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Giudi iudicarie

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MARZO 2013 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 12- N. 3 MARZO 2013 - Mensile

EDITORIALE

Un evento epocale

di Adelino Amistadi Dapprima mi sembrava uno scherzo dei soliti ignoti. Stavo giocherellando con il computer la mattina dell’11 febbraio mentre aspettavo il pranzo, quando apparve in bella evidenza fra le news, la notizia Ansa: Benedetto XVI ha annunciato le proprie dimissioni per il 28 febbraio parlando in latino davanti al concistoro riunito in Vaticano. Mi sembrava una cosa fuori di testa e, solo per curiosità, cercai conferme in altre fonti. C’era poco da ridere, la notizia stava già diffondendosi su tutti i giornali, e in tutto il mondo, così chiamai mia moglie ed insieme commentammo la cosa con sorpresa e con grande emozione. In effetti era stata una sorpresa non solo per noi, ma anche per i più stretti collaboratori dello stesso Papa che fino all’ultimo rimasero all’oscuro di tutto. Continua a pag. 3

Elezioni, tiene il centrosinistra autonomista In Giudicarie bene Dellai. Il Movimento 5 stelle protagonista in tutti i comuni

“Foresta di ghiaccio”, ungiornosulset La frana sulla 237 del Caffaro rilancia il problema viabilità A pagg .8- 9

Riflettori puntati sull’ospedalediTione

Il cinema è anche una questione di tempi morti. Cinquantacinque giorni di riprese per un’ora e quaranta minuti di pellicola. Tanto è servito per girare “la Foresta di Ghiaccio” il film del regista Claudio Noce che avrà da sfondo paesaggi e scorci della Valle del Chiese. Siamo andati sul set in Valle di Daone per vivere le emozioni dal vivo. A pagina 12

CULTURA

Piano Territoriale di Comunità: riunito il Tavolo A pag. 11

Alle pagine 6 e 7

Carri e maschere protagonisti Alle pagine 16 e 17

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Rassegna Stampa

MARZO 2013

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA FEBBRAIO 2013

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA PIEVE DI BONO - Nei primi giorni di febbraio si è spento Amelio Romanelli, 92 anni, figura di spicco nella Val del Chiese per il suo lungo impegno di amministratore pubblico e del mondo associazionistico. Dopo la campagna d’Africa, fu fatto prigioniero e tornò dalla guerra nel 1947. Dipendente dell’Enel, nel tempo libero era impegnato in molteplici attività. Dirigente della Democrazia Cristiana, è stato per tre legislature vicesindaco con Tullio Nicolini, e poi collaboratore del sindaco Vigilio Nicolini, per sostituirlo nella carica di Sindaco quando in Nicolini era stato eletto consigliere provinciale. E’ stato un amministratore attento e molto vicino alla sua gente, pacato nelle relazioni interpersonali e disponibile verso tutti con grande umanità. E’ stato anche presidente della Banda Musicale, dell’Associazione Pescatori e della Associazione Combattenti e Reduci, la scomparsa di Amelio Romanelli ha lasciato l’intera comunità un forte senso di gratitudine e di rimpianto.

VALLE RENDENA - La Val Rendena non porta decisamente bene a Lorenzo Dellai. Nonostante le sue particolari attenzioni per i rendenesi, gli enormi finanziamenti ai Comuni, le camionate di soldi spediti a Campiglio e Pinzolo, ogni volta che viene in Rendena, ci rimette in salute. Che sia S. Vigilio che non condivide la sua politica, fatto sta che è al suo terzo incidente. I primi due furono sugli sci, l’ultimo è successo in piena campagna elettorale uscendo da un ristorante. Alcuni anni fa si ruppe una spalla scendendo dalle piste di Campiglio, investito da un sciatore imprudente, dopo qualche tempo altro incidente per conto suo, infine la prima domenica di febbraio, dopo aver cenato al ristorante “Le Fontane” di Darè con un gruppo di elettori, uscendo, mentre salutava, Dellai, probabilmente, ha messo il piede su di una lastra di ghiaccio ed è volato. Medicato a Villa Igea, gli è stata applicata una doccia.

Candidati giudicariesi, una rettifica

BIM del CHIESE - Approfittando della caduta della frana di Anfo che ha bloccato per parecchi giorni la strada per Brescia, il presidente del Bim del Chiese, Giorgio Butterini, aveva organizzato un incontro fra i sindaci del Chiese, presidenti della Comunità della Val Sabbia, della Provincia di Brescia e della Comunità della Giudicarie, nonchè alcuni funzionari governativi, con l’ospite decisivo per il suo ruolo, il Presidente della Provincia di Trento, Alberto Pacher. Sull’incontro si era catalizzate molte attese e molte speranze per risolvere definitivamente la questione della viabilità verso Brescia, problema annoso, sempre discusso, ma mai affrontato nel concreto. Tutto pronto, tanta attesa, tante aspettative, poi a mezzogiorno del giorno indicato, la segreteria della presidenza provinciale avverte il presidente Butterini che Pacher, preso da altri impegni, non sarà presente. Gran brutto scherzo, e così il tutto è stato rimandato alle calende greche, un ulteriore segno di quanto le Giudicarie stiano a cuore ai nostri politici provinciali.

Nel numero di febbraio, all’interno dello “Speciale elezioni” nell’indicare i candidati giudicariesi ci siamo colpevolmente scordati di citare Antonella Nicolini, al quarto posto nella lista “Sinistra, ecologia e libertà” di Nichi Vendola. Nicolini, come ci è stato segnalato, è giudicariese doc essendo nata e residente a Pieve di Bono, frazione Strada. Ci scusiamo con l’interessata. CIMEGO - Elodia Tamburini di Cimego ha compiuto in questi giorni i 103 anni di vita. Hanno festeggiato la signora, da dieci anni ospite della Casa di Riposo di Condino, parenti, compaesani amici e tutto il personale della Casa. La donna è ancora piena di brio, perfettamente lucida, anche se scherzando ammette di essere un po’ sorda ed un po’ orba, e sa raccontare le sue vicende con gusto e simpatia. Un vero libro di storia vissuta che va dalla prima guerra mondiale fino ai giorni nostri. PONTE ARCHE - L’appalto dei due bar delle terme di Comano, quello annesso allo stabilimento e quello nuovo nel parco, è stato affidato a Vittorio Giorgio Nori, 63 anni, barman di provata esperienza che già aveva lavorato per le Terme stesse. Alla gara è stato l’unico partecipante per cui la commissione non aveva alternative. La gestione avrà la durata di 3 anni, cioè fino al 31 marzo 2016 ed ed il suo costo si aggira sui 50.000 euro, con successivo aumento del 10%. TRENTO - Tutto è finito in una bolla di sapone, il presunto insulto del consigliere provinciale Nerio Giovanazzi nei confronti di Margherita Cogo è finito in archivio. Il giudice Ancona ha accolto la richiesta d’archiviazione della Procura che, non avendo testimonianze sufficienti e certe su quanto avvenuto, ha preferito chiudere il caso. L’accusa aveva portato alcuni testimoni che sostenevano d’aver sentito chiaramente il Giovanazzi pronunciare nei cionfronti della Cogo l’epiteto incriminato, ovvero “str...”, la difesa, con altri testimoni, dichiarava che l’imputato aveva detto “str...te”, ovvero un aggettivo riferito non alla persona, ma alle cose che aveva detto la Cogo: di fronte a due questioni diverse il Giudice ha ritenuto opportuno archiviare. Ma rimane comunque il dubbio, Giovanazzi avrà detto “str...” o “Str...te”...Mah!

PIEVE DI BONO - Gli ultimi giorni di febbraio hanno portato una bella sorpresa ai responsabili della Casa di Riposo “Odone Nicolini” di Pieve di Bono, Sembra siano scomparse due casseforti in cui erano custoditi soldi, orologi e gioielli degli anziani ospiti della struttura. A preoccupare non è tanto il valore venale degli oggetti scomparsi, circa 3.000 euro, quanto il valore affettivo di oggetti cari agli anziani che vale molto di più di tutto il resto. I responsabili della casa hanno denunciato il fatto ai carabinieri, secondo una prima ricostruzione i ladri si sono introdotti da una finestra e sono andati direttamente alla ricerca della cassaforte, ne hanno trovate due, le hanno prelevate entrambe e sono spariti.

TRENTO - E’ stata fissata la data delle elezioni provinciali: domenica 27 ottobre 2013. Esattamente otto mesi dopo le nazionali appena concluse, il 27 ottobre saremo chiamati a rinnovare il Consiglio Provinciale. Questo è quanto deciso dalla giunta Regionale con presidente Alberto Pacher. Ha detto Dumwalder, vicepresidente regionale: “Le formazioni politiche potranno così fare i propri conti sulle scadenze della campagna elettorale”. La Giunta Provinciale resterà in carica fino al subentro del nuovo esecutivo, mentre il consiglio attuale resterà in carica fino al giuramento dei nuovi consiglieri. PROVINCIA - L’assessore Panizza, si sa, è sempre occupatissimo, sempre con il cellulare all’orecchio. Così un brutto giorno, a Franco Panizza non è cominciato a dolere un orecchio. Panizza non ci aveva fatto caso, figuriamoci se uno come lui si fa impressionare da un dolorino all’orecchio. E così ha continuato con il telefonino appeso. Però quel dolorino si era trasformato in una pallina dolorante all’interno dell’apparato uditivo. E così l’assessore si è deciso per un intervento chirurgico per rimuovere quella maledetta pallina che gli impediva di compiere appieno il suo lavoro. Tutto si è risolto per il meglio, ma la notizia del telefonino e della pallina ha fatto il giro dei giornali. Naturalmente Panizza è ritornato al suo cellulare, magari aspettando che questa volta non gli faccia altri brutti scherzi. TRENTO - Il marchio “Trentino di malga” è una realtà. Fa parte del progetto “Fermalga” voluto dalla Camera di Commercio, dalla Fondazione Mach (S.Michele) e dalla Provincia. Il Tutto per valorizzare al meglio i prodotti tradizionale di malga, garantirne la genuinità e la igienicità della lavorazione che avviene nelle nostre malghe. Su 170 malghe caricate, sono circa 100 quelle che ancora oggi lavorano il latte in loco, delle 131.000 tonnellate

I cattivi pensieri - di Eta Zeta Ringrazio “la libera repubblica della Val Rendena”. Agli sperticati salamelecchi dei rendenesi, raccolti in pubblico tripudio per “il Principe”- loro benefattor d’impianti (e di conquibus) - l’ex presidente della Provincia ha omaggiato proprio così la Val Rendena, al Paladolomiti di Pinzolo. Fortuna che è libera. Perché altrimenti poteva venire il sospetto che chi l’ha omaggiato sia stato portato lì, a viva forza. E le altre valli, come sono? Soggiogate. Ed eventualmente da chi? Di grazia!

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Sempre esagerati. Avevamo bisogno di una stella cometa. Ora ne abbiamo cinque. Non sappiamo più dove sbattere la testa.

di latte prodotto in Trentino solo il 4,5% deriva dalle malghe e di questo solo il 2% viene lavorato in alpeggio. TRENTO - Il senatore Cristano de Eccher resta coordinatore regionale del Pdl per il Trentino e vince, per il momento, la sfida con Michaela Biancofiore, la deputata nominata un mese fa da Berlusconi commissario straordinario per l’intera regione. Una nomina, quella della Biancofiore, avvenuta all’insaputa dei massimi dirigenti trentini, scatenando così le ire del senatore De Eccher e del coordinatore provinciale Leonardi. Così la nota del Pdl nazionale: “ A seguito della nomina del presidente Berlusconi, d’intesa con il segretario Alfano, all’onorevole Biancofiore è affidato tutto il coordinamento delle iniziative e della campagna elettorale in Trentino-Alto Adige, rimangono comunque in carica le funzioni statutarie: per il Trentino il coordinatore regionale, senatore Cristano de Eccher e il coordinatore provinciale Giorgio Leonardi.” TRENTO - E’ morto in città Don Dante Clauser, il Prete della strada, che con grande amore si era dedicato ai poveri ed ai più diseredati. Numerosi i messaggi di cordoglio. Particolarmente significativo quanto ha detto l’Iman del Trentino Alto Adige Aboulkair Breigheche: “Difficile sostituire un uomo come don Dante, era speciale da tutti i punti di vista. Lo abbiamo visto e trovato sempre con i più deboli e meno fortunati”. Così invece Diego Schelfi, presidente della Cooperazione Trentina: “Don Dante è stato un sacerdote impegnato, un vero cooperatore, ma soprattutto un grande uomo, sempre al servizio dei più umili e poveri, sempre e senza chiedere nulla in cambio”. Don Dante, a Trento, era conosciuto da tutti con la sua barba bianca, la grande croce francescana di legno sulla camicia a quadretti, le bretelle, il bastone e il suo incedere deciso, seppur gravato da numerosi malanni. La sua vita è stata una grande testimonianza di fede. TRENTO - Il Trentino è quinto in Italia per numero di casi accertati di bracconaggio, ma la Provincia non ci sta:” Non vi sono elementi concreti per sostenere che il Trentino sia una delle aree dove il bracconaggio sia più rilevante” dicono i dirigenti. In Trentino la vigilanza è ottimamente organizzata ed efficace, che riesce a mantenere il bracconaggio sotto controllo. Sia durante la stagione venatoria, sia durante i periodi

di chiusura, vengono eseguiti controlli mirati con particolare attenzione alle attività illecite rivolte alle specie protette, ai tetraonidi e agli ungulati selvatici. Nel solo 2012 sono state 56 le azioni anti-bracconaggio che hanno portato alla denuncia per reati effettivi e altre 260 casi in cui gli agenti hanno rilevato infrazioni di tipo amministrativo. REGIONE - Doveva essere un poliambulatorio destinato a curare bambini malati, una struttura moderna pagata con 250.000 euro della regione Trentino Alto-Adige da realizzare alle porte di Tblisi, capitale della Georgia. Peccato che quella struttura, a undici anni di distanza, adesso non ospita nessun poliambulatorio ed è utilizzata per tutt’altro. Era un progetto voluto dalla Giunta Regionale di allora guidata da Margherita Cogo nell’ambito dell’attività di solidarietà internazionale. Per la Corte dei Conti, però, è un vero e proprio spreco di denaro pubblico, tanto che con sentenza già pubblicata, la magistratura contabile ha condannato il dottor Manfred Girtler, ambasciatore di Malta in Georgia, che era stato tramite con la Regione, a risarcire il danno erariale di 256 mila euro. Condannati, ma solo in via sussidiaria, anche gli otto componenti la Giunta avevano approvato il progetto. La Corte ha deciso che i componenti la Giunta dovranno subentrare al pagamento qualora l’erario non riuscisse ad incassare i soldi dall’ambasciatore Girtler. TRENTO - Visti i toni della campagna elettorale non potevamancare la querela. L’ha presentata per diffamazione il consigliere provinciale del Pdl Giorgio Leonardi contro l’ex presidente della Provincia Lorenzo Dellai. La querela in questione trae origine dalle polemiche che vide i due contrapposti in campagna elettorale. Queste le parole di Dellai per le quali il Leonardi si sente diffamato: “ ...un losco figuro noto alle cronache locali...” riferendosi al consigliere azzurro. Un giudizio pesante, affidato ad un comunicato stampa, con il quale l’ex presidente replicava a Leonardi ed in particolare al giornale Libero che il giorno prima aveva pubblicato un’intera pagina al libro fresco di stampa del consigliere “Il Trentino nascosto” in cui erano inserite pagine di accuse durissime contro l’amministrazione provinciale. Ora la querela è sul tavolo del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trento in attesa dell’eventuale processo.


Primo piano

MARZO 2013 - pag.

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Un evento epocale I Papi che si sono dimessi e quelli che Un accadimento raro, ma non unico

avrebbero voluto dimettersi di Adelino Amistadi

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ella storia della Chiesa, Pontefici che se ne sono andati dimettendosi, per amore o per forza, ce ne sono stati, ma non molti, a dir il vero. Sarebbero stati molti di più se chi aveva nell’animo di dimettersi l’avesse fatto. Le notizie che cerco di ordiIl primo Papa che ho trovato dimissionario è S. Clemente I che rinunziò intorno all’anno 97. Di questo Papa si dice che sia stato consacrato direttamente da S. Pietro. Poi si dimise papa Ponziano, che perseguitato dai Romani, preferì rinunciare prima di essere deportato prigioniero in Sardegna nell’anno 235. Più tardi cominciò il periodo buio della Chiesa e del Papato, così Silverio, papa eletto dagli intrighi curiali, fu costretto dagli stessi intrighi a dimettersi, anche perchè nel frattempo era stato nominato un nuovo papa, era l’anno 537. Lasciò la tiara anche Benedetto IX, un papa sinistro, che si dimise due volte, nel 1045 e 1048. Dopo le prime dimissioni era riuscito a farsi rieleggere, ma poi fu costretto a fuggire e fu dimesso d’imperio. Dopo qualche decennio subì la stessa sorte Gregorio VI, un papa che sembra abbia comprato la sua elezione con congrue elargizioni di denaro, ma il Re di Germania e Imperatore del S.R.I., volendo rimettere un po’ d’ordine nella Chiesa, lo fece processare dal Concistoro da lui stesso presieduto, fu riconosciuto colpevole e costretto alle dimissioni. Nel 1294 rinunciò alla Cattedra di S.Pietro il famoso Celestino V e qui dobbiamo soffermarci un attimo perchè le motivazioni delle sue dimissioni non sono dissimili da quelle di Benedetto XVI. Nato nel Molise, s’era fatto frate e poi aveva scelto la via dell’eremo per assecondare la sua vocazione all’ascetismo, raggiungendo presto un alone di santità riconosciuto da tutti. Morto papa Nicolò IV, si riunì immediatamente il Conclave per nominarne il successore, ma lo scontro fra i dodici cardinali che allora erano giunti a Roma fu durissimo e non si riusciva a trovare un compromesso. Il Conclave durò, fra sospensioni e rinvii, più di un anno, fino a quando i potenti d’allora, Re e Imperatori, non sollecitarono i dodici del Conclave ad arrivare ad una nomina definitiva. Fu allora che uscì il nome di questo santo eremita, che non essendo nemico di nessuno, poteva accontentare tutti, fu eletto all’unanimità e inco-

ronato ad Aquila col nome di Celestino V. Ebbe un pontificato difficile, combattuto fra le varie case regnanti d’Europa e pressato dalla cupidigia e dagli intrallazzi di Roma, da cui si mantenne lontano e fu uno dei pochi Papi che condusse la Chiesa da una sede diversa dal Vaticano. Durò pochi mesi, poi con una bolla molto vicina a quella dell’11 febbraio, Celestino V annunciò le sue dimissioni “...spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo... al fine di recuperare la tranquillità perduta...rinuncio al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta...dando al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere di un pastore per la Chiesa Universale”. Diversi furono i giudizi sul suo abbandono, Dante lo apostrofò come colui “...che fece per viltade il gran rifiuto...”, ma il Petrarca, con grande realismo, scrisse che l’operato di Celestino V lo si doveva considerare “...come quello di uno spirito altissimo e libero, che non riconosceva imposizioni, di uno spirito veramente divino”. Celestino fu elevato dalla Chiesa agli onori dell’altare. Circa due secoli dopo, nel 1415, si dimise Gregorio XII. La situazione della Chiesa allora era davvero ingarbugliata, incredibile e complicata essendoci sul trono contemporaneamente diversi papi ed antipapi. Si susseguirono numerosi Concili per dipanare la questione, alla fine, trovato l’accordo, Gregorio XII abdicò in favore del nuovo Papa, unico e legittimo. Questo fu l’ultimo Pontefice a dimettersi prima del nostro Benedetto XVI. Furono sette quindi i Papi che per una ragione o per l’altra non completarono il loro mandato, ma curiosamente e molto brevemente, possiamo accennare anche ad alcuni Papi che furono tentati di dare le dimissioni a cominciare da Adriano VI, (1522), straniero a Roma, non parlava l’italiano e tutti l’avevano preso sottogamba, offeso ed incapace di mettere un freno alla strafottenza della Curia romana, aveva deciso di lasciare, ma sopravvenne la morte a liberarlo dal suo supplizio. Cle-

nare al meglio su questo tema, le ho tratte dalla Storia d’Italia di Indro Montanelli, una delle mie letture preferite, ben conscio che la storia d’Italia ha coinciso, per molti secoli con la storia della Chiesa e con la storia del Papato in particolare.

Papa Benedetto XVI

mente XIII, ai tempi che precedettero la Rivoluzione Francese, costretto dai Regnanti d’allora a sopprimere l’ordine dei Gesuiti, colto dai rimorsi, decise che piuttosto si sarebbe dimesso, Un improvviso infarto lo liberò dal prendere la decisione. Il suo successore, Clemente XIV ebbe, più o meno la stessa storia, abolito l’Ordine dei Gesuiti, fu preso dal rimorso e uscì di senno. La morte lo colse prima che lasciasse il trono papale. Poi tocco a due Papi, Pio VI e Pio VII, che seguirono la stessa sorte, imprigionati da Napoleone, e deportati a Parigi, decisero di dimettersi perchè non potevano accettare che Napoleone avesse come prigioniero un Papa, una volta dimessosi, l’Imperatore dei Francesi si sarebbe trovato prigioniero un cardinale qualsiasi, ma non si riuscì ad organizzare un conclave per la nuova nomina e così i due Papi vissero prigionieri, ma nel pieno delle loro potestà spirituali. Papa Pio VI morì di crepacuore nel 1799, prigioniero, martire e santo. Pio VII sopravvisse a Napoleone e ritornò trionfalmente a Roma. La vicenda di Pio IX è molto più recente. Con lui scomparve lo Stato Pontificio, occupato dalle truppe piemontesi. E anche di lui si è certi che se in qualche modo i piemontesi avessero osato violare la sua persona e la sua libertà personali, si sarebbero trovati in mano “... non un Papa, ma un don Giovanni

Mastai, un prete qualsiasi...voglio vedere cosa se ne faranno...” disse, preparandosi alle dimissioni. Infine Pio XII, papa Pacelli, passò dei momenti terribili nel suo pontificato tanto da indurlo a preparare le sue dimissioni. Fu durante la seconda guerra mondiale con i Nazisti vicini alla disfatta, Hitler aveva preparato un piano per invadere il Vaticano e deportare Pio XII in Germania. Il Papa lo venne a sapere e subito preparò delle bolle, quale atto di rinuncia al trono in caso di arresto e deportazione per mano nazista. Consegnò gli atti ad un amico Cardinale e a suor Pascalina, sua assistente da sempre. “....vengano pure a prendermi...ma se fossi trascinato in Germania, si ritroverebbero a trascinare non un Papa, ma un semplice cardinale...”. Poi le cose andarono per il meglio e papa Pacelli si rasserenò. Per quel che ho trovato, così andarono le cose con i Pontefici del passato, è evidente che fare il Papa non è la cosa più semplice del mondo, ne credo si dare troppo credito al detto, molto diffuso “..sto come un Papa...”, in effetti la storia dimostra che la vita di un Papa è fra le più travagliate, impegnative e di grandissima responsabilità, ecco, perché, secondo me, ogni loro decisione deve essere presa con rispetto da tutti e con devozione filiale dai credenti.

di Adelino Amistadi

Continua dalla Prima. Anche se poi si è letto che della possibilità delle sue dimissioni se ne parlava da tempo nei sacri palazzi, e nelle ultime settimane la voce s’era fatta più insistente. Sembra sia stata una decisione lungamente meditata, ma mai esclusa fin dalla sua elezione a Papa, anche in alcune interviste degli ultimi tempi, su precisa domanda, Benedetto XVI non aveva mai accantonato la possibilità di andarsene di fronte a determinate condizioni. Condizioni che, ovviamente, si sono verificate e perciò, per il bene della Chiesa il Papa ha deciso di lasciare fra la costernazione e il disorientamento di tutto il mondo cattolico. E’ difficile individuarne le cause, sui giornali e in TV c’è chi si diverte a ricamarci le più strane congetture, richiamando i tempi oscuri della Chiesa, le congiure, le ostilità, la Curia vaticana che da sempre ha avuto cattiva reputazione, ma il Papa ha semplicemente detto, con umiltà, onestà e coraggio, di non avere più le forze per “guidare con vigoria la barca di Pietro” in un momento di particolare travaglio e di difficoltà che il mondo cattolico sta attraversando. Queste le parole pronunciate di fronte ad un Concistoro attonito e profondamente scosso: Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio. BENEDICTUS PP XVI E’ evidente che quanto successo l’11 febbraio e’ qualcosa di sconvolgente, anche perchè non era quasi mai accaduto, come diremo in altra parte del giornale, ma bisogna chiedersi se questa novità in qualche modo indebolisca la Chiesa come in molti si sono affrettati a dire. Non essendo un esperto, non mi addentro in questioni che richiedono ben altre intelligenze, ma la mia opinione di semplice credente è che dobbiamo prendere la cosa così come Benedetto ce l’ha spiegata, con le parole semplici di un Santo, si è scritto di tutto e di più e chissà quanto ancora scriveranno esperti ed ignoranti, sapienti e saccenti, ma non credo che riusciranno a sminuire gli otto anni di papato di questo Papa davvero ammirevoli per testimonianza, per profondità di fede, per sapienza teologica, in coerenza con i Papi che l’hanno preceduto e con i Papi che verranno. Alla decisione dell’attuale Pontefice non possiamo che inchinarci rispettosi, senza ipocrisie e senza travisamenti, aspettando con ansia che il nuovo Papa sia all’altezza dei suoi recenti predecessori, nessuno escluso. E la Chiesa tutta ne uscirà immensamente rafforzata.


