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Giudi iudicarie

il

iornale delle

NOVEMBRE 2019 - pag.

EDITORIALE

Matteo contro Matteo... di Adelino Amistadi

Martedì 15 ottobre si è svolto a Porta a Porta su Rai. 1 con Bruno Vespa, un confronto televisivo fra Matteo Salvini e Matteo Renzi, un vero e proprio duello fra due protagonisti della politica italiana, seguito da più di 4 milioni di telespettatori. Una cosa mai vista, erano decenni che non si assisteva a confronti del genere. I due duellanti non sono due qualsiasi: Renzi è da sempre democristiano confluito nel Pd come segretario e leader indiscusso per 5 anni, Salvini è molto più ricco d’esperienze politiche variopinte, dall’ideologia comunista della gioventù, ad un passagsio a Casa Pound, seppur breve, all’approdo nella Lega Nord, quella di Roma ladrona. I due sanno come muoversi in politica non c’è che dire e la curiosità dei telespettatori era tutta tesa a capire chi ne uscisse vincitore. Infatti il giorno dopo tutti i giornali hanno giocato a disegnarne le gesta. A pag. 14

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Ampliamento del demanio sciabile, pareri a confronto

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EUROPA

Brexit e unità europea di Paolo Magagnotti Che ne sarà del Regno Unito in Europa? Nel momento in cui scrivo questo testo è noto solamente che la Camera Bassa del Parlamento (la „House of Commons”, ramo elettivo del Parlamento) ha bocciato ancora una volta la determinata volontà del primo ministro Boris Johnson di uscire dall’Unione europea ad ogni costo e mettere così una parola fine alla Brexit entro il 31 ottobre prossimo. Anche l’accordo che egli aveva raggiunto pochi giorni fa, in extremis, a Bruxelles non è stato considerato e l’Assemblea ha chiesto un nuovo rinvio dei termini. A pagina 10

Politica

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ANNO 17 - NOVEMBRE 2019 - N. 11 - MENSILE

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AMBIENTE Vaia un anno dopo. A pag. 22 SOCIETÀ Pagine d’Autunno nel segno di De Andrè A pag. 6 MEMORIA Quando in Giudicarie si mangiavano le mummie. A pag 33

Montagna

Cesare Maestri, 90 magnifici anni A PAGINA 7

Salute

Mali di stagione, le buone regole

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NOVEMBRE 2019

A cura della REDAZIONE

Rassegna Stampa

RASSEGNA STAMPA OTTOBRE 2019

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Scoperta una centrale dello spaccio a Campiglio - È finito ai domiciliari un 36enne albanese residente nella Provincia di Como che è stato arrestato dai carabinieri di Madonna di Campiglio e dai colleghi di Erba con l’accusa di spaccio di stupefacenti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo aveva affittato un appartamento in una posizione strategica di Madonna di Campiglio adibendolo a centrale per lo spaccio, in favore di giovani turisti, per lo più frequentatori dei locali notturni. Baitoni, una nuova Cittadella dello sport A Baitoni arriva la nuova cittadella dello sport. Sulla presenza di strutture sportive - ricreative Baitoni, frazione del comune di Bondone, dispone non solo dell’Idroland ma prossimamente potrà avvalersi anche della rinnovata cittadella sportiva, dove un tempo giocava la squadra di casa mentre attualmente, campo e spogliatoi, sono in uso alla Settaurense sia per eventuali allenamenti sia per partite riservate a categorie inferiori. Le imprese invitate a partecipare alla imminente gara d’appalto sono dodici e l’importo base d’asta contabilizzato dallo studio di ingegneria Luca Mezzi di Storo ammonta a 406 mila euro. Strembo onora la memoria di Guido Botteri “Gambin” - Per il momento è ufficiosa, ma la decisione concordemente è stata presa. L’amministrazione comunale e il suo sindaco Guido Botteri hanno convenuto che era tempo (e giusto) dedicare qualcosa di importante ad un suo illustre censito: Guido Botteri “Gambin”. I lavori di rifacimento e restauro di un edificio in centro paese, acquisito dal Comune per dare un certo sfogo alla viabilità, porteranno questa primavera alla creazione di una struttura dedicata alla cultura, edificio che si articolerà in due sale di cui una sala biblioteca o di lettura e un’altra per incontri sempre culturali. Bene (e molti censiti dicono “finalmente”), questa struttura porterà il nome appunto di Guido Botteri “Gambin” con – si suppone- relativa targa. “Gambin”, figlio di emigranti che avevano lasciato Strembo cercando fortuna come salumai e arrotini (e trovandola) a Trieste, allora asburgica, si laureò giovanissimo. Giornalista dapprima in alcune testate, fece gavetta e carriera al Piccolo di Trieste, passando poi alla sede regionale della Rai diventandone diret-

tore. Non aveva mai dimenticato la terra dei suoi genitori e quindi faceva frequenti visite a Strembo assumendo l’incarico di direttore della rivista “Strembo, Oggi, Ieri e Domani. Con il finanziamento del Comune, poi pubblicò due importanti volumi di dati sulla storia ambientale e umana di Strembo. Dunque un uomo di cultura vasta e capillare. Taglio del nastro a Lundo per il nuovo acquedotto - Inaugurato alla presenza del vicepresidente della Provincia e assessore all’ambiente Mario Tonina, del sindaco di Comano Terme Fabio Zambotti, il nuovo serbatoio dell’acqua potabile di Lundo. Il serbatoio, che servirà gli acquedotti di Lundo, Poia, Godenzo, Comano e iin caso di necessità anche Campo Lomaso, è stato realizzato poco a monte del luogo sul quale sorgono il partitore e il serbatoio di Lundo. La rete di acquedotti è alimentata dalle sorgenti Sajant “Alta” e “Bassa”, che si trovano nei pressi del passo del Ballino. «L’intervento ha sottolineato Tonina - dimostra l’attenzione delle nostre comunità per un problema centrale e di particolare attualità quale la fornitura in sicurezza e continuità dell’acqua potabile, salvaguardando la risorsa idrica disponibile, a beneficio dell’ambiente e di tutti gli altri utilizzi della risorsa stessa». Mezza maratona, Neka Crippa campione italiano - Neka Crippa, fratello di Yeman, è riuscito a togliersi la soddisfazione tricolore. Un traguardo a lungo rincorso nelle ultime stagioni e nella presente, fino a ieri coronata dai due argenti ai campionati italiani dei 10.000 metri in pista e dei 10km su strada. Un traguardo finalmente raggiunto sulle strade di Palermo, nella mezza maratona del Campionato Italiano Assoluto che ha premiato proprio il venticinquenne giudicariese di casa a Trieste da due anni a questa parte. E proprio con i colori della Trieste Atletica Neka Crippa ha sorpreso il campione uscente e principale favorito della gara Ahmed El Mazoury: un allungo nel finale ha permesso al trentino di acquisire quei cinque secondi di margine nei confronti del lombardo poi certificati dall’ordine d’arrivo che ha riservato a Neka anche la piacevole notizia del nuovo primato personale sulla distanza dei 21,095 km, 1h05’15” per migliorare di 16” rispetto al precedente limite datato 2014.

Mario Tonina a capo della Fondazione Dolomiti Unesco - L’assessore all’Ambiente della Provincia di Trento, Mario Tonina, nominato presidente della Fondazione Dolomiti Unesco. «Avverto forte la responsabilità e l’orgoglio per la presidenza della Fondazione. Molto è stato fatto in questi anni e dobbiamo continuare a lavorare per tradurre sempre di più le opportunità del riconoscimento Unesco nella vita quotidiana di chi abita le Dolomiti» ha dichiarato l’assessore Tonina. Un impegno che il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento perseguirà avendo tre obiettivi: la responsabilità, appunto, di «mantenere integro questo sito per trasmetterlo alle generazioni future», ma anche una governance comune intesa come gioco di squadra che sappia fare «ritrovare quel senso di condivisione che è alla base del riconoscimento stesso» e, terzo obiettivo, la «consapevolezza» del significato e delle opportunità offerte da tale riconoscimento. I volontari dell’emergenza dicono stop ai viaggi extra - Le 40 associazioni convenzionate che lavorano fianco a fianco con Trentino Emergenza 118 per la gestione dei viaggi programmati e delle emergenze hanno deciso di non effettuare più prestazioni extra, quelle fuori dalla convenzione siglata nel 2016. Prestazioni che vengono chieste loro praticamente ogni giorno per coprire i bisogni di viaggi e soccorsi che il personale e i mezzi di Trentino Emergenza non riescono ad effettuare. Una forma di protesta scattata dopo che per mesi le associazioni hanno chiesto alla giunta provinciale un incontro per modificare economicamente i termmini delle condizioni, che a dire delle stesse associazioni, non consentirebbero più di coprire i costi dei mezzi e del personale. Contrasto alla povertà, arriva il bando Un bando per favorire l’inclusione sociale e l’autonomia, anche lavorativa delle persone che beneficiano delle misure di contrasto alla povertà, rivolto alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale iscritte all’albo del Terzo Settore. Lo ha approvato la Giunta provin-

ciale nell’ambito del Programma operativo nazionale “Inclusione”, adottato dal Ministero del Lavoro, che si avvale di finanziamenti europei. Le risorse saranno ripartite tra i progetti da realizzare nelle Comunità della Provincia, si tratta di 137.256 euro per l’anno in corso e di 137.256,23 per il 2020, per un totale di 274.512,23 euro. Le risorse a disposizione per ambito territoriale sono le seguenti: Comunità territoriale della Val di Fiemme: 9.126,13 euro; Primiero: 7.233,57 euro; Valsugana e Tesino: 12.621,41 euro; Alta Valsugana e Bersntol: 23.141,34 euro Valle di Cembra: 8.273,63 euro; Valle di Non: 14.906,13 euro; Valle di Sole: 8.137,22 euro; Giudicarie: 13.490,97 euro; Alto Garda e Ledro: 25.886,41 euro; Vallagarina: 21.828,48 euro; Comun General de Fascia: 6.193,51 euro; Altipiani Cimbri: 5.613,80 euro; Rotaliana-Königsberg: 16.031,44 euro; Paganella: 5.920,71 euro; Valle dei Laghi: 8.103,12 euro; Val d’Adige: 61.333,64 euro; Rovereto: 26.670,72 euro.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.

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Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www.giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.


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Ambiente

NOVEMBRE 2019

Funivie Campiglio: Serodoli e Mondifrà: «Ampliareèunanecessità» Ampliamento del demanio sciistico di Madonna di Campiglio

la Sat contraria di Denise Rocca

Dopo aver pubblicato nello scorso numero del Giornale delle Giudicarie il parere del Presidente del Parco Naturale Adamello Brenta fortemente contrario ad un eventuale ampliamento dell’area sciabile Presidente Facchini, come valuta lo sviluppo economico nel settore turistico di questi ultimi decenni che ha interessato le nostre valli ed in particolare l’alta Rendena e Madonna di Campiglio? Il turismo ha rappresentato per interi territori, compresa la Rendena, una fondamentale attività economica in grado di evitare lo spopolamento e di garantire una possibilità di lavoro e fonte di ricchezza per la popolazione locale in grado sia di rallentare l’attuale emigrazione, grazie all’offerta di nuove opportunità di lavoro e di reddito. Accanto alle attività turistiche strettamente intese (ricettività alberghiera, ristorazione) l’industria dello sci ha visto un rapidissimo incremento, creando un indotto di altrettanta rapida evoluzione e crescita. Il costante miglioramento tecnologico degli impianti di risalita ha creato le condizioni per una frequentazione della montagna anche nel periodo invernale e, anzi, per talune zone la ‘stagione’ turistica invernale è diventata quasi prevalente rispetto a quella estiva. Questo sviluppo, secondo Lei, è stato attento all’ambiente o lo ha compromesso irreversibilmente? Cosa significa per lei sviluppo sostenibile? Per lunghi anni abbiamo assistito ad uno sviluppo vorticoso di case, alberghi, impianti, piste, infrastrutture, che hanno consumato suolo, modificato profili di versanti e il paesaggio. I risultati sono visibili per tutti: ci sono linee di orizzonte che portano i segni, irreversibili, di talune infrastrutturazioni. Solo negli ultimi decenni si è ragionato in termini di valutazione degli impatti ambientali e si è cominciato a pensare sulla sostenibilità nel tempo dello sviluppo. Non solo si è creata una maggiore sensibilità diffusa ma sono stati istituiti anche corsi di laurea che hanno l’obiettivo di creare competenze nel campo della sostenibilità del turismo. Sostenibilità oggi significa capire che ogni risorsa non è infinita; bisogna darsi regole, capire e applicare il senso del limite. Non è possibile rincorrere in continuazione e all’infinito il meccanismo della crescita quantitativa di sciatori, piste, impianti. Si deve recuperare e migliorare in qualità (degli alberghi, degli impianti, delle piste, delle infrastrutture tutte) e in naturalità, a partire dai “luoghi”, dal cibo, per far ritrovare al turista la serenità e la semplicità che si è persa. Lo sci alpino avrà ancora spazi di crescita oppure sarà più opportuno puntare su altre forme di turismo? Eventualmente quali? Temperature permettendo, lo spazio di crescita dello sci alpino dovrebbe indirizzarsi verso il miglioramento dell’offerta qualitativa, sia con riferimento ad impianti e piste, sia alle infrastrutture dedite all’accoglienza, sia all’offerta relativa ad una mobilità sostenibile. In particolare gli ultimi due settori ben si adattano anche a forme di turismo complementari, non sostitutive, dello sci alpino. Impegnarsi a rimpiazzare – mano a mano che le temperature non consentissero la produzione di neve artificiale – la pratica dello sci alpino con un turismo lento, fatto di passeggiate possibili anche d’inverno su terreni eventualmente privi o scarsi di neve, replicando – pur con i necessari “di-

verso Serodoli abbiamo deciso di tornare sull’argomento intervistando la Presidente della Sat Anna Facchini (qui sotto) e il Presidente di Funivie Madonna di Campiglio Spa Sergio Collini.

stinguo” dovuti alle temperature più basse e alle giornate più corte – il turismo estivo, sarebbe una valida alternativa al pericoloso gioco al rialzo che vedrebbe proposte di impianti e piste a quote sempre maggiori, rovinando ambientalmente e paesaggisticamente la bellezza del territorio, il nostro patrimonio. E’ giustificata la richiesta dell’ampliamento del demanio sciistico di Madonna di Campiglio? Rispondo citando un documento ufficiale della SAT, approvato dal Consiglio Centrale in data 24 febbraio 2015, frutto di una precedente giornata di studio intitolata “La montagna e lo sci”. In detto documento è scritto che “il territorio e il paesaggio montani sono definiti da caratteristiche e valori peculiari di ciascun contesto. Tali aspetti costituiscono le risorse di base per il turismo e devono essere al centro del processo di pianificazione: il risparmio del territorio e la riqualificazione devono spingere a scelte coraggiose, che inducano a concentrare le risorse economiche pubbliche, ormai limitate, ad interventi strategici e sostenibili nel lungo periodo. Bisogna imporre un deciso stop all’inserimento di nuove aree sciabili nei piani territoriali e regolatori. E ancora: “la realizzazione di nuovi impianti deve essere valutata e consentita solo per gli interventi di sostituzione, riqualificazione e miglioramento della sicurezza. La costruzione delle piste deve essere basata su una valutazione complessiva dei costi in termini di servizi ecosistemici perduti, di irreversibile alterazione degli habitat, in particolare della fauna, della compromissione delle risorse naturali e del paesaggio. L’infrastrutturazione di Serodoli e il collegamento Vagliana-Mondifrà sono due ipotesi in discussione. Cosa ne pensa? La risposta è la stessa di quella della domanda precedente. Per quanto riguarda, in particolare, l’ampliamento verso Serodoli, la SAT è decisamente contraria e la sua posizione è conosciuta da anni. Infrastrutturare con nuovi impianti, nuove piste e tutto quello che ne consegue (posti di ristoro, gestione rifiuti, inquinamento acustico, ecc.) una zona ancora incontaminata, ricchissima di acqua, che negli anni 90 del secolo scorso si è riusciti faticosamente a sottrarre allo sfruttamento idroelettrico, è assolutamente da evitare. Ricordiamoci che la risorsa acqua diventerà sempre più preziosa e quella racchiusa nel laghi sopra Madonna di Campiglio è preziosa tre volte: per la quantità, per la qualità e per la quota!

Presidente Collini, come valuta lo sviluppo economico nel settore turistico di questi ultimi decenni che ha interessato le nostre valli ed in particolare l’alta Rendena e Madonna di Campiglio? Le nostre valli hanno conosciuto uno sviluppo del settore turistico di rilievo. Le statistiche evidenziano dati positivi, anche nella fase più critica per l’economia nazionale. L’incidenza dei flussi di stranieri è progressivamente cresciuta, andando a compensare il calo di arrivi e presenze nazionali. La proposta neve del nostro territorio, caratterizzata da qualità ed innovazione costante, si è confermata quale fattore di traino, in grado di generare un indotto rilevante a livello economico e sociale. Solo alcuni dati,

che non richiedono commenti: le società impiantistiche della Ski Area (Funivie Campiglio, Pinzolo e Folgarida Marilleva) danno lavoro a 495 persone, generano una capacità di spesa sul territorio attraverso le retribuzioni nette pari a oltre 11 milioni di euro e l’indotto economico complessivo è stimato intorno ai 640 milioni di euro all’anno. La costruzione, a livello di sistema territoriale, di una proposta vacanza in grado di coniugare natura, attività outdoor organizzate e di qualità, divertimento, gastronomia e cultura si è dimostrata vincente, con risultati positivi anche durante la stagione estiva. Questo sviluppo, secondo Lei, è stato attento all’ambiente o lo ha compromesso irreversibilmente? Cosa significa per lei sviluppo sostenibile? Siamo consapevoli che l’unicità della nostra proposta ed anche della nostra SkiArea è legata in particolare al contesto ambientale e paesaggistico di assoluto pregio nel quale è incastonata, tra il massiccio Adamello-Presanella e le Dolomiti di Brenta. Indubbio il valore di questo patrimonio naturale, tanto da ottenere, nel 2009, il riconoscimento delle Dolomiti quale “Patrimonio dell’Umanità”. Nella valutazione da parte della Commissione Unesco, che ha confermato il riconoscimento anche negli anni recenti, è stata quindi valutata positivamente la capacità della nostra Comunità di coniugare sviluppo ed ambiente, in un delicato equilibrio tra tutela del territorio ed infrastrutturazione funzionale a dara una prospettiva di tipo economico e sociale. Anche chi ci osserva dall’esterno, con competenza ed occhio critico, riconosce quindi che la proposta vacanza del nostro territorio si è progressivamente evoluta con una particolare attenzione all’ambiente. I pionieri ci hanno saputo consegnare un ambiente non compromesso, che accoglie un paesaggio frutto dell’interazione intelligente tra uomo e natura, dove la creazione di infrastrutture ha evitato lo spopolamento delle nostre montagne. La sostenibilità dello sviluppo è legata alla nostra capacità di avere la stessa attenzione nei confronti delle generazioni future. Lo sci alpino avrà ancora spazi di crescita oppure sarà più opportuno puntare su altre forme di turismo? Eventualmente quali? I dati aggiornati dimostrano che nel nostro territorio la proposta sci presenta numeri in crescita, trainata in particolare dai flussi internazionali, che oggi pesano più del 50%. Vi sono molti territori dove lo sci è una disciplina non tradi-

zionale e che stanno dando grande vivacità a questo mercato. L’integrazione della proposta sci con altre iniziative certamente può contribuire a dare maggior valore al prodotto turistico complessivo, nell’ambito di una proposta territoriale che cerca di attrarre ospiti sempre più esigenti, in cerca di emozioni diverse e complementari nel corso della vacanza. La rilevanza delle proposte “di nicchia”, in termini di indotto economico e sociale, è però molto limitata ed anche in prospettiva sarà sostanzialmente inferiore rispetto a quella legata allo sci alpino. Da qui la responsabilità di dare una prospettiva al comparto dello sci alpino, anche tenuto conto del rilevante indotto economico e sociale.Per quanto riguarda l’estate, ma anche la primavera e l’autunno, la bike nelle sue declinazioni più attuali sta mostrando numeri crescenti e di rilievo in ambito locale ed in tutta Europa. E’ giustificata la richiesta dell’ampliamento del demanio sciistico di Madonna di Campiglio? La superficie delle piste da sci della Ski Area Campiglio Dolomiti di Brenta rappresenta lo 0,052% della superficie del Trentino e lo 0,08% della superficie boscata della nostra provincia. Il primo criterio di scelta per identificare il luogo della vacanza invernale è “la dimensione della skiarea”, in termini di chilometri di piste; a seguire, “la garanzia neve” e quindi “la qualità delle piste” (ampiezza, regolarità e sicurezza) e “la qualità degli impianti” (velocità, comfort, assenza di tempi di attesa). Altri fattori, quali la “qualità dell’offerta ricettiva”, i “servizi complementari”, il “contesto naturale e paesaggistico” seguono, a distanza, tra i criteri di scelta (Analisi “Best Ski Resort”- Università di Innsbruck, 2018; Campione: oltre 45mila intervistati). Anche alla luce di questi dati, la SkiArea Campiglio Dolomiti presenta oggi delle criticità, che ne condizionano la tenuta e lo sviluppo di prospettiva. In particolare: la dimensione del demanio sciabile decisamente limitata; il congestionamento dell’area in molte giornate; la presenza di un’unica “cerniera” di collegamento tra il comprensorio di Campiglio e quelli di Folgarida Marilleva e Pinzolo; la limitata disponibilità di piste facili. Accanto agli investimenti previsti per il costante miglioramento di impianti, piste e strutture, l’ampliamento del demanio sciabile quindi rappresenta un tassello davvero importante per qualificare ulteriormente l’offerta e continuare ad essere competitivi sui mercati internazionali. L’infrastrutturazione di Serodoli e il collegamento Vagliana-Mondifrà sono due ipotesi in discussione. Cosa ne pensa? L’analisi condotta unitamente dalle tre Società impianti evidenzia un limite all’espansione del demanio sciabile insito nella conformazione orografica del territorio, che porterebbe ad un miglioramento della proposta neve anche in termini di: migliore interconnessione dei demani di Campiglio – Pinzolo – Folgarida e Marilleva; sviluppo di un’area sciabile ad altitudine elevata sul versante ovest, con maggiore garanzia neve; maggior livello di sicurezza degli sciatori; presenza di piste più lunghe ed attrattive, a fianco di alcune nuove piste facili. L’attuale previsione urbanistica provinciale non prevede alcuna potenziale espansione dell’“area neve, piste e impianti”. Per questo, oggi risulta importante poter attivare un percorso di revisione del PUP che includa anche l’ampliamento del nostro demanio sciabile, quale passo propedeutico per procedere con tutte le verifiche di fattibilità, in primis in termini di impatto ambientale, previsti dalla rigorosa normativa vigente e funzionali a realizzare un potenziale ampliamento (ampliamento dimensionalmente comunque contenuto, considerato che la potenziale estensione massima sarebbe pari a circa lo 0,03% della superficie boscata del Trentino).


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Cultura

NOVEMBRE 2019

Torna la rassegna letteraria della biblioteca di Tione con la scuola musicale

A Pagine d’Autunno la prima volta con Fabrizio De Andrè I libri di Biancardi e Silei, una saga familiare e un giallo. Poi i testi del pubblico sul cantautore italiano Se il primo romanzo seguiva le orme della vita di Aida, nonna di Biancardi, nel pieno della guerra mondiale, in questa seconda opera l’autore trentino racconta la storia della famiglia di Radamès Lattari Jr, ex allenatore della Trentino Volley, ora presidente delle nazionali brasiliane di pallavolo. E come spesso capita alle migliori idee quella di farne un romanzo è nata per caso: «Radamès mi è venuto a trovare nell’aprile del 2016 - racconta Biancardi - ci siamo come sempre messi a chiacchierare di tutto. Improvvisamente ha cominciato a raccontarmi porzioni della stoia della sua famiglia e nei dieci minuti trascorsi ad ascoltarlo nella mia testa cominciavano a fluttuare immagini, volti e paesaggi. Non è stato un racconto lungo, ma quello che avevo sentito mi è bastato per chiedergli se potevo scriverne un libro». E Radamès, nel suo italo-brasiliano dolce gli ha risposto: «Tu fa quelo che vuoi...tu sei mio fratelo». E così è nato “Il respiro dei ricordi”, un’avvincente saga familiare di inizio Novecento: la famiglia Lattari parte da un paese della Calabria fino ad arrivare in Brasile dove costruire una nuova vita. Una madre con cinque figli per cecare fortuna ricomincia tutto, a tenere a bada la paura la fiducia che una nuova vita, migliore, è possibile, la sta aspettando. Così pensano anche Renaud e Soilii, che sono costretti a fuggire dalla loro città, anche loro verso un viaggio

Un giallo, scritto da uno dei più noti autori per ragazzi del Belpaese. Una storia vera, trasformata in romanzo dal più amato speaker radiofonico tentino. Una raccolta di “prime volte” su uno dei più grandi cantautori che l’Italia ha partorito. Sono tre incontri speciali, ad alto tasso emotivo, quelli che propone pieno di insidie. Le serate di “Pagine d’Autunno” sono libri, autori, parole, ma anche musica. La Scuola Musicale delle Giudicarie si affianca con le sue note alla letteratura per una serata di commistioni artistiche che quest’anno si arricchisce con un libro che proprio di musica, parla. O meglio, di un grande della musica italiana come Fabrizio De Andrè. Il 29 novembre l’appuntamento è con “La mia prima volta con Fabrizio De André. 515 storie”, una raccolta di testi che raccontano il primo incontro con la musica del cantautore italiano. A scrivere, per la maggior

quest’anno la rassegna autunnale “Pagine d’Autunno” organizzata dalla Biblioteca di Tione. La prima serata è quella con Gabriele Biancardi e il suo “Il respiro dei ricordi”: secondo romanzo della voce storica di radio Dolomiti, l’autore si cimenta nuovamente con una storia vera.

