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ANNO 12- N. 5 MAGGIO 2013 - Mensile

EDITORIALE

Finalmente l’Italia ha un governo

La “nave sanza nocchiere” evocata da Dante nel sesto canto del Purgatorio sembra averne trovato uno: Enrico Letta. Finalmente diremmo, dopo 127 giorni dalle dimissioni di Mario Monti e 61 dalle elezioni. Due mesi, gli ultimi, consumati in primis a causa del risultato di sostanziale pareggio consegnatoci dalle consultazioni elettorali del 24 febbraio, e poi per la sconcertante cocciutaggine di Pierluigi Bersani che per settimane ha inseguito inutilmente Grillo, ricevendone in cambio una serie di insolenze e pernacchie (politiche, s’intende). Ora, fortunatamente, si può aprire una nuova fase. Con il giuramento di Enrico Letta di domenica 28 maggio la politica sembra aver trovato una nuova responsabilità, certamente accentuata e forzata dalla situazione di straordinaria emergenza sociale ed economica che il Paese sta vivendo. Continua a pag. 9

Artigianatoeindustriaalcentrodell’attenzione Economia giudicariese sotto la lente di ingrandimento. Le aree di sofferenza. Bene il bilancio turistico invernale. Alle pagine 4-5-6-7

Cinghiali, +300%, una piaga peril Chiese

Mamme, partorite a Tione. L’appello di Vanya Montani. A pag. 22

I “furbetti” dei rifiuti Abbandonare il sacchetto

Cinghiali in valle del Chiese: un flagello, un aratro vivente, capace di trasformare campi coltivati in radure sterili. Impraticabili. Per anni si è tentennato. Introdotto abusivamente, è stato tollerato ad oltranza. In alcuni casi, con la compiacenza dei cacciatori che vedevano nell’animale una preda in più per il loro carniere. A pagina 12

SPORT

Nasce la 24h MTB Solo endurance Val Rendena

può costare caro

A pag. 29

A pagina 3

I sindaci Butterini e Giovanelli

LavoristradadelCaffaro: “bisognafarefrontecomune” Alle pagine 8 e 9

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Rassegna Stampa

MAGGIO 2013

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA APRILE 2013

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA TIONE - Sono state rinnovate le cariche dell’Ass. Artigiani, piccole e medie imprese delle Giudicarie. Il Consiglio Comprensoriale ha confermato all’unanimità il presidente uscente Narciso Marini, 60 anni, imprenditore di Darzo, che ha guidato l’associazione negli ultimi quattro anni e la guiderà per i prossimi quattro. Nuovo invece il vicepresidente, Antonio Giovanelli, della storica Cereria di Tione. Fra i delegati che andranno a Trento per l’elezione del presidente provinciale, oltre ai primi due, ci sono anche Fabio Alberti di Fiavè e il rendenese Alessio Maganzini. Nella Giunta entrano: Sonia Beltrami di Storo, Mattia Bonapace di Roncone, Luca Bonenti per Bondo-Breguzzo, Francesco Cunaccia dell’alta Rendena, Paolo Ghezzi per la Bassa, Meri Pollini per Tione e Osvaldo Sartori di Caderzone. I consiglieri comprensoriali dell’associazione sono 27 (16 confermati e 11 di nuova nomina) e rappresentano più di un migliaio di aziende che occupano in Giudicarie circa 3.200 lavoratori. BERSONE - Sono in fase di netto miglioramento le condizioni di salute del sindaco Lener Bugna, colpito da infarto nei giorni scorsi. Il primo cittadino di Bersone, 62 anni, amministratore alla seconda legislatura, si è sentito male nella propria abitazione ed era stato subito trasferito all’Ospedale di Tione e quindi al reparto cardiochirurgico del S.Chiara di Trento. L’equipe medica è subito intervenuta ripristinando la funzionalità coronarica del paziente. Ora il sindaco è fuori pericolo ed è in attesa di intraprendere il periodo previsto di riabilitazione. Noi del Giornale ne siamo particolarmente lieti e gli facciamo i migliori auguri di pronto rientro nelle sue funzioni. MADONNA DI CAMPIGLIO - Cambio al vertice dell’Apt di Campiglio Pinzolo Val Rendena. L’assemblea generale dei soci ha votato il nuovo Consiglio di amministrazione dell’Azienda Turistica che rimarrà in carica per i prossimi tre anni. Ne fanno parte il presidente Marco Masè, il neo presidente dell’ass. Albergatori di Campiglio Mario Beltrami e Bruno Dallagiacoma. A rappresentare il Comune di Pinzolo è stata votata l’assessore al turismo Anita Binelli, per la Rendena Tullio Serafini, assessore del comune di Ragoli, quindi Francesco Bosco e Roberto Serafini per le società Funivie di Campiglio e Pinzolo, Cecilia Maffei, Denny Maestri, Luca Bonapace, Stefano Maturi e Mauro Collini, il presidente del Parco Antonio Caola, Maurizio Papa, Francesco Ballardini e Paolo Pollini per i commercianti, Mauro Masè e Diego Durini, mentre il collegio sindacale è stato confermato in toto. COMUNITA’ di VALLE - Prosegue il lavoro del tavolo di confronto sul Piano territoriale di Comunità, ma continuano numerose le critiche. Dopo la presa di posizione netta dei cons. provinciali Cogo e Bombarda decisamente contrari all’ampliamento delle aeree sciabili dell’alta Rendena, anche Vittorio Martini, ex sindaco di Ragoli e componente l’assemblea, ha detto la sua concordando con i consigliri provinciali seppur da una sua precisa ed autonoma posizione. Per esprimere le sue perplessità sul Piano territoriale in gestazione, Martini ha scritto ai sindaci, assessori e consiglieri dei 39 Comuni delle Giudicarie per richiamare la necessità di una più attenta valutazione del Piano stesso e delle proposte in esso contenute con lo sguardo degli interessi collettivi e non solo particolari. La conclusione di Vittorio Martini è perentoria: “Il Piano dovrebbe occuparsi di tutte le Giudi-

carie e non solo o prevalentemente di parte di esse”. Sottintendendo la priorità data ai problemi dell’Alta Rendena. JAVRE’ - E’ morto in un incidente sul lavoro Lal Harmesch, un operaio indiano, da tre anni residente in Rendena, lascia la moglie e due figlie, la più grande che vive in India e la minore che frequenta l’Ist. Prof. Pertini di Trento. L’infortunio è accaduto all’interno dell’azienda di Elio Valentini. Harmesch è stato travolto dal mais per il bestiame che si trovava annassato nell’area adiacente alla stalla. Subito soccorso, ma purtroppo non c’è stato niente da fare. Per i titolari dell’azienda era come un fratello. I vicini di casa lo ricordano come “una persona molto buona, un angelo”. Don Marcello Mengarda ha voluto suonare le campane. “Aveva una religione diversa dalla nostra, ma per tutti Lal era uno di famiglia, ha detto la sorella di Elio Valentini, per questo abbiamo chiesto al parroco di ricordarlo”. PIEVE DI BONO - La sezione Avis di Pieve di Bono è nata nel 1963 con Claudio Foresti, Achille Pollini e Fiorino Butterini, quest’anno quindi ha voluto festeggiare i cinquant’anni di attività. Raggruppa 190 donatori dei comuni di Bersone, Daone, Pieve di Bono, Praso e Prezzo. Per l’occasione l’ass. Ha dato alle stampe una pubblicazione che verrà distribuita ai soci e ai simpatizzanti. Nel 2012 sono stati mobilitati 187 donatori con 235 donazioni, ma l’obiettivo dei dirigenti è di arrivare già da quest’anno a 200 volontari. L’attuale direttivo è presieduto per la quarta volta da Emiliano Facchini, affiancato da Egidio Filosi, Renzo Pernisi, Antonio Armani, Rosa Bocchio, Igor Bugna, Pierangelo Busetti, Renato Maestri, Tullio Pernisi, Elisa Vender e Serena Festi. TIONE - L’Istituto professionale di Tione ha avviato tre anni fa una scuola di Operatore edile ad indirizzo carpenteria in legno. Due anni fa aveva esordito con uno stand a “Legno&Edilizia” di Verona, una fiera che attira ogni anno migliaia di visitatori da tutta Italia, quest’anno ha ripetuto l’esperimento con uno stand di 200 metri quadrati organizzato in collaborazione con la Piemmeti SpA ottenendone un notevole successo. Attualmente la scuola è frequentata da 22 allievi ed è disloca come sede staccata a Condino, A Verona i ragazzi della scuola Enaip Carpenteria hanno potuto scambiare esperienze con l’analoga scuola di Bellinzona, Svizzera, promettendosi a vicenda ulteriori contatti e collaborazioni.

I cattivi pensieri di Eta Zeta “Still” o “Husquarna”. In fatto di Parchi Pubblici, è l’unico dubbio amletico dell’Amministrazione comunale di Tione. Le minoranze, invece, hanno mani e piedi legati. Non dalle catene, con cui si sono avvinghiate alle piante. Ma da un’opinione pubblica disattenta. Cittadini che, come le famose stelle di Cronin, “stanno a guardare”. Salvo poi dire – come è accaduto per gli alberghi – uuh, guarda: non ci sono più!!! * Anche l’ippocastano di piazza Cesare Battisti ha i giorni contati: la Giunta ha deciso di farne legna da ardere. Qualche fungo deve aver intaccato i canali linfatici. Ma non della pianta!

PROVINCIA - Ammontano a più di tre milioni i contributi erogati nel 2012 dalla Pat alle associazioni di volontariato attive nel settore degli immigrati. L’ass. alla salute Ugo Rossi ha fornito i dati rispondendo ad una interrogazione del cons. Giorgio Leonardi che chiedeva un rendiconto dei fondi stanziati dalla Provincia negli ultimi cinque anni a favore degli immigrati e delle associazioni che si occupano del settore. Le ragioni dei finanziamenti, ha scritto Rossi, sono riconducibili ad alleviare lo stato di emarginazione degli stranieri sul nostro territorio, al sostegno delle associazioni che si occupano dell’assistenza e della tutela, oltre che dell’integrazione, delle persone da poco arrivate nella nostra Provincia. PROVINCIA - Il corposo dossier della candidatura Unesco per il “Sistema fortificato del Trentino” austro-ungarico è stato consegnato dall’arch. Sandro Flaim, Sovrintendente provinciale ai Beni Architettonici ed Archeologici, nelle mani dei funzionari del Ministero dei Beni Culturali a Roma. Ora l’iter sarà molto lungo e dall’esito incerto, ma ci sono buone speranze che la cosa vada in porto anche per l’ottimo lavoro messo insieme dalla Provincia. Per saperne qualcosa bisognerà attendere il 2014. Il dossier in questione propone 29 fortificazioni austro-ungariche presenti sul territorio trentino facenti parte delle “linee di sbarramento” diffuse sulle zone di confine, purtroppo oggi si trovano in condizioni molto diverse per conservazione e di fruizione. Fra le strutture meglio conservate sono state evidenziate i forti Corno di Praso ed il forte Larino di Lardaro. TRENTO - C’è stata una generale alzata di scudi contro la singolare iniziativa dell’ass. Lia Giovanazzi Beltrami per la sua lettera spedita via email a preti, suore, frati e missionari per chiedere di pregare per il suo futuro politico. In pratica per chiedere che venga sostenuta e votata nelle prossime elezioni politiche provinciali. Ancora una volta si è cercato di sfruttare la chiesa ed i credenti per i propri interessi politici, cosa non inconsueta negli ultimi tempi, ma deprecabile. Questa è l’opinione di

molti credenti, ma particolarmente allarmato è stato Andrea Zambelli segretario regionale dell’Udc, partito al quale la Beltrami appartiene: “L’Udc, scrive Zambelli, sostiene sì una poltica fortemente radicata nell’identità cristiana ispirata a quella grande filosofia politica che è la Dottrina Sociale della Chiesa, ma allo stesso tempo persegue questa ispirazione in modo laico senza nulla concedere a strumentalizzazioni elettorali. Meglio evitare di tirare in ballo pubblicamente Dio e il Vangelo con stravaganti richieste di orazioni per puro interesse personale”. PROVINCIA - E’ sempre più emergenza lavoro. A marzo il Trentino ha segnato un primato negativo: rispetto al mese precedente, le ore di cassa integrazione sono aumentate del 169,7 %, peggio del Trentino hanno fatto solo la Val d’Aosta e l’alto Adige. Si è passati dalle 273.381 ore di febbraio alle 800.773 ore di marzo per l’ordinaria e da 18.000 a 226.646 ore per la straordinaria. Dati tragici. A patire di più è l’edilizia, pressoché ferma, inoltre i segnali che arrivano dai sindacati confermano il pericolo di ulteriori cali d’occupazione a testimonianza che siamo ancora molto lontani dalla ripresa tanto auspicata dalla politica. PROVINCIA - Il presidente Pacher ha ridistribuito le competenze lasciate libere dall’ass. Panizza, ormai senatore a Roma. Con l’occasione lo stesso presidente si è spogliato di ogni competenza accessoria per concentrarsi sulle competenze riguardanti la crisi economica. La decisione è stata quella di non sostituire l’ass. Panizza, ma piuttosto procedere ad una distribuzione logica delle sue deleghe. Le deleghe “pesanti” di Pacher, come i lavori pubblici e viabilità, sono stati consegnati all’ass. Gilmozzi, agganciandosi cosi’ al “pacchetto” dei Piani territoriali e ed ai rapporti con le Comunità di Valle. Quale vice-presidente, facente funzioni, è stato nominato Tiziano Mellarini, a cui sono state date anche le deleghe riguardanti caccia e pesca oltre alle opere di prevenzione calamità pubbliche, in capo a Marta Dalmaso sono invece andate le competenze riguardanti l’addestramento e la formazione professionale,

mente Ugo Rossi si occuperà dell’intero “pacchetto” delle politiche sociali della Provincia. PROVINCIA - Novità in arrivo per le prossime provinciali. E’ stato presentato un nuovo “manifesto” programmatico-politico per le elezioni dell’ottobre 2013. In calce ci sono le firme prestigiose di alcuni personaggi noti e meno noti della politica provinciale, dell’alta burocrazia e dell’Università come Mario Raffaelli, Gianni Bonvicini, Claudio bortolotti, Marcello Carli ed altri. “La nostra iniziativa vuol essere una riflessione che mettiamo a disposizione del dibattito pubblico, delle forze politiche e dei cittadini. La preoccupazione è che non ci sia consapevolezza di quello che ci aspetta, bisogna intervenire al più presto...purtroppo finora si sente solo parlare di nomi, di contenuti nessuno ne parla...” cosi hanno detto i responsabili, ma c’è chi dice che sotto sotto si nasconda la discesa in campo di Mario Raffaelli, portavoce del “manifesto” e di alcuni ex socialisti da tempo in attesa del rientro. TRENTO - A metà dicembre durante una trasmissione di “Porta a Porta” il pediatra Leonardo Pinelli, vicepresidente della Società scientifica nutrizione vegetariana, se ne esce con una bomba: c’è una zona in Italia dove si producono mele utilizzando fino a 36 diversi trattamenti a base di pesticidi, peraltro tutti regolari se considerati uno per uno. Ma in quella stessa zona si registrerebbero aumenti delle leucemie infantili. La questione fu subito presa in mano dal presidente Dellai, interpellato dallo stesso Bruno Vespa, che difendeva a spada tratta la bontà dei nostri prodotti e la falsità di quanto detto dal pediatra che, a dir il vero non aveva mai nominato il Trentino, ma che l’aveva fatto trasparire in maniera evidente. Per quelle accuse ingiustificate, secondo i responsabili dell’agricoltura trentina, l’Apot, l’associazione consorziale produttori ortofrutticoli trentini, aveva deciso di fare causa al pediatra per diffamazione. Il caso è finito in Procura, dove però il PM ha chiesto l’archiviazione, ma l’avv. Busana, a nome dell’Apot ha presentato opposizione ed intende portare la denuncia fino in fondo.


Attualità

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La Polizia locale delle Giudicarie è in prima linea per debellare il fenomeno dell’abbandono dei sacchetti. Sanzioni fino a 3.000 euro

I “furbetti” dei rifiuti A scoraggiare questo tipo di comportamenti ci pensa la Polizia locale delle Giudicarie che, su mandato delle amministrazioni comunali, pone molta attenzione, accanto alla sicurezza e al presidio del territorio, anche a questa tematica, con un pattugliamento attento del territorio e irrogando sanzioni pecuniarie a chi viene sorpreso ad abbandonare rifiuti. Recentemente, sono stati diversi i casi di abbandono nel quali la Polizia locale delle Giudicarie, guidata dal comandante Carlo Marchiori, ha contestato questo tipo di infrazione risalendo al colpevole attraverso vere e proprie mini-indagini sul materiale abbandonato che, spesso ma non sempre, lascia dietro di sé tracce visibili. Nell’ultimo anno è stato possibile contestare in questo modo più di 20 infrazioni. Le sanzioni, in questi casi, possono arrivare fino a 3.000 euro. In particolare il decreto legislativo 3 aprile 2006, n° 152, poi modificato nel 2010 (vedi box a fianco) prevede sanzioni da 300 a 3.000 euro, con eventuale applicazione di disposizioni penali per quanto riguarda le aziende; a ciò va aggiunto che la fattispecie costituisce anche una violazione dei regolamenti comunali in materia, che prevedono ulteriori sanzioni da 50 a 300 euro. «Il fenomeno – spiega il comandante della Polizia locale delle Giudicarie, Carlo Marchiori – sembra comunque abbastanza stabile. Gli operai dei comuni ed i cantonieri della PAT periodicamente riempiono i loro mezzi di rifiuti depositati in maniera incontrollata, specie nelle scarpate delle strade. Questi ritrovamenti vengono segnalati alla Polizia Locale che esperisce gli accertamenti sul materiale ritrovato, che in alcuni casi portano con certezza all’individuazione del trasgressore». Un’attività importante, perché riguarda direttamente una ricchezza che è di tutta la comunità, ossia l’ambiente, la natura ed anche il decoro urbano. Ma l’impegno della Polizia locale sui rifiuti non si esaurisce qui. Con le medesime modalità viene anche effettuato un controllo periodico, in sinergia con i tecnici del servizio ambientale della Comunità di Valle, sul materiale “teoricamente” differenziato, ma che purtroppo a volte non lo è. Riservando talvolta delle spiacevoli sorprese. «Recentemente – spiega Marchiori - nella carta proveniente da un’isola ecologica delle Giudicarie Esteriori, sono state rinvenute addirittura pelli di montoni appena uccisi. Voglio sottolineare che, al fine di individuare abusi come questi, risultano importantissime le segnalazioni dei cittadini. Il nostro territorio va dal lago di Molveno al passo del Ballino fino alla pineta di Caderzone; è impensabile presidiarlo tutto capillarmente. Per questo per avere risultati tangibili serve la collaborazione dei moltissimi cittadini che hanno senso civico e che vedono a volte vanificato il proprio impegno da pochi maleducati. Per questo invito a comporre il n. 0465.343185 (attivo anche sabato e festivi con trasferimento di chiamata) e segnalare situazioni come queste».

di Roberto Bertolini Una tematica strettamente d’attualità, in tempi di Tares e nuove calotte per la raccolta del residuo, è certamente quella dell’abbandono dei rifiuti. Argomento importante, se si pensa ha riflessi sulla salubrità e la vivibilità del nostro ambiente. Proprio la recente introduzione delle cosiddette calotte sui bidoni del “residuo”, ossia l’applicazione della raccolta puntuale misurabile attraverso le chiavette e coordinata dalla Comunità di Valle in collaborazione con i comuni, ha fatto temere un incremento del fenomeno dell’abbandono. Il fatto di misurare il numero di conferimenti ai vecchi bidoni “verdi” (o a quelli interrati di nuova generazione) poteva indurre qualcuno a pensare che – sottraendosi alla misurazione – avrebbe potuto pagare di meno in bolletta sul computo della Tia; va detto che, proprio per scoraggiare tali comportamenti, la Comunità ha da subito individuato un numero di scarichi minimo presuntivo da pagare in ogni caso e la misura ha sicuramente funzionato. Alle calotte si aggiunge ora la Tares, tassa statale che, pur riferendosi a più servizi, di fatto aggrava la Tia e ciò potrebbe alimentare qualche atteggiamento sconsiderato. In realtà – fanno sapere i responsabili dei comuni – non vi sono stati particolari fenomeni od incrementi dell’abbandono rifiuti, anche se comunque si tratta di un problema sempre presente negli ultimi anni.

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Abbandonare i rifiuti può costare caro Fino a 3.000 euro di sanzione amministrativa per i cittadini; arresto e fino a 26.000 euro di ammenda per imprese o enti. Abbandonare i rifiuti può costare caro. Lo stabilisce il Decreto legislativo 3 aprile 2006, n° 152 “Norme in materia di ambiente”, poi modificato con d.lgs. 3 dicembre 2010, n° 205, che dedica tre articoli specificamente alla tematica dell’abbandono dei rifiuti. Nell’art 192 “Divieto di abbandono” si legge: “L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati. È altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee”. Prevedendo inoltre al comma 3 che: “chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi”. Le sanzioni sono previste invece all’art. 255 che recita “chiunque, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da trecento euro a tremila euro. Se l’abbandono riguarda rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa è aumentata fino al doppio”. Ancora più gravi i provvedimenti previsti dall’art. 256 per “titolari di imprese ed ai responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all art. 192, commi 1 e 2” che possono vedersi puniti con “la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro”. (r.b.)

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Contro la crisi: focus sull’economia in Giudicarie Alla Casa della Comunità si sono tenuti due incontri molto partecipati con politici, tecnici, professori e rappresentanti delle realtà economiche “L’Economia in Giudicarie” questo il tema dei due incontri che si sono tenuti presso la Casa della Comunità delle Giudicarie a fine aprile. Nel primo “Quale futuro per l’economia delle Giudicarie, il turismo dei pionieri e le nuove proposte”, oltre al discorso di apertura lavori della Presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini, si sono avuti gli interventi del prof. Umberto Martini, dell’Università di Trento – Dipartimento Informatica e Studi aziendali con un focus sul turismo nella prospettiva di un’offer-

Non è mancato un animato dibattito al quale hanno partecipato Francesco Bosco Direttore Funivie Campiglio Spa, Marco Zulberti Direttore della Filiale di Unicredit di Tione, Iva Berasi Presidente di Apt Terme di Comano, Luigi Olivieri Assessore della Comunità delle Giudicarie, Giusi Tonini Vicesindaco di Storo e Walter Facchinelli ex consigliere di Apt Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena. Nel secondo incontro hanno relazionato sulla

situazione attuale oltre alla Presidente Patrizia Ballardini, Alessandro Olivi, Assessore all’Industria, Artigianato, Commercio e Cooperazione della Provincia Autonoma di Trento, Diego Laner presidente di Trentino Sviluppo, Rosanna Parisi, Responsabile Centro per l’Impiego di Tione, Giuseppe Failoni per l’Agenzia del Lavoro di Trento, Mauro Casotto, Claudio Moser responsabile Apiae. Un momento informativo e di confronto con le imprese al

ta integrata che includa le diverse aree delle Giudicarie dedicata a più target in modo complementare, di Luciano Malfer, Dirigente dell’Agenzia provinciale per la Famiglia, Natalità e Politiche Giovanili della P.A.T. e di Paolo Grigolli, Direttore di TSM, Trento School of Management che hanno proposto un percorso informativo e formativo per gli operatori del Turismo un approfondimento dedicato alla qualificazione della proposta turistica dedicata al target “Famiglia” in linea con le linee guida del Distretto Famiglia della Val Rendena. quale è seguito un vivace dibattito in una sala rappresentativa della realtà economica e finanziaria delle Giudicarie, che ha dimostrato interesse e coinvolgimento. Gli incontri si collocano nel percorso intrapreso dalla Comunità, in coerenza con il filo conduttore del piano programmatico della Comunità delle Giudicarie, che ha messo al centro la competitività del territorio. Un percorso fatto di due tracce parallele, il tavolo di confronto e consultazione

per il PTC con le decisioni di rilevanza urbanistica di competenza della comunità, e il tavolo economia e lavoro dove è in atto una riflessione e azione in ambito di economia, lavoro, giovani, sociale e per l’attivazione di progetti mirati, in collaborazione con Agenzia per il lavoro e altri partner territoriali, oltreché associazioni di categoria, sindacati, stakeholder. In questa pagina e nelle seguenti, un estratto degli interventi. (m.c.)

La presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini

«Per combattere la crisi, innovare e fare rete, valorizzandoilbagagliodiconoscenzaedicompetenza» Sulla necessità di fare rete e di innovare per poter essere competitivi ma anche sulla volontà di valorizzare le risorse presenti sul territorio l’intervento della Presidente della Comunità Patrizia Ballardini. «In un momento non facile dal punto di vista economico e sociale, dove la fiducia degli imprenditori e delle famiglie resta bassa e l’incertezza alta, dove il ruolo del credito è sempre più rilevante per dare respiro alle imprese, dove il pagamento dei debiti da parte delle PA in tempi brevi diventa vitale per le imprese, dove ‘essere in rete’ a livello globale sembra essere imprescindibile per rimanere sul mercato, dove spazio e tempo sono cancellati dalla tecnologia è ancora più urgente rendere le Giudicarie più competitive per dare una prospettiva alla nostra gente. In primis nell’ambito del Turismo, che si conferma essere il motore dello sviluppo attuale e prospettico, così come nei comparti industriale, artigianale e del commercio, l’andamento dei quali, anche in termini di indotto, è comunque fortemente legato ai flussi turistici». In un momento estremamente delicato dal punto di vista economico, sociale ed anche istituzionale, «in cui la crisi ha coinvolto anche le Giudicarie, seppure con accenti diversi a seconda dei settori, dominato dall’assenza di risposte preconfezionate e di certezze e da un mercato del lavoro sempre più fluido, e in costante e rapidissima evoluzione, non c’è più spazio per invidie e protagonismi personali e per sterili polemiche ‘interne’». Per questo appare necessario «agire con ac-

cresciuta responsabilità e coraggio, unita all’umiltà per dare continuità alle iniziative che ad oggi ‘tengono’ ed impegnarci per avviare nuove prospettive legate allo sviluppo sostenibile nelle aree di territorio che hanno un potenziale ancora inespresso, confrontandoci in modo sereno e costruttivo per trovare le risposte più giuste. Possiamo dare una prospettiva a questo territorio solo se riusciamo a fare sistema valorizzando l’immensa ricchezza ambientale delle Giudicarie accanto ad una proposta storico culturale e gastronomica in parte ancora inespressa, per continuare a dare linfa anche ai settori che vedono nel turismo in modo indiretto una fonte rilevante di lavoro». Al tempo stesso «dobbiamo valorizzare il bagaglio di conoscenza e competenza, sviluppata in settori specifici, quali ad esempio il legno, che ci hanno permesso di presentarci con livelli di eccellenza anche sui mercati internazionali, sapendoli coniugare con una costante innovazione, sia essa di prodotto, di processo e anche di organizzazione: dobbiamo dare spazio alla professionalità che sappiamo esprimere anche attraverso nuove forme di organizzazione più dinamiche e di sistema, quali le reti, senza mai mettere da parte la serietà e la autorevolezza che sempre hanno espresso i nostri imprenditori». «Nell’ambito del Protocollo d’intesa fra la Comunità delle Giudicarie e l’Agenzia del Lavoro per la sperimentazione di attività congiunte per contrastare la crisi economica e favorire la ripresa dell’occupazione in Giudicarie, abbiamo ritenuto

importante organizzare questo momento di incontro e confronto con le imprese che operano sul territorio» ha precisato la Presidente Ballardini. «Un’occasione per approfondire insieme la delicata situazione economica e sociale e quindi conoscere gli interventi a favore delle imprese trentine messi in campo dalla Provincia autonoma di Trento anche attraverso Trentino Sviluppo, Agenzia Provinciale per l’incentivazione delle attività economiche e Agenzia del Lavoro, che spaziano dall’area dei finanziamenti a quella dei contributi, e che hanno come obiettivo l’innovazione e la ricerca tecnologica, la formazione continua e i servizi alle imprese». (m.c.)