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Speciale Elezioni

MARZO 2013

Giudicarie, tiene il centrosinistra autonomista

Fravezzi, Tonini e Panizza, il 3 su 3 del centrosinistra autonomista al Senato

Poi c’è un livello provinciale e allora in questo caso cambia la prospettiva di giudizio. Grillo fa il pieno anche in Trentino (20,76%), ma va sottolineato il risultato positivo dell’alleanza di governo provinciale del centrosinistra autonomista (Patt-PdUpt) che vince con distacco tutti e tre i seggi senatoriali, presentandosi unita, e fa segnare la buona prestazione della Lista Monti con Lorenzo Dellai capolista al 20,71%, il doppio della media nazionale. Si tratta di segnali significativi in vista soprattutto delle elezioni provinciali del 27 ottobre prossimo. A livello giudicariese si rileva una affluenza al voto maggiore della media nazionale, seppur inferiore al dato 2008. Da comune a comune si rileva una minore affluenza dal 3 fino al 105 rispetto alla precedente tornata, sintomo comunque di una disaffezione dal voto in una parte di Trentino che – tradizionalmente – ha sempre fatto rilevare affluenze elevate. Camera. In Giudicarie alla Camera bene il centrodestra di Berlusconi, ma soprattutto la coalizione di Monti, forte del valore aggiunto di Lorenzo Dellai che in Trentino porta un aumento di circa il 10% rispetto al dato nazionale. Bene anche il partito di Beppe Grillo che fa il pieno di voti un po’ ovunque con punte a Storo con il 28,49% dei voti, dove rappresenta il primo partito. Proprio nel comune del Basso Chiese il voto si presenta molto polarizzato sui 4 principali contendenti con il centrosinistra di Bersani con il 25,77%, la coalizione di centrodestra di Berlusconi con il 24,40% seguita dalla coalizione di Mario Monti con il 19,90%, in linea con la media provinciale. Prevale invece la coalizione guidata da Silvio Berlusconi a Tione, con il 28,58% delle preferenze, staccando la coalizione di Bersani al 27,63%. Poi il 20,18% per Grillo e 19,84% per Monti. A Comano Terme vince invece Italia Bene Comune di Pierluigi Bersani con il 27,88%, seguito da Monti al 27,62%, dal centrodestra al 21,16% e Grillo al 20,72. A Pinzolo, come da tradizione accade in occasione

Bene al Senato l’alleanza di governo provinciale, che fa il pieno. Ma il partito di Grillo è protagonista pressoché in tutti i comuni. In Rendena bene il centrodestra

Ci sono diversi livelli di analisi per capire che cosa è successo in questa tornata elettorale del 24 e 25 febbraio. In primis il livello nazionale, con il caos uscito dalle urne che è il diretto effetto di una situazione di grande incertezza, quella determinata dall’affermazione sul filo di lana (+0,40%) del centrosinistra alla delle elezioni politiche, dominio di Berlusconi al 45,27%, Monti al 20,61%, Bersani al 17,42%, Grillo al 14,29% e in generale in Rendena bene il centrodestra. Senato. Ottima affermazione al Senato per Vittorio Fravezzi e ottima

dimostrazione di tenuta della coalizione di centrosinistra-autonomista che governa a livello provinciale e che – presentandosi unita – ha sbaragliato la concorrenza. Il sindaco di Dro ha vinto con il 45,06% delle preferenze e 42.066 voti totali, staccando la candidata del Movimento

Camera e del sostanziale frazionamento al Senato. Il centrodestra è andato meglio di quanto i sondaggi si aspettavano (29,1% Camera e 30,7% Senato), il Movimento 5 Stelle di Grillo è stato assoluto protagonista, primo partito con il 25,5% dei voti. Maluccio Monti, che porta a casa solo il 10,6%. 5 Stelle Milena Bertagnin seconda con il 23,81% e al terzo posto il candidato del Pdl/Lega Nord Giorgio Leonardi con il 23,69%. Nessuno dei due accede al ripescaggio del miglior secondo come avvenne nel 2008 con Cristano de Eccher sconfitto sul filo di lana da Claudio Molinari;

in Senato come miglior “perdente” ci andrà invece Sergio Divina. Per quanto riguarda il voto nei singoli paesi, Fravezzi ha viaggiato oltre il 40% di media in gran parte dei 39 comuni giudicariesi, con un minimo a Pelugo, il 25,53% e un massimo a Bondo, col 54,96%.

Giudicariesi in lista. Si è conclusa senza l’elezione, come d’altra parte era comunque nelle previsioni, l’esperienza dei tre giudicariesi in lista alla Camera; Diego Binelli di Pinzolo per la Lega Nord dove ha ottenuto un 11,90%, Walter Ferrazza a Bocenago per il Mir, 19,69% (unico paese a due cifre e abbondantemente sopra l’0,43% totalizzato a livello provinciale dal partito di Giampiero Samorì) e Antonella Nicolini di Pieve di Bono, dove la sua lista Sel Sinistra e Libertà ha totalizzato il 3,63%. (r.b.)

Partiti che scompaiono in un sol pomeriggio.. FLI e Udc i casi più clamorosi - A livello trentino di fatto il vero vincitore è Lorenzo Dellai Sarà pur una brutta legge elettorale, e non a caso la chiamano il Porcellum, ma un piccolo merito comunque ce l’ha: quello di far scomparire in un sol pomeriggio (il tempo necessario per lo scrutinio) i piccoli partiti che ad ogni scadenza elettorale si presentano agli italiani. Farne l’elenco sarebbe lungo. Sono sigle nate dal nulla, fantasiose, ambiziose, che sono servite solo a creare fastidi e disorientamento. Ma alla fine gli italiani sanno anche scegliere e così in nel giro di poche ore hanno dato in benservito ad una serie di petulanti partitini. Tanto per citarne qualcuno: Fermare il declino, Casapound, la Destra, Rivoluzione civile, Mir ecc.ecc. Non solo. Ma hanno dato il benservito anche a qualche formazione di maggior spessore. Pensiamo all’Italia dei Valori, che si era intruppata, nel movimento di Ingroia, a Futuro e libertà e all’Udc. Restiamo un attimo su questi due ultimi partiti, che – secondo noi - rappresentano un vero e proprio capolavoro di suicidio politico, da studiare e analizzare. Futuro e Libertà di “Gianfry” Fini quando nacque contava una bella pattuglia di deputati e senatori. Ora nemmeno Fini – a quanto pare – rientrerà a Montecitorio. Bene, è quel che meritava. Ancor più clamoroso il caso dell’Udc. Dopo averci propinato per qualche anno chissà quali scenari di centro, dopo aver inventato il Partito della nazione (mai decollato) “Pierfurby” Casini si è infilato fra i… monti ed ha fatto una brutta fine. Ha portato il suo partito dal 7/8 per cento, che aveva in passato, all’un per cento o giù di lì. Per salvare sé stesso ha distrutto un patrimonio culturale e politico di tutto rispetto. Vergogna. A livello trentino per l’Udc non è andata diversamente: i due astri nascenti dell’ Udc, Andrea Zambelli e Paolo Zanlucchi, ascoltando le sirene di Casini e di Lia Beltrami hanno “fatto fuori” il sen. Ivo Tarolli con il risultato di trovarsi in mano poco più dell’1% dei voti.

Gianfranco Fini

Complimenti. Hanno firmato la fine dell’Udc anche in Trentino. E’ un risultato, questo dell’Udc, del quale – ci scommettiamo – sarà sicuramente felice l’on. Lorenzo Dellai, che vede scomparire in un baleno un pericoloso concorrente di centro. Ora il centro è libero e Dellai, che è il vero vincitore a livello trentino di queste elezioni, potrà cominciare a presidiarlo costruendo nuove prospettive per le prossime elezioni provinciali d’autunno. Perché Dellai è il vero vincitore di questa tornata? E’ presto detto. Con la consueta abilità e l’esperienza di un grande navigatore Dellai, quando si è trattato di pensare a Roma, si è accasato con la lista Monti tenendo peraltro un piede, con il suo Upt, nella coalizione di centro sinistra. Ha occupato il centro ma al tempo stesso ha tenuto come un grande regista una mano sulla testa della coalizione di centro sinistra, dettandole di fatto tempi e scelte importanti. Così mentre a Roma Monti lavorava in concorrenza con Bersani qui Dellai riusciva a far convivere gli interessi della lista Monti con quelli del Pd, Patt e UPT. Miracolo

di equilibrismo e di mimetismo politico. Ci è riuscito talmente bene che, grazie al Senato, è riuscito a piazzare a Roma un suo fedelissimo quale è Vittorio Fravezzi. Se poi guardiamo la composizione della pattuglia parlamentare di centro sinistra che andrà a Roma ci vien da dire che Dellai avrà gioco facile nel gestirla e pilotarla. Così probabilmente pur stando a Roma continuerà a dettar legge anche in Trentino. Lo farà gestendo con la furbizia e la bravura che gli sono riconosciute anche dagli avversari, la pattuglia parlamentare trentina del centro sinistra. E lo farà anche costruendo contemporaneamente una sua solida posizione di centro, dove di fatto non ha né forze politiche, né uomini concorrenziali. In effetti, spazzato via l’Udc potrebbe dargli qualche fastidio Grisenti, ma siamo convinti che alla fine, gestendo l’UPT in modo diverso o magari cambiandogli nome, saprà assorbire o neutralizzare anche le truppe grisentiane. Del resto il Patt ha già cominciato a dargli una mano in questo senso. Appena eletto parlamentare Mauro Ottobre, candido candido, ha dichiarato ad una televisione locale che uno “condannato” come Grisenti farebbe bene a ritirarsi dalla politica. A tifare per Dellai ci sono state in questa campagna elettorale – e pensiamo ci rimarranno – forze sociali di non poco peso: dalla Cooperazione alle Acli, da settori imprenditoriali alla Cisl. Qualcuno, nel centro sinistra, si era illuso che candidandosi a Roma Dellai avrebbe tolto il disturbo in Trentino, aprendo chissà quali nuove stagioni politiche. Illusi. L’abilità dellaiana ci spinge a dire che da Roma tirerà ancora i fili del suo schieramento trentino, decidendo alleanze e uomini anche in vista delle provinciali. Ecco perché, nolenti o volenti, diciamo che il vero vincitore di questa tornata elettorale trentina è il principe Lorenzo. Ettore Zampiccoli


Politica

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La versione di Silvano

“Grillo chi?” L’abbaglio dei politici sul trionfatore delle elezioni

Grisenti torna alla politica dopo la sentenza del 5 febbraio e lancia Progetto Trentino. “Le elezioni forniscono segnali importanti. Saremo accanto alla gente fuori dagli schemi” Con il peggio che sembra ormai alle spalle (dopo la sentenza della Cassazione del 5 febbraio che “passa” la palla alla Corte d’Appello di Bolzano) Silvano Grisenti torna a pieno regime all’attività politica e lancia a tutti gli effetti il suo “Progetto Trentino”. L’associazione culturale da lui lanciata la scorsa estate è pronta a fare il grande passo e diventare a tutti gli effetti un movimento politico nell’assemblea in programma il 10 marzo. Intanto l’ex-assessore si muove sul territorio, Come sono stati questi anni lontano dalla politica ? È stata indubbiamente una pagina dolorosa della mia vita, difficile persino da descrivere, nella quale però hanno avuto un ruolo importantissimo tutte le persone che mi sono state vicine e mi hanno dato con il loro sostegno ed entusiasmo la forza di andare avanti. Questa amicizia è il più grande patrimonio di cui dispongo e in definitiva tutta questa vicenda mi ha fatto riscoprire questi valori positivi. Cosa l’ha segnata di più? La vicenda nel suo complesso, evidentemente. Poi, anche come alcuni passaggi sono stati enfatizzati dalla stampa, che ci calca spesso e volentieri la mano, ricordando la condanna per truffa riferita a tre cene ogni volta che si parla del sottoscritto. Ecco, in questo senso ci tengo a sottolineare come per questa fattispecie sto presentando ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo che già in passato ha censurato i giudici italiani per sentenze di questa tipologia. Ora però c’è il ritorno alla politica attiva. Beh, non proprio un ritorno se si considera che ho sempre tenuto vivi i canali e i rapporti sul territorio in tutti questi anni. Diciamo piuttosto un nuovo inizio, che si inserisce indubbiamente in un momento molto difficile per l’Italia e anche per il Trentino e dunque ci richiede coraggio e determinazione e anche di abbandonare alcuni vecchi schemi della politica.

Come giudica i risultati delle elezioni nazionali? A livello italiano la tornata elettorale ci consegna uno scenario davvero confuso e anche pericoloso, con il centrosinistra che non è stato capace di catalizzare un consenso sufficiente per governare da solo e con Monti che purtroppo non è riuscito nel suo intento di essere determinante ai fini della composizione di una Maggioranza parlamentare che possa garantire la governabilità. E a livello trentino? Qui il centrosinistra autonomista è andato indubbiamente meglio, dimostrando una certa tenuta in quanto a numeri. A volte, va detto, davanti ad una scelta al ribasso il cittadino sceglie il male minore e si adegua. Certo, alcune analisi che ho letto il giorno dopo del voto da parte di alcuni esponenti trentini mi fanno capire che anche questa volta non si è cercato o non si è voluto capire fino in fondo il significato di alcune espressioni di forte disagio. Si riferisce al 20,76% di Grillo in provincia? Certamente sì, un dato altissimo che deve portare ad una riflessione seria, non di facciata come al solito, perché rappresenta un malessere profondo dei cittadini che va capito. E Progetto Trentino si propone di interpretare anche questo malessere? Si propone di capirlo, in primis. Poi di portare un messaggio di speranza verso il futuro che parte proprio dal basso, dal ter-

M

tira le fila di questo progetto politico e consolida i rapporti con tanta gente, amministratori ed imprenditori, invero mai venuti meno in questi 4 anni difficili. «È forse questo il dato più importante di tutti – spiega Grisenti – ossia la vicinanza e l’affetto di tante persone che non sono mai mancati nei momenti più bui. La differenza in questi casi la fanno i rapporti umani, che ho sempre messo davanti al mio ruolo politico».

Silvano Grisenti

ritorio, non imposto da Trento o calato dall’alto. Una speranza che passa attraverso alcuni punti forti, come avere idee chiare e una classe dirigente preparata (che sia caratterizzata dalle 3 “c”, competente, credibile e coraggiosa). Poi serve una squadra coesa e forte: è finita l’epoca dei solisti, dell’uomo forte al comando, soluzioni certo suggestive in ogni epoca, ma esperienze finite. Ma tutto questo lo farà all’’interno dello schema – che sembra essere senza alternativa, almeno in Trentino – del centrosinistra autonomista? Non è questo il nostro problema. Vogliamo uscire dall’equivoco della schematizzazione politica a tutti i costi. Noi ci presentiamo per quello che siamo, con i nostri valori, senza preconcetti né a destra né a sinistra ma con ricette di buon senso e concrete, come si addice ai trentini, alla “nosa zènt”. Ugo Rossi ha detto, in una recente intervista, che se Grisenti tornerà in politica non potrà essere più quello di una volta

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perché non ci sono più quelle risorse finanziarie, evidentemente alludendo alle grandi opere, suo marchio di fabbrica. Stimo molto Rossi e lo considero una persona intelligente. Ma si sbaglia se pensa che la mia esperienza politica sia riducibile solamente alle pur importanti opere pubbliche fatte. La politica non può essere solo opere materiali, ma deve essere anche “sogno”, idea, attaccamento alla comunità. Un pensiero su Dellai. Cosa ne pensa del suo risultato alle elezioni politiche? Indubbiamente è un risultato positivo, dato che è abbondantemente sopra il risultato della lista Monti in tutta Italia. Spiace invece il risultato complessivo di Scelta Civica che non permette a questa formazione di essere determinante per comporre una seria maggioranza parlamentare. Auguro a Lorenzo di sapersi ritagliare un ruolo significativo anche a Roma, mettendo in campo quella capacità politica che ha sempre dimostrato. Per chiudere, che cosa accadrà il 10 marzo? Per quella data è prevista l’assemblea generale di Progetto Trentino nella quale gli iscritti saranno chiamati a pronunciarsi sul futuro di questa associazione culturale. L’opportunità è quella di diventare a tutti gli effetti un movimento politico e guardare alle elezioni del 27 ottobre come ad un appuntamento strategico. Ci sarà su questo un confronto importante e poi vedremo.

entre i giornali stranieri, parafrasando Milan Kundera sottolineano “l’insostenibile leggerezza dell’elettorato italiano”. “Da un clown a un comico”, scrivono. Lo tsunami Grillo ha travolto i Beppe Grillo partiti. Di destra e di sinistra. Tutti l’hanno preso sottogamba. E oggi, è lui a rosicchiare le gambe delle poltrone su cui i gran comì della politica italiana sedevano, indisturbati, da anni. Nessuno, neanche i più avveduti, si sono accorti che, prima o poi, avrebbero dovuto fare i conti con lo showman genovese. Proverbiali le valutazioni di Maurizio Gasparri e Piero Fassino dopo la sua esibizione di piazza nel “V-day”. Era il settembre del 2007. “E’ un trombone, non conta nulla”, disse di lui l’esponente di destra. “Se Grillo vuole fare politica, fondi un partito, vediamo quanti voti prende”, gli ha fatto eco il sindaco di Torino. Che acume! Che preveggenza! Chissà se anche oggi sono della stessa opinione? Oggi il comico, prestato alla politica, è il capo carismatico del primo partito d’Italia. E’ uscito dalle urne da trionfatore con il 25,50% dei consensi ( 111 deputati e 64 senatori). Ha risucchiato voti dall’elettorato del Pd, alla rediviva destra di Berlusconi, alla lista Monti, entrata in Parlamento per il rotto della cuffia. Grillo, e il suo movimento 5 Stelle (a parte la sua idea di uscire dall’Euro, dopo i sacrifici fatti per entrarvi. “Un’dea più comica, che da comici”, dicono alcuni economisti), è la rivelazione di questa tornata elettorale. Nessuno ne prevedeva un’ascesa così dirompente. I suoi anatemi contro gli sprechi: inascoltati. Sbeffeggiati. “Tagliare i costi della politica? Ne va della nostra dignità”- ammoniva alla Camera Gerardo Bianco, in Parlamento da nove legislature - ”la nostra agenda non può essere dettata da istrioni della suburra”. Ma non è il solo ad aver preso un abbaglio. Di lui Silvio Berlusconi (udite, udite!) ha detto: ”Grillo è un fenomeno da baraccone, sottrae voti ai moderati, e fa vincere la sinistra”. Il barbaro sognante Maroni: ”Grillo si tenga i suoi boy scout incompetenti. Noi abbiamo i nostri sindaci guerrieri”. Gianfranco Fini che, da questa legislatura, il Parlamento lo vedrà solo in cartolina: ”Grillo chi?”. Per non parlare del leader Maximo: Dalema, lo stratega: ”Beppe Grillo? Un impasto tra Bossi prima maniera e il Gabibbo”. Grillo il comico. Grillo il ciarlatano. Nessuno l’ha preso sul serio. Nemmeno quando, in un sol giorno, ha raccolto 350 mila firme, per tre disegni di legge popolare. Tre richieste, rimaste inevase: no ai deputati nominati dai capi partito col “Porcellum”, no a più di due legislature, no ai condannati in Parlamento. Allora lo tennero fuori dal Palazzo, senza riceverlo. Oggi, lo vogliano o no, dovranno ascoltare le sue ragioni. Ma dagli scranni di Montecitorio. (e.z.)

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Primo Piano

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Ospedale: qualcosa si muove Ma il concetto di “rete” fa parte ormai dei nuovi assetti ospedalieri del Trentino Grazie a noi, qualcosa si sta muovendo. Non è detto i problemi siano ne risolti, ne di facile soluzione. Ma il fatto che se ne stia discutendo, e che qualche intervento di peso venga dai banchi del consiglio provinciale è già un passo avanti. Dopo la petizione della Conferenza dei sindaci unita a quella della Comunità di Valle, le interrogazioni del consigliere provinciale Pino Morandini, l’interessamento della Lega, finalmente anche Margherita Cogo – una dei nostri due delegati in Provincia – ha presentato un’interrogazione in materia. “E’ evidente – scrive al presidente della Provincia - che una organizzazione sanitaria efficiente non può ammettere situazioni diverse nelle varie strutture ospedaliere provinciali. I livelli minimi di assistenza devono essere garantiti a tutti i cittadini trentini, in eguale misura”. Per l’esponente provinciale del Pd, ex sindaco di Tione, non è immaginabile che un cittadino residente nelle Giu-

Non sempre la stampa riesce ad essere efficace. Ma quando, come nel caso dell’ospedale di Tione, diventa evidenziatore di problematiche di interesse sociale, beh, consentiteci di provare qualche moto di orgoglio. Da mesi, dalle pagine di questo giornale, affrontiamo

dicarie che deve recarsi al Pronto soccorso corra dei rischi maggiori, a parità di patologia, rispetto a un cittadino residente in Valle di Non o nella Comunità dell’Alto Garda e Ledro. Per questo interroga sul nosocomio. E’ una voce in più. Un “megafono”, che mancava al coro di chi

chiede, ai responsabili della Sanità Trentina, maggior attenzioni per l’Ospedale “3 Novembre”, e annotiamo con soddisfazione che - seppur in ritardo (chi non ambirebbe vedere i propri rappresentanti politici sempre in prima fila, soprattutto su tematiche importanti come la salute?)-

con puntigliosità una problematica che sta a cuore a tutti gli abitanti delle nostre valli. L’ospedale mandamentale di Tione rischia di diventare struttura di serie B, ci siamo quindi preoccupati di darvene conto. Con l’intento, nei limiti del possibile di scuotere le coscienze, di amministratori e politici.

abbia ritenuto necessario denunciare le criticità già evidenziate da medici e amministratori. Parimenti va rilevato, sullo stesso tema, un altro intervento di peso: è del consigliere provinciale Walter Viola. Anche l’esponente del Pdl si interroga sul futuro della struttura tionese.

“Abbiamo visto – dice in sintesi – quanto è accaduto e siamo spettatori di un indebolimento oggettivo della medicina sul territorio e soprattutto siamo preoccupati di quale sia la reale politica sanitaria della Provincia che vede ormai la dominanza assoluta dell’ospedale di Trento e in parte di quello di Rovereto”. Ospedale di Tione dunque al centro di dibattito. Di cui non conosciamo gli esiti finali. Ma su cui possiamo dire di aver contribuito, in maniera determinante, ad accendere i riflettori. Proprio in questi giorni era atteso un Consiglio della salute a Tione, dove, soprattutto da parte dell’assessore Ugo Rossi e dal direttore dell’Apss trentina si attendevano risposte al documento sottoscritto da tutti i sindaci della valle.

