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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro 

Giudi iudicarie

il

iornale delle

APRILE 2019 - pag.

EDITORIALE

L’ultima occasione del Pd

Le buone azioni che contano

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Le buone azioni che danno valore al tuo futuro �������������������

Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 17 - APRILE 2019 - N. 4 - MENSILE

FONDATO NEL 2002 - Distribuito da

Scuole e territorio, un binomio in costruzione

Alle pagine 4 e 5

di Adelino Amistadi

Nei miei giornalieri giretti al freddo e al gelo che ormai da anni riempiono le mie mattinate, ho l’occasione di confrontarmi con numerosi lettori del Giornale delle Giudicarie che mi chiedono conto di quanto scrivo e mi suggeriscono alternative. Debbo dire che noto in tutti un forte attaccamento al nostro Giornale e questo mi fa piacere, ma c’è anche chi non manca di richiamarmi: dovresti occuparti di più di politica e delle vicende politiche non tanto del nostro Trentino, ma di quanto accade a Roma a destra e a sinistra. Situazione a dir poco incomprensibile per i più e chiedono il mio aiuto per capirne finalmente qualcosa. Dalla faccia si capisce che per gran parte sono disorientati, hanno difficoltà a seguire quel che accade giorno per giorno, a capire le continue beghe nel Governo, il Salvini che si incazza col Di Maio salvo scusarsi il giorno dopo, il Di Maio che non sa nè di me né di te, e non sa più a che santo votarsi. Ma anche del Berlusca che le spara sempre più grosse, e la Meloni che “ha le palle” (si fa per dire), ma conta come il due di coppe. Non c’è minoranza, dicono gli esperti, e quando non c’è una minoranza che controlla, che spinge, che combatte, per la maggioranza è sempre festa: possono fare e disfare come vogliono tanto nessuno riuscirà a detronizzarli. A pagina 14

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EUROPA

Europa e Africa da Yaoundé a Cotonou di Paolo Magagnotti

Pesca, sport e attrazione turistica

L’Europa, quella parte del Vecchio continente nel quale molti Stati si sono uniti liberamente in condizioni di pace e che oggi viviamo nell’Unione europea, non significa solo soldi, mercato unico, commerci internazionali. Si tratta indubbiamente di aspetti importanti, utili e necessari per la nostra vita. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che l’Unione europea ha nella sua colonna vertebrale anche altri valori che hanno concorso in termini fondamentali a determinarne la nascita.

A pagina 14

A pagina 30

Giovani giudicariesi

Parola agli studenti, la nuova pagina del Guetti

A PAGINA 26

Arte

Lorenzin, il medico artista di Stenico A PAGINA 24

TERRITORIO La filiera della lana Pag. 17 VIABILITÀ Le Giudicarie arrancano Pagg. 10 e 11 STORIA Un secolo di scuola giudicariese Pag. 32

Agricoltura

Il primo vino bianco del Chiese A PAGINA 34

Attualità

Reddito di cittadinanza, l’anomalia trentina A PAGINA 22

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Rassegna Stampa

APRILE 2019

A cura della REDAZIONE

RASSEGNA STAMPA MARZO 2019

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Da Tione a Madonna di Campiglio la decima edizione di Dolomite’s Fire Decima edizione per Dolomite’s Fire, la manifestazione benefica organizzata per sostenere la Fondazione Magica Cleme Onlus che offre sostegno ai bambini e alle famiglie dell’Ospedale San Gerardo di Monza e dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, organizzando per loro attività ludico-ricreative per affrontare i difficili momenti della malattia e della cura. È con questo spirito che quest’anno anche l’Associazione Gli Amici del Paolin ha collaborato all’organizzazione della Dolomite’s Fire che da sempre ha come obiettivo quello di «regalare giornate da sogno ai piccoli eroi della vita».

Centro Piovanelli-Pellegrini di Tione: presto la nuova struttura per l’assistenza ai disabili gravi - Taglio del nastro entro la fine dell’anno per la rinnovata struttura e l’annesso nuovo edificio del Centro Leonia Piovanelli e Maria Roberta Pellegrini di Tione, visitati dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, dal vicepresidente Mario Tonina e dagli assessori Stefania Segnana e Mattia Gottardi, assieme al presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini e al sindaco

reggente di Tione Eugenio Antolini. La necessità di realizzare una nuova comunità alloggio nasce dalla richiesta delle famiglie che, o per il venir meno della presenza dei familiari, o per l’intensificarsi della complessità nell’assistenza, si trovano nell’impossibilità di prendersi adeguatamente cura dei propri cari con disabilità gravi. Al momento la gestione del servizio, demandata all’Anffas, permette di assistere 23 persone, di cui una dozzina anche per la notte.

Lions: una storia di impegno umanitario Il Lions Club International è la più grande organizzazione filantropica non governativa al mondo con il numero più alto di volontari e il maggior numero di località interessate: sono infatti presenti in 206 nazioni con più di un milione e mezzo di soci suddivisi in oltre 46.000 clubs. È l’unica organizzazione ad avere un posto all’interno dell’ONU. Il loro motto è “WE SERVE”, che ben rappresenta il loro spirito e le loro attività: da sempre in prima linea per aiutare e per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni in ogni angolo del mondo, l’Associazione è composta da persone animate da senso civico e dalla voglia di aiutare chi si trova in situazioni di emergenza o di disagio. Anche nelle nostre valli è attivo dal 1979 il “Lions Club Tione Valli Giudicarie e Rendena”, che conta attualmente 34 soci, formato da un direttivo con mandato annuale. Attualmente il Governatore del nostro distretto (108TA1) è Davide D’Eliseo, mentre il nuovo Presidente è Tanja Guetti di Comano Terme. E’ proprio lei a parlarci del Club e delle sue attività: “la solidarietà è il motore che muove noi Lions, quello che ci contraddistingue ed è la base dei nostri servizi. Quest’anno sono stata eletta Presidente del Club locale che nel tempo è diventato una realtà ben affermata ed attivo nei nostri territori attraverso i molti “service” che organizziamo. Siamo felici di poter dare una mano, sempre in nome del volontariato e del servizio alla comunità. Sempre dalla parte di chi ha bisogno, i Lions proseguono nel loro lavoro per migliorare la vita dei meno fortunati con passione e spirito di gruppo. Eccole, le tante attività messe in campo: Service della fame e malattie rare con Daniela Salvaterra; Service con la volontaria Romina Ghezzi per missioni umanitarie in Perù; Service per l’Orfanotrofio Tikapur” in Nepal tramite la volontaria Francesca Novali; Service Appassionauto” con il socio Lorenzo Berlanda per raccolta fondi per autistici e Comunità Handicap; Service Raccolta alimentare” presso la Parrocchia di Tione; Service Martina, una proposta formativa ai giovani nelle scuole sulle modalità di lotta ai tumori, possibilità di evitarne alcuni e opportunità della diagnosi tempestiva; Service Occhiali usati”, raccolta di occhiali usati tramite il socio Marco Cattoni; Service Pet Therapy” presso ANFFAS Tione; Service Borsa di Studio” ai piccoli orfani Corradi di Daone; Service diabete” con screening ed attività a Tione sabato 4 maggio 2019; Service della vista” in collaborazione con IRIFOR a San Lorenzo il 19 maggio 2019; Service Campionato di Sci” con il socio Leonardo Leonardi e infine due incontri informativi, uno aperto al pubblico presso le Terme di Comano, che tratterà del “cyber bullismo”, la formazione e trattamento delle “new addictions”, ovvero internet e gioco d’azzardo. Aldo Gottardi

Sfoglia il Giornale delle Giudicarie su www.giornaledellegiudicarie.it Si ricorda che è possibile sfogliare il Giornale delle Giudicarie sul sito www. giornaledellegiudicarie.it aggiornato ogni mese con le notizie più importanti che accadono in Giudicarie.

Plebiscito per Simone Marchiori eletto neo segretario del Patt. Franco Panizza nominato presidente Nel congresso del Patt che si è svolto a Pergine Valsugana plebiscito per Simone Marchiori, 31 anni di Saone, che sfiorando il 75% dei consensi, è diventato il segretario del Partito Autonomista Trentino tirolese. Definite anche le altre cariche: Franco Panizza eletto presidente del Patt e Lorenzo Conci vicepresidente. Roberta Bergamo è invece la nuova vicesegretaria.

Sicurezza a Trento: finanziato il progetto “Un custode per il quartiere” Dal primo giugno guardie giurate in centro contro il degrado urbano, la giunta provinciale ha finanziato il progetto con 50 mila euro. Il progetto, della durata di un anno, partirà dal 1 giugno 2019 ed interessa due zone centrali della città. Quella, che ruota attorno a Piazza S. Maria Maggiore e quella che riguarda le vie limitrofe al Parco di San Marco. In un secondo momento il progetto potrebbe estendersi ad un terza area, che comprenda Piazza Dante. In queste zone è prevista l’organizzazione di un servizio di vigilanza armata, mobile, svolto da istituti di vigilanza privata individuati dal Comune, quale punto di riferimento per i cittadini e gli operatori economici presenti sui luoghi oggetto della sorveglianza. L’azione di vigilanza, che si svolgerà in orario pomeridiano e serale, avrà soprattutto un carattere deterrente, atto a prevenire danneggiamenti al patrimonio comunale o a beni di valenza pubblica, come scuole o chiese. Il progetto è stato condiviso con il Commissariato del Governo e con la Questura. La Giunta provinciale ha invitato il Comune a valutare la possibilità di estendere il progetto, che parte in via sperimentale, anche ad

altre aree urbane. Plus-Muse & Smart: tirocini in Europa per diplomati Il progetto europeo Plus-Muse & Smart permette a diplomati della scuola secondaria superiore e del 4° anno della formazione professionale di realizzare 12 settimane di tirocinio all’estero in aziende che operano in settori cosiddetti “smart” (turismo, cultura, salute, meccanica, automazione, informatica, elettronica, elettrotecnica, energia e ambiente ecc.). Tutti i costi sono a carico della Provincia autonoma di Trento e al termine del percorso i partecipanti potranno beneficiare di un servizio di accompagnamento all’inserimento professionale in Trentino oppure rientrare in un percorso accademico ordinario. I giovani interessati a partecipare sono invitati a compilare, senza alcun impegno e in qualsiasi momento, un modulo di manifestazione d’interesse al progetto che è possibile trovare sul sito plusmuse.provincia.tn.it. Successivamente e compatibilmente con i posti disponibili, il partecipante sarà invitato a formalizzare la propria adesione compilando un modulo di adesione. I candidati saranno invitati a partecipare ad una P prova

Felice S. Pasqua! Felice Pasqua, la festa di crede che il miracolo della vita possa stupire in ogni momento. L’amore ha prevalso sulla morte: questo mistero possa essere una luce guida nel quotidiano cammino. Che in questa nuova S. Pasqua possa risorgere la speranza, là dove la speranza non c’è più. Che ogni uovo, simbolo della vita, possa schiudersi e donare la pace, la dove la pace non c’è più. Che questa nuova S. Pasqua possa donare serenità nel cuore di tutti. Auguri a tutti di Felice S. Pasqua!

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Da gennaio dello scorso anno il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


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Primo Piano

APRILE 2019 Proseguono le tavole rotonde del Giornale delle Giudicarie

Scuole e territorio, un Flavio Zanetti

Claudio Nicolussi

Parlare di punti di forza e problematiche più significative della scuola di oggi mi sembra riduttivo. Vi sono sicuramente molte criticità, soprattutto nelle zone come la nostra, dove non vi sono dei competitor che possano proporre offerte formative diverse e questo ne rallenta il processo di ammodernamento. La scuola di oggi, purtroppo, non riesce a staccarsi dal concetto puramente nozionistico a favore di un più moderno e funzionale processo di didattica laboratoriale e al problem solving. Il quadro normativo nazionale e provinciale, consente ai genitori di essere protagonisti di questo ammodernamento, ma spesso questa occasione non viene sfruttata al meglio. Non si può e non si deve assistere da spettatori “critici” in attesa che “altri” ne risolvano gli ormai cronici problemi. Giochiamo da protagonisti in questo percorso che porterà ad una scuola più moderna e funzionale.

La scuola è un’istituzione che deve essere inserita in maniera pregnante nel contesto territoriale e ciò vale ancor di più per la Formazione Professionale, che storicamente ha contatti privilegiati e continui con il mondo del lavoro. Ciò consente ed obbliga ad una continua rivisitazione delle competenze da sviluppare nei percorsi formativi, anche grazie alle attività curricolari in azienda alternative o complementari alle attività scolastiche. Un elemento qualificante diviene quindi la possibilità che lo studente interfacci il mondo reale delle aziende e metta così in pratica competenze ed abilità acquisite in particolare nelle relazioni lavorative, nell’utilizzo dell’informatica e della multimedialità e nelle lingue straniere, che consentono di preparare al meglio i futuri cittadini lavoratori.

L’Istituto Guetti di Tione da anni cerca di interpretare le esigenze del territorio, basti pensare al Liceo Scientifico della Montagna e all’indirizzo legno del percorso CAT (ex Geometri), fiori all’occhiello dell’offerta formativa collegata al territorio delle Giudicarie. Vi sono molti progetti come il FabLab a Tione, laboratorio di sperimentazioni tecnologiche, equipaggiato con macchine per la fabbricazione digitale, supportato dal Comune di Tione, BIM del Sarca e del Chiese, Comunità delle Giudicarie, Provincia di Trento, FBK. Nei giorni scorsi è anche partita una lettera indirizzata all’ass. Bisesti, sottofirmata da società e associazioni sportive delle Giudicarie, dal CONI di Trento e supportata dalla Consulta dei Genitori d’Istituto, con la richiesta di istituire un percorso liceale sperimentale che possa permettere di conciliare l’attività sportiva agonistica con la scuola. Sono alcuni esempi di questo legame forte tra scuola e territorio, ma siamo consci che la strada da percorrere è ancora lunga.

I programmi scolastici vengono monitorati periodicamente dal Dipartimento della Conoscenza della Provincia Autonoma di Trento, che consente comunque alle scuole professionali di caratterizzare l’offerta formativa per esigenze specifiche del territorio di appartenenza, (curvature). Ulteriormente la nostra scuola, con scadenza triennale, rivede le Qualifiche ed i Diplomi per consentire uno sviluppo dei programmi in relazione ai quadri normativi dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) e delle tendenze del mondo del lavoro. Il frequente contatto poi con i ”mondi vitali” (sociali, organizzativi ed economici) porta ad fattive collaborazioni e partenariati su progetti anche internazionali, che promuovono periodi in full immersion o stage all’estero per potenziare la lingua straniera.

Nota dolente…. Credo che questa sia una delle criticità più importanti, non solo del mondo della scuola ma della società moderna. In molti cercano di scaricare i problemi sugli “strumenti”, Social Network e Social Media, ma in realtà, fintanto che non capiremo che l’educazione si fa in primis all’interno delle nostre case e famiglie, la strada verso una vera educazione civica è ancora lunga. Va anche detto però che nel nostro territorio la grande vocazione al Volontariato (VVF, Pro Loco, mondo dell’associazionismo, ecc.) aiuta molto, ma non per questo siamo esenti da quel rispetto dei valori che probabilmente noi genitori di oggi non riusciamo a trasmettere ai nostri figli, come avevano fatto i nostri genitori a noi. La scuola ha si un ruolo di primo piano nell’educazione civica, ma molto spesso noi genitori lasciamo soli gli insegnanti, scaricando su di loro ciò che non riusciamo a fare tra le mura di casa

L’educazione alla cittadinanza tende a promuovere la convivenza tra le persone nella comunità. L’obiettivo, che tocca tutte le discipline scolastiche, è di aiutare gli studenti a diventare cittadini attivi, informati e responsabili. Rifacendosi al rapporto Eurydice 2017 sull’educazione alla cittadinanza a scuola in Europa, che propone uno sforzo alle scuole in quest’ambito, vengono promossi incontri e laboratori sulla legalità sociale ed economica con Carabinieri, Guardia di Finanza, APSS ed incontri su tematiche legate alla sicurezza in Internet, cyber bullismo… che sono ormai una tradizione e consentono di informare e formare i cittadini del futuro. A completamento di questa esigenza formativa nelle classi del primo biennio è possibile frequentare un apposito percorso di Educazione Civica.

I giovani del giorno d’oggi ricevono dalla società molti più stimoli rispetto ad un tempo e sono consapevoli che la scuola non riesce ad essere al passo dei cambiamenti che la società impone. Non per questo, prendono le distanze da questo sistema educativo, ma cercano di adattarsi, sfruttando al meglio ciò che viene loro proposto; soggiorni all’estero, alternanza scuola lavoro, certificazioni, ecc. Dallo scorso anno l’istituto Guetti ha introdotto una nuova metodologia di insegnamento, instituendo le aule tematiche di riferimento per materia. Tale iniziativa è stata apprezzata dagli studenti, forse più che dagli insegnanti, segno evidente che sono più avvezzi a nuovi stimoli e nuove metodologie di insegnamento, che invece faticano a decollare nel mondo degli adulti.

I giovani d’oggi sono come le generazioni precedenti: capaci di generosità, solidarietà e dedizione se sono motivati da un obiettivo da raggiungere. Ma purtroppo, si evidenziano spesso meno riferimenti sociali e senso d’appartenenza delle generazioni precedenti: a volte sono individualisti e non hanno chiari valori ed idee alle quali riferirsi. Ma sono disponibili comunque a mettersi in gioco ed è questa forse la vera sfida della scuola: ri-motivare i ragazzi a raggiungere obiettivi personali che consentano loro di vivere appieno il presente con tutte le sue opportunità, ma guardando verso il futuro con ottimismo facendosi aiutare nella ricerca di un percorso formativo e di vita che consenta loro di non perdere le opportunità che la scuola offre con i suoi docenti e con i numerosi esperti esterni.

presidente consiglio Istituto Guetti

direttore Cfp Upt Tione

Le nostre domande

1

Quali sono i punti di forza e le problematiche più significative della scuola di oggi?

2

I programmi scolastici attuali rispondono alle esigenze del mondo del lavoro e del territorio? La scuola riesce ad inserirsi positivamente nel contesto locale?

3

Educazione civica e alla cittadinanza, se ne sente il bisogno, pensa che la scuola se ne occupi e sia abbastanza attrezzata a farlo?

4

Cosa cercano oggi i giovani nella scuola?


Primo Piano

APRILE 2019 - pag.

5

binomio in costruzione Viviana Sbardella

Emilio Salvaterra

La nostra scuola tradizionalmente fornisce una solida preparazione in termini di conoscenze e siamo riusciti a creare le condizioni per la realizzazione di una inclusione vera per gli studenti con disabilità e disturbi dell’apprendimento. Cominciamo ad utilizzare le nuove metodologie didattiche anche se siamo ancora troppo legati alle metodologie tradizionali, volte alla trasmissione delle conoscenze e non alla costruzione delle stesse da parte degli studenti. Una delle competenze fondamentali per il futuro dei nostri giovani è quella di imparare ad imparare che si acquisisce soprattutto con l’abitudine ad essere attivi. Non conosciamo quali saranno le professioni del futuro e allora imparare nuovi contenuti sarà fondamentale per affrontare le novità che numerose volte incontreranno nella loro vita professionale e non solo.

Il sistema scolastico in Trentino eroga un servizio di qualità, come confermano gli esiti delle indagini Ocse Pisa e Invalsi che vedono gli studenti trentini primeggiare. La scuola trentina è inclusiva, attenta alle disabilità, ricca di indirizzi di studio e di opportunità, garantisce un’offerta formativa articolata anche in periferia: questi sono a mio parere i principali punti di forza del nostro sistema scolastico. Ravvedo, invece, una criticità nella concezione di una scuola che è tuttora ancorata al passato, che rischia di diventare inadeguata, sia rispetto all’evoluzione del contesto sociale che per l’utenza. Una visione che rende difficile l’attuazione di sperimentazioni mentre, al contrario, cresce l’esigenza di piani di studio più flessibili, di innovazioni didattiche e di nuovi metodi d’insegnamento, così come di disporre di moderni sussidi per facilitare l’apprendimento. Nei paesi più avanzati, sotto il profilo della metodologia didattica, ci si sta spostando da ambienti statici e predefiniti ad ambienti di apprendimento dinamici e informali.

dirigente Istituto Guetti

Il Guetti offre, già da anni, agli studenti la possibilità di effettuare dei tirocini estivi con riscontri molto positivi. Con l’obbligo di effettuare l’Alternanza scuola-lavoro la scuola si è trovata a confrontarsi con il territorio e il mondo del lavoro in modo sempre più capillare. Quasi sempre le aziende o enti che ospitano i nostri ragazzi per i tirocini esprimono apprezzamento per le competenze che mostrano nel realizzare i compiti loro assegnati. Naturalmente i contatti sono di grande utilità anche ai docenti che possono tener conto delle aspettative delle realtà produttive per rendere la preparazione dei ragazzi sempre più adeguata. Anche l’offerta formativa della scuola tiene conto delle esigenze del territorio come avvenuto con l’avvio, in questo anno, scolastico, dell’indirizzo “Informatica” nei corsi serali.

Tutto il lavoro che si mette in atto nelle scuole deve avere come finalità principale la realizzazione di uomini e donne che siano cittadini responsabili, in grado di muoversi in un mondo in continuo e rapido divenire. Questo si realizza se tale obiettivo si riflette in tutte le attività che si svolgono a scuola, in modo continuo e costante. Credo che l’educazione civica e alla cittadinanza sia trasversale a tutte le discipline e debba essere tra gli obiettivi di apprendimento di tutti i docenti. Per alcune materie, penso a Diritto, Filosofia, Storia, potrebbe apparire più naturale, ma davvero credo che nessuno possa essere escluso. Non sono del tutto convinta che relegare queste tematiche fondamentali a una disciplina di un’ora a settimana possa permettere di raggiungere grandi risultati.

Accomunare i giovani in un’unica categoria è un po’ azzardato, come dire tutti gli uomini o tutte le donne. In generale credo che i giovani si aspettano che la scuola li accompagni nella costruzione di un progetto di vita, quel progetto che in molti casi non è ancora chiaro neppure a loro stessi. I ragazzi vogliono che la scuola sia utile, che il suo insegnamento possa essere speso bene nel mondo del lavoro o per il proseguimento degli studi universitari. La scuola deve conciliare la teoria con la pratica, la didattica laboratoriale è fondamentale per la loro formazione. Infine, credo che i giovani desiderino che la scuola li aiuti a realizzare i loro sogni anche quelli che per pudore non osano condividere.

direttore Cfp Enaip Tione

Promuovere una cultura del lavoro e creare rapporti stabili con il mondo produttivo, sono le finalità dei tirocini formativi promossi dalla scuola, obiettivi ampiamente raggiunti. L’alternanza scuola-lavoro, da sempre patrimonio della formazione professionale, è un’importante attività formativa per gli studenti, che favorisce contemporaneamente l’instaurarsi di rapporti con le aziende. Relativamente al nostro Istituto i rappresentanti delle categorie economiche locali sono inoltre presenti negli organismi partecipativi, concorrono all’individuazione dei fabbisogni formativi e al monitoraggio dell’attività didattica. Grazie anche a questa collaborazione, la nostra scuola ha saputo innovare radicalmente la sua offerta formativa: prima nel settore alberghiero e della ristorazione con risultati di eccellenza, poi con l’istituzione di un corso di alta specializzazione per la carpenteria in legno, per approdare al nuovo indirizzo elettromeccanico per l’automazione industriale, corsi questi avviati per rispondere alle esigenze dell’imprenditoria locale.

