Giornale delle Giudicarie Aprile 2022

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Le buone azioni...

Giudi iudicarie

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ANNO 20 - APRILE 2022- N. 4 - MENSILE

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Tra pandemia e guerra la speranza di un’alba nuova Gli occhi del mondo sono tutti puntati verso l’Ucraina, la guerra è la grande emergenza di queste settimane. Un conflitto aperto nel cuore dell’Europa, un’immane tragedia provocata dalle bombe di Putin che sta massacrando un intero paese. La carneficina del folle presidente russo ha diffuso in tutto il mondo terrore ed inquietudine. Il dittatore prende tempo e intanto massacra, uccide uomini, donne e bambini. L’Europa, la Nato, l’Onu subiscono gli effetti della tragedia, usando prudenza per evitare il peggio: una guerra mondiale. La Resistenza del popolo ucraino, pur con tanti morti e fughe, è il lato nobile di chi vuole custodire e difendere il valore della libertà. Quando finirà, quando taceranno le armi? Difficile dirlo. Per ora la strategia del terrore va avanti senza pietà. Danni incalcolabili che arrivano mentre tutto il mondo è ancora alle prese con l’incubo Covid, che fa meno paura di qualche tempo fa grazie ai vaccini, ma che, purtroppo, è ancora presente. Proprio in questi giorni, e precisamente il 18 marzo, abbiamo celebrato la giornata nazionale in memoria di tutte le vittime dell’epidemia del coronavirus. La data è stata scelte perché il 18 marzo 2020 i camion dell’esercito portavano via da Bergamo, nel silenzio tragico dell’intera città, centinaia di bare dal cimitero cittadino. A pag, 12

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APRILE 2022

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Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella

...per la crescita del nostro territorio

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FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Caro-bollette, allevatori e panificatori lanciano un grido di allarme A PAGINA 12

EUROPA di Paolo Magagnotti

Galizia: ieri come oggi Ucraina, si accolgono i profughi in fuga dalla guerra anche in valle Industria

La manodopera arriva da fuori

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Attualità

Pasqua, la riflessione di padre Tosi A PAGINA 5

TRUFFE Una mano arriva dall’arbitro bancario A pag. 10 ATTUALITÀ I bambini in marcia per la pace A pag. 14 RUBRICA Come eravamo A pag. 31

Era l’estate del 1914 e da pochi giorni era scoppiata la “Guerra europea”, divenuta tragi-camente mondiale. Il Trentino faceva parte dell’Impero austriaco nell’ambito dell’Austro-Ungheria. Migliaia di trentini vennero chiamati alle armi e inviati sul fronte orientale dell’impero, ai confini con la Russia. Erano i Kaiserjäger, che andarono a combattere, e morire, contro i russi in quella parte del territorio imperiale chiamata Galizia, e del cui nome chi ebbe la fortuna di tornare arricchiva i racconti. Si è trattato di una delle pagine più tristi e tragiche della nostra terra. A pagina 13

Riforme

Le Comunità di Valle in mano ai sindaci A PAGINA 6

Attualità

Presentato il nuovo Piano provinciale dei rifiuti A PAG. 8

ESTATE Le proposte culturali della Valle del Chiese A pag 34 PORTO FRANCO Orsi sì, orsi no A pag. 8 GIOVANI InPrendi, sei giovani per sei idee d’azienda A pag 17

PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ SUL GIORNALE DELLE GIUDICARIE sponsorgdg@yahoo.it - 3356628973 - 338 9357093


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APRILE 2022

Rassegna Stampa

RASSEGNA STAMPA MARZO 2022

A cura della REDAZIONE

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Nel rogo di Bondone bruciati 250 ettari di sottobosco Giorni di lavoro intenso per i vigili del fuoco volontari, alle prese con le complesse operazioni di spegnimento del vastissimo incendio sviluppatosi nel territorio comunale di Bondone ed estesosi poi alla Val Vestino, nel bresciano. Al lavoro una trentina di volontari – coordinati dal comandante di Bondone-Baitoni, Nicola Zaninelli – appartenenti ai corpi di Bondone-Baitoni, Condino, Brione, Praso, Pieve di Bono, Castel Condino, Roncone, Ragoli, Preore, Pinzolo, Lomaso e Fiavè. Sul fronte trentino l’incendio è stato circoscritto: due i focolai attivi sui quali si sta concentrando l’attenzione e l’impegno senza sosta dei vigili del fuoco volontari, impegnati in un puntuale e attento lavoro di contenimento. Complessivamente le fiamme hanno distrutto 250 ettari circa, di cui 100 in territorio trentino. Al lavoro anche l’elicottero del corpo permanente. A Castel Stenico arriva Rembrandt Sarà un’estate ricca di mostre ed eventi quella del Castello del Buonconsiglio e delle sedi distaccate di Castel Thun, Castel Caldes, Castel Stenico e Castel Beseno: in mostra Fontebasso e i pittori veneti al Buonconsiglio, il genio grafico di Rembrandt a Castel Stenico, le fotografie di montagna a Castel Caldes, il bacio di Innocenzo Fraccaroli a Castel Thun, e poi concerti, cinema all’aperto, rievocazioni storiche, visite teatralizzate e laboratori per grandi e bambini saranno i protagonisti della proposta culturali dei castelli provinciali. A Castel Stenico dall’11 giugno al 6 novembre si potranno ammirare i capolavori grafici di Rembrandt,

una raccolta di incisioni realizzate da Rembrandt e provenienti dalla collezione Lazzari Turco Menz, donata nel 1924 al Municipio di Trento, e conservate al Castello del Buonconsiglio. La mostra illustra l’opera grafica del maestro olandese nato a Leida nel 1606 e morto ad Amsterdam nel 1669. Dei molti fogli presenti nella raccolta del museo a lui collegati, sedici esemplari sono tirati dalle lastre originali di Rembrandt e con carte filigranate che ne confermano l’autenticità e la datazione, come La Morte della Vergine o L’Autoritratto del 1633. La carenza di personale alla Rsao Tione rischia di far chiudere: rassicurazioni da APSS TIONE. In merito all’ipotesi di chiusura della Rsa ospedaliera di Tione a causa della carenza di personale infermieristico che ha riguardato la cooperativa SPES quale gestore dell’assistenza e della struttura, è confermato l’interesse dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari a mantenere attiva questa importante funzione. Apss si sta attualmente adoperando alla ricerca delle soluzioni più adatte a supportare il gestore in questa temporanea carenza di organico, al fine di garantire la continuità della funzionalità della struttura nelle prossime settimane. Contestualmente il gestore si impegnerà nel reclutare nuovo personale ad integrazione dell’organico attuale. Come da programma, la struttura, attualmente destinata a pazienti Covid, chiuderà temporaneamente da domani con la dimissione dell’ultimo paziente; seguiranno alcuni giorni di fermo necessari per la sanificazione degli spazi. La Rsa di Tione, durante le fasi più intense della pandemia, è sta-

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 20 aprile 2022 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Tel: 0465 349020 Presidente: Oreste Bottaro Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Achille Amistadi, Adelino Amistadi, Virginio Amistadi, Mario Antolini Musòn, Matilde Armani, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Martina Sebastiani, Alessandro Togni, Ettore Zampiccoli, gli studenti dell’Istituto Guetti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 30 marzo 2022 da Athesia - Bolzano Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129

ta infatti utilizzata come «struttura territoriale Covid» per i pazienti positivi di medio-bassa complessità non bisognosi di ricovero ospedaliero ma impossibilitati a rimanere a casa. Dal Parco risorse e responsabilità per i territori della Sarca Il Parco Fluviale della Sarca vara un piano di finanziamenti, che va ad aggiungersi alle attività già in essere, di oltre 360.000 euro per opere e progetti da realizzarsi entro il 2022. Si parte dai 50.000 € per opere di conservazione finanziati al 100% nei Comuni di Dro (sfalcio canneto Laghissol e recupero dei prati aridi a Gaggio) e Madruzzo (progetto sul gambero al lago di Lagolo e recupero dei prati aridi arbustati in area Toblino). Nell’elenco si trovano poi, cofinanziati al 50%, interventi in delega ai Comuni di valorizzazione del Cammino San Vili (Vallelaghi 11.742,50 e 4.453,00 €, Stenico 11.900,19 €, Pinzolo 27.100,00 €) e di manutenzione di sentieri e fruizione di aree adiacenti ai corsi d’acqua o di particolare interesse (Tre Ville 27.713,60 €, Cavedine 14.068,31 €, €, Spiazzo 37.215,00 €, Drena 15.696,52 €, San Lorenzo Dorsino 7.500,00 €, ASUC Fisto 6.021,86 €, Pelugo 11.649,21 €). C’è quindi la delega ai Comuni di Tione e Porte Rendena per la realizzazione di passerelle sul percorso tematico ZSC Tione Villa Rendena per cui sono stati concessi 42.000 €. C’è un cofinanziamento in delega al Comune di Sella Giudicarie per 35.000 € (per opere di miglioramento di un percorso tematico del Parco Fluviale) e uno di 15.000 € al Comune di Borgo Lares per la manutenzione della passerella sul torrente Arnò (interna a un altro percorso tematico del Parco Fluviale). Grande successo per la mostra “The butterfly women - le donne farfalla” Grande interesse e successo ha ottenuto la mostra “ The Butterfly women - Le donne farfalla” che si è tenuta in occasione della giornata della donna, dal 5 all’8 marzo, presso la Casa Cüs a Javrè, nel Comune di Porte di Rendena. L’evento è stato curato da Franca Alberti e Michela Gottardi in rappresentanza di My Samburu Woman - associazione con sede in Kenya - e con la collaborazione del Comune. Attraverso la proiezione di video con interviste e all’esposizione di pannelli fotografici, si è cercato di illustrare la vita delle donne Samburu, tribù di pastori seminomadi che vive nel nord del Kenya, in un ambiente molto arido e soggetto a frequenti siccità, in cui l’unica attività possibile è l’allevamento di capre e, per i più ricchi, di cammelli e mucche.

Caro-bollette, le misure a favore delle famiglie Aiuti per 25 milioni di euro per le famiglie trentine contro il caro-bollette. Sono quelli messi in campo dalla Giunta provinciale che ha assunto in via preliminare una delibera su proposta del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. Le famiglie potenzialmente interessate in Trentino sono tra le 60.000 e le 70.000 con risorse utilizzabili pari a 25 milioni di euro. “In questa fase è fondamentale sostenere le famiglie alle prese con l’emergenza dovuta al caro-energia - sottolinea il presidente Fugatti - anche perché in questo modo alleviamo le difficoltà delle famiglie ma allo stesso tempo sosteniamo l’economia e i consumi”. Microfoni Fusi, il clima raccontato dai ragazzi Si chiama “Radio Pianeta3 ”, è la web radio che parla di ambiente. Viviamo sul terzo pianeta del sistema solare, ma noi europei consumiamo come se avessimo tre pianeti a disposizione, per questo si chiama Radio Pianeta3. Una radio che guarda al futuro e racconta i segnali che la Terra ci invia nel presente. Radio Pianeta3 è il nuovo percorso di “media education” proposto dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente di Trento, nata per raccontare insieme agli studenti delle scuole secondarie del Trentino la relazione tra gli esseri umani e il pianeta nel quale viviamo. A Trento e Pinzolo due progetti pilota per gestire le demenze gravi La provincia ha deciso di avviare una fase pilota per un progetto di revisione della gestione delle demenze gravi che coinvolge la RSA di San Bartolomeo, gestita dall’APSP Civica di Trento con un nucleo di 20 posti letto, e la RSA di Pinzolo, gestita dall’APSP A. Collini, con un nucleo di 15 posti letto. La fase pilota sarà monitorata da uno staff di referenti dei servizi coinvolti coordinati da un referente nominato da APSS. È prevista la presentazione di un report alla Provincia a 6 mesi e al termine della fase, sulla base del quale potranno essere apportate modifiche al modello. Il progetto sarà poi trasmesso all’Istituto superiore di sanità, che guarda con interesse a questa sperimentazione. La spesa annua è di circa 125.000 euro, legata alla nuova figura del terapista occupazionale e all’incremento delle ore dello psicologo. Festival dell’Economia, da Milano la conferenza stampa Si terrà a Milano martedì 12 aprile la conferenza stampa di presentazione del programma della 17^ edizione del Festival dell’Economia di Trento, dedicata al tema “Dopo la pandemia. Tra ordine e disordine”. L’evento sarà in diretta streaming. PNRR, lo sportello “ON-Oltre nuove imprese a tasso zero”: incentivi per imprese composte da giovani e donne Giovedì 24 marzo 2022 ha aperto lo sportello ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero l’incentivo promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico che sostiene le micro e piccole imprese composte in pre-

valenza o totalmente da giovani tra i 18 e i 35 anni oppure da donne di tutte le età. Le agevolazioni prevedono un mix di finanziamento a tasso zero e contributo a fondo perduto per progetti d’impresa con spese fino a 3 milioni di euro, che può coprire fino al 90% delle spese totali ammissibili. Sono 150 milioni di euro le risorse stanziate dalla legge di bilancio 2022, ai quali si aggiungono 100 milioni di euro per il sostegno dell’imprenditoria femminile a valere sulla Missione 5 - Componente 1 - Linea di investimento 1.2 “Creazione di imprese femminili” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’agevolazione potrà essere richiesta da imprese che puntano a realizzare nuove iniziative o ampliare, diversificare o trasformare attività esistenti nei settori manifatturiero, servizi, commercio e turismo. Lo sportello resterà aperto fino ad esaurimento delle risorse. Non ci saranno graduatorie, le domande saranno esaminate in base all’ordine cronologico di presentazione. Nuovi insediamenti aziendali in Trentino: nel 2021 sono stati 58, di cui 31 da fuori provincia Sono 58 i nuovi insediamenti aziendali che nel 2021 hanno interessato il territorio provinciale grazie all’attività di attrazione di Trentino Sviluppo. Di questi, 31 riguardano società provenienti da fuori provincia e 3 si riferiscono a gruppi industriali esteri, con casa madre in Francia, Germania e India. I restanti 24 sono invece nuovi insediamenti o ampliamenti di imprese già presenti in Trentino. I numeri confermano il trend di crescita consolidato nell’ultimo biennio, nonostante le incertezze causate dalla pandemia. Rispetto al 2020 – anno in cui le imprese insediate erano state 39 – nel 2021 l’indice di attrattività del territorio ha segnato infatti un aumento del 49%. La percentuale cresce ancora se guardiamo al 2019, anno in cui i nuovi ingressi e insediamenti furono 30. Per quanto riguarda i settori, quello principale è ancora la meccatronica, con 16 aziende insediate nel 2021. Bene anche l’ambito dell’edilizia sostenibile, delle biotecnologie e dell’ICT. Tre nuove mostre al Mart “Simbolismo e Nuova Oggettività. La Galleria del Levante”. Tra il 1962 e il 1981 l’intellettuale Emilio Bertonati fondò e diresse la Galleria del Levante, punto di riferimento per collezionisti, artisti, critici e appassionati d’arte. La storia della Galleria rappresenta un momento cruciale nella più ampia storia espositiva italiana. Il Mart la racconta con una grande mostra: oltre 200 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, a Rovereto dal 27 marzo al 12 giugno. “Focus | Hayez e gli altri. Opere dalla Collezione di Fondazione Caritro”. Intorno alla nota “Venere” di Hayez il Mart inaugura un Focus espositivo con le opere provenienti dalle raccolte di Fondazione Caritro. Il progetto è parte delle celebrazioni per il trentennale dell’istituzione bancaria. Fino al 1 maggio. “Focus | Angelo Filomeno”. Italiano di nascita e americano d’adozione, Angelo Filomeno realizza dipinti ricamati in cui convivono rimandi alla pittura classicista e all’antica cultura della meraviglia. Fino al 12 giugno.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


APRILE 2022 Maurizio Fuga

Ribalto

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Ha fatto notizia l’assunzione di una trentina di extracomunitari da parte di un imprenditore locale alla ricerca disperata di lavoratori. Ormai è un problema che riguarda tutto il mondo industriale del nord Italia. Ogni anno le imprese, soprattutto quelle del nord, arruolano come minimo 50.000 operai immigrati per far fronte a tutti quei lavori che gli italiani non vogliono più fare, perché considerati faticosi, disonorevoli e poco redditizi. Chi di noi, ormai, accetterebbe un lavoro in una stalla. Se non ci fossero gli indiani che ancora si dedicano alla mungitura ed alla pastorizia, addio ai prodotti caseari, latte e formaggi, dipendono da loro. E come potremmo mangiare conserva se non ci fossero gli africani a raccogliere pomodori. Chi laverebbe i piatti nei ristoranti. Ma anche le fabbriche lamentano la scarsa attrazione dei lavoratori locali e anch’esse non possono fare a meno di rivolgersi agli extracomunitari. Il problema sta tutto nel futuro prossimo. Che cosa faremo quando anche gli extracomunitari, o i loro figli, o i figli dei loro figli si saranno stancati di sgobbare in campagna, sudare sulle catene di montaggio, lavare i piatti nei ristoranti? Qualche segno comincia ad apparire. Fino a qualche tempo fa se trovavi una macchina con la targa quadrata dei tempi che furono, potevi essere sicuro che al volante c’era un africano. Adesso gli immigrati cominciano a vantare macchine, magari di seconda mano,

Il Saltaro

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“Torniamo al lavoro...” ma già macchine di tutto rispetto. Andando così le cose, si può prevedere che presto potranno permettersi una casa dignitosa, magari con i doppi servizi, il freezer, la Tv satellitare e tutte gli altri vantaggi di cui noi italiani godiamo da decenni e che ci permettono una vita ricca di benessere e di felicità. Dopodichè è facile che anche loro comincino a rifiutare i lavori così detti “servili”. E allora, che si farà? Povera gente da importare a questo mondo ce ne sarà sempre, potrebbe rispondere qualche duro di cuore. Vero. Ma il problema sarà farceli stare, visto che siamo al massimo dell’affollamento. L’Italia è fra gli stati con più abitanti (210) per chilometro quadrato. Siamo già al limite, come faremo a cavarcela? La cosa non è per niente facile. Le possibili vie d’uscita possono essere due. La prima è quella percorsa da Vittorio Valletta, il professore universitario di economia che era stato assunto dal fondatore della Fiat, Giovanni Agnelli senior. Quando subito dopo la guerra fu nominato presidente della casa automobilistica torinese, Valletta si trovò nella necessità, proprio come i suoi colleghi d’oggi, di reperire

tanta manodopera, in fretta e a buon mercato. La fece reclutare quasi esclusivamente nel sud d’Italia. Un giorno Valletta volle accompagnare un noto giornalista, Indro Montanelli, per le strade della Torino ricostruita. Ad un certo punto s’imbatterono in gruppi di meridionali, appena scesi dal treno, con la valigia di cartone a fianco, i quali si rassegnavano a passare la notte sotto i ponti. “E questi?” chiese Montanelli. “Io offro un posto di lavoro, dove vadano a dormire non è affar mio” gli rispose in malo modo Valletta. E Montanelli obbiettò: “Ma si rende conto che in tal modo fra vent’anni saranno tutti comunisti?” “Certo che me ne rendo conto, replicò il presidente della Fiat, però, vede, tra vent’anni io non ci sarò più...e si arrangerà qualcun altro”. La seconda strada è più complessa e per niente facile, Ogni tanto se ne discute nei bar o alla Tv, ma non è facile arrivare a conclusioni condivise. Bisognerebbe tornare ad insegnare ai nostri figli il valore della fatica, coerentemente, riconoscere agli italiani ancora disposti a sgobbare in campagna o in fabbrica, più o meno, gli stessi stipendi riservati alle soubret-

te della Tv per la mostra quotidiana di “culi”, seni e cosce, al limite del patetico, o degli opinionisti di tutto e di più, che riempiono le serate con i loro inutili sproloqui, al solo scopo di fare “audience” al di là delle sciocchezze che normalmente dicono. A dir la verità non è che proposte del genere

trovino le giuste adesioni, alcuni, scandalizzati, replicano che questo è impossibile. Forse è vero. E allora smettiamola di lamentarci delle invasioni e degli sbarchi dall’Africa. Accogliamoli, se non altro per necessità, ma prima o poi anche in loro scopriremo la nostra italianità.

Il discorso del prof. Spera in Dio, non fa una grinza, tutti d’accordo nell’empireo dei Saltari di ieri, di oggi e di domani. Il vostro Saltaro è dello stesso parere. “Torniamo al lavoro...” è il caso di dire, e buona fortuna a chi verrà dopo di noi. C...zi sua!!

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Attualità Padre Corrado Tosi, di Balbido, è in procinto di iniziare una terza fase della sua vita dedicata al Signore: dopo l’esperienza di missionario in Congo, quella di pastore nella parrocchia di sesto fiorentino, in particolare accanto ai giovani, tornerà in Africa per occuparsi della formazione dei seminaristi. A lui abbiamo chiesto alcune riflessioni in vista di una Pasqua che arriva dopo due anni di pandemia che ancora non si è risolta e una guerra alle porte dell’Europa che pochi mesi fa in pochi opinionisti avevano previsto. Lei che ha vissuto molti anni in Congo e ha prestato ultimamente la sua opera in una parrocchia in Toscana, ha trovato differenze di approccio alla fede fra l’Italia e l’Africa? Differenze nel modo di vivere la Pasqua, per esempio. Intanto devo dire che sono grato di aver potuto lavorare a Sesto Fiorentino (dove i nostri nonni andavano a fare i «molete») in una parrocchia molto vivace (purtroppo non è che ce ne sono molte però), dove ho incontrato cristiani veri, anche famiglie giovani che sanno declinare la fede in modo stupendo. Per me sono stati una scuola di fede. Il contesto è sicuramente diverso dal quello del Congo. Ho lasciato il Congo sette anni fa e nel frattempo tante cose sono cambiate, soprattutto qui. Il Congo si trovava, e si trova ancora, in una situazione di grande precarietà. Dopo la guerra che ha coinvolto tutto il paese dal ’98 al 2003, all’Est continuano ad esserci crimini atroci legati allo sfruttamento delle risorse minerarie. Tra le vittime - ne avrete sentito parlare - ci sono

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In questa Pasqua, quale chiesa vogliamo essere? di Denise Rocca

Padre Corrado Tosi riflette sulla fede, sul lavoro in parrocchia e in Congo, una Pasqua in tempi di pandemia e guerra. “Questa situazione ci mette davanti a quello che siamo in modo più reale: fragili, vulnerabili, mortali. Anche come comunità” anche il nostro ambasciatore Luca Attanasio e la sua scorta. Tutto questo influisce sul modo di vivere la fede. Le comunità cristiane del Congo sono giovani, piene di vita, e nello stesso tempo vivono in una situazione di sofferenza o addirittura di persecuzione, perché capita spesso che si schierino contro situazioni di ingiustizia insopportabile. Il senso di comunità è forte. Questa è una differenza evidente rispetto alle tendenza che si vede qui: in Italia i cristiani, anche praticanti, tendono a vivere la fede ognuno secondo i sui modi e ritmi, senza tenere troppo conto che siamo «comunità» cristiana. Certo, punti di debolezza e di forza sul modo di essere cristiani si vedono qui e là. In Congo, dove la chiesa è giovane e vive in un contesto povero, magari

il clero rischia di non andare diritto al cuore del vangelo, ma in genere la fede di chi soffre è lucida rispetto a quella di chi, come è più facile che avvenga qui, sembra poterne fare a meno: Chi soffre vede più facilmente la relazione tra la la sua vicenda di vita e quella del Cristo. Riguardo al contesto ci sono alcune situazioni particolari che mi impressionavano dopo essere tornato in Italia: per esempio nei giardini, a Firenze, vedevo passeggiare persone sole, o anziani con la badante, o persone giovani con i cani. Ma mamme con bambini proprio poche. Fa impressione che i bambini non si vedono in giro qui da noi, soprattutto nelle città. E poi mi faceva un forte effetto il modo di sdoganare in televisione le tragedie familiari, in maniere scanda-

listica, rendendole spettacolo. Ma soprattutto mi colpiva sentire dappertutto come un ritornello due parole : «privacy» e «sicurezza». Beh, il cristiano in un contesto così (che è già cambiato) è forse più portato a cercare come non morire piuttosto che come morire bene. Questo mondo è tutto proteso a cercare la «vita eterna», nel senso che non finisce, senza tanto bisogno di Dio. Ma, in questi due anni e mezzo le cose qui sono molto cambiate: fino a due mesi fa si temeva il Covid, ora nel cuore dell’Europa c’è una guerra in corso e si spera di poter evitare una guerra nucleare. Da un certo punto di vista questa situazione ci mette davanti a quello che siamo in modo più reale: fragili, vulnerabili, mortali. Anche come comunità: altro che autodeterminazione dei popoli… qui siamo in balia dei capricci e delle passioni (se va bene) di pochissimi. E come cristiani siamo provocati a chiederci: cosa siamo chiamati a fare? Mi sembra che in questo senso l’opportunità che papa Francesco ci dà con questo Sinodo sia straordinaria e dobbiamo proprio non lasciarla andare. La domanda è rivolta a tutti: quale chiesa vogliamo essere? E la Pasqua? Che significato ha in questo momento storico la Pasqua che vivremo fra pochi giorni?