GLI APPUNTAMENTI 21 novembre, Gabriele Biancardi, “Il respiro dei ricordi” 29 novembre, “La mia prima volta con De Andrè” 2 dicembre, Fabrizio Silei, “Trappola per volpi” Dialoga con gli autori la giornalista Denise Rocca.

parte, è stato il pubblico: il libro protagonista della serata, infatti, è sui generis. Si tratta di una raccolta di oltre cinquecento “prime volte” con la musica di Fabrizio De Andrè, in divenire perché il pubblico continua a scrivere a Daniela Bonanni e Gipo Anfosso, curatori del volume, e l’invito della biblioteca di Tione è anche ai lettori trentini a scrivere il proprio ricordo con De Andrè. La raccolta dei ricordi su Faber è partita in sordina nel giugno 2013 ed è diventata un fenomeno. «La situazione - raccontano gli autori - ci è poi esplosa tra le mani, si è estesa via mail, via facebook e non sappiamo bene come. E sono arrivati testi da ogni parte: Genova e la Liguria, Milano, Roma, Ferrara, Brescia, il Friuli, l’Emilia, l’Abruzzo, la Basilicata... E ognuno racconta incontri con Faber vissuti lontano, lungo tutta la penisola e oltre, fino all’Alaska e all’Argentina. Perché è lui, Fabrizio De André, che chiama all’appello, è lui che ancora continua a generare passioni e ad unire vite e generazioni». Un incontro di emozioni, musica e ricordi, tante storie che raccontano, tutte assieme, la grandezza di un musicista indimenticato. Il 2 dicembre a Tione arriva un grande autore della lette-

ratura per ragazzi, Fabrizio Silei, che qui, per la prima volta, si cimenta invece con la scrittura per adulti con un giallo. “Trappola per volpi” introduce una coppia di detective originale: uno è Pietro Bensi, di lavoro fa il contadino e di passione si occupa di delitti; il suo fedele compagno è il giovane vicecommissario Vitaliano Draghi qui al suo primo, vero, grande caso. Occhi chiari, baffetti neri, borsalino e soprabito come un poliziotto del cinema il secondo. Siamo nella Firenze del 1936, è luglio, e all’alba, vicino ad un vespasiano, il tranviere Ettore Becchi ha trovato una donna distesa nell’erba sull’argine dell’Arnò, il vestito macchiato di sangue, il corpo senza vita. Inizia qui l’avventura di Vitaliano che chiede l’aiuto dell’amico contadino che lo ha fatto appassionare agli enigmi. «Se vuoi catturare una volpe, devi pensare come una volpe» gli ripete sempre il contadino Bensi. Ma ci vuole coraggio e la giovane sfrontatezza di Vitaliano per potare un contadino neanche tanto segretamente antifascista per le strade e i palazzi di una Firenze ombrosa, dove anche i muri hanno orecchie. Una città dal sapore popolare, in pieno fascismo, un mistero ben costruito e due protagonisti che hanno le carte in regola per diventare una nuova amata coppia di detective del giallo italiano in cerca di un posto nel cuore dei lettori.

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Attualità

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Madonna di Campiglio ha festeggiato il compleanno del Ragno delle Dolomiti

Cesare Maestri: 90 anni di alpinismo Il traguardo più importante? “Essere diventato vecchio”

Le prime parole sono state quelle del figlio di Maestri, Gianluigi: “Desidero ringraziare la comunità di Campiglio che in sessant’anni di presenza qui, nei momenti belli come in quelli più brutti, ci ha fatto sempre sentire la propria vicinanza. Cesare non ha mai smesso di arrampicare e lo fa anche ora quando per arrivare a piedi dal “Savoia” a piazza Righi fa le sue quattro o cinque fermate. È come fosse sulla roccia, ci mette la stessa caparbietà e lo stesso impegno di una volta. Un ricordo va anche a Fernanda (la moglie di Maestri, ndr), il suo completamento oltre ad essere stata importantissima per la costruzione della nostra esistenza a Campiglio. Oggi è la festa dei nonni, auguri a tutti e al Cesare” che, felice nonno di Carlotta, da qualche anno è anche bisnonno. Poi sono intervenuti gli amici e compagni di cordata Carlo Claus e Ezio Alimonta , quindi Valter Vidi, vicepresidente delle Guide campigliane. “Questa festa – ha detto Vidi che poi ha tracciato anche un ritratto dell’alpinista Maestri – noi l’abbiamo voluta per riconoscergli i 21 anni di presidenza del nostro gruppo. Noi siamo orgogliosi di lui e lui di noi. Parlarle delle sue imprese è difficile, ci vorrebbero giornate intere. È stato uno dei primi promotori dell’arrampicata in libera, del free solo, come si dice oggi. Le ascensioni lungo le vie le compiva sempre come primo o da solo. È stato tra i più forti della sua epoca, un tempo che ha visto la nascita del grande alpinismo di qualità. Le vie le ha percorse da solo, salendo e scendendo affrontando gradi fino al VI + con l’attrezzatura di allora. Alcuni suoi traguardi sono quasi impossibili anche per gli alpinisti di oggi”. Poi gli omaggi dell’assessore al turismo Roberto Failoni. “L’alta montagna è oggi poco scalata, vogliamo più scalatori. Questa è una delle sfide del turismo trentino”, ha affermato l’assessore. E ancora Mauro Leveghi, presidente del Trento Film

di Alberta Voltolini C’erano la famiglia Maestri, le guide alpine di Madonna di Campiglio, delle quali è tutt’ora presidente, e le guide di valli vicine e lontane, il Soccorso alpino, i compagni di cordata, gli alpinisti di ieri e quelli di oggi, il popolo della montagna e dell’alta quota, e poi Festival e l’alpinista campigliano Silvestro Franchini: “Per tanto tempo – ha detto la giovane guida alpina – l’ho visto con gli occhi di un bambino e lo consideravo una persona come le altre. Poi, crescendo, ho conosciuto la sua grandezza. Ti siamo grati, Cesare, perché tracciando le tue linee in libera ci hai lasciato dei sogni vicino a casa nostra. Claudio Detassis, il figlio del “Re del Brenta” Bruno, ha invece ricordato la grande

eleganza che Maestri aveva nel gesto dell’arrampicata, inconfondibile. Poi, ancora, le parole di affetto, gratitudine e riconoscenza per “l’alpinista e concittadino conosciuto da tutto il mondo”, rivolte a Cesare dal sindaco di Pinzolo Michele Cereghini, dal presidente dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena Tullio Serafini e dal direttore generale di Funivie Madonna di Campiglio Francesco Bosco. Hanno risposto all’invito anche l’amico Mario Cristofolini (che ha sottolineato il ruolo di Maestri come sostenitore della Lilt – Lega italiana lotta tumori) e gli alpinisti Maurizio

gli amici, quelli veri, che lo sono nel tempo, nei momenti facili e in quelli difficili. Il 2 ottobre, la festa di compleanno per i novant’anni di Cesare Maestri è stata un evento. Ricordi, aneddoti, immagini in bianco e nero, tante testimonianze di affetto sincero.

Giarolli, Almo Giambisi, Sergio Martini e Franco Giovannini che ha ricordato le prime arrampicate vicino a Trento con Cesare Maestri che si è subito distinto per talento e bravura. “Vi voglio bene”, la risposta data da Cesare Maestri all’abbraccio della comunità della montagna giunta a Campiglio per festeggiarlo e rafforzata anche da quanto il “Ragno” ha pronunciato nel video “Le vie del Cesare” (presentato in anteprima durante la festa): “Fare la guida alpina è stato il mezzo per sentirmi nel modo più assoluto realizzato. Conservo gran bei ricordi e soprattutto amici che mi hanno voluto bene. Ora desidero essere ricordato come alpinista serio e preparato”. Nel mezzo della festa è stata presentata anche l’anteprima del docufilm “Le vie del Cesare” al quale sta lavorando il giovane alpinista campigliano Silvestro Franchini insieme a Matteo Pavan(filmmaker) e Marco Benvenuti (produttore). La festa-evento è stata organizzata dalle Guide Alpine di Madonna di Campiglio insieme ai comuni di Pinzolo e Tre Ville, alla Pro loco e alla Sat di Madonna di Campiglio con la collaborazione dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena.


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Il Saltaro delle Giudicarie

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Non che i nostri politici facciano qualcosa di male, anzi, non fanno niente, né di male né di bene. Ormai l’unica cosa che sanno fare è quella di insultarsi tutti i giorni senza educazione e senza un minimo di pudore. Sono gli uni contro gli altri, in maniera volgare, sguaiata, che sembra che sia l’unica cosa che sanno fare bene. Perchè ve ne rendiate conto san Tommaso Moro, patrono dei giornalisti, farà una breve sintesi di quanto i nostri politici sappiano fra loro dialogare con garbo e con comprensione…..” E San Tommaso prende la parola per soddisfare l’attesa di tutti i convenuti: “Fratelli, l’insulto è ormai diventato il pane quotidiano della nostra politica. Non che per il passato fossero tutti santi, ma di certo la loro compostezza dava decoro e dignità alle nostre istituzioni. Qualche punzecchiatura se la davano anche per il passato. Se guardiamo alla cattiveria a cui sono giunti i politici di oggi, viene quasi da sorridere a ripensare a Degasperi che disse di Togliatti ...quella è un’anima di poca cultura…- con Togliatti che risponde - ...un giorno o l’altro voglio comprarmi un paio di scarponi chiodati per dare un calcio nel sedere a Degasperi…- Niente in tutto. Poca roba quando Andreotti veniva chiamato la volpe aggiungendo che tutte le volpi finiscono in pellicceria. Per non parlare di Francesco Cossiga che ribattezzò Occhetto come uno zombie con i baffi, Pomicino come un analfabeta e Violante come un piccolo Vishinski...Le cose cambiarono in peggio quando apparve sulla scena politica Umberto Bossi con la Lega ce l’ha duro e Roma ladrona che risuonarono minacciosi ben oltre le valli padane, e storpiando più volte il cognome di Berlusconi in Berluskaz ed altro ancora. Le cose non cambiarono con Berlusconi che in incontro tv con Romano Prodi si senti dare dell’ubriaco – Berlusconi s’attacca alle cifre come gli ubriachi si attaccano ai lampioni…- con la pronta risposta del Berlusca -Ho troppa stima degli Italiani per pensare che ci siano così tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi… Da allora Berlusconi divento irrefrenabile. Se la prese con Rosi Bindi – E’ più bella che intelligente…- e con il commissario europeo Martin Shulz – So che stanno girando un film sui campi di concentramento, la suggerirò per il ruolo di Kapò..scatenando le ire dell’intera Europa. Nel contempo si adeguò anche Vincenzo De Luca, governatore della Campania, che se la prese con i 5Stelle – Nei cinque stelle è emerso un trio: Di Battista, Di Maio e Fico.

Quella politica sboccata... La situazione politica italiana sta allarmando le alte sfere. Lassù, in paradiso, ne sono fortemente preoccupati. Non tanto per i personaggi poco presentabili che ormai infestano il Parlamento, dall’Italia c’è poco d’aspettarsi, ma per l’andazzo sboccato e becero che ha ormai appestato la politica italiana. San Francesco, protettore dell’Italia con santa Caterina, hanno convocato il Gran Consiglio dei Santi Protettori per esaminare la situazione e prendere provvedimenti. Sono più

Luigino il chierichetto, Fico il moscio, e Di Battista il gallo cedrone, e l’Italia dovrebbe essere governata da questi tre giovanotti? Sono tre pippe, falsi come Giuda. Questi tre si odiano, si baciano, ma sono falsi… Non che le donne siano state risparmiate, anzi, il grillino Felice De Rosa si rivolse alle deputate del Partito Democratico accusandole d’essere arrivate in Parlamento per meriti indicibili – Voi donne del Pd siete qui perché siete brave solo a fare…- e scusate fratelli, ma non me la sento di dire cosa. Ma anche il neo esploso Salvini, che ricevuta sul palco una bambola gonfiabile, annunciò al popolo – Ecco sul palco abbiamo anche

di cento i convenuti, seriosi e preoccupati, compreso san Pietro che non protegge nessuno, ma da sempre responsabile del buon andamento degli affari dell’intero universo. Introduce san Francesco che per l’occasione ha indossato il saio delle feste, rattoppato e sciupato come ai tempi del suo apostolato: “ Fratelli, siamo qui convocati per pregare per la nostra povera Italia in mano a gente di poco conto che la sta portando al fallimento.

LO SPILLO Dio è dovunque, ma Sgarbi lo segue a ruota…Sgarbi qui, Sgarbi là, Sgarbi sopra, Sgarbi sotto, Sgarbi a destra, Sgarbi a sinistra, Sgarbi di qui, Sgarbi di là, Sgarbi sull’Adige, Sgarbi sul Trentino, Sgarbi col Corriere del Trentino, Sgarbi al castello di Caldes, Sgarbi al castello del Buon Consiglio, Sgarbi contro Zecchi, Sgarbi che fa pace con Zecchi, Sgarbi che vuole le Albere, Sgarbi che si accontenta di metà palazzo delle Albere, Sgarbi che non vuole il Planetario del Muse, Sgarbi che vuol dimettersi, Sgarbi che non si dimette più, Sgarbi che vuole Panizza, Sgarbi che si dimette se la Giunta provinciale non stacca Panizza al Mart, Sgarbi che vuole licenziare il direttore di Trentino Marketing, Sgarbi su, Sgarbi giù, Sgarbi ovunque…ma per favore lasciaci respirare un po’…

Civis trentinus

Laura Boldrini…- E ancora Umberto Bossi per non essere da meno - Meglio noi di centrodestra che andiamo a donne che quelli del centrosinistra che sono dell’altra sponda…- Non meno civile s’è dimostrato l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino quando disse – ...la destra torni nelle fogne invece di dare lezioni di democrazia -. Matteo Renzi inizia la sua avventura con un minimo di garbo in più e alle elezioni esclama – Votate chi vi pare ma non mandate in parlamento dei buffoni… Il vero ciclone degli insulti rimane Beppe Grillo, un vero e proprio artista dell’insulto. Partendo dal suo vaffa day, non risparmiò Renzi, allora Presidente

del Consiglio, chiamandolo serial killer, e va be!, ma poi l’ha paragonato a una scrofa ferita, definendolo l’ ebetino di Firenze. E ancora Grillo citò Berlusconi come un psiconano, uomo di 74 anni (allora) senza prostata, Formigoni fu denominato Formiconi, Mario Monti il mendicante, alzhaimer a Romano Prodi. Ce ne sarebbero ancora migliaia, ma evitiamo di esagerare. Ma anche il fisico è diventato motivo di scherno, già Craxi fu chiamato il cinghialone, per la sua massa corporea, e Piero Fassino il grissino, Andreotti era chiamato il gobbo, Lamberto Dini il rospo, Renato Brunetta energumeno tascabile, Maria Teresa Boschi la chiappona e la nostra parlamentare di colore Cecile Kienge l’orango….Fratelli, questo è quello che sanno fare e dire i nostri politici, vedete in che mani siamo, e poi vorremmo che il Parlamento sia d’esempio ai nostri giovani, abbia credibiltà e autorevolezza? Voi che ne dite?” A dir il vero le facce dei Santi Protettori lasciavano trasparire, oltre allo stupore, un sorrisetto ironico che sembrava aver preso l’animo di tutti convenuti. L’imbarazzo lo si toccava con mano, ma san Pietro cercò di salvare il salvabile. “Fratelli miei, questa è la classe politica italiana, questi sono i votati dal popolo italiano, se questi hanno voluto, c…, o scusate, affari loro, s’arrangino, prima o poi si ravvederanno e torneranno ad essere responsabili e a riprendere in mano la situazione. Io non capisco...insultare in politica e nella vita di certo non conviene. Bisogna sempre rispettare le persone, evitare le offese e i capi devono dare l’esempio. Così stiamo meglio tutti. Soprattutto in politica l’insultare è da stupidi anche perché l’avversario di oggi, domani potrebbe essere un tuo prezioso alleato. Questo ci insegnano le attualissime vicende politiche italiane. Intanto seguiamo il suggerimento di papa Francesco: abbiamo ben poco da fare, purtroppo dobbiamo solo pregare per loro...arriverà anche per loro il giorno del giudizio- “ E un sacro urlo ruppe il silenzio tombale: Tutti all’inferno, Tutti!!!. E si sciolsero devotamente le file.


NOVEMBRE 2019 - pag. Nelle Esteriori arriva Renato Paoli

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Francesca Rinaldi, direttrice all’Enaip

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Europa

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Brexit e unità europea Anche l’accordo che egli aveva raggiunto pochi giorni fa, in extremis, a Bruxelles non è stato considerato e l’Assemblea ha chiesto un nuovo rinvio dei termini. Un rinvio che non sottende, in maniera del tutto evidente, la sola volontà di aprire e concludere un nuovo negoziato con l’Unione europea per una Brexit più favorevole, ma evidenzia pure la mancanza di una decisa convinzione sull’utilità di lasciare un’Europa che con l’unione di molti Stati rappresenta garanzia di maggiore sicurezza e prosperità anche per i britannici. Si tratta di un „tormento” che si trascina fin dal 23 giugno 2016, quando una maggioranza del 51,89% del 72,21% dei votanti si è espressa per lasciare l’UE. Non dobbiamo dimenticare che si è trattato di un voto non omogeneo in tutto il Paese, con differenze significative nelle quattro entità nazionali che compongono il Regno Unito: Inghilterra e Galles per l’uscita, Scozia e Irlanda del Nord per rimanere. E con la Scozia che ancora una volta ha minacciato la richiesta di indipendenza pur di rimanere nell’Unione europea. Sappiamo che al referendum non hanno partecipato molti giovani convinti che l’esito referendario avrebbe comunque consentito di continuare il loro percorso di vita all’interno di un’Europa che avrebbe consentito una libera circolazione utile per un futuro migliore. Personalmente, per il bene di noi tutti europei, compresi i britannici evidentemente, voglio illudermi che qualcosa possa succedere cosicché l’Unione europea possa continuare il suo percorso a 28 Stati membri aspiranti, a condizioni date, a nuovi allargamenti. Sentire in questi giorni che durante manifestazioni politiche di piazza del nostro Paese è stata espressa amarezza per un possibile rinvio della Brexit ritenendo che l’uscita del Regno unito dall’Unione europea sia un esempio che porta a riflettere altri Stati membri mi amareggia moltissimo. Nel corso del processo di integrazione europea la convivenza con Londra

di Paolo Magagnotti Che ne sarà del Regno Unito in Europa? Nel momento in cui scrivo questo testo è noto solamente che la Camera Bassa del Parlamento (la „House of Commons”, ramo elettivo del Parlamento) ha boccia-

non è sempre stata facile; anzi molti sono stati momenti di duri confronti, che talvolta sono stati scontri, soprattutto nel periodo dell’ ipernazionalista Primo ministro Margaret Thatcher, la „Lady di ferro” poco sensibile alla solidarietà che impegnò duramente il Consiglio europeo di Fontainebleau del 1984 con il suo famoso „I want my money back”. Dopo la costituzione della Comunità economica europea (CEE) con il trattato di Roma del 25 marzo 1957, il governo di Londra si attivò per dar vita ad una sorta di comunità parallela con la costituzione, unitamente ad altri Stati, dell’”EFTA”,Associazione europea di libero scambio. Ben presto anche oltre la Manica ci si rese tuttavia conto che entrare nel mercato unico della CEE sarebbe stato più vantaggioso e venne presentata domanda di adesione alla Comunità europea. La richiesta di adesione venne bocciata per ben due volte per il veto posto dal presidente francese Charles de Gaulle. Con l’assunzione della presidenza francese da parte di Georges Pompidou si crearono le condizioni politiche che il 1 gennaio 1973 consentirono al Regno unito di entrare a far parte della Comunità economica

to ancora una volta la determinata volontà del primo ministro Boris Johnson di uscire dall’Unione europea ad ogni costo e mettere così una parola fine alla Brexit entro il 31 ottobre prossimo.

europea unitamente ad Irlanda e Danimarca. Processi difficili, lunghi negoziati, necessità di compromessi e tolleranza. Ma perché dobbiamo perdere tempo per trovare accordi e compromessi con chi ha posizioni e storie diverse ci si potrebbe chiedere? La risposta è semplice: questa è l’Europa. L’Europa di una lunga storia di diversità di lingue, culture e tradizioni ed anche sistemi giuridici. Un’Europa segnata da guerre interminabili, con il tragico epilogo di due conflitti mondiali scoppiate al suo

interno con decine di milioni di morti e distruzione ovunque. Un’Europa, tuttavia, che per secoli ha prodotto e coltivato anche importanti valori comuni, impersonati e testimoniati, seppur con limiti, soprattutto dal Cristianesimo. Un’Europa che dopo la Seconda guerra mondiale, grazie alla determinazione di uomini coraggiosi e lungimiranti, fra cui il nostro Alcide De Gasperi, ha imboccato una nuova via di pace e collaborazione per il bene dei propri popoli. E’ per continuare questo percorso, un percorso che non è stato, non è e non sarà facile, che dobbiamo tutti impegnarci per sostenere una forte unità europea, nutrendo ancora la speranza che il Regno unito rimanga della Casa comune, o che comunque conservi con la stessa una serie di legami utili per tutti. Certo, i tempi cambiano, le norme diventano superate e se ne richiede la revisione e l’aggiornamento per affrontare assieme le grandi sfide del futuro. Tutto si può cambiare, modificare o integrare. Fondamentale è tuttavia che rimangano fissi taluni principi che non hanno scadenze, senza i quali nulla può cambiare per il meglio.

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Salute

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Attenzione a chi soffre di malattie cardiovascolari e patologie respiratorie croniche

Arriva il freddo, come comportarsi

Com’è ben noto, tutti i mammiferi sono dotati di un meccanismo di termoregolazione molto efficiente, situato nell’ipotalamo (una zona del cervello), che servendosi di informazioni che gli arrivano dalla periferia del corpo, mantiene costante la temperatura. In alcune situazioni però c’è la necessità di produrre o disperdere calore. Quando fa freddo bisogna produrre calore e i meccanismi attraverso cui questo succede sono Il “brivido”, legato alla contrazione e al rilassamento ritmico dei muscoli, che può generare da 6 a 8 volte più calore di quello prodotto a riposo. Il brivido può essere accompagnato dal fenomeno dell’”orripilazione” : la cosiddetta pelle d’oca. L’erezione del bulbo pilifero che provoca la pelle d’oca è a sua volta un fenomeno dovuto alla contrazione del muscolo erettore del pelo. Questo fenomeno ha anche la funzione di diminuire la superficie di contatto della pelle con le zone di freddo. Le “reazioni chimiche” di cui non ci accorgiamo e che avvengono nel grasso bruno, nel fegato e nei muscoli. E la “vasocostrizione”, la contrazione delle piccole arteriole che riduce il calibro e fa diminuire la quantità di sangue che arriva in periferia, per esempio nei piedi e nelle mani. Il sangue viene mantenuto per la maggior parte

di Gianni Ambrosini - Oncologo Mia nonna ripeteva sempre : “ se fa freddo mettiti la maglia di lana…”. E mia madre in aggiunta, anche ora : “Prendi la mezz’aria … ”. Che spiegando vuol dire : “Se passi da un ambiente caldo a uno freddo, aspetta un attimo nell’aria di mezzo, così il corpo siadatta”. In attesa del freddo intenso che comincia a a livello dei visceri e degli organi nobili. In questo modo viene diminuita la dispersione del calore e gli organi vitali possono continuare a funzionare alla giusta temperatura. Sembrerà strano ma le persone più abituate al freddo patiscono meno rischi di quelle che vivono nelle zone più temperate e inoltre sopportano temperature molto più rigide. Vale una considerazione di base : il meccanismo di regolazione della temperatura non è sempre efficiente in modo ottimale in relazione all’età. Non è ancora funzionante a pieno nei bambini e si stara negli anziani. I Neonati e i lattanti sono a maggior rischio. Nei primi mesi di vita la termoregolazione corporea è meno efficiente e c’è un’elevata dissipazione di calore. Il neonato è molto vulnerabile alle temperature molto basse e può entrare rapidamente in situazioni di ipotermia. Inoltre non manifestano in modo esplicito il disagio causato dal freddo. E’ sempre consigliabile perciò fare molta attenzione alla loro temperatura corporea, con la verifica attenta delle parti del corpo più

esposte. Se fa molto freddo, non uscire di casa con neonati che abbiano meno di tre mesi. Gli Anziani sono ugualmente a rischio a causa della diminuita sensibilità del loro sistema di termoregolazione e per la ridotta percezione della sensazione del freddo. Particolare attenzione va posta ai soggetti con deficit fisici o psichici (come i malati di Alzheimer o con demenza ), perché non sono in grado di gestire correttamente le funzioni quotidiane e di adottare comportamenti adeguati. Attenzione particolare va posta anche ai cardiopatici, ai soggetti con patologie respiratorie

farsi sentire, forse è il caso di parlare di come il corpo umano reagisce e di come si adatta al calo improvviso della temperatura. Quali sono i rischi che si corrono e di come ci si può difendere e quali sono le persone che possono soffrire di più per effetto del freddo, se non correttamente protette?

croniche, alle persone che soffrono di malattie croniche come il diabete, le malattie della tiroide, le artrosi, le dipendenze, le patologie psichiatriche o individui in situazioni di precarietà socio-economica. I meccanismi con cui il freddo può causare danni si differenziano a seconda degli organi colpiti. Per le malattie cardiovascolari e cerebrali, il rischio è legato alla vasocostrizione che riducendo il calibro delle arterie, provoca una serie di cambiamenti vascolari tra cui l’aumento della pressione arteriosa e della viscosità del sangue con conseguente aumento

del rischio di trombosi, di emorragie e di ischemia (ridotto arrivo di sangue). A livello polmonare il respirare aria fredda provoca un danno diretto del rivestimento dei bronchi , altera la funzionalità dell’epitelio ciliato (le cellule che fungono da spazzini ) e riduce inoltre la risposta del sistema immunitario a causa della vasocostrizione (arriva meno sangue). Il tempo che intercorre tra l’esposizione alle basse temperature e il manifestarsi degli effetti nocivi varia. È immediato o dopo 1-2gg per i problemi cardiaci; per la comparsa di problemi cerebrovascolari possono passare anche 5-6 giorni dopo l’esposizione al freddo; per le malattie respiratorie, i tempi possono essere più lunghi, anche fino a 10-12 giorni. Situazioni molto gravi sono l’angina (dolore al torace) e l’infarto miocardico acuto causati dalla improvvisa differenza fra l’offerta di ossigeno e la richiesta di ossigeno da parte del cuore. La vasocostrizione legata al freddo riduce l’apporto di sangue e fa aumentare la pressione sanguigna con conseguente superlavoro

del cuore, che però non ce la fa perché non è nutrito a sufficienza in quanto gli arriva meno ossigeno. Il brusco abbassamento della temperatura, che come abbiamo visto porta all’aumento della pressione arteriosa, favorisce le emorragie da rottura delle arterie cerebrali o di un aneurisma. Lo sforzo fisico, associato al freddo estremo, ne aumenta il rischio. Nei pazienti con problemi polmonari possono insorgere crisi asmatiche : i muscoli che circondano i bronchi si contraggono e il calibro si riduce, la mucosa (il rivestimento interno del bronco) si gonfia e si accumula il catarro che causa ostacolo al passaggio dell’aria. Altre complicazioni legate alle basse o bassissime temperature sono l’assideramento, l’ipotermia e il congelamento con conseguente rischio per la vita. Come pure conseguenze legate al freddo intenso possono essere i rialzi improvvisi della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, la comparsa di geloni, l’aggravamento di malattie reumatiche,i traumi da cadute sul ghiaccio. Una riflessione: il clima sta cambiando. Molte, troppe volte le previsioni climatiche vengono smentite dagli eventi, vedi la tempesta Vaia. Sapremo preparaci anche alle ondate di freddo eccezionale?

