributi statali. E diamo lavoro ai disoccupati mandandoli a spasso con i cani per le loro necessità, mentre i proprietari sono al lavoro, naturalmente pagati dallo stato. E

lo stretto di Messina mettiamolo via, il suggerimento di Dudu è quello di costruire lungo le coste italiane, villaggi turistici, alberghi a cinque stelle dove cani, gatti e i loro padroni, possano godere la vita così amara per gran parte dell’anno. E invece di portare le pensioni minime a mille euro come più volte promesso, dai Silvio, suggerisce il Dudu, regaliamo loro i cani randagi che sono rinchiusi in quei lager che sono i canili municipali. Ma poi, questa è bella, istituiremo in ogni città confortevoli garconnière riservate a cani e gatti per i loro accoppiamenti. Ah l’amore! Così dopo la buffonata del “contratto con gli Italiani” sottoscritto nel 2001, oggi si potrà sottoscrivere qualcosa di ben più serio. Lo immaginate che colpo con il Berlusconi, sotto lo sguardo vigile del suo Dudu, che firma nel salotto del suo fedele Vespa, l’originale, eccezionale, straordinario “contratto con cani e gatti”, sarebbe un trionfo. E le sorti di Forza Italia torneranno floride, pronte a raccogliere i frutti di quel genio incommensurabile, del Dudu, il salvatore di Forza Italia, di Berlusconi e dell’Italia intera. Lassù c’è qualche dubbio che la cosa funzioni, qualche perplessità ce l’ho anch’io che cani e gatti mi stanno sulle palle, ma bugia per bugia, una più una meno, non cambia niente. Che ci provino. Non si sa mai.


Attualità

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A colazione con il Papa al rifugio delle Lobbie La traversata notturna del Mandrone e poi l’intervista col Santo Padre. La testimonianza di chi c’era

Giovanni Paolo II sull’Adamello

Con lui c’era il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che aveva di buon grado accettato di accompagnare il Santo Padre in questa insolita trasferta. Papa Wojtyla era venuto alle Lobbie per sciare. Pertini, che non sapeva sciare, ne approfittò per stare in compagnia, per prendersi un po’ di sole e per ammirare

il Papa che, inforcati gli sci, scendeva lungo le piste delle Lobbie. Per la cronaca i due illustri personaggi arrivarono alle Lobbie nella mattinata del 16 luglio. Nel tardo pomeriggio Pertini rientrava a Roma e il suo ufficio stampa annunciava “urbi et orbi” che il presidente della Repubblica aveva accettato “oggi con

T

di Ettore Zampiccoli

rent’anni fa – esattamente il 16 e 17 luglio – Papa Giovanni Paolo II, che il 27 aprile è stato proclamato Santo, assieme a Papa Roncalli, atterrava sul nevaio del rifugio delle Lobbie, vivo piacere l’invito di Sua Santità Giovanni Paolo II a fare colazione insieme sull’Adamello”. Per i media e le redazioni di tutto il mondo un annuncio inatteso, imprevedibile. Mai si era visto un Papa che sciava. Fra i giornalisti fu subito una corsa scatenata verso la val Rendena e l’Adamello. Ma giornalisti e

troupe televisive avevano fatto male i loro calcoli. Lo spazio aereo sull’Adamello era stato chiuso. Posti di blocco ovunque avevano l’ordine perentorio di impedire l’accesso a chiunque alle Lobbie. Già a sera una quarantina di inviati speciali girovagava in val di Genova nel tentativo, infruttuoso, di aprirsi un varco. Non

sull’Adamello. L’evento è stato raccontato nel Film Tv “Non avere paura”, girato in Trentino, sull’Adamello e nell’abitato di Zuclo, andato in onda su RaiUno domenica 27 aprile. andò così per chi scrive che allora lavorava per l’agenzia Ansa di Roma. Allertato nel pomeriggio ero arrivato in valle nel tardo pomeriggio, assieme a Diego Decarli. Avevamo chiesto a Toni Masè, grande guida alpina e grande amico, se ci accompagnava al rifugio. Accettò di buon grado ed alle undici di sera tutti tre eravamo al Bedole. Cominciava l’avventura. Toni conosceva bene i sentieri e non ebbe difficoltà ad aggirare i posti di blocco, sia quelli collocati in fondo alla val di Genova, che poi quelli del rifugio Mandrone. Camminammo per quasi otto ore, in silenzio e sotto un cielo chiaro e rassicurante. Verso le 7 eravamo di fronte al rifugio. Si decise che sarei andato avanti io anche perché avevo il tesserino di riconoscimento dell’Ansa. L’accoglienza del servizio di sicurezza non fu dei più cortesi. “Si prenda un caffè – mi disse un funzionario – e poi torni giù”. Fortunatamente in quel momento apparve il segretario del Papa, Mons. Stanislaw Dziwis. Mi venne incontro e mi qualificai. Con cortesia mi accompagnò in cucina, per poter bere un po’ di latte caldo, e mi disse che potevo fermarmi senza alcun problema. Un quarto d’ora dalla scala del piano superiore scendeva il Santo Padre in abito talare. La notte aveva dormito in una stanzetta semplice dotata di un vecchio letto di ferro e di un lavandino con acqua corrente, cioè gelida. Mi presentai e con affabilità mi disse : “Venga anche lei ad ascoltare la Messa”. Celebrò la messa in una stanza del rifugio. Con lui e col suo segretario c’erano i maestri di sci, che gli furono vicini durante tutte le sciate, e la famiglia Zani. Terminato il rito religioso chiesi a mons. Stanislaw se potevo intervistare il Papa o comunque scambiare due parole. “Stia con lui – mi rispose – mentre fa colazione”. Eccomi dunque seduto su una panca accanto al Papa in una grande sala dalla quale si poteva scorgere un magnifico panorama di neve e montagne. La colazione – pane, latte, marmellata – durò poco più di un quarto d’ora. Il tempo sufficiente per raccogliere direttamente dalla bocca del Papa le informazioni di cui avevo bisogno per condire il pezzo, che l’Ansa stava aspettando.

Devo dire che di primo acchito ero piuttosto imbarazzato : mai avrei pensato di trovarmi un giorno a fianco del Papa, a far colazione con lui. Ma subito l’affabilità e semplicità di Giovanni Paolo II mi tranquillizzarono. In sintesi mi raccontò come era nata l’idea della gita, la grande ammirazione che aveva per Pertini “un grande presidente”, la sua passione per lo sport e per lo sci in particolare, la sua sorpresa nel trovarsi in un luogo “così bello con montagne possenti e bellissime”. “Da noi in Polonia non si può sciare d’estate ecco perché ho accettato volentieri l’invito a venire quassù “. Si seppe poi che l’invito gli era stato rivolto dal giovane maestro di sci Gianluca Rosa. E poi ancora a raccontare il suo amore per la montagna “la cui maestosità avvicina a Dio“. Guardando fuori dalla finestra il nevaio ebbe modo di ricordare anche i morti della Guerra Bianca. Sicuramente era informato su quel che l’Adamello aveva significato nel corso della prima guerra mondiale. Poi si alzò e mi congedò con grande cordialità : “Adesso vado a sciare” mi disse sorridendo. Salì nella sua stanza e dopo un quarto d’ora apparve sulla scala nella sua perfetta tenuta da sci. Per la cronaca sciò sia il mattino che nel primo pomeriggio, prima di rientrare a Roma. Io rientrai a Trento verso mezzogiorno e invia il mio servizio a Roma. Quasi una decina di cartelle per dire cosa era accaduto in quei due giorni al rifugio e per riportare l’intervista al Papa. Una manna per tutti i giornali di tutto il mondo che ebbero così materia prima per confezionare i loro resoconti. Che l’incursione al rifugio, grazie a Toni Masè, si fosse tradotta in un piccolo scoop giornalistico me ne resi conto nei giorni successivi leggendo le cronache di “inviati speciali” che in valle non erano mai stati ma di fatto avevano pescato dal mio pezzo. E me ne resi conto anche dopo qualche settimana quando l’Ansa mi gratificò con un premio speciale in denaro e quando dalla Segretaria di Stato del Vaticano mi giunse una lettera nella quale si diceva che il Papa, ricordando l’incontro sull’Adamello, “ mi impartiva la propiziatrice benedizione apostolica.”


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L’Azienda

MAGGIO 2014

Nasce a fine 1963 a Daone, grazie all’intraprendenza del giovane Rinaldo Pellizzari che inizia la sua prima attività di piccolo artigiano aggiustando biciclette, motorini e realizzando carpenteria in ferro. Nel 1966 acquista un vecchio garage e lo trasforma in un vera officina per la riparazione di macchine, moto, biciclette; poi, nel corso degli anni, viene istallato un distributore di carburante in località “Zaca” alla fine del paese, all’imbocco della Val di Daone. Nel 1983 l’edificio viene ampliato, realizzando un negozio per la vendita di ferramenta, articoli per il giardinaggio, foresta, con l’officina per la riparazione di motoseghe, moto,biciclette, auto e cambio gomme. Così la bottega diventa punto di riferimento di tanta gente, in un periodo in cui in ogni famiglia c’è chi va “per legna”, considerando anche il ricco patrimonio della Valle di Daone. Un flusso che si rafforza quando, nel 1985, diventa rivenditore autorizzato della Stihl, azienda tedesca leader mondiale delle motoseghe e nel 1997 crea una filiale nel paese di Pieve di Bono -frazione Strada - per la vendita di motoseghe, decespugliatori e rasaerba con assistenza e ricambi. 50 anni dopo Rinaldo Pellizzari continua la sua attività e spesso lo si trova ancora lì, in bottega. Con lui ci sono i figli, ma non rinuncia a quella che resta soprattutto una passione: ha lavorato sin dall’età di 14 anni, facendo un po’ di tutto: dall’operaio alla cava in Vermon-

Mezzo secolo per le motoseghe Pellizzari

Il rivenditore Stihl di Pieve di Bono e Daone festeggia 50 anni di attività. Tutto partì con un’officina Fra meno di due mesi oltre 400 milioni di elettori dei La rivendita/officina Pellizzari di Daone e Pieve di Bono ha recentemente festeggiato il mezzo secolo di vita. Conosciuta in tutta la Valle del Chiese per esse-

goi, da dove veniva estratta la gera che serviva per sistemare la strada della Valle all’imbianchino, al manovale. Poi, negli anni ’54-’55, ha intrapreso la sua attività di piccolo artigiano riparando biciclette e qualche motorino e realizzando opere di carpenteria in ferro. È stato solo nel giugno del 1963, tornato dal servizio di leva, che

Rinaldo si è iscritto agli Artigiani. Così Rinaldo si è distribuito fra officina, carpenteria e l’attività al Dopolavoro del paese: dal ’64 al ’70 fa anche servizio pubblico, una sorta di tasista che porta in giro in macchina chi non sa come spostarsi. Non è difficile immaginare che nella maggioranza dei casi si trattava

re il rivenditore ufficiale Stihl, marchio di motoseghe molto apprezzato fra i boscaioli, professionisti e non, si tratta di una bottega storica della valle, che vende e ripara materiali per foresta, giardino e ferramenta.

di accompagnare le persone all’ospedale. Instancabile e intraprendente, con il denaro racimolato ha acquistato quello che nel ’66 era un garage e che pian piano ha trasformato nella sua officina, quella che ancora oggi è per tutti, in dialetto, “tra Zaca”. Qui, per un paio d’anni, continua a fare il carpentiere, senza

smettere di riparare biciclette e moto. Ma i tempi stanno cambiando, così come i consumi: Rinaldo abbandona le opere in ferro, nel 1968 installa un distributore di carburante e inizia a occuparsi della vendita e della riparazione delle macchine agricole e delle motoseghe. Ma Rinaldo ha un sogno che gli balena in testa da un po’ di

tempo: ampliare la sua attività e renderla più fruibile da tutti, così, circa all’inizio degli anni ’80, prende in affitto un distributore a Lardaro, con l’intenzione di costruire un capannone lì vicino e trasferire lì la sua attività. Poi arriva il negozio a Pieve di Bono e la storia che tutti conoscono fatta di competenza e professionalità e, soprattutto, di prodotti di qualità che durano nel tempo. Poi arrivano i figli Alex e Silvana a continuare questa attività di famiglia e prendere in mano la gestione dell’attività a Daone. Rinaldo però, come si sarà capito, ad andare in pensione non ci pensa proprio. Non smette di lavorare a Strada, dove con passione conduce, pieno di spirito e di energia, le sue attività. Ma Pellizzari non rinuncia all’evoluzione, ecco allora il sito internet www.pellizzaridaone. com e la pagina Facebook, facebook.com/Pellizzari DaoneStrada, dove è possibile trovare tanti consigli, aggiornamenti e promozioni in corso.

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Attualità

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Il Consorzio chiude il bilancio 2013 con un utile netto di oltre un milione e guarda al dopo-Tonina

L’energia “tira” al Ceis, 22 milioni di Kwh di Denise Rocca

Il ritorno economico sulla produzione energetica è stato di 777mila euro sui certificati verdi legati all’intervento di ricostruzione della centrale idroelettrica, nel 2004, e altri 458mila euro provenienti dal Conto energia relativo agli impianti fotovoltaici. Continua il trend di contrazione della richiesta energetica a livello nazionale iniziato con il crollo del 2009 (-6,7%) e proseguito con qualche alternanza fino all’anno appena concluso che chiude anch’esso con una flessione del 3,4%. In controtendenza, seppur lievemente, la realtà territoriale del Consorzio, che ha fatto registrare un incremento dei consumi nella percentuale dello 0,86%, pari a 27.183.689 kWh, dei quali 971.698 kWh di energia da produzione fotovoltaica direttamente autoconsumata. Ed è proprio l’utilizzo di energia da fonti alternative uno dei

Chiude il 2013 con un utile netto di 1 milione e 100mila euro circa il bilancio del Consorzio Elettrico di Stenico, un patrimonio netto che sfiora i 17 milioni di euro a fronte di ammortamenti per 819.520 euro e un milione e mezzo di risparmi in bolletta garantito ai 3452 soci del consorzio nato 109 anni fa in valle e che serve oggi il 90% delle famiglie delle Esteriori. L’utile registrato dal Consorzio deriva principalpilastri della filosofia del Consorzio delle Esteriori sui quali il direttore del Consorzio Dario Ravagni pone l’accento: “Notiamo che le nostre iniziative, ed altre sviluppate autonomamente, - ha dichiarato - hanno fatto sì che nel 2013 siano stati prodotti ben 8.668.699 kWh, che, in via teorica, potrebbero coprire il 25% del fabbisogno energetico delle nostre comunità”. Sono numeri, quelli del bilancio Ceis, che permettono uno sguardo ottimista sul futuro: “Lasciamo una società sana, ben patrimonializzata – sottolinea il vicepresidente del Ceis Massimo Corradi, a capo oggi di un consiglio

mente dalla produzione di energia elettrica immessa in rete e destinata all’autoconsumo, che ha raggiunto nell’anno trascorso i 21.710.013 kWh, per la gran parte prodotti dalla centrale idroelettrica di “Ponte Pià”, ben 20.452.004 kWh, mentre 1.258.009 kWh derivano dagli impianti fotovoltaici “Sol de Ise”, “Caseificio Fiavè”, “Magazzino Dasindo”, “S.Giuliano” e “Pensilina sede”.

Ceis, fotovoltaico Scuola di Campo Lomaso

di amministrazione in scadenza – che guarda al domani con entusiasmo e determinazione”. Un agio economico che il Consorzio ha usato anche per un

intenso lavoro di miglioramento della rete di distribuzione che ha ridotto la perdita di energia di circa 1 milione di kWh. Il Ceis guarda quindi al

futuro, pensando di espandersi all’energia termica, oltre che elettrica. Lo ha illustrato il vicepresidente Massimo Corradi: “prosegue – ha detto – lo studio per il progetto di teleriscaldamento per l’area, già dichiarata non metanizzabile, di Ponte Arche e Cares, stiamo raccogliendo i dati del fabbisogno di calore e la risposta dei soci appare molto interessata”. Un progetto preliminare è atteso per l’estate. Nel futuro più immediato c’è la realizzazione di una centralina in località Le Mase, per conto del comune di San Lorenzo in Banale, mentre sono in fase di studio una centralina sul comune

di Ragoli e una di proprietà diretta del Ceis sul Duina. In materia di servizi a rete si è concluso ne 2013 il progetto “fotovoltaico diffuso” con 342 impianti ultimati in grado di generare una produzione di 2520 kWh. Nel 2016 si concluderanno anche le entrate dei certificati verdi legati alla riqualificazione della Centrale di Ponte Pià – costata nel 2006 3 milioni e 360mila euro circa, a fronte di 6 milioni e 330mila euro di resa in certificati verdi fino ad ora – così l’invito che è arrivato da più parti è quello all’innovazione e alla ricerca di nuove occasioni di entrata: “Complimenti al direttivo attuale e a quello passato – ha portato il suo saluto in assemblea il presidente del Bim del Sarca Gianfranco Pederzolli – ma sui futuri amministratori pesa la responsabilità di trovare investimenti redditizi come è stato fatto in passato”.