Un giovane capo scout, con un’aria un po’ di sfida, come se volesse capire cosa intendiamo con frasi che ripetiamo come se fossero ritornelli scontanti, ma che hanno dell’assurdo, mi ha detto: «Ma scusa… Cosa significa che Gesù ci salva?» «Ecco! Bella domanda» - mi sono detto - «ora cosa rispondo?» Nel mistero pasquale si celebra questo: attraverso la sua morte e risurrezione il Cristo ci salva. Ma cosa vuole dire? Cosa rispondo ad un giovane che magari è lontano dalla pratica religiosa e che vuole capire? Oltretutto ci salva in un modo piuttosto strano: Gesù sembra che non ci tiri fuori dai guai ma ci si infili lui. Cosa vuole dire che Dio fa sua questa nostra umanità, proprio lì dove è debole, sofferente, li dove muore, e la abita?… E la ama! Cosa vale dire che da questo dono viene la vita eterna? Non quella biologica, che compie il suo ciclo e poi muore (anche se non lo vorremmo), ma la vita dell’Eterno, la vita di Dio, la pienezza di vita-amore, quella che non conta gli anni di immortalità? Cosa significa questo per gli ucraini oggi? E per gli altri popoli che vivono l’orrore della guerra? Dove si manifesta? Come cura? Me lo chiedo anch’io. In estate tornerà in Congo

in una nuova veste, quella di formatore. Come è la situazione là per i cristianesimo? Torno in Congo per formare i seminaristi in un tempo in cui i seminaristi non ci sono più. È una battuta, ma come succede qui, anche lì la chiesa cambierà. I mezzi di comunicazione che abbiamo fanno sì che il mondo sia sempre più connesso e i cambiamenti «sincronizzati» e repentini: chissà cosa ne sarà della Chiesa fra venti anni. In Europa probabilmente, ma anche in Congo, avrà sempre meno rilevanza sociale e istituzionale, avrà meno potere insomma. Magari sarà una chiesa piccola, di piccole comunità, probabilmente povera…ma chissà che questo non sia un bene, una sorta di purificazione. Gesù ci ha insegnato a perdere, non a vincere. Sono sicuro che la luce del Vangelo si manterrà viva e che più ci sarà buio attorno più si vedrà luminosa. A volte ho l’impressione che di buio ce ne sia parecchio in quest’epoca. Forse meno imperiosamente, ma la Chiesa una parola da dire ce l’ha. E poi, lo sappiamo, il Vangelo non è questione di nozioni da sapere, ne di comandamenti da seguire, è una vita, una vita gioiosa per la gratitudine del dono. Speriamo di essere fedeli a questa vita. Ecco, sarei contento se potessi un po’ contribuire perché i pastori di domani siano testimoni dell’amore di Dio.


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Politica

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Riforme, le Comunità di Valle in mano ai sindaci

La riforma delle Comunità di valle, uno dei cavalli di battaglia dell’ultima campagna elettorale dell’attuale amministrazione provinciale, è in dirittura di arrivo. L’assessore agli enti locali Mattia Gottardi ha preparato disegno di legge nel quale, in estrema sintesi, le Comunità continueranno a fare quello che fanno ora ma smetteranno di essere organi elettivi e saranno di fatto enti in mano ai sindaci. Le nuove Comunità di Valle saranno infatti espressione diretta delle amministrazioni comunali, non ci saranno quindi delle elezioni per i membri o per il presidente dell’ente, ma quest’ultimo verrà nominato al proprio interno dal Consiglio dei Sindaci. «Il nuovo assetto dei rapporti istituzionali - spiega l’assessore Gottardi - persegue l’obiettivo di valorizzare le peculiarità locali e dei singoli Comuni, semplificando il quadro istituzionale, as-

L’assessore agli enti locali Mattia Gottardi ha preparato la riforma degli enti intermedi. Servizi e competenze rimangono gli stessi, cambia la governance. E le gestioni associate saranno libere, ma incentivate. sicurando in ogni caso su tutto il territorio provinciale la qualità dei servizi ai cittadini e rendendo le Comunità massima espressione delle volontà e degli interessi del territorio di riferimento». In molti si sono stupiti a non vedere abolite le Comunità, che era il messaggio del pre-elezioni dell’amministrazione provinciale in corso. Ma Gottardi difende la coerenza della ri-

forma ideata, sottolineando una filosofia di fondo che non è, spiega, «un fulmine a ciel sereno». «È la logica conclusione di un percorso che abbiamo cercato di costruire da fine 2018 ad adesso prosegue Gottardi - per ri-

dare centralità ai Comuni che invece l’introduzione delle Comunità come erano state pensate inizialmente voleva far sparire. Abbiamo messo mano ai trasferimenti del fondo perequativo che abbiamo aumentato per far sì che

Le prime reazioni Se questa, per sommi capi, è la riforma Gottardi che dovrà essere discussa e trasformata in legge, arrivano le prime osservazioni e critiche, in attesa delle presentazioni sui territori che l’assessore ha annunciato per discutere la riforma. La giunta del Consiglio delle autonomie (Cal), l’organismo che rappresenta Comuni e Comunità di valle, ha deciso di rispondere al disegno di legge sulle Comunità con una sua proposta, che ha l’ambizione di affrontare la questione in termini più ampi rispetto al cambio della “governance” dell’ente intermedio ipotizzato dall’assessore provinciale per ridisegnare anche su altri fronti il rapporto fra Comuni e Provincia. «Questa è l’occasione, - ha spiegato il

presidente del Consiglio delle autonomie Paride Gianmoena - se troviamo la condivisione tra noi, di fare delle proposte e dei ragionamenti che vanno oltre la conferma delle Comunità di valle e la governance, ma che affrontano il tema del rapporto tra Comuni, Comunità e Provincia e in particolare la questione del potere di eterodirezione che ha la Provincia. Potremmo fare quel passo ulteriore, in particolare sulla gestione delle risorse da parte dei territori senza paletti posti dalla Provincia, che alla riforma del 2006 che ha istituito le Comunità di valle, non era riuscito». A lui fanno eco sindaci, come quello di Ala Claudio Soini, anche lui membro della giunta del Cal: «Non vorremmo

- ha sottolineato Soini - che si riducesse il tutto al fatto se il presidente debba essere un sindaco o no. Non dobbiamo cadere nel tranello. Dobbiamo allargare il discorso sul vero ruolo delle Comunità nel futuro, io penso a un ente vicino ai Comuni e non solo un erogatore di servizi. Si deve provare a fare una proposta articolata. Questa è la terza riforma dal 2006 - ricorda il sindaco di Ala - e non è cambiato moltissimo. L’elezione diretta c’è stata solo una volta nel 2010, poi c’è stata la rivisitazione Daldoss, ora mi sembra che si sta riportando la Comunità ai tempi del Comprensorio, con la giunta composta da sindaci e il presidente sindaco».

i Comuni potessero avere entrate stabili per mantenere le proprie strutture. Poi abbiamo introdotto un nuovo modello che ha consentito 109 assunzioni nei comuni quando era da oltre dieci anni che di fatto il personale che andava in pensione non veniva più sostituito». Gestioni associate e comunità da abolire, questo si pensava con l’avvento di questa giunta provinciale, ora c’è una riforma che mantiene entrambe. Ci spiega? «Si era contro l’obbligo delle gestioni associate per territorio e funzioni - risponde l’assessore - che è stato fonte di inefficienze e anche di maggiori costi. Non ha funzionato. Abbiamo quindi incentivato il fare insieme, che è positivo in sè, con maggiori risorse per il personale per chi attua delle gestioni associate, ma lasciando la libertà ai territori di decidere con chi e che cosa fare assieme. Per quanto riguarda le Comunità, queste tornano in una logica di servizi al cittadino e ai Comuni invece che di spartizione di

posti di potere. Le Comunità nate nella riforma del 2006 non esistono più, si porta qui a compimento un’eliminazione di quella versione che li vedeva come enti sostitutivi dei Comuni. Quelle sono le Comunità che non avevano senso, non i servizi di cui si occupano. I sindaci saranno i protagonisti, ma è chiaro che la sommatoria dei campanili dovrà suonare insieme, questa è la filosofia principale. Deve tornare la politica del servizio e dell’essere al servizio, da lì si riparte per ricostruire una comunità intesa come ente ma anche come comunità si persone e socio-economica». La revisione e il diverso ruolo istituzionale riconosciuto alle Comunità si riverbera anche sulle Commissioni per la pianificazione territoriale e il paesaggio della comunità (CPC) e sulle Commissioni edilizie comunali (CEC). Spetterà all’assemblea per la pianificazione urbanistica e lo sviluppo nominare la CPC, di cui non faranno più parte gli esperti designati dalla Giunta provinciale ma esperti scelti direttamente dalla Comunità e due di questi di nomina riservata al Consiglio dei Sindaci. La proposta normativa interviene rafforzando il ruolo delle commissioni edilizie comunali (CEC) che diventano organo tecnico consultivo del Comune non solo in materia edilizia ma anche paesaggistica. Viene eliminato il controllo successivo della Giunta provinciale in materia paesaggistica su CPC e Giunte comunali che resta unicamente sulla Sottocommissione della Commissione urbanistica provinciale in quanto organo provinciale.

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La cena al ristorante è diventata un lus Daniele Bertolini, titolare del ristorante e pub La Contea: “L’idea è quell

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Il nuovo Piano provinciale dei rifiuti Proseguono gli interventi di presentazione sul territorio del Quinto aggiornamento del Piano provinciale rifiuti, nell’ambito del percorso partecipativo che coinvolge enti locali, comunità, associazioni e cittadini in vista dell’approvazione definitiva. Lunedì 14 marzo il vicepresidente e assessore all’urbanistica e ambiente Mario Tonina ha illustrato il Piano al Commissario della Comunità Giorgio Butterini ed ai Sindaci giudicariesi coadiuvato dal sostituto dirigente Settore autorizzazioni e controlli di Appa Gabriele Rampanelli; all’incontro hanno partecipato anche il dirigente generale dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente Enrico Menapace, il dirigente generale del Dipartimento territorio e trasporti, ambiente, energia, cooperazione Roberto Andreatta, nonché il direttore del Centro Sustainable Energy di FBK Luigi Crema. Dopo l’introduzione del Commissario della Comunità delle Giudicarie Butterini che ha confermato l’impegno sia della Comunità sia dei Comuni sul versante della raccolta differenziata dei rifiuti, il vicepresidente Tonina ha ricordato il percorso partecipativo del Piano e la volontà da parte della Provincia di coinvolgere “comunità, comuni, territori, categorie economiche, cittadini e, soprattutto i nostri giovani per costruire con loro un futuro sostenibile”. Nell’evidenziare poi i punti di forza di questo strumento che punta alla sostenibilità e a un’economia che sia sempre più circolare, ha richiamato ancora una volta il tema della responsabilità co-

Il vicepresidente della Provincia di Trento Mario Tonina ha presentato agli amministratori locali il quinto aggiornamento del Piano dei rifiuti con la previsione di un impianto di recupero di energia. mune, affinché il territorio trentino riesca a “gestire al proprio interno la questione dei rifiuti”, soprattutto in questo peculiare momento storico. La proposta di Piano punta a ridurre il rifiuto pro-capite a 425 chilogrammi all’anno entro il 2025, rispetto ai circa 448 attuali, e a portare la raccolta differenziata al 78% entro il 2024 (altrimenti subentrerà la tariffazione puntuale) e all’80% entro il 2028 (era del 14% nel 2000); attualmente il dato medio è del 78%, ma con differenze sostanziali fra i vari bacini fino a 20 punti percentuali. In questo scenario le Giudicarie sono un territorio virtuoso, con una differenziata al 77,2% e, soprattutto, una produzione di rifiuto pro-capite pari a 404 chilogrammi all’anno, quindi già sotto l’obiettivo fissato dal Piano. Fra le criticità del territorio vi è invece la presenza di un’elevata percentuale, circa il 20%, di rifiuto organico nel secco residuo. Oltre alla riduzione del rifiuto e all’aumento della differenziata, il Piano prevede di migliorare la qualità della raccolta, a uniformare il sistema e la differenziata fra i diversi bacini, nonché di ridurre alla fonte la produzione di rifiuti urbani, favorire altre forme di

recupero e ridurre l’organico presente nel rifiuto smaltito in discarica. Gli strumenti utilizzabili sono molteplici: vanno dall’incentivare i centri di riuso e le piattaforme per la preparazione al riutilizzo, all’uso della leva fiscale, dal potenziamento dell’informazione alla promozione di nuove abitudini di consumo a ridotto carico di rifiuti. Il Piano, che vede i contributi tecnici dell’Università degli studi di Trento e di FBK, contiene alcune possibili so-

luzioni, valutate sulla base degli obiettivi prioritari della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e della efficacia ed economicità delle misure, che devono essere idonee a garantire la piena autonomia del territorio nella gestione dei rifiuti urbani non recuperabili attraverso le raccolte differenziate. Fra gli scenari presentati, due in particolare le soluzioni analizzate: l’impianto a combustione e l’impianto di gassificazione, o a conversione chimica che,

all’uscita del processo, produce syngas, da cui può essere ricavato biocombustibile. Attualmente la situazione è diventata critica con la chiusura temporanea della discarica di Trento per tutto il 2022 in attesa di ottenere le autorizzazioni al suo ampliamento. I rifiuti vengono conferiti nelle discariche del Primiero e della Valle di Sole con un aumento notevole di costi, oltre allo smaltimento nell’inceneritore di Bolzano ed in altre strutture fuori

dalla Provincia. Il Piano dei rifiuti prevede l’obiettivo di trattare tutti i rifiuti sul territorio provinciale senza ricorrere ad impianti fuori provincia. Al termine della presentazione si è aperto un dibattito costruttivo da parte dei sindaci presenti che hanno condiviso le indicazioni del vicepresidente Tonina ed hanno sollecitato l’immediato avvio del programma al fine di risolvere i problemi che attualmente sono stati evidenziati.


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Truffe, una mano arriva dall’arbitro bancario e finanziario Primi giorni di marzo. Balza all’onore poco onorevole della cronaca un episodio di cui è rimasta vittima una famiglia giudicariese. Il “solito ignoto” si è inserito nel conto corrente bancario dei titolari e con arte (bisogna dire con arte) è riuscito a scucire ai malcapitati qualcosa come cinquemila euro. La scusa usata era semplice: “Siamo dell’inbank, dobbiamo fare dei controlli perché il suo conto è stato hackerato. Facciamo qualche esperimento: passi mille euro al conto di sua moglie. Bene. Riuscito. Ora ne passi quattromila. Bene. Riuscito pure questo. Proviamo con cinquemila?”. Ci avrebbero provato, e ci sarebbero cascati come pere. Per fortuna loro il conto aveva il tetto di cinquemila, perciò non ce n’erano più dopo che i primi cinquemila avevano preso il volo per lidi sereni. Certo, si può discutere sulla dabbenaggine di chi, di fronte a gente suadente con voce professionale e modi cortesi ti abbindola. Ma (come si dice) le vie della truffa sono infinite, e vanno da chi vuole entrare in casa per mettere a posto la canna del gas a chi ti entra nel computer per rubarti la carta di credito, e ce ne sarebbero da raccontare... Vishing, smishing, spoofing: termini ostici e pericolosi. Quando la truffa passa attraverso il telefono, gli sms o le chat dedicate di banche e gestori di sistemi di pagamento. Un caso vinto grazie all’’intervento del Centro di ricerca e tutela dei consumatori

di Giuliano Beltrami

Ad una famiglia giudicariese rubati 5mila euro. I consigli del Centro di ricerca e tutela dei consumatori e degli utenti per ottenere un risarcimento. e degli utenti (CRTCU) con sede a Trento, con un ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario che ha permesso di risarcire il consumatore. “La casistica relativa alle frodi realizzate attraverso le carte di credito o i bancomat o, più in generale, gli strumenti di pagamento elettronici - spiegano al Crtcu - è in continua evoluzione, ma, opportunamente, dal 2010 è in vigore una legge che addossa le responsabilità delle frodi ai gestori dei sistemi di pagamento, uniche eccezioni, il dolo o la colpa grave del consumatore nell’utilizzo delle carte o nella loro custodia”. In tutti i casi di utilizzo fraudolento delle carte di pagamento, si consiglia di ricorrere all’Arbitro Bancario e Finanziario”, suggerisce Carlo Biasior, direttore del Crtcu. Ecco il caso. “La nostra consumatrice ha ricevuto un sms dall’Intermediario con cui era informata di un accesso anomalo effettuato con la propria carta e il conseguente blocco della stessa: l’sms era collocato nella medesima chat di destinazione degli sms genuini dell’Intermediario. La consumatrice effettuava la procedura di sblocco, inserendo i propri dati personali e quelli della carta. Successivamente riceve-

va la telefonata da un sedicente operatore dell’intermediario, che offriva aiuto nel completamento della procedura, nonché un sms per l’autorizzazione di un’operazione di 1.000 euro con la propria carta. La consumatrice, spronata dall’operatore, ha comunicato il codice OTP. Una volta interrottasi la telefonata, il numero chiamante non era più raggiungibile. Quello che è successo alla nostra consumatrice va sotto il nome di vishing (phishing tramite chiamata vocale), preceduto da alcuni sms truffaldini, che invitano l’utente a contattare il servizio antifrode dell’intermediario. Come evidenziato dall’ABF, di per sé la frode è estremamente diffusa e si struttura su uno schema ricorrente, consistente nell’indurre il titolare dello strumento, a seconda dei casi tramite telefono, email, sms o altri strumenti di comunicazione, a comunicare e/o a inserire su dispositivi o piattaforme informatiche le proprie credenziali personalizzate, solitamente adducendo falsamente l’esistenza di tentativi di accesso abusivo o più genericamente l’opportunità di verificare o implementare caratteristiche di sicurezza”. Schema classico, con un

ulteriore elemento di sofisticazione nel caso specifico. L’sms truffaldino è stato inserito nella chat di cui fanno parte anche tutti gli altri messaggi effettivamente provenienti dall’intermediario. “Ciò significa che il cliente è rimasto vittima di una frode denominata sms spoofing, rispetto alla quale i Collegi dell’Arbitro Bancario e Finanziario sarebbero orientati a escludere la colpa grave del consumatore”, spiega Biasior. Nel caso in cui il contatto truffaldino avvenga via sms si parla di smishing, quando il consumatore clicca sul link contenuto in un sms civetta e comunica il codice OTP nel corso della telefonata con i truffatori. Il CRTCU è a disposizione dei consumatori in caso di utilizzo fraudolento degli strumenti di pagamento telefonando allo 0461984751 o scrivendo all’indirizzo info@centroconsumatori. tn.it e a questo indirizzo https://www.centroconsumatori.tn.it/148d2085. html potete trovare utili consigli per difendervi. ISTRUZIONI PER L’USO Arbitro Bancario Finanziario L’Arbitro Bancario Fi-

nanziario (ABF) è un sistema di risoluzione extragiudiziale delle liti tra i clienti e le banche e gli altri intermediari che riguardano operazioni e servizi bancari e finanziari. L’ABF è un organismo indipendente e imparziale che decide in pochi mesi chi ha ragione e chi ha torto, da non confondere con la conciliazione o con l’arbitrato. Le decisioni non sono vincolanti come quelle del giudice ma se l’intermediario non le rispetta il suo inadempimento è reso pubblico. L’ABF è organizzato in tre Collegi: uno a Roma, uno a Milano e uno a Napoli. Quando ricorrere? Puoi rivolgerti all’ABF solo se l’intermediario non ha risposto al tuo reclamo nel termine di 60 giorni, o nei più brevi termini eventualmente previsti da specifiche disposizioni di legge o dalle disposizioni emanate dalla Banca d’Italia in attuazione del Titolo VI del TUB (ad es. in materia di servizi di pagamento, per cui è concesso il termine di 15 giorni lavorativi) oppure se ti ha dato una risposta che ritieni non soddisfacente. Ci sono dei termini? Nei casi sopra indicati e

comunque entro 12 mesi dalla presentazione del reclamo alla banca è possibile attivare la procedura avanti l’ABF. Posso sempre andare dal Giudice? Certo, è sempre possibile rivolgersi alla magistratura ordinaria per la soluzione della controversia, anche nel caso in cui l’Arbitro non accolga le istanze del ricorrente. Come si presenta il ricorso e quali costi ha? Collegandosi al portale www.arbitrobancariofinanziario.it e ha un costo di 20,00€. Serve il patrocinio di un avvocato? No, non vi è l’obbligo, la procedura è attivabile direttamente dal consumatore in proprio. In quanto tempo si pronuncia? La durata media dei procedimenti è di 130 giorni. Se l’intermediario non rispetta gli impegni cosa succede? Il suo inadempimento è pubblicato sul sito www. arbitrobancariofinanziario.it, sul sito web della Banca d’Italia e, a spese dell’intermediario, in due quotidiani ad ampia diffusione nazionale.


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Profughi ucraini, nelle Esteriori L’aiuto è partito spontaneamente “Non ci aspettavamo di ricevere tutto quest’aiuto e in così poco tempo - racconta Lyuba. Lavora in Italia da una quindicina di anni e vive a Ponte Arche con Luciano Morelli -. Io e il mio compagno abbiamo deciso di partire in auto per andare a prendere alcuni miei parenti, tra figlie e nipoti. Alcune di loro non sono venute con noi: non hanno bambini, hanno scelto di rimanere là perché i loro mariti sono stati arruolati. Sono preoccupata per loro. Il viaggio è stato lungo ma è andato bene. Erano i primi giorni di marzo, dalle prime ore del nostro arrivo abbiamo sentito il calore della gente del posto, che ci ha subito dato sostegno con vestiti e alimenti”. Nell’ultimo mese il susseguirsi di notizie riguardanti la guerra in Ucraina, come una mitragliata incessante di eventi tristi e preoccupanti, ha bombardato quotidianamente gli animi della gente. Tutto questo ha portato molti volontari tra la popolazione a sentirsi prontamente coinvolti in aiuti umanitari. Le prime conseguenze evidenti e concrete di quanto sta accadendo hanno spinto molti giudicariesi ad attivarsi in modo massiccio. La prima operazione di solidarietà è stata l’organizzazione di una grande raccolta viveri. Spontaneamente e contemporaneamente, sia nel comune di Fiavé che di San Lorenzo – Dorsino, sono stati donati beni di prima necessità.

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi Continua dalla Prima Una colonna di camion militari, quasi fosse una grande marcia funebre, che escono dalla città, una immagine triste e potente, e chi non la ricorda, un po’ il simbolo di quello che il Covid ha rappresentato e che ha trafitto il cuore di migliaia di famiglie. Una immagine che resterà nella nostra vita per sempre. Poco dopo, anche il nostro Trentino era diventato zona rossa, consegnandoci in casa con il terrore d’essere colpiti. Quando il Covid apparve in Italia nel febbraio del 2020, ci sembrava un nemico da poco, lontano, che veniva dalla Cina. Al contrario, in pochi giorni il virus è diventato il nostro peggior nemico che

di Martina Sebastiani

L’aiuto è partito spontaneamente dalle associazioni locali e singoli cittadini. Servono medicine, alloggi, beni di prima necessità. In quegli stessi giorni, Lyuba andava in Ucraina per prendere e poi dare appoggio a otto tra i primi profughi ucraini arrivati in Giudicarie. Ne sono giunti una trentina, tutte persone che hanno avuto la possibilità di essere ospitati presso parenti che risiedono in zona. Oltre a Ponte Arche, altri nove sono stati accolti a Bleggio Superiore grazie a Roberto, poi quattro sia a Poia che a Fiavé, uno a Stenico. “E’ stato naturale - rivelano dall’Associazione Noi Bleggio che già da tempo si occupa del Mercatino del Riuso di Santa Croce per aiutare famiglie in difficoltà. - Ci hanno detto che sarebbero arrivate delle mamme con bambini piccoli, che avevano bisogno di indumenti di varie fasce d’età. Quindi è stato messo a disposizione tutto l’occorrente.” Ed è quanto si è prestata a fare anche la popolazione che è andata a donare vestiario alla raccolta organizzata dalla Pro Loco di Ponte Arche. E’ stato quasi simbolico, la gente ha tirato fuori quello che poteva offrire, che tene-

va inutilizzato negli armadi. A dirla tutta ben presto molte associazioni locali si sono trovate ricoperte di vestiti. “Ci siamo accorti che era necessario, ancora una volta, saper fare rete - di nuovo da Noi Bleggio - il volontariato è una risorsa del territorio, gli sforzi vanno ottimizzati al meglio.” Presto detto, ecco la risposta: nasce il “Comitato Emergenza Ucraina Giudicarie Esteriori” per organizzare la gestione dell’emergenza umanitaria sul territorio. Composto dai referenti delle diverse zone della valle e coordinato da Rosanna Parisi, opera in collaborazione con Cinformi, la Caritas diocesana e le Parrocchie, in confronto continuo con le istituzioni comunali e provinciali. “Lo scopo del Comitato è di creare sinergia - spiega Rosanna Parisi -. Raccoglie le disponibilità dei volontari, singoli o di gruppo, veicola le loro azioni per fornire supporto immediato e concreto ai rifugiati e garantire loro accoglienza. Tra le tante of-

ferte giunte dalla popolazione locale, la disponibilità di alloggi, l’accompagnamento dei nuovi arrivati anche con mezzi propri, tanto per fare un esempio per iscriversi a varie anagrafi di tipo sanitario o lavorativo. Viene fornito aiuto anche per la mediazione linguistica da parte di componenti della comunità ucraina già inseriti nel territorio”. “Stiamo operando a sostegno dei primi arrivi ma ce ne aspettiamo di nuovi. Venerdì 25 marzo presso la Casa Don Bosco di Ponte Arche abbiamo fatto un incontro organizzato dal Comitato e dalle Amministrazioni comunali a cui è invitata la popolazione. C’erano i sindaci, il presidente della Fondazione

Aiutiamoli a Vivere Fabrizio Pacifici, Cinformi, il Vicepresidente della Provincia Mario Tonina. Lo scopo della serata era quello di informare la Comunità su quanto è stato fatto ed il da farsi. Si sono trattati il tema dell’accoglienza, dalla disponibilità degli alloggi alla gestione dell’arrivo di minori”. Sì perché nel concreto, tra le prime difficoltà che incontra chi è costretto a scappare da una situazione di guerra, insieme al trauma emotivo e psicologico, è trovare un posto dove stare. Si collabora per comprendere le disponibilità sia tra pubblico che privato. A livello provinciale, la questione della gestione dei sussidi, al momento, è in continua evoluzione. Poi servono cibo

e vestiti, ma anche farmaci, prodotti di igiene intima e giocattoli per i bambini. In tal senso parte dei fondi raccolti vengono trasformati in buoni spesa da dare settimanalmente alle famiglie, del valore di 50 euro ogni 4 persone. Don Gianni Poli ha aperto un conto corrente a nome della Parrocchia di Santa Croce che fa da riferimento per le donazioni. Viene fornita una rendicontazione periodica per motivi di trasparenza. Si progetta di utilizzare parte della quota nel trasporto in Ucraina di beni di prima necessità, anche se passare il confine risulta difficile. I viveri vengono raccolti da alcuni giovani grazie alla disponibilità dei punti vendita in valle e imballati all’Oratorio di Ponte Arche. E ancora, c’è la necessità di ottenere visti e permessi di soggiorno, l’iscrizione di bambini e ragazzi nelle scuole, in regola con le documentazioni vaccinali che molti hanno lasciato a casa prima di fuggire. Per quanto riguarda la difficoltà della lingua, un gruppo di sei maestre, oggi in pensione, si è offerto volontario per dare ripetizioni due pomeriggi a settimana. Grazie alla loro consolidata esperienza cercano di aiutare ad apprendere alcune nozioni di base. “Pochi di loro conoscono l’inglese – spiega una delle ex insegnanti – e quindi lo stesso alfabeto italiano. Per tutti gli altri, conoscendo solo il cirillico, risulta più difficile”.

