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Giudi iudicarie

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iornale delle

DICEMBRE 2018 - pag.

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Mensile di informazione e di approfondimento

ANNO 16 - DICEMBRE 2018 - N. 12 - MENSILE

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Buon Eleziotra Natale!

EDITORIALE

Un bilancio un po’ contratto di Adelino Amistadi

Ad ogni Giudicariese, uno per uno, nessuno escluso ...

Siamo a fine d’anno ed è tempo di bilanci. Bilancio in famiglia. Bilancio in azienda. Bilancio della propria esistenza. Lo si fa ogni volta proponendosi grandi cambiamenti per l’anno che verrà, ma normalmente alla fine dell’anno prossimo ci troveremo ancora a voler cambiare. Cambiare cosa? La vita è quella che è e dev’essere presa con intelligente raziocinio, giorno per giorno, e buona notte. Così va anche nelle cose della politica e fare un bilancio sull’anno che sta per finire e lanciarsi in incaute previsioni per l’anno che verrà non è per niente facile. Eppure è una delle questioni che più mi vengono sollecitate dai tanti lettori che incontro nei luoghi più svariati. A pagina 18

“… Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. L’albero di natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. Gli addobbi di natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire. A pagina 2

EUROPA

Arroganza e tribalismo minano l’unità europea di Paolo Magagnotti

Maltemdanni L’approfondimento

Pensioni, capirci qualcosa oltre gli slogan

ALLE PAGINE 12 E 13

Arte

Raffaele Franzoi, la magia del bulino - Lego

Augura alla Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...

A PAGINA 25

TURISMO Intervista a Michela Valentini Pag. 22 CALCIO Cristiano Fusari a caccia dell’azzurro Pag. 34

A pagina

L’anno che sta per concludersi termina con un’Europa che nella sua unità è politicamente fragile; fragile e disorientata. Una fragilità con la quale si troverà ad affrontare il nuovo cammino nell’anno che verrà. A pagina 15

Energia

Arnò: ok provinciale alle centralina A PAGINA 20

Sport

Cinquant’anni di Team Volley C8

SCUOLA Maturità si cambia Augura alla Spettabile clientela Pag. 26e un Felice Anno Nuovo ... Buon Natale

A PAGINA 27

Buon Natale e Felice Anno Nuovo

38079 TIONE DI TRENTO (TN) Via Circonvallazione, 76 - Tel: 0465 321503 info@viaggipaoli.it - www.viaggipaoli.it

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PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ SUL GIORNALE DELLE GIUDICARIE sponsorgdg@yahoo.it - 3356628973 - 338 9357093


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A cura della REDAZIONE

Rassegna Stampa

DICEMBRE 2018

RASSEGNA STAMPA NOVEMBRE 2018

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Malga Vallesinella Bassa ritornerà pascolo. Partiti i lavori per eliminare il parcheggio - Sono partiti, dopo tre anni di progettazione e permessi, i lavori che trasformeranno l’ingresso di Vallesinella, punto di partenza per escursioni mozzafiato sui monti campigliani. Il grande parcheggio tornerà al naturale con un intervento che andrà a togliere i terrazzamenti sterrati dell’attuale parcheggio per rimodellare e rinverdire l’area di Malga Vallesinella Bassa. Rimarrà una corsia stradale che permetterà l’accesso alle teleferiche e agli edifici più a monte, ma per il resto la volontà è quella di cambiare volto all’area. Si è aggiudicata i lavori per 115.000 euro (più Iva) la ditta Agliardi snc di Carisolo. La strada rimarrà chiusa per la durata dei lavori che è previsto finiscano in tempo per la stagione estiva. Dall’antica Masera Tabacchi a centro di cultura della valle - È in fase di ultimazione la nuova biblioteca di valle delle Esteriori. I lavori iniziati all’inizio del 2017 con la demolizione di un’ala dell’ampio edificio industriale che fu la Masera Tabacchi sono ormai agli sgoccioli: manca solo la posa degli arredi interni e la pavimentazione della piazza antistante l’edificio, un ampio spazio aperto che promette di ospitare eventi e manifestazioni.La nuova struttura in vetro e metallo sorge nell’ala che una volta serviva da essicatoio quando alla Masera le mani solerti delle operaie di un tempo lavoravano le foglie di tabacco. Circa 4.400 metri cubi di volume distribuiti su 285 metri quadrati formano la nuova struttura che offre duecento metri quadrati in più dell’attuale per ospitare postazioni studio, lavoro e naturalmente i 36 mila volumi che fanno parte del patrimonio della biblioteca delle Giudicarie Esteriori. “La mia Russia” presentata a Tione l’opera postuma di padre Romano Scalfi Successo oltre ogni previsione alla presentazione dell’opera postuma di padre Romano Scalfi, “La mia Russia”. La sala del Centro Studi Judicaria era stipata letteralmente di amici, estimatori, fedeli, per la presentazione dell’opera postuma, l’ultimo messaggio come risposta al grido dell’uomo di oggi dell’illustre tionese scomparso un paio di anni fa.

Ad ogni Giudicariese, uno per uno, nessuno escluso “… Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. L’albero di natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. Gli addobbi di natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire. Sei anche luce di natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà la pazienza l’allegria e la generosità. Gli angeli di natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore. La stella di natale sei tu quando conduci qualcuno all’incontro con il Signore. Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai. La musica di natale sei tu quando conquisti l’armonia dentro di te. Il regalo di natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani. Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri. Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco”. (Papa Francesco) Con l’assicurazione del nostro ricordo al Signore Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti! Storo, sconfitta la malattia, corre la maratona di New York - Nell’ultimo anno e mezzo Alex Zaninelli ha attraversato e superato traversie, problemi di salute e tante emozioni. Ma alla fine è riuscito a realizzare il suo grande sogno dopo quello di guarire: poter partecipare con altri trentini alla maratona di New York. L’estate scorsa un primo malore sul posto di lavoro e poi tanti esami e tante cure in più ospedali regionali e lombardi. Da allora la prima sfida con se stesso nell’affrontare e superare l’operazione e le interminabili cure. A seguito dei notevoli risultati ottenuti con la terapia, Alex ha compreso che ce la poteva fare. Da quel momento, con l’aiuto dell’amico Michele e in collaborazione con il preparatore atletico Roberto Malcotti, Alex ha deciso che sarebbe stato il momento di ripartire. “Mi sono imbarcato per l’America per così condividere assieme ad altri 56 mila partecipanti il sogno di partecipare alla maratona. Dopo 5 ore, 37 minuti e 33 secondi sono giunto al traguardo ed il mio sogno – dopo quei 42.216 metri di percorso - si era realizzato”.

Riapre il punto nascita di Cavalese L’annuncio della giunta provinciale: dal 1 dicembre il reparto è di nuovo operativo. Nell’incontro con i giornalisti sono emerse anche ulteriori novità per l’ospedale di Cavalese, le ha ricordate Paolo Bordon assieme ai dati tecnici e contrattualistici che riguardano il pesonale medico e sanitario in servizio nel punto nascita, che avrà la caratteristica della flessibilità in una equipe integrata di professionisti. Per gli investimenti, 330 mila euro sono stati già spesi per la realizzazione a tempi di record della seconda sala parto necessaria per far aprire il punto nascita e 550 mila euro sono stati impegnati per la sala parto cesareo in emergenza, che sarà in funzione a fine estate. Nei primi mesi del 2019 sarà consegnata all’ospedale la nuova risonanza magnetica, un modello di ultima generazione per il quale è già stato fatto l’ordine di acquisto di 300 mila euro e che entrerà in funzione dopo un breve periodo di formazione specifica destinata agli operatori ed eviterà ai residenti che ne hanno necessità lo spostamento verso Trento. A Cavalese sarà presto rinnovato anche il pronto soccorso, lo ha ricordato Bordon prevedendo che i lavori potranno essere conclusi in 180/200 giorni, un impegno di 150 mila euro che porterà sul territorio un servizio efficiente e al passo con le esigenze della popolazione delle valli di Fiemme e Fassa e dell’intera provincia. Complessivamente, nell’ospedale di Cavalese sono stati investiti 1 milione e 330 mila euro. Maltempo, protocollo con le banche Provincia e istituti di credito siglano un protocollo per sostenere chi è stato colpito dall’ondata di maltempo di fine ottobre. Beneficiari Privati ed imprese che operano nelle zone colpite dall’emergenza ambientale - come individuate dai provvedimenti di sospen-

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

sione del versamento del saldo IMIS 2018 di prossima emanazione - che abbiano subito danni a seguito degli eventi calamitosi dell’ottobre 2018. Misure previste 1 Sospensione delle rate dei mutui (consentendo l’opzione tra la sospensione dell’intera rata o quella della sola quota capitale - almeno fino al 1° ottobre 2019, senza oneri aggiuntivi per il mutuatario quali commissioni d’istruttoria o di garanzia); 2 attivazione di linee di finanziamenti, fino al primo novembre 2019, a favore dei beneficiari (“Plafond Emergenza Trentino” - a tasso fisso omnicomprensivo massimo dello 0,75% per durate di rimborso fino a dieci anni. Dopo il 30 giugno 2019 le condizioni potrebbero essere adeguate in base alla situazione del mercato finanziario. I Confidi aderenti al Protocollo si impegnano, una volta completata positivamente l’istruttoria, a fornire le garanzie sui finanziamenti concessi fino all’80% del totale dell’importo concesso); 3 supporto e consulenza gratuita ai beneficiari (nella preparazione di quanto necessario per le richieste di sospensione delle rate dei mutui, di finanziamenti a valere sul “Plafond Emergenza Trentino”, di attivazione dell’eventuale garanzia del Confidi); 4 promozione della raccolta fondi avviata dalla Provincia con la causale “Calamità Trentino 2018”. Intervento innovativo sugli aneurismi cerebrali a Trento L’Unità operativa di neurochirurgia dell’ospedale di Trento all’avanguardia nel campo della chirurgia degli aneurismi cerebrali. Nei giorni scorsi è stato eseguito con successo il primo intervento di esclusione di aneurisma intatto dell’arteria cerebrale media dell’emisfero sinistro con paziente in condizioni di veglia (awake surgery), una metodica utilizzata nell’asportazione chirurgica dei tumori cerebrali in aree critiche del cervello. La tecnica, applicata agli aneurismi cerebrali intatti, denominata awake clipping, prevede il risveglio intra-operatorio del paziente per monitorare le funzioni linguistiche, motorie complesse, visive e della elaborazione delle emozioni durante l’applicazione della clip metallica a chiusura del vaso dilatato. Franco Chioffi, direttore dell’Unità operativa di neurochirurgia ha illustrato la nuova metodica utilizzata. «Gli aneurismi cerebrali – ha affermato Chioffi – sono malformazioni congenite o acquisite delle pareti delle arterie del cervello che si manifestano nella maggior parte dei casi in seguito a una rottura, con conseguente emorragia subaracnoidea o cerebrale. Alcune volte la loro scoperta avviene casualmente in seguito ad approfondimenti diagnostici eseguiti per altre patologie come ad esempio cefalea, traumi cranici, patologie del distretto carotideo. Se l’aneurisma viene riscontrato prima della rottura viene definito “incidentale” e il trattamento, chirurgico o endovascolare, viene proposto per prevenire una potenziale emorragia cerebrale.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


DICEMBRE 2018 - pag. Maurizio Fuga

Ribalto

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DICEMBRE 2018

Primo Piano

Giudicarie: prospettive Michele Cereghini sindaco di Pinzolo

Le nostre domande Continua il nostro viaggio nelle Giudicarie per comprendere meglio il nostro territorio e fornire nuove chiavi di lettura. In questo numero abbiamo dato voce a quattro sindaci (Michele Cereghini, sindaco di Pinzolo, Claudio Pucci, sindaco di Borgo Chiese, Luca Turinelli, sindaco di Storo e Alberto Iori Sindaco di Bleggio Superiore) per sondare le loro opinioni sul nuovo quadro politico emerso dopo le elezioni del 21 ottobre e sulla nuova Giunta guidata da Fugatti. Inoltre risulta fondamentale individuare quali siano le prospettive per il nostro territorio. In particolare abbiamo cercato di capire attraverso la voce dei primi cittadini quali siano le priorità e quali gli interventi e le opere non più procrastinabili. Ne è emerso un quadro variopinto ma con delle linee comuni molto chiare. Le Giudicarie avevano bisogno di rappresntanti nella nuova Giunta provinciale e li hanno ottenuti. Questo fa ben sperare affinché le Giudicarie, e le valli in generale, possano riconquistare una posizione di primo piano e di centralità nell’azione di governo. A tal scopo si rende necessaria la sistemazione della viabilità, elemento determinate per riavvicinare le “periferie” ai servizi e renderle quindi più appetibili e vivibili. Altro tema importante la tutela del territorio e l’ambiente verso il quale ci dovrà essere ancora una maggior attenzione.

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Le elezioni provinciali del 21 ottobre hanno cambiato totalmente l’orientamento della politica trentina, che ne pensa?

Dopo le elezioni nazionali del 4 marzo, il cambiamento era nell’aria. Se poi si considerano le spaccature all’interno della coalizione provinciale di centro-sinistra, si poteva facilmente intuire il risultato elettorale del 21 ottobre. Credo che, al di là degli orientamenti politici, sia stato premiato il candidato presidente che ha saputo aggregare intorno a sé le forze a lui vicine. I giudicariesi hanno scelto con forza i propri referenti e sono riusciti anche ad ottenere un’ampia rappresentanza. D’altro canto, nelle nostre vallate aleggiava senza tante remore un certo disagio per l’assenza di un’equa rappresentanza consigliare e di una presenza in Giunta. Esprimo quindi la mia soddisfazione per l’elezione non solo del mio consigliere comunale Roberto Failoni ma anche del sindaco di Tione Mattia Gottardi e della conferma del consigliere Mario Tonina. Colgo qui l’occasione per augurare loro buon lavoro a servizio di tutto il Trentino.

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Quali, secondo lei, i punti strategici che dovrebbero caratterizzare il rapporto tra la nuova Giunta provinciale e i Comuni?

Anzitutto la vicinanza con i territori e le valli. La scelta di convocare la prima seduta della Giunta a Dimaro, nel delicato momento dell’emergenza dopo gli eventi meteorologici, ha dato un segnale forte in questo senso e me ne compiaccio. Secondo me dovranno poi mostrare capacità di dialogo e di confronto con tutte le componenti della società. Inoltre, visto che in campagna elettorale si è dibattuto molto sul valore dell’autonomia, credo che una strategia vincente sia proprio quella di trasmettere più fiducia e più competenze agli enti locali. La forza dell’autonomia del Trentino passa anche attraverso la salvaguardia dell’autonomia dei comuni. Personalmente vorrei che ci fosse un forte input da parte della Provincia verso la tutela del territorio. Da amministratore mi rendo conto che negli ultimi anni l’ambiente ci ha lanciato segnali ben precisi. Gli stessi eventi meteorologici di fine ottobre hanno mostrato che i cambiamenti climatici non sono solo chiacchiere. Mi aspetto quindi che si creda di più nel valore dell’ambiente, e del territorio trentino in prima istanza, sostenendo e concretizzando il lavoro dei nostri parchi naturali.

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Con riferimento alle Giudicarie, quali sono gli interventi e i progetti che secondo lei sono prioritari nella prossima legislatura?

Sicuramente, una tematica sulla quale dovrà essere incisiva la prossima Giunta, in modo particolare gli Assessori e i Consiglieri del nostro ambito, è la viabilità. La vie di comunicazione sono un nervo scoperto del nostro territorio di montagna e di periferia quindi quando parlo di viabilità faccio riferimento, non solo, alle strade interne alle Giudicarie, ma, anche da e per le Giudicarie. È evidente che la mia aspettativa più importante è quella di dare una volta per tutte dignità al mio comune attraverso la tanto attesa circonvallazione di Pinzolo, ma spingerei anche per la variante di Comano e per un intervento concreto alla viabilità della bassa Rendena. Vorrei poi che si desse pieno sostegno ai progetti contenuti nel Protocollo Provincia/ Comunità, condivisi dai comuni attraverso la Comunità delle Giudicarie, e che siano garantite le adeguate risorse per le infrastrutture di territorio, da tanti anni reclamate dalle Giudicarie ma non ancora finanziate.


Primo Piano

DICEMBRE 2018 - pag.

politiche e necessità locali

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Alberto Iori

Luca Turinelli Sindaco di Storo

sindaco di Borgo Chiese

L’espressione dei cittadini ha sicuramente dato un grande segnale: c’è necessità di una classe dirigente vicina alla gente e alle loro problematiche.

Certamente le elezioni del 21 ottobre hanno segnato un cambiamento importante nella storia del governo della nostra Provincia. Credo la ragione sia da ricercare in più fattori. Naturalmente, in primo luogo, l’onda del cambiamento che il 4 marzo ha stravolto gli equilibri nazionali si è fatta sentire forte anche a Trento; tuttavia ritengo sia molto riduttivo limitarsi a considerare questo aspetto. Più in generale, penso abbia giocato un ruolo di rilievo l’insoddisfazione generale che viene percepita in tante persone, che faticano a vedere un futuro sereno, sia dal punto di vista sociale che politico, e per questo cercano nuove risposte ai loro bisogni, che hanno visto nella proposta della coalizione vincente una maggiore possibilità di essere soddisfatti. Da ultimo non è chiaramente da dimenticare la frammentazione della coalizione di governo uscente, che ha fatto perdere molti riferimenti storici.

Questa nuova Amministrazione provinciale ha sicuramente dei riferimenti forti nel governo nazionale, ma questo non significa che il compito della guida del Trentino affidato dagli elettori sia semplice. Energico deve essere infatti l’impegno che dovrà mettere nel cercare di far comprendere che l’Autonomia del Trentino non è un privilegio, ma il miglior modo individuato per governare un territorio difficile, aspro e a rischio di spopolamento. Non può avere dubbi: la peculiarità trentina, cioè la vita in e di montagna, può essere garantita solo da una Autonomia ben radicata e modernamente interpretata. Mi auguro ancora che la nuova Amministrazione tratti con attenzione e chiarezza i rapporti con le altre regioni, in particolare quelle confinanti. I bisogni e le difficoltà che si incontrano in Trentino corrispondono solo in parte a quelli degli altri territori, maggiormente legati alle città di pianura.

Auspico che la nuova Giunta Provinciale sappia essere vicina alle esigenze dei territori locali. Nel 2015 è iniziato un periodo estremamente complesso anche per i Comuni, che hanno fatto i conti con nuove regole di bilancio (armonizzato e utilizzo degli avanzi su tutto), budget più limitati, una macchina amministrativa dove la burocrazia sta diventando imperante: dai lavori pubblici, agli appalti dei servizi, alle società partecipate, etc. Fatichiamo a lavorare! Si è passati da un’epoca dove tutto era sostanzialmente possibile, con contributi a pioggia e pochissimi controlli su procedure e modalità di lavoro, al completo ribaltamento di questa situazione. In nome dei corretti principi di trasparenza, anticorruzione e buon andamento, ci si è avvitati su procedure infinite, dove anche solo asfaltare una strada diventa un percorso ad ostacoli carico di insidie. Non mi aspetto quindi solo la questione dei contributi alle opere locali: spero che si possa intervenire per una vera semplificazione e una maggiore serenità nelle procedure, dove si possa essere attenti ai benefici di una iniziativa anziché concentrarsi solo sui rischi.

Sicuramente forte è la necessità di avere un rapporto stretto fra centro e valli. Spesso i trentini che vivono nella valli sentono di essere poco compresi dalla politica provinciale. Eppure i valligiani sono coloro che presidiano le zone più difficili del Trentino. Sono coloro che difendono, coltivano, curano e investono nel territorio perché possiedono un forte senso di appartenenza con la propria gente e con i luoghi. Tutto però con fatiche, tempi e costi superiori a chi si trova ad abitare nei grossi centri o in luoghi coperti dai servizi. Pensare che grandi infrastrutture vengano realizzate con costi esorbitanti, ad esempio l’interramento del tratto ferroviario in prossimità di Trento, e vedere che la viabilità giudicariese è ancora molto carente è difficile da capire. Non si pretende che tutti abbiano tutto, ma neppure, per un presunto discorso economico, che solo alcuni abbiano tutto. Serve comunque una politica aperta all’Europa e al mondo per non sentirsi autosufficienti e perdere occasioni di crescita e di sviluppo.

Sicuramente la viabilità è uno dei temi principali. A livello di Comunità di Valle in questi anni abbiamo fatto numerose proposte che ora sono sul tavolo ed aspettano di trovare attuazione, mettendoci non solo risorse ma un contributo fattivo in termini di realizzazione delle opere. Il nostro territorio ha bisogno di queste opere strategiche, che daranno beneficio non solo ai residenti ma anche al turismo, altro importantissimo settore su cui puntare ed investire, con le naturali peculiarità che i vari territori giudicariesi sanno esprimere. Nel rapporto tra il centro e le Valli anche la sanità dovrà trovare una sua definizione: non mi aspetto certo un ospedale con tutti i reparti possibili ed immaginabili, ma un servizio di base qualitativamente elevato, abbinato ad alcune specialità di eccellenza, in una vera rete provinciale della salute.

Per le Giudicarie il problema della viabilità, data la nostra posizione geografica decentrata, è fra i maggiori. Devo ringraziare le Amministrazioni provinciali precedenti per la realizzazione del tratto Cologna-Forti di Lardaro, ma non ci si può fermare qui. Sappiamo tutti che alla base dello sviluppo di una valle vi è la possibilità di lavorare. Per favorire le nostre imprese locali e per attrarne altre è necessario continuare l’ammodernamento della viabilità verso Brescia: riguardo al tratto Lavenone-Idro si dovrà chiedere l’accelerazione dell’inizio lavori; e se fosse ancora disponibile il fondo comuni confinanti, intervenire sul tratto Idro-Ponte Caffaro. Come per le strade, è necessario che si faccia il più presto possibile anche per portare la banda ultralarga a imprese e cittadini. Non dimentichiamo che dopo la recente ondata di maltempo l’Amministrazione provinciale dovrà essere in prima linea per sostenere il ripristino dell’ambiente e del territorio colpito. Non si dovrà dimenticare la sanità locale. È importante che si operi in modo che il nostro ospedale sia dotato di dipartimenti (ortopedia, chirurgia, radiologia) forti e che il territorio non venga sguarnito dei medici di medicina generale, che costituiscono il primo filtro per la salute delle persone, e in un territorio con una mobilità difficile non vanno nemmeno accentrati in pochissimi poli.

Sindaco di Bleggio Superiore

Per questo mi auguro che il Governo Provinciale sia in grado di dare risposte alle richieste dei Trentini. Fondamentale per attuare ed esercitare una politica autonomista, sarà interpretare, la necessità di creare cultura del Bene Comune e far crescere le nuove generazioni con radici salde fondate su tradizioni e senso d’identità.