Speciale Economia La riflessione del docente dell’Università di Trento

Umberto Martini: «Il turismo, risorsa dominante per lo sviluppo locale» Sostenitore della centralità del Turismo per l’economia del Trentino il professor Umberto Martini ha invitato ad alcune riflessioni. «È difficile pensare che il turismo possa risolvere tutti i problemi, ma se vogliamo che il turismo aiuti il territorio a risolvere i propri problemi bisogna pensare che esso non sia considerato un settore marginale, ma debba assumere una ruolo dominante, deve essere visto come la risorsa per lo sviluppo locale». Un settore complesso, forse più degli altri settori industriali in quanto la fruizione del prodotto avviene dentro il territorio dove avvengono le azioni. «Noi con il turismo ci portiamo i clienti in casa»; inoltre «sono necessarie delle attenzioni dal punto di vista gestionale che richiedono competenze e allo stesso tempo visione del mercato». Ma non solo. «Il turismo negli anni del boom economico, ha avuto un grandissimo fattore di accelerazione, la domanda di mercato era estremamente maggiore dell’offerta. Il turismo era un indicatore di benessere. Tutti gli italiani chiedevano di fare una vacanza. Il turismo era un fenomeno di prossimità dove per prossimità si intendono anche i 3-400 km...Questa situazione estremamente favorevole ha portato ad uno sviluppo di rendita monopolistica e ad un rallentamento dell’innovazione, fattori che hanno la tendenza a sterilizzare il settore...». Ora il contesto economico è totalmente cambiato, la curva di crescita si è interrotta, le aspettative sono quelle di sottooccupazione e di rallentamento dei consumi. Quindi «appare necessario cambiare logiche, essere efficienti ed efficaci, innovare ed essere evoluti nelle proposte e nelle idee». In un mercato globale «se vogliamo fare una proposta, se vogliamo essere una destinazione capace di competere, dobbiamo parlare di Trentino. Il Trentino Alto Adige è ancora molto appetibile ed è un’ambita meta per i vacanzieri italiani. Siamo dei leader e dobbiamo comportarci da leader». L’invito del professore dunque è quello di innovare e allo stesso tempo di sfruttare la forza data dal marchio “Trentino”, evitando la frammentazione e di commettere lo sbaglio di vedere nel nostro vicino il nostro concorrente. «Dobbiamo creare un sistema, una governance, dobbiamo trovare una condivisione nel ridisegnare, per essere protagonisti in un contesto completamente diverso. Il Trentino dovrebbe ripensare alla propria organizzazione». Così in un mercato che non è più di prossimità se vogliamo avere un riscontro anche nei paesi emergenti a partire dalla Cina è più facile farlo proponendo le Alpi... piuttosto che il Brenta».(m.c.)

Luciano Malfer, Patrizia Ballardini, Umberto Martini e Paolo Grigolli


Speciale Economia In tutti i mesi arrivi e presenze degli stranieri sono stati in crescita con un picco nel mese di marzo a Madonna di Campiglio (32% negli arrivi, 19% nelle presenze). Italiani in leggera flessione a dicembre, in netta diminuzione a gennaio (-20% negli arrivi e -25% nelle presenze di tutto l’ambito), stabili a febbraio e in crescita a marzo (35% e 9%, rispettivamente di arrivi e presenze, in tutto l’ambito, con un picco di crescita del 44% negli arrivi a Madonna di Campiglio). Questi i dati dell’alberghiero. Più difficle fare una stima sull’extralberghiero che in val Rendena corrisponde a più dell’80% dell’offerta dei posti letto. Qualche indicazione ci è stata fornita direttamente dalla gente che lavora con il Turismo. Piergiorgio Collini dell’Agenzia Collini immobiliare di Madonna di Campiglio conferma che il crollo paventato da alcuni non c’è stato: «Tutto sommato abbiamo tenuto rispetto alla stagione scorsa che era stata una stagione “fiacca” ma siamo in flessione rispetto alle stagioni “buone” di due e tre anni fa. Non è il massimo che si può fare, la richiesta italiana è molto diminuita e per la maggior parte si limita al week end lungo. Per questo ci siamo dovuti rivolgere al mercato straniero grazie al quale ci siamo salvati. Ormai gli stranieri nel nostro comparto pesano circa per l’80%» Gianmaria Marzoli, di Agenzia Turismo Immobiliare di Pinzolo: «La stagio-

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La stagione invernale: come è andata? Tengono presenze e arrivi negli alberghi. Qualche difficoltà nell’extralberghiero. Bene gli incassi di funivie Pinzolo e Campiglio; male i consumi consumi della Famiglia Cooperativa

Nell’ambito Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena, la stagione invernale si è mantenuta sostanzialmente sui dati degli ultimi inverni. Questo i dati degli arrivi e delle presenze alberghiere forniti dall’Apt di ambito, al momento uniche cifre certificate che permettono una lettura dell’andamento turistico. Il dicembre 2012, rispetto al 2011, ha visto un aumento degli arrivi del 25% (27% a Madonna di Campiglio, 22% a Pinzolo) e delle presenze del 21% (22% a Madonna di Campiglio, 23% a Pinzolo), recuperando sulle assenze della stagione precedente dovute alla mancanza di neve. Anche il confronto con il dicemne invernale ha registrato un calo che indicativamente si attesta sul 10-15%. L’inverno costa troppo e la concorrenza di altre stazioni è spietata e al ribasso. Mentre giungono buoni segnali per la stagione estiva». Dato confermato anche da Giorgio Beltrami gestore del Residence Imperator a Carisolo: «Sono mancate rispetto allo scorso anno prenotazioni in alcune settimane a gennaio e a marzo». Soddisfatto di come sono andate le cose il direttore delle Funivie Campiglio Francesco Bosco: «Abbiamo avuto un incremento negli incassi dell’1-2 % rispetto a due anni fa che era stata una stagione record. Rispetto all’anno scorso l’incremento è a doppia cifra. Una stagione dunque estremamente positiva se si tiene conto anche del fine stagione condizionato fortemente e in nega-

tivo dal cattivo tempo sia a marzo che ad aprile». Soddisfazione condivisa anche da Roberto Serafini per il trend di crescita di Funivie Pinzolo Spa: «+15% rispetto allo scorso anno, e +35% rispetto a due anni fa». Anche tra gli albergatori cauto ottimismo, espresso da Fabrizio Scaglia dell’Hotel Bonapace di Madonna di Campiglio: «Vista la crisi che c’è in Italia non possiamo lamentarci. Non sarà ricordata come una buona stagione ma neanche come la peggiore». Diverso per il settore consumo dove la crisi non si è fatta attendere. Carlo Gualdi direttore della Famiglia Cooperativa di Pinzolo, la più importante realtà di consumo della Rendena, non ha dubbi: «È stata una stagione negativa, dalla quale usciamo con le ossa rotte». A determinare il risultato le difficoltà a gen-

bre 2010 è all’insegna del segno più: + 5% negli arrivi (2% a Campiglio, 18% a Pinzolo) e + 2% nelle presenze (-2% a Campiglio e +20% a Pinzolo). Gennaio 2013 ha registrato invece una flessione: -14% negli arrivi (-12% a Campiglio, -21% a Pinzolo), -13% nelle presenze (-11% Campiglio, -25% Pinzolo). Febbraio nuovamente positivo: 6% negli arrivi (7% Campiglio, 0% Pinzolo), 3% nelle presenze (5% Campiglio, -4% Pinzolo). Pure marzo ha dato dei segnali interessanti: 27% negli arrivi (40% Campiglio, 1% Pinzolo), 5% nelle presenze (15% Campiglio, -13% Pinzolo).

naio: «Ad un dicembre buono, rispetto all’anno scorso, si è contrapposto un gennaio drammatico, con una flessione (a doppia cifra) mai registrata precedentemente, sia per Pinzolo che per Campiglio. Febbraio, marzo e aprile mediamente sono andati come lo scorso anno, ma quello che abbiamo perso a gennaio sarà difficile recuperarlo». Altro dato significativo evidenziato dal direttore, ma in linea con la tendenza nazionale, «il calo del settore extralimentare». Di avviso diverso Antonella Luchesa, Presidente dei Commercianti di Pinzolo: «La stagione sostanzialmente è andata bene, probabilmente anche grazie al lavoro fatto dalla funivie di Pinzolo e agli effetti benefici che ha portato il collegamento Pinzolo Campiglio. Senza collegamento le cose sarebbero andate molto peggio».

Il direttore di Funivie Campiglio Spa Francesco Bosco

«La forza sta nella stagione invernale» «Necessario un allargamento del demanio sciabile»

Non ha dubbi Francesco Bosco Direttore Funivie Campiglio Spa: per poter parlare di economia locale bisogna avere la consapevolezza di ciò che il turismo è per il Trentino e per le Giudicarie e la conoscenza di quali siano i numeri che lo caratterizzano: «Per sostituire il turismo che riguarda lo sci bisogna conoscere i valori in campo. Le presenze al Museo di San Michele sono 20 mila di cui 3 quarti di studenti, quelle a Madonna di Campiglio legate allo sci un milione. Le due società impiantistiche della Rendena, di Pinzolo e di Campiglio pagano 11 milioni di euro di salari a 280 dipendenti per la maggior parte residenti in Giudicarie, generano 290 milioni di euro di fatturato con circa 1400 addetti nell’alberghiero, 210 addetti nei rifugi, 280 maestri di sci...».

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Francesco Bosco

Per questo «di fronte ad un’impresa tanto importante per l’economia mi meraviglio nell’incontrare una così forte opposi-

zione quando si parla di ampliamento delle aree sciabili. Il demanio sciabile è appena sufficiente a mantenere quel milione di presenze che oggi ci sono; sarebbe auspicabile pensare ad un ampliamento visto che oggi la forza economica è data dalla stagione invernale. Sarebbe imperdonabile non pensare alle opportunità che offre in questo momento dove tutti gli altri comparti sono in

L’arrivo della seggiovia Rododendro a Madonna di Campiglio

crisi». «Inoltre - ha continuato Bosco allargando il panorama a turismi alternativi - dobbiamo dirci che la riconversione del territorio industrializzato delle Giudicarie ed in particolare della Valle del Chiese a territorio a vocazione turistica, seppur auspicabile, è oggi molto difficile, perchè quel tipo di turismo è un turismo di prossimità, oggi in grande crisi». m.c.

Dettagliato e puntuale anche il responso di Luciano Feltracco, commerciante di Madonna di Campiglio: «Abbiamo avuto un Natale ottimo: per la prima volta dopo molti anni si è notata l’apertura di case normalmente chiuse e ci ha fatto piacere constatare che siano tornati i vecchi clienti. Dopo l’Epifania c’è stato invece un crollo verticale che si può stimare di circa un 20% al quale sono seguiti un febbraio, marzo e aprile nella norma». Ma il commerciante di Campiglio non si limita a comunicare i dati e aggiunge: «Dobbiamo decidere se vogliamo fare di Madonna di campiglio una “stazione” o una “stazione di qualità”. Di stazioni ce ne sono a centinaia, per differenziarci dobbiamo creare tutto quello che una stazione di qualità deve offrire. Ci sono da fare cambiamenti, tutto è

impostato per i grandi numeri. Se vogliamo avere un futuro, non è solo il numero fatto registrare sui tornelli a dire se una stagione è andata bene o male... Dobbiamo diversificare la nostra offerta, creare delle infrastrutture e delle opportunità che possano aiutare a destagionalizzare e far diventare importante anche la stagione estiva. Si parla di allungare la stagione, ma le funivie hanno chiuso il 14 aprile. Una volta si arrivava al primo maggio». E ancora: «I rifugi aprono al 20 giugno, gli alberghi spesso al 20 luglio: non è possibile aprire solo quando il pullman si ferma davanti alla propria attività. Credo sia necessario sedersi intorno ad un tavolo e cercare di individuare le scelte per portare avanti la località. Ognuno deve fare la propria parte, funivie in primis...». Matteo Ciaghi

Iva Berasi: «Le terme, risorsa esclusiva per le Esteriori» «Io mi occupo di un’azienda, quella delle Terme di Comano, che ha 150 dipendenti, una realtà molto importante anche se in termini di fatturato ben lontana da quello delle Funivie di Campiglio» ha sottolineato Iva Berasi. «Le Giudicarie Esteriori vantano la presenza delle Terme di Comano, uno dei 3 luoghi di eccellenza europei per la cura dermatologica di psoriasi e dermatite atopica. Un’eccellenza riconosciuta anche dalla PAT attraverso i finanziamenti a investimenti importanti ed il riconoscimento delle Giudicarie Esteriori come area termale. È auspicabile che la mancanza di competenza amministrativa della Comunità in campo termale, riconosciuta invece per le aree sciistiche, non giustifichi orientamenti esclusivi di marketing orientati al prodotto sciistico di Campiglio. Non dare la dovuta considerazione all’importanza economica del contesto di Comano, che si può sì associare alle terme di Caderzone per tipologia di vacanza, ma con la consapevolezza che non sono confrontabili in termini economici di occupazione e indotto, che fa delle Giudicarie Esteriori risorsa esclusiva e non complementare con oltre 12.000 utenti a fronte di 1000 e occupa 150 persone a fronte di 15 dell’azienda rendenese, sarebbe un grave errore...». «Credo sia importante conoscere i propri punti di debolezza – ha aggiunto la Berasi- per poter andare su un mercato internazionale ed essere competitivi e dovendo confrontarci con il mondo, dobbiamo pensare di offrire contesti ampi, eterogenei, ma unitari. Per questo è auspicabile pensare ad un progetto e ad un sistema che possa valorizzare allo stesso tempo le terme, le montagne e lo sci, è importante ragionare come Trentino».


Speciale Economia

Industria, artigianato, commercio, un momento di grande difficoltà sci (65/70% dei flussi). L’industria nonostante il momento difficile (ha subito una flessione dal 2006 del 15%) dà lavoro a circa 2mila persone tra cui molte nell’industria del legno ed è, unico caso in Trentino, presente con aziende in tutti i comparti industriali (legno, costruzioni, energia, carta, metalmeccanico, chimi-

ca, alimentare e turismo con funivie e terme,…) con una prevalenza di piccole imprese dove solo 63 superano la soglia dei 10 dipendenti. Tendenza alla piccola azienda che si manifesta anche nel settore dell’artigianato dove le 1200 realtà presenti sono per lo più micro imprese con una media 2,7 dipendenti per un totale di

Marini per gli Artigiani, Valeria Caola per gli industriali ed Ermanno Sartori per i commercianti, alcuni dati sull’economia locale e sul lavoro. circa 3200 persone impegnate. Da Bondone a Pieve di Bono operano circa 300 artigiani, nella Busa 328, in Val Rendena 303 e nelle Esteriori 274, generando circa 200 milioni di euro di fatturato pari all’l’1,7% del Pil. Infine nel commercio le 620 imprese per circa 1900 addetti (circa 40% Rendena) stanno

attraversando un momento di estrema difficoltà con una media di due attività che cessano per ognuna che nasce e con una perdita annua di circa 40 addetti ogni anno dal 2009. Preoccupanti i principali indicatori del lavoro che riassumono lo stato di difficoltà: la disoccupazione cresce, aumentano gli iscritti al centro per l’impiego, aumen-

Olivi: “IlTrentino ha governato la crisi. Come se ne esce? Deve ripartire l’Italia” quelle imprese che mantengono e incrementano i lavoratori, strumenti per incentivare la ricerca, contributi per la stabilizzazione, per azioni commerciali all’estero, per il credito... «Il credito, è il vero nodo e la vera strozzatura del sistema» puntualizza l’assessore Olivi. «Non sempre c’è stata un’attenta gestione del credito, non tanto da parte del nostro credito territoriale espresso dalle cooperative di Credito ma da parte di altri che sono mossi più dai parametri finanziari piuttosto che dalla presa in carico della realtà specifica». Ma la politica non è stata ferma. «Un intervento così continuo perché il credito non sia mai mancato alle imprese credo non si sia verificato in nessun altra parte di Italia. Attraverso un fondo di rotazione di 50 milioni di euro abbiamo

promosso azioni in favore del credito e dello sviluppo». Altro nodo centrale l’imposizione fiscale, che la crisi ha fatto manifestare nella sua faccia più dirompente. «La pressione fiscale è sproporzionata. L’Italia è vessata e depressa dalla tasse su impresa e lavoro che limitano la competizione anche all’estero». La Pat non avendo competenza in materia ha cercato di introdurre delle misure laddove poteva per alleviare il carico fiscale: «Abbiamo agito sull’Irap introducendo agevolazioni che porteranno grandi benefici, facilitato gli investimenti e stiamo cercando di allentare alcuni vincoli per poter essere più incisivi». Ma cosa vi aspettate dal nuovo governo? “Ci aspettiamo vengano concessi gli ammortizzatori in deroga, altrimenti diventiamo una pol-

veriera e che si metta mano al patto di stabilità. Abbiamo circa 700 milioni di euro che non possono essere usati. Infine ci auguriamo che l’Italia si rimetta in moto, perchè non possiamo pensare di uscire dalla crisi da soli. Per questo auspichiamo che il governo metta mano al tema del lavoro, non con politiche assistenziali ma di crescita e di occupazione». E a livello locale, che panorama abbiamo? «C’è incertezza, inquietudine, ma anche la volontà di partecipare alla decisioni. Le comunità di valle hanno una grande responsabilità. Nel commercio ad esempio con la legge provinciale si è pensato di dare competenze alle comunità di valle per la programmazioneterritoriale per porre un argine a politiche speculative e soprattutto per dare vita ad un nuovo

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modo di costruire insieme gli scenari commerciali a partire dal territorio». E nel settore edile? «Nel comparto delle costruzioni siamo in un momento di emergenza che spesso non è capita neppure dagli amministratori locali. Quando un’amministrazione comunale solo per questioni di facilità decide di intraprendere la via del massimo ribasso compie un atto di irresponsabilità. La concorrenza è sicuramente un o stimolo a fare meglio ma se chiamo per un lavoro 100 imprese e la logica è quella del ribasso si finisce per scegliere quella dettata dalla disperazione non la miglior offerta spesso a scapito della qualità». Un tema quello degli appalti molto delicato che vede nella possibilità di una gestione associata mediante le comunità di valle la facilitazione nell’intraprendere e gestire procedure di affidamento più complicate che tengano in massima parte anche aspetti diversi da quelli del prezzo. (m.c.)

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Alessandro Olivi

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po. Non si poteva più contare su un mercato di prossimità. Abbiamo cercato quindi di favorire una trasformazione, lavorando su produttività, competitività in modo da poter aiutare le imprese a fare quelle scelte strategiche per porsi su un contesto nuovo con nuove regole e nuovi orizzonti». Dunque per la «penetrazione di mercati internazionali» serve innovazione, intesa non solo come ricerca ma anche come quel processo di riorganizzazione industriale che può risolvere l’eccessiva frammentazione delle imprese e favorire la nascita di una rete: «il contratto di rete diventa solo un esempio delle misure messe in campo per facilitare questo processo, che non prevede di snaturare la fisionomia dell’impresa ma di facilitare il lavoro in rete, al quale si aggiungono gli incentivi, per

va» e che sappia operare in un contesto dove le risorse economiche a disposizione sono calate notevolmente a causa della crisi». Inizia così l’intervento dell’Assessore Olivi che aggiunge alla necessità di fare rete e di innovazione anche l’esigenza delle istituzioni di capire i cambiamenti in atto.

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«La crisi non chiede solo attenzione e sacrifici alle aziende e ai cittadini. Noi dobbiamo metterci al pari di loro e cercare di metterci in discussione anche con nuove proposte, prendere spunti per cambiare in meglio, per puntare ad una pubblica amministrazione più efficiente e più produtti-

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Presentati dalla Presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini con l’aiuto dei rappresentanti locali delle associazioni di categoria, Narciso

tano gli iscritti alle liste di mobilità e le forme di assunzione flessibile, dei tempi determinati e dei contratti a chiamata. Tutto questo in un contesto sociale in cui c’è una rilevante incidenza delle persone anziane, in crescita, con un indice di vecchiaia in Giudicarie superiore rispetto alla media provinciale, un aumento dei giovani stranieri residenti (circa 3.000 su 36.000 residenti), con un aumento delle famiglie con almeno un componente straniero e un’esplosione delle richieste di reddito di garanzia, nel 2013 quasi quintuplicate rispetto all’anno precedente. (m.c.)

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Una crisi che ha indotto la Provincia di Trento a fare uno «sforzo enorme a partire dalla fine del 2008 quando avevamo già intravisto per primi l’entità» spiega Olivi. «Già al tempo abbiamo iniziato a lavorare su una serie di iniziative antirecessive, mentre nel resto del paese la crisi veniva sottovalutata quando non addirittura negata. La scelta di proporre interventi per circa un miliardo e 300 milioni di euro per il sostegno al credito, al reddito, agli investimenti aziendali, agli investimenti pubblici, per le azioni straordinarie messe in campo da Trentino Sviluppo ha garantito di superare quella prima parte di momento molto intenso di crisi. Fu messa in campo un’azione d’urto per difendere l’impresa e il lavoro, senza dimenticare le misure messe in atto per garantire a tutti la dignità, tra le quali il reddito di garanzia, un esempio di equità. Questa manovra aveva prodotto effetti tangibili, ma l’ulteriore fase di manifestazione della crisi finanziaria con le annesse politiche di risanamento della finanza pubblica hanno trasformato una crisi intensa in una crisi lunga, mettendo a dura prova il sistema impresa. Abbiamo capito che oltre alla crisi era in atto un cambiamento del mercato e dello scenario. Non bastavano più gli strumenti messi in cam-

Lo scenario economico e il contesto lavorativo in Giudicarie nell’analisi dei rappresentanti di categoria

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In Giudicarie operano 3400 imprese di cui 500 nel settore primario, 1100 nell’industria e artigianato e 1800 nel terziario. Entrando nello specifico si può vedere che il turismo gioca un ruolo fondamentale con 5mila addetti e un Pil generato stimato intorno al 25% contro l’11% della media nazionale. Questo grazie anche a 90mila posti letto di cui 12mila nell’alberghiero alberghiero e 78 mila nell’extralberghiero e complementare; 300 mila gli arrivi in un anno, 1 milione 400mila le giornate vacanza, ed un peso determinante del turismo invernale legato alle piste da

Narciso Marini, Valeria Caola e Ermanno Sartori

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Speciale Economia

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Occorre una nuova forma di impresa per fare breccia sui mercati emergenti

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È quanto mai necessaria per stare al passo con Brasile, Cina, Russia e India

Si è parlato anche di questo nel recente incontro organizzato a Tione il 23 aprile nella casa della Comunità delle Giudicarie con i rappresentati economici delle Giudicarie e un’ampia platea di imprenditori e artigiani alla presenza di alcuni rappresentanti del mondo del credito. La doccia fredda è abbastanza evidente e il ritorno alla realtà abbastanza brutale. Se i mercati emergenti di Russia, Cina, India e Brasile offrono opportunità senza fine alla qualità dei nostri prodotti, poi si scopre che il trasporto, i dazi doganali imposti alle importazioni, le tassazioni italiane e quelle locali, azzerano tutto il guadagno trasformandolo in una perdita. L’imprenditore torna scoraggiato e senza istituzioni che possano risolvergli i problemi. E qui sorgono i problemi tipicamente italiani sulla forma impresa, che oltre gli otto dipendenti e i quindici perde tutte quelle caratteri-

Nell’ambito della dialettica tra capitalizzazione. Queste di Marco Zulberti imprese, classe politica e istituti problematiche emergono bancari, si sta formando una nuova coscienza econo- quando la scarsità del mercato interno, e la qualità mica che spinge anche l’imprenditore, più periferico del proprio prodotto, spinge il singolo imprenditore a e individualista, a comprendere l’importanza del- prenotare un aereo e volare nei mercati emergenti che la forma dell’impresa, del numero di addetti, della vanno dalla Russia, alla Cina o al Brasile. stiche di leggerezza e produttività che invece richiede oggi il mercato globale. Questo anche in termini di marketing e capitalizzazione. Fino a che gli artigiani e le imprese lavoravano per il mercato interno, trentino e italiano, che era in espansione per l’intervento pubblico, “piccolo era bello”, e il miracolo italiano si identificava con questa dimensione dell’impresa. Invece con una economia in forte rallentamento per il peso generalizzato del debito pubblico la ricerca dei nuovi mercati per questa dimensione diventa un fortissimo handicap. Sono famosi i viaggi in aereo verso la Cina di centinaia di imprenditori italiani sulla scia dei politici, tornati poi a mani

vuote. In Cina avevano già trovato i mercati in mano alle reti commerciali della Wal Mart americana, della British Petroleum inglese, della Siemens tedesca o della francese Auchan, che nel loro sguardo “ex-coloniale”, non vanno romantica-

mente in questi paesi come ad una gita di classe, ma inviano i lori commerciali, non più di due alla volta, che sotto questi grandi marchi conosciuti a livello internazionale, aprono i loro cataloghi che contengono tutti i prodotti delle proprie

filiere alimentare, industriale, chimica, che sia. In Germania ad esempio vi sono conglomerati economico industriali come la Siemens che producono ogni tipo di prodotto, e nel suo catalogo contiene i prodotti dei mille piccoli industriali e artigiani tedeschi, dall’elettro valvola al computer industriale, dalla colla ai coloranti. Non deve essere il singolo imprenditore che produce quel prodotto ad andare in Cina, ma il commerciale della Siemens piazza il suo prodotto, che rispetta così anche un indice di qualità. Inoltre questi conglomerati come la Wurth o la Schneider hanno anche una forza di unire tutta l’industria tedesca sotto questi marchi e di trattare poi con gli istituti di

credito anche la capitalizzazione. E’ più facile ottenere un finanziamento sotto il cappello della Siemens che non come singolo piccolo artigiano che produce ottimi stampi per la plastica ma non ha la forza nè finanziaria ne commerciale. Il fallimento del commercio estero italiano rispetto a queste grandi realtà industriali, a questi grandi conglomeratici è sotto gli occhi di tutti. Se i campanili non si mettono a suonare tutti insieme, i problemi dell’economia trentina e italiana non si risolvono. Se non si passa alla costruzione di questi conglomerati in cui si coniugano la filiera corta, con una nuova forma dell’impresa, più agile e efficiente, e la forza commerciale di un marchio, come potrebbe essere Trentino Sviluppo, che per ora rimane un’istituzione più di indirizzo che da vero conglomerato, ogni sguardo oltre le nostre montagne può appare fragile e inefficace.