L’incontro è stato rinviato al 5 marzo. Quindi ve ne potremo dare conto solo nel prossimo numero. A non farsi però troppe illusioni viene, però, la risposta data in Consiglio Provinciale dal Presidente Pacher all’interrogazione di Walter Viola. Pacher ricorda la LP Provinciale 16 del 2010: quella sul riordino del servizio sanitario provinciale (art. 34). Che indica “la funzione ospedaliera come un sistema di rete integrato di attività da realizzarsi con i singoli presidi pubblici e privati e a livelli crescenti di specializzazione”. Da concretizzare – dice – recuperando ai singoli ospedali un crescente grado di flessibilità operativa e organizzativa. Che in definitiva ridefinisce il ruolo dell’ospedale. Non più isola a se stante. Come si può costatare le prospettive non sono rosee. Le linee già tracciate. Auguriamoci ora che tutte le amministrazioni comunali, in rappresentanza di tutta la popolazione, facciano sentire la loro voce. Possibilmente in coro.

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«Ospedale di Tione, non è troppo tardi» Andreolli:«Riorientare la spesa sanitaria è possibile, con un occhio alle necessità del territorio»

Andreolli, siamo ancora in tempo ad evitare lo svuotamento dell’ospedale di Tione o stiamo chiudendo la stalla a buoi già abbondantemente scappati? Prima di rispondere a questa domanda, che è centrale, devo fare una premessa, per fare capire perché si è arrivati a questa situazione. Si tratta del risultato di scelte che vengono da lontano e corrispondono alla necessità - tutta imperniata su motivazioni geopolitiche - di riequilibrare il rapporto, sempre denso di rivalità, tra Trento e Rovereto. E come c’entrano le Giudicarie? Parlando a livello di sanità, Rovereto aspira a conservare per il proprio ospedale un ruolo di primo piano, come avviene per Trento con il Santa Chiara. In quest’ottica ha chiesto ed ottenuto che il baricentro del Trentino sudoccidentale si spostasse sull’asse roveretano. Ciò è stato realizzato dapprima con l’accorpamento del Distretto sanitario Giudicarie con quello dellAlto Garda nel 2003 (giustamente motivato

L’ospedale di Tione è in queportando ad un lento ma di Roberto Bertolini ste settimane protagonista costante ridimensionadella cronache e – anche grazie al Giornale delle mento della struttura. Giudicarie che ha sollevato la questione – sem- Troppo tardi? Lo abbiamo chiesto a Remo Anpre di più gli amministratori locali stanno pren- dreolli, giudicariese di Castel Condino e assessore dendo coscienza della delicata situazione che sta provinciale alla Salute nella legislatura 2003/08. con l’opportunità di togliere dall’isolamento le Giudicarie), ma successivamente il distretto è stato “fuso” con quello della Vallagarina, conglobando così tutto il “basso” Trentino e ri-orientandolo su Rovereto. Qual’è dunque la situazione di Tione in questo scenario? Grazie all’impegno degli operatori sanitari l’ospedale tionese riesce a garantire dei buoni servizi ma il rischio è indubbiamente quello di spegnersi lentamente come una candela, senza fatti eclatanti, riducendosi a mero sportello o poliambulatorio. In questi casi si dice che è il destino dei piccoli ospedali, quello di diventare nè più né meno dei grandi pronto soccorso e nulla più. Ma perché, ad esempio, l’ospe-

dale di Cles è così “florido” rispetto a quello di Tione? Si tratta in realtà di una situazione diversa. Mentre Tione serve solo il bacino delle Giudicarie di 38.000 persone, quello di Cles si estende anche alla Val di Sole, ad Andalo e a parte della Rotaliana, superando i 60.000 utenti. Pensiamo ad esempio che il punto nascite di Cles ha fatto segnare lo scorso anno 486 nati, contro i 198 delle Giudicarie. Il minimo storico Già, e questo, forse, rappresenta il segnale più importante di sottovalutazione e di sfiducia. Ostetricia dovrebbe essere uno dei reparti di punta di ciascun ospedale, perché è quello che più guarda al futuro. A Tione invece abbiamo un trend sconfortante, dai 220 bambini del 2003 ai 300 del 2008, per

arrivare ai 198 dello scorso anno. Teniamo presente che la popolazione che nasce è circa dell’1% l’anno e che dunque – tolti dal totale quei 40 parti “difficili” che vanno assistiti altrove – dovremmo avere circa 340 nascite l’anno a Tione. E’ inutile dire che un’eventuale chiusura del punto nascite sarebbe uno schiaffo per le Giudicarie. Tutti questi segnali secondo lei sono stati sottovalutati dagli amministratori locali (e dai nostri rappresentanti in consiglio provinciale)? Forse sì, o forse c’è stata piuttosto rassegnazione a questa situazione da parte di molti. Solo pochi, come ad esempio Ermanno Sartori, assessore comunale di Condino, hanno segnalato questo declino. Anche Margherita Cogo ha recentemente presentato

un’interrogazione a sostegno dell’ospedale di Tione. Troppo tardi? Non entro nel giudizio se sia tardiva o meno, è comunque segno di interesse positivo per Tione. D’altronde la consigliera Cogo sa bene delle difficoltà che ebbi nella scorsa legislatura per far istituire i primariati di ginecologia e ortopedia a Tione a causa della contrarietà di alcuni colleghi della Giunta provinciale. Torniamo alla domanda iniziale. E’ troppo tardi? I buoi sono davvero già scappati dalla stalla? Direi di no. L’ospedale di Tione va inserito nella rete degli ospedali trentini come previsto anche dalla legge 16 del 2010; un concetto, quello di rete che peraltro avevo coniato io. Certo la spesa sanitaria, 1 miliardo e

Remo Andreolli

200 milioni di euro annui, è una bella fetta del bilancio provinciale e difficilmente può essere ulteriormente allargata. Occorre allora riallocare le risorse dall’interno, ri-orientare la spesa sulle nuove necessità, non avendo paura di dire, ad esempio, che alcuni servizi come i primariati di patologia e biologia sono anche obsoleti e le nuove tecnologie consentono di farne a meno. Occorre poi maggiore collegamento tra ospedale, territorio e medici di base, risorse che oggi appaiono invece slegate. Per farlo lo strumento utile è quello delle Case della Salute, come quelle di Storo e di Pinzolo, che consentono di superare le difficoltà orografiche del nostro territorio e lavorare in sinergia con il personale ospedaliero. Il tutto tenendo ferma la spesa totale.

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Attualità

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Un fronte disgregato sulla viabilità di accesso

La frana alla Rocca di Anfo ripropone il problema del collegamento con Brescia

C

di Ettore Zini

’è voluto un masso precipitato sulla statale 237 del Caffaro, all’altezza della Rocca di Anfo, sul lago d’Idro, per ricordarci uno dei temi più spinosi della nostra economia: la viabilità di accesso. Eppure, da quando se ne parla, il collegamento Brescia-Madonna di Campiglio dovrebbe far invidia alle più blasonate autostrade d’Italia. E’ dagli anni 60 Se così non fosse, non si sarebbe permesso al turista lombardo di scoprire via alternative come l’autostrada del Brennero, per raggiungere le nostre località di villeggiatura. Ma si sarebbe giocata, con convinzione, la carta di una rete viaria agile e diretta. Non lo hanno fatto i nostri politici, che troppo spesso hanno lasciato i progetti nei cassetti. Men ch meno lo hanno fatto i comuni. Compresi quelli maggiormente interessati ad un cordone ombelicale privo di intoppi. E oggi, in piena crisi economica, con le risorse che cominciano a scarseggiare, ci stiamo rendendo conto dell’importanza di un canale privilegiato con le province che danno ossigeno al nostro turismo e alle nostre industrie. E’ bastato che qualche sassolino ruzzolasse a valle, sull’unica arteria che unisce la sponda bresciana a quella trentina, per mandare in tilt i collegamenti con campi da sci e capannoni artigianali e industriali. Per dieci giorni, chi ha voluto raggiungere Pinzolo o Madonna di Campiglio o chi ha dovuto spedire merci verso la Pianura e il resto d’Italia, ha dovuto sottoporsi a tortuose deviazioni. O, in alcuni casi, come per alcune importanti industrie del Chiese, attendere che la viabilità venisse ripristinata. Un danno economico notevole. Che, una volta per tutte, ha sancito l’impellente necessità di mettere mano a all’arzigogolato tratto di strada che frena turismi e produzioni locali. Che limita rapporti culturali e commerciali, tra due regioni attigue. Da sempre legate

da rapporti economici e prospettive comuni di sviluppo. Il guaio è che, ancora una volta, abbiamo dimostrato di essere i primi a non credere in un’azione concertata. Né la Provincia ha compreso la necessità di un impegno concreto per una problematica annosa, ma indispensabile allo sviluppo di uno dei bacini comprensoriali più importanti della Regione. Se così non fosse, i primi a comprendere la necessità di fare quadrato avrebbero dovuto essere i responsabili della Comunità di Valle, la cui assenza, nei giorni di chiusura della strada, è stata a dir poco assordante. Se così non fosse, anche il presidente della Provincia Alberto Pacher non avrebbe disertato, un summit annunciato, e disdetto all’ultimo minuto. Dire no a una Valle e a un Ente come il Bim del Chiese, preoccupati per un’emergenza viaria che collega la provincia di Brescia a quella di Trento, non solo è stato uno schiaffo alle istituzioni locali, ma ha evidenziato un disinteresse che si ripercuoterà, in negativo, su altri possibili incontri bilaterali su una tematica più cara al Trentino, che non alla Lombardia. I nostri vicini di casa, tutto sommato, una viabilità di accesso ai loro triangoli industriali, già ce l’hanno. Siamo noi che dobbiamo convincerli a riprendere in mano la questione, per velocizzare e rendere più sicuro il tratto Vestone - Ponte Caffaro. E’ sull’ammodernamento della rete viaria, lungo le rive del lago d’Idro, che si gioca il successo (e la sopravvivenza) delle industrie della Valle del

che l’agenda dei nostri politici riporta periodicamente l’argomento. Ma i risultati dicono che, se volontà di risolvere il problema c’è stata, mai ci si è affannati per portarlo a compimento con la dovuta celerità. E che, soprattutto gli attori di casa nostra, non hanno mai creduto seriamente all’importanza dei collegamenti con la vicina Lombardia. Chiese e dei caroselli turistici dell’alta Val Rendena. Senza una rete stradale moderna, in grado di rendere snelli i collegamenti, anche gli onerosi investimenti negli impianti sciistici si dimostreranno sempre più anatre claudicanti, incapaci di prendere compiutamente il volo. Di ciò però, non pare ne abbiano piena contezza centri come Pinzolo e Madonna di Campiglio. Che, alla pari di altri, hanno lasciato i comuni dell’area chiesana ad affrontare da soli un problema, di cui dovrebbe farsi carico tutto il bacino comprensoriale. Che sarebbe successo se anche sindaci del Chiese e i responsabili dei Bacini Imbriferi Montani si fossero disinteressati della questione? La Comunità non ha brillato per determinazione. La Provincia è mancata all’appello. Il problema rimane. Con una certezza in più: disporre di un fronte fragile e disgregato - come quella gragnola di macigni che è precipitata a valle sul lago d’Idro.

La vecchia strada sul Limarò

Le Giudicarie e le strade “fai da te” In Giudicarie i problemi viari sono sempre stati all’ordine del giorno. Le difficoltà a collegarsi a sud con la vicina Lombardia e a nord con Trento non sono argomenti di oggi. Le valli impervie e la particolare conformazione geografica del fondovalle sono stati nel tempo ostacoli difficili da superare. Prova ne è che diversi documenti ricordano le scomodità che gli abitanti delle valli hanno avuto a raggiungere le città. Sia verso Brescia che verso l’asta dell’Adige. In più, mentre altre aree hanno avuto più attenzioni da parte del potere centrale, dai Principe Vescovi prima e dall’Impero Austro-Ungarico poi, i nostri paesi se hanno voluto migliorare la propria rete stradale hanno dovuto mettere mano al portafoglio e pagarsela di tasca pro-

pria. Basti pensare che prima della metà dell’800 per raggiungere Ponte Arche da Tione bisognava passare da Stenico, inerpicandosi sulla strada del Lisano, scendere nella forra del Limarò e risalire un sentiero davvero impervio. E’ stato così per la Sarche – Tione costruita nel 1852 a spese di tutti i comuni. E pure per la Caffaro-Tione-Pinzolo, realizzata a stralci dal 1827 al 1855 dai comuni consorziati. Per la Sarche-Tione furono spesi 400 mila fiorini. Fu appaltata da un consorzio intercomunale che andava sotto il nome di Concorrenza Stradale. E fino al 1896, anno in cui passò agli Uffici Tecnici Austriaci, attese anche alla sua manutenzione, con una spesa di altri 610 mila fiorini. Discorso analogo vale anche per la Caffaro-Pinzolo. Anche qui fu costituito un consorzio di comuni e dal 1827 al 1836 fu realizzato il tratto Lardaro-Caffaro (230.000 fiorini), nel 1853 Tione-Lardaro (95.000 fiorini) e nel 1855 Tione-Pinzolo (189.000 fiorini). La manutenzione rimase a carico delle amministrazioni comunali fino al passaggio agli Uffici austriaci prima, e al Genio Civile Italiano, poi. Diversa è la storia della Pinzolo-Madonna di Campiglio. Edificata originariamente a spese di Giovanbattista Righi, il fondatore di Campiglio. Che per sviluppare la stazione turistica (1874-1875) pagò i sinuosi tornanti che si arrampicano ai piedi delle Dolomiti, tutti di tasca sua. (e.z.)


Attualità

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Brescia-Ponte Caffaro: una storia infinita

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È dagli anni ‘60 che se ne parla. Cronistoria di una questione ancora aperta

V

di Ettore Zini

iabilità giudicariese. Una storia infinita. Per troppo tempo non affrontata con il dovuto vigore. E’ dagli anni 60 che le cronache ne fanno menzione. Ma in 50 anni, soprattutto il tratto che costeggia il lago Sono i trenta chilometri che collegano Vestone alla sponda trentina del torrente Caffaro che pesano maggiormente sui collegamenti delle due Regioni. Le anguste e poco agevoli strettoie di Lavenone e Anfo, assieme a un lungolago, a gomiti contrapposti, fanno da imbuto a un raccordo viario di importanza vitale per l’economia locale. Il primo convegno sulle necessità di migliorare i raccordi con la vicina Lombardia risale al 1969. Il Bim del Chiese e Comunità montana della Valle Sabbia pongono le basi per un intervento concertato tra Brescia e Trento. Ma dovranno passare quasi vent’anni per venire al dunque. E’ nel marzo del 1987, 26 anni or sono, che si sente l’esigenza di un confronto per una strada adatta ai commerci e al turismo tra Lombardia e Trentino. “Viabilità delle Giudicarie e della Valle Sabbia verso il 2000, contro l’isolamento”, è il titolo - un po’ prosaico ma efficace - di un convegno a Tione, patrocinato dagli assessorati provinciali ai lavori pubblici. Vi partecipano tecnici, amministratori e politici trentini e lombardi. Nella sede comprensoriale di via Gnesotti, a Tione, si decreta

l’insufficienza e la pericolosità dell’arteria. Assieme alla necessità di adeguarla ai volumi di traffico e di eliminare strozzature e rallentamenti. Per la prima volta si pongono le basi concrete per una collaborazione interregionale. L’Anas stanzia 85 miliardi per la variante Tormini-Tione. Parte l’iter per l’approvazione dei progetti esecutivi. La Provincia di Trento, con l’assessore ai lavori pubblici, Vigilio Nicolini, impegna Trento a sovvenzionare per il 35% la parte oltre confine. E’ l’avvio di un percorso nuovo che però, dopo 10 lustri, non vede ancora la luce in fondo al tunnel. Progressi ce ne sono stati. Ma il nodo Nozza- Caffaro è ancora come cinquan’anni fà. Negli anni 80 viene realizzata la superstrada Virle Tre Ponti-Tormini. E’ una via a scorrimento veloce a due corsie, già vecchia in partenza. Il successivo stralcio Tormini-Ponte Re, nei primi mesi del 1992, purtroppo incappa in una storiaccia di tangenti(è la Tangentopoli bresciana). L’allora Ministro ai Lavori Pubblici, il bresciano Prandini, viene inquisito. Per anni i lavori sul nastro d’asfalto che bypassa i comuni valsabbini si fermano. Gallerie, ponti e

viadotti restano incompiuti. Bisognerà attendere il 2000 per la ripresa dei lavori, e il taglio del nastro nel 2004, fino a Vobarno. Nel 2008 ci vuole un nuovo accordo per rilanciare gli investimenti sull’ex statale 237 del Caffaro, da Barghe a Ponte Re. Il 28 febbraio, a Condino, viene siglato dai presidenti Lorenzo Dellai e Alberto Cavalli un nuovo accordo tra Brescia e Trento. E’ sottoscritto in base alla LP 3 del 2000 che prevede la possibilità, per la Provincia Autonoma di Trento, di concorrere a finanziare interventi di miglioria di collegamenti viari tra regioni confinanti. Il costo delle opere è di 76,8 milioni di euro. Il contributo della Pat è del 50%. Circa 38 milioni. Il 10 febbraio del 2010 un nuovo taglio del nastro dà accesso al tratto: Vobarno- Sabbio Chiese. E, nel dicembre dello stesso anno, viene finalmente raggiunto Ponte Re, a sud di Vestone. Il dialogo tra le due Province prosegue. Ma i lavori si sono arenati. Brescia ha ormai raggiunto lo scopo di servire, con una rete adeguata, le aree industriali di Vobarno, Odolo, Barghe e Vestone. Riuscire a stimolare una provincia ormai appagata, diventa compito

La regia che non c’è In tema di strade, viene spontaneo collegare la chiusura estiva dell’ex statale 237 del Caffaro a Comano Terme, alla recente frana che si è abbattuta sul lago d’Idro. In tutti e due i casi, per più giorni, un tratto di arteria stradale è rimasto chiuso al traffico. In tutti e due i casi si è dovuto ricorrere a deviazioni, più o meno difficoltose. Comunque penalizzanti. Tutte e due le situazioni hanno avuto però un elemento in comune: la mancanza di una regìa. E’ stato così per l’interruzione turistica delle Terme di Comano, dove un singolo comune ha deciso autonomamente di rendere più problematico l’accesso a tutte le altre località turistiche della zona (chi andava o veniva dalla Rendena doveva giocoforza passare di lì). Ed è stato così per i collegamenti interrotti verso

Brescia, dove solo le amministrazioni del Chiese si sono preoccupate di fare in modo che il traffico tornasse a scorrere al più presto. In ambedue i casi è mancato un coordinamento. Compito che dovrebbe vedere la Comunità di Valle protagonista. Come è fin troppo facile affermare - senza tema di smentite - che attualmente nelle nostre valli manca una politica capace, non solo di fare sintesi, ma anche di dare input e direttive precise a livello sovra comunale. Salta all’occhio assistendo alle assemblee della Comunità delle Giudicarie. E si sostanzia in frangenti come quelli menzionati, dove sarebbe utile che la gestione del territorio non fosse affidata ai singoli comuni. Ma obbedisse ad un organismo capace di agire nell’interesse della comunità. Tutta. (e.z.)

d’Idro, è rimasto legato all’antico tracciato di epoca romana. Adattato, qua e là, alle nuove esigenze del traffico. Ma sostanzialmente invariato, e inadatto a una strada ad alta percorribilità che, in momenti di punta, deve sopportare fino a 20 mila veicoli al giorno.

La Rocca di Anfo

nostro. Per noi c’è l’esigenza di eliminare l’attraversamento degli imbuti di Lavenone, Idro e Anfo. La strada per le piste rendenesi è ancora troppo tortuosa. Per questo sono necessari la mediazione e i finanziamenti dei nostri Bim, per elaborati progettuali rimasti finora sulla carta. Nel 2012 viene siglato un nuovo accordo per la variante Vestone-Idro. Costo dell’opera 55 milioni di euro. La Provincia di Trento si impegna a finanziarne la metà. L’annuncio viene dato il 24 agosto dal presidente della Provincia di Brescia Daniele Molgora. La ratifica – scrive il Giornale di Brescia – verrà in settembre.

Ma alla data odierna da parte trentina non ci sono riscontri oggettivi a conferma dell’appalto. Lo specifica l’assessore bresciano Maria Teresa Vivaldini. Trento, a tutt’oggi, non ha ancora sottoscritto l’accordo. Cosa che in parte spiega l’assenza al summit di Condino, da parte del presidente Pacher. Come se non bastasse, a livello locale, c’è anche chi non solo dimostra di non credere alla soluzione lombarda, ma caldeggia un tracciato alternativo che lascia molto perplessi per la sua inattuabilità. E’ su un improbabile tunnel da Condino e Riva del Garda che alcuni cittadini del

Chiese stanno concentrando i loro sforzi. Decine di milioni da impegnare per bucare le montagne della Valle di Ledro, e accedere alla gardesana. Un progetto già cavalcato inutilmente negli anni novanta. Che ha il suo tallone di Achille in un bacino di utenza troppo piccolo, per essere preso in considerazione. Ma che comunque svia l’attenzione dagli obbiettivi dell’unica bretella naturale che porta ad intersecare l’asse autostradale Venezia-Milano. Per cui, a questo punto, è indispensabile il concorso convinto di tutti gli attori in campo. (e.z.) sector2011@libero.it

Condino (TN) tel. 0465.621440 www.legnocase.com


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Economia

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UnmercatodegliappalticheimpoverisceilTrentino Se un tempo l’economia trentina girava su se stessa con una liquidità e una raccolta che aumentavano grazie ai flussi turistici in ingresso e alla scarsa mobilità della popolazione che investiva ancora nel proprio territorio, oggi la rarefazione della liquidità indica un sempre più rapido impoverimento del nostro territorio che vede questi flussi in uscita più alti di quelli che si producono. L’avvento dell’economia globale, o meglio dei circuiti finanziari internazionali, ha generato un nuovo problema, inverso a quello di un tempo quando gli emigranti andavano verso le Americhe, la svizzera, la Francia e la Germania a lavorare e riportavano i capitali in trentino, alle volte anche per posta. Adesso abbiamo il problema opposto perché il Trentino grazie alla sua autonomia e al suo buon governo illuminato molto simile ai modelli di centro sinistra del nord Europa è diventata una sorta di “Mecca” di terra dove andare a raccogliere. Per cui paradossalmente la nostra

Negli ultimi anni in Trentidi Marco no, una regione economica prevalentemente chiusa su se stessa a causa della sua geografia montuosa, osserviamo sempre più frequentemente la vincita di appalti, non solo di lavori pubblici ma anche di servizi, da parte di ditte esterne alla provincia. Se da una parte questa caratteristica indica una positiva apertura della nostra regione all’economia di mercato con l’applicazione di operosità, il nostro sistema cooperativo, il nostro sistema creditizio e industriale, il tessuto delle imprese di costruzioni e il settore turistico ha creata una forte ricchezza, ma che adesso la crisi vede assediata da una fiscalità durissima che raccoglie sul fondo proprio perché il sistema era molto più in regola che nel resto d’Italia, nello stesso tempo c’è un welfare fin troppo evoluto e costoso simile a quello delle democrazie socialiste del nord-Europa ma che poi affidiamo a imprese e servizi esterni al nostro territorio lasciando uscire una liquidità che un tempo rimaneva sul territorio. Questo paradosso che è il mercato senza regole chiare in questi settori rischia seriamente d’impoverirci ad

una velocità doppia delle altre regioni. V’è un mix pericolosissimo tra iper-spesa sociale nel welfare, ipercontrolli fiscali che derivano dalla cultura

regole internazionali sempre più in linea con gli obiettivi delle normative europee sulla concorrenza e sull’efficienza nell’erogazione dei servizi, dall’altra la crisi economica e una carente richiesta nei bandi di qualità nelle imprese che vi possono partecipare, ha provocato una differenza nei flussi di liquidità prodotta localmente da quella che poi esce dalla rete economica provinciale e non circola sul territorio.