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Società

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Il secondo mondo, quello dell’età più avanzata, per chi sa fermarsi a guardare e ad ascoltare, non solo con le orecchie, ma con tutti quanti i sensi, è un mondo affascinante che ci conduce in ricordi, storie e Storia, emozioni, eventi su cui riflettere, lezioni da imparare e di cui fare tesoro. Allo stesso tempo è un mondo, per certi versi, misterioso, del quale veniamo a conoscenza solo attraverso il contatto con altri. Per chi non lo sta vivendo è un mondo ancora sconosciuto, che proietta noi stessi in un futuro di cui non si ha ancora fatto esperienza. Quando questi due mondi, quello del “tutto da scoprire” e quello del “più niente da perdere” si incontrano ne nascono emozioni straordinarie e intense, che fanno bene al cuore di chi le vive e di chi ha la fortuna di assisterle. È proprio quello che è successo quando le ragazze del centro diurno estivo di Ponte Arche, gestito dalla cooperativa Incontra di Tione, e “i nonni”, ospiti della RSAo di Tione, gestito dalla SPES di Trento, si sono incontrati, grazie a un progetto intergenerazionale studiato e messo in campo da Maria Armani e Francesca Taraborelli, rispettivamente educatrice del centro diurno e animatrice della RSAo. Alla base di questo progetto, che si è sviluppato nei mesi estivi, in 4 incontri pomeridiani, vi è l’idea che gli anziani e i più giovani stiano bene insieme e siano ricchezza gli uni per gli altri: l’incontro permette ai ragazzi di allacciare relazioni con altri adulti al di fuori della loro famiglia; il contatto con i giovani fa “rivivere” e può restituire all’anziano una dimensione progettuale sul domani che lo renda protagonista in prima persona della propria vita. Questi incontri sono stati

Il progetto di Rsao Tione e Incontra

Ragazze e nonni, storia di un incontro G

li adulti, nell’arco della vita spesso si trovano a confrontarsi con due mondi tanto affascinanti quanto, in un certo senso, misteriosi: quello dell’infanzia e della gioventù, e quello della vecchiaia.Il primo affascina, perché riporta a un periodo della vita già vissuto e, in molte occasioni, aiuoccasione di conoscenze, risate, riflessioni ed emozioni. Attraverso attività ludiche i nonni della RSAo hanno potuto raccontarsi, vedendo in tal modo valorizzato il loro passato e la loro esperienza di vita, le ragazze hanno potuto sperimentare l’esperienza diretta della “vecchiaia” attraverso una conoscenza attiva e non mediata da adulti. Compito della società (e di chi con e per la società lavora) è quello di educare i bambini e gli adolescenti all’incontro con l’altro, alla comprensione e al rispetto delle diversità ma anche quello di valorizzare e sviluppare l’unicità di cui ognuno è portatore. I bambini e i ragazzi, con la loro curiosità innata e la loro energia vitale chiedono alle persone più grandi affetto, attenzione, tempo. Ma chiedono anche legami col passato, per scoprire chi sono e da dove vengono. L’esperienza che i giovani possono ricevere nell’incontro con le persone anziane è un fondamento di crescita. L’anziano riesce a offrire ai giovani tempi e spazi completamente diversi

da quelli dei genitori, spesso protesi al futuro. La persona anziana si presenta come una persona concentrata nel presente, rallentando i ritmi e riuscendo, più di chiunque altro, a condividere con le giovani generazioni uno spazio e un tempo unici e difficilmente raggiungibili. Grazie a questi incontri, contatti e scambi, ai più giovani è stata offerta la possibilità di scoprire il mondo dei “nonni” per mezzo di una conoscenza vera e reale, ai più maturi, la

ta lo scorrere di ricordi caratterizzati da leggerezza e spensieratezza. Nel mondo dell’infanzia si scorge anche una sorta di mistero perché l’innato entusiasmo e la spinta curiosa verso il mondo, tipica dei più piccoli, rimane sempre una sbalorditiva e incantevole sorpresa.

possibilità di vedersi e sentirsi riconosciuti come persone portatrici Storia, di voglia di mettersi in gioco, di sapere esperienziale che è, per tutti, ricchezza inestimabile. Fra giochi ludici che sono stati fonte di risate, leggerezza e sana allegria, fra gesti quotidiani, come quello del preparare una macedonia, fra momenti di riflessione, scambio di pensieri e spazi dedicati al raccontarsi e allo scoprirsi vicendevolmente, questo progetto, non solo ha portato benessere in tutti i protagonisti coinvolti, ma, in un’ottica di apertura all’altro e di preziosa collaborazione fra realtà del territorio, ha generato legami e punti di incontro importanti fra Futuro e Passato, che sono le basi su cui costruire il presente.


Sociale

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Il progetto dedicato alle persone che convivono con l’Alzheimer

T-essere memoria. Filo e filò: racconti di trame e tessuti dal passato All’Apsp delle Esteriori presentata una nuova pubblicazione con il Museo delle Palafitte Il progetto, che si è svolto nel corso di quattro incontri fra maggio e luglio scorsi, era finalizzato a rendere accessibile alle persone con demenza e Alzheimer il patrimonio archeologico custodito e valorizzato presso il Museo delle Palafitte di Fiavé. “Filo e filò: racconti di trame e tessuti dal passato” prende spunto dalla filiera dei tessuti (fusi, fusaiole, pesi da telaio, spade e pettini da tessitura, rocchetti, aghi da cucito e piccoli frammenti di corde) ben documentata nelle collezioni del museo, ma allo stesso tempo riprende l’antica attività del filò, momento di condivisione e di ritrovo per raccontare e ascoltare storie. Oggetti antichi, apparentemente molto distanti nel tempo, hanno risvegliato negli anziani sensazioni, capacità e ricordi, che sono emersi nonostante la malattia. Nel corso dei laboratori, che prevedevano la manipolazione e l’osservazione di copie

Il progetto “T-essere memoria”, dedicato alle persone che convivono con l’Alzheimer, sta prendendo piede in molte realtà del territorio provinciale. Ultima in ordine di tempo l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “Giudicarie Esteriori”, a Santa Croce del Bleggio, dove

di reperti risalenti all’età del Bronzo, lo svolgimento di laboratori, la tintura dei tessuti con colori naturali e la visita al museo di Fiavé, i partecipanti coinvolti, 12 residenti nella struttura e 24 bambini della scuola materna di Santa Croce, hanno interagito con naturalezza e creatività. Le

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 17 n° 11 novembre 2019 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Alfio Ghezzi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti, Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 29 ottobre 2019 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

attività hanno contribuito a facilitare la socializzazione, l’interazione fisica e la partecipazione, stimolando la creatività, l’espressività e la narrazione. Nel momento dell’osservazione, del racconto e dell’esperienza pratica gli anziani sono sempre stati protagonisti attivi, hanno migliorato

nelle settimane scorse è stata presentata la pubblicazione “Filo e filò: racconti di trame e tessuti dal passato” che racchiude l’esperienza del progetto didattico condotto dai Servizi Educativi dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali provinciale.

la propria attenzione e concentrazione e aumen-

tato l’autostima. Attraverso il gioco, il dialogo e piccoli gesti condivisi, i bambini si sono avvicinati a questi nonni “speciali” senza pregiudizio, donando sorrisi e spensieratezza e dimostrando a tutta la comunità come l’incontro e la relazione possano diventare strumenti forti per combattere l’isolamento che affligge le famiglie che convivono con l’Alzheimer. Novità del progetto è stato il coinvolgimento di un’azienda agricola del territorio e l’apertura alla partecipazione di malati che non vivono in struttura ma che vengono seguiti dalle infermiere del territorio. Un piccolo ma importante contributo per dare sollievo ai familiari e per far loro conoscere i percorsi che il museo offre alle famiglie colpite dall’Alzheimer.

Il progetto “T-essere memoria” “T-essere memoria” è un percorso sperimentale di divulgazione culturale avviato nel 2015 dai Servizi Educativi dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento con l’intento di rendere accessibile il Museo delle Palafitte di Fiavé anche alle persone affette da malattie legate alla demenza che difficilmente in questa fase della vita vengono accompagnate in museo o partecipano a laboratori archeologici. Il progetto ha coinvolto circa 90 residenti dei nuclei Alzheimer di nove APSP del Trentino che hanno preso parte ad incontri, laboratori pratici e a visite al museo. Nel corso di queste attività i partecipanti hanno potuto applicare competenze e abilità con risultati inaspettati. L’iniziativa ha dimostrato come alcune abilità, quali il “saper fare”, la manualità e la creatività permangano nonostante la malattia, se adeguatamente sollecitate. Una seconda fase del percorso ha interessato gli alunni di due scuole dell’infanzia e di quattro scuole primarie che hanno progettato e costruito strumenti e materiali efficaci per comunicare con persone affette da demenza e quindi interagito con gli anziani. Il percorso svolto ha evidenziato come il museo, se reso fruibile e partecipativo, possa avere un ruolo di inclusione sociale, divenire luogo di incontro tra vissuti diversi e aiutare a migliorare la qualità di vita per i pazienti ma anche per le famiglie e per chi si occupa di loro. Il progetto ha ottenuto un prestigioso riconoscimento internazionale ed è stato insignito nel 2016 del “Premio ICOM Musei per tutti”, consegnato a Parigi.


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Le Giudicarie in numeri

NOVEMBRE 2019 Bambini

Giovani

Giovani Adulti adulti 0-15 anni 16-24 anni 25-34 anni 35-54 anni Giudicarie Centrali 895 546 640 1.554 Valle del Chiese 2.024 1.183 1.325 3.587 Giudicarie Esteriori 1.328 796 939 2.243 Valle Rendena 1.519 940 1.021 2.929 Valli Giudicarie 5.766 3.465 3.925 10.313 Distribuzione % 15,5% 9,3% 10,6% 27,8% Dati elaborati dalla popolazione per età al 1° gennaio 2019 (http://dati.istat.it)

Tardo Adulti 55-64 anni 792 1.810 1.133 1.271 5.006 13,5%

Giovani anziani 65-74 anni 697 1.543 914 1.171 4.325 11,6%

Le Giudicarie in numeri a cura di Virginio Amistadi

Dopo aver analizzato la numerosità della popolazione residente, proseguiamo nella nostra rassegna demografica andando ad analizzare la composizione numerica della popolazione giudicariese per fasce di età. Le fasce di età proposte non fanno riferimento a indicatori statistici standard ma riprendono piuttosto i gruppi di età per come vengono socialmente percepiti. In demografia ad esempio la popolazione anziana calcolare Età utilizzata Maschi per Femmine Totale alcuni indicatori statistici comprende tutti che ab0_4 837coloro762 1.599 biano superato i 64 anni. Se l’esigenza esigenza statistica 5_9 904 903 1.807 è comprensibile in quanto deve 10_14 garantire la possibilità di 1.029 934 1.963 15_19 996 popolazioni, 954 1.950 confronto delle serie storiche e tra le diverse 1.002 910 senso 1.912 all’atto pratico diventa difficile20_24 ed ha anche poco 25_29 969 962 1.931 definire anziana una persona di 65 anni con una età me30_34 1.042 952 dia effettiva al pensionamento che in Italia è attorno ai 1.994 62 35_39 1.064 1.058 2.122 anni. 40_44 sono 1.254 1.263 2.517 I gruppi riportati nella tabella sopra stati costruiti ri45_49 1.414 1.316 2.730 prendendo una interessante intervista al demografo Ales50_54 1.508 1.436 2.944 sandro Rosina nella quale si parlava proprio dell’evolu55_59 1.312 1.292 2.604 zione della percezione dell’essere giovani, adulti o anziani 60_64 1.252 1.150 2.402 nel tempo. La lettura dei dati diventa suggestiva immagi65_69 1.170 1.124 2.294 nando i 3.107 Giovani anziani, Anziani e Grandi Anziani 70_74 1.001 1.030 2.031 della Valle del Chiese tutti uniti a75_79 costituire il terzo comu759 900 1.659 ne giudicariese per numero di abitanti! 80_84 510 751 1.261 85_89

292

560

852

90_94

94

299

393

95_99

39

112

151

100 +

Continua dalla Prima Sembra che per la maggioranza dei media abbia vinto Matteo Renzi, anche se poi, alla lunga, ha voluto strafare facendo emergere i suoi lati meno simpatici, la solita arroganza e la supponenza di sempre. I pochi favorevoli a Salvini hanno apprezzato la sua tranquillità al cospetto del pubblico televisivo, non perdendo mai la calma, e questo sarebbe andato a suo vantaggio. In realtà a molti l’atteggiamento dell’ex ministro dell’Interno è sembrato più o meno quello del giorno del giudizio quando il presidente Conte alla camera lo bastonò severamente dando origine alla crisi governativa: abbondanti smorfie di disappunto, interruzioni continue, le solite battute ironiche, sembrava uno studente che agli esami di maturità si presentasse impreparato e indolente. Ma, secondo me, non ha grande importanza chi ha vinto o chi ha perso, invece, questo sì, il confronto ha palesato le difficoltà della politica di questi tempi e la necessità di cercare strade nuove per il futuro. La posta in gioco, come appare evidente da tempo, è la centralità della politica. I commentatori più esperti della nostra situazione politica denunciano da tempo una mancanza di presenza politica di centro, moderata, concreta e lungimirante. C’è uno spazio da conquistare che potrebbe essere decisivo per le sorti del nostro Paese. Uno spazio occupato da elettori che oggi sentendosi orfani e non trovando una casa

Totale

Per concludere proponiamo invece una rappresentazione più classica della distribuzione della popolazione a piramide (Tabella a destra e fugura sotto). L’assunto della piramide è che la popolazione dovrebbe essere più numerosa nelle fasce giovanili per poi decrescere progressivamente generando appunto una figura a piramide. Nelle popolazioni occidentali mature la figura tende ad assomigliare ad un fungo e la popolazione giudicariese ne segue l’andamento.

Popolazione per età - Valli Giudicarie più di 100 90_94 80_84 70_74 60_64 50_54 40_44 30_34 20_24 10_14 0_4 2.000

1.500

1.000

500 Maschi

0

500

Femmine

1.000

1.500

2.000

Anziani 75-84 anni 425 1.063 660 772 2.920 7,9%

Età 0_4 5_9 10_14 15_19 20_24 25_29 30_34 35_39 40_44 45_49 50_54 55_59 60_64 65_69 70_74 75_79 80_84 85_89 90_94 95_99 100 + Totale

Grandi Anziani 85 e più anni 216 501 338 353 1.408 3,8%

Pop Totale 5.765 13.036 8.351 9.976 37.128 100,0%

Maschi Femmine Totale 837 762 1.599 904 903 1.807 1.029 934 1.963 996 954 1.950 1.002 910 1.912 969 962 1.931 1.042 952 1.994 1.064 1.058 2.122 1.254 1.263 2.517 1.414 1.316 2.730 1.508 1.436 2.944 1.312 1.292 2.604 1.252 1.150 2.402 1.170 1.124 2.294 1.001 1.030 2.031 759 900 1.659 510 751 1.261 292 560 852 94 299 393 39 112 151 2 10 12 18.450 18.678 37.128

Dati elaborati dalla popolazione per età al 1° gennaio 2019 (http://dati.istat.it)

EDITORIALE di Adelino Amistadi

Matteo contro Matteo, la sfida è per i prossimi dieci anni 2

10

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18.450

18.678

37.128

Dati elaborati dalla popolazione per età al 1° gennaio 2019 (http://dati.istat.it)

idonea a cui affidarsi, disertano le urne dando vigore alle forze della destra più spinta e della sinistra tornata in mano dei vari Bersani, D’Alema e compagnia e ai vari Di Maio sempre più in difficoltà. Tanto per capirci ci sono in ballottaggio gli spazi fino a ieri occupati da Forza Italia, berlusconiana, ormai in agonia e da tutti i partitini di centro che ormai hanno perso ogni tipo di credibilità. E’ sul recupero di gran parte di questi orfani politici che si gioca la partita fra Salvini e Renzi, chi sarà in grado di riconquistare il centro potrà svolgere nel prossimo futuro un ruolo basilare nella politica nazionale. Salvini punta ad inglobare i berlusconiani e con Fratelli d’Italia arrivare quanto prima ai “pieni poteri”. Renzi vorrebbe disintegrare il Pd relegandolo in un angolino a sinistra ed accorpare tutto quanto naviga nell’incertezza e nella ricerca di qualcosa di nuovo. Chi la spunterà governerà l’Italia nei prossimi dieci anni. Anche perché la fase del dilettantismo grillino sta per finire e gli italiani se ne stanno rendendo conto: una cosa è gridare parole e slogan e pro-

mettere felicità, altro è misurarsi ogni giorno con i complicati problemi del governo. Detto questo, non è certo che la pretesa di allargarsi o confermarsi al centro sia facile. Il cantiere del centro è più che mai affollato. Lo stesso presidente Conte, pur avendo finora escluso la sua discesa in campo, si dice che sotto sotto stia già lavorando per un qualcosa di nuovo, così Calenda, anch’esso uscito dal

Pd ed impegnato nella formazione di un nuovo partito. La confusione è tanta, ma i due Matteo, Salvini e Renzi sono di certo i più titolati per essere protagonisti nel prossimo futuro. Nel frattempo le cose per l’Italia non vanno per niente bene e i problemi che si dovranno affrontare nei prossimi anni sono davvero impegnativi e richiedono come non mai una classe politica competente in grado di trascinare

il Paese fuori dalla difficoltà. La stasi economica, il debito pubblico , lo scarso ricambio generazionale con il crollo delle nascite, lo scoraggiamento dei giovani ha portato l’Italia in una situazione di incertezza e di precarietà difficilmente rimediabile. Non ci serve una politica pasticciona, che si accontenta di piccoli aggiustamenti, un ceto dirigente che pensa solo ai propri vantaggi, l’uso elettorale della spesa pubblica, e una manovra economica che dice tutto e il contrario di tutto. Occorre una proposta innovativa che rompa un sistema politico ingessato all’interno di un Paese altrettanto ingessato. In una simile situazione, qualsiasi tentativo di creare un nuovo centro diventa difficile. Eppure è quanto mai urgente che finalmente appaia all’orizzonte una buona squadra, preparata e leale, pronta a collaborare con il popolo onestamente, con grinta e lungimiranza. Ne abbiamo urgente necessità. Se il popolo continuerà ad essere strumento di demagogia, allora davvero andremo incontro allo sfascio politico e civile. Che Dio ce la mandi buona…


Attualità

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“Un crapfen per la vedretta del Tuckett” di Roberto Bombarda

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Economia

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Perché da sud a nord di Milano, 25 chilometri in tutto, si pagano 2 euro, invece per attraversare un fondovalle con un bus si spende in base alle fermate? Per progetto moderno, inoltre, s’intende una rete che non metta più al centro solo l’automobile, ma concepisca anche tram e treni elettrici come si fa sempre di più, ad esempio, in Svizzera. Quando l’allora presidente Lorenzo Dellai aveva provato a lanciare un progetto per collegamenti ferroviari di montagna simili a quelli svizzeri, fu travolto dalla critiche. Ma chi lo criticava? Chi voleva una rete solo per le automobili, chi era magari a mezza via da Trento, già avvantaggiato rispetto alle valli più remote. Poi le critiche arrivavano dagli ambientalisti che alle volte non si rendono conto che viaggiare nelle gallerie non deturpa il paesaggio. Meglio una galleria in più che certe valli strettissime con una statale e una provinciale che occupano tutto il fondovalle. Il territorio svizzero è stato bucato come un “groviera” ma non solo per le auto, anche per i treni. I tunnel in montagna sono inevitabili anche per salvare il paesaggio. La Svizzera è bucata ovunque ma ha anche i più bei paesaggi del mondo. Da Davos a Zermatt, da Saint Moritz al trenino del Bernina, i turisti arrivano in Svizzera da tutto il mondo.

Un progetto per la rete dei trasporti montani di Marco Zulberti Le discussioni sulle varie richieste di nuove tangenziali e tunnel di collegamento tra le valli che dai territori stanno giungendo a Maurizio Fugatti alla guida da un anno della Provincia di Trento manifesta come sia totalmente assente nella nostra regione un moderno progetto per una rete dei trasporti articolata che colleghi la più lontana valle ai rispettivi capoluoghi Per cui si deve investire in questo settore, massicciamente, ma pensando, questo sì, alle priorità e alle opere effettivamente utili per l’economia delle valli. Vista l’insostenibilità dell’economia di scala da parte della montagna per i maggiori costi di trasporto e di energia, si deve forzatamente pensare ad un nuovo modello economico proprio a partire dal mondo dei trasporti e agendo sulla tassazione, cercando di ripristinare la filiera corta dei prodotti locali nei piccoli negozi rispetto alla grande distribuzione, non solo alimentare ma anche artigianale. Se la montagna sopravvive solo là dove questi problemi sono stati affrontati con l’autonomia e l’autogoverno come in Svizzera, Austria e Baviera - recentemente si è

scoperto che anche in Cina la montagna gode dell’autonomia - è giunto il momento di seguirne i modelli. La tassazione massima in Svizzera, ad esempio, è al 21%. È automatico che la montagna ne abbia un primo indubitabile

e alle città lungo la Valle dell’Adige. Ogni comunità sta chiedendo correttamente nuove tangenziali, collegamenti, tunnel che permettano una mobilità più agevole sia dei residenti che per i turisti che stanno progressivamente chiedendo di spostarsi all’interno della nostra regione, con mezzi alternativi e costi sopportabili simili a quelli dei trasporti cittadini.

vantaggio. Il fatto che la montagna in Italia copra il 50% del territorio e che in questi settanta anni della Repubblica Italiana, le leggi si siano dimenticate della sua capacità produttiva solo perché inefficiente, ha

favorito solo lo spopolamento e l’abbandono. Vi sono centinaia di case rurali di montagna secolari diroccate, a causa di una politica che impedisce la minima iniziativa lavorativa agricola di montagna. Ne ho vista una

gigantesca con l’architrave con la data 1777 oggi deserta e diventata una tana per i lupi. L’uomo montanaro deve tornare a vivere in montagna dove lavora e si rende indipendente dalla politica cittadina risolvendo occupazione e debito. Ma per farlo ci si deve dotare di un modello di trasporti integrato articolato, dall’autostrada fino all’ultimo miglio della seggiovia, dalla ferrovia fino alla valle più remota, soprattutto nella dorsale con la Lombardia dove vivono dodici milioni di potenziali turisti di cui una cospicua parte va in Svizzera o in Austria da Milano in treno. È necessario riportare le attenzioni sulle Giudicarie, in particolare sulla posizione strategica della Valle del Chiese, che i trentini sembra conoscessero meglio nel medioevo che oggi. Quanti a Trento e Bolzano, sanno che v’era un progetto di un collegamento ferroviario a fine Ottocento tra Brescia e Pinzolo? E che era realizzato fino al Lago di Idro? Quanti sanno che tra la Val del Chiese e la Valle di Ledro basterebbe un collegamento di 4 chilometri per mettere in comunicazione la Lombardia con Riva del Garda aumentando i flussi turistici e l’economia di una valle ora ridotta a periferia? È questo il messaggio di un nuovo progetto di una rete di trasporti per rilanciare la montagna che non vale solo per a Trentino, ma per tutta Italia. Se rivive la montagna italiana ripartirà anche l’Italia economica.

