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Le buone azioni che contano Le buone azioni per la crescita del nostro territorio 

Le buone azioni che danno valore al tuo futuro 

Giudi iudicarie

il

iornale delle

APRILE 2018 - pag.

ELEZIONI

Come andrà a finire? di Adelino Amistadi

Non è facile trarre conclusioni sulle elezioni del 4 marzo. Questi ultimi giorni sono trascorsi nella confusione più totale. Chi governerà e con chi? Questo perché pur essendoci stati due vincitori, Di Maio e Salvini, che hanno stravinto e altri due, Renzi e Berlusconi, che hanno straperso, le cose sono tuttora estremamente complicate non avendo nessuna forza politica la maggioranza indispensabile per poter governare. Di fronte all’eventuale impossibilità di formare un nuovo governo, gli iscritti dei due partiti vincitori chiedono a gran voce di ritornare a votare sicuri, l’uno e l’altro, di fare “en plein”. Proprio mentre andiamo in stampa avremo la prima prova della forza dei contendenti con la nomina dei Presidenti delle due Camere. Ma non sarà un test conclusivo, il tutto si giocherà sulla Presidenza del Consiglio, sia Di Maio sia Salvini rivendicano il primato. A pagina 12

ATTUALITÀ Le Giudicarie viste da fuori Pag. 4 SOCIETÀ Alcol: dati preoccupanti in regione Pag. 16 ARTE Attenti a quei due: Sartori e Carnessali A Pag. 26

Le buone azioni che contano

Le buone azioni per la crescita ����������� ������� del nostro territorio ������� ����������� ����������� ����� ������� �����������

Le buone azioni che danno valore al tuo futuro �������������������

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 16 - APRILE 2018 - N. 4 - MENSILE

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Elezioni. Due parlamentari dalla Val Rendena

Diego Binelli ed Emanuela Rossini onorevoli a Montecitorio

Alle pagine 7, 8, 9,10

EUROPA

Aspettando l’Italia di Paolo Magagnotti L’Europa aspetta l’Italia. L’attesa, in uno stato di molta preoccupazione, riguarda la maggioranza governativa che si formerà nel Parlamento e chi guiderà l’esecutivo. Forti timori dopo le elezioni dello scorso 4 marzo che hanno visto l’affermarsi di formazioni populiste fortemente critiche nei confronti del Unione europea sono già stati espressi soprattutto dai vertici delle istituzioni UE e da capi di Stato o di governo di Paesi che, come Francia e Germania, rappresentano pilastri fondamentali del Progetto europeo. A pagina 19

Politica

SALUTE Sole, amico nemico Pag. 24

Lo ali

SOCIETÀ Le vacanze dei giudicariesi IMMOBILIARE Pag. 12

A PAGINA 6

Territorio AGENZIA

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Rassegna Stampa

APRILE 2018

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA MARZO 2018

DALLE GIUDICARIE DALLAPROVINCIA Scampàr...

Pensando e ricordando Marco Boni e Giorgia Dietre Tè ghéve sól sédes àgn e té sè crodà giù ‘ntà ‘l làc’ e tè né sè scampà portà via ‘ntà i bràč dé Vargùgn dé sóra che ‘l t’à volést có’ Èl... Tè ghéve sól dresèt àgn e tè sé restàda schiciàda ‘ntà na màchina che tè portéva a spàs e tè né sè scampàda via ciapàda su ‘ntà i só bràč da Vargùgn ce ‘l tè voléva có’ Èl. Séref pù che gióen e la vita la vé paréva dinànč e tùta da vìver ma quèl Vargùgn, ‘nvéze, la pensà che l’èra già lónga asè e ‘l và ciapàdi su ‘n bràč come sé tór sù i fiór ‘ntà ‘l prà. Fiór bèi mèsi lì trà i fil d’èrba fiór da nó lasàr pasìr ma da mèter ‘ntà ‘n bèl vàso da postàr sa ‘l comò ‘ntà la càmera da vardàr e da tegnérse apè... Né sè scampàdi de prèsa sénza savérlo e sénza volérlo e avé lasà dré sól dolór e làgrime e ‘l bó’ saór dé la vòsa vita apéna ‘nviàda vìa e già finìda sa i sentér dé i nòs mónč. Adès nó né rèsta che piànger perché voléven che restésef có’ noàltre; ma saròm bóni dé recordàrve e dé portàrve ‘ntà ‘l cór come ancó? Despès le làgrime le fa prèst a saltàr fò dal cór e a crodàr giù da i òč ma ànca e le fa ‘n prèsa a sugàrse sù e a lasàrle pasàr parchè le fa màsa màl e le lasóm sugàrse su per mèterle ‘ntà la memòria a masnàr... ma... ‘l savér e podér masnràr él dolor... nó ‘l fà mài mal! Mario Antolini Muson Scappare. Avevi soltanto sedici anni / e sei precipitato nel lago / e ci sei scappato / portato via nelle braccia / di Qualcuno di sopra / che ti ha voluto con Lui... / Avevi soltanto diciassette anni / e sei rimasta schiacciata / in una automobile che ti portava a spasso / e ci sei scappata via / presa fra le sue braccia / da Qualcuno che ti voleva con Lui. / Eravate giovani e la vita / l’avevate davanti e tutta da vivere / ma quel Qualcuno, invece, / ha creduto che era già lunga abbastanza / e vi ha presi in braccio / come si raccolgono i fiori nel prato. / Fiori belli posti lì tra i fili d’erba / fiori da non lasciare appassire / ma da porre in un bel vaso / da mettere sul cassettone / in camera e da guardare / a tenersi accanto... / Ci siete scappati di fretta / senza saperlo e senza volerlo / lasciandovi dietro soltanto dolore e lacrime / e la dolcezza della vostra vita / appena iniziata e già finita / sui sentieri dei nostri monti. / Adesso non ci resta che piangere / perché volevamo che restaste fra noi; / ma saremo capaci di ricordarvi / e di portarvi nei nostri cuori come oggi? / Spesso le lacrime fanno in fretta / ad uscire dal cuore ed a cadere dagli occhi / ma anche in fretta ad asciugarsi / ed a lasciarle passare perché fanno troppo male / e le lasciamo andar via / per porle nella memoria a maciullare... / ma... saper e poter macinare il dolore / non fa mai male...

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

Vaccini, per 1.600 rischio esclusione Milleseicento bambini trentine fra gli 0 e i 6 anni non sono ancora in regola con l’obbligo vaccinale e le sanzioni scatteranno quando l’Azienda sanitaria avrà concluso i colloqui con i genitori dei piccoli. Entro la fine di maggio tutti i colloqui programmati con le famiglie del 1.600 bimbi non vaccinati si concluderanno, mentre in questo momento l’azienda sta effettuando i colloqui con le famiglie dai nati nel 2012, ovvero 350 bimbi che a settembre entreranno nelle scuole elementari e per i quali i genitori dovranno pagare delle sanzioni in mancanza dei vaccini. Campiglio: lavoro nero La Guardia di Finanza ha scovato un albergo a tre stelle, gestito da una società di Roma, dove ben dieci lavoratori venivano pagati in nero, senza contratto di lavoro, senza tutele, senza contributi. Non solo, dagli accertamenti condotti dalle Fiamme Gialle è emersa la posizione anomala di tre dipendenti «irregolari» perché nei loro confronti non sarebbero state registrate oltre 560 ore effettivamente prestate in albergo. I finanzieri della Tenenza di Tione sono arrivati all’albergo durante uno dei periodici controlli economico-finanziari condotti sul territorio. Per la società che gestisce il tre stelle le conseguenze rischiano di essere pesanti. I finanzieri hanno segnalato all’Inps e al Servizio lavoro della Provincia dieci lavoratori completamente in nero. Segnalata la posizione anche di tre lavoratori irregolari, per la riqualifica della posizione retributiva e contributiva, a favore dei quali

sono state ricostruite le giornate effettivamente prestate e oltre 560 ore di lavoro mancanti dalle scritture obbligatorie. Sono state segnalate anche le sanzioni amministrative previste per gli appalti illeciti e la conseguente somministrazione di personale che, nel complesso, potrebbero superare i 180 mila euro. Aumentano i ricorsi dei contribuenti Sono state 403 nel 2017 le liti col fisco, per un valore di 47,5 milioni di euro. Sono in aumento i ricorsi alla Commissione Tributaria di I grado, con un’inversione di tendenza : se fino al 2016 si era verificata una costante e progressiva diminuzione, nel 2017 la crescita è stata del 15%, passando dai 351 contenziosi del 2016 ai 403. Nel 2015 erano stati 499. Ed è cresciuto anche il valore economico delle vertenze: da 45,7 milioni a 47,5 milioni. Sono invece crollati i ricorsi presentati alla Commissione Tributaria di II grado: 92 per un valore di 6,8 milioni nel 2017, mentre nel 2016 erano 128. Il motivo della diminuzione non è facilmente spiegabile. «Si tratta di verificare se esso abbia carattere strutturale, esprimendo una linea di tendenza, oppure solamente congiunturale, dovuto a questa stagione di rottamazione delle cartelle e dei procedimenti» è stato evidenziato dal presidente della Commissione di II grado Corrado Pascucci, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della giustizia tributaria, a palazzo Geremia. Pronto soccorso di Trento sotto pressione: 600 pazienti al giorno. La riorganizzazione ospedalie-

ria trentina, ma anche l’invecchiamento della popolazione ealtri fattori esterni hanno portato ad un aumento netto dei pazienti che si presentano quotidianamente alle porte del pronto soccorso del S.Chiara di Trento. Nel giro di tre anni, gli accessi sono aumentati di quasi 1.300 unità. I codici rossi nel 2017 sono stati 1.046, quasi 300 in più rispetto a due anni prima, un dato importante considerando la complessità di questi pazienti. Anche se fortunatamente in diminuzione, i codici bianchi, ovvero coloro che avrebbero potuto rivolgersi ad un altro servizio medico sul territorio invece che al pronto soccorso, sono stati comunque un numero molto elevati: ben 24.289 nell’anno trascorso. Pensioni anticipate, boom di domande in Trentino Sono state 800 le domande di pensionamento anticipato che i trenini hanno avanzato nei primi due mesi e mezzo del 2018. A richiedere massicciamente l’assegno anticipato sono, come già avvenuto l’anno scorso, i lavoratori precoci, ossia coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni e hanno oltre 40 anni di contributi versati. Secondi nelle richieste sono coloro che invece ritengono di avere i requisiti per la cosiddetta Ape sociale o social, che viene in aiuto di chi ha una carriera lavorativa frammentata e in questa fase ha difficoltà occupazionali o di salute. Terzi risultano essere i trentini che hanno deciso di fare un mutuo da ripagare attraverso una quota della pensione futura e che hanno pensato di fare domanda sulla cosiddetta Ape volontaria. In totale 815 domande pari a 6 al giorno finora.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro

Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


Attualità

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Punto di partenza per gli

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di Giuliano Beltrami

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Territorio

APRILE 2018 Alberto Faustini: “Forse manca un’identità di valle nella quale tutti si riconoscono”

Le Giudicarie viste da fuori: orso e turismo Qual è la sua immagine delle Giudicarie e come sono viste a Trento. Le Giudicarie sono nominate sostanzialmente per due ragioni: il turismo e l’orso. E questo se da un lato è positivo in quanto significa che non vi sono grandi problemi, ad esempio di ordine pubblico e/o criticità economiche, dall’altra evidenzia un territorio un po’ anonimo ricordato e preso in esame solo per aspetti determinati da fattori esterni al contesto locale. Si spieghi meglio. Essere visti solo come un luogo di villeggiatura è limitante e limitato. Possibile che non ci sia altro di interessante? Si ha quasi l’impressione di una comunità appagata, un po’ narcisista sicuramente autosufficiente, forse perché geograficamente è posta in una collocazione defilata, un pò autoreferenziale che vede chi decide di andare fuori quasi un eretico, un diverso, un’eccezione Però oggi i giovani lasciano spesso la valle. Questo è un fatto naturale non specifico di questo territorio. La tecnologia ha messo il mondo in rete e i giovani, molto attenti al nuovo che avanza vedono il loro futuro nelle mille opportunità che il mondo offre, magari meno comode rispetto a stare in loco ma anche più affascinanti; e ad un giovane l’avventura piace e poi molti rimangono attaccati alla loro terra per cui dopo qualche anno cercano

A

di Tiziano lberto Faustini giornalista direttore del Trentino e dell’Alto Adige, già capo ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento, spesso in programmi culturali della Rai nazionale, è uno dei più attenti osservatori della realtà provinciale. Recentemente ha tenuto a Vigo Rendena nell’ambito del percorso “Cono-

di rientrare Allora cosa manca? Forse manca una identità di valle nella quale tutti si riconoscono. La vastità del territorio, la presenza di molte comunità, di zone a vocazione diversa può rendere difficile il generarsi di una identità, di punti di riferimento condivisi, leadership nelle quali riconoscersi, progetti di sviluppo partecipati. Non che nelle Giudicarie siano mancate persone autorevoli e significative: si pensi a Don Guetti e al movimento cooperativo che ha saputo costruire e che oggi vive una grande crisi di identità, e in epoche più recenti tre assessori giudicariesi in Giunta Provinciale (cosa assolutamente anomala) senza che

in Valle accada nulla, nessun sussulto, nessuna grossa iniziativa. Se fosse accaduto in altre località (penso alla Val di Non o alla Vallagarina, ma non solo) sicuramente si sarebbero attivate iniziative e azioni concrete di crescita e di futuro. Nel corso del tempo molti giudicariesi si sono fatti valere fuori senza grandi riconoscimenti da parte della comunità locale quasi che la loro uscita dal territorio fosse vista come un abbandono piuttosto che un contributo che la valle offre al mondo. Anche oggi questo accade: il nostro arcivescovo don Lauro Tisi è di Pinzolo, cosi come don Ivan Maffeis già direttore di Vita Trentina oggi sottosegretario della Conferenza episcopale italiana. Ma ci

Salvaterra

sci il Trentino” una riflessione sul tema “le Giudicarie viste da fuori”. Una lezione ricca di riflessioni e di appunti positivi e critici che abbiamo voluto riprendere in un incontro intervista di cui riportiamo una sintesi nell’intento di aprire un dibattito sulla realtà giudicariese e sul suo futuro.

sono giudicariesi nei corpi diplomatici, intellettuali, giornalisti significativi, menage, non manca certo l’intelligenza in Giudicarie. Dall’altra non si riesce a fare sintesi, a concentrarsi su poche cose e perseguirle se non nelle zone ad alta e intensa vocazione turistica dove talvolta prevale il pensiero e l’interesse di soggetti esterni al territorio. Si ha l’impressione che anche in Comunità di Valle si cerchi di tenere insieme contesti che sono invece lontani. L’identità deve unire, generare forza, mettere in comune pensieri e idee ed invece si rischia di chiudersi in sé stessi, piangersi addosso, cercare la colpa nell’altro piuttosto che individuare il rimedio, la prospettiva Quindi, che fare? Non ho certo la verità in tasca o la bacchetta magica. Mi sembra di poter dire che

è necessario cercare sinergie, non aver paura ad andare a Trento a fare le giuste rivendicazioni ma anche proposte che possono interessare non solo il territorio locale ma tutto l’ambito provinciale, uscire dalla logica dell’autosufficienza, cercare collaborazioni con i territori limitrofi ( la Val di Sole ma anche all’Alto Garda e perché no verso il bresciano perché questa terra è un po’ lombarda e sfrutta poco questa sua tradizione), non aver paura o sudditanza della città e delle istituzioni provinciali. Per fare ciò è necessario avere un progetto comune condiviso per il futuro della valle, individuare le iniziative prioritarie (evitando che ognuno segua il proprio orticello), e le persone delegate a portarle avanti supportate dal territorio, uscendo da logiche di campanile che spesso dividono e talvolta generano conflitti.

Si tratta di un’azione politico-culturale che orienti l’opinione del cittadino verso una visione positiva e propositiva della realtà e del futuro, aiuti il giovane a trovare la sua strada che può essere in loco ma anche altrove, l’imprenditore a non aver paura ad uscire con i propri prodotti, le istituzioni a dare impulso allo sviluppo in collaborazione dialettica con i livelli istituzionali superiori, l’associazionismo molto diffuso e la cooperazione, che in questa terra ha origini, ad avere il coraggio di superare i localismi e progettare nuove opportunità al passo con una società che si evolve ed ha bisogno di coniugare il micro ed il macro, il locale ed il globale. Un pensiero finale Non tutti saranno d’accordo con quello che vi ho detto e certamente non ho descritto la realtà nella sua verità. Ho solo cercato di sintetizzare l’immagine che si percepisce di questo territorio dal mio osservatorio. Forse ciò è condizionato anche dalla scarsa comunicazione che giunge dalla valle verso la comunità provinciale. Molte iniziative lodevoli non sono conosciute e non vi è molta attenzione nemmeno nei media a quanto accade in Giudicarie. Anche perché si fa fatica a trovare persone disponibili a dare il loro contributo in qualità di giornalisti o collaboratori dei media. E cosi molte esperienze restano rinchiuse negli ambiti locali, le idee non passano e quindi non generano confronto, fatta eccezione, e ritorno all’inizio, di quanto accade nel mondo turistico in Alta Val Rendena o al massimo alle Terme di Comano.


Politica

APRILE 2018 - pag.

Le famiglie vogliono rimanere a Pieve di Bono, il rischio futuro è per le pluriclassi

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Politica

APRILE 2018

Tsunami elezioni. E le provinciali non saranno diverse Negli ultimi 25 anni, mai riconfermato dalle urne chi stava al governo Nel successo del Movimento 5 stelle hanno sicuramente pesato la voglia di cambiamento, il messaggio “anticasta” e le promesse come il reddito di cittadinanza. E il successo al centro sud cosa esprime di altro? La conferma di una disponibilità a seguire le “sirene” del momento e le promesse di aiuti economici per tutti? Il rifiuto di logiche di potere e di gestioni non sempre corrette della cosa pubblica? L’amara delusione per un affrancamento da condizioni economiche e sociali negative che non arriva mai? Una critica radicale ai gruppi dirigenti (di qualunque colore) del Mezzogiorno? O tutto questo ve letto unitariamente? Al Nord i temi della sicurezza, dell’immigrazione e del fisco sono diventati, per moltissime persone, assolutamente prioritari rispetto a tutto il resto. La Lega ha interpretato così bene tali domande che ha sconfinato abbondantemente anche a sud del Po. Inoltre va detto che il Movimento 5 stelle e la Lega hanno indovinato la “chiave” elettorale. Una logica che da sola non spiega il successo ottenuto, ma che comunque individua una strategia elettorale ben precisa. I primi hanno voluto, in qualche modo, superare la cosiddetta “democrazia rappresentativa” con le “parlamentarie”, espressione di una “democrazia diretta”. Il Movimento ha lasciato credere

N

essuno aveva presultati elettorali, è che di Luciano Azzolini visto uno tsunanegli ultimi venticinmi di tale portata. I dati delle elezioni del 4 que anni le forze politiche che stanno al Governo marzo sono chiarissimi e non lasciano alcun dubbio non sono riconfermate dalle elezioni. sul chi ha vinto e chi, invece, ha perso. Nessun dub- Fatte queste due premesse che ci danno l’immagine bio né a livello nazionale, né sul piano locale. Prima di un Paese segnato da un forte “nervosismo”, ocdi tentare un minimo approfondimento politico è corre rilevare che ancora una volta ha prevalso la forse utile ricordare che la partecipazione al voto è voglia di cambiamento. Un “basta con questa classe stata di buon livello, ciò significa che la deriva ver- dirigente”, in primo luogo con Pd e Fi, che ha perso l’astensionismo non è un destino inevitabile. Un corso l’intero Paese. Uno scossone politico inimmasecondo dato da tener presente, nella lettura dei ri- ginabile alla vigilia del voto.

che tutti possano ambire a uno scranno in Parlamento, perché legittimati dal fallimento dei rappresentanti della democrazia rappresentativa, sostenuta dai partiti tradizionali. Meccanismo che ha innescato processi di adesione non prevedibili. La Lega, all’opposto, ha schierato nelle liste elettorali le persone che in questi anni sono state in prima linea in tutte le situazioni di crisi, di difficoltà, di denuncia dei problemi legati al cattivo funzionamento della pubblica amministrazione. E così via libera ad

assessori comunali, provinciali e funzionari di partito. Tutte persone che l’elettorato ha in qualche modo saputo riconoscere, almeno sul piano dell’impegno e della vicinanza. L’insieme di questi fattori, letto in chiave opposta, ha segnato il fallimento del Pd e degli altri partiti tradizionali. Il Trentino, forse per la prima volta, ha seguito l’onda nazionale. Chi predicava ai quattro venti la presunta “diversità” dell’elettorato locale, rispetto a quello dell’intero paese, ne è uscito con le ossa rotte. La batosta subita dal Pd, dal Patt e

dell’Upt che all’ultimo momento si è affiancata al ministro della Sanità Beatrice Lorenzin (non molto amata nelle nostre valli) è di quelle che lasciano il segno. Chi sostiene che le prossime elezioni provinciali avranno un segno diverso rispetto alle politiche, corre il rischio di andare incontro a una nuova batosta. Non si può non cogliere in questo voto un malessere profondo che va a toccare anche i meccanismi burocratici e l’impianto complessivo di come si è strutturata l’autonomia provinciale in questi ultimi vent’anni. Da una

parte si continua a invocare, in tutte le occasioni e a tutti i livelli istituzionali e non, la “difesa” dell’autonomia come valore fondativo e imprescindibile della comunità provinciale, dall’altra non ci si interroga e non si guarda “dentro” il motore dell’autonomia per cercare di capire cosa va corretto per evitare che accada, anche a livello locale, ciò che è successo con le elezioni politiche. In altre parole si corre il rischio di creare una sorta di “corto-circuito” tra una difesa dei valori su cui si fonda l’autonomia (l’autogoverno, la responsabilità diffusa, la solidarietà, l’attenzione alle periferie ecc.) e la loro traduzione concreta, la loro pratica attuazione nella quotidianità. Occorre sinceramente chiedersi se l’autonomia oggi è un valore praticato a tutti i livelli, o, se, invece, si assiste a una verticalizzazione delle decisioni con l’espropriazione anche delle ultime sedi decisionali. Forse è giunto il momento di aprire una riflessione sugli effetti della legge elettorale per elezioni provinciali voluta da Dellai. Una legge che

concentra tutti i poteri nelle mani del Presidente con tutto ciò che ne consegue. E’ qui il primo corto-circuito da affrontare. Certo la sconfitta del Pd, del Patt e dell’Upt ha una spiegazione che va attribuita a logiche nazionali, ma non si può dimenticare anche il percorso locale di queste forze politiche. Il Pd più che a un partito sembra una somma di individualità, fa fatica a esprimere una linea comune e ciascuno è impegnato a intercettare le mosse dell’altro. Le candidature alle nazionali sono una cartina di tornasole quanto mai illuminante. Il Patt è da anni in mezzo al guado e non sa darsi una linea politica riconoscibile, si è comodamente appiattito nel mero sostegno dell’azione di governo del Presidente, Ugo Rossi. L’Upt è sempre stato il partito dell’ex governatore Lorenzo Dellai e le sue ultime capriole, dopo le moltissime fatte in precedenza, sono state fatali anche per il partito. Le candidature alle politiche di Dellai e Mellarini sono apparse un insulto alla domanda di cambiamento e il gruppo consiliare, da anni, non riesce a elaborare un suo pensiero autonomo. Lo stato di salute dei partiti che ora sorreggono il Presidente Rossi non sembra dei migliori, ma ciò che più allarma è che pare non ce ne sia la consapevolezza. E se c’è, pochi se ne sono accorti.


Elezioni

APRILE 2018 - pag.

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Risultati Elezioni della Camera dei Deputati 2018 - QUOTA UNINOMINALE Comuni ALA

Votanti Tot. - Perc.

GIULIANO PANTANO

DebuttoMATTEO

MILENA CAROZZO

Potere al Popolo

Popolo della Famiglia

GIULIA PILLONI

Casa Pound Italia

EZIO PAOLO VIGLIETTI

PERINI

Movimento 5 Stelle

MASSIMO TADDEI

Liberi e uguali

Valore Umano

MICHELE NICOLETTI Centrosinistra

VANESSA CATTOI

Centrodestra-Lega

5101

79,15%

70

1,41%

67

1,35%

77

1,55%

1393

28,12%

94

1,90%

9

0,18%

1283

25,90%

1961

39,58%

ARCO

10560

78,97%

159

1,55%

85

0,83%

163

1,59%

3178

31,02%

333

3,25%

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0,18%

2970

28,99%

3338

32,58%

AVIO

2629

83,91%

37

1,47%

21

0,83%

51

2,02%

550

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1253

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BESENELLO

1698

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2,07%

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1,09%

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2,98%

2

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459

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BLEGGIO SUPERIORE

978

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BOCENAGO

281

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164

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BONDONE

430

77,48%

3

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1

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6

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6

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BORGO CHIESE

1266

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0

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333

27,34%

509

41,79%

BORGO LARES

469

81,00%

5

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2

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0

0,00%

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32,08%

216

47,79%

BRENTONICO

2475

80,88%

26

1,11%

26

1,11%

11

0,47%

541

23,19%

78

3,34%

5

0,21%

809

34,68%

837

35,88%

421

82,55%

2

0,49%

1

0,24%

2

0,49%

49

11,98%

3

0,73%

0

0,00%

141

34,47%

211

51,59%

CALLIANO

1111

79,47%

18

1,65%

8

0,73%

13

1,19%

333

30,55%

24

2,20%

2

0,18%

313

28,72%

379

34,77%

CARISOLO

590

79,95%

0

0,00%

3

0,52%

1

0,17%

72

12,54%

7

1,22%

2

0,35%

156

27,18%

333

58,01%

CASTEL CONDINO

150

82,42%

2

1,40%

0

0,00%

1

0,70%

46

32,17%

6

4,20%

0

0,00%

38

26,57%

50

34,97%

COMANO TERME

1674

80,36%

10

0,62%

7

0,43%

8

0,49%

443

27,24%

41

2,52%

2

0,12%

528

32,47%

587

36,10%

374

82,56%

2

0,56%

2

0,56%

2

0,56%

124

35,03%

11

3,11%

0

0,00%

92

25,99%

121

34,18%

2874

79,09%

30

1,08%

25

0,90%

22

0,79%

965

34,63%

74

2,66%

3

0,11%

803

28,81%

865

31,04%

644

78,92%

4

0,64%

1

0,16%

6

0,96%

133

21,18%

14

2,23%

2

0,32%

223

35,51%

245

39,01%

FOLGARIA

2029

78,77%

18

0,92%

43

2,19%

21

1,07%

388

19,75%

35

1,78%

8

0,41%

533

27,12%

919

46,77%

GIUSTINO

463

82,38%

0

0,00%

1

0,22%

2

0,44%

65

14,41%

3

0,67%

2

0,44%

121

26,83%

257

56,98%

ISERA

1751

81,86%

25

1,46%

27

1,58%

18

1,05%

456

26,67%

64

3,74%

8

0,47%

545

31,87%

567

33,16%

LEDRO

3246

78,60%

44

1,41%

16

0,51%

38

1,22%

840

26,91%

71

2,27%

1

0,03%

902

28,90%

1209

38,74%

91

81,25%

0

0,00%

0

0,00%

2

2,22%

13

14,44%

1

1,11%

0

0,00%

23

25,56%

51

56,67%

MORI

6013

79,94%

64

1,10%

48

0,82%

67

1,15%

1735

29,79%

164

2,82%

10

0,17%

1674

28,74%

2062

35,41%

NAGO-TORBOLE

1635

78,91%

12

0,79%

7

0,46%

14

0,92%

453

29,67%

45

2,95%

3

0,20%

421

27,57%

572

37,46%

NOGAREDO

1333

81,48%

15

1,15%

4

0,31%

11

0,84%

362

27,65%

35

2,67%

0

0,00%

396

30,25%

486

37,13%

NOMI

835

78,77%

14

1,72%

3

0,37%

7

0,86%

185

22,76%

38

4,67%

0

0,00%

297

36,53%

269

33,09%

PELUGO

226

81,00%

0

0,00%

1

0,46%

2

0,93%

34

15,74%

4

1,85%

0

0,00%

50

23,15%

125

57,87%

PIEVE DI BONO-PREZZO

919

77,36%

3

0,34%

2

0,22%

8

0,89%

221

24,72%

33

3,69%

1

0,11%

281

31,43%

345

38,59%

PINZOLO

1998

83,22%

9

0,46%

8

0,41%

7

0,36%

224

11,50%

18

0,92%

2

0,10%

509

26,14%

1170

60,09%

POMAROLO

1625

85,12%

25

1,58%

21

1,33%

9

0,57%

473

29,94%

47

2,97%

9

0,57%

459

29,05%

537

33,99%

981

77,06%

4

0,43%

6

0,65%

10

1,08%

188

20,32%

16

1,73%

3

0,32%

257

27,78%

441

47,68%

RIVA DEL GARDA

9567

76,33%

112

1,20%

71

0,76%

149

1,60%

2719

29,22%

244

2,62%

18

0,19%

2681

28,81%

3312

35,59%

RONZO-CHIENIS

639

82,56%

5

0,80%

13

2,09%

9

1,44%

201

32,26%

7

1,12%

0

0,00%

125

20,06%

263

42,22%

22745

77,86%

381

1,73%

281

1,27%

175

0,79%

5882

26,66%

860

3,90%

60

0,27%

7071

32,05%

7349

33,32%

994

79,39%

14

1,45%

21

2,18%

5

0,52%

212

21,97%

16

1,66%

0

0,00%

288

29,84%

409

42,38%

1943

81,95%

9

0,48%

13

0,69%

25

1,33%

342

18,20%

38

2,02%

1

0,05%

576

30,65%

875

46,57%

SPIAZZO

712

76,07%

3

0,43%

12

1,73%

13

1,88%

89

12,84%

14

2,02%

0

0,00%

192

27,71%

370

53,39%

STENICO

693

76,41%

9

1,38%

4

0,61%

9

1,38%

116

17,79%

21

3,22%

2

0,31%

238

36,50%

253

38,80%

2871

81,19%

15

0,54%

10

0,36%

34

1,22%

820

29,51%

59

2,12%

3

0,11%

724

26,05%

1114

40,09%

296

74,19%

0

0,00%

1

0,36%

0

0,00%

36

12,90%

5

1,79%

0

0,00%

73

26,16%

164

58,78%

1197

78,85%

17

1,45%

6

0,51%

24

2,05%

370

31,57%

28

2,39%

4

0,34%

330

28,16%

393

33,53%

456

76,13%

6

1,52%

7

1,78%

10

2,54%

108

27,41%

4

1,02%

0

0,00%

98

24,87%

161

40,86%

2046

76,95%

10

0,50%

15

0,75%

20

1,01%

433

21,79%

58

2,92%

1

0,05%

587

29,54%

863

43,43%

TRAMBILENO

947

83,66%

14

1,51%

6

0,65%

11

1,19%

279

30,13%

13

1,40%

1

0,11%

243

26,24%

359

38,77%

TRE VILLE

964

85,01%

0

0,00%

8

0,89%

8

0,89%

189

21,00%

26

2,89%

1

0,11%

301

33,44%

367

40,78%

VALDAONE

760

76,38%

6

0,83%

4

0,55%

5

0,69%

143

19,75%

12

1,66%

0

0,00%

234

32,32%

320

44,20%

VALLARSA

893

75,94%

12

1,43%

3

0,36%

5

0,60%

268

31,90%

35

4,17%

3

0,36%

232

27,62%

282

33,57%

2447

84,03%

26

1,09%

13

0,55%

22

0,93%

647

27,23%

97

4,08%

5

0,21%

736

30,98%

830

34,93%

1950 108990

83,91% 79,33%

19 1316

1,00% 1,25%

22 985

1,15% 0,93%

21 1164

1,10% 1,10%

450 28020

23,60% 26,58%

72 3019

3,78% 2,86%

2 196

0,10% 0,19%

666 31183

34,92% 29,58%

655 39544

34,35% 37,51%

CADERZONE TERME

DRENA DRO FIAVE’

MASSIMENO

PORTE DI RENDENA

ROVERETO SAN LORENZO DORSINO SELLA GIUDICARIE

STORO STREMBO TENNO TERRAGNOLO TIONE DI TRENTO

VILLA LAGARINA VOLANO Totale

Risultati Elezioni del Senato della Repubblica 2018 - QUOTA UNINOMINALE Comuni

Votanti Tot. - Perc.