Tra pandemia e guerra la speranza di un’alba nuova

ha del tutto sconvolto la nostra vita quotidiana. Cresceva il contagio e cresceva la paura. Tante volte, soprattutto in estate, ci siamo illusi che fosse finita ed invece con i primi freddi ricominciava peggio di prima. Per fortuna l’apparato sanitario della nostra Provincia è stato fin dall’inizio all’altezza della situazione, con ospedali attrezzati e personale impegnato fino all’eroismo, ma le vittime sono state davvero tante. La mascherina è stata fin d’allora la nostra compagna di viaggio, poi il greenpass per qualsiasi spo-

stamento, in modo da poter riprendere i contatti sociali e tornare alla vita di prima. Abbiamo vissuto giornate sospese sempre nel terrore di una ripresa dei contagi. Poi finalmente la pandemia, contenuta dai vaccini, ha cominciato ad affievolirsi. Un sociologo importante, Ilvio Diamanti, ha messo in evidenza che nel tempo “il virus stesso è cambiato. Da una variante all’altra, fino a quella attualmente ancora in piena attività, l’Omicron, anch’esso comunque in continua variazione. Con effetti meno seri e gravi, alla

saluta e sulla vita delle persone. Mentre noi stessi, dice ancora il virologo Diamanti, ci stiamo adattando al virus. Il virus, in altri termini, fa ancora paura. E colpisce ancora. Ma in misura minore rispetto al passato. Lontano e recente. E questo è sicuramente positivo, anche se ancora un po’ rischioso. Perchè la tentazione di cancellare il passato, è forte e comprensibile. Tuttavia è meglio stare allertati e non dimenticare per non finire confusi tra CoronaVirus e PauraVirus”. Queste ultime due parole ci fanno capire

quanto sia cambiato anche il nostro modo di parlare, ci siamo abituati a nuove parole come quarantena, coprifuoco, e oggi anche i nomi delle città ucraine, mentre fino a poco tempo fa nemmeno sapevamo che esistessero. Tutto ormai ci appare come un brutto sogno, non vediamo l’ora che luoghi come Kiev o Wuhan (Cina) tornino ad essere solo nomi di città e non sinonimi di terribili incubi. Nel tunnel di questi tragici avvenimenti si rischia di perdere il respiro. Come uscirne? Ci sorregge la speranza. A noi tocca do-

verosamente portare avanti coraggiose iniziative per dire no alla guerra, per condannare il dittatore Putin, per rafforzare lo spirito di solidarietà e di accoglienza verso il popolo ucraino oppresso. E sul fronte della pandemia sono da mantenere le necessarie cautele per evitare altri contagi ed altri morti. Sempre nella storia degli uomini, notte e giorno si sono alternati. Anche stavolta, prima o poi, apparirà un’alba nuova. Speriamo presto.


Europa

di Paolo Magagnotti

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Galizia: ieri come oggi

Era l’estate del 1914 e da pochi giorni era scoppiata la “Guerra europea”, divenuta tragicamente mondiale. Il Trentino faceva parte dell’Impero austriaco nell’ambito dell’Austro-Ungheria. Migliaia di trentini vennero chiamati alle armi e inviati sul fronte orientale dell’impero, ai confini con la Russia. Erano i Kaiserjäger, che andarono a combattere, e morire, contro i russi in quella parte del territorio imperiale chiamata Galizia, e del cui nome chi ebbe la fortuna di tornare arricchiva i racconti. Si è trattato di una delle pagine più tristi e tragiche della nostra terra. Ma tristezza si prova anche oggi nel pensare che sullo stesso territorio ora vi è un altro popolo che combatte contro la Russia. Sono gli ucraini che lottano per la loro sopravvivenza come popolo indipendente desideroso di vivere in pace nella libertà nella speranza di vincere nella folle guerra d’invasione voluta dall’imperialista presidente della Federazione russa Vladimir Putin. Oggi la Galizia come entità istituzionale non vi è più; il rispettivo territorio è diviso tra Ucraina e Polonia. Ed è ancora sangue, morti, distruzione. Ed ancora di più: rispetto ad allora vi è il grave pe-ricolo di un attacco nucleare che potrebbe portare a catastrofi per l’intera umanità. Ma è mai possibile che nella mente umana continuino a

Sullo stesso territorio ora vi è un altro popolo che combatte contro la Russia. Sono gli ucraini che lottano per la loro sopravvivenza come popolo indipendente desideroso di vivere in pace e in libertà. svilupparsi fermenti di follia incuranti del grande dono della vita umana? Sembrava che dopo due conflitti mondiali scoppiati nel cuore della nostra Europa si fossero aperte nuove vie verso un futuro di pace e concordia fra i popoli desiderosi di vivere in pace per assaporare e gustare, seppur fra le difficoltà che l’esistenza umana non risparmia, la bellezza della vita. Purtroppo la tragicità della storia non ci ha insegnano molto. I peggiori istinti della coscienza umana emergono di quando in quando per produrre morte e distruzione. Nel vedere in Ucraina giovani padri

che prima di partire con il fucile in mano abbracciano le mogli o le fidanzate o le mamme e stringono i figli fra le loro braccia non possiamo non portare la mente a immagini di scene identiche dei nostri trentini che partirono per la Galizia. In quei tempi non c’era la televisione e il mondo digitale non era conosciuto come oggi e pertanto le foto di allora sono meno numerose di quelle che possiamo avere oggi: uguali sono purtroppo le sofferenze e le tragedie. Di fronte a queste nuove scene di guerra dobbiamo riflettere, porci delle domande, chiederci perché tutto questo

può ancora succedere. Purtroppo rimaniamo spesso increduli e impotenti. È triste pensare che dobbiamo ancora pensare ad aumentare i bilanci statali per avere più armi; quelle armi che non vorremmo mai più utilizzare per uccidere. Purtroppo la realtà ci porta a fare anche altre scelte. Cerchiamo tutti di fare in modo che quel poco o tanto di saggezza che è in noi possa contribuire a orientare le menti dei governanti verso orizzonti di pace che soffochino gli istinti di guerra.

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I bambini in marcia per la pace Un corteo colorato, rumoroso e festoso ha attraversato le strade di Lodrone, Storo, Condino e Pieve di Bono: è la Marcia della Pace organizzata dall’Istituto Comprensivo del Chiese «Don Lorenzo Milani». Alla luce del tragico evento bellico che stiamo vivendo, i quasi ottocento alunni dei vari plessi e i loro docenti hanno scelto di mettersi in marcia nella giornata di mercoledì 16 marzo. Un’ iniziativa organizzata per gridare un grandissimo no ai combattimenti, alla violenza e ai soprusi, non solo in Ucraina ma in tutto il mondo, marciando insieme senza schieramenti, senza appartenenze politiche. «In questo periodo - spiegano gli insegnanti - i nostri studenti, anche quelli più piccoli, hanno capito quello che sta succedendo e fanno molte domande: sono preoccupati. Qualcuno ha visto immagini strazianti in tv, altri hanno parenti che vivono in zone interessate alla guerra. Qualcun altro ancora teme che il proprio papà possa essere chiamato a combattere. Abbiamo cercato quindi di dare risposta ai loro numerosi quesiti e dubbi attraverso attività didattiche, differenziate in base all’età degli alunni, che ci hanno permesso di riflettere insieme sull’articolo 11 della Costituzione e di soffermarci su concetti come la non violenza, la solidarietà,

Matilde Armani

Organizzata dall’istituto Comprensivo del Chiese ha attraversato Lodrone, Storo, Condino e Pieve di Bono

l’accoglienza, la fratellanza e il dialogo.». Poi, la decisione di organizzare il corteo pacifista: «Dopo due anni

di pandemia trascorsi senza poter uscire dalle nostre aule- proseguono dall’istituto- ci premeva dedicare un

momento per “fare rumore”, far sentire la nostra voce e rendere visibile il nostro pensiero anche al di fuori

A vent’anni in missione in Perù È ritornata durante le prime 3 settimane dello scorso febbraio, nella sua Madice, piccola frazione di Santa Croce del Bleggio Superiore, Mariachiara Brena di 20 anni, che dallo scorso luglio fino alla fine dello scorso gennaio, è stata come volontaria alla missione dell’operazione matto grosso a Yanama che si trova a Nord del Perù a 3500 metri d’altitudine, sulla catena montuosa delle Ande, in una zona abbastanza impervia, ma allo stesso tempo un luogo molto naturale e silenzioso. E per Mariachiara, che fra l’altro ha respirato fin dalla più tenera età fra le sue mura domestiche, un continuo e costante clima di solidarietà e di altruismo verso il prossimo, è stata un’esperienza proprio a tu per tu con le persone più povere di quello sperduto villaggio, infatti era impegnata innanzitutto presso la parrocchia di Yanama, nell’ascolto delle persone, che le esponeva-

no le loro molteplici problematiche, chiedendo sopratutto aiuti concreti, per riparare il tetto della propria casa ad esempio, o farsi accompagnare all’ospedale più vicino, che dista da quel villaggio parecchie decime di chilometri, ricompensando sempre con della verdura o della frutta, coltivata nel proprio orto. Oltre a questo, durante i fine settimana, Maria-

chiara era impegnata nell’oratorio di Yanama, all’interno del quale faceva l’animazione per e con i bambini e i ragazzi,di quelle zone, animazione che si svolgeva più o meno così; dopo l’accoglienza la giornata iniziava con un momento di preghiera, l’attività principale di quell’oratorio ha se vogliamo del paradossale, ma squisitamente educativa e propensa all’apertura di questi ragazzi poveri verso verso i più poveri, infatti con Mariachiara e con gli altri animatori, si recavano alla casa di un povero o di famiglia povera e insieme a loro, facevano dei utili e semplici lavori domestici, come ad esempio prelevare l’acqua dai pozzi, aiutare a pulire e riordinare le proprie case, a cucinare e ad accudire gli animali. Le giornate all’oratorio di questi ragazzi, si concludevano in bellezza, con canti, giochi e tanta allegria. Mariagrazia Fusari

delle mura scolastiche come hanno fatto anche in molte altre città.». Ed è andata alla grande: una giornata ricca di momenti toccanti. È stato un appuntamento che ha richiamato l’intera comunità a non restare indifferenti: «La Marcia della Pace ha costituito un significativo spunto di riflessione, è stata a tutti gli effetti un momento educativo “sul campo”, in piena coerenza con le attività didattiche proposte nell’ambito dell’educazione civica.». La giornata è stata divisa in due momenti. Al mattino hanno preso parte alla manifestazione gli scolari delle scuole primarie, mentre nel pomeriggio i protagonisti sono stati i ragazzi delle scuole medie di Storo e Pieve di Bono, tutti uniti ed entusiasti indossando t-shirt e mascherine con i simboli e i colori della pace che hanno realizzato con grande impegno nei giorni precedenti. Gli studenti di Lodrone hanno raggiunto la chiesa dell’Annunziata, a Storo grandi e piccini si sono alternati occupando piazza Unità d’Italia, piazza Europa, piazza Cortella, piazza Malfer ed il sagrato della Chiesa di San

Floriano. A Condino, invece, si è saliti fino al convento San Gregorio mentre a Pieve di Bono oltre a rimanere nel cortile esterno alla scuola, le classi si sono recate al nuovo centro di aggregazione giovanile ed al di fuori della pieve di Santa Giustina. A riceverli nei diversi punti di ritrovo e ad unirsi alla loro marcia c’erano il dirigente Romeo Collini, il presidente del Consiglio dell’Istituzione Johnny Beltrami, molti genitori, i sacerdoti locali, alcuni carabinieri in servizio, i sindaci, gli assessori e i consiglieri dei vari Comuni. Tra i saluti e gli applausi di approvazione dei residenti affacciati dai balconi, dei commercianti e dei passanti, c’è stato tempo per musica e canti, poesie e momenti di riflessione, balli e girotondi, alcune classi, inoltre, si sono disposte nei piazzali in modo da formare la scritta pace ed il suo simbolo. Nei cartelloni e nei lavori allestiti all’interno dei vari plessi e portati tra le vie dei centri abitati tanti messaggi di speranza per un “mondo migliore”, “senza guerre” con un grandioso desiderio lanciato da alcuni tra i più piccoli: “Vogliamo diventare tutti contagiosi, contagiosi di pace!”. «Naturalmente - afferma il dirigente in un appello rivolto agli studenti - questo grido di pace non si fermerà qui, ma continuerà. Sarà ripreso nella tradizionale Giornata della Pace che il nostro istituto organizza anche quest’anno per venerdì 20 maggio».


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Industria, la manodopera arriva da fuori di Giuliano Beltrami

L’imprenditore Oreste Bottaro ha assunto lavoratori extracomunitari perché in valle non ne trova. “C’è un eccesso di garantismo che scivola nell’assistenzialismo” spiega. Dalla metà di marzo gli abitanti di Creto si sono accorti di una presenza inedita in paese. Un gruppo di stranieri è venuto ad abitare nella Casa Arlecchino e ogni giorno prende la corriera per scendere verso sud. Che sarà mai? Sono i nuovi dipendenti di Innova, la fabbrica che ha sede a Storo, in zona industriale, dove produce pompe di calore ed altre attrezzature legate alle energie rinnovabili. Questo progetto lega il settore “profit” e il “no profit”. Il primo è l’industria che può (verrebbe da dire, deve) fare profitto se vuole stare in piedi e corrispondere l’utile all’im-

prenditore che ha investito rischiando. Il secondo è costituito da Cooperative che, essendo società di persone, non mettono in tasca l’utile sotto forma di profitto, ma lo socializzano rimettendolo in azienda. Ebbene, dopo questa piccola e pedestre lezione di economia, veniamo ai soggetti interessati all’operazione. Anzi, veniamo all’operazione stessa. Come detto, Innova sta crescendo e ha bisogno di manodopera. Qui viviamo uno dei paradossi della nostra società. Oreste Bottaro (il titolare) si lamenta perché non trova manodopera. O meglio,

alla stampa racconta una cosa diversa: “Cerco manodopera, ma in valle del Chiese non la trovo. Così ho dovuto cercare extracomunitari. Non si trovano lavoratori in zona per eccesso di garantismo delle nostre leggi, eccesso di garantismo che scivola nell’assistenzialismo”. E spiega cosa succede: “Un lavoratore viene assunto, lavora alcuni mesi, giusto il tempo di maturare la disoccupazione, poi si fa licenziare e vive per un paio d’anni alle spalle dello Stato, magari facendo pure lavoretti in nero”. A questo punto Bottaro spiega pure come si fa a farsi licenziare

per prendere la disoccupazione: “I più scorretti semplicemente non si presentano più al lavoro; quelli corretti vengono in ufficio e mi dicono che vogliono stare a casa. Non si può approfittare così degli ammortizzatori sociali”, chiude con rammarico l’imprenditore ronconese di origine lombarda. Assodato, dunque, che si devono cercare lavoratori da fuori. E quindi stranieri. Paure? Diffidenze? “Ma per carità – prorompe Bottaro – ho già una ventina di nigeriani in fabbrica: bravissimi, puntuali. Sa qual è il problema? Che i nostri hanno gli ammortiz-

zatori che gli stranieri non hanno”. Se prendi gente fuori dal territorio devi anche pensare a fornire un letto, detta volgarmente. Perché la valle del Chiese non è così grande da offrire improvvisamente quaranta posti letto. Ecco la seconda parte del discorso: l’accordo fra “profit” e “no profit”. A Creto (Comune di Pieve di Bono-Prezzo) la Cooperativa sociale Orizzontegiovani (che oggi si autodefinisce Cooperativa di comunità) gestisce l’ostello nato dalla ristrutturazione di Casa Arlecchino, un edificio dalla storia intrigante. Per raccontarla bisognerebbe risalire agli anni Cinquanta, quando nella pieve di Bono, e precisamente fra l’alta valle di Daone e il fondovalle, giunsero migliaia di operai chiamati dalle imprese idroelettriche per costruire le dighe di Bissina, Boazzo, Morandin e Cimego, e le centrali di Boazzo e Cimego. C’erano gli operai, e c’erano i tecnici.

Per questi ultimi fu costruita Casa Arlecchino, grande edificio che ospitò le famiglie dei tecnici, ma ad un certo punto rimase vuoto e sfitto. Allora (dopo anni di pensieri) fu acquistato dal Comune, che lo utilizzò quando c’erano gruppi (bande o cori, viene in mente fra le altre l’orchestra dei musicanti di Oberhausen durante le edizioni della Sagra del Folclore). Fra il 2006 ed il 2007 l’Amministrazione comunale decise di togliere dall’oblio e ristrutturare quell’edificio imponente per ricavarne un ostello. Dieci anni dopo il sindaco Attilio Maestri chiese la trasformazione in casa vacanze, nella logica dello sviluppo turistico, come spiegò allora. Ora, come raccontato sopra, è partito il progetto sperimentale di ospitalità dei lavoratori che dovrebbe durare qualche mese. Poi, come avverte Bottaro, “bisognerà trovare soluzioni più stabili”. Ma questa è un’altra storia che prevede ulteriori puntate.

La dura vita degli allevatori di Giuliano Beltrami

L’ultima questione è l’aumento dei costi ma fare gli allevatori è sempre più difficile con il permanere della speculazione sui pascoli e della convivenza con gli animali selvatici Dici allevatori e non puoi che coniugare il termine con montagna. Ma da qualche anno è una montagna di guai. Ultima questione in ordine di tempo i costi, ma prima c’erano e ci sono le assegnazioni delle malghe, la speculazione sui pascoli e la convivenza con gli animali selvatici. Ce n’è abbastanza per mettersi le mani nei capelli e per scoraggiare in particolare i titolari delle piccole stalle. Ma prendiamo un problema alla volta. I costi, l’ultimo anello della catena dei problemi, che in verità tocca qualsiasi impresa e famiglia. Ad una recente assemblea degli allevatori si faceva il conto delle differenze: se la bolletta per una stalla di cento capi arrivava a 1.000 euro fino all’autunno scorso, con la bolletta di dicembre è schizzata a 2.000. E poi venivano elencati i centri di costo. Primo fra tut-

ti il gasolio per l’autotrazione. Poi c’è la corrente. A gasolio vanno i trattori, mentre a corrente le mungitrici, l’apparecchiatura per il raffreddamento del latte (che appena munto è a 37/38 gradi, va portato a 10/12 gradi per fare il formaggio e a 4 gradi se lo fai partire per i caseifici in vista dell’inscatolamento), gli essiccatoi (senza non riusciresti a fare fieno secco in montagna), le attrezzature per la pulizia della stalla e infine le luci. C’è chi ha messo i pannelli fotovoltaici. Con lo scambio sul posto si usa subito la corrente prodotta, ma le vacche si mungono al mattino, prima che il sole sorga. Ci sarebbero le batterie, ma ci vogliono altri investimenti. Al capitolo costi fa riferimento l’aumento dei prezzi delle materie prime (soia e cereali). Con l’invasione dell’Ucraina i problemi si sono intensificati a causa del-

l’aumento sproporzionato di carburanti, energia elettrica e gas. Veniamo all’assegnazione delle malghe. Negli ultimi anni i prezzi sono schizzati alle stelle, per la gioia dei proprietari di malghe e pascoli e per il dolore degli allevatori, in particolare dei piccoli allevatori, che si sono visti soffiare le malghe da personaggi che potevano permettersi di sparare alto. Lo spartiacque è l’anno di disgrazia 2015, quando iniziò l’applicazione dei titoli PAC (Politica agricola comunitaria). Fino ad allora i proprietari (Comuni, Asuc e Regole) concedevano le malghe per trattativa diretta agli allevatori propri censiti e ricorrevano ai bandi di gara solo nel caso in cui non esistessero allevatori residenti titolari di uso civico. Da allora in molti casi il diritto di uso civico è stato calpestato dalle proprietà stesse per aprire i bandi di gara a chiunque, puntando su canoni d’affitto insostenibili per la reale zootecnia locale e appannaggio quasi esclusivo per la “finanza” mascherata da zootecnia, promossa con i contributi agricoli europei. “I famigerati titoli – ci raccontava un allevatore - poche centinaia di euro all’ettaro per gli allevatori locali, oltre i 70.000 euro ad ettaro per i grandi ‘esperti’ di contributi europei”. 70.000 euro all’ettaro, una cifra folle, comunque comprovata. Nelle Giudicarie due sole Amministrazioni comunali si sono tirate fuori dalla mischia: prima Sella Giudicarie, poi Ca-

derzone Terme, dove le malghe vengono affidate ai censiti. Ora la Corte dei conti ha sentenziato che non servono le aste, ma che basta la trattativa diretta. A fine marzo, però, il Consiglio delle autonomie ha convocato per i sindaci (pochi i presenti, occorre dirlo) un seminario di formazione in cui ci raccontano che hanno invitato caldamente a continuare con i bandi, ignorando la sentenza della Corte dei conti. Per sfoderare un po’ di latinorum, “errare humanum, perseverare diabolicum”. Infine, ultimi problemi: i grandi carnivori. Indimenticabili le incursioni di M49, chiamato Papillon dal ministro per la sua propensione alla fuga dai recinti provinciali. Ora la situazione è tranquilla. C’è il timore del lupo, ma da queste parti non si è ancora visto con continuità. Invece comincia a porsi un ennesimo problema: la peste suina. Che non riguarda i grandi carnivori, perché il cinghiale non lo è. Però è un massacratore della montagna. Ed è un portatore della peste suina, a causa della quale sull’Appennino hanno già chiuso pezzi di montagna alla caccia ed alla pesca, alle passeggiate, alla raccolta funghi ed ai bikers. Questo è un tema che riguarda gli allevatori e i cacciatori, i proprietari di pascoli e prati in quota e a mezza quota. Ma Dio non voglia che un giorno o l’altro riguardi pure il turismo, perché a quel punto l’economia di intere valli andrebbe a catafascio.


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L’allarme dei panificatori trentini di Enzo Ballardini

«Sul grano c’è pure chi specula» sottolineano i vertici dell’associazione di categoria. La richiesta alla Provincia è di fare la propria parte per abbattere l’aumento dei costi sull’energia. Il pane è da sempre considerato l’emblema del nutrimento per l’uomo e la sua abbondanza è considerata elemento di benessere per la popolazione. Nella storia è diventata famosa la rivolta del pane citata nei “Promessi Sposi”, l’undici novembre 1628 nel giorno di San Martino. A causa della guerra e della carestia vi fu un aumento del prezzo del pane che costrinse il popolo affamato a ribellarsi e ad occupare i forni milanesi. Per fortuna non siamo nella stessa situazione di quattrocento anni fa ma le tensioni della guerra in Ucraina si riverberano anche nella nostra economia. C’è grande preoccupazione nelle parole del presidente dell’Associazione panificatori trentini Emanuele Bonafini, timore che si estende all’interno

degli 80 panifici trentini, che danno lavoro a circa 1000 addetti. Ecco le accorate parole del presidente Bonafini: “O si fa qualcosa, e subito, o l’intero comparto sarà in ginocchio. Se il prezzo del grano è andato alle stelle (l’aumento è del 90% negli ultimi tre o quattro mesi), non da meno a incidere sono i costi per l’energia e

il carburante. Sono aumenti sproporzionati che ci mettono in ginocchio. Se sul gasolio il tema è nazionale e riguarda lo Stato, sull’energia chiediamo che la Provincia faccia la propria parte. Ma deve farlo subito e in maniera decisa e risolutiva. Chiederemo anche delle leggi di settore, con sovvenzioni e contributi per riconvertire e ammodernare i macchinari che utilizziamo e che consumano tantissimo. Il caro bollette e materie prime, sfortuna nella sfortuna, arriva proprio nel momento in cui il settore era pronto a ripartire dopo i due anni di pandemia. Noi abbiamo sempre lavora-

to, anche se ovviamente meno del previsto perché - ad esempio - i ristoranti, gli alberghi e i rifugi sono rimasti chiusi per lungo tempo. Ma, avendo tenuto aperto, non abbiamo mai beneficiato degli ammortizzatori. Un altra richiesta che facciamo è al mondo della grande distribuzione, per sedersi intorno a un tavolo insieme e ragionare. Per accollarsi una parte degli aumenti, visto che per i panifici i margini ormai non ci sono più. In questi casi l’ultima alternativa riguarda il cliente finale, ovvero i cittadini: se i margini di guadagno per chi produce non ci sono più, resta l’aumento dei prezzi. Ma gli stessi cittadini sono già alle prese con i costi, ad esempio, di bollette e benzina, e anche per loro ulteriori aumenti sarebbero insostenibili. Senza dimenticare che sul mercato si possono trovare prodotti “sostitutivi” del pane fresco, ma con una qualità non sicuramente paragonabile. Noi lavoriamo e proponiamo i nostri prodotti in nome di tradizione e artigianalità, senza dimenticare che il pane è genuino e salubre. Ormai si tratta di uno dei pochi prodotti freschi che troviamo sulle nostre tavole. Nel tempo, inoltre, abbiamo investito su tanti progetti interessanti, di “riscoperta” del nostro prodotto. Nel corso

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dell’Assemblea dei panificatori che si è svolta nelle scorse settimane è stato lanciato un grido di allarme. ”Il nuovo nemico da combattere si chiama speculazione. Non è possibile che il grano appena raccolto lo scorso giugno valesse 24 euro al quintale e che ora sia venduto a 38? Esigiamo che il governo intervenga con controlli a tappeto contro quelli che evidentemente ne stanno approfittando. Bisogna agire con la massima urgenza contro tutte le speculazioni finanziarie che in questo momento sono la vera causa del rincaro insostenibile di tutte le materie prime” rincara la dose Bonafini. Forni spenti. Per chiedere interventi concreti ed immediati i panificatori hanno promosso la campagna «Forni Spenti?» che se inizialmente poteva avere un significato di mobilitazione e sensibilizzazione, ora può rischiare di diventare anche una minaccia concreta. Oltre all’abbattimento dei costi di energia e carburante i panificatori chiedono di rivedere le politiche agricole sostenendo il potenziamento di produzioni di grano nazionale e spingendo verso coltivazioni autoctone per ridurre la dipendenza dall’estero. Inoltre va promossa subito una politica europea sulle importazioni di grano che garantisca approvvigionamenti per i mesi a venire. «Il momento è drammatico - non si è nascosto l’assessore provinciale Roberto Failoni -. Ora prenderemo i primi provvedimenti e ad aprile, dopo l’assestamento di bilancio, avremo le risorse da mettere in campo. Oggi c’è anche il problema del reperimento di personale,

che sta riguardando tutte le categorie legate al turismo. Siamo veramente in un momento di particolare difficoltà. Chiameremo attorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati e cercheremo le soluzioni adeguate». Non pretendiamo una soluzione dall’oggi al domani - la replica dei panificatori trentini - ma la situazione è insostenibile. Non si pretendono soldi, ma è sotto gli occhi di tutti che i rincari dell’energia hanno portato guadagni extra ai soci di Dolomiti Energia che hanno incassato più soldi pur non dovendo subire i costi dell’aumento del gas. Credo che i margini ottenuti in questo periodo dall’energia idroelettrica vadano in qualche modo rimessi in circolo a favore di chi ha subìto i rincari. Per festeggiare l’importanza questo prezioso alimento per la nostra economia e per le famiglie, la cooperativa Agri 90 di Storo organizza la prima edizione della manifestazione “Il Pane trentino in Festa” che si svolgerà a Storo presso la sede della cooperativa nella mattinata di domenica 10 aprile 2022. In programma degustazioni con i prodotti di 9 panifici giudicariesi e trentini: Panifici Binelli, Sosi, Moderno, Tecchioli, Ceres, 3P, Zanoni, Pellizzari e Pistoria Val Rendena. Il pane sarà accompagnato da formaggi di malga dell’Azienda Agricola Radoani Luca e speck dell’Azienda Bomè. Oltre ad un buon bicchiere della cantina di Toblino e birrificio Leder. A mezzogiorno si potrà gustare la pizza al forno preparata con farina bianca di Storo dalla Pizzeria “La Contea” di Bolbeno.