Formare cittadini in possesso di un maggior senso civico è un’esigenza sociale oggi molto sentita. I riferimenti legislativi esistono e negli ordinamenti del secondo ciclo, l’educazione civica è affidata a tutte le discipline. A mio avviso, però, l’educazione alla cittadinanza attiva deve trovare una collocazione più sistematica negli ordinamenti ed essere oggetto di una trattazione più approfondita rispetto a oggi. È un aspetto fondamentale: i più grandi sociologi internazionali evidenziano come la società attuale, e quindi anche le principali comunità educative, sia la famiglia che la scuola, abbiano talvolta dimenticato i più semplici valori tradizionali, come la disciplina e il rispetto, il senso del dovere, sia esso pubblico che privato. Pertanto di fronte a sfide per le quali ci si sente privi di strumenti, questi aspetti è importante che rientrino nell’insegnamento/ apprendimento, prendendo come riferimento le “Competenze europee di cittadinanza”.

La scuola è per i giovani il luogo della formazione, ma non solo. Rimane il luogo di aggregazione giovanile per eccellenza, ma gli studenti chiedono continuamente alla scuola di farsi carico dei loro problemi, una richiesta sempre più presente e spiazzante rispetto al ruolo scolastico tradizionale. Per evitare che il disagio giovanile si trasformi in una vera e propria emergenza sociale, le istituzioni provinciali e locali devono prendere atto dei problemi e promuovere politiche scolastiche attive, istituendo un team di professionisti che supporti la scuola nella gestione dei rischi educativi che una società sempre più complessa comporta, come quelli rappresentati dalle dipendenze, dal disagio e dall’esclusione sociale. Questo senza tralasciare assolutamente l’importante supporto dei servizi sociali, ma che in una collettività così problematica, talvolta risulta essere insufficiente.


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6

Politica

APRILE 2019 Da fine febbraio l’ex sindaco di Tione è assessore provinciale agli Enti locali

Mattia Gottardi, «Gestioni associate, meglio modelli differenziati» Negli Stati Generali della Montagna si occuperà della governance Assessore, dalla sedia di primo cittadino di Tione a quella in Giunta provinciale, un bel salto. Come sono stati i primi giorni nell’esecutivo provinciale? Di certo è stata una nomina che ho vissuto con grande emozione e soddisfazione, così peraltro come era stato per l’elezione in seno al consiglio provinciale. Oggi questo nuovo impegno lo vivo con senso di responsabilità e grande voglia di dare il mio contributo per sviluppare e disegnare il Trentino del futuro. L’esperienza di otto anni da sindaco sarà di certo importante, specie per le competenze che Le sono state affidate. Penso che pochi ruoli rappresentino una palestra di vita e di conoscenze come quello di sindaco: un’esperienza in cui è necessario sapere ascoltare gli altri, sapersi confrontare, prendere decisioni, conoscere le normative ed il contesto amministrativo. Certamente le competenze acquisite in questi otto anni le tengo con me come una risorsa preziosa e so che saranno di grande aiuto nello svolgimento del mio nuovo ruolo a livello provinciale, nel quale - a maggior ragione nell’ambito istituzionale in cui si situano le competenze assegnatemi - “parlare la stessa lingua” degli amministratori locali agevola e velocizza le procedure. Parlando di enti locali, negli scorsi anni la Giunta precedente ha promosso le fusioni e anche le gestioni associate; queste ultime in particolare hanno creato qualche malumore negli amministratori locali. Come agirete in questo senso? Uno dei primi provvedimenti di questa Giunta provinciale è stato quello di sospendere l’obbligo delle gestioni associate; non tanto per un motivo ideologico, ma perché sono contrario ai modelli imposti e calati dall’alto e perché, nella pratica,

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educe da un ottimo risultato elettorale che a ottobre lo ha proiettato in Consiglio provinciale come il più votato della Civica Trentina, secondo partito della maggioranza provinciale, Mat-

tia Gottardi, ex-sindaco di Tione ha dovuto attendere il 20 febbraio per diventare assessore provinciale agli enti locali, rapporti con il consiglio provinciale e usi civici. MATTIA GOTTARDI Nato a Tione di Trento nel 1980, si è diplomato al liceo scientifico di Tione e si è poi laureato in giurisprudenza a Trento nel 2003. E’ avvocato, vive a Tione, è sposato con Giulia e ha due figli, Riccardo e Lavinia. E’ stato eletto nel 2005 consigliere comunale di Tione diventandone poi sindaco nel 2010 con competenze su urbanistica, polizia locale, lavori pubblici, protezione civile, realtà frazionali, relazioni istituzionali e sovracomunali. E’ stato membro del Consiglio delle autonomie locali e della Giunta dello stesso organismo no 20-30 anni. In questo processo, che deve essere meditato e soppesato, la Provincia deve ritagliarsi il ruolo di regista e collaborare ragionando sulla medesima lunghezza d’onda dei comuni e non certo imporre modelli contro la volontà dei territori.

hanno dimostrato di non funzionare e di rendere farraginosa l’amministrazione degli enti locali. Diciamo che come modus operandi preferisco di gran lunga la condivisione ed il dialogo; per questo ho da subito iniziato un’operazione ascolto dei territori per valutare un modello organizzativo differenziato a seconda delle esigenze delle singole realtà locali. Per capirci, non è pensabile che lo stesso modello possa andare bene sia in Giudicarie che in val di Fassa: il Trentino ha identità ed esigenze differenti e su tale assunto si procederà a definire il nuovo assetto istituzionale. Capitolo Comunità di Valle: depotenziati i comprensori delle loro competenze oggi sono un ibrido ancora irrisolto. Quale è l’assetto definitivo delle autonomie locali che avete in mente? Anche qui vale il medesi-

mo principio rispetto alla questione delle gestioni associate: sono i Territori che devono decidere il proprio futuro, anche perché quando parliamo di assetti degli enti locali dobbiamo pensare e ragionare con un orizzonte temporale di alme-

Parlando di autonomie locali, in questi giorni si pone il tema della possibile fusione in Val Rendena tra Caderzone, Strembo e altri comuni. Qual è la sua posizione in merito a tale questione? Sulla scorta di quanto detto finora, ritengo che la Provincia debba ascoltare le istanze che arrivano dal territorio e poi aiutare a fare sintesi e sostenere i processi. Per questo

non intendo condizionare questo percorso in atto di cui, per altro, si discute da tempo: la base è volontaria e deve essere sostenuta dalla popolazione dei comuni citati, quella sarà l’unica indicazione utile e sovrana. Recentemente la Giunta ha lanciato gli “Stati generali della montagna”: che cosa è questa iniziativa e che cosa vi attendete da questo momento di confronto? Penso che si tratti di una piccola rivoluzione culturale ed una grande sfida: una grande operazione di ascolto e di confronto “con” e “per” i territori. Niente risultati preconfezionati e nessun intento elettorale (ne sia testimone il lancio di questa iniziativa ad inizio legi-

slatura), bensì il coinvolgimento di tutte le categorie che abitano la montagna, o la cosiddetta “periferia”- istituzionali, economiche, sociali e culturali - nella definizione delle linee guida, suddivise per macro settori del Trentino dei prossimi 20 anni. In questo contesto io svilupperò la tematica della governance. Questa Giunta ha ribadito più volte l’attenzione alle periferie: cosa significa questo nuovo approccio per una struttura importante come l’ospedale di Tione? Innanzitutto vuole significare la presenza delle istituzioni provinciali nelle scelte strategiche del futuro dei servizi sui territori di periferia, prova ne sia la visita di quasi tutta la giunta all’ospedale di Tione nei giorni scorsi; l’impegno a consolidare i servizi, ad applicare a pieno il protocollo di sviluppo dell’ospedale, a valorizzare i percorsi più virtuosi ed attivare nuovi servizi territoriali in ambito sanitario. Cose concrete, tipo l’ istituzione nelle zone carenti di un servizio di medicina territoriale, l’assegnazione di nuovo medico di base su Tione in aggiunta a quelli esistenti, e l’assegnazione dal 1° aprile di un ginecologo fisso sul percorso nascita dell’ospedale di Tione

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Economia

APRILE 2019 Il fondatore della bottega tionese ricorda gli inizi

Giuseppe Failoni, un cinquantennio in colorificio Mi era giunta notizia che quest’ultimo voleva vendere l’attività, così ho colto la palla al balzo e l’ho rilevata. All’epoca lavoravo in pescicoltura e non mi dispiaceva, ma l’idea di iniziare da zero, con una nuova attività tutta mia, stuzzicava la mia ambizione. All’inizio dovetti impratichirmi ma ben presto maturai una buona esperienza. Soprattutto fu grazie alla prima ditta alla quale mi rivolsi , la bresciana Franchi e alla disponibilità dei suoi rappresentanti, che imparai tutto quello che mi mancava: con loro da questo momento incominciò un sodalizio lavorativo che dura fino ad oggi». Giuseppe ha sempre svolto con amore il suo lavoro, sempre pronto a dare con-

Il Colorificio Failoni, un vero testimone degli ultimi cinquant’anni del paese. A parlarci della sua storia e sviluppo è il fondatore, Giuseppe Failoni, che da alcuni anni ha lasciato il timone dell’azienda ai figli Mario e Marcello senza però mai abbandonare il bancone della centralissima sede in Via 3 Novembre: «Con il Colorifisigli su come utilizzare i prodotti nel migliore dei modi, a trasmettere la sua grande esperienza e il “saper fare” all’affezionata clientela. Oggi, in un mondo imperniato sulla tecnologia e su sempre nuovi materiali sintetici, molti lavori ed attività sono cambiate radicalmente. È stato così anche per il Colorificio? «È vero che tante cose sono cambiate: ad esempio, i primi prodotti che vendevo erano pitture minerali per pareti, olio di lino per il legno, colo-

cio tutto è iniziato nel 1962. Negli anni precedenti avevo svolto molti altri lavori, sia per aiutare in famiglia che semplicemente per raggiungere l’indipendenza. Nei primi anni ‘60 esistevano a Tione due colorifici, uno a Brevine e uno all’incrocio tra Via Perli e Via Roma, all’epoca gestito da Prospero e Bice Zamboni. ri ad olio, l’insostituibile impregnante chiamato “paiz” e soprattutto la calce che veniva prodotta nelle “calchére” sopra Tione. Erano materiali che servivano per i lavori di costruzione e manutenzione degli edifici. Ultimamente è vero anche che c’è stata una grande evoluzione nei materiali, ma non sempre hanno superato in qualità e rendimento quelli “vecchio tipo” naturali, infatti non sono pochi quelli che tornano ancora a chiedermi consigli sulle tecniche

“di una volta” per eseguire determinati lavori». Una realtà che guarda al futuro ma che non dimentica il passato. Infatti qui si possono trovare dalle ultime novità sul mercato ai prodotti più tradizionali. Questa filosofia pare abbia premiato e stia tuttora premiando il Colorificio Failoni: «Dopo i primi 8/9 anni nella prima sede, l’attività ha cambiato un paio di volte la posizione in paese, fino a trovare quella definitiva, qui in via 3 Novembre. Posso dire di essere soddisfatto di tutto quanto fatto finora soprattutto insieme ai miei figli, che stanno facendo ulteriormente crescere questa attività anche fuori dai confini del paese». (A.G.)

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Viabilità

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I dati reali sul traffico che percorre la statale

Giudicarie, la E le Giudicarie? Certo, se escludiamo Pieve di Bono-Lardaro (recente variante con galleria), restano le promesse e i programmi, rimasti tutti sulla carta. Ci fu una stagione (inizio del terzo millennio) in cui si tracciarono varianti e circonvallazioni, con presentazioni in pompa magna agli amministratori ed all’opinione pubblica. Ma alla resa dei conti tutto è rimasto come prima. A preoccupare di più è il traffico pesante. E su questo tema si innestano timori dettati da fenomeni curiosi. Accade che in particolare sulla Statale del Caffaro (fra il confine con la Lombardia e Sarche, per capirci) si vedano molti camion esteri. C’è chi lancia l’allarme: “I camionisti, invece di percorrere l’autostrada fra Trento e Brescia, scelgono la strada che passa dalle Giudicarie”. Motivo? Meno spese e meno controlli. La teoria si è diffusa, tanto da raccontare che la polizia locale di Tione ha acquistato un’apparecchiatura per il controllo delle schede tachigrafiche, delle ore di guida e via così. Una teoria diversa ma non troppo sostiene che il traffico di camion è indiscutibilmente aumentato, ma non per la scelta di attraversare tutto il bacino Trento-Brescia o viceversa. Semplicemente chi scende da nord e deve giungere in valle Sabbia invece di arrivare a Brescia e risalire prende la strada normale, così come chi deve arrivare da sud alla Busa di Tione o alla Rendena esce a Brescia e sale. Chiunque abbia ra-

di Giuliano Beltrami Il due marzo scorso era un sabato, giorno ideale per mettersi a leggere il quotidiano al bar. E così, sfogliando la cronaca di Trento, Andrea, un lettore giudicariese, fa un salto sulla sedia ed esclama: «Siamo sempre gli ultimi!». La notizia che lo colpisce è la seguente: «Raddoppio della superstrada della Valsugana: 40 milioni di euro per il tratto Castelnuovo-Grigno». Davvero le Giudicarie sul piano della viabilità sono l’ultima ruota del carro? Facendo un rapido giro di orizzonte, difficile pensare il contrario. Provate. Trento-Rotaliana-Val di Non-val di Sole: fra il capoluogo e Mezzolombardo una quattro corsie, cui gione condivide comunque l’idea dell’aumento del traffico a fronte di piccole e poco significative modifiche della viabilità. I dati non confermano sempre il luogo comune. Circonvallazioni, 3P meno una Pieve di Bono, Pinzolo, Ponte Arche. Per quanti anni ci si è arrovellati intorno all’importanza (che dico, importanza? Indispensabilità, di realizzare le tangenziali di questi tre snodi stradali! All’atto pratico se n’è realizzata una sola, a Pieve di Bono. Da tener presente che se ne parlava fin dal 2002. Per Pinzolo e Ponte Arche, nonostante i proclami da campagna elettorale, la realizzazione sembra assai lontana. E non solo (occorre dirlo) perché le casse di “Mamma Provincia” soffrono più di un tempo, ma anche perché sulle soluzioni proposte (sinistra, destra della valle, tunnel o trincea, e via proponendo) in passato è stato ingaggiato un dibattito anche all’interno delle comunità interessate, che alla fine ha portato solo ritardi. Si potrebbe dire che

il dibattito è il sale della democrazia. Vero. Se non fosse che a forza di discutere si fa scadere il tempo utile. E i denari pubblici sono cavalli difficili da domare: oggi sono qua e domani... 20 gennaio 2013. Gli uomini e le donne della polizia locale del Chiese pensavano di festeggiare San Sebastiano, il loro patrono. Invece dovettero

segue la strada che taglia fuori la maggior parte dei paesi fino in val di Sole. Trento-val di Fiemme-val di Fassa: autostrada fino a Egna, quindi salita al passo di San Lugano e poi via con la variante di fondovalle. Trento-Valsugana: lunghi tratti a quattro corsie, con impegno (come si è letto) ad aumentarli. Trento-Vallagarina: Statale dell’Abetone e del Brennero ed autostrada; vero, c’è Rovereto senza circonvallazione, ma c’è l’autostrada. Per il Basso Sarca: quasi come le Giudicarie: da Rovereto c’è il nodo irrisolto da decenni della Loppio-Busa. Infine un altro nodo non facile: la val di Cembra. affrontare un triplo lavoro. Quel giorno una frana interruppe la Statale del Caffaro all’altezza della Rocca d’Anfo. Iniziò una settimana di via crucis, durante la quale le aziende dell’alta valle Sabbia e quelle delle Giudicarie (del Chiese in particolare) si resero conto dell’importanza di avere una strada verso la pianura. Poi tutto andò a posto, e il traffico ricominciò a scor-

rere. Ma è davvero tutto a posto? Del collegamento Trentino-Lombardia si ragiona, si propone, si sottoscrivono protocolli, si promettono finanziamenti da almeno un trentennio. Dopo anni di tribolazioni, nella campagna elettorale del 2006, fu inaugurato il tratto Tormini-Ponte Re, voluto, fortemente voluto, dal ministro bresciano Gianni Prandini: la strada era pronta da tempo, ma

mancavano i soldi per gli svincoli. Da quel momento chiacchiere. 2008. Protocollo Trento-Brescia per la Ponte Re-Idro. Costo previsto: 76,8 milioni. Dieci anni dopo: costo più che raddoppiato, perciò tratto più che dimezzato. Dalla Ponte Re-Idro si è passati alla Vestone nord-Idro, giusto per saltare Lavenone e la sua strettoia. Ma tranquilli, i lavori non sono ancora partiti. In compenso è stato aperto il cantiere della Val Vestino-Baitoni, costo previsto 32 milioni: galleria a canna unica, a senso unico alternato, di 4 chilometri. Certamente utile per togliere dall’isolamento i 300 abitanti della Val Vestino, ma capace di sollevare non pochi mugugni nelle Giudicarie, dove più di uno si è interrogato sull’utilizzo di quei soldi.

Il programma del fondo dedicato 2017, anno di stringenti trattative fra i Comuni e la Comunità di Valle per la rettifica della viabilità. Furono discussioni accese fra i sindaci, ma alla fine ne uscì un elenco di opere il cui importo supera gli 11 milioni di euro, quasi tutte, tranne 3, di competenza provinciale, ma con soldi messi a disposizione dalla Comunità. Vediamo l’elenco. Rotatoria Madonna di Campiglio (un milione), ponte della val Nambrone (500.000), allargamento ponte San Nicolò sulla Statale a Carisolo (400.000), messa in sicurezza della parete rocciosa sovrastante la Statale, sempre a Carisolo (500.000), messa in sicurezza delle curve sulla Statale in prossimità del lago di Roncone (300.000), miglioramento della galleria di Ponte Pià (1 milione), messa in sicurezza della curva a gomito prima della galleria di Ponte Pià venendo da Ponte Arche (250.000). Fin qua niente risorse della Provincia, la quale, invece, si caricherà l’intero costo della retti-

fica della viabilità fra Villa Banale e Ponte Arche, in comune di Stenico, costo 6 milioni, così suddivisi: incarichi 762.000 euro, lavori 5 milioni e 238.000, fino al 2023. Ci sono poi le 3 opere da realizzare a cura della Comunità di Valle in delega: messa in sicurezza attraversamento Pinzolo (300.000), messa in sicurezza attraversamento Vigo Rendena (300.000), messa in sicurezza attraversamento Javrè (650.000). Balza agli occhi una modifica. Rispetto alle decisioni del 2017 manca una voce: messa in sicurezza dell’attraversamento di Breguzzo, costo 380.000 euro. Motto di sorpresaa, perché Breguzzo è una delle peggiori strettoie giudicariesi. «Nessun problema tranquillizza il sindaco di Sella Giudicarie - perché la spesa è passata direttamente sulle spalle dell’Amministrazione comunale, con l’aggiunta di 800.000 euro della Provincia».

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Viabilità

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cenerentola della viabilità Il ponte della vergogna Il ponte c’è, ma è chiuso: impraticabile. Qualche milionata di euro gettati nel torrente Caffaro con una certa noncuranza. In pratica gli autotreni non riescono a girare per prendere il ponte nuovo. Già, perché si poteva attaccare al ponte malandato un ponte nuovo in modo da fare due corsie: il nuovo direzione nord, il vecchio direzione sud. Nossignori. Si è pensato di realizzare il nuovo ad una ventina di metri di distanza, costringendo gli automobilisti ad una serie di angoli retti, gestibili dalle macchine ma non dai camion. Risultato: si rende necessario un altro progetto per allargare il ponte vecchio, in modo (forse, ma sarà da vedere. Quando?) da rendere finalmente fruibile il ponte nuovo. Evidenti errori. Chi paga? Pantalone, naturalmente.

Il traffico, dalla percezione ai fatti Percezione è la parola di questo nostro tempo, diciamolo, un po’ matto. Una volta sudavamo e boccheggiavamo quando la colonnina di mercurio saliva a 35 gradi. Adesso d’estate ci danno pure la temperatura percepita, che ci fa sudare anche senza termometro. Per non parlare della percezione rispetto alla sicurezza: le statistiche ci dicono che i reati calano, ma la percezione popolare sostiene che la sicurezza è il problema dei problemi. A proposito di percezione, abbiamo esaminato i dati sulla percorrenza delle strade giudicariesi prendendo due anni a campione: il 2005 (primo anno di installazione delle centraline di controllo sulle Statali del Caffaro e della Rendena)

ed il 2018, l’ultimo anno. Immaginiamo già la reazione: “Valà! Cosa ci raccontate?”. Eppure, come dimostrano i dati forniti dal Servizio Gestione Strade della Provincia, fra il 2005 ed il 2018 sulla Statale della Rendena il traffico è complessivamente diminuito. 2005: traffico leggero, 2 milioni 338.729 veicoli. 2018: due milioni 221.279. Diminuzione di 117.000 autoveicoli. Traffico pesante: 2005, 174.683; 2018: 167.460; diminuzione di 7.000 mezzi. Per curiosità, il mese più trafficato è agosto, sia nel 2005 che nel 2018, rispettivamente con il passaggio di 287.154 e di 261.175 veicoli leggeri. Come si vede, l’anno scorso si è registrato un crollo del 10% rispetto a 14 anni fa. Quanto al traffico pesante, la stazione

di controllo di Porte di Rendena ha verificato nel luglio il mese più movimentato del 2005, con il transito di 17.335 veicoli, seguito da settembre con 16.132. Nel 2018 è marzo ad aver fatto il pieno, con 16.369 mezzi, davanti a luglio con 15.947 (1.400 meno del 2005). Diverso il destino della Statale del Caffaro, almeno alla stazione di imbocco, a Lodrone. Nel

2005 il traffico leggero ammontava a due milioni 517.564 veicoli, mentre nel 2018 è aumentato a due milioni 545.751, con un aumento di 28.000 veicoli, pari ad un +1% e briciole. Il traffico pesante nel 2005 si assestava a 213.358 veicoli, mentre nel 2018 è aumentato a 229.328, con un aumento di 16.000 passaggi, pari all’incirca ad un +8%. Nel traffico leggero ago-

sto la fa da padrone, con un aumento fra il 2005 ed il 2018 di 16.000 veicoli: da 283.611 a 299.348. Per i mezzi pesanti il mese più transitato è luglio, passato dai 20.251 mezzi del 2005 ai 22.114, con un aumento che sfiora il 10%. Si possono trarre conclusioni? Roba da sociologi ed economisti. Di mezzo c’è stato il 2008, con la crisi che tutti conosciamo. Certo, è curioso l’aumento nel Chiese, a fronte della diminuzione della Rendena. E’ vero che da Lodrone passa anche chi sale in val di Ledro. Ed è vero che in Rendena si arriva anche dalla val di Sole, magari col treno. Per rendere completa la ricerca bisognerebbe conoscere i flussi turistici negli alberghi e nelle case. Sarà da riparlarne.

