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Giudi iudicarie

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iornale delle

DICEMBRE 2015 - pag.

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 13- DICEMBRE 2015- N. 12 - MENSILE

EDITORIALE

A rischio la nostra libertà di Adelino Amistadi Orrore. Atrocità. Incredulità. Senso d’impotenza. Anche a qualche giorno di distanza, tutte le parole sono adatte e insieme insufficienti per dar senso alle emozioni e alle sensazioni che la spaventosa notte di Parigi ha generato in tutti noi. Continua a pag. 8

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FONDATO NEL 2002

Un Natale di serenità (ce n’è bisogno) Dopo le comunali arrivano le nuove nomine: Masè al Parco, Paoli alla Geas. Pederzolli confermato al Bim

Il coro Cima Tosa trionfa al “Pigarelli”

Il decalogo per abbattere un’associazione

L’AUGURIO

Il Natale può dirci ancora qualcosa di Don Fernando Nella nostra vita abbiamo tutto il tempo per scoprire la nostra povertà nel corpo, nel cuore e nello spirito. Può darci fastidio; qualche volta possiamo perfino scandalizzarci per l’incomprensibilità. Continua a pag. 12

Stanziati oltre 16 milioni per completare la rete

Comunità, maxi-piano perle ciclabili

A pagina 29

A pagina 8

A Caderzone, Bocenago e Strembo

Alta Rendena, si vota il 15 novembre Augura alla al Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...

A PAGINA 6

Nell’azienda siderurgica di Roncone

Cmv, importanti investimenti A PAGINA 10

IL RICORDO Ciao Ettore, giornalista di lusso A pag. 3 POLITICA I nuovi sindaci 5/ Angelo Zambotti A pag. 16 TRADIZIONE Al via i mercatini di Natale Apag . 36

A pagina 22

Arrivano i turni: chiusura di fatto del punto nascite

A Tione parto “su appuntamento” A PAGINA 7

INCHIESTA L’editoriale di Paolo Magagnotti

Come vivono i profughi di Roncone A PAGINA 26

ORARIO CONTINUATO DAL 1 AL 31 DICEMBRE

- Lego Augura alla Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...


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A cura della REDAZIONE

Rassegna Stampa

DICEMBRE 2015

RASSEGNA STAMPA NOVEMBRE 2015

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA AVVISO IMPORTANTE!! Dal 1° gennaio 2016 Poste Italiane sospenderà la distribuzione tramite Postazone, la tariffa per la spedizione di posta non indirizzata con la quale veniva recapitato, fra gli altri, anche il Giornale delle Giudicarie. Si tratta di un provvedimento che crea non pochi problemi per una realtà come la nostra, che basa proprio sulla capillarità e sulla copertura del territorio giudicariese, uno dei motivi del suo successo, che dura da 12 anni. Questo non significa certo che il Giornale delle Giudicarie abdica dal proprio ruolo di informazione locale porta a porta. Cambiano, invece, le modalità di spedizione, che saranno affidate ad una cooperativa locale e che avranno comunque bisogno di qualche settimana per essere completamente rodate. In ogni caso il Giornale delle Giudicarie continuerà ad essere distribuito in 16.500 a Debora Andreolli tutte le utenze giudicariesi. Valdaone - Il termoimpianto divide il comune. Serata pubblica partecipata per la presentazione della nuova centrale a cippato. Muro contro muro tra maggioranza e opposizione - È spaccatura netta a Valdaone fra la maggioranza e la minoranza per l’impianto di teleriscaldamento i cui lavori partiranno a breve. Lo ha dimostrato l’incontro organizzato a Praso dalla minoranza, peraltro più partecipato delle aspettative nel quale sono emerse voci contrastante sulla nuova centrale. Madonna di Campiglio - Inaugurato il nuovo polo scolastico Giovan Battista Righi - Dopo i concerti della banda di Ragoli, i discorsi in palestra delle autorità, i cori degli scolari e le testimonianze di vecchi alunni delle elementari, in un bagno di folla (scolaresche, insegnanti, genitori e tante tante persone, molte venute da Ragoli, Preore, Montagne oltre che da sant’Antonio di Mavignòla e da Pinzolo), invocata la benedizione del Signore sul nuovo edificio da parte del parroco, il sindaco di Ragoli Matteo Leonardi, affiancato dal suo collega di Pinzolo Michele Cereghini e dal governatore della Pat Ugo Rossi, ha tagliato il nastro inaugurando di fatto il nuovo polo scolastico di Madonna di Campiglio. Una struttura moderna, spaziosa, dotata di aule per ogni disciplina, di palestra, spogliatoi con docce, di campi da tennis, fornita di mensa, un ampio parcheggio e tanti altri accorgimenti funzionali ad una gestione di prim’ordine. Ospiterà i bambini della Scuola Materna e gli alunni delle scuole elementari e medie di Campiglio e di Mavignola. Lo hanno intitolato a Giovan Battista Righi, il pioniere della moderna stazione turistica, un uomo che ha creduto nel futuro di questa località investendovi tutte le sue risorse con grande impegno e generosità, un modello, un esempio da imitare. Zuclo - Stalla a 4 stelle. Melaverde sbarca nella Busa di Tione, all’Azienda Agricola biologica di Rino Artini - Domenica 22 novembre alle ore 11.55 - su Canale 5 è andata in onda una puntata di “Melaverde”, condotta da Edoardo

Raspelli, dal titolo :”Stalla a 4 Stelle” e dedicata all’Azienda Agricola biologica di Artini Rino a Zuclo. Edoardo Raspelli ha raggiunto Zuclo e raccontato la storia di un padre, Rino Artini, cresciuto da sempre allevando vacche di razza Rendena per le quali nutre un amore così forte che ha da subito contagiato il figlio Ivan con il quale ha creato una stalla straordinaria. Per loro il benessere animale è al primo posto e, grazie all’esperienza del padre e alla volontà d’innovazione del figlio, sono riusciti a dare una svolta decisiva all’allevamento storico di famiglia che oggi è uno dei pochi a produrre latte e carni biologiche! Ma che cosa significa allevamento biologico? E quali sono le difficoltà e gli impegni di un allevamento come questo? Sentendo il Sig. Rino per ottenere un buon prodotto si devono semplicemente tenere pulite le vacche, si deve creare un ambiente accogliente, dare loro solo fieno naturale della zona e soprattutto voler loro bene! Detto così sembra semplice, ma credete il lavoro e l’impegno sono incredibili e in questa puntata si potrà capire come viene gestita quella che loro definiscono una stalla a 4 stelle! Comano Terme - Svaligiata la profumeria Alpi. I ladri se ne vanno con un bottino consistente - «Uno si impegna e si fa in quattro per far andare avanti l’azienda e per fornire un buon servizio alla comunità... poi basta l’azione di 3 balordi per rovinare tutto». C’è amarezza nelle parole di Barbara Maturi proprietaria della Profumeria Alpi a Comano Terme letteralmente svaligiata nella notte 13 novembre. Erano le 3.42 quando tre ladri a volto coperto hanno scassinato la serratura della porta e sono entrati indisturbati nel negozio. Muniti di grandi reti hanno svuotato tutto e si sono dileguati con il prezioso bottino. Un bottino importante, stimato in svariate decine di migliaia di euro. In una notte sono riusciti a mandare all’aria il grande lavoro di preparazione che era stato fatto in previsione delle prossime festività. Ora il negozio è chiuso e «lo rimarrà fino a quando non sarà dotato di un sistema che potrà garantirne la sicurezza»

Sport - Crippa, continua il periodo d’oro - Continua il periodo d’oro di Yeman Crippa, campione d’Europa under 20 di corsa campestre in carica. L’atleta di Montagne fa le prove generali degli Europei di cross programmati per metà dicembre, vincendo sul tracciato francese di Hyeres, lo stesso che ospiterà a breve la rassegna continentale. L’atleta della Polizia di Stato, in splendida forma dal punto di vista atletico, ha chiuso davanti a tutti con il tempo di 17’59’’, precedendo il transalpino Fabien Palcau (18’01’’) e l’altro italiano Yohannis Yeman Crippa Chiappinelli (18’02’’), tesserato per la Montepaschi Siena. Il tracciato provenzale di 6 km prevede una grande varietà di tecniche, dovute a tronchi ed a dossi presenti sul circuito, ma, facendo i debiti scongiuri, non dovrebbe essere eccessivamente proibitivo per Crippa, che ha dimostrato di saper dare il meglio di sé anche su terreni più accidentati. Crippa ha dimostrato di saper dosare le proprie forze e di anticipare i concorrenti con relativa facilità, ma, vale la pena ricordarlo, la gara ha svolto solo da prova generale per gli europei di categoria. L’appuntamento, dunque, è per il 13 dicembre. (f.b.)

Provincia – Mariani rimane in Trentino, nuovo stabilimento a Rovereto - A chiusura di una serie di incontri svoltisi nelle ultime settimane, rivelatisi cruciali per il futuro di Mariani Spa sul territorio trentino, la Provincia di Trento con Trentino Sviluppo e l’azienda che fa capo al gruppo industriale bresciano OMR hanno raggiunto un’intesa che blocca l’ipotesi di trasferimento dell’intera produzione a Rezzato, in provincia di Brescia. Con una vera e propria “operazione blitz” è stato condiviso con Mariani un piano di sviluppo che rafforza il radicamento industriale del Gruppo OMR in Trentino. A conclusione delle operazioni di trasferimento dall’attuale sede di Ledro al nuovo stabilimento che verrà realizzato presso il compendio “ex Gallox” di Rovereto, l’azienda assumerà altre 50 persone, arrivando ad occupare 200 addetti da gennaio 2018, ed investirà 10 milioni di euro in nuovi macchinari ed impianti. Provincia – Richiedenti protezione internazionali, sinergia Provincia-Diocesi - A partire da metà novembre, ed entro la fine del 2015, 120 richiedenti protezione internazionale saranno ospitati in una ventina di strutture parrocchiali o diocesane, in tutto il Trentino. L’accoglienza, sollecitata anche da Papa Francesco a inizio settembre, avviene in stretta sinergia tra Caritas Diocesana e Fondazione Comunità Solidale da un lato; Provincia autono-

ma di Trento con Cinformi dall’altro. Così stabilisce il Protocollo d’intesa sottoscritto il 16 novembre 2015 dall’Arcivescovo Luigi Bressan e dall’assessore provinciale alla salute e Politiche sociali Luca Zeni. Il protocollo fissa i termini dell’“operazione accoglienza” della Chiesa trentina all’interno però dell’intero progetto di ospitalità dei migranti forzati gestito dall’Ente pubblico con la collaborazione del privato sociale. Le prime realtà pronte ad ospitare già da metà novembre una prima trentina di profughi sono (tra parentesi numero degli ospiti): Arco (10 posti in 2 appartamenti); Castellano (5), Noarna (4), Vigalzano di Pergine (5), Mollaro (5). Provincia – Progettone, novità all’ingresso: obiettivo ulteriori 100 posti a parità di costi - Novità in arrivo sul fronte del Progettone. la Giunta provinciale ha adottato una delibera contenente i nuovi “requisiti di accesso e i criteri di selezione per l’accesso alle attività”. A costi invariati, le nuove misure dovranno consentire l’accesso al Progettone di ulteriori 100 opportunità lavorative oltre alle attuali 1600. Tre gli obiettivi in primo luogo, rendere lo strumento sempre più inclusivo e capace di dare risposte a chi ne ha bisogno, dando la precedenza ai profili più deboli, in particolare quelli dei lavoratori senior disoccupati. In secondo luogo, il Progettone sarà ancora più equo, tenendo conto della necessità di garantire una

risposta che sia graduata sui reali bisogni delle persone. Infine, l’aspetto solidaristico: considerato che le risorse non aumenteranno, essendo stata raggiunta con l’ultimo stanziamento di 50 milioni la soglia massima, si dovranno adottare meccanismi capaci di dare risposte efficaci ad una disoccupazione, soprattutto per i lavoratori anziani, che per alcuni anni è destinata a rimanere ancora elevata. Provincia – Anche le Marche usufruiranno di Protonterapia - Il Centro di protonterapia di Trento ospiterà i pazienti della Regione Marche. Lo schema di accordo, che segue quello sottoscritto negli scorsi mesi con il Veneto, è contenuto nella delibera approvata dalla giunta provinciale. L’intesa con la Regione Veneto e le Regione Marche permette al Centro di protonterapia di Trento di ampliare il proprio bacino di utenza, così da gestire al meglio una struttura che per costi non può avere a riferimento il solo territorio provinciale. I pazienti marchigiani potranno così recarsi in Trentino, nel rispetto della convenzione, per curare patologie tumorali, quali neoplasie cerebrali e della base cranica e della colonna vertebrale, carcinomi adenoideo-cistici delle ghiandole salivari, neoplasie primitive e secondarie del fegato, tumori orbitali, neoplasie dei seni paranasali, sarcomi dei tessuti molli e dell’osso, re-irradiazioni per tumori cerebrali, della colonna, torace, addome e della pelvi.

Disinnesco bomba - Foto esercito italiano

Rovereto – Disinnescato ordigno della Seconda Guerra Mondiale – È durato solo una cinquantina di minuti il disinnesco della bomba della seconda Guerra Mondiale a Rovereto, che per una mezza giornata, domenica 15 novembre ha praticamente tagliato in due il Trentino, con ferrovia, autostrada e statale chiuse e mezza città evacuata. L’ordigno era una bomba da aereo AN-M 65 di fabbricazione americana risalente al Secondo conflitto mondiale, del peso di circa 1.000 libbre (452 kg), ed era stata rinvenuta in un cantiere edile in centro nell’area dell’ex-Manifattura tabacchi. Gli artificieri del 2° Reggimento Genio Guastatori di Trento dell’Esercito italiano con grande perizia e professionalità hanno neutralizzato l’ordigno bellico e lo hanno portato in una cava di Pilcante di Ala dove, sotterrato in una fossa di 9 metri, è stato fatto brillare.


Il ricordo

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Il ricordo da parte del “decano” dei giornalisti giudicariesi, Mario Antolini

Ettore Zini è ancora con noi Ogni articolo firmato “Zini” aveva in sé una grande forza comunicativa, indagante, anche polemica. Questo il suo marchio di fabbrica nella grande passione del giornalismo

Lo sentiamo ancora vicino, in questa Redazione, che era diventata anche la sua, con l’entusiasmo del neofita e con la forza del combattente ormai capace di immergersi nel pieno dell’informazione concepita e vissuta nella sua essenzialità. L’aveva sentita, quest’ansia del “comunicare”, già nella giovinezza, appena giunto ancora bambino in Giudicarie, a Condino, e ben presto immerso nella vita sociale, nel ricco ed ardente volontariato giudicariese, pronto a mettersi a disposizione prima della Pro Loco di Condino e poi anche nel settore del commercio ed in altri spazi in cui la sua generosa disponibilità trovava spazio per espandersi e per socialmente affermarsi. Erano i primi anni dell’attività comunicativa anche in Giudicarie con la nascita delle radio locali, prima, e poi anche della televisione a Saone, quando Ettore trovò modo di prorompere in spazi che, da buon toscano, sentiva ruggire dentro di sé, per cui la sua passione si fece immediatamente attiva e la sua voce, la sua penna, la sua voglia di “far sapere” agli altri ciò che gli bolliva dentro, o che gli accadeva attorno, si immedesimò della sua stessa natura e per tutta la vita - pur impegnato economicamente nel mondo del commercio - visse la sua passione giornalistica con tutte le potenzialità di cui era dotato. “Profugo” - in senso buono - dalla Toscana, come tanti altri oggi autentici convalligiani, seppe assaporare e far propria l’atmosfera giudicariese e si comportò da subito e poi per sempre - come uno di noi, entrando nello spirito proprio del nostro territorio e della nostra vita comunitaria. Non si sentì mai un “forestiero”, ma uno di noi ed in ogni suo servizio radiofonico e televisivo, ed in ogni suo articolo, del toscano abbiamo solo goduto la bella parlata di Dante, ma nell’essenza dei contenuti trattati si fece sentire come qualcuno che amava la nostra terra e le nostre vallate di cui si sentiva parte integrante. Ne fanno fede i suoi articoli sui problemi di Tione ed ultimamente anche quelli sull’Ospedale su queste stesse colonne e su quelle del “Trentino”. Voleva sempre il bene per tutti e le cose fatte nel migliore dei modi. La sua capacità di sentirsi parte del mondo della comunicazione lo spinse ad affinare sempre di più l’uso della parola, adattata alla radio, alla televisione, alla carta stampata, ai rapporti con le redazioni con cui era in rapporto, anche a volte ragionevolmente battagliero. Seppe sempre entrare nel merito di qualsiasi tipo di problematica, tempestivo, preciso, documentato. Ebbi modo di trovarmi fianco a fianco con lui in tre precisi momenti dell’informazione giudicariese: negli anni Sessanta a Condino con la radio di Storo, poi nei decenni successi a Tione con la tv di Saone ed i contatti nel “bugigattolo” del suo retrobottega in via 3 Novembre, quindi ancora insieme in questa redazione del GdG. In oltre cinquant’anni tre periodi del tutto diversi, ma sempre a tu per tu, in amicizia, in comprensione, in mutua collaborazione: lui sempre identico nel suo entusiasmo e nel suo coraggio, col suo farsi partecipe di ciò che scriveva, sempre convinto nel sondare le situazioni, anche se in contrasto con altri di fronte a

È sempre triste dover prendere la penna in mano per ricordare una persona scomparsa, ma la tristezza si intensifica quando la persona da ricordare ti è stata a fianco ed ha condiviso con te parte della sua esistenza e persino parte del proprio comune lavoro. Ricordare Ettore Zini, proprio su questa colonne sulle quali - fino alle ultime ore - proprio lui ha segnato le pagine più vivaci, più sentite e più intense, stringe davvero il cuore, specie pensando a come quasi improvvisamente la malattia ce lo abbia portato via nel pieno della sua attività e della sua condivisione con noi nell’ultimo periodo delle sue giornate terrene. specifiche problematiche, sempre attento all’argomento, al problema ed alla situazione ed al modo di comportarsi di coloro che dovevano prendere decisioni di propria competenza per il bene comune. Per questa sua diversità e capacità di vedere e giudicare “i fatti” e le “decisioni” con la propria libertà di pensiero, ha dovuto anche lottare e soffrire, perché spesso non è stato compreso, ed altrettanto spesso non ha trovato una possibile condivisione nell’illustrare scelte e modi di comportamento sociale. Tuttavia, mentre i contrasti sono sempre rimasti palesi e pure visibili perché accesi sotto gli occhi di molti sulle pagine dei giornali, le sue provate sofferenze e le offese ricevute, invece, le ha dovute tenere dentro di sé e senza mai poterle esternare, neppure a

chi gli era vicino. Fare il “corrispondente” dalla periferia, spesso localmente ben poco aiutato e perfino non compreso ed aiutato dalle stesse testate “servite” senza il debito compenso, è ancor oggi una scelta che risulta assai importante ma difficile e pesante, specie per pubblicisti a servizio di testate spesso incapaci o impossibilitate a calarsi nelle situazioni delle Vallate e nella stessa persona del collaboratore, impegnato solo per hobby; quindi non è certo né facile né leggero, bensì assai impegnativo e sofferto. Ettore Zini se ne è reso artefice e disponibile fino a poche ore prima dalla sua dipartita, con un assiduità che gli fa onore, anche se non sempre gli sono stati dati i meritati consensi e gli sono state negate le dovute meritate soddisfazioni.

Ettore Zini, scomparso il 29 ottobre scorso

Da queste colonne un ricordo che possa riparare i torti subiti e rendere giustizia alla sua professionalità, alla sua generosa disponibilità e della sua sincera amicizia. Mario Antolini Musón

Ricordo di Ettore Zini, uomo e giornalista

Ettore, una penna pungente che guardava “dietro” alla notizia Una riunione di redazione con Ettore, secondo da sinistra

È difficile ricordare senza scadere nella retorica una persona che se ne è appena andata e ha lasciato un ricordo positivo. Però dobbiamo provarci perché Ettore tutto avrebbe voluto tranne un ricordo di sé stereotipato ed “ingessato”, che non rendesse onore all’effervescenza che ha sempre mostrato nello scrivere, fino a pochi giorni prima della sua morte. Una scomparsa che non è certo giunta inattesa, poiché purtroppo da mesi stava combattendo contro un male che già alle prime avvisaglie non gli aveva lasciato troppe speranze di cavarsela. E, però, ha fatto male comunque e ha lasciato davvero un grosso vuoto nella comunità di Tione, sua patria d’adozione, e nel mondo giornalistico locale. Già, perché – a parte la sua professione di commerciante di successo - è proprio nel mondo giornalistico locale che Ettore si è fatto notare per le sue capacità di descrizione, di ricerca della notizia e di fare inchiesta, anche nelle pagine, solitamente “sonnolente” delle Valli. Una predisposizione naturale al giornalismo che ha avuto modo di mettere in campo sulle pagine de L’Adige fino agli anni ‘90. Poi un periodo di stop, fino a quando ha ricominciato a scrivere proprio dalle colonne del Giornale delle Giudicarie prima, e poi sul Trentino. In quel periodo, si tratta di circa 4 anni fa, è ritornata prepotente a

Ettore la voglia di scrivere e la sua penna era tutt’altro che arrugginita da quegli anni di inattività. Anzi, se possibile era pure più affilata e consapevole, così come l’attivismo di cercare le notizie e di non accontentarsi dei comunicati stampa e di una lettura “piatta” degli eventi, cercando anzi di andare sempre in profondità. Nel frattempo erano cambiati gli strumenti e le modalità di lavoro e, messa da parte la macchina da scrivere, Ettore si è subito trovato a proprio agio con portatile, mail e Whatssapp; nuovi strumenti, ma stessa intatta capacità di scrittura e di interpretazione degli accadimenti, così come la lucidità del volere e sapere guardare “dietro” alla notizia. Questo è stato il suo principale apporto alle pagine del Giornale delle Giudicarie, ossia l’avere portato il proprio contributo di ricerca e di approfondimento, capacità che nell’epoca di internet e del giornalismo usa e getta sono sempre più merce rara. Eppure, anche nelle ultime riunioni di redazione alle quali ha partecipato, non ha mai rinunciato a portare avanti questa visione dello scrivere, un’idea del giornalismo in funzione sociale, di trasparenza, di crescita civica che non l’ha mai abbandonato. Nel Giornale delle Giudicarie credeva fortemente quale strumento di diffusione dell’informazione capillare: “dobbiamo far sapere” diceva, “la gente deve sapere” riferendosi magari alle lunghe inchieste sull’ospedale di Tione, che aveva condotto con caparbietà negli ultimi due anni. Accanto a queste doti professionali c’era anche un lato umano, un carattere che sapeva in ogni momento essere pungente, sarcastico come i suoi articoli, ma anche simpatico e goliardico, con quella espressione di chi ne aveva viste tante e sapeva (o almeno cercava) sdrammatizzare anche la sua stessa malattia, scherzando sul tempo che gli rimaneva a disposizione e prevedendo chissà quante volte di non arrivare “a mangiare il panettone”. Fino a questa volta, quando purtroppo, quel panettone non lo mangerà per davvero. Nei suoi articoli c’è il ritratto in filigrana anche dell’uomo Ettore Zini, e attraverso quelli lo vogliamo ricordare. Con affetto. Gli amici della Associazione Il Giornale delle Giudicarie e Redazione


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Primo Piano

DICEMBRE 2015

Elezioni comunali di domenica 15 novembre

Due conferme e un nuovo sindaco Ferrazza e Botteri vanno per la seconda legislatura, Marcello Mosca batte il primo cittadino uscente a Caderzone La tornata elettorale di domenica 15 novembre ha regalato due conferme, quelle di Walter Ferrazza a Bocenago e di Guido Botteri a Strembo e la vittoria dello sfidante Marcello Mosca sul sindaco in carica Emilio Mosca a Caderzone Terme. Affluenza in calo rispetto alle comunali del 2010, ma tutto sommato di poco; non c’è stato insomma nessun contraccolpo eclatante per la fusione mancata di soli due voti dello scorso luglio. Una vittoria significativa quella di Marcello Mosca, imprenditore e anima del Golf Club Val Rendena, che coglie un ottimo successo personale. Già nelle elezioni del 2010 si candidò, allora come consigliere, risultando il più votato in assoluto, sebbene la lista in appoggio a Emilio Mosca perse di 11 voti. In mezzo, da allora, c’è stata l’esperienza da capogruppo dell’Unione per il Trentino in Comunità di Valle, nella scorsa legislatura guidata da Patrizia Ballardini e anche oggi nel nuovo corso di Giorgio Butterini. Ora il nuovo impegno da primo cittadino. Anche in questa tornata il risultato si è deciso per pochi voti, 204 a 188; affluenza in leggero calo. Comunque con un buon 79,4%. Nel segno della continuità, invece, i risultati negli altri due paesi. A Strembo Guido Botteri ha colto una netta vittoria, nonostante dall’altra parte vi fosse un candidato di grande esperienza come Alfonso Fantoma, già sindaco per tre legislature e supportato da una lista composta da ben 12 candidati contro i 9 di Botteri. Con la sua lista “Per proseguire” Botteri ha sbaragliato il campo con 194 voti, ben 64 in più di Fantoma fermo a quota 130. 76,17% la percentuale di elettori al voto, in calo rispetto alla scorsa tornata di 4 punti percentuali. Ottimo successo personale per Manuel Dino Gritti presidente della locale Pro Loco, che è risultato il più votato con 70 preferenze. Tra le donne Mara Doddi si conferma la più apprezzata con 31 voti. Conferma senza discussioni anche per Walter Ferrazza a Bocenago, che si impone con ben il 62,59% dei voti su Eugenio Riccadonna, fermatosi a 101 preferenze; due donne le più votate, Giuliana Boroni con 48 preferenze e Silvana Riccadonna con 46 che saranno rispettivamente vicesindaco e assessore nella nuova giunta a tre di Ferrazza. Ottima l’affluenza alle urne, sopra l’80% e pure meglio della scorsa tornata. Senza dubbio un’affermazione personale importante per Ferrazza, che conferma

di avere un ampio consenso, spazzando via i dubbi di eventuali contraccolpi del risultato del referendum di fusione del 7 luglio, quando l’aggregazione con Caderzone e Strembo fu bocciata proprio a Bocenago per soli 2 voti. Di seguito le nuove composizioni dei Consigli comunali: con le nuove normative sono 12 i consiglieri, 8 di maggioranza e 4 di minoranza.(r.s.) I nuovi consigli comunali:

Caderzone Terme

Bocenago

Strembo

Walter Ferrazza

Guido Botteri

SINDACO: FERRAZZA WALTER Lista: Insieme per Bocenago

SINDACO: BOTTERI GUIDO Lista: Per Preseguire

BORONI GIULIANA RICCADONNA SILVANA TISI BRUNO ALBERTI SILVIA ADA BORONI RICCARDO BORONI GIANCARLO CIMA ELISA

GRITTI MANUEL DINO VALERIO GIANNI DUCOLI SANDRO CUNACCIA RUBENS DODDI MARA MASÈ MATTEO MASÈ STEFANO

48 46 41 34 31 28 23

Lista: Unione per Bocenago RICCADONNA EUGENIO (Candidato Sindaco) RICCADONNA LUCA 56 MORGANTI MARA 48 RICCADONNA ALFONSO 21

Marcello Mosca

SINDACO: MOSCA MARCELLO Lista: Gente Comune POLLA MARCO POLLA LORENZO MOSCA PAOLO (Bunny) AMADEI TIZIANO FRIGOTTO FLAVIA MASÈ FILIPPO SARTORI THOMAS

57 45 40 38 37 32 29

Lista: Insieme per Caderzone Terme MOSCA EMILIO (Candidato Sindaco) AMADEI NICOLA 55 SARTORI OSVALDO 48 MOSCA GIOVANNI 41

70 45 42 31 31 31 25

Lista: Uniti per Strembo guardando al futuro FANTOMA ALFONSO (candidato sindaco) MASÈ MAURO 67 MOSCHETTI MANRICO 39 MASÈ RAFFAELA 23


DICEMBRE 2015 - pag.