DORANNA MENEGHELLI Casa Pound Italia

TIZIANO MELLARINI Centrosinistra

EMILIANO FUMANERI Popolo della famiglia

ALESSIA CONFORTO

Potere al Popolo

ANNALISA FOLETTI Liberi e uguali

CINZIA BONIATTI

Movimento 5 Stelle

DONATELLA CONZATTI Centrodestra

Schede Bianche

Voti Nulli

ALA

4642

79,32%

68

1,52%

1256

28,09%

69

1,54%

65

1,45%

107

2,39%

1192

26,65%

1715

38,35%

81

89

ARCO

9685

79,75%

124

1,32%

2766

29,49%

82

0,87%

139

1,48%

290

3,09%

2875

30,65%

3105

33,10%

123

181

AVIO

2369

83,80%

50

2,20%

538

23,66%

18

0,79%

28

1,23%

39

1,72%

479

21,06%

1122

49,34%

30

64

BESENELLO

1556

84,11%

25

1,66%

433

28,68%

20

1,32%

30

1,99%

47

3,11%

445

29,47%

510

33,77%

21

25

BLEGGIO SUPERIORE

896

78,60%

5

0,58%

324

37,63%

14

1,63%

12

1,39%

19

2,21%

195

22,65%

292

33,91%

11

23

BOCENAGO

252

86,30%

1

0,42%

40

16,74%

1

0,42%

0

0,00%

2

0,84%

37

15,48%

158

66,11%

3

10

BONDONE

404

78,14%

6

1,52%

76

19,19%

1

0,25%

0

0,00%

5

1,26%

74

18,69%

234

59,09%

2

6

1152

79,72%

10

0,90%

319

28,76%

7

0,63%

6

0,54%

16

1,44%

290

26,15%

461

41,57%

27

16

BORGO LARES

429

80,79%

2

0,49%

146

35,44%

1

0,24%

3

0,73%

7

1,70%

64

15,53%

189

45,87%

8

9

BRENTONICO

2304

80,84%

9

0,41%

798

36,06%

21

0,95%

23

1,04%

73

3,30%

498

22,50%

791

35,74%

31

60

BORGO CHIESE

CADERZONE TERME

383

82,37%

2

0,54%

130

35,42%

0

0,00%

2

0,54%

2

0,54%

47

12,81%

184

50,14%

8

8

CALLIANO

1025

79,15%

15

1,50%

297

29,67%

7

0,70%

12

1,20%

19

1,90%

305

30,47%

346

34,57%

11

13

CARISOLO

542

81,02%

1

0,19%

153

29,03%

6

1,14%

0

0,00%

6

1,14%

75

14,23%

286

54,27%

8

7

CASTEL CONDINO

143

83,63%

0

0,00%

37

26,43%

0

0,00%

2

1,43%

7

5,00%

43

30,71%

51

36,43%

3

0

COMANO TERME

1510

80,40%

11

0,75%

501

34,24%

8

0,55%

10

0,68%

24

1,64%

381

26,04%

528

36,09%

24

23

DRENA DRO FIAVE’ FOLGARIA GIUSTINO

344

82,30%

3

0,92%

85

26,15%

2

0,62%

3

0,92%

9

2,77%

110

33,85%

113

34,77%

6

13

2666

79,39%

17

0,66%

752

29,20%

20

0,78%

30

1,17%

63

2,45%

884

34,33%

809

31,42%

31

60

596

79,36%

5

0,87%

211

36,51%

1

0,17%

6

1,04%

12

2,08%

119

20,59%

224

38,75%

9

9

1868

78,32%

18

0,99%

517

28,50%

41

2,26%

17

0,94%

32

1,76%

360

19,85%

829

45,70%

17

37

431

82,41%

3

0,72%

108

26,02%

2

0,48%

2

0,48%

1

0,24%

68

16,39%

231

55,66%

9

7

ISERA

1598

81,86%

18

1,15%

494

31,69%

30

1,92%

23

1,48%

57

3,66%

407

26,11%

530

34,00%

12

27

LEDRO

2940

78,42%

32

1,13%

856

30,29%

21

0,74%

41

1,45%

65

2,30%

747

26,43%

1064

37,65%

47

64

80

80,81%

2

2,53%

18

22,78%

0

0,00%

0

0,00%

1

1,27%

10

12,66%

48

60,76%

0

1

MORI

5499

80,13%

53

1,00%

1604

30,15%

43

0,81%

64

1,20%

152

2,86%

1542

28,98%

1862

35,00%

72

107

NAGO-TORBOLE

1507

79,15%

10

0,72%

416

29,82%

7

0,50%

5

0,36%

50

3,58%

415

29,75%

492

35,27%

27

85

NOGAREDO

1224

81,82%

15

1,24%

351

29,13%

2

0,17%

11

0,91%

30

2,49%

336

27,88%

460

38,17%

7

12

NOMI

766

78,16%

5

0,67%

270

36,24%

4

0,54%

12

1,61%

40

5,37%

170

22,82%

244

32,75%

11

10

PELUGO

204

80,63%

11

5,64%

42

21,54%

1

0,51%

1

0,51%

2

1,03%

28

14,36%

110

56,41%

1

8

PIEVE DI BONO-PREZZO

846

77,12%

11

1,34%

269

32,73%

1

0,12%

2

0,24%

28

3,41%

203

24,70%

308

37,47%

13

11

PINZOLO

1841

83,53%

6

0,34%

485

27,26%

10

0,56%

7

0,39%

18

1,01%

208

11,69%

1045

58,74%

43

19

POMAROLO

1467

85,34%

12

0,84%

429

30,04%

25

1,75%

20

1,40%

34

2,38%

416

29,13%

492

34,45%

8

31

910

77,45%

12

1,37%

259

29,47%

8

0,91%

4

0,46%

15

1,71%

179

20,36%

402

45,73%

15

16

8852

76,79%

137

1,59%

2517

29,15%

68

0,79%

111

1,29%

222

2,57%

2477

28,69%

3103

35,94%

78

139

MASSIMENO

PORTE DI RENDENA RIVA DEL GARDA RONZO-CHIENIS ROVERETO SAN LORENZO DORSINO

601

82,33%

7

1,19%

123

20,95%

9

1,53%

4

0,68%

9

1,53%

188

32,03%

247

42,08%

8

6

21004

78,17%

166

0,82%

6532

32,09%

281

1,38%

354

1,74%

808

3,97%

5308

26,08%

6905

33,92%

225

425

913

79,39%

3

0,34%

277

31,41%

22

2,49%

12

1,36%

15

1,70%

193

21,88%

360

40,82%

15

16

1768

82,00%

21

1,23%

542

31,83%

15

0,88%

5

0,29%

35

2,06%

308

18,09%

777

45,63%

34

31

SPIAZZO

657

76,22%

13

2,07%

179

28,55%

12

1,91%

2

0,32%

11

1,75%

84

13,40%

326

51,99%

11

19

STENICO

635

76,78%

9

1,50%

227

37,77%

3

0,50%

4

0,67%

21

3,49%

110

18,30%

227

37,77%

12

22

2636

81,74%

32

1,25%

707

27,71%

7

0,27%

14

0,55%

62

2,43%

719

28,19%

1010

39,59%

36

49

285

74,61%

2

0,75%

70

26,32%

1

0,38%

0

0,00%

5

1,88%

35

13,16%

153

57,52%

12

7

1114

79,12%

19

1,75%

312

28,68%

5

0,46%

13

1,19%

29

2,67%

328

30,15%

382

35,11%

8

18

SELLA GIUDICARIE

STORO STREMBO TENNO TERRAGNOLO

425

75,76%

9

2,38%

97

25,66%

8

2,12%

8

2,12%

6

1,59%

102

26,98%

148

39,15%

5

42

1883

77,33%

21

1,16%

539

29,66%

11

0,61%

11

0,61%

60

3,30%

391

21,52%

784

43,15%

35

31

TRAMBILENO

878

83,70%

11

1,29%

241

28,29%

6

0,70%

15

1,76%

9

1,06%

250

29,34%

320

37,56%

15

11

TRE VILLE

880

85,27%

9

1,09%

281

34,02%

7

0,85%

2

0,24%

29

3,51%

167

20,22%

331

40,07%

19

35

VALDAONE

708

76,46%

7

1,04%

210

31,34%

4

0,60%

4

0,60%

14

2,09%

131

19,55%

300

44,78%

19

19

VALLARSA

840

77,42%

4

0,51%

229

29,10%

6

0,76%

8

1,02%

31

3,94%

239

30,37%

270

34,31%

11

42

VILLA LAGARINA

2220

84,25%

16

0,74%

684

31,56%

14

0,65%

17

0,78%

88

4,06%

586

27,04%

762

35,16%

15

38

VOLANO

1777

84,22%

19

1,10%

607

35,19%

25

1,45%

21

1,22%

66

3,83%

395

22,90%

592

34,32%

20

32

100155

79,60%

1067

1,10%

29354

30,32%

977

1,01%

1185

1,22%

2792

2,88%

25213

26,04%

36232

37,42%

1297

2033

TIONE DI TRENTO

Totale


pag.

8

Politica

APRILE 2018 di

Il punto di vista Michele Cereghini Giorgio Butterini

Mattia Gottardi

Sindaco di Pinzolo

Presidente Comunità Giudicarie

Sindaco di Tione di Trento

- Il suo parere sugli esiti elettorali del 4 marzo: sorpresa, amarezza, stupore, o se lo aspettava?

Soddisfazione, direi. E’ questo ciò che provo di fronte all’elezione a Onorevoli del mio Assessore Diego Binelli e della professoressa Emanuela Rossini, entrambi di Pinzolo. Non posso comunque nascondere la sorpresa. Si sentiva nell’aria una voglia di cambiamento, esternata anche dai tanti ospiti che soggiornavano a Pinzolo, ma rimane la sorpresa per il risultato, soprattutto in ambito trentino.

In Italia si assiste da anni ad una aspettativa di cambiamento che ciclicamente porta l’elettorato a riporre fiducia nel nuovo, spesso rappresentato dai partiti che promuovono la discontinuità e, più ancora, dai volti di politici emergenti. In ragione di questa tendenza, il risultato non stupisce assolutamente. A prescindere dalla fede politica, c’è da augurarsi che tale alternanza in futuro possa cessare, poiché, diversamente, vorrà dire che i partiti avranno continuato a deludere gli elettori e a indebolire il paese.

Per la verità credo che nessuno si aspettasse un risultato di questa portata, quanto meno in Trentino, nemmeno chi ha trionfato alle urne!

- Una rivoluzione. Secondo lei quali sono le motivazioni di tale risultato, soprattutto in Trentino?

L’incapacità dei governi delle larghe intese di prendere decisioni e fare scelte coraggiose di fronte ai temi più dibattuti dall’opinione pubblica ha determinato uno tzunami politico che ha travolto tutto e tutti. In Trentino vedo due cause, da una parte ha trovato spazio questa ondata nazionale, dall’altra ha pagato la mancanza di coesione della coalizione posta al governo provinciale.

L’elettore è sempre più portato ad agire in relazione alle sensazioni del momento e sempre meno in ragione dell’appartenenza politica. Il Trentino non rappresenta più l’isola felice di qualche anno fa: tra la gente serpeggiano insoddisfazioni e insicurezze, che possono aver contribuito all’esito del voto. Pensare che la dimensione provinciale sia completamente slegata da quella nazionale è sbagliato.

Non trovo sia una rivoluzione ma la giusta rivendicazione da parte della gente rispetto al ritorno ai temi importanti per la quotidianità. Non serve dica io che negli ultimi anni la percezione tra i temi della politica e quelli della vita reale sia di una distanza abissale. La gente chiede legittimamente di essere ascoltata e che l’agenda politica tratti temi come sicurezza, lavoro, speranza per i giovani e tutela per gli anziani, servizi di prossimità. Siamo in una fase di emergenza, lasciamo lontane le ideologie e cerchiamo di risolvere i problemi.

Io credo che l’elettorato trentino abbia espresso, senza mezze misure, il disagio di una politica che ha senza dubbio la necessità di rigenerarsi. Sicuramente il 4 marzo ha tolto alcune certezze e credo che a ottobre sarà premiato il candidato Presidente che sarà in grado di aggregare intorno a sé una coalizione compatta, coesa e con un programma elettorale chiaro.

È una concreta possibilità anche perché sono molto ravvicinate. Forse per la prima volta dopo anni, diversi schieramenti possono ambire a vincere. Troppo spesso la prerogativa di rinnovamento espressa da partiti e politici viene disattesa dai fatti. Anche il Trentino necessita di talento, energia, freschezza e coraggio. Vincerà chi saprà effettivamente innovare nei volti e nelle idee. Come è giusto che sia. No, non credo e non c’è da augurarselo. Chi oggi ha ottenuto il maggiore consenso ha il dovere di fare il massimo sforzo per governare, definendo accordi nell’interesse del paese e quindi cercando anche convergenze inizialmente difficili da concepire.

Certamente! Non è possibile semplificare e dire che il risultato del 4 marzo si ripeterà ad ottobre ma nemmeno dire che non avrà nessuna conseguenza. La gente chiede un cambiamento radicale nelle persone pur mantenendo una proposta di governo responsabile. Ritengo sia compito della buona politica (quella che non deve per forza urlare) prendere in mano la situazione e fare una proposta nuova e di buon senso.

Flavio Riccadonna Coordinatore Upt Giudicarie

Le nostre domande

1 2 3

- Tutto questo influirà sulle elezioni provinciali dell’autunno?

4

- Adesso come andrà a finire? Torneremo alle urne?

Credo che un governo verrà formato anche perché l’elettorato ha chiaramente espresso la volontà di cambiamento. Vedremo se la responsabilità politica dei leader dei partiti che hanno trionfato in questa tornata permetterà di garantire all’Italia un governo che, quantomeno, possa varare una nuova legge elettorale. Tornare al voto a queste condizioni non avrebbe senso.

Credo poi che la prima valutazione da farsi sia la seguente: chi vota ha sempre ragione. Solo partendo da questo assunto e da questa valutazione si possono capire le ragioni del voto, analizzarne i motivi e trovare soluzioni da proporre.

Conoscendo la scarsa attitudine dei nostri Parlamentari (almeno per quelli del passato) a staccarsi dalla comoda poltrona romana, vedo due possibilità all’orizzonte: un governo di scopo per fare la legge elettorale e poco più con ritorno al voto (ipotesi meno probabile) oppure, come avvenuto nella scorsa legislatura che sembrava dovesse durare 3 mesi ed invece è durata 5 anni, un governo di opportunismo politico.

Un po’ di tutto questo, nel senso che mai come in questa occasione, dialogando con gli elettori di centro sinistra si avvertiva disapprovazione e voglia di voltar pagina; ma evidentemente illudendoci, si pensava prevalesse maggiormente la garanzia di una coalizione autonomista e responsabile nel governo del nostro territorio.

Non possiamo scindere il Trentino dal resto del paese, o meglio ci sono motivazioni comuni all’intero Paese, tra cui il nostro territorio, ed altre più locali. Sicuramente alcune tematiche andavano meglio affrontante ed approfondite dal centro sinistra, e anche, più efficacemente comunicate come ad esempio in riguardo all’economia e al lavoro, alla burocrazia, all’immigrazione e alla sicurezza. Altre, più locali, lo interpreterei come un preciso segnale alla coalizione che finora ha comunque ben governato il Trentino, a rinnovarsi nelle persone e porre maggiore attenzione ad alcune preoccupazioni della nostra comunità, con particolare riferimento ai territori di periferia e alle loro problematiche. Sicuramente non è un’equazione, ma il centro sinistra autonomista deve dare dei precisi segnali di inversione di rotta, rinnovandosi nelle persone, affrontando con determinazione alcune tematiche di estremo interesse e necessità, incrementando il rapporto con la comunità e quindi il modo di comunicare e interagire con essa, anche se, nell’epoca degli slogan, questo non è alquanto facile: una buona comunicazione ha bisogno di sostanza e approfondimento. Non credo, e non lo spero, se non prima di rimettere mano a un nuovo sistema elettorale che consenta una chiara governabilità del nostro paese.


Politica

APRILE 2018 - pag.

9

Elezioni politiche

dei politici giudicariesi Roberto Failoni

Simone Marchiori

Lorenzo Leoni Attivista M5s

Componente assemblea provinciale Pd

Sorpresa direi di no. Si percepiva un malessere diffuso... tuttavia un risultato così netto era difficile da prevedere.

La risposta è abbastanza scontata. Il progetto politico del centrosinistra-autonomista non è passato e a poco serve vedere che il PATT in Giudicarie sia andato molto meglio delle scorse politiche. Questo non è il risultato che ci aspettavamo. E’ un peccato che le tantissime conquiste ottenute in questa legislatura in favore della nostra Autonomia non siano state premiate e questo è il punto di partenza dell’analisi perchè evidentemente altri messaggi sono stati più efficaci. C’è però un dato oggettivo: il PATT esprime l’unica onorevole trentina del centrosinistra - autonomista, la giudicariese Emanuela Rossini. E questo per me è motivo di grande orgoglio e una possibilità per la nostra valle di contare di più In Trentino le motivazioni sono quelle del resto d’Italia. Vince chi prospetta soluzioni ai bisogni impellenti delle persone, mentre non pagano i risultati già conseguiti. E se è preoccupante che una Provincia autonoma come la nostra si omologhi nel voto al resto del Paese, invece che seguire i nostri cugini di Bolzano, dall’altro impone al centrosinistra-autonomista uno scatto d’orgoglio e un colpo di reni per invertire la tendenza.

Il risultato elettorale è il sentimento della gente. Venti anni di governi dedicati solo a se stessi ed alla conservazione della “specie politica” hanno favorito per queste elezioni i partiti ed i movimenti che più danno spazio alla discussione. A questo va aggiunta l’esaltazione del “furbismo” (leggi smart) come modo di crescere e far carriera che ha fatto arrabbiare gli onesti.

Avevo avuto modo di conoscere i sondaggi di alcuni giorni prima dell’elezione che preannunciavano ciò che sarebbe poi successo. Davano contendibili in Trentino i due collegi di Senato e Camera dei Deputati di Rovereto e di Trento mentre quello di Pergine risultava aggiudicato al Centro Destra. Quindi non sorpreso ma sicuramente rammaricato per non essere riuscito a conquistare nemmeno, per qualche migliaia di voti, il collegio di Trento.

La ricerca del nuovo e dell’onesto, vedi 5 stelle, o della sicurezza, vedi Salvini, ha raccolto il silenzio popolare che sino ad oggi non ha avuto modo di esprimersi se non su canali prefissati. La presenza fra i candidati di figure note ormai da decenni ha favorito il rigetto della vecchia ricetta favorendo scelte contrapposte supportate, almeno per quanto riguarda la Lega (vedi migranti), da un battage televisivo senza precedenti.

Non direi una rivoluzione. Parlerei piuttosto di un voto che rappresenta lo stato di profondo disagio che vi è nel contesto sociale soprattutto tra i giovani ed i lavoratori autonomi. Le questioni che hanno indotto molti a scegliere con il voto Lega o 5 Stelle in Trentino, in modo particolare nelle Valli, non sono reali bensì percepite come tali da quel contesto sociale. Mi riferisco per primo alla richiesta di sicurezza intesa non solo come ordine pubblico ma anche sociale. Chi ha Governato il Paese imponendo scelte anche impopolari durante la più grave crisi economica del dopoguerra ne ha pagato il conto in termini di popolarità

Ogni elezione ha storia ed evoluzione differenti. Viviamo, però, in un’epoca che ha visto soccombere nelle urne i candidati più favoriti e, soprattutto, dissolversi intere aree politiche. Il centrosinistra-autonomista può invertire la rotta dimostrandosi unito e presentando al più presto la sua idea di futuro. Una visione che deve dare risposte, ma al contempo entusiasmare e evocare questo futuro. In questo modo ritengo che le provinciali vedranno un ribaltamento della situazione.

Risulta difficile trasferire un risultato nazionale, figlio di un profondo dibattito su aspettative di vita, all’interno di una elezione amministrativa in un territorio costituito per 1/3 da “buoni pensionati” con casa propria e per 1/3 da famiglie con “reddito di provenienza pubblica o simil pubblica”. Credo che prevarrà un voto tradizionale in attesa delle scelte del Partito Autonomista che deve decidere da che lato schierarsi.

Certo che avranno un influenza se il Centro Sinistra Autonomista non corre rapidamente ai ripari accontentandosi di una mera giustificazione che erano votazioni Nazionali e che altra cosa saranno le amministrative Provinciali. Se non vorrà essere sconfitto dovrà,il Centro Sinistra Autonomista, rinnovarsi non solo nelle persone che propone all’elettorato Trentino ma anche prospettare un progetto di società che contenga anche elementi di utopia , che facciano sognare soprattutto le giovani generazioni fortemente colpite dal cambiamento del mondo del lavoro.

La scorsa legislatura sembrava dovesse concludersi nel giro di pochi mesi e, alla fine, è durata 5 anni. Il Governo Prodi, che basava la sua maggioranza su pochi voti, riuscì a stare in piedi per due anni e mezzo. Ora i due partiti che hanno di fatto vinto le elezioni (M5S e Lega) avrebbero tutto l’interesse a chiarire la situazione ricorrendo nuovamente alle urne, ma sono convinto che, alla fine, ciò non avverrà così in fretta.

Lo scioglimento delle camere è prerogativa del Presidente della Repubblica. Con l’attuale legge elettorale non da alcun vantaggio e pertanto lo ritengo molto improbabile. O Salvini e Di Maio indicano la via per un governo di “programma per l’Italia” o si passerà ad un governo dell’inciucione con grande gioia delle “vecchie glorie” dedite alla conservazione della specie.

Tanti vincitori ma nessuno che è autosufficiente! Il Presidente della Repubblica prima di sciogliere il Parlamento dovrà verificare tutte le strade percorribili come ad esempio anche un Governo di scopo. Per quanto riguarda il PD penso che sia corretto che in una prima fase lasci che chi è stato premiato dall’elettorato si assuma la responsabilità di provare a Governare. Se poi fosse richiesto dal Presidente della Repubblica un eventuale sostegno, che non potrà che essere esterno, del PD ritengo necessario per la sopravvivenza del partito medesimo che tale scelta venga fatta dai centinaia di migliaia di iscritti del PD chiamati ad un referendum interno.

Centrodestra

Reputo ci siano varie motivazioni: sicuramente la prima (anche se a molti non piacerà) è la voglia di novità dei cittadini nei confronti di una classe politica “stagnante”. Inoltre, si continua a sentire come tutto funzioni perfettamente (che tutto va bene) in Trentino quando invece ogni giorno accadono parecchi fatti alquanto preoccupanti (furti, rapine etc.)... oggi i cittadini chiedono più sicurezza, tranquillità ma soprattutto certezza di risposta ai bisogni. Ultimo ma non meno importante, credo che l’attuale governo provinciale prima delle elezioni (ma anche dopo) si è lasciato andare a dichiarazioni supponenti e talvolta arroganti, che in verità hanno semplicemente messo in discussione un valore cardine della democrazia, la scelta degli elettori.

Suppongo di sì. Oggi c’è una grande occasione per proporre un’alternativa di governo all’attuale maggioranza. Per di più, non vedo lo spazio per la nascita di un “quarto polo” come qualcuno vorrebbe provare a fare. A mio modesto parere, tutti coloro che credono in un progetto alternativo devono sedersi al tavolo con pari dignità ed umiltà per preparare un programma di governo serio e credibile. La sfida è quella di trovare una persona che sia in grado di rappresentare tutte le varie anime di questa coalizione: ogni partecipante al confronto deve essere pronto al sacrificio senza pretese per il bene di una possibile coalizione, che potrebbe veramente garantire un nuovo slancio per nostro magnifico Trentino. Nessuno ha la sfera di cristallo, la situazione è abbastanza complicata però ritengo che un governo possa nascere... ancora un po’di pazienza e vedremo quale soluzione troverà il presidente della Repubblica Mattarella.

Vicesegretario Patt

Gigi Olivieri


pag.