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Associazioni

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Donazioni in leggero calo nell’ultimo anno

L’Avis regionale a Borgo Chiese “Avis di Condino ha deciso di proporsi per ospitare l’assemblea annuale - racconta la presidente Eleonora Poletti -. Qui si tratterà delle attività svolte e in programmazione durante l’anno e si approveranno bilancio consuntivo e preventivo. Quindi, alla presenza di un notaio, si passerà ad approvare la modifica dello statuto in conformità alla riforma del terzo settore. Quest’anno all’assemblea, anche se senza diritto di voto, inviteremo a partecipare anche i soci donatori”. Durante l’assemblea ci sarà anche la presentazione dell’Associazione giudicariese “Quadrifoglio”, che opera a favore dei ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento. “L’idea - sottolinea Poletti - è quella di presentare ai convenuti un’associazione locale che opera con progetti nel sociale molto particolari (“Quadrifoglio”, organizza frequenti momenti di formazione e di svago per ragaz-

Il prossimo 7 aprile, al Palazzetto Polifunzionale di Condino, si terrà l’annuale Assemblea dell’Avis Equiparata Regionale, l’associazione che fornisce supporto e formazione a tutte le Avis della provincia, coordina le attività ordinarie verso il singolo donatore e rappresenta le associazioni locali con

l’Azienda Sanitaria della Provincia di Trento. All’assemblea, oltre al Presidente di Avis Franco Valcanover e di un rappresentante di Avis Nazionale, saranno presenti i presidenti delle Avis Comunali, i loro delegati e i rappresentanti di altre Avis regionali.

Avis di frontiera Le sezioni Avis della Valle del Chiese di fatto sono le ultime sul territorio trentino digradando verso la Lombardia, situazione questa che da sempre le porta a collaborare con le sedi oltre il confine provinciale. Spiega Eleonora infatti: “Avis Condino dona sangue sia in Trentino, per cui ci si reca presso uno degli Ospedali presenti sul territorio provinciale nei giorni lavorativi, che a Bagolino. Avis di Storo, che è parte dell’Avis Equiparata Regionale del Trentino, dona interamente su Bagolino. Qui la raccolta si fa di solito in giorno festivo e le sacche vanno alla Lombardia. Non importa tuttavia dove si va a donare, ma andare a donare; crediamo che il fatto che Avis del Trentino con la raccolta di sangue partecipi all’autosufficienza nella nostra provincia e contemporaneamente raccolga sangue per un’altra provincia sia un vero punto di forza”. zi e famiglie DSA in tutte le Giudicarie), con la quale si intende costruire un’efficace

rete di collaborazione”. Cosa potrebbe emergere dai lavori? “Finora - anticipa Poletti

Sono 59 soci in più rispetto all’anno scorso, 916 le sacche raccolte

Tione, aumentano soci e donazioni per l’Avis locale È il presidente Mario Bonomi a salutare i soci intervenuti all’assemblea annuale dell’Avis di Tione, che chiude l’anno con degli ottimi risultati. Tra questi la consistenza della sezione che conta 652 soci, ma soprattutto le 916 donazioni di sangue intero, 3 di plasmaferesi e 1 di citoaferesi (piastrine). Durante la relazione, il presidente, dopo i ringraziamenti ed i complimenti ai soci della Comunale di Tione, a cui doverosamente ha ricordato fanno parte i comuni della Bassa Rendena, Porte di Rendena Pelugo e Spiazzo, i paesi della Busa, Tre Ville e Borgo Lares e il comune di Sella Giudicarie, per la loro grande generosità. Successivamente ha ringraziato calorosamente il corpo infermieristico dell’Unità di raccolta sangue dell’Ospedale di Tione per la loro grande disponibilità e professionalità nella raccolta del sangue, ricordando che all’Urs di Tione accedono non solo i donatori della sezione di Tione, ma anche i donatori di tutte le Giudicarie, per cui anche le Sezioni di Alta Rendena, Giudicarie Esteriori, Pieve di Bono, Condino e Storo. Il presidente Bonomi ha poi passato la parola al rappresentante responsabile di Admo Guido Andreolli il quale ha sottolineato l’importanza di accedere alle liste di possibili donatori di Midollo Osseo e Cellule staminali per le cure di malattie quali leucemie, talassemie, errori congeniti e, più recentemente, anche di alcune tipologie di tumori solidi. Non solo donazioni, ma anche momenti di sensibilizzazione, condivisione e promozione della propria attività per l’Avis di Tione che nel 2019 proporrà la “Cami-

nada de l’Avis” al lago di Roncone il 14 luglio, nella quale sarà donato uno strumento musicale alla “bandina” di Roncone, come già fatto alla banda di Tione lo scorso anno e che sarà ripetuto a turnazione alle bande di Ragoli e Vigo nelle prossime edizioni, la partecipazione all’Eco Fiera di Tione in collaborazione con Admo e non mancherà la consueta “castagnata” con le premiazioni e la consegna delle benemerenze ai volontari con maggior donazioni. L’assemblea ha avuto anche una parte straordinaria nella quale, come tutte le altre 3.400 sezioni Avis, ha modificato lo Statuto stilato dall’Avis Nazionale di adeguamento alla nuova normativa del Terzo Settore e la Privacy. La serata si è conclusa con alcune considerazioni del presidente Bonomi, soprattutto nei confronti dei giovani e dell’importanza della loro partecipazione alle attività dell’Avis, proprio per i valori di generosità e altruismo sui quali l’associazione si fonda.

- è noto che Avis del Trentino raccolga annualmente un buon numero di sacche

di sangue. Poiché tuttavia la nostra provincia non ha strutture che necessitano di gran-

di quantità di sangue, magari per interventi come i trapianti, Avis Regionale vende sacche non solo all’azienda sanitaria locale ma anche ad alcune regioni d’Italia. Nell’ultimo anno in realtà si è rilevato un leggero calo nelle donazioni e nei donatori. Ciò è dovuto in parte al fatto che diversi soci hanno raggiunto i settanta anni, in alcuni casi valori del sangue a limite per poter donare, o ancora dall’essere stati presenti in zone dove esiste la possibilità contrarre malattie che inficiano la possibilità di donare (la sospensione può essere temporanea)”. “L’obiettivo di Avis è di essere presenti sul territorio e fare, oltre che prevenzione e chiamata alla donazione, promozione. L’attività di promozione permette di coinvolgere un numero maggiore di donatori che in questa maniera garantiscono un’adeguata disponibilità di sangue e dei suoi emocomponenti”, conclude Eleonora. (M.C.)

Il circolo Orti Giudicariesi ha censito le specie frutticole

Acaccia di sementi antiche Avete mai sentito parlare degli “Orti Giudicariesi”? Il titolo va ben oltre l’indicazione generica degli orti coltivati da abili appassionati e appassionate e dalle famiglie delle Giudicarie che nel coltivare ortaggi e frutta non praticano solo un hobby, ma contribuiscono al benessere alimentare e all’economia della stessa famiglia. “Orti Giudicariesi” è ora anche il nome di un gruppo culturale nato dalla passione per la ricerca di antiche qualità di piante orticole e frutticole che in passato popolavano gli orti annessi alle abitazioni e i campi dei fondovalle. Artefici dell’iniziativa e fondatori del circolo sono Aldo Giovanella, Felice Dorna e Rodolfo Scalfi Baito. Bio-diversità agricola con il recupero di antiche qualità di piante, scambio di sementi, informazione, divulgazione e censimento delle piante frutticole su tutto il territorio da Madonna di Campiglio a Storo fino a tutte le Esteriori sono gli obiettivi che l’associazione si prefigge di raggiungere. In questa fase i partecipanti all’attività associativa sono 26 provenienti dalla “Busa” di Tione e dalla Val Rendena che possono contare su una sede, sebbene provvisoria, presso la sala consiglio negli uffici comunali del Comune di Tre Ville a Preore. Per il 2019, il gruppo sta lavorando all’organizzazione di una serata divulgativa in Val del Chiese, a Pieve di Bono, e alla partecipazione alla prossima edizione dell’Ecofiera di montagna a Tione collaborando all’iniziativa “Chiamata a raccolto” organizzata dall’Associazione “La Pimpinella” di Pergine Valsugana. Proprio quest’ultima, nata ancora nel 2007 con lo scopo di tutelare la biodiversità, recuperare le antiche varietà di piante coltivate e incentivare la ricerca sulle piante selvatiche commestibili e sulla loro coltivazione, sta supportando l’evoluzione di “Orti Giudicariesi” soprattutto per quanto riguarda gli aspetti della comunicazione sul territorio e l’organizzazione di serate pubbliche. “Uno dei lavori più interessanti che abbiamo condotto – spiega Rodolfo Scalfi Baito – è il censimento delle specie frutticole presenti nella Busa di Tione a cura principalmente di Luigi Battocchi. Dalla ricerca è emerso che la zona di Sesena presenta una varietà di piante davvero numerosa e interessante”. L’associazione “Orti Giudicariesi” ha ricevuto il patrocinio, a titolo gratuito, del Comune di Tre Ville e della Comunità delle Giudicarie. Chi vuole saperne di più sull’attività di “Orti Giudicariesi” ed è interessato allo scambio di sementi, può contattati Rodolfo Scalfi (339 504 8987) oppure scrivere a calierbaito@gmail.com. (A.V.)


Economia

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Al via la seconda edizione di InPrendi

Sostegno all’imprenditoria giovanile L’iniziativa di Comunità e Casse Rurali Il Presidente della Comunità di Valle, Giorgio Butterini sottolinea il valore strategico dell’iniziativa, orientata a stimolare la nuova imprenditorialità, ma anche a porre i giovani nella condizione di capire sia le opportunità che i rischi legati agli investimenti. “Lo scopo – dichiara il Presidente Butterini - è infatti quello di favorire la nascita di nuove imprese, in subordine a una logica di un rigore proget-

Dopo il più che positivo riscontro della prima edizione di InPrendi, con la partecipazione di 35 giovani giudicariesi ad un percorso formativo sul tema dell’avvio d’impresa ed in seguito l’apertura di un concorso di idee con la selezione di

na Pasqua! o u B i d ri u g u A

4 progetti d’impresa che in questi mesi hanno preso forma nel territorio delle Giudicarie, la Comunità insieme alle 4 Casse Rurali del medesimo territorio hanno ritenuto di avviare una seconda edizione di InPrendi. tuale, che comprende sia la dimensione gestionale e organizzativa che quella economica. Naturalmente la partnership tra la Comunità e tutte le Casse rurali del territorio contribuisce a rafforzare il “sistema“ delle Giudicarie, obiettivo primario della nostra istituzione comunale”. L’iniziativa si rivolge ai giovani che hanno intenzione di avviare un’impresa, di età compresa tra i 18 d i 35 anni, residenti nel territorio delle Giudicarie oppure non residenti, ma che abbiano l’intenzione di avviare l’attività nelle Giudicarie. Due le opportunità offerte da InPrendi: in primis la possibilità di partecipare ad un per-

corso formativo che si svolgerà dal 13 aprile al 15 maggio. Sono 6 gli incontri programmati nei quali saranno fornite tutte le conoscenze necessarie per attivarsi in direzione dell’avvio d’impresa finalizzate alla redazione di un Business Plan. A seguire la possibilità di partecipare ad un concorso di idee volto a selezionare le 3 migliori idee d’impresa. I vincitori del concorso potranno usufruire di un contributo a fondo perduto di 5.000 euro da parte degli Enti promotori per sostenere i costi d’avviamento dell’idea d’impresa; un percorso di accompagnamento svolto dai professionisti di Impact Hub Trentino della durata di 6 mesi, finalizza-

to all’apprendere tutti gli strumenti per implementare e sviluppare la propria idea d’impresa; un finanziamento per un massimo di 10.000 euro a tasso zero da parte della Cassa Rurale che opera nel medesimo territorio di riferimento della neo impresa. Novità dell’edizione 2019 è lo Sportello d’impresa a favore dei potenziali partecipanti al concorso di idee che offre una consulenza individuale per supportare i giovani nella predisposizione della documentazione necessaria per partecipare al concorso. Tutte le informazioni ed il bando sono disponibili sul sito della Comunità delle Giudicarie e di tutte le Casse Rurali aderenti all’iniziativa. Per partecipare al percorso formativo è necessario inviare la propria adesione compilando il form al sito bit-ly/InPrendi entro e non oltre l’8 aprile 2019.


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Europa

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Europa e Africa da Yaoundé a Cotonou

Il convegno aperto al pubblico, il 6 aprile, con Luigi Fontana

Prevenzione oncologica con la Lilt

di Paolo Magagnotti

L’Europa, quella parte del Vecchio continente nel quale molti Stati si sono uniti liberamente in condizioni di pace e che oggi viviamo nell’Unione europea, non significa solo soldi, mercato unico, commerci internazionali. Si tratta indubbiamente di Valori e principi generatisi e sedimentatisi nel tempo, che pongono al centro la dignità umana, la libertà, la democrazia e, soprattutto, la solidarietà. Certo, la storia europea è stata purtroppo segnata anche da tragici, disumani, incommensurabili drammi umani che hanno gettato la dignità umana nelle ceneri. Solidi e sani sono stati tuttavia i valori che hanno fatto muovere i primi passi al processo di unità europea e che ne hanno sostenuto, e dovrebbero alimentare anche per il futuro, lo sviluppo, la sua evoluzione. Pensiamo solo alla “scintilla” che ha determinato l’avvio del processo di integrazione europea: la storica dichiarazione con cui il 9 maggio 1950 il ministro degli Esteri francese Robert Schumann affermava, fra l’altro, che “l’Europa non si farà in una sola volta, né con una costruzione d’insieme ma sulla base di realizzazioni concrete che dovranno creare, anzitutto, una solidarietà di fatto”. Non è assente da tale quadro ideale la sollecitazione che già nel trattato di Roma del 25 marzo 1957 istitutivo della Comunità economica europea ha promosso la creazione di un apposito Fondo per lo sviluppo dei Paesi e dei territori d’oltremare. Si trattava inizialmente di intervenire in aiuto di quelle terre d’Africa nelle quali, come conseguenza in particolare della Carta Atlantica concordata nel 1941 dal presidente statunitense Roosvelt e dal primo ministro britannico Churchill che prevedeva, fra l’altro l’auto-

aspetti importanti, utili e necessari per la nostra vita. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che l’Unione europea ha nella sua colonna vertebrale anche altri valori che hanno concorso in termini fondamentali a determinarne la nascita.

determinazione dei popoli, si realizzava il processo di decolonizzazione. Non mancavano certamente specifici interessi nazionali che non si volevano perdere nel lasciare le colonie. È significativo, tuttavia, l’impegno comunitario si è voluto esprimere su una linea di cooperazione internazionale allo sviluppo. Fu così che nel 1963 venne sottoscritta a Yaoundé, capitale del Camerun, una convenzione fra la Comunità economica europea e un gruppo di ex-colonie africane dei suoi Stati membri che da poco avevano ottenuto l’indipendenza. Con la convenzione la Comunità si assumeva per cinque anni responsabilità dell’aiuto e dell’assistenza tecnica in un quadro di relazioni commerciali in spirito di reciprocità. La convenzione venne poi rinnovata nel 1969 e rimase in vigore fino al 1985, quando a Lomé, capitale del Togo, venne firmata una convenzione con accordi economici e commerciali includenti oltre a Stati africani Paesi dei Caraibi e del Pacifico (Gruppo ACP). La convenzione di Lomé, che rafforzò la collaborazione, introducendo pure particolari franchigie delle merci dei Pesi ACP, venne più volte rinnovata fino al 2000, quando ha Cotonou, capitale economica del Benin, venne firmata fra l’Unione europea i Paesi interessati una convenzione con accordi sostitutivi della convenzione di Lomé. Con gli Accordi di Cotonou, oltre al rafforzamento della cooperazione allo sviluppo e del commercio venne

inserita una forte dimensione politica con la quale gli aiuti vengono condizionati al riconoscimento da parte dei Paesi beneficiari di diritti umani, di principi democratici e dello Stato di diritto. Tali principi non sono stati purtroppo sempre rispettati ed in seguito rovesciamenti violenti di governi e violazioni dei diritti umani taluni accordi sono stati sospesi dall’Unione europea. Cotonou, che ha previsto una durata ventennale, ha rilevato peraltro punti deboli che dovranno essere tenuti presenti per possibili scenari futuri dopo il 2020. Lo spirito che ha informato la strategia dell’Unione europea nei rapporti di cooperazione con l’Africa è certamente da scrivere a importanti valori europei, anche se lo spirito con cui, nel quadro di programmazione europea, si sono mossi i suoi Stati nazionali non è sempre stato quello che ha ispirato è mosso San Benedetto nel promuovere la costruzione di monasteri in Europa. E qui, dobbiamo ancora una volta chiamare in causa le divergenze che spesso si registrano fra politiche dell’Unione europea un portamento dei suoi Stati membri. E tuttavia da augurarsi che di fronte agli epocali fenomeni migratori dei nostri tempi dopo le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo possa esserci sempre un’Europa che anche nei rapporti con il Sud del mondo continua a muoversi animata dal ideali che hanno ispirato i Padri del Progetto di unità europea.

Nella Sala Congressi Auditorium Terme di Comano, sabato 6 aprile, è previsto un convegno di approfondimento sul tema “Prevenzione: per un Futuro di Salute e Sostenibilità”. Cuore dell’evento al quale parteciperanno anche il Dr. Marco Ioppi, Presidente Ordine Medici di Trento e il Dr. Mario Cristofolini, Presidente Lilt Sezione Provinciale e Presidente della Fondazione G.B Mattei per la Ricerca Termale Comano, è la lectio magistralis, con inizio alle 9 del mattino, del prof. Luigi Fontana direttore della Cattedra di Medicina Metabolica Traslazionale, Direttore del Programma Clinico e di Ricerca sulla Longevità in Salute, University of Sydney (Australia). Ad introdurre la lectio magistralis dal titolo “Nutrizione ed esercizio fisico nella prevenzione delle più comuni patologie croniche associate all’invecchiamento: meccanismi metabolici e molecolari” sarà il dr. Luigi Battaia, delegato della Lilt Giudicarie. La seconda parte dell’evento prevede una tavola rotonda di esperti, moderata dal direttore de l’Adige Alberto Faustini dal titolo “Il parere dei Clinici e dei Gestori, tra prevenzione e terapia”. Un’occasione unica di avere sul territorio un panel di esperti di questa caratura in un evento ad ingresso libero rivolto non solo agli esperti del settore ma anche al pubblico.

EDITORIALE di Adelino Amistadi

L’ultima occasione del Pd Continua dalla Prima La minoranza in parlamento, a dir il vero, c’è, ma non si vede. Il ruolo di minoranza per questa legislatura è affidato al PD, il partito democratico, reduce da anni difficili dov’è passato dall’altare alla cenere in poco tempo ed ora sembra abbia tutte le intenzioni di ritornare all’attacco con un partito rinnovato, più forte, finalmente compatto(?), deciso a riprendersi le posizioni dei tempi migliori. A guidarlo sarà il neo eletto segretario Nicola Zingaretti, voluto da quasi due milioni di Italiani alle primarie e ormai padrone del partito. Padrone per modo di dire, lui preferisce essere chiamato il nuovo leader del PD. Il suo sarà un compito non facile, il partito ha bisogno di uno scatto in più se vuol tornare in alto, e la prima cosa che dovrà fare sarà quella di ridare un’anima ad un partito che l’ha persa, sempre che ne abbia avuto una. Il PD era nato con il grande compito

di unire le due culture storiche dell’Italia, la cultura post-comunista e la cultura cattolico- democratica. Per anni si sono cercate, annusate nella loro antica diversità, e mai si sono riconosciute fino in fondo in un unico partito. Ecco quindi che la prima sfida di Zingaretti sarà quella di dare una vera e condivisa identità al centrosinistra italiano, ancora confuso e indefinito. Non che le cose vadano meglio nel resto d’Europa. Così anche i laburisti in-

glesi, la socialdemocrazia tedesca, il socialismo mediterraneo, sono in crisi, sembrano in difficoltà, non sanno più parlare al loro popolo. Ma questo non può essere un alibi. Negli ultimi anni il centrosinistra è sempre stato al Governo, anche con personaggi di prestigio che hanno provato a modernizzare il Paese, ma senza riuscirci. Politici di esperienza, logorati dalle polemiche e dalle divisioni, non potevano far di meglio. Una zavorra che

influirà non poco sullo sforzo di tornare a vincere così come vuole la nuova gestione del Partito. Saprà il nuovo PD reinventare una politica forte pronta a sfidare una destra sempre più forte che prima con Berlusconi e adesso con Salvini sa parlare ad un paese inquieto che tende sempre più ad affidarsi all’uomo forte di turno? Un’identità non si può costruire sull’antiberlusconismo o sull’antisalvinismo. La battaglia del centrosinistra è quella di contrapporre alla destra un’idea diversa di società, una società fondata sulla partecipazione e sulla solidarietà, su valori che definiscono da sempre la nostra cultura e le nostre tradizioni comuni. I nuovi dirigenti ne saranno capaci? Forse si, sempre che non si ritorni alla cronica litigiosità del passato che ha fatto perdere credibilità e forza all’intero partito. Oggi per il PD si presenta un’altra occasione. Forse l’ultima. Tocca a Zingaretti e ai suoi collaboratori della nuo-

va segreteria indicare una strada diversa da quelle precedenti. Deve ricomporre la rottura sentimentale con gli elettori che si è consunta negli anni scorsi, non sarà facile, ma necessaria per dare al Paese una minoranza che sappia incidere sulla nostra vita politica e sociale. Così sono tornato a parlare di politica, del PD in particolare, da troppo tempo fuori gioco ed ora tornato a riorganizzarsi per tentare la risalita. Da commentatore esterno debbo dire che non ho una gran fiducia, dal dopoguerra in poi la sinistra è sempre stata una bottega di litiganti, scissionisti, polemici personaggi legati solo alla loro fama ed alla loro poltrona, fa parte della loro natura. Lo diceva bene il grande filosofo Norberto Bobbio: “Discutono del loro destino senza capire che dipende dalla loro natura. Risolvano il problema della loro natura e avranno risolto il loro destino”.