Gigi Malesardi, un ricordo E’ stato per davvero un grande direttore organizzativo. E certo lo sport era fra le sue primarie passioni, il luogo delle esperienze al quale aveva regalato mille attenzioni, intensità e sensibilità innate. Lo aveva praticato un tempo ed ancora, quasi fino alla fine dei suoi giorni, portava sul suo corpo i segni indelebili di quelle pratiche esigenti e dure, dispensatrici di innumerevoli e positivi stati dell’anima, condensato di entusiasmanti soddisfazioni. Gigi Malesardi uomo d’altri tempi che in apertura degli Anni ’80, solleticato da un’idea sportiva di alto profilo, la rese possibile attraverso una creatura agonistica divenuta con il trascorrere degli anni un appuntamento fondamentale per l’intero territorio delle Valli Giudicarie e per il Trentino. Un uomo capace di mobilitare con indubbia vocazione e doti di simpatia molti sportivi, tifosi ed osservatori, in particolare la schiera dei volontari che annualmente si ritrovava per riaffermare con continuità la manifestazione locale più im-

portante dedicata al ciclismo; quella che potremmo definire “il suo eterno pallino luminoso”, il Giro d’Oro. Spiritoso, sorridente e generoso, sempre disposto ad una

battuta ironica, mai sopra le righe, anche quando la tensione nervosa lo spingeva ad essere iperattivo, nella irrefrenabile voglia e necessità di dare seguito ai piani per la sua ma-

nifestazione, così intensamente e ansiosamente perseguita. Lo ricordo impegnato a ricercare rapporti istituzionali e sponsorizzazioni per la confezione e la stampa di un pregevole libretto (al quale venivo anch’io chiamato per la definizione dell’immagine di copertina) che anticipava la sempre impellente gara ciclistica, immancabilmente molto partecipata da atleti di chiara riconoscibilità e fama, anche internazionale. Ed ancora ricordo la frenesia con quel sano pizzico d’orgoglio quando mi mostrava nei giorni successivi la gara, la rassegna di articoli dedicati, apparsi sopra importanti organi di stampa come la Gazzetta dello Sport, quasi a voler ribadire la qualità ed il successo del “suo” Giro d’Oro. Tutto vero! La sua creatura aveva raggiunto alte quote di stima nell’ambiente, unanimemente e da più parti lo riconoscevano, ed il merito fondamentale era di Gigi Malesardi, l’organizzatore instancabile, immerso per giorni e giorni,

testa, anima e cuore al fine del successo, per tutti. Solo qualche volta la sua concentrazione per il ciclismo cedeva e questo avveniva quando il richiamo emozionale di un’altra sua grande passione si faceva impellente; era quella per il piccolo vigneto, nella dolce campagna del paese, vicino alla casa di Comano, dal quale ricavava un ottimo vino che in talune occasioni regalava agli amici più prossimi e fidati. …Ora Gigi se n’è andato dopo una malattia inesorabile che lo ha confinata dentro casa per quattro anni, giorni sempre accompagnati da Serafina, la preziosa compagna di una vita, che assieme a lui ha condiviso tutte le intenzioni, le difficoltà, le gioie. Una presenza insostituibile. E niente, ora rimangono i ricordi… Un pensiero a Te, caro Amico Gigi, indimenticabile Gigi, ti mando un sorriso, con affetto e riconoscenza. Ciao. Alessandro Togni


NOVEMBRE 2019 - pag. 17 INAUGURAZIONE NUOVO NEGOZIO A TRENTO IN PIAZZA SILVIO PELLICO Tempesta Vaia

01/12/2019

Da calamità a opportunità VI ASPETTIAMO

di Annibale Salsa

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Credito

NOVEMBRE 2019

Da 120 a meno di 20 in pochi decenni

Casse Rurali, continuano le fusioni. È nata la “Adamello” Eletto il consiglio di amministrazione. Fabrizia Caola è la nuova Presidente Presidente del Collegio sindacale (rispettando la delibera dell’Assemblea del 12 ottobre in cui si diceva che sarebbe stato il più votato dei cinque candidati) è risultato Marco Polla di Pinzolo, che ha letteralmente sbancato il botteghino con 982 preferenze personali. Fusione. E fusione fu. Continua così la semplificazione delle Casse Rurali sul territorio trentino. Si è passati in pochi decenni da 120 a meno di 20. L’ultima nata è la Cassa Adamello. Nel pomeriggio di sabato 12 ottobre l’Assemblea (riunita in quattro sedi, Condino, Tione, Spiazzo e Pinzolo, in videoconferenza) ha eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione. Non sono mancati i colpi di scena in un’Assemblea dall’andamento sereno. La sorpresona è venuta da Pinzolo, dove colui che si dava per futuro presidente, Roberto Simoni, è stato giubilato dai soci, arrivando addirittura quinto in una classifica di sette. Considerando che entravano in Consiglio tre per Cassa, chiaramente non c’è stato posto per il presidente uscente della Cassa pinzolera. Forse non è difficile immaginare le motivazioni della bocciatura, che potrebbero risiedere nella stanchezza dei soci rispetto al cumulo di incarichi di Simoni, soprattutto dopo che lo stesso aveva accettato di fare il presidente del Consorzio Sait. Anche stavolta si è concretizzato l’antico detto dei conclavi di Santa Madre Chiesa, secondo cui chi en-

di Giuliano Beltrami Presidenza in rosa per la nuova Cassa Rurale Adamello. Giovedì 24 ottobre il Consiglio di Amministrazione, riunito a Tione, ha eletto Fabrizia Caola alla presidenza. Nessuno parla (perché la reputazione nelle banche è sacra), ma nelle segrete stanze le trattative devono essere state febbrili. Due i candidati in corsa. Alla fine Caola ha prevalso su Claudio Collini

perché gli amici di Caola hanno prevalso su quelli di Collini. Mirko Bonapace è stato eletto vicepresidente, Monia Bonenti presidente del Comitato esecutivo, accontentando così (nel migliore stile del manuale Cencelli) tutte e tre le Casse partecipanti alla fusione: Pinzolo, Val Rendena e Adamello-Brenta.

tra papa esce cardinale. Per la verità Simoni non è uscito nemmeno cardinale. Ad ogni buon conto la mancata

tre anni in Consiglio. Il più votato di Pinzolo è risultato Gigi Olivieri, avvocato, ex parlamentare, ex assessore

in Consiglio sono entrati, per la ex Adamello-Brenta: Monia Bonenti (commercialista, ex presidente),

due di cui abbiamo parlato, c’è Luigi Olivieri, con 758 preferenze.

elezione di colui che doveva diventare presidente si è portata dietro uno strascico non da poco. Infatti nella norma transitoria dello statuto era stata inserita una clausola che sembrava fatta apposta per Simoni: per il primo mandato (dal 2022 saranno liberi tutti) la presidenza deve andare alla ex Cassa di Pinzolo e deve essere ricoperta da una persona in possesso di almeno un mandato, che significa

comunale e della Comunità di Valle, ex presidente di Autobrennero, ma non ex consigliere della Cassa. A giocarsela, dunque, sono stati due outsider: Fabrizia Caola (pensionata dell’Apt della Rendena) che ha portato a casa 757 voti, appena uno in meno di Olivieri, e Claudio Collini (titolare del birrificio Val Rendena) che di voti ne ha presi 681. Per completezza di informazione spieghiamo che

la più votata con 926 voti; Carlo Ballardini (laurea in economia) con 610; Pieruccio Vaglia (imprenditore edile, già presidente della Cassa di Condino) con 366. Per la ex Val Rendena si candidavano in quattro: tre consiglieri uscenti, Lorenzo Cozzio (commercialista) che ha preso 764 voti, Mirko Bonapace (artigiano, già presidente) con 689, e Andrea Sartori (laurea in legge, amministratore di condominio) con 479. Fulvio Collini (produttore di coltelli, che si è candidato fuori dagli accordi del Consiglio uscente) ha preso 436 voti. Per la ex Pinzolo, prima dei

LA SEMPLIFICAZIONE Con la costituzione della Cassa Rurale Adamello le banche di credito cooperativo con sede nelle Giudicarie si sono ridotte a due: sedici mesi fa erano sei, poi la Giudicarie Valsabbia Paganella e la Saone hanno dato vita all’altra fusione, mentre la Don Guetti si è gettata fra le braccia della Cassa dell’alto Garda. E’ finita qua? C’è chi vaticina che non sarà finita qua. Di sicuro il gruppo Cassa Centrale Banca non fa mistero di credere in una ulteriore riduzione del numero delle Casse. E qui si aprono scenari fino a poco tempo fa impensabili. Addirittura al limite della fantascienza. Era già fantascienza l’unione fra le Casse con sede a Tione,

Spiazzo e Pinzolo. Eppure si è concretizzata. E’ fantascienza pensare ad una unica Cassa delle Giudicarie? Si può sparare 2021 come data utile per il matrimonio? E se per caso si dovesse pensare ad una unica Cassa del Trentino sud-occidentale, fra Casse giudicariesi ed Alto Garda? E’ troppo? Può essere tutto. Per notizie più certe attendere un annetto. La filosofia di oggi, molto diversa da quella di ieri e dell’altro ieri, va nella direzione della riduzione delle Casse. La chiamano razionalizzazione. Ciò significa, per fare un esempio, riduzione degli sportelli. E’ di queste settimane (fuori dal mondo del credito cooperativo trentino) la chiusura dello sportello di Baitoni della Banca Valsabbina. Poi ci sono gli sportelli in sovrapposizione. Il giorno in cui le Casse diventeranno Cassa unica delle Giudicarie ci saranno almeno tre sportelli in sovrapposizione: Tione, Roncone e Condino. E se si dovesse arrivare ad una Cassa unica con Alto Garda (ripetiamo fantascienza, ma non troppo) le sovrapposizioni diventeranno quattro, perché c’è pure Ponte Arche. La domanda di sempre dei soci è la seguente: “Cosa resterà dello spirito delle Casse Rurali che conoscevamo?”. Per intenderci, le Casse conosciute dai soci over “anta” erano piccole, territoriali, anzi, paesane, con il personale che frequentava il bar ed ascoltava. Non è più così da anni: non può più essere così. L’importante è che rimangano vicine alla gente. Ma potranno farlo? Quanto lo permetterà il Gruppo, che va a comperare banche grosse come Carige? Insomma, semplificazione può fare rima con razionalizzazione, che quasi sempre fa rima con diminuzione... Di sportelli, di personale. In ultima analisi, rischia di far rima con desertificazione. E’ una provocazione?


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L’ente capofila è il Consorzio del Bim del Sarca

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L’azienda

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Armonia ed eleganza per la ristrutturazione della copertura con le Tegole Prefa R.16 Per questo il Geom. Traiber, che ha curato il progetto di ristrutturazione della copertura, ha immediatamente orientato la sua scelta verso un materiale leggero e altamente duraturo come l’alluminio PREFA. Per l’intervento ha selezionato il nuovo rivestimento in tegole PREFA R.16, che si distingue per l’ampia superficie degli elementi e la forma rettangolare pronunciata. L’originale design delle tegole R.16 ha permesso di creare una texture originale e al tempo stesso armoniosa, che solidarizza alla perfezione con l’aspetto tipico condiviso con le costruzioni vicine. La colorazione delle tegole marrone opaco consente di entrare in sintonia con il contesto montano, donando una ricercata coerenza estetica con l’intorno. Oltre al sofisticato risultato estetico, i rivestimenti PREFA offrono caratteristiche tecniche eccellenti, una elevata durabilità a fronte di una ridottissima necessità di manutenzione, e la garanzia quarantennale sul materiale

I

nserita in un contesto paesaggistico montano suggestivo ed edificata secondo lo stile architettonico tipico della zona, la villetta ubicata ad Astragal di Val di Zoldo presentava una copertura problematica, in cui il tempo e l’usura avevano lasciato profondi segni. La precedente copertura in tegole di cemento presentava fessurazione/rottura degli elementi che provocavano continue e diffuse infiltrazioni.

contro danni causati da urti, gelo, ruggine. Molto apprezzata anche l’elevatissima resistenza del materiale alle intemperie, alla corrosione, alle raffiche di vento e a condizioni climatiche estreme, non inusuali a questa altitudine. Le tegole Prefa R.16 con le loro dimensioni di 70x42 cm hanno reso la posa molto rapida: sono sufficienti 3,4 tegole per coprire 1 metro quadrato di copertura, con un peso di soli 2,5 kg. La leggerezza del materiale facilita le fasi di trasporto e la movimentazione in cantiere. I tempi complessivi dell’intervento sono stati davvero veloci, essendo trascorsi soltanto 6 mesi dalla progettazione al completamento dell’opera, con l’installazione di 280 mq di rivestimento. Tutti i raccordi tra abbaini e corpi emergenti sono stati realizzati con lo stesso materiale della PREFA, fornito nella stessa colorazione Testa di Moro P.10, così come la copertura della grande falda dell’abbaino è stata realizzata con nastro Prefalz della medesima

tonalità. La copertura è stata completata impiegando molteplici accessori a marchio Prefa, fra cui i nasi paraneve, scelti nella stessa tonalità delle tegole e fondamentali per suddividere il carico della neve su tutta la copertura. Il progettista e i posatori, nelle fasi più delicate dell’opera, hanno potuto beneficiare della consulenza di un tecnico Prefa per la risoluzione dei nodi più complessi e l’ottimizzazione del lavoro, grazie al know-how aziendale, maturato in oltre 70 anni di esperienza dell’azienda nel settore.

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AttualitĂ

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di Giovanni Bazzoli

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Territorio

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29 ottobre 2018. Il Trentino si svegliava tramortito da una nottata d’inferno

Vaia, la tempesta perfetta di Giuliano Beltrami 1.600 chilometri di strade forestali (pari ad un terzo del totale della provincia) sono state bloccate dagli alberi schiantati. Si sprecarono termini come apocalisse, tragedia, dramma. All’improvviso interi paesaggi sono cambiati. E in quel momento ci si è resi conto con crudezza che lo sviluppo montano dell’ultimo secolo non ha tenuto conto (o quantomeno è stato poco rispettoso) dell’ambiente naturale. La foresta è cresciuta, invadendo i pascoli che un tempo venivano alpeggiati dalle mandrie di vacche e dalle greggi di capre e pecore. Una Commissione del Consiglio provinciale ha valutato, dopo una lunga ed approfondita ricerca, i danni, che ha quantificato in 372 milioni di euro. 4 milioni di metri cubi di alberi sradicati in 20.000 ettari di bosco. Ma il danno vero è quello ambientale, che imporrà (diciamo che dovrebbe imporre) un cambio di paradigma, come si dice oggi, ossia un cambio del modello di sviluppo. Sarà così? LE GIUDICARIE. Vaia non si è dimenticata del territorio giudicariese, ferito in Rendena, ma soprattutto nella valle del Chiese, dove ha abbattuto qualcosa come 65.000 metri cubi di abeti e larici. Ha colpito in modo diverso rispetto ad altre zone del Trentino: infatti ha colpito qua e là, toccando in maniera diffusa molti piccoli territori. Questo, per certi versi, è un bene sul piano ambientale e paesaggistico, perché non ha creato gli immensi catini traboccanti alberi con le radici al vento. Tuttavia non dappertutto è andata così. Facendo il punto della si-

29 ottobre 2018. Il Trentino si svegliava tramortito da una nottata d’inferno. Una bufera mai vista prima aveva cambiato il volto di intere valli. Foreste secolari scomparse, sradicate, sbattute a terra come fuscelli da un vento che sembrava essersi divertito come i bambini nell’antico gioco degli shangai. Peccato che non fossero bastoncini quelli buttati per aria, ma abeti rossi, larici, abeti bianchi, roveri. Piante che facevano parte del paesaggio tanto amato dai valligiani e ricercato dai turisti.

Per settimane le pagine dei giornali hanno ribollito di quelle immagini, alcune delle quali drammatiche. Emersero dei luoghi simbolici della strage, che non colpì solo le piante, ma anche i centri abitati. Si pensi a Dimaro, dove perse la vita una sfortunata signora a seguito dell’esondazione del rio Rotian, che riempì il paese di fango. Ma altri luoghi rischiarono di dover piangere vittime: il Primiero, dove volarono addirittura i tetti delle case, la val di Fassa... 150, aumentati ad un migliaio durante la primavera successiva, nel Comune di Bondone. A questi si devono aggiungere i 7.000 metri cubi nel Comune di Sella Giudicarie. Perché parliamo a parte di questi ultimi? Perché mentre gli altri Comuni e le tre Asuc di Agrone, Por e Darzo hanno stipulato una convenzione con il Bim del Chiese per gestire la lavorazione (taglio ed asporto del legname), il Comune di Sella si è arrangiato in

tuazione, due zone sono state particolarmente colpite: Borgo Chiese (Valle Aperta, sopra Condino) e l’Asuc di Agrone. Ma vediamo zona per zona ciò che è successo. Dei 65.000 metri cubi schiantati, 25.000 (pari al 43%) sono stati abbattuti nel Comune di Borgo Chiese, 12.000 (pari al 20%) sul territorio dell’Asuc di Agrone, 7.200 nel Comune di Valdaone, 6.300 nel Comune di Storo, 3.000 sul territorio dell’Asuc di Por, 1.700 nel Comune di Pieve di BonoPrezzo, 1.500 nel Comune di Castel Condino, 1.400 nella proprietà dell’Asuc di Darzo,

proprio, essendo intervenuto tempestivamente a contattare le ditte di boscaioli. LE ASUC, VERE VITTIME Le istituzioni più colpite dal disastro sono sen)a dubbio le Amministrazioni separate di uso civico, le gloriose Asuc, depositarie dell’autogoverno delle nostre comunità, ma oggi a rischio di sopravvivenza. Agrone, per citare un esempio, in tempi normali impiegherebbe una ventina d’anni a tagliare i suoi 12.000 metri cubi di legname schiantato. Da tenere presente che a parte l’affit-

to delle malghe, le entrate delle riprese del legname sono le uniche per un’Asuc, a differenza delle Amministrazioni comunali, che possono contare su altre entrate. Oltretutto una quantità tanto consistente di schianti in un sol colpo ha fatto crollare il prezzo del legname. Un dato fornito dal Progetto legno del Bim del Chiese è significativo. Il valore del legname in piedi è calato di circa il 60%, passando per capirci dai 40, 45 euro al metro cubo del “pre Vaia” a 15 euro ed in alcune zone addiritturra a meno. Con simili cifre non è banale la domanda su come faranno a sopravvivere senza risorse per i prossimi vent’anni Amministrazioni dal passato glorioso, ma dal presente e soprattutto dal futuro incerto come le Asuc.

LA BIOMASSA: NON SI BUTTA VIA NIENTE I tronchi (materiale “pregiato”) interessano le segherie e l’edilizia. E gli scarti? Dopo la convenzione fra i Comuni, le Asuc ed il Bim del Chiese è stata stipulata una seconda convenzione fra il Consorzio Bim e la E.S.Co. Bim e Comuni del Chiese, secondo la quale la biomassa derivante dai cantieri forestali della valle verrà messa a disposizione dell’impianto di teleriscaldamento di Valdaone completato di recente. Si realizzerà in tal modo una filiera corta che permetterà di utilizzare in loco anche ciò che non interessa alla produzione.


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L’azienda vieni

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a casa tua

A TEATRO

2019 2020

Buon comple

vieni a teatro

Da

TEATRO ORATORIO PARROCCHIALE DI STORO SABATO 16 NOVEMBRE 2019 // ORE 21.00

CINEMA TEATRO COMUNALE DI TIONE DI TRENTO GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 2019 // ORE 21.00

CINEMA TEATRO PALADOLOMITI DI PINZOLO SABATO 21 DICEMBRE 2019 // ORE 17.00

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

CIÒ CHE NON SI PUÒ DIRE. IL RACCONTO DEL CERMIS

TEATRO RAGAZZI

Ippogrifo Produzioni

TeatroE

E se il prossimo papa fosse donna?

di Pino Loperfido con Mario Cagol

drammaturgia e regia di Alberto Rizzi con Chiara Mascalzoni

SPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO

CINEMA TEATRO COMUNALE DI TIONE DI TRENTO DOMENICA 17 NOVEMBRE 2019 // ORE 21.00 Teatro Stabile di Bolzano

LA BANCAROTTA

PALAZZO BERTELLI - SALA MULTIUSO CADERZONE TERME SABATO 7 DICEMBRE 2019 // ORE 21.00

CINEMA TEATRO COMUNALE DI TIONE DI TRENTO DOMENICA 24 NOVEMBRE 2019 // ORE 17.30 TEATRO RAGAZZI Fondazione Aida

I MOSTRI FAMOSI

ZHORAN

COSÌ TANTA BELLEZZA

Storie di zingari e violini

scritto e interpretato da Giuseppe Ciciriello con la musica in scena di Piero Santoro

scritto, diretto e interpretato da Corrado Accordino assistente alla regia Valentina Paiano

TEATRO COMUNALE DI GIUSTINO

DOMENICA 8 DICEMBRE 2019 // ORE 17.30 Kosmocomico Teatro TEATRO RAGAZZI

PALESTRA CENTRO SCOLASTICO DI PIEVE DI BONO-PREZZO

Storia di un’Ocarina pigra

Produzione Teatro Stabile di Verona con la partecipazione del Teatro Ambra Jovinelli

DOMENICA 22 DICEMBRE 2019 // ORE 21.00

PICCOLO PASSO

CINEMA TEATRO COMUNALE DI TIONE DI TRENTO DOMENICA 15 DICEMBRE 2019 // ORE 17.30

SPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO

TEATRO DI LARIDO - BLEGGIO SUPERIORE DOMENICA 1 DICEMBRE 2019 // ORE 17.30

Teatro Crest

TEATRO RAGAZZI

BIANCANEVE, LA VERA STORIA

TEATRO RAGAZZI Associazione Teatro per Caso e Compagnia Al et les Atrolobi

testo, regia, scene e luci di Michelangelo Campanale con Catia Caramia, Maria Pascale/Antonella Ruggiero, Luigi Tagliente

LE SORELLE BONAMENTE

di e drammaturgia di Alessandro Maria Torboli con Barbara Frizzi ed Erica Vicenzi

di Raffaele Latagliata e Pino Costalunga con Massimo Finocchiaro (Giovannino), Andrea Rodi (Conte Cornetta), Marta De Zaiacomo (Madame Phonè), Francesca Brusati (Biancapagina) e Nicholas Rossi (Gettone) direzione musicale di Shawna Farrell

Compagnia Teatro Binario 7

di e con Valentino Dragano

di e con Pino Costalunga musiche e canzoni dal vivo di Leonardo Frattini

FAVOLE AL TELEFONO

TEATRO PARROCCHIALE DI SPIAZZO SABATO 21 DICEMBRE 2019 // ORE 21.00

Produzioni Impertinenti

da La Bancarotta di Carlo Goldoni di Vitaliano Trevisan con Natalino Balasso, Fulvio Falzarano, Massimo Verdastro, Marta Dalla Via, Denis Fasolo, Carla Manzon, Celeste Gugliandolo, Raffaele Musella, Giuseppe Aceto regia di Serena Sinigaglia

Fondazione Aida

Il calendario è suscettibile di variazioni per cause di forza maggiore. Informazioni sul teatro e sul cinema in Trentino nel sito internet: www.trentinospettacoli.it

LE REGOLE PER VIVERE

di Sam Holcroft - traduzione Fausto Paravidino con Elisa Dieusanio, Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Orietta Notari, Aldo Ottobrino e Iulia Bonagura regia di Antonio Zavatteri

LA RASSEGNA PROSEGUE FINO AL MESE DI MARZO CON MOLTI ALTRI APPUNTAMENTI! POTETE VISIONARE IL PROGRAMMA COMPLETO SUL SITO WWW.COMUNITADELLEGIUDICARIE.IT

ABBONAMENTO LIBERO 4 SPETTACOLI DI PROSA Ingresso unico € 30,00

INGRESSO BIGLIETTI SPETTACOLI DI PROSA Intero € 10,00 / Ridotto giovani fino ai 14 anni € 8,00

ABBONAMENTO LIBERO 4 SPETTACOLI TEATRO RAGAZZI Ingresso unico € 15,00

INGRESSO BIGLIETTI SPETTACOLI TEATRO RAGAZZI Ingresso unico € 5,00

Comune di Sella Giudicarie

Comune di Bleggio Superiore

Comune di Bondone

Comune di Borgo Chiese

Comune di Caderzone Terme

Comune di Carisolo

Comune di Fiavé

Comune di Giustino

Comune di Massimeno

Comune di Pieve di Bono Prezzo

Comune di Pinzolo

Comune di Porte di Rendena

Comune di San Lorenzo Dorsino

Comune di Spiazzo

Assessorati alla promozione culturale

COMUNITÀ DELLE GIUDICARIE

CIRCUITO TEATRALE TRENTINO

LA RETE PROVINCIALE DELLO SPETTACOLO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo

Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo

Comune di Storo

Comune di Tione di Trento

Comune di Tre Ville

Comune di Valdaone


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Arte

NOVEMBRE 2019 Gli altari giudicariesi

Un canto di pietra colorata di Giacomo Bonazza Nei pressi del piccolo paese di Castione, alle falde del Monte Baldo, nelle vicinanze di Brentonico, già a partire da metà ‘500, inizia l’attività estrattiva di un ricercatissimo marmo colorato, dalle raffinate sfumature cangianti, che andrà a rivestire, soprattutto in epoca barocca, centinaia di sontuosi e scenografici apparati altaristici, non solo in terra tridentina. Gli ambasciatori e i divulgatori della bellezza di tale materiale lapideo, su tutti il mischio della Valcaregna dalle affascinanti vampate giallo oro-violacee, provengono dalle stesse famiglie del villaggio lagarino, che daranno vita, almeno per due secoli, a diverse dinastie di imprenditori-artisti-artigiani, fatto davvero sorprendente per un ambito territoriale così minuscolo. Per quanto riguarda i Benedetti si è già raccontato in occasione dell’altare trasportato da Rovereto a Preore con i carri di buoi, acquistato dalla comunità preorese nel 1851; per i Sartori vale la pena soffermarsi su quello che rappresenta senza ombra di dubbio il più bel altare barocco in terra giudicariese, l’altare maggiore della chiesa di Santa Croce del Bleggio, costruito dai fratelli Domenico e Antonio Giuseppe Sartori tra il 1737 ed il 1740, quasi in contemporanea con la loro intrapresa più famosa, l’altare maggiore della cattedrale di Trento con il grandioso baldacchino di ispirazione berniniana, dopo averne sottratto furbescamente il progetto e la commessa ai compaesani Benedetti, tramite i buoni uffici di un parente ecclesiastico addentro agli intrighi curiali, lo stesso che gli procurerà l’incarico giudicariese. Si tratta di di due artisti dalle notevoli capacità plastiche e architettoniche, memori della lezione pozziana, che a Santa Croce metteranno in atto quanto di meglio poteva esprimere l’altaristica del tempo, occupando l’intera area absidale con una maestosa macchina scenica, di complessa articolazione, ma di grande attrazione spirituale ed efficacia liturgica. Il committente è quel Carlo Agapito Mosca di Caderzone, “uno degli arcipreti che che più rese-