10

Politica

APRILE 2018 Per Diego Binelli la campagna elettorale non è finita

Prossimo traguardo: vincere le provinciali

Servizi nelle valli, Autonomia, orso, lupo e profughi le questioni da portare avanti Quanto se lo aspettava di essere eletto? Vista la candidatura che mi era stata data le possibilità erano buone, poi la certezza matematica arriva dopo. Ma il sentore era buono per quanto giravamo in campagna elettorale. Non mi aspettavo un risultato così netto in generale, ma il sentore di una grandissima volta di cambiamento che si trasformasse in una vittoria cos’ schiacciante non pensavo fosse così. Si vede che lo spirito che sentivamo era quello giusto. Ci indica tre cose prioritarie che pensa di portare a Roma? Innanzitutto dipenderà tantissimo se si riuscirà a fare un governo o meno, ad essere in maggioranza o in

di Denise Rocca

D

iego Binelli, classe 1972, assessore della giunta di Michele Cereghini a Pinzolo e militante della Lega Nord del Trentino dal 2007 è uno dei due politici rendenesi che hanno staccato un biglietto minoranza si fanno cose diverse, ma siamo ottimisti di poterlo fare. Il primo tema è la difesa e la valorizzazione della nostra Autonomia perché è un tema prioritario e non può che passare dal dare più autonomia alle regioni che hanno chiesto di ottenerla come il Veneto, la Lombardia e l’Emilia. Dare maggiori competenze alle altre regioni vuol dire difendere la nostra Autonomia dagli attacchi di altri. La seconda questione è il potenziamento e la valorizzazione di servizi e infrastrutture nelle valli. E’ vero che sono competenze provinciali ma quest’autun-

no ci sono anche le elezioni in Provincia e anche da Roma si può agire in modo da garantire più servizi nelle vallate. E mi riferisco, per esempio, alla situazione di Cavalese che negli ultimi giorni ha visto bloccata la riapertura del punto nascite, ma anche la viabilità è un tema sul quale anche da Roma si può dare un impulso. La politica di questa giunta provinciale è stata il depotenziamento di servizi nelle valli e noi vogliamo lavorare in senso contrario. Terzo tema, anche questo è materia provinciale ma anche da Roma si può lavorarci, è la questione delle ge-

per Roma. Geometra nella vita, responsabile dell’area tecnica della gestione associata dei Comuni di Strembo, Bocenago, Caderzone Terme, Spiazzo e Pelugo, è simpatizzante della Lega fin da quando era adolescente. stioni associate perché così come sono state affrontate da Trento non vanno bene. E poi i temi dell’orso e del lupo e lì è competenza romana e ci lavoreremo. Ma anche la questione profughi - lavoreremo per far entrare nello stato italiano quelli che hanno o status di profugo ma bloccare i migranti economici e rimpatriare tutte le persone sul territorio nazionale illegalmente che portano problemi anche di convivenza sociale – e la valdastico che va portata avanti in fretta. Come concilierà il su impegno a Roma con quello

nella giunta di Pinzolo? Ho dovuto concentrare la mia attività amministrativa nelle giornate in cui non sarò a Roma: i lavori nella capitale sono dal martedì al giovedì e poi ci saranno tutti gli appuntamenti sul territorio trentino quando sarò qui e questo è un carico di lavoro molto importante. Concentrerò l’attività dell’assessore nel tempo che rimane, ce la faremo. Lo facevo prima che lavoravo a tempo pieno, penso di riuscire anche ora, è questione di organizzarsi. E’ la mia passione e lo faccio volentieri. Se poi diventerà insostenibile allora farò un passo indietro, ne ho par-

lato con il sindaco Michele Cereghini. Come è stato il primo impatto con le camere? Devo ancora orientarmi anche dal punto di vista fisico. Un’esperienza emozionante entrare alla Camera, molto costruttiva. Ma ho capito che l’apparato è molto complesso e le strutture vanno conosciute, serve tempo per prendere confidenza con gli uffici e come funziona la macchina all’interno del palazzo. Me l’aspettavo più semplice ma quando sentiamo parlare del “Palazzo romano” è davvero molto grande complesso e va sicuramente conosciuto. La professionalità è altissima, e credo si potrà collaborare in modo positivo.

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Politica

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Sto scoprendo quanto il funzionamento della Camera sia equilibrato e rispettoso del ruolo di tutti

Emanuela Rossini, una linguista autonomista alla Camera dei deputati Il suo è un curriculum che parla di internazionalità e impegno nella cultura: un Master in Translation Studies (Warwick University, 1992), preceduto da una Laurea in Lingue e Letterature Moderne (Università degli Studi, Milano, 1989) e nelle esperienze lavorative l’impegno come insegnante universitaria e autrice di programmi radiofonici culturali sulla Rai Radio Regionale. Rossini dal 2017 è in CdA di Tsm-Trentino School of Management, dal 2014 è Membro del Comitato d’Indirizzo di Fondazione Caritro e prima è stata Consulente alla Direzione c/o Centro Servizi Culturali S. Chiara. Una carriera e un profilo che ruota attorno alla cultura e alle istituzioni del territorio protagoniste di questo ambito. Sono stati giorni di cambiamento e forti

di Denise Rocca

Emanuela Rossini, originaria di Pinzolo e residente oggi nel capoluogo trentino, linguista, studiosa ed esperta in politiche culturali e scienze della forma-

zione, iscritta al Partito Autonomista Trentino, è stata eletta alla Camera dei Deputati nel collegio di Rovereto con 134.651 preferenze. emozioni per gli eletti, dopo la corsa e la fatica della campagna elettorale. Un estratto dell’avvio della sua avventura parlamentare Emanuela Rossini lo affida alla sua pagina Facebook, strumento che per il momento aiuterà i suoi elettori e tutti gli italiani a seguire il suo percorso politico e amministrativo nella capitale: “Sto scoprendo quanto il funzionamento della Camera (dove io sono insediata) sia equilibrato e rispettoso del ruolo di tutti – scrive nei suoi primi giorni romani - proprio per garantire a ciascuna forza presente in aula di esercitare, in ogni fase dei lavori, un ruolo sia di indirizzo politico, legisla-

tivo di proposte, di controllo e revisione dei regolamenti. Il tutto nella massima trasparenza e divulgazione di ogni atto. Comprendere bene come si andrà a lavorare è il compito che mi sono data per le prossime settimane. Nei prossimi giorni altre decisioni importanti saranno prese che determineranno tutta l’organizzazione interna dei Gruppi alla Camera”. Sono giorno frenetici, di andate e ritorni per Roma, di riorganizzazione della propria vita e di conciliazione degli impegni lavorativi, politici e famigliari per tutti neoeletti, ma anche di emozioni e speranze per il futuro. Sul prossimo numero del Giornale delle Giudicarie l’intervista alla neodeputata della Camera Rossini.

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Attualità

APRILE 2018

Burocrazia più snella Approvata la nuova legge provinciale

Le modifiche alla legge 1992 porteranno ad alcuni effettivi cambiamenti nel sistema amministrativo-burocratico: Riduzione media del 30 per cento dei termini massimi dei procedimenti amministrativi, quindi maggiore velocità nelle pratiche e nelle risposte della pubblica amministrazione. Le modalità di esecuzione delle pratiche non si dovranno protrarre oltre 180 giorni. Revoche o decadenze dei contributi potranno essere dichiarate soltanto se il destinatario avrà ricevuto la comunicazione della scadenza, inviata dalla Provincia almeno trenta giorni prima tramite le idonee modalità di comunicazione, anche informatiche. La pubblica amministrazione è tenuta ad avvisare il cittadino con preavviso, ad esempio per quanto riguarda la rendicontazione per richie-

Novità in materia di attività amministrativa. È stata infatti approvata la nuova legge n. 5/2018 promulgata il 15 marzo dalla giunta provinciale che permetterà di velocizzare e semplificare iter burocratici e amministrativi. Gli scopi principali sono l’accelerazione e la semplificazione della pubblica amministrazione trentina, con pratiche e tempi più brevi, anche nel lavoro dei funzionari pubblici. Dopo due disegni di legge, uno di iniziativa consigliare e uno di iniziativa giuntale, è stata approvata la normativa riguardante la rivisitazione della legge provinciale sull’attività amministrativa 1992, dere un contributo. Avvertenze obbligatorie sui termini di scadenza comunicate dalla Provincia e dai suoi funzionari. Il termine di scadenza non può essere considerato valido, se non viene comunicato preventivamente. Tempi certi anche per le procedure complesse che comprendono il coinvolgimento di più enti e uffici, soprattutto autorizzazioni su attività particolari. Gli enti sono obbligati ad espri-

mersi entro un tempo determinato. In caso contrario la procedura non verrà

che prevede uno snellimento dei procedimenti amministrativi e una conseguente semplificazione dei rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Le modifiche apportate alla vecchia legge rappresentano quindi un piccolo passo per riuscire a districarsi nel complesso mondo della burocrazia, poiché come sostiene lo stesso Presidente della Provincia Ugo Rossi «la burocrazia che rallenta è un male da sconfiggere». Soddisfazione soprattutto dai primi consiglieri firmatari del ddl Gianpiero Passamani, Pietro De Godenz e Mario Tonina dell’U.P.T.

bloccata come in passato, ma verrà comunque portata a termine grazie al si-

lenzio assenso. La mancata espressione degli enti equivale ad un giudizio positivo ed il procedimento verrà di conseguenza portato a termine automaticamente, ad eccezione di casi specifici in cui disposizioni del diritto dell’Unione europea richiedono l’adozione dei provvedimenti espressi. Piano provinciale per la prevenzione della corruzione che prevede sia il monitoraggio dei tempi effettivi di conclusione dei

procedimenti sia la loro relativa pubblicazione sul sito istituzionale. I procedimenti per i quali non è stato rispettato il termine di conclusione dovranno essere comunicati dai dirigenti della struttura competente entro il 30 gennaio di ogni anno ai dirigenti generali e alla Giunta provinciale. Nuova gestione della documentazione che potrà essere consegnata anche dopo la scadenza del termine per la presentazione della domanda entro un certo limite di tempo. Sarà quindi possibile presentare all’amministrazione la documentazione mancante, così come sarà possibile regolarizzarla o integrarla. «Sono cose piccole, ma molto pratiche che riescono a fare in modo che cittadini e imprese abbiano un rapporto più positivo con la pubblica amministrazione» commenta Ugo Rossi. (F.C)

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Come andrà a finire? Continua dalla Prima Di Maio è da tempo che proclama:”Sono il candidato premier del partito più forte, tocca a me guidare l’Italia!”, ma Salvini si oppone:”Sono il leader della coalizione più forte, tocca a me governare!” I due, in teoria, potrebbero mettersi d’accordo, condividendo il potere, ma a dividerli c’è di mezzo, non tanto il programma che può sempre essere riprogrammato, ma soprattutto l’ambizione personale. Entrambi vogliono la Presidenza del Consiglio, nessuno dei due si rassegnerebbe a fare il secondo dell’altro, ci mancherebbe! La situazione sembra piuttosto complicata. Meno complicata sembrerebbe l’eventuale coinvolgimento della sinistra. Fin che c’era Renzi la cosa era impossibile, ma adesso che Renzi non è più padrone del Pd, qualcuno della sinistra già pensa alla prospettiva di un governo pentastellato allargato al Pd e a quei quattro gatti di Liberi e Uguali. Sia chiaro. Queste sono solo ipotesi, un mio esercizio, un pò vizioso, di predire eventi ad oggi difficilmente prevedibili. Personalmente non credo che nell’immediato si ritorni al voto. Se non altro perchè ci sono alcune circostanze che rendono difficile la prospettiva del bis. La prima è che non si

possono fare i conti senza l’oste, senza i parlamentari, tanto per capirci. Due terzi dei quali sono stai eletti con un meccanismo particolare che escludeva le preferenze, ossia messi in lista nell’ordine deciso dal partito. Molti degli eletti possono ringraziare il Cielo, o San Gennaro al sud, o sant’Antonio a nord, per essere capitati in Parlamento senza che i cittadini abbiano potuto sceglierne i nomi. A questo miracolo s’aggiunge il desiderio del vitalizio che non si guadagna in pochi mesi. In secondo luogo, immaginare un altro voto nazionale con la stessa legge elettorale ci riporterebbe, più o meno nella stessa situazione. E sarebbe la catastrofe. E allora bisognerà almeno cambiare le regole del gioco, possibilmente con una legge elettorale diversa che garantisca la governabilità. Ma anche questo non sarà facile, ci vorrà tempo. E visto come sono andate le cose il 4 marzo, anche i protagonisti non potranno essere i soliti. I 5S dovranno sistemare le contrapposizioni interne, inoltre sono in difficoltà in alcune Regioni, dovranno cambiare qualcosa. Il Centrodestra dovrà affrontare l’alleato scomodo Berlusconi che, seppur barcollante e profondamente umiliato dall’esito elettorale, continuerà nella ricerca di una rivincita improbabile. E il Pd a

gambe all’aria, dovrà trovare nuovi personaggi, e soprattutto nuove motivazioni per tornare protagonista. E’ ovvio che senza un forte cam-

biamento, la prossima volta potrebbe vincere il “partito delle astensioni” finora tenuto a bada, nonostante l’incazzatura diffusa fra gli elettori. Destinata però a

crescere se non vedranno alcun risultato dopo il loro voto del fatidico 4 Marzo. Adelino Amistadi


Turismo

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Sabato 28 aprile e 15 settembre

“Castellando”: viaggio nei manieri della valle delle Terme di Comano Fra antichi borghi contadini, tradizioni secolari e sapori del territorio Un tour guidato tra collezioni e antiche residenze nobiliari, arredi e vecchie mura, simboli del potere del Principato Vescovile di Trento o delle famiglie più prestigiose del territorio. Un itinerario unico tra cultura e sapori per scoprire il fascino della storia e il gusto dei prodotti tipici locali.

N

ella valle delle Terme di Comano il benessere è natura e relax, ma anche cultura: il paesaggio rurale è caratterizzato da decine di piccoli borghi contadini dal fascino inalterato, le tracce del passato sono visibili nei siti archeologici e negli antichi manieri, i costu-

mi e le usanze di un tempo completano la bellezza scenografica del territorio. Questa è l’occasione per visitare affascinanti castelli, arroccati su una collina come il Castello di Stenico, oppure immersi nel bosco in fondo alla campagna come Castel Campo.

PROGRAMMA Ore 9.00: ritrovo presso APT Terme di Comano a Ponte Arche Ore 9.30: partenza con il trenino per Stenico Ore 10.00: visita al Castello di Stenico (per secoli abitato dal Capitano delle Giudicarie, di proprietà del Principato Vescovile di Trento, oggi sede museale staccata del Castello del Buonconsiglio di Trento) Ore 12.30: pranzo presso il ristorante tipico Dologno

Un pomeriggio nel quale gli operatori dell’accoglienza hanno potuto conoscere da vicino le realtà economiche della zona, dalle aziende agricole ai servizi, passando per le opportunità ricreative, culturali, sportive o legate al benessere che può offrire la Valle delle Terme di Comano. Questa l’estrema sintesi di «Comano È», workshop ideato dall’Azienda per il Turismo Terme di Comano Dolomiti di Brenta e andato in scena venerdì 16 marzo a Maso Pacomio, suggestivo edificio storico di Curé (nel comune di Fiavé) ristrutturato con stile negli scorsi anni dalla famiglia Rasini di Castelcampo. L’iniziativa ha riscosso un buon successo, anche se la speranza futura è quella di coinvolgere ancora maggiormente albergatori, affitta-ppartamenti, ristoratori, commercianti e altri operatori del ricettivo, molti dei quali magari conoscono solo in parte le eccellenze che possono offrire i tre altipiani di Banale, Bleggio e Lomaso, tre versanti di un unico territorio che ha molto da offrire, tra i Patrimoni riconosciuti dall’Unesco (le Palafitte di Fiavé, le Dolomiti di Brenta, la Riserva della Biosfera), le Terme di Comano, i Borghi «più Belli

Ore 14.00: partenza per Campo Lomaso Ore 14:30: visita all’ex chiostro francescano di Campo Lomaso e breve passeggiata fino a Castel Campo Ore 16:00: visita a Castel Campo (antica residenza della nobile famiglia dei conti da Campo, oggi residenza privata) e aperitivo al castello con prodotti dell’Azienda Agricola Castel Campo Ore 17:30: viaggio di ritorno con vista panoramica sulla zona del Lomaso con Castel Spine (antica residenza della nobile famiglia dei conti d’Arco, oggi residenza privata) Ore 18:00: rientro a Ponte Arche Per informazioni e prenotazioni: APT Terme di ComanoDolomiti di Brenta Tel: 0465 702626 – info@visitacomano.it www.visitacomano.it

“Comano è”: gli operatori si incontrano d’Italia» di Rango e San Lorenzo in Banale, le delizie enogastronomiche, le distese verdi che sono un’autentica palestra a cielo aperto e altre perle quasi nascoste. Ogni partecipante ha avuto a disposizione uno spazio dedicato (un tavolo e delle sedie), per esporre il proprio materiale informativo e agevolare il contatto personale con il pubblico di operatori «della domanda» e per presentare la propria attività. Inoltre è stato realizzato un depliant con l’elenco di tutti gli operatori partecipanti e con i relativi contatti, uno strumento che ha quindi rappresentato una piccola «guida» alle attività della Valle. Nel pomeriggio si

sono così susseguiti i momenti di reciproca conoscenza, con la speranza che queste chiacchierate contribuiscano a rinsaldare la tanto sospirata «rete» tra le diverse realtà del territorio. Il buffet è stato curato dall’associazione di produttori locali DEGES e dalla COPAG, che si sono presentate anche attraverso l’assaggio dei propri prodotti. A margine del workshop, è stato inoltre presentato uno dei «Viaggi dell’Emozione», iniziativa (curata da Ecomuseo della Judicaria e Apt) capace di far conoscere pagine di storia giudicariese in modo coinvolgente e dinamico.


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Economia

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Il riannodarsi dell’Autonomia Un patto per diventare modello di federalismo in una terra di confine

Se oggi correttamente nel dibattito politico la vecchia classe politica fa notare come nel decennio appena passato l’alleanza di PATT e SVP con il centro sinistra, abbia salvaguardato la realtà regionale dalle mire dei partiti nazionalisti come Forza Italia e Alleanza Nazionale, oggi è corretto interrogarsi su come si comporteranno il Movimento 5 Stelle e la nuova Lega nei confronti della nostra autonomia. La particolare alleanza tra partiti legati alla tradizionale cultura cattolica trentina e alto atesina come SVP e PATT, con il PD, decisamente più laico e ostile al localismo, era dovuta alla miopia con cui i partiti della destra si ponevano nei confronti della nostra regione, imbevuti ancora da pregiudizi come si coglieva nel perenne scontro per la toponomastica o nella difesa a oltranza dei monumenti risalenti al periodo del

di Marco Zulberti Le dichiarazioni preoccupate sul futuro dell’Autonomia del Trentino Alto Adige da parte degli esponenti del centrosinistra usciti sconfitti dalle elezioni nazionali alzano le luci sul dibattito che dovrà necessariamente accompagnare il delicato percorso che separa la nostra regione dalle prossime elezioni di ottobre. La quasi scomparsa in parlamento dei rappresentati del PATT e del PD che fascismo. Fu quella miopia a portare l’SVP e il PATT verso il centro sinistra, come nei decenni precedenti fu la stessa DC trentina, troppo filo romana, a tenere in ostaggio l’Alto Adige e che costrinse Silvius Magnago a urlare quel “Los von Trient”, completando l’attuazione del “pacchetto” solo alla fine degli anni Settanta, compresa l’importante riforma delle giustizia. La domanda che tutti ora si fanno è questa: sarà in grado la nuova classe politica di comprendere questi passaggi che hanno rafforzato l’autonomia e garantire ancora un futuro alla nostra popolazione Trentina e Alto Atesina?

Ricordiamo il fattaccio del primo comma della nuova legge elettorale bocciato lo scorso anno, proprio per la carenza di conoscenza da parte del Movimento Cinque Stella della salvaguardia della rappresentanza del Trentino Alto prevista dalla Costituzione A questo punto sbaragliati i partiti storici che faticano a fare autocritica ritirandosi in una sorta di sdegnato “Aventino”, scomparse le grandi personalità-guida come i Rogger, gli Andreatta e i Prodi, l’assenza di “padri autorevoli” che possano accendere la luce nel tunnel, ora il dibattito si deve pertanto spostare dalle segreterie dei partiti alle pagine dei quotidiani,

negli ultimi anni, insieme alla SVP, avevano mantenuto il rapporto tra il governo locale e quello centrale alimenta l’idea che i nuovi rappresentanti del territorio, ora appartenenti a M5S, Lega e Forza Italia, possano compromettere l’autonomia amministrativa che ha caratterizzato la nostra regione dal quel 5 settembre del 1946 in cui furono firmati gli accordi De Gasperi – Gruber. non solo “riannodando fili strappati” ma anche imbastendone di nuovi. Nella storia italiana molto spesso nei momenti di vuoto, sono stati i grandi giornali a guidare l’opinione pubblica e politica. Oggi nella nostra terra questo ruolo chiave dove esprimere opinioni e confronti spetta alle nostre testate locali dove per tessere nuove tele, per aprire una nuova prospettiva si deve uscire dai propri pregiudizi e chiedersi perché oggi la gente montana, soprattutto trentina, senta questi nuovi partiti più vicini nonostante la nostra Autonomia. Primo errore da non commettere è però quello di pensare a que-

sti nuovi giovani politici, come fossero la vecchia Forza Italia e la vecchia Lega Nord, sperando che nel loro atteggiamento vi sia una considerazione positiva del nostro modello d’Autonomia, che non va più visto come un privilegio specifico del nostro Trentino Alto Adige, ma come un modello di buon governo da proporre a tutte quelle regioni, come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna che da pochi mesi si sono incamminate verso una prima forma di federalismo. Non siamo più ai tempi di Forza Italia e Alleanza Nazionale partiti legati al modello centralista, e in questi

nuovi giovani politici, non solo trentini, è radicata la coscienza del buongoverno che ha caratterizzato la nostra terra e che va cautamente affrontato per non peggiorarlo. L’augurio è quello che su queste pagine si apra un dibattito dove le vecchie forze economiche e amministrative locali, trovino un interlocutore attento e sensibile in queste nuove forze politiche con le quali elaborare un piano di confronto di proposte e idee, disposti a lavorare insieme, guardando alle elezioni di novembre per l’intero bene delle nostre popolazioni montane. Riconoscere alla nostra terra quel ruolo strategico di frontiera e collegamento con il mondo tedesco, dove vivono da secoli insieme in pace e senza ideologie, minoranze italiane, tedesche, ladine, ravvivando la vita e l’identità delle comunità nelle nostre cento vallate.


Sanità E’ chiaro che con la decisione di luglio e con il dietrofront ha infranto la fiducia di tutti: infatti, se il declassamento non significava nulla, perché attuarlo? Butterini (e con lui il Consiglio della salute formato da sindaci ed assessori alle politiche sanitarie dei vari Comuni) non ci stanno a passare per sempliciotti che si possono bere ogni scelta con quattro rassicurazioni. La storia C’era una volta l’ospedale mandamentale 4 novembre, la cui prima pietra fu posta nel 1925, con inaugurazione nel 1931, grazie al contributo di alcuni comuni del Distretto di Tione. Per decenni ha servito gloriosamente le Giudicarie, fino al momento in cui vuoi per la politica provinciale, vuoi per quella nazionale, un piccolo ospedale è finito nel tritacarne della rottamazione. Arriviamo, o partiamo dal 2016, quando si è conclusa la lunga agonia del punto nascite, chiuso a dispetto delle polemiche che toccarono punte clamorose. Lunga, perché fin dal 2003 e dal 2004 veniva denunciata la mancanza di medici, e quindi le difficoltà di funzionamento. Andando avanti negli anni, si è vissuta una sorta di scoraggiamento a partorire a Tione. Così il numero di parti si è progressivamente ridotto, tanto da far dire alle pubbliche autorità provinciali che un numero tanto basso di parti (eravamo attorno ai 150 all’anno) era insufficiente a garantire la sicurezza. Perché se un’équipe ha mille parti da seguire si qualifica, se ne ha cento... Polemiche con punte clamorose, si diceva. 22.500 firme: il 66% di residenti, il 33% di ospiti. Questo il risultato della campa-

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Dietrofront della giunta provinciale: Tione ritorna struttura complessa

Ospedale: aspettando la nuova Ortopedia di Giuliano Beltrami Ti puoi fidare della politica? Se c’è uno che ha perso la fiducia, questo è Giorgio Butterini, presidente della Comunità di Valle, il quale si è trovato all’improvviso nell’occhio del ciclone a causa delle decisioni dell’assessorato provinciale alla sanità. Tra febbraio e marzo si è vissuta la farsa dell’ortopedia e della radiologia dell’ospedale di Tione, declassate improvvisamente (delibera 1183 del 21 luglio 2017, ma conosciuta solo a fine anno) da

gna partita l’8 agosto del 2014 dall’iniziativa della coppia formata da Patrizia Ballardini e Luigi Olivieri, rispettivamente presidente ed assessore della Comunità in quel tempo. Fu un’estate frenetica che vide impegnati nelle Giudicarie Comunità di Valle, Comuni, volontari, dipendenti dell’ospedale, per la raccolta di firme in calce alla petizione “Salviamo il punto nascite e il nostro ospedale”.

Passarono ancora due anni, cambiò l’assessore alla salute della Provincia, ma la situazione non è cambiata. Così nel 2016 è stata decretata la fine del punto nascite. Con un indennizzo. La Comunità di Valle e la Provincia firmarono un protocollo d’intesa che in sostanza recitava: si chiude il punto nascite, ma la Provincia e l’Azienda sanitaria si impegnano a valorizzare altri reparti ritenuti strategici per il territorio, come l’ortopedia, la radiologia, il pronto soccorso e un minimo di chirurgia. Per radiologia va fatto un discorso particolare: è un reparto per il quale viene individuato un doppio scavalco, fra Rovereto, Arco e Tione. Ortopedia. Eccellenza giudicariese Perché puntare su Ortopedia? Principalmente per la posizione e le conseguenti presenze turistiche delle Giudicarie. Non c’è dubbio che le piste di Pinzolo e Campiglio costituiscano un inevitabile bacino di utenti per il reparto. Basti recarsi in un pomeriggio d’inverno al pronto soccorso per rendersene conto: giovani ed anziani, scarponi ai piedi, in attesa di raggi e ingessature, con caviglie, ginocchia e femori malconci. Questo è l’aspetto più esteriore. In realtà l’eccellenza dipende da altri interventi, magari più complessi. Non a caso a Tione (dove opera l’équipe guidata dal

strutture complesse a strutture semplici. Farsa perché? Perché quando in Comunità di Valle si sono accorti del declassamento hanno drizzato le antenne e alzato la voce. Risultato: l’assessore Luca Zeni, dopo aver cercato di aggiustarla alla bell’e meglio dicendo che si trattava di una questione di lana caprina e che non cambiava nulla, ha deciso di riportare i due reparti a strutture complesse. primario Luigi Romano) arrivano anche personaggi famosi da fuori provincia a farsi mettere le mani sugli arti. Nel 2016 sono stati effettuati 90 interventi protesici e nel 2017 addirittura 160. Ciò nonostante i vertici dell’Azienda abbiano nominato Romano a scavalco all’ospedale di Cles. In passato fu la stessa cosa: chi non ricorda Enrico Castaman, punto di riferimento nazionale negli anni Novanta? Quindi apparentemente non c’è al-

cuna intenzione di ridurre i servizi. Apparentemente. La delibera del luglio 2017 di declassamento fa pensare ad una cosa diversa: fa tornare con la mente al punto nascite: fa temere che ci si trovi di fronte al preludio di un indebolimento progressivo. Butterini è categorico: “Ricordo che il preludio alla chiusura del reparto di maternità - sottolinea - fu lo scavalco primariale sul reparto di ostetricia e ginecologia. Sappiamo tutti

com’è andata a finire”. Ancora Butterini: “Una delibera come quella di luglio è gravissima: infatti la forza e la tenuta di un ospedale territoriale è riconducibile al senso di fiducia che i cittadini hanno dell’ospedale stesso. Quella delibera non andava adottata, e comunque quantomeno andava condivisa con gli amministratori locali”. Ultime domande: perché declassare Tione e non Cles? Perché ridare la maternità a Cavalese (che ha un bacino inferiore ai 20.000 abitanti) e non ridarla a Tione, che sfiora il doppio degli abitanti? E ancora: è sensato che lavori di consolidamento di un soffitto vengano rimandati per due anni? “Presi in giro”, questa è la reazione dei sindaci e del presidente della Comunità di Valle.