Zulberti

democratica della popolazione trentina storicamente più a sinistra e sociale dei veneti o dei lombardi, con un mercato degli appalti dei lavori pubblici e dei servizi

ipergarantista giustamente delle norme impostate a livello europeo. Su questa strada si rischierà di perdere anche la concessione dell’Autobrennero.

La globalizzazione economica e l’internazionalizzazione della finanza stanno generando nuove tipologie di problemi per la liquidità dei nostri territori secolarmente chiusi su se stessi, a cui si dovrà prestare la massima attenzione. Troppa confusione e contraddizione sul termine “mercato” che rischia di scambiare non solo le mele con le pere, che sono già due prodotti diversi, ma la produzione con i servizi, il pubblico con il privato, il mercato del lavoro con i salariati e i disoccupati, i diritti di ogni cittadino ad avere un vita con la svendita di una economia che aveva resistito per venti secoli. Siamo di fronte a problemi che solo i tecnici della moneta sanno affrontare e il timore che i politici ancora una volta non comprendano è grande, in particolare quella sinistra che è aperta al mercato e al liberismo alle volte non comprende questi aspetti, abbandonando le popolazioni alla miopia del localismo che poi crea ancora più danni.


Attualità

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Riunito per la prima volta il Tavolo che analizzerà la bozza preliminare del Piano territoriale delle Giudicarie

PTC:«Trovare insieme le soluzioni migliori per uno sviluppo sostenibile delle Giudicarie» Si è tenuta presso la Casa della Comunità delle Giudicarie la prima seduta del Tavolo Territoriale che avrà il compito di confrontarsi sulla Bozza del Documento Preliminare al Piano Territoriale per individuare gli obiettivi strategici e «trovare le soluzioni migliori per uno sviluppo sostenibile delle Giudicarie, attraverso il confronto tra i portatori di interesse». Questa la volontà della Presidente con l’espresso auspicio «di lavorare con uno spirito costruttivo e di lasciare da parte qualsiasi strumentalizzazione». «L’attenzione mediatica dedicata al Piano Territoriale in questi ultimi giorni credo sia servita a far comprendere l’importanza del percorso intrapreso dal Territorio”, ha esordito la Presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini nel primo incontro del Tavolo di con«La normativa Habitat non esclude possibili interventi quali quelli ipotizzati rispetto all’ampliamento delle aree sciabili. Prevede la valutazione di impatto dei piani (VAS) e dei progetti (valutazione di incidenza) sulle specie tutelate dalle direttive. E’ evidente che, qualora il Tavolo di confronto e consultazione confermasse, integralmente o parzialmente, gli indirizzi oggi presenti nella bozza, dovranno essere fatti tutti gli approfondimenti e le valutazioni tecniche previste dalla norma. Lo stimolo inserito nella bozza del Documento Preliminare vuole porre quindi l’attenzione su una prospettiva di medio termine, quantomeno per portare ad una valutazione approfondita e puntuale del tema e per verificarne la sostenibilità». Un percorso, quello che ha portato alla costruzione della bozza di documento preliminare, partito nel 2011 con uno studio che ha permesso di avere un quadro generale della situazione economica e sociale del territorio giudicariese, con la supervisione scientifica della Università di Trento, che ha raccolto e analizzato i dati freddi e affiancato la Comunità delle Giudicarie nella fase di coinvolgimento degli stakeholder e nell’organizzazione di Gruppo di lavoro e Focus Group; il cammino è poi proseguito con una fase di confronto con il territorio mediante la presentazione dell’“Analisi a supporto del Documento Preliminare al Piano Territoriale di Comunità”, discussa dalla Conferenza dei Sindaci, dall’Assemblea della Comunità delle Giudicarie e dalla Commissione assembleare e messa a disposizione a tutto il Territorio da gennaio 2012 con possibilità di formulare osservazioni. Sono seguiti momenti di approfondimento per la costruzione di un quadro completo, articolato e approfondito sull’architettura tradizionale della realtà giudicariese e sugli elementi caratterizzanti i paesaggi di fondovalle, che mettano in luce i caratteri identitari per tipologie significative e per aree omogenee, grazie alla collaborazione del prof.ing. Guido Moretti; quindi sul tema “identità e paesaggio” e “valorizzazione dell’agricoltura di montagna”, grazie al contributo del prof. Annibale Salsa, già membro delle Commissione per la pianificazione territoriale e il paesaggio delle Giudicarie; ed altresì per l’individuazione degli elementi compositivi e formali dell’architettura moderna, con l’apporto del prof. arch. Dante Donegani, anch’egli già membro delle Commissione per la pianificazione territoriale e il paesaggio delle Giudica-

fronto e consultazione. “Va sottolineato – e forse questo è sfuggito – che oggi siamo ancora alla fase iniziale e che la bozza di documento preliminare rappresenta un documento in progress, la base per aprire il confronto con gli stakeholder. Va tenuto conto altresì che la bozza di documento è stata costruita osservando gli indirizzi previsti dal PUP per le Giudicarie, declinandoli alla luce di quanto emerso nella fase di ascolto del Territorio. Il filo conduttore e l’anima del piano è l’obiettivo di garantire un approccio sostenibile allo sviluppo, che veda nell’ambiente e nel paesaggio l’elemento più prezioso da valorizzare- e quindi rassicura, rispondendo ad una sollecitazione -nella bozza di documento preliminare approvato dalla Giunta della Comunità non vi è nulla in contrasto con la legge».

In merito agli impianti sciistici Chiarito il fatto che ciò che contiene la Bozza del documento Preliminare del Piano Territoriale di Comunità è il punto di partenza da cui il Tavolo inizierà a fare le proprie valutazioni per individuare le linee strategiche di sviluppo, e che era quindi probabile che il documento affrontasse anche il tema delle piste da sci, visto la rilevanza economica che esse rivestono nel territorio giudicariese, la novità sta nel fatto che per la prima volta ci sia una commissione ampia e variegata che valuterà i pro e contro di un eventuale allargamento delle aree sciabili in Val Rendena e quindi della fattibilità e sostenibilità del progetto, non solo economica ma anche ambientale. Un giudizio in merito è già arrivato da Annibale Salsa, antropologo e grande conoscitore delle Giudicarie, che si è espresso in questi termini: “I tempi sono cambiati, non c’è più l’aut aut. Non dobbiamo avere un atteggiamento talebano rispetto all’infrastrutturazione, ma nemmeno terrorizzare dicendo che senza impianti dovremo tornare a migrare. Oggi c’è una domanda enorme di turismo alternativo di tipo escursionistico e naturalistico, storico-culturale ed agronomico”. rie. Momenti di approfondimento, questi ultimi, che porteranno alla realizzazione dei manuali tipologici di riferimento per la progettazione in Giudicarie, come evidenziato dall’architetto Maurizio Polla, responsabile dell’Ufficio Urbanistica della Comunità e membro del Tavolo territoriale. Ma non solo: «Questo è un documento nel quale vengono recepite le linee guida del PUP e calate nell’ambito giudicariese. Noi abbiamo la possibilità di capire meglio il territorio, di fotografarlo nelle sue specificità e quindi di essere più puntuali. Produrremo una carta di regola del territorio con la quale vogliamo evidenziare gli elementi cardine dell’identità dei luoghi e delle regole generali d’insediamento e trasformazione del territorio». Inoltre si potrà intervenire sull’individuazione di reti ecologiche e ambientali, sulla delimitazione aree di protezione fluviale, sulla definizione delle linee d’indirizzo per la determinazione del dimensionamento dell’edilizia pubblica e agevolata, su infrastrutture, centri di attrazione di livello sovra comunale, sui criteri di programmazione del settore commerciale e localizzazione delle grandi strutture di vendita al dettaglio; e ancora essere incisivi nel «delimitare aree agricole e aree agricole di pregio, nel modificare i perimetri delle aree sciabili, nell’individuare viabilità e mobilità di valenza sovra comunale e nell’individuare aree a valenza sovracomunale per impianti fonti energetiche rinnovabili». Con questo primo incontro inizia dunque un dibattito che ha l’obiettivo di riuscire, attraverso il confronto con il Territorio, ed in particolare con un tavolo di consultazione dove sono stati invitati i portatori di interesse locali a dare delle linee gui-

concessionario

da su quello che può essere uno sviluppo sostenibile delle Giudicarie e dar vita ad uno strumento urbanistico di riferimento per i Prg e per il Piano del Parco, cercando di identificare il miglior equilibrio tra competitività del Territorio e sostenibilità dello sviluppo. Al centro dell’attenzione saranno anche opere di valenza sovracomunale, il Parco Fluviale del Sarca e del Chiese, e il tema dei paesaggi “rifiutati e rimossi”e del loro possibile recupero. «Un tema quello del “Paesaggio” -come puntualizzato dalla presidente Ballardini - che per le Giudicarie rappresenta la risorsa per eccellenza, che deve essere sempre più oggetto di necessarie e sensibili attenzioni ai fini di promuovere un nuovo corso dello sviluppo, che privilegi percorsi sostenibili piuttosto che di sola espansione e crescita. Un paesaggio che nel segno della trasformazione, del recupero, della riqualificazione e dell’integrazione ma anche della ricerca e della sperimentazione progettuale, riesca a trovare una visione unitaria di qualità, nella consapevolezza che tutto assume significato e conquista efficacia e concretezza solo se associato ad una nuova e rinnovata sensibilità degli amministratori del territorio». Sensibilità e volontà costruttiva che il Tavolo ha dimostrato già in questo primo incontro con l’approvazione unanime del Regolamento del Tavolo Territoriale. Per dare a tutti il tempo di confrontarsi e di portare delle proposte in merito ai temi trattati nella bozza del Documento preliminare, dopo aver apprezzato il contributo portato dal Professor Umberto Martini e dal Professor Giuseppe Scaglione, la seduta è stata aggiornata all’11 marzo.

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Attualità

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Un giorno sul set de “La Foresta di Ghiaccio” Arrivati sul set un sabato mattina, non è quindi un caso se troviamo la troupe in attesa. Fuori la realtà di un manipolo di uomini e donne che attendono nell’aria fresca di Limes, immersi nel silenzio cupo che porta la neve, lontani dalle finestre per evitare di finire per errore nel raggio di ripresa della telecamera, impegnati a scambiare qualche chiacchiera bisbigliando per non creare rumori estranei alla scena. Dentro la cascina un mondo fittizio: lo spazio per recitare è angusto, ridotto da scenografia e telecamere, e improvvisamente uno capisce quanto è vicina la camera in un primo piano, quanta abilità serva ad un attore per fingere che non ci sia e apparire sciolto e reale nella sua parte. Fuori in ligia attesa, steso docilmente nella neve, c’è Rocky, uno splendido Siberian Husky che viene con i suoi addestratori da Levico. Sono stati contattati via facebook dalla produzione in cerca di un cane che potesse interpretare il fedele compagno del personaggio interpretato da Emir Kusturica. Giovanni Vettorazzo, attore originario di Rovereto, si avvicina e ci stringe la mano, nel film interpreta il burbero Stanislao, nella vita reale ci saluta gioviale. La scena finisce, escono delle persone dalla cascina, altre entrano, spostano oggetti e d’improvviso arriva l’imponente presenza di Emir Kusturica, il cineasta, musicista e attore serbo, pluripremiato dalla critica internazionale e approdato in Trentino pochi giorni prima. Scende velocemente dalla macchina che lo accompagna sul set, una carezza a Rocky che sarà suo compagno in alcune scene, e via in casa, a girare, già concentrato sulla parte. Fuori tutti si allontanano nuovamente dalle finestre, e le riprese iniziano. Realtà e finzione, a pochi metri l’uno dall’altra, e una lentezza che nulla ha a che vedere con il mondo scintillante e un po’ isterico che ci rimandano le copertine dei giornali di gossip. Ce ne andiamo pensando a come sarà rivedere sul gran-

Girato in Valle del Chiese, è il secondo lungometraggio del regista Claudio Noce, con Emir Kusturica, Adriano Giannini, Kseniya Rappoport e Domenico Diele

I

di Denise Rocca

l cinema è anche una questione di tempi morti. Cinquantacinque giorni di riprese per un’ora e quaranta minuti di pellicola. Tanto è servito per girare “la Foresta di Ghiaccio” il film del regista Claudio Noce che avrà da sfondo paesaggi e scorci della

Valle del Chiese. D’altronde un film si costruisce a pezzetti, come un puzzle: tante scene di pochi secondi, girate senza continuità temporale, che poi l’arte del montaggio unirà magicamente per creare l’illusione di una vicenda unica e lineare.

Giovanni Vettorazzo

de schermo i contorni familiari della Valle del Chiese, diventeranno estranei? Scopriremo ombre e luci che per anni ci sono passate davanti agli occhi senza che le notassimo? Riusciremo a sospendere il giudizio, a credere che sia un placido paesino di montagna vicino ad una non ben precisata frontiera, quando compariLo splendido Husky Rocky , ranno gli angoli familiari di Limes, la diga di Bissina, Noce e prodotto da Rai Cineil vecchio bar da Settimo? ma e Ascent Film, con la collaborazione del Ministero per La Trama i Beni e le Attività Culturali e La “Foresta di Ghiaccio” è della Trentino Film Commisun thriller, diretto da Claudio sion.

Emir Kusturica

La pellicola racconta un mistero che si sviluppa dietro l’apparente serenità di un piccolo paese alpino. Con una tempesta che incombe minacciosa sullo sfondo, un giovane tecnico specializzato arriva nella valle per riparare un guasto ad una centrale elettrica in alta quota, e si trova improvvisamente di fronte ad una strana sparizione. Si consuma quindi lo scontro fra il giovane, interpretato da Domenico Diele, e due fratelli – Kusturica e Giannini – che vivono e lavorano nella zona. Quando il ragazzo comprende l’origine dei segreti nascosti nel cuore della valle, le tensioni esplodono e comincia un gioco di specchi deformanti in cui nessuno è immune dal sospetto, neppure Lana, nella vita l’attrice russa Kse-

niya Rappoport, la zoologa esperta di orsi che lavora nell’area. La Valle del Chiese in un ciak Le riprese de “La Foresta di Ghiaccio” sono iniziate il 14 gennaio, a Limes, dove i giudicariesi sono stati chiamati a mettere in scena una sagra di paese. I famosi quindici minuti di gloria teorizzati da Woody Allen non sono mancati a nessuno, e sono state 120 le comparse selezionate in alcuni giorni di casting per circondare i protagonisti e ricreare l’illusione della vita reale. Fra loro c’è chi, come Demetrio, è diventato un po’ la guida personale di Kseniya Rappoport, visto che sue sono l’auto e la casa di Lana, la zoologa esperta di orsi interpretata dalla Rappoport, e sul

set è stato spesso al suo fianco. Così se lo vedremo sullo sfondo in qualche scena, va detto che è stato fondamentale nel dietro le quinte. Ci sono anche Massimiliano e Luigi che, prendendola goliardicamente, non si son fatti remore alcune a far la parte, poco lusinghiera, degli avventori di un night club, il Transilvania – nella realtà la storica discoteca Kiwi di Bondo – abbarbicati dietro un bancone e ammaliati (per usare un termine carino) dalle grazie in bella mostra delle ballerine. C’è anche chi, come Remo, è stato scelto per la sua risata facile e aperta, di quelle che non puoi fare a meno di seguire, ed è rimasto folgorato dal cinema: “peccato che mi è capitato a quasi sessant’anni!” racconta oggi. Nel film interpreta Faina, un lavoratore dal passato losco, e sul set ci ha passato una ventina di giorni, “L’ambiente è bello, molto professionale, ma sono stati tutti gentili – racconta E adesso quando guardo un film in tv noto alcune cose, gli errori soprattutto!”. C’è anche chi s’è annoiato ad aspettare i lunghi cambi di scena, ma il giudizio è unanime “lo rifarei, me lo chiedessero ancora”. Incontrare attori e troupe per le vie di Roncone, dove hanno alloggiato, è diventato normale, chissà che l’avventura cinematografica della Valle del Chiese non si ripeta, i valligiani stanno ormai a loro agio sotto le luci della ribalta.


La Storia

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“Io, disabile senza nessun aiuto” Marco Cozzio, di Mortaso, ha perso la gamba in un incidente di moto, ma gli negano i benefici previsti

Da allora comincia il calvario. Da un letto di ospedale all’altro. Da un ambulatorio all’altro. Visite e medicinali costosi. Tutti pagati di tasca sua. L’esenzione dal ticket (udite!) gli viene data solo dopo nove anni e mezzo dall’incidente. E’ infatti solo dal 13 novembre 2012 che l’Azienda Sanitaria della Provincia, gli riconosce la possibilità di non pagare visite e medicinali. Per farvi fronte, il giovane ha dovuto fare un mutuo in banca di 45 mila euro. Un impegno oneroso. Che fatica a coprire, con quei soli 699,17 euro, in busta paga, che riesce a guadagnare facendo il falegname all’Essepi di Cavedine. Unica azienda che, dopo l’incidente, gli ha offerto un posto di lavoro. Un’attività a tempo pieno. Pur menomato di una gamba.

di Ettore Zini C’è chi può mettere in conto allo Stato ostriche e champagne. E chi privo di una gamba, non riesce nemmeno ad avere il ticket per visite e medicinali. Né un lavoro adatto alle sue condizioni. Sembra impossibile. Ma quanto sta vivendo Marco Cozzio, 38 anni, di Mortaso, in Val Rendena, ha dell’incredibile. O meglio, come lui stesso dice Che ora, dopo l’ennesima operazione subita in questi giorni a Tione, probabilmente faticherà a riprendere. “Anche perché – ci confida – dopo otto ore in piedi, su un arto artificiale, arrivi a sera dolorante e stremato”. Marco vive da solo, a Castel Madruzzo, vicino a Cavedine. Vi si è trasferito per essere vicino alla all’azienda dove lavora. E’ in affitto (“350 euro al mese da detrarre alla busta paga”). Dopo l’ultimo intervento è ritornato dall’anziana madre, a

Mortaso. Vi passerà la convalescenza. Non ha mai chiesto aiuto. Ha sempre cercato di vivere con le sue forze. Senza mai pietire niente. A nessuno. Tanto meno a Sanità e Servizi sociali. Da cui, documenti alla mano – dice - ha avuto solo dinieghi e umiliazioni. “Quando ho chiesto un rimborso – dice – mi hanno riso in faccia”. Le scartoffie che agita sul tavolo, del resto, parlano da sole. L’Inps, gli ha rifiutato la pensione di inabilità. “E’ abile e in grado di lavorare”, dice la

“è vergognoso”. E chiama in causa Inps, Inail, e Sistema Sanitario. La storia ha inizio nove anni or sono. Il giovane, appassionato di moto, nel 2003 è vittima di un incidente. Nei pressi di Comano Terme va a sbattere contro un’auto. La sua gamba sinistra rimane maciullata. L’arto inferiore gli viene amputato sotto il ginocchio. risposta del 13 agosto scritta nero su bianco dai responsabili dell’Ente. “Non risultano infermità tali da determinare alcuna impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa”. Vi si legge. Il punteggio raggiunto dai referti è meno di due terzi. Esattamente 67. Un punto in meno del necessario. Quindi perfettamente idoneo al lavoro. Il parere della commissione sanitaria per l’accertamento dell’handicap, formulato dall’Apss, il 17 agosto, a firma dei medici Rita Zeni e Alessandro Ghobert , è chiaro. Pur avendo “accertato che la persona esaminata presenta i requisiti di cui all’art. 3 c. 1 della legge 104 (condizione di handicap permanente) esprime parere non favorevole alla concessione dei benefici

previsti dall’art. 33, in quanto – scrivono i due medici - non sussistono condizioni di handicap tali per concedere i benefici richiesti”. Dopo mesi e mesi di traversie al Santa Chiara, a Villa Igea, al Regina Elena di Castelfranco Emilia, e l’amputazione totale dell’arto al Borgo Roma di Verona, per complicazioni sopraggiunte, e gli andirivieni a Budrio (ospedale dove si cura l’ex pilota di Formula Uno Zanardi) la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’ultimo diniego. L’ennesima, incomprensibile, barriera architettonica della burocrazia. Che gli nega la fornitura di una protesi. Per cui il Distretto Sanitario Centro Nord, Ufficio prestazione invalidi, gli comunica: “siamo spiacenti ma, per ora, non è possibi-

le autorizzare la fornitura in oggetto e di motivare, con maggior dovizia di particolari, le necessità di sostituzione dell’arto”. E’ demoralizzato Marco Cozzio, per cui, nelle sue condizioni, anche solo una trasferta a Trento per una visita diventa un problema. Deluso da una società da cui si sarebbe aspettato aiuto. Non muri. Stremato da un’esperienza che gli ha reso difficile la vita. “Negli ospedali che ho frequentato – dice - ho visto gente che stava meglio di me e che percepiva un minimo di sussidio. A un ragazzo che ho conosciuto il Comune di Bologna gli pagava il canone di affitto e il buono spesa al supermercato. Non capisco queste disparità”. Il suo, oggi, è un disperato grido di aiuto. Dopo anni in cui, nonostante l’handicap, ha tentato di arrangiarsi da solo, ha sentito il bisogno di sfogarsi. Di far conoscere il suo disagio. Pubblicato sul giornale il “Trentino” il 10 gennaio 2013

Un lavoro adatto a Marco

Marco Cozzio

Giovani e lavoro, un’iniziativa concreta

Negli scorsi numeri il Giornale delle Giudicarie ha lanciato un’iniziativa concreta di supporto e vicinanza al mondo del lavoro giovanile, ossia quella di dare visibilità ed attenzione a nuove iniziative imprenditoriali che abbiano come protagonisti gli “under”. Un piccolo modo per essere vicini al mondo del lavoro in questo momento certo

non facile in cui la congiuntura economica mette a dura prova la capacità occupazionale anche del Trentino. Naturalmente segnaliamo che questo spazio è aperto a tutte le nuove iniziative messe in campo dai giovani. L’invito è quello di scrivere a redazionegdg@yahoo.it e segnalarci la vostra azienda.