Necessità: la parola agli imprenditori

La politica non ostacoli l’economia. La burocrazia non paralizzi la produttività. No a procedure di affidamenti di lavori solo con aste al ribasso. Le amministrazioni comunali valorizzino le imprese presenti in loco Mauro Collini, delegato degli edili, ha puntato l’attenzione sulle procedure di affidamento dei lavori pubblici anche per importi inferiori al milione di euro per le quali lo scegliere come unico criterio il ribasso a base d’asta molte volte penalizza le ditte e i consorzi locali. «A turno tutti facciamo ribassi del 40%... per prendere il lavoro. Ma poi sono molte le ditte che falliscono. Si dovrebbe puntare sulla qualità e ad una valorizzazione delle realtà presenti sul territorio». Narciso Marini, presidente degli artigiani delle Giudicarie non manca di sottolineare come le attività artigiane siano presenti in tutti i 120 paesi delle Giudicarie ma non manca di analizzare la situazione contingente. «Abbiamo molte difficoltà in questo momento perché beneficiamo molto del lavoro offerto dalle grandi attività oggi in profonda crisi. Noi siamo delle formichine che giriamo attorno». La conferma del momento

Non sono mancati gli stimoli da parte degli imprenditori. La concretezza che caratterizza chi deve risolvere i problecritico arriva dalla testimonianza della Presidente degli industriali Valeria Caola: «L’industria sta attraversando una fase drammatica e non è facile trovare una via di uscita. Molte volte a noi imprenditori vengono prospettate delle linee, ma non sempre sono facilmente percorribili. Ad esempio ci viene detto di internazionalizzare. L’Europa è diventata stretta, e anche alcuni stati dove la domanda c’era come Francia e Belgio, ora è crollata. Ma non è facile entrare con certi prodotti nei mercati mondiali. Per esempio noi con la nostra impresa di mobili stiamo cercando di affacciarci su mercati appetibili come quello brasiliano, ma a volte diventa quasi impraticabile per problemi strutturali, o per dazi o costi di trasporto eccessivi. È sempre più difficile essere competitivi». «In pochi anni abbiamo per-

so 200 addetti» sintetizza Ermanno Sartori a capo del settore commercio giudicariese. «Anche il settore alimentare è stato colpito, e quando la gente non spende più anche per un bene primario come il cibo c’è da preoccuparsi». «La politica non deve ostacolare la produzione» è l’auspicio di Daniele Tarolli. «Bisogna sburocratizzare. Non si può dover aspettare due anni per l’approvazione di un progetto». «Sette anni e sei mesi per costruire un capannone da 400 metri quadrati è davvero troppo» rincara Imerio Pellizzari titolare di una ditta di taglio boschi, legname, cippato e manutenzioni stradali. Soprattutto se i tempi estremamente lunghi sono dovuti ad intoppi burocratici. Inoltre: «È auspicabile un maggiore coordinamento tra imprese e enti pubblici e un maggior coinvolgimento da parte

mi che si presentano quotidianamente ha fatto emergere grandi e piccole necessità e favorito alcune riflessioni. delle istituzioni delle realtà produttive che sono sul territorio soprattutto quando viene deciso qualcosa che le riguarda. Abbiamo esperienza di norme che sono inapplicabili per alcune realtà. A volte le normative creano difficoltà insormontabili a chi produce». Non solo: «Siamo sicuri

che l’internazionalizzazione vada bene per tutti. Internazionalizzare significa scontrarsi con altri con l’obbligo di fare grandi numeri. A volte la filiera corta è una scelta obbligata, altre una scelta oculata». «Perché non c’è uniformità nelle relazioni tra pubblico e privato nel-

la questione pagamenti. Se il privato deve pagare il pubblico è obbligato a rispettare i tempi, spesso strettissimi. Se il pubblico deve pagare il privato si concede 60 o 90 giorni, quando va bene». Domande che meritano una risposta, in tempi brevi, per cercare di aiutare le imprese ad andare avanti, ed evitare il collasso. (m.c.)


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Viabilità

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Vestone-Idro:Trento meno ricca, prende tempo Occorre completare la realizzazione dei lavori previsti dall’accordo del 2008 Ci sono delle novità rilevanti per ciò che concerne la viabilità primaria delle Giudicarie: quella che collega Brescia a Madonna di Campiglio. Questa volta i nuovi input non vengono da Trento. Ma da Brescia. E’ lo stesso presidente della Provincia Davide MolgoAnzi i nostri rappresentanti provinciali si negano addirittura al telefono. Un silenzio che ha indotto il presidente bresciano a scrivere una piccata lettera ai giornali, sia bresciani che trentini. Rende noto che, da nove mesi, Brescia è pronta per sottoscrivere il protocollo per il pezzo di strada che va da Vestone sud fino a Idro. E che sarebbe tempo e ora che la Provincia di Trento rispondesse in merito. Per chi è pratico di quel tratto stradale è uno degli spezzoni più ostici dell’intero percorso. Da Nozza attraversa l’abitato di Vestone, per arrampicarsi nello stretto budello di Lavenone, e arrivare al lago d’Idro costeggiandone l’emissario. Si e no, una decina di chilometri. Di quelli che però, se devi farli in coda a un autotreno, ti fanno arrivare a casa quando la pasta è scotta, o da buttare.

ra che ci ricorda che avevamo preso degli impegni. In base ai quali la provincia di Trento si impegnava a contribuire, in misura del 50%, anche sulla tratta Ponte Re-Idro. E che ora, almeno stando alla sua versione, noi stiamo disattendendo.

Lì, una variante bypass ai centri abitati, sarebbe non solo un toccasana, ma uno di quegli appalti che darebbero tutt’altra scorrevolezza alla 237 del Caffaro. Unico vero corridoio di arroccamento per le aree industriali del basso Chiese e le stazioni sciistiche di Pinzolo e Madonna di Campiglio. In una parola un investimento sicuro, in termini turistici. Soprattutto per il Trentino. Di ciò la nostra classe politica ne è conscia dagli anni ottanta. Quando, l’allora assessore ai lavori pubblici Vigilio Nicolini, iniziò ad intavolare le prime trattative con la vicina Lombardia, per una viabilità condivisa: vantaggiosa per tutte e due le regioni. Come sono andati i fatti lo sappiamo. Per anni le due province hanno intessuto un proficuo rapporto di collaborazione per migliorare, con un contributo sinergico, l’intero asse

viario che collega la Lombardia al Trentino. Da alcuni giorni però la notizia, pubblicata con grande risalto sui quotidiani delle due sponde, dice che il feeling, o meglio l’intesa a due, tra Trento e Brescia, ha subito una battuta d’arresto. Che chiama in causa i politici trentini. A detta del presidente della Provincia di Brescia Molgora, irrispettosi degli accordi presi dalle rispettive delegazioni provinciali, per la realizzazione del 1° lotto della variante alla S.P. 237 Idro-Vestone. L’esponente bresciano dice, senza mezzi termini, che da mesi sta tentando di contattare i partner trentini senza successo. “Anzi – scrive – non riesco a spiegarmi il perché di questo silenzio”. Dal momento che, aggiunge Molgora, è dal mese di agosto dello scorso anno che Brescia ha inviato a Trento

La nuova rotatoria in località Sant’Antonio sul lago d’Idro

lo schema dell’Accordo di Programma . E, nonostante i numerosi solleciti, dalla Giunta provinciale di Trento non è arrivato alcun cenno di risposta. La lettera - del tutto irrituale, in quanto raramente il capo di un’istituzione provinciale prende carta e penna per sbandierare sulla stampa l’inaffidabilità di un’altra provincia - ha avuto ampio eco sui giornali, inculcando il dubbio che i “mal di pancia”, accusati dal presidente Pacher, in occasione dell’incontro sulla viabilità, organizzato a febbraio dai comuni della valle del Chiese con la controparte bresciana (disertato dal presidente della nostra Giunta adducendo altri impegni), avessero altre motivazioni. In primis, quella di dover spiegare ai lombardi, e all’opinione pubblica, le motivazioni per cui Trento, da mesi, si rifiutava di rispondere ai pressanti solleciti te-

lefonici della città della Leonessa. Il presidente della Provincia di Trento Alberto Pacher, dal canto suo, dice che non comprende l’avventato strappo del collega. Con cui, tra l’altro (parole sue) aveva avuto un approccio telefonico qualche giorno prima. E che comunque – è quanto ha risposto testualmente al nostro telefono – ci sarebbe stato presto un incontro chiarificatore. “Per accordi presi però da altri – ha sottolineato Pacher - in altri tempi, e in altri momenti economici”. Frase, che tradotta in un linguaggio più chiaro, sta a significare che oggi, essendo cambiata la situazione economica, quindi essendoci meno risorse finanziarie, anche gli accordi presi nel 2009 e confermati nel 2011, dovranno essere ridiscussi. Alla luce dei meno suntuosi bilanci provinciali. sector2011@libero.it

Brescia dice a Trento: mantenete gli impegni L’industria del Basso Chiese e gli impianti di Madonna di Campiglio reclamano viabilità celere e sicura

Oggi sono i nostri politici che si negano al telefono. In un silenzio – scrive il presidente della Provincia di Brescia Molgora – a dir poco assordante. L’argomento è appunto il collegamento viario tra le due Regioni. In particolare il 1° lotto della Variante alla SP 237 del Caffaro: VestoneIdro. Per cui c’era un dettagliato accodo di programma, tra le due Province. Con l’impegno di finanziamento pari al cinquanta per cento. Dove in sostanza, su un importo presunto di 55 milioni di euro (ma oggi molti di più), l’ex presidente Dellai, si era impegnato a finanziarne metà. A Brescia progetti, appalti e realizzazione. Alla Provincia Autonoma il ruolo di cofinanziatore. “Autonoma”.

D

ove s’è spezzata quella linea diretta tra Provincia di Trento e quella di Brescia, così faticosamente costruita, in anni di paziente tessitura, sull’ammodernamento dell’ex Statale 237 del Caffaro? Prima era Trento a sollecitare accordi tra E’ su questo aggettivo che il presidente Molgora, con un intervento che, definire duro è dir poco, punta l’accento. Perché, dice, le complicazione non sono intervenute da parte nostra. Ma dalla Provincia di Trento. Che come è noto, può trattenere sul territorio molte risorse. E quindi ha meno problemi finanziari. “Con l’assessore ai lavori pubblici della Provincia Mariateresa Vivaldini, e con l’ex assessore Regionale alle infrastrutture Raffaelle Cattaneo – scrive il presidente bresciano – era

scaturita la disponibilità della Regione Lombardia a finanziare la strada. Quello che sembrava l’ostacolo maggiore, cioè ottenere le risorse da una Regione a Statuto Ordinario, era stato superato. Quindi abbiamo provveduto a inviare, il 10 agosto, lo schema di accordo di programma, finalizzato a disciplinare il cofinanziamento. Ma ad oggi, nonostante i solleciti dei nostri Uffici, e nonostante io stesso abbia contattato personalmente il presidente Dellai e il facente funzione Pacher, non abbiamo ricevuto risposta”. Il presidente bresciano ripercorre le date che hanno cronologicamente preceduto gli accordi tra i due istituti. Menziona anche dello svincolo realizzato a S. Antonio di Anfo (importo complessivo di 28.575.000, erogabile da Trento, in tranche dal 2013 al 2016). E si meraviglia in quanto, dall’agosto scorso, nonostante le decine di telefonate, dal Trentino non sono arrivate

le due sponde. I collegamenti con gli impianti sciistici di Madonna di Campiglio e il turismo nostrano reclamavano strade celeri e sicure. E Trento si era detto disponibile a finanziare anche strade in territorio bresciano. risposte. “In tutta franchezza – conclude Molgora – ritengo che il tempo trascorso, anche per valutazioni di ordine economico, sia stato più che sufficiente. Mi auguro che questa

missiva serva a sensibilizzare il presidente Pacher sull’importanza dell’intervento. Non più procrastinabile per i territori di entrambe le Province”. Finora la collaborazione tra

Brescia e Trento non aveva subito intoppi. Nel 2010 era stato inaugurato il tratto Vobarno-Sabbio Chiese, a cui la Pat aveva contribuito con 38 milioni. A gennaio una frana, all’altezza del comune di Anfo, aveva indotto il locale Bim e alcuni comuni della Val del Chiese a indire un summit con la parte bresciana. Ma Pacher l’aveva disertato, adducendo altri impegni. (e.z.)

Pacta sunt servanda Pacta sunt servanda. Avrebbe detto Eneo Domizio Ulpiano, giurista di Roma. I patti vanno rispettati. Eppure, in momenti come questi, è difficile tener fede anche alle più elementari regole di convivenza. Soprattutto quando si tratta di metter mano ad un portafoglio, prima stracolmo. Ed ora, con gli scomparti ridotti all’osso: appena sufficienti per sostenere l’ordinarietà. Trento ha minor disponibilità economiche, e quindi fatica a tener fede ad impegni presi in tempi di vacche grasse? Se questa è l’ipotesi, forse i nostri rappresentanti avrebbero fatto meglio a mettere subito le carte in tavola con i vicini bresciani. Ed evitare possibili strumentalizzazioni di inaffidabilità! Che quella strada serva, però, è un dato di fatto. Molto più importante di tante opere inutili, o comunque superflue. Come certe palestre o certe strutture milionarie destinate ad un pugno di abitanti, che avrebbero potuto usufruire di quelle già funzionanti del vicino della porta accanto (palestra di Bondo, tanto fare un esempio). Ora però non è tempo di recriminare. Cosa fatta a capo ha. Direbbe “Il Principe” di Macchiavelli. Ma è tempo di far fronte unico con la Provincia perché la viabilità primaria, con la regione Lombardia, rimanga una delle priorità provinciali. Molto prima degli arzigogolati caroselli di Metrolandia, e molto più di dispendiosi quanto superflui, oltreché costosi, interramenti ferroviari a Trento città. Se è vero che il turismo in Giudicarie è pari al 25% del Pil (11% è la media Nazionale), noi (Comuni e Comunità in prima fila) dobbiamo battere i pugni per agevolare chi porta ricchezza! Non per finanziare opere che, nella migliore delle ipotesi, servono a generare altre spese e impoverire ancor di più un bilancio provinciale ogni anno sempre più smunto. (e.z.)


Viabilità

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«Perla strada bisogna fare fronte comune» I sindaci del Chiese Butterini e Giovanelli chiedono maggior impegno collettivo a tutte le istituzioni

EDITORIALE

La stilettata, nemmeno troppo velata, è agli altri comuni. Compresi quelli dell’Alta Rendena che mai si sono interessati dei collegamenti viari tra Brescia e territorio giudicariese, “nonostante da quella strada arrivino gran parte dei turisti che affollano le loro stazioni sciistiche”. Ma non risparmia nemmeno i responsabili della Comunità di Valle, che in virtù del loro ruolo istituzionale, dovrebbero essere artefici e prim’attori di un’azione corale. Che invece manca. Il richiamo ad un ruolo più responsabile e collettivo di tutti i 39 comuni giudicariesi a unire le forze per risolvere, una volta per tutte, lo spinoso problema della viabilità primaria, mette il dito nella piaga. “In fin dei conti – dicono i due sindaci del Chiese – quella strada è un problema non solo nostro. Dalla Lombardia e dagli snodi autostradali del bresciano arriva buona parte dei turisti per tutte le località della valle, quindi l’interesse, dovrebbe essere di tutti, non solo nostro”. Di questo argomento ci eravamo già fatti carico nel numero

“Se non fosse stato per noi, carie, proprio nel bel mezzo di Ettore Zini probabilmente la strada sadella stagione invernale, è rebbe ancora chiusa”. Giorgio Butterini, sindaco di Con- stata ripristinata a tempi brevi. E si deve a loro se quel codino e presidente del Bim del Chiese e Vigilio Giovanelli, noide pericolante, all’altezza della Rocca di Anfo, sarà messindaco di Storo, non ne fanno un mistero. E’solo per merito so compiutamente in sicurezza. “Perché dicono, un conto è loro se l’interruzione della viabilità di accesso alle Giudi- la politica degli enunciati, e un’altra è quella dei fatti”. di marzo, dove, a proposito di viabilità di accesso, parlavamo di “una regia che non c’è”. Di un fronte disgregato di sindaci che – come sottolineano Butterini e Giovanelli – pensano al loro particolare, senza avere una visione collettiva. Il richiamo è a fare massa. Nell’interesse di tutti. “Perché – dice il sindaco di Storo – è impensabile, nel 2013, dover impiegare ore per raggiungere le Giudicarie da Brescia. Le nostre economie industriali e turistiche, richiedono un’arteria veloce e sicura in grado di garantire i collegamenti con tutti i comuni della valle”. Ma non è finita qui. Non solo i due sindaci chiesani sollecitano i politici della zona a fare fronte comune. “Ma – dicono – che anche la Provincia non si deve nascondere dietro un dito. Deve dire chiaramente quali sono le sue intenzioni”. Le risorse sono diminuite? Gli

impegni presi non sono più sostenibili? Fare melina non serve. Bisogna dire le cose come stanno, ed eventualmente ridiscutere i progetti in base alle disponibilità finanziarie e alle

Finalmente l’Italia ha un governo

priorità. Alcuni giorni or sono hanno incontrato l’assessore Mauro Gilmozzi, a cui Pacher ha trasferito le competenze sulla viabilità. Con lui c’era il funzionario Raffaele De

del Pd, Pdl e Scelta Civica, e getta un importante ponte per il superamento di quella fase di contrapposizione frontale e delegittimazione che ha caratterizzato la politica negli ultimi anni e che ha fatto tantissimi danni. Ora che la situazione è difficile i partiti sembrano aver capito (evidentemente forzati e condotti alla ragione da Napolitano) che non è più il momento di scherzare e vanno accantonati livori e contrapposizioni in nome del bene dell’Italia. Non è fuori luogo il parallelismo, mutatis mutandis, con un’altra stagione molto difficile per l’Italia, quella del terrorismo che portò nel 1976 al cosiddetto governo Andreotti di “solidarietà nazionale”, un monocolore Dc che fu possibile grazie alla “non sfiducia” dal parte delle forze di opposizione. Oggi, il concetto è addirittura rafforzato, con la partecipazione diretta nel nuovo esecutivo di esponenti di spicco di Pdl, Pd e anche Scelta Civica. Certo i primi segnali dati dal governo sono positivi. Ma la strada da compiere è in salita. La domanda di fondo è se e quanto durerà l’accordo fra i partiti allorchè verranno affrontati i primi nodi in agenda? Una base solida da cui partire è il documento finale del Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali nominato da Napolitano (utile anche da leggere, per farsi un’idea, è reperibile sul sito www.quirinale.it) e su queste linee si potrebbe ritrovare una certa convergenza. D’altra parte l’agenda delle cose da fare è lì: lavoro, ripresa economica, riduzione delle tasse, riforme istituzionali, taglio del “peso” della politica. Tanto per incominciare.

Col. Con i due responsabili provinciali hanno cercato di saggiare le disponibilità di Trento sui finanziamenti in terra bresciana. Gli organi della Pat – hanno riferito

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Dopo 127 giorni dalle dimissioni di Monti e 61 dalle elezioni

Continua dalla Prima Non va taciuto che un ruolo determinante in questa vicenda l’ha avuto Giorgio Napolitano, che il Parlamento, di fronte alla propria incapacità a trovare un accordo minimo per un nuovo presidente, ha dovuto frettolosamente richiamare affidandogli il Quirinale per altri 7 anni. Un fatto storico, che la dice lunga sul momento politico in atto. Il Governo Letta porta con sé alcuni dati oggettivi che fanno ben sperare, pur nelle difficile situazione generale. È guidato da un presidente di 46 anni (24 anni in meno del suo predecessore), ed è un dato che ha una forte valenza, anche dal punto di vista simbolico, nel momento in cui i cittadini richiedono con forza un ricambio generazionale in politica. Diversi ministri della nuova compagine governativa hanno un’età inferiore ai 55 anni, fatto che in Italia proprio scontato non lo è. L’età media di 53 anni e la presenza di sette donne fra i 21 ministri, fra cui una, Cécile Kyenge, a nata nella Repubblica Democratica del Congo, è un segnale che Letta ha voluto mandare al Paese. Poi il secondo dato che rileva sottolineare è la composizione “politica” del governo. Se l’esecutivo Monti si profilava come governo sì “di servizio”, ma tecnico, quello di Enrico Letta è a tutti gli effetti un governo politico, ancorchè bipartisan. La presenza di nomi importanti come Angelino Alfano (Interni), Emma Bonino (Esteri), Dario Franceschini (Rapporti con il Parlamento), Anna Maria Cancellieri (Giustizia), Fabrizio Saccomanni (Economia), Graziano Delrio (Affari Regionali) e Gaetano Quagliariello (Riforme Istituzionali), abbraccia trasversalmente i partiti

Giorgio Butterini

Vigilio Giovanelli

– sono tutt’ora propensi a mettere sul piatto le risorse per portare a compimento il progetto. Certo i tempi sono cambiati. La spending rewiev non ha risparmiato nemmeno i bilanci provinciali. Ma, a quanto sembra, Trento è ancora disposta ad analizzare i dettagli del progetto. E a verificare anche le disponibilità finanziarie di Brescia. Presto – hanno anticipato il presidente del Bim e il sindaco di Storo – ci sarà un primo incontro per la messa in sicurezza della Rocca di Anfo (un intervento di circa 800 mila euro). Poi, entro i primi 10 giorni di maggio, le delegazioni delle due province si incontreranno, a Idro, per riprendere i contatti istituzionali. Notizie di ugual tenore arrivano anche dalla presidente della Comunità di Valle Ballardini, e dall’assessore alla viabilità Vaia. Sono i responsabili delle Province ad avere in mano i cordoni della borsa, per l’attuazione del progetto. Ma, anche il sostegno convinto dei comuni e di tutti gli organismi che contano, può fare la differenza.

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Attualità

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Piccoli comuni, prove di fusione Bersone, Daone, Praso pronti alla consultazione popolare informale del 26 maggio. Sarebbe il comune con maggiore superficie del Trentino (176 Kmq) di Roberto Bertolini

Bersone-Daone-Praso. Un’unione di cui si parla da tempo e che negli ultimi mesi sta acquistando sempre maggiore concretezza. Nelle scorse settimane si sono susseguiti nei tre paesi alcuni partecipati incontri informativi con la popolazione nelle quali gli amministratori, sostenuti sotto il profilo giuridico dal direttore del Consorzio del Comuni trentini Alessandro Ceschi, hanno spiegato ai cittadini le ragioni di questo percorso condiviso. Una strada iniziata circa 10 anni fa con i primi abboccamenti, oggi accelerata anche dagli sviluppi della situazione socio-economica generale. Nella road map il 6 maggio è previsto un incontro pubblico delle tre comunità unite a Daone a Villa De Biasi/sala Papaleoni, mentre domenica 26 maggio è in programma una importante consultazione popolare (un referendum, ma con tratti di informalità) per capire l’orientamento dei cittadini dei tre paesi in vista di futuri passi ufficiali. Nelle intenzioni dei tre sindaci si

I tagli ai bilanci delle autonomie locali sull’onda della crisi economica e la prospettiva di risorse sempre più magre per il futuro stanno spingendo anche in Giudicarie diversi comuni ad accelerare le procedure per addivenire, in tempi ristretti, a fusioni ed aggregazioni. In questa direzione andava il progetto di unione tra Cimego e Castel Condino, poi affossato al fotofinish dal consiglio comunale tratta di un passaggio fondamentale per intraprendere con convinzione i prossimi passaggi del percorso di fusione: quel percorso che – se tutto filasse liscio – porterebbe al referendum ufficiale a maggio o giugno del 2014. A quel punto, con l’avallo della popolazione, nascerebbe il comune unico. Infine, da gennaio 2015 vi sarebbe il commissariamento degli organi amministrativi del nuovo comune fino alle elezioni comunali del maggio 2015. Per rendere possibile tutto ciò, però, occorre accelerare rispetto alle normali tempistiche per aggregazioni di questo tipo, che prevedono una fase intermedia di “unione” che porti poi, nell’arco di alcuni anni, alla fusione vera e propria. Quest’ultimo, ad

Una veduta del paese di Daone

esempio, è l’iter “canonico” seguito , solo due anni fa, da Lomaso e Bleggio Inferiore, che hanno dato vita al comune di Comano Terme dopo circa 10 anni di percorso condiviso. La base di partenza di questo progetto è la condivisione, da parte dei comuni di Praso, Daone e Bersone di servizi associati funzionanti da anni, come l’ufficio tecnico intercomunale ed il

Banca Valsabbina, prestiti su del 3,4% Oltre tre miliardi di impieghi per il sodalizio che opera anche in Valle del Chiese “La Banca cooperativa Valsabbina ha riscontrato nell’esercizio 2012 una crescita negli impieghi tanto che dai 2.990 dall’anno prima si è ora passati ai 3.091 mln di adesso. I prestiti, nell’arco di tutte le 68 filiali e succursali superano i 3 miliardi (+ 3,4%) ma aumentano anche le sofferenze che dal 3,5% del 2011 sono lievitate a 4,73%. La raccolta complessiva è stata di 4,21 miliardi rispetto a 3,91 dell’esercizio precedente, mentre l’utile netto è di 3mln, in calo dell’11,7% rispetto ai precedenti dodici mesi”. Spartaco Gafforini, che dentro la Valsabbina è considerato un riferimento e un interlocutore affidabilissimo, anticipa questi dati in vista della assemblea generale e successivamente a quella di Storo. Gafforini, un tempo alla rurale di Darzo, è in Valsabbina da diciotto anni e da undici è direttore generale. Prima ancora ( 1970) era stato in Banca d’Italia. Gli subentrerà Renato Barbieri, che è poi l’attuale suo vice. Seguendo una politica di vicinanza alle famiglie e alle imprese la fondazione creditizia lombarda – trentina, presieduta da Ezio Soardi, ha sì risentito il peso della crisi, ma nel suo complesso ha comunque deliberato la distribuzione di un dividendo di 0,27 euro per azione (in calo rispetto ai 40 centesimi dello scorso anno) che verrà corrisposto attraverso l’assegnazione

castellano, come abbiamo peraltro dato conto sul Giornale delle Giudicarie. Ora ci sono altri paesi giudicariesi che ci riprovano, sembra, con maggiore convinzione attraverso un percorso che incontra l’appoggio della popolazione, oggi più che mai distante da alcuni campanilismi e localismi fino a qualche anno fa indubbiamente maggioritari, specie nelle piccole comunità.

servizio tributi. Della bontà del progetto sono convinti e promotori innanzitutto i tre sindaci, Lener Bugna per Bersone, Roberto Panelatti per Praso e Ugo Pellizzari per Daone. Il nuovo comune che uscirebbe dalla fusione conterebbe circa 1.250 abitanti (295 Bersone, 343 Praso e 604 Daone), ed una superficie di ben 176 kmq (rispettivamente 9,8, 9 e 158), di-

ventando così il comune più esteso del Trentino, davanti a Pejo (163 kmq) e Trento (157 kmq). La media nazionale è di 37,3 kmq. Da registrare, sull’onda dell’entusiasmo per l’ipotesi dell’aggregazione, alcune voci che vorrebbero l’estensione dell’unione ai comuni di Prezzo e Pieve di Bono; dal canto loro gli amministratori non chiudono del tutto la porta per il futuro, sottolineando però come la sostenibilità di un comune non debba tener conto solo del numero degli abitanti, ma anche del rapporto con l’estensione territoriale. San Lorenzo e Dorsino. Le Giudicarie Esteriori accelerano con i percorsi di fusione. Detto di quella, impor-

tante, tra Bleggio Inferiore e Lomaso, è da registrare l’attivismo delle amministrazioni di San Lorenzo in Banale e Dorsino per impostare concretamente un progetto di aggregazione. A dicembre il consiglio comunale guidato da Giorgio Libera aveva già dato il proprio avallo ad un’iniziativa di unione che fosse estesa a tutti i comuni delle Esteriori; un’idea che ha però subito lo stop, almeno parziale, dal consiglio comunale di Stenico, che ha deciso di rinviare il tutto a prossima legislatura. Ecco così che si guarda in direzione Banale, con l’introduzione nei bilanci comunali di Dorsino e San Lorenzo di una somma per l’incarico ad un tecnico che metta nero su bianco un progetto di fattibilità e una possibile road map per giungere ad un percorso di unificazione condiviso. In questo caso, se l’ipotesi fusione andasse in porto, si avrebbe un unico comune di oltre 1600 abitanti (1.200 San Lorenzo e 430 Dorsino) con una superficie di circa 75 kmq.

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di azioni. Ma in Valsabbina qualche soddisfazione è stata ultimamente acquisita, avvertono sia il capo area di Storo Luca Mora che Walter Piccini, capo personale e responsabile delle relazioni pubbliche. Ambedue sintetizzano: “la Banca, rispetto ad altre, ha non solo incrementato i prestiti ma ha superato esami e scrutini della Banca d’Italia, tanto che nel 2012 nel corso dell’ispezione non ha subito sanzioni, anzi qualche giudizio positivo è stato espresso a favore degli esponenti aziendali”. Sulla realtà trentina Mora, che si muove bene sia nei confronti di realtà produttive che a favore di singoli privati, resta fiducioso. “Diciamo che, seppur il momento non sia dei migliori, riscontro una vicinanza nell’operare da parte della gente non solo di Storo e dintorni ma anche della vicina Valle di Ledro». Elisa Pasquazzo BANCA COOPERATIVA VALSABBINA LA SCHEDA La rete territoriale della Valsabbina, che a Storo opera dal giugno 2000 quando la mitica rurale finì in disgrazia , è complessivamente rappresentata da 61 filiali di cui sette operative in territorio veronese; il numero dei dipendenti è di 463 unità, mentre i soci allo scorso 28 febbraio risultano essere 36.877, di cui 2765 trentini.