BELLI CERAMICHE

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Sanità

DICEMBRE 2015

ATione arriva il parto “su appuntamento” La nuova apertura da lunedì a venerdì dalle 8 alle 20 prevista da Apss è la pietra tombale sul punto nascite giudicariese Nei fatti, dal 25 novembre, il punto nascite dell’ospedale di Tione ha chiuso i battenti. Quasi. Non ha proprio chiuso ufficialmente, perché ufficialmente le direttive provinciali dicono che Ostetricia e Ginecologia rimangono aperte di giorno, dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, mentre sono chiuse di notte, di sabato e di domenica. Nel concreto significa che la finestra nella quale è concesso partorire a Tione va dalle 8 del mattino al pomeriggio, perché c’è anche una disposizione di qualche tempo fa del dirigente Luciano Flor che prevede, dall’inizio alla fine del travaglio delle partorienti, la presenza di un anestesista. Senza anestesista, si va dritti a Trento o Rovereto. E siccome un tra-

di Denise Rocca “Dalle stelle alle stalle” recita una popolare battuta: in prossimità del Natale, si nascerà come il Bambinello, in Giudicarie? Un’ironia amara, ma la domanda è legittima alla luce degli ultimi, concitati, sviluppi sul punto nascite dell’ospedale di Tione. Prima, era il 19 novembre, l’annuncio di un punto nascite che poteva, in ragione delle peculiarità di un territorio montano, derogare agli ormai noti 500 parti

vaglio, questo lo sappiamo da madre natura, non è detto si concluda in poche ore,

e siccome l’anestesista alle 20 a Tione non c’è più, allora se ne deduce che già dal

annui, grazie ad un decreto del Ministero della Salute italiano, e ventiquattr’ore dopo, il 20 novembre, una circolare interna all’Azienda Sanitaria smentiva l’assessorato alla salute provinciale proponendo invece, nel giro di cinque giorni, la chiusura completa di Ginecologia e Ostetricia. Poi, dopo altre 48 ore, è arrivato un comunicato, questa volta pubblico, nel quale la riorganizzazione prevedeva la chiusura parziale. pomeriggio le partorienti debbano essere spostate da Tione. Naturalmente, stiamo parlando solo di parti che non prevedono complicazioni di sorta, altrimenti si è dirottati sui due poli ospedalieri principali, ma questo già accade da tempo per l’ospedale locale. “Questa modalità di apertura è una presa in giro – ha commentato senza mezzi termini Giorgio Butterini, presidente della Comunità delle Giudicarie - la mater-

nità è un evento che non dà preavvisi, come si può pensare di avere a disposizione un reparto solo durante la settimana e solo in orario diurno, peraltro ridotto? A questo punto chiudetelo, ma non venite a darci soluzioni che appaiono ridicole”. Appare tutto complicato, poco chiaro e vincolato in maniera rigida ad un orario. lontano dal clima di serenità che due futuri genitori vorrebbero per un momento delicato e prezioso come

un parto: si starà con l’orologio in mano a capire se fermarsi a Tione, andare a Trento, provare a Tione sapendo che magari toccherà salire velocemente su un elicottero alla volta degli ospedali centrali? Quanti futuri genitori sceglieranno come punto di riferimento l’ospedale di Tione quando è così scarsa la possibilità di riuscire a partorirvi? Quante mamme si sentiranno serene a portare avanti una gravidanza fino alla fine a Tione, di fronte ad un reparto part-time nel quale gli specialisti non ci sono di sera e nei fine settimana? Non è difficile immaginare che la fiducia nell’ospedale e con essa il numero, già scarso, di parti diminuirà drasticamente.

Punto nascite al capolinea, Tonina dice no Sulla sanità è bagarre politica, ma sarà dura sfuggire ai tagli in atto

Dopo anni di allarmi sull’ospedale di Tione, di tagli e riduzioni, il 25 novembre 2014 sarà una data ricordata in Giudicarie perché al de-potenziamento dell’ospedale locale ci si è arrivati per davvero. E col botto. Proprio quando, solo 24ore ore prima, ci si era illusi che il punto nascite potesse essere salvato dalla deroga introdotta dal Ministero della Salute nazionale. Perché proprio il 25 novembre è entrata in vigore, così concitatamente e di fretta, la riorganizzazione ospedaliera? Tutto deriva da una sentenza della Corte Europea che condannava, nel 2014, l’Italia all’applicazione, entro un anno dalla sentenza, della direttiva europea in materia di sanità e orari dei lavoratori che il Belpaese non aveva mai applicato. Adottata con la legge 161 del 30 ottobre 2014, fra le altre cose, la normativa prevede 11 ore di riposo fra un turno e l’altro del personale medico e infermieristico, oltre ad un riposo di 24ore ogni sette giorni di lavoro. In Italia tutto questo, per il blocco del turnover all’interno dell’azienda sanitaria e dei pensionamenti, non si è mai riusciti ad attivarlo, e si è andati avanti a forza di deroghe: in concreto, il personale non rispettava questi orari perché altrimenti la pianta organica non sarebbe stata sufficiente a garantire il funzionamento degli ospedali. “Non avevano altra scelta in questo momento a Trento – concede Fabio Lavagnino, rappresentante sindacale della sigla Nursing Up – perché la normativa deve essere attuata pena ricevere sanzioni salate, ma dal punto di vista organizzativo non siamo pronti, il personale non c’è”. La deroga è stata portata davanti alla Corte Europea che ha condannato l’Italia, prescrivendo un anno di tempo per sistemare le cose. Era il 25 novembre 2014. Un anno dopo, il 25 novembre 2015, con pochi giorni di preavviso come se ci si fosse svegliati d’improvviso da un lungo sonno, la riorganizzazione è stata ufficializzata. Un anno intero per pensare ad una soluzione e l’annuncio di chiusure, riduzioni e cambi di orari è stato dato a poche ore dall’applicazione. E’

un problema essenzialmente di personale, che non è sufficiente al momento a coprire questi orari, e di risorse, che pare non ci siano per assumerne di nuovo. Quindi, come si garantisce l’operatività ospedaliera H24 con il blocco alle assunzioni del personale sanitario e i vincoli sugli orari? La misura adottata è la stessa che aveva fatto allarmare tutti in estate: per gli ospedali periferici punto nascite ridotto e una chirurgia esclusivamente programmata, in funzione solo mezza settimana, con l’obbligo di spostare i pazienti

L’assessore Zeni sembra salutare il punto nascite di Tione

che necessitano di ricovero nel fine settimana nei reparti di Chirurgia o di Ortopedia, in Medicina, dove i letti già sono limitati. Il personale liberato dalle periferie, convoglierà sugli ospedali centrali di Trento e Rovereto, e con essi anche i pazienti che necessitano di assistenza specialistica. Tutto bene, quindi? No, non certo per i territori periferici e per i loro rappresentanti politici. “La soluzione proposta – scrivono in un comunicato il gruppo consiliare provinciale dell’Unione per il Trentino e il gruppo consiliare dell’Union Autonomista Ladina, dove c’è anche la firma del consigliere giudicariese Mario Tonina – può essere accettata per brevissimo tempo, e intesa come una soluzione di emergenza ma non è certamente accettabile come soluzione definitiva. Non è infatti possibile lavorare da una parte cercando di ottenere deroghe che permettono di mantenere punti nascita e studiando soluzione per mantenere i servizi decentrati nelle valli e dall’altra attuare una normativa europea che prevede nei fatti un de-potenziamento talmente evidente da avere come prima e inevitabile conseguenza il venir meno della fiducia dei cittadini nei confronti delle strutture periferiche e il conseguente spostamento in massa verso Trento, o Rovereto e Cles”.


Sanità Così alla fine, quello che l’allora assessore alla Sanità Donata Borgonovo Re aveva avuto il coraggio di dire a voce alta, e cioè che stante la situazione il punto nascite degli ospedali periferici non poteva rimanere aperto e la chirurgia si sarebbe occupata solo di operazioni programmate, si è rivelata la sostanza della riorganizzazione sanitaria, negata e rimandata per tutto questo tempo. Per tenere buona l’opinione pubblica e pacati gli amministratori locali? Il pensiero, venuto a tanti giudicariesi, è legittimo davanti ad una riorganizzazione ospedaliera annunciata a poche ore dalla messa in pratica, e amministratori locali all’oscuro di molti dettagli e soprattutto dei tempi di attuazione. Appare evidente, col senno di poi, che si sapeva da mesi come sarebbe andata a finire. “Diciamo che siamo fuori tempo massimo per le notizie di carnevale – aveva commentato amaramente Mattia Gottardi, sindaco di Tione, raggiunto al telefono nella serata di venerdì 19 novembre con l’annuncio che il punto nascite sarebbe stato chiuso nel giro di cinque giorni – in questi mesi ho perso anche le parole per esprimermi: da sdegno, arrabbiatura, pressapochismo, tutto il peggio è arrivato. Il giorno prima un assessore dice una cosa e il giorno dopo l’Azienda lo smentisce categoricamente. Conviene fermarsi e capire un attimo chi comanda e fare una riflessione. Basito è il termine più leggero che mi viene in mente in questo

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Un brutto segnale per il futuro del settore sanitario

Ancoraunavoltaèmancatalaconcertazione L’assessore Zeni “superato” dalle comunicazioni dei dirigenti dell’Azienda sanitaria. Butterini: “Daremo battaglia”

G

di Denise Rocca

li amministratori locali e il territorio intero con loro, sono usciti basiti dalla vicenda ospedale che dopo lo stallo apparente di un anno è arrivata improvvisamente al dunque: alle porte del Natale e momento. Pronto a combattere, comunque: il territorio non si merita questo schiaffo. Non siamo mica bambini, non si può illudere un giorno e il giorno dopo essere totalmente smentiti e chiudere in quattro giorni. Si chiama serietà dire come stanno le cose, non si può annunciare una cosa smentita il giorno dopo in questa maniera”. E pensare che mentre il presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini e il consigliere provinciale Mario Tonina erano a colloquio con l’assessore Zeni, venerdì 19 novembre, nelle stesse ore partiva la circolare firmata dal numero tre della sanità locale, Fernando Ianeselli, nella quale si decretava la chiusura del punto nascite e il regime ridotto della chirurgia. Negli uffici dell’assessorato, ha poi spiegato alla stampa locale Zeni, non erano a conoscenza della circolare che comunque

era solo una proposta da aggiustare. In realtà poco è cambiato da quel primo documento anche nella versione finale della riorganizzazione arriva a 48ore di distanza: la sostanza è rimasta pressochè la stessa. “Questo è un territorio con 40mila persone e milioni di presenze turistiche annue – spiega il presidente della Comunitò delle Giudicarie Giorgio Butterini - nessuno ci ha detto della rappezzata soluzione dell’ospedale part-time ed è inconcepibile essere in un ufficio provinciale con l’assessore e non sapere che nello stesso tempo sta partendo una circolare di quella portata. Abbiamo la pretesa di essere informati su cosa accade e coinvolti nelle decisioni per rappresentare serenamente le istanze del nostro territorio”. E non è solo una questione che riguarda le periferie svuotate di un servizio importante: la

della stagione turistica, gli annunci funesti sono arrivati come un fulmine, se non proprio in un cielo sereno, almeno rischiarato dopo gli annunci del giorno prima sul punto nascite. paura che la centralizzazione su Rovereto e Trento porti alla diminuzione della qualità del servizio è concreta. “Va fatta una profonda riflessione – hanno sottolineato Upt e Ual in consiglio provinciale – come credete che si ritroveranno ad operare Trento, Cles e Rovereto quando su essi graveranno tutte le emergenze trentine e quando, per fare un esempio, le strutture ospedaliere situate in luoghi turistici potranno garantire solo parzialmente gli interventi di ortopedia? Saranno intasati e di certo incapaci di sopperire a quella preziosa opera di filtro e supporto, oggi mirabilmente svolta nelle valli?”. “Non possiamo abbandonare i territori a questa situazione – commenta il consigliere Mario Tonina – ascoltiamoli e troviamo finalmente il modo di sistemare una volta epr tutte, ognuno per la sua parte, questa fondamentale

questione che riguarda la capacità della nostra terra di trovare soluzioni diverse ed innovative i nome di quella prossimità al territorio che da sempre ci contraddistingue”. Gli amministratori locali, non si danno per vinti e guardano al futuro, un futuro nel quale per Tione si era prospettata sì la chiusura del punto nascite, ma anche la creazione di un centro chirurgico di eccellenza, alla luce delle peculiarità di una vallata a forte concentrazione turistica, in particolare invernale. Ma la doccia fredda è arrivata anche su questo punto, con l’indicazione della chirurgia alla mano come futura specialità caratterizzante per Tione. “Una grande delusione – commenta il presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini ma non perché gli amministratori locali non sappiano o non capiscano le problematiche di questo periodo storico e le dif-

ficoltà del mondo sanitario, ma perché stiamo assistendo ad uno smantellamento dell’ospedale di Tione da anni, e nonostante le dichiarazioni rassicuranti dagli uffici provinciali nella pratica si va verso un indebolimento del presidio ospedaliero evidente. Si ha la sensazione netta di carenze in ogni reparto soprattutto sotto il profilo delle risorse umane dedicate e questo è indegno di un territorio come questo. Sul fatto di ricavare a Tione uno dei punti di eccellenza della chirurgia ortopedica, ci aspettavamo una chirurgia degli arti inferiori considerati i numerosi turisti che vangono sulle nostre piste da sci, e oggi si parla invece di chirurgia alla mano. Ci aspettavamo che non ci si fermasse all’interventistica di primo livello ma ci fossero riconosciuti interventi di una certa complessità. Comunque guardando al futuro non ci fermeremo qui. Se il dialogo che avevamo impostato nei rapporti con la Provincia ha portato a questi risultati, deludenti, si dovrà passare a misure più eclatanti e forti per far valere i diritti di questo territorio”.


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Turismo

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Bene gli ambiti giudicariesi: Campiglio-Pinzolo-Valrendena a +20,5%, Comano +11,5%, Valle del Chiese +17,10%

Turismo, dati ok. Ora si spera nell’inverno L’estate 2015 ha segnato, in particolare, il “ritorno” degli italiani (soprattutto lombardi, veneti e laziali) dopo il difficile 2014, e il progressivo aumento della clientela straniera, che negli ultimi dieci anni è cresciuta di oltre il 40 per cento. Soddisfatto l’assessore al turismo Michele Dallapiccola: “Sta riguadagnando quota la vacanza in montagna, grazie al favorevole andamento meteo durante l’estate ma anche grazie alla crescita qualitativa dell’offerta estiva in quasi tutti i comprensori turistici trentini ed alla qualità della promozione.” La rilevazione delle presenze e degli arrivi turistici distingue tra settore alberghiero ed

Il turismo estivo 2014 fa segnare il risultato migliore degli ultimi 15 anni. È decisamente buono il bilancio della stagione estiva, lo dimostrano i dati raccolti dall’Istituto di Statistica provinciale, che parlano per il settore alberghiero ed extralberghiero di un

Piazza Lorenzetti a Campiglio in versione estiva

aumento dell’11,9 % negli arrivi e del 6,2% nelle presenze. Complessivamente, la scorsa estate sono arrivati in vacanza in Trentino 1.830.213 turisti, per 8.414.887 presenze complessivamente. extralberghiero. Guardando ai soli esercizi alberghieri, si scopre che da giugno a settembre ci sono stati 1.298.029 arrivi (+ 11,5 % sullo stesso periodo dell’anno precedente) per 5.628.063 presenze (+6,9 %). Per gli arrivi si tratta del migliore risultato in assoluto degli ultimi 15 anni, mentre le presenze hanno superato per la prima volta i cinque milioni e seicentomila pernottamenti. La performance è positiva ovunque, in tutte le zone turistiche del Trentino, sia per gli

arrivi (+17,4% in Valle di Fassa, +4,1% sul Garda trentino, due ambiti che conteggiano assieme quasi il 40% dei pernottamenti estivi in Trentino). Altri ambiti significativi per le variazioni, su base annua, degli arrivi sono Madonna di Campiglio, Pinzolo e Val Rendena (+20,5%) e gli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna (+21,5%). Le presenze hanno mostrato incrementi a due cifre negli ambiti di Madonna di Campiglio, Pinzolo e Val Rendena (+14,5%), Al-

topiani di Folgaria, Lavarone e Luserna (+13,1%) e Valle di Fassa (+10,4%). Guardando agli altri ambiti giudicariesi si trovano dati positivi anche per le Terme di Comano-Dolomiti di Brenta che fa segnare 32.811 arrivi (+11,7%) e 151.813 presenze (+5,7%). La Valle del Chiese fa segnare un +17,10%. Guardando infine alla provenienza dei turisti, si può notare come la presenza degli italiani abbia fatto registrare numeri assai positivi in tutti i comprensori (+8,8% complessivamente). La componente italiana ha inoltre recuperato posizioni, arrivando ora a pesare per il 62,2% (60,7% l’estate scorsa).

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Continua dalla Prima Così come l’11 settembre 2001 a New York, anche la strage di Parigi del 13 novembre 2015 segnerà in maniera eclatante la nostra quotidianità. Entrerà nel calendario della storia europea come uno di quei giorni che ti cambiano la vita. I terroristi dello Stato islamico del Califfo non hanno soltanto ucciso 130 persone, soprattutto giovani come loro, ma hanno minato ogni nostra sicurezza, hanno diffuso in tutti noi, forse perché Parigi è così vicina, una paura che difficilmente riusciremo ad allontanare. Nulla della nostra vita quotidiana di uomini e donne liberi, come andare al bar, andare allo stadio, frequentare un ristorante, o un concerto, ci sembrerà sicuro. E’ il terrificante messaggio dei terroristi alla nostra civiltà: sappiate che ovunque voi siate, qualsiasi cosa facciate, noi possiamo colpirvi. Lo abbiamo fatto nei giorni scorsi a Parigi, potremmo farlo domani a Roma, a Venezia, a Londra. È una sfida totale che va oltre

A rischio la nostra libertà

il bilancio macabro della strage. Ed è una sfida che ci chiama in causa tutti e che impone risposte. Risposte che non devono essere al solito smorzate dal nostro farisaico buonismo più dettato dalla paura che dalla convinzione, non si può essere sempre neutrali e limitarsi a predicare la pace lasciando ad altri il compito di combattere le nostre battaglie. Dobbiamo essere consci che il loro obbiettivo è quello di distruggere la nostra identità e toglierci la nostra libertà, quella libertà che i nostri nonni, i nostri padri, ci hanno lasciato, dopo averla conquistata con la guerra, rimettendoci la vita, come l’eredità più preziosa. Una libertà che abbiamo trasmesso ai nostri figli perché con la nostra civiltà, ognuno di noi spera sempre nel meglio, lavora per conquistare il meglio, e spera nel futuro. Al di là delle polemiche, e i questi giorni ne abbiamo

sentite di tutti i colori, è chiaro che c’è e ci sarà il massimo dello sforzo da parte di tutte le istituzioni per evitare nuovi attentati anche se nessuno può scommettere sul buon esito di questo impegno. Non si può proteggere ogni luogo ed ogni persona. I terroristi lo sanno e per loro diventa più facile pianificare nuovi attacchi. Dobbiamo esserne consapevoli. Per essere tutti noi disponibili quali “sentinelle” del territorio in un rapporto di fiducia e di collaborazione con le forze dell’ordine. Dobbiamo saperlo soprattutto per mantenere lucidità e freddezza in qualsiasi frangente. Non è ancora chiaro come si affronterà a livello politico la situazione drammatica che si è venuta a creare. Né sono un esperto di cose più grandi di me. Ma credo sia indispensabile una alleanza vera tra i Paesi europei per combattere e stroncare una guerra (ed è

vera guerra!”) sottovalutata per la sua grande portata, ideologica, civile e religiosa. Credo serva un’alleanza europea ed una strategia europea per affrontare in modo sistematico il terrorismo Isis, serve una risposta politica, culturale e sociale, senza escludere quella militare. Almeno io così la penso. Anche noi trentini, abitanti di un piccolo territorio d’Europa, abbiamo vissuto con trepidazione la vicenda parigina anche perché coinvolti con un paio di nostri giovani. Parlandone con amici, non sembravano dare molto peso al pericolo terroristico nei nostri paesi di montagna, in effetti non varrebbe neanche la spesa compiere attentati in piccole comunità come le nostre, le bombe e i kamikaze richiedono folle e aggregazioni numerose per centrare i loro obbiettivi, probabilmente non sono molto i pericoli che incombono sulle nostre teste.

Ma dobbiamo anche renderci conto che il mondo ormai s’è globalizzato, quanti di noi, ogni giorno, si devono recare all’estero per lavoro, quanti dei nostri ragazzi sono nelle grandi città per gli studi, stage od occupazioni varie, quanti trentini sono sparsi in tutto il mondo per i più svariati motivi? Per loro e quindi per tutti noi vale l’allarme che ci giunge da ogni parte sul pericolo Isis, non c’è nessuno che possa chiamarsi fuori. Ma la vita continua. Dobbiamo continuare a vivere, a scendere in strada, ad andare al cinema, allo stadio, al centro commerciale, perché altrimenti non resta che chiudersi in casa e morire. I parigini hanno aperto le porte a chi scappava dalle stragi, sono andati a donare il sangue, hanno aperto i grandi magazzini per ospitare le persone in pericolo, hanno suonato il pianoforte in piazza, hanno cantato la Marsigliese

mentre uscivano dallo stadio. Per andare avanti nonostante tutto. Mi piace pensare al Giubileo che, nonostante tutto, verrà comunque celebrato nelle date stabilite. E credo che il Giubileo sarà un banco di prova, sarà la nostra risposta all’Isis che minaccia Roma, sarà la difesa dell’evento simbolo della nostra cristianità a testimoniare che noi, tutti insieme, non rinunceremo mai alla nostra libertà. E questo vale anche per i politici, una volta tanto la smettano di insultarsi l’un l’altro, la smettano di parlare di sciocchezze, la smettano di urlare nei talk show, si concentrino su quello che sta succedendo e su quello che potrebbe succedere e facciano una volta tanto il loro dovere. Una volta tanto pensino al bene comune e non ai soliti interessi di bottega. Tutti indistintamente. Se non lo fanno ora, quando... Adelino Amistadi


Turismo

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Turismo, piano strategico e tassa

L’assessore Dallapiccola in tour nelle valli per spiegare le novità del “turismo 2020”. Fra le novità l’imposta di soggiorno Il Piano – che Dallapiccola sta spiegando agli operatori in un tour sul territorio - riprende le linee guida della riforma del settore, in sintesi: logica di programmazione strategica integrata, centralità della costruzione del prodotto turistico, passaggio dal portale del web a uno strumento multipiattaforma, necessità di orientare il marketing verso progetti strategici su scala provinciale. Il Piano analizza nel dettaglio anche i punti di forza (tra gli altri: ricchezza e varietà del patrimonio territoriale, posizione geografica centrale rispetto a grandi bacini di domanda, potenzialità organizzativa, autonomia speciale e attenzione all’economia turistica) e di debolezza del turismo

V

endere più e meglio non tanto la vacanza quando il sistema Trentino turistico nel suo complesso, guardando all’Italia ma anche al mondo tedesco, ad Olanda, Belgio, Russia ed Est europeo, ed esplorando anche nuovi mercati come Cina e Corea del Sud: è questa la sfida contenuta nel piano strategico pluriennale di marketing turistico territoriale, varato a metà ottobre dalla Giunta provinciale. Alla fine di luglio il documento era stato approvato dal “Tavolo azzurro”, il nuovo organismo di coordinamento delle strategie del sistema turistico trentino, presieduto dall’assessore provinciale competente Michele Dallapiccola. trentino (come: stagionalità contenute, domanda estera non sufficientemente sviluppata, frammentazione nelle politiche di marketing, debole innovazione di prodotto). Il documento procede illustrando le opportunità di sviluppo del settore, caratterizzato dalla costante cre-

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scita del turismo internazionale, e di una domanda che fa leva sull’ambiente e la qualità della vita. Partendo da questo quadro è stato individuato un percorso strategico che deve portare ad elevare e stabilizzare il risultato economico di imprese e addetti, aumentando il tasso di occupazione del sistema turistico e la spesa media del turista sul territorio. Questi obbiettivi, spiega il Piano, possono essere raggiunti estendendo le stagionalità, individuando nuovi modelli di servizi e nuovi target, aprendosi ancora maggiormente all’internazionalizzazione e fidelizzando il turista. Varie le azioni puntuali da sviluppare e i settori da rafforzare: dal booking on-line all’adozione della guest card, dal miglioramento dei servizi di informazione al cliente agli eventi sul territorio. Le previsioni del Piano orienteranno le azioni di Trentino Marketing, e dei diversi attori del sistema della promozione turistica territoriale del Trentino. Imposta di soggiorno. A partire dal primo novembre è attiva per tutte le strutture turistiche del Trentino gestite in forma imprenditoriale, dagli hotel cinque stelle agli appartamenti-vacanza l’imposta di soggiorno. Il tributo varierà da un minimo di 0,70 euro a un massimo di 1,30 euro a notte, e per un numero massimo di dieci pernottamenti, a persona in base alla tipologia della struttura ricettiva. La misura dell’imposta potrà in ogni caso essere aumentata fino ad un massimo di 2,50 euro per pernottamento, se richiesto da Apt e Comunità di Valle. I clienti degli alberghi a cinque stelle, quattro stelle “superior” e quattro stelle pagheranno 1,30 euro, mentre 1 euro sarà l’importo che verrà chiesto a quanti soggiorneranno negli alberghi a tre stelle “superior” e tre stelle; 0,70 euro negli alberghi di categoria inferiore,

Maurizio Rossini (Trentino Marketing) e l’assessore Dallapiccola

nelle strutture extra-alberghiere (esercizi di affittacamere, esercizi rurali, bed and breakfast, case e appartamenti per vacanza, ostelli per la gioventù, case per ferie e alberghi diffusi), nei campeggi, negli agriturismi ed anche nei rifugi escursionistici. Da ricordare, in particolare, che l’imposta di soggiorno riguarda anche tutti gli appartamenti utilizzati a scopo imprenditoriale, esclusi dunque solo quelli privati, e

che per chi omette la relativa comunicazione al comune di appartenenza è stata inasprita la sanzione amministrativa (fino a 600 euro). Il regolamento esenta dal pagamento dell’imposta i turisti in terapia, gli accompagnatori dei pazienti ricoverati nelle strutture sanitarie pubbliche e private della provincia ma non quanti ricevono terapie presso gli stabilimenti termali, così come ha chiesto la commissione permanen-

te del Consiglio provinciale. Esenti saranno anche i minori fino ai 14 anni ed i richiedenti protezione internazionale, oltre agli operatori di polizia e della protezione civile se alloggiano nelle strutture ricettive per esigenze di servizio. Il regolamento disciplina infine le modalità di versamento dell’imposta nonché le procedure per la sua applicazione. (r.s.)