L’intervento

Riforma istituzionale: Comunità elettive? Vorrei intervenire, con garbo e discrezione, non a piedi uniti, sul dibattito in corso sulla riforma istituzionale, per esprimere la mia (modesta) opinione in merito al problema sollevato e nella speranza che venga recepito come contributo chiarificatore e non come propellente che alimenta il fuoco della suscettibilità di qualche autorevole Amministratore di Comunità. A mio avviso non si tratta di liquidare il problema come una questione di “potere tra Comunità e Provincia”, bensì come capacità di evidenziare e concretizzare l’esigenza di “efficentare” i servizi erogati con risparmio effettivo, richiesta in questi anni; un’oculata gestione, cioè, delle (sempre) minori risorse a disposizione per fornire un adeguato standard - livello di servizi - alla nostra gente . Qualcuno ritiene ancora che si possa ancora “fare, decidere, pontificare e disfare” come 78 anni fa. Invece e purtroppo, è cambiato il mondo, è cambiato radicalmente il mazzo di carte sul tavolo, sono cambiate le prospettive, è cambiato l’input iniziale e dobbiamo, con umiltà e ragionevolezza, rendercene conto tutti: le Comunità di Valle (a cui io personalmente avevo aderito, davvero, con entusiasmo all’origine) sono

impantanate in un limbo/stagno vischioso di difficile interpretazione, sono organi “nè carne, nè pesce”, figli di una programmazione politica che aveva l’obiettivo (politico) importante nei primi anni 2000 di controllo e gestione del territorio periferico - peraltro millantata dalle segreterie di partito come capacità di autodecisione dei territori - ma sgangherata davvero se proiettata nella realtà odierna, lontana dalle problematiche quotidiane dei nostri giorni. Tanto più nel periodo in cui il Governo nazionale esorta a semplificare gli Enti decisionali, spingendo per eliminare le province. Non si può, davvero, soprattutto in questi tempi di contrazione di risorse, giustificare un ulteriore Ente in termini “politici” se, oltretutto, alla prova dei fatti (votazione) si presentano alle urne molto meno del 50% degli aventi diritto; nel mio lungo iter da sindaco, mai, e dico mai, mi è capitato di vedere elezioni comunali in qualunque Comune del Trentino cui abbiano partecipato meno del 50% degli elettori. Questo è un dato incontrovertibile che deve far riflettere anche coloro che difendono, a spada tratta, la valenza “politica” della Comunità. Pertanto, se davvero vogliamo dimostrare senso civico dobbia-

Emanuele Bernardi

mo avere il coraggio (e l’umiltà) di affermare che: 1. non serve un ulteriore Ente politico intermedio, che andrebbe ad aggiungersi agli altri 3 Enti politici (Regione, Provincia, Ccomuni per governare una popolazione di 500.000 abitanti) ma solo un Ente sovracomunale, con governance snella di emanazione diretta dei comuni, con poche ma scelte professionalità tecniche, in grado di far funzionare la macchina della Comunità in modo celere e spedito nei settori già da decenni incardinati e positivamente collaudati (rifiuti urbani, assistenza, sanità, diritto allo studio, edilizia abitativa, ecc, ecc); 2. valorizziamo e incentiviamo le gestioni associate comunali di

ambito omogeneo, finalizzato ad un effettivo risparmio, salvaguardando il diritto-opzione di un Comune a servirsi della Comunità, ma non in termini di obbligo; Comunità che avrà il compito, se richiesto, di coordinare e fare da regia; 3. partiamo “con il piede giusto”, informando i funzionari e dipendenti comunali (assieme ai sindacati) dei passaggi necessari per attivare le gestioni associate; processo che sicuramente si sarebbe dovuto attivare prima di parlare di “gestioni associate”; 4. in forza di Legge, diamo un termine definitivo e perentorio per accompagnare i Comuni nel percorso che passi dall’unione alla fusione in ragionevoli tempi, in modo da ridurre davvero il numero delle municipalità trentine, evitando quindi inutili discussioni teoriche indirizzate dalle segreterie di partito cittadine; 5. evitiamo di spendere risorse in ambiti importanti ma non più prioritari in questa fase di grande contrazione di risorse: penso, come esempio, alle risorse bruciate in questi anni dal “pubblico” per attivare analisi-ricerche improponibili e dai risultati sicuramente modesti e inattendibili come “Fare Comunità”, piani e programmi di sviluppo valligiani intrisi di amenità varie, documen-

ti preliminari vari, ecc; 6. evitiamo di appesantire il già insostenibile apparato burocratico pubblico con ulteriori passaggi inutili, complessi (penso all’urbanistica in generale, con particolare riferimento alla pianificazione territoriale, prevista su vari livelli, con intersecazione/ sovrapposizione di competenze, ma penso anche al sistema del regime autorizzativo in campo paesaggistico/edilizio che rasenta il “delirio burocratico”; penso ancora alla gestione tortuosa, macchinosa, dai contorni indefiniti, del FUT che da più di tre anni stiamo aspettando..; 7. riformiamo il sistema della rappresentanza dei Comuni nel Consiglio delle Autonomie, in modo che diventi un organismo più snello ed effettivamente espressione di sintesi della rappresentanza territoriale, in cui siano rappresentate, (per elezione, non per diritto), tutte le realtà locali della Provincia; Solo iniziando a ragionare in questo modo, senza arroccarsi su posizioni non più sostenibili, si potrà dare un ruolo chiaro e preciso alle Comunità di effettivo sussidio e supporto ai Comuni. Emanuele Bernardi *urbanista, sindaco di Villa Rendena


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Attualità

MAGGIO 2014

Il primo è il Concerto del Ventennale, evento d’apertura della stagione concertistica del sodalizio bleggiano. Undici maggio, ore 21.00, nella particolarissima atmosfera di Maso Pacomio a Castel Campo. Il concerto sarà l’occasione per ripercorrere musicalmente la storia della Banda Intercomunale del Bleggio. Saranno infatti presenti i maestri che si sono succeduti nel corso degli anni alla guida dalla banda. Ognuno di loro porterà un brano significativo del periodo in cui era alla direzione del nostro corpo bandistico e sono i maestri Alberto Oliari, Rudy Parisi, Monica Ghisio, Fabrizio Zanon e Nicola Ravelli. Altra manifestazione di punta è rappresentata da quello chiamato familiarmente “Concertone”, rassegna bandistica biennale ospitata a turno dalle bande giudicariesi. Proposto con una nuova formula per dare più spazio e respiro alla musica e per meglio adattarlo alla realtà turistica e territoriale, sarà articolato su tre giornate, nello specifico il 13, 14 e 15 giugno. Le serate di venerdì e sabato (13 e 14 giugno) saranno interamente de-

Significativo traguardo per il sodalizio delle Giudicarie Esteriori, che il 13,14,15 giugno festeggia con il “Concertone”

Banda intercomunale del Bleggio, vent’anni di passione Una squadra con tanti giovani, che rappresenta un importante polo aggregativo nelle Esteriori

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ent’anni per la Banda Intercomunale del Bleggio, che restituiscono questo sodalizio incredibilmente viva e attiva e carica dell’entusiasmo tipico della giovane età che contraddistingue la maggior parte dei suoi componenti. Hanno ambizione e hanno un’energia che il nostro dicate alla musica, e si concretizzeranno in due grandi concerti (3 bande per serata) con inizio ad ore 20.30 al Teatro Tenda di Ponte Arche. Domenica 15 giugno si aprirà al mattino, nel parco delle Terme di Comano, con la Santa Messa animata dai corpi bandistici. Seguirà poi la sfilata delle bande per le vie di Ponte Arche per terminare sempre al teatro tenda, con pranzo per tutti e

maestro, Franco Puliafito, sa raccogliere, convogliare e convertire in passione, in dedizione e soprattutto in musica. Vent’anni che vanno festeggiati a dovere. Due gli appuntamenti di maggior richiamo previsti per il 2014. a seguire un pomeriggio all’insegna della musica e del divertimento.

La Banda intercomunale del Bleggio

«La nostra banda – ricorda il presidente, Flavio Riccadonna - è nata dalla condivisione di un sogno, da un azzardo di volontà e ottimismo. Una scommessa che in molti hanno raccolto trasformandola in realtà. Vorremmo festeggiare assieme a tutti loro, ma purtroppo a qualcuno abbiamo dovuto

dire addio per sempre. Quindi un ricordo particolare lo dedichiamo a Fabio, Primo ed Emanuele, i quali hanno creduto fortemente nella nostra associazione e della quale per noi continuano a far parte. E infine c’è un addio che non riusciamo a dire, che non vogliamo dire, perché Debora, con il suo sorriso e l’entusiasmo dei suo diciotto anni, non possiamo davvero lasciarla andare con un addio. Lei è molto più di un ricordo, lei è con noi, è nella nostra musica e ci lega gli uni agli altri. E’ con lei che continuiamo il nostro viaggio».

Il primo concerto: Santa Croce, domenica 9 luglio 1995 La prima esibizione della Banda Intercomunale del Bleggio è un saluto a Don Simone, che ha creduto fin da subito in quello

che allora era poco più di un sogno. Queste le parole di ringraziamento e di presentazione pronunciate dall’allora presidente Bat-

tista Caliari (fondatore del complesso bandistico assieme a Gianni Tosi):«Caro don Simone, ci eravamo proposti di presentarci al

Il primo concerto a Santa Croce

pubblico per il primo concerto nel Natale del 1995, qui alla “Pief”, sulla gradinata della Croce che sta qui davanti. E già questa era per noi una speranza che qualche scettico non aveva. Ma volere trovarci qui, già a luglio, dopo pochi mesi di scuola, forse è proprio temerario. Però non potevamo non essere presenti in questo momento e lasciare Lei, don Simone, partire dal Bleggio senza che potesse ascoltare la banda di cui con entusiasmo, fin dall’inizio, ha favorito il suo nascere. Tutti noi abbiamo voluto correre il rischio di questa precoce e timorosa apparizione in pubblico, per sottolineare quanto Lei don Simone ci abbia aiutato. La sua grande disponibilità pure nell’offrirci tutte le strutture della parrocchia, con estrema generosità, attirandosi magari anche le critiche di chi bada di più alle strutture che alle persone, ha favorito enormemente la nostra inizia-

tiva. Ed ora, chiedendo a tutti molta comprensione, in quanto abbiamo tentato quasi l’impossibile

nell’accelerare i tempi, vi presentiamo quattro pezzi. Che San Luigi ce la mandi buona!»

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LE TROFEO CASSA RURA RZONE DE CA GO STREMBO BOCENA

VENERDÌ 13 GIUGNO

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Speciale 24 ore val Rendena 2014

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Campionato tricolore per solitari e squadre da 4 componenti, Campionato Triveneto, 6 ore Memorial Tiziano Polla, Eliminator...

La 24 ore val Rendena si rifà a il look per la 12 edizione

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Possibilità di divertimento per tutti con il ritorno della categoria Ottovolante e con un percorso rivisto e alla portata di tutti

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Edizione numero 12 per la 24 ore val Rendena, una classica irrinunciabile per gli amanti dell’endurance, e del folle mondo delle 24 ore. La 24 ore val Rendena si rifà il look e, dopo un’annata in cui aveva riservato l’attenzione ai solitari, ripropone anche la formula a squadre. Per le formazioni a 4 componenti sarà riservato il Campionato Tricolore, per l’OTTOVOLANTE (iscrizione agevolata e scontata) la possibilità di partecipare a chi sceglie di fare la 24 ore in modo goliardico con i propri amici, in una formazione da otto, e decide di gustarsi un weekend all’insegna della festa e dello sport senza pretese di fare risultato. Rinnovato totalmente il percorso per permettere a tutti di poterlo fare in sicurezza, mentre è mantenuta la location rilevatasi vincente nei pressi del LagoMago di Caderzone Terme. Altra novità la gara del venerdì, l’Eliminator Val Rendena “trofeo Cassa Rurale STREMBO, BOCENAGO e CADERZONE”: sulla corta distanza si affronteranno in bat-

terie da 4 in una gara tutta adrenalina i biker iscritti con la formula ad eliminazione. Conferma inoltre per la 6 ore val Rendena Memorial Tiziano Polla che partirà alle 15.00 e offrirà a chi non se la sente di affrontare una 24 ore di partecipare alla manifestazione pedalando sei ore. La 24 ore assegnerà anche il Trofeo Memorial Giorgio Du-

Categorie 24ore Val Rendena MASCHILE 1. M1 Under (nati 1996 - 1985, 18-29 anni); 2. M1 Junior (nati 1984 - 1975, 30-39 anni); 3. M1 Senior (nati 1974 - 1965, 40-49 anni); 4. M1 Over (nati 1964 - 19xx, 50 e più); FEMMINILE 5. F1 Miss (nate 1996 – 1975, 18-39 anni); 6. F1 Lady (nate 1974 - 19xx, 40 e più); TEAM 4 7. M4 (da 2 a 4 componenti di sesso maschile/misto); 8. F4 (da 2 a 4 componenti di sesso femminile); Categorie 6ore Val Rendena e MTB ELIMINATOR MASCHILE 1. M1 (1 componente di sesso maschile); FEMMINILE 2. F1 (1 componente di sesso femminile);

coli, per ricordare una persona che ha lasciato il segno non solo nella sua Strembo, ma nell’intera Valle. La 24 ore val Rendena è “gemellata” con la Dolomitica Brenta Bike, una marathon nel cuore delle Dolomiti per chi ha buona gamba e tanta voglia di avventura. Due gare emozionanti che si collocano ad inizio stagione e che han-

no tutte le carte in regola per promuovere la mountain bike in Italia e all’estero: il 13-1415 giugno si disputerà la 24 ore val Rendena, il 29 giugno la Dolomitica Brenta bike. Aperte le iscrizioni ad entrambe le gare. Il divertimento è assicurato.Informazioni, aggiornamenti e iscrizioni su www.24hvalrendena.it

LE CATEGORIE SARANNO CONSIDERATE VALIDE CON ALMENO 3 SOLISTI e/o SQUADRE ISCRITTE, IN CASO CONTRARIO SI PROCEDERA’ ALL’ACCORPAMENTO. Richieste particolari, esempio tandem o altro, saranno valutate dal C.O. che si riserva di accettarle al di fuori delle categorie previste. TASSA D’ ISCRIZIONE (NON È PREVISTO PER NESSUNA RAGIONE IL RIMBORSO) 24ore: 50,00 euro ad atleta per la 24ore (comprensiva dei servizi indivisibili quali pacco gara, pasta party illimitato ed ulteriori) 6ore: 25,00 euro ad atleta per la 6ore (solo gara) Mtb Eliminator Gratuita ed automatica per gli iscritti alle prove Endurance L’importo va versato sul conto corrente intestato a: 24ore Val Rendena A.S.D. CASSA RURALE DI STREMBO IBAN: IT78 P082 5135 5500 0000 0008 824


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Speciale 24 ore val Rendena 2014 La 6 ore Memorial Tiziano Polla sarà valida come seconda tappa del circuito

In val Rendena arriva il Triveneto La 6 ore val Rendena, Memorial Tiziano Polla sarà valida come 2a tappa del circuito TRIVENETO MTB ENDURANCE. La gara, nella gara, partirà alle alle ore 15.00 di sabato 15 giugno dal LagoMago e avrà una tariffa di iscrizione agevolata pari a 25,00 euro ad atleta che darà diritto al pasta party finale e ad un omaggio. Le prove in programma del Campionato Triveneto sono: 3ore “Stevenà” – Pordenone – 17 maggio; 6ore “Val Rendena” – Caderzone Terme (TN) - 14 giugno 6ore dei “Canonici” – Barbarano (VI) – 5 luglio 6ore “Città di Bolzano” – Bolzano – 14 settembre 6ore “Bibione Bike Trophy” – Bibione (VE) – 20 settembre 3ore “Gran Galà Mtb Endurance” – Pozzolo Di Villaga (VI) – 12 ottobre (Prem.ni finali) È possibile iscriversi a tutte le gare del circuito con un’iscrizione cumulativa di soli 80 euro. Le iscrizioni chiuderanno improrogabilmente, in forma automatica, alle 00.00 del giorno 04/05/2014.

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Miss val Rendena 2014

PROGRAMMA Venerdì 25 luglio 17:00 17:30 19:00 21:00

23:30

Arrivo presso Hotel al Casel GIUSTINO – PINZOLO – (TN); Briefing, consegna omaggio di benvenuto – compilazione e firma documenti in originale; Cena, grigliata presso La Bottega Che Cercavi Caderzone Terme; Serata PRESTIGE: presentazione delle/dei finaliste/i - serata informativa e di presentazione dei prodotti PRESTIGE COSMETICS ITALIA, piazza Carrera PINZOLO – in collaborazione con NELL Profumeria e la partecipazione straordinaria di Max MORETTO; Festa Barbaluba: serata con musica dal vivo al BarBaluba di Javre’ Karaoke con Teresa Solo Voice

Sabato 26 luglio 08:00 08:45 10:30 12:30 14:00 16:00 17:00 18:00 19:30 21:00 23:30

Colazione Shooting c/o gli sponsor: visita agli sponsor che collaborano al concorso per ritiro OMAGGI e foto ricordo; Terme Val Rendena: momento relax presso le Terme Val Rendena (Caderzone) con servizio fotografico; AperiPranzo, bar delle Terme; Rientro in Hotel per pausa; Degustazione prodotti tipici presso SERCA – Bocenago; Prove nella piazza di Strembo prove per la serata finale; Aperitivo presso il bar REVOLUTION di Strembo; Cena nella tenso struttura nella piazza di Strembo; FINALE MISS VAL RENDENA 2014 - piazza G.Garibaldi - Strembo; Festa Finale Roxy Bar grande Festa finale con PIOMCJ musica anni 70-80.

Domenica 28 luglio 11:00 12:30

Aperitivo presso il bar alla TORRE di Caderzone Terme; Pranzo e saluti

DOMENICA 28 LUGLIO Ore 10:00 Saluti Finali

L’enocioccoteca con i cioccolati più buoni del mondo.