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Attualità

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Nasce la prima Medicina di Gruppo Integrata della Valle del Chiese

Sei medici e un’infermiera opereranno nella Casa della Salute di Storo Si è costituita il marzo scorso la prima Medicina di Gruppo Integrata della Valle del Chiese, per volontà dei medici del comune di Storo Dario Beltramolli e Stefania De Stefano. Oltre a loro ne fanno parte Gabriele Antolini, Marco Rose Bugliari, Antonio Falanga e Mario Romanelli, per un totale di 6 medici. Ne parliamo con Francesca Bontempi, che nel 2016 è stata la prima infermiera professionale delle Giudicarie ad inserirsi stabilmente sul territorio lavorando assieme ai medici di medicina generale di Storo e che fa parte a tutti gli effetti del neogruppo del Chiese. In che senso questa associazione è la prima in Giudicarie? Qual è la novità? Presso la Casa della Salute di Storo, sede della neoassociazione, i medici garantiranno la loro presenza per un totale di 10 ore al giorno dal lunedì Il Gran Carnevale Giudicariese tornerà a Tione nelle giornate del 23 e 24 aprile 2022. “Volendo offrire una manifestazione al completo - spiega Iseppi - ci siamo impegnati per poter organizzare nella giornata del 23 il carnevale dei popi e putei, giornata dedicata ai più piccoli, giunto alla 25sima edizione”. Alle 13.30 il ritrovo è nella storica piazza G.Boni dove verranno aperte le iscrizioni per tutti i bambini ed i gruppi mascherati dei più piccoli e, sotto la guida della banda sociale di Roncone, partirà la sfilata che arriverà al Parco Ville dove a tutti i partecipanti verranno donati caramelle e coriandoli, grostoi e the caldo. Qui si esibiranno i gruppi mascherati dei più piccoli e sfileranno le mascherine singole tra le quali verranno premiate, da un’apposita giuria, le 5 mascherine degne di nota. “Quest’anno abbiamo voluto dare un tocco di novità alla manifestazione dei “nostri” bambini - spiegano dal comitato organizzatore - e per l’occasione in collaborazione con “in trenino” verra creato il “carnival park” un vero e proprio parco di divertimento a cielo aperto dove i bambini potranno liberamente giocare durante tutto l’arco della manifestazione con gonfiabili, gincane, zucchero filato e tante, anzi tantissime, altre

al venerdì, quindi i pazienti che ne avranno bisogno troveranno un medico disponibile per gran parte della giornata. Per la prima volta infatti, non solo in Giudicarie ma anche in Trentino si raggiunge una copertura oraria sul territorio così ampia da parte dei medici di famiglia, concentrata in un’unica struttura sanitaria. Questo risultato va a sommarsi al recente primato della copertura vaccinale covid, raggiunto in particolare nel Comune di Storo, grazie al grosso sforzo fatto dai medici locali, che hanno contattato telefonicamente gran parte dei loro pazienti e programmato le tre dosi vaccinali nel tempo. I medici verranno affiancati dalla sottoscritta, presente tutti i giorni nello studio infermieristico al piano terra della Casa per la Salute di Storo, in modo che le 2 figure professionali chiave del territorio possano lavorare fianco

a fianco con un rapporto molto stretto di interdipendenza. Tutto ciò ci vede orgogliosi e motivati, sicuri che questa è la direzione giusta per la medicina del territorio del futuro. In questo momento la Casa della Salute di Storo non ha peraltro grandi offerte specialistiche. Il fisiatra tra pochi mesi andrà in pensione e non verrà sostituito. Il medico dello sport è stata una presenza brevissima. Ha dato disponibilità recentemente lo psichiatra dr. Palmerio, che è già operativo da circa un anno. Naturalmente restano operativi il punto prelievi 3 giorni

a settimana e la palestra con la fisioterapia. Troppo poco per una struttura ambiziosa che addirittura, per il recente pensionamento di Antonella Serafin in portineria, non ha nessuno al bancone d’ingresso che possa aiutare in particolare gli anziani a districarsi nella burocrazia sanitaria. La Casa della Salute di fatto è aperta grazie alla presenza dei medici di famiglia, che la mantengono viva. Mancano medici e infermieri e mancheranno in futuro. Per questo bisogna organizzarsi per tempo, cercando sempre di mantenere elevata l’offerta sanitaria

del territorio del Chiese e in particolare del Basso Chiese, ove è concentrata la maggior parte della popolazione (Storo è il Comune più popoloso delle Giudicarie). Quali prestazioni vengono offerte dai medici di questa associazione? Accanto all’ambulatorio infermieristico, dove vengono svolte perlopiù medicazioni, i medici si sono organizzati per coprire le prestazioni più richieste dei loro pazienti (all’incirca 9 mila utenze), riducendo non solo lo spostamento verso gli ambulatori

ospedalieri, ma anche drasticamente i tempi di attesa. In particolare, viene garantita l’esecuzione dell’elettrocardiogramma di base e della spirometria per il monitoraggio dei pazienti con bronchite cronica. Vengono eseguite infiltrazioni a spalla e ginocchio con farmaci a base di acido ialuronico e cortisone. Vengono trattate verruche ed eseguiti piccoli interventi di chirurgia ad esempio l’incisione di cisti semplici. Naturalmente tutto questo comporta un grosso impegno in termini di tempo e soprattutto richiede la volontà di fare qualcosa di pratico, che possa gratificare in primis noi medici e infermieri che queste prestazioni le eseguiamo in prima persona, ma necessita anche del sostegno e dell’apprezzamento da parte dei nostri pazienti, in modo che il rapporto di fiducia medico-paziente possa rafforzarsi e continuare a esistere in tempi in cui la specialistica continua a frammentare, a perdere la visione d’insieme della persona. In tutto questo anche la figura dell’infermiere acquista sempre più importanza ed è un elemento centrale nello sviluppo di una medicina integrata e ben radicata nel territorio.

Dal 23 aprile, il Gran Carnevale Giudicariese Tra le novità il “premio sfilata” e il carnival park per i più piccoli. sorprese per tutti i bambini”. Il Comitato in questa giornata dedicata ai bambini ha deciso di provare a portare un sorriso e nuova speranza donando una somma di denaro, il cui importo sarà svelato durante la manifestazione, ai bambini vittime della guerra tramite “Save the children”. Dalle ore 17 partirà, sempre nel Parco Ville, un’altra novità “l’aprescarnival” apericena sotto le stelle con musica,fornitissimo spaccio bar e con forno pizza by “La Contea”. “Quest’anno abbiamo deciso di lavorare e puntare su artisti della nostra zona dando spazio soprattutto ad artisti giovani. Animeranno la serata i DJ MARSH

MELLOWS E CARL G. ed il vocalist DYLAN.Durante la serata verra estratto l’ordine di sfilata dei carri e dei gruppi mascherati che parteciperanno alla sfilata del gran carnevale giudicariese”. Nella giornata di domenica 24 aprile, alle ore 14.30, partirà da via Pinzolo la sfilata di carri e gruppi mascherati che quest’anno saranno rispettivamente 4 e 6 guidata dalla regina del Gran Carnevale Giudicariese con al seguito giuria e “polenter” e con la partecipazione della banda sociale di Tione che riempirà il viale centrale con

fantastiche armonie. Il corteo proseguirà fino a piazza Cesare Battisti dove avverrà il clou della manifestazione l’esibizione dei carri e dei gruppi mascherati che verranno valutati dall’immancabile giuria del Gran Carnevale guidata dalla regina. Durante la manifestazione non mancherà la distribuzione di quintali polenta e chilometri di “salam” che da tradizione ultracentenaria vengono offerti a tutti i partecipanti e agli spettatori. Nell’attesa degli scrutini della giuria, dalle 17.30 partirà nella piazza del parco Ville la “SLAR-

GADA” la serata musicale e danzante dedicata a tutti i partecipanti ed agli spettatori del carnevale con l’intrattenimento del vocalist ANDREA DAVID e la fantastica musica dei i DJ CARL G. e MATTIA VIVIANI. La musica ed i balli della serata condurranno alla premiazione dei carri e dei gruppi mascherati che potranno contendersi il “premio giullare” per la scenetta più accattivante e da quest’anno il “premio sfilata” che verra dato a chi intratterrà meglio gli spettatori durante il tragitto sul viale centrale di Tione, senza dimenticare il trofeo Gran carnevale giudicariese che andrà al vincitore della manifestazione. Poichè a febbraio il carnevale non si è potutto fare il Comitato si è impegnato comunque a far respirare un po’ di aria carnevalesca a bambini e anziani del territorio. Il Comitato, con la regina, ha fatto visita alle scuole dell’infanzia di Breguzzo, Roncone, Borgo Lares, Preore, Bivedo e Tione

regalando un momento di allegria e consegnando regali e coriandoli a 300 bambini che hanno salutato i visitatori con canti e poesie. Venerdì 25 il Comitato è stato ospite dell’Istituto comprensivo di Tione dove sono stati premiati i 200 bambini di tutte le elementari che hanno partecipato al contest di barzellette “Fammi ridere”. Il martedì grasso una visita all’Anfass di Tione, al laboratorio sociale di Tione, all RSAO ed ai centri diurni per anziani della borgata e di Villa Rendena dove sono stati consegnati i grostoi a tutti gli ospiti ed ai collaboratori nella speranza di regalare un momento di serenità. Otre a questo con la collaborazione ed il grande lavoro del tennis club di tione nelle giornate del 5 e 6 marzo è stato organizzato il “trofeo gran carnevale giudicariese” un trofeo di tennis dedicato ai giovani con la partecipazione di circa 60 giovanissimi atleti provenienti non solo dal Trentino ma da tutta Italia.


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SABATO ����������

ORE 13.30 Apertura iscrizioni presso Piazza Boni (Brevine).

DALLE 16.00 alle 20.00 Forn�����������������

ORE 14.30 Chi������������������������������������ �������������������������������������� ����������������������������

APRESKARNIVAL DJ S����������������������������� �����������������������������

ANIMAZIONE “IN TRENINO” �����������������������

DALLE 18.00

Estrazione��������������������������� Gruppi Mascherati.

Esibizione��������������������� ������������������������������ A seguire premiazioni. *Attivo servizio bar con bevande panini e patatine per tutta la durata della manifestazione

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134° Gran Carnevale Giudicariese ORE 14:30 Partenza ����������������������� Mascherati con esibizioni durante ������������������������������������ Piazza Cesare Battisti. ����������������������������banda sociale di Tione. Distribuzione quintali di polenta e chilometri di salame.

DALLE 17.00 SLARGADA NO STOP������������������������ ������������������������������ �����������������������������e Andrea David. Premiazioni���������������� Mascherati.

*Attivo servizio bar con bevande panini e patatine per tutta la durata della manifestazione

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A fine febbraio sono arrivati 4 infermieri paraguaiani alla casa di riposo di Spiazzo. La notizia ha suscitato interesse e curiosità. Negli ultimi mesi, 4 infermieri del luogo avevano vinto un concorso presso l’Azienda sanitaria, e se ne sarebbero andati da Spiazzo. Questo fenomeno è comprensibile, e assai diffuso in tutta Italia, dato che il contratto pubblico è migliore sia economicamente che per l’aspetto delle prospettive di carriera. Come rimediare? Grazie ad una infermiera paraguaiana da molti anni in Rendena, è nata l’ipotesi di reclutare professionisti dal paese sudamericano e ci si è messi in contatto con l’Ambasciata italiana; la funzionaria Alica Raquel Fleitas Paraschiw e Cynthia Garcia hanno offerto un grande aiuto per il contatto con gli infermieri che si erano detti disponibili a venire a lavorare in Italia. In circa tre mesi si è lavorato alacremente per ottenere tutti i documenti, inutile dire che la burocrazia è un buco nero dove si può soccombere, ma con la collaborazione di tutti gli uffici competenti, la professionalità e la determinazione delle persone coinvolte si è riusciti a far venire a Spiazzo i 4 infermieri. Sono giovani ma ben preparati, si chiamano Jessica, Natalia, Fernando e Cristian. Due sono sposati ed hanno un bambino. Quelli che potevano rivelarsi problemi come la lingua, la casa e l’accudimento del bambino nei momenti di lavoro dei genitori sono stati superati grazie ad una grande sinergia e generosità da parte di tante persone: il Comune di Spiazzo ha messo a

Sanità

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Apsp in difficoltà e a Spiazzo arrivano 4 infermieri paraguaiani disposizione un appartamento, e due privati altri due miniappartamenti a prezzi modici. Insegnanti del Guetti danno lezioni di lingua italiana in corsi serali, ed alcuni volontari accompagnano a Tione i giovani infermieri che ovviamente non hanno ancora l’auto. E’ stata trovata anche la baby sitter che accudisce il bambino quando i genitori sono impegnati. Sul lavoro sono stati organizzati i turni degli infermieri, dalla coordinatrice Sabrina Pegurri, in modo da avere il supporto di personale in grado di seguire il lavoro sanitario unitamente alla comprensione della lingua, finchè sarà necessario. Insomma, un vero lavoro di rete, tanta sensibilità e disponibilità, sia dei singoli che delle associazioni. L’evento ci fornisce lo spunto per approfondire un aspetto che sta diventando una vera emergenza nelle strutture sanitarie e di accoglienza, ma ci permette anche di raccontare come a Spiazzo si sia riusciti ad affrontare il problema. Con l’aiuto del direttore Roberto Povoli ripercorriamo gli ultimi due anni, e vediamo le tappe vissute nell’Apsp San Vigilio, che ospita quasi 120 anziani. Il 4 marzo 2020 è stata chiusa la struttura agli esterni. Il 6 aprile ha preso servizio il direttore

di Chiara Garroni

Il direttore della casa di riposo ripercorre gli ultimi difficili anni fra pandemia e personale da sostituire Povoli, laureato in scienze Infermieristiche, ex coordinatore del blocco operativo all’ospedale di Rovereto. Esperto in organizzazione del lavoro, ha messo a punto il funzionamento della struttura, in modo da contenere il virus che si stava diffondendo rapidamente. I grandi spazi, e la disponibilità immediata di mascherine e protezioni per tutto il personale, hanno permesso di ottenere buonissimi risultati: solo 12 anziani malati di Covid, nessuno in forma grave, subito isolati, e già dal 22 maggio la struttura non ha riscontrato casi di malati Covid. Il 18 giugno è stato permesso l’accesso ai parenti, con contatto visivo attraverso il plexiglas, ed ogni settimana sono stati fatti tamponi a tutti, fino al termine del 2020. Il personale ha sempre lavorato, ed in ottobre è stata organizzata una serata, aperta al pubblico, a cui ha preso parte anche il vescovo Tisi, con la testimonianza di un infermiere dell’ospedale di

Codogno, che ha coinvolto ed emozionato i numerosi presenti. L’anno 2020 si è concluso con la vaccinazione in massa: il 31 dicembre sia gli ospiti che gli operatori, in tutto 156 persone, hanno ricevuto la prima dose, e dopo 20 giorni la seconda. Il 21 gennaio del 2021 è stata aperta, grazie alla donazione del Comune di Spiazzo, la stanza degli abbracci, e dal primo maggio sono state permesse le visite dei familiari, 3 volte a settimana per un’ora, con una programmazione che tiene conto delle esigenze delle famiglie, che continua tutt’ora. Da aprile a luglio l’Apsp di Spiazzo è stata punto vaccinale per tutta la popolazione, mentre dal 19 luglio ha preso il via l’attività di pet therapy, con la collaborazione dell’associazione Vita da cani, una volta a settimana. E’ una pratica terapica che sfrutta i benefici del rapporto fra uomo e animale da compagnia, con notevoli benefici, come il miglioramento

dell’umore e della socialità. A metà settembre è stato organizzato un importante convegno su “Ripresa della vita: vaccini e sport”, con la partecipazione del dirigente dipartimento e salute Ruscitti, del professor Battiston dell’Università di Trento, di Paola Mora presidente del Coni, della prof. Moratelli del Guetti, degli atleti Laura Pirovano e Andrea Chesi. C’erano anche l’assessore Roberto Failoni, la consigliera Vanessa Masè, il sindaco Barbara Chesi, e la presidente Apsp Giovanna Tomasini. Il 22 ottobre terza dose di vaccino per tutti. Il 16 novembre è iniziato il corso di danza terapia, con l’insegnante Luana Molinari. Viene seguito il metodo Fux, che esalta la spontaneità e la comunicazione della danza. E’ molto apprezzato dagli anziani, e si tiene una volta a settimana. C’è poi da segnalare la presenza di uno psicologo, una volta a settimana, per chiunque lo voglia, e regolarmente viene officiata la Messa, o si tengono momenti di preghiera, per chi lo desideri. Col bel tempo a volte si pranza in giardino, o si effettuano gite. Abbiamo sentito anche la presidente Apsp Giovanna Tomasini, che sottolinea come sia stata preziosa la collaborazione di tante asso-

ciazioni, in particolare i pompieri, sempre disponibili per qualunque esigenza, e i volontari Avulss, coordinati da Aldina Bertarelli, che con costanza vanno a trovare gli anziani soli, per un momento di compagnia ed amicizia, spesso più efficace di tante medicine. Si spera di riuscire ad avere anche altri professionisti dal Paraguay, e si sta già lavorando in quest’ottica. Dunque in questi due anni difficilissimi si può dire che il Covid ha dato inizialmente una vera mazzata, i problemi sono stati enormi, la qualità di vita degli anziani è peggiorata, soprattutto l’isolamento è stato veramente duro da accettare. Fortunatamente il personale si è prodigato al meglio, ci ha detto Giovanna Tomasini. Medici, infermieri, fisioterapisti, cuochi, inservienti, impiegati, tutti hanno lavorato al massimo, e soprattutto è stato un valore aggiunto il direttore Povoli, che con la sua esperienza e competenza ha saputo organizzare al meglio il lavoro. Diceva il predicatore evangelico Charles Swindall: “La vita è per il 10% cosa ti accade, per il 90% come reagisci”. Ci sembra che a Spiazzo abbiano saputo reagire, e bene.

Un catalogo per il Centro Studi Judicaria e per tutti gli editori giudicariesi Fin da 1985, a soli tre anni dalla sua nascita voluta su iniziativa dei Consorzi dei Comuni B.I.M. Sarca-Mincio-Garda di Tione e Chiese di Condino, il Centro Studi Judicaria si è prodigato per stampare ed editare numerose pubblicazioni che interessano il proprio territorio e lo illustrano sotto il profilo storico, artistico, ambientale, sociale ed economico. Un’azione culturale che si è sviluppata nel tempo, andando a integrare l’iniziale collana denominata “Judicaria Summa Laganensis”, che raccoglie una miscellanea di argomenti e che oggi è giunta già a produrre 68 volumi, con altre più specifiche e settoriali. Dal 1995 esce, infatti, il supplemento alla rivista “Judicaria”, denominato “Biblioteca judicariense” (oggi già al 30° volume), legata ad argomenti bibliografici, archivistici, stati-

stici, economici, di censimento e catalogazione. Nello stesso anno si dà il via anche alla collana “Altre pubblicazioni”, che raccoglie estratti della rivista del Centro, altre volte studi più specifici. Vi sono poi i cataloghi delle esposizioni annuali di “Judicariarte”, ovvero la mostra che a fine anno viene dedicata a un artista di particolare rilievo del territorio: pittori, scultori, fotografi che, sotto la cura del curatore Alessandro Togni, hanno così trovato, fin dal 2005, una maggiore valorizzazione delle loro opere. Vi è infine un quarto gruppo di opere che, dal 2017, prende in considerazione il mondo della scuola. Si tratta dei “Quaderni didattici”, editi ad uso degli insegnanti, degli Istituti scolastici e degli esperti del settore. Non poteva mancare nel catalogo un cenno alla rivista

“Judicaria” che dal 1985 alla fine del 2021 è già arrivata a 108 numeri. Centinaia e centinaia di articoli, saggi, interventi in campo storico, geografico, ambientale, sociale, bibliografico ed archivistico, caratterizzano il suo contenuto che è possibile consultare nei preziosi “Indici” dei primi 100 numeri editi come supplemento alla rivista nel 2021. Nel lungo percorso della rivista non sono mancati alcuni “numeri speciali” celebrativi di alcuni importanti anniversari o dedicati a uomini che per il Centro Studi sono stati davvero importanti. Un catalogo quindi che permette ora di conoscere appieno il reale valore costruttivo editoriale del Centro Studi Judicaria compiuto in tutti questi anni. Per ogni volume, infatti, oltre ai dati editoriali appare anche un breve sunto che per-

mette di capirne il contenuto per invogliare il lettore a saperne di più andando a consultarlo. Ma l’azione del Centro Studi Judicaria non si è fermata solo alle proprie edizioni. Conscio dell’importanza che anche altre realtà editoriali sul territorio giudicariese hanno portato avanti nel tempo una preziosa e cospicua opera di divulgazione delle peculiarità storico, artistiche, ambientali e sociali del nostro territorio con numerose pubblicazioni, ha ben pensato di dare voce a tutte loro con la creazione di un generale “Catalogo degli editori giudicariesi”, un grande lavoro di raccolta e catalogazione dei volumi editi da vari editori pubblici e privati delle Giudicarie. Con le stesse caratteristiche del catalogo creato per il Centro Studi sono infatti, stati

raccolti, catalogati, illustrati e corredati dell’immagine di copertina le opere edite dall’Editrice Rendena di Tione di Trento, dell’Associazione “Il Chiese” di Storo, dal Parco Adamello Brenta di Strembo, dalle Edizioni Antolini di Tione di Trento e dalle Edizioni Povinelli di Pinzolo. Ma oltre a questi anche le numerose ricerche stampate dal Gruppo Culturale Bondo Breguzzo, dal Gruppo Ricerca e Studi Giudicariesi di Campo Lomaso, dal Circolo Culturale G.B. Sicheri di Stenico e del “Circolo culturale Stenico ’80 “Giuseppe Zorzi”. Ed ancora dalla Biblioteca Comunale di Borgo Chiese (già di Condino), dalla Fondazione don Lorenzo Guetti di Bleggio Superiore, e da altri ancora che piano piano andranno a completare questo grande progetto di raccolta delle pubblicazioni

del nostro territorio. I cataloghi dei singoli editori sono già stati in buona parte inseriti on-line nel nuovo e rinnovato portale Internet del Centro Studi Judicaria www. judicaria.it sotto la voce “Editoria”, e piano piano anche gli altri andranno a completare questa raccolta. Si spera in tal modo di dar voce in maniera più ampia all’apporto culturale che queste realtà rappresentano per le Giudicarie e che, spesso per varie ragioni, non è sufficientemente pubblicizzato e riconosciuto. Un modo, inoltre, per unirle di più e per dimostrare che enti e gruppi che lavorano tutti per lo stesso scopo possono collaborare insieme per la valorizzazione del nostro territorio. Danilo Mussi


Attualità

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Comano 2025, firmato l’accordo fra azienda e impresa Dopo la progettazione esecutiva, è stato perfezionato l’accordo tra l’Azienda Consorziale e l’impresa Collini Lavori S.p.a, che si sta occupando della riqualificazione del centro termale. Il progetto Comano 2025 prende sempre più vita. Lo scorso 16 marzo è stato ufficialmente definito l’accordo con l’impresa Collini Lavori S.p.a., a capo della cordata che include anche Grisenti srl e Tecnoimpianti Obrelli srl che si è aggiudicata i lavori per il rinnovo dello stabilimento id cura delle terme di Comano. Al tavolo delle firme c’erano il presidente delle Terme di Comano Roberto Filippi e l’amministratore delegato di Collini Lavori Luca Gherardi. Sbrigate le doverose pratiche burocratiche, proseguono i lavori di predisposizione degli interventi strutturali e impiantistici propedeutici alla riqualificazione. L’ambizioso progetto, che porterà a un completo restyling e a una modernizzazione del centro termale sia in termini di ambienti che di performance energetiche, è stato reso possibile grazie a un investimento di circa 20,3 milioni di euro e al contributo della Provincia autonoma di Trento e dei cinque Comuni proprietari dell’Azienda Consorziale (Bleggio Superiore, Comano Terme, Fiavé, San Lorenzo Dorsino e Stenico). Dopo un decennio di incertezze e difficoltà, l’attuale amministrazione ha dimostrato fin dall’inizio del suo mandato di avere degli obiettivi chiari che possono essere riassunti in due parole: investimenti e innovazione. Con la ridefinizione dell’accordo di programma con la Provincia autonoma di Trento del 2018, l’Azienda ha avviato un’importante strategia di riposizionamento di prodotto, di rinnovamento delle proprie infrastrutture e dell’organizzazione interna. Un segnale forte per

la comunità, il territorio e tutti gli stakeholders che ha coinciso con l’apertura di un nuovo ciclo per le Terme di Comano. Il percorso che conduce alle terme del futuro, nonostante un biennio segnato da gravi difficoltà legate alla pandemia, sta proseguendo a passo spedito. Nel 2021 l’Azienda ha ottenuto importanti risultati nel settore hotellerie e cosmetico, con una crescita esponenziale anche nella richiesta servizi del nuovo poliambulatorio Comano Med, che può contare attualmente su un team multidisciplinare composta da una ventina di specialisti.