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Cinghiale inVal del Chiese: un problema perle colture e l’ambiente Ora è un’emergenza per l’agricoltura: presenza in crescita del 300%

La sua presenza ha superato, di gran lunga, la soglia tollerabile. Soprattutto con gli sconfinamenti dalla provincia di Brescia dove, lo scorso anno, ne sono stati abbattuti 450. Più di 200, solo in Val Sabbia, da dove arrivano in Trentino. “Non possiamo inimicarci ulteriormente il mondo agricolo” – ha spiegato Severino Niccolini, consigliere distrettuale dell’Associazione Cacciatori della Valle del Chiese. A Condino, in occasione dell’ultima riunione della Consulta della caccia (presenti gli undici Rettori della zona) il cinghiale, o meglio le problematiche legate alla sua presenza, sono state oggetto di un summit, dove sono state date le nuove direttive in materia. “I cinghiali sono troppi e trop-

C

inghiali in valle del Chiese: un flagello, un aratro vivente, capace di trasformare campi coltivati in radure sterili. Impraticabili. Per anni si è tentennato. Introdotto abusivamente, è stato tollerato ad oltranza. In alcuni casi, con la compiacenza dei cacciatori che vedevano nell’anipo dannosi. Quindi il Comitato Faunistico impegna le sezioni a drastica azione di contenimento”. Dallo scorso anno i cinghiali in zona sono più che raddoppiati. Cento, secondo le stime ufficiali. Ma molti di più secondo gli esperti, che mettono in guardia dall’incremento esponenziale delle nuove cucciolate. Una proliferazione che – azzardano i Guardia Caccia – potrebbe arrivare addirittura al 300%. Quindi, con le prossime uscite, le guardie potranno essere accompa-

I danni del cinghiale

di Ettore Zini

gnate, non più da uno, ma da 5 cacciatori. Ci saranno due ore in più per le battute serali, e saranno incentiva-

male una preda in più per il loro carniere. I danni all’agricoltura, soprattutto nel triangolo Storo, Cimego, Castel Condino, hanno finalmente indotto vertici politici e la direzione dell’Ente Caccia a prendere in seria considerazione la necessità di ridurne drasticamente il numero.

te le pasturazioni, in modo da rendere più proficue le uscite notturne. I cacciatori della valle, insomma,

hanno carta bianca per rendere più dura la vita a questo animale, che sta devastando le colture e le zone prative del Chiese. I danni maggiori si registrano a Boniprati, Mangio, Crone nel comune di Castello. Ma anche nei campi di mais di Storo e Condino. A Cimego, Prezzo, Roncone e sui pascoli delle malghe di Tonolo (Storo), Clef e Clevet (Pieve di Bono). Segnalazioni arrivano anche da Breguzzo e dalla Valle di Daone. “Coltivazioni – dice Fabrizio Giovanel-

Danni alle colture. E indennizzi insufficienti Nel 2012 solo 8.000 euro per i ripristini. Meno di 20 mila euro la spesa ammessa

I danni maggiori sono visibili sui monti in sponda destra del fiume Chiese: tutta la fascia che da Boniprati va verso il confine bresciano. Ma anche nelle piane di fondovalle di Condino e Storo, dove la terra è più fertile e coltivata, i contadini accusano la distruzioni di campi di mais e altre colture. Gli appezzamenti di terra, anche quelli più in quota, sono letteralmente sconquassati e ribaltati dalle zanne affilate di questo animale (Sus Scropha) capace, in una notte, di distruggere e rendere irriconoscibili anche appezzamenti di vaste dimensioni. “Io – dice Domenico Spada di Condino, proprietario di una casa da monte a Crone, nel comune di Castello – non so più che pesci pigliare. Ho 2.000 metri in montagna, ma di fieno non riesco a salvarne manco per i conigli. Ho parlato anche con politici e funzionari. Ma, finora, i provvedimenti sono stati molto limitati. Speriamo che questa volta si faccia sul serio, perché i danni sono ingentissimi”. La sua voce non è isolata. Né è la prima volta che il problema viene dibattuto. Nell’autunno scorso, a Storo, si è tenuta una focosa riunione con l’assessore Tiziano Mellarini, i sindaci e gli agricoltori della zona. “Noi abbiamo malghe, pascoli e colture devastate”. Aveva detto il sindaco di Storo Vigilio Giovanelli. “Se non si interverrà in tempo avremo delle riserve di cinghiali, ma dovremo abban-

donare orti e prati”: il parere del primo cittadino di Prezzo, Celestino Boldrini. Gli aveva fatto eco Renzo Pizzini, allevatore di Condino, con un pragmatico: “Non è più tempo di parole ma di fatti concreti”. In Val del Chiese, i cinghiali sono stati introdotti abusivamente sul finire degli anni settanta. Un esperimento sconsiderato, abbinato all’introduzione non autorizzata di un’altra specie non autoctona: il muflone. Per quella capra selvatica, originaria della Sardegna, particolarmente dannosa per la vegetazione locale, dopo qualche tentennamento, si era provveduto a sistematiche battute di caccia per eliminarla da areali non pertinenti. Diverso è stato il trattamento per i cinghiali, la cui presenza era vista di buon occhio (ma per molti lo è anche ora) da numerosi cacciatori. Pronti a sposarne la causa, pur di avere qualche preda in più da cacciare. Per anni è stato sottovalutato e tollerato. Alle lamentele degli agricoltori e dei proprietari delle case di montagna si è risposto con fantomatici piani di abbattimento. Dopo più di trent’anni, però, il suide - molto più adatto alla macchia mediterranea e alle pendici dell’Appennino, dove trova ghiande, castagne e prodotti adatti alla sua alimentazione – ha messo radici. Facendo pagare un prezzo carissimo a terreni e colture. Oggi intere zone sono di dominio di questi esemplari. Che non trovando suf-

ficiente sostentamento, rovistano con il muso i terreni della valle, provocando seri danni alle coltivazioni. L’argomento è stato oggetto anche di due interrogazioni al presidente provinciale Alberto Pacher. Ma finora non si è mai avuta l’impressione che il problema cinghiale sia una delle priorità né dei politici, nè dell’Ente Gestore della Caccia, delegato dalla Provincia al suo controllo, con una specifica legge. La LP n. 24 del dicembre 1991. “Il comitato faunistico provinciale – recita testualmente– su parere dell’Osservatorio Faunistico può disporre, per motivi sanitari, per la tutela del suolo, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestale, l’abbattimento o la cattura di fauna selvatica anche al di fuori dei periodi di caccia, e nelle zone in cui la stessa è vietata”. Purtroppo però – secondo i coltivatori – la normativa è stata applicata in modo non sistematico. “Prova ne è – dicono i danneggiati – che, nelle recenti risposte di Pacher alle interrogazioni in materia, in sette mesi, si menzionano solo otto abbattimenti nei comuni del Chiese. Mentre i cinghiali stanno proliferando a dismisura”. Il fenomeno, già denunciato con forza nell’arco del 2012, si sta acutizzando. L’area più battuta è compresa nei bacini dei rii Sorino e Giulis, fino a Prezzo, Bersone e Praso, con qualche puntata fino alla valle di Daone. Qui, i cinghiali compiono delle vere e

proprie scorribande, “arando” sistematicamente campi e declivi. I danni sono ingenti. Ma i risarcimenti non coprono che in minima parte le spese di ripristino. Basti pensare che in tutto il 2012 – lo ha detto Pacher in risposta alle interrogazioni consiliari di Luca Paternoster e Pino Morandini – in Provincia di Trento, i casi di indennizzo alle attività agricole sono stati sette, per un valore di 8.732 euro, su 19.285 euro di spesa ammessa. Motivo per cui, per molti è arrivato il momento di programmare un serio piano di abbattimenti. In risposta alle continue lamentele, tanto per citare un esempio, Oscar Tarolli, Rettore della riserva di caccia di Castel Condino, il 6 aprile, con una lettera ha allertato il Servizio Foreste di Trento, la Stazione forestale di Condino, l’Associazione Cacciatori e i Carabinieri, per chiedere un intervento risolutivo per ciò che si sta verificando per i troppi cinghiali. “La situazione è critica. I danni – scrive – sono estesi e consistenti”. Ora bisognerà vedere se le nuove disposizioni date in materia alle sezioni di cacciatori, saranno in grado di dare risposte risolutive ad un problema che sta mettendo in crisi gli insediamenti agricoli della zona. E, rende irriconoscibili le peculiarità paesaggistiche di una valle, già penalizzata dal progressivo abbandono dell’alpeggio. sector2011@libero.it

li funzionario dell’ufficio Agricoltura di Tione – letteralmente sconquassate, messe a soqquadro, dalla presenza di questo animale, non autoctono”. Sul suo tavolo ci sono plichi di denunce di danneggiamenti da parte degli agricoltori (già 6 dall’inizio dell’anno, 20 nel 2012). Ma molti si limitano a semplici segnalazioni, in quanto i rimborsi sono concessi solo su danni superiori ai 1.000 euro, nella misura del 70%, e – particolare non trascurabile - a ripristino avvenuto. “Molte delle persone danneggiate – spiegano all’Ispettorato dell’Agricoltura – sono anziane e, dovendo provvedere di persona alla sistemazione dei fondi, li lasciano come sono anche perché, a lavoro ultimato, non c’è nessuna garanzia che i cinghiali non ripetano le loro scorribande”. Il gioco non vale la candela, in quanto i finanziamenti a disposizione non sono molti. In teoria sarebbero gli stessi cacciatori, impegnati con una precisa convenzione con la Provincia, a dover provvedere al ripristino delle colture rovinate, o a rifondere i proprietari. Che però, per ora, si sono impegnati solo in rarissimi casi. La già povera agricoltura della zona, non coltivata come un tempo in modo sistematico, è quindi seriamente in pericolo. E, se non si provvederà ad una drastica riduzione dei capi presenti – dicono i possessori delle aree prative – al danno economico si aggiungerà quello ambientale”. Della pesante azione distruttiva alle colture, ad opera del cinghiale, ne è conscio anche Roberto Aldrighettoni, Ispettore Capo del Servizio Fauna e Foreste di Tione. “La fase di controllo – dice – è però delegata ai guardiacaccia e ai cacciatori. Noi siamo chiamati ad intervenire solo in caso non vengano raggiunti gli abbattimenti programmati. Che l’espansione del selvatico stia diventando un problema è però un dato di fatto”. Il mondo agricolo del Chiese è in subbuglio. L’impegno dei responsabili di distretto, preso a Condino, dovrebbe - ma il condizionale è d’obbligo - avviare, per la prima volta, un’efficace azione di ridimensionamento. sector2011@libero.it


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Gianbattista Polla lascia dopo 30 anni la guida dell’Unione Allevatori Val Rendena. Al suo posto c’è Fabio Maffei

Una vita dedicata all’allevamento

di Claudia Brunelli Dopo 30 anni di attività potuto favorire la commerGiovanni Battista Polla, meglio conosciuto come Gianbat- cializzazione e la compravendita di bestiame e partecipare tista, ha lasciato il suo incarico di presidente dell’Unione all’organizzazione di mostre e fiere. Di certo il settore dell’alAllevatori Val Rendena all’età di 72 anni, ruolo svolto con levamento, negli anni in cui Gianbattista Polla ha intrapregrande serietà e dedizione come solo uno che è del mestiere so la sua avventura nella locale associazione degli allevatori, e ama il settore dell’allevamento può fare. Ora al suo po- aveva una configurazione ben diversa da quella che oggi noi sto è subentrato Fabio Maffei, con vicepresidente Manuel tutti conosciamo. Sicuramente in passato la zootecnia aveCosi. Questo incarico venne intrapreso da Gianbattista va un valore molto diverso rispetto al presente, considerato Polla nel 1980, lasciato per una pausa durata tre anni dal che nella maggior parte dei casi l’allevamento dei bovini, 2007 al 2010 ed infine ripreso nuovamente dal 2010 al 2013. soprattutto per la produzione di latte, era spesso l’unico soDurante tutti questi anni all’Unione Allevatori, il Polla ha stentamento per gli allevatori e la popolazione in generale. Lui stesso afferma che nel corso dei suoi 30 anni di attività come presidente dell’Unione Allevatori Val Rendena ha potuto assistere ad un cambiamento radicale del settore. Se in passato le aziende agricole erano molto numerose a fronte di un esiguo numero di capi di bestiame, ora si riscontra una decisa controtendenza con una forte contrazione del numero degli allevamenti ma con un aumento dei capi allevati. In Val Rendena, riferisce ormai l’ex presidente, si è passati da 800 a 1200/1300 vacche da latte che, garantisce, sono molto più belle di allora grazie ad un miglior foraggio e ad una più consapevole etica della responsabilità per quanto riguarda il benessere dell’animale. Insomma, c’è stato un bel cambiamento nelle aziende. In primis sono cambiati gli strumenti e, grazie all’innovazione tecnologica, molte azioni che gli allevatori devono compiere per svolgere il loro lavoro sono semplificate. Basti pensare all’attività della mungitura dove, da quella a mano, si è passati alle sale da mungitura con un notevole guadagno di tempo. Un cambiamento importante riguarda anche l’allevatore in

Un giovane Giambattista Polla

sé; al giorno d’oggi si tratta in diversi casi di una persona che ha studiato per fare questo mestiere, divenendo un vero e proprio esperto del settore, attento anche alle condizioni psico-fisiche dell’animale. A questo proposito, vengono spesso organizzati progetti formativi. Ad esempio, in collaborazione con Acli Terra, nel 2010 aveva preso il via un corso sulle malghe, mentre nel 2011 quello sul benessere dell’animale. Certo lo stato di salute del

settore ha un suo andamento altalenante e, sicuramente, l’aumento dei costi di produzione presso le stalle, l’incremento dei costi dei mangimi e dei carburanti con un prezzo del latte pressoché uguale negli ultimi venti anni, non sono stati di grande aiuto. Di questi tempi, poi, la crisi dei mercati in generale e, in particolare, la crisi del mercato dei prodotti lattiero-caseari è stata determinante nel comportare un guadagno quasi nullo per le imprese operanti nel setto-

re. Anche a detta del Polla, la situazione attuale è alquanto incerta perché “si arriva sempre a fine anno senza sapere cosa si prende”. Un altro punto caldo per l’ex presidente è rappresentato dai contributi per l’allevamento a livello provinciale, nazionale e comunitario, risorse necessarie per la sopravvivenza del settore zootecnico senza le quali, afferma il Polla, “non si salverà nessuno dalle nostre parti”. C’è anche da considerare un ulteriore aspetto, ossia che la

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Gianbattista Polla

concessione di questi aiuti è di fondamentale importanza non solo per la sopravvivenza dell’azienda zootecnica in sé e, in generale, dell’economia di questo settore in valle, ma anche a garanzia di un’attività zootecnica sostenibile. Infatti, questi sostegni vengono concessi solo e soltanto nel caso in cui ci sia l’impegno, da parte dell’azienda che li richiede, di rispettare determinate norme, con l’obiettivo, appunto, da parte della Provincia di Trento, di perseguire il “mantenimento e sviluppo sostenibile dell’attività agricola”, come anche salvaguardare e valorizzare l’ambiente, il territorio rurale e montano e la salubrità dei prodotti (legge provinciale 28 marzo 2003). Certo è che, in quest’ottica, l’azienda zootecnica vuole essere considerata quale elemento qualificante delle zone di montagna con lo scopo di far incontrare il settore dell’allevamento con un altro, quello turistico, ben radicato in valle, promuovendo il lavoro agricolo ed il territorio d’appartenenza. Proprio su questo frangente si è battuto molto Gianbattista Polla il quale, in veste anche di presidente dell’Associazione Nazionale

Allevatori Bovini di Razza Rendena (A.N.A.RE.) costituita nel 1981, investe molte energie nella valorizzazione dei prodotti derivanti dal bestiame di razza Rendena e, proprio per questo motivo, crede fermamente nei valori dell’alpeggio. Mandare le vacche in alpeggio significa innanzitutto salvaguardare l’ambiente grazie sia alla presenza del bestiame che mantiene “segato” il manto erboso dei pascoli, sia anche, e soprattutto, alla presenza dei pastori in malga che, a detta dello stesso Polla, possono considerarsi dei veri e propri “giardinieri della montagna”. Viene da sé che un territorio ben gestito è sicuramente un paesaggio piacevole agli occhi dei tanti turisti che affollano la Val Rendena e le sue montagne nel periodo estivo. Ecco quindi che l’alpeggio, attività prettamente inerente al settore dell’allevamento, entra in simbiosi e supporta il turismo di valle. Un ulteriore legame tra queste due sfere, in fondo non così distanti, e di supporto alla promozione turistica, è rappresentato dai prodotti derivanti dalle vacche in alpeggio. I turisti apprezzano sempre più i cosiddetti “prodotti tipici”, ancor più se questi provengono dal bestiame che magari hanno visto pascolare durante qualche escursione in quota. L’idea di portare a casa un prodotto, il formaggio di malga, nato da bovini allevati con un sistema tradizionale (fieno della valle, pascolo nei prati di fondovalle e nei pascoli in montagna con solo qualche integrazione di mangimi) in un ambiente pressoché incontaminato, viene preferito dal turista, soprattutto se tutto il ciclo di produzione gli viene ben spiegato. È proprio su questa linea che si muove l’A.N.A.RE in collaborazione con i vari enti locali, organizzando delle ricche e apprezzate “giornate in malga” per tutto il periodo estivo. In conclusione, nonostante l’andamento instabile e spesso destabilizzante della zootecnia, quest’ultima ricopre un ruolo molto importante per l’economia di valle. Gianbattista Polla ne è ben consapevole e per questo continuerà a partecipare attivamente al miglioramento del settore, seppur abbia lasciato l’incarico da presidente dell’Unione Allevatori.


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Attualità

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Il Museo delle Palafitte compie un anno di vita

Fiavè, 15.000 visitatori nei primi 12 mesi e un impegno didattico crescente nei confronti delle famiglie Laboratori e attività dedicate si svolgono regolarmente, e tutto il museo è stato ideato a misura di bambino: spettacolare il grande plastico che riproduce quella che era la torbiera di Fiavè quando gli uomini di allora ne fecero un sito palafitticolo, ma anche le ricostruzioni e una serie di scomparti e supporti didattici che i piccoli possono usare autonomamente. Il borgo giudicariese ha atteso vent’anni il suo museo, ma è proprio indietro nel tempo che la sindaca Aloisi ha voluto andare per ricordare il maestro Renato Perini, che è stato un po’ il padre di queste palafitte. Fu lui ad iniziare lo studio scientifico nel Palù e fu determinante per far conoscere a livello internazionale il sito di Fiavè. In occasione del primo compleanno del museo, gli studiosi hanno fatto un regalo alla popolazione e al polo

di Denise Rocca Ha compiuto poche settimane fa un anno di vita il Museo delle Palafitte di Fiavè: oltre 15mila i visitatori che in questi primi dodici mesi di attività hanno ammirato la ricostruzione della Fiavè degli albori, con le sue palafitte, e la raccolta di alcuni fra i reperti recuperati nel corso degli anni dagli scavi archeologici ancora in corso nella torbiera. Cinquemila anni di storia si dipanano

Il nuovo utensile esposto al Museo

archeologico: è stato infatti esposto al pubblico un nuovo reperto che l’archeologo Paolo Bellintani, della soprintendenza, ha brevemente illustrato: si tratta di un

coltello di quelli che vengono definiti da tessitore, di legno, che serviva agli uomini del tempo a compattare la trama del tessuto mentre si procedeva alla lavorazio-

nelle sale del museo fiavetano, per adulti e studiosi, ma soprattutto a misura di bambino. E il marchio “Family”, consegnato dall’assessore provinciale alla famiglia Ugo Rossi nelle mani della sindaca Nicoletta Aloisi nel corso dei festeggiamenti, riconosce proprio l’impegno didattico e a favore delle famiglie che la soprintendenza ha messo in campo a Fiavé. I PROSSIMI APPUNTAMENTI AL MUSEO In occasione di “Palazzi aperti” il museo sarà visitabile tutti i giorni dal 4 al 12 maggio con orario 14-18. Domenica 5 maggio sarà inaugurata la mostra “Infanzia nelle Giudicarie: ieri e oggi” a cura del Gruppo Ricerca e Studi Giudicariese.Domenica 12 maggio è previsto un doppio appuntamento: alle ore 15 la visita guidata a Casa Carli, sede del museo, a cura del Centro Studi Judicaria e alle ore 16 la presentazione della guida al sito fortificato di Monte S. Martino nel Lomaso a cura dell’Ecomuseo della Judicaria “dalle Dolomiti al Garda” e dell’Ufficio Beni archeologici. ne della tela. La datazione non è ancora certa, poiché il ritrovamento del reperto è avvenuto non durante uno scavo archeologico, ma nel corso delle indagini sulla

conservazione del sito. Da uno strato di fanghiglia è spuntato lo strumento dei tessitori, mentre gli studiosi erano impegnati ad effettuare i carotaggi ai pali che

A Comano attivi i primi cantieri per la riqualificazione dell’area. Implementata la sinergia con l’Apt

Le Terme si rifanno il look Avviata la stagione turistica nelle Giudicarie Esteriori con le loro Terme di Comano e nuovi progetti sulla valorizzazione del territorio. Due le novità maggiori sul fronte dell’accoglienza e dell’intrattenimento proposte dall’Apt locale: la Comano Salus Card e il progetto “Camminare”. Mentre nel parco termale si vedono i primi cantieri per l’avvio della riqualifica dell’area e degli edifici, anche se per ora non sono ancora iniziati i grossi lavori allo stabilimento e la costruzione del nuovo, lussuoso, centro benessere del comparto termale. Il battesimo per la Comano Salus Card è stato positivo: alla data del 17 aprile ne erano state vendute 441, a fronte delle 363 cure idropiniche vendute nello stesso periodo

I NUMERI DELL’AZIENDA PER IL TURISMO TERME DI COMANO DOLOMITI DI BRENTA

L’azienda conta 246 soci, una cinquantina dei quali nell’assemblea di aprile hanno approvato il bilancio della cooperativa presentato dalla direttrice Alessandra Odorizzi. Le risorse principali dell’ente derivano dal contributo provinciale che, pur rimanendo consistenti e a formare la fetta più importante della disponibilità economia dell’azienda per il turismo, sono diminuite sensibilmente a partire dal 2007 per una percentuale del 28,6%, pari a 270.406 euro. Si sono attestate, infatti, a 746.516,44 euro, cioè il 64% delle entrate in bilancio. Fra le amministrazioni comunali delle Giudicarie Esteriori è di gran lunga quella di Comano Terme, con 46.061,97 euro, a contribuire maggiormente alle entrate dell’Apt, seguita da San Lorenzo con circa 13mila euro e Stenico con poco più di 9mila euro. Ammonta a 117mila euro circa l’apporto dell’Azienda termale, che con l’Apt ha unificato dallo scorso anno l’ufficio marketing e promozione. Il 47% delle risorse è destinato alle spese di gestione, delle quali la voce più consistente, e in contenimento (-4%), è quella del personale che nel 2013 non vedrà l’aggiunta di forze stagionali. Ci sono poi un 28% di risorse assegnate alla promozione, nella quale è la pubblicità ad assorbirne quasi la metà, e il restante 25% vanno all’accoglienza.

del 2012. Si tratta di una carta servizi con diverse scontistiche, la vera novità è l’abbinamento con le cure termali, a suggello della più stretta collaborazione fra Apt e Terme in materia di marketing. Il progetto dedicato alla riscoperta del territorio a piedi, invece, era partito già lo scorso anno, in fase pilota, e da questa stagione è una delle proposte di punta dell’azienda che organizza per tutta l’estate un laboratorio dedicato di lezioni e incontri sui movimenti più corretti, i benefici e le potenzialità del camminare. L’altro grande tema che l’Azienda per il turismo è impegnata a portare avanti è quello del rinnovo e della professionalizzazione degli operatori del settore, per un salto di qualità che appare ormai imprescindibile in un mercato contratto e mutevole come quello turistico attuale. “Quali sono i tratti del turista contemporaneo?” Ci si è chiesti nel corso dell’Assemblea annuale dell’Azienda per il Turismo Terme di Comano Dolomiti di Brenta. E’ stato il cuore del discorso della presidente Iva Berasi, che ne ha delineato i tratti fondamentali analizzati in un recente rapporto preparato dalla Camera di Commercio: è straniero – prevalentemente dai paesi dell’Europa dell’Est –; non vuole fare esperienze da turista, ma da autoctono così cerca l’incontro con la popolazione locale e le loro abitudini di vita; è sempre più sensibile ai temi ambientali sul cibo, per esempio, con il cosiddetto “chilometro zero”, ma anche sulle attività nelle quali cimentarsi –; si informa e lascia a sua volta le sue opinioni nel grande e velocis-

ancora si vedono nella torbiera. Paolo Bellintani ipotizza si tratti di un coltello risalente a circa 3400 anni fa, quella che è conosciuta come la fase avanzata del età del Bronzo medio. Si è parlato anche di futuro, per il museo delle palafitte: il prossimo passo nello sviluppo del polo archeologico delle Esteriori è la creazione del parco palafitticolo, su modello di quello che è già stato fatto a Ledro, con la ricostruzione a grandezza naturale di un edificio palafitticolo. La sindaca Aloisi confida “verrà realizzato già il prossimo anno”. Dal punto di vista scientifico e storico le potenzialità del sito rimangono ancora ampie, poiché solo una piccolissima parte del grande sito fiavetano è stata sottoposta fino ad ora allo studio sistematico delle campagne di scavi degli archeologi.