R O V E R E T O , V I A F O N TA N A 1 0 ,

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in giuria


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La “storia” del concorso

Miss val Rendena, un evento nato per gioco

Miss Val Rendena nasce nel 2012 come intrattenimeto all’interno della 24ore Val Rendena. Da subito si capisce che l’evento può camminare da solo, infatti già dalla seconda edizione viene organizzato in autonomia nella splendida location del Borgo della Salute a Caderzone Terme. Quest’anno, a grande richiesta viene inserito anche MISTER Mercerie FERRARI, spazio dedicato ai ragazzi con le stesse modalità di partecipazione. Il concorso denominato “MISS VAL RENDENA” è riservato alle/ai ragazze/i di età compresa tra i 18 e 30 anni, che non siano sotto contratto d’esclusiva artistica. (Non è esclusa la partecipazione di minorenni, SOLO CON AUTORIZZAZIONE SCRITTA da parte dei genitori ed accompagnati da almeno un parente maggiorenne che se ne assuma tutte le responsabilità). Per

partecipare alla fase finale, le/gli aspiranti miss/mister dovranno compilare la scheda d’iscrizione in ogni sua parte, (dati relativi alla propria persona), sottoscrivendola personalmente. Con tale sottoscrizione ogni concorrente approva e sottoscrive tale regolamento, dando autorizzazione

al trattamento dei dati personali ai sensi della legge 675/96 e successive modifiche. Ogni concorrente NON DOVRÀ VERSARE ALCUNA QUOTA D’ISCRIZIONE, ferma restando che i trasferimenti saranno a carico delle aspiranti al titolo e la partecipazione sarà gratuita.

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Speciale 24 ore val Rendena 2014

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29 GIUGNO

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Bellissimo percorso nella piana di Caderzone Terme, rinnovato rispetto allo scorso anno

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Percorso ritoccato rispetto alla scorsa edizione per renderlo adatto a tutti, anche in vista della partecipazione di bikers amatori che prenderanno parte alla manifestazione nella categoria Ottovolante. Confermata la location dello scorso anno, al LAGOMAGO, a Caderzone Terme. nella splendida piana verde, gelosamente protetta negli anni dalla speculazione edilizia. Il percorso sfrutta stradine sterrate nei prati, sentieri nei boschi, dure salite e discese adrenaliniche e ripropone il passaggio per il Borgo di Caderzone con il giro attorno alla fontana. Dopo la partenza controllata dalla Piazza del Municipio di Bocenago alle 12.00 in punto si saluterà Strembo, per inserirsi nel percorso di gara all’altezza dell’Hotel Rio di Caderzone Terme. Il tracciato chiuso ad anello, disegnato come da tradizione dai fratelli Fabrizio e Marco Polla, è lungo circa 6000 metri con un dislivello di circa 100 metri a giro, presenta tutti i tipi di fondo, erba, asfalto, sterrato e pavé e NON sarà illuminato. Si svilupperà nelle zone limitrofe al villaggio atleti, allestito alla periferia di Caderzone Terme con zona servizi e docce al campo sportivo “Li Cani” grazie alla collaborazione dell’Associazione Sportiva 3P Val Rendena. Infoline: 320 0872807 www.24hvalrendena.it


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11 Torna in Rendena l’ambito titolo

Tricolore Solo e a squadre Vestire la maglia tricolore è una emozione riservata a pochi. Per questo c’è grande attesa per la gara in val val Rendena che assegnerà, a diverse categorie la prestigiosa MAGLIA CAMPIONATO TRICOLORE 2014 realizzate da HICARI CYCLING http://www.hicarisport.com/ prestigiosa Azienda specializzata nella produzione di abbigliamento sportivo e tecnico, QUALITÀ PERSONALIZZATA AL 100%. Noi crediamo che i risultati vincenti nascano dalla cura di ogni dettaglio. Da oltre 30 anni questa filosofia distingue HICARI INTERNATIONAL nella realizzazione di abbigliamento tecnico – sportivo 100% Made in Italy e 100% Personalizzato. In ambito nazionale e internazionale, realizziamo capi per tutte le discipline sportive individuali e di squadra, proponendo esclusivamente tessuti e materiali altamente tecnici, con design testati da numerosi atleti, per garantire caratteristiche tecniche eccezionali. Dalla creazione della grafica alla stampa su tessuto, dal taglio all’attenzione per ogni rifinitura, fino al confezionamento, il nostro processo produttivo è nel segno della Qualità. In HICARI la professionalità e l’esperienza danno voce al Made in Italy e alla Personalizzazione. Alle società sportive e ai singoli atleti offriamo capi personalizzati senza

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Speciale 24 ore val Rendena 2014 AttualitĂ

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Giovani, lavoro e know-how Ecco gli investimenti della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella per il 2014


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Porto franco

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Ma poi ci sono le Comunità di Valle, autentici carrozzoni almeno finora, i sogni di Metroland costati un bel po’ per le molte consulenze e progetti, la mancata privatizzazione dell’Itea, il complesso reticolo di Società partecipazione provinciale e i molti enti via via creati dalla politica dellaiana. Tra questi val la pena ricordare l’Accademia della montagna, monumento di futilità messo in piedi da Dellai dopo il 2008 per sistemare l’ex assessore provinciale Iva Berasi, la Trentino School Management, la Scuola per il governo del territorio e del paesaggio, l’ Osservatorio del paesaggio, la Fondazione Dolomiti, il Centro per la formazione del volontariato, l’Osservatorio dei Balcani, l’Ahref ecc. Ora quanto costano ai trentini questi enti ? e sono veramente necessari e utili ? Con questo intervento vorremmo cominciare a tracciare una radiografia di questi enti, lasciando ai lettori valutare se questi Soggetti per il Trentino siano un bene o se siano un bene solo per chi li gestisce. Ai posteri – pardon volevamo dire al presidente Rossi – l’ardua risposta. Cominciamo con l’Osservatorio dei Balcani e del Caucaso, in sigla OBC. Molti non lo sanno ma il Trentino mantiene anche l’Osservatorio dei Balcani e del Caucaso, un ente creato diversi anni fa dalla magnificenza della Provincia, Fondazione Opera campana dei caduti di Rovereto, dal Forum della Pace con l’appoggio della Regione, dei Comuni di Trento e Rovereto e della Cassa di risparmio. E’ un giocattolo che costa alla comunità trentina – così si dice negli ambienti provinciali - circa un milione di euro all’anno. La sede è a Rovereto, in un elegante palazzo storico. Vi lavorano 14 persone. L’OBC – così è chiamato in sigla finanzia 56 corrispondenti ( giornalisti, osservatori ecc. ) sparsi in diversi paesi dell’area balcanica e caucasica, paga sei traduttori e due persone addette alla revisione delle traduzioni. Ovviamente c’è anche il suo bel Comitato scientifico. Un piccolo esercito. E

Un’eredità del passato. Radiografia degli enti inutili In questo numero parliamo dell’Osservatorio dei Balcani e del Caucaso

L

di Ettore Zampiccoli

e eredità negative che Lorenzo Dellai ha lasciato al Trentino sono parecchie e piano piano vengono a galla. Ora cominciano ad accorgersene anche i giornali locali. Piergiorgio Cattani, attento osservatore, scrive in proposito : “ al presidente Rossi sono rimasti alcuni dei lasciti più imbarazzanti del prede-

che fa l’Osservatorio? Ce lo spiega il suo sito : “ L’OBC è un think tank che si occupa di sud-est Europa, Turchia e Caucaso ed esplora le trasformazioni sociali, politiche e culturali di sei paesi membri dell’Unione Europea (UE), di sette paesi che partecipano al processo di Allargamento europeo e di buona parte dell’Europa post-sovietica coinvolta nella politica europea di Vicinato. Nato nel 2000 in risposta al bisogno di informazione e dibattito espresso dalla società civile impegnata per l’integrazione dei Balcani nell’UE, OBC promuove la costruzione dell’Europa dal basso ( la sottolineatura è nostra – ndr ) sviluppando le relazioni transnazionali e sensibilizzando l’opinione pubblica su aree al cuore di numerose sfide europee. Per realizzare la sua missione OBC ha sviluppato un approccio partecipativo

e multisettoriale che intreccia il giornalismo online, la ricerca, la formazione, la divulgazione e il policy advice…ecc. ecc.”. Lavorando in modo crossmediale, multilingue e transnazionale OBC facilita l’interazione e lo scambio a livello europeo tra i suoi lettori e utenti, che comprendono: organizzazioni della società civile, giornalisti, ricercatori e studenti; policy makers; operatori economici; migranti; semplici curiosi. In collaborazione con oltre 50 corrispondenti dal campo - giornalisti, ricercatori, attivisti - OBC segue 26 paesi, regioni, stati de facto e pubblica quotidianamente notizie, analisi, multimedia sulla sua testata giornalistica online. Il suo portale raggiunge un pubblico di oltre 130.000 visitatori unici ogni mese e mette a disposizione un archivio gratuito di 10.000

cessore, come per esempio la trasformazione dell’Auditorium, progettato al quartiere delle Albere a Trento, in biblioteca dell’Università, avallando le richieste dei vari poteri forti ora incastrati nella fallimentare operazione dell’ex Michelin; o la strisciante benevolenza verso le imprese decotte come la LaVis…”.

approfondimenti. Attraverso il lavoro di monitoraggio OBC identifica temi chiave su cui sviluppa ricerca empirica, pubblica paper e libri, realizza documentari. Favorisce inoltre il confronto tra esperti, decisori politici e società civile con conferenze, incontri pubblici e sui social media, promuovendo iniziative di crowdsourcing e organizzando dibattiti online sul sito. Prosa altisonante, come ognun può vedere, che esprime bene l’esotismo provinciale nel quale, con la presunzione di essere i primi della classe, spesso noi trentini cadiamo. Ma in concreto che fa ? Scrive dossier sui cambiamenti politici, sociali e culturali dei Paesi delle aree sopra indicate, invia i suoi specialisti a convegni in mezzo mondo, fa lezioni alla Trentino School Management ( il mondo è piccolo ! ) parte-

cipa a meeting, manda suoi osservatori in occasione di elezioni in quei paese, rilascia interviste, cura una poderosa – non c’è che dire – rassegna stampa on line raccogliendo quel che i media di vari colori scrivono su quei paesi, traccia un elenco lungo di attività svolte dove infila anche lavori ed iniziative che magari proprio non sono farina dell’Osservatorio. Ma tanto tutto fa brodo. Chi voglia documentarsi su quel che succede in quei paesi può trovare nell’OBC un ausilio. Scorrendo il sito si registrano situazioni e informazioni interessanti, ma ci sono anche tante, tante chiacchiere magari ben patinate, inglesizzate ma comunque sempre chiacchiere. Forse dieci anni poteva avere anche un senso in un’area martoriata dalla guerra per creare sensibilità ed attenzione ma oggi a che e a chi serve e soprattutto a che serve al Trentino? Che ricadute concrete ha sulla nostra comunità e sulla nostra economia ? Il piccolo Trentino può permettersi di tenere ancora in piedi questo piccolo monumento di vanità ? Compete al Trentino essere finestra e megafono di ciò che accade nei paesi del Balcani ? E’ nelle competenze della Provincia occuparsi di temi di politica estera o sovraintendere ai destini di quelle nazioni ? Pensiamo veramente che chi deve attivare decisioni o orientamenti importanti sui Paesi balcanici si affidi alle informazioni e ai commenti dell’OBC ?

In tempi di spending review sono domande legittime. Qualcuno dirà che mettere in discussione l’OBC sarebbe un attentato alla libertà di informazione, alla cultura e alla solidarietà. Su questo tema si potrebbe aprire un lungo capitolo. In questo Paese in nome della cultura se ne sono combinate di cotte e di crude. E pure il Trentino non è stato da meno. In nome della cultura anche in Trentino si sono spese somme ingenti, spesso rispondenti solo a finalità clientelari e di parrocchia. Così è stato purtroppo anche nel settore della solidarietà. Basterebbe aprire il capitolo della solidarietà internazionale e dell’improvvida gestione garantita dall’ex assessore Lia Beltrami e dai suoi burocrati. L’OBC è nato oltre dieci anni fa sulla spinta di quell’ideologismo e di quel brodo culturale della sinistra trentina che allora faceva capo a Pinter, uno degli attuali vitalizi d’oro. Riflettere ora sulla sua utilità sarebbe solo indice di serietà e sobrietà da parte della classe dirigente che amministra ora la Provincia. A meno che non si dimostri che la Nato, la grande diplomazia, l’Onu, Putin ed Obama prima di assumere decisioni strategiche sull’area balcanica si consultano con l’OBC. Ma questo non ci pare proprie avvenga, con buona pace dei sostenitori dell’OBC. Sarebbe interessante conoscere in proposito l’opinione del nuovo presidente della Provincia. Nel prossimo numero di occuperemo dell’Ahref, sigla già di per sé un po’ misteriosa.


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L’azienda

MAGGIO 2014

Ditelo con i fiori

Dal 1963 il commercio floreale è affare di famiglia (Belliboni) a Ponte Arche

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capostipiti sono Corinna e Avellino: furono loro, nel 1963, ad aprire la prima fioreria della famiglia Belliboni a Ponte Arche e ad avviare il business. Da loro ricevettero la conduzione del commercio di famiglia Luisa, Attilia e Lucio, che nel 1988 trasformarono la Si arricchisce l’offerta con l’avvio della produzione di fiori recisi e ingrosso fiori, e il territorio nel quale i Belliboni operano definisce nuovi confini: i loro fiori si diffondono da Riva del Garda a Storo e fino a Madonna di Campiglio. Poi la decisione di

vendere Andalo e Malcesine mantenendo le altre attività sul territorio e nel 2006 il salto a diventare produttore per la grande distribuzione. E oggi i negozi sono due, uno a Tione e uno a Ponte Arche. Di recente un altro salto di qualità: i Belliboni hanno

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bottega nella cooperativa “Linea Verde” Luisa, Attilia e Lucio. Poi si allargò la famiglia e arrivarono anche Rodolfo e Bernardino a dare una mano in negozio, cosi negli anni ‘90 vennero aperte attività anche ad Andalo e Malcesine. deciso di mettere mano al negozio di Ponte Arche, trasferendosi temporaneamente, il tempo dei lavori di ammodernamento, proprio di fronte. Il nuovo negozio non tratterà solo fiori, ma anche giocattoli in legno per bambini, accessori per la casa, cosmetici a base di latte di pecora e fragranze floreali, lanterne e arredi da giar-

dino. Un’offerta che si è affinata per stare al passo con i tempi: nella propria lista nozze si può mettere anche l’allestimento del giardino di casa, ad esem-

pio, e chi ha voglia di fare da sè può partecipare ai laboratori floreali e botanici che la famiglia Belliboni propone. E’ una storia di imprendi-

torialità anche femminile: “C’è stata, negli anni – spiega Luisa Belliboni – grande attenzione a fare sì che le nostre dipendenti potessero conciliare lavoro e vita personale. Ed è un punto di orgoglio sapere di creare lavoro per delle mamme e lasciare loro il tempo di dedicarsi anche alla famiglia”. Punto forte dell’azienda il fiore reciso che negli ultimi anni ha raccolto e assorbito nella produzione le sensibilità in tema di “chilometro zero” e confezionamenti riciclabili e a basso impatto ambientale. Per il futuro la nuova generazione della famiglia si sta specializzando nella progettazione e realizzazione di giardini.

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Cooperando

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E’ la parola d’ordine del momento: per farlo occorre intraprendenza

Obiettivo principale, creare lavoro

O

di Alberto Carli

ggi la parola d’ordine in Giudicarie, in Trentino e in tutta Italia è generare lavoro. In questo senso le Amministrazioni Pubbliche, inclusa quella della nostra Comunità di Valle orientaIn particolare nell’ultimo anno c’è stato un moltiplicarsi di iniziative a favore dell’imprenditorialità giovanile. A livello provinciale, Enti pubblici e privati hanno lanciato bandi e competizioni, sono stati creati fondi dedicati, incubatori, acceleratori. Del resto, è inutile mettersi in fila e aspettare che si liberi qualche bel posto di lavoro, di questi tempi, l’attesa potrebbe durare molto molto tempo. I nostri ragazzi, magari appena laureati e che cercano soddisfazioni professionali devono essere sicuramente intraprendenti. Cosi intrapren-

denti da essere pronti anche a inventarselo da soli un mestiere. “Allora crealo” è un Evento che durante il prossimo Festival dell’Economia a Trento, dal 30 Maggio al 2 Giugno e a un anno di distanza dalla prima edizione sarà riproposto nella cornice di Piazza Fiera. Organizzato da Euricse, l’Istituto Europeo di Ricerca sull’Impresa Cooperativa e Sociale fondato dalla Cooperazione Trentina, insieme con alcune cooperative, “Allora crealo” sarà uno spazio d’informazione, confronto e approfondimento dedicato all’imprenditorialità giovanile,

partendo proprio dall’analisi di contesto e dei risultati ottenuti dalle iniziative e dalle politiche di sostegno per l’imprenditorialità giovanile stessa. L’iniziativa consentirà di capire e conoscere quali sono le possibilità per giovani uomini e donne che hanno voglia di intraprendere un’iniziativa, con la possibilità di sentire esperienze di successo di giovani imprese nate in questi ultimi anni come frutto dell’innovazione, della creatività e dell’ottimismo di ragazzi coraggiosi che, a volte inconsapevoli, stanno trasformando giorno dopo giorno il

nostro modo di vivere, di produrre e di fare impresa. Il dialogo aiuterà i giovani che hanno idee a capire come impostare e sviluppare i loro progetti, superando le difficoltà iniziali . Sarà l’occasione per conoscere anche le strutture provinciali in grado di dare aiuto e supporto nei vari settori dell’ICT, della Green Economy (economia verde), del manifatturiero, della meccatronica, della cultura, del turismo e del welfare (sociale). Gli esempi sono molti: negli ultimi anni sono apparse nuove forme d’imprese sociali che hanno trasformato la pro-

no risorse volte ad alimentare e ad attuare iniziative concrete per il lavoro, con azioni a favore dei disoccupati, delle donne e dei disabili , dei giovani e anche dei meno giovani. tezione sociale da sistema che ridistribuisce risorse economiche a modalità d’investimento per la produzione di servizi che rispondono ai bisogni e insieme generano coesione sociale e opportunità lavorative; Oppure pensiamo alle esperienze che a fronte di una emergenza ambientale hanno creato opportunità che fondano un nuovo modello di sviluppo. Una finestra delle opportunità con racconti, testimonianze, workshop, tavole rotonde, incontri e dibattiti in un modo dinamico, interattivo, informale, coinvolgente per favorire il confronto e lo scambio.