Tutto può trovare una configurazione in grado di dare risposte se poniamo i Comuni e la loro autonomia al centro delle decisioni. Quindi una riforma istituzionale a due livelli, Provincia e Comuni che possano gestire i servizi comuni attraverso consorzi di scopo. I comuni devono essere messi in condizione di dare risposte immediate all’interno di un quadro generale normativo semplificato.

Certamente riuscire a risolvere le criticità della viabilità in Giudicarie è di prioritaria importanza. Deve essere posta una grande attenzione alle politiche di utilizzo e sviluppo del territorio (revisione del piano urbanistico provinciale), avendo ben chiaro quelli che sono gli obbiettivi per i nostri territori. Turismo ed Agricoltura devono intrecciarsi per dare ai nostri ospiti la possibilità di vivere la loro vacanza in sinergia con tradizioni, territorio ed emozioni.Non per ultimo particolare attenzione deve essere posta agli attori economici dei nostri territori che, attraverso piani di sviluppo, possano consolidare un’offerta più ampia in termini di servizi promuovendo politiche attive di occupazione e, se possibile, valorizzando sempre più potenziali interventi di partenariato pubblico-privato per investimenti, come servizi e infrastrutture.

Claudio Pucci


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Politica

DICEMBRE 2018

Presidente, dopo la vittoria ha avuto subito un impatto importante con il governo del Trentino in conseguenza della questione maltempo. Come sta gestendo la situazione? Purtroppo abbiamo iniziato la legislatura dovendo affrontare l’emergenza maltempo. I danni subiti, per un importo che si aggira attorno ai 300 milioni di euro, sono davvero ingenti, ma la risposta data dal Trentino, attraverso il suo sistema di protezione civile, i vigili del fuoco, i tanti volontari ed i cittadini stessi è stata davvero eccezionale. In quei giorni sono emersi con chiarezza quei valori civici e quello spirito solidale che fanno parte del DNA della nostra comunità. Ho avuto molti incontri nelle ultime settimane, visitando le località più colpite, incontrando i sindaci ed i rappresentanti delle categorie economiche. Vedo una voglia di reagire, tutti insieme, che mi permette di essere ottimista sul futuro. Il problema più importante che dobbiamo affrontare riguarda l’abbattimento degli alberi, che ha interessato circa 7000 ettari del patrimonio boschivo trentino. Abbiamo creato un apposito gruppo di lavoro, che coinvolge i proprietari forestali, sia pubblici che privati, il sistema delle imprese e i liberi professionisti del settore, con l’obiettivo di condividere le varie azioni da mettere in campo nel più

Nostra intervista al neopresidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti

Equilibrio fra uomo e natura e strade per tenere la gente in montagna Valorizzare l’Autonomia istituzionale e sociale nel richiamo alle vecchia tradizioni di autogoverno in Trentino breve tempo possibile, nell’ambito di un approccio di sistema che privilegi la filiera trentina del legno. Il maltempo ha riportato attenzione sulla questione dell’ambiente e della sua gestione. Qual è la sua visione in proposito? L’attenzione alla cura e alla tutela dell’ambiente sono, ovviamente, impre-scindibili, perché il territorio è il più importante capitale della nostra provincia. Tuttavia crediamo sia importante, contrariamente a quanto fatto negli ultimi anni, che se ne rispetti l’identità naturale. La chiave delle nostre politiche ambientali sarà quella di trovare un equilibrio tra uomo e natura, in modo che entrambi ne possano trarre giovamento. Con il corretto uso delle facoltà autonomistiche dobbiamo creare pertanto un “ambiente” favorevole alla mobilitazione delle energie delle comunità montane, in grado di offrire opportunità a tutti i soggetti che si muovono al loro interno.

Parlando di azione di governo, quali saranno le priorità della sua Giunta? Lo abbiamo detto più volte. Noi siamo qui, grazie al sostegno degli elettori, non per fare rivoluzioni, ma per attuare le riforme, che sono necessarie. Tante cose funzionano bene in Trentino, ma altre hanno bisogno di una correzione di rotta importante. Vogliamo, ad esempio, dare maggiore sostegno alle famiglie trentine, alle coppie che desiderano fare più di un figlio. Interverremo su tutto quello che può essere fatto per sostenere questa scelta, dalle rette dell’asilo nido a un contributo alla natalità non una tantum, ma continuativo. Un altro tema da affrontare è quello del rapporto fra il centro e le valli. I territori devono avere più autonomia nelle scelte e soprattutto servizi adeguati. Le strutture periferiche non possono essere chiuse per risparmiare poche migliaia di euro, come accaduto per le guardie mediche. I cittadini che abitano in montagna devono sentirsi

tutelati al pari di quelli che vivono nel fondovalle. Priorità importante, lo chiedono tutte le categorie economiche, è, inoltre, la riduzione del carico burocratico per le imprese, anche con il ricorso massiccio all’autocertificazione dei requisiti amministrativi. Massimo impegno anche sulle infrastrutture viarie. Siamo fermamente convinti che una viabilità migliore prevenga l’abbandono delle montagne, aiuti il turismo e l’industria, crei i presupposti per il ripopolamento dei paesi e delle valli e favorisca i giovani nei loro spostamenti, legati ad esempio allo studio. Si tratta di un processo a catena, che oggi viaggia nella direzione opposta e che dobbiamo invertire per il bene del nostro territorio. In materia di sicurezza, altra priorità di questa Giunta, abbiamo chiesto alle forze dell’ordine, in cui riponiamo la massima fiducia, nell’ambito del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, un’intensificazione dei controlli e dell’attenzione, specie in alcune zone

critiche. Crediamo che con un rapporto costante e collaborativo si possano ottenere risultati importanti. Naturalmente noi, nell’ambito delle nostre competenze, daremo tutto il supporto possibile. Quanto al tema dell’immigrazione ci stiamo confrontando con gli uffici competenti e faremo le nostre valutazioni. Ma di certo posso dire che cesseranno l’assistenzialismo e l’integrazione forzata a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Qual è il principale obiettivo di governo di lungo termine che si pro-pone per questi 5 anni?

L’auspicio è che la nostra azione di governo possa far crescere l’Autonomia trentina che va comunque rilanciata anche sotto il punto di vista culturale: noi, infatti, siamo autonomi fin dal Principato vescovile, ben prima quindi dell’accordo Degasperi/ Gruber. Noi siamo quelli degli usi civici e delle Carte di regola, autonomie comunali che nei secoli hanno mantenuto la loro individualità. Nasce oggi quindi l’esigenza di fare crescere la “personalità” del Trentino, anche di fronte al Sudtirolo, personalità messa in secondo piano per tanto tempo, a causa delle scelte delle Giunte provinciali che si sono susseguite negli anni passati. Quando parlo del valore dell’Autonomia, però, non parlo solo delle relazioni tra enti politici ed amministrativi, ma anche di Autonomia sociale, ovvero degli altri principi ispiratori della nostra coalizione, fra cui la centralità della famiglia, formata da un uomo e da una donna e quei valori cristiani che sono alla base della comunità trentina.


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Già consigliere del centrosinistra, confermato anche in corsa con il centrodestra

Mario

Matt Da sindaco di Tione a consigliere provinciale con 2.056 voti, soprattutto giudicariesi

I buoni verranno distribuiti presso i punti vendita Conad di Tione di Trento e Cimego a partire dal 9 dicembre 2018, a fronte di una spesa di qualsiasi importo. Il buono non è frazionabile, non dà diritto a resto e non è valido per l’acquisto delle seguenti merceologie: prodotti già in offerta, combustibili, libri, libri di testo, latte infanzia tipo 1 (non promozionabile per legge). TIONE DI TRENTO—Via Filzi BOLBENO COLTURA MONTAGNE PREORE RAGOLI

TIONE—Via 3 Novembre ZUCLO Salumificio SAONE S A O NE Emporio TIONE CIMEGO


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Politica

DICEMBRE 2018 Due gli assessori giudicariesi, Mario Tonina e Roberto Failoni

Una nuova giunta a trazione leghista Detto questo, le Giudicarie certo non possono lamentarsi, in tema di rappresentanza. Mario Tonina sarà dunque assessore all’urbanistica, ambiente, cooperazione ed energia, nonché, fino all’arrivo in giunta di Borga, vicepresidente. Detto del rammarico comprensibile di aver dovuto rinunciare all’agricoltura, tematica nella quale Tonina è un riconosciuto esperto, si tratta di competenze di certo importanti, che lasciano intravvedere sullo sfondo altrettante sfide. Per quanto riguarda l’urbanistica l’impegno principale che si pone è quello della Valdastico, questione annosa dirimente e sempre piena di implicazioni politiche. Ma non solo: la politica per il recupero dei centri storici dei piccoli paesi attraverso meno burocrazia potrebbe essere un obiettivo di legislatura stimolante. Così come per l’ambiente, proseguendo e ampliando alcune misure introdotte da Daldoss come il

Dal 13 novembre il Trentino ha una nuova giunta provinciale, decisamente a trazione giudicariese, vista la presenza di Roberto Failoni e di Mario Tonina, entrambi con significative competenze. E avrebbero potuto pure essere di più, se in giunta fosse entrato anche Mattia Gottardi, più votato della Civica Trentina (secondo partito della coali-

recupero delle aree prative a fini paesaggistici. Poi la cooperazione: detto che la Provincia ha solo poteri di controllo e non di gestione, va detto Tonina conosce molto bene questo mondo: sullo sfondo la questione Sait, dei punti vendita e multiservizi nei piccoli comuni e del futuro della Federazione dopo

lo scorporo del settore credito. Infine l’energia, dove c’è la sfida forse più corposa in termini economici, ossia la scadenza delle concessioni idroelettriche nel 2020, un treno da non perdere per il Trentino e soprattutto per le Giudicarie, terra di grande produzione di energia pulita.

zione); la scelta di Fugatti è stata invece attendere un prossimo arrivo nell’esecutivo di Rodolfo Borga, in data da destinarsi. Comunque, giunta giovane, a forte impronta leghista (5 assessori su 7 attuali lo sono) che inizia il proprio mandato con tre Parlamentari nelle sue fila, Fugatti, Segnana e Zanotelli.

Anche a Roberto Failoni il lavoro non mancherà di certo. L’imprenditore di Pinzolo, lasciato l’assessorato al turismo della Comunità delle Giudicarie è salito all’impegnativo assessorato al turismo, commercio, promozione, artigianato e sport, comparti che rappresentano una buona fetta dell’econo-

mia trentina e del suo Pil. La sfida per Failoni è quella contenuta nel suo programma per il turismo trentino, pubblicato un mese prima delle elezioni: rendere più dinamico un settore che già fa numeri, sburocratizzare Trentino Marketing ed il suo rapporto con gli operatori e le Apt. Per il commer-

cio, sullo sfondo ci sono le questioni del rapporto tra piccolo commercio e grande distribuzione e sul riposo domenicale. Completano la giunta: Mirko Bisesti, giovane segretario della Lega, che ha avuto le competenze su istruzione, università e cultura; Stefania Segnana a cui va l’impegnativo assessorato alla Sanità, politiche sociali, disabilità e famiglia (e a cui si riconduce la prima delibera, con la riapertura del punto nascite di Cavalese); Giulia Zanotelli, che avrà le competenze su agricoltura, foreste, caccia e pesca. Assessore tecnico sarà il commercialista roveretano Achille Spinelli, andranno sviluppo economico, ricerca e lavoro. Prima uscita a Dimaro, per sottolineare anche simbolicamente la vicinanza dell’esecutivo provinciale alle popolazioni colpite dalle piogge di novembre.


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Ambiente


Attualità

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Tisi come l’abate Emmanuel Joseph Sieyès

Monsignor Tisi, un ideologo illuminista per la montagna Che cosa sta succedendo nella chiesa Tridentina, storicamente e secolarmente all’avanguardia dell’intera cristianità se solo pensiamo alla modernizzazione che impresse il Concilio di Trento dopo la sfida con le tesi di Lutero? Monsignor Tisi come l’abate Emmanuel Joseph Sieyès, che con il suo opuscolo “Che cosa è il terzo stato” si affiancò ai grandi illuministi francesi come Marat e Robespierre dalla parte dei sans culottes, del popolo? Pochi sanno che le rivolte politiche in occidente hanno successo soprattutto quando il clero popolare si schiera dalla parte delle richieste del popolo, contro lo stesso clero che invece siede ai vertici insieme alla classe dirigente politica e amministrativa. Mons. Tisi sta offrendo un orecchio e una sponda al popolo della montagna colpito forse dal silenzio che ormai avvolge interi borghi

I

di Marco Zulberti

l dibattito sulla denatalità e l’abbandono delle valli periferiche introdotto da Monsignor Tisi nelle ultime settimane ha scosso la classe dirigente e politica della nostra regione montana in un modo nuovo i cui effetti sono attesi avere ripercussioni nel dibattito e vallate, un tempo vive e produttive, quando le stalle erano aperte giorno e notte, con il rumore notturno dei catenacci, il latrato dei cani, il muggito degli armenti, il canto dei galli, il lavoro ai caseifici e nei boschi, da cui i cittadini si tenevano ben distanti, per la puzza del letame? E’ stato colpito forse da una montagna che si risveglia, qua e là, solo in alcuni luoghi per attirare i turisti durante le festività natalizie o dal fresco estivo, ma in cui l’antica struttura economica agricola e artigianale è scomparsa, sostituita da un diseducativo welfare? La risposta della politica non si è fatta attendere con la proposta del neo Presidente Maurizio Fugatti di

aprire un tavolo di riflessione, una sorta di Stati Generali con i protagonisti della vita montana dalle comunità, non solo amministrative, in cui siano presenti le associazioni, la cooperazione

locale. Il richiamo sulle valli “dormitorio”, spopolate e denatalizzate, con i giovani che ne vanno per sempre, ha paradossalmente costretto la classe cittadina ha riflettere su questa epoca in cui la montagna non è stata raccontata fino in fondo.

commerciale e creditizia, la sanità, la scuola, l’agricoltura e l’artigianato. L’appello di Monsignor Tisi, come quello dell’Abate Sieyès, appare quindi avvicinare, quel concetto

di “popolo” a cui si riferiva anche Robespiere nei suoi discorsi, quando osservava come l’utilizzo dispregiativo del termine popolo era fatta dalle classi dominanti proprio per impedire qualsiasi cambiamento. Nel suo discorso fatto all’Assemblea Popolare nel 1791, curiosamente identificava, per i presunti progressisti di oggi, la sovranità del popolo con la nazione e i suoi diritti, emanati dalle leggi. Secondo alcuni intellettuali di oggi Robespierre sarebbe un feroce populista che combatteva contro la manomorta delle proprietà nobiliari ed ecclesiastiche, contro il popolo? Ammettiamo che viviamo un tempo in cui sono saltati i perimetri dei mercati, dei

diritti e delle leggi dentro cui sono applicate, in cui si è desertificato tutto quello che come la montagna, per la sua vastità e anti economicità di scala non appare più governabile dal centro, spogliando di ogni possibilità di vita che non abbia al centro il commercio di beni, spesso inutili, l’utile, il dividendo, o lo stesso debito. L’appello di Monsignor Tisi, che va a toccare anche aspetti interni alla vita della Chiesa Cattolica che sopravvive all’interno di un perimetro sempre più ristretto, va assolutamente raccolto dagli uomini di buona volontà, da quegli architetti della socialità, che siano dotati dello strabismo necessario, per governare due ambiti sociale e economici come le città della Valle dell’Adige e le mille vallate sperdute che le fanno da corona, ma che hanno smesso di brillare.

La montagna per tutti con il marchio Open Oltre 160 miliardi l’anno il giro d’affari legato alle scelte turistiche di persone con disabilità in Europa Lo scorso 13 novembre, alla Casa della Comunità delle Giudicarie di Tione, si è tenuto un incontro formativo dal titolo “Montagna Accessibile e Marchi OPEN” organizzato dall’Accademia della Montagna del Trentino e dalla Cooperativa HandiCrea sul tema del turismo accessibile. Viaggiare costituisce da sempre uno dei massimi piaceri del vivere: tutti noi amiamo esplorare, andar per sentieri, visitare musei e siti di interesse artistico, naturalistico, sportivo, gastronomico. Non tutti però hanno la possibilità di farlo liberamente in autonomia e sicurezza. E’ il caso delle persone affette da disabilità di diverso tipo, da fisica a sensoriale, da intellettiva ad alimentare, tutte potenziali turisti che necessitano però di servi-

zi e assistenza particolari da parte di siti e strutture ricettive. La Provincia Autonoma di Trento si è mostrata particolarmente sensibile sull’argomento. Da alcuni anni ha attivato un progetto integrato, denominato “Montagna Accessibile”, con l’obiettivo di fare del Trentino una destinazione turistica per tutti attraverso la creazione e lo sviluppo di una vera cultura dell’accessibilità. A tale scopo è stato creato il marchio OPEN, una certificazione di qualità nata dalla collaborazione con le categorie economiche e con chi opera nel mondo della disabilità, per garantire un elevato standard di accessibilità relativo non solo all’eliminazione delle barriere architettoniche ma anche agli aspetti organizzativi e sociali delle realtà. L’Ac-

cademia della Montagna è la fondazione istituita dalla Provincia che ha tra i suoi compiti quello di attuare til progetto. Attualmente esistono quattro tipi di marchi OPEN rife-

riti alle strutture ricettive, commerciali e di pubblica utilità (OPEN), ai territori (OPEN AREA), al sistema città (OPEN CITY) e a manifestazioni sportive e culturali (OPEN

EVENT). Tra gli eventi che si sono fregiati del marchio Open EVENT rientrano i Campionati Mondiali di sci nordico del 2013 in Val di Fiemme e le gare di sci 3Tre di Madonna di Campiglio. “Per ottenere il coinvolgimento dei soggetti economici, la sola questione etica non sarebbe bastata - afferma la Direttrice di Accademia della Montagna Iva Berasi -. È stato quindi necessario far capire loro che il turismo accessibile rappresenta anche un’enorme potenzialità di mercato”. Un business inesplorato che poggia su numeri notevoli e in crescita: 80 milioni di persone con disabilità in tutta Europa di cui il 70% ha la possibilità economica di viaggiare, il 60% predilige la vacanza attiva e produce un giro di affari di oltre 160 miliardi

di euro l’anno. Dotarsi di questo marchio vuol dire quindi dotarsi di un elemento distintivo capace di attrarre questa specifica utenza. Il richiedente interessato a conseguire il marchio OPEN lo può fare contattando Accademia della Montagna. Nel nostro Comprensorio sono dotati del marchio OPEN il percorso BAS BoscoArteStenico e l’ufficio dell’APT Terme di Comano, mentre è in fase di certificazione l’Hotel Sassdei di Andalo. Da ultimo si segnala l’app gratuita “Trentino accessibile” che in base alla posizione dell’utente fornisce una lista di luoghi e strutture filtrati e ordinati in rapporto alla loro accessibilità. Massimo Ceccherini


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Dopo le dimissioni di Mattia Gottardi, traghetterà Tione fino alle elezioni

EugenioAntolini sulla poltrona di sindaco A maggio il voto. “Non mi tiro indietro” di Chiara Garroni Eugenio, come vede questo momento politico, dopo i risultati elettorali delle elezioni nazionali di marzo, e delle provinciali di ottobre? L’aria era questa, e si percepiva, ma un risultato così netto non penso se lo aspettasse nessuno. A Trento i politici hanno sottovalutato i segnali. Come sempre, quelli di sinistra si sentono superiori, e ciò li ha penalizzati. E poi non hanno mai vissuto i territori, anche fisicamente, non si facevano mai vedere. Con poche eccezioni, non han provato nemmeno a capire i problemi della periferia, le scelte al 90% erano per Trento. E Ugo Rossi? Non ho capito l’accanimento contro Rossi. Ma come, stai in giunta e lo appoggi fino all’ultimo giorno, e poi non lo vuoi? Perché poi? Non lo meritava! Io ho avuto piacere del risultato di Rossi, un 12% che è sembrata una gratificazione morale. Che pensa della nuova giunta? Non sono negativo a priori, voglio aspettare e vedere cosa faranno. E poi, non dimentichiamolo, sono stati votati dalla gente, non mi sembra un particolare da ignorare. E per le Giudicarie come la vede? Questo è un momento storico per le Giudicarie: tre consiglieri in maggioranza, di cui due assessori, è importante per il nostro territorio. E sono tutte persone che hanno competenze, esperienza, e sanno amministrare. Anche se, quando si è in Provincia bisogna ascoltare tutti, non sarebbe giusto penalizzare altri territori che non hanno rappresentanza. Passiamo a Tione. Ci sono lavori da concludere in questo scampolo di legislatura? Sì, i lavori sul viale centrale e la piazza, l’arredo di via Roma con la zona davanti al cinema, l’elettrificazione di una parte del monte, e questo in collaborazione col Co-

Eugenio Antolini, vicesindaco di Tione, ha assunto il compito di guidare il Comune fino alle elezioni di maggio, dopo le dimissioni di Mattia Gottardi, eletto in consiglio provinciale lo scorso 21 ottobre. Ora occupa il posto che fu di suo padre Gianantonio, sindaco Dc del capoluogo giudicariese per 12 anni, dal 1980 al ’92. In famiglia, ci dice, non si parlava delle questioni del Comune, e la prima volta che lui si rese conto che il padre si era candidato fu perché un conoscente gli dis-

se “Tuo papà diventerà sindaco” mentre lui dodicenne era impegnato in una partita di calcio, con la squadra dei ragazzini di Tione. Ricorda bene però i continui attacchi sulla stampa, ad inizio anni ’90, quando si trasferì la lotta politica dai consigli comunali ai tribunali e si faceva opposizione a furia di denunce. Antolini ne subì tante che non portarono a niente, visto che non arrivò nessuna condanna. proposta, per un turismo diverso. Un polo della montagna, con i sentieri per trekking, le mountain bike, che sappia coniugare la cultura della montagna allo sport, ai prodotti locali. E tutte le strutture inutilizzate che ci sono? Questa è una partita im-

mune di Sella Giudicarie, a cui hanno aderito circa 115 utenti. Stiamo predisponendo il terzo lotto dell’acquedotto del monte, fatto in modo da permettere il passaggio di cavi per una futura elettrificazione. La biblioteca è a buon punto, in gennaio faremo la gara d’appalto per gli arredi, 600 mila euro di cui 480 mila di finanziamento Pat. Sempre in gennaio gara d’appalto anche per la palestra delle Scuole Medie, con lavori da iniziare a giugno. Ci sarà poi da sistemare anche l’acquedotto di Saone, e assieme ad Asm useremo per l’illuminazione lampadine led a risparmio energetico, in gran parte del paese. Sempre nell’ottica del risparmio metteremo caldaie a basso consumo nelle scuole, al bocciodromo, in biblioteca. E per il futuro, quali sono gli obiettivi? Riempire questo contenitore! Ci sono ormai tante strutture, ma non si può solo pensare a nuove opere pubbliche. Ora serve investire nel sociale, nella cultura, negli anziani, ma anche nei giovani per tenerli qui a lavorare, ed in una intelligente e innovativa proposta turistica.