La cura di sé, nell’ottica di un concetto di salute non più legato alla semplice assenza di una malattia ma inteso come stato di benessere fisico, sociale e

Il tavolo delle firme con il Presidente delle Terme di Comano Roberto Filippi e l’A.D. di Collini Spa Luca Gherardi

ambientale, sarà l’elemento trainante della proposta di Comano 2025, che oltre a confermare la specializzazione dell’azienda in ambito dermatologico pro-

seguirà l’attuale apertura al segmento del self care e del wellness. L’ottimismo cresce se si guarda al futuro. La recente entrata di Comano nell’APT Garda

Trentino e gli ottimi rapporti con Dolomiti Paganella confermano l’interesse di tutto il territorio per il prodotto turistico legato a terme, salute e benessere.

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Un prodotto che confermerà le terme come catalizzatore dell’intero comparto, con un indotto generato nelle sole Giudicarie esteriori di circa 33 milioni di euro l’anno. “Questo è un momento molto importante per tutti i comuni delle Giudicarie Esteriori poiché le Terme rappresentano un volano fondamentale per lo sviluppo dell’intero territorio” commenta a presidente dell’Assemblea termale e sindaca di Stenico Monica Mattevi. “Lo stabilimento termale sarà oggetto di una riqualificazione all’insegna dell’innovazione e dello sviluppo, con l’obiettivo di consentire a questa realtà, di cui è ben nota l’eccellenza, di essere maggiormente in linea con i tempi e di sfruttare al meglio le sue potenzialità. Tutto ciò è frutto di un importante lavoro. I ringraziamenti vanno alla Provincia autonoma di Trento, ai comuni proprietari e a quanti ci hanno preceduto, Cda e assemblee termali, che hanno contribuito a ideare e a trovare le risorse per realizzare un investimento senza precedenti che rappresenta un nuovo inizio per la valle e per il sistema termale del Trentino nel suo complesso”. “Quelli appena trascorsi, ma anche quelli che verranno, saranno gli anni degli investimenti e del rinnovamento” prosegue il presidente delle Terme di Comano Roberto Filippi. “Dopo il progetto di ampliamento della Thermal Spa, vincitore di due importanti riconoscimenti internazionali, a cui hanno fatto seguito la realizzazione del laboratorio dell’acqua termale Comano Lab e gli interventi di miglioramento e illuminazione del grande parco delle terme, il 2022 procederà sugli stessi binari, con la prima parte dei lavori di riqualificazione del centro termale e la ristrutturazione e valorizzazione dell’Antica Fonte, il cui investimento è di circa un milione e mezzo di euro. L’Azienda Consorziale è un’azienda sana, organizzata bene, che come tutte le imprese sta inevitabilmente attraversando un periodo complicato, purtroppo condizionato ora anche dall’aumento dei prezzi di energia e materie prime. Ne usciremo ancora una volta a testa alta, perché abbiamo una squadra capace e competente, in grado di affrontare tutte le sfide”.


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Messaggio promozionale

Fondazione Guetti Il Consorzio Elettrico di Stor


Arte

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Vie Crucis di oggi, Vie Crucis di ieri di Giacomo Bonazza

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“Una pratica devozionale antica si riveste oggi di nuovi significati. Un breve itinerario dentro la sua origine legata alla pietà popolare ed alla sua iconografia in terra giudicariese”.

foto 1: Via Crucis di Tione - Prospero Schiavi, 1795 foto 2: Via Crucis di Deggia - Marco Bertoldi, 1945 foto 3: Via Crucis di Zuclo - Livio Conta, 1987

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Quaresima, tempo di Vie Crucis, altrimenti dette Vie Dolorose, che in questi giorni inevitabilmente non possono non identificarsi con quelle laiche (ma la vita non è sacra?) sortite dall’assurda guerra che si sta combattendo a neanche 1.500 chilometri dai nostri confini. Improvvisamente le canoniche stazioni del “pio esercizio” cristiano, trasmutano in altrettante tappe della passione e della sofferenza di un popolo in fuga: Mariupol (la città di Maria!), Kharkiv, Chernihiv, Irpin, Mykolaiv, Leopoli, Kiev dove nel 988 d.C. (1134 anni fa) il principe pagano Vladimir I si converte al cristianesimo con la sua gente, “l’avvenimento fondante di tutta la storia russa” (sic!), diventano nuove icone del dolore a motivo dell’imbecillità umana sempre operativa dentro “l’aiuola [la terra ndr] che ci fa tanto feroci”, per dirla come Dante settecento anni dopo. Le quattordici tavole delle Vie Crucis delle nostre chiese si rivestono di nuovi significati, richiamando “tableaux vivants” (immagini viventi) di stringente attualità, di una storia che continua nel segno del dolore ma anche della compassione e della speranza. L’immedesimazione di tanti nelle sofferenze altrui, il moto di vera e profonda di empatia emotiva, è il medesimo sentimento di affettuosa partecipazione che mosse Francesco d’Assisi a promuovere una specifica devozione verso la Passione di Cristo, solo più tardi

articolata e cadenzata come oggi la pratichiamo. È solo dal Medioevo che al “Christus triumphans” in croce, il Cristo trionfante sulla morte, ritto e vivo, con gli occhi aperti, con la testa non reclinata, senza accenni di sofferenza subentra il “Christus patiens” (da Cimabue in su), una versione più realistica ed umanizzata di Cristo sulla croce, certamente più drammatica, con gli occhi chiusi, la testa reclinata, i segni delle ferite, il volto sofferente ed il corpo inerte. A questa seconda iconografia guardano i Frati minori francescani, i divulgatori più appassionati di questo approccio “tenero” e pieno di pathos alla crocifissione di Cristo, quando, a partire dal XVII secolo ricevono dal papa l’esclusivo privilegio e diritto di erigere le stazioni della via crucis, attestata ormai definitivamente sulle 14 stazioni, prima nei loro conventi e poi in tutte le altre chiese, dando la possibilità ai fedeli di poter lucrare le stesse indulgenze che si lucravano visitando i luoghi santi in Palestina dove loro ne erano i zelanti custodi fin dal 1200. L’infaticabile propagatore ed ideatore della Via Crucis in Italia è un frate ligure, Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), che ne erige oltre 572, proclamato santo nel 1867. Per quanto riguarda il Trentino, tra i più solerti diffusori del “pio esercizio” viene documentato nel 1717 padre Arcangelo da Bagolino, sempre dell’Ordine dei Frati Minori. È in questo XVIII secolo che an-

che nelle chiese giudicariesi compaiono le prime sequenze pittoriche legate a questa devozione popolare. A fine ‘700 si colloca la notevole Via Crucis nella chiesa pievana di Tione, opera di Prospero Schiavi (1730-1803), eccellente pittore veronese tra tardo barocco e primo neoclassicismo, già allievo del grande Giambettino Cignaroli, che ne è riconosciuto autore per le prime sette stazioni, rimanendo le altre sette di artista anonimo, seppure non così distanti dal punto di vista stilistico. Le tele vengono benedette, com’era prassi, da un francescano del convento di Campo Lomaso. È interessante come dentro una composizione di raffinati contrasti cromatici e una figurazione di classica compostezza, lo Schiavi diventi “espressionista” nel trattare i volti caricaturali e ghigneschi dei persecutori del Cristo. Coevo dello Schiavi è Giovanni Giacomo Figari (1739-1809), di Desenzano, autore della pregevole Via Crucis della parrocchiale di Storo, anch’essa debitrice agli stilemi del classicismo veronese di matrice cignarolesca, non esente però da fremiti ed accensioni dal forte impatto emotivo. Settecenteschi sono pure i quadri della Via Crucis della chiesa di Stenico, “piturati in Romeno”(1760), Val di Non, da ascrivere con ogni probabilità al modesto pennello di Mattia Lampi, padre del più celebre Giambattista Lampi, artista di fama internazionale, a sua volta esposto nel ca-

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stello lì vicino con i suoi ritratti di eminenti personaggi della storia trentina. In ambito giudicariese si distinguono per il loro valore artistico pure le Vie Crucis novecentesche di Santa Croce del Bleggio, del santuario mariano di Deggia e quella dipinta nei tabernacoli lungo la scalinata che porta alla chiesa di San Martino di Zuclo. La Via Crucis bleggiana opera di Carlo Donati, il frescante veronese tra i più richiesti

sulla scena artistica della città scaligera, il cui padre era originario di Bivedo, fa parte integrante della decorazione complessiva dell’edificio sacro pievano effettuata tra il 1912 ed 1913, snodandosi in quadri ricompresi dentro finti loggiati, “con figure grandi al vero”, lungo tutte le pareti degli altari laterali, tra suggestioni neo medievali e preziosità liberty. Del 1945 sono le stazioni della Via Crucis dipinte ad affresco sulle pareti

della navata della chiesetta santuario della Beata Vergine di Caravaggio di Deggia, antica frazione di San Lorenzo in Banale, ad opera di Marco Bertoldi, valente pittore di Lavarone, operativo in molte chiese del Trentino pure con le tecniche del mosaico e del graffito, prima di dedicarsi alla pittura ad olio e ad una ricerca formale tra postcubismo e astrazione lirica. Il ciclo di Deggia è ancora legato ad una figurazione di impianto tradizionale ma di grande forza evocativa e simbolica. Livio Conta, il poliedrico artista di Monclassico dall’importante formazione cosmolpolita, tra i più significativi e completi artisti trentini contemporanei, viene chiamato nel 1987 dal comune di Zuclo a ridipingere le stazioni della Via Crucis all’interno dei quindici tabernacoli a nicchia settecenteschi, distribuiti sull’erta scalinata di accesso alla parrocchiale, in occasione del loro restauro, vista la non recuperabilità degli affreschi originali. L’intervento dell’artista solandro, dal segno essenziale e dai delicati passaggi cromatici giocati tra ocra e sanguigna, recuperando un’iconografia consolidata, riconsegna quest’ultima alla pietà popolare in felice ed armonica continuità con l’architettura che la accoglie.


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esto numero il “Giornale delle Giudicarie” riserva ogni mese una sua intera pagina al uto degli studenti dell’Istituto “Lorenzo Guetti”, dando loro spazio e voce. La ne e tutta la redazione del Giornale attribuiscono molta importanza all’apporto di azioni, conoscenze, riflessioni e proposte che essi potranno offrire. Vi è nell’Istituto ezionale ricchezza di giovani menti che, contando su uno straordinario corpo i, può esprimere, con conoscenza e creatività, importanti riflessioni e idee utili per comunità giudicariese, e oltre. studenti – che lasceremo riposare nel periodo estivo – potrà essere un utile io per sentirsi maggiormente partecipi e protagonisti della vita culturale e conomica della loro terra, sulla quale sapranno pure far riflettere i raggi di quegli ti europei e internazionali più ampi verso i quali desiderano proiettare il proprio L’iniziativa potrà pure contribuire a realizzare un ulteriore raccordo fra la stessa

“Talenti per il mondo, a scuola di ambiente e cultura”, così l’Istituto Guetti e l’istituto Floriani, eccezionalmente gemellati, hanno dato vita all’assemblea d’Istituto del mese di marzo. Le protagoniste sono state quattro talentuose e intelligenti donne, tutte con un unico obiettivo in comune: dedicare il proprio talento e la propria preparazione all’ambiente. Con noi infatti c’erano: Francesca Gino, originaria di Tione e attualmente docente alla Business School of Harvard; Roberta Raffaetà, originaria di Carisolo, docente di antropologia all’università Ca’ Foscari di Venezia; Ludovica Serafini, originaria del Bleggio e attualmente assistente parlamentare a Bruxelles e Francesca Bampa dell’Ufficio Regionale UNESCO del Veneto. L’inizio dell’assemblea è stato particolarmente toccante: il nostro grido per la pace in Ucraina è stato espresso attraverso un minuto di silenzio, da parte di tutte le classi in collegamento con l’aula magna del Guetti, in cui sedevano in presenza le nostre ospiti. Le parole chiave dell’incontro sono quelle riportate nel titolo, ovvero Talenti, importanti

Scuola

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PAG. Le voci dei nostri studenti

Talenti per il mondo

Al Guetti quattro donne che hanno dedicato ingegno e professionalità all’ambiente

da conservare e scoprirne sempre di altri; Scuola, principale luogo di confronto per una crescita degli individui; Ambiente, una bellezza per l’uomo, ma da trattare comunque con rispetto e infine Cultura, con riferimento al suo ormai necessario ruolo nella società. La prima ospite a parlare è stata Francesca Gino la quale, impossibilitata a raggiungerci in presenza, ci ha inviato un video incentrato principalmente sul suo libro: “Talento ribelle: perché infrangere le regole nel lavoro e nella vita paga”. Nonostante solitamente le parole “ribelli” e “infrangere le regole” portino con sé diverse accezioni negative, questo non è il caso: infatti, per la professoressa Gino, le persone ribelli sono quelle che non danno niente per scontato e sanno infrangere le regole per apportare un miglioramento. La ribellione può scaturire in maniera costruttiva in ogni parte del mondo, e il libro parla proprio di

questo. In conclusione, la forza dei ribelli risiede nelle loro capacità empatiche e di allargare la propria prospettiva, riuscendo a mettersi nei panni altrui. La seconda relatrice è stata Roberta Raffaetà che, come Francesca Gino, si è concentrata sul tema del talento. Secondo l’antropologa, quest’ultimo consiste nella consapevolezza che mettiamo nel fare qualsiasi cosa. Le cose però si complicano nel momento in cui ci sentiamo immobili in un mondo che continua a scorrere incessantemente. Tuttavia non c’è nulla da temere: la professoressa Raffaetà ci rivela infatti che, molto più spesso di quanto potremmo immaginare, “è proprio la noia ad essere il fuoco che alimenta il coraggio necessario per pensare fuori dagli schemi”. Il suo intervento si è concluso con una riflessione sulla cultura e su come spesso la diamo per scontata, paragonandola all’acqua che ospita un pesce, invisibile eppure sempre presente.

Nella seconda parte dell’assemblea è intervenuta la Dott.ssa Francesca Bampa, che attualmente lavora per l’ufficio progetti dell’unità Scienza dell’ufficio regionale di UNESCO a Venezia. Ha esordito spiegando cosa fosse UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per Educazione, Scienza e Cultura), specificando l’interesse di questa organizzazione per i diversi ambiti che interessano la vita umana, come quelli da cui è formato il nome e il suo obiettivo espresso attraverso il motto: “building peace in the minds of men and women”, cioè “costruire la pace nelle menti degli uomini e delle donne”. Dopodichè ha esposto due dei progetti a cui sta lavo-

rando in questo periodo: Shelter, progetto che vede il coinvolgimento di alcuni esperti nel campo della gestione dell’acqua e Geo 4 civic, che consiste nella geotermia applicata ad un edificio storico a Ferrara. Grazie al suo intervento è stato possibile approfondire la tematica dei diversi tipi di patrimonio presenti sul nostro territorio (dalle Dolomiti patrimonio dell’UNESCO alle Riserve di Biosfera delle Alpi Ledrensi), e del valore che danno al nostro territorio. Poi si è collegata in meet con tre ragazzi che lavorano all’Unesco, i quali ci hanno raccontato la loro esperienza, condividendo i loro luoghi del cuore (da Ferrara a Rio de Janeiro, quelli che per loro

hanno maggior significato). Queste testimonianze sono servite a comprendere come l’UNESCO non sia una realtà troppo lontana da noi e dai giovani, ma che, invece, è parte della vita di tutti e può essere un obiettivo lavorativo facilmente raggiungibile. Nell’ultima parte dell’assemblea c’è stato il dibattito tra i ragazzi (sia quelli in presenza in aula magna, che quelli connessi dalle classi) e le relatrici riguardo ai talenti e come sia possibile coltivarli ed inseguirli. La prima domanda è stata “Come avete scoperto il vostro talento?”, a cui le relatrici hanno risposto in modi differenti: tutte e tre hanno ammesso di non aver ancora scoperto quale sia il loro talento, ma la Dott. ssa Bampa ha sostenuto che per inseguire i propri sogni bisogna trovare qualcosa a cui aggrapparsi, la Dott.ssa Serafini che bisogna seguire le proprie passioni ed infine la Prof. ssa Raffaetà ha sottolineato la necessità di avere sempre un piano B e ha azzardato un’ipotesi: che avere talento significhi essere felici di quello che si fa? Alba Pellizzari, Anna Floriani e Susanna Vaia

Le parole dell’Europa: M’illumino di meno. Risparmiare energia si può! diplomazia “M’illumino di meno”, la Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, nasce nel 2005 attraverso il programma radio di Rai Radio 2, “Caterpillar”, che ogni anno invita a ridurre al minimo il consumo energetico, spegnendo il maggior numero di dispositivi elettrici non indispensabili, creando un momento di simbolico silenzio energetico, coinvolgendo scuole, comuni, associazioni e singoli cittadini. Quest’anno la Giornata si è svolta l’11 marzo e come ogni anno, anche l’Istituto d’Istruzione Guetti ha aderito al progetto impegnandosi a ridurre il più possibile il consumo di energia: sono state spente le luci lungo il giroscale, nei corridoi e nei bagni, lasciando spazio alla luce naturale proveniente dal lucernario posto all’ultimo piano dell’edificio. Inoltre, i green manager dell’istituto hanno invitato gli

Dal 2005 il programma di Rai Radio 2 “Caterpillar” ha lanciato l’iniziativa che invita a spegnere il maggior numero possibile di dispositivi elettrici. studenti a vestirsi di verde e portare delle piante per abbellire le aule e renderle più verdi. Come green manager della classe 5LA, era da alcune settimane che pensavamo alla realizzazione di un qualcosa che sensibilizzasse gli studenti a spegnere la luce una volta usciti dal bagno della scuola, dal momento che accedendo ai servizi igienici, si trova spesso la luce accesa, nonostante non vi sia nessuno all’interno. La Giornata dedicata al risparmio, dunque, ci è sembrata la giusta occasione

per invitare gli studenti del nostro istituto a spegnere la luce, un gesto che sembra superfluo e automatico, ma che sfortunatamente spesso ci si dimentica di fare, portando un grande impatto sulle spese della scuola e soprattutto sul nostro ambiente. La nostra idea è stata quella di creare un cartello che incoraggiasse e ricordasse a studenti e professori di spegnere la luce una volta usciti dal bagno, se al suo interno non ci fosse stato nessun altro. Un grande aiuto ci è stato dato dal professor Ivan Bugna, responsabile del Pro-

getto Ambiente della nostra scuola, che ci ha suggerito l’idea, essendo noi studentesse del liceo linguistico, di tradurre la frase che avrebbe contrassegnato ogni cartello in diverse lingue. Dopo esserci consultate con i professori rispetto alla correttezza delle frasi e aver supervisionato la realizzazione del cartello, a cui abbiamo aggiunto un disegno per renderlo più diretto, abbiamo appeso diverse copie vicino ad ogni bagno del nostro istituto in una posizione ben visibile. Si tratta di un gesto minimo rispetto alle azioni che si dovrebbero mettere in atto per avviarci verso la risoluzione della crisi climatica nella quale ci troviamo, ma nel contempo è un atto fondamentale, poiché per arrivare ad un obiettivo grande è importante e necessario partire da azioni piccole. Mikol Zadra, Sara Nicolini

La parola diplomazia deriva dal greco diploun, traducibile letteralmente con “piegare in due”. Nel mondo romano, invece, con la parola diplomas si inquadravano documenti ufficiali finalizzati a conferire privilegi o siglare accordi. La parola diplomazia come oggi la conosciamo è nata nel Rinascimento, anche se esistevano già in precedenza accordi verbali presi da tribù confinanti con il fine di evitare scontri armati. Secondo le definizioni ufficiali, quando si parla di diplomazia si prende in considerazione l’arte di trattare e gestire affari di politica internazionale, il tutto per conto di un’entità statale. La figura del diplomatico si occupa delle relazioni del proprio Paese, promuove lo sviluppo di diritto internazionale pubblico, le priorità strategiche, la cooperazione internazionale. Deve essere un eccellente negoziatore, ma anche un promotore di pace e comprensione tra i popoli. Tra l’altro l’intensificarsi degli scambi commerciali e degli investimenti all’estero, l’interesse e l’amore degli stranieri per le attrazioni e risorse dei vari paesi, incidono sulla struttura e sulle competenze della rete diplomatico-consolare. Chi appartiene alla carriera diplomatica o fa parte di una missione diplomatica è una persona che ha il tatto e la finezza necessarie per condurre accortamente un affare o per trattare questioni delicate. Negli anni passati la diplomazia europea è stata fondamentale per il mantenimento della pace fra gli stati e nel mondo. Anche in questo momento così grave e delicato che il mondo sta vivendo, l’Europa sta giocando un ruolo cruciale per la risoluzione pacifica della crisi ucraina. La diplomazia europea deve mirare alla stabilità di tutti i paesi limitrofi, in modo da trasformare la crisi in crescita. La classe 3° LSM


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Non abbiamo più parole. Solo un gesto. Coop aiuta la popolazione civile con una raccolta fondi per fronteggiare l’emergenza umanitaria.

A FAVORE DI

LE FAMIGLIE COOPERATIVE DELLE GIUDICARIE INSIEME NELLA SOLIDARIETÀ PER L’UCRAINA

LE FAMIGLIE COOPERATIVE: Bondo e Roncone Brenta Paganella Caderzone Pinzolo Strembo Terme di Comano Valle del Chiese

UNA BUONA SPESA PUÒ CAMBIARE IL MONDO

SICUREZZA

ETICA

ECOLOGIA

QUALITÀ

CONVENIENZA

TRASPARENZA

LE INIZIATIVE DI AIUTO DELLA COOPERAZIONE

Famiglie Cooperative delle Giudicarie: solidarietà per l’Ucraina

33 negozi in altrettante diverse località, quasi 11.000 soci: le otto Famiglie Cooperative delle Giudicarie insieme collaborano in progetti a sostegno della comunità, per la promozione di un consumo etico e sostenibile, in progetti di solidarietà. Sono la Famiglia Cooperativa Bondo e Roncone, la Brenta Paganella, quella di Caderzone, quella di Pinzolo, di Strembo e ancora: la Famiglia Cooperativa Terme di Comano, la Valle del Chiese, la Vigo Rendena.

possibile donare 2, 5 o 10 euro, direttamente alle casse. CoopforUcraina sostiene l’Agenzia ONU per i Rifugiati-UNHCR, la Comunità di Sant’Egidio e Medici Senza Frontiere, da anni presenti sul territorio ucraino con dei progetti consolidati da anni, oggi convertiti in programmi di primo soccorso.

Con la Cooperazione Trentina: accoglienza dei profughi ucraini

La Cooperazione Trentina è pronta ad accogliere nelle prossime settimane un centinaio di persone in fuga dalla guerra in Ucraina: CoopforUcraina ������������������������������������ Tutte socie del Sait, Consorzio delle in condizioni disperate e arrivano in cooperative di consumo trentine, Trentino attraverso i mille percorsi le otto Famiglie Cooperative della solidarietà e dell’accoglienza. delle Giudicarie insieme si sono Il sistema cooperativo, attraverso impegnate per far fronte alla le proprie strutture, i consorzi e le ������������������������������������ cooperative, farà la propria parte del lockdown ed ora partecipano offrendo servizi di accoglienza che alla raccolta fondi CoopforUcraina, si faranno carico di tanti aspetti la campagna di raccolta fondi per pratici che riguardano il soggiorno. l’Ucraina promossa da Coop per La Cooperazione Trentina si è aiutare le famiglie ucraine in fuga concentrata sull’accoglienza e sul dalla guerra, fornendo assistenza medio periodo, cioè sulla fase che sanitaria, kit di primo soccorso, segue e che comprende l’inclusione e l’integrazione. L’obiettivo è cibo, vestiti e accoglienza. In tutti e 33 i negozi e strutturare una rete di appartamenti supermercati delle otto Famiglie sul territorio che permetta di Cooperative delle Giudicarie è ricreare l’intimità familiare.