Un luogo per fare rete con la possibilità anche di sperimentare la propria propensione al rischio e alla condivisione dei progetti attraverso alcune tecniche mutuate dalla formazione manageriale. Non mancherà lo spazio per la musica e l’aperitivo. La location dell’evento sarà coperta da rete wi-fi per il collegamento internet, tutti gli appuntamenti verranno seguiti in diretta sui social software facebook e twitter (@alloracrealo) e da Sanbaradio, una web radio gestita da una cooperativa. Tutti i giovani e meno giovani Giudicariesi sono invitati.

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Attualità

MAGGIO 2014

L’incidenza delle aziende femminili presenti in provincia è ancora basso, 20%, ma si stanno cercando contromisure L’incidenza delle imprese femminili attive in provincia di Trento, è inferiore al dato nazionale. Alla fine del 2013 risultavano essere il 20 % del totale. 9.490 unità a fronte del 21,8% della provincia di Bolzano e del 24,3% nel resto d’Italia. Grazie anche alle agevolazioni provinciali che puntano sulle donne come risorsa da valorizzare, le nuove iscritte nel quarto trimestre 2013 erano 187, un aumento pari al 23,8% rispetto all’anno precedente. Per natura e per necessità più abituate all’organizzazione, rappresentano un talento futuro capace di creare occupazione. Più attive nel commercio e agricoltura, ma non di certo assenti anche nei settori cosiddetti “maschili”. Al

Donne, impresa possibile?

N

di Arianna Foglio

onostante le grandi conquiste femminili dal dopoguerra ad oggi, dal diritto al voto alla tutela della maternità, passando per la riforma del diritto di famiglia all’aborto, oggi in Italia, essere madri e donne leader è ancora un’utopia? Messe spesso di fronte alla scelta, tra l’essere mamme o professionalmente apconvegno “Fare impresa al femminile, strumenti ed opportunità (?) ” svoltosi poche settimane fa nella camera di commercio di Trento, l’assessore alle pari opportunità, Sara Ferrari, ha annunciato due importanti modifiche,

dell’attuale legge che finanzia le imprese di genere. La prima riguarda l’anticipo delle spese da sostenere per avviare o mantenere un’attività, che adesso vengono periodicamente rimborsate. La seconda è relativa ai congedi

pagate, immaginarle madri, al comando di un’impresa nel ruolo di dirigenti, sta diventando sempre più una consuetudine. Per il sostegno dell’occupazione femminile, in trentino sono nate idee vincenti che danno sempre più coraggio e opportunità, alle donne che vogliono mettersi in gioco, malgrado la crisi economica. parentali. Per una lavoratrice autonoma astenersi temporaneamente dal proprio impiego per dedicarsi alle problematiche familiari, è sempre stato un obbiettivo quasi impossibile. Oggi invece, grazie al progetto spe-

rimentale messo a punto dal movimento donne impresa e dalla provincia di Trento, in collaborazione con le Associazioni di categoria, conciliare tempo di lavoro e di vita diventa realizzabile. E’ nato infatti, il “Registro

La memoria che fa storia Cè chi dice che il Treno della Memoria, in realtà, inizi il suo viaggio una volta rientrato da Cracovia. Che sia la Puglia, il Piemonte, o una valle trentina, il capolinea del

treno diventa la prima tappa di un altro viaggio, scandito dai tempi del racconto. E le ragazze salite sul Treno hanno deciso di iniziare la propria storia invitando tut-

ti nella casa della Comunità delle Giudicarie, a Tione, per portare la loro testimonianza: che non è quella dei sopravvissuti, dei partigiani, dei soldati, ma di ventenni che hanno scelto di andare a vedere con i propri occhi i resti della più grande tragedia umana della storia e hanno capito che fermarsi alla comprensione e al solo ricordo non era proprio possibile. Allora hanno continuato a vedersi una volta ritornate per raccogliere emozioni e insegnamenti da riportare a chi sul Treno non è ancora salito. Ne è uscita l’idea di una serata a metà fra la rappresentazione teatrale e i racconto orale, dal titolo “La memoria che fa storia: racconto di un viaggio tra passato e presente”. Partiti e tornati col Treno, è il momento, questo, di iniziare ad osservare la quotidianità, prestare attenzione all’oggi, alla ricerca di quelle perturbazioni della realtà, quei piccoli inidizi che segnalano se per caso, nel tram tram quotidiano, non sia calata l’attenzione per le persone che ci circondano e la loro uma-

nità. Uno sguardo distratto al telegiornale e alle tragedie di qualche pezzo di mondo lontano, uno sbuffo davanti all’ennesima campagna di sensibilizzazione di qualche associazione di volontariato, la scocciatura per i tanti che ogni giorno chiedono aiuto a loro modo distraendoci dai nostri di problemi. Piccoli segnali, che come tesserine del domino in rotta una con l’altra, innescano reazioni a catena difficili da fermare una

volta avviate, terreno fertile per paure e incomprensioni che rendono il male così facile da riprodurre, così banale da innescare. Ecco che allora il Treno della Memoria continua il suo viaggio fra passato e presente, a fare da guide questa volta ci sono Camilla, Caterina, Elena, Federica, Ilaria, Laura, Marta e Silvia. Si parte venerdì 16 maggio, alle 20.30, nella Casa della Comunità delle Giudicarie a Tione. (d.r.)

Provinciale Co-Manager”, un servizio di sostituzione temporanea, che prevede la creazione e la gestione di una lista di persone, con esperienza nella gestione d’impresa, che intendono dare l’opportunità alle imprenditrici, di assentarsi dal proprio impiego per malattia, maternità o per la cura di un familiare. Il registro è rivolto alle imprenditrici che necessitano di essere sostituite e alle donne che vogliono ricoprire il ruolo di Co-Manager. L’iscrizione prevede un’esperienza minima di tre anni come lavoratrice autonoma, socia, collaboratrice d’impresa o titolare di Partita I.V.A. Oppure, almeno cinque anni di esperienza come lavoratrice dipendente, caratterizzati da elevati livelli di autonomia. L’iscrizione è vincolata dal possesso dei requisiti d’esperienza e dall’esito positivo di un colloquio con una commissione. Un metodo innovativo che dà possibilità alle donne disoccupate, di reinserirsi nel mondo del lavoro in modo più flessibile, sostenendo l’imprenditoria femminile e soddisfando al meglio il ruolo di donna, madre e lavoratrice.


Attualità

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Ottimo successo per la Banda di Condino all’auditorium Santa Chiara di Trento

“Verdi”... ha suonato “Verdi” I suoi strumentisti, un collettivo molto affiatato, diretto con grande maestria da Giuseppe Radoani, da anni sono impareggiabili esecutori di musiche per banda e orchestra. Tra cui spicca il tradizionale Concerto di Natale, che ogni anno riecheggia tra altari e navate della chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta di Condino, teatro – nel novembre scorso – anche del concerto “dedica” al bicentenario della nascita del grande compositore emiliano, da cui la banda prende il nome. Nel pe-

V

di Ettore Zini

erdi ha suonato Verdi. In trasferta però. Non dal palcoscenico di casa. Ma dall’Auditorium Santa Chiara, di Trento. Una trasferta memorabile. Che rimarrà scolpita negli annali del Corpo

Bandistico “Giuseppe Verdi” di Condino, dal 1871 uno dei complessi bandistici più apprezzati di tutte le Giudicarie, autore di una superba prova del nove, nell’attesa trasferta nel Capoluogo.

Il concerto al Santa Chiara di Trento

digree del gruppo strumentale, da anni votato ad esecuzioni orchestrali che si discostano dalle più facili e popolari musiche “per banda”, mancava una trasferta importante. Dove il collettivo potesse esprimersi davanti a un pubblico non amico. Per questo più critico. L’occasione è arrivata sabato 12 aprile, di fronte a centinaia di persone che, dalle poltrone dell’auditorium Santa Chiara di Trento, hanno subissato di applausi il concerto replica “Verdi in concerto”, già molto apprezzato dal pubblico di casa, a cui hanno contribuito le voci e i cori di altre realtà musicali della valle del Chiese. Assieme ai bandisti, diretti dal maestro Radoani, si sono esibiti in un repertorio di chiaro stampo verdiano: il coro Azzurro di Strada, il Valchiese di Storo e Condino, l’En Plein Chour e le Voci giudicariesi. Musiche e voci fuse in un’esibizione di grande livello, con i più importanti successi del grande musicista di Busseto. Dove hanno dato un grandissimo contributo, il soprano Maria Pia Molinari e il tenore Francesco Maria Moncher. Nel repertorio: la Forza del destino, il Nabucco, il Coro dei Gitani, la Traviata e l’Aida. Brani adattati per banda e coro, preparati in occasione dei festeggiamenti dei duecento anni della nascita del grande

compositore italiano. A cui il corpo bandistico di Condino ha inteso rendere omaggio, proprio in virtù del nome che dai primi del novecento porta con grandissimo orgoglio. Anche in questa occasione, i bandisti e il maestro Radoani (che ha raccolto l’eredità della tradizione musicale della famiglia Dapreda), sono riusciti a entusiasmare una platea di intenditori e tenere alti i colori di una tradizione musicale che affonda le sue radici nella seconda metà dell’Ottocento. L’esibizione “live” ha portato sul palcoscenico del Santa Chiara, non meno di duecento musicisti. Ed è stata accompagnata da una mostra iconografica del corpo musicale, allestita all’ingresso del teatro. L’esposizione che ripercorre le tappe del sodalizio musicale, dalla fine dell’800 ai giorni nostri, e stata esposta al pubblico nelle ore che hanno preceduto il concerto. Per la trasferta sono stati organizzati numerosi pullman di amici e sostenitori che hanno potuto raggiungere Trento al seguito dei loro beniamini. Gli apprezzamenti ottenuti nella trasferta trentina, oltre ai protagonisti, hanno riempito di gioia il presidente Roberto Spada e tutta la direzione del sodalizio, da anni impegnata a dare continuità a una delle tradizioni musicali più importanti della valle. Grazie agli entusiasmi suscitati nella trasferta trentina già ci sono contatti con altre piazze per portare le note e le voci di questo grande “ensable” musicale chiesano.

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Attualità

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Training for Job 2014, un’opportunità per i giovani

Mettere in rete i Piani giovani di zona presenti sul territorio della Comunità delle Giudicarie e le diverse iniziative di orientamento attivate sul territorio. Coinvolgere i principali enti, associazioni e cooperative operanti nel mondo giovanile. Questi i principali obiettivi del progetto ‘Training for Job’, sintetizzati nel protocollo d’intesa firmato il 17 aprile dalla Presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini, dalla Dirigente generale di Agenzia del Lavoro Antonella Chiusole, dalla Presidente del Piano Giovani Val Rendena & Busa di Tione Maura Gasperi, dalla rappresentante del Piano Giovani Val del Chiese Sabrina Amistadi, dalla Presidente del Piano Giovani Giudicarie Esteriori Sabrina Tosi, dal Dirigente Scolastico dell’Istituto d’istruzione Lorenzo Guetti Tiziana Gulli, dal Direttore del Centro Formazione Professionale ENAIP Emilio Salvaterra, dal Direttore del Centro Formazione Professionale UPT Claudio Nicolussi. Un protocollo che si inserisce nell’accordo stipulato tra Comunità delle Giudicarie e Agenzia del Lavoro a maggio del 2012 per un impegno comune per il lavoro con particolare attenzione ad interventi in materia di sviluppo e sostegno all’occupazione giovanile. Questa iniziativa rientra nel percorso ‘Economia e lavoro’ in-

L’iniziativa porterà tanti ragazzi dai 16 anni in su a partecipare a importanti tirocini formativi. Iscrizioni entro il 19 maggio

O

ffrire ai giovani studenti durante il periodo estivo un’opportunità per favorire un primo approccio al lavoro, la cittadinanza attiva, la partecipazione e l’impegno sociale, pro-

trapreso dalla Comunità delle Giudicarie, per supportare l’avvicinamento e l’entrata nel mondo del lavoro da parte dei giovani. Dopo la positiva esperienza dello scorso anno in cui il progetto, realizzato insieme ad

muovendo la conoscenza del mondo del lavoro e momenti di orientamento professionale e di formazione relativi alla sicurezza sul posto di lavoro, all’accesso al mondo del lavoro e alle professioni.

Agenzia del lavoro nell’ambito dei progetti di rete dei Piani Giovani, ha coinvolto circa 80 ragazzi e una sessantina di aziende, la Comunità ha pensato di potenziarlo allargando il raggio d’azione, coinvolgendo di-

rettamente gli Istituti scolastici delle Giudicarie, per un reale progetto di sistema, con l’obiettivo di continuare ad accompagnare i nostri giovani nell’incontro con il mercato del lavoro in un progetto di Rete del territorio. L’obiettivo diventa quindi quello di dare pare condizioni di accesso al tirocinio a tutti i ragazzi delle Giudicarie. Per far questo la Comunità ha fatto un investimento importante (100 mila euro), pari all’80% della spesa prevista (la restante quota sarà a carico dei Piani Giovani), con un auspicio, quello di raddoppiare nel 2014 il numero dei tirocini. Il tirocinio consente ai ragazzi di entrare in azienda e comprendere in primo luogo l’abc del lavoro e le sue regole e sperimentare l’applicazione concreta di quanto appreso sui banchi di scuola. Queste esperienze permettono poi di proiettarsi in un futuro lavorativo, favorendo l’orientamento alle scelte professionali. Per

la buona riuscita di un progetto come Training for job è essenziale il lavoro di rete dei soggetti del territorio che in Giudicarie funziona bene anche per altri importanti progetti a sostegno dell’occupazione. I destinatari del progetto sono giovani studenti di età minima 16 anni iscritti alle classi 3° e 4° degli Istituti Secondari di Secondo Grado e alle classi 2° e 3° degli Istituti Professionali , residenti in uno dei Comuni della Comunità delle Giudicarie o iscritti ad un Istituto Secondario di Secondo Grado o Professionale in Giudicarie purché non concludano il percorso di studi nell’anno scolastico 2013/2014. Il progetto sarà realizzato durante il periodo estivo e prevede per ogni studente un tirocinio di durata dalle quattro alle sette settimane presso enti pubblici ed aziende private presenti sul territorio giudicariese nel periodo dal 9 giugno al 31 agosto 2014. Per gli studenti che frequentano il tirocinio presso le scuole dell’infanzia che terminano l’attività scolastica al 30 giugno 2014 è prevista la deroga rispetto al periodo minimo di quattro settimane. È possibile presentare domanda di partecipazione entro il Giorno lunedì 19 maggio 2014, secondo le modalità che si possono trovare sul sito della Comunità delle Giudicarie www. comunitadellegiudicarie.it.

La fisioterapia, rimedio importante per tanti malanni Alfredo Bonenti propone trattamenti professionali, clinici, riabilitativi ed educativi Può succedere, per eventi nella tua vita quotidiana, nella tua attività sportiva, per esiti post-traumatici o post-chirurgici, di aver bisogno dello specialista che valuta e riabilita le tue disabilità motorie. A me è successo, ho avuto bisogno di chi assiste nel recupero funzionale e mi sono rivolta al fisioterapista Al-

fredo Bonenti. Durante la relazione fisioterapica ho avuto da lui la chiarezza alle domande che dentro di me mi facevo: già i suoi interventi mi davano delle risposte. Anche dalle sue parole ho capito. Che cos’è la fisioterapia? E’ una branca della medicina, che si occupa della pre-

venzione, diagnosi, cura e riabilitazione delle persone affette da disfunzioni in ambito neuro-muscolo-scheletrico, attraverso molteplici interventi terapeutici. E’ praticata dal professionista sanitario della riabilitazione, il fisioterapista. Come la applichi? Sono importanti per me l’in-

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terazione con la persona, l’ascolto, l’osservazione, l’anamnesi, la valutazione e la determinazione degli obiettivi, la programmazione del piano di trattamento, l’eventuale esame di ausili: a tutto questo dedico tempo, all’inizio e durante tutto il percorso terapeutico. Applico all’interno del programma individualizzato le cure di base e speciali della rieducazione e riabilitazione funzionale, utilizzo strumenti ricercati e tecniche diversificate per le terapie fisiche, la tecarterapia, gli ultrasuoni, le onde d’urto, l’elettroterapia, … Con che scopo operi il trattamento? Il trattamento è costituito da tre momenti: clinico, riabilitativo, educativo. Gli scopi principali del trattamento sono la riduzione e l’annullamento del dolore e di altri sintomi e segni di sofferenza, la normalizzazione

delle strutture neuro-muscolo-scheletriche disfunzionali che ristabilisce il gesto motorio, la riabilitazione funzionale che sviluppa e mantiene le capacità al massimo possibile, l’educazione ai comportamenti corretti nella vita di tutti i giorni. Come metti in atto la tua professione? Esercito le mie competenze in ambito libero professionale, in correlazione ed in integrazione con medici specia-

listi, con medici di famiglia e con equipe sanitarie, in autonomia; dopo aver fatto il percorso formativo previsto dalla mia professione sanitaria, dal 1995 ho seguito un intenso, continuativo ed approfondito percorso formativo personale partecipando a numerosi corsi di aggiornamento e ho sviluppato una lunga esperienza di applicazione professionale. M.C.B.