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Attualità

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Prestigioso riconscimento per il Parco Naturale Adamello-Brenta, che propone per quest’inverno tante attività

Il Pnab tra i Geoparchi mondiali Unesco Tale importante risultato rappresenta un fondamentale impulso alla corretta gestione, conservazione e valorizzazione della Geodiversità nel nostro Paese, in quanto bene tutelato dall’UNESCO. Il Parco Naturale Adamello Brenta, divenuto Geoparco nel 2008 e confermato tale nella sessione 2012, ha dimostrato negli anni la sua piena adesione ed un convinto apporto alle Reti Europea e Mondiale dei Geoparchi. Elementi portanti di questo riconoscimento sono la straordinarietà del suo patrimonio geologico, l’elevata geodiversità, la presenza di una strategia di sviluppo sostenibile attuata attraverso i principi della condivisione e della collaborazione con gli altri attori locali ed una intensa attività di geoturismo che integra e completa le proposte di educazione ambientale. “Questa grande notizia è un’ulteriore conferma della nostra buona gestione e della nostra apertura internazionale – ha commentato Antonio Caola, presidente dell’Adamello Brenta UNESCO Global Geopark – che ci onora ma ci carica di sempre più respon-

Il Parco Naturale Adamello Brenta è tra i Geoparchi mondiali che il 17 novembre 2015 a Parigi sono stati riconosciuti integralmente siti UNESCO da parte della 38^ Sessione Plenaria della Conferenza Generale dell’UNESCO. Grazie alla ratifica del nuovo programma “Internasabilità. Essere Geoparco non significa unicamente salvaguardare un patrimonio geologico di rilevanza internazionale ma significa anche avere una strategia per saperlo valorizzare a favore di uno sviluppo sostenibile del territorio. Proseguire con il lavoro di

coinvolgimento delle comunità locali sarà la formula giusta per fare tesoro di questa opportunità. E da ora in poi, per gli aspetti in particolare legati alla geologia, lo potremo fare all’interno di uno specifico programma Unesco.”

tional Geoscience and Geoparks Programme”, tutti i 120 geoparchi mondiali, in 33 paesi del mondo e 4 continenti, hanno ottenuto il nuovo riconoscimento di UNESCO Global Geoparks (Geoparchi mondiali UNESCO). In Italia ne esistono 10 e il Parco Adamello Brenta, Geoparco dal 2008, è l’unico del nord-est. EMOZIONI d’inverno nel Parco. Inoltre per questo inverno il Pnab ha messo in campo diverse iniziative, con diversi pacchetti rivolti ai residenti e ai turisti in collaborazione con le ApT, i Consorzi turistici del territorio, le Pro loco e con le Guide Alpine che

consentono di scoprire le emozioni della natura nella stagione invernale. Per quanto riguarda l’Altopiano della Paganella ci sarà Animali per gioco a Fai della Paganella tutti i martedì dal 22 dicembre al 22 marzo; La natura in inverno: non tutti dormono

Baita dei cacciatori Stablac Giustino

ad Andalo tutti i mercoledì dal 23 dicembre al 23 marzo; Amico Orso a Spormaggiore tutti i giovedì dal 24 dicembre al 24 marzo. Nelle Giudicarie Centrali - Valle del Chiese ci sarà spazio per Ciaspolando in Val di Breguzzo domenica 17 gennaio e 28 febbraio, nell’ambito Comano Valle Salus Animali coraggiosi a Comano Terme lunedì 28 dicembre e domenica 3 gennaio; Quattro passi all’oasi a San Lorenzo in Banale martedì 29 dicembre e lunedì 4 gennaio; Magia d’inverno tra colori e profumi a Stenico mercoledì 30 dicembre. Infine, in Val Rendena Sveglia! C’è traccia d’impronte a Madonna di Campiglio tutti i mercoledì dal 30 dicembre al 23 marzo; Buongiorno! D’inverno non si d’orme! a Pinzolo tutti i venerdì dal 1 gennaio al 25 marzo. Inoltre, si potrà visitare la Casa del Parco Geopark a Carisolo e la Casa del Parco Orso a Spormaggiore. Informazioni sugli orari e iscrizione obbligatoria alle attività presso: sede del Parco a Strembo (0465 806666) e uffici turistici del territorio aderenti alle iniziative.

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Attualità

DICEMBRE 2015

Approvata dalla Giunta provinciale la deliberazione sull’individuazione degli ambiti, le modalità di svolgimento delle gestioni associate e gli obiettivi di riduzione della spesa

Gestioni associate, si parte Con il provvedimento, assunto d’intesa con il Consiglio delle autonomie locali, sono stati individui 38 ambiti associativi che ricomprendono 145 comuni per una popolazione complessiva di circa 288.000 abitanti. Nei 145 comuni sono ricompresi anche 8 comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti che non sono tenuti all’obbligo di gestione associata ma che si sono prestati a supportare comuni limitrofi più piccoli: Cles, Riva del Garda, Predaia, Rovereto, Levico Terme, Pergine Valsugana, Baselga di Pinè, Mezzocorona; senza questi comuni la popolazione dei rimanenti 137 si riduce a 179.000 abitanti. Non sono ricompresi negli ambiti associativi i 6 comuni che hanno beneficiato di specifiche deroghe (Civezzano, Giovo, Tione di Trento, Nago Torbole, Avio e Cavedine) e quelli che hanno avviato percorsi di fusione che si sono conclusi con esito favorevole del referendum e che hanno preso

E

ntro il 30 giugno del prossimo anno i comuni dovranno presentare alla Provincia il progetto di riorganizzazione intercomunale dei compiti e delle attività da gestire in forma associata; entro il 31 luglio sottoscrivere le convenzioni relative ad almeno due settori, la cui gestione associata dovrà iniziare entro il 1° agosto; entro il 31 dicembre sottoscrivere le convenzioni relative ai restanti settori, la cui gestione associata dovrà essere avviata entro il 1° gennaio 2017. avvio come nuovo comune dal 1° gennaio 2015 (San Lorenzo Dorsino, Valdaone) o che prenderanno avvio dal 1° gennaio 2016 (Primiero San Martino di Castrozza, Castel Ivano, Altopiano della Vigolana, Cembra Lisignago, Altavalle, Amblar Don, Contà, Villa d’Anaunia, Dimaro Monclassico, Pieve di Bono Prezzo, Borgo Chiese, Sella Giudicarie, Borgo Lares, Tre Ville, Porte di Rendena, Madruzzo, Vallelaghi). I comuni appartenenti agli ambiti associativi devono gestire in forma associata i seguenti compiti e attività: - segreteria generale, personale, organizzazione; servizio finanziario; servizio entrate; servizio tecnico,

SEGUE DALLA PRIMA Nella nostra vita abbiamo tutto il tempo per scoprire la nostra povertà nel corpo, nel cuore e nello spirito. Può darci fastidio; qualche volta possiamo perfino scandalizzarci per l’incomprensibilità. Ma, se abbiamo il coraggio di riflettere un po’, ci accorgeremo che il vero incontro – a Natale – con un Bambino che chiamiamo figlio di Dio, ci dà la capacità di comprendere la sopportazione, la rassegnazione, l’accettazione di questa nostra povertà, perché ci apre alla speranza. Quando il Figlio di Dio si veste della natura umana, comprende ed accetta la beatitudine della povertà, la comprensione amorosa del limite, la certezza che la vita nasce dalla morte di se stessi; nel contempo prova quella sete interiore che nulla, in questo mondo, può estinguere. Possiamo essere o non essere apatici, indifferenti, superficiali, ma c’è un punto fisso, nel quale ciascuno di noi è chiamato a guardarsi “dentro”; e allora nulla può sfuggire alla nostra coscienza di uomini bisognosi di un incontro autentico con Dio. Sul riconoscimento della nostra povertà si apre il sentiero dell’incontro con Dio: l’Invisibile, l’Eterno, il Misericordioso, il Dio personale, il Dio che si fa uomo e che si fa riconoscere in un bambino inerme e bisognoso del calore umano di un padre, di una madre, di ogni uomo che accetta la sua presenza misteriosa in mezzo a

È’ il cronoprogramma che, in attuazione e nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 9 bis della legge provinciale n. 3 del 2006, porterà a compimento nel 2016 la riforma istituzionale fissato dalla delibera di individuazione degli ambiti associativi, delle modalità di svolgimento delle gestioni associate e degli obiettivi di riduzione della spesa che la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore Carlo Daldoss, ha approvato il 7 novembre. I risparmi complessivi attesi sulle spese dei Comuni sono pari a oltre 8.300.000 euro.

Municipio di Strembo

urbanistica e pianificazione del territorio; gestione dei beni demaniali e patrimoniali; anagrafe, stato civile, elettorale, leva e servizio statistico; servizi relativi al commercio; servizi genera-

li. La tempistica entro la quale deve essere dato avvio a tale percorso è la seguente: entro il 30 giugno 2016 i comuni devono presentare alla Provincia il progetto

di riorganizzazione intercomunale di tutti i servizi associati; entro il 31 luglio 2016 deve essere dato avvio alla gestione associata di almeno due dei servizi da gestire in

forma associata (tra cui la segreteria), stipulando le relative convenzioni; le relative gestioni associate devono prendere avvio entro il 1° agosto 2016; entro il 31 dicembre 2016 deve essere dato avvio alla gestione associata deirestanti compiti e attività previsti dalla tabella B, stipulando le relative convenzioni; le relative gestioni associate devono essere avviate entro il 1° gennaio 2017. La giunta provincia ha fissato anche i risultati in termini di riduzione di spesa che ciascun comune con popolazione inferiore ai 5000 abitanti è tenuto a raggiungere entro tre anni dalla data di avvio delle gestioni associate obbligatorie (1° agosto 2016 – 31 luglio 2019); detto periodo deve essere preso a riferimento anche per i comuni che hanno beneficiato di specifiche deroghe dall’obbligo di gestione associata. Nella tabella a fianco riportiamo quelli relativi alle Giudicarie. (r.s.)

In questi tempi di crisi e di allarme terrorismo

Il Natale può dirci ancora qualcosa noi. La nostra vita non è sempre facile: oscurità, dubbio, aridità, incoerenza, voglia di tralasciare il nostro dovere, il nostro compito; sono tutti sentimenti che proviamo. Ma dobbiamo sempre essere colpiti da questa bontà divina e sorretti dalla speranza che da essa emana costantemente. Pregare, per chi sa pregare, significa attendere: attendere un qualcosa che non delude, anche se tarda a venire. Quel Bambino è nato per darci speranza; speranza che non è un’illusione di vita facile e tranquilla, ma che elargisce e dona la consapevolezza che si può vivere con dignità anche in ogni eventuale difficoltà e sofferenza. A Natale siamo chiamati a scoprire un messaggio, ad accettare la “buona novella”, a guardarci dentro con coraggio e, nell’inte-

riore silenzio, scoprire che Dio non è indifferente verso ciascuno di noi, non è lontano e assente dalla nostra vita, non è chiuso alle nostre richieste ed aspettative. Egli viene per insegnarci ad amare non solo Lui, che spesso non riusciamo ad afferrare, ma anche ogni uomo che può essere fragile, straniero, prossimo, ipocrita, saggio o infingardo, santo o peccatore, colpevole o innocente, discreto o curioso, ma ogni uomo o donna sono anche loro creature di Dio e nostri fratello e sorella. Egli - il Dio Bambino - viene per insegnarci a capire che il denaro, il possesso, la ricchezza, il potere, la prepotenza non sono il tutto. Egli ci parla di gratuità, di essenzialità, di servizio, di pace, di accoglienza, di misericordia e di perdono. Egli viene a insegnarci che la vita dello spirito è ben più

importante della vita della carne e non può essere sacrificata, dimenticata, offesa, nascosta. Egli viene nel silenzio, per invitarci ad una parola attenta, sensibile, delicata, che non offende, ma rispetta ogni persona. Egli viene per invitarci ad essere uomini liberi da tutti quei condizionamenti che mortificano il nostro essere persone capaci di scegliere in base a dei valori che non tramontano, che non mutano nel tempo perché eterni. Valori che in tutte le generazioni sono stati cercati, perseguiti, adottati e che hanno dato vita a tutta una storia di generosità e di solidarietà, facendo il bene comune per ogni uomo ed ogni donna. È la storia sommersa, silenziosa, senza nome e spesso senza volto, che non si presta a nessuna speculazione: né alla logica della

prepotenza. Egli viene per ognuno di noi, perché a Lui non interessa l’aspetto o il valore sociale di una persona, ma il cuore: quell’io profondo che ci accompagna e che solo noi e Dio conoscono. Egli viene per darci una vita piena e serena, nella quale ognuno si sente rispettato, amato e considerato per quello che è e non per quello che ha. Un auguro sincero, affinché il Natale sia occasione di riflessione seria sul nostro modo di essere ”persone” e di essere capaci di fare “comunità” di uomini e donne, che cercano uno scambio sincero e veritiero su tutto ciò che riguarda il nostro vivere e il nostro sentire. Buon Natale e felice Anno Nuovo. Don Fernando


Attualità

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Scontro sugli avanzi di amministrazione

La proposta della Pat di metterli in un fondo per opere comuni ha spinto i sindaci alla corsa alla spesa (entro il 31 dicembre) di Enzo Ballardini Norme che hanno l’obiettivo di permettere all’Italia di rimanere entro i limiti di indebitamento fissati dall’Unione europea, le cui conseguenze di ripercuotono, partendo dal bilancio dello Stato, a quello della Provincia, fino a quello dei singoli Comuni. Anno dopo anno le norme vengono continuamente cambiate, ne vengono inventate di nuove fino ad arrivare ad una giungla di vincoli difficilmente gestibili. Si parte da vincoli semplici e logici come il blocco delle nuove assunzioni, per poi arrivare a questioni più complesse come il divieto di utilizzare i fondi risultanti dall’avanzo di amministrazione; si giunge quindi al

E’ già da qualche anno che gli amministratori provinciali e comunali attendono i mesi di novembre e dicembre con sempre maggiore inquietudine a causa delle nuove paradosso che Comuni virtuosi che riescono a risparmiare risorse durante l’anno e a portarli nell’avanzo, poi non possono più utilizzarli per fare opere di pubblica utilità. In un periodo di crisi dell’edilizia, molti Comuni avrebbero fondi disponibili e avrebbero individuato lavori da realizzare e non possono farlo. Quest’anno siamo andati oltre il limite. Richiamandosi ad una norma a livello nazionale, la Provincia ha previsto che gli avanzi di amministrazione dei Comuni, non utilizzati entro la fine del 2015, ed ammontanti

“Alpi Ledrensi e Judicaria” è il nome tecnico che l’Unesco ha dato al territorio compreso tra le Dolomiti di Brenta ed il Lago di Garda, classificandolo come biosfera, ovvero come zona in cui le condizioni ambientali permettono lo sviluppo della vita. La scelta, che grande soddisfazione ha portato all’interno dell’Ecomuseo della Judicaria, delle Associazioni Turistiche e dei singoli comuni deve essere valorizzata a dovere, per mettere in evidenza questo grande traguardo che riempie di orgoglio noi giudicariesi in particolare. Il territorio maggiormente interessato risulta essere infatti quello delle Esteriori; proprio in uno dei cinque comuni, Stenico - segnatamente nella cornice del pittoresco castello - il 14 novembre è avvenuta l’ufficializzazione del buon esito del progetto, dopo che già in luglio l’UNESCO aveva accolto la candidatura presentata dall’Ecomuseo, dalle amministrazioni locali e dalla Provincia di Trento nel 2013. L’approvazione è giunta dopo il via libera da parte dell’International Coordinating Council del programma MaB-Man and the Biosphe-

presuntivamente a 120 milioni di euro, vengano tolti ai Comuni e concentrati in un unico fondo a livello di Comunità. Con questo fondo la Comunità e la conferenza dei Sindaci congiuntamente dovrebbero individuare delle opere strategiche per la Comunità e realizzarle entro tempi ristretti. Si tratta quindi di un vero esproprio ai Comuni di fondi derivanti da risparmi ed economie che in questo modo vengono sottratti per una destinazione comune che presenta sicuramente incertezze e porterà a discussioni e diatribe ben immaginabili. Se

norme che vengono introdotte dalle Leggi finanziarie statali e provinciali con riguardo al rispetto del Patto di stabilità di bilancio. lo scopo del Patto di stabilità è quello di diminuire la spesa pubblica nel suo complesso, allora non si capisce come si possano approvare norme come questa, che di fatto aggirano il patto, ma con sistemi distorti che faranno sorgere più contenzioni e diatribe che azioni positive di condivisione di uno sviluppo territoriale comune. Il risultato di queste norme si è visto fin da subito. Nei Comuni è partita una corsa alla spesa immediata. Obbiettivo spendere tutto entro la fine del 2015 in modo che i fondi che verranno persi da

ogni singolo Comune siano il meno possibile. Le conseguenze sono facilmente immaginabili, le spese che verranno individuate saranno quelle che permetteranno un impegno immediato, e non quelle che sono necessarie e prioritarie in base alla programmazione comunale o ai bisogni emersi dai cittadini. Al fondo territoriale saranno destinati quindi solamente quelle risorse che i Comuni non saranno in grado di spendere, una somma molto inferiore a quella prevista che non consentirà quindi di fare nessun intervento strategico per a livello sovraco-

munale. Assisteremo quindi a defatiganti discussioni tra i Sindaci sui criteri da utilizzare per individuare le opere da realizzare. Ciascuno porterà i propri interessi, chi avrà portato più fondi cercherà di avere maggiori interventi, ma anche chi non avrà contribuito al fondo cercherà di avere qualche beneficio, innescando tensioni e contrasti che difficilmente porteranno a risultati positivi. Non ci resta che attendere, i prossimi mesi ci diranno a cosa avranno portato queste norme contorte, il rischio concreto è che la spesa pubblica non diminuisca e i soldi siano buttati in interventi immediati ma di scarsa utilità e valore.

Biosfera Unesco, ora è ufficiale L’ambito riconoscimento per le “Alpi Ledrensi e Judicaria” celebrato in un cerimonia ufficiale a Castel Stenico

Un momento della cerimonia a Castel Stenico

re- UNESCO, è ha visto premiati gli sforzi dei venti enti coinvolti, capeggiati dall’Ecomuseo, in prima linea per l’ottenimento del riconoscimento. Salgono dunque a 621 le Biosfere UNESCO al mondo, 166 in Europa, 10 in Italia; si

tratta della prima riconosciuta in Trentino. La giornata di presentazione-cominciata con un doveroso momento di raccoglimento in memoria delle vittime dei vili attacchi terroristici a Parigi del giorno prima-ha riscontrato un grande

successo di pubblico e, dopo la cerimonia di inaugurazione del progetto è proseguita con una conferenza sul Turismo Sostenibile. A fare gli onori di casa il sindaco di Stenico, Monica Mattevi, assieme ad altri sindaci e rappresentati dei Comuni compresi nel territorio interessato. L’assessore all’Ambiente della Provincia Autonoma di Trento, Mauro Gilmozzi, dopo aver riconosciuto l’impegno della popolazione e delle istituzioni nel centrare tale prestigioso obiettivo ha aggiunto che “si tratta s’ di un riconoscimento importante, ma anche di un punto di partenza.” Secondo l’assessore Gilmozzi, tale riconoscimento potrà portare ad un “notevole introito economico”, se gli operatori del settore turistico si dimostreranno accorti

nel saper gestire tale nomina, che è garanzia di qualità per il territorio in cui operano e, verosimilmente, porterà un gran numero di turisti in più a villeggiare nell’area. Area che ricoprirà uno spazio immenso, superiore ai 40.000 ettari, con oltre un terzo della propria superficie destinata ad aree protette-gioiello nel gioiello-a misura di famiglia, accessibile a chiunque voglia goderne. Oltre a un grande orgoglio, per il traguardo raggiunto, vanno ringraziati tutti gli enti che hanno organizzato serate informative sulla questione, e, concedetecelo, gli organi di informazione che hanno acceso l’attenzione su una grande idea, facendo scoprire a tutti l’importanza dell’obiettivo colto in questo ultimo periodo. Francesco Brunelli


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Il Saltaro delle Giudicarie

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Oddio, mi dicono che san Pietro sia piuttosto irascibile e musone, con tutte quelle che gli combinano sulla terra non può che esserlo, ma quale che sia il suo umore mi dovrà ricevere, sono il decano dei Saltari del Trentino, mica uno qualsiasi. Raggiunto Anania, segretario tutto fare, gli spiego le mie ragioni: “Esimio segretario, sono indignato, dalle mie parti in Trentino, ogni mese ne succedono sempre di nuove, una peggio dell’altra e io sono stufo di mediare, implorare, correggere, neanche mi ascoltano, vorrei che intervenisse il santo Pietro, quello con un’occhiata li sistema tutti”. Anania, da vero burocrate, ligio al suo mestiere, mi guarda indifferente: “Che ci sarà di tanto allarmante in Trentino, siete quattro gatti, spero siate capaci di governarvi con un minimo di criterio, senza dover scomodare il nostro Capo che proprio in questi giorni è pieno di guai... ha un problema da risolvere che riguarda l’intera umanità, altro che perdere tempo con voi...per il paradiso siete solo pulviscolo, sassolini che neanche vi si vede con il microscopio...” “Cosa? Senta me... Lo conosce, vero, il Dellai che è stato principe (troppo!) vescovo (poco!) per un sacco di anni? Adesso s’è ripreso il suo pulpito ed è tornato a imbonire il nostro popolo con le sue solite tiritere, s’è inventato anche una raccolta di fondi per aiutare la sua opera di persuasione, poverino, ha bisogno di soldi, è una vita che non lavora, non sa da che parte girarsi. Non le sembra tutto da ridere? Altrettanto poveri sono gli impiegati provinciali, stanno facendo sciopero perché hanno bisogno di aumentare lo stipendio. Valli a capire, non basta un lavoro sicuro, ben remunerato, al caldo d’inverno e al fresco d’estate, e neanche che si ammazzino di lavoro, si sa! A loro ed ai loro sindacalisti non gliene frega niente che ci sia un sacco di disoccupati, che ci stanno tagliando sanità e servizi per avere i soldi per andare avanti, che c’è gente

Terrorismo e violenza minano le certezze del vivere civile, ma non dobbiamo farci spaventare

Servirebbe un Natale di pace Il vostro Saltaro, custode delle nostre virtù, è furioso, ne ha di cotte e di crude da raccontare a chi di dovere. Avvolto nel mio lacero e vetusto mantello mi sono inoltrato nei pascoli del paradiso, ho urgente bisogno di parlare con San Pietro in persona, solo lui può condividere con me le ignobili azioni del Trentino di questi tempi e con lui concordare le azioni da inche patisce la fame, no, loro vogliono un aumento consistente del loro stipendio...ma perché proprio adesso che siamo in piena crisi? Perché non arrivano alla fine del mese... hanno detto! Tutta da ridere se non ci fosse da vergognarsi. E la Val di Non, valle di furbi e di “gosoni” viene indicata dai giornali, la valle più povera del Trentino...porca vacca, provate ad andarci, sembra d’essere in California, vivono nell’agiatezza, senza contare che mezza Trento è stata acquistata da loro, è di loro proprietà... qui c’è sotto qualcosa di poco chiaro...mah! A raccontarle tutte queste cose mi vergogno e non poco, quanto è decaduta la mia gente, quanta superficialità, quanta arroganza, dov’è l’acume politico di De Gasperi, la solidarietà di Don Guetti, l’onestà dei nostri padri...non vado oltre, mi si stanno scompaginando le budella, mi viene da vomitare, mi perdoni santo Anania, la mia sfrontatezza, ma ci vorrà pur qualcuno che dica pane al pane e vino al vino...” Anania mi sorprende con parole alate: “Caro Saltaro, non si avvilisca, ormai il mondo è tutta una baraonda, certo le cose che mi dice non sono per niente edificanti, sono stomachevoli, ma son ben poca cosa rispetto a al pensiero che affligge in questi giorni San Pietro, ecco perché non lo può ricevere, gli riferirò le sue lagnanze, e si farà

sentire non dubiti....” “Ma, si può sapere cosa preoccupa così il Santo da non potermi ricevere?” ho chiesto curioso ed un po’ offeso: “San Pietro è stato incaricato dal buon Dio di cercare un luogo sicuro e sereno per il Natale di quest’anno, con tutto il casino che c’è, non sa dove andare a fare l’uovo... dove collocare il presepio... per poi chiamare a raccolta gli angeli del cielo, i Cherubini e i Serafini. Secondo te, caro Saltaro, c’è un angolo della terra che potrebbe ospitare la nascita di Cristo senza correre rischi? Escludiamo la Palestina, quella sarebbe la terra santa dove è nato Gesù, ma oggi è impraticabile, non si capiscono più, ebrei, mussulmani, cristiani, dovremmo armare san Giuseppe di mitra per difendere i suoi cari, ma San Giuseppe se la farebbe sotto, lui ha sempre fatto il falegname, è un uomo mite... poi c’è l’Isis, quella arriverebbe men che te l’aspetti e mozzerebbe la testa all’asino e al bue...non sarebbe giusto! E allora? Dove lo portiamo il santo presepe quest’anno? Potremmo andare in Nord America...” E io: “Eh no... in Nord America no, lì non c’è niente da imparare, quelli ti rivestirebbero la capanna di stelle a strisce, licenzierebbero l’asino e il bue e ci metterebbero un bel cavallo del Texas e un bisonte del Nevada, poi, fra

traprendere. Non è facile addentrarsi nei pascoli del potere divino, dicono che san Pietro sia inarrivabile, a difesa della sua privacy c’è da tempo immemore Anania, santo e solo, dopo che la moglie Zaffira l’ha piantato per troppa Santità. Nell’elevarmi oltre le cime, la brezza irrequieta di un certo nervosismo, mi investe. Lassù c’è qualcosa che non va. san Giuseppe e Maria ci metterebbero la reclame della coca-cola e delle slot-machine, sarebbe un cattivo esempio per Gesù appena nato...” “E l’Africa?” “No, neanche quella andrebbe bene, li si rischia di nascere con malattie gravi di quelle terre e di morire, poi magari dovresti imbarcare Gesù come profugo sui barconi per salvare la pelle…da quelle parti va di moda la strage degli innocenti come ai tempi di Betlemme...” “L’America Latina?” “Cosi finirebbero con il Bambino in mezzo a una strada ed i pastori adoranti verrebbero sfruttati per tagliar canna da zucchero o raccogliere coca, caffè e cacao...no...no...” “L’Asia?” “Vuoi che i pastori vengano sequestrati a lavorare quat-

tordici ore al giorno, a fare tappeti, scarpe, cianfrusaglie di poco conto, e chi farebbe compagnia al buon Gesù? no...meglio di no!” “Non ci resta che l’Europa...” “Quella è ancora peggio, pensa se facessimo nascere Gesù in Italia, verrebbero da tutto il Paese ad adorarlo, tutti compunti e commossi, tutti, tutti, poi ci sarebbe quello che farebbe pagare il biglietto per poterlo vedere, quello che ruberebbe la paglia della mangiatoia per venderla a pezzettini come reliquia, e quelli che metterebbero insieme una cooperativa (rossa, s’intende!) per organizzare vitto e alloggio per i pellegrini più lontani...con la sovrintendenza di cosche terribili s’intende, ovunque, al nord, al sud e al centro...”