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Salute

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L’abitudine è più frequente negli uomini (40%), rispetto alle donne (20%). Per quanto riguarda i giovani, il 76% dei ragazzi fra i 18 e i 24 anni, e il 61% delle ragazze di pari età consumano alcol a maggior rischio in conseguenza a comportamenti come il binge drinking, ovvero il consumo in una sola occasione di grandi quantità di alcol (ad esempio più di 5 birre, o 5 bicchieri di vino, o 5 bicchierini di superalcolici). Per le donne il valore è minore, infatti l’organismo femminile presenta una massa corporea inferiore rispetto all’uomo, minor quantità di acqua corporea e meno efficienza dei meccanismi di metabolizzazione dell’alcol (carenza dell’enzima epatico alcol deidrogenasi). A pari quantità di bevande alcoliche, quindi, corrisponde un livello di alcolemia maggiore in una donna rispetto ad un uomo. Il piano provinciale della prevenzione si pone alcuni obiettivi che i singoli centri di alcologia del territorio cercano di concretizzare fondamentalmente attraverso un programma di informazione, il supporto ai gruppi come i club alcologici territoriali, l’educazione nelle scuole e la cura. Ma forse il primo degli obiettivi, e probabilmente il più complicato da ottenere, è il cambio di mentalità nei confronti dell’alcol. Se ad esempio in famiglia si ritiene del tutto normale che un ragazzino di 16 anni beva davanti ai genitori, c’è un problema, culturale prima che di sa-

In Italia i consumatori a rischio sono il 17%, in Trentino si alzano fino al 30%

Alcol: dati preoccupanti in regione di Chiara Garroni

Aprile è il mese della prevenzione alcologica: il 70 % dei trentini non ha problemi legati all’alcol, e la metà di questi dichiara di essere astemio, mentre il 30% è un consumatore a rischio. Questi dati, i più recenti disponibili e riguardanti gli adulti dai 18 ai 69 anni, sono quelli emersi lute. I progetti che da diversi anni vengono realizzati nelle scuole superiori di Tione sono tre: “Strada Amica”, “In punta di piedi sul pianeta”, ed “Educazione tra pari”. Quest’ultimo in particolare è risultato assai efficace, perché prevede una formazione intensa a 20 ragazzi, per 20 ore di corso, i quali poi in prima persona diventano educatori dei loro compagni, con messaggi sicuramente più efficaci rispetto a quanto può fare un adulto. Per i più grandi, poi, c’è sempre l’intervento della polizia locale, che illustra le regole riguardanti la patente, con particolare attenzione sui pericoli che legano alcol e giuda. L’impressione è che in questi ultimi anni, sia grazie a

dal sistema di sorveglianza “Passi” dell’osservatorio per la salute della Provincia. Mediamente in Italia i consumatori a maggior rischio sono il 17% della popolazione adulta, ma in Trentino, e nelle altre regioni del nord-est, il dato è maggiore.

questi interventi nelle scuole, che per i controlli che carabinieri e polizia locale fanno sulle strade con l’etilometro, la consapevolezza dei giovani nei confronti della guida in stato di ebbrezza sia aumentata. Preme molto non farsi ritirare la patente, perché poi non è così semplice riottenerla. Il Centro alcologia, antifumo e altre fragilità tionese nel 2017 ha seguito 179 utenti, di cui 26 donne. Le persone che hanno dovuto riottenere la patente sono state 90. Ci ha detto il comandante della polizia delle Giudicarie Carlo Marchiori che ormai è molto difficile trovare giovani che, nei controlli con l’etilometro, superino di poco le quantità di alcol consentite per guidare.

E’ più probabile che il tasso sia molto alto, e questo perché chi ha esagerato non ne ha neppure consapevolezza, mentre gli altri si rendono conto che è meglio non mettersi alla guida dell’auto perché si è bevuto un po’. Prova di questa “consapevolezza” è l’aumento esponenziale dei servizi taxi e pulmini che portano i ragazzi a casa dopo le feste e le serate alcoliche. Questo atteggiamento, se salva la patente e permette di avere strade più sicure, non può però soddisfare gli educatori, perché comunque rimane il fatto che tanti giovani bevano troppo, specie in certe occasioni. Anche negli ambienti di lavoro, con le restrizioni legislative che ci sono state negli ultimi anni, la situazione è migliorata, ma appare comunque fondamentale il controllo e l’esempio dei genitori in famiglia, che sono la base per maturare corrette abitudini e sani stili di vita.

L’azione dei Club alcologici territoriali

“Da quando vengo qui a questo gruppo mi sento sempre meglio, incontro persone diverse con i loro problemi ma con un gran cuore e buoni consigli da ascoltare. Il tempo è veramente utilizzato bene, ad ogni incontro ci si conosce sempre un po’ di più e si sta creando una buona amicizia, e persone su cui si può contare. E’ un’esperienza utile che consiglio a tutti, anche a quelli che fanno finta di non vedere che hanno un problema. Per me è ancora difficile non bere, ma ci sto riuscendo e spero che un giorno questa sia un’abitudine e non uno sforzo. Grazie perché mi ascoltate. M.” Questa è una delle tantissime testimonianze di una persona che sta frequentando uno dei Club alcologici territoriali delle Giudicarie, e l’abbiamo scelta fra le tante perché ci sembra che metta in luce due aspetti fondamentali del problema alcol: è difficile

ammettere di avere un problema, ma con l’ascolto e l’aiuto dei club si riesce a venirne fuori. Il primo club nacque nel 1986 a Tione, ed oggi ce ne sono 14 nella nostra valle, e tutti lavorano in sinergia con il Centro alcologia, antifumo e altre fragilità, che ha sede in via Ospedale 10 a Tione (tel. 0465 331521). Viene applicato il metodo ideato dal professor Hudolin, psichiatra croato che aveva intuito essere fondamentale l’approccio ecologico sociale e la spiritualità antropologica per affrontare i problemi alcol correlati. Ovvero vedere l’uomo calato nella sua rete di relazioni in famiglia e in comunità, e legarsi agli altri con solidarietà ed amicizia: ciascuno è responsabile degli altri, e gli altri sono responsabili per lui. Questo fa progredire tutta la comunità verso un benessere diffuso. Le regole base sono la discrezione assoluta, la sincerità, e la

costanza nel partecipare agli incontri settimanali. E, soprattutto, non mollare, non spaventarsi se si ricade, perché poi ci si può rialzare. Nell’esperienza concreta, si entra nei club perché te lo consigliano gli esperti del servizio alcologia, o ti accompagnano i familiari. Nessuno ci entra perché ammette a se stesso di avere un problema. La partecipazione della famiglia è il segreto del funzionamento dei club. Assieme ad altre famiglie che sostengono nelle difficoltà, non solo si smette di bere, ma soprattutto si cambia lo stile di vita che ha procurato i problemi alla base della dipendenza. A volte succede che le persone siano sole, ma il club aiuta anche in questo caso, ed affianca una “nuova famiglia” che condivide il percorso di cambiamento. E’ difficile entrare la prima volta, dicono tutti quelli che partecipano ai club, ma poi “si spalanca un altro mondo”,

si prende coscienza di sé, ed il sentirsi non giudicati, ma ascoltati e compresi, fa sì che si continui a frequentare i club perché ci si sente bene, e si continua a farlo anche per molti anni. Qualcuno diventa, dopo aver frequentati corsi specifici, un servitoreinsegnante, che è l’altra figura fondamentale del club, oltre alle famiglie. E’ una persona che induce a parlare, che coordina gli incontri del club, ed accompagna con grande disponibilità i racconti delle grandi sofferenze che spesso emergono dietro alle dipendenze. L’approccio al bere è diverso a seconda di genere ed età: le donne adulte bevono da sole, in casa, gli uomini in compagnia, al bar, i giovani in gruppo, alle feste del sabato sera, e spesso consumano anche droga. La risposta per tutti è ammettere il problema, e farsi aiutare dagli altri per venirne fuori. In

questi ultimi anni si è visto che sempre più i problemi non vengono soli. Le fragilità si sono moltiplicate, e per questo sono nati i Club di Ecologia Familiare che vanno ad integrare l’offerta a favore dei nuovi bisogni che emergono e che non hanno ancora una risposta. Droga, psicofarmaci, gioco, internet, fumo, cibo, ansia, depressione, disagi in genere che evidenziano essere in atto un cambiamento e un aumento delle complessità che si aggiungono a quelle alcol correlate. Al momento in Giudicarie sono due le strutture di questo tipo, a Tione e Condino, i Club di Ecologia Familiare, e si avvalgono dello stesso approccio dei Club Alcologici e fanno riferimento alle ACAT locali (recapiti a Tione 3357883685, in Rendena 3492874095, nel Bleggio 3407020597). Si tratta di gruppi in cui sono compresenti persone e famiglie con diversi disagi

e sofferenze che hanno la possibilità di condividere le loro situazioni di vita in un percorso di mutuo aiuto che mira al cambiamento. Anche qui oltre alle famiglie è presente un servitore-insegnante, facilitatore della comunicazione e garante della metodologia. Acat e Centri dell’Azienda sanitaria, pubblico e privato assieme organizzano altre iniziative a favore del benessere della comunità; fra le altre la Scuola di Ecologia Familiare aperta a tutta la popolazione, che inizierà il 10 maggio e proseguirà con altri 5 incontri a cadenza settimanale. Laboratori di disassuefazione da fumo, nel 2018 a marzo e a settembre, serate di confronto sulla fragilità aperte a gruppi specifici e alla popolazione in generale, e ad ottobre un corso di sensibilizzazione sull’approccio ecologico sociale al benessere nella comunità, aperto a tutta la popolazione. (C.G.)


Salute

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Il progetto Okkio alla salute dal 2007 monitora 47 classi di terza elementare

Più istruzione uguale più salute, anche a tavola Bambini: 1 su 5 è in sovrappeso

Il progetto è nato nel 2007, siamo alla quinta edizione del monitoraggio, che viene effettuato in alcune scuole della provincia (Cavalese, Gardolo, Fondo, Roncegno, Tione). Sono stati coinvolti i bambini di 47 classi di terza elementare e i loro genitori, in un’ottica di salute intesa non come assenza di malattia, ma come promozione di corretti stili di vita. Questo l’obiettivo principale che va nella direzione anche di far acquisire la capacità di scegliere consapevolmente, nella prospettiva di contrastare le devianze future. Vediamo alcuni dati emersi in provincia, con il relativo confronto alla media nazionale. Il 75% dei bambini trentini è normopeso (69% in Italia), il 66% (59% in Italia) fa una colazione adeguata e il 71% (43% in Italia) fa una merenda di metà mattina adeguata; il 73% (64% in Italia) non consuma quotidianamente bibite zuccherate o gassate e il 14% (9% in Italia) consuma le 5 porzioni giornaliere di frutta e/o verdura. Inoltre, in provincia di Trento il 30% dei bambini si reca a scuola a piedi o in bicicletta (27% in Italia); il 91% (82% in Italia) ha svolto almeno un’ora di attività fisica il giorno precedente la rilevazione e in particolare

di Chiara La salute dei bambini trentini è migliore rispetto alla media nazionale, ma 1 su 5 è in sovrappeso, dunque c’è da migliorare. Questa la sintesi dei risultati di “Okkio alla salute”, una indagine svolta su diversi aspetti della salute e sui più importanti fattori che la condizionano, presentata a l’82% (66% in Italia) ha giocato all’aria aperta e il 52% (45% in Italia) ha svolto attività sportiva. Il 75% dei bambini trentini guarda la TV o usa videogiochi, tablet o cellulare al massimo 2 ore al giorno (41% in Italia). Nello specifico è obeso il 5% dei bambini trentini (9% in Italia) e in sovrappeso il 18% (il 21% in Italia), con eccessi di sovrappeso e obesità nei figli di genitori con titoli di studio bassi o con una situazione economica problematica. Esiste un’associazione forte tra lo stato nutrizionale dei bambini e quello dei genitori: figli di genitori obesi hanno una maggiore probabilità di esserlo anch’essi. Quando almeno un genitore è obeso il 28% dei bambini (28% in Italia) è in sovrappeso e il 14% (21% in Italia) è obeso. Il 5% dei bambini trentini (8% in Italia) salta la prima colazione e il 30% non la fa adeguata (33% in Italia); il 23% fa una merenda di metà mattina abbondante (53% in Italia) e il 27% consuma quotidianamente bevande zuccherate e/o gassate

(36% in Italia). I figli di donne con una scolarità medio-bassa hanno abitudini alimentari peggiori. Il 9% dei bambini (18% in Italia) non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’indagine; il 34% pratica attività sportiva strutturata per non più di un’ora a settimana (34% in Italia) e soprattutto il 15% fa giochi di movimento per non più di un’ora a settimana (24% in Italia). Nel contempo il 25% dei bambini trascor-

Garroni

Tione, dai dottori Zanetti, Zuccali e Moghadam del Dipartimento della conoscenza e del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia, che in collaborazione con l’Azienda sanitaria e gli istituti scolastici del territorio hanno effettuato la ricerca.

re minimo 2 ore al giorno con il cellulare, il tablet, giocando ai videogiochi o guardando la TV (41% in Italia) e la percentuale di essi arriva al 40% nei figli di donne con titolo di studio basso. Il 19% (44% in Italia) ha una TV in camera. Il 70% si reca a scuola utilizzando mezzi di trasporto pubblici o privati (73% in Italia). Riassumendo: più istruzione è uguale a più salute, e le scuole trentine con la presenza di palestre e

cortili, e delle mense che permettono una alimentazione sana ed equilibrata, hanno reso nel tempo migliori le condizioni di salute dei ragazzi. Naturalmente la famiglia ha un ruolo molto importante, ed i dati dimostrano che i bambini obesi sono quasi sempre figli di genitori obesi. Per quanto riguarda la sedentarietà, e si è visto che non incide quasi per niente sull’obesità, per la quale serve soprattutto una giusta alimenta-

zione. La sedentarietà incide invece molto sui problemi cardiovascolari, sul diabete e su alcuni tumori, allo stesso livello del fumo. L’obesità infantile genera varie malattie quali asma, problemi muscolo-scheletrici, ipertensione e cirrosi non alcolica. Da non sottovalutare anche i problemi emozionali, e le difficoltà di apprendimento. Dal 1980 ad oggi l’obesità nel mondo è cresciuta a dismisura, l’aumento è stato del 28% negli adulti e del 47% nei bambini. E’ quasi sempre legata a un basso livello di istruzione, e all’enorme aumento dei cibi preconfezionati, delle bibite zuccherate e di dolciumi e snack. I consigli sono i soliti: molta verdura e frutta, legumi, pesce, carne in quantità limitata, cereali e farinacei senza esagerare, e possibilmente integrali. Al termine della serata, che era dedicata ai genitori ed è stata poco partecipata a causa del maltempo, sono stati illustrati i progetti legati alla alimentazione che si fanno negli Istituti Comprensivi di Tione e della Rendena. “L’auspicio - ha concluso il dirigente Alberto Paris - è tradurre in buone pratiche i principi teorici, e applicare la cultura della vita sana anche a livello domestico”.


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Elezioni


Europa

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Forti preoccupazioni a Bruxelles dopo il voto del 4 marzo

Aspettando l’Italia L’Italia, Paese che con Alcide De Gasperi è stato fondatore dell’Unione e da sempre sostenitore del processo di integrazione avrà un peso molto significativo nel definire il corso che nel prossimi anni potrà avere l’unione popoli del Vecchio continente. E questo non solo per essere, con oltre 60 milioni di abitanti, uno dei tre maggiori Paesi dopo la Brexit, ma per quello che la Nazione rappresenta sotto il profilo politico, storico geografico. Una geografia che ci vede a due passi da quel continente africano che ha già iniziato a rappresentare una delle maggiori sfide epocali non solo per l’Europa ma per il mondo intero. Di fronte ad un’Unione europea che sotto vari aspetti scricchiola, che sta già subendo colpi bassi da parte di suoi Stati membri verso i quali ha esercitato in maniera molto generosa la solidarietà, servirebbe un’Italia forte catalizzatore delle energie positive

di Paolo Magagnotti

L’Europa aspetta l’Italia. L’attesa, in uno stato di molta preoccupazione, riguarda la maggioranza governativa che si formerà nel Parlamento e chi guiderà l’esecutivo. Forti timori dopo le elezioni dello scorso 4 marzo che hanno visto l’affermarsi di formazioni

che ancora esistono. Serve un’Italia che non vada a Bruxelles e a Strasburgo a battere i pugni, bensì un governo italiano che si metta al tavolo delle trat-

tative con la responsabile consapevolezza che anche per il bene degli italiani serve un’Europa forte, capace di rapportarsi da posizioni di forza unita-

populiste fortemente critiche nei confronti del Unione europea sono già stati espressi soprattutto dai vertici delle istituzioni UE e da capi di Stato o di governo di Paesi che, come Francia e Germania, rappresentano pilastri fondamentali del Progetto europeo.

ria con giganti economici mondiali affermati o emergenti, dagli Stati Uniti alla Cina. Un’Europa che sia unita è forte nel confrontarsi con le sfide presenti

della globalizzazione e preparata nell’affrontare gli urti sicuri di un futuro incerto. Come per tutte le cose decise dagli uomini anche i trattati, i metodi

e le politiche dell’Unione europea sono realtà soggette al mutare dei tempi e che richiedono adeguamenti. È tuttavia fondamentale che i cambiamenti avvengano ruotando attorno a quel perno fondamentale che si chiama unità. Viviamo in un mondo e andremo sempre più verso una società globale che dovrà confrontarsi quotidianamente con l’interdipendenza, cosicché tutto avrà influenza su tutti. Di fronte a tale processo, che non ha la minima possibilità di ritorni, voler aggrapparsi e farsi guidare dalle sovranità nazionali significa pensare in termini medioevali; sognare visioni westfaliane potrebbe a brutti risvegli. Mi auguro che se al Consiglio europeo a Bruxelles andrà chi in campagna elettorale ha caricato i cannoni contro l’Unione europea sedendo al tavolo con gli altri capi di Stato o di governo rifletta prima di accendere la miccia.


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Territorio

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Le domande si possono presentare dal 2 maggio fino al 31 luglio 2018

Arrivano le agevolazioni per gli interventi edilizi Le detrazioni d’imposta statali sono ammesse sul 50% delle spese sostenute in caso di interventi di ristrutturazione edilizia con il limite massimo di detrazione d’imposta pari a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare e del 65% per alcuni interventi di riqualificazione energetica con i limiti massimi di detrazione di imposta di diversificati a seconda della tipologia di intervento. La Provincia partendo dalle detrazioni statali ha previsto di anticipare subito la disponibilità dei finanziamenti che altrimenti lo Stato riconosce in dieci rate annuali. L’anticipazione riguarda la detrazione fiscale teorica spettante calcolata d’ufficio nel rispetto della disciplina statale sulle spese effettivamente sostenute. La predetta anticipazione è effettuata

Sarà approvato tra pochi giorni da parte della Giunta Provinciale il pacchetto di norme che prevedono la concessione di contributi nel settore dell’edilizia. Nello specifico, sono tre le misure contributive previste. mediante la stipulazione di un contratto di mutuo avente delle particolari caratteristiche imposte dalla Provincia alle banche convenzionate: durata decennale, piano di ammortamento italiano (quota capitale costante), tasso fisso in una misura massima predefinita e assenza di commissioni e oneri aggiuntivi a carico del mutuatario. La persona che stipulerà il predetto mutuo, avrà la disponibilità immediata del finanziamento, e dovrà poi rimborsarlo alla banca mediante 10 rate annuali utilizzando le detrazioni sulle imposte statali. Nel contempo la medesima persona riceverà dalla Provincia dieci rate an-

La prima riguarda chi intende fare interventi di recupero edilizio e di riqualificazione energetica che beneficiano delle detrazioni d’imposta statali, possibilità che era già stata attivata anche lo scorso anno.

nuali di contributo a copertura degli interessi del mutuo. Saranno ammesse a contributo le domande secondo l’ordine cronologico di presentazione fino all’esaurimento delle risorse disponibili. L’unico criterio è pertanto quello dell’ordine cronologico di presentazione (non occorre presentare per questo tipo di domanda l’indicatore ICEF). La seconda misura riguarda la riqualificazione dei centri storici, attraverso incentivi economici per ristrutturare le facciate degli edifici e per la risistemazione degli interni. L’intervento - ha spiegato l’assessore Carlo Daldoss consiste nella concessione di

contributi a fondo perduto per l’abbellimento delle facciate degli edifici e contestuale possibilità di finanziamento anche della ristrutturazione interna, con fondi dedicati a giovani coppie ed anziani. I contributi a fondo perduto potranno essere fino al 40% della spesa ammessa ( massimo 80.000,00 di spesa per le facciate ed il doppio per i lavori interni) oppure se si attiva la detrazione fiscale statale il contributo provinciale sarà al massimo il 20%. Per selezionare le domande finanziabili si utilizzerà il parametro ICEF con il limite di 0,8 per le facciate, (limite elevato che consentirà a molte famiglie

di entrare in questo criterio), e 0,45 un limite inferiore per i lavori interni. In una prima fase saranno ammessi solamente lavori per immobili posti in centro storico, mentre nell’apertura autunnale, in considerazione dei fondi avanzati, potranno essere ammessi interventi anche all’esterno dei centri storici. La terza misura prevede un contributo a fondo perduto di 15.000,00 per l’acquisto della prima casa di abitazione. In questo caso non si applicherà il criterio dell’ICEF e quindi tutti potranno presentare domanda con l’unico limite dell’età inferiore a 55 anni. Il criterio di accoglimento

delle domande sarà quello cronologico. Unico vincolo, l’attivazione di una pensione complementare, con versamenti che permettano in futuro la possibilità di integrare la pensione. Un chiaro e consapevole invito da parte della amministrazione pubblica alla diffusione della cultura della previdenza complementare a favore del benessere futuro della comunità. Queste agevolazioni approvate dalla Provincia sono state concertate con le Casse Rurali Trentine, l’Associazione Artigiani della Provincia di Trento e Laborfonds. Maggiori informazioni e i moduli di domanda si potranno consultare sul sito internet della Provincia autonoma di Trento, http:// www.provincia.tn.it. (E.B.)

FSA s.n.c è unèEnte Accreditato pressopresso la Provincia Autonoma di Tren FSA s.n.c un Ente Accreditato la e Provincia il Fondo Autonoma Sociale Europeo (codice organismo 1169) che han di Trento e il Fondo Sociale riconosciuto a FSA s.n.c la possibilità offrire interventi a contenu Europeo (codice organismo 1169) di che hanno formativo co-finanziati dal laFondo Sociale Europeo nel territo riconosciuto a FSA s.n.c possibilità di offrire provinciale, Competenza interventi attribuendo a contenutoProfessionalità, formativo co-finanziati dal e Trasparen nell’esecuzione. Fondo Sociale Europeo nel territorio provinciale,

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Personaggio

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La Scuola Musicale delle Giudicarie ha un progetto di valorizzazione

Igino Dapreda: la sua musica rivive a Condino

Tutti pezzi che Fogliardi in occasione del trentesimo anniversario della morte di Dapreda ha riunito in una particolare incisione discografica realizzata in collaborazione con la musicologa Carla Moreni, la voce recitante di Andrea Castelli e le illustrazioni di Bianca Schweizer, e presentato con quest’iniziativa al pubblico della sua Condino, dove la famiglia Dapreda, ed in particolare il Maestro Iginio, nella storia ed evoluzione del Corpo Musicale “Giuseppe Verdi”, attivo a Condino già dal 1871, rappresentano da sempre un fondamentale riferimento. Iginio Dapreda nacque infatti a Condino nel 1903. Avviato alla musica dal padre Simone, che a sua volta era maestro di banda e organista, continuò gli studi di pianoforte dapprima con Roberto Rossi a Rovereto, quindi con il maestro Mario

A

Mariachiara Rizzonelli

fine febbraio presso la Sala Consiliare del Municipio di Condino la Scuola Musicale delle Giudicarie assieme al Comune di Borgo Chiese e al Bim del Chiese hanno organizzato la conferenza/concerto “Vecchio Castello e altre Fiabe Sonore; in viaggio con Iginio Dapreda”. Il pianista Stefano Fo-

Cerignani a Parma, dove nel 1928 conseguì il diploma di maestro di pianoforte. Suc-

cessivamente, tra il 1928 e il 1929, fu docente nel Liceo Musicale di Trento,

gliardi, ex allievo di Dapreda e promotore di una particolare attività/laboratorio dedicata al Maestro e gli allievi delle classi di pianoforte di Dario Donati e Annely Zeni, il teatro musicale di Gabriella Ferrari della Scuola Musicale Giudicarie hanno suonato dodici brani scelti tra i “Pezzi Facili op. 2” di Iginio Dapreda. quindi, tra il 1929 e il 1932, si recò a Parigi, insegnando poi anche a Riva del Garda e diplomandosi in organo (1933) e in composizione (1937) e perfezionando la propria formazione con la frequenza dell’Accademia Chigiana di Siena. Tra il 1941 e il 1956 ebbe la cattedra di pianoforte al Conservatorio di Bolzano. Ritiratosi a vita privata a Condino continuò dando lezioni private a quanti gliene chiedevano fino alla sua morte, avvenuta nel 1988. Nel 1996 in occasione del 125° di fondazione il Corpo Musicale “Giuseppe Verdi” gli ha dedicato la pubblicazione di un volume dal titolo “Appunti di vita musicale a Condino”; nel 2008 Gloria Tommasini ha redatto ancora una tesi di laurea dal titolo “La nuova biografia e il primo catalogo delle opere di un giudicariese riservato e colto”, mentre nel 2011 Provincia Autonoma di Trento e Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto hanno sostenuto la pubblicazione del volumetto “Iginio Dapreda, musicista, compositore e didatta. Omaggio a Iginio Dapreda”. Ora finalmente il maestro Fogliardi e la Scuola Musicale delle

Giudicarie stanno promuovendo la musica e la figura del maestro condinese tra un pubblico possibilmente ancora più allargato. A iniziare proprio dall’affezionato dal pubblico condinese e giudicariese, che ha dimostrato di apprezzare no-

tevolmente l’iniziativa. “A Condino esiste una via che porta il suo nome - spiega il sindaco Pucci - Iginio Dapreda con la sua vita e le sue opere infatti ha indicato a tutti la strada da percorrere, quella dell’umiltà, lui apprezzatissimo da tutti eppure riservato e schivo, dello studio serio e della continua ricerca, quella che lo ha portato anche a lasciare il proprio paese. Ecco la sua è una figura che si pone come un insegnamento per tutti noi”.

Il ricordo della nipote Giacinta Dapreda

Iginio, per me zio Gino, l’ho conosciuto bene perché viveva nella mia stessa casa. Trascorreva gran parte del tempo nella sua stanza arredata con il pianoforte ereditato da nonno Simone sul quale tutti i componenti della famigli Dapreda si sono esercitati, l’organo, dove lo zio si preparava per i concerti, libri classici in latino, italiano, greco, dischi di musica classica e le foto dei suoi idoli: Bach, Verdi, Puccini, Wagner, Liszt e altri musicisti suoi amici come il maestro compositore Riccardo Zandonai e il grande organista Fernando Germani, che avuto modo di frequentare nel corso della sua carriera. Se non era lui a suonare erano i suoi dischi a riecheggiare per tutta la casa: Verdi, Puccini, Wagner hanno accompagnato la mia vita trascorsa a Condino. Oltre che zio, Gino fu anche il mio primo maestro di pianoforte. La lezione iniziava sempre con le scale: maggiore e minore, moto retto e contrario, poi esercizi con Czerny, Bertini e pezzi di Anna Magdalena, cultrice di Bach. Su mia richiesta mi insegnava alcuni suoi pezzi per piano: la Pastorale, Sul Lago, Scherzo. Si finiva sempre con Diabelli a quattro mani, per me un momento molto divertente. Ricordo tanta soggezione prima delle lezioni, perché lo vedevo come un mostro sacro della musica, pochi complimenti, ma anche dolcezza, pazienza e, al termine delle lezioni, la comparsa a margine del pianoforte di cioccolato o soldini destinati al biglietto del cinema. Quando papà Celestino andava a “udienze” dallo zio Gino il commento era: “Eh, la gan vede deter!”. L’appuntamento fisso dell’estate era l’Opera all’Arena di Verona e in quell’occasione speciale la mamma Anna preparava i mitici “capùn”. Sì, molti dei miei ricordi d’infanzia e di adolescenza sono accompagnati dalla musica, da buona musica, che inconsapevolmente ha contribuito profondamente alla formazione delle mie competenze musicali. Devo quindi molto allo zio se in età adulta sono riuscita a realizzarmi come insegnante di canto. Gran parte delle mie capacità come maestra di coro le avevo già in me, erano scolpite dentro la mia anima. In conclusione, care e cari giovani, alla luce della mia lunga esperienza mi permetto di darvi qualche consiglio: cogliete le ottime opportunità offerte dalle scuole musicali e dai loro validi insegnanti e approfittate per praticare e ascoltare buona musica. Credo profondamente che non possa fare altro che migliorarvi.