Cosa c’è da fare secondo lei per il turismo? Stiamo facendo una studio di fattibilità, ed abbiamo già avuto una sovvenzione da parte della Comunità di Valle, inserita in un progetto innovativo più ampio, per ridare vita a quello che era il rifugio Le Sole. Ma non basta rifare la struttura, bisogna inventare una nuova

portante, e non possiamo giocarla da soli. Bisognerà coinvolgere la Provincia, ed altri enti, per un uso intelligente delle strutture che ci sono, ed anche di quelle in disuso. Non solo sono brutte, ma possono diventare pericolose, ed hanno comunque un costo.

Si candiderà per le prossime elezioni di maggio? Vedremo, io non mi tiro indietro. Il mio gruppo si sta riunendo, e stiamo parlando anche con l’altro gruppo di maggioranza. Per Tione è auspicabile una continuità amministrativa, ci sono progetti importanti da concludere e rilanciare il paese. Direi la fase due di quello che abbiamo iniziato. La sfida è trovare le caratteristiche peculiari di Tione, ed un progetto che investa in tutto quello che può definirsi cultura e vita sociale.

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Attualità

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I danni per il Tentino sono stati ingenti, si calcola che superino i 300 milioni di euro, concentrati soprattutto a Dimaro, dove il Rio Rotian è esondato distruggendo un campeggio e diverse abitazioni e causando una vittima, una mamma travolta nella sua abitazione con gli altri familiari che si sono salvati per un miracolo, e in Valsugana. Tutto sommato rispetto ad altre zone del Trentino e soprattutto del Veneto, i danni dovuti all’acqua in Giudicarie, pur essendo notevoli, sono stati limitati e non hanno portato a incidenti per la popolazione. Sicuramente tutti gli interventi di prevenzione effettuati in questi ultimi trenta anni, dai Bacini Montani e dai Comuni, lungo il corso dei torrenti e dei fiumi hanno contribuito a prevenire danni maggiori. A differenza di cinquanta anni fa, lunedì 29 ottobre verso il termine delle precipitazioni si è scatenato un vento eccezionale, una sorta di tornado, con correnti ad oltre 200 chilometri, che ha causato gravissimi danni al patrimonio boschivo in numerose valli laterali. Anche in questa emergenza la popolazione ha potuto contare su un sistema di protezione civile diffuso capillarmente sul territorio e che ha contribuito ad affrontare le emergenze garantendo sicurezza per i cittadini. Si sono visti migliaia di vigili del Fuoco volontari al lavoro per presidiare fiumi e torrenti, per ripristinare strade, per svuotare cantine e appartamenti, per aiutare chi era nel pericolo. Facciamo il punto della situazione con il Vicepresidente della Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari del Trentino, Luigi Maturi, già comandante del Corpo di Pinzolo e da un anno impegnato in questo importante compito. Maturi, ci dia qualche numero a testimonianza dello straordinario sforzo dei Vigili del Fuoco trentini impegnati in questa emergenza Sono oltre 3.500 i Vigili del Fuoco Volontari intervenuti in tutti i Comuni, coprendo tutto il territorio del Trentino. Sicuramente la situazione più drammatica è stata quella di Dimaro dovei è morta una signora ed i danni sono stati ingentissimi, ma situazioni problematiche sono state registrate in tutto il Trentino testimoniate dalle oltre 6000 chiamate giornaliere al 112 numero unico per le emergenze. La generosità dei nostri Vigili ha permesso di intervenire in aiuto anche alle popolazioni e ai territorio limitrofi al Trentino colpiti dall’alluvione e principalmente nell’Agordino e nella zona di Arabba. Che valutazioni si possono fare dopo questa emergenza, ci sono stare cose che non hanno funzionato e cosa fare per migliorare ancora il nostro sistema di

Migliaia i volontari dei Vigili del Fuoco e della protezioni civile impegnati a difendere territorio e popolazione

Giudicarie: si contano i danni della tempesta di fine ottobre di Enzo Ballardini

Un’estate ed un inizio autunno particolarmente asciutto e poi fortunatamente una perturbazione che avrebbe dovuto portare l’acqua tanto attesa da molti mesi. Ma già le previsioni avevano fatto partire l’allerta, non si trattava di una perturbazione normale ma di un evento particolarmente significativo. Fino al 27 ottobre erano caduti in Trentino appena poco meno di 600 millimetri di acqua e la previsioni per

protezione civile? Durante questi giorni abbiamo potuto constatare, prosegue Maturi, la grande sinergia che si è creata in Trentino tra tutte le forze della Protezione Civile, con i Vigili del Fuoco in prima linea, e tutti i servizi provinciali a partire dai Bacini Montani, Forestale, Viabilità, Servizio geologico. Questa collaborazione

ha permesso di intervenire in modo tempestivo per risolvere le emergenze prima che diventino ingestibili. Abbiamo a disposizione un sistema potente e coordinato del quale possiamo essere fieri. Il punto della situazione in Giudicarie lo facciamo con Gianpietro Amadei, Ispet-

i successivi tre giorni erano di oltre 300 millimetri. A posteriori si è constatato che le previsioni erano azzeccate, le precipitazioni in Giudicarie sono state eccezionali, oltre 300 millimetri, ed hanno superato quelle registrate dall’alluvione del 1966 (244 millimetri) che portò gravi danni in tutto il Trentino con diverse vittime anche in Giudicarie e l’esondazione dell’Adige a Trento.

tore distrettuale dei Vigili del Fuoco per le Giudicarie. “Sono oltre 600 i Vigili giudicariesi appartenenti ai 37 Corpi intervenuti sul nostro territorio – spiega Amadei - Le situazioni di maggiore criticità si sono registrate a Madonna di Campiglio, Spiazzo e Ragoli interessate da frane e colate di fango, Cimego e Baitoni per dan-

ni alla linea elettrica ad alta tensione. Durante tutti i tre giorni c’è stato un presidio continuo di tutto il territorio che ha permesso in molti casi di prevenire danni maggiori causati dall’acqua. Abbiamo constatato, prosegue Amadei, un’ottima collaborazione con i Comuni e con i Sindaci, con l’intervento immediato, dove serviva, di

ditte private con mezzi meccanici per risolvere in brevissimo tempo tutte le problematiche. Tutti i Corpi dei Vigili sono stati impegnati in seguito alla caduta degli alberi, nel lavoro di ripristino della viabilità e lungo le linee elettriche. Diversi pompieri giudicariesi sono stati impegnati fuori dal nostro territorio ed in particolare in Valsugana, nella zona di Levico, per aiutare i colleghi nel ripristino della viabilità e linee elettriche”. Superata l’emergenza ora Provincia e Comuni dovranno affrontare velocemente le azioni di ripristino e sistemazione del territorio. La Giunta provinciale ha stimato i danni in oltre 300 milioni di Euro e sta predisponendo le norme per mettere a disposizione dei privati e Comuni i fondi necessari per indennizzare i danni subiti e ripristinare alla normalità infrastrutture e servizi. Nelle prossime settimane si potranno conoscere nel dettagli questi provvedimenti per permettere interventi immediati di sistemazione.

Devastati migliaia di ettari di bosco Intervista a Giacomo Antolini respomsabile dell’Ufficio Forestale delle Giudicarie Per quanto riguarda le devastazioni al patrimonio boschivo, dopo l’intervento immediato per ripristinare la viabilità si tratterà di prelevare un quantitativo enorme di legname recuperandone il valore economico e cercando di limitarne le perdite. Abbiamo sentito a questo proposito l’Ispettore Distrettuale Forestale, il dott. Giacomo Antolini che ha tracciato un quadro dei danni subiti a causa del vento. Come è la situazione causata da questo che possiamo definire quasi un tornado? La situazione è stata sicuramente eccezionale e non ha paragoni a memoria d’uomo. Venti eccezionali, mai visti nelle nostre valli, hanno causato la distruzione di interi versanti boschivi. In Trentino abbiamo registrato oltre 2milioni e mezzo di metri cubi di alberi schiantati su una superficie superiore a 10.000 ettari, pari al quantitativo di cinque anni di ta-

gli ordinari di legname. In Giudicarie, per fortuna, i danni sono stati minori ma comunque abbiamo registrato 160.000 metri cubi di schianti. Particolarmente colpita la Val Rendena con 70.000 mc. In particolare nel Comune di Porte di Rendena l’Asuc di Javrè è quella che ha subito più danni con schianti per oltre 8.000 metri cubi a fronte di una ripresa annua di solo 500 mc., pari quindi a 16 anni di tagli ordinari, oltre ai danni ai privati per 6.000 mc. L’Asuc di Villa Rendena conta danni per 3.000 mc, pari a quelli subiti dall’Asuc di Vigo Rendena, mentre sono 1.000 i metri cubi di schianti subiti dall Asuc di Verdesina. Pesanti danni anche per l’Asuc di Borzago con oltre 6.000 mc, pari alla ripresa di cinque anni, seguita da quella di Fisto con 2.000 mc e Mortaso con 1.000. Gravi i danni anche il Valle del Chiese dove si calcolano in 65.000 i mc di legname schiantato, fra i Comuni con i

danni maggiori quello di Valdaone, il più esteso come superficie, con oltre 22.000. mc. Con la regia del Bim del Chiese, che da anni supporta i Comuni per la gestione dei lotti di legname, si avvieranno azioni comuni per cercare manodopera per intervenire nel recupero del legname e relativa vendita e nella sistemazione delle aree forestali. Migliore, si fa per dire, la situazione della Busa di Tione e delle Giudicarie esteriori dove

sono 23.000 i mc di schianti su una superficie di 418 ettari. Nelle zone colpite dal vento come si dovrà intervenire; rimboschimento o cambi di cultura? Adesso il problema principale sarà quello di trovare le ditte di boscaioli che possano recuperare gli schianti. Se il legname dovesse rimanere nel bosco per molti mesi si rovinerebbe e diventerebbe impossibile utilizzarlo a fini industriali. Il problema che le Amministrazioni troveranno saranno legate alle difficoltà del mercato in seguito ad un aumento consistente dell’offerta di legname e con il pericolo della diminuzione dei prezzi e quindi delle entrate per Comuni e Asuc. Successivamente bisognerà predisporre un piano di intervento valutando le diverse situazioni, schianti di singole piante, schianti più diffusi, fino a schianti di interi versanti, per garantire la sicurezza dal punto di vista idro-geologico.


Europa Non si capisce nemmeno che cosa vogliano raggiungere quei sovranisti che usano la propaganda nazionale per generare nel popolo sentimenti e pulsioni antieuropeisti. Dicono che bisogna “ distruggere “ questa Unione europea, ma non si capisce chiaramente quale possa essere un nuovo progetto. Vi sono solo grottesche affermazioni che rasentano le allucinazioni. Così facendo vogliono forse illudere la gente con un “ sogno del dopo “. Di fronte ai gravi problemi del mondo che possono essere affrontati e gestiti solamente da forze unite quali può essere l’Unione europea, ci si muove verso una “tribalizzazione” la quale potrebbe portare, anche in tempi lontani, ad un autoritarismo che l’esperienza storica ha visto definirsi in varia maniera secondo la nazione in cui si è generato e che in Italia è noto come “fascismo”. Continuando ad affermare il “primo di tutto” nazionale può arrivare a convincere realmente molti della opportunità, se non della necessità di avere poteri forti, che potrebbero poi rivelarsi troppo forti. Si corre il rischio di creare nella società addirittura un disinteresse nei confronti delle regole per assumere a modello legittimo il “fare”. Si corre il rischio di generare nella gente senti-

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Arroganza e tribalismo minano l’unità europea di Paolo Magagnotti L’anno che sta per concludersi termina con un’Europa che nella sua unità è politicamente fragile; fragile e disorientata. Una fragilità con la quale si troverà ad affrontare il nuovo cammino nell’anno che verrà. Il rafforzarsi di una irresponsabile propaganda antieuropeista marcata da un nazionalismo patologico menti e conseguenti atteggiamenti che vanno oltre il deprecabile ”me ne frego” dei trattati, della legge e di altre norme, il che potrebbe portare ad un indebolimento della democrazia sociale. Un tale assetto sarebbe estremamente pericoloso perché, come afferma il noto giurista Gustavo Zagrebelski “non esiste democrazia politica se non c’è democrazia sociale”. Anche atteggiamenti oratori volgari, sguaiati e arroganti possono essere fonte di alimento per pulsioni non sempre democratiche e controllate. Aggressività da una parte e tribalismo dall’altra parte sono potenti catalizzatori

nemici dello stato democratico. In Italia assistiamo a quotidiani talk show politici dove prevalgono voci dei politici, operatori dell’informazione e spin doctor

non è certamente di buon auspicio per proseguire quel cammino di unità e fratellanza fra i popoli europei avviato da leader politici coraggiosi lungimiranti dopo due “suicidi di massa” originatesi nel cuore dell’Europa e che hanno mietuto vittime di tanti popoli del mondo.

ma poca presenza di giuristi che richiamano al rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto. Sembra che l’unica voce in difesa della nostra Costituzione sia il

presidente della Repubblica . Ed è ancora Zagrebelski a destare attenzione verso il pericolo che può determinare “la forza normativa del fatto”, che tanto piace a chi è allergico alla democrazia e amante del “fatto” tanto caro ai “Macher”. Tempo fa titolato un mio articolo su questo Giornale “Venti di fascismo sull’Europa”. Non ho ora motivo di cambiare idea perché purtroppo non ho visto quel vento diventare nemmeno brezza. Questo stato di fatto dovrebbe portare ad una reazione popolare democratica, di cui purtroppo non riesce difficile vederne i germi.

Fra poco più di cinque mesi, alla fine di maggio, gli elettori di 27 Paesi dell’Unione Europea, che salvo eventi clamorosi sarà rimasta purtroppo orfana del Regno Unito, saranno chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento europeo. Voglio augurarmi che il senso della storia, ragionevolezza, riflessione sulle conseguenze delle decisioni per il futuro possono contribuire ad offrire agli elettori elementi di valutazione per scelte ponderate. Un compito, questo, che spetta anche agli organi di informazione, che dovrebbero essere maggiormente impegnati nello spiegare qual è stata la storia d’Europa, che cosa ha fatto di tanto buono l’Unione europea di De Gasperi, senza dimenticare evidentemente aspetti critici, ed essere precisi nello smentire le molte bugie di certi politici su Bruxelles.

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Il Saltaro delle Giudicarie

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Sembra che l’interessante discussione sia nata dall’avanti e ndrè della Maroca, malconcia e barcollante, tutta presa dal rifornire i tavoli di fiaschi di vino, bevanda preferita dalla sua illuminata clientela. “El mond l’è proprio tut n’avanti e ndrè...n’a volta ghe na roba che funziona, el di dopo no la funziona pu...dopo la torna a funzionar...così l’è ormai la vita” sta dicendo con amarezza l’Abele, nostalgico di quando la vita era sempre quella, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Ah che tempi! Allora si era poveri, ci si accontentava di poco e si viveva meglio. “Varda, anca il lac de Roncon el va avanti e ndrè, meio, su e giù, e no l’è per gnent en bel divertimento...” si lamenta el Poldo che ci tiene e non poco al lago del suo paese, vera perla lacustre delle intere Giudicarie. “Basa manina, na volta el to lac nol neva né su né giu, l’era na pozza e basta...” dice la sua l’Abramo con un sorriso irridente. “Tasi ti furbo, che al to paes ghe sol do fontane, engusade anca quele...”risponde piccato el Poldo. “L’è come el to cont en banca, su e giù...ma ultimamente quasi sempre giù..” aggiunge l’Arrigo il terribile. L’Abele teme l’accendersi di un conflitto e cambia discorso: “Vardè en la piazza, ghe la Teresa che lè la quarta vota che la passa, la sedica a nar avanti endrè per veder se la encontra el Giacomino...l’è ennamorada da morir, ma il Giacomino gnanca el la ca…..” “ Poreta, el so no l’è en bel divertimento, el so avanti endrè l’è na pena... quel Giacomnino lì l’è proprio en villanzon...el crede de esser bel come Marlon Brandon, envece l’è en cavrer che el ghe fa pora anche a le so cavre...” interviene l’Orsolina per la dignità delle donne. E fa bene. “Tasi... ecco...varda l’Elvira, la suocera del Germano, la dev’esser cattiva come l’arsenico...i continua a mandarla via, ma ela la torna, la sta via en par de dì e po rientra da so fiola...l’è tut n’avanti endrè...” sorride l’Osvaldo. “Le done le è fatte così... varda la Marisa, la putela del Gaspare, el me dis el Rafaele, el so moros, che iè do ani che i se vol ben, ma ela non la mola...e qualche volta la par anca ben disposta, ma po la torna endrè...fin che nol la sposa gnente sesso...” dice ancora l’Archimede. “Mi l’avria mandada a quel paes da en bel po, ma!” taglia corto el

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

Anca a Roma l’è tut n’avanti e ndré Ah...che mondo! E’ sempre più pazzo, stravagante, bislacco. Un giorno regna la pace, il giorno dopo scoppia la guerra, l’economia tira, sembra che tutto vada bene, poi, all’improvviso, arriva la crisi e giù tutti per terra. E ci si mette anche il cielo. Bel tempo per mesi e mesi con tanta serenità diffusa negli animi e nelle cose, all’improvviso la catastrofe con bufere d’altri tempi, valli semi distrutte, città e paesi allagati, morti e feriti. C’è da

perdere la testa, non è facile adattarsi a tante strampalate evenienze. Hanno ragione gli Avanti E ndrè, duo musicale nostrano, noto in tutta Italia, con la loro canzone “Avanti e ndrè, che bel divertimento!”, solo che è proprio il divertimento che spesse volte manca. Questo è il tema natalizio degli amici del bar della Maroca. Ne discutono con fervore ed al vostro Saltaro non resta che ascoltare e condividere. el manganell...” prova a dire l’Abramo. “En tant la sistemà i migranti...” dice l’Alfredo fino ad allora silente. “Non me par no, ...i ne manda endrè na desina e ne torna domila...anca lì l’è tut n’avanti endrè..., scoraggiato el Pino Sega, fine dicitore,...e dopo i conti noi torna pu...lo “spread” el va su e giù.. pu giù che su...la disoccupazion la va sol en giù, el debito pubblico invece el va semper pu en su... non l’è en gran divertimento” “E po i nosi governanti

Beppino che ha avuto tre figli da due donne diverse senza essere sposato. “Certo che la piazza le en bel veder, se te varde la zent che passa, te capisce come gira el mondo...” sentenzia l’Arturo il saggio. “Eh si, te gai reson, varda el Pino, por diavol, el gira el paes tut el di, sol come en can, nol sa en do nar, cosa far, dopo che ghe mort la Furia, la so cagna, l’unica che ghe feva compagnia, l’è diventa mez stupido…, dice pietoso el Poldo,... el so no l’è certo en bel divertimento...” “L’è come Robert, el ga la morosa, la moglie del Taca, che la lo tol per le bale e la ghe magna fora tuta la pension...” sparge malizia l’Abramo. “E si che iè ani che i va avanti e ndrè, en dì i bega, el dì dopo i fa la pace...tanto el vecio Taca el dorme...el dorme anca en pè...” concorda l’Orsolina invidiosa. “Si, si, l’è tut n’avanti e ndrè... ma anca la politica no l’è diversa...”svia come al solito l’Abele. “L’è vera, quel Di Maio el podria cantar ensema agli “Avanti e ndrè”. Ogni dì che passa el dis qualche monada, el dì dopo el dis che non la dita, e ne dis n’altra, che po dopo el la

iè semper avanti endrè da Brusselles, ma quei lì, todeschi, francesi e compagnia bela, no i ghe parla gnanca… “cazzi vostri”, el par che l’abia dit el presidente dell’Europa…., interviene l’Archimede, che legge tutti i mesi Famiglia Cristiana,...podem dir che el Governo che gaven ancoi l’è el governo degli “AvantiEndrè che bel incasinamento”...chisà come la narà a finir.” “Si però, anca quei altri, le minoranze , iè ben per aria...el Pd iè campioni dell’avanti endrè, l’è tut en begar, cambiar, spu-

tanar l’un con l’altro, na volta i neva avanti e la volta dopo endrè, adess i va sol en giù, ma giù, giù...en po me despias...” dice con malinconia l’Arrigo, vecchio comunista. “E Forza Italia l’è amo pegio...quella le drè che la sparis...” dice esausto Pino Sega, berlusconiano da sempre. “Questa l’è l’Italia...dale piaze dei paes a le piaze de Roma l’è tut n’avnti endrè...che el Signor el varde giù...” implora l’Abele “Si, proprio, con tut el nos nar en ciesa che fem... el pol proprio vardar en giù...”conclude l’Orsolina, mai come stavolta saggia e genuina. Il vostro Saltaro ancora una volta vi ha resi partecipi di una importante lezione di sociologia. Che vi possa servire. Auguri di tutto cuore dall’alto dei Cieli.

smentisc...mi non capiso quell’ omett lì...te el vedi dala facia che non l’è dei nosi...el ga de certo noni marochini, el parla tal qual come lor...l’è mez capo del Governo, ma non sa neanca da che banda l’è voltà..l’è tut n’avanti endrè...” l’Archimede quando parla di politica è come al solito salmastro. “L’è pu sodo el Salvini, non l’è certo de origini marochine, anzi, quel lì el ga origini ostrogote, visigote, l’è dei nosi, ensoma...l’è bon de usar la spada e anca

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Territorio

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Attualità

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A parlare è Gianluigi Tregnaghi, del gruppo di fisici che si sono avventurati nella proiezione tridimensionale di immagini. “La proiezione dell’immagine di un oggetto in aria veniva usata già attorno al 1860 dagli illusionisti. Proprio da quegli studi discenderanno modalità più attuali e, forse, applicazioni che ci coinvolgeranno tutti”. Qui ci addentriamo in meandri tortuosi. “La proiezione dell’immagine di un oggetto in aria - racconta Tregnaghi - in passato si avvaleva di un sistema di specchi e funzionava perfettamente. Utilizzando al posto di un oggetto un display e cercando di proiettare le immagini del display, argomento già trattato in decine di brevetti, ci si è accorti che né la trattazione matematica classica, né la parte brevettuale già realizzata, erano sufficienti per spiegare alcune osservazioni sperimentali realizzate man mano che lo studio della tecnologia procedeva”. Come succede per ogni invenzione che si rispetti, cercando una cosa se ne è trovata un’altra. Nella fattispecie “è la possibilità di proiettare l’immagine, visualizzata su un display a due dimensioni, in aria, con componenti tridimensionali”. Chiaro? “L’innovazione più interessante di questa tecnologia - cerca di chiarire Tregnaghi - consiste nell’assenza di schermi, in quanto l’immagine si forma in aria. Altra innovazione: la ricostruzione