“La conversazione è stata interessante e la ringrazio, caro Saltaro, darò le sue giuste indicazioni a San Pietro che le sarà grato, ma alla fine dove lo facciamo nascere quest’anno Gesù Bambino?” “A pensarci bene, fossi san Pietro, quest’anno non farei nascere Gesù sulla terra, è tempo sprecato, io lo inviterei a nascere nel cuore di ognuno di noi, nel cuore dei grandi e dei potenti, nei cuori di tutti gli uomini della terra, per rendere tutti più buoni, più tolleranti, più generosi, per combattere tutti insieme la povertà in ogni parte del mondo, rabbonire gli animi, chetare le armi, per potersi guardare negli occhi con la serenità dell’essere tutti fratelli, indipendentemente dalla razza, colore e religione, abitatori di questo mondo che sta andando a rotoli e che ha bisogno dell’aiuto di tutti per poter guardare in alto con rinnovata speranza per noi e per i nostri figli.” Quando si mette, il vostro Saltaro parla come un libro stampato. Commosso, auguro a tutti Buon Natale!

Augura alla al Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...


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DE F I TR S C AZ A L IO E N

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Partner

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IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Enti inutili, consulenze e scandali nelle partecipate

TI E H C E L I AB M M A MI. R A I G H O C R P A RA RE T A S S E N N E I P F I D tra LA e O r P e i l M g E e LT I ile sc A b i L s A s o ��� G p � E � è R � d � � a � p � � l � ntro ��� Le consulenze a Deloitte al centro delle polemiche

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I nuovi sindaci/5

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Angelo Zambotti, sindaco di Fiavè e più giovane primo cittadino delle Giudicarie parla dei primi mesi di legislatura e dei progetti per il futuro

«Puntiamosuturismoevalorizzazionedelterritorio» Angelo Zambotti è oggi il sindaco più giovane delle Giudicarie, fra i giovani volti nuovi anche allargando gli orizzonti al territorio provinciale. A sorpresa, con una lista giovanissima e vergine rispetto ad incarichi di potere, ad eccezione di Giansanto Farina che poi ne è diventato vicesindaco, il trentenne Zambotti l’ha spuntata sulla sindaca uscente Nicoletta Aloisi nelle elezioni di maggio e a sei mesi dall’elezione ci racconta l’onere e l’onore di amministrare. Tutti gli amministratori lo dicono e ripetono: il sindaco è praticamente un lavoro a tempo pieno e gli impegni non finiscono mai. Dopo 6 mesi, come va con il carico di impegni istituzionali e il conciliare la vita lavorativa? Sono stati come me li aspettavo tutto sommato, avendo seguito la vita amministrativa come corrispondente avevo un’idea di come avrebbe potuto essere. Personalmente, poi, penso che sia cambiata la vita: nei paesi piccoli la gente, è normale, vede il sindaco come il riferimento per quasi tutto quello che accade! Il paese è paese. Anche per il gossip: l’ex sindaca, Nicoletta Aloisi, tornata a vita privata, era impiegata nel suo comune. Convivenza complessa. Opportunamente, sta andando al Bim del Sarca, qualcuno ha tolto le castagne dal fuoco? Il Bim ci ha chiesto in comando la dipendente visto che chi si occupava storicamente della ragioneria del Bim va in pensione [N.d.R. Bruna Collini, ancora per qualche settimana prima cittadini di Darè]. Serviva qualcuno con esperienza, Aloisi stessa trovava la posizione gratificante e il passaggio è stato formalizzato. Non ci nascondiamo che è meglio per entrambi, pur non essendo affatto un pro-

Nipote d’arte, nel senso che diventando giornalista spordi Denise Rocca pure il nonno materno fu tivo e passando anche fuori amministratore (stiamo parlando di Angelo Cipriano dalle ore lavorative un sacco di tempo su un campo da Leonardi, presidente delle Regole Spinale e Manez dal calcio o in palestra, partecipando alla vita di diverse 1961 al 1973), nella vita ha abbinato passione e lavoro associazioni sportive e non solo.

LA SCHEDA

Data di nascita: 13 marzo 1984 Studi: maturità classica Professione: libero professionista nel campo della comunicazione Hobby: associazionismo Musica: ampio e variegato ventaglio, da Van de Sfroos a Venditti passando per i Baustelle Piatto preferito: canederli in brodo Vacanze: ovunque, con gli amici Busta paga da Sindaco: 1.701,90 euro (lordi)

Angelo Zambotti

blema questa “convivenza” sotto lo stesso tetto comunale, ma c’è maggiore serenità e gratificazione per tutti. La campagna elettorale è stata aspra. Come stanno ora il tessuto sociale e i rapporti con l’opposizione? In generale, va bene. Ci sono diverse interrogazioni, ma è normale. Loro, come noi, sono persone che tengono a Fiavè, quindi sono convinto che proseguiremo a confrontarci con modi civili e costruttivi. Tornando ai primi giorni di mandato, ha trovato il comune come se lo aspettava? Si, si. Il paese è ben infrastrutturato, anche se ci sono certamente cose da fare ancora. Probabilmente sarà più un lavoro di dare nuova vita ad edifici esistenti, e penso per esempio all’ex canonica che è una bellissima opera, magari vista da fuori sembra pronta ma in realtà servono altri fondi perché si possa utilizzare e le va data una destinazione. Anche la nuova caserma dei vigili del fuoco serviva per il nostro

corpo, ma oggi va gestita perché è un’opera importante e ci sono spazi che possono essere destinati ad altro. Voglio dire che dare vita a questi edifici è l’impegno più immediato, non tanto fare subito qualcosa di nuovo quanto piuttosto usare meglio quello che abbiamo. Entriamo nei dettagli, c’è già qualche idea sulle destinazioni d’uso? Una delle sale ricavate nella caserma dei vigili del fuoco è abbastanza grande, e ha un’entrata indipendente, ha spazi parcheggio, potrebbe essere usata come sala musicale, per gruppi locali che sono sempre in cerca di posti dove provare. È uno spazio che manca in valle, e potrebbe essere un’idea, fra tante altre. Per l’ex canonica, la nostra idea è quella di trasferirvi il municipio per liberare l’attuale edificio che ospita l’amministrazione. Qui abbiamo farmacia e ambulatori che stanno stretti e non vedrebbero l’ora di usare gli eventuali spazi lasciati liberi. Sia ben chiaro, non ci sogneremmo mai di spostare il municipio per lasciare

questo edificio vuoto, ma il trasferimento lo abbiamo pensato per dare più spazio a due servizi utili come farmacia e ambulatorio medico che ora non hanno spazi ottimali. Il sindaco è anche un ruolo di relazioni, interne ed esterne al proprio comune, tema criticato all’amministrazione precedente Sì certo, è molto fatto di relazioni. Infatti i primi sei mesi sono stati caratterizzati dal confronto con gli altri comuni, enti, consorzi e le varie realtà che ci sono sul territorio e in valle. I giorni hanno però 24 ore e sono tante le cose che vanno approfondite, comunque le relazioni sono serene e impariamo a conoscerci e io a conoscere bene cosa fanno le varie realtà e che problematiche e potenzialità hanno. E in tema di relazioni, impegno forte della tua amministrazione è il Tavolo per la Zootecnia. Quanto incisivo saprà essere? Si, la cosa importante è la propositività di tutti su questo tema e il renderci conto che non è un’iniziativa che risolverà le cose nel giro di sei mesi. Si va ad incidere sulla mentalità e le credenze costruite in decenni che hanno messo un po’ contadini da una parte e cittadini dall’al-

tra. Un cambio di rotta non si fa in poche settimane ma penso che si possano fare dei passi concreti, si possa lavorare nel mandato per inserire le aziende agricole nel paese, dal punto di vista anche urbanistico ed estetico. Le nuove generazioni sono la chiave di tutto questo, spero che guardino non a domani ma a lungo termine. Il turismo è l’altro motore dell’economia fiavetana. Per ora più un desiderio o è davvero un pezzo di economia locale? Di concreto c’è meno di quello che si potrebbe fare, credo, anche se le realtà che ci sono lavorano. Su questo tema abbiamo incontrato come amministrazione uno dei massimi esperti di “outdoor”, di vacanza legata all’ambiente e alle attività all’esterno, per pensare a dei pacchetti vacanza per questo tipo di offerta. Penso che come località sicuramente ci sottovalutiamo: con un’organizzazione migliore penso si possa fare molto, sia sfruttando la vicinanza con le Terme di Comano, nostra grande risorsa, ma non solo. Fusioni e gestioni associate: fra cinque anni, dove saranno le Giudicarie Esteriori? Fra cinque, non so. Fra

quindici immagino una valle e un comune unico. Sul breve periodo ci sono tante dinamiche e cose da capire, risolvere e sistemare perché convogliare in un unico comune non è un’operazione semplice. Va detto però che un cambio di mentalità e prospettiva è avvenuto: si parla molto di più in termini di valle. Quando ragioniamo di opere e di amministrazione si guarda molto di più all’interezza della vallata. Di tutti gli obiettivi che vi siete posti, quale vorresti assolutamente vedere realizzato a fine mandato? Mi sta a cuore il turismo: fra cinque anni vorrei che Fiavè avesse un Museo delle Palafitte aperto tutto l’anno, il villaggio palafitticolo completato e un turismo di “outdoor” e culturale, quindi che la località abbia un posto di tutt’altra importanza rispetto ad ora all’interno del panorama turistico. Un Museo senza parcheggio però. La logistica del complesso – intendo Museo e villaggio – va pensata e studiata per meglio inserire il Museo nel paese, è vero. E’ una delle cose delle quali occuparsi e le idee non mancano. Ambito sociale: la Pro loco ha appena cambiato il presidente, dopo tanti anni, e siete entrati nel Piano Giovani di Zona. Sulla Pro loco ringrazio Lorena Festi, presidente uscente, e faccio gli auguri al nuovo presidente. Il piano giovani l’avevamo detto anche in campagna elettorale che era un’occasione da non lasciar cadere e tra l’altro il nostro consigliere Paolo Baroldi è diventato referente istituzionale del piano che con quest’anno si è allargato a tutti i comuni della valle. Spero dia la possibilità ai giovani di fare qualcosa per la valle, penso sarà solo positivo.

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Navicella del Parlamento austriaco 1911-1918 con De Gasperi alla pagine 202.

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Alcide De Gasperi nella Vienna del ‘900 Durante il periodo della guerra è eccezionalmente attivo nel seguire ed aiutare i profughi trentini nei campi di raccolta, presentando al governo relazioni con proteste per il modo in cui i suoi conterranei venivano trattate e avanzando precise richieste per migliorare le loro condizioni. Dopo la riapertura del Parlamento, avvenuto il 31 maggio 1917, interviene più volte, soprattutto in merito alle esigenze dei trentini e sull’autonomia degli stessi nella loro terra. Pronuncerà il suo ultimo discorso nell’Aula parlamentare l’11 ottobre 1918 per illustrare un’interpellanza riguardante arresti avvenuti in Trentino ritenuti motivati daGasperi ragionia Vienna: Alcide De l‘avvio di un impegno verso l’unità europea politiche e non da reati.

Lo Statista Trentino nella austriaca alla Per ricordare il periodo celebrato viennese di Alcide Decapitale Gasperi è stata organizzata fra presenza il 22 e il 25 la figlia Maria Romana ottobre scorsi a Vienna una serie di eventi, promossi dal direttore di questo giornale Paolo e dell’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi Magagnotti, presidente della “European Juornalists Association-The Communication Lo Statista Trentino celebrato nella capitale austriaca alla presenza la figlia Maria Romana e dell’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi

Il trentino artefice del processo di ricostruzione dell‘Italia messa in ginocchio dalla guerra ed entrato nella storia come padre di quel processo di unificazione dei popoli Network” e dell’Associazione Italo-Tedesca per l’Europa, ed europei ai quali partecipato laeuropea figlia di 28 Stati membri, avviò a Vienna un che ha ora viviamo nell’Unione intenso e fruttuoso percorso fra le diversità linguistica del Vecchio continente. Alcide dello Statista trentino Maria Romana. De Gasperi, lo Statista nato a Pieve Tesino il 3 ottobre 1881, dopo aver conseguito la maturità nel luglio del 1900 presso l’Imperiale regio liceo di Trento (attuale Liceo Giovedì 22 vi è stato un solenne ricevimento da Prati), parte del successivo presidente deled inizia a frequentare l’Università della nell’autunno si si iscrive capitale dell’Impero austroungarico. In quel periodo gli studenti delle terre italiane “Bundesrat”(Camera dei Länder del Parlamento austriaco) Gottfried Kneifel. sottoposte all’Austria che desideravano compiere studi universitari sceglievano Vienna soprattutto per due motivi: le università del Regno d’Italia richiedevano, specialmente per i meno abbienti, uno sforzo finanziario particolare e la laurea italiana non dava diritto ad esercitare la professione nel Trentino per chi in questa terra aveva la famiglia e propri interessi.

di Luciano Kogoj

Intervento di Romano Prodi

La cerimonia è stata aperta con l’esecuzione dell’Inno d’Europa da parte del Coro del Aula storica del Parlamento austriaco con la figlia di Alcide De Gasperi Maria Romana Noce, Giovanni Cristoforetti e del quale Maria Romana De Gasperi è sedutadiretto al posto (nr.dal 184) maestro che era del padre; alla sua destra l’ambasciatore Giorgio MarraAlcide De Gasperi negli anni podi ed allae suaPaolo sinistra ilMagagnotti presidente del “Bundesrat” Gottfried Kneifel e Paoloal Magagnotti giovanili madrina presidente. Il Coro, cui seguito sono giunti a Vienna altri 30 Per il giovane Alcide, pur desiderando compiere gli studi universitari nella capitale trentini da varie provincia, haMaria poi eseguito un concerto a conclusione Aula storica delprovenienti Parlamento austriaco con parti la figliadella di Alcide De Gasperi dell’Impero, la scelta non è stata facileRomana per motivi di carattere finanziario. All’inizio dovette accontentarsi di una stanza nella casa dello studente, al numero 30 della Porzellangasse, sedutadella al posto (nr. 184) che era del padre; alla sua destra l’ambasciatore Giorgio cerimonia. ed in seguito, accumulando qualche soldo nel dare lezioni, poté condividere con il avere una scodella di “Minoritenkirche”, si recava in questa chiesa dell’italiani per minestra.

Marrapodi ed alla sua sinistra il presidente del “Bundesrat” Gottfried Kneifel e nella Paolo compagno Felix una camera ammobiliata Burggasse. Sono stati per lui tempi difficili De ilGasperi e di grandi sacrifici; con la tessera di povero, mettendosi Alcide in fila sotto porticato della Magagnotti

Per l’evento sono giunti messaggi del ministro degli Interni e presidente della Fondazione Nel suo indirizzoDe di saluto alla Signora Maria Romana il presidente Kneifel avuto parole della Provincia autonoma di Alcide Gasperi in Roma Angelino Alfano, delhapresidente Trento Ugo Rossi, del presidente della commissione bilancio del Senato Giorgio Tonini e senatore Franco Panizza. molto del sentite di ammirazione per gli eccezionali valori e principi che hanno sempre mosso in Vienna. Certificato di povertà rilasciato allo studente Alcide De Gasperi

a, aderendo nel 1991 alla Ben presto si inserì attivamente nella comunità studentesc il leader. Durante gli “Unione Accademica Cattolica Italiana”, di cui dopo poco divenne giornale “La Voce Cattolica” studi conservò molti contatti con il Trentino, inviando articoli al le sue capacità e doti di ed a quell’operaio “Fede e Lavoro”. Il 22 settembre del 1901 cattolici trentini svoltosi a leader vennero apprezzate al IV congresso dell’universitari Mezzocorona.

con grande dignità e coerenza l’eccezionale opera politica di De Gasperi; valori, ha Maria Romana De Gasperi sotto il porticato della Minoritenkirche

ante trentino nel Nel 1911 il trentenne De Gasperi ritorna Vienna come rappresent Fassa-Primiero-CivezzanoParlamento austriaco eletto il 17 luglio nella circoscrizione Dieta di Innsbruck. E’ nei Cavalese. Il 6 maggio del 1914 verrà poi eletto anche nella rico che il Deputato rapporti in un contesto parlamentare multietnico dell’impero austrounga forza quando nel trentino assorbe ed elabora elementi che li daranno una particolare europea. Scoppia la prima secondo dopoguerra sarà impegnato nel promuovere l’unità guerra mondiale ed il 28 luglio il Parlamento viennese viene chiuso.

Certificato di povertà rilasciato allo studente Alcide De Gasperi

Mara Romana De Gasperi sotto il porticato della “Minoritenkirche” dove il padre studente a Vienna si metteva in file per avere una scodella di minestra. A conclusione della liturgia, dopo il saluto del prefetto della “Congregazione italiana Minoritenkirche” Daniela Panella-Jitout , Maria Romana De Gasperi, con un commovente immaginario colloquio con il padre lo ha ricordato nei momenti difficili della sua permanenza a Vienna come studente quando la chiesa dei Minoriti era per lui luogo dove oltre al conforto spirituale trovava anche quella scodella di minestra unico pasto della Il Coro del Noce nella Minoritenkirche giornata. Ritornare a Vienna per celebrare De Gasperi ha significato ricordare passaggi Intervento di Romano della vita degasperiana che hanno contribuito significativamente alla formazione di Prodi un uomo entrato fra Minoritenkirche. i Grandi del XX secolo. Il Coro del nella Nocestoria nella

Intervento di Romano Prodi

La cerimonia è stata aperta con l’esecuzione dell’Inno d’Europa da parte del Coro d KogojGiovanni Cristoforetti e del quale Maria Romana De Gasperi Noce,Luciano diretto dal maestro madrina e Paolo Magagnotti presidente. Il Coro, al cui seguito sono giunti a Vienna altri trentini provenienti da varie parti della provincia, ha poi eseguito un concerto a conclusio della cerimonia.

Domenica 25 vi è stata nella “Minoritenkirche”, la chiesa, appunto, dove De Gasperi studente si recava per una scodella di minestra e per partecipare a funzioni religiose, la celebrazione di una messa in memoria del politico trentino, accompagnata dal Coro del Per l’evento sono giunti messaggi del ministro degli Interni e presidente della Fondazio Alcide De Gasperi in Roma Angelino Alfano, del presidente della Provincia autonoma Noce, che al termine della cerimonia si è esibito con una applauditissima serie di brani del Trento Ugo Rossi, del presidente della commissione bilancio del Senato Giorgio Tonin del senatore Franco Panizza. proprio repertorio.


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Economia

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Dopo l’acquisizione da parte degli australiani di Macquarie del 49% di Hydro Dolomiti

Il Trentino chiamato alla svolta nel settore dell’energia idroelettrica di Marco Zulberti La notizia della vendita da parte di Enel Produzione alla Macquarie, colosso australiano di Private Equity, della sua partecipazione pari al 49% di Hydro Dolomiti per 335 milioni, rappresenta una svolta storica che va necessariamente analizzata nella sua portata complessiva sull’economia trentina. La Provincia di Trento attraverso Dolomiti Energia controlla ben il 51% di L’operazione impone alla Provincia la valutazione se intervenire esercitando il diritto di prelazioni, che vorrebbe dire incrementare di altri 335 milioni di Euro, il bilancio provinciale, oppure di avere come partner un fondo finanziario internazionale che alle sue dipendenze ha schiere di analisti che confrontano l’efficienza di Hydro Dolomiti con quelle operanti a livello dell’economia globale. Se dal punto di vista finanziario, l’importo non rappresenta una somma impossibile, visto che solo la spesa per il Not vale 1,7 Mld, si deve valutare se l’attuale produzione può essere rafforzata e resa più efficiente, riducendo i costi e calibrando gli investimenti in modo meno dispendioso di quello attuale, e ripagare un piano di finanziamento ventennale, in modo da rendere la Provincia Autonoma di Trento rispetto al consumo di energia. Sarebbe un progetto fondamentale per la nostra terra, ma si deve averne una capacità di gestione e visione del futuro economico nel campo energetico e dei trasporti più orientati all’energia elettrica e non a quella dei combustibili. Governare l’energia idroelettrica di una regione montuosa come la nostra vuol dire alimentare non solo le industrie e gli impianti funiviari sciistici e turistici, ma anche linee di trasporto locale cittadino su tram e ferroviario, esattamente come in Svizzera. Ma perché Enel è disposta a cedere questa quota strategica in una società forte con il costo di produzione del kilowattora dell’energia idroelettrica che è un quarto di quello prodotto con le centrale termiche alimentate a petrolio e a combustibili fossili? Sicuramente il

Hydro Dolomiti per questo l’eventuale vendita da parte di Enel impone una seria valutazione su questo settore, centrale per la ripresa della nostra regione nel primo dopoguerra e che oggi produce, con le sue 26 centrali idroelettriche, 4,2 Terawattora (TWH), che valgono 247 milioni di euro di fatturato, pari quasi al due per cento dell’intera economia trentina.

Centrale idroelettrica di Cimego

crollo dei prezzi delle materie prime e del petrolio oggi a 40 dollari rende oggi la produzione termoelettrica dell’energia molto meno costosa rispetto al passato e quindi più vicina a quella idroelettrica che invece ha visto aumentare i costi della gestione. Sicuramente il mondo della produzione energetica sta subendo una trasformazione epocale su più fronti: dal calo dei consumi pro capite dai 5084 Kw 4983 Kw dovuto a fattori come l’introduzione di nuove tecnologie sia ne campo degli elettrodomestici che dei corpi illuminanti, a quello della crescita esponenziale della produzione di energia da fonti rinnovabili, salita dal 13% del 2003 agli attuali 33%, un terzo delle produzione complessiva. E’ un dato che incide fortemente sul calo dei fatturati delle tradizionali aziende produttrici di energia elettrica comprese quelle idroelettriche, nonostante il loro basso costo di produzione.

Quello che per decenni è stata sbandierato come un settore strategico e cruciale si rivela oggi meno importante per le economie di scala che per quelle locali soprattutto in quelle regioni come la nostra che sono tra i principali consumatori di energia ma che nello stesso tempo la produce in casa con bassi costi di trasporto. Anche il basso livello dei tassi d’interesse agevolerebbe un’operazione d’investimento finanziario di questo tipo valutando l’attuale del fatturato del consumo locale. Ma la produzione di energia elettrica dal 2006 è separata dal mercato elettrico che impone vincoli e normative complesse non sempre superabili con i concetti classici della domanda e dell’offerta, al punto che nonostante la crisi il previsto ribasso delle tariffe elettriche non è avvenuto. Il governo della Provincia di Trento è chiamato quindi ad una profonda rapida analisi di questo settore

strategico, di fronte all’alternativa di trovarsi come socio un fondo internazionale come Macquarie, che non concede molto alla fantasia della politica ma impone la dura legge del conto economico, molto meno accondiscendente di quello che può essere stata fino a ieri la gestione di Hydro Dolomiti con Enel. E’ pronta la Provincia ad assumersi un ruolo di governo di questo tipo mostrando competenze da stato federale e nello stesso tempo efficienze di gestione e visione da società che crea utili e bassi costi dell’energia al suo territorio? Un tema importante e complesso a cui è chiamato oggi il governo provinciale per mostrare effettivamente quelle capacità di autonomia matura e consapevole che non fanno più leva sulla spesa pubblica o sulla tassazione ma solo sulla efficienza interna.