Attualità

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Stefano e Lina Costantini, di Lardaro, raccontano la loro esperienza nel Paese sudamericano

Il Venezuela come lo conosciamo noi Era il 1978 e Costantini, classe 1945, dopo aver lavorato per qualche tempo presso la locale Cassa Rurale, aveva di fatto deciso di accettare l’invito dell’impresa edile Del Favero di recarsi al suo soldo in Sud America. Presa con sé la giovane famiglia si era quindi trasferito oltreoceano per lavorare per questa ditta, passando successivamente a fondare una propria impresa di dispositivi medici, “Suministros Colin”, vivendo stabilmente a Caracas fino al 2012 quando, a fronte della mutate condizioni politico-economiche del paese è tornato a vivere definitivamente a Lardaro («Da allora però vado là una volta all’anno; ho ancora un capannone, che sto cercando di vendere»). Il fatto che nel 1975 il Presidente del Venezuela Carlos Andrés Pérez Rodríguez avesse nazionalizzato le compagnie petrolifere del Paese, sottraendole al controllo delle imprese statunitensi, aveva dato grande impulso economico al Paese, raccontano oggi i Costantini. Denaro e lavoro non mancavano per nessuno, e italiani, portoghesi e spagnoli erano accolti con grande favore dalla popolazione locale. «Producevano tre milioni di barili di petrolio al giorno» - ricorda Costantini - «In più c’erano molti investitori stranieri, c’erano le fabbriche della Palmolive, della Procter&Gamble, e altre ancora; inoltre in questo paese dal clima favorevole si producevano tantissima frutta e verdura». È Lina a ricordare i tempi migiori del Paese: «Una volta le donne che stavano bene e dovevano avere un

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di Mariachiara Rizzonelli

uand’ero in Guatemala e stavo per andare in Venezuela mi dicevano “Tu vas a la sucursal del cielo”, che cioè andavo in quella che era la succursale del cielo, un paese

bambino andavano a Miami a comprare un intero corredino per il nascituro. Così si faceva anche per le compere a Natale. Anche le persone più semplici vestivano elegantemente. Oggi è tutto diverso. Nemmeno le macchine girano più, le strade sono vuote perché la benzina è gratis ma mettere a posto una macchina costa tantissimo». I problemi sono iniziati quando Chavez nel 1999 è salito al potere inaugurando una politica molto popolare di aiuti alle famiglie (per esempio assicurando a tutti la possibilità di ricevere una pensione), ricorda Costantini. In quegli anni il Venezuela viveva un momento fortunato perché il petrolio aveva raggiunto il prezzo di 120 dollari al barile e la nazione guadagnava dalla vendita del petrolio come mai era successo nei

decenni precedenti. «L’errore di Chavez - commenta Costantini - fu quello di farsi coinvolgere in progetti troppo favorevoli ai vicini paesi del Nicaragua, della Bolivia, ai quali concedeva importanti finanziamenti a fondo perduto, o Cuba, cui forniva petrolio gratis, chiedendo magari in

bellissimo», così racconta Stefano Costantini, originario di Roncone, imprenditore per ben trentaquattro anni in quel paese e oggi rientrato, con la moglie Lina, a Lardaro.

cambio l’arrivo di diecimila medici da inviare nelle favelas o “ranchos” locali. Fidel Castro rivendeva il petrolio a prezzi internazionali, mentre di medici in Venezuela non ne mancavano ed erano anche bravissimi». Questo ha iniziato ad erodere le casse dello stato venezuelano che ha iniziato ad

andare in perdita. Chavez inoltre ha statalizzato le migliori imprese della nazione, ponendo a capo di esse dirigenti scelti dal governo poi dimostratisi del tutto inadatti al ruolo ricoperto per cui queste imprese sono mano a mano fallite. Ha anche emanato una legge sul lavoro secondo la quale nessuno mai poteva mai essere licenziato, condizione che portava le imprese a sostenere un altissimo costo del lavoro. Per questo e per ovviare al rischio di essere statalizzate molte imprese straniere hanno quindi iniziato ad andarsene dal paese. «Con tutto ciò da tre milioni di barile di petrolio al giorno si è passati a uno e mezzo e sempre meno» - racconta Costantini - «Anche perché le raffinerie funzionavano male perché non manutentate, finché si è arrivati a importare dagli Stati Uniti, che erano stati dei grandi compratori, 800 barili di benzina». Nel 2013 quando Chavez si è ammalato ed è morto gran parte della popolazione sperava ormai in un cambio secco di guardia del partito al governo. «Fu eletto però il suo delfino, Nicolàs Maduro, che continuando in queste politiche scellerate ha ulteriormente aggravato la situazione socio-economica nazionale. Il Venezuela - riporta Costantini - per sostenere il bilancio statale è stato infatti costretto a contrarre una serie di debiti con paesi come la Russia e la Cina che ora sta ripagando tramite la stessa riserva

statale di oro. Deve quarantamila milioni di dollari alla Cina e non si sa quanti alla Russia. L’ultima volta che eravamo là abbiamo visto gli aerei caricati di quest’oro che dovevano partire per la Russia». La situazione da qualche anno è così grave che ormai nel paese la popolazione manca degli stessi viveri di prima necessità. «La carne si trova ogni dieci giorni, il pesce a prezzi esorbitanti; non si sa come facciano con stipendi da diciottomila bolivar al mese, cioè sei dollari USA, e le banche che ne danno pochi perché non ne hanno. Speriamo riescano a far passare gli aiuti umanitari» commentano i Costantini. I coniugi ricordano come ora il paese veda un’immigrazione massiccia di quanti possono partire «Avere il passaporto costa tantissimo e arriva anche dopo un anno» - verso il Perù, la Bolivia e l’Ecuador, dove per mancanza del riconoscimento dei titoli di studio si abbassano a fare qualunque lavoro. E Juan Guaidò, leader dell’opposizione? «E’ sostenuto dal 90% della popolazione – spiega Stefano Costantini - ma Maduro cerca in ogni modo di fermarlo; non si arrischia però a toccarlo perché sa che gli Stati Uniti interverrebbero immediatamente in suo aiuto. Speriamo riesca nel suo intento». Ai Costantini manca il Venezuela qual era quando sono arrivati là e tutti erano sereni e accoglienti verso di loro. Sono però contenti di essere ritornati alla loro terra: «Non vorrei mai vivere sotto Maduro. Quando vado là ho paura».


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Il Saltaro delle Giudicarie

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In quanto ai medici, pochi ma buoni, perlomeno nei reparti che ci sono rimasti. Ma quelli sono come i giocatori di calcio, vengono da noi, crescono, si fanno onore, ma poi vanno sul mercato e le squadre più potenti ce li portano via. Arriva il Real, o il Barcellona, e i migliori se li portano a Trento o a Rovereto. Vuoi mettere la soddisfazione di curare pazienti d’un certo calibro, assistiti da tacchi 13 e minigonne focose, rispetto all’umile gente delle nostre valli che ancora puzza di vecchio. L’assessore Zeni, quello di prima, era ancor più birichino, i migliori lui li avrebbe portati a Cles con il beneplacito del Presidente d’allora Rossi, iniziando col condividerli, per poi trasferirli e buonanotte. Adesso le cose sembrano essere cambiate, si ricomincia da capo, anche se è un po’ troppo tardi, il reparto nascite se n’è già andato, il nostro, s’intende, perché quello della Val di Fiemme, che aveva subito la stessa sorte, è già stato ripristinato, dalle quelle parti si sa, c’è gente potente, e noi se non altro, adesso ci forniranno di un reparto d’ecografia ginecologica, dopo “la rinuncia ai reparti di ostetricia e ginecologia”. Così dice il comunicato stampa della Provincia riassumendo l’incontro in quel di Tione di cui stiamo parlando. Forse non lo sanno gli attuali amministratori provinciali, ma ai due reparti inerenti la maternità, di certo non siamo stati noi a “rinunciare”, ma ce li hanno chiusi da un giorno all’altro senza preavviso e senza poter dire la nostra. A nulla sono valse le nostre rimostranze, così s’era deciso nelle alte sfere d’allora, come sempre particolarmente sensibili alle valli più disagiate, e così è stato. E le nostre mamme sono state sbattute sull’elicottero a ciondolare nei loro trasferimenti a Trento per il parto. Non male, magari il primo viaggio in elicottero può agevolare anche le cose, un po’ per la pau-

IL SALTARO DELLE GIUDICARIE

L’ospedale di Tione “cura con cura” Finalmente la primavera...i cornioli sono in fiore e tutta la natura comincia il suo lento cammino della speranza. Nonostante la siccità e il tempo che non è più quello di una volta, le cose vanno come devono andare. Questo è quanto concordano gli amici del bar della Maroca, finalmente in maniche di camicia pronti a discutere delle cose del mondo intero, loro sono persone intelligenti, lungimiranti e senza peli sulla lingua, tutto merito dei fiaschi impagliati di buon vinello erogato con garbo e poco altro dall’ultra settantenne vecchia ostessa che nel suo lavoro ne ha viste e sentite

ra, un po’ per il dondolio, va a finire che gran parte dei nostri bimbi nasceranno lassù nell’alto dei

cieli, vicini al paradiso. Non male, ammesso che tutto vada bene! Ne sarà felice il nostro Saltaro che

Auguri di Buona Pasqua! ����������������� � ����� ���������������������������������� ��������� ��������

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di tutti colori. L’ultima le è particolarmente piaciuta, ha scoperto, merito dei giornali, che l’ospedale di Tione “cura con cura”...chi l’avrebbe detto, i giudicariesi l’hanno sempre saputo, il personale che accudisce i nostri pazienti è di prim’ordine, gente nostra, sempre disponibile, col sorriso incoraggiante anche nelle situazioni più gravi, siamo orgogliosi di tutti i nostri operatori ospedalieri, davvero l’ospedale di Tione “cura con cura”, finalmente l’hanno scoperto anche i politici che in questi giorni l’hanno visitato in massa.

da lassù le potrà seguire per garantirne la buona riuscita del trasloco. Così è stato e così sarà. Ma speriamo non succeda altro. Noi confidiamo nei nostri rappresentanti al governo della Provincia. C’erano tutti e tre, Tonina, vice presidente della Giunta, Failoni, assessore al Turismo e mille altre cose, e Gottardi assessore agli enti locali. Da loro ci aspettiamo attenzione e particolare presenza nelle decisioni che riguardano le valli: cari nostri rappresentanti, siamo stufi d’essere cittadini di serie b, paghiamo le stesse tasse abbiamo gli stessi diritti e vogliamo gli stessi trattamenti, al pari di quelli

di Trento e di quelli della Val di Non, valle, chissà perché, protetta persino dal buon Dio, nonostante che abbiamo nel passato martirizzato i chierici Alessandro, Sisinio e Martirio capitati in Val di Non per convertire i nonesi d’allora, cosa che non capita a noi che abbiamo martirizzato san Vigilio. In quanto a tasse, a dir il vero noi ne paghiamo più di altri (dei nonesi, ad esempio!) e abbiamo le stesse strade di cinquant’anni fa, senza voler fare polemiche, ma questo sembra non importi a nessuno. Tutto sommato, però, possiamo stare tranquilli, i nostri assessori non sono gente da poco, sono tre politici di valore

e lo hanno già dimostrato. Mario Tonina sta lavorando giorno e notte perché le cose cambino, lo si vede impegnato in ogni parte del Trentino, credo che abbia l’esperienza giusta per non ricadere negli errori del passato, così come Roberto Failoni che è come un gatto, c’è ovunque si parli di turismo, con la sua esperienza sa quello che dice e lo dice con franchezza come si dovrebbe sempre fare, una bella sorpresa per le Giudicarie. E Mattia Gottardi che ha iniziato da poco, ma con la sua esperienza da sindaco e di avvocato, potrà di certo fare bene nel semplificare il casino legislativo della nostra Provincia, che ormai ci controlla e ci regola persino i pasti da fare, i cibi da ingoiare e le evacuazioni doverose per evitare malanni intestinali. Siamo in una botte di ferro. Noi ci crediamo, salvo far marcia indietro se con il passar del tempo i nostri tradissero la nostra fiducia. I prossimi cinque anni dovranno essere la legislatura del riscatto civile e perequativo delle Giudicarie. Staremo in guardia e con noi tutto il popolo giudicariese, mai abbiamo avuto una così importante rappresentanza in Giunta Provinciale senza contare che abbiamo anche almeno altri due consiglieri giudicariesi, Masè Vanessa ed Alex Marini, che si spera possano dare una mano allo loro terra, è un loro dovere. A dir il vero ci sarebbe anche un terzo consigliere, tal Paolo Ghezzi di Prà di Bondo, ma sembra che non ci tenga molto ad essere giudicariese ed allora su di lui non ci facciamo un gran conto. Questo è il sunto del primo convivio politico primaverile degli amici del bar della Maroca. É costato un paio d’ore di discussioni, cinque fiaschi e mezzo per sostenere il livello culturale del dibattito e il mezzo esaurimento del vostro Saltaro impegnato nel riassumere la vicenda. Spero d’aver fatto un buon lavoro. Che il buon Dio ce la mandi buona. Evviva le Giudicarie!


Economia Che scuola ha frequentato? Ragioneria a Trento, corso di programmatore informatico, che a Tione mancava. Dopo il diploma mi sono iscritto all’Università di Verona, ma per poco, perché ho trovato subito lavoro, e per quasi 20 anni sono andato tutti i giorni a Trento in una ditta di Telecom a fare il programmatore di software, cosa che mi piaceva, e mi piace ancora. E la passione per le pecore come è nata? Nel tempo libero davo una mano a mio padre, che aveva 4 o 5 pecore ed altri animali. Quando si è ammalato, accudivo io le pecore tutti i giorni, volentieri, mi piaceva. Poi conosce Lorenza, di Stenico, che diventa sua moglie. Sì, lei è diplomata in flauto traverso al Conservatorio di Trento, e ha iniziato ad insegnare musica in una scuola, sempre a Trento. Ma ha anche scoperto che le piaceva lavorare la lana. E poi le pecore crescono, e bisogna accudirle, e questo diventa un vero secondo lavoro. Non solo. È il periodo che cominciano a girare i primi orsi in zona, e devono essere costruiti recinti adatti a tenerli lontani. Ma fare una staccionata robusta per poche pecore, o per una cinquantina, non cambia molto le cose. Dunque decidiamo di aumentare il numero di pecore, dedicare loro più tempo, cominciare seriamente ad utilizzare la lana al meglio. Cosa avete fatto giunti a questo punto? Le pecore non vanno solo sfamate, ma bisogna tosarle, e poi c’è la lana da lavare, asciugare, aprire e ridurre in “fiocco”. Avete acquistato macchinari per tutto questo? Certo, sono andato in giro per trovare cardatrice, stiratoio, profilatrice, le ho trovate a Biella, Brescia, Salò, Milano. Manca solo quella che assembla i fili sottili, per ottenere la lana a due o tre capi, lo spessore giusto per

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La storia di Sandro Malesardi e Lorenza Orlandi

Una filiera della lana per una vita nella natura O

rmai li conoscodi Chiara no in tutta Italia, dopo la puntata di Striscia la Notizia dello scorso 28 febbraio, quando Davide Rampello nella rubrica “Paesi e paesaggi” ha illustrato la loro attività. Stiamo parlando di Sandro Malesardi e Lorenza Orlandi, coniugi di Comano, e della loro “Fi-

liera della lana”. È una azienda familiare piccola ed autosufficiente, frutto della scelta di una vita immersa nella natura da parte di due giovani davvero in gamba e pieni di entusiasmo. Sandro è nato nel ’76, vive a Comano nella casa che era stata di suo nonno Giuseppe, classe 1891.

Garroni

esser lavorato, e questo lo fa mia moglie a mano.” Lorenza oltre a filare fa anche tanti oggetti che poi vendete. Lorenza fila la lana, la colora, la lavora ed inventa sempre nuovi oggetti: calzini, berretti, maglie, scarpine. Abbiamo anche frequentato un breve corso in val di Gresta, io e Lorenza, per imparare a fare il feltro. Ora che con la collaborazione di Apt, albergatori, scuole, arrivano scolaresche e gruppi di visitatori per vedere il nostro lavoro, lei gli fa fare laboratori che fanno toccare con mano come è l’attività, ed ognuno si porta a casa l’oggetto che ha realizzato. Molta lana viene anche colorata, con elementi naturali, come edera, foglie di carote, melograno, bacche di sambuco, curcuma.” La curcuma è l’unica sostanza

non locale che viene usata, perché dà un bel giallo intenso che non si potrebbe ottenere altrimenti.” Poi ha dovuto lasciare il lavoro di programmatore. Sì, ormai dovevo fare a tempo pieno l’allevatore di pecore e il produttore di lana, ed il 31 dicembre 2015 ho concluso il lavoro di programmatore. Lorenza invece continua a insegnare

flauto traverso in una scuola musicale di Trento, part time. C’è stata anche una bella novità nella vostra famiglia, i figli. Sono nati Riccardo, 3 anni fa, ed Andrea l’anno scorso, e siamo davvero impegnati a tempo pieno a seguire loro, e la Filiera della lana, che ci occupa 24 ore al giorno per tutto l’anno.

Quanti animali avete adesso? Al momento le pecore sono 50 femmine adulte, prevalentemente di razza Tingola (bianca, con gli occhi contornati di nero, per cui viene detta anche “dagli occhiali”), autoctona del Trentino, che era quasi in via di estinzione, e che ho acquistato in val di Fiemme. C’è poi la Bergamasca, come quella che aveva inizialmente il papà, qualche capo Brownsheep, per la colorazione marrone, qualche Suffolk e due frisone da latte, per l’alimentazione degli agnelli: i maschi vengono venduti, le femmine restano per il ricambio generazionale (una pecora non supera mai gli 11-12 anni di vita). Il montone, di razza Tingola pura, viene cambiato spesso, per ovvi motivi genetici.

Ha solo pecore? No, abbiamo anche una trentina di galline, che danno uova fresche, alcuni conigli che, se le cose procederanno bene, daranno anche loro filati di pregio. Naturalmente c’è un cane che fa da guardia alle pecore, e finora ha tenuto lontano i predatori, con l’eccezione di una volpe che ha fatto fuori un po’ di pulcini. Ci sono anche due gatte che tengono lontano i topi. Sembra tutto perfettamente ecologico. D’estate cambia il lavoro? Con la bella stagione le pecore sono sempre in giro nei prati, nelle vallette e nelle zone abbandonate che si stavano imboschendo; tengono pulito il terreno, compreso il sottobosco di vari appezzamenti, cosa che favorisce il lavoro del taglio della legna di tutta la comunità di Comano. Quanti recinti ha costruito? Tre, rispettivamente di 3 ettari, di 5 e l’ultimo di 2 ettari e mezzo, a 1600 metri di altitudine. Fatti a regola d’arte, col filo elettrico, finora han fatto il loro lavoro. Problemi con gli orsi ci sono stati una volta alcuni anni fa, ma prima della realizzazione dei recinti. In futuro ingrandirete l’azienda? No! Si snaturerebbe il nostro stile di vita, quello che vogliamo è ricavare il necessario per vivere, e questi numeri sono l’optimum. Adesso siamo autosufficienti, e va bene così.

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Carnevale

APRILE 2019

Di misura batte l’ironia di Condino con “An po’ chi an po’ la”

Carnevale, a Storo vince “La Rocca Savana” Un incontro che ha spiegato come i recenti fatti di cronaca non debbano fermare l’organizzazione di eventi. Giovedì 28 è stato festeggiato il «Carnevale dei Piccoli». I protagonisti del pomeriggio sono stati i bambini della scuola d’infanzia e primaria del comune di Storo e di Bondone, circa 400, che hanno sfilato per le vie del centro storico a partire dalle ore 14:00 e hanno concluso in bellezza presso StoroE20, con animazione del Clown Molletta accorso direttamente da “Italia’s Got Talent”, giochi, musica e merenda. Programma analogo per il Carnevale dei Ragazzi, che si è svolto nel pomeriggio di domenica 3 marzo, con partenza dall’Oratorio, grazie alle mamme della “Sala Giochi” che hanno organizzato il tutto. E a seguire, dalle ore 19: «Sober Party», la festa differente. L’obiettivo era quello di lanciare un forte messaggio all’intera popolazione dimostrando che bere non è obbligatorio per divertirsi. Inoltre, la manifestazione era aperta a tutti ma rivolta principal-

La 52° edizione del «Gran Carnevale di Storo», organizzato dalla Pro Loco di Storo «Mati Quadrati», presieduta da Nicola Zontini è partita mercoledì 27 febbraio con una delle novità in programma: la tavola rotonda dal titolo: “Festa in sicurezza? È possibile! Divertirsi è bello, ma essere informati è meglio”. La serata è stata moderata da Giuliano Beltrami e sono intervenuti il sindaco Luca Turinelli, il comandante della Polizia Locale Valle del mente ai più giovani dopo le limitazioni delle entrate prese per motivi di sicurezza nelle altre serate del carnevale. La serata è stata animata dallo special guest «Edmarro» e dai numerosi dj locali: Bony Voice, Stefano Fedrizzi, Simone Quai, Dada&Giulio P., Dylan Joker, Denis Zeta, Fabio Monfredini, Bacco e Carl G. Sabato 2 marzo si è invece svolta la festa serale di apertura del carnevale 2019 dal tema «Carnival Jungle», sempre presso Storo E20. Ospite d’onore lo svizzero «Dj Antoine» insieme al vocalist «Chicco-Samsara in tour» e ai regular dj & voice: Dj Daniele Battan, Simone Quai, Alex the Voice e Bony Voice. La prima esibizione dei carri allegorici e gruppi mascherati si è tenuta marte-

dì 5 marzo, lungo il classico percorso ad anello: 8 carri e 2 gruppi mascherati hanno animato il tutto. A seguire degustazione della Polenta Carbonera presso il teatro tenda PalaCatta nel piazzale delle scuole medie con musica di Alex the Voice e Dj Catta. La festa si è poi spostata in tarda serata alla struttura di StoroE20, dove la musica live

Chiese Stefano Bertuzzi, il comandante dei VVF di Storo Alessandro Giacco, il presidente del Servizio Ambulanza di Storo Franco Berti, Federica Valenti del servizio Alcologia APSS Giudicarie, il referente istituzionale del Piano Giovani Valle del Chiese Matteo Zanetti, il docente per la formazione degli Addetti alla Sicurezza Corrado Ceschinelli e Marzio Maccani dirigente del Servizio di Polizia Amministrativa provinciale.

della band «Fabio Supernova & the Energy band» ha intrattenuto il pubblico, insieme a il Djset by Denis Z, Dylan Joker, Bony Voice e Alex the Voice. Il trofeo «Matiquadrati» è stato conquistato dal gruppo: “Mary Poppins Crew” con il carro “La Rocca Savana” seguito dall’argento degli “Scaldabache” di Condino con “An po’ chi

an po’ la” ed, infine, bronzo per “Stonad”. Ultima tappa e chiusura sabato 9 marzo. Sfilata con 14 carri e 3 gruppi, festa al Palacatta e poi a Storo E20 con gli «Exses» affiancati dai regular dj & voice Dada&GiulioP., Alex the Voice. Durante le premiazioni sul podio dei carri interni è stato riconfermato l’ordine di martedì fatta eccezione per il terzo posto aggiudicatosi a “Stor el-sheik” carro della compagnia “Ex-Combattenti”. «Trofeo Hermann» assegnato a “Stor go talent”. Dopo l’estrazione della lotteria, spettacolo e animazione con «90 Wonderland». Ora, a distanza di giorni è tempo di fare un bilancio queste le parole del presidente Zontini: «Un carnevale bellissimo. Sia perché è andato tutto bene

ma soprattutto per la qualità molto alta dei carri e gruppi mascherati che hanno partecipato: strutture, spettacoli, costumi e coreografie curate nei minimi dettagli. Un bilancio molto positivo e ne è una dimostrazione la grandissima partecipazione alle due giornate dedicate alle sfilate. Mi preme sottolineare anche il discorso legato alla novità principale di questa edizione: il Sober Party. Non ha avuto una partecipazione elevata come le altre serate ma siamo contenti perché abbiamo dato il segnale che volevamo e probabilmente ripeteremo eventi simili. Voglio chiarire che nonostante su sette mila persone otto siano state trovate, durante gli appositi controlli, in possesso di sostanze questo sia successo all’ ingresso del paese e non durante la manifestazione. Ringrazio tutti quelli che hanno collaborato la Pro Loco in primis, le forze dell’ordine e gli assistenti alla sicurezza e naturalmente i numerosissimi figuranti.»

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Carnevale

APRILE 2019 - pag.