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“Possiamo finalmente dire che siamo ripartiti” apre così il Presidente della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria, Gianfranco Pederzolli, riconoscimento UNESCO gestito e coordinato dal Consorzio B.I.M. Sarca-Mincio-Garda, “siamo ripartiti con iniziative che vogliono mettere al centro tre aspetti chiave per il futuro del nostro territorio, i giovani, l’agricoltura e gli sport outdoor”. “In tempi come questi è poi altresì importante rimettere al centro il tema del rapporto equilibrato fra Uomo & Ambiente al centro della Biosfera: in un tempo di guerre e crisi energetiche, sociali e ambientali il messaggio di UNESCO è più che mai importante.” Come spiegano Stefano Zanoni e Giorgio Paoli, coordinatori della Riserva di Biosfera che abbraccia 10 comuni fra il Chiese, Ledro, l’Alto Garda e le Giudicarie Esteriori, le iniziative messe in campo sono estremamente significative all’interno delle tematiche delineate dalla governance. Il primo evento, che si è realizzato il 18 marzo in un misto fra presenza fisica e virtuale, è stato “Talenti per il Mondo – a scuola di Ambiente e Cultura” con la finalità di lavorare con le scuole rispetto al tema del talento e di come questo possa essere utilizzato dagli studenti per sviluppare progetti legati alla cultura e all’ambiente all’interno delle nostre comunità. La condivisione della progettualità con le scuole superiori

Territorio

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Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria: orgogliosi di condividere Giovani, produzioni agricole e outdoor al centro di un anno ricco di iniziative del territorio, Guetti di Tione di Trento e Floriani di Riva del Garda è stata fin da subito massima, collaborando nella creazione dell’evento, il quale ha visto la partecipazione di 4 relatrici di grande valore: Francesca Gino, originaria di Tione e ora docente presso l’Harvard Business School negli USA, Roberta Raffaetà, docente di antropologia presso l’Università di Venezia, residente a Carisolo, Ludovica Serafini, originaria del Bleggio e ora assistente presso il Parlamento Europeo nella Commissione per la sostenibilità e l’ambiente e infine Francesca Bampa, responsabile dell’unità Scienza dell’Ufficio Regionale UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa, con sede a Venezia. L’evento ha coinvolto circa 1600 studenti per tre

ore di diretta streaming che è tutt’ora disponibile sul canale YouTube della Riserva di Biosfera. Nei primi giorni di aprile ci sarà invece un altro importante momento di condivisione e di scambio di buone pratiche nell’ambito della produzione e trasformazione agricola e di forme di turismo sostenibile che sappiamo creare valore economico, sociale e ambientale sul territorio. Un gruppo di 12, fra agricoltori, gestori di agriturismi e operatori del turismo, nelle giornate del 5-6-7 aprile si porterà nella Riserva di Biosfera Appennino Tosco Emiliano per un educational che porterà a scopri-

re come quei luoghi abbiano creato delle micro-economie legate alle variegate produzioni un territorio a cavallo fra gli Appennini e il mare. Sarà anche l’occasione per conoscere la realtà delle Cooperative di Comunità, un modello di sicuro interesse che concilia i bisogni sociali di una comunità con l’imprenditorialità e la voglia di far rivivere luoghi che rischiano lo spopolamento o l’abbandono. Appena prima della partenza della stagione estiva, dal 9 al 14 maggio, verrà organizzata la #ProudToShareWeek, un calendario di convegni, tavole rotonde, webinar e study visit, su tutto il territorio delle

Alpi Ledrensi e Judicaria, con ospiti locali ed internazionali, per parlare della tematica degli sport outdoor e di come queste possano e debbano essere esperienze incentrate sulla fruizione sostenibile del territorio, la comprensione e apprezzamento dei valori ambientali e culturali che ne hanno determinato i riconoscimenti UNESCO (MAB, HERITAGE, GEOPARK). L’organizzazione di questi eventi ha visto una forte partnership fra la Riserva della Biosfera e due attori estremamente importanti per il tema outdoor nel nostro territorio: A.p.T Garda Dolomiti, profondamente motivata a far diventare i nostri luoghi una destinazione sostenibile e la nota azienda di abbigliamento tecnico Montura, da sempre sensibile alle tematiche dell’interazione fra Uomo e Ambiente tramite l’outdoor. I temi affrontati saranno nello specifico quattro: la capacità di carico turistico, ossia come gestire le esigenze di fruizione del territorio, garantendo la conservazione degli habitat, l’impatto del cambiamento climatico sulle attività outdoor in natura, individuando strategie di adat-

tamento e mitigazione, le discipline outdoor come tramiti per scoprire la cultura materiale e immateriale del territorio ed infine l’accessibilità e inclusività per garantire l’esperienza della natura a tutti. Agli eventi connessi a ciascuna delle quattro tematiche parteciperà un gruppo di approfondimento composto da stakeholder locali, che nell’ultima giornata riporteranno l’esperienza maturata sotto forma di proposte e stimoli concreti alla Riserva della Biosfera e ai suoi partner per migliorare la sostenibilità delle discipline outdoor sul territorio. “Ci sentiamo proprio orgogliosi, come Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria” afferma il presidente Pederzolli “di condividere con tutta la popolazione dei nostri territori questo genere di iniziative: queste, devono essere la base per un sempre maggiore coinvolgimento delle persone, delle associazioni e delle imprese del nostro territorio, nell’ottica di prendersi cura della nostra terra, rendendola bella, vivibile e attrattiva per noi abitanti e per gli ospiti che vengono a visitarla”.


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Una logistica di Comunitá a trazione cooperativa nelle Giudicarie

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Arte

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“La Memoria del Tempo”. A Darè la Mostra di Piero Devilli LA MEMORIA DEL TEMPO Mostra di pittura di Piero Devilli Casa Cus, Darè - Porte di Rendena Dal 14 aprile al 25 aprile 2022 orari: 15.00 - 19.00 Inaugurazione 14 aprile alle ore 18 Ingresso libero La mostra è realizzata dal Comune di Porte di Rendena Una mostra del pittore giudicariese Piero Devilli apre la stagione nello spazio espositivo di Casa Cus a Darè, frazione del comune di Porte di Rendena che prosegue nella promozione della cultura e dell’arte. La mostra “LA MEMORIA DEL TEMPO” verrà inaugurata il 14 aprile (alle ore 18.00) e rimarrà aperta fino al 25 aprile. Un modo per portare freschezza e colore dopo il lungo inverno e offrire bellezza alle persone in occasione delle festività pasquali. Piero Devilli nasce nel 1954 a Cavrasto, nel Bleggio Superiore, una terra colma di bellezza naturale, gonfia di entusiasmi estivi forieri di frutti dal sapore intenso, ricca di fascino antico, di ispirazioni poetiche che già nell‘800 Risorgimentale, Giovanni Prati, di Dasindo, coglieva a piene mani e trasferiva nelle sue opere. Le sue opere trovano

negli spazi della casa rurale restaurata la memoria del tempo, della quale si nutre la sua poetica pittorica. La mostra nel salone dialoga con gli oggetti della tradizione alpina e contadina delle genti della Rendena. Oggetti che raccontano la vita di un tempo, i ritmi del lavoro scanditi dalla natura, le ritualità quotidiane di un mondo ormai lontano. Anche Devilli si occupa con sensibilità della sua terra natale e, nelle sue visioni, pare insistere sui tasti della memoria per rimuovere la polvere del tempo. Come ha scritto di lui Alessandro Togni, “c’è un ritorno affettuoso carico di nostalgia che trova espressione nella scelta degli oggetti un giorno riconosciuti e usati. E la nebbia degli anni che tutto ricopre pare dissolversi, tutto ritorna lucente, levigato con cenere e

aceto; così facevano le madri di un tempo per ridare brillantezza alle cose metalliche della casa. E così si muove Piero nella sua pittura. Un’accortezza nel gesto, nel segno, da lasciare incantati. Una parsimonia nei sentimenti che lascia intuire il profondo insegnamento che i vecchi gli hanno lasciato. Un innamoramento per le cose di allora che si esprime nella lentezza dell’esecuzione. Ecco, un’armonia di luci dimenticate muove emergendo da un oceano bianco, segue le linee nette delle cose, disegna ombre spezzate. Rende le cose vive dentro un nitore dalla sembianza quasi surreale. E proprio la luce che invade questi fram-

menti di mondo contadino, dopo un viaggio sospeso negli stanzoni e nelle camere fresche delle case, sfugge dalla pelle di questi oggetti silenziosamente deposti come a riposo nella loro austera ed elegante dignità. Accumuli di toni grigi dalle inflessioni fredde si accordano con le sembianze ambrate del rame; smalti sbrecciati nell’inteso blu oltremare si rincorrono a varcare il limite della luce che li invade e li accarezza. Nella compostezza e nell’ordine si muovono le intensità di una vita parca, si ritrovano le attenzioni che, come rituali, si ripetono ancora… un’altra volta ancora, per sempre. Le sue ultime opere infinite, quasi a voler riaffermare il valore di un ricordo profondo indugiato sopra gli oggetti dell’abbigliamento contadino, i giacconi e gli scarponi consumati e quasi deformi dall’aspetto austeramente solenne; oppure si soffermano sulla lucentezza rubina delle mele raccolte, come se ad osservarle fossero gli occhi meravigliati di un bambino. La pittura di Piero Devilli si ritrova orgogliosa a fronteggiare le sensazioni frantumate della modernità, coglie tutti di sorpresa nella sua struggente carica di rispetto per la vita, rifugge la superficialità che accompagna il quotidiano e chiede il nostro silenzio”.


Giudicarie in numeri

1970 Villa Banale la raccolta delle patate. Foto di Luigi Bosetti.

PAGINA A CURA DEL CENTRO STUDI JUDICARIA

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APRILE Cari lettori, da questo numero prende il via una 2022 rubrica particolare: una pagina al mese PAG. con immagini d’epoca, di un tempo andato. Sono immagini pescate di volta in volta dall’archivio fotografico del Centro Studi Judicaria. Il senso? Semplice: far conoscere a chi non li conosce (i giovani in particolare) e far rivivere a chi li ha vissuti, fenomeni economici e sociali, eventi, paesaggi di qualche decennio fa. Avete idea di quanto sia cambiato, per dirne una, il paesaggio delle nostre valli in un secolo? E i mestieri? Il ruolo delle donne? La fisionomia dei paesi? Ecco, tutto molto semplice e senza grandi pretese. Uno stimolo alla riflessione per chi ha voglia di riflettere. Oppure solo un colpo d’occhio: l’occhiata veloce verso un tempo che fu. Saranno toccati vari argomenti: una sorpresa ogni volta.

Com

di Virginio Amistadi

1930 Praso la raccolta del grano saraceno

1965 Stumiaga (Lomaso) Erpicatura. Foto di Luigi Bosetti.

1948 Prezzo

1970 Boniprati la raccolta del fieno Foto di Giorgio Moreni.

Roncone. Fondo Biblioteca Roncone.

DONNE IN CAMPO

1960 Legna da ardere. Foto di Luigi Bosetti.

1932 Prezzo, trasporto di letame con cesti

Il primo quadretto sulle comunità giudicariesi di un tempo riguarda le donne ed il loro ruolo nella campagna. La letteratura, la saggistica e l’immaginario collettivo ci hanno tramandato il concetto di “donna angelo del focolare”. Per dire che nella famiglia tradizionale e contadina la donna era fattrice di figli, gestiva la casa, mentre all’uomo erano lasciate le incombenze più faticose: la stalla, la malga, la fabbrica (quando si passò dalla civiltà contadina a quella industriale). Ma è proprio tutto così lineare, così squadrato? Come dimostrano le immagini di questa pagina, le donne non erano solo in casa, ma oltre a fare ed allevare figli, oltre a governare e rigovernare la casa, oltre a filare lana e canapa, andavano in campagna: stavano davanti ai buoi, si portavano in testa la “baza dal fen”, o “basa dal fe” (ogni dialetto e ogni villaggio ha la sua versione), seminavano, raccoglievano... Nelle immagini di questa pagina, volutamente avare di didascalie, si possono vedere momenti. Magari si potranno pure riconoscere persone. Ma conta poco. Conta l’atmosfera, molto diversa da quella di oggi. Chi gira più dalle nostre parti con la bastina sulla testa? E te li vedi i buoi in campagna? E ancora, chi si sciropperebbe la fatica di fare tutto a mano? Quante volte ci si pone la domanda: ma quelle persone erano felici? Molto spesso ci si risponde: sì, perché sapevano accontentarsi. A noi viene da dire che erano fataliste: accettavano quel che il buon Dio mandava in terra. Pregavano, speravano, lavoravano. Niente nostalgie, dunque. Semplicemente uno sguardo sul passato. Che non tornerà. Tuttavia non è detto (ci sia concesso) che ciò che abbiamo creato con il progresso sia tutto positivo. Ma bando alle parole.

1930 Carisolo

1970 Boniprati. Foto di Sergio Albini.


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di Virginio Amistadi

Le fasce di età proposte non fanno riferimento a indicatori statistici standard ma riprendono i gruppi di età socialmente percepiti.

Dopo aver analizzato la numerosità della popolazione residente aggiornata al 1° gennaio 2021, proseguiamo nella nostra rassegna demografica andando ad analizzare la composizione numerica della popolazione dei comuni giudicariesi per fasce di età. Le fasce di età proposte non fanno riferimento a indicatori statistici standard ma riprendono piuttosto i gruppi di età per come vengono socialmente percepiti. Avevamo già proposto questo tipo di lettura per i dati relativi al 2019. Rispetto alla precedente versione riportiamo i dati assoluti per singolo comune in modo da avere una fotografia esatta della distribuzione della popolazione sul territorio.

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Popolazione residente al 1° gennaio 2021 per Comune e fascia di età POPOLAZIONE RESIDENTE AL 1° GENNAIO 2021 PER COMUNE E FASCIA DI ETÀ – COMUNITÀ DELLE GIUDICARIE Comune Bambini Giovani Giovani Adulti Tardo adulti Giovani Anziani Grandi adulti anziani anziani 0-15 anni 16-24 anni 25-34 anni 35-54 anni 55-64 anni 65-74 anni 75-84 anni 85 e più Totale anni Bleggio Superiore 216 142 170 391 228 171 130 68 1.516 Bocenago 44 37 53 111 64 32 32 23 396 Bondone 82 59 52 184 88 81 71 22 639 Borgo Chiese 288 190 193 493 313 227 170 89 1.963 Borgo Lares 99 59 88 161 115 108 56 21 707 Caderzone Terme 92 81 54 204 97 81 50 22 681 Carisolo 145 101 83 284 119 104 88 26 950 9 54 27 43 22 10 219 Castel Condino 27 27 Comano Terme 495 303 323 744 408 312 226 84 2.895 Fiavè 159 85 115 272 173 128 80 43 1.055 Giustino 108 72 94 186 119 74 72 24 749 Massimeno 19 14 18 39 27 10 11 6 144 Pelugo 58 51 36 118 53 39 21 14 390 Pieve di Bono-Prezzo 196 120 144 359 228 223 103 57 1.430 Pinzolo 409 288 332 911 432 405 277 96 3.150 Porte di Rendena 289 180 163 536 212 188 133 51 1.752 San Lorenzo Dorsino 220 143 186 400 206 201 126 72 1.554 Sella Giudicarie 456 281 323 750 419 370 204 91 2.894 Spiazzo 178 118 123 348 178 137 91 71 1.244 Stenico 168 118 139 322 163 142 99 27 1.178 Storo 745 439 438 1.255 621 494 385 157 4.534 Strembo 93 55 63 183 76 69 48 22 609 Tione di Trento 595 346 419 948 485 459 277 136 3.665 Tre Ville 208 125 152 394 208 168 99 50 1.404 Valdaone 139 92 90 289 168 210 105 48 1.141 Totale 5.528 3.526 3.860 9.936 5.227 4.476 2.976 1.330 36.859 Distribuzione % 15,0% 9,6% 10,5% 27,0% 14,2% 12,1% 8,1% 3,6% 100,0% Fonte: Demo.istat.it – Dati elaborati Di seguito la tabella con i dati aggregati per ambito territoriale. POPOLAZIONE RESIDENTE AL 1° GENNAIO 2021 PER AMBITO E FASCIA DI ETÀ – COMUNITÀ DELLE GIUDICARIE Comune Bambini Giovani Giovani Adulti Tardo Adulti Giovani Anziani Grandi Adulti Anziani Anziani 0-15 anni 16-24 anni 25-34 anni 35-54 anni 55-64 anni 65-74 anni 75-84 anni 85 e più anni Totale Giudicarie Centrali 902 530 659 1.503 808 735 432 207 5.776 Valle del Chiese 1.933 1.208 1.249 3.384 1.864 1.648 1.060 474 12.820 Giudicarie Esteriori 1.258 791 933 2.129 1.178 954 661 294 8.198 Valle Rendena 1.435 997 1.019 2.920 1.377 1.139 823 355 10.065 Totale 5.528 3.526 3.860 9.936 5.227 4.476 2.976 1.330 36.859 Fonte: Demo.istat.it – Dati elaborati


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La Cassa Rurale: Assemblee e Bilancio 2021 I soci sono chiamati all’approvazione di un bilancio che rappresenta una Cassa sana, solida e in grado di continuare a sostenere le nostre comunità È tempo di assemblee per La Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella, che convoca i soci per l’approvazione del primo bilancio della realtà bancaria nata nell’ottobre 2020 dall’unione della ex Cassa Rurale Adamello con la ex Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella. “Per la nostra Cassa Rurale il 2021 è stato un anno sfidante, che ha richiesto un impegno straordinario per supportare le imprese e le famiglie che hanno dovuto affrontare le ripercussioni economico-finanziarie della crisi sanitaria – afferma il Direttore Marco Mariotti – ma ha anche mostrato l’efficienza della nostra struttura organizzativa, che è stata in grado di fronteggiare la situazione con prontezza e competenza. Il risultato molto positivo del nostro 2021 è quindi sicuramente frutto dell’eccellente lavoro dei nostri 250 collaboratori: con orgoglio anticipo che il Consiglio di Amministrazione presenterà all’Assemblea dei Soci un bilancio con un utile di esercizio di oltre 5 milioni e 400 mila euro.” Tutte le voci del bilancio rappresentano una Cassa Rurale sana e solida, che si caratterizza dal punto di vista patrimoniale per una importante dotazione di capitale e una buona qualità dell’attivo. La raccolta complessiva sfiora i 2,5 miliardi e l’andamento delle masse segnala un trend di crescita che evidenzia un aumento dell’8,7 %, con un particolare sviluppo del risparmio gestito, tra cui gestioni patrimoniali e fondi comuni di investimento. Un segnale forte, che rappresenta la fiducia accordata a La Cassa Rurale da soci e clienti. Per quanto riguarda i prestiti netti si evidenzia un incremento del 1,6% degli impieghi in bonis, frutto della concessione di nuovi prestiti a 787 famiglie e 477 imprese del territorio per un totale di oltre 1 miliardo di impieghi di bilancio. Numeri significativi, che si traducono nell’erogazione di circa 5 nuovi mutui per ogni giorno lavorativo. Si rileva inoltre una riduzione del 47,3 % del credito deteriorato netto, quasi dimezzato a quota 23 milioni, per effetto sia di una riduzione del NPL Ratio lordo,

ASSEMBLEA TERRITORIALE ON LINE - 13 APRILE 2022 ORE 20.15 - COME PARTECIPARE? Per partecipare è necessaria la prenotazione entro il 12 aprile: - compilando l’apposito form sul sito www.lacassarurale.it nella sezione ASSEMBLEE 2022; -telefonando ai numeri 0465/896510 – 0465/896511 - rivolgendosi agli sportelli de La Cassa Rurale, anche telefonicamente. Al momento della prenotazione saranno richiesti un indirizzo mail ed un numero di cellulare necessari per l’autenticazione alla piattaforma di videoconferenza.

ASSEMBLEA ORDINARIA CON LA MODALITÀ DEL RAPPRESENTANTE DESIGNATO - COME PARTECIPARE? Per partecipare è necessario consegnare agli sportelli o a inviare a mezzo Pec ENTRO IL 27 APRILE in busta chiusa: - il fascicolo giallo (recapitato ai soci a mezzo posta o via mail) contenente il modulo di delega e le istruzioni di voto debitamente compilato e firmato; - copia del documento di identità. il valore che indica la percentuale dei crediti deteriorati lordi sul totale, sia dell’aumento dell’indice di copertura dei crediti deteriorati (coverage ratio), che si attesta intorno al 78%. Anche i principali coefficienti patrimoniali come il CET 1 Ratio e il Total Capital Ratio risultano in crescita di quasi due punti percentuali rispetto al 2020, attestandosi oltre il 21% a conferma della solidità patrimoniale della Cassa. “I dati rappresentati nel bilancio 2021 esprimono nei fatti l’importanza di avere una cassa solida e forte in grado di sostenere le nostre comunità anche e soprattutto in momenti economicamente delicati come quelli che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso. L’importante risultato economico ci permette inoltre di declinare quel valore fondamentale per una Cassa Rurale quale la reciprocità, infatti accanto alla destinazione a riserva di una quota di utile,

in applicazione sia del dettame normativo che della necessità di continuare a rafforzare il patrimonio della Cassa, il Consiglio di Amministrazione proporrà all’Assemblea generale dei Soci di destinare a “Fondo Mutualità e Beneficienza” una quota molto importante di tale risultato pari a euro 1 milione, risorse che saranno utilizzate per continuare a sostenere/sviluppare i progetti e le iniziative a favore dei nostri giovani, delle nostre associazioni, delle nostre imprese e delle nostre famiglie” – sottolinea la Presidente Monia Bonenti. In una logica prudenziale che permetta di evitare assembramenti e tutelare la salute di tutti, il Consiglio di Amministrazione de La Cassa Rurale ha ritenuto opportuno, anche per il 2022, programmare un’unica Assemblea Territoriale da svolgersi in videoconferenza e di tenere l’Assemblea Ordinaria con la modalità del Rappresentante Designato.

L’Assemblea Territoriale si terrà online mercoledì 13 aprile alle ore 20:15 e sarà l’occasione per presentare dettagliatamente i dati del Bilancio 2021 e le iniziative di mutualità in programma. In questa occasione i soci sono inoltre chiamati ad esprimere la propria indicazione per la nomina dei membri dei Gruppi Operativi Locali. Il progetto di bilancio verrà invece sottoposto all’approvazione dei soci nella prossima Assemblea Ordinaria che si terrà con la modalità del Rappresentante Designato. La Cassa Rurale si occuperà di recapitare a tutti i soci, tramite email o per posta in base alla preferenza da loro espressa, il fascicolo con le proposte di delibera e il fascicolo contenente il modulo di delega al rappresentante designato e le istruzioni di voto. I soci che parteciperanno all’Assemblea Ordinaria consegnando la busta presso gli sportelli avranno l’opportunità di partecipare all’iniziativa Passeggiando 2022, che prevede delle uscite sul nostro territorio per conoscere i luoghi, le tradizioni e le bellezze che ci circondano. Il programma di dettaglio e le modalità di partecipazione all’iniziativa saranno disponibili dal prossimo 16/05/2022 sul sito www.lacassarurale.it e presso gli sportelli.