Una colossale presa in giro C’è il rischio che il 49% delle centrali trentine passi agli australiani Sembrerebbe una barzelletta, gli australiani sono interessati ad acquistare il 49% delle centrali idroelettriche trentine, ma invece è una cosa maledettamente seria che sta creando grosse preoccupazioni negli ambienti provinciali e in chi si occupa di energia in trentino. Se così fosse sarebbe una colossale presa in giro di tutti i trentini ed in particolare dei giudicariesi sul cui territorio viene prodotta oltre il 50% dell’energia idroelettrica del Trentino. Le grandi centrali idroelettriche con relative dighe e canalizzazioni di raccolta delle acque, furono costruite negli anni ’50 e poi nazionalizzate con la nascita di Enel nel 1962. La motivazione di questo esproprio da parte dello Stato nasceva dalla considerazione che l’Italia stava rapidamente crescendo dal punto di vista economico ed era necessario che tutta la produzione dell’energia fosse controllata direttamente da parte dello Stato che avrebbe favorito gli investimenti in tutti i territori e l’accesso all’energia a prezzi calmierati da parte di tutti gli utilizzatori. Le ricadute di benefici a livello locale, come sappiamo, dopo la grande occupazione dovuta ai lavori alle centrali e alle dighe, diminuirono rapidamente e si limitarono alle modeste assunzioni da parte dell’Enel per la gestione degli impianti e successivamente agli scarsi sovraccanoni (calcoli fatti dicono siano stati meno del 5% del valore della produzione) che con legge del 1953 furono destinati ai Comuni attraverso la costituzione dei BIM. A tutti i trentini venne detto che questo sacrificio ambientale e territoriale era necessario perché la produzione di energia elettrica era una priorità per lo sviluppo dell’Italia ed era quindi necessario sottostare a queste condizioni, ritenuti da molti inique. Una decina di anni fa finalmente una novità positiva, alla scadenza delle concessioni la Provincia è riuscita, attraverso una proroga decennale, ad entrare in società con Enel e a costituire insieme la HDE (Hydro Dolomiti Enel) che ha gestito per questi dieci anni le centrali trentine. Adesso il colpo di scena, a pochi anni dalla scadenza delle concessioni (2020), l’Enel mette in vendita le azioni in suo possesso, pari al 49 % di HDE, e per questo acquisto si fa avanti una società australiana come abbiamo detto. L’Enel dopo essere venuto in possesso della proprietà delle centrali in seguito alla nazionalizzazione dell’energia nel 1963 e dopo aver prodotto con l’acqua trentina miliardi di chilowattora, lasciando ai trentini solo le briciole, adesso a pochi anni dalla scadenza delle concessioni, per guadagnare ancora qualche milione di Euro mette in vendita la sua quota. Gli utili dello sfruttamento delle nostre acque andranno quindi in Australia e ai trentini rimarrà solo una grande sensazione di essere stati presi in giro. Tutto regolare e legittimo ma l’indignazione in Trentino sta montando. E’ ben vero che la Provincia ha il diritto di prelazione e quindi per un costo di 335 milioni di euro sarà possibile acquistare la quota di Enel e quindi divenire proprietari per intero di tutte le centrali, ma questo non cambia la questione e l’affare sarà ancora una volta per l’Enel. L’Assessore Gilmozzi dovrà affrontare a brevissimo questa spinosa questione trovando una soluzione che possa garantire al Tentino la proprietà delle centrali costruite sul suo territorio, e non sarà facile in quanto se qualche anno fa non sarebbe stato un problema reperire queste risorse, con le disponibilità del bilancio provinciale 2016 la cosa non sarà per niente semplice. Una questione che deve vedere uniti tutti gli Enti trentini e nella quale anche i Consorzi BIM ed i Comuni dovranno farsi sentire e spingere per decisioni condivise e che garantiscano le popolazioni locali. Enzo Ballardini


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Uno studio complessivo sta dietro le scelte che definiranno il profilo della ristrutturazione della nota struttura ricettiva

L’Università diTrento progetta il nuovo Chalet Fiat di Denise Rocca


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Politica

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Ne parliamo con Donatella Conzatti, attuale segretaria provinciale dell’Upt. Signora Conzatti, perché questo congresso così anticipato rispetto alla scadenza del Suo mandato di coordinatore dell’Upt? Guido l’UPT da novembre 2013, prima come coordinatrice provinciale del progetto voluto dal Parlamentino “UPT cambia passo” e poi come Segretaria provinciale. Sono stati 2 anni intensi in cui abbiamo lavorato per rigenerare l’UPT. Ho ereditato un partito stanco, che faticava a trovare un costruttivo dialogo tra i vari “comitati elettorali” interni e non sapeva quale futuro darsi dopo aver perso lo status di “Partito del Presidente”. Credo di riconsegnare un partito plurale che aspira a rappresentare la società sia per generi che per generazioni e certamente un partito consapevole delle intelligenze che lo animano. Il congresso che stiamo affrontando è in qualche modo il coronamento di questo intenso lavoro che ha portato il partito a maturare e ad essere pronto per una scelta, anche decisa, di progetto politico. Come in ogni cambiamento serio, importante, c’è chi resta indietro, chi non accetta l’evoluzione. In questo sta la principale ragione di questo congresso: c’è chi tenta di resistere con lo sguardo rivolto indietro e chi comprende che un partito deve essere al passo con i tempi che deve interpretare. Incidentalmente va anche detto che il clima interno, per via di una minoranza esperta ma interprete di un modo di fare politica che non c’è più, era diventato deteriore. E nessun partito può svolgere al meglio la propria azione per il territorio quando il clima interno non permette il dibattito politico. Perché non c’erano più i margini per una mediazio-

Verso il congresso dell’Upt tra Mellarini e Dellai Nei prossimi mesi i tre partiti di governo provinciale a congresso. Inizia l’Upt il 23 gennaio con una sfida intrigante

Nei primi mesi del 2016 i tre partiti della coalizione di governo provinciale, Patt, Upt e Pd sono chiamati a importanti passaggi politici attraverso i rispettivi congressi provinciali. In ballo ci sono gli equilibri interni, necessari chiarimenti “di rotta” e anche l’elezione dei rispettivi segretari. Questioni non di poco conto, insomma, che potrebbero avere ne, pur tentata, su un nome condiviso? Abbiamo da sempre tentato di coinvolgere la minoranza del partito che tuttavia ha scelto dapprima di astenersi da ogni attività e quindi di innescare un braccio di ferro culminato nella proposta di un progetto politico diverso da quello uscito dal congresso. Non dobbiamo dimenticare che la minoranza del partito ha agito spesso ai margini delle regole, costringendo il Parlamentino alla rincorsa, pur di tenere unito l’Upt. Già questa credo si possa ritenere una lunga, paziente, opera di mediazione. In questo senso, il Congresso di oggi serve a riportare il partito in un clima normale. Serve a rendere democratico il confronto sia sul progetto politico che sulla forma partito. Il congresso sancirà una linea vincitrice. Anche nella fase preparatoria del Congresso sono state proposte diverse ed autorevoli figure di mediazione (una su tutte, Mario Tonina) ma il gruppo che fa riferimento all’onorevole Dellai non ha accettato. E certamente il nome

conseguenze anche sull’azione politica della maggioranza stessa. Inizia L’Unione per il Trentino, con il congresso del 23 gennaio prossimo e la sfida per la segreteria che vede impegnati due pezzi da novanta come Tiziano Mellarini e Lorenzo Dellai che in questi giorni sono sul territorio nelle assemblee locali a spiegare le proprie tesi congressuali. ambisce a diventare un luogo di preparazione per le nuove generazioni. Aggiungo non si è dato abbastanza spazio alle competenze, privilegiando invece fedeltà ed obbedienza. Lo sgretolamento di alcuni capisaldi del sistema Trentino ci dice che è tempo di cambiare, verso la meritorietà e l’intraprendenza. Donatella Conzatti

di Dellai non rappresentava più oggi un nome di sintesi sul quale ci si potesse aspettare la convergenza del partito. Si è detto che questo congresso dovrà far chiarezza. Su cosa in particolare? Farà chiarezza sugli obiettivi prioritari per il Trentino. E naturalmente sulla linea politica, sulla forma partito, sulla leadership interna e nell’alleanza di centro sinistra autonomista. Di Mellarini sappiamo che farà un lavoro di squadra. Lo sappiamo per la sua storia e per come è stata costruita la candidatura: attorno ad un progetto politico condiviso che vede l’UPT ridiventare

baricentro della coalizione. Molti sono scettici. Il realismo porta a dire che senza esprimere il Presidente della provincia e non essendo un partito nazionale, sarà impossibile tornare ad essere centrali. Ma questo ragionamento sottende una politica di potere. L’UPT tornerà invece protagonista se terrà conto della proprio storia e, soprattutto, del proprio elettorato. Noi siamo i rappresentati di tutti coloro che nel centrosinistra stanno bene, condividono obiettivi e idee, ma non hanno radici e storia nel Pd e non condividono l’autonomismo del Patt. Siamo i rappresentanti di un partito popolare territoriale ed europeista che

Verso il Patt o verso il Pd? Sono davvero queste le uniche alternative dell’Upt? Mi pare di avere appena risposto: L’UPT sta con l’UPT e con il proprio elettorato. Il partito trova le proprie radici e forza nel popolarismo, la cultura che ancora maggiormente connota i trentini. La sfida è rendere il popolarismo moderno, al passo con i tempi che chiedono di saper coniugare anche le contraddizioni: approfondimento e rapidità, forza nei valori della dottrina sociale della chiesa ma capacità creativa laica, radici nell’insegnamento dei maestri ma spregiudicatezza nell’innovazione, approfondimento ma concretezza nell’applicare i provvedimenti cogenti, co-

raggio nel dire che certi privilegi del passato non sono più sostenibili dalla collettività. Cosa si aspetta da questo congresso di gennaio? Mi aspetto che il partito concluda il processo di maturazione avviato e che sappia smarcarsi dalle paure del passato. La corrente di “energia creativa” che abbiamo seminato in questi due anni, unita alla forza ed all’esperienza di Mellarini, potranno così plasmare la nuova UPT federativa. Mi aspetto che il partito possa tornare ad essere punto di riferimento e guida per i molti amministratori comunali e di Comunità e anche per la parte attiva della nostra società. Mi aspetto che l’UPT continui ad essere orgogliosa della propria identità e delle proprie idee senza diventare – come vorrebbero alcuni - la stampella di qualche altro partito, per realismo elettorale oppure, e peggio, per tornaconto personale di troppo pochi. Sul piano nazionale, mi aspetto che l’Italicum venga modificato e che Renzi riesca nella sua sfida di evoluzione del centro sinistra. Diventerebbe più facile, in questo caso, trovare alleanze elettorali coerenti con la nostra storia. (r.s.)

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Presentato a Zuclo il progetto Bio d’Alpe con partner come Gruppo Poli e Latte Trento

I formaggi da latte biologico nascono in Giudicarie

Eletta personaggio dell’anno dalla Pro Loco di Dorsino

Forza e coraggio nell’esempio di Francesca


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Europa

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Il fallimento, nell’agosto del 1954, del progetto di “Comunità Europea di Difesa” nato e caduto in Francia e fortemente voluto e sostenuto da Alcide De Gasperi fino al suo ultimo respiro, ha segnato un forte limite nel creare condizioni di sicurezza ed unità politica in Europa. Un malinteso ed irrazionale orgoglio nazionale è stato purtroppo una palla ai piedi lungo il cammino del processo di unificazione europea, il quale, peraltro, pur con tutti i suoi limiti, rimane pur sempre il più grande ed affascinante progetto di unificazione di popoli su base democratica mai visto nella storia dell’umanità. Purtroppo la storia dell’integrazione europea ci insegna che troppe volte di fronte a gravi problemi gli Stati nazionali piuttosto di unirsi hanno preferito percorsi solitari. La crisi petrolifera degli anni Settanta ne è stata un esempio. Dopo i morti di Parigi, senza dimenticare migliaia di vittime innocenti in altri Paesi, richiederebbero, secondo una logica comprensibile ad ogni persona di buon senso, un forte e compatto fronte unico contro un terrorismo che minaccia drammaticamente la nostra convivenza ed il nostro futuro. Purtroppo la realtà ci delude ed amareggia. La Francia, cui siamo tutti vicini in questi tragici momenti, dimostra di preferire vie bilaterali invece di sollecitare un’azione compatta dell’intera Unione europea.

Rischio soffocamento nelle sovranità nazionali di Paolo Magagnotti

L’orribile strage di Parigi deve invitare tutti noi ad inchinarci davanti alle vittime innocenti e a sentirci vicini ai loro familiari ed amici. Le polemiche dovrebbe lasciare spazio alla riflessione sul da farsi per un futuro denso di nubi sull’Europa e l’intero Occidente. Sono momenti ed eventi storici, questi, che impongono a tutti gli uomini di buona volontà animati da spirito di libertà e da tutti gli altri valori che pongono alla base la dignità umaUn’azione, peraltro, la quale, è necessario essere realisti e riconoscerlo, che senza un’ulteriore intesa Stati Uniti d’America e Federazione russa vedrebbe limitate le sue possibilità di successo. Mi amareggia vedere come anche nel nostro Paese vi siano partiti i quali chiedono separatamente di accogliere le loro proposte contro il terrorismo senza impegnarsi in un confronto collegiale. Da parte dello stesso nostro Governo, che per bocca del ministro dell’Interno ritiene di avere uno dei migliori sistemi di Intelligence al mondo, si chiede di attuare il modello italiano sul piano europeo. Al tempo stesso anche da parte di altri governi di Stati membri dell’Unione europea

na di unire idee e forze per sconfiggere un allarmante terrorismo che getta ovunque schegge impazzite. Se volessimo guardare indietro nei tempi del dopoguerra ed analizzare il comportamento degli Stati nazionali europei per rapporto alla difesa di fronte a possibili eventi e attacchi di varia natura, moltissime sono le giuste critiche che si possono sollevare, con la connessa attribuzione di responsabilità.

Francois Hollande

è purtroppo palpabile un’ancora forte ed irrazionale atteggiamento invocante le sovranità nazionali per giustificare mancanza di unità. Questi sono momenti in cui i Governi nazionali dell’Unione europea, invece di pensare a

incrinare il sistema Schengen con la chiusura delle frontiere nazionali, dovrebbero, senza perdere un attimo di tempo - ne hanno perso abbastanza – riunirsi, mettere sul tavolo le loro capacità e potenzialità in termini di strategie della si-

curezza non ancora condivise a livello europeo ed aprire un fronte unico verso minacce che mettono in pericolo non un singolo Paese ma l’intera Europa, oltre che altre realtà occidentali. Un malinteso senso di unità europea ed un ancor più mal concepito senso di sovranità nazionale non mettono purtroppo l’Europa al riparo, per quanto possibile , da gravi pericoli di tempi grigi. Il processo di unificazione europea nato dopo la lezione di due guerre mondiali è stato concepito, fra l’altro, come progressivo trasferimento di poteri nazionali, ossia sovranità, a livello europeo. Oggi più che mai abbiamo urgente bisogno di più Europa più che di rafforzamento

delle sovranità nazionali, cullandosi nelle quali possiamo rischiare il soffocamento. Vorrei augurarmi che fossero maggiormente i grandi mass-media e movimenti di piazza a richiamare a maggiori responsabilità unitarie politici che spesso anche in queste tragici momenti pensano più alle prossime elezioni piuttosto che alle prossime generazioni, ossia l’opposto di quello che faceva il grande statista trentino De Gasperi quando era impegnato nel porre le prime pietre del nuovo edificio europeo. La sicurezza comune deve avere assoluta priorità sulla sovranità nazionale. Dobbiamo tutti essere responsabilmente coscienti che l’Europa senza Unione Europea sarà un domani non molto lontano nei secoli una realtà nella quale quelli che sono oggi gli Stati nazionali potranno essere semplici regioni di poteri poco o per nulla europei.

Auguriamo a tutta la nostra affezionata clientela i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo. Cogliamo l‛occasione per anticiparvi la nostra programmazione gruppi per il 2016…..con partenza da Tione e dintorni. • SOGGIORNO MARE A CUBA – marzo 2016 • NAPOLI, SORRENTO, CAPRI, AMALFI in pullman dal 2 al 7 Aprile • MALTA in aereo dal 14 al 17 Maggio • SOGGIORNO MARE A MINORCA dal 4 all‛ 11 Giugno • CROCIERA CAPITALI BALTICHE con MSC : Copenhagen, Stoccolma, San Pietroburgo, Tallin dal 4 all‛ 11 Giugno Ed in autunno... STATI UNITI in aereo e pullman: New York, Philadelphia, Washington, Cascate del Niagara. I programmi dettagliati con i prezzi saranno disponibili a breve in agenzia o sul nostro sito www.viaggipaoli.it

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Economia L’associazione Culturnova, che si occupa di promuovere, coordinare e qualificare le diverse attività legate allo sviluppo socio – economico e culturale del territorio, è il principale sponsor culturale del “Progetto Bicò”, ossia la nascita di un vino autoctono del Chiese. Quest’anno, in occasione della festa di San Martino, Culturnova ha promosso attraverso un convegno, il tema delle prospettive derivanti dalla coltivazione di vitigni resistenti. La reintroduzione in Valle del Chiese della viticoltura, già storicamente presente, può portare ricadute importanti sull’economia locale. L’utilizzo di varietà resistenti agli attacchi di oidio e peronospora permetterebbe infatti di effettuare solo un paio di trattamenti all’anno e quindi, oltre a coltivare vitigni con ottime performance qualitative e quantitative, ottenere anche un’elevata sostenibilità ambientale. Inoltre questi tipi di vitigno possono essere utilizzati per un recupero delle zone collinari e marginali, sia in Valle del Chiese che in altre valli montane, con una produzione di pregio e con un sistema di coltivazione accessibile anche agli agricoltori part – time, coniugando in maniera vincente il recupero del territorio e prodotti di qualità che possano avere anche una resa economica.

DICEMBRE 2015 - pag. Ottimo successo per la prima edizione del convegno “Vitigni resistenti cultura biologica”

Il vino autoctono del Chiese prende quota di Marco Maestri

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i è svolto nella giornata di domenica 15 novembre 2015 a Cimego, in occasione della tradizionale festa di San Martino, il primo Convengo Vinchiese dal titolo “Vitigni resistenti cultura biologica”. L’evenOltre al convegno, nel pomeriggio presso la sala Teatro di Cimego è stato possibile degustare vini trentini prodotti da uve di vitigni resistenti, sia rossi che bianchi. A contorno della manifestazione l’Ecomuseo della Valle del Chiese ha preparato una piccola ma suggestiva esposizione di fotografie che narrano il territorio, attraverso scatti che ritraggono la sua gente e la sua identità. Ora a “calici fermi” abbiamo incontrato il presidente dell’associazione Culturnova, Nello Lolli, per fare un breve bilancio dell’iniziativa; Come giudica l’esito del convegno? Sicuramente oltre le più rosee aspettative. Essendo la prima edizione non ci si

to è stato organizzato dall’Associazione Culturnova del Chiese, presieduta da Nello Lolli, in collaborazione con il BIM del Chiese, la Pro Loco di Cimego e il Comune di Cimego.

attendeva una partecipazione così massiccia. Durante il convegno ed il successivo dibattito c’erano circa novanta persone. Sicuramente il bilancio è più che positivo. Qual’era il messaggio che l’associazione Culturnova voleva trasmettere? Il messaggio principale era quello di cercare, attraverso mirate ricerche e specifici studi, delle soluzioni per aumentare la coltivazione dei vitigni resistenti solamente con prodotti biologici. L’iniziativa del convegno può essere riproposta in futuro? Sicuramente l’ottima partecipazione, inaspettata dall’associazione, ci spingerà probabilmente a riproporre la manifestazione. L’aspetto importante che ha colpi-

to tutti gli organizzatori è l’ottima partecipazione che abbiamo avuto anche nel corso del pomeriggio dove, con un piccolo contributo, era possibile degustare i vini tipici delle principali cantine Trentine. Cosa offre attualmente il territorio della Valle del Chiese? Attualmente i migliori ri-

sultati, in termini di qualità della coltivazione, si sono avuti nei paesi cosiddetti “in costa”, ovvero Prezzo, Cimego e Brione. Attraverso gli studi effettuati dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige abbiamo avuto la conferma che per quanto riguarda il vino bianco c’è una buona coltivazione, seppur non si tratta di un vigneto resistente, che in futuro potrà essere venduto con i prodotti tipici della Valle del Chiese. Per quanto riguarda il vino rosso invece la questione è un po’ più complicata, in quanto ad oggi non c’è ancora un vitigno dalla quale esca un buon risultato. Quali sono le azioni per migliorare la coltivazione dei vigneti resistenti e dell’intera agricoltura chiesana?

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Innanzitutto ritengo indispensabile cercare di recuperare alcuni terreni agricoli per poter coltivarli in maniera adeguata. Così facendo si potrà poi pensare al tipo di coltivazione da effettuare, che varierà a secondo del tipo di terreno e da altre caratteristiche tecniche. In questo modo ne beneficerà anche il turismo, in quanto si migliorerà l’intero ambiente naturale della Valle. Il nostro obiettivo in sostanza è quello di cercare di coltivare diversi prodotti agricoli, tra cui i vigneti e le patate, con i prodotti biologici. Insomma il primo passo è stato fatto e, grazie alla collaborazione del Bim del Chiese, di personale tecnico con le giuste competenze tecniche e del coinvolgimento dell’intera comunità chiesana, si potranno raggiungere questi importanti obiettivi fissati dall’Associazione Culturnova.


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Cooperando

DICEMBRE 2015

In occasione delle celebrazione per i 120 anni della Federazione della Cooperazione ci si è soffermati a riflettere sul ruolo della cooperazione come strumento di valorizzazione delle proprie capacità e di cultura della responsabilità, quell’addendum invisibile che sconvolge anche le leggi della matematica… infatti in cooperazione 1+1=3 (parola di Papa Francesco) Nel corso del convegno “Trentino, distretto cooperativo” tenutosi in occasione della Festa della Cooperazione il 21 Novembre scorso è emerso come il significato di questo addendum invisibile contestualizzato dentro ad un ambito territoriale di provincia autonoma, abbia raggiunto risultati straordinari, consentendo nel corso degli anni alle nostre comunità di vincere la fame e al povertà e trasformarsi in territorio ad alta coesione sociale e benessere economico diffuso. Nel contesto Trentino, quale provincia autonoma, si è potuto grazie alla cooperazione valorizzare le capacità dei singoli, di tutti e alimentare una cultura della responsabilità che è capitale sociale. In questo scenario va riconosciuto che, nel corso degli anni, le Nel mese di settembre ci siamo soffermati in questa rubrica a riflettere sulla scelta che coinvolge gli studenti di terza media. Riprendiamo il tema della scelta considerandolo però da una prospettiva diversa: quella dei ragazzi che si accingono, al termine di quest’anno scolastico, a conseguire il diploma di maturità. L’età è diversa e di sicuro a 18 anni si è raggiunto un livello di consapevolezza maggiore rispetto ai 14enni ed il bagaglio culturale ed esperienziale di cui si dispone è certamente maggiore: non per niente si parla di “maturità”. Ma basta questo a rendere più sereni i ragazzi di fronte alla scelta che riguarda il loro futuro? Se si è nella situazione di vivere a contatto con quanti si dibattono tra la decisione di proseguire il percorso di studi con l’Università o l’Alta Formazione e quella di cercare un lavoro, non sembrerebbe proprio. Una statistica condotta in Provincia dall’IPRASE nell’anno scolastico 2013-14 su un campione di studenti di diversi Istituti che frequentava

In cooperazione 1+1 fa... 3 di Alberto Carli

Proprio cosi, Papa Francesco nel Marzo scorso in occasione dell’udienza speciale concessa al movimento cooperativo, a cui hanno partecipato anche alcuni cooperatori trentini, ha ripetuto più volte Il motto “in cooperazione organizzazioni di coordinamento come la Federazione e i Consorzi sono stati fondamentali nel trasformare tante piccole entità in quello che oggi tutti riconosciamo come movimento cooperativo. E l’integrazione tra l’elemento di socialità presente dentro la cooperazione e l’esigenza di efficienza, intesa come profitto, necessita organizzazione. Una organizzazione che in modo dinamico e adattivo riesca a mantenere saldo il bilanciamento e la convivenza di questi due elementi “socialità ed efficienza”, che rappresentano per certi versi due estremi opposti. E’ infatti più semplice essere

orientati al profitto, senza curarsi della convivenza, dell’altro, del dialogo, della partecipazione o per contrario, essere orientati solo alla socialità, fatta di solidarietà, partecipazione, convivenza senza curarsi della sostenibilità economica. La cooperazione è l’uno e l’altro, e tale convivenza necessita di organizzazione. Quello che c’è di straordinario nel movimento cooperativo trentino, e che delegazioni di tutto il mondo vengono a vedere per conoscere e imitare è l’unione, dentro la Federazione, di tutte le anime della cooperazione; Dal credito al lavoro, dall’agricoltura

1 più uno uguale a 3” ricordandoci che la cooperazione non è solo una forma societaria, ma una modalità di vivere e di lavorare di cui ha affermato con forza l’importanza e attualità. al consumo. Questa diversità rappresenta una straordinaria opportunità e al contempo offre la possibilità di cogliere gli elementi, le componenti da valorizzare per proiettarsi verso il futuro e fare evolvere il nostro “distretto cooperativo”. Oggi, diceva il Prof. Rullani durante il convegno, stiamo vivendo a una nuova giovinezza del mutualismo; Pensiamo alle nuove forme di mutuo aiuto, agli spazi di co-working, al software libero, ai gruppi di acquisto, alle politiche di welfare aziendale, alle università on line, ai forum o ai gruppi su facebook o sui vari social. Tut-

te queste modalità producono un valore sia per il singolo che per gli altri membri della comunità sia essa virtuale o fisica. Queste modalità di auto-organizzazione sono il frutto di una mancanza di fiducia delle persone nei confronti dell’offerta cosi come eravamo abituati a recepirla, una nuova infrastruttura che nasce però fuori dal movimento cooperativo, nasce dal basso. La chiave di svolta, la formula per proiettarsi verso il futuro dovrebbe essere quella di integrare la tradizione del cooperativismo con il nuovo che nasce dal basso e che oggi si presenta destrutturato, non organizzato,

quasi anarchico. La sfida del rinnovamento è dare corpo, struttura, organizzazione a queste nuove forme di mutualismo e integrarle nel movimento cooperativo anche attraverso nuovi paradigmi di produzione che valorizzino la dimensione sociale, attraverso lo sviluppo di nuovi modelli, nuove procedure per far fronte, ordinare e coordinare l’anarchia del nuovo. Questo può essere fatto partendo dal territorio, anche dalle nostre Giudicarie, in quanto è il territorio che dà il collante, è la prossimità che crea comunità e la comunità crea forma produttiva. Per fare tutto ciò forse la Federazione dovrebbe “impegnare” le imprese ad essa associate a essere sostenibili, oneste e rispettose dei valori e dei principi, in ottica evolutiva.