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Il Saltaro delle Giudicarie

APRILE 2018

Il Mansueto, neanche tanto mansueto, stava imprecando contro il padre: “ E’ incazzato nero, non capisce, e non sa che anch’io ho votato Lega...se lo sapesse rischierei la pelle...” “ Io ho votato 5stelle, ma a mia nonna non interessa niente, però... hai visto com’è andata? Chi l’avrebbe detto...Lega e 5stelle che trionfano, tutti gli altri spariti, morti, moribondi, o randagi in cerca di riparo...” se la ride l’Ezio, birbante da sempre. E così continuarono con sempre più fervore. “ Hai visto il principe, il Dellai, il ras degli ultimi vent’anni ...l’hanno infilato come un tonno... una figuraccia, un uomo democratico, pieno di idee...” “Già, pieno di chiacchiere a dir il vero, un grande imbonitore che per un ventennio ce l’ha raccontata alla grande e noi tutti a credergli…e lui faceva le sue cose, le sue e quelle dei suoi amici...” “ Ricordo che s’era creato un cerchio magico attorno a lui, tutti pronti ad osannarlo, con galoppini che presiedevano il territorio, e lui che faceva e disfaceva a suo piacimento....” “Se penso a quando s’è inventato Metroland, una caz..gigantesca, ci voleva risucchiare tutti a Trento chiusi in gallerie e cunicoli, eppure quando la raccontava sembrava fattibile, roba da matti! Intanto qualcuno ci avrà lavorato... ben pagato s’intende...per non dire del Not, il nuovo ospedale, progettato, riprogettato, appaltato e riappaltato con dispendio enorme di soldi, tanto mica erano suoi, erano nostri...” “ E cosi quando è arrivato Rossi alla presidenza, s’è trovato senza un soldo, con la Provincia con debiti e l’Italia in crisi, una vera sfiga per il nuovo presidente...” “Poi si continua a dire che Dellai è stato un grande presidente... è stato più che altro un pifferaio magico, cinico e presuntuoso, e con tutti i soldi che aveva a disposizione ha fatto più male che bene...” “Robe da matti...ma allora la Provincia funzionava così, si finanziavano palestre da milioni di euro dove non erano necessarie, caserme dei pompieri in ogni angolo del Trentino, si sono inventate le Società partecipate, quasi tutte inutili, ma utili per po-

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Divine elezioni La Maroca, ostessa d’altri tempi, era furiosa, era già sera tarda e non si faceva vedere nessuno. Finalmente due giovanotti a lei ben noti, il Mansueto figlio del maestro Elia e l’Ezio, figlio di nessuno, allevato dalla nonna , entrarono salutando allegramente prendendo posto in fondo al locale e si misero a parlare fra di loro animatamente. La Maroca portò la birra ordinata al-

ter gestire mari e monti, s’è perfino finanziata la Val di Vestino- Bondone, un tunnel a senso unico, con semaforo per collegare i circa 600 abitanti di lassù con Storo, si spenderanno 35-40 milioni, e non servirà a nessuno.” “ Porca vacca, se quei soldi li spendevano per sistemare la Ponte Caffaro-Idro sarebbe stato molto meglio, sono anni che le nostre aziende chiedo una strada veloce per arrivare all’autostrada, no, quella no, mille volte promessa, ancora una volta rimandata a chissà quando...” “Questa era ed è rimasta la Provincia...” “ Poi parlano di autonomia...autonomia vuol buon governo, massimo impegno per garantire a tutti gli stessi diritti, una qualità della vita garantita in ogni parte del Trentino, perequazione fra i vari territori, evitando privilegi per alcuni e disagi per altri.” “Già, chissà perché la val di Non gode di ogni comodità: la strada come un’autostrada, il treno, ospedale all’avan-

guardia, agevolazioni d’ogni tipo…. il loro Protettore san Panizza per i nonesi s’è disfatto, sembra che le valli vengano servite in base alla rappresentanza...ai potenti che si battono per loro, così ci sono valli di serie A e valli di serie B, noi giudicariesi, a quanto pare siamo di serie C, nonostante i grandi e benemerito sforzi del nostro Tonina.” “I nonesi sono da capire, poverini, hanno i comuni più poveri del Trentino, ma chissà perché, miracolo di san Romedio, hanno le casse Rurali strapiene di depositi...ehh le mele….beata povertà!” “ E noi siamo rimasti alla strada d’anteguerra o poco più, che se trovi un Tir andando a Trento resti in coda per un paio d’ore. A me sa tanto di presa in giro.” “Per non parlare dei dipendenti provinciali, strapagati, i giudicariesi li puoi contare sulle dita di una mano, son quasi tutti nonesi, cembrani e cittadini, tutta gente che ha fatto regolare concorso, così dicono, lo dice anche Paniz-

l’entrata e si ritirò imbronciata dietro il suo bancone d’anteguerra. “Ecco, loro sono la rovina dell’Italia!” disse a se stessa. Il vostro Saltaro, sempre all’erta, puro spirito, anima bella, si pose non visto al loro fianco, curioso di sentire i loro ragionamenti. Parlavano di politica, ovvio, le elezioni erano appena terminate e già si conoscevano i risultati. Sembravano soddisfatti.

za che dopo esser stato per anni segretario di Tretter s’è trovato a vincere anche lui un concorso, ben fatto!” “Certo che anche il Patt ha preso una batosta di quelle giuste, è moribondo, fiata appena, fuori il Panizza arcisicuro, e voti più o meno al 4%, e se l’Upt è ormai morto e sepolto, il Patt gli è sodale. Povero grande Panizza, persino le valli di Non e Sole l’hanno fregato, ingrati, forse perché dopo tanti anni l’hanno conosciuto a fondo...” “Il PD non può godere più di tanto, litigiosi, saccenti, presuntuosi come sempre, si sono salvati a malapena, votati ormai solo dai dipendenti provinciali in difesa della

loro poltrona. Il Pd, si sa, è specializzato da anni nel sistemare la sua presenza e la presenza dei suoi un po’ dovunque.” “A me sono un po’ tutti antipatici, asserragliati in quel di Trento, vivono di salotti e di presunzione, straparlano di problemi stralunari, e sono i paladini delle donne, di quelle belle, delle provinciali, non certo delle povere diavole che tribulano giorno e notte. Fra loro eccelle l’assessore Zeni della Sanità, e chi non lo conosce, è venuto in valle a spogliarci dei nostri diritti, spocchioso, e convinto che noi siamo, alla fine, dei poveri diavoli da compatire. Ricordiamoci dell’ospedale defraudato di servizi e di dignità, via il reparto maternità chissà perché solo a Tione, forse perché siamo i più lontani (ah!ah), e allora tutti in elicottero, poi si scopre che l’elicottero non sempre funziona e qualcuno cade anche, così le nostre mamme partoriscono dove capita. Adesso stanno progettando di portarci via la radiografia e l’ortopedia, l’avevano già fatto, ma poi hanno fatto marcia indietro, sarà per la prossima volta.” “ Ma si, da anni viviamo in un clima di soggezione, di

sudditanza, tipico dei tempi di Dellai, o con me, o non sei nessuno, Dellai se n’è andato, ma le cose non sono cambiate, è subentrato Panizza, o con me o morte, si fa per dire, basta vedere quanto è successo a Kaswalder, un vero autonomista.” “Già, viviamo in un regime fatto di sudditanza, familismo, clientelismo, di cerchi magici trotiani, di galoppini che diventano dirigenti, di burocrati mediocri che fanno più danni che bene, a scapito di Comuni ed aziende, in Provincia non t’ascoltano se non sei amico, o l’amico dell’amico.” “E’ per questo che soprattutto i giovani e la gente normale, fuori dal giro, ha detto basta, finiamola, obblighiamoli a rinsavire...” “ Certo...hai ragione, basta, o entro l’autunno si cambia, si cambia politica e si cambiano i personaggi che vivono bene da anni alle nostre spalle, o noi giovani, e non solo, continueremo a votare contro.” “In fondo il nostro è solo un modo gentile per evitare i forconi...”. I due ragazzi sembra abbiano finito, se ne vanno e il vostro Saltaro rimane basito, non sa che pesci pigliare, i ragazzi hanno detto un sacco di cose giuste, i tempi sono cambiati. Nessuna soggezione, chiarezza e partecipazione, decisa condanna del clientelismo diffuso e del nepotismo sfacciato e voto espresso in piena libertà… Chi ha orecchi per intendere, intenda!


AttualitĂ

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Cosa succederebbe se...

Raccolta differenziata


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Attualità

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Raccolte 1.300 firme e si chiede una commissione con enti e associazioni

Lago d’Idro, acqua cercasi Attorno a questo specchio d’acqua sono presenti da diversi decenni centri abitati, quali il comune di Bagolino con la frazione Ponte Caffaro, il comune di Bondone con la sua frazione Baitoni, il comune di Anfo ed infine il comune di Idro. Ciò per cui questo lago si contraddistingue dai numerosi laghi presenti sul territorio trentino sono le continue discussioni non solo per la sua gestione, ma anche per la tutela della sua fauna e della sua flora. Il problema della gestione del lago ha origine già nel 1917 quando fu emanato un decreto per cui il bacino poteva essere invasato fino alla quota di 370 metri, che però divennero 363 metri effettivi, a causa delle due gallerie realizzate, quella sulla sponda sinistra orografica della società elettrica bresciana Enel e quella sulla sponda destra denominata “degli agricoltori”, una sorta di bypass che permetteva un abbassamento delle acque del lago di ben 4 metri sotto lo scolmo naturale.

di Francesca Cristoforetti “Petizione per la gestione coordinata della risorsa idrica e Salvare il Fiume Chiese e il Lago d’Idro dallo scempio dell’interruzione del Deflusso Minimo Vitale”, questo è il titolo della petizione promossa dall’Associazione Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia e di Legambiente Lombardia Onlus per la salvaguardia del Lago d’Idro e la difesa comune delle

Come afferma il Presidente dell’Associazione Amici della Terra Lago d’Idro e Valle Sabbia Gianluca Bordiga «questa gestione delle

L’estate è alle porte e la cooperativa L’Ancora di Tione, come di consueto, propone alle famiglie le animazioni estive per bambini e ragazzi. Un insieme di proposte sportive, ludico-ricreative (giochi e laboratori) e linguistiche. Esperienze che fondono il piacere di stare insieme con il conoscere. Le attività Sono divise per varie fasce di età; nello specifico proponiamo le “scuole materne estive”, per i bambini dai 3 ai 6 anni, e i “centri estivi”, per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni. Le animazioni sono dislocate in tutto il territorio delle Giudicarie, oltre che sull’Altopiano della Paganella. Sono diversi gli obiettivi che ci proponiamo nella realizzazione delle attività estive. Innanzitutto vogliamo favorire percorsi di socializzazione e di integrazione per bambini e ragazzi. L’animazione è infatti una preziosa occasione di crescita personale, dove le proposte ludiche rappresentano occasioni per costruire sia relazioni tra pari, sia con gli operatori di riferimento. In secondo luogo stimolano la curiosità e l’apprendimento attraverso la definizione di percorsi tematici volti a coinvolgere il territorio di riferimento. Infine vogliamo promuovere momenti di benessere della persona in sé stessa e nel gruppo, facendo riscoprire il valore del gioco come strumento di espressione del sé. Al fine di proporre un’animazione di qualità L’Ancora collabora con altre realtà; dalle associazioni sportive locali come ASD Virtus Giudicariese, U.S. Carisolo, Sport Active, PromoSport alle istituzioni: Comuni, Comunità delle Giudicarie, Comunità delle Regole di Spinale e Manez, Asuc Saone, Pro Loco. Abbiamo inoltre il sostegno di vari sponsor tra cui i Bim del Sarca,

acque ha causato la devastazione del territorio, poiché ha modificato la conformazione geografica del lago, così come ha portato

risorse idriche del bacino, così come del fiume Chiese, che ha ottenuto circa 1300 firme presentate a febbraio al Presidente del consiglio provinciale Bruno Dorigatti. Situato al confine tra la Lombardia e il Trentino Alto Adige, al limite della Provincia di Brescia e quella di Trento, si estende il lago d’Idro, posizionato a 365 metri di altitudine naturale e di origine glaciale.

alla devastazione della rive e della ricchezza della fauna ittica». Nel 2007, grazie ad una forte spinta dei cittadini, è stato siglato un

accordo prefettizio in cui è stato sancito il deflusso minimo vitale, ovvero il lago poteva essere invasato al massimo fino a circa 368,5

metri, creando un’escursione di valore simile a quella naturale. «Da circa 30 anni a questa parte il problema è la gestione - conferma il sindaco di Bondone Cimarolli - le istituzioni sono molto divise tra il Trentino e la Lombardia». Le firme dei cittadini e i promotori della petizione chiedono a gran voce di rivedere il precedente regolamento di gestione del lago siglato nel 2002, in cui si è stabilita un’escursione troppo elevata, fino a 3,25 metri verticali. Si chiede inoltre una commissione che rappresenti sia gli enti locali che le varie associazioni per realizzare il bilancio idrico dell’intero bacino imbrifero. La salvaguardia del deflusso minimo vitale e un’attenta gestione delle acque, utilizzate anche per l’agricoltura, significherebbe preservare non solo l’ecosistema del lago e il suo paesaggio, ma anche una parte importante del patrimonio ambientale italiano.

Animazioni estive 2018

Le proposte de L’Ancora per bambini e ragazzi

del Chiese, dell’Adige e le Casse Rurali Adamello Brenta e di Pinzolo. Quali sono le iniziative dell’estate 2018? Quale scegliere? Ecco l’elenco completo:

• Zona: Busa di Tione Attività: Scuola Materna Estiva di Tione Destinatari: bambini dai 3 ai 6 anni Periodo: dal 2 luglio al 3 agosto 2018 • Zona: Busa di Tione (Tre Ville - Preore) Attività: Virtuo..samente Insieme 2018 Destinatari: bambini e ragazzi dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia alla seconda superiore Periodo: dal 18 giugno al 31 agosto 2018 (ad esclusione della settimana dal 13 al 17 agosto) • Zona: Valle del Chiese (Pieve di Bono - Prezzo) Attività: Estate a tutto… GAS Valle del Chiese Destinatari: bambini e ragazzi dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia alla terza media Periodo: dal 18 giugno al 27 luglio 2018 • Zona: Val Rendena (Carisolo) Attività: rEstate SPLASH! Destinatari: bambini e ragazzi dall’ulti-

mo anno della scuola dell’infanzia alla seconda media Periodo: dal 9 luglio al 10 agosto 2018 • Zona: Giudicarie Esteriori (Comano Terme – Ponte Arche) Attività: La Bussola – Orientaestate Destinatari: bambini e ragazzi dal primo anno di scuola elementare alla prima media Periodo: dal 2 luglio al 3 agosto 2018 • Zona: Altopiano della Paganella (Andalo) Attività: Estate in Altopiano Destinatari: bambini e ragazzi dal primo anno di scuola elementare alla terza media Periodo: dal 2 luglio al 17 agosto 2018 Per maggiori informazioni contattare la sede di Tione de L’Ancora (0465/324727). Vi aspettiamo numerosi per trascorrere insieme un’estate all’insegna del divertimento! Susan Molinari


Cronaca

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Dieci arresti a Roncone e a Tione

Operazione Judicarien: sgominato un sistema di spaccio di droga in valle Giro d’affari da 400.000 euro In meno di un anno i malviventi erano riusciti a piazzare tra i consumatori delle Giudicarie circa due chili di cocaina e sei tra hashish e marijuana, nel corso di oltre 1.100 episodi di spaccio accertati dai carabinieri. Punto centrale dello spaccio una Ca’ da Mont sopra l’abitato di Roncone. I carabinieri dell’aliquota operativa del nucleo operativo e radiomobile di Riva del Garda con l’operazione denominata «Judicarien» - presentata in procura a Trento alla presenza del comandante provinciale Luca Volpi e del procuratore capo Sandro Raimondi che ha espresso «ammirazione per la sagacia e la tempestività dell’Arma» - hanno arrestato Francesco Menegon, 72enne di Sondrio residente nel Bresciano; Elisabetta Podavini, 54enne bresciana: Davide Sossella, padovano di 55 anni residente nel comune di Valdaone; Tatiana Bolpagni, 45enne bresciana residente a Tione. Con loro in carcere sono finiti anche tre giovani giudicariesi: Matteo Guerrini, diciannovenne di Roncone; Jonathan Berger, suo coeta-

Sirene e auto dei carabinieri hanno squarciato l’aria e allarmato i valligiani pochi giorni fa, per un’operazione che svela un intenso giro di spaccio e consumo di droga che ha scosso le Giudicarie. Nei guai sono

neo, di Tione; Charaf Eddine Abouelmajd, 28enne sempre di Tione. Ai domiciliari altri tre trentini tutti residenti a Tione, un 21enne, un 23enne ed un 48enne. Chi sono i consumatori? “I più giovani sono 17enni, i più vecchi 35enni – spiegano i carabinieri - ma l’età media si aggira comunque intorno ai 20/22 anni. Tra di loro anche molti degli arrestati, che, oltre a spacciare, erano anche consumatori. Alcuni dei segnalati erano

clienti assidui, con acquisti anche quasi quotidiani. Il volume di droga sequestrato, 1 chilo e mezzo e quello accertato come spacciato, stimato in 2 chili di cocaina e 6 chili di hashish e marijuana danno la dimensione del giro d’affari, ma soprattutto della diffusione del fenomeno nel territorio delle Giudicarie”. Una sessantina i consumatori di sostanze stupefacenti identificati nel corso degli interventi legati all’operazio-

finite una decina di persone, di queste sei sono trentine: il giro d’affari – circa 400 mila euro - impressionante per una piccola vallata dove ancora ci si illude che certe cose non accadano.

ne «Judicarien». “Tra questi - ha sottolineato il capitano Capodiferro - vi sono anche minorenni e, tra i maggiorenni, anche ragazzi che hanno compiuto i diciotto anni non da molto. Preoccupa anche la mole di stupefacente che abbiamo intercettato in questi mesi, quantità importanti per una zona come quella delle Giudicarie, segno inequivocabile di un consumo in crescita”. A coordinare il lavoro delle forze dell’ordi-

ne il sottotenente Domenico Catalano, comandante del radiomobile e dal capitano Marcello Capodiferro, comandante della compagnia rivana. Il lavoro dell’Arma ha permesso di ricostruire le modalità con cui, dalla Lombardia, lo stupefacente raggiungeva la valle del Chiese. Sulla piazza di Brescia l’acquisto delle partite era curato da Menegon e Podavini, i quali - spiega l’Arma - «fornivano, in quantità ingenti,

di cocaina in particolare, alcuni soggetti, in particolare Davide Sossella e la compagna Tatiana Bolpagni. Era la coppia a gestire lo spaccio nelle Giudicarie. In particolare, Sossella aveva iniziato ad utilizzare una Ca’ da Mont in località Batoe, sopra Pozza di Roncone, come un vero centro dello spaccio: sorgendo in un luogo particolarmente isolato, la baita permetteva al cinquantacinquenne anche di controllare dall’alto gli accessi alla struttura. Tutto organizzato a puntino, ma gli agenti hanno avviato la propria operazione tempo fa, nel’aprile scorso, in seguito ad alcuni sequestri di droga in Giudicarie che avevano portato a cinque arresti in flagranza. Ad oggi, sono in tutto i 58 le persone segnalate all’Autorità Amministrativa, in questo caso al Commissariato di Governo di Trento, per l’uso di sostanze stupefacenti, quegli stessi emersi dalle indagini che ha accertato più di 1.100 cessioni di sostanze stupefacenti di tutti i tipi, dalla cocaina all’hashish e marijuana.

Irene, una storia lunga un secolo

“ Oh ciao, mi hanno detto che mi stai cercando per farmi un’intervista “…. Comincia così Irene Pangrazzi, classe 1918, sedendosi vicina, con la curiosità di capire cosa voglio sapere da lei e la grande voglia anche di raccontarsi; la sua è ed è stata una vita intensa, lunga e colma di avvenimenti che nonostante le cento primavere ricorda nei minimi particolari…… “ buongiorno Irene, è vero la stavo cercando perché mi farebbe tanto piacere conoscere la sua storia ! “. Lei mi sorride, non riesco neppure a prendere un foglio ed una penna che già lei incomincia a raccontarsi: “Sono nata a Darè, in Rendena nel lontano 1918, il 27 di marzo. La mia famiglia era molto numerosa, pensate che eravamo ben sette sorelle e quattro fratelli che però adesso non ci sono più. Si lavorava in campagna ed era una vita molto semplice e umile. A quattordici anni sono andata in servizio a Milano, come serva in casa di alcuni signori; lo facevano in

tante questo mestiere un tempo! Mi trovavo bene ma ero lontana da casa. Poi sono dovuta rientrare a Darè per aiutare la famiglia e quindi facevo periodi in cui mi recavo a Milano ed altri in cui mi dedicavo alla famiglia. Nel 1947 mi sono sposata con un ragazzo di Villa che si chiamava Diodato. Ci siamo sposati a Vigo in una bella giornata di Novembre….oddio bella….non era poi tanto bella… direi nuvolosa…ma comunque bellissima per noi! Mi ricordo benissimo il mio vestito nuziale: tailleur verde e giacca nera….non c’erano mica tante scelte!!! La cerimonia è stata celebrata alle 5 del mattino, così come si usava fare un tempo. Poi, io e mio marito, siamo andati a Crema per 4 giorni….questo è stato il nostro “viaggio di nozze “. Mio marito lavorava per le ferrovie e a quei tempi bisognava adattarsi e se te lo chiedevano bisognava anche trasferirsi. Così noi siamo andati a vivere a Fortezza. Non era proprio un bel po-

sto, ma con la pazienza ci siamo abituati. Lì sono nati i nostri tre figli: Franco, Mariaclara e Teresa. Franco ancora vive li a Fortezza ! Tanti sacrifici e tanto lavoro, poi un incidente occorso a mio marito

e tante visite e cure per gli ospedali. Nel 1975, dopo che i figli si sono tutti sistemati, siamo tornati a vivere a Villa. Era sempre stato il nostro desiderio. Nel 1979, purtroppo, sono rimasta sola.

Cento anni!!! Sono un secolo! E a me sembra che sia passato pochissimo tempo: Mi ricordo tutto. A Villa ci sono stata fino al 2015 quando, a causa di un piccolo infortunio, mi sono resa conto che forse era meglio avvicinarmi alla casa di riposo. Ed eccomi qui a Pinzolo! Mi trovo molto bene, ho scelto proprio io questa Casa. Mi arrangio a fare tutto….ho anche io le mie magagne, mi fanno male i piedi, la schiena,…. Però ho ancora la forza di alzarmi, sistemarmi e camminare da sola. Faccio anche fisioterapia, ginnastica. Mi piace giocare a carte e ci troviamo sempre nella bella stube, a fare qualche partita e mi diverto così. Mi piace anche fare quattro chiacchiere in compagnia. Molto spesso le persone che incontro e che sanno la mia età, mi dicono che farebbero la firma per raggiungere il traguardo dei cento anni così in forma! rispondo a loro, per scherzare, che io invece non ho fatto nessuna firma !!! ah ah ah“. Alessandro Collini


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Arte

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Attenti a quei due: Carlo Sartori e Luciano Carnessali da Godenzo alle vette dell’arte Di Carlo Sartori si è scritto molto ed in maniera accurata; non è qui certamente il posto per tracciarne un profilo critico di qualche completezza: solo alcune suggestioni derivanti dalla sua opera sempre piena di pathos avvolgente e di sapienti trovate formali. Ciò che stupisce ancora oggi, a otto anni dalla sua morte, è come un’artista autodidatta, lottando contro una condizione sociale e un ambiente culturale a dir poco sfavorevoli, abbia potuto imporre, infine, le ragioni della sua arte, con determinazione quasi feroce, a dispetto dei suoi modi affabili, intrisi di mite malinconia; la stessa dei suoi contadini, mai sorridenti, poveri cristi in cerca di riscatto dentro un microcosmo dove però non mancano affatto la consolazione della poesia e i colori della natura. Guardando a ritroso la saga contadina di Sartori, ancor di più balzano agli occhi sorprendenti parallelismi: Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, grandi pittori siciliani; Carlo Levi e i suoi contadini lucani, raccontano la medesima storia, declinata in salsa mediterranea, con la stessa tensione etica e partecipazione emotiva. Il pittore di Godenzo, uomo di onnivora curiosità e di notevole cultura artistica, conosceva questi autori, esponenti del cosiddetto “realismo sociale”, e ne fa proprio, più o meno consapevolmente, il loro universo visivo di marca espressionista. Basti, a mo’ di esempio, la comparazione fra la celebre “Crocefissione” di Guttuso del 1941, quadro scandalo al Premio Bergamo per il crudo realismo della rappresentazione e la nudità della Maddalena ai piedi della croce, e le crocifissioni di Carlo Sartori, meno disperanti ed eretiche, ma altrettanto cariche di inquieta e lucida denuncia: tragedia no, dramma sì !, si potrebbe dire nelle tele del giudicariese, semplicisticamente e banalmente ascritto da taluni al novero dei pittori naifs, sottraendolo così ad uno sguardo più profondo ed interrogante come lo sono i suoi strepitosi autoritratti che ci fissano ancora con benevola e sottile ironia. Affascinante e drammatica storia d’artista è pure

Cosa può venire di buo(1928-2003), il pittore di Giacomo Bonazza no da Godenzo? Verrebe lo scultore, tra i più be da parafrasare scherzosamente, riprendendo il significativi artisti della nostra terra, ben noti anche famoso passo evangelico riferito alla “sconosciuta” al di fuori dei confini giudicariesi. Evidentemente Nazareth, paradigma di tutte le piccole realtà ap- da quelle parti il “genius loci” (spirito del luogo) parentemente tagliate fuori dal flusso della storia soffia in maniera speciale, se solo a pochi chilometri che conta, ma che non di rado diventano incubatore di distanza, in quel di Dasindo, troviamo altre due privilegiato per avventure esistenziali e culturali di eccellenze artistiche quali Giovanni Prati e Giovanprimissimo piano. Dalla piccola Godenzo arriva- ni Maria Filippi, quest’ultimo recentemente indano Carlo Sartori (1921-2010) e Luciano Carnessali gato sul nostro Giornale.

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3 1 - Carlo Sartori nel suo atelier 2 - Carlo Sartori, “Pietà al cospetto della croce” (1985 ) 3 - Don Luciano Carnessali modella il Monumento ai Caduti di Ragoli (1983) 4 - Don Luciano Carnessali, Monumento ai Caduti di Ragoli (1969) quella di don Luciano Carnessali, raccontata esaurietemente da Serena Morelli nella sua monografia del 2015, che fa il paio con quella di Carlo Sartori quanto ad intensità di vita e passione artistica. E’ proprio a causa della “sua” arte, vocazione non seconda a quella sacerdotale, che il prete scultore di Seo, trova la morte per una tragica fatalità, sulla strada di ritorno dalla fonderia di Verona dove periodicamente si reca a “gettare” le sue opere. Si stenta a

scultore, lui nato pittore ed in tal senso incoraggiato all’inizio del suo fare artistico nientemeno che dallo stesso Fortunato Depero, durante la breve parentesi come cooperatore presso la parrocchia di Denno. Più avanti l’incontro con fra Silvio Bottes, il vulca-

credere che dietro le sembianze di un umile parroco di montagna, dai modi schietti ed informali, possa nascondersi un autentico artista, dai riferimenti internazionali, aggiornatissimo sulle ricerche a lui contemporanee (da Giacomo Manzù ad Arturo Martini, da Francesco Messina ad Augusto Murer ). I suoi viaggi di studio a Parigi, a più riprese negli anni sessanta, fugacemente rubati al suo ministero pastorale, sono lì a dimostrarlo: dalla chiesetta parrocchiale

4 di San Michele Arcangelo di Seo alla prestigiosa Accademia della Grande Chaumière a Montparnasse (dove sono passati i vari Joan Miro’, Alberto Giacometti, il nostro Paolo Vallorz..) il salto è grande; unica, però, la “via pulchritudinis” (via della bellezza) che tutto collega, il sacro ed il profano, nella stessa tensione spirituale. E’ un altro modo

per rendere lode a Dio, di evangelizzare attraverso il linguaggio misterioso della creazione artistica, di rendere visibile l’invisibile. Non si fa patemi d’animo il sacerdote trentino di frequentare la scuola di nudo presso l’accademia parigina, se questo serve a perfezionare la conoscenza dell’anatomia umana, fondamentale per la futura, preminente attività di

nico frate scultore di Arco, e l’inizio di una cosuetudine non solo artistica che durerà tutta la vita. E’, comunque, nel “buen retiro” della sua Seo, durato 43 lunghi anni, che don Luciano concepisce e da forma plastica ad una produzione artistica davvero cospicua, che andrà ad abbellire chiese, spazi pubblici e collezioni private anche fuori provincia, nel segno di un figurativismo subito riconoscibile per la leggerezza con cui ne esce la materia rivestita di compassione e di poesia. Ne danno testimonianza le opere giudicariesi che meritano assolutamente di essere avvicinate: i Monumenti a Caduti di Saone (1965), Strembo (1969), Ragoli (1983), San Lorenzo in Banale (1993), Stenico (1999); la Pietà di Seo (1997); la porta della chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Sclemo (1975); l’Angelo di Resurrezione del cimitero di Godenzo (1972) e il San Francesco del cimitero di Seo (anni ‘80); i monumenti a Giovanni Battista Mattei e a don Lorenzo Guetti presso il cimitero di Vigo Lomaso (1988); il Monumento al Carboner di Bondone (1996); l’ Edicola del Cacciatore in Val d’Ambiez (2002).