Dai giochi per bambini all’automazione, l’immagine esce dallo schermo e si forma in aria

Realtà aumentata e immagini virtuali: la 3Dive approda a Storo di Giuliano Beltrami

Realtà aumentata. Termine misterioso per i più. Ci sta lavorando un gruppo di fisici che cammin facendo sono andati oltre. E cammin facendo sono arrivati a Storo. Calma, e una cosa alla volta. La realtà aumentata, cos’è? “Dare informazioni che vanno oltre la realtà percepita con i cinque sensi. L’ocparziale delle componenti tridimensionali dell’immagine, che proviene da un normale display a due dimensioni”. Finito di confondere le idee con la fisica, vediamo alcune applicazioni che possono servire anzitutto a far sorridere. Dagli studi di Pierluigi Tregnaghi e del fisico teorico Enrico Benassi è uscito un gioco per bambini: una scatola in grado di estrarre da un telefono immagini e di proiettarle in aria. “In realtà le applicazioni sono tantissime - dice Tregnaghi - dove c’è di mezzo un display la nostra tecnologia è applicabile; stiamo realizzando la videoconferenza con componenti tridimensionali, cioè siamo in grado di vedere, sospesa in aria, la persona con

cui parliamo: una cosa vista in ‘Guerre Stellari’ da bambino”. Si sta lavorando ad altre applicazioni. Per il settore automotive, proiettare i dati di bordo dell’automobile e la visualizzazione del navigatore in aria davanti al condu-

chio è la parte più facile da spiegare: pensiamo agli occhiali che proiettano informazioni direttamente nella retina; pensiamo alle mappe del navigatore che tutti utilizziamo. Questa tecnologia era nata per i piloti di aerei militari che dovevano avere i dati di volo negli occhi e contemporaneamente scrutare il cielo per combattere”.

cente, per evitare di distogliere gli occhi dalla strada. Con Tregnaghi si potrebbe parlare per ore sulla stereoscopia, sulla reazione del complesso occhio-cervello, sulla possibilità di vedere un oggetto da tutti i lati... “Vedere un oggetto da tutti i lati. Ci stiamo la-

vorando. Oggi puoi girare attorno all’immagine, ma vedi sempre la stessa faccia”. Fermiamoci e chiediamo: Storo cosa c’entra in tutto ciò? Perché la 3Dive (questo il nome della società) ha preso sede nel coworking creato dal Comune di Storo in collaborazione con il Consorzio Elettrico. Sorride Tregnaghi: “Puramente casuale, come molte cose che accadono nella vita. Di mezzo c’è un bando della Provincia di Trento cui abbiamo partecipato. Chiedeva fra l’altro una sede operativa in Trentino, che abbiamo cercato a Storo, dove abbiamo trovato un interlocutore affidabile come l’assessore allo sviluppo economico Stefano Poletti. Storo perché è il comune più vici-

no alla provincia di Brescia. Poteva sembrare un banale pretesto, ma in realtà ci siamo resi conto di aver trovato un’accoglienza che altrove non abbiamo trovato”. E ora? “L’evoluzione della ricerca è veramente complessa: si procede per step. Abbiamo realizzato un brevetto. E se il brevetto non è semplice, figuriamoci l’utilizzo. Ne stiamo realizzando altri 3. Ci sono problemi finanziari; c’è la concorrenza delle imprese grosse: se hai un’idea buona, dopo poco tempo trovi quella che deposita dieci brevetti simili. L’unica possibilità che abbiamo è cercare alleanze con aziende grosse a cui dare la nostra nicchia di competenza”. Intanto si realizzano i prototipi. Come l’acquario virtuale che Gianluigi Tregnaghi ha sulla scrivania. “E’ simpatico: ogni tanto mi giro e vedo i pesci guizzare nell’aria. Ha il vantaggio - conclude - che non devi dar da mangiare e pulire la vasca”.

EDITORIALE di Adelino Amistadi

Un bilancio un po’ contratto Continua dalla Prima In questi giorni, poi, quando sembra che chi scrive su taluni giornali sia solo funzionale a qualche potere, pronunciarsi sulle cose di governo diventa estremamente arduo, anche se personalmente, in coerenza pure con la linea di indipendenza questo Giornale, rivendico in assoluto la mia serenità e franchezza nel dire quel che penso, l’ho sempre fatto e lo farò sempre. A differenza di altri io non sono mai stato iscritto a nessun ordine professionale, e mi trovo ormai da qualche anno orfano di qualsiasi confessione politica ed ideologica. Quando scrivo, infatti, esercito il diritto costituzionale di espressione che spetta ad ogni cittadino, senza ambiguità e tanto meno complicità alcuna. Questo mi rende più libero di altri, non essendo sottoposto a giudizi o rimbrotti di chicchessia. Sono al servizio delle Giudicarie e dei suoi abitanti, ed è questa l’unica cosa che mi interessa e mi rende orgoglioso. Con questo spirito mi accingo a fare il punto sulla attuale situazione politica nazionale con tutte le precauzioni del caso, le cose potrebbero cambiare da un giorno all’altro. Una specie di bilancio del governo giallo-verde (Lega e M5S) che domina la scena da quasi un anno.

A seguire le cronache politiche sui media, giornali, tv, facebook, ecc, c’è veramente da perderci la testa. C’è un governo il martedì e uno il giovedì. Una maggioranza il sabato e un’altra la domenica. E per fortuna che c’è il “contratto” che rimette a posto le cose, se c’è un dubbio c’è pronta la scusa: “c’è nel contratto”, se c’è dissenso fra le due parti, ci si aggrappa a “non c’è nel contratto” e cosi sia. Ma in realtà tutto si va sfilacciando, come quei matrimoni che si tengono insieme solo per i figli, che in questo caso sono le elezioni europee di maggio, elezioni basilari per tracciare il futuro dell’alleanza. Nel governo è lite continua. Con-

trasti e contraddizioni sono all’ordine del giorno, l’”avanti e ndrè” è diventata la musica preferita dei nostri politici. I due leader, Di Maio e Salvini, vanno ciascuno per la propria strada, salvo riappacificazioni periodiche all’acqua di rose. L’impressione è che il governo del cambiamento si sia impantanato e non sappia più come uscirne. D’altronde siamo di fronte a due forze alleate, ma con culture politiche e visioni ideologiche totalmente diverse, purtroppo senza una visione condivisa del futuro dell’Italia e dell’Europa. La Lega è un partito con solida cultura di governo, al centro come nelle periferie, portata al pragmatismo e, quando

serve, anche al compromesso. Di Maio, invece, deve fare i conti con la Casaleggio e C. da una parte e con il diffondersi del malcontento all’intero del Movimento che insidia non poco la leadership dello stesso Giggino. Salvini è ormai un vero leader riconosciuto, non teme rivali al suo interno: detta la linea, fissa gli obiettivi, e per tutti è ok, nessuno ha niente da dire. Giggino Di Maio è sempre al lotto, ha nemici dentro e fuori, ed è costretto a spararle sempre più grosse per restare a galla e sfuggire all’accusa di essere “el ceregot” di Salvini, come in effetti, è. Nonostante questi problemi, acuiti dalle difficoltà di rapportarsi con l’Europa, sempre più attenta alle vicende italiane, è difficile però che questo governo nell’immediato entri in crisi. Per la semplice ragione che la sua caduta non conviene a nessuno. Certamente non è nell’interesse dei due partiti alleati. E’ vero che la Lega ha, sondaggi alla mano, grandi speranze, ma dei sondaggi è meglio non fidarsi troppo. Per il M5S vale il contrario, andare alle urne senza alcun risultato positivo, sarebbe la fine di Di Maio e dello stesso Movimento. Ma anche l’Europa, nonostante i severi ammonimenti, minacce e sanzioni, non ha nessun interesse

ad accanirsi contro il governo italiano, la crisi economica italiana potrebbe portare effetti letali su gran parte dell’Europa. Così cerca di attenuare il possibile contraccolpo alle imminenti elezioni europee. Infine, questo governo va bene anche alle opposizioni in Parlamento. Anche perché si è consapevoli che per ora non esistono alternative. Forza Italia è vecchia, con tutto il rispetto, come il suo fondatore Berlusconi, ed il Pd continua la sua solita bagarre interna che lo porterà alla scomparsa, a meno che non arrivi un nuovo messia ad incanalare l’ampio spazio elettorale oggi orfano di ogni speranza d’alternativa credibile. Insomma, la Lega e il M5S, seppur fra continui contrasti, litigi e riconciliazioni, più per necessità che per amicizia, son destinati a restare insieme ancora per un bel pezzo. Peccato, però, perché se le cose dovessero andar male, come molti economisti prevedono, il peggio finirà per ricadere sull’intero Paese che avrebbe tanto bisogno di rimettersi in cammino, ma che proprio non ci riesce. E Giuseppe Conte Presidente del Consiglio? “Di Conte chi se ne frega...” sembra che su questo Salvini e Di Maio concordino alla grande. Almeno.


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Il Teatro: cibo Perché investire in cultura e sport per l’anima e per la mente “Il teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità delle persone. Noi vorremmo che autorità e istituzioni si formassero questa precisa coscienza del teatro considerandolo come necessità collettiva, bisogno dei cittadini, come un servizio pubblico alla stregua di acquedotti e vigili del fuoco” ( Paolo Grossi) Dopo la prima sperimentazione della scorsa stagione, anche quest’anno la Comunità delle Giudicarie insieme a ben 19 Amministrazioni comunali e con il contributo fondamentale della Provincia e dei due BIM del Chiese e del Sarca, ripropone una stagione teatrale unica e coordinata per tutto il nostro territorio. Se intendiamo la cultura, non come patrimonio di elite e accademie, ma come esperienza di crescita e trasformazione a cui tutti i cittadini devono avere diritto e possibilità di accesso, è necessario che anche nelle nostre valli si arricchiscano gli spazi culturali e si investa in occasioni che alimentino la conoscenza. La metafora dell’acquedotto è particolarmente immediata per rendere l’idea di una proposta culturale come elemento fondamentale che tiene in vita e fa fiorire una sensibilità e una percezione del mondo più ampia. Allora la cultura non è più soltanto bagaglio personale ma capacità di visione e trasformazione,

La Comunità di Valle delle Giudicarie, da alcuni anni, inserisce nella propria programmazione il finanziamento di azioni specifiche riguardanti gli ambiti culturale e sportivo. Tali temi non rientrano tra le competenze primarie dell’ente, tuttavia il Consiglio, su proposta del Comitato esecutivo e spesso in sinergia con le altre istituzioni territoriali, ha costantemente approvato lo stanziamento di importanti somme destinate a svariate iniziative: tra queste, rientrano la rassegna teatrale “Giudicarie a teatro”, gli eventi e i progetti realizzati nella ricorrenza del 100º anniversario dalla Grande Guerra, i contributi per l’acquisto di pulmini utilizzati dalle associazioni sportive per il trasporto di atleti e ragazzi e il sostegno di numerose manifestazioni che si svolgono sul territorio. L’idea di finanziare con cospicue più grandi che in quelli più picrisorse questi comparti è frutto coli: tutto ciò nell’ottica di stidi una scelta molto ponderata e molare una crescita e una senstrategica: si ritiene che offrire sibilità collettive e incentivare i opportunità di crescita culturale comuni a perseguire il maggior e la possibilità di praticare con numero di iniziative coordinate, continuità le attività sportive nella convinzione che la condigiovi significativamente ai citzione di perifericità a cui siamo tadini. La cultura e la conoscenfisiologicamente soggetti possa za ampliano gli orizzonti della essere limitata anche attraverso mente, rendendo le persone più la creazione di opportunità speautonome, coscienti, responsacifiche, altrimenti garantire solo bili e indipendenti; lo sport determina benefici agli abitanti dei centri cittadini. a livello fisico e mentale e, in ambito medico, In coerenza con quanto evidenziato, anche il viene considerato fondamentale anche rispetto bilancio 2019 contemplerà fondi per il finanalla prevenzione delle malattie. In termini ge- ziamento di attività sportive e culturali, confernerali, si ritiene quindi che questi investimenti mando la volontà di continuare ad alimentare migliorino la qualità della vita. una delle linee guida della Comunità, sintetizNaturalmente la Comunità si pone anche zabile nell’antica locuzione latina “mens sana l’obiettivo di stimolare indistintamente l’intero in corpore sano”. territorio di competenza, garantendo pari opportunità a tutti i suoi abitanti, tanto è vero che Il Presidente della Comunità di Valle “Giudicarie a teatro”, per esempio, prevede la delle Giudicarie programmazione di spettacoli sia nei comuni Giorgio Butterini inserzioneA4orizz_GIUDICARIE_201819_SOLO_PDF_ok.qxp 26/11/18 14:57 Pagina 1

possibilità di immaginare cambiamento. Tra le varie forma d’arte il teatro è forse la più antica e moderna insieme: l’evento teatrale accade davanti ai nostri occhi come un piccolo miracolo, un condensato di vita. E’ un’arte tridimensionale che, in un presente sovraccarico di immagini da piccolo schermo, oggi può dare emozioni nuove rispetto al

passato. Per dare a tutti i giudicariesi la possibilità di vivere l’esperienza teatrale, abbiamo scelto la formula di una stagione con vari appuntamenti distribuiti su tutto il territorio e abbiamo destinato parte delle risorse per una proposta specifica di spettacoli dedicati alle scuole. Il calendario degli appuntamenti è molto vario sia nei linguaggi che nei contenuti; spazia dal teatro di narrazione, alla piece comica, ai classici senza dimenticare il teatro di impegno civile e le proposte di teatro ragazzi dedicate ai bambini e alle famiglie. Un ringraziamento particolare oltre che a tutte le amministrazioni e istituzioni che sostengono il progetto, va al Coordinamento teatrale trentino che mette a disposizione la sua competenza ed esperienza professionale nell’organizzazione di Giudicarie a teatro. Assessore all’Istruzione Michela Simoni

GIUDICARIE 2018 A TEATRO 2019 SALA CONSIGLIARE MULTIUSO BONDONE TEATRO DOMENICA 2 DICEMBRE 2018 RAGAZZI ORE 17.30 Teatro Perdavvero

TEATRO COMUNALE DI GIUSTINO TEATRO DOMENICA 9 DICEMBRE 2018 RAGAZZI ORE 17.30 Gruppo teatrale Panta Rei

LA BOTTEGA DI MERLINO

I MUSICANTI DI BREMA

Dalla favola dei Fratelli Grimm

Uno spettacolo di magia per tutta la famiglia!

TEATRO PARROCCHIALE DI SPIAZZO TEATRO RAGAZZI DOMENICA 13 GENNAIO 2019 ORE 17.30

PROSA

Compagnia Teatrale Mattioli

PREZZEMOLINA

PROSA

TEATRO PARROCCHIALE DI FIAVÈ SABATO 22 DICEMBRE 2018 ORE 21.00 Milano Saxophone e Pipa e Pece

Antoniano di Bologna, Fondazione Aida e Centro Servizi Culturali Santa Chiara

STRAPPATEMPO

La mirabolante avventura della storia della musica

PALAZZO BERTELLI - SALA MULTIUSO - CADERZONE TERME SABATO 19 GENNAIO 2019 ORE 21.00

CINEMA TEATRO PALADOLOMITI DI PINZOLO TEATRO VENERDÌ 28 DICEMBRE 2018 RAGAZZI ORE 17.30

IL MAGICO ZECCHINO D’ORO

TEATRO COMUNALE DI BERSONE VALDAONE TEATRO RAGAZZI DOMENICA 20 GENNAIO 2019 ORE 17.30

Teatro d’Aosta

PROSA

Compagnia Burambò

GIOBBE - STORIA DI UN UOMO SEMPLICE

Ippogrifo Produzioni

IL FIORE AZZURRO

!ABBONAMENTO LIBERO 4 SPETTACOLI DI PROSA! Ingresso unico € 30,00 !ABBONAMENTO LIBERO 4 SPETTACOLI TEATRO RAGAZZI! Ingresso unico € 15,00

CENTRO SCOLASTICO DI DARÈ SALA MULTIUSO PORTE DI RENDENA SABATO 26 GENNAIO 2019 ORE 21.00

TUTTA COLPA DI EVA

PROSA

SALONE DELLE FESTE DI CASTEL CONDINO SABATO 5 GENNAIO 2019 ORE 21.00 EstroTeatro

VOGLIO ESSERE INCINTO

La rassegna prosegue fino al mese di marzo con molti altri appuntamenti! Potete visionare il programma completo sul sito www.comunitadellegiudicarie.it giudicarieateatro

!INGRESSO BIGLIETTI PROSA! Intero € 10,00 - Ridotto per i giovani fino ai 14 anni € 8,00 !INGRESSO BIGLIETTI TEATRO RAGAZZI! Ingresso unico € 5,00 Comune di Sella Giudicarie

Comune di Bleggio Superiore

Comune di Bondone

Comune di Borgo Chiese

Comune di Caderzone Terme

Comune di Carisolo

Comune di Castel Condino

Comune di Fiavé

Comune di Giustino

Comune di Massimeno

Comune di Pieve di Bono Prezzo

Comune di Pinzolo

Comune di Porte di Rendena

Comune di San Lorenzo Dorsino

Assessorati alla promozione culturale COMUNITÀ DELLE GIUDICARIE

CIRCUITO TEATRALE TRENTINO

LA RETE PROVINCIALE DELLO SPETTACOLO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Ministero per i beni e le attività culturali

Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo

Comune di Spiazzo

Comune di Storo

Comune di Tione di Trento

Comune di Tre Ville

Comune di Valdaone


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Economia

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Dodicimila quintali di granturco prodotti

Agri 90 festeggia una buona annata per l’agricoltura di Mariachiara Rizzonelli “C’è stato sì un po’ un calo a livello di produzione, soprattutto nella campagna della Piana di Storo” - racconta Giovanelli - “ma a Darzo, Lodrone, Ponte Caffaro e Baitoni la produzione è stata simile all’anno scorso e alla fine si sono prodotti oltre 12.000 quintali di granoturco anche quest’anno”. Dopo aver provato a piantare da due anni a questa parte circa 8-9.000 ettari di frumento, si spiega ad Agri ‘90, si è fatta inoltre conoscere la nuova farina bianca prodotta. Ciò è avvenuto attraverso una grande campagna di promozione per cui tutti i 500 clienti della cooperativa, residenti per lo più in alta Italia, dove si mangia la polenta, assieme ad una confezione di gallette (di cui intanto in sette mesi erano state prodotte 60.000 confezioni), hanno ricevuto gratuitamente anche un chilo della nuova farina bianca prodotta. Una mossa commerciale che si è rivelata un successo, anche se la farina bianca non può essere macinata all’interno nella stessa macina della sede di Agri 90 dove si producono farina gialla e gallette prive di glutine. Ciò ingenera costi non indifferenti, anche se ancora gestibili, perché il frumento dev’essere portato a macinare in un mulino a pietra di Treviso. Ad Agri ’90 tuttavia non si demorde per cui dopo aver messo a coltura 22 ettari di frumento, terminata la raccolta dello stesso a luglio, quest’anno si sono invitati alcuni soci a mettere a dimora anche il grano saraceno, la cui raccolta è terminata fortunatamente prima dei terribili temporali di fine ottobre fruttando oltre 120 quintali di prodotto. “Davvero un buon risultato che fa della nostra cooperativa la più importante del Trentino a livello cerealicolo, anche se anche qui dobbiamo andare a macinare presso un mulino di Verona”, commenta soddisfatto Giovanelli. Agri 90 ha cercato ancora di curare ancora altri comparti agricoli, come quello della canapa, piantata per la prima volta l’anno scorso su un paio di ettari di terreno nella zona di Lodrone (“dà un’ottima farina, che va però mescolata con la farina di frumento perché più dura”).

Non c’è di che lamentarsi. Questa la risposta del Presidente della cooperativa Agri 90 Vigilio Giovannelli alla domanda su come sia andato quest’anno il comparto agricolo in Valle del Chiese. Se il 2017 infatti per quanto riguarda i cereali, soprattutto il granoturco, poteva essere considerato un’annata Quest’anno si è fatto infatti l’esperimento di piantarla anche in quota, a Limes di Valdaone, e si stanno cercando altri terreni adatti (in questo caso si macina presso un mulino di Rovereto). Dalla sua lavorazione si produce anche un ottimo olio di lino. Tutto ciò porta una trentina dei circa 130 soci a basare il proprio reddito interamente sulla collaborazione con la cooperativa. Questa trentina di aziende agricole oltre che occuparsi di granoturco, producono frumento, piccoli frutti, patate e uva (che conferiscono alla Cantina di Toblino) secondo un tipo di agricoltura diversificata, caratterizzata dall’abbandono dell’uso dei concimi chimici (“Abbiamo prelevato, utilizzandolo nei nostri campi, il letame di molti letamai della Valle del Chiese, della Val di Ledro e a Ponte Caffaro, così da ridurre l’utilizzo di agenti chimici in campagna”, spiegano ad Agri ’90) e dal riciclo di parte delle foglie delle pannocchie per uso artigianale (si hanno richieste dal Friuli e perfino dall’Austria). Qualche socio produce anche castagne. Quest’anno però in questo senso non è

d’oro, con l’acqua arrivata al momento opportuno, quello della maturazione della pannocchia, e la persistenza del sole autunnale a completare il lavoro (per cui Agri 90 ha prodotto oltre 14.000 quintali di farina), anche quest’anno l’agricoltura locale ha vissuto tutto sommato un momento positivo.

stata un’annata felice perché si è dovuto rinunciare ad una parte del raccolto per motivi di qualità (un problema dovuto all’umidità della stagione iniziale); in tutto rispetto ai 100 quintali dell’anno scorso sono stati prodotti circa 60 quintali di castagne. A conti fatti Agri 90 dimostra insomma di voler continuare ad investire e migliorare sempre di più la propria offerta, un trend che il presidente Giovanelli ha tutte le intenzioni di spingere al massimo, convinto com’è che il primario in Valle del Chiese possa fornire ancora tante soddisfazioni e nuovi posti di lavoro.

Un mulino per la cooperativa, si attende la legge Come ha influito il meteo sull’agricoltura locale? Per quanto riguarda i marroni la siccità ha fatto qualche danno, mentre per i piccoli frutti è stato il mercato ad essere avaro; i mirtilli erano pronti quando in Italia ormai ve n’erano in sovrappiù. Attraverso il Consorzio Levico Frutta che come noi fa parte del Consorzio Interregionale Ortofrutticolo Cio, siamo riusciti a conservare l’invenduto per un paio di mesi in frigoriferi ad atmosfera controllata ponendoli sul mercato in un secondo momento.