Perché riproponiamo l’articolo qui di fianco pubblicato in gennaio sul quotidiano il “Trentino”? Per un motivo molto semplice: crediamo che questo sfortunato ragazzo abbia bisogno di aiuto. Soprattutto di un lavoro adatto alle sue condizioni. Non ce la fa più a lavorare in piedi, otto ore al giorno, con un moncherino infilato in una protesi. Il giorno stesso che è uscito l’articolo in questione, ho incontrato, ad un riunione, due uomini politici importanti. Che, più di altri, rappresentano le istituzioni adatte - se non a farsi carico - a indicare a Marco Cozzio la strada per ottenere un lavoro meno gravoso. Si tratta dell’assessore alla sanità Provinciale Ugo Rossi, e dell’assessore ai servizi sociali della Comunità delle Giudicarie Luigi Olivieri. Tutti e due mi avevano assicurato che se ne sarebbero interessati. Tutti e due mi hanno chiesto il numero di cellulare di Marco. E tutti e due mi avevano garantito che, quanto prima, si sarebbero fatti vivi con lui. Sono passati quasi due mesi. Ma Marco è stato chiamato solo dall’assessore Olivieri che lo ha invitato a un colloquio. Gli ha detto che vedrà quello che può fare, senza poter prendere però alcun impegno. Ora, se posso esprimere un’opinione, credo che sia disdicevole che in un caso

come questo, uomini politici di quella caratura, non abbiano trovato né il tempo di risolvere un caso come questo. Poco prima di andare in stampa ho chiesto a Cozzio se aveva avuto qualche buona nuova. Ma la risposta è stata un deluso no.“Ho ripreso a lavorare in falegnameria proprio ieri – mi ha detto Marco – ma adesso mi è davvero difficile lavorare in queste condizioni”. So che questo intervento è un po’ inusuale. Ma credo che la società dovrebbe fare qualcosa di concreto per questo ragazzo che chiede solo di poter avere un lavoro adeguato al suo stato di salute. Stare ore in piedi - su una pialla, o alle prese con una circolare - con una protesi ad una gamba non deve essere davvero facile. Quanti aiuti erogati dai nostri servizi sociali meriterebbero meno attenzioni di questo caso? Quanti affitti e quante bollette paghiamo a famiglie che, a ben guardare, non ne avrebbero titolo? Quante persone sono riuscite a imbucarsi, in certi uffici o in certe portinerie, meno “titolate” di Marco? E’ inconcepibile come la nostra società possa essere sorda e cieca di fronte a casi come questi! Per parte nostra, ve lo possiamo assicurare, c’è l’impegno di tenervi informati sugli sviluppi di questa storia, anche nei prossimi numeri. Ettore Zini


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Società

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Cooperando

Cooperare per crescere di Alberto Carli Il tema dell’emigrazione è conosciuto da molte famiglie Giudicariesi attraverso esperienze dirette, diari, corrispondenze, fotografie, cimeli, ricevute di trasferimento di denaro da parte dei famigliari che emigrarono definitivamente o per periodi più o meno lunghi. Ricordi ancora ben conservati e che rievocano quel passato in cui la ricerca di condizioni di vita migliori, di prospettive andava trovata lontano. E se è vero come è vero che la nostra storia ci dice chi siamo, allora è semplice intuire come, seppur abitanti di terre alte, ci sia chiaro come il mondo di oggi sia sempre più interdipendente, come il futuro che ci aspetta sia un futuro collegato alle sorti di altri popoli e nazioni. E’ importante promuovere la consapevolezza a livello locale, nazionale e internazionale che con una povertà crescente, tanto nel Sud quanto nel Nord, la cooperazione non e’ più una possibilità

o una scelta politica, ma piuttosto “un obbligo”, o meglio un investimento nel proprio futuro. Un investimento legato al tema della pace, della sicurezza, anche quella che preclude la possibilità di avviare scambi commerciali, e della sostenibilità ambientale. Una cooperazione intesa anche come insieme di strumenti ( finanziari, progettuali, pubblici, privati) che devono avere lo scopo di garantire quel processo di sviluppo che permette alle persone di

In Giudicarie dell’emigrazione si hanno riferimenti fin dall’Ottocento quando durante i mesi invernali era usanza migrare nel Regno d’Italia in cerca di lavoro. Ma è nel Novecento che la popolazione, ancor più impoverita dalla prima guerra mondiale e dall’annessione al Regno d’Italia, poi dal periodo fascista, fino al dopoguerra vive l’odissea dell’emigrazione. ampliare la propria gamma di scelte. Il reddito è una di queste scelte, ma non rappresenta la somma totale delle esperienze umane. La salute, l’istruzione, l’ambiente, la libertà di azione e di espressione sono fattori altrettanto importanti. Lo sviluppo umano infatti deve tendere alla ricerca di crescita economica, intesa come quantità della crescita ma altrettanto importante e’ la distribuzione della crescita. Nell’epoca della globalizzazione e della inter-

dipendenza, il dovere di solidarietà non si deve comunque fermare ai confini della nazione ma li deve superare, allargando l’orizzonte dell’azione e dei progetti di società. Un dovere di solidarietà in senso politico, che oltre agli aiuti per emergenze umanitarie (necessari e doverosi) operi nella direzione di costruire un ambiente di vita dove ogni persona abbia la possibilità di realizzare le proprie propensioni. Le nuove tendenze ed emergenze della società

Emigranti ai primi del 900

globalizzata si identificano in richieste di maggiore attenzione verso le tematiche dello sviluppo in tutte le sue forme, dal deficit di partecipazione democratica, alla questione ambientale, dalla gestione delle crisi economiche all’educazione, dalla prevenzione ai diritti umani. La cooperazione può’ rappresentare la voce della cittadinanza transnazionale attiva e consapevole. Inoltre, le relazione di cooperazione tra attori istituzionali e non, contribuiscono a dare nuove forme

e a modificare il modo di agire politico istituzionale ( si pensi al G8 diventato G20) aprendo le porte anche a dinamiche commerciali nuove e con nuovi interlocutori, con possibilità di favorire lo scambio di merci nelle suo diverse forme, dall’esportazione tradizionale al commercio equo e solidale, fino alla promozione del territorio in una logica di turismo sostenibile, nel rispetto e nella valorizzazione del patrimonio culturale e territoriale di ogni popolazione.

RUBRICA LEGALE

Quando un’attenzione diventa “pesante” Lo stalking è un reato che sta divenendo una realtà anche nelle nostre comunità

Forte di tale evento, ho ritenuto opportuno dedicare questo articolo ad uno dei reati più commessi al Mondo, spesso nascosto, per pudore o paura, dalle stesse persone che lo subiscono: lo stalking. Certamente tale reato può essere subito indifferentemente da uomini e donne, pur se queste ultime, per loro natura, risultano “bersagli” ben più facili dei primi, e le statistiche lo dimostrano. Ma cosa significa stalking? Letteralmente il termine inglese stalking deriva dal verbo to stalk, ovvero camminare furtivamente, con circospezione, indicante anche “cacciatore in agguato”; termine che nel codice penale italiano è stato tradotto con “atti persecutori”. Lo stalking è entrato a far parte del nostro ordinamento giuridico con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 - convertito in L. 23 aprile 2009, n. 38 che ha introdotto l’art. 612-bis c.p., il quale al primo comma, recita: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”. Si commette il reato, quindi, quando si tengono in maniera ripetitiva comportamenti invadenti, di intromissio-

N

ello scorso mese di febbraio, in particolare nella giornata del 14 febbraio, in concomitanza con il giorno di S. Valentino, si è celebrato nel Mondo il c.d. V-day, ovvero la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Tutto il Mondo si è unito in un flash mob (ovvero: riunione, che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubbline, con pretesa di controllo, quando si minaccia qualcuno costantemente, con telefonate, messaggi, appostamenti, ossessivi pedinamenti. Comportamenti tali da arrecare nella vittima un grave stato di timore sì da farle modificare (al fine di sottrarsi a detti atti persecutori) le proprie abitudini di vita (quali ad esempio: cambiamento di lavoro, rinuncia a svolgere determinate attività, mancanza di libertà nel decidere itinerari e mezzi di spostamento, variazioni di numero di telefono). “Perdurante e grave stato di ansia o di paura” non fa riferimento ad uno stato patologico, che debba essere accertato clinicamente quasi fosse una malattia, ma a conseguenze sullo stato d’animo della persona offesa: si pensi al sentimento di esasperazione e di profonda prostrazione per gli atti persecutori subiti. Come detto, il reato non si sostanzia in un singolo episodio di molestia o minaccia che, seppur disdicevole, non è sufficiente a qualificare la condotta come stalking, è invero necessaria la reiterazione di siffatti comportamenti nel tempo. Il secondo e il terzo comma dell’art.

co), una danza di quattro minuti coreografata su un’unica base musicale uguale in tutto il Pianeta a cui chiunque poteva partecipare per manifestare la propria contrarietà alla violenza perpetrata ai danni delle donne, per dire basta ai maltrattamenti di qualsiasi genere e specie che le donne di tutto il Mondo, indipendentemente da etnia, religione e ceto sociale subiscono ogni giorno.

612-bis configurano poi due circostanze aggravanti: una ad effetto comune, che riguarda il caso in cui il fatto sia commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, e una ad effetto speciale, che comporta un aumento della pena fino alla metà se il reato è commesso in danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza, di un disabile ovvero con armi o da persona travisata. Il quarto comma, infine, stabilisce la procedibilità a querela della persona offesa salvo il caso in cui il reato sia

commesso a danno di un minore, di un disabile ovvero quando il fatto sia connesso con un altro delitto procedibile d’ufficio o, ancora, nel caso in cui l’autore sia stato in precedenza ammonito. La querela per stalking si può sporgere personalmente innanzi alle Forze dell’Ordine o direttamente all’ufficio della Procura della Repubblica presso il Tribunale competente, personalmente o con l’assistenza di un legale. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. A chi è sottoposto ad indagine per il reato di stalking è possibile

applicare la custodia cautelare in carcere, ovvero il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Secondo i dati di una ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale sullo Stalking, un italiano su cinque è vittima di molestie insistenti; tale dato va peraltro messo in relazione con l’elevato numero di vittime che non denunciano i propri persecutori. La stessa fattispecie del reato, diretto a perpetrare nella vittima il suddetto stato di ansia e paura, induce quest’ultima a tacere il proprio disagio, a celare la violenza subita, convinta così di evitare conseguenze per sé ben più gravi. Purtroppo la cronaca ci insegna che molto spesso non è così. Il circolo vizioso che si instaura tra vittima e carnefice induce quest’ultimo, forte del silenzio della propria vittima, a intensificare il proprio intento persecutorio, anziché a desisterne. Da operatore del diritto quale sono mi rendo conto che la giustizia cui affidiamo le nostre vite risulta spesso lenta ed a volte lacunosa, ma con l’introduzione anche nel nostro ordinamento del reato di stalking il legislatore, finalmente, ci ha dato un valido strumento volto a combattere la subdola violenza che soprattutto chi ci sta più vicino può perpetrare ai nostri danni, utilizziamolo, vogliamoci bene e denunciamo ogni tipo di abuso subito. avv. Francesca Zanoni - Fiavé


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Al Gran Carnevale è ancora Tione-Zuclo

Attualità Fotoservizio di Ernesto Buganza

Vince la “Divina commedia” dei ragazzi tionesi, secondo il Super Mario dei giovani di Zuclo, entrambi di ottima fattura

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a rivalità carnevalesca fra Tione e Zuclo ha vissuto un nuovo entusiasmante capitolo nell’edizione 2013 del Gran Carnevale tionese. Entusiasmante perché la voglia di sopravanzare il concorrente sta spingendo i rispettivi gruppi di giovani a fare sempre meglio, raggiungendo nelle loro creazioni livelli compositivi davvero ottimi, con carri di ottima fattura, gruppi mascherati numerosi e recite di buon livello. A fare da cornice migliaia di persone accorse in Piazza Battisti a Tione e lungo tutto il viale nella versione “domenicale” del Gran Carnevale dopo tanti anni spostato dalla sua abituale collocazione di martedì grasso

a causa dell’abbondante nevicata dell’11 e 12 febbraio. La gara è stata lunga ed avvincente, con la partecipazione di ben 14 carri allegorici e di diversi gruppi mascherati. Le tematiche, naturalmente,

“Nel mezzo del casin di nostra vita” di Tione

Quest’anno la classifica ha arriso ai ragazzi di Tione con il carro “Nel mezzo del casin di nostra vita”, che ha totalizzato 394 punti, staccando di poco “Mac come i fonc” di Zuclo a 377 punti. Alle spalle dei due contendenti da segnalare il ritorno di un carro delle Giudicarie Esteriori, “80 Voglia disco...party”, ottima realizzazione incentrata sul celebre film “La febbre del sabato sera” con John Travolta nei panni del ballerino Tony Manero. pescavanoabbondantemente nell’attualità più pressante, con le elezioni e la delicata situazione politica ed economica dell’Italia a farla da padrone. Le parole spread, politica, Mario Monti e Berlusconi hanno fatto capolino un po’ dappertutto, con una lente di ingrandimento più locale per il carro della Val Rendena, dove di parlava di piste e collegamenti vari, citando in questo caso anche Lorenzo Dellai. Da segnalare la presenza massiccia di carri prevenienti dalla Valle del Chiese, con ben otto compagini e Bondo con ben tre rappresentanti. La vera rivalità, però, senza togliere niente a tutti i partecipanti, era quella tra Tione e Zuclo, i carri favoriti della vigilia. Uno “scontro”, spor-

“Nel mezzo del casin di nostra vita” di Tione

tivo s’intende, che continua da diversi anni e che vede i due paesi limitrofi contendersi lo scettro di vincitore, talvolta anche senza esclusione di polemiche. Due tecniche di costruzione diverse (una con la cartapesta, l’altra con l’uso di tessuto non tessuto), ma che danno infine ottimi risultati e mettono in seria difficoltà la giuria. Anche quest’anno, infatti, la vittoria si è consumata sul filo di lana ed il risultato finale poteva essere sino sorridere all’uno o all’altro. L’ha spuntata Tione (nel 2012 vinse Zuclo con Tione secondo), infine, con «Nel mezzo del casin di nostra vita», ispirato alla Commedia di Dante Aligheri dove, in nome dei risparmi e delle spending reviev (altra parola simbolo del 2012) si vagheggia una “fusione” tra inferno e paradiso.. SuperMario, invece, era il protagonista del Carro di Zuclo, “Mac come i fonc”, dove il popolare idraulico del gioco della Nintendo si presenta come il Salvatore della patria, con ovvie allusioni a Mario Monti. Fantasia e bei colori, bella fattura e impegno. I complimenti, infine, vanno a tutti i ragazzi che hanno dato vita a questo spettacolo, senza dimenticare i gruppi mascherati, fra i quali ha trionfato “Scarga stail” di Tione, davanti a “Sonate la sonaia” di Preore e “Corona non perdona” anch’esso di Preore.

“Mac come i fonc” di Zuclo

CLASSIFICA GRAN CARNEVALE DI TIONE 2013: CARRI ALLEGORICI: 1. “Nel Mezzo del casin di nostra Vita” (Tione) punteggio 393 2. “Mac come i fonc” (Zuclo) 377 3. “80 voglia disco...party” (Bleggio-Marazzone) 343 4. “The blues brothers” (Tione) 339 5. “I Maya-loni” (Daone) 320 6. “I pu-pazzi dala Rendena”(Val Rendena) 305 7. “El premier che te gusta” (Roncone) 299 8. “Il carro armato della pace” (Bondo) 275 9. “I 7 nani” (Roncone) 269 10. “Alpinhawaii” (Roncone) 222 11. “Cowder boy” (Bondo) 208 12. “Cosa elo sto spress?” (Breguzzo) 188 13. “La baita” (Bondo) 182 14. “L’ape magna solc” (Tione) 175 GRUPPI MASCHERATI: 1. “Scarga stail” (Tione) 2. “Sonate la sonaia” (Preore) 3. “Corona non perdona” (Preore)

“Mac come i fonc” di Zuclo


Attualità

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A Storo vince la satira “local” Storo contro Condino, si rinnova la rivalità fra piscine e commissariamenti. Tra gli “esterni” vince il carro del Bleggio

Fra i carri “esterni” alla valle del Chiese ha trionfato “80 voglia disco-party”, del Bleggio (terzo anche a Tione il giorno successivo”, davanti al carro di Zuclo “Mac come i fonc”, che il giorno dopo a Tione bissa la medaglia di argento, terzi “I maya - loni”di Daone.. Alla fine sono stati 18 i carri in gara, ai quali vanno aggiunti 6 gruppi mascherati, per un totale di circa mille figuranti e oltre cinquemila spettatori. Il clima mite della giornata di sabato 16 ha premiato gli

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anti carri e tanta satira al Gran Carnevale di Storo 2013. Il Trofeo Gran Carnevale di Storo (quello fra i carri locali) ha premiato i padroni di casa con “Alla scoperta dell’acqua calda” (allusione organizzatori della Pro Loco di Storo dopo il forfait del Carnevale il martedì grasso a causa della nevicata. Proprio nell’anello dove si esibiscono i carri si è consumato un nuovo capitolo della storica rivalità tra Storo e Condino, due paesi limitrofi che da sempre alimentano un campanilismo forte, che ha avuto anche ri-

“80 voglia Disco party” del Bleggio

svolti calcistici importanti ai tempi dei fasti di Settaurense e Condinese. Ora vi sono i carri a rinnovare quella rivalità e le tematiche di satira sono all’insegna dell’attualità e due in particolari sono stati al centro dell’attenzione già nei giorni precedenti la gara. Da una parte i ragazzi di Storo iro-

alla piscina di Condino), “Stor save the queen”, sempre di Storo, e al terzo posto il carro condinese “10 anni di Stor-ja”, un carro di ricostruzione e satira delle disavventure della cooperazione a Storo. nizzano sui tempi “lunghi” di costruzione della piscina di Condino, con “Alla scoperta dell’acqua calda” con alcuni siparietti simpatici; il carro condinese, invece, giunto ter-

zo in “10 anni di Stor-ja” ha piazzato diverse stoccate su alcune “ferite” ancora aperte come i commissariamenti del Cedis e della Pro Loco, oltre al “buco” della Rurale di Sto-

“La scoperta dell’acqua calda” di Storo

ro, questa storia già più datata. Insomma gli argomenti erano più che mai caldi. Alle loro spalle altri carri comunque molto belli e godibili, come “Zecchino st’oro”, con ex-bambini riunitisi a cantare dopo 30 anni, “Zumbagym da Stor”, “No castagne no party “, “L’isilo got talent”, e il secondo classificato “Stor save the queen”.


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Parco Fluviale del Sarca, qualcosa si muove

Parte il processo partecipativo tra comuni giudicariesi e associazioni per raccogliere idee e lanciare definitivamente il progetto promosso dal Bim del Sarca Lunedì 4 febbraio rappresenta una data certamente importante per quanto riguarda l’impegnativo progetto – lanciato e promosso dal Bim del Sarca – di realizzare un Parco fluviale che interessi l’intero corso dell’omonimo fiume. A fronte della parte “bassa” del tracciato fluviale, quella che da Sarche arriva fino al Lago di Garda, che è già avanti con i lavori e ragiona già su progetti concreti, gli attori del territorio della parte “alta”, in territorio giudicariese stanno solo ora tirando le fila del discorso, mettendo i primi mattoncini dell’ambizioso progetto. L’occasione è stata la serata convocata dai Nel Basso Sarca, come si diceva, i comuni hanno già avuto modo di svolgere le analisi preliminari (vedi specchietto a fianco), individuando un soggetto per la gestione del progetto con l’opportunità di usufruire dei finanziamenti europei del Fesr (Fondo europeo di sviluppo rurale) per progetti sulla segnaletica, l’informazione e la realizzazione di itinerari naturalistici sulle sponde del Sarca.

presidenti del Bim e della Comunità di Valle, Gianfranco Pederzolli e Patrizia Ballardini assieme ai rappresentanti dei comuni giudicariesi, chiamati a fare un passo in avanti rispetto al progetto di Parco Fluviale del Sarca e proponendo il proprio impegno a far partire la fase di “ascolto” del territorio.«Nei prossimi 4 mesi – spiega Pederzolli – vi sarà una fase partecipativa da parte di enti locali, associazioni, cittadini, rispetto alle aspettative e possibili idee per la valorizzazione di questo grande patrimonio rappresentato dal fiume Sarca nel tratto compreso tra il Limarò e Madonna di Campiglio».

Il tutto con la partecipazione di associazioni (dai pescatori alle Pro loco) e di enti di promozione come le Apt. «Proprio questo aspetto di coinvolgimento dei vari attori territoriali – continua Pederzolli – rappresenta un valore qualificante di questo progetto che vuole fare “rete” e promuovere una fruizione del Parco fluviale sotto tanti aspetti, culturale, naturalistico, storico ed economico». Questi sono

del resto i valori che sottostanno al progetto del Parco fluviale: valorizzare il complesso naturalistico e faunistico presente nel e attorno al fiume Sarca, “dal ghiacciaio al Lago”, con attenzione particolare ad alcune bellezze come il canyon del Limarò, la zona delle Maroche, l’ansa di Caderzone, solo per fare degli esempi. Per farlo c’è il ruolo propulsore e di regìa del Bim del Sarca, e la collaborazione

Un tratto del Sarca nella Forra del Limarò

della Comunità delle Giudicarie e dei comuni, ma occorre la partecipazione del territorio per elaborare le idee migliori e metterle in pratica, con magari il coinvolgimento del Parco Naturale Adamello-Brenta nella gestione diretta delle varie iniziative. Un progetto complessivo e di ampio respiro, sulla scorta di altre iniziative di questo tipo che sono nate negli ultimi anni in altre regioni italiane,

come il Piemonte. Qual’è dunque il cronoprogramma ora? «Entro 4 mesi – spiega Pederzolli – i comuni giudicariesi porteranno nei rispettivi consigli comunali un accordo di programma con una scansione sulle cose “da fare” e dare il via ad una fase, da concludersi entro fine anno, di ascolto del territorio e di raccolta di idee. Dopo di che si parte». (r.b.)

Parco fluviale/Il progetto

Un tratto del Sarca

Il progetto del Parco fluviale della Sarca si è sviluppato a partire dal 2009, su volontà delle amministrazioni comunali di Arco, Riva del Garda, Nago Torbole, Dro e su propulsione del Bim del Sarca. Il progetto, che promuove un approccio integrato agli obiettivi e alle politiche di settore per il perseguimento della riqualificazione del fiume e del suo territorio, coinvolge tutti i portatori di interesse nella definizione di obiettivi e azioni condivise, per una progressiva assunzione di co-responsabilità. L’istituzione della Rete di Riserve della Sarca – basso corso nasce con la prospettiva di condurre all’istituzione di un parco fluviale della Sarca che si estenda dalle sorgenti fino al lago di Garda e veda quindi il fiume quale elemento cardine attorno al quale ridefinire equilibri e relazioni

alla scala territoriale, in una logica di implementazione graduale e di lungo periodo.Più nel dettaglio, obiettivi della Rete di Riserve sono la valorizzazione del turismo sostenibile, la promozione e la diffusione di approccio al fiume, ai laghi e alle aree protette che consideri le complessità delle interrelazioni territoriali, volto a ricercare il più alto livello di integrazione tra le esigenze di conservazione, valorizzazione, e riqualificazione degli ambienti naturali e seminaturali con lo sviluppo delle attività umane ed economiche e con la gestione del rischio da alluvioni; la conservazione delle specie e degli habitat dei siti Natura 2000 di cui alle direttive europee Uccelli (79/409/CEE) e Habitat (92/43/CEE); la diffusione di conoscenza e la promozione del rispetto tra cittadini e ospiti, attraverso cam-

pagne di sensibilizzazione, attività didattiche mirate, e la costituzione di percorsi didattico-fruitivi (dove ciò non incida negativamente sull’esigenza primaria della conservazione). Tra gli obiettivi, inoltre, anche lo sviluppo della capacità del fiume Sarca di agire come corridoio ecologico in grado di connettere il lago di Garda al Parco naturale provinciale Adamello-Brenta, e un contributo attivo all’implementazione degli indirizzi in tema di riqualificazione fluviale contenuti nel PGUAP, nel PUP e nella LP 11/2007, al fine di definire un assetto del territorio perifluviale che permetta di coniugare l’incremento dello stato ecologico del fiume con l’efficace gestione del rischio da alluvioni, nello spirito dettato dalle direttive europee Acque (2000/60/EC) e Alluvioni (2007/60/EC).