Cultura

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Presentato il Film di Roberta Bonazza, “un affresco del territorio tra parole e immagini”

“Voci, volti, valli. Viaggio in Giudicarie” Prosegue il percorso di approfondimento su storia ed identità del territorio promosso dalla Comunità La serata è stata presentata dalla Presidente della Comunità, Patrizia Ballardini, che ha ripercorso le tappe del progetto. Il percorso culturale ha preso vita a partire da un incontro con gli storici locali, nel luglio 2011, quando la Comunità ha posto al centro la riflessione sull’identità e sul ruolo che questa può avere per costruire il futuro di un territorio vasto e complesso come quello delle Sette Pievi. Il confronto è proseguito nei mesi successivi, nell’ambito del Piano Territoriale di Comunità, coinvolgendo anche Annibale Salsa, antropologo di fama internazionale, per dare un contributo con l’occhio dello scienziato ‘forestiero’, ed ha quindi visto, ad oggi, altre tre tappe cruciali: la costruzione, pubblicazione e distribuzione a tutte le famiglie del libro di Mario Antolini ‘Le Giudicarie’ (primavera 2013); la conviviale con gli storici locali sul tema (settembre 2013); il coinvol-

L

a sala Sette Pievi della Casa della Comunità gremita per vivere in diretta i ‘frammenti di cultura giudicariese’ presentati dalle Associazioni culturali ed assistere alla anteprima del film “Voci, volti, valli. Viaggio in Giudicarie”. Una

La presidente Ballardini con Mario Antolini

gimento delle Associazioni Culturali delle Giudicarie, dando la possibilità a ciascuna di contribuire con un tassello al mosaico volto a rappresentare il nostro territorio (da dicembre 2013). «Le Giudicarie costituiscono

un meraviglioso angolo della catena alpina, protetto da aspri promontori che ne disegnano quasi integralmente i confini, incuneato tra uno dei ghiacciai più estesi delle Alpi ed il più grande lago italiano. Valli con uno straordinario

nuova tappa del progetto ‘Le Giudicarie raccontano le Giudicarie’, promosso dalla Comunità e volto ad approfondire l’identità e di raccontare, con forme e linguaggi diversi, la complessa fisionomia di questo territorio.

La sala della Comunità Sette Pievi gremita

patrimonio ambientale, arricchito e plasmato nei secoli da una popolazione che ha vissuto ed ha sviluppato una complessa, dinamica e plurale identità, a partire anche dalle relazioni, talvolta critiche, tra le diverse comunità

Roberta Bonazza

che la compongono». Così sintetizza l’affresco la Presidente Ballardini, che prosegue: «Le Giudicarie sono un territorio composito, nel quale più ambiti si affiancano e si integrano, dove le differenze rappresentano un potenziale ancora inespresso, piuttosto che il limite talvolta ancora percepito. Un territorio complesso ed una comunità ruvida e talvolta scontrosa, ma al tempo stesso mosaico affascinante e prezioso. Una terra che si può apprezzare ed amare nella sua unicità solo attraverso la conoscenza oltre il quotidiano superficiale. Ora un nuovo momento di riflessione e di condivisione dei confronti e delle prime riflessioni, attraverso alcune pennellate delle Giudicarieha aggiunto Patrizia Ballardini- con il coinvolgimento diretto dei gruppi culturali locali che hanno aderito alla proposta con passione, e che in tal modo faranno partecipi del loro lavoro di ricerca gli altri gruppi giudicariesi. Uno

scambio di preziosi, a volte inediti frammenti culturali “dal vivo” che andrà ad arricchire il materiale raccolto nel filmato». Così, finalmente insieme a “vicendevolmente parlarsi e sentirsi”, le voci della Rendena con la Fondazione Antica Vetreria di Carisolo e il Museo della Malga di Caderzone, del Chiese con Associazione “il Chiese”, l’Associazione “La Miniera”, e il Gruppo culturale “Le Quatar Sorèle”, delle Giudicarie Esteriori con Ecomuseo della Judicaria e il Gruppo Ricerca e Studi Giudicariesi, della Busa di Tione con il Centro Studi Judicaria e il Gruppo Culturale BondoBreguzzo, e rappresentanti delle Università della Terza Età presenti in Giudicarie. «Enti sempre vissuti a se stanti e per la prima volta uno di fronte agli altri, a rendersi conto che hanno fatto ricerche e si sono interessate della stessa terra e della stessa gente. Gruppi di persone che hanno sentito la gioia, la soddisfazione e l’importanza di potersi incontrare e di scambiarsi la ricchezza culturale comune che sono riuscite ad accumulare in tanti anni di un entusiasmante “camminare insieme” vagando fra popolazioni e territori di un unico stesso “tochèl de Tera”. Una prima esperienza di “comune incontro” che dovrà ripetersi a scadenze fisse per le Giudicarie ed i Giudicariesi che ne sentono e ne hanno bisogno» commenta Mario Antolini, protagonisti della serata e del Docufilm. Un filmato con testimonianze e paesaggi delle Giudicarie, fatto realizzare dalla Comunità con la professionalità di Roberta Bonazza e Luciano

Stoffella. Un’ora di “Viaggio in Giudicarie” attraverso una carrellata di “volti, voci, valli” che, nel più raccolto silenzio, ha portato i numerosi presenti in sala a rendersi conto di quanto le Giudicarie siano ancora sconosciute, e quanti “angoli” di bellezze e di cultura abbiano ancora da offrire. Una prima ricognizione del territorio giudicariese, vasto e complesso da raccontare, attraverso un viaggio in automobile, passando per le metaforiche e reali “porte” d’accesso alle Giudicarie, guardando il paesaggio nei diversi cromatismi delle quattro stagioni, e lasciando alle testimonianze delle persone il filo narrativo del tempo e delle vicende che ne hanno segnato il carattere. 57 minuti, intensi di immagini per condensare il mosaico Giudicarie. Le voci degli storici, Mario Antolini, Giuseppe Ciaghi, Gianni Poletti, Graziano Riccadonna e Paolo Luconi, dei vecchi contadini e dei “vachèr”, dei Sindaci, degli operatori economici. Lo scampanìo dei cento campanili, le strade del fondovalle e le stradine di campagna; lo scorrere delle case vecchie e nuove. Il soffermarsi della cinepresa sulla campagna e sui declivi dei monti fino alle rocce dolomitiche ed ai ghiacciai, hanno fortemente colpito ed impressionato ed hanno potuto trasmettere messaggi ‘che nessuna parola avrebbe potuto farlo con la stessa incisività’. «Abbiamo cercato di fare un filmato ponendoci la domanda: se fra cinquanta anni verrà visto, cosa potrà essere capito delle Giudicarie?» sottolinea Roberta Bonazza. «Crediamo di aver raccolto delle testimonianze preziose, vere, che danno una pennellata di ciò che sono le Giudicarie. Ma questo è solo un primo filmato, ce ne potrebbe essere un altro per raccontare e dipingere un altro quadro». «Un prodotto pregevole– lo ha definito l’assessore alla cultura della Comunità delle Giudicarie Paolo Pasi- del quale ho apprezzato i tempi e i contenuti». Non solo. «Ci ha aiutato ad imparare la bellezza del lavorare insieme. Ora più che mai c’è bisogno di unione e di condivisione e di andare avanti insieme. Vorrei ringraziare Roberta Bonazza per questo prezioso lavoro che mi auguro verrà utilizzato e fatto conoscere anche nelle scuole delle Giudicarie».


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Scuola

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Solo per le prime c’è l’obbligo di sottostare alla nuova normativa, in quanto, consapevoli, all’atto dell’iscrizione, del percorso scolastico che li attende. “Lunedì 7 aprile – ha confermato il consigliere provinciale Mario Tonina, firmatario della proposta – il Consiglio provinciale ha deciso, all’unanimità, di adottare una disciplina normativa di raccordo per gli studenti del liceo per accedere al termine del quinquennio all’abilitazione della professione di maestro di sci e, al tempo stesso, di applicare in via transitoria la disciplina antecedente alla riforma della L.P. 22/2012”. “Questione di giorni – ha spiegato il consigliere giudicariese – il tempo portare il provvedimento alla Seconda Commissione. Poi il

“Liceo della Montagna”, questione da risolvere

Dalle seconde alle quinte aventi senza praticantato finale, ma resta il problema pro-futuro. Il Consigliere Tonina sta lavorando con la Provincia per una soluzione

P

di Ettore Zini er le seconde, terze, quarte e quinte aspiranti maestri di sci, iscritti al liceo scientifico per le professioni del turismo di montagna di Tione, ri-

problema dalla seconda alla quinta, sarà risolto”. Per le prime, cioè i nuovi iscritti, invece il percorso scolastico dovrà sottostare ai dettami della L.P. 22 che, dal 31 ottobre del 2012, ha ingranato una solenne retromarcia per il liceo della Montagna di Tione, i cui alunni, per accedere agli esami di maestro di sci, dovranno sorbirsi sei mesi extra di praticantato (con almeno due corsi a pagamento) nelle scuole di sci

nazionali. Nessuno lo dice apertamente, ma proprio i maestri di sci che, in un primo tempo avevano contribuito all’istituzione della scuola di Tione, hanno fatto forti pressioni perché al liceo della montagna fosse tolta la possibilità di accesso diretto ai test finali di maestro. La “disciplina di raccordo” che la Giunta provinciale andrà a introdurre permetterà al termine del quinquennio agli iscritti, dal secondo al quinto

torna la possibilità di accedere all’esame di “maestro di sci”, senza passare attraverso i sei mesi di praticantato previsti dalla L.P. n. 22 del 2012. anno, di accedere all’abilitazione di maestro senza sottostare ai paletti posti dalla nuova legge. Ma, d’ora in poi, chi si iscriverà al liceo della montagna di Tione, deve sapere che al termine dei cinque anni, per diventare maestro di sci, dovrà iscriversi a un corso di praticantato di sei mesi, distribuiti su due stagioni invernali, presso una scuola di sci, secondo le modalità di un regolamento attuativo non

L’istituto è nato nel 2005 e ha richiamato studenti da tutta Italia

Una scuola nata per forgiare i “nuovi” professionisti della montagna Il liceo della montagna di Tione nasce nove anni or sono. Su un disegno degli Assessorati di Istruzione e Turismo, con la collaborazione di maestri di sci. Gli stessi che ”E’ un progetto unico in Italia. Forse anche in Europa – spiegano al Guetti – nato dall’esigenza di istituire un polo scolastico di eccellenza, per la formazione di professionisti della montagna”. Un’idea rivoluzionaria, in fatto di istruzione. Che ha trovato a Tione e sui monti della Val Rendena la sua palestra naturale. Un percorso formativo che

integra i normali studi liceali, con le abilitazioni agli sport di montagna, a cui si sono interessate molte altre regioni. Tra una lezione tradizionale, un corso di lingua inglese e un’escursione in quota, dopo cinque anni si accede (o meglio si accedeva) all’esame di maestro di sci, guida alpina e accompagnatore di territorio. L’anno scolastico segue il

però, approfittando dell’introduzione della nuova legge provinciale, hanno poi fatto pressione per introdurre un periodo di praticantato presso le “loro” scuole. normale corso di formazione liceale. A cui vanno aggiunte le ore di pratica sportiva sugli sci e in parete. Lo stop-loss imposto dall’intervento normativo della L.P. 22, con l’introduzione della figura dell’allievo maestro, titolo intermedio propedeutico all’acquisizione dell’abilitazione dell’esercizio della professione di maestro di

sci, ha suscitato più di una protesta da parte dei genitori degli alunni. Ora la “sanatoria” in arrivo dalla Provincia ripara, in parte, i danni prodotti da una cambiamento in corsa inaspettato. Ma la scuola, almeno per la disciplina di sci alpino, ha perso molto del suo appeal. Per i prossimi iscritti l’accesso all’esame finale per accedere alla professione, non sarà più automatico, come prometteva inizialmente il percorso scolastico. Al termine del quinto anno, prima di accedere all’esame finale, gli aspiranti maestri di sci dovranno seguire due tirocini di “allievo-maestro” presso scuole di sci abilitate. Un percorso suddiviso in due diverse stagioni invernali, con alcuni corsi a pagamento che influirà non poco sulla scelta di una scuola che, adesso, rischia di perdere parte della sua forza attrattiva. (e.z.)

ancora approvato. Nel 2006, all’istituzione di una scuola rivoluzionaria come il liceo della montagna di Tione, una delle grandi opportunità offerte ai ragazzi era proprio l’accesso diretto all’esame di “maestro”. Alla fine del quinquennio gli alunni potevano sottoporsi agli esami di abilitazione all’insegnamento dello sci, senza passare attraverso nessun periodo di praticantato. Nel 2012 però, con grande disappunto di alunni e genitori, la L.P. 22 ha cambiato in corsa le regole del gioco. Per di più, con effetto retroattivo. Solo quarte e quinte, con l’introduzione della nuova legge, potevano ultimare il percorso come da iscrizioni. Mentre gli alunni del triennio, no. Un provvedimento penalizzante, per una scuola istituita, ad hoc, per accedere alla professioni della mon-

tagna. Che dava diritto di accedere all’abilitazione di maestro di sci, senza il filtro del praticantato. La scuola, inaugurata nell’anno scolastico 2005/06, aveva subito fatto presa. In Italia non c’era mai stato niente di simile. E le iscrizioni erano piovute da numerose regioni, tra cui Lombardia, Piemonte, Veneto. E persino Lazio. Mentre il severo percorso scolastico non aveva scoraggiato i giovani liceali che, oltre a nozioni umanistiche e scientifiche, volevano aggiungere al loro bagaglio discipline come snowboard, alpinismo, sci da fondo e da discesa. Tanto da indurre la preside Tiziana Gulli, nel 2011, a limitare le iscrizioni, a solo venti l’anno. Due anni fa, però, la doccia fredda. Anzi ghiacciata. Come quelle piste che gli alunni sono soliti discendere nei campi estivi e invernali, fuori dal normale ciclo di lezioni. Una legge provinciale sconfessava un iter formativo targato “Guetti”. Riportando insegnanti e alunni con i piedi per terra. Per l’agognato patentino di “maestro”, bisogna passare attraverso il praticantato gestito dalle scuole di sci.

Perché “bruciare” una scuola invidiataci da tutti? C’è una scuola di eccellenza che rischia di sparire, grazie a una Provincia che fa e disfa le leggi, senza pensare alle conseguenze. C’è chi dice che ad aver influito pesantemente siano stati i maestri di sci. Gli stessi che, all’esordio, erano stati determinanti per la sua concretizzazione. Il percorso non era stato facile. Ma, alla fine, grazie alla caparbietà di insegnanti, dirigenti scolastici, assessori al turismo e all’istruzione, si era riusciti ad inventare un nuovo modello di liceo, legato alle discipline sportive di un territorio che vive prevalentemente di turismo. Disporre di un istituto in grado di sfornare guide alpine, istruttori di snowboard e maestri di discipline alpine come lo sci da fondo e da discesa, era motivo di orgoglio per un territorio e una Provincia che, dalla professionalizzazione di queste categorie sempre più suscettibili ad un grado di istruzione superiore, contava molto per il futuro. E’ bastato un “codicillo”, inserito nel contesto di una legge, rivista appositamente per creare professionisti della montagna in grado di affrontare le frontiere di un turismo sempre più globalizzato, per sgonfiare un pallone aereostatico destinato ad altezze stratosferiche. Non è un caso, infatti, che altre regioni abbiano dimostrato interesse (e invidia) per una scuola come il Liceo della Montagna di Tione che dimostrava di essere davvero in linea con le professioni emergenti, pronte a coniugare preparazione scolastica, sport, cultura e turismo. E’ bastato un articoletto infilato nella “disciplina di accesso alla professione di maestro di sci”, per tarpare le ali a un percorso scolastico modello. Oggi c’è chi, con grande serietà ed impegno, sta cercando di metterci una toppa. Ma vien da chiedersi in che mondo vivano i nostri legislatori. A meno che, fare e disfare, non rientri nel budget di emolumenti stratosferici, che mai come in questo specifico caso, hanno dimostrato di non meritare. (e.z.)


Scuola

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Perl’ex-presidente dei maestri di sci è “la sindrome da primi della classe”

Luciano Maturi è critico con la Provincia. Ma i primi porre freni alla scuola sono stati proprio i maestri di sci.... “La classica sindrome da primi della classe che, in questo caso ha indotto la Provincia di Trento, in quanto autonoma, a legiferare in proprio, senza tener conto di quanto fanno le altre regioni d’Italia, ancora in attesa di revisione della Legge Quadro che, a quanto pare, fuori dai confini della Provincia di Trento, nessuno è intenzionato a modificare”. Maturi, entra a piedi pari su quella che lui definisce “un pasticcio dato dalla fretta”. Che mette in crisi, non solo una scuola modello come il liceo di Tione, ma anche i normali canali di accesso alla professione di maestro di sci. “Vuol sapere quanti ragazzi hanno sostenuto i test d’esame di maestro di sci in Trentino? Solo 89. Contro i 150 o 200 degli altri anni. Vanno a fare i test di accesso nelle regioni che non hanno ancora il praticantato extra, previsto dalla nuova legge. Se non è autolesionismo questo?”. L’ex presidente delle scuole di sci del Trentino, è sconcertato. La notizia che si farà una deroga per il Liceo della Montagna, mantenendo però invariato l’impianto della legge, lo ha mandato su tutte le furie. “Non e possibile – dice - rimettere in discussione, un percorso scolastico che tutti ci invidiano”. Lui, assieme a Walter Vidi, al tempo

L

di Ettore Zini

a L.P. 22 che, nel 2012 ha istituito la figura di allievo-maestro di sci, penalizza una scuola d’eccellenza come il Liceo della Montagna di Tione. Cattiva maestra è stata la fretta. Dice Luciapresidente delle guide alpine trentine, è stato uno dei promotori del Liceo di Tione. Scuola che insegna ai ragazzi a diventare “professionisti” della montagna. In particolare ad appuntarsi al petto lo stemma di maestro di sci. Disciplina, fino al 2006, di esclusiva competenza delle scuole di sci alpino, e da otto anni anche nei percorsi scolastici del liceo di Tione. L’art. 15 della nuova legge, però, cambia in corsa le regole del gioco. Prima, al termine dei cinque anni, gli

no Maturi, dal 2002 al 2010, presidente del collegio dei maestri di sci della Provincia di Trento e maestro della Scuola Nazionale di Sci di Madonna di Campiglio.