La ricetta

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Laura Sc

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Salute

APRILE 2018 Dal 2010 è patrimonio immateriale dell’umanità

La dieta mediterranea è figlia di un americano di Gianni Ambrosini - oncologo Era già famoso perché anni prima aveva avuto l’incarico dal Ministero della guerra del suo paese di studiare una razione di sopravvivenza per i paracadutisti dell’esercito. L’ aveva chiamato razione K, dall’iniziale del suo cognome. Nel 1951 venne in Italia per partecipare ad una conferenza indetta dalla FAO sul rapporto fra alimentazione e agricoltura e fu in quell’occasione che parlando con un collega napoletano, il prof. G. Bergami, restò folgorato dall’affermazione di questi che le malattie cardiovascolari non erano un problema per il sud dell’Italia. L’anno successivo accompagnato dalla moglie ritornò a Napoli e in seguito si recò anche in Spagna per comparare i consumi alimentari tipici americani con quelli europei e il loro rapporto con le malattie cardiovascolari. Non ci volle molto per capire che l’alta incidenza di infarto nella popolazione americana era legata al tipo di alimentazione ricca di grassi animali e che solo nella popolazione più agiata del sud dell’Italia si verificavano gli stessi problemi. Uno studio pilota effettuato in un paese della Calabria , Nicotera, dove si era recato accompagnato da un collaboratore del prof. Bergami originario di quei posti , lo confermò nelle sue convinzioni. L’anno successivo, eravamo nel 1958, partì il progetto chiamato “Seven Countries Study” uno studio comparativo fra i regimi alimentari di 7 paesi : Italia, Finlandia, Giappone, Grecia, Olanda, Stati Uniti, Jugoslavia. I risultati ottenuti controllando nel tempo 12.000 persone comprese fra 40 e 59 anni non lasciavano dubbi : le popolazioni delle nazioni del Mediterraneo che si alimentavano con pane, pasta, pesce, prodotti ortofrutticoli, olio d’oliva e qualche bicchiere di vino rosso avevano una bassissima incidenza di malattie cardiovascolari. Contrariamente a quello che succedeva in paesi come la Finlandia dove era prevalente il consumo di burro, formaggi e carni rosse. Nel 1959 Ancel Keys pubblicò il suo libro più famoso “Eat well and Stay well” e nel

Mio padre e mio zio Antonio non facevano lo stesso lavoro e non avevano momenti di condivisione durante la settimana. Ma il venerdì sera, quando mio padre rientrava programmavano quasi sempre il fine settimana insieme. Li accumunava una passione viscerale per l’orto e per tutto quello che era “campagna”. Erano due contadini mancati. Io stesso sono stato allevato dalle loro passioni e dalla loro cultura e sentirmi Mediterraneo me li ricorda di continuo. Da qui a parlare di Dieta Mediterranea il passo è 1961 Time Magazine gli dedicò la copertina come uomo dell’anno. Negli anni successivi, era il 1962, Keys comprò casa a Pioppi nel Cilento, dove abiterà insieme alla moglie Margaret per 40 anni. Nel 1975 sempre insieme alla moglie pubblicò “How to eat well e Stay well, the Mediterranean way” (Mangiar bene e stare bene con la dieta mediterranea) che è il primo, vero Manifesto della Dieta Mediterranea, dove vengono spiegati i principi che la caratterizzano e i vantaggi che si ottengono ad adottarla. A buon diritto può essere considerato il padre e il divulgatore della Dieta Mediterranea così convinto della bontà della stessa da averne adottato i principi e tratto tutti i benefici possibili: è morto infatti a 101 anni e Margaret sua moglie a 97. A Pioppi nel comune di Pollica fino a qualche anno fa era ancora viva la signora che gli teneva casa e gli accudiva l’orto quando erano in America. Il presidente C.A.Ciampi lo ha insignito nel 2004 della medaglia al Merito per la Salute Pubblica. Ma cos’è effettivamente la Dieta Mediterranea, quali sono i vantaggi reali che apporta, quali sono gli errori da non fare e soprattutto cosa assolutamente non è. Il termine “dieta” deriva dal greco e significa “stile di vita”. La prima considerazione che mi viene da fare è che dal periodo del dopo guerra ad oggi molto è cambiato inevitabilmente e quindi molte delle osservazioni e delle raccomandazioni del prof. Keys non sono più antropologicamente sostenibili. Chiamiamole modifiche ambientali, modernismo, velocità di consumo, tecnicismo esasperato, comunicazione e scelte di ogni tipo inadeguate, fatto sta che il messaggio originale della dieta mediterranea non è

più oggi messo in pratica così come avevano immaginato Ancel e Margaret Keys. Si va verso l’abuso. La dieta mediterranea non è solo però mangiare alimenti di origine mediterranea ma adeguare l’alimentazione mediterranea alla “struttura” del soggetto e al livello di “attività” dello stesso. Ne consegue che bisogna “mangiare il giusto” in modo da coprire il fabbisogno giornaliero, altrimenti scatta il meccanismo dell’accumulo, si ingrassa con tutto quello che consegue in

breve. Ma come è nato il disegno e la scoperta della così detta Dieta Mediterranea, entrata ormai a far parte dell’immaginario collettivo e che ora tutti accettano come il possibile rimedio di tanti nostri problemi di salute? Alla base del progetto c’è un estremo rigore scientifico e le osservazioni conseguenti di un fisiologo americano di nome Ancel Keys, capitato nel sud dell’Italia prima al seguito dell’esercito e successivamente come relatore in un congresso di cardiologia in quel di Napoli.

termini di salute. L’ apporto alimentare giornaliero deve garantire il mantenimento del peso normale. Quindi recuperare anche il concetto di “frugalità”. Quando Keys scelse di trasferirsi nel Cilento fu anche colpito e traspare dai suoi scritti, dal senso di “parsimonia” che la popolazione del posto metteva nel suo rapporto col cibo. Gli alimenti venivano consumati freschi e quelli che si potevano conservare e potevano essere motivo di guadagno non venivano sciupati. L’olio di oliva, la

frutta secca, il vino, le uova consumati con moderazione; maggior valore, meno consumo. Ne consegue la stagionalità, la differenza fra l’esubero di consumo degli alimenti freschi come la verdura e la frutta e la parsimonia di quelli che possono essere conservati come l’olio d’oliva. I componenti principali della dieta : cereali grezzi, legumi, ortaggi, frutta consumati in quantità; olio di oliva esclusivamente; vino rosso e non altre bevande; pesce azzurro, carni bianche, lat-

te senza esagerare; uova, formaggi, carni rosse saltuariamente. E ancora vita attiva, sempre e comunque. E’ dimostrato che i vantaggi nel fare attività fisica ci sono sempre, indipendentemente dall’età. Quali sono i componenti della dieta mediterranea che proteggono la nostra salute? La fibra presente in quantità importanti riduce i picchi insulinemici, perché garantisce un indice glicemico moderato e favorisce la digestione. Le proteine e i grassi di origine vegetale sono più digeribili e prevengono le malattie cardiovascolari. La grande quantità di sostanze antiossidanti proteggono dall’invecchiamento e dai tumori. I colori della frutta e della verdura secondo le stagioni sono ricche di vitamine e sali minerali indispensabili per una crescita corretta dei nostri ragazzi. E vorrei anche ricordare gli elementi culturali della dieta mediterranea che hanno accumunato i popoli che si affacciano sul Mare Nostrum: l’importanza del pasto principale, la convivialità, la frugalità, la moderazione, la conservazione delle tradizioni, le pratiche culinarie, la valorizzazione dei prodotti della terra. Nel 2010 la dieta Mediterranea è diventata finalmente patrimonio immateriale dell’umanità. E se ci pensate l’orto, il fare l’orto che una volta era una necessità, sta diventando ( a ragione ) anche un fatto culturale.

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Attualità La Pennsylvania fu la principale destinazione dei trentini negli Stati Uniti. Lo stato accolse più emigriiati di tutti rispetto agli altri stati dell’Unione. Secondo una stima, nel 1923 ci furono 40.000 emigrati trentini verso il Nord America, inclusi i loro figli, di cui 9.000 si stanziarono in Pennsylvania. La maggior parte di loro risiedette nella zona orientale dello stato, nelle città di Hazelton, Mount Carmel e Pottsville, mentre ad ovest dei monti Appalachi, i trentini si stabilirono in piccoli paesi e cittadine. Altri ancora abitarono nelle patch town, villaggi di baracche costruite dalle compagnie minerarie per ospitare nuovi operai. Esse erano vicine alle miniere di carbone come ad esempio quella di Brandy Camp nella nord-ovest e quella di Smithton ad ovest di Pittsburgh. Altri scelsero i comuni nei quali rifiorì l’industria siderurgica come Coraopolis o Verona sulle coste del fiume Allegheny. Questi luoghi diventarono i nuovi paesi e le nuove frazioni dei nostri emigrati giudicariesi. Ritrovandosi in piccole enclave, i giudicariesi riuscirono a conservare la loro cultura e le loro tradizioni nonostante le difficoltà, che una nuova vita comportava in America. Durante i primi decenni del Novecento, gli emigrati delle Giudicarie tentarono, nonostante il duro lavoro di estrazione del diamante e le fatiche nelle acciaierie, di ricreare la tipica vita della terra d’origine. Per comprendere meglio le motivazioni che indussero i trenini ad attraversare l’Oceano Atlantico, si deve analizzare attentamente i fattori principali di questa emigrazione. L’Europa si stava industrializzava velocemente, Germania e in Inghilterra erano i principali paese interessati a questo processo mentre l’impero Austro-ungarico non fu in grado di promuovere tale industrializzazione. Nonostante le città più emancipate dell’Impero quali Vienna, Praga e Budapest, l’Austria rimase un paese con tante zone arretrate ed estremamente povere come ad esempio il Welschtirol. Essendo un territorio montuoso e privo di un sistema stradale efficiente ci fu l’impedimento dello sviluppo economico. Inoltre, l’economia fu colpita dalla guerra commerciale fra l’Italia e l’Austria. Gli artigiani trentini non poterono più esportare verso l’Italia. Neanche l’agricoltura poteva risalire dalla situazione dato che i contadini possederono dei piccoli terreni e non potevano competere con la Pianura Padana e i grandi produttori di grano come la Russia e gli Stati Uniti, i quali esportarono milioni di tonnellate di grano in Europa. Anche l’emigrazione stagionale non dava più profitti come una volta. Per tanti spazzacamini e molèti, non valeva soggiornare in Italia o altrove in Europa per guadagnare qualche spicciolo. L’America gli chiamava. Questi fattori costrinsero gli uomini per primi e le donne

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Una nostra comunità unita e solidale Oltreoceano

L’emigrazione giudicariese in Pennsylvania James Michael Zanella, pronipote di emigrati di San Lorenzo in Banale America, attualmente docente di storia in inglese al Liceo linguistico S. Scholl di Trento, ci pre-

senta una breve sintesi di una sua recente tesi di laurea presso l’Università di Trento sulla storia degli emigrati delle Giudicarie che si stabilirono nella Pennsylvania.

Picnic di giudicariesi a Corby

poi a lasciare le Giudicarie per diventare i futuri lavoratori ed operai d’America, contribuendo alla notevole crescita economica di quel paese. I primi trentini arrivarono in Pennsylvania intorno all’anno 1895. Ma perché la Pennsylvania? In quel periodo, lo stato fu il centro dell’industria siderurgica americana. Oltre a ciò il sottosuolo dello Stato di Keystone (Chiave di volta), fu trovato l’elemento essenziale per la produzione

Luigia e Anna, bisnonna e nonna di Jimmy Zanella

Attilio Benigni oriundo del Banale nella sua macelleria nelle vicinanze di Pittsburgh

d’acciaio: il carbone. Nella Pennsylvania orientale, i cittadini della Val di Non erano la maggioranza della comunità trentina. Gli emigrati della Valle di Anaunia si stabilirono principalmente a Hazelton, la quale diventò la città più popolata dai trentini negli Stati Uniti. Mentre, la Pennsylvania occidentale divenne la terra promessa per gli abitanti delle Giudicarie Esteriori e Centrali. La migrazione a catena creò delle reti tra i cittadini che influenzarono molto la composizione delle varie comunità trentine negli Stati Uniti. Le famiglie giudicariesi importarono le loro tradizio-

ni e la loro cultura in questa vasta zona boschiva, tanto simile alle loro valli. Le enclave giudicariesi, che erano diffuse nell’ampia zona estesa dal Lago di Erie fino al confine con la West Virginia, erano diverse. A nord-ovest, nei paesi di Brockway e Brandy Camp si stabilirono i trentini provenienti dal Bleggio e dal Lomaso. Mentre nel Sudovest, più vicino a Pittsburgh, vi erano i trentini del Banale. Brandy Camp e Brockway sono considerate le enclave dimenticate del Nord America. I nostri emigrati fondarono nel 1908 la Chiesa della Santa Croce, la seconda chiesa

trentina americana dedicata alla Santa Croce del Bleggio. Erano così devoti che portarono dal Trentino una campana per la nuova parrocchia nella foresta di Allegheny. Oltre la chiesa, un buon numero degli emigrati crearono piccole aziende familiari. Stanislao Benigni da Seo nel Banale iniziò la sua esperienza in America di panettiere e di macellaio, fornendo la sua comunità e i clienti americani. La macellazione era un mestiere per crearsi una nuova vita in America e allo stesso tempo aiutare i compaesani a superare la nostalgia, con i sapori del Vecchio Mondo. Gli emigrati giudicariesi avevano fiducia nel commercio e divennero imprenditori poiché vi erano le condizioni per commerciare alcuni prodotti. Con questa fiducia avviarono attività commerciali consapevoli che vi una domanda forte a causa delle numerose famiglie ed emigrati presenti nella zona. Quando si diffuse la carestia e la crisi economica nelle zone minerarie, i trentini migrarono verso altri paesi o stati americani dove vi era la possibilità di lavorare. Il paese di Yatesboro nella Contea

di Armstrong, a sud di Brandy Camp, diventò un luogo in cui tutti potevano ricominciare. Qui la zona venne chiamata dalla gente del Bleggio e di Fiavè el dòs. Più vicino alla città di Pittsburgh nelle Contee di Allegheny, Westmoreland, Butler e Somerset, le enclave erano più piccole e più distante fra di loro. Ciononostante, si ritrovarono spesso durante le feste e soprattutto durante le vacanze estive. I nostri antenati furono abituati allo spostamento all’interno degli Stati Uniti ed affrontare le difficoltà e le privazioni della vita. Era normale per una famiglia di Coraopolis, vicino a Pittsburgh, ad andare a Smithon, nella Contea di Westmoreland in treno. Oppure si andava in macchina fino a Jerome, un altro villaggio nei monti Appalachi. Gli uomini che risiedevano nel distretto industriale di Pittsburgh furono operai nelle acciaierie, fonderie e fabbriche. Mentre le donne badavano non solo la famiglia, ma anche gli boarder ovvero pensionati. Alcuni giudicariesi furono proprietari di taverne o ristoranti. Per esempio Maria Bosetti, la figlia di Luigia Baldessari in Bosetti, aveva un ristorante/ bar nella vallata di Thorn Run a Coraopolis dove c’era l’enclave trentina. Le miniere hanno offerto ai nostri emigrati un buon reddito e un guadagno piuttosto veloce. Molti non hanno mai lasciato completamente il loro mestiere, quali ad esempio il contadino. Dato che la nostra gente viveva in zone rurali, tante famiglie riuscirono a ricreare e mantenere una vita contadina coltivando la terra e allevando le bestie. A Brandy Camp, Edward Zambanini e la sorella, Betty, raccontarono come il loro padre di Tavodo nel Banale acquistò qualche mucca e vendeva la panna a una latteria della zona. Con il latte, gli Zambanini fecero formaggio, burro e anche la poina. Nato a San Lorenzo in Banale, Rinaldo Floriani arrivò nella Pennsylvania occidentale quando aveva due anni nel 1925. Egli ricorda vivamente come gli uomini della vallata di Thorn Run a Coraopolis macellavano ogni autunno un maiale e facevano

il cotechino, le luganeghe, e le ciuìghe. A Yatesboro nella Contea di Armstrong, la zia di Della Bellotti ospitava dieci uomini, i quali erano paesani, e mangiavano prodotti dalla loro piccola fattoria perché loro allevano le galline, i maiali e le mucche. Una volta nelle Giudicarie Esteriori ci furono le vigne e i trentini di oltreoceano non abbondarono questa tradizione. Eugene Bosetti di Smithton racconta come suo padre Palmo di San Lorenzo, piantò un vigneto su una collina sopra il fiume Youghiogheny nella Contea di Westmoreland per la produzione del vino. Oltre il vino, i nostri bisnonni in America fecero anche la sgnapa malgrado la distillazione era illegale negli anni Venti a causa del Proibizionismo in America. Le tradizioni e la cultura trentine furono trasferite in America e non vennero dimenticate nonostante la necessità di integrarsi nella società americana. I trentini/tirolesi della Pennsylvania occidentale non fondarono mai una Little Italy perché avevano un forte senso di comunità e perciò non si sentì l’esigenza di legarsi a un luogo geografico in particolare. Un emigrato delle nostre valli disse: “Puoi portare il tuo cuore lontano dalla tua valle, ma non la tua valle lontana dal cuore.” La memoria della valle e la cultura giudicariese rimasero nei sentimenti e nelle loro azioni quando si ritrovarono tra loro. Essendo una minoranza tra i migliaia di emigrati Austro-Ungarici e una minoranza dei emigrati italiani, i nostri emigrati giudicariesi e i loro figli privatamente continuarono una cultura millenaria dentro le loro case e fra di loro mentre in pubblico stavano diventando sempre più americani. I trentini delle Valli Giudicarie costituirono in Pennsylvania una comunità unita e solida che conservava i propri rituali, le proprie tradizioni e i propri sentimenti e per tale motivo non diedero alcuna importanza e neppure un nome a un quartiere o a un luogo specifico. Il senso della comunità era radicato nei loro cuori. Titolo della tesi di laurea: “Dalle valli del Trentino alle colline della Pennsylvania occidentale: Confini etnici, identità nazionali, condizioni economiche dell’emigrazione trentina 1890-1940”.


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Rubrica Legale

APRILE 2018 L’Avvocato Risponde

La garanzia per auto acquistate all’estero Buongiorno, premesso che in tutti gli Stati dell’Unione Europea vige un sistema di garanzie sull’acquisto di un’auto sia nuova che usata è però difficoltoso, per le particolari condizioni di vendita, farla valere nel concreto. Infatti ai sensi della direttiva EU 99/44/EU, recepita da tutti gli Stati membri, è obbligo prestare ad ogni acquirente la garanzia per un periodo minimo di due anni, periodo che può essere ridotto ad uno in caso di acquisto di una macchina usata. Il venditore straniero è obbligato a garantire all’acquirente italiano la garanzia nella misura e con le caratteristiche previste dalla normativa nazionale dello Stato di acquisto (per esempio un acquisto di una vettura in Germania è soggetta normalmente alle

Buongiorno Avv. Gottardi, sono intenzionato ad acquistare la mia autovettura in Germania perché mi sembra che i prezzi, almeno su alcuni veicoli, siano molto più convenienti che in Italia. Mi viene però norme tedesche per la garanzia). Secondo i principi della garanzia il venditore deve avere la possibilità di eliminare il difetto, ossia la vettura deve essergli messa a disposizione per un controllo e per le riparazioni. Questo può causare nel caso di una vettura non più in grado di circolare un problema di trasporto con le relative elevate spese; in molti casi anche solamente la circostanza di dover riportare la macchina al venditore, può significare un dispendio di tempo e di risorse finanziarie, che nella maggior parte dei casi non devono essere rimborsati dal venditore. Nella pratica molte di

queste situazioni vengono risolte con un accordo tra venditore e compratore, nel senso che il compratore possa far riparare l’auto nel proprio Stato ed il venditore rimborsi solamente i costi del materiale necessario e parte dei costi della manodopera. Nell’ipotesi in cui l’acquisto avvenga da un privato - ad esempio attraverso una piattaforma internet - non sarà invece possibile far valere alcuna pretesa in relazione alla garanzia: questa trova applicazione solamente nelle compravendite fra un privato ed un professionista, ovvero chi esercita un’attività commerciale. Solo un paio di consigli

il dubbio che in caso di guasti esista una garanzia come quella che solitamente rilasciano qui…può darmi qualche delucidazione? Grazie, Luca

aggiuntivi. Talvolta, complice la lingua differente dall’italiano, i venditori cercano di aggirare l’obbligo alla garanzia at-

traverso l’inserimento nei contratti standard di clausole aggiuntive difficilmente comprensibili, le quali escludono o limitano fortemente i diritti di chi acquista. Attraverso espressioni come: “con la presente dichiaro di acquistare il presente veicolo nella mia funzione di operatore commerciale”, il venditore tenta di trasformare il consumatore in una persona che esercita un’attività professionale, al quale non spetta alcuna garanzia; oppure il vendi-

CURIOSITÀ DAL MONDO In Pennsylvania (USA) è fatto divieto ai ministri religiosi di celebrare matrimoni quando la sposa o lo sposo sono ubriachi.

tore dichiara di vendere la propria macchina da lui posseduta a titolo privato, simulando in tal modo un acquisto fra privati; anche frasi fatte come “acquistato così come visto” o simili hanno lo scopo di eliminare gli obblighi connessi alla garanzia. Quindi attenzione…perché oltre all’affare è possibile incontrare anche delle significative fregature! Per approfondire o per fissare un colloquio su questo o su altri temi l’avv. Mattia Gottardi riceve presso il suo Studio in Tione di Trento, via N. Sauro n. 2, previo appuntamento, chiamando il numero 0465/324667 oppure 349/2213536 o scrivendo all’indirizzo mgottardi1@yahoo.it

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Memoria I genovesi non fecero fatica ad interpretarlo come un segno divino, grazie al quale si sarebbero finalmente liberati dal pericolo, perciò si misero ad aspettare ottimisti che il nemico se ne andasse. Ma una mattina i coloni di Caffa furono svegliati da un insolito, macabro, attacco: prima di levare l’assedio, il capo dell’orda mongola, Gani Bek, ordinò di catapultare i cadaveri infetti dei suoi soldati dentro la città, con l’intenzione di diffondere il contagio di questa nuova, strana e letale malattia anche dentro le mura. E quello che fu definito il primo esempio di guerra batteriologica, ebbe un drammatico successo. L’epidemia iniziò ad attaccare i terrorizzati genovesi, molti dei quali si precipitarono al porto per fuggire da quella città maledetta. Ma anche la malattia riuscì ad imbarcarsi con loro. Porto di Messina, ottobre 1347: le guardie portuali della città siciliana videro in lontananza avvicinarsi alcune navi mercantili battenti bandiera genovese. Appena queste attraccarono, i funzionari cittadini salirono a bordo per eseguire i controlli di rito. Ciò che videro fu sconvolgente: cadaveri in vari stadi di decomposizione giacevano qua e là, sopra e sottocoperta, alcuni legati agli alberi della nave, mentre i vivi erano in gran parte completamente impazziti e deliranti, alcuni dei quali presentavano delle spaventose vesciche purulente, grandi anche come un pugno, sotto le ascelle o nella zona inguinale. Inorridite, le guardie intimarono alle navi di andarsene, e dopo qualche ora ripresero il largo, verso sud. Ma nelle ore seguenti, nelle abitazioni che davano sul porto, alcune persone iniziarono ad accusare una forte febbre, seguita dalla comparsa di dolorose e grandi vesciche sotto ascelle e sull’inguine. Entro l’anno seguente, più di un terzo della popolazione della Sicilia sarebbe morta di questo male sconosciuto.

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La peste in Giudicarie Parte I: il viaggio di Aldo Gottardi

C

olonia genovese di Caffa, penisola della Crimea, estate 1347: da qualche mese i ricchi abitanti e i mercanti della città, posta lungo una delle diramazioni della Via della Seta, si trovano sotto assedio da parte di un’orda di predoni mongoli. Trento, gennaio 1348: il prelato Giovanni da Parma è da poco tempo diventato canonico della Cattedra-

le di Trento. La comunità trentina è ancora molto agitata da quanto ha visto e sentito sul finire dell’anno

Dopo qualche tempo i difensori cominciarono però a notare qualcosa di strano che stava succedendo tra le fila degli assedianti: urla e lamenti continui, cataste di cadaveri sempre più alte fuori dagli accampamenti nemici e brusca interruzione degli attacchi. 1347. Notizie di avvenimenti terribili e portentosi a Oriente, un anomalo calo delle temperature medie e

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un continuo maltempo con conseguenti gravi carestie, terremoti che avevano scosso la stessa Trento il 25 gennaio e il 7 febbraio del nuovo anno e, non ultimo, un misterioso e mortale morbo che stava devastando la penisola italiana e lentamente stava avvicinandosi senza trovare mai ostacolo, umano o spirituale, che riuscisse a fermarlo. Finché “a dì due Giugno ebbe cominciamento in Trento una certa mortalità”. La malattia misteriosa era arrivata a Trento e qui si scatenò con crudele violenza. Scriverà Giovanni da Parma: “E di certo morirono in Trento di sei persone cinque, e non fu in Trento famiglia che non restassene scemata (…). E fummi riferito di molte persone che, camminando per la via, morte caddero come pere mature. (...)Onde assai case e pressoché tutte erano vuote di abitatori; anche molti impazzivano.” Dalle sue stanze nel Capitolo, Giovanni vedeva ogni giorno in strada scene spaventose che spesso annotava: “ Et un giorno all’alba, standomi per mancanza di altri chierici, nella Sagrestia di Santo Vigilio alla fenestra, scorsi da quella una donna che veniva a visitare lo sepolcro del marito seppellitole il dì prima; e nel mentre ella orava, vidila cader mor-

ta, e scavarlesi la fossa da canto a quella del marito suo, e gettarlasi dentro senza bara o cantore, come cadavere d’animale.” Giudicarie, inverno 13481349: ormai il panico si era impadronito delle piccole comunità delle Giudicarie. I piccoli paesi delle valli, composti da qualche centinaio di abitanti, non sapevano più cosa fare per proteggersi da questo male, che ormai si era impadronito di tutti i territori vicini, e dai quali arrivavano notizie apocalittiche. Da Trento e dai maggiori centri urbani da settimane non arrivavano più notizie. I commerci erano bloccati. Era dunque la fine del mondo? Niente sembrava interrompere l’avanzata di questa epidemia, ormai chiamata comunemente “Grande Mortalità”. Chiunque ormai, gruppi di persone o singoli paesani, agiva disperatamente senza un’unica direzione e senza criterio: chi fuggiva abbandonando tutto, chi cercava attraverso preghiere, offerte ed erezione di capitelli od altari di intercedere con Dio per fermare il morbo e chi invece, con spirito epicureo, si abbandonava ai piaceri terreni cercando di “godersela” per il poco tempo che si aveva ancora da vivere. I contatti tra i vari paesi si facevano sempre meno frequenti: paura e diffidenza dominavano le popolazioni giudicariesi, alle prese con una morte crudele ed ignota, adesso alle porte della valle. E, puntualmente, questa mortalità un giorno arrivò. (Segue sul prossimo numero)