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Il Saltaro delle Giudicarie

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La situazione l’ha spiegata bene San Vito, siculo, a tutto il santo convivio. San Vito, si sa, è il protettore dei cani ringhiosi e degli animali velenosi, il più esperto di incazzature umane e delle collere popolari. L’Italia è incazzata di brutto, rabbiosa, furiosa, contro la politica, contro politici e politicanti, contro le facce di bronzo di ieri e di oggi, più di ieri che di oggi. Ne è convinto anche S. Pietro che ha usato parole irripetibili nel concordare con il collega. D’altronde più della metà degli Italiani, fra assenteisti e Grillini, l’hanno scritto a parole chiare con queste elezioni, incazzati e sicuri d’aver interpretato al meglio la situazione politica italiana. Ma incazzati lo sono anche i pidiessini, che già cantavano vittoria, col loro fare da super uomini, per un pelo, ma proprio un pelo, e per fortuna, non ci lasciano la scorza. Che mediti il Bersani, brava persona in mezzo allo zoo più infido di italica memoria, e gli Italiani l’hanno capito al volo che a giostrare non era lui, ma i vari D’Alema, Bindi, Finocchiaro e compagnia, gente del tutto inaffidabile, e lui, il buon Bersani, si trova ora a pagare per tutti. Eppure ce l’avevano la carta vincente, quel Renzi, che dava fastidio a tutti i vecchi tombaioli, avrebbe vinto alla grande. Chi è causa del suo mal, cavoli suoi. Ma c’è il Vendola che ha perso persino in Puglia, dov’è presidente, che sistemerà le cose, l’ha già detto, con la sua boccuccia di rosa saprà convincere le intelligenze migliori (?) a collaborare, si preparino la Camuso, Landini, Fassino, Ferrero, magari riscoprendo Bertinotti, è il loro momento. Sono incazzati anche i berlusconiani, hanno perso per pochissimo, una questione

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Nell’urna sorprese e “drammi” elettorali Dal trionfo dei grillini alle esclusioni di Fini, Di Pietro e Buttiglione

Gran trambusto lassù, nell’alto dei cieli. E il Papa non c’entra, il Benedetto ha fatto quello che doveva fare, adesso aspettiamo il successore, amen e così sia. La Chiesa ne ha viste di peggio e ne è sempre uscita alla grande, ce la farà anche questa volta. Il gesto delle dimissioni può essere in qualche modo innovatore e salvifico, cosi come s’è detto nelle più alte sfere. C’entra l’Italia e gli italiani, brava gente, geniale nell’inventarsi di sfiga, perdio, ancora una settimana di follie e avrebbero vinto alla grande, magari con l’aiuto dei Crozza e dei Santoro di turno. I montiani, poi, sono desolati, e Monti, con il suo bon ton, non dice d’essere incazzato, ah no!, anzi si dichiara soddisfatto, anche perchè non può fare altro, ma dentro cova come un braciere in piena attività, lui, forse l’unico che in campagna elettorale, diceva cose affidabili, troppo vere e oneste, s’è perso nel becero tran tran di una Italia a cui da sempre danno fastidio le cose serie. Noi siamo italici geni, riconosciuti in tutto il mondo, per il nostro sbracamento, per la nostra sguaiatezza, per la nostra superficialità, a noi piace il trombone di turno, il ballista, il venditore di fumo, l’imbonitore, i Masaniello e i Cola di Rienzo insegnano, qualcuno da seguire, pronti a metterlo al rogo quando ci

guai e putiferi. E così, chiamati a consiglio tutti i Santi protettori del genere umano, s’è discusso e si sta ancora discutendo della tornata elettorale appena conclusa, che non ha concluso niente e che ci lascia come prima, peggio di prima, molto peggio. Poveri noi, Saltari d’ogni parte d’Italia, che lassù rappresentiamo il popolo, visti di malocchio quasi fossimo noi i responsabili delle magagne nazionali. no, collega di laurea del Trota, che s’è fatto fuori da solo, miseramente, tanto furbo ha dimostrato di non essere, come poteva pretendere di governare l’Italia, ben gli sta!

La statua di Cola di Rienzo

accorgiamo che ci ha fregato. Siamo fatti così. E i Monti sono troppo difficili da scalare e così s’è spianato. Pronto a far da zerbino, se necessario, per salvare il salvabile. La Lega s’è slegata finalmente da ogni porcheria interna, troppo tardi, senza Bossi, che mi era simpatico, i suoi passi sono pochi e stentati. Sono fra i più incazzuti e con qualche ragione, prima con sé stessi. I più incazzati di tutti sono però i due che

dovevano salvare l’Italia da tutti i suoi mali, concussione, corruzione, mafie e camorre, l’Ingroia e il Di Pietro, fuori dalle palle, nessuno ci ha creduto, il Di Pietro perché il teatrante l’aveva fatto per troppo tempo, l’Ingroia perché di magistrati che vogliono salvarci ne abbiamo piene le tasche, anche perché quelli, se possono, ti fregano e buona notte. Anche senza ragione, è infine incazzato persino il simpatico Gianni-

LA LETTERA

Accordo in comunità: - 4 mesi per le dimissioni

Tutti ricorderanno le elezioni della Comunità di Valle avvenute nell’autunno del 2010 che videro la vittoria della coalizione di centrosinistra PD-UPT-PATT, la stessa maggioranza che governa attualmente la nostra Provincia. Una vittoria all’apparenza facile ma che invece fu preceduta da mesi caratterizzati da un aspro e spesso duro confronto tra i partiti che siedono oggi nella Giunta presieduta dalla Presidente Patrizia Ballardini, al cui fianco si trova Piergiorgio Ferrari nelle vesti di Vice. Quel Ferrari che nel 2009 vinse per soli quattro voti

la corsa alla poltrona di coordinatore dell’UPT in Giudicarie, poltrona che gli servì e che utilizzò, a piene mani, come trampolino di lancio per le elezioni nella Comunità. Un traguardo che raggiunse anche se magari alla vigilia le ambizioni dell’ex segretario di Dellai erano ben altre (la Presidenza, purtroppo in seguito svanita). Sono trascorsi già oltre due anni dall’insediamento della coalizione di centrosinistra al timone del “giovane Ente comunità” e faticosamente si riescono a percepire i veri effetti del lavoro svolto fin’ora. E’ uno

strumento, infatti, che è rimasto per certi versi ancora un ibrido che va necessariamente rivisto nelle sue competenze. Il rischio, altrimenti, è quello di aver messo in piedi una brutta copia dei tanto vituperati comprensori che, innegabilmente, hanno svolto in passato un ruolo fondamentale per le Giudicarie. L’aspetto curioso però, che vale la pena menzionare, è che nell’accordo di coalizione che guida la Comunità sembra vi sia un passaggio tutt’altro che trascurabile: il Vice Presidente Ferrari e l’assessore alla sanità Luigi Olivieri a metà mandato

lasceranno i rispettivi incarichi per favorire il subentro di giovani che rappresentano la vera linfa per il futuro della nostra valle. Un accordo nobile che nella politica dei giorni nostri è difficile trovare e che speriamo possa rappresentare davvero un precedente al quale, in futuro, altri possano fare appello in occasione di scadenze elettorali. Non ci resta, quindi, che aspettare giugno per capire se effettivamente verrà rispettato quanto generosamente stabilito. Massimo Caldera Bleggio Superiore

Tutti incazzati insomma, più o meno a ragione, tant’è che si è deciso nell’empireo celeste di dedicare la giornata di ieri a “Giornata dell’Incazzatura”, da celebrare ogni anno, il 25 febbraio, quale festa nazionale. per non dimenticare la nostra insulsaggine, la nostra ingenuità e il nostro mezzo suicidio collettivo. Mal comune mezzo gaudio, anche se non è così, perché il male che ne deriverà, non sarà condiviso, ci sarà ancora chi godrà di prebende immeritate e chi continuerà a vivere ai confini della miseria, anzi, le prospettive sono che verranno tolti i confini e si finirà nella miseria più completa, che Dio ce la mandi buona. Gli unici gaudenti, per niente incazzati, anzi!, sono i nostri politici trentini. Qui, da noi, ci sta la creme d’Europa, noi non abbiamo problemi, a parte che siamo lustri come una canna d’organo, con un paio

di miliardi di debiti, ma noi siamo compatti e l’alleanza Pat, Pd, UpT ha funzionato, eccome, col Panizza a Roma abbiamo risolto i problemi dell’Autonomia, forse cambierà la mitica e generosa borsa, ma è certo che prima o poi riuscirà a sostituire la guardia del Quirinale con gli Schutzen piumati, basta corazzieri, freddi e banali, che lo guardano dall’alto in basso, meglio gli Schutzen bassi e tracagnotti, a sua misura, che sull’Europa farebbero un gran colpo. Qualcuno dovrebbe avvertire i nostri trionfatori, che non sono loro ad essere così forti, più che altro sono gli altri ad essere deboli ed insignificanti, sono le minoranze, Pdl e Lega, che ormai non servono più a nessuno, solo a se stessi, ci fosse un centro destra efficiente e credibile, serio e responsabile, sarebbero sorci verdi anche per i nostri sempiterni soloni che da vent’anni guidano la barca di un Trentino, intristito, immusonito, intimidito, condizionato, alla sempiterna e vana ricerca di un nuovo leader che ci riporti sulla retta via, ma visto come accadono gli eventi quando si è in attesa di un messia, in Israele lo attendono da migliaia di anni, ho l’impressione che aspetteremo invano, ma attenti, comunque, che la grillaggine trentina, potrebbe fare danni, noi siamo terra di grilli dormienti, chissà, non si sa mai, sentissero il richiamo della foresta, ne vedremmo delle belle.

Il Giornale delle Giudicarie

mensile di informazione e approfondimento Anno 12 n° 3 - marzo 2013 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Roberto Bertolini Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Aldo Gottardi, Denise Rocca Hanno collaborato: Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Claudia Brunelli, Alberto Carli, Alessandro Togni, Andrea Tomasini, Ettore Zampiccoli, Ettore Zini, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3335988772) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 2 gennaio 2013 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129


Economia

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Le iniziative di EscoBim

Valle del Chiese, fotovoltaico e idroelettrico ok Inizialmente qualche perplessità c’era ma a distanza di anni dalla sua costituzione le due E.S.Co. BIM del Chiese stanno raccogliendo risultati e consensi. L’ente, con sede a Condino, è di fatto una società a totale partecipazione pubblica dove si cerca di favorire la produzione di energia elettrica mediante fonti “Attualmente - aggiunge Alvaro Cimarolli che segue l’aspetto tecnico e gestionale - gli impianti operativi sul territorio della Valle del Chiese sono circa una ventina, tanto che nell’anno da poco concluso abbiamo riscontrato delle produzioni ottimali sia come fotovoltaico che idroelettrico. L’edificio scuola di Condino ha prodotto kw 37.180, la palestra di Pieve di Bono 43302, sempre kw, la struttura calcistica dei cinque comuni della Pieve 38.417, il centro diurno di Bersone 14.158, il municipio di Prezzo 6.075, l’ex asilo di Praso 39.935, il campo bocce di Brione 18.826, l’Idroland di Baitoni di Bondone 24.800, lo stadio Grilli e Cittadella dello sport di Storo 41.229, il centro Pluriuso di Storo 43.684, il municipio di Bondo 28.154, l’impianto nella parte bassa di Prezzo 37.096, il Polifunzionale di Cimego 12.707, alle elementari di Lodrone 18.046, l’Ostello Hosteria dei Castellani di Castel Condino 2.719. Per quanto concerne le medie giornaliere altri non meno importanti dati vengono forniti dallo stesso Cimarolli. “L’edificio scuola elementari di Condino ha una media di 25,814 mentre il dato maggiore, 38,988, riguarda l’impianto di Prezzo mentre quello municipale dello stesso paese è di soli 4,224 kw giornalieri”. Ultimato il rifacimento parziale dell’impianto idroelettrico in valle d’Arnò, nei comuni di Roncone e Breguzzo per

una spesa di circa 3 milioni di euro, nel fine dicembre 2012 sono stati completati altri quattro impianti fotovoltaici posti su edifici comunali del Comune di Roncone con una potenza installata di 80 kw. E.S.Co.

rinnovabili. I soci di riferimento sono quindici, tanti quanti i comuni associati compresi tra Bondo e Bondone, ad esclusione di Tiarno. “Il capitale sociale era di un milione di euro e la durata stabilita dovrebbe concludersi il 31 dicembre del 2030” spiega il presidente Vigilio Nicolini. Bim prevede nel prossimo futuro altri interventi, come la riqualificazione energetica su edifici comunali, mentre su diversi acquedotti verranno installate delle mini centraline idroelettriche. Altra iniziativa

riguarda infine l’impianto di teleriscaldamento a filiera corta (mediante l’uso di legna locale) previsto già per quest’anno a favore dei comuni di Bersone, Praso e Daone. Elisa Pasquazzo

La Cassa Rurale: 74 milioni di Euro per i nuovi finanziamenti nel 2013 100 mutui da 100.000€ per le aziende e 100 mutui da 30.000€ per chi assume

Importanti opportunità di finanziamento per imprese e famiglie da parte della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella, che per il 2013 ha messo sul piatto 74 milioni di Euro destinati ai nuovi impieghi a sostegno del proprio territorio. «Abbiamo stanziato 100 mutui da 100.000€ a condizioni agevolate per le aziende che hanno bisogno di liquidità e per dare un concreto segnale di fiducia e sostegno allo sviluppo economico locale in questo particolare momento storico» afferma Andrea Armanini, presidente de La Cassa Rurale. In buona sostanza, La Cassa Rurale mette a disposizione 10 milioni di Euro per le imprese che intendono realizzare nuovi investimenti o che intendono ristrutturare la loro posizione finanziaria o che più semplicemente manifestano esigenze di liquidità. Questa soluzione prevede tra l’altro la possibilità di iniziare a rimborsare il capitale a partire dal terzo anno. Accanto a questo plafond, il Consiglio di Amministrazione presieduto da Armanini ha previsto lo stanziamento di altri 100 mutui del valore di 30.000€ al tasso fisso del

3% per tre anni da destinare alle imprese che assumono giovani del territorio per un periodo superiore ai dodici mesi. «Questa specifica iniziativa – prosegue il Presidente – ha una duplice valenza: da un lato le aziende possono accedere ad un finanziamento a condizioni agevolate, dall’altro vogliamo dare uno stimolo all’occupazione, con particolare sensibilità a quella giovanile, tema al centro di molte nostre iniziative». Ma non finisce qui. Per le

aziende alle prese con calo dei fatturati, riduzione dei margini e difficoltà di incassare credito è prevista la possibilità di sospendere il pagamento delle rate dei mutui per 18 mesi per dar loro respiro. Una moratoria che si affianca all’iniziativa promossa dall’ABI a cui l’istituto di credito ha aderito. E sul fronte famiglie? «Sul fronte famiglie – spiega il Vicepresidente Luca Martinelli – il nostro Consiglio di Amministrazione ha deciso di concedere

la possibilità di allungare fino ad un massimo di 5 anni la durata del mutuo, abbassando quindi l’importo della rata. È un modo per dare loro serenità e fiducia. Abbiamo poi previsto un’altra iniziativa in favore dei privati strettamente collegata all’attuale normativa nazionale che prevede un rimborso fiscale pari al 50% delle somme spese per ristrutturare la propria abitazione ed apportare migliorie sotto il profilo del risparmio energetico ( infissi e serramenti, caldaie, isolazioni, etc) entro il 30 giugno. Questo è sicuramente uno sforzo importante, se pensiamo che può voler dire attendere anche 18 mesi per incassare la prima rata». Per tutti i clienti della Rurale che vogliono cogliere quest’opportunità è previsto un mutuo a tasso agevolato con rata annuale da estinguersi nell’arco di dieci anni in concomitanza con le rate del rimborso fiscale da parte dello Stato. In totale sono stati preventivati 74 milioni di Euro da destinare ai nuovi finanziamenti per il 2013, un cifra significativa, ma soprattutto un segnale concreto che La Cassa Rurale tiene aperti i “rubinetti” del credito.


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Attualità

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Di recente è stata infatti presentata la nuova Carta dei Servizi alla Persona e alla Comunità, nella quale uno dei tre obiettivi fondamentali che vi si leggono, oltre a diffondere i valori etici, i 7 principi del movimento e valorizzare i rapporti con i cittadini, è proprio la valorizzazione delle risorse umane per continuare a “fare squadra” e spendersi per gli altri, anime che da sempre guidano i volontari Cri. Nelle sue 22 sedi in Provincia di Trento, la Cri si occupa di: - attività di assistenza sanitaria di urgenza ed emergenza in convenzione con Trentino Emergenza 118 - assistenza sanitaria alle manifestazioni sportive e turistiche - salvataggio in acqua - assistenza sanitaria su pi-

Si rinnova dal 22 marzo l’impegno dell’associazione per il territorio e per garantire un futuro al servizio

Croce Rossa, ecco i corsi per aspiranti volontari di Denise Rocca

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a Croce Rossa delle Giudicarie organizza per il 22 marzo prossimo l’avvio del corso Primo Step per gli aspiranti volontari: si tratta di 9 lezioni di due ore (martedì e giovedì) e un esame finale, per i futuri volontari che hanno ste da sci - trasporto di emoderivati - attività sociale e assistenziale in collaborazione con i

servizi sociali dei comuni e delle comunità provinciali - distribuzione di generi alimentari e di conforto alle

compiuto i 14 anni di età. Si rinnova quindi l’impegno dell’associazione per il territorio e per garantire un futuro al servizio che i volontari fanno a tutta la Comunità, in un anno importante per la Croce Rossa Italiana. famiglie in stato di necessità - trasporti protetti a pagamento

- attività sociale all’interno di Aziende pubbliche di Servizi alla persona - trasporti in forma gratuita

aventi finalità umane e sociali - attività di promozione del volontariato tra i giovani attraverso i campi -gioco organizzati nel periodo estivo - attività internazionale con la realizzazione di progetti umanitari mirati - serate interattive sulla disostruzione pediatrica - corsi di formazione su primo soccorso e sicurezza sui luoghi di lavoro Proprio il primo punto, l’attività in ambulanza svolta con Trentino Emergenza 118, è fra le priorità messe in luce dalla Cri locale: una sfida per i volontari, per la delicatezza del compito, ma anche un impegno foriero di grandi soddisfazioni. Nel mese di maggio, si svolgerà nuovamente il campo giovani dedicato ai bambini delle elementari fino alla prima media.

Associazione pescatori Brenta nuoto, di Storo, un’attività intensa ecco il calendario gare

L’Associazione Pescatori dilettanti di Storo all’ultimo conteggio del 2012 conta 165 soci, e nello stesso anno sono stati 550 gli ospiti fuori provincia che hanno pescato nel territorio gestito dall’associazione del Chiese e nei tre chilometri di area “Nokill” previsti. Aperta la pesca in febbraio, l’associazione organizza una primavera ricca di eventi per gli amanti di ami ed esche, con i permessi acquistabili in tutti i locali di Darzo, Storo, Lodrone e Ponte Caffaro: 7 aprile: gara a coppie sul Rio Lora 21 aprile: gara individuale laghetto Roversela o al laghetto Greggi 5 maggio: gara individuale laghetto Roversela o al laghetto Greggi

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l 24 febbraio scorso, sotto un’abbondante nevicata, si è svolta la terza tappa di qualificazione del trofeo “Scuole Nuoto Federali”, Gruppo 2, presso la piscina di Spiazzo, organizzata dalla A.S.D. Brenta Nuoto. Il tempo non è stato clemen-

26 maggio: gara individuale con trote giganti e per tutti polenta carbonera. Anche quest’anno si ripetono alcune consuetudini, come i venerdì a pesca chiusa, e buone usanze, come quella di accompagnare i ragazzi della Comunità Handicap in alcune uscite canna in mano nei laghetti locali, per provare l’emozione di catturare trote e salmerini.

Più di 100 atleti iscritti e quasi 200 presenze gara per la manifestazione, numeri che soddisfano la presidente della Brenta Nuoto Valentina Mattioli che dispensa ringraziamenti a tutti: “lo staff organizzativo, gli allenatori Giuliana ed Armando, la Pro-loco (in particolare Anna), il comune di Spiazzo, i giudici signori Fronti, il medico Giorgio Zappacosta, lo speaker Ervin, la fotografa Mirka, gli atleti assoluti che hanno svolto egregiamente il loro compito di cronometristi e, infine, l’insostituibile Luca”. Nelle due ore di gara i giovani nuotatori si sono affrontati sulle distanze dei 25 metri stile libero e farfalla (categoria

te e la “Rari Nantes Valsugana” di Levico, suo malgrado, ha dovuto all’ultimo momento dare forfait a causa dell’impraticabilità delle strade, mentre non sono mancate all’appuntamento la “Chiese Nuoto” e la “2001 Team” di Rovereto. “Esordienti C”, anni 2005-2006-2007), dei 50 metri rana e 25 metri trasporto palla a dorso, propedeutico al nuoto di salvamento (categoria “Allievi”, anni 20032004) e dei 50 metri stile libero e 100 metri misti (categoria “Amatori”, anni dal 2002 al 1994). Da quest’ anno l’A.S.D. Brenta Nuoto opera su tutto il territorio giudicariese, svolgendo attività amatoriale e agonistica sia nella piscina di Spiazzo sia nella nuova struttura di San Lorenzo in Banale, impianto che il prossimo 12 maggio ospiterà la tappa conclusiva del girone di qualificazione, prima delle finalissime provinciali di Trento.


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L’in Riprende con alcune novità l’apprezzata iniziativa della categoria dei geometri delle Giudicarie

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Cultura/Attualità

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Presentata la ristampa del volume “Memorie delle Giudicarie”

Rivive lo storico giudicariese Padre Cipriano Gnesotti L’illustrazione dettagliata sulla nuova iniziativa editoriale è stata data alle voci di Gianni Poletti e di Maddalena Pellizzari, i quali si sono soffermati sui criteri seguiti nel trascrivere in caratteri moderni ciò che nella prima stampa di oltre due secoli fa era stata edita con scrittura gotica, e quindi di difficile lettura per le generazioni attuali. I due relatori hanno poi motivato il loro lavoro di completamento di un testo che aveva subito una notevole “censura” da parte dell’autorità del tempo, per cui si sono potute ricuperare parti divenute importanti da conoscere e su cui impostare nuovi studi ed indagini. Il loro certosino lavoro ha messo ora in mano dei Giudicariesi un volume davvero di facile lettura e consono al prepotente bisogno di venire a conoscere, da parte

Per iniziativa della Comunità delle Giudicarie, in collaborazione con il Bim del Chiese e l’Associazione culturale “Il Chiese” di Storo, lunedì 4 febbraio è stato presentato il libro “Memorie per servire alla storia delle Giudicarie” scritto da Padre Cipriano Gnesotti e dato alle stampe nel 1786. Oggi quel volume è stato riproposto - grazie alla Regione Trentino Alto Adige, al Consorzio Bim del Chiese ed alla Associazione “il Chiese” - con il titolo “Memorie delle Giudicarie con correzioni e integrazioni dell’autore” a cura di Gianni Poletti, Franco Bianchini, Ivo Butterini, Maddalena Pellizzari. di tutti, ciò che tiene unite le popolazioni sia del Chiese che della Rendena, sia della Busa di Tione che delle Giudicarie Esteriori. “Considero l’opera di Gnesotti una delle più significative espressioni della cultura locale, oltre che un prezioso e puntale memoriale delle vicissitudini che interessarono la nostra terra. E un patrimonio culturale deve essere fruibile da chiunque”, ha sottolineato il presidente del Bim del Chiese, Giorgio Butterini. In effetti, fino a poche settima-

ne fa, mancava un’edizione integrale e, soprattutto, mancava un’edizione accessibile anche ai non addetti ai lavori. Infatti, le “Memorie” furono pub-

“Unità d’Italia”: dove sei?