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Primo premio e anche miglior satira per il carro di Sella Giudicarie

La creazione di Roncone trionfa a Tione Nella scena, nemmeno l’orso riesce a farli scappare e desistere dal portarsi via le prelibatezze locali, allora si pensa di creare uno spaventapasseri vestito da forestale per riuscire, infine, a cacciarli via. Secondo il carro di casa, che aveva vinto lo scorso anno, quello di Tione che si è occupato di politica locale: battute e satira per tutti dall’attuale sindaco Antolini che sembra proprio non avrà rivali in campagna elettorale all’ex oggi assessore provinciale Mattia Gottardi. Terzo posto per il carro allegorico di Valdaone, «Libertè, egalitè e vargota en men». Fra i gruppi mascherati si è classificato primo come lo scorso anno quello del Bleggio, che ha messo in scena una sessantina di figuranti, con «Cappuccetto losco e la merenda magica», una rivisitazione in chiave moderna e noir della nota favola per

Doppio premio per la creatività e l’ironia ronconese: è proprio «Il bresan perde il pelo ma non il vizio» ad aver conquistato il primo premio al Gran Carnevale Giudicariese e anche il «Premio Giullare», ovvero la menzione speciale per il miglior testo. «Il bresan perde il pelo ma non il vizio» ha conquista-

bambini. A seguire, è stata premiata l’esibizione del gruppo di Preore «La lega dei legò» e terzo posto per «The Messition» di Tione. Per il resto il carnevale tionese ha distribuito 35

polente e 240 kg di salamino e per gli organizzatori è stato un successo, sul quale però va costruita la manifestazione del futuro: «Speriamo che da chi ha partecipato, soprattutto i giovani, ci sia

to giurati e pubblico: presi dallo spirito carnevalesco gli ideatori – un’ottantina alla fine i figuranti che si sono esibiti e scatenati davanti al pubblico del Gran Carnevale - hanno creato una satira sull’annosa questione dei lombardi che razziano funghi e «radich de l’ors» in territorio ronconero.

l’entusiasmo di proporre delle idee nuove e tutte loro – spiega Maurizio Iseppi, presidente del Comitato Carnevale – che abbiano anche il coraggio di rischiare mettendosi in autonomia a proporre car-

ri e gruppi con un ritorno di entusiasmo che negli ultimi anni è andato un po’ scemando». Il Gran Carnevale si è aperto con il saluto della Regina che, in rima, ha aperto il pomeriggio di

scherzi e satira proprio parlando della Comunità e della vita di paese in crisi di impegno: dalla prossima campagna elettorale per l’elezione del sindaco che pare sarà una corsa solitaria di Eugenio Antolini che «Per tirare acqua al proprio mulino di spese pazze non avrà bisogno e scroccare aperitivi nei bar rimarrà solo un sogno», all’associazionismo che vede la banda di Tione senza un maestro e la Pro loco che non trova volontari e quindi non riesce a fare manifestazioni tanto che «è strano dirlo e un po’ spaventa ma ci mancano anche le diapositive in piazza del parco Adamello Brenta». Anche al Carnevale «i carri sono meno e la burocrazia è una fatica» ma, conclude la Regina, «noi siamo fiduciosi, lasciate che ve lo dica, la vera missione del nostro comitato è che il carnevale non venga mai dimenticato».


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Territorio

APRILE 2019

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Territorio

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Attualità

APRILE 2019

I beneficiari dell’intervento economico sono vincolati al Patto di servizio con il Centro per l’impiego per un percorso di ricollocazione sul mercato del lavoro (formazione, orientamento, accompagnamento al lavoro), mentre le persone più fragili sono coinvolte in iniziative di volontariato e di cittadinanza attiva. Il mancato rispetto di queste condizioni comporta l’interruzione dell’erogazione. La contemporanea introduzione del reddito di inclusione (ReI) aveva comportato una sovrapposizione della misura nazionale con quella provinciale, creando per un certo periodo non poche difficoltà in mancanza di indicazioni procedurali ed organizzative chiare con conseguenti disagi in primis agli utenti ma anche agli stessi operatori delle Comunità di valle, dei CAF, dell’INPS, della Provincia, dei Centri per l’impiego. Il decreto legge n. 4/2019 (che il Parlamento deve convertire in legge dello Stato entro la fine di marzo 2019) ha introdotto il reddito di cittadinanza che dal mese di aprile 2019 andrà a sostituire il Reddito di inclusione (ReI), la forma di aiuto nazionale attualmente in vigore, mentre l’assegno unico provinciale continua ad essere applicato nella provincia di Trento che, in attesa “della revisione complessiva dei requisiti per l’accesso alle prestazioni comprese nell’assegno unico....”, deve trovare la giusta integrazione con il nuovo reddito di cittadinanza:

Trentino l’eccezione, cosa accade con l’assegno unico

Reddito di cittadinanza, domande al via di Anna Lisa Zambotti

A

due settimane dal via per la presentazione delle domande, sul territorio nazionale circa 500 mila persone si sono rivolte agli sportelli del Caf per inoltrare domanda per il reddito di cittadinanza. Non tutte saranno accolte, ma in meno di 15 giorni dalla partenza oltre la metà dei potenziali beneficiari ha già presentato le domande: gli under 30 rappresentano il 6,8% e i cittadini stranieri il 9,5%. E in Trentino come si accede al reddito di cittadinani cittadini, in possesso dei requisiti, potranno accedere al reddito di cittadinanza, integrato eventualmente dall’assegno unico, dal momento che continueranno a ricevere gli stessi interventi economici di sostegno al reddito che attualmente vengono erogati totalmente dalla Provincia Autonoma di Trento e dall’anno prossimo dallo Stato. Si calcola che circa 4.000 famiglie potranno percepire solo il reddito di cittadinanza e 4.900 solo l’assegno unico provinciale, 1.200 famiglie potranno godere del reddito di cittadinanza integrato dall’assegno unico.

Per quanto riguarda la residenza, in base alla legge di bilancio n 1 del 2019

na Pasqua! Auguri di Buo

za? Da un paio d’anni è attivo l’assegno unico provinciale, misura economica che ha inglobato il reddito di garanzia. Questo strumento prevede la compresenza di due quote, una destinata ai nuclei familiari più deboli economicamente e a rischio di marginalità e una quota diretta alle famiglie per sostenere la spesa necessaria per la cura, l’educazione e l’istruzione dei figli, l’assistenza ai soggetti deboli - invalidi o non autosufficienti.

“Variazione al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 20192021”, anche la nostra Provincia ha assunto il criterio della residenza in Italia “per almeno 10 anni di cui gli ultimi due in modo continuativo”, in sostituzione della residenza continuativa in provincia di Trento di almeno tre anni, allineando in tal modo i requisiti d’accesso; ma per salvaguardare “i nuclei familiari che presentano problematiche sociali complesse, ulteriori rispetto al semplice bisogno di natura economica, accertate dal servizio sociale secondo i criteri definiti con deliberazione della Giunta provinciale, (…) se

aderiscono ad un progetto sociale redatto dal servizio sociale” è prevista una deroga ai10 anni di residenza per situazioni già in carico al servizio sociale territoriale, verificata la sussistenza di grave pregiudizio, per le quali il mancato ricevimento del sostegno economico comporterebbe un rischio elevato di svantaggio; ci si riferisce in modo particolare a chi manifesta rilevanti esigenze di tutela e protezione come i nuclei familiari con minori interessati da provvedimenti da parte della magistratura, situazioni con condizioni sanitarie complesse con una presa in carico in base ad un progetto integrato tra servizi sanitari e socia-

li, particolari situazioni di rischio che richiedono percorsi di protezione; il bisogno di queste persone sarà valutato secondo modalità omogenee da parte dei servizi sociali. Da interviste condotte su un campione di richiedenti il reddito di cittadinanza, la maggior parte di questi dichiarano di non aspirare ad un sussidio assistenziale ma ad un vero lavoro, unica vera medicina per uscire dalla condizione di indigenza e rassegnazione. Ma sul tema dei navigator, figura che dovrebbe aiutare la persona nella ricerca del lavoro, il meccanismo sembra essersi inceppato causa le mancate definizioni, fino ad ora, degli aspetti relativi alle selezioni, inquadramenti, nel timore che ai 6.000 navigator previsti si offra un’occupazione precaria riducendo l’ambito delle tutele dei lavoratori. Quello che manca allo stato attuale sono le politiche che creano lavoro per favorire questo tipo di risposta rispetto a quella economica secondo lo spirito della legge che dovrebbe promuovere il reddito di cittadinanza come “misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro».


Comunità delle Giudicarie

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Stati Generali della Montagna: un’occasione per lo sviluppo delle Giudicarie Giorgio Butterini, Presidente della Comunità delle Giudicarie nominato coordinatore

L’obiettivo è quello di valorizzarne le potenzialità, invertendo anche lo spopolamento delle aree montane attraverso iniziative concrete, volte a creare opportunità di crescita e sviluppo per l’intera area montana. Il paesaggio montano nella nostra Provincia è un patrimonio di inestimabile valore ambientale, culturale e storico che segna l’identità del territorio trentino ed è allo stesso tempo il risultato dell’adattamento millenario dell’uomo all’ambiente naturale, che lo ha via via modificato creando unicità territoriali e relazioni che ne fanno un unicum dal punto di vista ambientale ma anche economico e produttivo. Sono state individuate quattro Aree Tematiche: Governance, Accessibilità ai Servizi, Sviluppo economico e coesione sociale e infine Paesaggio, ambiente e territorio. La prima riunione degli Stati Generali della Montagna si è svolta a Tione nei giorni scorsi ed ha visto la presenza di

La Giunta provinciale ha lanciato nelle scorse settimane gli Stati Generali della Montagna. “La montagna è patrimonio diffuso della comunità trentina che va tutelato e rafforzato”, ad affermarlo è il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, che con questa innovativa proposta intende organizzare un tour di incontri che interesseranno l’intero ambito provinciale finalizzato

oltre 50 rappresentati di tutte le categorie economiche, sociali ed ambientali giudicariesi e delle Amministrazioni locali. Intorno al tavolo il Presidente della Comunità delle Giudicarie, Rappresentanti dei Comuni, dei Consorzi BIM, del Parco Naturale Adamello Brenta, delle Reti delle Riserve, delle Asuc, dei Piani

Un progetto comune che mira, con specifiche azioni di comunicazione, a far conoscere il territorio e le specificità delle Giudicarie a nuovi e potenziali turisti, un piano di marketing multicanale che si rivolge in parte al mercato nazionale, ma senza dimenticare l’importante mercato estero (Germania, Austria e Svizzera). Si tratta di un programma di azioni pensate per offrire ai turisti la percezione delle molte possibili esperienze da vivere in un territorio tanto ricco e variegato. Anche per il del 2019 la regia è stata affidata a Trentino Marketing, che ha coordinato e ponderato numerose azioni “offline” su televisioni, radio, quotidiani e riviste e, contestualmente, sui canali online, realizzando contenuti da promuovere sui canali web, attraverso le app e specifiche campagne sui social. Si tratta quindi di tante attività intraprese nell’ottica di intercettare, attraverso diversi mezzi di comunicazione, sempre più contatti interessati a trascorrere una vacanza nei quattro ambiti delle Giudicarie. Naturalmente sono molteplici e variegati anche i temi condivisi dal territorio, nella prospettiva di evidenziare i punti di forza di ogni ambito, promuovendo vacanze slow condotte in contesti particolarmente qualificati sul piano ambientale e in grado di proporre esperienze uniche rispetto all’enogastronomia, alla ruralità e alle attività outdoor, tra cui spiccano mountain-bike, trekking e pesca.

Giovani, degli Albergatori, degli Artigiani, dei Commercianti, degli Industriali, degli Allevatori, degli Agricoltori, dei Vigili del Fuoco, delle Pro Loco, delle Associazioni culturali, sportive, del volontariato sociale e ambientali, degli impianti di risalita, della Sat, delle Guide Alpine e Maestri di Sci ed infine della Cooperazione.

all’ascolto di tutti gli attori che vivono e lavorano nei territori di montagna, che culminerà nella convention plenaria del prossimo 14 e 15 giugno 2019 a Comano Terme. “Presidiamo il futuro” è il titolo scelto per un percorso partecipativo, che mira a raccogliere le istanze dei territori per elaborarle in un piano di proposte strategiche per la valorizzazione della montagna. In rappresentanza della Provincia l’Assessore agli Enti Locali, Mattia Gottardi ed il Dirigente responsabile dell’unità di missione strategica di coordinamento degli Enti locali, politiche territoriali e della montagna della provincia autonoma di Trento, che hanno parlato di una strumentazione giuridica e istituzionale del tutto nuova per il Trentino. “Un progetto partecipato con l’ambizione di produrre un vero e proprio manifesto del rapporto fra centro e periferia” ha detto Giovanni Gardelli, spiegando che ogni territorio formerà dei gruppi dinamici e stabilirà i propri rappresentanti che porteranno la loro voce in seno agli Stati generali. Una forma di partecipazione ben sintetizzata dal logo adottato, che “rappresenta un progetto

scientifico e istituzionale, ma anche un abbraccio fra la popolazione e la montagna”. Come primo atto organizzativo è stato individuato nel Presidente della Comunità, Giorgio Butterini, il soggetto che ha il compito di coordinare i gruppi di lavoro per giungere ad una sintesi delle proposte che verranno presentate a livello Provinciale. Considerato che il modello di partecipazione ed elaborazione delle istanze da presentare alla Provincia è stato demandato alla discrezione dei territori, il Presidente Butterini, con il supporto dei dirigenti della Comunità di Valle, ha elaborato una “formula” che prevede la costituzione di sei gruppi di lavoro che si riuniranno nelle prossime settimane per elaborare cinque priorità ciascuno, poste anche in

ordine di importanza. A tali incontri verranno invitati tutti gli stakeholder territoriali; chiusa questa fase, le sintesi condivise verranno pubblicate sul portale dell’ente, per consentire a tutti i cittadini di intervenire ed esprimere opinioni, suggerimenti, proposte. I lavori si concluderanno entro il mese di maggio, quando tutte le istanze verranno condivise in un’assemblea plenaria. Lo stesso Butterini considera “gli Stati Generali della montagna, un’autentica opportunità per dare voce al territorio e individuare, attraverso un percorso partecipativo, le oggettive priorità rispetto ai temi fondamentali: infrastrutture, servizi alla persona, politiche sociali e culturali, sviluppo economico, tutela dell’ambiente e governance. Grazie anche all’impegno della Comunità, ancora una volta le Giudicarie potranno condividere una visione del futuro orientata ad una crescita unitaria ed organica dell’intero territorio di competenza”.

Turismo Giudicarie 2020 Avviato il progetto di promo-comunicazione per l’estate 2019

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a volontà della Comunità è ancora quella di investire nel turismo attraverso un progetto che coinvolga unitariamente tutti e quattro gli ambiti delle Giudicarie. Quindi, perfettamente in linea con il Protocollo d’intesa “Turismo Giudicarie 2020”, sottoscritto dalla Comunità delle Giudicarie e dai soggetti deputati alla promozione locale Accanto quindi a programmi tv come la fortunata trasmissione “Sereno Variabile”, con la quale si andrà a promuovere i sapori, la cultura e le tradizioni del nostro territorio, ci saranno redazionali sul “Corriere della Sera” e su “Dove” in cui troverà spazio la vacanza attiva, con consigli sui luoghi da vedere; non mancheranno servizi specifici su riviste di settore come “Alpin” e “Outdoor” che mostreranno consapevolmente l’offerta hiking e trekking e con specifiche campagne su “Outdooractive.com”, “Bergsteiger”, “Bergfex”, “Native Display” e “You Tube” verranno promosse le più belle destinazioni da visitare e

le cose possibili da scoprire per gli amanti dell’outdoor. Come sottolineato dall’Assessore al Turismo della Comunità delle Giudicarie, Walter Ferrazza, si tratta di “un investimento complessivo di oltre 200 mila euro, in grado di valorizzare al meglio la promozione di un territorio tanto unico da offrire risposte anche ai turisti più esigenti e che insieme alla prosecuzione del progetto ‘Evvai’, che contempla la manutenzione delle colonnine a servizio dei biker e una specifica campagna digitale attivata direttamente da Aziende per il Turismo e Consorzi, rivolte al target famiglia sul mercato italiano, rende la pro-

(Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena, Azienda per il Turismo Terme di Comano-Dolomiti di Brenta, Consorzio per il Turismo Giudicarie Centrali, Consorzio Turistico Valle del Chiese), anche per il 2019 è stato condiviso un nuovo “Piano di comunicazione” per il turismo nelle Giudicarie.

mozione completa e suggestiva”. Un progetto condiviso, oltre che dalla Comunità delle Giudicarie, da Trentino Marketing e dalle Aziende per la promozione turistica e dai Consorzi Turistici, anche

dai due BIM del Sarca e del Chiese, che permette di anno in anno di far crescere un settore strategico come quello turistico. Il presidente della Comunità, Giorgio Butterini, sottolinea che “il progetto 2019 rappresenta la naturale continuazione di un percorso iniziato da alcuni anni e che investe l’intera legislatura. Il piano ha una duplice valenza: promuovere lo straordinario patrimonio delle Giudicarie e, grazie al coinvolgimento di APT e Consorzi e al supporto strategico di Trentino Marketing, favorire la massima integrazione degli ambiti territoriali, elemento imprescindibile per la crescita socio-economica”.


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Arte

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Cittadella, la città murata in provincia di Padova che ha dato i natali al nostro, non è distante da Castelfranco, se questo vuol dir qualcosa in fatto di pittura tonale (vedi Giorgione), rivisitata con la sensibilità di un’artista moderno e lasciata danzare dentro rarefatte turbolenze cromatiche al limitare dell’astrazione. Quel dolcissimo paesaggio pedemontano, protagonista con la sua morbida luce degli immensi capolavori del Rinascimento veneto, rivestirà più tardi, per il giovane medico transitato in Trentino per motivi professionali, le sembianze del paesaggio delle Giudicarie esteriori, altrettanto luminoso e numinoso. Da dove le tele infuocate di Carlo Sartori? E poi la consuetudine al bello che Lino Lorenzin introietta fin da giovane studente liceale in quel di Possagno, a contatto con i magnifici gessi del “nuovo Fidia” Antonio Canova, un prezioso viatico per la sua avventura estetica. Dopo la guerra, la laurea in medicina a Padova e la specializzazione in dermatologia, con l’approdo, trentenne, dalle parti delle terme di Comano e la condotta di Stenico a partire dal 1954. Anni moderatamente “pittorici”, questi, volti perlopiù ad una professione molto assorbente com’è quella medica, dove però c’è pure spazio per l’angolo della sublimazione artistica. Di questo periodo le prime sperimentazioni di marca espressionista, sempre nel campo della figuratività, che però, via via, si orientano verso linguaggi più materici ed informali fino a sfociare nella serie dei collages tra gli anni ‘70 e ‘80. E’ interessante notare come tutte queste ricerche linguistiche trovino affinità con le parallele ricerche portate avanti dagli artisti più rappresentativi del tempo (il “décollage”di Mimmo Rotella, i “combine paintings” (opere combinate) di Robert Rauschenberg, le garze/ bende/sacchi di Alberto Burri, le stesure cromatiche di Afro Basaldella), alle quali Lorenzin è ben attento, nonostante il suo osservatorio sia obiettivamente molto periferico rispetto ai circuiti artistici che contano. A proposito di Alberto Burri, viene facile l’accostamento, non solo artistico con il nostro, trattandosi in entrambi i casi di due medici votati all’arte, anche se per il pittore umbro la dimensione artistica diventerà esclusiva scelta di vita. Ma pure per il dermatologo di Stenico la sua scienza non sarà così distante dalla sua in-

Un ricordo del medico artista di Stenico

Lino Lorenzin, quando la pittura incontra la poesia di Giacomo Bonazza

A ventitre anni dalla morte si può ben dire che l’opera di Lino Lorenzin (1921-1996), il medico-pittore di Stenico, continui a rappresentare uno degli episodi più significativi ed innovativi nel panorama dell’arte giudicariese, senza per questo volerla ricondurre al solo ambito valligiano, vista la sua portata riconosciuta a livello nazionale ed internazionale. Non è qui il luogo

per ripercorrerne le tappe in maniera puntuale, ma solo mutuarne qualche suggestione che ancora quel “trapianto di colore veneto” in terra trentina sollecita a distanza di anni, trovando il suo esito più alto nella stupenda serie delle tele degli anni ’90, un vero inno al colore ed al suo conturbante magnetismo, oltre che alla sua forza poetica.

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4 1 - “La prigione dell’io”, 1993 2- “Mattino di primavera”, 1994 3 - “ Di sera”, 1995 4 - “Ho sognato un paese verde”, 1994 5 - “Sinfonia rossa”, anni ‘90

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dagine estetica, avendo quest’ultima a che fare con un’altra epidermide, quella della tela, altrettanto sensibile quando si dispiega su di essa il gioco del colore. Sarà proprio il colore a farla

da protagonista nell’ultima riflessone pittorica di Lino Lorenzin, tra vampate “turneriane”, dissolvenze impressioniste e bagliori lagunari pieni di lirismo, nella difficile impresa di accordare

paesaggi interiori e paesaggi esteriori, moti dell’animo e moti della natura: una pittura che si fa inevitabilmente musica, ancor meglio, canto. Come non rammentare in questa sede i commenti poetici ai quadri dell’artista a cura della poetessa Luciana Sicheri, nella raccolta “Engualdì”del 1995, dando vita ad una felicissima interazione fra parola e immagine? Già alcuni titoli delle opere di Lorenzin sono particolarmente evocativi: “Sinfonia rossa”, “L’odore della neve”, “Legato ad un cuore che brucia”, “Ti aspetto fino a quando sarà notte”, “Ho sognato un paese rosso”, “Ho sognato un paese verde”, dove emerge prepotente un elemento onirico che troverà soddisfazione e pacificazione solamente nella sapiente elaborazione cromatica consumata nel silenzio dell’atelier. Pittura come sogno, quindi, che l’artista vuole opporre al disincanto del mondo. Illuminante a tal proposito un breve stralcio del contributo critico di Lino Lorenzin, allora presidente de la “Cerchia”(sodalizio di artisti trentini nato nel 1986 a Pergine), all’interno del catalogo per la mostra “Encuentro de dos mundos” - Trentino/ Messico - del 1992: “... Incontro di due mondi, di due storie, ma soprattutto incontro di due popoli che desiderano conoscersi...Aiutarsi non con lo scambio di beni fisici, ma con travasi di cultura, idee...Da parte nostra desideriamo immergerci nell’universo artistico messicano, ed assorbire quanto di esso ci può offrire, cercare punti di tangenza, saggiare, esplorare, rischiare e accettare l’altrui esperienza espressiva e nello stesso tempo vogliamo sperare di poter anche noi donare qualcosa, trovare anche noi chi riesce ad ascoltare e sappia captare dalla nostra opera il segreto di chi sa ancora sognare”. Parole di grande umanità, di un tenace cercatore di bellezza.