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Finalmente in quinta superiore. E adesso? la classe quinta rivela che nel 48% dei casi essi vivevano con ansia la scelta legata al loro futuro. Lo stesso sembra valere per gli studenti odierni che in circa la metà dei casi, di fronte alla domanda: “Cosa pensi di fare il prossimo anno?”, risponde di non averne idea. I motivi di tale incertezza possono essere svariati: - Può esserci una sorta di scaramanzia, che porta a tenere per sé i propri progetti perché svelarli significherebbe esporli al giudizio altrui - Può esserci la volontà di mantenere tali progetti in una sorta di limbo per proteggerli dal rischio che, al confronto con la realtà, appaiano troppo ambiziosi o inadeguati - Può essere che alcuni non abbiano capito ancora bene che cosa vogliono nella vita

e facciano fatica a sciogliere i nodi problematici e i dubbi; - Può darsi che, magari scottati da una decisione sbagliata rispetto al percorso che stanno concludendo, vogliano evitare di ripetere l’errore - Può essere che tutti i discorsi pessimisti che circolano da anni sui temi della crisi economica e della disoccupazione giovanile abbiano influito molto e , alla fine, abbiano indotto ad evitare ogni pensiero sul futuro. Quale che sia la ragione, la strategia adottata più frequentemente di fronte all’incertezza è quella dell’evitamento, nella forma più comune della procrastinazione. Detto in altre parole, molti ragazzi si concentrano più su ciò che devono fare il giorno stesso o al massimo quello successivo (il tema, l’interro-

gazione, la lezione di guida) che su una riflessione seria su cosa fare nei prossimi mesi per pianificare concretamente quello che avverrà dopo luglio, quando la lunga esperienza della loro vita consumata sui banchi di scuola avrà fine e lascerà lo spazio alla possibilità di realizzarsi come persone e come professionisti. Questo atteggiamento prende il nome, tecnicamente, di presentismo. In quest’ottica una moda che si sta diffondendo e che assume la forma di una sorta di antidoto che protegge dalla paura di affrontare il mondo è quella dell’anno sabbatico (che del concetto biblico conserva il nome ma non il significato), considerato da molti una strategia efficace per affrontare l’incertezza poiché consente di fatto di rimandare

ogni decisione chiara sul proprio futuro. In alternativa c’è chi opta per delle “decisioni parziali o provvisorie” guidate dallo spirito: “intanto faccio questo, poi vedrò”. Inutile dire che queste “non – decisioni” preoccupino non poco gli adulti, a partire dai genitori che non solo sono costretti a farsi carico dell’onere economico che accompagna la dilatazione dei tempi della conquista dell’autonomia economica da parte dei figli, ma che si trovano anche costantemente combattuti a loro volta tra la scelta di lasciare ai figli l’autonomia di progettare come meglio credono il loro futuro (visto che dovrebbero essere anagraficamente in grado di farlo) e quella di intervenire per limitare il peso delle conseguenze che le mancate

scelte dei figli fanno inevitabilmente ricadere su di loro. Pertanto (ispirandoci al noto discorso di Steve Jobs) l’invito e l’augurio che ci sentiamo di fare ai ragazzi che frequentano la quinta superiore è che siano abbastanza affamati e folli da guardare, malgrado tutto, con speranza al loro domani incominciando da subito, nel caso non lo abbiano ancora fatto, col riconoscere in se stessi quelle doti e quei talenti che li rendono speciali. Questo significa affrontare il futuro e il farlo, per quanto gravoso, è un compito che si deve fronteggiare necessariamente non solo per crescere, ma anche per migliorare la società che ha bisogno, oggi come non mai, di persone capaci di mettersi in gioco con fiducia e coraggio.

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Attualità

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L’iniziativa è stata promossa dalle Casse Rurali e dalla Comunità delle Giudicarie

Grande successo del Progetto Orientamento nelle scuole delle Giudicarie Di queste due rivolte ai giovani: lo sportello di orientamento individualizzato, un’opportunità per avere un supporto individuale rispetto alle scelte di orientamento scolastico e professionale, ed i laboratori per gli studenti delle scuole superiori. “Siamo davvero soddisfatti, perché al nostro Sportello Orientamento si sono rivolti oltre una quarantina di giovani per

Un’iniziativa da riproporre perché ha funzionato davvero bene. Questo in sintesi il giudizio che gli organizzatori esprimono in merito al Progetto Orientamento 2015 denominato “Career Management Skills”, ideasostenere altrettanti colloqui; un grande apprezzamento ci è arrivato anche per il laboratorio attivato a favore degli studenti delle classi quinte degli Istituti Superiori, cui hanno preso parte i giovani del Guetti di Tione, così come quelli dei centri di formazione professionale Enaip e Upt”, spiegano

ancora gli organizzatori, facendo riferimento al ciclo di due incontri d’aula della durata di due ore ciascuno, incentrati su responsabilità, spirito di iniziativa, motivazione e creatività degli studenti per la costruzione del proprio futuro. Soddisfazione anche per i percorsi formativi rivolti ai genitori dei ragazzi della classi terze della scuola media inferiore, volti a fornire alle famiglie alcuni strumenti per accompa-

to, progettato e gestito da tutte le sei Casse Rurali che operano sul territorio in sinergia con la Comunità delle Giudicarie e che ha visto la messa in campo di tre azioni specifiche. gnare i propri figli nella scelta del percorso scolastico del futuro. A tale iniziativa hanno aderito tutti gli Istituti comprensivi delle Giudicarie, con la partecipazione di circa 200 genitori e l’attivazione di percorsi formativi a Pinzolo, Spiazzo, Tione, Ponte Arche, Pieve di Bono e Storo. Le motivazioni che hanno permesso di raggiungere con soddisfazione gli obiettivi prefissati sono presto dette: il proget-

to “Career Management Skills” è nato facendo riferimento ad una concezione di sistema integrato di orientamento che mette in gioco la responsabilità sociale degli attori sul territorio nella promozione di opportunità per i giovani e di supporto nelle loro scelte. “Grazie alla partnership della Comunità delle Giudicarie, riteniamo d’esser riusciti a valorizzare la collaborazione tra due importanti istituzioni come la Scuola e le Casse Rurali per raggiun-

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gere un obiettivo comune; è importante ricordare che le Casse Rurali sono soggetti che hanno tra le proprie finalità il sostegno alla collettività e al territorio”, sottolinea Andrea Armanini, Presidente della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella, a nome di tutte le Casse Rurali delle Giudicarie. “Certamente un progetto di sinergie fra i principali attori del nostro territorio che vogliono investire sui propri giovani”, ribadisce Giorgio Butterini, Presidente della Comunità delle Giudicarie, che auspica la prosecuzione dell’iniziativa.


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L’inchiesta

DICEMBRE 2015 Storie, speranze e vita quotidiana dei 10 ragazzi nigeriani ospitati a Roncone. Tra Cristianesimo, lezioni di italiano e la voglia di farsi una famiglia

Il lungo percorso perl’integrazione di Francesco Brunelli Ma non demordono, animati da una grande Fede; alla mia domanda “Who is the boss here?”, chiedendo chi di loro sia il leader, Tony, uno dei meno giovani non ha esitazioni nel rispondere: “God is the boss!”, Dio è il nostro capo. Senza queste premesse non si sarebbero probabilmente nemmeno messi in viaggio. “Siamo scappati dalla Nigeria, - paese in cui sono in atto massacri da parte dei terroristi di Boko Haram - e ci siamo trovati tutti in Libia, prima non ci conoscevamo tra di noi. Lì però non eravamo ben visti, essendo Cristiani e di colore ci trattavano come animali.” aggiunge Eghe. Approdati a Lampedusa, i ragazzi si sono incontrati nel campo di Marco di Rovereto, ma già prima erano in contatto con amici e parenti in Italia. A Padova, Torino, Brescia, Verona, Milano. “Nel capoluogo lombardomi riferisce Uyi-ho un mio amico in Italia da quattro

Speranza, ambizione, Fede. Ma anche tanta paura. I 10 ragazzi nigeriani ospiti nell’ex “colonia dei sordomuti” di Roncone hanno parecchi stati d’animo che li attanagliano, anni. Lui adesso lavora, si trova bene.” Già, il lavoro. In tempi di crisi è difficile trovarne, ma per loro resta uno degli obiettivi principali. “Il lavoro ma non solo - spiega Simona Scalfi, operatrice che segue la loro integrazione - per loro riveste un’importanza vitale la famiglia. Tutti sognano di avere una moglie e dei figli, per fare questo hanno prima bisogno di un impiego e dei documenti.” Il Trentino è sicuramente più avanti rispetto ad altre realtà italiane; “qua garantiamo loro tutela legale, dieci ore di italiano settimanali e la possibilità di svolgere tirocini di due mesi, a differenza di molti altri luoghi” è l’opinione di Erica Scalfi, l’insegnante di italiano che cura l’apprendimento dei giovani, coadiuvata da Sumera Naseem, che funge

anche da interprete. L’italica lingua si dimostra ostica per loro, anche se ce la mettono tutta per impararlo al più presto. “Hanno un grandissima voglia di integrarsi - continua Erica - purtroppo però non sono benvisti da tutti. Studiano e fanno dei lavori volontari, tempo libero ne hanno ben poco.” E durante i momenti vuoti si dedicano a lunghe passeggiate nei boschi e in montagna, segno che apprezzano le bellezze del nostro territorio. Eghe sorride quando mi dice di aver visto la neve in cima alle montagne: “Noi in Africa non ne abbiano, ovviamente. Vederla, anche da lontano, è una grande emozione per tutti noi.” D’altronde sono qua da agosto, quindi da vicino non hanno avuto ancora l’occasione di ammirarla. Dimostrano si

in questi primi mesi in Italia. Ciò che agita principalmente i ragazzi è proprio la lentezza burocratica con la quale lo Stato concede loro i permessi di soggiorno.

I ragazzi nigeriani ospitati a Roncone

sopportare anche il primo freddo novembrino, anche se quello che li fa stare male è il freddo distacco che la gente ha ancora nei loro confronti; per integrarsi hanno cominciato a frequentare la Messa nei paesi vicini, dove si esibiscono in un repertorio canoro straordinario, con Goodluck, che in Nigeria stava per diventare ingegnere, a fare da

apprezzatissimo solista. “Sono pure andati a ballare in Val Rendena - commenta ancora Simona - musica e religione sono i loro capisaldi. Pensa, non riescono a capacitarsi del mio agnosticismo e di come io e Ivan (Montagni, anche lui impegnatissimo operatore nel centro, come Alberto Rossi) viviamo insieme pur non essendo sposati.”.

Sentendo che si parla ancora di Religione, i ragazzi citano un proverbio a loro caro, “Man proposes, God disposes”, “l’uomo propone, Dio dispone”. Religione che li ha portati da Benin City a Roncone; chiedo se il paese giudicariese corrisponda all’idea di Italia che si erano fatti, ma loro dichiarano di non aver avuto alcuna aspettativa, e che quindi si trovano benissimo. Oltre allo studio, al lavoro e alle passeggiate, una delle loro grandi passioni è il cibo, visto che Simona è anche un’ottima cuoca. “Ci piacciono la pasta e gli gnocchi - dice Kelly - e il cous cous, che da noi in Nigeria non si usa.”. A proposito di cibo, è quasi mezzogiorno e faccio per alzarmi. Kelly, Tony, Eghe, Uyi, Ekene, Favour, Terry, Scott, Goodluck, Lucky mi fermano e mi augurano ogni bene con una benedizione; colpito da tanta umanità riesco solo a dire: “Grazie ragazzi!”.

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Attualità

DICEMBRE 2015

Il Piano stralcio approvato dalla Comunità propone interventi per 50 milioni di euro nel quinquennio

Viabilità: Ponte Pià la priorità Il Presidente Giorgio Butterini desidera innanzitutto sottolineare l’innovativo metodo adottato: “I Comuni sono stati invitati dalla Provincia ad avanzare istanze rispetto ad un piano della viabilità il cui ammontare di investimento supera i 600 milioni di euro; consapevoli che in questa fase tali cifre sono oggettivamente irraggiungibili e che oggi, proprio in considerazione anche delle note limitazioni finanziarie, risulta fondamentale una visione tanto unitaria quanto razionale da parte dei quattro ambiti giudicariesi, la Comunità si è resa disponibile a raccogliere tutte le osservazioni per presentarle in maniera coordinata all’Assessorato di competenza, ma soprattutto ha individuato una serie di interventi mirati e ritenuti di essenziale importanza, da realizzare nel quinquennio di legislatura. Si tratta di investimenti complessivi nell’ordine di 30, 40

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ercoledì 18 novembre la Conferenza dei Sindaci ha approvato il “Piano stralcio della mobilità nelle Giudicarie”. Il documento è frutto di un articolato lavoro condotto dalla Comunità di Valle, che ha impegnato Amministratori, Ufficio tecnico e Comuni per svariate settimane: in pratica, è milioni di euro destinati al miglioramento della rete stradale, che potrebbero essere sostenuti, attraverso un accordo di programma, da Comunità, Provincia e Consorzi BIM. In termini generali va anche sottolineata la ratio dell’operazione complessiva, mirata a contenere gli investimenti sulle piste ciclo pedonali, per destinare maggiori fondi all’infrastruttura viabilistica, che riteniamo prioritaria in termini assoluti”. Venendo al dettaglio delle infrastrutture, sono previsti: la realizzazione di una nuova galleria a Ponte Pià, progetto esecutivo già approvato dalla Provincia e velocemente can-

stato revisionato il piano di realizzazione dei percorsi ciclo pedonali, già a suo tempo elaborato dalla Giunta Ballardini, e sono state presentate osservazioni e una serie di proposte operative rispetto al Piano stralcio deliberato dalla Giunta provinciale nello scorso mese di luglio.

Ponte Pià un punto critico della viabilità giudicariese

tierabile. Si tratta dell’intervento più significativo - circa 20 milioni di euro; la variante nell’abitato di Iavrè, dove a causa della strozzatura della S.S.

239 si verificano quotidianamente situazioni di pericolosità; la messa in sicurezza della S.S. 237 presso il Lago di Roncone, dove si sono registrati

plurimi incidenti mortali; l’adeguamento degli attraversamenti nei centri abitati di Breguzzo, dove si prospetta la demolizione di un vecchio edificio, e Vigo Rendena; la sistemazione del versante franoso dopo l’abitato di Carisolo e l’eventuale allargamento del ponte; inoltre è stato proposto l’adeguamento della S.S. 421 nei pressi del “Pravért”, tra Ponte Arche e Villa Banale, con l’eventuale realizzazione di un senso unico che permetta di velocizzare l’attraversamento di Ponte Arche, in attesa della realizzazione della circonvallazione. Oltre a ciò, intervento di circa 1 milione di Euro, da condividere con le

Comunità della Valle dei Laghi e dell’Alto Garda e Ledro, per la realizzazione di una rotatoria a Sarche. Come detto, la Conferenza dei Sindaci ha valutato e condiviso unanimemente anche l’idea di revisionare parzialmente il piano delle piste ciclo pedonali redatto dalla precedente Giunta della Comunità, prevedendo una serie di varianti che, tra il resto, consentiranno la realizzazione di ulteriori tratti, nonché un significativo contenimento dei costi, così da destinare maggiori risorse alla viabilità: nello specifico, non verrà realizzato il tratto previsto in prossimità di Ponte Pià, poiché il progetto di costruire una nuova galleria permetterà di utilizzare l’attuale proprio come pista ciclo pedonale. Alla luce di tale scelta, il piano per le ciclabili si ridurrà da circa 12 milioni a 7, con destinazione della differenza agli interventi sulle strade. (r.s.)

Occorrono studi più approfonditi sugli insetti del legno come il Bostrico Tipografo


Attualità La localizzazione della struttura è prevista nella parte alta dell’Arnò, quella più incontaminata e alle porte del Parco naturale Adamello Brenta. Ecco allora che le critiche crescenti, indirizzate soprattutto ai sindaci di Bondo Giuseppe Bonenti e di Breguzzo Antonello Ferrari (poi dimissionario), sono in prima battuta quelle di avere approvato attraverso il voto in consiglio comunale i progetti di sfruttamento delle acque dell’Arnò che vanno a impattare nell’ambiente ancora selvaggio della Val di Breguzzo; in secondo ordine, se proprio sfruttamento idroelettrico doveva essere, almeno che rimanesse appannaggio del pubblico (visto che era presenta anche un progetto di centralina anche del comune di Breguzzo) con le risorse che avrebbero potuto rappresentare una consistente entrata corrente nelle casse del Comune. Ecco allora la raccolta di firme, oltre 250, e la costituzione del comitato Salvarnò, che aggiunge alle critiche ai due sindaci anche quella di aver sostanzialmente tenuto all’oscuro le rispettive popolazioni su una tematica tanto importante e che riguarda il patrimonio pubblico. Ecco perchè l’altra sera a Breguzzo la partecipazione è stata alta e la polemica non è mancata. Chiamati a dar man forte al comitato guidato da Giovanna Molinari con argomentazioni scientifiche, il professor Maurizio Siligardi dell’Università di Trento che ha parlato del rischio insito nel sottrarre troppa acqua dai fiumi, a livello di riduzione della biodiversità e della fauna ittica che si ripercuotono anche sul Fiume Sarca, del quale l’Arnò è affluente. Poi Annibale Salsa, antropologo, che ha focalizzato l’attenzione sugli aspetti più peculiari del rapporto uomo-ambiente nella storia di queste terre di montagna; infine il presidente dei pescatori trentini, Mauro Finotti, che ha sottolineato l’importanza di tutelare il concetto di deflusso minimo vitale per la pratica della pesca. Tra le tematiche che più

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“I Salvarnò” contestano la convenzione che il comune di Bondo vorrebbe firmare entro fine anno

Centralina sull’Arnò, il Comitato attacca Torna a far discutere la questione “centralina” sul fiume Arnò. Questa volta, grazie ad una partecipata serata informativa, organizzata del comitato “i Salvarnò”, che si è tenuta giovedì 19 novembre presso la sala Consigliare del Comune di Breguzzo. Il progetto contestato dal comitato è quello pre-

sentato dalla società Measure Srl di Pinzolo in accordo con Romano Menapace di Tassullo, (depositarie di ben 5 progetti di sfruttamento delle acque del torrente Arnò) e autorizzato dal Servizio Gestione Risorse Idriche della Provincia, che di fatto concede al privato la possibilità di sfruttamento della risorsa idroelettrica.

Il tavolo dei relatori – foto Marco Gualtieri

hanno agitato i membri del comitato è stata la scoperta della bozza di convenzione che sta nei cassetti dei due comuni e che i due sindaci avrebbero dovuto firmare entro fine anno, che da una parte impegna i comuni e ritirare propri progetti di sfruttamento idroelettrico e dall’altra riconosce ai comuni un corrispettivo del 4,5% a Comune, giudicato

Foto Marco Gualtieri

Il folto pubblico in sala – foto Marco Gualtieri

dai critici un tozzo di pane. Ecco allora che l’attenzione si sposta sui sindaci o meglio sui consigli comunali che debbono approvare la convenzione. L’orientamento del sindaco di Bondo Bonenti è quello di sottoporre al proprio consiglio la bozza di convenzione; a Breguzzo, invece, il consiglio comunale è stato sciolto mesi fa a causa della dimissione contemporanea di 10 consiglieri e dunque la scelta di aderire o meno alla convezione è in capo all’attuale commissario Emanuele Bonafini. Che è molto chiaro sulla vicenda. «Ad oggi – spiega – non c’è stata nei miei confronti alcuna richiesta di firmare la convenzione in oggetto. Ho letto in modo ufficioso il testo di una bozza di convenzione di questo tipo e posso dire che se i termini dell’accordo rimanessero quelli, penso che non la firmerei perché ritengo che – soppesati obblighi e vantaggi – non vi sia la necessaria convenienza per l’ente pubblico e per la comunità». Sullo sfondo c’è la data del

31 dicembre, che chiude l’esperienza dei comuni di Bondo e Breguzzo e da il là al nuovo comune di Sella Giudicarie. Per questioni di opportunità – sottolinea il Comitato – sarebbe giusto che a scegliere fosse il nuovo comune e non amministrazioni in scadenza e commissariate. L’intenzione del comune di Bondo, sembra tuttavia quella di approvarla nonostante, sottolineano alcuni, vi sia un difetto di competenza temporale visto che produrrà i suoi effetti dai prossimi anni e lasciandoli in capo alla nuova amministrazione di Sella Giudicarie. Per questo l’obiettivo principale del Comitato, in questo momento, è quello di congelare tutte le decisioni almeno fino alla elezione della nuova amministrazione del Comune “Sella Giudicarie”, anche perché lo sfruttamento idroelettrico non rientrando tra gli usi civici dovrà essere gestito dal nuovo comune. «Si vuole inoltre evitare – spiegano dal Comitato - che venga approvata una convenzione tra il solo Comune di Bondo e i richiedenti le concessioni; convenzione che vorrebbe imporre la totale accettazione delle condizioni poste anche al futuro comune Sella Giudicarie».


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Arte

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Evento d’arte al Centro Studi Judicaria di Tione

Angelo Orlandi: la realtà incredibile A Firenze fu il famoso maestro Pietro Annigoni, suggestionato favorevolmente dalla sua perizia tecnica ed espressiva a consigliare il giovane Angelo ad intraprendere la via dell’arte, iniziata oltre mezzo secolo fa. Innumerevoli sono state le esperienze espositive e le partecipazioni alle quali l’autore ha consegnato i suoi messaggi estetici, come la personale dei disegni fantastici a Torre Mirana di Trento nel 2014 e certamente non ultima per importanza la mostra dedicata alla figura della Madonna Madre di Gesù recentemente allestita presso l’Aula S. Giovanni nel Duomo di Trento, con la presentazione del Decano del Capitolo Mons. Lodovico Maule La sua concezione dell’arte

di Alessandro Togni

La decima edizione di Judicaria Arte prenderà avvio ad iniziare da sabato 12 dicembre alle ore 17.30, presso le sale expo del Centro Studi Judicaria in Viale Dante, 46 a Tione di Trento, quando ad essere inaugurata sarà la mostra personale di un grande artista nato nel 1943 a Limarò di Lomaso ed oggi con la moglie Maria residente a Lavis: Angelo Orlandi.

Autore non propriamente conosciuto in Giudicarie ma certamente riconosciuto a vario titolo, sia come disegnatore, ma principalmente come pittore e scultore che, dopo aver studiato all’Istituto d’Arte di Pozza di Fassa, aver conseguito l’abilitazione presso l’Accademia di Brera, ha insegnato a Gargnano del Garda ed infine all’Istituto d’Arte Alessandro Vittoria di Trento.

“leggendariamente inattuale” appare particolarmente originale nel panorama del contemporaneo e si esprime attraverso sentimenti e fantasie classicheggianti di provenienza antica, pure se alcune categorie iconografiche sembrano provenire maggiormente dalle culture romanze di nordica estrazione. Le sue osservazioni privilegiano figure e paesaggi di origine mitologica, riconducono al tempo di un lon-

saggi d’invenzione, come si trattasse di un universo mentale dentro il quale navigano i sogni alleggeriti dai putti di un Rinascimento mai sopito. Angelo Orlandi, viaggiatore dello spazio e del tempo, si accompagna da sempre con la sua arte totale dove ritroviamo felicità espressive e visionarietà di genio, in un gioco di diversificazione formale non contemplata da alcuna prassi compositiva che non sia ascrivibile ai pa-

tano passato senza tuttavia rinunciare ad un respiro di immaginazione di natura psicologica, sono le documentazioni di viaggi meta scientifici dove convivono facoltà metafisiche e simboli di una estasi neoplatonica di matrice Michelangiolesca. Geologia e speleologia biologica, rocce in erosione e trasformazione per il fantastico, introversione e meraviglia delle architetture mentre appaiono visioni assorte e malinconiche in pae-

rametri dell’unicità. Nella sua carriera ha affrescato varie chiese ed edifici del Trentino. Nelle Valli Giudicarie ricordiamo l’affresco di San Sisto (in sostituzione della pala rubata da ignoti) nella chiesetta votiva situata nelle campagne di Villa Banale; l’affresco della Madonna del Carmine su un capitello di Tavodo; la serie di affreschi sulla facciata della chiesa parrocchiale di S. Lorenzo in Banale e il trittico di affreschi nell’abside

della Chiesa parrocchiale di Villa Banale raffiguranti la Santissima Trinità, le scene della Creazione del Mondo e le Scene dell’Apocalisse. Dal 1989 fa parte del gruppo U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani) sezione di Trento. In sede di presentazione l’intervento del presidente del Centro Studi Judicaria prof. Graziano Riccadonna e la lettura critica di Alessandro Togni coordinatore di Judicaria Arte. La mostra è aperta tutti i giorni (tranne i lunedì, S. Natale, S. Stefano e Capodanno) in orario 16.00 / 18.30 – domeniche 10.00 /12.00 – 16.00 / 18.30 - con la collaborazione del Circolo Pensionati di Tione - fino al 5 gennaio 2016.