La pioggia e il vento di lunedì 29 ottobre hanno fatto danni? Si, sugli alberi di castagno, soprattutto nella zona di Riccomassimo e Lodrone. Per fortuna il vivaio di castagni dell’associazione di castanicoltori locali in zona Sorino funziona bene e può soddisfare le richieste di nuovi alberi di castagno che arrivano Sta crescendo l’interesse per l’agricoltura tra i giovani? Per me sì; Abbiamo un bravo ragazzo che assieme al papà ha una buona azienda che produce piccoli frutti in Rende-

na. A noi interessano zone simili perché coprono il mese di luglio (quest’anno hanno finito con le fragole poco prima del terribile tempo di fine ottobre). Vi sono ancora due ragazzi che intendono installare delle serre idroponiche, con piante fuori suolo irrorate con acqua e concimi liquidi; hanno costi non da poco, forse è meglio partire con poche piante e ampliare in seguito, ma l’interesse c’è” Come aiutarli a scegliere il settore dell’agricoltura? Deve saperli indirizzare la scuola, così come il genitore. Al giorno d’oggi abbiamo tanti laureati, ma mancano professionisti specializzati nel campo dell’agricoltura, così come nella meccanica. Anche chi frequenta una scuola specializzante in questo settore a volte fa una scelta di lavoro diversa. Ma la nostra cooperativa ha prospettive ottimali, c’è spazio per nuovo lavoro, soprattutto per i piccoli frutti: Boniprati, Planezzo e Valdaone sono zone adatte per i piccoli frutti perché hanno un’altitudine di 7/800 metri e coprono il mercato nella tarda estate. La sponda che dal Sorino va a Condino può essere poi utilizzata per mettere viti, serre e coltivazioni biologiche Un progetto che le sta a cuore? Sto attendendo l’uscita della legge provinciale sull’agricoltura di montagna, la legge 4; potrebbe finanziarci una sala con un nuovo mulino per macinare il frumento. Ciò darebbe una spinta alla produzione, con qualche prospettiva di nuove assunzioni. Ulteriore indotto potrebbe venire ancora dal prodotto utilizzato dalle pasticcerie e dal settore di ristorazione locale


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Al lupo!

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Attualità

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Approvato il protocollo di aggregazione fra le banche Val Rendena, Pinzolo e Adamello-Brenta

Firmato l’accordo per una cassa rurale unica Nasce dalla fusione delle tre una nuova cassa rurale con oltre 9 mila soci in un territorio che va da Madonna di Campiglio a Gavardo, con due delle tre anime di questa nuova banca di credito cooperativo con un fortissimo radicamento concentrato in Val Rendena. I numeri della nuova aggregazione: il totale delle masse amministrate sarà di oltre 1,3 miliardi di euro; i crediti della Cassa aggregata ammonteranno a 530 milioni di euro, con una raccolta complessiva di 850 milioni di euro (di cui la raccolta diretta di 635 milioni e la raccolta indiretta di 215 milioni di euro) e un patrimonio complessivo di 80 milioni di euro e un CET1 Ratio del 16% (dato antecedente all’entrata del Gruppo Cassa Centrale Banca). A sorpresa, dopo una trattativa lunga e complicata che spesso ha subìto degli stop principalmente perché la Val Rendena sognava di fare un rurale di vallata, è arrivato l’annuncio. Non si è lasciato trapelare nulla, tanto che solo pochi prima i soci della rurale di Pinzolo si sono riuniti in assemblea senza affrontare l’argomento fusioni. Massimo riserbo che, al di là dell’annuncio della firma di un protocollo d’intesa fra i vertici delle tre casse rurali, continua a mantenersi con il resto del mondo del credito e i soci, tanto che i dettagli dell’operazione rimangono ancora riservati. «Tutto questo - spiega il presidente della cassa rurale Val Rendena Mirko Bonapace - è fatto in funzione di continuare ad avere, in un contesto che si sta modificando e richiede nuovi approcci, una cassa rurale solida alla quale i nostri soci e clienti

L

’annuncio è arrivato a sorpresa, dopo oltre un anno e mezzo di trattative: le tre casse rurali di Pinzolo, Val Rendena e Adamello Brenta hanno trovato la quadra, i tre consigli di amministrazione hanno firmato pochi giorni fa un protocollo d’intesa che porterà all’aggregazione delle tre casse rurali che operano in Val Rendena e, con la Adamello Brenta, anche nella busa di Tione e fino alla Val di Ledro e la Valsabbia. Si mettono assieme tre casse con patrimoni possono fare riferimento. I dettagli arriveranno a breve, il tempo di fare le cose bene, ma un messaggio che sicuramente mi sento di dare in questo momento è positivo e rassicurante per i soci, visto che un cambiamento può portare anche del comprensibile timore e delle domande. Tre casse solide hanno deciso di unire gli sforzi per affrontare meglio il futuro». Si può presupporre che la banca di maggiori dimensioni, ovvero la Adamello Brenta, sia quella incorporante, anche se l’attenzione agli equilibri e alle sensibilità - che è immaginabile abbia inciso sulla scelta del nome e su come sarà formato il consiglio di amministrazione della nuova realtà - è in questo momento un tema delicato che i tre presidenti, Roberto Simoni (Pinzolo) Mirko Bonapace (Val Rendena) e Monia Bonenti (Adamello Brenta) hanno portato avanti oltre i numeri con i quali si presenta la realtà nascente. «È stato un lavoro che ci ha impegnato per diverso tempo - spiega il presidente della cassa rurale di Pinzolo Roberto Simoni - credo che per i soci, il territorio e l’economia locale, preso atto di un contesto che non ci consente più di rimanere piccoli, questa sia stata la scelta migliore. Arriviamo alla fusione in salute, con i numeri a posto e l’obiet-

di oltre 20 milioni di euro l’una (il dato è del 2017 e al lordo delle successive quote di partecipazione versate per «comporre» il patrimonio della capogruppo): la Val Rendena, con i suoi tre sportelli e 17 dipendenti, nel 2017 a bilancio aveva un patrimonio di 20,64 milioni di euro, la Pinzolo, con 6 sportelli e 27 dipendenti chiudeva il 2017 a 27,64 milioni di euro e la Adamello Brenta, 12 sportelli e 65 dipendenti, chiudeva con un patrimonio di 34,12 milioni di euro. tivo è quello di fare una banca dai numeri importanti, di costruire una bella cassa rurale che non faccia rimpiangere le tre che ci sono state fino ad ora. Manterremo l’obiettivo, ancora più importante di ora, di valorizzare le risorse umane e non dobbiamo nemmeno dimenticare che la nuova cassa opererà in territori economicamente rilevanti come la Val Rendena e il Lago di Garda». A livello trentino, l’aggregazione che nascerà dalle

tre rurali giudicariesi sarà comunque medio-piccola, nonostante il balzo di dimensione rispetto alle tre realtà attuali. «Un’aggregazione importante che sicuramente crea un valore aggiunto per il territorio - commenta il cambiamento storico Monia Bonenti , presidente della cassa rurale Adamello Brenta - credo che la nuova cassa porterà al territorio molte opportunità perchè sarà solida, visto che nasce da tre realtà che sono arrivate a fusione in salute e continuerà a servire i propri soci e a garantire tutti quei servizi che sono stati offerti fino ad oggi con efficienza cercando però grazie alla nuova forza dell’aggregazione di adeguarsi alle sfide tecnologiche che sono imprescindibili nel mondo attuale e futuro».

Passano la mano Angela Collotta, Aldo Serafini e Antonio Cozzio

Nuovipresidentiperlecasediriposogiudicariesi Negli ultimi mesi le sei Aziende Pubbliche per i Servizi alla Persona dislocate sul territorio Giudicariese hanno provveduto, così come previsto dai singoli statuti, all’elezione dei nuovi Consigli di Amministrazione che ha sua volta hanno nominato al loro interno le cariche per i prossimi cinque anni tra i quali i presidenti. Due delle tre Residenze per Anziani presenti in Valle del Chiese, nel rinnovare il Consiglio di Amministrazione, hanno nominato anche un nuovo Presidente. All’APSP “Villa San Lorenzo” di Storo, Emanuel Tonini succede alla Presidente uscente Angela Collotta. Alla guida dell’APSP “Rosa dei Venti” di Condino, frazione del Comune

di Borgo Chiese, è stato riconfermato, dopo il positivo lavoro degli ultimi anni, Daniele Pizzini che subentrò a metà del precedente mandato al Presidente uscente Massimo Bordiga. Cambio della guardia anche all’APSP “Padre Odone Nicolini” di Strada, frazione del Comune di Pieve di Bono-Prezzo, dove dopo quarant’anni di servizio Gianmario De Muzio passa il timone a Michele Bazzoli, consigliere ed assessore uscente del Comune pievano. Salendo in Val Rendena parziale rinnovamento per il Consiglio di Amministrazione dell’APSP “San Vigilio – Fondazione Bonazza” di Spiazzo dove è stata nominata nella carica di Presidente Giovanna Tomasini che

succede così al Presidente uscente Antonio Cozzio. È invece ancora senza Presidente, dopo la scomparsa dello storico Presidente Giorgio Marchiori Cuccati, l’APSP “Abelardo Collini” che dovrà provvedere nel prossimo periodo alla nomina di una guida. Infine cambio di Presidente anche per la residenza per anziani presente nelle Giudicarie Esteriori la quale svolge, ormai da moltissimi anni, un fondamentale servizio per le Comunità di Bleggio, Lomaso e Banale. L’APSP “Giudicarie Esteriori” di Santa Croce sarà infatti guidata dalla nuova Presidente Maria Rosi Merli che succede all’uscente Aldo Serafini. (M.M.)

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Territorio

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Dall

Il 9 ottobre incontro con testimonianza per adolescenti, il 12 per adulti

A che gioco giochiamo? L’esperienza del gruppo Azzardo a Tione


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Arte

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Tra i ‘novelli’ Baschenis vi sono alcuni nomi importanti del novecento artistico trentino, a partire da Carlo Bonacina (1905-2001), di origine veneta, amico fraterno di Gino Pancheri, pittore ed incisore di grande valore, che nel 1947 sale a Mavignola per affrescare la chiesa di Sant’Antonio Abate nuova, chiamato dall’indimenticato padre francescano Ermete Rauzi pressoché all’inizio della sua sessantennale missione nel piccolo villaggio rendenero. “Penso che sia stata la provvidenza a farmi pensare al prof. Bonacina per completare la chiesa. L’avevo conosciuto a Cloz, lui era un pittore già famoso, esperto nell’affrescare le chiese...” racconta padre Ermete nel libro-intervista “Un sacerdote. E basta” (2009) a cura della giornalista Primavera Fisogni, che a sua volta commenta in questo modo le pitture murali del Bonacina: “Prevalgono nella scelta cromatica, i toni bruni, l’ocra intenso, la terra di Siena, il cadmio. Osservando i volti dei personaggi raffigurati si ha la sensazione che Bonacina si sia ispirato a modelli viventi , a donne e uomini del luogo... Se si osserva il San Lorenzo affrescato sulla destra dell’abside, si resta colpiti dall’affinità dei tratti del viso con quelli di padre Ermete...”. Una descrizione decisamente baschenisiana, di una pittura fresca e popolare, che quattrocento anni dopo si ripropone nell’iconografia di un’ artista moderno, frutto, questa volta, di una ricercata e sofferta sintesi formale nel segno di una semplicità compositiva tutt’altro che banale, dove a prevalere è ancora una forte concezione plastica come negli affreschi (1540) di Simone II Baschenis nella vicina antica chiesetta di Sant’Antonio Abate: un confronto davvero avvincente, che potrebbe continuare comparando la frugalissima e tenerissima Ultima Cena del Bonacina sulla controfacciata della parrocchiale di Mavignola a quella più famosa e fastosa di San Stefano di Carisolo (1461), attribuita ad Antonio Baschenis. Nel 1948 Carlo Bonacina è a Condino, presso la ricostruita chiesa conventuale di San Gregorio Taumaturgo, dopo la distruzione bellica del 1945, per la decorazione murale esterna ed interna del nuovo edificio: anche in questo caso la sua figurazione diventa sobria ed essenziale, cromaticamente povera, in felice sintonia con i temi evinti dalla spiritualità francescana. Tralasciando le figure di Carlo Donati, prolifico affrescatore di ascendenze giudicariesi già sondato in questa rubrica, e degli “itineranti di Por”, Giuseppe e Giovanni Battista Chinatti, tratteggiati doviziosamente

Le testimonianze artistiche di Bonacina, Tevini e Ottolini

Baschenis del Novecento di Giacomo Bonazza “Non solo Baschenis!”, scrivevamo all’inizio di questo viaggio a puntate dentro l’arte giudicariese, intuendo la necessità di allargarne lo spettro conoscitivo oltre gli stereotipi e le semplificazioni del marketing turistico, alla ricerca di quel “pensiero in figura” che anche qui si è dipanato in molteplici forme, espressioni e profondità, contribuendo all’identità di un territorio già di per sé composito. Da

sempre terra di ‘passaggi’, quello dei frescanti della Val Brembana resta indubbiamente tra i più emblematici e festosamente popolari che abbiano toccato le nostre contrade, ma non è il solo, potendosi annoverare anche in età moderna altri ‘passaggi’ artistici di un certo rilievo che hanno interessato le Giudicarie, in particolare la decorazione di alcune chiese ad opera di uno stesso artista.

la stessa che proprio in questi giorni viene demolita per lasciare spazio ad un tempio più capiente: resta ancora poco tempo per ammirare il sontuoso mantello sorretto dagli angeli che circonda la statua della Madonna al centro dell’abside,

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1 - Bonacina. C. 1947. Ultima Cena, S.Antonio di Mavignola, Chiesa di S.Antonio Abate nuova 2 - Il pittore Metodio Ottolini 3 - Carlo Bonacina, autoritratto 4 - Matteo Tevini, 1936. Chiesa di Santo Stefano di Roncone

4 da Enzo Filosi nel numero 88 di “Judicaria” del 2015, almeno altri due artisti meritano una giusta ribalta per il loro plurimo lascito pittorico nei nostri paesi nella prima metà del novecento: Matteo Tevini e Metodio Ottolini; non si tratta certamente di artisti di prima fila, ma esponenti di una dignitosa pittura accademica a servizio di una devozione tradizionale diffusa in quei decenni in tutte le vallate trentine. Matteo Tevini (1869-1946), originario di Marcena di Rumo in Val di Non, dopo una solida iniziazione artistica di stampo

classico tra Firenze, Roma e Milano ritorna in Trentino, dedicandosi alla pittura di soggetto sacro, affrescando numerosissime chiese della diocesi. In Giudicarie è presente nella chiesa San Lorenzo a Pinzolo (1934), dove decora la navata e firma le tele ai lati del presbiterio; nella chiesa di San Stefano a Roncone (1936), con tutti gli affreschi della navata e gli otto medaglioni dei santi patroni; nella chiesa della Madonna del Carmine a Strada (1937), con gli affreschi della Via Crucis ed un medaglione con San Francesco; nella

parrocchiale di Santa Lucia a Giustino (1940), dove preesistevano gli affreschi di Simone Baschenis. Tra il

1932 e il 1937 Matteo Tevini viene chiamato a decorare la nuova chiesa di Maria Ausiliatrice a Ponte Arche,

dipinto dal Tevini assieme alle quattordici stazioni della Via Crucis lungo le navate! Un pezzo di memoria artistica, oltre che spirituale, che se ne va. Un altro artista che lascia abbondanti tracce del suo passaggio nella nostra valle, coevo al Tevini, è Metodio Ottolini di Aldeno (1882-1958), “ Pittore Accademico”, come si definiva sul suo biglietto di visita rimandando ai suoi studi all’accademia veneziana. Nelle Giudicarie Esteriori è documentato a Fiavè (1924), dove dipinge la volta absidale della chiesa dell’Immacolata e dei Santi Fabiano e Sebastiano con un grande Buon Pastore e i quattro evangelisti e a Prato di San Lorenzo in Banale (1941/1942), dentro l’omonima chiesa, con una bellissima Ultima Cena; nelle Giudicarie Interiori con la decorazione interna della parrocchiale di San Giorgio a Castel Condino (1924) e con la decorazione pittorica della volta presbiterale della chiesa di San Barnaba a Bondo (1925).


Cooperando Assumersi dei rischi è in un certo modo una virtù ma assumersene troppi no. Capire che in finanza non ci sono “pasti gratis” e che se vuoi una cosa che rende molto significa che dietro c’è un rischio alto, cosi come imparare a capire che un rischio c’è sempre e vederlo, assumendosi delle responsabilità è un primo punto importante da affrontare. Un secondo punto molto profondo che c’è dentro l’educazione finanziaria è che oggi viviamo in una società dell’azzardo, quella del povero che spera con la lotteria di risolvere i suoi problemi o dello speculatore che usa l’ingegneria della finanza per trarre, o meglio tentare di trarre profitti altissimi in poco tempo. L’azzardo ha in comune un problema filosofico, quello di voler anticipare ad oggi i raccolti dei prossimi 10 anni. Alcuni sostengono che la migliore terapia all’azzardo sia l’agricoltura sociale. Il contatto con la natura, con il ritmo naturale della semina, del raccolto della fatica, certo il grande compito dell’educazione finanziaria è quello di guarire le persone dall’azzardo, dal tutto e subito. La cosa curiosa che emerge da tutti gli studi fatti in questo settore, è che mediamente pochi sono interessati alla finanza (in quanto materia) anche se in molti vogliono investire i propri risparmi. Non c’è alcun dubbio che non possiamo diventare tutti esperti e che la nostra vicina di casa pensionata non potrà mai addentrarsi nei meandri dei rischi finanziari. Ma questi ri-

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Un sostegno duraturo alle famiglie

L’educazione finanziaria come contrasto alla precarietà di Alberto Carli

Lo scorso ottobre è stato il mese dell’educazione finanziaria. L’obiettivo è chiaro, quello di fare in modo che tutti dispongano delle conoscenze finanziarie di base utili per fare scelte adeguate alla propria situazione e coerenti con le proprie preferenze. Una questione centrale per sè stessi e la propria famiglia. Ma parlare di gestione del proprio bilancio schiano di essere solo alibi in un mondo che si evolve a un ritmo incessante e con esso le sue complessità. Lo stesso dicasi per la consulenza indipendente (per intenderci quella in cui viene pagata una parcella e dunque priva di conflitti di interessi rispetto ai prodotti venduti), il cui valore è riconosciuto esclusivamente da chi ha un buon livello di cultura finanziaria. Siamo cresciuti con titoli di stato che avevano rendimenti alti e sicuri, che ci evitavano inutili complicazioni o grattacapi finanziari, una pensione sicura e uno stato sociale che ci supportava in tutto. Quel mondo è finito ormai da un po’. Il risparmiatore deve accorgersene e tentare di difendersi. Ma quel che più

preoccupa e che dovrebbe sollecitare idee e proposte in termini di educazione finanziaria è l’aumento del numero di persone e famiglie in condizione di difficoltà, che non hanno solo il problema dell’avere po-

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è sempre difficile e la domanda su come sia possibile fare un’educazione finanziaria che scaldi il cuore, se la chiedono anche esperti del settore come ad esempio il prof. Becchetti professore all’Università Tor Vergata di Roma. Sì perché è fondamentale aiutare le persone a capire che il rischio è invisibile ma esiste sempre e bisogna imparare a gestirlo.

chi soldi ma anche quello di sapere come spenderli bene. Leggiamo e constatiamo quotidianamente di situazioni di precarietà come fenomeno crescente

anche nel nostro Trentino, nelle nostre comunità, di contesti famigliari con due o tre finanziamenti aperti, che mettono le persone in una condizione di fatica ad arrivare alla fine del mese. L’aiuto a queste persone non puo’ essere moralista o basato su azioni che evocano il controllo, il giudizio, la sanzione ma devono fare leva sulla capacità di autodeterminazione delle persone, rispettosa della loro dignità. Il mondo della cooperazione sociale può intervenire in collaborazione con l’ente pubblico (laddove vi sia la richiesta di contributo o sussidio) nella costruzione di nuove forme di servizio proprio a rinforzo di quella autode-

terminazione che è l’unica strada che le persone hanno per riscattarsi e trovare forza e risorse per una ripartenza. Gli spunti posso essere numerosi: Partire dalle scelte di medio e lungo periodo delle persone, individuare gli obiettivi della famiglia, fare informazione/formazione per illustrare alla famiglia gli strumenti economici e finanziari a loro disposizione per il raggiungimento dei propri obiettivi esistenziali e a distanza di un periodo di tempo incontrare nuovamente la famiglia per fare il punto su come è andata tenendo conto degli inevitabili cambiamenti intervenuti. Un nuovo modo insomma di intendere il supporto economico alle persone o alle famiglie in difficoltà, orientato non a un rimedio temporale ma a definire un contesto economico e personale di grande cambiamento e a fornire gli strumenti base per affrontarlo.


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Fotografia

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Al Centro Studi Judicaria dal 15 dicembre

I Bisti, la testimonianza di Campiglio di Graziano Riccadonna Con la nascita della Campiglio moderna, declinata al turismo, il primo importante testimone del suo tempo fu Gottfried Hofer, il pittore bolzanino che elesse la località come sede del suo atelier montano, lasciando ai posteri numerosi lavori compresa la più importante testimonianza della Campiglio austriaca, quel salone delle feste del Des Alpes che oggi porta il suo nome. Contemporaneamente a lui in Trentino arrivava la fotografia, arte della memoria per eccellenza. I primi fotografi che donarono l’immortalità a quel piccolo paese vi facevano visite brevi e fugaci, e naturalmente non poteva che essere così, non esistendo ancora lassù una popolazione residente stabile. I celebri Untervegher e Craveri nel decennio 1870-80 ci hanno regalato la memoria dell’antico monastero prima della sua completa trasformazione, poi i fratelli Pedrotti durante il Ventennio hanno ripreso l’arrivo dello sci con le prime gare della località. Tutti importanti testimoni del loro tempo, tutti artisti che a Campiglio arrivavano, si fermavano per poco o pochissimo e poi tornavano a casa. Tutto questo continuò fino al secondo dopoguerra; a quel punto, le cose cambiarono. Nel 1947 a Madonna di Campiglio arrivò da Venezia un fotografo, il cui destino lo porterà a documentare una parte fondamentale della vita del paese regalando ai posteri le

La vita artistica di Madonna di Campiglio, località tanto famosa a livello mondiale quanto giovane come comunità, si può riassumere attraverso la visione di alcuni, pochi autori che l’anno saputa descrivere nel corso dei secoli. immagini più simboliche ed evocative della località. Si chiamava Giovanni Battista Luconi, ma tutti lo conoscevano con quel diminutivo con il quale firmò le sue opere e la sua bottega: Bisti. Era un veneziano innamorato della sua straordinaria città di origine dove amava perdersi tra le sue calli e i suoi ponti per cercare sempre nuove ispirazioni. Per Campiglio il suo arrivo fu una fortuna; grazie al suo obiettivo, decenni di momenti memorabili e irripetibili sono stati registrati e conservati per le generazioni che verranno. Con la sua macchina fotografica il Bisti arrivò in tempo a cogliere gli ultimi attimi della Campiglio dimensione villaggio alpino, con tanto legno e poche case; la sua serie di immagini più famosa, quella dell’incredibile inverno 1951, ci rende oggi la visione di un momento arcadico, la memoria visuale di un istante tanto simbolico quanto effimero come la neve, e al contempo il confine tra la dimensione di piccolo paese di montagna e di nuovo resort moderno, passaggio conseguenza del boom economico degli anni Sessanta/Settanta, che stravolse il paese consegnandogli una nuova dimensione. Metamorfosi immortalata con occhio da

maestro da Bisti assieme a ogni altro aspetto della vita campigliana, sociale o sportiva che si voglia. Il testimone passa poi ai figli, Franco, classe 1961, e soprattutto Paolo, classe 1966, iscritto all’albo dei giornalisti pubblici-

Sorta sul finire del XII secolo come monastero di passo, i primi ignoti che ne colsero l’ispirazione furono certamente i pittori che dipinsero gli interni della chiesa priorale, andata perduta senza lasciare traccia visuale.

sti nonché collaboratore de “L’Adige” e poi de “Il Trentino”, prima di collaborare con varie altre testate come freelance e preparare il terreno a numerosi studi e pubblicazioni inerenti la ”sua” Madonna di Campiglio.