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Da più parti si sente dire che anche quest’anno le assemblee delle cooperative, di tutti i settori, saranno “da remoto”, con un voto da esprimere su un pezzo di carta per il tramite del notaio. Si ha l’impressione che per molti amministratori l’assemblea generale sia un peso, il confronto con il socio una banalità che, se si può, si evita; l’assemblea con il notaio è meglio, più semplice, meno impegnativa. Il Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi ha di fatto dichiarato la fine dell’emergenza epidemiologica, i vincoli di distanziamento sono allentati ed in prospettiva spariranno; nei teatri e negli stadi si possono utilizzare tutti i posti disponibili, vi è libera circolazione nei centri commerciali e si sta organizzando il mega concerto di Vasco Rossi nella periferia di Trento. Vi è una parte di soci che ha voglia di partecipare, di incontrarsi di discutere, anche solo di stare insieme, in un evento che sa di partecipazione, di coinvolgimento, di esserci specie in questa fase storica difficile, che disorienta, che ha bisogno di segni di speranza, di libertà verso qualcosa di diverso da ciò che abbiamo vissuto negli ultimi due anni. Certo non si può tornare indietro, ma nemmeno vivere gli eventi come se fossimo ancora in piena pandemia. Forse sono necessarie nuove forme di partecipazione e coinvolgimento, specie nel mondo della cooperazione che ha visto importanti processi di fusione e di allargamento delle dimensioni e quinLa Guerra: mi viene in aiuto von Clausewitz, “ non è che la continuazione della politica ma con altri mezzi”. La guerra è distruttiva sempre e genera paura. E la paura riporta indietro nel tempo la condizione umana cancellando le conquiste di civiltà e di rispetto delle regole della comunità. La paura è nata con l’uomo milioni di anni fa e ha un significato preciso: assicurare la nostra sopravvivenza in caso di pericolo. “L’operatività del cervello si attiva in modo automatico e a velocità altissima”. Se guardiamo le facce delle persone che arrivano dopo giorni ai centri di accoglienza: sono esaurite, disperate, frustrate, malinconiche, nostalgiche, sole, sfiduciate, tristi. Sono solo alcune delle emozioni dettate dalla paura che nel cervello non esistono e che vengono generate da eventi esterni. E quello che stupisce e che si muovono calme e sono come ferme. Ma cos’hanno sperimentato la maggior parte di loro? Suona la sirena e si corre nel posto protetto: sta per succedere qualcosa, l’informazione arriva al Talamo che spedisce l’avviso all’Amigdala, che attiva i centri di controllo cerebrale della paura. L’Amigdala ordina al Tronco encefalico di bloccare tutti i movimenti, si resta in attesa di quello che può succedere, la bocca si apre per avvisare gli altri o urlare per il pericolo, e l’Ipotalamo aumenta la

La riflessione

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Cooperazione, serve tornare a vedersi faccia a faccia di della base sociale. Nel periodo natalizio, quando gli effetti della pandemia erano ben più pregnanti, la Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella ha promosso una serie di incontri con la base sociale per presentare il proprio bilancio sociale e fare gli auguri di Natale. C’era il distanziamento e nelle sale la possibilità di ingresso era al 50% con presentazione di green pass. Nonostante questa situazione difficile per non dire drammatica, centinaia di soci hanno risposto positivamente all’invito mostrando interesse e fiducia nella Cassa Rurale vista ancora come uno strumento speciale per lo sviluppo del territorio. Occorre aver fiducia nel socio e nella sua capacità di essere protagonista della vita della cooperativa, nella sua capacità di scelta delle persone che lo rappresentano nel CdA. Molte assemblee quest’anno sono chiamate ad indicare nuovi amministratori: non bisogna aver paura di un sano confronto, dialettico a volte anche forte, acceso e carico di passione, di quella passione di chi crede nell’istituzione cooperativa perché ha

di Tiziano Salvaterra

Molte le assemblee ancora in remoto. Si ha l’impressione che per molti amministratori l’assemblea generale sia un peso, il confronto con il socio una banalità che, se si può, si evita visto e sentito parlare del ruolo che la cassa rurale, la cooperativa di consumo, la cooperativa sociale hanno recitato e recitano nella vita delle comunità trentine. La figura del socio nella cooperativa è centrale ed ha caratteristiche uniche sia rispetto al socio di società di capitali che rispetto al socio di società di persone. E questo va valorizzato in una fase in cui i vantaggi per i soci, specie nelle casse rurali, sono irrisori. Nonostante ciò rimane la scelta di essere soci non solo per convenienza, ma perché si crede nel ruolo che la cooperativa recita nella comunità anche in una società globalizzata e nonostante la complessità ed i vincoli imposti dal quadro normativo. La nostra cooperazione appa-

re oggi stanca, talvolta autocelebrativa e conservativa in un’epoca di grandi cambiamenti dove, così ci dicono gli esperti, il domani non sarà più come ieri. E’ una contraddizione in quanto nelle fasi di cambiamento servono entusiasmo, passione, motivazione, strategie, obiettivi chiari e ben definiti. Il nuovo passa anche attraverso persone fresche, giovani preparati con l’umiltà di imparare e copiare le best practice sul mercato. Ed in Trentino ce ne sono. Più di quarant’anni di Università hanno offerto alla comunità trentina risorse umane preparate che stanno facendo esperienze significative, sia in loco che fuori, nel campo delle professioni, della dirigenza, della

pubblica amministrazione. A volte si ha l’impressione che queste novità non siano percepite dal movimento cooperativo, più teso a confermare le classi dirigenti che ad inserire, anche in maniera graduale ma decisa, nuove risorse. Leggere di candidati presidenti che hanno svolto svariati mandati nella stessa cooperativa fa male alla cooperativa stessa ed al suo futuro e genera una immagine di cooperativa ferma, che non è in grado di leggere le dinamiche del nostro tempo. Ciò non significa pensare che il nuovo sia meglio del vecchio, ma rendersi conto che nella base sociale vi sono molte potenzialità che vanno valorizzate e che la rotazione degli amministratori è una prassi virtuosa perché permette di coinvolgere più soggetti. Chi esce potrà trovare altri modi per essere utile alla cooperativa o ad altre esperienze cooperative o sociali presenti nella comunità. Il dialogo intergenerazionale rappresenterà nei prossimi anni uno dei temi fondamentali nella vita delle organizzazioni; non aiuta dire ai giovani che verrà il loro tempo e nemmeno pensare di gettare tutto quello che c’è

in nome di un rinnovamento radicale, ma piuttosto occorre mostrare il coraggio di valorizzare le risorse disponibili al di là dell’anagrafe, ognuno nella consapevolezza di quello che ha dato e di quello che può dare. Le persone con esperienza siano di supporto alle nuove generazioni e lascino gli spazi per far fruttare conoscenze, competenze ed intelligenze fresche, mentre ai giovani spetta il compito di portare avanti il movimento tenendo conto delle esperienze passate. In questo modo il mondo della cooperazione saprà essere protagonista anche del nuovo che avanza. Non dimentichiamo che la cooperazione trentina è nata in un periodo di grandi cambiamenti sociali ed economici e si è sviluppata grazie a giovani che con l’aiuto di persone di esperienza e conoscenza (i sacerdoti in primis) seppero trovare risposte adeguate al nuovo che avanzava. Appello finale: per il bene dei territori e del movimento cooperativo trentino non blocchiamo i nostri giovani: sono risorse preziose che né il territorio nè la cooperazione possono permettersi di perdere.

RUBRICA SALUTE

La guerra e la paura di Gianni Ambrosini

La paura è nata con l’uomo milioni di anni fa e ha un significato preciso: assicurare la nostra sopravvivenza in caso di pericolo. produzione di adrenalina che aumenta il battito cardiaco, la pressione e la respirazione ( ti fermi o fuggi ). Tutto questo processo si genera in millesimi di secondo e nel corso di milioni di anni si è preservato nell’evoluzione per garantire la nostra sopravvivenza. Se non succede niente, perché il nostro cervello si è attivato in previsione del pericolo, l’Amigdala con tutta calma informa di quello che è successo l’Ippocampo e la Corteccia prefrontale; si elabora il processo della conoscenza e dell’apprendimento. Si costruisce la memoria dell’accaduto che potrà essere utile se la situazione di pericolo si dovesse

ripetere. E dal momento che la situazione di pericolo si ripete perché le sirene suonano anche più volte al giorno, la paura può diventare irrazionale e si può scatenare la fobia. Ma lo stato di paura che si ripete può essere distruttivo al punto da generare anche il panico. Se la paura è l’aspettativa del pericolo, il panico è la paura che gira su se stessa rafforzando l’aspettativa di pericolo. Come pure si può generare lo stress che si evidenzia quando la stimolazione della reazione di paura è continua e porta ad una eccessiva produzione di cortisolo che incide negativamente sullo stato di salute. Allora si fugge, si abbandona tutto e

si spera, perché alla paura si sovrappone l’amore, che non vive nel cuore ma è un’esperienza totalmente neuronale e abita completamente nel cervello. Che potenzia le relazioni sociali e rafforza la speranza e il senso di appartenenza. Ma se il Covid-19 ci ha ricondotti alla consapevolezza di fragilità propria dell’essere vivente e ha rimesso in discussione il nostro rapporto con la natura, la guerra sta evidenziando che il futuro di un Paese non può realizzarsi con la riproposizione del passato e che bisogna abbandonare la logica delle monoculture delle materie prime per lo sviluppo (petrolio e gas). C. L. Strauss osserva che

“il controllo ossessivo degli individui per integrarli nel gruppo o dargli l’illusione quanto meno di essere inclusi e compresi” non può funzionare. Per due anni siamo rimasti colpiti e condizionati dalla pandemia da SaARS-CoV2 (Covid-19); a qualsiasi ora del giorno, su qualsiasi canale i vari conduttori televisivi con i loro ospiti e gli esperti di turno ci hanno spiegato, informati, raccomandato, stressati e convinti (a volte e per alcuni ) di tutto quello che bisognava sapere e mettere in pratica per vincere la pandemia. Sono cambiati gli esperti, ora ci sono quelli che si intendono di guerra e non gli immunologi o i virologi, ma gli ospiti opinionisti sono quasi gli stessi. Ma è cambiato lo scenario! La narrazione che viene fatta della guerra è usata per condizionare, convincere ed orientare l’opinione pubblica mondiale. C’è una forte richiesta di aiuto individuale perché noi atterriti da quanto sta succedendo abbiamo bisogno di condividere le nostre paure e siamo sempre più disponibili ad offrire il

nostro braccio per sostenere la nostra realtà quotidiana miscelata di individui a noi estranei fino all’altro ieri. Forse stiamo colmando il divario esistente fra la “condizione di individuo e la possibilità di diventare individui”nel senso di diventare a pieno titolo padroni del nostro destino e dare significato alle nostre scelte quotidiane. Bisogna guardare con occhio diverso all’integrazione europea (e anche mondiale) alla luce della cultura che esiste da secoli al di la delle scelte politiche e di convenienza economica. Per arrivare dove ci troviamo siamo già passati attraverso “altre guerre”che forse non abbiamo riconosciuto e studiato fino in fondo. Forse dovremmo liberarci di certe fantasmi che ci riportano indietro nel tempo e capire che la modernità è una conquista di cultura e di disponibilità di mezzi e che se non accetteremo in maniera condivisa tutto quanto, lasceremo indietro molta gente a rimpiangere il passato e a non saper scrivere il proprio futuro.


Comunità Giudicarie

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Al via le domande del bonus alimentare e del nuovo bonus affitti/utenze Riaperti i termini ed allargate le maglie per dare un supporto più ampio ai nuclei familiari in difficoltà, a seguito di valutazione della condizione socioeconomica da parte del Servizio Sociale. Da lunedì 14 Marzo 2022 è nuovamente possibile richiedere il bonus alimentare per i nuclei familiari residenti nella Comunità delle Giudicarie e colpiti dagli effetti economici della pandemia sanitaria in corso ed in aggiunta ci sarà anche un bonus affitti ed utenze. Per questa riapertura si allargheranno le maglie per dare un supporto più ampio, a seguito di valutazione della condizione socio-economica da parte del Servizio socio-assistenziale territorialmente competente, sia per il bonus alimentare, sia per quello relativo agli affitti ed utenze. Il beneficio sarà riservato ai nuclei familiari le cui disponibilità finanziarie liquide su conti correnti o altre forme di deposito non superino da un minimo di 3.000,00 euro per un nucleo di un componente ed un massimo di 7.000,00 euro per 5 o più componenti e le cui entrate mensili complessive rientrino da un minimo di 693,00 euro per un nucleo con un componente ad un massimo di 1.813,00 euro per 8 o più componenti. L’importo mensile del bonus alimentare è riconosciuto in misura pari a 150,00 Euro per nuclei familiari costituiti da una persona; 250,00 Euro per nuclei familiari costituiti da due persone; 350,00 Euro per nuclei familiari costituiti da tre persone; 500,00 Euro per nuclei familiari costituiti da quattro persone e più, mentre per il bonus affitti/utenze l’importo massimo erogabile è di 1.000,00 euro su valutazione del Servizio Sociale. E’ ammessa una sola domanda al mese per ogni nucleo familiare, che sarà unica

per entrambe le tipologie di intervento (bonus alimentare e bonus affitti/utenze). Il richiedente può presentare domanda anche per una sola delle misure o entrambe. Il Commissario della Comunità, Giorgio Butterini, sottolinea il valore di queste misure a sostegno delle dei soggetti bisognosi: “L’introduzione del vaccino ha certamente attenuato l’impatto della pandemia, ma il momento rimane molto delicato: perché il Covid continua a destare preoccupazione e a minacciare la nostra società, ma anche perché recentemente sono subentrati nuovi eventi, come la guerra in Ucraina, che, tra il resto, hanno determinato un marcato rincaro dei prezzi e, in generale, del costo della vita. Un aiuto alle persone in difficoltà appare pertanto opportuno e doveroso”. La domanda potrà essere presentata, previo colloquio con l’assistente sociale della Comunità delle Giudicarie, richiedendo un appuntamento presso l’ufficio del Servizio Sociale della propria zona di residenza: Valle del Chiese servizio sociale Polo 1 tel. 0465.621844; Giudicarie Esteriori servizio sociale Polo 2 0465.702544; Val Rendena servizio sociale Polo 3 0465.801990; sede di Tione 0465.339526. Per assicurare uniformità di accesso al sussidio sono stati condivisi dei requisiti omogenei che la Comunità delle Giudicarie ha adottato e che possono essere visionati in modo dettagliato sul sito web istituzionale della Comunità: https:// www.comunitadellegiudicarie.it/

AVVISO SELEZIONE PUBBLICA PER LA FORMAZIONE DI UNA GRADUATORIA PER L’ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO DI PERSONALE NELLA FIGURA PROFESSIONALE DI ASSISTENTE SOCIALE - CATEGORIA D - livello BASE – Pos. Retr. 1^ Le domande dovranno pervenire presso gli uffici amministrativi della Comunità delle Giudicarie in Via P. Gnesotti n. 2 a TIONE DI TRENTO entro e non oltre le ore 12.00 del giorno MARTEDI’ 19 APRILE 2022. Requisiti richiesti: TITOLO DI STUDIO: - diploma di Assistente Sociale rilasciato da una scuola diretta a fini speciali o titoli equipollenti con valore abilitante; - diploma universitario in Servizio Sociale; - laurea triennale di 1° livello (L) in Servizio Sociale (classe L-39 ex classe 6); - laurea specialistica (LS) in Programmazione e gestione delle politiche e dei Servizi Sociali (classe 57/S); - laurea magistrale (LM) in Servizio Sociale e politiche sociali (classe LM-87); Nota bene: l’assunzione in servizio è subordinata all’iscrizione all’albo professionale degli assistenti sociali ai sensi della L. 23.03.1993, n. 84, articoli 2 e 3 e successivi regolamenti di attuazione. Alla selezione possono partecipare tutti coloro che alla scadenza del bando abbiano compiuto il 18° anno di età e siano in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione di Assistente Sociale e della patente di guida di categoria B. Tutti i requisiti richiesti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda di ammissione. Copia del bando è pubblicata sul sito della Comunità delle Giudicarie – www.comunitadellegiudicarie.it Per ulteriori informazioni rivolgersi presso gli uffici al n. 0465/339555.


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Parlando giudicariese

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Ci sono i Giudicariesi? Chi sono? di Mario Antolini Musón

Risale soltanto al 927 d. C. il primo documento scritto che parla di insediamenti umani nelle Giudicarie Interiori. Nonostante mi senta una persona inesperta in antropologia, mi permetto arrogarmi la libertà di inoltrarmi tra i meandri di un settore scientifico tanto difficile da sondare quanto importante, augurandomi, tuttavia, che su queste stesse colonne possa quanto prima farsi sentire la dotta e preziosa voce del professor Annibale Salsa che da vari anni fa parte viva ed attiva della comunità giudicariese, ed al quale io devo, e si deve, una sentita e convinta riconoscenza per il suo interessamento a favore del nostro territorio e della nostra popolazione. Nel mio essermi affezionato alla storia ed alla geografia delle Giudicarie, mi trovo, spesso, ad interrogarmi su “chi siano” e “da dove vengano” gli oggi considerati “Giudicariesi”. Purtroppo non sono riuscito a trovarne delle documentate risposte, facilmente a causa della limitatezza delle mie ricerche; tuttavia, per quel poco che ne so riguardo alla presenza di genti e popoli nelle nostre vallate, leggo che rimane fissata nella preistoria la pre-

senza dei Celti o dei Reti coi Galli Cenomani, così come quella dei palafitticoli. Nei documenti storici, invece, resta documentato l’arrivo e lo stanziamento dei Romani dei quali gli archeologi rinvengono tracce evidenti. Risale soltanto al 927 d. C. il primo documento scritto che parla di insediamenti umani nelle Giudicarie Interiori. Dagli esperti si fa risalire a poco prima del Mille anche l’istituzione delle Sette Pievi considerando tutte le popolazioni locali già convertite al Cristianesimo, dato che il martirio del vescovo Vigilio in Val Rendena è fatto risalire al quarto secolo d. C. Considerando che tutti i dialetti parlati in Giudicarie hanno le loro radici nel latino, con l’accento lombardo nelle Interiori e con cadenze venete nelle Esteriori, è da presumere (secondo me) che si siano qui insediate delle tribù autonome provenienti dalla pianura padana durante gli ultimi secoli del primo millennio, caratterizzato dalle “invasioni barbariche”, dato che non ho trovato nella storia alcun “popolo” migratorio denominato

“Giudicariesi”, come invece risulta con gli “Anàuni” che hanno invaso la Val di Non (in cui si trovano i “Nònesi”) ed i “Sindùni” per quanto riguarda la Val di Sole (nella quale vivono i “Solàndri”). La stessa cosa, al contrario, non si evidenza per le popolazioni distribuite nell’area geografica delle Giudicare lungo i corsi dei fiumi Sarca e Chiese alimentati dalle acque del Gruppo Adamello-Presanella. Sembrerà strano, ma credo che neppure in nessun dialetto locale esista il vocabolo “Giudicariés”! Da quanto si può constatare dall’esame degli Statuti, meglio definiti “Regole”, stesi in particolare durante il Medioevo, dal secolo XI° al secolo XVII°, si evidenza l’esistenza di una popolazione dai dialetti quasi piuttosto variamente distinti da luogo a luogo, ma dagli usi e costumi assai somiglianti e legati principalmente all’allevamento del bestiame praticato in tutte le singole zone, sia nelle Esteriori che nelle Interiori. Nelle Regole spicca il costante riferimento alla voce “forestiero”, il che indu-

ce a dedurre che l’arrivo “da fuori” (sia a livello locale che extra regionale) di altre persone o per lavoro o per altre regioni, è rimasto come una situazione costante, dando luogo a continue integrazioni che, però, incidevano minimante sulla composizione e sulla conduzione delle singole “comunità” (dette “vicinìe”), delle quali il “forestiero” diventava parte integrante (“vicìno”) acquistandone con denaro il “diritto di vicinìa” dalle generazioni successive al loro primo arrivo; soltanto l’appartenenza giuridica alla “vicinìa” rendeva idoneo ogni cittadino/a ad usufruire dei benefìci di “uso civico” legati al fatto che ogni comunità godeva dei propri territori come “proprietà collettiva”. Una situazione che si è protratta nei secoli senza minimamente incidere sull’essenzialità delle componenti delle singole comunità; infatti ogni singola comunità ha potuto e saputo presentarsi alla rivoluzione sociale degli ultimi due secoli del tutto compatta a dai caratteri ben delineati e ancora evidenti in qualsiasi centro abitato delle Giudi-

carie: l’impronta secolare è tuttora (2022) evidenziabile ovunque anche se variamente sfumata. Con la soppressione del principato vescovile di Trento, istituito nel 1027 ed abolito nel 1803, e la conquista del Trentino prima dai Francesi e poi dagli Austriaci, iniziò per i Giudicariesi il periodo dell’acuirsi del fenomeno della perenne emigrazione (prima soltanto stagionale e poi resa definitiva) e, nel contempo, il sempre crescente arrivo di persone da ogni regione e perfino dall’estero. In ogni comunità, specie nei centri abitati più importanti, si assistette e si assiste tuttora all’integrazione di persone che, arrivate da ogni dove, scelgono di rendersi residenti in Giudicarie ed in pochi anni vengono a far parte della gente del paese nel quale si trovano a domiciliare e, spesso, dimostrandosi più giudicariesi dei giudicariesi per nascita. Tale fenomeno si è andato accentuando, in modo del tutto particolare, dopo la seconda guerra mondiale, dando vita perfino al realizzarsi degli ultimi due agglomerati urbani di Ponte delle Arche (dal 1852) e di Madonna di Campiglio (dal 1880) resi possibili soltanto dal trasferimento di popolazioni o giudicariesi o trasferitesi da un’infinità di località. Per esempio a Tione i tionesi storici sono diventati minoranza, mentre la grande maggioranza degli attuali abitanti è costituita da perso-

ne che vi si sono trasferite. Di conseguenza, quando oggi si dice “Giudicariesi” che cosa si intende? Mentre io scrivo non so più se che mi legge è nato e vissuto in Giudicare, e quindi riesca a comprendere anche qualsiasi mio riferimento sia storico che geografico o se, invece, sia una persona, magari qui giunta da poco, e non è in grado di adeguarsi a quanto io scrivo pensando unicamente ai Giudicariesi qui nati e che io ho conosciuto e con i quali sono convissuto. Così dicasi per chiunque abbia o il desiderio o il compito di rapportarsi con tutta la cittadinanza residente nell’area comprensoriale oggi giuridicamente denominata “Comunità delle Giudicarie”: si può continuare a rapportarsi come si è fatto e scritto sino ad oggi, oppure si deve tener conto che la popolazione è cambiata e che continua a cambiare per cui occorre tenerne conto? Mi chiedo onestamente: «Chi ha la propria residenza in uno dei 19 Comuni amministrativi attuali, che costituiscono la Comunità delle Giudicarie, è un “Giudicariese” e si sente “Giudicariese”? Sa che cosa siano le Giudicarie? Esiste una “popolazione” che possa denominarsi scientificamente “Giudicariese”?». Sarei assai grato a chi cortesemente fosse nella possibilità di offrire chiare e documentate delucidazioni in merito.

COOPERANDO

Gli agricoltori della Cia in assemblea

di Alberto Carli

Sostenibilità ambientale e garanzia del reddito per gli agricoltori i temi al centro dell’evento Il 12 marzo scorso si è tenuta presso l’aula magna del Centro Istruzione e Formazione della Fondazione Edmund Mach, a San Michele

all’Adige, l’8ª Assemblea Elettiva di CIA-Agricoltori Italiani del Trentino, chiamata a rinnovare gli organi dirigenti. La parte pubblica dell’assemblea è stata organizzata in modalità “mista”, con partecipanti intervenuti in gran numero, sia in presenza sia online, tramite la diretta streaming su Facebook, con numerosi interventi da parte delle istituzioni ad evidenziare l’importanza del settore e al contempo la delicatezza del momento storico, che richiede visione e coraggio. Gli interventi sono stati aperti da un saluto del direttore genera-

le della Fondazione Edmund Mach Mario Del Grosso Destreri seguito dal Presidente di CIA Trentino Paolo Calovi che ha sottolineato, dopo un pensiero dedicato alla tragedia Ucraina, lo sforzo da mettere in campo per conciliare sostenibilità ambientale e garanzia del reddito per gli agricoltori, anche considerando tutte le istanze a cui va posta attenzione. Dalla difficoltà del mondo agricolo nel reperimento della manodopera, alla difesa fitosanitaria, alla questione dei grandi carnivori e non da ultimo alla necessità di proseguire nell’ottimizza-

zione dell’uso dell’acqua per irrigazione. Tra gli interventi degli ospiti si sono succeduti Giovanni Bort, presidente della Camera di Commercio di Trento e Roberto Simoni presidente della Federazione Trentina della Cooperazione. Quest’ultimo ha proposto una riflessione su come la cooperazione possa essere la risposta ai continui cambiamenti del nostro periodo storico. Non è mancato l’intervento del vicepresidente e assessore Mario Tonina che ha sottolineato l’importanza di pensare ad una strategia strutturale sulle politiche

energetiche. Altri interventi sono stati portati da Susanna Cenni e Martina Loss, rispettivamente vicepresidente e membro della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, le quali hanno messo l’accento sull’impegno per politiche volte a garantire un reddito dignitoso e a creare strumenti di sostegno a tutte le filiere. Anche l’europarlamentare Dorfmann, collegato da Strasburgo, ha voluto portare il suo contributo con una riflessione sulla PAC e sulle nuove proposte europee, anche alla luce di quanto sta succedendo in Ucraina. Sono

stati quindi invitati a intervenire Mario Pezzotti, dirigente Centro Ricerca e Innovazione Fondazione Edmund Mach e l’assessore Giulia Zanotelli. I membri eletti nella parte privata dell’Assemblea e che andranno a costituire il nuovo Consiglio direttivo di CIA Trentino sono Albertini Daniele, Baldo Mara, Bezzi Danilo, Calovi Paolo, Fedele Federica, Fedrigoni Moreno, Gervasi Gabriele, Giuliani Gianni, Gramola Lorenzo, Ioriatti Tarcisio, March Chiara, Mittestainer Nadia, Pilati Carlo, Tavonatti Emanuele, Zambotti Cristiano.


Azienda sanitaria

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Emergenza Ucraina: le misure sanitarie Alcune importanti e utili informazioni per il soggiorno in Italia dei profughi provenienti dall’Ucraina. Una sintesi è disponibile anche tradotta in ucraino (vedi poster). È importante regolarizzare al più presto la presenza in Italia per accedere nel più breve tempo possibile all’assistenza sanitaria. Per poter soggiornare nel nostro Paese vanno rispettate le seguenti disposizioni: • fino al 31 marzo 2022, entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale va effettuato un tampone molecolare o antigenico per Sars-CoV-2: è possibile prenotare il tampone compilando il modulo disponibile al link: https:// bit.ly/3IAbx2i, segnalando così la presenza sul territorio direttamente al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari che procederà alla prenotazione. • nei cinque giorni successivi al tampone va osservato il regime di auto-

sorveglianza con obbligo di indossare la mascherina FFP2 Rilascio codice Stp (Straniero temporaneamente presente) Alle persone che non hanno un documento di regolare soggiorno vengono garantite le cure ambulatoriali e ospedaliere, urgenti ed essenziali e i programmi di medicina preventiva. In questi casi viene consegnato all’interessato un codice STP (stranieri temporaneamente presenti) che può essere richiesto allo Sportello anagrafe sanitaria Apss di Tione (via Presanella 16): gli uffici sono aperti al pubblico solo su appuntamento, prenotabile tramite TreC+ o chiamando il numero 0461 371037. Per info: ufficioprestazion itione@apss.tn.it 0465 331401/02. Il codice STP identifica l’assistito, è valido su tutto il territorio nazionale per un periodo di sei mesi ed è rinnovabile.

Vaccinazione anti Covid-19 Può essere richiesta compilando il form al link: https://bit.ly/ 3HUtmZv (tradotto anche in ucraino). Il Dipartimento di prevenzione di Apss provvederà alla programmazione della vaccinazione. Vaccinazioni non Covid Per completare la schedula vaccinale iniziata in Ucraina oppure per ricevere le prime vaccinazioni è possibile fare riferimento all’ufficio di igiene e sanità pubblica di Tione (via Presanella, 16): igienepubblicatione@apss. tn.it 0465 331411/331428. Green pass (Certificazione verde Covid-19) Chi ha già effettuato la vaccinazione anti-Covid in Ucraina oppure chi ha una immunità da pregressa infezione può inviare la documentazione e un documento d’identità all’indirizzo email centrale.covid@apss. tn.it

MISURE DI SANITÀ PUBBLICA PER PERSONE PROVENIENTI DA UCRAINA Screening Covid-19

Le persone provenienti dall’Ucraina indipendentemente dallo stato vaccinale dovranno sottoporsi ad un tampone per SARS-CoV-2 entro 48 ore dal loro arrivo.