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Centenario Grande Guerra

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«4 dicembre 1915. Calais (Francia): gli Alleati vogliono lasciare Salonicco. Conferenza interalleata. La delegazione britannica, guidata dal primo ministro Asquith, vista la sconfitta serba, preme per il ritiro delle forze alleate da Salonicco; i Francesi sono d’accordo. / L’offensiva del Kosovo si conclude con la vittoria degli Imperi centrali ai danni dei Serbi; si conclude la Campagna di Serbia: il Paese è occupato e spartito fra Austro-Ungarici e Bulgari; i resti dell’esercito serbo ripiegano in Albania e in Montenegro nel tentativo di farsi recuperare via mare dagli Alleati. - 5 dicembre. Fronte italiano. Finisce la quarta battaglia dell’Isonzo, gravi perdite. Dopo che nei primi giorni di dicembre si sono diradati gli attacchi italiani, la Quarta battaglia dell’Isonzo viene ufficialmente sospesa. Nulli i risultati: l’unico piccolo avanzamento è avvenuto a nord di Gorizia, tra Oslavia e Quota 188, senza però raggiungere il vicino abitato di Piuma e, quindi, la riva destra dell’Isonzo. Le perdite italiane ammontano a 49.000 uomini, quelle austriache a 25.000. - 6 dicembre. Chantilly (Francia): la strategia degli Alleati. Conferenza interalleata. Russi, Italiani e Serbi convincono Inglesi e Francesi a ritornare sulla decisione presa due giorni prima a Calais e a tenere aperto il fronte di Salonicco. Gli Alleati concordano anche sulla necessità di offensive coordinate sul fronte occidentale, su quello orientale e italiano nell’estate del 1916. Il generale Joffre convince i Britannici a lanciare una grande offensiva anglo-francese lungo il fiume Somme, su un fronte di oltre 60 chilometri. - 7 dicembre. Fronte mesopotamico: inizia l’assedio di Kut. Un vasto contingente anglo-indiano è tagliato

Guerra 1914-18 mese per mese -- Dicembre 1915

Amarezza: «Non c’è tregua di Natale quest’anno»! Finisce la quarta battaglia dell’Isonzo con gravi perdite Non è certo un confortante la“misfatti”, questa volta di Mario Antolini Muson voro raccogliere questo “mese relativi al mese di dicemper mese 1914-18”, poiché costituito da una conti- bre 1915: un compito che la redazione di questa tenua sequenza di battaglie, di morti e di feriti, di un stata si è accollata e che va portato a termine, avmassacro infinito, mentre i politici, dietro le quin- valendosi soprattutto della documentazione che si te e al sicuro, ognuno cerca di fare i fatti propri. trova, fortunatamente, in “internet” e qui soltanto In questa puntata nessuna altra citazione storica ordinata nella sequenza del mese preso in considea preambolo dell’ormai interminabile serie di veri razione. fuori e assediato dagli Ottomani nella città di al-Kut, in Mesopotamia. Gli Inglesi a Kut; i Turchi la cingono d’assedio. I Turchi, guidati dal generale tedesco Rüdiger von der Goltz, hanno circondato Kut e cominciano l’assedio della città dove da due giorni si è ritirato il generale Townshend con i suoi uomini: 10.000 Britannici circa (ma 2.000 sono ammalati o feriti) e 3.500 Indiani. - 8 dicembre. Fronte di Gallipoli: via da Gallipoli. Le prime truppe inglesi e dei dominion britannici lasciano la baia di Suvla e quella che è stata ribattezzata baia dell’Anzac (dov’erano sbarcati Australiani e Neozelandesi). È l’inizio della evacuazione totale della penisola di Gallipoli da parte delle forze alleate: «Dopo un anno di inutili tentativi, abbandonavano il piano che prevedeva di raggiungere Costantinopoli via mare e di sconfiggere la Turchia con un grande spiegamento di forze navali nel

Il Giornale delle Giudicarie

mensile di informazione e approfondimento Anno 13 n° 10 ottobre 2015 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Roberto Bertolini Comitato di redazione: Matteo Ciaghi, Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Denise Rocca Hanno collaborato: Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Francesco Brunelli, Alberto Carli, Umberto Fedrizzi , Enrico Gasperi, Marco Maestri, Elisa Pasquazzo, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Ettore Zini, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3335988772) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato l’1 ottobre 2015 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

Il Kaiser Guglielmo II

Mar di Marmara». - 16 dicembre. Truppe italiane sbarcano a Valona, in Albania, per proteggere l’esercito serbo in ritirata e ne predispongono il salvataggio. 19 dicembre. Fronte occidentale: il “fosgene”, un nuovo gas più tossico del cloro a Ypres. Nel saliente di Ypres i Tedeschi liberano per la prima volta contro le linee inglesi il fosgene, gas dieci volte più tossico del cloro. Un migliaio i soldati intossi-

cati, 120 le vittime, ma i Tedeschi non traggono ulteriori vantaggi dalla nuova arma. / Londra: sir Douglas Haig è il nuovo comandante in capo della British Expeditionary Force (Bef), il corpo di spedizione britannico in Europa. Il 23 dicembre il generale William Robertson sarà nominato capo dello stato maggiore imperiale, unico interlocutore del governo sul piano della strategia militare. - 20 dicembre. Fronte di Gallipoli: i Britannici lasciano

Gallipoli. All’alba gli ultimi soldati britannici abbandonano la baia dell’Anzac e la baia di Suvla. I Turchi sparano qualche colpo, ma troppo tardi. Evacuati 20.000 uomini, su sentieri coperti di fiori per non farsi sentire. Nessuna perdita. - 21 dicembre. Potsdam (Germania): Falkenhayn vuole dissanguare i Francesi a Verdun. Falkenhayn incontra Guglielmo II per discutere la strategia tedesca per il 1916. Il generale esclude ogni tentativo di arrivare a Mosca o Pietrogrado. Esclude anche un impegno massiccio in una campagna d’Italia e in Medio Oriente. L’unica possibilità per la vittoria finale è sul fronte occidentale, e il nemico vero, anzi l’arcinemico, è la Gran Bretagna. Falkenhayn è convinto che una sconfitta degli Inglesi farebbe cadere tutta la coalizione nemica. Bisogna, però, agire indirettamente, colpendo «la sua spada migliore», cioè la Francia, e in aggiunta indebolirla con la guerra sottomarina indiscriminata. Il generale sceglie Verdun, luogo di grande significato storico e psicologico per la Francia, come campo di battaglia. L’obiettivo è quello di «dissanguare» l’esercito nemico «fino alla morte». - 24 dicembre. Vaticano. Il Papa: «Il mondo fatto ospedale e ossario». Discorso di Benedetto XV al Sacro collegio cardinalizio; il Papa condanna «l’espansione, la pertinacia, l’oltranza, aggravate da quelle micidiali conseguenze che del mondo hanno fatto ospedale e ossario, e dell’appariscente progresso della umana civiltà un anticristiano regresso». - 25 dicembre. Nessuna tregua di Natale quest’anno[trovato scritto nelle cronache storiche di guerra!!!!] - salvo qualche sporadico segnale che ricorda la festa (un albero illuminato, un canto che raggiunge la trincea nemica). / Si spara sul fronte occidentale e orientale.

- 29 dicembre. Parigi: i cimiteri inglesi in Francia. L’Assemblea nazionale approva una legge con cui concede alla Gran Bretagna la terra sulla quale sorgono i cimiteri di guerra inglesi in Francia, «spontaneo dono del popolo francese per l’eterna pace di coloro che vi sono sepolti». - 30 dicembre. Mediterraneo orientale: Silurato senza preavviso il transatlantico “Persia”. Un sottomarino tedesco silura senza preavviso il Persia, transatlantico americano della Peninsular and Oriental Steamship Company. Annegano 334 passeggeri, fra cui il console americano a Aden e un altro cittadino statunitense. Protesta formale del segretario di Stato americano Robert Lansing. - 31 dicembre. Fronte occidentale: freddo, acqua, fango: il flagello della trincea. Le condizioni di vita dei soldati nelle trincee sono atroci. Ha piovuto per tutto il mese di novembre, l’acqua è arrivata anche al ginocchio, in qualche caso fino alla cintola. «I nostri uomini non erano mai all’asciutto, né in trincea né nei rifugi. Dormivano nelle divise fradice, con gli stivali pieni d’acqua, bevevano tè e pioggia, mangiavano rancio e fango…» (Philip Gibbs). / Il “piede da trincea”. «Gli uomini che stavano nel fango per giorni e notti, calzando stivali da campo o fasce, persero qualsiasi sensibilità alle estremità. I loro piedi, così freddi e bagnati, cominciarono a gonfiarsi, a diventare come morti, poi all’improvviso a bruciare come se fossero stati sfiorati da un ferro rovente. Quando arrivava il cambio, decine e decine di uomini non erano più in grado di camminare ed erano costretti a procedere carponi, o dovevano essere trasportati a spalla dai compagni. Ridotti in queste condizioni ne ho visti centinaia e, a mano a mano che procedeva l’inverno, migliaia. (…) Venne infine trovata una cura: strofinare i piedi con olio due o tre ore al giorno. Ma finché il male imperversò, si affievolì la capacità combattiva dei battaglioni». Battaglie, morti e feriti e disumane sofferenze. E mancano ancora quasi due anni alla… fine, e non ci si vuole rendere conto - oggi, 2015 - che si tratta di situazioni che potrebbero ripetersi anche in questo “progredito” terzo Millennio!


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Dicembre 1915 – Ripercussioni in Trentino e nelle Giudicarie

Semprepiùstrettaeoppressivalapresenzamilitare In Giudicarie “non si parla dappertutto che di guerra e di polenta” Data, però, la lunghezza del testo del diario di mons. Perli, anche su questa pagina si tralasciano altri particolari e ci si limita a riportarne le sue annotazioni, stilate nel mese di dicembre 1915, giorno dopo giorno, nel pieno di quel clima di guerra. Eccone la riproduzione: «3 dicembre. Ieri furono condotti qui due prigionieri italiani. / La Serbia, durante la sua ultima guerra, vi ha rimesso 120.000 prigionieri, 63 locomotive, 2.350 vagoni, più di 1000 cannoni eccetera. - 5 dicembre. Ieri ed oggi violento duello d’artiglieria nel Condinese. La nostra popolazione, però, non se ne dà gran fastidio. - 8 dicembre. Anche oggi il cannone italiano nel Condinese ripigliò fiato e lavora senza tregua. / L’attenzione generale ora è concentrata sul Montenero pigliato pel collo. Pare che anche la Rumenia faccia l’occhio di triglia alle forze centrali. - 10 dicembre. Pare che nel Condinese le cose si facciano serie perché oggi arrivò da Trento una batteria germanica e, sul far della notte, 150 automobili guidate da germanici, e cariche di Cacciatori. Il rombo dei cannoni a Lardaro, lo strepito delle 150 automobili allineate sullo stradone dal ponte dell’Arnò fin a Brevine, i fischietti-segnali e le sirene, nel silenzio d’ogni voce umana, concorrevano in quell’ora ad una scena da far correre i brividi in tutto il paese; e dalla costernazione, a questa scena di terrore, una donna di Brevine cadde morta d’apoplessia. / Dopo due giornate di 9 gradi R. sotto zero seguì una temperatura sciroccale del più mite autunno con 9 gradi sopra zero. - 11 dicembre. Nella notte

Fra le annotazioni storiche trentine al 3 dicembre del 1915 trovo scritto: «Lodovica Tait, ostessa di Nomi, viene condannata dal Tribunale alla pena capitale mediante fucilazione per aver esposto nel proprio locale il

Il Monte Nozzolo e il Doss dei Morti in una foto dell’epoca

ultima scorsa, gl’Italiani, con diversi battaglioni, tentarono la salita del Nòzzolo, ma furono respinti. / Oggi, silenzio. - 12 dicembre. Ora che il delitto di Sarajevo è pienamente e largamente vendicato, e la Russia spennacchiata e respinta, la Francia decimata, l’Italia umiliata e l’Inghilterra errante in cerca di nuovi alleati d’aiuto, l’impresa dei Dardanelli fallita, i Balcani perduti per l’Intesa; ora che tante rovine e tanti dolori desolano l’Europa, i popoli s’attendono angosciosamente la pace. Il pontefice Benedetto XV°, nel suo discorso nel Concistoro (giuntoci a brani), dopo aver esposto i suoi sforzi per la pace, disse che coloro per colpa dei quali la guerra continuasse porterebbero, dinanzi a Dio e alla storia, le responsabilità di tutte le orribili conseguenze che graveranno sui popoli. / A queste gravissime parole del Capo supremo della Chiesa fecero eco i due capigabinetto di

Berlino e Budapest, che, in sostanza, dichiararono che come i nostri nemici si ostinano a voler la distruzione della Germania e dell’Austria, queste sono costrette a tener sodo per la loro difesa ed esistenza fin a tanto che la loro vittoria finale imporrà la pace ai nemici e al mondo. Da ogni parte del mondo però si levano voci e voti di pace. I socialisti vorrebbero farsi i corifei della pace, e per riuscirvi vorrebbero convertire ai sentimenti di pace i loro compagni, pezzi grossi, che sono i più caldi guerrafondai. / Anche oggi il cannone fa chiasso nel settore di Lardaro. È arrivata un’altra batteria germanica ed un gruppo di lavoratori galiziani. Cosa singolare: la popolazione, all’annunzio dell’arrivo di militi germanici, corre ad ammirarli come personificazione dell’eroismo: vi ha una speciale simpatia, e ciò anche perché tengono un contegno corretto con tutti. - 13 dicembre. Il canno-

ritratto dell’imperatore sfregiato con evidenti simboli di morte. La condanna è stata successivamente tramutata in cinque anni di carcere». Questo a dimostrazione del “clima militare oppressivo” che circolava in Trentino. ne sotto Lardaro continua l’opera sua. Gli Italiani tentano di pigliarsi il Nòzzolo, insuperabile difesa nostra. - 14 dicembre. Oggi una splendida giornata. Il cannone italiano si puntò oggi contro il Doss dei Morti, altra barriera austriaca. - 15 dicembre. Oggi a mezzodì passarono sopra Tione due aeroplani italiani: i primi veduti qui da noi. Si tenevano ad un’altezza di circa due chilometri e scomparvero verso la valle di Breguzzo. Si udiva il rumore dell’elica e si scorgevano ad occhio nudo i tre colori. / In questi giorni, speciali mandatarii capitanali si recarono di casa in casa per fare i rilievi di quanto ogni famiglia ha di proprio in grani, farine, fagiuoli eccetera; e stendere poi un esatto prospetto dei provvigionati e sprovvigionati e ciò fino a quando, e per aver quindi una regola sicura per negare o dare con equità la corrispondente misura di farine provviste dal Comitato ad ogni paese e rispettivamente ad ogni famiglia. / I generi alimentari prodotti quest’anno nell’interno dell’Austria devono servire alla vita di tutti fino al raccolto dell’anno 1916 (15 agosto). E se non lo si misura non la dura. / Oggi è stata incendiata una frazione di Daone. - 18 dicembre. Quiete su tutti i fronti fuorché nel Montenero, dove i nostri, in causa della sua configurazione montuosa, procedono lentamente. / Intanto parlano alto i ministri a capo dell’Intesa proclamando che non si arrestano che colla distruzione delle potenze centrali col-

l’esaurimento e colla fame. Altro che pace! / Le severe misure di polizia militare obbligano i pubblici esercizi a chiudere i loro battenti alle 9 pomeridiane e proibiscono qualunque chiaro notturno e capitelli di persone. Ottima disposizione, che dovrebbe essere applicata anche in tempo di pace. / Carri e automobili trasportano a Tione e altrove le masserizie dei Ronconesi e dei Lardari. Il parroco don V. Vidi si stabilì a Tione, e il parroco don XII Ricca a Spiazzo. - 22 dicembre. Sopra Bondo e Breguzzo comparvero due aeroplani; lasciarono cadere alcune bombe, che per accidente non produssero danni gravi. / Dalla recensione capitanale sui prodotti interni di Tione risultò l’esistenza in paese di quintali 23,58 di grano di frumento; q.li 3,68 di segala; 4,07 di orzo; 1,54 di grano Saraceno; q.li 188,82 di mais; q.li 129,57 di fagiuoli; q.li 9,70 d’avena; e di farine comperate q.li 67,71 di gialla; q.li 213,31 di frumento; q.li 3,79 di segala e farine d’altro genere q.li 5,22; e presso il Comitato di approvvigionamento q.li 110 di farine diverse. Quindi poca cosa in ragione degli stomachi che macinano dì e notte. E dal Comitato regionale di Trento tante promesse, ma miseri fatti. Tutti attendono l’arrivo del granoturco dalla Rumenia o dall’Ungheria, ma... Intanto, specialmente nella Rendena, devono pararsi la fame per lo più con patate. I nostri contadini, tanto avvezzi alla comoda polenta, brontolano, almeno quattro volte al dì, colle loro donne

incapaci di saziare l’appetito senza la polenta; per cui non si parla dappertutto che di guerra e di polenta. - 27 dicembre. Silenzio su tutti i fronti. / L’Inghilterra e la Francia col muso rotto levano le tende da Gallipoli e tornano a casa. / I contadini si lamentano perché il governo ha requisito già in agosto le loro vacche e non ne hanno ricevuto ancora il pattuito pagamento, che in tutto il distretto giudiziario ammonterà a quasi mezzo milione di corone; a 80.000 soltanto per Tione. / Le autorità politiche stanno per regolarizzare il consumo del latte. Proibirono la confezione di formaggio grasso e ne stabilirono un litro al dì ad una madre di bambini lattanti, ¾ ai bambini sotto i due anni, ½ litro ai bambini fra i 2 e i 6 anni; agli altri ¼ al dì; agli ammalati secondo la prescrizione medica. Anche su ciò lamenti e critiche. Le farine vanno rarificandosi ognor di più. Agli sprovvigionati ne vengono assegnati in forza della legge vigente 200 grammi al dì e per testa, e 300 agli operai di lavori pesanti. / Il santo Natale se n’andò senza la pace lasciandoci invece tre centimetri di neve e sei gradi R di freddo. 28-29 dicembre. Il Papa, nel suo discorso ai Cardinali, disse che se la continua di questo passo l’Europa ritornerà come ai tempi dei barbari. / Speriamo che il 1916 non si ostinerà nel malfare come il suo anno antecessore, ma che vorrà correggerne le birbonate e lasciare ai posteri buona memoria di sé». L’augurio di don Perli resterà deluso; si dovranno ancora aspettare quasi altri due anni di guerra per riuscire a salutare la… “fine” di tanta ignominia.


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Attualità

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In rappresentanza della Federazione Trentina della Cooperazione, Cornella ha integrato dal 2010 lo staff di Confcooperative Bruxelles, dove ha assunto l’incarico di responsabile delle questioni legali e fiscali. Trentino, 34 anni di età, si è laureato in giurisprudenza nel 2005. Successivamente ha conseguito un dottorato di ricerca in studi giuridici europei all’Università di Trento (2009), seguito da un master in Competition Law and Economics presso la Brussels School of Competiton (2014). E’ abilitato all’esercizio della professione forense dal 2009. Cornella, cos’è il Comitato questioni legali e fiscali di Copa Cogeca? Il comitato vede la partecipazione degli esperti legali dei sindacati agricoli e delle organizzazione delle cooperative agricole di buona parte dei Paesi dell’UE, fra cui rientrano tutti i maggiori Stati membri attivi in agricoltura. Come si svolge l’attività del comitato? Ci sono 8 lingue di lavoro ed è attivo un servizio di traduzione simultanea, anche se le negoziazioni tra esperti avvengono spesso fuori dalle aule di riunione e in via informale, utilizzando l’inglese. Nei meeting il dibattito è spesso vivace, visto che si devono trovare posizioni condivise tra organizzazioni di Stati con caratteristiche ed interessi diversi. Si pensi agli Stati dell’Europa dell’est, al blocco dei Paesi scandinavi o

Nuovo incarico europeo per Samuel Cornella

Originario di San Lorenzo Dorsino, è il nuovo presidente del comitato questioni legali e fiscali di Copa Cogeca, una della principali organizzazioni d’impresa europee Samuel Cornella, delegato della Cooperazione Trentina a Bruxelles, è stato eletto il 17 novembre presidente del comitato questioni legali e fiscali di Copa-Cogeca. Cornella, che già ricopriva la carica di vicepresidente, succede alla rappresentante delle cooperative agricole tedesche (Drv) Birgit Buth. Alla vicepresidenza sono stati eletti la giurista francese Heloise Gruger (Fnsea) all’Europa meridionale, che include l’Italia: tutte aree con produzioni agricole differenti e obiettivi commerciali diversificati. Quale è il ruolo del Presidente? La presidenza del comitato, supportata dallo staff dell’organizzazione, fissa l’ordine del giorno con i temi da trattare e conduce le riunioni. Fissare l’agenda conferisce una facoltà di indirizzo ai lavori del comitato, anche se rimane fondamentale ottenere la massima condivisione possibile su tutti gli aspetti. Come è arrivato alla presidenza di questo importante

Samuel Cornella

ente? Fondamentale è stato il lavoro svolto dal 2010 presso l’ufficio Confcooperative di Bruxelles, quale rappresentante della Federazione trentina della Cooperazione e del suo

e Stefan Walter del sindacato agricolo tedesco (Dbv). Copa-Cogeca, una delle principali organizzazioni d’impresa europee, rappresenta dal 1959 presso le istituzioni UE i sindacati agricoli di base degli Stati membri e 21.000 cooperative agricole, per un fatturato cooperativo complessivo di oltre 360 miliardi di euro. ufficio legislativo, coordinato dal responsabile dottor Dino Santoni. La Federazione trentina ha investito sull’Europa sin dall’inizio degli anni duemila. Un scelta che ha anticipato, e di molto, quella che è poi divenuta una vera e propria tendenza da parte di tante altre organizzazioni. Come è composto l’ufficio Confcooperative di Bruxelles? Il team – coordinato dal direttore Leonardo Pofferi - è composto da 5 persone, a cui si aggiungono periodicamente dei giovani stagisti di talento. Una squadra giovane e molto affiatata, che è cresciuta assie-

me sviluppando un metodo di lavoro ed un approccio ai contenuti condivisi da tutti i suoi componenti. Oggi l’ufficio copre i principali settori del diritto europeo, con focus specifici su temi come agroalimentare, concorrenza, aiuti di Stato, contratti pubblici, diritto bancario/finanziario e fondi strutturali europei. Quali sono le prossime sfide nel Suo nuovo incarico? Penso che il settore dell’agroalimentare debba sempre più ragionare in termini di sostenibilità nel consumo delle risorse e compatibilità ambientale, contribuendo alla protezione di valori importanti che trova-

no tutela specifica nel diritto dell’ambiente. Dal punto di vista del mercato, una delle prossime sfide sarà invece quella di promuovere a livello legislativo i “sistemi di produzione organizzati” per ottenere una maggiore concentrazione dell’offerta, come richiede la politica agricola comunitaria 2013-2020. Cosa significa in termini concreti? Uno dei modi migliori per concentrare l’offerta è potenziare il ruolo di cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori (“OP”) quali sedi per ottimizzare la produzione di operatori che, da soli, avrebbero prospettive ridotte. E’ noto che i sistemi organizzati garantiscono un miglior reddito ai produttori, una più accurata tracciabilità del prodotto, maggiore sicurezza alimentare e concrete chances di internazionalizzazione. (r.s.)

Le scelte di Grezleropere antiche della collezione Itas al Castello del Buonconsiglio Tutti coloro che avranno modo di entrare negli appartamenti clesiani del Castello del Buonconsiglio di Trento potranno ammirare tutti i dipinti della collezione Grezler. La mostra “Le Scelte di Grezler. Opere antiche della collezione Itas”, curata da Francesca de Gramatica e Francesca Jurman, vuole essere un omaggio ad un uomo che ha avuto una grande passione: l’ arte. Per Claudio Grezler poter cercare sul mercato opere d’arte da poter acquisire e poi appendere alle pareti di casa era motivo di grande felicità e soddisfazione personale. Grezler amava guardarle, studiarle, le faceva restaurare, spesso chiedeva pareri ad esperti del settore come Nicolò Rasmo o all’amico Egidio Martini che in molte occasioni lo orientò nell’acquisto dei dipinti. Claudio Grezler, conosciuto a Trento per aver diretto per quasi un ventennio, in qualità di presidente, l’ITAS- Istituto Trentino Alto Adige per Assicurazioni, fu un grande appassionato d’arte. Una passione, questa, che negli anni si tradusse nella formazione di una ricca quanto variegata quadreria personale, prevalentemente costituita da dipinti di artisti italiani e fiamminghi compresi tra il Cinque e l’Ottocento, tra cui spiccano opere a tema sacro e profano, ritratti, battaglie e paesaggi. Per sua stessa volontà la quadreria, confluita alla sua morte nella collezione d’arte dell’ente assicurativo, è

esposta al pubblico, dal 1989, nella prestigiosa sede del Castello del Buonconsiglio. Claudio Grezler desiderava infatti che la raccolta, costruita “con tempo, fatica, sacrifici” non andasse dispersa, ma soprattutto potesse divenire un patrimonio di tutti. Oggi, raccogliendo questa importante eredità, il museo del Castello del Buonconsiglio, in un’armonia di intenti con ITAS, rende omaggio a questa importante figura di collezionista con una nuova iniziativa di valorizzazione della sua raccolta. I dipinti, dopo un’impegnativa e proficua campagna di restauri e di nuovi studi, sono proposti al pubblico in un percorso espositivo arricchito da altre

pregevoli opere della collezione dell’istituto assicurativo, che lo stesso Grezler aveva contribuito ad arricchire negli anni della sua presidenza. Grezler si dedicò all’ acquisizione di molte opere d’ arte, per la maggior parte dipinti antichi, che a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, andarono a formare una voluminosa e preziosa pinacoteca personale. Nato a Strigno all’inizio del Novecento, per anni presidente di Itas Mutua , la compagnia assicuratrice trentina, fu anche per oltre quindici anni consigliere comunale a Trento. Sul finire degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta Grezler riuscì ad acquistare il nucleo più importante della sua collezione, ovvero alcuni dipinti provenienti dalla collezione Garbari di Trento e dalla collezione Donati di Mezzocorona. Luigi Donati era entrato in possesso, a metà degli anni Cinquanta dell’Ottocen-

to, di un cospicuo gruppo di opere provenienti dalla galleria Gonzaga di Mantova e alcune di queste furono comprate da Grezler. Dalla collezione Garbari una decina di opere, che erano custodite in una villa toscana vicino a Firenze, giunsero nella collezione Grezler. Pregevoli opere a tema sacro, scene mitologiche, paesaggi e ritratti realizzati tra il XVI e XIX secolo testimoniano la passione e l’amore per le arti del mecenate trentino. Dal punto di vista collezionistico Grezler comprava secondo un criterio puramente estetico, non collezionava solo ritratti o solo paesaggi o scene di genere o soggetti religiosi. Preferiva autori italiani, per la maggior parte di area veneta, ma amava anche i fiamminghi che lui considerava tra i migliori pittori figurativi classici. Tra le opere esposte, molte delle quali uscite dall’anonimato e ricondotte ai loro legittimi autori grazie agli studi condotti per l’occasione, sarà possibile ammirare il rilievo barocco di Antonio Giuseppe Sartori con la figura di San Floriano, protettore degli incendi e anche per questo idealmente collegato all’attività di Itas, una delicata tavola con Sacra Conversazione assegnata a Nicolò de Barbari, il sontuoso dipinto di Bernardino Nocchi con Venere e Vulcano, un’animata Battaglia di Antonio Marini e l’altrettanto vivace Baccanale di scuola fiamminga.


Sport

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Il 22 Dicembre è ancora 3Tre

M.diCampiglioindirettaMondiale È

stato un percorso lungo e non privo di ostacoli, quello della 3Tre di Madonna di Campiglio verso il ritorno nella Coppa del Mondo FIS, ma forse proprio questo rende più ampi i sorrisi del Comitato 3Tre in questi giorni, a ormai meno di un mese dalla fatidica data del 22 Dicembre. Nel mese di giugno, la Federazione Internazionale dello Sci ha reinserito in pianta stabile nella Coppa del Mondo Maschile di Sci Alpino – Audi FIS Ski World Cup lo slalom della 3Tre, riaccendendo l’entusiasmo di tutti gli appassionati italiani. Il mitico Canalone Miramonti e il suo slalom in notturna tornano quindi il prossimo 22 Dicembre fra le classiche del circuito di Coppa del Mondo, dopo le edizioni di grande successo del 2012 e 2014 che avevano spezzato un lungo digiuno. Il 22 Dicembre si appresta a diventare qualcosa in più di una semplice data per l’unica tappa trentina della Coppa del Mondo: infatti, la FIS ha già confermato che la 3Tre si terrà in questa data anche nelle prossime sta-

gioni (2016, 2017 e 2018), affidando alla Classica del Canalone Miramonti una posizione privilegiata nel calendario di Coppa. La magia della “Perla delle Dolomiti” e del suo slalom natalizio è anche una splendida cartolina da offrire al mondo intero, grazie al panorama mozzafiato e all’inconfondibile fascino che avvolge questo evento, seguito da 60 milioni di telespettatori in tutto il mondo: sono attesi infatti oltre cento

Il podio dell’edizione 2005, - Pentaphoto

giornalisti da venti Paesi, Europei e non solo, e almeno 25 emittenti televisive, che porteranno le bellezze delle Dolomiti di

Il Canalone Miramonti ha registrato oltre 12.000 presenze il 22 Dicembre 2014 (Pentaphoto)

Brenta ai quattro angoli del globo. Lo spettacolo al Canalone Miramonti inizierà alle 16.30, con musica e intrattenimento a precedere la prima manche che prenderà il via alle 17.45. La decisiva seconda manche prenderà il via invece alle 20.45, per i 45 minuti che decreteranno il padrone della 62a edizione della 3Tre. Dopo la gara, la serata proseguirà con la grande festa nel centro di Madonna di Campiglio. Fra gli atleti più attesi il 22 Dicembre ci saranno Felix Neureuther e Fritz Dopfer, i due tedeschi che hanno dominato – nell’ordine – l’ultima edizione della 3Tre, Marcel Hirscher, Hendrik Kristoffersen, Aleksandr Khoroshi-

lov e gli italiani Stefano Gross e Giuliano Razzoli, che sperano di far gridare di gioia il Canalone Miramonti per una vittoria tricolore per la prima volta dal 2005, quando Giorgio Rocca conquistò il primo gradino del podio. L’impegno del Comitato ha portato anche stavolta la 3Tre in un intenso Tour promozionale, passato per Milano, Brescia, Desenzano, Bologna, Modena, Cremona, e che affronterà ancora diverse tappe prima dell’appuntamento del 22 Dicembre, anche grazie al sostegno dei Comuni di Pinzolo e di Ragoli, l’APT Madonna di Campiglio – Pinzolo – Val Rendena, la so-

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cietà Funivie Campiglio e naturalmente la Provincia Autonoma di Trento: tutte realtà che hanno contribuito al ritorno in grande stile della 3Tre, e tasselli fondamentali del suo avvenire in Coppa del Mondo. Si attende quindi una nuova invasione di pubblico per la 3Tre, che come nel 2014 sarà un evento davvero aperto a tutti: infatti, la 3Tre ha ricevuto la certificazione come “Open Event” e potrà quindi accogliere anche spettatori portatori di disabilità in condizioni di perfetta agibilità e sicurezza. Come sempre, i residenti dei Comuni di Pinzolo e di Ragoli potranno fare richiesta del voucher gratuito per assistere alla 3Tre del 22 Dicembre. Nell’inverno 2015/2016, il Comitato 3Tre organizzerà anche un altro evento sulla neve a Campiglio, la Audi quattro Ski Cup, facente parte di un circuito internazionale che coinvolge località come Obergurgl, Megeve, Verbier e Oberstdorf: quattro giorni di gare, dal 5 all’8 Febbraio, che coinvolgeranno clienti Audi e giornalisti, ma aperti anche al territorio e agli ospiti della località. Tutte le informazioni sullo slalom di Coppa del Mondo a Madonna di Campiglio sono disponibili sul sito www.3trecampiglio.it.