Cooperando

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Un Festival per parlare di Economia Civile

Sono tante le buone pratiche che esistono anche nelle nostre Giudicarie, capaci di coniugare profitto e impatto sociale; sono storie di piccoli imprenditori e imprenditrici dello sviluppo sostenibile e di comunità che stanno coltivando quei semi del cambiamento che possono davvero trasformare la realtà. Una nuova generazione d’imprenditori “ambiziosi” e generativi

di Alberto Carli A fine marzo si è tenuta nel salone del Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, una tre giorni di confronto, dibattito e buone pratiche per un’economia al servizio del bene comune, inclusiva, partecipativa e sostenibile. Un vero e proprio Festival Nazionale che inserisce il termine “civile” accanto alla che guardano non solo al profitto ma anche all’impatto sociale delle loro azioni e che incarnano le loro azioni nelle tante nuove

forme emergenti d’impresa come le imprese cooperative, imprese etiche, solidali, socialmente responsabili. L’agricoltura sociale ad

parola “economia” e che ha come obiettivo quello di avviare un ampio dibattito su quali modelli siano davvero in grado, sia a livello nazionale che locale, di costruire soluzioni in grado di generare benessere diffuso e ri-innescare quel circuito della fiducia che è il primo collante di ogni relazione sociale. esempio è una realtà ben consolidata. Secondo i dati del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, in Italia si registra ogni anno

una crescita costante del 25%. Anche la Comunità di valle e la Provincia, in maniera diretta o indiretta, stanno riservando sempre più attenzioni ai programmi di welfare territoriale. Inclusività e integrazione sono infatti gli obiettivi ad esempio delle “fattorie sociali”: una fattoria a tutti gli effetti, gestita da più persone che si costituiscono come soci e che collaborano affinché l’attività sia economicamente sostenibile. I frutti vengono venduti al mercato come in qualsiasi altra impresa zootecnica o agricola, ma a differenze delle classiche fattorie, qui vengono svolti anche percorsi riabilitativi, terapeutici e reintegrativi. Per alcuni, questa esperienza si trasforma in un’opportunità di reinserimento nel mondo del lavoro, attraverso l’acquisizione di tecniche professionali e pratiche agricole; per altri, soprattutto per gli anziani, è un’occasione di aggregazione e riscatto sociale. Dall’unione delle competenze delle cooperative agricole e quelle sociali, si possono sviluppare occa-

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sioni di occupazione con la creazione di attività educative per i bambini, di sostegno a persone con disabilità e disagio sociale e di reinserimento lavorativo. Analizzare quali sono i comparti, oltre a quelli tradizionali, di possibile futuro sviluppo dell’agricoltura, dal biologico all’agricoltura sociale passando per i progetti di filiera produttiva, rappresenta non un’alternativa ai modelli di produzione tradizionale ma una complementarietà, un elemento di maggior ricchezza finalizzato a generare una soglia di benessere minimo diffuso e al contempo un’alternativa di attrattività turistica. Le aziende agricole interessate ad avere maggiori informazioni o ad entrare a far parte di un progetto di agricoltura sociale devono iscriversi a una rete locale (consorzio, associazione, circolo, cooperativa ecc.) e rivolgersi all’Ufficio servizi sociali del proprio comune. È possibile rivolgersi anche alle ASL per conoscere i distretti socioassistenziali locali attivi e aumentare così le possibilità di stipulare una convenzione. Se invece si vuole accedere ai finanziamenti pubblici, le possibilità migliori sono quelle offerte dal Fondo Sociale Europeo, in particolare dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 17 n° 4 aprile 2019 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Aldo Gottardi, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Adelino Amistadi, Mario Antolini Musòn, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Alfio Ghezzi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Alessandro Togni, Alberta Voltolini, Ettore Zampiccoli, Marco Zulberti, gli studenti dell’Istituto Guetti Per la pubblicità 3356628973 - 338 9357093 o scrivere a sponsorgdg@yahoo.it Il giornale è aperto a tutti. Per collaborare si può contattare la redazione (3286821545) o scrivere a: redazionegdg@yahoo.it Direzione, redazione via Circonvallazione, 74 - 38079 - Tione di Trento Stampato il 28 fmarzo 2019 da Sie Spa - Trento Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1129


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Scuola

APRILE 2019

Giovani menti per le Giudicarie

Le voci dei nostri studenti Un contributo di giovani menti per le Giudicarie

Le voci dei nostri studenti

GRUPPO DEL GUETTI Da questo numero il “Giornale delle REDAZIONALE Giudicarie” riserva ogni mese una sua

quegli orizzonti europei e internazionali più ampi verso i quali Armani Le voci dei nostri studenti contributo degli studenti Matilde dell’Istituto “Lorenzo Guetti”, dando loro spa desiderano proiettare il proprio futuro. L’iniziativa potrà pure Giulia Bertolini

Da questo numero il “Giornale delle Giudicarie” riserva ogni mese una sua intera pagina al contributo degli studenti dell’Istituto “Lorenzo Guetti”, dando loro spazio e voce. La direzione e tutta la redazione del Giornale attribuiscono molta importanza all’apporto di informazioni, conoscenze, riflessioni e proposte che essi potranno offrire. Vi è nell’Istituto un’eccezionale ricchezza di giovani menti che, contando su uno straordinario corpo docenti, può esprimere, con conoscenza e creatività, importanti riflessioni e idee utili per tutta la comunità giudicariese, e oltre. Per gli studenti – che lasceremo riposare nel periodo estivo – potrà essere un utile esercizio per sentirsi maggiormente partecipi e protagonisti della vita culturale e socioeconomica della loro terra, sulla quale sapranno pure far riflettere i raggi di

direzione del Giornale contribuire a realizzare un ulteriore raccordo fra ela tutta stessa la co-redazione Maddalena Bugna attribuiscono molta importan munità locale e la scuola. Corradi informazioni, conoscenze,Alice riflessioni e proposte che essi potranno offrire. Questa prima pagina è riservata alla un’eccezionale presentazione di alcuni Alessia Chinetti ricchezza di giovani menti che, contando su uno stra profili dell’Istituto, con la sua ricchezza di offerta educativa per Emma Franceschi conoscenza gli studenti, ma anche per gli adulti. docenti, può esprimere, con Giulia Giovanelli e creatività, importanti riflession Ringrazio la dirigenza dell’Istituto per la la disponibilità e la Sara e Nicolini, tutta comunità giudicariese, oltre. grande apertura dimostrate nel sostenere il progetto. Un partiAlba Pellizzari Per gli studenti – che lasceremo riposare nel periodo estivo – potrà colare ringraziamento va alla prof.ssa Antonella Moratelli, che Leonardo Zontini esercizio per sentirsi maggiormente e protagonisti con grande entusiasmo si è resa disponibile, coadiuvata dalla Coordinatrice: partecipi prof.ssa Antonella Moratelli della v sua collega prof.ssa Liana Algeri, per coordinare e assistere gli loroCoadiutrice: Liana Algeri socioeconomica della terra, sulla prof.ssa quale sapranno pure far riflettere studenti nella realizzazione della pagineorizzonti mensili. europei e internazionali Foto in alto: primo incontro del gruppo più ampi verso i quali desiderano pro Paolo Magagnotti redazionale, 11 marzo 2019

futuro. L’iniziativa potrà pure contribuire a realizzare un ulteriore raccor

Nel nome di Guetti, giovani A scuola di autonomia e cittadinanza pronti a volare lontano

Da questo numero il “Giornale delle Giudicarie” riserva ogni mese una sua intera pagina al contributo degli studenti dell’Istituto “Lorenzo Guetti”, dando loro spazio e voce. La direzione e tutta la redazione del Giornale attribuiscono molta importanza all’apporto di informazioni, conoscenze, riflessioni e proposte che essi potranno offrire. Vi è nell’Istituto L’Istituto di Istruzione dedicatoricchezza a “Loren- di offerta formativa, dall’aggiun-su unoIndipendentemente dall’indirizzo che un’eccezionale giovani mentipartendo che, contando straordinario corpo zo Guetti” di Tione è da ormai tredici anni ta, per quanto riguarda l’Istituto Tecnico, frequentano, l’istituto “Lorenzo Guetti” docenti, può esprimere, con conoscenza e creatività, importanti riflessioni e idee utili per un punto di riferimento per l’educazione del biennio Tecnico Industriale nel 1994, pone i suoi studenti al centro della sua tuttagiudicariesi, la comunità giudicariese, e oltre. di noi giovani contando più seguito negli anni successivi dall’indirizazione didattica ed educativa e ha come di 900 studenti. zo Giuridico Economico dalobiettivo quello un di trasmettere ai suoi Per gli studenti – che lasceremo riposare nelAziendale periodoe estivo – potrà essere utile La storia dell’Istituto di Istruzione supe- l’apertura dei corsi serali con gli indirizzi studenti alcuni valori importanti per la esercizio per sentirsi maggiormente partecipi e protagonisti della vita culturale e riore di Tione ha però inizio molto tempo Ragioneria e Geometri. Per quanto riguarcrescita morale. Uno di essi è la centradella venloro terra, sulla qualevenne sapranno far riflettere i raggi di quegli prima. Allasocioeconomica fine degli anni Sessanta da invece il Liceo, aggiuntopure il liceo lità della persona: lo studente è al cennero fondati l’Istitutoeuropei Tecnico Commersocio-psico oggi conosciuto delle attivitàil proposte orizzonti e internazionali più pedagogico, ampi verso i quali desideranotroproiettare proprio e i professori ciale e l’Istituto Tecnico per Geometri, come Liceo delle Scienze Umane. cercano di rendere gli alunni sempre futuro. L’iniziativa potrà pure contribuire a realizzare un ulteriore raccordo fra la stessa succursali rispettivamente degli Istituti Tambosi e Pozzo, entrambi con sede a Trento. Qualche anno dopo seguì l’esempio il Liceo Galileo Galilei di Trento, che fondò anch’esso una sezione separata del liceo scientifico a Tione, passando poi il testimone, nel 1986, al Liceo Leonardo Da Vinci. La fase in cui Tione veniva considerata sede secondaria non durò per molto; nel 1976, infatti, nacque l’Istituto Tecnico Luigi Einaudi dall’unione delle due sezioni, Commerciale e Geometri, diventate autonome dai loro Istituti fondatori. Il liceo scientifico, al quale si era aggiunto quello linguistico nel 1988, divenne invece autonomo nel 1996, assumendo il nome di Liceo “Primo Levi”. A Tione, dunque, hanno coesistito per molti anni il percorso liceale e quello tecnico, ma erano chiaramente separati, nonostante dal 1986 condividessero lo stesso edificio. Chi frequentò le Scuole Superiori a Tione in quegli anni ricorderà bene come la struttura fosse rigidamente divisa: i corridoi e i laboratori erano infatti riservati agli studenti dell’uno o dell’altro percorso. L’edificio negli anni si arricchì poi di nuovi indirizzi di studio, ampliando la sua

Questa evoluzione raggiunse un punto di svolta nell’anno 2000, quando si assistette all’unione del Liceo Primo Levi e dell’Istituto Tecnico Luigi Einaudi, che diede inizio ad un nuovo periodo. Nacque così l’Istituto d’Istruzione di Tione che assunse poi il nome “Lorenzo Guetti” nel maggio del 2006, in onore del presbitero e politico trentino. Don Lorenzo Guetti nacque a Vigo Lomaso nel 1847 e nel corso della sua vita si dedicò alla cura dei poveri e all’aiuto di coloro che volevano emigrare, ma non solo, nel 1890 diede vita alla prima Società Cooperativa di Smercio e Consumo e nel 1892 alla prima Cassa Rurale, entrambe realtà ancora protagoniste della nostra vita quotidiana. L’Istituto di Tione porta quindi il nome di un grande personaggio, che ha segnato la storia delle nostre valli, e si pone come obiettivo quello di formare giovani che, come Don Lorenzo Guetti, siano legati al loro territorio, ma lungimiranti e pronti a volare lontano. Per fare ciò vengono proposti molteplici percorsi formativi che si adattano alle caratteristiche specifiche degli studenti. Giulia Bertolini, Emma Franceschi

più autonomi, insegnando loro metodi di organizzazione e di studio, in modo che possano essere sempre più indipendenti e autonomi. Agli studenti vengono anche lasciate molte libertà sul piano decisionale, nell’assunzione di scelte e proposte attraverso la partecipazione a numerosi progetti, in modo che ognuno possa trovare qualcosa di adatto ai suoi

interessi. Un altro sforzo promosso dal nostro istituto è quello di formare dei cittadini responsabili; ciò avviene prestando molta attenzione al dialogo ed ai contatti con l’esterno; agli studenti sono offerte, infatti, molte opportunità sia di viaggiare che di ospitare concretamente studenti da tutto il mondo, con la possibilità di aprire la mente alla varietà, alla vicinanza e all’accettazione anche

di chi è molto lontano. Si cerca anche di sviluppare negli alunni un metodo di ascolto e la capacità di dialogare e rapportarsi agli altri in modo costruttivo, così da renderli in grado di essere pienamente consapevoli di abitare il mondo come cittadini aperti e inclusivi. Alice Corradi, Sara Nicolini, Maddalena Bugna


Scuola

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Al Guetti nove indirizzi, due corsi serali e anche educazione agli adulti

Una scuola aperta sul mondo di Leonardo Zontini e Matilde Armani

Esso si focalizza maggiormente su materie quali la matematica, la fisica e le scienze naturali, senza comunque tralasciare le discipline più marcatamente letterarie. Una approfondita preparazione nel campo scientifico tecnologico ed informatico è, invece, fornita dal Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate. Unico in Italia è l’indirizzo per le Professioni del Turismo di Montagna, che affianca le attività tecnico-pratiche al curricolo previsto dal Liceo Scientifico. Al Liceo Linguistico lo studente acquisisce la padronanza comunicativa delle lingue straniere; mentre il Liceo delle Scienze Umane è pensato per lo studio delle teorie esplicative dei fenomeni collegati alla costruzione dell’identità personale e delle relazioni umane e sociali. Per quanto riguarda l’istruzione tecnica, essa offre una preparazione culturale generale e delle conoscenze specialistiche per l’accesso alle diverse facoltà universitarie, ai corsi di specializzazione post diploma e l’inserimento nel mondo lavorativo. Tale obiettivo è favorito da un intenso rapporto

L’Istituto d’Istruzione Lorenzo Guetti si può definire una scuola aperta sul mondo. I suoi nove indirizzi diurni, i due corsi serali ed il Centro Educazione degli Adulti sono la dimostrazione delle diverse opportunità di scelta che la struttura offre agli studenti, alle famiglie e al territorio. In Istituto sono presenti cinque differenti indirizzi liceali e quattro tecnici e, a partire dal triennio, viene offerta l’opportunità

di frequentare stage formativi. L’istruzione liceale intende innanzitutto fornire agli studenti una cultura generale fatta di conoscenze, strumenti, metodi e criteri di giudizio per comprendere l’attualità e agire con la giusta consapevolezza. Il percorso del Liceo Scientifico è indirizzato all’acquisizione e allo studio del nesso tra cultura scientifica e tradizione umanistica.

ambiti come l’innovazione dei processi, dei prodotti e dei servizi, delle metodologie di progettazione e di organizzazione. Numerose iniziative progettuali integrano poi l’offerta formativa dei diversi indirizzi in ambiti quali

A cura di Alessia Chinetti, Giulia Giovanelli, Alba Pellizzari

DIPLOMATI ALL’ISTITUTO GUETTI DAL 2012/13 AL 2017/18 con il territorio e le sue articolazioni istituzionali, economiche e professionali. Il Diplomato in Amministrazione, Finanza e Marketing (sia diurno che serale) possiede una buona preparazione nei

campi dell’economia, della normativa civilistica e fiscale, dei sistemi e dei processi aziendali, degli strumenti di marketing e dell’economia sociale. L’indirizzo tecnico Turismo si occupa delle im-

prese del settore turistico e fornisce anch’esso competenze nel campo economico, normativo civilistico e fiscale e dei sistemi aziendali. I restanti due indirizzi tecnici sono Costruzioni, Ambiente

e Territorio (sia diurno che serale) oppure Costruzioni, Ambiente e Territorio opzione Tecnologia del Legno nelle Costruzioni che forniscono una cultura tecnicoscientifica e tecnologica in

il benessere, l’orientamento, l’educazione ambientale, le certificazioni linguistiche e informatiche, le attività sportive, la banda musicale e molto altro ancora connesso al mondo giovanile.

A cura di Alessia Chinetti, Giulia Giovanelli, Alba Pellizzari

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Salute

APRILE 2019 In 10 anni saranno 82 milioni le persone affette da demenza nel mondo

La Malattia di Alzheimer-Perusini L’apprendimento e la cultura sono protezioni contro la malattia Caratteristica della demenza è la presenza di un deficit di memoria che si associa a disturbi che riguardano altre aree cognitive che causano una riduzione significativa della capacità della vita di relazione. I disturbi cognitivi interferiscono pesantemente con le attività sociali, con le relazioni con gli altri e portano ad un peggioramento progressivo di tutte le funzioni. Sospettiamo la demenza quando insorgono difficoltà ad eseguire compiti complessi. Quando c’è difficoltà ad un qualsiasi ragionamento anche semplice. Quando insorgono difficoltà ad orientarsi e ci si perde in luoghi che prima erano familiari. Può insorgere difficoltà a ricordarsi il giorno della settimana o la data corrente. Non si trovano le parole per comunicare o non si riesce a seguire una conversazione anche semplice. Può insorgere difficoltà progressiva a ricordare informazione recenti, eventi, appuntamenti. Il decadimento può essere anche episodico e essere inquadrato nel decadimento cerebrale fisiologico. La demenza più frequente è l’Alzheimer . Nel 2030 si prevedono 82 milioni di persone affette da demenza ; erano 50 milioni nel 2015 e saranno 152 milioni nel 2050. L’impatto economico : 818 miliardi di dollari nel 2015 e 2 miliardi di miliardi nel 2030. In Italia le persone con demenza nel 2016 erano oltre 1 milione, affette da Alzheimer circa 600.000, con un’età media di 78,8 anni. Oltre 11

di Gianni Ambrosini – oncologo La signora Luisa aveva quasi 80 anni e da 6 era ammalata di Alzheimer. Viveva con le figlie, che con molto impegno e non pochi sacrifici avevano reso possibile la permanenza della loro mamma nella casa dove era sempre vissuta. Il marito di Luisa aveva anche lui problemi di salute ed era ospite in una Rsa non lontano. Un sabato miliardi i costi diretti dell’assistenza. La prima descrizione di malattia di Alzheimer è del 1907. Era una donna di 51 anni che aveva manifestato attacchi inconsueti di gelosia, deficit di memoria, delirio di persecuzione, seguiti da disorientamento spaziale e temporale e perdita della cura di se stessa. All’indagine autoptica Alois Alzheimer descrisse un quadro peculiare che chiamò “gomitolo di neurofibrille” e lo attribuì ad un’alterazione metabolica. Contribuì a chiarire molto della malattia anche un neurologo italiano che lavorava con Alzheimer, Gaetano Perusini che raccolse altri casi analoghi corredandoli di disegni e notizie cliniche. Purtroppo Perusini morì molto giovane nella prima guerra mondiale e il suo nome non viene associato a quello di Alzheimer nel definire la malattia. La diagnosi è solo clinica e si avvale di criteri diagnostici stabiliti nel 1984 e rivisti nel 2007; la conferma è sempre posteriore post-mortem. Il periodo dal 1910 al 1970 possiamo definirlo periodo buio. Nel 1974, con l’introduzione della Tac, nell’armamentario diagnostico e con la scoperta, nel 1984, che le lesioni descritte da Alzheimer e Perusini era-

no di origine amiloidea si incomincia a definire meglio il quadro. Non vi sono progressi significativi per quel che riguarda la terapia. Riusciamo solo a rallentare l’evoluzione della malattia. Nella gestione delle persone affette dalla malattia si affermano sempre di più modalità di intervento che privilegiano l’aspetto umano su quello medico. Si presta molta più attenzione ai meccanismi di relazione e di comunicazione col paziente: diventa importante adeguare il colloquio alla persona, utilizzando frasi semplici e comprensibili. Permettere al malato la comprensione della richiesta e aspettare coi tempi dovuti la formulazione della risposta. Bisogna essere rassicuranti e rispettosi per consentire una relazione tranquilla

mattina Nicola morì. Come dirlo alla mamma? Che reazione avrebbe avuto? Non era facile decidere. Alla fine prevalse l’idea più semplice. “Andiamo dal papà”. Come qualche volta avevano fatto in passato. Luisa docile e dolce alla vista di Nicola sussurrò all’orecchio della figlia più vicino: ”che bell’uomo, poverino… lo conoscevi?”.

ed evitare di creare situazioni stressanti ( non domande difficili, mai correggere il malato nel corso del suo discorso, mai interromperlo mentre formula la sua frase ed essere premianti al termine dell’incontro ). Infine adottare un atteggiamento di disponibilità e pazienza: il malato riconosce anche dai gesti , dall’espressione del volto, dal tono della voce quanto il caregiver è ben disposto nei suoi confronti. Hogewey in Olanda, vicino ad Amsterdam è forse l’unico posto al mondo dove un quartiere creato apposta, permette ai malati Alzheimer di vivere la loro realtà senza rischi eccessivi. Il loro “sguardo sospeso” può perdersi e vagare senza problemi eccessivi nella realtà quotidiana. Perché il salumiere magari è il medico e il

panettiere è l’infermiere e la parrucchiera è il cuoco e nessuno si preoccupa se la realtà che appare non è quella reale e quello che si crea di continuo è un livello di quasi normalità che permette ai malati dementi di non accorgersi del loro disagio. Fra luoghi comuni, leggende metropolitane e miti da sfatare il nostro cervello viene considerato quasi sempre non in modo corretto. Tutte le cellule del nostro corpo si rinnovano di continuo. Le cellule nervose devono invece durare tutta la vita perché conservano la memoria delle nostre esperienze e ci permettono di replicare noi stessi in continuazione. Ma le cose non stanno proprio così. Le cellule del cervello non muoiono di continuo e basta! In certi posti come l’ippocampo se ne riproducono di nuove per tutta la vita. E ancora l’invecchiamento che interessa il cervello avviene a livello molecolare, cellulare, vascolare, strutturale. Significa che c’è un livello metabolico che può danneggiare la memoria, le funzioni cognitive, le capacità motorie per mezzo dei neurotrasmettitori che giornalmente contribuiamo a modificare col nostro stile di vita. Come bisogna invecchiare ? Come si fa ad invecchiare bene dal momen-

to che sappiamo che da vecchi produciamo meno Serotonina, meno Dopamina, meno Acetilcolina e che i nostri sistemi sono usurati ? Lifelong Learning : esiste perché dimostrato dalla scienza una correlazione fra il livello culturale e una minore propensione ad ammalarsi. La conoscenza, l’apprendimento, sono protezioni contro la demenza senile. I nati dopo il 1946 e prima del 1964, i baby boomers , stanno avanzando con gli anni. L’OMS prevede che i casi Alzheimer fino al 2050 si triplicheranno. Quello che può funzionare e il lifelong learning , impare e impare sempre. Continuare a sviluppare abilità, conoscenze e attributi personali: “Imparare a conoscere , imparare a fare, imparare a essere, imparare a vivere insieme”. Significa sfruttare la plasticità cerebrale in maniera libera e cosciente, non dimenticando l’umana inclinazione alla curiosità. E se decidere cosa fare e cosa imparare presuppone anche il divertimento del fare, attiviamo anche il sistema di ricompensa che brinda con la Dopamina, l’ormone del buon umore. Per invecchiare bene: movimento possibilmente quotidiano, la nutrizione, dieta prevalentemente vegetale, la dieta mediterranea, quella vera non quella propagandata dai media; la socialità intesa come rapporto creativo cogli altri, la conoscenza come studio ed esperienza di qualsiasi cosa e far prevalere il “senso del fare” quotidiano.