Luciano Maturi

studenti potevano accedere direttamente all’esame di “maestro”. Ora invece è previsto un tirocinio aggiuntivo di sei mesi, dilazionati in due stagioni, con l’obbligo di corsi a pagamento presso le scuole ufficiali di sci. “Un impegno – dice Maturi – che, di fatto, porta a sette anni il percorso di chi si iscrive al Liceo di Tione, unico istituto di questo tipo a livello nazionale, che attira iscritti da tutt’Italia”. Una legge prematura che, secondo Maturi, vanifica la felice intuizione di chi

aveva compreso la potenzialità di una scuola in grado di sfornare istruttori con un grado di studio superiore, in una regione che vive prevalentemente di turismo. “Purtroppo però – è opinione dell’ex responsabile dei maestri di sci del Trentino – in molte occasioni vogliamo strafare. Finendo col darci la zappa sui piedi. In quanto, la moratoria approvata dal consiglio provinciale concede “sì” una deroga di tre anni per alcune classi. Ma non risolve. E’ necessario rivedere la legge, per ridare appetibilità ad un istituto che in questi anni ha dimostrato di saper sfornare ottimi professionisti dello sci alpino”.

All’Istituto comprensivo Val Rendena

Giovani campioni di dama crescono Il 13 aprile si è svolta a San Zenone degli Ezzelini, in Provincia di Treviso, la fase interregionale del Triveneto dei “Giochi sportivi studenteschi 2013/2014 di dama” sia nella specialità nazionale che internazionale. Come primi classificati nella specialità internazionale del torneo dell’Istituto Comprensivo Val Rendena tenutosi a fine marzo a Pinzolo hanno partecipato alla fase interregionale, in squadra da tre, anche gli alunni della scuola primaria Gabriele Azzarà, Lorenzo Catturani, e Stefano Portero, classificandosi al primo posto nella loro categoria, con

largo margine sugli avversari. Si sono così aggiudicati la possibilità di partecipare al Torneo Nazionale della specialità “Dama internazionale” che si terrà il 17 e 18 maggio a Grosseto. Un grande merito va al prof. Ezio Valentini per aver introdotto nelle scuole, ormai da alcuni anni, il gioco della dama e per l’impegno che dedica assiduamente nelle prove e negli allenamenti e agli insegnanti che hanno curato e assistito gli studenti nelle varie fasi delle selezioni nelle diverse categorie.

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Attualità

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In Congo i volontari di Padre Tosi, aiutano i ragazzi a crescere lavorando il legno

Una chitarra per sperare nel futuro Mentre un gruppo di volenterosi si alterna, in Congo, per costruire la falegnameria che padre Corrado – i suoi ragazzi, direbbe certamente lui che rifugge i protagonismi – sogna, in Giudicarie continua con una certa dose di intraprendenza e creatività l’impegno di raccolta fondi per proseguire la costruzione del laboratorio del legno congolese. Se ne occupano tante realtà locali: capofila è l’”Associazione Don Lorenzo Guetti Ieri Oggi e Domani” ma con loro ci sono l’Ecomuseo della Judicaria, l’Acat tre

U

Padre Tosi e la sua comunità

di Denise Rocca

na liuteria in Africa, dove i ragazzi congolesi abbandonati dalle famiglie per troppa povertà o per credenze antiche, potessero costruirsi un

futuro. Se l’è immaginata Padre Corrado Tosi, di Balbido, e per realizzarla le associazioni locali hanno trovato il Pievi, il gruppo giovanile di Balbido e tanti altri. L’ultima idea si chiama “Color for Africa” ed è la nuova iniziativa che con la collaborazione di tante realtà locali andrà in scena dal 15 al 25 maggio nelle Giudicarie Esteriori: Maso Pacomio, di proprietà della contessa Rasini, ospiterà una

mostra di 31 opere, tutte donate, degli artisti amatori dell’Age, Associazione Artisti Giudicariesi, oltre ad alcuni artisti noti come Gianni Rocca, Paolo Dalponte e Carlo Sartori . E non si tratta solo di ammirare i prodotti dell’ingegno e della creatività degli artisti, ma di portarsi a casa

contributo provinciale e raccolto fondi per anni. I ragazzi hanno iniziato sotto la guida del padre comboniano a costruire le loro chitarre, immaginando quelle dei miti del rock occidentale che vedono in tv, ma i lavori per il loro laboratorio sono finalmente iniziati e a buon punto. Manca ancor qualcosa, però. qualcuna delle opere. Tutte le opere in mostra infatti sono legate ad una lotteria: a qualcuno la dea bendata sorriderà e potrà portarsi a casa una delle opere esposte in cambio di un contributo per i ragazzi congolesi. L’obiettivo dei volontari è ambizioso, si punta a vendere 10mila biglietti,

ma l’impresa se è ardua non è certo impossibile. La vendita è iniziata e l’estrazione sarà una serata evento prevista per l’8 giugno prossimo, e c’è anche un sito internet ad hoc con un’applicazione per poter acquistare on-line i biglietti della lotteria (www.musicainlegno.it) e lì si trovano

Imparare l’inglese divertendosi

English Summer Camps in Giudicarie English Summer Camps in Giudicarie con livelli da materna a superiori È ormai da sei edizioni che si rinnova l’appuntamento estivo per i bambini e ragazzi delle Giudicarie, interessati a trascorrere due settimane di full immersion nella lingua inglese. Un’occasione davvero unica per coloro che vogliono intraprendere un viaggio nella lingua e cultura inglese senza muoversi dal proprio territorio: saranno infatti i tutors madrelingua che raggiungeranno la nostra zona portando con sé la loro grinta e il vissuto proprio del paese a cui appartengono. Negli scorsi anni i tutors provenivano da USA, Canada e Regno Unito: i bambini e i ragazzi hanno così avuto l’opportunità di sentire e familiarizzare con diversi accenti della lingua inglese ed entrare in contatto con insegnati con diverso background culturale. I tutors sono giovani insegnan-

ti e trasmettono entusiasmo, voglia di divertirsi e al contempo veicolano la lingua sia nei momenti routinari, quali il pranzo (presso ristorante) o il break, sia nello studio formale della stessa in aula. Ogni tutor madrelingua segue un gruppo ristretto (7-15 alunni) per età e livello di conoscenza della lingua. Dato il successo della formula proposta, evidenziato anche dai questionari di gradimento delle famiglie, quest’anno si ripropone nuovamente, precisamente a Zuclo-Bolbeno dal 30.6 al 11.07 ,Val Rendena (Pinzolo o Spiazzo) dal 14.07 Al 25.07 e Ponte Arche dal 28.07 al 08.08. I camps sono rivolti ai bambini dall’ultimo anno di scuola dell’infanzia fino ai ragazzi del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, chiaramente suddivisi in gruppi assolutamente autonomi. E’ un campo scuola diurno (dalle 9 alle 16.30) durante il

quale i ragazzi trascorrono due settimane di immersione volte a favorire l’acquisizione naturale alla lingua inglese e l’ apertura verso nuove culture. Tutto questo per i bambini della materna e della primaria e i ragazzi delle medie si concretizza attraverso attività didattiche specifiche consone all’età durante le lezioni della mattina e momenti ricreativi e sportivi durante il pomeriggio, grazie ai quali si potrà apprendere la lingua in forma ludica e in immersione. Per i ragazzi del biennio delle superiori sono invece previste attività di conversazione, rinforzo della grammatica secondo i programmi ministeriali, sviluppo delle 4 abilità (comprensione orale e scritta, produzione orale e scritta), sessioni di civiltà e preparazione alle certificazioni linguistiche PET e FCE. La quota di partecipazione è di 375 € (75 ore di immersione, pasti al ri-

storante, assicurazione e materiale didattico incluso). Si può avere inoltre la possibilità di ospitare un tutor madrelingua (con riduzione di 120 euro sulla quota del camp). Viene dunque data l’opportunità alle famiglie che lo desiderano di un’ esperienza breve ma intensa per stare a stretto contratto con un’altra cultura. Le novità dell’attuale edizione sono rappresentate dalla possibilità residenziale che prevede vitto e alloggio con tutors 24h, al fine di permettere la frequenza al camp anche ai ragazzi da fuori. Inoltre sono previste delle English sessions per a d u l t i, con serate di lezioni e conversazione con i tutors. Per informazioni: WELCOME FUN Lara Collizzolli mail: lara_collizzolli@yahoo.it tel 328.9386385

anche tutte le informazioni e le foto delle opere in palio. Si chiama come il progetto di solidarietà internazionale costruito per aiutare di padre Tosi, “Musica in Legno”, nato da una chitarra costruita per occupare i ragazzi e che ora sta prendendo le solide forme di una falegnameria. L’edificio attrezzato, in grado di formare una trentina di ragazzi e ragazze l’anno all’arte della liuteria, è un fabbricato in legno di 150 metri quadri dove i giovani impareranno a fabbricare professionalmente le loro chitarre e a fare qualche piccolo lavoro di falegnameria. La costruzione al momento è arrivata al tetto anche grazie al contributo di tre volontari giudicariesi - Massimiliano, Fortunato e Daniela - che tra gennaio e febbraio hanno trascorso un mese in Congo e realizzato i lavori. Sono tornati col mal d’Africa, stregati dal continente nere e pronti a ripartire appena possibile. Ma intanto ha dato loro il cambio Fernando per occuparsi di montare e sistemare i macchinari acquistati in Italia, giunti fino a Kisangani con un container e un lungo viaggio. Per completare la costruzione mancano pareti e soppalchi interni, i serramenti antisfondamento e l’isolamento. I ragazzi del centro St. Laurent e Bakita di Kisangani continuano intanto a trasformare i loro pezzetti di legno in chitarre dai colori sgargianti, in attesa che la piccola liuteria alla quale è affidato il loro futuro sia pronta.

“Adrenalina”, il mondo del lavoro spiegato ai giovani A Tione il 16 e 17 maggio la terza edizione della kermesse organizzata dall’Università Popolare Trentina

Terza edizione di Adrenalina Be+ a Tione, il 16 e 17 maggio, con un nuovo taglio e il coinvolgimento di tutti gli istituti superiori delle Giudicarie oltre ai Piani giovani, la Comunità delle Giudicarie, il comune di Tione, la Cooperativa L’Ancora e l’Agenzia del Lavoro. Era nato come un progetto sugli sport di montagna ad alto tasso di divertimento e un pizzico di brivido, per dare modo agli studenti dell’Università Popolare Trentina di usare sul campo le competenze apprese sui banchi di scuola organizzando un evento di una certa complessità. Da qui il nome, “Adrenalina”, ma quest’anno gli organizzatori hanno deciso di aggiungere allo sport anche un focus sul lavoro e di farlo con un atteggiamento positivo ed ottimista verso il futuro. L’obiettivo è quello, spiegano, di “valorizzare le potenziali-

tà e le tradizioni del territorio così da promuovere una maggiore prospettiva fra i giovani”. L’analisi e il messaggio è che si possono trovare nelle Valli Giudicarie le condizioni adatte per sviluppare un progetto che miri all’auto-realizzazione. La due giorni partirà il 16 maggio all’Auditorium del Guetti di Tione, con alcuni testimoni a raccontare la loro esperienza del mondo del lavoro alle classi quarte degli istituti superiori di Tione, per fornire ai ragazzi uno spunto di riflessione sul proprio futuro. Si prosegue il giorno dopo, il 17, al mattino con una tavola rotonda aperta non solo agli studenti ma al pubblico, nella quale si parlerà di lavoro ed occupazione. Ci saranno la direttrice del Centro per l’Impiego di Tione Rosanna Parisi e i rappresentanti delle associazioni dei diversi settori produttivi presenti in Giu-

dicarie ad offrire una fotografia della situazione lavorativa del territorio. A gettare uno sguardo più generale sul quadro lavorativo nella provincia di Trento con l’assessore allo sviluppo economico Alessandro Olivi, la direttrice generale dell’Agenzia del Lavoro Antonella Chiusole, Livia Ferrario del dipartimento di istruzione della Provincia e la presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini. Nel pomeriggio al Centro Tennis del parco Saletti e nel centro di Tione, saranno allestiti gli stand di aziende, scuole e imprenditori per rispondere a domande e curiosità dei ragazzi oltre a mettere in vetrina le professioni esistenti sul territorio. Lo spirito e il senso dell’”Adrenalina” originaria dedicata allo sport rimane con il pomeriggio animato dalle associazioni sportive giudicariesi. (d.r.)


Attualità

ADarè… da 22 anni “le Fontane”

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La lungimiranza e la costanza di imprenditori sagaci

Erano i difficili anni del secondo dopoguerra e, nelle difficoltà del momento più che mai presenti anche nelle nostre vallate, si era alla disperata ricerca del nuovo, almeno del possibile per trovare soprattutto lavoro e nuovi campi imFra le prime attività subito in azione in Val Rendena a Giustino, negli anni Cinquanta, anche la Cava Maffei per l’estrazione di materiali di prima necessità nell’industria, ma con la costante necessità di “discariche” per il materia-

PIZZERIA RISTORANTE TIPICO Pizza e cucina per celiaci

le di scarto. In valle ne fanno testimonianza, fra l’altro, il ripiano della “nuova Giustino” ed a Darè la piana de “le Fontane”: località, in sponda destra della Sarca, così denominata perché costituita da un affossamento invaso da acque

prenditoriali. Nelle Giudicarie giunse l’inaspettato fermento degli impianti idroelettrici con la conseguente richiesta di manodopera, che cominciò a svuotare le stalle ed a bloccare quasi del tutto l’endemica emigrazione. stagnanti e, pertanto, del tutto improduttiva e non usufruita da nessuno. La ditta Maffei ne fece uno dei suoi depositi di materiale, cosicché tale località, lasciata perennemente abbandonata e non usufruita dalla popolazione, si trasfor-

mò in una zona coltivabile ed edificabile. Ne approfittarono i fratelli Valentini di Javrè che, negli anni Settanta/Ottanta, vi eressero un edificio destinato a piscina ed a pizzeria, con annesso Camping debitamente attrezzato e tuttora

BATTESIMO COMUNIONE CRESIMA

Per il pranzo dei tuoi figli, battesimo, comunione, cresima, scegli Ristorante Pizzeria Le Fontane Menù personalizzati Menù anche per persone celiache o con disturbi alimentari Ampio spazio all’aperto Via Civico, 115 38080 DARE’ (Tn) Tel. 0465.801601

in attività. Ma nel 1992 la struttura venne ceduta a tre soci - Giacomo Chiappani, Andrea Gasperi, Erminio Ferrari - i quali la ristrutturano secondo criteri maggiormente funzionali e la trasformarono nell’attuale pizzeria-ristorante “le Fontane” mantenendo intatto il toponimo storico della località bagnata ed invasa dalle acque della Sarca. Merita rilevare che l’iniziativa è sbocciata in quei decenni, in cui le generazioni del secondo dopoguerra erano cresciute nell’assillo del dover emergere, del dovere creare attività produttive e che, perciò, vissero gli anni dei primi sviluppi anche nella Bassa Rendena, come lo Zoccolificio di Javrè, le aziende dei divani a Vigo, la Ille a Spiazzo, le macellerie a Strembo. Anche i tre Soci sunnominati, che si erano impegnati nell’azienda “le Fontane”, conobbero il cammino dei ragazzi e dei giovani impegnati nella ricerca della propria affermazione imprenditoriale: Giacomo passato dalla stalla paterna a garzone quindicenne a Campiglio, Andrea fin da ragazzo subito coinvolto nelle incombenze della macelleria paterna, Erminio già dagli anni di scuola obbligato ad impegnarsi in lavori provvisori fino a giungere al definitivo inserimento in un’azienda alimentare. Quindi tre persone che sono diventati imprenditori nel pieno della maturità, ma attraverso decenni giovanili di duro apprendistato, che li ha resi capaci di dare corpo e funzionalità ad un’attività che si è imposta su tutto il territorio giudicariese, dando lavoro ad un apprezzato personale, e che è entrata nel pieno del-

l’attività turistica rendenese come un fiore all’occhiello della ristorazione. Da ventidue anni è diventata un polo di attrazione non solo delle Giudicarie. Tra la clientela centinaia di Cori, di Bande musicali, di Società sportive: più di 300 gagliardetti alle pareti. E pure ospiti dall’estero, persino dal Giappone, dalla Russia, dalla Macedonia, dal Katar e dal Venezuela ed in più da tutti i Paesi del Nord Europa. Numerose le delegazioni straniere venute appositamente per “rubare” i segreti di tanta organizzazione logistica, e con tanta curiosità per un’attività di ristorazione in un luogo così fuori dai soliti grandi flussi turistici. Punto chiave dell’intera attività la costante e sempre cordiale disponibilità di Giacomo e della moglie Laura, la familiarità che anima l’ambiente, la sempre perfetta professionalità di tutti i settori. Inoltre il sostanziale equilibrio delle forze in campo: dalla cucina con Franco, alla pizzeria con Gilberto, al servizio sempre curato in ogni dettaglio. Questo quotidiano “punto di aggregazione” sta offrendo ad un numero sempre più elevato di famiglie e di associazioni l’occasione propizia per quella socialità di cui tutti sentiamo l’impellente bisogno: ossia quell’esigenza di incontrassi e di stare bene insieme, che diventa la vera essenza dello spirito comunitario che, purtroppo, si sta perdendo, ma che punti di ristorazione, come appunto “le Fontane”, sanno ancora creare a favore di intere popolazioni. Come dice bene Giacomo: «Il nostro punto di forza è sempre stato quello di far sentire il cliente come a casa propria». (m.a.m.)