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Attualità

APRILE 2018

Il Cima Tosa conquista Mosca

Il programma ha previsto, oltre alle esibizioni del Coro in due luoghi di grande visibilità e rilievo, la visita ad importanti monumenti storici della capitale. Il primo giorno si apre, dunque, con la visita a Sergiev Posad (“Borgo di Sergio”), un complesso monastico a nordest di Mosca così chiamato in onore del fondatore San Sergio (1337). Al suo interno numerose chiese fra cui spicca, per la maestosità delle sue cupole d’oro, quella della Trinità che custodisce le spoglie del Santo. Qui il coro ha intonato in modo estemporaneo alcuni canti, la cui armonia si disperdeva nelle alte volte del tempio, seguita in religioso silenzio dai numerosi visitatori incuriositi ed estasiati. Il complesso, frequentato un tempo da principi e zar, rimane tutt’oggi il centro religioso più venerato della Russia. Nel pomeriggio, tempo per un rapido giro al popolare mercatino di Izmailovo, una sorta di “marché aux puces” parigino, luogo ideale per l’acquisto dei souvenir più svariati, tra cui le famose matrioske e i colbacchi di varie fogge, che hanno attratto in modo particolare i coristi viste le rigide temperature (-20°C). La mattina successiva raggiungiamo la Cattedrale di Cristo Salvatore, posta sulla riva della Moscova, costruita in marmo bianco e sormontata da una grande cupola dorata. E’ la chiesa ortodossa orientale più alta al mondo (103 m). Qui assistiamo alla liturgia ortodossa, presieduta da Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e tutte le Russie, uomo di grande personalità, a capo della Chiesa ortodossa russa. Il rito, a cui i fedeli assistono rigorosamente in piedi dal momento che la chiesa è totalmente priva di banchi e sedie, dura all’incirca tre ore, è di grande interesse coreografico ed è accompagnato da suggestivi canti religiosi. Parteciparvi richiede pertanto, oltre ad una grande de-

di Antonio Bozza Un’esperienza unica quella vissuta dal coro Cima Tosa con la trasferta a Mosca dal 23 al 28 febbraio, che rimarrà a lungo nella mente e nel cuore dei partecipanti. Solo grazie all’inappuntabile capacità organizzativa di Dino Leonesi e alla Provincia Autonoma di Trento - sempre attenta nel favorire iniziative culturali come

vozione, anche una buona tempra! Grazie ai particolari permessi ottenuti, si è potuto avere accesso alla cantoria dove, intonati alcuni canti, il Coro ha potuto apprezzare la sua straordinaria acustica. Dalle terrazze esterne si è potuto poi ammirare uno splendido tramonto con vista sulla città. La grandiosità della basilica, che può accogliere fino a 10.000 fedeli, non è però facilmente percepibile poiché, al di sotto del piano terra, si trovano ampi spazi di norma non accessibili tra cui il refettorio, dove il Coro ha potuto pranzare e uno spazio espositivo che ha ospitato la mostra “Presepi del Trentino Alto Adige - Ambasciatori di pace e del dialogo ecumenico”. Accolti dal Camerlengo, il Presidente dell’Associazione Amici del presepio di Tesero gli ha fatto omaggio di un’opera presepiale, simbolo della tradizione e della cultura trentina. Accanto alla mostra, un ampio auditorium nel quale il Coro ha affascinato il numeroso pubblico con la sua prima esibizione ufficiale, seguita poi dal concerto della corale della cattedrale. Di grande interesse, il giorno successivo, la visita al Cremlino, che significa “cittadella fortificata” ed è il simbolo del Governo russo (sebbene non

sia la residenza del Presidente Putin). Circondato da rosse mura turrite, al suo interno sorgono tre magnifiche cattedrali che si affacciano sulla piazza nella quale avvenivano sia le cerimonie di incoronazione, sia quelle funebri degli zar. Al suo interno il Palazzo dell’Armeria nasconde tesori di indicibile bellezza: un autentico museo del genio russo. A seguire la visita della Piazza Rossa, il cui nome deriva dall’aggettivo krasnaja, che significava “bella”. Non è legato, infatti, né al colore rosso delle costruzioni circostanti, né all’ideologia comunista. La Piazza accoglie la maestosa e policroma Basilica di San Basilio, luogo simbolo della città, oltre ai sontuosi Grandi Magazzini GUM. Il Cremlino ed il complesso della Piazza Rossa sono Patrimonio dell’Unesco dal 1990. Un gradita sorpresa sono state le stazioni della famosa metropolitana di Mosca, vere e proprie opere d’arte in grado di regalare la suggestione di trovarsi, durante l’attesa, in un lussuoso salotto. L’ultimo giorno inizia con la visita alla prestigiosa Galleria Tretjakov, fondata dal mercante omonimo nel 1856 e considerata la più grande

questa - si è potuto dare corso all’evento, facendo fronte a tutti gli aspetti burocratici e diplomatici connessi. Un plauso particolare va al presidente del Coro, Diego Cornella, al suo vice Mario Dalponte e a Luciano Azzolini, che si sono prodigati per far giungere a buon fine “l’operazione Russia”. collezione pubblica di opere d’arte russe, sia laica che religiosa, comprendente la più vasta raccolta di icone al mondo. La più nota, considerata l’Icona delle icone, è quella realizzata nel 1422 da Andrej Rublëv e conosciuta come “La Trinità” o “Ospitalità di Abramo”. Nel pomeriggio raggiungiamo via Arbat, una delle maggiori vie commerciali di Mosca, per gli ultimi acquisti. Un’aria gelida taglia il viso mentre ci avviamo, su invito dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca e della Provincia Autonoma di Trento, verso il Museo Statale della Storia contemporanea della Russia, ultima tappa ufficiale della trasferta. Il Cima Tosa, accolto dal saluto dell’Ambasciatore, dott. Pasquale Terracciano, e dal Presidente della Provincia, dott. Ugo Rossi, si esibisce in 21 brani del suo repertorio riscaldando il cuore dei presen-

ti. Una vera apoteosi che ha ampiamente ripagato l’impegno dei coristi, grazie anche all’entusiastico sostegno dei loro accompagnatori. I numerosi e prolungati applausi del pubblico locale hanno mostrato come il canto fosse divenuto strumento di dialogo fra le culture, una forma di diplomazia popolare. L’ottimo consenso di pubblico ottenuto ancora una volta dal Coro, magistralmente diretto dal M° Piergiorgio Bartoli, in una terra che per lingua, usi, costumi e tradizioni è molto lontana dalle nostre, è servito a sfatare il

preconcetto di chi crede non si possa apprezzare una musica che “non si capisce”. Nella musica a contare sono le sensazioni che si provano sotto l’effetto delle vibrazioni e dell’armonia dei suoni. Comprendiamo forse il canto degli uccelli o il mormorio delle sorgenti? Ne siamo ugualmente catturati. Concludiamo la serata con un raffinato buffet a base di prodotti trentini e la visita alla mostra di un nostro grande artista italiano Antonio Ligabue, la cui pittura ritrae animali in cattività che “sono simboli di forza, di energia, emblemi del suo desiderio di libertà”. Il ricordo di questa trasferta moscovita rimarrà legato allo scambio culturale grazie al quale lingue diverse hanno potuto comprendersi grazie al linguaggio universale della Musica.

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Attualità

APRILE 2018 - pag.

Il sostegno al territorio da parte della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella e della Cassa Rurale di Saone

SONO APERTI

I NUOVI BANDI A SOSTEGNO DI ENTI E ASSOCIAZIONI LOCALI

130.000 euro per le associazioni

35.000€ SEMPLIFICATA 95.000€ ORDINARIA Bando attività

Bando attività

Apertura Bandi dal 30 marzo al 27 aprile 2018 Sono disponibili presso gli sportelli e sul sito www.lacassarurale.it i moduli da compilare per effetture la domanda

Ogni Ente/Associazione può presentare una sola domanda, semplificata o ordinaria

“Ci consente di essere vicini al territorio e di conoscerne in maniera più approfondita esigenze e richieste, anche grazie alla mediazione di chi, quasi quotidianamente, mette a disposizione tempo e fatica per il bene comune e la crescita culturale, finalità che anche la nostra Cassa persegue e che è un piacere condividere con altri”. I Consigli di Amministrazione delle due Casse hanno infatti approvato i criteri per l’assegnazione delle risorse a sostegno dell’attività ordinaria del 2018 deliberando l’apertura di due distinti bandi per i quali sono stati stanziati 130.000 euro. “Il principio della mutualità è un pilastro fondante sul quale si basa l’azione della Cassa Rurale, sancito anche nel nostro Statuto – precisa il vicepresidente Luca Martinelli – e da questo deriva il nostro impegno a favore del mondo del volontariato, che sappiamo essere un vero motore di animazione e aggregazione delle nostre comunità”. Ammonta a 35.000 euro l’importo destinato alle domande da presentare secondo la modalità “semplificata” e a 95.000 euro quello per la modalità “ordinaria”. La domanda semplificata è destinata a

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Si rinnova anche per il 2018 l’impegno della Giudicarie Valsabbia Paganella e della consorella di Saone (prossime alla fusione) a sostegno delle associazioni di volontariato del territorio in cui le due casse operano. “Sostenere il lavoro svolto dalle associazioni e dagli enti della nostra zona operativa è un modo per rispondere ai bisogni delle nostre comunità”, spiega Andrea Armanini presidente della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella. iniziative di utilità sociale rivolte alle comunità del territorio di competenza delle due Casse e realizzate attraverso forme di volontariato ed aggregazione. Prevede un contributo massimo di 500 euro che verrà erogato in un’unica tranche. La domanda ordinaria, invece, è pensata per le associazioni che svolgono una attività più strutturata e continuativa nel corso dell’anno: richiede un maggiore dettaglio nelle informazioni e consente l’assegnazione di un contributo fino ad un importo massimo di 5 mila euro anche se lo stesso non potrà superare il 30% dell’attività complessiva. L’erogazione del finanziamento, inoltre, avverrà in due tranche (il 70%, al momento dell’approvazione e il 30% dopo la rendicontazione dell’attività). Le associazioni interessate potranno scegliere a quale fonte di finanziamento accedere tenendo presente che nell’arco dell’anno solare sarà possibile inoltrare una sola richiesta di intervento.

Anche quest’anno sono stati individuati dei settori di intervento che avranno priorità nella valutazione: istruzione/ formazione, cultura, sport dilettantistico, promozione turistica ed economica, assistenza sociale, iniziative ricreative e di aggregazione. Spazio, dunque, a iniziative formative di tipo extracurriculare, di educazione alla genitorialità o legate alla musica; ma anche ad attività di qualificazione e aggiornamento delle figure professionali, a corsi, dibattiti, conferenze e tavole rotonde. E ancora, rassegne teatrali, festival musicali,

Associazione artigiani: con il progetto reload- incubatori di impresa una nuova opportunità per aspiranti imprenditori Reload è un progetto lanciato dall’Associazione Artigiani in collaborazione con Trentino Sviluppo, Provincia Autonoma di Trento, Agenzia del Lavoro e Casse Rurali del Trentino, con il preciso obiettivo di favorire l’incontro tra aspiranti imprenditori e imprese che, in assenza di passaggio generazionale parentale, intendono cessare l’attività per raggiunto limite di età del titolare, nello stesso settore o settori analoghi. Gli aspiranti imprenditori interessati vengono incontrati individualmente per approfondire il loro progetto imprenditoriale e successivamente selezionati per essere ammessi alle 4 fasi in cui si articola. 1. Formazione: breve corso di formazione durante il quale acquisire competenze manageriali di base necessarie per mettere a fuoco l’idea imprenditoriale, affrontando gli aspetti strategici, economici, organizzativi, di marketing e normativi per giungere all’elaborazione di un business plan; 2. Tirocinio imprenditoriale: in un’azienda del settore di interesse, l’aspirante imprenditore, per un periodo da 2 a 6 mesi, diventerà “l’ombra” di un imprenditore esperto, per captarne abilità e competenze gestionali. Qualora possibile, il tirocinio verrà organizzato presso l’azienda nella quale è previsto il subentro totale o parziale; 3. Analisi aziendale approfondita e valutazione opportunità di subentro: al termine

del tirocinio gli aspiranti imprenditori opportunamente sostenuti da professionisti competenti, valuteranno le opportunità di subentro totale o parziale (ad esempio acquisizione o affitto di azienda/ramo d’azienda/spazi/attrezzature/clienti/etc.). A tutela di entrambi i soggetti coinvolti (azienda cedente e aspirante imprenditore) è infatti prevista un’analisi aziendale approfondita per definire l’effettivo valore del patrimonio messo in gioco. Viene poi garantito un accompagnamento di natura giuridico/contrattuale per il subentro vero e proprio; 4. Accompagnamento: fin da subito, al neo imprenditore viene messo a disposizione un accompagnamento per i primi mesi di vita dell’attività. Si tratta di oltre 50 ore di accompagnamento da parte di esperti su contenuti diversi (tecnico, normativo, finanziario, strategico) a seconda delle esigenze rilevate. Per illustrare i contenuti e le finalità del progetto, sono previsti due incontri: mercoledì 4 aprile 2018 ad ore 18.00 presso la sede dell’ASSOCIAZIONE ARTIGIANI in Loc. Tonello,5/A – BORGO LARES lunedì 9 aprile 2018 ad ore 18.00 presso la sede dell’ASSOCIAZIONE ARTIGIANI in via delle Crosetta, 39 ARCO www.reload-incubatori.it e-mail: incubatori@artigiani.it tel. 0461/803800

concorsi fotografici, mostre, iniziative a favore di persone bisognose, in situazioni di disagio o relative alla conciliazione dei tempi lavoro famiglia. Senza dimenticare manifestazioni aggregative, concerti, attività di protezione civile, gruppi antincendio, vigili del fuoco o dei circoli anziani. Per entrambe le domande il termine di presentazione è fissato in venerdì 27 aprile 2018. La modulistica per accedere al finanziamento è disponibile sul sito internet www.lacassarurale.it. oppure presso ogni sportello delle due Casse Rurali.

La cassa rurale di Saone per le associazioni Il bando si rivolge anche a tutte le associazioni che operano nell’attuale territorio della Cassa Rurale di Saone (considerata la fusione prevista a breve fra i 2 istituti). Per spiegare tali novità alle associazioni del territorio di Saone è stato organizzato un incontro di presentazione che si terrà MERCOLEDI’ 11 APRILE alle ore 20.15 presso la sala Riunioni della Comunità delle Giudicarie a Tione. Tutte le associazioni sono invitate.


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Centenario Grande Guerra

APRILE 2018

Guerra 1914-18 mese per mese - aprile 1918

La Battaglia di Lys in Francia Sul fronte italo-austriaco disordini per la mancanza di cibo di Mario Antolini Musón Aprile 1918. - Germania. La Germania Imperiale tenta il tutto per tutto; a partire dal 21 marzo del 1918 lancia una serie di disperate offensive nel tentativo di travolgere definitivamente le forze dell’Intesa, schierate a ridosso della famosa “Linea Sigfrido” (o “Linea Hindenburg). Su quest’ultima posizione, l’esercito tedesco è’ infatti arretrato per accorciare e consolidare il suo fronte dopo l’ultimo grande attacco franco-Inglese. L’Intesa è analogamente stremata e le numerose defezioni dei “Poilus” francesi, uniti alla loro generalizzata deficienza combattiva, spingono Hindenburg e Ludendorff a tentare il tutto per tutto. L’11 aprile 1918 il Capo di Stato Maggiore Inglese, il General Douglas Haig, ordina ai propri uomini, messi con le “spalle al muro”, di resistere fino alla morte, senza cedere un palmo di terreno. Il generale francese Foch viene incaricato di gestire tutte le forze alleate, in qualità di “Generalissimo”, che porta la Germania ad un passo da Parigi e dalla vittoria. Ma l’arrivo dell’esercito americano (gli Stati Uniti erano entrati ufficialmente in guerra il 7 aprile 1918), unito a gravi difficoltà logistiche nemiche, ribaltano molto presto le sorti del conflitto a favore dell’Intesa. La prima vittoria americana avviene il 28 maggio nelle vicinanze di Cantigny, alla quale farà seguito la conquista di Bouresches e del bosco di Belleau. In quest’ultima occasione si distingue per tenacia e coraggio il corpo dei Marines Statunitensi, che facevano parte dell’American Expeditionary Force appena arrivata in Europa. Aprile 1918. - Fronte italiano. All’inizio del 1918 la situazione era critica per l’Austria-Ungheria: dopo che i Francesi avevano reso pubblico il tentativo di pace separata intrapreso da Carlo I d’Austria nel marzo 1917, i Tedeschi imposero all’alleato una quasi totale sottomissione economica e politica, e in vi-

Quarto anno di guerra ed ora, su questa pagina, eccoci alla primavera del 1918, e nei piani bellici ancora nulla si placa. La “inutile strage” continua pur se viene lanciata qualche timida freccia verso l’inderogabile bisogno di pace. Rimangono vive e incisive le pregnanti citazioni di Fergusson: «Milio-

ni di uomini, gli uni lanciati contro gli altri, spinti da un’invisibile forza morale in un inferno di paura senza paralleli in questo mondo». È struggente leggerle oggi, 2018, ma in quell’aprile 1918 erano ancora le sole da poter scrivere. Le cronache ne sono la conferma. 1º aprile 1918. - L’Intesa. La Royal Air Force è istituita dalla fusione dei precedenti Royal Flying Corps e Royal Naval Air Service. 7 aprile. - Fronte occidentale. Inizia la quarta battaglia di Ypres (operazione Georgette o “battaglia del Lys”): attacco tedesco contro il fronte tenuto da Britannici e Portoghesi a sud di Ypres; viene conquistato diverso terreno ma le alte perdite portano al blocco dell’azione per il 29 aprile seguente. I Tedeschi assalirono le posizioni britanniche sulla Somme, provocandone il crollo e avanzando rapidamente nelle retrovie. I risultati conseguiti dai Tedeschi durante l’offensiva furono impressionanti rispetto all’esito di altre battaglie sul fronte occidentale: catturarono 90.000 prigionieri e 1.300

sta delle loro offensive di primavera sul fronte occidentale, imposero agli Austro-ungarici un nuovo attacco sul fronte italiano. I margini di manovra per gli Austro-tedeschi andavano però progressivamente riducendosi: la situazione degli Imperi centrali sul piano dei rifornimenti, sia alimentari che di materie prime, si faceva sempre più precaria, mentre al contrario i rifornimenti statunitensi, almeno sul fronte occidentale, iniziavano ad avere un peso effettivo sul bilancio della guerra. Le forze imperial-regie erano allo stremo dopo il grande sforzo militare e logistico di Caporetto che, però, non aveva prodotto un completo crollo dell’esercito italiano: le 53 divisioni ammassate al fronte avevano un numero di effettivi pari alla metà se non meno dell’organico previsto, i ranghi erano pieni di reclute diciassettenni o di anziani e il tracollo della produzione industriale aveva iniziato a riflettersi negativamen-

te sulle dotazioni di armi ed equipaggiamenti. La propaganda degli Alleati, ora molto pervicace, aveva fatto breccia tra le truppe, rendendo sempre più auspicabile ai soldati una rapida conclusione delle ostilità. La carenza di cibo in tutta la nazione austriaca si era fatta catastrofica e ai tumulti organizzati dai gruppi nazionalisti o dai movimenti socialisti, ispirati dalla rivoluzione russa, si aggiunsero vere e proprie

sommosse per il pane: ad aprile 1918 almeno sette divisioni erano state richiamate in patria per il mantenimento dell’ordine. Lo stesso generale Borojević suggerì di non sacrificare ciò che rimaneva dell’esercito austroungarico in ormai inutili offensive, bensì di conservarlo per far fronte ai disordini, ma l’alto comando fu irremovibile dai suoi piani per un attacco risolutivo sul fronte italiano.

cannoni, inflissero agli anglo-francesi 212.000 tra morti e feriti, annientarono l’intera 5ª Armata britannica; per contro dovettero registrare 239.000 perdite tra ufficiali e soldati, con alcune divisioni ridotte alla metà dei loro effettivi e molte compagnie con appena quaranta o cinquanta uomini. Nel tentativo di replicare il successo iniziale, Ludendorff lanciò una serie di assalti in sequenza in altre zone del fronte: in

aprile i Tedeschi sfondarono le linee britanniche vicino a Ypres, in maggio guadagnarono altro terreno attaccando i Francesi tra Soissons e Reims. In giugno assaltarono le posizioni francesi davanti Compiègne, ma l’azione fallì e fu bloccata nel giro di pochi giorni. Contemporaneamente truppe anglo-statunitensi vennero in soccorso dei Francesi contrattaccando sul fronte della Marna. 13 aprile. - Fronte orientale. A Baku, in Azerbaigian, Bolscevichi e Menscevichi istituiscono la Comune di Baku. 23 aprile. - Il Guatemala dichiara guerra alla Germania. 24 - 25 aprile. - Fronte occidentale. Seconda battaglia di Villers-Bretonneux: un’azione diversiva tedesca nelle vicinanze di Amiens porta alla prima battaglia tra carri armati della storia. Ma di fronte a tanto orrore risuonano ancora quasi oggi incomprensibili annotazioni come questa riportata sempre dal Fergusson ad evidenziare come la guerra - oltre a diventare una “inutile carneficina” - costituisca pure la trasformazione degli stessi esseri umani creando negli individui l’ostilità verso il “nemico” (uomo come lui) ed istigando la vendetta; questa la testimonianza di un soldato: «Gliele suonammo; scatenammo l’inferno e li facemmo saltare in aria. Caddero a dozzine, a centinaia, con le colonne in marcia che sbandavano sotto il nostro potente fuoco. I gruppi si sfaldavano e nessun uomo era in grado di rimanere nella nostra vista di più di cinque minuti. I pochi sopravvissuti erano in preda al panico e cercavano di battere in ritirata; gli sparammo alla schiena. Cinque minuti di fuoco e avevamo cancellato il tormento di quella giornata di bombardamenti con una vendetta». La guerra, purtroppo, era anche questa: odiare e massacrare i “nemici” creati da una falso e degradante patriottismo.


Centenario Grande Guerra «1° aprile. - Quest’oggi nel settore di Lardaro l’artiglieria italiana lavora febbrilmente. Da giorni sfoga le sue ire sopra Roncone, perché vi scorge le vie tutte mascherate e un insolito movimento militare. La poca popolazione va ritirandosi nei cassinaggi del monte, perché in paese non è più sicura. Finora i danni alle case di Roncone sono relativamente minimi nonostante che le bombe cadutevi finora sieno circa 250. / L’Italia entrando in guerra ha giocato a se stessa e a noi austroungarici una pessima carta. «Vi redimeremo o Trentini - scrivevano i suoi giornali guerrafondai -; vi redimeremo col minor danno possibile nostro e vostro». I fatti susseguenti smentirono la profezia nel modo più categorico. L’Italia, che serbandosi neutrale sarebbe salita politicamente, moralmente ed economicamente a grandi altezze e benemerenze, precipitò nell’abisso se stessa e il Trentino. Le nostre aspirazioni sospirate e favorite da tanti anni e in tutti i modi nel nostro infelice Trentino ora sono qui accatastate in un cumulo di macerie a testimoniare ai posteri le nostre patriottiche benemerenze! / Postilla a margine del 1925. Il timore di veder cadere queste mie note nelle mani della polizia e sotto il piombo del giudizio statario mi trattenne finora dal registrare dei fatti caratteristici della civiltà austriaca come della sua amministrazione militare; d’ora in poi, giacché il gendarme più non si cura che del pane suo quotidiano, mi prenderò maggior libertà di parola. Invece la mia disillusa speranza di una maggior libertà di stampa mi obbligò a delle cancellature! Don Perli. 8 aprile. - I Tedeschi, in Francia, dopo essersi spinti fin presso Amiens e Mondidir sostarono per predisporsi ad un’altra improvvisa avanzata e dividere le armate inglesi dalle francesi e con ciò arrivare a Calleis e a Parigi. / Al fronte italiano nulla di nuovo. / In tutti i nostri paesi della Val del Chiese evacuati e visitati dal militare non vi sono che case completamente denudate. Quello che non han fatto le bombe e il fuoco lo fecero i militari asportando tutti i mobili, ogni oggetto che vi rinvennero, levandone le porte, le finestre, i pavimenti, i soffitti per legna da fuoco; bucarono muraglie per passare più presto da un quartiere all’altro, da una casa all’altra e per cercarvi roba nascosta. Le prodezze dei Germanici, anche là dove stava ancora la popolazione, superano per intensità e barbarie quelle degli Unni di Attila: passeranno ai posteri testimoniate e esecrate da migliaia e migliaia di assassinati. Chi, come e quando indennizzerà tanti infelici innocenti? 12 aprile. - Ieri il “Risveglio austriaco” di Trento si spense miseramente. La sua vita fu sempre quella di tirar calci contro chiunque non la pensava come la pensarono e la pensano i Tedeschi senza però essere riuscito a convertirne

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Aprile 1918 - Ripercussioni in Trentino e in Giudicarie

Fame e carneficina Perli: “Intanto la fame leva al cielo maledizioni e rabbia”

I

di Mario Antolini Musón n questo mese soltanto il riassunto delle lunghe pagine del Perli. Parole taglienti a testimonianza di una realtà oggi troppo dimenticata

pur uno alla sua causa. 13 aprile. - Oggi si tenne a Tione la rassegna dei nati negli anni 1899-1898-189796-95-1894 scartati nelle antecedenti rassegne. Dei 95 comparsi ne furono tenuti abili altri 5(!) e neppur uno degli 11 da Tione. Gli umani rifiuti! / Ieri a Brévine un sacco di farina contrabbandata fu pagato 1.400 corone. / Oggi tutti i profughi dimoranti a Tione e circostanti paesi ebbero ordine di evacuare e di trasferirsi nel distretto di Stenico per far luogo a nuovi arrivi di soldati. Immagini chi può i loro fastidi e la loro costernazione. Molti si rifugiarono sui cassinaggi del Monte di Tione. / In quest’ultimi giorni gl’Italiani dal Melino continuarono a gettar bombe a Roncone, Pradibondo e fin a Bondo. I danni maggiori li ebbe Roncone; vi rimase morto un giovine soldato di Strembo e rovinate quattro case. / I Germanici ripresero l’offensiva in Francia da Arras ad Ypres con rilevanti progressi. / Di 26 vagoni di patate promessici da Innsbruck ce ne furono mandate finora 160 quintali coll’annuncio che non ve ne sono altre! In cambio ci promisero alcuni quintali di segala, orzo e fagiuoli da semina, che però non sono ancora arrivati a Trento! Ci hanno promesso grandi arrivi di farine dall’Ucraina, ma si frappongono gravi difficoltà di trasporto. / Intanto la fame leva al cielo maledizioni e rabbia. 15 aprile. - Oggi si è avuta la visita del Luogotenente Conte di Meran coll’intervento di tutti i Curatori d’anime e dei Capicomuni del distretto. Il ricevimento ebbe luogo nella cancelleria capitanale di Tione. Parlò per tutti il decano di Tione, quale preside del comitato di distretto d’approvvigionamento; espose le critiche ed i lamenti sul modo con cui la popolazione è trattata dalla Krigsgetrende d’Innsbruck, la quale sugli assegni di generi alimentari dovutici in proporzione degli altri distretti e province nulla poi ci dà di certi generi, e nemmeno il 30 per cento di altri. Dei 104 vagoni di patate dovutici ce ne mandò 24, e dei 26 pro semina neanche due, cosicché molta campagna, specialmente nella Rendena, resta sterile poiché non ci mandarono nemmeno

orzo o segala in sostituzione delle patate mancate. E così del resto. Dove però si tratta di portarsene via usano un’altra misura. Ci tolsero il 32 per cento dei bestiami grossi; in altre province e distretti soltanto il 6, 8, 15 per cento. Ci tolsero il burro, il formaggio, il fieno. Ci devastarono le selve, ci spremettero la borsa di milioni di corone pei prestiti di guerra; ci levarono i rami di cucina fin il paiolo della polenta, ed ora i soldati stessi battono alla porta per polenta ed altri vanno a rubarci nei campi le patate seminate. In compenso non riceviamo che promesse e amare disillusioni. La popolazione è così torturata, malcontenta, sfiduciata e attossicata che se non ci fossero le baionette avrebbe già fatto degli spropositi. Sempre il decano fece presente che, qualora venisse fatta sul nostro fronte un’offensiva, tutto lo stradone da qui a Trento verrebbe occupato dal militare così da impedire il passaggio dei nostri generi alimentari da Trento a qui; la popolazione verrebbe tagliata fuori dalle comunicazioni colla ferrovia e abbandonata in braccio alla fame e alla disperazione. Infine raccomandò al Luogotenente d’interessarsi per mitigare le infelici nostre condizioni. Il Luogotenente fece le solite promesse, e noi ne vedremo e ne aspettiamo l’esito. / In quest’ultimi giorni c’è qui, a Tione, un grande via vai di militari e di artiglieria. A Bolbeno stazionano 2.000 soldati pei quali si dovette mettere a disposizione anche quella chiesa. Qui si continua a costruire baracche per collocarvi automobili e cancellerie militari. 20 aprile. - Da giorni piove dirottamente. / Nelle prossime settimane verrà distribuito soltanto mezzo chilogrammo di farina ad ogni sprovvigionato,

e sconosciuta. Il cronista si permette, soltanto, di invitare i cortesi Lettori a evidenziarne le assillanti peculiarità.