AGGIORNAMENTI DALLE TERME DI COMANO Il piano di riqualifica dello stabilimento e di costruzione del centro benessere è stato rimodulato nei tempi, ma chi passasse per il parco termale in questi giorni lo vedrebbe pieno di cantieri: sono infatti in corso interventi per due milioni di euro, che inparte anticipano il piano complessivo, come l’avvenuta demolizione di Villa Vianini per farne il magazzino a supporto dello stabilimento termale, poi l’allacciamento delle fognature, la ristrutturazione della chiesetta all’interno del parco e un restyling generale della superifice verde, dai giochi al percorso vita. L’impegno deciso di quest’anno mirato a diffondere la conoscenza sulle proprietà delle acque nostrane è in campo medico: una fitta attività convegnistica si dipanerà nell’arco della stagione, in questo mese di maggio in 250 sono attesi all “Update in allergologia pediatrica”. simo mondo del web, cercando fonti alternative ai tradizionali canali della pubblicità, come i blogger o altri utenti. Territorio, specificità, accoglienza locale abbinata ad apertura globale, “rete”, in estrema sintesi le parole chiave che la presidente Berasi ha voluto ricordare agli operatori in sala per realizzare la necessaria innovazione, particolarmente in tempi difficili come quelli attuali. Le presenze, senza sorprese peraltro, sono calate lo scorso anno di circa 4 punti percentuali, mentre questo piccolo scampolo iniziale di stagione ha mostrato una flessione di una decina di punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo del 2012. Dati prematuri, ma non servono grandi previsioni per sapere che i tempi sono difficili per le famiglie e le vacanze una delle prime cose da tagliare. Denise Rocca


Società

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di Alberto Carli Il Rapporto Italia 2013, risultato di una indagine condotta dall’Eurispes (Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali fondato nel 1982) sembra un bollettino di guerra. Secondo l’indagine nel 2012, 7 italiani su 10 (70%) hanno visto peggiorare la situazione economica personale (per il 40,2% di molto, per il 33,3% in parte). Sono davvero pochi coloro che hanno visto la propria situazione migliorare, appena il 4,8% (lievemente 3,9%, e molto 0,9%). Il Presidente dell’Istituto Prof. Gian Maria Fara, commentando i risultati dell’indagine parla di un Paese completamente ripiegato sul suo presente e della tendenza, che può essere ricondotta alla politica, all’economia e anche alla gestione famigliare, di operare affidandosi al giorno per giorno. Un Paese, continua Fara, prigioniero del suo presente e il dove il “presentismo” è diventato la nostra filosofia di vita. Molti pensavano che la crisi altro non fosse che una condizione passeggera invece siamo di fronte ad un doloroso e veloce declino che non è più una tesi, ma un dato di fatto. Oggi, non possiamo più sottrarci ormai a condividere il fatto che il Paese è al centro di una crisi insieme politica, economica e sociale, costretto a fare i conti con le proprie contraddizioni e con i propri ritardi. Un declino quindi attualmente in corso che potrebbe continuare o in alter-

nativa che potrebbe fermarsi. Se valutiamo gli strumenti a nostra disposizione possiamo e dobbiamo propendere per la seconda ipotesi. Le risorse umane, culturali ed anche economiche, non mancano, soprattutto nel nostro Trentino. La capacità di riqualificare la spesa (più che tagliare) è una pratica che deve iniziare a trovare spazio nelle Istituzioni pubbliche come nel privato per consentire l’innescarsi di nuove modalità di gestione e di investimento che possono ricondurre a un risparmio economico da un lato ma al contempo rispondere alla crescente domanda di aiu-

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Cooperando

“La persona” al centro dell’accordo tra Cooperazione Salute e le Terme di Comano to da parte delle persone. Si impone quindi la necessità di individuare strumenti e modalità nuovi, che consentano di attivare azioni efficaci ed efficienti a tutti i livelli a sostegno delle politiche del lavoro e sociali, dall’istruzione alla sanità senza perdere di vista gli imprenditori, i professionisti e tutte le categorie economiche che soffrono della scarsità di domanda e della congestione burocratica e fiscale del nostro sistema. Certo è, che viviamo in un tempo dove abbiamo la responsabilità politica e civile di rimettere al centro del nostro agire le esigenze delle persone e dove

serve passare dalla “lista dei buoni propositi” alle azioni concrete attraverso formule che riescano a perseguire la crescita del territorio, il benessere delle persone che ci vivono e la promozione di nuovi servizi. La convenzione stipulata tra Cooperazione Salute e le Terme di Comano va in questa direzione. Un esempio di buone pratiche che poggia su una formula molto semplice ma al contempo chiara, efficace e disponibile da subito; Quella di fornire ai soci della Mutua, ad oggi 40.000 persone, tutti i servizi specialistici erogati dalle Terme a prez-

zi scontati. Un complesso quello delle Terme di Comano aperto a tutti, giudicariesi in primis dove è possibile trovare un servizio di altissimo livello essendo oggi una stazione termale riferimento Europeo nel settore dei servizi sanitari e di benessere in ambito dermatologico (tra le prime 3 Terme a livello europeo). Cooperazione Salute si distingue nel realizzare l’assistenza sanitaria complementare e integrativa del servizio sanitario nazionale, garantendo in modo solidale la tutela della salute dei soci nell’ambito della sanità integrativa, senza scopo di lucro

e con finalità esclusivamente assistenziali. Enti e Istituzioni anche private, possono trovare nuove opportunità applicando formule innovative, non alternative ma complementari all’azione della pubblica amministrazione, concentrando lo sforzo dentro una visione di lungo termine , avviando azioni il cui obiettivo sia avere la persona al centro. Condividere valori e principi, avere una predisposizione all’apertura e alla collaborazione, che significa anche fiducia, in una logica di rete e nel reciproco interesse possono consentire una inversione di tendenza.

RUBRICA LEGALE

La Corte di Cassazione ha più volte ribadito che il lavoratore che per l’espletamento delle proprie mansioni abbia ricevuto in custodia dei beni di proprietà del datore di lavoro è tenuto al loro risarcimento in caso di danneggiamento. Tutto ciò a titolo di responsabilità contrattuale, qualora sia ravvisabile un inadempimento all’obbligo di diligenza richiesto per l’esecuzione della prestazione di lavoro (art. 2104 c.c. Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale (1176).Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende). Nella fattispecie rappresentata dal lettore, trattasi in particolare di danneggiamento di un elemento facente parte integrante dell’immobile aziendale nella specie una finestra. In simili ipotesi è necessario verificare il tipo di mansione in tale frangente svolto dal lavoratore: se si può quindi ravvisare nel medesimo una sorta di custodia dell’immobile aziendale e quindi di tutte le sue parti ivi compresa la predetta finestra ovvero se trattasi di altro e diverso utilizzo del bene. Ad ogni buon conto, principio generale dell’ordinamento è la risarcibilità di un danno ingiusto causato in maniera volontaria (dolosa) o involontaria ma determinata da imprudenza imperizia o negligenza (colposa); l’art. art. 2043 c.c. prevede infatti in linea generale che “Qua-

Danni causati da dipendenti. Ecco chi paga Il quesito di un lettore del Gdg

Salve. Quali sono le normative previste dalla legge, quando un dipendente (me medesimo), mentre svolge la propria mansione lavorativa, causa, in maniera non fraudolenta, un danno ad un infisso dello stabile lunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. Punto nodale risiede, quindi, nel grado di diligenza richiesta al danneggiante; ovvero in quale frangente risulta essere stato cagionato il danno, e dunque quale la diligenza richiesta, in questo caso al lavoratore. Il tutto con ogni conseguenza in tema di onere della prova incombente sul datore di lavoro. Va in proposito evidenziato, infatti, come sia necessario per il soggetto sentitosi danneggiato dimostrare: danno subito, la condotta colposa del lavoratore, ed il nesso di causalità tra condotta ed evento. Quest’ultimo elemento va contemperato al predetto livello di diligenza richiesto al fine di capire il grado di colpa imputabile al lavoratore. Dalle informazioni rese non mi è dato capire il tipo di lavoro svolto dal lettore, né quindi il quale diligenza fosse al medesimo richiesta. Della questione in oggetto avevo già trattato nel numero di settembre 2012 del Giornale delle Giudicarie, che invito il lettore a rive-

dere (l’articolo è rinvenibile sia sul sito del Giornale che sul mio blog http://avvocatofrancescazanoni.wordpress. com/), ove ho anche precisato che, in tema di danni arrecati durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, incombono sul datore di lavoro - che vuole ottenere il ristoro del danno - precisi oneri di contestazione con termini e modalità pedissequamente stabiliti dalla legge che, laddove non rispettati, determinano la nullità della sanzione dal medesimo irrogata al lavoratore. *** La riforma del Condominio: novità rilevanti. A far data dal 18 giugno 2013 entrerà in vigore la legge 220/12 diretta a modificare in maniera rilevante quelle che sino ad ora sono state le disposizioni che hanno regolamentato – sin dal 1942 - i rapporti tra i condomini. Le novità più rilevanti riguardano: la figura dell’amministratore, che diviene obbligatorio quando vi sono più di 8 condomini e la cui durata in carica viene aumentata da uno a due anni; non sarà possibile vietare con regolamento condominiale

aziendale? Inoltre essendo quest’ultimo non coperto da protezione assicurativa, quali sono le azioni da intraprendere per potersi difendere nelle sedi opportune? Grazie. Matteo (lettera firmata) la presenza di animali domestici nelle abitazioni; ogni condomino potrà installare impianti di ricezione radiotelevisiva individuali; si modificano i quorum deliberativi dell’assemblea; il condomino potrà staccare il proprio impianto di riscaldamento o condizionamento da quello centralizzato; viene introdotta la possibilità di installare la videosorveglianza nelle parti comuni dell’edificio; si modifica la categoria delle parti comuni e i termini della loro gestione (possibilità di modifica destinazione d’uso, introduzione del concetto di multiproprietà, ecc..). Tra le innovazioni, dunque, anche una modifica alle parti comuni dell’edificio ed alla loro gestione; vediamo come. Va detto innanzitutto che esiste una presunzione di appartenenza al condominio delle parti comuni dell’edificio laddove tali parti non risultino assegnate in proprietà esclusiva ad un condomino. L’art. 1117 del Codice Civile individua tra le parti comuni: il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici,

i cortili e in genere tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune, i locali per la portineria e per l’alloggio del portiere, per la lavanderia, per il riscaldamento centrale, per gli stenditoi e per altri simili servizi in comune, le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all’uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini. Con la riforma, a partire dal 18 giugno 2013 rientreranno tra le parti comuni anche gli impianti di ricezione radiotelevisivi, di flussi telematici e i sottotetti. Inoltre, sarà possibile, con il nuovo art. 1117-ter, il cambio della destinazione d’uso delle parti comuni con il voto dei 4/5 dei partecipanti e 4/5 del valore, il tutto con un nuovo e preciso iter di convocazione assembleare. Quanto alle innovazioni, peraltro, il quorum deliberativo per decisioni inerenti modifi-

che alle parti comuni diviene meno impegnativo (la maggioranza degli intervenuti in assemblea, che rappresentino almeno la metà dello stabile) per innovazioni di particolare interesse sociale: sicurezza, salubrità, barriere architettoniche, contenimento energetico, impianti di energie rinnovabili, parcheggi, impianti di ricezione radiotelevisivi e telematici centralizzati. Il tutto secondo il nuovo iter di convocazione specifico. Per le innovazioni ordinarie è richiesto il voto della maggioranza degli intervenuti per almeno 2/3 del valore. Invero, in merito alla proprietà esclusiva, viene prevista la preventiva comunicazione all’amministratore per interventi su parti di proprietà o uso individuale. Infine, di particolare interesse per l’Amministratore, risulta la disposizione inerente le questioni di morosità dei condomini; su di lui, infatti, è previsto l’obbligo di attivarsi per l’ottenimento del decreto ingiuntivo contro il condomino moroso entro sei mesi dal rendiconto da cui risulta la morosità, salvo dispensa assembleare. Molte altre sono le novità introdotte dalla legge in esame e che qui, per motivi di spazio, non posso affrontare ma va da sé che Amministratori condominiali e condomini dovranno, a breve, fare i conti con tale nuova normativa che modificherà in maniera pregnante le regole che sino ad oggi hanno fatto da capisaldi nella gestione condominiale. Avv. Francesca Zanoni – Fiavé - http://avvocatofrancescazanoni.wordpress.com/


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Ptc, proseguono i lavori in Comunità Nel Piano territoriale la questione viabilità: da Comano a Pinzolo gli obiettivi ci sono, si attendono i finanziamenti

Attualità

Un “respiro” di politica con la “P” maiuscola La Fondazione De Gasperi ha ricordato a Tione l’impegno europeo del grande statista trentino

di Denise Rocca Proseguono i lavori della Comunità delle Giudicarie per la redazione del Piano territoriale, con l’analisi e la discussione all’interno del tavolo formato dai rappresentanti del mondo amministrativo, economico e civile del documento preliminare preparato dagli uffici comunitari. Nell’ultimo incontro si è parlato di viabilità, artigianato e industria. Se i punti chiave da risolvere e migliorare – circonvallazioni di Comano Terme, Pieve di Bono e Pinzolo, collegamenti con il bresciano, mobilità pubblica più capillare e alternative sostenibili, e l’abbandono definitivo del progetto Metroland – sono chiari e condivisi, lo è molto meno la concretizzazione, causa competenza in materia – principalmente provinciale e non della Comunità – e casse provinciali in flessione. Le circonvallazioni, per esempio, vanno a rilento: Comano Terme non ha ottenuto nemmeno l’inserimento nel bialncio provinciale della progettazione esecutiva, Pieve di Bono dovrebbe partire e per Pinzolo si attende l’appalto, entro fine anno. Nonostante il limitato margine di azione in capo alla Comunità l’assessore Vaia ha ricordato l’ampia condivisione del territorio del Piano stralcio di mobilita e viabilità delle Giudicarie, dai sindaci, Apt, Consorzi turistici, il Parco Naturale Adamello Brenta, i due Bim del Chiese e del Sarca. Come a dire che il territorio, le sue idee e necessità le ha messe in campo, la palla passa ora alla Provincia. In materia di artigianato il tavolo ha condiviso le necessità indicate nel documento di identificare dei distretti artigianali e il recupero delle aree dismesse, così come la volontà di mettere un freno alla costruzione di nuovi capannoni nel territorio storese. Il presidente degli artigiani Narciso Marini ha fornito le cifre dell’artigianato, settore

La “priorità numero uno” del territorio, indicata dalla presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini in apertura dei lavori, è proprio la viabilità, snodo fondamentale per turismo, qualità di vita della popolazione locale, competitività delle industrie e del commercio. Ma è anche quello dove la situazione sembra più bloccata.

Il Tavolo del PTC riunito presso la sala dei comuni della Comunità

omogeneo in Giudicarie nei quattro ambiti geografici tradizionali, capace di muovere un fatturato di 220 milioni di euro nell’anno trascorso: conta 1220 imprese e 3300 dipendenti, dei quali 1185 nell’edilizia, per una media di 2,7 addetti cadauna a testimoniare la presenza diffusa di aziende piccole e molto frammentate. A margine, Marini ha sottolineato segnali di ripresa nei primi mesi di quest’anno: dopo la chiusura di 32 aziende artigiane nel 2012,

il 2013 ha visto la nascita di un 25 per cento di nuove imprese. “La difficoltà dell’edilizia è evidente – ha spiegato - e non sappiamo come andranno le commesse ma ci sono segni di ripresa. Difficile dire se ci siamo abituati alla nuova situazione o se la caparbietà ci fa arrampicare anche sugli specchi, ma tutto sommato stiamo tenendo”. C’è stata apertura in materia di riqualifica del paesaggio e di recupero di aree artigianali dismesse, ma le colpe

di scelte stilisticamente e sostanzialmente poco effiicaci vanno, secondo Marini, ricercate anche nel passato: “ci dovevano pensare i progettisti degli anni ‘70 e ‘80 – ha dichiarato - quando sono stati creati certi orrori, oggi il territorio vive anche di agricoltura e turismo e va messo in conto. Così come nei centri storici vanno rimossi alcuni vincoli che rendono difficile ristrutturare”. Sintetico il quadro del settore industriale tratteggiato dal rappresentante di Confindustria Domenico Rossaro, ma ne esce un comparto impegnato a superare una fase critica. Dal 2006 ad oggi c’è stata una riduzione degli addetti e degli insediamenti produttivi del 10% sul totale. In Giudicarie si produce un fatturato pari al 5% del Pil provinciale, ed è l’unico territorio in Trentino nel quale trovano rappresentanza tutti i settori merceologici.

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Adenauer, Degasperi e Schuman

In tempi di politica con la p minuscola, la Fondazione De Gasperi, con il patrocinio della Comunità delle Giudicarie, ha organizzato la giornata degasperiana a Carisolo e Tione. In apertura, due incontri con gli studenti, quelli del Guetti prima, e un gruppo di giovani impegnati a vario titolo nell’associazionismo poi, per ricordare l’uomo, la sua biografia, e soprattutto i tratti salienti come politico. Cosa ne fece uno statista, cosa manca ai politici attuali? Risposte ne vengono tante, alcune tristemente ironiche, ma è sulla determinazione personale, la visione collettiva sul piano politico e la capacità di empatizzare con la gente al contempo mantenendo la lucidità di pensare strategicamente al futuro di tutti, partendo da quello individuale, che si sono soffermati i relatori, il direttore della Fondazione Giuseppe Zorzi, il presidente Giuseppe Tognon. Infine, l’Europa, il grande sogno di Degasperi, Schumann, Adenauer, Monnet: ne hanno parlato in un incontro pubblico nella casa della Comunità Marco Brunazzo, coordinatore del centro Jean Monnet dell’Università di Trento e Gianni Bonvicini, vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali di Roma. Quali scenari si aprirebbero se alcune delle ipotesi avanzate istericamente da più parti si avverassero, come l’uscita dall’euro? “Sarebbe un dramma internazionale, non solo europeo, si andrebbe incontro ad una crisi del mondo occidentale. Uscire dall’euro, significa la fine dell’Europa” ha affermato Bonvicini, un Europa che al pari degli stati nazionali ha fatto però molti errori, strategici e di comunicazione. I due esperti hanno dipinto una creatura ancora in cerca di identità, lacerata dai singoli interessi nazionali, sbilanciata e germanocentrica, dimentica che oltre all’Europa esistono anche i suoi cittadini. “Il rischio dell’UE è quello di “morire di austerità”. Ma sono gli stati membri che hanno accettato e sottoscritto queste politiche, come a dire: l’Europa è fatta dagli stati nazionali, non è a cosa a sé come spesso lo scaricabarile delle responsabilità dei singoli stati vuole far credere. Sullo sfondo gli ideali e le visioni dei padri fondatori, nel presente le mancanze degli stati nazionali, il risultato è un Europa incapace di scaldare i cuori, un po’ matrigna. E l’Italia, che agli inizi dell’avventura era uno fra i paesi che maggiormente amavano il progetto degli stati uniti del vecchio continente, si è disamorata di quella visione che Degasperi contribuì a delineare. “Bisogna finire di considerare l’Europa come un capro espiatorio – il messaggio dei relatori - e iniziare a capire di esserne parte. L’Europa siamo noi”. Denise Rocca


Attualità

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«Unità e coinvolgimento “F11” supera i cento soci dei giovani» Il Club fotografico di Vigo Rendena

Il Consorzio turistico Pro Loco Val Rendena punta su territorio e sinergia con l’Apt Lunedì 15 aprile il Consorzio delle Pro Loco della Val Rendena ha celebrato la propria assemblea annuale per l’approvazione del bilancio consuntivo 2012 e quello di previsione per l’anno 2013. Erano presenti 35 persone «La Pro loco è un’associazione che ci viene consegnata dalla comunità e che alla comunità dobbiamo restituire integra e migliorata, evitando che l’incapacità di dialogo o le prese di posizione personali portino a fare scelte che ricadono negativamente sul futuro della pro loco stessa. Collaborare significa “contribuire con altri alla realizzazione di un progetto». Questo il concetto di unità sottolineato con forza dal presidente Mauro Collini nel suo intervento all’assemblea. Assieme alla voglia di rappresentare un punto di riferimento per i più giovani: «emerge forte l’esigenza e la volontà di coinvolgere anche i ragazzi, diventando noi un laboratorio, una scuola permanente di formazione, dove sia possibile apprendere, discutere, elaborare, imparare, confrontarsi, aiutarsi».Collini ha chiuso poi il suo intervento invitando tutti gli attori del territorio a partecipare e a vedere nel Consorzio un punto di riferimento e un aiuto, per sviluppare ancora di più quel settore turistico così centrale per l’economia e l’occupazione della Val Rendena. «Dobbiamo superare le nostre chiusure e i nostri campanilismi per raccogliere

tra cui diversi delegati dei comuni, il rappresentante della Federazione delle Pro Loco, il delegato del Parco Naturale Adamello-Brenta e il presidente dell’Apt Madonna di Campiglio-Pinzolo-Val Rendena.

Mauro Collini

tutte le forze per affrontare e risolvere in spirito di collaborazione gli specifici problemi, consci del fatto che le associazioni sono considerate sempre più simili a ditte e di conseguenza gravate da mille problemi burocratici. Mi sento quindi in dovere di invitare tutti i consiglierei, i presidenti e anche soci a frequentare ancora di più il Consorzio certo che troveranno soluzioni, supporto e aiuto nel loro lavoro». Nel 2012 – ha ricordato Collini - il Consorzio ha partecipato economicamente e logisticamente a diverse manifestazioni,

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fra le quali: Locus Locorum, che si ripeterà anche quest’anno a Comano Terme; Feste Vigiliane a Trento, con la presenza, oltre che di uno stand del Consorzio, anche di diversi produttori della valle; Antichi Sapori di Rendena; 24h di Mountain bike; Abbracci di luce. Infine, su richiesta della Comunità di Valle, il Consorzio ha collaborato nell’organizzazione della giornata inaugurale per la consegna della scuola donata dalla Comunità al paese di Cavezzo. Poi, l’assemblea ha affrontato il tema della quota sociale, ritenendo di lasciarla invariata rispetto agli scorsi anni e all’approvazione del bilancio preventivo. Sono stati nominati cinque nuovi consiglieri: Sergio Maestri (Pro loco di Darè), Alessio Stefani (Vigo), Bruno Tisi (Bocenago), Matteo Masè (Strembo), Leonello Frizzi (Giustino). Il presidente dell’Apt Marco Masè, infine, ha spiegato il metodo di promozione degli eventi attraverso un magazine giornaliero e ha parlato della nuova Ski area, ribadendo l’importanza della collaborazione tra tutti gli enti turistici della valle e la volontà di dialogo da parte dell’Apt. (r.b.)

F11 ha superato i Cento soci. Stiamo parlando dell’Associazione Culturale Fotoclub f11 che, nata solamente poco più di un anno fa, ha già raggiunto agli inizi d’aprile questo bel traguardo. Lo afferma orgoglioso il presidente Udalrico Gottardi. “Riteniamo di aver lavorato bene ed ora siamo certi che questo nuovo sodalizio fotografico con l’apporto di nuovi soci diventerà sempre più una realtà dove gli appassionati di fotografia potranno trovare ciò che gli interessa”. Recentemente è stato acquistato e allestito nella sede di Vigo Rendena uno “Studio Fotografico” dove è possibile utilizzare delle attrezzature professionali per la ripresa fotografica di still-life, fotografia creativa con il nuovissimo trigger-smart per riprese di un certo impatto visivo. L’apertura del sito web www.fotoclubf11.it fin dall’inizio, ha dato sicuramente più visibilità all’Associazione, così come l’affiliazione alla U.I.F. Unione Italiana Fotoamatori. Per quanto riguarda l’attività periodica i soci del Fotoclub f11 possono contare sugli incontr meglio ribattezzati “Fotoincontri” del mercoledì - a scansione quindicinale – che hanno luogo sempre al 1° piano della Casa Sociale a Vigo Rendena. Un evento di cui vanno fieri i soci dell’associazione fotografica è stata la Mostra Fotografica itinerante “L’arte di Fotografare” che nell’estate scorsa ha catalizzato l’attenzione di oltre 1200 visitatori. “Lo sfruttamento idrogeologico dell’acqua” sarà il tema dell’anno 2013 che coinvolgerà molti soci nelle riprese fotografiche dei diversi territori delle Giudicarie. Nelle giornate di sabato 18 e domenica 19 maggio i fotoamatori si cimenteranno nel “Ritratto ambientato” un settore fotografico molto ricercato ed avrà come location il bellissimo Parco delle Terme di Comano. A guidare – con consigli e suggerimenti - i partecipanti, interverrà una fotografa professionista che si avvarrà della presenza di una modella.

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Attualità

MAGGIO 2013

L’Oratorio diTione compie un secolo di vita Nacque 100 anni fa su iniziativa di Mons. Donato Perli e di un comitato cittadino

All’appena concluso centeGiuseppe Failoni, era previdi Mario Antolini Musòn nario dell’Asilo Infantile di sta un’attività a favore della Tione segue il centenario dell’Oratorio che si riconnette gioventù femminile con l’oratorio festivo. Ma in don Perli alla figura di mons. Donato Perli (1861-1946) rimasto em- già ferveva la sua proiezione di apostolato sacerdotale verblematicamente legato alla nostra borgata ed alle Giudi- so l’oratorio parrocchiale a tutto campo, comprovato dai carie con le sue incancellabili opere: l’Asilo, l’Oratorio, la suoi scritti del luglio e del novembre 1912 seguiti dal suo Capèla del Mónt e soprattutto l’Ospedale di Tione. Giunto preciso impegno siglato dalle testimonianze riportate nella a Tione nel 1911 il sacerdote si trovò subito coinvolto a col- pubblicazione “Verso l’Oratorio del duemila” edito dalla laborare col Comitato che stava completando la costruzio- Parrocchia di Tione nel 2002, in occasione della costruzione dell’Asilo, nel quale, come previsto dal mecenate Don ne dell’attuale nuovissimo e funzionale Oratorio. Proprio in quel periodo, ossia a cavallo dei due secoli XIX e XX, grazie all’azione prorompente di Don Giovanni Bosco (1815-1888) stava riaffermandosi il concetto di “oratorio” basato sulla formazione dei giovani sulle orme del Vangelo e già impostato dall’azione di San Filippo Neri (1515-1595) a Roma e di San Carlo Borromeo (1538-1586) a Milano. E Mons. Perli, appunto animato dallo stesso zelo, scriveva l’8 luglio 1912: «Il sottoscritto onde provvedere alla moralità e all’educazione civile della gioventù maschile di Tione venne nella determinazione di costruire in luogo adatto un Ricreatorio» suggerendo che «il luogo che meglio si presta a detto scopo altro non sarebbe che quello denominato alla Mostra o Casanova, particelle catastali 940 e 941 di proprietà della veneranda Chiesa parrocchiale di Tione». La citata pubblicazione parrocchiale, senza particolare ed esplicita documentazione, precisa soltanto che «l’Oratorio parrocchiale del 1913 si presentava come un edificio in tutto simile ad una casa d’abitazione e l’utilizzo dei suoi locali era abbastanza diverso da oggi. Salendo le scalette dal viale della Chiesa si accedeva da quello che oggi è l’ingresso principale al piano terra (...); l’edificio aveva un ingresso anche dal lato est, verso la chiesa, che scendendo da una rampa consentiva l’accesso alle cantine (...). Va rammentato che il cinema Dolomiti e la Circonvallazione non esistevano: solamente un sentiero costeggiava il campo da gioco lungo la recinzione».

Il riferimento all’Oratorio nel “Centenario 1913-2013” si ferma qui, poiché gli stessi compilatori del citato fascicolo commemorativo annotano: «Non vi sono notizie di attività ricreative di nessun genere relative al periodo 19151918, anche per le particolari condizioni di vita della gente e le disposizioni militari del tempo». Dal punto di vista amministrativo si ritrova il problema dell’Oratorio in un “verbale” del Municipio di Tione del 3 febbraio 1924, in cui viene presa in considerazione «la domanda di Monsignore Arciprete don Donato Perli perché questo Comune voglia concedergli l’appezzamento di suolo comunale

attualmente occupato dai baraccamenti dell’Ufficio Edile Distrettuale di Tione, ad un prezzo limitato, per costruire un Oratorio»; alla stessa, tuttavia, date le evidenti difficoltà del momento, si risponde che si è «del parere che tale domanda venga tenuta in sospeso e ripresentata in Consiglio comunale allorquando sarà costituito». Tuttavia è certa l’attività dell’Oratorio fin dagli anni Venti documentata dalle testimonianze di chi già in quegli anni, subito dopo la fine della prima Guerra Mondiale, ha potuto godere della benefica e fondamentale istituzione sociale, nella quale hanno trovato sempre accoglienza,

Il CFP-Università popolare trentina di Tione propone per le prossime settimane due significativi eventi che vedono protagonisti i giovani: “Adrenalina” e “Start”. Il primo, “Adrenalina -Sport, natura e avventura”, si terrà sabato 25 maggio presso il Centro Sportivo di Sesena e si propone come momento di conoscenza e valorizzazione degli sport del territorio giudicariese quali elementi di propulsione per il turismo. Alle 10 è previsto un convegno presso il Teatro comunale di Tione con la partecipazione di testimonial dello sport, dedicato agli studenti ma aperto anche alla popolazione; poi, dalle 13, l’apertura degli stand, aprendo il sipario su atletica, beachvolley, breg adventure park, calcio, equita-

ricreazione, creatività e formazione religiosa e sociale intere generazioni attraverso un ambiente accogliente ed una costante assistenza che si è dilatata ininterrottamente fino all’attuale funzionalità che quotidianamente si concretizza nella nuova struttura edificata con i criteri più moderni ed efficienti dello specifico settore. Un Oratorio in un paese o città è una certezza di vitalità giovanile quale base sostanziale non solo di formazione religiosa, ma anche di basilari valori educativi a tutti i livelli (come in particolare quelli sportivi) con evidenti ed importanti riflessi sulla formazione sociale della persona. Mario Antolini Musòn

Attività per i ragazzi all’oratorio di Tione

1913 – 2013

I CENTO ANNI DELL’ORATORIO DI TIONE Programma festeggiamenti per il centenario:

Sabato 25 maggio-pomeriggio · Torneo di calcetto e pallavolo, a cui sono invitati ad iscriversi tutti i ragazzi dalla 3^elementare alla 3^ media e superiori. · Esposizione lavori Concorso · Caccia al Tesoro, in collaborazione con la manifestazione Eleggerelibri e Adrenaline · Pastasciutta per tutti i partecipanti alle gare, seguita da serata musicale con la Band… Domenica 26 maggio: · ore 10 S. Messa · ore 11 Rinfresco per tutti, sul prato antistante l’Oratorio, rallegrati dalla presenza della Banda Sociale di Tione · Finali dei tornei · ore 12,30 Pranzo in Oratorio – solo su prenotazione · ore 14 Coro Brenta in Sala Feste · in cortile giochi organizzati per bambini e ragazzi · ore 15 Premiazione Tornei e Concorso degli elaborati artistici

Con “Adrenalina” e “Start” uno sguardo su turismo ed economia

zione, freestyle e snowboard, golf, handbike, hockey, mountain bike e brenta bike, parapendio, sci alpino, sci nordico, skateboard, speedrock, tiro con l’arco, trekking, arrampicata e canioning. Ciascuna di queste attività è legata ad una località giudicariese e si troverà “in vetrina” negli stand dedicati; oltre a ciò, sarà possibile provarle direttamente durante le dimostrazioni pratiche presso il Parco Saletti e l’antistante viale Dante a Tione, chiuso al traffico per l’occasione. “Adrenalina” si inserisce nell’evento AtlTione, una giornata organizzata in collaborazione con la Biblioteca di Tione (progetto eLeggere LIBERI) e i 100 anni dell’Oratorio in un mix di cultura, sport musica e divertimento.