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Arte

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Ad ospitare e salutare l’amico pugliese che qui ha mantenuto numerosi e continui contatti, l’attuale sindaco di Tione Mattia Gottardi, ma anche il sindaco della passata gestione amministrativa tionese Vincenzo Zubani, oltre ad un nutrito gruppo di persone che non sono volute mancare all’incontro con una persona familiarmente riconosciuta, e ben voluta per il carattere sincero e per le qualità umane. Molte sono state le attestazioni di stima e molto apprezzata anche la collezione di circa quaranta opere realizzate in medio formato su carta, con acquerello e china, raccolte e ugualmente incorniciate a sottolineare la ricercata unitarietà stilistica del tema, integralmente dedicato alla figura della donna e riassunto nel simbolo della “cariatide”. Mentre l’ultima esposizione del 2010 intitolata “Violence – da una strage all’altra” (presentata allora dal compianto prof. Pierluigi Menapace) si esplicava dentro inquiete soluzioni di gusto espressionistico astratto, con intersezioni materiche e “dripping”, questa “concept art” è costruita e intesa a riavvolgere il filo della conoscenza visiva per un riassestamento storico a ritroso, prossimo a contenuti classici e antichi. Una norma estetica di nitore e rigore sembra av-

L’artista pugliese ritorna al Centro Studi Judicaria con la nuova mostra “Cariatidi”

Spagnolo,artecondedica“achinonc’èpiù” S

di Alessandro Togni

i è inaugurata mercoledì 16 aprile 2014 alle ore 17.00 presso le sale expo del Centro Studi Judicaria, l’ultima manifestazione d’arte figurativa di Francesco Rosario Spagnolo, professore

starsi in ambiente extrareale, “olimpico” e soprannaturale. Una realtà inondata di pathos capace di sbriciolare il senso del tempo e dello spazio … E così eccoci catapultati in un mondo dove tutto si manifesta nella sua immobilità sublime, quasi eroica. Francesco Rosario Spagnolo ha voluto realizzare “cariatidi” in memoria di sua moglie Carmelina, delle amiche Emma di Tione e Daniela di Trento, recentemente scomparse. Così recita la dedica in terza pagina del catalogo: “portate al largo dal vento … In una vela”. Un partecipato intervento è giunto anche dall’amico Enrico Casetti che ha letto alcune poesie di gentilezza e d’amore (dedicate a Daniela) tratte dal suo ultimo libro. La mostra è stata patrocinata dal Comune di Torchiarolo, dal Comune di Tione e dal Centro Studi Judicaria.

e artista di Torchiarolo (Brindisi) particolarmente legato a Tione per i suoi trascorsi di insegnante di storia dell’arte presso l’Istituto d’Istruzione “Lorenzo Guetti”.

Francesco Spagnuolo con il Sindaco Mattia Gottardi - Foto Udalrico Gottardi

volgere l’intera sequenza delle opere e mentre il disegno rievoca attenzioni progettuali e rinascimentali, la prorompente impostazione strutturale e la prospettiva inducono ad una inclinazione maggiormente plastica, alla scultura. L’immagine disegnata indugia sugli aspetti del-

la tridimensione, sulla statuaria fatta di volumi pieni e spazi vuoti, mentre si alternano in dialogo le rappresentazioni un po’ misteriose poste sul confine tra figurazione e astrazione. Il risultato è una sintesi stilistica dove ad emergere sono particolarmente la geometria, il gusto cubi-

sta che dispone per effetti della quarta dimensione ed una esplicita e calda espressione mediterranea restituita dai toni pastellati color della terra. Anche il segno partecipa attivamente alla qualità dell’opera disponendosi a volte in caotici ghirigori, in altri casi semplicemente tracciando le linee di

contorno dei corpi femminili o indicando i grandi parallelopipedi che assomigliano a quinte di una scenografia mitologica. Alcune percezioni inoltre ci raggiungono in forma simbolica e non è assente anche qualche respiro di origine metafisica, allorquando la realtà delle figurazioni sembra spo-

Nicola del Monte guida la sezione provinciale dell’associazione internazionale che si occupa della salvaguardia e valorizzazione di viti pregiate

Un tionese presidente Piwi trentino Due parole con Nicola Del Monte, da noi già intervistato riguardo alla sua passione per la coltivazione di viti pregiate, dalle quali ha iniziato la sua produzione di vino “Dedit”, totalmente bio e naturale. Ora Nicola sta portando la sua passione ad altri livelli, creando anche per il Trentino una filiale dell’Associazione Internazionale PIWI, che si occupa della salvaguardia e valorizzazione di viti pregiate, e della quale Nicola è l’attuale Presidente. Nicola, parlaci di PIWI Trentino: “L’associazione è nata circa due mesi fa in Trentino per volontà di diverse cantine trentine che hanno creduto e credono nelle varietà di uve resistenti. PIWI Trentino è una costola di PIWI International, associazio-

ne con sede in Svizzera nata circa 20 anni fa che raggruppa tantissimi viticoltori di uve resistenti in diversi paesi al mondo. Lo scopo di PIWI Trentino è quello di creare un occasione costante di incontro tra i produttori trentini che credono nelle uve resistenti ma anche tra tutti gli appassionati di vini naturali. In qualità di presidente non credo che le viti resistenti debbano soppiantare anni di tradizione vitivinicola trentina eliminando varietà che hanno fatto grande il nostro trentino, ma credo che queste possano permettere di coltivare in zone fino ad ora vergini ma sopratutto in zone sensibili come centri abitati che soffrono i continui trattamenti. Il 23 maggio presso Castel Toblino faremo il nostro primo evento di presen-

tazione con degustazione dei nostri vini e cena”. Quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine che l’associazione si propone di attuare qui in zona? “Credo che la ricaduta nella nostra valle sia più di carattere privato che commerciale in quanto i risultati sono importanti ma è ancora presto per dare dei numeri economici anche se le previsioni sono più che rassicuranti. E’ invece di notevole importanza la ricaduta per tutte le persone che vogliono piantarsi dell’uva sia da tavola che da vino nel proprio giardino senza dover incorrere in nessun tipo di trattamento”. Hai trovato interesse per l’attività di PIWI presso chi coltiva uva in modo “classico”? “La risposta dei produttori di varietà classiche è stata molto po-

sitiva, meglio del previsto in quanto ha visto la partecipazione all’associazione di grandi cantine trentine. E’ senza dubbio impossibile pensare che le varietà resistenti non andranno ad occupare in trentino un ruolo molto importante!”

Riguardo l’incontro a Castel Toblino del 23 maggio? “L’ evento è aperto a tutti fino esaurimento posti ed è necessaria la prenotazione a piwitrentino@yahoo.it. Per ora sono otto le cantine che hanno dato la propria conferma di parteci-

pazione, ma penso proprio che per il 23 ce ne saranno di più. La serata prevederà una degustazione di vini dalle ore 18 fino alle 20 e poi cena nelle sale del castello. Vi aspettiamo!” Aldo Gottardi


Attualità

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Amministratore di sostegno, un istituto importante per l’assistenza delle persone non completamente autosufficienti

Ads, ottimi riscontri per il corso

“È un istituto che mira a tutelare, in modo transitorio o permanente, le persone che - per infermità o menomazioni fisiche o psichiche, anche parziali o temporanee - non hanno la piena autonomia nella vita quotidiana e si trovano nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi (anziani, disabili fisici o psichici, alcolisti, tossicodipendenti, malati). Scopo della legge è quello di supportare queste persone aiutandole ad affrontare problemi concreti come: acquistare, vendere, affittare un appartamento o investire somme di denaro. L’amministratore viene nominato dal Giudice Tutelare e viene scelto, preferibilmente, nello stesso ambito familiare dell’assistito (coniuge non separato, una persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio, il fratello o la sorella, e comunque un parente entro il quarto grado). Se neces-

Per ben cinque incontri più di una cinquantina di persone hanno partecipato ad un Corso per Amministratore di Sostegno tenutosi a Tione di Trento dall’11 marzo all’8 aprile scorsi. Cinque serate e cinque motivi per ascoltare, parlare e conversare sulla nuova figura delsario può essere nominato amministratore una persona estranea (ad es. in caso di conflitto tra i parenti). Al minore di età, può essere nominato un AdS nell’ultimo anno di minore età, ma la nomina diventa esecutiva al compimento del 18°anno. (…)” In Trentino dall’anno 2006 è operativo il Progetto per l’Amministratore di Sostegno in Trentino che si pone quale obiettivo principale la realizzazione di un sistema stabile di informazione, formazione e supporto sul tema dell’amministratore di sostegno. Nato dall’iniziativa di alcune realtà del privato sociale e del terzo settore, il progetto si è ampliato nel tempo coinvolgendo nume-

rose organizzazioni pubbliche e private, oltre che a varie professionalità a vario titolo impegnate nella tutela delle persone fragili. Al Corso di Tione hanno partecipato come relatori: il Prof. Alceste Santuari che ha parlato di come la legge tutela le persone fragili, nel corso della prima serata. Mentre il Prof. Alberto Conci – nel secondo incontro - ha evidenziato la valenza molto importante che ha il cittadino volontario nell’assolvere all’istituto dell’Amministratore di Sostegno, sottolineando il rispetto della persona e il valore della solidarietà collettiva. Il terzo incontro è stato tenuto dal Giudice Onorario Fulvia Todisco che ha af-

l’Amministratore di Sostegno in termini strettamente per gli addetti ai lavori l’AdS. Ma andiamo con ordine e per chi ancora non sapesse nulla o ancora poco su questa figura di ‘tutore’ vediamo che cosa dice la legge n. 9 gennaio del 2004 in proposito. frontato in maniera precisa e puntuale – sfogliando più volte il Codice Civile – soffermandosi soprattutto sul come e perché nominare un Amministratore di Sostegno, dopo aver fatto una eloquente panoramica sugli istituti che hanno preceduto quella dell’AdS, vale a dire l’interdizione e l’inabilitazione. Insomma, ha tenuto alto il livello di attenzione dei presenti, parlando di alcuni fondamentali aspetti che contraddistinguono l’amministratore di sostegno, una figura sempre più importante nella panoramica dei bisogni che stanno via, via emergendo in una società sempre più complessa. Al quarto incontro hanno partecipato alcuni rappresentanti degli enti che

hanno ideato e organizzato il Corso stesso: Il Servizio Psichiatria con Barbara Troggio, il Direttore Giovanni Antolini (A.P.S.P. Pieve di Bono), il Direttore Silvano Stefani (A.P.S.P. Pinzolo) e il Direttore Matteo Radoani (A.P.S.P. Condino), I Servizi per la disabilità con MariaGrazia Scaglia (Coop. Il Bucaneve), per i servizi per persone anziane la dott.ssa Chiara Cannerozzi (coop. Assistenza), per servizio sociale la dott.ssa Chiara Gottardi (area anziani Valle del Chiese). Tutti hanno preso la parola evidenziando gli obiettivi e le sinergie, degli enti che operano nella comunità, che sottendono una stretta collaborazione con l’AdS.

Nell’ultima serata i relatori sono stati gli stessi amministratori di sostegno – alcuni di loro infatti – hanno raccontato la loro esperienza. Un incontro che è stato dedicato a chi è interessato a svolgere il ruolo di amministratore di sostegno. Il corso ha registrato 52 iscritti, con una partecipazione media per ogni serata di 41 persone. Sono stati distribuiti 45 attestati di partecipazione a tutti coloro che avevano partecipato ad almeno 3 incontri. Erano presenti sia amministratori di sostegno (19%), che familiari (27%), volontari (31%) e professionisti (19%). Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’Associazione ai numeri 333.8790383–342.7075145, o visitare il sito www.amministratoredisostegnotn.it Udalrico Gottardi

Per gli amanti della fotografia, Grande bici nel primo weekend ecco il concorso di giugno Il Fotoclub F11 organizza un premio fotografico dal titolo “l’Attesa”

L’associazione culturale Fotoclub f11 promuove e organizza per i propri soci il 1° concorso fotografico dal titolo: l’attesa. possono partecipare tutti i soci del fotoclub f11 in regola con la quota sociale per il 2014. I membri del direttivo sono esclusi dalla partecipazione. La partecipazione al concorso avrà un costo di € 5,00 ed è rivolta esclusivamente ai soci del Fotoclub f11 I partecipanti sono chiamati ad inviare le opere fotografiche nel periodo compreso tra il aprile-settembre 2014 all’indirizzo mail info@fotoclubf11. it con oggetto concorso fotografico “l’attesa”. Le fotografie possono essere recapitate tramite chiavetta usb a Bruno Rota a Tione o consegnate in sede F11 a Vigo Rendena durante le serate dedicate ai soci. Ad ogni socio iscritto è consentita la partecipazione al concorso, me-

Astrofotografia a Malga Ritorto - autore Marco Gualtieri

diante la trasmissione di un massimo di 2 immagini. le fotografie non avranno obbligo di titolo e dovranno essere inviate in formato elettronico “.jpg” con una dimensione minima - per il lato lungo - di 1800 pixel. La giuria tecnica, composta da fotografi professionisti e amatori valuterà la capacità di interpretazione del tema, la creatività e il contenuto tecnico delle immagini presentate. per conoscere l’intero

regolamento basta collegarsi al sito www.fotoclubf11.it altre info si potranno acquisire mettendosi in contatto col presidente Udalrico Gottardi 347.1462815. la premiazione avrà luogo domenica 19 ottobre 2014, nella sede del Fotoclub F11 a Vigo Rendena, in occasione della 10ª giornata nazionale del fotoamatore promossa dalla U.i.f. (unione italiana fotoamatori).

L’1 e il 2 in Valle del Chiese protagonisti il Trofeo Malga Ringia e la Mini-Rampinada

La mountain bike sarà protagonista nel primo week end di giugno nel suggestivo scenario della Valle del Chiese. Due le gare in programma, per adulti e bambini. Si inizia l’1 giugno alle ore 10 con la prima edizione del trofeo Malga Ringia, che propone un percorso di pura salita con partenza da Cologna (500 m.s.l.m.) e arrivo a Malga Ringia, a 1.400 metri di quota per un dislivello complessivo di circa 900 metri. Si tratta di una gara con due opzioni: la prima destinata agli atleti tesserati su bici da strada; la seconda è una gara non competitiva per tutti, aperta a Mtb e bici da strada. La gara partirà dal Consorzio turistico di Cologna (Pieve di Bono ), per poi attraversare le frazioni di Creto e Strada, svoltare a destra e si salire verso l’abitato di Por. Da qui gli atleti raggiungeranno località Cariola per arrivare poi a Malga

Ringia dopo 14 km di salita. Infine ritrovo per il pasta party e le premiazioni verranno fatte nel paese di Por zona campo da calcio. Il giorno seguente, il 2 giugno Festa della Repubblica, spazio ai più piccoli, con la Minirampinada 2014, che propone una gara competitiva per bambini tesserati, categoria giovanissimi ed una gara non competitiva per tutti i bambini dai 5 ai 15 anni. La gara i svolgerà in località Pracul, la celebre piana in Val

di Daone che ha ospitato per anni l’Ice Master, con partenza alle ore 14.30 su un anello di 400 metri da ripetere più volte, in base alla categoria. A fine gara verranno premiati tutti i bambini e seguirà un gustoso Nutella party. L’organizzazione a cura dell’ ASD Ciclistica Val Daone in collaborazione con il Circolo Culturale di Strada e il Gruppo Culturale di Por. Per info e iscrizioni consultare sito internet: www.rampinada.info


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La posta

MAGGIO 2014

LA POSTA

I tempi sono cambiati ed ormai questa è una strada tracciata. Si continui, ma ascoltando le popolazioni

vilgiat@yahoo.it

Caro Amistadi, mi ha sorpreso molto il risultato dei referendum popolari per la fusione dei comuni di Daone, Praso e Bersone nel Chiese, e di San Lorenzo e Dorsino nel Banale, io sono piuttosto scettico sulla fusione dei Comuni, tu che ne dici? Alberto della Rendena Caro Alberto, l’accorpamento dei comuni credo sia ormai una strada obbligatoria per il riordino istituzionale della Provincia di Trento ed è anche una scelta di buon senso dato che tutti noi tocchiamo con mano quanto sia sem-

Fusione dei comuni, è la strada giusta?