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La Ricetta

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Turismo

APRILE 2019 1.300 pacchetti turistici per pescatori, oltre 8.500 le uscite degli ospiti

Le acque della Sarca sempre più attrazione turistica di Denise Rocca

Un dato che sommato a quello degli ultimi anni, sempre in crescita, racconta di una nicchia di mercato turistico che si consolida attorno alla pesca e alle acque della Sarca. I dati e la fotografia del momento storico che la pesca sta attraversano in questo angolo di Giudicarie sono stati presentati dal presidente Emilio Fedrizzi all’assemblea dell’Associazione pescatori che conta ad oggi oltre 700 soci. Presenti in Casa Mondrone, a Preore, erano una cinquantina meno del consueto, perché a quanto pare la lettera di convocazione inviata tre settimane prima in molte case non era ancora arrivata - ad approvare il bilancio 2018 e il preventivo per l’anno appena iniziato. Fra i dati interessanti e una costante che si conferma

Sempre più la pesca è un’opportunità turistica lungo le sponde della Sarca, fiume che anche a livello internazionale è noto fra gli appassionati della lenza. Oltre 8.500 sono state le uscite di pescatori «ospiti» nel 2018 nel territorio dell’Associazione pescatori di-

lettanti Alto Sarca, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Di questi, oltre 1.300 sono arrivati sul territorio usufruendo di pacchetti turistici con le strutture ricettive convenzionate che hanno proposto pernottamento e permesso di pesca scontato.

negli anni, l’aumento della quota degli ospiti che praticano una pesca no-kill, rilasciando i pesci: «Ormai - è stato sottolineato in assemblea - sfiorano l’80% coloro che pescano ma non sono interessati alla preda in sè. L’ospite rispetto a vent’anni fa viene per fare una bella giornata di pesca, circondato da un bel paesaggio e per godere del piacere di stare in un ambiente naturale. La cattura è di qualità, si ricerca certameente il bell’esemplare, ma per farci una foto e poi lasciarla andare». Fra gli elementi che hanno portato alla crescita dell’interesse,

anche dall’estero, per le pescose acque della Sarca, anche le manifestazioni promosse con le Apt locali: i mondiali e gli europei di pesca a mosca hanno dato una visibilità internazionale e portato sul territorio visitatori specificatamente interessati al settore, con le loro famiglie. Fra le novità del prossimo anno partirà in modo più energico e strutturato il lavoro di gestione della casa Aqualife del Parco Adamello Brenta, a Spiazzo. L’anno scorso la gestione dell’Associazione era partita a metà stagione, quest’anno si entra invece a pieno re-

gime per farne un centro didattico di formazione con attività con le scuole, le associazioni e gli ospiti e i locali programmate. Sono state inoltre installate due nuove webcam, una sulla Sarca di Nambrone e una sul tratto di fiume a Campiglio, i due rami che erano rimasti scoperti rispetto alle installazioni degli anni scorsi. «È uno dei servizi più usati - spiegano in Associazione - soprattutto da chi viene da fuori che controlla lo stato delle acque prima di partire ed evitarsi in caso di condizioni negative di perdere la giornata». In tutto, ora le webcam che sorvegliano e danno informazioni sono sei (Arnò, Nembia, Terme di Comano, Ponte di Preore, Spiazzo, Sarca Val Genova al ponte delle cascate).

La pesca un’opportunità di sviluppo per la Valle del Chiese La Valle del Chiese, attraversata dall’omonimo fiume Chiese, è una delle valli del Trentino che permette di passare, in pochi chilometri, dalle sponde del Lago d’Idro, alle montagne della Val di Daone e della Val di Fumo ed al Lago di Roncone, fino alle cime del

Carè Alto ed ai ghiacciai delle Lobbie e dell’Adamello. Un paradiso quindi per i moltissimi pescatori che possono quindi scegliere tra una moltitudine di location per uno sport che, negli ultimi anni, è in continua crescita. La pesca e in particolare quella “No

kill”, che prevede la cattura e l’immediata liberazione del pesce, è una nicchia di mercato sempre più interessante nella proposta del Trentino turistico anche in chiave agonistica. Negli ultimi due anni è praticamente raddoppiato il numero dei permessi venduti.

Questo anche grazie al sistema elettronico di vendita dei permessi (il cosiddetto fishpass) che ha messo in connessione le associazioni dei pescatori locali con il sistema provinciale di Trentino Fishing. Un ruolo importante hanno poi avuto le partecipazioni alle fiere specializzate di Vicenza e di Riva del Garda. Non secondario è stato poi il supporto economico della Comunità di Valle: grazie al progetto Giudicarie 2020 condotto dalla Comunità delle Giudicarie è stata fatta una incisiva azione di promozione della pesca sui media internazionali ed è stato stampato il volume sulla Pesca nei fiumi Chiese e Sarca, oggi prezioso strumento per le attività delle associazioni dei pescatori e degli enti turistici presenti sul territorio. Tra i temi affrontato in occasione dell’incontro tra gli addetti ai lavori di qualche

settimana fa è stato quello delle competizioni definite come un’occasione importante per fare conoscere il territorio e avviare quel ciclo virtuoso capace di affascinare gli sportivi ed i turisti. Come avviene in altri settori sportivi gli eventi agonistici sono un grande veicolo di promozione. Per questo oggi Trentino marketing mantiene stretti contatti di collaborazione con le varie federazioni nazionali e internazionali, comprese quelle della

Pesca, proprio nell’ottica di una visibilità in chiave turistica anche per la Valle del Chiese. Il mondo della pesca quindi è in continua ascesa anche in Valle del Chiese dove, anche grazie all’attività di promozione turistica portata avanti dagli enti competenti che operano sul territorio, può finalmente generare, oltre alla felicità dei moltissimi pescatori valligiani, un effetto volano sull’offerta turistica complessiva disponibile per i mesi estivi. (M.M.)


Economia

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Al via la seconda edizione di InPrendi

Sostegno all’imprenditoria giovanile L’iniziativa di Comunità e Casse Rurali

Fai fiorire la tua idea d’Impresa InPrendi è un’iniziativa innovativa, rivolta ai giovani (18-35 anni) residenti nelle Giudicarie, per incoraggiarli e aiutarli a far emergere nuove idee imprenditoriali, che possano creare occupazione nel nostro territorio. È un’opportunità che offriamo per dare valore a idee, saperi e talenti da sviluppare in modo sostenibile nelle Giudicarie.

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FORMAZIONE

CONCORSO DI IDEE

PREMIAZIONE

PRESTITO

ACCOMPAGNAMENTO

Un percorso di 21 ore in 6 moduli, finalizzato alla redazione di un Business Plan. Ai partecipanti saranno fornite tutte le conoscenze e competenze necessarie per l’avvio d’impresa.

Tra tutte le idee d’impresa dei giovani che parteciperanno saranno selezionate le migliori 3.

I tre vincitori del concorso, riceveranno un contributo a fondo perduto di euro 5.000 da parte degli Enti promotori, per sostenere i costi di avviamento dell’idea d’impresa.

I tre vincitori del concorso potranno accedere ad un finanziamento di euro 10.000 a tasso zero da parte della Cassa Rurale di riferimento.

Le tre neonate imprese potranno beneficiare di un tutoraggio gratuito di 6 mesi da parte di Impact Hub Trentino per implementare e sviluppare la propria idea d’Impresa.

Iscriviti entro il 08/04/2019 Per informazioni, visita il sito della Comunità delle Giudicarie, della tua Cassa Rurale o vai su bit.ly/InPrendi


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Parlando giudicariese

APRILE 2019

Parlando giudicariese

Un secolo seguendo le strutture scolastiche delle Giudicarie A seconda della popolazione vi erano le “pluriclassi” o con una o un insegnate, ai quali erano affidate o tutte le cinque classi o due o tre classi: normalmente prima e seconda affidate a una maestra, e terza, quarta e quinta e post-elementari (dai 10 ai 14 anni) ad un maestro. Nei paesi più popolosi vi erano le 5 classi o divise tra classi maschili e classi femminili o miste (maschi e femmine insieme). A Tione io ho travato le classi miste; si diceva che Tione fosse stato il primo Comune in Italia ad avere le classi miste. L’obbligo di frequenza era dai 6 ai 14 anni. Le scuole elementari erano vigilate dai direttori didattici. Numerose sedi scolastiche di montagna erano prive di normale viabilità carrozzabile; ragione per cui maestre e maestri vi si recavano a piedi con l’obbligo di residenza in loco, cosicché, oltre a tenere le ore di lezione, i docenti diventavano pure degli animatori sociali (coro, teatro, associazionismo e altro). Il maestro/a e il parroco erano i padroni del paese in bene e, a volte, in male (cioè dispotici). In quel periodo (anni Trenta) nelle Giudicarie, oltre alle scuole Elementari, funzionava soltanto a Tione una scuola di Avviamento ad indirizzo agrario con docenti esperti in agricoltura ed in allevamento di animali; era strutturato con una classe maschile ed una femminile e raccoglieva gli alunni promossi dalla quinta elementare e fino al compimento del 14° anno di età che non andavano a studiare (ed erano i più). Ho avuto la fortuna di frequentarne il primo anno dell’Avviamento con grande profitto grazie ad insegnanti preparatissimi e severissimi; grazie a que-

Dalle pluriclassi in ogni piccolo villaggio degli anni ’20 al liceo di Mario Antolini Musón

La scuola è lo scheletro determinante di ogni comunità. Nelle Giudicarie la presenza della scuola, capillarmente diffusa, è stata la colonna vertebrale fin dagli inizi del 1800; infatti la lunga schiera dei nostri emigranti non era composta da poveri analfabeti, ma da “persone studiate” che ebbero la possibilità di realizzarsi lasciando, nel tempo, testimonianze scritsta formazione scolastica, in collegio a Milano, dove ero stato accolto e disprezzato come tedesco perché proveniente dal Trentino “conquistato dall’Italia” (e perciò soprannominato “Tugnìt”), sono riuscito ad impormi ed avere il giusto rispetto perché scolasticamente ero risultato il meglio preparato su 200 alunni; questo non lo scrivo per orgoglio ma per rendere onore alla formazione scolastica giudicariese. Tornando alla storia, la prima Scuola Media (vecchia maniera con esame di ammissione) venne istituita a Tione (per tutte le Giudicarie) con l’anno scolastico 194041: ne era preside il prof. Arturo Merli; la sede all’ultimo piano del municipio; la tradizione orale (fino a questo momento non documentata) vuole che sia stata concessa dal ministro all’istruzione Bottai, spesso ospite dell’Hotel Terme di Comano, dove si incontravano frequentemente anche i maggiorenti delle Giudicarie, i quali avrebbero fatto pressione per avere almeno un tipo di “scuola superiore” in Giudicarie; e ciò venne concesso per volontà del ministro (allora, con la dittatura, non occorreva la trafila burocratica). Nuovo passo in avanti si ebbe con l’istituzione dell’Avviamento Commerciale con l’anno

scolastico 1951-22: preside il prof. Emilio Eccher (poi subentrata la prof.ssa Luciana Antolini) con sede per i due primi due anni nell’edificio allora scolastico di Piazza Cesare Battisti poi trasferita in Casa Saletti; non mi è dato sapere quando sia stato soppresso. Poi la “rivoluzione”, nel 1962, con l’istituzione della Scuola Media obbligatoria su tutto il territorio nazionale, che in Giudicare vide e vede, in successione, le sedi di Tione, Pinzolo, Storo, Ponte Arche, Spiazzo, Pieve di Bono, Roncone. Nello stesso periodo vengono istituite (a carattere provinciale) le due Scuole Professionali a Tione: l’U.P.T. per il settore terziario con sede in Via Roma, e l’E.N.A.I.P., per elettricisti e meccanici e carpentieri, con

na Pasqua! Auguri di Buo

te davvero ammirevoli sia per la curata calligrafia che per la correttezza ortografica e di contenuto. Dal punto vista scolastico, l’annessione al Regno d’Italia nel 1918 ha trovato le Giudicarie organicamente ben organizzate; nei 64 Comuni amministrativi era presente l’edificio pubblico con la scritta ben visibile: “Municipio - Scuola - Canonica”.

la successiva aggiunta della Scuola alberghiera nelle attuali sedi a valle della Circonvallazione. Nei decenni successivi (anni Settanta/Ottanta) seguono le istituzioni delle Scuole Superiori; prima per Ragionieri e Geometri, poi anche il Liceo scientifico, prima come sede staccata di quello di Trento, poi reso autonomo, ampliando le proprie competenze fino alla proliferazione delle specializzazioni ora in corso sotto la denominazione unificante di “Istituto Don Lorenzo Guetti”. * Un cammino ed uno sviluppo del tutto eccezionali, e tanto benefici, di cui i Giudicariesi del 2020 non sanno rendersi debitamente conto. Ai miei tempi - (a 99 anni posso dirlo) - per studiare bisognava andare o a Trento, o a Rovereto o nelle altre province vicine (come io a Milano) o lontanissime (come i numerosi giudicariesi che hanno goduto dell’istituto Nolfi di Fano, nelle Marche); quest’ultimo è rimasto famoso per la formazione di numerosi Giudicariesi eccellenti, che poi hanno avuto in mano gran parte dello sviluppo socio-economico di tutte le Giudicarie nelle varie località e nei vari settori. Si studiava tutto l’anno fuori casa e molti studenti non potevano neppure tornare a casa per le vacanze di Natale e di Pasqua. Di tutto questo oggi non si è a conoscenza e tutti

(famiglie e studenti) godono e usufruiscono d’una scolarità sulle porte di casa, perfino con universitari che vanno e vengono in giornata avendo l’università a Trento che prima non c’era. Fanno specie e suscitano rammarico i troppi studenti maleducati ed indisciplinati che danneggiano le autocorriere e si rendono incapaci di apprezzare i benefici di un’istruzione sulla porta di casa, che credono e pretendono sia loro “dovuta”, mentre invece risulta soltanto un incredibile ed impensabile traguardo provvidenzialmente raggiunto soltanto perché persone di buona volontà (e gratuitamente) si sono impegnate, di periodo in periodo, a portare nelle nostre disperse e periferiche vallate i vari gradi dell’insegnamento. Di queste cose non se ne parla mai e non vengono mai prese in seria considerazione, come invece si dovrebbe. A me, personalmente, fa specie che fra la scuola e la società non vi sia mai stato un diretto collegamento né giuridico né frutto di considerazioni ed iniziative sociali. Quando arriva il parroco tutto il paese è in piazza per il pubblico ricevimento; quando arrivava il pretore era d’obbligo il ricevimento da parte delle autorità municipali e degli impiegati pubblici; quando invece arriva il maestro, il professore, il dirigente scolastico nessuno va accoglierlo e nessuno se ne accorge che giunge e da dove giunge; e

ciò, per me, è grave. Infatti occorre considerare che proprio a quelle persone viene affidata la parte migliore della società: ossia le nuove generazioni, che costituiscono le inalienabili fondamenta della crescita socio-economica dell’intera popolazione. Non si sono mai visti professori e dirigenti scolastici ricevuti ufficialmente o in Comune, o in Comprensorio o in Comunità di Valle. Nessuno se ne cura e nessun amministratore pubblico si reca nelle scuole in visita ufficiale per rendersi conto, personalmente e istituzionalmente, come vadano le cose e se vi sia necessità di collaborazione o di specifici interventi. Specialmente nel momento attuale dato che la maggior parte degli insegnanti giunge da fuori provincia: nessuno se ne cura, non viene loro fornito, singolarmente, il necessario materiale per conoscere le Giudicarie (storia e geografia) affinché essi stessi conoscano la terra in cui giungono e che non conoscono e per far sì che ne tengano conto nel programmare le loro lezioni in materia di conoscenza locale. La scuola è lasciata a se stante, quasi abbandonata e mai tenuta nella dovuta considerazione; per me questa situazione è il più grave degli errori sociali (e non solo in Giudicarie) che si possa commettere da parte degli Enti cosiddetti pubblici. Secondo me (forse da troppo vecchio) il connubio scuola-società / scuola-comunità / dovrebbe essere il punto chiave per dare corpo ad una crescita omogenea delle generazioni, e proprio a cominciare da quelle che si succedono ininterrottamente, nel senso di far sì che la popolazione giudicariese diventi una comunità omogenea e compatta. Vi è impellente necessità di sentirsi uniti per contrapporsi a tutte le altre forze che tentano, direttamente ed indirettamente, di soffocarci e di lasciarci nell’isolamento, perfino culturale; tuttavia questa finalità la si può raggiungere unicamente con una programmazione scolastica a tutti i livelli e continuativa senza esaurimento di sorta. Forse tutto questo sproloquio non è che frutto delle illusioni del troppo vecchio Musón, ma il mio vorrebbe essere soltanto un affettuoso parlare da Giudicariese a Giudicariesi. - Grazie


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Agricoltura

APRILE 2019

Lo produce l’associazione Culturnova. Pronte per maggio 1.500 bottiglie

Clisium, il primo vino bianco della Valle delle Chiese di Marco Maestri «Dopo anni di esperimenti – commenta Lolli – siamo riusciti a produrre un vino bianco dal sapore dolciastro. Un prodotto che andrà ad arricchire l’offerta dei prodotti tipici della Valle come i formaggi di malga e la farina gialla di Storo. Come associazione “Culturnova” siamo soddisfatti del risultato raggiunto e ci auguriamo, negli anni futuri, di aumentare la produzione.» Per l’annata in corso sono state prodotte 1.500 bottiglie (da 0,75 l). «La presentazione ufficiale – prosegue Lolli – sarà effettuata nelle prossime settimane in collaborazione con il centro di alta formazione Enaip di Tione. L’intenzione è poi quella di rivolgerci alle strutture ricettive del posto per poter abbinare il nostro vino alle pietanze tipiche proposte in Valle del Chiese. Il nostro primo prodotto si sposa bene con antipasti e, come i classici vini bianchi, con piatti a base di pesce. Per questo primo anno, vista la quantità di vino prodotta, credo sia diffi-

Dopo anni di esperimenti, studi, prove ed assaggi ecco il primo risultato. Nelle prossime settimane (data da definirsi ma con ogni probabilità a cavallo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio) infatti l’associazione “Culturnova”, presieduta da Nello Lolli, presenterà “Clisium” il primo vino bianco interamente prodot-

cile proporre “Clisium” anche alle cooperative locali. Sarà sicuramente l’obiettivo degli anni a venire.» La produzione, spiega ancora Lolli, avviene totalmente con viti installate sui prati della Valle del Chiese: Praso, Bersone e Storo principalmente. «L’auspicio e la

speranza – prosegue l’ex Sindaco di Praso, oggi frazione del Comune di Valdaone – è che, anche grazie a questa prima ufficiale produzione, possa essere coinvolta qualche persona in più». Nel corso di questi anni l’associazione “Culturnova” si è inoltre impegnata nel proporre corsi formativi

to in Valle del Chiese. Un traguardo importante per l’associazione nata otto anni fa e che, anche grazie al sostegno economico del Consorzio dei Comuni Bim del Chiese, ha provato in questi anni a produrre un prodotto vinicolo tipico interamente a marchio chiesano. i quali hanno riscontrato un buon successo.» Fortemente legato al territorio di produzione anche il nome del vino bianco. Clisium infatti, richiamando la lingua latina, indica il “Chiese” fiume che nasce nella maestosa cornice della Valle di Fumo e scorre lungo gran parte dell’omonima valle. Nel corso degli anni gli associati a “Culturnova” (ad oggi una trentina) hanno provato a produrre anche il vino rosso ma con scarsi risultati. «In questi anni di studio – commenta Lolli – abbiamo purtroppo appuraper la potatura e la ge- to che la nostra terra non stione delle viti. «L’altro è adatta alla produzione nostro obiettivo – pro- del vino rosso per il quasegue Lolli – è quello di le è richiesto un terreno far conoscere a tutti gli più morbido rispetto a appassionati il mondo quello che attualmendella viticoltura. Grazie te abbiamo in Valle del al supporto del Consor- Chiese. In futuro quindi zio del Bim del Chiese ci concentreremo solo abbiamo organizzato, ed sulla vite bianca.» Graorganizzeremo ancora in zie alla collaborazione futuro, corsi e convegni nata con la Cantina di

Toblino la vinificazione avviene interamente nello stabilimento produttivo delle Sarche. «Voglio ringraziare – conclude Lolli – la Cantina di Toblino per la disponibilità dimostrata. È per noi fondamentale essere riusciti a stringere una collaborazione con una delle cantine locali più importanti senza il cui appoggio sarebbe risultato difficile arrivare ad un risultato così importante per la nostra Valle. Ringrazio altresì, a nome di tutti gli associati alla nostra associazione, il consorzio del Bim del Chiese che ogni anno conferma il proprio sostegno economico alla nostra attività.» Manca quindi davvero poco alla presentazione del primo prodotto vinicolo interamente “Made in Valle del Chiese” reso possibile grazie alla passione, all’impegno e alla dedizione dell’associazione “Culturnova” che, dopo anni di studio ed esperimenti, è finalmente riuscita a completare l’offerta gastronomica tipica chiesana con un raffinato vino bianco.

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Sport

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I coniugi Crippa ufficiali dell’ordine al Merito della Repubblica italiana

Yeman sogna una medaglia a Tokio 2020 di Francesca Cristoforetti

Partiamo dalle basi. Sei nelle Fiamme Oro e ti alleni con la Nazionale, giusto? Sì, sono nelle Fiamme Oro, nella Nazionale di atletica leggera di Padova, però mi alleno a casa a Trento con il mio allenatore. Prima dell’atletica praticavi altri sport? Giocavo a calcio nel Valrendena e poi nel Tione fino a 1314 anni. Come hai iniziato con il tuo sport? Già a 10-11 anni ho iniziato a partecipare alle gare di corsa campestre con la scuola e vedevo che riuscivo ad andare bene. Poi un allenatore di atletica di Tione mi ha chiesto se volessi andare a provare una gara di corsa. Sono andato la prima volta ad 11 anni, quasi per scherzo, poi ho vinto e da lì piano piano fino ai 15 anni sono riuscito a fare sia calcio che atletica, curando di più il calcio. Ad un certo punto ho deciso di guardare al mio futuro e ho capito che era l’atletica, quindi ho smesso con il calcio. A correre seriamente ho iniziato a 14-15 anni. Quali sono le tue specialità? Sono i 10 mila e i 5 mila in

Yemaneberhan Crippa, detto Yeman, 22 anni e già una medaglia di bronzo lo scorso anno nei 10 mila metri agli Europei di atletica a Berlino. Iscritto alle Fiamme Oro di Padova, si allena principalmente in Trentino. Cuore azzurro, ma di origine etiope, non è stato il solo nella sua famiglia a contraddistinguersi: oltre al frapista e il cross country, corsa campestre. Quanto ti alleni? Mi alleno due volte al giorno per sei giorni a settimana, due ore al mattino e un’ora, un’ora e mezza al pomeriggio, mentre la domenica faccio soltanto un allenamento di due ore. Avresti mai pensato che l’atletica sarebbe diventato il tuo lavoro a tempo pieno? All’inizio no. A 15 anni quando sono entrato in questo mondo, sì, un pensiero ce l’ho fatto, cioè mi allenavo con quell’obiettivo. Qual è stato uno dei tuoi risultati più importanti? La medaglia di bronzo ai 10 mila metri l’anno scorso, agli Europei di Berlino. Com’è stato vincere una gara simile? Una conferma degli allenamenti che stavo facendo, quindi che stavo andando bene. Ti fa pensare che stai procedendo col passo giu-

sto e quindi capisci che puoi spingere ancora di più con gli allenamenti. Capisci se stai facendo le cose per bene o no, perché comunque se raggiungi degli obiettivi vuol dire che sei sulla buona strada. Tu sei mezzofondista, quindi percorri distanze abbastanza lunghe. A cosa pensi negli ultimi metri quando corri in gara? Negli ultimi metri pensi innanzitutto a cercare di raggiungere le migliori posizioni

tello Nekagenet, altro atleta mezzofondista della Nazionale, anche gli stessi coniugi Crippa nel 2018 sono stati premiati dal Presidente della Repubblica Mattarella per aver adottato i loro figli, 8 tra fratelli e cugini provenienti dall’Etiopia, con l’onorificenza di Ufficiali dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

e cerchi di tenere duro perché se hai fatto una buona gara fino a quel momento, sai che non puoi mollare proprio alla fine. Pensi a tutto il lavoro che hai fatto, all’obiettivo che ti sei prefissato prima di partire. Nuovi obiettivi agonistici? A cosa ti stai preparando? Adesso il mio obiettivo principale sono i Mondiali assoluti che si terranno a Doha, in Qatar, a fine settembre. Nel mezzo, a luglio e agosto, ci saranno anche delle gare in

avvicinamento, perché per andare a Doha bisogna fare un tempo minimo. Sto lavorando per fare il tempo per partecipare ai Mondiali. Tra 20 giorni invece andrò in America dove mi allenerò in altura, tornerò a metà maggio e inizierò a fare le prime gare in pista. Tu hai una famiglia numerosissima, i tuoi genitori hanno ricevuto anche un’onorificenza dal Presidente della Repubblica Mattarella l’anno scorso. È stato importante il loro supporto in questi anni? Certo, penso come in ogni famiglia, ci sono i genitori dietro che ti sostengono in tutto e per tutto. Penso che andare avanti senza il loro aiuto e la loro presenza sia dura. Cos’è stato lo sport nella tua vita? Penso sia stata la mia “salvezza” perché mi ha aiutato tanto, anche a trovare una mia strada. L’atletica mi ha

dato un’alternativa. Inoltre mi ha fatto conoscere tantissima gente. Cosa ne pensi della vicenda di Manuel Bortuzzo, il giovane nuotatore rimasto ferito a causa di un proiettile? Cosa gli diresti se lo avessi di fronte? A me cadrebbe il mondo addosso perché non te l’aspetteresti mai. Poi capitano queste cose, purtroppo è capitato a lui, ma potrebbero capitare a tutti. Ti cade il mondo addosso perché hai dei sogni sportivi che vorresti realizzare e quando ti succedono queste cose pensi subito di non poter più realizzare i tuoi obiettivi, i tuoi sogni. Gli direi di tenere duro che la sfortuna purtroppo c’è e bisogna cercare di accettare la realtà, anche se è dura. È stato anche fin troppo bravo, ha fatto bene a porsi subito nuovi obiettivi. Invece i tuoi progetti futuri: sogni? Il mio sogno è arrivare alle Olimpiadi di Tokyo nel 2020 e cercare di esprimermi al meglio. Vincere una medaglia alle Olimpiadi sarebbe il mio sogno.