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Società

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Mercatini di Natale protagonisti in Giudicarie. A quello storico di Rango si aggiungono quelli di Pinzolo, Cimego e – novità del 2015 – Tione. Tione e Cimego in particolare hanno messo in campo quest’anno una positiva sinergia sintetizzata nel progetto “mercatini alpini del Trentino” puntando sull’offerta enogastronimica locale come elemento caratterizzante. Inaugurati venerdì 27 novembre a Tione e domenica 29 a Cimego, propongono una doppia declinazione dedicata alla gastronomia a KmZero oltre naturalmente alle tradizioni delle festività natalizie e alle magiche apparizioni di Streghe ed Elfi. Lo storico mercatino di Cimego è ospitato nei volti, nelle stradine e nelle cantine del Borgo Antico di Quartinago e avrà come aspetto emozionale le affascinanti streghe da sempre patrimonio dello storico abitato caratterizzato da casa Marascalchi e dal palazzo della Contessa Rosa Antonini; a Tione le casette poste in centro alla Borgata saranno animate, tra l’altro, dagli showcooking di alcuni Chef di grido del Trentino. E se domenica 29 dicembre a Cimego sarà offerta la Polenta Magica delle Streghe realizzata in gran segreto dallo chef Graziano Tamburini, dell’Hotel Aurora, con una nuova ricetta che punta a rivisitare la classica Macafana vincitrice del recente Festival della Polenta di Storo; Tione mette in campo lo chef Alfio Ghezzi (stella Michelin con Locanda Margon di Trento) che proporrà delle ricette legate alla Carne della razza Rendena. Una delle prelibatezze di questa area turistica. Ad attirare i bambini saranno gli Elfi a Tione e il Gran ballo delle Streghe a Quartinago. Insomma divertimento e piatti di alta cucina lega-

Tra magia e gastronomia, ecco i mercatini di Natale A Cimego e Tione al via gli attesi eventi dal 27 novembre all’Epifania. Brione ospita il Presepe Vivente

Mercatini di Natale a Cimego

ta al territorio daranno il via ai due Mercatini, che per la loro apertura hanno voluto rispettare la tradizione dell’Avvento. Significativo è poi il Presepe Vivente del Chiese. Un evento che quest’anno si trasferisce da Condino a Brione e il prossimo 27 dicembre sarà animato da un numero di figuranti in costume più alto degli stessi abitanti del borgo alpino. Le vie del centro ospiteranno i figuranti con scene di vita tradizionale, comprese le attività lavorative con strumenti di lavoro dell’epoca. Previsti Bus navetta per portare i turisti dal fondo valle a Brione. I due Mercatini hanno stretto un sinergico patto di collaborazione in linea con i proficui rapporti esistenti in abito turistico tra i due Consorzi VisitChiese e VisitGiudicarie. Proprio per dare vita ad un piccolo

Volontariato, un’arma in più per la casa di riposo di Strada

La casa di Riposo di Strada

polo di proposte natalizie. Capaci di prendere per la gola - hanno ricordato Massimo Valenti e Daniele Bertolini - con la tradizione culinaria (Polenta e Spressa) e le novità degli con gli Chef che si alterneranno nella tenda palcoscenico a Tione: con Alfio Ghezzi ci saranno Federico Parolari (Due Spade Trento), Manuele Ferrari (Bellagio), Vinicio Tenni (Gallo Cedrone Madon-

na di Campiglio), Enrico Croatti (Dolce Vita Madonna di Campiglio) e Cristian Castorani con i giovani Chef della Scuola Alberghiera di Tione. I mercatini sono su anche su Facebook, basta cercare Mercatini alpini del Trentino: una pagina particolarmente interattiva che propone anche il programma completo di tutti gli eventi. (d.d.)

auguri buon Natale

Di questi tempi, con il mutamento sociale e l’imponente cambio dello stile di vita, trovare ragazzi che dedicano parte del proprio tempo libero al volontariato potrebbe sembrare quasi un’utopia. Ma fortunatamente l’eccezione talvolta si manifesta ancora e presso la Casa di Riposo “Padre Odone Nicolini” di Strada, piccola frazione del Comune di Pieve di Bono, un gruppo di giovani adolescenti, in alcuni momenti della settimana, si reca presso la struttura per fare compagnia agli ospiti presenti. Il Gruppo, diretto con cura e passione da Fratel Luciano Scaia e da tutto il personale dell’animazione, ha subito nel tempo un vero e proprio ricambio generazionale. Infatti è da più di dieci anni che tale attività viene riproposta e sono stati molti i ragazzi che ne hanno fatto parte. Sono molteplici le attività che gli adolescenti effettuano, dal classico gioco della tombola, che ogni settimana il personale addetto all’animazione organizza per trascorrere un pomeriggio in compagnia, alle passeggiate nel rinnovato parco adiacente alla Casa di Riposo. Ai volontari è data la possibilità di partecipare alle attività ricreative ed ai laboratori proposti dal servizio animazione al fine di interagire con i residenti, condividere con loro esperienze di vita, confrontandosi e trascorrendo del tempo insieme. Il gruppo inoltre, effettua anche alcune attività ricreative al di fuori della struttura residenziale. Infatti sono molte le attività che nel periodo estivo vengono organizzate, tra cui alcune gite sul vasto territorio dell’intero Trentino. Non mancano poi le uscite tradizionali durante il periodo natalizio alla visita dei presepi. Il gruppo, aperto a tutti i giovani della conca Pievana, si confronta attraverso il carisma di San Filippo Neri, il grande educatore dei giovani e profeta del nostro tempo. Il loro motto è CONTA SU DI ME, poche e semplici parole che trasmettono sicurezza agli ospiti della casa di riposo. Insomma molte sono le attività che questo gruppo di circa trenta adolescenti effettua al fine di trascorrere qualche piacevole momento, con l’obiettivo di divertirsi e soprattutto fare compagnia ai residenti della Casa di Riposo che, grazie alla felicità e alla spensieratezza dei giovani, dimenticano i vari acciacchi che l’anziana età porta con sé. Visto il periodo storico che il mondo sociale sta attraversando non è cosa da poco. (m.m)


Sport La volontà è sempre quella di offrire all’utente materiali di qualità a prezzi contenuti (basti pensare che con soli 85 € chi è in possesso di skipass stagionale dell’impianto, può portare a casa sci, scarponi, bastoncini e casco) e, a testimonianza della bontà di questa strategia, si citino gli oltre cinquecento noleggi stagionali della scorsa stagione invernale. La stagione 2015 - 2016 si preannuncia ancora una volta ricca di novità per il Centro Sci di Bolbeno – Borgo Lares (in onore del nuovo Comune di Borgo Lares nato dalla fusione dei municipi di Zuclo e Bolbeno) che dallo scorso anno, grazie al sostegno delle Provincia Autonoma di Trento e dell’Amministrazione Comunale di Bolbeno, ha visto finalmente concretizzarsi il sogno dell’illuminazione notturna. L’impianto anche in questa stagione sarà aperto al pubblico per due sere alla settimana, il mercoledì e il venerdì dalle 18.30 alle 21.00, così da offrire un’opportunità in più per chi studia o lavora, ma anche per gli atleti dei vari Sci club, che spesso faticano a conciliare l’allenamento con la scuola. Visto l’ottimo successo ottenuto (oltre 1.000 passaggi registrati in media ogni sera) quest’anno sarà illuminata anche la pista di allenamento in modo tale che gli amanti della velocità possano misurarsi in un’area a loro totalmente riservata senza creare intralcio agli altri sciatori.

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Centro sci Bolbeno, migliorato ulteriormente l’impianto di innevamento e illuminata anche la pista di allenamento

Borgo Lares: tante novità! Pasto gratis per le scuole materne dei comuni convenzionati che usufruiranno della giornata sulla neve In attesa del freddo e della neve è già iniziata l’ennesima stagione per l’impianto sciistico più “miracoloso” d’Italia - che lo scorso anno ha superato il mezzo secolo di vita - gestito dalla Pro Loco locale, l’ormai celebre Pro Loco di Bolbeno. Da metà novembre è infatti aperto il Noleggio - Laboratorio Sci, collocato ormai da qualche anno nella struttura alle spalle del Ristorante la Contea, che anAltra novità di questa stagione sciistica è rappresentata dall’ulteriore potenziamento dell’impianto di innevamento programmato con l’installazione di altri due “cannoni” automatici che sapranno sfruttare ogni momento in cui la colonnina di mercurio scenderà sotto lo zero, garantendo così un innevamento perfetto anche in assenza di precipitazioni nevose. Anche quest’anno, grazie agli sforzi dello Sci Club Bolbeno, a partire dalla seconda settimana di gennaio sarà riproposto il famoso corso di avviamento allo sci che per il quattordicesimo anno consecutivo avrà il prezzo ancora bloccato a soli 60 €! Un

vero e proprio miracolo reso possibile dal sostegno di numerosi sponsor privati ed enti pubblici che trovano spazio e visibilità sia sul rinnovato sito internet dell’associazione (www.prolocobolbeno.it),

che quest’anno vede decisamente rinnovato il proprio “parco mezzi”: quasi 200 paia di nuovi sci e scarponi marchiati Head (oltre a nuovi snowboard che hanno “debuttato” con ottimo riscontro lo scorso anno) che rendono l’idea della politica perseguita dalla Pro Loco di Bolbeno che intende mantenere altissimo lo standard qualitativo con materiali aventi al massimo tre stagioni di utilizzo.

sia sull’annuale giornalino di presentazione della stagione invernale 2015 – 2016 che avete trovato allegato a questo numero del Giornale delle Giudicarie. Per quei ragazzi con alle spal-

le già tre/quattro partecipazioni ai corsi di Sci è inoltre stato pensato di dare la possibilità di frequentare un corso di Snowboard che costerà sempre 60 € e prevede 6 lezioni di due ore che si terranno il lunedì pomeriggio. La Pro Loco di Bolbeno offrirà inoltre, un’opportunità davvero strabiliante a tutte le scuole materne avente sede in uno dei 52 Comuni convenzionati. Oltre alla “solita” possibilità di poter usufruire gratuitamente, per un’intera giornata, del campo primi passi “Bolbenolandia” e delle relative attrezzature con il costo del trasporto con pullman a carico della Pro loco di Bolbeno, quest’anno, grazie alla

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preziosa collaborazione del Ristorante “La Contea”, sarà offerto anche il pranzo a tutti i bambini e ai loro insegnanti! Un’opportunità davvero straordinaria che testimonia l’attenzione ai più piccoli che ha sempre caratterizzato il Cento Sci Bolbeno e che sicuramente le scuole materne non si lasceranno scappare. Una non-novità, ma che, come sempre, vale la pena sottolineare, sarà infine lo straordinario lavoro dei tanti volontari della Pro loco di Bolbeno, dello Sci Club Bolbeno e delle altre associazioni che collaborano, sia per l’organizzazione “logistica” della ski area, sia per la riuscita delle numerose manifestazioni: è solo grazie a loro se questo vero e proprio “miracolo” che non ha eguali lungo tutto l’arco alpino continua a rinnovarsi di anno in anno, migliorandosi sempre più e contribuendo a creare lo spirito di comunità che in futuro rappresenterà sicuramente un’arma vincente.

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Opinioni a confronto

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BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Gli amici del bar sono infuriati. Hanno appena letto che è tornata sul tappeto la tiritera della chiusura del punto nascite dell’ospedale di Tione. Una storia infinita che sta diventando una farsa e per di più nel nuovo riparto provinciale delle funzioni chirurgico-traumatologiche Tione viene declassato a mini interventi sulla mano e poco altro. Siamo alle solite, dicono, qui siamo di fronte ad un vero e proprio oltraggio: o sono degli incapaci i dirigenti della sanità trentina compresi i politici, o c’è sotto qualcosa di poco chiaro. È ora di finirla, questa è una litania che non finisce mai, siamo in mano a dei tira e mola, tutti da mandare a casa. Questo è il loro unanime giudizio. E ancora. Confrontiamo le Giudicarie con le altre valli, siamo 36.000 abitanti, mica 200, con i turisti sforiamo i centomila, eppure siamo considerati ormai dei paria (poveri diavoli), senza dignità e senza diritti, quasi che le nostre tasse fossero diverse dalle altre. Siamo gli ultimi nella viabilità, nei servizi, nella considerazione ed ora vogliono chiuderci pian piano anche l’ospedale. Guardiamoci attorno, giriamo il Trentino, andiamo in Val di Non e ne vedremo delle belle. Viabilità americane, automobili da 50.000

Sanità: le retromarce da parte dell’assessore Zeni e dei vertici dell’Azienda Sanitaria mettono (nuovamente) in dubbio il futuro della struttura

Torna il tira e molla sull’ospedale diTione euro in su, ricchezza sbandierata in ogni dove, con il loro petrolio (Melinda) che fa milionari gli agricoltori, che su quelle non pagano le tasse come si deve, ville faraoniche e i loro abitanti sono proprietari di mezza Trento, e a questi viene garantito un Ospedale in piena efficienza con i servizi sanitari più sofisticati e mai messi in discussione. I miei amici ormai hanno perso il lume della ragione e debordano in parolacce

irriferibili contro tutti e tutto. Provo ad interloquire, ma vengo tacitato. Non è forse vero quello che diciamo? Oltretutto siamo anche presi in giro. L’ospedale di Tione ha pochi parti, è vero, ma non perché non ci sono partorienti, ma perché per anni, venuto a mancare tragicamente un nostro ottimo ginecologo, la ginecologia tionese è stata trascurata non sostituendolo e lasciandola andare a caduta libera. Proprio per

aver la scusa di chiuderla. Questa è la verità. Ed ora vogliono sminuire anche la traumatologia per deviare gli infortunati, numerosi durante l’inverno sui campi da sci e d’estate sulle montagne, a Cles per defraudarci dei nostri clienti abituali. Già i turisti diretti a Campiglio hanno abbandonato le nostre strade preferendo arrivare in autostrada fino a Mezzocorona e poi risalire la Val di Non, adesso ci portano via

anche gli incidentati. Questa è la perequazione che da anni vige nella nostra Provincia. Adesso basta. Si sveglino i nostri amministratori e facciano valere le nostre ragioni e se non ne sono capaci se ne vadano casa. Crediamo sia giunto il momento di prendere in mano i forconi e scendere in Piazza Dante a chiedere giustizia. Non vogliamo niente più degli altri, ma, per Dio, non vogliamo essere considerati trentini

di serie B, per storia, per dignità e per le tasse che paghiamo come e più degli altri. In quanto a me, non potendo intervenire e conscio che il ragionamento che stanno facendo è purtroppo veritiero e fotografa esattamente come stanno le cose, mi allontano lasciandoli liberi di continuare nelle loro contumelie e nelle loro giuste, ma inascolate, rivendicazioni. (a.a.)

Cosa succede in Vaticano? Caro Adelino, mi ha molto rattristato quanto ho letto sui giornali di quel che succede in Vaticano, non vorrei che alla fine anche Papa Francesco rinunciasse alla sua battaglia e si ritirasse, così avremo due Papi in pensione ed uno nuovo che magari si rimangia tutto quello di straordinario sta facendo Papa Bergoglio... Carlotta

Cara Amica, no, non credo che avremo un terzo Papa anche se la stagione dei veleni e delle manovre in Vaticano non è finita. Capisco che tutto ciò sia

motivo di amarezza e di turbamento per molti cattolici. La Chiesa ha una storia millenaria ed ogni tanto è costretta a fare i conti con i tempi e con la modernità. Una volta gli scontri, che ci sono sempre stati, fra i porporati, Curia e il Papa del momento, avvenivano all’interno delle mura vaticane, oggi mass media, globalizzati, riescono a diffondere anche il tremulo delle foglie dei giardini vaticani. Il tutto accade perché la Chiesa sta vivendo una stagione di forte cambiamento e Papa Bergoglio ne è il felice ed acuto protagonista. Ogni cambiamento provoca attriti e resistenze, vede contrapposti acceleratori e frenatori.

Una gremita Piazza San Pietro

Papa Francesco questo lo sa e sembra voler continuare sulla strada intrapresa. Senza strappi e rivoluzioni, come magari qualcuno vorrebbe, ma con la convinzione e la consapevolez-

za che la Chiesa ha bisogno di ritrovare nuovi modi di comunicare e di stare in mezzo ad un mondo che cambia alla velocità della luce.

Contro il terrorismo serve determinazione Egr. Amistadi, sono allibito da quanto è successo a Parigi per l’attacco terrorista in piena città che ha provocato 130 morti e 300 feriti. La Francia è scesa in guerra contro l’Isis responsabile della vile aggressione. Io sono d’accordo e vorrei che tutto il mondo occidentale facesse la sua parte. Ai pacifisti e ai soliti perbenisti vorrei ricordare che contro il nazismo ci comportammo in altro modo. Ma che differenza c’è fra l’Isis, lo stato islamico, e il nazismo? Per me nessuna. E come abbiamo combattuto il nazismo, ora dovremmo combattere i terroristi islamici. Cosa ne pensa? Lorenzo Talvolta mi trovo in difficoltà, le domande che mi si pongono vanno spesse volte oltre le mie capacità e le mie competenze. Ma pensandoci un po’, credo anch’io che non ci siano differenze fra i due esecrabili regi-

mi. A occhio, direi di più. L’Isis è molto più pericoloso e difficile da estirpare. Hitler farneticava di un Terzo Reich che allargasse lo ”spazio vitale” tedesco nelle zone tedescofile della Polonia e della Russia, i califfi invece vogliono l’islamizzazione violenta del mondo intero. Già sono padroni di mezza Siria, di mezzo Iraq, e la fanno da padroni in Egitto, Libia, Algeria ed in Turchia con ramificazioni in tutto il mondo arabo, in confronto la Germania del 1939, era una mosca. Sui metodi per ottenere i rispettivi traguardi si può discutere: i tedeschi hanno usato, nella loro pazzia, campi di concentramento, camere a gas e annientamento degli ebrei, l’Isis ha scelto il metodo delle cavallette che divorano tutto quello che trovano sul loro cammino. Messi a confronto, quindi, nazisti e terrorismo islamico sono facce dello stesso male con la differenza che il secondo è molto più pericoloso e letale anche perché guarda all’intero pianeta. C’è

da chiedersi come mai il mondo civile della fine degli anni Trenta si è mobilitato, senza defezioni, per spazzare via Hitler dalla faccia della terra, e oggi, nei confronti dell’Isis si discuta, si tentenni, e nessuno voglia fare il primo passo per una vera alleanza globale, anzi, tutto sommato le azioni dell’Isis sono considerate da taluno “idee non condivisibili ma degne di essere tutelate in nome della libertà dei popoli di essere fautori del proprio destino”. Ho seguito in questi giorni i media di mezzo mondo e ho letto giornali d’ogni orientamento politico, ma ancora non mi so dare una risposta. E poi vogliamo vincere la partita? In parte l’abbiamo già persa, ma forse non ce ne rendiamo conto del tutto; talvolta si ha l’impressine che taluno creda che non sia nemmeno realmente iniziata. Speriamo tuttavia un una vittoria finale in difesa dei nostri valori e del futuro delle nostre giovani generazioni, che difficoltà ne avranno abbastanza.

Sorveglianza alta sotto la Tour Eiffel

P.S. Ripeto, domande di questo livello evitate di farle a me, c’è gente più esperta che probabilmente vi avrebbe risposto in modo molto più esaustivo. Io ho dovuto studiarci su una settimana e neanche so se ho risposto in maniera adeguata. Spero di sì. (a.a.)


Lettere

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Quando la protesta animalista raggiunge i livelli di inciviltà: è accaduto in Rendena

La “buona educazione” animalista Premetto che amo gli animali e rispetto le idee altrui e non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Un sabato mattina di questo mese, mio marito si trovava a transitare in una strada oltre Sarca, quando è stato fermato da un manipolo di persone, munite di fischietti. Alla domanda “tu sei un cacciatore?” lui ha risposto “sì e ne sono contento”. A questa risposta alcuni di questi tizi fra cui alcune donne molto agguerrite si sono messe a inveire con parolacce e insulti indicibili. Mio marito è sceso dalla macchina con la voglia di prenderli a calci nel sedere, ma ragionan-

do bene ad adoperare le mani si è sempre in torto, ed allora ha chiesto di finirla. Per risposta, oltre che titolacci si è preso anche un bello sputo sulla camicia, Che schifo! A questo punto io mi domando a che livello di inciviltà siamo arrivati, con tutti i problemi che ci sono poi. Rispetto le persone e le loro convinzioni, ma queste cose io le calcolo fatte da gente prima di tutto senza un briciolo di educazione, incivili e buontempone. La moglie schifata di un cacciatore

San Martino ci porta in dono la Festa della luce Mi permetta due righe Direttore per sottolineare come anche quest’anno l’11 novembre non è stato lasciato trascorrere senza godersi la festa della luce in onore di S. Martino. La gente qua non si rassegna a lasciarsi sopraffare dalle streghe e dalla ‘Morte’ come “valori” proposti al posto della Vita offerta dai nostri Santi! Sì Martino ci porta la Luce dell’Amore, questo per riaffermare che il ‘buio’ dell’inverno non trionfa, il Sole Divino continua a brillare nei cuori. La Tradizione ci presenta come l’incontro col Cristo presente nel povero riuscì a trasformare la spada del valoroso soldato, che era Martino, in una croce carica di Carità, illuminata cioè di quel Amore sovru-

mano che lo spinse a dare metà del suo mantello. Ha consegnato la sua volontà umana (il mantello) perché in essa si realizzi un Progetto superiore. A traino di questa iniziativa si è messa la scuola materna parrocchiale che ha trovato la collaborazione degli alpini che avevano appena restaurato una vecchia Croce: l’occasione era fantastica per cogliere quell’occasione per benedirla. Forma nuova e aggiornata per rinverdire le classiche Rogazioni sulle attività agricole, bel spunto storico in effetti, la campagna di Bère tutta illuminata da lanterne e ravvivata da voci scoppiettanti di bimbi gioiosi, di genitori e nonni e amici. Al ritorno della benedizione, esperien-

za vera ma anche figurata, di Luci nelle tenebre, tutti si sono goduti la rappresentazione ‘teatrale’: Martino che incontra il povero! Non poteva mancare il “sole” nella forma di una cioccolata calda apprezzata da tutti. Si è pregato pure che la magnifica scuola materna restaurata e disponibile per il 2016\17 sia punto di ritrovo anche per le nuove frazioni di Praso e Bersone. Sarebbe garantita una presenza che utilizzerebbe al meglio l’equipe insegnante che ha dato prova d’essere disponibile a coinvolgere genitori, nonni e altre associazioni. Don Bruno Armanini Valdaone, 12 novembre 2015

Scuola dell’infanzia: a metà dicembre l’inaugurazione

Scuola Materna di Bondo e Breguzzo

L’ anno scolastico 2015/2016 per i bambini dalla scuola dell’infanzia, dei paesi di Breguzzo e Bondo, è iniziato nella struttura totalmente rinnovata, presso la scuola materna Giuseppina Bonazza di Breguzzo e Bondo. I lavori di ristrutturazione interni ed esterni iniziati nella primavera 2014, hanno consentito di adeguare la struttura alle nuove norme di conformità. Oltre al rifacimento esterno della scuola e al giardino, sono state apportate modifiche anche all’interno. Nuovo l’ ingresso che permette di accedere ai tre piani:scuola dell’infanzia, oratorio e sottotetto. Quest’ultimo studiato appositamente per consentire nuove esperienze per i bambini. L’ intero sottotetto è stato diviso in una zona palestra per i bambini, dove avranno modo di giocare in piena libertà e sperimentare nuovi modi di giocare, in modo da rafforzare le loro abilità psicomotoria. Inoltre è presente un aula dedicata alla musica. Strumenti di vario tipo sono a disposizione per i bambini. Tali spazi consentono ai bambini di fare nuove esperienze formative e di strutturare le attività didattiche in laboratori di vario tipo: psicomotorio , musicale, drammatico teatrale, artistico. Le insegnanti ritengono che questo ambiente e la sede siano un ottimo luogo in cui i bambini possono sviluppare le loro competenze e crescere con serenità durante il triennio scolastico. Grande soddisfazione anche da parte dei genitori nei confronti della nuova scuola, i quali hanno definito i nuovi ambienti stimolanti e curati nei dettagli. Nuovo look anche per il giardino, il quale ha assunto una forma tutta nuova. L’area di gioco esterna è stata allargata e suddivisa in zona verde e una zona attrezzata con giochi nuovi. Totalmente ristrutturata anche la sala polifunzionale parrocchiale. Tante novità dunque per i fruitori della nuova sede, tesoro donato da Giuseppina Bonazza per entrambe le comunità. L’inaugurazione ufficiale si terrà a metà dicembre in occasione della festa di Natale.


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Giornale delle giudicarie dicembre2015 online  

Giornale delle giudeicarie dicembre 2015

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