Naturalmente cambiano le tecniche, a suo tempo incentrate sul bianco/nero e su una visione statica, ma rimane la passione e rimane lo slancio della testimonianza di una realtà dinamica: dagli ineguagliati panorami del Brenta alla “3Tre” per la coppa del mondo di sci, passando attraverso le varie manifestazioni della celebre località, le mitiche funivie, fino all’attuale Ski Area della perla delle Dolomiti di Brenta.

Nella sua veste di appassionato ricercatore Paolo approfondisce poi la storia di Campiglio e della Val Rendena, ma anche del Brenta grazie a numerosi libri: gli ultimi dei quali sono Madonna di Campiglio, storia e mito di un villaggio alpino (2013) e Madonna di Campiglio e le sue funivie (2017), tutti lavori di alto valore documentario che “regalano” a Campiglio la sua vera, grande storia. Ereditando dal padre Giambattista il talento nella realizzazione di splendide immagini, come fotografo porta avanti la vocazione di famiglia proseguendo nella documentazione della vita del suo paese, curando il più importante archivio fotografico-storico a essa dedicato. Soprattutto è al centro della sua attenzione il paesaggio, vero snodo tra vita della località, i suoi abitanti e il tessuto economico e sociale soggetto a una sempre più rapida trasformazione e per ciò stesso bisognoso di testimonianza. E’ quindi attraverso il Centro Studi Judicaria e la sua specifica sezione Judicaria Arte che, dopo la prima, dedicata a Roberto e Luigi Bosetti nel 2009 e la seconda a Emanuelli Fotografi in Arco nel 2012, si aggiunge questa terza puntata nell’affascinante mondo della fotografia, restituendo omaggio ai “Bisti” testimoni della memoria visiva di Madonna di Campiglio.


Libri

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Trecentosessanta pagine ricche di immagini e testimonianze

Il fronte della Valle del Chiese nel nuovo libro di Ovidio Pellizzari di Mariachiara Rizzonelli “L’idea è nata quando, dopo l’uscita del mio primo libro, a dicembre 2015 sono riuscito a trovare un lotto di fotografie a Vicenza, tra di esse una della chiesa di S. Lorenzo e un’altra dei cannoni posti all’inizio del paese di Condino – spiega Ovidio quindi una serie di fotografie dell’ufficiale austriaco Franz Steiner, in servizio ai forti di Lardaro, e nel momento in cui ho conosciuto il nipote del maggiore Antonio Li Gobbi di stanza a Rango, che vi ha fatto costruire il famoso “palazzo”, sede del comando di battaglione. Da lì ho contattato poi altri collezionisti di fotografie d’epoca e attraverso tutto un concatenamento di incontri e occasioni sono riuscito a recuperare le immagini presenti nel libro. Una fatica immensa, ma una bella esperienza dal punto di vista della cultura storica della valle”. Il tratto interessante di queste foto è che non riprendono solamente i soldati con i loro armamenti, ma, in un periodo storico in cui si tendeva a fotografare solo persone in situazioni ufficiali, anche il paesaggio naturale e quello modificato dalle opere del genio militare stanziato sul territorio: “dalle foto si vede per esempio com’era il laghetto nella piana di Boniprati o come tutta la costa che da Strada saliva verso Praso e Daone fosse lavorata e come fosse tutto ben coltivato”. Le immagini che Pellizzari ha raccolto non ritraggono accadimenti che riguardano solo le comunità di Condino, Cimego e Brione, ma tante località di tutta la Valle del Chiese. “Interessante - sottolinea l’autore - è il capitolo che ricostruisce la rotta dei rifornimenti dall’Italia verso il fronte delle Giudicarie, che da Brescia via ferrovia risalivano la Valsabbia fino a Idro, dove proseguivano su battello fino ad uno dei due porti di S. Giacomo a Ponte Caffaro e Camerelle a Baitoni, a loro volta collegati tra di loro da una linea ferroviaria minore che toccava anche la frazione di Ca’ Rossa a Storo”. In maniera altrettanto ostinata e, qualche volta fortuita, il nostro curatore, scavando negli archivi di Stato italiani

Percorso com’è stato dal file rouge dei tanti eventi a ricordo dei cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, l’anno 2018 non poteva che chiudersi per la Valle del Chiese con l’uscita di “Immagini e storie dal Fronte delle Giudicarie. Valle del Chiese 1915 - 1918”, secondo libro dello storico locale condinese Ovidio Pellizzari dedicato al tema del primo conflitto

mondiale nel territorio chiesano. Una pubblicazione composta da una copiosa serie di immagini d’epoca, costituita da oltre trecentocinquanta fotografie, quaranta cartoline reggimentali della valle e un disegno del 1918, sapientemente alternate con documenti inediti e testimonianze personali, che raggiunge la bellezza delle trecentosessanta pagine totali.

anni di guerra, ma lascia altresì emergere anche alcune caratteristiche della cultura sociale e degli usi locali e nazionali di allora

(le fotografie attestano come a fine guerra la ricostruzione delle abitazioni distrutte dai bombardamenti abbia visto la costruzione da parte del genio civile italiano, di tetti a quattro falde, come uso nel Regno d’Italia, e non a due com’era stato fino ad allora). Edito dalla Biblioteca Comunale di Borgo Chiese, “Immagini e storie dal Fronte delle Giudicarie. Valle del Chiese 1915 - 1918” verrà presentato il prossimo 15 dicembre alle 20,30 presso il Palazzetto Polifunzionale di Condino. La serata, organizzata in collaborazione con la Filodrammatica “El Grotel” di Condino, vedrà l’alternarsi sul palco dell’autore intervistato dal regista Claudio Rosa, e del nuovo coro “Fior di Genzianella”, mentre verranno proiettate immagini tratte dal libro.

LA FORZA DELLE IDEE

PRODUTTORI DI SERRAMENTI IN PVC DAL 1988 e austriaci di competenza è riuscito ancora a trovare alcune particolari storie personali di vita che ha riportato nel libro. Come ad esempio quella del soldato sardo che aveva fatto voto, se si fosse salvato dalla morte in guerra, di chiamare un proprio prossimo figlio “Condino” come il luogo dov’era stato

inviato a combattere; cosa di fatto avvenuta, per cui nel 1920 nasceva in Sardegna il bambino Condino Pes (il padre Sisinio avrebbe compiuto 130 anni proprio il prossimo 15 dicembre). Questo libro ricostruisce insomma in maniera chiara il paesaggio naturale in Valle del Chiese nei duri quattro

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Salute

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Immaginate il coinvolgimento e i sentimenti disperati di noi bambini : come era possibile che i gattini nascessero con le gambe storte ? Non c’erano spiegazioni che ci consolassero. Diventavamo animali anche noi cercando di rappresentare la loro anatomia. A scuola nascevano racconti di draghi e maledizioni che ognuno dei compagni riempiva di fantasie e credenze. C’era chi sognava di notte e raccontava di giorno di avventure fantastiche con animali diversi e il più delle volte inventati. E poi c’era Tommy il cane di mio padre; nero come la notte più buia, cattivo ma solo all’apparenza. Doveva essere un cane da caccia ma sapeva fare solo il guardiano. Guai a passare di corsa dalle scale di casa: ti sorpassava e ti bloccava improvvisamente in una ferma feroce, non aveva mai morso nessuno; aveva solo l’aspetto cattivo. Noi lo chiamavano Tommy il Cacciatore, per fare arrabbiare mio padre che lo considerava sempre il “ suo “ cane da caccia. Perché vi ho raccontato degli animali di casa mia e della mia infanzia? Ognuno di noi potrebbe riferire di esperienze simili. Perché è innata nell’umano la dimensione collaborativa e la disponibilità a trovare spazi di gratificazione nell’incontro con il diverso; in questo caso un uccello, un gatto e un cane. Siamo naturalmente disposti a venire in aiuto di chi ha bisogno e siamo disponibili ad accettare il Pet (l’animale) quando si stabilisce un rapporto empatico ( come nel caso di mio padre col suo cane ). Ma spesso queste nostre tendenze importanti sono contrastate da atteggiamenti conflittuali che generano sentimenti di chiusura e tolgono spazio alla gratificazione e all’appagamento che può generare l’incontro con il diverso; in questo caso la beccaccia, il cane , il gatto: il Pet. Ma queste a ben riflettere sono fruizioni spontanee e casuali generate dall’incontro di due

La Pet therapy dello psichiatra infantile Boris Levinson

La presenza curativa degli animali di Gianni Ambrosini Una sera di novembre di tanti anni fa mio padre arrivò a casa con un uccello dal becco molto lungo e con un’ala ferita. La curiosità di noi bambini fu tanta e l’impegno ancora maggiore perché lo curammo con attenzione e poi lo liberammo una volta guarito. Era una beccaccia; la spiavamo di nascosto per vedere come mangiava i lomsoggetti che “si piacciono”. La presenza degli animali è un tema dominante delle fiabe, dei giocattoli e dei cartoni animati. Il Pet genera interesse, meraviglia , gioia ma anche paura e qualche volta disgusto. Siamo attratti, affascinati o eccitati dall’animale. Ma la Pet Therapy è un diverso modo di interagire con gli animali, è un “progetto terapeutico programmato” che a seconda dei momenti deve generare emozioni, interesse , espressività, motivazione e coinvolgimento e spingere la persona che ha bisogno “ a fare”. Cercherò di rendere intellegibili i concetti espressi. La Pet Therapy è rivolta e si rende operativa per soggetti malati in aggiunta alle terapie tradizionali. E’ presente in un triangolo operativo : l’animale, il soggetto malato e l’istruttore che guida il rapporto. Le teorie che vengono avanzate per spiegare l”effetto carismatico “degli animali sull’uomo sono diverse : la “Biofilia”, la nostra specie sarebbe affascinata dalle forme viventi; “l’Inganno Parentale “ la somiglianza che hanno i cuccioli con i neonati per esercitare il loro carisma nei riguardi dell’uomo e ” l’Ipotesi Culturale” espressione dell’apertura mentale dell’uomo. Ma ab-

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 16 n° 12 dicembre 2018 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 29 novembre 2018 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

bandoniamo le teorie e le considerazioni cervellotiche e vediamo com’è nata la Pet Therapy. Diversi sono nel tempo i tentativi di far interagire l’uomo sofferente con gli animali, per stimolarlo “a fare “; ma è uno psichiatra americano che usa per prima il termine di Per Therapy, capendone l’importanza e le potenzialità. Nel 1953 uno psichiatra infantile, Boris Levinson, aveva in cura un bambino autistico che non aveva tratto molto beneficio dalle cure fino ad allora adottate. Accadde che un giorno il bambino si presentò in anticipo all’appuntamento che aveva con il medico e mentre era in sala d’attesa fu avvicinato da Jingles il cane dello psichiatra, che per errore era rimasto nello studio. Il cane avvicinò il bambino e incominciò a leccarlo senza che questi si ritraesse o manifestasse paura, anzi il bambino si mise ad accarezzare il cane e ne fu talmente conquistato che chiese di tornare nello studio del dottore per poter rivedere e giocare con Jingles. Levinson pubblicò le sue osservazioni nel 1961 in un libro diventato famoso “The dog as co-therapist “ e sviluppò la teoria della “ pet oriented child therapy” che diede inizio agli studi sistematici sulla pet therapy ( termine usato da lui per prima). Altre osservazioni successive vennero da autori che notarono come persone infartuate traessero beneficio dagli animali da compagnia. Gli studi disponibili che hanno validato le prime osservazioni di Levinson sono innumerevoli e la Pet Therapy (Pet sta per animale domestico ) è entrata di diritto in molti Luoghi di cura. Nel 2002 è stata redatta la Carta di Modena che “di-

brichi che il nostro contadino ci procurava. Mia sorella in quel periodo aveva una gattina dal nome esotico : Kira. Era il tormento di mia madre : le preparava ogni volta il lettino da partoriente foderato di morbida ovatta e ogni volta i gattini nascevano con le gambe storte e morivano dopo qualche settimana.

sciplina la relazione fra l’animale e l’uomo”. I principi ispiratori sono che : “ è importante tutelare l’utente e non invadere la sua sfera privata per scongiurare il pericolo di un coinvolgimento eccessivo che potrebbe causare un grave trauma nel momento del distacco dall’animale “. Viene ribadita l’importanza di una equipe multidisciplinare che definisca gli obiettivi da raggiungere. Nel 2005 IL Comitato Nazionale di Bioetica prende posizione relativa alla salute umana e degli animali. E nel 2009 la conferenza Mondiale di Tokio approva le linee guida dell’ interazione uomo-animale. Nel 2015 viene ratificato l’accordo Stato Regioni sulle Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA). Nel 2016 il Ministero della Salute pubblica il Piano Nazionale 2015-2018 sugli interventi assistiti con gli animali. Nelle varie regioni italiane la legge viene recepita con la creazione di scuole di interesse e piani di intervento. Nella nostra regione ci sono varie Scuole di

Formazione per la Pet Therapy e a livello operativo sono attivi interventi in Case di Riposo e al Day Hospital Oncologico e al reparto di Protonterapia. Per molti, soprattutto se affetti da disagio, l’incontro fra la persona e l’animale acquista il valore di “base sicura”; cioè di una “figura di riferimento capace di accogliere e proteggere ma anche di guidare l’esplorazione della realtà”. Tutto questo genera riflessi importanti sul comportamento sociale della persona , sulla capacità di rapportasi con l’esterno e di fare nuove esperienze. Si allontanano le tendenze a chiudersi in se stessi perché insorgono nuovi interessi che tendono a far scomparire gli atteggiamenti di allerta e di diffidenza. Si modifica il modo di percepire la realtà, si vive una socialità diversa che permette di mitigare gli effetti inibitori causati dalla permanenza forzata in ospedale o in un luogo non gradito. La presenza del PET è in grado di modificare la situazione contingente. La relazione con l’animale crea un campo di espressione semplice e diretto , senza tabù, che aiuta ad uscire da sé senza la pura del giudizio. Giudizio che è quasi sempre inibente e non favorisce il recupero di esperienze passate significative che facilitano il recupero della propria identità individuale. La presenza dell’animale aiuta ad azzerare le distanze e riduce le riserve che in genere ipotecano il rapporto fra le persone. Perché l’animale non esprime giudizi che frenano l’emergere della propria identità indi-

viduale. E’ bene chiarirlo, l’intervento di Pet Therapy non è un intervento di terapia “in senso tradizionale” ma si configura come un azione coterapeutica , vale a dire che ha come obiettivo quello di facilitare un azione terapeutica già in atto, possibilmente con un miglioramento del benessere della persona aiutando il lavoro di Medici e Infermieri. Acquista pertanto importanza la “relazione” che si crea fra l’animale (Pet) e il fruitore ( Malato). Per capirci non si somministra la “pillola“alla stessa ora e con lo stesso dosaggio per un tempo definito ma si da valore ad una relazione che si crea fra gli attori di un progetto, cioè si condividono dei contenuti . Vorrei chiudere riprendendo il concetto di Base Sicura : immaginate quando il lupo che poi diventerà lupo- cane entra nella sfera comunitaria dell’Homo Sapiens. Le cose cambiano perché il cane impara a cacciare e difendere il territorio e interagisce con l’uomo che ampia il proprio campo di interesse perché rassicurato dalla presenza del lupo-cane. Non parlano ma gestiscono dei comportamenti che interagiscono nel tempo; l’uomo riesce anche a dormire a lungo rassicurato dalla presenza del Pet ( il lupo si addomestica e diventa cane). L’uomo contemporaneo non accetta che parte del successo della nostra specie sia legata alla domesticazione del lupo. Eppure basterebbe tornare indietro di non molto nel tempo ( un secolo ?) per rendersi conto di come senza la presenza e l’aiuto di molti animali le attività dell’uomo non sarebbero potute evolvere e progredire.

la Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...


DICEMBRE 2018 - pag. Da ricordare perché? Perché per l’occasione il leader del gruppo “I GIRASOLI”, il Maestro Fausto Fulgoni, cantante e compositore, ha presentato insieme a Nicol Bertanzetti di Baitoni l’ultimo cd, intitolato “LE CANZONI DI CASA NOSTRA”: 14 brani cantati da Fausto Fulgoni e 6 dalla giovane Nicol Bertanzetti. Che il cd (ben curato nella grafica) meriti attenzione lo dice più di una ragione. In particolare, alcuni dei brani inediti, dedicati alla valle del Chiese. E non può passare sotto silenzio l’inserimento di composizioni cantate a Storo. Pensiamo alla nuova “Chiesetta Bianca”, brano dedicato ai piccoli templi di San Lorenzo di Storo e di Condino, una bella pennellata musicale, che fotografa le due chiesette. L’attenzione di Fulgoni per la nostra valle sta nella riproposizione di “Evviva la polenta”, composta dal Maestro Carlo Favalli di Malcesine e cantata già 40 anni fa nelle storiche edizioni del “Ferragosto Storese”. Ha portato senz’altro fortuna, vista la fama nazionale e addirittura internazionale guadagnata dalla farina gialla di Storo. Da sottolineare l’accompagnamento alla fisarmonica del Maestro Paolo Bagnasco. Il brano, come scritto nella copertina, è dedicato anche ai “polenter” di Storo che fanno e hanno fatto degustare la “polenta carbonera” in svariate località italiane. Un’ ottima colonna sonora da proporre durante le loro trasferte. Altra canzone revival, quella incisa dall’orchestra di Francesco Borghetti e cantata da Lidia negli anni ’80: “Estate a Storo”. Francesco Borghetti la incise come ringraziamento verso la comunità di Storo che per oltre

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“Le canzoni di casa nostra” Al Festival della Polenta presentato il cd con 20 brani prodotto da Capelli Videotecnica Domenica 30 settembre si è tenuta la quarta edizione del “Festival della polenta”. Da ricordare certamente la massiccia partecipazione di pubblico, con una forte presenza di persone provenienti da fuori provincia. Da ricordare pure, nel pomeriggio, nella piazza

dieci anni aveva preferito la sua orchestra nelle serate da ballo del “Ferragosto” e del “Gran Carnevale”. Riproposta con la voce di Nicol, nel nuovo arrangiamento del Maestro Mauro Tecchiolli di Vezzano.

del municipio, il concerto del gruppo musicale “I Girasoli”, presentati da Gianpaolo Capelli. Originari di Parma, ma conosciuti anche da noi per i tanti concerti tenuti in valle negli anni: trenta CD incisi nella loro lunga carriera musicale.

Da citare “Le mie valli”, dedicata alle valli della nostra zona e la struggente “Son tornato”, immersa nella nostalgia per il paesello natio di chi era costretto a partire per lavoro, ma desiderava tornare. “Splendida natura” va a rimarcare le bellezze del nostro Trentino, e non solo. L’attaccamento di Fausto Fulgoni per i nostri paesi arriva a Bondone, a cui ha dedicato due canzoni. “Il mio paese quel bel paese che sta lassù... con il sole in fronte che guarda giù...!” è una altra bella pennellata musicale che descrive il borgo medievale, con le sue strade strette e ben curate, la piazza, la bella chiesa e con il suo castello S. Giovanni: “sulla roccia il Castel che mostra al cielo tutta la sua età”. Dici Bondone e pensi “Carbonaio”. Questo il titolo della ballata melodica tratta dall’omonima poesia di Gianpaolo Capelli che canta la dura vita

dei carboner ”pelle sporca...ma anima pulita!” costretti in montagna per mesi e mesi, il ritorno a casa a settembre a onorare la loro protettrice: ”la Beata, che tiene in braccio il figlio...”. Il testo è toccante e la voce di Nicol Bertanzetti dà respiro al brano. La canzone è stata presentata e cantata in piazza del Bregn a Bondone, sabato 3 novembre in occasione della consegna ufficiale dello stendardo: “Borghi più belli d’Italia”, come da poco è stato insignito il paese di Bondone. Gianpaolo Capelli ricorda che nel cd trova posto “Cuore Alpino”, lanciata in anteprima sulle onde di Nova Radio negli anni ’90 durante la sua trasmissione “Domenica in liscio” e diventata un secondo inno degli alpini dopo “Il Trentatré”. “Bellezza mia” è l’arrangiamento di un brano popolare molto conosciuto. Altro brano inedito dedicato alle penne nere è “Per gli alpi-

ni non esiste l’impossibile”, che ha una storia particolare. Chi non conosce questa scritta che campeggia sul Doss Trento? Ebbene, l’ha vista anche Fulgoni quando in maggio arrivò a Trento per l’Adunata nazionale; non ci pensò due volte a scrivere una canzone sugli alpini, sul loro eroismo in guerra, ma anche sulla capacità di donare e la generosità di chi è sempre pronto a partire per aiutare chiunque abbia bisogno. Un brano del CD che esula dalle canzoni tradizionali incise é l’allegra e spiritosa ”Monella capricciosa”, dedicata alle donne di tutte le età. Concludendo, Nicol canta pure “Figli dei monti” (altra canzone dedicata al Trentino), e le conosciutissime “Madonnina dai riccioli d’oro” e “Cimitero di rose”, sempre con l’accompagnamento magistrale alla fisarmonica del Maestro Paolo Bagnasco. “Le canzoni di casa nostra”: 20 brani bene arrangiati e ballabilissimi. “Ascoltare per credere!”, sottolineano i fans di Fausto Fulgoni e dei “Girasoli”. Il cd musicale è stato prodotto da CAPELLI VIDEOTECNICA di Condino.