L’evento – fanno sapere dal Cfp Università popolare trentina - serve per acquisire competenze in alcuni dei moduli che caratterizzano il percorso: comunicazione, marketing, web marketing, team working, problem solving, project management e visual merchandising. Lo studente oltre che acquisire attraverso il learning by doing, ha la possibilità di valorizzare gli sport tipici del territorio evidenziando “l’adrenalina” che le Giudicarie offrono a 360 gradi. Il 31 maggio, invece, spazio a “Start – Soluzioni tecnologiche, applicazioni e risorse per il territorio”. Si tratta di un evento che propone soluzioni tecnologiche e servizi per il turismo ed il territorio con stand allestiti presso le Terme di Cader-

zone; dalle 9.30 spazio a seminari e convegni con interventi come quello di Carlo Borzaga, professore di Politica economia presso l’università di Trento e presidente di Euricse ed esperti di Trentino Network che spiegheranno le iniziative messe in campo dal Trentino turistico con attenzione soprattutto al web. Nel pomeriggio protagonisti i self-made lab, messi in campo dai ragazzi dell’Upt; si spazia dal crearsi “in casa” un sito internet efficiente, agli strumenti per la contabilità dell’impresa turistica, alle tecniche di fidelizzazione del cliente attraverso internet. La popolazione locale è invitata. Maggiori informazioni http://www.adrenalinasna.it


L’azienda

1885: la prima “stamperia” in Giudicarie Un’azienda storica del territorio che diventò negli anni la Tipografia Antolini di Tione

«Il giorno 15 Luglio 1885 venne aperta la prima tipografia in Tione, sotto la ditta S. Gregori di Riva». Certamente allestita nella frazione di Brévine (vero centro operativo ed amministrativo della borgata), con tutta probabilità nell’edificio dei “Cisolìn”, alle spalle dell’attuale (2013) bar “Vecchia Tione”. Ben più articolato il testo nel diario di don Carli sotto il titolo “Una stamperia a Tione”; infatti egli così ha lasciato scritto: «Il Signor Gregori di Riva, stampatore, prese qui luogo nell’Agosto 1885; aprì una bottega, piantò un torchio e diede fiato alla sua tromba. Una stamperia a Tione!! Non so davvero d’onde venisse l’ispirazione, ma probabilmente sarà venuta da quei quattro cinque, i quali per elevare la patria come un ballon monté, avranno al Gregori fatto vedere delle lucciole per lanterne. Attendiamo gli avvenimenti. Si potrebbe inaugurare questo enorme passo del progresso, con un opuscolo con questo titolo: “Il Liberalismo tionese in questi ultimi 30 anni, considerato sotto l’aspetto religioso, morale, economico, edilizio!”». I fatti non diedero certo ragione al pessimistico pensiero del pur esimio sacerdote, poiché la nuova bottega artigiana, successivamente e ben presto, venne acquistata dai fratelli tionesi Basilio e

Le più importanti ed interessanti cronache tionesi e giudicariesi della seconda metà del secolo decimonono si trovano nei diari (purtroppo ancora inediti) dell’arciprete-decano Quirino (Guerrino) Antolini Musón, i quali, dopo il disastroso incendio di Brévine dell’agosto 1895, trasferirono la tipografia dal Cantòn del Gal al nuovo edificio costruito all’imbocco del viale Dante, confinante con la Piaza de la Crós (oggi piazza Cesare Battisti o del Municipio), con annesso reparto di legatoria ed un negozio di cartolibraria. Da allora anche tutte le Giudicarie poterono rendersi conto dell’utilità di avere una tipografia in periferia: Comuni, Parrocchie, Enti pubblici e privati, Associazioni, operatori economici, cittadini di ogni ceto approfittarono di un servizio che caratterizzava, ormai, il progresso sociale di ogni città e di ogni paese, tenendo specialmente conto del fatto che a quell’epoca, per i Giudicariesi, i viaggi sia per Trento che per Brescia reclamavano intere giornate. Dell’importanza di un’attività così innovativa ne fa fede la produzione editoriale iniziata già nel 1893 e proseguita poi oltre per un secolo, così che sono decine e decine le pubblicazioni della “Tipografia B. (o G.) Antolini” - (B sta per Basilio e G per Guer-

rino) - firmate da don Lorenzo Felicetti, Guido Boni, Ernesto Lorenzi, Giuseppe Papaleoni, don Santo Amistadi, Pio Chilovi, Silvestro Valenti, mons. Donato Perli, Casimiro Rossi e altri, ed oggi diventate vere rarità da

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La tipografia dopo l’incendio di Brevine del 1895

don Ignazio Carli e dei farmacisti Domenico, Guido e Giulio Boni. Nel diario di Domenico Boni si trova annota la presenza della prima tipografia in Giudicarie: biblioteca, a cui oggi si aggiungono progressivamente le numerose opere librarie costantemente edite dall’attuale stabilimento tionese. Infatti, nella seconda metà del secolo ventesimo, l’azienda venne divisa in

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due branchie: il reparto legatoria-cartolibreria passò ai discendenti del ramo Basilio-Alfredo, tuttora presente nella primitiva sede sul Viale Dante; mentre la tipografia passò ai discendenti del ramo Quirino-Fi-

lippo i quali oggi gestiscono la Tipografia Antolini nel nuovo opificio costruito negli ultimi decenni sull’area artigianale di Tione, in località Vat, via Fabbrica 52/a, che costituisce il naturale e progressivo sviluppo di un’azienda editoriale giunta in Giudicarie 128 anni fa ed attualmente gestita da Sergio Antolini. A cura della Redazione


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Il Saltaro delle Giudicarie

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Gente solida che da garanzia, quel che ci voleva a questo povero vascello italico in piena crisi economica, morale e sociale. Finalmente! Speriamo che duri. L’ha detto il Berlusca e questo già mi preoccupa, che quello è un gran “birbante”, appena i sondaggi lo vedranno vincitore, butterà la barca a mare e buona notte. Ci scommetto, l’uomo è fatto così. E non gli sarà difficile superare il PD che già rantola, mezzo disfatto, con il Bersani che l’ha affossato con una tiritera di giorni e giorni, senza idee, ma più ancora senza coraggio. Povero Pd, diretto discendente del PCI, con vecchi comunisti ancora in auge, che ha voluto mischiarsi in un minestrone, rancido e stantio fin dal primo giorno, con ex democristiani di sinistra, socialisti ed ogni ben di Dio (si fa per dire!), pensando all’avvenire garantito, vincente e glorioso. Non si sono resi conto che dai democristiani sinistrorsi sarebbero stati contagiati dai mali peggiori della vecchia DC: correntismo, sofismi, capziosità, personalismi, inaffidabilità, invidie e gelosie, ma soprattutto un attaccamento alle sedie senza pari, Andreotti insegna. Si salvano in pochi. Di certo il neo presidente Enrico Letta che ha sempre fatto il suo dovere, in silenzio, ma con grande dignità e profitto, ma non la Bindi Rosy che al sol vederla ti verrebbe voglia di cambiar casacca, se poi parla, con la sua supponenza, c’è il rischio d’essere attaccati dalla tenia intestinale ed accasarsi in bagno per intere giornate. Ed altri ancora che è meglio metterli via per non disgustare oltre modo il cielo e la terra. E così abbiamo assistito a commedie (farse) inimmaginabili nei lustri passati, con tutti contro tutti, rot-

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Lasituazioneègrave. Ma non seria Lo diceva Ennio Flaiano a proposito dell’Italia di 40 anni fa. Si addice anche alla politica di questi mesi

Piove sulla politica e sui politici. Porca vacca (pardon!) sono sessanta giorni che piove a dirotto. Succede di tutto in quella Roma ritornata pagana, sede di tutti i nostri guai. E quei pagani in agonia che vivono nel lusso con i nostri soldi se ne dicono di tutti i colori mentre la gente soffre: invettive, reciproche accuse e contraccuse, improperi, intamatori contro i rottamandi, ex democristiani contro i ex comunisti, giovani turchi e gli irriducibili, infine i lealisti contro i traditori, cose mai viste in un partito che faceva della morale, dell’etica politica, il suo stendardo da portare alto in ogni occasione. Sì, l’etica, quella che normalmente esigono dagli altri, ma fra di loro sono molto più comprensivi. L’ultima speme per il loro salvamento è il nuovo governo che dovrebbero appoggiare alla grande, e sempre, nel mentre si cicatrizzano le ferite, si eliminano le scorie che cominciano a puzzare e si ritrova la rotta di un qualcosa di serio. Che si spacchino o no, alla gente non interessa gran che, purchè quello che rimane torni ad essere un partito importante che pensi all’Italia e agli italiani, prima che al proprio posizionamento. E non gongoli, non goda troppo (proprio no!) quel gran caimano che vorrebbe essere immortale, che iddio ce ne

scampi da simile sventura, tolto di mezzo lui con i suoi soldi, le sue televisioni, la sua dentiera tutta d’avorio e la capigliatura rinnovata, una testa come la sua dev’essere protetta come dio comanda, il Pdl si scioglierebbe come neve al sole, sparirebbe nella spazio di qualche giorno, e non saranno i vari Cicchito, Gasparri, La Russa, ancor

solenze e villanie, senza concludere niente, niente di niente. A tempo quasi scaduto il presidente Napoletano, gagliardo e provvido, ha tenuto a battesimo un miracoloso governo con Enrico Letta presidente del Consiglio ed un gruppo di personaggi di notevole caratura, ma soprattutto inediti al mondo ed al cielo.

meno la faccia da “tola” della Gelmini, nè la respirazione bocca a bocca della Santanchè e compagnia che potranno far sopravvivere quell’accozzaglia di bellimbusti. Non è che in prospettiva siamo messi un gran bene. Per niente. E’ la preoccupazione di quelli lassù, che dominano l’empireo: che faremo, che farà questo povero paese?

Monti ha deciso di andare al mare, non vedeva l’ora, non ha fatto una gran figura e, a dir il vero, nelle alte sfere sono stupefatti, avevano scommesso su di lui e si sono ritrovati con un pugno di mosche. Io li capisco, ma non sanno aggiornarsi, l’ho detto più volte ai miei alti dirigenti: oggi un vecchio saggio, in un mondo di birilli scalmanati e di gente farfallona, non tira più, nessuno lo ascolta, nessuno gli fa caso, vuoi mettere le coscione delle parlamentari del Berlusca, belle, altere, tette al vento, spavalde ed intelligenti? Vedi la nostra Biancofiore, per esempio, che quando dice qualcosa non si capisce mai se stia scherzando o no. Nè serve che Monti e i suoi si vestano con minigonne e paillettes, non cambierebbero gran che le cose. Rimanga al mare per un po’, e poi ritorni all’Università che potrà ancora togliersi qualche soddisfazione. A proposito al mare inviti anche i suoi che di certo non

Prosegue “Sottosopra! Cronache della trasformazione. Miniere, Lavoro, Territorio”

Tante iniziative per ricordare l’epopea delle miniera

Proseguono le iniziative culturali messe in campo dall’Associazione di promozione sociale “La Miniera” per valorizzare e promuovere la riscoperta della storia delle miniere di Darzo. Ad aprile a Trento vi sono state due giornate, il 20 e 24, dedicate alle testimonianze di ex-operai delle miniere di barite, intitolate evocativamente “Memorie dal sottosuolo”, realizzate in collaborazione con il Museo delle Scienze di Trento. Ad arricchire il dibattito la partecipazione di esperti, ma soprattutto il focus puntato su chi ha vissuto sulla propria pelle le dura realtà della miniera. Il primo maggio, poi, è andato in scena “Festa del lavoro - Sottosopra! cronache della trasformazione”, un momento di riflessio-

ne presso lo storico stabilimento minerario “ex Sigma”con videoproiezioni, musica, visite guidate, esposizioni che segna l’avvio di

un percorso fatto di eventi che durerà fino all’8 giugno e che vedrà protagoniste le miniere di barite di Darzo.

Gli eventi fanno parte dell’iniziativa “Sottosopra! Cronache della trasformazione. Miniere, Lavoro, Territorio - 1 maggio - 8 giugno 2013” organizzata dalla associazione di promozione sociale La Miniera, grazie alla collaborazione di vari enti, associazioni e imprese, fra i quali la Fondazione Stava 1985 e l’Ecomuseo dell’Argentario, l’A.S.U.C. Darzo, il Comune di Storo, la Provincia autonoma di Trento e la Società Mineraria Baritina. Con il contributo di Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Associazione Artigiani e Piccole Imprese della Provincia di Trento e di numerosi volontari e la collaborazione della Società Mineraria Baritina.

gli sono stati di gran aiuto ed hanno bisogno di riprendere fiato. Intanto subiamoci il miliardario Grillo con i suoi grillini che stanno raccogliendo primi frutti, a forza di dire che gli altri (non loro) sono ladri, che andrebbero fatti fuori, che bisognerebbe bombardarli, che ci sarà la rivoluzione, che la pagheranno, che sono avanzi di galera ecc.ecc. chi più ne ha più ne metta, ecco che qualcuno ci crede e la sua parte la fa cercando di uccidere i nemici. Ci rimettono, come al solito, quelli che non c’entrano, due carambe per un filo sopravvissuti, proprio il giorno dell’insediamento del nuovo governo. Non che centri il Grillo, ma il clima di esasperazione, di odio, di vendetta che ormai regna in politica pompato con furbizia dal “sior” Grillo, le sue espressioni strampalate, tutte cattiveria e livore, l’irritazione che ostenta, le parole a proposito ed a sproposito, le frasi minacciose ed irresponsabili, non è che facciano gran bene alla pace dei sensi e degli animi insani. Robe da matti, che non stanno né in cielo, né in terra, e, come sempre nella storia, qualcuno capisce le cose alla sua maniera e spara. Questo è quello che si dice in cielo convinti che se Grillo voleva uno sfascio globale e ridurre l’Italia al disastro per poi magari auspicare l’arrivo del Messia, vestito di nero, c’è quasi arrivato. Contento lui contenti tutti, ma non certo i lavoratori senza lavoro, i poveri che non ce la fanno, i giovani che non sanno da che parte girarsi. D’altronde questi non sono problemi suoi, lui di soldi ne ha a bizzeffe, sono problemi degli altri e chi se ne frega! Che si ricordi comunque: il nero è da sessant’anni che è fuori moda, abbiamo fatto una guerra per toglierlo di mezzo, faremo una guerra per impedire che torni. Parola di impavido Saltaro! Ma, almeno oggi, bando alle mestizie, finalmente un po’ di sereno si intravede, e se lo dice il vostro Saltaro, credeteci, che mai vi ha mentito. Guardiamo avanti e lasciamo le responsabilità ai politici che sono pagati apposta, ma attenzione, amici miei, (non tutti!), Napoletano è stato chiaro: non ce n’è più per nessuno, o questo governo ce la fa, o sarà bancarotta e che dio ce la mandi buona! Sperando che finalmente gli scassati motori del vascello Italia ricomincino a girare, con il prossimo mese torneremo a parlare di noi, del nostro amato Trentino, e delle elezioni che ci aspettano in autunno, che dai primi sentori, non saranno per niente facili, anzi, come a Roma, e forse addirittura peggio, con ancora una volta protagonista il PD, intanto il vostro Saltaro raccoglierà informazioni, scoop, soffiate e dicerie, che stanno già divorando il cielo, le nostre vallate e i nostri cuori, per essere come sempre il vostro preciso informatore delle vicende umane, come sempre nei secoli. Amen.


Attualità

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L’Avis comunale di Pieve di Bono festeggia il 50° di fondazione aprendo alle nuove leve

Da mezzo secolo dona il sangue perla comunità L

’Avis Comunale di Pieve di Bono si è costituita nell’aprile del 1963, la proposta di portare anche nei paesi della Pieve questa benemerita associazione, venne lanciata da Claudio Foresti di Praso e da Achille Pollini di Creto, ambedue donatori dell’Avis di Tione, i due da subito trovarono un valido aiuto in Fiorino Butterini e nel dottor Mario Piffer. In poco tempo si sparse la voce per i paesi circostanti e già alla prima riunione, tenutasi il 26 aprile presso il bar Posta, si presentarono ben 55 persone, giunte da Agrone, Creto, Cologna, Daone, Praso, Por e StraCinquant’anni sono passati e di acqua sotto i ponti del Chiese ne è passata tanta. L’associazione è andata avanti, pur con qualche sconquasso, non da imputarsi agli avisini pievani, ma ad una carenza nell’organizzazione provinciale dell’epoca. Al timone del sodalizio, dopo il Foresti si sono succeduti Achille Pollini, Claudio Armani, Roberto Armani e l’attuale Emiliano Facchini coadiuvati anche dai vari direttivi, hanno fatto si che la barca uscisse indenne dalle acque ed arrivasse ai giorni nostri. Nei primi anni settanta si sono aggiunti anche gli avisini di Bersone e di Prezzo. Da una decina di anni le cose vanno decisamente meglio, ed è merito anche della proficua sinergia che si è creata tra le Avis delle Giudicarie con l’ospedale di Tione, un grosso merito per aver risolto i problemi va dato al compianto Rino Galazzini.

da, per rispondere ad un unico punto all’ordine del giorno, che così recitava:” Costituzione di una sezione comunale di donatori volontari del sangue in Pieve di Bono “, il punto venne votato all’unanimità e la sera stessa si svolsero le elezioni per nominare il primo direttivo. Primo presidente Claudio Foresti, vice Achille Pollini, segretario Fiorino Butterini, tesoriere Zefferino Armani. Il 16 giugno, sempre a Creto, avviene l’inaugurazione ufficiale, madrina del gruppo viene nominata Bruna Baldracchi, alla fine dell’anno l’associazione contava ben 99 iscritti.

Il 21 aprile, sempre a Creto, si è svolta la cerimonia per festeggiare il mezzo secolo di vita. Al mattino i donatori hanno sfilato al seguito dei dieci gagliardetti delle Avis di Pieve di Bono, Storo e Bondone, Condino, Tione, Alta Rendena, Giudicarie Esteriori, Ala-Avio, Borgo Valsugana e Tesino, Bedollo e Valle dei Laghi, dal Centro scolastico alla chiesa, accompagnati dalla banda musicale di Pieve di Bono, è seguita la S.Messa officiata da padre Artemio, in ricordo degli avisini che non ci sono più. Presso l’auditorium si è tenuta la cerimonia ufficiale, sul palco si sono succeduti il presidente Facchini che ha ringraziato gli avisini, per il loro impegno profuso nei cinquant’anni, poi è toccato a Claudio Foresti, giunto appositamente da Trento, ricordare gli inizi, quindi il sindaco di Pieve di Bono Attilio Maestri che

Bimbimbici, la tradizione continua

Domenica 12 maggio all’insegna del divertimento a due ruote

La Pro Loco di Vigo Rendena organizza anche quest’anno la classicissima biciclettata di metà maggio. L’evento tanto atteso dai bimbi di tutto il circondario quest’anno sarà arricchito dalla collaborazione con la Società Ciclistica Giudicariese che, nella persona del suo presidente Guido Marchiori ha stretto una collaborazione con i volontari del comune rendenese per dare vita ad un binomio esplosivo. Il ritrovo per i bimbi sarà in località Parco al Sarca a Vigo Rendena alle ore dieci di mattina, poco dopo avrà luogo la biciclettata lungo le vie del circondario e attraverso le favolose piste ciclabili. Seguirà una spaghettata per grandi e piccini. Nel pomeriggio i giovani ciclisti si cimenteranno in una prova di abilità che consisterà nell’affrontare una gimkana studiata su misura. La giornata terminerà con l’attesissimo Nutella Party per la felicità dei piccoli sportivi in erba. I volontari della Pro Loco vi aspettano numerosi per una giornata all’insegna dello sport e dell’aria aperta.(a.t.)

ha parlato anche a nome degli altri sindaci presenti in sala: Pellizzari, Panelatti e Boldrini, mancava il sindaco di Bersone impossibilitato, ha ricordato che è un onore, che da prestigio avere l’Avis nei nostri paesi. Poi ha preso la parola Aldo Degaudenz presidente dell’Avis Regionale, il quale con chiare parole ha tenuto una rela-

Foto Yuri Corradi

zione su come viene utilizzato il sangue, sui rapporti con le autorità provinciale e sugli obiettivi futuri dell’Avis in Trentino. Sono seguite poi le premiazioni, sono stati omaggiati con ricordi del 50° i presidenti, per il compianto Pollini ha ritirato la moglie Daria, poi i segretari: Fiorino Butterini, ha ritirato la

figlia Lorena, Arnaldo Pressari, Renato Maestri. Alla fine sono state concesse le benemerenze ai donatori, in 40 hanno ricevuto la spilla d’argento ed in 20 la spilla d’argento dorato, ultimo ad essere premiato il presidente Facchini premiato con la spilla di oro per le sue cinquanta donazioni.

“ITAS in Tour” arriva a Tione La compagnia assicurativa nelle piazze trentine per avvicinarsi alla gente

Questa primavera ITAS è...On the road con una nuova iniziativa a 360 gradi. Il Gruppo Assicurazioni trentino ha organizzato per questi week end “ITAS in Tour”, ovvero un insieme di eventi itineranti di informazione, divertimento, sport e gastronomia che toccherà molti centri delle valli trentine in dieci tappe. Partirà venerdì 10 maggio da Malè, per poi toccare molti altri paesi (l’itinerario è visibile al sito www.itasintour.it), e tra questi è compreso anche Tione di Trento, che ospiterà l’evento sabato 1 giugno in Piazza Cesare Battisti (di fronte al Comune) a partire dalle ore 10. “ITAS in Tour” riassume bene lo spirito della Compagnia assicurativa, che vanta quasi duecento anni di onorato servizio, da sempre vicina alle persone e ai loro bisogni: l’attenzione per il cliente, per la sua storia, per le sue tradizioni e il suo territorio sono da sempre i must di ITAS, che con questo viaggio attraverso il Trentino vuol farsi conoscere in modo alternativo. In queste giornate saranno presenti spazi di informazione e divertimento per i più piccoli e per le loro famiglie, angoli di degustazione di prodotti tipici locali in rispetto delle tradizioni locali e per la valorizzazione delle risorse autoctone, e momenti dedicati ai clienti con punti di informazione sulle novità a loro dedicate.

ITAS come una grande famiglia...E grande lo è davvero! Da più antica mutua assicuratrice italiana, oggi conta circa 650mila soci-assicurati (essendo mutua-assicuratrice, ogni cliente è socio), con oltre un milione di contratti, e una presenza sul territorio garantita da più di 420 uffici agenziali e 14 uffici periferici dedicati alla liquidazione dei sinistri. Una grande Agenzia, che con questa nuova ed originale iniziativa cerca di fare e farsi conoscere in un modo più conviviale e informale, dove tutti, dai più ai meno giovani, possono trovare di che divertirsi. Appuntamento quindi a Tione, sabato 1 giugno alle 10 in Piazza Cesare Battisti...Non mancate! Aldo Gottardi


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Attualità

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L’appello di Vanya Montani: “Qui c’è un reparto all’altezza”

“Mamme: partorite a Tione!” di Ettore Zini

“L

e neo mamme giudicariesi sono fortunate e non lo sanno. Hanno a disposizione una maternità altamente professionale, e vanno a partorire fuori”. “Lo dico, prima come mamma, e poi come medico che ha visto molti La prima, Maria Chiara che oggi ha quasi 3 anni, l’aveva avuta in un importante centro ospedaliero in provincia di Verona. “Un parto disastroso. Dove, nonostante la struttura fosse super attrezzata, ho corso dei grossi rischi, con un’emorragia che non riuscivano ad arrestare”. “A Tione, invece mi sono trovata benissimo. Ho scoperto un ambiente altamente professionale, con medici e ostetriche molto preparati, capaci di seguire con grande competenza tutte le fasi del parto. Proprio non capisco le mamme che, pur avendo a disposizione una struttura così efficiente, preferiscono rivolgersi ad altri

nosocomi”. La giovane dottoressa, da più di un anno a contatto con una realtà anni luce lontana dalla nostra, in un ospedale che ospita mediamente 50 partorienti al giorno, stipate in 3 o 4 per letto in 12 per stanza in condizioni, a dir poco precarie con altissime probabilità di far nascere dei bambini orfani, è meravigliata del fatto che a Tione ci sia un esodo verso altri reparti di ostetricia anche fuori provincia, facendo correre il rischio di chiusura del reparto per numero di nascite insufficienti. “Una esterofilia immotivata. Che rischia di mettere in crisi un reparto, così efficiente che, a mio avviso,

al di là della realtà che io vivo tutti i giorni dove lavoro, trovo che anche qui in Italia non abbia nulla da invidiare a maternità di altri centri”. Vanya Traversi è originaria di Praso, in Val del Chiese. La nascita di Martina, a Tione, non era programmata. Avrebbe dovuto partorire nell’ospedale dove lavora assieme al marito (tecnico addetto alla logistica dell’ospedale di Ngozi). E’ tornata in Giudicarie per problemi di salute del padre. E qui ha fatto quella che chiama “la bellissima esperienza dell’ospedale di Tione”. Un ritorno alle radici. Ma anche la scoperta di questa struttura a misura di mamma, che

si sente di elogiare per il trattamento ricevuto, la sicurezza e la competenza di un’intera struttura, che anche dopo la sua dimissione le ha offerto un’assistenza supplementare, con le ostetriche sul territorio. “Ogni mamma deve poter scegliere in piena libertà un momento così delicato com’è la nascita di un bambino – dice – ma se posso dare un consiglio cercate di proteggere questo reparto, perché è una ricchezza per tutta la comunità”. La giovane anestesista tra alcuni giorni rientrerà in Burundi. Ma prima di partire ha voluto, in questo modo, ringraziare tutto il personale di Tione, per il trattamento

reparti di ostetricia”. Vanya Traversi Montani, 35 anni, medico chirurgo all’ospedale di Ngozi, in Burundi, dov’è responsabile di anestesia, ha da poco più di un mese, partorito all’ospedale di Tione Martina, la sua secondogenita. subito. E, al tempo stesso invitare ad una riflessione. In Giudicarie i parti superano abbondantemente ogni anno le 400 unità. Nel reparto maternità di Tione però, nel 2012, sono venuti alla luce solo

198 bambini. Troppe le cicogne che volano via. E troppo poche le nascite in loco, per giustificare il mantenimento, a pieno regime, di una struttura di gran lunga al di sotto degli standard.

Passa a trovarci! ITAS in TOUR NEL CUORE DEL TRENTINO

Il nostro camper sta arrivando nella tua città, carico carico di... Informazioni, gustosi prodotti locali, attività sportive in collaborazione con il CONI, giochi e tante altre sorprese per i più piccoli. Ti aspettiamo, dalle ore10.00 fino a sera!