Detto degli altaristi bresciani e del loro splendido lascito nelle chiese giudicariesi, parimenti non si può non far menzione degli altrettanto straordinari manufatti marmorei settecenteschi di scuola castionese, ascrivibili alle prestigiose botteghe dei Benedetti e dei Sartori, che impreziosiscono ancora oggi le chiese lodroniane di Santa Giustina di Creto e della Madonna dell’Aiuto di Lodrone, la

chiesa di San Vigilio di Spiazzo, Santa Maria Maddalena di Preore (Benedetti), la pieve bleggiana di Santa Croce (Sartori); e delle due meravigliose importazioni da Verona e da Brescia, rispettivamente l’altare maggiore di San Vigilio di Pinzolo (dalla chiesa di Santa Eufemia di Verona) e gli altari e le sculture della chiesa di Santa Margherita di Bocenago (dalla chiesa di San Domenico di Brescia). le eleganti colonne tortili a sostegno del coronamento che sovrasta il tabernacolo, nel quale è incastonata l’Immacolata; non mancano inserti di marmo giallo di Castione, di nero di paragone e di mischio della Valcaregna, ad evidenziarne la matrice castionese.

foto 1 - Santa Croce del Bleggio: Altare maggiore, Domenico e Antonio Giuseppe Sartori ( foto da “Beni artistici e storici - Quaderni del Trentino nr. 2 “, P.A.T. 1991 ) foto 2- Pinzolo: Altare Maggiore di San Vigilio, Giovanni Battista Rangheri , dalla chiesa di S. Eufemia di Verona ( foto da “ Scultura in Trentino. Il Seicento e il Settecento” P.A.T. - Università di Trento, 2003 ) foto 3 - Bocenago: Angelo, portale della chiesa di S. Margherita, scultore veneto, dalla chiesa di S. Domenico di Brescia ( foto da “Scultura in Tentino. Il Seicento e il Settecento” P.A.T. - Università di Trento, 2003 )

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ro splendida ed ammirata l’antica Pieve...”, l’umile, quanto formidabile predicatore, “l’oratore principe espresso dalla Rendena nell’arco della sua millenaria vicenda”, protagonista dell’intenso e commovente libro “Il Deserto Armonioso” di Tranquillo Giustina, pubblicato nel 1986 dall’Editrice Rendena di Pelugo. Narra il Giustina che cadeva l’anno 1740 “quando (don Carlo Mosca) de-

cise il rinnovamento totale della chiesa pievana a cominciare dalla sostituzione dell’altare maggiore ch’era in legno dorato e che egli volle, ben più maestoso, in marmi policromi...Di un tale altare, che rappresentò in quei tempi , una delle meraviglie giudicariesi, la cosa più stupenda rimane a tutt’oggi la statua della Vergine Immacolata...”. La bellissima statua mariana, in marmo bianco di Car-

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rara, centro focale di tutta l’ardita costruzione, cui si accompagnano lateralmente le luminose statue dei santi patroni Dionigi, Rustico, Eleuterio e San Giovanni Nepomuceno, detta il ritmo silenzioso di una sacra rappresentazione, dai risvolti teatrali, che riesce

a trasferire nella pietra vita e movimento, come solo la grande arte riesce a fare. Il contesto scenografico è arricchito da una gamma di marmi policromi dove spicca il magnifico rosso di Francia del finto drappo sostenuto da due putti, sull’ antipendio dell’altare e del-

Non inferiore a qualità artistica e dal medesimo impianto strutturale, con l’immancabile tronetto che sormonta un importante tabernacolo, secondo i dettami controriformistici, l’altare maggiore della parrocchiale di Pinzolo rappresenta un altro pezzo pregiato del barocco giudicariese. La sua provenienza è alquanto singolare, trattandosi dell’altare principale della chiesa di Sant’Eufemia di Verona, tra gli edifici religiosi più significativi della città scaligera, acquistato dalla comunità rendenera nel 1835, opera del 1694 di Giovanni Battista Rangheri, esponente di spicco della famiglia di altaristi veronesi più in vista tra Seicento e Settecento, autore, tra gli altri, dell’altare maggiore del duomo di Bolzano su progetto del geniale Jacopo Antonio Pozzo. Le statue in marmo di Carrara che vanno a completare la splendida macchina scenica sono di un valente scultore vicentino, Domenico Aglio. Allo stesso Rangheri viene pure attribuito il piccolo ma prezioso altare maggiore della chiesa di Sant’Antonio Abate di Bivedo, proveniente dalla chiesa di San Biagio di Verona. Dalla chiesa dei domenicani di Brescia arrivano, invece, i due angeli, di ottima fattura e di rara eleganza, collocati sopra i portali di Santa Margherita di Bocenago, attribuiti ad uno scultore operante nella Venezia del Seicento, che fanno da pendant ai due putti sopra il timpano dell’altare della Vergine, anch’esso proveniente da San Domenico di Brescia, opera di Antonio Calegari, tra i migliori scultori del Settecento bresciano.


Società Nel quinquennio 1964/1968 la direzione musicale è affidata al Maestro Livio Scaia, con Angelo Bugna come presidente. Nel 1967 la compagine del Chiese si classifica seconda al Concorso Internazionale delle Fanfare Militari di Mons, in Belgio. Negli anni successivi la Fanfara Alpina di Pieve di Bono ha partecipato ininterrottamente a tutte le Adunate Nazionali e a tutte le manifestazioni Alpine del territorio, fra le quali merita citare il VI Incontro ItaloAustriaco per la Pace, tenutosi a Bondo il 30 agosto 1997. «Sono orgoglioso - commenta l’attuale Presidente dalla Fanfara Alpina Mario Castellini - di presiedere questo sodalizio, che porto avanti da 14 anni, il quale porta allegria e coinvolgimento ad ogni festa che partecipa. Festeggiare un 60° è un traguardo importante, visto come gira la società in questi tempi, che porta più alla disgregazione che a fare gruppo. Un grazie sincero va a tutti i componenti della Fanfara, per il loro impegno duraturo, al mio direttivo e in particolar modo al Maestro Fabio Scaglia, che con perizia e passione ha fatto crescere musicalmente questo gruppo. Un ringraziamento va al Comune di Pieve di Bono-Prezzo per l’aiuto datoci in questi anni, alla Cassa Rurale Adamello, al B.I.M. del Chiese e a tutti quelli che con noi hanno collaborato. Sperando in un futuro che ci porti altre avventure, mi auguro molti anni di “squilli alpini”». I festeggiamenti sono partiti sabato 18 ottobre, nella palestra scolastica di

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I festeggiamenti a Pieve di Bono

Compie sessant’anni la fanfara alpina di Marco Maestri È stato un weekend di festa quello che ha vissuto la comunità di Pieve di Bono-Prezzo sabato 18 e domenica 19 ottobre che ha solennemente festeggiato il sessantesimo compleanno della Fanfara Ana. Riavvolgendo il nastro della cassetta, la Fanfara di Pieve di Bono, oggi presieduta da Mario Castellini, nasce nel settembre 1959 all’interno della Banda di Pieve di Bono. I soci fondatori furono: Agostino Bertini, Antolini Tipografia – Tione, Camillo Scaia, Bruno Franceschetti, Arduino Filosi, Livio Scaia, Guido Bo-

nata, Feliciano Armani, Livio Armani, Tarcisio Ceschinelli, Paolo Franceschetti, Fiore Nicolini e Giovanni Valenti. Il debutto, che si fa corrispondere alla data ufficiale di costituzione, avviene il 29 novembre 1959. Primo Presidente Edoardo De Biasi, primo Maestro Agostino Bertini. Nel 1960 la fanfara partecipa alla trentatreesima Adunata Nazionale che si tiene a Venezia. Il 15 gennaio 1966 un nuovo statuto sancisce la separazione dalla Banda di Pieve di Bono e l’avvio di una vita autonoma.

Una targa a Elda Sommadossi Gottardi

Pieve di Bono, con il concerto del Coro Azzurro di Strada diretto dal maestro Cornelio Armani, della Banda Musicale di Pieve di Bono diretta dal maestro Emilio Armani e della Fanfara A.N.A. di Pieve di Bono diretta dal maestro Fabio Scaglia. Tra un brano e l’altro c’è stata la premiazione dei disegni del “logo della Fanfara” e la consegna della targa celebrativa ai soci fondatori. La serata è terminata con il concerto d’insieme con i tre gruppi musicali partecipanti. La festa è poi proseguita nella mattinata di domenica con la sfilata nelle vie del paese, l’alzabandiera nel piazzale della Chiesa con la successiva Santa Messa celebrata da Don Vincenzo Lupoli ed a cui ha partecipato anche il vice-presidente della giunta provinciale Mario Tonina. Al termine l’omaggio all’adiacente monumento dei caduti e breve concerto della Fanfara Alpina di Pieve di Bono. La due giorni di festeggiamenti si è poi conclusa poi con il pranzo sociale.

Trent’anni d’affitto al Legato Sale T

empo di anniversari per il Legato Sale di Saone. Per il trentennale di locazione dell’appartamento di proprietà del Legato, alla signora Sommadossi Elda Gottardi, il sodalizio saonese presieduto da Daniele Cerana ha consegnato all’inquilina una targa ricordo. I proventi di tale affittanza analogamente a quelli di alcuni terreni agricoli, vengono impiegati per riconoscere ai censiti di Saone (con particolari requisiti di residenza e di “fuoco”) il diritto “al sal”. È questo un rito che si tramanda di generazione in generazione e che fonda le proprie radici a quando anche queste zone erano infestate dal flagello della peste. In quel tempo ed in epoca successiva, i benefattori “per la salvezza della loro anima” tramite le proprie volontà testamentarie costituivano a carico

della loro sostanza (campi, prati, boschi) dei legati a favore dei poveri del paese, prevedendo che gli stessi potessero usufruire di una razione di sale. Questo diritto di uso civico si perpetua anche in epoca attuale l’ultima domenica di gennaio, tramite la consegna a ciascun capofamiglia di una razione di gene-

ri alimentari. Grazie al contributo economico erogato dalla Cassa Rurale Valsabbia Giudicarie Paganella, quest’anno l’associazione potrà spaziare oltre i propri fini istituzionali, contribuendo alle iniziative culturali e ricreative in programma nel Paese.


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Società

NOVEMBRE 2019 A Tione occupati 7 giovani con disabilità intellettiva

L’artigianato dei laboratori sociali Sono 11 le realtà simili in Trentino Negli anni la attività si è ampliata molto, ed ora in provincia ci sono 11 laboratori diurni con circa 170 persone coinvolte, oltre a 3 comunità alloggio per residenti sia a breve che a lungo termine. Quello di Tione è l’unico laboratorio giudicariese, nato nel ’98 i primi tempi era inserito nell’Anffas, poi dal 2002 si rese autonomo, e dal 2013 è nella sede attuale di viale Dante 25. Oltre a lavori di falegnameria si effettua l’assemblaggio di viti e altri piccoli oggetti per la ditta Marchesi, e l’assemblaggio di cartoni per aziende di Trento. Vi lavorano sei ragazzi, che presto diventeranno sette per l’arrivo di una nuova ragazza, e due operatori, Sara Libardoni e Tommaso Oss, che ogni tanto sono affiancati da un gruppetto di volontari, quasi tutti

di Chiara Garroni

A

l piano terra del condominio fra viale Dante ed il piazzale delle corriere di Tione c’è una lunga vetrina piena di oggetti in legno molto carini, colorati e ricchi di fantasia: un piacere per gli occhi di chi ama i lavori di piccolo artigianato. È la sede del Laboratorio sociale, cooperativa che nacque a Trento

nel ’77 per iniziativa di alcune famiglie che volevano creare opportunità di lavoro vero per ragazzi con disabilità intellettiva. L’obiettivo iniziale era valorizzare le capacità presenti in ognuno, creando veri reparti produttivi con la presenza di operatori capaci di aiutare i ragazzi e di coinvolgerli.

dell’Avulss, che si rivelano preziosi nei momenti di bisogno. La referente per i genitori è la signora Marcella Giovanelli di Tione. Nel corso degli anni i lavori sono un po’ cambiati: è indispensabile andare incontro alle capacità di ognuno, trovare le cose che si è in grado di fare. Non c’è produzione “intensiva”, la missione non è vendere, ma impegnare i ragazzi disabili in una attività che dia loro soddisfazione, e li faccia sentire bene. Ma il laboratorio sociale non è solo un luogo di lavoro, è anche un luogo di educazione, condivisione e crescita. Tutte le settimane da

ottobre a maggio si va in piscina a Condino, e tutti i venerdì si fa ginnastica in palestra, perché è importante anche l’aspetto ludico e ricreativo dello state assieme. Ogni giorno poi si pranza assieme, al ristorante Al Sole di Saone, ed a metà mattina c’è la pausa caffè, nella piccola cucina del laboratorio. Dato che gli 11 laboratori sparsi in tutto il Trentino non producono le stesse cose, si è avviata una collaborazione interna con scambio di oggetti da mettere in vendita dappertutto. Ad esempio da Arco arrivano bomboniere, tessuti e cesti, da Borgo Valsugana cerami-

che, da Cavalese e Lavis biglietti ecc. Dal 2016 il negozio delle Albere a Trento vende i manufatti di tutte le sedi, ed è aperto anche il sabato. A Tione invece l’apertura va dal lunedì al venerdì. Non c’è una vera pubblicità, ed al momento non si effettuano vendite online, ma non si esclude che in futuro le cose possano cambiare. Certo è che il clima che si respira nel laboratorio sociale fa invidia a qualsiasi ambiente lavorativo: gli operatori, con tatto e grande professionalità, riescono a coinvolgere persone che hanno ritardi nello sviluppo, e che faticano a relazionarsi con gli altri. Ognuno trova la sua dimensione, e l’impegno diventa il piacere di creare begli oggetti con le proprie mani, con passione.

Don Gianni Poli ha fatto una lunga esperienza in Brasile

Esteriori. Un nuovo sacerdote per 19 parrocchie Mentre a Ponte Arche proseguono i lavori per la nuova chiesa, è arrivato anche un nuovo parroco che si occuperà delle comunità di tutta la vallata delle Giudicarie Esteriori. Don Gianni Poli, 53 anni, 29 di sacerdozio alle spalle, è il nuovo sacerdote delle 19 parrocchie delle Giudicarie Esteriori. Accolto dai fedeli con una festa e una celebrazione a Fiavè, arriva da 17 anni di missione in Brasile, e prima ancora era stato cappellano a Rovereto e parroco a Bocenago, Caderzone e Strembo. A fare gli onori di casa e portare il saluto di tutti i colleghi è stato il sindaco di Fiavè Angelo Zambotti che a don Gianni ha augurato di «poter trasmettere i valori che l’hanno guidata in Brasile pure alla nostra gente cos’ da fare in modo che gli altopiani di Lomaso, Bleggio e Banale perseguano sempre gli ideali di solidarietà, accoglienza e cooperazione, di attaccamento alle tradizioni ma pure di apertura al mondo e alle novità, il tutto per il bene di noi giudicariesi e di chi sceglie i nostri paesi per il proprio futuro». L’omelia don Gianni l’ha letta dal telefonino, un piccolo segno che la fama di un parroco dinamico che lo segue è ben guadagnata.

Diciassette anni in Brasile, cosa ha trovato là e in che realtà ha operato? Ero nell’Arcidiocesi di Manaus, circa 2 milioni di abitanti. Per 11 anni sono stato nell’area rurale, nell’ultima lingua di terra dove si incontrano il rio delle Amazzoni e il rio Negro, assieme a don Bruno Morandini, anche lui trentino. E gli altri 6 anni li ho passati nella periferia della città, nel quartiere di Colonia Antonio Aleixo,

un grosso borgo di periferia con 30mila abitanti e lì c’erano 11 comunità urbane. Mi sono occupato anche di pastorale carceraria perché in parrocchia c’era un grosso carcere di “passaggio”, ovvero dove sis tava prima di essere giudicati. In teoria con 600 posti in

non per essere amministratore. Chiaro che c’è un lato giuridico e amministrativo nel fare il prete oggi, ho visto che qui è già stato fatto un bel lavoro perché i parrocchiani assumano su di sè l’aspetto amministrativo. D’altronde fa parte anche della vita di un papà occuparsi del lato amministrativo della propria famiglia, quindi un prete non può liberarsene e non fare nulla, ma sono qui soprattutto per essere fratello con i fratelli.

pratica avevano anche 1.400 detenuti

in pochi, perchè anche in pochi vale la pena incontrarsi. La parola di Dio ha un valore bello e vale la pena ritrovarsi attorno ad essa, anche se non c’è un prete che prega con noi l’eucaristia, per l’alto valore che la Sua parola ha. Questo dal punto di vista di organizzazione della parrocchia. Ma poi mi porto dentro il valore delle persone che ho incontrato, la loro accoglienza per me che ero uno straniero, il valore del riconoscere la bellezza che c’è nell’altro. Porto tanta gente nel cuore e quello che mi hanno dato.

Cosa porta di quell’esperienza in Giudicarie? Penso che porterò il valore delle comunità, anche delle comunità piccole, il non aver paura a essere

Diciannove parrocchie sono tantissime. Riuscirà ad essere pastore di anime o rischia di essere assorbito dalla gestione? Sono qui per essere prete e

Qual è il suo più grande obiettivo per le comunità dove è stato chiamato a servire? Non ho un obiettivo, sarà da vedere assieme dove vorremo andare. Penso che sia il mio lavoro articolare con gli altri quali problemi vediamo e quali risposte possiamo dare. Una cosa importante è essere insieme come fratelli. Ognuno ha il propri ruolo, ma siamo persone intelligenti e cerchiamo quindi risposte comuni e comunitarie. Non parto quindi con un’idea precostituita, credo sia importante ascoltare la realtà e trovare congiuntamente quali risposte, da cristiani, possiamo dare alle necessità e ai bisogni di una realtà che andremo a leggere e interpretare assieme. Denise Rocca


Cooperando

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Un miliardo e 96 milioni di fatturato nel 2018

Le cooperative agricole come incubatrici di innovazioni di Alberto Carli Ciò che non è stato ancora sufficientemente analizzato è come, in un’economia della conoscenza come quella attuale, questa particolare forma d’impresa stia svolgendo un ruolo strategico anche dal punto di vista della gestione, produzione e diffusione di conoscenza e innovazione. È quanto emerge da uno studio di Euricse, l’Istituto di ricerca europeo sulle cooperative e le imprese sociali, presentato lo scorso 24 Ottobre presso la sala Don Guetti della Federazione della Cooperazione. Sono molti gli studi e le ricerche condotti negli ultimi anni per far comprendere e far conoscere meglio il ruolo della cooperazione agricola in provincia di Trento, anche per via del fatto che se si tiene conto anche degli effetti indotti, il valore

Il contributo della cooperazione all’innovazione e la spinta che anima il settore agricolo sono spesso remunerative le produzioni dei soci devono confrontarsi con tutta una serie di istanze anche sociali, come ad esempio la sicurezza sul lavoro, la sicurezza alimentare, la salubrità e qualità del prodotto, che non possono essere disattese pena l’esclusione dal mercato o comunque una penalizzazione in termini di prezzo del prodotto e di conseguenza di remunerazione ai soci. Per allineare le produzioni con gli orientamenti quindi, le cooperative sono sempre impegnate nella ricerca delle condizioni che favoriscono questo allineamento e lo fanno, sviluppando e progressivamente dotandosi di tutta una serie di competenze specialistiche nell’ambito commer-

agricola non ha riguardato solo gli ambiti di stretta pertinenza ma anche molto sul miglioramento e ammo-

sottovalutati. Un potenziale che persino gli operatori faticano a riconoscere e riconoscersi. dernamento delle tecniche colturali ed agronomiche. Un ruolo quindi di guida e governo dei processi di in-

novazione con funzioni di cerniera tra Istituti di ricerca e produttori, soprattutto piccoli produttori, per crea-

re un raccordo tra il mondo produttivo e quello della ricerca, che rappresenta da sempre una dei principali e più seri limiti nella gestione del processo innovativo e di sviluppo.

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prodotto dalla nostra agricoltura, e in primo luogo dalla cooperazione agricola, è di gran lunga superiore al già importante valore che risulta dalla contabilità e dai bilanci. Nel 2018 la cooperazione agricola ha fatto registrare 1 miliardo e 96 milioni di fatturato. Dall’approfondimento di alcuni casi studio realizzati su singole cooperative è emersa la natura di organismo di filiera di queste organizzazioni, con un ruolo strategico e crescente non solo nella commercializzazione dei prodotti ma anche nella gestione e diffusione della conoscenza (Fontanari, 2018). Proprio per la rilevanza di questi fenomeni, si è condotto uno studio con l’obiettivo di indagare in maniera più approfondita le funzioni, tradizionali e nuove, delle cooperative agricole operanti in provincia di Trento. Le cooperative agricole, proprio per rendere maggiormente

ciale, del marketing, della conservazione, lavorazione e trasformazione, del controllo della qualità e delle tecniche produttive, o anche stringendo alleanze con Università, Centri di Ricerca, istituti Agrari. Tutto questo per acquisire e diffondere le informazioni e le conoscenze sulla pratica agricola che interessa alla cooperativa, creando quindi le condizioni per generare e scambiare anche nuove conoscenze e innovazione. Le innovazioni introdotte negli ultimi anni, sono state principalmente di prodotto e di processo, quindi soprattutto hanno coinvolto la gamma di prodotti venduti sul mercato. L’ortofrutticolo particolarmente attento alla conservazione e prima lavorazione, vitivinicolo e lattiero caseario invece più attenti alla fase di trasformazione. Ma ciò che emerge dallo studio di Euricse è che l’opera di innovazione svolta dalla cooperazione

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Cultura

NOVEMBRE 2019 Il libro di Michele Bella

In “Acta Montium” la zootecnica di quota giudicariese Sono 563 le strutture catalogate nel volume di Marco Maestri È il risultato di sette anni di lavoro e della passione dell’autore per la montagna e per le attività che vi si praticano. Impensabile quindi non abbracciare un tema strettamente legate al territorio, che affonda le proprie radici nella storia e che in tempi più recenti ha avuto qualche difficoltà operativa, con contraccolpi sociali ed economici. Articolato in 485 pagine, il tomo Acta Montium è una ricerca storico-geografica che censisce le malghe. Ognuna ha una propria scheda descrittiva arricchita da centinaia di fotografie. Nel suo insieme l’opera contiene 960 immagini e 77 saggi di approfondimento inediti. Le malghe – pascoli nei quali sono state costruite una o più strutture funzionali all’attività di alpeggio, dai semplici ripari per i pastori ai più grandi stalloni – sono un patrimonio rurale pubblico sentito da tutte le comunità delle Giudicarie. Acta Montium affronta ogni singola zona di questo territorio passando dalle grandi malghe da latte alle malghette abbandonate nei luoghi più remoti. La ricerca interessa i gruppi delle Dolomiti di Brenta, del-

Acta Montium è una sorta di Enciclopedia Treccani del mondo storico della zootecnia d’alta quota nelle Giudicarie ovvero nel territorio del Trentino Sud-occidentale, che vede 563 malghe collocate sulla superficie di 1.176,51 km² che si sviluppa dal Lago d’Idro a Madonna di Campiglio e dal Lago di Molveno fino alle porte del Lago di Gar-

l’Adamello, della Presanella, del Cadria, del Tombea e del

Brento, oltre che un centinaio di valli, tra cui la Val Genova, la

da. Questo nuovo libro – un’autopubblicazione voluta da Michele Bella, giovane studioso originario della Valle del Chiese, ora a disposizione della comunità - è in sostanza una fotografia di quanto propone questo territorio che abbraccia le aree di Campiglio-Val Rendena, Giudicarie Centrali, Giudicarie Esteriori e Valle del Chiese.