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Porto Franco

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Il titolo dei due volumi ( in tutto un migliaio di pagine ) è indovinato ed i segreti delle stelle evidentemente si riferiscono alle due stelle del Patt. In effetti Andreotti racconta vent’anni di vicende interne del Patt ambientandole nel contesto politico provinciale. Andreotti parte dallo storico congresso di Riva del Garda del 1988 dove si posero le basi per l’unificazione del PPTT di Enrico Pruner con l’Uatt di Franco Tretter per arrivare al 2008 anno in cui abbandonò la politica attiva. Vent’anni importanti il Patt, che nonostante l’unificazione continuò e continua a litigare, e per tutto il Trentino che dovette affrontare situazioni difficili come la tragedia di Stava e Tangentopoli con l’arresto dell’allora presidente della Provincia Mario Malossini. E’ un libro complesso ma che si legge volentieri. Non è un resoconto storico, è piuttosto una specie una biografia allargata nella quale – con documenti alla mano – Andreotti racconta quel che accadde in due decenni molto movimentati per il Patt. Proprio perché è una biografia mascherata sono perdonabili anchealcuni giudizi un po’ frettolosi che dà su persone e vicende e che uno storico non avrebbe forse espresso. Al di là di questo la lettura è piacevole anche perché Andreotti ci mette tutto il suo stile giornalistico.

Vent’anni di storia del Patt raccontati da Carlo Andreotti

Se una telefonata ti cambia la vita di Ettore Zampiccoli

Ricuperando una vecchia pubblicità della Tim si potrebbe dire che una telefonata a volte ti cambia la vita. E’ quel che è accaduto a Carlo Andreotti e lo racconta in apertura del libro “I segreti delle stelle “, da poco in libreria. La telefonata fu quella di Franco Tretter che gli propose a freddo Che cosa emerge da questi due tomi? Innanzitutto la forte litigiosità che ha sempre contraddistinto questo partito con guerre intestine fra Franco Tretter, Enrico Pruner, Domenico Fedel, Sergio Casagrande ed altri personaggi di quel periodo. Carlo Andreotti si attribuisce il merito – non lo dice esplicitamente ma lo fa capire – di aver contribuito ad appianare con la sua segreteria i contrasti interni ed aver portato il partito negli anni 90 al successo elettorale (sette

– eravamo nel 1977 – di candidarsi alle elezioni politiche. Carlo Andreotti accettò ma non venne eletto. Però proseguì con la sua avventura politica diventando per ben tre volte segretario provinciale del Patt e quindi anche presidente della Provincia.

consiglieri eletti, un vero e proprio record), che poi gli aprì le porte alla presidenza della Giunta provinciale. E’ un merito che gli va riconosciuto anche se qualcuno all’interno del Patt continuò a considerarlo un intruso, un democristiano di complemento. Non fu una presidenza facile quella di Andreotti, dal 1994 al 1999. Andreotti dovette assumersi il compito di ridare credibilità alla Provincia, dopo i guasti compiuti da Malossini, ed affrontare un

periodo di sostanziale ingovernabilità, che lo costrinse ad imbarcare in Giunta anche la DC, nell’occasione trasformata in Partito popolare trentino, ovvero quel partito che da sempre aveva ostacolato il Patt. Lo fece con grande pragmatismo e con una capacità di guardare oltre gli steccati, che gli fa merito, e una indiscutibile capacità di mediazione tra i partiti che componevano la sua Giunta. Ma oltre a vedersela con marpioni de-

mocristiani della politica trentina ( Valduga, Morandini, Zanoni che furono in giunta ) Andreotti dovette difendersi soprattutto dal suo partito. Furono i vari Bezzi, Kaswalder ed altri piccoli sindaci ed esponenti di prima fila dentro e fuori il suo partito a creargli quei grattacapi che lo di fatto lo obbligarono a mollare. In sostanza – Andreotti non lo dice ma lo fa capire – negli anni dell’euforia una parte della classe dirigente maturò

l’idea che la Provincia fosse la succursale del Patt, nella quale imporre a piacimento nomine e incarichi. Andreotti, inattaccabile sul piano del rigore amministrativo, per un periodo tenne testa ma poi fu scavalcato dai peones e dagli esponenti rampanti. Emblematico fu il caso della nomina del presidente della Trento-Malè quando i sindaci pipititini della Val di Sole con un colpo di mano riuscirono a far fuori il presidente indicato dalla Giunta provinciale eleggendo un proprio rappresentante. Per concludere una considerazione finale su Patt ed Andreotti: per anni lavorarono bene ed uniti e finchè Andreotti ebbe il controllo politico sul partito il Patt raccolse successi e riconoscimenti. Ma poi il potere derivante dalla gestione della Provincia dette alla testa di qualche esponente del Patt dell’epoca provocando via via la frana, che travolse sì Andreotti ma anche il Patt. Proprio come dicevano i latini: simul stabunt, simul cadent. Ma forse questo di farsi male da solo è nel Dna del Patt. La lezione non è servita e anche la seconda volta del Patt, ovvero la seconda volta nella quale il partito con Rossi arrivò alla presidenza, è finita con una debacle per il Patt e per Rossi. Un motivo in più per meditare sul lavoro di Andreotti.

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Territorio

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“Insieme Noi”: al centro le persone Oltre 1400 soci al nuovo evento della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella “Obiettivo di questi incontri – ci spiega il Presidente Andrea Armanini – era quello di far conoscere tutte le iniziative (non bancarie) che contraddistinguono la nostra Cooperativa, il tutto in un contesto informale e divertente, mettendo al centro le persone”. Sul palco a farla da padrone non sono stati Presidente e Direttore, ma i protagonisti dei vari progetti che La Cassa Rurale mette in campo ogni anno: infatti si sono avvicendati soci, giovani, rappresentanti delle associazioni e delle imprese del territorio che hanno portato la loro testimonianza rispetto alle iniziative a cui hanno partecipato. Un modo nuovo per far conoscere Casa Londra, InEurope, Incipit, InPrendi, InBusiness, gli incentivi per l’apprendimento delle lingue straniere, Passaggiando, Prendiilvolo Day, il Progetto orientamento, i bandi attività ed i bandi a progetto dedicati al mondo delle associazioni. Il tutto guidato dal presentatore Fausto Stefani, socio A pochi mesi dal suo terzo compleanno, il Circolo Fotografico Tionese si presenta e fa il punto della sua ricca e vivace attività associativa. Un percorso iniziato il 16 febbraio del 2016, quando i primi soci si riunirono nella prima assemblea straordinaria nell’allora sede situata all’interno del Centro Formazione Professionale Upt di Tione di Trento, in via Roma, grazie alla collaborazione del Direttore Claudio Nicolussi. Da allora il gruppo, originariamente formato dal Presidente Marco Gualtieri, dal Vicepresidente Pietro Perottino e da circa una ventina di appassionati fotoamatori associati ne ha fatta di strada: molte le collaborazioni ad eventi culturali e sociali in Giudicarie e altrove, sia tramite mostre ed esposizioni dei lavori del Gruppo, sia come servizi fotografici per sagre paesane o altri eventi (come ad esempio l’Ecofiera di Montagna di Tione). Aumentando le attività e la propria popolarità, aumentarono anche le adesioni, superando ultimamente le cinquanta/sessanta presenze. Un’altra novità è stata lo spostamento di sede

S

ono stati ben 5 gli incontri con i soci che tra ottobre e novembre la Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella ha organizzato in ogni territorio della propria zona di competenza. Si è iniziato con Roncone lo scorso 20 ottobre, per poi proseguire a San Lorenzo in Banale il 3 novembre, a Storo l’11 novembre, ad Andalo il

della Cassa Rurale, insieme alle collaboratrici dell’Ufficio Relazioni Comunicazioni Muualità,

Elisabetta Tamburini e Martina Beltrami, ed ai componenti dei Gruppi Operativi Locali, l’orga-

coinvolgente anche l’intervento del Prof. Gregorio Vivaldelli dal titolo “Chi Cammina Coopera”, presente a San Lorenzo, Storo e Sabbio Chiese, che prendendo spunto da alcuni canti della Divina Commedia di Dante, ha mosso una riflessione sull’importanza di “camminare insieme” per raggiungere obiettivi importanti. Il tutto si è concluso con la Tombola del Cuore, una tombola di beneficenza grazie alla quale i soci hanno devoluto 15.000 euro a favore delle associazioni del territorio. “Nel contesto attuale di grande cambiamento per il mondo delle Casse Rurali, riteniamo davvero importante mantenere il legame con il territorio in cui operiamo – commenta il Direttore Davide Donati - “Insieme Noi” è un tentativo di consolidare questo legame facendo conoscere tutto ciò che la nostra Cassa Rurale fa ma soprattutto rendendo i soci e le nostre comunità protagoniste della propria Cassa Rurale.”

17 novembre e per chiudere a Sabbio Chiese il 24novembre. Un’ iniziativa nuova e molto diversa dalla solita assemblea a cui i soci sono abituati, una sorta di rassegna di tutte le iniziative di mutualità che la Cassa Rurale ogni anno mette in campo a favore dei soci, dei giovani, delle imprese e delle associazioni.

no istituito dalla Cassa Rurale nel 2010, composto da soci volontari che supportano il Consiglio

di Amministrazione nella ideazione e gestione di tutte le iniziative di mutualità. Incisivo e

Una nuova mostra a tema per il circolo fotografico

Tre anni di scatti (il 13 gennaio del 2017) in un nuovo e più grande spazio all’interno dell’edificio comunale di Bolbeno (Comune di Borgo Lares) generosamente messo a disposizione dal Sindaco Giorgio Marchetti. Incontriamo il Presidente, Marco Gualtieri, e il Vicepresidente, Pietro Perottino, per fare il punto sul ricco passato e sul promettente futuro dell’associazione. “Siamo molto soddisfatti del nostro

percorso e delle nostre attività. Grazie alla collaborazione di enti e persone esterne (e in questo caso ringrazio il Sindaco di Borgo Lares Giorgio Marchetti per la nuova sede messaci a disposizione), abbiamo creato nel tempo un gruppo unito ed appassionato, nel quale possiamo contare anche alcuni tesserati UIF (Unione Italiana Fotoamatori) e FIAF (Federazione Fotografica Associazioni

Fotografiche), con il quale abbiamo svolto e svolgeremo nel futuro interessanti iniziative: tra queste molte in collaborazione con Associazioni locali e non, corsi di fotografia di vari livelli (aperti sia ai soci che a tutti gli appassionati), serate di approfondi-

mento o incontri con l’autore e l’organizzazione di set fotografici. Riguardo a quest’ultimo punto ricordiamo le ultime due mostre da noi tenute al Castello di Drena e a Canale di Tenno, per noi ottime e suggestive location e che hanno registrato un ot-

timo gradimento da parte del pubblico. Per il futuro stiamo pensando ad una nuova mostra fotografica a tema, oltre che alla riconferma della nostra partecipazione e collaborazione alle feste patronali, eventi turistici comunali o sovra comunali”. (A.G.)


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Centenario Grande Guerra

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Per quanto accaduto in questo stesso mese di cento anni fa non mi è stato possibile trovare un elenco esaustivo di quanto avvenuto. Le sole segnalazioni trovate si esauriscono in quello qui di seguito riportate. 1º dicembre 1918. Fronte orientale. La Transilvania si unisce alla Romania, seguendo l’incorporazione di Bessarabia e Bucovina, avvenuta il 27 marzo 1918. L’Assemblea Nazionale dei Rumeni di Transilvania e Ungheria, composta da membri eletti tra i Rumeni di Transilvania, Banato, Crisana e Maramures convengono ad Alba Iulia e decretano all’unanimità in quello stesso giorno. 4 dicembre. Woodrow Wilson si reca a Versailles per i negoziati di pace della prima guerra mondiale, diventando il primo presidente statunitense a recarsi in Europa mentre è in carica. 27 dicembre. Fronte orientale. Inizia la grande sollevazione polacca La sollevazione della Grande Polonia del 1918-19 è stata un’insurrezione militare dei Polacchi della Grande Polonia (chiamata anche Granducato di Poznań) contro la Germania. Dicembre. Fronte settentrionale. L’Islanda diventa un regno auto-governantesi, pur rimanendo unita alla Danimarca. Dicembre. - Fronte orientale. Viene proclamato il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (in seguito noto come Regno di Jugoslavia). Si è giunti anche al momento degli amari bilanci: le conseguenze non possono essere che soltanto riassunte. Perdite umane. La stima del numero totale di vittime della prima guerra mondiale non è determinabile con certezza e varia molto: le cifre più accettate parlano di un totale, tra militari e civili, compreso tra 15 milioni e più di 17 milioni di morti, con le stime più alte che arrivano fino a 65 milioni di morti includendo nel computo anche le vittime mondiali dell’influenza spagnola del 1918-1919. Il totale delle perdite causate dal conflitto si può stimare a più di 37 milioni, contando più di 16 milioni di morti e più di 20

Guerra 1914-18 mese per mese - Dicembre 1918

Si sanano le ferite e si tenta di giungere alla “Pace” Le conseguenze sono terribili di Mario Antolini Musón Dicembre 1918: il primo mese senza il rombo del cannone; il primo mese riservato alla “conta” dei morti e dei feriti, con tutte le altre piaghe che non si riusciranno a chiudere tanto presto, come le tante sofferenze che continueranno a lacerare individui, famiglie, regioni e Stati. Mese si transito

dalla guerra alla sospirata pace, ma con quanta fatica e con quante strazianti conseguenze che si cercherà di affrontare ma ancora fra discordie e lacerazioni anche si protrarranno senza l’uso delle armi di guerra, ma con altrettanta ferocia verbale e non solo.

milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili, cifra che fa della “Grande Guerra” uno dei più sanguinosi conflitti della storia umana. I civili non furono risparmiati: circa 950.000 morirono a causa delle operazioni militari e circa 5.893.000 persone perirono per cause collaterali. Crimini di guerra e genocidi etnici. Moltissimi civili perirono a causa di crimini di guerra, rappresaglie e persecuzioni razziali all’interno dei diversi paesi entrati in guerra; il diritto internazionale umanitario e la convenzione dell’Aia del 1907 furono ripetutamente violati durante il conflitto e solo la relativa ridotta estensione delle regioni occupate pose un freno alle stragi. Crimini di guerra vennero compiuti anche dalla marina tedesca; nei mari dove venne combattuta la Grande Guerra vi furono frequenti mitragliamenti di naufraghi e siluramenti di navi ospedale. Civili serbi sono fucilati dalle truppe d’occupazione austroungariche. La Russia obbligò le popolazioni tedesche del Volga a trasferirsi in Siberia. Tra 60.000 e 200.000 civili ebrei vennero uccisi in tutto l’Impero russo. Civili armeni giustiziati probabilmente nel-

la primavera del 1915. Tra il 1914 e il 1920 l’Impero ottomano intraprese lo sterminio di massa dei cristiani della Chiesa assira d’Oriente, della Chiesa ortodossa siriaca, della Chiesa cattolica sira e della Chiesa cattolica caldea, operazione che passerà alla storia come “genocidio assiro”: si valuta che i morti non siano stati meno di 275.000. Nonostante i numeri enormi, tale genocidio rimase ai margini del dibattito storiografico. Ben più noto è il cosiddetto “genocidio greco” svoltosi dal 1914 al 1924 ai danni dei

Greci del Ponto: soffrirono ripetute persecuzioni e uccisioni da parte degli Ottomani, una strage che fu definita “genocidio” e che ancora oggi è motivo di controversie tra Turchia e Grecia. Le vittime cagionate da fucilazioni, maltrattamenti, malattie e fame sono state calcolate a circa 350.000 nel giro di sette anni. Nel biennio 1915-1916 l’Impero ottomano decise di deportare le popolazioni armene del Caucaso, ritenute infide e comunque di sentimenti antiturchi, in Mesopotamia e Siria: centinaia di migliaia morirono durante le marce per fame, malattia o sfinimento. Il genocidio ebbe una breve e violenta ripresa una volta cessate le ostilità, quando Mustafa Kemal sterminò altre decine di migliaia di armeni per rendere più compatto il ceppo razziale turco. Cambiamenti politici. La Grande Guerra distrusse

equilibri politici consolidati da anni e ridisegnò i confini nazionali di Europa e Medio Oriente: quattro grandi imperi (tedesco, austro-ungarico, russo e ottomano) erano scomparsi. L’Austria-Ungheria, ceduti territori a Italia, Polonia e Romania, si frazionò in una serie di nuovi Stati nazionali: la piccola prima repubblica austriaca era etnicamente coesa ma economicamente indebolita e lacerata dai dissidi sociali, come lo era il nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni che dovette affrontare i contrasti tra i vari gruppi etnici. Più stabile, si rivelò la Cecoslovacchia, gravata però dalla presenza di una forte minoranza tedesca nella regione di confine dei Sudeti[. L’Ungheria fu decisamente ridimensionata. La Germania restituì i territori annessi durante la guerra franco-prussiana dell’Alsazia-Lorena alla Francia e cedette porzioni di territorio alla

Polonia, tra le quali il cosiddetto “corridoio di Danzica”. La monarchia imperiale era crollata ed era stata rimpiazzata dalla debole “repubblica di Weimar”. Il trattato di Versailles impose dure condizioni alla Germania. La dissoluzione dell’Impero russo e della monarchia degli zar lasciò il posto a una serie di guerre: mentre i bolscevichi della neo proclamata Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa affrontavano in una feroce guerra civile. Nacque la nuova repubblica di Polonia, tornata indipendente dopo oltre un secolo di occupazione straniera. I Russi ristabilirono il loro dominio su Ucraina, Bielorussia e regioni caucasiche, ma dovettero accettare l’indipendenza di Finlandia, Polonia e stati baltici. L’Impero ottomano fu spartito tra gli Alleati vittoriosi: Siria e Libano andarono alla Francia mentre il Regno Unito acquisì la Palestina, la Transgiordania e la Mesopotamia, dove fu costituito il nuovo Stato dell’Iraq. Ridottasi alla sola Anatolia, la Turchia visse un periodo di tumulti e conflitti. La spartizione dell’impero coloniale tedesco, diviso tra Francia, Regno Unito e Giappone, generò lo scontento dell’Italia. Negli anni del dopoguerra si presentò anche la prima crisi del colonialismo europeo. L’influenza culturale. La Grande Guerra ebbe una profonda influenza sul mondo della letteratura e delle arti figurative. Il conflitto ispirò una copiosa produzione letteraria, sia di poesia che di narrativa: un gran numero di poesie e raccolte di poesie composte dagli stessi militari al fronte furono pubblicate già durante la guerra. La guerra ispirò una notevole produzione cinematografica.


Centenario Grande Guerra

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Dicembre 1918 - Ripercussioni in Trentino e in Giudicarie

Il ricordo degli 11.400 trentini morti in guerra Gli aspetti in ombra della storia ufficiale

Trovo, in internet/google, una significativa testimonianza in relazione a ciò che avvenne per i soldati reduci del Trentino: «Al termine della prima guerra mondiale quella parte dell’Austria (il Tirolo al sud del Brennero) fu annessa al Regno d’Italia. Decine di migliaia di reduci dell’esercito austroungarico tornarono alle loro case, chi dal fronte meridionale, chi direttamente dai monti del Tirolo dove aveva combattuto contro l’esercito italiano, chi dalla prigionia dei russi. Una pagina nera, tutta ancora da scrivere, riguarda le prime settimane e i primi mesi e anni che caratterizzarono la nuova situazione nazionale di quel territorio che ben presto il fascismo avrebbe ribattezzato “Venezia Tridentina”. La pressione delle forze politiche nazionaliste e fasciste non fece altro che acuire l’odio contro coloro che tornavano alle loro case dopo avere difeso la loro Patria - l’Austria - ora indifesi sudditi di uno Stato diverso da quello per il quale avevano combattuto. Pensiamo alla storia, solo in minima parte analizzata, delle centinaia (migliaia?) di reduci trentini dell’esercito austroungarico spediti in campi di prigionia come quello di Isernia, dove - a quanto riportano le scarse testimonianze - patirono le pene dell’inferno. Il capitolo della cosiddetta “italianizzazione forzata” è abbastanza noto: ci si riferisce a tutto ciò che fu fatto per cancellare ogni segno dell’Austria, l’epurazione di molti lavoratori del pubblico impiego rei di avere collaborato con il “nemico”, la distruzione dei monumenti, il divieto del ricordo dei Caduti in divisa austriaca, il tutto “per favorire la nascita di una memoria istituzionale, stabile e gerarchizzata, fondata sui grandi racconti della mitologia nazionale”.»Continua l’articolista: «Non è di questo che voglio trattare. Voglio parlare di un capitolo più delicato che riguarda espressamente i casi di violenza contro individui in qualche modo “colpevoli” di essere stati richiamati in guerra nell’esercito del loro Stato (l’Impero austro ungarico) o perché “filotirolesi” o nostalgici della monarchia asburgica. Ricor-

di Mario Antolini Musón Le cronache di questo primo mese di “pace” nelle Giudicarie e nel Trentino, che ho potuto consultare, sono limitatissime, ma sono sufficienti ad intravvedere il bilancio di guerra” che già era necessario fare. Le annotazioni del Perli si limitano a poche righe di carattere generale e non risentono più del “sapore di guerra” tipico nelle altre sue pagine. Invece il freddo numero delle cifre parla molto di più; infatti più di 11.400 soldati trentini morirono nelle trincee con le divise asburgiche; negli ospedali e nei campi di prigionia della Prima guerra mondiale i feriti non si sono mai contati in maniera esaustiva, né i prigionieri di guerra ed i di-

do personalmente di avere scorso qualche anno fa le pagine di un ampio volume della Polizia politica fascista, depositato presso l’Archivio di Stato di Trento, nel quale sono elencati migliaia e migliaia di nominativi di trentini schedati in quanto “antinazionali”. Viene subito da chiedersi: che cosa dovettero subire personalmente? Quali pressioni psicologiche, minacce fisiche o verbali dovettero sopportare? Una robusta ricerca storica, per quanto complessa e difficile, dovrebbe porre sotto la lente di ingrandimento un periodo che merita maggiore chiarezza, per aiutarci a capire quali furono le perverse dinamiche di quell’epoca e per consentirci di “elaborare il conflitto”, di chiarire definitivamente in modo rigoroso le eventuali responsabilità, di quantificare il fenomeno (che è sicuramente più vasto di quanto non appaia oggi)». L’Autore testimonia il suo dire con quanto accaduto a due trentini e conclude: «Quelli che ho raccontato sono solo degli esempi, dietro ai quali si ha la sensazio-

ne, per non dire certezza, che si nasconda uno scenario di vendette pesanti (omicidi compresi) che contribuirono a creare un clima di terrore nelle decine di migliaia di reduci dell’esercito austriaco e nelle loro famiglie. Agli storici il compito di fare luce, non per riaprire ferite, beninteso: ma per accertare la verità e ricomporre il quadro di un’epoca che ha così pesantemente stravolto questa terra». Penso che sia utile conoscere anche questi risvolti di “fine guerra” che, facilmente, nel-

spersi. I morti caddero per la gran parte in uniforme austroungarica. La guerra aveva provocato il crollo dell’Impero austroungarico, nel cui esercito gran parte dei Trentini aveva combattuto, e alla fine del conflitto il Regno d’Italia non si curò di stabilirne il numero e l’identità, proibendo persino di erigerne i monumenti/ ricordo sulle piazze. I loro corpi furono sepolti in cimiteri sparsi in Austria, in Galizia o in Russia o altrove. Nel dopoguerra furono le comunità locali e le famiglie a conservarne la memoria soltanto sulle lapidi poste nei cimiteri perché dall’Italia era sta imposta la proibizione di ergerne monumenti pubblici.