Tione

01 giugno - P.zza Cesare Battisti

CON TE, DAL 1821. itasintour.it


Dibattito Comunità

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Una Comunità che valorizzi i quattro ambiti «Sarebbe anacronistico e controproducente frazionare le Giudicarie. Tuttavia la Comunità andrebbe ricondotta a elemento di collegamento tra i quattro ambiti»

Quindi, sintetizzando, lo scenario è cambiato in maniera radicale e con esso è evoluta la mia opinione nel merito: mi sono convinto del fatto che la Provincia, al tempo, dovesse introdurre (opportunamente) una riforma che imponesse ai comuni la logica delle gestioni sovra comunali e, in un certo senso, li preparasse all’inevitabile processo delle fusioni. Le Comunità sono state pertanto pensate anche come “strumento” per il raggiungimento di simili obiettivi, nonostante le scontate smentite. Se tale interpretazione fosse corretta, personalmente, avrei preferito un confronto molto più aperto, “corresponsabile” e, per certi aspetti, “maturo” tra le parti, nella consapevolezza che i comuni e i loro amministratori sono molto più preparati e disposti alle unioni e alle gestioni congiunte dei servizi di quanto si possa forse ritenere. Periodicamente riemerge il dibattito in merito all’opportunità di mantenere un’istituzione estesa a tutte le vallate giudicariesi o, in alternativa, valutare la creazione di quattro comunità indipendenti e circoscritte agli ambiti di Chie-

se, Rendena, Busa di Tione ed Esteriori. In una fase socio-economica in cui la prerogativa di mettere insieme e unire a tutti i livelli, oltre che un’opportunità, è diventata una necessità, sarebbe anacronistico e controproducente frazionare le Giudicarie. Tuttavia la Comunità andrebbe revisionata in maniera sostanziale e ricondotta a elemento di collegamento tra i quattro ambiti, ai quali dovrebbe essere riconosciuta una facoltà di pianificazione autonoma, soprattutto dal punto di vista economico e funzionale. La mia “visione” prevede la presenza di un organismo superiore, la Comunità appunto, molto essenziale nel numero e nella composizione degli organi, che funga da soggetto di raccordo tra ambiti con vocazioni diverse, portandoli a condividere strategie unitarie per uno sviluppo integrato, ma che principalmente si occupi delle politiche ambientali, energetiche ed assistenziali, veri nodi degli anni a venire! In una fase in cui la politica palesa notevoli limiti, riterrei pure opportuno affidare ai sindaci un ruolo determinante negli organi decisionali (oggi

A

di Giorgio Butterini*

ll’epoca in cui si proponeva l’istituzione della Comunità della Rendena, molti amministratori, tra cui il sottoscritto, innalzarono le barricate contro la cosiddetta spinta secessionista, ritenendo che una Comunità estesa a tutto il territorio giudicariese avrebbe potuto rappresentare con più forza il nostro ambito rispetto ad una Provincia che, all’epoca, prosono coinvolti ad un livello principalmente consuntivo): chi, infatti, meglio di un sindaco conosce e può rappresentare un territorio? Contestualmente, la Comunità dovrebbe continuare a farsi carico di servizi come la gestione dei rifiuti, la mobilità, la sanità e, auspicabilmente, recepire “veramente” risorse e deleghe dalla Provincia. Ad un livello immediatamente inferiore dovrebbero essere creati o rafforzati degli organismi di vallata ovvero delle “comunità d’ambito”, contraddistinte da meccanismi di governance e funzionamento efficaci; il BIM del Chiese sta sperimentando da anni con successo una soluzione analoga! Anche le tanto discusse gestioni associate dovrebbero essenzialmente circoscriversi alle quattro aree giudicariesi. Il Chiese e la Rendena, per esempio, sono caratterizzati da dinamiche, vocazioni e identi-

tà molto differenti: per questo dovrebbero poter pianificare in maniera relativamente autonoma, cercando di raccordare massimamente i Comuni che li animano. Tutto ciò prelude ad un’ulteriore, logica chiave di volta: l’unione dei Comuni. Non è pensabile che nel medio periodo le Giudicarie possano mantenere l’esistenza di trentanove municipalità; per questo motivo sostengo che ci si dovrebbe tempestivamente attivare per la valutazione sistematica di sinergie e unificazioni. Lo sviluppo locale passa rigorosamente attraverso l’abbattimento dei campanili e ritengo che questo “sentire” sia ormai condiviso dalla maggioranza della popolazione. La qualità degli amministratori si misura anche nella capacità di leggere i tempi e assumersi la responsabilità di decisioni importanti. * Sindaco di Condino e Presidente del Bim del Chiese

clamava un “trasferimento delle competenze dal centro alla periferia”. A distanza di qualche anno tutti abbiamo capito che quel disegno è stato parzialmente disatteso: in realtà la Comunità sta acquisendo principalmente competenze dai comuni e oggi si configura come una struttura preposta alla gestione sovra comunale dei servizi municipali.

Il Giornale delle Giudicarie

mensile di informazione e approfondimento Anno 12 n° 5 - maggio 2013 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Roberto Bertolini Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Aldo Gottardi, Denise Rocca Hanno collaborato: Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Claudia Brunelli, Alberto Carli, Aldo Gottardi, Alessandro Togni, Andrea Tomasini, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Ettore Zini, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3335988772) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 2 gennaio 2013 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129


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Arte

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Il patchwork, un’arte meravigliosa Il 21 aprile in scena a Ponte Arche il III° Quilting Day del Trentino Alto Adige

La manifestazione promossa dal Gruppo Mani di Strega (fondato da Ivana Zanetti del negozio/sede “Il Filo di Arianna” di Comano Terme, da Giovanna Pastoris, Palmira Apolloni e Margaret Nella, in seguito partecipato anche da Annamaria Frisinghelli) ha ospitato oltre un centinaio di operatrici provenienti dal Trentino Alto Adige (dei gruppi di Mezzolombardo, Lana, Bolzano, Val di Non, Valsugana) ma anche da regioni vicine, unite nell’intento di “fare patchwork”, promuovere la conoscenza di questa metodologia singolare e “sottovalutata”, scambiare le personali esperienze, verificare le opportunità di sviluppo e approfondire sensibilità estetiche. Motivazioni intense e sincere che si sono manifestate anche in occasioni espositive collettive, come quelle del 2008 per la Festa della Ciuiga o di Comano Terme nel 2010 e 2012 e mostre personali come è stato per Margaret Nella nel 2011, invitata con le sue opere presso il Centro Studi Judicaria a Tione. A sostenere e facilitare questi momenti di condivisione è l’Associazione nazionale Quiltitalia qui rappresentata da Anna Ruffato delegata per il Trentino Alto Adige ma, importante e da indicare anche la presenza di una artista di rilievo come Rita Frizzera. Tuttavia non sono necessariamente le figure di spicco a restituire interesse e bellezza a questa modalità artistica; così molte sono

www.prendiilvolo.it è l’indirizzo del nuovo sito messo on line dalla Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella i primi di aprile ed interamente dedicato ai giovani. «Prendiilvolo – fanno sapere dalla Rurale - è un sito che per ora si pone l’obiettivo di raccogliere tutte le possibilità che la nostra Cassa crea per aiutare i giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro. L’obiettivo di lungo periodo è però quello di far diventare questo sito il luogo dove i ragazzi possono trovare tutte le opportunità che il nostro territorio offre loro: corsi di formazione, stage, esperienze all’estero, concorsi e bandi, offerte di lavoro e di crescita professionale». Ad oggi i contenuti del sito sono suddivisi in quattro voci principali: Incipit, Interlabor, Yes e Altri voli. Incipit è l’iniziativa di mutualità innovativa promossa da La Cassa Rurale e giunta quest’anno alla quarta edizione. Essa prevede il finanziamento di progetti di studio e di ricerca individuati in collaborazione con enti ed aziende locali, su temi di importanza strategica per lo sviluppo del territorio. Il

di Alessandro Togni

Il patchwork, letteralmente “lavoro con le pezze”, non sembra particolarmente conosciuto anche se la sua diffusione in Italia ha avuto inizio già verso la metà degli Anni ’90 e tuttavia, senza apparire troppo nei luoghi e nei canali della comunicazione contemporanea, manifestandosi solamente in nicchie specifiche, è una pratica che riesce a richiamare un considerevole numero di persone interessate ed attive.

le “esperte” che, senza specifiche conoscenze della storia dell’arte figurativa, sono comunque in grado di strutturare impianti visivi

Non è un caso quindi che il 21 aprile scorso, presso la sala pluriuso della Stazione Autocorriere di Ponte Arche sia stato organizzato e realizzato il III° Quilting Day del Trentino Alto Adige, appuntamento annuale al quale partecipano principianti ed esperte di questa tecnica espressiva spesso ed erroneamente liquidata dai profani, ma anche dagli operatori artistici, come “materia marginale” non ascrivibile alle tecniche “colte” dell’arte.

di grande facoltà estetica, come talvolta le “principianti” sanno manifestare acute propensioni sia verso stili compositivi di origine

realista che astratta. Ecco nascere vere e proprie opere d’arte dove possiamo trovare elementi compositivi geometrici in

forma e figura, dove si svelano effetti cromatici di grande fascino, rapporti ed equilibri fra materie e superfici, stilizzazioni di paesaggi e illustrazioni di storie, mondi e tempi passati raccontati con grazia e trasporto sensibile. Naturalmente per realizzare un patchwork sono necessarie abilità manuali, attenzioni e concentrazioni apprese propriamente durante i corsi di formazione e peraltro questa tecnica sviluppata nei secoli scorsi presso i pionieri americani al fine di riciclare parti di tessuto, consente comunque, anche trascurando taluni apparati culturali, la produzione di oggetti emozionalmente gratificanti non solo per chi li realizza, ma anche per chi li utilizza nella loro funzionalità, ed anche per tutti i fruitori che li osservano considerandoli esclusivamente nella loro facoltà artistica. Il Quilting Day si è svolto durante l’intera giornata iniziando con l’accoglienza e l’iscrizione delle ore 9.30, sviluppandosi attraverso laboratori testati per ogni singolarità, fra manifatture di alto profilo e pratiche d’iniziazione con kit pronti da cucire, passando dal momento maggiormente entusiastico chiamato “Show and Tell”, sorta di esposizione semplice delle opere accompagnate da una altrettanto spontanea presentazione verbale, per finire alle ore 17.00 con l’arrivederci ai prossimi incontri. Una manifestazione meritevole di segnalazione. Buon futuro nell’arte.

“Prendi il volo” con La Cassa Rurale Nuovo sito della Rurale Valsabbia Paganella interamente dedicato ai giovani

bando della terza edizione ha visto il coinvolgimento di 51 partner territoriali che hanno proposto ben 54 temi appartenenti a diversi settori: dall’informatica ai servizi socio-sanitari, dall’economia all’ingegneria, dal turismo al marketing. Tra tutti i temi proposti nel bando 33 sono stati sviluppati dai 35 ragazzi ammessi a partecipare alla quarta edizione conclusasi lo scorso mese di aprile. La Cassa Rurale ha finanziato ogni ricercatore con 1.000€ che potranno arrivare a 5.000€, a seconda della qualità del lavoro svolto. Per questa iniziativa il Consiglio di Amministrazione de La Cassa Rurale ha messo a disposizione un plafond di 70.000€. Interlabor è un progetto partito per la prima volta nel 2010 per dare la possibilità ai giovani del territorio la possibilità di effettuare periodi di stage all’estero

grazie alla collaborazione con le aziende clienti che hanno siti produttivi o rapporti commerciali al di fuori dei confini nazionali. I primi di aprile di quest’anno si è aperta la seconda edizione dell’iniziativa che prevede 11 diversi stage in 9 differenti paesi stranieri: Germania, Spagna, Slovacchia, Serbia, Romania, Russia, Ucraina, Emirati Arabi e Cina. Edizione che può contare sulla partnership di

aziende del calibro di Fondital, Gruppo Feralpi, Paradigma, BM Group, Carvi, CPS Component (azienda OMP), F.E.R.A. SRL, STG Steel, Sirium Steel e Schlafer der Heimwerkerprofi. Yes, acronimo di You, the Experience and the Skills, è l’iniziativa attraverso cui La Cassa Rurale offre agli studenti del quarto o del quinto anno di scuola superiore la possibilità di partecipare ad un campus intensivo di

formazione, motivazione ed orientamento nella scelta post diploma. Guidati da un team di esperti di formazione e orientamento i ragazzi partecipano ad un campus di 2 giornate di formazione esperienziale in cui vengono utilizzate metodologie formative innovative basate sull’esperienza vissuta in prima persona: simulazioni, lavori di gruppo, test di valutazione, testimonianze di esponenti di successo, esercitazioni outdoor. Le iscrizioni alla terza edizioni verranno aperte nei prossimi mesi. Nel menù “altri voli” trovano invece cittadinanza iniziative come AxCassa, l’evento itinerante per avvicinare i giovani all’offerta della Rurale attraverso l’organizzazione di un happy hour in filiale, Prestito sull’onore, il prestito senza spese e a tasso zero destinato a sostenere gli studi dei

figli dei soci e gli incentivi per lo studio delle lingue straniere. Iniziativa quest’ultima che, secondo indiscrezioni provenienti dalla Rurale, quest’anno potrebbe portare importanti novità trasformandosi nella quarta iniziativa di mutualità innovativa. Aggiornamenti e novità su tutte queste iniziative si possono trovare su www.prendiilvolo.it. A proposito – chiediamo – come mai questo nome? «Il nome scelto per questo sito – ci dicono – è doppiamente evocativo: da un lato richiama le varie iniziative che La Cassa Rurale mette in campo per stimolare i giovani a viaggiare e a fare esperienza all’estero (in primis Interlabor e Incentivi per lo studio delle lingue), dall’altro lato si riallaccia alle iniziative che vogliono aiutare i giovani a spiccare il volo verso il mondo del lavoro (Incipit e Yes)».


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Il Bim del Sarca vara nuovi contributi sulla prima casa L’iniziativa “Mutui prima casa” permette di abbattere i tassi di interesse sulle somme prese a prestito fino a 100.000 euro La prima casa al centro dell’azione del Bim del Sarca. Il Consorzio dei comuni imbriferi, guidato da Gianfranco Pederzolli, ha recentemente deliberato la proroga per i prossimi tre anni del significativo Con deliberazione n° 22 del 7 marzo 2013 il Bim del Sarca ha infatti deciso di riproporre e conseguentemente di rifinanziare l’iniziativa “Mutui prima casa” per il quinquennio che va dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2017, proponendo un contributo dell’1% sul mutuo ed abbattendo così di circa un terzo il tasso di interesse, appunto per cinque anni. Hanno aderito all’iniziativa del Bim del Sarca tutte le Casse Rurali del Trentino tramite la Cassa Centrale, oltre alla Banca popolare dell’Alto Adige (Volksbank); il tasso concordato con il Bim che questi istituti mettono a disposizione ai clienti che vogliono usufruire di questa iniziativa è del 3% più l’Euribor a 3 mesi (attualmente attorno allo 0,20%) per i mutui di tipo ipotecario, mentre è del 4% più l’Euribor a 3 mesi per i mutui di tipo chirografario. Il contributo del Bim copre una cifra massima di 100.000 euro per l’acquisto, ristrutturazione e costruzione della prima casa, ma si estende pure alle cosiddette “pertinenze” della casa (giardino, garage esterno, ecc.) per una cifra fino ai 25.000 euro. “Si tratta – ha detto il presidente del Bim del Sarca Gianfranco Pederzolli – di un’iniziativa significativa per i cittadini per dare loro uno strumento che “alleggerisca” le rate del mutuo e anche per il settore edile, che sta attraversando un momento delicato e ha bisogno di un’iniezione di fiducia, oltre che per dare ai cittadini l’opportunità di riqualificare il patrimonio edilizio locale. Con l’iniziativa “Mutuo prima casa” intendiamo sostenere interventi per circa 9.000.000 di euro nei prossimi 3 anni per 3.000.000 di euro l’anno. Accanto a questa iniziativa il Bim ripropone anche i contributi per il rifacimento dell’intonaco, tinteggiatura, ritocco decorazioni pittoriche, pulizia e ripristino degli edifici privati nei centri storici, rivolti appunto all’abbellimento delle facciate esterne, attraverso un contributo a fondo perduto del 30% su una spesa massima di euro 26.600. Ottimi i riscontri di questa iniziativa negli ultimi 3 anni: nel 2010 sono stati 72 gli interventi finanziati per un contributo totale di 248.329 euro su una spesa ammessa di 829.331 euro; nel 2011 ci sono stati 100 interventi per un totale di 1.747.779 di spesa ammessa e un contributo di 414.000 euro; nel 2012, infine, sono stati finanziati 82 interventi con 459.000 euro di contributo per una spesa ammessa totale di 1.530.000 euro.

programma di agevolazione dei mutui per l’acquisto e la ristrutturazione dell’abitazione, messe a disposizione per i cittadini dei comuni che afferiscono al proprio bacino.

Arte della Natività 2012 - In primo piano l’istallazione di Marco Nones


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Adriano Alimonta e il Presidente Pacher

Da un giudicariese – Roberto Bolza – che, durante l’assemblea, ha ritirato la propria candidatura dopo la seconda votazione, ad un altro giudicariese – Adriano Alimonta, appunto – responsabile dell’Adamello-Brenta, la sezione di zona che unisce tutte e sette le stazioni di soccorso alpino delle Giudicarie e Molveno. “Mi hanno votato – spiega Alimonta – perché c’è voglia di cambiamento, di aggiornare il soccorso alpino all’attualità”. Quali sono le peculiarità del Soccorso alpino oggi e qual è il ruolo del volontariato? “È un servizio pubblico – spiega Alimonta – organizzato su base volontaria e con tanti volontari pronti ad esserci. Questa doppia componente, servizio pubblico, ma garantito da volontari, può talvolta generare delle ambiguità. Per questo motivo credo vada iniziato un percorso con la comunità tutta del Trentino e con i suoi rappresentanti, dell’amministrazione e della politica, affinché questo servizio sia riformato. Mi spiego meglio: occorre iniziare un cammino per rispondere in modo maggiormente adeguato alle necessità della gente e di chi frequenta la montagna oggi, introducendo nuovi servizi, ma rivedendo anche l’articolazione territoriale delle stazioni. Se fino a ieri la struttura così organizzata ha funzionato, deve però essere garantito che il servizio sia fornito in modo omoge-

Attualità

Il Soccorso alpino si riaffida adAlimonta La guida alpina di Madonna di Campiglio è il nuovo presidente del Soccorso alpino e speleologico del Trentino

di Alberta Voltolini Era già stato preguida alpina di Madonna di sidente una prima volta tra il 2001 e il 2004 caratteriz- Campiglio, persona determinate e, come lui stesso si zando il proprio mandato con l’introduzione di diverse definisce, “un po’ sopra le righe” perché dice sempre innovazioni, nel periodo in cui si definì il passaggio de- quello che pensa, senza tanti giri di parole. Lo scorso finitivo del Soccorso alpino e speleologico del Trentino mese di marzo è stato votato dai responsabili di zona, dal controllo della Sat a realtà autonoma con propria dai capistazione e dai vice delle singole sezioni riuniti in personalità giuridica e stretto legame con la Protezio- assemblea per eleggere il nuovo presidente che rimarrà ne civile provinciale. Parliamo di Adriano Alimonta, in carica per i prossimi tre anni. neo su tutto il territorio. Non ci devono essere trenta e più modi, quante sono le stazioni, di impostare l’organizzazione. Le linee guida e le modalità operative sono uguali per tutti. L’attività del Soccorso è volontariato, qualificato, ma volontariato, che non c’entra nulla con il professionismo”. La sezione Adamello-Brenta è quindi un modello delle novità organizzative che vorrebbe proporre? “Sicuramente – prosegue in neopresidente – le Giudicarie sono state un precursore di questa linea. A conclusione di un percorso che è durato dieci anni, le stazioni sono rimaste numericamente quelle di prima, ma operano in totale sinergia operativa e anche economico-amministrativa, abbiamo cioè un solo bilancio. Questa esperienza va presa d’esempio, superando le divisioni e le difficoltà dei campanili. A guidarci nelle scelte deve essere il servizio che diamo alla gente; l’obiettivo è l’operatività. Un piccolo esempio: avendo un unico coordinamento, possiamo spostare i mezzi a seconda della stagione e dei posti dove

maggiori potrebbero essere le richieste d’aiuto. Direi che, partendo da un’attualità difficile per tutti, occorre mettersi prima nei panni di chi potrebbe avere bisogno di noi, poi introdurre nuovi servizi, come potrebbero essere presidi, per esempio, fissi con soccorritori stagionali (tre anni fa all’elisoccorritore è stato affiancato anche il soccorritore di montagna) per rispondere ai

tempi e ai modi che la gente richiede”. Qualche altro dettaglio sul suo programma di rinnovamenti? “In questo primo mese e mezzo di lavoro sono stati fatti passi importanti nel coinvolgimento della parte amministrativa e politica, ma ci vorrà tempo perché ci sono tante sfaccettature da tenere presenti ed occorre la

Il Soccorso alpino trentino in cifre 3: gli interventi al giorno in media 1.000: gli interventi in un anno 799: i soci (624 operatori tecnici, 20 tecnici d’elisoccorso, 12 istruttori nazionali di cui 7 istruttori nazionali tecnici, 4 per unità cinofile,1 operatore speleologico) 22: gli istruttori provinciali, 80: i tecnici di soccorso 15: gli operatori tecnici speleologi 85: le guide alpine 20: i sanitari tra medici e infermieri professionali 16: i componenti del Gruppo tecnico delle unità cinofile 43: i tecnici abilitati ad operare in forra 35: la media degli allievi ogni anno 58: i ragazzi e le ragazze che costituiscono il “Gruppo giovani” 30: i collaboratori 33: le stazioni presenti sul territorio provinciale 1: la stazione di speleologia 7: le zone operative

disponibilità di tutti. Insieme possiamo dare vita a un modello operativo e amministrativo più attuale. Occorre anche far ordine in un’area grigia che esiste tra il Soccorso alpino ed altri corpi come i Vigili Volontari del Fuoco, stabilendo la titolarità delle operazioni di soccorso in base alle competenze di ciascuno. Fondamentale sarà riuscire a valorizzare la specificità del soccorritore in montagna che è quella di essere in grado di effettuare operazioni di salvataggio, indipendentemente dalla quota, in ambiti, quali le forre e le cascate di ghiaccio, dove altri, per preparazione, difficilmente lavorerebbero allo stesso modo. Ad oggi il Soccorso alpino del Trentino viene consegnato in un modo che funziona, ma che va aggiornato, rivisitando il servizio dato e l’organizzazione territoriale, inserendo alcuni correttivi anche nell’organizzazione interna e nelle logiche operative esterne. Si tratta di aggiornare perché l’attualità va avanti, ma le carte e la burocrazia rimangono indietro”.

Gli incidenti in montagna sembrano avvenire sempre con più frequenza. È solo un’impressione che aumentino? Gli escursionisti sono sufficientemente preparati? “Prima di tutto c’è da dire che una volta la gente che doveva affrontare qualche problema non grave in montagna lo risolveva da sola, mentre ora conosce bene l’esistenza del Soccorso alpino e lo chiama in aiuto. Inoltre, il numero di persone che fa attività sportiva è cresciuto e si sono diffusi sport nuovi come la mountain bike, il base jumping, il parapendio, lo sci fuoripista e lo stesso sci alpinismo che una volta era praticato solo nei mesi di marzo e aprile, oggi in tutto l’arco dell’inverno. Aggiungo anche che in montagna non esiste più stagionalità, è usufruita 365 giorni all’anno. È quindi salito il numero assoluto di persone che la frequentano e, di conseguenza, il numero degli incidenti. Anche l’accettazione del pericolo è cambiata. I materiali innovativi di cui gli sportivi dispongono sono di alto livello, aumentano decisamente la velocità negli spostamenti e fanno sentire le persone più sicure perché meglio attrezzate. Un aspetto negativo, però, è che in questo modo c’è meno tempo per assimilare la cultura e i pericoli oggettivi della montagna, senza contare che per affrontarla con una certa sicurezza non ci vogliono solo i materiali, ma anche la preparazione fisica”.

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e la qualità Trentina di presentano

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Darzo, le miniere di barite tornano protagoniste LA SPAGHETTERIA!

Nel mese di maggio l’associazione “La Miniera” propone un calendario ricco di iniziative per fare rivivere quella che fu un’epopea socio-economica

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Sport

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La diffusione dello scialpinismo in Val Rendena è stata sostenuta da persone appassionate che hanno gettato il seme anche per la nascita della scuola delle sezioni SAT. Dopo la celebre traversata delle Alpi di Walter Bonatti e del “nostro” Bruno Detassis che nel 1956 ha dato il via all’interesse diffuso per la pratica di questa magnifica disciplina, in Rendena, nei primi anni ’70, sono state percorse e descritte le principali escursioni sci alpinistiche raccolte poi in due celebri guide pubblicate a cura di Marcello Andreolli e Jacques Casiraghi. Proprio loro, in quegli anni, fondarono, in seno alla sezione SAT di Trento, la Scuola Dolomiti di Brenta che per qualche tempo ha proposto corsi con la partecipazione di istruttori come Ugo Lorenzi e allievi come Enzo Giovanazzi che diventeranno poi le colonne portanti, rispettivamente direttore e presidente, della storia della Scuola “Val Rendena”. Dopo un’intensa attività che vede la Scuola Dolomiti di Brenta collaborare anche nell’organizzazione del Rally del Brenta, competizione di grande valenza internazionale che si alterna al CAI-CAF sulle Alpi Francesi, la Scuola passa il testimone agli amici rendeneri che, con il “Gruppo scialpinismo Val Rendena”, appoggiandosi alla professionalità di guide alpine come Flavio Lorenzi, propone corsi di scialpinismo stanziali di una settimana sui rifugi della nostra zona (Graffer, Segantini, Pradalago e Agostini). Le collaborazioni che si susseguono sono degne di nota. Ugo Lorenzi, che proviene

Buon compleanno, Scuola di scialpinismoVal Rendena

Obiettivi della scuola: diffusione della pratica dello scialpinismo, cultura della sicurezza, supporto ai grandi eventi sportivi La Scuola di scialpinismo CAI-SAT Val Rendena festeggia i suoi 25 anni di attività istituzionale. Un bel traguardo quello che quasi 40 istruttori di scialpinismo del CAI hanno celebrato domenica 14 aprile. dalla scuola lecchese, trascina con entusiasmo, in Rendena, amici che porteranno contributi importanti come Giovanni Stroppeni, Giacomo e Antonio Scanziani, Roberto Bazzi, Giorgio Strazza e nomi di spicco come la partecipazione di Riccardo Cassin. L’attività continua negli anni supportando ancora l’organizzazione tecnica del Rally del Brenta e del neonato Raduno sci alpinistico del Carè Alto. Solo nel 1987, ad opera dei fondatori Ugo Lorenzi, Enzo Giovanazzi, Paolo Lorenzi, Marco Bosetti, Lucio Maganzini, Renato Bosetti, Dario Antolini, Claudio Capelli, Fulgido Ferrari e Renato Cason, nasce la Scuola di scialpinismo Val Rendena patrocinata dalle sezioni SAT di Tione, Carè Alto, Pinzolo e, dal 2011, anche dalla sezione Val Genova. Da allora la scuola persegue i suoi obiettivi istituzionali lavorando per diffondere la pratica dello scialpinismo e la

cultura della sicurezza in tutte le situazioni e i contesti tipici dell’ambiente sci alpinistico. Ogni anno propone corsi di scialpinismo base (SA1) dedicati ai principianti per apprendere la pratica dello sci alpinismo e la ricerca della sicurezza in ogni condizione, affinché l’allievo possa diventare autonomo su terreno facile e all’interno di gruppi organizzati. Vengono anche organizzati corsi avanzati

L’obiettivo della festa è stato quello di riunire tutti gli istruttori che a vario titolo, in questi anni, hanno collaborato con la scuola per rivivere i momenti che ne hanno fatto la storia.