Val di Daone, la Val di Breguzzo, la Val di S. Valentino, la Val di Borzago, la Val Nambrone, la Val Dalgone, la Val d’Ambiez e tante altre laterali della Rendena, del Chiese e delle Giudicarie esteriori. L’attività di Malga era parte dominante all’interno del più ampio concetto di monte – spiega Michele Bella nella prefazione del libro -. Gli innumerevoli pascoli delle malghe, i tanti torrenti,

rii, laghi e sorgenti che donano l’acqua, gli ettari di foreste nelle quali si ricavava il legname per riscaldarsi, costruire, fare carbone e commerciare, i ripidi pendii usati per segare il fieno selvatico, le riserve dove praticare la caccia, non sono che una prima, incompleta lista delle tante attività e risorse che hanno reso le fasce medio-alte delle nostre valli (i monti) territori cruciali e strategici che ciascuna Comunità doveva tutelare, regolare e mantenere anche con forza, scontrandosi sovente con le Ville vicine. Beni Comunitari goduti esclusivamente dai membri delle singole Comunità, che come tali dovevano essere difesi e regolamentati. Come spiega Michele Bella, il Censimento delle oltre 500 malghe delle Giudicarie è quindi anche un’occasione per ridare dignità a dei beni e ad una fascia montana che tanto hanno signifi-

cato storicamente per i nostri antenati. E poi lancia quindi un grido di allarme, ricordando come più della metà delle malghe censite è ad oggi in uno stato di rudere, abbandonate e talvolta persino dimenticate dalla memoria. Un patrimonio montano, per certi aspetti unico, che rischia di essere perso per sempre non solo dal punto di vista materiale ma anche immateriale. Il primo passaggio di quest’opera – spiega - punta quindi a restituire dignità a quanto i nostri antichi antenati hanno curato e difeso strenuamente. L’intento è di tutelarne la memoria, andando ad annotare le notizie di carattere storico e geografico che sarebbero altrimenti dimenticate. È questo il principio che ha ispirato la realizzazione di questo libro. Acta Montium non vuole assumere un valore divulgativo, di mera promozione turistica o generalista - aggiunge l’autore -: si tratta di un Tomo che, attraverso approfondimenti, glosse e note, vuole operare una vera e propria rappresentazione storico-geografica di quanto oggi conoscibile in questo contesto.

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Territorio

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La forza della rete MaB UNESCO

Una grande opportunità di visibilità internazionale per il nostro territorio Nel mese di settembre Stefano Zanoni, membro dello staff della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria e giovane professionista di Comano Terme, ha avuto la grande opportunità di poter partecipare a due importanti eventi internazionali: il secondo “Forum Mondiale dei Giovani del Programma MaB UNESCO (Cina, Riserva di Biosfera di Changbaishan), e il primo “UN Youth Climate Summit” (New York, palazzo di vetro dell’ONU), lo storico evento organizzato dalle Nazioni Unite in occasione della Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici al quale ha preso parte anche la giovane attivista Greta Thunberg. “Sono state certamente due esperienze incredibili” – ci racconta Stefano – “da un lato queste due esperienze mi hanno dato una grande responsabilità, ossia portare il mio personale contributo in rappresentanza della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria e dell’Italia, dall’altro hanno arricchito la mia conoscenza e coscienza ambientale permettendomi di approfondire problematiche globali che purtroppo sperimentiamo sempre più di frequente anche nei nostri territori, ossia il problema della perdita di biodiversità e dei cambiamenti climatici”.

di Gianfranco Pederzolli

dicaria ha preso parte al secondo “Meeting Nazionale delle Riserve della Biosfera” organizzato dal Parco del Monviso durante il quale si sono incontrati i delegati, più di cinquanta, di tutte le 19 Riserve di Biosfera italiane. All’evento hanno preso parte Giorgio Paoli e Sara Stemberger, giovani membri dello staff della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria, e il Presidente ing. Gianfranco Pederzolli. Quest’ultimo ci racconta: “è stato un onore e un piacere partecipare a questo evento, focalizzato sui temi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: giornate di lavoro e confronto come quelle che abbiamo vissuto sono uno stimolo per procedere nella direzione di un sempre maggiore rispetto per l’ambiente e la natura. Il futuro ci vedrà impegnati sempre più nel lavoro con i giovani, per farli diventare sempre di più protagonisti dello svilup-

Nelle ultime settimane la Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria è stata protagonista di numerose iniziative nazionali e internazionali che hanno contribuito ad aumentare la conoscenza del nostro territorio al di fuori dei confini provinciali, permettendo allo stesso tempo ai nostri giovani di prendere parte ad importanti momenti della vita del network UNESCO. ha partecipato al 4° Forum Mondiale UNESCO “Cibo e Cultura: Strategie Innovative per lo Sviluppo Sostenibile” ospitato a Parma – “Città creativa per la gastronomia UNESCO”. Il Forum è stata l’occasione per approfondire il ruolo delle Riserve di Biosfera nella promozione della qualità agroalimentare e della sostenibilità. In questa occasione la Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria ha presentato due delle sue produzioni di eccellenza, la farina gialla di Storo e la ciuiga del Banale presidio Slow Food. A fine ottobre invece altri due

giovani professionisti del nostro territorio, Tommaso Beltrami della valle del Chiese e Giulia Lo Re per le Giudicarie Esteriori, hanno preso parte alla COP Giovani del Trattato di Barcellona tenutasi al castello del Maschio Angioino di Napoli. In tale occasione i giovani rappresentanti della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria hanno potuto dare il proprio contributo dialogando anche con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa presente all’evento. “Sicuramente un’esperienza ed un momento di confronto e crescita personale e collet-

Sempre a settembre una delegazione della Riserva di Biosfera (Giuliano Beltrami - cooperativa Agri 90 di Storo, Samuel Aldrighetti e Gianfranco Rigotti - Pro Loco di S. Lorenzo Dorsino) tiva di valore” - ci racconta Tommaso - “Un momento per esprimere le nostre posizioni ed approcci innovativi ma anche conoscere i partecipanti della rete delle Riserve di Biosfera del Mediterraneo e stringere relazioni più strette con i ragazzi delle Riserve di Biosfera italiane, con problematiche simili alle nostre per far emergere specialmente dalle Riserve di Biosfera montane – geograficamente lontane dal Mediterraneo – l’importanza dei servizi ecosistemici dei loro territori per la tutela del nostro mare”. Infine sono proseguite le iniziative di scambio e di rete con le altre Riserve di Biosfera italiane. In tal senso a fine settembre la Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Ju-

po sostenibile dei nostri territori”. Dulcis in fundo a fine ottobre abbiamo ospitato un gruppo di 19 operatori turistici del mondo outdoor provenienti dalla Riserva di Biosfera dell’Appennino Tosco Emiliano che hanno potuto apprezzare le buone pratiche connesse al turismo outdoor sviluppate nella Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria. Tale iniziativa fa parte di un progetto di scambio di buone pratiche e esperienze tra le due Riserve di Biosfera UNESCO e vedrà, nella primavera 2020, la visita di un gruppo di nostri operatori nel territorio della Biosfera dell’Appennino Tosco Emiliano.


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Comunità delle Giudicarie

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Lavori per l’allargamento della strettoia di Javrè: 11-12-13 novembre la demolizione dell’edificio La chiusura della statale avverrà solamente durante le ore notturne dalle 20.30 alle 06.00 Tale protocollo prevede un elenco di undici opere per un totale complessivo di oltre 11 milioni di euro per rendere più sicuro e scorrevole il traffico in Giudicarie, finanziate in quota parte da Comunità, Consorzi BIM, Provincia e Comuni. Per quanto riguarda la Val Rendena, in particolare, sono previsti i seguenti lavori: la realizzazione della rotatoria a Madonna di Campiglio, l’allargamento del ponte sul Sarca di Nambrone, la messa in sicurezza della parete rocciosa e del ponte S. Nicolò di Carisolo, la messa in sicurezza dell’attraversamento dei centri abitati di Pinzolo e Vigo Rendena. L’accordo prevede inoltre che la progettazione e la successiva realizzazione di questi lavori sia seguita in parte dai competenti uffici della Comunità e in parte da quelli della Provincia. Per quanto riguarda l’attraversamento dell’abitato di Javrè, scarsa visibilità, restringimento della carreggiata, marcata irregolarità planimetrica stradale e mancanza di percorsi pedonali sono, in sintesi, le principali criticità che si cerca, per quanto possibile, di risolvere, o per lo meno di attenuare, con l’intervento in progetto. L’intervento principale consiste nella demolizione dell’edificio identificato dalla p.ed. 112, che di fatto allo stato attuale invade con il proprio sedime la carreggiata stradale. L’abbattimento dell’immobile, che versa in uno stato di abbandono e degrado, è propedeutica alla messa in sicurezza della viabilità, perché permetterà di rettificare l’andamento planimetrico, migliorare la visibilità, ampliare la sede stradale e allontanarla dalla cortina edilizia ad est creando a ridosso di quest’ultima una fascia di protezione, fruibile anche come percorso pedonale, che sarà rialzato di 15 cm rispetto al livello stradale per evitarne l’invasione da parte dei veicoli. Nello specifico, il tratto di strada interessato dai lavori è di 100 metri, il raggio di curvatura esterno risulterà pari a 50 metri, in luogo degli attuali 65; ciò permette di raccordare i due rettifili spingendo la sede stradale verso ovest. La demolizione della p.ed. 112, in secondo luogo, comporterà la creazione di un nuovo spazio pubblico con una potenziale valenza urbana in quanto delimitato dalle cortine edilizie del tessuto storico di Javrè. La p.ed. 112 sarà demolita completamente, ad eccezione dei muri perimetrali est ed ovest che saranno mantenuti in al-

All’inizio del mese di ottobre sono stati consegnati, da parte del Servizio Tecnico della Comunità delle Giudicarie, i lavori di messa in sicurezza dell’attraversamento del centro abitato di Javrè, caratterizzato dalla “nota” strettoia che rende pericoloso e rallenta il traffico destinato alla Val Rendena. Questa prima opera, pianificata anche attraverso

ACCORDO DI PROGRAMMA (VIABILITÀ PROVINCIALE IN GIUDICARIE) MESSA IN SICUREZZA STRADE Rotatoria Madonna di Campiglio € 1.000.000,00 Ponte Nambrone € 500.000,00 Allargamento ponte S. Nicolò di Carisolo sulla S.S. 239 € 900.000,00 Messa in sicurezza parete rocciosa presso Carisolo S.S. 239 - KM 26.800 Messa in sicurezza attraversamento centro € 300.000,00 abitato Pinzolo Messa in sicurezza attraversamento centro € 300.000,00 abitato Vigo Rendena Messa in sicurezza attraversamento centro € 650.000,00 abitato Javrè Messa in sicurezza attraversamento centro € 380.000,00 abitato Breguzzo* Messa in sicurezza curve S.S. 237 al KM € 300.000,00 78+800 c/o lago di Roncone Miglioramento galleria Ponte Pià € 1.000.000,00 Messa in sicurezza curva S.S. 237 in prossi- € 250.000,00 mità galleria Ponte Pià Rettifica viabilità Villa Banale - Ponte Ar- € 6.000.000,00 che Totale (al netto intervento Breguzzo) € 11.200.000,00 * l’intervento risulta già finanziato sul Fondo strategico territoriale tezza fino al livello altimetrico delle adiacenti vie; consolidati, ripuliti e rifiniti con un nuovo corso sommitale di muratura, fungeranno da muri di contenimento oltre che da memoria storica delle preesistenze; memoria che invece sarà richiamata da una semplice geometria della pavimentazione, realizzata in acciottolato, per il muro perimetrale nord della p.ed. 112, che verrà completamente demolito per creare una continuità di percorsi urbani a connettere piazza delle Cavre a nord con piazza Manzoni a sud, attraverso il nuovo spazio pubblico creatosi. La nuova piazza avrà quindi funzione di connessione tra spazi urbani, percorso e luogo di incontro, spazio di sosta temporanea per

i mezzi pubblici che potranno accostare in sicurezza e senza intralcio per la viabilità. Infine, saranno pavimentate in porfido anche le stradine contigue ad est e ad ovest della p.ed. 112, ora in asfalto, per una riqualificazione complessiva dello spazio pubblico. Nella stessa ottica, si procederà, sul lato opposto della strada, alla pavimentazione in cubetti di porfido della strada comunale in prossimità dell’innesto sulla S.S. 239, previa rimozione della attuale pavimentazione in conglomerato bituminoso. Il costo dei lavori a base d’asta è stato stimato in euro 350.000, ai quali si aggiungono le somme a disposizione, per un totale di 500.000 euro.

una stretta sinergia tra la Comunità delle Giudicarie e il Comune di Porte di Rendena, è compresa nell’elenco definito dall’accordo di programma per il miglioramento della viabilità nel territorio giudicariese, stipulato tra Comunità stessa e la Provincia Autonoma di Trento nell’ottobre 2017. L’appalto è stato aggiudicato alla ditta Costruzioni Valentini di Porte di Rendena, con un ribasso del 27%. Durante l’esecuzione dei lavori iniziali di demolizione sarà installato un semaforo ed il traffico sarà regolato a senso unico alternato. La demolizione vera e propria dell’edificio avverrà durante le ore notturne (dalle 20.30 alle 06.00) nei giorni 11-12-13 novembre, con la chiusura totale dell’arteria provinciale per tre notti, in modo da limitare al massimo il disagio per la popolazione e gli automobilisti. Pertanto la viabilità, durante tali notti, subirà una modifica: il traffico diretto verso nord, prima di entrare in Javrè, alla rotonda dopo il ponte sul Bedù, verrà deviato lungo una strada comunale fino a Darè, per poi ritornare sulla S.S. 239; il traffico diretto verso sud, proprio nei pressi della stretta di Javrè,

verrà deviato verso sinistra su stradine interne al centro abitato, per riprendere il suo corso normale subito dopo la chiesa. Queste deviazioni interessano il traffico leggero, perché per i veicoli con massa superiore a 3,5 ton. ci sarà l’assoluto divieto di transito nelle fasce orarie suddette. Il Presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini manifesta soddisfazione per l’inizio dei lavori: “Gli investimenti previsti nell’accordo di programma sottoscritto con la PAT e finanziati in buona parte dagli enti locali giudicariesi riguardano anche il miglioramento della viabilità di fondovalle, vero punto critico del nostro territorio. In attesa delle grandi opere ovvero delle circonvallazioni di Pinzolo e Comano, ci si è concentrati su interventi essenziali e urgenti, orientati a risolvere situazioni di oggettivo pericolo, come

appunto il restringimento della carreggiata all’interno dell’abitato di Javrè. Purtroppo i ‘tempi della burocrazia’ e la carenza di risorse umane all’interno degli enti da dedicare alla progettazione impongono scadenze che non sempre sono in linea con le prerogative degli amministratori, ma è motivo di orgoglio e piacere poter annunciare che, a distanza di due anni esatti dalla sottoscrizione dell’accordo, il primo intervento è finalmente iniziato”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Sindaco di Porte di Rendena Enrico Pellegrini: “Da troppi anni la viabilità della Rendena e di Javrè in particolare evidenzia in quel punto una delle criticità maggiori e oggi finalmente, grazie a un’ottima collaborazione tra la Comunità di Valle e il Comune di Porte di Rendena, che hanno agito con l’avallo di tutte le amministrazioni locali, riusciremo a garantire una maggiore sicurezza per residenti e automobilisti. Detto questo, credo non si debba comunque abbandonare l’obiettivo di realizzare una vera e propria circonvallazione che si estenda all’intero ambito della Valle”.

BANDO PER ASSEGNI DI STUDIO e FACILITAZIONI DI VIAGGIO Destinatari Studenti del primo e secondo ciclo di istruzione e formazione residenti nella Comunità delle Giudicarie. Che cosa sono Consistono in un contributo in denaro concesso dalla Comunità delle Giudicarie per la frequenza di scuole non presenti nel territorio giudicariese e per coloro che non possono fruire di un servizio di trasporto pubblico ai fini delle frequenza scolastica. Come fare a partecipare al bando 1. Prendere appuntamento con il Servizio Segreteria e Istruzione della Comunità delle Giudicarie  0465 339512 (scadenza 8 novembre 2019) 2. Presentarsi personalmente per la sottoscrizione della domanda (scadenza 29 novembre 2019 ore 12.00) Il bando completo e ulteriori informazioni su www.comunitadellegiudicarie.it L’Ufficio Istruzione è a disposizione per ulteriori informazioni: da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 12.00. da lunedì a giovedì dalle 14.30 alle 17.00. Tione di Trento, 15 ottobre 2019 IL PRESIDENTE - Giorgio Butterini -

L’ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE

- Michela Simoni -


Territorio

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Un’iniziativa volta a favorire la mobilità internazionale dei giovani

In Portogallo con il progetto In Europe della Cassa rurale Giudicarie Valsabbia Paganella InEurope offre la possibilità di partecipare a progetti di breve durata, grazie agli scambi giovanili promossi da Erasmus Plus, oppure di lunga durata, attraverso il servizio di volontariato internazionale promosso dal Corpo Europeo di Solidarietà (ESC). Ogni progetto è focalizzato su un tema specifico come ad esempio educazione e gioco digitale, sport, scuola e attività ricreative, mondo digitale e web safety, inclusione sociale, digital storytelling, pedagogia e psicologia infantile, sostenibilità ambientale e altri ancora. La Cassa Rurale, oltre a sostenere le spese di progettazione, si fa promotrice sul territorio delle varie opportunità di mobilità offerte dalla Comunità Europea. Il progetto prosegue a gonfie vele, tanto che dalla fine del 2018 ad oggi sono stati in totale 14 i ragazzi del nostro territorio che hanno avuto la possibilità di partecipare ai progetti di mobilità. Alcuni di loro hanno optato per i soggiorni di lunga durata, come una ragazza ventottenne di Stenico che è stata 9 mesi in Polonia, un neo laureato di Ponte Caffaro che è in Francia per un’esperienza annual, e una studentessa di Tione di Trento che è appena partita per la Romania, dove resterà per un anno. Altri hanno invece scelto progetti di breve durata, da una settimana a due mesi, in Germania, Polonia, Finlandia, Slovenia e Portogallo. Riportiamo la lettera scritta da Alessia, Laura e Nicolò partecipanti del progetto “Can i speak?” in Portogallo, che racconta la loro esperienza InEurope e come questa ha influi-

InEurope è un’iniziativa volta a favorire la mobilità internazionale dei giovani dando loro l’opportunità di entrare in contatto con nuove culture, esprimere solidarietà verso gli altri e acquisire nuove competenze e capacità utili alla loro formazione e allo sviluppo delle competenze professionali, linguistiche e soft skills per migliorare la loro occupabilità. to positivamente sulla loro carriera scolastica e professionale. “Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo e Spagna, nazioni apparentemente lontane intellettualmente e culturalmente che, nonostante i pregiudizi, hanno saputo convivere e supportarsi a vicenda nel momento in cui alcuni giovani, rappresentanti di questi stati, sono entrati in contatto grazie ad un progetto di scambio giovanile finanziato dai fondi dell’Unione Europea. Il progetto, della durata di una settimana, si è sviluppato da martedì 23 a martedì 30 luglio 2019 in una cittadina del Portogallo centrale di nome Soure, caratterizzata dal fatto di essere stata costruita con l’aiuto di bandi europei e distinta per il suo patrimonio culturale, di cui ne è un esempio il castello di Soure, l’unico non posizionato su un’altura in Portogallo. Abbiamo preso parte a questo scambio giovanile insieme ad una ventina di persone, tra ragazzi e leaders, in seguito ad una selezione. Il tema intorno al quale è stato strutturato il progetto è stato quello della libertà di espressione, una tematica attuale sulla quale è positivo essere sempre informati. Al fine di coinvolgere i ragazzi e di spronarli a sviluppare idee proprie per poi esprimerle, i vari leaders e la coordinatrice e responsabile di questo scambio hanno adottato metodi educativi innovativi ed avvincenti, limitando lo stile della lezione frontale. Di conseguenza, con lo scopo di far capire ai ragazzi quanti aspetti il concetto di libertà di espressione può racchiudere, sono

stati proposti giochi di ruolo, lavori di gruppo e, ad esempio, per presentare la situazione concernente libertà e censura all’interno delle diverse nazioni, la realizzazione di una presentazione. La nostra partiva da una riflessione e da esempi ripresi dalla propria quotidianità, per poi virare su fatti di cronaca nazionale che mettono in discussione la validità dell’articolo 21 della Costituzione italiana. Poiché provenienti da Paesi di lingue diverse, noi ragazzi siamo stati spronati ad esprimerci in lingua inglese e a conversare confrontandoci sui nostri stili di vita. Proprio per alimentare l’interesse verso culture e tradizioni differenti dalle proprie, i partecipanti di una data nazio-

ne avevano il compito di parlare e mostrare qualche aspetto del proprio Paese e territorio. In particolare, il nostro team ha gestito la serata in due momenti differenti: in primo luogo abbiamo presentato con della

sana ironia gli aspetti generali dell’Italia, poi abbiamo allestito un banchetto con alcuni prodotti tipici del nostro territorio, tra cui il Bagoss, radicchio dell’orso, biscotti e gallette alla farina gialla di Storo. Di questo progetto

conserveremo sempre un ricordo più che positivo: ci ha dato l’opportunità di stringere nuove amicizie e di sviluppare le nostre abilità in lingua straniera. Inoltre abbiamo passeggiato per le vie di Lisbona, visitato la città universitaria di Coimbra e costeggiato la spiaggia di Figueira da Foz, cittadina sull’oceano. Ci teniamo a ringraziare tutte le figure professionali che ci hanno accompagnato in questo percorso: la Cassa Rurale che ha gestito i contatti con Atelier Europeo, del quale siamo particolarmente grati a Renata e Laura, che ci hanno guidato sin dal primo momento. Un grazie di cuore va anche ad Inês, la responsabile dello scambio in Portogallo, senza la quale l’organizzazione della settimana all’estero non sarebbe stata così ottimale. L’ultimo ma non meno importante ringraziamento è riservato a Nicola, il nostro team leader, che ci ha seguiti con dedizione e che, oltre ad aver partecipato attivamente e con simpatia ad ogni attività proposta, si è anche dimostrato un buon amico. Noi siamo già pronti per la prossima avventura, a presto!” Alessia Cominotti Laura Bazzani Nicolò Galante


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Parlando giudicariese

NOVEMBRE 2019

I Giudicariesi non conoscono le Giudicarie Credo che ben pochi sappiano elencare in fila, uno dietro l’altro, vallata per vallata, gli oltre 120 centri abitati. Eppure nei toponimi vi è l’esatta descrizione del territorio che si ha sotto i piedi; essi indicano i tragitti che si percorrono sia a piedi che con qualsiasi mezzo di trasporto; inoltre indicano i sentieri di montagna, le cà da mónt, le malghe, i boschi, le selve ed ogni altro metro quadrato dei nostri 1160 chilometri quadrati di territorio riservatici dalla Provvidenza sul globo terrestre. La geografia! Resta, purtroppo, la Cenerentola delle materie scolastiche; per di più insegnata soltanto a grandi linee e non dettagliatamente in relazione alla geografia locale, non essendo previsto dai programmi scolastici lo studio dei territori sui quali l’edificio scolastico è ubicato; ossia quello specifico territorio sul quale si nasce, si vive, si cresce e, per la magior parte della popolazione, non si abbandona per tutta una vita. Lo si percorre, il territorio, se ne ha bisogno, ma lo si gode e lo si sfrutta e se ne apprezzano le bellezze senza accorgesi con quale specifici e scientifici toponimi sia segnato e vada conosciuto. Ne è un palese cattivo esempio gran parte della propagande turistica. In oltre settant’anni di impegno di pubblicista per le Giudicarie non ho quasi mai trovato un depliant fatto a regola d’arte in fatto di geografia e di storia; quasi tutti i depliant sono lacunosi (cioè non esaustivi) e tanti contengono imprecisioni (e pure errori) sia di carattere toponomastico che storico. In provincia non vi è un organismo ufficiale e responsabile che se ne prenda cura, sia a livello politico istituzionale che a livello scolastico. Si va avanti alle leggera, con superficialità, e nessuno - per quanto ne so coi miei ultimi sette decenni trascorsi unicamente e costantemente in Giudicarie - si è responsabilmente impegnato per impedire che qualsiasi tipo di carta stampata rispondesse correttamente alle esatte indicazioni scientifiche sia dal punto di vista geologico,

La determinante conoscenza della toponomastica di Mario Antolini Musón Mi chiedo spesso: «Chi ha mai raccolto ed elencato dettagliatamente, e posseduto personalmente località per località, la toponomastica nell’ambito delle Giudicarie? Soprattutto, chi ne è in possesso in maniera sufficiente ed adeguata, con

geografico, toponomastico e storico. Mi rendo conto che le mie parole risuonino piuttosto con “durezza” - forse dettate dalla mia presunzione - ma voglio troppo bene alla mia terra giudicariese e mi rincresce non sia conosciuta capillarmente e sotto ogni punto di vista, ma soprattutto con la precisione che si merita dal punto di vista scientifico. Ho avuto l’opportunità e la fortuna di percorrere il nostro comune territorio palmo a palmo, paese per paese, vallata per vallata e ne ho assaporato la bellezza sia delle diverse località che delle popolazioni; ma, purtroppo, in ogni luogo ho trovato persone che neppure conoscevano esattamente - toponasticamente parlando - sia il proprio ambito territoriale sul quale si trovavano che delle zone distanti anche appena pochi chilometri, e delle quali non ci si interessava dal punto di vista della capillare conoscenza geografica. La maggior parte dei Giudicariesi dei 120 centri abitati sanno che ben poco; di alcuni non sanno che neppure esistano e dove si trovino ubicati. Degli oltre 70 corsi d’acqua e degli oltre 60 laghetti alpini, che sono sparsi nei due bacini della Sarca e del Chiese, ben pochi ne conoscono tutti i nomi ed ancor meno sono coloro che neppure sanno dove si trovino.

i nomi di tutti i centri abitati, dei corsi d’acqua, delle cime, delle valli e convalli, e di ogni incomparabile angolo dell’intero territorio (che non è altro che un fazzolettino nell’ampiezza del globo terrestre)?