«Siamo un popolo allo sfascio, ognuno viene attratto dalle forze politiche che tirano l’acqua soltanto al proprio mulino, senza mai parlare chiaramente dell’Italia e di tutti gli Italiani» Tutti i commentatori che stanno saltando addosso all’esito delle elezioni ed alle singole forze politiche scese in campo ne stanno dicendo di tutti i colori e di cotte e di crude, ma - per quello che può giungere nel mio “buco solitario” sopra i tetti - non ho ancora sentito nessuno che sia andato al nocciolo della questione, ossia a ciò che sta a monte di questa “frantumazione” del risultato elettorale. Due anni fa si è strombazzato l’anniversario della nascita della nazione italiana declamando in tutte le salse la parola “Unità d’Italia”. Ma dov’è questa “unità”? Siamo un popolo allo sfascio, ognuno pensa e viene attratto dalle forze politiche che tirano l’acqua soltanto al proprio mulino, senza mai parlare chiaramente dell’Italia e di tutti gli Italiani: la voce delle forse politiche e la loro azione sono solo dirette a chi aderisce al singolo partito, al singolo movimento e, il più della volte, anche parlando male degli altri e combattendo gli altri come se “gli altri” non fossero italiani. Il buon e pacato Bersani parlava sempre di voler salvare l’Italia, ma solo a modo suo, cioè solo con i “suoi” di sinistra. Così Monti, quando era solo al comando, si è dato da fare e si è battuto per la nazione italiana come tale, ma poi si è messo anche lui con i “centristi”, e perciò ha dovuto scegliere unicamente una “parte di Italiani” che volevano distinguersi da tutti gli altri. Dal Cinquanta in poi abbiamo avuto un governo a Roma votato democraticamente, ma non hanno mai comandato gli Italiani come tali nella loro compattezza nazionale; purtroppo per giungere al governo si sono combattuti e si sono alternati i democristiani, i socialisti, i comunisti, i liberali, i missini... ed addio alla “unità nazionale”. Anche in queste ultime elezioni abbiamo avuto in mano delle “schede/lenzuolo” con tan-

ti di quei simboli che erano il chiaro segno che gli Italiani, come unità di popolo, non esistono affatto: ci sono gli italiani di destra e quelli di sinistra, i grillini e i berlusconiani, i centristi e i progressisti, i vendoliani e i montiniani... e la serie non è finita. Per forza di cose, con a monte questa massa di dissociati, di gente sparpagliata, non si poteva attendersi che dalle urne scaturisse che una intricata “dissociazione” di governanti, per di più agguerriti gli uni contro gli altri... in barba dell’unità nazionale. Purtroppo i partiti ed i movimenti politici hanno sempre e solo lavorato per se stessi, e ciascuno ha fatto incetta di adesioni a se stessi come se stessi e non in nome dell’unità nazionale; ognuno voleva vincere per se stesso e come se stesso, e perciò il nepotismo di “casta” ha potuto far tanta strada lasciandosi dietro una massa di malcontenti che, addirittura a milioni, sono stati incapaci di scegliere col loro voto uno dei tanti proponenti/promettenti. Io credo che all’interno di ciascun partito e di ciascun movimento che si dedica al “bene comune” si cominci a dare senso e contenuto al concetto di “unità nazionale italiana” - nel Trentino, per le prossime elezioni autunnali, al concetto di “unità provinciale del popolo trentino” - evitando il discredito sulle forze “concorrenti” per dedicarsi, invece, alla costruzione di strumenti capaci di costruire comunità di persone che sentono l’appartenenza alla stessa società, e altrettanto solerti nell’impegnarsi, in visione unitaria, a concepire e creare Enti Pubblici in cui non ci si contrappone gli uni agli altri, ma tutti insieme si cammina su un’unica strada comune: quella del servizio al bene dei cittadini. Mario Antolini Muson

blicate nel 1796, e riprodotte poi anastaticamente nel 1973. Ma queste edizioni originali furono mutilate dalla censura politica dell’epoca, che intervenne soprattutto su quattro parti: la donazione di Riva e delle Giudicarie fatta da Carlo Magno ai vescovi di Trento; la narrazione della Guerra delle Noci del 1579; le vicende del 1635-1637 riguardanti l’im-

posizione ai Giudicariesi del tributo del “taglione”; infine la narrazione dei fatti collegati alla demolizione del Dazio di Tempesta, compiuta dai Giudicariesi nell’estate del 1768. Sulla sua copia a stampa del 1786, inoltre, lo stesso Gnesotti aggiunse alcune correzioni e brevi integrazioni autografe e, con richiamo a margine, rimandò a numerose altre notizie che inserì in Appendici manoscritte. Il nuovo testo, oltre ad essere corretto e integrato con le parti tagliate dai censori e con le aggiunte fatte dall’Autore, è stato arricchito da numerose note redazionali, scritto in grafia moderna, semplificato nell’uso delle maiuscole e della punteggiatura con lo svolgimento delle note a piè di pagina. Insomma,

la nuova pubblicazione risulta essere completa e scorrevole, accessibile a tutti. Al termine del libro è pubblicata una “Postfazione” di Franco Bianchini - uno dei curatori del libro assieme a Gianni Poletti, Ivo Butterini e Maddalena Pellizzari - che traccia la biografia dell’autore e illustra criticamente il processo di formazione delle sue opere. Opportuno e gradito durante la serata di presentazione il saluto del Padre generale dei Padri Francescani del Trentino, il quale ha fatto rivivere la figura del loro lontano ma mai dimenticato confratello che tanto lustro ha saputo dare al loro Ordine e tanta impronta di sé ha saputo lasciare nel Chiese sia come religioso che come storico. (m.a.m.)


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Al Paladolomiti di Pinzolo una collettiva con oltre 40 artisti a cura di Mariapia Ciaghi

Il bozzetto dell’istallazione di Marco Nones

La dea madre- Pietro Weber

La Farfalla- S. Riccadonna

Arte della Natività 2012 - In primo piano l’istallazione di Marco Nones


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ConcorsoArtistico “Insegnare Roncone” “Insegnare Roncone” riproposto in seconda edizione dopo l’entusiasmante debutto del 2011, ha potuto accogliere anche quest’anno numerose realizzazioni culturali / espressive che hanno reso particolare soddisfazione agli organizzatori della Biblioteca Comunale di Roncone. Le modalità ed i termini tecnici per la partecipazione sono rimasti sostanzialmente uguali a quelli già indicati dal concorso in origine, e quindi si sono mantenute le varie sezioni della pittura, della fotografia e della poesia, significativamente partecipate da “artisti” disposti a presentare il loro lavoro

La giuria composta da Vigilio Bonenti, Ilaria Dorna, Sabrina Pintossi, Claudio Pucci e Alessandro Togni si è riunita nella giornata di giovedì 20 dicembre 2012 e dopo una attenta osservazione delle opere partecipanti al concorso ha indicato le meritevoli di ricevere il Premio “Insegnare Roncone” 2012. Sezione Poesia: Si classifica al primo posto assoluto la poesia “ALA NONA VITTORIA” di MICHELE MUSSI Appare dalla narrazione in rima un forte attaccamento al tempo passato, quasi sembra emergere uno struggente motivo di nostalgia per le azioni semplici della nonna ancora capace di annodare non solamente i fili delle umili calze di lana ma anche di riannodare con profondo sentimento il filo fra passato e presente, nel tentativo di fare emergere il brivido di un tempo forse povero ma gonfio di attenzioni sensibili, reciprocità, condivisione familiare. Oggi questo comportamento interiore fatto di pacatezza e moderazione sembra essersi smarrito dentro i dettami di una attitudine individuale e sociale piuttosto superficiale, spesso preda di ansie e necessità del quotidiano; forse solo i momenti in recupero di sensazioni meno frettolose riescono a restituirci il benessere e il riposo della mente e del cuore. I “mozèc” diventano nella aperta e spontanea osservazione dell’autore gli oggetti simbolo di un ritorno alla calma per una vita più aderente ai tempi e ai modi della Natura, sono la rappresentazione calda ed il frammento di un’anima che trova motivo di serenità. “Amarcord”, nella piena sincerità dei gesti amorevoli come avveniva da bambini, quando gli occhi si riempivano di meraviglia per i piccoli ma attesissimi regali portati da Santa Lucia. Ecco, oggi, la più semplice riproposizione di quell’atmosfera magica colma di splendore, trasforma un paio di “mozèc” nel

regalo più bello, dove il poco diviene materia di incanto e di sorriso. Sezione Fotografia: Si classifica al primo posto assoluto la fotografia “RONCONE D’INVERNO” di FRANCO ZENI E’ un dolce inverno accompagnato dalla prima neve quello che comprendiamo da questa crepuscolare fotografia, l’inverno che non fa male mentre depone le sue forme per restituire riposo alle cose degli uomini e alla Natura. Niente appare nel suo intrinseco significato se non questa mansuetudine dovuta al sopraggiungere della neve candida, assieme al pulviscolo delle nebbie nostalgiche, mentre insieme annullano la nostra facoltà per una visione cristallina. Questa porzione di spazio naturale e antropico sembra smarrire le tensioni della vita mattutina per accogliere invece il gusto dell’abbandono del tardo pomeriggio, poco prima del calar della sera, prima del silenzio e del sonno. La materia visiva viene qui presentata in formalità monocromatiche, le tonalità

sfumando verso saturazioni meno abbondanti diventano evanescenti e leggere come si trattasse di disposizioni evocative ed impressionistiche. Il canneto in primo piano appare un poco sofferente nella sua grafia verticale ed anche la macchia verde scuro degli abeti non conserva il suo carattere ispido ed acuto; poi sulla diagonale della collina i cespugli sembrano vivere come membrane impolverate e solo il campanile e la chiesa riescono a farsi scorgere dentro questo mondo in evaporazione. Infine le montagne ed il cielo diventano luminescenza in un oceano di latte dove l’inconsistenza è ormai prossima al vuoto. Una inquadratura intesa “per sottrazione”, dove la bellezza si manifesta nella sua qualità misteriosa ed evocativa. Sezione Pittura: Si classifica al primo posto assoluto il dipinto “LE CA‘ DA BÈT” di LEDI AMISTADI La stradicciola bianca dove si riversano le poche ombre dello steccato segna geometricamente l’intera parte sinistra della visione, introduce con una morbida pro-

di interpretazione del paesaggio, della cultura di montagna, delle manifestazioni più o meno storiche di singole persone e personaggi, o a porre attenzione ed a ripresentare le molte intensità culturali ritenute veri e propri patrimoni materiali ed immateriali della comunità. Roncone quindi, anche questa volta attraverso l’arte, appare nella sua molteplicità fatta di memorie visive, segni di storia, appartenenze, descrizioni ed evocazioni che sanno suggerire non solo la percezione del tempo e dello spazio ma anche indicano e stimolano sinceri sentimenti ed affettuosità per il futuro.

spettiva verso le abitazioni intuite semplicemente per il nitore delle pareti bianche, seminascoste nella fluttuante vegetazione… Anche una austera e un poco sfuggente croce latina collocata sopra un promontorio d’erba dispone per un rapporto di elementi lineari ma, questi, sono le sole manifestazioni di disegno nell’opera. Tutto il resto è pittura! La rappresentazione si manifesta non per figure ma per forme, non per superfici delineate da perimetri ma da macchie in mutazione cromatica. L’acquerello, se impiegato con proprietà, naturalmente già riserva caratteristiche di indefinitezza, provoca nel nostro percepire una sorta di imperfezione; è questo tuttavia il fattore tecnico che consideriamo proprio di maggiore “qualità sognante”. E qui il fluxus fra una tonalità e l’altra, mentre appena un poco riusciamo a scorgere le sembianze degli oggetti che compongono la Natura, sembra destinato a perseguire scopi di immaterialità, come avveniva per le opere in sospensione degli Impressionisti di fine ‘800. Tutto sem-

bra de-condensarsi mentre esplosioni ed armonie di luce invadono l’intero paesaggio frequentato da polveri d’oro. Le masse verde salvia del prato sono nulla più di una inondazione dalla quale sbucano vibranti ciuffi erbosi, l’acqua del lago solamente a contatto con le sponde diviene un po’ più smeraldo, mentre svanisce nel bianco quando si approssima alla luce che sembra dilatarsi dietro la collina degli abeti e delle rocce appena segnati nella variazione cromatica fra verde, ocra e blu. Centro d’ispirazione e genere riconoscibile, il “Pittoresco”, alla maniera dei “pittori nebulosi” del XVIII secolo. Sezione Pittura / Scuola: Si classificano al primo posto ex-aequo i dipinti “LA CHIESA DI RONCONE” di MARTINA MASSETTI e “SCORCIO DEL LAGO” di ILARIA AMISTADI Due dipinti ad acquerello su carta uguali nella tecnica, dissimili nella scelta tematica e nella concezione visiva. Martina predilige una osservazione maggiormente dedicata alla figura ed alla geometria e per questo indaga posizionandosi in basso con il punto di vista riuscendo a determinare una immagine che considera la prospettiva nella sua essenza più importante, ossia quella di proiettare l’immagine della realtà tridimensionale, sopra una superficie bidimensionale. Lo sguardo è quasi totalmente frontale mentre scor-

ge la facciata anteriore della chiesa ma tuttavia si rende visibile anche la parete di fianco che riducendosi in altezza provoca la profondità spaziale che si conclude con la torre campanaria. Pochi elementi ma significativi del paese: la chiesa, il campanile, la piazza antistante segnata da qualche grumo grigio scuro, le case e un cielo d’estate che si sta liquefando. Pure nella sua costruzione razionale il gusto fresco diviene facilmente rinvenibile per la variabile segnica e per le macchie acquose che si mantengono verso tonalità pastellate. L’immagine è assolata e questo diviene percepibile per la distribuzione dilatata della luce solo in parte punteggiata da piccole sezioni d’ombra dal tono più insistito. Attraverso un mix composto di struttura e sensibilità, Martina ha saputo rappresentare al meglio un bell’angolo del suo paese. Complimenti!. Ilaria invece verifica quali siano le proprieta cromatiche della Natura e sceglie un frammento che riconosciamo nella stradina bianca posta verso la sponda est del Lago di Roncone. Nei colori osserviamo una predominante verde smeraldo, al quale si aggiungono gli ocra e i grigi e dove alcune zone fortemente illuminate vengono lasciate bianche. L’acquerello si presenta a prima vista con una forte caratteristica astrattizzante e solo in seguito sembra rivelarsi invece per una rappresentazione figurativa. E’ proprio questa dicotomia visiva il tratto maggiormente interessante dell’immagine. Sulla sinistra si ergono in lontananza gli abeti ripresi nella loro sembianza naturalistica più dettagliata, mentre la collina che li sovrasta sembra una medusa verdeggiante in respiro. E così si presenta anche il gruppo muschioso sopra il grande masso, quest’ultimo invece indicato solamente nel suo rapporto fra ombra e luce, fra bianco e nero. Poi la strada cosparsa di ciottoli mentre svolta a sinistra aprendo alla duna terrosa nascosta in parte dal foltissimo fogliame dei faggi dai quali fuoriescono a tratti i nodosi rami. Una indagine fra realismo e immaginazione che Ilaria ha saputo rendere con leggiadria, per restituire ad un luogo tradizionale come il Lago di Roncone, un suo carattere colmo di immaginazione. Complimenti! Alessandro Togni


Società

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“Fuori gioco”

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Alessia Segala presenta la sua ultima opera nel giorno della festa della donna Lei è artista che conosciamo da tempo per la diversificazione stilistica alla quale fa affidamento con passaggi formali in ambito figurativo attraverso la realizzazione di icone di sapore medievale, oppure con strategie comunicative di estrazione novecentesca poste a margine fra materico, espressionismo astratto, concettuale. E naturalmente la sua volontà di ricerca la porta spesso a restituire elementi di innovazione alle opere, talvolta risolte con intenzioni tecniche non propriamente allineate dentro una rappresentazione

del classico in favore invece di una contestualizzazione contemporanea, peraltro molto importante e significativa in Giudicarie, territorio dove troppo spesso gli artisti sembrano aver dimenticato e smarrito culturalmente le esperienze che dalle avanguardie storiche hanno segnato l’arte del secolo scorso. Alessia Segala, di Pelugo, proprio in questa sua presenza a volte decisamente informale sembra porsi nel solco profondo dell’arte intesa come luogo di estroversione delle idee, dove spesso viene ridimensionata una fenomenologia che renda possibile la comprensione del pubblico, talvolta inesperto, per una facoltà invece che occupi e presenti elementi di furor interiore attraverso le distorsioni dell’immagine e la sua simbologia. Ne è testimonianza l’opera “fuori gioco”, ultima produzione alla quale pare aver dedicato molte delle sue facoltà mentali e senAlessia Segala sibili, al punto di rendere

“Donna, Tu … Che tessi la vita nel grembo tuo, e la terra di te ne fa oltraggio. Facile è il gioco del nemico tuo. La mela inchioda l’origine delle tue calunnie. E te dal nobile fardello incanti il corpo del tuo monile. Il dono che rigenera l’anima della storia nei principi di tutti i tempi.” (Cinzia Castellani) corpo ad una tavola tridimensionale della memoria, in grado di tradurre e consegnare a tutti noi fruitori il segno più tangibile di una potenza espressiva oggi non propriamente usuale. “Fuori gioco” è, tecnicamente parlando, un “plaster”, cioè il calco dal vero su modello umano dopo averlo avvolto in fasciature di garza e ricoperto di colate di gesso. Ed in questo caso il corpo è quello medesimo dell’artista,

Juri Corradi alla guida della Sat di Daone E’ già piuttosto lunga la storia della Sat di Daone, inizialmente attiva come gruppo aggregato a Pieve di Bono e successivamente operativa come vera e propria sezione ad iniziare dal 1979. Più di tre decenni che hanno visto avvicendarsi numerosi soci nei vari direttivi e alcuni presidenti, ad iniziare dallo storicissimo Tarcisio Pellizzari, per proseguire con Ezio Colotti, Antonio Ghezzi e Fabio Nicolini. Nell’ultima assemblea generale elettiva si è indicato il nuovo direttivo, che si occuperà di proporre, preparare e realizzare azioni utili a perseguire gli scopi statutari della Sat, mentre in una fase ulteriore è stato chiamato alla conduzione il quinto presidente della storia della sezione daonese; il giovane Juri Corradi. Nato a Daone il 22 dicembre 1987 è da tutti riconosciuto per la intensa passione per la montagna, che esprime da tempo con particolare entusiasmo nelle organizzazioni che la Sat periodicamente mette in campo. Spesso lo abbiamo visto

partecipe alle manifestazioni, principalmente quando queste si realizzano sotto forma di avvicinamento alla montagna come le gite, le escursioni in quota, le camminate lungo i sentieri, le ferrate e le “ciaspolade”. E la Sat non solamente favorisce il contatto con la montagna per le persone adulte, molte volte facilita le prime forme di conoscenza anche per i giovanissimi attraverso le “giornate dell’Alpinismo giovanile”, alle quali lo stesso Juri ha spesso concorso per farle risultare indimenticabili a tutti i bambini. Ma la partecipazione di Juri Corradi non si risolve solamente nella Sat di Daone, egli è molto attivo anche

nelle altre associazioni del paese, significativamente per la sua generosità e disponibilità esplicata nelle forme più diversificate e in particolare per l’interesse che dimostra nei confronti della documentazione sociale, storica, naturalistica attraverso la fotografia per la quale nutre una coinvolgente passione. Anche la gestione dei sistemi multimediali e le comunicazioni in rete dentro le quali riesce a muoversi con disinvoltura sono fra i suoi interessi preminenti e in epoca digitale naturalmente la cosa non guasta, anzi! In questo senso la sua presidenza scommettiamo sarà foriera di nuovi impulsi per lo sviluppo delle attività Sat e per il benessere culturale di Daone, paese che da sempre attribuisce importanza e significato alle tematiche di carattere ambientale e della salvaguardia territoriale. La stagione 2013 quindi è ormai alle porte ed il lavoro per sostenere tutte le attività si prospetta impegnativo, ma certamente anche gratificante. “In bocca al lupo Juri”. Excelsior. (a.t.)

immortalata nella rigidità frontale di una “crocifissione moderna” dove, a sostituire la figura del Cristo, appare la donna nel suo significato più intenso di sofferenza. L’opera viene risolta con dirompente drammaticità nell’assenza dei colori sostituiti integralmente dal bianco al quale si aggiungono macchie e deformazioni come di trasudazione antica, penombre e calcellazioni di lontani quanto sotterranei fantasmi.

Le bende ortopediche costruiscono la figura in altorilievo, il monile dorato scende come uno stetoscopio fino al cuore, stridendo con i chiodi conficcati nei palmi delle mani e nei piedi, la cavità circolare apre verso la caverna uterina dal quale muove la vita e, in sospensione, ancora una volta ecco la mela, frutto della conoscenza che nei secoli miliardi di donne hanno dolorosamente subito. “Fuori gioco” è quindi il sim-

bolo della passione universale femminile, possedendo l’atmosfera di una commossa umanità pure nell’enigmaticità di un corpo mummificato ed in proporzioni reali (l’opera è in formato di cm 140 x 200). Nella giornata di venerdì 8 marzo “festa della donna” verrà presentata dal Movimento Femminile, presso il Grand Hotel Trento. Alessandro Togni

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Attualità

MARZO 2013

Bolbeno: un altro anno di soddisfazioni La gara di fine corso, con 500 bambini, fa da cornice ideale alla stagione di Aldo Gottardi Un finale coreografico per un’altra grandissima stagione di corsi alle Coste di Bolbeno. Una abbondante nevicata ha infatti incorniciato tutta la manifestazione, seguitissima come ogni anno, che ha visto avvicendarsi sulla pista oltre 500 bambini, accompagnati dalle voci dei simpaticissimi speaker Fausto Stefani Domenica 24 febbraio, sotto una forte nevicata che tuttavia non ha influito negativamente sul buon esito della manifestazione, bambini e famiglie hanno letteralmente invaso la pista; i primi guidati dai maestri di sci della Scuola Italiana Sci Rainalter che li hanno accompagnati dalle partenze alle premiazioni, mentre i genitori si potevano godere la giornata ai piedi della pista o al Ristorante Snow Pub La Contea, dove tra l’altro a mezzogiorno è stato predisposto il pranzo per tutti. Nel pomeriggio le premiazioni, dove i bambini suddivisi per scuola di sci di appartenenza hanno ricevuto una coppa e dei simpatici regali

consegnati loro dai Sindaci dei vari Comuni e dai loro maestri di sci. Un altro successo che premia giustamen-

e Daniele Franchini. Ormai una tradizione per i piccoli sciatori e loro famiglie, la Gara di fine corso a Bolbeno rappresenta un appuntamento imperdibile, che non smette mai di stupire e di piacere, per la sua eccezionale organizzazione e per il clima conviviale e di allegria che da sempre la contraddistingue.

te l’impegno e la passione che di anno in anno i ragazzi delle Coste di Bolbeno riversano in questa e nelle altre

manifestazioni. Complimenti ancora...e a presto, per un altra emozionante stagione alle Coste di Bolbeno.

Cul MartelV edizione: gli X-games invernali ritornano a Spiazzo a

G

li “X-Games” invernali ritornano alla pista Sombiacia di Fisto, per la quinta attesissima edizione di “Cul Martel”, l’imperdibile contest di sci e snowboard freestyle organizzato dalla Pro Loco Una quinta edizione che ha portato in pista circa quaranta atleti di qualsiasi livello ed età, provenienti dalla Rendena, ma anche da fuori regione, che dalle 18 in poi si son dati battaglia tra mille evoluzioni e tricks mozzafiato sui due “jump” (cioè le rampe per i salti) allestiti per l’occasione di due altezze diverse. Si partiva infatti a quell’ora con le iscrizioni e le prove di qualificazione, osservate e giudicate da una giuria d’eccezione composta da maestri di sci freestyle e snowboard delle scuole di Madonna di Campiglio...e dopo un’ora e mezza circa di prove, la serata è entrata nel vivo, con il via alla gara vera e propria. Qui tutti gli atleti che superavano le qualificazioni avevano a disposizione 4 salti per potersi esibire e vincere il contest. E le emozioni non sono mancate!! Unanimemente è stato infatti riconosciuto che quest’anno il livello di qualità e difficoltà delle performance è stato decisamente alto, anche nella categoria under 16

e quella femminile, meno numerosa ma che non per questo ha risparmiato tricks spettacolari e molto complessi. Al termine della gara, premi per tutti gli atleti e un simpatico presente per il pubblico: le magliette commemorative della quinta edizione Cul Martel. In breve, un succes-

di Spiazzo. Nella serata di sabato 2 febbraio un enorme pubblico ha affollato i lati della piccola ma attrezzatissima pista, accolti da un forte vento che ha rappresentato l’unico neo di questa edizione.

sone! Grazie all’organizzazione impeccabile della Pro Loco di Spiazzo che ha messo a disposizione per tutti tende riscaldate, bevande calde e musica! Senza dimenticare i preziosissimi collaboratori del Findy Shop di Pinzolo e la scuola snowboard Zebra di Madonna di Campiglio, grazie

ai quali l’appuntamento con il Cul Martel sta diventando una tradizione per tutti gli appassionati e non di freestyle. Appuntamento quindi al prossimo anno, con un altra grande edizione, ricca sempre di nuove sorprese! Aldo Gottardi

Il Coro Genzianella vince a “Corinpista”

Il Coro Genzianella di Roncogno di Pergine si è aggiudicato l’ottava edizione di “CorInPista”, la manifestazione sulla neve riservata ai coristi del Trentino che si sono ritrovati domenica 3 febbraio sull’impianto “Alle Coste” di Bolbeno. La manifestazione è ormai diventata un appuntamento fisso per i coristi molti dei quali, pur non gareggiando, partecipano alla giornata proprio per condividere quel clima di amicizia e di piacere di stare assieme che caratterizza il mondo della coralità. Sono accorsi infatti in oltre 200 a sfidarsi sugli sci in uno slalom gigante accompagnati da familiari e amici per trascorrere una giornata in allegria e amicizia con canti della tradizione di montagna. Ma “CorInPista” ha richiesto anche un forte impegno agonistico che tenori, bassi e baritoni hanno messo nello scendere tra i paletti dello slalom. Il premio messo in palio dalla Federazione Cori, ossia una trasferta di prestigio, se l’è aggiudicato il Coro Genzianella di Roncogno, davanti al Coro Paganella di Terlago e al Coro 7 Larici di Coredo. Tra le voci bianche il Coro Le Sorgenti di Ragoli ha preceduto il Coro Amici e Minicoro di Rovereto. Undici le categorie in gara, ognuna delle quali assai combattuta anche per le ottime condizioni della pista e per la giornata di sole che hanno favorito l’aspetto agonistico. Il più veloce, tra i maestri di coro, è stato Guido Salvaterra del Coro Alpino Cima Ucia, davanti a Andrea Schelfi del Coro Soldanella e Leone Pellegrini del Coro Brenta. Migliore dei presidenti di coro è risultato Claudio Munari del Coro Carè Alto, davanti a Claudio Caola del Coro Echi delle Dolomiti e Ambrogio Tiso del Coro Lagorai. Il miglior tempo assoluto della giornata è stato di Thomas Simoni del Coro Le Sorgenti. Accanto alle numerose premiazioni la giornata è stata caratterizzata da una serie di canti fino a tarda sera, confermando la validità della manifestazione anche quale momento importante di aggregazione sociale. «Una festa di sport e di aggregazione – ha commentato il presidente della Federazione Cori del Trentino Sergio Franceschinelli - che conferma la vitalità e la generosità di questo mondo così legato alla tradizione del volontariato e al territorio».