le commemorazioni del centenario non verranno portate a galla. Come mi preme riportare qui quanto trovato in un altro articolo del tempo e non firmato: «La fine del conflitto segna un passaggio e un stato morale della popolazione di grande desolazione, come non poteva essere diverso in una Regione che fu per anni teatro di guerra. Alla bolgia infernale delle truppe austriache allo sbando e in disordinata ritirata che si è registrata a Trento, ma in particolare a Bolzano e Merano, si sono assommate

le tragedie dei paesi trentini distrutti dai bombardamenti in Valsugana, in Vallagarina, a Riva del Garda, in Giudicarie e le ruberie operate nelle proprietà pubbliche e private degli evacuati”: letteralmente svuotate. Sono circa 600.000 i soldati austriaci che ai rimi di novembre attraversarono in ritirata il Tirolo in direzione nord-est. Questo era il quadro in cui era immersa la popolazione civile residente nel Trentino; ma il peggio, come sempre, spettava a chi rientrava dagli internamenti nel Centro Europa o dalla fuga nel Regno d’Italia ed ai reduci dai fronti e dalla prigionia, spesso ridotti sul lastrico e senza lavoro. Peggiore ancora il bilancio bellico di morti e feriti. Sono circa 20.000 i Caduti tirolesi nella grande guerra, il 4 per cento della popolazione. Alcuni numeri di raffronto fra Impero austroungarico la prima cifra) e Regno d’Itala (la seconda cifra): popolazione: 52.600.000. 35.800.000: soldati mobilitati: 8.000.000, 5.615.000; soldati caduti: 1.200.000, 650.000; soldati feriti: 3.620.000, 947.000; soldati prigionieri: 2.200.000, 600.000». Della drammatica situazione in Giudicarie si fa portavoce il Mognaschi: «La guerra

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termina e con essa le tribolazioni e la fame. La speranza di riabbracciare i propri cari sotto le armi si sta facendo certezza anche se per il completo rientro dei richiamati si dovrà attendere sino all’estate del 1919. Ancor di più per gli arruolati nei Battaglioni neri. Gli anziani, pur soddisfatti della fine del confitto, non eccedono in entusiasmo e non si cullano in troppe illusioni. Si contano i Caduti ed i dispersi, si leccano le ferite, s ricompongono mano a mano le famiglie e si ricomincia un’altra volta da capo». Anche nell’ultim pagina del prezioso lavoro degli studenti del Guetti (più volte citato) risuona l’eco della conclusione del periodo bellico: «Il prezzo della guerra per il Trentino fu pesantissimo; lo ricordiamo: i “Caduti” furono circa 11.400, i “feriti” 14.000, un numero imprecisato ma di tuto rilievo di “dispersi” in guerra, soprattutto in prigionia in Russia e in Siberia. Per le famiglie trentine non fu facile affrontare la notizia della morte dei loro cari e il conseguente dolore. Per un lungo periodo si sperò che la lontana Russia potesse restituire ancora qualche marito o qualche figlio». Nell’ultimo mese dell’anno 1918 sembrava si tirasse il fiato perché ufficialmente, dopo quattro anni e tre mesi, la prima grande guerra mondiale era stata dichiarata finita; ma non erano finite le sofferenze e le preoccupazioni; ogni guerra non finisce con la cessazione dei combattimenti sul campo; infatti non finisce mai in chi ne è rimasto colpito e piagato nel corpo e nello spirito..

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Turismo

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Impianti aperti dal 24 novembre

Campiglio PinzoloVal Rendena, il buon avvio di stagione fa ben sperare L’apertura Il 24 e 25 novembre erano pochi gli impianti e le piste aperti, concentrati al Grostè con una parte dell’Ursus Snow Park accessibile, ma abbastanza per attirare i primi sciatori e appassionati della tavola: ben 3.500 primi ingressi e 35.000 passaggi, i numeri registrati in quei due giorni. “L’apertura di novembre è da considerarsi un’overture della stagione 2018/19 – ha commentato invece Francesco Bosco, direttore generale di Funivie Campiglio – in vista dell’apertura delle altre aree Spinale, 5Laghi e Pradalago (1 dicembre), Folgarida-Marilleva (1 dicembre) e Pinzolo (6 dicembre)”. I dati previsionali Mentre a Campiglio, da metà novembre, sono ben tre i ristoranti 1 Stella Michelin: il “Dolomieu”, “Il Gallo Ce-

Anche quest’anno Madonna di Campiglio ha giocato d’anticipo facendosi trovare pronta per l’apertura degli impianti e delle piste al Grostè già nel weekend del 24 e 25 novembre. Tra le prime ad aprire, prendendo in considerazione le destinazioni drone” e la “Stube Hermitage”, di nuovo insignita del prestigioso riconoscimento dopo essere stata, tra il 2008 e il 2014, primo ristorante stellato a Campiglio, dati confortanti arrivano anche dall’ENIT e interessano proprio il nostro territorio. Tra il 18 e il 31 dicembre 2018 aumentano, rispetto allo scorso anno, gli arrivi negli aeroporti. In particolare dagli Stati Uniti, dalla Germania e dalla Russia. Clienti importanti perché non solo gli Usa sono un mercato scouting sul quale Campiglio sta investendo, ma anche perché aumentano di quasi l’8% i viaggiatori che arrivano in prima classe.

sciistiche più blasonate, ha attirato un importante numero di sciatori e soprattutto l’attenzione dei media nazionali che hanno voluto scendere in pista per documentare l’avvio di stagione ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Pure tra le strutture ricettive si respira un buon clima. ENIT, grazie ai numeri raccolti insieme ad Expedia, evidenzia un boom di prenotazioni in montagna tra il 18 e il 31 dicembre, con un quasi tutto esaurito a Madonna di Campiglio, ma bisogna affrettarsi anche nelle altre nostre località di Pinzolo e dell’intera Val Rendena. “I dati di inizio stagione fanno ben sperare – ha spiegato Adriano Alimonta, presidente dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena – siamo pronti a raccogliere i risultati di ciò che abbiamo fatto durante l’anno e siamo già operativi

per il prossimo. Nei due giorni di apertura abbiamo accompagnato le televisioni nazionali sulle nostre piste per far sapere agli italiani che da noi la neve è ottima e si può già sciare”. “Inoltre, all’inizio del 2019 – ha detto Alimonta – ospiteremo educational tour con operatori provenienti dal Brasile, dagli Usa, dalla Germania e dalla Russia. A fine gennaio ci sarà anche un viaggio stampa con giornalisti dei media tedeschi organizzato con Trentino Marketing”. Intanto, la Skiarea Campiglio ha alzato il sipario e ogni giorno si presenta sempre più in forma avvicinandosi alla quasi totalità di piste e impianti accessibili mentre si avvinano le attese vacanze di Natale, uno dei momenti più importanti, in termini di numeri e fatturato per gli operatori turistici, di tutta la stagione invernale.

Augura alla Spettabile clientela Buon Natale e un Felice Anno Nuovo ...


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Un progetto nato con Cooperativa Incontra e ComunitĂ Handicap

Sport e Un progetto nato con Cooperativa Incontra e ComunitĂ Handicap

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Sport

DICEMBRE 2018 Per il futuro un grande progetto di sviluppo

Le Coste di Bolbeno pronte ad aprire ai baby sciatori La nuova stagione invernale ormai alle porte, si annuncia ricca di importanti novità che vanno nella direzione di alzare continuamente la qualità del servizio offerto dal piccolo centro sci di BolbenoBorgo Lares: un nuovo parcheggio completamente pavimentato realizzato a fondo pista, una nuova bretella di collegamento viario con funzione di evitare a parte del traffico l’attraversamento del cen“Ringraziamo per tutti questi interventi – sottolinea il presidente della pro loco di Bolbeno Roberto Marchetti - la Comunità di Valle delle Giudicarie e la Provincia di Trento per il prezioso sostegno”. Quest’anno i Comuni convenzionati sono 41 per una popolazione di circa 120.000 abitanti. Sul finire della scorsa stagione invernale, sono stati presentato i risultati di uno studio di fattibilità commissionato dal comune di Borgo Lares per verificare la possibilità di allungamento dell’attuale pista e il potenziamento della portata oraria. I risultati dello studio, in estrema sintesi, sostengono l’idea di sviluppo della piccola pista di

Bolbeno con un impianto di tipo seggioviario per il trasporto degli sciatori dopo aver verificato la mancanza di condizioni di sicurezza nel caso di allungamento della sciovia attuale a causa dell’eccessiva ripidità del pendio a monte della pista attuale. Con questa soluzione progettuale, che prevede il mantenimento della sciovia, il percorso ideale dell’utente che si avvicina allo sci sarebbe composto da un primo avvicinamento nel campo primi passi, l’apprendimento completo con utilizzo della sciovia e il successivo perfezionamento su una pista più lunga e impegnativa grazie alla nuova seggiovia. La proposta di massima

IL GIORNALE DELLE GIUDICARIE Bilancio al 31/12/2017 STATO PATRIMONIALE Attivo Immobilizzazioni Attivo Circolante Ratei e Risconti

€ € €

3.975 111.075 635

Totale attivo

115.685

Passivo Patrimonio netto Debiti Ratei e Risconti Fondi di Ammortamento Fondi per Rischi e Oneri

€ € € € €

56.738 24.585 7.795 2.667 23.900

Totale passivo

115.685

Valore della Produzione Costi di Produzione Proventi ed Oneri Finanziari Ammortamenti Risultato prima delle imposte

€ -€ -€ -€ €

140.473 119.366 119 525 20.463

Imposte

-€

6.001

14.462

CONTO ECONOMICO

Risultato dell’esercizio

tro storico del paese, un impianto di innevamento ancora migliorato con l’acquisto di un nuovo generatore neve e per il laboratorio e noleggio sci, oltre al continuo rinnovo dei materiali da noleggio, sono state acquistate due nuove macchine per la preparazione dello sci ed è stato modificato lo spazio a disposizione del pubblico con la realizzazione di una nuova area per il deposito. prevede una pista con dislivello di circa 200 mt con l’obiettivo di ottenere l’omologazione per gara di slalom gigante nella categoria ragazzi/allievi e un

buon percorso di allenamento per i tanti sci club e appassionati che anche grazie all’impianto di illuminazione amano cimentarsi tra i pali.


Attualità

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Accorpamento dei seggi di Daré eVigo Rendena, le ragioni della decisione

Novità per i cacciatori su rinnovo e rilascio del porto d’armi


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Tutti giù per terra

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Luoghi comuni La Cina ha inaugurato il ponte sul mare più lungo al mondo: 55 km da Hong Kong a Macao. Collega 11 città coagulandole in un’unica megalopoli da 70 milioni di persone. Capolavoro di ingegneria avanzata, è stato costruito in appena 9 anni, con tanto di tunnel sottomarino e diverse isole artificiali. Secondo i costruttori durerà almeno 120 anni. Qui in Italia Venezia aspetta da trent’anni che il Mose la salvi dall’acqua alta. In diverse zone dell’Africa la Cina ha edificato dal nulla enormi città ad oggi del tutto disabitate. I detrattori parlano di falliti investimenti edilizi; in realtà quelle ‘città fantasma’, complete di grattacieli, viali, parchi, ospedali, stazioni, potrebbero essere la soluzione al problema del sovraffollamento demografico cinese. Città create nel nulla per alloggiare i coloni del futuro. Lungimiranza con gli occhi a mandorla. Qui in Italia invece ci sono ancora terremotati dell’Irpinia che passeranno il loro 38esimo Natale in un container. La Cina in meno di trent’anni ha L’informazione riguardante il fronte austriaco risulta quantomeno curiosa; se è stata posizionata per uno scopo informativo per i turisti, appare palesemente distorta, una fake news o più banalmente una bugia. La prima linea austriaca, o meglio austroungarica, nel 1915-1918 nella valle del Chiese era costituita dai cinque forti della “Cintura” o “Sbarramento” di Lardaro, tre dei quali sono ancora oggi la documentazione ben visibile e più inequivocabile. Per supportare le considerazioni sarà sufficiente citare due tra i tanti storici e ricercatori che si sono occupati di quel conflitto nella nostra zona. Dante Ongari nella presentazione del “Diario di guerra dal Cadria allo Stivo” del tenente Hecht scrive: “A difesa del confine prende l’avvio durante la neutralità italiana [dal luglio 1914 al maggio 1915] l’allestimento di una potente prima linea di resistenza assai arretrata dal confine … collegata alle fortificazioni permanenti già realizzate [i forti dello sbarramento di Lardaro]” …. E ancora Ongari ricorda che “la linea di resistenza …. continua al Doss dei Morti fino a calare allo sbarramento dei forti di Lardaro”. E’ riportata su diversi testi anche una cartina austriaca dell’epoca con i fronti italiano e austriaco, quest’ultimo identificato con la prima linea decritta da Ongari e che nel fondovalle passa dai forti

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

saputo trasformarsi da arretrata economia agricola in superpotenza a tutto tondo. Qui in Italia si festeggia al solo ipotizzare tassi di crescita dello ‘zero virgola vargòt’. I cinesi creano ovunque mirabilie tecnologiche e ingegneristiche, eppure li riduciamo unicamente a facile bersaglio di becere ironie e luoghi comuni: campioni di contraffazione e manifattura scadente,.. per uno che qui muore uno che arriva prendendone lavoro e identità,.. gente refrattaria ai funerali: cadaveri (e cani) finiscono nei menu dei loro ristoranti. Mentre nei salotti noi dibattiamo se TAV sì o TAV no, se TAP sì o TAP forse, loro comprano quartieri, città, aziende, banche, società di calcio, multinazionali, Stati interi. Pezzo dopo pezzo, infaticabili, in silenzio. Qui in Italia i viadotti ancora in piedi sono scheletri con

la portata di carico di mattoncini Lego. Non sorprendiamoci se la ricostruzione del ponte Morandi sarà affidata proprio a imprese cinesi. Qui in Italia ogni giorno un ponte cade, un argine cede, un fiume esonda, un edificio crolla, un treno deraglia, una scala mobile si spacca. I titoli dei tg sono bollettini di guerra. Abusivismo, incuria, negligenza, incompetenza: le secolari piaghe italiane che mietono lutti e sfollati. E tanta vergogna. Le nostre imprese, i nostri primati, quelli che noi continuiamo a sbandierare nel mondo, appartengono tutti al passato. Ad oggi vantiamo un solo talento e per nulla appagante: quello per la retorica pomposa, l’insopportabile magniloquenza oratoria della politica che segue ad ogni disastro. Pulito manierismo, questo sì solido e incrollabile. Un rumore di fondo a cui non facciamo neanche più caso. Sempre uguale a sé stesso, continuo, sottile ma dominante. Perché tutto riascolteremo, identico e immutato ‘copia e incolla’ anche al prossimo disastro.

La lettera di Raffaele Armani

Grande Guerra e turismo Lungo la statale del Caffaro tra la centrale di Cimego e l’omonimo ponte, a destra in direzione Brescia, un cartello (Foto 1) indica la prima linea italiana nella Grande Guerra.

Larino e Revegler (ricordo tra gli altri il libro “I Lupi ‘implacabili fanti’ “ del compianto Tarolli Vittorino, recentemente scomparso). Tra il fronte italiano, a Cimego, e quello austroungarico, ai forti di Lardaro, rimaneva una fascia di territorio in cui si trovavano i paesi della Pieve di Bono; Vittorino Ta-

rolli cita il diario del tenente austroungarico Joseph Polzleitner: “Nella terra di nessuno, fra le linee italiane ed austriache” s’adagiavano diversi bei villaggi romantici (Praso Agrone, Strada) circondati da castagneti, ….”. Vi sono numerosi altri studi e pubblicazioni altrettanto autorevoli e quindi storicamen-

Sul lato opposto, sulla destra per chi proviene da Brescia, un altro cartello indica la “Prima linea austriaca – Grande Guerra 1914-1918 Ponte di Cimego” (Foto 2).

te accettati che supportano e confermano le considerazioni. I messaggi di questo pannello (Foto 1) contengono alcune altre informazioni discutibili. “Grande Guerra 19141918” non è un falso, ma è improprio in questa cartellonistica, in quanto le “prime

linee italiana ed austriaca” sono relative al periodo 1915-1918 perché le ostilità tra Regno d’Italia e Impero Austroungarico scoppiarono il 24 maggio 1915 e non nel 1914, data che noi trentini ricordiamo perché vide coinvolti molti nostri nonni e bisnonni sul fronte orientale (Impero austroungarico con-

tro Impero russo). E poi un’ultima sorpresa che la dice lunga sul pressappochismo della comunicazione. Per identificare la PRIMA LINEA AUSTRIACA è stata utilizzata la foto di un manufatto bellico ITALIANO al ponte di Cimego con tre soldati, pare un italiano, un inglese e un giapponese, di eserciti contrapposti a quello austroungarico … oltretutto sotto una bandiera austriaca. Mentre la bandiera italiana riportata sul cartello della “Prima Linea italiana” è quella storica del tempo (il tricolore con lo stemma sabaudo) sulla storicità dell’altra resta qualche dubbio e comunque non è la bandiera dell’impero austroungarico. Insomma: una bugia e un guazzabuglio….; la promozione turistica non può prescindere da una corretta informazione; per richiamare l’attenzione dei turisti bastava posizionare sui due lati della strada lo stesso cartello che indica il fronte italiano al ponte di Cimego. Raffaele Armani


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Caro Adelino, è difficile da capire. Crediamo fermamente che la cosa migliore da fare oggi in Italia, così come in Trentino, sia la creazione di posti di lavoro. Sono sempre più i disoccupati e questo lo soffriamo anche nelle nostre valli. Perchè il Governo invece di distribuire paghette a destra e a manca, redditi di qua e di là, non incanala i finanziamenti in iniziative volte a creare posti di lavoro? Proprio non lo capiamo…. Gli amici del bar

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Lavoro, è questo che serve Credo che tutti, compreso il Governo di oggi e i Governi di ieri, siano consapevoli che la disoccupazione è una delle piaghe che più affliggono il nostro Paese. Hanno anche provato con varie soluzioni, senza grande successo. Poca roba, purtroppo, ma i soldi a disposizione sono quelli che sono e senza soldi è difficile finanziare il mercato del lavoro. Ma cerchiamo d’essere chiari: la disoccupazione diminuisce, ovviamente, se la aziende assumono. E

le aziende per poter assumere devono essere messe in grado di funzionare al meglio. Devono aumentare le commesse e i clienti e chiudere i bilanci in attivo. Altrimenti niente nuove assunzioni con il pericolo che siano costrette a licenziamenti. Tanto per capirci: l’economia deve tirare. Più l’economia sale e più posti di lavoro si creano. Ma in Italia l’economia ristagna da troppo tempo e così la disoccupazione aumenta. Se l’economia non si mette in moto, sono

Castagne salate Anche quest’anno non è stato facile procurasi le castagne. Pur essendo stata una buona stagione, se volevi le castagne bisognava pagarle ad un prezzo salatissimo. Peccato... io non potrei passare un anno senza mangiare castagne che mi hanno accompagnato fin da piccolo nei primi freddi d’autunno. Mi dispiace molto, ma il prossimo anno non so se potrò ancora permettermele…

Adelino Amistadi

Panettoni tutto l’anno Quando vado nei supermercati mi dà fastidio vedere già cumuli di panettoni natalizi pronti per la vendita. Una volta il panettone era riservato al Natale ed era una festa per tutti. Oggi è così diffuso che fra una rapa e un panettone non c’è differenza… . Chiara

Lisa Autunno. La stagione delle castagne. Una delizia per il palato, ma una sofferenza per il portafoglio. Costano troppo, non c’è che dire. Una volta erano un cibo umile, che tutti potevano procurasi con facilità. Ricordo da piccolo quando le scambiavamo a Daone con i cavoli prodotti sulle rive del lago di Roncone, ce n’erano per tutti. Oggi sono un lusso. Nonostante tutto le castagne rimangono uno dei frutti più tradizionali e genuini che esistano. Senza contare quanto sia gratificante poterle mangiare insieme agli amici o con i propri cari raccolti attorno alla “conomica” in at-

guai per tutti. I Governi, per motivi politici, elettorali, polemiche interne, ma soprattutto mancanza di idee fin’ora han combinato poco o niente. Basterebbe, per iniziare, semplificare la burocrazia che blocca ogni nuova iniziativa industriale. Invece ci perdiamo in chiacchiere e così le cose non miglioreranno mai. Anzi. Il decreto dignità ne è il classico esempio. Speriamo in bene.

tesa che siano pronte. Con le castagne arrosto sulla tavola ci si sente più vicini, più sereni, più gioviali, al diavolo internet, al diavolo il cellulare, con le castagne non si scherza. Miracolo della castagna. Un frutto simile del tutto simile a certe persone, dure e pungenti fuori, tenere e generose dentro. Speriamo che i castanicoltori si organizzino al meglio e le possano vendere più a buon mercato, speriamo. (a.a,)

Cara signora, oggi tutto corre, quel che conta è vendere in barba alle tradizioni ed alla logica. Infatti ad ottobre i panettoni con mille insegne natalizie sono già in vendita e uno se li può comprare e mangiare quando vuole. E il giorno di Natale il panettone non dice più niente a nessuno. A gennaio, sfatto l’albero di Natale, è già tempo di colombe pasquali. E la settimana dopo Pasqua le vetrine si riempiono di bermuda e di bikini pronte per il mare. Poi, dopo Ferragosto, ancora con sandali e canottiera, ecco che compaiono le novità della moda autunno-inverno. Una corsa continua. I negozianti fanno a gara a chi espone prima. Ormai è tutto

fuori tempo: l’importante è anticipare comunque e sempre gli eventi e le stagioni. Così si è perso anche il gusto dell’attesa, dimenticando, purtroppo, che ogni cosa ha il suo tempo. Mah! (a.a)

SEGNALAZIONI. Diventa giornalista per quindici giorni. Segnala anche tu una notizia, raccontaci una storia, mandaci una vignetta su un fatto a te accaduto


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Giornale delle Giudicarie dicembre 2018  

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