ELENCO TOPONOMASTICO DEI CENTRI ABITATI DELLE GIUDICARIE BORGATE, PAESI, VILLAGGI, BORGHI, FRAZIONI Giudicarie Interiori (da nord a sud). • Val Rendena. - Bocenago, Borzago, Caderzone, Carisolo, Ches, Darè, Fisto, Giustino, Javrè, Madonna di Campiglio, Massimeno, Mortaso, Pelugo, Pinzolo, Sant’Antonio di Mavignola Spiazzo, Strembo, Verdesina, Vigo Rendena, Villa Rendena. • Busa di Tione. - Bìnio, Bolbeno, Bondo, Breguzzo, Coltùra, Córt, Fàvrio, Larzàna, Pradibondo, Pèč, Preore, Ràgoli, Saone, Tione, Zuclo. • Valle di Bono. - Agróne, Bersóne, Cològna, CrètoClusóne, Daóne, Fontanédo, Lardaro, Pór, Praso, Prezzo, Prosnavalle, Roncone, Sevrór, Strada. • Valle del Chiese. - Baitóni, Bondóne, Brione, Castel Condino, Cìmego, Condino, Darzo, Lodróne, Ponte Càffaro (solo in limitata parte), Riccomassimo, Storo. Giudicarie Esteriori. • Banale (a nord). - Andògno, Deggia, Dorsìno, Molìne, Ponte Arche (in parte), Premione, San Lorenzo, Sclèmo, Sèo, Sténico, Villa Banale, Tavódo. • Bleggio (a sud-ovest). - Balbido, Bié, Bivédo, Bòno, Cavaióne, Cavràsto, Cillà, Cléna, Cornèlle, Comighèllo, Duvrédo, Gàllio, Larìdo, Màdice, Marazzone, Marcè, Ràngo, Ponte Arche (in parte), Sèsto, Santa Croce, Tigneróne, Vergónzo, Villa. • Lomaso (a sud-est). - Ballìno, Campo maggiore, Campo minore, Comàno, Dasìndo, Fàvrio, Fiavé, Godénzo, Lundo, Póia, Ponte Arche (in parte), Vigo Lomaso, Stumiàga. Quante sono le vallate e le convalli delle Giudicarie geograficamente considerate come tali e dove si trovano e quanti le hanno percorse? Quante e quali sono le cime dei monti e dove si trovano? Quanti e quali i sentieri di montagna? Delle varie migliaia di toponimi neanche parlarne; non se ne conoscono

a sufficienza neppure quelli maggiormente importanti. Ed ecco il perché del nostro vivere da separati in casa: ognuno pacifico e beato nel suo piccolo orto chiuso ed i contatti con le zone lontane non ce ne se rende conto. Penso che ben poche persone del Chiese siano andate in Rendena (se non gli sciatori e gli al-

pinisti). Pochi abitanti delle Giudicarie Interiori si sono recati nelle Esteriori o nel Bleggio, o nel Lomaso o nel Banale: sembrano tre altopiani a se stanti ed anche fra le tre zone i frequenti contatti fra le varie popolazioni sembrano ben pochi. Eppure io che ho visitato ed ho avuto rapporti con la gente di ogni località ho trovato ovunque gente accogliete, gente laboriosa, gente impegnata, gente capace di aprirsi all’ospite, gente tutta scolasticamente preparata e quanto mai accogliente. In ogni paese mi sono sentito a casa mia con case con le porte aperte e le persone pronte a sapermi ascoltare ed a sapersi far ascoltare. Quindi posso dire - con ragione di causa - che le Giudicarie hanno la fortuna di avere una popolazione autonoma, con una propria identità, capace di gestirsi e di “vegnérghe fò” anche dalle più difficili delle situazioni, con un impegno ed una laboriosità davvero esemplari. Ci si deve rendere conto che nei nostri paesi non è mai esistito un “uomo di strada”: ogni persona sotto un tetto e con un boccone per sfamarsi e sopravvivere. I poveri esistono anche da noi, ma mai il pezzente, il lasciato da solo ad arrangiarsi ed a morire in solitudine. Credo che territori come il nostro - antropologicamente parlando - siano ben pochi così ben organizzate e con comunità ancora aggregate secondo la esemplare tradizione giudicariese (anche se con gli scricchiolii dell’attuale incerto periodo storico). Ecco perché mi rincresce che, fino ad oggi, a parer mio, si sia fatto ben poco per vicendevolmente incontrarsi e conoscersi; raramente ci si è interessati per diffondere a livello popolare la “coscienza del territorio” e della storia delle nostre genti. A livello pubblico non vi sono mai stati incontri sovra-

vallate fra Chiese, Busa e Rendena, fra Interiori ed Esteriori, fra Parco, Funivie e Terme di Caderzone e di Comano, mai incontri di popolazioni fra paese e paese. Si fanno i gemellaggi con paesi esteri e non ci è mai interessati di costruire amicizie fra i paesi locali. Le scuole fanno gite scolastiche fuori provincia ed addirittura all’estero, e nessuno pensa mai a vivere giornate insieme fra scolari del Chiese con quelli delle Esteriori, o della Rendena con i carbonai di Bondone. E - secondo me questo vivere da isolati in casa (e senza conoscere il proprio territorio e la propria storia a livello popolare) è ciò che manca per dare alle Giudicarie la perfezione alla sua identità e della sua socialità. Le doti esaltanti, sia a livello personale che di paese, sono tante e pure diffuse, ma ognuno rimane a se stante mancando lo spirito unitario; non riusciamo a dare alla nostro identità antropologica anche un’identità comunitaria a livello comprensoriale: ossia un saper “stare insieme” ed un “operare insieme” che sarebbe la ciliegina sulla torta. E tutto questo perché non ci conosciamo neppure tra noi. Io ho conosciuto la gente paese per paese e so cosa si pensa e come ci si deve comportare sia nel Chiese, che nella Rendena, o nella Busa, o nelle tre zone delle Esteriori. In ogni luogo vi sono della particolarità sempre in positivo (i difetti fanno parte dell’umanità) che vanno conosciute per riuscire a stare bene insieme. Chissà che non sia la volta buona: i segni di speranza vi sono nel Volontariato, nel muoversi degli Amministratori, nella presenza della Comunità di Valle, nell’Associazionismo sovracomunale. Il mio augurio ed il mio sogno di vecchio giudicariese in partenza è il poter lasciare le Giudicarie strette in un globale ed unico abbraccio di mutua conoscenza e di mutua collegialità operativa. Che sia un sogno che possa avverarsi il più presto possibile.


Memoria

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“I medicinali d’ogni specie sono di buona qualità, ed in copia corrispondente agli eventuali bisogni”

Quando in Giudicarie si mangiavano le mummie Lo stesso vale per molti altri malanni o “acciacchi” come reumi, mal di stomaco, mal di testa e così via : la medicina attuale è il punto di arrivo (o meglio, una tappa) di una lunga storia di scienza ed empirismo, tentativi e studi più o meno accurati dedicati al miglioramento della salute e alla sconfitta delle malattie. Una storia che solo poco più di duecento anni fa, anche qui in Giudicarie, vedeva sugli scaffali delle farmacie (o meglio “spezierie”) medicinali o preparati piuttosto “particolari”, figli non della scienza medica ma piuttosto delle teorie umorali medievali (che vedevano il corpo umano formato da quattro liquidi in armonia tra loro, cioè sangue, bile nera, bile gialla e flegma, e il loro squilibrio causava le malattie), dall’erboristeria e dalle teorie cinquecentesche di Paracelso (fondatore della iatrochimica, che elevava a “medicinale” molti minerali e sostanze anche tossici o dannosi). Su un prospetto di medicinali utilizzati e conservati dagli speziali in Giudicarie redatto nel 1791 troviamo ad esempio l’altisonante “Pietra Infernale” o “Caustico Lunare” (ovvero il nitrato d’argento) che serviva come cauterizzante e disinfettante, oppure le “classiche” sanguisughe o mignatte per effettuare

di Aldo Gottardi

L’autunno è arrivato anche qui in Giudicarie con relativa umidità e temperature in calo, alle quali seguiranno (purtroppo) i “classici” mali di stagione: mal di gola, raffreddore, febbre, ecc. . Fortunatamente viviamo oggi in

un mondo dove la scienza medica ha fatto enormi passi in avanti e questi disturbi possono essere chiamati “leggeri” ed esser curati velocemente con qualche pastiglia e un po’ di riposo.

L’USO DELLE MUMMIE Se l’utilizzo delle mummie in medicina andò scomparendo nella prima metà dell’Ottocento, per molto tempo queste furono ancora usate in Occidente per altri scopi. Fino ai primi del Novecento, ad esempio, mummie in polvere furono mescolate a pigmenti per realizzare un particolare colore da pittura, il “Bruno di Mummia”, particolarmente amato dalla corrente artistica dei Preraffaelliti. Oppure, sempre fino ai primi decenni del Novecento, furono centinaia di migliaia le mummie di animali (soprattutto gatti, coccodrilli e ibis) utilizzate come fertilizzante in agricoltura, dopo essere state triturate.

salassi o, sempre restando in tema entomologico, “millepiedi preparati” (ovvero succo di millepiedi bolliti o loro polvere) per eruzioni cuta-

e 45 Oltr i di ann e nza erie o p s u e al t lità a u ! q izio serv

nee, vesciche od ustioni. E poi ancora oppio come antidolorifico, grasso di marmotta (o di altri roditori) per dolori alle articolazioni, lumache vive

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da ingerire per ulcere o da frizionare sulla pelle contro i porri e scorpioni macerati in olio contro contusioni e piaghe. Ma il “medicinale” più straordinario ed inquietante della lista è senza dubbio la “mummia”. Non è uno scherzo, si trattava proprio dei famosi millenari cadaveri mummificati secondo le tecniche degli antichi egizi, che a partire dal XVI° secolo e fino agli inizi dell’Ottocento furono usati nella medicina occidentale come cure per i più disparati disturbi: mal di gola, emicranie, vertigini, tosse, paralisi, epilessia e molte altre, facendola sembrare una vera e propria panacea. Ma perché si arrivò ad adottare questa assurda terapia, utilizzata, pare, anche qui in Giudicarie? Per secoli le tecniche di mummificazione praticate nell’antico Egitto furono un vero e proprio mistero per i medici e gli scienziati medievali ed illuministi che credevano che questi cadaveri potessero ancora contenere alcune delle preziose essenze del-

l’antica sapienza egizia. Ma c’è dell’altro. Il vero perché dell’utilizzo delle mummie in farmacia fu un grottesco equivoco: il termine corrispondente al nostro “mummia” in arabo e persiano aveva un doppio significato che indicava sia la miscela di sostanze usata nella mummificazione, sia un raro bitume dalle proprietà terapeutiche. I predoni delle tombe egizie si accorsero che i cadaveri mummificati si presentavano impregnati da una sostanza viscosa scura simile, per l’appunto, al bitume (che in realtà era data dall’ossidazione dei tessuti) e da questa osservazione nacque la credenza che i due significati di “mummia” fossero tutt’uno, riassumendosi nel corpo mummificato da considerarsi quindi medicamentoso. Nacque così un fiorente e macabro mercato di cadaveri imbalsamati egizi spediti in Europa per essere letteralmente “mangiati” in cerca di sollievo a diversi disturbi. Quando poi iniziarono a scarseggiare le mummie antiche e il Gover-

no dell’Egitto, accortosi del sordido commercio, promulgò severe leggi a riguardo, al grottesco si aggiunsero tratti da vera “black comedy”: essendo in difficoltà nel reperire corpi mummificati “originali”, i mercanti cominciarono a spedire in Europa cadaveri rinsecchiti di viandanti morti nel deserto o altri corpi (specialmente di giustiziati o di morti di malattia) opportunamente trattati, spacciandoli per mummie antiche. Sorprende come per così lungo tempo nei compendi medici comparisse una cura così strampalata, scomparsa solo con l’avvento della medicina moderna nella seconda metà dell’Ottocento. Una scomparsa peraltro silenziosa, quasi come se il mondo occidentale volesse, in punta di piedi, lasciarsi alle spalle un episodio così poco conforme a tutti i grandi periodi storici nei quali era stato così di gran voga, come l’Umanesimo, il Rinascimento e l’Illuminismo. FONTI: - A. Folgheraiter, R. taiani, G. Bernardi, Le sorti della vita, Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Trento, 2011. - (a cura di) D. Mussi, G. Nabacino, La situazione sanitaria nelle Giudicarie del secolo XIX° (prima parte), Biblioteca Judicariense n° 21, Centro Studi Judicaria, Tione, 2011; - (a cura di) D. Mussi, G. Nabacino, La situazione sanitaria nelle Giudicarie del secolo XIX° (seconda parte), Biblioteca Judicariense n° 22, Centro Studi Judicaria, Tione, 2011; - E. Renzetti, R. Taiani, Sulla pelle del villano, Manfrini, Trento, 1988; http://bizzarrobazar. com/2013/01/09/brunodi-mummia/ https://www.cicap.org/n/articolo. php?id=273788


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Sport

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Tagliando il traguardo con il suo 27’10”76, Yeman ha abbattuto dopo 30 anni il record italiano di Salvatore Antibo che nel 1989 era arrivato a conquistare il risultato di 27’16”50. Anche se l’ottavo posto non lo ha fatto salire sui gradini del podio, Yeman ha comunque dimostrato di essere un grande atleta tenendo il passo di avversari con maggiore esperienza, rimanendo quasi fino alla fine nel gruppo di testa. Prima dei 7 mila metri ha infatti mantenuto il ritmo degli avversari senza esitazioni, con un passaggio ai 7 mila metri a soli due secondi circa dall’ugandese Joshua Cheptegei, il vincitore della gara. Il passaggio ai 1000 metri è stato di 2’45”83, seguito poi dall’ultimo passaggio ai 9 mila metri con 24’33”31 in nona posizione. Da metà gara in poi Yeman è riuscito a non scalare di posizio-

L’atleta di Montagne batte il tempo di Salvatore Antibo sui diecimila

Yeman, è record Ottavo al mondo, Crippa ferma il cronometro a 27’10’’76 di Francesca Cristoforetti

Ottava posizione ai Mondiali di Doha per Yeman Crippa, atleta neo 23enne che ha ottenuto il record italiano nei 10 mila metri con 27’10”76, battendo così lo storico record imbattuto da 30 anni, confermandosi così primo anche a livello europeo. È emozionato nelle interviste, il suo ottavo posto ne, mantenendosi sempre tra i primi dieci. Nell’intervista pubblicata sulla pagina Facebook della FIDAL (Federazione Italiana

di Atletica Leggera) il 6 ottobre, Yeman sorride, sa bene che ha raggiunto un grandissimo traguardo, ma sa anche che dovrà lavorare sui metri che lo hanno allontanato dalla prima posizione: «Sono felicissimo per la gara che ho fatto, soprattutto per il record italiano, perché comunque l’ottavo posto è una bella posizione, ma dai primi siamo ancora lontani. Sono contentissimo del 27’10”, record italiano che c’era da

lo riempie di gioia. È riuscito a battere un grande record a Doha, in Qatar, dove si sono svolti i campionati di atletica leggera dal 27 settembre al 6 ottobre. I 10 mila metri erano in programma l’ultimo giorno di gare a Doha e l’unico italiano qualificato era Yeman Crippa. 30 anni e quindi penso di aver fatto una gara coraggiosa» dice alle telecamere l’atleta con il tricolore che gli avvolge ancora le spalle «mi sono messo anche a tirare quando ero rimasto da solo, sono andato alla ricerca dei primi, ho superato anche alcuni in volata». Il tutto a pochi giorni di distanza dalla delusione dei 5 mila metri, gara in cui l’atleta azzurro non era riuscito a qualificarsi per la finale. Il riscatto è però

arrivato. Yemaneberhan Crippa, meglio conosciuto come Yeman, è la giovanissima promessa dell’atletica azzurra della G.S. Fiamme Oro Padova. Nato nel 1996 in Etiopia, ma residente a Montagne presso Tione con la sua numerosissima famiglia, viene adottato dai coniugi Crippa nel 2003. Inizia a correre un po’ per gioco, partecipando dapprima alle corse campestri organizzate dalla scuola ed

entrando in seguito nella squadra Atletica Valchiese, spronato dal suo primo allenatore Marco Borsari. A 14 anni la corsa inizia a diventare una vera passione, Yeman si specializza nel mezzofondo, quindi 5 mila e 10 mila metri, arrivando ad ottenere moltissimi riconoscimenti e risultati a livello nazionale ed internazionale. Dopo la vittoria dello scorso anno agli Europei di Berlino 2018, con una medaglia di bronzo nei 10 mila e un quarto posto nei 5 mila metri, Yeman è riuscito a qualificarsi ai mondiali a Doha, in Qatar. La grande soddisfazione non acceca però il giovane atleta: «L’ottavo posto era il minimo che potevo fare e bisogna fare ancora meglio, molto meglio», ci dice. Quest’ultimo risultato pare così essere solo un trampolino di lancio per lui, che punta ad arrivare ancora più in alto ma con quella motivazione in più nel suo bagaglio personale, quella gara mondiale, in cui è arrivato tra i primi dieci del mondo. Ripensa alla sua stagione agonistica e non solo pensa di aver lavorato bene, ma di essere anche «carico per iniziare l’anno delle Olimpiadi di Tokyo».


Sport

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Ricomincia il campionato per l’Alta

Il fascino della metà rosa del pallone Il calcio femminile a cinque è una realtà consolidata in valle Tanto che l’anno scorso, arrivate seconde a fine campionato, sono andate a Torino giocare i playoff di serie A2 (“Non abbiamo vinto, ma si trattava di squadre di altri livelli”, afferma la capitana Debora Ghezzi), mentre la loro portiera Anna Franceschetti è stata insignita del titolo di miglior portiera Futsal, Futball da sala, regionale femminile dell’anno. La squadra raccoglie ragazze da tutte le Valli Giudicarie e anche oltre, dai 14 ai 30 anni. Molte tra di loro hanno prima militato nelle squadre del settore maschile fino al compimento appunto dei 14 anni. Poi non avendo più sbocchi in valle, dove non esiste una squadra di calcio femminile di categoria superiore, hanno scelto di entrare tra le fila dell’US Alta Giudicarie Femminile a cinque. “Nelle Giudicarie una volta esisteva il “Carisolo” femminile, poi però ha smesso; allora abbiamo messo alcune nostre ragazze e ne altre abbiano recuperato delle loro e abbiamo fondato la nostra squadra”, commenta il Dirigente ex presidente della squadra Alberto Milanesi. Non si tratta però di una regola. Tra queste calciatrici si ritrovano anche ragazze che prima non hanno mai giocato calcio o hanno militato in altri campionati. “Io ho sempre giocato nel calcio a cinque precedentemente, poi l’allenatrice che ha formato questa squadra mi ha chiamato ed ora eccomi qui”, conferma Debora. Normalmente gli allenamenti si svolgono il martedì e il giovedì nella nuova palestra di Bondo; le più grandi, che magari frequentano l’università a Trento o Verona, possono però fare allenamento in unico turno al martedì, mentre le partite si giocano alle 21 di sabato sera. Certo per portare così in alto l’Us Alta Giudicarie

di Mariachiara Rizzonelli

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iovani, simpatiche, vivaci. Si godono i piaceri della loro età ma sanno anche impegnarsi. Sono le dieci ragazze della squadra di calcio a cinque dell’US Alta Giudicarie che stanno le calciatrici giudicariesi hanno dovuto armarsi di grande senso di sacrificio e della dovuta grinta. “Le calciatrici sono solitamente meno “cattive” dei colleghi maschi, ma c’è partita e partita, situazione e situazione”, conferma infatti Alberto Milanesi, lasciando intendere che di voglia di vincere ne hanno tanta anche le calciatrici. Lo si è visto nel gioco della squadra di calcio femminile italiana ai Mondiali di quest’estate che ha dato luogo ad uno dei fenomeni mediatici più seguiti nei mesi scorsi, attirando grandi simpatie verso le tante squadre femminili esistenti. “La nostra forza però rispetto ad altri gruppi che incontriamo, è che tra di noi non ci sono gelosie e invidie, ma grande col-

ricominciando il loro campionato nella categoria C Provinciale. Presenti al suo interno da cinque anni, il loro percorso in questo periodo è stato un costante crescendo.

LA COSTANTE PASSIONE DI SARA RIGATTI

Sara Rigatti

Originaria di Riva de Garda ha iniziato a giocare nel calcio a cinque femminile nel Comano-Fiavè nel 2011. Quando la squadra si è sciolta è passata al Terlago. Quindi Sara, che intanto studiava e ha iniziato a lavorare, si è fidanzata con un giocatore del Comano-Fiavè Calcio a cinque trasferendosi a Stenico e mettendo su famiglia. Dopo aver avuto una bambina, si è presa una pausa fino a quest’anno, quando molto coraggiosamente ma molto volentieri ha deciso di ricominciare a giocare con l’Us Alta Giudicarie Femminile: “Quando il papà non ha allenamenti riesco a fare più di un allenamento e poi faccio naturalmente la partita. Mi è sempre piaciuto lo sport di squadra. Quello che mi piace di questa squadra è che ci si sostiene molto a vicenda sia negli allenamenti che nelle partite”.

laborazione, cosa che fa di noi un gruppo unito; è questo che ci porta ad ottenere grandi risultati”, ribadisce la capitano Debora che ricorda come un buon numero tra di loro

Deborah Ghezzi

ha potuto far parte per più anni della rappresentativa trentina di calcio a cinque femminile all’annuale “Torneo delle Regioni”. L’anno scorso erano in quattro, Debora, Greta

Corradi, Anna Franceschetti ed Eleonora Pellizzari). Tutto questo fa sì che la squadra abbia un pubblico di fedeli sostenitori di tutte le età: l’anno scorso ad assistere al ritorno dai playoff giocato a Bondo c’era almeno un centinaio di persone. Grande merito va anche ai bravi allenatori che la squadra ha avuto, sottolineano capitano e il dirigente Milanesi. L’ultimo, arrivato quest’anno, Marco Montagni, prima di arrivare in valle ha già allenato diverse squadre maschili e femminili ed è selezionatore per la categoria Alto Adige Juniores. “Abbiamo già un bel feeling” commenta Debora. L’entusiasmo del momento porta la capitana dell’US Alta Giudicarie ad invitare a venire a giocare a calcio a cinque tante altre ragazze delle valli locali: “Venite a provare, lo sport fa bene. Siamo ragazze molto semplici; troverete quella che è la vostra seconda famiglia, a partire dalla società, dal presidente e dai dirigenti e giù fino a noi. Noi calciatrici ci divertiamo tanto assieme e ci ritroviamo spesso in compagnia anche quando non abbiamo partite. E’ proprio bello”.


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Territorio

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Sono stati anni questi in cui molteplici sono state le attività di indagine che ho svolto, ma stavolta, a differenza delle altre interviste che mi sono state concesse su queste pagine, vorrei davvero evitare comunicazioni strettamente legate all’andamento dei reati in queste aree, lasciando tale importante e delicatissima incombenza a chi ora ha preso il mio posto a Riva del Garda e a Trento. Io vorrei qui, stavolta, rivolgermi con animo sincero ai miei concittadini, ringraziandoli anzitutto per la fiducia che hanno riposto in me e nell’Arma e indirizzando loro parole di affetto e riconoscenza. Vedete, chi a vent’anni sceglie di servire la propria Nazione, a quaranta si trova inevitabilmente a guardarsi indietro e ad osservare con maggiore intensità il proprio luogo d’origine, orientando il nord della propria bussola là, verso i ricordi più lieti della propria infanzia, per vedere da dove proviene e per immaginarsi quando, prima o poi, potrà tornarvici. Io il nostro Trentino lo osservo con affetto e attaccamento e Vi esorto a credere fortemente nella fortuna Vostra di poter rimanere a vivere in questa terra ricca di storia, ricca di varietà linguistiche minoritarie ben tutelate, ricca di scenari incredibilmente

Il saluto del comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Trento

Andrea Oxilia lascia il Trentino S

ono trascorsi 11 anni dal mio approdo a Riva del Garda e dal mio percorso di Ufficiale dell’Arma iniziato in Trentino. Nella mia terra d’origine, perché, anche se nato a Verona, una parte della mia famiglia paterna ha salde origini folgaretane. Vi ringrazio per questo unici nel panorama mondiale, anch’essi concretamente protetti. Vi esorto a far sì che possa questa terra continuare a mantenersi luogo civile, progredito e presidiato com’è. Presidiato prima di tutto pro-

CURRICULUM VITAE Il Capitano Andrea OXILIA, veronese di nascita ma trentino (precisamente folgaretano) “di Battesimo”, padre di Elvira e di Lorenzo, legato nella vita alla rivana avvocatessa Ilaria Torboli, diploma di liceo classico e due lauree (in Giurisprudenza e in Scienze della Sicurezza), da settembre 2015 è stato il Comandante del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Trento. Ha ricoperto cioè l’incarico di referente delle attività di Polizia Giudiziaria compiute dall’Arma del Trentino presso le Procure della Repubblica di Trento e di Rovereto. In questi 15 anni di servizio attivo ha comandato un plotone presso la Compagnia Speciale di Pronto Intervento del Comando Generale dell’Arma dei carabinieri in Roma (dal 2005 al 2007) ed è stato Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia carabinieri di Riva del Garda (dall’ottobre 2008 al settembre 2015). E’ da un mese il nuovo Comandante della Compagnia carabinieri di Imola (Bologna). Nel novembre 2016 è stato encomiato dai sindaci ed ex sindaci del Trentino per la sua vicinanza ai propri concittadini, per la disponibilità espressa alle autorità civili nel compiere la sua professione, per la sua attenzione verso le minoranze linguistiche locali e per l’amore costantemente rivolto al territorio e alla storia della provincia autonoma di Trento. Il 20 dicembre scorso è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana non solo per la propria attività di servizio, ma anche per l’impegno dimostrato negli ultimi dodici anni nella salvaguardia delle lingue minoritarie, in favore particolarmente della promozione, dello studio e della tutela della minoranza linguistica cimbra, veronese e trentina. È insignito inoltre della medaglia al merito di lungo comando e della Medaglia d’oro DOSB - Ordine ed onorificenza della Repubblica Federale di Germania. Una curiosità: il 21 settembre scorso è stato ancora una volta premiato sulle dolomiti bellunesi per un premio nazionale di poesia in lingua minoritaria per un recente suo componimento in cimbro veronese di cui è noto cultore.

prio dai suoi abitanti, che in stretta collaborazione con i carabinieri (dislocati capillarmente in ogni vallata) sapranno proseguire nell’opera storica e instancabile di controllo esteso borgo per borgo,

odierno spazio che mi permette di accomiatarmi concretamente, casa per casa, dalla mia gente delle Giudicarie, vallate che ho imparato ad apprezzare profondamente proprio operando a Riva del Garda fino al 2015 e a Trento sino ad oggi. frazione per frazione, baita per baita. E se queste mie riflessioni vi parranno banali o ripetitive, saprò farmi perdonare citando chi, senz’altro più di me, ha saputo donare al mondo un indirizzo di pace e

un messaggio costante di attaccamento alla propria terra, invitando chi vive la valle e la montagna ad osservarla, ad amarla e ad insegnarla anche, perché no, insegnarla a chi non conosce i nostri monti, le nostre tradizioni, le nostre parlate. Vi porgo il mio arrivederci con una frase di Mario Rigoni Stern, il grande vecchio cimbro di Asiago, che in poche righe, con parole semplici ma vere, racchiude il mondo che ogni giorno dai vostri vetri avete l’immenso privilegio di osservare e dovete con forza preservare: “vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall’autun-

no sui cigli delle rocce, il guizzare dei pesci tra le acque chiare dei torrenti e le api raccogliere il nettare dai ciliegi in fiore”. Un particolare ringraziamento vada, a chiosa, all’amico Adelino Amistadi, vero cuore pulsante di queste valli, vero templum culturae della nostra “trentinità”. E’ lui a chiedermi di poterVi salutare con una poesia in cimbro e, per accontentarlo, vi invio il testo (con traduzione) della mia ultima opera, premiata con il primo premio assoluto al concorso nazionale di poesia per lingue minoritarie di Arabba di Livinallongo (Belluno). Anche in questi miei versi si potrà ritrovare il senso degli inviti che mi sono sentito oggi di rivolgere ai lettori di questo mensile, per guardare con fiducia al futuro preservando con pertinacia ciò che ci è stato consegnato dai nostri vecchi.