pre più difficile affrontare la crisi ognuno per conto proprio, magari a distanza di poche centinaia di metri l’uno dall’altro. E lo dico io che sono stato da sempre un difensore dei piccoli comuni. Il mondo è cambiato e le cose non stanno più come solo vent’anni fa, allora sarebbero stati improponibili referendum di questo tipo, la gente era in gran parte contraria e non c’era niente da fare. Si era legati al propri territori, a pregiudizi atavici, a vecchie inimicizie, a invidie e gelosie radicate, ai propri usi e costumi, ai propri campanili che soprattutto in val del Chiese erano

imponenti e solidi, poi abbiamo assistito ad una salutare apertura di mentalità e di reciproco rispetto fra comuni vicini dovuta a vari fattori: ancor prima della politica e delle istituzioni, le comunità vicine hanno sempre più aumentato momenti di condivisione culturale e ludica, basta pensare alle bande musicali, ai cori, alle società sportive, che hanno portato a confrontarsi senza pregiudizi giovani e meno giovani, ai sempre più diffusi matrimoni fra coppie confinanti, per non dire la condivisione del parroco ormai sovracomunale e delle funzioni religiose,

tutte situazioni che hanno portato i vicini a confrontarsi quotidianamente aumentando la reciproca conoscenza e la conseguente familiarità. Gli stessi amministratori comunali si sono resi conto che la gestione del territorio, di solito non solo confinante ma anche intersecante, obbliga sempre più a ricorrere ad azioni e strategie difficilmente affrontabili da soli, oltre agli impacci burocratici che l’attuale macchina amministrativa provinciale impone e che solo la riorganizzazione del personale comunale può permettere di farvi fronte. Oggi i tempi sono maturi,

la nostra gente ha capito che lo stare insieme è una risorsa importante che ci permetterà di affrontare il futuro con molta più serenità, con migliori servizi e una migliore qualità della vita. Io credo che tutte le Giudicarie abbiano ricevuto una grande lezione di civismo e di avvedutezza dai risultati dei referendum in questione che si sono svolti in zone così lontane del nostro comprensorio. Una dimostrazione di coraggio, di intelligenza e di lungimiranza, che definirei storica, anche se la già avvenuta fusione del Bleggio Inferiore con il Lomaso, aveva anticipato i tempi, facili-

tata, però, da una diversa situazione geopolitica ed economica. Quel che è successo a Daone, a Praso, a Bersone, a San Lorenzo e a Dorsino consideriamolo come un messaggio augurale perchè altre fusioni vengano portate avanti con altrettanta perspicacia e tempismo. Sono molte infatti le situazioni intercomunali in Giudicarie che richiederebbero quanto prima decisioni similari, con i tempi che corrono, se non ci uniamo per scelta e con convinzione, ci obbligheranno a farlo, e allora sarà molto più complicato. Adelino Amistadi

In quell’articolo ho rivissuto il mio passato Violenze di piazza, sto coi poliziotti

Caro Adelino, ho letto con piacere il tuo editoriale sul numero di aprile del vostro giornale “Una generazione perdente...” e devo dire che oltre ad una bella cera, hai conservato anche un ottimo cervello, quel tuo articolo mi ha commosso, ho rivissuto per qualche attimo l’atmosfera d’allora, emozionante, peccato che i giovani d’oggi non la possano apprezzare tutti presi nel rincorrere un futuro che da come stanno andando le cose, sarà peggio del nostro passato.... Franco di Ponte Arche Immagino che l’editoriale a cui fai riferimento sia stato apprezzato soprattutto da quelli come noi, i giovani non hanno tempo da perdere in cose cosi patetiche. Loro riempiono la giornata con smartphone, tablet, Facebook, Twitter ed altre diavolerie, e alla sera vanno a letto mezzi rincoglioniti, mah, così sembra che debba andare il mondo, sempre più in fretta, furiosamente e sempre con meno soddisfazioni, dato che tutto quello che quel che si desidera, ci pensa poi il computer a sbattertelo sul piatto, in quattro e quattr’otto. Per noi la gioventù è stata una continua ricerca, una continua scoperta, oggi è una desolante tiritera. Ai nostri giochi di squadra, in campo aperto, oggi si con-

trappongono estenuanti baraonde nel chiuso di rintronate discoteche, rumorose e psicotiche, nel senso che sono abilitate a mandarti fuori di testa, alla serenità di una camminata sulle erte dei nostri monti, oggi si preferisce fare palestra con le cuffie che ti infondono brio e coramina. Ormai mi sono rassegnato, io continuerò a vivere alla mia maniera, e che i giovani vivano a modo loro, non c’è altro da fare e forse siamo noi a non capire, ricordo che anche mio padre, all’acquisto della mia prima cinquecento, mi disse d’andare piano perchè non si trattava di un mulo, né di un cavallo, con quelle macchine lì non si sa mai come va finire, poi le cose sono andate a finire bene. Auguro sia così anche per i nostri ragazzi. Come succede da migliaia di anni, ogni tempo ha le sue evoluzioni, le sue stramberie, noi abbiamo vissuto e goduto le nostre, possano i nostri figli godere delle loro. Anche perchè talvolta sono assalito dal dubbio. Con la storia che gli anziani insegnano, con la loro esperienza, l’uso del buon senso, la prudenza, l’equilibrio, comincio a pensare che forse aveva ragione Elias Canetti, uno dei miei autori preferiti, quando scriveva che l’uomo in ogni epoca ha fatto tesoro della saggezza dei suoi predecessori, ma la sua stupidità si è mantenuta costante. (a.a)

Egr. Amistadi, D’accordo c’è la crisi e la gente non arriva a fine mese, i giovani sono disoccupati e non si intravedono miglioramenti. Siamo davvero nei guai, ma ritengo che non sia certo con la violenza che si risolvono i problemi. Quello che è accaduto a Roma con gente che, armata di spranghe e sassi, ha cercato lo scontro con i poliziotti, è stato uno spettacolo molto brutto. Ma anche questa volta i poliziotti hanno esagerato. Io sarei d’accordo con chi propone i numeri indicativi sulle loro divise in modo da poterli facilmente individuare e prendere nei loro confronti i giusti provvedimenti per scongiurare così violenze e soprusi inutili. Una storese

Nulla in contrario sul diritto di manifestare in piazza, ma patti chiari: gli attacchi contro le forze dell’ordine sono inaccettabili. L’ipotesi di di un cartellino di riconoscimento per agenti o carabinieri è una pessima idea, mi creda, perchè esporrebbe gli uomini a rappresaglie, denunce e ritorsioni, invece sì, ai manifestanti metterei il divieto di coprirsi la faccia con caschi o fazzoletti come previsto dalla legge, ma quelli della legge se ne fregano. Serve più severità. Comunque chi sgarra, paghi, anche prendendo manganellate se si compiono atti di vandalismo, finire in carcere e pagare i danni. A volte si dirà che la polizia esagera, come a Roma. Ma quando c’è uno scontro, in mezzo al caos, mentre volano sassi e fumogeni, è difficile andare per il sottile. La

guerriglia, sia chiaro, inizia sempre dalla stessa parte, magari con i soliti noti che girano l’Europa facendo di mestiere i guerrafondai. Intanto a Roma, a conferma dei nostri ragionamenti, mentre indagano su di un poliziotto, che se ha sbagliato, deve essere giustamente punito, i pochi manifestanti che avevano arrestato perchè particolarmente pericolosi, sono già stati liberati, con tante scuse, possono tornare a casa dalle loro mammine, preoccupate. Così è l’Italia. Poveri noi. (a.a.)

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La posta Innanzitutto esprimo il mio ringraziamento alle tre amministrazioni comunali di Bersone, Daone e Praso, dai Sindaci, agli Assessori, ai Consiglieri comunali sia di maggioranza che di opposizione, coi quali si è affrontato un lungo iter procedimentale (tra riunioni, serate informative e gruppi di lavoro) nato ancora nell’autunno del 2012 e conclusosi nel referendum consultivo del 13 aprile scorso. A onor di cronaca, va ricordato, che i quesiti e i dubbi che inizialmente si insinuavano sul “progetto di Fusione”, da parte di alcuni amministratori sopracitati, ha reso il percorso intrapreso inizialmente problematico, tuttavia tali ragionevoli perplessità, nel dibattito democratico, si sono tramutate in critiche costruttive, consigli e modifiche, capaci di stilare una riforma condivisa e partecipata. Il lavoro svolto da ciascun amministratore è stato fondamentale, sia nella risoluzione di questioni che sarebbero probabilmente emerse dopo la costituzione del comune unico, sia nella informazione unanime e puntuale che è stata propo-

MAGGIO 2014 - pag. L’intervento

Valdaone, grazie a chi ha compreso l’importanza della fusione Spett.le Direttore, Vi sarei grato se, nei prossimi numeri del Vostro giornale, potreste pubblicare, qualora ve ne fosse la possibilità, alcuni miei pensieri, o meglio dei ringraziamenti, a sta alle popolazioni interessate. Ringrazio ancora tutti i funzionari provinciali e regionali che hanno seguito sotto l’aspetto tecnico il “progetto di Fusione”, dandoci supporto e ausilio, inoltre le amministrazioni del comune di Comano Terme e di Ledro per le testimonianze espresse nel corso delle serate informative. Infine il ringraziamento più sentito va a tutte quelle persone che in maniera informata e decisa hanno voluto votare favorevolmente al

referendum, la vostra partecipazione ha permesso che il progetto su carta della fusione, con tutti i corollari annessi, possa concretizzarsi dal primo gennaio 2015, senza il vostro voto tutto si sarebbe concluso, e a mio dire, mai più riproposto; ancora grazie. Un pensiero particolare va a quegli elettori contrari che tuttavia hanno deciso di mettersi in gioco, votando, aiutando il raggiungimento del quorum previsto per la validità del referendum stesso. Ebbene essi sappiano

Anche le Giudicarie al Festival dell’economia “Classi dirigenti, crescita e bene comune” è il tema del Festival dell’Economia 2014 “La crescita del bene comune e le classi dirigenti”: Ricombinando le stesse parole, ecco il tema che don Lorenzo Guetti avrebbe scelto per il festival dell’economia di Trento. Don Lorenzo Guetti, il prete che io amo ricordare come colui che pretendeva che nelle classi dirigenti ci fossero solo dei galantuomini. Galantuomo, questa “antiquata” parola ormai caduta in disuso, abbandonata con rassegnazione, come se, nella sua semplicità disarmante, rappresentasse, solo e semplicemente un sogno irraggiungibile e non un sacrosanto diritto di chi si reca alle urne. “Galantuomini” ecco una prima risposta per Tito Boeri che nel giorno della presentazione del festival a Milano parlava di “criteri di selezione di chi va ad occupare le posizioni di potere” e di come “garantire che le classi dirigenti... rimangano attente all’interesse pubblico” Quando a Trento i vari Renzi, Padoan, Delrio, Saccomanni... intervistati da Tito Boeri o da altri eminenti giornalisti parleranno di classi dirigenti, spero che qualcuno ricordi loro questa parola antica. Anch’io

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lo farò se ne avrò l’occasione e il coraggio. Io, che sono uno qualunque, avevo scoperto il festival dell’economia di Trento qualche anno fa, quasi per caso. Una scoperta affascinante e coinvolgente, un fiore all’occhiello, direi, del nostro amato Trentino. E in questi giorni, come ogni anno, il festival dell’economia di Trento conquista le testate internazionali e si aprono i dibattiti... E le nostre testate? lo ignorano? Speriamo di no: non possiamo far finta che a Trento non succeda niente tra poche settimane: premi nobel, esperti di economia e finanza, ricercatori, ma anche storici, filosofi e pensatori, si danno appuntamento a Trento. Arrivano da tutto il mondo ed incontrano anche le “classi dirigenti” del nostro paese. Ma non saranno soli negli incontri: il cosiddetto “popolo dello scoiattolo” invaderà pacificamente e gioiosamente Trento per quattro giorni a partire dal 30 Maggio. Il popolo dello scoiattolo deve partire anche dalle nostre Giudicarie. Don Lorenzo Guetti parteciperebbe sicuramente! Ognuno, io penso, può andare al festival, anche se non sa nulla di economia; ognuno nel suo piccolo può capire di più e giocare un ruolo nel rinnovamento cultura-

le. Non è mai troppo tardi per cercare di capire quello che succede attorno a noi. Ho visto con piacere che il tema dell’economia ha fatto il suo ingresso anche nelle nostre università della terza età, suscitando un inaspettato successo... L’economia: un argomento che a torto viene immaginato solo per “addetti ai lavori”, una materia inspiegabilmente trascurata in ambito educativo. Ma tutto ha a che fare, direttamente o indirettamente con l’economia. La cultura stessa non può prescindere dall’economia. Speriamo che il “bene comune” quest’anno a Trento si conquisti il primo posto nella scala dei valori in questa nona edizione del Festival dell’economia di Trento in calendario dal 30 maggio al 2 giugno. Bello l’auspicio di Innocenzo Cipolletta: “Questo non sarà un Festival accademico, ma un festival della gente, che esprimerà quel senso di apertura e confronto con il territorio che è nella missione stessa del nostro Ateneo” E vorrei concludere con le parole di Abbado: “La cultura è un bene comune e primario. La cultura è come la vita, e la vita è bella!” Valentino Zambotti

tutte quelle persone che hanno contribuito alla istituzione del futuro comune di Valdaone, consapevole del fatto che pubblicandoli potranno giungere al meglio verso tali destinatari; vado di seguito a riportare. che hanno la mia completa stima, per il semplice fatto che sono stati protagonisti di un dovere civico, conquistato dopo guerre, sacrifici e lotte civili interne; non si rammarichino coloro per aver fatto il proprio dovere, piuttosto si rammarichino coloro che contrari hanno scelto di affidarsi al vile gioco dell’astensionismo, senza contrastare i favorevoli sul campo del voto. Analizzando i voti espressi in una visione generale (605 favorevoli 59,61%, 114 contrari 11,23%, 11 schede bianche o nulle 1,08%, il restante 28,08% 285 elettori non si sono presentati alle urne) possiamo capire come la voglia di una riforma istituzionale comunale sia stata accolta in maniera positiva dalle popolazioni interessate, se poi focalizziamo lo sguardo esclusivamente fra i favorevoli e non, capiamo quanto la vittoria sia stata bulgara. Con questo vado a sottolineare il profondo lavoro posto in essere a

monte dagli amministratori interessati, seguito da una straordinaria partecipazione popolare, la quale ha saputo informarsi, discutere, confrontarsi e trarne le relative conclusioni, segno di un’autorevole forza nata dal basso, capace di decidere da sé il proprio futuro. Si parla da molto di riformare l’assetto istituzionale dei comuni trentini, c’è chi difende i piccoli comuni, chi ambisce a quattro macro zone d’ambito in Val del Chiese, chi rimpiange i Comprensori, chi si appoggia sulla riforma delle nuove Comunità di Valle, per non parlare delle Gestioni associate, delle Unioni, delle Fusioni e degli accordi di programma, le opzioni sono molte e ciascuna di esse ha caratteristiche peculiari e diverse, fatto sta che fin d’ora se ne è solo parlato o per meglio dire se ne sta discutendo. Le popolazioni di Bersone, Daone e Praso hanno agito. Non sono state le uniche, e

per il prossimo futuro altre ancora seguiranno il medesimo percorso. Con l’istituzione del comune montano più esteso del Trentino, Valdaone si è autodeterminato, pronto a porre in essere collaborazioni e sinergie con gli altri comuni e le altre istituzioni, ma ancora capace di poter decidere in maniera significativa ed autonoma sulle proprie politiche interne. Terminando non posso che ribadire che l’auspicata conclusione positiva del “Progetto di Fusione”, non è altro che l’inizio di ulteriori e ben più importanti scenari comuni. Le problematiche più evidenti e prevedibili sono state già risolte, ma cammin facendo ne nasceranno sicuramente altre, sarà nostro compito, in qualità di comunità unita e viva, saperle affrontare e risolverle nella maniera più adeguata, cercando di costruire delle basi reali nel tessuto sociale, comunicando e agendo per il bene delle future generazioni; ma questo è un altro discorso … Dott. Bontempelli Giorgio da Valdaone

Ricordando Don Vinicio

Sono la referente dell’Università della Terza età e del Tempo disponibile di Santa Croce Bleggio e per noi, don Vinicio, è stato una persona eccezionale. Lo abbiamo conosciuto come docente nel nostro primo anno scolastico 1990 -91 e subito ci ha coinvolto con la sua profonda cultura, la sua simpatia e il suo carisma. E’ stato alla nostra scuola per diciotto anni e, oltre ai buoni principi di umanità, solidarietà, amicizia, ha insegnato scienze religiose, storia, letteratura. Pensate che è riuscito a farci leggere tutti i Promessi sposi, riscuotendo approvazione e apprezzamento da parte di tutti.La geografia e l’arte ce le ha insegnate “dal vero”, organizzando gite di un giorno per visitare tutte le valli del Tentino Alto Adige con vari santuari, castelli, montagne; e sempre in gite di un giorno per conoscere le città delle regioni limitrofe; in gite di più giorni o di una settimana per fare il Tour di tutte le

regioni italiane con visite a cattedrali, monasteri, musei, santuari. E le visite alle grandi città…..a Roma più volte e poi a Vienna, Parigi, Dresda, Berlino, Praga, Budapest...e il giro della Spagna, Portogallo, Francia, Irlanda, Scozia, Polonia, Russia, Grecia, Terra Santa, Tunisia, Turchia, Siria: viaggi indimenticabili! Un particolare punto di predilezione per noi del Bleggio, era l’invito alla festa in montagna per il suo compleanno a luglio...con polenta e companatico vario..dolci..allegria..amicizia...e il ricordo

ancora dei pranzi a Madà (montagna di Roncone), col nostro comitato, per programmazioni, discussioni, consigli. E a scuola e in tutte queste trasferte, come non ricordare le canzoni fatte poi stampare su un libretto: si iniziava con la preghiera del Turista e un canto religioso e si chiudeva alla sera con “La Madonina” e “Al cader della giornata”. Una persona così speciale che ci ha dato tanto, la porteremo sempre nel nostro cuore con affetto e riconoscenza. Campo Lomaso, 14 marzo 2014, Luciana Zambotti


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MAGGIO 2014

Giornale dellegiudicarie maggio  

giornale delle giudicarie maggio