che deve ritrarne la sua sussistenza per sette giorni! Con ciò solo com’è possibile la vita? E molti non hanno di più. È per questo che molti vanno errando pei campi e prati a raccogliere erbe e radici mangerecce per mitigare la rabbia della fame. / In questi giorni Tione ebbe dal Comitato d’approvvigionamento 90 chilogrammi di corame per rammendarsi le scarpe; ma come si farà a ripartirlo a tutti i bisognosi? Già da tre mesi il Comitato tiene a disposizione panni e telerie pel distretto, ma in sì poca quantità da non sapere come farne la distribuzione in proporzione del bisogno. / Il conte Czernin, ministro degli esteri austriaco, si è dimesso e fu richiamato il conte Burian sotto il quale ebbe inizio la guerra. / Oggi ricomparve “Il Risveglio austriaco”. / In Francia l’offensiva tedesca è arenata. 22 aprile. - Oggi fu qui l’ispettore generale dell’approvvigionamento pel Trentino, il quale, dopo essersi convinto de visu delle tristi condizioni dell’approvvigionamento nella Rendena, non poté far altro che consolarci col riferire che dalla Rumenia e dall’Ucraina non arriveranno né grani, né farine. Promise d’interessarsi per farci avere qualche vagone di patate per la semina e qualche altro per l’approvvigionamento della popolazione. A me, in separata sede, disse che la cosa è disperata. In compagnia dell’ispettore eravi monsignor Delugan, il nostro deputato. / Le granate italiane cominciano a cadere anche a Bondo. I soldati, tanto qui come in altri paesi del distretto, battono ogni momento alle porte dei privati a chiedere da mangiare. I furti d’ogni genere sono quotidiani. / Ieri i prigionieri russi, nel condurre un carretto di pelli di vacche macellate, vi tagliarono le

orecchie e le labbra boccali e le mangiarono crude. Essi, presso le case, visitano i versamenti dei secchiai per cercarvi qualche rifiuto della cucina. Alcuni che furono presenti allo sventramento di un ronzino se ne pigliarono il sacco del ventricolo, se lo divisero e lo mangiarono senza nemmeno nettarlo nell’acqua. / Ogni giorno si vedono cavalli che, a passo lento e sostenuti da quattro o cinque militari, sono condotti al macello perché estenuati dalla fame e dalla magrezza. / L’amministrazione militare continua ad occupare appezzamenti di campagna già bell’e lavorata. Immagini chi può il dispetto della povera gente e le maledizioni contro la guerra. / Il maltempo persevera a darci acqua tutti i giorni. 27 aprile. - Oggi Santa Zita, onomastico della nostra augusta Imperatrice. Alle 9 antimeridiane messa cantata coll’intervento di tutte le autorità e dei soldati in loco. / Sui fronti nissuna novità. / Ha fatto parlare non poco una lettera, pubblicata dal ministro francese, del nostro Imperatore del marzo 1917 al presidente della Francia a mezzo del suo cognato il principe Sisto di Borbone, colla quale stendeva la mano di pace all’Intesa, proponendo di adoperarsi presso la Germania per la restituzione dell’Alsazia-Lorena a patto della retrodazione delle colonie alla Germania e per il ripristinamento della sovranità del Belgio coi relativi indennizzi e la riabilitazione della Serbia. Perché la importantissima lettera non ebbe alcun risultato? Nissuno seppe dircelo. 28 aprile. - Oggi ebbe luogo la settimana dell’Imperatore Carlo a favore delle vedove e degli orfani di guerra. Qui fu organizzata e diretta dal militare con produzioni della banda militare, di orchestre, di tiri a segno, di giostre pei ragazzetti e per ragazzaccie, il vaso della fortuna, balli, maschere e altro. / Lo sfoggio artificiale di questo apparato trovò lo stridente contrasto della fame e della miseria dei soldati e del popolo. / I ladri, entrati ieri sera in una casa a Fontanedo, uccisero una povera vecchia per portarsi via quanto vi trovarono per pararsi la fame. / Questa mattina nella Sarca, pochi metri sopra la chiesa di San Vigilio a Vat, fu trovato ed estratto

dal torrente il corpicino di un neonato gettatovi da una inumana scrofa per nascondere in tal modo la propria vergogna. Di siffatte scrofe si onorano tutti questi nostri paesi e s’infiorano i nostri... 29 aprile. - Anche quest’oggi acqua a catinelle tutto il giorno. / Oggi vidi dei soldati a frugare in una vecchia cassa, dove la cucina di un albergo gettava le ossa bollite come rifiuti e portarsi via le dette ossa, spezzarle per succhiarne gli ultimi e intimi succhi. Anche i nostri soldati per mitigare i morsi della fame mangiano ciò che finora facevano e mangiavano per la stessa ragione soltanto i prigionieri russi. / Allo stesso scopo si moltiplicano i furti d’ogni genere: furti di galline, di capre, di vitelli, di vestiari e altro senza contrapporvi freni di sorta. / Le guardie vengono piantonate soltanto alle porte di qualche caserma o delle baracche degli auti. / Fin anche i fedelissimi tirolesi d’Innsbruck levarono un grido di fame e di rimprovero ironico all’Austria. E in siffatte condizioni si va scrivendo e dicendo che l’Austria sta per fare un’offensiva contro l’Italia! / Fra tanta fame universale vi hanno però di coloro, la cui mensa è sempre ben fornita di cibi succolenti e ricercati negli offizier messe e benedicono la guerra, che li fa star meglio che la pace: il popolo vede e maledice. / La più bella storia di questa guerra i posteri la troveranno descritta nei protocolli stenografici del parlamento di Vienna, dove i deputati parlano e descrivono per filo e per segno ciò che altri non possono pel timore del codice penale militare. 30 aprile. - Oggi furono distribuiti 8 etti di farina gialla a testa; uno al dì per altri 7 giorni. Da due mesi in qua la macelleria è aperta un giorno per settimana e non dà che un etto di carne (compresivi le ossa) per testa e per giorno. Dove la fame è meno sentita è nella cosiddetta Busa di Tione in grazia dell’ottima raccolta di granoturco dell’anno scorso. Tione solo ne produsse circa 600 quintali. / Rispetto alla produzione e alla perfetta maturazione del granoturco in questa plaga l’anno 1917 fu tanto eccezionale che non v’è persona che ne ricordi l’eguale. In altri paesi le campagne furono improduttive per la ostinata siccità; qui invece ci volle tutta per sopraffare la sempre e troppo umida temperatura».


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Sport

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Di corsa con la ChieseRun Il 26 aprile la prima edizione della gara che si snoda a Condino, Cimego e Brione La partenza avverrà alle 9,45 da Piazza San Rocco a Condino; i partecipanti percorreranno quindi la contrada Sassolo, seguendo poi la ex statale del Caffaro fino a un sentiero che taglia verso Cimego, attraverseranno il Borgo di Quartinago e ritorneranno verso Condino attraverso la “Via Imperiale” fino alla Pieve di Santa Maria Assunta. Di lì, seguendo un ripido sentiero, sbucheranno sulla strada asfaltata per Brione, che percorreranno scendendo fino all’imbocco della vecchia via per Brione, da dove saliranno nuovamente per altri due chilometri fino alla via asfaltata che li porterà al campo sportivo e alla piazza davanti alla chiesa di Brione dove verrà posto l’arrivo. Successivamente alla gara degli adulti, alla quale possono partecipare anche i possessori di Runcard o Mountain and Trail Runcard, a partire dalle 11,30 a Brione si terrà si terrà anche una “Passeggiata non competitiva” per gli adulti e i ragazzi o bambini che vorranno iscriversi (ci si potrà iscrivere a Brione nella stessa mattinata della gara con un costo di 12 euro che dà diritto a pacco gara e pranzo) e, alle 11,40, la gara valida anche quale prima prova del Circuito “Scoiattoli

di Mariachiara Rizzonelli Domenica 29 aprile la Società Atletica Valchiese, in occasione del 45° anno dalla fondazione, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Borgo Chiese e l’approvazione della Fidal, Federazione Italiana Atletica Leggera, organizza la gara di corsa in montagna “ChieseRun Memorial Marco Borsari” con partenza da Piazza San Rocco a Condino, passaggio a Cimego e arrivo a Brione. Trentini” per allievi, cadetti e ragazzi (sarà disputata a cronometro su un circuito di 1140 metri). “Parteciperanno alla gara i migliori atleti regionali della specialità tra i quali anche qualche Chiesano con ottime possibilità di successo - spiega Ennio Colò, della Valchiese - come Alberto Vender di Pieve di Bono, vincitore della “Volada” del 2017, Massimiliano Berti, di Storo, Luisa e Linda Valenti di Bondo e Michela Fontana, figlia del Presidente della Società Valchiese Gianpaolo”. Condino in un recente passato ha fornito altri atleti di un certo prestigio come il condinese Federico Vaglia che nel 2010 ha vestito in Bulgaria la maglia azzurra juniores. Al termine di tutte le gare seguiranno il pranzo a base di polenta carbonera preparato dalla Pro Loco di Brione (costo per il pubblico 9 euro) e, nel pomeriggio, le premiazioni. Per sottolineare che la ma-

nifestazione non è solamente un evento sportivo ma anche sociale e culturale tra le 15,00 e le 17,00, per gli atleti e le famiglie accorsi a Borgo Chiese è prevista anche l’apertura speciale con possibilità di visita guidata della bella Pieve di S. Maria Assunta a Condino. La ”ChieseRun” nei giorni precedenti sarà ancora anticipata da un importante momento culturale. Venerdì 20 aprile alle 20,30 presso la Sala del Consiglio del Municipio

La nuova gara ha un circuito molto particolare, lungo circa 9 chilometri e un dislivello di oltre 500 metri, ed è valida come prima prova del “Circuito Montagne Trentine”, insieme di corse in montagna organizzate da diverse società di atletica leggera con finalità sportive e ambientali per promuovere, attraverso percorsi agonistici il territorio trentino.

di Borgo Chiese si terrà una serata, dal titolo “Sport e qualità della vita”, nel corso della quale si parlerà di benessere, alimentazione, prevenzione e sport. Avrà come relatore Roberto Albanesi, che oltre ad essere ingegnere elettronico, studioso di teorie sui numeri e maestro di scacchi (frequentatore dell’Open Internazionale di Scacchi di Condino), è massimo esperto di sana alimentazione, stili di vita e attività fisica e autore di numerose

pubblicazioni di successo. L’invito a partecipare è rivolto a atleti, tecnici e dirigenti delle società sportive locali come a tutta la popolazione (i primi 50 che si presenteranno in sala saranno omaggiati dal relatore di una sua pubblicazione sui temi trattati). “Dopo la bella esperienza de “La Volada”, corsa a Darzo l’anno scorso, ci siamo chiesti se fosse opportuno portare una corsa in montagna per ogni paese della Valle del Chiese – spiega Ennio Colò - visto che i nostri atleti sono residenti in tutta la valle; Il sindaco e la giunta di Borgo Chiese ci hanno coinvolti per primi e siamo stati contenti di questa attenzione, trovando interesse ed entusiasmo. A Borgo Chiese abbiamo trovato anche un percorso molto adatto, con tratti sterrati, che transita in paesaggi rurali molto interessanti. L’augurio è di riuscire tramite questa manifestazione a coinvolgere la comunità nel parte-

cipare alla serata sulla salute e vivere attivamente la giornata della manifestazione che renderà protagonisti i tre paesi come unica comunità del comune”. La gara prevede infatti la collaborazione congiunta delle tre Pro Loco di Condino e Cimego e Brione e di tante altre associazioni, dai Vigili Volontari del Fuoco alla Croce Rossa locale, ai volontari per la sicurezza. Tutti gli eventi sono sostenuti anche dalla Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella e dal BIM del Chiese assieme a tanti sponsor privati. “Sono davvero contento che siamo riusciti a mettere in campo questo bel momento sportivo e sociale che è la “ChieseRun” - conclude il sindaco di Borgo Chiese Claudio Pucci -. Il fatto che la corsa attraversi tutte e tre le comunità del Comune di Borgo Chiese è stato fortemente voluto dall’amministrazione per sottolineare il valore di ognuna e tutte assieme e la collaborazione di tante forze presenti sul nostro territorio, bello sia dal punto di vista ambientale che storico-culturale, che si pone come in vetrina per i tanti atleti che vi accorreranno con l’occasione”.


Sport

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Ben 640 partecipanti al Trofeo Giovanissimi

Chiudono in bellezza i corsi alle Coste di Bolbeno Grazie all’impegno dimostrato da tutti i volontari dello Sci Club Bolbeno, con la collaborazione delle altre associazioni locali (la Pro loco, il Gruppo Alpini e i Vigili del Fuoco), ancora una volta si è potuto organizzare e curare ogni aspetto dell’evento che si è concluso con una splendida cerimonia di premiazione dove ogni partecipante è stato premiato con il diploma e l’ambita coppa, indipendentemente dalla posizione in classifica. Il segreto del successo di una manifestazione che non ha eguali in Italia, sta soprattutto “a monte”, e cioè nella tariffa di soli 60 euro che si pratica da oltre quindici anni a quanti si iscrivono ai corsi sci organizzati dalla Sci Club Bolbeno in collaborazione con la Scuola Italiana Sci Rainalter di Madonna di Campiglio; un modo che permette di avvicinare allo sport dello sci alpino centi-

Un degno epilogo per una stagione da record: il“Trofeo Giovanissimi”, gara di fine corso per i piccoli sciatori delle “Coste” di Bolbeno, divenuta un appuntamento fisso e di successo. Infatti 640 piccoli sciatori provenienti da tutte le Valli Giudicarie e Rendena, dalla Valle dei Laghi, dall’Alto Garda, dalla Valle di Ledro e perfino naia e centinaia di bambini ogni anno, possibile grazie all’impegno di tanti volontari e al sostegno finanziario di numerosi sponsor privati ed enti istituzionali. La gara ha rappresentato il penultimo di ben 10 appuntamenti sportivi di una stagione iniziata il 7 dicembre e che è proseguita in maniera estremamente positiva: quest’anno si è superata la soglia dei 220.000 passaggi alla sciovia. Questo anche grazie alla aperture serali del mercoledì e del venerdì (quest’ultimo dedicato agli allenamenti dei cosiddetti sciatori “master”) che tanto gradimento hanno

dalla Valsabbia, si sono riuniti in una splendida giornata di festa alla quale non sono voluti mancare nemmeno l’assessore allo Sport della Provincia Autonoma di Trento Tiziano Mellarini, il consigliere provinciale Mario Tonina e tanti altri rappresentanti delle istituzioni e dei comuni convenzionati.

riscontrato, soprattutto da parte dei molti sci club locali che hanno trovato a Borgo Lares un ambiente ideale per la loro preparazione sportiva. Con il Centro Sci Bolbeno – Borgo Lares sono convenzionati oltre 40 comuni, alcuni dei quali anche da fuori provincia, per una popolazione complessiva coinvolta di oltre 120.000 persone. I residenti nei comuni convenzionati possono godere di tariffe skipass molto agevolate ( tessera stagionale a 55 €!) e le scuola materne aventi sede in questi comuni hanno la possibilità di usufruire della “giornata gratuita sulla neve” con trasporto e pranzo gratuito grazie alla disponibilità del Ristorante “La Contea” situato a fondo pista. A dimostrazione della bontà dell’iniziativa si pensi che sono quasi 2000 i bambini delle scuola materne ospitati quest’anno.

La Transalp fa tappa in Valle del Chiese A luglio il passaggio della gara con un migliaio di concorrenti provenienti da 40 nazioni Il prossimo 20 luglio la Valle del Chiese ospiterà una tappa della Transalp cioè una tra le competizioni di mountain bike a tappe più importanti al Mondo. Alla gara partecipano mediamente 1.000 concorrenti provenienti da 40 nazioni e tradizionalmente impegnati a coppie. Quest’anno si confronteranno su un tracciato di 500 chilometri con oltre 18.000 metri di dislivello, da completare in sette tappe. Due le tappe previste in Trentino: la penultima partirà da Pellizzano (val di Sole) e arriverà in Valle del Chiese. Il giorno dopo i concorrenti raggiungeranno il traguardo finale di Arco. In sostanza verrà percorsa gran parte della valle con interessanti risvolti sul piano promozionale. La scelta fatta dal Consorzio Turistico Valle del Chiese con il patrocinio del Bim Valle del Chiese e di Trentino Marketing punta infatti a far conoscere

l’offerta locale di 10 tracciati interamente dedicati alla mountain bike e recentemente approvati dalla Provincia autonoma di Trento. Un aspetto che consente ora alla Valle del Chiese di poter promuovere turisticamente anche questo ulteriore importante patrimonio sportivo-ambientale. Ciò anche grazie alla collaborazione instaurata con il giornalista tedesco Ulli Stanciu e il professionista trentino Loris Tagliapietra, che ha portato prima all’individuazione dei tracciati e poi alla loro mappatura e all’approvazione da parte dell’assessorato al Turismo della Provincia autonoma, preludio all’accordo con la Transalp. La Transalp è un evento creato dalla società tedesca Delius Klasing Verlag GmbH legata alla rivista Bike (per intenderci come avviene nel mondo del ciclismo su strada con il Giro d’Italia promosso da Rcs-Gaz-

zetta dello Sport o con il Tour de France - L’Equipe) e tradizionalmente punta a collegare l’area germanica con il Lago di Garda, scavalcando per l’appunto le Alpi. Con questo appuntamento la Valle del Chiese punta ad entrare nel mercato internazionale Mtb patrimonio turistico importante di altre aree turistiche del Trentino, a cominciare dai vicini ambiti del Garda e della Valle di Ledro. L’anno successivo alla tappa ospitata mediamente circa duemila persone ripetono il tracciato individualmente. Un numero di potenziali turisti importanti per il turismo della valle del Chiese. Proprio per questo per la prima volta il Consorzio turistico sarà ufficialmente presente anche al Bike Festival di Riva del Garda organizzato sempre da Delius Klasing Verlag GmbH. Marco Maestri


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Opinioni a confronto

APRILE 2018

Tutti giù per terra Il Presidente Trump ha firmato la legge che impone dazi sull’importazione di acciaio e alluminio per proteggere l’industria statunitense dalla concorrenza estera. Promessa elettorale mantenuta, perché a quelle longitudini parola data e rettitudine morale sono faccende prese mooolto seriamente. L’elenco delle personalità politiche americane dimessesi dai loro incarichi per pruriginosi gossip, piccoli conflitti d’interesse, o anche solo per la parola disonorata è lungo almeno quanto quello degli impresentabili alle ultime elezioni nostrane. Perché qui in Italia, paese e popolo unici al mondo, manco a dirlo funziona al contrario. Tanto prometti meno mantieni, che tanto la gente non ha memoria. Qualche scandaluccio poi garantisce popolarità e followers sui social, e subito diventi ‘figo’, o per dirla appunto all’americana, cool. Senza parlare di certi personaggi circondati da un codazzo di diversamente integri, un Circo Barnum

di starlettine, escort e malavitosi. Il nuovo modello vincente. Dal sogno americano al sogno italiano. Dal ‘self-made man’, ‘l’uomo che si è fatto da solo’ a stelle e strisce, all’italico uomo ‘che si fa e basta’. Non importa come, non stiamo mica lì a sottilizzare… La sporca fedina penale e morale ostentata sulla parete dell’ufficio come fosse una laurea ad Harvard. Ma torniamo ai dazi in America. Gli Stati colpiti, tipo Europa e Cina, minacciano ritorsioni commerciali. Esentate invece alcune di quelle che Trump ha definito “nazioni amiche” come Canada e Messico. Del resto il territorio U.S.A. è casa S.U.A. e Mr Donald è libero di decidere chi far entrare e chi lasciare alla porta. E se proprio si vuol entrare si deve pagare biglietto, ma salato che neanche per una crociera suborbitale. Negli ultimi anni il mondo è cambiato, la formula magica chiamata Globalizzazione appare inadeguata e deleteria. Molti Stati si sono incelofanati di diffidenza e ostilità verso tut-

mensile di informazione e approfondimento

Anno 16 n° 4 Aprile 2018 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Caporedattore: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Umberto Fedrizzi, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 27 marzo 2018 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

Ceccherini Podio

to ciò che arriva da fuori confine. Protezionismo e nazionalismo sono vecchie ricette che ritornano. E se è vero come è vero che l‘Umanità ha da tempo inserito la retro e che fenomeni e tendenze si ripresentano nel corso della Storia con periodicità ciclica, allora prepariamoci al ritorno di un Nuovo Medioevo su scala mondiale. Intere nazioni stavolta, non solo città, protette da muri e fossati. Popoli timorati non del Dio biblico ma del Dio P.I.L.. E anziché principesse imprigionate, criminali a piede libero. Con il corredo di culture accartocciate che impoveriscono e implodono. Il che potrebbe anche avere effetti positivi, ma per carità una cosa auspicherei: che questo Medioevo 2.0 ci risparmi cilìci e cinture di castità, tanto di moda allora. Ma si mormora che Amazon ne abbia già i magazzini pieni e che provvederà a consegne dirette a domicilio. Dall’alto. E come corrieri, anziché droni ipertecnologici, tanti piccoli draghi volanti.

Vigili del Fuoco di Villa Rendena: Piolini lascia, Madaschi nuovo comandante

Il Giornale delle Giudicarie

di Massimo

Dopo ben 22 anni al comando del Corpo dei –Vigili del Fuoco di Villa Rendena, Giovanni Piolini passa il testimone al giovane caposquadra Gabriele Madaschi, classe 1994. Piolini lascia pochi mesi dopo l’inaugurazione della nuova caserma, un traguardo inseguito da tempo e come ha dichiarato, passa il testimone alle nuove generazioni. L’Assemblea, composta da 28 vigili effettivi, ha nominato all’unanimità il giovane Madaschi Comandante del Corpo. Nonostante la sua giovane età ha già ricoperto il ruolo di caposquadra e responsabile della formazione degli allievi dei Vigili del Fuoco di Villa Rendena-Preore, un gruppo che comprende 13 allievi e che negli scorsi anni si è distinto vincendo più volte il campionato provinciale di categoria. Vicecomandante è stato confermato Guido Zamboni che ricopriva già in precedenza tale incarico. Durante l’Assemblea il Sindaco di Porte di Rendena Enrico Pellegrini, si è unito a tutti i vigili nel ringraziare il Comandante Giovanni Piolini “per l’ottimo lavoro, la dedizione e l’impegno dimostrati in tutti questi anni”. Un augurio di buon lavoro e piena fiducia per il nuovo Comandante che ha dichiarato di “voler proseguire con lo stesso spirito con cui Piolini ha guidato il Corpo in tutti questi anni, valorizzando sempre più i giovani.

Oh padre nostro... Cari lettori, chiediamo il vostro aiuto per identificare l’autore della seguente poesia. In una nota del luglio 1992 Paolo Scalfi Baito scriveva: “Ma di chi sarà? Lo ignoro. Il dialetto mi sembra di Bondo o Breguzzo!” OH PADRE NOSTRO CHE TE SÉ ‘N DAL CEL MIMÈTO ‘N DELE TO MÀ EL ME CAPÈL CHE ‘L PORTA NA LONGA PENA NERA SACRA PAR MI COME NA BANDIERA AIDA TUC I NOS BALC ALPÌ GUARDIE SICURE AI NOS CONFÌ E TUC I SE AMARÀ COMA FRADÈI E NO SE OSERÀ PÙGNANCA PAR I SGHEI ALORA STO MOND DIVIS EL DIVENTARÀ N’ ALTRO PARADIS E I OM DE TUTE LE TERE I SARÀ BO E I NO FARÀ PÙ GUERE SIGNOR ‘L SO CHE AL DÌ DE ANCÓ LA VA ‘N GRAN BÉ E CHE TUC I GA ‘L PORTAFOI PIÉ MA MI TE PREGO, NO STÀ RABIRTE, SCOLTA ! FA CHE LA VAGA MAL, COMA NA VOLTA SALUDEME I ALPÌ DE LASÙ CHE I CANTA “LA GIGIÒTA” AL BO GESÙ ‘N TANT I TEGN TUC I SANC ‘N ALEGRIA SIGNOR SALVA L’ ITALIA E COSÌ SIA

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Opinioni a confronto

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Leader decisionisti e politica lontana dalla gente

BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Da qualche anno la politica nazionale ma ancor più provinciale è diventata una tiritera continua di decisioni prese in pochi salotti privilegiati e calate su di noi come fossero messaggi divini: o così o pomì! Dove è andata a finire la tanto conclamata partecipazione della gente, il dialogo, l’impegno della società civile, il richiamo alle nostre tradizioni? Siamo in balia di leader, talvolta discutibili, e del loro cerchio magico, che decidono per noi, sulle nostre cose, sulla nostra vita e non sempre con serenità ed equanimità, poi ci si sorprende dei risultati delle elezioni del 4 marzo….

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da non lasciarci il tempo di rendercene conto e di riadattarsi. Così un po’ tutti siamo rimasti spiazzati e ci siamo rasseganti. Una volta, altri tempi, l’impegno e la passione ci faceva sentire dei “protagonisti”. Ci dava la forza per andare avanti e sentirci partecipi della vita comunitaria. Si combattevano battaglie, a volte anche aspre e senza soddisfazioni, ma però sentivamo di esserci, di contare, di svolgere un ruolo, di essere utili. Ognuno di noi credeva fermamente in quella “missione” che

ci vedeva impegnati nei partiti, nelle assemblee, nelle battaglie elettorali. Sia quelle comunali, provinciali, ma c’era passione e voglia di esserci anche nelle Pro Loco, nella Banda, nei Pompieri, non sempre ci andava bene, ma la sana ambizione non calava, anzi. Tutto questo, oggi, non c’è più. Da diversi anni c’è, invece, un “sistema nuovo” e uomini nuovi che hanno distrutto i partiti tradizionali, e che hanno avuto la faccia tosta di convincerci che tutto quello che c’era prima era sba-

gliato. Peggio: tutto inquinato! E quindi niente più partecipazione, niente più tessere, niente più assemblee, qualche congresso sparuto e pro forma e nient’altro. A decidere sulla linea politica, sui programmi, sullo sviluppo, sulla qualità della vita, sul nostro futuro e sul futuro delle giovani generazioni, basta un solo capo con i suoi pochi sodali. E cosi siamo affondati nell’ignavia e nella prostrazione che ha portato all’esito clamoroso delle elezioni del 4 marzo, che si ripete-

rà, se non si prenderanno nuove strade, anche nelle elezioni provinciali dell’ottobre prossimo. E questo non va per niente bene. Purtroppo anche la nostra colpevole assenza, il disimpegno e l’indifferenza dei più, ha contribuito al consolidamento di “un sistema politico” sempre più distante dai cittadini e sempre più concentrato nelle mani dei soliti noti, amici, amici degli amici, potenti interessati e arrivisti da strapazzo. E allora, dato che abbiamo toccato il fondo, se crediamo

nelle nostre idee al di là degli schieramenti, dobbiamo tornare ad “esserci” e questo invito vale per tutti, giovani, meno giovani e anziani. Senza nostalgia e rimpianti. Se vogliamo che la politica attuale cambi, dobbiamo tornare a fare ognuno la propria parte, con il cuore, con la passione, ma anche con la convinzione di essere nel giusto. Le elezioni provinciali d’ottobre non sono poi così lontane…. Adelino Amistadi

Insegnanti esempi e modelli

Gli amici del bar

Caro Adelino. Non so tu come la pensi, ma io sono rimasta molto colpita da quell’insegnate che nello scontro con la polizia urlava a squarciagola contro di loro augurando la morte e quant’altro. Mi chiedo quale esempio positivo possa dare ai suoi alunni. Una insegnante deve aiutare i propri alunni nelle loro scelte, ma senza condizionarli, non è il suo compito. Credo proprio che abbia esagerato…

Avete ragione, amici miei, quante volte ci siamo trovati a parlare, a riflettere, a commentare la politica locale e nazionale con un senso di sconcerto e di frustrazione. Perchè abbiamo permesso di arrivare a questo punto senza accorgersene? Credo sia un po’ colpa del mondo che è cambiato così velocemente

Licia

Agli insegnanti, una volta, si chiedeva la massima neutralità nell’affrontare a scuola temi delicati. Anche se ognuno è libero di pensarla come vuole. Flavia Cassaro, la maestra scesa in piazza con i Centri sociali che ha urlato ai poliziotti “dovete morire”, non ha attenuanti, ne scuse plausibili. E’ stata una scena di pessimo gusto, non certo educativa per i suoi alunni. Credo che non si debba avere clemenza: la sua volgarità, la sua posizione violenta e illegale impone di cacciarla dalla scuola. Punto. Non c’è bisogno di nessun altro commento. (a.a.)

E se alla fine vince chi ha perso? Caro Amistadi, l’esito delle elezioni del 4 marzo ha sorpreso un po’ tutti più o meno piacevolmente. Ora sono tutti impegnati, politici, giornalisti, esperti, studiosi, ma anche la gente al bar, nelle piazze, la gente comune, a vedere come andrà a finire. E ognuno ha la sua soluzione: Salvini con i Grillini e Berlusconi mandato a quel paese, Salvini e il centro destra alla ricerca di voltagabbana per riuscire a fare un governo, e il Pd, orgogliosamente in disparte, alla fine credo che riuscirà a condizionare ogni trattativa, vuoi vedere che alla fine vincerà chi ha perso? Enzo E’ difficile fare previsioni. Nonostante siano passati già una ventina di giorni, le acque sono ancora piuttosto torbide e non ci sono segni di disinquinamento. Anche perché non è ancora certo chi abbia vinto. Ora mi spiego. Il Movimento 5S che ha avuto la più alta percentua-

le di voti, non ha però raggiunto la maggioranza dei seggi e da solo non potrà far nulla. Primo in classifica, ma totalmente inane. Per governare dovrà ovviamente allearsi con qualcuno, ma sembra difficile, Di Maio ha sempre detto: niente centro destra, niente Pd, anche se nelle ultime ore sembra aver cambiato, come di consueto, parere. C’è una coalizione di centrodestra, che insieme ha preso più voti dei Grillini, ma allo stesso modo, da sola non potrà fare nulla. Ha bisogno di di appoggi esterni che, anche se in Parlamento gente pronta a cambiar casacca ce n’è a iosa, potrebbe risultarne un governicchio con tosse ed asma ad ogni votazione. Comunque sia i 5S, sia il centrodestra hanno bisogno di una stampella. E allora? Allora ho l’impressione che la stampella che alle elezioni ha clamorosamente perso, finirà in qualche modo per vincere. Non tanto in Parlamento, ma a tavolino. Il che è ancora peggio. Aspettiamo e vediamo. (a.a.)

SEGNALAZIONI. Diventa giornalista per quindici giorni. Segnala anche tu una notizia, raccontaci una storia, mandaci una vignetta su un fatto a te accaduto


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APRILE 2018

Giornale delle Giudicarie aprile 2018  

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