ÀLTAZ NISNÓATAZ TÀUĆ

VECCHIO CIMBRO INUTILE

Pljètzegar scìtare ‘un gasìnga udar porbài mearur sain gatùmmalar udar tzìtadar, dìsar abarhìa ‘un lànkan mànate maine in sbaighe, pit boje ante-di, in dìsame tzaite social, àltaz nisnóataz Tàuć.

Baleni radi di poesia o forse son più strepiti o fremiti, questi qua sotto dei lunghi mesi miei zitti, volutamente senza te, in questo tempo social, vecchio Cimbro inutile.

Sine linea dise tzaite ‘un gasìnga galàt-da, gakrùmpat in séibart, darhàufat inmìtan iz gamutz un’ iz nóat, tze began dai nóatekot, àltaz nisnóataz Tàuć.

Sine linea questi tempi di poesia abbozzata, ritorta in sé stessa, racimolata tra il dovuto e il necessario, per pesare la tua utilità, vecchio Cimbro inutile.

Hier, in dìsame kriake pitme scéme ‘un diar suackìnje tze gàin-dar iz bort bo du hast nist krabal-i in spitz ‘undar dai tzunghe ‘un stòan ‘un hia loutze-an-i orch, àltaz nisnóataz Tàuć.

Ecco, in questa lotta contro la vergogna di te nel tentativo di darti la parola che non possiedi scalo il picco della tua lingua di pietra da cui guardo oltre, vecchio Cimbro inutile.

Un’ sege-i vàtarn nau leban, ante soun un’ sege-i biljian-gòatzan nau vrèzzan, ante vòrte ‘ume jagar un’ drume sege-i manne nau kiòban, denje an narutan bea-oo un’ drume sege-i manne nau leban, denje an narutan toat-oo

E vedo padri sopravvivere, senza figli e vedo caprioli ancora cibarsi, senza paura del cacciatore e vedo attorno l’umanità ancora credere, anche dopo un folle dolore e vedo attorno l’umanità sopravvivere, anche dopo una folle morte

Asbìa de vigar, denje, asbìa de vigar in mann lebat iz galeba asòu du, et ventis adversis, hetast du recht ‘iname seale.

Come le bestie, insomma, come le bestie l’uomo prosegue nella vita così tu, et ventis adversis, tu avresti diritto ad un’anima.

Ma du, àltaz Tàuć, iz bene bazzar gamòuvart pist untar iz galàkat ‘uname àlte hunte màgar, bo de pljòatza tzunghe bo blàibat dau ‘ume hunt ist...

Ma tu, vecchio Cimbro, sei la poca acqua smossa sotto la lappata d’un vecchio cane smagrito, ove l’unica lingua rimasta è quella del cane...

Un-a-bau denje – vorsa-mi – un-a-bau precha-mi nau pit-a-diar? Un-a-bau, àltaz Tàuć, a sbaigare tzunghe-oo bo slafat ime tàn bo nìaman sit ime slafe reidan mougat un’ an nistar sempar lusan mougat,

Perchè allora – mi domando – perchè sforzarmi ancora con te? Perchè, vecchio Cimbro, anche una lingua silente che dorme nel giaciglio che nessuno vede può nel sonno parlare e un curioso può sempre ascoltare,

un-a-bau pit-a-diar bi-i tze gain an name in signe un’ denje verbe-i-di un’ denje droke-i dai galàt, àltaz Tàuć, anca mo in dìsame tzaite social du bizzast nist khoun “ti amo”. Un-a-bau du bizzast nist khoun-ditz, ma du bizzast fostean-ditz. Un’ ditza, ditza ist dai gasìnga!

perchè con te pretendo di dare un nome ai sentimenti, e quindi ti coloro e quindi spremo la tua eredità, vecchio Cimbro, anche se in questo tempo social tu non sai dire “ti amo”. Perchè non lo sai dire, ma lo sai capire. E questa, questa è la poesia tua!


Spazio aperto Quando si parla o si scrive di requiem, de profundis, funerali si fa normalmente riferimento a situazioni nelle quali, liquidati i parenti con le frasi di circostanza, si dimentica il passato e si guarda avanti. Ora, per quanto riguarda i ghiacciai, posto che celebrare i funerali di chi non è ancora ufficialmente defunto non è il massimo dell’eleganza, ciò che a mio parere va fatto è affrontare con maggiore impegno rispetto al passato l’attività di studio, monitoraggio e divulgazione. Da trent’anni ci sono nella SAT decine di volontari che impegnano alcune giornate all’anno per documentare le dinamiche dei nostri ghiacciai. Un’attività alla quale si è affiancata nel tempo quella di chi per professione, oltre che per passione, lavora su questi temi a Meteotrentino ed al Muse. Glaciologi che avrebbero bisogno di attenzione e sostegno, anche da parte dei giovani dei Fridays for future e di chi è salito al Tuckett per celebrare il “requiem”. Tra i volontari mi piace citare il caso della famiglia Marchetti, originaria di Bolbeno nelle Giudicarie. Il professor Vigilio Marchetti è stato per quarant’anni ininterrotti il responsabile dei rilievi ad alcuni dei più grandi ghiacciai italiani, quali il Mandron e la Lobbia in Adamello: nel 1990 ha passato il testimone al figlio Franco, che ha proseguito l’attività per altri trent’anni. Credo che al mondo non esista nessun altro caso

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La vedretta del Tuckett, pur fortemente ridimensionata negli ultimi decenni ad un modesto glacionevato è ancora “viva” e lo sarà ancora per diversi anni

“Un crapfen per la vedretta del Tuckett” di Roberto Bombarda

Caro Direttore, grazie anche a Greta Tumberg ed alle manifestazioni dei “Friday’s for future” è cresciuta l’attenzione generale verso il tema dei cambiamenti climatici. Una delle conseguenze più evidenti del riscaldamento globale è il forte ritiro dei ghiacciai a livello globale e dunque anche alpino. Tanto che dalle pagine del giornale abbiamo appreso della celebrazione di un “requiem per la

vedretta di Tuckett”, uno dei piccoli ghiacciai simbolo delle Dolomiti di Brenta. Come operatore del Comitato glaciologico italiano e di quello della SAT ho frequentato e rilevato con dati ed immagini per trent’anni consecutivamente, dal 1990 al 2019, questo luogo, che ormai mi è caro quasi come un familiare. Anche per questo, quando ho letto del requiem, ci sono rimasto un po’ male…

in cui per settant’anni due membri della stessa famiglia hanno controllato, ininterrottamente, un grande ghiacciaio. Questa è una bella notizia! I Marchetti, a mio modesto parere, meriterebbero di ricevere un encomio da parte del presidente o da parte dell’assessore all’Ambiente della Provincia di Trento per quanto hanno fatto. I volontari della SAT che hanno ereditato e sviluppato i lavori di Vigilio Marchetti e Bruno Parisi, portandoli a livelli di eccellenza internazionale, hanno saputo comprendere le dinamiche in corso, attuando progetti lungimiranti. Già nel 1992, con la RAI di Trento per la regia di Giorgio Balducci e le immagini di Alessandro Tamanini venne realizzato e presentato al

Trento Filmfestival il documentario “Sos ghiacciai”, che segnalava il tema del riscaldamento globale e del ritiro dei ghiacciai. Nel 1994, con il sostegno del Parco Adamello-Brenta e del Muse (che non si chiamava ancora così) venne aperto al pubblico il “Centro studi glaciologici Julius Payer”, ai 2430 metri del Mandron, in Val di Genova. Uno dei primi e più alti luoghi di divulgazione al mondo dedicati ai ghiacciai. In questi 25 anni, migliaia di persone hanno potuto conoscere, in questo luogo di rilevante valenza ambientale e storica, la vita dei ghiacciai del Trentino: un patrimonio di inestimabile valore. Il Comitato della SAT, dopo trent’anni, è ancora attivo e svolge molteplici

attività di monitoraggio sul campo e di divulgazione. Peccato che nelle cronache del requiem tutte queste belle notizie non abbiano avuto la stessa evidenza delle lacrime. Anche se il loro destino appare in alcuni casi segnato, non mi stancherò mai di invitare gli appassionati della montagna – in particolare i giovani - a visitare e conoscere questi luoghi di eccezionale valore e di augurare “lunga vita” ai ghiacciai del Trentino. Per chiudere, comunico ufficialmente che la vedretta del Tuckett, pur fortemente ridimensionata negli ultimi decenni ad un modesto glacionevato è ancora “viva” e lo sarà ancora per diversi anni. La foto allegata, dal titolo “Un crapfen per la vedretta del Tuckett”, è stata scattata nei giorni scorsi dalla storica stazione di rilevamento fotografico del ghiacciaio e vuol essere, in rima, un irriverente e divertito contraltare alla notizia del “requiem”. Roberto Bombarda, geografo

Il Giro d’Italia torna a Campiglio Ancora freschi i ricordi della tappa del 2015 Marostica-Campiglio – che portò a tagliare per primo il traguardo lo spagnolo Mikel Landa, davanti al russo Yury Trofimov e alla maglia rosa Alberto Contador che quell’anno farà suo il Giro – per il 2020 si preannuncia una novità. L’arrivo di tappa a Madonna di Campiglio sarà collocato nella centralissima piazza Sissi dove, nel 1999, senza rivali, arrivò l’indimenticato Marco Pantani. Il prossimo maggio, ventuno anni saranno passati dalla vicenda che segnerà per sempre “il Pirata” e la storia del ciclismo. Diversamente è stato cinque anni fa, con il traguardo fissato un po’ più in alto, sulla terrazza panoramica vista Dolomi-

È appena passato un lustro, da quando Madonna di Campiglio e Pinzolo si sono colorate di rosa, che il Giro d’Italia è già pronto a ritornare in Val Rendena, ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Lo farà il ti di Patascoss. Il ritorno della corsa-mito nel Trentino occidentale profuma di storia. Nel 1999, come già ricordato, Pantani arrivò vittorioso a Campiglio proveniente da Predazzo. Più recentemente, nel 2015, si partiva da Marostica e ai piedi del Brenta il più veloce a presentarsi fu lo spagnolo Mikel Landa. Il martedì, dopo un giorno di riposo, la carovana ripartì da Pinzolo. Ma altre due tappe saltano fuori dagli annali del ciclismo: nel 1977, la 18ª tappa del Giro, Cortina d’Ampezzo-Pinzolo, portò sul gradino più

alto del podio Gianbattista Baronchelli. E come di-

27 maggio 2020 con l’arrivo di tappa Bassano del Grappa-Madonna di Campiglio e il giorno seguente, il 28 maggio, con la partenza della tappa PinzoloLaghi di Cancano. menticare quella del 1985, con partenza da Milano,

quando superato il confine del Trentino tutto il tifo era

per Francesco Moser, ma a tagliare per primo il traguardo fu Giuseppe Saronni. “L’arrivo di tappa del Giro d’Italia è una vetrina molto importante, capace di toccare il cuore di un vasto pubblico e di grande valenza mediatica, per presentare l’ambito turistico alla vigilia dell’estate, la stagione turistica che ci stiamo impegnando a far crescere. Insieme a Trentino Marketing metteremo in campo una serie di azioni promozionali di avvicinamento all’evento e al più presto Azienda per il Turismo si attiverà con gli operatori turistici locali. L’obiettivo è di lavorare insieme affinché, all’arrivo di tappa, la località si presenti al meglio della forma, vivace e accogliente”.


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Impicci e pasticci di Trump

Le regole di finanza pubblica sono vecchie come il cucco. Per cambiare le abitudini delle persone bisogna molestare i loro portafogli. Pertanto: vuoi scoraggiare? Tassa. Vuoi favorire? Incentiva. Così mentre qui in Italia il dibattito parlamentare verteva sull’opportunità di introdurre una tassa sulle merendine (...Salvini: “Ma quali merendine a scuola! Meglio pane e salàm” -… e magari preceduti da un mojito! -), oltreoceano le questioni sostanziali avevano ben altro peso. A fine settembre la Camera degli Stati Uniti (uno dei due rami del Congresso) ha deciso di avviare la procedura di impeachment contro il presidente Trump. Che vuol dire messa in stato di accusa. Che vuol dire processo politico all’uomo più potente del mondo. Il biasimo mosso all’Impiccione è ‘tradimento alla sicurezza nazionale’: avrebbe fatto pressioni sul presidente ucraino Zelensky affinchè attivasse la macchina del fango contro Hunter Biden, amministratore di un’importante società ucraina nonché figlio di Joe Biden, probabile avversario democratico di Trump alle prossime presidenziali del 2020. L’impeachment per i Mericani è cosa seria e gra-

vissima: nella storia della democrazia USA, prima di Trump solo due presidenti hanno subìto la messa in stato di accusa: Johnson (1868) e Clinton (1998), alla fine entrambi assolti. Nixon invece, inquisito per lo scandalo Watergate, si dimise prima del processo (1974). Trump questa storia dell’impeachment non l’ha proprio mandata giù: da subito si è febbrilmente scagliato a colpi di esclamativi tweet contro i suoi inquisitori, urlando al ‘colpo di stato’, alla ‘caccia alle streghe’. Ma non è detto che la vicenda lo penalizzi alle prossime elezioni. Donald, vera belva da ring, ha dimostrato più volte di esaltarsi nella lotta, spesso sovraccaricando con tonnellate di testosterone qualsiasi scontro dialettico. Questo è solo l’ultimo (finora) di una generosa serie di scandali e di episodi imbarazzanti che hanno visto coinvolto il più controverso, il più divisivo, il più phonato presidente della storia a stelle e strisce. Tra questi, a me piace ricordare una recente e curiosa vicenda: quella che lo lega al water d’oro dell’artista padovano Cattelan. L’opera in questione, intitolata “America”, è un vero

e proprio water rivestito in oro massiccio 18 carati, perfettamente funzionante e del valore stimato di oltre un milione di euro. Esposto per la prima volta nel 2016 al Guggenheim di New York, il preziosissimo vaso da gabinetto era stato poi trasferito presso un museo britannico. Dopo soli

due giorni di esposizione il manufatto è stato rubato, letteralmente sradicato dal pavimento e dall’impianto idraulico a cui era collegato. Prima del furto, la particolarità dell’installazione stava nel fatto che i visitatori potevano prenotare un appuntamento di tre minuti per farne buono

Tutti giù per terra Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

e sapiente uso. Orbene, prima di essere trasferito da New York al Regno Unito, l’aureo vespasiano era stato offerto in prestito dal Guggenheim proprio a Trump per il suo appartamento privato alla Casa Bianca, ma questi, probabilmente risentito e sinceramente non se ne ca-

pisce il perché, non aveva mai dato risposta. Il mondo intero ha imparato a conoscere Trump, anche attraverso i suoi innumerevoli tweet e retweet sui social, spesso caratterizzati dalla costante ricerca della zuffa, dalla prepotente e a volte gratuita denigrazione altrui. Bizzoso, iroso, permaloso, viscerale, spocchioso, non convenzionale, aggressivo, istintivo, vendicativo. E provocatorio. Come certa Arte, quella che vuole e che sa essere provocatoria ma con intelligenza, missionaria dello svelamento dell’Invisibile, esecutrice fedele di un compito preciso ma ingrato: suggerire vivacemente idee, stimolare la riflessione, indurre lo spettatore a ‘pensare’. Da Duchamp a Marina Abramovic, passando per le concettuali ‘merde di artista’ in barattolo di Manzoni, a tiratura limitata e vendute - letteralmente! - a peso d’oro. Nelle provocazioni di Trump c’è poco o nulla di tutto ciò, nulla di concettuale o intelligente, poco di educativo o costruttivo: le sue esternazioni hanno solo l’effetto, più o meno consapevole, di generare irritazione di massa, divisioni interne e tensioni internazionali.

Nuovo giro di vite per l’ospedale di Tione Ancora un giro di vite per l’ospedale di Tione. Dopo la chiusura del punto nascite e la mancanza continuativa di un anestesista, a partire dal primo di novembre verrà chiuso il servizio di laboratorio analisi durante le ore notturne, il sabato e la domenica. Il personale infermieristico sostituirà gli specialisti di laboratorio, utilizzando un apparecchio che garantisce solo le analisi di base. Viene così a mancare, un servizio completo e indispensabile, in un ospedale periferico. Guarda caso nell’ospedale mandamentale di Tione, struttura al servizio di quasi trentasettemila persone. Così facendo, ancora una volta si va a depotenziare una struttura vitale per la salute di un numero importante di pazienti che vivono ad una distanza ragguardevole dai centri di Trento e Rovereto. Di questo passo, viene spontaneo pensare che al depotenziamento non vi siano limiti in futuro, e quanta ipocrisia vi sia dietro la sbandierata valorizzazione degli ospedali di periferia. Non è dato sapere come reagiranno i Comuni del territorio e la Comunità di Valle in testa. Ancora una volta spetta loro non accettare passivamente le direttive dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sani-

tari e dell’Assessore alla sanità e alla salute Stefania Segnana. L’auspicio è che il laboratorio analisi possa tornare nella pienezza dei suoi compiti e che l’ospedale, nel

suo insieme, mantenga un’operosità e un livello funzionale in linea con i tempi. Bruno Fedrizzi Fabio Simoni


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Nei primi giorni di ottobre il Parlamento ha tagliato il numero dei parlamentari. Sembra una gran bella cosa, ma i dubbi sono ancora tanti. Alla fine non è facile capire esattamente come stanno le cose. Può chiarirci un po’ le idee? Gli amici del bar Amici miei, mi date un compito piuttosto difficile, la cosa seppur importante, ha lasciato in molti osservatori un comprensibile sconcerto

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Taglio dei parlamentari, ancora tanti dubbi

e non poche perplessità. Diciamo subito che il taglio dei parlamentari è stato accolto con favore dai cittadini. Su questo non c’è dubbio. Lunedi 8 ottobre la camera dei Deputati ha approvato a larghissima maggioranza la riforma che riduce di molto il numero dei nostri parlamentari. Da 630 a 400 i deputati e da 315 a 200 i sentori. La legge non entrerà subito in vigore. Trattandosi di una riforma costituzionale l’iter non può dirsi concluso. L’entrata in vigore della riforma non avverrà prima di gennaio 2020, in quanto bisogna at-

Forza Italia, è l’epilogo?

tendere i tre mesi previsti per consentire, a chi lo ritiene necessario, di richiedere lo svolgimento di un referendum confermativo. Ma comunque rimanesse così com’è, le critiche più forti riguardano la rappresentanza degli elettori che viene a diminuire sensibilmente, rende i gruppi più piccoli e più facilmente controllabili dai leader e dai segretari e più in generale si rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica. Di certo la riforma così come votata avrà bisogno di una serie di ulteriori interventi perché possa essere efficace.

Sono quattro le riforme che dovranno accompagnare il taglio dei parlamentari. La prima riguarda la riforma elettorale. Oggi abbiamo in Italia un sistema maggioritario con non poche modifiche, ora sembra che il dibattito che si sta proponendo sia quello di tornare al proporzionale corretto per evitare la scomparsa dei piccoli partiti, altri invece insistono per un maggioritario puro e semplice, chi prende un voto in più comanda, punto e basta. La battaglia in parlamento sarà dura ed è difficile fare previsioni. Poi si dovrebbe riformare il

funzionamento del Senato oggi eletto su base regionale, è inoltre in programma la riduzione dell’età per votare in Senato da 25 a 18 come per la Camera, infine la riduzione consistente dei delegati regionali che partecipano all’elezione del Presidente della Repubblica. Il rischio più immediato è che, alla fine, le decisioni importanti per il Paese verranno prese dal capo politico, magari dietro alla sua scrivania, che deciderà in base a sue personalissime valutazioni cos’è bene e cos’è male per l’Italia, in barba ad ogni forma di democrazia. Ci

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aveva provato anche Renzi con la sua riforma bocciata dal referendum, ma almeno quella si nutriva di un ragionamento alto ed ambizioso: non soltanto la riduzione dei parlamentari, ma diversificare composizione e compiti e funzioni di Camera e Senato, per snellire l’elefantiaca prassi parlamentare. Questa riforma, purtroppo, se non adeguatamente accompagnata da altre ed opportune leggi esplicative, si ridurrebbe soltanto a propaganda, dietro rimarrebbe il vuoto. Peccato. Adelino Amistadi

Nonni, colonne Voto ai sedicenni. Io dico sì delle famiglie Caro Adelino, il 2 ottobre si è celebrata la Giornata dei Nonni, come mai non ne avete fatto cenno sul nostro giornale, io sono un nonno ed affezionato lettore del Giornale delle Giudicarie e sono rimasto un po’ deluso. Un nonno giudicariese

Caro Adelino, leggo che Forza Italia cala di giorno in giorno nei sondaggi. Cosa sta succedendo? Sandro Non è facile spiegarlo. Di certo è sbalorditivo che una poderosa armata fino al 2013 sia ormai ridotta ad un piccolo esercito composto da un gruppetto di politici di poco conto, senza idee né proposte, ormai solo intento a cercare altri porti su cui approdare. Sembra ridotta a una ghenga di sbandati in cerca di nuovo ingaggi con l’aiuto dello stesso Berlusca, ormai ridotto nel carisma e nel fisico, che mentre finge di ricostruire un centro destra compatto, sotto sotto sta complottando con Renzi per costituire un nuovo centro degasperiano (dice lui!). Nell’interesse del Paese sarebbe ora che Forza Italia facesse scelte definitive anche per evitare una sua rapida scomparsa, come molti stanno auspicando. (a.a.)

Lei ha perfettamente ragione e colgo l’occasione per chiedere scusa a tutti i nonni della nostra terra. Ma il mondo d’oggi è talmente convulso e incasinato, che magari si dà spazio a cose le più strambe e ci si dimentica dei nonni che rimangono delle colonne impavide delle nostre famiglie. Credo sia importante ricordare quanto sia forte e necessario il ruolo degli anziani nella società d’oggi. Un riconoscimento più che giusto in questi tempi di vacche magre e di confusione sociale in cui l’esperienza, la memoria ed ancor più il supporto economico dei nonni si sta rivelando di grandissimo aiuto, oltre all’amore e alla dedizione che donano ai nipoti. Altro che anziani da rottamare! Dobbiamo opporci fermamente a questa perfida cultura dello scarto. Bisogna avere sempre cura dei nostri anziani che sono la memoria viva e la saggezza della famiglia. (a.a)

S’è parlato molto in questi giorni sui giornali sulla proposta di concedere il voto ai sedicenni. Io la ritengo una buona idea. Tu che ne dici? Un padre convinto La cosa non è facile. Votare alle elezioni politiche significa prendere parte alle scelte del Paese. E’ una concessione impegnativa che implica grande responsabilità. E allora, per coerenza, perché non trattarli da uomini dando loro i diritti che spettano ai maggiorenni di oggi: il porto d’armi, la patente di guida, aprire un conto in banca, firmare un contratto, ecc. Non cè dubbio che i ragazzi d’oggi sono molto più preparati di noi alla loro età, ma credo che concedere loro d’essere maggiorenni a 16 anni sia un po’ azzardato, una fuga in avanti a rischio. Certo, non lo nego, è difficile decidere per legge quando uno è pronto per votare. Ma i 18 anni sono, più o meno, un limite accettabile. Anche se ci sono minorenni che ragionano meglio di certi adulti. La proposta è un po’ il segno dei tempi. I partiti e la stessa politica non sanno avvicinare i giovani, l’affluenza alle urne è sempre più bassa. E allora si tenta di lusingare i ragazzi, ma forse sarebbe meglio che si chiedessero il perché di un sempre maggiore astensionismo e cercare di riavvicinare l’intero elettorato. Anche se visto come stanno le cose, non sarà facile.(a.a.)

SEGNALAZIONI. Diventa giornalista per quindici giorni. Segnala anche tu una notizia, raccontaci una storia, mandaci una vignetta su un fatto a te accaduto


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Giornale delle Giudicarie Novembre 2019  

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