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Sport

APRILE 2019 Nuova divisa e appuntamenti primaverili

In sella con la Comano Bike Queste parole del pubblicitario veronese dello scorso secolo Dino Villani ben sintetizzano alcuni punti cardine della filosofia della Comano Bike, società sportiva che con rinnovato entusiasmo si appresta ad affrontare le stagioni più calde, quelle più adatte allo sport delle due ruote. Il sodalizio presieduto da Stefano Gosetti, infatti, solo in minima parte volge il proprio sguardo all’aspetto agonistico della mountain bike, visto che la principale missione è quella di diffondere la cultura della bicicletta a trecentosessanta gradi mediante escursioni in compagnia, momenti di formazione, organizzazione di eventi e soprattutto corsi rivolti ai più giovani. Il 2019 della Comano Bike è cominciato in un venerdì sera all’insegna della convivialità presso la sala comunale di Zuclo. Con una cena

«Il piacere di andare in bicicletta è uno di quei piaceri di una volta che hanno il diritto di ritornare perchè insostituibili. Dalla sella della bicicletta vediamo il mondo in modo un po’ più diverso, lo co-

gliamo in un certo senso, dall’alto. Muovendoci ad una velocità che ci consente di leggerlo bene, lo gustiamo nei suoi particolari e possiamo soffermarci su dettagli interessanti e suggestivi...». quindi susseguite le “prove costume” per fare in modo che nelle prossime settimane tutti i tesserati e appassionati possano veicolare su strade e sentieri della zona e non i messaggi del territorio.

in compagnia, una trentina di appassionati si sono ritrovati per fissare i punti sui quali si fonderà l’annata del gruppo. È stata anche l’occasione per presentare la nuova divisa con una novità sulla quale il direttivo dell’associazione ha puntato molto: il nuovo “vestito” della Comano Bike

è infatti fortemente legato al territorio, visto che riporta la Sibilla delle Terme di Comano (la cui azienda ha sponsorizzato l’iniziativa) oltre al logo della Cassa Rurale Alto Garda, principale partner delle nuove divise che potrebbero essere arricchite da altri sponsor. Si sono

Il prossimo appuntamento è fissato nella serata di venerdì 12 aprile, quando in una riunione informativa che sarà ospitata dal Municipio di Fiavé verranno presentati i dettagli dei corsi rivolti ai giovani sportivi dai 6 ai 12 anni: in questa occasione i genitori potranno conoscere le proposte della Comano Bike e iscrivere i figli al percorso che comincerà nel mese di maggio e che per due volte a settimana consentirà ai ragazzini di imparare, grazie ai tecnici abilitati

potrà provare a salire in sella su semplici percorsi creati per far divertire tutti e per permettere di prendere confidenza con le due ruote.

dalla Federciclismo Stefano Gosetti e Franco Zoanetti, tecniche e segreti dell’utilizzo della mountain bike, il tutto in aree sicure e adatte al livello di ogni apprendista biker. Se il corso è riservato a sportivi fino ai 12 anni, da sottolineare il fatto che altri appassionati fino ai 16 anni possono comunque aggregarsi al gruppo per allenarsi.

Domenica 23 giugno è in calendario poi la grande novità del “Crosscountry della Pineta”, gara giovanile di mountain bike che farà il proprio esordio nei pressi del Centro Outdoor di Fiavé. La Comano Bike, inoltre, collaborerà all’organizzazione della “Tre Giorni Comano Dolomiti”, weekend internazionale di ciclismo giovanile su strada.

Giovedì 25 aprile a Ponte Arche sarà invece la volta della giornata aperta a chi vorrà conoscere da vicino la mountain bike. Sempre in compagnia del direttivo della Comano Bike e all’interno dell’iniziativa “Giovediamo” che interesserà via Cesare Battisti nel tardo pomeriggio e sera della Festa della Liberazione, chiunque

«Ci tengo a ringraziare sponsor, enti e collaboratori che ci affiancano nell’attività» le parole del presidente Stefano Gosetti, guida di un direttivo giovane, pieno di entusiasmo e nuove iniziative in una zona particolarmente vocata alla bicicletta in tutte le proprie declinazioni.

na Pasqua! Auguri di Buo


Territorio

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Upvivium: il contest gastronomico della Riserva di Biosfera UNESCOAlpi Ledrensi e Judicaria È una forte motivazione per esplorare e conoscere le citate cinque Riserve di Biosfera che sono insignite del prestigioso riconoscimento di MAB UNESCO (un programma internazionale ideato da UNESCO per promuovere un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile). Tale riconoscimento è stato assegnato dall’UNESCO nel 2015 al territorio dei 5 Comuni delle Giudicarie Esteriori, alla valle di Ledro e ai Comuni di Tenno, Riva del Garda, Storo e Bondone. “Credo che il concorso Upvivium costituisca un’importante occasione di visibilità internazionale per il nostro territorio e le sue produzioni gastronomiche di eccellenza.” - dichiara l’ing. Gianfranco Pederzolli, Presidente del Consorzio BIM Sarca Mincio Garda Ente Capofila/Segretariato Permanente della Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria - “Non a caso tale iniziativa è stata selezionata dal Ministero dell’Ambiente come buona pratica nazionale e sarà presentata al meeting internazionale “EUROMAB” di Dublino, a cui prenderà parte anche la nostra Riserva di Biosfera Alpi Ledrensi e Judicaria. Sarà questa un’ulteriore vetrina per presentare al mondo il nostro territorio, i nostri prodotti e la nostra cucina”. Il tema scelto per questa seconda edizione del concorso è il pane. Protagonista della vita di quasi tutte le culture e i popoli della terra, il pane è al centro di UPVIVIUM che sia per la scelta del tema sia per la connotazione delle Riserve di Biosfera risulta di grande sostenibilità. Un elemento molto significativo del tempo attuale. Il concorso, iniziato a metà febbraio, proseguirà per tutti i weekend fino a fine aprile nei 7 ristoranti che vi hanno aderito. Seguirà nella prima metà di maggio la finale locale presso l’Istituto di Alta Formazione Professionale di Cucina e della Ristorazione di Tione in cui verrà decretato il vincitore locale del concorso che il 3 giugno sfiderà i primi classificati delle altre Riserve di Biosfera italiane presso la sede della prestigiosa Scuola di Cucina

Giunto alla sua seconda edizione, “Upvivium: Biosfera gastronomica a km 0” è il concorso gastronomico promosso da cinque Riserve di Biosfera italiane (“Alpi Ledrensi e Judicaria”, “Appennino Tosco Emiliano”, “Delta del Po”, “Sila”

e “Isole di Toscana”) per promuovere le produzioni tipiche locali. Upvivium è un’occasione di crescita, condivisione e contest che si rivolge a ristoratori e, soprattutto, agli amanti della buona tavola.

Internazionale ALMA a Colorno di Parma. Per maggiori informazioni sul concorso: www. upvivium.it


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Tutti giù per terra

APRILE 2019

La musica che gira intorno Goethe affermava che ‘tutti i pensieri intelligenti sono stati già pensati. Occorre solo provare a ripensarli’. Per la musica vale lo stesso. Si potrebbe asserire che tutta la Buona Musica sia stata già composta, e che occorra solo provare a riproporla. Magari nelle scuole a beneficio dei millenials, questi nativi digitali che poi sono anche i nostri figli, nati con lo streaming e cresciuti con vitamine techno a palla negli auricolari. I nostri governanti potrebbero introdurre lo studio della Buona Musica nei programmi scolastici, utilizzarne la potenza sonora e letteraria per arginare l’attuale deriva trash adolescenziale. Non c’è oggi orecchio di genitore che non abbia cozzato contro gli sgorbi musicali consumati dai figli imberbi. Musica che è una centrifuga di parole a caso e versi da fattorie orwelliane, di pensieri dello spessore di una pellicola domopak, di intrecci nonsense peggio delle supercazzole monicelliane. Ma ciò che preoccupa è il lancio di messaggi diseducativi espliciti, un vero e proprio indottrinamento cannabis-filosofico da parco divertimenti. Il fenomeno musicale in questione si chiama ‘trap’, sot-

togenere di una sottocultura impostosi in Italia da qualche anno i cui testi sono la narrazione di una parte di questa generazione, perlomeno quella degenerata. L’armamentario di temi trattati dai nuovi idoli va dall’incitamento al consumo di alcol e droghe al fast sex ovunque e con chiunque, dal culto per i soldi a quello per le macchine di lusso, per accessori e vestiti kitch, supercostosi e supervistosi. E più tamarri sono e meglio è. I genitori, perlomeno quelli non immersi h24 nel proprio ego, sanno di cosa scrivo. E tra questi c’è chi in diversa misura è preoccupato per le anime manipolabili dei propri figli, in balìa dei nuovi Lucignoli di Spotify. I genitori però oggi dimenticano che ieri sono stati figli, la ‘Generazione X’ cresciuta negli anni 70/80 non con il digitale ma con musicassette e vinili. Anche allora la musica seguiva le stesse regole, semplici combinazioni delle semplici sette note. E non è che i messaggi veicolati ai ragazzi fossero tanto differenti dagli attuali. Ad esempio: nella puritanissima America degli anni 80 un esercito di mamme e papà, preoccupati dai messaggi

inviati alla propria prole attraverso la musica, stilò un elenco di quindici canzoni (chiamato ‘Filthy Fifteen’, la sporca quindicina) accusate di corruzione giovanile e lo presentarono al Congresso USA. Le case discografiche

Grazie ai ragazzi dell’oratorio Ai ragazzi del Gruppo Noi dell’oratorio di Tione, che il 16 marzo si sono esibiti nel loro spettacolo “Aiuto! Qui va tutto a rotoli” per noi e per gli amici delle APSP di tutte le Giudicarie vorremmo esprimere il nostro più sincero e profondo grazie! Ci avete regalato non sono un pomeriggio di risate e divertimento ma anche un momento di emozioni indimenticabili, un momento diverso dalla nostra abituale routine, un momento che ci ha permesso di vivere la comunità e di sentirci parte di essa! Un momento che ci ha permesso di entrare in contatto con il “mondo esterno”, di sentirci vivi e speciali! Grazie! Abbiamo potuto constatare che l’impegno che avete messo in campo nel preparare questo spettacolo ha dato ottimi frutti perché siete stati straordinariamente bravi! E per noi è stato davvero un piacere condividere il pomeriggio con gli amici delle APSP che si sono uniti a noi: grazie anche a loro per aver arricchito questo momento di sorrisi, risate, gioia! Un affettuoso arrivederci a tutti! Gli ospiti della RSAo di Tione

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

furono costrette ad appiccicare sulle copertine dei dischi ritenuti pericolosi un bollino giallo con la scritta “Attenzione Genitori – Contenuto esplicito”. All’epoca erano gli Stones e gli Who a togliere il sonno

ai genitori, Hendrix, Clapton, Prince e Madonna, solo per citare i più soft. Mostri sacri della musica, altro che sti quattro pischelli brufolosi di oggi. I conflitti generazionali sono qualcosa di imperituro. L’im-

peto, il bisogno di affermazione, la ricerca del sé anche attraverso la trasgressione fanno parte di un alfabeto adolescenziale congenito. Noi adulti mettiamoci l’anima in pace. E’ una ruota che gira da sempre, e per sempre girerà. Il vero problema è la mediocrità dominante, che oggi è diventata filosofia, metacultura che abbraccia tutti i settori, dall’alimentazione a certa letteratura, dall’industria alla gestione ambientale, alla politica. Tutta mediocrità, questa sì rovinosissima, generata dagli adulti. Come giustifichiamo tutto ciò ai nostri ragazzi? Come ci impegniamo a porvi rimedio? Preoccupandoci della mediocrità delle musichette attuali? Quelle sì che sono solo canzonette, il giusto beat e quattro rime con l’autotune, alcune sgangherate, altre – c’è da riconoscerlo - geniali. Lasciamo voce a questi ragazzi, non demoliamoli a prescindere, salvaguardiamone l’atto creativo, riconosciamone il valore, anche se mediocre, di ciò che fanno in quanto atto nuovo, vivo, vitale, che urla dal profondo delle viscere il proprio diritto di esserci. Noi adulti, piuttosto, preoccupiamoci dei cattivi esempi che troppo spesso siamo.

Auguri di Buona Pasqua!


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

vilgiat@yahoo.it

I miei amici del bar hanno un chiodo fisso: scommettono ogni giorno se e quando cadrà il governo Lega-M5S. Ne discutono con animosità mettendo in risalto le difficoltà sempre più stringenti del loro “contratto”. Non passa giorno che non ci siano nuove frizioni, pareri discordanti anche su temi non secondari: Tav sì, Tav no, legittima difesa sì, legittima difesa no; Cina sì, Cina no;

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Il governo sempre ad un passo dal burrone Autonomie sì, Autonomie no, Famiglia sì, Famiglia no... non c’è argomento che li veda congiuntamente d’accordo, per fortuna che c’è il buon Presidente del Consiglio Conte che in qualche modo fa da paciere e la cosa va avanti così ormai da mesi. Più volte sull’orlo del precipizio, all’ultimo momento c’è sempre qualcuno che fa un passo indietro e le cose si mettono a posto fino al pros-

simo scontro, magari il giorno dopo. Sembra davvero che nessun strappo, nessun incidente, potrà rompere a breve il sodalizio gialloverde perché per tutti c’è il pericolo di perdere il potere ed iniziare così una rovinosa caduta. Richiesto un mio parere io non sono così certo che il governo rimanga così saldo, soprattutto dopo le elezioni europee del maggio prossimo. Ormai ho impara-

to che in politica quello che oggi sembra certo, domani non lo è più. Meglio essere cauti quando si fanno previsioni. Secondo me quello che tiene uniti i due partiti al governo, più che il potere, è l’incertezza di quello che potrebbe succedere dopo. I Grillini rompendo con Salvini sanno che dovrebbero affrontare nuove elezioni col rischio di essere affossati dalla Lega dimezzando la

Il dovere di occuparsi degli amici a quattro zampe Signor Amistadi, non so se ha notato che a Tione ormai ci sono più cani che persone. Cani che sporcano per tutto il paese, senza che nessuno pulisca. Cani che abbaiano tutto il giorno e gran parte della notte, senza che i padroni se ne preoccupino. Cani che fanno i loro bisogni fuori dai supermercati e poi entrano e scodinzolano sulla verdura che poi io dovrei comprare. Cosa ne pensa di tutto questo? Sono la sola a trovare la cosa irritante? E infine, come mai quando un cane viene maltrattato se ne parla un mese in tutte le trasmissioni, mentre quando è un bambino a venire aggredito da un cane non danno nemmeno la notizia? Grazie. Elisa Sono d’accorso con lei, tocca un problema sottovalutato e trascurato un po’ ovunque, non solo a Tione. Avere un cane in casa non è solo gradevole per la compagnia che garantisce e l’amicizia che si può instaurare con il proprio padrone, ma è anche molto impegnativo. Ci sono dei doveri che i proprietari non dovrebbero mai dimenticare, è una questione di rispetto per le persone che magari non amano particolarmente la razza canina. Ci sono anche delle precise norme da rispettare. Ma di solito vengono dimenticate. Un cane dovrebbe girare sempre accompagnato e munito di museruola, almeno quelli di notevole stazza. In quan-

to ai loro bisogni, seppur liberi di farli quando ne hanno necessità, dovrebbero essere poi raccolti dagli accompagnatori e depositati nelle apposite cassette. Ci sono gli attrezzi giusti e a buon mercato, sacchetti in plastica, guanti, palette, che dovrebbero essere usati per mantenere pulite le strade e le piazze, o comunque ogni luogo frequentato dai cani. Non è un impegno particolarmente gravoso, ma sono in pochi a preoccuparsene. Credo che le sue parole, come le mie, cadranno ancora una volta nel vuoto. Non è neanche questione di buona volontà, alla fine è solo questione di educazione, purtroppo il più delle volte prevale l’arroganza, la superficialità, e la volgarità di chi non si rende conto che il loro comportamento nuoce e non poco al buon nome della loro comunità. Forse ci vorrebbe più attenzione da parte delle autorità competenti, qualche multa salata potrebbe migliorare la situazione. Di certo i cani non ne hanno colpa, sono i loro proprietari che spesso non sanno comportarsi come dovrebbero. E così cresce il numero di chi i cani li teme e ne è irritato a solo vederli. Per fortuna, da noi, non credo ci siano state particolari aggressioni, ma se ognuno facesse la sua parte, uomini e cani potrebbero convivere serenamente. Ma non ho molta fiducia a riguardo, l’educazione o la si ha dentro o è difficile recuperarla. (a.a.)

loro rappresentanza in parlamento. Qualcuno di loro, magari sottovoce, vorrebbe poi tentare un accordo con il PD, ma il segretario neo eletto Zingaretti sembra non volerne sapere anche per evitare una probabile scissione. Dall’altra parte Salvini, pur avendo i sondaggi che lo danno in continua ascesa, teme che si giunga ad un governo tecnico di transizione che lo metterebbe ai margini to-

gliendogli il ruolo di primattore con conseguenze non da poco sul risultato elettorale. In queste condizioni ai due partner, Salvini e Di Maio, conviene anche alzare i toni della disputa politica all’interno della maggioranza, ma evitando di affondare il colpo. Difficile è prevedere fino a quando. Adelino Amistadi

I tempi biblici delle opere pubbliche Caro Amistadi, sembra che per realizzare un’opera pubblica anche da noi occorrano un quindicina d’anni, è mai possibile? Lasciamo stare le grandi opere come il NOT, il nuovo ospedale di Trento, che sono già vent’anni che vanno avanti a bandi, ricorsi, nuovi bandi e nuovi ricorsi, ma anche opere molto meno costose nei nostri paesi attendono secoli per la loro realizzazione…cosa ne dici? Flavio Hai ragione, amico mio, oggi da quando si finanzia un’opera a quando si posa la prima pietra possono passare una decina d’anni con la conseguenza che il finanziamento ottenuto dopo dieci anni dev’essere raddoppiato. Era un po’ il mio cruccio di quando ero Sindaco, e solo io so quanti viaggi a Trento, quante discussioni anche animate ho dovuto affrontare per giungere al compimento di alcune opere importanti per il mio paese. Il problema è sempre quello: in Italia ci sono 135 mila leggi in vigore. Robe da pazzi se paragonato al numero di leggi di altri Paesi europei: l’Inghilterra ne ha circa 3 mila, la Francia circa 7mila, la Germania 5.500. E’ facile

da capire che questa valanga di leggi e norme finisca per frenare alla grande ogni operazione anziché favorirla. In Trentino poi le cose vanno ancora peggio. Come sempre ci teniamo ad essere i primi della classe e così alle Leggi nazionali, di solito aggiungiamo leggi nostre, ancor più complesse e ingarbugliate che rallentano ulteriormente ogni volontà di fare. Senza contare che poi ci si mettono anche i burocrati. Nei Comuni ne sono interpreti i Segretari Comunali. Figure storiche per il passato dotate di buon senso e forte attaccamento al loro mestiere e quindi elementi di forte spinta per l’attività amministrativa, oggi, purtroppo, accanto a funzionari impegnati che hanno mantenuto i valori del passato, ce ne sono altri che sono esageratamente avvocateschi, cavillosi e pignoli che frenano non poco il lavoro del Sindaco. Sarà per non rischiare guai, non lo so, di certo il danno economico conseguente non è da poco. Il bello è che che i politici convengono nel dire che bisogna uscire quanto prima da questa situazione. Lo dicono tutti, e ne sembrano convinti, ma il pantano resta immutato. Ad ogni elezione, su questo tema, tutti promettono un cambiamento di rotta. Ma la rotta è sempre quella, e anche peggio. (a.a.)

Giovani fuori dagli schemi, c’è da preoccuparsi? Ho qualche difficoltà a capire i ragazzi d’oggi. Son fuori da ogni schema, dei valori d’altri tempi neanche ne conoscono l’odore. Educazione, gentilezza, impegno, serietà, rispetto per il prossimo, voglia di studiare, di lavorare, tutte cose a gran parte di loro sconosciute. Che ne sarà di loro, diventati adulti? Paolo

Beh, insomma, io non sarei così pessimista, faccio anch’io fatica a capirli talvolta, ma è più per colpa mia che loro, non possiamo giudicare la gioventù d’oggi con gli schemi dei nostri tempi. Altra musica, altra sinfonia. Poi dobbiamo anche dire che non tutti i ragazzi sono come lei li descrive. Anzi, la maggioranza, creda a me, è molto migliore di quanto lei pensi. Abbiamo esempi quotidiani sotto gli occhi. Io sono fiducioso, speranzoso, di certo i giovani d’oggi si faranno onore, non ho dubbi, magari più di noi avendo molte più possibilità.

A noi tocca, con discrezione ed affetto, accompagnarli nel loro cammino di crescita. Essere loro d’esempio, credo sia fondamentale. Altrimenti c’è il rischio di intossicazioni estranee. Il pericolo è sempre presente. I giovani hanno bisogno di idoli e spesso si immedesimano in loro. La TV riempie giornalmente la loro fantasia. Cantanti, calciatori o attori…. L’importante è poterli imitare. Avere un modello per amico. Se l’amico è positivo, la sua influenza sarà basilare per la crescita. Se i modelli sollecitano i giovani con il loro comportamento alla

trasgressione, è facile che vengano commesse sciocchezze, per non dire di peggio. Viviamo in una società turbolenta: soldi, potere ed immagine. Non si parla, si urla. Non si ascolta, si aggredisce. E quando si trova un rimedio, guai ad esagerare, se no si calpestano i diritti e la democrazia. A noi adulti non resta che farsene una ragione, i giovani d’oggi sono diversi in molte cose, ma dobbiamo avere fiducia in loro, potrebbero sorprenderci. Molto più di quanto pensiamo. Ne sono sicuro. (a.a)

SEGNALAZIONI. Diventa giornalista per quindici giorni. Segnala anche tu una notizia, raccontaci una storia, mandaci una vignetta su un fatto a te accaduto


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Giornale delle Giudicarie aprile 2019  

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