Animali d’affezione (cani e gatti) al seguito Gli animali da compagnia al seguito di profughi provenienti dall’Ucraina possono entrare nel territorio italiano in deroga alle normative previste per i movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia (Regolamento UE n. 576/2013). Gli animali da compagnia non sono separati dal proprietario e possono essere tenuti presso il domicilio del rifugiato. I proprietari devono rivolgersi alle sede del Servizio veterinario Apss di Tione per l’iscrizione del cane alla banca dati dell’Anagrafe canina provinciale e per il controllo e l’eventuale esecuzione della vaccinazione antirabbica. Tutte le spese sostenute per la regolarizzazione degli animali a seguito di rifugiati dall’Ucraina sono a carico di Apss. Servizio veterinario di Tione (via Presanella, 16): servizio veterinariotione@apss. tn.it, 0465 331496.

Centro vaccinale Tione: le aperture del mese di aprile Per accedere al centro vaccinale di Via Roma (Teatro comunale) è consigliata la prenotazione al CUP online per evitare attese, agevolare il lavoro del centro e anche per avere l’opportunità di scegliere la tipologia di vaccino. Sarà comunque possibile presentarsi senza appuntamento. Gli orari di apertura possono subire variazioni in base alle prenotazioni.

Venerdì 1 aprile Martedì 5 aprile Mercoledì 6 aprile Giovedì 7 aprile Venerdì 8 aprile Martedì 12 aprile Mercoledì 13 aprile Giovedì 14 aprile Venerdì 15 aprile Martedì 19 aprile Mercoledì 20 aprile Giovedì 21 aprile Venerdì 22 aprile Martedì 26 aprile Mercoledì 27 aprile Giovedì 28 aprile Venerdì 29 aprile

Vaccinazioni adulti 9-12 13-16 9-12 9-12 9-12 13-16 9-12 9-12 9-12 13-16 9-12 9-12 9-12 13-16 9-12 9-12 9-12

Vaccinazioni pediatriche

MISURE DI SANITÀ PUBBLICA PER PERSONE PROVENIENTI DA UCRAINA Screening Covid-19

Prenotazione tampone: compilando il link al sito www.apss.tn.it alla voce “rientri dall’estero”. In ogni caso le persone che hanno lasciato i propri dati, anche via e-mail, a Cinformi per regolarizzare il soggiorno, saranno contattati dal Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari (APSS) per fissare l’appuntamento del tampone

Le persone provenienti dall’Ucraina indipendentemente dallo stato vaccinale dovranno sottoporsi ad un tampone per SARS-CoV-2 entro 48 ore dal loro arrivo. Prenotazione tampone: compilando il link al sito www.apss.tn.it alla voce “rientri dall’estero”. In ogni caso le persone che hanno lasciato i propri dati, anche via e-mail, a Cinformi per regolarizzare il soggiorno, saranno contattati dal Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari (APSS) per fissare l’appuntamento del tampone

Quarantena precauzionale

Tutte le persone non in possesso di certificazione verde Covid-19 devono effettuare 5 giorni di quarantena precauzionale, controllare la comparsa di eventuali sintomi riconducibili al Covid-19, portare la mascherina FFP2 ed effettuare un tampone anche al termine della quarantena

Quarantena precauzionale

Tutte le persone non in possesso di certificazione verde Covid-19 devono effettuare 5 giorni di quarantena precauzionale, controllare la comparsa di eventuali sintomi riconducibili al Covid-19, portare la mascherina FFP2 ed effettuare un tampone anche al termine della quarantena

Vaccinazione antiCovid-19

• SOGGETTI VACCINATI: inviare documentazione a centrale.covid@apss.tn.it

Vaccinazione antiCovid-19

• SOGGETTI VACCINATI: inviare documentazione a centrale.covid@apss.tn.it

Green Pass

Può essere richiesto da:

Green Pass

Può essere richiesto da:

• SOGGETTI NON VACCINATI sprovvisti di documentazione o con ciclo parziale di vaccinazione: inoltrare richiesta al Dipartimento di prevenzione di APSS compilando il form al link: https://bit.ly/3HUtmZv

• chi ha già effettuato la vaccinazione anti Covid-19 in Ucraina, inviare documento di identità e certificato vaccinale a centrale.covid@apss.tn.it • chi ha immunità da pregressa infezione, inviare documento di identità e referti di tamponi a centrale.covid@apss.tn.it

Vaccinazioni non Covid

Rilascio STP

ADULTI

< 19 MINORI

Posso accedere ai servizi vaccinali del territorio per: • anti poliomielite • anti difterite – tetano – pertosse • anti MPR • anti Epatite B

Offerta delle vaccinazioni previste in rapporto all’età, secondo il calendario del Piano provinciale di prevenzione vaccinale, si può accedere ai servizi vaccinali del territorio

Le persone che arrivano sul territorio hanno titolo ad ottenere l’attesto STP (stranieri temporaneamente presenti); il rilascio avviene presso gli uffici anagrafe sanitaria dell’APSS attraverso accesso diretto dell’interessato

INFORMAZIONI

• SOGGETTI NON VACCINATI sprovvisti di documentazione o con ciclo parziale di vaccinazione: inoltrare richiesta al Dipartimento di prevenzione di APSS compilando il form al link: https://bit.ly/3HUtmZv

• chi ha già effettuato la vaccinazione anti Covid-19 in Ucraina, inviare documento di identità e certificato vaccinale a centrale.covid@apss.tn.it • chi ha immunità da pregressa infezione, inviare documento di identità e referti di tamponi a centrale.covid@apss.tn.it

Vaccinazioni non Covid

Rilascio STP

ADULTI

< 19 MINORI

Posso accedere ai servizi vaccinali del territorio per: • anti poliomielite • anti difterite – tetano – pertosse • anti MPR • anti Epatite B

Offerta delle vaccinazioni previste in rapporto all’età, secondo il calendario del Piano provinciale di prevenzione vaccinale, si può accedere ai servizi vaccinali del territorio

Le persone che arrivano sul territorio hanno titolo ad ottenere l’attesto STP (stranieri temporaneamente presenti); il rilascio avviene presso gli uffici anagrafe sanitaria dell’APSS attraverso accesso diretto dell’interessato

INFORMAZIONI

info@cinformi.it

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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

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Tutti giù per terra

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Più che il vaccino potè la guerra Due riflessioni. La prima. C’è voluta una guerra per liberarci dall’ossessione del Covid. Sembrava utopia spezzare il loop pandemico che tanto ha parassitato le nostre menti e il nostro quotidiano, rendendoci monotematici nei discorsi, paranoici per uno starnuto e diffidenti nel prossimo e nel futuro. Alla fine è arrivato Putin. Un anno fa promise di liberarci dal virus con il vaccino Sputnik. Un anno dopo ha mantenuto la promessa, con missili e carri armati. La seconda. Se ci fosse ancora Trump saremmo già da un pezzo alla Terza Guerra Mondiale. Ricordiamo l’ex Presidente degli Stati Uniti per le battutacce sessiste, i processi per impeachment e istigazioni variegate alla rivoluzione civile. Ma soprattutto lo ricordiamo per l’istinto pruriginoso a sganciar bombe atomiche, ghiribizzo condiviso con il nemico nordcoreano Kim Jong-un. Per fermare l’invasione russa, l’Occidente continua a puntare sulle sanzioni economiche. Tutto ciò che è ‘russo’ continua a essere bloccato, bandito, isolato, eliminato, boicottato. Non solo banche, beni e oligarchi, ma anche eventi sportivi e culturali.

A breve nei supermercati sparirà anche l’insalata russa. Chi la notte russa, presto non russerà più. E per chi ordina una vodka è già pronto un pacchetto di sanzioni del barista: dallo sputo nel bicchiere all’oliva marcia nel coctkail. Nonostante ciò continuiamo a dipendere dal gas russo, il cui prezzo è schizzato a livelli stratosferici. L’arrivo della bolletta viene accolto da famiglie e imprese peggio di una cartella di Equitalia. Fare il pieno di benzina è diventato un tale salasso che il moroso non passa più a prendere con l’auto la sua bella per portarla fuori a cena: una pizza in videochiamata basta e avanza. La flotta di virologi star che per due anni ha imperversato in TV è stata prontamente rottamata e sostituita da una fiumana di esperti di tattiche militari, economia di guerra e strategie della distensione. L’emergenza pandemica è di colpo scomparsa. I bollettini su morti, terapie intensive, contagiati e vaccinati che fino al 24 febbraio costituivano il pane quotidiano dell’informazione, sono di colpo spariti. Questa constatazione fa emergere una delle deviazio-

ni del nostro paese: il modo di fare ‘informazione’. Più o meno libera, più o meno faziosa ma sicuramente segnata, nel quotidiano, da una presenza affollante, dominante, iper-inflazionata. Eccessivamente spettacolarizzata, monotematica, spesso urlata, talvolta enfatizzata

all’inverosimile pur di fare audience e battere la concorrenza. Si perde di vista la realtà, l’oggettiva dimensione del fatto e così la narrazione giornalistica diventa esercizio di stile e di retorica anche in assenza del fatto stesso. Il modo di fare informazione nel secondo anno dell’Era

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

Covid, in cui si continuava a martellare sull’emergenza quando ‘emergenza’ non lo era più da un pezzo, ne è esempio lampante. Ora esiste solo la guerra, da somministrare h24 allo spettatore. Piatto unico da servire fumante come edifici sventrati da bombe. Sembra come se

tutto il resto si fosse fermato e non ci fossero più in giro violenze domestiche nè gesti eroici. Niente più battaglie per i diritti civili, niente più emergenze climatiche, niente previsioni sul traffico. Niente di niente. Tutto sparito. Puff… come il coniglio nel cilindro di un Dio mago. A Bari, nei pressi della basilica di San Nicola, è presente una targa donata nel 2003 da Putin alla città in nome dell’amicizia tra i due popoli. Sùbito in città è partita una petizione per rimuovere l’epigrafe, considerata dai baresi un’onta agli occhi del mondo. Nonostante le decine di migliaia di firme raccolte, il sindaco si oppone alla richiesta, sostenendo che è sbagliato cancellare pezzi di storia. Sono d’accordo. La Memoria, anche quando dolorosa e scomoda, va sempre tutelata. Testimonianza e monito di quanto siano precari i periodi di pace, mutevoli gli eventi, nefasti gli umori umani. Comunque si chiuda questa vicenda, resta l’amaro in bocca per un dato di fatto assoluto e incontrovertibile: la recidiva, cronica incapacità dell’Uomo di imparare dalla Storia.

L’uovo di Pasqua, una lunga tradizione Oltre alla colomba, nelle nostre tavole di Pasqua troverà posto sicuramente l’uovo di cioccolato, un dolce che accomuna tutto lo Stivale. Per i più piccoli in particolare, non è Pasqua senza l’uovo di cioccolato da rompere, con la sorpresa contenuta all’interno. Ma chi ha inventato l’uovo di Pasqua? Qual è la sua storia? E perché è diventato il dolce simbolo della Pasqua? Il significato beneaugurale delle uova ha origini antichissime: sembra infatti che già gli Egizi considerassero l’uovo un simbolo di vita, fulcro dei quattro elementi (aria, terra, fuoco e acqua) ed origine di tutto. I Persiani consideravano l’uovo simbolo di prosperità, e regalavano uova all’inizio della primavera come segno di rinascita. Una tradizione probabilmente diffusa anche nell’Antica Grecia e in Cina, in concomitanza

con il cambio di stagione. C’è poi un significato religioso che associa le uova alla Pasqua ed è legato al Cristianesimo: nel Medioevo la Chiesa proibiva ai cattolici praticanti di mangiare uova durante la Settimana Santa. Questa proibizione datava all’epoca di Carlo Magno, sulla base di un’assimilazione alla carne (che avrebbe potenzialmente contenuto) risalente a un trattato del vegetariano Pitagora. Tutte le uova raccolte nei pollai venivano allora immerse in cera o grasso fusi e poi decorate, così da essere conservate per la domenica di Pasqua quando, per festeggiare la fine della penitenza, sarebbe stato possibile mangiarle. L’invenzione dell’uovo di cioccolato è del Settecento, alla corte del re Sole, Luigi XIV. Fu infatti lui il primo a commissionare al pasticcere di corte delle uova parti-

colari, fatte di crema di cacao, per celebrare l’arrivo della primavera. Nelle intenzioni del re doveva essere solo l’ennesimo modo per stupire i suoi cortigiani, ora sappiamo che questa sua richiesta cambiò la storia della pasticceria. Circa un secolo dopo nella corte degli zar in Russia, fu ideato un uovo destinato anch’esso a fare storia. L’ orafo Peter Carl Fabergé ricevette la commessa da parte dello zar Alessandro III di creare delle preziose uova decorate per abbellire la primavera della zarina. Il primo uovo realizzato da Fabergé, nel 1885, era in platino smaltato di bianco e al suo interno conteneva un altro uovo d’oro, che conteneva a sua volta due preziosissimi regali: una riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato. Le uova di Fabergé diventarono così vere opere d’arte che

spopolarono in tutta l’Europa. Dopo il primo uovo gioiello, in occasione della Pasqua di ogni anno fino al 1917, con la sola esclusione del 1904 e del 1905, anni della guerra tra Russia e Giappone, l’abile orafo realizzò cinquantasette uova di Pasqua in oro, gemme e metalli preziosi, costruite secondo il meccanismo a scatola cinese, custodi di sorprese legate alla simbologia imperiale. Un anno prima della Rivoluzione d’Ottobre, Fabergé diede la sua gioielleria ad una società per azioni; con la vittoria dei bolscevichi essa venne nazionalizzata. Fabergé rimase profondamente colpito dalla rivoluzione russa, a cui si oppose strenuamente, ma fu costretto a scappare prima in Germania e poi in Svizzera, dove morì nel 1920. Fra i tanti che rivendicano la paternità dell’uovo di Pasqua come lo intendiamo

oggi, c’è l’inglese John Cadbury, che nel 1842 miscelò del cioccolato e lo modellò a forma di uovo come dono pasquale. Ma sembra che in realtà la vera patria dell’uovo di Pasqua sia l’Italia. In diversi libri viene riportata la storia della vedova Giambone, titolare di una cioccolateria di Torino: attorno al 1725 la signora presentò ai suoi nipotini un cestino pieno di paglia con uova di cacao ottenute riempiendo i gusci vuoti delle uova di gallina con cioccolato liquido e miele. Li espose poi nella sua bottega, e le uova di Pasqua ebbero talmente successo che diventarono una vera tradizione piemontese, che poi si è espansa in tutto il mondo. A Torino era arrivato il cioccolato nel ‘500, portato dalla spagnola duchessa Caterina, moglie del duca Emanuele Filiberto di Savoia, dopo la scoperta

dell’America. E sempre a Torino a inizio ‘900 venne brevettata la produzione in serie delle uova di cioccolato. I pasticceri di Casa Sartorio idearono uno stampo a cerniera che, messo in un’apposita macchina che ruotava velocemente, distribuiva il cioccolato uniformemente creando due mezze uova complementari che, una volta raffreddate, potevano essere decorate ed infine assemblate, creando il vero e proprio uovo di Pasqua. E questo consentì anche di inserire nell’uovo una sorpresa. Augurando a tutti buona Pasqua, nonostante tutto, riporto le parole di Giovanni Paolo II, che sono sempre fonte di saggezza: “L’uomo non può mai perdere la speranza nella vittoria del bene. Questo giorno diventi oggi per noi l’esordio della nuova speranza”. (C.G.)


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

Ormai la situazione in Ucraina è sempre più difficile. Putin attacca senza pietà e gli ucraini si difendono eroicamente. Ormai siamo alla quinta settimana di guerra micidiale, ma non sembra che tutto possa finire a breve...tu che ne dici? Gli amici del bar Il tutto gira attorno alle trattative di pace che sono state avviate da tempo, ma che stentano a dare frutti. Le condizioni per la pace dettate da Putin sono estremamente severe: l’Ucraina deve cessare le proprie operazioni militari, dichiararsi d’accordo sulla sua neutralità, accettare che la Crimea rimanga parte della Russia, riconoscere le indipendenze delle due repubbliche del popolo di Donetsk e Lubansk. Non scritta, ma Putin pretende anche un governo a Kiev, possibilmente filorusso e la totale smilitarizzazione. Non credo (ad oggi, e già domani le cose potrebbero cambiare) che il gover-

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Ucraina, non è una guerra lampo no Zelensky accetti queste condizioni. Tutt’al più potrebbe rinunciare per sempre all’ingresso nella Nato, e anche all’indipendenza del Donbass. Comunque è fondamentale che i colloqui di pace continuino anche se, fin’ora, ne è uscito ben poco o niente. Se le cose andassero bene, prima o poi, potrebbe tornare sul tappeto la trattativa Russia, Stati Uniti e Nato sul controllo degli armamenti nucleari, la riduzione dei rischi, per garantire all’Europa una sicurezza che sinora non c’è stata. Se poi le armate russe lasciassero l’Ucraina, le nazioni europee potrebbero rivedere le proprie sanzioni alla Russia. Quindi per riassumere, i passi verso la pace dovrebbero essere: la chiusura in positivo dei negoziati tutt’ora in essere; l’avvio di negoziati per la sicurezza europea, la riduzione (meglio l’abolizione) delle sanzioni anti-Russia. Questo è quello che si spera, ma rimane un problema: che farà Putin? Il presidente russo sperava in una vittoria-lampo, non

Meloni e FdI, come leggere i sondaggi Caro Adelino, conoscendo la tua passione per la politica, mi potresti spiegare come funzionano i sondaggi ed in particolare quelli che riguardano la Meloni e FdI? Alessandro Caro amico, cominciamo col dire che la Meloni è furba, si presenta bene, sa parlare, e tutto sommato piace alla gente. Essendo all’opposizione, la Meloni è rimasta l’unica referente di quei 20-30% di italiani che della politica attuale non sono per niente soddisfatti. Non è che tutti la seguano, con gli occhi chiusi, ideologicamente è molto discutibile, ma molti la ritengono una donna che sa quello che dice ed ha un suo programma ben preciso da proporre agli italiani: Dio, Patria e Famiglia. Con queste caratteristiche, FdI e la Meloni hanno raggiunto ottimi risultati secondo i sondaggi e credo anche che non abbiano ancora toccato il massimo dei consensi. Anche perché non sempre un partito cresce per meriti propri, ma molte volte per demeriti altrui. Governare insieme ad altri è difficile, ci sono difficoltà di comprensione, di interessi, si devono ingoiare grossi rospi, mentre all’opposizione, senza vincoli, si può alzare la voce su tutto senza chiedere nulla. E questa è la sua forza. (a.a.)

aveva messo nel conto l’atteggiamento del popolo ucraino: le donne e i bambini che lasciano il Paese mentre gli uomini restano a combattere, sono stati segnali evidenti della grande volontà di resistenza. Ma sopratutto il leader moscovita ha sottovalutato la capacità e la rapidità di reazione delle democrazie occidentali che, di fronte all’offensiva russa, si sono compattate come mai era accaduto negli ultimi decenni. Le democrazie sono di solito lente e non fanno mai il primo passo. Ma averne sopravalutato la crisi dell’Occidente e sottostimato la sua energia difensiva, ha messo all’angolo Putin e il suo staff. Nel frattempo la guerra continua fra atrocità e massacri inaccettabili, l’Europa e gli Stati Uniti studiano nuove sanzioni, l’Europa comincia a denunciare i primi guai dovuti alla ridotta fornitura di petrolio e di gas da parte della Russia, fra la gente, anche da noi, c’è chi comincia a parlare di guerra nucleare. Io non credo

ad una eventuale guerra nucleare, sarebbe la fine del mondo, ma che l’attuale situazione, peggiorando di giorno in giorno, duri ancora per molto, ci sono pochi dubbi. La mancata veloce conquista di Kiev, i bombardamenti continui che distruggono ospedali e condomini con migliaia di morti, l’isolamento politico, hanno fatte perdere fa faccia a Putin di fronte al mondo, ma anche di fronte al popolo russo che è sempre più in fibrillazione, per ritornare sul podio non molla nelle trattative e sembra ormai volere la totale capitolazione dell’Ucraina per farne uno stato satellite del suo impero. Ma la situazione è ancora molto confusa , non ci resta che attendere con pazienza qualche passo in avanti nelle trattative che continuano e che prima o poi, meglio prima che poi, si arrivi ad un accordo che non accontenti nessuno, ma che almeno faccia tacere i cannoni. Adelino Amistadi

Troppi delinquenti che la fanno franca Una delle cose che mi danno più fastidio è quando leggo che è stata presa la banda che svaligiava le case in assenza dei proprietari o un delinquente che ha rapinato un negozio, o altri criminali di questo genere, di solito me ne rallegro, ma poi, quando alcuni giorni dopo rileggo che sono stati tutti rilasciati come “se niente fudesse...”, divento una belva. Ci sono troppi delinquenti in giro, di tutte le razze, non si è sicuri di niente, e di solito la fanno franca...Si può? Marcella I delinquenti ormai li troviamo un po’ dovunque. Sono vigliacchi e senza scrupoli, di solito se la prendono con persone anziane o con persone in difficoltà. Come appunto quelli che a Trento come nelle nostre valli riescono ad ingannare la nostra gente più fragile ed indifesa. Carabinieri e Polizia sono sempre sul pezzo, riescono a risolvere tante situazioni. Il problema è che poi vengono rilasciati dopo pochi giorni. Quasi a dire: “Su ragazzi, tornate a divertirvi...” La legge, in questi casi, prevede quasi sempre una carcerazione lieve ed in attesa dei processi, che chissà quando arriveranno, i delinquenti in questione riprendono la loro attività criminosa in barba ai tanti cittadini onesti, spesse timorosi di stare in casa da soli. Si dovrebbe varare una legge correttiva, più severa, carcere per tutti e chi pecca due volte, carcere duro. Potrebbe essere una soluzione, ma ahimè, la ritengo davvero lontana. Anche se la speranza è l’ulti-

Bollette, a quando la riapertura dei pozzi italiani?

Che vergogna i 300 assenti al discorso di Zelenski al Parlamento

Sig. Amistadi, le cose cominciano a preoccupare. La benzina costa il doppio, la bolletta della luce fa spavento, la situazione si fa davvero spaventosa. Eppure dicono che l’Italia naviga in mezzo al gas, a quando la riapertura dei pozzi nell’adriatico e in Sicilia, speriamo facciano in fretta se non vogliano ritrovarsi in “brache di tela”. Tiziano

Caro Adelino, sono rimasto indignato dalla assenza di circa 300 parlamentari su 965 nell’occasione del discorso a distanza del presidente dell’Ucraina Zelenski rivolto al Parlamento italiano. Non credo che un terzo degli italiani siano con Putin, così come sembrerebbe dall’alto numero degli assenti, anzi credo proprio che gli Italiani siano in stragrande maggioranza dalla parte dell’Ucraina, come dicono i sondaggi di tutti i giorni...tu che ne pensi?

Ho fatto una piccola ricerca. Secondo stime recenti nel sottosuolo italiano ci sono 18 miliardi di barili di petrolio e 350 miliardi di metri cubi di gas. Ed è una stima di dieci anni fa, prima che venisse proibito ogni studio sul sottosuolo nazionale. A queste riserve dovrebbero essere aggiunti grandi depositi scoperti recentemente nel mar Ionio e nel mare di Sardegna. Di certo ne avremmo a sufficienza per molti anni senza dipendere da altri. Ma allora perché non si parte subito a trivellare? La cosa non è facile. In base alle leggi attuali, c’è ben poco da fare. Ci sono vincoli e restrizioni che bloccano un po’ tutto. Ora sembra che Draghi abbia intenzione di emanare un Decreto Energia con idee chiare per il futuro. L’Italia ha bisogno di aumentare l’estrazione di gas e petrolio, cosa assurdamente negata negli anni scorsi per i No ideologici. Su questo si sta già lavorando, ma considerati i tempi tecnici e i processi autorizzativi, le prime nostre produzioni sono rimandate di un paio d’anni. Siamo al ridicolo: negli anni scorsi, per le solite proteste rosso-verdi, abbiamo bloccato le trivellazioni nell’Adriatico, lasciando il nostro gas a disposizione della Croazia, ancora oggi in piena attività estrattiva. Così siamo stati fregati due volte. Italia svegliati!! (a.a.)

Paolo Dopo un mese di guerra feroce, credo che siano in pochi a non aver scelto da che parte stare. L’Occidente, escluso qualche personaggio di poco conto, sta dalla parte dell’Ucraina. Proviamo a pensarci. Si tratta dell’invasione di uno stato sovrano senza una ragione da parte della Russia che lo sta tempestando di bombardamenti d’ogni tipo, e con tutte le armi a disposizione. La Nato, l’Unione Europea e l’Italia ritengono che l’Ucraina vada aiutata nella sua difesa. Quindi è legittimo l’invio di armi oltre ai copiosi aiuti umanitari che fin dai primi giorni di guerra sono stati a disposizione degli Ucraini. In Italia, come abbiamo visto nei giorni scorsi, sembra farsi strada il partito di Putin, cioè coloro che non vogliono saperne della Nato, che non credono alle notizie drammatiche che giungono quotidianamente da Kiev, e che aspetta di vedere come finisce, per magari dire: “L’avevo detto che le cose finivano così….”. Scemenze belle e buone! Intanto l’Italia fa la sua parte nell’accoglienza dei profughi. In particolare la nostra Provincia si sta prodigando, assieme a tutte le varie associazioni umanitarie, nel distribuire al meglio i già numerosi fuggitivi dalla guerra giunti da noi. E proprio in questi giorni è partito per la Moldavia, ai confini con l’Ucraina, una colonna di camion trentini ed altoatesini con un carico di medicinali, alimentari ed un intera struttura per la realizzazione di un campo profughi. Questa è una precisa scelta di campo, una scelta ragionata e doverosa, in barba a chi la pensa diversamente. (a.a.)


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