(SA2) dedicati a persone più esperte con la prerogativa di essere un approfondimento per organizzare e condurre autonomamente gite su terreno facile e partecipare a gite su ghiacciaio che presentano tratti alpinistici di bassa difficoltà. L’attività della scuola ha visto fino ad oggi il coinvolgimento di più di 400 allievi provenienti dalla Val Rendena, dalle Giudicarie, dalla Val del Chiese fino an-

Campiglio sul podio degli Italiani di snowboard

I

Marco Donzelli, Lisa Caserotti e Matteo Riboni, allenati da Alessandro Rondina, i medagliati

mportanti risultati per lo Snowboard Team Madonna di Campiglio (Scmdc) che ha chiuso la stagione agonistica partecipando ai Campionati italiani a Chiesa Valmalenco, vincendo 4 medaglie e contribuendo all’ottimo risultato ottenuto dal team provinciale (16 medaglie complessive più 2 ottenute nella nuova discipliLisa Caserotti, della Val di Sole, ha invece indossato al collo la medaglia d’argento nell’half pipe femminile, un risultato importante perché ottenuto nella combattuta categoria senior. Infine, il giovanissimo Matteo Riboni è salito sul gradino più alto del podio tra i cuccioli che hanno gareggiato nella specialità boardercross. I giovani di Alessandro Rondina (istruttore nazionale snowboard, allenatore e referente Fisi per la circoscrizione e giudice di gara) hanno messo a frutto gli insegnamenti del loro maestro che, con competenza e passione, ma anche capacità di aggregare educando, si è dedicato alla preparazio-

ne della squadra. Un risultato, dunque, che premia l’impegno dello Snowboard Team Madonna di Campiglio, l’associazione sportiva nata nel 2008 in collaborazione con l’allora consiglio

na del freestyle ski) di questo sport tanto amato dai più giovani. A portare in alto i colori di Scmdc, allenato da Alessandro Rondina, sono stati Marco Donzelli, 24enne mantovano, che ha vinto il titolo italiano senior di slopestyle e l’argento nell’half pipe, finendo fuori, ai quarti, nel boardercross.

dello Sporting Club Madonna di Campiglio ponendosi come obiettivo quello di promuovere e gestire i programmi legati allo snowboard e allo sci alpino categoria master. “Lo sviluppo

dell’attività – spiega Andrea Tosi – prevede, per gli atleti del team, assidui allenamenti durante la stagione invernale e anche la possibilità di uscite estive, per lo staff l’impegno nel garantire l’accompagnamento alle gare del circuito triveneto cup delle diverse specialità – slalom gigante e speciale, boardercross, big air, sloope style – e alle gare regionali ed extra regionali del circuito Fisi e Fsi e del Rookie tour”. Una bella soddisfazione, dunque, per gli atleti e per gli organizzatori dello Snowboard Team Madonna di Campiglio, ma anche per tutto il movimento campigliano e trentino dello snowboard. (A.V.)

che alle aree bresciane e milanesi. I corsi, che una volta erano nati come “stanziali”, cioè della durata di 6 giorni continuativi in un rifugio, sono ora della durata media di 8 escursioni domenicali e 3 serate. Vengono trattati, in maniera teorica e pratica durante le gite, argomenti come tecnica di salita e di discesa, topografia ed orientamento, utilizzo degli strumenti di autosoccorso A.R.T.VA., pala e sonda, scelta del tracciato di salita e di discesa, valutazione dei rischi ed osservazione del manto nevoso, preparazione di una gita e comportamenti di gruppo, lettura del bollettino neve, nivologia (neve e valanghe) oltre che principi di alimentazione e preparazione fisica. Nei corsi avanzati (SA2) vengono inoltre proposte lezioni in falesia sulle principali manovre in ambiente di ghiacciaio e roccia come la calata in corda doppia, la risalita di una corda fissa e le legature

da ghiacciaio, propedeutiche alle uscite su ghiacciaio che prevedono anche brevi tratti di misto o roccia. Un ringraziamento particolare va a chi sostiene l’attività della Scuola: Cassa Rurale di Spiazzo-Javrè, Coltelleria Mondin ( Enzo Giovanazzi), 360 Sport ( Massimo Cadorin), Grafic Sistem SISTEM (Mauro Dalprà) e “La Contea” (Daniele Bertolini). La storia è molto ricca e la vita della scuola trova radici anche anni prima della sua formazione “istituzionale” in seno alle sezioni SAT. Nell’auspicio di continuare a lavorare con la stessa passione ed entusiasmo per la diffusione dello scialpinismo, la Scuola, sempre aperta a nuovi collaboratori, ringrazia sentitamente tutti coloro che a qualsiasi titolo hanno contribuito all’attività, mettendo a disposizione la propria passione, entusiasmo, professionalità e tempo libero che, nel grande valore del volontariato del sodalizio CAI-SAT, ha arricchito questa bella storia. Grazie e buon scialpinismo a tutti! Matteo Viviani * Istruttore nazionale sci alpinismo (Insa), direttore della Scuola scialpinismo Val Rendena

A Roncone il Memorial “Flaviano Ciuffi” Con questa manifestazione ormai giunta alla sua settima edizione l’ U.S. Alta Giudicarie vuole ricordare il Dirigente Flaviano Ciuffi nella maniera che più a lui piaceva quella del gioco del calcio. Nell’ambito del progetto di gemellaggio fra i comuni di Roncone, Chatte e Offenberg l’US Alta Giudicarie ha deciso di organizzare quest’anno il torneo invitando le società sportive US Chattoise di Chatte(F), SV Neuhasen di Offenberg(D) e USOD Giovanile Urago Mella (BS). Quest’ultima legata a Roncone, poiché già da diversi anni i loro giovani atleti trascorrono qui il ritiro sportivo estivo. Per la partita dell’AMICIZIA, parteciperanno anche i ragazzi della Comunità Handicap di Tione. Perché il calcio non è solo sport ma scuola di vita. Un ringraziamento a tutti i volontari oltre ai comuni di Roncone, Lardaro, Breguzzo e Bondo, alla Cassa Rurale Adamello Brenta ed alla Famiglia Cooperativa Bondo Roncone. PROGRAMMA: SABATO 18/05/2013 La giornata di sabato sarà dedicata al vero e proprio gemellaggio fra i nostri ragazzi, quelli francesi e tedeschi nel parco avventura della Val di Breguzzo. In serata cena ufficiale in zona lago di Roncone, allietata dal gruppo musicale “Avanti en dre”. DOMENICA 19/05/2013: ore 08.30 ritrovo presso il campo sportivo di Roncone ore 09.30 Us Chattoise – Sv Neuhausen ore 11.00 Us Alta Giudicarie – Usod g. Urago Mella ore 12.30 pranzo ore 14.00 parta dell’ amicizia 7>7 ore 15.00 finale 3° - 4° posto ore 16.30 finale 1° - 2° posto ore 18.30 premiazioni


Sport

24h Solo MTB Val Rendena Partite le iscrizioni per la I edizione della 24 ore mountain bike dedicata ai solitari sul nuovo percorso di Caderzone Terme. Possibilità di partecipare anche nella formula couple ed equipe

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a 24 ore val Rendena dopo dieci edizioni lascia la sua formula classica che aveva portato in Val Rendena migliaia di appassionati delle ruote grasse per trasformarsi nella SOLO MTB ENDURANCE, una 24 ore dedicata ai solitari. Una nuova scommessa per Sandro Ducoli, Sergio Mattiello e i fratelli Fabrizio e Marco Polla, che dopo aver vinto quella di essere riusciti a fare una grande manifestazione dedicata alla mountain bike e di essere stati un punto di riferimento dell’endurance nazionale per dieci anni, hanno deciso di rimetteresi in gioco per provare una nuova formula. Così dopo dieci anni di duro lavoro ma anche di grandi soddisfazioni i quattro amici hanno deciso di chiudere un ciclo per tuffarsi nell’avventura di organizzare una 24 ore di MTB per coloro che preferiscono fare fatica da soli, che si divertono a provare i propri limiti, che cercano di stare in sella della propria amata bike per percorrere nel corso delle 24 ore il maggior numero di chilometri possibili. Oltre alle classiche categorie, 4 maschili e 2 femminili suddivise in base

all’età, ci sarà la possibilità di correre il Solo Mtb Endurance come Couple (coppia di solitari) ed Equipe (quartetto di solitari): in tutti i casi la classifica finale verrà redatta in base alla somma dei giri effettuati da ciascun singolo componente del team. Nell’ambito della 24Cup la manifestazione sarà valida come prova unica di Campionato Tricolore Endurance Solo. Decisa la location. L’area ristoro e doccia sarà ricavata tra il Lago Mago e il centro sportivo di Cader-

zone Terme. Per le docce e i bagni si sfrutteranno gli spogliatoi del campo da calcio. Tracciato il percorso, completamente nuovo ricavato tra i prati della piana di Caderzone Terme e i sentieri che salgono verso il bosco a ridosso della strada per Diaga e Malga Campo. Per accontentare anche chi non se la sente di pedalare

per 24 ore gli organizzatori stanno valutando l’opportunità di offrire agli atleti la possibilità di gareggiare in una 6 ore o in una 12 ore. L’appuntamento per tutti gli amanti dello sport e delle ruote grasse è per sabato 22 e domenica 23 giugno 2013. Informazioni, aggiornamenti e iscrizioni su www.24hvalrendena.it

A Roncone il tricolore di corsa in montagna

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GirodelTrentino,Santaromita sultraguardodiCondino A Condino il 18 aprile il Giro del Trentino saluta la vittoria italiana firmata da Ivan Santaromita, 28enne varesino. L’atleta della BMC ha battuto allo sprint Paolo Tiralongo e Michele Scarponi, entrati in una fuga di 11 uomini partiti nel primo terzo di gara sulla salita di Fai della Paganella. Tanta l’attenzione mediatica per l’evento, vetrina da esportazione in tutta Europa per il Trentino turistico e in questo caso per la Valle del Chiese. Mentre gli accrediti stampa sono avviati a raggiungere le 200 unità, con rappresentanti delle principali testate da tutto il mondo, la programmazione tv della quattro giorni di gare ha visto cinque ore e mezza di diretta e differita su Raisport2 ed Eurosport, più le repliche. Una visibilità su scala internazionale con Raisport diffonderà l’evento in Italia ed anche oltre i confini, essendo i canali della piattaforma digitale terrestre visibili in tutta Europa. Eurosport International ha trasmesso il Giro del Trentino in 59 paesi con il commento in 20 lingue diverse, coprendo tutta l’Europa e il Nord-Africa. Si calcola che mediamente ogni giorno 131.8 milioni di televisori siano sintonizzati su Eurosport. Eurosport Asia-Pacific copre invece 17 paesi (Corea, Hong Kong, Sri Lanka, Myanmar, Tailandia, Taiwan, Malesia, Singapore, Indonesia, Brunei, Filippine, Tonga, Papua, Australia, Vietnam e Cambogia) entrando in 9 milioni di case (r.b.).

L’arrivo in via Roma a Condino

Il 12 maggio la gara assegnerà i titolo nazionali under 16 e under 18 maschile e femminile. L’Atletica Valchiese festeggia i 40 anni La Società Atletica Valchiese festeggia il proprio quarantesimo compleanno ma è sempre più giovane, tanto da organizzare il Campionato Italiano Giovanile di Corsa in montagna, specialità sportiva della fatica e del sacrificio che ben si coniuga alle vallate alpine e ai giovani che le abitano. Costante Beltrami, fondatore della società, va fiero di questo traguardo del quarantennio e si augura che dopo le altre gare nazionali di corsa campestre organizzate negli anni scorsi, anche questa esperienza risulti vincente. Roncone e i suoi boschi con il lago a fare da specchio saranno l’anfiteatro naturale che ospiterà la manifestazione tricolore che il 12 maggio assegnerà i titoli nazionali under 16 e under 18 maschile e femminile nonché la vittoria nelle altre gare promozionali ragazzi ed esordienti. La Valchiese però questa manifestazione la vuole re-

galare e dedicare soprattutto al compianto animatore e tecnico Marco Borsari che ci ha lasciati nel pieno della sua maturità, dopo aver desiderato tanto portare nella sua valle questa gara. Potrà assaporarla e goderla da lassù incitando tutti ad esprimersi con lealtà e rispetto, impegno e ricerca del proprio limite, come insegnava ai i suoi atleti. Fare memoria e portare ad esempio una persona significativa per i giovani è doveroso; Marco sapeva motivare anche i meno dotati, dedicava anche a loro le attenzioni educative e sportive che meritavano e si sentiva ripagato. Sapeva anche il fatto suo come tecnico allenatore della corsa prolungata, non a caso ha portato alla maglia azzurra i fratelli Crippa, nell’ordine Kelemu, poi Neka e Yeman, e prima ancora Federico Vaglia. Anche gli eclatanti risultati del Campione Italiano Juniores 2012 della specialità

e più volte maglia azzurra ad europei e mondiali Cesare Maestri sono farina del suo sacco. Nell’ambiente della corsa in montagna nazionale Marco era stimato per la sua pacatezza, autorevolezza e preparazione, saranno molti i tecnici, dirigenti e atleti che il 12 maggio converranno a Roncone per essere vicini alla sua famiglia e alla Valchiese, per ricordarlo semplicemente per il bel ricordo e insegnamento che ha lasciato a tutti. La gara gode del supporto del Comune di Roncone, della Cassa Rurale Adamello-Brenta, delle altre Istituzioni Regione, Provincia, Comunità di Valle, BIM del Chiese e Consorzio Turistico assieme a numerosi sponsor privati che permetteranno di affrontare nel migliore dei modi l’aspetto organizzativo al quale partecipa come di consueto a garanzia di successo, la fitta rete del volontariato locale. Dal punto di vista tecnico il

percorso, dalla lunghezza di poco più di 1000 metri si snoderà nei boschi adiacenti il lago di Roncone e a seconda della categoria i concorrenti dovranno ripeterlo da una a quattro volte. Tra i protagonisti ci sarà anche Yeman Crippa; il giovane di Montagne punterà al titolo nazionale allievi per dedicarlo, ne siamo certi, al suo primo allenatore. La concorrenza comunque non mancherà e la prova sui 4740 metri sarà tra le più avvincenti. La Valchiese, il Gruppo Sportivo Bondo e l’Atletica Tione saranno presenti con i loro giovani per affermare che lo sport sa coniugare il divertimento con l’impegno, la soddisfazione con la fatica,la partecipazione con il merito. Il confronto sportivo con gli altri 500 atleti che gli organizzatori aspettano da tutte le valli d’Italia sarà, per i nostri valligiani, un forte stimolo per migliorare e per fare sempre meglio. (e.c.)

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I ragazzi dell’atletica Valchiese


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La Posta

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LA POSTA

«Che sia un libro autobiografico?»

Il quesito di una lettrice sul “sindaco di Costanidia”. “Traduce l’atmosfera di tempi andati” Gentile Adelino, ho letto con grande voracità la tua opera seconda “Il sindaco di Costanidia”, nella curiosa veste di romanziere che, ammetto, ben ti si addice. Che segnala anche una tua maturazione come scrittore, con passaggi narrativi davvero notevoli e di buona tecnica scrittorica. Le tresche e le ribalderie, proprie del periodo rievocato, altresì tuttavia non meno frequenti oggigiorno, mi portano a rimuginare su quello che è stato il tuo vissuto – devi sapere che per età, ti sono molto vicina - e pure la descrizione del protagonista, tal Feronio, “un uomo libero fin da ragazzo di pensarla alla sua maniera, che mal sopportava i soprusi e le alterigie dei potenti, forte e volitivo per natura,…poco addomesticabile”, tanto si avvicina al tuo personaggio. Rilevo, nella narrazione, una grande aderenza alla realtà; una realtà ben definita ed estremamente vera dove si ritrovano tracce di esperienze concretamente vissute. Senza dubbio alcuno: un percorso che è anche specchio autobiografico! Ed il quesito che, persistente si infila nella mia

mente, ora devo sottoporti. Il lavoro di scrittura intrapreso ha forse lo scopo di “liberare” l’autore, in una sorta di espiazione, dai peccati di gioventù? Una specie di divertito lavacro pubblico, scaltro e irriverente, per rivivere (e sorridere) su avventure e scappatelle, che in fondo rendevano così genuini quei personaggi e così autentico quel tempo? Inutile sottolineare che, sulla base di questo assioma, tanti dovrebbero intraprendere un simile cammino, divenendo potenziali (grandi) narratori! Grazie per la risposta che vorrai riservarmi. Con affetto - Paola Cara signora, non mi faccia arrossire...la ringrazio comunque per le sue belle parole. Mi sembra che lei la faccia un po’ troppo complicata, a me è sempre piaciuto scrivere, ma non ho mai potuto farlo perché ero sempre “incasinato” con le mie vicende e non ne avevo il tempo. Adesso di tempo ne ho anche troppo e così ho potuto dedicarmi alle mie passioni trascurate, pur avendo perso, in gran parte, quel-

l’elasticità mentale che era uno dei miei punti di forza. Così, con i miei libri, ripercorro con nostalgia i tempi della mia fanciullezza, con il nostalgico ricordo dei nostri paesi di una volta, pieni di eroi scalcinati che la facevano da protagonisti, sciorinando ogni giorno espedienti e gesta truffaldine che ci affascinavano, erano motivo di discussione e di partecipazione, le loro gesta erano da noi seguite con eccitazione, con curiosità e rispetto, attori,

com’erano, di una vita indecente, ma piena di iniziative che permettevano di sopravvivere con dignità ed orgoglio. Erano i cartoni animati di allora, che riempivano le nostre giornate, provocando dibattiti, partigianerie, timore ed ansia perchè da loro c’era da aspettarsi di tutto, c’era sempre qualcosa di nuovo e sulle loro peripezie riuscivamo a costruire epopee da raccontare agli amici sottolineandone il coraggio e la genialità dei loro loschi

comportamenti. Con loro ci piaceva essere in combutta, desiderosi di una complicità pericolosa, per affrancarsi dalla protezione delle persone “grandi”, che ci tenevano a distanza. Forse è un po’ questo quel minimo di autobiografico che posso ammettere, per il resto, e per il sindaco Feronio in particolare, c’è sì un collegamento con il ruolo che anch’io ho ricoperto, però in epoche diverse e con diverse modalità di approccio, e nient’altro. Non

credo d’avere molto da “liberare”, né da espiare, i miei peccati ormai sono caduti in prescrizione, a meno che non c’entri la psiche, il subconscio, l’inconsapevole introspezione dei miei lati più reconditi, o roba del genere... mah! A questo punto non vorrei che avesse ragione, ma non ho voglia di approfondire, cerchi di capirmi. Ricambio l’affetto e la saluto cordialmente. Adelino Amistadi

La Farina di Storo incontra i Tortellini Incontro tra protagonisti dell’agroalimentare italiano al Vinitaly di Verona, la grande kermesse del vino dal 7 al 10 aprile. Nello stand della tenuta Chiccheri, azienda vitivinicola di Tregnago, si sono stretti la mano Giovanni Rana, il veronese re del tortellino, e Vigilio Giovanelli, il patron della polenta di Storo. Rana e Giovanelli, seduti uno a fianco dell’altro, si sono intrattenuti in un dialogo sulle rispettive bontà. Giovanni Rana, uomo che adora sedersi a tavola con gli amici e curiosissimo di piatti tipici, ha accettato l’invito di Vigilio Giovanelli di andare a Storo per conoscere sul posto la famosa polenta. Il “gemellaggio” tra il tortellino e la farina di maranello rosso è stato benedetto dalla sopressa e dall’Amarone prodotti da Giancarlo Ruffo, il titolare della tenuta Chiccheri.

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La Posta Caro Adelino, seguendo le vicende politiche di questi giorni sono davvero desolato. Sembra di assistere a una di quelle farse che ci facevano tanto ridere, rappresentate, durante le fredde serate d’inverno, da filodrammatiche improvvisate nei nostri teatri dell’oratorio. Purtroppo sono farse che nascondono vere e proprie tragedie, basta leggere i giornali, siamo ridotti alla fame, i figli senza lavoro e la gente che si ammazza per disperazione. Sentendo i politici, ognuno ha la sua ricetta salvifica per rimediare al disastro, peccato che non l’abbiano usata prima che il disastro diventasse irreparabile. Ma fra le tante disfunzioni che imperversano in Italia, e a dir il vero anche nel nostro Trentino, la peggiore è la burocrazia: dirigenti incapaci, impiegati svogliati, migliaia di leggi confuse e per gran parte inutili, impossibili da applicare, funzionari che ritardano, quando non bloccano, ogni iniziativa, sia pubblica che privata. Ne sono testimoni sindaci, artigiani e commercianti che sono allo stremo della sopportazione. E’ la burocrazia la causa di tutti i nostri guai. Ne sono convinto. Mi piacerebbe sen-

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Sono le lungaggini amministrative che spesso bloccano l’economia e la progettualità dei privati

Peggio della politica c’è solo la burocrazia

tire il tuo pensiero in proposito, data la tua esperienza in ogni ramo della pubblica amministrazione. NN Caro lettore, credo che lei abbia ragione, anche se ci sono altri mali che ci affliggono, di certo la burocrazia che impesta ogni angolo dello Stato e di ogni ente pubblico, può essere considerata la madre di tutte le sventure: dal malgoverno, agli sprechi, alla casta, alla malagiustizia, alla fuga degli imprenditori e dei capitali con il conseguente decadimento economico che ci sta portando alla rovina. Gran parte dei ritardi nella costruzione

di strade e autostrade, delle ferrovie, dei porti, degli aeroporti, e di mille altre infrastrutture, a livello nazionale, sono dovuti ad impicci burocratici. Ed ogni ritardo lo paghiamo con un esagerato aumento di costi e gravissimi danni alla nostra economia, danni catastrofici per il nostro turismo e per le nostre imprese. Purtroppo in Italia c’è sempre qualcuno che non decide, che rinvia, che fa aspettare, incurante dei guai che arreca all’intera comunità. Se si prende un appuntamento con un medico, un avvocato, un professionista, e questi arriva in ritardo, la prima cosa che fa si scusa e ne spiega le

Accordo in comunità: - 2 mesi alle dimissioni Come già ampiamente scritto negli ultimi due numeri del Giornale delle Giudicarie, siamo ormai quasi giunti all’epilogo della staffetta nella Giunta della Comunità di Valle con l’avvicendamento dei due Assessori d’esperienza, Luigi Olivieri (PD) e Piergiorgio Ferrari (UPT), con altri due membri di maggioranza più giovani. Il garante di questo patto è la Presidente della Comunità, Patrizia Ballardini, che fu lei stessa a comunicare, con enfasi al momento dell’insediamento della Giunta nel gennaio 2011, il nobile patto che rappresenta, di fatto, un segnale importante in un momento in cui la politica risulta essere lontanissima dalla gente. Ancor di più in questo ultimo periodo in cui abbiamo assistito al penoso spettacolo in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, dove per meri interessi di bottega il PD è imploso bruciando autorevoli candidature quali quella di Marini e, soprattutto, quella del “padre” del centrosinistra Romano Prodi. Logiche partitiche incomprensibili a tutti che hanno contribuito a mettere ulteriormente in cattiva luce tutto ciò che succede nei palazzi del potere. Proprio per questo auspichiamo che almeno una volta la politica dimostri davvero di saper esprimere senso di responsabilità e credibilità

nei confronti della gente e finalmente si arrivi a dare un segnale importante che molti, in realtà, attendono da troppo tempo. Invitiamo, quindi, la Presidente Ballardini a farsi carico dell’accordo affinché i termini a suo tempo stabiliti vengano rispettati correttamente. Sembra, oltretutto, che vi siano già i nominativi dei rispettivi sostituti degli Assessori uscenti ovvero al posto di Olivieri dovrebbe subentrare il giovane Nicola Masè mentre sullo scranno che lascerà libero Ferrari dovrebbe sedere Fabio Armanini. Penso che in questo significativo passaggio di consegne l’altra forza di maggioranza, cioè il PATT, si attenda tale avvicendamento visto che pure loro si sono resi testimoni, a suo tempo, della nobile staffetta voluta (e accettata) dalla loro Presidente. Sarebbe a dir poco una pessima caduta di stile se anche nella nostra Comunità la politica si dimostrasse ancora una volta miope e lontana da ciò che la gente si aspetta non formalizzando l’accordo da tutti ormai atteso. Sono certo, però, che la giovane età della Presidente possa rappresentare una sufficiente garanzia per assicurare che, ciò che è stato promesso, possa accadere quanto prima. Massimo Caldera

ragioni. Ma se avete a che fare con un ufficio pubblico, nessuno si scusa, vi danno l’appuntamento quando loro aggrada e quando ritengono di averne voglia, la vostra pratica è una delle tante sulla scrivania, niente di più. Il funzionario ne esamina qualcuna ogni giorno e le altre, quando è stanco e stufo, le rimanda e buona notte. Il risultato che una pratica anche urgente per l’interessato e che potrebbe compromettere la sua attività, può aspettare, non sono affari che lo riguardano. C’è perfino chi fa attendere una persona, quando potrebbe riceverla subito e dirle di si o di no, per il solo gusto di dimostrare il proprio potere. Questo è l’andazzo della nostra burocrazia. Purtroppo, accanto a chi fa il proprio dovere, che non sempre sono la maggioranza, ce ne sono moltissimi, spesse volte maggioranza, che corrispondono ai connotati di cui sopra. Questo vale in Italia, ma da qualche tempo, neanche il Trentino sa essere virtuoso. Noi ci siamo sempre vantati dei nostri funzionari, eredi della sana burocrazia austo-ungarica, severa, efficiente, impeccabile, che niente aveva a che fare con la burocrazia borbonica che

stava infestando lo Stato. Ricordo nei primi anni della mia esperienza amministrative, alcuni grandi funzionari provinciali, orgogliosi del proprio lavoro, uomini preparati e di buon senso, che consideravano una vera e propria missione quella di essere al servizio dei Comuni e della gente, quella di risolvere i piccoli e grandi problemi di quanti chiedevano il loro aiuto, potrei citare nomi ed uffici, ma in generale, tutti si sentivano investiti di responsabilità ed ognuno faceva del suo meglio per far funzionare la macchina provinciale. Oggi, dobbiamo constatare che anche la nostra classe dirigente e impiegatizia, non solo ha attinto dall’apparato borbonico nazionale i lati peggiori, ma per certi versi li ha peggiorati applicandoli con la testardaggine e la presunzione tipica della nostra gente di montagna. E così ai danni che la casta burocratica nazionale garantisce, da qualche anno dobbiamo sommare i danni che i nostri neo borbonici aggiungono di loro. Ultimamente la malavoglia è arrivata anche nei Comuni, le nuove generazioni di dirigenti comunali sono sempre più impegnate nel rifiutare responsabilità, non

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sanno e non vogliono decidere, non sempre collaborano con l’amministrazione e con il sindaco, rimandano alle calende greche i problemi anche più urgenti perchè più rischiosi ed impegnativi, talvolta esigono pareri esterni tanto per prendere tempo e sembra che l’unica loro preoccupazione sia quella di pararsi il c..., ritirare il lauto stipendio e poco altro. La loro inamovibilità rende talvolta drammatica la situazione di certe amministrazioni. D’altronde l’esempio lo danno frequentemente gli stessi politici e amministratori che spesse volte annunciano che si farà questa o quest’altra opera pubblica, ma poi non importa a nessuno realizzarla, ne parlano, vanno sul giornale, magari in Tv, e la cosa finisce lì. Proprio in questi giorni abbiamo testimonianze di simili comportamenti in Val del Chiese. E se sono tali i politici, come possono essere diversi i loro collaboratori. Questi comportamenti sono, secondo me, vere e proprie prevaricazioni, segni evidenti di disprezzo e di indifferenza per la comunità da cui sono pagati. Un’offesa bella e buona. L’ho tenuta un po’ lunga perchè l’argomento, ogni volta che lo tocco, mi fa imbestialire. Per fortuna ci sono ancora ottimi funzionari in Provincia e nei Comuni, ma non sono più sufficienti ormai per salvare il buon nome della nostra tradizione. Da quanto ho detto credo sia chiaro come gran parte del salvataggio del nostro Paese dipenda dal cambio di mentalità, dal cambio di marcia della macchina statale, provinciale e comunale, che ognuno faccia la sua parte, o andremo tutti, compresi loro, a farsi benedire. (a.a.)

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Giornale delle Giudicarie maggio 2013, ii  

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