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Un’iniziativa per stare accanto ai ragazzi con difficoltà

Sport , divertimento e solidarietà con le ciaspole Il 24 marzo a Campo Carlo Magno nella 3a edizione della Ciaspingo Val Rendena si correrà al fianco dei ragazzi dell’Anffas di Tione di Claudia Brunelli Avrà luogo il 24 marzo 2013 presso il Centro Sci Fondo nel magnifico scenario della piana di Campo Carlo Magno la terza edizione della Ciaspingo Val Rendena, un’avvincente gara aperta a tutti gli amanti delle ciaspole, dai grandi ai più piccini. Anche quest’anno il svariate categorie, ma che rappresenta anche un punto di ritrovo per le famiglie che desiderano passare una giornata in allegria. Le danze si apriranno alle ore 10 ed i partecipanti avranno tempo fino alle ore 9 per iscriversi, mentre coloro che vorranno partecipare in gruppo dovranno far pervenire la loro iscrizione entro il 21 marzo. Lungo un percorso di circa 6 km con un tempo di percorrenza previsto di 2 ore, i coraggiosi amanti delle racchette da neve si faranno una bella ciaspolada in compagnia o in solitaria, a seconda che si voglia partecipare come agonisti o non competitivi. Verranno premiati i primi dieci classificati maschili e le prime cinque femminili per quanto riguarda il settore ago-

nistico, ma un premio non mancherà neanche ai primi cinque gruppi più numerosi, come anche al più vecchio ed al più giovane partecipante in gara. Per far riprendere dalle fatiche della corsa con le ciaspole gli sfiniti gareggianti, alla fine della competizione è stato organizzato un “pasta party” completato da intrattenimento musicale che

accompagnerà e allieterà la permanenza degli ospiti. Infine, con l’estrazione della lotteria a cui tutti possono partecipare, si potrà prender parte concretamente ad un momento di grande solidarietà nato per sostenere l’Anffas Trentino Onlus e fortemente voluto dal Comitato Organizzativo. Basta rivolgersi alla Pro Loco di Carisolo o presso

alcuni esercizi che hanno aderito all’iniziativa per acquistare i biglietti. Ma l’intrattenimento sportivo invernale della Val Rendena non è ancora terminato. Dopo le gare Ski-O Tour 2012-2013 dell’11, 12 e 13 gennaio che hanno portato grande visibilità dell’evento di Sci Orienteering a livello internazionale, la 3-Tre Bike in notturna sulla neve del 19 gennaio e la Ciaspingo del 24 marzo, anche lo sci di fondo avrà il suo posto d’onore il 9 e 10

marzo con le gare FIS Cross Country Continental Cup e Coppa Kurikkala Madonna di Campiglio dove circa 300 atleti di alto livello delle squadre nazionali si sfideranno nello splendido percorso di Campo Carlo Magno. Nel mese di marzo molto spazio sarà quindi dedicato allo sport e al divertimento sulla neve. Negli incantevoli scenari creati dalle nostre montagne si prospettano dei momenti indimenticabili. Vinca il migliore!

CONSORZIO DEI COMUNI DEL B.I.M. DEL CHIESE PROMUOVE I SEGUENTI BANDI:

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AGRICOLTURA Bando per la concessione di contributi relativi agli interventi per lo sviluppo del settore agricolo in Valle del Chiese.

RISPARMIO ENERGETICO

agricole e associazioni con finalità agricole, aventi residenza o sede nel territorio della Valle del Chiese.

Bando per la concessione di contributi relativi agli interventi per l’installazione di collettori solari termici, impianti fotovoltaici e/o pompe di calore. Il fabbricato oggetto dell’intervento deve essere ubicato all’interno dei territori dei Comuni della Valle del Chiese.

SCADENZA per la presentazione delle domande 22 marzo 2013 - ore 12.00

SCADENZA per la presentazione delle domande 19 aprile 2013 ore 12.00

CONSORZIO DEI DEL B.I.M. DEL CHIESE ILCOMUNI CONSORZIO Beneficiari soggetti privati, aziende

DEI COMUNI CONSORZIO DEI COMUNI DEL B.I.M. DEL CHIESE DEL BIM DEL CHIESE PROMUOVE I SEGUENTI BANDI: PROMUOVE I SEGUENTIPROMUOVE BANDI: I SEGUENTI BANDI: AGRICOLTURA

RISPARMIO ENERGETICO

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Bando per la concessione di conAGRICOLTURA tributi URBANO relativi agli interventi per ABBELLIMENTO

Bando per la concessione di contributi relativi agli interventi per lo sviluppo del settore agricolo in Valle del Chiese.

l’installazione di collettori solari

Beneficiari soggetti privati, aziende agricole e associazioni con finalità agricole, aventi residenza o sede nel territorio della Valle del Chiese.

impianti fotovoltaici e/o Bando per latermici, concessione di contripompe di tua calore. buti relativi agli interventi per lo sviIniziativa “Più bella la casa più Il fabbricato dell’intervento luppo in Valle bello ildel tuosettore paese” . agricolo Bandooggetto per condeve essere all’interno dei del Chiese. cessione di contributi perubicato l’abbattiterritori dei Comuni della Valle del mento degli interessi dei mutui relaChiese.diprivati, Beneficiari soggetti aziende tivi agli interventi abbellimento

SCADENZA per la presentazione delle domande 22 marzo 2013 - ore 12.00

agricole associazioni urbano –e3^ tranche. con finalità agricole, aventi residenza o sede nel territorio della Valle del Chiese. gli Possono beneficiare i proprietari, usufruttuari e gli affittuari di fabbriSCADENZA cati situati nei centri abitati dei Coper la presentazione delle domande muni della Valle del Chiese. 19 aprile 2013 ore 12.00 SCADENZA per la presentazione delle domande SCADENZA 22 2013 - oredelle 12.00 permarzo la presentazione domande 31 maggio 2013 ore 12.00

ABBELLIMENTO URBANO

Bando per la concessione di contributi relativi agli interventi per Bando per la concessione di borl’installazione collettori solari se di studio a di favore di studenti termici, impianti fotovoltaici e/o universitari residenti nella Valle pompe di calore. del Chiese per l’ Anno Accademico Il2011/2012. fabbricato oggetto dell’intervento deve essere ubicato all’interno dei territori Comuni delladella ValleValle del Riservatodeiagli studenti Chiese. del Chiese. Sono previsti anche premi di merito per lauree magistrali. SCADENZA per la presentazione delle domande SCADENZA 19 2013 ore 12.00 peraprile la presentazione delle domande 29 marzo 2013 ore 12.00

BORSE DI STUDIO PER UNIVERSITARI

Bando URBANO per la concessione di borABBELLIMENTO

Iniziativa “Più bella la tua casa più bello il tuo paese”. Bando per concessione di contributi per l’abbattimento degli interessi dei mutui relativi agli interventi di abbellimento urbano – 3^ tranche.

RISPARMIO ENERGETICO BORSE DI STUDIO PER UNIVERSITARI

se di studio a favore di studenti universitari residenti nella Valle Chiese percasa l’ Anno Iniziativa “Piùdelbella la tua più Accademico 2011/2012. bello il tuo paese” . Bando per concessione di contributi per l’abbatti-

INFO: www.bimchiese.tn.it BORSE DI621048 STUDIO Telefono 0465 Fax 0465 621720 bimchiese@bimchiese.tn.it

PER UNIVERSITARI

Bando per la concessione di borse di studio a favore di studenti universitari residenti nella Valle

grafica: editeltn.it

Basti pensare che con la precedente edizione erano stati raccolti ben 3.000 euro che hanno aiutato l’Anffas di Tione nell’acquisto di un pulmino. Il 24 marzo sarà quindi una giornata all’insegna dello sport, del divertimento ma anche della beneficenza. Si tratta infatti di una manifestazione che riesce ad unire nella stessa gara e sullo stesso percorso atleti competitivi, famiglie e amici, svolgendo nel contempo un’opera di sensibilizzazione verso le persone diversamente abili. Partecipanti speciali saranno i ragazzi dell’Anffas di Tione a cui andrà devoluto, come è successo per gli anni scorsi, parte dell’incasso della lotteria a dimostrazione della solidarietà di questo grande evento che riunisce le più

Comitato Organizzativo, presieduto da Michele Maturi e che si avvale della collaborazione di Sci Club Campo Carlo Magno, U.S. Carisolo e pro loco di Carisolo, ha deciso di proseguire con questa bella iniziativa sull’onda del successo delle scorse edizioni.


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LA POSTA

La Posta

Se la Tv propina solo “piatti riscaldati”

Nelle tante e sempre uguali trasmissioni di cucina si intravede l’appiattimento della nostra televisione Caro Adelino, ogni mattina mi faccio accompagnare nel mio lavoro di casalinga dalla televisione. Ora però mi sto stufando di programmi mielosi e patetici, per non dire dei mille cuochi e le mille massaie che vorrebbero insegnarmi il mestiere: una pentola che bolle di qua, un presentatore col grembiule che grattugia, uno che ci mostra tacchini e galline pronte per l’uso... Una volta c’erano programmi seri che parlavano di agricoltura e dei suoi prodotti, adesso è tutto un susseguirsi di “odorini” e di “saporini” stucchevoli e ripetitivi. Tu che ne pensi? Piera

Sono d’accordo! Cominciando la giornata con il grembiulino di turno, non è che sia un gran viatico per vivere meglio...Qualsiasi canale si accenda, a qualsiasi ora, c’è sempre quello

che frigge sardine, affetta salame o bolle un po’ d’acqua per chissà quale delizia gustativa. E’ vero che a noi piace mangiare, ma stanno esagerando, credo comunque sia solo una questione

Gianfranco Vissani

di soldi, in tempi di crisi, con quel che la Rai paga i suoi protagonisti, metter su una cucina in Tv non costa neanche tanto e si riempie la giornata. Dobbiamo però ammettere che sono in molti a guardarla e allora forse c’è qualcosa d’altro. Ormai, in casa, si cucina sempre di meno, però non ci dispiace veder cucinare gli altri e magari comprare libri di ricette che non useremo mai, se non per cercarvi talvolta una ricetta buona, ma soprattutto semplice e veloce. Tutto sommato credo sia quanto mai attuale il detto: “La cucina è come l’amore, più se ne parla, meno se ne fa!” (a.a.)

Fine della campagna elettorale, una liberazione

Se il cane diventa troppo “invadente” Adelino, senti cosa ho trovato leggendo un giornale che parlava di cani. Roba da non credere, infatti io non ci credo: il 40% delle donne e il 32% degli uomini condividono almeno un segreto con il proprio cane. In molte famiglie il cane mangia con i proprietari e il 60% dei proprietari di cani condivide il cibo con il proprio amico fedele. I più generosi e abbondanti sono gli Italiani (72%), mentre i tedeschi sono più sparagnini(52%). A me sembrano barzellette, ma sarà vero? Il tuo amico Fabio

Egr. GdG, questa campagna elettorale è stata davvero confusa, esagerata, oltre il limite, s’è detto tutto ed il suo contrario, solo populismo? Di certo poca chiarezza politica. Io non ci ho capito niente...e non so ancora chi voterò, non vedo l’ora che sia finita... Giuseppe di Tione Caro Giuseppe, spero che abbia votato secondo coscienza e questo è già molto. Per il resto ha mille ragioni. Io sono sempre stato dell’avviso che una buona campagna elettorale, soprattutto in un periodo drammatico come questo, dovrebbe funzionare nella massima chiarezza e concretezza. Mi aspettavo che i partiti ed i loro candidati ci avrebbero detto, più o meno: cari cittadini, il nostro paese è allo sbando, siamo messi male, noi nei prossimi cinque anni vogliamo raggiungere questi obiettivi e cambiare le cose in questo modo. Per farlo, queste sono le nostre proposte, i costi previsti, i tagli

Antonella Clerici

necessari, le agevolazioni che vogliamo introdurre e quelle che vogliamo eliminare. Punto, direbbe Bersani. Ma purtroppo le cose sono andate in tutt’altro modo, siamo stati bombardati da ogni parte con promesse folli, progetti evanescenti, scambi di battute al vetriolo, proclami fuori di testa, una campagna “spettacolare” che magari ha anche riempito le piazze o fatto scattare in

alto gli indici di ascolto televisivi, ma ha lasciato gli elettori con mille dubbi e mille perplessità. C’è stato chi lamentava l’eccesso di populismo da parte di certe forze politiche a scapito della chiarezza, in effetti populismo ce n’era dovunque in abbondanza, di chiarezza, molto poca, quasi nulla. Adelino Amistadi

Caro Fabio, non sono barzellette, purtroppo. Un sondaggio americano rivela un sacco di cose altrettanto curiose riguardanti cani e cagnolini: un proprietario su tre confessa di parlare con il proprio quadrupede al telefono, c’è chi invia loro cartoline dai luoghi di villeggiatura, e quelli che espongono fra le foto di famiglia il proprio cane in bella vista. Tutto questo conferma come il ruolo dei nostri fedeli amici sia sempre più importante nelle nostre vite private. D’altronde i cani sanno esprimere grande amore per loro padroni, molto più di quello che gli uomini sanno donare ai propri simili. Tutte queste cose andranno anche bene ai cani, ma dimostrano quanto noi ci si senta soli, senza affetti e poco fiduciosi del prossimo e poco soddisfatti della vita che conduciamo. (a.a.)

Il Ceis “cambia” casa

Spostamento temporaneo degli uffici del Consorzio elettrico industriale di Stenico in attesa del restilyng della sede attuale Il Consorzio elettrico industriale di Stenico cambia temporaneamente casa per il tempo necessario per mettere in campo i lavori di ristrutturazione e restyling dell’attuale sede amministrativa di Ponte Arche. Da lunedì 4 marzo gli uffici del Ceis si trasferiscono infatti a Campo Lomaso presso l’ex Municipio di Lomaso per un periodo complessivo di circa 18 mesi. Il tutto per consentire i lavori di ristruttu-

razione e riqualificazione della Sede Amministrativa di Ponte Arche. Con questi lavori il Ceis si propone di realizzare una sede più funzionale ed accogliente, ristrutturando l’edificio attuale, ormai vecchio attraverso i più moderni accorgimenti di edilizia sostenibile e di risparmio energetico. L’orario di apertura e i recapiti telefonici rimarranno invariati.


Spazio aperto Spett. GDG, in riferimento alla mia lettera pubblicata sul gdg di dicembre 2012, mi permetto di rubare, se vorrete concedermelo, ancora un po’ di spazio, prima di lasciarlo alle questioni degli altri lettori, per rivolgermi attraverso voi al gentile Andrea Tomasini, e agli altrettanto (?) gentili addetti ai lavori. Al sig. Tomasini vorrei dire grazie per aver risposto alla mia lettera (scritta di getto in un momento di delusione, e che mi sono poi accorta essere impreziosita da qualche errore di calcolo e di forma, che comunque non distraggono dal significato complessivo, ma di cui mi scuso) con parole di incoraggiamento, facendo dono a me e a tutti i lettori della descrizione della sua esperienza, positiva e stimolante, che ci dimostra come, talvolta, l’impegno e la costanza vengono premiati, anche se in modo inaspettato. Ai politici e a chi di dovere, pur se non oso sperare che abbiano seguito il nostro breve scambio di battute, voglio invece dire che da loro non mi aspetto una risposta epistolare, che si risolverebbe certamente in un raffinato esercizio di dema-

MARZO 2013 - pag.

con la mia prima lettera, a condizione che chi decide di intraprendere un simile percorso, possa poi presumere o perlomeno legittimamente SPERARE di fare effettivamente quello per cui ha investito quantità ingenti di tempo e risorse. Sono convinta che ci sia qualcosa che non va nelle politiche del lavoro attualmente applicate, e che sarebbe necessario rivederle urgentemente, partendo da una analisi accurata dello stato dell’arte, e da una attenta pianificazione delle azioni da intraprendere. Mi auguro quindi che, finita la campagna elettorale ora in corso, qualcuno dei politici che sembrano interessarsi all’argomento non abbiano come al solito un’amnesia totale sugli impegni presi e sulle prospettive delineate. Chiudo qui il mio intervento, ringraziando dell’attenzione concessami, e auspicando di poter un giorno tornare a scrivervi, per raccontarvi stavolta che le mie paure si sono rivelate infondate, e che la mia vita professionale si è rivelata soddisfacente e appassionante come speravo, e come auguro accada a tutti coloro che si impegnano per questo. Cordiali Saluti Serena Sassi

La testimonianza di una studentessa

«Più attenzione ai giovani... anche passate le elezioni» gogia; mi auguro bensì che vogliano ribattere attraverso delle soluzioni concrete, o perlomeno dei segnali, che dimostrino di non aver dimenticato l’importanza di investire sui giovani, per impedire che ogni giorno essi debbano vivere la paura di un futuro precario, di un mondo che chiude sempre più porte a chi non conosce personalmente il portinaio, o ancora la paura di svegliarsi una mattina senza obbiettivi gratificanti che permettano di alzarsi dal letto senza rimpianti. Perché ritengo che nel generale clima di disinteressamento nei confronti della politica, i giovani siano tutto sommato quelli che, venendo prima di tutto informati correttamente e, in seguito, ascoltati,

avrebbero più da ridire. Ad esempio sul fatto di dover pagare le pensioni regalate agli scalda-poltrone, o a chi vent’anni fa si è ritirato dal lavoro dopo neanche 15 anni di contributi, perché i politici hanno deciso di barattare i voti di queste persone con il futuro e le pensioni di chi a quel tempo non votava. Mi rendo perfettamente conto che non bisogna generalizzare, e che in ogni caso ormai sia impossibile tornare indietro su questo ed altri punti, ma forse sarebbe un passo avanti iniziare seriamente a favorire un veloce inserimento dei giovani nel mondo del lavoro (magari mentre stanno ancora studiando, con degli stage PAGATI, etc.), e una maggiore stabilità

dei loro impieghi, anziché continuare a tutelare quelle cariatidi che invece già hanno superato le soglie del pensionamento ma che continuano a occupare posti di lavoro (e poltrone) con la scusa della maggiore esperienza, che ovviamente a noi non viene permesso di maturare, perché siamo considerati troppo.. inesperti!! E’ ben vero che dai laureati ci si aspetta che sappiano farsi strada da se’, applicando le competenze acquisite attraverso anni di studio, ma credo che sia innegabile che, soprattutto in certe professioni, una precedente e seria esperienza nel settore, magari in aziende all’avanguardia, sia una condizione imprescindibile per poter avviare una car-

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riera in proprio. Questo non deve però trasformarsi in forme di sfruttamento, come accade per molti apprendisti i quali, senza poter contare su favoritismi, cercano di farsi strada in alcune professioni- casta, e si ritrovano invece a fare fotocopie o a diventare i galoppini dei titolari, senza alla fine apprendere niente di utile. Come il sig. Tomasini, infine, anch’io sono favorevole al numero chiuso nelle Università, a patto però che le stime sugli ammissibili siano formulate sulla base di dati attendibili, e che il sistema delle selezioni sia imparziale e costruito su criteri condivisibili e pertinenti, a differenza di quanto accade abitualmente. E, per tornare al discorso iniziato

Dimissioni Fantoma, alcune precisazioni L’ex-sindaco chiarisce alcuni aspetti della vicenda che l’ha visto protagonista

Alcune settimane fa è apparsa sulla stampa locale la notizia del rigetto, da parte del giudice del lavoro, del ricorso presentato da una dipendente del Comune di Strembo e quello effettuato dall’Amministrazione riguardo al licenziamento della stessa. Premetto che non sono abituato a discutere le sentenze che eventualmente saranno oggetto d’analisi in altra sede. Vorrei però precisare che tali articoli sono forse frutto d’interpretazioni frettolose. Mi permetto di fare una piccola cronistoria della vicenda. Tutto è partito da una let-

tera a firma, sembra, di un parente della dipendente al difensore civico. In tale missiva ella veniva accusata di rubare soldi pubblici per il fatto che andava a bere il caffè e s’invitava l’Amministrazione a prendere i provvedimenti del caso. Sarà stato l’interesse pubblico o motivi personali a sollevare il problema? Nell’articolato della sentenza leggo che una testimonianza sostiene che essendo la moglie del Sindaco godeva di un trattamento di favore fra i dipendenti del Comune. Visto che il Sindaco in questione ero io mi sento in do-

vere di precisare che forse l’unica persona che ho bistrattato è stata mia moglie. Non sono mai intervenuto ad annullare le ferie nei confronti di nessun dipendente, ma in quelli di mia moglie sì, dato che il Segretario comunale si rifiutava di parlare con lei come si è pubblicamente espresso in una riunione di giunta. Dopo il primo provvedimento disciplinare peraltro giusto, dal punto di vista formale, mi è venuto il sospetto che forse ero io che si voleva colpire e pensando di fare cosa giusta mi sono dimesso. I fatti mi hanno dato torto.

I provvedimenti si sono susseguiti fino al licenziamento definitivo. Non soddisfatti è stata effettuata nei confronti miei e di mia moglie una denuncia alla Corte dei conti per danno erariale. La Corte ha ravvisato il danno e ha stabilito che oltre ai due imputati primari esisteva un concorso di responsabilità di altri soggetti che per quanto mi consta fino ad oggi non sono stati oggetto di nessun provvedimento. Non credo, in tutta coscienza, di aver mai pensato di danneggiare l’amministrazione di cui ero “pro tempore”, responsabile. Sono convinto, pur nei limiti delle mie capacità, di

non aver mai perso di vista l’interesse collettivo anche a scapito, a volte, del mio interesse personale. Qualcuno può chiedersi perché proprio adesso e non prima mi permetto di rendere pubblico il mio pensiero. Sono convinto che le vicende vanno analizzate a freddo. Quando si è irrequieti si possono commettere degli errori di cui poi ci si pente. Permettetemi un’ultima considerazione. Non credo che nella pubblica amministra-

zione, come nel privato, chi lavora non possa commettere degli errori. L’intelligenza dei Responsabili è quella di far crescere le persone sfruttando al meglio le capacità di ciascuno. Reprimere è facile e sono convinto che se si usasse la stessa unità di misura usata con mia moglie sarebbero molte le persone che si troverebbero a spasso. Alfonso Fantoma - ex Sindaco di Strembo

Questo spazio è aperto a tutti. Per richiedere la pubblicazione delle lettere scrivere a redazionegdg@yahoo.it.

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la FAMIGLIA COOPERATIVA ” “INCONTRA”

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MARZO 2013

La FAMIGLIA

COOPERATIVA GIUDICARIE

invita Soci e Clienti all’incontro sul tema:

IL PRODOTTO A MARCHIO COOP perché è buono, sicuro, etico, ecologico e conveniente. giovedì 7 marzo 2013 alle ore 20.00 a Tione presso la sala del Cinema Teatro Comunale in via Roma, 7 INGRESSO LIBERO - SIETE TUTTI INVITATI OMAGGIO E BUFFET CON I PRODOTTI A MARCHIO COOP PER TUTTI I PARTECIPANTI

giornale delle Giudicarie marzo 2013  

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